DAILY#5 82. Mostra del Cinema di Venezia - August 31, 2025 Venews+Ciak

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82. VENICE FILM FESTIVAL

Among the many “monsters” and transformations that enliven this Festival, Jude Law’s turn as a young and ambitious Vladimir Putin in Olivier Assayas’s The Wizard of the Kremlin is certainly one of the boldest and most anticipated. Equally awaited is Jim Jarmusch’s family triptych Father Mother Sister Brother, featuring a stellar cast: Tom Waits, Adam Driver, Cate Blanchett, and Charlotte Rampling

Andrea Di Stefano weaves in My Tennis Maestro a comingof-age comedy about a young aspiring tennis player and his unlikely coach (Pierfrancesco Favino). Argentine director Lucrecia Martel presents her first documentary, Landmarks, dedicated to the assassination of indigenous rights activist Javier Chocobar. Another Argentine, Gastón Solnicki, presents The Souffleur, featuring Willem Dafoe’s second appearance at this year’s Festival, here as a paranoid and oppressive hotel manager in a work balancing between comedy and fantasy-noir. Meanwhile, Trieste-born filmmaker Laura Samani, already acclaimed for Small Body (Piccolo corpo), sets Un anno di scuola (A Year of School) in her hometown twenty years ago, telling a delicate adolescent love triangle.

Black mirrors

di Roberto Pugliese

Tra i tanti “mostri” e le tante trasformazioni di cui è ricca l‘82. Mostra, quella di Jude Law nei panni di un giovane e ambizioso Vladimir Putin in Le mage du Kremlin di Olivier Assayas, tratto da un romanzo di Giuliano da Empoli e sceneggiato da Emmanuel Carrère, è senz’altro una delle più coraggiose e attese. Così come atteso è il trittico familiare di Jim Jarmusch Father Mother Sister Brother, con Tom Waits, Adam Driver, Cate Blanchett e Charlotte Rampling Andrea Di Stefano prende spunto dallo sport forse oggi più popolare in Italia – grazie a Sinner – per tessere con Il Maestro una commedia di formazione tra un ragazzino aspirante tennista e il suo improbabile coach (Pierfrancesco Favino). Nel cast anche Edwige Fenech. L’argentina Lucrecia Martel presenta il suo primo doc, Nuestra tierra (Landmarks), dedicato all’assassinio dell’attivista per i diritti degli indigeni Javier Chocobar. Argentino è anche Gastón Solnicki che in The Souffleur ci propone la seconda interpretazione a questo Festival di Willem Dafoe, qui nel ruolo di un direttore d’hotel paranoico e persecutorio tra commedia e fanta-noir, mentre la triestina Laura Samani, già premiata con Piccolo corpo, ambienta nella sua città di un ventennio fa un delicato triangolo adolescenzial-sentimentale in Un anno di scuola (A Year of School). Tra documentario, fiction e teatro si muove Gianluca Matarrese che presenta Il quieto vivere (I Want Her Dead), titolo ironico per una storia di feroci guerre familiari e diffusa infelicità. Il libanese Cyril Aris, invece, racconta in A Sad and Beautiful World una travolgente storia d’amore ambientata nel suo Paese devastato da ben altre guerre. Infine, la greca Evi Kalogiropoulou si inoltra con Gorgonà in una fiammeggiante gangster story tutta al femminile.

press conferences palazzo del casinò

11.30 BIENNALE COLLEGE CINEMA

12.15 NUESTRA TIERRA (Fuori Concorso – Non Fiction)

13.00 LE MAGE DU KREMLIN (THE WIZARD OF THE KREMLIN) (Venezia 82)

13.45 UN PROPHÈTE (Fuori Concorso - Series)

14.25 FATHER MOTHER SISTER BROTHER (Venezia 82)

15.05 IL MAESTRO (Fuori Concorso - Fiction)

Lights. Camera. Action!

In Emilia-Romagna we welcome ideas, support businesses with guaranteed-timing financing, assist productions and promote audiovisual works.

8.30 Sala Grande

VENEZIA 82 press - industry LE MAGE DU KREMLIN (THE WIZARD OF THE KREMLIN)

Olivier Assayas (156’)

v.o. inglese st. italiano/inglese

8.30 Sala Darsena

FUORI CONCORSO press - industry IL MAESTRO (MY TENNIS MAESTRO)

Andrea Di Stefano (125’)

v.o. italiano st. inglese

8.30 PalaBiennale

VENEZIA 82 tutti gli accrediti SOTTO LE NUVOLE (BELOW THE CLOUDS)

Gianfranco Rosi (114’)

v.o. italiano, altre lingue st. inglese/italiano

8.30 Sala Perla

SETTIMANA DELLA CRITICA - SIC@SIC press - industry

SANTE (SAINTS)

Valeria Gaudieri (19’)

v.o. italiano st. inglese ROQIA

Yanis Koussim (94’)

v.o. arabo algerino st. italiano/inglese

9.00 Sala Giardino

VENEZIA SPOTLIGHT pubblico - tutti gli accrediti MOTOR CITY

Potsy Ponciroli (103’)

v.o. inglese st. italiano/inglese

9.00 Sala Casinò

FUORI CONCORSO - SERIES press - industry UN PROPHÈTE 5-8 (A PROPHET)

Enrico Maria Artale (226’)

v.o. francese st. italiano/inglese

9.00 Sala Corinto

VENEZIA CLASSICI - DOCUMENTARI press - industry

ELVIRA NOTARI. OLTRE IL SILENZIO (ELVIRA NOTARI. BEYOND SILENCE)

Valerio Ciriaci (89’)

v.o. italiano st. inglese

9.00 Sala Astra 1

BIENNALE COLLEGE CINEMA pubblico - tutti gli accrediti ONE WOMAN ONE BRA

Vincho Nchogu (80’)

v.o. maa, swahili, inglese st. inglese/italiano

9.15 Sala Astra 2

FUORI CONCORSO - SERIES pubblico - tutti gli accrediti UN PROPHÈTE 1-4 (A PROPHET)

Enrico Maria Artale (211’) v.o. francese st. italiano/inglese

9.30 Sala Pasinetti

VENICE PRODUCTION BRIDGE FINAL CUT gold - trade • rough cut introduzione di Alberto Barbera STANDING AT THE RUINS (AL WOQOOF ALA EL ATLAL)

Saeed Taji Farouky (82’) v.o. arabo st. inglese

11.00 Sala Darsena VENEZIA 82 press - industry LE MAGE DU KREMLIN (THE WIZARD OF THE KREMLIN)

Olivier Assayas (156’) v.o. inglese st. italiano/inglese

THE SOUFFLEUR Orizzonti

UN ANNO DI SCUOLA Orizzonti

di Gastón Solnicki con Willem Dafoe, Lilly Lindner, Claus Philip, Stephanie Argerich, Gastón Solnicki (Austria, Argentina, 78’)

Lucius Glantz (Willem Dafoe), storico direttore dell’Hotel Intercontinental di Vienna, lotta per salvare il suo amato albergo dall’imprenditore argentino che ne ha appena acquisito la proprietà, deciso a demolirlo e ricostruirlo da zero. Inizia così una vendetta personale che si trasforma in uno scontro di volontà, trascinandolo in un crescente stato di paranoia. Il suo lento crollo psicologico comincia a riverberarsi sull’intero ambiente: tubature che si ostruiscono, orologi impazziti, e persino il celebre soufflé dell’hotel che rifiuta di gonfiarsi. Una dark comedy che mescola umorismo e attualità, esplorando temi come lo scontro di classe, il cambiamento e la modernità. Gastón Solnicki_Regista argentino (Buenos Aires, 1978), ha studiato cinema allo ICP e alla Tisch School of the Arts di New York. Tra i suoi film figurano Süden, Papirosen (BAFICI Miglior Film) e Kékszakállú, presentato a Venezia-Orizzonti nel 2016 e premiato con il FIPRESCI e il Bisato d’Oro. Il suo lavoro è stato selezionato da Artforum tra i migliori dieci film del 2016, e nel 2017 il festival New Horizons gli ha dedicato una retrospettiva. Attualmente sta lavorando al nuovo lungometraggio Electrocute Alberto Marzari

Narrative invention, for me, comes from a contrapuntal approach, where intuition weighs more than a traditional logic. A story that expands in multiple directions, like in a gaseous state, where the correspondences between the different layers of the film have the biggest importance. Gastón Solnicki

The Creature in this movie is the purest form of myself –it’s more me than I am.
Jacob Elordi

Trieste, September 2007. Fred (Stella Wendick), a bold and exuberant seventeen-year-old from Sweden, arrives in the city for her final year of high school at a technical institute. The only girl in a class of boys, she immediately draws everyone’s attention, especially that of three inseparable friends: Antero, charming and reserved; Pasini, flamboyant and seductive; Mitis, good-natured and sarcastic. Fred’s arrival disrupts the group’s balance and puts their friendship to the test: while each secretly desires her, she longs only to be part of them. Yet to be accepted, she is constantly asked to give up pieces of her own freedom. Loosely inspired by the novel of the same name by Gianni Stuparich. Laura Samani_Born in Trieste in 1989, Laura Samani graduated in directing from the Centro Sperimentale di Cinematografia in Rome with the short La santa che dorme, awarded at Cannes Cinéfondation in 2016. Her feature debut Small Body premiered at Cannes’ Semaine de la Critique in 2021 and won over forty international awards, including the David di Donatello for Best First Feature and the Discovery Prix FIPRESCI at the European Film Awards. A.M.

intervista

Laura

Il film nasce da un’esperienza personale. In che modo il suo vissuto ha guidato il tono emotivo e stilistico del film e come ha lavorato per restituire quella tensione tra desideri di appartenenza ed espressione individuale?

È vero, si tratta di un’esperienza autobiografica, ma non nella sua forma più letterale. Io frequentavo una classe mista, avevo amiche femmine, ma ero l’unica ammessa in un trio di maschi. In questo senso mi sentivo fortunata: era una sorta di privilegio, anche se comportava una posizione complessa e talvolta sconveniente. Per questo lo definisco un potere un po’ ‘sbilenco’. Eravamo una vera e propria gang: giravamo sempre insieme, parlavamo lo stesso linguaggio e a un certo punto abbiamo finito per assomigliarci scambiandoci anche i vestiti. E, ovviamente, ero io che dovevo tendere a quelli maschili. Mi sono molto ritrovata nel romanzo di Giani Stuparich, Un anno di scuola, che avevo letto proprio durante l’ultimo anno di liceo e che tra l’altro è ambientato proprio nella mia stessa scuola, il Liceo Dante di Trieste. CONTINUA A P. 4

