retail&food 04 2016

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TRAVEL RETAIL SHOPPING MALL

retail&food Anno 11 • Numero 4 • APRILE 2016 • € 5,00

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Cover story - stazioni

Cento e Grandi: retail motore dello sviluppo Privatizzazione GS Retail a quota 805 milioni A fine aprile le offerte vincolanti

Parola di...

Logistica

Mystery

Centostazioni

Amazon

Hamad Airport



NEWS PRIMAE NOCTIS PASSEGGERI: VIAGGIATORI O CONSUMATORI?

L’OPINIONE

Editoriale

Le stazioni sono uno specchio abbastanza fedele del paese che le ospita. E quelle italiane non fanno eccezione. Edifici storici, molto spesso, monumentali in alcuni casi, quasi sempre trascurate o comunque poco valorizzate. Ma non solo. Negli ultimi anni lo sviluppo commerciale imposto a questi straordinari luoghi di viaggio ha trasformato biglietterie, corridoi e atrii in gallerie commerciali di ottimo livello e, spesso, dai grandi risultati economici. Un progetto studiato e predisposto con grande perizia e dedizione da manager con un forte focus sullo sviluppo retail. I risultati sono talmente lusinghieri che ora le Grandi Stazioni sono in vendita e i pretendenti sono numerosi e internazionali. Però i conti non tornano. Perché le stazioni sono ancora molto sporche, spesso insicure e ancora troppo inospitali. L'investimento per la modernizzazione è stato orientato decisamente sulla massimizzazione dei proventi derivati dai contratti di locazione che a loro volta si reggono sulle vendite al consumatore finale, senza andare di pari passo verso il comfort dei viaggiatori. E delle architetture che ospitano i negozi. Il nuovo assetto proprietario, che conosceremo tra qualche mese, sarà quindi chiamato a decidere se completare la modernizzazione di questi spazi, in un’ottica di servizio al cliente a 360 gradi, o se perseguire sull’ottenimento di utili a breve termine. Ma i passeggeri sono allo stesso tempo viaggiatori e consumatori, e più saranno assistiti nelle loro necessità, come lo sono nei centri commerciali o negli aeroporti, più saranno propensi a investire tempo e danaro. Un’unica medaglia, con due facce.

FOOD & BEVERAGE NELLE STAZIONI: LA TIPICITÀ A SERVIZIO DEI “CLIENTI TIFOSI” Il mondo delle stazioni è probabilmente il più complesso ed eterogeneo del settore arrivi e partenze. Basti pensare alle differenze dei flussi di viaggiatori tra le grandi stazioni, in particolare Roma e Milano, divenute tra le primissime stazioni d’Europa, con gli evidenti vantaggi portati dall'Alta Velocità, rispetto alle medie stazioni rimaste immutate, a volte penalizzate da soppressioni di treni veloci, e ancora rispetto alle piccole stazioni poco frequentate, a volte impresenziate anche dal personale FS. Esercizi di Food & Beverage sono presenti in più di 700 stazioni della rete ferroviaria italiana, con offerte e formule diverse in relazione all’importanza delle location dove operano e ai flussi che esse generano. Esercizi con format riconducibili a importanti catene trovano sempre maggiore presenza nel circuito delle grandi stazioni con offerte omologate, supportate da una comunicazione efficace che ne accresce la qualità percepita, ma non sempre a vantaggio della tipicità, della creatività e a volte a scapito della qualità reale. Nelle medie e piccole stazioni resiste un’offerta ancora tradizionale, al momento soggetta ad analisi e a probabili evoluzioni. In questo segmento la presenza contenuta di viaggiatori, prevalentemente pendolari, con scarse esigenze e poco inclini alla spesa, dovrà sempre più indurre il gestore delle attività di ristorazione a un’attenta valutazione del suo target potenziale; a individuare un concept adeguato idoneo a essere veicolato oltreché alla clientela ferroviaria anche a quella cittadina; a invogliare con offerte e prodotti mirati, con un occhio sempre attento all'efficienza e celerità del servizio, nonché ai costi di gestione. L'esperienza diretta indica nella predisposizione di format non omologati e non facilmente replicabili, dove professionalità, passione, sono ancora un valore autentico, la strada da seguire per ottenere risultati lusinghieri e gli apprezzamenti dei clienti, consumatori sempre più maturi e consapevoli che potranno divenire nel tempo “clienti tifosi”. Vincenzo Mario Palmieri, Vice Presidente Ferrital S.p.A.

retail&food - aprile 2016

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Anno 11 numero 4 aprile 2016 © Ph. Andrea Penazzi

Direttore responsabile Andrea Aiello In redazione Andrea Penazzi - andrea.penazzi@retailfood.it Stefano Masin - stefano.masin@retailfood.it Contatti info@retailfood.it - www.retailfood.it Hanno collaborato Massimo Luigi Andreis, Fiorenza Auriemma, Alessandro Barzaghi, Antonio Bisci, Italo Bussoli, Carmen Chieregato, Giovanni Cobolli Gigli, Giulia Comparini, Luca Esposito, Simone Filippetti, Fulvio Fassone, Stefano Gardini, David Jarach, Paolo Lombardi, Pietro Malaspina, Dante Marro, Jerome Massiani, David Montorsi, Roberta Motta, Enrico Pazzali, Mario Resca, Leopoldo Resta, James Ross Impaginazione Claudio Rossi Oldrati Foto Archivio Edifis, Flickr, Fotolia, iStockphoto Pubblicità dircom@edifis.it Traffico pubblicitario Roberta Motta - roberta.motta@edifis.it

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SOMMARIO

n°4 aprile 2016

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38 NEWS PRIMAE NOCTIS Passeggeri: viaggiatori o consumatori?

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L’OPINIONE di Vincenzo Mario Palmieri Food & Beverage nelle stazioni: la tipicità a servizio dei “clienti tifosi”

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R&F NEWS

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R&F NEWS OPENING COVER STORY Grandi e Centostazioni: retail motore dello sviluppo COVER STORY - PAROLA DI… MARCO ACHILLI Centostazioni: “È l’ora dei brand nazionali e internazionali”

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DOSSIER AEROPORTI 42 Una freccia all'arco della Superba L'ampliamento strutturale, una funicolare dalla stazione fino al salone centrale in landside, il settore crocieristico da intercettare e un territorio da valorizzare. L'aeroporto di Genova getta l’ancora per diventare grande. AIRPORT ANALYSIS Amsterdam-Schiphol

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WORLD TRAVEL RETAIL

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LE GRANDI ESCLUSIVE DI R&F Nel cuore di Amazon: MXP5, il centro di distribuzione italiano

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COVER STORY - CASE HISTORY 34 Feltrinelli: libro + food, la ricetta nelle Grandi Stazioni Dopo l’esperimento, riuscito, a Milano Garibaldi nel 2006, Feltrinelli nel 2009 ha avviato un corposo piano di sviluppo nelle GS. Il top per estensione, con 2.500 mq, rimane la libreria di Milano Centrale inaugurata nel 2010, ma la piena maturazione del servizio è arrivata nel 2014 con lo store di Firenze SMN. COVER STORY - OSSERVATORIO PREZZI Termini, Centrale, Principe: Cremonini Vs Cremonini

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STAR TREK JEWELLERY Pandora

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BRAND ANALYSIS L'Erbolario cura il benessere dal 1978

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DOSSIER SHOPPING MALL PRIMA PIETRA 50 Valle Aurelia: si riaccende la fornace Dopo diversi anni di incubazione, il progetto capitolino di retail real estate è finalmente in fase di cantiere. Il futuro mall da circa 60 negozi, posizionato nel cuore della città e nato come recupero urbanistico, è promosso da CDS Holding/Orion Capital Managers, mentre la commercializzazione è affidata a JLL Italia. CASE HISTORY AUTOSTRADE Cremonini: più Gusto sui Ponti di Roma

MYSTERY IN AIRPORT Hamad International, in Qatar l’aeroporto più prezioso

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TECH&ARREDO

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INTERNATIONAL

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VETRINA

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LA FOTO

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LA PULCE NELL’ORECCHIO Marzotto-Hugo Boss: male la seconda

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ANALISI MERCATO 57 Pelletteria e accessori, il voluttuario che funziona Il settore continua a crescere da quasi un decennio per merito dell'export che registra ottimi risultati. Fatica, invece, il mercato interno che registra un dato negativo seppur di poco. Molto forte la componente di import soprattutto dalla Cina, il cui valore si avvicina a 850 milioni di euro. IMPIANTI & CLIMATIZZAZIONE Aria, mai darla per scontata

Gli impianti di climatizzazione oggi rispettano di più l'ambiente e le tasche di chi li acquista grazie a tecnologie sempre più moderne e funzionali. La qualità dell'aria è importante e a dirlo sono anche leggi europee.

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RUBRICHE STOCK OPTION NEW MARKETS OUTLOOK INVIATO SPECIALE COSA OCCORRE SAPERE PER...

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r&f News LEGO, AD ARESE IL 1° MONOMARCA ITALIANO

STARBUCKS, RIMANDATO AL 2017

F Il brand danese famoso in tutto il mondo per i suoi mattoncini avvierà nel maxi centro commerciale di Arese il suo primo monomarca italiano. Il negozio in provincia di Milano venderà solo prodotti Lego e sarà seguito da una serie di aperture programmata nei prossimi anni sul territorio nazionale. E ancora una volta è Gruppo Percassi a conquistare la fiducia di un marchio internazionale: il colosso del retail che sta sviluppando Victoria’s Secret sarà protagonista anche dell’ingresso di Starbucks in Italia nel 2017. L’arrivo di Lego nel Belpaese segue a ruota quello in Francia, all’interno del Forum Des Halles Shopping Centre, recentemente ristrutturato e ammodernato da Unibail Rodamco con il grand opening fissato per il 5 aprile: Lego inaugurerà nel maxi mall parigino il suo flagship store. A livello internazionale lo sviluppo del “re” dei mattoncini è alimentato da ottime performance: nel 2015 i ricavi hanno raggiunto i 35,8 miliardi di corone (pari a 4,8 miliardi di euro, in crescita del 19% sul 2014) e l'utile netto è stato di 9,2 miliardi di corone (1,23 miliardi di euro, +31%).

INVESTINDUSTRIAL AL TAVOLO DI ARTSANA Il fondo di private equity che fa riferimento ad Andrea Bonomi, Investindustrial, al momento della stesura dell’articolo sarebbe in trattativa esclusiva per l'ingresso nel capitale di Artsana Group, la società di Como di proprietà della famiglia Catelli che ha in portfolio i marchi Chicco, Pic, Lycia, Control e altri prodotti per la salute e la bellezza e per i bambini. L'operazione, gestita dall'advisor Lazard, prevede che il fondo Investindustrial possa rilevare il 60% del capitale di Artsana, con la famiglia Catelli che resterebbe nel capitale anche se nel medio-lungo periodo si arriverebbe a una wayout dal gruppo. L'offerta di Investindustrial valorizza 1,3 miliardi ed è fatta basandosi su un multiplo di 10-11 volte l'ebitda 2015 (120 milioni) dell'azienda di Como.

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ine di una telenovela, con (piccolo) colpo di scena finale. L’avventura di Starbucks nel Belpaese, rincorsa per lungo tempo sui social network con annunci di presunte aperture nelle principali città della Penisola, comincerà ufficialmente nel 2017. E non nel 2016, come annunciato da autorevoli media nazionali sul finire del 2015. Mentre è confermatissima la partnership con Gruppo Percassi, player italiano con un forte know how nel comparto retail e retail real estate. Ad apporre il sigillo finale una comunicazione diramata dalla stessa società di Seattle, con cui ha annunciato che il Gruppo Percassi, confermato come licenziatario in Italia, sarà proprietario e gestirà il negozio Starbucks che verrà aperto a Milano nei primi mesi del 2017. Dopo l’opening nella città meneghina, la catena estenderà la formula in tutta la Penisola. L’obiettivo di Howard D. Schultz, presidente e CEO, che dopo un viaggio in Italia nel 1980 decise di lanciare la sua start up importando l'espresso negli Stati Uniti, è quello di creare un punto vendita particolarmente curato nei dettagli e che rispetti soprattutto la cultura del caffè appartenente al nostro Paese.

Stock option

Teddy Il gruppo di Vittorio Tadei punta a raddoppiare il fatturato da 550 a 900 milioni, ma la cosa più interessante è la decisione presa dalla dirigenza di lasciare a casa tutti i manager a 60 anni avendo precedentemente formato il proprio sostituto. Moncler Quando Ruffini ha rilevato il marchio nel 2003, Moncler fatturava 50 milioni di cui il 90% in Italia. Oggi, ha ricavi per 880 milioni di euro ed esporta in tutto il mondo realizzando solo il 15% in Italia. Step successivo: diventare un vero gruppo della moda. Decathlon La catena di negozi di articoli e attrezzature per lo sport Decathlon, che quest'anno festeggia il 40° compleanno, ha ottenuto nel 2015 un fatturato di 9,1 miliardi di euro, +12% sull'anno precedente. A contribuire sul risultato anche i 140 negozi aperti nel 2015 di cui 51 in Cina, 17 in India e 15 in Russia.

Amazon Se fosse un romanzo, il titolo sarebbe: Ritorno al mattone. Invece è quanto realmente sta facendo Amazon, il colosso dell'e-commerce partito proprio dalle vendite online di libri. Dopo Seattle, infatti, ha inaugurato un altro store fisico a San Diego, e la previsione è di arrivare a 400.

Zara Il brand di punta di Inditex potrebbe spostare le attività manifatturiere in Russia. Il ministero russo dell'industria e del commercio, infatti, ha proposto a diverse aziende della moda e del design di spostare la produzione delle loro etichette in Russia. Pare che Zara stia prendendo in considerazione la cosa.

Nike Dallo sportswear al lusso. Questo è il progetto di Nike che a luglio metterà in commercio la prima parte della nuova capsule collection progettata da Riccardo Tisci, designer di Givenchy, per il brand americano. A distanza di un mese dal lancio, seguirà un'ulteriore selezione di prodotti.

Guess L'americana Guess termina l'esercizio con una flessione dell'8,8% dei ricavi, a 2,20 miliardi di dollari. A cambi costanti la società mostra una flessione più contenuta (-0,9%). L'utile operativo ha accusato un -11% a 127 milioni e l'utile un -13,5% a 81,8 milioni.

Percassi Rumors parlano di una nuova operazione firmata dall'imprenditore. Pare, infatti, che il brand Ca'puccino, creato da Giacomo Moncalvo abbia trovato in Percassi un socio per la gestione del brand di cucina orientale Wagamama fondato a Londra da Alan Yau.

Stefanel La società trevigiana è costretta a rinviare il bilancio e a rinegoziare gli accordi sul debito. A seguito del consiglio di amministrazione infatti, la società ha comunicato che al 31 dicembre 2015, alcuni dei parametri finanziari previsti nell’accordo di ristrutturazione non sono stati rispettati.



News “MUSI LUNGHI” A VERONA RESISTE LO STORE FISICO

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ll’Iper, La grande i di Verona è stata aperta la griglieria Musi Lunghi. Un nuovo concept dotato di personale specializzato formato in seno all’azienda; in questo caso tre cuochi che, oltre a preparare grigliate, consigliano il cliente nel consumo e nell’acquisto. Nata dall’esperienza condotta nell’ipermercato di Lonato (Brescia), questa apertura fa tesoro di una formula collaudata e si arricchisce di dettagli e idee. Applicato a un’area di circa 300 mq che può ospitare 150 persone, il nuovo concept è stato sviluppato dallo studio A4A Rivolta Savioni Architetti che per la grande insegna ha curato anche i recenti progetti de La Cantina per l’ipermercato di Varese e del Pet Food Store di Milano-Portello. Nella nuova griglieria, l’architettura, la scelta dei materiali e la grafica disegnano un ambiente accogliente e famigliare; i mondi di riferimento sono la trattoria di campagna e la fiera di paese. Gli ambienti sono definiti dalle grandi superfici. Il passaggio dalla galleria al ristorante è aperto e nello stesso tempo trasmette la sensazione di entrare in uno spazio diverso. Pur mantenendo la fluidità dello spazio e una coerenza globale, vengono definiti diversi ambiti, ognuno con la sua particolarità.

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econdo lo studio di CBRE “How Active Are Retailers Globally?” che esamina le strategie di espansione globale di oltre 150 grandi brand internazionali con sede in America, in Asia Pacifico e in Europa, Medio Oriente e Africa (EMEA), l’incremento delle vendite on-line non spaventa i retailer i quali hanno dichiarato di avere, anche per il 2016, piani di espansione del network fisico. La ricerca mostra infatti che per l’83% dei brand considerati, i piani di espansione dei negozi non verranno rallentati dalla crescita dell’e-commerce. L’approccio rimane comunque improntato alla cautela e solo il 17% degli intervistati aprirà più di 40 negozi nel 2016. In generale, il 67% ha espresso l’intenzione, per quest’anno, di aprirne non più di 20. La maggiore incertezza sulla ripresa economica in alcuni mercati rimane uno degli elementi che preoccupano di più gli operatori che pianificano l’espansione del loro network. Tra i retailer che hanno l’Italia come target di espansione, il 71% ha in pipeline 1-5 negozi per il 2016. Si tratta in particolare di brand internazionali, provenienti da Germania, Inghilterra e Stati Uniti. In generale l’Italia, con l’11% dei retailer internazionali interessati a espandere il proprio network, risulta la nona destinazione preferita in Europa (sedicesima nel mondo).

NEW MARKETS OUTLOOK a cura di STRA_BRANDING Tradizionalmente durante la settimana di vacanza del Chinese New Year i cinesi sviluppano una forte propensione al consumo, spendendo il doppio rispetto a quanto fanno gli americani mettendo assieme le ricorrenze del Thanksgiving e del Black Friday. Secondo i dati appena rilasciarti dal Ministero del Commercio cinese, quest’anno (Fig.1), le vendite dei settori al dettaglio e della ristorazione dal 7 al 13 febbraio hanno fatto registrare un incremento dell’11,2% rispetto all’anno precedente (754 miliardi di Yuan, pari a 104 miliardi di euro) e questa notizia arriva alla fine di un mese caratterizzato da un susseguirsi di dati economici negativi che aveva portato molti osservatori cinesi e prevedere un rallentamento dello shopping. Nello stesso periodo, il gigante dell’e-commerce, Alibaba, ha dichiarato che, sempre rispetto al 2015, gli ordini effettuati dal 17 al 21 febbraio sulle sue diverse piattaforme sono più che raddoppiati (2,1 miliardi di articoli venduti). Mentre, telefoni e custodie per cellulari, cioccolato e pasticceria sono stati gli articoli più acquistati sul portale JD.com con crescite percentuali a tre cifre. Inoltre, è interessante notare come si siano evidenziate forti differenze nelle tipologie di consumo tra le diverse città appartenenti al così detto primo, secondo e terzo tier, mettendo in risalto diversi gradi di soddisfazione dei bisogni personali, espressione di diversi livelli di condizioni economiche e sociali. I residenti delle regioni metropolitane del primo tier hanno speso molto per il tempo libero e lo svago come hotel, viaggi e spettacoli. In base a una ricerca ad hoc nella provincia di Shanghai da parte di HKTDC Research, durante il capodanno cinese sono stati spesi 5,3 miliardi di Yuan in servizi di entertainment e fitness (+20% rispetto al 2015), tra cui il cinema con grandi record di presenze, cure di bellezza, wellness e parrucchieri. Non manca ovviamente lo shopping con prodotti di fascia alta, oro, gioielli e prodotti digitali che hanno avuto crescite impressionanti. Nelle città appartenenti al così detto secondo tier, è invece il food a giocare un ruolo predominante. Le cene di famiglia e gli incontri sociali hanno sempre dominato il capodanno cinese con il fattore convenienza però quest’anno a essere determinante. Le vendite dei ristoranti sono aumentate del 15% ma lo scontrino medio è diminuito del 13% rispetto al 2015, molti operatori hanno promozionato menù a

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prezzi speciali, grazie anche alle prenotazioni online. In base alla ricerca sopra citata, i set dinner più popolari hanno avuto un prezzo medio nella fascia 1.500-2.500 Yuan. Mentre, nelle città del terzo tier, le vendite di accessori e abbigliamento mantengono ancora un ruolo importante, dove i prodotti del segmento lusso hanno lasciato spazi a quelli appartenenti all’affordable luxury e fast fashion. Per quanto riguarda le mete negli spostamenti della popolazione, secondo il Ministero dei Trasporti cinese, l’80% dei viaggi è stato effettuato per raggiungere parenti e amici (ritorno alle città rurali di origine) ed il 20% per visite e turismo (classe media). Di questo 20%, un quinto è stato rivolto a viaggi all’estero che quindi pesano per circa il 4% sul totale. Sembrerebbero piccoli numeri ma i viaggi all’estero hanno fatto registrare nuovi record: in base a una stima di Ctrip, la più Fig.1: Capodanno Cinese (Capodanno Lunare / Festa della Primavera) Il 2016 è l’anno della grande agenzia di viaggi online in Cina, Scimmia sono stati fatti circa 6 milioni di viaggi outbound, con un sorprendente aumento del 100% rispetto all’anno precedente. Tra le principali destinazioni: la Tailandia, il Giappone, la Corea del Sud, Taiwan e l’Asia in generale, dove la classe media, sensibile al fattore prezzo ritrova caratteristiche simili a quanto vive quotidianamente. Non sono mancati però i tour a tema in Europa, i viaggi per check-up medici in Corea del Sud o Europa, gli shooting fotografici prematrimoniali alle Maldive o a Bali e i bagni termali in Giappone. Fonte: Economist Intelligence Unit

2016 CHINESE NEW YEAR TRENDS

www.strabranding.com

Luca Esposito



News A MILANO È RETAIL NOW "Il punto vendita come media: opportunità e strategie di field marketing": questo il tema che verrà affrontato in occasione del convegno Retail Now, che si terrà a Milano il prossimo 7 aprile all'Art Hotel Navigli, in via Angelo Fumagalli 4. Organizzato dalla Paola Gallas Networking Srl, l'evento sarà sede di dibatto sui temi: il punto vendita come iper-media; influenzare lo shopper nel punto vendita; la formazione dell’addetto vendita per valorizzare la marca e sell out; contratti di secondo livello e istituti di lavoro: rischi e attenzioni per committenti e retailer; le attività promozionali e il consumatore finale: comportamento, fidelizzazione, consapevolezza; quello strumento multitasking chiamato Temporary Shop; innovazione digitale nel punto vendita; GUP: Green Unconventional Promotion ovvero le promozioni non convenzionali si tingono di “verde”; l’importanza del presidio del punto vendita per lo sviluppo del sell out nella GDO.

IL MARCONI FA IL BIS

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l Direttore Business non Aviation dell'aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna, Stefano Gardini, ha ritirato per il secondo anno consecutivo l’IMA Award, il premio dedicato al business travel organizzato da Newsteca, casa editrice della testata di settore Mission. Il Marconi si è aggiudicato il premio come miglior aeroporto per i viaggiatori d’affari con la seguente motivazione: “Aeroporto in forte crescita e con un sempre più ampio numero di collegamenti, investe costantemente nel rinnovamento e ampliamento delle sue infrastrutture e nella proposta di innovativi servizi per la clientela d’affari”. L’Aeroporto mette infatti a disposizione numerosi servizi dedicati specificatamente ai viaggiatori d’affari, con l’obiettivo di garantire il massimo comfort ed efficienza nelle operazioni a tutti coloro che desiderano ottimizzare i propri tempi di spostamento. In particolare, il Marconi offre ai passeggeri business i servizi di Business Lounge con sale riunioni e aree relax, servizio caffetteria, wi-fi, check-in e accesso riservato all’area imbarchi tramite controlli di sicurezza dedicati e YouFirst (staff dedicato che permette ai passeggeri di risparmiare tempo senza rinunciare al comfort grazie a una corsia riservata e una semplificazione delle procedure aeroportuali nelle fasi di imbarco e sbarco, con accompagnamento all’aeromobile con mezzo privato). L’acquisto di questi servizi in maniera congiunta con parcheggi e biglietteria on line permette inoltre ai passeggeri di beneficiare di promozioni a tariffe particolarmente vantaggiose.

GALLERIA BORROMEA NEL I VIALI DI NICHELINO, PRIMO PORTFOLIO DI SONAE SIERRA OPENING ENTRO L’ESTATE

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no dei più recenti centri commerciali realizzati nella cintura milanese, nello specifico si posiziona nel quadrante est lungo la strada provinciale Paullese a Peschiera Borromeo, è passato nel portfolio della società iberica Sonae Sierra. Lo shopping center in questione, Galleria Borromea, inaugurato nel novembre del 2011 e di proprietà di Immobiliare Ametista s.r.l., vanta una Gla pari a 27.700 mq dove si trovano complessivamente un centinaio di negozi, tra cui Media World, C&A, Piazza Italia e il Gruppo Calzedonia. L’àncora alimentare è un Ipercoop di 9.435 metri quadrati. In virtù di questo contratto, in Italia Sonae Sierra possiede e gestisce tre centri commerciali ed è responsabile della gestione e della commercializzazione di altri due mall, per un totale di circa 170mila mq di Gla. A livello worldwide il colosso degli shopping center è presente in 11 paesi e 3 continenti, per una superficie lorda affittabile complessiva pari a 2,4 milioni di mq e un totale di circa 9.100 affittuari.

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rosegue secondo i piani la realizzazione de I Viali di Nichelino (TO) ed entro giugno 2016 sarà terminata la prima fase del progetto. In estate il nuovo ipermercato a marchio Carrefour aprirà presentandosi con un concept ispirato a quello recentemente inaugurato a Carugate (MI). Terminato il primo step inizierà la seconda fase del progetto, che si concluderà nella primavera 2017 con la realizzazione di una galleria e di un retail park. Il mall conterà 45 attività fra negozi, ristorazione e servizi, mentre il parco commerciale disporrà di 4 medie superfici. In totale il polo commerciale presenterà una Gla di 42mila metri quadrati. Sul fronte della commercializzazione, portata avanti da Carmila Italia, hanno confermato la loro presenza insegne nazionali e internazionali fra cui Euronics, Histoire d’Or, ConTe, Deichmann e Joy Gioielli. A completare l’offerta una stazione di servizio a marchio Carrefour.



News CBRE: MERCATO I PETALI A TIKEHAU ITALIAN IMMOBILIARE IN SALUTE RETAIL FUND I PER 87 MLN

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NAU!: 2015 A DOPPIA CIFRA

GLOBAL BLUE: IL TAX FREE FA +16% NEL 2015

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hi investe nel settore immobiliare nella regione EMEA continuerà a essere attivo anche nel 2016. Questo è quanto emerge dall’indagine CBRE rivolta agli investitori “2016 EMEA Investor Intentions Survey”. Quasi la metà (48%) dei rispondenti prevede, infatti, che la propria attività di acquisto sarà maggiore rispetto al 2015, mentre solo il 15% ha affermato che sarà minore. Il 43% ha dichiarato che la sua attività di vendita sarà maggiore nel 2016, ciò lascia prevedere un mercato liquido e in salute anche nel corso dell’anno. Anche l’Italia con il 5,4% delle preferenze (era tra l’1 e il 2% precedentemente al 2014) rimane tendenzialmente in linea con il 2015, confermando l’interesse da parte degli investitori, che nell’anno passato si è tradotto in una forte crescita (+55%) degli investimenti immobiliari, rispetto al 2014. «Emerge una maggiore polarizzazione tra investitori core e value add – spiega Alessandro Mazzanti, CEO di CBRE Italia – In Italia, nel corso del 2015, il crescente interesse degli investitori ha portato a un’ulteriore contrazione dei rendimenti prime che ormai hanno toccato un picco minimo assoluto in quasi tutti i settori. La scarsa disponibilità di asset per investimento ha fatto crescere la competizione anche su asset good secondary così guidando una veloce compressione dei rendimenti e riducendo il gap con i prime. Il trend si è invertito e con molta probabilità è atteso proseguire in questa direzione».

l player del settore occhialeria NAU! prosegue la propria crescita in Italia e all'estero. I numeri segnalano infatti un 2015 record: il fatturato passa dai 19 milioni del 2014 ai 24 milioni dell'anno appena concluso, con una crescita del 26 per cento. Le vendite hanno registrato un +27%, con l'Italia che rappresenta ancora la quota predominante in virtù dei 19 nuovi punti vendita aperti nel 2015. Grande spinta alla crescita è arrivata anche nel corso dell'ultimo trimestre con l’apertura di 5 nuovi store in Italia e 1 all’estero, raggiungendo quota 96, situati nei maggiori centri commerciali, nei centri storici e negli aeroporti di Milano Malpensa e Linate, Bergamo, Bari e Torino oltre alla stazione di Firenze Santa Maria Novella. Il 2015 è stato anche l’anno dell’internazionalizzazione con l’espansione all’estero: NAU! è sbarcata in Spagna, con il primo monomarca a Barcellona all’interno dello shopping center Anec Blau e in India, con i primi due punti vendita a New Delhi, nell’Ambience Mall e nel MGF Metropolitan Mall.

