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TRE BACCHE MIRACOLOSE

INTRODUZIONE

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na viene dall’Amazzonia, l’altra dalla Cina, la terza si presenta sotto specie diverse, diffuse in Europa e nell’America del Nord. Açai, goji e mirtillo, tre piante originarie di mondi diversi che producono bacche prodigiose. Oltre ad essere saporite e gradevoli al gusto, contengono sostanze che nell’organismo “lavorano” a vantaggio della nostra salute. I loro tre frutti si contendono infatti i primi posti in una classifica molto particolare, che misura le proprietà benefiche degli alimenti sul nostro organismo: la scala Orac. Questa scala valuta la capacità antiossidante dei cibi, cioè la proprietà di neutralizzare i radicali liberi, sostanze di scarto dei nostri processi metabolici che circolano nel corpo producendo effetti pericolosi. Sono infatti i radicali liberi ad accelerare i processi di invecchiamento delle cellule e a favorire la formazione di placche sulle pareti delle arterie, che sono all’origine di ictus e infarti. Açai, goji e mirtilli sono appunto tra i più efficienti “spazzini” di radicali liberi che esistano in natura e di conseguenza sono per noi un potente scudo contro l’invecchiamento e contro i disturbi della circolazione. Questa è una qualità che posseggono in comune, ma oltre ad essa ognuno dei tre frutti ha delle caratteristiche specifiche, per le quali può

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essere utile contro particolari disturbi. L’açai, ad esempio, è diventato noto in primo luogo come alimento che dà energia e aiuta a dimagrire, favorendo l’eliminazione delle tossine e delle sostanze di scarto. Inoltre l’açai aiuta anche a ridurre il colesterolo in circolo e aumenta le autodifese. Il goji invece è definito “la pianta della longevità”, per la sua capacità di combattere l’ossidazione, mantenere giovane il cervello e dare al corpo una sferzata di energia psicofisica. In più le bacche di goji sono molto utili anche per trattamenti cosmetici contro le rughe e per tonificare la pelle. Infine i mirtilli sono conosciuti in particolare per la loro capacità di rinforzare i vasi sanguigni e di stimolare la capacità visiva, soprattutto in situazioni di scarsa luminosità. Ma i mirtilli (in particolare quello rosso americano, il cranberry) aiutano anche a combattere le infezioni e a proteggere lo stomaco e l’intestino. Inoltre difendono le funzioni cerebrali dal rischio di danni dovuti a malattie degenerative. Questi sono solo alcuni degli esempi di come queste tre diverse bacche possono essere utili alla nostra salute. In questo libro elenchiamo tutte le loro virtù salutari, alcune ben note, altre meno conosciute. Spieghiamo anche qual è il modo migliore per sfruttarne le capacità assumendo i frutti, il loro succo o i diversi tipi di estratti. In più, forniamo un elenco di ricette per apprezzare in pieno il gusto di questi frutti, oltre alle loro proprietà.

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L’AÇAI UN CIBO PRODIGIOSO

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LA PALMA BRASILIANA DAI PREZIOSI FRUTTI

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I PRODOTTI RICAVATI DALLE BACCHE

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UNA “MINIERA” DI SOSTANZE BENEFICHE

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PROPRIETÀ DELL’AÇAI UTILI ALLA SALUTE

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PER LA BELLEZZA

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IN CUCINA

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TRE BACCHE MIRACOLOSE

LA PALMA BRASILIANA DAI PREZIOSI FRUTTI “I FRUTTI CHE PIANGONO” Questo è il significato etimologico della parola “açai” nel lingua locale delle zone amazzoniche dalle quali provengono i frutti

Bacche che danno benessere

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rriva dal Brasile la pianta dell’açai, i cui frutti, grosse bacche violacee, hanno dimostrato di possedere notevoli proprietà salutari. Il loro sapore è un po’ acidulo con un retrogusto che ricorda il cioccolato; al loro interno racchiudono sostanze preziose per la salute e il benessere di tutto l’organismo. Il succo e la polpa d’açai, infatti, forniscono un mix naturale di vitamine, sali minerali, acidi grassi, fibre e soprattutto antiossidanti.

