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ISSN 2037-447X

Aprile 2013 mensile anno 4 numero 4 - copia gratuita

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Mitili senza fiato a pag. 3 Bio a gonfie vele a pag. 4 Animali struccati a pag. 5 Nuove strade... a pag. 5 Selezione innaturale a pag. 8, 9 Aria fritta a pag. 10

È primavera!

redazione.biosfera@edititalia.it

La Primavera è alle porte e si sente nell’aria… ma quale aria? L’Unione Europea ha stimato che ogni anno le spese sociali relative alle malattie causate dall’inquinamento ambientale ammontano a circa 45 milioni di euro – in parte ammortizzati dal pagamento dei pedaggi autostradali e dalle accise sui carburanti. Ma ne vale la pena? Per i cittadini sicuramente no, vista la risposta delle comunità ed il successo vantato dalle iniziative messe

in campo da Enti e Amministrazioni circa la mobilità dolce e il carpooling. Mentre nelle nostre città cresce infatti il numero di persone che sceglie di muoversi in bicicletta – vuoi per “tagliare” le spese del carburante, vuoi per scelta di uno stile di vita più consapevole – si moltiplicano le iniziative per viaggiare in compagnia, dividendo le spese e inquinando di meno. Esemplare il caso di Correggio, dove si sono tagliate con questo sistema 30 tonnellate di CO2, una quantità pari a

quella assorbita in un anno da 1.400 alberi. Un occhio di riguardo va dato anche alla corretta informazione su quello che ogni giorno mettiamo a tavola. La querelle sulla carne equina scoperta in lasagne e preparazioni varie ci ricorda che bisogna attentamente leggere le etichette e che non è mai troppa la solerzia delle associazioni dei consumatori che chiedono maggior trasparenza e coerenza nella gestione della tracciabilità degli alimenti.

A proposito di alimenti e consumi, se il bio è un settore che pare non conosca crisi, gli scienziati della frutta hanno individuato nuovi cultivar da lanciare sul mercato seguendo i gusti dei consumatori: al top albicocche e pesche. Per illuminare il cammino dei sostenitori del consumo sostenibile va nelle sale “God save the Green”, docu-film italiano sulle comunità che chiedono e occupano spazi verdi e orti urbani.

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ambiente .3

Vongole e asfissia La cura che manca Ad inizio del mese di marzo è stato lanciato un allarme inquietante: Laguna Marinetta, nel territorio di Rosolina – in provincia di Rovigo - si sta interrando e le vongole muoiono soffocate. La Laguna di Marinetta è uno dei luoghi che, nel tempo, si è qualificato come fra i più adatti alla molluschicoltura: una ricchezza per il territorio ed anche per l’ambiente. Essa si trova tra i comuni di Porto Viro e Rosolina, in provincia di Rovigo, è estesa circa 200 ettari e comunica con il mare attraverso le bocche site tra gli scanni e il litorale antistante Porto Levante ed è limitrofa alla più estesa laguna Vallona. Attualmente è la più importante del Polesine assieme a quella di Caleri per gli allevamenti di vongole veraci del Delta, in particolare della specie “Tapes philippinarum”.

Adesso la Laguna si sta interrando a causa dell’apporto di sedimenti dalla bocca a mare di Albarella, principalmente a causa del copioso apporto di sedimenti che dalla bocca a mare di Albarella vengono sospinti dalle mareggiate, soprattutto di Bora ed a causa dello sprofondamento del suolo ampie porzioni di barene sono ora scomparse, con la profondità media è di circa 1,5 metri. La sabbia quindi soffoca i molluschi e la vivificazione dell’intera laguna è compromessa. Ampie aree dello specchio d’acqua non sono più idonee all’allevamento: ne è prova la recente moria di vongole veraci, che sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti. L’allarme delle associazioni era già stato dato lo scorso ottobre, quando era stato inviato un telegramma agli assessori regionali Maurizio Conte, Franco Manzato e Marialuisa Coppole, nonché agli enti preposti alla salvaguardia degli ambienti lagunari, af-

finché si prendano in esame urgentemente tutte quelle azioni necessarie a scongiurare situazioni di ulteriore criticità per il comparto ittico. “Sono mesi – hanno dichiarato le associazioni regionali della pesca – Agci Agrital, Coldiretti Impresa pesca , Federcoopesca e Lega pesca – che chiediamo alle istituzioni competenti i necessari interventi di salvaguardia e di messa in sicurezza della bocca a mare della laguna di Marinetta. Gli acquacoltori non possono più permettersi di veder perdute intere produzioni e, contemporaneamente, non hanno la possibilità di spostarsi in aree più vocate, poiché in Marinetta il rilascio di concessioni è bloccato da anni”. Nella zona i molluschicoltori sono più di 300 e questi hanno

