Qui Brescia n.ro 169

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ANNO 17 - N° CENTOSESSANTANOVE - SETTEMBRE 2021 - € 3

IN COPERTINA A sinistra Angelo Cisotto con i due giovani soci i dottori commercialisti Elisa Tassoni e Rodolfo Massaro

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SPEDIZIONE IN A. P. D.L 353/2003 (CONV. IN L.27/02/2004 N.46) ART.1, COMMA 1, DCB BERGAMO IN CASO DI MANCATO RECAPITO RESTITUIRE AL MITTENTE EDITA PERIODICI S.R.L. VIA B. BONO, 10 BERGAMO 24121 - TASSA PAGATA BG CPO

BRESCIA MAGAZINE

LORETTA FORELLI: DALL’OTTONE ALL’ULIVO MACOF: CATERINA MATRICARDI VIENI A TROVARE VITTORIA TEATRO GRANDE: IL PROGRAMMA TEATRO DELLE ALI: PERCHÉ SENZA NON SI PUÒ FARE CENTO ANNI DI GRAN PREMIO D’ITALIA SAPIENS FESTIVAL: LUCI ED OMBRE DI UN TEMPO NUOVO ART DATE A BERGAMO A NOVEMBRE NUOVA FORD MUSTANG MACH-E ALL ELECTRIC CIRCUITO PORSCHE IN FRANCIACORTA FESTIVAL ORGANISTICO INTERNAZIONALE ADOTTARE UN CANE: SETTEMBRE MESE IDEALE TUTTI PRONTI PER LA WINTER MARATHON? GUZZI V7: LA PIÙ AMATA DAGLI ITALIANI


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EDITA PERIODICI srl Via Bono, 10 - Bergamo Tel. 035 270989 www.editaperiodici.it www.qui.bs.it Aut. Tribunale di Brescia n°18 del 22/04/2004

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Pag. 16 MACOF Caterina Matricardi

Pag. 18 Vieni a trovare la Vittoria

Pag. 30 Lucia Mangili Sapiens Festival

Pag. 34 Porsche ha il suo circuito in Franciacorta

Pag. 40 Guzzi V7: la più amata dagli italiani

Pag. 54 Stefano Raimondi ArtDate 2021

Pag. 58 Basil Kincaid The Rolling fields to my house

Pag. 10 Loretta Forelli dall’Ottone all’Ulivo

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Direttore responsabile: Vito Emilio Filì Direttore editoriale: Patrizia Venerucci venerucci@editaperiodici.it Responsabile redazione: Tommaso Revera redazione@qui.bs.it

Pag. 64 ... e respirare. di Manuel Felisi

Redazione eventi: Valentina Colleoni redazione.chicera@qui.bg.it Fotografie di: Federico Buscarino Sergio Nessi Paolo Stroppa Hanno collaborato: Bruno Bozzetto Manuel Bonfanti Maurizio Maggioni Giuseppe Mazzoleni Benito Melchionna Francisco Malenchini Giorgio Paglia Valentina Visciglio

Stampa: Euroteam Nuvolera (Bs)

Pag. 20 Pag. 24 Fondaz.Teatro Grande: Teatro delle Ali perchè impegno e coraggio non si può stare senza

Pag. 42 BMW Motorrad concept CE02

Pag. 66 GAMeC

Stampato con inchiostri a base vegetale.

Pag. 26 I cento anni del Gran Premio d’Italia

Pag. 44 Pronti per la Winter Marathon

Pag. 46 Fabio Galessi presenta il Festival Organistico

Pag. 60 Irving Penn a Milano

Pag. 62 Fuori dal Centro

Pag. 68 Mass Pressure

Pag. 70 Storie ad acquerello

Pag. 76 Adottare un cane: a settembre è meglio

Pag. 80 A.R.M.R. Ritorna il Red Party

Pag. 6 Ergon: Commercialisti e Revisori fiscali

Pag. 75 Politicando: Kabul come Saigon

Pag. 77 C’è una Mummia da salvare



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SAVE THE EARTH È giunto alla quattordicesima edizione il premio che raccoglie e mostra il meglio della fotografia ambientale, il concorso Environmental Photographer of the Year, organizzato da Nikon con CIWEM e WaterBear. Tema delle fotografie in concorso è l’impatto che gli esseri umani hanno sul pianeta e i ritratti di coloro che ispirano una vita sostenibile. Sia i fotografi professionisti, sia i fotografi amatoriali sono incoraggiati a presentare i loro lavori più creativi, provocanti ed emozionanti per sensibilizzare sulle questioni ambientali che mettono a rischio il nostro pianeta. Le fotografie vincitrici faranno parte di una mostra esclusiva alla Conferenza ONU (COP26) sul cambiamento climatico che si terrà a novembre 2021. La mostra Environmental Photographer of the Year 2021 sarà anche in tournée a livello internazionale con Nikon Europe, CIWEM e WaterBear.

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cover story

ERGON COMMERCIALISTI E REVISORI LEGALI Ph. Sergio Nessi

CAMBIAMO IL NOSTRO PRESENTE PER GARANTIRE IL FUTURO DEI NOSTRI CLIENTI ANGELO CISOTTO CI PARLA DELLO STATO DELLE PROFESSIONI DEL FUTURO DEI COMMERCIALISTI E DELLA SCELTA DI ALLARGARE LO STUDIO A DUE NUOVI VALENTI COLLABORATORI E SOCI

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A destra Angelo Cisotto con i due giovani soci, i dottori Commercialisti Elisa Tassoni e Rodolfo Massaro

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Siamo in questa nuova sede molto moderna

e che ancora profuma di nuovo. Cosa Vi ha spinto a trasferirvi? “In via Sostegno eravamo in scadenza di contratto e poiché siamo in procinto di dare allo Studio una struttura societaria più adatta ad affrontare il futuro, ci è sembrato bello e opportuno rappresentare la novità anche nello stile”. Avete scelto ancora di non acquistare i locali. Timore del futuro? “Assolutamente no, però le incertezze, da questo punto di vista, sono troppe e riteniamo che essere fluidi sia la miglior scelta. Fino a pochi anni fa comprare la sede era considerato un punto di arrivo, ma già oggi la possibilità di lavorare e di riunirsi da remoto rende meno necessaria la identificazione della sede con la proprietà. La tendenza sarà senz’altro quella di sviluppare questo modo di lavorare che chiamiamo con familiarità Smart working, ma che dobbiamo ancora comprendere fino in fondo, e per fare questo ulteriore pezzo di strada è molto meglio essere “leggeri” ed elastici”.

Se ben comprendo, quindi, anche Voi pensate che il futuro delle Professioni si presenti più problematico che in passato? “Non esattamente. Si sente spesso affermare che le Libere Professioni sono in crisi. È vero, ma come sempre avviene quando si generalizza, è vero solo in parte. Prima di tutto non tutte le Libere Professioni sono in crisi nello stesso modo, perché all’interno di ognuna di esse esistono “regioni” quasi inesplorate dove agiscono in pochi e la percezione della necessità di essere aiutati da un “esperto” è molto elevata. Laggiù non si discutono le competenze e neppure i prezzi e, se esiste un problema, è eventualmente quello della scarsità dell’offerta. A questo aspetto se ne affianca un altro, però: i Liberi Professionisti sono storicamente abituati a lavorare personalmente sulle attività che sono Loro affidate dal Cliente. Si tratta di un atteggiamento che possiamo a buona ragione definire “culturale”, perché il Libero Professionista: - deve, a differenza di qualsiasi altro operatore economico, garantire la Fede Pubblica; - storicamente, viene scelto dal Cliente in virtù dell’intuitu persanae, perché si tratta proprio di Lui, non della Sua organizzazione o del Suo marchio; - deve rispettare norme di comportamento interne solo al proprio ordinamento; -risponde più severamente di altri in caso di colpa o colpa grave.


Questo insieme di fattori ancora oggi determina il convincimento che la miglior garanzia di buon risultato sia il “far da sé”. Se a questo aggiungiamo che la statistica recente - limitatamente alla Professione del Commercialista - ci dice che oltre il 60% degli Studi è di tipo individuale, che il numero medio di addetti (comprendendo fra essi professionisti, collaboratori, dipendenti e praticanti) per studio è inferiore a 4 e che, solo il 30% degli Studi, conta più di 5 addetti, che l’età media degli iscritti è assai vicina ai 50 anni e oltre l’80% degli iscritti ha più di 40 anni, ecco emergere una resistenza naturale - e in totale antitesi con la cultura di impresa - alla “modernizzazione” degli Studi e all’utilizzo spinto della tecnologia. Un altro paio di elementi cruciali - per lo meno per quanto riguarda la nostra Professione - è rappresentato da una parte dalla commistione fra servizi prestati alle imprese e consulenza professionale e dall’altra parte dalla invadenza di competitors di dimensioni enormi rispetto a quelle dei nostri Studi”. Mi è molto chiaro il primo focus, meno il secondo. Potreste spiegarlo in modo più specifico? “Certo. Intendiamo dire che oggi i Commercialisti offrono alla Loro Clientela consulenza strettamente “professionale” che richiede tempi di preparazione molto lunghi, molteplicità di esperienze e aggiornamento continuo. Queste sono competenze assai sofisticate che richiedono studio, sacrificio, dedizione, perseveranza e talento. Oltre a queste, però, il mercato ci richiede anche tutta una serie di servizi di contenuto professionale più attenuato, ma che la nostra Clientela esige sia fornito con la stessa qualità della consulenza prettamente professionale. È molto difficile mettere queste due cose all’interno della stessa struttura organizzativa, ma è ancor più difficile eliminare dal “catalogo dei prodotti” dello Studio le attività a limitato contenuto professionale. Quanto al secondo aspetto, è divenuto molto difficile competere con le grandi Società di consulenza che sono dotate di straordinaria potenza finanziaria e politica e non solo possono investire quantità di denaro inimmaginabili per il singolo Studio professionale, ma anche possono svolgere attività di lobby estrema a noi del tutto inaccessibili”.

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Quindi è vero che il mondo delle Professioni è in crisi? “Parzialmente sì, ma solo se si resta passivi. Bisogna, invece, reagire modificando in parte le nostra mentalità e le nostre abitudini. A nostro giudizio la risposta che i professionisti devono dare a questo stato di cose deve incardinarsi su poche, ma essenziali sfide: - investire denaro, ma soprattutto risorse culturali, nella tecnologia. Questo ambito è considerato con diffidenza dai Professionisti, vuoi perché nessuno lo ha Loro mai insegnato, vuoi perché si sono sempre sentiti impegnati in “cose più serie” che non lasciano tempo per queste conoscenze, che sono anche ritenute piuttosto “vili”, vuoi per limiti di “borsa” o di età, vuoi perché il mercato dei fornitori di tecnologia ai professionisti è esso stesso poco popolato e poco ambizioso; - utilizzare queste opportunità per rendere profittevole anche la porzione di servizi a limitato contenuto professionale; - rinunciare al culto della personalità tipico dei Liberi Professionisti per promuovere l’associazionismo fra Professionisti dello stesso Studio, l’aggregazione fra Studi diversi, la creazione di reti Professionali; tutto con lo scopo di affermare non la competenza e la reputazione del singolo, ma quelle della Società professionale, delle Joint fra Studi diversi, delle Reti Professionali e, così agendo, per liberare risorse culturali, esperienze professionali e capacità di investimento sconosciute ai Professionisti di ieri. Angelo Cisotto (ph. Sergio Nessi)

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Non si deve dimenticare, infatti, che le competenze richieste al Libero Professionista oggi sono moltissime, e già ora è impossibile per un solo individuo coprirle in quantità sufficiente, ma se ciò non bastasse, si deve sapere che, mentre fino agli anni ottanta chi iniziava la professione ne usciva con le medesime competenze che possedeva all’ingresso, oggi la vita utile delle nostre competenze non supera i cinque anni; - dare spazio alle generazioni giovani. L’energia, l’entusiasmo, la comprensione dell’attualità, la cultura adatta ai tempi che corrono, ce l’hanno i giovani e manca agli anziani. Tentare di tenere lontani dal “Ponte di comando” i giovani perché si teme il momento della inevitabile sostituzione serve a impedire di sviluppare la linfa vitale e mortifica, allo stesso tempo, lo sviluppo di quella meravigliosa sintesi fra esperienza ed novità, fra tradizione e rinnovamento, fra riflessione ed entusiasmo”. Molto chiaro. Voi, però, Vi presentate ancora come uno Studio di tipo individuale. Come si spiega questo aspetto? “Con le esigenze del Tempo, che non possiamo governare. Da alcuni anni, infatti, siamo mossi da questi pensieri e abbiamo programmato il futuro del nostro Studio come quello di una Società tra Professionisti nella quale il salto generazionale fra Anziani e Giovani sia tale da consentire la sostituzione in assenza di alcun trauma, ma - anzi - favorendo le esigenze degli uni e degli altri. Per farlo è stato necessario attendere che il Tempo fosse quello gusto per ognuno di noi. Una volta fatto questo passaggio, che è cruciale per affrontare la sfida che ci attende, valuteremo con attenzione un progetto di alleanze con altri Studi che condividano i nostri principi, per consentirci di uscire dalla trappola del sottodimensionamento, della segregazione geografica e della limitazione della offerta professionale. Un salto culturale e un programma ambizioso che contiamo di realizzare in due tappe delle quali la prima si concluderà nell’anno

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in corso con la nascita di Ergon Young, una Società tra professionisti che vedrà la partecipazione – accanto al fondatore Angelo Cisotto - di due Soci giovani nelle persone dei Dottori Elisa Tassoni e Rodolfo Massaro che iniziarono il loro percorso professionale rispettivamente nel 2007 e nel 2009, e la seconda che vorremmo realizzare entro il 2023 che dovrebbe vedere nascere una struttura più complessa e articolata fra Studi indipendenti, ma legati da accordi di sviluppo e crescita condivisa”. Molto interessante. Partendo da dove? “Da ciò che esiste e da ciò che si può toccare con mano e percepire entrando da quella porta. A Brescia abbiamo una struttura composta da una dozzina di addetti tra impiegati e collaboratori, a Lumezzane disponiamo di una struttura di venticinque addetti tra impiegati e collaboratori, mentre a Montichiari abbiano esiste una sede di rappresentanza che riceve su appuntamento. Siamo alla soglia delle 500 partite IVA curate sotto il profilo amministrativo, contabile e fiscale, gestendo per molte di queste l’elaborazione delle paghe e fornendo servizi di consulenza del lavoro. Proseguiamo da qui e da una storia che comincia quaranta anni or sono, si risale al 1986, e che ci ha fatto passare attraverso molte esperienze che ci hanno arricchito di idee, competenze e stile. Su queste basi abbiamo edificato il presente e da qui, uniti, progettiamo e costruiremo il nostro futuro per condividere con i nostri clienti le sfide e i successi che ci attendono”.


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DALL’OTTONE ALL’ULIVO UNA TEMPRA INOSSIDABILE COME QUELLA CHE CONTRADDISTINGUE LORETTA FORELLI, LA SIGNORA DELL’OTTONE, È IL FRUTTO DI UNA PERSONALITÀ FATTA DI TANTE COSE: SENSIBILITÀ, CULTURA, TENACIA, INTUIZIONE FEMMINILE E ALTRUISMO VISTO E CONSIDERATO IL SUO INESAURIBILE IMPEGNO PER IL SOCIALE. Testo Tommaso Revera - Ph. Sergio Nessi

Loretta Forelli è l’amministratore delegato della Fonderia Forelli, fondata nel 1925 in provincia di Brescia dall’omonima famiglia, oggi giunta alla quarta generazione. L’azienda è diventata leader europeo nel settore della raffinazione dei metalli con un fatturato di oltre 90 milioni che diventano 300 sommando quello delle altre tre imprese del Gruppo. È attualmente Presidente di Fondazione AIB, realtà che si occupa di tutte le attività formative promosse dall’Associazione Industriale Bresciana. È stata presidente della Croce Rossa di Brescia e, nel 2019, è stata insignita del titolo di accademica dall’Accademia della Diplomacia del Regno di Spagna.


DALL’OTTONE ALL’ULIVO

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Già all’età di 31 anni, quando le venne chiesto di affiancare il padre nella conduzione della fonderia di famiglia, in seguito al tragico incidente che costò la vita a due suoi fratelli, non si tirò indietro e, senza curarsi troppo dei pregiudizi in un mondo, come quello dell’industria metallurgica fatto di soli uomini, si fece valere sapendo aspettare. Una volta intuito come funzionavano le cose in una fonderia, osservando, ponendo domande e aspettando il momento giusto, decise di agire lasciando il segno soprattutto per la sua naturale propensione nella scelta delle risorse umane.


