DAILY#4 82. Mostra del Cinema di Venezia - August 30, 2025 Venews+Ciak
82. VENICE FILM FESTIVAL
More than a genre or a character, Frankenstein and its myth function almost as a cinematic hypertext: after Whale, Branagh, the Hammer films, and countless variations, Guillermo del Toro’s version competes this year, with Oscar Isaac in the title role, Jacob Elordi as the Creature, and Christoph Waltz, Mia Goth, and Lars Mikkelsen. Lars is the older brother of Mads Mikkelsen (the extraordinary Bastarden, Venice 80), the prince of Danish actors, who we will also see in The Last Viking by Anders Thomas Jensen, a very dark comedy about two brothers hunting for a “forgotten” treasure. In Competition, we also find Gianfranco Rosi with his new Vesuvian documentary Below the Clouds, as well as the documentary – though stylistically hybridized with fiction – Broken English by Iain Forsyth and Jane Pollard, featuring Tilda Swinton and George MacKay, dedicated to singer Marianne Faithfull. Mysterious and isolated atmospheres also permeate Rose of Nevada by Mark Jenkin, where a boat seems to travel through time. Kent Jones’ Late Fame, adapted from a story by Arthur Schnitzler, features Willem Dafoe as an elderly poet rediscovered. In Out of Competition, series take off with episodes 1-4 of Un prophète by Enrico Maria Artale
About monsters
di Roberto Pugliese
Più che un genere o un personaggio, Frankenstein e il suo mito sono quasi un ipertesto del cinema: e così dopo Whale, Branagh, i film della Hammer e infinite varianti arriva in gara la versione di Guillermo del Toro con Oscar Isaac nel ruolo del titolo, Jacob Elordi in quello della Creatura, Christoph Waltz, Mia Goth e Lars Mikkelsen: questi è il fratello maggiore di Mads Mikkelsen, principe degli attori danesi che vedremo fuori gara in The Last Viking di Anders Thomas Jensen, commedia molto nera su due fratelli a caccia di un bottino ‘dimenticato’. In gara ritroviamo anche Gianfranco Rosi con il suo nuovo doc vesuviano Sotto le nuvole, così come documentario – anche se stilisticamente ibridato con la fiction, testimonial Tilda Swinton e George MacKay –è l’inglese Broken English (Fuori Concorso) di Iain Forsyth e Jane Pollard, dedicato alla cantante Marianne Faithfull. Atmosfere misteriose e di isolamento pervadono anche Rose of Nevada (Orizzonti) di Mark Jenkin, dove una barca sembra viaggiare nel tempo, e Fuori Concorso in La valle dei sorrisi di Paolo Strippoli (A Classic Horror Story, Piove), con Michele Riondino, girato a Tarvisio, dove viene immaginato un villaggio i cui abitanti esibiscono una strana, innaturale felicità. In Orizzonti sfila anche Late Fame di Kent Jones, da un racconto di Arthur Schnitzler, con Willem Dafoe anziano poeta riscoperto. Sempre fuori gara decollano le serie, con gli episodi 1-4 di Un prophète di Enrico Maria Artale, mentre difficili storie di infanzia e formazione le troviamo nella SIC, con Ish del britannico Imran Perretta e nelle Giornate con Short Summer di Nastia Korkia
press conferences palazzo del casinò
12.10 BROKEN ENGLISH (Fuori Concorso – Non Fiction)
12.50 DEN SIDSTE VIKING (THE LAST VIKING) (Fuori Concorso - Fiction)
13.30 SOTTO LE NUVOLE (Venezia 82)
14.10 FRANKENSTEIN (Venezia 82)
14.50 LA VALLE DEI SORRISI (Fuori Concorso - Fiction)
*Limitless imagination
8.30 Sala Grande
VENEZIA 82 press - industry FRANKENSTEIN
Guillermo del Toro (149’)
v.o. inglese st. italiano/inglese
8.30 Sala Darsena
VENEZIA 82 press - industry
SOTTO LE NUVOLE (BELOW THE CLOUDS)
Gianfranco Rosi (114’)
v.o. italiano, altre lingue st. inglese/italiano
8.30 PalaBiennale
VENEZIA 82 tutti gli accrediti À PIED D’OEUVRE (AT WORK)
Valérie Donzelli (92’)
v.o. francese st. italiano/inglese
8.30 Sala Perla
SETTIMANA DELLA CRITICA
SIC@SIC press - industry LA MOTO (THE MOTORCYCLE)
Matteo Giampetruzzi (20’)
senza dialoghi GORGONÀ
Evi Kalogiropoulou (95’)
v.o. greco st. italiano/inglese
9.00 Sala Giardino
ROSE OF NEVADA Orizzonti
LATE FAME Orizzonti
interview
Mark Jenkin by Marisa Santin
VENEZIA SPOTLIGHT
pubblico - tutti gli accrediti
CALLE MALAGA
Maryam Touzani (116’)
v.o. spagnolo, darija st. italiano/inglese
9.00 Sala Casinò
FUORI CONCORSO - SERIES press - industry UN PROPHÈTE 1-4 (A PROPHET)
Enrico Maria Artale (211’)
v.o. francese st. italiano/inglese
9.00 Sala Corinto
VENEZIA CLASSICI - DOCUMENTARI press - industry
LOUIS MALLE, LE RÉVOLTÉ
Claire Duguet (65’)
v.o. francese, inglese st. italiano/inglese
9.00 Sala Astra 1
BIENNALE COLLEGE CINEMA
pubblico - tutti gli accrediti CHIET CHEA MANUSA (BECOMING HUMAN)
Polen Ly (99’) v.o. khmer st. inglese/italiano
9.15 Sala Astra 2
FUORI CONCORSO - NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti THE TALE OF SILYAN
Tamara Kotevska (81’) v.o. macedone st. italiano/inglese
10.45 PalaBiennale
FUORI CONCORSO tutti gli accrediti AFTER THE HUNT
Luca Guadagnino (139’) v.o. inglese st. italiano/inglese
11.00 Sala Corinto
VENEZIA CLASSICI - RESTAURI pubblico - tutti gli accrediti LO SPETTRO (THE GHOST) Riccardo Freda (95’) v.o. italiano st. inglese
11.00 Sala Perla
GIORNATE DEGLI AUTORI
pubblico 14+ - tutti gli accrediti MEMORY
Vladlena Sandu (98’) v.o. russo st. italiano/inglese
Nel silenzio sospeso di un remoto villaggio di pescatori, un’imbarcazione riemerge dalle acque e si ferma nel porto: è la Rose of Nevada, scomparsa misteriosamente trent’anni prima insieme a tutto l’equipaggio. Per alcuni degli abitanti è un segno, la speranza che il villaggio possa tornare a prosperare dopo tanta miseria. Nick, giovane padre, e Liam, uomo in fuga dal proprio passato, accettano un lavoro a bordo. Il viaggio sembra promettere l’agognato riscatto, ma al ritorno qualcosa si incrina: nulla è come prima, e nessuno sembra più riconoscerli. Un racconto marino ipnotico che affonda nel mistero, tra memoria, identità e un tempo che non restituisce mai esattamente ciò che prende.
Mark Jenkin (Newlyn, 1976) è regista, sceneggiatore, montatore e musicista. Insegna alla Falmouth University ed è noto per il suo approccio artigianale al cinema, legato alla pellicola e ai paesaggi della natia Cornovaglia, presenza costante nel suo immaginario. Con Bait (2019) ha vinto il BAFTA per il miglior esordio di uno sceneggiatore, regista o produttore britannico, affermandosi come autore di culto. Dopo il folk thriller Enys Men (Cannes 2022), Rose of Nevada prosegue la sua indagine poetica e radicale sui territori della memoria e della percezione, in un paesaggio dove il confine tra reale e irreale si fa sottile quanto la linea dell’orizzonte. Chiara Sciascia
The return of the boat Rose of Nevada seems tied not only to time but also to the idea of sacrifice. How do these two notions—time and sacrifice—intersect in your work and in your reflection on community?
The idea of sacrifice was something I thought a lot about during the pandemic, especially the sacrifices people made for the sake of community. Young people, in particular, were asked to protect the older generation, and I think that was extraordinary. It didn’t feel like everyone just falling in line with authority but rather a genuine sense of community. To me individual sacrifice is a profoundly generous act. We went through different stages of the Covid experience: grief for individuals, but also a collective grief for the world we lost. Slowly, we are coming to terms with that. Yet one of the positive things that emerged was precisely this sense of community. As for time, I’ve always been fascinated by it in filmmaking. Cinema is, at its core, about time and temporal dislocation. The moment you shoot something, you’re already
Molti anni prima, a New York, la sua raccolta poetica era caduta nell’oblio. Ora, però, per Ed Saxberger (Willem Dafoe) si apre l’inaspettata possibilità di riconquistare onore e fama: un gruppo di giovani artisti riscopre i suoi versi e trascina il poeta, ormai anziano e disilluso, sotto una nuova ribalta. Tra loro c’è Gloria (Greta Lee), attrice affascinante e imprevedibile, che riaccende in lui il desiderio di riconoscimento. Ispirato al racconto Fama tardiva di Arthur Schnitzler, il film di Kent Jones indaga il potere seducente della lode e il peso ingombrante del passato, in una storia ironica e commovente di riscoperta e rinascita artistica. Kent Jones_Affermato sceneggiatore, critico cinematografico e programmatore di festival, Kent Jones (1960) è autore di libri, tra cui Physical Evidence (2009), e documentari di successo come Hitchcock/Truffaut (2015) e A Letter to Elia (2010; Peabody Award), entrambi realizzati con Martin Scorsese. Dal 2013 dirige il New York Film Festival. Diane (2018), suo primo film di finzione, ha vinto a Tribeca come Miglior Film Narrativo, Miglior Sceneggiatura e Miglior Fotografia. Late Fame è il suo secondo lungometraggio di finzione. Marisa Santin
I knew that the story could only come alive on an intimate wavelength, with a cast and crew and producers who worked together like a jazz ensemble. We made Late Fame in a spirit of camaraderie, and it’s in that spirit that we’re offering the finished product.