chiesto a gran voce, nel corso di numerosi incontri, che venga sollecitata la messa in sicurezza e la vivificazione della laguna di Marinetta ed il prosieguo della delimitazione delle lagune polesane per il riconoscimento della demanialità. “Assecondare queste richieste – hanno spiegato le associazioni - significherebbe non solo tutelare centinaia di operatori conosciuti in tutta Europa per l’eccellenza delle proprie produzioni, ma creare qualche centinaio di nuovi posti di lavoro. Possibilità non certo trascurabile, vista la grave crisi economica ed occupazionale in atto nel nostro paese”.


4. agricoltura biologica

Il Bio non tramonta Una costante crescita biologica Mentre i consumi degli Italiani sono in costante calo i prodotti biologici sono gli unici ad aumentare in un carrello della spesa sempre più vuoto. In Emilia Romagna hanno ripreso a crescere anche i produttori biologici che nel 2008 avevano fatto registrare il minimo degli ultimi dieci anni. Lo ha comunicato la Coldiretti Emilia Romagna, ricordando che durante lo scorso anno, a fronte di un calo del 3 per cento dei consumi alimentari, gli acquisti di prodotti biologici avevano visto un’impennata del 6,1 per cento, superando il valore di 300 milioni di euro. Contemporaneamente è tornato a crescere anche il numero dei produttori biologici, che, secondo le

analisi messe a disposizione dal Sinab (Sistema d’Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica), sarebbero stati più di 3.600, tornando per la prima volta al di sopra delle 3.525 unità del 2008, livello più basso degli ultimi dieci anni. “L’accresciuto interesse per i prodotti biologici – ha commentato Coldiretti – è anche frutto della decisa svolta dei consumi e della produzione, che a seguito del ripetersi di scandali alimentari (dalla mucca pazza alla mozzarella blu) hanno spinto consumatori e produttori ad orientarsi verso prodotti maggiormente sostenibili e di qualità”. Proprio per rispondere all’aumento dei consumi e degli operatori, è stato costituito a Bologna il “CertoBio” (Consorzio emiliano romagnolo tra operatori biologici), un consorzio che

raccoglie gli operatori biologici di tre Consorzi Agrari (Adriatico, dell’Emilia e di Piacenza), del consorzio ortofrutticolo “Fattorie Estensi” e della cooperativa Agripiace di Piacenza, che nel territorio piacentino rifornisce mense scolastiche per due milioni di pasti all’anno. “CertoBio – ha detto Sala, presidente di Agripiace – non associa solo aziende agricole, ma tutti gli operatori, dai produttori ai trasformatori ai commercianti di prodotti bio. Il nostro obiettivo, secondo il progetto di Coldiretti, è organizzare una filiera agricola tutta italiana per rifornire mense pubbliche e private e consumatori finali con prodotti provenienti da territori il più possibile vicino al luogo di consumo. Non ci limiteremo solo all’alimentazione umana, ma, grazie alla presenza dei Consorzi

Agrari, punteremo a rifornire gli allevamenti con cereali e alimenti zootecnici completamente tracciabili per la produzione di carni biologiche, che in Emilia Romagna vede impegnate oltre 600 aziende zootecniche”. Secondo elaborazioni Coldiretti su dati Sinab, dei circa 3.602 operatori biologici attivi in Emilia Romagna, 2.465 sono aziende agricole (oltre un centinaio quelle ferraresi), 816 sono preparatori, 10 importatori, 266 produttori/preparatori e 45 produttori/preparatori/importatori. In regione vengono coltivati con il sistema biologico 77.500 ettari, con un’ampia parte rappresentata da colture foraggere (35.000 ettari), prati e pascoli (17.500 ettari) e cereali (11.000 ettari). Gli ortaggi biologici vengono coltivati su 2.146 ettari, la frutta su 2.651 e la vite su 2.292.