Loretta Forelli con il marito Giovanni Coglio e i nipoti Mariagiulia e Giovanni

Formata la squadra, la sua intuizione fu quella di mantenerla coesa, motivata e votata al raggiungimento dei medesimi obiettivi: rispetto, fiducia e collaborazione i tre capisaldi per un clima aziendale sereno e stimolante. Ed oggi, alla luce anche dell’esperienza traumatica che la catapultò dal giornalismo, per cui studiava, alla metallurgia, ha avviato da tempo il ricambio generazionale grazie al quale i suoi due figli, Paolo e Giacomo, sono già da anni punti di riferimento in azienda, ognuno mettendo a frutto le proprie attitudini e le proprie caratteristiche personali.

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E, a proposito di figli, svestiti per una volta i panni imprenditoriali, la ritroviamo in veste familiare, contornata dall’affetto di suo marito, Giovanni Coglio, e dei suoi nipoti, Mariagiulia e Giovanni, i figli di Giacomo, nella tenuta Collio di Cisano a San Felice del Benaco dove generalmente ricarica le batterie riconnettendosi alla terra e alla natura lavorando nell’uliveto di famiglia. È questo il suo segreto per ritrovare armonia, equilibrio e serenità prima di tornare l’imprenditrice leonessa che noi tutti conosciamo. .

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Caterina Matricardi Opere

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USCENDO


NELL’AMBITO DELLA RASSEGNA MENSILE DEDICATA ALLA “FOTOGRAFIA BRESCIANA”, FINO AL 10 OTTOBRE, IL MACOF - CENTRO DELLA FOTOGRAFIA ITALIANA ESPONE CATERINA MATRICARDI di Renato Corsini

“Per pochi autori, come per Caterina Matricardi, vale il concetto che la fotografia è solo un mezzo e non il fine. Anzi, direi un pretesto, un passaggio meccanico al servizio della creatività. Le sue “opere”, perchè così mi piace definirle, sono prima di tutto un’idea, sono il frutto di una sensibilità colta e raffinata, mai banale e scontata.

Caterina gioca con la luce, con il bianco che diventa colore e con la materia che si fa supporto. Le sfocature, i controluce e gli appunti visivi fanno parte della macchina fotografica, ma il risultato finale appartiene alla sua personale interpretazione che è un mondo sospeso tra la realtà e la visione, tra la ricerca dello straordinario e il quotidiano. Caterina Matricardi ritaglia e ci restituisce una traccia di quello che vediamo ma non guardiamo, di quello che sta lì, sotto i nostri occhi, ma non memorizziamo. Il suo desiderio di strappare fisicamente i limiti delle fotografie per comporle con frammenti di carta ci restituisce un “work in progress” nel quale l’immagine si dilata e si espande oltre la propria dimensione. “Opere” è anche il titolo di questa mostra intesa a testimoniare un percorso artistico che, da quando conosco Caterina, non si è mai fermato ma si è sempre rinnovato alla ricerca di espressioni in grado di raccontare le sue emozioni”.

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VIENI A TROVARE LA VITTORIA

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19 “VIENI A TROVARE LA VITTORIA ALATA” È IL VIDEO CHE LANCIA LA NUOVA CAMPAGNA PER LA PROMOZIONE DEL TURISMO CULTURALE Al via la campagna web e social advertising progettata da Visit Brescia e Fondazione Brescia Musei per favorire e consolidare l’appeal di Brescia come meta di Turismo culturale, invitando cittadini, turisti e viaggiatori ad attraversare i luoghi fulcro del Patrimonio cittadino. Il video di lancio, appositamente realizzato per l’occasione è visibile sugli account Facebook e Instagram @visitbrescia, @bresciamusei e @turismobrescia Ricca e variegata nella sua offerta culturale, grazie alla compresenza di testimonianze archeologiche, longobarde, rinascimentali, romaniche, medievali oltre che novecentesche, la città di Brescia è un affascinante “museo a cielo aperto” che narra la storia, le epoche e le culture dall’antichità ai giorni nostri. Un patrimonio cospicuo, oggetto di tutela e valorizzazione, che ha trovato riconoscimento nazionale con l’elezione a “Capitale della Cultura 2023”, conferito a Brescia, insieme alla città di Bergamo. Sulla scorta di questo, in occasione del ritorno a Brescia della Vittoria Alata - simbolo della città visitabile presso il Parco Archeologico di Brescia romana - ma anche per favorire l’incremento del Turismo culturale come volano per la scoperta del territorio, Visit Brescia e Fondazione Brescia Musei firmano la campagna web e social advertising che intende favorire e consolidare l’appeal di Brescia come meta culturale. “La Vittoria Alata è tornata. Vieni a trovarla” è lo slogan del cortometraggio che avvia la campagna di comunicazione. La personificazione della Vittoria compie un tour a passo di danza, sullo sfondo del colonnato dell’area archeologica, per poi attraversare Piazza della Loggia, il Teatro Grande, Santa Maria in Solario nel Museo Santa Giulia al cospetto della Croce di Desiderio, la sale della Pinacoteca Tosio Martinengo e il Castello di Brescia. Chiusura ciclica con il finale, nella cella orientale del Capitolium, dove la “vera” Vittoria Alata attende e accoglie i visitatori. Nell’anno delle celebrazioni del decimo anniversario del riconoscimento UNESCO conferito a Brixia Parco Archeologico di Brescia romana, il fine è promuovere la notorietà della Vittoria Alata come simbolo di rinascita di Brescia, sfruttandone l’eco per incentivare la visita all’intero patrimonio culturale della città. Posizionare l’immagine turistica di Brescia come destinazione city-break e culturale, ideale per soggiorni all’insegna della cultura e in sicurezza, promuovendo così la permanenza presso strutture ricettive. Per saperne di più: www.bresciatourism.it


TEATRO GRANDE

IMPEGNO E CORAGGIO IL PROGRAMMA AUTUNNALE

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La Fondazione del Teatro Grande di Brescia presenta la Stagione Settembre-Dicembre 2021 con il rinnovato impegno di proporre una programmazione importante, pluridisciplinare e rivolta ad un pubblico trasversale. Nonostante le difficoltà legate all’emergenza sanitaria in corso e dopo la ricca Stagione estiva, anche nella seconda metà del 2021 la Fondazione del Teatro Grande propone un nuovo cartellone che possa accogliere in Teatro il proprio pubblico attraverso una rinnovata proposta artistica che recupererà gli appuntamenti annullati nella precedente Stagione. La proposta di spettacolo comprenderà infatti la riprogrammazione di appuntamenti e titoli d’opera che nel 2020 non sono potuti andare in scena, ma anche nuove proposte tra cui concerti di musica da camera, barocca e contemporanea, oltre agli spettacoli di danza italiana e internazionale. Ogni evento verrà realizzato in sicurezza e nel rispetto delle normative legate al contenimento della diffusione del contagio da Covid-19. A tale proposito segnaliamo che, a seguito delle ultime disposizioni normative, l’accesso agli spazi del Teatro sarà possibile solo previa esibizione del Green Pass.

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PERCHÉ SENZA NON SI PUÒ STARE

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Stagione 2021-2022: il Teatro delle Ali c’è confermati i mattatori della Stagione “perduta” Giacomo Poretti, Michela Murgia, Federico Buffa, Ascanio Celestini, Elio Germano, Tindaro Granata e annunciate le new entry Lucilla Giagnoni, Paolo Fresu e Dino Rubino Piccolo canto di resurrezione Ph. Federico Buscarino


Il Teatro delle Ali c’è. C’è ed è presente nella

sua funzione di presidio culturale per tutta la Valle Camonica, con l’obiettivo di condividere momenti di bellezza, emozioni, scoperta e grande spettacolo con il proprio pubblico, di grandi e piccini. C’è, per proporre una stagione all’altezza delle precedenti, premiando chi gli aveva dato fiducia lo scorso anno, nonostante tutto, con il recupero di quasi tutti gli spettacoli della stagione 2020-2021 e, se possibile, alzando ulteriormente l’asticella, con l’introduzione di ben quattro nuovi spettacoli: il nuovo lavoro di Lucilla Giagnoni e i tre concerti di artisti straordinari come Paolo Fresu, Dino Rubino e il suo quartetto e il duo Laurianne Langevin e Cyrille Doublet.

La stagione 2021/2022 del Teatro delle Ali è ospitata, salvo diversa indicazione, presso il Cinema Teatro Giardino in Viale 28 Aprile a Breno.

C’è, con la consueta attenzione di sempre, per offrire cultura e intrattenimento di altissima qualità ai propri spettatori e spettatrici, creando per loro le migliori condizioni di sicurezza e tutela, in piena ottemperanza delle normative sanitarie, presenti e future. E infatti anche per quest’annata, grazie alla fondamentale collaborazione del Comune di Breno e di Cipiesse Produzioni, la gran parte della programmazione del Teatro delle Ali potrà svolgersi negli spazi più capienti del Teatro Giardino (di cui Comune e Cipiesse sono rispettivamente ente proprietario ed ente gestore). C’è, e soprattutto vuole esserci con tutte le sue forze, perché abbiamo capito che senza teatro siamo tutti un po’ più isolati, incompleti e sprovveduti. Perché il teatro, con tutte le sue storie, i personaggi, i punti vista, i piani di lettura e le infinite interpretazioni… È vita. C’è. Perché senza non si può stare!

www.teatrodelleali.com


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CENTO ANNI DEL GRAN PREMIO D’ITALIA 1921-2021

LE FOTOGRAFIE DELL’ARCHIVIO NEGRI RACCONTANO IL PRIMO GRAN PREMIO D’ITALIA DISPUTATO SUL CIRCUITO DI BRESCIA, NEL 1921, NELLA BRUGHIERA DI MONTICHIARI. IN ESPOSIZIONE LA BALLOT 3/8 LC, CHE VINSE IL GRAN PREMIO UN SECOLO FA. A CURA DI MARIA BUSSOLATI, MAURO NEGRI E PAOLO MAZZETTI

IMMAGINI E CIMELI IN MOSTRA AL MUSEO MILLE MIGLIA FINO AL 27 NOVEMBRE

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lo scorso 10 settembre la mostra “100 anni del Gran Premio d’Italia 1921-2021. I primi scatti” che resterà in esposizione fino al 27 Novembre 2021. Un grande ed emozionante affresco storico, nel quale le fotografie dell’Archivio Negri raccontano il primo Gran Premio d’Italia disputato sul Circuito di Brescia, nel 1921. La mostra, organizzata dall’Automobile Club di Brescia, dal Museo Mille Miglia, da 1OOO Miglia Srl e dal Club della Mille Miglia “Franco Mazzotti”, con il sostegno di BPER Banca, è curata dallo stesso Mauro Negri, da Maria Bussolati, direttrice del Museo Mille Miglia e da Paolo Mazzetti, consigliere delegato del Club Mille Miglia. Una carrellata di circa 40 immagini di grande formato, montate su pannello e inserite in cornice è dedicata alla costruzione del circuito e a tutte le gare in programma, Gran Premio d’Italia Internazionale, Gran Premio Gentlemen, Gran Premio Vetturette, Gran Premio per Aeroplani e Gran Premio delle Nazioni per Motociclette. Pezzo forte è la vettura che vinse il Gran Premio del 1921, la Ballot 3/8 LC, oggi di proprietà di un collezionista austriaco. Completano l’allestimento una stampa di grande impatto, raffigurante una vettura a grandezza naturale, oltre ad una serie di pannelli ed alcuni cimeli d’epoca.


Il 4 settembre di quest’anno è ricorso il 100° anniversario del primo Gran Premio Automobilistico d’Italia disputato sulle strade, ancora sterrate, del Circuito di Brescia, tra i Comuni di Castenedolo e Montichiari. L’evento del 1921 costituì l’apice di un periodo pioneristico delle corse automobilistiche che vide il nostro territorio al vertice di questa specialità, testimoniando la capacità e l’innovazione tecnologica che le aziende bresciane stavano raggiungendo.

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Organizzatore del primo Gran Premio d’Italia fu il bresciano Arturo Mercanti, direttore dell’Automobile Club di Milano il quale, non trovando gli accordi per la realizzazione di una struttura permanente sul Circuito della Fascia d’Oro, optò per il Parco di Monza, dove in soli 110 giorni fu costruito l’Autodromo Nazionale; qui, dal 1922, ebbe poi sede il Gran Premio d’Italia. Sempre nel 1921, lo Studio Fotografico Negri fu incaricato di documentare la costruzione del circuito e della famosa curva sopraelevata alla “Fascia d’Oro”, la prima in Europa e giudicata tra le migliori al mondo. La documentazione della manifestazione e le successive acquisizioni della Fondazione Negri hanno permesso di disporre di una serie di immagini di grande impatto, che documentano tutti i momenti delle varie manifestazioni svolte nella brughiera tra Castenedolo e Montichiari. L’Automobile Club di Brescia ha deciso di celebrare questa importantissima ricorrenza della storia sportiva, sociale, tecnologica e industriale della terra bresciana con due eventi. Oltre alla mostra visitabile sino a fine novembre al Museo Mille Miglia, infatti, i 100 anni del primo Gran Premio italiano sono stati ricordati l’11 Settembre 2021 con la Coppa Arturo Mercanti, a cura di 1000 Miglia Srl: un evento automobilistico da Brescia a Monza, dove in quel fine settimana si è disputato il 92° Gran Premio d’Italia, dal 1950 prova del Campionato del Mondo di Formula 1. La mostra dedicata ai 100 anni del Gran Premio d’Italia è la prima di una serie che il Museo Mille Miglia intende proporre trimestralmente, a rotazione, all’interno della struttura aperta nell’antico Monastero di Sant’Eufemia a Brescia. L’itinerario espositivo è visitabile al pubblico, nella sede del Museo Mille Miglia (viale Bornata 123), tutti i giorni dalle 10 alle 18. Per informazioni: telefono 030 336563 - segreteria@ museomillemiglia.it


DALLA PARTE DELLE DONNE, SEMPRE 13 OTTOBRE 2021 PRIMA GIORNATA NAZIONALE DI SENSIBILIZZAZIONE SUL TUMORE AL SENO METASTATICO

Il tumore al seno metastatico, detto anche carcinoma mammario di IV stadio, è un tumore che dalla sede primaria – il seno – si è diffuso in altre regioni del corpo. Gli organi più interessati da metastasi generalmente sono: ossa, polmoni, fegato e cervello. Questo tumore oggi, grazie ai progressi della ricerca, è una malattia curabile, sebbene non ancora guaribile. Le cure cercano di impedire la diffusione ulteriore di cellule tumorali in altri organi, attenuando così eventuali sintomi della malattia, rendendola in tal modo “cronica”. In Italia ogni anno vengono diagnosticati circa 14.000 nuovi casi di tumore al seno metastatico: di questi, 3.400 risultano metastatici alla prima diagnosi mentre sono circa 10.600 i tumori già diagnosticati nell’arco di 10 anni precedenti. Solo in Italia sono circa 37.000 le donne che convivono con questa malattia. Se da un lato la medicina punta a cronicizzare queste pazienti, permettendo loro di avere una buona qualità di vita nonostante la malattia, dall’altro è fondamentale attivarsi perché queste donne possano ricevere, da parte del Sistema Sanitario, cure e attenzioni adeguate e rispondenti ai loro bisogni specifici. ESA, unitamente ad altre associazioni di pazienti di tutta Italia, si è impegnata in prima linea a sostenere i diritti delle donne con tumore metastatico, cercando di superare con informazione e sensibilizzazione il tabù ancora presente per questa malattia. Nel 2020 il Governo ha ufficialmente accolto la richiesta di istituire una Giornata dedicata a questa malattia ed il prossimo 13 ottobre celebreremo, con emozione, la prima Giornata Nazionale di sensibilizzazione sul Tumore al Seno Metastatico. Per l’occasione, dal 9 al 13 ottobre Palazzo Broletto a Brescia sarà illuminato di rosa grazie alla collaborazione della Provincia di Brescia. In ottobre, mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno, ESA propone inoltre altre iniziative dedicate alle donne. Come ogni anno, torneranno le “Giornate Salute Seno” presso gli ospedali cittadini (Spedali Civili di Brescia, Fondazione Poliambulanza e cliniche del Gruppo San Donato) durante le quali possono essere eseguite gratuitamente visite senologiche, mammografie ed ecografie mammarie. Non mancheranno infine iniziative di sensibilizzazione su tutto il territorio bresciano: per tutte le informazioni si rimanda al nostro sito internet www.esa-salutedonna.org, raggiungibile anche inquadrando il QR Code posto su questa pagina. ESA è al fianco delle donne, sempre!

