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Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticinot16 luglio 2018tN. 29

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Società e Territorio Sandra Böhm vive con la sua famiglia sulle colline dell’Appenzello Esterno. (Stephan Bösch)

La voce delle badanti Pubblicazioni L’esordio narrativo

della giornalista Sara Rossi Guidicelli

Valentina Grignoli

Ritratti di contadine di montagna Aria di campagna Incontro con Daniela Schwegler

autrice di un libro dedicato alle contadine che hanno scelto la vita di montagna e ne sono felici Natascha Fioretti Quando ho finito di leggerlo mi sentivo così ispirata e così immersa nella natura che ho pensato di diventare una contadina anch’io. Tutti quei bei discorsi sulla permacultura, l’agricoltura biologica, quella biodinamica, l’allevamento su piccolissima scala di animali trattati con rispetto e dignità, niente mezzi industriali, tutto ancora seminato e raccolto a mano... Che dire, mi sono innamorata a prima vista di queste 12 donne che hanno scelto la vita contadina di montagna e sono felici. E, attenzione, qui felicità non fa rima con guadagno economico ma con stile di vita. Doris Martinali, Edith Freidig, Esther Müller, Eveline Hauser, Iris Hauschild, Luzia Biber, Morana Kotay, Regula Imperatori, Claudia Gorbach, Sandra Böhm, Ulrike Stober e Renate Krautkrämer, in diverse parti della Svizzera e per motivi e bagagli di vita differenti hanno fatto della vita contadina una scelta di campo, un modo di vivere che le riempie e appaga appieno. Non le rende ricche e non è una vita semplice ma è la vita che hanno scelto per loro stesse e per le loro famiglie. Un’esistenza a contatto con la natura che non mira a produrre o ad avere troppo ma il giusto, che mette il benessere interiore davanti a quello materiale. Aria di campagna. Ritratti di contadine di montagna (titolo originale Landluft. Bergbäuerinnen im Porträt) è il titolo del libro edito da Rotpunktverlag e ne abbiamo parlato con l’autrice Daniela Schwegler, nella sua casa a Wald, vicino a Rapperswil, mentre il suo peloso gatto Arvo ci osservava con l’aria sorniona di chi sa già tutto. Perché le donne al centro di questa pubblicazione? «Perché così potrò farne un’altra sugli uomini», ride e poi aggiunge «in realtà perché voglio offrire alle donne, visto che sono una donna anch’io, una piattaforma di scambio e delle figure di riferimento con le quale identificarsi e alle quali ispirarsi. Sono stufa di aprire giornali pieni di uomini, politici, responsabili dell’economia mentre alle donne sono riservate le pubblicità dell’intimo o, peggio, gli annunci di sesso. Voglio contribuire a diffondere nell’opinione pubblica altri modelli femminili e, in questo caso, mostrare come se la cavano le donne che scelgono questo stile di vita, quanto possa essere bella un’esistenza semplice in stretta armonia con la natura. Le donne ritratte, infatti, non sono ricche o famose, sono donne forti e convinte

della scelta che hanno fatto, della vita che hanno sposato e dei principi e dei valori che vi sono alla base». A proposito di donne benestanti c’è la particolare storia di Esther Müller di professione ginecologa e agricoltrice che vive nella sua fattoria bio di 7 ettari Archehof Uf em Bode a 960 m di altezza nel canton Soletta. Nella sua prima vita è stata una donna in carriera con tutti gli agi e i lussi di una vita economica più che agiata. Poi, un giorno, suo marito si toglie la vita e la lascia con un mare di debiti «il mondo in quel momento le è crollato addosso e le ha fatto riconsiderare molte cose, le sue priorità innanzitutto. Con il senno di poi, è stato come se la vita le avesse dato una seconda opportunità, ha smesso di concentrarsi su una vita fatta di apparenze nella quale, appunto, contavano carriera, successo, alberghi e viaggi costosi e si è messa in cerca dei suoi valori interiori, si è avvicinata allo sciamanesimo e oggi, nella sua fattoria, cerca la felicità dentro di sé, non più al di fuori». Esther Müller nella sua fattoria che, come il nome suggerisce, è una sorta di Arca di Noè, tiene specie animali in via d’estinzione riservando loro grandi cure e trattandoli con rispetto. Ha vitelli, pecore, maiali di razza Mangalica, oche, galline, api e 4 levrieri che adora. Per lei il rispetto della natura, una vita e un consumo sostenibili sono essenziali, «prima o poi, per lo sfruttamento sfrenato della natura e delle sue creature, ci verrà presentato il conto». Questo ci porta all’incredibile storia della signora Edith Freidig che alla veneranda età di 87 anni vive sola nella piccola fattoria di due ettari Ufem Bühl a 1150 m di altezza nel canton Berna che fino a 3 anni fa gestiva con il marito Werner. Insieme hanno sempre fatto tutto a mano, espandersi e acquistare macchinari agricoli è sempre stato troppo caro per le loro tasche. Hanno lavorato sempre duramente, arrotondavano affittando due appartamenti all’interno della loro casa e Werner d’inverno lavorava allo Skilift. «Potermi immergere nella vita della signora Freidig è stato come affacciarmi alla finestra e respirare un’aria di altri tempi. È stato molto interessante e, soprattutto, stupefacente apprendere e vedere come questa donna sia riuscita a lavorare e a gestire la sua vita contadina con un braccio paralizzato». La sua grande passione erano i viaggi e la cinepresa superotto con la quale ha fatto riprese in Giappone, Iran, Yemen, India, Kenya, Marocco; non c’è dubbio, Edith Freidig è sempre stata una donna

