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Papa

o c s e c n a r F

Maggio 2013

Benvenuto

Comunità BOLLETTINO DELLE PARROCCHIE DI CENIGA, DRENA E DRO

anno XXVIX - n. 1

a m i t a F e l a i c e Sp Drena


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Il saluto

Saluto del parroco

“La Chiesa è di Cristo” don Stefano

Comunità

Solitamente il Bollettino delle nostre Parrocchie viene pubblicato in occasione del Natale e della Pasqua. Che cosa è successo questa volta, come mai esce così tardi? Molti si saranno chiesti che fine abbia fatto la copia del giornalino non avendolo visto arrivare in occasione della Pasqua. In realtà non si è trattato di cattiva volontà, ma di una scelta fatta con i Consigli Pastorali. Scelta dovuta al fatto che la Pasqua si è celebrata molto presto e che la maggior parte delle iniziative proposte nelle Parrocchie vengono realizzate nel periodo successivo alla Pasqua. Dobbiamo però riconoscere, che la motivazione principale di questo ritardo, è dovuta alla curiosità di conoscere che cosa sarebbe successo nella Chiesa dopo l’annuncio inaspettato di Papa Benedetto delle sue dimissioni, lo scorso 11 febbraio e di chi sarebbe a lui succeduto sulla cattedra di Pietro. Bisogna dire che nelle settimane precedenti la Pasqua, la Chiesa Universale, e non solo, ha vissuto momenti di grande grazia e ha sperimentato la presenza e l’azione dello Spirito Santo. Papa Benedetto, con una scelta storica come ha saputo fare, se in un primo momento ha lasciato sgomenti e quasi spaventati i Cristiani, ha comunque dimostrato, come riconoscerà Papa Francesco nel loro primo incontro a Castel Gandolfo, una grande umiltà.

Ha dato una lezione di vita e di fede. Ci ha dimostrato con i fatti quello che ha sempre predicato: il potere è un servizio e come tale va ricondotto a chi ne è l’origine (Dio) e va vissuto come dono di se alla Chiesa. I limiti umani dell’età e della malattia, sono esperienze condivise anche dal Papa il quale, “per il bene della Chiesa”, riconoscendo che “la Chiesa è di Cristo”, non ha esitato a mettersi da parte dedicandosi alla preghiera e all’offerta della propria vita, riconoscendo che per guidare la comunità dei credenti sono necessarie forze fisiche e spirituali. Un Papa, da tutti considerato un conservatore, è riuscito, in due minuti, ad essere un grande rivoluzionario. Un atto di libertà per se e per i suoi successori. Non si tratta di una rinuncia o dell’abbandono del campo o della Croce, non si è arreso alle difficoltà, ma ha riconosciuto come nella Chiesa ci sono problemi molto profondi ed impegnativi che devono essere affrontati con coraggio e forza come lui ha saputo fare fino ad oggi. Guardando poi al passato, ricordando


i suoi gesti e i suoi insegnamenti, tale scelta non risulta così estranea e immotivata. E proprio per questo papa Benedetto non passerà alla storia come il Papa della rinuncia, ma come colui che ha lasciato, in tempi come i nostri, la più grande eredità: la fede. In tutto il suo Magistero ha cercato di far riscoprire la fede a partire dagli ambiti accademici fino alle piccole comunità parrocchiali romane che ha visitato. E Papa Francesco è oggi possibile perché prima c’è stato Papa Benedetto. Sono state settimane di gioia, di festa per la Chiesa perché nella straordinarietà della situazione, abbiamo accolto un nuovo Papa senza le novenalia di lutto per il saluto del precedente. E così, quell’uomo “venuto dall’altro mondo”, ha subito entusiasmato, ha spiazzato i cronisti come ha spiazzato la stessa Comunità Cristiana. Quel suo presentarsi non come Sommo Pontefice, ma come Vescovo di Roma, ha fatto intendere che ha colto in pieno il significato del suo mandato. Si è messo in ginocchio e anziché benedire la folla, ha chiesto al suo gregge di prega-

re per lui e di benedirlo. Questo nasce da un’esperienza vera di pastore di una diocesi. E questo è il ruolo del Papa: pastore della Chiesa universale. A due mesi dall’elezione di Papa Francesco non sappiamo ancora molto di lui e di come svolgerà il suo servizio, ma una cosa è certa: è un grande uomo di Dio per gli uomini. Un dono per la Chiesa del nostro tempo come lo sono stati Papa Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Lo Spirito Santo esiste e opera nella Chiesa e ogni volta ci stupisce. E quando ci sembra di dover perdere la speranza, ecco che proprio la Chiesa, con i suoi riti, con le sue tradizioni e anche con le sue difficoltà e colpe, riesce a rinnovarsi e rinnovare anche il mondo. Allora buon cammino Chiesa di Dio con il nuovo Papa Francesco. Buon cammino comunità di Ceniga Drena e Dro, lasciati trascinare dall’entusiasmo della Chiesa e lasciati guidare dalla Parola e dall’esempio di Papa Francesco. Rinnovati nella fede e riscopri la novità e la bellezza del Vangelo.

Comunità

Papa Francesco

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Papa Francesco

Parrocchia “S. Martino” Piazza Bombardelli, 2 - 38074 Drena Per offerte o donazioni Cassa Rurale Valle dei Laghi IBAN: IT85 A081 3234 7590 0033 0302 449 Parrocchia “Ss Pietro e Paolo” Piazza San paolo, 2 - 38074 Ceniga – Dro Per offerte o donazioni Cassa Rurale Alto garda IBAN: IT55 U080 1634 7600 0000 1043 548 Parrocchia “dell’Immacolata” Via Cesare Battisti, 7 - 38074 Dro Per offerte o donazioni Cassa Rurale Alto Garda IBAN: IT80 O080 1634 7600 0000 1020 938

Orario estivo Sante Messe Con i Consigli Pastorali, si è pensato di modificare l’orario delle Sante Messe domenicali. A partire dalla prima domenica di luglio fino alla ripresa della scuola si seguirà questo orario:

Sabato sera: ore 20.00 Ceniga Domenica: ore 8.30 Dro; ore 10.00 Drena; ore 18.00 Dro; ore 20.00 Ceniga. Pensiamo che siano offerte comunque diverse possibilità secondo le varie esigenze di orario, chiediamo la collaborazione nell’avere la disponibilità di spostarsi eventualmente da una parrocchia all’altra per trovare l’orario che più è comodo.

Comunità


Prima Cresima Ceniga, Comunione Dro e Ceniga Drena e Dro 5 maggio 2013

28 aprile 2013

Bassetti Andrea Benuzzi Claudia Bolognani Lorenzo Busato Chiara Cazzaniga Maddalena Chiarani Sara Ferraro Restagno Martina Floriani Sebastiano Franzini Chiara Grossi Davide Gubert Marco Leoni Keith Malfer Giulia Malfer Sophia Mattei Camilla Michelotti Leonardo Morandi Jacopo Petralito Jasmina Prus Alessia Sartorelli Corinne Schirato Carlotta Tavernini Paola Trenti Mattia

Della Parrocchia di Ceniga Sara Bombardelli Raffaele Boninsegna Isabella Fia Alessio Leoni Giorgia Miorelli Arianna Santoni Riccardo Santoni, Desiree Versini

19 maggio 2013 Chiste’ Marco Oprandi Niki Bortolotti Rachele Pederzolli Sofia Lucero Ismael Maia Brochiero Martino Brochiero

Della Parrocchia di Drena Angelica Chistè Ilaria Consolati Della Parrocchia di Dro Sara Baldo Sofia Berlanda Luca Boninsegna Carmen Bonauro Michele Bonauro Martino Corradini Giulia Cristofari Daniele Curatola Andrea Degasperi Angelica Depentori Elisa Depentori Veronica Giannotti Michael Leoni Aldo Lutterotti Paola Lutterotti Lisa Maltagliati Alessia Miori Martin Nessler Denise Oliverio Clara Ranedda Sofia Santulliana Jacopo Squarzoni Andrea Tavernini Francesco Pizzimenti.

Si aggiungono cinque Adulti

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Prima Comunione Drena

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Vita parrocchiale

Situazioni angoscianti, periodo difficile

Il Centro di Ascolto e Solidarietà della Caritas Decanale di Arco RELAZIONE SUGLI INTERVENTI

Come opera Il Centro di Ascolto e Solidarietà (Ce.d.A.S.), operativo dal 1984 ad Arco, è espressione della Commissione Caritas Decanale che vuole rispondere concretamente ai bisogni di vario genere espressi dalle persone più “deboli” della comunità. La Caritas, voluta da Paolo VI negli anni Settanta, ha lo scopo prioritario di sensibilizzare, promuovere, sostenere il valore della “prossimità”, di essere a fianco quindi di persone in difficoltà per motivi diversi. Con molta discrezione e tanta disponibilità al dialogo gli operatori del Ce.d.A.S. di Arco e dei Punti di Ascolto di Dro e Bolognano ascoltano, cercano di capire, incoraggiano, aiutano, rispondono o sollecitano risposte. Per certe esigenze occorre infatti far intervenire i servizi sociali con i quali si è stabilito un rapporto di stretta collaborazione; per altre si fa riferimento agli uffici comunali (Assessorato alle Politiche Sociali) e alle organizzazioni di volontariato presenti sul territorio, tessendo con loro una rete solidale; per

Comunità

IN QUESTI TEMPI DI DIFFICOLTà RACCOGLIAMO DELLE OFFERTE A SOSTEGNO DELLE ATTIVITà CARITATIVE. POTETE TROVARE LE APPOSITE CASSETTE IN CHIESA OPPURE LASCIARE IN PARROCCHIA O VERSARE SUL CONTO DELLE PARROCCHIE SPECIFICANDO “PER LA CARITà”

altre problematiche ancora si consultano associazioni specialistiche o si forniscono indicazioni per servizi specifici. In alcuni casi aiutano le persone ad ottenere ciò che spetta loro per diritto. Le risposte tante volte possono essere anche semplici: un pacco viveri, una bolletta da pagare, una bombola del gas, una medicina da acquistare, l’accompagnamento per una visita specialistica o per una medicazione. Piccole cose che non fanno più sentire sole queste persone, queste famiglie. In alcuni casi si aiutano singoli o famiglie a gestire con oculatezza il proprio bilancio famigliare per non rischiare di trovarsi a metà mese senza la possibilità di far fronte anche alle spese più indispensabili. Ma più di tutto vale un sorriso, un consiglio, un aiuto a camminare da soli. Gli interventi sono destinati alle nuove e vecchie povertà (cresciute di numero a causa della crisi che affligge il mondo del lavoro) a persone in situazione di disagio psichico, ad extracomunitari, a nomadi, a pensionati impoveriti, a persone sole che non sanno orga-

CARITAS

DECANATO DI ARCO


Breve relazione sugli interventi compiuti nel 2012 Presso il Centro di Ascolto e Solidarietà di Arco e presso i Punti di Ascolto di Bolognano e di Dro si rivolgono sempre più famiglie (italiane e straniere) che non sanno come pagare l’affitto di casa, le bollette di acqua, luce e gas, che sono impossibilitate ad acquistare anche l’indispensabile per alimentarsi o per vestirsi. Le cause di questo disagio È la mancanza di lavoro la causa principale di questo disagio e le prospettive future non inducono all’ottimismo. Negli operatori sociali e nei volontari Caritas c’è quindi l’angosciante consapevolezza che, trovata una soluzione per un mese o due, alcune famiglie quasi certamente torneranno a chiedere nuovamente aiuto. Ma ci sono anche situazioni di abbandono o di separazione che coinvolgono spesso donne e minori; situazioni che portano talvolta pesanti conseguenze psicologiche su personalità particolarmente fragili. Tipo di interventi Va chiarito che l’operato dei volontari della Caritas di Arco, Bolognano e Dro si fonda innanzitutto sull’ascolto di persone in situazione di bisogno. Dopo di che, insieme, si cerca una soluzione a problematiche più diverse, fornendo indicazioni e aiuti concreti. Si lavora in stretta collaborazione con i Servizi Sociali della Comunità di valle. Ecco in sintesi quanto è stato fatto nel 2012. Sono stati compiuti 1714 interventi, incontrando persone in situazio-

ne di bisogno. Sono stati distribuiti 582 pacchi spesa (che abbiamo reso sempre più consistenti) e assicurato a 46 famiglie i buoni mensa per i figli in età scolare. Abbiamo fornito vestiario, pannolini e latte in polvere per neonati (146 interventi). Abbiamo anticipato circa 10.000 Euro, in accordo e su segnalazione dei Servizi Sociali, a famiglie che hanno, in certi casi, poi ottenuto il reddito di garanzia o un sussidio straordinario. Abbiamo pagato bollette (3.200 Euro), integrato affitti (800 Euro), acquistato bombole del gas (477 Euro); per l’acquisto di generi alimentari (da aggiungere a quelli donati) sono stati spesi 2.250 Euro; abbiamo acquistato medicinali, occhiali, biglietti di treno. I dati del primo trimestre 2013 sono lo specchio di una situazione ancora più grave e allarmante: sono stati distribuiti 248 pacchi spesa, sono stati compiuti interventi economici per 13.000 Euro. Avvertiamo la necessità di un’opera capillare, magari partendo dai banchi di scuola, di un’educazione a nuovi stili di vita. Solo con la sobrietà molte famiglie riusciranno a far quadrare il loro bilancio. Il ruolo pedagogico della Caritas è attivo anche su questo fronte, con l’auspicio che anche altre realtà formative se ne facciano carico. Ringraziamenti Ci sentiamo in dovere di ringraziare quanti hanno dimostrato nei nostri confronti sensibilità e condivisione: la Cassa Rurale Alto Garda, la Coop Alto Garda, i Comuni di Arco e Dro che, in forme diverse, hanno sostenuto il nostro operato. Ringraziamo di cuore le tante persone che, con le loro offerte, hanno permesso di intervenire concretamente a favore delle persone più in difficoltà della nostra comunità. LA SEGRETERIA DELLA COMMISSIONE CARITAS –DECANATO DI ARCO GLI OPERATORI DEL Ce.d.A.S.

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nizzare la propria vita. Ogni storia è diversa dall’altra; ci vuole buon senso, comprensione, e tanto discernimento per operare correttamente ed in modo fruttuoso.

Vita parrocchiale

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Riflessioni

QUANTO BISOGNO DI SOLIDARIETà E DI ASCOLTO CHE C’E’!

