Rivista "Tradizione Famiglia Proprietà", ottobre 2019

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Anno 25, n. 83 - Ottobre 2019 Sped. in Abb. Post. Art. 2, Comma 20/C, Legge 662/96 Filiale di Padova

Si nod o p a na m a z zo ni c o due concetti di Chiesa e di civiltĂ a confronto


Editoriale

Si capovolge duemila anni di pastorale

L

a Chiesa evangelizza civilizzando e civilizza evangelizzando.

deve catechizzare né tantomeno civilizzare gli indios amazzonici. Deve, invece, imparare da loro la vera Fede e il “buon vivere.

Nel momento stesso in cui il cristianesimo conquistava la Germania con San Bonifacio, portando la Luce di Cristo, penetrava pure nelle foreste vergini dei territori tedeschi la civiltà greco-romana. Ciò che San Bonifacio fece in Germania, lo fecero in tutte le nazioni occidentali innumerevoli missionari che, come umili araldi della Verità, percorsero ogni angolo dell’Europa nei primi secoli medievali.

I promotori del Sinodo capovolgono, dunque, duemila anni di pastorale della Chiesa, buttando alle ortiche il Magistero di tanti Papi che hanno sostenuto e benedetto l’opera evangelizzatrice nelle Americhe. Disprezzano anche l’opera di tanti santi che hanno speso la propria vita, a volte versando anche il sangue, per portare la Luce di Cristo fino ai luoghi più sperduti. Per loro nessuna misericordia, soltanto la terribile accusa di “imperialismo culturale”.

Nella prassi bimillenaria della Chiesa, il divino comandamento “andate e ammaestrate tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre, del Figliolo e dello Spirito Santo” (Mt. 28,19) ha sempre prodotto frutti anche nel campo temporale. Mentre diffondeva la Fede in Nostro Signore Gesù Cristo, la Chiesa pari passu faceva sorgere la vera civiltà: la Civiltà cristiana. Ovunque l’azione spirituale della Chiesa si faceva sentire, essa era anche eminentemente civilizzatrice.

Questa epopea si stese poi ad altre parti della Terra, specialmente all’America Latina, la cui evangelizzazione è stata definita da Papa Pio XII “la più grande epopea della Fede dopo la fondazione della Chiesa”. L’opera missionaria di Spagna e Portogallo nel Nuovo Mondo portò nell’ovile di Cristo milioni di anime e un intero continente, producendo frutti di spiccata santità, e dando vita a una splendida civiltà, figlia di quella europea.

Questa epopea ebbe, per così dire, il sigillo del Cielo con l’apparizione della Madonna di Guadalupe in Messico, nel 1531. Presentandosi come una donna meticcia ornata da attributi indigeni, la Madre di Dio benedisse l’opera religioso-culturale dei missionari nel Nuovo Mondo. Eppure, i promotori del Sinodo panamazzonico, in programma a Roma a ottobre sotto l’egida di Papa Francesco, negano ambedue questi elementi della pastorale della Chiesa. Secondo loro, la Chiesa non

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Secondo i promotori del Sinodo, gli indios avrebbero conservato la memoria viva di una Rivelazione primitiva, insita nella natura, e accessibile non con definizioni dogmatiche e riti stabiliti, ma attraverso una “comunione con la natura e con le varie forze spirituali”. D’altronde, sarebbero gli indios a dover insegnarci il “buon vivere”, che dovrebbe sostituire la nostra civiltà industriale e consumista. Chiamano questo una “conversione ecologica”.

Tale estremismo, tuttavia, ha finito col provocare forte reazioni da parte dei fedeli e, specialmente, da parte delle popolazioni amazzoniche. I vescovi brasiliani hanno denunciato una “caccia alle streghe” che cerca di “demonizzare” i promotori del Sinodo. Ovviamente, non c’è nessuna “caccia alle streghe”. È semplicemente la voce dei fedeli che loro si ostinano a non sentire.

Recentemente, giovani dell’Instituto Plinio Corrêa de Oliveira, del Brasile, e di Tradición y Acción, del Perù, hanno realizzato una “carovana amazzonica” raccogliendo firme da inviare ai promotori del Sinodo. Il successo è andato oltre le migliori aspettative. Ne diamo notizia in questo numero della rivista.

Sentiranno questa volta la vera voce del popolo amazzonico? O continueranno a voler imporre schemi ideologici di dubbia origine e di conseguenze nefaste? 


Sommario Anno 25, n° 83, ottobre 2019

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Si capovolge duemila anni di pastorale Cattolici francesi: a tutta destra Il Sessantotto. Macerie e speranza “Politicamente corretto” Padre Robert Mäder Ineguaglianze giuste e necessarie Le mie idee Eresia e apostasia nell'Istrumentum laboris Brucia l’Amazzonia, o il cervello degli ambientalisti? “Solo Bolsonaro fa qualcosa per noi, indigeni” Plinio Corrêa de Oliveira: l’amara soddisfazione di aver previsto tutto Carovana amazzonica Il mondo delle TFP La gioventù fu fatta per l’eroismo o per il godimento?

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Copertina: la chiesa di San Pedro, in Andahuaylillas, Perù, costruita nel secolo XVI da indigeni in stile “barroco andino”. Un esempio di perfetta “inculturazione”. Sotto, una cerimonia “religiosa” in una tribù amazzonica. Sarebbe questa la “nuova pastorale” proposta dal Sinodo panamazzonico?

Tradizione Famiglia Proprietà Anno 25, n. 83 ottobre 2019 Dir. Resp. Julio Loredo

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Direzione, redazione e amministrazione: Tradizione Famiglia Proprietà - TFP, Viale Liegi, 44 — 00198 ROMA Tel. 06/8417603 Aut. Trib. Roma n. 90 del 22-02-95 Sped. in abb. post. art. 2, Comma 20/C, Legge 662/96 — Padova Stampa Everprint s.r.l., Via Guido Rossa, 3 — 20061 Carugate (MI) TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2019 - 3


Attualità

Cattolici francesi: a tutta destra

M

olto interessante il saggio, uscito qualche mese fa, La Grande Peur des catholiques de France, scritto da Henri Tincq, già editorialista religioso di Le Monde. Il noto autore progressista analizza con una certa profondità la svolta a destra dei cattolici francesi, e specialmente dei giovani.

Uomo vicino alla Chiesa – da bambino era stato chierichetto – Tincq ne aveva seguito con entusiasmo il suo inesorabile scivolare verso sinistra, all’insegna della modernità proclamata dal Concilio

Pellegrinaggio di giovani a Chartres

Vaticano II. Egli amava questa nuova Chiesa “sociale, progressista, ecumenica e missionaria”, anche se, lo ammette, in crisi di vocazioni e di fedeli. Tutto ciò è ormai cambiato: “Non riconosco più la mia Chiesa”.

L’autore si riferisce al graduale abbandono, specie tra i giovani, degli ideali progressisti: “Non c’è più vita, i libri, l’amicizia, l’impegno. (…) La Chiesa francese ha abbandonato una parte della sua storia, una parte della sua tradizione progressista. (…) C’è un netta svolta a destra”. Infatti, i sondaggi mostrano che nel 2017 il 46% dei cattolici hanno votato per François Fillon mentre il 15% ha sostenuto Marine Le Pen, nonostante la martellante campagna anti-destra nei mezzi di comunicazione della Chiesa e durante i sermoni domenicali (per non parlare poi dei confessionali). Questo risultato, secondo Tincq, non è altro che “un nuovo sintomo, massiccio, incontestabile d’una insicu“I giovani cattolici francesi stanno abbandonando il progressismo. C’è una netta svolta a destra”

Henri Tincq

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“Noi speravamo che l’elezione nel 2013 di un Papa progressista facesse rivivere i movimenti della sinistra, ma così non è stato”

rezza culturale, di un ripiegarsi su sé stessi in nome della difesa dell’identità francese e della civiltà cristiana, di fronte al supposto declino della nazione e all’egemonia della sinistra liberale-libertaria, al crollo della famiglia tradizionale, al sorgere di un islam estremista, all’immigrazione crescente e a una laicità sempre più militante”. Alla radice di questo “neo-conservatorismo” cattolico, Tincq trova “il ritorno della tradizione intransigente ereditata dal secolo XIX”. Infatti, “prima di diventare una delle più progressiste nel mondo, la chiesa francese aveva sposato tutte le battaglie reazionarie”.

Trent’anni fa, Tincq aveva definito le manifestazioni del tradizionalismo cattolico, per esempio la corrente lefebvrista, come “espressione di un folklore ormai in disuso (…) di una nostalgia beata ma passeggiera dell’incenso, della talare e della Messa in latino”. Oggi, col senno di poi, l’autore riconosce che tale giudizio era sbagliato. Tali manifestazioni erano, in realtà, “segni di vitalità della mentalità tradizionalista, ancora forte e, anzi, in espansione”. Tincq non può non mettere a confronto i seminari tradizionali straripanti di giovani, con quelli diocesani “disperatamente vuoti”. Non può non registrare “il risorgere di pratiche di pietà che sembravano dimenticate”. Tutto ciò, conclude il noto autore non senza rammarico, “sta trasformando il paesaggio della Chiesa cattolica in Francia”.

Esiste, secondo l’analisi di Tincq, una netta cesura generazionale: “I giovani cattolici, quelli della nuova evangelizzazione, quelli delle Giornate mondiali della gioventù, sono gli stessi della Manif pour tous, che non hanno paura della militanza pubblica”.

L’ex editorialista di Le Monde chiude auspicando che almeno alcuni possano ascoltare l’appello di Papa Francisco, per esempio nell’enciclica Laudato Sì, riprendendo qualcosa dell’impegno sociale progressista. 

I movimenti progressisti che, dagli anni 1950 fino al post-concilio, erano stati la delizia di Henri Tincq, “oggi sono disdegnati dalle nuove generazioni di cattolici. (…) I cattocomunisti stanno scomparendo. (…) Noi speravamo che l’elezione nel 2013 di un Papa progressista facesse rivivere questi movimenti, ma così non è stato. (…) I progressisti oggi restano chiusi in una sorta di mutismo, incapaci di trasmettere, perfino ai propri figli, gli elementi di una cultura progressista”. “Pensavo che la Messa in latino fosse l’espressione di un folklore ormai in disuso, di una nostalgia beata ma passeggiera. Sbagliavo. Si trattava, in realtà, di segni di vitalità della mentalità tradizionalista, ancora forte, anzi, in espansione” TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2019 - 5


Rivoluzione e Contro-Rivoluzione

Il Sessantotto. Macerie e speranza Intervista a Giovanni Formicola

Edito dalla Cantagalli, è uscito l’anno scorso il libro di Giovanni Formicola «Il Sessantotto. Macerie e speranza». L’autore fa un’approfondita disamina dell’ormai storico movimento del maggio ’68, aggiungendovi un’appendice del tutto originale: l’esperienza di Fiume, negli anni Venti, come precorritrice a “destra” del Sessantotto. Abbiamo chiesto all’autore di spiegarci le sue tesi.

Avvocato, Lei inserisce il Sessantotto in un più ampio panorama storico.

Infatti, basandomi sulle categorie definite da Plinio Corrêa de Oliveira, io vedo il Sessantotto come l’esito del plurisecolare processo rivoluzionario gnostico e anti-cristiano in corso, che si articola in profondità nel plesso tendenze-inclinazionicostumi, nelle idee e nei fatti, e che ha causato la crisi della civiltà occidentale e cristiana. Nel 1968 esplode e si diffonde un fenomeno in fieri da decenni, e preparato culturalmente e ideologicamente da secoli.

Mosso dall’odio, il Sessantotto voleva travolgere ogni riflesso storico dell’ordine trascendente, cioè le istituzioni fattori di stabilità e di permanenza, come la Chiesa e la famiglia. Quest’ultima è particolarmente avversata siccome naturalmente gerarchica, espressione disciplinata dell’umana sessualità (maschio-femmina), che sottrae al dominio assoluto dell’istinto animalesco, e ordinatrice della generazione e dell’educazione, cioè della trasmissione della vita, della morale, della cultura, del progresso, quindi della civiltà, perciò principale argine al dilagare di orgoglio egualitario e sensualità libertaria. 6 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2019

Il Sessantotto, comunque, è un fenomeno complesso. Per cercare di mettere ordine nella sua analisi, Lei ne distingue due volti.

Esatto. Uno è quello di piombo. È la versione politica del Sessantotto, ultimo colpo di coda rivoluzionario del comunismo in Occidente. Questo volto si è manifestato sia in termini di agitazione e di violenza di gruppi, sia di organizzazioni terroristiche dotate di una struttura militare, di cui sono paradigma le Brigate Rosse. È degno di nota che quasi tutti i protagonisti, cioè gli assassini, sopravvissuti sono ormai in libertà e addirittura pontificano. Mentre per i mafiosi non v’è la prospettiva di uscire dal carcere se non pentiti, per i terroristi del Sessantotto esiste una sorta di pregiudizio favorevole.

L’altro volto del Sessantotto è quello attinente alla sfera dell’eros, tanto che viene detto anche Rivoluzione sessuale, ma credo sia meglio chiamarla erotica. Questa ha lo scopo di soddisfare qualsiasi desiderio travestendolo da diritto. E così, di profanazione in profanazione, arriviamo all’odierna tendenza di abolire perfino le categorie di padre e madre, espressive di relazioni connaturate all’uomo.


In questo senso, il Sessantotto è diventato egemonico. È diventato una categoria culturale permanente. Lei crede, dunque, che sia la peggiore rivoluzione di sempre.

Senz’altro. La cultura del Sessantotto è segnata dal prepotente riemergere della “passione rivoluzionaria”, dell’idea, cioè, che l’unico tipo veramente risolutivo di mutamento politico-sociale sia quello che rompe radicalmente con la tradizione: la Rivoluzione (con l’iniziale maiuscola) diventa così la soluzione del problema della storia. Ciò spiega il fenomeno Rivoluzionario – e quindi il Sessantotto come parte di esso – nella sua radice, e soprattutto nella sua incapacità strutturale di mantenere le promesse di cui è generoso, che fatalmente si rivelano per quel che sono: minacciose utopie, destinate a scontrarsi sanguinosamente con la realtà dell’umana natura, che resiste ai tentativi di trasformarla, di ri-crearla secondo un progetto ideologico che pretende di avere la soluzione per liberare l’uomo dai suoi bisogni e soddisfare i suoi desideri. Parliamo della Chiesa.

Vengono contestati “sessantottescamente”, quando non la stessa Chiesa e il ruolo del suo Magistero, certamente del cattolicesimo la storia e la cultura filosofica (troppo ellenistica, questa), nonché la dottrina politico-sociale (troppo conservatrice, quando non reazionaria) e finanche la lex orandi, la liturgia. In ordine a quest’ultima, la fantasia prende il potere e progressivamente la secolarizza, e la contamina con modelli tribali, patetici e infantili, specialmente per quel che riguarda il canto in chiesa, oggettivamente brutto e

dissonante, per non parlare dell’architettura e l’iconografia.