caparbia, piena di risorse, innamorata della sua vita e di suo marito Werner, che era solita riprendere mentre falciava, raccoglieva il fieno o tagliava la legna. Quelle che Daniela Schwegler ha ritratto nel suo libro sono donne con energia e forza da vendere che non si spaventano dinanzi alle difficoltà. Sandra Böhm, ad esempio, vive con la sua famiglia sulle colline dell’Appenzello Esterno. Schwendihalde la sua azienda agricola bio a 700 m di altezza può contare su 3 ettari di terreno. Lei e suo marito si sono incontrati durante il corso in agricoltura biodinamica, oggi producono esclusivamente verdure bio con consegna diretta ai loro clienti tramite un sistema di pagamento per abbonamento. Hanno quattro figli e sono felici «dal punto di vista economico vivono sotto la soglia della povertà», racconta Daniela Schwegler «ma non si percepiscono assolutamente come persone povere. Al contrario, si sentono ricche e fortunate per il loro lavoro e la loro esistenza in armonia con la natura, gli animali e le piante». Nel leggere queste storie sembrerebbe che le donne abbiano una spiccata sensibilità e propensione per un’agricoltura sostenibile e biologica. «In realtà nei contesti alpini proprio per la loro conformazione, per la topografia è possibile solo un certo tipo di agricoltura. Gli spazi sono più piccoli e le pendenze in molti casi non permettono l’utilizzo di macchinari agricoli. Una produzione intensiva qui non è possibile». Daniela Schwegler ha impiegato due anni per scrivere questo libro tra l’altro impreziosito dalle foto di Stephan Bösch che ritraggono le donne nella vita di tutti i giorni. Che cosa le hanno lasciato questi incontri? «Sono stati degli incontri intensi, degli incontri con il cuore. Per raccogliere ogni storia sono stata ospitata due, tre giorni a casa di ognuna di queste donne ed è stato un grande regalo potermi immergere nelle loro vite e guardarle da vicino. Poter condividere la consapevolezza che la felicità non si trova nelle cose materiali e anche con poco si può essere felici è stata una profonda esperienza». Quelle che vi abbiamo raccontato sono solo alcune delle storie contenute nel libro, ci sarebbe ancora quella di Luzia Biber nel canton Uri a 1320 m di altezza che adora leggere le storie al suo gallo o quella della giovane Doris Martinali della Val di Blenio che pian piano sta prendendo in mano le redini dell’azienda di famiglia... Per le altre c’è il libro, purtroppo per ora solo in tedesco.

«A volte facciamo le badanti perché badare a qualcuno è l’unica cosa che sappiamo fare, altre volte perché ci dà libertà, altre volte perché è un bel mestiere, che anche le donne come voi un giorno faranno. Lo facciamo a volte perché ci dà anche la casa». (da Nataša prende il bus, Iulja, p.53). Storie di badanti, storie di vita, mondi lontani, ma al contempo molto vicini a noi. Questo è l’universo entro il quale si muove Sara Rossi Guidicelli, di Ponto Valentino, che con estrema sensibilità e talento narrativo ha raccontato le tante storie di donne venute dall’Est per curare le madri di figlie che non lo possono più fare: dove le figlie non arrivano, giungono le badanti.