ESA Educazione alla Salute Attiva Sede operativa “Il Ronchettino” Via del Medolo 2, Brescia Tel e fax 030 3385027 info@esa-salutedonna.org - www.esa-salutedonna.org

Per donazioni: IBAN IT43Q0623011201000030573912 Per devolvere il 5xmille: 02883270981


UNA VOLTA IL FUTURO ERA MIGLIORE?

LUCI E OMBRE DI UN TEMPO NUOVO

SAPIENS

FESTIVAL PER “FARE IL PUNTO” E INTERROGARE 14 SAPIENTI, PER CAPIRE, PER IMMAGINARE UN FUTURO, PER TORNARE A METTERE AL CENTRO LA COMPETENZA Claudia Mangili, Presidente Ass. Reading Voci dal Lago che organizza il Festival Sapiens

Sergio Abrignani

Massimo Cacciari

Tino Palestra

Il festival Sapiens prende a prestito il titolo di un

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recente saggio di Sabino Cassese e ci aggiunge un punto interrogativo: davvero ci sono stati periodi della storia in cui il futuro sembrava più promettente? La pandemia, i progressi tecnologici, la conquista della libertà han minato o alimentato la nostra fiducia nel domani? Spunti, riflessioni e quesiti a cui proveranno a rispondere, insieme al pubblico, 14 sapienti del nostro tempo. Fra settembre e ottobre, sul palco allestito in sei diversi Comuni bresciani e bergamaschi si alterneranno studiose e studiosi, pensatrici e pensatori, accademiche e accademici, esperte ed esperti: per rimettere al centro saperi e competenze, per trovare bussole che orientino in un tempo nuovo. Gli incontri (tutti ad ingresso gratuito, prenotazione obbligatoria sul sito www.sapiensfestival.it) abbracceranno temi diversi, spesso interconnessi: scienza e medicina, economia, storia e filosofia, sport, benessere e - naturalmente - attualità.

Stefano Mancuso

Sabino Cassese

Appuntamenti che coinvolgeranno il pubblico fra Bergamo, Brescia e il loro baricentro, il lago d’Iseo. Claudia Mangili, presidente dell’associazione Reading - Voci dal lago che organizza la rassegna: “Sapiens Festival torna con la sua seconda edizione, e mantiene saldo l’obiettivo con cui è nato, lo scorso anno, in piena pandemia: portare le frontiere del sapere nelle comunità, per contribuire alla loro e alla nostra crescita, per seminare cultura e futuro, stimolare nuove idee e

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Carlo Cottarelli

Massimo Cimmino

Checco Bruni

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Elena Esposito

Giuseppe Remuzzi

Federico Palmaroli

Eliana Liotta

Guido Tonelli

prospettive, generare conoscenze e benessere. Esperti, accademici e pensatori raggiungeranno i territori della provincia, territori custodi del desiderio di sapere e di interrogarsi”. Sapiens festival è promosso dall’associazione Reading - Voci dal lago, con il supporto della Fondazione Istituti educativi di Bergamo, della Provincia di Bergamo, di Fedabo e dei Comuni di Sulzano, Costa Volpino e Paratico.

Horacio Pagani

Fra settembre e ottobre una rassegna con 13 incontri tra Bergamo e Brescia. Dal vivo, su prenotazione. www.sapiensfestival.it



Bergamo, Via Furietti, 15 (zona Malpensata), Curno, Via Trento 24/26 (Longuelo)

Tel. 035.4376305

e.mail: curno@carrozzeriagranelli.it

www.carrozzeriagranelli.com


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PORSCHE EXPERIENCE CENTER FRANCIACORTA Porsche Italia ha inaugurato il Porsche Experience Center Franciacorta, un complesso di 60 ettari dove la passione per la Casa di Zuffenhausen si esprime in una serie di spazi in grado di coinvolgere ogni tipo di pubblico, dai clienti agli appassionati, dalle aziende alle famiglie, riservando ad ognuno il piacere di vivere il mondo Porsche da protagonista. La cerimonia di inaugurazione si è svolta l’11 settembre - un giorno simbolico per Porsche e per tutti gli appassionati della Marca (11 settembre: 9 come settembre e 11, ovvero 911) – alla presenza, fra gli altri, di Oliver Blume, Presidente del Consiglio di Amministrazione di Porsche AG, Detlev von Platen, Membro del Consiglio di Amministrazione Vendite e Marketing di Porsche AG e Mark Webber, Brand Ambassador Porsche. “Siamo davvero orgogliosi di avere un Porsche Experience Center nel nostro Paese - dice Pietro Innocenti, Amministratore Delegato di Porsche Italia - In Italia esistono già molti circuiti ma il PEC Franciacorta è una struttura radicalmente diversa perché pensata per esprimere al meglio i valori della nostra Marca e offrire un’esperienza unica e coinvolgente”. L’impianto è situato a Castrezzato (BS) in una delle regioni più affascinanti del nord Italia, sia per la posizione, a due passi dalle sponde del Lago d’Iseo e centrale rispetto ai tre aeroporti di Milano, Bergamo e Verona, sia per le caratteristiche morfologiche, dolci colline coltivate con pregiati vitigni che rendono la produzione vinicola e il marchio Franciacorta un’eccellenza apprezzata in tutto il mondo. L’architettura accattivante del Customer Center Il PEC italiano è l’ottavo e il più grande Porsche Experience Center al mondo*.


L’impianto è diviso in due aree principali: Customer Center e Paddock. Il primo, ospitato in una costruzione avveniristica, una struttura ad archi dal design raffinato, è il portale di accesso a tutte le esperienze rivolte a clienti e appassionati. Da qui i visitatori s’immergono nel mondo Porsche in tutte le sue sfaccettature. Il Customer Center misura 5.600 mq ed è composto da una agorà centrale dalla quale si dipanano i vari servizi: sale briefing per le sessioni teoriche, uno showroom per la configurazione delle vetture dove è possibile richiedere la consegna della propria Porsche ordinata presso il concessionario, un elegante ristorante panoramico a sbalzo sull’autodromo, uno shop, un’area Kids, un bar e un’ampia terrazza panoramica, adatta per godere lo spettacolo del circuito grazie ad una vista privilegiata su tutto il complesso.

Sono disponibili anche un Business Center con capienza fino a 140 posti a sedere e una Board Room per meeting di lavoro, entrambe prenotabili su richiesta, per soddisfare anche le esigenze di aziende che vogliono organizzare al PEC Franciacorta i propri eventi. Il Paddock, comprensivo di un pit building dotato di 29 box, è invece l’area dedicata ad ospitare i grandi eventi motoristici, a partire dal campionato monomarca Porsche Carrera Cup Italia. Il cuore dell’impianto, il circuito, comprende tre differenti zone di esercizio. La pista, un tracciato molto tecnico di 2,5 km, si dispiega in un susseguirsi di curve di vario raggio e chicane, perfette per mettere a punto la tecnica di guida. L’area di guida sicura comprende una pista a bassa aderenza dove sperimentare sbandate, sovrasterzi e pendoli, un anello irrigabile in cemento levigato, perfetto per affinare la tecnica di controllo di sovra e sottosterzo e un’ampia sezione dove saggiare l’efficienza degli impianti frenanti e la stabilità dell’auto nelle manovre d’emergenza. È disponibile inoltre un percorso Off Road con rampe, twist e sterrati, in grado di esaltare le prestazioni fuoristradistiche dei SUV Cayenne e Macan. L’offerta è ampliata anche con altre due proposte, pensate per chi vuole sperimentare modalità alternative di guida: un Simulation Lab dedicato alla realtà virtuale e gli Esports, con otto simulatori di ultima generazione, e una pista di Go-Kart elettrici con 3 mappature di potenza, l’unica degli otto Porsche Experience Center esistenti al mondo. Entro la fine dell’anno sarà inoltre completato il nuovo Training Center di Porsche Italia, dedicato alle attività di formazione della rete di concessionari. Un progetto all’insegna della sostenibilità Il PEC Franciacorta, costato 28 milioni di euro, è un impianto nato all’insegna della sostenibilità, in linea con la strategia di Porsche. L’attenzione all’ambiente ha guidato ogni fase del progetto, dallo studio del design alla sua realizzazione. Il concept architettonico è stato infatti studiato per recuperare il più possibile le strutture pre-esistenti e l’intero impianto è alimentato da energia proveniente da fonti rinnovabili. Attenzione particolare anche al rispetto delle diversità, con alcune delle vetture che verranno utilizzate per le attività in pista dotate di un dispositivo di assistenza alla guida che permette alle persone con disabilità di poter vivere senza limiti le emozioni alla guida delle sportive a marchio Porsche. “Porsche è più dei suoi prodotti, Porsche è una promessa di esperienze uniche”, afferma Detlev von Platen, Membro del Consiglio di Amministrazione per le vendite e il marketing di Porsche AG. “Nei nostri Porsche Experience Center promettiamo esperienze uniche ed emozionanti che i visitatori non dimenticheranno mai. Qui, la community Porsche può mettere alla prova le nostre auto sportive e vivere un’autentica esperienza del marchio”.

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PORSCHE MISSION R UNA SPORTIVA COMPLETAMENTE ELETTRICA PER LE COMPETIZIONI RISERVATE A CLIENTI PORSCHE PRESENTA IL SUO FUTURISTICO PROTOTIPO MISSION R


Al salone IAA MOBILITY 2021 conclusosi da pochi giorni a Monaco di Baviera, Porsche ha presentato una spettacolare anteprima del futuro dell’auto. La concept car Mission R coniuga tecnologie d’avanguardia e materiali sostenibili, come la plastica rinforzata con fibre naturali, con la passione per le competizioni. Oltre a un design futuristico, il prototipo da competizione a trazione completamente elettrica e dal profilo estremamente ribassato, presenta i tratti caratteristici delle sportive prodotte dalla Casa di Stoccarda-Zuffenhausen. I due motori elettrici di nuova concezione della Porsche Mission R erogano fino a 800 kW (1.088 CV) nella cosiddetta “modalità di qualificazione”. La batteria con capacità di circa 80 kWh e l’innovativo sistema di recupero consentono di effettuare gare di velocità (Sprint Race) senza perdita di potenza. “Porsche è il marchio per le persone che realizzano i loro sogni. Questo vale anche per gli sport motoristici. Mettiamo alla prova la nostra capacità innovativa sui circuiti di gara, dimostriamo coraggio nel seguire nuove rotte e affasciniamo gli automobilisti con prestazioni di guida sportive”, ha dichiarato Oliver Blume, Presidente del C. d. A. di Porsche AG. “Oltre a partecipare al Campionato Mondiale di Formula E, ci accingiamo ora a fare un ulteriore grande passo avanti nella mobilità elettrica. La concept car che presentiamo rappresenta la nostra visione degli sport motoristici con vetture completamente elettriche per i clienti. La Mission R incarna tutto ciò che fa di Porsche un marchio forte: prestazioni, design e sostenibilità”. Gli sport motoristici riservati ai clienti godono di grande considerazione in Porsche. Da quando è nata la Porsche Carrera Cup Deutschland, 31 anni fa, la Casa costruttrice di auto sportive ha prodotto e spedito da Weissach più di 4.400 vetture in versione Cup. Nel mondo si svolgono complessivamente 30 campionati monomarca basati su queste vetture da corsa affidabili e ad alte prestazioni. L’ultima versione della 911 GT3 Cup è stata introdotta solo all’inizio della stagione sportiva 2021 e si basa sulla generazione di modelli 992. La Porsche Mission R offre un’indicazione di quello che potrebbe essere il futuro delle serie monomarca con vetture a trazione completamente elettriche.


PORSCHE MISSION R 38

La sportiva a trazione integrale, in grado di sviluppare poco meno di 1.100 CV in “modalità di qualificazione”, accelera da zero a 100 km/h in meno di 2,5 secondi. La velocità massima è di oltre 300 km/h. In pista, il prototipo elettrico ha registrato lo stesso tempo sul giro dell’attuale Porsche 911 GT3 Cup. Grazie a motori elettrici e celle della batteria di nuova concezione - tutti dotati di un innovativo raffreddamento diretto dell’olio - la concept Porsche Mission R eroga una potenza costante di 500 kW (680 CV) in “modalità gara”. Un motore elettrico con una potenza fino a 320 kW (435 CV) alimenta l’asse anteriore, mentre al posteriore vengono trasferiti al massimo 480 kW (653 CV). L’avanzata tecnologia a 900 volt e il sistema Porsche Turbo Charging consentono di caricare la batteria dal 5 all’80% di SoC (stato di carica) con una pausa di soli 15 minuti durante le corse. La ricarica può essere effettuata fino a 340 kW. La Mission R vanta anche un aggiornamento del sistema Porsche Active Aerodynamics (PAA) con sistema di riduzione della deportanza DRS sul frontale e sull’alettone posteriore. Questo comprende tre feritoie su ciascuna delle due prese d’aria laterali del muso e un’ala posteriore regolabile composta da due sezioni. Oltre a sfruttare un innovativo concetto di propulsione elettrica a batteria, la concept car si distingue per una carrozzeria orientata alla riduzione di CO2 e alla sostenibilità: è in gran parte realizzata in plastica rinforzata con fibre naturali (NFRP), in cui il materiale di base è costituito da fibre di lino provenienti dalla produzione agricola. Questo materiale ecologico è stato utilizzato anche per il bordo dello spoiler anteriore, il diffusore e le minigonne laterali. e ampiamente impiegato per la realizzazione degli interni fra cui i pannelli interni delle portiere, la paratia posteriore e i sedili.


La progettazione degli interni risulta focalizzata sul guidatore in tutti gli aspetti. Un display posizionato ergonomicamente tra i comandi sul volante visualizza i dati rilevanti durante la corsa. Il monitor sopra la colonna dello sterzo visualizza le immagini riprese dalle telecamere degli specchietti laterali e dalla telecamera dello specchietto retrovisore centrale. Un display a sfioramento a destra del sedile può essere utilizzato, ad esempio, per richiamare i dati biometrici del conducente. All’interno dell’abitacolo vi sono numerose altre telecamere che possono essere usate per fornire sequenze emozionanti per una trasmissione in diretta. Con il progetto Mission R, Porsche porta le corse reali più vicino che mai a quelle virtuali. Il modulo di guida monoscocca funge anche da simulatore di Esports e ne ripro-

duce esattamente la forma. La struttura di sicurezza in materiale composito in fibra di carbonio unisce un elevato potenziale di protezione per il pilota a un peso ridotto e a una linea inconfondibile. Gli ingegneri e i designer di Porsche hanno ribattezzato “esoscheletro” la struttura del tetto in carbonio di nuova concezione, che integra la gabbia di sicurezza e la superficie del tetto. Con i suoi 4.326 millimetri di lunghezza, la Porsche Mission R è leggermente più corta dell’attuale serie 718 Cayman; in compenso è notevolmente più larga con i suoi 1.990 millimetri e decisamente più bassa, avendo un’altezza esterna di 1.190 millimetri.


V7:

LA PIÙ AMATA DAGLI ITALIANI MOTO GUZZI V7 È LA MOTO PIÙ VENDUTA IN ITALIA NELLE CILINDRATE OVER 700 CC NEL MESE DI AGOSTO LA MOTO DI MANDELLO HA FATTO MEGLIO DELLA CONCORRENZA ITALIANA E STRANIERA

Moto Guzzi V7, la best seller del marchio dell’aquila, è stata la moto con

cilindrata oltre 700 cc più venduta nel mercato italiano nel mese di agosto appena concluso. Con 213 esemplari consegnati ai clienti l’ultima versione di Moto Guzzi V7 ha distanziato la concorrenza giapponese, tedesca e italiana. È una bella notizia per Moto Guzzi, che proprio quest’anno festeggia i cento anni di storia, ma non una sorpresa visto l’entusiasmo col quale il nuovo modello della gamma di Mandello è stato accolto sin dal suo lancio commerciale nella scorsa primavera.

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Disponibile in due versioni - Stone, più essenziale e dai contenuti contemporanei e Special più classica ed elegante - la nuova Moto Guzzi V7 è spinta da nuovo motore di 850 cc e 65 cv dalle prestazioni entusiasmanti, è diventata così più veloce, più confortevole, meglio equipaggiata e rifinita, senza perdere nulla di quel carattere e autenticità che sono i valori di tutte le Moto Guzzi. La nuova generazione di V7 vuole continuare a essere la motocicletta d’accesso nel mondo Moto Guzzi, facile, dalle dimensioni e peso contenuti ma al contempo dal carattere forte e autentico, esibito dal bicilindrico trasversale a V, configurazione unica al mondo. Moto Guzzi V7 è uno dei modelli più amati e di successo, riconosciuto quale rappresentante della motocicletta classica italiana nel mondo La fama mondiale è dovuta alla sua capacità di mantenere fede alle aspettative e alla reputazione di un marchio leggendario. Dal 1967, anno in cui iniziarono le vendite dei primi esemplari in Italia, V7 è diventata il caposaldo della gamma e la rappresentante per eccellenza della motocicletta italiana, distinta da contenuti e design in grado di raccogliere l’apprezzamento di un pubblico trasversale ed eterogeneo. Rilanciata nel 2008 nella cilindrata 750, la V7 ha subito rappresentato un grande successo grazie anche al suo stile classico, alla qualità costruttiva e alla sua facilità di guida. A inizio 2021 Moto Guzzi ha presentato la nuova generazione di V7, completamente rinnovata che si è subito dimostrata perfetta per continuare il grande successo di una moto leggendaria.