L’assemblearismo, con il collegialismo ideologico, è proposto e talvolta imposto contro la struttura gerarchica della Chiesa. La Messa ormai, più che semplicemente detta, è definita da tanti assemblea, sia pure con un presidente, ed eccessivo appare il coinvolgimento dei laici in sacris. Tale posizione cattolica non è estranea neppure al suddetto Sessantotto politico. Anzi, è autorevolmente ritenuta una delle cause dei moti sessantottini e addirittura dei fenomeni terroristici. La teologia della liberazione indurrà non pochi chierici alla lotta armata. A questo punto posso aggiungere una digressione sul Sessantotto nella Chiesa, ovvero il Sessantotto cattolico, cioè dei cattolici.

Questi fatti mostrano quell’autodemolizione denunciata da Paolo VI, per cui nella Chiesa si tende a relativizzare, con falsa umiltà, la propria assolutezza e unicità. Si tende a diluire la propria identità, la propria autocomprensione umanamente intesa, eliminando o sottacendo ogni riferimento a nemici da combattere, e così anche ad ogni dottrina che divida, che

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Rivoluzione e Contro-Rivoluzione

“Erotomane più che libertino. Soldato audace, abile propagandista di sé stesso, immaginifico letterato e coniatore di slogan felicissimi. Oratore e capopopolo carismatico. Cocainomane, debitore incallito, retore ed esteta ridondante, nemico della morale cristiana e della Chiesa che a suo avviso mortifica l’intelligenza, il genio, la libera volontà dell’individuo. “Gabriele d’Annunzio fu il vero artefice e il principale protagonista dell’impresa e dell’esperienza fiumana”

ponga in rapporto di crisi con il mondo e con le altre religioni. Un’autentica ritirata.

La tendenza ecclesiastica è verso una specie di fraternalismo senza Padre, in quanto si risolve in una dimensione orizzontale, irenista, pacifista, che sostituisce il dialogo – di certo una modalità umana e perciò cristiana di rapporto con il prossimo – all’insegnamento con autorità, cui sessantottescamente sembra si voglia abdicare. Parliamo della seconda parte del suo libro, l’appendice sull’esperienza dannunziana a Fiume.

Fiume è un episodio della Rivoluzione in Italia – forse trascurato da questo punto di vista, cioè non pienamente compreso come tale, e perciò sottovalutato – e non foss’altro che per questo già meriterebbe la nostra attenzione. Fu un esperimento sociale rivoluzionario. Ciò che distingue l’esperienza di Fiume è il fatto di essere considerata di “destra”. Tutti conosciamo i fatti. Il 12 settembre 1919, una forza volontaria irregolare di nazionalisti ed ex combattenti italiani guidata dal «comandante» Gabriele d’Annunzio occupa Fiume e ne chiede l’annessione all’Italia. A fronte dei ripetuti rifiuti del governo italiano, d’Annunzio si risolve a proclamare la Reggenza Italiana del Carnaro. Il 1° dicembre 1920 d’Annunzio dichiara guerra all’Italia. Il 24 dicembre l’esercito italiano entra a Fiume, chiudendo

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così l’esperimento, che in tutto dura quindi poco più di un anno.

L’esperimento di Fiume ha anch’esso due volti. L’uno politico: la Costituzione con cui si dotta questo “Stato-Nazione” è chiaramente progressista e sociale, tanto da essere lodata da molti comunisti. Il sistema viene definito una democrazia diretta ed ugualitaria. La proprietà è funzione sociale e l’unico suo legittimo titolo è il lavoro. L’iscrizione alle corporazioni è obbligatoria per chiunque eserciti una qualunque attività produttiva. Lo stesso d’Annunzio dirà di sé stesso: “Io sono per il comunismo senza dittatura [...]. Nessuna meraviglia, poiché tutta la mia cultura è anarchica [...]. È mia intenzione di fare di questa città un’isola spirituale dalla quale possa irradiare un’azione, eminentemente comunista, verso le nazioni oppresse”.

Ed ecco che troviamo le idee-guide dell’esperienza fiumana in campo politico: attacco alla borghesia; irredentismo nazionalista; sindacalismo rivoluzionario; socialismo nazionale; anti-imperialismo. Fiume, però, va oltre, è un piano inclinato, che accelera vertiginosamente l’itinerario verso la Rivoluzione culturale o IV Rivoluzione. Il punto di partenza è probabilmente da identificare nell’ avversione alla borghesia e allo spirito borghese, avversione che poi si estende alla matrice, la tradizionale morale cattolica, e alla Chiesa stessa.


Poi ci sono le componenti culturali e morali, più tipiche di ciò che Plinio Corrêa de Oliveira definisce la IV Rivoluzione.

Esatto. La Costituzione fiumana stabilisce la musica come il fondamento dello spirito pubblico. A questo si somma l’influenza delle scuole artistiche più avanzate, come il dadaismo e il futurismo. La vita è considerata un’opera d’arte. L’individuo strutturato dalla fede, dalla ragione, dalla logica e dagl’istituti della civiltà, va superato dall’io tutto desiderio, passione e fantasia. Sul piano morale, Fiume è liberazione degl’istinti, fluire dei desideri, immoralità sociale come anti-morale superomistica diffusa. È la Città del piacere: una nuova sessualità. No alla donna unica, sfrenatezza erotica, fino all’elogio della prostituzione. A questo si aggiunge un anticlericalismo, perché naturalmente tutto ciò entra in rotta di collisione con la tradizionale morale cattolica e con la stessa Chiesa. I simboli religiosi erano proibiti nei luoghi pubblici. Insomma, possiamo definire l’esperienza di Fiume un pre-sessantotto di “destra”, fatto da individualismo radicale e superomista, divorzio libero,

amore, omosessualità e droga. A Fiume, «si fa senza ritegno tutto ciò che si vuole», come scrive l’autrice Claudia Salaris. Una relazione del ministero degl’Interni a Roma descrive come «licenziosa, libertina e immorale» la vita a Fiume. La città «rappresenta [...] l’Eden terrestre, l’eldorado di tutti i piaceri [...], il paese della cuccagna». Godimenti senza limiti, divertimento, libero fluire dei desideri, comportamenti disinibiti, privi di moralità: tali sono i caratteri che di quest’esperienza collettiva, sostanzialmente ci tramandano cronache e memorie. Come mai, allora, Fiume è ritenuta un’esperienza “di destra”?

“Fiume”, più dell’interventismo, è comunemente ritenuta un’esperienza pre-fascista. Il fascismo è ritenuto “di destra”. Dunque Fiume è un’impresa “di destra”. Accade così che la destra venga inquinata da elementi “fiumani”. Se sei di destra, sei fascista. Se sei fascista, devi accettare, se non tutto e tutto insieme, almeno qualcosa di Fiume. Ma Fiume è carsica e, come tale, una volta accettata anche solo parzialmente, lavora e riemerge, non necessariamente con il proprio nome, certo con la propria identità. 

Fiume è un episodio della Rivoluzione in Italia – forse trascurato da questo punto di vista, cioè non pienamente compreso come tale, e perciò sottovalutato – e non foss’altro che per questo già meriterebbe la nostra attenzione. Fu un esperimento sociale rivoluzionario, precorritore del Sessantotto. Ciò che distingue l’esperienza di Fiume è il fatto di essere considerata di “destra” (Sotto, i Carabinieri di Fiume giurano fedeltà a d’Annunzio)

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Rivoluzione e Contro-Rivoluzione

“Politicamente corretto”:

verso la nuova Inquisizione postmoderna

L

a propaganda culturale vuol farci credere che, col crollo del comunismo e la crisi del liberalismo, le ideologie politiche siano decadute. In realtà, almeno una è rimasta in piedi, anzi si sta imponendo come la super-ideologia postmoderna: è quella del “politicamente corretto”.

Dopo alcuni saggi di autori stranieri, soprattutto francesi, oggi anche in Italia questo fenomeno è stato analizzato in un saggio che, sebbene fatto con serietà scientifica, si legge con facilità e piacere. Si tratta del libro intitolato Politicamente corretto (Marsilio, Venezia 2018, pp. 210, € 17), scritto dal prof. Eugenio Capozzi, docente di storia contemporanea presso la Facoltà di Lettere dell’Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa” (Napoli).

Il “culturalmente corretto”

Questo libro parte dalla cronaca contemporanea per documentare l’imporsi della “correttezza poli-

di Guido Vignelli tica”, smascherarne l’ideologia implicita e risalirne alle cause storiche: ossia alla rivoluzione culturale partita dal celebre Sessantotto.

In particolare, il prof. Capozzi svela che il “politicamente corretto” presuppone alcune precise e ben note ideologie: ossia il soggettivismo, con il suo culto dell’autodeterminazione, che pretende di eliminare ogni verità, dovere e responsabilità; il permissivismo, con il suo culto della spontaneità, che pretende di giustificare e liberare le passioni più perverse; il multiculturalismo, con il suo culto della “diversità” e della “integrazione”, che pretende di abbattere ogni gerarchia culturale e sociale; l’ambientalismo, col suo culto della natura, che pretende di riportarci alla condizione selvatica e tribale. Il “politicamente corretto” non si limita al campo della vita sociale, ma si estende all’intera cultura, coinvolgendo scienza, morale, pedagogia e perfino religione; si tratta quindi di una globale “correttezza culturale” che pretende di vagliare e correggere non solo le scelte politiche ma anche la mentalità e la sensibilità della gente.

Qui emerge la pretesa falsamente educativa del “culturalmente corretto”, che vorrebbe usare la formazione scolastica per imporre alle nuove generazioni i dogmi del soggettivismo, del relativismo, del permissivismo e del naturalismo. Alla fine di questo trattamento pedagogico, il giovane da una parte resterà privo di ogni verità, certezza e valore, e dall’altra verrà impregnato di luoghi comuni imposti da «Le forze politiche cresciute in Occidente nell’ultimo quindicennio costituiscono un soggetto alternativo al sistema di potere nato dalla rivoluzione generazionale degli anni Sessanta. La sfida tra questi due mondi si è ormai delineata ed è in pieno svolgimento»

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Eugenio Capozzi


Mentre Gilberto Corbellini (dx.), dirigente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, propone di sottoporre i dissidenti a una terapia ormonale a base di ossitocina, al fine di renderli docili alla “correttezza politica”, ad esempio non votando per “partiti antidemocratici” come la Lega, Maddalena Marini (sotto), ricercatrice dell’Istituto Italiano di Tecnologia, propone di usare la corrente elettrica per stimolare il cervello degl’indocili ad “aprirsi agli altri”, ad esempio accogliendo immigrati e zingari

un linguaggio e da una propaganda che assicurano la tirannia dell’arbitrario.

Siccome però, per controllare opinioni e scelte, bisogna prima controllare il linguaggio comunemente usato, la “correttezza politica” si premunisce imponendo al dibattito culturale una corrispondente “correttezza linguistica”. Pertanto, i mass-media impongono all’opinione pubblica parole, slogan e massime corretti, mentre vietano parole, slogan e massime scorretti; ne risultano un vocabolario e un galateo omologati, arbitrari e tirannici.

La “correttezza politica” si pone al bivio tra la fase distruttiva – oggi si dice decostruttiva – della Rivoluzione e la fase costruttiva. Nella nostra epoca, il soggettivismo ha relativizzato tutte le concezioni del mondo e della vita, particolarmente quella tradizionale, vietando quindi d’imporne una alla società, particolarmente quella cristiana. D’altra parte, però, la globalizzazione e l’immigrazione hanno sparpagliato, messo in contatto e mescolato tra loro non solo popoli ed etnie, ma anche culture, religioni e giurisprudenze tendenzialmente conflittuali, nella prospettiva di unirle in un “meticciato” culturale e sociale che molto difficilmente potrà essere mantenuto nella pace.

Pertanto, il “culturalmente corretto” pretende d’imporre alla società una ideologia minimale e riduttiva, ritenuta l’unica democraticamente ammissibile e praticabile, la quale dovrebbe assicurare un minimo comun denominatore culturale, basato sul consenso a “valori condivisi” e a conseguenti “scelte condivisibili” che concilierebbero libertà individuale, autodeterminazione sociale e pace globale. Di fronte all’imperversare dei “diritti umani” alla licenza, i doveri sociali si ridurrebbero a “rispettare l’altro”, “non offendere il diverso”, “non discriminare il debole” (o presunto tale).

classica e cristiana.

Per favorire questa “correttezza culturale”, il “politicamente corretto” sta moltiplicando gl’interventi, le pubblicazioni e le leggi che condannano non solo ogni pretesa di superiorità culturale, religiosa e politica, ma anche ogni difesa della identità culturale e religiosa, della sovranità politica e sociale… o almeno, a quelle degli altri, ossia di coloro che sono estranei alla civiltà

La nuova inquisizione correzionale

La “correttezza culturale” non solo reclama di essere rispettata e obbedita, ma addirittura pretende che il proprio potere giudiziario – il “tribunale dell’opinione pubblica” – condanni tutte le tesi e le scelte ad essa contrarie e che il proprio potere esecutivo – la nuova inquisizione politica e giudiziaria – esegua queste condanne reprimendo ogni forma di dissidenza usando punizioni pecuniarie e carcerarie.

Dato che rifiuta ogni verità oggettiva e ammette solo “opinioni e valori condivisi”, questo potere esecutivo-giudiziario isola, condanna e reprime i dissidenti non in quanto falsi o eretici, ma solo in quanto “asociali”, perturbatori della quiete pubblica. Semplicemente, essi non sono in sintonia con l’ideologia, l’etica e la prassi dilaganti perché imposte dalla cultura dominante.

Pur di rendere gl’italiani più docili al “culturalmente corretto”, cancellando “stereotipi e pregiudizi” verso etnie, razze, religioni e – ovviamente! – anche “orientamenti sessuali”, alcuni istituti scientifici statali minacciano di curare i malati di dissidenza sotTRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2019 - 11


Rivoluzione e Contro-Rivoluzione

toponendoli a terapie che – usando “agenti persuasori” come droghe, ormoni e stimolazioni cerebrali – correggono i meccanismi attraverso i quali il cervello regola il pensiero e il comportamento umani. Riportiamo qui solo due esempi recenti. Gilberto Corbellini, un dirigente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Roma), ha proposto sottoporre i dissidenti a una terapia ormonale a base di ossitocina, al fine di renderli docili alla “correttezza politica”, ad esempio non votando per “partiti antidemocratici” come la Lega. Da parte sua Maddalena Marini, ricercatrice dell’Istituto Italiano di Tecnologia (Genova), ha proposto di usare la corrente elettrica per stimolare il cervello degl’indocili ad “aprirsi agli altri”, ad esempio accogliendo immigrati e zingari (cfr. R. Torrescura, Una bella scossa vi toglie i pregiudizi, su “La Verità”, 20-8-2019). Questi scienziati si sono così giustificati: «Lo scopo di questo approccio è quello di creare una società migliore, libera da ogni potenziale pregiudizio» (“La Verità”, 21-8-2019).