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l fondo CBRE Italian Retail Fund gestito da CBRE Global Investors ha concluso la vendita del centro commerciale I Petali di Reggio a Tikehau Italian Retail Fund I, fondo d’investimento creato e gestito da Tikehau IM, per un valore di circa 87 milioni di euro. Nell’operazione JLL Italia ha agito in qualità di advisor del venditore. I Petali, inaugurato nel 2007, è situato a pochi minuti dal centro di Reggio Emilia e possiede una superficie lorda affittabile (Gla) di circa 27.900 mq, nei quali operano 59 punti vendita. Sono presenti marchi come UCI Cinemas, Virgin Active, Media World, Intersport, i principali brand del Gruppo Inditex (Zara, Stradivarius, Oysho, Pull & Bear e Bershka) e un’ampia offerta food. Il centro attrae ogni anno circa 4 milioni di visitatori e la galleria ha un tasso di occupazione pari al 99 per cento.

opo un 2014 sofferto, i turisti extra unione europea tornano a fare shopping in Italia, in special modo gli americani (+56%). Grazie anche all’Expo il 2015 si chiude con un +16 per cento. Un trend positivo confermato pure nei primi due mesi del 2016 (+6%). A marzo Global Blue ha inaugurato la nuova “Lounge” in via Santo Spirito a Milano. «Nel 2015 tax free shopping in Italia ha ripreso il suo trend di crescita - commenta Stefano Rizzi, country manager di Global Blue Italia - per merito soprattutto dei turisti cinesi e statunitensi che, sfruttando il cambio favorevole, hanno ripreso a effettuare acquisti sostenuti nel nostro Paese». Secondo Global Blue, lo scorso anno in Italia i top spender sono rimasti i cinesi, che rappresentano il 33% del mercato tax free interno, con una spesa in incremento del 56% sul 2014. Il valore medio degli acquisti ha superato i 940 euro (+5% sul 2014). L’inizio del 2016 è in linea con il trend positivo: primi restano i cinesi (+10% rispetto al primo bimestre 2015), mentre gli aumenti della spesa più significativi sono registrati dai visitatori coreani (+14%) e soprattutto statunitensi (+33%), che confermano l’ottima performance dello scorso anno.



News IL “TRAVEL RETAIL” FA TAPPA IN CENTRALE Con la quarta edizione del convegno “Travel Retail” organizzato da Popai Italy, che avrà luogo il 7 di aprile presso la Stazione Centrale di Milano, continua l’analisi di un settore sempre più mainstream nell'universo retail, grazie a una crescita che da potenziale è ormai divenuta reale. L’accelerazione del business all’interno del settore è ininterrotta ormai da parecchi anni e il suo peso è destinato ad aumentare sempre di più. Interverranno in qualità di relatori: Stefano Mereu, Chief Commercial Officer Grandi Stazioni; Tomaso De Abbondi, Responsabile Marketing Non Aviation SEA; Silvia Santin, Travel Retail Manager Worldwide Etro; Alberto Rivolta, Chief Operating Officer Gruppo Feltrinelli; Roberto Valvo, AD Tiger Italy 2. L’evento sarà moderato da retail&food.

ZUCCHI: OK ALLA RISTRUTTURAZIONE Il tribunale ha dato il via libera all’accordo di ristrutturazione del debito con le banche della Vincenzo Zucchi Spa. Dopo un lungo percorso, finalmente si avvicina il salvataggio dell’azienda italiana che da anni produce e commercializza biancheria per la casa. Il tribunale di Busto Arsizio ha, inoltre, dichiarato improcedibile l’istanza di fallimento. Protagonista di questa svolta nella vicenda è il fondo francese Astrance Capital il cui ingresso ha portato Gianluigi Buffon a retrocedere dal ruolo di azionista di maggioranza a quello di minoranza. «Siamo ora in grado di avviare una nuova fase di rilancio e crescita e siamo orgogliosi di contribuire così alla continuità di una azienda con una tradizione industriale profondamente radicata nella storia del nostro Paese» ha dichiarato il presidente Angelo Turi.

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Inviato speciale

Retail-Entertainment Malls Phyllis Diller disse che “Un sorriso è una curva che raddrizza tutto”. Una verità disarmante nella sua semplicità. Il sorriso, scaturito dal divertimento allargato a un’intera famiglia, è un elemento che ha ispirato i migliori parchi a tema e centri commerciali integrati all’intrattenimento del mondo che, a loro volta, hanno saputo calibrare la quantità e la qualità delle attività di tempo libero e intrattenimento.

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classsando ognuna presa n centro commerciale si lega a un’isocrona di 45 singolarmente Disneyland minuti (in auto o metro); un parco a tema si lega a (primo parco a tema al un’isocrona di svariate ore (in auto, treno, aereo), allargando mondo), il Gran Canyon e il proprio bacino ai flussi turistici regionali e internazionali. Graceland! Oltretutto, prenL’importanza di intrattenimento in un centro commerciale dendo Mall of America era stata ben intuita già nel 1990 da Eddie Healey di come esempio, lo scontrino Stadium Group quando salvò l’iniziativa, quasi fallimentare, medio per visitatore di 162 di Paul Sykes di trasformazione delle acciaierie di Sheffield. sterline è del 52% più alto Stadium Group dette il via ai lavori per inserire Oasis, la della media nazionale, generando un indotto pari a 1,9 food court più grande d’Europa nel centro Meadowhall, miliardi di dollari all’anno. E, come se non bastasse, Triple Sheffield, UK, ceduto nel 2013 al fondo inglese British Five ha appena ottenuto l’apLand e al fondo pensione del provazione municipale per coGoverno Norvegese per 1,4 mi- West Edmonton Mall - Canada struire American Dream, Miami, liardi di sterline. Un altro esemcon una Gla di oltre 460mila pio di grande successo europeo mq di cui 100mila dedicati alè costituito da CentrO presso l’intrattenimento che includerà Oberhausen, il più grande comun lago sotterraneo, uno ski plesso a uso misto commerciale Dome, Waterpark, Theme Park, e di intrattenimento in Europa, giardini e due alberghi di lusso. inaugurato nel 1996 Spostandosi oltre il Pacifico, e ampliato nel 2011 American Dream - New York, USA Wanda Group, dopo l’acquisto con una promenade per 2,6 miliardi di dollari nel lunga 400 metri con 2012 della catena cinematograristoranti lungo un cafica AMC, ha iniziato i lavori per costruire il più nale, Stage Metronom grande nonché primo indoor Movie Park dell’Asia Theatre, AQUApark, a Wuhan. Come si suol dire ‘l’ambizione paga Sea Life, due hotel che gli audaci’ e la visione a lungo termine del complementano 254 property tycoon cinese ha già attratto alcune tra negozi per una Gla tole più grandi compagnie di effetti speciali che tale di oltre 230mila hanno prodotto oltre 41 oscar e 500 blockbuster metri quadrati. CentrO hollywoodiani. Molte strutture in Italia e in Europa potrebOberhausen è stato acquistato alla fine del 2014 dal fondo Unibail Rodamco per 1,15 miliardi di sterline. Spo- bero pensare a un vero riposizionamento, allargando il concetto di isocrona tradizionale attraverso l’introduzione standosi oltre l’Atlantico, spicca il Gruppo Triple Five che di nuovi elementi legati al turismo, alla comunicazione e ha sviluppato, tuttora possiede e gestisce il primo, il all’Intellectual Property (IP). D’altronde l’Italia è annoverata secondo e il terzo più grande complesso commerciale, d’intrattenimento e turistico del Nord America: West Ed- tra le più importanti mete turistiche al mondo. monton Mall in Canada, Mall of America, Minnesota, e Davide Padoa, American Dream, NY (prevista apertura: 2017) negli Stati CEO di Design International Uniti. Con una Gla totale di oltre 1,2 millioni di metri www.designinternational.com quadri e oltre 120 milioni di visitatori all’anno, queste tre strutture rappresentano alcune tra le destinaCentrO - Oberhausen, Germania zioni turistiche principali nei rispettivi Paesi, sur-



News cosa occorre sapere per...

a cura dello Studio Legale Cocuzza & Associati di Milano

Le radius clauses

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na interessante decisione della corte tedesca del “Bundeskartellamt” del marzo 2015 ha riacceso il dibattito anche in Italia tra gli operatori del settore in merito alle radius clauses, al loro utilizzo e alla loro validità. La Corte ha fatto naturalmente applicazione della disciplina antitrust tedesca, la quale tuttavia si ispira ai principi europei in tema di antitrust, così come quella italiana. La portata della sentenza è dunque di tutta importanza anche per noi. La decisione ha ad oggetto il conflitto sorto tra l’operatore di un outlet mall - che chiameremo “Outlet Esistente” - e l’operatore di altro outlet mall - che chiameremo “Outlet Entrante” - sito a circa 147 km di distanza dal primo. Come spesso accade, ai conduttori delle unità dell’Outlet Esistente è stato richiesto di non aprire, per dieci anni dalla firma del contratto, altre unità commerciali in un raggio di 150 km. Ovviamente l’operatore dell’Outlet Entrante si è trovato in difficoltà al momento di reperire conduttori e ha adito la corte tedesca lamentando la portata anticoncorrenziale della clausola. Il Bundeskartellamt ha ritenuto la radius clause come una clausola troppo ampia e ha vietato all’operatore dell’Outlet Esistente di utilizzare radius clauses nei contratti di affitto con i propri retailers che prevedano l’obbligo dei retailers di non aprire punti vendita oltre 50 Km in linea d’aria dal centro commerciale e per un periodo superiore a cinque anni. A parere della Corte, infatti, la radius clause applicata finora non è né funzionalmente necessaria né proporzionata al raggiungimento dello scopo di tali contratti. Rimane da notare che tale decisione non è ancora definitiva ed è stata oggetto di impugnativa presso la Corte d’appello di Düsseldorf. Quali conclusioni è possibile trarre dalla sentenza sopra citata? La prima, tutto sommato una buona notizia per gli operatori di outlet: le radius clauses non sono nulle di per sé. La seconda, che farà piacere agli operatori: non tutti i tipi di radius clauses sono le-

gittimi. Ci sono dei limiti. La terza, che scontenterà tutti e due, è che non è possibile stabilire a priori quali siano questi limiti. Infatti la norma generale (art. 101 Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea) stabilisce che sono vietati “tutti gli accordi tra imprese (…) che abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenza” … a meno che tali accordi “contribuiscano a migliorare la produzione o la distribuzione di prodotti (…)”. In altre parole non solo l’interesse del retailer è tutelato, ma anche quello dell’operatore di outlet, che deve trovare adeguata protezione del proprio investimento sul territorio (se così non fosse verrebbe meno l’incentivo all’apertura di outlet e si avrebbe indirettamente un effetto anticoncorrenziale opposto). Per determinare se un accordo sia legittimo si dovrà stabilire – sempre nel caso concreto – se i due opposti interessi siano correttamente contemperati. Per stabilire quale sia la distanza geografica legittima sarà necessario verificare quale sia in concreto la catchment area dell’outlet: in massima semplificazione le clausole potranno dirsi valide se si limiteranno a tale zona, illegittime se vanno oltre. La catchment area che interessa il diritto antitrust è tuttavia forse un po’ diversa da quella cui gli operatori del retail real estate sono abituati: ciò che conta è la sostituibilità per il consumatore. In altre parole il test da farsi deve tendere a stabilire se il consumatore consideri all’occorrenza sostituibili gli outlet di cui si tratta. In caso affermativo la radius clause a protezione potrà essere considerata valida. Determinarlo in concreto, naturalmente, non è sempre impresa agevole. Avv. Alessandro Barzaghi

MANILA GRACE STRINGE CON LA RINASCENTE Manila Grace, il brand italiano di accessori e abbigliamento femminile, continua l’espansione sul territorio italiano attraverso un’esclusiva partnership con La Rinascente, sviluppata attraverso tre nuovi opening: due corner rispettivamente a La Rinascente di Palermo e alla La Rinascente di Firenze, dedicati alle proposte di abbigliamento e di accessori donna, e il primo temporary pop-up store ne La Rinascente di Milano. Quest’ultimo spazio, situato al 5° piano del prestigioso edificio, ospita la collezione Manila Grace Bambina Primavera-Estate 2016, la nuova linea dedicata alle bambine e alle adolescenti in età compresa dai 4 ai 16 anni. Con queste aperture si consolida la strategia di sviluppo retail del marchio presente in Italia, in un’ottica di espansione a più ampio raggio che coinvolgerà dai prossimi mesi sempre più importanti location internazionali.

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News PENTA GROUP ELEVA LO STREET FOOD

CIR FOOD DETTA IL PASSO

Alberto Langella, originario di Pagani nel salernitano, amministratore delegato di Penta Group, che riunisce sotto al suo ombrello i due brand La Yogurteria e Fry Chicken & Chips, ha conquistato gusti e palato dei consumatori con lo street food. Penta Group oggi fattura un milione 700mila euro, che diventano 4 se si conta anche il giro d’affari degli affiliati. «Lo street food è un format che piace – sostiene Alberto Langella, amministratore delegato Penta Group – perché ben si adatta alle mutate abitudini dei tre quarti degli italiani che consumano ormai un pasto fuori casa. Gli italiani, inoltre, stanno ricominciando a destinare le proprie finanze anche ad acquistare ciò che desiderano, tanto che è cresciuto dal 10 al 18% il numero di chi ritiene il momento favorevole per comprare anche beni non di prima necessità. Da qui la voglia di concedersi qualche sfizio in più». Quanto a Fry Chicken & Chips, brand nato di recente, ha all’attivo una decina di negozi e quest’anno ne aprirà altri 14.

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l Gruppo CIR food ha illustrato oggi ai soci il piano nazionale di sviluppo 2016 che prevede ricavi per 553 milioni di euro, +3,2% rispetto al 2015 (esclusi i ricavi di Expo), con un risultato netto stimato di 11,3 milioni di euro. Il 73,6% del fatturato previsto per il 2016 proverrà dalla ristorazione collettiva, il 12,2% dalla commerciale e il 14,2% dai buoni pasto, questi ultimi in crescita del 10% con l’emissione di 13,6 milioni di ticket. CIR food si conferma con il 13,3% di quota di mercato tra i maggiori player in Italia nel settore della ristorazione collettiva appaltata, continuando a crescere da 10 anni in un comparto pressoché fermo, in cui lo scorso anno si è registrato soltanto l’aumento del numero dei pasti a +1,1% (Databank 2015). Nell’anno in corso il Gruppo investirà 25 milioni di euro per il rinnovo delle strutture produttive e l’apertura di nuovi locali commerciali, fra cui le formule di ristorazione lanciate a Expo 2015, dove l’impresa ha servito 4 milioni di visitatori con 24,5 milioni di euro di ricavi.


IL VENDING FUNZIONA

TATA ITALIA PROSEGUE NELLO SVILUPPO

I consumi ai distributori automatici sono in linea con la moderata ripresa dell’economia del nostro Paese e con un ritorno della fiducia da parte del consumatore. Trenta milioni di italiani utilizzano i distributori automatici e, considerando i consumi sia dai distributori tradizionali sia dalle macchine a capsule e cialde sempre più diffuse nelle case e negli uffici, nel 2015 si registra un fatturato di circa 3,4 miliardi di euro (+3,1%) e 10,5 miliardi di consumazioni (+2,6%), rispetto al 2014. Le rilevazioni sul mercato della distribuzione automatica tradizionale evidenziano un lieve incremento dei volumi da imputare al maggior numero di giorni lavorativi del 2015 e alla particolare stagionalità dell’anno che ha notevolmente influenzato il mix dei consumi. Si registra infatti una forte crescita delle bevande fredde (+10,5%), condizionata dalle alte temperature estive che, in particolare nel mese di luglio 2015, sono state nettamente superiori rispetto all’anno precedente, mentre sono stabili i consumi di bevande calde e snack.

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ata Italia continua la sua espansione sul territorio nazionale con l’apertura di due punti vendita in meno di una settimana. La formula rimane invariata, un concept total white incorniciato da imponenti vetrine all’interno delle quali l’immagine gioca un ruolo fondamentale. Maglie (Lecce) e Thiene (Vicenza) sono le città protagoniste dei due nuovi opening del brand di abbigliamento e calzature, che portano a 72 il numero degli store Tata Italia, posizionati in centri cittadini e shopping mall. Nel merito dei due punti vendita, quello di Vicenza si estende su 300 mq e si trova all’interno del centro commerciale Thiene, mentre quello di Maglie si estende su 100 mq ed è in via S. Giuseppe.

YUMA: UN 2015 ALL’INSEGNA DELLA CRESCITA Happiness Brand, marchio di proprietà dell’azienda Yuma della famiglia Scarpellini, ha archiviato il 2015 con un fatturato di 16 milioni di euro (+25%) e ha iniziato il 2016 con un ricco piano di investimenti. Sono, infatti, quattro le nuove aperture che ci sono state da dicembre 2015. Oltre allo storico punto vendita di Milano e alla rete di cinque negozi in Romagna, dove ha sede l’azienda, lo scorso dicembre la città di Parma ha visto aprire le porte del primo store emiliano. In febbraio a Perugia, nella prestigiosa cornice di Piazza IV Novembre, è stato inaugurato un nuovo punto vendita e a seguire, il primo weekend di marzo, è toccata a Forte dei Marmi. Entro aprile, invece, è prevista l’apertura di Bologna, in via Massimo D’Azeglio. Considerato lo shop in shop di via Borgognona 4 a Roma, l’azienda romagnola conta tredici punti vendita diretti.

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News AUTOGRILL: UTILE TRIPLICATO E NUOVI OPENING

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ochi giorni dopo l’annuncio della futura apertura di tre locali al Beijing Capital International Airport di Pechino, dove conta già 6 punti vendita, la multinazionale di Milanofiori fa il suo ingresso anche nell’aeroporto di Bergen, secondo scalo per passeggeri della Norvegia. Autogrill gestirà infatti 6 nuovi punti vendita nello scalo, per ricavi complessivi stimati nei 5 anni di durata del contratto in oltre 70 milioni di euro. I locali, la cui apertura è prevista verso la fine dell’estate 2017, saranno gestiti dalla società HMSHost Umoe F&B Company AS, joint venture fra HMSHost International e il Gruppo Umoe Restaurant, principale operatore food & beverage della Norvegia. «Questo importante accordo, che segue l’ingresso nell’aeroporto di Oslo avvenuto a novembre dello scorso anno, ci consente di rinforzare la nostra presenza nel Paese e di proseguire l’espansione nel mercato scandinavo che mostra segni di particolare vivacità» ha dichiarato Walter Seib, CEO di HMSHost International. «I nuovi concept di ristorazione contribuiranno a rendere variegata e stimolante l’offerta dell’aeroporto di Bergen, quando verrà inaugurato il nuovo terminal il 17 agosto 2017» ha aggiunto Aslak Gianmario Tondato da Ruos Sverdrup, direttore dell’aeroporto. Nel frattempo Autogrill, dopo 48 mesi di cinghia stretta, distribuisce un dividendo. Questo grazie all’utile triplicato a 64 milioni (e al traffico negli aeroporto che decolla, soprattutto negli Usa, con il 20% di incremento dei ricavi per l’azienda) e al miglior bilancio da almeno 3 anni: il giro d'affari supera 4,36 miliardi. Non mancano le zone d’ombra: in Italia i ricavi scendono e più che per la ripres(in)a l'ottimismo si fonda sul fatto che “il declino del business è stato metabolizzato”, stanti le storture di una rete autostradale con un eccesso di stazioni di servizio e concessioni troppo onerose.

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CALEFFI SULLA VIA DEL RETAIL ANTONELLI FIRENZE IN COREA

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atturato a 55,5 milioni di euro (+6,5%); fatturato estero a 7,4 mln (+4,2%); utile netto a 0,4 mln. Questi i dati dell’esercizio 2015 approvati dal Cda di Caleffi. «Il 2015 è stato un anno positivo, grazie ai risultati dei negozi propri e shop in shop, nonché alle linee e licenze lusso, distribuite principalmente nei mercati esteri. È proseguito lo sviluppo retail, con l’apertura di nuovi negozi, ed è stato siglato un contratto di licenza, della durata di 3 anni, per la produzione e distribuzione a livello mondiale della linea tessile casa con il marchio Trussardi – dichiara Guido Ferretti, ad di CALEFFI Group – L’aumento di capitale ci ha permesso di reperire ulteriori risorse per l’attuazione dei piani di sviluppo del Gruppo, in particolare destinate all’implementazione del progetto strategico di Caleffi improntato sul lusso, principalmente all’estero, su negozi propri, shop in shop e portafogli licenze. In particolare nei prossimi 12 mesi sono previsti aperture e refitting di punti vendita diretti fra i quali Milano, Torino e Barcellona». Nel merito dei nuovi store, nel 2015 la Capogruppo ha effettuato investimenti in immobilizzazioni materiali per 800mila euro (900mila nel 2014), riconducibili principalmente all’allestimento del negozio ‘La Casa dei Sogni by Caleffi’ presso il The Mall Luxury Outlet di Leccio Reggello (FI), all’allestimento del store presso l’Outlet Village Franciacorta (BS), al refitting degli shop di Vicolungo (NO) e Noventa (VE) e alla realizzazione di corner dedicati presso principali clienti.

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ntonelli Firenze, azienda moda total look donna, operativa nella fascia dell'accessible luxury, prosegue l'espansione all'estero e firma un accordo quinquennale con il gruppo coreano Parco International per l'apertura, entro il 2020, di sette shop in shop monomarca nei più importanti department store del Paese, con una prospettiva di arrivare a 10 in base al turnover. La collaborazione tra la società fiorentina e quella coreana porterà il brand Antonelli Firenze in quattro department store che fanno capo alla multinazionale coreana Hyundai. La prima apertura sarà nel 2016 all'interno del Coex Mall, nel più grande quartiere commerciale e finanziario di Seul e dell'intera Corea. Seguiranno poi le aperture a Main e Daegu. E ancora all'interno dei department store del gruppo Shinsegae di Centum City Barnch e di Gangnam, e in quelli del gruppo Lotte nell'Avenuel Branch situato nel quartiere Jung-gu di Seul e nel Lotte World Tower situato nel quartiere Songpagu sempre a Seul.

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r&f News opening NOVE TAGLI NASTRO PER LIDL Lidl Italia, azienda multinazionale della grande distribuzione organizzata, continua il piano di investimenti sul territorio con l’inaugurazione di 9 nuovi punti vendita e oltre 140 assunzioni. Nello specifico, sono stati inaugurati i punti vendita di: Roma Via Tiburtina e Roma Via Bullicante, Vasto (CH), Bussolengo (VR), Corbetta (MI), Lecce, Palermo, Oristano e Camposampiero (PD). Gli store in gestione (tutti di circa 1.400 mq) rispondono al nuovo format, più innovativo e più green, grazie a impianti fotovoltaici installati, ampie vetrate che migliorano la luminosità interna e un layout più agevole con corsie più spaziose e una disposizione di prodotti più intuitiva e visivamente più efficace. Il piano di sviluppo capillare di Lidl Italia prosegue con 30 nuove aperture previste nel corso dell’anno che porteranno a circa 600 i punti vendita dislocati sul territorio nazionale.

Fiumicino si copre di Zucchero

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ovità in aeroporto per gli amanti delle caramelle e non solo. Al Terminal 3 partenze dello scalo di Roma-Fiumicino ha da poco aperto un nuovo punto vendita che coniuga il design alla qualità e al gusto. Si tratta di Zucchero, una boutique del fashion-food Made in Italy che, con il suo concept innovativo ed esclusivo, intercetta i passeggeri amanti dei dolci. Il progetto Zucchero nasce da Papillon srl, società che opera nel settore dolciario da oltre 70 anni, e si basa su una logica esperienziale a forte impatto emotivo e sensoriale. Il negozio infatti si presenta già a una prima occhiata accattivante. I prodotti, coloratissimi, sono disposti ordinatamente e coinvolgono i clienti in una divertente esperienza visiva oltre che, naturalmente, gustosa. L’offerta è ampia, non propone solo caramelle, marshmallow, bon bon, confetti e cioccolato. Stagionalmente infatti Zucchero presenta un’ampia gamma di prodotti che spaziano dai torroni ai biscotti, dal cioccolato al latte a quello speziato.

Harmont & Blaine porta Thun torna a crescere a Palermo una bassottina e punta a 40 store nel 2016

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a inaugurato a Palermo la prima boutique dedicata alla collezione Donna di Harmont & Blaine. Cinque vetrine ospiteranno la linea donna primavera-estate 2016 disegnata da Marianna Cimini sotto la direzione creativa di Paolo Montefusco. «L’inaugurazione odierna rappresenta il via al progetto di crescita della collezione donna nel quale il marchio ripone grandi aspettative. I positivi riscontri ottenuti nel corso della settimana della moda a Milano e la boutique di Palermo sono i primi importanti pilastri su cui costruire il successo di questa esperienza», ha affermato il presidente Domenico Menniti. «Crediamo che il marchio Harmont & Blaine, per il proprio DNA, trovi in località come Palermo, così come in altre dove siamo già presenti quali Capri, Cannes o Portofino, la sua collocazione più naturale e la massima espressione delle proprie potenzialità», ha aggiunto l’amministratore delegato Giulio Guasco. La boutique di Palermo riprende la nuova immagine dei punti vendita che accompagnerà lo sviluppo retail del Bassotto nei prossimi anni, firmata dagli architetti Losanno e Perini dello studio fiorentino PLS design.

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l brand altoatesino nata a Bolzano nel 1950 come piccolo laboratorio di modellazione ceramica, e oggi realtà internazionale, da 81 milioni di euro di fatturato e con articoli presenti in 1.100 negozi in Europa, di cui 315 monomarca, ha chiuso il 2015 in crescita e per l’anno in corso punta in alto, con l’apertura di 40 nuovi negozi diretti. Da gennaio sono già sette i negozi monomarca inaugurati, e l'ultimo in ordine di tempo è in via Cola di Rienzo a Roma, cui seguirà Torino in via Garibaldi. Prima di questi è stata la volta di Milano in Corso XXII Marzo. «Dopo anni delicati, in cui i nostri bilanci risentivano delle difficoltà dell’economia internazionale, finalmente abbiamo chiuso il 2015 con un segno positivo» spiega Paolo Denti, amministratore delegato di THUN. «Il sell out è cresciuto in media del 4%, con punte del +20% in determinati periodi. Le migliori performance sono state registrate dai negozi diretti ed è per questo che andremo a intensificare la loro presenza sul territorio. Questo tipo di store, guidato direttamente dall’azienda, ci permette di implementare al meglio tutte le azioni commerciali e le strategie di marketing».


La Perla: nuovo flagship a Bologna

Kentucky Fried Chicken al Freccia Rossa

La Perla ha aperto un nuovo flagship store di 350 mq nel cuore di Bologna. Lo spazio, cinque vetrine, si sviluppa su due piani all’incrocio tra via Farini e piazza De Calderini. Una rete d’oro è l’elemento simbolico e il segno architettonico che caratterizza la boutique e richiama le trame di tulle, l’intreccio di fili da cui nascono le creazioni della griffe. Il percorso si snoda come un labirinto scandito da scorci prospettici e spazi dedicati a tutte le collezioni femminili e maschili La Perla, dalla lingerie al nightwear, dal beachwear al loungewear e gli accessori. Il nuovo flagship store di Palazzo Zambeccari è in linea con il piano di consolidamento ed espansione del canale retail che oggi rappresenta uno dei capisaldi della strategia La Perla. Dopo l’apertura dei grandi spazi di Seoul e di Hong Kong nell’autunno 2015, la boutique bolognese inaugura l’anno 2016 che proseguirà con l’apertura di un intero palazzo a Tokio, attesa per fine marzo.

È il primo punto vendita KFC a Brescia e il quinto in Italia quello inaugurato al centro commerciale Freccia Rossa. Il brand, nato negli Stati Uniti nel 1930 è oggi la più famosa catena al mondo di ristoranti che servono pollo con 19mila locali in 116 Paesi. In Italia è entrato dal 2014, presidiando importanti centri commerciali in città come Genova, Roma, Torino, e Chieti. KFC arricchirà ulteriormente l’offerta gastronomica del Freccia Rossa, che già conta 22 punti ristoro in grado di soddisfare i gusti di tutti. All'interno del ristorante sarà possibile, infatti, gustare nel bucket l’Original Recipe, il celebre pollo cucinato con la ricetta segreta del Colonnello, le piccanti alette di pollo Hot Wings e i Tenders croccanti fuori e teneri dentro, ma anche panini, insalate, dessert e diverse soluzioni di menù.