Un albero amazzonico - Il nome açai (che si pronuncia assaì), in base al significato etimologico della lingua locale, significherebbe “i frutti che piangono”. L’açai è il frutto dell’albero chiamato localmente açaizero, una palma fruttifera il cui nome scientifico è Euterpe oleracea. Questo albero appartiene alla famiglia delle Arecaceae e cresce spontaneamente nella zona nord della foresta amazzonica brasiliana, in un’area fertile e ricca d’acqua, in corrispondenza della foce del Rio delle Amazzoni. Cresce in particolare negli stati del Parà e dell’Amapà, nel Brasile settentrionale. Data l’ingente richiesta di questi frutti, esportati in tutto il mondo, ora la pianta dell’açai

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L’AÇAI

è coltivata in una zona molto più vasta rispetto all’area originaria della palma. Si coltiva infatti anche in altri territori del Sud America e dell’America Centrale. Questa palma amazzonica può raggiungere anche i 20-30 metri di altezza; è composta da più tronchi che si uniscono fra loro e possiede delle foglie pinnate lunghe fino a un paio di metri. Il tronco termina con un gruppo di rami e dalla loro parte superiore pendono i frutti, raccolti in “pannocchie” che contengono 700-900 bacche. Questi frutti, che dal punto di vista botanico vengono definite drupe, sono bacche di forma arrotondata, di color porpora scuro, quasi viola, simili a un grande mirtillo, all’incirca delle dimensioni di un acino d’uva. All’interno della bacca si trova un seme, un nocciolo di grandi dimensioni. Ogni palma produce circa 20 kg di frutti all’anno. Sono proprio queste bacche la parte più pregiata della pianta, perché contengono

ANCHE 20 KG DI FRUTTI DA UNA PALMA I frutti di açai pendono in grossi grappoli dai rami dell’albero, ognuno dei quali può produrre anche 20 kg di bacche in un anno

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TRE BACCHE MIRACOLOSE

DA RIO A TUTTO IL MONDO Benché le palme di açai crescano a grande distanza da Rio de Janeiro, fu proprio questa la città in cui cominciò a diffondersi il consumo delle bacche; e da qui poi in tutto il mondo, perché si estese la fama delle capacità prodigiose di questi frutti

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una grande quantità di sostanze benefiche. Dalle bacche si ricavano tutti i prodotti a base di açai che si trovano in commercio. Il succo ricavato da questi frutti è uno dei prodotti economicamente più importanti del Brasile, essendo esportato in tutto il mondo.

Una scoperta recente - Da secoli la popolazione indigena nativa della zona in cui l’açai cresce in modo spontaneo conosceva le proprietà energetiche e salutari delle bacche. Gli abitanti dei Paesi amazzonici le raccoglievano e le consumavano abitualmente, traendone grande beneficio sia come nutrimento sia per le loro capacità curative. La scoperta delle loro proprietà da parte del grande pubblico e la loro grande diffusione è un fenomeno recente, che ha avuto inizio negli ultimi decenni del Novecento. Dapprima sono stati i brasiliani a cominciare a usare l’açai abitualmente soprattutto come energetico. Il “lancio” è avvenuto dalla città di Rio de Janeiro, anche se le bacche di açai crescono in zone che si trovano a migliaia di chilometri più a nord rispetto alla megalopoli brasiliana. Le rosse bacche della palma amazzonica vennero portate a Rio negli anni ‘70 e ‘80 da persone che si trasferivano qui venendo dal Nord del Paese. Gli abitanti di Rio (i “cariocas”) ben presto si accorsero delle proprietà di questi frutti e cominciarono a mangiarli come fonte naturale di energia. Il consumo di questi frutti si diffuse soprattutto fra gli sportivi, come integratore sano, utile all’attività agonistica. Così molti li presero a modello e l’açai diventò noto in tutto il mondo, tanto da venire sempre più richiesto. Ancora di più negli ultimi anni, dopo che le ricerche scientifiche hanno dimostrato le proprietà di queste bacche.


L’AÇAI

UNA LEGGENDA AMAZZONICA Un’antica leggenda racconta che un villaggio sulle rive del fiume Parà, nella foresta amazzonica, avesse un grave problema: la popolazione aumentava ma non c’era cibo a sufficienza per tutti. Allora il capo della tribù, Itaki, per fermare la crescita della popolazione, decise di vietare di fare altri figli; se qualcuno avesse trasgredito, il neonato sarebbe stato sacrificato. Ma proprio la figlia del capo, Iaca, rimase incinta. Conscia del destino che aspettava il nascituro, pregò gli dei di far trovare una fonte di cibo che potesse salvare la tribù e suo figlio. Ma non successe niente. Iaca, disperata, si rinchiuse nella sua capanna a piangere. Una notte le sembrò di sentire il vagito di un bimbo; uscì dalla capanna e seguendo il suono arrivò a una palma, dove c’era una bimba, che immaginò essere sua figlia. Cercò di abbracciarla ma scomparve di colpo. La mattina dopo, Iaca fu ritrovata morta vicino all’albero, ma con il viso sorridente e gli occhi aperti rivolti verso l’alto, in direzione dei frutti della palma, di color viola scuro. I membri della tribù cominciarono a raccogliere questi frutti, ricavandone un succo che si dimostrò un cibo nutriente. Grazie a questi frutti la tribù non ebbe più problemi di sopravvivenza e il capotribù cancellò il divieto di avere figli.