Qui non si tratta di fanta-scienza o fanta-medicina, come quelle immaginate dal celebre romanzo di Burgess Arancia ad orologeria, poi trasposto nell’ancor più celebre film di Kubrick intitolato Arancia meccanica. Qui si tratta di una progettata rieducazione statale alla democrazia, delineando uno scenario peggiore di quello dei campi di “rieducazione socialista” nell’Unione Sovietica di ieri o nella Cina di oggi. Il che fa pensare a quella deriva totalitaria della democrazia, denunciata tempo fa da mons. Schooyans in un suo celebre libro. Possiamo considerare tutto ciò come una giusta punizione per una società che da tempo ha tolto alla verità i diritti che le spettano, trasferendoli alla opi-

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nione culturalmente prevalente. Infatti, se la verità libera favorendo la giustizia, l’opinione invece schiavizza favorendo l’arbitrio. Oggi si può negare le verità più sacrosante, ma non si può mettere in discussione i dogmi “culturalmente corretti” né opporsi alle procedure “politicamente corrette”.

Conclusione

Il prof. Capozzi conclude il suo libro con la seguente constatazione: «Le forze politiche cresciute in Occidente nell’ultimo quindicennio costituiscono un soggetto alternativo al sistema di potere nato dalla rivoluzione generazionale degli anni Sessanta. La sfida tra questi due mondi si è ormai delineata ed è in pieno svolgimento» (p. 198). Ciò è confermato dai recenti attacchi del “mondialismo” e dell’europeismo ai partiti e ai movimenti detti sovranisti.

Questi attacchi ormai giungono a mettere in discussione perfino il dogma progressista per eccellenza, ossia la “democrazia rappresentativa parlamentare”. Infatti, se il popolo non vota più come desiderato dalla setta progressista, allora il sistema democratico non funziona più e dev’essere anch’esso corretto o addirittura sostituito con un altro sistema di governo. Ciò dimostra che le élites politiche progressiste, già da tempo avverse a quel popolo che pretendono di educare, stanno ormai progettando di asservirlo, ovviamente “per il suo bene”. Accadrà lo stesso per le élites religiose? Molti sintomi sembrano confermarlo. In ogni caso, questo crescente contrasto tra le false élites e il vero popolo è un bene, perché libera l’opinione pubblica dal controllo settario al quale fino a ieri era stata sottomessa. 


Padre Robert Mäder

crociato di Maria Santissima

di Marco Giglio

Una figura poco conosciuta della Contro-Rivoluzione in Svizzera, con impressionanti coincidenze con Plinio Corrêa de Oliveira

P

adre Robert Mäder nasce il 7 dicembre 1875 in un piccolo paese del cantone Solothurn, in Svizzera, mentre a Roma regna papa Pio IX. Nel 1899 è ordinato sacerdote dal vescovo di Basilea mons. Haas e diventa vicario a Biberist. Dal 1901 al 1912 è parroco nel paese di Mümliswil.

Parroco a Basilea

Nel 1913, padre Mäder è chiamato a essere il primo parroco della appena costruita parrocchia Santo Spirito, a Basilea, città all’epoca sotto il controllo quasi egemonico dei protestanti. Appena arrivato, inizia la costruzione di una scuola con classi elementari e medie. Inoltre, fonda due case editrici: la Nazarethverlag e la Schildwache.

Si dimostra da subito un predicatore combattente e senza paura, di fedeltà assoluta alla Chiesa e a Maria Santissima. Le sue prediche sono chiare, brevi, incisive e senza mezzi termini, sempre in difesa della dottrina immutabile di Santa Romana Chiesa, proprio mentre le dottrine moderniste condannate qualche anno prima da papa S. Pio X stavano riemergendo. La gente comincia a chiamarlo “spada dello Spirito Santo” e “difensore della Chiesa”. Egli tuona dal pulpito contro i matrimoni misti tra cattolici e protestanti, condanna il carnevale, festa pagana, sferza in particolar modo i modernisti e i liberali, nonché quelli che definisce “virus nella

Chiesa”: i cattolici democratici e socialisti. Così definiva il Santo Rosario: “Il Rosario è il fucile da guerra dei cattolici e la purezza l’uniforme, con tanto di stemma della Madonna, a cui ogni cattolico di ogni stato è chiamato”.

Mäder sfida le Autorità protestanti

Padre Mäder apprende sconsolato che, dalla Riforma, non ci sono state Messe pubbliche né processioni a Basilea. Preso di santa indignazione, egli lancia una sorta di Reconquista, sfidando le autorità: “Normalmente, i cattolici devono rispettare le legittime Autorità e ubbidire. Vi sono, però, dei casi dove i cattolici devono disubbidire. Quei casi sono ben definiti dal Magistero della

Padre Mäder sfida le autorità protestanti celebrando in piazza pubblica la Messa del Corpus Domini TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2019 - 13


Rivoluzione e Contro-Rivoluzione Durante il secondo conflitto mondiale, Padre Mäder spinge le Autorità elvetiche a rimanere neutrali e di armarsi contro ogni possibile invasione. Benedice l’esercito svizzero e lo sprona a costituire un sistema difensivo inespugnabile A sin., con le Autorità durante una parata militare

cambia questi gesti con uno zelo e una fedeltà senza paragone nella storia della Chiesa in Svizzera.

Negli anni successivi, egli attacca la separazione tra Chiesa e Stato, condanna le Chiese nazionali, tuona contro le nuove eresie: comunismo, fascismo, nazismo, paganesimo e democraticismo repubblicano. Qualifica di “traditori” i cattolici pervertiti alla setta protestante. Esecra i vetero-cattolici che si rifiutano di accettare il Concilio Vaticano I e, in particolar modo, il dogma dell’infallibilità pontificia. Chiede la scomunica per i massoni, i comunisti e i nazisti. Combatte anche i nemici infiltrati nell’Azione Cattolica e nella Chiesa.

Chiesa: è dovere del cattolico disubbidire per la “salus animarum”, per difendere la Chiesa di Cristo dai suoi nemici, per difendere Dio e sua Madre Santissima”. Nonostante il divieto della Municipalità di Basilea, nel Corpus Domini di 1913 egli celebra una Messa pubblica con tanto di Processione per il Centro storico di Basilea. L’affluenza è imponente: è la prima processione del Corpus Domini in 500 anni!

Presidente dell’Azione Cattolica

Nel 1913, papa S. Pio X lo nomina presidente e assistente ecclesiastico dell’Azione Cattolica in Svizzera. Conoscendo la sua integrità dottrinale e la sua fedeltà assoluta a Roma, il Pontefice gli dà pieni poteri, alla stregua di un vescovo, mettendolo sotto la diretta autorità della Santa Sede. Padre Mäder ri-

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Negli anni Trenta, Padre Mäder sostiene le forze cattoliche fedeli al Papa nel Terzo Reich e nell’Unione Sovietica, proponendo la creazione di un’Europa cattolica e mariana. Durante il secondo conflitto mondiale, egli spinge le Autorità elvetiche a rimanere neutrali e di armarsi contro ogni possibile invasione, che essa venga dalla Russia, dalla Germania o da altri Paesi, perfino alleati. Benedice l’esercito svizzero e lo sprona a costituire un sistema difensivo inespugnabile.

È degna di nota la sua ferma opposizione all’americanismo diffusosi nel dopo-guerra: “La liberazione dall’impero sovietico e da quello nazista può avere come base e come motivazione soltanto l’istaurazione di una civiltà cattolica apostolica e romana”.

Profetizzando il Regno di Maria, come Plinio Corrêa de Oliveira

Quando, in piena Guerra mondiale, i modernisti mettono a mo’ di minaccia una bara con teste di animali davanti alla sua parrocchia, egli così reagisce: “Arriverà il giorno in cui Santa Madre Chiesa trionferà sopra i traditori interni ed esterni, la Chiesa vincerà ogni nemico, la Fede cattolica sarà esaltata sopra le eresie protestanti, moderniste e pagane. Non è lontano il giorno in cui la Chiesa cattolica di Roma, l’unica fondata da Cristo, governerà non solo la Svizzera ma il mondo intero. La luce di Cristo e di


“Arriverà il giorno in cui Santa Madre Chiesa trionferà sopra i traditori interni ed esterni, la Chiesa vincerà ogni nemico, la Fede cattolica sarà esaltata sopra le eresie protestanti, moderniste e pagane”

Maria formeranno nuovi Carlo Magno e vi sarà finalmente una vera pace nel Regno di Cristo e di Maria”.

È degna di nota la coincidenza di vedute, di azione e di teologia della storia fra Padre Robert Mäder e il leader cattolico brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira. Non risulta che si siano conosciuti. Eppure, coincidono nel condannare le eresie del tempo, sia quelle a sinistra sia quelle apparentemente a “destra”, in nome di un cattolicesimo integro e senza macchia. Coincidono nella critica all’americanismo e alle tendenze morali e culturali del tempo. Coincidono nella lotta, entrambi in qualità di Presidente dell’Azione Cattolica, contro le infiltrazioni moderniste e cristiano-democratiche in seno alla Chiesa. Coincidono, soprattutto, nella grande profezia del Regno di Maria. In un’epoca in cui il messaggio di Fatima non era ancora molto noto, Padre Mäder e Plinio Corrêa de Oliveira già proclamavano il trionfo del Cuore immacolato di Maria.

Padre Mäder si spegne il 26 giugno 1946. Solo dopo la sua morte sono cominciati a venir fuori aspetti sconosciuti della sua santità personale: utilizzava il cilicio per mortificarsi, dormiva poco e mangiava meno, aveva frequenti episodi mistici dei quali non ha mai voluto parlare e via dicendo. La sua causa di beatificazione è stata introdotta subito dopo la morte, e in modo altrettanto veloce archiviata per pressione di rappresentanti di quelle tendenze nella Chiesa che egli aveva tanto combattuto.  È degna di nota la coincidenza di vedute, di azione e di teologia della storia fra Padre Robert Mäder e il leader cattolico brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira

A dx., Plinio Corrêa de Oliveira all’epoca di Presidente dell’Azione Cattolica TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2019 - 15


Il pensiero di Plinio Corrêa de Oliveira

Ineguaglianze giuste e necessarie un richiamo a una verità dimenticata: l’ideale cattolico di una società fraterna, perché armoniosamente gerarchica di Plinio Corrêa de Oliveira (Testo tratto da varie conferenze di Plinio Corrêa de Oliveira. Traduzione di Diego Zoia. Nella foto sopra, papa S. Pio X riceve dignitari nei giardini del Vaticano) 16 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2019


1. Un movimento lento e continuo verso l’uguaglianza totale

Non v’è, per così dire, alcuna trasformazione che non produca, che non favorisca, direttamente o no, l’incamminarsi della società verso uno stato di cose completamente egalitario.

Ciascuno di noi è testimone di molteplici accadimenti, fra loro non connessi, che apportano piccole modifiche nella vita quotidiana, ogni volta in senso sempre più egalitario.

Così è, ad esempio, nelle relazioni fra professori e allievi. Non molto tempo fa, il rispetto dovuto all’insegnante si manifestava in diversi modi: ci si alzava in piedi quando entravano in classe; nessuno avrebbe tenuto in testa un cappello in sua presenza, né si sarebbe permesso di rivolgersi a lui grossolanamente. L’ineguaglianza fra professore e allievi è un’ineguaglianza giusta e necessaria, che cominciò a sminuire dopo il maggio del 1968. Poco alla volta, l’autorità del maestro andò scomparendo, cercando d’essere per i più nient’altro che un simpatico com-

pagnone, allo stesso livello degli altri; e l’allievo, per la maggior parte del tempo, non ricerca che il proprio divertimento. Tuttavia tali cambiamenti si son realizzati gradualmente, e i più non si son resi conto che l’insegnamento ha subito un radicale mutamento. Lo stesso si può affermare delle regole di cortesia e del savoir-vivre. Sì, un giovane deve alzarsi, sui mezzi pubblici, e cedere il posto a una persona più anziana, nello stesso modo in cui un uomo cede il passo a una signora, o le apre una porta. Tali segni d’educazione, che giorno dopo giorno divengono sempre più rari, attestano in tal modo delle ineguaglianze, giuste e necessarie. Ma come l’abbandono dei modi cortesi avviene poco a poco, così questo moto è impalpabile; e ce ne si accorgerà, con sorpresa, quando si sarà giunti a certi estremi. Orbene, è in ogni aspetto dell’esistenza che s’introducono tali cambiamenti, sempre con l’intento di livellare e d’abolire utili segni di preminenza o di superiorità.

L’assommarsi di tali mutamenti forma una rivoluzione, che tuttavia procede per lo più inavvertitamente, poiché per ciascuna di queste piccole trasformazioni si riesce a trovare una puntuale giustificazione. Questa rivoluzione egalitaria non esplode come una bomba: è invece impalpabile, quasi fosse un anestetico sprigionato nell’aria.

Come si potrà osservare, l’egalitarismo s’insinua in ambiti come gli aspetti esteriori dell’esistenza, come il modo di comportarsi in società, o ancora nel campo dell’economia, della politica, della religione, delle relazioni internazionali, della cultura, e addirittura nel rapporto stesso fra gli uomini e Dio: al punto che, senza dubbio, l’aspetto più notevole della nostra epoca sembra es-

Poco alla volta, l’autorità del maestro andò scomparendo, cercando d’essere per i più nient’altro che un simpatico compagnone, allo stesso livello degli altri; e l’allievo, per la maggior parte del tempo, non ricerca che il proprio divertimento

Appena tre decenni separano queste foto di due licei classici, eppure rappresentano due mondi agli antipodi. Il rassoio del Sessantotto è passato di qua... TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2019 - 17


Il pensiero di Plinio Corrêa de Oliveira

Negli aspetti esteriori dell’esistenza, si nota la tendenza a sfumare la naturale differenza fra i sessi. I modelli maschi che sfilano nelle passarelle della moda sono sempre più spesso androgini

Quanto alle donne, si sono incamminate su di un percorso che le ha condotte, al giorno d’oggi, ad abbigliarsi quasi fossero uomini, nel nome di una falsa «liberazione», rinunciando così a eleganza, charme e alla delicatezza femminile

sere l’esito d’una vasta rivoluzione, che orienta a proprio vantaggio il corso degli eventi in un lungo processo (talvolta graduale e sottile, talvolta dichiarato e brutale) con la pretesa d’instaurare nel mondo l’eguaglianza totale.

Quest’immenso movimento, che è in marcia da molti secoli, genera un potente flusso che avanza senza fermarsi, alternando mulinelli lenti e profondi, sbalzi bruschi e rapidi e passaggi di calma apparente.