eco-lifestyle .5

MakeUp al naturale Facciamoci belle a cuor leggero Non tutti i patiti di creme e belletti lo sanno, ma dal 15 marzo sarà in atto una rivoluzione nel campo della cosmesi. Grazie alle nuove normative imposte dall’UE in futuro sarà assolutamente vietato importare e vendere prodotti o ingredienti cosmetici testati sugli animali; dal 15 luglio 2013, invece, anche le etichette dei prodotti dovranno essere adeguate al nuovo regolamento atto a garantire la sicurezza dei consumatori. Con questo provvedimento l’Unione Europea mette la parola ‘fine’ ad alcuni test di tossicità che fino ad oggi potevano ancora essere compiuti sugli animali. Una decisione acclamata

dalle associazione animaliste, ma considerata dalle industrie del settore un colpo fatale all’innovazione e alla ricerca in campo cosmetico. Grazie ad un nuovo sistema di analisi della tossicità saranno sottoposte a screening circa 10 mila sostanze usare nell’agricoltura e nell’industria per rivelare la loro bioattività e riuscire a predire il rischio ad essi correlato. L’EPA (Environmental Protection Agency) statunitense, infatti, ha dato avvio ad un programma, iniziamente definito ToxCast e ora noto come Tox21, per verificare l’eventuale tossicità per l’uomo di sostanze chimiche attraverso l’impiego di un robot per velocizzare questo processo di screening.  Tra l’altro sarebbe una soluzione più veloce, affidabile e deci-

samente meno costosa per garantire la nostra sicurezza. Attraverso i nuovi test di tossicità robotizzati si prevede di generare più informazioni sulle sostanze chimiche tossiche di quante ne siano state prodotte nell’ultimo secolo. L’apparecchiatura, infatti, è costituita da lastre in plastica su cui si trovano 1536 minuscoli fori in cui il robot lascia cadere le varie sostanze chimiche da testare interagendo con cellule e proteine umane. Per quanto riguarda le etichettature dei prodotti, invece, le direttive UE prevedono che dal luglio prossimo i nano-materiali presenti in pigmenti, emulsioni e prodotti per la cura della pelle, e in generale tutti i componenti di grandezza inferiore a 100 nm, dovranno essere riportati chiaramente sulle etichette con la dicitura ‘NANO’.

Sempre a luglio si renderà obbligatoria la tracciabilità della filiera produttiva e distributiva dei prodotti, mentre le pubblicità veicolate tramite media dovranno rispondere a 6 parametri di riferimento: veridicità, conformità alla legge, onestà, prove di supporto, equità, scelta informata. Negli ultimi anni si è diffusa l’attenzione dei consumatori alle metodologie di studio delle diverse aziende di cosmetici e per venire incontro a questa nuova esigenza di mercato diversi marchi hanno aderito allo Standard Cruelty Free, cioè ad un tipo di produzione che non incrementi né condivida l’uso di test cosmetici su animali e che utilizzino solo materiali vegetali o sintetici. Si tratta di prodotti facilmente reperibili in farmacia, erboristeria, GAS, negozi specializzati.


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Nuovi itinerari in Romagna Forlì va a ...forza nove E’ all’esame della Regione Emilia Romagna il nuovo itinerario proposto dalla “Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli di Forlì e Cesena”: l’itinerario enogastronomico riconosciuto dalla Legge Regionale 23/2000, che si sviluppa per 287 chilometri nel tratto pedemontano e collinare della Provincia, si allargherà ora al territorio montano e delle alte valli del Tramazzo, Montone, Rabbi, Bidente e Savio, per altri 248 chilometri. Nove nuovi Comuni entrano quindi nel percorso enogastronomico: Dovadola, Portico di Romagna, Premilcuore, Galeata, Santa Sofia, Sarsina, Bagno di Romagna, Verghereto e Borghi. Il nuovo progetto prevede l’estensione del percorso ai territori montani

della Provincia, con l’attraversamento dei Comuni di fondovalle anche nella parte montana della Provincia, nonché il virtuoso collegamento fra essi attraverso splendidi percorsi intervallivi e di contro-crinali. La Strada dei Vini e dei Sapori potrà quindi promuovere progetti sul Programma di Sviluppo Rurale in collaborazione con il Gal L’Altra Romagna, dedicati al rafforzamento dell’itinerario enogastronomico attraverso azioni di valorizzazione dei servizi turistici e della segnaletica. I 248 chilometri di nuova estensione dell’itinerario attraversano luoghi e siti di forte rilievo enogastronomico, oltre che dai significativi valori storicoculturale ed ambientale: il contesto di crinale ai confini con la Toscana.è riconosciuto come tra i più belli d’Europa. Qui i lasciti della Storia sono quanto