La versione di... Giani

Giani Stuparich, nato a Trieste nel 1891, allora parte dell’Impero austro-ungarico, è considerato l’ultimo grande rappresentante della letteratura triestina. Nei suoi scritti, spesso autobiografici, restituisce delicati ritratti della vita e della società del tempo. Così accade in Guerra del ’15 Trieste nei miei ricordi Ricordi istriani e, naturalmente, in Un anno di scuola. Ambientato al liceo Dante Alighieri – dove Stuparich prima studiò e poi per lunghi anni insegnò – questo delizioso racconto di formazione è stato adattato più volte: nel 1977 dal regista Franco Giraldi in una miniserie televisiva per la RAI e, nel 2022, dalla Compagnia Teatro Stabile del Veneto per la regia di Alessandro Marinuzzi. Un anno di scuola narra lo sconvolgimento prodotto dall’arrivo della prima ragazza al Ginnasio, fino ad allora riservato ai maschi. Una ragazza un po’ ribelle, che rivendica il diritto di «fumare, andare al caffè, rincasare la sera tardi, trattare alla pari coi maschi e discutere con loro». Nello sceneggiato Rai la ragazza scala una parete senza protezione con l’amato cappellino di paglia ornato di ciliegie e anche «il suo camminare era ostentatamente d’uomo col corpo un poco in avanti... ma le pupille erano di una luminosità solare e per la sua bocca scorrevano i sentimenti come ombre morbide sui prati». Ben presto, però, si lascia distrarre dalla nuova compagnia, «perché ella aveva bisogno di amare come di riposare nell’ombra dopo aver camminato molto nel sole». A quei tempi l’amore si prendeva molto sul serio, tanto che nel racconto vi sono ben due tentativi di suicidio. I passatempi erano sani: tuffi e nuotate, uscite in gozzo a vela, pattinate sul Percedol ghiacciato, arrampicate in Carso. Un anno di scuola respira l’aria del Werther di Goethe. Magistrale la capacità di Stuparich di descrivere Trieste con i suoi passaggi verticali, i giardini segreti, tesa sempre verso l’alto, sotto un cielo sempre mutevole: pioggia improvvisa, grandine o raffiche di bora inaspettata. E per chi lo vorrà leggere, una piccola curiosità: la protagonista, Edda Marty, è realmente esistita ed è divenuta una nota pediatra. L’anno del racconto è il 1909-1910. Loris Casadei

Laura Samani with Stella Wendick, Giacomo Covi, Pietro Giustolisi, Samuel Volturno (Italy, France, 102’)

Focus

Jim Jarmusch

Arestare outsider si matura ma non si invecchia. Parola di Jarmusch, che dagli anni Ottanta realizza film senza compromessi, fedele a se stesso eppure complesso nella sua ricerca artistica, diventata cifra di moltissimo cinema indipendente americano. Caméra d’Or a Cannes a 21 anni con Stranger than Paradise, che rivela il suo stile minimalista, laconico e meditativo, in quarantacinque anni Jarmusch ha girato una quindicina di lungometraggi, molti dei quali percorsi da un anelito dissacrante nei confronti dei generi, spina dorsale del sistema produttivo americano, che il regista dell’Ohio tende a sublimare in opere personalissime, tanto lineari nello stile quanto dense nei presupposti e nell’esito artistico. Come per l’antiwestern Dead Man, un cult degli anni ‘90, viaggio spirituale e allucinatorio con un iconico Johnny Depp e una colonna sonora minimalista creata da Neil Young. La musica, irrinunciabile per Jarmusch, lo vede a contatto con diversi stili e autori eccellenti, da Wu-Tang Clan, per il magnifico Ghost Dog, a Tom Waits, presente in Daunbailò (dove dirige l’amico Benigni) e Coffee and Cigarettes, ora in veste d’attore per il suo Father Mother Sister Brother. Altro tratto stilistico di Jarmusch, la staticità dell’immagine, che lascia il tempo alla sostanza poetica di precipitare nell’immagine e saturarla, come in Paterson con Adam Driver. È l’apparente semplicità e talora banalità di Jarmusch a diventare gesto rivelatore. In questo pauperismo stilistico affatto forzoso e anzi sempre coerente e misurato, risuonano le sue origini extra americane: Godard, Bresson, Ozu, Kaurismäki…

Jim’s four

Stranger than Paradise (1984)

Viaggio di tre outsider in un bianco e nero spirituale. Ridefinisce il minimalismo nel cinema indipendente, trasformando l’assenza di eventi in forma d’arte.

Dead Man (1995)

Western onirico e metafisico in cui il mite contabile William Blake (Johnny Depp) intraprende, in rigorosa bicroma, un trip allucinatorio verso la morte.

Ghost Dog: The Way of the Samurai (1999) Il codice samurai incontra il gangster movie, attraverso la storia di un sicario (Forest Whitaker) che vive secondo regole antichissime, ferocemente nobili.

Paterson (2016)

Celebrazione poetica e contemplativa della quotidianità che segue la settimana di un autista di autobus (Adam Driver) e poeta dilettante. Banale bellezza.

Come ha unito i punti della storia – libro ed esperienza personale – arrivando al film? Durante il lockdown, negli otto mesi di pausa dalle riprese di Piccolo corpo – iniziate a metà febbraio 2020 e interrotte dopo dieci giorni – mi trovavo nella mia casa d’infanzia, con a disposizione solo i libri del liceo. Ho deciso di rileggere quel romanzo: è stato il destino, credo che le cose non accadano mai per caso. Prima ancora di finire Piccolo corpo ho pensato: «Voglio mettere in scena questa storia». L’ho sentita mia, non solo a livello personale ma anche etico e filosofico. Per me i film sono pretesti: non immagino mai il risultato finale, cerco solo di tradurre in azioni ciò che mi abita in quel momento. Rileggendo, mi sono detta: «Devo raccontare cosa significa essere una ragazza sola tra maschi». E il linguaggio che conosco per farlo è il cinema.

Cosa ha significato questa esperienza per lei?

Per stare con loro mi sono dovuta trasformare, non essere “la femmina del gruppo di maschi”. Devi fare le battute più volgari, alzare l’asticella, perché solo a quel punto smettono di rivolgerle contro di te. Ti costruisci una corazza pesante che, però, a volte può rompersi fragorosamente e schiacciarti. Non parlo di genere o di identità sessuale, ma di te stessa come individuo. È un’età in cui tutto è informe e per dare una forma alle cose devi smussare, mascherarti un po’. Il problema è l’accettazione: è stato come dire: «Non me lo metto il vestito, perché se lo faccio sono “la femmina”. Mi metto i pantaloni, mi vesto come i maschi».

Perché ha scelto di ambientare la vicenda in uno spazio circoscritto come la classe?

La classe è una piccola comunità all’interno di un piccolo mondo, la scuola. Altro elemento importante è l’essere all’ultimo anno di scuola superiore: è l’ultimo anno in cui hai dei nemici funzionali, cioè gli adulti, quindi genitori, professori, il ‘fuori’ stesso ti è nemico. Nel giro di nove mesi – la durata di quell’ultimo anno scolastico – diventi un adulto.

Come ha lavorato con gli attori protagonisti? Pietro Giustolisi, che interpreta Pasini, è il più grande, ha 26 anni, tuttavia non c’è stato uno scarto, non c’è forzatura mnemonica emotiva. Il ragazzo che interpreta Mitis, cioè Samuel Volturno, si è diplomato adesso. Il terzo è Giacomo Covi, nel ruolo di Antero. Abbiamo fatto un casting molto attento e al contempo molto diffuso, siamo andati in tutte le scuole superiori del Friuli Venezia Giulia. I tre ragazzi non hanno esperienze precedenti, solo Stella Wendick (Fred) ha frequentato una scuola superiore con indirizzo artistico di recitazione a Stoccolma. Loro quattro sono stati scelti sulla base di un’aura. Sono simili alle persone che interpretano, ma al contempo si sono definiti nel processo di conoscenza dei personaggi e della storia, non hanno letto la sceneggiatura fino ad una fase molto avanzata del lavoro. Quindi c’è stato un conoscersi, parlare, bere tanti caffè insieme, bere tante birre e un po’ alla volta si è creata la gang. Abbiamo lavorato prima con i tre ragazzi, creato

il gruppetto e poi aggiunto lei, quando le dinamiche di lavoro erano già avviate e riproducevano il rapporto che volevamo.

Un anno di scuola nasce dal romanzo di Giani Stuparich, ma il suo film ne trasporta la vicenda nella Trieste del 2007. In che modo ha lavorato con Elisa Dondi all’adattamento. Quali elementi del testo originale ha scelto di mantenere, trasformare o reinventare per renderlo vicino alla sensibilità di oggi?

Il primo motivo per cui ho voluto avvicinare temporalmente la storia è un motivo di puro egoismo. Dopo Piccolo corpo non volevo girare un altro film con carrozze, cavalli e gonne lunghe. Ci ritornerò, forse, ma non subito. Una delle ipotesi era quella di ambientare la storia nel 2024. Tuttavia, sicuramente influenzata dall’imprinting legato a quando avevo letto il romanzo breve, ho deciso di ambientare il film proprio nel 2007-2008, anno in cui mi sono diplomata. Quello che vedevo quando leggevo il romanzo di Stuparich erano i jeans a vita bassa e i cellulari che non avevano ancora la fotocamera. Poi, più coscientemente, ho realizzato che il 2007 poteva avere una forza reale: la Slovenia in quell’anno è entrata nello spazio Schengen e per Trieste, città di transfrontalieri, il cambiamento è stato significativo. C’era questa idea radiosa di ‘Europa unita’. Il 2007 è stato inoltre l’ultimo anno prima dell’arrivo in Italia di Facebook; essere diciottenni e diciannovenni in quell’anno era di fatto diverso da tutto quello a cui siamo abituati adesso. Con Elisa Dondi condividiamo un immaginario, il lavoro è stato molto faticoso, perché Un anno di scuola è un romanzo perfetto. Nonostante sia del Novecento, è ancora ottocentesco nelle sue caratteristiche, c’è moltissima interiorità, moltissima introspezione dei personaggi e ci sono salti narrativi in molti punti. Il nostro compito è stato creare dei ponti. Siamo state molto fedeli al sentimento e alle dinamiche interpersonali con però una gigantesca differenza, una premessa che nel racconto è diversa. All’inizio del romanzo breve c’è una frase che dice che Antero, Pasini e Mitis si erano appartenuti fino al giorno prima e che l’arrivo di Edda (nel romanzo), li fa allontanare. Io invece ho pensato: «No, il film è qui». La grande differenza è stata quella di descrivere tre personaggi che per un anno hanno tentato di essere quattro, con tutte le dinamiche interpersonali che questo comporta. Nel romanzo, infatti, si separano subito e ognuno di loro ha un rapporto personale e a tratti segreto con la ragazza. Alla fine nessun adattamento è puro. Ora la storia non è più dello scrittore, né del regista: è di chi la legge, di chi la vede e di chi la vive.

Trieste non è solo un’ambientazione, ma una presenza narrativa che dialoga con i personaggi. Sono triestina e quindi avevo uno sguardo condizionato sulla città, che negli ultimi anni ha subito un’impennata di cambiamento dal punto di vista dell’immagine urbanistica. Nel cercare luoghi nella mia memoria che potessero restituire quello che ricordavo, ho trovato la location giusta, perfetta e funzionale per il racconto.

DA P. 3 Intervista Laura Samani

intervista

MYmovies compie 25 anni e lo fa a modo suo, ossia sempre nel segno dell’innovazione, con quella sana e proverbiale idiosincrasia verso la conservazione che ne caratterizza da sempre il profilo, gli obiettivi, gli esiti. E lo fa in questa nuova Blue Lounge in cui tutto il gruppo GEDI è presente per aprirsi all’intera industria del cinema nel segno della convivialità. Abbiamo incontrato l’indiscusso protagonista di questo straordinario viaggio digitale che ha cambiato il modo di comunicare e di fruire il cinema, Gianluca Guzzo.

25 anni e sembra ieri. La prima cosa che ti viene in mente così, a getto, emozionalmente, per un’istantanea di questa oramai lunga e solida avventura.

Entusiasmo. Un entusiasmo che si rinnova senza soluzione di continuità. E sfide, direi, sì. In 25 anni abbiamo davvero affrontato un mare infinito di sfide. Nasciamo digitali, nel cuore di una tecnologia a quel tempo quasi nativa, in pieno e tumultuoso divenire. Tutte le volte che faceva capolino una nuova modalità tecnologica insorgeva una nuova sfida. Nasce YouTube, noi c’eravamo già nel frattempo, e quindi ci riassettiamo; così con Google, che arriva anch’esso dopo di noi. Insomma, una corsa continua. Ma era solo l’inizio. Chi avrebbe allora prefigurato il boom dei social network, per esempio? E così con le app, tutti a fare app da un giorno all’altro, fino ad arrivare a una rivoluzione ancora più profonda ed epocale, l’Intelligenza Artificiale. Una sfida anche quest’ultima che affronteremo con lo stesso spirito con cui abbiamo affrontato gli altri grandi cambiamenti che l’hanno preceduta, ossia con il medesimo, rinnovato entusiasmo.