Le storie delle badanti raccolte da Sara Rossi Guidicelli si intrecciano a quelle delle famiglie che ne chiedono l’aiuto Nataša prende il bus è il titolo dell’esordio narrativo della giornalista Rossi Guidicelli: un racconto corale, impreziosito dalle illustrazioni di Chiara Fioroni, tante le protagoniste, e diverse tra loro, unite da un mestiere, che diventa sempre più uno stato d’essere. Un libro femminile, in cui ogni donna si impossessa dei singoli capitoli e attraverso la penna dell’autrice si racconta riuscendo a trasmetterci persino le cadenze e le inflessioni tipiche delle lingue dell’Est. Il libro per l’autrice nasce «da lontano». L’idea di raccontare che dietro a un nome, badante appunto, ci sia un cuore che batte e un’anima che vive, prende piede nella mente di Sara Rossi Guidicelli a Livorno: «Vivevo lì ed è stata la prima volta in cui ho preso coscienza del mestiere delle badanti. Mi aveva colpito moltissimo un volume sul lavoro di cura delle badanti: è un mestiere particolare, se ti arriva in casa un idraulico, per esempio, non devi chiedere nulla della sua vita, basta parlare del lavoro da svolgere. Per la badante invece è molto diverso perché lei vive a casa con il suo datore di lavoro, e non ha una famiglia da cui torna a casa la sera o la mattina dopo il lavoro. Quello che la contraddistingue è forse proprio questa solitudine, questa forza di lasciare il suo paese per venire qui e trovarsi in un’altra famiglia». Dopo gli studi Sara torna in Ticino e inizia la sua carriera di giornalista, qui incontra di nuovo le badanti. «Una volta mi è capitato di intervistare per

lavoro una signora che fa questo mestiere e mi ha detto una frase che mi ha colpita molto: “sono contenta che mi chiedi di me perché nessuno mai ci chiede chi siamo, da dove veniamo e chi ci aspetta a casa nostra. Al massimo ci chiedono come sta la Signora. Noi non siamo badanti e basta”. Lì mi sono accorta che non bastava un articolo di giornale per sconfiggere questo tipo di mentalità. Quindi ho pensato di chiedere aiuto alla cultura: avevo appena visto uno spettacolo di Ioana Butu, attrice rumena diplomata alla scuola Dimitri che vive in Ticino. Lei ha un lievissimo e preciso accento rumeno che poteva dar voce alle storie che avrei scritto… l’ho contattata, le ho chiesto di collaborare, e così ne è nato un testo teatrale». Chi sono le badanti del libro? «Sono tutte donne, ho fatto la scelta di andare a incontrare solo quelle provenienti dell’est Europa per limitare il campo. Ho cominciato con Silvia, che mi ha poi proposto diverse sue amiche. Sono persone, molto diverse l’una dall’altra, che hanno in comune solo il fatto che un giorno hanno preso il bus». Come Nataša, la prima protagonista, che dà il titolo al volume. Inoltrandosi nella lettura si scopre che, intrecciate alle loro storie, ci sono quelle delle famiglie che ne chiedono l’aiuto. La voce viene data anche alla controparte, in maniera fluida e sincera. «Questo è stato il passo successivo, dal testo teatrale al libro. È sorta l’esigenza di parlare anche dell’altra parte, delle famiglie dove le badanti vanno a lavorare. Come due persone che ballano il tango, hanno bisogno di trovare un equilibrio perfetto, in cui uno si appoggia all’altro, se l’equilibrio non si trova, non funziona. Quindi è importantissimo sapere chi sorregge la badante e come è sorretta». Sono voci importanti, che permettono alla coralità di essere più completa, autentica, e di disegnare un fenomeno che ci riguarda sempre di più e che continua a fare parte della stretta attualità. Quello che riportano spesso le badanti, oltre al fatto di non essere considerate nel contesto delle loro storie, o del loro essere donne, sono spesso le condizioni di lavoro che non prendono in considerazione il fatto che spesso la loro è un’occupazione di 24 ore su 24. È di qualche giorno fa la notizia secondo la quale la SECO (Segreteria di Stato dell’economia) ha messo a disposizione sul suo sito un documento modello per la redazione dei contratti normali di lavoro (CNL) cantonali nel settore dell’assistenza domestica. Il documento contiene per l’appunto prescrizioni sulle condizioni di lavoro per chi presta un’assistenza di economia domestica di 24 ore su 24 a persone debilitate. Si tratta di una pubblicazione che si rivolge alle persone bisognose di assistenza ma anche ai loro famigliari e ai lavoratori, ed è un passo molto importante e concreto per tutelare il mestiere delle badanti, donne la cui voce si fa sentire in maniera delicata e potente e si fa portavoce di un movimento – il noi utilizzato dall’autrice – anche nelle storie raccontate con poesia da Sara Rossi Guidicelli. Bibliografia

La copertina del libro pubblicato da Ulivo Edizioni.

Sara Rossi Guidicelli, Nataša prende il bus – storie di badanti, di madri e di figlie, pref. di Daniele Finzi Pasca, Ulivo Edizioni, 2018. Per novembre 2018 è previsto uno spettacolo teatrale prodotto dal Sociale di Bellinzona, con la regia di Laura Curino.

Azione 29 del 16 luglio 2018  

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