NUTRIMENTO SOSTANZIOSO Le bacche di açai contengono minerali, vitamine, fibre, proteine e grassi essenziali; quindi costituiscono un alimento ricco di sostanze utili al corpo; da qui l’origine della leggenda sulle capacità nutritive di questi frutti

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IL GOJI IL FRUTTO DELLA GIOVINEZZA

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UN “SUPERFRUTTO” ANTIOSSIDANTE

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UN MIX UNICO DI NUTRIENTI BENEFICI

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LE PROPRIETÀ PER LA SALUTE

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TANTE VERSIONI DI UN CIBO PREZIOSO

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PER LA BELLEZZA

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IN CUCINA

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TRE BACCHE MIRACOLOSE

UN “SUPERFRUTTO” ANTIOSSIDANTE UN RIMEDIO D’ORIENTE Le virtù del goji, note da secoli in Cina, furono esposte anche nel più antico trattato cinese di medicina: il Pen Tsao Ching

La bacca per rimanere giovani

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a terra ci offre molti alimenti ricchi di straordinari nutrienti già bilanciati per natura, dei cibi “ipernutrienti” adatti a provvedere alla salute del nostro corpo, come il goji. Nonostante questa pianta e i suoi frutti siano entrati con grande successo nel mercato occidentale solo di recente, nei Paesi in cui l’arbusto cresce spontaneamente da centinaia di anni si conoscono e si tramandano le sue proprietà benefiche e salutari. Le bacche del goji, in particolare, piccole, rosse e leggermente allungate, contengono delle sostanze indispensabili ed essenziali per il benessere del corpo che agiscono sinergicamente come antiossidati, efficace rimedio antinvecchiamento e di sostegno al sistema immunitario.

Dalla Cina all’Europa Il goji (termine che nasce dall’approssimazione grafica della pronuncia cinese della parola che indica genericamente la “bacca” e che pare sia stata assegnata alla pianta nel 1973 da alcuni ricercatori dell’i-

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IL GOJI

stituto botanico tibetano Tanaduk Research Institute) è un arbusto della famiglia delle Solanacee (la medesima di pomodoro, melanzane, tabacco e peperoncino). Quando si parla delle bacche di goji ci si riferisce di solito al frutto del Lycium barbarum, il cui habitat di origine è situato negli altipiani himalayani del continente asiatico, a circa 1.500 m di altitudine, in zone caratterizzate da elevate escursioni termiche, che vanno da 38,5 °C a -15 °C, e da terreni, bagnati dal Fiume Giallo, particolarmente ricchi di sali minerali. Oltre al Lycium barbarum esistono altre varietà di Lycium da cui è possibile raccogliere questi preziosi frutti rossi, per esempio, il Lycium chinense. Mentre la varietà barbarum viene coltivata in varie zone del Tibet, della Mongolia e nella provincia cinese settentrionale dello Ningxia (da cui proviene il 90% delle bacche in commercio in Occidente), la

IL GOJI DI LINNEO Il primo a descrivere le varie specie di Lycium fu Linneo (1707-1778), il padre della classificazione biologica e scientifica moderna

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TRE BACCHE MIRACOLOSE

COME DIAMANTI Le bacche di goji sono così preziose e ricche di nutrienti da essere soprannominate “red diamonds”, diamanti rossi