Quali sono state le tue prime fonti di ispirazione che hanno dato il la a questo innovativo progetto digitale? Ho studiato danza classica, facendo il ballerino professionista per molti anni. A un certo punto, durante la produzione di uno spettacolo a Parigi, ho capito che era arrivato il momento di cambiare, di svoltare il mio orizzonte lavorativo. Amavo il linguaggio della danza perché incarna come nessun’altra espressione artistica dal vivo l’idea del movimento: l’intuizione che ebbi in quel momento fu ‘semplicemente’ quella di tradurre quest’idea in una direzione tecnologica. Parigi era particolarmente avanti a quel tempo con internet, quindi avevo a portata di mano una fonte di ispirazione già assai solida. Capivo che era un mondo che coinvolgeva per la sua essenza innovativa, dinamica, soprattutto vedevo, sembra strano a dirsi, una vera assonanza con il gesto fisico della danza, del movimento per l’appunto, perché permetteva di liberare l’immaginazione al contempo richiedendo rigore, disciplina. Eravamo alla fine del secolo della modernità per eccellenza, ma si intuiva chiaramente che si stava per aprire il secolo del futuro. A quel tempo per caricare un’immagine online ci volevano 2 minuti, ma per chi aveva occhi e mente per capire, o comunque predisposizione per questa materia nascente, era chiaro che non ci sarebbe voluto molto per arrivare, che so, ai 4K o agli 8K. Insomma, intuii allora cosa davvero sarebbe potuto divenire nel nostro tempo l’audiovisivo, ossia esattamente quello che è divenuto oggi. In sintesi, quindi, l’ispirazione fu trasferire un’idea di movimento di scena live per pochi spettatori in un’esperienza estesissima, al cospetto di un pubblico potenzial-

Director's cuts

The nature of power

Paul Dano’s portrayal is remarkable. He delivers an interpretation of such nuance and precision that, at times, we almost feel sympathy for a character capable of horrifying actions. This was one of Olivier Assayas’ main concerns, to ensure that Putin’s character could evoke some level of empathy, and Dano’s performance expertly conveys every subtlety, contributing to the film’s impact. The quiet strength of his presence, the intelligence of his insights, and his ability to “build” certain particular moments make us sadly reflect on the very nature of power.

mente infinito, nel modo più reale possibile. 25 anni dopo posso dire senza presunzione alcuna che MYmovies ha dimostrato e dimostra a tutt’oggi di saper fare bene innanzitutto questo.

I tratti peculiari, innovativi dell’identità di MYmovies in relazione ad altre esperienze a voi prossime, ad altre piattaforme, insomma, siano esse specificamente cinematografiche o meno. Probabilmente la completezza, innanzitutto. Siamo infatti partiti realizzando tutte le recensioni dei film dal 1895 a oggi, per poi offrire le anteprime live in streaming, sino ad oggi in cui, grazie alla tecnologia dell’intelligenza artificiale, abbiamo la possibilità di poter fare interrogazioni anche in linguaggio naturale. E siamo qui ora a Venezia, il festival più antico e più importante del mondo con Cannes, con una importante selezione di film della Mostra sulla nostra piattaforma. Ecco, questa completezza penso che non ce l’abbia davvero nessun’altra piattaforma cinematografica.

Focus

Olivier Assayas

di Delphine Trouillard

Olivier’s five

Irma Vep (1996)

Racconto sul cinema e sul ‘dietro le quinte’ di riprese disastrose, che rivela la passione di Assayas per la mise en abyme

Carlos (2010)

Biopic acclamato in Francia e all’estero sul terrorista venezuelano Illich Ramirez.

Sils Maria (2014)

CONTINUA...

I numeri non dicono tutto, ma certo moltissimo in particolare in un settore come il vostro. Cosa ci dicono i vostri di numeri di ieri, oggi, domani? È una domanda, questa, a cui rispondo con grande gioia e soddisfazione, dato che i nostri numeri continuano a crescere. Cosa non esattamente scontata né tanto meno prevedibile, dato che in questo presente travolto dal boom dei social network e ora dell’Intelligenza Artificiale rappresenta un percorso sempre più macchinoso, in particolare per i più giovani, quello di entrare in un determinato sito a cercarsi un film per poi lì vederselo. Ebbene, nonostante ciò, a gennaio 2025 Audiweb ci dava 1.900.000 utenti unici a settimana, numero in considerevole crescita rispetto ai dati degli anni precedenti. E per un sito web come il nostro, nato 25 anni fa, in un tempo e in un settore in cui tutto cambia di ora in ora, consentitemi di dire che la cosa è a dir poco sorprendente...

Presente al Festival di Cannes, segna la prima collaborazione con Kristen Stewart.

Personal Shopper (2016)

Thriller psicologico su una giovane personal shopper a Parigi, alle prese con lutto e strani fenomeni. Vincitore del Prix de la Mise en Scène a Cannes.

Il gioco delle coppie (2018)

In Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, film ricco di dialoghi ispirato al cinema di Woody Allen ed Éric Rohmer. Luogo fantastico abitato da creature mitologiche come rifugio dalla crudeltà umana.

La versione di... Giuliano

Personaggio eclettico, intellettuale a tutto tondo, definire con precisione Giuliano da Empoli è difficile: presidente di Volta Think-Tank, “acceleratore di idee”, ex AD di Marsilio, assessore alla cultura a Firenze, membro del CdA della Biennale di Venezia, professore di politica comparata a Parigi, giornalista, saggista. Nel 2022 pubblica un saggio sull’ascesa al potere di Putin sotto forma di romanzo, Il mago del Cremlino. L’analisi dei fatti è attentamente documentata, ma l’introduzione di un narratore ne rende più semplice la lettura. Il narratore è Baranov, pseudonimo dietro cui si cela Vladislav Surkov: una gioventù trascorsa nel teatro, poi un ruolo di rilievo nell’amministrazione presidenziale russa. Il romanzo attraversa la fine delle illusioni del governo Eltsin, «caduto nella trappola del calore clintoniano», l’ascesa incontrollata degli oligarchi, il progressivo sfaldamento del Paese e, infine, l’emergere di Putin con un forte controllo centrale. Il tono alterna leggerezza – «Sai cos’è un duetto sovietico? Un quartetto che è stato in tournée all’estero» – e riferimenti letterari significativi: «Come dice Faust, chi ha da comandare, deve trovare la sua felicità nel comando». Putin viene seguito nelle sue mosse senza giudizi diretti: dalla guerriglia cecena alla tragedia del sottomarino Kursk, dagli incontri con l’amministrazione americana fino agli albori del conflitto in Ucraina, osservato da uno sguardo dall’alto che non tutti apprezzeranno. Ma ciò che colpisce è la capacità di trasformare il romanzo in un moderno Principe machiavelliano. «La politica ha solo uno scopo: dare una risposta ai terrori dell’uomo». O ancora: «la rabbia è un dato strutturale... la questione non è di provare a combatterla, ma solo di indirizzarla». Loris Casadei

QUANDO VIVI IL CINEMA, SI VEDE.

Fra gli inquieti western degli anni ‘50 vi sono due grandi filmorologio, scanditi dal movimento impietoso delle lancette verso l’ora dell’appuntamento con la morte, un’ora presente fin dal titolo: High Noon (Mezzogiorno di fuoco), 1952, di Fred Zinnemann e 3:10 to Yuma (Quel treno per Yuma), 1957, di Delmer Daves. In due film assai diversi – l’astrazione del primo contro la concretezza del secondo – due protagonisti assai diversi si battono non solo contro i banditi ma contro la vigliaccheria generale. Se fino al climax Mezzogiorno di fuoco ha un impianto teatrale (il che gli consente i bei monologhi del giudice e dell’ex sceriffo), Quel treno per Yuma inserisce un attento gioco psicologico in una trama mossa e vivace, alternando una claustrofobica camera d’albergo a bellissimi squarci paesaggistici (l’arrivo dei banditi al galoppo fra gli alti cactus!). Dan (Van Heflin), contadino rovinato dalla siccità, per 200 dollari sorveglia Wade (Glenn Ford), un bandito da caricare sul treno, mentre i complici di quest’ultimo stanno arrivando in città. Per farsi liberare Wade alterna offerte corruttive e minacce con una sorta di amichevole cinismo. La sua figura realizza un mix stupefacente (ma psicologicamente credibile) di “romantico avventuriero” – vedi la stupenda scena d’amore con Felicia Farr – e diabolico tentatore. «Sarà tutto verde», prometteva Dan alla moglie. Così la pioggia nel finale è la concretizzazione d’un classico tema del western: il deserto che diventa giardino. Giorgio Placereani 3:10 to Yuma (Quel treno per Yuma) di Delmer Daves (1957, USA, 92’) Restauro: Sony Pictures Entertainment

Cine-philo

U

Il proprietario di una fabbrica di cappelli cade in preda al ‘dramma della gelosia’, pur essendo egli stesso un fedifrago: l’incontro furtivo con una disinibita sposa gli instilla il sospetto che anche sua moglie, una giovane e sensuale Claudia Cardinale, possa essere altrettanto promiscua. Il protagonista finisce in un vortice di ossessioni e follie allucinatorie che, grazie alla maestria attoriale di Ugo Tognazzi, porta a situazioni grottesche ed esilaranti. Ne risulta un affresco della borghesia bresciana dai tratti surreali (due anni dopo Pietro Germi rincarerà la dose sulla provincia di Treviso con Signore & signori), capace di divertire ma anche di far riflettere sulla fragilità dei confini fra morale e pudore. Un posato Gian Maria Volonté nella parte dell’assessore, il cameo del domestico marpione interpretato da Lando Buzzanca e il grande Salvo Randone, goffo e impacciato, mandato dal protagonista a pedinare la moglie, sono pennellate comiche di un girotondo divertente che dipinge gli uomini come dei burattini manovrati dalle donne. Tra gli sceneggiatori figura anche un giovane Ettore Scola, agli esordi della sua carriera. Regista fondamentale per la storia del cinema italiano, scomparso prematuramente nel 1968 in un incidente durante un sopralluogo per le riprese del film Come, quando, perché, Antonio Pietrangeli ha lasciato delle opere ancora attuali e da riscoprire, in cui le figure femminili occupano sempre il centro della narrazione. Andrea Zennaro

Il magnifico cornuto (The Magnificent Cuckhold) di Antonio Pietrangeli (1964, Italia, 124’)

Restauro: Fondazione Cineteca di Bologna in collaborazione con Compass Film

classici

Prima regista donna in Italia a intraprendere questa carriera nel pionieristico mondo del cinema delle origini – con un ritardo di circa dieci anni rispetto alla statunitense Alice Guy-Blaché – Elvira Notari, insieme al marito Nicola, fondò a Napoli nel 1906 la Dora Film, casa di produzione con la quale realizzò oltre sessanta opere dal forte impatto realista e con la città partenopea come set naturale. Il documentario di Valerio Ciriaci ne ripercorre la parabola professionale, dal clamoroso successo – anche negli Stati Uniti, tra gli immigrati del quartiere italiano di Manhattan – fino al ritiro, imposto dall’avvento del sonoro e dalla censura fascista. Andrea Zennaro

