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2002


il principio di tutte le cose sta ancora nell’aldilà sotto forma di idee che devono ancora diventare reali


Festival Internazionale di Musica dodicesima edizione


Direzione: Mario Zanzani Direzione artistica e organizzativa: Massimo Simonini Segreteria organizzativa: Sandra Murer Ufficio stampa e promozione: Silvia Fanti Assistenza ufficio stampa: Valentina Monti Assistenza organizzativa: Andrea Martinelli, Bettina Cottone Immagine e progetto grafico: Massimo Golfieri Documentazione sonora: Massimo Carli Tecnici del suono: Dino Carli, Massimo Carli, Enrico Dall’Oca Luci: Paolo Liaci, Francesco Carta Documentazione fotografica: Nanni Angeli, Massimo Golfieri, Gianni Gosdan Traduzioni: Adriana Gandolfi Web master: Eric Vleugels - www.binario1.it

Staff tecnico del TPO: aiuto luci: Luca Armaroli, Luca De Martini, Antonella Felicetti Costruzioni scenografie: Luca Piga, Alberto Storari, Vincenzo Bonaffini responzabile allestimento:FFrancesco Vacca Si ringraziano: Giordano Gasparini, Francesco Scalzo, Cuoghi & Corsello, Walter Rovere, Pino Saulo, Umberto Saraceni, Davide Rossi, Monica Garuti, Arianna Ulian... Progetto grafico catalogo: Concetta Nasone, Massimo Golfieri Stampa: Tipografia Fanti - Imola (BO)


TPO viale Lenin 3 Sala Borsa Piazza Nettuno 3 Palazzo Re Enzo Piazza Re Enzo 1/i Ufficio Festival via Fioravanti 14, 40129 Bologna t 051.374877 f 051.379353 e: info@aaa-angelica.com www.aaa-angelica.com


programma + indice INTRO pg 6 Mario Zanzani Semplice e nobile

ENSEMBLE OPERA pg 16 Galleria San Francesco

pg 8 Massimo Simonini Angelica Mobile pg 14 Tristan Honsinger Svegli e vigili

CONCERTI 13 LUNEDI

ore 21,30 TPO

pg 20 Dietmar Diesner SAXOPHON-ACTOR pg 22 Aleks Kolkowski PORTRAIT IN SHELLAC

14 MARTEDI

ore 21,30 TPO

pg 26 Olivia Block HI-LO EYEHULL pg 28 Margareth Kammerer NOCH EINMAL, AN ORPHEUS

15 MERCOLEDI

ore 21,30 TPO

Hester Boverhuis +Cristin Wildbolz + pg 32 Riccardo Massari Spiritini SPEECHWATER Sven Ake Johansson + pg 34 Sten Sandell BAHN UND BOOT

16GIOVEDI

ore 21,30 TPO

Peter Brรถtzmann + pg 36 Hamid Drake

17 VENERDI

ore 21,30 TPO

pg 38 Misha Mengelberg SOLO SONGS Marie Goyette + pg 40 Aleks Kolkowski STONE FLOWER

18 SABATO

ore 21,30 TPO

pg 42 Hisako Horikawa pg 38 Misha Mengelberg


pg 44

INCONTRI E ASCOLTI

ALTRI EVENTI GALLERIA SAN FRANCESCO Opera mobile di Tristan Honsinger 13>18 MAGGIO

ore 21,30 TPO

pg 50 Tristan Honsinger Storia Del tricheco LIBRETTI DELL’OPERA di Ermanno Cavazzoni pg 54 STORIA DEL TRICHECO pg 66 STORIA SENTIMENTALE pg 72 ELEMENTI DELLA NATURA

Palazzo Re Enzo - Terzo Piano

16 GIOVEDI ore 18,00 17 VENERDI ore 24,00 pg 46 Ijnveïq de Ernestine UNE PORCELAINE DANS UN MAGASIN D’ÉLÉPHANTS

pg 76

pg 78

I DISCHI DI ANGELICA ANGELICHE

Sala Borsa ore 12,00


Semplice e nobile Fanno 12! 12 edizioni di un festival che con gli anni diventa familiare, che rimane però una anomalìa, che non è attuale. Da una evidente semplicità riparte il percorso di Angelica. Semplice e disadorno è il contesto, dei concerti e dell’opera mobile. Centrali e periferici sono gli spazi, comunque impropri. E funzionali al clima espressivo. Per ora è così che stiamo pensando il nostro viaggio, un po’ sotterraneo, e anche sornione, per poterlo rendere in futuro più visibile e indiscreto, di scatto. Mario Zanzani

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Simple and noble This makes 12! 12 editions of a festival that has become familiar over the years but that is still an anomaly, that has yet to become topical. Starting from a manifest simplicity, Angelica’s journey takes off once again. Simple and unadorned is the setting, of the concerts and of the mobile opera. Central and peripheral the spaces, although unsuitable. And functional to the climate of expression. For now, this is how we’re thinking about our journey, a bit underground, and even a bit crafty, so that it may become more visible and indiscreet in the future, nimble and sprightly. Mario Zanzani

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Angelica Mobile

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Galleria San Francesco è lo 'spazio' di questa dodicesima edizione di Angelica; la cui programmazione, in mutazione sin dalla nascita, dopo aver più volte affrontato i problemi della forma in musica, relativi anche al suo confezionamento e consumo, qui si confronta con la sua 'forma festival', cercando nel movimento un altro senso. Uno spazio immaginario, immaginato, inventato, che è (anche) il risultato di una lunga 'meditazione' con Tristan Honsinger, accesa da discussioni e da crisi esistenziali, e soprattutto da riflessioni e considerazioni sullo stato della musica. Angelica presenta la nuova opera di Tristan Honsinger con libretto di Ermanno Cavazzoni: Galleria San Francesco, opera mobile. Si tratta di un'opera che cambia e trasforma quella che è la tradizionale forma del festival, offrendo altri 'modelli', possibilità, di fruizione: cambia il contesto, il modo con il quale viene presentata la musica, la struttura; lo spazio e il tempo assumono un ruolo fondamentale; concerti che contengono altri concerti, 'finestre' che si aprono e si chiudono, all'interno della narrazione dell'opera. Angelica, pur 'trasformandosi in opera', mantiene la sua tipologia di festival internazionale di musica; programma come panorama di espressioni, per la provenienza artistica e geografica dei suoi ospiti, con un'attenzione particolare alle loro possibilità di interazione nella, e di espansione della, dimensione opera. Un progetto, processo, che nasce a Bologna e coinvolge una parte della comunità, attualmente abbastanza dispersa, di musicisti 'legati' alla storia della vita musicale di questa città. Dopo anni, qui, di nuovo insieme in una formazione inedita. Tristan è esploratore di un teatro musicale che cerca di escludere il teatro in quanto forma, per portarlo verso la musica, verso una naturalezza necessaria, che non fa parte della recitazione in quanto tale, ma riguarda il cercare di essere, mostrando la fragilità come la forza attraverso l'espressione. Dare vita a ciò che si nasconde, per rovesciare la formalità che sta tra le cose, compresa la formalità che può esserci nella fruizione. Attraverso il movimento e accogliendo la creatività che si presenta possiamo avanzare in un processo collettivo (fra musicisti e pubblico) che ci apre.


Angelica Mobile Galleria San Francesco is the ‘space’ of Angelica’s twelfth edition, whose design, which has been constantly changing since its birth, after having repeatedly faced the problems inherent the form in music, and to its packaging and consumption, now will confront its own ‘festival form’, trying to find yet another meaning in movement. An imaginary space, imagined, invented, which is (also) the result of a long ‘meditation’ with Tristan Honsinger, sparked by discussions and by existential crises, and above all by reflections and considerations concerning the state of music. Angelica presents Tristan Honsinger’s new work, libretto by Ermanno Cavazzoni: Galleria San Francesco, a mobile opera. It’s an opera that changes and transforms the traditional form of a festival, which offers the audience other models, other possibilities, of fruition – the context changes, the way in which the music is presented, its structure; space and time take on a fundamental role; concerts which contain other concerts, ‘windows’ that open and close, within the opera’s narration. Angelica, even ‘transformed into an opera’, conserves its international music festival typology; a program giving a panorama of expressions, for the artistic and geographic origins of its guests, with close attention to their possibilities of interacting in, and by expansion of, the operatic dimension. A project, process, born in Bologna and involving a part of the community, more or less scattered today, of musicians ‘tied’ to the story of the musical life of this city. After years, here, together again in an unreleased formation. Tristan is an explorer, seeking out a musical theater that excludes theater as a form, to bring it closer to music, closer to a necessary naturalness, that is not part of recitation as such, but has to do with seeking to be, showing fragility as strength through expression. Giving life to that which is hidden, to overturn the formality that lives among things, including the formality that can exist in fruition. Through movement and receiving the creativity that is presented, we may go forward in a collective process (between musicians and audience) that will open up before us. In the structure of the opera, each thing follows a different set of rules; the roles (of the creator and of the audience at the

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Nella struttura dell'opera ogni cosa ha un insieme diverso di regole; i ruoli (chi crea e il pubblico che riceve) assumono un altro valore; un'altra etica entra nel gioco della costruzione e decostruzione, fondamentale in un processo che mostra la necessità di fare, nel tempo, cosa dobbiamo fare; lo spazio ci trasmette i limiti e le possibilità, perchè possiede i segreti per cambiare. Lo spazio diventa il messaggero di una processione frammentata. Tutti quelli coinvolti nel processo (musicisti, 'figure', tecnici luce, macchinisti...), pur subordinati all'idea centrale, a questa processione frammentata che dinamicizza l'ambiente, seguono una sorta di costellazione terrestre (geografia delle narrazioni); essi sono alla scoperta dello spazio, delle possibilità che può offrire, leggendo le sue esigenze, scegliendo 'liberamente' in quale punto della costellazione muoversi. La costellazione terrestre è costituita da una serie di 'ambienti' (bar, biblioteca, barca, bosco, bagno turco, zoo) creati nello spazio. Tra un ambiente e l'altro dei 'ponti' (paradiso, tempesta, incidente, siesta, discussione) di collegamento. La narrazione di 3 storie, o 'fili narrativi' (il libretto di Ermanno Cavazzoni: Storia del tricheco; Storia sentimentale; Elementi della natura), permette di procedere attraverso ciascun 'ambiente' (6) e 'ponte' (5), nella rappresentazione di 33 scene, che sono il risultato del passaggio delle 3 storie in in quei luoghi o situazioni. La prima storia potrebbe cominciare nella biblioteca e continuare negli altri ambienti secondo un ordine da stabilire; la seconda storia nel bar e proseguire con un ordine diverso rispetto alla prima; la terza storia dal bagno turco e continuare il suo proprio percorso... Il 'gruppo' (cast), diviso in 'piccoli' gruppi, narra le storie. Ogni piccolo gruppo è formato da una combinazione diversa di persone del cast. Una storia viene raccontata da un gruppo e quando la trama, l'intreccio, si sviluppa, cambia, ne entra in gioco un altro. Sulla base delle caratteristiche della trama, l'interpretazione è 'astratta' (una tempesta rappresentata con la danza) o 'concreta' (una conversazione al bagno turco; una canzone) la storia. Le 'stesse' modalità si 'ripetono' nelle altre due storie. Naturalmente questa processione frammentata, che è anche il risultato della narrazione delle storie, crea un ibrido, che nasce anche dalle coincidenze del caso, in quanto potrebbe esserci un incontro di tutte le tre storie in uno di questi ambienti, creando quindi una nuova e unica storia che si aggiunge alle altre, ogni volta diversa. La narrazione dà luogo a un susseguirsi di azioni/movimenti/viaggi che si intrecciano formando questa processione frammentata: lo spazio, nel suo essere non solo spazio fisico, orienta il cast e/o i piccoli gruppi, come anche le storie che offriranno di volta in volta possibilità di scelta diverse: un'infinità di interpretazioni possibili. Attraverso le composizioni, le improvvisazioni e la presenza di 'elementi estranei' nell'interpretazione del 'tutto', sarà possibile, con tutti i rischi del caso, trovare una 'nuova dimensione', durante l'esecuzione stessa, rispetto a quella prevista.