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News opening TWIN-SET: CORNER ALLE GALERIES LA FAYETTE Un 2016 all’insegna delle inaugurazioni per Twin-Set Simona Barbieri: il brand ha annunciato l’apertura di un corner all’interno del department store di Galeries La Fayette, al civico 40 di Boulevard Haussmann, a Parigi. Un angolo esclusivo, situato al terzo piano dell’edificio, che si sviluppa su una superficie di circa 50 metri quadrati e che ospita la main collection, la linea jeans e Le Coeur, la proposta più sportiva, con particolare attenzione per gli accessori. Con questo traguardo, l’azienda carpigiana riconferma la propria strategia di consolidamento del brand attraverso l’apertura di flagship store in contesti particolarmente significativi.

Napoli Capodichino si prepara alla primavera

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Aeroporto Internazionale di Napoli Capodichino prosegue senza sosta nelle sua attività di ammodernamento e rinnovamento delle attività commerciali retail. Sia in area landside sia airside hanno inaugurato nuove insegne che amplieranno e varieranno l'offerta. In area landside, infatti, sull'onda del successo ottenuto in altri scali, ha aperto un minimarket a insegna Crai (presente anche a Torino Caselle). Questa tipologia di negozio, infatti, anche se con insegne differenti, ha riscontrato grande successo in diversi scali nazionali, servendo sia i viaggiatori in arrivo, sia le airport community. Un'altra insegna interessante è Tagliati X il successo, un parrucchiere in franchising che potrebbe dare buoni risultati (anche se con un altro brand, infatti, l'esperimento è stato già avviato con successo a Orio al Serio). Sempre in landside di fronte ai check-in ci sarà il cocktail bar Tradizione Italiana, il consorzio composto dal 12 eccellenze campane (Kimbo, Strega Alberti, pastificio Di Martino, Fattorie Garofalo, Besana, Free System, La Doria, VILLA Matilde, De Nigris, D&D Italia, ICCA, Basso Fedele). Passando in airside,

è stato ristrutturato e potenziato il walk through di World Duty Free Group (già riaperto al 100% della funzionalità); è in arrivo Jacked, un brand di costumi da bagno tecnici, di cui è testimonial Federica Pellegrini; infine entro la prima metà di aprile inaugurerà un negozio Pinko di abbigliamento femminile.

Gruppo Teddy vola nel Golfo e nel Sud-Est asiatico CAMICISSIMA VESTE LA CINA Il brand italiano di camiceria, che fa capo a Fenicia, ha inaugurato a Hangzhou, presso l’Hangzhou Xiaoshan department store, il 50esimo negozio cinese. Si tratta della nuova tappa del piano di espansione, siglato a metà del 2014 con il gruppo cinese Zhejiang Baoxiniao Garment Co. ltd, con cui l’azienda prevede di raggiungere i 440 punti vendita entro il 2020. «Siamo davvero orgogliosi di questo importante traguardo. Cinquanta aperture in meno di 18 mesi – ha dichiarato Fabio Candido, AD di Fenicia spa – sono state un grande lavoro che ha richiesto un costante e costruttivo confronto con il nostro partner. In questi mesi, molti eventi sul territorio e le installazioni artistiche delle nostre ormai famose macchine da cucire giganti, stanno contribuendo a diffondere la conoscenza del brand nel Paese».

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rosegue la strategia di sviluppo internazionale di Gruppo Teddy, che punta sui Paesi del Golfo e del Sud-Est asiatico con cinque nuove aperture. E protagonisti sono il marchio Terranova, che si rafforza ulteriormente in

queste aree, e il brand Calliope, che fa il suo esordio in Malesia. In particolare il Gruppo ha aperto o si accinge ad aprire un totale di cinque nuovi negozi ad Hafar Al Batin in Arabia Saudita, a Kuching in Malesia e a Ulan Bator, capitale della Mongolia. Nel merito di tali operazioni, ad inizio febbraio presso il centro commerciale Hafar Al Batin in Arabia Saudita, la cui area urbana è popolata da circa 600mila abitanti, è stato inaugurato un nuovo punto vendita Terranova, dalla superficie di vendita di oltre 500 metri quadrati. Il negozio comprende linee d’abbigliamento uomo, donna, bambino ed accessori rendendo quindi al meglio lo spirito e i contenuti del marchio. Sempre presso il medesimo centro commerciale entro fine marzo dovrebbe aver aperto un nuovo punto vendita Calliope: un concept store di oltre 400 metri quadrati.


Stefanel al Dubai Mall

H&M approda a Messina

Stefanel ha inaugurato il suo primo monomarca al Dubai Mall. Lo store conta due vetrine, ha una superficie commerciale di 150 mq distribuiti su un unico piano e ospita le collezioni Stefanel donna, uomo e accessori. Il Middle East è destinato ad assumere per il brand un'importanza crescente: è allo studio lo sviluppo di una capsule collection dedicata al mercato locale ed è stato già

H&M ha inaugurato il primo punto vendita a Messina, in Viale San Martino. Il nuovo negozio, che si sviluppa su una superficie di vendita di circa 1.500 mq, al piano terra ospita le collezioni donna; al primo piano si trovano l’uomo e le linee per teenager, al secondo piano i capi per bambini, da 0 a 14 anni. «Il nuovo punto vendita sarà il dodicesimo in Sicilia e il 142° in Italia. È un importante traguardo», ha dichiarato Dan Nordstrom, country manager H&M Italia. Il gruppo svedese nel primo trimestre, vale a dire dal periodo dal 1° dicembre 2015 al 29 febbraio 2016, ha registrato vendite in aumento del 9% in valuta locale, rispetto al corrispondente trimestre dello scorso anno. Il numero totale dei punti vendita nel mondo dell'insegna, al 29 febbraio 2016, era pari a 3970 contro i 3551 del 28 febbraio del 2015.

definito un piano di aperture nell'area che prevede una seconda inaugurazione negli Emirati - ad Abu Dhabi - e l'ingresso in Paesi limitrofi ad altissimo potenziale come l'Iran o il Kuwait. Con l'apertura al Dubai Mall, i monomarca nell'area salgono a tre (dopo Al Khobar e Riyadh in Arabia Saudita) numero destinato a raddoppiare entro il 2017. L'apertura dello store di Dubai è stata realizzata in collaborazione con il partner Paris Gallery, gruppo specializzato nella distribuzione in Medioriente di marchi del lusso nel settore moda e beauty.

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Comunicazione pubblicitaria

on più semplici aree di transito per passeggeri frettolosi, ma veri centri commerciali ricchi di negozi, bar, caffetterie, palestre, parrucchieri, farmacie, edicole, ristoranti, fast-food, tabaccherie, beauty center. Si presentano così le nuove Grandi Stazioni: da Milano a Roma a Firenze, è ormai un fiorire di attività commerciali, attratte dall'enorme afflusso quotidiano di passeggeri e a loro volta capaci di attrarre nuovi e sempre più rilevanti bacini di clientela. Non a caso i brand presenti negli hub ferroviari sono in genere "best performer": le stazioni sono infatti diventate le vetrine più importanti per raf-

forzare la brand-awareness e per lanciare nuovi prodotti. Ma al grande potenziale di business legato ai flussi di viaggiatori-clienti corrisponde un'alea di rischio, per gli esercenti commerciali, superiore a quella ordinaria. Le stazioni sono infatti triste teatro di furti, truffe, violenze, borseggi (oltre 3000 nel 2015), atti vandalici, accattonaggio, aggressioni, abusivismo, furti di rame (di gran moda) e non da ultimo terrorismo. Non a caso, assieme a porti, aeroporti, metropolitane e grandi utility di energia e telecomunicazioni, anche le stazioni rientrano nell'alveo delle Infrastrutture Critiche, la cui interru-

zione di servizio - seppur momentanea - può cioè significativamente indebolire il funzionamento del sistema paese. Questo implica che ai comuni problemi di furto, taccheggio e rapina cui sono genericamente assoggettati i negozi, quelli situati nelle stazioni

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devono sommare nuove e più complesse minacce. Il tutto in un contesto di operatività 365 giorni l'anno e con orari di apertura serali e spesso anche notturni. Ma la risposta viene dalla tecnologia: si chiama videosorveglianza ed è firmata Hikvision.

Vedere bene = pieno controllo Dalla cassa all’area shopping, le soluzioni di videosorveglianza Hikvision, produttore n.1 al mondo di soluzioni di videosicurezza, garantiscono immagini nitide e ricche di dettagli in qualsiasi condizione di luce e ne assicurano la completa fruibilità in sede legale. La qualità Hikvision permette infatti di identificare volti e comportamenti criminosi anche in condizioni di luce critiche e consente di monitorare eventi fugaci e repentini, come le transazioni di denaro o i tentativi di furto. Con Hikvision si possono riconoscere comportamenti e movimenti so-

Retailer all ’interno delle stazioni: sicurezza su misura con


HIKVISION spetti anche in controluce, di notte o con una visione panoramica a 360° che non lascia zone scoperte. Per garantire la fruizione di immagini ad alta definizione anche in presenza di sistemi di videosorveglianza preesistenti, Hikvision mette a disposizione degli strumenti per integrare le più moderne tecnologie mantenendo l'infrastruttura presente ed assicurando la reversibilità degli impianti, per garantire sempre il massimo ritorno degli investimenti. Per coniugare infine discrezione ed estetica, Hikvision offre una vasta gamma di telecamere compatte e dal design gradevole, adatte a qualunque contesto commerciale.

come quelli ferroviari dove, soprattutto in orari serali, non è infrequente che si possano verificare eventi criminosi anche a sfondo penale, occorre registrare le immagini su diversi supporti e posizionare i registratori in luoghi inaccessibili. Si tratta di una protezione fondamentale non solo in caso di furto del registratore, ma anche quando si renda necessario fornire il materiale registrato alle Forze dell’Ordine senza dover per questo interrompere la videosorveglianza. I videoregistratori Hikvision permettono di memorizzare in diverse modalità (dischi interni, esterni, di rete) e in doppia scrittura, in modo da consentire che le autorità possano procedere Registrare bene = pieno controllo nelle indagini senza interrompere Ma riprendere senza registrare avreb- la registrazione nel negozio. be poco senso, e registrare senza proteggere le immagini acquisite Gestire bene = pieno controllo ne avrebbe ancor meno. In contesti L'intero sistema di sicurezza Hikvi-

sion è a portata di computer, smartphone e tablet, per avere sempre tutto sotto controllo, dovunque e in qualunque momento. Disporre di un’ampia visuale delle aree interne e delle vetrine rappresenta un importante supporto strategico per lo stesso Store Manager: funzioni come il conteggio delle persone o l'individuazione delle zone ad alta densità di potenziali acquirenti (dette heat map, “mappe di calore”) permettono infatti di ottimizzare l'organizzazione dei lavori e la turnazione del personale nel punto vendita, e naturalmente di intervenire in modo più rapido e con le idee più chiare in caso di necessità. Poter fruire di una visione

complessiva delle immagini in tempo reale permette poi al Merchandiser di valutare l'ottimale disposizione delle merci esposte e di analizzare gli indici di gradimento per ciascun articolo. Il tutto anche da remoto, semplicemente collegandosi al sistema con un click. Scegliere bene = pieno controllo Hikvision ha studiato delle soluzioni per ogni tipologia di retailer: da quello di medie dimensioni (superstore di elettronica, abbigliamento, sport, cosmetica, ecc) a quello di superfici ridotte (tabaccherie, farmacie, negozi di telefonia e elettronica, VLT, bar e ristorazione, punti vendita di preziosi e alcolici). Per

quest'ultimo caso, Hikvision propone soluzioni semplici, affidabili, di facile integrazione con gli impianti antintrusione esistenti e ad investimento ridotto. Per ogni tipologia di esercente commerciale, Hikvision ha insomma la soluzione giusta per far sì che l'infrastruttura ferroviaria rappresenti un'opportunità di business e non una fonte di rischi. Naturalmente, però, per salvaguardare un investimento in sicurezza, in una logica e con un approccio del lungo periodo, è necessario costruire delle partnership tecnologiche solide. Ciò significa scegliere fornitori robusti, affidabili, votati all'innovazione, con elevata capacità produttiva, ampiezza di gamma, time to market, solidità finanziaria. I numeri del produttore numero 1 al mondo per le tecnologie professionali di videosorveglianza garantiscono questo e molto altro.


r&f Cover story

GRANDI E CENTOSTAZIONI: Q

PRIVATIZZAZIONE GS RETAIL Verso il closing: entro aprile le offerte vincolanti. Nel 2015 aperti 146 negozi nelle Grandi Stazioni.

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uanto sarebbe stata valutata Grandi Stazioni Retail se fosse stata messa sul mercato 6/7 anni fa, agli albori del piano industriale di Grandi Stazioni, quando Milano Centrale e le altre big rail station, ad eccezione di Roma Termini, non erano ancora state riqualificate a livello strutturale, di servizio e soprattutto di commercio al dettaglio? Dal 2009 e 2010 in avanti la percezione di questi spazi è progressivamente mutata da meri luoghi di transito, poco sicuri, monumenti urbani soggetti all’incuria e simbolo di un’Italia imprigionata nel passato, a spazi dinamici, ricchi di servizi, vissuti da una community che vi lavora stabilmente e soprattutto hub di collegamento con le principali città del Paese. Un grande impulso è sicuramente arrivato dall’Alta Velocità, che ha portato nella seconda metà degli anni 2000 una clientela alto spendente, business, abituata agli aeroporti e con necessità differenti rispetto a quelle dei pendolari di media/breve percorrenza. Ora la società guidata da Paolo Gallo vale qualcosa più di 800 milioni di euro, messi sul piatto in sede di offerte non vincolanti da Deutsche Asset Management, ATP e POSTE VITA, che potrebbero crescere ulteriormente quando entro la fine di aprile saranno aperte le buste con le offerte vincolanti. Allo stato dell’arte gli azionisti di Grandi Stazioni (Ferrovie dello Stato Italiane ed Eurostazioni) hanno definito la short list dei gruppi selezionati per accedere alla seconda fase del processo di privatizzazione di Grandi Stazioni Retail, invitando alla due diligence sette soggetti: Deutsche Asset Management, ATP, e POSTE VITA; Lone Star; Altaraea, APG, Predica; Antin Infrastructure, ICAMAP e BG Asset Management (Borletti Group); Terra Firma; Pam-


RETAIL MOTORE DELLO SVILUPPO plona; BC Partners. Inoltre il CDA ha esaminato e approvato il progetto di relazione finanziaria annuale della società, che include anche il bilancio consolidato di Gruppo, al 31 dicembre 2015. Il bilancio 2015 di GS evidenzia quindi ricavi operativi consolidati per circa 231 milioni di euro, con un incremento di oltre 21 milioni (+10 %) rispetto al 2014, trainati dai ricavi da locazione, mentre il margine operativo lordo consolidato (EBITDA) risulta in linea con l’esercizio precedente e ammonta a 58 milioni di euro. Nel 2015, l’apertura di nuovi negozi ha registrato un significativo incremento triplicando quelle dell’anno prima, mentre i nuovi mq sono più che raddoppiati: in particolare sono stati aperti 146 negozi (50 nel 2014), mentre sono stati circa 15mila i mq messi a reddito, contro i 6mila del 2014. Al 31 dicembre 2015 i ricavi da locazione consolidati si sono attestati a 107 milioni di euro, in rialzo del 7%, mentre i ricavi dell’Area Media/Advertising confermano volumi positivi (+2%) spinti soprattutto dalla raccolta pubblicitaria dei nuovi prodotti digitali (+48% rispetto al 2014). Sempre nell’esercizio 2015, grazie al miglioramento del servizio, ai nuovi concept di deposito bagagli e all’apertura di quattro nuovi parcheggi (Milano, Verona e Genova) si è registrato anche un incremento dei ricavi di quasi 1 milione di euro derivanti dai questi asset (+10%). «Il trend di sviluppo dei ricavi testimonia la capacità di creare valore per tutti gli azionisti, mentre la conclusione dei lavori di ampliamento programmata per le stazioni e la messa a reddito di altre superfici ci garantiranno un incremento dei risultati economici duraturo nel tempo – ha dichiarato Paolo Gallo – Questi risultati sono anche garanzia per i futuri proprietari di Grandi Stazioni

Retail il cui processo di privatizzazione procede secondo i tempi previsti e vedrà la conclusione entro il primo semestre». Premesso che il cartello di lavori in corso continua e continuerà a essere esposto anche in futuro, perché il segreto della formula risiede nel continuo rinnovamento sia del software sia dell’hardware, non solo GS ma anche Centostazioni punta a un rinnovamento dei servizi, dopo aver portato a termine in larga parte quello strutturale (vedi Parola di Marco Achilli, direttore commerciale Centostazioni, pag 30-31). Roma Termini, la nuova Piastra Servizi Nuove superfici per circa 6.500 mq, di cui 4.550 dedicati a food&beve-

rage e comprensivi di dehors e aree logistiche. A febbraio 2016 l’opera era stata completata al 60%, mentre la fine dei lavori è prevista per il 2017. A partire da metà di quest’anno faranno il loro ingresso le prime insegne della ristorazione. L’investimento complessivo è di 33 milioni di euro. Questi i numeri della nuova Piastra Servizi di Roma Termini, che abbiamo avuto modo di apprezzare a febbraio in un evento dedicato alla stampa presenziato dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio. Tale area andrà ad arricchire la proposta di Roma Termini, dove nel 2015 sono transitati circa 150 milioni di persone, quasi mezzo milione al giorno, con un’aspettativa per i prossimi cinque anni di 850 milioni di

viaggiatori (100 milioni in più rispetto alla somma dei valori attuali) in virtù di una maggiore forza di attrazione sul bacino locale, interessato a Termini come shopping mall urbano, e soprattutto dall’ulteriore potenziamento dell’Alta Velocità. «La attività propedeutiche della nuova Piastra Servizi sono iniziate nel 2012, mentre i cantieri veri e propri nell’anno successivo. La fine dei lavori è prevista nel prossimo anno – ci ha spiegato a margine della presentazione il direttore commerciale di Grandi Stazioni, Stefano Mereu – La Piastra è un mezzanino, a sbalzo, realizzato sopra i binari. Per l’occasione abbiamo ristrutturato tutta la fascia del corrispondente piano terreno: abbiamo arretrato i binari, restituendo maggior spazio di fronte

Da sinistra a destra: Paolo Gallo e Stefano Mereu

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alla testa dei binari, ristrutturato tutte le volte a pensilina e realizzato i nuovi negozi. E allo stesso modo andrà avanti il cantiere sino al suo completamento. L’opera – prosegue

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attraverso una ristorazione dedicata, le lounge degli operatori ferroviari, Trenitalia e NTV, il wi-fi libero, i servizi igienici, la comunicazione di Grandi Stazioni – il sistema di advertising ma anche l’informazione delle promozioni presenti in stazione – e la postazione di ricarica cellulare. A fare la differenza sarà l’offerta di ristorazione, composta di 12 locali (6 nella parte già inaugurata e altrettanti in quella di futura realizzazione) e alimentata da operatori specializzati e complementari tra loro. Con la logica di portarvi l’offerta slow, economicamente più rilevante e con maggiore disponibilità di sedute, e mantenere quella fast nella galleria commerciale. «Vorremmo approfittare delle caratteristiche dell’infrastruttura per introdurre nuovi cencept: dallo street food, alla ristorazione classica, passando per la paMereu – è destinata a diventare il sticceria artigianale, l’area del forno salotto di Termini, per offrire un’at- e la crostaceria. Singoli operatori tesa qualitativa all’interno di un’area specialistici di alto livello che daranno completamente climatizzata e illu- la sensazione di un’offerta unica dal minata da luce naturale e artificiale, punto di vista della somministrazione

– prosegue Mereu – In questa prima fase sono previste sei unità, tre disposte sul lato della scala mobile e tre su quello opposto, alcune quindi con fronte vetrato, per un maggiore comfort e senso di protezione, le altre di totale apertura sui flussi. Sottolineo poi che non ci sarà discontinuità tra le sedute all’interno dei ristoranti e quelle all’interno dell’infrastruttura. Nel merito della commercializzazione, invece, siamo alla fase di closing con i principali operatori e a marzo passeremo alla realizzazione dei progetti in modo da avere il tempo necessario per l’avvio dei punti vendita a giugno». Rispetto invece alle nuove aperture o alla riaperture dei locali al piano terra sotto la Piastra, Mereu ha sottolineato la ristrutturazione dello shop Yamamay, l’inserimento di Moleskine, Vodafone, Piquadro e ha annunciato che a breve farà il suo esordio a Termini anche Victoria’s Secret, sempre sul fronte binari. Andrea Penazzi



r&f Parola di Marco Achilli Marco Achilli, Laureato in Economia e Commercio, ha iniziato la propria attività lavorativa presso KPMG Advisory occupandosi di Travel Retail, in particolare dello sviluppo commerciale in ambito aeroportuale e per primarie compagnie aeree nazionali. A partire dal 2007 ha ricoperto il ruolo di Associate Partner in IBM Italia come responsabile del mercato Aviation maturando esperienze internazionali, tra cui quella con il team Smarter Commerce per lo sviluppo del programma di fidelizzazione degli aeroporti di Milano Linate e Malpensa. Successivamente ha assunto la carica di Direttore Commerciale dell’Aeroporto Internazionale di Napoli Capodichino, avviando un piano di rivisitazione commerciale dello scalo partenopeo, con la collaborazione della società di consulenza Jones Lang LaSalle. Dal 2015 è Direttore Commerciale di Centostazioni.

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CENTOSTAZIONI: «È l’ora dei brand nazionali e internazionali»

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on il rinnovamento del management deliberato dal CDA, a partire dalla nomina nel febbraio 2015 di Luca Preziosi a nuovo amministratore delegato, Centostazioni ha avviato una nuova fase di sviluppo. Pochi mesi dopo è stata la volta di Marco Achilli nel ruolo di direttore commerciale: al manager l’incarico di portare la sua esperienza maturata nell’aeroporto di Capodichino per potenziare l’offerta retail nelle 103 stazioni del network, che in quel momento contava oltre 500 attività commerciali e di servizio, per un totale di 126mila metri quadrati. Al dirigente ex Gesac abbiamo chiesto un bilancio del suo primo anno di attività, nonché i nuovi progetti su cui sarà impegnata la società frutto della partnership tra Ferrovie dello Stato Italiane (60%) e Archimede 1 - gruppo Save (40%). Innanzitutto come si è chiuso il 2015 di Centostazioni? Dobbiamo ancora definire gli ultimi numeri. Tuttavia posso anticipare che c’è stato un incremento sia nelle superfici allocate sia nella resa a metro quadrato. In generale, la stazione rimane un luogo interessante per lo sviluppo commerciale e mantiene un’attrattività superiore alle aree circostanti. Per questa ragione riusciamo spesso ad attestarci su valori al mq superiori alla resa media della zona, anche se stiamo prestando forte attenzione al prezzo con l’obiettivo di andare incontro alle richieste del mercato. Vogliamo porci in un’ottica di partnership con i nostri conduttori, ristrutturando l’attuale portafoglio ma allo stesso tempo premiando le iniziative di valore. Rispetto all’offerta commerciale e di servizio, quali sono state le principali operazioni condotte lo scorso anno? Abbiamo avviato un percorso di ripensamento merceologico delle stazioni ferroviarie, questo perché negli anni a una riqualifica strutturale non è sempre seguita una riqualifica della proposta commerciale. Quindi, per prima cosa, al pari di quanto effettuato all’aeroporto di Capodichino dove ero direttore commerciale, abbiamo voluto appurare se l’offerta era allineata alla tipologia di frequentatore. Ciò ha portato all’individuazione di cluster, partendo dall’assunto che le nostre stazioni sono vissute soprattutto da pendolari: il primo gruppo è composto dalle stazioni star, che sono Roma Ostiense, Milano Garibaldi, Padova e Pisa, che per caratteristiche sono più assimilabili alle grandi stazioni, il secondo da stazioni di provincia, suddivise tra più o meno ricche e più o meno popolose, e in ultimo quello composto da stazioni turistiche. Tale percorso a quali provvedimenti ha portato?

Su una serie di stazioni ferroviarie “di provincia”, quindi di dimensione media e medio/piccola, abbiamo cercato di progettare un set di prodotti standard in linea con le esigenze del pendolare in grado di migliorare l’esperienza di viaggio quotidiana e allo stesso tempo di inserire marchi rappresentativi dell’offerta locale. Tra questi Sugò, che è una polpetteria di Salerno; Tortellini Cup a Parma che fa capo a un produttore locale che propone un format innovativo da asporto; ad Alessandria Punto Grill, che fa panetteria e dolci abbinati al caffè e che, tra l’altro, sta aprendo a Lambrate due punti vendita e ha in programma opening in altre stazioni; Zolle, un marchio di frutta e verdura a domicilio, con concetto di prodotti biologici; e to.eat market, un piccolo alimentari di qualità. Tutti format con un grande poten-

porti con i grandi gruppi? Con Gruppo Cremonini, che gestisce 29 punti vendita, stiamo portando avanti un progetto di riqualificazione dei rispettivi locali, che vede l’inserimento di una serie di format a partire dall’accordo che vanta con Gruppo Sebeto per il marchio relativo alla pizza (Rossosapore, ndr) piuttosto che l’inserimento di Juicebar. Con il Gruppo Lagardère stiamo effettuando ragionamenti non solo legati alla diffusione dell’offerta tradizionale ma anche alla realizzazione di format ad hoc, progettati per meglio cogliere le opportunità della stazione. Nel 2015 è stato rivisto il format BRICCO, rinnovandolo completamente nel layout del PdV e nell’immagine. Nella stazione di Livorno, laddove c’era il Buffet di stazione, Lagardère è subentrato con il marchio BRICCO con un significa-

Stazione di Milano Porta Garibaldi ziale di crescita, realtà locali ma solide che vedono nella stazione una location strategica per lo sviluppo della rete e la notorietà dei brand. Per quale motivo puntate su alimentari di dimensioni ridotte? Perché abbiamo notato che il format supermercato non funziona: ha un obiettivo di fatturato superiore ai quattro milioni di euro e superfici tra i 400 i 500 mq che sono eccessivi e per una stazione ferroviaria, ad accezione di Garibaldi e di quelle più grandi. Quindi abbiamo dato spazio a una forma di superette, da una parte con i marchi tradizionali della grande distribuzione attraverso i loro format city o city express e dall’altra con marchi locali, come può essere appunto to.eat. Restando in ambito food, quali sono i rap-

tivo investimento sia in termini di restyling sia di offerta, arricchendola e rinnovandola, che sarà avviato nell’arco di un paio di mesi. Con Lagardère daremo spazio a nuovi concept come Chock full o’ Nuts e Relay, di cui il primo sarà a Padova. Quest’ultima soluzione nasce dall’esigenza di accorpare l’offerta di edicola e tabaccheria. Sempre con Lagardère stiamo lavorando per altre unità, ad esempio per gli info point in città turistiche come Pisa. Infine contiamo sulla collaborazione dei 26 ex Buffet di stazione che fanno capo al Gruppo Ferrital, con il quale stiamo dialogando per il restyling dei locali. Per quanto concerne il non food? Lo scorso anno abbiamo chiuso alcune operazioni ad esempio con Ptrade per il marchio Pull Love, piuttosto che con O bag, o ancora con operatori locali.