Elvira Notari. Oltre il silenzio di Valerio Ciriaci (Italia, USA, 90’)

n buon festival del cinema è un caleidoscopio dentro cui si riflettono perfino gli opposti. Accade con due film agli antipodi come Cover-Up, di Laura Poitras e Mark Obenhaus, e Bugonia, di Yorgos Lanthimos. Il primo ha fruttato sette minuti di applausi al suo ormai mitico protagonista, Seymour Hersh, giornalista americano investigativo di rango, ossessionato dalla verità e con tante gole profonde a disposizione. Le sue “lezioni di giornalismo” portano il documentario ai più alti livelli speculativi sulla verità delle guerre, sulla natura degli eserciti e sul ruolo di quel quarto potere che si pensa come il cane da guardia delle democrazie. Il pensiero di Sy rifiuta la narrazione ufficiale e sfida l’impunità sistematica del potere e delle sue trame. Con lui, un film diventa formazione. Di tutt’altro segno è la creatura di Yorgos Lanthimos, che sceglie la via dell’allegoria grottesca per ridicolizzare il fanatismo complottista, indagando però con un certo piacere psicologico la paranoia che ci abita come una paura insinuante, quando le verità condivise che cementano il no-

VENICE IMMERSIVE

di Riccardo Triolo

Cubi come comportamenti codificati e ripetitivi. Grafica essenziale, astratta, ideogrammatica. The Big Cube è un cortometraggio VR che spiazza per il suo approccio stilistico minimalista e la sua narrazione metaforica. L’opera, diretta da Menghui Huang, inizialmente pare rudimentale, elementare, quasi uno dei primi esperimenti VR. Invece il grado di elaborazione concettuale è raffinato, per quanto diretto, e il corto finisce per distinguersi per la sua capacità di trasformare una scelta estetica minimalista in una critica incisiva alla standardizzazione e alla routine. L’esperienza ci immerge in un mondo interamente costruito da cubi, un ambiente in cui le creature che lo abitano sono intrappolate in un’esistenza meccanica, ossessivamente iterativa, – sottolineata dal sound design e dalla musica di Niko Setälä, affatto secondaria – costrette a spingere incessantemente blocchi senza un apparente scopo. È in questo contesto che una di loro decide di deviare dal percorso prestabilito. Ribellione senza conflitto apparente, silente come una cellula cancerosa, scoperta silenziosa e trasformativa dentro il medesimo sistema. Il ‘trauma’ è esistenziale: il confronto con il vuoto, il coraggio della deviazione. La scelta del design ‘cubico’, che inizialmente pare limitante o poco rifinita, convoglia la forza del cortometraggio. L’estetica stilizzata serve a rafforzare il messaggio centrale: la bellezza e la complessità emergono dalla semplicità e dal gesto. D’accordo, non è Fontana, ma l’idea è sfidare il mezzo a partire dall’evidenza dei propri limiti, per aprire nuovi spazi. E a noi è sembrato un segno di maturità espressiva. THE BIG CUBE di Menghui Huang (Finlandia, Belgio, Cina, Portogallo, 7’) IN CONCORSO

SALA WEB MY MOVIES

Biennale College

Primo documentario di Massimiliano Camaiti, già affermatosi grazie ai suoi cortometraggi e regista dell’originale Netflix Sulla stessa onda (2021). Agnus Dei penetra nelle mura del Monastero di Santa Cecilia per portare alla luce un’antica tradizione: da secoli, ogni anno, a una delle monache è affidato il compito di accudire con dedizione due agnelli, la cui lana verrà tessuta per creare il pallio destinato al Pontefice per la festa di San Pietro e Paolo del 29 giugno. Ma il 2025, come tutti ricordiamo, è l’anno che vede il Papa ammalarsi… Agnus Dei di Massimiliano Camaiti (Italia, 73’)

stro vivere poco a poco danno segni di sgretolamento. Bugonia shakera thriller, noir e slapstick horror senza trovare un genere definito, ma costituendolo. I personaggi si rivelano infine per ciò che non appaiono. I due film evidenziano modalità opposte, ma complementari, per affrontare il nodo delle verità scomode e celate. Chiamiamoli per comodità complotti, ma sono piuttosto impossibilità di dare un nome univoco al reale, un dubbio radicale quasi cartesiano che mina alla base la vita di molte persone. Poitras e Obenhaus cercano la precisione dei fatti, Lanthimos usa l’iperbole per restituire la natura farsesca della paranoia contemporanea. In entrambi i casi, però, il cinema diventa il luogo in cui l’ambiguità del presente, tra constatazioni e fantasie, trova forma nell’idea che la verità, oggi, non sia più un blocco compatto ma un organismo. Forse, mutante.

Nicola Davide Angerame

MADE IN EU

VENEZIA SPOTLIGHT

di Stephan Komandarev con Gergana

109’)

intervista

Nel marzo del 2020 in Bulgaria uno dei primi focolai dell’epidemia si diffonde in una fabbrica tessile e la responsabilità viene fatta ricadere su una singola sarta, Iva. Con Made in EU (Venezia Spotlight) il regista bulgaro (The Judgement, 2014; Blaga’s Lessons, 2023) riesce a intrecciare il tema dello sfruttamento operaio con una riflessione sugli effetti sociali e psicologici scaturiti dal Covid-19.

Come ha preso forma l’idea del film?

Sette anni fa alcuni amici parteciparono a una ricerca della Clean Clothes Campaign in Bulgaria. I risultati furono scioccanti: piccole fabbriche nei villaggi, alta disoccupazione, manodopera quasi solo femminile, sfruttamento molto più duro che altrove in Europa. Decisi allora di fare un film su questo tema. La storia arrivò con il Coronavirus: le fabbriche tessili furono i primi focolai, inevitabile vista la sovrappopolazione, le condizioni disastrose e l’assenza totale di misure igieniche. Il profitto contava più della vita: le sarte, pur malate, inghiottivano pillole per non perdere un salario già misero, metà del quale dipendeva da un “bonus” legato all’obbligo di non mancare mai. Made in EU non è un film sul COVID-19, ma su un’altra pandemia, ben più spaventosa: la globalizzazione.

Nel film la protagonista è accusata di diffondere il virus: sembra che la società abbia sempre bisogno di un capro espiatorio. Che ruolo ha la colpa nel suo lavoro? È questo ciò che ricorda di più di quel periodo?

Un susseguirsi di crisi – finanziaria, politica, sanitaria, ora militare – ha dato origine a una coscienza segnata da un forte senso di insicurezza, di ingiustizia e di sfiducia tra governanti e governati. In un clima di crescente ansia e in una società sempre più frammentata, è sempre utile trovare qualcuno da incolpare, un “nemico” su cui scaricare la tensione sociale e l’aggressività accumulata. Non è una novità: cerchiamo sempre un “colpevole”, diverso da noi stessi. È un modo per superare l’ansia ed eludere la responsabilità.

ore 9.00 | SALA LAGUNA talk GUARDA, ANZI GUARDA MEGLIO: CARLA LONZI, LE IMMAGINI E L’OPERA DI SÈ promosso da Labodif a cura di Gianna Mazzini

ore 18.15 | SALA LAGUNA proiezione ZVANÌ di Giuseppe Piccioni 110’, Italia, 2025 Un film che segue il treno funebre di Giovanni Pascoli, mancato nel 1912, trasformando il viaggio in un rito collettivo di lutto nazionale. Attraverso gli occhi della sorella Mariù riaffiorano i ricordi: l’infanzia segnata dal trauma, i contrasti familiari, la gloria letteraria e il ritiro malinconico a Castelvecchio, in un racconto sospeso tra biografia poesia.

ore 21.30 | SALA LAGUNA proiezione NOTTI VENEZIANE

LIFE BEYOND THE PINE CURTAIN di Giovanni Troilo 77’, Italia, 2025 Tra i pini e le paludi dell’East Texas, la pellicola scova ciò che resta ai margini: quattro vite nascoste e la voce di Joe R. Lansdale per dare corpo a un ritratto crudo e inatteso degli Stati Uniti. Un’opera che fonde indagine sociale e sguardo poetico, riportando al centro volti e paesaggi umani che il cinema tende a lasciare nell’ombra.

Adele Spinelli

E in generale, non solo in quel periodo ma anche negli ultimi decenni, ho osservato società sempre più divise, con un “collante” sociale sempre più fragile ed evanescente.

Il film mette in luce la crudeltà del capitalismo e le sue dinamiche. Senza rivelare troppo del finale, come dovremmo interpretarlo nel contesto più ampio della lotta contro il capitalismo e il lavoro a basso costo?

Il film è una reazione contro la globalizzazione incontrollata, che accentua le disuguaglianze sia tra i Paesi che all’interno delle società. In molte aree dell’Est dell’UE, l’unica industria rimasta sono i laboratori delle marche occidentali, che hanno trasferito lì la produzione. Queste sfruttano la manodopera locale a basso costo, o almeno quella rimasta dopo la massiccia migrazione di lavoratori verso l’Ovest. L’Europa orientale diventa così una sorta di “terzo mondo” dell’UE, una periferia della periferia, dove si concentrano le produzioni più indesiderate. Il finale del film è logico: le cose vanno avanti come prima, senza una reale soluzione dei problemi di fondo…

Rusev, il medico che aiuta la protagonista, dice a suo figlio Misho che “l’UE è un’ipocrisia” e “non esiste.” Poi parla di “un muro.” Può approfondire questa idea?

Le parole esatte di Rusev sono: «L’Europa che sognavamo non esiste». Si riferisce a tutto ciò che sognavamo nei primi anni ‘90: pari diritti, libertà, solidarietà in un’Europa unita. L’ipocrisia sta nel fatto che fingiamo di non vedere che, trentacinque anni dopo la caduta del Muro di Berlino e quasi vent’anni dopo l’allargamento dell’UE a Est, continuiamo a non percepirci come parte di una stessa comunità. Made in EU mette in luce la disuguaglianza economica tra l’Europa orientale e quella occidentale. Una nuova cortina di ferro si è stesa sull’Europa: quella dei salari. Questo nuovo muro rivela una frattura sprofonda nell’UE, ancora difficile da superare tra Est e Ovest, Nord e Sud, ricchi e poveri, élite e cittadini, Stati membri “storici” e “Nuova Europa.” Con questo film, noi dell’Europa orientale vogliamo sollevare interrogativi sul futuro dell’Europa, e dell’Unione stessa. La nostra speranza è che il dibattito su temi chiave come la lotta alle disuguaglianze, lo sfruttamento del lavoro e la difesa del modello sociale europeo possa contribuire a costruire un’UE più unita e solidale.

SOUNDTRACKS

L’82. edizione attraverso in/dimenticabili momenti di musica per il cinema a cura di Roberto Pugliese

THE LAST VIKING_La scuola nordica di cinecompositori (soprattutto Danimarca e Islanda) è oggi fra le più interessanti. Il cinquantottenne Jeppe Kaas, fratello maggiore di Nikolaj Lie Kaas, coprotagonista del film di Jensen (regista di cui Jeppe è abituale collaboratore, con un picco raggiunto in Le mele di Adamo del 2005), ne è un esponente di rilievo. Il suo sforzo è qui indirizzato ad un asincronismo psicologico nei confronti dell’esilarante truculenza e della cifra ‘folle’ – ma anche mesta – del film: da qui una partitura romantica, dolente e ‘redentrice’ con largo impiego di archi e pianoforte (il sound ricorrente in molti compositori), ma punteggiata da bagliori di pulsante ironia e ricorrenti, isolati e quindi ancor più efficaci, momenti di suspense music ASCOLTA...