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Ogni sera per i sei giorni di festival, l'opera, in continua variazione, sarà abitata, con combinazioni e risultati diversi, da musicisti e figure stabili con 'contaminazioni' di interventi musicali autonomi e non (ospiti 'inconsapevoli' e consapevoli), realizzati da musicisti ospiti che, oltre a modificare la struttura complessiva, potranno interagire ma anche presentare il loro lavoro come sarebbe stato a un 'normale' festival, qui si troveranno in un altro contesto, che non conoscono se non nella teoria. Ogni pomeriggio si cercherà 'una comunicazione' con loro, per la rappresentazione serale. Essi daranno la possibilità di stimolare, come di mettere in dubbio, la fragilità e la stabilità di questa struttura. Una mappa, segreta, che ora nessuno conosce, si svelerà, troverà, alla fine del processo, in quanto la mobilità dell'opera e la creatività di tutti quelli coinvolti aggiungeranno 'elementi' che trasformeranno e porteranno altrove quella che è l'idea centrale di Galleria San Francesco: l''ensemble dell'opera' e il pubblico la scopriranno insieme, alla fine del festival. Oscillando tra la necessità di vedere 'il tutto' (la 'verità'?) o di essere veramente illusi, non dallo spazio, ma da quanto riusciamo


receiving) take on another value; different ethics come into the game of construction and deconstruction, basic to a process that shows the necessity of doing, in time, what we have to do; space conveys our limits to us and the possibilities, because it holds the secrets of change. Space becomes the messenger of a fragmented procession. All those involved in the process (musicians, ‘figures’, light techs, stagehands…), although secondary to the main idea, to this fragmented procession that enlivens the atmosphere, follow a sort of terrestrial constellation (the geography of the narrations), they are exploring space, and the possibilities it can offer, reading its needs, ‘freely’ choosing where to move within the constellation. The terrestrial constellation is made up of a series of ‘settings’ (bar, library boat, woods, turkish bath, zoo) created in space. ‘Bridges’ (paradise, a storm, an accident, a siesta, a conversation) of connection. The narration of 3 stories, or ‘storylines’ (Ermanno Cavazzoni’s libretto: The Story of the Walrus; a Sentimental Story; Elements of Nature), allow us to proceed through each ‘setting’ (6) and ‘bridge’ (5), represented in 33 scenes, resulting from the three stories’ traversing these places and situations. The ‘group’ (cast), broken up into ‘little’ groups, tells the stories. Each small group is made up of a different set of characters from the cast. A story is told by one group and when the story, the plot, develops, changes, another group comes into play. According to the type of plot, interpretation may be ‘abstract’ (a storm is represented by a dance) or ‘concrete’ (a conversation takes place in the turkish baths; a song). The ‘same’ modalities are used for the other two stories. Naturally this fragmented procession, which is a result of the narration of the stories, creates a hybrid, which also arises from related coincidences, as far as all the stories could meet one another in any one setting, thereby creating a whole new and unique story in addition to the others, different each time. The narration gives rise to a succession of actions/movements/journeys that weave in and out giving life to the fragmented procession: space, in its going beyond physical space, directs the cast and/or small groups, as it does the stories that offer, each time, the possibility of different choices: an infinity of possible interpretations. Through the compositions, improvisations, and the presence of ‘foreign elements’ in interpreting the ‘whole’, it will be possible, accepting all inherent risks, to find a ‘new dimension’, during the performance itself, different from the expected one.

In all of the festival’s six evenings, the continually changing opera, will be inhabited, with different combinations and results, by musicians and set figures and their ‘contaminations’ of autonomous, and not autonomous, interventions (‘unwitting’ and knowing guests), executed by guest musicians who, beyond modifying the overall structure, will be able to interact and also present their work as they would have at a ‘normal’ festival, who will find themselves in a different setting, one that they know only in theory. The afternoons will be dedicated to seeking to ‘communicate’, something that will spill over into the evening’s performance. They will allow for the possibility of stimulating, and also doubt, the fragility and stability of the structure. A map, a secret one, that no one knows now, will be revealed, discovered, at the end of the process, in so far as the mobility of the opera and the creativity of all involved will add ‘elements’ that will transform and will take the fundamental idea of Galleria San Francesco elsewhere: the performers and the audience will find it together, at the end of the festival. Wavering between the need of seeing ‘all’ (the ‘truth’?) or of being truly deceived, not by space, but by how much we are able to transcend space and time, we are ‘obliged’ to regain the spontaneity we need. (And if it were fake, that it be really fake).

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a trascendere spazio e tempo, siamo come 'costretti' a riprenderci quella spontaneità di cui abbiamo bisogno. (E se fosse finto che sia veramente finto). Senza regia, se non quella diretta dallo spazio, dalle energie del momento. Proponendo, se possibile, 'armonia delle diversità'. In assenza di armonia, comunque, 'stato delle diversità'. Non riesco a pensare alla musica solo come un divertimento o momento di consumo, certo è anche questo, ma a volte ci si dimentica che riguarda la vita, l'essere che la crea, la sua evoluzione e quella di tutti. Non riesco a vedere la vita di qualcuno come qualcosa di 'privato', è sempre parte dell'insieme. Soli ma insieme. Chi 'presenta' musica dovrebbe cercare di trasmettere a chi la fruisce, a chi è 'lontano' dalla musica, che non si tratta solo di estetica, ma anche di altro. Angelica ha cercato e cerca di mostrare questo 'processo', nel suo incessante movimento e inquietudine.

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Oguno per le esperienze che ha vissuto porta qualcosa che un altro non ha (o ha 'dimenticato', o può ritrovare), se siamo aperti allo scambio si vede. Una capra statua! Due corvi osservano incantati una gabbia d'oro piena di uccelli che cantano. Una tempesta di fiori si avvicina. Corale di vocali.Timide trombe. Riso. Nessuno è al suo posto o tutti sono veramente al loro. Galleria San Francesco, opera mobile, sentiero dello spazio, messaggero di una processione frammentata dove la costellazione terrestre è il percorso. Angelica trasforma la sua 'forma festival' per poi ritornare alla sua classicità. Caleidoscopica, luminosa nel suo essere mobile, disorientando e/o riorientando il gusto e la visione. ("Un Pensiero che forma. Una Forma che pensa."). "Il principio di tutte le cose sta ancora nell'al di là, sotto forma di idee che devono ancora diventare reali". "Le nuvole passano e la pioggia compie la propria opera, e tutti i singoli esseri fluiscono nelle loro forme"

M'aria respira. Il santo si estende. Rivolgiti. Qui torniamo a terra guardando quel cielo che ci accompagna. Ognuno il suo, di tutti. Massimo Simonini


Without direction, if not that given by the space, by the energies present. Proposing, if possible, a ‘harmony of the diversity.’ And, in any case, in the absence of harmony, a ‘ state of the diversity.’ I can’t think of music only as entertainment or as a moment for consumption, it is certainly these things too, but sometimes we forget that music has to do with life, with the person who created it, with that person’s evolution and that of others. I can’t conceive of someone’s life as something ‘private,’ it is always a part of the whole. Alone but together. Those who ‘present’ music should try to communicate to those who receive it, to whom is ‘far away’ from music, that it isn’t only about aesthetics, but concerns other things too. Angelica has tried and still tries to reveal this ‘process’, in its incessant movement and unrest.

Each person because of his own experiences can offer something another doesn’t have (or has ‘forgotten’, or can find again), if we are open to exchange is left to be seen. A goat statue! Two crows observe enchanted a golden cage full of singing birds. A flower storm is approaching. A vowel chorale.Timid trumpets. Laughter. Rice! No one is at his place or they all are. Galleria San Francesco, opera mobile, path of space, messenger of a fragmented procession in which the terrestrial constellation is the route. Angelica transforms it's festival form to then return to its classicity. Kaleidoscopic, luminous in its being mobile, disorientating and/or reorientating taste & vision. ("A Thought that forms. A Form that thinks."). "The principle of all things is still hereafter under form of ideas that still have to become real." "The clouds pass and the rain performs its own work, and each and every being flows in its own form." M’aria (appears and) breathes. The saint extends. Turn. Here we return to earth looking at the sky that accompanies us. Each one his own, everyone’s. Massimo Simonini

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Svegli e vigili

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Viviamo in tempi di attrazione e distrazione, in cui non c’è più motivo di sforzarsi di ispirare meraviglia o incutere timore. Quindi sollevare la convenzione teatrale e mostrare al pubblico come si strutturano e destrutturano le cose è forse un modo alternativo per arrivare ad un nuovo coinvolgimento degli esecutori e della platea. Partire da uno spazio vuoto per costruire lo spettacolo sembra essere una risposta, oppure la domanda, che dà il via alla telepatia collettiva.Tale esplorazione si traduce in un’opera mobile che viene strategicamente montata basandosi su scene che appaiono e scompaiono in risposta alla lettura dello spazio, incuranti delle conseguenze. L’introduzione del mistero complica la narrazione, la quale implica una certa prevedibilità che viene avvertita dal lettore. Quando si tolgono le conseguenze, la storia diventa misteriosa, non più prevedibile e tale inconseguenza richiede una nuova comprensione della trama. Il gioco tra gli esecutori si fa associativo, un principio fondamentale dell’improvvisazione. Quando manca un ordine prestabilito, gli esecutori e il pubblico collaborano nella ricerca di ciò che accadrà. Spero che questo evento servirà a tenervi svegli e vigili. Tristan Honsinger


Everyone on their toes Living in a time of attraction and distraction there seems to be no reason anymore to force attention for the sake of awe. So to lift the theater convention from the public eye and show how things are constructed and deconstructed is possibly a way to another involvement with the performers and public. Using an empty space as a start in building a performance seems to be an answer or a question to the beginning of a collective telepathy.This exploration is in the form of a mobile opera that is strategically constructed of scenes that appear and disappear according to the reading of the space without concern for consequence. To present mystery has complications in storytelling. Narrative implies a certain predictability that the reader catches. If you take away the consequence of narrative, the story becomes mysterious and unpredictable and this inconsequence demands another way of understanding the plot.The game amongst the performers becomes associative, which is a basic principle for improvisers. When there is no set order the performers and public become colleagues in the persuit of what comes next. I hope this event will keep everyone on their toes. Tristan Honsinger

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16 Pierangelo Galantino contrabbasso

Aleks Kolkowski violino, figura

Erica Scherl violino

Lullo Mosso contrabbasso, figura

Riccardo Pittau tromba

Enrico Sartori clarinetto, sax alto

Kathleen Delaney danza, figura

Carolina Talon Samperi figura, voce

Sabina Meyer voce, figura

Cristina Zavalloni voce, figura

Lauro Rossi trombone

Edoardo Marraffa sax tenore, sax alto

Olivia Bignardi sax alto, clarinetto clarinettobaso

Marie Goyette figura

Vincenzo Vasi voce, figura

Cristina Vetrone voce, figura

Ensemble Opera


Massimo Simonini ideazione

Francesco Carta Paolo Liaci luci

Gayla Freed immagini

Jochem Hartz scenografia, figura

Mirko Sabatini batteria

Fabrizio Puglisi pianoforte

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Tristan Honsinger ideazione, composizione violoncello, figura

Ermanno Cavazzoni testi (libretto)

Lidia Kolovrat costumi

Ilaria Honsinger scenografia, figura

Fabrizio 'Abi' Rota elettronica, ordinamento del suono

Christian Calcagnile percussioni

Franca Pampaloni fisarmonica


prima assoluta # prima italiana

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concerti


LUNEDI13

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SAXOPHON-ACTOR

Dietmar Diesner

sax soprano

(Germania)

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Dietmar Diesner fa concerti in solo dal 1981; con il passare del tempo si sono trasformati in vere e proprie performance, con l’introduzione di gesti, mimica, teatro: marce regali fuori dagli schemi strategici, battaglie improbabili, pause improvvise, pace energetica. L'uso della 'sua' particolare tecnica di respirazione circolare gli consente un movimento che sorprende per il contrasto con la continuità del suono. Saxophon-actor è 'quasi' coreografia, confonde per il suo carattere e suono così personale: è un sax? Interpreta ed improvvisa, anche a seconda delle reazioni del pubblico e attraverso il "senso per lo spazio" ogni tanto varia la struttura delle sue composizioni.


Dietmar Diesner has been giving solo concerts since 1981. Over the years he has incorporated gestures, mime and other theatrical elements into his concerts turning them into actual stage productions: royal marches outlying strategic bounds, unlikely battles, sudden pauses, energetic peace. Using “his” special technique of circular breathing allows him a type of movement that surprises the audience when it clashes with the continuity of sound. Saxophon-actor “almost” becomes a choreography, confusing us by its so personal nature and sound : is it a sax? Dietmar performs and improvises, even in response to the audience’s reactions, and he sometimes changes the structure of his pieces by virture of his own particular “sense of space.”