NUOVO MOTORE 850 CC, NUOVO COMFORT, CICLISTICA RINNOVATA, ELETTRONICA DI AVANGUARDIA E STILE INIMITABILE, L’ULTIMA GENERAZIONE DI V7 STA CONFERMANDO IL SUCCESSO DELLA MOTOCICLETTA ITALIANA NELLA SUA VESTE PIÙ CLASSICA



BMW MOTORRAD

CONCEPT CE 02 UNA BOCCATA D’ARIA FRESCA PER LA MOBILITÀ ELETTRICA URBANA SU DUE RUOTE

Con il Concept CE 02, BMW Motorrad presenta una nuova e intelligente interpretazione della mobilità urbana su due ruote ad una settimana della IAA Mobility 2021. Il concept elettrico, che non incarna né una moto classica né uno scooter, si presenta come un’offerta di mobilità allettante e altamente emozionale.

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Grazie alle sue dimensioni compatte e alle proporzioni giovanili, si rivolge chiaramente ad un nuovo target group: dai 16 anni in su, per tutte quelle persone che non hanno mai guidato una moto ma sono interessate a nuove esperienze, alla tecnologia intelligente e soprattutto al connubio tra mobilità e divertimento. Come veicolo elettrico leggero dal peso di circa 120 kg, il BMW Motorrad Concept CE 02 è ideale per l’impiego urbano, offre grande divertimento così come semplicità ed eleganza durante i tragitti abituali. Gli 11 kW di potenza e tutta la coppia disponibile da fermo permettono una rapida accelerazione ai semafori. Una velocità massima di 90 km/h e un’autonomia di 90 km rendono facile spostarsi dal punto A al punto B - e ritorno - anche nell’intenso traffico cittadino. L’aspetto generale della due ruote rivela a prima vista il carattere innovativo del BMW Motorrad Concept CE 02. “Volevamo sviluppare una due ruote facilmente accessibile per quanti vogliano potersi spostare ed essere indipendenti”, ha dichiarato Alexander Buckan, Head of Vehicle Design BMW Motorrad. “Il BMW Motorrad Concept CE 02 è un compagno affidabile per tutti i giorni. Lo ami perché è sempre lì per te e semplicemente funziona - anche se a volte non lo tratti con la dovuta attenzione. E ci sono adesivi, nastri e altre forme di personalizzazione che rendono chiaro che appartenga a te. Incarna la libertà giovanile e la spensieratezza - un po’ come uno skateboard su due ruote”.

“A prima vista, c’è poco del BMW Motorrad Concept CE 02 che

sia tipicamente BMW Motorrad - è qualcosa di completamente nuovo. Vogliamo impegnarci a creare qualcosa di innovativo ed essere dei pionieri - che è ciò che abbiamo dimostrato di essere con vari progetti in passato. Il Concept CE 02 presenta nuove proporzioni e forme moderne per la mobilità urbana su due ruote. Inoltre, volevamo arrivare ad un livello di innovazione nel design mai raggiunto finora. La semplicità d’uso era importante, ma ancor più fondamentale era la componente emozionale, così come il divertimento alla guida”, spiega Edgar Heinrich, Head of Design BMW Motorrad.

Le proporzioni semplici e trasparenti assicurano un appeal estetico onesto ed emotivo. Due ruote di grandi dimensioni, simili a quelle di una fun bike, promettono robustezza e divertimento di guida immediato. Sono progettate come ruote a disco, enfatizzando graficamente le proporzioni del veicolo. La zona scura per le due unità della batteria e la trasmissione con dettagli argentati crea un corpo compatto. La sella lunga e stretta e il telaio completano la silhouette distintiva.


SIETE CALDI?


Il settore della regolarità per auto storiche ripartirà dalla 34ª Winter Marathon, la numero 15 organizzata da Vecars, in programma da giovedì 20 a domenica 23 gennaio 2022 a Madonna di Campiglio. Tante le novità a partire dal percorso rinnovato di 500 km con 65 prove cronometrate e 6 di media, riproposto nuovamente su 2 tappe: la prima nella serata di giovedì 20 al termine delle verifiche ante gara, la seconda venerdì 21 attraverso le strade e i passi più affascinanti del Trentino-Alto Adige e le Dolomiti a fare da sfondo. A far da corollario il tradizionale show fuori classifica di sabato 22 sul lago ghiacciato con la disputa dei trofei a eliminazione diretta. Alla manifestazione saranno ammesse tutte le vetture costruite entro il 1968 a trazione anteriore o posteriore alle quali si aggiungerà una selezione di vetture di particolare interesse storico e collezionistico prodotte fino al 1976. A far da cornice all'evento sarà ovviamente Madonna di Campiglio, che ospiterà tutte le fasi salienti a partire dalle verifiche ante gara, la partenza e l'arrivo di entrambe le tappe, i trofei speciali sul lago ghiacciato del sabato pomeriggio e le premiazioni finali. Le iscrizioni apriranno il prossimo venerdì 1 ottobre ( con le consuete agevolazioni per coloro che le completeranno entro il 31 ottobre) e termineranno domenica 19 dicembre.Restate sintonizzati sul sito internet e sui canali social di Facebook, Instagram e Twitter per scoprire tutte le novità della #WinterMarathon2022. ph. Pierpaolo Romanoo


FESTIVAL ORGANISTICO INTERNAZIONALE CITTÀ DI BERGAMO ph.Federico Buscarino

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RITORNO AL FUTURO CONCERTI DAL VIVO MA RIMANE LA DIRETTA STREAMING

INTERVISTA A FABIO GALESSI DIRETTORE ARTISTICO E FONDATORE DEL FESTIVAL ORGANISTICO INTERNAZIONALE CITTÀ DI BERGAMO

Tornare ad incontrare Fabio Galessi è un vero piacere. L’età non lo corrode... Sarà la

musica. Il piacere è dovuto al fatto che, oltre ad essere una persona sempre gradevole, è venuto ad annunciarmi l’avvio della 29a edizione del Festival Organistico Internazionale, di cui lui è l’anima, che vede Bergamo al centro dell’universo organistico planetario. Piacere perché è una ripartenza con tanto desiderio di recuperare il tempo perduto. Novità? “La novità è che ci siamo ancora e abbiamo tanti amici, tanta gente che ci aiuta e ci vuol bene, nonostante i tempacci che stiamo vivendo”. Sorride sotto la mascherina lo intuisco dagli occhi “Gli amici penso ce li siamo guadagnati con la qualità e la serietà. In Italia, posso dire senza falsa modestia che, nel mondo organistico, abbiamo cambiato e ringiovanito il target. Siamo stati i primi in Italia a fare improvvisazione. Ci hanno dato degli eretici, ma la tendenza si è diffusa; oggi tutti ne parlano e noi ne siamo molto contenti. Come vede non ci siamo arresi e riponiamo molta fiducia in questo 2021. Lo scorso anno è stato per tutti emotivamante travolgente... Abbiamo sperimentato le dirette streaming sui canali social in un clima complicato e tra mille difficoltà organizzative. Terminata la scorsa edizione però decidemmo subito di programmarne immediatamente una nuova edizione che desse ulteriore propulsione alla completa ripartenza della vita culturale cittadina, rivelatasi così preziosa quanto necessaria, nei momenti di peggior smarrimento. E pensammo di non celebrare più il ricordo del dolore che ha colpito con particolare crudeltà la nostra comunità, ma invitare quest’ultima ad una festa di vera rinascita, nel nome di una luce faticosamente riconquistata. E, anche se di piena festa non si può ancora parlare, davanti alla possibilità di un ritorno alla paura, questa luce va difesa e preservata con la massima determinazione, come fosse la fiaccola olimpica.


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Ed è per questo che abbiamo deciso di allestire sei concerti, uno in più rispetto ai tradizionali cinque, che costituiscono un cartellone di assoluta eccellenza, ricco di attualità e curiosità nel solco delle linee guida del Festival che sono: la centralità della personalità dell’interprete, l’arte dell’improvvisazione, la fruibilità delle proposte, pur nella loro complessità, ed intenti fortemente divulgabili e didattici. Si tratta di una programmazione che, per qualità e contenuti si colloca fra le migliri del nostro percorso artistico e per questo, indipendentemente dalle condizioni epidemiologiche, verrà di nuovo integralmente trasmessa in diretta streaming sul canale YouTube del festival”. Può raccontarci qualcosa del programma? “La serata inaugurale sarà dedicata al 50° anniversario dalla morte di Marcel Douprè, compositore francese che ha formato generazioni di grandi interpreti organisti. L’invito all’organo non poteva che esssere per Ben Van Osten, che ne è il massimo conoscitore avendone registrato l’opera integrale. Da alcuni anni abbiamo deciso affiancare agli organi delle nostre sedi storiche, altri organi mai utilizzati prima dal Festival. Quest’anno, per il secondo appuntamento in programma, sarà la volta dell’organo Adeodato Bossi 1850, custodito nella chiesa di San Leonardo e restaurato nel 2005. L’organista sarà Gianpaolo di Rosa che vanta una grande co- Ben van Oosten noscenza della scuola portoghese e spagnola e proporrà un intercalare di improvvisazioni in forme e stili iberici con brani di repertorio. Il terzo appuntamento doveva essere dedicato al giovane vincitore di un concorso internazionale del 2020. Ma l’anno scorso i concorsi non si sono svolti e così abbiamo scelto il tedesco Chris Schonfelder, vincitore di vari premi, che ci delizierà con un recital speciale, incentrato su Bach... ma senza suonare alcuna opera originale del Kantor. Per la quarta serata arriva in Basilica uno dei più incredibili interpreti improvvisatori dell’ultima generazione, già ai vertici mondiali pur avendo solo 31 anni. A lui è stato affidato un originale tributo a Dante Alighieri, nel 700° anniversario della morte. Dopo una prima parte del concerto dedicata a Dupré e Guillou, nella seconda ascolteremo una intera sinfonia improvvisata in quattro tempi (Inferno Purgatorio Paradiso e Magnificat) ispirata alla Divina Commedia. Il 22 ottobre il monumetale organo Serassi di S. Alessandro in Croce, storica sede del Festival, sarà fatto vibrare da una figura unica nel panorama organistico internazionale. La straordinaria Marina Tchbourkina, russa di nascita e di studi ma francese di adozione, è un’interprete piena di passione ed energia e ambasciatrice nel mondo, sia della scuola francese sei-settecentesca di cui ha inciso praticamante tutto, sia della meno conosciuta letteratura russa del ‘900. Attualmente è l’organista Giampaolo Di Rosa della Cappella di Versailles. Infine, per l’ultima serata, riproporremo in cattedrale ciò che lo scorso anno abbiamo dovuto annullare. Parlo del progetto vincitore del 2° Concorso Children Project Competition organizzato nel 2019 dall’Associazione ECHO (European City of Historical Organ) dove eravamo parte della giuria. Il primo premio fu assegnato ad una avvincente trascrizione organistica dei ‘Quadri di un’esposizione’ di Modest Musorgskij, illustrati da un video su grande schermo appositamante concepito per i più piccoli. Lo propone lo Scott Brothers Duo: Jonatan fenomenale organista e il fratello Tom, pianista, in questa occasione regista dello spettacolo che, nella prima parte, prevede le celebri Quattro Stagioni di Vivaldi con le quali intendiamo festeggiare i 1600 anni della nascita di Venezia”. Bergamo con Brescia Capitale della Cultura. Sarete della partita? “Certo che vogliamo esserci. L’importante è farlo con un progetto di alta qualità, che risulti interessante per la commissione giudicante allestita dalle due Municipalità. Ci stiamo lavorando, e con ottime prospettive. La direzione è quella richiesta: creare eventi che uniscano le due città sotto un unico denominatore comune. Del resto l’esempio ultra cinquantennale del grande Festival Pianistico è lì da vedere.... Ma di più non posso per ora proprio dire: top secret”. (VEF) Christoph Schönfelder


FESTIVAL ORGANISTICO INTERNAZIONALE CITTÀ DI BERGAMO Cattedrale – Città Alta Organo Corna 2010 Venerdì, 24 Settembre, ore 21 Ben van Oosten (Hol) Organista titolare della Grote Kerk all’Aja (Franck,Vierne, Duprè) Chiesa di San Leonardo Organo Adeodato Bossi 1850 Venerdì, 1 Ottobre, ore 21 Giampaolo Di Rosa (Ita) Organista titolare di S.Antonio dei Portoghesi, Roma (Sweelinck, Scarlatti, Seixas, Bach, Improvvisazioni) Chiesa di S.Maria Immacolata delle Grazie Organo Balbiani 1924 Venerdì, 8 Ottobre, ore 21 Christoph Schönfelder (Ger) (Sigmund, Liszt, Reger, Improvvisazioni)

Thomas Ospital

Basilica di S.Maria Maggiore - Città Alta Organo Vegezzi Bossi 1915 Venerdì, 15 Ottobre, ore 21 Thomas Ospital (Fra) Organista titolare di Sant’Eustache a Parigi (Bach, Mozart, Duprè, Guillou, Improvvisazioni) Chiesa di S.Alessandro della Croce in Pignolo Organo Serassi 1860 Venerdì, 22 Ottobre, ore 21 Marina Tchebourkina (Rus) Organista titolare della Cappella Reale di Versailles (Charpentier, Clerambault, Balbastre, Kikta, Dianov, Boutsko, Prokofiev) Cattedrale – Città Alta Organo Corna 2010 Venerdì, 29 Ottobre, ore 21 Jonathan Scott (Uk) Vincitore E.c.h.o. 2019 Children Project Competition Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi, Quadri d’un Esposizione di Modest Mussorgski con animazione a cura di Tom Scott INGRESSO LIBERO, ACCESSO CON GREEN PASS, POSTI CONTINGENTATI, OBBLIGO UTILIZZO DELLA MASCHERINA.

Marina Tchebourkina

Jonathan Scott duo

INDIPENDENTEMENTE DALLA SITUAZIONE EPIDEMIOLOGICA DEL MOMENTO, TUTTI I CONCERTI SARANNO TRASMESSI IN DIRETTA SUL CANALE UFFICIALE YOUTUBE DEL FESTIVAL.