Kent Jones
La versione di... Arthur
VWe are challenging people to have conversation, to be excited or to be infuriated by that. It’s up to you
Julia Roberts
ita rocambolesca quella di Fama tardiva, racconto iniziato nel 1894 con il titolo di Später Ruhm e terminato il 22 maggio 1895 come Storia di un vecchio poeta. Salvato in extremis dal rogo delle opere condannate dai nazisti grazie all’intervento del consolato inglese, rimase a lungo ignorato. Arthur Schnitzler lo iniziò a trentadue anni, nel pieno della sua attività professionale come medico dell’esercito, prima di venire radiato nel 1900 a seguito delle polemiche suscitate dal suo romanzo Il sottotenente Gustl. L’intreccio è semplice. Il signor Saxberger, impiegato di discreto livello quasi al termine della carriera, trascorre le giornate in un ufficio “pieno di polvere”, trovando l’unico momento di svago in tranquille camminate in città. Un giorno viene avvicinato da un giovane scrittore, diventato suo ardente ammiratore dopo aver letto casualmente una raccolta di sue poesie giovanili intitolata Passeggiate. Saxberger, che quasi non se ne ricordava più, viene trascinato in un vortice di emozioni e sogni della propria giovinezza, al punto da immaginare di poter godere finalmente di un riconoscimento al quale aveva sempre ambito, seppur tardivo. Il miglior riassunto del racconto si trova in un appunto manoscritto dello stesso Schnitzler: «Il vecchio poeta che finalmente incontra il circolo di giovani che gli renderà onore. Una figura commovente». Tre le zone centrali di interesse: la riflessione sulla contraddizione tra creatività artistica ed esistenza borghese, tema ricorrente nei suoi lavori, la forte componente autobiografica, al punto da rendere identificabile nell’unica figura femminile, non molto gratificata, l’attrice amante dello scrittore in quel periodo, nonché di riconoscere tra i giovani poeti e letterati figure come Hofmannsthal e altri che si radunavano al Café Griensteidl. Il racconto restituisce infine scorci della Vienna del tempo: le rive del Danubio (sempre molto presenti in Schnitzler, si ricordi il celebre episodio del soldato e della prostituta in Girotondo) ma anche l’incipiente industrializzazione, con il «fischio della locomotiva», il tram a vapore e «le grandi ciminiere che si levano nell’aria». Una giovinezza con tutte le sue speranze che non si possono più recuperare, un mondo nuovo che viene a scacciare il tuo. Loris Casadei
di Mark Jenkin
con George MacKay, Callum Turner, Francis Magee, Edward Rowe, Tina Rosalind, Mary Woodvine (UK, 114’)
di Kent Jones con Willem Dafoe, Greta Lee, Edmund Donovan (USA, 90’)
GIURIA OPERA PRIMA
PRESIDENTE Charlotte Wells Regista (Scozia)
Sotto la sua direzione in Aftersun, Paul Mescal è stato candidato all’Oscar per la miglior interpretazione, affiancato della giovanissima e bravissima Frankie Corio. Suo esordio cinematografico, il film narra il rapporto padrefiglia con un linguaggio poetico che ha raggiunto il pubblico di tutto il mondo.
Silvio Soldini
Regista e sceneggiatore (Italia)
Nel 2000 il suo Pane e tulipani vince 9
David di Donatello, con una memorabile Licia Maglietta che sarà protagonista anche del successivo Agata e la tempesta del 2003. Fuori Concorso al Lido nel 2017 presenta Il colore nascosto delle cose, con Valeria Golino e Adriano Giannini.
Erige Sehiri
Regista, produttrice, ex giornalista (Francia, Tunisia)
Il frutto della tarda estate, da lei diretto nel 2021, ha partecipato a Final Cut in Venice arrivando poi a Cannes e alla selezione per gli Academy Awards. Membro fondatore del collettivo Rawiyat-Sisters in Film, che sostiene le donne registe del mondo arabo e della diaspora.
SALA WEB MY MOVIES
Biennale College
Gli abitanti di un villaggio nomade stanno per diventare a tutti gli effetti proprietari della terra che abitano, con la concessione di regolari titoli a loro intestati. La trentottenne Star non riesce a gioire dell’evento, incapace di dimostrare in maniera inattaccabile i legami di parentela che le concederebbero questi diritti, essendo nubile e figlia di genitori ignoti. Vincho Nchogu, regista del film, ha iniziato la sua carriera con documentari e cortometraggi, di cui è talvolta anche produttrice. È nota anche per The Resurrection, presentato al Festival di Cannes nel 2009.
One Woman One Bra di Vincho Nchogu (Kenya, Nigeria, 80’)
Director's cuts
The film of his life
For the Mexican director, Frankenstein is the film of his life. It’s a project he’s dreamed of for years, a version of Frankenstein that has inspired many of his other works, particularly his other “monsters.” This is a film he has longed to make but was unable to, due to the high production costs. Thanks to Netflix’s resources, this long-awaited project has finally come to life. The result is an extremely spectacular film, made of extraordinary scenes that offer pure visual pleasure. While Del Toro takes some liberties with the original novel – philological purists may have something to say against it – nonetheless he remains largely faithful to the core of the original story.
Settimana della Critica
intervista
Beatrice Fiorentino di Davide Carbone
Quarant’anni di Settimana Internazionale della Critica, sempre più ‘festival nel festival’ e terreno di indagine cinematografica contemporanea.
Un’edizione che segna un doppio anniversario, con dieci anni di SIC@SIC per una critica che si fa sempre più spazio di resistenza, come ci racconta la Delegata Beatrice Fiorentino.
Come nasce la selezione 2025?
Ci siamo messi in ascolto senza idee precostituite, pronti a intercettare e ad accogliere segnali di novità, di creatività, storie che appartengono all’oggi e che provengono da tutto il mondo. Abbiamo dato spazio alle istanze più significative e impellenti, avendo in mente un’idea di cinema capace di rappresentare la complessità del presente, ma anche di ragionare sulle immagini, di sfidare i canoni in qualche modo rinnovandoli.
Un terreno di indagine che si fa specchio di un mondo che ritroviamo sempre più precario. Quali le opere selezionate in cui questo senso di incertezza è emerso maggiormente?
È un tratto che accomuna praticamente tutti i film della selezione: Ish è “cinema di poesia” nella sua accezione pasoliniana, parlandoci di quanto sia difficile crescere in un luogo che
da un lato ti accoglie e dall’altro ti respinge; Straight Circle denuncia senza appello l’assurdità dei confini con una proposta formale detonante; Gorgonà affronta la questione del potere e della gestione delle risorse energetiche in chiave femminista; Roqia evidenzia le divisioni interne al mondo islamico e mette in guardia dai rischi che derivano dai processi di rimozione della memoria storica; in Cotton Queen una ragazza si ribella al colonialismo in Sudan. Rispetto agli anni passati, tuttavia, l’energia che si è messa in moto genera una forza positiva, esplosiva, mai conciliante, tesa a un cambiamento che porta con sé un’idea di futuro.
Come si sentirebbe di definire il panorama registico italiano, presente e soprattutto futuro? Il cinema italiano, quando esce dalla zona di comfort, è capace di competere anche ai massimi livelli sulla scena internazionale. E infatti dopo due anni di gravi incertezze produttive abbiamo ben due titoli italiani in competizione: Agon di Giulio Bertelli e Waking Hours di Federico Cammarata e Filippo Foscarini, due sfide bellissime che parlano la lingua del presente, firmate da due registi che sanno cos’è il mondo e il cinema di oggi. Nonostante i problemi, quindi, il cinema italiano... CONTINUA...