Qualche esempio dell’avanzata del movimento egalitario universale

Negli aspetti esteriori dell’esistenza, si nota la tendenza a sfumare la naturale differenza fra i sessi. I modelli maschi che sfilano nelle passarelle della moda sono sempre più spesso androgini, giungendo all’estremo punto che un uomo alquanto effeminato presenti collezioni d’abiti da sposa. Contemporaneamente, si assiste sia alla svalutazione, sia alla devianza che all’inversione dell’immagine della virilità. 18 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2019

Quanto alle donne, è da quasi un secolo che han tagliato i loro capelli «alla maschietto», incamminandosi su di un percorso che le ha condotte, al giorno d’oggi, ad abbigliarsi quasi fossero uomini, nel nome di una falsa «liberazione», rinunciando così a eleganza, charme e alla delicatezza femminile. Ed è proclamando il loro erroneo concetto di uguaglianza che i gruppi di pressione ideologica, facendo proselitismo dell’omosessualità, cercano da svariati anni d’imporre il riconoscimento sociale delle loro pratiche.

Per altro, la differenza fra le età, lungi dall’essere riaffermata, viene il più possibile ridotta. L’ideale di padre alla moda è quello d’essere «il miglior amico» dei suoi figli. Dei nonni alla moda, poi, non esiteranno affatto a vestirsi come degli adolescenti, e a comportarsi con la stessa spontaneità dei loro immaturi nipoti. Nel frattempo, negli aspetti esteriori dell’esistenza, si può constatare come le automobili si assomiglino tutte, confondendosi in una banale monocromia. Le costruzioni moderne, in ogni dove,


sono pressoché identiche: non v’è nulla di più tristemente somigliante di una sfilza d’immobili di una periferia di qualsiasi città in qualsiasi contrada del mondo. I grattacieli di uffici, perfino quelli più stravaganti, non consentono affatto di distinguere se ci si trova a Parigi, a Boston, a Shangai o a Buenos Aires; tutte le zone commerciali moderne si assomigliano, e non solo in tutte le regioni di un solo paese, ma a tutte le latitudini, contrariamente ai negozi tradizionali dei centro città.

Nei comportamenti sociali gli esempi dell’avanzata del movimento egalitario universale sono innumerevoli. La crescente perdita della cortesia, dei bei modi, sostituiti da una spontaneità volgare e aggressiva, lascia giustamente inquieti. Nell’educazione scolastica, l’eliminazione delle distinzioni e dei segni di rispetto fra discente e docente, concorrono nel formare generazioni d’ignoranti; si aggiunga a ciò l’esagerata esaltazione dello sport e delle prodezze fisiche, e il progressivo disprezzo per le attività connesse a riflessione e intelletto. Così la naturale gerarchia della superiorità del lavoro intellettuale su quello meccanico scompare per il superamento della distinzione fra l’uno e l’altro. E già basta evocare tale gerarchia, fino a ieri ancora del tutto evidente, per far drizzare le orecchie a molti.

Non è nemmeno trascorso un secolo dacché la società si caratterizzava con l’essere un insieme di famiglie armoniosamente diversificate: oggi, la norma è l’individualismo. Mai tanti essere umani hanno abitato tutti soli: al posto d’una gerarchia di famiglie articolata in gruppi sociali così da formare

un quadro variopinto e armonioso, v’è un grigio affollamento d’individui indifferenziati, l’uno accanto all’altro come i granelli di sabbia su una spiaggia, con l’unica aspirazione d’essere rigorosamente identici ai loro vicini e di confondersi nella massa amorfa.

Di più: il movimento egalitario tende alla soppressione delle differenti classi sociali. Contadini, artigiani, operai, impiegati, domestici, funzionari, militari, persone modeste, media e alta borghesia, nobili e aristocrazia ereditaria, tutto deve essere passato al frullatore: in particolare, si è perseguita l’abolizione sistematica di qualsivoglia influenza aristocratica e nobiliare nella vita della società e – più in generale – nello stile che questa classe dettava a cultura e costumi. In campo economico, si avanza passo dopo passo verso l’idea comunista per cui la proprietà è un furto. Per questo, occorrerà «punire» i ricchi; non si dovranno guadagnare «troppi» soldi. Chi possiede un patrimonio, non dovrà metterlo più in mostra, e sarà malvisto chi ha dei domestici. Anche le automobili di lusso dovranno sempre più assomigliare a veicoli più modesti. Si dovrà rinunciare a ricercare l’eccellenza anche negli oggetti che ci circondano; parimenti, anche l’alta gastronomia dovrà indirizzarsi a uno stile affatto minimale e a un aspetto irriconoscibile.

Molti trovano normale che la maggior parte del reddito privato debba essere confiscato dallo Stato per essere dunque mal gestito «per la collettività».

Si può constatare come le automobili si assomiglino tutte, confondendosi in una banale monocromia

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Il pensiero di Plinio Corrêa de Oliveira Nemmeno sfugge al progressivo cambiamento egalitarista la sfera religiosa. La distinzione e la gerarchia, essenziale tra clero e fedeli, vengono sconfessate. I preti si vestono come dei civili, e i laici – prime fra tutti, le donne – s’arrogano il servizio all’Altare Nelle foto, la Conferenza episcopale svizzera nel 1958 e nel 2018

Eredità per lasciti testamentari, che sono il modo di trasmettere, all’interno di una famiglia non solamente un patrimonio materiale, ma viepiù una storia, un’identità, una personalità propria – in una parola, una tradizione senza cui andrebbe a perdersi la civiltà – soprattutto negli aspetti più consistenti e significativi sono divorati da uno Stato insaziabile. Malauguratamente, un gran numero di cattolici si è lasciato intossicare da codesta ideologia egalitaria contraria alla proprietà.

In campo politico, si smorza sempre più la naturale distinzione fra governanti e governati. La maniacale ossessione di coloro che oggi occupano le più importanti cariche di sembrare «normali», e il comportarsi sempre come se fossero dei volgari zotici, non ha corrispondenza alcuna se non con la rabbiosa volontà dei sudditi, volta sistematicamente a

sminuirli dalle loro funzioni. Tutto il contrario della disposizione di spirito anticamente espressa dall’aforisma «noblesse oblige».

Nemmeno sfugge al progressivo cambiamento egalitarista la sfera religiosa. La distinzione e la gerarchia, essenziale tra clero e fedeli, vengono sconfessate. I preti si vestono come dei civili, e i laici – prime fra tutti, le donne – s’arrogano il servizio all’Altare. La pompa, i paramenti sacri, l’architettura e l’arte raffinata vengono rifiutati e rimpiazzati da qualcosa che rasenta la miseria nei tessuti, nella grossolanità, nelle forme spoglie fino a certe statue orripilanti. Il Primato Pontificio e la potestà petrina sono contestati; le distinzioni gerarchiche interne al clero vengono rarefatte. Considerare su un medesimo livello tutte le religioni diventa obbligatorio, e la Chiesa cattolica non deve più presentarsi come l’unica vera religione: sarebbe antipatico. La pompa, i paramenti sacri, l’architettura e l’arte raffinata vengono rifiutati e rimpiazzati da qualcosa che rasenta la miseria nei tessuti, nella grossolanità, nelle forme spoglie fino a certe statue orripilanti

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Parallelamente, si potrà convenire come in tutto il mondo le uniformi degli uomini d’arme e d’ordine vanno mutando unicamente verso la funzionalità - quasi fossero tute da lavoro - col relativo abbandono degli ornamenti e del taglio che conferivano prestigio alle loro persone: il primo accessorio che dava una nota d’autorità, il copricapo, dalle sue tradizionali e caratteristiche fogge è spesso tralasciato per calzare qualcosa che è in tutto e per tutto un berretto da spiaggia. L’uniforme è un evidente testimonianza di una ineguaglianza giusta e necessaria che il movimento egalitarista vuol dissolvere. A livello internazionale, si vagheggia di fondere in uno i popoli e gli stati, così da far scomparire le legittime caratteristiche e le differenze d’ogni nazione, con lo scopo di annientarne a poco a poco la sovranità. È quanto mai opportuno rimarcare che la sovranità è, secondo il Diritto pubblico, immagine della proprietà. La marcia forzata verso l’integrazione europea è un triste esempio di cotal movimento che tende all’egalitarismo mondiale.

In tal senso, una constatazione che potrà anche apparire aneddotica, senza pur esserlo, è il decadimento del ruolo degli ambasciatori nelle relazioni internazionali, in concomitanza col declino delle sovranità. L’ambasciatore, uomo di palazzo e di rappresentanza, fine conoscitore delle mentalità del paese ove si trova, e di rapporti di forze politiche talvolta complesse, vede oggigiorno la sua nobile carica ridotta a una mera comparsa ornamentale: a sua volta, nel pensiero comune, l’attaché commerciale o il capo dei servizi segreti rivestono maggior importanza.

Nel mondo della cultura, poi, gli esempi di questa avanzata del movimento egalitario sono i più numerosi, e tutti hanno come comun denominatore l’obiettivo dell’abolizione della differenza fra il bello e il brutto nelle opere e produzioni artistiche.

Egalitarismo e odio verso Dio

Gli stessi rapporti fra gli uomini e Dio non sfuggono a tale cambiamento livellatore. La mentalità moderna è infatti profondamente influenzata dal panteismo, dall'immanentismo e da tutte le forme esoteriche di religione che tendono a stabilire fra Dio e gli uomini rapporti d’uguaglianza, e a divinizzare l’umanità.

L’ateo è un egalitarista che vuol evitare l’assurda affermazione per cui l’uomo è Dio, e che ammette perciò un’altra assurdità, ossia l’inesistenza di Dio.

Il laicismo è a sua volta una forma d’ateismo, e conseguentemente, di egalitarismo: proclamando che nell’impossibilità di certificare l’esistenza di Dio, l’uomo deve agire – in ambito temporale – come se Dio non esistesse, ovvero come se Dio fosse un monarca detronizzato. San Tommaso d’Aquino insegna che la diversità delle creature e la loro mirabile disposizione gerarchica sono in sé un bene, perché in tal modo le perfezioni del Creatore potessero così risplendere al meglio nel Creato. L’Aquinate poi aggiunge come sia fra gli angeli, sia fra gli uomini, tanto nel Paradiso terrestre, come su questa terra d’esilio, la Provvidenza abbia istituito l’ineguaglianza: infatti, un universo di creature eguali eliminerebbe in ogni modo la somiglianza delle creature col loro Creatore. L’odio ideologico per qualsivoglia specie di ineguaglianza conduce dunque a opporsi

San Tommaso d’Aquino insegna che la diversità delle creature e la loro mirabile disposizione gerarchica sono in sé un bene, perché in tal modo le perfezioni del Creatore potessero così risplendere al meglio nel Creato. L’odio ideologico per qualsivoglia specie di ineguaglianza conduce dunque a opporsi metafisicamente ai migliori elementi di somiglianza fra il Creatore e la creazione: è odio verso Dio TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2019 - 21


Il pensiero di Plinio Corrêa de Oliveira

metafisicamente ai migliori elementi di somiglianza fra il Creatore e la creazione: è odio verso Dio.

Tutti questi esempi d’avanzata del movimento egalitario, in ogni campo e in ogni dove, possono indubbiamente suscitarne altri similari nella mente di ciascun lettore. Si potrà disquisire se questa o codesta modifica possa trovare una sua giustificazione – ad esempio – nella correzione di un abuso evidente, o se quell’altra possa essere un’accettabile novità: ma non ci si stupirà affatto se le soluzioni proposte ai moderni problemi siano tutte in senso egalitaristico. Un’uniformità che non è affatto naturale; è un modo per forzare la realtà e dar corpo a un sogno. L’uguaglianza è l’obiettivo cui tendono le aspirazioni delle

masse, la mistica che dirige l’azione di quasi tutti gli uomini, l’idolo sotto il cui segno l’umanità spera di trovare la sua “epoca d’oro”.

Il carattere religioso del movimento egalitario

Questo movimento, o piuttosto questa rivoluzione impercettibile, riveste uno spiccato carattere religioso, perché è una mistica. L’uguaglianza, innalzata a valore metafisico supremo, pretende d’essere il principio direttivo cui tutti gli uomini debbono adeguarsi se vogliono raggiungere la perfezione. Un “ideale” che viene perseguito con un fervore religioso.

Donde viene questo atteggiamento d’adorazione, dato che – propriamente parlando – non v’è alcuna divinità da venerare e nessun culto da praticare? Promana, e trae la propria forza nella passione dell’orgoglio, che conduce chi vi ha ceduto ad amare, con tutta l’anima, l’egalitarismo. E poiché l’orgoglioso è il primo a pretendere d’essere superiore a chiunque, anche per ciò, quanto prima possibile brama soprattutto di non aver alcuno superiore a lui, a qualsiasi livello. Questo movimento ugualtiario, o piuttosto questa Rivoluzione ugualitaria impercettibile, riveste uno spiccato carattere religioso, perché è una mistica Nelle foto, due concezioni a confronto: l’elegante grandezza della Milano ducale, e il freddo gigantismo della Milano moderna

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L’egalitarismo è dunque un misticismo religioso, e come tutti i misticismi, è intollerante, e il vento che spira oggigiorno nel mondo, è un vento d’intolleranza egalitaria: d’altronde, questa intolleranza è uno degli elementi che ne comprovano il carattere religioso, tale che può spingere sino alla persecuzione.

Dinnanzi a questa rivoluzione egalitaria universale, che intacca tutti gli ambiti della vita e della società, e che tuttavia assai spesso è impalpabile, il cattolico si trova in una situazione diametralmente opposta e incompatibile con codesto movimento. Per comprendere nel migliore ed autentico modo il Magistero dei Papi circa le ineguaglianze giuste e necessarie, occorre dapprima comprendere il concetto cristiano di uguaglianza, basato sulla realtà dell’umana natura, nonché i suoi limiti, e dunque in cosa si oppone al movimento egalitarista.

sono identici per ciascuno, a cominciare dai principali e fondamentali: il diritto alla vita, alla dignità e all’onore, e dunque alla libertà; così come il diritto alla proprietà, ossia il diritto di possedere i frutti del proprio lavoro, conseguenza diretta della dignità e della libertà della persona umana.

Fino ad allora, il mondo pagano dell’antichità s’era rifiutato di riconoscere la fondamentale uguaglianza di tutti gli esseri umani: da qui la schiavitù, la condizione d’inferiorità della donna, il disprezzo della vita umana e tutte quelle manifestazioni d’ingiustizia e crudeltà di un mondo barbaro e primitivo, che imbrigliavano il pieno affermarsi della persona.

Per il cristianesimo, e per tutti coloro che si riferiscono alla sua concezione del mondo, non esiste affatto una sub-umanità che si possa privare dei La concezione cristiana dell’uguaglianza diritti fondamentali, sicriconosce che esistono delle ineguaglianze che sono giuste e necessarie ché il diritto alla vita è lo stesso per tutti i membri del genere umano, qualunque sia la loro razza, età o condizione.

2. Un richiamo a una verità dimenticata: l’ideale cattolico di una società fraterna, perché armoniosamente inegalitaria

Vi sono due concetti di uguaglianza radicalmente opposti. La linea di demarcazione di questi due punti di vista fra loro antagonisti, divide la società in due campi irriconciliabili.