BERGAMO

ROMANTICA 50


PROMUOVERE BERGAMO COME META DI NOZZE E SOGGIORNI ROMANTICI: QUESTA L’IDEA DI UMBERTO DALDOSSI, FOTOGRAFO E CREATIVO SICURAMENTE ROMANTICO

Non solo turismo culturale o enogastronomico: da

anni l’Italia si distingue come meta anche per il wedding tourism. Sempre più stranieri scelgono infatti il Belpaese proprio per pronunciare il fatidico sì. A questo proposito vogliamo illustrarvi un’interessante iniziativa di Umberto Daldossi, bergamasco e fotografo che, come molti altri durante i mesi di forzata inattività, si è fatto venire davvero un’ottima idea. In sintesi propone di promuovere Bergamo come meta di matrimoni romantici e, se leggerete le cifre di cui parla Daldossi vi renderete conto che è una risorsa su cui è meglio riflettere anche perchè Bergamo romantica lo è davvero. “Come fotografo - ci dice - ho spesso collaborato con wedding-planner specializzate nell’organizzazione di matrimoni per coppie provenienti da ogni parte del mondo. Per loro ho lavorato nelle nostre tradizionali località turistiche (Venezia, Roma, Firenze, Costiera Amalfitana, Alberobello), e con il passare del tempo ho iniziato a domandarmi il motivo per cui Bergamo fosse sempre stata trascurata come location per questi matrimoni “internazionali”. Quante sono le coppie che scelgono l’Italia per sposarsi? “Studiando il mercato e indagando sempre di più nel mondo del wedding tourism ho scoperto che, ogni anno, sono circa diecimila le coppie straniere che scelgono l’Italia per il loro matrimonio, generando un giro d’affari di quasi cinquanta milioni di euro nel nostro Paese. Ma ciò che ha attirato la mia attenzione sono stati ben altri dati: se prima erano le città d’arte e i laghi più noti i protagonisti indiscussi di questo mercato, ora il 40% delle coppie straniere si sta orientando verso zone meno conosciute, ottenendo migliori servizi con budget contenuti. A questo proposito, Bergamo avrebbe tutte le carte in regola per rientrare in questo business: aeroporto, città storica ricca di arte e cultura, laghi, montagne e splendide locations”. Da qui l’idea di cercare di indirizzare una parte di quel 40% sul nostro territorio? “Per mettere in pratica questo era necessario dare a Bergamo una ‘strutturata’ visibilità sul web come

destinazione romantica e lavorare specificatamente su un’unica nicchia di mercato: wedding e weekend romantico. Il progetto era già ben chiaro nella mia mente ma per portarlo avanti avevo bisogno di confrontarmi sia con esperti del settore, ovvero i principali fornitori di servizi wedding, sia con potenziali clienti (coppie di futuri sposi). Avendo ottenuto da tutti un riscontro più che positivo, non rimaneva altro da fare che rimboccarsi le maniche e dare vita al progetto iniziando a creare la piattaforma web. Per far questo dovevo necessariamente essere appoggiato da un’esperta agenzia di comunicazione. A quel tempo facevo parte di B.N.I., un’importante organizzazione mondiale di imprenditori, e lì ho avuto la fortuna di conoscere Lino Olmo, titolare di una affermata agenzia pubblicitaria in Val Seriana. Sottoposto il mio progetto a lui e ai suoi collaboratori e ottenuto da loro un responso più che positivo, mi è stata messa a disposizione l’agenzia per la creazione e la gestione dei siti. LinoolmoStudio comprende un team di una quindicina di giovani e motivati professionisti, ognuno con un ruolo specifico con i quali mi sono trovato subito a mio agio: i miei input venivano immediatamente elaborati e rivisti per ottenere la massima fluidità nella lettura e fruibilità del sito. Di lì a pochi mesi il lavoro era terminato con il launch di due siti: weddingbergamo.com e weekendbergamo.com”. Come descrivi la loro mission? “Weddingbergamo.com focalizza l’attenzione sul territorio bergamasco come destinazione wedding. È costruito come una vetrina privilegiata per i fornitori del settore (location, catering, abiti, addobbi floreali etc.) ai quali la coppia, straniera o italiana, si può direttamente rivolgere per chiedere dei preventivi. Per chi preferisse invece delegare l’organizzazione di tutto l’evento a mani esperte, il sito presenta i contatti di due wedding planner, pronti a soddisfare ogni cliente in base alle rispettive esigenze e budget. Portare un matrimonio di stranieri a Bergamo significa creare un consistente flusso di persone, che salvo per l’invito all’evento, forse mai avrebbero pensato di far visita alla nostra città, sperando poi di poter contare su un loro positivo passaparola in futuro.

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Weekendbergamo.com (portale completamente gratuito agli inserzionisti) fornisce invece una serie di suggerimenti per accogliere al meglio chi desideri visitare Bergamo per organizzare il proprio matrimonio o semplicemente per trascorrervi un romantico weekend. Il sito presenta una selezione di servizi (alberghi-B&B-ristoranti etc.) da noi scelti per qualità, prezzo e prestigio, oltre ad esperienze romantiche in costante aggiornamento per arricchire ulteriormente il portale. Ad introduzione dei due website ho pensato che fosse utile poter offrire al futuro visitatore un piccolo scorcio di Bergamo come destinazione romantica. Per questo in collaborazione con l’amico ed esperto videomaker Franco Valtellina, ho deciso di creare un piacevole e breve filmato rappresentando quello che potrebbe essere un weekend romantico trascorso nella nostra città”. I due siti lavorano uno per l’altro... “I due portali sono in stretta sinergia per poter sfruttare al meglio tutti i servizi offerti. Cosicché una coppia attirata dal sito weddingbergamo.com per organizzare il proprio matrimonio, viene invitata a far visita all’atro sito per poter programmare un sopraluogo. Viceversa se una coppia fosse interessata ad organizzare una romantica vacanza a Bergamo, tramite weekendbergamo.com, possa poi scoprire che la stessa città potrebbe in un futuro ospitarli per il loro matrimonio o anniversario. Ho presentato la piattaforma a VisitBergamo, il principale portale per il turismo bergamasco, e ne è nata subito una stretta collaborazione. Siamo presenti sulla loro piattaforma come unico sito di riferimento per il matrimonio a Bergamo e attualmente stiamo collaborando per promuovere la Bergamo romantica”. Un turismo romantico? “Non ha stagionalità e può compensare i vuoti del normale flusso turistico. Il portale weekendbergamo.com propone l’acquisto di un voucher che dà la possibilità di prenotare pernottamenti e usufruire di una serie di scontistiche del 10% su oltre 150 ristoranti, negozi e servizi sul territorio bergamasco. Ogni mese vengono poi messi in palio due fantastici weekend: per partecipare all’estrazione è sufficiente inviare foto o video della Bergamo romantica. Questi verranno poi selezionati e premiati dagli sponsor dell’iniziativa”. Carino, come i biscottini che avete messo in produzione... “Sempre per dare visibilità al progetto ho pensato che sarebbe stata un’idea carina fornire a servizi, negozi etc aderenti alla nostra iniziativa, un pocket biscuits che racchiudesse i sapori del nostro territorio. Ho sottoposto il progetto a Italo Tresoldi, noto imprenditore nel ramo della panificazione e della pasticceria che con grande entusiasmo, si è messo subito al lavoro, creando una ricetta con i grani antichi della Valle


BERGAMO

ROMANTICA

Seriana”. Che accoglienza ha avuto l’idea presso gli operatori interessati? “Ho personalmente fatto visita ai negozianti e ho condiviso con loro i momenti di difficoltà e incertezza a cui abbiamo dovuto far fronte negli ultimi tempi. Ho sempre ricevuto sorrisi e complimenti per un progetto che potrebbe per loro rappresentare una piccola speranza di ripartenza. I negozianti che hanno accolto il progetto sono tutti presenti sul nostro sito e hanno accettato di esporre la vetrofania che dà diritto allo sconto del 10% a chi si presenti con il voucher scaricato dal sito. Mi auguro che quest’ iniziativa, nata semplicemente dalla mia passione per Bergamo e supportata dal desiderio di per poter far qualcosa di nuovo per la mia città, sia da traino ad altre più importanti, per accrescere l’interesse “romantico” sulla nostra città e dare finalmente a Bergamo la visibilità che merita”. Il nostro sito weekendbergamo.com si prefigge di promuovere Bergamo come destinazione romantica; con il supporto dei nostri canali social saremo lieti di supportare chiunque voglia contribuire a creare l’immagine di una “Bergamo Romantica” per il turismo italiano ed estero attraverso mostre, concerti, arte e spettacolo. Cerchiamo aiuti e sponsorizzazioni che saranno totalmente finalizzati ad incrementare le campagne di Google Ads e Facebook per far conoscere sempre più la nostra splendida e romantica città.

Bergamo Romantica ha anche il suo biscottino ricordo Un biscottino, denominato “Orobico”, si presenta anche in confezione regalo e potrà essere venduto nei negozi che ne fanno richiesta. Alcuni alberghi o B&B hanno già chiesto di poter utilizzare i pocket biscuits, con possibilità di personalizzazione, come omaggio di benvenuto agli ospiti, per poter lasciare loro un dolce ricordo del soggiorno a Bergamo. Il logo del progetto, è da supporto ad ogni singola azione di marketing finalizzata alla divulgazione dei siti. Lo troverete facilmente esposto in molte vetrine dei negozianti del centro, di città alta e dei borghi grazie alla collaborazione con il DUC (Distretto Urbano del Commercio).

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Quello del TEMPO SOSPESO è il tema affrontato nella XI edizione del Festival di Arte Contemporanea ArtDate Un’ampia riflessione sull’indeterminatezza e l’apprensione che sta caratterizzando questo indimenticabile periodo di cui tutti noi siamo protagonisti e testimoni, fase storica anche però densa di aspettative e desideri. Da Giovedì 11 a domenica 14 novembre, Bergamo ospiterà l’11a edizione di ArtDate, Festival di Arte Contemporanea, organizzato da The Blank. Diventato nel corso del tempo un punto di riferimento capace di avvicinare e promuovere l’arte contemporanea presso un pubblico ampio e diversificato, in questa edizione ArtDate presenta numerose novità̀ di rilievo, focalizzando l’attenzione sulla tematica del tempo sospeso, rinverdendo l’attenzione alle tematiche di accessibilità e partecipazione.

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Stefano Raimondi è il fondatore di The Blank e sta or ganizzando insieme allo staff dell’associazione l’edizione 2021 di ArtDate, il Festival di Arte Contemporanea che animerà Bergamo dall’11 al 14 novembre. “Il mio desiderio è sempre stato quello di risvegliare la passione e la curiosità per l’arte contemporanea, facendo in modo divenisse appannaggio di molti e non di un pubblico elitario. Tornato dall’Inghilterra, nel 2015 ho allestito la mia prima mostra in Città Alta a Bergamo, “La città che sale”, che è stata un l’inizio della mia attività curatoriale. Nel 2010 ho fondato The Blank con l’idea di riunire le realtà che si occupavano di arte contemporanea sul territorio, sia pubbliche sia private, come GAMeC, Museo Bernareggi, Spazio ALT etc” La mostra che stiamo preparando per Palazzo della Ragione, “Statements” dichiarazioni, (titolo preso da un saggio di Lawrence Weiner, uno dei più grandi artisti concettuali del ’68 che parteciperà alla mostra) vede il coinvolgimento 25 artisti, ognuno dei quali ha realizzato uno stendardo di tre metri per tre che sarà appeso, uno al giorno, al balcone del di Palazzo della Ragione e tutti insieme all’interno. Sono 25 giganti internazionali che si affacciano verso la nostra città da un balcone che diventa metaforicamente una finestra sul mondo, 25 artisti che lanciano una dichiarazione su come hanno vissuto questi due anni attraverso un’opera concepita appositamente”. ph.Sergio Nessi


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Le altre iniziative previste dal programma? “Il Festival vede il coinvolgimento di tutto il network di The Blank, composto da istituzioni, gallerie private, project space, studi d’artista, dimore storiche, collezioni private. La tematica di questa 11° edizione è NEL TEMPO SOSPESO, e tutti hanno concepito eventi che riflettono su questo indimenticabile periodo di cui tutti noi siamo protagonisti e testimoni, fase storica anche però densa di aspettative e desideri. Inaugura THE DRAWING HALL, satellite dello studio di Andrea Mastrovito; avremo una performance dell’artista turca Gucci Chunk, una serie di proiezioni di Gian Maria Tosatti, diverse presentazioni editoriali, il consueto momento del Galleries Time. Il festival si conclude nella nuova sede di lab 80 con una proiezione di un film di Davide Ferri”

“Una pluralità di realtà - prosegue Raimondi - che si occupano di Arte Contemporanea, numerosi per una città piccola, ma tra i quali spesso non c’è un dialogo né una progettualità comune. Per questo ho pensato di dare vita ad un festival che durasse qualche giorno dove tutte queste realtà si uniscono attorno ad un tema comune per presentare le cose migliori. Poi Nel tempo questa la realtà di The Blank è cresciuta tantissimo. Abbiamo aperto una residenza d’artista in via Quarenghi, dove sono passati oltre 60 artisti in questi nove anni; siamo stati riconosciuti dalla Piattaforma Europea Effe, la piattaforma dei festival, e abbiamo vinto l’Italian Council, il bando più importante del Ministero della Cultura per valorizzare gli artisti Italiani”.


La pandemia ha fermato le mostre ma non ha fermato gli artisti per cui adesso dovremmo aspettarci una specie di bolla che porterà alla luce quello che hanno creato... Non è un po’ questo il senso della manifestazione di novembre a Bergamo? “A dire il vero molti artisti in questi mesi hanno smesso di lavorare mentre altri, invece, hanno trovato le motivazioni per creare e adesso si sta assistendo ad un vero boom. Durante i primi mesi di quest’anno è stato tutto fermo e quello che era previsto nel primo semestre si è spostato da settembre a dicembre. Infatti, già da inizio settembre, ci sono una quantità di eventi, fiere, appuntamenti”. Il messaggio degli artisti è di disperazione o di speranza? “L’Arte non dispera mai, anzi dalla sofferenza spesso trae linfa vitale ed è la prima che reagisce. Penso ci sia molta voglia di esprimersi e di far sentire la propria voce. In questi due anni gli artisti sono statiin un certo senso emarginati. Si è dato ascolto ai ristoratori, ai gestori delle discoteche, agli operatori dello spettacolo... Il mondo dell’arte contemporanea non ha avuto davvero modo di farsi sentire”. Cosa ne pensi dell’idea di portare l’arte nella fabbriche? “È fondamentale potersi imbattere nell’arte: è sempre positivo provoca emozioni, genera impulsi, offre punti di vista diversi. Una cosa di cui andiamo fieri è aver realizzato prima della pandemia all’interno dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII una installazione musicale sonora permanente di Lorenzo Senni. Trovare arte in questi luoghi, negli ospedali, nelle chiese, è qualcosa di vitale e dovrebbe essere del tutto naturale. Come te la immagini la Capitale della Cultura? “Me la immagino duratura, qualcosa che inizi nel 2023 ma non si concluda con il 2023, che non sia occasionale, che non sia solo la grande mostra manifestazione che di certo ci sarà, ma qualcosa che produca un lascito alla città. Qualcosa che vada oltre il lato espositivo e che siano progetti permanenti”.

ARTDATE FESTIVAL DI ARTE CONTEMPORANEA

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BASIL KINCAID The Rolling Fields to My House

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Una ricerca spinta dalla voglia di comprendere la trama della propria identità personale e culturale all’interno della diaspora africana, filtrata dalle sovrastrutture della sua esperienza americana. Si muove in questa direzione il nuovo corpus di opere con il quale l’artista ghanese-statunitense Basil Kincaid (1986, St. Louis, Missouri) debutta nella sede milanese della Galleria Poggiali con la sua prima mostra personale italiana dal titolo The Rolling Fields to My House. Attraverso collage, fotografie, installazioni, performance e soprattutto con la tecnica del quilting (assemblaggio di frammenti di trapunte) - realizzate con materiali trovati, recuperati e donati - Basil Kincaid interroga i costumi sociali mentre disegna tessuti culturali alternativi. L’intraprendenza e la libertà di immaginazione emergono come componenti critiche nella liberazione dello spirito. Co-creare luoghi che stimolino la memoria ancestrale dell’amore inteso come libertà insita in noi Basil Kincaid (nato nel 1986, St. Louis, Missouri) per attivare spazi che partecipano alla liberazione è un artista post-disciplinare che attraverso la sua ricerca costruisce, contempla e rivede i limiti condivisa su scala locale e globale.

Fino al 20 novembre Galleria Poggiali Foro Bonaparte 52 Milano

The Rolling Fields to My House utilizza la pratica del ‘mondeggiamento’ per creare appartenenza. Le trapunte, le sculture e i disegni esposti in mostra rappresentano la comunicazione interna che l’artista ha coltivato per arrivare a un luogo che avesse senso per l’unico ragazzo nero in una classe di coetanei bianchi. Il trasferimento di Kincaid in Ghana nel 2020 gli ha permesso di rivisitare mondi precedentemente sviluppati e realizzarli in nuovi formati. L’entità nera che appare in queste opere è una solida radice del sé e dell’osservatore; un testimone onnisciente in sintonia con tutte le versioni di sé attraverso le dimensioni esponenziali. Probabilmente un corpo sempre presente che ha pianificato di incontrare ed esplorare la natura policromatica dell’identità nera diasporica su vari terreni, questa volta sul suolo italiano. Le trapunte appese al muro sono estraniate dalla loro utilità e manipolate nel modo in cui vengono lette. In tutto il suo lavoro, Basil si concentra su come il luogo modella la nostra prospettiva, la nozione di appartenenza e il modo in cui ci percepiamo. Il suo lavoro è composto principalmente da materiali trovati o donati che hanno un grande significato emotivo per coloro che un tempo li hanno apprezzati. La pratica della trapuntatura ha una lunga storia nella famiglia che si tramanda da oltre 7 generazioni. Il quilting, all’interno della tradizione culturale nera, è sempre servito come uno spazio rivoluzionario di gioia, coraggio e comunità in diretto contrasto con la sottomissione sociale e finanziaria. “È un modo per onorare i miei predecessori mentre affronto le domande e le preoccupazioni su dove sono, siamo, oggi. - Ha afferma Basil Kincaid - È un modo per restaurare e ricostruire con l’intraprendenza insita dentro di noi.”

autoimposti e condizionati e ne esplora le loro fissità. Attraverso la tecnica del quilting, del collage, dell’installazione e della performance realizzati con materiali di recupero o donati Kincaid abbandona i costumi sociali per dedicarsi alla stesura di tessuti culturali alternativi. Kincaid ha studiato disegno e pittura al Colorado College, laureandosi nel 2010. Ha collaborato con Kavi Gupta Gallery, Mindy Solomon, Kravets Wehby e Carl Kostyal e altri. Nel 2019, Kincaid ha debuttato con il suo primo lavoro commissionato da un’istituzione, la performance “The Release”, presso la Pulitzer Arts Foundation di St. Louis MO. Nel 2020 Kincaid ha ricevuto la Regional Arts Commission of St. Louis. Nel 2021, Kincaid è stato selezionato come borsista per la United States Artist Fellow ed è entrato a far parte della collezione del Smithsonian AmericanArt Museum.