La versione di... Mary
1816, l’anno senza estate, l’anno della povertà, dell’eruzione del vulcano Tambora che portò pioggia incessante, freddo e distruzione di raccolti. L’Europa, già impoverita dalle guerre napoleoniche, vide minacciata la propria sopravvivenza (La zattera della Medusa di Géricault può ben essere assunta a simbolo di quell’orribile stagione). Nello stesso anno, a Villa Diodati in Svizzera, la diciannovenne Mary Shelley inizia a concepire il suo Frankenstein o il moderno Prometeo, che verrà dato alle stampe due anni dopo. Il contesto culturale è segnato, da una parte, dal Romanticismo, con la sua esaltazione dell’eroe che sfida le regole e tende verso l’Assoluto e, dall’altra, dallo sviluppo scientifico. Di ispirazione per la giovane scrittrice è in particolare il galvanismo di Erasmus Darwin, che ipotizzava la possibilità di ricomporre e ridare vita a un corpo morto. Lontano da tutti i film che abbiamo visto sinora su Frankenstein, il racconto inizia con Robert Walton, gentiluomo inglese deciso ad affrontare una spedizione al Polo Nord per trovare una nuova rotta marittima. Bloccato dai ghiacci, scorge in lontananza una slitta guidata da uomo mostruoso. Il giorno successivo una seconda slitta porta un uomo sofferente: è Victor Frankenstein, che viene soccorso e inizia a narrare la propria vicenda. Nel corso dei suoi studi di filosofia naturale e medicina, Frankenstein era riuscito a riportare in vita una creatura assemblando pezzi di cadavere, tuttavia non fu mai capace di amarla: troppo sgraziata e deforme, la lasciò fuggire, abbandonandola al proprio destino. Ovunque tenti rifugio, essa è cacciata e derisa. Quando implora il suo creatore di ‘costruirgli’ una compagna, la richiesta gli viene negata, scatenando la sua furia vendicativa contro tutte le persone a lui care. Il dottore insegue il mostro fino al Polo, deciso a porre fine alla catena di tragedie, ma muore per ipotermia. Walton si sente allora in obbligo di portare a termine l’impresa. La Creatura, intanto, raggiunge la nave e si china piangendo sulla tomba del proprio creatore. Poi si dà fuoco per impedire che il suo corpo diventi oggetto di studio o di esperimenti. Nell’introduzione dell’autrice all’edizione del 1831 appare questa citazione dal Paradise Lost di Milton: «Ti ho forse chiesto io, Creatore, di farmi uomo dall’argilla? Ti ho forse chiesto io di trarmi fuori dall’oscurità?». Mentre il sottotitolo, Moderno Prometeo, fa riferimento alle Metamorfosi di Ovidio, dove il titano, liberato, plasma gli uomini con la cera. Non posso dire di provare simpatia, ma certo comprensione, sì, per quella figura a cui Mary Shelley si rivolge. Loris Casadei
Il maestro Riccardo Freda gira nel 1962/63 un famoso dittico, L’orribile segreto del dr. Hichcock e Lo spettro: due opere collegate ma non sul piano narrativo. Li accomunano il nome dr. Hichcock e la presenza di Barbara Steele (gli occhi più belli del cinema italiano!), oltre che di Harriett Medin-White. Sono due horror alla Ann Radcliffe. Dice Freda in un’intervista: «Mi interessa dire che non è vero che il male proviene dall’altro mondo: i malvagi siamo noi, il male lo produciamo noi». Il dr. Hichcock è morto ma il suo spettro perseguita i due amanti assassini: la vedova Margaret e Charles, un debole da lei dominato (ecco ancora la centralità della donna, o vittima o strega-vampiro, nell’horror italiano). I nervi cedono; il film gioca tanto sulle apparizioni quanto sull’allucinazione. Barbara Steele offre un’interpretazione variegata come moglie assassina e insieme innamorata tradita, il cui tormento ci riporta allo stretto rapporto dell’horror italiano con il mélo. Mentre la bella fotografia di Raffaele Masciocchi dipinge ambienti sovraccarichi in penombra e nei rari esterni si apre in inquadrature di pittorico incanto, il pessimismo morale di Freda, anche co-sceneggiatore, disegna un quadro di colpevolezza in cui nessuno si salva – e, conseguentemente, di disperazione. Ma nel tono cupo della narrazione esiste un’ironia oggettiva di tipo hitchcockiano (quindi Hichcock incontra Hitchcock!): se ci pensiamo bene, i personaggi – come in sir Alfred – senz’accorgersene dicono sempre la verità. Giorgio Placereani
Lo spettro di Riccardo Freda (1963, Italia, 95’)
Restauro: Severin Films
Benprima di un simpatico film mainstream come Sliding Doors, con Przypadek Krzysztof Kieślowski aveva dimostrato matematicamente come un fatto minimo (riuscire o no in una corsa disperata a prendere un treno in partenza) possa cambiare totalmente un’esistenza. Witek (Boguslaw Linda) vive tre vite diverse a seconda di quel minimo accadimento: in una si iscrive al partito comunista, in una si unisce alla resistenza cattolica, in una sceglie di non stare né con gli uni né con gli altri. I personaggi centrali di una di queste vite possono ritornare in un’altra come incontri casuali o volti tra la folla. Ma in tutte le versioni lo attendono tre forme della sconfitta (questo è già inscritto nel titolo, che appare sul dettaglio della sua bocca urlante). Da notare che il film lavora molto sulle false soggettive, che subito dopo si rivelano oggettive oppure vagamente irreali. Altra cifra stilistica, correlabile alla soggettiva, è l’abbondanza di sguardi in macchina. Kieślowski in questo splendido film ci porta nel cuore del suo cinema: la dialettica fra il caso e la scelta, il destino e la responsabilità. Caratteristicamente delinea le tre possibilità non solo sul piano degli eventi personali, ma su un più ampio sfondo morale e politico: l’agonia della dittatura comunista in Polonia. Nella sua asciutta e potente intensità, che ci chiama in causa interrogandoci sulla vita, Przypadek (1981) apre alla stagione più alta del cinema di Kieślowski, quella del Decalogo Giorgio Placereani Przypadek (Destino cieco) di Krzysztof Kieślowski (1981, Polonia, 123’)
Restauro: DI Factory
Ildocumentario ripercorre la straordinaria carriera di Louis Malle, regista francese di origini alto-borghesi che, con il suo cinema, fece di tutto per smantellare i paradigmi malati e ipocriti della classe benestante. Dopo un esordio nell’ambito della Nouvelle Vague, se ne discostò presto per intraprendere scelte registiche più personali. Anche all’interno del meccanismo hollywoodiano – si pensi ad Atlantic City, che nel 1980 gli valse il Leone d’Oro a Venezia – Malle mantenne intatta la sua visione dura e spietata del mondo, restituendola con uno stile asciutto e mai sopra le righe. Andrea Zennaro
Louis Malle, le révolté di Claire Duguet (Francia, 65’)
FocusScreening Frankenstein
di Andrea Zennaro
Prometeo, titano che nella mitologia rubò il fuoco a Zeus per donarlo agli uomini, era anche un creatore di umani e di loro simulacri (una delle tante versioni del mito) ed è da questo spunto iniziale che la scrittrice Mary Shelley darà forma alla sua opera. Le molteplici trasposizioni cinematografiche hanno completamente stravolto la storia e, forse, i due film che si avvicinano di più alle pagine del celebre romanzo sono la versione di Kenneth Branagh del 1994 e, per assurdo, la parodia di Mel Brooks del 1974 Frankenstein Junior, dove, verso la fine, ritroviamo una creatura dotta e parlante come nel romanzo. Già nel periodo del muto vennero realizzate delle trasposizioni filmiche. La prima, del 1910, è diretta da J. Searle Dawley per l’Edison Kinetogram. Precedente al sonoro è anche Il mostro di Frankenstein di Eugenio Testa (1921), primo horror italiano. Ma è con il ciclo Universal che il regista James Whale fa entrare nel mito Boris Karloff con il Frankenstein del 1931 e con il sequel La moglie di Frankenstein del 1935. Da lì in poi, tra filoni della Hammer, Bela Lugosi che prende il posto di Karloff, film giapponesi con mostri kaiju¯, 3D movie diretti da Paul Morrissey e svariate parodie, ancora oggi, dopo più di duecento anni, il mito di Frankenstein rimane fonte inesauribile di immagini in movimento.
Frankenstein di James Whale (1931)
Tra espressionismo tedesco e gotico fantastico, il film si impone subito come archetipo dell’horror cinematografico.
La maschera di Frankenstein di Terence Fisher (1957)
Produzione Hammer con Christopher Lee nel ruolo della creatura. In Lolita di Kubrick è il film che viene visto al drive-in.
Il mostro è in tavola... barone
Frankenstein di Paul Morrissey (1973) Girato in 3D e prodotto da Carlo Ponti, è un ulteriore capitolo sopra le righe che sbeffeggia il mito, parodiandolo con una venatura morbosa.
Frankenstein Junior di Mel Brooks (1974)
Sublime parodia girata sui set originali della versione anni ’30. Oggi Brooks, 99 anni, si appresta a produrre la serie prequel Very Young Frankenstein
FocusGuillermo del Toro
di Andrea Zennaro
L’ultima volta che è stato in Concorso a Venezia, nel 2017, Guillermo del Toro ha vinto il Leone d’Oro con La forma dell’acqua sorta di omaggio al classico Universal Il mostro della laguna nera (1954) e alla fiaba de La bella e la bestia. Il film verrà poi consacrato anche dall’Academy. Più di recente, invece, con la serie antologica Guillermo del Toro’s Cabinet of Curiosities (2022), da lui stesso prodotta, il regista messicano ci ha regalato un caleidoscopico viaggio tra i diversi volti dell’orrore: ‘fatti’ alieni, fantasmi, demoni, con alcuni episodi ispirati ai racconti di H.P. Lovecraft. Lo stesso anno porta a termine la complessa lavorazione di Pinocchio, film in animazione stop-motion che trasporta la vicenda del burattino collodiano nell’Italia fascista del primo dopoguerra. Il dramma bellico, che in questo caso sottrae a Geppetto il figlio, è un tema ricorrente nella cinematografia di Del Toro sin dai suoi primi successi, vedi La spina del diavolo (2001) e Il labirinto del fauno (2006), entrambi ambientati nella Spagna franchista e con bambini come protagonisti. Affascinato sin da giovanissimo dal cinema fantastico, il regista ha saputo imprimere al genere una forte impronta autoriale, realizzando opere visionarie e originali. Con alle spalle una lunga gavetta come realizzatore di effetti speciali, ha saputo creare un universo immaginario personale e inconfondibile, fatto di mondi fantastici e surreali che diventano spesso rifugio e contrappunto agli orrori del reale.