TEMPERATURA IN SALA BROKEN

ENGLISH+THE LAST VIKING LA VITA DI UNA DONNA, UNA STAR, E QUELLA DI UN UOMO CHE HA PERSO LA MEMORIA: UN PALINSESTO INSOLITO, FORSE, MA CAPACE DI GENERARE UN TURBINE DI EMOZIONI TRA IL PUBBLICO IN SALA. TRA MOMENTI IN CUI SI PERCEPIVA L’ARIA FRIZZANTE E CARICA DI ATTESA TIPICA DEI MINUTI PRECEDENTI A UN GRANDE CONCERTO E ALTRI IN CUI SI RIDEVA DI GUSTO DELLE FOLLI AVVENTURE DI QUEST’UOMO. BROKEN ENGLISH DI JANE POLLARD E IAIN FORSYTH E THE LAST VIKING DI ANDERS THOMAS JENSEN, SONO DUE FILM AGLI ANTIPODI, CON REGISTRI COMPLETAMENTE DIVERSI; EPPURE, IN QUALCHE MODO, SONO RIUSCITI A CREARE COLLEGAMENTI QUASI IMPENSABILI. Alberto Marzari

La creatività come scintilla

Nel nuovo anfiteatro progettato da Mario Cucinella, la Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia – Scuola Nazionale di Cinema e San Servolo srl presentano L’Atto Creativo, ciclo di incontri promosso in occasione dell’82. Mostra del Cinema. Sul palco di San Servolo, cinque voci diverse e autorevoli – la direttrice d’orchestra Beatrice Venezi, l’attore Cristiano Caccamo, il percussionista Tony Esposito, l’artista Marzia Migliora e il fisico Guido Tonelli – dialogano con il critico e conduttore radiofonico Steve Della Casa. Al centro, un tema che attraversa linguaggi e discipline: la creatività come scintilla e come metodo. Musica, cinema, arte e scienza: quattro territori che raramente condividono lo stesso spazio ma che qui si intrecciano per raccontare cosa significa inventare, rischiare, trasformare l’intuizione in linguaggio. Così, dal gesto di un direttore d’orchestra ai colpi di percussioni, dalla ricerca attoriale alla pennellata d’artista, fino alle vertigini della fisica contemporanea, ogni incontro apre una breccia verso il lato più imprevedibile del pensiero creativo, offrendo al pubblico uno sguardo inedito dietro il sipario. L’ingresso è gratuito. Segue cocktail. Adele Spinelli

L’atto creativo | Beatrice Venezi 31 agosto h. 17.30, Isola di San Servolo

Luca Zanatta (graphic design)

Hanno collaborato Nicola Davide Angerame, Loris Casadei, Maria Casadei, Massimo Macaluso, Richard McKenna, Giorgio Placereani, Roberto Pugliese, Riccardo Triolo, Delphine Trouillard, Andrea Zennaro

Adele Spinelli, Alberto Marzari

Sveva Campagnaro, Verdiana Karol Di Maria Stampa CHINCHIO INDUSTRIA GRAFICA www.chinchio.it redazione@venezianews.it www.venezianews.it/daily2025

Pletnyova, Todor Kotsev, Gerasim Georgiev, Anastasia Ingilizova, Ivaylo Hristov, Ivan Barnev, Martina Peneva, Ovanes Torosian (Bulgaria, Germania, Repubblica Ceca,
responsabile
Redazione Marisa Santin (coordinamento editoriale), Mariachiara Marzari (immagine e comunicazione), Paola Marchetti (direzione organizzativa), Davide Carbone, Chiara Sciascia, Andrea Falco, Fabio Marzari

11.00 PalaBiennale

VENEZIA 82 tutti gli accrediti FRANKENSTEIN

Guillermo del Toro (149’) v.o. inglese st. italiano/inglese

11.00 Sala Corinto

VENEZIA CLASSICI - RESTAURI pubblico - tutti gli accrediti

3:10 TO YUMA

Delmer Daves (92’)

v.o. inglese st. italiano

11.00 Sala Perla

GIORNATE DEGLI AUTORI EVENTI SPECIALI pubblico - tutti gli accrediti IL QUIETO VIVERE (I WANT HER DEAD)

Gianluca Matarrese (87’) v.o. italiano, dialetto calabrese st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A

11.00 Sala Astra 1

VENEZIA CLASSICI - RESTAURI pubblico - tutti gli accrediti LO SPETTRO (THE GHOST)

Riccardo Freda (95’) v.o. italiano st. inglese

11.30 Sala Grande

FUORI CONCORSO press - industry IL MAESTRO (MY TENNIS MAESTRO)

Andrea Di Stefano (125’)

v.o. italiano st. inglese

11.30 Sala Giardino

BIENNALE COLLEGE CINEMA press - industry

AGNUS DEI (LAMB OF GOD)

Massimiliano Camaiti (73’) v.o. italiano st. inglese

11.45 Sala Pasinetti

VENICE PRODUCTION BRIDGE - FINAL CUT gold - trade • rough cut OUT OF SCHOOL (LA COUR DES GRANDS)

Hind Bensari (60’) v.o. amazigh st. inglese

13.30 Sala Perla

SETTIMANA DELLA CRITICA - SIC@SIC pubblico 14+ - tutti gli accrediti LA MOTO (THE MOTORCYCLE)

Matteo Giampetruzzi (20’) senza dialoghi GORGONÀ

Evi Kalogiropoulou (95’) v.o. greco st. italiano/inglese

A seguire incontro con gli autori/Q&A

14.00 Sala Grande

FUORI CONCORSO - NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti NUESTRA TIERRA (LANDMARKS)

Lucrecia Martel (122’) v.o. spagnolo st. italiano/inglese

14.00 Sala Corinto

VENEZIA CLASSICI - RESTAURI pubblico - tutti gli accrediti IL MAGNIFICO CORNUTO (THE MAGNIFICIENT CUCKHOLD)

Antonio Pietrangeli (124’) v.o. italiano st. inglese

14.15 Sala Darsena

ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti UN ANNO DI SCUOLA (A YEAR OF SCHOOL)

Laura Samani (102’) v.o. italiano, inglese, svedese, dialetto triestino, sloveno st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A

14.30 PalaBiennale

ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti LATE FAME

Kent Jones (96’) v.o. inglese st. italiano/inglese

14.30 Sala Giardino

VENEZIA SPOTLIGHT press - industry MADE IN EU

Stephan Komandarev (109’) v.o. bulgaro st. italiano/inglese

14.30 Sala Pasinetti

VENICE PRODUCTION BRIDGE - FINAL CUT gold - trade • rough cut HOUSE OF THE WIND (LA MAISON DU VENT)

Auguste Kouemo Yanghu (110’) v.o. francese, bafang st. inglese

14.30 Sala Astra 1

VENEZIA CLASSICI - RESTAURI pubblico - tutti gli accrediti PRZYPADEK (BLIND CHANCE)

Krzysztof Kies´lowski (123’) v.o. polacco st. italiano/inglese

14.30 Sala Astra 2

VENEZIA CLASSICI - DOCUMENTARI pubblico - tutti gli accrediti

LOUIS MALLE, LE RÉVOLTÉ

Claire Duguet (65’) v.o. francese, inglese st. italiano/inglese

15.00 Sala Casinò

FUORI CONCORSO - SERIES pubblico - tutti gli accrediti UN PROPHÈTE 5-8 (A PROPHET)

Enrico Maria Artale (226’) v.o. francese st. italiano/inglese

16.00 Biennale

Match Point Arena

CARTIER – THE ART AND CRAFT OF CINEMA tutti gli accrediti, senza prenotazione CONVERSAZIONE CON SERGIO CASTELLITTO E MARGARET MAZZANTINI

Conduce Stéphane Lerouge

16.30 Sala Grande VENEZIA 82 pubblico - tutti gli accrediti

LE MAGE DU KREMLIN (THE WIZARD OF THE KREMLIN)

Olivier Assayas (156’) v.o. inglese st. italiano/inglese

16.30 Sala Perla

GIORNATE DEGLI AUTORI pubblico - tutti gli accrediti

A SAD AND BEAUTIFUL WORLD

Cyril Aris (110’) v.o. arabo st. italiano/inglese

A seguire incontro con gli autori/Q&A

16.30

Sala Astra 2

ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti

ROSE OF NEVADA

Mark Jenkin (114’) v.o. inglese st. italiano/inglese

17.00 Sala Darsena

ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti

THE SOUFFLEUR

Gastón Solnicki (78’) v.o. inglese, tedesco, spagnolo, italiano st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A

17.00

PalaBiennale

FUORI CONCORSO pubblico - tutti gli accrediti DEN SIDSTE VIKING (THE LAST VIKING)

Anders Thomas Jensen (116’) v.o. danese, svedese st. italiano/inglese

17.00 Sala Giardino

BIENNALE COLLEGE CINEMA pubblico - tutti gli accrediti

AGNUS DEI (LAMB OF GOD)

Massimiliano Camaiti (73’) v.o. italiano st. inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A

17.00 Sala Corinto

VENEZIA CLASSICI - DOCUMENTARI pubblico - tutti gli accrediti

ELVIRA NOTARI. OLTRE IL SILENZIO (ELVIRA NOTARI. BEYOND SILENCE)

Valerio Ciriaci (89’) v.o. italiano st. inglese

17.00 Sala Pasinetti

VENICE PRODUCTION BRIDGE - FINAL CUT gold - trade • extract THE STATION (AL MAHATTAH)

Sara Ishaq (30’) v.o. arabo st. inglese

17.00 Sala Volpi

FUORI CONCORSO - NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti

BROKEN ENGLISH

Iain Forsyth, Jane Pollard (99’) v.o. inglese st. italiano/inglese

17.00

Sala Astra 1

ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti ROSE OF NEVADA

Mark Jenkin (114’) v.o. inglese st. italiano/inglese

19.00 Sala Astra 2

FUORI CONCORSO - NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti BROKEN ENGLISH

Iain Forsyth, Jane Pollard (99’) v.o. inglese st. italiano/inglese

19.15 Sala Darsena

VENEZIA 82 press - industry

THE TESTAMENT OF ANN LEE

Mona Fastvold (137’) v.o. inglese st. italiano/inglese

19.15

Sala Corinto

SETTIMANA DELLA CRITICA - SIC@SIC pubblico - tutti gli accrediti

MARINA

Paoli De Luca (19’) v.o. italiano st. inglese

ISH

Imran Perretta (90’) v.o. inglese st. italiano/inglese

19.15 Sala Pasinetti

VENEZIA CLASSICI - RESTAURI tutti gli accrediti

3:10 TO YUMA

Delmer Daves (92’) v.o. inglese st. italiano

19.30 Sala Grande

VENEZIA 82 pubblico

FATHER MOTHER

SISTER BROTHER

Jim Jarmusch (110’) v.o. inglese, francese st. italiano/inglese

19.30 Sala Casinò

ORIZZONTI press - industry SONGS OF FORGOTTEN

TREES

Anuparna Roy (77’) v.o. hindi, inglese, assamese st. italiano/inglese

19.30 Sala Perla

FUORI CONCORSO - NON FICTION press - industry

KIM NOVAK’S VERTIGO

Alexandre O. Philippe (77’) v.o. inglese st. italiano/inglese

19.30 Sala Volpi

ORIZZONTI press - industry

HARÀ WATAN (LOST LAND)

Akio Fujimoto (99’) v.o. rohingya, bengali, inglese st. italiano/inglese

20.00 PalaBiennale

VENEZIA 82 pubblico FATHER MOTHER SISTER BROTHER

Jim Jarmusch (110’) v.o. inglese, francese st. italiano/inglese a seguire

VENEZIA 82 pubblico LE MAGE DU KREMLIN (THE WIZARD OF THE KREMLIN)

Olivier Assayas (156’) v.o. inglese st. italiano/inglese

20.00 Sala Astra 1

FUORI CONCORSO - SERIES pubblico - tutti gli accrediti UN PROPHÈTE 1-4 (A PROPHET)

Enrico Maria Artale (211’) v.o. francese st. italiano/inglese

21.00 Sala Giardino

VENEZIA SPOTLIGHT pubblico - tutti gli accrediti MADE IN EU Stephan Komandarev (109’) v.o. bulgaro st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A