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IRVING PENN IN COLLABORAZIONE CON THE IRVING PENN FOUNDATION FINO AL 22 DICEMBRE CARDI GALLERY, CORSO DI PORTA NUOVA 38, MILANO

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DEDICATA INTERAMENTE A IRVING PENN, QUESTA AMPIA E COMPLETA MOSTRA RAPPRESENTA LA PRIMA OCCASIONE IN OLTRE TRENT’ANNI DI INCONTRARE LA COMPLESSITÀ DELL’OPERA DELL’ARTISTA AMERICANO.


La mostra si sviluppa su due piani della galleria, abbracciando non

solo la fotografia di moda per cui Penn è conosciutissimo, ma sottolineando il legame speciale dell’artista con l’Italia, capitolo a cui è interamente dedicato il primo piano. L’esposizione, che comprende opere prodotte dall’artista tra gli anni ‘40 e gli anni ‘90, percorre momenti salienti della quasi totalità della carriera artistica di Penn. Considerato uno dei maggiori fotografi del Novecento, Irving Penn (1917-2009) è conosciuto per il suo radicale contributo alla modernizzazione del mezzo fotografico, grazie alla creazione di un canone concretizzatosi attraverso le sue opere sia commerciali che personali. Figlio di migranti ebrei russi, Penn emerse a New York in un’epoca turbolenta dal punto di vista sociopolitico. In seguito a studi di pittura, verso la fine degli anni ‘30 iniziò a lavorare come artista per la rivista di moda Harper’s Bazaar, all’epoca guidata proprio dal suo ex insegnante, il leggendario Alexey Brodovitch, per poi passare ad American Vogue negli anni ‘40. Incoraggiato da Alexander Liberman, direttore editoriale di Vogue, Penn focalizzò la propria attenzione professionale sulla fotografia, coltivando al contempo una pratica artistica personale. Nel corso dei successivi sessant’anni, scattò oltre 150 copertine per Vogue, producendo editoriali all’avanguardia, celebrati per la loro semplicità formale e l’uso della luce. Il contributo artistico di Penn formò per Vogue un’eredità senza precedenti; la direttrice Anna Wintour descrive come egli “cambiò radicalmente il modo in cui la gente vedeva il mondo, e la nostra percezione del bello”. Rompendo con le convenzioni, Penn utilizzava la fotografia come un artista, espandendo il potenziale creativo del mezzo in un’era in cui l’immagine fotografica era vista principalmente come mezzo di comunicazione.

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La mostra riunisce lavori chiave che situano l’opera di Penn nel contesto di vari soggetti artistici, sociali e politici e sono presenti alcuni dei suoi contenuti più iconici, scattati sia in studio che in esterna. Sono scatti che spaziano dalle immagini accattivanti delle star a impressioni del mondo naturale, fino ai rifiuti abbandonati in strada, e a nature morte surreali, a testimonianza della sua costante ricerca di autenticità. L’esposizione introduce l’ispirazione dell’artista, derivata da rifiuti e oggetti quotidiani, e la sua capacità di portare alla luce la bellezza di ambienti caratterizzati da un’estetica calma e minimalista, producendo un linguaggio visivo distillato, caratterizzato da una eleganza disarmante.


FUORI DAL CENTRO Da non luogo a fucina creativa: la partita per la

rinascita urbana e sociale si gioca anche ai margini delle città. Un tempo solo metafora di malessere e degrado sociale, la periferia può diventare fonte di riflessione e innovazione e nuovo punto di riferimento per la condivisione di esperienze. La periferia in tutte le sue espressioni è il tema proposto dall’edizione 2021 di FOTOGRAFICA. Festival di Fotografia Bergamo che proprio in due luoghi simbolo della rigenerazione urbana bergamasca presenta 9 mostre, workshop, iniziative. Basilico, Bulaj, Faraci, Ramazzotti, Diffidenti, Alessi, Podavini, Bispuri, Ducke, Rota i nomi in esposizione, in un ideale percorso esplorativo di tutti i “luoghi non luoghi”: urbani, dell’anima, sociali, intimi, creativi, diversi.

A BERGAMO DAL 2 OTTOBRE ALL’1 NOVEMBRE. 62

ph. Sergio Ramazzotti


La periferia avvolge l’anima di chi è costretto ai confini delle città ma è anche linfa creativa e impulso vitale di coloro che ne vedono un’opportunità per progettare, per condividere, per migliorarsi. E proprio la periferia, in tutte le sue poliedriche forme, è il cuore pulsante dell’edizione in arrivo di Fotografica - Festival di Fotografia Bergamo, manifestazione che avrà luogo a Bergamo dal 2 ottobre all’1 novembre.

Una terza edizione che vuole esse-

re non solo un evento culturale, ma anche un punto di partenza per una riflessione collettiva, mantenendo salda la sinergia con il territorio e con gli Enti e le Istituzioni, negli anni sempre più presenti ed attivi a riguardo. Una presa di coscienza della situazione economica e sociale che interessa i contesti ai margini, un’interessante testimonianza di come vengano vissute oggi le periferie. Un fil rouge tematico che interesserà due luoghi simbolo della città di Bergamo: l’ex-centrale elettrica Daste e Spalenga, oggi Daste. Imponente e solitaria testimonianza dell’economia manifatturiera del secolo scorso Daste è divenuta, a seguito di un importante intervento di riqualificazione, sede di prestigio per lo sviluppo culturale e ricreativo con sale di proiezioni, spazi per il coworking, attività istituzionali e laboratori didattici di arti: uno spazio di socialità e aggregazione, oltre che innovativo motore di trasformazione urbana, sociale e culturale. E il Monastero del Carmine a Bergamo Alta, un bene culturale pubblico di grande interesse storico ed artistico che dal 1996 è sede del TTB Teatro tascabile di Bergamo – Accademia delle Forme Sceniche. Il Tascabile nel 2018 ha sottoscritto con il Comune di Bergamo il primo Partenariato Speciale Pubblico Privato in Italia per il recupero e la valorizzazione in chiave culturale del Monastero rendendone possibile l’utilizzo per manifestazioni culturali come, per l’appunto, Festival Fotografica.

ph: Giovanni Diffidenti

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... E RESPIRARE

Mostra personale di MANUEL FELISI

La galleria milanese Fabbrica Eos è lieta di presentare la mostra personale di Manuel Felisi “… E Respirare” a cura di Ivan Quaroni. Manuel Felisi si muove con disinvoltura nei diversi ambiti del fare artistico, dalla pittura, alla fotografia fino alle tecniche dell’installazione per raccontare sempre di uno stesso tema, il Tempo; perché riguarda tutti noi, il nostro esserci; il tempo che con il suo passare cambia le cose, le preserva o le fa dimenticare.

La mostra “… E Respirare” già dal titolo dà un’accezione profonda e liberatoria per confrontarci con la natura che ci circonda. 64 L’immagine più frequente nelle opere di Felisi è l’albero, simbolo di energia e rigenerazione per rivitalizzarsi, che converge perfettamente al centro, reiterata in una serie di dipinti curiosamente intitolati “Vertigini” accostati l’uno con l’altro a rappresentare scorci vertiginosi di rami e fusti. Le vertigini di Felisi convergono dal basso verso l’alto e concentrano lo sguardo al punto centrale dell’opera per portare l’occhio dello spettatore ad accorgersi della vastità che lo circonda, in una sorta di rovesciamento con la natura stessa.

“La pittura è il fuoco centrale della pratica di Manuel Felisi, - ha spiegato Ivan Quaroni curatore della mostra - la disciplina di costruzione delle immagini da cui in seguito si è sviluppata una ricerca plastica e oggettuale legata, come sappiamo, alla memoria, luogo di convergenza dei processi di conservazione e cancellazione dei ricordi.


A cura di Ivan Quaroni in mostra fino al 23 ottobre 2021

Fabbrica Eos Viale Pasubio (angolo via Bonnet) Milano Infatti, ben prima delle installazioni in cui l’acqua, sotto forma di pioggia o di ghiaccio, assume il ruolo di ricettore mnestico e di sismografo organico di ogni accadimento, la pittura ha fornito all’artista l’opportunità di maturare un proprio linguaggio lirico”. L’OPERA una somma di procedure ibride e di tecniche spurie che includono, accanto all’atto gestuale del dipingere, l’uso di strumenti reiterativi per produrre pattern ornamentali (come i vecchi rulli per la decorazione d’interni), la scelta di supporti e materiali di origine industriale (come la resina o il feltro) e la stampa d’immagini fotografiche digitalizzate che si imprimono, come sigilli definitivi, sulla massa stratificata dei depositi pigmentali. Il risultato finale è un quadro, e più spesso un polittico, costruito, come i file digitali, per sovrapposizione di più livelli pittorici, ognuno dei quali è l’inconcluso e indefinitivo tassello di un percorso progettuale che si palesa solo alla fine della lavorazione dell’opera. Ciò significa che la pittura di Felisi è anche una forma di design, cioè di progettazione dell’immagine, che non esclude, però, la possibilità di deviare dall’intento originario e di includere la componente erratica della pittura tradizionale. In mostra sarà presente anche un’installazione dal titolo “Il peso dell’ombra”.


NULLA È PERDUTO ARTE E MATERIA IN TRASFORMAZIONE

Alla GAMeC di Bergamo il secondo capitolo della Trilogia della Materia

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Hans Haacke Large Condensation Cube, 1964-1967 acrilico trasparente, acqua distillata, climatizzazione76 x 76 x 76 cm Courtesy l’artista e Paula Cooper Gallery, New York © Hans Haacke, by SIAE 2021


Apre al pubblico dal 14 ottobre alla GAMeC di Bergamo, Nulla è

perduto. Arte e materia in trasformazione, a cura di Anna Daneri e Lorenzo Giusti, secondo capitolo della Trilogia della Materia, progetto espositivo pluriennale inaugurato nell’ottobre 2018 con la mostra Black Hole. Il progetto coinvolge storici dell’arte, curatori, filosofi e scienziati per affrontare un discorso trasversale attorno al tema della materia, attivando contestualmente un dialogo con la storia delle scoperte scientifiche e con lo sviluppo delle teorie estetiche. Il programma prevede un ciclo di tre mostre, accompagnate da altrettante pubblicazioni, contraddistinte dalla presenza di autori e opere di generazioni diverse. Dopo il primo appuntamento del ciclo, dedicato all’essenza della materia in dialogo con le teorie della fisica moderna, la seconda mostra in programma rivolge lo sguardo al lavoro di quegli artisti che, in momenti diversi, hanno indagato le trasformazioni della materia traendo ispirazione dalla vita degli elementi per sviluppare una riflessione sulla realtà delle cose, sul mutamento e sul tempo. “Rien ne se perd (nulla si perde)” è l’incipit della celebre massima attribuita a Lavoisier con la quale il chimico francese spiegava il senso generale della sua legge della conservazione della massa, la quale affermava che, nel corso di una reazione chimica, la somma delle masse dei reagenti è uguale alla somma delle masse dei prodotti. La materia, in altre parole, non si crea e non si distrugge. Da questo principio fondamentale sarebbero scaturite alcune idee chiave per la modernità, che avrebbero portato poi alla definizione della teoria della relatività, all’individuazione di una sostanziale equivalenza tra massa ed energia e quindi alla convinzione, raccontata da scienziati, artisti, filosofi, di una materia sempre viva, sempre presente, e di un mondo in continua trasformazione. Nulla è perduto. Arte e materia in trasformazione occuperà interamente gli spazi della GAMeC sviluppando un percorso di forte impatto sensoriale, data la natura materica e sinestetica delle numerose opere esposte, provenienti da importanti collezioni internazionali, sia pubbliche sia private. Le quattro sezioni della mostra - Fuoco, Terra, Acqua e Aria - riferiscono agli elementi naturali, intesi come stati di aggregazione della materia, e ne sondano le relazioni e le trasformazioni: fuoco/stato ardente; terra/stato solido; acqua/stato liquido; aria/ stato gassoso. Attraverso una ricca selezione di opere, la mostra andrà a comporre un quadro articolato capace di mettere in luce il forte legame che da sempre lega gli artisti alla chimica degli elementi e alle trasformazioni della materia. Un campo di indagine e di sperimentazione che nel nostro tempo trova anche una significativa declinazione sul piano della riflessione attorno all’impatto dell’azione dell’uomo sugli equilibri naturali (dalla reperibilità delle risorse alle trasformazioni climatiche). L’esposizione raccoglierà opere di periodi diversi tra loro, dalle creazioni dada e surrealiste, indicative dell’interesse di alcuni autori – come Marcel Duchamp, Max Ernst, Man Ray o Leonora Carrington – per il tema dell’alchimia, alle produzioni di alcuni tra i più importanti esponenti delle neoavanguardie – da Yves Klein a Otto Piene, da Robert Smithson ad Hans Haacke – includendo le composizioni di alcuni artisti affini alle poetiche dell’Arte Povera – Pier Paolo Calzolari e Paolo Icaro –, opere scultoree e installazioni di autori emersi negli anni Ottanta – come Rebecca Horn o Liliane Lijn – fino ad arrivare alle ricerche recenti di alcuni tra i più significativi artisti internazionali delle ultime generazioni, come Olafur Eliasson, Wolfgang Tillmans, Cyprien Gaillard, Otobong Nkanga, Erika Verzutti e numerosi altri.

Leandro Erlich - Champignon Collection de Nuages, 2018 vetro chiaro, stampa digitale con inchiostro ceramico, vetrina di legno, luci a led vetrina 199,5 x 175 x 81 cm; fogli di vetro: 110 x 140 cm (9 strati) Courtesy l’artista e Galleria Continua Foto: Sara De Santis.

Michel Blazy Fleurs de bain moussant, 2000 Plastica, 6 elementi Dimensioni variabili Courtesy l’artista e Art: Concept, Paris Foto: Romain Darnaud © MichelBlazy, by SIAE 2021

Artisti presenti Ignasi Aballí, William Anastasi, Isabelle Andriessen, Davide Balula, Lynda Benglis, Alessandro Biggio, Karla Black, Michel Blazy, Renata Boero, Dove Bradshaw, Victor Brauner, Dora Budor, Pier Paolo Calzolari, Nina Canell, Leonora Carrington, Giulia Cenci, Tony Conrad, Tania Pérez Córdova, Lisa Dalfino & Sacha Kanah,

Giorgio de Chirico, Edith Dekyndt, Marcel Duchamp, Olafur Eliasson, Leandro Erlich, Max Ernst, Joana Escoval, Cerith Wyn Evans, Lars Fredrikson, Loïe Fuller, Cyprien Gaillard, Pinot Gallizio, Hans Haacke, Roger Hiorns, Rebecca Horn, Roni Horn, Paolo Icaro, Bruno Jakob, Yves Klein, Gary Kuehn,

Liliane Lijn, GordonMatta-Clark, David Medalla, Ana Mendieta, Otobong Nkanga, Jorge Peris, Otto Piene, Man Ray, Pamela Rosenkranz, Mika Rottenberg, Namsal Siedlecki, Roman Signer, Robert Smithson, Gerda Steiner & Jörg Lenzlinger, Yves Tanguy, Wolfgang Tillmans, Erika Verzutti, Andy Warhol.

14 ottobre 2021 – 13 febbraio 2022 GAMeC - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo


DROR BENSHETRIT

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MASS PRESSURE AL SALONE DEL MOBILE 2021 HORM HA PRESENTATO INSIEME AL PARTNER NOVACOLOR LA POLTRONA MASS PRESSURE, PROGETTATA DAL PLURIPREMIATO DESIGNER DROR BENSHETRIT, NOTO PER I SUOI LAVORI NELL’AMBITO DELL’ARREDO, DELL’ARCHITETTURA E DELL’ARTE.