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Parola di Marco Achilli Complessivamente la nostra strategia è di portare dei brand nazionali nelle stazioni grandi, come Milano Garibaldi, Padova, Pisa e Roma Ostiense, rispetto a cui non incontriamo difficoltà, per cui andremo a inserirvi catene del calibro di Calzedonia, Intimissimi, piuttosto che Kiko Milano o Moleskine, con cui abbiamo avuto contatti e ci è stato confermato l’interesse. Stiamo inoltre parlando con Vyta, Mokà e Obicà per il format F&B e ancora con Gruppo Inditex per i marchi Bershka, Stradivarius e Pull and Bear, che sono interessati alle stazioni star. Nelle altre daremo sempre spazio a operatori locali e soprattutto a un box standard di attività commerciali a fruizione quotidiana, con una logica di servizio al pendolare che preveda ad esempio il barbiere, il calzolaio, il fioraio, la lavanderia, il deposito biciclette con la rispettiva manutenzione e il deposito bagagli: attualmente ne abbiamo solo 4 e stiamo lavorando a un progetto di deposito bagagli presidiato e dotato di servizio click&collect. Interessanti anche i progetti messi in piedi con le amministrazioni locali per l’apertura di “centri servizi” dove il pendolare potrà avere informazioni e accesso a una rete di servizi di uso quotidiano. Milano Garibaldi è sicuramente la stazione principale del vostro network. Tuttavia gli investimenti per la riqualifica strutturale,

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realizzata negli anni scorsi, non hanno portato al risultato sperato in ambito retail. Quali sono i vostri progetti su questo asset? L’offerta attuale sia food sia retail non è assolutamente in linea con le potenzialità della location, situata al centro del nuovo sviluppo dell’area di Porta Nuova, per cui stiamo imbastendo un percorso di riqualificazione basandoci sulle esperienze esterne e internazionali (ad esempio il caso della stazione di St. Lazare di Parigi). Tale progetto porterà sostanzialmente al piano -1 un’offerta retail e al piano terra la creazione di una food court. Sempre al livello terreno, sulla base della mia esperienza aeroportuale, vorremmo realizzare uno spazio aperto walk through, rivedendo gli ingressi della stazione. Tra l’altro stiamo ipotizzando la gestione di un’unica licenza, quindi di proporre agli operatori l’affitto di ramo d’azienda per evitare contratti di 6 anni + 6, che ci porterebbe a ragionare non più solo come affittuari di spazi ma anche come gestori, al pari di un centro commerciale; di conseguenza stiamo valutando di realizzare un marchio ombrello Centostazioni sotto cui convivranno i brand dei singoli esercizi che andranno a svolgere attività in questo spazio comune. Quello di Garibaldi sarà una sorta di progetto pilota perché, con la progressiva liberazione nel nostro network dei supermercati di 500/600 mq, ci troveremo a gestire delle superfici

un po’ decentrate rispetto ai flussi e difficilmente rivendibili a un singolo operatore. Il primo piano della stazione milanese, invece, sarà dedicato a un’àncora: stiamo portando avanti possibili accordi con marchi del fitness per l’apertura di un nuovo concept. E intendiamo crearvi alle spalle un’area verde piantumata sopra la pensilina che dà sui binari. Segnalo, guardando alla prossime aperture, l’ingresso di Tiger, che replicherà nella stazione di Padova, e Tally Weijl: due marchi di valenza internazionale che si aggiungono a Calzedonia e Tezenis già presenti in stazione. Un grande investimento, quindi? Studieremo una via di mezzo tra la ristrutturazione totale e il restyling. Ricordiamoci che Garibaldi è già stata oggetto di riqualifica non troppi anni fa. Ulteriori operazioni nel nostro network riguardano la sistemazione delle unità commerciali, al fine di favorirne la commercializzazione; la ridefinizione della comunicazione per la fornitura alla forza vendita dei necessari strumenti di supporto e per la partecipazione a eventi e fiere. E vorremmo anche rilanciare l’immagine di Centostazioni. Infine su Roma Ostiense, in particolare nel sottopasso, stiamo realizzando cinque nuovi punti retail da 30 mq e due nuovi punti F&B, uno da 85 e uno da 55 metri quadrati. A.P.



r&f Case history

Feltrinelli: libro+food, la ricetta nelle Grandi Stazioni Dopo l’esperimento, riuscito, a Milano Garibaldi nel 2006, Feltrinelli nel 2009 ha avviato un corposo piano di sviluppo nelle GS. Il top per estensione, con 2.500 mq, rimane la libreria di Milano Centrale inaugurata nel 2010, ma la piena maturazione del servizio è arrivata nel 2014 con lo store di Firenze SMN

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ulla scia di RED, che in primarie location urbane ha affiancato al libro l’offerta food, Feltrinelli porta l’esperienza del cibo nel circuito di Grandi Stazioni, in particolare nell’ultimo store avviato a Firenze Santa Maria Novella a fine 2014. Per ora quello nel capoluogo toscano rimane l’unico punto vendita nel canale travel con questa caratteristica, ma non è escluso che altre librerie Feltrinelli presenti nelle GS vengano coinvolte in futuro. A raccontaci l’evoluzione del format Express, dall’esperimento di Milano Garibaldi, datato 2006, al già citato store fiorentino, passando per quelli di Napoli, Torino, Milano Centrale e Verona, il DG Food & Beverage e Direttore Sviluppo Feltrinelli, Claudio Baitelli.

In virtù di un accordo quadro, FeltriTale evoluzione è in nelli è entrata nel sintonia con la nocircuito di Grandi Claudio Baitelli stra vocazione, che Stazioni a fine 2009 mira ad accogliere con la libreria a Nail cliente, non solo per dargli la possipoli Centrale. Successivamente vi ha portato a termine nume- bilità di effettuare l’acquisto ma anche per fargli trovare uno spazio per sé rosi opening. In oltre 6 anni stesso. E i risultati li vediamo nei come avete visto cambiare le numeri delle carte fedeltà: oltre ai principali stazioni ferroviarie consumatori business che frequentano italiane e soprattutto come avete visto evolvere l’esperien- le librerie durante la settimana o magari ai pendolari un po’ più leisure za di acquisto del cliente? del weekend, abbiamo molti acquirenti Innanzitutto va dato atto a GS di aver valorizzato il patrimonio immobi- che arrivano dal quartiere. Complessiliare che ha nei centri cittadini, ren- vamente, oggi il viaggiatore delle Grandi Stazioni è molto simile a quello dendo i propri asset dei luoghi di del travel aeroportuale: è un po’ trendsosta più sicuri e qualitativamente setter e abituato a uno standard di più piacevoli per trascorrere del tempo.

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Stazione di Torino Porta Nuova Stazione di Firenze Santa Maria Novella


Stazione di Milano Centrale

qualità abbastanza alto. Inoltre, rispetto a qualche tempo fa, constatiamo che ha una volontà di permanenza più lunga. E in particolare lo vediamo in location come Firenze dove abbiamo portato il nostro ultimo format, che unisce la parte libraria al food. Come è nata quest’ultima evoluzione del vostro format? Da una parta, soprattutto a Firenze, Grandi Stazioni ha avuto un ruolo di traino: ha stimolato i retailer affinché proponessero soluzione innovative. Dall’altra, negli ultimi 18 mesi abbiamo ridefinito la nostra presenza sulla città medicea e alcune categorie merceologiche abbiamo volutamente tenerle solo nella libreria di stazione: mi riferisco in particolare al mondo della musica e dell’home-video, perché pensiamo che questo negozio sempre di più debba rivolgersi alla città. In generale quanto pesa la clientela locale rispetto a quella travel? A Milano, che uso come benchmark, abbiamo circa un 30% di clientela fidelizzata. Questo dato per il canale travel è molto alto. Ciò non significa che arrivi tutto dal quartiere però stimiamo che un 20% circa graviti nell’area cittadina. È un valore prossimo ai vostri obiettivi o ci sono margini di crescita? Non fissiamo un tetto alle aspettative. Quanto più il contesto urbano viene recuperato, quanto più il building della stazione viene reso sicuro, qualitativa-

mente interessante per il cliente e facile da accedere tanto più si creano le condizioni che desideriamo. Un altro esempio calzante, sotto questo aspetto, è Napoli Centrale: oltre a servire i viaggiatori e una parte del quartiere, abbiamo un terzo tipo di pubblico composto dagli abitanti dell’hinterland che si recano in stazione, talvolta esclusivamente per fare acquisti in libreria, attraverso la linea Circumvesuviana. Complessivamente come è cambiato il vostro format dal primo esperimento a Garibaldi, tra l’altro con Centostazioni, a Napoli e poi con le ultime aperture? Oltre al fatto che si parla di metrature molto diverse… Nel canale travel abbiamo due diversi tipi di esperienze: un format più aeroportuale, che si sviluppa su 130/180 mq, quello che abbiamo a Fiumicino ad esempio, che assomiglia molto all’esperimento in Garibaldi; e quello portato nelle Grandi Stazioni, dove le dimensioni variano dagli 800 ai 2.500 mq. In questi contesti abbiamo pensato di intercettare un pubblico leisure nei fine settimana, business durante la settimana e in generale quello del quartiere. E quando si vuole intercettare il quartiere si ha necessità di esprimersi su una metratura più ampia in cui offrire non solo le novità e i titoli più venduti ma anche un assortimento più profondo. Per quanto riguarda il layout, oggi in prima battuta presentiamo le novità e il mondo degli acquisti di impulso, man mano

che si procede diamo spazio e visibilità al catalogo per quel pubblico che non è occasionale e che ha fatto una scelta di acquisto consapevole. Inoltre abbiamo creato degli spazi di accoglienze e delle aree kids. L’evoluzione massima in termini non di metratura ma di completezza di esperienza l’abbiamo raggiunta a Firenze, nella quale, in circa 900 mq, abbiamo inserito circa 150 mq di area food, con l’obiettivo di soddisfare a 360 gradi le esigenze del viaggiatore. Quanto incide il food sul fatturato e intendete introdurlo anche nelle altre stazioni? Sicuramente una crescita double-digit. A Firenze abbiamo creato un format che per il viaggiatore rende alternativo se non prioritario fermarsi in stazione. Sul fatto di inserirlo altrove è un tema che non escludo ma dipende dalla relazione e da un piano un po’ più ampio che abbiamo con Grandi Stazioni. Però ci piacerebbe farlo, perché andrebbe in coerenza con quanto realizziamo in città con il format RED. E per quello che sappiamo il cliente ama ritrovare nel mondo travel, stazioni e aeroporti, delle esperienze cittadine che già conosce. Questo lo tranquillizza e ne facilità l’esperienza specialmente quando ha un tempo compresso.

Tra negozio travel e urbano, riscontrate differenze nello scontrino medio e nell’affluenza? La differenza più evidente è nello scontrino medio, che nel travel è sensibilmente inferiore. Questo perché è caratterizzato da molti acquisti di impulso che mediamente hanno una battuta più bassa. Inverso è il discorso dell’affluenza, che in stazione può essere più alta. Avete pianificato nuove aperture con Grandi Stazioni? In questo momento no. A. P.

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r&f Osservatorio prezzi

TERMINI, CENTRALE, PRINCIPE: CREMONINI VS CREMONINI S

e le autostrade italiane rimangono un feudo di Autogrill, nonostante molte gare siano ancora da assegnare e i competitor stiano acquisendo quote di mercato, il canale delle stazioni ferroviarie vede la forte presenza di Cremonini, che attraverso Chef Express domina il principale scalo italiano, Roma Termini, con oltre 10 locali e svariati marchi tra cui Roadhouse Grill, Mokà, Gusto, Juicebar (di cui è depositario della licenza per i canali in concessione), Mr. Panino e Bianco & Nero. Addirittura arriva a contare più unità con lo stesso brand, come nel caso di Juicebar, insegna di healthy food operativa sia al piano binari sia a quello -1. La società di Milanofiori, presente anch’essa a Termini, è fortemente radicata soprattutto nell’altra grande stazione per eccellenza, Milano Cen-

trale, con le insegne Bistrot, Motta, Acafè, Time Cafè, Segafredo, Spizzico e Tentazioni Café. Entrambi i player sono candidati a presidiare la nuova Piastra Servizi dell’hub capitolino, dove potrebbero portare i propri format di ristorante. Roma Termini e Milano Centrale si confermano quindi i nostri benchmark per l’analisi dei prezzi nel circuito delle Grandi Stazioni, con l’aggiunta di Genova Principe, recentemente ristrutturata proprio da GS e presidio, neanche a dirlo, della società di Castelvetro di Modena. Attenti a quei due Scomodata, ma solo nel “titolino”, la nota serie televisiva britannica di inizio anni 70 con Tony Curtis e Roger Moore, Panzera e soprattutto Panino Giusto, entrambi a Milano Centrale, sono i protagonisti del no-

Genova Principe

Roma Termini Vyta

caffè

Milano Centrale

Cremonini-Chef McDonald's Autogrill** Express*

W.O.K

Vyta

Cremonini-Chef McDonald's Autogrill** Express*

W.O.K

Panzera

1

1

0,90

1

1

1

1

1

1

1

1,10

cappuccino

1,30

1,50

1,20

1,40

1,30

1,30

1,50

1,30

1,50

1,30

1,50

caffè decaffeinato

1,10

1,20

n.d.

1,10

1,20

1,10

1,20

1,10

1,15

1,20

1,30

croissant base

1,10

1,10

n.d.

1,20

1

1,10

1,10

n.d.

1,20

1

1,30

panino più economico

3,90

4,40****

1

3,80

4,50

4,90

4,50

1

4

4,50

4,50

panino più costoso

4,50

5,10****

5,40

4,70

4,50

4,90

5,10

5,80

5,50

4,50

6

toast

n.d.

n.d.

1,40

2,90

n.d.

n.d.

3,90

1,40

n.d.

n.d.

4

acqua pet 50 cl

1,20

n.d.***

1

1,30

1,10

1,20

1,40

1,20

1,20

1,10

1,50

Coca-Cola pet 50 cl

2,50

2,70

2,50*****

2,50

n.d.

2,50

2,75

2,85

2,50

n.d.*****

3

spremuta d’arancia

2,90

2,80

n.d.

2,60

2,90

2,90

2,80

n.d.

2,70

n.d.

3,80

* i prezzi fanno riferimento a Mokà

* i prezzi fanno riferimento a Mokà

** i prezzi fanno riferimento a Acafè

** i prezzi fanno riferimento a Bistrot

*** pet da 75 CL a 2 euro

*** i prezzi fanno riferimento a " 'A Puteca della stazione Centrale - Gli sfizi di Rossopomodoro”

**** da Mr.Panino il panino più economico a 2,70 euro, quello più costoso a 4,40 euro **** i prezzi fanno riferimento a Gran Bar ***** alla spina da 50 CL

***** in lattina da 33 CL ****** in bottiglietta di vetro da 33 CL

Legenda: Prezzo più alto in euro • Prezzo più basso in euro • n.d. = non disponibile

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retail&food - aprile 2016


Cover story

Roma Termini scalo meneghino dove è presente anche al piano binari con una piccola location (‘A Puteca della stazione Centrale - Gli Milano Centrale sfizi di Rossopomodoro) in cui propone il meglio dei propri e Burger King. Da Segnalare, Ros- panini e non solo, è anch’esso gestito in partnership con Chef Express. sopomodoro (Gruppo Sebeto), Nel merito della nostra analisi, comaperto nel 2013 nel mezzanino dello plessivamente Milano Centrale è di gran lunga più cara per i prodotti di Genova Principe caffetteria, bibite e panini rispetto Cremonini-Chef LùBar Illy Cafe alle due stazioni contendenti: nel Express * nostro paniere tutte le 10 referenze 1 1 1 più costose sono commercializzate 1,50 1,40 1,30 da Panino Giusto (in ben 8 casi) e 1 1,10 1,20 Panzera (in 4 casi), con l’aggiunta n.d. 1 1,20 di Sarf per quanto concerne il caffè decaffeinato e il croissant a 1,30 n.d. 3,90 4 euro l’uno. La famosa insegna milan.d. 5,10 5 nese spicca in particolare per il n.d. 3,90 2,50 prezzo di panini, da 5,50 a 9 euro, 1,50 n.d.** 1,20 e toast, a 5,50, ma anche la spremuta e la pet di Coca Cola da 50 Cl 3****** 2,65 2,60 non sono propriamente regalate a n.d. 3 3 4 e 3,50 euro. * i prezzi fanno riferimento a Mokà McDonald’s a Roma è invece il lo** pet da 75 CL a 1.90 euro cale più economico, con 5 item in blu nella nostra tabella. Tuttavia è interessante constatare come il colosso americano del fast food applichi listini più economici nella stazione della Capitale: caffè e cappuccino costano 10 centesimi in più a Milano,

stro Osservatorio per i listini più alti nel paniere. I due big, Autogrill e Cremonini, si mantengono su posizioni mediane - almeno al bancone - così come il terzo operatore più strutturato, Sarf, che a Milano gestisce i marchi Bar Centrale, Gran Bar e ancora è partner di Cibiamo

Panino Giusto

Sebeto***

1,10

n.d.

1

1,80

n.d.

1,60

1,30

n.d.

1,30

1,20

n.d.

1,30

5,50

3,50

4

Sarf*****

9

5

4,50

5,50

n.d.

3,50

1,20

1,30

1,50

3,50

3

2,50

4

n.d.

3

mentre la bibita alla spina da 50 Cl addirittura 35 cent in più. Discorso analogo per Chef Express: 2,65 per una pet da 50 Cl di Coca Cola a Genova Principe, che diventano 2,70 a Roma Termini e 2,75 a Milano Centrale. Altrettanto interessante è la strategia sull’acqua in bottiglia applicata dalla società del Gruppo Cremonini: a Milano distribuisce la pet da 50 Cl al prezzo di 1,40 euro, mentre a Roma porta solo il formato da 75 Cl, che propone a 2 euro, così come nel terminal ligure dove però chiede 1,90. Extra tabella, segnaliamo il pareggio nel derby degli hamburger - 1 euro ciascuno sia per McDonald’s sia per Burger King in Centrale - così come si fanno apprezzare i 5,50 euro di Juicebar per un centrifugato. Per scrupolo abbiamo preso a riferimento i listini di Cremonini a Milano Centrale e li abbiamo confrontati con quelli di Panino Giusto e Panzera: 25,25 euro di Chef Express per l’intero paniere di 10 referenze, contro 34,10 di Panino Giusto e 28 di Panzera. Escluso il servizio al tavolo. Specifichiamo che la nostra analisi non ha valore statistico e non entra nel merito della qualità dei prodotti. A.P.

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r&f star trek Jewellery

Destinazione

Pandora S

e pensiamo alla Danimarca ci viene subito in mente la Sirenetta di Andersen al porto di Copenaghen o il tipico formaggio blu. Invece il piccolo Paese nordico è balzato agli onori della cronaca per essere la patria di Pandora, la giovane multinazionale del gioiello, che nel 2015 ha prodotto e distribuito più di 100 milioni di preziosi in un centinaio di paesi e quasi 9.300 punti vendita (wholesale e retail) worldwide. Tutto nasce agli inizi degli anni '80 quando i coniugi Enevoldsen aprono una piccola gioielleria a Copenaghen. Gli affari vanno benone e i due si dedicano progressivamente all'ingrosso, fino ad arrivare a creare una propria linea di gioielli. Nel 2000 viene lanciato il bracciale componibile 'Moments' che conquista il mercato danese, ma anche quello internazionale. Tre anni dopo Pandora entra negli USA, nel 2004 in Germania e Australia e negli anni successivi prosegue l'espansione internazionale: tra il 2007 e il 2009 è la volta di Gran Bretagna, Spagna, Hong Kong, Polonia, mentre nel mercato italiano bisogna aspettare il 2010, come per quello russo e cinese. Quest'anno, invece,

il marchio rafforzerà la propria presenza nel Far East con l'ingresso anche retail a Singapore, Macao e Filippine. Tutto questo è possibile anche grazie all'apertura nel 2005 di una fabbrica in Thailandia alle porte di Bangkok (paese tra i maggiori esportatori di gioielli), diventate 4 dopo cinque anni. La chiave del successo è sempre quella: produzione e commercializzazione di gioielli rifiniti a mano, dal design moderno e prezzi accessibili, attraverso una struttura integrata verticalmente dal design alla produzione fino alla distribuzione diretta nella maggior parte dei paesi in modo da avere il controllo sulla supply chain. Oggi l'azienda, che ha mantenuto gli headquarter nella capitale danese, impiega 16.700 persone in tutto il mondo, di cui 11.000 nel distretto industriale di Gemopolis, in Thailandia, dove la società ha la propria sede produttiva. Intanto Pandora è quotata dal 2010 alla Borsa di Copenaghen e nella stanza dei bottoni il boss è Anders Colding Friis, presidente e CEO, affiancato dai responsabili per aree di mercato: per l'EMEA (Europa, Africa e Middle East) il presidente è David Allen.

Pandora Loves Milano

1.800 monomarca worldwide: 392 opening nel 2015 Impressionante è la crescita della rete di distribuzione: a inizio 2016 il colosso danese conta 1.800 monomarca sparsi per il mondo, quando erano 1.500 nel maggio dell'anno scorso, con un totale di 392 inaugurazioni complessive nel 2015. Per il triennio 2016-2018 è in progetto l’apertura, ogni anno, di ulteriori 200-300 monomarca (60% in Europa, 20% nelle Americhe e 20% in Asia,

PANDORA in pillole Data di nascita Gruppo Proprietà Sede Management Business Retail Wholesale Produzione

1982 apre a Copenaghen la gioelleria dei coniugi Enevoldsen Pandora, multinazionale che controlla Pandora Italia srl Quotata alla Borsa di Copenaghen dal 2010 Copenaghen, sede legale e headquarter del Gruppo. Gemopolis, Tahilandia, sede produttiva Anders Colding Friis, presidente e CEO; David Allen, responsabile per l'EMEA; Massimo Basei, managing director Pandora Italia Produzione e commercializzazione gioielli sia retail sia wholesale Più di 1.800 monomarca worldwide, di cui 52 + 5 shop in shop in Italia Wholesale+retail: 9.300 negozi worldwide, di cui 580 solo wholesale in Italia Più di 100 milioni di gioielli nel 2015 distribuiti in un centinaio di paesi Fonte aziendale

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con particolare attenzione al mercato cinese), oltre alla crescita di circa 200 shop-in-shop solo nel 2016. Nel 2011 le insegne (concept store/monomarca) Pandora in giro per il mondo erano 672. A inizio 2016 l'Europa è il mercato più importante del gruppo con i suoi 1.033 concept store (+247 sul 2014), di cui circa 300 di proprietà, 7.548 milioni di DDK (corone danesi) di giro d'affari (+42,3%) e un Ebitda di quasi 3.500 mln, seguita dalle Americhe con 501 insegne (+87), di cui 79 di proprietà, ma un importante 6.537 mln di fatturato (+31,8%) e 2.704 di Ebitda, mentre l'Asia e l'Australia contano a fine 2015 268 concept store (+58), di cui 97 di proprietà, 2.652 mln di fatturato (+58%) e quasi la metà di Ebitda: un punto di partenza visto che la Cina e il Giappone (a Tokyo è stato aperto nel 2015 un flagship store) rappresentano una bella fetta del mercato globale dei gioielli. In Europa invece crescono soprattutto la Francia e l'Italia (+50% sull'anno preceFonte aziendale dente), mentre è in difficoltà la Russia.


INTERVISTA LUCA LUNARDI (head of retail) e PIERLUIGI PULIMENO (wholesale sales director) di Pandora Italia

GIUSTO BILANCIAMENTO RETAIL E MULTIMARCA PER ESSERE VICINI AL CLIENTE: LA VIA ITALIANA PER PANDORA

Nel Vecchio Continente il mercato più importante resta la Gran Bretagna con il 15% del business complessivo seguita dalla Germania con il 5 per cento. Da segnalare che il settore retail pesa a fine 2015 per il 61,1% del business complessivo di gruppo (in progress del 54,1%), che il nuovo canale e-store copre 14 mercati (+11 sul 2013) e a livello globale ormai più del 70% delle donne in target conosce il brand danese, dato fondamentale per un marchio giovane che si deve scontrare con colossi storici come Swarosky, Tiffany o Cartier. Complessivamente la strategia distributiva della company di Copenaghen è quella di puntare sempre di più sul retail: in Europa, ad esempio, il canale wholesale scende di 300 negozi, mentre sale più o meno della stessa quantità il numero dei monomarca. Italia: retail + centri commerciali Nel Belpaese 'il primo mercato in Europa per il gioiello', a detta di Massimo Basei, direttore generale di Pandora Italia, Pandora arriva nel 2010 e apre due anni dopo il primo concept store a Venezia. Nonostante il periodo non sia dei migliori, nel pieno della crisi globale dei consumi, anche grazie al traino del settore del 'lusso accessibile' e del turismo, il marchio riscontra un notevole successo. Infatti, Pandora gravita su un mercato complesso e frammentato in moltissimi centri urbani (8mila comuni)

nomarca e multimarca. Questo perché l’Italia è Come è andato il 2015 per Pandora in Italia? un Paese con una tradizione molto legata al monIl 2015 è stato un anno straordinario per Pandora: do della gioielleria. Dobbiamo bilanil fatturato mondiale ha raggiunto i ciare bene i due canali per essere 2,2 miliardi. In Italia, lo sviluppo retail sempre più vicini ai nostri clienti, afha avuto un ruolo decisamente imfinché possano vivere l’esperienza portante con l’inaugurazione di 15 dell’universo di gioielli Pandora a monomarca. Seguendo la nostra stra360° a prescindere dal canale distritegia retail abbiamo aperto sia nei butivo scelto. principali centri storici sia nei centri Per un punto vendita Pandora qual commerciali in provincia. Infatti, la è il valore aggiunto in una location popolazione italiana non è concen- Luca Lunardi in un centro commerciale? trata solo nei grandi centri urbani, Per Pandora il valore aggiunto più ma è distribuita anche nelle zone grande è essere vicino ai nostri clienti. provinciali: quindi per noi è indispenEssere presenti nei centri commerciali sabile la presenza nei principali poli è sicuramente un modo per essere d’acquisto. Siamo molto soddisfatti sempre più vicini a loro. dei risultati nel nostro Paese. Infatti Qual è la vostra particolarità rispetto nei periodi in cui il regalo è nei penad altri importanti marchi internasieri di tutti, i nostri negozi sono zionali? stati presi d’assalto con code di qual- Pierluigi Pulimeno Pandora è un brand di gioielleria inche ora, a dimostrazione che il brand ternazionale che offre a tutti i suoi clienti un lusso sta entrando nel cuore di tutti gli italiani. Per il accessibile, ragione per cui la nostra distribuzione wholesale, l’anno è stato altrettanto straordinario per la sinergia sempre maggiore tra sviluppo mo- punta ad essere capillare e alla portata di tutti.

e in una fitta rete preesistente di gioiellerie (quasi più delle farmacie) ben integrate nel tessuto sociale. Ad oggi in Italia ci sono 52 monomarca a insegna Pandora (di cui 18 a gestione diretta, gli altri in franchising) più 5 shop in shop e circa 580 negozi wholesale. Il futuro, oltre alla crescita del canale retail (in aumento di una decina di insegne dall'anno precedente con 15 opening), sta nella brandizzazione crescente dei multimarca. L'attuale presenza nel mercato italiano sembra equilibrata, capillare e con la predilezione per i monomarca nel canale dei centri commerciali (35 insegne): un risultato importante dopo solo 3 anni dall'inaugurazione del negozio di Venezia. Se si va a dare un occhio alla network retail la Lombardia è la regione più coperta con una decina di insegne, concentrate soprattutto nel milanese e nella ricca Brianza. Segue a stretto giro l'Emilia

Romagna, anche grazie al turismo della Riviera, per finire sul podio con il Veneto, con i suoi storici centri di Venezia, Padova e Verona. La presenza al Nord è più intensa, ma le insegne del Gruppo sono presenti in quasi tutte le regioni, coprendo anche i centri più importanti del Sud. Infatti Pandora è presente in tutti i capoluoghi importanti del nostro Paese: da Roma (la città con più negozi), a Napoli, a Firenze, a Palermo passando da Bari, Torino e Genova. S’impenna il fatturato di Gruppo e sale anche l’utile Il bilancio del 2014 di Pandora Italia, controllata al 100% dal Gruppo danese, ci racconta che in un anno i ricavi sono quasi raddoppiati passando da 66 milioni a 108, mentre gli utili sono più del doppio: quasi 2,9 milioni nel 2014 a fronte degli 1,3 dell'anno prima.

Risultati che nel 2015 potranno solo crescere viste le premesse di espansione del marchio in Italia e considerati i risultati per l’anno scorso del Gruppo complessivamente con 2,2 miliardi di euro di fatturato (+40,2 sul 2014 o +28,9% in valuta locale). Segnali positivi per il 2015 anche dall'Ebitda che segna un +44,7% per un totale di circa 832 milioni di euro con un margine del 37,1% contro il precedente 36%, o dall'utile netto che si avvicina ai 500 milioni di euro (+18,6% sul 2014) per la gioia degli azionisti, visto che il board ha previsto di accrescere il dividendo del 44% sul 2014, la cancellazione del 4,28% del capitale azionario totale e l'avvio di un programma di share buyback per ridurre entro il 2017 il capitale azionario del colosso danese. David Montorsi

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r&f Brand analysis

L'Erbolario cura il benessere dal 1978 L‘

Erbolario nasce a Lodi, nel 1978, come Premiata Erboristeria Artigiana. Nel retro del piccolo negozio, Franco Bergamaschi e la moglie Daniela Villa danno vita ai loro primi cosmetici, attingendo a vecchi e collaudati ricettari di famiglia: acque aromatiche, oli da bagno e lozioni contraddistinti tutti dalla derivazione vegetale dei loro ingredienti, da profumazioni delicate. Oggi a quasi quarant'anni di distanza, i principi che muovono il brand sono gli stessi, etica, sostenibilità ambientale, trasparenza, ma da piccola erboristeria è diventata una vera propria azienda, con quasi 150 punti vendita, una forte componente di franchising, e un giro d'affari da 50 milioni di euro. Ne abbiamo parlato con Andrea Prange, amministratore delegato della divisione retail di L'Erbolario.