mai generosi, dall’epoca romana (Sarsina), all’Esarcato bizantino di Ravenna (Abbazia di S. Ellero di Galeata e le pievi ed i castrum appenninici), ma soprattutto la “Romagna fiorentina”, con i segni della Romagna Toscana, testimonia anche oggi la più viva cultura del territorio. Boschi e sottoboschi della nostra montagna sono ricchi di prodotti per la tavola, che impreziosiranno e integreranno l’attuale paniere dei prodotti tipici delle aree di pianura e bassa collina con castagne, funghi e tartufi. Per non dimenticare i dolci tipici ed i frutti di bosco, che sono la componente preziosa anche di rare confetture e composte che si possono acquistare presso le aziende delle località nelle alte valli. Gli allevamenti di ovini, caprini e bovini (Razza Romagnola), procurano, gra-

zie al lavoro dei casari, formaggi di grande sapore e genuinità. Piatti e sapori tipici (Acquacotta, Basotti, Tortelli alla lastra, Pane Toscano, Ciavar) testimoniano l varietà della gustosa gastronomia della zona. La cultura del territorio è illuminata anche dall’artigianato artistico: in alcune botteghe si continuano a stampare tele a mano, secondo la tecnica tradizionale che nacque dall’uso di coprire le bestie nei giorni del mercato con tele colorate a ruggine. Resta ancora viva anche la lavorazione della “Pietra Serena”, di colore grigio – azzurro, ha dato stimolo soprattutto nelle aree di Sarsina e Verghereto, all’attività non solo estrattiva ma alla sua lavorazione per trarne elementi originali in decorazioni urbanistiche ed architettoniche del territorio.


8. agricoltura biologica

Coltivazioni di... In Romagna si studiano “nuovi frutti” Mentre raccontiamo dello sviluppo del mercato dei prodotti bio e di quello a chilometraggio zero, le aziende agro alimentari “sondano” il marcato alla ricerca delle tracce dei cambiamenti dei gusti dei consumatori per anticipare la richiesta di mercato circa “nuovi” frutti. A conclusione di un progetto finanziato dalla

Regione Emilia Romagna, sono state infatti brevettate tre nuovi cultivar di pesche, nettarine e albicocche. In pratica questo progetto ha visto due fasi: una prima di inchiesta sui gusti dei consumatori in merito alle tipologie di frutta coltivata in Emilia Romagna, dalle pere alle pesche, passando per kiwi, meloni e cocomeri; una seconda – di laboratorio – sull’individuazione delle tipologie di frutti che possano “far gola” ai consumatori nei prossimi anni. Gli obiettivi del progetto sono stati

diversi: analizzare le preferenze del consumatore, studiare nuove cultivar e selezioni di alto pregio qualitativo idonee alla coltivazione negli ambienti emiliano-romagnoli da proporre alla distribuzione, per ampliare l’arco temporale di commercializzazione. Una priorità del progetto è introdurre nelle nuove cultivar e selezioni caratteri genetici di resistenza o tolleranza alle principali malattie che colpiscono le specie frutticole sopra citate, ad esempio Monilia laxa e Sharka. Sono infatti ingenti sia i danni economici

derivanti dalle malattie provocate da insetti, funghi, batteri, virus, citoplasmi, ecc., sia quelli alla salute degli operatori e all’ambiente dovuti all’uso improprio di antiparassitari. L’indagine è stata condotta telefonicamente e per posta elettronica in Italia e sui principali mercati di esportazione per i prodotti in questione (Germania, Gran Bretagna e Francia). Sono stati indagati numerosi aspetti: definizione del frutto ideale, valutazione del grado di soddisfazione del consumatore, miglioramento delle


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tendenza caratteristiche intrinseche del frutto e degli aspetti commerciali, eventuali differenze tra aspettative del consumatore nazionale ed estero. Attraverso l’analisi delle preferenze del consumatore sono state individuate le principali caratteristiche di albicocche, pesche e nettarine più idonee alla commercializzazione, per indirizzare e supportare i processi tecnici finalizzati alla successiva brevettazione di nuove cultivar. Sono due gli enti di ricerca a cui è stato affidato il lavoro: il Crpv e Astra

Innovazione e Sviluppo. Credendo nel valore della ricerca italiana, in collaborazione con alcuni istituti universitari ed enti di ricerca e sperimentazione, sono stati sviluppati programmi finalizzati all’innovazione, utilizzando il Centro ricerche produzioni vegetali di Cesena per l’organizzazione dell’attività di ricerca e le aziende sperimentali regionali per le verifiche di campo. La responsabilità tecnicoscientifica è in capo a Daniele Missere (Crpv), con la supervisione di Daniele Bassi (Università di Milano).