La poltrona MASS PRESSURE è il risultato della compressione come mezzo per trasformare un metro cubo di gommapiuma in un oggetto funzionale. Un telaio tubolare in metallo fornisce una posizione di seduta desiderabile, dove la gommapiuma è fissata fornendo alla poltrona un’espressione innovativa e accattivante. Realizzata con tre strati compressi all’interno di una struttura di metallo verniciato, la poltrona sarà disponibile in un’unica versione come una vera e propria opera d’arte dedicata a gallerie d’arte e musei. Il progetto è il frutto di un complesso trattamento superficiale, totalmente manuale, per rendere la gommapiuma verniciabile con rame liquido ossidato e/o effetto cemento: un risultato dal notevole impatto visivo che ne preserva la morbidezza. In questo modo ogni pezzo è completamente differente l’uno dall’altro.

Renato Zamberlan, Co-Owner e Creative Director di Horm

ha affermato: “Per questo progetto ho appositamente scelto un designer di fama internazionale che condividesse i valori del brand e i suoi stilemi. Quando Dror ha espresso il desiderio di realizzare un prodotto capace di trasmettere l’enorme pressione dell’uomo, inteso come massa, sull’ambiente e le sue risorse, e che la presa di coscienza di questo è il primo passo verso un cambiamento di direzione, la collaborazione con Novacolor e i suoi laboratori di ricerca è stata automatica. Siamo orgogliosi che, in un mondo competitivo come quello del design, Dror abbia reputato Horm e Novacolor all’altezza del suo genio creativo, rendendo la collaborazione e il prodotto ancora più esclusivi.


STORIE AD ACQUERELLO

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IL PRIMO FESTIVAL DEDICATO ALL’ACQUERELLO CHE SI ESPRIME CON L’ILLUSTRAZIONE. 25 E 26 SETTEMBRE A BERGAMO


SFUMATURE, TRASPARENZE, COLORI LIEVI COME UNA CAREZZA SI TRASFORMANO IN IMMAGINI ATTRAVERSO I GESTI DELICATI DELL’ARTISTA: BERGAMO OSPITA IL 25 E IL 26 SETTEMBRE LA PRIMA EDIZIONE DI UNA MANIFESTAZIONE UNICA, CHE VEDE LA PARTECIPAZIONE DI UN PARTERRE DI NOMI ECCELLENTI DEL MONDO DELL’ILLUSTRAZIONE E DELL’ACQUERELLO.

CECILIA CAVALLINI La fanfara delle fiabe

Con 20 artisti, 15 workshop, 6 demo, 5 mostre di acquerello e illustrazione,

5 conferenze, Storie ad Acquerello è il festival dedicato a tutti coloro che desiderano incontrare l’illustrazione e immergersi nell’universo incantato e spesso poco conosciuto di questa nobile tecnica pittorica. Bergamo, luglio 2021 - “L’acquerello è uno strumento di narrazione nelle mani dell’artista: si possono raccontare storie attraverso giochi di acqua e colore. Le Immagini catturano mondi di fantasia e reali, astratti e concreti. La leggerezza del gesto, le sfumature e le trasparenze si trasformano in emozione per chi osserva. Le illustrazioni diventano porte su mondi meravigliosi. Storie ad Acquerello è il festival che trasporterà la città di Bergamo nell’atmosfera onirica di questa tecnica pittorica, in un contesto storico e culturale di pregio. Artisti di rilievo del settore coloreranno con il loro stile i luoghi più belli della città”. Così Laura Cortinovis, nota illustratrice bergamasca, freelance e autrice di libri per bambini molto nota in ambito social con un profilo professionale seguito da 18mila follower, presenta la prima edizione di un evento straordinario, che vede per la prima volta protagonista l’acquerello che si esprime attraverso l’illustrazione. Una due giorni di Artefestival, dedicata a una tecnica raffinata ed onirica, che avvolgerà con il suo tocco delicato il capoluogo lombardo il 25 e 26 settembre 2021. La manifestazione, ideata, curata e progettata da Laura e organizzata in collaborazione con SpazioCam – Associazione culturale di Bergamo dedicata all’arte e a corsi di vario genere - e Momarte, lo store online dedicato al mondo dell’arte - è dedicata a tutti coloro che desiderano immergersi in questa preziosa arte: appassionati, dilettanti ed esperti, adulti e bambini, conoscitori o fruitori, artisti o semplici curiosi. Storie ad Acquerello è una doppia prima volta: una prima edizione di un festival che per primo in Italia è dedicato all’acquerello che si esprime nell’illustrazione. “Nasce tutto da un’idea prima e dalla volontà poi di avvicinare chiunque al mondo dell’acquerello e dell’illustrazione per l’infanzia, e non solo. Per questo è un progetto dal profondo valore simbolico e narrativo: siamo pronti a portare a una dimensione pop tutta la cultura che ruota intorno a questo mondo, ad offrire nuove suggestioni e punti di vista su una disciplina che fa parte del nostro immaginario visivo e delle nostre radici. E anche pronti a creare un ponte di connessione tra tutti i partner che hanno aderito con entusiasmo all’iniziativa, consci che una prima edizione in un anno come questo può essere una grande sfida organizzativa”, dichiara Laura Cortinovis.

ANNA PAOLINI S’alza il vento

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STORIE AD ACQUERELLO DANIELA VOLPARI Family

Una prima eccellente, visto che il programma di Storie ad Acquerello vede tra gli ospiti confermati alcuni

ALESSANDRA NARDOTTO Aprile

LUCIA DE MARCO Take care

ROBERTA ROSSETTI_Jurassic Pattern_I diritti dell’infanzia con parole semplici.jpg

tra i nomi di maggior rilievo nel mondo dell’illustrazione e dell’acquerello. Artisti e professionisti pronti a mettere a disposizione del pubblico le loro competenze e i loro lavori grazie ad un fitto programma di incontri, mostre, workshop e dimostrazioni. Tra i tanti che hanno aderito all’edizione 2021, anche gli illustratori Giovanni Manna e Alessandro Sanna e l’autrice Giusi Quarenghi, vincitori negli anni passati del premio Andersen, il più prestigioso riconoscimento italiano attribuito ai migliori libri per ragazzi dell’annata editoriale, ai loro autori, illustratori ed editori. E poi Cecilia Cavallini, Marina Cremonini, Lucia De Marco, Morena Forza, Gianluca Garofalo, Margherita Leoni, Laura Manaresi, Lorenzo Naia, Alessandra Nardotto, Anna Paolini, Lorenza Ravasio, Roberta Rossetti, Valentina Scagnolari, Daniel Torrent, Daniela Volpari, Lucio Schiavon, oltre naturalmente a Laura Cortinovis. 20 artisti in totale saranno impegnati durante la due giorni in 15 workshop, 6 demo, 5 mostre e 5 conferenze: la partecipazione ai singoli eventi sarà su prenotazione e aperta a tutte le persone interessate. A corredo delle mostre e degli eventi, è previsto un luogo espositivo dedicato a tutti gli strumenti di lavoro dell’artista, reso possibile dalla presenza di importanti aziende del settore e uno spazio libreria, a cura di Libreria Fantasia di Bergamo, dove sarà possibile trovare i libri degli artisti presenti al festival. Ad ospitare il ricco cartellone di Storie ad Acquerello sono state coinvolte alcune delle location più suggestive di Bergamo come l’Accademia Carrara, l’Ex Carcere di Sant’Agata, il Circolino Città Alta, l’Orto Botanico di Bergamo, il Teatro Sant’Andrea e il Seminarino oltre alla Sede dello SpazioCam, punto di partenza del Festival, spazio informativo noto in città agli appassionati di fotografia e luogo di allestimento di una delle mostre previste. Sul sito di Storie ad Acquerello è presente una mappa interattiva da poter consultare per conoscere tutti i punti di interesse dell’evento. La prima edizione dell’ArteFestival sarà un’occasione imperdibile per immergersi in un mondo incantato, un immaginario di colori lievi, in dissolvenza, capaci di trasportare la mente e l’anima in mondi lontani, dove fantasia e realtà si congiungono alla perfezione. Un’occasione unica per conoscere da vicino un universo che è in grado di dare vita ai sogni.


2 FUOCHI DI PAGLIA di Giorgio Paglia www.fuochidipaglia.it

PIAZZE INFIAMMATE

Siamo stati dei facili profeti a prevedere, proprio da queste colonne, il possibile scatenarsi di problemi sociali a causa di una pessima gestione governativa del Covid. Mai come oggi lo Stato, nonostante Draghi, si dimostra così lontano dal comune sentire della gente. Innanzitutto il problema principale è stata la comunicazione a senso unico diffusa ai tempi del coronavirus: imprecisa, tendenziosa, parziale e inaffidabile, in nome di un politicamente corretto che non ammetteva alcuna disapprovazione di sorta. Il secondo malessere è venuto con il voler chiudere tutto tramite dei lockdown e dei coprifuoco lunghissimi, senza tener debito conto dei possibili risvolti economici e di quelli psicologici, soprattutto nei giovani. Quando un’epidemia colpisce una nazione, è necessario e indispensabile essere precisi e prudenti nel divulgare informazioni scientifiche e sanitarie. Altrimenti si diffonde panico e la scienza diventa inattendibile. Di conseguenza si perde la fiducia. Invece si sono susseguiti, senza soluzione di continuità, una miriade di pseudo medici trasformati in stars televisive, seguiti da generali logistici esperti in vaccinazioni, con il contorno di matematici che fornivano numeri e dati senza nemmeno considerare le medie ponderate. Ma il caos lo si è creato soprattutto col vaccino. Prima è stato comunicato che avrebbe protetto quasi completamente dal virus e che si poteva somministrare a tutti. Poi si è scoperto che in realtà funzionava poco con le varianti e che certe marche non andavano bene per i più giovani. Allora si è detto che chi era vaccinato non poteva più infettare altre persone, ma subito dopo i fatti hanno immancabilmente smentito le soloniche previsioni. Ancora: si proclamava che il vaccino non sarebbe stato obbligatorio, ma poi si è introdotto un green pass che in effetti emargina totalmente i non vaccinati. Infine il raggiro: numerosissimi e problematici sono stati gli effetti collaterali del vaccino (compreso in chi vi scrive), ma si è sottostimato il fenomeno e subito si è messo tutto a tacere, dimenticandosi che il tam tam della gente corre sui social senza censure governative. Così la verità è venuta comunque a galla. E adesso due parole sul disastro economico. Le persistenti chiusure hanno mandato sul lastrico molte attività e tantissime piccole imprese. Sono stati promessi dai due governi (Conte e Draghi) sostanziosi sussidi e ristori, ma in concreto è stato molto diverso. I ritardi, compresi quelli del pagamento della cassa integrazione Covid, sono stati inaccettabili. I finanziamenti alle aziende sono arrivati col contagocce, in quantità modesta e solo a seguito di fidejussioni rilasciate a garanzia dagli stessi imprenditori. Ancora oggi si continua a parlare di una ripresa in termini maggiori rispetto al reale. Nel frattempo gas, benzina e

luce sono andati alle stelle e le tasse non si sono mai realmente fermate. E ora sono pure ripartite 20 milioni di cartelle esattoriali. Alla faccia di un popolo in difficoltà! Detto tutto ciò, una domanda sorge spontanea. Le manifestazioni di protesta a cui assistiamo sono causate unicamente da facinorosi fascisti e da violenti ribelli, o sotto sotto c’è dell’altro? Ora i politici, dopo i recenti tentativi di aggressione e le minacce via Web, pretendono dalle Forze dell’Ordine una linea durissima e auspicano la repressione delle piazze, adducendo un contenimento di una violenza di parte fine a se stessa. Persino i tanti virologi, che si pavoneggiavano saccentemente dalle compiacenti TV, sembrano diventati più umili e più guardinghi. Sono gli effetti di ciò che la paura incute anche sui potenti. Nel frattempo lo Stato si è indebitato per ulteriori centinaia di miliardi, con operazioni emergenziali ridicole e costose, ma nessuno sembra chiamato a risponderne. E allora tutto ciò è sufficiente per infiammare chi non solo si sente privato ingiustamente di una libertà di scelta, ma anche coloro che stanno pagando sulla propria pelle il disastro gestionale di questa strana pandemia. Alla prossima e in alto i cuori. Anche su Twitter: @Fuochidipaglia Illustrazione tratta dalla copertina dell’instant book L’altro virus. Comunicazione e disinformazione al tempo del Coronavirus di Marianna Sala e Massimo Scaglioni.

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2 POLITICANDO di Maurizio Maggioni

VINCE SEMPRE CHI PIÙ CREDE, CHI PIÙ A LUNGO SA PATIR... Settembre, mese di fine estate dove tutto è dolce,

sfumato, i colori si stanno pian piano adeguandosi a quelli dell’autunno che tra poco giungerà: la pensavano così anche coloro che viaggiavano sugli aerei quel famoso 11 settembre a New York insieme ad altri che dalle Torri del World Trade Center osservavano l’Hudson dalle loro finestre? Certamente si, quel mattino il cielo era terso ed il sole splendeva, per l’ultima volta per più di 3000 di loro. Il fanatismo “religioso” pose fine alle loro vite e a quelle dei familiari e di molti volontari e forze dell’ordine e di primo soccorso che corsero in aiuto dei palazzi più famosi del mondo colpiti a morte dagli aerei Kamikaze mandati da Osama Bin Laden. Preci, RIP, possiamo dire tutto, ma soprattutto dobbiamo constatare che purtroppo oggi, 20 anni dopo, non abbiamo imparato nulla dalla storia. Il popolo americano è a maggioranza un po’ bamboccione, urla, sbraita, guerreggia, ma poi, travolto dal dio denaro e non consapevole del ruolo che ha nel mondo, si adegua ed adagia e panta rei, non fa niente: vedremo la prossima volta. Perché è possibile affermare ciò? Perché è la storia che ce lo insegna. Facciamo una breve analisi, magari superficiale, perdonatemi. Primo lustro degli anni ‘50, guerra di Corea contro l’espansionismo cinese, pari e patta, cioè persa. Si sono create due “Coree” che oggi tengono in scacco il mondo con la minaccia nucleare di quella del Nord, armata dalla Cina. Primi anni ‘60, Cuba, Baia dei Porci, sbarco fallimentare, empasse con l’URSS, missili nucleari in mano a Fidel Castro... Intervenne anche il Papa Roncalli da Bergamo... Pari e patta. L’URSS sdoganata come potenza e unico riferimento anche dei Paesi non Allineati. 1975 fuga da Saigon,Vietnam del sud.Vince Ho Chi Min. Un’altra guerra persa con disastro economico e sociale degli Stati Uniti con gravi conseguenze al loro interno. La Cina vince su tutti i fronti. Anni ‘90 guerra del Kuwait, un paese finto che non interessa a nessuno se non per il petrolio.

La chiameranno guerra per i diritti umani: Iraq sotto assedio con gli alleati Nato obbligati a partecipare a seguito delle risoluzioni dell’Onu. Vittoria di Pirro. Seconda guerra contro Iraq, in possesso di armi di distruzione di massa (sic). Saddam Hussein destabilizzato, equilibri in Medio oriente minati, anzi saltati. Si scopre che era una fandonnia addirittura del generale nero Powell. Bene continuiamo contro la Siria di Hassad unico alleato dell’occidente, ma arriva la primavera araba del 2011con la morte di Saddam e di Gheddafi…. Isis agli apici del contenzioso internazionale, perdiamo il controllo del Nord Africa.

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Tutto inizia con i talebani finanziati dagli americani in veste antirussa a fine anni ‘80 inizio anni ‘90 in Afghanistan. I talebani combattono i russi con le armi americane, Osama è un uomo della Cia e viene armato ed addestrato…. Ora 2021 si scappa da Kabul e si lasciano armamenti, istruttori e soldi ai talebani che… riportano il loro mondo indietro di vent’anni. Chi crederà più ai bamboccioni che ogni volta desiderano esportare democrazia a suon di dollari, affari e armamenti, fregandosene dei popoli interessati e dei loro alleati? A noi non hanno detto nulla del ritiro, per fortuna gli italiani si erano ritirati un mese prima perché distanti da Kabul, altrimenti….)