Guillermo’s six
Cronos (2009)
Un meccanismo creato da un alchimista dona la vita eterna, trasformando il malcapitato in vampiro.
La spina del diavolo (2001)
Storia di fantasmi sullo sfondo della guerra civile spagnola.
Il labirinto del fauno (2006)
Luogo fantastico abitato da creature mitologiche come rifugio dalla crudeltà umana.
Crimson Peak (2015) Horror gotico con tutti gli ingredienti del genere.
La forma dell’acqua (2017)
In piena Guerra Fredda, una storia d’amore tra una creatura anfibia e una giovane muta in fuga dalle brutalità del mondo.
La fiera delle illusioni (2021)
Un mentalista, un luna park e personaggi enigmatici in un vortice di inganni e violenza.
Una notte in Transilvania di Rudy De Luca (1985)
Commedia strampalata e grottesca, con un giovane Jeff Goldblum nei panni di un giornalista in cerca di scoop.
Demoni e dei di Bill Condon (1998)
Sorta di biopic sugli ultimi anni di vita di James Whale, il regista dei classici Universal.
MAD enough to dream it. GENIUS toenough make it.
We are a GROUP of excellence, creating bespoke solutions in PR, strategy and communication, branding, audiovisual production, and event experiences.
The secret is to dare — having fun, seriously. Giancarlo Di Gregorio, President
playing with time. Even taking a photo creates a kind of ghost image, capturing something that no longer exists. That’s what draws me to film: the attempt to hold on to fleeting moments.
You handle almost every aspect of your films—writing, directing, cinematography, editing, music. How do you balance this hands-on approach with collaboration, and how do you keep space for your team and the actors to contribute?
I’ve got a very childish approach to making films. When I started out with a Super 8 camera, I would write a script or shot list, go out and film with a friend as an actor – or even myself – then send the roll off to be developed. When it came back, I’d splice it together, project it on a wall, record a soundtrack on a tape recorder, and sync it up as best I could. I’d be the only one watching it, and it felt like the most exciting thing in the world. I’ve tried to hold on to that feeling ever since. That’s why I still like to do so much myself. At the same time, I rely on brilliant collaborators. I work closely with Ian Wilson on sound design: I bring in my ideas, and if something doesn’t work, he’ll suggest alternatives and we build it together. The same goes for production design – on this film I worked with Flo Hickson, and all the design you see is hers. The cast are crucial too. Since I write the scripts alone, every character starts as a version of me. But I deliberately underwrite them – I never specify motivation, only physical actions and dialogue. The result is that the characters become half mine and half the actor’s. I don’t like scripts that dictate how a character should feel, because it shuts down the actor’s imagination. Leaving space for them makes the collaboration much richer.
Cornwall appears in almost all your films. How important is it for you to capture a place authentically, and why does Cornwall, in particular, feel indispensable to your storytelling?
If I’m making a film about people from a specific place, it has to feel authentic. And the only place I can truly portray that way is Cornwall. I could come to Venice and make a film about an outsider arriving here, but if I tried to tell the story of a Venetian from the inside, it would be rubbish. I do want to make a road movie in America one day, but it will be about a British woman thrown into that landscape. The authenticity there will come from the outsider’s perspective, not from pretending I know the place intimately. When it comes to telling a story from within, Cornwall is the only place I trust myself to get right. My biggest fear isn’t criticism from Variety or the Hollywood Reporter—it’s showing the film back home and having a fisherman say “Nah, that’s not real.”
You collaborated with Thom Yorke on two music videos for The Smile. How do you approach music in your filmmaking, and what does it mean to you creatively?
When Thom asked me, of course I said yes—he’s such a brilliant guy. But then they sent me Skirting on the Surface, and I thought: how do you add images to something that already feels complete? It’s like being handed Van Gogh’s Sunflowers and asked to write music for it—whatever you do can only diminish it. Because so much of my filmmaking revolves around sound, I struggle when the sound is already fixed. With Thom, I asked if I could add some of my own, so the video includes my sound design at the start and end, just to wrap the visuals around the music. For me, music and poetry are the purest art forms. I’m not strictly a poet or a musician, but filmmaking allows me to bring all those instincts together.
ore 17.00 | SALA LAGUNA talk LA CERIMONIA DEI DRAGHI D’ORO
Durante l’evento verranno celebrati i migliori studenti e i progetti più meritevoli dell’ultimo anno accademico, in presenza di figure chiave del mondo del cinema visivo. Promosso da Side Academy
ore 21.00 | SALA LAGUNA proiezione NOTTI VENEZIANE
AMATA di Elisa Amoruso 100’, Italia, 2025
ore 23.30| SALA LAGUNA proiezione
BEST SECRET PLACE di Caroline Poggi & Jonathan Vinel 60’, France, 2025 Promosso da Isola Edipo, in collaborazione con Fondation Cartier pour l’art contemporain, Giornate degli Autori, con la partecipazione di Rete Cinema in Laguna
Screen ON FIRE
Nella giornata di ieri abbiamo partecipato al workshop di Isola Edipo – Cinema on Fire, la rassegna che affianca la Mostra del Cinema portando al Lido un laboratorio dedicato a diritti, inclusione e pratiche di libertà. Protagonisti d’eccezione della masterclass erano Caroline Poggi (Ajaccio, Francia, 1990) e Jonathan Vinel (Tolosa, Francia, 1988), coppia artistica che ha già ottenuto il riconoscimento dell’Orso d’Oro a Berlino nel 2014 con Tant qu’il nous reste des fusils à pompe, e Céline Sciamma (Pontoise, Francia, 1978), che negli ultimi anni ha ridefinito il modo di raccontare l’adolescenza, i corpi e le identità, aprendo nuove possibilità al linguaggio cinematografico. In Sala Laguna, attraverso la proiezione di estratti dalle loro opere più note – Water Lilies, Tomboy e Portrait de la jeune fille en feu per Sciamma, Tant qu’il nous reste des fusils à pompe e altri cortometraggi per Poggi e Vinel – l’incontro è stato l’occasione per intraprendere un viaggio dentro le origini del loro cinema, capace di restituire con tratto forte e pregnante la centralità di un tema comune nella nostra società: i giovani come terreno sensibile, fragili e in continuo mutamento, portatori di immaginazione e quindi di domande radicali sul mondo che li circonda. Nelle pellicole l’adolescenza non appare come una mera per quanto complessa fase di passaggio da superare, quanto come un vero e proprio spazio politico e creativo in cui le contraddizioni della società si dispiegano in tutta la loro dirompenza e dove, al tempo stesso, germogliano nuove possibilità. La masterclass ha quindi avuto il merito di suscitare nei tanti ragazzi presenti la sensazione concreta di essere dentro un processo sociale attivo, di far parte di un linguaggio che li riguarda e che può ancora reinventarsi a partire da loro. Ancora una volta Isola Edipo ha colpito nel segno.
Adele Spinelli
ÀPIED D’ŒUVRE_PAUL MARQUET, PROTAGONISTA DEL FILM DI VALÉRIE DONZELLI, HA GELATO LA SALA. NEL CORSO DI QUESTO RACCONTO DI UNA VITA VISSUTA AL CONTRARIO – DALLA STABILITÀ ALLA CADUTA NELLA PRECARIETÀ – LA TEMPERATURA NON HA FATTO CHE SCENDERE. POCHE RISATE NERVOSE, SUBITO SOFFOCATE, E UN SILENZIO PESANTE HANNO CREATO UN’ATMOSFERA SOSPESA TRA DISAGIO E LUCIDITÀ, COME SE OGNUNO SI RICONOSCESSE IN QUESTO SPECCHIO SOCIALE SENZA FILTRI. EPPURE, IN MEZZO A TANTA FREDDEZZA, RESISTE UN CALORE: LA PASSIONE OSTINATA DI MARQUET. PERCHÉ SE IL FILM PARLA DI UMILIAZIONE E DI DECLINO, RACCONTA SOPRATTUTTO LA STORIA DI UN UOMO CHE NON RINUNCIA A CIÒ CHE LO TIENE IN PIEDI: SCRIVERE, A QUALSIASI COSTO. Delphine Trouillard
SOUNDTRACKS
L’82. edizione attraverso in/dimenticabili momenti di musica per il cinema a cura di Roberto Pugliese
ORPHAN_I due fratelli russi naturalizzati francesi Evgenij e Saša Gal’perin, attivi nel cinema da un ventennio (Loveless Corpus Christi L’événement Sotto le foglie), lavorano da sempre in un rigoroso sincretismo tra elementi acustici e risorse tecnologiche. Specialisti in atmosfere sospese e interrogative, costellano il film di Nemes di smarriti assoli pianistici, confluenti a volte in reminiscenze popolari magiare, altre volte in vitree dissonanze di archi che possono a tratti sciogliersi in appelli più melodici e struggenti. Il tutto contribuisce a rafforzare l’atmosfera cupa del film, spesso sostituendosi efficacemente al dialogo, sottolineando l’odissea senza sbocco del giovanissimo, infelice protagonista.
JAY KELLY_Il compositore e pianista newyorkese Nicholas Britell (12 anni schiavo, Vice – L’uomo nell’ombra, Se la strada potesse parlare, Don’t Look Up) predilige il proprio strumento di elezione piegandolo ora a soliloqui malinconicamente romantici, ora a movenze più vivaci, assecondando il film di Baumbach nei suoi continui cambi di passo, da commedia a melodramma a dimensioni surreali e fantastiche. Si susseguono così valzerini francesi o stornellate mediterranee forse un po’ semplicistiche, adagi alternati a nervosi staccati per archi, pagine ritmate quasi “action”: è un caleidoscopio frizzante e coloratissimo, che ricicla volutamente alcuni stereotipi musicali con un polistilismo spiazzante.