APPUNTAMENTI Giornata Mondiale dell’Acqua 22/03/3013

Sala Silentium e chiostro, vicolo Bolognetti 2 - Bologna Il tema della Giornata Mondiale dell’Acqua di quest’anno è la cooperazione sulle risorse idriche. L’obiettivo generale è sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di una maggiore cooperazione per affrontare le sfide che pone la gestione delle acque, come la crescita della domanda e il problema degli sprechi. La celebrazione della Regione Emilia-Romagna, promossa da Sabrina Freda, Assessore all’Ambiente e Riqualificazione Urbana, si tiene il 22 marzo a Bologna nella Sala Silentium e chiostro, in vicolo Bolognetti 2 dalle ore 9.30 alle13, intende avvalersi di nuovi approcci comunicativi, che trasmettano una chiara idea di concretezza delle politiche regionali sull’acqua, soprattutto in tema di clima, scuola e buone pratiche di gestione della risorsa.


10. ambiente

Siamo quello che respiriamo Inquinamento e malattie: quanto ci costa? Ogni anno, l’inquinamento atmosferico provoca 3 milioni di giorni di assenza per malattia e 350.000 morti premature in Europa. Gran parte della colpa è delle emissioni prodotte dagli automezzi pesanti dei paesi membri. L’Agenzia Europea per l’Ambiente si è posta il problema di quanto incida a livello di costi sociali l’inquinamento ambientale, concentrandosi su quello provocato dal traffico commerciale su gomma. I dati della nuova analisi condotta dall’Agenzia raccontano che i costi delle malattie provocate dall’inquinamento in Europa ammontano a 43-46 miliardi di euro all’anno (15,5 in Italia), attribuendo la metà

del costo all’inquinamento atmosferico causato dal trasporto su strada. Secondo l’AEA, infatti il trasporto su gomma copre lunghe distanze nel Vecchio Continente e su di esso è basato il trasporto di merci dell’Ue. I costi sanitari di cui si parla verrebbero in parte coperti con i pedaggi, ma oltre ai 100 miliardi già citati, secondo il dossier vi sarebbero anche delle voci ‘nascoste’, pagate in anni di salute precaria e vite perse. Per questo, i pedaggi stradali per gli automezzi pesanti (HGV o autocarri) secondo l’Ue dovrebbero rispecchiare i vari effetti sulla salute relativi all’inquinamento dovuto al traffico in diversi paesi europei. Che nella pratica si traduce nell’aumento del costo dei pedaggi nei paesi maggiormente inquinanti. Il costo dell’inquinamento atmosferico dovuto ad automezzi pesanti

infatti è fino a 16 volte maggiore in alcuni paesi europei rispetto ad altri. Il costo medio dell’inquinamento proveniente da un autocarro Euroclass III da 12-14 tonnellate è più alto in Svizzera, quasi € 0,12 per chilometro. Costi elevati anche in Lussemburgo, in Germania, in Romania, in Italia e in Austria dove ammontano a circa € 0,08/km. Spiega l’agenzia che ciò è dovuto al fatto che gli inquinanti provocano più danni dove vi è una densità di popolazione maggiore o in regioni senza sbocchi sul mare e aree montuose in cui l’inquinamento non può essere disperso così facilmente. All’estremo opposto, lo stesso autocarro che viaggia a Cipro, Malta e in Finlandia provoca un danno di circa mezzo centesimo di euro per chilometro. Per quanto riguarda l’inquinamento provocato dagli autotocarri in Euro-

pa, sulle 33 città esaminate, Milano si è posizionata ahinoi terza, anticipata solo da Zurigo e Bucarest relativamente al costo dell’impatto dei camion per km: 0,107 euro per i mezzi Euro III e 0,064 euro per i mezzi Euro IV. E in Italia? Nel complesso, l’inquinamento provocato dai trasporti su gomma nel nostro paese ha un costo elevato in termini di salute. Spendiamo 15,5 miliardi di euro, di cui 7,2 miliardi a carico dei mezzi pesanti. Secondo Jacqueline McGlade, direttore esecutivo dell’AEA, una soluzione ci sarebbe. Alla luce del fatto che “le economie europee fanno affidamento sulle lunghe distanze per il trasporto di merci”, basterebbe incorporare tali costi nel prezzo delle merci per “incoraggiare metodi di trasporto più salutari e tecnologie più pulite.”