Comunità

Il mondo sta cambiando per molti di noi, e dopo i lunghi anni del boom economico, della globalizzazione, siamo alle prese con una grave crisi economica, finanziaria e sociale che ogni giorno registra un numero sempre crescente di nuovi poveri. Infatti la mancanza di lavoro, non è più solo questione di lavoro precario, ma qualcosa di più profondo, i disoccupati aumentano, e non solo fra i giovani e le donne si registrano numeri importanti, ma pensiamo anche per tutti coloro che over 50 o 60 si trovano a dover cercare una nuova occupazione in seguito a licenziamento senza vere prospettive all’orizzonte. Diventa così difficile poter arrivare a fine mese per sempre più persone, senza lavoro e magari con una famiglia da mantenere, con un reddito di garanzia limitato (3 mesi rinnovabili), poi il disagio si fa sentire pressante e risulta così arduo poter essere ottimisti. Per fortuna esiste un mondo formidabile fatto di persone dal cuore grande, che si mettono a disposizione del prossimo bisognoso di aiuto ma soprattutto di ascolto. Questo mondo si chiama Caritas, ed è fatto di uomini e donne che, con la dovuta preparazione e formazione, soprattutto per quanto riguarda la riservatezza e la privacy dei dati e delle informazioni, si mettono a disposizione della comunità per ascoltare in modo da dare poi una risposta a quanti si rivolgono loro per bisogno e necessità. Nelle richieste di aiuto oggi non c’è solo la mancanza del lavoro, l’aumento delle separazioni fra

i coniugi, in presenza di figli minori, sta registrando sempre più casi (come può un marito sparire e lasciare la moglie con i bambini piccoli senza sostentamento?). Pure la dipendenza dal gioco d’azzardo sta segnando numeri importanti nelle richieste d’aiuto (anche se non sono da subito verificabili), pensiamo alle slot machine distribuite ovunque ormai, che riducono l’uomo ad una “dipendenza senza droga” con impegno di importanti cifre, quasi senza rendersene conto, nella ricerca di quella fortuna che potrà loro cambiare la vita. Riguardo quest’ultima piaga sono da segnalare le importanti serate di sensibilizzazione organizzate nell’Alto Garda in merito alla dipendenza dal gioco, serate mirate ma poco partecipate se si pensa che vi hanno partecipato 100 persone su circa 2.400 casi potenziali, questi dati ci fanno capire quanto bisogno di aiuto ci sia a tal riguardo. Ed ecco che la sensibilità verso l’altro ancora una volta apre la sua porta nell’assistenza di chi ha bisogno, di una parola, di comprensione, di un consiglio, anche solo di un sorriso, ma soprattutto di una aiuto per tornare a camminare da solo. C’è bisogno di persone che possano dare la loro disponibilità per questo grande impegno di solidarietà, e allo stesso tempo di altre che possano pensare di togliere qualcosa dalla propria tavola per donarlo a chi è meno fortunato in quel momento. Così la nostra comunità sta pensando di come organizzarsi al riguardo, in


modo da dare risposta a questa esigenza crescente, in modo da colmare quel divario che altrimenti ridurrebbe tutti più poveri almeno nello spirito. In Chiesa è sempre attiva la raccolta per la Caritas Decanale, ma se qualcuno di noi può dare la propria disponibilità per un impegno personale nell’accoglienza dell’altro, potrebbe essere il

momento più indicato per fare del bene nella nostra comunità. Pensiamo a bruciare l’egoismo e la tristezza, concedendoci solo la carità per amare il prossimo, servirlo, aiutarlo, curarlo, accoglierlo, vestirlo, dargli da mangiare, soccorrerlo nel bisogno, fare compagnia a chi è solo e trascurato. Flavia Angeli

Riflessioni

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VI PORTO NEL MIO CUORE lettera del papa agli ospiti dei centri caritas

«Nella nostra situazione di disagio possiamo sperimentare in prima persona l’importanza di un gesto di solidarietà, di quanto dia conforto un abbraccio, una stretta di mano e all’opposto di quanto feriscano l’indifferenza o anche il fastidio che trasmettono certi sguardi e atteggiamenti per il nostro essere diversi». Con queste parole gli ospiti dei centri Caritas di Roma si erano rivolti, mediante una lettera, alla vigilia della Pasqua al neo eletto papa Francesco, aggiungendo: «Il giorno della sua nomina lei ha chiesto a tutti di pregare il Signore affinché le dia forza per affrontare le difficoltà legate al suo servizio: sia certo che la nostra preghiera la accompagnerà continuamente». «Vi ringrazio per il vostro gesto di vicinanza e di affetto. Il Signore vi ricompensi abbondantemente». E’ stata la risposta con la quale papa Francesco ha voluto salutare e ringraziare gli ospiti dei centri della Caritas di Roma che già lo scorso 26 marzo avevano scritto quel messaggio di benvenuto al successore di Pietro. Un ringraziamento sentito per i primissimi gesti, proposti all’inizio del suo ministero petrino, che «ci danno quotidianamente testimonianza - avevano scritto gli ospiti senza fissa dimora dei centri della Caritas romana - dell’autentica essenza della fede cristiana: Dio è amore», aggiungendo che «mai Le mancherà la nostra vicinanza così come sarà costante il nostro ringraziamento al Signore per averci donato una persona come Lei». Oggi la lettera di risposta inviata dal Papa al direttore, monsignor Enrico Feroci è stata pubblicatata sul sito della Caritas romana. «Vi ringrazio – si legge nella lettera di risposta di Francesco datata 6 aprile - anche perché pregate per me, e vi invito a continuare a farlo poiché ne ho molto bisogno. Sappiate che vi porto nel mio cuore e che sono a vostra disposizione». Gesù, conclude, «vi benedica e la Santa Vergine vi protegga. Fraternamente, Francesco».

Comunità

Da “Avvenire” - 11 aprile 2013


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Comunità attiva

Un grande serzivio a Gesù

il chiErichetto È un esempio vivente di come un bambino possa capire l’importanza del suo ruolo nel “servir messa” cioè di assistente del sacerdote durante la messa, e un esempio per noi fedeli adulti di come si possa seguire con attenzione ogni fase della liturgia. Ma servire messa vuol dire assistere da vicino, anzi collaborare direttamente al mistero centrale della nostra fede, ed esservi attenti significa farsi responsabili della riuscita di quel miracolo costante che è ogni celebrazione liturgica.

Comunità

Il chierichetto è un ragazzo/a che attraverso il Battesimo è diventato amico di Gesù che ci ha mostrato che Dio è Amore. Il ministrante è un ragazzo che nella vita di ogni giorno e con tutti cerca di vivere quello stile di amore che Gesù ci ha insegnato. Il ministrante svolge un vero e proprio ministero liturgico (=un servizio d’amore!) così come i lettori, i cantori, i sacrestani... ma è un compito tutto speciale e originale perchè ciascuno nella Chiesa e nella vita è chiamato a qualcosa di bello. LA FIGURA DEL CHIERICHETTO Il chierichetto è un ragazzo/a che assiste il parroco durante le celebrazioni,

affinché la liturgia sia più solenne, e l’assemblea possa parteciparvi meglio. L’attività del chierichetto diventa un modo concreto per vivere la vocazione battesimale. I VALORI DEL CHIERICHETTO I valori del chierichetto sono: Amicizia, Competenza, Esempio, Fedeltà e Gioia. Amicizia: la prima qualità del chierichetto è un forte spirito di amicizia, (Gesù ci ha chiamato amici). È importante che nel Gruppo chierichetti ci sia uno spirito di amicizia, che si stia bene insieme, che ci si voglia bene. Essere amici ci aiuta anche ad essere uniti e ciò migliora il nostro servizio, ci si capisce, ci si aiuta, si costruisce qualcosa


Comunità attiva

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10 marzo 2013 - 1° festa di ringraziamento ai chierichetti e ai sacrestani: Mariangela, Nilo, Elio e Pierina di buono. Competenza è saper fare al meglio il proprio servizio. Il chierichetto sa cosa deve fare e quando farlo, perché sa che un buon servizio è un’ offerta a Dio e un regalo a tutta la comunità cristiana. Tutto ciò non significa che il chierichetto sa tutto, ma può capitare di non sapere come comportarsi in una situazione o dimenticarsi qualcosa; è in queste situazioni che il chierichetto chiede, s’informa, senza vergogna o paura. Chiede a chi ne sa di più (i cerimonieri Nilo e Alfredo) ed impara. La competenza non scende dal cielo come dono, è necessario imparare, provare e pian piano si diviene competenti nel proprio servizio. Esempio: il chierichetto è un esempio per tutti se compie bene il suo servizio. Essere di esempio

non significa mettersi in mostra, farsi vedere per vantarsi. Si è di esempio quando si compie bene il proprio servizio; ma l’esempio non finisce sulla porta della Chiesa, anche nella vita di tutti i giorni il chierichetto si comporta come chi ha posto al centro della propria vita e del proprio interesse Gesù e gli altri. Fedeltà: è la qualità principale del chierichetto. Fedele è colui che è capace di assumere gli impegni e svolgerli. Grazie chirichetti per il servizio che fate a Gesù e per quell’atmosfera particolare che si respira quando siete presenti sull’altare. Grazie ragazzi per il sorriso che arrichische la mensa del signore! Sebastiano e Alfredo

Si è rivolto a un gruppo di chierichetti definendoli: “Voi siete strettamente associati al sacrificio eucaristico di cui dovete approfondire il significato teologico, spirituale e rituale. Voi siete collaboratori del sacerdozio ministeriale, al quale portate un aiuto prezioso. Voi svolgete un vero ministero liturgico insieme con i lettori, i commentatori, i cantori”...

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PAOLO VI


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Fiori

Il giglio

Anche i fiori ci parlano di Dio… Il giglio o lilium fa parte della famiglia delle liliaceae e comprende un gruppo di cento specie di bulbi squamosi, dalla fioritura principalmente estiva e diffusi nella maggior parte delle zone temperate, specialmente nell’est asiatico. Sono piante strette ed erette, di solito con uno stelo frondoso per bulbo. Grandi, talvolta profumati, i fiori campanulati, scampanati o ricurvi, spuntano sulle estremità degli steli. I fiori hanno tutti i colori eccetto il blu e sono spesso splendidamente striati con colori contrastanti.

Comunità

Il giglio nelle raffigurazioni che troviamo nelle nostre chiese, ma non solo, sottolinea la caratteristica della purezza: lo troviamo sempre nelle Annunciazioni: l’Arcangelo Gabriele lo porge a Maria; lo tengono in mano San Giuseppe, Sant’Antonio, San Luigi Gonzaga, San Domenico (possiamo vederli tutti nella chiesa parrocchiale di Dro, ma sicuramente anche in molte altre). Un bellissimo tappeto di gigli bianchi è posto ai piedi della Madonna Immacolata dipinta nel catino absidale della suddetta chiesa. Questo bel fiore oltre a ricordarci la purezza dell’anima viene anche citato da Gesù in quel bellissimo passo del Vangelo di Matteo (6,28-30) per dirci quanto siamo importanti per Dio nostro Padre; usa delle parole da Sommo Poeta: …”Osservate i gigli del campo come crescono: non lavora-

no, non tessono. Eppure vi dico che neanche Salomone in tutta la sua magnificenza vestiva come uno di essi. Se Dio veste così l’erba del campo che oggi è e domani viene gettata nel fuoco, quanto più vestirà voi, gente di poca fede?... Anche il profeta Osea che nel suo libro parla del rapporto tra Dio e Israele, nel quattordicesimo capitolo usa questo fiore per descrivere la salvezza d’Israele ad opera di Dio: “Sarò come rugiada per Israele, egli germoglierà come giglio, getterà le sue radici come un pioppo, i suoi germogli si estenderanno lontano”. Da “Il libro delle preghiere” di Soren Kierkegaard (filosofo danese) riferito al capitolo sesto del Vangelo di Matteo:


Fiori

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Ciò che in compagnia degli uomini, specialmente nel brusìo della folla, tanto difficilmente si riesce a sapere: ciò che altrove si è riusciti comunque a sapere e si dimentica poi così facilmente per il chiasso della folla, cioè l’essere uomo e il significato religioso che quest’esigenza comporta: fa’ che ci sia dato di saperlo, e se l’abbiamo dimenticato che torniamo a impararlo dal giglio e dall’uccello. Fa’ che lo impariamo, non in una volta sola e tutto insieme, ma almeno un poco e un po’ alla volta e che questa volta dall’uccello e dal giglio impariamo silenzio, obbedienza e gioia!

Il giglio ci aiuti a ricordare che Dio ci ama di amore infinito e invochiamo il Suo aiuto per mantenerci tali da piacere sempre a Lui. Per concludere con le parole di un canto mariano: Maria, sei giglio di puri candori, che il cuore innamori del Verbo tuo Figlio. Lodate, lodate, lodate Maria”.

Comunità

Padre celeste!


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Teatro Parrocchiale

Bilancio positivo per la stagione primavera 2013

FILODRAMMATICA CE.DRO Anche quest’anno siamo giunti alla fine della Rassegna Teatrale di Primavera. La soddisfazione è stata grande e per questo dobbiamo ringraziare il caloroso pubblico presente ogni sera molto numeroso. L’organizzazione di una rassegna teatrale non è lavoro da poco. I primi contatti con le varie filodrammatiche del territorio cominciano già un anno prima, alla riunione annuale della Co.F.As. (Compagnie Filodrammatiche Associate) che si svolge a primavera. Poi si devono far coincidere gli impegni delle Compagnie con le date delle varie rassegne che si tengono in tutto il Trentino. Questa stagione la nostra compagnia non ha potuto effettuare molte rappresentazioni perché stiamo allestendo una nuova commedia dal titolo “La dago via quasi per gnent” dell’autrice Loredana Cont, commedia ormai pronta ma che verrà rappresentata in autunno e anche perché l’ultimo lavoro lo abbiamo rappresentato ormai in ogni angolo, dall’Alto Adige alla Val di Cembra, dalla Val di Non alla Vallagarina fino a Verona. Gli impegni invernali non sono mancati comunque; la squadra delle giovani leve della Compagnia ci ha impegnato e

ci sta tuttora impegnando con un corso di recitazione, movimento, espressione, tenuto dall’insegnante Silvia Salvaterra. A breve tutti gli “attori” della filo saranno impegnati in un corso di teatro promosso dalla Co.F.As, che ci occuperà tutto il mese di maggio per tre ore a sera per tre sere a settimana. Far parte di una filodrammatica non è solo salire sul palco e recitare una parte studiata a memoria ma è sacrificio e soprattutto impegno. Per tutto questo dobbiamo ringraziare il nostro “grandissimo” presidente Livio. Lui è la colonna portante della Compagnia, sempre presente, sempre attivo e promotore di nuove idee, attività e collaborazione con altre realtà della nostra Comunità. Lui è la persona che partecipa attivamente affinché il teatro parrocchiale sia sempre vivo e anche per questo a Livio diciamo “grazie”. Desideriamo ringraziare anche la Parrocchia perché ci sprona e ci sostiene e ci concede l’uso dell’oratorio per la nostra attività. filo Ce.dro

Comunità


In occasione dell’elezione di Papa Francesco e dell’anno della Fede

Viaggio a Roma

dove il nostro Sindaco svolge, neo eletto, il mandato di Senatore della Repubblica. Con una guida “speciale” visiteremo il Palazzo del Senato e sentiremo le sue prime esperienze da Senatore. Don Stefano ci guiderà spiritualmete nella visita romana come pellegrini. Per informazioni rivolgersi a don Stefano, Sebastiano, Katia e Rosa.

DATE: 14-15-16 OTTOBRE 2013 Nel mese di giugno, appena definito il programma, si procederà alla raccolta delle pre scrizioni per poter organizzare al meglio il viaggio. è intenzione di dare spazio al più numero di isritti!!