21.30 Sala Casinò ORIZZONTI press - industry HARÀ WATAN (LOST LAND) Akio Fujimoto (99’) v.o. rohingya, bengali, inglese st. italiano/inglese

21.30 Sala Perla

VENEZIA 82 press - industry

THE TESTAMENT OF ANN LEE’ Mona Fastvold (137) v.o. inglese st. italiano/inglese

21.30 Sala Pasinetti

VENEZIA CLASSICI - RESTAURI tutti gli accrediti IL MAGNIFICO CORNUTO (THE MAGNIFICIENT CUCKHOLD)

Antonio Pietrangeli (124’) v.o. italiano st. inglese

21.30 Sala Astra 2

FUORI CONCORSO - NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti BROKEN ENGLISH Iain Forsyth, Jane Pollard (99’) v.o. inglese st. italiano/inglese

22.00 Sala Grande

FUORI CONCORSO pubblico - tutti gli accrediti IL MAESTRO (MY TENNIS MAESTRO) Andrea Di Stefano (125’) v.o. italiano st. inglese

22.00 Sala Darsena

FUORI CONCORSO - NON FICTION press - industry KIM NOVAK’S VERTIGO Alexandre O. Philippe (77’) v.o. inglese st. italiano/inglese

22.00 Sala Corinto GIORNATE DEGLI AUTORI press - industry PAST FUTURE CONTINUOUS Morteza Ahmadvand, Firouzeh Khosrovani (80’) v.o. farsi st. italiano/inglese

22.00 Sala Volpi ORIZZONTI press - industry SONGS OF FORGOTTEN TREES Anuparna Roy (77’) v.o. hindi, inglese, assamese st. italiano/inglese

Sala Web

in Mostra

SALA DARSENA

ADI LAURA DELLI COLLI

QUEL ‘TERNO

SECCO’ DI CINEMA

D’AUTORE SULLA

RUOTA DI VENEZIA

ppena tre giorni di Mostra e sulla ruota di Venezia è giù uscito un terno secco d’autore che accende uno sguardo nuovo per il cinema italiano più internazionale degli ultimi anni: l’opening con Paolo Sorrentino in stato di grazia, l’exploit più sorprendente di sempre di Luca Guadagnino, stavolta con After the hunt fuori concorso, in un viaggio americano che diventa un vero e proprio thrilling dei sentimenti nella quiete aristocratica di Yale, sconvolta da uno scandalo che accende dubbi e contraddizioni in un mondo in cui non solo il potere è l’oggetto del desiderio. Infine il terzo titolo, di scena proprio ieri: Sotto le nuvole, che riporta a Venezia quell’archivio ‘del vero e del possibile’ che è da più di vent’anni è la ricerca d’autore coerente e appassionata di Gianfranco Rosi stavolta — dopo la libertà dei mari e la vita violenta di quel sicario al servizio dei Narcos, dopo Sacro GRA, Fuocoammare su Lampedusa e il viaggio tra i soldati del mondo in guerra in Notturno — scende nelle memorie di una Napoli all’ombra del Vesuvio che, per dirla con le sue stesse parole è l’immensa macchina del tempo della terra intorno al Golfo. Da Venezia parla al mondo il grande cinema italiano delle visioni d’autore che, più o meno dall’inizio del secolo, ha siglato — spesso proprio con queste firme e dagli schermi del Lido — un successo internazionale fatto di emozioni, provocazione, cronaca per immagini diventata il cinema del reale unico e stavolta in un bianco e nero degno, con Rosi, dei più violenti contrasti pasoliniani.

SEGUE A PAG. 3

IL MAGO DEL CREMLINO

DI ALESSANDRO DE SIMONE

Russia, subito dopo la disgregazione dell’Unione Sovietica. Vadim Baranov è un uomo dai molti talenti: artista, produttore di reality show, ma la sua vita prende una svolta quando inizia a curare le pubbliche relazioni di un agente del KGB di nome Vladimir Putin. Scopre così la sua vocazione: camminare costantemente sul confine che divide la verità dalla sua manipolazione, contribuendo all’ascesa verso il potere della creatura che ha plasmato. LeMageduKremlinè nato grazie a una di quelle fortunate coincidenze che diventano poi aneddoti per cinefili. «Giuliano Da Empoli, l’autore del romanzo, è il mio vicino di casa in Toscana, dove passo di solito le mie vacanze. Mi aveva fatto leggere il romanzo e ho subito pensato che dovevo trarne un film». E così è andata. La prima mondiale all’interno del concorso veneziano nel pieno delle consultazioni per raggiungere una pace duratura nel conflitto tra Russia e Ucraina non fa che accrescere la curiosità nei confronti di questa Origin Story, narrata da un punto di vista privilegiato. Il personaggio di Baranov è fittizio, ma basato sulla figura di Vladislav Yuryevich Surkov, scienziato, regista teatrale, scrittore, ritenuto l’architetto dell’ascesa al potere di Putin. «Le Mage du Kremlin non è un film sull’ascesa di un uomo» ha dichiarato Assayas, «né sulla forza con cui viene imposto il potere o sulla reinvenzione di una nazione moderna e arcaica allo stesso tempo, nuovamente soggiogata dal totalitarismo. È piuttosto una riflessione sulla politica moderna, o meglio, sulle cortine fumogene dietro cui essa si nasconde oggi: cinica, ingannevole e tossica». Il regista francese aveva già avuto gli onori del concorso a Venezia nel 2012 con Qualcosa nell’aria, nel 2018 con Non-Fiction (in

Italia uscito con il titolo Il gioco delle coppie) e nel 2019 con WASP Network. Sarà accompagnato sul tappeto rosso della Sala Grande da un cast internazionale di grande spessore, con Jude Law nei panni di Vladimir Putin, Paul Dano in quelli di Baranov, mentre il premio Oscar per The Danish Girl Alicia Vikander interpreta Ksenia, personaggio fondamentale all’interno del racconto. n

CHECK-IN

Tecla Insolia, Stefano Accorsi, la regista Elisa Amoruso e Miriam Leone allo sbarco al Lido per presentare Amata

SALA DARSENA

SEGUE DA PAG. 1

Un cinema che va oltre il cinema perché, proprio come Francis Ford Coppola, inaugurando la Mostra 82 con la consegna del Leone d’oro alla carriera a Werner Herzog, la vera sfida per un autore è superare se stesso. Proprio come accade quest’anno alle tre punte di diamante che la selezione di Alberto Barbera ha voluto subito in pista, dando il via a un’edizione eterogenea che offre al cinema italiano anche l’occasione per riscattare con la qualità delle nuove proposte l’immagine offuscata dalle polemiche degli ultimi mesi. Oltre Venezia 82 ci sono i film di Orizzonti, le Giornate degli Autori e con il contributo della SiC il coraggio di accendere lo schermo, oltre i cinque titoli in concorso, con un bouquet di nuove proposte che incuriosiscono e dimostrano che le cifre dell’ultimo consuntivo ufficiale illustrato dal MiC sono il sintomo di una vitalità fatta di ricerca e di scommesse anche sul nuovo. Solo pochi numeri, ma parlano da soli: nel 2024 oltre 800 milioni di euro investiti nella produzione, più registe dietro la macchina da presa e un investimento totale (tra il 2016 e il 2024) su opere internazionali sulle quali è stato richesto il credito d’imposta è 1,57 miliardi di euro. Venezia oltre i suoi schermi e i flash sul red carpet ci racconta anche questo. n

IL MAESTRO

Dopo essersi imposto con grande intensità con L’ultimanottediAmore, noir del 2023 acclamato da critica e pubblico, Andrea Di Stefano sceglie di allontanarsi dai toni action thriller dei suoi precedenti lavori per immergersi nella leggerezza malinconica della commedia all’italiana. Lo fa ritrovando per la seconda volta consecutiva Pierfrancesco Favino, attore-garanzia che torna protagonista al Lido, quest’anno Fuori concorso e in abiti (letteralmente) inusuali: con racchetta e pantaloncini. Da tennis, ovviamente, come quello giocato magnificamente dal nostro Jannik Sinner, che proprio in queste ore si ritrova a difendere il titolo sul cemento di New York. E chissà se il campione di San Candido non avrà incontrato sulla sua strada personaggi simili a quelli de Il Maestro, film che ci riporta indietro negli anni ‘80 a seguire la passione di Felice (Tiziano Menichelli), un juniores che ha davanti a sé una stagione di tornei estivi per dimostrare di poter diventare un grande campione di tennis. Per far sì che ciò accada, suo papà lo affida a Raul Gatti (Favino), un ex giocatore diventato maestro che si aggrappa a un lontano ottavo di finale al Foro Italico come unico trofeo della propria carriera. Inizia così un viaggio lungo la costa italiana, tra tornei minori, partite sgangherate e personaggi grotteschi, che si trasforma presto in un percorso di formazione reciproco. «Il Maestro è un omaggio ai mentori imperfetti, feriti ma pieni di cuore» – ha dichiarato Di Stefano – «un viaggio dentro il dolore e la bellezza della crescita, un racconto sulla potenza dell’insegnamento e sui legami umani che ci cambiano».

Claudia Giampaolo

NUESTRA TIERRA

Tra le autrici più importanti del cinema latinoamericano, è un piacere accogliere nuovamente Lucrecia Martel al Lido, dopo la partecipazione Fuori Concorso alla Mostra del 2017 (con Zama) ed aver guidato la giuria che nel 2019 assegnò il Leone d’Oro al Joker di Todd Phillips. Oggi torna a Venezia con Nuestra Tierra, il suo primo film non di fiction, già premiato al Festival di Locarno del 2020 dove partecipava tra i The Films After Tomorrow, progetti inconmpiuti, interrotti a causa dalla pandemia di COVID-19. Finalmente completato, il documentario ricostruisce l’omicidio del 2009 - ripreso in un video, su YouTube - dell’attivista indigeno Javier Chocobar, leader della comunità indigena Chuschagasta nel nord dell’Argentina, durante un tentativo di sfratto da parte di un proprietario terriero bianco. Un assassinio che è arrivato a essere giudicato in tribunale dopo nove anni di proteste, nel 2018,

FATHER MOTHER SISTER BROTHER

Fuori Concorso – Non Fiction Argentina/USA/Messico/Danimarca, 2025. Regia Lucrecia Martel. Interpreti Comunità Chuschagasta. Durata 119’

Fuori Concorso –Venezia 82

Italia, 2025 Regia Andrea Di Stefano Interpreti Pierfrancesco Favino, Tiziano Menichelli, Giovanni Ludeno, Dora Romano, Valentina Bellè, Astrid Meloni, Chiara Bassermann, Paolo Briguglia, Roberto Zibetti, Fabrizio Careddu, Edwige Fenech Durata 125’

durante i quali i colpevoli circolavano impuniti. «Questo film racconta le strategie dell’Argentina volta a negare alla comunità Chuschagasta il proprio territorio - ha spiegato la regista, che ha potuto accedere alle conversazioni dei Chuschagasta ed ai loro archivi fotografici per ricostruito il percorso della comunità dal XVII secolo a oggi. - E affronta i meccanismi razzisti che negano a molti l’accesso a uno spazio vitale». 500 anni di “ragione” e di colonialismo sono alle spalle di questo crimine, e della testimonianza della regista, che nel raccontare la questione terriera e le lotte indigene dell’America Latina sembra voler parlare del Mondo di oggi, apparentemente «votato all’autodistruzione» e nel quale «l’odio si riaccende con promesse di guerra, alimentate da argomentazioni intrise di retorica religiosa»