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LUNEDI13

PORTRAIT IN SHELLAC

Aleksander Kolkowski violino Stroh (Horn Violin, 1899) Violinophone (Horn Violin c.1926) Grammofoni (original, c.1908 & c.1920)

(Berlin/London)

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Nel suo ultimo lavoro, il violinista e compositore, Aleks Kolkowski utilizza strumenti musicali dell’era pre-elettronica della registrazione e riproduzione del suono, per creare nuova musica.Violini con trombe applicate, grammofoni e, soprattutto, i rumori provenienti dalle superfici e dai solchi di coda dei dischi a 78 giri sono uniti per creare una musica meccanico/acustica che talvolta ricorda l’antica musique concrète, ma che viene ora prodotta in base ad una prospettiva del tutto contemporanea.

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Portrait in Shellac è, almeno in parte, una reazione diretta al modo di fare musica della nostra impersonale era digitale. Al posto di un computer portatile, di altoparlanti e di un midi-violino elettrico, al pubblico verranno presentati grammofoni antichi a manovella e un violino Stroh, gli antesignani di una nuova era tecnologica della registrazione del suono. Entrambi vengono utilizzati per la creazione di un mondo sonoro che ricorda il suono creato dalle macchine, dalla musica elettronica e dalla musique concrète. Inoltre, sono utilizzati per destrutturare le stesse associazioni musicali da loro evocate. Quella che una volta rappresentava la tecnologia musicale ultra-moderna del diciannovesimo secolo, che si serviva di trombe e di diaframmi per ricevere e trasmettere il suono, viene resuscitata nella produzione di una musica inequivocabilmente attuale. Nel fare questo, lo spirito dell’era della riproduzione meccanica e l’influenza degli sviluppi musicali del dopoguerra sono sintetizzati in una convergenza di uomo e macchina, una condizione così chiaramente esemplificata dall’invenzione della registrazione meccanica del suono. La performance in solo cerca di ricreare le meraviglie della riproduzione acustica del suono, identificandosi contemporaneamente con gli effetti distorcenti della musica riprodotta artificialmente. Aleks Kolkowsk


In his latest work, violinist and composer Aleks Kolkowski uses historical instruments from the pre-electronic era of sound recording and reproduction to create new music. Horned violins, gramophones and in particular, the surface noises and end grooves from 78 rpm shellac discs, are combined in a mechanical-acoustic music that is sometimes reminiscent of early musique concrète, but made with a wholly contemporary outlook. Portrait in Shellac is partly a direct response to music-making in our disembodied digital age. Instead of a lap top computer, loud-speakers and an electric midi-violin, we have antiquated wind-up horn gramophones and a Stroh violin from the early days of music recording technology. Both are used to construct a sound-world evocative of the sound of machines, of electronic music and musique concrète. Moreover, they are used to deconstruct the musical associations they evoke.The once ultramodern musical technologies of the late 19th century, which relied on horns and diaphragms to receive and transmit sound, are resurrected to produce a music unambiguously of today. And in doing so, the spirit of the age of mechanical reproduction and the influence of modern, post-war musical developments are synthesised in a convergence of man and machine, a condition itself so clearly exemplified by the invention of mechanical sound recording.This Solo performance attempts to recreate the wonder of acoustic musical reproduction, at the same time strongly empathising the essentially distorting effect of all artificially produced music. Aleks Kolkowski

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PORTRAIT IN SHELLAC Grammofono Realizzato da Emile Berliner nel 1887. Uno strumento meccanico per la riproduzione del suono con una cassa di risonanza incorporata, per l’ascolto dei dischi di lacca (al contrario del fonografo che utilizza un rullo). (liberamente tradotto dal Lexicon der Musik Instrumente – Baines)

Violino Stroh Il violino Stroh si distingue per la presenza di una grande tromba in alluminio e di un sistema di amplificazione “diaframmatico” usati per rimpiazzare la cassa armonica “naturale” e l’anima del violino convenzionale. Fu inventato a Londra da John Matthias Augustus nel 1899 su richiesta dell’industria discografica per ovviare al problema della insufficiente direzionalità degli strumenti ad arco. Lo Stroh si basa sugli stessi principi del grammofono: la cassa armonica e la tromba.Veniva diffusamente utilizzato dalle case discografiche dell’era pre-elettronica; è stato prodotto a Londra fino al 1942. (AK)

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Violinophone Prodotto da Wilhelm Paesold a Berlino nel 1926 circa. In un violino convenzionale viene utilizzata una cassa armonica di grammofono per amplificare il suono prodotto dalla vibrazione delle corde tese su un ponticello metallico. È collegato ad una tromba esterna che si appoggia sulla spalla destra dell’esecutore tramite una tubazione interna. Lo strumento fu inventato per essere suonato nelle orchestre da ballo e per la musica di intrattenimento degli anni venti. (AK)


Gramophone Invented by Emile Berliner in 1887. A mechanical acoustic sound reproducing instrument fitted with a sound box, designed for the playing of shellac disks (as opposed to the phonograph which operates a cylinder). (Lexicon der Musik Instrumente - Baines)

Stroh Violin The Stroh violin is distinguished by its large aluminium horn and diaphragm amplification system that replaces the hollow body and sound post of a conventional violin. It was invented by John Matthias Augustus Stroh in London - 1899, for the early horn gramophone and phonograph recording industry as normal stringed instruments were insufficiently directional. The Stroh’s construction is based on the same principle as the sound box and horn of a gramophone. It was widely used in the pre-electronic recording studios and continued to be manufactured in London until 1942. (AK)

Violinophone Manufactured by Wilhelm Paesold in Berlin c.1926. A commercial gramophone sound box is built into the body of a conventional violin to amplify the strings via a metal bridge. Internal tubing connects it to a large horn that winds around, and rests on the player’s right shoulder.This Instrument was developed for dance bands and entertainment music of the 1920’s. (AK)

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MARTEDI14

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HI-LO EYEHULL

Olivia Block

oggetti trovati in natura, elettronica

(Stati Uniti)

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Oggetti organici manipolati e materiale raccolto su campo e registrato verranno mixati dal vivo per evidenziare le possibilità piÚ sottili e scultorie del suono e della musica, e per rivelare il contrasto e il dramma tra realtà opposte: suono/silenzio, organico/fenomeni elettronici, il suono registrato/il suono generato dal vivo. Tessiture amorfe verranno generate da superfici ingrandite dall’amplificazione di erba e foglie secche, di sassolini, e di altri piccoli oggetti naturali. Suoni naturali e elettronici, delicati e abrasivi, si susseguiranno continuamente nel silenzio dello spazio, spostandosi per la stanza per mezzo degli altoparlanti che verranno posizionati in ogni angolo, creando un contesto sonoro vivo.


Manipulated organic objects and prerecorded field material will be mixed live to create a performance which emphasizes the subtle and sculptural possibilities of sound and music and reveals inherent elements of contrast and drama between sound /silence, organic/electronic phenomena, previously recorded sound/sound produced live. Amorphous textures will be produced from the magnified surfaces of amplified dried leaves and grass, pebbles, and other small natural artifacts. Delicate and abrasive natural and electronic sounds will move in and out of focus throughout the silence of the space, moving around the room through speakers in each corner, creating a living aural atmosphere. 27


MARTEDI14

NOCH EINMAL, AN ORPHEUS

Margareth Kammerer

voce, chitarra elettrica

(Bolzano/Berlino)

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...i testi delle mie canzoni non li scrivo sempre io, anzi preferisco usare testi giá esistenti: poesie o estratti da poesie o estratti da un´altra forma letteraria, e spesso il testo di una canzone è un misto tra un mio testo e quello di un poeta. Guardando i testi che scelgo, sto scoprendo che per le canzoni preferisco testi a) dove le parole provocano una sensazione immediata, fisica e/o emozionale, senza raccontare una storia. b) dove la storia è assurda e surreale, ma la cosa piú importante naturalmente è che il testo sia poesia. Faccio un esempio: la canzone "willow...c´est que j´aime" è partita trovando un paio di accordi, e cantando sempre "willow of my dreams". Non sapevo cosa potesse significare "willow", ma mi piaceva la sensazione che avevo cantando questa parola, e le parole "of my dreams" stavano bene con la melodia. Dopo un po’ di giorni ho guardato in un dizionario e ho visto, significa salice...o.k. ho pensato, questo va bene. Cosí ho continuato a cantarla, aggiungendo poi una frase di Antonin Artaud che mi piace sempre molto: "je n´aime pas les fraises, c´est que j´aime, c’est le goût des fraises dans les fraises". Ovvero "non amo le fragole, quello che amo è il gusto delle fragole dentro le fragole". Non so cosa Artaud vuole dire, ma mi provoca qualcosa, mi apre una nuova prospettiva sulle cose. 28

Programma "crow", di Ted Hughes .1 "willow...c' est que j' aime", di A. Artaud e M. Kammerer .2 "high" di S.T. Coleridge e M. Kammerer .3 "blues or open his head, baby" di E.E. Cummings .4 "somewhere i have never travelled", di E.E.Cummings .5 . "where is..." di M.Kammerer .6 "cool day cool night" di Ted Hughes e M. Kammerer .7


… I don’t always write the lyrics for my songs, I actually prefer using existing verses: poems or parts of poems, or words taken from other literary texts; often the lyrics for my songs are a mix between my own words and those of a known poet. As I look at the verses I choose, I realize that I actually prefer lyrics that a) immediately arouse a sensation, physical and/or emotional, without necessarily telling a story; or b) tell an absurd and surreal story so long as it’s in a poetical form. Take the song “willow...c' est que j' aime" for example, it grew from a couple of chords and repeatedly singing “willow of my dreams.” I had no idea what “willow” meant, I just liked what I felt when I sang the word, and the words “of my dreams” felt good with the tune. A few days later, I looked the word “willow” up in the dictionary and found out what it meant and thought, “OK, it fits.” So I kept singing it, and then added a verse of Antonin Artaud that I’ve always been fond of, “"je n´aime pas les fraises, c´est que j´aime, c’est le goût des fraises dans les fraises" which means “I don’t love strawberries, what I love is the strawberry flavor in strawberries.” I don’t quite understand what Artaud is talking about, but it stirs something in me, and allows me to look upon things from a different perspective. Program 1. "crow", by Ted Hughes 2. "willow...c' est que j' aime", by A.Artaud and M.Kammerer 3. "high" by S.T. Coleridge and M.Kammerer 4. "blues or open his head, baby" by E.E.Cummings 5. "somewhere i have never travelled", by E.E.Cummings 6. "where is..." by M.Kammerer 7. "cool day cool night" by Ted Hughes and M.Kammerer

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NOCH EINMAL, AN ORPHEUS

(Ancora una Volta, un Orfeo) titolo di una poesia di George Bradley

3 High di Samuel Taylor Coleridge/Margareth Kammerer

1 Crow di Ted Hughes (titolo originale "Glimpse") "O leaves," Crow sang, trembling, "O leaves - " The touch of a leaf´s edge at his throat Guillotined further comment. Nevertheless Speechless he continued to stare at the leaves Through the god´s head instantly substituted.

30 2 Willow…c´est que j´aime di Antonin Artaud/ Margareth Kammerer

Her lips were red, her looks were free Her locks were yellow as gold, her skin was as white as leprosy The nightmare life in death was she who thicks man´s blood with cold. The souls did from their bodies fly, They fled to bliss or woe And all the souls, they passed me by, like the whizz of my crossbow. High, so high… Alone, alone, all all alone, Alone on the wide wide sea And never a saint took pity on my soul in agonie. And all the man so beautyfull, and they all dead did lie And thousend thousend slimy things lived on and so did I. High, so high… Fly brother fly, more high, more more high Or the ship will be belated For slow and slow the ship will go When his trance is deleted. High, so high…

Willow of my dreams, Je n´aime pas les fraises, c´est que j´aime c´est le gout des fraises dans les fraises.


4 Blues or Open his head baby di E.E. Cummings open his head, baby & you´ll find a heart in it (cracked) open that heart, mabel & you´ll find a bed in it (fact) open this bed, sibyl & you´ll find a tart in it (wed) open the tart, lady & you´ll find his mind in it (dead)

5 Somewhere I have never travelled

7 Cool day cool night

di E.E. Cummings

di Ted Hughes/Margareth Kammerer

Somewhere I have never travelled, gladly beyond any experience, your eyes have their silence: in your most frail gesture are things which enclose me, or which I cannot touch because they are too near. Your slightest look easily will unclose me though I have closed myself as fingers, you open always petal by petal myself as Spring opens (touching skilfully, mysteriously) her first rose or if your wish be to close me, I and my life will shut very beautyfully, suddenly, as when the heart of this flower imagines the snow carefully everywhere descending; nothing which we are to perceive in this world equals the power of your intense fragility: whose texture compels me with the colour of its countries, rendering death and forever with each breathing. (I do not know what it is about you that closes and opens; only something in me understands the voice of your eyes is deeper than all roses) nobody, not even the rain, has such small hands.