Comunità

La Parrocchia di Dro - Ceniga - Drena in collaborazione con il Comitato Pro Chiesa S. Antonio stanno organizzando tre gioni d’immersione nella più bella città del mondo: Roma. In questi mesi il nostro interesse è attratto dalla figura di papa Francesco e per questo si sta provando ad avere la possibilità di partecipare all’ “udienza del mercoledì”. Roma, città anche del mondo politico

Pellegrinaggio

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Tradizioni

Un Voto di ringraziamento ancora attuale Anche quest’anno nell’ultimo week di maggio (venerdì 24, sabato 25 e domenica 26) si terranno i 3 giorni della rievocazione storica “Voto di S. Abbondio o dei 12 sabati” S. Messa domenica 26, ore 10, Chiesa di S. Abbondio

Comunità

La manifestazione è organizzata dal Circolo culturale amici dell’Oratorio in collaborazione con il Comune di Dro e con il coinvolgimento di numerosi volontari, ed è arrivata quest’anno alla sua 20esima edizione. Nasce 1993 su suggerimento dell’allora parroco di Dro don Luigi Amadori che, alla conclusione dei lavoro di restauro alla chiesetta di S.Abbondio, propose di recuperare anche quelle tradizioni e devozioni legate al culto dei nostri Santi Patroni e che in questi ultimi anni si erano andate perdute. Il suggerimento fu prontamente raccolto dalla Direzione degli Amici dell’Oratorio che lo concretizzò, proponendo una festa popolare e di comunità che rievocava un importante fatto storico: la proclamazione e sottoscrizione nel 1632 del “Voto di s.Abbondio o dei 12 sabati”

Il Voto del 1632 fu un voto di ringraziamento (ex-voto) a Dio e ai “gloriossissi santi Sebastiano et Rocco” per aver salvato (grazie anche al blocco controllato da guardie armate posto all’entrata dei paesi) la popolazione di Dro e di Ceniga dalla terribile epidemia di peste del 1630, quella che è così ben descritta nel famoso romanzo “I promessi sposi” del Manzoni. Il testo è composto da 9 ‘capitoli’ e fa riferimento a una tradizione e devozione molto radicata nelle nostre comunità di allora: il culto a sant Abbondio. Il Voto prevedeva che per tutti i primi sabati del mese e per tutti i mesi dell’anno: l’obbligo di astensione dal lavoro, processione e messa sul dosso di S. Abbondio. Multe salate erano previste per i trasgressori sorpresi, da guardie incaricate, a lavorare o a dedicarsi ad altre occupazioni in quel giorno.


Tradizioni

17 Chiesa di S.Abbondio: firma della Pergamena. In rappresentanza delle autorità civili: il sindaco di Dro Vittorio Fravezzi; del popolo: Lucia Michelotti; religiose: Don Stefano Anzelini

Quest’anno in occasione della 20esima edizione si è pensato per dare maggiore importanza alla Lettura e alla sottoscrizione di questo storico Voto. Questo momento sarà perciò proposto Domenica 26 maggio ad ore 10 nella chiesetta sul Dosso di S.Abbondio dove come riportano le cronache, il 31 gennaio dell’anno 1632, “tutto il popolo a piena voce” volle e sottoscrisse tale Voto.

Ora che la peste non fa più paura, altri mali minacciano le nostre comunità: indifferenza, individualismo, poca solidarietà, ma anche il lavoro svolto anche nei giorni festivi. Il fiducioso affidamento a Dio e ai Santi Patroni, fatto nel lontano 1632, fu un segno forte che può essere ancora d’esempio e riferimento per poter dare il giusto valore alle cose e alle scelte della nostra vita quotidiana. Corrado Il testo del Voto e il programma completo della manifestazione è presente sul sito internet www.dodiciabati.it

Comunità

Le cronache dell’epoca riportano inoltre che Donna Fior, ricca nobildonna di Dro, lasciò la sua eredità per distribuire gratuitamente “ai poveri Cristi di Dro et Ceniga”, pane, minestra, carne e vino di ritorno da questa processione.


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Spazio Giovani

Corsa e pic-nic sul dosso

OK !

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Anche quest’anno è stata archiviata con successo la 29° ed. della corsa non competitiva “dal Doss al Doss de corsa” e la successiva tradizionale festa di pic-nic sulla sommità del dosso di S.Abbondio. La “corsa” ha visto la partecipazione di moltissima gente proveniente da tutta la provincia. Numerose le famiglie e i gruppi organizzati che hanno animato festosamente tutto il tragitto del percorso della gara. Più di 750 i concorrenti che hanno preso il via alla corsa. La manifestazione, pur essendo una gara non competitiva, si conferma essere scelta da atleti professionisti e ha visto il vincitore del trofeo “S.Abbondio Matteotti-Curati” percorrere l’intero tragitto di 8,2 Km in solo 26 minuti. Anche quest’anno alla manifestazione era associata la sensibilizzazione e il sostegno ad un progetto solidale. Il progetto proposto è il sostegno alla “mensa sociale di Roman” che non è solo una mensa per i più bisognosi, ma anche un servizio di consegna a domicilio di pa-

sti caldi alle famiglie in difficoltà e agli anziani poveri del comune di Roman, città dell’est della Romania. La mensa è gestita dalla Caritas locale e ha come referente locale la maestra Bruna Bortolotti di Dro. Dopo la premiazione la festa è continuata “sul doss”: con la messa celebrata nella chiesetta di S.Abbondio da don Stefano Anzelini, l’intrattenimento musicale della banda sociale di DroCeniga, la distribuzione di “ovi sodi e vim”. Molto apprezzato è stato il ritorno, dopo alcuni anni di assenza, dei polentari della Val di Ledro che hanno proposto la tradizionale polenta concia. Un grazie a tutti i numerosi volontari e al folto gruppo giovani che guidato da Laura Parisi e Daniele Tavernini hanno gestito al meglio tutta l’organizzazione. Sul sito www.giovanioratoriodrodrena. it sono on-line le foto della corsa e del pic-nic sul “doss de Pasqua”. Corrado


Drena

la Grotta di Fatima 1943-2013

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Per la Comunità di Drena quest’anno, il celebrare il ricordo della Madonna di Fatima, ha un significato particolare. 70 anni fa si realizzava la grotta e si collocava la composizione marmorea che dall’alto fino ad oggi protegge il paese. La riconoscenza e il ricordo va a tante persone che in momenti difficili, hanno avuto il coraggio di esprimere in modo tangibile la loro fede. Fare memoria di questo evento vuol dire riscoprire quegli stessi valori e affidare ancora a Maria la nostra Comunità. Il senso della pubblicazione di questo inserto speciale del Bollettino parrocchiale è racchiuso proprio in questo proposito di ricordare e rinnovare la fede. Diamo di seguito un piccolo rendiconto e una cronistoria degli eventi e della vita del piccolo santuario. Abbiamo pensato anche di ricordare l’artefice e il sostenitore principale di questa opera, don Alberto Bombardelli, in ricordo del quale viene scoperta, in questa occasione, anche una targa. Vedremo riportate alcune delle sue omelie pronunciate in varie epoche. I suoi sono pensieri ed insegnamenti in certi tratti espressi in un italiano che ricorda un po’ il passato, ma nei contenuti non poteva essere più attuale. Rileggiamo il passato per trovare spunti per la vita presente. L’augurio per la Comunità di Drena è che celebrando questo evento, sappia rinnovarsi ed affidarsi nuovamente alla Madonna Santissima. Don Stefano

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Da sinistra: Desiderio Chiarani, Vittorio Bortolotti, don Fabio Chiarani, don Giuseppe Bortolotti e Ezio De Vilos


LETTERA DI DON ALBERTO BOMBARDELLI (24 luglio 1996)

Nell’ottobre del 1942, in un clima di guerra, è nata l’idea di offrire alla Regina della Pace un trono in un angolo del paese. Fu come accendere una miccia. Dalla povertà materiale di allora, la Fede seppe trovare i mezzi per la realizzazione dell’opera. Anche dal fronte ci vennero plausi e offerte in denaro. Già nel maggio del 1943 uno stupendo gruppo marmoreo della Madonna di Fatima vegliava sul paese come sicuro punto di riferimento per ogni evenienza. E’ un faro per le nostre anime che, a volte, sono “come navi senza nocchiero in gran tempesta”. E’ un fiore sbocciato dalla roccia, o meglio, una composizione musicale dove ogni sasso, ogni fiore, sono note. Se posso dare spazio alla fantasia, io penso che le impronte della mani di coloro che hanno lavorato “nel cantiere di Maria” sono fissate su ogni pietra, su ogni foglia e su ogni fiore. Dio le vede nella Sua luce stellare e, a suo tempo, le premierà. Credo di poter dire ancora di più ai cari amici di Drena. La Madonna ha guardato negli occhi e nei cuori di tutti coloro che si sono chinati sulla terra dura per dare a Maria il verde e i fiori. Le gocce di sudore saranno trasformate in oro zecchino per il cielo. Qualche giorno fa sono salito alla Madonna e ho ammirato, con commozione, gli ultimi lavori che avete fatto; vi dico grazie, uno per uno, a nome della Madonna; in primo luogo all’Amministrazione comunale che, come le precedenti, ha preso in mano i lavori e, con i suoi tecnici, li ha seguiti nel dettaglio. CHI MAI AVREBBE PENSATO CHE IL DESERTO DELLA “PADELLA” SAREBBE FIORITO? Che, addirittura, il “giardino di Maria” sarebbe stato arricchito di un impianto irriguo computerizzato? Battiamo le mani alla nostra Drena e auguriamole sempre nuovi e prestigiosi traguardi! Di nuovo GRAZIE a tutti; avete fatto un lavoro che sfida i secoli e lo avete fatto a Colei che ci è Madre. Salutiamola questa Donna sublime con una terzina del nostro divino poeta Dante: “Donna, sei tanto grande e tanto vali che, qual vuol grazia e a Tè non ricorre sua disianza vuol volar senz’ali.” (par. XXXIII, 13). Don Alberto Bombardelli

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...un trono in un angolo del paese

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1943 - 2013

La mamma di tutti ha una nuova casa 1943 parte il cantiere di maria

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Nell’anno 1939, nonostante i numerosi appelli alla pace, non ultimo quello dell’allora Pontefice Pio XII, iniziava la 2^ guerra mondiale. Fu un conflitto nel quale furono coinvolti quasi tutti i Paesi del mondo, combattuto dal 1939 al 1945. I principali contendenti furono Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti d’America e Unione Sovietica da una parte, Germania, Italia e Giappone dall’altra. Fu una guerra totale sotto diversi aspetti: geografici, perché interessò tutti i continenti; economico, perché costrinse i Paesi coinvolti a uno sforzo produttivo senza precedenti; ideologico, perché combattuta per ideali radicalmente contrapposti; demografico, perché coinvolse la popolazione civile in pari misura delle forze militari. Nelle intenzioni dei belligeranti doveva essere breve, ma, purtroppo, si protrasse per alcuni anni.

Il conflitto aveva coinvolto anche l’Italia, con la chiamata alle armi di tanti giovani, che faticavano a far giungere a casa loro notizie e, quando riuscivano, i loro scritti erano filtrati dalla censura militare molto severa. Le famiglie che subivano le conseguenze della guerra erano ridotte in miseria e il pensiero dei figli lontani rendeva triste e angosciata la loro vita. Molte di queste famiglie furono raggiunte dalla notizia della morte dei loro congiunti. In questo clima di grande incertezza e di dolore gli abitanti di Drena, animati da profonda fede, pensarono di rivolgersi a Maria, Regina della Pace, affinché fosse risparmiato il paese e la sua popolazione dagli effetti del conflitto e facesse terminare le ostilità con il ritorno a casa dei soldati. Dagli atti risulta che dopo varie proposte,


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discussioni, riunioni e sopralluoghi, il 13 ottobre 1942 gli abitanti di Drena decisero di costruire sopra il paese un piccolo santuario alla Madonna; scelsero la Madonna di Fatima in quanto il 13 ottobre ricordava l’ultima delle sei apparizioni avvenute nell’anno 1917 ai tre pastorelli, Lucia Dos Santos, Giacinta e Francesco Marto, in Portogallo. Il consenso fu unanime. Don Alberto Bombardelli, da sempre devoto alla Madonna, visto il grande entusiasmo e le offerte in denaro che riceveva, si curò di inoltrare la domanda di concessione di un pezzo di terreno in località “Padella”, sopra il paese, al Podestà di Dro, Commendator Aldo Guglielmotti, per realizzare il luogo sacro (immagine n. 1). Ottenuto il permesso il 2 gennaio 1943 sei minatori iniziarono a far brillare le prime mine per la realizzazione della grotta (immagine n. 2). Il campanone della chiesa parrocchiale suonava mezzogiorno, seguito da un lungo scampanio per annunciare a tutti l’inizio dei lavori che proseguirono non senza difficoltà, data la mancanza di mezzi meccanici e con lavoro esclusivamente manuale. Fra i primi lavori vi fu la realizzazione

della stradina di accesso alla grotta, con la costruzione dei muri di sostegno, eseguiti con pietre provenienti dalle “Marocche” e trasportate con carri trainati da buoi fino al “Molino”, per poi portarle, a piedi, (con le “civere”, portantine), o sulle spalle. Nello stesso tempo si era dato incarico di realizzare il gruppo marmoreo, Madonna con i tre pastorelli, allo scultore Tullio Detassis di Trento, che lo realizzò con il pregiato marmo di Carrara, dedicando molta cura alle espressioni del viso dei quattro personaggi, come noterà l’Arcivescovo il giorno della benedizione. Il 27 aprile 1943 le statue arrivarono in paese, da Trento, su un furgoncino; vennero quindi trasportate con una slitta fino in alto e quindi posate nella grotta, per vegliare sugli abitanti di Drena e sul mondo intero. Il 9 maggio 1943 il paese è in festa; riceve la Prima Eucarestia un gruppo di bambini ed è programmata alla visita di Sua Eccellenza il Vescovo Ausiliare Mons. Oreste Rauzi per l’inaugurazione del luogo di culto. La cerimonia si svolge con la recita del Santo Rosario lungo la stradina di accesso alla grotta e si conclude con la solenne benedizione.

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Le ragazze del cantiere di Maria


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Alla sera, la grotta viene illuminata da un grosso riflettore che permette alle persone presenti nella piazza di ammirare quanto realizzato come promessa alla Madonna. I giovani e le giovani del paese si presero cura di abbellire la zona per renderla accogliente, con la messa a dimora, lungo la stradina, di piccole piante di cipresso. Ognuna era responsabile della crescita della sua pianta, alberi che ancora oggi, dopo settant’anni, delimitano e abbelliscono il percorso. Nel 1946, per iniziativa di alcuni volontari e sotto la guida di un idraulico venne realizzato l’acquedotto per fornire l’acqua a uso irriguo. Nel 1949, dopo un lavoro di sbancamento manuale assai impegnativo, venne re-

alizzata una piccola cappella, nella quale venne posato un altare realizzato anche questo dallo scultore Tullio Detassis, adempiendo così la richiesta della Madonna che nella sesta apparizione a Fatima aveva chiesto, in quella località, la costruzione di una cappella. La realizzazione del piccolo santuario vide impegnati gli uomini con il loro lavoro fisico e mentale, e le donne che si dedicarono alla raccolta delle offerte, all’organizzazione di vasi della fortuna e di lotterie, offrendo loro stesse oggetti preziosi per la realizzazione di decorazioni della statua della Madonna. Negli anni successivi si sono fatte continue migliorie: rafforzati i muri di sostegno, sistemate e posate le ringhiere di protezione, realizzazione della pavimen-

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tazione sull’intero percorso e continua cura delle aiuole. Nel 1976 si posizionarono, lungo la stradina, dei lampioni per l’illuminazione del percorso, opera che permette di visitare il luogo sacro anche di notte, rendendolo visibile e suggestivo. Nei primi anni Novanta il Parroco e l’Amministrazione Comunale dell’epoca

concordarono il trasferimento della proprietà del luogo, chiesetta, grotta, stradina con l’area circostante dal Comune di Drena alla Parrocchia San Martino di Drena, completando in tale maniera il procedimento iniziato nel 1942 con la richiesta di concessione dell’area all’allora Comune di Dro.