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Il brand in pillole Anno di nascita del brand Proprietà Core business Headquarter Giro d’affari Paesi di sviluppo Canali di sviluppo Numero di punti vendita in Italia e complessivo Numero di punti vendita diretti in Italia e complessivo Numero di punti vendita in franchising in Italia e complessivo Numero di corner nei negozi multimarca in Italia e complessivo Numero di aperture nel 2015

1978 Franco Bergamaschi e Daniela Villa Cosmesi di derivazione vegetale Lodi Oltre 50 milioni di euro Croazia, Bulgaria, UK Centri Commerciali – Outlet – High street 139 in Italia – 7 estero 27 solo in Italia 112 in Italia – 7 estero Oltre 3.000 9 Fonte aziendale

Quali sono le caratteristiche più importanti dei vostri format di punto vendita (metratura, assortimento, esposizione dei prodotti, ecc)? I nostri negozi hanno superfici contenute, normalmente tra i 40 e i 60 metri quadri, all’interno dei quali esponiamo l’intero assortimento de L’Erbolario e una selezione dei fitoterapici della nostra consociata Erbamea. L’esposizione dei prodotti, che determiniamo centralmente con l’ausilio di programmi di space allocation, varia necessariamente in funzione dello spazio a disposizione, ma cerchiamo di dare la necessaria enfasi alle categorie che meglio ci rappresentano, come linee profumate e prodotti viso. Declinate i format in base al canale (centri commerciali, outlet, aeroporti, stazioni ferroviarie, high street)? La nostra immagine è uniforme indipendentemente dal canale e il format, nato in centro storico ma ottimamente declinato anche all’interno dei centri commerciali, prevede tante soluzioni

Andrea Prange flessibili che ci consentono di essere ben riconoscibili in ogni contesto. Negli outlet poi occupiamo delle superfici tendenzialmente più ampie. Qual è il canale più redditizio in termini economici? Lo sviluppo della catena ci ha visti inizialmente più attivi nei centri commerciali, dove il canale delle erboristerie tradizionali indipendenti non è quasi mai presente, ma da alcuni anni ci stiamo

focalizzando anche sui centri cittadini. La profittabilità può e deve essere ottenuta in tutti i canali, anche se devo dire che i costi complessivi di gestione dei negozi nei centri commerciali ci obbligano oggi a essere estremamente brillanti in termini di volumi per raggiungere profitti adeguati. Cambiano i vostri format se la gestione del negozio è diretta o in franchising? No, l’intervento dell’imprenditore affiliato non è relativo al format, che è parte integrante del nostro know-how, ma piuttosto alla gestione e motivazione del personale oltre che dell’integrazione del punto vendita con la realtà locale. Preferite sviluppare la vostra rete con pdv diretti o in franchising? Secondo quali logiche vi orientate per gli uni o per gli altri? L’importanza della gestione della qualità della vendita e quindi della gestione, formazione, motivazione del personale ci fa propendere spesso per una gestione in affiliazione, che ci


consente di avere un imprenditore che segue in modo personalizzato e ravvicinato la sua forza vendita. Quali tecnologie (sistemi di pagamento contactless, illuminazione a Led, sistemi di videosorveglianza, wi-fi, digital mirror, ecc) inserite nei vostri punti vendita? L’erboristeria non è uno dei settori più vicini alla tecnologia ma senz’altro vi ricorriamo ogniqualvolta questa è funzionale ai nostri scopi. Nello specifico il-

luminiamo da tempo i nostri negozi unicamente con la tecnologia Led che, oltre a consentirci consistenti risparmi economici, è in linea con la nostra anima ecologista: minori consumi ma anche lampade prive di mercurio e quindi meno inquinanti. Anche nel settore dei pagamenti elettronici siamo all’avanguardia: abbiamo da poco varato un sistema di acquiring dedicato alla nostra catena che ci consente di gestire i pagamenti elettronici in modo estremamente veloce ed eco-

nomico. In queste settimane, stiamo poi varando un nuovo software di gestione che, prima dell’estate, ci consentirà di essere più vicini alla nostra clientela e di erogare un servizio ancora più personalizzato ed efficace. Come è cambiata negli anni la vostra strategia di sviluppo? Con la crisi degli ultimi anni tanto è cambiato, l’apertura di un punto vendita è un investimento di più lungo periodo e quindi la prudenza e la valutazione dei cambiamenti di scenario, relativi ad ogni singola location, è oggi fondamentale. Dovendo poi promuovere un brand che va oltre l’insegna la responsabilità è grande. Quali sono le ultime e le prossime aperture? Abbiamo da poco aperto presso il centro commerciale Twenty di Bolzano, andando a coprire una nostra assenza in un’area molto attenta al benessere e alla bellezza, che ci sta dando buone soddisfazioni. Tra i centri consolidati ci siamo insediati alle Porte di Napoli di Afragola e a Curno. Tra poco saremo ad Arese e a seguire ci saranno anche

alcune novità all’estero, a Zagabria dove siamo già presenti, e a Ginevra con una “prima” per il mercato svizzero. Disponete di un canale e-commerce? Come approcciate le vendite online e con quali riscontri? Come si affiancano tali strategie con il più classico brick & mortar? Ad oggi non abbiamo ancora dato il via al canale, stiamo immaginando le possibili interazioni con la catena e anche con il canale tradizionale. Siete molto attivi a livello di rispetto dell'ambiente e di risparmio energetico: è una strategia onerosa oppure oggi rappresenta un vantaggio in termini economici? Come accennato, con il rispetto dell’ambiente e il risparmio energetico si possono effettuare degli investimenti immediatamente remunerativi, ma non è questa la nostra sola prospettiva: se nel 2050 sul nostro pianeta dovranno coesistere nove miliardi di persone non ci si può esimere da un comportamento ambientale responsabile ed etico. S.M.

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r&f

Dossier aeroporti

Una freccia all’arco della

Superba

L'ampliamento strutturale, una funicolare dalla stazione fino al salone centrale in landside, il settore crocieristico da intercettare e un territorio da valorizzare. L'aeroporto di Genova getta l’àncora per diventare grande

D

alle immagini aeree, l'Aeroporto Cristoforo Colombo di Genova sembra una cuspide puntata verso il mar Mediterraneo, quasi a voler ricordare la vocazione non solo commerciale, ma anche quella guerriera della più importante delle Repubbliche Marinare. Attualmente (e speriamo per ancora molto tempo), non c'è il rischio di vedere flotte nemiche all'orizzonte, ma dal punto di vista commerciale, Genova è ancora un polo strategico, un vertice del triangolo economico che forma assieme a Torino e Milano. Assieme al porto e alle connessioni autostradali e ferroviarie infatti costituisce uno dei principali “snodi” intermodali del nord Italia, attorno al quale si è sviluppata una crescente attività di traffici economici internazionali. Inoltre è un polo caleidoscopico, dove convivono diversi capisaldi

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dell'economia: dall'industria con aziende come Ansaldo Energie, Fincantieri, Piaggio, il Rina (Registro italiano navale), a un polo tecnologico con Ericsson e Siemens, per citarne alcune, fino all'industria marittima legata sia al navale sia al turismo, molto forte naturalmente il tutta la Liguria grazie a paesi come Portofino, le Cinque terre, cui segue la Versilia a levante, e la zona di ponente che diventa Costa Azzurra in Francia. Lo scalo ligure in questo contesto intercetta quindi diverse tipologie di viaggiatori: una forte componente business sia in entrata sia in uscita, e una leisure principalmente in entrata ma con potenzialità decisamente superiori rispetto ai numeri attualmente realizzati. Il 2015 ha visto transitare quasi un milione e 400mila passeggeri con una crescita del 7,5% (fonte Assaeroporti), ma il dato è destinato a


crescere grazie al collegamento appena inaugurato con l'aeroporto di Amsterdam. A oggi, attraverso gli hub con cui è connesso, il Cristoforo Colombo raggiunge ed è raggiunto da 400 destinazioni nel mondo.

contenute. Le stesse aree commerciali occupano in zona landside 575 mq suddivisi tra 16 attività; mentre in zona airside sono 430 mq suddivisi tra 4 attività (compreso duty free presidiato da Dufry)

City airport sul mare Essendo tuttavia un city airport ad appena sei chilometri da centro della città e realizzato in un contesto particolare, in quanto tutta l'area aeroportuale è frutto di una penisola artificiale realizzata attraverso il riempimento di un tratto di mare i cui lavori hanno richiesto otto anni, il Cristoforo Colombo ha dimensioni

Airside e landside essenziali Nel salone centrale c'è una forte presenza di insegne di autonoleggio oltre a un bancomat, un servizio informazioni, una biglietteria self service di Trenitalia, un negozio di articoli sportivi della squadra di calcio Genoa 1893, un bar: il Punto Dolce Salato gestito dall'operatore Punto Grill con accanto la lounge di Costa

Crociere, attiva nel periodo crocieristico che va da marzo a ottobre. Inoltre è stato recentemente riorganizzato l'ufficio lost and found in modo da avere un doppio sbocco, sia agli arrivi sia nel salone centrale. Al primo piano landside ci sono le biglietterie e i check-in, un Safe Bag, la Sala Genova (una vip lounge con possibilità di fare il checkin internamente, un bancomat, un negozio a isola a forma rettangolare con doppio ingresso sui lati corti con insegna Giglio Bagnara dal 1869, un operatore locale multibrand che commercializza marchi premium di abbigliamento uomo e donna. Proseguendo sull'angolo ovest c'è un Coffee Bar Mokà e Ristorante Gusto di Chef Express, da poco rinnovato. Accanto un negozio Marina Militare con cui terminano le attività in landside. Superati i controlli si arriva in airside dove c'è il duty free di Dufry, un altro Mokà cafè di dimensioni ridotte rispetto a quello in landside e prima delle partenze internazionali c'è un wine bar realizzato

in collaborazione con la cantina Mezzacorona. Un ulteriore piano ospitava il self service che sarà trasformato in sale meeting utilizzabili anche per incontri business, un'altra lounge, questa volta di MSC crociere, con terrazza che affaccia sul piazzale e sulla pista, e gli uffici della società di gestione e dell'Enac. Progetti interessanti Con questo si conclude la lista delle attività retail del Cristoforo Colombo. Ma è in atto una trasformazione: la società di gestione Aeroporto di Genova Spa, infatti, ha visto approvarsi ad agosto 2015 dall'Enac il Contratto di programma 2016-2019. Il documento espone il piano degli investimenti nel quadriennio per un totale di 12 milioni e 650mila euro in completo autofinanziamento grazie all'adeguamento delle tariffe. «Sul piano investimenti lavoriamo su due direttrici – ci spiega Paolo Sirigu, direttore generale dell'aeroporto – creare migliore qualità di servizio per l'utente aeroportuale, da una parte, e rendere l'infrastruttura maggiormente compatibile e intercambiabile nel mondo dei trasporti e all'interno del territorio, dall'altra. Sono previsti ammodernamento e ampliamento dell'aerosta-

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Dossier aeroporti zione, interventi sulle infrastrutture di volo, attrezzature e interventi di manutenzione straordinaria. Già nel 2015 l'Aeroporto di Genova ha avviato l’investimento di oltre un milione di euro per l’ammodernamento del terminal». Di fatto, i lavori di ampliamento consistono nell'allungamento dei due lati della cuspide che dà forma all'attuale aerostazione. Una volta terminati la struttura dell'aeroporto avrà 8mila mq in più di superfici di cui 3mila mq commerciali, tutti in area airside. Ma un altro importante intervento riguarda le vie di accesso all'aeroporto. «È in corso anche il progetto GATE (acronimo di “Genoa Airport, a Train to Europe”), finalizzato al collegamento diretto tra aerostazione e ferrovia – ci

svela infatti Sirigu – Anche se in realtà si tratta di due sottoprogetti distinti: la nuova fermata ferroviaria di Erzelli/Aeroporto, collocata sulla linea Genova Ventimiglia tra le stazioni di Sestri Ponente e Cornigliano e l’impianto di collegamento via fune tra la nuova stazione e il terminal passeggeri aeroportuale – sempre Sirigu – La soluzione scelta dai tecnici per l’impianto di collegamento via

fune è quella di una cabinovia con portata compresa tra le 600 e le 700 persone all’ora. L’impianto prevede la fermata delle cabine in stazione, per consentire un facile accesso al sistema di trasporto». Un occhio di riguardo, naturalmente, lo merita il settore crocieristico. La Spezia, Genova e Savona sono tre porti che stanno facendo un ottimo lavoro da quel punto di vista. «A oggi, gli imbarchi per le crociere hanno raggiunto due milioni e 200mila turisti, e il Cristoforo Colombo ne intercetta appena 80mila il nostro obiettivo è diventare un hub crocieristico di riferimento per la rete distributiva di questi viaggi. Trasportare anche solo il 50% dei vacanzieri vorrebbe dire oltre un milione di passeggeri in più all'anno» conclude Sirigu. Conclusioni Ci sono quindi tutti gli ingredienti per far sì che il Cristoforo Colombo di Genova passi a un livello superiore, lavorando su ampliamento infrastrutturale, facilità di accesso, aumento dell'offerta commerciale, il tutto inserito in una strategia di crescita sia in

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termini di traffico sia in termini di valorizzazione del territorio. Certamente la strada non è semplice, in quanto è fondamentale che si crei un proprio bacino d'utenza, poiché, in un raggio di 150 chilometri in linea d'aria, ci sono gli aeroporti di Nizza, Torino, Milano, Bergamo, e Pisa; e sotto i 200 chilometri anche Bologna e Firenze. La concorrenza quindi c'è, ed è piuttosto forte. Se possiamo permetterci un'osservazione in merito allo sviluppo del Cristoforo Colombo, riguarda la scelta, da un certo punto di vista condivisibile, di non voler sviluppare lo scalo in modo da offrire servizi ai cittadini che abitano nei dintorni. In quanto city airport, infatti, la vicinanza ai centri abitati costituisce un valore aggiunto dalle grandi potenzialità commerciali. E gli scali che hanno saputo sfruttare questa caratteristica ne hanno tratto vantaggi non indifferenti. A quanto pare le associazioni dei commercianti della zona adiacente all'aeroporto hanno chiesto e ottenuto di non essere ulteriormente penalizzate (vista già la crisi che li ha sufficientemente danneggiati). È vero, però, che un'offerta commerciale ben mirata e al servizio anche degli utenti non viaggiatori, potrebbe fare da traino e rilanciare anche altre attività esterne allo scalo. Tuttavia gli aeroporti sono in continua evoluzione, quindi c'è sempre tempo per cambiare strategia. Stefano Masin



r&f Airport analysis

Amsterdam-Schiphol L‘

aeroporto di Amsterdam Schiphol (IATA: AMS) con oltre 58 milioni di passeggeri nel 2015 (+6,0% vs 2014), è il quinto aeroporto più trafficato in Europa. Il pattern di distribuzione del traffico durante l'anno segue quello standard degli aeroporti europei, con picchi durante i mesi estivi e a ridosso delle principali feste nazionali:

Profilo passeggeri La composizione del traffico rimane pressoché costante, con una maggioranza dei passeggeri che viaggia per piacere.

Oltre due terzi dei passeggeri viaggia verso destinazioni europee (sia Schengen sia extra Schengen).

Di questi, oltre l'80% rimane all'interno dell'Unione Europea.

Tra le caratteristiche che contraddistinguono l'aeroporto, c'è il marcato orientamento allo sviluppo delle attività retail. La zona landside è infatti ricca di negozi frequentata regolarmente oltre che dai “meeters & greeters” e dalla comunità aeroportuale, anche da visitatori provenienti da Amsterdam che non necessariamente devono imbarcarsi su un volo.

Tra i passeggeri intercontinentali, gli americani in generale costituiscono la metà delle nazionalità presenti in aeroporto:

Sebbene sia il quinto scalo a livello europeo e tra i più importanti a livello globale e vanti uno sviluppo delle attività non-aviation decisamente significative, l'attenzione che l'Aeroporto pone al rafforzamento della travel experience, unitamente al relativamente alto turnover dei diversi brand, rende Schiphol uno degli aeroporti più interessanti anche per quei brand in cerca di affermazione sul mercato del travel retail. Per quanto riguarda la gestione delle attività retail, in particolare il fashion, va segnalato che l'operatore locale è stato recentemente acquistato da Lagardere Travel Retail, pur mantenendo una discreta autonomia nella definizione del brand mix e delle condizioni commerciali con i diversi brand owner.

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Fabio Bernardini fabio.bernardini@due-puntozero.com www.due-puntozero.com


r&f World Travel Retail A Dubai 175 nuovi negozi EMIRATI ARABI – Il Dubai International Airport ha inaugurato la nuova area D: un investimento da 1,2 miliardi di dollari, con 175 nuovi punti vendita gestiti dal Dubai Duty Free. L'area si sviluppa su 7mila mq di cui mille dedicati al fashion, 1.500 mq a profumi e cosmetici e mille a liquori e food. Con questa operazione le aree retail dello scalo di Dubai salgono a circa 33mila metri quadri.

L'Aberdeen Airport investe 26 milioni SCOZIA – Lo scalo scozzese, riferimento per il nordest della regione, è un importante driver economico per l'economia locale a cui ha contribuito con 142 milioni di euro. Con 3,5 milioni di passeggeri nel 2015 ha fatto registrate per il secondo anno di fila un record. Per questo motivo saranno investiti 26 milioni di euro per ampliare la struttura dell'aeroporto del 50 per cento.

SSP porta Boston a Stoccolma

Moxy a Monaco

SVEZIA – L'operatore della ristorazione nel canale travel SSP ha inaugurato alla stazione di Stoccolma un ristorante col brand Boston Grill e rinnovato O'Learys. La stazione svedese vede transitare ogni giorno circa 200mila passeggeri e i due ristoranti si compensano nell'offerta con da una parte un ambiente più tranquillo e rilassato, mentre per chi vuole godersi un po' di sport in televisione ci pensa O'Learys. In entrambi casi, naturalmente, gustando buon cibo.

GERMANIA – Moxy Hotels, il brand lifestyle di Marriott International, ha aperto un nuovo hotel con 252 camere a Monaco. Il brand Moxy Hotels reinventa il tradizionale concetto di ospitalità offrendo un’esperienza vivace che coinvolge totalmente i viaggiatori di nuova generazione, con lo stile e l’atmosfera di un boutique hotel a prezzi decisamente vantaggiosi. Prosegue così la crescita della fortunata catena che ha visto nascere il primo albergo proprio a al Terminal 2 di Milano Malpensa.

Amsterdam Schiphol trasforma la lounge 2

Dufry raddoppia a Denver COLORADO – L'aeroporto internazionale di Denver ha inugurato due nuovi duty free di Dufry. Si tratta di 2.315 mq nell'atrio A e 2.328 mq nel mezzanino dell'atrio B. I due duty free serviranno sia i viaggiatori nazionali sia internazionali, con l'unica differenza che i passeggeri domestici non potranno acquistare alcool e tabacco.

OLANDA – Cinquantotto milioni di passeggeri nel 2015 e una previsione di 60 milioni ne 2016. L'aeroporto olandese è in procinto di riprogettare la departure lounge 2 suddividendola in sette aree tematiche. Al primo piano ci sarà il luxury world (tutto brand del lusso); See buy fly (profumi, libreria, elettronica, liquori e tabacco); Fashion and lifestyle (galleria dedicata allo shopping); Modern dutch (un'area in stile olandese). Al secondo piano, invece, sarà la volta di Care & wellness; Travel & culture; e Family world (con una food court e un'area gioco per i bambini).

La nave da crociera più grande del mondo

Heinemann acquista un po’ di DFI

Sidney fa più 3 AUSTRALIA – L'aeroporto di Sidney ha registrato una crescita del travel retail del 3% nel 2015 sul 2014 passando da 255,2 milioni di dollari australiani a 263,5 milioni. Merito del successo va sia al nuovo duty free Heinemann aperto a febbraio, sia al rinnovo dell'offerta retail che ha migliorato la passenger experience.

Le Chef al Ginevra Airport SVIZZERA – La divisione svizzera di Autogrill ha inaugurato allo scalo di Ginevra il ristorante Le Chef, gestito dallo chef Benjamin Luzuy. Il locale, la cui struttura richiama l'architettura neoindustriale, offre una cucina di prodotti locali, una caffetteria, un'area lounge per rilassarsi e una terrazza per chi desidera prendere un po' d'aria.

FRANCIA – La Harmony of the seas, la più grande nave da crociera al mondo, ha effettuato i tre giorni di collaudo di rito. Il Transatlantico, 362 metri di lunghezza, 16 ponti e una capacità di 5.400 passeggeri, è stato costruito nei cantieri STX France, mentre la propità è della Royal Caribbean. A bordo ci saranno sette quartieri tematici, il Central park con oltre 10mila piante vere; la zipline per volare a 25 metri di altezza; la pista di pattinaggio sul ghiaccio e i simulatori di surf. Inoltre sarà possibile sorseggiare un drink al Bionic Bar in cui a servire saranno barman robot, e pernottare in camere con balcone virtuale.

Dfs a Siem Rap CAMBOGIA – Dfs Group ha inaugurato in Cambogia una T Galleria a Siem Rap, città turistica vicino all'antico tempio di Angkor Wat. Sarà il più grande department store del Paese con i suoi 8mila mq e 170 brand internazionali.

ASIA PACIFICA – Duty Free Internatioanal, sussudiaria di Atlan Holdings, sta cedendo un 10% di azioni della propria divisione duty free a Heinemann Asia Pacific con la possibilità di acquistare in futuro un altro 15 per cento. L'operazione dovrebbe valere 52,21 milioni di euro. La prima parte della transazione dovrebbe concludersi entro giugno 2016.

Lo shopping on board conviene ON BOARD – Secondo i dati Guest Logix, il fenomeno dello shopping a bordo cresce del 13% l'anno, per un valore di 5 miliardi di euro. Le compagnie aeree paiono intenzionate a cavalcare l'onda proponendo prodotti di lusso e cosmesi a prezzi inferiori rispetto ai listini degli aeroporti. Addirittura KLM ha attivato un servizio e-commerce con acquisto a casa e consegna a bordo.

Furla a Budapest UNGHERIA – Il brand italiano di pelletteria ha inaugurato al Budapest Ferenc Liszt International Airport una boutique di 16 mq in collaborazione con Heinemann. Furla sta registrando risultati ottimi nel travel retail e la collaborazione con Heinemann, secondo le parole di Gerry Munday, global travel retail director del marchio italiano, è destinata a proseguire nel tempo con nuove aperture.

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r&f Le grandi esclusive di r&f

Nel cuore di Amazon: MXP5, il centro di distribuzione italiano

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i Amazon nel mondo si pensa e si dice di tutto, compreso il fatto che, come per Google tra i motori di ricerca, “se non ci fosse bisognerebbe inventarlo”. Per vedere come funziona davvero, nei suoi aspetti materiali, uno dei colossi mondiali dell’eCommerce, abbiamo visitato il centro di distribuzione italiano di Castel San Giovanni (Piacenza), una struttura di 88mila metri quadrati (l’estensione di 12 campi da calcio) dove lavorano stabilmente un migliaio di persone in giubbotto giallo, tutte armate di scanner per la lettura dei codici a barre, e si sperimentano alcuni dei processi e delle tecnologie più avanzati che abilitano la logistica del nuovo modo di fare acquisti: dal momento in cui il nostro ordine “one click”, via web o app, risulta caricato a sistema, fino alla consegna a domicilio sull’intero territorio italiano (dove l’unico vero limite è costituito dalla penetrazione del commercio elettronico, inferiore al 5% del totale consumi retail, per un controvalore di 16,6 miliardi di euro, secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm – Politecnico di Milano).

Un ecosistema intelligente L’MXP5 (in ogni paese in cui opera Amazon identifica i suoi centri di distribuzione con la sigla dell’aeroporto internazionale più vicino), aperto a fine 2013 e inaugurato ufficialmente a maggio 2014, serve tutta la Penisola e ha mandato in pensione l’MXP1 aperto nel 2011, nello stesso parco logistico, su “soli” 26mila metri quadrati. «Dei 109 magazzini (29 in Europa) dell’azienda fondata vent’anni fa, in un classico garage americano, da Jef Bezos, quello di Castel San Giovanni è uno dei più capienti e all’avanguardia, grazie anche ai 70 milioni di euro investiti in due anni nella struttura», ci spiega Elena Cottini, PR

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minato (con il contratto del commercio, migliorativo rispetto a quello applicato di solito ai magazzinieri) hanno un’età media di 31 anni, per il 36% sono donne, e ruotano su tre turni di otto ore, di cui quello notturno scatta però solo durante i “picchi”: a cavallo tra novembre e dicembre, in vista del Natale, nei cosiddetti “black friday” (quello del 2015 ha comportato l’evasione di oltre 600mila ordini stimolati

Operations Manager Amazon Italia, mentre esploriamo questo hub dello shopping a distanza, visitato lo scorso anno da 1.200 clienti e “curiosi” che ne avevano fatto richiesta online. «Il centro è interamente climatizzato e governato a tutti i livelli da un sistema di business intelligence che sta facendo scuola nel mondo della logistica, e non solo». Le principali funzioni che assolve sono la gestione della merce a stock in base alle classifiche dei prodotti più venduti e ai trend di mercato (l’assortimento prevede quasi ogni tipo di merceologia eccetto l’alimentare fresco), la catalogazione di ogni item (cui corrisponde una posizione univoca nel caos apparente, gaussiano, che regna nelle città, nelle vie e nelle case che costituiscono l’ossatura delle due grandi pick tower di quattro piani: unica regola ferrea non stivare mai due referenze simili una accanto all’altra per evitare involontari scambi di prodotto), la gestione del prelievo, che ottimizza tra l’altro i tragitti a piedi degli addetti, e l’attribuzione dell’etichetta lungo il percorso dei nastri trasportatori che si snodano come binari di smistamento ferroviario (con “tote”, ceste di diversi colori al posto dei vagoni) lungo 15 km, limitando il

ricorso alla movimentazione manuale dei pacchi. Anche il controllo di qualità ha una posizione di assoluto rilievo: «Facciamo logistica ma applichiamo ovunque il metodo Toyota della lean production. La riduzione al minimo degli sprechi prevede tra l’altro accordi con il banco alimentare e altre associazioni sul territorio per la donazione dei prodotti danneggiati o in scadenza non destinati alle offerte speciali». Un piccolo esercito di trentenni Il lavoro umano è l’altra componente essenziale nell’ecosistema di MXP5, attivo 7 giorni su 7, 365 giorni l’anno. Gli oltre 900 assunti a tempo indeter-

dalle offerte speciali) e, da quando Amazon è entrata di peso nel business dei libri scolastici, adottati da tutti gli istituti primari e secondari del Belpaese, anche il mese di settembre. Turni a parte, le smisurate dimensioni del centro fanno sì che la sua popolazione sia talmente rarefatta da far sembrare quasi deserti i reparti in alcuni momenti della giornata: gli unici luoghi di aggregazione sono la mensa, gestita da un ristoratore locale che porta sulla tavola dei dipendenti tutti i piatti e le materie prime di qualità del territorio (l’abbiamo provata con soddisfazione anche noi), le sale relax e i punti di convocazione dei daily breaf in cui i team leader trasmettono ordini di ser-


vizio e obiettivi della giornata. Anche i ruoli ruotano di frequente, previo addestramento, per rendere più vario e meno alienante il lavoro dei receiver (che operano nell’area inbound, dove arrivano fisicamente i pallet scaricati quotidianamente dagli spedizionieri: Amazon non ha per scelta una propria flotta, ma mette in concorrenza le diverse società), degli stower che sistemano e codificano le merci a scaffale, dei picker che le prelevano in concomitanza con gli ordini e dei packer,

assegnati al confezionamento dei prodotti. «È il compito più ripetitivo, che si svolge solo per mezza aggiornata, per evitare un sovraccarico all’addetto di turno, oggettivamente costretto nei suoi movimenti. Questa mansione è ora in parte soppiantata da una nuova tecnologia interamente italiana (sviluppata per noi dalla CMC di Perugia) introdotta per la prima volta in azienda e sperimentata per l’intero gruppo dal centro di distribuzione di Amazon Italia», spiega Cottini.