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Un anello digitale Seconda vita alla tecnologia Un’idea originale ed interessante per riutilizzare le nostre “cianfrusaglie elettroniche” e poter regalare qualcosa di veramente speciale e realizzato col cuore green alle nostre amiche: i gioielli R.A.E.E. In realtà, trasformare i rifiuti elettronici in gioielli non è una novità assoluta: sono infatti questi monili speciali i protagonisti di una nuova sezione del Museo del Riciclo, il portale nato tre anni fa grazie all’iniziativa di Ecolight, il consorzio per la gestione dei RAEE, per promuove il recupero creativo di apparecchi, pile e accumulatori fuori uso. I monili e i bijoux ottenuti dal riciclo di vecchi apparecchi elettronici sono stati presentati in occasione dell’edizione appena conclusasi di Ecomondo a Rimini. Tra questi anelli, collane, orecchini e bracciali, ma anche gemelli e spille, costruiti con scarti di tastiere, computer, radio e chi più ne ha più ne metta. Per il lancio del Museo del Riciclo è stata scelta la collezione “byLudo” realizzata da Ludovica Cirillo, una gio-

vanissima artista, attiva fin da piccola nelle attività di recupero creativo, che ha lavorato con pezzi di tastiere e mouse. Ludovica ha voluto fodere la sua passione e manualità nel design con la voglia di essere parte attiva nella buona prassi del riuso: si è quindi dedicata al recupero creativo di vecchie apparecchiature elettroniche per creare dei gioielli e oggetti decorativi riutilizzabili. La giovanissima designer due anni fa fu stata selezionata dal Comitato Scientifico di TNT, il Festival dedicato ai giovani promosso dal Ministero della Gioventù, ed è rientrata tra i primi 200 talenti italiani. Attualmente è una studentessa di architettura alla London Metropolitan University. Ludovica non però la sola a trasformare rifiuti elettronici in splendidi gioielli: fra i nuovi talenti della realizzazione di monili “alternativi” anche Cristian Visentin, che realizza anelli e collane utilizzando schede elettroniche inutilizzate, arricchendo la sua produzione di pezzi in carta, plastica derivata dalle bottiglie, bottoni e metalli da scarto. La creatività espressa da questi designer è davvero straordinaria: i rifiuti

nelle loro mani conquistano una nuova identità, diventando preziosi e di tendenza, e portando il messaggio che è possibile dare una nuova vita ai rifiuti semplicemente riciclandoli. Provare per credere: bastano pochi attrezzi per trasformare un paio di vecchi auricolari del vostro lettore mp3 in una parure di orecchini incedibili. Come? Una volta appurato che davvero non funzionino più, bisogna innanzitutto tagliare il cavo dall’auricolare, svitare la ghiera di congiunzione e – con una colla forte – unire un’assicella da orecchino del materiale che preferite (argento, oro, acciaio - preferibilmente nikel free), lasciando poi indurire bene la colla. Una volta fissate per bene le due parti, si può riposizionare la ghiera e – chiudere l’orecchino con la sua vitina di sicurezza. Il monile così è pronto per essere indossato o regalato.


10. medicinanaturale naturale 12.medicina

Fenomeno naturale Affidarsi alle cure proposte dalla medicina naturale A supporto della medicina tradizionale o come strumento di prevenzione per i malanni più o meno gravi nei quali si rischia di incorrere nei diverse stagioni della vita. La fitoterapia (a volte anche impropriamente definita fitomedicina) è, in senso generale, quella pratica terapeutica umana comune a tutte le culture e le popolazioni sin dalla preistoria, che prevede l’utilizzo di piante o estratti di piante per la cura delle malattie o per il mantenimento del benessere. Dal punto di vista terminologico, limitandosi alla Unione Europea, solo da pochi anni, e limitatamente alla Gran Bretagna, esiste