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Un gruppo di ragazze dell’Azione Cattolica che sostennero con le loro attività la Grotta


L’attività del Comitato Madonna di Fatima, con lavori di ordinaria amministrazione, mai si è fermata. Dall’anno 1998 si è pensato di sostituire la vecchia pavimentazione, un lavoro molto impegnativo e laborioso, consistente nella posa delle scalinate e delle mattonelle, lavoro che si è completato nell’arco di cinque anni. Il Comitato era preoccupato in quanto alle offerte raccolte e disponibili mancava ancora una cospicua somma. Il costo complessivo del materiale ammontava infatti a Lire 8.000.000. La Provvidenza ci è stata amica; con nostra incredulità la Ditta fornitrice ci ha offerto tutto il materiale occorrente. E’ giusto sottolineare che anche l’intera manodopera è stata offerta. Il Comitato Madonna di Fatima, finita la pavimentazione e con la disponibilità dei fondi non utilizzati in precedenza, e aggiunte ulteriori offerte del paese, ha pensato di sostituire le ringhiere, iniziando dalla piazzetta in cima alla stradina e, di anno in anno, scendendo. Il costo del lavoro ammontava a 22.000,00 euro che era il preventivo per il lavoro completo. Anche in questa circostanza siamo stati sostenuti da artigiani locali che hanno offerto circa il rimanente 40% del materiale occorrente. Inoltre la prestazione del fabbro per la realizzazione delle opere e la loro posa sono state donate. Questa Provvidenza ha portato nuovo stimolo al Comitato rinnovando e incrementando l’entusiasmo dei suoi componenti. E’ infine doveroso ricordare in questa occasione e ricorrenza tutta le persone che si sono prestate nel tempo con offerte, idee e tanta disponibilità, e quelle che ora curano le aree verdi, i fiori, l’irrigazione, la pulizia e l’ordine del luogo. Grazie infinite. Il Comitato

...si dovette ricorrere ad alte acrobazie per portare a destinazione il materiale necessario...

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UN COMPONENTE DEL COMITATO MADONNA DI FATIMA RACCONTA …

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Speciale Fatima Prima S. Comunione, 1948 - Don Rocco Cellana e la maestra Ischia Bambini: da sinistra Renzo Chiarani (Perera), Pia Michelotti (dai Michelotti), Livia Bortolotti (Luch), Franca Bortolotti, Gianfranco Bortolotti, Giovanni Bombardelli (dal Gac), Aldo Bombardelli (Luch), Renato RosĂ , Lina Bombardelli (infortunata ad una gamba, era presente solamente in chiesa - portata in braccio da suo fratello Orlando)

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Fontana alla Madonna: Primo a destra Savino Chiarani, ideatore della fontana accanto a lui Gigi (Giorno), Edda con in braccio la sorella Beppina e Mariotta, figlia di Savino, con in braccio il fratellino Augusto


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1955 - Matrimonio alla Grotta di Ivo Bombardelli e Maria Bridaroli (Copeta)

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Maestro Tarcisio Chistè di Lasino (Sindaco) Bambini: da sinistra Cecilia Bortolotti, Lina Bombardelli, Antonietta Bombardelli, gemelle Franca e Beppina Bombardelli, Beppino Zanetti (Casina). Sopra a destra: Renato Rosà, Eraldo Pedri, Bianca Chiarani, Olga (Narveol) e Saveria Bombardelli


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Chi fosse interessato è disponibile il quadro ricordo con l’immagine della Grotta!

Il trono di Maria! Noi siamo il trono di Dio! Qui troveremo forza per camminare e raggiungere la Rosa dei Beati.

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Lapide che ricorda la devozione del luogo al pellegrino in arrivo...


Riconoscenti a S. Barbara i minatori di Drena, 1956

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Inaugurazione del monumeto ai minatori, Drena


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Speciale Fatima Maria è la via a Gesù: imbocchiamola questa strada, con fiducia

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Il panorama dalla Madonna, 2013


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50° della Grotta, 1993. S. Messa celebrata da don Alberto e don Romeo


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don alberto il sacerdote del “cantiere di maria”

dalla sua devozione a maria nasce il grande sogno

Fedeltà totale a Maria e dedizione alla propria missione di sacerdote: sono i tratti che caratterizzarono l’opera di don Alberto Bombardelli, nato a Drena il 3 gennaio 1915 e ordinato sacerdote a Trento il 25 marzo 1936. Nel giorno del funerale: “Don Alberto Bombardelli nella sua vita - ha ricordato il vicario episcopale per il clero monsignor Alberto Carotta - ha compiuto la missione più alta che si possa compiere: far conoscere Cristo. L’ha annunciato, testimoniato, portato a tutti... ha conosciuto anche la croce lunga e logorante della malattia”. Di don Bombardelli son stati ricordati i 26 anni di servizio in Curia, la grande cordialità, l’attenzione verso i singoli sacerdoti, il sorriso luminoso e incoraggiante. Fedeltà e dedizione ancor più convincenti e commoventi negli anni della nascita del “cantiere di Maria” (1943), ricorda Sebastiano Matteotti in un’articolo di Vita Trentina dopo qualche anno dalla sua morte. “Don Alberto, che nella sua vita sperimentò il significato della Croce, continua a essere presente nella nostra mente e nel nostro cuore. Continua a comunicarci il suo amore per Maria e a suscitare l’entusiasmo del bene”.

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Son passati già tre anni dalla morte di don Alberto Bombardelli, ma la sua memoria continua a essere quanto mai viva, come testimonia la sua grotta di Fatima.

Da “Vita Trentina” - gennaio 2009


è riuscito a rendere partecipi i “drenotti” del Vangelo ma anche del Suo sogno: la grotta di Fatima. Non ha mai cercato alcun onore, ma ha badato ai Suoi figli come un padre. Nella sua vita la parola “croce” non è solo una parola. Lui si è lasciato ferire da essa nell’anima e nel corpo. Come Paolo, anche lui sopportava la sofferenza per completare la sua vita, per il corpo di Cristo che è la Chiesa (Col 1,24). La croce accompagnò don Alberto. Si tratta di quel dolore che lascia per sempre nell’animo dell’uomo un segno profondo, poiché si unisce alla perdita delle persone più care. Nella sua vita del mistero sacerdotale ha avuto accanto sua sorella, la quale ha saputo sostenerlo e aiutarlo. Anche lei convinta dell’eccezionale posto occupato da Maria nella storia della salvezza e in quello della Chiesa. Nello spirito di questa devozione, voglio ringraziare la sorella Miriam, sempre disponibile a rendere indelebile la storia del nostro amato paese, Drena. Don Albero è nato a Drena il 3 gennaio 1915 e fu ordinato sacerdote a Trento il 25 marzo 1936. Nonostante i tanti incarichi ricoperti in curia, ha saputo restare il prete semplice e spontaneo di sempre, che aveva un orecchio sempre teso ad ascoltare i problemi di tutti quelli che si rivolgevano a lui.

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Egli continua a essere presente nella nostra mente e nel nostro cuore; continua a comunicarci il suo amore per Maria e per i suoi “drenotti”; continua a suscitare in tutti l’entusiasmo del bene e il coraggio di seguire Gesù. Come riassumere la sua vita e la sua testimonianza? Potrei tentare di farlo utilizzando due parole: “fedeltà” e “dedizione”, fedeltà totale alla Mamma di Dio Maria e dedizione alla propria missione di sacerdote. Fedeltà e dedizione apparvero ancor più convincenti e commoventi negl’anni della nascita del “cantiere di Maria” (1943). Quando mi faccio pellegrino alla grotta di Maria per pregarvi, rivedo volti, ora scomparsi, dei miei cari che, dopo un duro e quotidiano lavoro, su una terra, arida e avara, come la nostra, seppero trovare il tempo per offrire una degna dimora alla Madre di Dio. In quel luogo, riesco a gustare quei profumi e senzazioni, che coglievo da giovane nelle funzioni dedicate alla Madonna di Fatima insieme alla mia nonna Fiore. Il ricordo della mia nonna, con la quale avevo un legame viscerale, mi rafforza la devozione alla Madonna di Fatima. Don Alberto ricordava in un suo scritto: “Non sono cadute nel nulla le molte ore di lavoro di queste care persone; per vie misteriose, giunsero, come petali di rosa, ai piedi di Maria e i nostri cari, al loro tramonto le trovarono nel cielo di Dio”. Nel gennaio del 1943 si iniziarono i lavori che procedettero a ritmo serrato. In maggio dello stesso anno “Maria è ormai lassù nella grotta da qualche giorno al centro di un paesaggio roccioso costellato di radi elci e di grossi ciuffi di peri corvini in fiore. Per il nostro paese questo maggio ha un profumo e una musicalità speciale.” Voglio ringraziare don Alberto perché

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...Chiesetta costruita nel 1949. Se potessero parlare quante cose ci direbbero questi gradini di cemento! ...Maria ci porta al Suo Gesù!

RACCOLTA DI ALCUNE SCRITTI DI DON ALBERTO1

Alla Grotta Drena, 13 agosto 1943

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Che bello spettacolo vedere giovani uomini e vecchi salire a trovare la Mamma che ci aspetta. Fratelli miei, la Madonna ha da dire qualche cosa a ciascuno di noi e noi pure abbiamo qualche cosa da confidarLe. Ebbene il nostro pensiero in questi brevi momenti cerchiamo che stia fisso nella contemplazione della Mamma nostra. Anche noi come Abramo quando salì sul Moria, lasciamo tutto quello che non ci interessa fuori di noi e pensiamo solo ad aprire l’anima nostra a Maria. Abramo lasciò i servi ai piedi del monte dicendo loro: quando avremo sacrificato ritorneremo a voi. Anche i nostri affari lasciamoli a casa e gustiamo questi brevi momenti di gioia accanto a Colei che ci vuol tanto bene. Oggi contempleremo Maria SS. Addolorata . 1910 anni fa in un venerdì saliva curvo sotto il peso della Croce il Figlio di Maria SS. dietro a Lui la Madonna col cuore spezzato dal dolore. Dietro quella statua marmorea noi vediamo il suo pianto, vediamo il suo cuore, sentiamo che siamo stati noi la causa di tanti suoi dolori e allora diciamoLe subito col cuore: Mamma nostra non dimenticarti che siamo tuoi figli anche se siamo stati cattivi, insegnaci a soffrire per amore del tuo Gesù e per amor tuo! La nostra vita fratelli miei è davvero una vita di dolore. La guerra che oggi travolge popoli e nazioni riempie questa terra di sangue. Gettiamo uno sguardo sul mondo e vedremo che oggi domina sovrano il dolore. Sono piccoli che soffrono fin dai primi loro giorni, sono giovanetti strappati alle mamme, sono giovani che cadono sui campi di battaglia, sono mamme che aspettano i figli lontani, sono spose che si sentono prive di aiuto. Quanti cuori volano con le lettere e si portano sulle terre e sui mari, nei deserti in cerca di un altro cuore che aspetta… Qualche ora della vita ci sembra di trovarci nella disperazione… Notizie tanto attese non giungono, i mali continuano. Fratelli miei in alto i cuori, get1

frati trento, scatola archivio, busta maria ss-3 fatima


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tiamo tutto nel cuore di Maria SS anche Lei ha sofferto. Non dubitiamo del suo amore per noi. O voi che passate fermatevi, esclama Maria per bocca del profeta, guardate se vi è un dolore simile al mio! Anche Maria aveva un figlio e se l’è visto morire senza potergli offrire una stilla d’acqua, senza poterlo aiutare a portare la croce. Fissiamo la nostra mente su quello che avvenne dopo la condanna di Gesù, eccolo uscire dal pretorio dove era stato condannato. Osserviamolo in volto. Cosa porta sulle spalle? La croce è pesante e potete immaginare come gravava sulle spalle Santissime di Gesù così debole per la flagellazione. La croce incava le spalle di Gesù producendogli quella che fu chiamata la sesta piaga. I soldati schiamazzano, la gente si burla di Gesù, perfino i ragazzetti, quelli ai quali Gesù voleva tanto bene, lo deridono imitando i genitori. Anche a Maria SS si muove e segue da vicino il Figlio sofferente. Finalmente è stato preso quest’impostore. Ben gli sta. Maria SS sente tutto, vede i maltrattamenti, vede il suo Gesù cadere gemendo sotto la croce e il suo cuore è stretto in una morsa. Quale delle Madri potrebbe soffrire questo dolore? E noi, fratelli miei come ci è pesante una piccola croce! Una piccola malattia… eppure noi siamo colpevoli mentre Maria SS è Immacolata. Perché il Signore mi fa soffrire. Il Signore non mi vuol bene! Non è forse meglio fratelli miei portare la propria croce qui sulla terra piuttosto che espiare i nostri peccati con le pene eterne dell’inferno o con quelle terribili del Purgatorio? Delle donne che seguivano piangono e Gesù si volge loro e dice: Figlie di Gerusalemme piangete sopra voi stesse e non sopra di me. Fratelli miei queste parole applichiamole a noi. Tante volte noi, contemplando Gesù sofferente, diciamo ma perché i Giudei lo hanno trattato così? Pensiamo invece che Gesù salendo il Calvario e in tutta la sua passione ha visto ognuno dei peccati e ha sofferto per ognuno di essi. Ecco qui il momento di fare un buon esame e un atto di dolore. La Madonna che ci guarda da questa statua, se volesse parlare, ci direbbe quello che vi dice ora il sacerdote. Piangiamo i nostri peccati. Se noi, quando ci tenta il demonio della bestemmia, dell’impurità pensassimo a Cristo che sale il Calvario, se pensassimo che ogni nostro peccato mortale è uno schiaffo sul viso piagato di Gesù, ogni licenza che concediamo al nostro corpo è un colpo di flagello sulle carni immacolate dell’Amico, non commetteremo con tanta facilità il male! Fratelli miei, giovani cari è vero che tante volte la tentazione è così seducente che ci sembra di dover commettere il male, forse abbiamo ceduto al Demonio, ebbene ci sta davanti un nuovo mese: facciamo un patto con Maria: Mamma vedrai che durante il prossimo mese starò più attento su me stesso. Vi assicuro che ai 13 di settembre se avrete la grazia di salire ancora in questo luogo sarete contenti e Maria vi sorriderà. Per riuscire a vivere come vuole la Mamma a fuggire il peccato andiamo più frequentemente ad attingere forza nella preghiera! Se quei morti che giacciono silenziosi nel cimitero qui di fronte, potessero alzarsi ci direbbero tutti a gran voce: fratelli finchè avete tempo pregate e fuggite il peccato! La falce della morte non vi raggiunga mentre siete in peccato. Sarebbe finita. Fratelli miei alziamo gli occhi a questo luogo dai nostri campi, richiamiamoci i nostri propositi e allora saliremo sempre più finchè sulla cima del monte alla chiusa della nostra vita ci incontreremo con la Mamma Maria che ci accoglierà nel Paradiso per tutta l’eternità!