Cool day cool night There is a nowhere that we will see, all after all, This kingdom is an empty place, reign over silence Hands, chest and arms and legs, they all vanish. Cool day cool night And day comes after day Eyes and faces evaporate Without a goodbye they vanish. Cool day cool night

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MERCOLEDI15

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SPEECHWATER

Hester Boverhuis voce, +Cristin Wildbolz contrabasso +Riccardo Massari Spiritini giradischi (Olanda, Svizzera, Italia) *

SPEECHWATER è musica improvvisata e poesia con un tocco di teatro e azione. Il trio è formato da Cristin Wildbolz, contrabbasso, Hester Boverhuis, voce, e Riccardo Massari Spiritini, giradischi. La voce è usata per produrre suono, per declamare testi assurdi in modo teatrale o per ripetere poesia esistente o propria (nonsense) alternando fra il parlare e il cantare. La tecnica non convenzionale, i suoni e le linee del contrabbasso e i penetranti, e a un tempo contrastanti, paesaggi sonori dei giradischi evocheranno magnifiche miniature e arguti racconti. "Qui non accadono né quella bravura né quella intenzione artistica che vengono spesso comunicati con esperimenti come questo".


SPEECHWATER is improvised music and poetry with a touch of theatre and movement. The trio is formed by Cristin Wildbolz, double bass, Hester Boverhuis, voice, and Riccardo Massari Spiritini, turntables. The voice is used to produce sound, to declaim absurd text in a theatrical way or to reproduce existing or own (nonsense) poetry alternating between speech and singing. The unconventional technique, sounds and lines of the double bass and the subtile, at times contrasting, soundscapes of the turntables will evoke beautiful miniatures and canny narratives. "Showmanship and would-be art-minded behaviour one often comes across in experiments like this one do not occur."

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MERCOLEDI15

BAHN UND BOOT

° Sven-Ake Johansson

voce, +Sten

Sandell

pianoforte

(Svezia, Germania)

*

In “Bahn und Boot”, i due artisti del suono traducono la loro esperienza di viaggio, vissuta seguendo sentieri di montagna e attraversando ampie vallate fino al mare, in cinque poemi musicali per voce e pianoforte. In questi poemi, l’insieme di suoni ba-bo-ba, ba-bo, bo-ba-bo! fungono da fonti d’ispirazione. “Bahn und Boot” ricorda le vie tradizionali che collegano la Danimarca, la Germania e la Polonia con la Svezia, la terra natìa degli artisti.

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cinque ‘poemi musicali’ Winkelverstellbare propellerkonstruktionen - 1 der heimatbahnhof - 2 schuh und handschuh-fabrikation - 3 bahn und boot mit blinder passagier - 4 1,435 (one point four three five) - 5


In “Bahn und Boot”, the two sound artists translate their experiences of journeying along routes through mountains and valleys to the sea, into five musical poems for voice and piano. In these poems, the syllables ba-bo-ba, ba-bo, bo-ba-bo! serve as a kind of wellspring of inspiration. “Bahn und Boot” recalls the traditional travel routes connecting Denmark, Germany, and Poland, with Sweden, the artists’ land of birth. Five ‘musical poems’ 1 - Winkelverstellbare propellerkonstruktionen 2 - der heimatbahnhof 3 - schuh und handschuh-fabrikation 4 - bahn und boot mit blinder passagier 5 - 1,435 (one point four three five)

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GIOVEDI16 Peter Brötzmann

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sax alto e tenore, clarinetto, tarogato

+Hamid Drake

batteria, percussioni

(Germania, Stati Uniti)

*

Circa tredici anni fa, dopo un soggiorno a New York, andai a Chicago per tenere un concerto al “"Southend Music Works" con il pianista – della ex Germania dell’Est - Uli Gumbert. Uli non potè lasciare il suo paese e dovetti cercare un musicista di Chicago col quale suonare. I miei amici newyorchesi mi diedero il nome di un percussionista, Hamid Drake, che allora stava lavorando con il gruppo danese New Jungle Orchestra e con l’ultima band di Don Cherry. Hamid accettò di lavorare con me quella sera. Sto parlando di un concerto, senza interruzioni, di due ore. La prima fila era tutta occupata da musicisti giamaicani con i quali Hamid avrebbe dovuto suonare più tardi quella notte. Terminato il concerto andammo in un bar lì vicino, dove Hamid si unì ad un gruppo heavy-metal. Fu sufficiente quella notte per capire un po’ che razza di pazzoide fosse Hamid, si adattava perfettamente all’elenco dei miei collaboratori di lunga data quali Sven-Ake Johansson, Han Bennink, Louis Moholo, Andrew Cyrille e tanti altri. Da allora, Hamid entrò a far parte di quasi tutti i miei gruppi, dal duo al Chicago Tentet. Peter Brötzmann


About 13 years ago after a stay in N.Y.C. I had to go to Chicago to play a concert at the "Southend Music Works" with - at that time still GDR pianist - Uli Gumpert. Uli was not allowed to leave the country and I had to look around for some Chicagoan to play with. My N.Y.C. friends mentionned a drummer - name: Hamid Drake - working at that time with the Danish "New Jungle Orchestra " and the late Don Cherry Band. Hamid agreed to join me that night.This was a two hours non-stop concert. The first row in the hall was coccupied by a bunch of Jamaician musicians Hamid was supposed to play with later on in the night. After this was done we went around the corner to a bar where Hamid was sitting in with a heavy-metal band. After that night I got a little impression of what kind of maniac Hamid is, fitting quite well in the line of my long-time associates like Sven-Ake Johansson, Han Bennink, Louis Moholo, Andrew Cyrille and a lot more. Since that time Hamid is a member of most of my bands from the DUO to the Chicago Tentet. Peter Brรถtzmann

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VENERDI17

SOLO SONGS

Misha Mengelberg

pianoforte, voce

(Kiev/Olanda)

#

Difficile dimenticare come canta (e suona!) Misha: al Museo d'Arte Moderna di Amsterdam, durante un concerto con l'ICP (Instant Composer Pool), mentre eseguivano, "Salta, oh il romanticismo della lepre", una sua 'vecchia canzone', si alzò in piedi, lasciando il pianoforte, e rivolto verso il pubblico iniziò a cantare, inaspettatamente; era molto vicino, e la sua voce non era quella di un cantante, era la voce del vissuto, dell'esperienza, di chi diventa cantante senza volerlo, ma semplicemente perché accade. D'improvvisazione, ritrovamenti di pezzi di storia e inediti, è composto questa sorta di recital per Angelica; un viaggio nella memoria, più legato alla canzone, alle song. Canta, oh il romanticismo di Misha. 38

SABATO18

Carta Bianca / Misha Mengelberg

pianoforte, voce

(Kiev/Olanda)


It’s not easy to forget how Misha sings (and plays!): Amsterdam’s Museum of Modern Art, during a concert with Instant Composer Pool, while they were performing an ‘old tune,’ “Leap, oh the romanticism of the hare,” without amplification, Misha stood up, walked away from the piano, turned to look at the audience and started singing, unexpectedly; his voice carried, and it was not that of a singer, it was the voice of life itself, of life’s experiences, of one who unwittingly becomes a singer, simply because it just happens. His “recital” for Angelica is made up of improvisation and the rediscovery of unpublished pieces and compositions from the past; a journey into memory, linked to song. Sing, oh the romanticism of Misha. 39


VENERDI17

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STONE FLOWER

Marie Goyette campionamenti +Aleks Kolkowski violino stroh, grammofono (Canada, Germania/Inghilterra) #

Da un paio d’anni, Aleks e Marie si incontrano e parlano di Il racconto del fiore di pietra di Serghej Prokofiev. Marie vuole farlo a pezzi e Aleks vuole cantarlo con il suo violino stroh. Solo chiacchiere, senza conseguenze. Ciascuno di essi ama la compagnia dell’altro, così si incontrano spesso. E quando esauriscono un argomento di conversazione, ritornano a Il racconto del fiore di pietra. Oh, essi parlano anche di altri lavori del compositore, ma per qualche ragione Il racconto del fiore di pietra li ha stregati. Questo duetto è un prolungamento delle loro conversazioni e si occupa certamente del balletto di Prokofiev. La partitura per il balletto Il racconto del fiore di pietra (1948-50) è la più disconosciuta e monumentale degli ultimi lavori di Prokofiev. È basata sulla raccolta di racconti popolari e fiabe intitolata Lo scrigno di malachite di Pavel Bazhov, che data dagli anni ‘30, e include racconti come La regina della montagna di rame e Il re della montagna di cristallo. Questi racconti furono scritti al tempo della massiccia industrializzazione degli Urali che ebbe come conseguenza un enorme sconvolgimento dell’ambiente naturale. Insieme il libro e il balletto possono essere interpretati sia come una critica di quelle ideologie del lavoro che puntellavano i progetti agricoli e industriali su grande scala di Stalin, sia come una espressione della cultura delle antiche tradizioni e del misticismo russo. La partitura di Prokofiev è piena di autoriferimenti musicali, omaggi ad altri compositori e stili ed è un capolavoro di neoclassicismo kitsch. Come tale, è un favoloso compendio musicale, un ricco scrigno dal quale i due musicisti saccheggiano con zelo.


Since a couple of years now, Aleks and Marie meet and discuss The Stone Flower by Sergei Prokofiev. Marie wants to chop it all up and Aleks wants to sing it with his stroh violin. All talk, no action.They like eachother's company so they meet again anyway. And whenever they run out of a topic to converse, they return to The Stone Flower. Oh, they also talk about other works of the composer but, for some reason, The Stone Flower sort of haunts them.This duet is a prolongation of their conversations and it is definitely about The Stone Flower. Prokofiev's ballet score The Stone Flower (1948-50) is a much neglected and monumental late work. It is based on the Pavel Bazhov's collection of folk and fairy tales The Malachite Casket, dating from the 1930's, which includes stories such as The Mistress of the Copper Mountain and The Master of the Mountain Crystal.These tales were written at a time of massive industrialisation in the Urals resulting in a huge upheaval of the natural environment. Both the book and the ballet can be interpreted as a critique of those work values which underpinned Stalin's large scale industrial and agricultural projects, and an expression of the culture of ancient traditions and of Russian mysticism. Prokofiev's score is full of musical self-references, tributes to other composers and styles and a masterpiece of kitsch neoclassicism. As such, it is a fabulous musical compendium, a rich casket from which the two musicians on this programme eagerly plunder.

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SABATO18

Hisako Horikawa

danza butoh

(Giappone)

#

Sosta. Riflessione fisica. Condensa rapida. Scatto. Sguardo. Salute. Circumnaviga il corpo, avvolto, irrisolto, prolungamento, soluzione speciale. Rappresentazione di quadri ri-trovati, nello spazio della memoria. Graduale perfezione. Rappresentazione dell'essere, sagra del movimento. Ora immobile.

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A break. Physical thought. Rapid condensation. A start. A look.To health.To circumnavigate the body, wrapped, unresolved, extended, a special solution.The representation of re-discovered pictures, in the space belonging to memory. A gradual perfection. Representation of being, a festival of movement. Suddenly immobile. 43


incontri e ascolti


10 VENERDÌ ore 21.30 - Sala Borsa anteprima mobile: Ensemble Opera Ermanno Cavazzoni,Tristan Honsinger 14 MARTEDÌ ore 12.00 - Sala Borsa Olivia Block 15 MERCOLEDÌ 15 ore 12.00 - Sala Borsa Peter Brötzmann 16 GIOVEDÌ ore 12.00 - Sala Borsa Marie Goyette 17 VENERDÌ ore 12.00 - Sala Borsa Tristan Honsinger, Ermanno Cavazzoni 18 SABATO ore 12.00 - Sala Borsa Misha Mengelberg conduce: Franco Fabbri

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altri eventi Palazzo Re Enzo - Terzo Piano

GIOVEDI16 VENERDI17

UNE PORCELAINE DANS UN MAGASIN D’ÉLÉPHANTS Ijnveïq de Ernestine

(Francia)

Direttore Alfredo Impullitti flauto, sassofoni sassofoni tromba trombone clarinetti chitarra elettrica contrabasso percussioni percussioni

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Mauro Manzoni Emiliano Rodriguez Diego Frabetti Raffaele Jaquinta Giammaria Matteucci Fabrizio Colonna Maurizio Rolli Alberto Corelli Pierpaolo De Gregorio

Ijnveïq de Ernestine manipolazioni elettroniche e supporti pre-registrati

Composizione per 9 strumentisti, manipolazioni elettroniche e supporti pre-registrati basata su differenti declinazioni e combinazioni dell'instrumentarium, sull'incastro e la sovrapposizione di sezioni strumentali indipendenti così come sulla "mise en vis-à-vis" di diverse estetiche musicali. Questo lavoro è dedicato ad Angelica Festival. Ijnveïq de Ernestine, compositore francese, strumentista e "noise manufacturer" usa voci, linguaggi, dialetti inventati combinati con le tecnologie moderne sull'acustica. Il suo lavoro può essere classificato tra composizioni ibride e performances sperimentali con un punto di vista specifico sulle musiche primitive e sacrali.