La prima ad affermarsi, nella storia dell’umanità, fu la concezione cristiana: comparve con l’evangelizzazione, e mise in discussione la crudeltà del mondo pagano. Grazie agli insegnamenti di Nostro Signore Gesù Cristo, gli uomini hanno compreso di essere tutti figli di Dio, di esser tutti uguali per il fatto di appartenere al genere umano. In quest’ottica, tutti i diritti connessi alla natura umana

Per contro, questa concezione cristiana dell’uguaglianza riconosce invero che esistono delle ineguaglianze che sono giuste e necessarie. Non certo delle ineguaglianze essenziali, ossia connesse all’umana natura, quanto piuttosto e più semplicemente delle ineguaglianze circostanziali. È il caso del talento, della bellezza, della virtù, del sapere e anche della nascita o della ricchezza. Ad esempio, l’ineguaglianza che c’è fra professore e alunno, è una ineguaglianza giusta e necessaria.

Come – ad esempio – l’ultimo nato in una grande famiglia non riceverà pari trattamento del più anziano membro della stessa, dal momento che ciascuno vi occupa gerarchicamente un posto, allo stesso modo, affinché la società possa assicurare la piena affermazione di ciascuno, tutte le ineguaglianze giuste e necessarie dovranno essere riconosciute.

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Il pensiero di Plinio Corrêa de Oliveira

Le mie idee di Plinio Corrêa de Oliveira

damenti poteva provenire una soluzione per la crisi mondiale.

— Ero convinto che tutta l’organizzazione sociale e politica decorrente dal protestantesimo, e da tutto ciò che ne è seguito fino al comunismo, rappresentasse la distruzione della civiltà.

Q

uando sono entrato nella Congregazione mariana di Santa Cecilia e ho cominciato a partecipare al movimento cattolico, posso dire che ero già interamente un ultramontano. Quasi tutte le idee che ho oggi, le avevo già a quell’epoca, al meno in radice. A vent’anni, riguardo al mondo contemporaneo, avevo già visto tutto, contato tutto, misurato e pesato tutto. In seguito ho fatto innumerevoli esplicitazioni di fronte ai fatti che si succedevano, ma erano proprio quello: esplicitazioni. A vent’anni la mia mentalità era già formata. Quali erano le mie idee?

— Ero difensore convinto di una cattolicità radicale, e convinto che un cattolicesimo sbiadito non avrebbe risolto un bel niente.

— Ero convinto che per essere cattolico bisogna essere assolutamente fedele al Papato. Nella fedeltà assoluta al Papato risiede la sostanza del cattolicesimo.

— Ero profondamente convinto che la Chiesa fosse la colonna del mondo, dell’ordine temporale, dell’ordine civile e dell’ordine morale. Quindi, soltanto dalla Chiesa, dalla dottrina della Chiesa, dal Magistero della Chiesa, dai Coman24 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2019

— Ero convinto che il mondo si trovava in una situazione di avanzato deterioro, e che stava per scoppiare una grande crisi che avrebbe determinato la fine della civiltà moderna.

— Soprattutto, ero convinto, soprattutto, dell’importanza della devozione alla Madonna, anche se non conoscevo ancora il «Trattato della Vera Devozione» di S. Luigi Grignon di Montfort, che avrebbe dato espressione definitiva alla mia devozione mariana. Capivo benissimo che la devozione alla Madonna costituisce la punta di diamante della dottrina cattolica in tema di pietà e di vita spirituale.

— Finalmente – ed ecco un tratto essenziale della mia mentalità che, grazie a Dio, possedevo già a quell’epoca – avevo una nozione molto viva della differenza tra bene e male, della lotta del bene contro il male nella storia. Devo dire, comunque, che le mie nozioni sulle forze organizzate del male, impegnate in tale lotta, erano ancora incipienti. Ne avevo una nozione appena intuitiva. Tutte queste idee si formarono nella mia testa non propriamente leggendo la dottrina contenuta nei libri e, conseguentemente, applicandola ai fati, ma assumendo di fronte ai fatti un atteggiamento istintivo, dettato dal mio senso cattolico, salvo poi scoprire la dottrina contenuta in quei fatti. Non era, dunque, una conoscenza per deduzione bensì per una prima intuizione che già conteneva tutte le successive esplicitazioni.  * “Minha Vida Pública. Compilaçãa de relatos autobiográficos de Plinio Corrêa de Oliveira”, Artpress, San Paolo, 2015, pp. 17-18.


Questo l’insegnamento della Chiesa cattolica, che afferma così una duplice realtà: gli esseri umani sono tutti uguali per quanto riguarda i diritti essenziali connessi e derivanti dall’umana natura stessa, ma contemporaneamente esistono delle ineguaglianze circostanziali che sono giuste e necessarie: a riguardo, si considereranno più avanti numerose citazioni del Magistero Pontificio.

Conseguentemente, nei secoli in cui la visione cattolica del mondo fu origine e modello di civiltà, l’età, l’educazione, la cultura, le arti, i mestieri i beni e un’infinità di altre circostanze daranno tono ai rapporti in seno alla stessa società, segnandone leggi, costumi ed economia, conferendo a tutta la vita pubblica e privata quel senso di gerarchia, di rispetto, di solennità. Era una delle caratteristiche più rimarchevoli della societas christiana. Senza dubbio, è un’esagerazione affermare che oggigiorno questi costumi siano del tutto dimenticati; nondimeno, si dovrà pur ammettere che molto di ciò è scomparso, e che il poco che resta va diminuendo e impallidendo di giorno in giorno.

I cattolici hanno abbandonato, a poco a poco, la loro visione del mondo, che aveva forgiato un’autentica civiltà cristiana, e si son lasciati travolgere spesso inavvertitamente - da un processo egalitarista molto distante dal loro ideale di una società veramente fraterna perché armoniosamente inegualitaria. Come si è giunti all’odierna società, caratterizzata da una continua ribellione dell’inferiore contro il superiore, dal rifiuto di rendere il dovuto omaggio ai superiori, a cominciare da Dio, sino a una rivolta contro tutte le ineguaglianze più razionali e più necessarie?

Tutto è avvenuto mediante un lento processo, che trasformando gradualmente le espressioni della vita in società, ha imposto un secondo concetto di uguaglianza, opposto a quello cristiano.

Il concetto materialista di uguaglianza nega la natura umana

Il secondo concetto di uguaglianza è l’esatto opposto del precedente. Questo stesso concetto, incivile e pericoloso, nega in profondità che esista una natura umana ben definita, da cui promanano dei diritti fondamentali per il semplice fatto di appartenervi.

Tale concezione, rinnovando pienamente quella pagana antica, trova la sua piena affermazione nel materialismo evoluzionista marxista; il pensiero socialista ha dunque infettato vasti settori della popolazione, ambienti cattolici compresi.

Negando la realtà dell’umana natura, gli adepti di questa teoria si convinceranno che i diritti fondamentali non sono affatto uguali per tutti: ecco perché un bimbo nel grembo della madre non è più considerato una persona umana, al punto che non ha più diritto alla vita (aborto); ecco perché malati, anziani o portatori di qualche handicap fisico o mentale non hanno, per loro, lo stesso diritto alla vita di giovani o sani di corpo e di mente (eutanasia). Negando la dignità della persona, nemmeno vedono alcun ostacolo alle manipolazioni dell'ingegneria genetica, tanto che ritengono possa avanzare fino a “creare” un nuovo essere umano.

Pronti ad accettare il libertinaggio, costoro rigettano l’autentica libertà della persona, condannata a sua volta a una sorta di minorità perpetua, incapace di assumersi le proprie responsabilità, sicché lo Stato (sorta di “grande fratello”) deve prenderla in carico per tutta la vita. Conseguentemente, i fautori dell’egalitarismo rifiutano anche la piena, personale disponibilità dei frutti del lavoro di ciascuno, sostenendo che questi debbano essere trasferiti per la maggior parte alla collettività, attraverso tasse e imposte che somigliano a vere e proprie confische.

Per contro, i fanatici dell’invidia egalitarista vorrebbero un mondo ove ogni ineguaglianza circostanziale sia soppressa. Similmente, costoro vorrebbero che tutti abbiano la medesima scienza: una vera utopia, nociva e irrealizzabile; fremono dal desiderio di eliminare differenze di censo, di stato sociale, garantendo così che tutti abbiano le stesse caratteristiche fisiche, giungendo infine a eliminare la differenza – necessaria e legittima – fra uomo e donna, da rimpiazzare con individui dal sesso incerto e mutevole (si pensi alla questione del cosiddetto gender). Motore di questa concezione di uguaglianza è dunque l’invidia, la gelosia: la divorante passione egalitaria fa in modo che costoro preferiscano una miseria generalizzata, così da non avere alcuno al di sopra di loro stessi, o che possieda di più. Ogni qualvolta si tenta di seminare tale dottrina, e nella misura in cui mette le proprie radici in una società, i frutti non sono altro che rovina e disperazione morale e materiale. Il mondo non potrà uscire dalla crisi, profonda in tutti i settori, in cui è piombato fintanto che la concezione del mondo ereditata dalla Civiltà cristiana non tornerà a prevalere sul divorante desiderio egalitarista, e non si sarà così fatto ritorno all’ideale cattolico di una società fraterna, perché armoniosamente inegalitaria.  TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2019 - 25


Sinodo panamazzonico

Eresia e apostasia nel Istrumentum laboris del Sinodo Panamazzonico

di José Antonio Ureta

Autorevoli voci, tra cui due cardinali, hanno accusato l’Istrumentum laboris del prossimo Sinodo panamazzonico di contenere vere e proprie eresie, e di invitare all’apostasia. Documenti alla mano, José Antonio Ureta mostra che, purtroppo, tali accuse non sono affatto infondate.

26 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2019


I

n un’intervista di ampio respiro concessa al giornalista Edward Pentin, corrispondente a Roma per il National Catholic Register, il cardinale Gerhard Müller ha commentato che nell’Instrumentum laboris del prossimo Sinodo speciale sull’Amazzonia “non tutte le idee concordano con gli elementi di base della teologia cattolica, soprattutto la concezione della religione”. Nella sua significativa dichiarazione del 27 giugno, pubblicata da kath.net, il cardinale Walter Brandmüller è stato più esplicito accusando l’Instrumentum laboris del Sinodo speciale nientemeno che di eresia e di invitare all’apostasia. Secondo il prelato tedesco, il documento invita i partecipanti sinodali a elevare un inno di adorazione alla natura, cosa che un tempo entusiasmava i giovani nazionalsocialisti, e ad elogiare le religioni feticiste e i rituali di guarigione come modelli di relazione con il cosmo e il divino per terminare con la canonizzazione dell’abolizione del celibato e introdurre l’ordinazione femminile. In breve, per trasformare il Corpo mistico di Cristo in una volgare ONG eco-comunista. La parte sotto accusa ha accolto questa vigorosa denuncia con un silenzio assordante. Come avrebbe detto Thomas More, Qui tacet consentit, “Chi tace acconsente”.

creazione risiede in Dio che l’ha creata poiché nulla può esistere al di fuori di Dio. Perciò, la creazione è riverita come degno dono di un Dio amorevole e generoso” (Suor Sharon Therese Zayac, O.P., Earth Spirituality, pp. 37-38). Come conseguenza del loro panenteismo (che non è altro che una forma mascherata di panteismo), entrambe le teologie e l’Instrumentum laboris promuovono una re-sacralizzazione della “Madre Terra” (Gaia) e lodano la cosmologia e i miti religiosi indigeni:

– la vita e il “buon vivere” sono caratterizzati dalla “intercomunicazione”, “dalla connessione e dall’armonia dei rapporti con la natura, con gli esseri umani e con l’essere supremo (con minuscole!)” e “le varie forze spirituali” (sic) (n° 12-13). “Questa cosmovisione è raccolta nel ‘mantra’ di Francesco: ‘tutto è collegato’” (n° 20 e 25) e libera le persone “da una visione frammentata della realtà, incapace di percepire le molteplici connessioni, interrelazioni e interdipendenze” (n° 95); – lo sguardo contemplativo del popolo aborigeno permette loro di scoprire come tutte le parti siano “dimensioni che esistono costitutivamente in relazione, formando un tutto vitale” (n° 21) e quindi

Il dilemma per chi ha scritto l’Instrumentum laboris sta nel fatto che non può né negare né contestare l’accusa del cardinale Brandmüller. La sinossi che segue lo dimostra.

Una cosmologia panenteista

L’Instrumentum Laboris afferma che la Teologia india e l’Ecoteologia debbano integrare la formazione dei ministri ordinati e essere insegnate in tutte le istituzioni educative (n° 98). La Teologia india desidera incorporare nella Teologia cattolica la teologia panenteista e i miti religiosi degli amerindi. L’Ecoteologia è apertamente panenteista, ritiene cioè che “Dio risiede nel mondo creato da Dio, e tutta la

“L’Istrumentum laboris del Sinodo panamazzonico contiene eresie ed invita all’apostasia”

Cardinale Walter Brandmüller

TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2019 - 27


Sinodo panamazzonico

L’Istrumentum laboris desidera incorporare nella teologia cattolica la teologia panenteista e i miti religiosi degli amerindi A sin., una cerimonia religiosa degli indios amazzonici

loro lotte terrene. Pertanto la Chiesa deve ascoltare la voce dello Spirito parlando principalmente attraverso i segni dei tempi.

li aiuta a camminare verso la “collina santa”, la “terra” senza il male dove “i co-pellegrini” vivono in comunione “con la natura nel suo insieme”(n° 18) e dove “nelle famiglie pulsa l’esperienza cosmica”, insegnando loro come entrare “in dialogo con gli spiriti” (n° 75); – la conoscenza e la saggezza degli “anziani guaritori” (n° 88-89) e le loro credenze e riti riguardanti “l’agire degli spiriti, della divinità – chiamata in tantissimi modi” che opera “con e in relazione alla natura” (n° 25), sono essenziali per la salute integrale, perché “creano armonia ed equilibrio tra gli esseri umani e il cosmo” e “aiutano a curare le malattie” (n° 87);

– al contrario, “abusare della natura significa abusare degli antenati, dei fratelli e delle sorelle, della creazione e del Creatore” (n° 26); quindi dobbiamo ascoltare “il grido della ‘Madre Terra’” (n° 146), fermare lo sterminio della “Madre Terra” (n° 17) e rispettare le persone amazzoniche perché vivano in salutare armonia con la “Madre Terra” (n° 84).