ASCOLTA...
ATEMPERATURA IN SALA
FTER THE HUNT+IL RAPIMENTO DI ARABELLA BUFERA, VENTO, TIFONE, FULMINI E SAETTE. UN TEMPO PAZZO CHE CAMBIA CONTINUAMENTE E CHE FA IMPAZZIRE CHIUNQUE ALLA MOSTRA. TRA CALDO, UMIDITÀ, PINGUINI, CHE PASSEGGIANO AMABILMENTE PER LE SALE, E IERI PURE LA PIOGGIA. TANTA PIOGGIA. GLI SFORTUNATI OSPITI CHE ERANO IN SALA PER LA PRIMA STAMPA DEL NUOVO FILM DI LUCA GUADAGNINO AFTER THE HUNT NE SANNO QUALCOSA. NON SOLO LORO, GLI SPETTATORI DELLA PROIEZIONE PRECEDENTE, IL RAPIMENTO DI ARABELLA DI CAROLINA CAVALLI, APPENA VISTA LA PIOGGIA SI SONO RINCHIUSI ALL’INTERNO DELLA SALA. COSÌ SI SONO CREATE DUE FAZIONI TRA LE QUALI, COME IN 1917 O IN NIENTE DI NUOVO SUL FRONTE OCCIDENTALE, È COMINCIATA UNA GUERRA DI TRINCEA TRA CHI DOVEVA USCIRE E CHI DOVEVA ENTRARE. ALLA FINE TUTTO SI È RISOLTO PER IL MEGLIO; DELLA SERIE, PER DIRLA CON SHAKESPEARE, “TUTTO È BENE QUEL CHE FINISCE BENE”. Alberto Marzari
11.15 Sala Darsena
VENEZIA 82 press - industry FRANKENSTEIN
Guillermo del Toro (149’)
v.o. inglese st. italiano/inglese
11.15 Sala Astra 1
VENEZIA CLASSICI - RESTAURI pubblico - tutti gli accrediti
MARK OF THE RENEGADE
Hugo Fregonese (81’)
v.o. inglese st. italiano
11.15 Sala Astra 2
FUORI CONCORSO - NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti MY FATHER AND QADDAFI
Jihan K (88’)
v.o. inglese, arabo, francese st. italiano/inglese
11.30 Sala Grande
VENEZIA 82 press - industry SOTTO LE NUVOLE (BELOW THE CLOUDS)
Gianfranco Rosi (114’)
v.o. italiano, altre lingue st. inglese/italiano
11.30 Sala Giardino
BIENNALE COLLEGE CINEMA press - industry ONE WOMAN ONE BRA
Vincho Nchogu (80’)
v.o. maa, swahili, inglese st. inglese/italiano
13.15 Sala Perla
SETTIMANA DELLA CRITICA - SIC@SIC pubblico - tutti gli accrediti
MARINA
Paoli De Luca (19’)
v.o. italiano st. inglese
ISH
Imran Perretta (90’)
v.o. inglese st. italiano/inglese
A seguire incontro con gli autori/Q&A
14.00 Sala Grande
FUORI CONCORSO - NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti BROKEN ENGLISH
Iain Forsyth, Jane Pollard (99’) v.o. inglese st. italiano/inglese
14.00 Sala Astra 2
VENEZIA CLASSICI - DOCUMENTARI pubblico - tutti gli accrediti SANGRE DEL TORO
Yves Montmayeur (85’)
v.o. inglese, spagnolo, giapponese st. italiano/inglese
14.15 Sala Darsena
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti ROSE OF NEVADA
Mark Jenkin (114’) v.o. inglese st. italiano/inglese
A seguire incontro con gli autori/Q&A
14.15 PalaBiennale
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti DINT ‚ I DE LAPTE (MILK TEETH)
Mihai Mincan (104’) v.o. rumeno st. italiano/inglese
14.30 Sala Giardino
VENEZIA SPOTLIGHT press - industry MOTOR CITY
Potsy Ponciroli (103’) v.o. inglese st. italiano/inglese
14.30 Sala Corinto
VENEZIA CLASSICI - RESTAURI pubblico - tutti gli accrediti PRZYPADEK (BLIND CHANCE) Krzysztof Kies´lowski (123’) v.o. polacco st. italiano/inglese
14.30 Sala Astra 1
VENEZIA CLASSICI - RESTAURI pubblico - tutti gli accrediti LE QUAI DES BRUMES (PORT OF SHADOWS)
Marcel Carné (91’) v.o. francese st. italiano/inglese
15.00 Sala Casinò
FUORI CONCORSO - SERIES pubblico - tutti gli accrediti UN PROPHÈTE 1-4 (A PROPHET)
Enrico Maria Artale (211’) v.o. francese st. italiano/inglese
16.15 Sala Grande
VENEZIA 82 pubblico - tutti gli accrediti
SOTTO LE NUVOLE (BELOW THE CLOUDS)
Gianfranco Rosi (114’) v.o. italiano, altre lingue st. inglese/italiano
16.00 Biennale
Match Point Arena
tutti gli accrediti, senza prenotazione MASTERCLASS JIA ZHANG-KE
Conduce Elena Pollacchi
16.15 Sala Perla
GIORNATE DEGLI AUTORI WOMEN’S TALES pubblico - tutti gli accrediti AUTOBIOGRAFIA DI UNA BORSETTA
Joanna Hogg (23’) v.o. italiano st. inglese FRAGMENTS FOR VENUS
Alice Diop (21’) v.o. francese, inglese st. inglese/italiano SHORT SUMMER
Nastia Korkia (101’) v.o. russo st. italiano/inglese
A seguire incontro con gli autori/Q&A
16.30 PalaBiennale
VENEZIA 82 pubblico - tutti gli accrediti
EOJJEOL SUGA EOPDA (NO OTHER CHOICE)
Park Chan-wook (139’) v.o. coreano st. italiano/inglese
16.30 Sala Astra 2
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti ESTRANY RIU (STRANGE RIVER)
Jaume Claret Muxart (106’) v.o. catalano, tedesco, inglese st. italiano/inglese
17.00 Sala Darsena
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti
LATE FAME
Kent Jones (96’) v.o. inglese st. italiano/inglese
A seguire incontro con gli autori/Q&A
17.00 Sala Giardino
BIENNALE COLLEGE CINEMA pubblico - tutti gli accrediti ONE WOMAN ONE BRA
Vincho Nchogu (80’) v.o. maa, swahili, inglese st. inglese/italiano A seguire incontro con gli autori/Q&A
17.00 Sala Corinto
VENEZIA CLASSICI - DOCUMENTARI pubblico - tutti gli accrediti
LOUIS MALLE, LE RÉVOLTÉ
Claire Duguet (65’) v.o. francese, inglese st. italiano/inglese
17.00 Sala Volpi
FUORI CONCORSO - NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti COVER-UP
Laura Poitras, Mark Obenhaus (117’) v.o. inglese, vietnamita, arabo st. italiano/inglese
17.00 Sala Astra 1
ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti ESTRANY RIU (STRANGE RIVER)
Jaume Claret Muxart (106’) v.o. catalano, tedesco, inglese st. italiano/inglese
18.45 Sala Grande
VENEZIA 82 pubblico
FRANKENSTEIN
Guillermo del Toro (149’) v.o. inglese st. italiano/inglese
19.00 Sala Astra 2
FUORI CONCORSO - NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti COVER-UP
Laura Poitras, Mark Obenhaus (117’) v.o. inglese, vietnamita, arabo st. italiano/inglese
19.15 Sala Pasinetti
VENEZIA CLASSICI - RESTAURI tutti gli accrediti LO SPETTRO (THE GHOST) Riccardo Freda (95’) v.o. italiano st. inglese
19.15 Sala Corinto
SETTIMANA DELLA CRITICA - SIC@SIC pubblico 14+ - tutti gli accrediti THE PØRNØGRAPH R
Hariel (11’) v.o. inglese, italiano st. italiano/inglese AGON
Giulio Bertelli (100’) v.o. italiano, inglese st. inglese, italiano
19.30 Sala Darsena
VENEZIA 82 press - industry FATHER MOTHER
SISTER BROTHER
Jim Jarmusch (110’)
v.o. inglese, francese st. italiano/inglese
19.30 Sala Casinò
ORIZZONTI press - industry UN ANNO DI SCUOLA (A YEAR OF SCHOOL)
Laura Samani (102’) v.o. italiano, inglese, svedese, dialetto triestino, sloveno st. italiano/inglese
19.30 Sala Volpi
ORIZZONTI press - industry
THE SOUFFLEUR
Gastón Solnicki (78’)
v.o. inglese, tedesco, spagnolo, italiano st. italiano/inglese
19.30 Sala Astra 1
FUORI CONCORSO - NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti
THE TALE OF SILYAN
Tamara Kotevska (81’) v.o. macedone st. italiano/inglese
19.45 Sala Perla
FUORI CONCORSO - NON FICTION press - industry
NUESTRA TIERRA (LANDMARKS)
Lucrecia Martel (122’)
v.o. spagnolo st. italiano/inglese
20.00 PalaBiennale
VENEZIA 82 pubblico
FRANKENSTEIN
Guillermo del Toro (149’) v.o. inglese st. italiano/inglese a seguire
VENEZIA 82 pubblico
SOTTO LE NUVOLE (BELOW THE CLOUDS)
Gianfranco Rosi (114’) v.o. italiano, altre lingue st. inglese/italiano
21.00 Sala Giardino