Composition for 9 instrumentalists, electronic manoeuvrings and pre-recorded supports. Conceived as a superimposition of various independent instrumental sections and a "contrappunto" of antithetic musical aesthetics. This work is dedicated to Angelica Festival. Ijnveïq de Ernestine, french composer, instrumentalist and noise manufacturer, uses voices, languages, invented dialects and modern technologies on acoustics. His work could be classified between hybrid composition and experimental performances with a very specific view on primitive and fictitious scaral music.

progetto presentato da Comune di Bologna Uff. Promozione Giovani Artisti Settore Cultura Pépinières Européennes pour Jeunes Artistes in collaborazione con Scuola Popolare di Musica Ivan Illich

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Galleria San Francesco

Opera mobile di Tristan Honsinger Libretto di Ermanno Cavazzoni


di Tristan Honsiger

E un attimo dopo costei arrivò a un bagno turco e entrò dentro. Arrivò al banco e sul banco c’era un tricheco col fez che fumava un sigaro. La donna chiese al tricheco se poteva usare la toilette, ma nello stesso momento un uomo con un’uniforme grigia chiese che cosa stava facendo il tricheco, pensando che fosse il custode

Bagno turco

Due vecchi amici stavano discutendo in una piazza, dove c’era gente piuttosto giovane che correva attorno con gran premura, ma arrivando sempre fino all’angolo e poi tornando indietro. Uno dei due disse all’altro: perché le pecore vanno sempre un po’ più piano quando traversano la strada? Forse perché sanno che è lo stesso anche dall’altra parte della strada, salvo qualche eccezione, disse l’altro amico. Non lo sapevi? disse il primo amico. Ma si fermano in qualche piazzale? chiese l’altro. Disse allora a questo punto il primo vecchio amico: una pecora non andrà mai ad un angolo di strada guardando a destra e a sinistra e tornando poi là da dov’era partita. Mi è appena venuto in mente perché sono qui, disse allora l’altro. E cioè?,disse il primo. Stavo andando a leggere in biblioteca. Tu leggi ancora?, chiese il primo. I giornaletti sono qualcosa che mi gusto ancora, disse l’altro, e se ne andò con una mossetta d’addio. Appena lasciata la piazza, costei ebbe un bisogno urgente della vescica, di modo che la sua direzione cambiò tutt’ad un tratto, e si mise a cercare qualche posto per dar sollievo alla vescica.

Discussione

Storia del tricheco

Tre fili narrativi (Storia del tricheco, Storia sentimentale, Elementi della natura) attraversano 11 luoghi e situazioni (bar, biblioteca, barca, bosco, bagno turco, zoo; paradiso, tempesta, incidente, siesta, discussione) nel corso delle sei serate.


I due corvi arrivarono su una nuvola, dove stava seduta una capra di montagna con una lunga barba, la quale aveva vicino un sacco di tela tutto coperto di cose luccicanti. Gioielli, spille d’argento, di nickel , di alluminio ecc. I corvi chiesero alla capra che cosa stava facendo sulla nuvola, e la capra indicò a est, e attraverso uno squarcio della nuvola video una gabbia d’oro piena di uccelli che non avevano mai visto prima. Andarono verso la gabbia e la porta che era aperta sbattè improvvisamente e si chiuse . Uno dei corvi chiese a un uccello che canticchiava all’interno come potevano fare a entrare. E l’uccello che canticchiava disse: dovete andare in terra, tuffarvi nel lago del sonno e andare a prendere una chiave di rame nel punto più profondo. Se non sapete come trovarla, andate su una nave traghetto e chiedete dell’albatro Jerry . E’ l’unico uccello che sia morto e apparso di nuovo sul mare. Fu così che arrivarono alla baia delle olive per trovare il traghetto.

Paradiso

Finirono in mezzo a un boschetto di pini. Dove decisero di fermarsi e stare un po’ a riposarsi. Lì tra la vita selvatica che c’era nel bosco il tricheco era molto curioso. Vennero loro vicino due corvi e chiesero che cosa erano lì a fare. Siamo diretti allo zoo, disse il tricheco, giacché il guardiano dello zoo non poteva seguire la conversazione. I corvi dissero che se voleva avrebbero distratto il guardiano: Così puoi scappare. Il tricheco disse di no assolutamente, perché aveva un appuntamento importantissimo allo zoo con i fenicotteri. Fa come ti pare, dissero i corvi; dopo di che partirono per trovare qualcosa che potesse interessarli.

Bosco

Sulla strada per lo zoo si imbatterono in un incidente, nel quale una scimmia si era scontrata con un pulmino scolastico, così dovettero fare una deviazione.

Incidente

del bagno turco. Il tricheco rispose alla donna di scendere dove c’era l’ ingresso, e alla seconda porta a sinistra avrebbe trovato quel che cercava. L’uomo con l’uniforme grigia e gli stivali di gomma gettò una catena attorno al collo del tricheco e tirò. Il tricheco non si mosse. L’uomo disse al tricheco che i fenicotteri erano tornati ed avevano chiesto di lui. Il tricheco schiacciò il sigaro in un piatto, gettò via il fez e si affrettò fuori dal bagno assieme all’uomo con gli stivali di gomma. Salirono sul camion dello zoo e se ne andarono via.

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Naturalmente i corvi, la vecchia signora e il tricheco finirono in biblioteca per differenti ragioni, ma state pur tranquilli che non avrebbero mai potuto trovare niente di diverso da quello che stavano cercando.

Biblioteca

Allo zoo il tricheco parlò coi fenicotteri di un viaggio che dovevano fare per scoprire i loro antenati; ma prima doveva cercare nella biblioteca la mappa per un’isola dove i suoi antenati vivevano un tempo in pace con tutte le altre creature.

Zoo

I corvi saltarono fuori dalla nube e trovarono il traghetto che andava all’isola dove c’era la biblioteca pubblica. Trovarono l’albatro seduto a prua della nave, e gli chiesero come trovare la chiave di rame nel lago del sonno. L’albatro disse di seguire la vecchia signora col giornale verde. Nella rubrica degli annunci avrebbero trovato la risposta telefonando alla casa funeraria di Giuseppe. La risposta della segreteria telefonica avrebbe rivelato tutto. La nave arrivò sull’isola e i corvi seguirono la donna.

Barca

All’improvviso scoppiò un furioso temporale. Il tricheco chiese al guardiano se poteva fermarsi a prendersi l’uragano. Gli piacevano gli uragani. Il guardiano rimase nel camion mentre il tricheco stava seduto sotto la pioggia. La pioggia fece cadere addormentato il guardiano, e il suo sonno lo trasportò nella terra dei sogni.

Tempesta

Nel frattempo in un bar vicino a una chiesa la vecchia che andava alla biblioteca si fermò per un caffè. E vide in un angolo un giornale che non aveva mai visto prima. Era verde e a lettere cubitali diceva che il tempo si era fermato. Lei chiese al barista che cosa significava e lui disse che era un altro modo di dire sonno quando ne hai bisogno. Lei non capiva, così chiese al barista dove poteva comprare questo strano giornale, e lui disse vicino al baracchino dei biglietti per la nave traghetto. La curiosità la spinse in direzione della baia delle olive.

Bar

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Libretti di Ermanno Cavazzoni


Ma mi dica, mi dica: le pecore, perché traversano piano la strada? Forse perché, cara amica, di là dalla strada non si aspettano niente di meglio, dalla vita. Ah sì? Ma mi dica, mi dica, le pecore, loro, che cosa ne pensano, nella fattispecie? Le pecore, quando traversano, non guardano a destra, loro, e neanche a sinistra, ha capito? Non guardano a sinistra né a destra? No, non guardano, per loro è tutto sempre diritto, come la vita. Come la vita? Come la vita! Ah, ecco, adesso me lo ricordo perché sono qui. La biblioteca. Io stavo andando nella biblioteca. Hai capito, vecchio amico, nella biblioteca. E vai a leggere cosa? Giornaletti e giornali. Io me li godo i giornaletti e i giornali. Me li leggo anche tre volte. Tre! E poi ricomincio da capo, come si fa nella vita. Dove? si fa, dove? (la vecchia signora ha bisogno di un gabinetto, e subito parte in cerca) Urgentissima, Coretto chiama in coro la piscia, urgentissima, vuole andare per la terra la piscia.

Uomo

Uomo Vecchia

Vecchia Uomo Vecchia

Vecchia Uomo

Uomo

Vecchia

Uomo

Vecchia

Chiacchiere (In una piazza, in mezzo al traffico)

STORIA DEL TRICHECO

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Gentilissimo, lei del bagno, signor turco: questa urgenza mi fa disperare; questa urgenza, acutissima, se c’è un bagno lasciatemi andare. Ci son due gradini, due gra gra… dini, ci sono due porte, due po po…, due porte; lei scende i gra gra… e apre la po…, e apre la po…, po po po, e apre la po… gra gra gra… i gradini! Si esprime benissimo, complimenti, come un turco, uguale spaccato, grazie gra, i gradini. I gradini, po po po… La porta?

(Il guardiano parla al tricheco) Guardiano Sono arrivati i fenicotteri, hanno chiesto di te: “Quel tricheco… quel bel tipo…, ma dov’è? Quel tricheco

(Arriva il guardiano dello zoo) Guardiano Ma che fa un tricheco in un bagno turco? Confusione! Tricheco La se se…, la se se… (al guardiano) Fa si si..., fa si si… Vecchia Fa silenzio! Guardiano Confusione!

(il tricheco fa segno con le dita: due) Vecchia La seconda?

Tricheco Vecchia

Vecchia

Tricheco

Vecchia

Bagno turco (Nel bagno turco c’è un tricheco balbuziente al banco, e a lui si rivolge la vecchia signora)

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Collega 2 Dico alle auto andate piano, ce n’è ormai troppa di velocità. (Commenti dei curiosi in capannello) - Questo è un macaco. - E’ una bertuccia. - E’ un coccodrillo. - (tutti) Ma va’! - Andava a scuola. - Andava a casa. - A fare che? - Per me, lasciatemi dire, è un impiegato.

Collega 1 Era una scimmia che prometteva ed era piena di gioventù. Lascia tre mogli, una dimora, diciotto figli che non vedrà più.

Incidente (Autobus di scimmiette, una scimmia per terra, colleghi che parlano, capannello di gente che commenta)

con il fez…” I fenicotteri chiedon di te. Tricheco Chie… chie… chiedon di me? Guardiano “Il tricheco… Tricheco Tri… tri… tri… Guardiano “Il tricheco… Tricheco I fenico… Guardiano Chiedon di te. E non c’è verso farli tacere, i fenicotteri sono nostalgici, rompono l’anima a tutto lo zoo. Dov’è il tricheco –urlanoquello col fez.

STORIA DEL TRICHECO

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(Risponde il tricheco, col commento dei corvi) Tricheco So…so...so..,.sono nato nell’Alaska ,

Corvo 1 Donde vieni e dove vai? Corvo 2 Non lo sai…non lo sai; io lo so, tu non lo sai.

(si avvicinano al tricheco, e rivolti a lui) Corvo 1 Che ci fai tu in mezzo a un bosco? Corvo 2 Lo conosco, lo conosco.

Corvo 1 Un moccolino! Corvo 2 Tu per primo.

Corvo 1 Inconsistente! Corvo 2 E tu un niente.

(litigano con astio) Corvo 1 Tu sei pirla. Corvo 2 Per servirla.

Corvo 1

Lo conosci? dove? quando? lo conosci? Ma chi sei? Corvo 2 Affari miei, affari miei.

Corvo 1 Un tricheco in mezzo al bosco! Corvo 2 Lo conosco, lo conosco.

Corvo 1 C’è tra gli alberi un tricheco! Corvo 2 Non son cieco, non son cieco.

Corvo 1 Ma l’hai visto? Corvo 2 Ho visto, ho visto.

Bosco (Guardiano e tricheco arrivano in un bosco. Due corvi appollaiati scorgono il tricheco)

- Per me non è niente, un disgraziato per me, tutt’al più. - Era distratto. - Ma ha la coda? - No, non direi. - L’ha arrotolata, in una sacca. - Ma che se ne fa? - (arriva uno nuovo) Cosa è successo? Di chi è la colpa? - Quando una scimmia traversa la strada, la colpa è sempre della libertà. - Ma è un macaco o uno scimpanzé?