I miti pagani indigeni fanno parte della Rivelazione di Dio e sono un percorso alternativo di salvezza

Dalla concezione panenteistica di un Dio intrecciato alla sua stessa creazione e non ad essa trascendente deriva un concetto eterodosso di Rivelazione affine a quello propugnato dal Modernismo e dalla Teologia della liberazione, ovvero che Dio continui ad auto-comunicarsi attraverso la storia nella coscienza dei popoli e in particolare nelle 28 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2019

Seguendo i principi della Teologia india, l’Instrumentum laboris considera i miti pagani delle tribù amazzoniche espressioni della Rivelazione di Dio e chiede un atteggiamento di dialogo e accettazione di queste superstizioni. In accordo con la Eco-teologia, il documento considera la natura come un altro luogo di Rivelazione e incoraggia l’ascolto del “grido della Madre Terra”:

– l’Amazzonia è un “luogo epifanico”, cioè “un luogo di significato per la fede o l’esperienza di Dio nella storia”, un luogo teologico in cui la fede è vissuta, e anche una particolare fonte della rivelazione di Dio, un luogo dove “si manifestano ‘le carezze di Dio’ che si incarna nella storia” (n° 19); – il Sinodo dell’Amazzonia “è una grande opportunità per la Chiesa di scoprire la presenza incarnata e attiva di Dio (…) nella spiritualità dei popoli originari” (n° 33), riconoscendo in loro “altre vie che cercano di svelare l’inesauribile mistero di Dio” (n° 39);

– in realtà, “lo Spirito creatore che riempie l’universo è lo Spirito che per secoli ha nutrito la spiritualità di questi popoli anche prima dell’annuncio del Vangelo e li spinge ad accettarlo a partire dalle loro culture e tradizioni. Tale annuncio deve tener conto dei ‘semi del Verbo’ presenti in esse” (lo spirito…) che “è già cresciuto e ha dato frutti” (n°120);

– pertanto, “è necessario cogliere ciò che lo Spirito del Signore ha insegnato a questi popoli nel corso dei secoli: la fede in Dio Padre-Madre Creatore, il senso di comunione e di armonia con la terra, (…) la “saggezza di civiltà millenarie che gli anziani possiedono e che ha effetti” (…) sul “rapporto vivo con la natura e la ‘Madre Terra’” (…) su “i rapporti con gli antenati” (n° 121);


– una sincera “apertura all’altro” (n° 39), fondamento di un vero dialogo, deve quindi evitare di imporre “dottrine pietrificate” (n° 38), cioè “formulazioni di fede espresse da altri riferimenti culturali che non rispondono al loro contesto vitale (aborigeno)” (n° 120), così come “l’atteggiamento corporativo che riserva la salvezza esclusivamente al proprio credo”, riconoscendo che “l’amore vissuto in ogni religione piace a Dio” (n° 39); – per “l’incomprensibilità della realtà e del mistero della presenza di Dio”, così come perché “il dialogo è pentecostale”, è in questo “incontro con l’altro” che la Chiesa sarà in cammino “alla ricerca della sua identità verso l’unità nello Spirito Santo” (n° 40);

– dal popolo amazzonico la Chiesa imparerà in particolare “il senso sacro del territorio” (n° 121) e ad ascoltare “il grido della Madre Terra” (n° 146), cioè “il grido di dolore dell’Amazzonia”, che è “un’eco del grido del popolo schiavo in Egitto che Dio non abbandona” (n° 23) giacché “nella voce dei poveri è lo Spirito; per questo la Chiesa deve ascoltarli, sono un luogo teologico” (n° 144).

L’inculturazione e il dialogo interculturale devono sostituire l’evangelizzazione

Poiché le persone aborigene hanno già ricevuto la rivelazione di Dio attraverso la loro saggezza ancestrale e hanno già sperimentano la presenza immanente di Dio nel cosmo, per l’Instrumentum laboris la Chiesa in Amazzonia dovrà subire una “conversione missionaria e pastorale”: invece di “imporre” dall’esterno una “dottrina monolitica” non corrispondente alla cultura tradizionale della gente, la Chiesa dovrà riconoscere il valore

delle loro narrazioni, entrare in un dialogo interculturale con loro e adottare un sincretistico “volto amazzonico”, arricchendosi con i loro miti originali, simboli e riti:

– la proclamazione di Gesù Cristo “presuppone una Chiesa accogliente e missionaria che si incarna nelle culture” (n°105); “i cristiani di una cultura vanno ad incontrare persone di altre culture (interculturalità)”, “scoprendovi ‘semi del Verbo’” e facendo così emergere “nuovi cammini dello Spirito” (n° 108); – tale “Chiesa ‘in uscita’” “si lascia alle spalle una tradizione coloniale monoculturale, clericale e impositiva” ed evita il “rischio di pronunciare una parola unica [o] proporre una soluzione di valore universale” così come evita “l’applicazione di ‘una dottrina monolitica difesa da tutti senza sfumature’” (n° 110); – “l’inculturazione della fede non è un processo dall’alto verso il basso o un’imposizione esterna, ma un arricchimento reciproco delle culture in dialogo (interculturalità). Il soggetto attivo dell’inculturazione sono gli stessi popoli indigeni” (n° 122);

– per raggiungere questo reciproco arricchimento, è opportuno iniziare, non dal Vangelo, ma “dalla spiritualità vissuta dai popoli indigeni a contatto con la natura e dalla loro cultura”, riconoscendo “la spiritualità indigena come fonte di ricchezza per l’esperienza cristiana” e intraprendendo “Una catechesi che assuma il linguaggio e il significato delle narrazioni delle culture indigene e afro-discendenti” (n° 123);

Secondo l’Istrumentum laboris, i miti pagani indigeni fanno parte della Rivelazione di Dio e sono un percorso di salvezza. Una Chiesa dal volto amazzonico deve riconoscere i ministeri che già esistono nelle comunità indigene

A dx., un pajé, cioè uno stregone amazzonico, il cui “ministero” andrebbe riconosciuto

TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2019 - 29


L’Istrumentum laboris condanna, senza mezzi termini, l’opera evangelizzatrice della Chiesa in America. Secondo il documento vaticano, “la Chiesa deve lasciarsi alle spalle una tradizione coloniale monoculturale, clericale e impositiva” Sopra, la prima Messa celebrata in Brasile da Frà Henrique da Coimbra, il 26 aprile 1500. In una lettera al Re Dom Manoel, il cronista Pero Vaz de Caminha racconta: “La Messa è stata accompagnata dagli indigeni con molta gioia e devozione”

– condividendo reciprocamente “la loro vita, le loro lotte, le loro preoccupazioni e le loro esperienze di Dio”, i credenti impegnati nel dialogo interreligioso fanno “delle loro differenze uno stimolo per crescere e per approfondire la propria fede” (n° 136) [Cioè, il neo-missionario dovrebbe approfondire la sua fede cristiana, mentre gli aborigeni approfondiscono il loro paganesimo ancestrale…].

Una “Chiesa dal volto amazzonico” deve riconoscere i ministeri che già esistono nelle comunità indigene e adattare i propri

Una superiora provinciale di religiose, nativa dell’Amazzonia, ha dichiarato: “Quando vado in una comunità indigena che ha uno sciamano, che in modi diversi ha i suoi ministri, mi chiedo che cosa dobbiamo imparare per i ministeri che abbiamo nella Chiesa occidentale”. L‘Instrumentum laboris sostiene questo approccio e intende aprire la porta all’ordinazione dei leader sposati delle comunità come sacerdoti di seconda classe, che avranno lo stesso status di un pastore protestante: – “si aprono nuovi spazi per ricreare ministeri adeguati a questo momento storico” (n° 43). Ciò richiede “proposte ‘coraggiose’” per “approfondire il ‘processo di inculturazione’” (n° 106) superando “la rigidità di una disciplina che esclude e aliena” (n° 126);

– poiché “le comunità hanno difficoltà a celebrare frequentemente l’Eucaristia per la mancanza di sacerdoti (…) si richiede che “si cambino i criteri di 30 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2019

selezione e preparazione dei ministri autorizzati a celebrarla” (n° 126);

– visto che le culture dell’Amazzonia “possiedono un alto senso di comunità, uguaglianza e solidarietà” e “una ricca tradizione di organizzazione sociale dove l’autorità è a rotazione”, sarebbe opportuno “riconsiderare l’idea che l’esercizio della giurisdizione (potere di governo) deve essere collegato in tutti gli ambiti (sacramentale, giudiziario, amministrativo) e in modo permanente al Sacramento dell’Ordine” (n°127);

– “si studi la possibilità di ordinazione sacerdotale di anziani, preferibilmente indigeni, rispettati e accettati dalla loro comunità, sebbene possano avere già una famiglia costituita e stabile” (n° 129);

– i pastori protestanti locali “ci mostrano un altro modo di essere chiesa dove il popolo si sente protagonista e dove i fedeli possono esprimersi liberamente senza censura, dogmatismo o discipline rituali” perché sono “persone come gli altri, facili da trovare, che vivono gli stessi problemi e diventano più ‘vicini’, e meno ‘diversi’, al resto della comunità” (n° 138). Questo modello di sacerdozio leggero è più adatto poiché “il clericalismo non è accettato nelle sue varie forme” (n° 127);

– inoltre, la Chiesa deve “identificare il tipo di ministero ufficiale che può essere conferito alle donne, tenendo conto del ruolo centrale che svolgono oggi nella Chiesa amazzonica” (n° 129); – “la celebrazione della fede deve avvenire con l’inculturazione perché sia espressione della propria esperienza religiosa (…) una cassa di risonanza per


Sinodo panamazzonico

le lotte e le aspirazioni delle comunità e un impulso trasformatore verso una ‘terra senza mali’” (n° 125);

– “riti, simboli e stili celebrativi delle culture indigene a contatto con la natura” devono essere assunti “nel rituale liturgico e sacramentale” che favorisca la “comunione con la natura e con la comunità” (n° 126); “si propone quindi di valorizzare la medicina tradizionale, la saggezza degli anziani e i rituali indigeni” (n° 89);

– perché “gli abitanti dei villaggi amazzonici hanno diritto alla salute e a ‘vivere in salute’ il che presuppone un’armonia “con ciò che la ‘Madre Terra’ ci offre” (n° 84), si dovrebbe riconoscere che “i rituali e le cerimonie indigene sono essenziali per la salute integrale perché (…) creano armonia ed equilibrio tra gli esseri umani e il cosmo (e…) aiutano a curare le malattie che danneggiano l’ambiente, la vita umana e altri esseri viventi” (n° 87); – a tal fine, “le popolazioni indigene si affidano a persone che, nel corso della loro vita, si specializzano nell’osservazione della natura, nell’ascolto e nella raccolta di conoscenze dagli anziani, specialmente dalle donne” (n° 88).

Degrado della persona umana in nome di una “ecologia integrale”

Seguendo i canoni dell’Eco-teologia l’Instrumentum laboris respinge l’antropocentrismo cristiano nella creazione e considera la persona umana come un mero anello all’interno della catena ecologica. Esso vede lo sviluppo socioeconomico come un’aggressione alla natura e richiede una conversione ecologica integrale che implichi uno stile di vita pauperista:

– “la cultura amazzonica, che integra gli esseri umani alla natura, diventa un punto di riferimento per la costruzione di un nuovo paradigma di ecologia integrale” (n° 56), secondo cui “gli esseri umani fanno parte di ecosistemi (…) per cui la cura di tali ecosistemi è essenziale” (n° 48) e “che presuppone di assumere il limite che è proprio della creaturalità e quindi un atteggiamento di umiltà, dal momento che non siamo padroni assoluti” (n° 55); – “con le parole degli stessi indigeni: “noi indigeni di Guaviare (Colombia) siamo-facciamo parte della natura perché siamo acqua, aria, terra e vita nell’ambiente creato da Dio. Pertanto, chiediamo che cessino i maltrattamenti e lo sterminio della ‘Madre Terra’. La terra possiede sangue e si sta dissanguando, le multinazionali hanno tagliato le vene della nostra ‘Madre Terra’. (…) Vogliamo che il nostro grido indigeno sia ascoltato da tutto il mondo” (n° 17);

– “un aspetto fondamentale della radice del peccato dell’essere umano sta nello staccarsi dalla natura e non riconoscerla come parte di sé stessi, sfruttarla senza limiti” (n° 99), mentre la “saggezza dei popoli indigeni” e la “loro vita quotidiana” (…ci insegna) “a riconoscerci come parte del bioma e come corresponsabili della sua cura oggi e nel futuro” (n° 102); – “i popoli amazzonici originari hanno molto da insegnarci. Riconosciamo che per migliaia di anni si

Il “buon vivere” promosso dall’Instrumentum laboris si riferisce al modello sociale collettivo delle tribù aborigene, dove la personalità individuale e la libertà sono inibite, cosa che si ritiene esprima al meglio sia la loro cosmologia panenteistica che il loro atteggiamento ecologico integrale nei confronti della natura TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2019 - 31


Sinodo panamazzonico

Brucia l’Amazzonia, o il cervello degli ambientalisti?

N

el mese di agosto abbiamo assistito, sbigottiti, a una delle più feroci campagne propagandistiche della storia recente. Come ubbidendo a un ordine di squadra, quasi tutti i mezzi di propaganda hanno cominciato a denunciare gli incendi che starebbero devastando l’Amazzonia, specialmente quella brasiliana. Il responsabile, ci mancherebbe altro, sarebbe il governo di centrodestra del presidente Jair Bolsonaro.

In mezzo al frastuono propagandistico, poche persone si sono date la fatica di consultare i fatti, a cominciare dai dati scientifici. Se lo avessero fatto, si sarebbero accorte che gli incendi nella regione amazzonica erano perfettamente nella norma in questo periodo dell’anno. Ciò che bruciava era, piuttosto, il cervello degli ambientalisti...

In un articolo apparso sul giornale Le Figaro, di Parigi, il ministro degli Esteri brasiliano Ernesto Araujo dichiarava: “Gli incendi nell’Amazzonia brasiliana sono in parte naturali, in parte causati dall’uomo. È un fenomeno che si ripete ogni anno in questo periodo, nella stagione secca, da maggio a ottobre. Quest’anno, gli incendi sono superiori del 84% rispetto al 2018, ma inferiori del 47 % in comparazione all’anno 2005, per esempio. Siamo nella norma degli ultimi tre decenni”. 32 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2019

La stessa NASA, agenzia spaziale americana che monitora la Terra via satellite, ha diramato un comunicato nel quale leggiamo: “Fino al 16 agosto 2019, le misurazioni via satellite mostrano un’attività incendiaria totale nell’Amazzonia leggermente inferiore alla media degli ultimi quindici anni”. E aggiunge: “Molti fuochi sono poi, in realtà, la combustione di materiale agricolo di scarto, per concimare la terra”. Desta poi stupore che tutta la colpa sia addossata al Brasile. In realtà, altre zone sono in condizioni peggiori, soprattutto Bolivia e Venezuela. Perché si è silenziato questo fatto? Sarà perché questi Paesi sono governati dalla sinistra?

In una dura critica al presidente Macron, il ministro Araujo ha pure ricordato che la Guyana francese sta registrando nel 2019 una quantità di incendi superiore del 120% alla media. Dovremmo darne la colpa al Governo francese?

È rischioso fare dietrologie. Ma c’è da chiedersi se tutto questo frastuono propagandistico contro il Brasile non sia strumentale all’agenda radicale che la sinistra ambientalista intende imporre in occasione del Sinodo Panamazzonico che si terrà a Roma ad ottobre. 