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chinense è diffusa soprattutto nelle regioni meridionali della Cina. I due arbusti sono differenti per le foglie (strette e lunghe nel primo, corte e larghe nel secondo) e per i frutti, più grandi e più dolci per il barbarum, più amari e più piccoli per il chinense. Il Lycium barbarum, tuttavia, oltre a essere la specie più diffusa, è anche quella che merita più attenzione per la quantità di ricerche scientifiche orientate a dimostrarne i benefici. Questa è stata anche la prima specie a essere importata in Occidente - in particolare negli Stati Uniti - nel corso degli anni ‘70 del secolo scorso, dove ha goduto negli anni di un tale successo che è stata recentemente integrata anche tra le coltivazioni europee, grazie alla grande capacità di adattamento della pianta, che si acclimata facilmente ed è in grado di sopportare il freddo, il caldo torrido, la siccità, il vento e l’aria salmastra delle zone costiere. Entrambe le varietà di Lycium possono essere piuttosto grandi e raggiungere un’altezza di 4 metri. Hanno lunghi rami ricadenti coperti di foglie di colore verde intenso e, nel periodo della fioritura, che avviene tra maggio e giugno, i rami si arricchiscono di bellissimi fiori viola. Le infiorescenze lasciano il posto ai frutti, nel corso dell’estate, colorando le chiome dell’arbusto di un rosso scarlatto e brillante, quello per cui le bacche di goji sono famose. Le bacche del Lycium barbarum, leggermente oblunghe e del diametro di 1-2 cm, contengono una cinquantina di minuscoli semi. Si raccolgono tra luglio e ottobre e sono talmente delicate che, per essere preservate dall’ossidazione, durante la raccolta non devono essere toccate a mani nude. Il loro sapore è dolce, delicato e ricorda quello del mirtillo.


IL GOJI

TRA MEDICINA E LEGGENDA Varie leggende orientali sono dedicate al goji e alle sue virtù di “elisir di giovinezza”. Una di queste racconta che tra l’VIII e il IX secolo, durante la dinastia Tang, accanto a un tempio buddista tibetano circondato da piante di goji ci fosse un pozzo “portentoso” la cui acqua veniva usata per l’approvvigionamento dei monaci e dei fedeli che si recavano al tempio per pregare. Secondo la tradizione, coloro che bevevano abitualmente dalla fonte - in cui spesso cadevano le bacche rosse del Lycium - godevano di una salute straordinaria e vivevano molto a lungo. Il goji è collegato inoltre alla storia del leggendario erborista cinese Li Qing Yuen, che, secondo quanto si racconta, si sposò 14 volte, visse per 252 anni, ebbe 11 generazioni di discendenti ed era noto per il fatto di consumare ogni giorno bacche di goji. Furono questi racconti a ispirare i poeti e a far meritare alle bacche di goji l’appellativo di “frutto della longevità”. Al di là dei racconti popolari, comunque, il goji è usato nella Medicina Tradizionale Cinese come ricostituente del Qi (il soffio vitale) e come tonico Yin - legato alla rigenerazione dei tessuti e degli organi interni - sui meridiani del fegato, dei polmoni e dei reni.

FIORI DI LYCIUM I fiori di questa pianta sono tubolari e a forma di stella (molto simili a quelli della patata), di un bellissimo colore viola. Sbocciano nei mesi estivi

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I MIRTILLI ALLEATI DELLA SALUTE

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100 UNA PIANTA CON TANTE VARIETÀ DIVERSE 108 IL CONTENUTO DELLE BACCHE

112 LE PROPRIETÀ UTILI ALL’ORGANISMO 124 IN QUALI FORME SI ASSUMONO

130 PER LA BELLEZZA

138 IN CUCINA

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TRE BACCHE MIRACOLOSE

UNA PIANTA CON TANTE VARIETÀ DIVERSE OLTRE 130 SPECIE Il genere “Vaccinium”, a cui appartengono i mirtilli, comprende tantissime specie diverse, di cui solo poche sono note

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Nero, rosso e americano

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e bacche del mirtillo sono da sempre conosciute, oltre che per il loro gusto fresco e gradevole, anche per le loro numerose proprietà salutari. Grazie al mix di sostanze in essi contenute, i mirtilli sono in grado di proteggere i vasi sanguigni e la circolazione; infatti sono particolarmente efficaci nel trattamento dei disturbi circolatori, specialmente venosi, e in tutti i casi di fragilità capillare, anche a carico della retina. Infatti, come sostiene anche la medicina popolare, i mirtilli sono utili alla vista. Hanno grandi proprietà antiossidanti ma anche antibatteriche, soprattutto in alcune loro varietà. Infatti occorre subito precisare che della pianta di mirtilli esistono diverse specie e varietà, che hanno caratteristiche differenti. Quelli che conosciamo meglio sono i mirtilli neri, che si trovano selvatici nei boschi, mentre quelli coltivati si acquistano in negozio. La pianta del mirtillo, genere Vaccinium, comprende circa 130 specie fra cui le più note, oltre al mirtillo nero selvatico, sono il mirtillo nero gigante americano e le due varietà di mirtillo rosso, quella che si trova anche in Europa e quella tipica americana, chiamata cranberry. Vediamo le loro caratteristiche.