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Grazie no, sono in viaggio per lo zoo, sono atteso: i fenicò…

i fenicotteri, sono fantà…sono fantastici, amì…amici intimi, venì…venite in gabbia, provar per credere, non ce…non ce n’è simili, tutti allo zoo!

Paradiso (I due corvi, volati su una nuvola, vedono una gabbia d’oro piena di uccelli multicolori che cantano. Canzone della voliera d’oro, piena d’uccelli) Aeiou Ba be bi bo bu Ciu cio ci ce cia Da de di do du Uoiea Fu fo fi fe fa

Corvo 2 Arrivederci. Corvo 1 Arrivederci! Corvo 2 Arrivederci. Corvo 1 Arrivederci!

Tricheco

Corvo 2 I fenicò? Corvo 1 Ignorante,chiudi il becco. Corvo 2 …ecco.

Tricheco

Corvo 1 Vuoi scappare? Corvo 2 Non vuol scappare.

Corvo 1 Sì, lo so. Corvo 2 Tu lo sai male.

Corvo 1 Lo sapevo. Corvo 2 Taci, zitto.

so…so…so…,son vissuto in riva al mare, solo acqua, sassi e sale, sa sa sassi, sa sa sale. Poter stare in uno zoo! mi son detto per un po’, poter far vita sociale, senza sassi, senza sale, sa sa sassi, sa sa sale.

STORIA DEL TRICHECO

58


(I due corvi, volendo entrare nella voliera d’oro, chiedono ai vari uccelli) Corvo 1 Ehi, passerotto multicolore, la porta è chiusa, facci passare. Corvo 2 Facci passare. Corvo 1 Ehi, fringuellino inargentato, apri la gabbia, vogliamo entrare. Corvo 2 Vogliamo entrare. Corvo 1 Tu dicci solo che cosa fare. Corvo 2 Tu dicci solo che cosa fare.

(Il paradiso tace in ascolto, mentre le parole peggiorano) Corvo 1 Quattro quattro Corvo 2 Cinque cinque Corvo 1 Sei sette otto Corvo 2 Otto otto Corvo 1 Nove dieci Corvo 2 Dieci dieci Corvo 1 Undici Corvo 2 Diciassette Corvo 1 Diciassette Corvo 2 Sette sette Corvo 1 Novantasette Corvo 2 Sette ette tte

(Si mettono a gorgheggiare) Corvo 1 Ga ga ga Corvo 2 Gra gra gra Corvo 1 Te te te Corvo 2 Tre tre tre

Corvo 1 Guarda la voliera d’oro… Corvo 2 E’ un coro. Corvo 1 Sembran felici come grani di sabbia… Corvo 2 E’ una gabbia. Corvo 1 Su tosto, entriamo dentro! Corvo 2 Non sento.

Gia ge gi gio giu Iouae Li lo lu la le (ecc.)

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Quando dormi la trovi, se ti svegli scompare. Se mi sveglio scompare?

Bar Voce che narra: Dunque la vecchia signora si fermò al bar, accanto a una chiesa. E c’era nel bar un giornale, di colore mai visto, verde bottiglia. La vecchia signora l’aprì e lo lesse, con sua gran meraviglia.

Voce che narra: Fu così che i due corvi scesero in basso, e presto furono in vista della baia delle olive, dove l’albatro Jerry alloggiava sul ferry.

Uccellino2 Chiedetegli in coro he vi porti la chiave; è un albatro morto, ma sa ancora volare. E’ un albatro morto, Corvi la saprà trovare. E’ un albatro morto, Coro la saprà trovare.

Uccellino2 Un metodo pratico, però problematico, è andare sul ferry dall’albatro Jerry. Andare sul ferry Corvi dall’albatro Jerry.

…o farvela dare. Coro Corvo 1 Sì, farcela dare! Corvo 2 Sì, farcela dare!

Dovete prenderla… Coro Corvo 1 Dobbiamo prenderla?

Corvo 1

Coro

(Un uccellino risponde, gli altri gli fanno eco in coro) Uccellino1 C’è una chiave di rame, sprofondata nel mare: quando dormi la trovi, se ti svegli scompare.

STORIA DEL TRICHECO

60


Voce che narra: E dunque la vecchia signora si incamminò sul molo, dove comprò all’edicola il suo giornale verde, che diceva che il tempo era fermo da un po’, e che non si sapeva quando si

(La vecchia commenta) Questa notizia è nuova: barista? che vuol dire che il tempo si è fermato? Gufi e civette Barista che vuol dire che il tempo si è fermato? Sonno! Barista vuol dire, con rispetto. Sonno! Come dice la pendola quando batte di notte: sonno, il tempo si è fermato, non ricomincia più. Gufi e civette Il tempo si è fermato, non ricomincia più. Vecchia Questa notizia è bella. C’è un giornale che dice: hai sonno. Dove si vende, scùsino? Gufi, civette Vada dove c’è il ferry, e barista lì si compra di tutto: giornali per il sonno, cuscini, piume, pettini, cuffie, caffè, biglietti, anche per l’aldilà.

(Il bar è pieno di orologi a pendola, e di occhi che si aprono come lanterne. La vecchia legge ad alta voce il giornale). Il tempo si è fermato... Vecchia (legge di nuovo) Il tempo si è fermato e non si svolge più. Saranno le ventuno per tutta la giornata, e la giornata è lunga, non finirà mai più.

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Io per mia fortuna, fo fo fortuna, sono un tricheco acquatico, acquà acquà acquatico. E in mezzo al temporale mi sento come in mare. Sce sce scendo giù?

Voce narrante L’albatro con una voce da morto chiese che cosa volessero. La chiave di rame, Corvi nel lago del sonno. Come fare a pescarla? Come si fa?

(I corvi interrogano l’albatro) Il caso ci ha spinti Corvi nei pressi di lei.

Barca Voce che narra: I due corvi scesero giù dalla nube, e in men che non si dica furono sul traghetto, dove stava appollaiato a prua l’albatro Jerry, più morto che vivo.

Voce che narra: E quindi accadde che il tricheco se ne stette seduto a prendersi l’acqua, perché lui era fatto così; né mai ebbe bisogno d’ombrello, né in terra né in mare; anzi l’ombrello lui giammai lo capì.

(godendo sotto la pioggia) Il sole mi piace, ma ma, ma l’acqua di più. Bello starsene in pace, ma ma, ma l’acqua di più.

Tricheco

Tempesta (Scoppia un temporale; acqua a catinelle. Il guardiano che guida si f erma; il tricheco eccitato vuol scendere per andarsi a godere l’acqua)

rimetteva a andare. Se lo piegò con cura e lo portò con sé, come un’addormentata che parte per il viaggio, quando è già notte fonda.

STORIA DEL TRICHECO

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Tricheco

Oh fenicotteri, miei dilettissimi Issimo tu, Fenicotteri issimo tu. Tricheco C’è un’isola in ma, ma ma mare, ma non so dov’è. Diccelo tu, Fenicotteri diccelo tu.

Zoo Voce che narra: Allo zoo il tricheco s’incontrò felice coi fenicotteri, che non lo vedevano ormai da un bel po’. I fenicotteri non sono loquaci, ma gridano forte come dei sax. Il tricheco aveva in mente un’isola, e da qualche parte disse che c’è.

Voce narrante E così la nave arrivò sull’isola dove c’era la biblioteca.

Voce narrante La segreteria telefonica avrebbe dato loro la soluzione. La segreteria telefonica? Corvi Va bene, è facile; faremo così.

Voce narrante E poi l’albatro disse di telefonare al cimitero, alla cripta Manuelli, Giuseppe Manuelli. Va bene, Corvi telefoniamo alla cripta. E poi?

Voce narrante L’albatro indicò la vecchia madama, e disse con la sua voce lontana, di seguirla e leggere sul giornale verde gli annunci funerari. Va bene, Corvi leggiamo gli annunci. E poi?

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Tricheco

Vo… vo…, vorrei la mappa, delle Incanta… delle Incantate.

(Il tricheco, in cerca della mappa, parla con la bibliotecaria fredda e sgarbata) Tricheco La ma.., ma… ma…, ma… mappa. Bibliotecaria Che cosa vuole?

Biblioteca Voce che narra: In biblioteca arrivarono i corvi, la vecchia signora e infine il tricheco. Erano in cerca, signori e signore, di qualche cosa esclusivo per sé. Ma state sicuri: lo troveranno! perché ognuno trova quello che ha già.

Voce che narra: I fenicotteri ebbero un brivido quando il tricheco di colpo sparì. Erano uccelli non molto solidi; alti, slanciati, ma insicuri di sé.

Tricheco

I nostri avi là vivevano in pace, pa pa pace, quando non so. Fenicotteri Lo sai tu? Lo sai tu? Tricheco No, non lo so. Ci vuole la mappa, ma ma mappa, che è in biblioteca. Fenicotteri Biblio che? Biblio che? Tricheco Bibliote, te te teca. Vado e torno, aspettatemi qua. Fenicotteri Dove qua? Proprio qua?

STORIA DEL TRICHECO

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(La mappa viene aperta, e non finisce più di aprirsi. Dal foglio cade una chiave, con rumore d’argento) La chiave, la chiave, Corvi la chiave del paradiso.

(I corvi arrivano in aiuto del tricheco) Corvo 1 Dice Incantate, ma sono le isole dette anche Galàpagos. Corvo 2 Sì, Galapàgos. Bibliotecaria Si faccia capire, analfabeta! Tricheco Ga… ga…, Galapàgos; pa… pa…, paradiso. E’ chiaro, chiarissimo. Corvi

Bibliotecaria Delle Incantate? Qui non esiste, vada fuori, lei non sa leggere.


Non sei più tu, non sei più lo stesso, oh Carlo, Carlo, parlami. Te lo ripeto, Perugia, hai troppe torri, troppe porte chiuse, e gradini; sì, Perugia, li ho saliti, uno per uno, e dove sono arrivato? A una piazza deserta. Carlo, Carlo, ascoltami. Non parlare come un albero secco, come una scheggia, tu non sei così. Perugia, mi dicevi, mi fai bene ai polmoni. Le ho sepolte queste parole, Perugia, sotto i sassi. Ah Carlo, come ti sbagli! non puoi cancellare il nostro amore, le lacrime, l’alba, le foglie.

Carlo:

Perugia:

Carlo:

Perugia:

Carlo:

Perugia:

Sei un egoista, Carlo, pensi solo a te, che ne sai del mio cuore, del mio cuore di sempre? Che cosa vuoi che m’importi dei soldi, tienli, Perugia, ti dico tienteli e compraci un barile, per l’acqua piovana. No, Carlo, non me lo devi dire così. Tu non hai più nemmeno pietà. Ho lasciato tutto per te, questo lo sai? Ho lasciato gli affetti, il lusso, una vita dorata, Carlo! Lo sai cosa ti dico? Lo sai Perugia cosa ti dico? Tienteli, ti dico, tienteli tutti, facci il bagno nei soldi, annegaci dentro, te, le tue croste, la tua anima insipida. No Carlo, non ferirmi così. Quanto male mi fai! Io voglio solo il tuo amore. Voglio l’autunno, le foglie gialle, la nostra casetta, il nostro nido sulla collina, Carlo! voglio l’erba dei prati, i nostri baci… Perugia, tienti tutto. Volevi dei soldi? Ce li hai, e anche di più. Ma l’anima è mia. Te lo ripeto, Perugia, l’anima è mia.

Bagno turco (I due parlano nel vapore, sotto gli asciugamani, come due dischi)

Carlo: Perugia:

Perugia:

Carlo:

Perugia:

Discussione (I due amanti, Carlo e Perugia, sono a un angolo di strada, in piedi, uno di fronte all’altro, a pochi millimetri)

(C’è sempre un uomo e una donna stereotipati: l’uomo fuma, la donna è appassionata)

STORIA SENTIMENTALE

66


Perugia, io me ne vado in America. Quel 12 luglio,per me è un prato in fiore, ti ricordi, Carlo? quanti anemoni, quante pervinche, e ciclamini nel sottobosco, i tuoi ciclamini!… le mie forsizie…ah Carlo… Non ho voglia di starti a spiegare, Perugia, cancellami, sei libera. In America non ci si va in due, questa è la regola prima. La seconda non ho voglia di dirtela. Poi è venuto quel temporale. Che felicità, Carlo. Ritornerà quel luglio? quel temporale, quei fiori? il nos tro amore? io vivevo per lui, come una candela. Perugia, che piova o che non piova per me è lo stesso, basta che mi lascino vivere. Domani a quest’ora sarò in America.