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Alla Madonna di Fatima Drena, 13 agosto 1948

È bello mentre oggi tanti hanno dimenticato Cristo e la Madre nostra Maria vedere una schiera di uomini, di giovani e di ragazze, di mamme di famiglia salire ai piedi di Maria per dire a Lei tutto il loro amore. Ogni mese salite fratelli cari e cercate di portare un cuore sempre più puro, salite e con voi portate il ricordo dei vostri cari che lontani nel sottosuolo cercano col sudore della loro fronte un pane. È venerdì ricordiamoci della Passione di Cristo e della Passione di Maria. Immaginiamo di vedere davanti a noi un grande crocefisso e ai piedi la Madonna; gli occhi di Gesù sono chiusi, quegli occhi, che donò distesi sulle turbe per mostarere la compiacenza del suo cuore… quella bocca che ha sempre detto parole di consolazione e di perdono chiusa, quel capo che ha avuto sempre pensieri di misericordia è cinto da una corona che lo fa sanguinare, ma il cuore di Gesù è aperto e in questo cuore noi tutti dobbiamo tuffarci; due cuori sono aperti per il dolore e per l’amore: il cuore di Gesù e il cuore della Madonna. Una leggenda dice che il sole, come credevano i pagani, dopo aver percorso con passi da gigante il firmamento, andava a tuffarsi nel mare per poi risorgere più bello al mattino dopo; questa non è realtà ma se i nostri cuori si tufferanno nel cuore di Gesù e di Maria, dopo essere stati attanagliati dal peccato, usciranno più belli, più puri, più forti per riprendere la lotta dopo la quale arriveremo nelle braccia del Padre nostro e della Madre nostra che, oltre le stelle, ci attendono per premiarci.

Alla Grotta la sera della domenica Drena, 15 agosto 1971

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Questo luogo sacro, testimone di una presenza invisibile ma reale della dolcissima Madre nostra Maria; quest’oasi di spiritualità e di pace dove certamente molte e molte anime peregrinanti nel deserto del Mondo verso una Patria di eterna felicità, hanno attinto quell’acqua di grazia che la Regina del Cielo ininterrottamente fa sgorgare dal suo cuore materno; questo luogo creato dai sacrifici dei nostri cari di Drena vivi e defunti, ci sta particolarmente a cuore perché è sorto in un clima di sangue e di fuoco mentre su quasi tutte le famiglie pesava il tormento di un figlio o di un parente che la furia


della guerra aveva portato lontano a combattere sotto altri cieli. Questo luogo che chiamerei il punto di incontro dei nostri cuori, l’avete sempre curato ed amato e anche quest’anno il vostro affetto filiale a Maria lo ha ulteriormente abbellito. Ebbene mi è gradita occasione questa sera per dire un grazie a nome di Dio e della Vergine SS a tutti coloro che hanno provveduto ad una nuova e più decorosa e liturgica sistemazione dell’altare, alla indovinatissima tinteggiatura della cappellina, alla costruzione del muraglione che rende più comoda la salita, alla posa in opera della bella ringhiera e all’arricchimento del bosco ornamentale con nuovi olivi. Tutti questi lavori sono stati eseguiti con quell’intelligenza, decoro e buon gusto che fanno onore alla cara popolazione di Drena. Il Signore sa che avete dato tempo, fatiche, denaro ma soprattutto cuore esclusivamente per onorare la Vergine Santissima. Per questo vi assicuro che nessun passo, nessun colpo di martello o di piccone resteranno senza premio; la Madonna non si dimenticherà di voi. Avete lavorato respirando l’aria profumata di quella Fede che è la sola che ci sostiene in questa valle di sofferenza dove ogni giorno che sorge porta qualche disgrazia per abituarci a pensare a quell’ Amore che tutti attendiamo per perderci finalmente in quel Dio che ci ha creati per sé. Amici che mi ascoltate viviamo in un mondo sconvolto politicamente, socialmente e religiosamente! Non perdiamo quella strada che i nostri Padri ci hanno indicato. Tanti di coloro che hanno costruito questo luogo che hanno piantato questi svettanti cipressi che hanno alzato cuori e occhi in pianto alla Madre che ancora ci guarda, sono lassù di dove ci vedono, ci seguono, ci aspettano. Noi siamo come i fiori del campo abbiamo poche ore di vita; lo ricordino anche i giovani che sono più esposti allo smarrimento e a trascurare gli eterni valori della grazia… Ci fa compassione tanta gioventù “appassita” come pianticelle senz’acqua sotto un sole implacabile. Rivolgiamo alla Madre Celeste la nostra fiducissima ed ardente preghiera perché tanti poveri figlioli e figliole capiscano che la vera vita non è quella dei sensi del peccato, delle concussioni ad una sensualità sempre più incontrollata, ma quella della purezza, del riserbo, dell’ubidienza e rispetto ai genitori e della mortificazione. Essere giovani, essere cristiani vuol dire impegnarsi nello scalare la montagna di cristallo con corde e piccone e soprattutto affidarsi ad una buona guida. Amici per tutti noi in questo mondo così oscuro e traviato l’unica e più sicura guida sarà sempre la Madre nostra Maria.

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Lassù abbiamo una mamma dev’essere la nostra stella Racconta una leggenda che il mitico re di Creta Minosse fece costruire da Dedalo un favoloso palazzo. A opera compiuta il tiranno vi fece rinchiudere l’ingegnoso architetto assieme al figlio Icaro. Tormentato dalla nostalgia, il giovinetto si recò un giorno piangendo dal padre e gli disse: sono stanco di questo carcere, fammi tornare in patria. Dedalo pensò a lungo, poi commosso dalle lacrime del figlio si presentò a Minosse a chieder grazia. Ma il re ostinato gliela negò: Voi siete miei schiavi e come tali vi tratterò. Consumerò la vostra vita dentro il labirinto e alla fine getterò il vostro corpo

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Drena, 15 agosto 1974


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in pasto al Minotauro (mostro che si trova a Creta). Ferito nel suo amore paterno, Dedalo ribattè: Eppure tu sarai costretto a fare un’eccezione. Anche contro tua voglia io porterò in salvo mio figlio. Chiudi la terra, sbarra la via del mare, io gli farò spiccare il volo attraverso la via del cielo. La leggenda continua e dice che Dedalo, con molta abilità fabbricò due ali e le applicò alle spalle del giovane e si lanciò con lui attraverso gli spazi. La stessa cosa fece Dio con Maria. Su tutti incombe la legge della morte; i nostri corpi saranno riconsegnati alla terra dove si consumeranno. Amici cari, ci sentiamo giovani, forti belli, innamorati della vita e di quello che ci offre eppure siamo continuamente martellati dall’inarrestabile flusso del tempo scandito da ogni orologio. Tutto questo ci rende tristi come siamo tristi quando la falce trasforma un prato fiorito in un cimitero. Alziamo gli occhi alla Mamma che brilla sopra le stelle in quel Paradiso dove regna solo la vita, in quel luogo di delizie dove c’è un posto anche per noi. È appunto per renderci eternamente beati che Gesù volle lasciare sulla terra il Cielo (la SS. Eucarestia) e portare la terra in Cielo, cioè la sua Mamma lassù, perché ci fosse stella mentre la nostra nave solca mari pericolosi pieni di vortici e insiediati in mille modi. Ecco il primo consolantissimo pensiero: non siamo dei poveri bimbi piangenti, soli sulla landa o sul mare del mondo; siamo seguiti da una meravigliosa telecamera che ci inquadra per illuminarci, guidarci e salvarci. Il primo novembre 1950 nella grande piazza di S. Pietro, mentre una strabocchevole moltitudine giunta da tutte le parti della terra, si assiepava fra le immense braccia del colonnato del Bernini, Pio XII annunciava solennemente al mondo come dogma di fede la consolante verità di Maria Assunta in cielo. E parve risuonare la voce di Pio IX che, un secolo prima, l’aveva definita Immacolata. Ora lassù nel trono che si preparò con i suoi meriti, Ella vede e canta felice nella sua bellezza la gloria di Colui che la innamora. Come ogni madre terrena desidera avere accanto a sé i suoi figli cosi Maria SS vive sognando il nostro avvenire. Sulla culla di ogni bimbo che nasce c’è un volto di mamma che sogna. Quei sogni forse non si realizzeranno mai nella vita. Su di noi quali sogni ha la Madonna? Sogna dei papà e delle mamme che sentano l’alta responsabilità di avere dei figli da coltivare con l’esempio di una vita onesta e santa . Voi

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genitori dovete insegnare a dissodare il terreno arido della vita con la preghiera e col sacrificio. La Madonna sogna dei giovani e delle ragazze dai cuori puri perché i figli di domani, stanchi di tutto e di tutti, trovino in casa la fresca sorgente che li disseta. In questo povero mondo che va dissacrandosi, che si stacca sempre più da Dio, si trovano tanti figlioli smarriti come uccellini nella tempesta; hanno bisogno di parole luminose incoraggianti perché parole tenebrose e volgari ne sentono fin troppe dappertutto… ed allora dove volete che trovino aiuto se non dentro le pareti domestiche che devono essere come dei fortilizi dove si prendono le armi per le battaglie e dove si trova il nutrimento dell’anima. È perché sia così di ogni famiglia che noi sacerdoti insistiamo perché i giovani lascino le stupidaggini dell’amore che stanca, per caricarsi dell’amore che resta, di quell’amore col quale fabbricherete solidamente le vostre case di domani e questo è l’amore a Dio. A conclusione di questa nostra breve conversazione mariana fissiamo i nostri occhi e i nostri cuori sulla Vergine Purissima perchè vegli sul nostro breve o lungo avvenire. Quando Dante, nel suo viaggio attraversò i cieli giunse a contemplare Maria, la vide al seguito di Gesù simile ad una stella brillantissima. Ad un certo punto Ella si staccò dalla schiera beata e avanzando si fermò immobile nello spazio. Per il cielo scese allora una facella (fiaccola, luce) roteante così velocemente da dare l’impressione di un circolo di luce, di una corona di fiamme. Si avvicinò a Lei quella meteora ardente e incominciò a girarLe intorno cantando con voce dolcissima un canto così delicato e appassionante, che la più soave melodia di questa terra sarebbe parsa uno schianto di tuono… Gli Angeli, rapiti dalla sua bellezza, facevano eco all’armonioso canto pronunciando il suo nome. Allorchè Ella ritornò presso Gesù, il candido stuolo dei beati, come bimbi che tendono le braccia alla mamma, con infinito affetto, si slanciò dietro a Lei intonando il Regina Coeli. Cari amici, noi ci preoccupiamo del corpo che cresca bello armonioso, per questo si va al mare, in montagna, si pratica lo sport; facciamo bene perché il corpo è un dono di Dio; ebbene non dimentichiamo l’anima; conserviamoci liberi dalla zavorra del mondo così da potere celebrare un giorno la nostra assunzione; che il nostro corpo quando sarà portato al cimitero meriti il riposo per aver lavorato per il Signore e sia grano nel solco che attende la voce di Dio per la gloriosa risurezzione. Guarda Maria e spicca il volo: era il motto che l’aviatore francese Anselmo Guibergues, l’eroe delle cento vittorie, aveva scritto sopra la carlinga del suo apparecchio . Sia questo per tutti noi il programma di vita…

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Questa la nostra preghiera di tutti i giorni e l’alba gloriosa della nostra vita eterna spunterà.

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Dolce Madonna dai cerulei occhi menami via con Te dove il tuo viso eternamente incanta dove del mondo non arrivi l’eco.


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Le apparizioni della Madonna a Fatima Drena, 13 maggio 1981

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Oggi ci fermiamo per un attimo sulle apparizioni della Madonna di Fatima. Maggio 1917. La prima guerra mondiale infuria sulle nazioni. Papa Benedetto XV si è rivolto a tutti i fanciulli del mondo perchè preghino Maria, Regina della pace e offrano i loro piccoli sacrifici affinchè Dio abbia pietà della terra sconvolta. Tre pastorelli custodiscano il gregge alla Cova di Iria in Portogallo. Sono Lucia di 10 anni, Francesco di 9 e Giacinta di 7. è mezzogiorno. I tre ragazzi hanno appena terminato la corona del rosario quando brilla un lampo improvviso come di temporale. Raccolto in fretta il gregge si avviano per la collina per rientrare a casa. Ma ecco: un secondo lampo più luminoso. Impauriti incominciano a correre ma, giunti in fondo alla Cova, si trovano di fronte una bellissima Signora, splendente di luce che posa i piedi sopra un piccolo elce. Non abbiate paura esclama; non voglio farvi del male. I tre pastorelli sono fermi. Era tutta bianca, dirà Lucia, più brillante di un raggio di sole. Il suo volto era bello, non gioiosa, ma nemmeno triste. Era seria. Dalle mani della Signora pendeva la corona del rosario. Anche le vesti sembravano fatte di luce. Lucia domanda: di dove venite signora? Il mio paese è il Cielo risponde: Fermiamoci: non sarebbe bello se, come ci suggerisce la liturgia, noi vivessimo col pensiero al Cielo e nel nostro lavoro, se qualcuno ci interrogasse, potervi sempre rispondere: stiamo lavorando per il Cielo e vogliamo lavorare sempre e solo per il Cielo. E la Signora continua: volete offrirvi al Signore pronti a sopportare le sofferenze che vorrà mandarvi come atto di riparazione per i peccati che l’offendono e per ottenere la conversione dei peccatori? Lucia risponde per tutti: sì, lo vogliamo! La signora continuò: dite ogni giorno il rosario per la fine della guerra e la pace del mondo. Poi la visione incominciò a salire scivolando verso il cielo e scomparve verso l’oriente. La Madonna riapparirà ogni mese fino alla grande apparizione del 13 ottobre accompagnata da fenomeni spettacolari. Dobbiamo constatare che la situazione che viviamo oggi non è rosea sotto ogni aspetto; odio che si scatena dappertutto e devasta tante anime giovanili, abbandono delle fonti della grazia; disinteresse e disprezzo per la Chiesa e per il suo vicario; paurosa decadenza dei valori morali, sostituiti da un sistema di vita neopagano. La Madonna però, quale Madre universale, non può e non vuole abbandorae questo povero mondo e chiede la nostra preghiera e i nostri sacrifici. Voi siete una comunità impegnata che si prepara ogni sera con la recita del S. Rosario alla celebrazione della Messa. Le vostre Ave Maria sono i petali profumati di Paradiso che salgono al trono della celeste Regina e non mancheranno di portare quei frutti che la Divina Provvidenza ha previsto per il bene dell’umanità. Impegniamoci ad una preghiera veramente sentita che sgorghi da cuori innamorati di Dio e preoccupati per le sorti di tanti nostri fratelli. Specialmente in quest’ora particolarmente grave che sta attraversando l’Italia preghiamo perché la luce di Dio risvegli tante coscienze assopite o addirittura sepolte da una propaganda diabolica, nemica della Legge di Dio. A questa preghiera uniamo il sacrificio di una delicata osservanza dei suoi comandamenti perché questa è la prova migliore nel nostro amore al Signore. Non perdiamo la


14 maggio 1981 Il S. Padre ferito in un attentato, mentre viene trasportato al policlinico Gemelli invoca la Madonna. È così forte la commozione in ques’ora di sofferenza per tutta la Chiesa che ha visto colpito il suo Pastore mentre esercitava il suo altissimo ministero pastorale, che non può essere espressa con parole ma vissuta nel silenzio e nella preghiera. Abbiamo visto accasciarsi sulla macchina il S. Padre; era proteso nell’abbraccio paterno verso i bambini che gli venivano devotamente offerti e verso le persone che da Lui attendevano una parola di conforto. Egli allargava le braccia per accogliere tutte le preghiere e le ansie dell’umanità per presentarle, con la fede che gli è propria al Signore e alla Vergine SS della quale è tanto è devoto. Quel fuoco d’amore per un attimo è stato spento dal vento gelido dell’odio; ho detto per un momento perché nel cuore del Papa che si offre vittima sull’altare del policlinico Gemelli, è una fornace ardente di amore per tutti. Sempre negli incontri settimanali, nei documenti d’alto livello emanati per tutto il mondo, nei suoi viaggi all’estero, il Sommo Pontefice ha parlato dell’amore di Dio per l’uomo; ha difeso con tutte le sue forze la dignità della persona umana che va sostenuta e protetta; abbiamo sentito che nel discorso che avrebbe pronunciato in piazza S. Pietro ieri sera avrebbe parlato ancora dei deboli, dei piccoli, dei più bisognosi verso i quali la Chiesa apre le braccia e il cuore. Il Signore ha disposto che un folle gesto sacrilego insanguinasse la bianca veste papale; non possiamo far a meno di pensare al vangelo di domenica scorsa così magistralmen-

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fiducia: il Signore ce l’ha assicurato: Io sono con voi fino alla consumazione dei secoli e con Lui non si eclisserà nel nostro cielo la fulgidissima stella Maria!