Lo spettacolo della logistica Vedere in azione la “pack machine” è stupefacente: nel giro di pochi secondi si assiste a una sorta di “appuntamento” programmato, hi-tech, tra il cartone da imballaggio che viene istantaneamente piegato e tagliato su misura, e prodotti della più varia natura (però solo quelli di dimensioni piccole e medie: dal cd alla centrifuga, per intenderci) pronti per essere spediti ai rispettivi acquirenti. Il viaggio del pacco, come nel caso del confezionamento tradizionale, proseguirà poi incontrando altre tecnologie di verifica (a sensori e infrarossi) e avviamento intelligente (con assortimenti predeterminati dalla destinazione geografica e dalla tempistica di consegna) agli scatoloni che verranno presi in carico in outbound dai diversi spedizionieri. «Amazon utilizza tutti i mezzi in base alla destinazione del prodotto. In Italia, per la configurazione del territorio, il trasporto è soprattutto su gomma, tranne che per la consegna in Sicilia e Sardegna. In questi casi utilizziamo anche la via aerea». Nuove frontiere: il fresco Con l’anzianità e l’esperienza, tutti i dipendenti del centro possono aspirare a una crescita professionale: gli step successivi sono rappresentati dai team lea-

der, i motivatori delle varie squadre, dai problem solver, chiamati a intervenire per gestire tutte le eccezioni e gli inconvenienti, e gli area manager. «In azienda ci sono poi due senior operation manager che sovrintendono rispettivamente all’inbound e all’outbound. Loro, come anche gli addetti alle risorse umane, al finance, alla sicurezza e al loss prevention, riportano direttamente al general manager del centro, Tareq Rajjal». I mille di Castel San Giovanni non esauriscono la forza lavoro di Amazon Italia. A loro si sommano i 200 addetti del customer care di Cagliari e i circa 300 di Milano, tra headquarter e parte retail. «Lo scorso novembre abbiamo inaugurato il magazzino metropolitano di Affori, 1.400 mq, il primo dedicato al servizio Prime Now (consegne in un’ora a pagamento, gratis per gli abbonati a Prime in una finestra di due ore), partito a NYC un anno fa, già attivo in 23 città americane e quattro britanniche: Milano è la prima non anglofona, seguita da tre città in Giappone. A rifornirlo è soprattutto MXP5, tranne che per il prodotto alimentare fresco (accordi con Pievani per la frutta e Soresina per la verdura) e i surgelati che richiedono processi e temperature ad hoc». Ma questa, appunto, è un’altra storia… Paolo Crespi

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Dossier shopping mall prima pietra

Valle Aurelia:

si riaccende la fornace Dopo diversi anni di incubazione, il progetto capitolino di retail real estate è finalmente in fase di cantiere. Il futuro mall da circa 60 negozi, posizionato nel cuore della città e nato come recupero urbanistico, è promosso da CDS Holding/Orion Capital Managers, mentre la commercializzazione è affidata a JLL Italia

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preliminare di compravendita ha visto protagonisti la società costruttrice italiana CDS Holding S.p.A. e Orion European Real Estate Fund IV (gestito da Orion Capital Managers), che farà proprio il 100% delle quote di Valle Aurelia Mall S.r.l, con CDS e Orion che rimarranno partner in questa operazione fino al completamento del progetto e alla sua apertura. Nel particolare, CDS Holding curerà l'iter urbanistico e amministrativo e sarà anche responsabile per la costruzione del centro, mentre Jones Lang LaSalle, che ha agito quale advisor commerciale di CDS per la cessione, è responsabile

Il progetto in pillole Apertura prevista Inizio dei lavori Investimento Promotore Commercializzazione Progettazione Località Localizzazione Tipologia GLA totale Parcheggi Livelli commerciali Ancora Alimentare Medie superfici Unità ristorazione Totale unità (piccole, medie e grandi superfici)

Autunno 2017 Gennaio 2016 N.D. CDS HOLDING/ORION CAPITAL MANAGERS JONES LANG LASALLE DESIGN INTERNATIONAL/INTERTECNO Roma Urbana Urban shopping mall 20.000 mq 750 4 PAM (GLA 4.200 mq ) 6 15 63 (escluso PAM)

© Edifis Intelligence

C

on la firma, lo scorso settembre, del preliminare di acquisto che ne ha definito il futuro assetto proprietario, il progetto del centro commerciale di Valle Aurelia ha ripreso a correre, sino ad arrivare a inizio 2016 alla fase di cantiere. L’iniziativa, nata anche per restituire alla città di Roma l’area dell’ex Fornace Veschi, inattiva dagli anni 50 del ‘900, prevede la realizzazione di un mall distribuito su quattro piani, con una superficie lorda affittabile (GLA) di circa 22mila mq, servita da un parcheggio sotterraneo su due livelli per circa 750 posti auto complessivi. In particolare il


per la commercializzazione degli spazi. La progettazione architettonica annovera invece Design International, studio di livello internazionale e protagonista del nuovo Arese Shopping Center, e Intertecno, società italiana di ingegneria con sede a Milano e una filiale proprio a Roma. La location rappresenta il vero valore aggiunto del futuro mall, che potrà attingere da un bacino d’attrazione primario di 80mila residenti nel raggio dei primi cinque minuti, che diventano 800mila allargando l’isocrona a 15 minuti e 1,2 milioni nei 20 minuti (fonte JLL Italia). Nello specifico Valle Aurelia è situato nella parte ovest della Capitale, a circa 200 metri in linea d’aria dalle mura del Vaticano, all’incrocio di due primarie arterie urbane: viale di Valle Aurelia e via Baldo degli Ubaldi. Inoltre è dotato di accesso diretto dalla metropolitana (stazione Valle Aurelia, Linea A), con San Pietro che dista solo due

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Dossier shopping mall prima pietra fermate, dalla linea ferroviaria FR3 che collega anche agli aeroporti, ed è servito da due capolinea di autobus delle linee ATAC. L’indice di reddito disponibile dei residenti nella zona, specifica Jones Lang LaSalle, è del 23% superiore alla media italiana e il 16% al di sopra del dato regionale, per un totale di 21.366 euro pro capite. L’indice di consumo è invece più elevato del 14% della media nazionale e i residenti con età compresa tra 25 anni e 54 anni, il target tradizionalmente di riferimento per i centri commerciali, rappresentano circa il 43% del bacino. L’apertura di Valle Aurelia è prevista per l’autunno del 2017. La commercializzazione, mattone su mattone Il progetto, sviluppato su quattro piani con numerosi collegamenti verticali, è stato commercialmente ridisegnato da JLL rispetto al precedente concept e diviso secondo cluster dedicati in specifiche aree tematiche e occasioni di shopping. Oltre all’àncora da 4.200 mq, una dimensione in linea con gli attuali trend di mercato che privilegiano i format alimentari di metrature contenute, ci saranno sei medie superfici, di cui due sui 1.500 mq dove dovrebbero entrare l’elettronica di consumo e un fashion store, e altre quattro in fase di configurazione. «La commercializzazione sta procedendo in modo spedito, già oltre il 50% della Gla, e molte insegne nazionali e internazionali hanno mostrato il loro interesse e stanno valutando i migliori format da utilizzare in questo progetto – dichiara Monica Cannalire, head of retail agency di Jones Lang LaSalle – Una forte richiesta viene anche da operatori commerciali locali per i quali è più immediato cogliere in Valle Aurelia la vera potenzialità, legata all’ottima localizzazione all’interno del contesto urbano capitolino. La nostra attenzione si è quindi focalizzata prima sulle medie superfici e sull’àncora alimentare, che sarà

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un supermercato a marchio PAM, e attualmente si sta concentrando sulle unità di vicinato. Si tratta, ora, di fare una selezione più qualitativa, in modo da realizzare un brand mix che soddisfi contemporaneamente le esigenze dei consumatori, dei retailer e della proprietà. L’obiettivo è di completare la commercializzazione nel primo semestre del prossimo anno, in tempo per l’apertura in autunno». Ogni piano di Valle Aurelia godrà di una propria autonomia ma

sarà allo stesso tempo integrato nel complesso in modo armonico, usufruendo dei servizi di ristorazione e commerciali di tutto il centro. Questa specializzazione tematica permette di creare differenti mondi e microcosmi, separati ma in sinergia tra loro, per offrire un’esperienza di shopping emozionale unica, attraverso un merchandising mix costruito su misura per l’everyday life e che prevede in galleria dei marchi internazionali, uniti a eccellenze italiane

e locali. Per un’analisi più dettagliata, al piano Pam, che si trova allo stesso livello dell’uscita della metropolitana di Valle Aurelia, unico livello coperto e climatizzato, verranno collocati l’àncora alimentare e i beni di prima necessità, uniti ai servizi. Al piano terra inferiore, definito “the everyday shopping”, invece, si insedieranno le due medie superfici più grandi, quelle di elettronica e di abbigliamento, oltre a brand legati al mondo della famiglia, del fast fashion, dello sport, mentre al piano chiamato “the asprirational mall”, a cui si accede direttamente dall’esterno anche da viale di Valle Aurelia, si potranno trovare i marchi più di tendenza, prime brand e accessori. Al quarto livello del centro, il “roof top”, con accesso diretto da via Baldo degli Ubaldi, sarà invece collocato lo spazio di aggregazione e di intrattenimento: una food court con quattordici unità di ristorazione per un totale di circa 3.000 mq di GLA, in grado di rispondere alle esigenze culinarie di diversi target di clienti e di occasioni di consumo, con pos-


sibilità di accedervi anche oltre gli orari di apertura del centro. Non mancheranno quindi i ristoranti tradizionali, fusion e i fast food. In un periodo caratterizzato dall’arrivo nella Penisola di numerosi nuovi concept di food & beverage, JLL ha confermato trattative in corso con alcuni tra i principali player, anche internazionali, talvolta già presenti sul mercato, con unità sia in centro storico sia nei principali shopping mall, e con altri che stanno approcciando il mercato nazionale per la prima volta. Ma a Valle Aurelia non ci saranno solo negozi: «Lo scopo di questa riqualificazione urbana – conclude Cannalire – è di creare una piazza, un nuovo cuore per il quartiere, dove intrattenersi e passare del tempo libero oltre a fare shopping. La piazza stessa diventerà quindi uno spazio di intrattenimento con un’area giochi per bimbi, insieme all‘Ex Fornace che, ristrutturata, sarà dedicata a ospitare mostre ed eventi».

ROMA

Progettazione e impatto ambientale Valle Aurelia mira a essere un nuovo “gate” per la città, in grado di rappresentare un legame tra il passato, dato dalla ristrutturazione della for-

nace e dal recupero dell’area dismessa, e il futuro, con innovazione sostenibile nella struttura e nei materiali utilizzati, il tutto concentrato in un complesso urbano a misura d’uomo. Il progetto si ispira sia al modello

del lifestyle center, formula internazionale di recente applicazione anche in Italia, sia al più tradizionale urban mall. Il concept architettonico di Valle Aurelia, progettato da Design International, infatti, presenta una struttura aperta, in cui funzionalità, estetica e ambiente si armonizzano per favorire una maggior permanenza nel centro. La galleria è aperta ma coperta, tranne il piano in cui è ubicata l’àncora alimentare che è chiuso e climatizzato. Un gioco di materiali, tra cui il vetro, il legno e acciaio, conferiscono alla struttura leggerezza e luminosità utili a trasmettere un senso di totale integrazione con l’ambiente circostante e di interazione tra esterno e interno. Altrettanta attenzione sarà dedicata all’impatto ambientale, con un investimento per tecnologie specifiche nell’ordine del 3-5% sull’investimento totale. Questo porterà, nelle intenzioni del promotore, a ottenere la certificazione LEED per CORE & SHELL (Silver). A.P.

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r&f Case history autostrade

Cremonini:

più Gusto sui Ponti di Roma

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el Risiko delle aree di sosta autostradali, con la tornata di gare del 2014 Gruppo Cremonini ha conquistato le sue prime due aree a ponte, esattamente a Feronia (A1Roma Nord) e a Frascati (A1-Roma Sud). Dalla presa in consegna dei locali, mantenendone attivo il servizio, la società di Castelvetro di Modena, attraverso Chef Express, ha avviato una profonda fase di ristrutturazione sia delle facciate esterne sia degli spazi interni, cercando di introdurre nuovi concetti e innovando quelli già praticati nelle oltre

40 aree gestite lungo le highway italiane. Il teorico taglio del nastro è stato celebrato il 9 marzo, a Frascati, e ha visto protagonisti Claudia Cremonini, primogenita di Luigi e responsabile delle relazioni esterne del Gruppo, Valentino Fabbian e Cristian Biasoni, AD Chef Express Cristian Biasoni, rispettivamente presidente e amministratore delegato di Chef mat di pizzeria Pomodoro&Mozzarella, dal rinnovato Express SpA. «Il Gruppo ha investito oltre 10 milioni ristorante Gusto fino all’angolo Gourmé, uno spazio di euro nel 2015 nel canale autostradale e manterrà dedicato alla degustazione di prodotti tipici del terquesti livelli anche nel 2016 e 2017 - dichiara ritorio. Grazie alla collaborazione con lo Chef RoBiasoni - Crescere è strategico quest’anno per cui berto Valbuzzi, il menù del ristorante Gusto si è affronteremo le gare al meglio con l’obiettivo di arricchito di ricette d’autore, che entrano stabilmente conquistare quote di mercato. Rispetto al progetto a far parte dell’offerta. Anche il market ha subito di Frascati non lo considero la risposta di Cremonini una rivoluzione. L’idea centrale del nuovo “Chef / Chef Express ad Autogrill, che porterà Eataly a Store” (circa 3mila referenze, oltre 15% prodotti Secchia (MO) e probabilmente Bistrot ad Arda (PC): tipici regionali) è stata di creare uno spazio di sosta, noi cerchiamo infatti di creare un nostro percorso non una via d’uscita con un percorso forzato, attraverso l’innovazione e lo sviluppo di format come avviene in quasi tutti i market autostradali. Riche si possano scalare, modulare e trasformare baltando uno schema diffuso, presenta quindi un layout multipercorso (“fast” più veloce per uscire, “slow” per i prodotti tipici regionali, “tech” che privilegia elettronica, telefonia, ecc.) dove è il cliente a decidere dove andare. Nel market, particolare enfasi è stata dedicata all’isola dei prodotti regionali, denominata “Buoni&Vicini: eccellenze gastronomiche del territorio”, frutto dell’accordo con Coldiretti, con l’obiettivo di offrire prodotti di alta qualità del territorio circostante garantiti dal marchio FaiFirmato Agricoltori Italiani. Non manca infine un’area dedicata ai bambini, realizzata in partnership con Giochi Preziosi, a marchio Giocheria. Ma l’occasione è stata propizia per presentare anche il nuovo logo di Chef Express e la neonata Chef Express Academy: mille mq dedicati alla formazione del personale di ristorazione. Guardando ai numeri, infine, l’area di Frascati ha una superficie di 700 mq, più l’area nelle singole aree di servizio in virtù delle necessità market di 350 mq, e si rivolge a un potenziale locali. Quello con Eataly rimane invece un singolo bacino di 11,4 milioni di veicoli di passaggio in enflagship. Oltre che nei format l’innovazione passa trambe le direzioni. Il giro d’affari previsto si aggira anche attraverso la tecnologia e la comunicazione sui 5 milioni l’anno, mentre gli scontrini battuti nel al cliente: entro l’anno sarà disponibile una mobile 2015 sono stati 700mila. Oltre a voler estendere le App che permetterà ai viaggiatori di visionare online novità introdotte nel ponte di Roma Sud, in scala, la nostra offerta, acquistarla direttamente su internet, a tutti i propri store autostradali, Chef Express ha attraverso un QR code farsi stampare lo scontrino alla cassa self del punto vendita e andare al bar evi- annunciato che il prossimo format ad entrare nelle aree di servizio sarà Juicebar: una proposta di tando file». Nell’area ponte di Frascati, realizzata healthy food già sperimentata nel canale delle nel lontano 1963, una delle 13 in Italia, Chef stazioni ferroviarie. Express ha investito circa 3 milioni di euro portando A.P. dal classico bar caffetteria Mokà Cafè, al nuovo for-

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r&f Analisi mercato

Pelletteria e accessori, il voluttuario che funziona Il settore continua a crescere da quasi un decennio per merito dell'export che porta ottimi risultati. Fatica, invece, il mercato interno che registra un dato negativo seppur di poco. Molto forte la componente di import soprattutto dalla Cina, il cui valore si avvicina a 850 milioni di euro

I

l mercato della pelletteria e accessori comprende un'ampia gamma di prodotti che in parte possono rientrare nella categoria dei beni di lusso (con i grandi marchi dell'alta moda) ma dall'altra parte vanno a toccare un ampio spettro di referenze il cui posizionamento è intermedio, nel senso che non rientra tra i beni necessari, ma nemmeno tra quelli voluttuari eccessivamente costosi. «In virtù di queste caratteristiche, il settore tiene – ci spiega Fabrizio Solè, direttore generale di Aimpes, Associazione italiana manifatturieri pelli e succedanei – vero è che esportiamo circa l'80% della produzione e grazie ai mercati stranieri sono circa otto anni che continuiamo a crescere. Il mercato interno, infatti, è in sofferenza e registra un dato negativo». In base

ai dati Istat elaborati da Aimpes, a parte una leggera frenata del trend (che rimane comunque ampiamente positivo nei dieci mesi dell’anno) tra gennaio e ottobre sono stati esportati prodotti per 5,3 miliardi di euro, con una crescita del 6% sul medesimo periodo del

2014. Le esportazioni del settore sui mercati mondiali sono fortemente connotate dalla domanda di prodotti della fascia alta e lusso; nonostante da più parti sia stato dato per scontato l’inizio delle difficoltà anche per questo segmento della produzione, che sta agendo da vero e proprio volano di crescita per il settore, in realtà la domanda di lusso rimane soste-

retail&food - aprile 2016

57


Analisi mercato GENNAIO-DICEMBRE 2014

GENNAIO-DICEMBRE 2015

Qua

Val

PM

Qua

Val

PM

Qua

Val

PM

CINTURE

5.850

128.356

21,94

5.597

119.530

21,36

-4,3

-6,9

-2,7

BORSETTE

17.690

958.228

54,17

17.101

921.718

53,90

-3,3

-3,8

-0,5

VALIGIE

1.434

99.784

69,58

1.542

102.718

66,61

7,5

2,9

-4,3

ZAINI

2.698

92.416

34,26

2.690

93.837

34,89

-0,3

1,5

1,8

BORSETTONI

1.385

52.812

38,12

1.452

53.612

36,92

4,8

1,5

-3,2

ARTICOLI DA LAVORO

1.180

98.350

83,32

1.058

100.357

94,83

-10,3

2,0

13,8

PORTAFOGLI

3.326

114.537

34,44

3.166

107.492

33,95

-4,8

-6,2

-1,4

MAROCCHINERIA

4.961

88.194

17,78

5.035

88.579

17,59

1,5

0,4

-1,0

TOTALE PELLETTERIA

38.523

1.632.676

42,38

37.641

1.587.843

42,18

-2,3

-2,7

-0,5

OMBRELLI

5.058

59.560

11,78

4.732

61.577

13,01

-6,5

3,4

10,5

TOTALE

43.581

1.692.237

38,83

42.373

1.649.419

38,93

-2,8

-2,5

0,2

nuta anche nel 2015; se di rallentamento si tratta, non è attribuibile alla inattaccabile forza propulsiva della produzione di alta gamma e del suo distretto di riferimento, quello toscano-fiorentino, che sta

mantenendo in un contesto di difficoltà e volatilità finanziaria dei mercati internazionali le sue prerogative di sviluppo, con un aumento di fatturato e occupazione che si confermano nel 2015.

Var % 2015 vs 2014

La frenata tendenziale del fatturato estero complessivo è invece in gran parte attribuibile a una più accentuata sofferenza dell’offerta nei segmenti di mercato medio e medio-basso confermata anche da un aumento

«L'AEROPORTO DI MONACO CI DÀ GRANDI SODDISFAZIONI» CHIARA MEDIOLI, direttore marketing di Fabriano Come siete approdati alla produzione di pelletteria e accessori? Fabriano vuol dire carta. Per noi tutto parte da lì. È tra le più antiche cartiere al mondo e la pelle che produciamo serve proprio a trasportare o contenere carta, quindi portafogli documenti cartelline da lavoro. Chiaramente ci siamo adattati al mercato e abbiamo anche porta iPhone e porta iPad. Con i vostri prodotti retail quali canali penetrate? Siamo presenti nel canale aeroportuale con due negozi a Fiumicino e due in Germania, uno a Monaco e l'altro a Tegel (Berlino), negozi di città, specialmente turistiche, rivolgendoci al viaggiatore. Siamo presenti a Londra a Parigi, a Milano, a Venezia, a Verona e Firenze e ai primi di aprile inaugureremo a Ginevra. Nei negozi quante referenze avete? Abbiamo circa 800 referenze attive (circa il 20/25% viene rinnovato), poi dipende dalla location e dalla misura

retail&food - aprile 2016

del negozio ad esempio a Fiumicino abbiamo un punto vendita di 70 mq in area partenze extra Schengen e uno da 25 mq nelle partenze nazionali. Chiaramente nei negozi piccoli si riduce lo spazio espositivo e di conseguenza l'offerta. In Germania siamo presenti in due aeroporti: Monaco con 60 mq e Tegel con 20 metri quadri. Monaco ci dà moltissime soddisfazioni. È un scalo in cui metà dei viaggiatori è internazionale e l'altra metà tedesca ed entrambe le categorie adorano il made in Italy. È molto apprezzata questa categoria merceologica perché è considerata come un lusso quotidiano e percepita come cosa utile. Nonostante il dominio dei device, ad esempio, il taccuino è un oggetto che va benissimo. Quali sono i vostri numeri? L'andamento del mercato è positivo. La crescita è a doppia cifra sui negozi, tutti monomarca e in gestione diretta. Il fatturato retail è di circa 7 milioni di euro, grazie anche ai negozi di Londra e Parigi, di aperture abbastanza recenti, che stanno dando molte soddisfazioni. E il mercato in Oriente?

Abbiamo aperto tempo fa due spazi in Cina con un partner locale ma non è stato redditizio e li abbiamo chiusi. Veniamo sempre da un animo industriale, per noi quindi il retail è un canale che va studiato e deve essere funzionale all'azienda. Il nostro è un prodotto di nicchia e perché abbia successo in un paese come la Cina servono due cose: un partner esperto e almeno 10 negozi.

Fonte Sita ricerche

PRODOTTO

58

delle importazioni, in valore e quantità (rispettivamente +15,6% e +4,3%) del segmento.

MERCATO ITALIA

Tab. 1

L'Italia vacilla In quasi tutti i mercati di riferimento si registrano lievi contrazioni rispetto ai primi 10 mesi del 2014 pur rimanendo il segno positivo. In generale l’appeal del made in Italy accompagna la percezione positiva sulla pelletteria italiana nei mercati internazionali che compensano le forti difficoltà sul mercato domestico confermate anche nel 2015 (il calo dei consumi è stato in volume circa del 3% e il valore delle vendite è diminuito del 2,5%). Come si vede dalla tabella 1, infatti, il mercato interno nel 2014 ha registrato vendite per oltre un miliardo e 600 milioni di euro, mentre nel 2015 è sceso sotto il miliardo e seicento milioni, con un calo del 2,7% anno su anno, con riduzione del prezzo medio dello 0,5 per cento. A guidare la classifica di prodotto ci sono sempre le borsette con oltre 17 milioni di pezzi venduti, ma scese del 3,8% a valore. Per quanto riguarda i canali distributivi, sempre sul mercato interno, le catene di negozi sono al primo posto nelle vendite per quantità e spesa con rispettivamente il 26,4% e il 21,4%; i negozi di abbigliamento valgono il 10,5% a volume e 13,7% a valore. Tengono bene per la spesa anche i negozi specializzati che, come spiega Solè sono in diminuzione, ma resistono i monomarca soprattutto nei canali come travel retail e shopping mall, con un valore del 20% e una quantità dell'8,4 per cento. L'estero traina La pelletteria in pelle vede crescere il proprio fatturato specifico del 6%, per un valore di 4,2 miliardi di euro e partecipa alla composizione del fatturato estero per il 78% del suo valore complessivo. Anche nella suddivisione dell’export per tipologie di prodotto sono le borse per donna in pelle il segmento di punta, con una dinamica espansiva superiore all’8% e un valore export di 2,7 miliardi. Per quanto riguarda i principali mercati di sbocco, si confermano le spinte particolarmente positive che


«IL CANALE DOS È QUELLO CHE CI DÀ I MIGLIORI RISULTATI» PIERPAOLO PALMIERI, direttore commerciale di Piquadro Come procedono le vendite per Piquadro? che numeri avete fatto nel 2015? Nei primi nove mesi dell'esercizio chiusi al 31 dicembre 2015 i ricavi sono stati 49,8 milioni di euro, in crescita del 2,7% rispetto all'esercizio precedente. L'utile netto consolidato è stato di 3,1 milioni di euro, in aumento del 5 per cento. L'incremento del fatturato è stato determinato dalla crescita di entrambi i canali, Dos e Wholesale. Nel canale Dos la crescita è stata del 3,8 per cento. Qui brilla la performance del sito e-commerce, in crescita del 35,6% con vendite export che rappresentano il 40,4% del fatturato del sito e sono in aumento del 54 per cento. Le vendite del canale wholesale, che al 31 dicembre 2015 rappresentano il 62,7% del fatturato totale, sono in aumento del 2 per cento. Penetrate tutti i canali più importanti, dal travel retail ai centri commerciali e l'high street. Quante referenze avete? cambiano a seconda del canale? Abbiamo circa 900 referenze delle quali

caratterizzano l’evoluzione del fatturato in alcuni mercati con una progressione che parte dal 2011; la crescita dell’export verso il mercato USA si concretizza ulteriormente nei dieci mesi del 2015 con un aumento del 14,6% e un valore complessivamente esportato di quasi 520 milioni di

la maggior parte è disponibile pressoché in tutti i negozi. Il top di gamma rappresentato dalla linea Sartoria è in vendita esclusivamente nei flagship e nei punti vendita monomarca principali. Quale canale vi dà maggiori soddisfazioni? Il canale Dos è quello che ci dà i migliori

euro. Questo mercato rimane di fatto il principale riferimento per l’export di settore e in particolare per i prodotti top di gamma dell’offerta italiana, per la quale si conferma peraltro anche un interesse sempre più diffuso rivolto a produzioni no brand ma caratterizzati da alti standard qualitativi

risultati. La crescita del fatturato è costante e significativa e i preziosi input che ci arrivano attraverso questo importante punto di contatto con il consumatore finale ci permettono di aggiornare continuamente la nostra offerta proponendo quello che effettivamente è richiesto dal mercato. Quali sono i pilastri della vostra strategia? L'innovazione tecnologica è la base della nostra strategia. Grandi sforzi sono concentrati nella ricerca e sviluppo per far sì che Piquadro continui a essere sempre coerente con la sua mission "Design, comfort, technology". Ad esempio abbiamo appena lanciato una nuova linea di zaini, borse e trolley intelligenti dotati di un piccolo dispositivo connesso allo smartphone che ci allerta in caso di furto o smarrimento. Avete negozi all'estero? in quali canali? Abbiamo circa 45 negozi all'estero. La maggior parte sono Dos ma ci sono anche alcuni franchising.

e cura del design. Hong Kong è il quarto mercato per importanza del settore con un fatturato di oltre 443 milioni, mentre in Cina il fatturato ammonta a 226 milioni, con un aumento del 21 per cento. In Giappone l’export di settore è cresciuto a valore del 4,3% a 338

milioni di fatturato complessivo. In Europa, sono la Germania e la Spagna a mostrare segnali di particolare vivacità: la prima con un valore di 319 milioni di euro e un aumento del 10,3%; la seconda con un trend espansivo più marcato (+17%) e un valore del fatturato più contenuto

Esportazioni in valore gennaio/ottobre 2015

Fonte dati ISTAT elaborati da Aimpes

retail&food - aprile 2016

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Analisi mercato ESPORTAZIONI NEI PRINCIPALI PAESI

Tab. 2

«LA NOSTRA STRATEGIA È CRESCERE NEL TRAVEL»

valori in euro periodo GENNAIO-OTTOBRE 2015 2014

2015

VAR %

% QUOTA '15

Svizzera

897.328.062

895.938.088

-0,15%

16,87%

Francia

639.276.819

636.879.768

-0,37%

11,99%

Stati Uniti

452.818.073

518.730.674

14,56%

9,77%

Hong Kong

409.415.138

443.171.465

8,25%

8,35%

Giappone

324.032.047

337.905.761

4,28%

6,36%

Germania

289.887.992

319.814.600

10,32%

6,02%

Regno Unito

303.538.307

318.431.832

4,91%

6,00%

Repubblica di Corea

271.493.477

280.554.552

3,34%

5,28%

Cina

186.580.382

225.674.564

20,95%

4,25%

Spagna

114.002.993

133.196.379

16,84%

2,51%

Paesi Bassi

98.655.182

112.215.253

13,74%

2,11%

Singapore

86.564.304

97.294.170

12,40%

1,83%

Federazione Russa

102.903.584

77.688.616

-24,50%

1,46%

Emirati Arabi Uniti

63.870.135

71.588.615

12,08%

1,35%

Austria

54.581.342

55.454.405

1,60%

1,04%

Taiwan

43.625.007

48.922.416

12,14%

0,92%

Belgio

39.303.128

39.037.460

-0,68%

0,74%

Turchia

32.274.941

33.715.278

4,46%

0,63%

Canada

25.221.100

33.235.310

31,78%

0,63%

Australia

25.149.609

32.664.664

29,88%

0,62%

Polonia

30.186.882

30.870.487

2,26%

0,58%

Grecia

31.343.383

30.624.275

-2,29%

0,58%

Arabia Saudita

18.288.765

22.247.717

21,65%

0,42%

Danimarca

12.743.546

15.347.923

20,44%

0,29%

Croazia

10.139.421

9.962.338

-1,75%

0,19%

Brasile

10.185.448

8.184.034

-19,65%

0,15%

Ucraina

11.437.818

7.663.315

-33,00%

0,14%

Kazakistan

4.226.857

4.039.417

-4,43%

0,08%

Resto del mondo

413.762.049

469.135.230

13,38%

8,83%

TOTALE

5.002.835.791 5.310.188.606

6,14%

100,00%

(133 milioni). Prosegue, senza mostrare segnali anche minimi di una possibile inversione di tendenza, la contrazione delle vendite nel mercato russo (-24,5%) così come in quello ucraino (-33%). Vi sono poi crescite interessanti, quanto meno a livelli di trend, in alcuni mercati non tradizionali per il settore, quali quello canadese (+32%) e australiano (+30%), che evidenziano peraltro valori molto contenuti dei fatturati e, in Europa, la Danimarca con una performance positiva superiore al 20 per cento. Conferme anche delle tendenze espansive in atto con oscillazioni più frequenti nel corso degli ultimi anni, per i mercati arabi, degli Emirati (+12%) e dell’Arabia Saudita (+22%).