Perugia:

…il trifoglio, e l’odore di menta, Carlo! i lillà…

(Le voci si sovrappongono) Perugia: Gli anemoni, le margherite, il caprifoglio… L’America non perdona nessuno, Perugia; domani non Carlo: ci sarò più. Perugia: …e poi l’erbaspada, le genziane, le dalie, il nostro nas turzio… Non mi porto dietro niente, Perugia, neanche il ricordo, Carlo: te lo lascio in eredità.

Carlo:

Perugia:

Carlo:

Carlo: Perugia:

Tempesta (Si sentono tuoni lunghi come treni, lampi; in un angolo, gli amanti parlano all’infinito)

(Gli inservienti li massaggiano; uno canticchia un motivo) Se la vita ti ha reso insicuro, se l’amore ti vuol Kappa O, fatti indietro, lascia perdere, questo amore non faceva per te; fatti indietro, lascia perdere, un coniglio non è peggio di un re.

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Su questa luna, giurami Carlo che l’amore… giurami che non morirà. Ci sono cose, Perugia, che non si dicono mai. C’è umido stasera, per i miei gusti, e questa luna per i miei gusti fa troppa luce. Io la terrei sempre spenta. Perugia: Una cosa, Carlo, una sola cosa ti chiedo, giurami che tu ed io, un giorno… tu ed io, come una volta, quando mi amavi… tu ed io, Carlo… giuramelo, che un giorno, anche lontano, un giorno… giura!,giura! Carlo, giura che un giorno… Per i miei gusti, Perugia, preferisco un altro fondale, con più traffico; questo è troppo sbiadito. Per i miei gusti, Perugia, preferisco il fumo e la puzza del gas; troppo ossigeno, per i miei gusti, Perugia.

Perugia Carlo, a cosa pensi? Mm… Carlo A cosa pensi, Carlo? Perugia Mmmm.… Carlo Perugia Carlo? Carlo? dormi?

Siesta (I due amanti riposano sotto un grande ventilatore)

(Canta il coretto sul sottofondo) Le tue labbra come zucchero, la tua bocca cioccolata, i tuoi denti di confetti; affacciati amore, sento un palpito al cuore; burro e marmellata, panna sui biscotti, miele nel budino; amore amore amore, valvola del mio cuore; come pan di Spagna, come la ricotta, fichi con l’uvetta; amore amore amore, cardiospasmo del cuore.

Carlo:

Carlo:

Perugia:

Barca (Golfo di Mergellina, loro due in barca, un complessino di mandolini napoletani, la luna)

STORIA SENTIMENTALE

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Carlo! stare qui per sempre… Viene umido, dopo un po’. Carlo! addormentarci in mezzo all’erba e ai fiori… Io non riesco a dormire. Carlo! essere una cosa sola, io e te… E’ difficile da fare, Perugia, abbiamo due biologie. E poi gli uccelli! Senti? Cantano la nostra canzone…

Non sanno la musica gli uccelli, Perugia. Non la sanno. Fanno solo casino.

Perugia 2 Carlino, non bere sempre,ti vedo. Perugina,bere a me piace,capito? Carlo 2

Perugia 1 Carlo, non fumare tanto, ti prego. Perugia, lasciami in pace, hai sentito? Carlo 1 Perugia 1 Carlo, è per te che lo dico. Sì, Perugia, ma mi hai scocciato. Carlo 1

Bar (Tre coppie di amanti che parlano contemporaneamente)

Carlo

(Canzone degli uccelli) Sempre, sempre, sempre Mai più L’eternità Infinitamente Stretti, stretti, stretti In un sogno Oltre la vita Quando, quando, quando Appassionati Sì, sì, lassù Mille, e poi mille, e poi mille Le stelle Lassù

Perugia Carlo Perugia Carlo Perugia Carlo Perugia

Paradiso (C’è un palmizio; transitano nubi. Perugia, seduta, tiene la testa di Carlo, che fuma indifferente)

Eee…? Carlo Perugia Dormi? Mm... lasciami in pace. Carlo Perugia Carlo… Carlo… A cosa stai pensando? Mm? Carlo

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Carletto, non respirare. Perugiotta, lasciami stare. Carletto, non deglutire, non sudare. Perugiotta, lo sai cosa ti dico? 3

3

Carlo, stammi vicino.

Carlo, ho paura.

Biblioteca (Carlo e Perugia sono spettri che si aggirano, come se fossero nell’aldilà)

Perugia Carlo, perché l’hai fatto? Perugia, ero stanco. Di te, della vita. Carlo Perugia Carlo, e adesso da sola che cosa faccio? Perugia, me ne vado, ciao. Carlo Perugia Carlo, un attimo ancora, aspetta. Perugia, son già di là, non ti sento. Carlo

Incidente (Carlo giace a terra suicida, la pistola in mano che fuma ancora)

Carlo! cosa sei diventato? Sei tutto spinoso.

Tu non sei Carlo. Chi sei?

(si sente un tonfo, versi di animali angosciati) Carlo, dove sei? Dove sei andato?

Perugia

Bosco (E’ buio, è notte, solo la voce di lei nel silenzio)

Perugia 3 Carlo Perugia 3 Carlo

Perugia 2 Carlino,è per te che fatico. Smettila,Perugina,è fiato sprecato. Carlo 2

STORIA SENTIMENTALE

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Siamo tutte molecole che solcano l’ètere, stuzzicando per caso la mucosa del naso. Paradiso (Si sente la gran voce di Dio venire da ogni luogo) Tutte le cose che sono, o ci sono, o non ci sono. Dio (L’orchestra non sa trattenere le risa) Non esiste sostanza alcuna, fuori di me. Dio (Risa) Io sono la causa non transitiva. Dio (Il riso dilaga) Sciocchi… sciocchi… sciocchi. Dio

Insieme

Puzza

Il caso vuole che mi chiamino puzza. Profumo Il caso vuole ch’io sia invece un profumo.

Siesta (Discorsi tra la puzza e il profumo)

(tosse che gli impedisce di parlare) Da sempre… sempre… sempre…(asma bronchiale) Monte

Monte

Tremila anni, sempre qui; tremila anni, sempre statico. (Respira calmo) Vulcano Tre milioni…(colpo di tosse),, tre milioni di anni… Tremila…(fiato) tremila migliaia di migliaia… di anni… Monte migliaia di migliaia… Tre milioni di milioni…(tosse) di milioni…(tosse) Vulcano Tremila migliaia di migliaia di migliaia… di miliardi…miliardi… Monte Tre milioni di milioni di milioni… da sempre, Vulcano da sempre…

Discussione (Tra un monte e un vulcano)

(Piccole scenette immobili)

ELEMENTI DELLA NATURA

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la fotosintesi clorofilliana.

Epilogo

tutto va in polvere, tutto va in muffa.

tignole, tarme, tarli del legno,

Polvere, Ă cari, finestre chiuse, non si respira;

Biblioteca (In biblioteca ci arrivano tutte le storie, e come epilogo questa ninna nanna)

Coro

La fotosintesi clorofilliana dĂ luogo a tanti composti organici, La fotosintesi Voce clorofilliana base primaria e indispensabile per la catena alimentare. La fotosintesi Voce clorofilliana La fotosintesi clorofilliana consegue al ciclo di giorno e notte,

Bosco (Tronco secco e alberi verdeggianti. Come nei presepi si fa giorno, poi sera, notte, alba,ecc.)


Ensemble Opera


foto massimo golfieri


Compositions by Terry Riley and Stefano Scodanibbio, Terry Riley Ensoniq TS 12 sinthesizer, Stefano Scodanibbio contrabasso

Terry Riley + Stefano Scodanibbio lazy afternoon among the crocodiles (second edition)

(AIAI 0082) 

(AI 007)  Angelica ‘95 compil. Lol Coxhill Before My Time; Jon Rose + Otomo Yoshihide Budget Shopping, Maarten Altena Ensemble Songs & Colours, Steve Beresford +Otomo Yoshihide + Jon Raskin, Phil Minton + Veryan Weston Ways Past, Steve Adams + Pat Thomas, Rova, Specchio Ensemble, Oban Sax Quartet; N.O.R.M.A. + Chris Cutler + Phil Minton, Heiner Goebbels Die Befreiung des Prometheus, Mike Cooper + Lol Coxhill + Chris Cutler + Edoardo Marraffa + Luigi Mosso + Larry Ochs + Jon Raskin + Pat Thomas

(CAICAI 006)  Angelica ‘94 compil. Ain’t Nothin’ But A Polka Band, Audience, Banda Roncati, Band Is Woman, Mark Dresser, Ecoensemble, Fred Frith, Paolo Grandi Le Terre Silenziose, Gerry Hemingway, Guy Klucevsek, Phil Minton, Orchestra del Teatro Comunale di Bologna diretta da Stephen Drury e Franco Sebastiani, Bob Ostertag, John Oswald, Rohan De Saram, Claudio Scannavini, Stefano Scodanibbio, John Zorn, Audience

doppio

(CAICAI 005)  Specchio Ensemble Suite no. 1 per quintetto Directed and compositions by Domenico Caliri, Guglielmo Pagnozzi, Alberto Capelli, Fabrizio Puglisi, Lelio Giannetto, Francesco Cusa, Edoardo Marraffa, Riccardo Onori, Stefano De Bonis, Luigi Mosso, Giovanni Maier, Mirko Sabatini, Domenico Caliri

(CAICAI 004)  Angelica ‘93 compil. All Dax Band, Han Bennink, Steve Beresford, Lindsay Cooper, Tom Cora, Dietmar Diesner, ensemble Eva Kant, Fred Frith, Gianni Gebbia, Lars Hollmer, Catherine Jauniaux, Peter Kowald, Ikue Mori, Butch Morris, Hans Reichel, Riciclo delle Quinte, Wolter Wierbos, Audience

(CAICAI 003)  Angelica ‘92 compil. P.A.P.A. Quartet, Popoli Dalpane Ensemble, Looping Home Orchestra, Lindsay Cooper e l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna diretta da Franco Sebastiani, Stefano Scodanibbio, Gianni Gebbia, Gruppo Ocarinistico Budriese, Fred Frith, Lars Hollmer, Que d’la Gueule, Audience

(CAICAI 002)  N.O.R.M.A. Compositions by Tiziano Popoli, Roberto Monari, Massimo Simonini, Giorgio Fabbri Casadei, Gerard Antonio Coatti, Paola Garavaldi, Paolo Grandi, Roberto Monari, Tiziano Popoli, Massimo Semprini, Massimo Simonini

(CAICAI 001)  Angelica ‘91 compil. Mary Iqaluk + Nellie Echaluk, Joseph Racaille + Daniel Laloux, Quartetto Vocale Giovanna Marini,Tom Cora, Catherine Jauniaux, Shelley Hirsch, David Weinstein, Lol Coxhill The Inimitable, Carles Santos, Ernst Reijseger, Laboratorio Musica & Immagine, Phil Minton + Veryan Weston, Fred Frith Keep the Dog

i dischi di angelica

76


...........

(IDA 015)  Giovanna Marini with soloists, choir and orchestra

Requiem

& the International Occasional Ensemble...