Mattia Pasquini

«Father Mother Sister Brother è una sorta di film anti-action. Il suo stile sottile e silenzioso è attentamente costruito per consentire ai piccoli dettagli di accumularsi, quasi come fiori disposti con cura in tre delicate composizioni», dice Jim Jarmusch nel comunicato stampa che presenta il film da lui scritto e diretto, «aver lavorato con i magistrali direttori della fotografia Frederick Elmes e Yorick Le Saux, il brillante montatore Affonso Gonçalves e i miei altri collaboratori abituali ha elevato quelle che erano solo parole scritte su pagina, trasformandole in una forma di puro cinema». Il film narra le vicende di fratelli che si riuniscono dopo anni di separazione e sono costretti ad affrontare tensioni irrisolte e a rivalutare i rapporti tesi con genitori emotivamente distanti. Costruito in forma di trittico Father Mother Sister Brother racconta tra ironia e tenerezza tre storie ambientate nel presente, ciascuna in un paese diverso. Gli episodi Father: ambientato nel Nord-Est degli Stati Uniti; Mother a Dublino; Sister Brother a Parigi, mettono in scena una serie di ritratti intimi, osservati senza giudizio, in cui la commedia è attraversata da momenti di malinconia. «È un film molto sottile; è molto tranquillo – ha aggiunto il regista spiegando la scelta di aver ridotto al minimo la presenza della colonna sonora, da lui stesso composta - penso che la musica potrebbe influenzarlo troppo in una direzione, perchè è un film divertente e triste. In un certo senso, ha entrambi gli aspetti intrecciati». Il film è stato scritto da Jarmusch con il cast già in mente, come ha rivelato nel 2023: «Gliattorisonocomeanimaliselvaticichedevoinqualchemodoradunareperchéhannocosì tante cose da fare. Sono un maniaco del controllo, devo fare a modo mio e scegliere tutti i miei collaboratori. Devo avere il final cut e produrre i film conlamiasocietà.Perquantoriguardalepersone che finanziano i film, permetto loro di darmi le loro note sul montaggio preliminare, ma non ho mai, per contratto, alcun obbligo di usarle» n

DI OSCAR COSULICH Id., USA/Irlanda/Francia. 2025. Regia Jim Jarmusch. Con Tom Waits, Adam Driver, Mayim Bialik, Charlotte Rampling, Cate Blanchett, Vicky Krieps, Sarah Greene, Indya Moore, Luka Sabbat, Françoise Lebrun. Durata 1h 50’.

QUEL REGISTA DI OUTSIDER

CHE FANNO BENE AL CINEMA

Perché il ritorno di Jim Jarmusch a Venezia (oltre vent’anni dopo Coffee and Cigarettes) è uno dei grandi eventi da non trascurare di questa Mostra? Anzitutto, perché stiamo parlando di un autore che ha segnato come pochi altri il cinema indipendente americano postmoderno. E perché oggi i suoi antieroi marginali ed erranti, antitetici tanto alla retorica degli USA reaganiani in cui il regista ha debuttato quanto, e ancora di più, al trumpismo odierno, sono invecchiati benissimo. Detenuti evasi, cow-boy onirici e anticoloniali, killer solitari amanti dei piccioni, ex dongiovanni in crisi o vampiri intellettuali che siano, i personaggi di Jarmusch sono liberatori nel loro contaminare e sovvertire, in punta di piedi e quasi senza rendersene conto, i generi, gli archetipi, i miti e le frontiere dell’immaginario a stelle e strisce. Sono gli outsider di un sistema dove, per citare il filmmaker, «contano solo l’avidità e il guadagno», viandanti e samurai di un cinema che, nella notte delle utopie, non si rassegna comunque ad essere (solo) merce di consumo, ma continua ostinato a seguire le vie e i codici dell’arte. E perdersi con loro nella follia tragicomica del mondo è, ancora oggi, un ottimo modo per riscoprirsi umani.

Emanuele Bucci

in Mostra

LE PAROLE DI…

FRANKENSTEIN

Guillermo Del Toro: «Oggi i mostri sono in giacca e cravatta non hanno bisogno di effetti speciali. Se neghi l’umanità per un’idea, l’idea stessa non ha alcun merito di per sé».

Oscar Isaac: «Non ho mai avuto una sintonia come quella con Guillermo: tra noi parlavamo solo in spagnolo e il primo giorno Jacob ha detto “Mi sembra che ogni volta che parlate in spagnolo, diciate: “Jacob fa schifo”».

Jacob Elordi: «La creatura sembra lontana da me, ma è in ogni piccolo pezzo della mia vita, da quando sono nato fino ad ora: è tutta la mia esperienza. Ho cercato di essere il più onesto possibile con me stesso come creatura: così l’ho fatta sentire umana, perché la creatura è più me di quanto lo sia io».

L’ULTIMO VICHINGO

Mads Mikkelsen: «Il mio personaggio è un bambino nel corpo di un uomo, un bambino che sente di non appartenere a questo mondo, e Anders Thomas Jensen lo ha raccontato attraverso la commedia. Dobbiamo prendere la commedia molto seriamente, non si possono prendere le distanze».

SOTTO LE NUVOLE

Gianfranco Rosi: «Napoli è una sorta di enorme macchina del tempo, una città sospesa dove ogni cosa si trasforma presto in qualcosa d’altro».

LA VALLE DEI SORRISI

Paolo Strippoli: «La Valle dei Sorrisi è un coming of age in cui ci sono due personaggi [...] Entrambi sono alla ricerca di se stessi. Il primo cerca una figura paterna, l’altro esattamente al contrario cerca un figlio».

Michele Riondino: «Ho fatto questo film con grande piacere perché è una grande metafora del superamento del dolore attraverso l’incontro con un luogo dove tutti sono felici. Tutto questo rispecchia l’attualità del nostro mondo dove tutti dobbiamo far finta di stare bene [...], anche se non è così una comunità».

Romana Maggiora Vergano: «Non sono una grande spettatrice del genere [horror, NdR], però forse è stato proprio questo ad attrarmi, come se fosse una scommessa per me. Mi piaceva l’idea di mettermi alla prova, cercare di dare luce a una parte di me che c’è ed è viva e che può creare ambiguità, può inquietare».

L’INVASIONE PACIFICA PER LO STOP ALLE VIOLENZE IN PALESTINA

IN OLTRE 7000 IN CORTEO PER LE VIE DEL LIDO: TANTI I GIOVANI E GIOVANISSIMI, C’ERANO ANCHE ALCUNI ATTORI

UN PREMIO OSCAR PER IL FILMING ITALY VENICE AWARD

Oggi il premio parte del progetto ideato e diretto da Tiziana Rocca Matilde Gioli la madrina. I vincitori

Da’Vine Joy Randolph , vincitrice dell’Oscar come miglior attrice non protagonista per The Holdovers, sarà oggi l’ambasciatrice della nuova edizione del Filming Italy Venice Award, la manifestazione ideata e guidata da Tiziana Rocca che si svolge in collaborazione con la Biennale e il direttore artistico della Mostra del Cinema, Alberto Barbera nella Sala degli Stucchi dell’Hotel Excelsior. È la nuova tappa del Filming Italy, che dopo aver inaugurato la Film Awards Season a Los Angeles in febbraio e sostenuto la stagione cinematografica estiva in Sardegna , approda al Lido per premiare i migliori titoli e artisti del cinema e delle serie tv. Il ruolo di madrina è affidato a Matilde Gioli . Tra i premiati Alicia Silverstone Bille August, Marco Bellocchio, Ferzan Ozpetek Ambra Angiolini, Margherita Buy , Federica Luna Vincenti, Emanuela Fanelli , Claudio Santamaria, Fabrizio Gifuni, Micaela Ramazzotti , Alessandro Siani , Rocco Papaleo, Sergio Castellitto, Roberto Proia, Damiano e Fabio D’Innocenzo , Francesco Di Leva, Martina Scrinzi , Mariam Battistelli, Susy Del Giudice, Giovanni Esposito, Donatella Finocchiaro, Barbara Chichiarelli , Paola Minaccioni , Marco Giallini , Alessio Boni , Carlo Buccirosso , Piero Pelù.

KARLA SOFIA GASCÓN

TRA I VINCITORI DEL KINEO

Ore 10.00. TROPICANA 1. La carica dei 21 in collaborazione con la cineteca Milano.

Ore 10.00. SPAZIO REGIONE VENETO. Penny Martin modera l’incontro fra la regista Alice Diop e Joanna Hogg

Ore 10.30. TROPICANA 2. Presentazione dell’International Tour Film Festival.

Ore 11.30. TROPICANA 2. Presentazione del premio Tonino Guerra e del Festival Luoghi dell’Anima 2025. Saranno presenti Aleksandr Sokurov, Andrea Guerra, Laura Delli Colli, Paola Poli, Steve Della Casa

Ore 12.00. SALA LAGUNA. Masterclass con Dag Johan Haugerud

Ore 12.30. TROPICANA 2. Declaration des Cineastes Promosso da ANAC.

Ore 12.30. TROPICANA 1. Conferenza Stampa Filming Italy Venice Award.

Ore 13.00. ISOLA EDIPO. Incontro con la Rete BDS, boicottaggio disinvestimento, sanzioni e Artists for Palestina. Intervengono Eyal Sivan e Jacopo Crovella.

Ore 14.30. TROPICANA 1. Your Dream, Our Mission: Ecosistema Cinema Emilia Romagna. Ore 15.00. SPAZIO REGIONE VENETO. Penny Martin modera l’incontro con Maggie Gyllenhaal e Emma Corrin

Ore 15.00. PARATIE (Hotel Excelsior) Un caffè con… a cura della redazione del Corriere della sera. Le firme del quotidiano incontrano i protagonisti della Mostra.

Ore 15.00. TROPICANA 2. ITTV International forum e Tech In Entertainment presentano Igino Straffi: la creatività italiana che parla al mondo. Ore 16.00. MATCH POINT ARENA. Conversazione con Sergio Castellitto e Margaret Mazzantini. Conduce Stèphane Lerouge.

Ore 16.00. TROPICANA 2. “Il futuro del cinema indipendente e lo sviluppo dei territori” Promosso da ITACA/CNA.

Ore 17.00. TROPICANA 2 Consegna del Premio Sancassani a Giorgio Diritti: la prima edizione di questo premio celebra l’incontro tra due visioni affini di cinema, un cinema coraggioso, indipendente, 3 capace di educare lo sguardo.

Un’invasione pacifica con un numero di partecipanti superiore alle attese e solo qualche tensione sul finale, quando alcuni manifestanti hanno raggiunto la spiaggia per mettere in mare alcune barchette di carta, dedicate alla Global Sumud Flotilla. Per il resto la manifestazione organizzata dai centri sociali del Nordest e dall’Anpi, che ha portato nel cuore della Mostra del cinema oltre settemila persone, al grido di “Free Palestine”, si è svolta senza incidenti e in un’atmosfera di festa. Alla folla fatta anche di tanti bambini, si sono mescolati anche alcuni personaggi del cinema e dell’audiovisivo, decisi a esserci, ma senza voler rubare l’attenzione ai temi oggetto del corteo: Tra gli altri, Benedetta Porcaroli, Emanuela Fanelli, Michele Riondino, Roberto Zibetti, Tecla Insolia, Donatella Finocchiaro, Ottavia Piccolo, Valentina Bellè, Marco Bonadei, Marco Manetti, Valerio Piccolo, Zerocalcare e la regista Nir Sultan Dal piazzale di Santa Maria Elisabetta, approdo dei vaporetti al Lido, lungo il Gran Viale e il Lungomare fino a sfiorare le aree del Festival, per poi ritornare al punto di partenza, il corteo è stati seguito a vista da 150 agenti e da un elicottero. «Abbiamo portato nel cuore della Mostra del cinema – hanno gridato alla fine i manifestanti - 10 mila manifestanti per lo stop alle violenze contro il popolo palestinese, numeri incredibili per queste zone. L’obiettivo di far sentire la nostra voce è stato raggiunto. Prendiamo atto delle critiche del direttore della Mostra ma chiediamo alla Biennale di essere coerente, in vista della prossima Mostra d’Arte. Non si tratta di silenziare singoli artisti, ma di non dare spazio a un Paese che commette crimini internazionali. A Venezia non sarà tutto come prima». Poco prima delle nove di sera, i manifestanti hanno lasciato il Lido anche a bordo della motonave noleggiata per l’occasione, esaurita nei suoi 800 posti.