I MIRTILLI

I mirtilli neri nostrani I mirtilli neri (Vaccinium myrtillus) sono i frutti di un piccolo arbusto che appartiene alla famiglia delle Ericaceae. Il cespuglio si presenta con fusti ramosi alti fino a 50 cm, che crescono nei boschi di montagna allo stato selvatico solitamente tra i 900 ed i 1.500-1.800 metri, sia sulle Alpi che sugli Appennini. Ma questi mirtilli si possono coltivare in piantagioni ambientate in collina e anche in pianura, purché il clima sia non troppo caldo e abbastanza ventilato, con terreni ricchi di humus. I fiori sbocciano a maggio-giugno e hanno una forma a campanula ripiegata verso il basso; sono di colore bianco-rossastro; di solito singoli, ma possono essere anche a coppie o riuniti a grappolo. Il frutto compare nel periodo estivo (in particolare nei mesi di luglio e agosto) e ha l’aspetto di una bacca arrotondata di colore bluastro con la buccia liscia e sottile. In realtà i frutti sono false bacche, come le banane e i cocomeri, perché si formano oltre che dall’ovario dei fiori - da sepali, petali e stami dei fiori. Il sapore di questi mirtilli è dolce e acidulo, più intenso nei frutti selvatici. La raccolta di questi mirtilli neri si effettua solitamente a mano, con basse rese; talvolta si usano degli appositi pettini, ma occorre prestare attenzione per non danneggiare i rami. La raccolta dei mirtilli selvatici spesso è permessa solo in quantitativi limitati e talvolta è proibito l’uso di pettini. Questo mirtillo per uso alimentare si consuma fresco, oppure in succo o in marmellate. Come rimedio fitoterapico si usa in succo oppure sotto forma di estratti di vario tipo.

IN MONTAGNA MA NON SOLO Il mirtillo nero cresce selvatico in montagna, oltre i 900 metri, ma si coltiva anche in zone collinari e di pianura

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Gli altri mirtilli PER DISTINGUERE I MIRTILLI GIGANTI Le bacche in vendita sono di solito raccolte da piante di mirtillo gigante americano; si riconoscono perché sono più grandi rispetto a quelli selvatici, hanno una forma leggermente schiacciata e un sapore meno intenso

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I mirtilli neri che troviamo in vendita nei negozi, generalmente non appartengono alla specie Vaccinium myrtillus, cioè al mirtillo di origine selvatica, ma derivano principalmente dal mirtillo gigante americano, la specie più coltivata. Si riconoscono per la maggiore grandezza, per il fatto che le bacche sono di forma leggermente schiacciata e dal sapore, che risulta meno intenso. Anche il colore dell’interno della bacca è più sbiadito. Vediamo le caratteristiche delle specie più diffuse.

Mirtillo gigante americano - Anche il mirtillo americano (Vaccinium corymbosum) dà delle bacche nero-violacee. Si tratta di un albero alto da 1 a 4 metri, molto resistente al freddo. Ha foglia caduca e fiori bianchi o rosati; le bacche sono riunite in grappoli e di colore nero-azzurro. Originario del Nord America, questo mirtillo viene però oggi coltivato anche in Sud America, Sud Africa, Australia ed Europa. Anche in Italia è la specie preferita dai coltivatori di mirtilli, perché grazie alla dimensione e alla produttività delle piante si può ottenere un raccolto notevole (pari anche a 10 kg di frutti per pianta). Inoltre i frutti sono a grappoli e si possono raccogliere anche con mezzi meccanici. In più le bacche, oltre ad essere più grosse, resistono meglio alle varie fasi di lavorazione. Di questa specie sono in vendita nei vivai numerose varietà, leggermente diverse nelle loro caratteristiche. Nel Nord America circa metà dei frutti prodotti da questa specie si consumano freschi e gli altri vengo-


I MIRTILLI

no surgelati o lavorati per produzioni varie. In Italia quasi tutti si consumano freschi, perché le industrie alimentari o farmaceutiche usano soprattutto le bacche di mirtillo nero. Il mirtillo gigante americano possiede molte delle proprietà fitoterapiche del mirtillo nero selvatico, ma il suo contenuto di sostanze salutari è comunque inferiore; lo dimostra anche il colore della polpa delle bacche, meno intenso perché contiene una quantità inferiore di tali sostanze, alle quali è dovuto anche il colore scuro.