una categoria professionale istituzionalizzata di fitoterapeuti, con percorso formativo universitario distinto da quello previsto per la biomedicina, e con protezione legale del nome. Negli altri stati membri della UE il termine fitoterapeuta non ha valore legale, e la fitoterapia non è una branca riconosciuta delle biomedicina. Le piante sono fra le principali fornitrici di sostanze medicamentose e vanno considerate come veri e propri produttori e contenitori dinamici di sostanze chimiche. Nella loro evoluzione esse hanno sviluppato innumerevoli metaboliti secondari che svolgono per la pianta varie funzioni ecologiche (repellenza, difesa dagli erbivori, lotta contro altre specie vegetali per il controllo delle risorse, difesa dai parassiti, attrazione degli impollinatori, ecc.). Questi stessi metaboliti secondari hanno mostrato importanti

attività farmacologiche nell’uomo. Le moderne preparazioni fitoterapiche sono ottenute a partire dal materiale vegetale, sia fresco che essiccato, tramite estrazioni con solventi e metodiche diverse, a seconda che il solvente sia l’etanolo, l’acqua un olio grasso. In particolare i medici hanno la possibilità non di preparare ma di prescrivere preparazioni vegetali che poi prepara il farmacista (medicinali galenici magistrali). Le preparazioni in libera vendita devono sottostare a vari standard di tipo qualitativo, mentre gli standard di efficacia e tossicologici vengono applicati (nella UE) solo a quei preparati ai quali venga riconosciuto lo status di farmaci vegetali (herbal medicines). Per i preparati che non rientrano in questa categoria valgono le regolamentazioni dei singoli stati membri. Il mercato di questi prodotti, vista

la risposta positiva dei consumatori, si sta allargando e per chi pratica la medicina naturale non è facile mantenere coerenza e credibilità, visto il proliferare di prodotti “taroccati” o non conformi alle regole. In Italia non esiste ancora una legge specifica per le fitomedicine e difatti, molte di esse, sono state prodotte e commercializzate in passato sotto forma di integratori alimentari, mentre attualmente sono regolamentate dal D.L. n.169/2004 che ha fatto chiarezza con una disciplina specifica sugli integratori alimentari. Quello che i medici “naturalisti” consigliano è di osservare sempre le confezioni che gli erboristi o le farmacie propongono, in caso di acquisto è fondamentale che ci siano dichiarati i componenti e le sostanze usate nel preparato e che, comunque, si seguano le prescrizioni ed i consigli dei dottori specializzati.


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Campagna amica Il boom degli orti in città La crisi mette in discussione le abitudini consolidate delle famiglie: diventa sempre più comune andare a fare la spesa relativa agli alimentari nei punti vendita diretti piuttosto che recarsi al supermercato e – finalmente – si torna a fare uso dei prodotti di stagione. Il balzo in avanti dei prezzi di carburante combustibili ha fatto impennare i costi degli ortaggi e della frutta fresca che provengono da zone geografiche diverse e questo ha indotto tante famiglie a tornare a fare la spesa dal contadino, un po’ come facevano i nonni. Da qui il boom dei punti vendita di Campagna Amica, l’associazione di produttori di Coldiretti. Campagna Amica si propone come la prima grande rete nazionale di punti per la vendita diretta dal produttore al consumatore e conquista consensi soprattutto perché nei punti vendita si trovano solo prodotti agricoli italiani, sicuri e controllati, che passano direttamente dalla campa-

gna alla nostra tavola. Il consumatore, che diventa sempre più consapevole, sa quindi che troverà più convenienza e più scelta, tanto sapore in più e il bello di una spesa sostenibile ed ecocompatibile. In Emilia Romagna i punti vendita di Campagna Amica sono attualmente 224, così distribuiti : 12 in Provincia di Bologna, 13 in Provincia di Ferrara, 14 a ForlìCesena, 25 a

Modena, 30 nel Piacentino, 24 nel Ravennate, 25 a Reggio Emilia e 14 in provincia di Rimini. Fra i prodotti più venduti, oltre alle verdure di stagione, il miele, il latte ed i prodotti caseari, la carne e le conserve. Le attività delle aziende agricole che fanno parte del circuito di Campagna Amica sono molteplici e hanno la missione di riavvicinare le persone alla sana vita di campagna. La grande storia della vita in campagna nel nostro paese è un valore che andrebbe preservato. Gli spunti culturali e le produzioni artistiche che hanno infatti nella campagna una fonte di ispirazione e un oggetto di interesse. Nella vita di campagna affondano le radici le tradizioni colte e popolari del paese, le feste e anche le religioni.