Di fronte a un documento vaticano che condanna l’opera evangelizzatrice della Chiesa, che cosa avrebbero detto i grandi apostoli del Brasile, Padre Manoel da Nobrega, S.J., e il Beato Padre José de Anchieta, S.J.?

sono presi cura della loro terra, dell’acqua e della foresta, e sono riusciti a preservarli fino ad oggi, affinché l’umanità possa beneficiare della gioia dei doni gratuiti della creazione di Dio” (n° 29); – dovremmo “ascoltare il grido della ‘Madre Terra’ attaccata e gravemente ferita dal modello economico di sviluppo predatorio ed ecocida” e “cambiare le nostre abitudini di consumo” (n° 146), assumendo “un ascesi personale e comunitaria che ci permetta di «maturare in una felice sobrietà»” (n° 102).

Il collettivismo delle strutture tribali comunitarie

Il “buon vivere” promosso dall’Instrumentum laboris si riferisce al modello sociale collettivo delle tribù aborigene, dove la personalità individuale e la libertà sono inibite, cosa che si ritiene esprima al meglio sia la loro cosmologia panenteistica che il loro atteggiamento ecologico integrale nei confronti della natura:

– “il concetto di sumak kawsay [‘buon vivere’] è stato forgiato dalla sapienza ancestrale dei popoli indigeni e delle nazioni. È una parola più collaudata, più vecchia e più attuale, che propone uno stile di vita comunitario in cui tutti SENTONO, PENSANO E AGISCONO allo stesso modo, come un filo tessuto che sostiene, avvolge e protegge, come un pon-

cho dai diversi colori ” (Appello “The Cry of the Sumak Kawsay in Amazzonia”, nota 5 del n° 12);

– “L’Amazzonia è il luogo della proposta del ‘buon vivere’, della promessa e della speranza di nuovi cammini di vita. La vita in Amazzonia è integrata e unita al territorio, non c’è separazione o divisione tra le parti. Questa unità comprende tutta l’esistenza: il lavoro, il riposo, le relazioni umane, i riti e le celebrazioni. Tutto è condiviso, gli spazi privati – tipici della modernità – sono minimi. La vita è un cammino comunitario dove i compiti e le responsabilità sono divisi e condivisi in funzione del bene comune. Non c’è posto per l’idea di un individuo distaccato dalla comunità o dal suo territorio” (n° 24); – la Chiesa deve “rispettare il modello proprio di organizzazione comunitaria” e aiutare i processi che “partano dalla famiglia/clan/comunità per promuovere il bene comune, aiutando a superare le strutture che allontanano” (n° 79). *

*

*

In considerazione di tutto quanto precede, non possiamo che fare nostro il paragrafo conclusivo della dichiarazione del cardinale Bandmüller: “L’Instrumentum laboris per il Sinodo dell’Amazzonia costituisce un attacco alle fondamenta della Fede, e in un modo che finora non è stato ritenuto possibile. Quindi deve essere respinto con ogni risolutezza”.  TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2019 - 33


Sinodo panamazzonico

“Solo Bolsonaro fa qualcosa per noi, indigeni”

I

n un’intervista al canale brasiliano Terça Feira Livre, la leader indigena Silvia Nobre Waiãpi ha riferito che, mentre i vari governi della sinistra si riempivano di parole buoniste nei confronti degli indios amazzonici, senza mai fare niente di serio, il presidente Jair Bolsonaro ha finalmente preso in mano la loro causa. Waiãpi è stata nominata recentemente Segretario nazionale per la Sanità indigena.

Sugli incendi nell’Amazzonia, Waiãpi afferma che sono normali in questo periodo dell’anno: “Nel periodo di secca, la stessa natura si protegge. Anzi, i registri storici mostrano incendi molto più ingenti nel passato. Esiste un chiaro intento di criminalizzare l’attuale governo”.

Commentando l’immane propaganda che si è abbattuta sul Brasile, Waiãpi dichiara: “Io vedo un intento di creare un’isteria collettiva, in Brasile e nel mondo. Le persone sanno che con questo governo le cose stanno migliorando, specialmente nella lotta contro la corruzione. (…) Dire che Bolsonaro odia gli indios, che egli è misogino, è falso. Per esempio, mi dica in quale altro governo un’indigena come me è stato nominato ministro? Proprio il governo che tutti accusano di odiare gli indios, è quello che sta aprendo spazi agli indigeni, nominandoli per cariche istituzionali e creando appositi organismo federali”.

Infatti, oltre alla stessa Waiãpi, responsabile della sanità indigena su tutto il territorio nazionale, Bolsonaro ha nominato un’altra indigena, Sandra Terena, Sottosegretario alla Famiglia, con delega per le politiche di promozione dell’uguaglianza razziale.

“Noi indigeni – continua Waiãpi – vogliamo essere protagonisti della nostra propria storia. Non vogliamo continuare a dipendere da persone e organismi, come le ONG, che ci dicono cosa dobbiamo fare”. La leader indigena ha parole durissime contro le ONG ideologizzate: “Io conosco alcune ONG che veramente fanno un bel lavoro, per esempio in ambito sanitario. (…) La maggior parte però, altro non sono che strumenti politici e ideologici, che abusano del finanziamento pubblico. Molte di esse sono attualmente sotto indagine giudiziaria. Altre ONG fungono da paravento di interessi economici internazionali”.

Sull’agenda della sinistra ecologista e indigenista, che vorrebbe lasciare gli indigeni allo stato selvaggio, Waiãpi ha le idee chiare: “Quelli che vogliono mantenere gli indios allo stato selvaggio, vogliono semplicemente tagliarli fuori dallo sviluppo, per poter sfruttare le loro terre. Noi, invece, vogliamo che gli indios si integrino, che siano informati, che abbiano accesso ai meccanismi di decisione, che prendano il loro futuro nelle proprie mani”. 

Due donne indigene nel Governo Bolsonaro:

A sin., Silvia Nobre Waiãpi, Segretario nazionale per la Sanità indigena

A dx., Sandra Terena, Sottosegretario alla Famiglia, con delega per le politiche di promozione dell’uguaglianza razziale 34 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2019


Plinio Corrêa de Oliveira: l’amara soddisfazione di aver previsto tutto

F

di Julio Loredo

ino a pochi anni fa, se qualcuno avesse parlato di tribalismo indigeno come soluzione alla crisi del mondo moderno, sarebbe stato deriso e considerato un pazzo. E se qualcuno avesse indicato la tribalizzazione della Chiesa come sbocco naturale del Concilio Vaticano II, forse nemmeno il buonista più morbido avrebbe potuto salvarlo dalla gogna generale. Eppure, proprio l’orizzonte tribale indigeno viene oggi proposto, nel cuore della Cristianità, da un Sinodo dei vescovi voluto dallo stesso Romano Pontefice. Si parla di creare una “Chiesa dal volto amazzonico”, che impari il “buon vivere” dai popoli delle foreste. Secondo l’Instrumentum laboris del Sinodo, “Si conferma così un cammino che è cominciato con il Concilio Vaticano II per tutta la Chiesa”.

dibile di fronte a un Sinodo che la propone come piano pastorale per il prossimo futuro.

Eppure, prima d’oggi, della prospettiva tribale si parlava veramente poco o niente, come se fosse roba di un’altra galassia. C’era chi la negava come fattibile, chi come esagerazione di alcuni fanatici. Oggi, tale atteggiamento negazionista non è più cre-

strappar via dal Brasile il battesimo cattolico, perché il Brasile che dobbiamo amare non è quello selvaggio e pagano, nato dalla carne e dal sangue, bensì quello generato dalla civiltà cristiana grazie alla vera Fede, nato dall’acqua e dallo Spirito Santo”.

Molti, perfino attenti osservatori della vita della Chiesa, sono stati colti di sorpresa. Non certo i discepoli di Plinio Corrêa de Oliveira (1908-1995).

Attento analista del processo storico rivoluzionario, dagli anni Quaranta il noto pensatore brasiliano già allertava che il mondo moderno stava

In realtà, l’orizzonte tribale indigeno è stato sempre presente nelle utopie rivoluzionarie: dal bon sauvage di Rousseau, a Friedrich Engels, che proponeva la tribù come forma di “socialismo superiore”, fino alle moderne correnti dette strutturaliste. Più recentemente, la soluzione tribale Dal 1943, Plinio Corrêa de Oliveira viene indicando l’orizzonte tribalista e indigenista come sbocco del processo rivoluzionario indigena viene presentata da certe correnti ecologiste come panacea per i mali della società industriale. Per non parlare camminando verso il tribalismo. Nel 1943, criticando poi degli studi che mostrano come il “villaggio glo- certe tendenze nazionaliste che cercavano di rivalubale” creato dalla rete abbia non poche somiglianze tare gli elementi indigeni del Brasile a scapito della con i modi di essere delle tribù. tradizione cattolica, egli scrisse: “Non si voglia

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Sinodo panamazzonico

La denuncia del 1977: «Tribalismo indigeno, ideale communista-missionario per il Brasile del secolo XXI»

In un articolo del 1944, commentando il carnevale, egli ammoniva: “Le persone di oggi (…) si dimostrano insofferenti alla civiltà. (…) Si distruggono le ultime cerimonie, si dissolvono gli ultimi pudori, si sciolgono le ultime dignità. (…) Fra trent’anni, è probabile che lo sfogare [questa insofferenza] consisterà nell’indossare appena un tanga, (…) nel ballare scalzi nella foresta. Nel vivere in capanne, anche se di lusso. (…) Qualcuno dirà: esagerazione! Trent’anni fa, alcuni catoni avevano predetto gli eccessi di oggi. E anche lì alcuni idioti avevano parlato di esagerazione. Io dico: l’esagerazione non stava nei profeti, bensì nei fatti, che hanno superato ogni profezia”. In un altro pezzo, del 1960, dal titolo “Civiltà e barbarie”, Plinio Corrêa de Oliveira avvertiva che alcune tendenze dell’epoca, come il tipo umano del “play boy” e la musica rock-and-roll avrebbero condotto alla barbarie: “Una società nella quale si suonasse esclusivamente il rock-and-roll (…) andrebbe verso la barbarie. Il ‘playboyismo’ non è se non barbarie, anche se nella selva di asfalto”. Il suo pensiero in merito è stato poi chiaramente espresso nell’aggiunta al suo capolavoro «Rivoluzione e Contro-Rivoluzione», scritto nel 1976. Scrutando il post comunismo, egli affermava: “Non è impossibile prevedere come sarà la [prossima tappa del processo rivoluzionario]. (…) È impossibile non chiedersi se la società tribale sognata dalle attuali

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correnti strutturaliste non dia una risposta a questa domanda. Lo strutturalismo vede nella vita tribale una sintesi illusoria tra l’apice della libertà individuale e del collettivismo accettato, in cui quest’ultimo finisce per divorare la libertà. In tale collettivismo, i diversi ‘io’ o le persone singole, con il loro pensiero, la loro volontà e i loro modi di essere, caratteristici e contrastanti, si fondono e si dissolvono – secondo loro – nella personalità collettiva della tribù che genera un modo di pensare, un modo di volere e un modo di essere massivamente comuni”.

Nel 1977, Plinio Corrêa de Oliveira scrisse un libro tutto dedicato alla denuncia delle correnti indigeniste all’interno della Chiesa: «Tribalismo indigeno, ideale comunista-missionario per il Brasile del secolo XXI». Capitolo dopo capitolo, il leader brasiliano mostra l’abbandono dell’ideale missionario da parte di queste correnti. Non si tratta più di evangelizzare gli indios, bensì di imparare da loro giacché costoro avrebbero conservato una sorta di innocenza primordiale, in comunione con la natura, che la società occidentale avrebbe ormai perso. La tribù è presentata come l’ideale, sia dal punto di vista religioso che sociale. Sotto questa luce, afferma Plinio Corrêa de Oliveira, i popoli amazzonici sarebbero i veri evangelizzatori del mondo. Sfogliando questo libro del 1977 si ha quasi l’impressione di leggere brani dell’Instrumentum laboris del Sinodo Panamazzonico in programma per il prossimo ottobre. Era tutto previsto… Si capiscono, quindi, le parole del cardinale peruviano Pedro Barreto, vicepresidente della REPAM (Rete Ecclesiale Panamazzonica): “Con questo Sinodo, giunge a maturazione un lungo cammino di 30-40 anni fatto dalla Chiesa latinoamericana”. Giunge a maturazione anche la previsione, a ben dire profetica, di Plinio Corrêa de Oliveira. 


Il mondo delle TFP

“Carovana amazzonica”

S

acrificando le ferie scolastiche, quarantaquattro giovani dell’Istituto Plinio Corrêa de Oliveira hanno percorso l’Amazzonia brasiliana, in una “carovana” composta da quattro veicoli. L’obbiettivo era allertare l’opinione pubblica sui pericoli che suppone il prossimo Sinodo panamazzonico, che si riunirà a Roma a ottobre.

I giovani raccoglievano firme per una sottoscrizione da inviare alla Conferenza episcopale brasiliana (CNBB) e ai Padri sinodali. Col titolo “Per un’Amazzonia cristiana e prospera”, il testo, mentre ringrazia Dio per il dono dell’Amazzonia e per le sue ricchezze, denuncia l’intervento delle cosiddette ONG, solitamente legate alla sinistra cattolica, figlia della Teologia della liberazione.

La sottoscrizione solleva perplessità sul documento della CNBB “Amazzonia: nuove vie per la Chiesa e per un’ecologia integrale”. Questo documento, secondo i giovani dell’Istituto Plinio Corrêa de Oliveira, minaccia gravemente la sovranità del Brasile sul territorio amazzonico. Più grave ancora, il documento minaccia seriamente la struttura organica della Chiesa, in quanto propone una sua completa reinvenzione, col pretesto di dargli un “volto amazzonico”. Pretende, per esempio, di cambiare la disciplina dei Sacramenti, a cominciare da quello dell’Ordine sacro.

La “carovana” ha percorso gli stati amazzonici di Goiás, Tocantins, Pará, Mato Grosso, Roraima e Amazonas, per un totale di più di trentamila chilometri. L’epopea, raccontano i giovani, era nell’aria. Dormivano per terra dove capitava, normalmente in palestre o scuole, mangiavano ciò che la gente del posto gli dava, chiedevano ai benzinai di offrigli la benzina, sollecitavano famiglie amiche di dargli una mano con il bucato. Il tutto sotto un solleone tropicale che rendeva l’epopea ancor più aspra e gloriosa. La “carovana” ha visitato non solo le città, ma anche villaggi indigeni sperduti, dove si arriva unicamente con la chiatta. L’accoglienza è stata ovunque eccellente. La reazione più frequente: “Finalmente qualcuno che si occupa dell’Amazzonia!”. 