«Tra poco festeggeremo le nozze di argento», ammette orgogliosa Rosetta Sannelli, presidente della Kinéo Associazione Culturale, nel presentare la nuova edizione del Premio Kinéo, diventato un appuntamento immancabile nell’ambito della Mostra del Cinema, per celebrare le figure che stanno lasciando un segno indelebile nel panorama cinematografico. Fra i premiati Karla Sofia Gascón, protagonista di Emilia Pérez di Jacques Audiard «Quando a Cannes ho visto il pubblico piangere mi sono detta: che film abbiamo fatto!!». E poi Monica Guerritore, non solo per la sua interpretazione nella serie Inganno, ma anche per il libro dedicato ai femminicidi. «Era giusto che fossi io a raccontare la storia di Gabriella, perché non ho barato, non sono una 50enne che ne dimostra 40, sono quella che sono, ma ho portato un racconto al femminile». Premiati anche Massimiliano Gallo per Questi fantasmi, «una splendida occasione per portare in scena Eduardo ancora una volta», Cristiana Capotondi per No place like Rome, «un film che riporta il romanticismo che al cinema non si vede più tanto», Andrea Arru per Il ragazzo dai pantaloni rosa («far passare un messaggio contro il bullismo mi ha reso orgoglioso») e Lucia Mascino per I delitti del Bar Lume: «questi premi sono anche l’occasione per ritrovare artisti con cui si è lavorato e con cui c’è un legame forte».

Tiz. Le.

Ore 17.00. REEF BEACH. Incontro con Francesco e Mario Di Leva. A seguire Mattia Carzaniga Nicola del Freo e Virna Toppi, ballerini de La Scala. Alle 18.45 Giulia Maenza e poi Mamadou Sidibé

Ore 17.00. TROPICANA 1. Focus on India a cura di Cinecittà e del ministero dell’informazione del governo indiano.

Ore 18.15. SALA LAGUNA. L’importanza di conoscere Zvani. Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli di Giuseppe Piccioni

Ore 19.00. BLUE MOON. Talk su Frankenstein Junior con Carlo Amatetti a cura di Venezia Cult. Alle 21.00 DJ set sulla spiaggia African Piano Beach Party.

LIDOLAND

PRESENTATO ALLA MOSTRA IL TRAILERS FILMFEST

Si è svolto ieri nello spazio di Venezia Cult l’incontro di presentazione del Trailers Filmfest. La nuova direzione, affidata a Francesca Sofia Allegra e Alessandro De Simone, ha annunciato che la prossima edizione è programmata a Roma dal 19 al 21 novembre. La co-direttrice Allegra ha conversato con Federico Mauro, fondatore e direttore creativo di Vertigo Comunicazione, sui temi della manifestazione che ha al centro il mondo dei ragazzi per i quali sono previste molte opportunità di incontro e formazione, non solo nei tre giorni del TFF a novembre ma anche successivamente, in virtù di un progetto di laboratorio permanente del festival. Tra i workshop annunciati Come fare un trailer, (tenuto dall’agenzia Vertigo) che si terrà all’Accademia di Belle Arti di Roma.

COME È ANDATA AL DIRECTOR’S DIARY

DI 5 ORE ?

Questa foto è stata scattata martedì in piena notte, in un Lido non ancora affollato da appassionati e addetti ai lavori. Inevitabile l’avvio di una serie di commenti scherzosi, il più “votato” dei quali ha accostato l’istantanea al momento in cui sono state aperte le porte della sala per la proiezione del ponderoso Director’s Diary di Aleksandr Sokurov, la cui durata (oltre 5 ore) era la più “temuta” a Venezia 82, in una edizione che passerà agli annali per l’estesa lunghezza media dei suoi film. Va detto, per dovere di cronaca, che la sala del Director’s Diary, in realtà, era affollata. n

ENIGMISTI

Orizzontali

1. Ai veri maestri non manca.

7. Era White quello dei Fab Four.

8. Il regista di Interstellar (iniz.).

9. Il Titan di Don Bluth.

10. L’attrice nella foto ne è la protagonista.

14. Società fondata da Charlie Chaplin nel 1919.

15. L’altra piccolissima parte degli addetti ai varchi (vedi 16 orizz.).

16. Lo sono (quasi) tutti gli addetti ai varchi della Mostra.

19. Un film del regista fondatore di Falso Movimento

21. Il reame del celebre Mago.

22. Film del 2003 diretto da Anshuman Rawat Verticali

2. Lo scrittore di Morte a Venezia

3. Articolo determinativo.

4. Il suo grido di battaglia

è Porca puttèna (iniz).

5. Non mia né sua.

6. Il Capitan degli Avengers.

8. Lo è il protagonista di Troppo forte

10.

18.

B-movie con Danny Trejo del 1990.
Il tema del film La Capra con Depardieu
Il soprannome di G. Roland, protagonista con K. Douglas e L. Turner de Il bruto e la bella (1952). 17. Codice aeroportuale IATA dell’aeroporto civile di Elorza.
All’opposto della stupidità naturale. 20. Identità digitale.
Fotinì Peluso
Cristiana Capotondi
Shalana Santana e Massimiliano Gallo
Mads Mikkelsen
Jacob Elordi
Christoph Waltz
Guillermo del Toro Oscar Isaac
Mia Goth

*Limitless imagination

GORGONÀ

SIC – Concorso Id., Grecia/Francia, 2025. Regia Evi Karogiropoulou. Interpreti Melissanthi Mahut, Aurora Marion, Christos Durata 1h e 35’.

La regista Evi Kalogiropoulou ci porta in una Grecia distopica con Gorgonà, in concorso alla Settimana Internazionale

della Critica . Il film, ha anticipato la Direttrice artistica e Delegata generale Beatrice Fiorentino , «travolge come una tempesta», rileggendo «il mito classico in chiave contemporanea, sprigionando una furia femminile che è desiderio, rivolta e trasformazione». In una città-Stato post-apocalittica, dove il potere è di chi gestisce la raffineria di petrolio, si consuma la lotta per la successione del capo locale, Nikos. Tra i contendenti c’è anche la sua favorita, Maria, ma tutto cambia all’arrivo della cantante Eleni. Prosegue anche la competizione di SIC@SIC col corto La moto di Matteo Giampetruzzi

ZVANÌ - IL ROMANZO FAMILIARE DI GIOVANNI PASCOLI

Italia, 2025. Regia: Giuseppe Piccioni. Interpreti Federico Cesari, Benedetta Porcaroli, Liliana Bottone, Margherita Buy, Riccardo Scamarcio, Luca Maria Vannuccini, Sandra Ceccarelli, Fausto Paravidino. Durata 110’

Girato in larga parte a San Mauro Pascoli, in particolare negli ambienti di Villa Torlonia (luogo che rimanda alla poesia La cavalla storna), Zvanì - Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli è il film di Giuseppe Piccioni selezionato nella sezione ‘Confronti’ delle Giornate degli Autori alla 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Zvanì è il diminutivo affettuoso con cui i familiari usavano chiamare il piccolo, futuro poeta tra i maggiori esponenti del Decadentismo. Il film, coprodotto da Rai Fiction e MeMo Films, ripercorre la sua storia attraverso i ricordi di Mariù, sorella di Pascoli, all’indomani della sua scomparsa, mentre l’intero paese soffre il lutto e rende omaggio al poeta. Federico Cesari , Benedetta Porcaroli , Liliana Bottone , Margherita Buy e Riccardo Scamarcio sono i protagonisti di un viaggio attraverso i momenti salienti della vita dell’autore della poetica del Fanciullino: l’assassinio del padre, la giovinezza segnata dalla povertà, l’impegno politico e il rapporto complicato con Giosuè Carducci.

in Mostra

Direttore Responsabile: Flavio Natalia - In Redazione: Emanuele Bucci, Biagio Coscia, Oscar Cosulich, Alessandro De Simone, Alessandra Farro, Claudia Giampaolo, Davide Di Francesco (web), Tiziana Leone - Grafica: Guido Benigni - Collaboratori: Vania Amitrano, Giulia Bianconi, Mattia Pasquini, Flavia Salierno, Annalisa Zurlo - Foto: Maurizio D’Avanzo - Stampa: CHINCHIO INDUSTRIA GRAFICA www.chinchio.it

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Vania Amitrano

A SAD AND BEAUTIFUL WORLD

Libano, Stati Uniti, Germania, Arabia

Saudita, Qatar, 2025 Regia Cyril Aris

Interpreti Mounia Akl, Hasan Akil Durata 110’

Nino e Yasmina si amano da sempre, seguiamo la loro relazione attraverso tre decenni mentre attorno a loro un paese bellissimo, il Libano, è in fiamme, il che li pone di fronte all’inevitabile scelta se lasciare il luogo in cui sono nati e cresciuti insieme oppure resistere, cercando di creare gioia in tanta disperazione. La storia del Libano, fino agli anni Settanta nazione progressista e con lo sguardo verso il futuro, meriterebbe di essere raccontata di più al cinema, soprattutto in un momento storico in cui la memoria non sembra più essere un valore essenziale. «La relazione di Nino e Yasmina rispecchia la costante oscillazione del Libano tra speranza e disperazione» spiega il regista Cyril Aris, qui al suo esordio nel cinema di finzione dopo alcuni documentari. Nella storia di questi due amanti, Aris ha infuso un elemento fondamentale. «Nelle crisi perpetue del Libano, ho notato che l’umorismo e l’amore si trasformano in scudi per ripararsi dall’oscurità. Durante le riprese, mentre divampava un’altra guerra, mio figlio è nato a migliaia di chilometri di distanza, un evento che ha rafforzato la mia convinzione che di fronte al caos, è l’amore a portarci avanti»

IL QUIETO VIVERE

Italia/Svizzera, 2025. Regia Gianluca Matarrese. Con Maria Luisa Magno, Immacolata Capalbo, Carmela Magno, Concetta Magno, Filomena Magno. Durata 1h e 27’.

Gianluca Matarrese (tra i suoi riconoscimenti, il Queer Lion a Venezia con La Dernière Séance, 2021, e il premio al Miglior doc a Torino con Fuori tutto, 2019) torna alle Giornate degli Autori , dove l’ultima volta, nel 2023, aveva portato il meta-teatrale e meta-filmico L’Expérience Zola Si muove tra realtà e rappresentazione anche Il quieto vivere, Evento speciale fuori concorso di queste GdA. Il lungometraggio, scritto da Matarrese con Nico Morabito e montato dal pluripremiato Jacopo Quadri , prodotto da Donatella Palermo per Stemal Entertainment con Faber, Rai Cinema, RSI e lo svizzero Alexandre Iordachescu per Elefant, ci porta nella palazzina di un borgo calabrese , dove si consuma il conflitto tra Luisa e la cognata Imma . Intorno a loro, la galassia dei parenti, che come in una classica tragedia (anzi, tragicommedia) include un coro , formato da tre zie anziane. Non per nulla, la Direttrice delle GdA Gaia Furrer lo ha descritto come il racconto «di una faida familiare apparentemente piccola, ma che assume toni epici e grotteschi» Em. Bu.

GUERRE STELLARI

Emanuele Bucci
Em. Bu.

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