Campagna Amica si impegna quindi costantemente a promuovere i prodotti tipici e i metodi di coltivazione, l’ artigianato e le sagre, la cucina e la cultura rurale. La campagna è fonte di cultura, storia, tradizioni, salute: un tesoro spesso poco valorizzato perché percepito lontano dalla vita di tutti i giorni. In realtà l’ambiente e la campagna rappresentano un vero e proprio laboratorio didattico in cui riscoprire il proprio territorio e le sue risorse, educare ad uno stile di vita sano e a scelte consapevoli che guideranno i consumatori di domani. Gli agriturismi sono il riferimento principale di chiunque voglia organizzarsi una vacanza in campagna. Oggi vantano un’offerta molto variegata che tiene conto della peculiarità del territorio, della propria vocazione rurale e delle caratteristiche specifiche di chi lo gestisce. Il mercato agrituristico è molto ampio e un altro degli scopi di campagna Amica è informare sulle opportunità, raccontare esperienze e tendenze, far incontrare esigenze dei consumatori-ospiti e le proposte di qualità del mercato.


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Super-mercato La Grande distribuzione organizzata italiana si adegua e si supera Anche i super mercati diventano sostenibili e si mobilitano contro lo spreco di energia, installando impianti all’avanguardia e logiche centralizzate finalizzate a diminuire l’impatto del trasporto delle merci, sia per venire incontro alle regole dell’Unione Europea, sia per accontentare i propri clienti, sempre più attenti alle tematiche ambientali. I super mercati si impegnano soprattutto per cercare di mitigare il consumo della refrigerazione alimentare. Esselunga, per esempio, nei super mercati di ultima generazione, ha fatto installare centrali frigorifere a CO2, per evitare l’utilizzo dei fluidi refrigeranti ad impatto negativo sul-

la fascia dell’ozono. Queste centrali sono state installate con successo anche in molti punti vendita Carrefour e Coop, per sostituire i liquidi refrigeranti, tra cui i clorofluorocarburi (Cfc), messi al bando, a partire dal 2010, come gas climalteranti altamente pericolosi e vietati, dal protocollo di Montreal. A pochi chilometri da Ravenna sorge l’eco-supermercato del futuro, capace di ridurre al minimo l’impatto ambientale e migliorare al tempo stesso il benessere per clienti e lavoratori. L’inCoop di Conselice, inaugurato a settembre scorso, è infatti un prototipo di negozio all’avanguardia, per la quantità e la qualità di soluzioni presenti in tutto il suo ciclo di vita, a partire dalla scelta di materiali: è realizzato soprattutto con quelli riutilizzabili e riciclabili, recuperando anche i detriti degli edifici preesistenti. Infatti la struttura è stata pensata

come un sistema olistico, nel quale, cioè, le singole soluzioni adottate si integrano tra loro determinando un equilibrio “virtuoso”. Nel supermercato di Conselice il sistema di riscaldamento e condizionamento, servito da una pompa di calore geotermica, prevede differenti zone climatiche, in funzione delle attività che si svolgono nelle diverse aree del negozio. Un grande camino di ventilazione naturale facilita il ricambio d’aria, mentre il passaggio attraverso tubazioni interrate asettiche consente di far entrare aria preriscaldata in inverno e fresca d’estate. Nel supermercato ecologico sono banditi gli sprechi: il calore di scarto dei frigoriferi viene recuperato e utilizzato per scaldare l’acqua sanitaria e, d’inverno, si integra con l’impianto di riscaldamento. Analoga la parsimonia nell’utilizzo dell’acqua e dell’energia: nella copertura, realizzata con tecnologia “cool

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roof”, sono stati inseriti un sistema di recupero delle acque piovane ed una rete di camini solari, per convogliare all’interno la luce naturale. In questo modo si riduce la necessità di illuminazione artificiale, tutta garantita da lampade ad alta efficienza e a led. Grazie a questi e a molti altri accorgimenti, il nuovo punto vendita risparmierà almeno il 40% di energia rispetto ai super mercati costruiti nel rispetto delle normative più recenti in materia di contenimento dei consumi. E, se si considera che il negozio è alimentato esclusivamente da energie rinnovabili, l’impatto ambientale misurato in termini di CO2 sarà nullo. Ma non finisce qui. Nei super mercati green ci si adopera per centralizzare anche i trasporti delle merci, creando piattaforme logistiche pensate per eliminare i lunghi viaggi, ottimizzare il carico dei camion e ridurre il flusso di traffico per contenere le emissioni di anidride carbonica.


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