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te commentato dallo stesso S. Padre: Il Pastore dà la vita per le sue pecorelle; noi preghiamo il Signore unitamente a tutti i credenti e non credenti del mondo che voglia gradire questa parziale dolorosissima offerta ma che lasci alla Chiesa proprio questo papa. Mi ha commosso, e anche voi vi sarete commossi, alla vista del dito sanguinante perché spezzato dal proiettile. Un dito che faceva parte di quelle mani distese per accogliere tutte le preoccupazioni del mondo per farle sue e restituire a coloro che venivano a Lui la benedizione di Dio, una benedizione che voleva rispondere in pieno ai problemi dei piccoli, dei giovani, degli anziani e soprattutto delle famiglie per la cui felicità Panorama dalla Madonna, anni ‘50 aveva tanto pregato, lavorato e parlato. Per il Papa si prega nella cattedrale di S. Patrizio a New York, a Notre Dame di Parigi, l’arcivescovo ha parlato a 5.000 giovani nella stessa chiesa della capitale francese, soprattutto si prega nelle chiese della Polonia, nel paesino natale del papa, i suoi polacchi li abbiamo visti piangere e pregare in S. Pietro; il presidente Reagan ha promesso di pregare, pregano tutti perché il Pastore viva e indichi ancora a noi, sue pecorelle, la via della serenità e della pace perché ne abbiamo bisogno. Poche ore prima di essere ferito il Papa aveva ricordato la preghiera di Emmaus. Resta con noi, Signore perché scende la sera. Noi possiamo pregare che la sera non è stata mai così imminente; infatti il fiore dell’amore stenta a crescere perché brutalmente soffocato nelle anime dei giovani educati all’egoismo, all’odio; giovani che si credono forti perché sanno impugnare una pistola; giovani con l’anima devastata che a loro volta diventano devastatori. Abbiamo appreso dai telecronisti che attualmente il papa, sereno nel suo letto di dolore, pienamente conscio della situazione prega in continuità. Sale dal policlinico Gemelli l’incenso profumato di un cuore apostolico che vive di Cristo e per Cristo. Accolga la Madonna la soavità di quest’offerta e preghi il suo Divin Figlio di volerci lasciare il suo Vicario rimesso in salute. A questo scopo celebreremo questa S. Messa e continueremo anche a casa nostra a fare dolce violenza al Cuore di Gesù perché, salvi Lui che è onnipotente, l’amatissimo nostro Papa Giovanni Paolo II.


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Corpus Domini nel piazzale antistante la chiesa e la canonica, Drena

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Una rara immagine della processione della Madonna del Rosario, anni ‘50 - Drena “ai Quadri”


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Segue una riflessione di don Alberto sulle sorelle che prestano servizio ai familiari sacerdoti. Sicuramente don Alberto la realizzò per ringraziare la sorella Miriam per “l’aiuto speciale” che gli ha sempre donato con discrezione, saggezza e tanto affetto. Noi, cittadini di Drena, ben volentieri e con orgoglio la dedichiamo a Miriam unita anche al nostro affettuoso Grazie!

Le familiari dei sacerdoti devono essere per loro madri e sorelle Incontro con le martine (S. Marta patrona delle perpetue), 14 maggio 1980

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Il mondo moderno ci martella con i suoi slogans più o meno artistici, alcuni decisamente stupidi: SOS Glysolid… ci può essere una crema che ci salva dal disastro… il nostro corpo viene sistematicamente demolito ad ogni minuto… Passate la vostra luna di miele nelle Hawaii. Siamo storditi, intossicati, avvelenati da mille voci, da una cortina fumogena che ci imprigiona nel provvisorio per farci dimenticare l’eterno! Vi propongo anch’io uno slogan in apertura a questa mia meditazione AMBULA CORAM ME ET ESTO PERFECTUS! Vivi sotto il mio sole - dice il Signore - e la tua anima sarà una chioma verde costellata di tanti magnifici fiori e frutti saporiti, la nostra vita come un aranceto israeliano (ricavato dal deserto con fatica, perché come dice il nostro poeta “in fama non si vien seggendo in piuma”). Cammina con Me e sarai libero di quella libertà che solo Dio può darci e che consiste in orizzonti infiniti e sereni (colui che fa il peccato è schiavo del peccato). La sapete la storiella di quel carrettiere che un giorno decise di non bere e lo scrisse sulla cappa del camino: domani non berrò più, e quando andava in giro con il suo birroccio fece meravigliare anche il suo asino quando, giunto ai soliti posti di ristoro non volle fermarsi, ma in compenso volle supplire alla fine del viaggio facendo dietro-front! Un brutto ripensamento: sono stato così bravo che devo rifarmi e bere in ognuna delle osterie che ho oltrepassato. Noi eravamo tenebre ora siamo pianetini che riflettono la luce di Dio. In Lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo perché noi siamo stirpe di Dio. Dio ci fascia col suo amore come l’aurora dalle rosee dita avvolge i nostri panorami. Dio riversa su di noi una tenerezza infinitamente maggiore di quella che avevano le nostre mamme e anche quando vogliamo sfuggire a Lui, ci rifugiamo nell’ombra, Egli ci scova come un raggio di sole, va a cercare il fiorellino per regalargli tutta la sua bellezza e il suo profumo. Dopo questa premessa deve sgorgare spontanea la nostra lode! La preghiera dev’essere anzitutto Lode. Ci serviamo come al solito di un salmo. Per questo nostro incontro ho scelto il salmo 64 – Tu riempi di gioia le porte del mattino e della sera. Il salmo è un’azione di grazia per un’annata fertile e di abbondanza, molto probabilmente dopo un periodo di siccità. Il Salmo si divide in due parti. Nella prima Dio è celebrato come il Creatore e il sostegno del mondo, nella seconda si ha la descrizione della primavera in Palestina. Abbiamo anche noi le nostre stagioni di siccità, siamo aridi più del deserto africano, battute da un vento bruciante ( lo scoraggiamento, la monotonia, l’incomprensione, la solitudine), ci domandiamo perché siamo quasi prigioniere mentre altre donne sono ricompensate dall’affetto di un marito e dei figli ecc. è la siccità. Signore, è la mia offerta per te. Mostrami il tuo volto. Regalami un tuo sorriso (quello di Dio è


una terapia). Nella nostra passeggiata dalla città, cioè dalle ordinarie preoccupazioni, dalle poche distrazioni, dal ferro da stiro, o dalla cucina economica siamo arrivati nel bosco dove con le mille voci del creato (ogni fiore, ogni insetto, ogni sassolino è una voce) giunge a noi la voce di Dio il GRANDE DIRETTORE D’ORCHESTRA DELL’UNIVERSO. Il Signore mi ha suggerito di portare la vostra attenzione su una qualifica alla quale voi forse non avete pensato: DOVETE ESSERE PER I SACERDOTI MADRI E SORELLE. Rendiamo omaggio alle nostre mamme leggendo una poesia molto bella di Pascal Bonetti poeta francese vivente: “Madre, prendimi sulle tue ginocchia. Mi è stanco il cuore! È stanca la mia anima! Come una volta, sottovoce cullami con vecchie arie della nostra terra! Dimmi, con la tua voce affievolita, i nostri cieli, i fiumi, i prati verdi; e che tutti quei mali che ho sofferti, la memoria li dimentichi presto! Ho veduto che la felicità è solo ai luoghi cari dell’infanzia e che portare i propri sogni altrove non è che un correre alle sofferenze. Ho saputo che per fuggire le pene e per guarir dei tradimenti, madre, non vi sono rifugi e tenerezza che gli orizzonti dove siamo nati. Sondato ho il nulla orribile dei re, compreso la vanità delle glorie. E so che non vi sono altre vittorie che quelle che si ottengon su di se. Ed eccomi, o mia madre! China sui miei occhi la tua bella fronte cerere! Come nei dolci tempi, io bacerò i nastri di quella tua cuffia bianca. E come allora, sulle tue ginocchia. Mi è stanco il cuore! È stanca la mia anima! Tu m’addormenterai a voce bassa con vecchie arie della nostra terra”. Questi bellissimi versi che il poeta ha tracciato con squisita sensibilità, ci dipingono a vivi colori il cuore della mamma, ci fanno ritornare bambini a quei cieli che non conoscevano le burrasche dei cieli di oggi. Applichiamo ogni verso, dopo averlo ingrandito e potenziato colla fede alla Vergine SS la Mamma di tutte le Mamme, colei che ci può stare sempre vicina e che dobbiamo sentire vicina – noi madri e sorelle – dei sacerdoti. La Madonna terrà i suoi occhi su di noi anche quando le mamme terrene chiuderanno i loro occhi, anzi questa Mamma li chiuderà dolcemente a noi per riaprirceli in una eterna e beatificante visione, quella del cielo!

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Miriam, sorella di don Albero e don Teofilo


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A tutte le persone che in modi e tempi diversi si sono prodigate e si prodigano per mantenere “vivo” il Santuario, giunga il nostro sentito e cordiale Grazie! A tutti i cittadini di Drena e visitatori auguriamo di godere di questo “angolo di Cielo”.


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Lourdes - Fatima - Santiago de Compostela

Vorrei tanto riuscire a trasmettervi, in queste poche righe, quello che ho provato partecipando al grande pellegrinaggio di nove giorni a Lourdes, Fatima e Santiago svoltosi dal 12 aprile sera al 21 aprile, ma è troppo difficile! è per questo che vi auguro di fare questo tipo di esperienza per capirmi. Un gruppo di persone di diverse età e partite dalle loro singole parrocchie e realtà (da vari paesi della Val di Non, da Ravina, Romagnano, Lasino, Dro, Ceniga…) si sono trovate insieme su un pullman e chilometro dopo chilometro hanno pregato, chiacchierato, dormito. Uniti nell’andare pellegrini a due Santuari Mariani e ad una Cattedrale sorta sulla tomba di San Giacomo (- il Maggiore- Apostolo ,uno dei tre apostoli che erano sempre presenti nei momenti “speciali” della vita pubblica di Gesù). A rinsaldare questa unione la presenza di una guida speciale (spirituale e turistica) quale è stata don Stefano. Abbiamo partecipato alla S. Messa Internazionale celebrata presso la Basilica di S. Pio X° a Lourdes, alle SS. Messe a Fatima (una nella Cappella dell’Angelo della Pace e l’altra presso la Cappella dell’Apparizione) e nella Cattedrale di Santiago nonché alla recita della corona e al Pio esercizio della Via Crucis in tutti e due i Santuari. A conclusione della giornata prendevamo parte alla Fiaccolata; nei momenti in cui pregavamo assieme a persone di altre nazionalità (francesi, spagnoli, portoghesi, tedeschi, inglesi, polacchi, etc.) si toccava con mano cosa vuol dire essere cattolico: dal latino cathòlicum, dal greco katholikòs “universale”: tutti uniti per pregare il Signore al di là di ogni provenienza. Abbiamo ricordato, in particolar modo a Lourdes durante la S. Messa Internazionale, tutti gli ammalati delle nostre

famiglie e delle nostre comunità parrocchiali e pregato il Signore perché doni a tutti noi la speranza e la fede. Siamo stati in due Santuari dove la nostra Mamma Maria è apparsa a dei bambini, raccomandando sempre la preghiera, in particolare per chi soffre e per la conversione dei peccatori; tornando a casa con una corona o un santino appena acquistato ci viene spontaneo cominciare questo dolce compito: pregare. Anche perché il pellegrinaggio è una sorta di ricarica spirituale con la quale si ritorna nelle proprie comunità con un’energia rinnovata e un entusiasmo da trasmettere a tutti. Tutto è stato organizzato molto bene e quindi le giornate sono passate nel migliore dei modi, permettendo così di spaziare dai momenti di meditazione e preghiera ai momenti di svago. Non so se sono riuscita a passare qualche sensazione, ma vi auguro di provarla in futuro. Se dovessi riassumere con due parole il pellegrinaggio userei: unione (tutti insieme diretti verso una mèta) e preghiera (pregando il Signore attraverso l’intercessione di Maria e di San Giacomo). Concludo con la Preghiera che l’Angelo della Pace, apparso a Fatima, ha insegnato ai tre pastorelli, Francesco, Giacinta e Lucia: “Mio Dio io credo, adoro, spero, Vi amo; Vi domando perdono per coloro che non credono, non adorano non sperano, non Vi amano. Santissima Trinità, Padre, Figlio, Spirito Santo, Vi adoro profondamente e Vi offro il preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo, presente in tutti i Tabernacoli del mondo, in riparazione degli oltraggi, sacrilegi, indifferenze con cui Egli è offeso. E per i meriti infiniti del Suo Sacratissimo Cuore e del Cuore Immacolato di Maria Vi domando la conversione dei poveri peccatori”. una pellegrina

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EMOZIONI DAL PELLEGRINAGGIO


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Dall’archivio

Il mio Bisnonno Giovanni Tavernini

Sacristano Era nato a Dro il 26/3/1863 si era sposato con Zanlucchi Carlotta e ha avuto due maschi ed una femmina: di questi avremo modo di parlarne in seguito. Ho trovato il libricino che porta la data 12 novembre 1898 scritto dal mio bisnonno Giovanni Tavernini che fu il capostipite di una famiglia di sacristani: erano i suoi appunti di sacristano; già lui faceva questo servizio negli anni a cavallo fra l’ottocento e il novecento. Proseguendo con gli appunti e con il calendario liturgico troviamo che il 2 febbraio c’è la benedizione delle candele (candelora) e i fanciulli e i cantori si distribuiscono attorno alla chiesa. Il 3 febbraio, San Biagio, messa cantata e benedizione della gola. Da notare che gli ultimi tre giorni di carnevale, la sera si farà un triduo solenne coll’esposizione del Santissimo. Per le Ceneri come nel giorno di San Biagio (quindi Messa cantata). In febbraio si suona l’Ave Maria alle ore cinque e mezza (di mattino e a mano!).