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retail&food - aprile 2016

MAURIZIO SCHIAVO, direttore generale di Fedon

Fonte Sita ricerche

PAESI

Che numeri avete registrato nel 2015? A livello di Gruppo, il fatturato consolidato del 2015, pari a 71,4 milioni di euro, registra un incremento del 13,9% rispetto all’anno precedente. Se consideriamo la sola divisione retail, ovvero le vendite dei prodotti a brand Fedon nella distribuzione diretta, la crescita complessiva rispetto al 2014 è stata del 66,7 per cento. Quali canali penetrate? I nostri negozi sono attualmente 16, di cui 13 in Italia e 3 in Asia, tra Hong Kong e Shanghai. La parte più rilevante della nostra crescita riguarda quindi il mercato nazionale, ma anche in Asia non solo non abbiamo avvertito alcuna flessione, ma anzi abbiamo registrato un incremento importante delle vendite, soprattutto nel segmento dei prodotti travel. Negli ultimi due anni, la nostra scelta è caduta prevalentemente sul travel retail. Su 16 negozi Fedon, 12 sono localizzati nei maggiori aeroporti italiani, a Venezia, a Milano, a Bergamo, a Roma e a Napoli, e nelle stazioni ferroviarie di Roma Termini e di Napoli Centrale; uno è nel centro di Venezia, in Calle Larga; 3 sono in mall di grande prestigio a Hong Kong e in Cina, l’IFC e Times Square a Hong Kong e l’IAPM a Shanghai. E qual è il più redditizio? Il canale travel è di fatto quello che evidenzia la migliore performance. La nostra offerta di prodotti è particolarmente ri-

chiesta dai viaggiatori. Ci riferiamo, in particolare, ai prodotti per il viaggio, trolley, pilotine, zaini trolley, agli occhiali da sole, alle borse da lavoro, agli accessori personali e alla piccola pelletteria. Quali sono i punti cardine della vostra strategia? La nostra strategia è allargare la distribuzione nel canale travel. A settembre apriremo un negozio monomarca all’aeroporto di Hong Kong e a marzo del 2017 all’aeroporto di Lione, in Francia. Sono in corso le trattative e le gare per l’assegnazione di spazi commerciali nelle stazioni di Milano e Torino, all’aeroporto di Nizza, al terminal degli intercontinentali di Roma Fiumicino e ancora ad Amburgo e a Zurigo. Nel 2017, l’espansione avrà come obiettivi la Francia, la Svizzera, la Germania e i Paesi Bassi. Nel 2018, sposteremo la nostra attenzione sulla Gran Bretagna, la Russia, la Turchia e il Medio Oriente. In Asia, viceversa, punteremo sui grandi department stores di Shanghai e di Pechino. Complessivamente il piano prevede di raddoppiare i punti vendita attuali entro la fine del 2018.

Per i mercati di provenienza dell’import, oltre alla Repubblica Popolare Cinese, da cui proviene il 39% delle importazioni italiane di prodotti in pelle con 841 milioni, si segnalano con fatturati molto contenuti e spesso oggetto di lavorazioni in conto terzi, il Vietnam (+43%), l’India (+ 37,5%) la Tunisia (+70,7%) e la Bulgaria (+8,7%). S.M.




r&f Speciale impianti & climatizzazione

Aria, mai darla per scontata Gli impianti di climatizzazione oggi rispettano di più l'ambiente e le tasche di chi li acquista grazie a tecnologie sempre più moderne e funzionali. La qualità dell'aria è importante e a dirlo sono anche leggi europee

I

n principio fu la legge 10/91, che a inizio anni '90 si dava l'obiettivo di razionalizzare l'uso dell'energia. Fu la prima legge a porre il problema del risparmio energetico e della salvaguardia dell'ambiente con naturalmente il benessere delle persone all'interno degli edifici. Poi fu la volta della normativa UNI 10339 che forniva indicazioni in merito alla classificazione e la definizione dei requisiti minimi degli impianti e dei valori delle grandezze di riferimento durante il funzionamento degli stessi. La normativa era applicata agli impianti aeraulici destinati al comfort delle persone, installati in edifici chiusi. L’impianto aeraulico deve consentire di raggiungere e mantenere le condizioni di qualità e movimento dell’aria e le condizioni termiche e igrometriche dell’aria specifiche delle funzioni as-

segnate (filtrazione, riscaldamento, raffrescamento, umidificazione, deumidificazione) in accordo con le prescrizioni della UNI10339. Inoltre deve assicurare: un’immissione di aria esterna pari o maggiore

Gianpietro Sacchi

ai valori minimi, per ciascun tipo di destinazione d’uso, riferiti o al numero delle persone presenti, o alla superficie in pianta, o al volume dell’ambiente secondo le tabelle predisposte; una filtrazione minima convenzionale dell’aria (esterna e ricircolata) tramite impiego di filtri di classe appropriata, per ciascun tipo di locale. Lo step successivo è stato dettato dalla norma europea UNI EN 13779 emanata nel 2005 che, superando la 10339, definisce i requisiti prestazionali per i sistemi di ventilazione e condizionamento degli edifici non residenziali, introducendo alcune novità impiantistiche e concettuali. Lo standard europeo EN 13779:2004 si applica nella progettazione e nella realizzazione di impianti di climatizzazione e di ventilazione per gli ambienti nei quali è prevista la presenza

retail&food - aprile 2016

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Speciale impianti & climatizzazione camente su questi due valori si ottiene un ottimo comfort dell'aria mantenendo bassi i consumi. Camerini, terra di nessuno Se restringiamo il campo al retail, le due grosse classificazioni riguardano il food e il non food. Come ci spiega Giampietro Sacchi, progettista

di persone e che non siano a uso residenziale. Esso quantifica e definisce, tra l’altro, i vari parametri e le definizioni inerenti le portate d’aria di “ventilazione meccanica forzata”, portate intese sia come aria esterna d’apporto sia di altro genere (secondaria e ricircolo). Questo è un po' il quadro normativo attuale sul settore impianti e clima-

tizzaione che deve essere tenuto in considerazione dalle aziende fornitrici e da chi è titolare di attività commerciali. Tutto punta al benessere che in fondo non è altro che il giusto rapporto tra temperatura e umidità. Se una macchina lavora parametri-

d'interni e designer retail e direttore dei corsi di alta formazione presso Poli.design Consorzio del Politecnico di Milano «A livello non food quello

che va tenuto in considerazione è principalmente il ricircolo dell'aria, ossia che ci sia un sufficiente ricambio di ossigeno nei locali. Se ci si ferma a pensare, difficilmente nei negozi c'è un rapporto areo-illuminante adeguato. Ci possono essere due o tre vetrine, una sola porta di accesso e all'interno magari 100/200/500 mq di store che necessitano di essere illuminati e areati. In quel caso appunto si deve agire meccanicamente per garantire la salubrità dell'aria – spiega Sacchi – Bisogna quindi muovere e far circolare l'aria pulendola e filtrandola. L'importante è quindi creare un ricircolo d'aria in ogni area del locale attraverso le mandate e le riprese dell'aria. In fase di ripresa, inoltre, dopo che l'aria viene pulita e filtrata è possibile prima di immetterla di nuovo in circolo, scaldarla o raffrescarla. In tal senso, alcune aziende produ-

«CI OCCUPIAMO DA ANNI DI RICERCA E SVILUPPO» DAVIDE GRIMALDI, key account di Clivet Che tipologia di prodotti offrite alle aziende? Noi ci vogliamo distinguere per il sistema impiantistico non per il prodotto singolo. Cerchiamo di capire qual è la destinazione d'uso dell'impianto e agiamo di conseguenza. Ogni sistema ha caratteristiche diverse in base al contesto in cui va inserito. Il trattamento dell'aria è fondamentale e deve essere contestualizzato. Se una camera d'albergo ha odore di chiuso il cliente non torna. I centri commerciali moderni stanno riducendo le superfici degli ipermercati, aumentano il numero di negozi e realizzano grandi food court che possono arrivare a una ventina di locali, quindi una cattiva gestione dell'aria può rendere gli ambienti infrequentabili. L'obiettivo finale, quindi, è dare comfort ambientale. E come si arriva alla soluzione ideale? Questo avviene in tre passaggi: il committente deve avere chiaro il motivo e la destinazione dell'edificio o della struttura. Il progettista deve recepire i desiderata del committente e individuare il fornitore giusto il quale a sua volta deve selezionare o progettare il mac-

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retail&food - aprile 2016

chinario più funzionale al caso di specie, che rispetti le normative sull'ambiente e garantisca risparmio energetico. Oltretutto, l'utilizzo di sistemi “green” porta un risparmio energetico sia in termini di consumi sia di salvaguardia dell'ambiente. Quindi è importante conoscere a fondo il progetto... Certamente. Ad esempio in un centro commerciale l'acqua calda ha un impiego e una priorità inferiori rispetto a un albergo. Se parliamo di aeroporti, alberghi e shopping mall, viene data un'importanza sempre maggiore al rinnovo dell'aria. L'esigenza è non solo garantire comfort a livello di temperatura, ma anche di qualità dell'aria. La tendenza, soprattutto per l'edilizia green, è quella di coibentare sempre più la struttura, il che significa creare edifici più ermetici, quindi con uno scambio tra atmosfera interna ed esterna ridotto al minimo per mantenere le temperature costanti. Quello che si respira all'interno, quindi, deve essere purificato

in maniera meccanica, e da questo punto di vista sono dieci anni che in Clivet ci occupiamo di ricerca e sviluppo di questi sistemi di rinnovo dell'aria. Può parlarmi di una case history? Nel Moxy Hotel al Terminal 2 di Malpensa ad esempio ci sono circa 160 camere ed è completamente isolato in quanto di fianco a un aeroporto. Sul tetto abbiamo posizionato tre macchine che sono totalmente nuove rispetto alle più classiche UTA (unità trattamento aria). Rendono completamente autonoma la produzione dell'energia per l'aria di rinnovo. In termini economici si ha un risparmio lieve rispetto alle UTA, ma l'efficienza energetica è altissima perché per produrre l'aria di rinnovo non si utilizza più acqua ma pompe di calore con energia rinnovabile. Stiamo anche realizzando gli impianti dell'Arese shopping centre e tutta la galleria, lunga circa un chilometro, sarà climatizzata attraverso più di 20 rooftop, una macchina che non solo rinnova l'aria ma la climatizza anche.


«I NOSTRI IMPIANTI HANNO PAY-BACK MOLTO BREVI» GIULIO CAVICCHIOLI, titolare di M.EN Quali sono i principali settori in cui operate? M.EN srl è una società italiana che si ispira a quanto applicato nell’ “EUR-lex”, utilizzando nel modo più rigoroso possibile le tecnologie e le strategie applicate in larga scala nel Vecchio Continente. Importiamo in esclusiva per l’Italia sistemi di trattamento d’aria Seven-Air AG, ditta di Lucerna, in Svizzera, da tutti riconosciuta e stimata come produttore di unità di trattamento d’aria di altissima gamma. Le unità prodotte in questi 50 anni sono installate in tutte le parti del mondo, in tutti i settori in cui insistano impianti, dall’industriale, chimico, farmaceutico, ospedaliero, scientifico, al militare e civile, in tutte le applicazioni. Parlando di grandi volumi (aeroporti, centri commerciali) quali sono le problematiche principali da affrontare? Le grandi strutture sono altamente energivore, ancora prima che gli utenti fruiscano dei servizi. Il consumo giornaliero di energia elettrica e termica di un aeroporto di grandi dimensioni equivale a quello di una città di 100.000 abitanti. I sistemi HVAC (Heating, Ventilating and Air Conditioning) consumano il 50% dell’energia totale. Seven Air in questo è pronta con dei sistemi integrati di recupero energetico, sfruttando lo scambio entalpico dei propri recuperatori, utilizzando apparecchiature con raffreddamento adiabatico e quanto serve per la riduzione di consumi. E come le superate? La progettazione degli impianti complessi in cui vi siano chilometri di canali e tubazioni prevede conoscenze di termo e fluido – dinamica specialistiche. Curiosamente si devono esprimere anche conoscenze di logica, non banalmente anche di primo livello; una sezione dello studio approfondisce l’interferenza tra gli ambienti e il loro uso, in cui non avvengano sovrapposizioni dove un impianto riscaldi i locali e un impianto li raffreddi, elidendo l’effetto vicendevolmente.

In tema di risparmio energetico a che punto è la vostra tecnologia? È al vertice della disponibilità che offre il mercato. Applichiamo quanto di meglio esista in commercio e a volte senza badare ai costi d’investimento. Puntualmente queste scelte ripagano con payback molto brevi. Siamo attentissimi anche alle manutenzioni, che devono essere svolte, ma con frequenze programmate molto basse. Mi puoi raccontare una case history interessante? Abbiamo servito i maggiori clienti europei e in tema aeroportuale, l’airpot-Unique, Zurich, Flughafen Grenchen, Militaerflughafen Duebendorf, Airport Grenf, Airport Paris, Airport Euro, Basel-Mulhouse e altri. Di tutti gli interventi un punto in comune è sempre evidente, il contenimento dei costi energetici.

cono impianti capaci anche di recuperare l'energia utilizzata per il trattamento dell'aria la cui circolazione, che chiunque non sia addetto ai lavori dà per scontata, non è così semplice da organizzare. Ci sono programmi specifici che permettono di capire dove deve essere mandata e ripresa affinché il maggior volume di aria possibile venga movimentato. Dove questa operazione non viene fatta, si possono creare cattivi odori o addirittura muffe sulle pareti. Questa cosa si verifica spesso, ci svela Sacchi, in aree come quelle dei camerini, che di solito sono nascosti in fondo al negozio, dove la cura dell'areazione sovente è trascurata e permangono, quindi, odori di decine di persone che si cambiano.

Food: guerra agli odori Parlando del food la situazione è oggettivamente più complessa. È necessario ci sia una filtrazione in grado di abbattere gli odori. È fondamentale entrare in un ristorante e non sentire odore di cibo cucinato. «Pensiamo poi alla ristorazione commerciale, le catene fast food ecc: se non ci fossero impianti adeguati non solo sarebbe fastidioso l'odore ma sarebbe talmente forte da impregnare gli abiti – sempre Sacchi – Quando capita che si avvertono odori forti in sala la causa è da attribuire al fatto che c'è un solo impianto per il trattamento dell'aria che lavora sia per la cucina sia per la parte di somministrazione. Se è un unico impianto e i filtri non sono adeguati, oppure la manutenzione non viene fatta nel modo giusto, il risultato è che in sala entrano gli effluvi della cucina. Per non parlare delle cucine per le quali la legge non prevede l'obbligo dell'impianto di condizionamento quindi nella stagione estiva possono diventare un ambiente molto difficile in cui lavorare e far sudare molto. E sapere che una persona che sta sudando sta anche preparando cibo che finisce nel piatto di un cliente non è una cosa particolarmente pia-

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Speciale impianti & climatizzazione «CONCEDIAMO 5 ANNI DI GARANZIA» LORENZO CUSINATO, sales manager di ATR Group

settori, che offre notevoli vantaggi in fase di installazione e quindi di Qual è il vostro core business? economia sia in fase di Il nostro core business è la costruzione, la commercializzazione e acquisto sia di gestione, il service post vendita di macchine per il condizionamento e il in quanto tratta tutta trattamento aria per le grandi e medie superfici. l'aria esterna per il locaLa scelta delle macchine per le grandi e medie superfici normalle cucina con recuperi mente compete agli studi di progettazione, dopo attento dialogo adeguati ad alta efficiencon gli architetti. Tali macchine oggi devono avere come requisiti za e conseguente espulprimari: durata, efficienza energetica, adeguamento alle normative sione, e tratta l'aria del vigenti e facilità di manutenzione. Per quanto riguarda i negozi, locale ristoro con parziaoccorre rispettare i rendimenti in funzione di alcuni parametri le recupero e parziale base quali: affollamento, luci, distribuzione e diffusione dell'aria aria esterna con sonda poichè ambienti diversi dai centri commerciali. di V.O.C. + CO2 nonché filtrazione per l'abbattimento degli Quali sono le problematiche più comuni da affrontare? odori. Quindi assoluta competitività su tutti i profili. La principale problematica è quella di garantire uniformità Che livello di assistenza offrite ai vostri clienti? come prodei valori termo igrometrici nei grandi spazi (spesso aperti e grammate la manutenzione degli impianti? concomitanti fra di loro), e quindi con afflussi diversi e con ri- ATR Group ha creato 6 anni fa una struttura apposita per il Mainchieste di tempi di accensione/spegnimento programmabili tenance Service programmato con visite tri/quadrimestrali e inal fine di ottimizzare i consumi energetici. terventi su chiamata dopo il periodo di garanzia. A tale scopo E nel food? siamo l'unica azienda che concede 5 anni di garanzia sia sui maPer quanto concerne il settore ristorazione, oggi elemento im- teriali, sia sulla manodopera, a fronte di un accordo contrattuale portantissimo all'interno di uno shopping center, e in relazione che il cliente stipula con la nostra società. La struttura prevede al rischio di forti odori di cibo, il nostro gruppo ha studiato 20 centri assistenza in tutta Italia con assoluta formazione e prouna unità di condizionamento monoblocco, ma divisa in 2 fessionalità, nonché con ricambi già in loco.

cevole, almeno per il cliente». Questi impianti devono essere assolutamente separati. Se la cucina è a vista, oltre l'impianto di raffrescamento e ricircolo è necessario che le cappe siano filtranti e aspiranti e portino immediatamente i fumi fuori dalla cucina stessa direttamente sul tetto. Molto importante è la manu-

tenzione. Minimo deve essere fatta una volta l'anno. In caso di ristorazione possibilmente anche con più frequenza. Non esiste tuttavia una normativa che imponga una manutenzione programmata, ma ci si deve rifare ai manuali degli impianti stessi che

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indicano ogni quanto vanno puliti i filtri, ogni quanto vanno cambiati, o pulite le tubature ecc. C'è da dire che oggi, rispetto agli anni '90, le attrezzature per la climatizzazione consumano molto meno e recuperano energia. Secondo Sacchi, oggi il risparmio si può quantificare in un 20-30%. Se si guardano tutti gli strumenti elettronici di nuova generazione messi insieme al progresso dei grossi impianti, negli ultimi 30 anni i consumi saranno scesi del 50 per cento. Aeroporti e centri commerciali Il discorso naturalmente cambia quando si passa a volumi come quelli di un aeroporto o un centro commerciale. Uno scalo di medie dimensioni, ad esempio, ha un consumo giornaliero di energia che è pari a quello di una città di 100mila abitanti, e la metà di questo quantitativo viene utilizzata per i sistemi di climatizzazione. È importante quindi che gli impianti siano efficienti e il più possibile “green”. Sono nate quindi iniziative come il progetto triennale CASCADE ("ICT for Energy Efficient Airports"), finanziato dall'UE, per spingere i dirigenti aeroportuali ad adottare azioni tese al contenimento dei rispettivi bisogni energetici e a un abbattimento, a breve termine, del 20% delle emissioni di CO2 causate principalmente da impianti di riscaldamento, ventilazione e condizionamento dell'aria (HVAC) a elevato consumo energetico. I nostri aeroporti di Milano Malpensa e Fiumicino, tra i più virtuosi in tal senso, ne hanno ottenuto nel 2015 la validazione. Un grande centro commerciale non è molto diverso, soprattutto se di nuova concezione, in cui l'ipermercato assume dimensioni ridotte, il numero di negozi è sempre più elevato e vengono realizzate food court che arrivano a 15 ristoranti. Anche qui l'attenzione all'aria assume un ruolo centrale e richiede impianti in grado di funzionare h24 eliminando qualunque possibile odore, soprattutto nelle zone di ristorazione dove la concentrazione di effluvi potrebbe rendere l'aria irrespirabile. S.M.



r&f Mystery in Airport

Hamad International, in Qatar l’aeroporto più prezioso A

lle 23.15 di un giorno feriale di dicembre, il volo della Qatar Airways da Milano a Doha è completamente pieno. Ma solo una manciata di persone scende all’aeroporto Hamad International, per fermarsi nel Paese del Golfo Persico. Tutti gli altri, perlopiù cinesi, stanno solo facendo scalo tecnico; per ripartire poi verso l’Asia. Il Qatar è diventato l’hub di smistamento per chi va in estremo Oriente: è a metà strada tra l'Europa e la Cina; e i biglietti della compagnia araba sono decisamente più economici rispetto ai voli diretti. Peccato che quei passeggeri non possano fermarsi ad apprezzare la grandiosità dello scalo: l'aeroporto internazionale di Hamad copre una superficie faraonica: 510mila metri quadrati di design futuristico, completamente arredato dagli italiani. In verità il Made in Italy sbuca a ogni angolo di Doha, in questa arida penisola di sabbia, fino al 1930 poverissima e praticamente disabitata. Ma l'aeroporto è una sorta di Summa Theologica dell'Italia. Quasi tutto quello che si vede è stato fatto da italiani. Gli emiri del Qatar, nel caso specifico la famiglia Al-Thani, un clan di origini tribali che regge il Paese da metà dell’800, non amano perdere tempo e, in vista dei contestatissimi Mondiali 2022, vogliono che tutto sia pronto e pure collaudato molto prima. Sono così in anticipo che l’aeroporto, in attesa dei turisti e non solo di transiti, è già pronto con 6 anni di anticipo. Si è iniziato a costruirlo 10 anni fa: per la facciata esterna, 200mila metri quadrati di vetro e acciaio, hanno voluto espressamente la veneta Permasteelisa (oggi di proprietà della conglomerata giapponese Lixil). Poi, entusiasti per il risultato estetico, hanno chiesto anche gli interni (altri 60mila metri quadrati), dalle sale vip (ben 17, disegnate da un nome di peso nel design come Antonio Citterio) per la business class ai banconi informazioni ai corri-

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mano. Sette anni di lavoro e un conto da 3 miliardi di Rials (circa 800 milioni di euro), solo di finiture estetiche e vetrate, per la più grossa infrastruttura mai costruita nel Paese. Un’opera colossale di ingegneria, architettura e design che, giurano gli esperti, rimarrà lo stato dell’arte in fatto di aeroporti per i prossimi 50 anni. Anzi, gli ingegneri di Permasteelisa sono sicuri che «non si costruirà mai più nel mondo un altro aeroporto: costerebbe troppo (anche per gli emiri, con il petrolio colato a picco, ndr)» e il livello di difficoltà tecniche e sofisticatezza raggiunto è irripetibile. Anche all'occhio del profano o del viaggiatore distratto la magnificenza dell'Hamad International non passa inosservata. Al momento raggiungibile solo in taxi o in bus (o con la propria auto, ma c'è un progetto per

portare la metropolitana dalla città fino allo scalo), l'Hamad International da fuori non ha un impatto grandioso. Dentro, invece, si presenta come un tripudio di cristalli, acciaio anodizzato, legno, pietra, tapis roulant e scale mobili. Ogni dettaglio è stato curato in modo maniacale. Gli altoparlanti ai varchi di ingresso, dei totem alti 2 metri in alluminio spazzolato, sono stati realizzati, su espressa richiesta degli emiri, con un solo foglio di metallo, senza giunti e con spessori variabili per creare effetti estetici da luxury hotel. I chioschi informazioni sono tutti in travertino con blocchi unici curvati. Una cascata, composta da un centinaio di cristalli ognuno dei quali pesa 200 kg, cade su una piccola "foresta" di bamboo. Ogni angolo dell'aeroporto è impreziosito da soluzioni che sono allo stato dell'arte il meglio disponibile sul mercato. Gli emiri sono stati super esigenti e non hanno badato a spese. Hanno cacciato una ditta tedesca, mandando in malora un lavoro quasi finito perché un ponte di collegamento tra lo scalo e i par-


cheggi non aveva l'effetto estetico richiesto. E anche lì hanno chiamato gli italiani, che hanno dovuto rifare il lavoro daccapo (doppio costo per i qatarini). Ma non c'è solo il design, che farebbe impazzire qualsiasi studente di architettura. Hamad è di fatto una città, completamente autonoma, uno scalo che compete, e forse supera anche, i migliori aeroporti del mondo come Singapore, Tokyo e Londra. A mezzanotte c'è più affollamento che di giorno: decine di voli che partono e arrivano da tutte le città del mondo. La zona dei gate è un lunghissimo corridoio su due piani (talmente grande che alcuni cartelli indicano la distanza, in minuti, che ci vuole per arrivare ai vari Gate), con uno spettacolare soffitto in legno. Il tutto è costellato da decine di negozi e corner per mangiare, da Godiva che vende in una bancarella spiedini di fragole immerse nel loro cioccolato, a tapas bar spagnoli. La ristorazione, composta tutta da franchising e catene internazionali, offre praticamente di tutto: da una vasta selezione di insegne italiane, la cucina più in voga nello scalo (con 2 ristoranti, ma sconosciuti in Italia), ai francesi. Per i più attenti alla dieta anche in viaggio, l'healthy bar Red Mango che serve yogurt e frullati di frutta. Tra i duty free, spunta addirittura una filiale di Harrrod's: solo un piccolo assaggio rispetto ai grandi magazzini di Londra; vende souvenir e i prodotti tipici inglesi (tè e marmellate). A un certo punto un cartello avvisa che quello è l'ultimo duty free e che da quel punto in poi non ci sono più negozi. Customer care o bieco marketing? Difficile dirlo, ma la sensazione di estrema cura e attenzione ai dettagli accompagna il viaggiatore fino al finger. L'aeroporto è anche una sorta di galleria d'arte: ospita, sparse in vari punti strategici, opere di eminenti artisti contemporanei. La più significativa è il gigantesco orsacchiotto di peluche, "Lamp Bear", opera dell'artista svizzero Urs Fischer. Alto 12 metri, accoglie i viaggiatori al centro del Grand Foyer, un hall di smistamento ai vari gate. Ma sono i servizi quelli che fanno la differenza in un aeroporto e su questo Hamad è addirittura superiore ai più grandi scali del mondo: alle 2 di notte è possibile trovare un cambia valuta aperto. Come si conviene a un hub che smista passeggeri da tutti i fusi orari del pianeta in transito per altre destinazioni, non manca un albergo interno (Airport Hotel). Impressionante l'area benessere e relax: una piscina di 25 metri riscaldata e una palestra completamente equipaggiata. E, per finire, se non avete la fortuna di essere ospiti delle Vip Lounge, riservate a business e first class, ci si può riposare nelle "Quiet Room": locali senza rumore, con luci soffuse e poltrone reclinabili. Un servizio impagabile per chi ha molte ore di coincidenza. In Permasteelisa hanno proprio ragione: non ci sarà un aeroporto come l'Hamad International per i prossimi 50 anni. S.F.