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Il mondo delle TFP

Per un’Amazzonia cristiana e prospera

Ringrazia Dio per le ricchezze umane e naturali concesse all’Amazzonia, per i missionari che vi hanno portato la Buona Novella di Gesù Cristo, e per l’opera civilizzatrice dei colonizzatori (…)

Ripudia con energia le ideologie neopagane che, in nome di un concetto deturpato di natura, contradicono il mandato divino di occupare la terra (…) Ripudia l’utopia comuno-tribalista, proposta da antropologi neomarxisti e da teologi della liberazione, che intende mantenere i nostri fratelli indigeni in uno stato permanente di sottosviluppo (…) Rigetta la lotta di classi e di razze, così come l’esacerbazione dei conflitti nelle campagne col pretesto dell’ambientalismo (…)

Eleva ai Padri sinodali la voce di angoscia dei popoli amazzonici, preoccupati che il loro territorio sia trasformato in un’immensa “favela verde”, con vasti spazi non occupati (…)

Denuncia le ONG e gli attivisti internazionali al servizio di interessi spuri (…)

Deplora che rappresentanti di queste ONG siano stati ricevuti in Vaticano (...)

Si solidarizza con le autorità nazionali che hanno deciso di difendere la sovranità dell’Amazzonia (…)

Supplica la Madonna Aparecida, Regina e Patrona del Brasile, che preservi l’unità cattolica della Patria e la sua grande vocazione per il futuro.  I giovani dell’Istituto Plinio Corrêa de Oliveira sul fiume Madeira, affluente del Rio delle Amazzoni

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M

Nel frattempo in Perù...

entre i bravi volontari percorrevano la foresta amazzonica brasiliana, un’altra “carovana” composta da giovani peruviani di Tradición y Acción partiva dalla Città Imperiale di Cusco (foto sopra), alla volta dell’Amazzonia peruviana. I ragazzi hanno percorso i dipartimenti (regioni) di Cusco, Madre de Dios e Ucayali, raccogliendo firme in sostegno di un documento da inviare ai Padri Sinodali, allertando sui pericoli del Sinodo panamazzonico.

E anche qui, l’accoglienza della gente è stata eccezionale, specialmente nei piccoli villaggi. Non poche persone hanno manifestato perplessità sulle ONG, la cui azione, dicono, è rivolta quasi esclusivamente a farsi pubblicità e non ad aiutare i poveri. 

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Il mondo delle TFP

Cristianità

Nuovo libro di Plinio Corrêa de Oliveira

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dito da Chora, nota casa editrice di ebooks, è uscito di recente il volume Cristianità, di Plinio Corrêa de Oliveira. Con Prologo di Julio Loredo, presidente della TFP italiana, l’opera raccoglie diversi saggi del noto pensatore cattolico brasiliano in tema di civiltà cristiana.

Riconoscendo alla Chiesa la sua centralità, l’attenzione di Plinio Corrêa de Oliveira verteva principalmente sull’ordine temporale. Come pure sull’ordine temporale versava la sua azione. Egli riteneva la sua missione quella di abbozzare i lineamenti di una civiltà cristiana, salvo poi impegnarsi per la sua concreta realizzazione. Cultura e civiltà non sono affatto estranee alla storia della salvezza. Nella misura in cui sono permeate dallo spirito cattolico, riflettendolo e traducendolo in termini temporali, esse offrono l’humus per il concreto sviluppo della fede, stimolando pertanto la santità. E questo anche in campo artistico. “Nel concepire e produrre il bello - insegnava Giovanni Paolo II - la cultura svolge un autentico servizio alla fede”. Nella misura in cui, invece, cultura e civiltà riflettano un animo divergente, fungeranno da possenti strumenti di scristianizzazione.

“Cattolico, apostolico, pienamente romano”, come egli si definiva con fierezza, la sua azione si svolgeva in modo precipuo nel campo temporale. Apostolo infaticabile, Plinio Corrêa de Oliveira cercò in ogni modo di definire i lineamenti d’una cultura, e quindi d’una civiltà, che fosse piena espressione della fede e al servizio di essa. Se dovessimo individuare un leit motiv della sua vita intellettuale, lo troveremmo senz’altro nel concetto di Civiltà Cristiana, che egli scriveva sempre così: con le iniziali maiuscole.

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Dal saggio “Cattolicesimo e civiltà”, scritto nel 1931, fino al suo ultimo libro Nobiltà ed élites tradizionali analoghe, è questo il filo d’oro che percorre l’opera di Plinio Corrêa de Oliveira. Negli anni 1950 egli produsse numerosi scritti sull’argomento, a cominciare dal manifesto programmatico “La crociata del secolo XX”, apparso su Catolicismo del gennaio 1951. 


Africa del Sud: Santo Rosario nelle lingue autoctone

C

L

Stati Uniti

ol lemma “L’Africa del Sud ha bisogno della Madonna”, la consorella sudafricana delle TFP ha avviato un’iniziativa di lungo respiro. Si tratta di diffondere il Santo Rosario nelle lingue autoctone: zulu, xhosa, sotho, tswana, venda e tsonga. Per il 12 ottobre sono in preparazione quasi 1300 Rosary Rallies, ovvero rosari pubblici, nelle zone a maggioranza nera. 

a TFP americana possiede sedi in Louisiana e in Texas, da dove svolge attività in tutto il sud-est degli Stati Uniti: Louisiana, Texas, Arkansas, Alabama, Mississippi e Oklahoma.

In senso orario: l’ultimo “Viva Cristo Rey Summer Camp”, un campeggio estivo per ragazzi; protesta contro la Hex Fest, una festa a contenuto satanista, nel French Quarter di New Orleans; una processione con la statua della Madonna di Fatima nel centro storico di New Orleans, in riparazione per il pride omosessuale. 

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Il mondo delle TFP

C

Irlanda: campeggio estivo e “carovana per la vita”

on la partecipazione di una trentina di ragazzi provenienti da ogni contea, si è realizzato in Irlanda il 2019 Call to Chivalry Summer Camp. Quest’anno il tema è stato “L’epopea cristera: modello per i cattolici di oggi”.

Negli anni Venti del secolo scorso, i cattolici messicani si trovarono ad affrontare una feroce persecuzione laicista e socialista, e seppero reagire eroicamente, conquistando la libertà di praticare la propria religione. Il loro esempio, fino al martirio al grido di ¡Viva Cristo Rey!, è una luce che splende ancor oggi in mezzo alle tenebre dei tempi che corrono. Una riunione è stata dedicata alla figura di san José Sánchez del Rio, il ragazzo martire, su cui è stato mostrato un filmato.

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Ogni sera c’era una riunione di formazione religiosa, su punti essenziali del Catechismo. La sera, prima di coricarsi, un Santo Rosario e una Salve Regina in chiesa chiudevano la giornata in bellezza.

Alle riunioni seguivano giochi e attività ricreazionali, molto apprezzate dai ragazzi. Un pomeriggio è stato dedicato a una dimostrazione di falconeria, con grande gioia dei partecipanti. L’assistenza spirituale era garantita da un sacerdote, che celebrava ogni mattina la Santa Messa nella forma straordinaria della liturgia. Il punto alto è stato, senza dubbio, l’Adorazione notturna al Santissimo. Dopo il campeggio, un gruppo è partito per un tour dell’isola, diffondendo un manifesto di protesta contro la legge d’aborto, e convocando gli irlandesi a pregare per la vita. “Pregate e agite per fermare il peccato dell’aborto”, era il lemma della “Carovana per la vita”. La campagna è durata nove giorni e ha toccato dodici città e paesi. 

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Il mondo delle TFP

I

Filippine: distribuzione del Santo Rosario nelle scuole

n una campagna patrocinata dalla TFP Americana, volontari locali della TFP hanno distribuito migliaia di Rosari nelle scuole di Manila, nelle Filippine. Il Paese sta attraversando un periodo caratterizzato da una forte reazione anticomunista e conservatrice che, però, ha bisogno di essere sorretta da una conversione religiosa altrettanto forte. In questo senso, facendosi eco della richiesta della Madonna a Fatima di pregare il Rosario ogni giorno, la TFP ha lanciato una campagna per educare i giovani filippini alla recita della preghiera mariana per eccellenza. 

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P

Polonia: Rosario in piazza pubblica

iù di trecento persone hanno risposto all’appello della TFP polacca a partecipare a un Rosario pubblico nella città di Bialystok, quasi sul confine con la Bielorussia (foto sopra). L’atto aveva come intenzione pregare in riparazione per i peccati con cui è offeso il Sacro Cuore di Gesù e il Cuore Immacolato di Maria, e per la grandezza cristiana della Polonia. 

C

USA: 23,000 Rosari pubblici

ome parte della campagna America Needs Fatima, la TFP Americana ha organizzato, nel mese di maggio, nientemeno di 23,000 Rosari recitati in altrettanti luoghi pubblici (foto sotto). Negli Stati Uniti infuria il dibattitto sul ruolo della religione nella vita pubblica, con la sinistra che nega qualsiasi diritto a praticare la propria fede fuori dall’ambito privato. I Rosari di piazza della TFP hanno, quindi, il doppio obiettivo di fare riparazione per i peccati commessi – specialmente l’aborto e l’omosessualità – e per mantenere viva la Fede nella vita pubblica del Paese. 

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Il mondo delle TFP

Ecuador: 50mila firme contro l’aborto L

a Sociedad Ecuatoriana Tradición y Acción pro Cultura Occidental, consorella delle TFP, ha raccolto 35mila firme per chiedere al Parlamento di sospendere il dibattitto sul disegno di legge che introdurrebbe l’aborto in questo Paese. Ben 25mila firme sono state raccolte in campagne di piazza in tutto il Paese, il resto online. La campagna è tuttora in corso. Accompagnati dal deputato Héctor Yepes, alcuni volontari di Tradición y Acción hanno consegnato le firme presso l’Assemblea Nazionale. L’iniziativa, infatti, si prefigge anche di dare appoggio alle forze parlamentari che lottano contro questo “crimine abominevole”, come lo definì Giovanni

Paolo II. Queste firme si aggiungono alle 15mila raccolte nei mesi scorsi, e già consegnate in Parlamento.

Secondo José Gómez, presidente di Tradición y Acción, non si tratta di un’iniziativa esclusivamente religiosa, ma fondata anche sulla Costituzione, sul Pacto de San José, nonché sul Código de la Niñez y Adolescencia. Inoltre, tutta l’evidenza scientifica afferma che la vita ha inizio al momento del concepimento. Gómez auspica che le firme, legittima espressione dell’opinione pubblica ecuadoregna, possano essere prese in considerazione nel dibattito, rivolgendo in questo senso un appello al Presidente dell’Assemblea César Litardo. “Queste firme mostrano un Ecuador cattolico in piedi contro l’aborto e altre gravi minacce alla nazione”, ha concluso Gómez. Lo stesso presidente, Lenín Moreno, pur essendo un uomo di sinistra, ha espresso la sua perplessità di fronte al disegno di legge. “Dobbiamo prenderci cura dell’essere umano sin dal concepimento”, affermò nel suo ultimo Discorso alla Nazione.  Sopra, campagna di piazza a Guayaquil

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A sin., il presidente di Tradición y Acción parla alla stampa dopo la consegna delle firme nell’Assemblea Nazionale


Lituania: Marcia della Vittoria

N

el 1990, sfidando l’allora apparentemente onnipotente Michal Gorbaciov, presidente dell’URSS, le TFP promossero una sottoscrizione in appoggio all’indipendenza della Lituania, paese massicciamente cattolico. L’iniziativa raccolse cinque milioni e mezzo di firme: la più grande sottoscrizione a carattere politico della storia.

Ogni anno, in occasione della festa nazionale, la Repubblica di Lituania ricorda questa epopea, ospitando ufficialmente una delegazione delle TFP. Alle cerimonie religiose seguono quelle civiche, con la partecipazione delle più alte autorità ecclesiastiche e civili. Le celebrazioni chiudono con l’imponente Marcia della Vittoria che, da Lituvenai a Sialuai, percorre le verdi campagne del Paese, portando un’immagine della Madonna di Fatima pellegrina. 

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La gioventù fu fatta per l’eroismo o per il godimento?

C

hitarra a tracolla e microfono in mano, Elvis Presley, campione mondiale della frenesia, mette in delirio milioni di persone allucinate.

Nell’uomo, l’intelligenza deve dirigere la volontà, e ambedue devono guidare la sensibilità, proteggendola dalla debolezza che le è propria. Tra le facoltà umane, quella dalla quale più frequentemente nascono i disordini, le crisi, le sregolatezze è precisamente la sensibilità.

Nel portamento, nei gesti, nella fisionomia di questo povero ragazzo tutto indica lo scatenamento totale della sensibilità, che soggioga la volontà, producendo movimenti del tutto privi di equilibrio, di buon senso, di contegno, elementi che invece sono propri dell’azione guidata dall’intelligenza. C’è una mera agitazione dei nervi, ammalati e super eccitati, che vibrano senza il concorso della ragione, senza origine né obbiettivo, se non quello del piacere morboso di vibrare. Una frenesia che, a sua volta, richiama vibrazioni sempre maggiori. Si giunge così a manifestazioni estreme: ritmi deliranti, gesti disordinati, espressioni fisionomiche contorte. Insomma, un insieme di sregolatezze tipiche di coloro che, secondo l’incisiva espressione di Dante, “persero la luce dell’intelletto”. Se un ubriaco cantasse e danzasse, lo farebbe dimenandosi proprio così. Un’ubriachezza contagiosa, poiché si estende a milioni di persone. Si tratta di un’ubriachezza molto più pericolosa di quella dell’alcool, perché mostra un disordine fondamentale dell’anima che non finisce come invece finiscono gli effetti del vino. A fianco di questa deplorevole dimostrazione di disordine interiore, frequente nei giovani del nostro tempo, ci offrono invece un bellissimo

di Plinio Corrêa de Oliveira

esempio questi studenti cattolici tedeschi, che partecipano al Katholikentag del 1954, a Fulda.

Le loro fisionomie rivelano l’abitudine di concentrarsi e di studiare, frutto di una formazione intellettuale profondamente seria, iniziata nei banchi della scuola. Hanno un vigore fisico che deriva da un allenamento equilibrato, senza esagerazioni “sportive”. Portamento saldo, che esclude qualsiasi mollezza, e che ci fa intravedere in questi giovani non soltanto futuri intellettuali, ma anche uomini preparati all’azione e alla lotta.

L’abbigliamento tradizionale degli studenti tedeschi corrisponde pienamente a questa concezione della gioventù. È policromo, allegro, variato e pratico, come conviene ai giovani. Ma è rispettoso della persona e delle cose dello spirito. Infine, la spada ricorda la lotta eroica medievale, aggiungendo una nota di idealismo militante. Praticano la scherma, che mette in movimento tutto il corpo ed è ammirevolmente adatta a educare all’attenzione, alla solerzia, allo spirito di iniziativa e alla fierezza. Questa foto fa pensare alla grande verità enunciata da Paul Claudel: “La gioventù non fu fatta per il piacere, ma per l’eroismo”. Al contrario, nella prima fotografia tutto sembra dirci che la gioventù non fu fatta per l’eroismo, ma per il piacere. Anzi, peggio, per il godimento.  (Tratto da Catolicismo, dicembre 1956)