VENEZIA SPOTLIGHT pubblico - tutti gli accrediti
MOTOR CITY
Potsy Ponciroli (103’) v.o. inglese st. italiano/inglese
A seguire incontro con gli autori/Q&A
21.30 Sala Pasinetti
VENEZIA CLASSICI - RESTAURI tutti gli accrediti
PRZYPADEK (BLIND CHANCE)
Krzysztof Kies´lowski (123’) v.o. polacco st. italiano/inglese
21.30 Sala Volpi
ORIZZONTI press - industry
UN ANNO DI SCUOLA (A YEAR OF SCHOOL)
Laura Samani (102’) v.o. italiano, inglese, svedese, dialetto triestino, sloveno st. italiano/inglese
21.30 Sala Astra 2
FUORI CONCORSO - NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti COVER-UP
Laura Poitras, Mark Obenhaus (117’) v.o. inglese, vietnamita, arabo st. italiano/inglese
21.45 Sala Grande
FUORI CONCORSO pubblico - tutti gli accrediti DEN SIDSTE VIKING (THE LAST VIKING)
Anders Thomas Jensen (116’) v.o. danese, svedese st. italiano/inglese
22.00 Sala Darsena
FUORI CONCORSO - NON FICTION press - industry NUESTRA TIERRA (LANDMARKS)
Lucrecia Martel (122’) v.o. spagnolo st. italiano/inglese
22.00 Sala Casinò ORIZZONTI press - industry THE SOUFFLEUR
Gastón Solnicki (78’) v.o. inglese, tedesco, spagnolo, italiano st. italiano/inglese
22.00 Sala Corinto
GIORNATE DEGLI AUTORI EVENTI SPECIALI press - industry IL QUIETO VIVERE (I WANT HER DEAD)
Gianluca Matarrese (87’) v.o. italiano, dialetto calabrese st. italiano/inglese
22.00 Sala Astra 1
FUORI CONCORSO - NON FICTION pubblico - tutti gli accrediti MY FATHER AND QADDAFI
Jihan K (88’) v.o. inglese, arabo, francese st. italiano/inglese
22.15 Sala Perla VENEZIA 82 press - industry FATHER MOTHER SISTER BROTHER Jim Jarmusch (110’) v.o. inglese, francese st. italiano/inglese
00.15 Sala Grande
FUORI CONCORSO pubblico - tutti gli accrediti LA VALLE DEI SORRISI (THE HOLY BOY) Paolo Strippoli (123’) v.o. italiano st. inglese
21.00 Sala Web BIENNALE COLLEGE CINEMA ONE WOMAN ONE BRA Vincho Nchogu (80') v.o. maa, swahili, inglese st. inglese/italiano
Adele Spinelli, Alberto Marzari
Sveva Campagnaro, Verdiana Karol Di Maria Stampa CHINCHIO INDUSTRIA GRAFICA www.chinchio.it
“
IL MIGLIOR FILM HORROR DELL’ANNO
ALISON BRIEDAVE FRANCO
MICHAEL SHANKS
SCRITTO
in Mostra
SALA DARSENA
DI TIZIANA LEONE
LA LEGGEREZZA DEI VERI DIVI
Se serviva una conferma che i divi esistono, resistono e sanno superare ogni red carpet con la grazia di matrice sorrentiniana, è bastato guardare Julia e George. Due attori, oltre che star di Hollywood, che restituiscono al termine divo il suo antico significato, racchiudono in sé quel concetto di divino non solo perché belli e famosi, ma perché bravi a sciogliere il loro mito nell’ironia, togliendo di mezzo quella patina che divide da sempre chi sta dietro lo schermo a recitare e chi davanti a guardare. Il grido «George uno di noi», quando Clooney, nonostante l’ormai mitologica, quella sì, sinusite, ha calcato il red carpet l’altra sera, racchiude esattamente il concetto di divo, perché dopo una lunga attesa, durata giorni, nel corso dei quali ai piedi del red carpet del Lido si sono avvicendate tutte e quattro le stagioni, si è presentato come il mito della porta accanto. E diva Julia Roberts lo è quando, sempre in punta di ironia, invita l’intero cast a stappare le lattine di acqua “tutti all’unisono”, per evitare rumori molesti durante l’incontro stampa, e lo è quando, nel suo inequivocabile sorriso, replica a una domanda complicata che lei ama rispondere a domande complesse di prima mattina, anche se è quasi mezzogiorno. Ed è diva quando di fronte a una critica sollevata da una giornalista, le chiede gentilmente di specificare l’argomento chiamandola esattamente per nome, ribaltando così le posizioni. Diva lo è quando non infila le cuffie per la traduzione, o quando confessa di non aver potuto visitare nulla e nessuno a Venezia, dove pure ha girato tanti film e ha molti amici, perché è qui per lavorare. Come il suo amico George Clooney, Julia Roberts porta con sé sul red carpet il carico di una carriera che garantisce una fama che nessuno dei due fa l’errore di considerare scontata. Una fama che alimentano anche vivendo vite in cui il divino è fatto di una quotidianità come quella di ciascuno di noi: mariti, mogli, figli, bollette. Ecco magari per loro sarà più facile pagarle, ma non pensiamoci ora. Adesso godiamoci ancora i nostri divi, poi a quelle ci pensiamo a settembre. n
FRANKENSTEIN
DI OSCAR COSULICH
Quando la diciannovenne Mary Wollstonecraft Godwin, partecipò nel 1816 alla sfida letteraria lanciata durante un soggiorno sul lago di Ginevra tra il suo amante e futuro marito Percy Bysshe Shelley, John Polidori e Lord Byron su chi di loro avrebbe scritto il miglior racconto horror, non poteva immaginare che il suo Frankenstein o il moderno Prometeo, sarebbe diventato un caposaldo della letteratura gotica. Fonte d’ispirazione per scrittori e cineasti, la creatura creata da Victor Frankenstein è entrata nel mito e vanta innumerevoli reinterpretazioni cinematografiche. Nel 1931 Boris Karloff ha dato il volto classico alla creatura nel film di James Whale, mentre nel 1974 Mel Brooks, con Frankenstein Junior, ne ha messo in scena la parodia definitiva.
Tocca ora a Guillermo del Toro, Leone d’oro nel 2017 a Venezia con La forma dell’acqua, poi vincitore di quattro Oscar, compresi quelli per il miglior film e la migliore regia, dare nuova vita alla creatura immaginata da Mary Shelley. Le attese sono altissime, ma il Maestro messicano, che ha parlato di questo film come «il sogno di una vita», non è nuovo a sfide impegnative, basti pensare a come nel 2022 ha riletto in stop-motion un classico come Pinocchio, trasformandolo in un apologo antifascista. Nel Frankenstein di del Toro Oscar Isaac interpreta Victor Frankenstein, Jacob Elordi è la Creatura, mentre Mia Goth una misteriosa aristocratica. Quando, allo scorso festival di Cannes, Guillermo del Toro ha parlato di Frankenstein ha spiegato: «Qualcunol’altrogiornomihachiesto:“Hadelle scene davvero paurose?”. È stata la prima volta che ci ho pensato. Per me si tratta di una storia emozionante ed è personale. Pongo una domanda sull’essere un padre ed essere un figlio... Non sto cercando di realizzare un film horror»
«Ero davvero piccolo quando ho visto Marilyn Monroe in Quando la moglie è in vacanza, che usciva dal cinema dove lei e Tom Ewell avevano visto Il mostro della laguna nera e diceva che la creatura aveva semplicemente bisogno di qualcuno cui piacere. È stato allora che mi sono innamorato di Marilyn e della creatura, perchè ho capito che in questo mondo abbiamo personecheguardanoglialtrinelmodosbagliato» n
Michele Riondino, all’arrivo al Lido, ha scelto un messaggio di solidarietà con la Palestina.
: 114’
Fuori Concorso – Venezia 82
Italia, 2025 Regia Paolo Strippoli
Interpreti Michele Riondino, Romana Maggiora Vergano, Giulio Feltri, Paolo Pierobon
Distribuzione Vision Durata 2h e 2’.