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Domenica delle Palme (immagine n. 1): Il giorno avanti io devo preparare le palme che “occore” per l’altare i Sacerdoti, i Serventi, Cantori e Sacristani. Finita la messa cantata io devo preparare l’altare con somma pompa per le quarant’ore. Il Vespro alle ore 2.1/2 subito dopo avvi la predica processione come la III domenica di ogni mese e s’incominciano le (40) ore. La processione si fa intorno alla chiesa

II parte

se il tempo o le circostanze lo impedissero si può partire colla processione dalla Cappella di San Sisinio (da pochissimo tempo non era più la parrocchiale). La Chiesa maggiore è stata consacrata nel 1896. Le note che noi leggiamo sono state scritte nel 1898. 19 marzo San Giuseppe: festa solenne con vespro subito dopo la Messa e la sera compieta. Se accade in Quaresima i damaschi soltanto sul presbiterio. Erano degli ornamenti rossi alti fino alla volta della chiesa: venivano fissati ai dieci pilastri portanti (I Piedritti che portano le volte della chiesa). Se si fa attenzione, guardando in alto alla fine prima del Capitello vi sono ancora infissi alcuni dei ganci che servivano a fissare i Damaschi. 25 marzo Annunciazione di Maria: come nel giorno di San Giuseppe solo che alla Messa prima vi sarà la benedizione delle sementi dei bachi da seta (fonte importante di guadagno per quel tempo). Per il Giovedì Santo (immagine n. 2) si devono preparare I° la croce coperta di bianco velo, osservare se “occore” particole. “Viene” fatto soltanto due comunioni la I° alle 6 la 2° sotto la St. messa. Alla messa si deve preparare un se-


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Dall’archivio

Il Vespro alle ore 2.1/2 subito dopo avvi la … processione come la III domenica di ogni mese e s’incominciano le (40) ore.

La processione si fa intorno alla chiesa se il tempo o le circostanze lo impedissero si può partire colla processione dalla Cappella di San Sisinio (da pochissimo tempo non era più la parrocchiale).La Chiesa maggiore è stata consacrata nel 1896. Le note che noi leggiamo sono state scritte nel 1898.

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Per il GIOVEDI’ SANTO si devono preparare I° la coperta di bianco velo, osservare se occorre pa Viene fatto soltanto due comunioni la I° alle 6 l la St. messa.

Alla messa si deve preparare un secondo calice bianco con una corda bianca.

Al Gloria in Excelsis: si suonano tutte le campan

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Alla Comunione generale si devono accendere St.Sepolcro che subito segue la processione.


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Dall’archivio

VE

Pr co su cr co

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condo calice con velo bianco con una corda bianca. Al Gloria in “Escelsis”: si suonano tutte le campane. Alla Comunione generale si devono accendere i lumi al St.Sepolcro che subito segue la processione.

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Venerdì Santo (immagine n. 3) Prima di tutto tre “cussini” sulla predella dell’altare coperti con un “tappeto”. 2 “legili” pel passio. 1 Crocifisso sull’altare da scoprire. Alla fine dell’adorazione della croce deve essere “aceso”le candele tanto dell’altare come del sepolcro che vien fatto la “procession” subito. Sabato Santo (immagine n. 4) Si devono preparare: 1° Una piccola brenta d’acqua

2° Un vaso per il fuoco tolto dalla pietra. 1 “Cereo” pasquale, “la rundine al sacro fone”, un tavolo con tovaglia, brocca, sale, pane e “assiugamani” e ampolle dell’olio. Al principio si devono mettere le palme sull’altare. I “cussini” sopra la “predela” da prostrarsi alla fine della benedizione del fonte. Domenica di Pasqua Non ci sono appunti per la solennità di Pasqua, essendo la Domenica più importante dell’anno possiamo solo immaginare come fosse addobbata la chiesa. Veniva calato dalle volte degli affreschi sopra l’altar maggiore il padiglione color damasco, i lati dei 10 pilastri che sopportano le volte della chiesa


Dall’archivio

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SABATO SANTO

Si devono preparare: 1° Una piccola brenta d’acqua

2° Un vaso per il fuoco tolto dalla pie pasquale, la rundine al sacro fonte, tovaglia, brocca, sale, pane e asciuga dell’olio.

Al principio si devono mettere le pal cuscini sopra la predella da prostrars benedizione del Fonte. 4

Lungo i banchi dalla parte dove vi è il pulpito vi era uno stendardo a forma di triangolo che partiva dal primo banco con la parte più alta e arrivava con la parte finale a punta fino a metà della bancata. Elvira

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Foto: Davide Turrini

venivano impreziosite con dei teli di colore rosso porpora che scendevano dal capitello, fino all’altezza dei marmi che sono alla base dei pilastri. Ai lati del presbiterio, dove ora c’è la pala dei martiri Anauniesi, venivano messe due grandi pale con la figura dei santi.


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Sacerdote e martire

SAN GIOVANNI NEPOMUCENO Cercando nei libri vecchi ho trovato una preghiera dedicata a San Giovanni Nepomuceno; il libro vecchio in questione si chiama “Filotèa”: libro di preghiere e meditazioni attribuito a San Francesco di Sales (1567-1622); può essere anche un testo di meditazione o compilato sul suo modello. Dal greco philothèia “amore di Dio”. (dal Dizionario di lingua italiana)

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Non si tratta di Giovanni Nepomuceno de Tschiderer perché è stato beatificato nel 1995 da Papa Giovanni Paolo II° in visita a Trento. Il mio bisnonno parla di un Giovanni già santo; ecco, probabilmente, di chi sta parlando: San Giovanni Nepomuceno era un sacerdote che nacque a Napomuk (di qui l’aggettivo nepomuceno) in Boemia nel 1330. Fu consacrato sacerdote a Praga e divenne predicatore di corte del re Venceslao. La moglie del re, Giovanna di Baviera, conosciutolo, lo scelse come confessore. Il re sospettava che Giovanna gli fosse infedele e la tormentava spesso per conoscere ciò che esisteva solo nella sua mente. Si rivolse così a Giovanni per conoscere le confessioni della donna. Ma il santo si rifiutò di rispondere. Nonostante le minacce Giovanni si mostrò inflessibile. Tale fermezza gli costò la condanna ad essere gettato nel fiume Moldava. Sul ponte Carlo della città di Praga, tra il sesto e il settimo pilastro, venne gettato nella corrente ( una croce ne ricorda il delitto). Era l’anno 1383. (Avvenire). Giovanni fu canonizzato nella Basilica Lateranense il 19 marzo 1729 da Benedetto XIII°, come martire del sigillo della confessione. La venerazione già diffusa, dopo la conferma del culto si estese: furono collocate statue del santo sui ponti nei vari paesi: è infatti invocato come protettore di ponti, acque ed alluvioni. Forse è per questo

che anche da noi lo pregavano? Sicuramente “il culto del martire boemo conosce una capillare diffusione soprattutto nei paesi sottoposti al dominio diretto o indiretto della Casa d’Austria, che si era fatta promotrice della causa di santificazione” (dalla Strenna Trentina del 1999). Viene raffigurato con la palma del martirio, l’abito talare e cinque stelle. Le cinque stelle ricordano, secondo la tradizione, quelle che circondavano la sua testa mentre giaceva nel fiume. Nella nostra zona troviamo due statue di San Giovanni Nepomuceno: una a Riva del Garda (settecentesca) situata nel Parco del Lido (prima , però, dominava il Porto di Riva); l’altra si trova fra Nago e Loppio (il Passo prende il nome dal Santo): l’edicola è posta sul confine est del territorio del Sommolago, sopra una balza rocciosa, circondata dal verde (dal volume “Ecclesiae”). Questo è il ritratto a grandi linee di uno dei santi che i nostri antenati invocavano e che è bello riscoprire per ricordare il vissuto di persone di grande fede.


Santi

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PREGHIERA

ComunitĂ 

a S. Giovanni Nepomuceno


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Eventi

tate 2013 s e i t n e v E Attività estive Oratorio

Anche quest’anno, con i numerosi volontari giovani ed adulti delle nostre comunità, proponiamo alle famiglie alcune iniziative estive che vogliono essere non tanto di assistenza, ma soprattutto di formazione e esperienza cristiana. Campeggi: quest’anno saranno proposti in Val di Non ad Arsio.

Primo Turno – elementari (II – V elementare) Dal 28 luglio al 3 agosto Secondo Turno – medie (I media – I superiore) dal 4 all’11 agosto

Grest.

Il Grest è stato arricchito già nella scorsa estate dallo Spazio Compiti, cioè la possibilità per i bambini di ritrovarsi ed essere aiutati nello svolgimento dei compiti. Quest’anno, grazie alla disponibilità e alla sensibilità di tanti volontari, si completa la proposta con la possibilità di un orario continuato dalle 10.00 (compiti) fino alle 18.00 con la disponibilità del pranzo. Si tratta di un’iniziativa che ha come intenzione quella di essere di aiuto alle famiglie che spesso sono in difficoltà durante i periodi di lunghe vacanze. Spazio compiti: dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 12.00 dal 17 al 28 giugno dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 12.00 dal 15 al 26 luglio Spazio compiti – Grest: dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 18.00 dal 15 al 26 luglio Grest pomeridiano dal lunedì al venerdì dalle 14.00 alle 18.00 dal 15 al 26 luglio per Grest e spazio Compiti iscrizioni in canonica a Dro mercoledì 29 maggio dalle ore 16.15 alle 18.00 ricordiamo che le proposte sono rivolte alle famiglie di tutte e tre le comunità

Sagre

S. ANTONIO - 13,14,15,16 giugno

S. Messa, 13 giugno - ore 20, Chiesa S. Antonio Dro

SS. Pietro e PAolo - 28,29,30 giugno

S. Messa, 29 giugno - ore 18, Chiesa parrocchiale ceniga

SPAZIO CINEMA Comunità

Grazie anche al contributo del “Piano Giovani di Zona” è stato possibile organizzare il progetto “Proiettiamoci nel verde”. Il progetto, gestito dal gruppo Giovani, ha visto, nei mesi di novembre e dicembre, la proiezione di una serie di film e di animazioni presso il cinema teatro dell’oratorio di Dro con tema guida la tutela dell’ambiente. La buona partecipazione riscontrata sarà d’incoraggiamento per ripetere l’esperienza anche quest’autunno!! Sulla scia di questa esperienza si sono proposte nei mesi invernali tre proiezioni cinematografiche per bambini ed una a tema in collaborazione con Andromeda. L’iniziativa è stata apprezzata e si auspica di far diventare appuntamento fisso il cinema all’oratorio.


Ricordi

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Ceniga - Il ricordo

Anna la “Sagrestana” Tranne qualche breve interruzione a causa di gravi motivi di salute, è stata fedele per ben 22 anni al suo servizio. Grazie Anna per il tuo esempio di donna semplice, umile ma profondamente innamorata del tuo servizio a gloria del Signore. Il tuo ricordo sia esempio per noi tutti, che a volte, manchiamo di coraggio e ci sentiamo inadeguati, incapaci come è stato per te all’inizio. Tu ci hai dimostrato che se si vuole si può. Sono certa che il Signore non ha dimenticato nulla di ciò che hai fatto con tanto amore. GRAZIE ANCORA ANNA. Zita

Comunità

Nello scorso mese di febbraio, chiamata dal Padre, ha concluso la sua vita terrena Anna Caldara “SAGRESTANA”. Come comunità di Ceniga vogliamo tutti ricordarla con grande affetto e riconoscenza. Ricordo ancora la gioia negli occhi di Anna quando le avevamo organizzato una festa tutta per lei, per ringraziarla di tutti gli anni che aveva speso al servizio della nostra Chiesa con amorevole premura, in tutto quello che riguardava la preparazione delle celebrazioni delle Sante Messe e di tutti gli altri riti sacri della vita liturgica della comunità, ma anche nella costante e puntuale pulizia, nella cura dei fiori, nell’accoglienza gioiosa e gentile dei chierichetti, sempre con un sorriso, ma anche con puntigliosa precisione e grande amore verso il Signore. Aveva cominciato timidamente nel 1982 vedova da poco tempo e don Italo Morghen la incitava a provare e così ha continuato sempre più sicura con don Ruggero e don Valerio fino a don Piergiorgio.


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Ricordi

Dro - Il ricordo

Grazie Arturo

Comunità

Alla vigilia delle giornata di preghiera per le vocazioni di speciale consacrazione quando si chiede alla comunità di pregare per il Papa, i vescovi, i sacerdoti, i consacrati nella vita religiosa come i frati o le suore ecc. è facile domandarsi perché ci sono poche vocazioni. Le vocazioni da dove nascono? La risposta la sappiamo: nella parrocchia... o meglio sarebbe dire nella famiglia! è stato così anche per ARTURO BONINSEGNA “un sacrestano” speciale della Parrocchia di Dro che siamo qui a ricordare attraverso anche queste righe. Nella famiglia di Arturo la disponibilità a fare qualcosa di bello per Dio e per la Chiesa era una dimensione naturale, basta pensare alle sue sorelle suore della Congregazione di Maria Bambina. Quando sono arrivato a Dro come parroco ho conosciuto Arturo nel primo incontro del consiglio pastorale e nel dopo incontro mangiando un gelato al bar del tennis (davanti all’oratorio e alla vecchia canonica) e mi sono reso conto che lui aveva tanta voglia di fare qualcosa per la sua parrocchia. Mi ha subito raccontato di una serie di problemi pratici riguardanti le strutture parrocchiali, la chiesa con il tetto “colabrodo” a causa della copertura ormai disastrata con tanti coppi rotti e mancanti, l’oratorio fatiscente e pericoloso, la canonica con tanti pro-

blemi ecc. La cosa che più mi ha colpito mentre esponeva i problemi era però la sua disponibilità a dare una mano ed è così che è iniziato con lui un rapporto di stretta collaborazione su un programma concreto di piccoli lavoretti da eseguire a distanza ravvicinata. Lui aveva già un collaboratore prezioso l’ amico Carletto Pedrazzoli (Bechèr) col quale svolgeva il compito di servizio pratico nell’allestire il palco o curare la sede della Banda sociale di Dro che era ospitata nella chiesetta di San Sisinio. Arturo sentendosi investito della mia fiducia ha iniziato a portare avanti una serie di lavori manuali in collaborazione col Carletto: cambiare i pluviali dell’oratorio, sistemare il pavimento delle salette incontri, cambiare il generatore ad aria per il riscaldamento o aggiustare i bruciatori a cherosene che servivano a riscaldare le sale, provvedere alle bacinelle o catini nel sottotetto della chiesa per evitare che l’acqua si infiltrasse nella volta, o aggiustare i vetri o le porte varie. Quando poi la Banda ha ricevuto la nuova sede presso la casa sociale Arturo ha organizzato lo svuotamento della chiesetta, la sua pulizia e ha contribuito al suo riadattamento a luogo di culto con il ritorno dei vecchi banchi e la sistemazione del Crocifisso e di tutti gli arredi necessari. Nel giro di pochi anni l’Arturo