POLITICANDO

di Maurizio Maggioni

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Così come per la guerra di dissoluzione della ex Jugoslavia e Kosovo: nessuna capacità gestionale dell’Onu e della Nato ma un bel do ut des con la Germania, da poco riunificata a spese dell’Europa tutta e liberata grazie ad un altro santo Padre, di Cracovia questa volta. D’Alema addirittura scavalca il governo italiano e autorizza i bombardamenti con armi al limite del convenzionale: tutti i comunisti sono atlantisti, mah! Omicidi, genoicidi, pulizie etniche e religiose nei Balcani come cento anni prima, nulla cambia… (ricordiamoci i caschi blu olandesi dell’Onu o le violenze sessuali de….) Se il popolo afgano, non è stato in grado di cambiare il proprio pensiero e la propria mentalità, dopo aver sconfitto i russi prima e gli alleati americani dopo, perchè mai si dovrebbe ancora morire per loro? Questo il pensiero di Sleeppy Joe, che in quattro e quattrotto se ne è andato in fretta e furia, lasciano a 70.000 guerrieri talebani il controllo di 5 milioni di persone… “Vince sempre chi più crede, chi più a lungo sa patir” diceva una canzone dei tempi andati. Nemmeno un colpo sparato dall’esercito regolare che era ottimamente armato e addestrato e più del doppio numericamente dei talebani stessi, con il Panshir di Mossoul come alleato. Eh no, c’è qualcosa in loro che non funziona bene. Il popolo afgano deve liberarsi da solo dal loro cancro interno, noi occidentali dobbiamo solo “non aiutare” i talebani nelle loro pazzie religiose, solo così in un prossimo decennio potrebbe cambiare qualcosa. Oppio, eroina, hashish, materie prime, vie della seta, crocicchio d’affari russo-cinesi e delle ex repubbliche sovietiche, stato cuscinetto pakistan -dipendente, sharia catariana…, ma cosa c’entriamo noi italiani ? Nulla o poco, abbiamo fatto bene a salvare chi con noi ha collaborato, e stop. Andremo ancora lancia in resta al seguito degli Usa? Non penso, mi auguro di no. Vogliamo esportare democrazia? Facciamolo mandando le Ong sul territorio come fece Gino Strada, impariamo da lui. Abbiamo i Gesuiti al potere del cattolicesimo, rieditiamo cio’ che si fece nei secoli scorsi da Loyola in poi. Vogliamo che le donne siano ritenute uguali agli uomini ( maschi), certo che si’, allora andiamoci con tutte le organizzazioni femministe, femminili e soprattutto apolitiche apartitiche aconfessionali e vediamo cosa riusciremo a fare. Nel frattempo vediamo se riusciamo ad ottenere la giusta democrazia nel nostro paese, vaccinandoci tutti, belli e brutti, che il governo agisca in tal senso senza prendere ingiro i cittadini; che democraticamente si possa votare un nuovo Presidente della Repubblica, magari tornando a votare subito per elezioni politiche libere, oppure se ciò non possibile per fattori contingenti (europadixit) che nel 2023 si possa tornare a votare democraticamente e che sempre in tal senso si dia voce al popolo sovrano accettando i referendum proposti sulla giustizia, sulla fine vita, sulla cannabis… ma che poi il verdetto venga rispettato, non travisato e poi dimenticato, come per alcuni precedenti. Ecco questa sarebbe la vera democrazia, fare ciò che il popolo decide: gli americani volevano andarsene da Kabul e lo hanno fatto ( “tra 15 giorni si dimenticheranno della nostra ritirata e saremo tutti contenti, disse il loro Comandante in Capo). Noi vorremmo essere liberi dalle paure sanitarie, poter riformare alcune cose che i politici non vogliono fare da un ventenni, goderci il pil a piu 6 per cento e i soldini europei che arriveranno. Schiavi del sistema prima, schiavi ora, ma con una maggior libertà ideologica comportamentale che possa essere l’inizio di una nuova realtà. dissociandosi da quell’ordine costituito che ci ha narcotizzato sino ad ora.

A KABUL COME A SAIGON, GLI AMERICANI SE NE VANNO SCONFITTI E LA GENTE SI AGGRAPPA AGLI AEREI E ALLA SPERANZA DI POTER SCAPPARE VIA CON LORO


UNA MUMMIA DA SALVARE

MUMMY PROJECT

NADIA GHISALBERTI ASS.ESSORA ALLA CULTURA COMUNE DI BERGAMO

www.mummyproject.it Gli studi sulla mummia conservata al Museo Civico Archeologico di Bergamo È finalizzato allo studio dei proseguono. Dopo la Tac eseguita il 21 reperti organici, in particolare Giugno al Policlinico di Milano, il team mummie umane e di animali, at- del “Mummy Project” - composto da traverso analisi effettuate con le Sabina Malgora, egittologa e direttrice, e più moderne tecniche di indagine gli antropologi Chantal Milani, Jonathan medica ed investigativa, eseguite Elias e Francesca Motta - ha analizzato da un’équipe multidisciplinare, in le immagini ricostruendo in 3D il corpo grado di recuperare tutte le infor- mummificato celato sotto le bende: una mazioni disponibili e di confron- sorta di autopsia virtuale, senza toccare tarle nel panorama scientifico e danneggiare il reperto. di riferimento, nel rispetto della integrità e della conservazione dei reperti. Restituisce un’identità alle mummie completando il quadro storico e culturale da cui provengono. Collabora con università, musei, fondazioni ed istituzioni culturali. Organizza inoltre mostre, eventi culturali.

Passo dopo passo sono state rimosse le bende per poter studiare l’individuo. Nonostante il deterioramento della mummia – le ossa della mummia bergamasca sono in gran parte fuori sede e il corpo è particolarmente assottigliato -, la tac ha permesso di determinare che si tratta di un uomo adulto, approssimativamente fra i 40 e i 50 anni, non particolarmente robusto, ma piuttosto alto per quell’epoca: fra i 172 e i 178 cm. Molti denti sono sparsi lungo la crisalide di bende. In quelli ancora in sede si può osservare qualche carie. Fra le scoperte più affascinanti vi è il ritrovamento di alcune piccole corde annodate, non facenti parte del bendaggio e che saranno oggetto di ulteriori studi, così come i campioni di sedimenti che si preleveranno potranno fornire informazioni sulla tecnica di mummificazione.

“Questo è un altro passo del progetto “Una mummia da salvare” del Mummy Project – spiega la direttrice del museo Stefania Casini - che concerne lo studio ed il restauro della mummia contenuta nel sarcofago di Ankhekhonsu. Le indagini sono volte al recupero di dati per ricostruirne la storia e l’identità, ma anche informazioni sulle tecniche di mummificazione e sulle malattie antiche (paleopatologia) molto utili alla moderna ricerca medica.” “Il Comune di Bergamo – spiega l’Assessora alla Cultura, Nadia Ghisalberti - ha deciso di rinnovare completamente il museo Archeologico di Bergamo Alta, affrontando importanti lavori strutturali che lo trasformeranno in un museo nuovo e all’avanguardia. Dalle asce di pietra alle spade di ferro, dagli ornamenti di bronzo celtici alle croci d’oro longobarde, dalle urne cinerarie alle lapidi romane e poi ceramiche, vetri, sculture e mosaici, nel museo si snoda un vero e proprio viaggio nel tempo sulle tracce dei Celti, dei Romani e dei Longobardi vissuti a Bergamo e nei territori della Provincia. Tutti i reperti, dalla Preistoria ai Longobardi, troveranno spazio in un nuovo allestimento, ma la grande novità è che sarà creata una nuova sezione egizia, che andrà a valorizzare adeguatamente i reperti egizi oggi nella collezione del museo. All’interno delle sale di piazza Cittadella sono 22 shabti (statuette funerarie in faience), 8 bronzetti, 10 amuleti, il sarcofago con la mummia e altro ancora. Questa parte sarà realizzata con la collaborazione del Mummy Project: protagonisti saranno la mummia di Ankhekhonsu, mai esposta al pubblico, ed il suo sarcofago.” IL PROGETTO “UNA MUMMIA DA SALVARE” Ideato dal Mummy Project in collaborazione con il Museo Archeologico è sostenuto dalla Fondazione Comunità Bergamasca, da GP Batteries International leader nella produzione di batterie tradizionali, ricaricabili e powerbank (www.gpbatteries.com) e BPS srl, Consulenza e Servizi per l’Ambiente (www.bpssrl.it), il Agenzia Funebre Regazzi di Calusco D’Adda (BG) che ha curato il trasporto, dal Rotary Club di Bergamo che sosterrà il restauro.

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ADOTTARE UN CANE?

Christian Costamagna

SETTEMBRE È IL MOMENTO MIGLIORE


Rientro

dalle vacanze: settembre è il momento ideale per prendere con sé un amico a 4 zampe! Boom di “adozioni pelose”, ben 7.8 milioni dallo scoppio della pandemia. Christian Costamagna educatore, istruttore e formatore cinofilo nonchè fondatore del metodo Empathydog, ci svela gli step fondamentali per assicurarsi una convivenza perfetta.

Condividere la casa e il proprio tempo con un cane regala benefici indiscussi. Secondo uno studio pubblicato da Society & Animals, le persone che ne hanno uno sorridono di più. Persino la medicina riconosce che il “miglior amico dell’uomo” è un vero e proprio antidepressivo naturale, contrasta lo stress, aiuta ad avere ritmi più regolari, a sentire di avere uno scopo e di essere la persona più importante per quel pelosetto. E questi sono solo alcuni degli indiscussi effetti positivi che questa convivenza, fatta di amore incondizionato, dona. Forse per questo dallo scoppio della pandemia ad oggi si è registrato un vero e proprio boom di adozioni a 4 zampe: ben 7,8 milioni di persone hanno accolto (o lo faranno a breve) un animale. In pole position, ovviamente, l’amico fedele per eccellenza: il cane! Solo nel 2020, sono stati 8.100 i cani che hanno trovato una nuova famiglia (dati Enpa). Christian Costamagna considera la convivenza con un amico scodinzolante un’esperienza bellissima e arricchente. Una scelta che, stando all’esperto, vede settembre essere uno dei periodi ideali. Costamagna sottolinea, però, come l’adozione non debba certo essere fatta a cuor leggero, magari in balia di emozioni momentanee. Al contrario, una scelta tanto importante deve essere consapevole, supportata da grande senso di responsabilità. “Chi adotta un cane - afferma il formatore cinofilo - lo sa, in casa cambiano i ritmi, si deve adattare la propria vita con quella dell’amico a 4 zampe. In alcuni casi, soprattutto se stiamo accogliendo cani con un passato burrascoso, conoscere la psicologia e la comunicazione canina è sicuramente importante per creare una relazione in totale empatia con il nuovo amico”. Una volta sicuri di voler accogliere un nuovo componente in famiglia, non rimane che capire come scegliere il proprio amico ideale.

COME SCEGLIERLO Questi i 5 consigli fondamentali dati dall’esperto. Il primo passo per scegliere in modo consapevole è quello di valutare il proprio stile di vita e non l’aspetto estetico del cane. Chi è attivo, sportivo, non dovrebbe adottare un Bulldog Inglese ma un cane agile, attivo e resistente. Chi ama andare al mare e stare ore sotto il sole dovrà scegliere un cane propenso a rimanere in spiaggia, magari in acqua, come il Labrador. Questo per evitare di dover condividere una vita intera con piaceri ed obiettivi diversi. Prima di scegliere un cane, dunque, è bene aver presente il proprio stile di vita, passioni e impegni compresi. Il cane va scelto anche in base alle sue attitudini. Il Border Collie, ad esempio, è un cane da lavoro, il Pastore Abruzzese è da guardia, il Setter è da caccia… La sua attitudine, dunque, può far capire se l’animale è più attivo o, al contrario, sedentario. Dopo aver valutato le proprie esigenze personali e le attitudini del cane che si vorrebbe prendere (magari con l’aiuto di un professionista per verificare il feeling che potrà venirsi a creare) si potrà passare a scegliere basandosi anche sul carattere dell’animale. Il carattere del cane è fondamentale per poter vivere una vita serena insieme. Alcuni sono caratterizzati da una tempra forte e, con loro, riuscire a creare un legame e farsi ascoltare diventa molto più difficile in alcune situazioni. Ce ne sono altri, invece, più “pavidi”. In questo caso, avere come padrone una persona molto premurosa e sensibile potrebbe rendere più complicato il riuscire ad aiutarlo a superare queste sue paure. Ci sono alcuni principi fondamentali da rispettare per educare o supportare il proprio cane a superare delle difficoltà. Principi che, per alcune persone, sono difficili da mettere in pratica. Anche il periodo durante il quale accogliere un cane è molto importante. Per esempio, è meglio farlo al ritorno dalle ferie, per essere preparati per il suo arrivo ma anche per evitare al cane inutili situazioni stressanti (come, ad esempio, il doverlo lasciare in una pensione) o snervanti (come il caos, la spiaggia o posti nuovi) proprio in un momento tanto particolare. Il periodo migliore per adottare un cane è anche quando la situazione dell’aspirante proprietario, lavorativa e privata, è più tranquilla, in modo tale da dedicare al nuovo arrivato tutto il tempo necessario per il suo inserimento. L’ultimo consiglio, forse il più importante, è quello di essere educati ad accogliere un cane al meglio, applicando alcuni accorgimenti fondamentali. Il suo arrivo in una nuova casa è un momento delicato perché si stacca dal branco, dal posto in cui ha vissuto e dai suoi odori. È molto importante fare le cose giuste e vanno messe in conto prima ancora di passare all’adozione.


FONDAZIONE A.R.M.R. AIUTI PER LA RICERCA SULLE MALATTIE RARE

COVID-19 E MALATTIA:

QUESTIONE DI GENI? Ariela Benigni Segretario Scientifico e Coordinatore delle Ricerche dell’Istituto Mario Negri

ORIGIN è il nome dello studio dell’Istituto di Ricerche

Ing. Giuseppe Mazzoleni Fondazione ARMR

UNO STUDIO

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DELL’ISTITUO MARIO NEGRI PER CAPIRE LE RELAZIONI FRA DNA E RESISTENZA AL COVID PERCHÈ NON TUTTI CI AMMALIAMO ALLO STESSO MODO PERCHÈ IL 10% SOCCOMBE E IL 90% SOPRAVVIVE ALLA MALATTIA

Farmacologiche Mario Negri IRCCS che vuole indagare le cause genetiche di suscettibilità e severità della malattia COVID-19. La malattia che si associa al nuovo coronavirus ha manifestazioni cliniche molto diverse: per circa l’80% dei pazienti infetti, il Covid-19 è una malattia lieve, per lo più limitata alle vie aeree superiori, caratterizzata da sintomi modesti, simili alla comune influenza, tra cui febbre e tosse secca, che si risolvono spontaneamente dopo 6-10 giorni. Nel restante 20% dei pazienti, il SARS-CoV-2 si diffonde nei polmoni, dove colpisce gli alveoli polmonari. Questi pazienti sviluppano una malattia grave caratterizzata da polmonite interstiziale bilaterale atipica e sindrome da stress respiratorio acuto, il 10% di questi soggetti muore. Per quale motivo ci sono queste differenze tra persone esposte alle stesse condizioni? Per capire se la suscettibilità a contrarre il Covid-19 e a contrarlo in modo grave (severità) possano essere influenzate da fattori genetici, l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri ha da tempo avviato lo studio ORIGIN. L’ipotesi alla base del progetto è che le variazioni genetiche interindividuali possano spiegare in una popolazione le diverse risposte a un’infezione virale, e che la gravità della malattia Covid-19 possa essere determinata geneticamente. Il progetto, iniziato a ottobre 2020, ha coinvolto circa 10mila soggetti volontari provenienti da tutto il territorio bergamasco. Tra di essi, è stato selezionato un gruppo di studio composto da 400 individui che hanno avuto una forma grave di Covid-19, 400 che hanno contratto il virus ma non si sono ammalati o hanno avuto sintomi lievi e 400 che sono stati esposti al virus ma non si sono ammalati. La collaborazione dei cittadini è stata fondamentale: 9704 persone hanno compilato il questionario proposto dall’Istituto e i 1200 soggetti selezionati sono stati invitati al Centro di Ricerche Cliniche per le Malattie Rare “Aldo e Cele Daccò”, a Ranica (BG) per un colloquio con un medico genetista e lo staff di ricercatori che effettuerà le analisi genetiche previste dal progetto. Sono attualmente circa 1000 le persone che si sono recate al Centro di Ranica e, entro l’inizio di ottobre, si chiuderanno le giornate dedicate all’arruolamento dei soggetti, prima di avviare le complesse analisi genetiche e lo studio dei dati raccolti. I risultati di questo studio aiuteranno i ricercatori a comprendere i meccanismi attraverso cui l’infezione da SARS-CoV-2 danneggia i polmoni e molti altri organi e a validare l’ipotesi che la risposta individuale al Covid-19 dipenda dai nostri geni. Potremo sapere chi rischia di più di sviluppare una malattia grave e chi invece è portatore di geni protettivi. Questo potrebbe avere ricadute importanti per la prevenzione delle forme più gravi.

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