Un ex campione di judo, colpito da una tragedia familiare, si trasferisce in un paesino di montagna per ricoprire il posto di supplente di educazione fisica nel liceo locale. Ha la vita spezzata, è disperato e si dedica più alla bottiglia che all’insegnamento. Finché una sera, dopo una crisi di cui è testimone la proprietaria della locanda del paese, non gli viene prospettata una via d’uscita che gli svela il segreto della ridente Remis. Paolo Strippoli si è detto «profondamente grato di essere a Venezia, un festival prestigioso a cui sono molto legato, quindi poter presentare il film in Sala Grande è una cosa che mi riempie di gioia». E portare un genere, l’horror, su uno dei palcoscenici più importanti del mondo per un regista italiano è un valore aggiunto, perché la tradizione del genere ha visto maestri del calibro di Mario Bava, Riccardo Freda, Lucio Fulci e, naturalmente, Dario Argento, che hanno ispirato registi di tutto il mondo. Strippoli, dopo la co-regia di A Classic Horror Story, «un parco giochi di citazioni e riferimenti divertentissimo», ha lasciato il segno con il suo primo film in solitaria, l’ottimo Piove, ed è chiamato con La valle dei sorrisi a un’importante conferma, supportato da una storia potente e dai molti risvolti, e da un cast, formato da Michele Riondino, Romana Maggiora Vergano, Paolo Pierobon e dal sorprendente e giovanissimo Giulio Feltri, che non ha avuto timore nel calarsi in un racconto in cui «i personaggi si spostano dalla parte e dall’altra di una linea a seconda di come riescono o non riescono a elaborare ed espellere il proprio dolore». Alessandro De Simone
SOTTO LE NUVOLE
DI VANIA AMITRANO
Amata per il suo fascino artistico e culturale e per le sue suggestive tradizioni popolari e al contempo spesso al centro di polemiche e sede di incresciosi fatti di cronaca criminale, Napoli è la città dai mille volti impossibili da conoscere tutti. Gianfranco Rosi, regista documentarista, vincitore del Leone d’oro per Sacro GRA e dell’Orso d’oro per Fuocoammare, con Sotto le nuvole, in Concorso alla 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, esplora una città ricca di memorie in cui ancora pulsa la vita. Con un bianco e nero a volte nitido a volte velato della cenere del Vesuvio, Rosi racconta la terra di una Napoli abbracciata dal Golfo e dal suo vulcano, quella tremante e incerta dei Campi Flegrei e quella ancora quasi sepolta tra le ville romane subacquee e le rovine di Pompei ed Ercolano. Abitanti locali, pellegrini devoti, turisti curiosi, archeologi, tombaroli e forze dell’ordine la attraversano, ripercorrono il suo passato, sulle tracce di una Storia ancora da ricomporre, mentre nuove storie prendono vita. «Ho girato e vissuto per tre anni all’orizzonte del Vesuvio - racconta Gianfranco Rosi - cercando le tracce della Storia, lo scavo del tempo, ciò che resta della vita di ogni giorno. Raccolgo le storie nelle voci di chi parla, scruto le nuvole, i fumi dei Campi Flegrei. Ho girato in bianco e nero, ho guardato in bianco e nero. Mentre filmavo, tra il mare, il cielo e il Vesuvio, scoprivo un nuovo archivio del vero e del possibile». Rispetto ai tanti film che recentemente hanno cercato di cogliere i diversi colori di Napoli, Sotto le nuvole fa eccezione – secondo il direttore di Venezia 82 Alberto Barbera – non solo perché girato in bianco e nero, ma anche perché Rosi, che dirige anche la fotografia, compone «un mosaico affettuoso, filosofico e anche ironico, che mette insieme passato e presente» Sotto le nuvole è un viaggio nel tempo, racconto diacronico e sincronico di una città che continua a parlare mettendo insieme umanità ed epoche diverse. È il ritratto in bianco e nero di una Napoli che si compone di frammenti di vite quotidiane tra rovine, memoria e presente. n
BROKEN ENGLISH
Broken English è un album del 1979 che la cantante e attrice Marianne Faithfull, tra le protagoniste indiscusse della Swinging London, compose dopo un periodo di profonda crisi, segnato dall’anoressia e dall’abuso di sostanze. E adesso è anche il titolo di un documentario diretto dalla coppia di artisti e registi inglesi Iain Forsyth & Jane Pollard. Nei mesi precedenti alla scomparsa della Faithfull, avvenuta il 30 gennaio 2025, i due hanno realizzato una lunga intervista alla cantante, divisa in diverse sedute, affidando la conduzione agli attori Tilda Swinton e George MacKay, alternandola a filmati e fotografie d’archivio. Un dialogo che mescolando documentario e film di finzione affronta i ricordi di un’epoca indimenticabile, vitale, coinvolgente, che ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’arte, della musica, del cinema e della moda. Forsyth & Pollard non sono nuovi ai “ritratti d’artista”: nel 2014, infatti, il loro primo lungometraggio è stato 20.000 Days on Earth, dedicato al cantautore Nick Cave, interrogato sulle grandi questioni dell’esistenza e sulla sua musica. I due autori nominati ai BAFTA lavorano assieme dalla metà degli anni ’90, e hanno realizzato installazioni video e sonore, performance e opere che sono esposte in tutto il mondo e fanno parte delle collezioni di prestigiose gallerie d’arte tra cui la Tate Gallery e la British Government Art Collection.
Caterina Sabato
L’ULTIMO VICHINGO
Dopo aver gareggiato per il Leone d’oro due anni fa con Laterrapromessa(Bastarden) di Nikolaj Arcel, il cinema danese torna a farsi spazio al Lido, questa volta Fuori Concorso, con L’ultimo vichingo di Anders Thomas Jensen. La sua è una “favola nera sull’identità”, come l’ha descritta il direttore artistico Barbera, una “dark comedy che dà vita ad un viaggio surreale tra il drammatico e grottesco”. Al centro della storia ci sono due fratelli, Anker (Nikolaj Lie Kaas) e Manfred (Mads Mikkelsen). Anker esce dopo quindici anni di prigione con un solo pensiero: recuperare il bottino della rapina. Solo Manfred sa dove è sepolto, ma un disturbo mentale ne ha cancellato il ricordo. La caccia al tesoro diventa così un viaggio inatteso, tra equivoci e rivelazioni, in cui i due fratelli finiscono per confrontarsi con la propria identità oltre che con il denaro perduto. «Il film esplora il potere dello sguardo altrui nel plasmare la nostra identità. Dimostra che le persone non sono mai una sola cosa e incoraggia una prospettiva più olistica, intrinsecamente meno critica e più comprensiva» ha dichiarato il regista. Come coppia, Nikolaj Lie Kaas e Mads Mikkelsen sono due presenze abituali nel cinema di Jensen: insieme, avevano già recitato in Riders of Justice, uscito nel 2020. Claudia Giampaolo
Fuori Concorso –Venezia 82
Den sidste viking, Danimarca, 2025 Regia
Anders Thomas Jensen
Interpreti Nikolaj Lie Kaas, Mads Mikkelsen, Sofie Gråbøl, Søren Malling, Bodil Jørgensen, Lars Brygmann, Kardo Razzazi, Nicolas Bro, Peter Düring Durata 116’
UN PROPHÈTE
(ep. 1-4; il 31/8 gli ep. 5-8)
Fuori Concorso –Venezia 82
Francia 2025, Regia Enrico Maria Artale Con Sami Bouajila, Mamadou Sidibé, Ouassini Embarek, Salim Kechiouche, Matthieu Lucci, Naïlia Harzoune, Faued Nabba Durata 211’.
Tratta dall’omonimo film di Jacques Audiard, la serie è incentrata sulla storia di un diciannovenne franco-algerino che, dopo essere stato condannato a sei anni di carcere, si ritrova coinvolto in un’organizzazione criminale di Parigi. Un Prophète traccia un ritratto viscerale, crudo e intenso della vita in una brutale prigione francese, dove Malik deve cercare di sopravvivere dopo essere stato incarcerato per spaccio di droga. Solo e vulnerabile, il giovane si affida a Massoud, un potente e losco uomo d’affari che gli offre protezione in cambio di obbedienza, ma si rende presto conto di essere solo una pedina nelle sue mani e che l’unico modo per sopravvivere è prendere il potere per sé. «Credo che la serie offra un’interpretazione unica e al tempo stesso altamente cinematografica del capolavoro di Jacques Audiard, che è stato per me un importante punto di riferimento fin dai primi anni alla scuola di cinema – spiega il regista Enrico Maria Artale, premio Orizzonti alla sceneggiatura di El Paraíso - Abbiamo raggiunto quest’obiettivo immergendo i personaggi nel particolare universo della città di Marsiglia ed esplorando i conflitti contemporanei con le loro discriminazioni basate su ricchezza, razza, religioneesessualità.Volevospingereancorapiùinlàiltonomisticoesofisticato, allontanandomi dai cliché di genere per trovare un equilibrio originale tra cinema d’autore e racconto seriale, fondendo rigore classico, documentario e noir». Tiziana Leone
Id., Italia, 2025. Regia: Gianfranco
Rosi. Durata
Fuori Concorso – Non Fiction
Id., Regno Unito, 2025. Regia Iain Forsyth & Jane Pollard. Con Marianne Faithfull, Tilda Swinton, George MacKay. Durata 1h e 36’.
in Mostra
LE PAROLE DI…
AFTER THE HUNT – DOPO LA CACCIA
Luca Guadagnino: «Io mi chiedo sempre: “Cosa vuoi?” e mi rispondo che voglio tranquillità. Così, quando vedo in altri l’ambizione a scapito del prossimo, lo trovo interessante. È come una dannazione ed è bello aver l’opportunità di esplorare questa cieca ricerca di chi è disposto a tutto per essere definito dal potere che ha».
Andrew Garfield: «L’essere umano si comporta in modo animalesco quando siamo in una posizione in cui ci sembra una questione di vita o di morte».
Ayo Edebiri: «Il personaggio di Maggie è stato particolarmente affascinante, perché nella vita come essere umano e artista sento di avere una responsabilità nei confronti degli altri, mentre Maggie non sente necessariamente lo stesso tipo di obbligo, e la sfida è stata entrare in quel tipo di prospettiva».
NO OTHER CHOICE
Park Chan-wook: «Mi sono identificato profondamente con il tema dell’occupazione e la paura di sentirsi persi. Come regista, anch’io ho vissuto periodi di disoccupazione in cui non dirigevo film. Ma questa storia non riguarda solo l’industria cinematografica: chiunque cerchi di guadagnarsi da vivere nutre una profonda paura della disoccupazione e dell’incertezza».