era diventato il braccio destro del parroco nel mettersi a servizio in tutte le cose pratiche dall’aiutare il sacrestano nel preparare la chiesa per le feste solenni, come nel portare il sistema di amplificazione per le processioni o cerimonie varie. Ricordo per esempio quanto faceva per il “rosario ambulante” del mese di maggio quando al parroco era venuta l’idea di spostarsi ogni sera in un cortile o in una zona diversa della parrocchia sia di Dro che di Ceniga. Arturo caricava la sua Ape con circa 30 sedie pieghevoli e le trasportava ogni sera nel luogo stabilito, preparandole asciugate quando pioveva ecc. e al termine le rimetteva in ordine per spostarsi la sera dopo e alloggiava sull’Ape anche la statua della Madonna che con grande devozione si premurava di far arrivare a destinazione. Anche quando la pioggia rendeva difficile il trasporto o la logistica delle sedie, lui trovava qualche soluzione sotto qualche portico o nel garage di qualche casa ecc. e quando arrivava l’Ape dell’Arturo la gente della zona si preparava ad aiutarlo. Che dire poi del suo impegno come “tutto fare” per la sistemazione della casa dei campeggi a Madonna della Neve … la sua Opel Corsa si riempiva di attrez-

zi e veniva su in montagna a sistemare porte, finestre con vetri rotti, intasamento dei bagni … e senza dire niente a nessuno queste riparazioni le metteva sul suo conto personale. Arturo ha svolto un servizio generosissimo e infaticabile spendendosi per la sua parrocchia come per la sua famiglia, anzi la sua famiglia era la parrocchia, la comunità per la quale si è speso fin che ha avuto forze. La sua salute era già gravemente compromessa al ritorno dal Belgio dove aveva lavorato in miniera, ma pur con tutta la sua gracilità non si è mai tirato indietro quando c’era da svolgere un servizio. Era un volontario al servizio del Signore che si incarnava nell’umiltà delle piccole cose, con lo stile di chi mette a servizio degli altri i talenti che ha ricevuto. Il Signore lo ha accompagnato dandogli serenità e forza per superare le tante crisi di salute che negli ultimi anni lo hanno portato a dover mettersi da parte senza poter fare qualcosa apparentemente invece la sua preghiera e la sua offerta della malattia lo hanno reso partecipe e attivo fino alla fine. Grazie Arturo per quello che sei stato e per quello che hai dato alla nostra comunità di Dro. Don Luigi Amadori

Ricordi

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Suor Carla Boninsegna

Suor Amabile Boninsegna

Suor Alma Boninsegna

Comunità

Ad un anno dalla morte di suor Alma, la vogliamo ricordare, ringraziando il Signore per la sua vocazione e il suo servizio nella Chiesa. Suora di Maria Bambina, si è dedicata all’educazione dei giovani. Il Signore l’ha chiamata a sé alla vigilia del suo 65° anniversario di professione religiosa a 85 anni di età. Suor Alma con le sue due sorelle suore, interceda ora dal Cielo per la sua Comunità di origine ed invochi per essa e in essa la nascita di numerose vocazioni alla vita religiosa e sacerdotale.


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Solidarietà

Operazione Mato Grosso (OMG)- DRO

GRUPPO “Amici di Zumbahua”

Comunità

In febbraio siamo partiti in 5 per l’Ecuador, per lavorare 1 mese presso l’Ospedale di Zumbahua, un piccolo paese sulle Ande a 3.600 m. Prima del ‘93 l’assistenza sanitaria in quella zona vasta 800 Kmq e abitata da circa 50.000 campesinos, era quasi totalmente assente. Questa gente che vive solo dei prodotti della terra (patate, fave ed orzo), lotta ogni giorno contro la siccità, la fame e le malattie. La povertà estrema, la malnutrizione e la scarsa igiene sono infatti la causa di malattie invalidanti, soprattutto tra i bambini e gli anziani. L’11 marzo 1993 è stato inaugurato “l’Hospital Claudio Benati” con 35 posti letto che in questi 20 anni ha garantito ai poveri di accedere gratuitamente ai servizi di degenza e ambulatoriali, di medicina preventiva e vaccinazione ed il trasporto dei pazienti più gravi in altri ospedali. La

gente arriva sempre più numerosa sapendo di trovare buona assistenza, conforto e carità cristiana. Medici ecuadoriani garantiscono l’assistenza medica, ostetrica, pediatrica e specialistica, mentre l’attività chirurgica viene programmata con medici ed infermieri italiani 2 volte all’anno (per 1 mese). E’ molto importante il lavoro svolto sul territorio che permette di raggiungere anche chi non ha la possibilità di muoversi. Giornalmente si và a visitare i bambini denutriti nelle loro case, negli asili e nelle scuole, gli anziani nelle loro “chose” (capanne di paglia e fango) e gli ammalati tubercolotici, portando loro alimenti e farmaci. Ogni anno si recano in Ecuador infermieri, medici e volontari per collaborare nelle varie attività. Questa volta noi abbiamo aiutato in oc-


Il principio guida dell’OMG infatti è quello di “regalare ai poveri i soldi che si guadagnano con il proprio lavoro e fatica”! Il ricavato del nostro lavoro viene TOTALMENTE devoluto all’Ospedale! In questa occasione vogliamo ringraziare tutti quelli che partecipano alle varie attività ed anche chi ci sostiene con il loro aiuto ed offerte: i vari comitati ed associazioni, il Comune, il Parroco Don Stefano e le maestre con i bambini della

Prossime iniziative: - il 2 giugno in occasione dell’apertura del RIFUGIO Don ZIO la S.A.T. ci devolverà il ricavato del pranzo. Vi invitiamo a partecipare numerosi! - La 1° settimana di luglio il Gruppo ha organizzato un Campo-lavoro in Val di Genova per pulizia di sentieri e boschi. Si accettano giovani, adulti e famiglie. Il nostro desiderio più “grande” è quello di coinvolgere sempre più persone!!!! Chi ha voglia di “lavorare” con noi può telefonare a: Giovanna 0464 504408 Arianna 0464 504515 A nome mio, del Gruppo e a nome di tutta l’Operazione Mato Grosso, ringrazio TUTTI quelli che ci aiuteranno!!! GRAZIE DI CUORE! Giò

Comunità

casione del 20° Anniversario dell’Hospital con lavori di pittura, pulizia e preparazione del pranzo per circa 200 persone (per la 1° volta hanno mangiato TUTTI le nostre lasagne al forno!!!). Per sostenere economicamente l’attività dell’Ospedale qui in Italia noi, insieme ad altri gruppi di giovani ed adulti, partecipiamo a vari campi-lavoro, mercatini, taglio della legna, pulizia di sentieri e boschi, mostra dei mobili, distribuzione del Ponte (bollettino del Comune), confezione di biglietti e bomboniere per Matrimoni, Comunioni e Battesimi, preparazione di pranzi e boufett.

scuola elementare per la raccolta di materiale didattico che abbiamo consegnato alla “Cà de los ninos” (casa che accoglie bambini orfani, abbandonati e disabili). Quest’anno, in particolare ringraziamo i bambini della 1° Comunione di Dro e Ceniga, i loro genitori e i catechisti per aver aderito con la loro offerta alla nostra “raccolta fondi per MARCELO”, un ragazzino di 14 anni che 2 anni fà, mentre lavorava con il papà in un cantiere edile, ha toccato con una barra di ferro dei cavi dell’alta tensione ed ha perso entrambe le braccia. Ora ha un paio di protesi provvisorie ma entro 2 anni dovrebbe applicare quelle definitive per il movimento delle mani. Il costo totale si aggira sui 12.000$ (circa 10.000 euro)

Solidarietà

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Comunità

Le I cone di G ius y C ristofolini

Nella pagina seguente è visibile la bellissima Icona “Madre di Dio Odighitria” (colei che indica la via). L’opera è realizzata da Giusy Cristofolini ed insieme ad altre sarà esposta presso la chiesa di S. Antonio a Dro nella prima metà del mese di giugno. L’arte di realizzare icone si sviluppa soprattutto in oriente a partire dal IV sec. La prima icona risalirebbe secondo la tradizione all’Evangelista S. Luca. L’icona (in greco “éikóna” traducibile in “immagine”) è più di un’opera d’arte, è portatrice di un messaggio spirituale, espresso attraverso figure, forme e colori. Chi si accosta a questo particolare opere deve avere non tanto l’occhio di chi visita i quadri nei musei, quanto l’occhio della fede. Per Giusy il dipingere è frutto di un percorso di ricerca spirituale, un hobby che coltiva nel tempo libero dopo il lavoro in fabbrica. Per Giusy il dipingere un icona è anche pregare. A Giusy abbiamo rivolto alcune domande.

Comunità

Puoi descrivere l’opera pubblicata L’icona è quella della Madre di Dio chiamata “odighitria” in greco “odigos” che significa “guida”. Maria sostiene con la mano il bambino e con l’altra lo indica facendosi così nostra guida per condurci verso Cristo, che è “via, verità e vita”. Il bambino ci benedice con la mano e con l’altra tiene il rotolo delle Scritture. Lo sguardo di Maria pensoso e penetrante sul punto di scoppiare in pianto è dovuto all’annuncio profetico che riceve dal profeta Simeone che disse: “Egli è qui per la morte e resurre-

zione di molti e anche per te una spada trafiggerà l’anima”. Le tre stelle, una in fronte e due sulle spalle, indicano la verginità di Maria, prima, dopo e durante il parto. Le lettere in alto, “MP OV”, danno il nome all’icona, “Madre di Dio” e sono in greco abbreviato. Invece le lettere “XC” “IC” indicano Cristo Gesù. All’interno dell’aureola “ò w v” è l’abbreviazione del nome che Dio rivelò a Mosè dal roveto ardente che significa “Io sono colui che è”. Parlaci del tuo percorso sono nata ad Arco nel 1970, ho vissuto a Ceniga al maso Giare (dove tuttora vive mia mamma e i miei fratelli e sorelle), ora vivo e lavoro a Rovereto. Sono stata sempre appassionata dal disegno, nel 2003 ho frequentato la scuola di teologia all’arcivescovile di Trento e mi sono appassionata di arte sacra. Ho conosciuto i monaci della “Piccola Fraternità di Gesù risorto” al Pian del Levro nel comune di Trambileno, tra cui Emilia che mi ha insegnato i primi passi nella “scrittura” delle icone. Ho iniziato da autodidatta a dipingere le prime icone, dipingendo le prime e regalandole come bomboniera regalo del mio matrimonio. Successivamente ho frequentato i corsi di iconografia del famoso maestro Fabio Nones di Trento. Nel 2008 ho tenuto la mia


crucis, la discesa agli inferi, S. Matteo, S. Giuseppe e S. Michele Arcangelo. Come lavori normalmente La tecnica si chiama tempera all’uovo, si usano delle terre naturali emulsionate con rosso d’uovo. Il procedimento è molto lungo perchè vengono dati diversi strati di colore per raggiungere il risultato finale. La tavola è in legno, generalmente di  tiglio,  faggio o  mogano, con incollata una stoffa di lino, sopra si fanno degli strati di gesso e colla di coniglio, tutti materiali presi dai regni minerali, vegetali e animali. Infine c’è la doratura fatta con foglia d’oro. Il tempo di realizzazione di una singola icona dipende dalla sua grandezza, e può variare da 2 settimane a 2 mesi, senza contare la gessatura e la levigatura, che è un lavoro a parte, anch’esso con un tempo di 2 settimane perchè bisogna aspettare tra una mano e l’altra che il gesso si asciughi.

Inagurazione mostra: Sabato 8 giugno, ore 18.00 Chiesa di Sant Antonio, Dro

Domenica 9 e 16 giugno 10-12 / 15-19

Sabato 15 15-20

www.giusicris.altervista.org

Comunità

prima mostra nella chiesa di S. Nicolò a Borgo Sacco a Rovereto, a questa ne sono seguite diverse altre. Per la Chiesa di S. Matteo di Verona (in località Borgo Roma) ho realizzato 18 icone: la via

Comunità

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Cresima 2013

Santa Cresima - Domenica 28 aprile 2013

croce e “grembial”

Comunità

Domenica 28 Aprile le comunità di Ceniga, Drena e Dro hanno celebrato in unità con i loro ragazzi il dono della Santa Cresima. La celebrazione è stata molto intensa e ricca di segni preparati dalle catechiste ed animata dai tre cori parrocchiali che, per l’occasione, si sono riuniti e hanno cantato assieme. Posso dire che questa volta viene smentito l’aforisma “Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce”. Infatti, sono rimaste ben impresse nel nostro cuore le parole tuonanti che Don Lauro Tisi ha pronunciato nell’omelia, catalizzando l’attenzione dei ragazzi cresimandi e anche quella degli adulti. La foresta ha fatto sentire la sua voce e ha fatto arrivare il suo messaggio, togliendo la nostra attenzione da quanto quotidianamente ci viene proposto da una piccola parte del mondo. E’ rimasto impresso il messaggio trasmesso, riguardo al Cristo che annuncia la sua vittoria, senza creare sconfitti, annientando se stesso e valorizzando così chi gli è accanto, facendo riferimento alla conversione di uno dei due ladroni cro-

cifissi con Gesù. Sintetizzando sono due le parole chiave che riassumono l’omelia di Mons. Lauro Tisi croce e “grembial”, ovvero amore e servizio; questo è il messaggio di Cristo che ha voluto trasmettere ai cresimandi ed ai partecipanti delle tre comunità presenti alla cresima. Alla fine del messaggio, un attimo di stordimento, seguito da un prolungato e fragoroso applauso da parte di tutta l’assemblea a confermare e condividere, che quanto annunciato dal portavoce è arrivato nei nostri cuori. Colgo l’occasione di questo spazio per ringraziare a nome di tutti i genitori e dei cresimati le catechiste per il lavoro svolto con dedizione in questi anni e tutte le persone delle comunità che hanno contribuito a vario titolo alla buona riuscita della festa creando comunità vive. Infine ma non per importanza un grazie a Don Stefano per il continuo lavoro quotidiano che sta svolgendo all’interno delle nostre comunità. Buona navigazione a tutti. Una Famiglia


ComunitĂ 

Don Lauro Tisi tra don Stefano Anzelini e il diacono Mario Fontana

Cresima 2013

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Foto: Davide Turrini


DRENA

Prima Comunione

DRO E CENIGA

Prima Comunione Redazione: don Stefano Anzelini, Mario Bortolotti, Corrado Angeli, Elvira Angeli, Giovanna Gianordoli, Laura Parisi, Sebastiano Matteotti, Lucia Michelotti, Carla Bombardelli e Zita Zanoni. PARROCCHIE DI CENIGA - DRENA - DRO Tel. Parrocchia Dro: 0464 544000 - E-mail: dro@parrocchietn.it Stampato da Grafica 5, Arco


Bollettino parrocchia Dro Ceniga Drena - N1 Pasqua 2013