(IDA 014)

 Fred Frith Stone, Brick, Glass, Wood, Wire Graphic Scores 1986-96 (double disc)

(IDA 013)  Angelica ‘97 compil. Otomo Yoshihide, Trio Magneto, Ground-Zero, Diane Labrosse + Martin Tétreault, Stock, Hausen & Walkman, Bob Ostertag, Chris Cutler p53, Tenko + Ikue Mori, Dagmar Krause + Marie Goyette, House of Discipline, Jean Derome, Uchihashi Kazuhisa, René Lussier, Mirko Sabatini, Andrew Sharpley, Matt Wand, Mike Patton

(IDA 012)  Vakki Plakkula ...una barca Edoardo Marraffa tenor & alto sax, Luigi Mosso contrabass & voice, Mirko Sabatini drums & voice

(AI 011)  Angelica ‘96 compil. Guus Janssen, Palinckx, Carlo Actis Dato, Henneman String Quartet, Guus Janssen Septet, Michel Waisvisz,Tristan Honsinger,This,That and the Other, Janssen + Glerum + Janssen, Misha Mengelberg Pollo di Mare

(AI 010)  Misha Mengelberg Compositions by Misha Mengelberg Misha Mengelberg, Ed Boogaard, Ernst van Tiel, Orchestra del Teatro Comunale di Bologna

Compositions by Tristan Honsinger, Katie Duck, Rick Parets, Peggy Larson, Sean Bergin, Tobias Delius, Augusto Forti, Tristan Honsinger, Joe Williamson, Alan ‘Gunga’ Purves

Tristan Honsinger This,That and the Other Sketches of Probability

(AIAI 009) 

i dischi di angelica, via fioravanti 14 I-40129 bologna f +39 +51 379353 e: dischi@aaa-angelica.com www.aaa-angelica.com www.aaa-angelica.com/dischi

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Nuova ADN, via Decembrio, 26 - 20137 Milano

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a Bologna da:

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t: +39 051 229604

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Nannucci, via Oberdan, 7 40125 Bologna

Underground, via Malcontenti 11/A - 40121 Bologna

t: +39 051 237337 - f: +39 051 6012246

t: +39 051 234047 - f: +39 051 234085

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Guus Janssen, Orchestra del Teatro Comunale di Bologna diretta da Ernst van Tiel esegue Passevite e Keer di Guus Janssen, Concerto per sassofono e orchestra (solista Ed Boogaard) e Onderweg di Misha Mengelberg, Palinckx, Misha Mengelberg, Carlo Actis Dato, Henneman String Quartet, Guus Janssen Septet, Michel Waisvisz Operation LiSa,Tristan Honsinger This, That and the Other,Tristan Honsinger, Janssen/Glerum/Janssen, Misha Mengelberg Pollo di Mare

sesta edizione, 7-11 maggio 1996 caos lirico

Jon Rose / Otomo Yoshihide Budget Shopping; N.O.R.M.A. ospiti Chris Cutler, Phil Minton; Oban Sax Quartet; Lol Coxhill Before My Time; Phil Minton / Veryan Weston Ways Past; Maarten Altena Ensemble Songs & Colours; Rova; Specchio Ensemble; Heiner Goebbels Die Befreiung des Prometheus; Orchestra del Teatro Comunale di Bologna diretta da Peter Rundel esegue Suite für Sampler und grosses Orchester di Heiner Goebbels; Impro Notte con Bruce Ackley, Steve Adams, Steve Beresford, Domenico Caliri, Mike Cooper, Lon Coxhill, Chris Cutler, Giorgio Fabbri Casadei, Edoardo Marraffa, Luigi Mosso, Larry Ochs, Jon Raskin, Jon Rose, Pat Thomas, Roger Turner, Otomo Yoshihide,Vincenzo Vasi, Stefano Zorzanello

quinta edizione, 2-7 maggio 1995 tutto cangia

Ferdinand Richard Arminius, Paolo Grandi Le Terre Silenziose ospite Ouassini Jamal, Guy Klucevsek, Stefano Scodanibbio / Rohan de Saram, Bob Ostertag Say No More, Holly Small / Bill Coleman / Laurence Lemieux / John Oswald, Ain't Nothin' But A Polka Band Polka From The Fringe, Fred Frith / John Zorn / John Oswald / Bob Ostertag / Mark Dresser / Phil Minton / Gerry Hemingway, Stephen Drury esegue Carny di John Zorn, Ecoensemble diretto da Franco Sebastiani esegue Angelus Novus di John Zorn, Orchestra del Teatro Comunale di Bologna diretta da Stephen Drury e Franco Sebastiani esegue For Your Eyes Only di John Zorn, Camelot di Claudio Scannavini e Orchestral Tuning Arrangement di John Oswald e Linda Catlin Smith, Stefano Scodanibbio esegue Endurance di Fred Frith, Ensemble da "Band Is Woman" diretto da Franco Sebastiani esegue Acupuncture di John Oswald, Ensemble EVA KANT esegue Pacifica di e diretto da Fred Frith

quarta edizione, 24-29 maggio 1994 ...funghi...

Riciclo delle Quinte ospite Wolter Wierbos, All Dax(ophone) Band, Dietmar Diesner, Peter Kowald, Wolter Wierbos, Butch Morris, Steve Beresford, Hans Reichel,Tom Cora, Han Bennink, Butch Morris Conduction 31 (con Hans Reichel, Dietmar Diesner, Wolter Wierbos, Han Bennink, Steve Beresford, Peter Kowald,Tom Cora),The Goose,Vibraslaps, Butch Morris Conduction 32 con l'ensemble Eva Kant

terza edizione, 13-18 maggio 1993 vedo nudo

Popoli Dalpane Ensemble, Looping Home Orchestra, Lindsay Cooper e l'Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, Stefano Scodanibbio, Gianni Gebbia, Fred Frith, Lindsay Cooper, Lars Hollmer, Gruppo Ocarinistico Budriese, Que de la gueule, Workshop e Concerto condotto e diretto da Fred Frith.

seconda edizione, 27 maggio-4 giugno 1992 per ogni malattia c’è una melodia

Mary Iqaluk / Nellie Echaluk Giochi Vocali Inuit, Joseph Racaille / Daniel Laloux, Quartetto Vocale Giovanna Marini, Tom Cora, Caterine Jauniaux, Shelley Hirsch / David Weinstein, Lol Coxhill The Inimitable, Carles Santos, Phil Minton / Veryan Weston, Ernst Reijseger, Laboratorio Musica & Immagine, Mike Westbrook Orchestra Big Band Rossini.

prima edizione, 5-9 giugno 1991 la lingua mi cercava le parole

angeliche

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Joan La Barbara Three Voices (Morton Feldman), Shelley Hirsch States, Dorothea Schurch + Ernst Thoma course in different directions, Massimo Simonini + Fabrizio 'Abi' Rota paesi piatti & pianeti possibili, Kaffe Matthews + Andy Moor matter, Peter Cusack Green Parrot, Broken Glass, Domenico Sciajno + Barbara Sansone Objectable, Pierre Bastien & Mecanium, Alvin Curran Toto Angelica, Shelley Hirsch + Anthony Coleman A Tribute to Tributes, Margaret Leng Tan The Art of The Toy Piano (John Cage, John Lennon/Paul McCartney arr.Toby Twining, Stephen Montague, Jerome Kitzke,, Philip Glass, Alvin Lucier, Julia Wolfe, Guy Klucevsek), MIMEO Music In Mouvement Electronic Orchestra The Hands of Caravaggio + John Tilbury, Pierre Bastien Meccano Orchestra, Jean-Pierre Gauthier Commodity and Commotion, playground ensemble The Sonic Playground (Alvin Curran,, ensemble)

undicesima edizione, 15>20 + 12>20 maggio 2001 antichi astronauti

John Zorn Bar Kokhba special edition for Angelica, Terry Riley, Orchestra del Teatro Comunale di Bologna diretta da Jurjen Hempel soprano Julie Liston (Domenico Caliri, Massimo Semprini, Diego Stocco, Guus Janssen, John Zorn: commssioni di Angelica; Morton Feldman), La Monte Young The Forever Bad Blues Band, Eyvind Kang Garland of Virginal Co-ordinates con playground ensemble ospiti Michael White, Eyvind Kang, Mike Patton,Timothy Young,Tucker Martine, Evan Schiller: commissione di Angelica, Cecil Taylor, Mirko Sabatini MK Orchestrin, Edoardo Marraffa, Guus Janssen Quartet,Tibor Szemzõ Tractatus, Invisible Story con The Gordian Knot Music Company, Mike Patton vs The X-ecutioners, Ensemble Modern diretto da Peter Eötvös solisti Omar Ebrahim, Hermann Kretzschmar, David Moss (Frank Zappa - Greggery Peccary & Other Persuasions), Ensemble Modern diretto da Sian Edwards (Conlon Nancarrow arr.Yvar Mikashoff, Heiner Goebbels, Helmut Lachenmann)

decima edizione, 5-13 maggio + 5-6 luglio 2000 zorro

John Tilbury (Michael Parsons, Dave Smith, Howard Skempton), Fred Frith Tense Serenity, Evan Parker Conic Sections, John Russell + Roger Turner duo improvisations, Phil Minton + Veryan Weston .....past (da una moltitudine di diversità di canzoni: Robert Schumann, Joe Zawinul, Sir Edward Elgar, Hubert Parry, Freddy Fender, Claudio Monteverdi, Hank Williams, Anton Carlos Jobim, Phil Minton + Veryan Weston...), Paolo Angeli linee di fuga, Lol Coxhill Standard Conversions, Steve Beresford Signals for Tea +, Orchestra del Teatro Comunale di Bologna diretta da Stephen Drury solisti: Fred Frith, Phil Minton, Maggie Nicols, ospiti: Chris Cutler, John Edwards, Lol Coxhill (Giorgio Casadei,Tiziano Popoli, Stefano Zorzanello, Giorgio Magnanensi, Fred Frith, Lindsay Cooper arrangiamenti di Veryan Weston), Mike Cooper + Pat Thomas Tri Stereo System, Kaffe Matthews to white, The Recedents, Fred Frith + Bill Laswell + Charles Hayward Massacre, Steve Noble + Pat Thomas, AMM, Cornelius Cardew The Great Learning Paragraph 7 for any number of trained or untrained singers

nona edizione, 18-23 maggio 1999 domestic flights

Coro delle mondine di Correggio, Stephen Drury (Frederic Rzewski), Lucia Bova + Luca Sanzò(Fernando Mencherini, Franco Donatoni, Lucio Garau), Aleks Kolkowski & Media Luz My Garden Makes Me Glad, acco land (Lucio Garau, Franco Donatoni, Mario Pagliarani), Gino Robair Singular Pleasures, Ossatura, Fausto Bongelli + Massimo Mazzoni (Giacinto Scelsi, Fernando Mencherini, Franco Donatoni), Edoardo Ricci + Eugenio Sanna graffi di gatto e urla di cani, Specchio Ensemble Ash-can School, Sonia Turchetta + Rocco Filippini + Oscar Pizzo (Salvatore Sciarrino Vanitas), Greetje Bijma, Louis Andriessen + Greetje Bijma Gran Duo, Rudiger Carl + Hans Reichel Buben plus, Quartetto Vocale Giovanna Marini Partenze - vent’anni dopo la morte di Pier Paolo Pasolini, Orchestra del Teatro Comunale di Bologna diretta da Stephen Drury solista Gary Gorczyca (Fernando Mencherini, Louis Andriessen, Franco Donatoni, Lucio Garau, Paolo Grandi, Olivia Bignardi). Impro: Rudiger Carl, Hans Reichel, Aleks Kolkowski, Elio Martusciello, Maurizio Martusciello, Edoardo Ricci, Eugenio Sanna, Fabrizio Spera, Gino Robair, Fabrizio Puglisi, Guglielmo Pagnozzi, Luca Venitucci, Matt Wand.

ottava edizione, 11-17 maggio 1998 mamma acustica

Otomo Yoshihide Memory Disorder,Trio Magneto,Tanaka Yumiko Gidayu Shamisen Solo, Ground-Zero Revolutionary Pekinese Opera+Play Standard, Diane Labrosse+Martin Tetrault Parasites’ Paradise, Stock, Hausen & Walkman Child Bearing Hits,Vakki Plakkula, Bob Ostertag,Tornando Menù, Chris Cutler p53, Tenko+Ikue Mori Death Praxis, Jean Derome+René Lussier Les Granules, Dagmar Krause+Marie Goyette, Zygmunt Krause The Last Recital, Orchestra del Teatro Comunale di Bologna diretta da Pedro Alcalde e Franco Sebastiani esegue Orchestral Tuning Arrangement di John Oswald / Linda Catlin Smith, Folk Music di Zygmunt Krause, Classic di John Oswald, Short Cut no.1 for orchestra+no.2+no.3 di Marie Goyette, Mike Patton+Bob Ostertag+Otomo Yoshihide House of Discipline; Impro con: Chris Cutler, Jean Derome, Marie Goyette, Uchihashi Kazuhisa, Diane Labrosse, René Lussier, Ikue Mori, Bob Ostertag, Mike Patton, Mirco Sabatini, Andrew Sharpley,Tenko, Martin Tetreault, Matt Wand, Otomo Yoshihide

settima edizione, 6-11 maggio 1997 al ladro

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Angelica 2002 è presentato da: PIERROT LUNAIRE con il sostegno di: Ministero per i Beni e le Attività Culturali Regione Emilia Romagna Provincia di Bologna, Settore Cultura Comune di Bologna, Settore Cultura

Invito in Provincia

SMP Sistemi Metodologie Progetti

l’aiuto di: Radio Città del Capo 96.3 Radio Città 103


il principio di tutte le cose sta ancora nell’aldilà sotto forma di idee che devono ancora diventare reali


2002

Profile for AngelicA Festival

AngelicA 12 - Festival Internazionale di Musica - 2002  

AngelicA - Festival Internazionale di Musica - dodicesimo anno - Galleria San Francesco - Bologna - 13>18 maggio 2002

AngelicA 12 - Festival Internazionale di Musica - 2002  

AngelicA - Festival Internazionale di Musica - dodicesimo anno - Galleria San Francesco - Bologna - 13>18 maggio 2002

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