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r&f Newstech&arredo LEGGEREZZA AL TOP CON I TABLET DI PANASONIC Panasonic porta sul mercato i tablet handheld business fully rugged più leggeri al mondo. Con i loro 4,7 pollici, i modelli FZ-F1 e FZ-N1 sono i Toughpad più piccoli presentati finora con un peso minore di 280 gr. Grazie al lettore barcode posteriore integrato, che permette di evitare sforzi ripetuti e incrementa la produttività, i dispositivi possono essere facilmente utilizzati con una sola mano. Pensati per corrieri, servizi postali, magazzini, retail, industria manifatturiera, servizi sul campo e di pronto intervento, i dispositivi sono dotati di funzionalità dati e voce. Sono inoltre disponibili come opzione una penna passiva o, nei casi in cui è richiesta maggiore accuratezza nella registrazione di firme, una penna attiva. «Grazie al lettore barcode posteriore, dotato di un’angolazione unica nel suo genere, e al peso, inferiore di circa 50 gr rispetto ad alcuni dei prodotti competitor di pari dimensioni, i Toughpad FZ-F1 e FZ-N1 di Panasonic rappresentano un nuovo standard nel mercato handheld – afferma Jan Kaempfer, general manager of marketing di Panasonic Computer Product Solutions – Questi nuovi dispositivi si affiancano ai tablet Panasonic Toughpad handheld FZ-E1 e FZ-X1 da 5 pollici, prodotti di grande successo, e alle loro versioni ATEX».

VERIFONE E265: SOLUZIONE MPOS ALL-IN-ONE

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erifone e265, l’ultima soluzione della linea Mobile (mPOS), offre ai piccoli merchant e ai liberi professionisti la flessibilità di accettare tutti i tipi di pagamento con un modulo da integrare al proprio smartphone. «Immaginiamo quei negozianti in piccole città dove l’abilitazione ad accettare pagamenti elettronici può migliorare le condizioni e le opportunità di vendita – dice Glen Robson, executive vice president, Global Head of Terminal Solutions Verifone – la soluzione mPOS Verifone e265 è ideale anche per i merchant che vogliono integrare servizi a valore aggiunto per aumentare il volume delle transazioni con un approccio di commercio multi-canale». La serie delle soluzioni mPOS include Verifone e355 già diffuso tra i retailer di grandi dimensioni che vogliono migliorare i propri servizi. Verifone ha recentemente annunciato la partnership con Samsung e Aava Mobile per offrire e355 a questi grandi retailer che necessitano anche di lettore barcode, schermo personalizzato, connettività Wi-Fi e altre capacità tipicamente necessarie all’ambiente retail.

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DA ZEBRA TECHNOLOGIES, LE STAMPANTI ZD410 E ZD420

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ebra Technologies presenta due nuove stampanti desktop che offrono connettività fissa, Wi-Fi e Bluetooth, per aiutare i dipendenti ad aggiornare il prezzo dei prodotti e a gestire etichette degli scaffali e coupon, in linea con le strategie di merchandising e pricing sul punto vendita. In aggiunta, il TC8000, computer portatile leggero ed ergonomico annunciato di recente, può aiutare a incrementare del 14% la produttività media sul flusso di lavoro dei lavoratori in magazzino. In particolare Zebra ha introdotto ZD410, la stampante termica ultracompatta da 2 pollici. Progettata per gli spazi di lavoro più angusti, la ZD410 può essere collocata comodamente ovunque gli impiegati abbiano bisogno di lavorare ed è l’ideale per stampare etichette di alta qualità, ricevute e tag per applicazioni specifiche, come prescrizioni farmaceutiche, etichettatura degli scaffali, etichette di saldi e di scala. E il modello ZD420, la prima stampante termica da desktop con cartucce facili da inserire che riducono significativamente il tempo richiesto per caricare il nastro della stampante. La ZD420 fornisce inoltre informazioni utili all’utente tra cui il tipo e la quantità di nastro rimanente nella cartuccia. Entrambe le stampanti sono abilitate con il sistema Link-OS™ che le rende facilmente utilizzabili per gli operatori in magazzino e facilmente gestibili per il reparto IT.

CON FAAC, PIÙ SICURO L’INGRESSO DEI MALL

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a società italiana FAAC, specializzata nelle soluzioni di automazione per serramenti e di controllo degli accessi pedonali e veicolari, ha realizzato l’ingresso automatico GBF 3500, dotato di sistema antipanico a sfondamento e della funzione di riarmo automatico delle ante mobili e semifisse. La soluzione provvede automaticamente a ripristinare le normali condizioni di funzionamento dell’ingresso a seguito di un’apertura a sfondamento dovuta a urto accidentale o all’impiego come via di fuga. Questa caratteristica assicura il ripristino immediato delle finzioni di sicurezza e isolamento termico della porta, anche nei casi in cui gli utilizzatori siano impossibilitati a intervenire manualmente per chiudere le ante. L’ingresso GBF 3500 soddisfa le esigenze dei centri commerciali, coniugando il controllo degli accessi e il risparmio energetico. La soluzione offerta da FAAC comprende anche le ante in vetro, i profili in alluminio e la relativa ferramenta.


IBM ENTRA NEL LUXURY FASHION ONLINE

LA SOLUZIONE INTEGRATA ENIAC - TOMTOM TELEMATICS

Yoox Net-A-Porter Group e IBM hanno stretto una partnership strategica di lungo termine che consentirà al portale e-commerce di focalizzarsi ulteriormente sull’innovazione orientata al cliente e di imprimere una svolta radicale nelle proprie capacità omni-channel a beneficio dei propri clienti e brand partner del lusso. L’accordo consentirà a IBM di far leva sulle competenze di YNAP nel settore ad alta crescita del luxury fashion online. Il razionale strategico alla base di questa partnership è triplice: sviluppo di una piattaforma tecnologica unica e comune a tutti gli online store multimarca e monomarca del Gruppo; velocizzare e facilitare il processo di integrazione dei sistemi a seguito della fusione; indirizzare gli sforzi tecnologici interni verso l’ultima frontiera dell’innovazione del settore in aree quali l’esperienza personalizzata per i clienti e su misura per i brand, sviluppi dedicati a smartphone e tablet e di applicazioni native, customer insights e analytics, social media marketing e funzionalità “cognitive”.

Eniac, software developer e hardware provider, ha unito le sue forze con TomTom Telematics e durante l’International HoReCa Meeting hanno presentato una nuova soluzione. Quest’ultima integra le competenze del sistema gestionale di Eniac, in grado di coordinare la tentata vendita e l’approvvigionamento nel mondo food and beverage, con la piattaforma di fleet management TomTom WEBFLEET, che permette di pianificare gli interventi ottimizzando i tempi di servizio e garantendo una gestione precisa e puntale delle attività di vendita e fornitura. La soluzione offre, inoltre, la possibilità di ottimizzare la comunicazione tra back office e conducenti, grazie al Driver Terminal TomTom PRO8275. «TomTom Telematics ha il più ampio ecosistema di partner nel settore del fleet management – racconta Marco Federzoni, sales director Italia di TomTom Telematics – La gamma di applicazioni proposte riesce sempre più a soddisfare esigenze di mercati verticali».

MASSERDOTTI, DA 50 ANNI NEL VISUAL COMMUNICATION Da 50 anni nel panorama italiano della visual communication, Gruppo Masserdotti ha registrato nel 2015 una significativa crescita, pari a + 26%, con un fatturato totale che supera i 6,6 milioni di euro, di cui oltre il 25% proviene dal settore tecnologico/multimediale che complessivamente segna un incremento superiore al 50%, attestandosi come comparto trainante in grande sviluppo. Il Digital Signage vale 1,7 milioni di euro per Masserdotti, che opera in quest’ambito su due diversi fronti: a livello corporate attraverso l’omonima divisione aziendale rivolta a clienti contract, come grandi gruppi della GDO e del retail del calibro di Ikea, Coin, Liu Jo, Conbipel e Canali; al dettaglio con l’e-commerce DominoDisplay.com, nato nel 2014 con l’obiettivo di offrire accesso al mondo delle soluzioni multimediali a utenti finali e rivenditori quali installatori, agenzie di comunicazione e service di stampa. A livello globale sono a quota 1.000 le soluzioni multimediali installate dalla società bresciana, tutte equipaggiate con Palinsesto – software proprietario sviluppato per la gestione, la programmazione e il controllo di contenuti da remoto trasmessi su reti digital signage – in Italia e all’estero; mentre a soli due anni dalla sua inaugurazione sono già 700 i clienti DominoDisplay.com, di cui oltre l’85% autorizzati come rivenditori.

DATALOGIC: 290 SKORPIO X3 A HOUSE OF FRASER

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atalogic ha concluso una partnership con House of Fraser, storico department store britannico con oltre 61 punti vendita nel Regno Unito, per la fornitura del mobile computer Skorpio™ X3, per migliorare i processi di gestione dei prezzi. In particolare, l’insegna di proprietà della Nanjing Xinjiekou Department Store Co. Ltd. – catena di grandi magazzini cinesi – ha acquistato 290 Skorpio™ X3 di Datalogic dopo aver testato il mobile computer presso i propri negozi di Glasgow e Bristol, attraverso il partner commerciale di Datalogic, Capgemini. La funzione principale dei mobile computer è di aiutare e migliorare i processi di gestione dei prezzi. Abbinati a una stampante di etichette mobile tramite una comunicazione Bluetooth integrata sul dispositivo Skorpio, i dipendenti possono controllare il prezzo degli oggetti e stampare poi i cartellini dei saldi senza errori, attaccandoli agli oggetti in pochi secondi. I dispositivi Skorpio™ X3 sono anche dotati di tecnologia ‘Green Spot’, brevetto Datalogic, che fornisce un’ulteriore conferma di lettura visiva nel caso in cui i rumori ambientali interferiscano con la conferma uditiva del ‘bip’ della scansione. Oltre a migliorare il rendimento, questa funzionalità aiuta anche a ridurre gli errori e ad aumentare la precisione dell’assegnazione dei prezzi.

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r&f International SEGNO MENO PER DESIGUAL Desigual ha chiuso il 2015 con vendite per 933,2 milioni di euro, in calo del 3,1 per cento. Si tratta del suo primo calo da oltre due decenni a questa parte. La flessione dei ricavi, si legge nel comunicato ufficiale, “è stata determinata dal rallentamento dei due mercati di riferimento, Francia e Spagna, e dal contributo limitato degli store aperti nella seconda metà del 2014”. Nei Paesi extra europei le performance di vendita hanno registrato una crescita del 10 per cento. Per quanto riguarda i diversi segmenti dell’offerta produttiva, la moda bambino ha messo a segno un +11,8%, seguita dal comparto accessori (+3,1%), mentre il womenswear ha accusato una flessione del 5,9 per cento. Negli ultimi 12 mesi, Desigual ha messo in atto la razionalizzazione del proprio retail network, chiudendo 27 store, strategia che nel 2016 proseguirà a ritmo più sostenuto per migliorare la redditività del gruppo a medio termine.

MANGO CRESCE IN IRAN Il gruppo catalano, che già conta sette punti vendita nel Paese islamico, aprirà un mega store di mille mq all’interno del Palladium Mall di Teheran, uno dei principali department store della capitale iraniana. L’opening potrebbe coincidere con l’avvio di strategie di rafforzamento nel Paese da parte dei pochi brand di moda già presenti nell’area. Tra le insegne fashion occidentali distribuite attualmente a Teheran e nelle principali città ci sono Benetton, Escada e Sephora. I Paesi musulmani rappresentano una delle scommesse di Mango e, oltre alla presenza dell’etichetta in diversi stati dell’area araba come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Iraq, Giordania, Kuwait e Libano, lo conferma anche il lancio di collezioni specifiche per il Ramadam.

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duty free world

by James Ross - London

In an unsettled year, Asia remains a beacon In un anno incerto l'Asia rimane un faro There is no doubting the unease that travel retailers are feeling in 2016. They see collapsing Brazilian spending in the western hemisphere; a rising euro which – along with terrorist threats – may start to deter travel to a still economically delicate Europe; while China’s growth engine in the eastern hemisphere continues to splutter. Global instability is therefore here to stay and that is curtailing decisive investment planning. However it should be remembered that amid the negatives, are some strong fundamentals. International tourist arrivals this year are forecast to grow by +4%, only slightly down on 2015’s +4.4% (source: UNWTO) while Chinese outbound travel remains very buoyant. From a regional perspective, Asia Pacific still holds big hopes for the duty free business. Preliminary data for 36 destinations in the region indicate that foreign arrivals grew by +5.2% to reach more than 455m. Markets like Japan and Thailand led the way. Furthermore a new forecast from the Pacific Asia Travel Association – set to be released in the second half of 2016 – points to sustained growth. PATA says foreign arrivals will pass 550m in 2016 and then exceed 600m in 2018. Each year between 2016 and 2020 is predicted to set new records for foreign arrivals which are expected to reach a collective record high of close to 650m by 2020. Mario Hardy, CEO of PATA, comments: “It is heartening to see that the momentum of the Asia Pacific tourism sector will continue until at least the end of this decade and that it continues to play a significant role as both a receiver and generator of international visitors. The region’s identity as the engine of growth in international tourism is well justified.” While forecasts can alter – and frequently do – the general trajectory is clear and travel retailers might do well to keep a strong focus in Asia and research which markets in the region will offer the best potential for visitors – and therefore travel shoppers – in the run-up to 2020.

Non vi è alcun dubbio che i travel retailer stiano vivendo un inizio 2016 con disagio. Stanno assistendo al collasso della spesa del Brasile nell'emisfero occidentale; il rafforzamento dell'euro che, unito al pericolo attentati, può scoraggiare i viaggi verso l'Europa; mentre il motore della crescita cinese nell'emisfero orientale continua a vacillare. L'instabilità globale permane, quindi, limitando la pianificazione di investimenti decisivi. Tuttavia bisogna ricordare che tra questi aspetti negativi ci sono alcuni fatti innegabili. La crescita di turisti internazionali è prevista nell'ordine del 4%, poco più bassa del 4,4% del 2015 (fonte UNWTO) e i viaggiatori cinesi rimangono comunque piuttosto numerosi. In prospettiva, la regione Asia Pacifica dà ancora grandi speranze per il settore. I dati preliminari per 36 destinazioni della regione indicano che gli arrivi stranieri sono cresciuti del 5,2% superando i 455 milioni. A fare da apripista ci pensano mercati come Giappone e Tailandia. Inoltre, una nuova previsione della Pacific Asia Travel Association (PATA), che dovrebbe essere diffusa nella seconda metà del 2016, parla di una importante crescita. Parla di 550 milioni di passeggeri nel 2016 e oltre 600 milioni nel 2018. La crescita aumenterà di anno in anno dal 2016 al 2020 e si arriverà a registrare il record di 650 milioni. Mario Hardy, CEO di PATA, ha commentato: «È incoraggiante vedere che la quantità di movimento generata dal settore turistico Asia Pacifico continuerà almeno fino alla fine di questo decennio e che continua a svolgere un ruolo significativo sia come meta sia come fonte di turisti internazionali. È ben giustificato, quindi, il ruolo attribuito alla regione di motore della crescita del turismo internazionale». Mentre le previsioni cambiano, e spesso lo fanno, la direzione generale è chiara e i retailer farebbero bene a mantenere l'attenzione sull'Asia e cercare di individuare i mercati con le maggiori potenzialità in termini di turisti – e di conseguenza di shoppers – nella corsa al 2020.


GP STORE: PRIMA APERTURA A DUBAI La catena monegasca multimarca di abbigliamento e accessori per appassionati di sport motoristici ha inaugurato il suo primo flagship presso il department store “City Walk” di Dubai. Si tratta del primo negozio di GP Group ad aprire i battenti nella regione, concepito a seguito del successo avuto dai concept store diretti e in franchising con i quali il gruppo ha debuttato. Il Ceo di GP Group, Barbaro Guy Levi, ha commentato: «Siamo molto orgogliosi di questa apertura e del trend di crescita che la nostra azienda sta vivendo. I GP Stores stanno infatti ottenendo una rapida crescita delle vendite, in particolare presso il grande numero di appassionati che desiderano trovare le ultime collezioni di abbigliamento e accessori di motorsport a prezzi per tutte le tasche, da 10 a 10mila euro. L'apertura di Dubai rappresenta una pietra miliare del nostro percorso, visto che abbiamo in cantiere piani di espansione aggressivi per la regione. Siamo felici di aver collaborato con Initiatives Plus Group, un incubatore nel settore del retail fortemente consolidato con una profonda conoscenza del mercato».

NEINVER CHIUDE IL 2015 IN POSITIVO Neinver, società spagnola specializzata nell'investimento, sviluppo e gestione di immobili commerciali - e secondo operatore in Europa nel settore degli outlet - ha terminato l'esercizio 2015 con risultati positivi sia in termini di visitatori sia in termini di volumi delle vendite negli outlet center che gestisce in 6 mercati europei. Il volume totale delle vendite di tutti gli outlet gestiti con le insegne The Style Outlets e FACTORY ha superato il miliardo, con una crescita del 10% rispetto al 2014. Gli outlet hanno totalizzato 44,25 milioni di visite, con una crescita del 6% rispetto all'anno precedente. L'esercizio 2015 è stato caratterizzato dall’incremento del volume delle vendite in ognuno dei 15 outlet gestiti in Europa. Il risultato migliore è stata registrato da Vila do Conde The Style Outlets, in Portogallo, dove il volume delle vendite è aumentato del 19% rispetto al 2014. In Italia i due centri The Style Outlets hanno concluso l'esercizio 2015 con un volume complessivo delle vendite cresciuto del 7% e visite aumentate dell'1%, raggiungendo oltre 6,4 milioni di persone.

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International SAMSONITE ACQUISTA TUMI

ZARA CONDIVIDE I RICAVI

Il colosso statunitense ha comunicato di aver raggiunto l’accordo per comprare la connazionale Tumi, in un deal da 1,8 miliardi di dollari, pari a circa 1,6 miliardi di euro. Si tratta dell’acquisizione più importante dalla quotazione di Samsonite alla Borsa di Hong Kong, avvenuta nel 2011. Tumi, che invece è quotata a Wall Street dal 2012, è un marchio di valigeria di alta gamma che ha chiuso il 2015 con ricavi per 548 milioni di dollari (+3,9%) e profitti netti per 63 milioni. Oggi conta su 2mila punti vendita in 75 Paesi. La sua acquisizione dovrebbe permettere a Samsonite di ampliare la propria gamma prodotti, già abbastanza estesa grazie a una serie di acquisizioni, nove dal 2012: il portfolio del brand, ad oggi, comprende già Hartmann, Lipault, American Tourister e Gregory. L’operazione dovrebbe essere chiusa nella seconda parte dell’anno. Samsonite ha chiuso i primi sei mesi del 2015 con 94,4 milioni di dollari di utili e vendite in crescita dell’8,2 per cento. I dati relativi al full year sono attesi alla fine di questo mese.

Inditex distribuirà equamente tra i suoi dipendenti il 10% dei guadagni degli ultimi due anni. Tradotto in cifra, significa che, in totale, il gruppo ripartirà una cifra pari a 37,4 milioni di euro, che verrà suddivisa nelle buste paga di aprile di 78mila dipendenti degli store, delle fabbriche, della logistica e delle filiali con più di due anni di servizio. In Spagna, i lavoratori in possesso dei requisiti percepiranno 560 euro a testa. Il piano era stato annunciato lo scorso anno e proseguirà anche nel 2017. Negli stessi giorni il colosso ha annunciato il varo di un progetto basato sull’utilizzo della tecnologia Rfid-Radio frequency identification per localizzare ciascuna delle 50mila referenze dei prodotti realizzati dai brand del gruppo. Il brand Zara ha già avviato questo sistema ed entro la fine del 2016 sarà applicato a tutti i negozi mentre dal 2017 la tecnologia si estenderà a tutti gli altri marchi Inditex con l'obiettivo monitorare la disponibilità dei prodotti all’interno degli store ed evitare la perdita dei prodotti a causa di errori o furti.

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r&f Vetrina Per vegetariani e vegani, la Tempura di verdure di Bonduelle Bonduelle Food Service presenta “Tempura di verdure”, una nuova referenza che va a inserirsi nella linea di snack di verdure VeggyPassion, perfetti per banqueting, finger food e street food. Ideale per vegetariani e vegani, Tempura di verdure è un mix originale e gustoso che comprende: fagiolini, peperoni, zucchine e carote a rondelle.

Knorr Professional presenta i brodi in gelatina I brodi in gelatina Knorr Professional – manzo, pollo, verdure - sono i primi brodi in gelatina del mercato professionale. Per ottenere un litro di brodo è sufficiente aggiungere un cucchiaio di prodotto (circa 25 gr) in un litro di acqua bollente e lasciar bollire per un minuto. Ogni confezione da 800 gr ha una resa di 32 litri di brodo preparato.

Da Stuffer lo snack Aloa 100% frutta Dall’esperienza Stuffer nasce Aloa, la purea 100% frutta senza zuccheri aggiunti e conservanti. Uno snack per tutta la famiglia, da gustare anche fuori casa grazie alla confezione con tappo salva-bimbo. Grazie alla pratica confezione da 100 gr, conservabile anche fuori dal frigorifero, lo snack può essere consumato anche a scuola.

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Più dinamica ed elegante la gamma Sanbittèr Emozioni

Sanbittèr rinnova la gamma Sanbittèr Emozioni con una grafica ancora più dinamica ed elegante, nel comodo formato della bottiglia long neck da 20 centilitri. Veri e propri cocktail ready to drink, in cui l’inconfondibile gusto frizzante di Sanbittèr Rosso si mixa con la freschezza del succo di pompelmo, le note tropicali del passion fruit o quelle più decise del ribes nero.

Due nuove ricette per Birra Moretti Le Regionali

Pastiglie gommose Leonsnella, ora senza zuccheri!

La gamma Birra Moretti Le Regionali, interamente prodotta in Italia, con malto 100% italiano e ingredienti naturali, si arricchisce di due nuove ricette: Birra Moretti alla Pugliese, con fico d’India e grano arso pugliesi, e Birra Moretti alla Lucana, con alloro e orzo maltato lucani. Con Birra Moretti Le Regionali, continua il percorso di Birra Moretti all’insegna dell’innovazione.

Curate sia nella ricettazione 100% naturale sia nella decorazione colorata ed elegante con fregi “belle époque” per richiamare le classiche scatolette, le nuove Pastiglie gommose Leonsnella senza zuccheri coniugano i saperi e sapori dell’antica tradizione confettiera ed erboristica con l’esigenza di chi non gradisce né zuccheri né dolcificanti di sintesi.

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[La foto[

NESPRESSO NELLE GRANDI STAZIONI A Milano Centrale, un unicum realizzato in un corner di Media World.

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r&f La pulce nell’orecchio

di Simone Filippetti

Marzotto-Hugo Boss: male la seconda

C

hi lascia la strada vecchia per quella nuova, sa quel che lascia ma non sa quel che trova. Chissà se la famiglia Marzotto aveva in mente questo proverbio quando si è comprata, per la seconda volta, Hugo Boss. C'è una parola che riassume gli ultimi anni della maison tedesca, che ha reso il German Style (notoriamente grigio e rigido) qualcosa di molto figo e modaiolo: girandola. O meglio porte girevoli. Aziende comprate, rivendute e ricomprate dagli stessi azionisti. Ma ecco il classico cerino che rimane in mano all'ultimo arrivato: i nuovi proprietari, che poi sono anche i vecchi,

dopo, nel 2002, la Marzotto Spa fa il colpo grosso: conquista Valentino Fashion Group. La maison mondiale del famoso stilista romano, alla fine di una serie di passaggi di mano, era finita in pancia alla holding Hdp, una piccola conglomerata gestita dall'ex manager Fiat Cesare Romiti e orbitava attorno alla galassia di Mediobanca: oltre alla moda, Hdp controllava anche il Corriere della Sera. Per la dynasty veneta (una famiglia con decine di figli e nipoti, pari solo agli Agnelli) era un'operazione squisitamente industriale e non speculativa, perché appunto la casa di Valdagno è da

nali all'alta finanza. Ma il matrimonio industriale dura poco: appena 4 anni. Nel 2006, i Marzotto vendono tutto in blocco: addio alla Valentino Fashion Group. E fanno l'affare della vita. A Valdagno avevano comprato Vfg per 190 milioni di euro. La rivendono, con dentro anche Hugo Boss, a 800 milioni. Un prezzo monstre. A comprare è un fondo di investimento, Permira, uno dei colossi mondiali del private equity. Nel 2006 il mondo è in piena bolla finanziaria, girano miliardi in Borsa ed è una continua escalation di operazioni sempre più grandi e costose. Permira, all'apice della sbor-

La sede di Hugo Boss di Metzingen, Germania si sono trovati in mano un'azienda che non brilla più. Il secondo giro di giostra non va bene per la famiglia veneta. Ecco la storia. Hugo Boss, griffe nata a Metzingen vicino a Stoccarda nel 1923, era uno dei marchi di proprietà al portafoglio della famiglia Marzotto, storico gruppo veneto che ha "inventato" il distretto del tessile in Italia alla fine del 1800. La famiglia di Valdagno aveva comprato la griffe tedesca a metà anni 80. Venti anni

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sempre nel settore tessile, dell'abbigliamento e della moda. Nasceva così un polo del lusso e del fashion: i Marzotto mettono dentro a VFG (Valentino Fashion Group) tutti i loro marchi: oltre a Valentino, anche Hugo Boss e lo sportswear di Marlboro Country. Il tutto gestito da una famiglia focalizzata all'industria. Marchi storici e importanti che venivano accasati insieme invece che in una holding dei salotti buoni di Milano che spaziava dai gior-

nia di Wall Street (perché poco dopo inizierà lo sboom) paga una cifra ritenuta allora stratosferica da tutti. A Valdagno brindano a prosecco millesimato. In soli 4 anni hanno quadruplicato il valore e portano a casa 200 milioni secchi di guadagno (su cui poi andrà a indagare la Guardia di Finanza, ma questa è un’altra storia). Permira, come nel classico manuale di finanza, procede a uno spezzatino: smembra e separa il gruppo tra i vari

marchi e poi li rivende (il lavoro tipico di un private equity, comprare, ristrutturare e rivendere le aziende: è il mestiere reso celebre dal sex symbol Richard Gere nel film di culto Pretty Woman). Nel mezzo, però, c'è la più grossa crisi finanziaria mondiale dal crollo di Wall Street del 1929. Sono in molti a pensare che i Marzotto abbiano fatto un affare e che Permira abbia strapagato e rischi un buco clamoroso. Invece dimostrano una capacità fuori dal comune. La maison Valentino viene rivenduta all’emiro del Qatar. E a un prezzo ancora più alto: nessuno avrebbe scommesso un euro che sarebbe potuto succedere. Hugo Boss, però, rimane ancora in mano a Permira. Ma ecco l’ennesimo ribaltone: a inizio dell’anno scorso ecco si rifà avanti la famiglia Marzotto. Si ricompra un pacchetto da Permira e ritorna al comando. Solo che stavolta le cose vanno meno bene. A distanza di un anno dal ritorno dei vecchi proprietari, Hugo Boss ha lanciato un Allarme Utili: i numeri andranno peggio del previsto, per colpa di Cina e Stati Uniti, dove gli affari non vanno bene. Come tutte le griffe mondiali, anche la casa tedesca soffre per la crisi del lusso (si veda anche la Pulce del numero scorso su Prada). Il crollo in Borsa ha già avuto un primo contraccolpo: è saltata la testa del numero uno, l'amministratore delegato ClausDietrich Lars. Un terremoto per Hugo Boss: Lars era il capo storico, guidava l’azienda da 8 anni, l’uomo che aveva fatto impennare i ricavi (+75%); ed era stato insediato lì da Permira. La storia della finanza è piena di "Secondi giri di giostra" rivelatisi sfortunati. Il caso più clamoroso è quello di Seat Pagine Gialle. Comprata, rivenduta e ricomprata dagli stessi fondi, negli anni d'oro della New Economy. Solo che la seconda volta è andata decisamente male. Seat è praticamente finita in dissesto e il capitale azzerato. Chissà se la Storia serve da insegnamento.