Cranberry, mirtillo rosso americano - Anche se viene chiamato “mirtillo rosso americano”, in realtà questa varietà non è un mirtillo vero e proprio ma quello che viene chiamato “ossicocco”. Il frutto corrispondente in Europa è il Vaccinium oxycoccus o “mortella di palude”, una pianta sempreverde che cresce spontanea in Europa (ma anche

I MIRTILLI ROSSI: EUROPEO E AMERICANO Il cranberry, mirtillo rosso americano, corrisponde a quello che in Europa viene chiamato “ossicocco” o “mortella delle paludi”

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TRE BACCHE MIRACOLOSE

ROSSO E BLU, CON SAPORI DIVERSI Il mirtillo più saporito e dolce è quello nero, mentre quello rosso ha un gusto più acido, e quello blu è praticamente insapore

nel Nord America) con fusti sottili lunghi 20-30 cm; produce bacche rosse. Il corrispondente frutto americano, chiamato cranberry, appartiene alla specie Vaccinium macrocarpon, particolarmente diffusa nell’America del Nord. La pianta ha l’aspetto di un basso cespuglio legnoso che non supera i 20 cm di altezza. I rami sono sottili, i fiori piccoli e rosati. I frutti sono bacche rosse abbastanza grosse, da cui il nome “macrocarpon” che vuol dire frutto grande. Resiste al freddo e cresce in aree umide e palustri, su terreni acidi. In America il cranberry viene consumato come succo oppure usato per preparare gelatine e salse da cucina (anche nel famoso condimento per il tacchino cucinato nel Giorno del ringraziamento). Ma questo mirtillo ha anche notevoli applicazioni fitoterapiche, soprattutto come rimedio contro le infezioni delle vie urinarie.

Mirtillo rosso europeo - Questa pianta appartiene alla specie chiamata Vaccinium vitis idaea e cresce allo stato selvatico nel Nord Europa. Alta da 10 a 40 cm, è sempreverde, con fiori bianchi o rosa, riuniti in grappoli; produce bacche rosse commestibili ma leggermente amare. Si usano per produrre salse e marmellate. Questo mirtillo viene coltivato soprattutto in Germania, dove hanno sviluppato metodi di coltivazione intensiva e di raccolta meccanica. Viene usato anche come rimedio fitoterapico.

Mirtillo blu - Chiamato Vaccinium uliginosum, cresce spontaneo in Europa; il cespuglio è alto tra 15 e 25 centimetri; produce fiori bianco-rossi e bacche dal colore nero-bluastro. I frutti hanno un succo incolore e praticamente quasi senza sapore.

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I MIRTILLI

Altre specie di mirtillo -

Fra le numerose altre piante che appartengono alla stessa famiglia “Vaccinium” del mirtillo, eccone infine ancora due, meno note delle precedenti e con minori applicazioni. Vaccinium angustifolium: pianta spontanea nell’America del Nord; arriva fino a 50 cm e produce bacche blu, dolci e profumate. Vaccinium ashei o Mirtillo conilopide: cresce nel Sud degli Stati Uniti, può arrivare fino a 6 metri e produce bacche nere.

GIÀ APPREZZATO IN PASSATO Le conferme delle proprietà benefiche dei mirtilli arrivano da lontano e dall’antichità. Pare che le donne nell’Impero romano si immergessero in bagni arricchiti con decotti di foglie di mirtillo per favorire la bellezza della pelle. Nel Medioevo si attribuivano ai mirtilli proprietà astringenti, toniche e depurative, mentre si riteneva che le foglie dell’arbusto fossero in grado di curare anche le emorroidi. La cura consisteva nel sedersi su cuscinetti di foglie di mirtillo e di rosa precedentemente bollite. Nella tradizione nordica il mirtillo era considerato una pianta in grado di proteggere dalla sfortuna. In Scandinavia i suoi rami si usavano durante i riti legati al solstizio d’inverno, alla metà di dicembre.

NELL’ANTICHITÀ SI UTILIZZAVANO MOLTO LE FOGLIE Le foglie di mirtillo si usavano in passato per curare la pelle e come rimedio per le emorroidi infiammate. Oggi l’infuso di foglie di mirtillo è meno usato perché si ipotizza che possa avere controindicazioni

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Açai, goji e mirtilli: tre bacche miracolose  
Açai, goji e mirtilli: tre bacche miracolose