FERZAN OZPETEK, LEZIONE
DI REGIA SU DIAMANTI
È cominciato come una lezione di regia l’incontro di De’Longhi sulla terrazza dell’Excelsior con Ferzan Özpetek , partito da Diamanti per spiegare l’origine delle sue storie. «Quello che racconto nel film è vero: chiamo gli attori per leggere insieme la sceneggiatura e in quel momento riscrivo delle scene. Non è l’attore che deve entrare nel personaggio ma il personaggio che si deve avvicinare all’attore. Poi lascio spazio all’improvvisazione». Poi il registro cambia, dal pubblico gli chiedono cosa ne pensa della posizione della donna rispetto alle polemiche di questi giorni sulla privacy e della guerra in Palestina , due temi fin troppo caldi, forse, per intavolare un dibattito in quella sede. «Va bene parlare delle donne molestate online a loro insaputa, è orribile, ma c’è un problema più grave: non ci sarà mai vera libertà finché ci sono posti in cui le donne sono costrette a coprirsi col velo. L’uomo sa che la donna è un essere superiore ma finché non lo accetta con serenità non ci sarà parità di genere»; mentre sulla guerra da firmatario dell’iniziativa di Venice4Palestine : «Sono d’accordo in parte, è in atto una cosa forte che cambierà il mondo, però questo non dovrebbe censurare l’arte». n
AAMOD, 40 ANNI DI «MEMORIA CRITICA»
ROMANA MAGGIORA VERGANO: DIARIO DEL RITORNO A VENEZIA
La giovane attrice confida a Ciak in Mostra sensazioni, speranze e timori sul ritorno Lido (è protagonista in due titoli) a un anno da Il tempo che ci vuole, per cui ha vinto Nastro d’argento e Ciak d’oro
DI ROMANA MAGGIORA VERGANO
30 agosto. L’arrivo al Lido per la Mostra del Cinema di Venezia. Mi hanno comunicato il giorno esatto settimane fa e comunque la mia agitazione mi fa procrastinare tutta l’organizzazione all’ultimo momento. Ho due uniche certezze: che scorderò lo spazzolino e che diluvierà. Foto di rito al molo dell’Excelsior e conferenza stampa. La vivo sempre un po’ come l’esame di maturità. Schierati in fila, noi, bellissimi, sudatissimi, quelli dell’ultimo banco, davanti alla commissione esterna, pronti a tergiversare quando arriva la domanda su quel paragrafo che abbiamo saltato. Spero fino alla fine che mi chiedano l’argomento a piacere.
La sfida più grande? Restare sveglia fino alla prima del mio film, La Valle dei Sorrisi, il nuovo thriller horror di Paolo Strippoli che verrà proiettato Fuori Concorso in Sala Grande a mezzanotte.
Il sogno impossibile? Prendere un caffè con Celine Sciammà e Julia Docourneau e vederle litigare per avermi in un loro film.
Promemoria: respira. Non correre (con i tacchi, ma soprattutto mentre rispondi alle domande dei giornalisti. Non aver paura di annoiarli). Vedi più film che puoi. Tieni le spalle dritte. E soprattutto, tra un compito e l’altro, ricorda che puoi anche mangiare, bere qualcosa e divertirti. n
H APPUNTAMENTI H
Ore 10.00. TERRAZZA EXCELSIOR. Presentazione della rassegna Castiglione del cinema dal 22 al 28 settembre a Castiglione del Lago (PG).
Ore 10.30. TROPICANA 1. Presentazione bando del nuovo fondo per l’America Latina - a cura di Cinecittà/DGCA
tners: Coproduzioni, incentivi finanziari. A cura di Cinecittà/DGCA, Estonian Film Foundation, Latvia Film Centre e Lithuanian Film Centre.
Ore 17.00.
Venice4Palestine. Si parte da piazza S. Maria Eli sabetta.
All’Hotel Excelsior del Lido si sono celebrati i 40 anni dell’AAMOD (Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico), con «qualche buona speranza», ha detto il Presidente Vincenzo Vita, che sia presto inserito ufficialmente tra le istituzioni culturali italiane di rilevanza nazionale: «Sarebbe un riconoscimento atteso e meritato per un archivio che da quarant’anni custodisce la memoria critica di questo Paese», ha detto Vita, con indosso una fascia richiamante al popolo palestinese, confermando, dopo l’adesione all’appello Venice4Palestine, anche la partecipazione al corteo di oggi «contro il genocidio di Gaza». L’incontro all’Excelsior, coordinato da Aurora Palandrani, ha visto tra gli interventi quelli di Laura Delli Colli (Presidente del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani) e di Antonio Medici, Direttore del 10° Premio Cesare Zavattini, «uno straordinario osservatorio su come si può raccontare il nostro tempo»: 9 i progetti finalisti (e 3 uditori), dove giovani autrici e autori rielaborano il cinema d’archivio. 3 invece i selezionati per la residenza artistica UnArchive. Suoni e Visioni. Sono state poi annunciate, dal co-Direttore artistico Marco Bertozzi, le date dell’UnArchive Found Footage Fest 2026 (26-31 maggio), mentre a settembre (15-19 e 22-26) ritroveremo L’Aperossa, a Roma Garbatella, con ospiti come Andrea Segre, Jasmine Trinca e Sonia Bergamasco. Presentato anche il volume degli Annali AAMOD Quarant’anni e oltre. Storie e prospettive di un archivio audiovisivo (Effigi Edizioni), a cura di Letizia Cortini, Luca Ricciardi e Paola Scarnati. n
Ore 11.30. TROPICANA 1 Presentazione progetto “Short Attacks!“ a cura di Cinecittà
Ore 12.00. TERRAZZA by Atlas Concorde (Excelsior). Perfetto talk organizzato da De’Longhi. Incontro con l’attore, regista e produttore Jesse Williams.
Ore 12.30. TROPICANA 1. Puglia Grants, Funding Opportunities – Social Film Fund
Ore 14.00. TROPICANA 2. Premio Kinéo Tra i premiati: Karla Sofia Gascon, Aras Aydin, Monica Guerritore, Massimiliano Gallo, Cristiana Capotondi, Andrea Arru, Tatiana Luter, Clotilde Esposito, Cecilia Miniucchi
Ore 15.00. TROPICANA 1 Conferenza Stampa
Italia set del futuro a cura di Cultura Italiae
Ore 15.00. PARATIE (Excelsior) Un caffè con… a cura della redazione del Corriere della Sera. Le firme del quotidiano incontrano interpreti, registe e registi per raccontare il Festival.
Ore 16.00. MATCH POINT ARENA. Masterclass con Jia Zhang-Ke. Conduce Elena Pollacchi.
Ore 16.45. TROPICANA 1. Meet Your Baltic Par-
Ore 17.00. ma 2030 - Pagina, Pixel, Persone”: confronto dedicato alle testate di settore, redazioni, direttori e giornalisti che da anni animano il panorama dell’editoria cinematografica italiana.
Ore 17.00. REEF BEACH BAR. Incontro con Sebastiano Pigazzi e Giacomo Giorgio.
Ore 18.00. BLUE MOON. Incontro con Pierfrancesco Favino; a seguire incontro con Aleksandr Sokurov.
Ore 18.30. REEF BEACH. Party in spiaggia Cosmopolitan & Zelda on the beach, a cura di Labello. Fino alle 22.00.
Ore 19.30. BLUE MOON. Nello spazio Venezia Cult presentazione del Trailers Film Fest. Conversazione con la co-direttrice Francesca Sofia Allegra e Federico Mauro. Coordina Andrea Vailati. Ore 21.00. HOTEL CA’SAGREDO. Consegna del Premio Kinéo diretto da Lorenza Lain. Conducono Luca Calvani e Alexandra Dinu.
Ore 21.00. BLUE MOON. Festa “Winx Club: The Magic is Back”. La spiaggia del Blue Moon si trasformerà per una notte nel magico mondo di Alfea, dj set.
Il cast del film Calle Malaga con Carmen Maura e un messaggio per Gaza
IL
RED CARPET DI JULIA, TRA FAN E VERSACE
LA DIVA PIÙ ATTESA HA CONQUISTATO I SUPPORTER MA ANCHE I GIORNALISTI, CON LE SUE PAROLE DIRETTE SUI TEMI DI AFTER THE HUNT
DI TIZIANA LEONE
Dai jeans all’abito lungo con una semplice sfumatura di blu: il suo marchio di fabbrica d’altronde è un altro, il sorriso. Il toto abito sul red carpet di Julia Roberts era partito dalla mattina, l’attrice, protagonista del film di Luca Guadagnino After the Hunt
Il cast al completo di After the hunt.
LIDOLAND
SOFIA COPPOLA E CANONERO ALLA MATCH POINT ARENA
Di ALESSANDRA FARRO
Colori pastello o luci stroboscopiche, parrucche rosa o acconciature pompadour: per Sofia Coppola i costumi sono centrali nei suoi film, come ha raccontato ieri durante la Masterclass della Biennale alla Match Point Arena con Milena Canonero, con cui ha lavorato a Marie Antoinette e The Bling Ring. «Ho conosciuto Milena quando avevo 12 anni: stava realizzando Il Padrino con mio padre. Ero incantata dalla sua maestria, realizzava abiti incredibili. Quando ho deciso di mettermi alla prova col mio primo film d’epoca, non ho avuto dubbi su chi chiamare. È stata in grado di svecchiare gli abiti dell’‘800 francese senza snaturarli, rendendoli freschi e vitali, anche nella scena chiave del film, quando Marie Antoinette scende dalla carrozza al confine tra Austria e Francia per riprendere il cammino secondo i costumi francesi. Il processo di trasformazione è racchiuso nella vestizione: la futura regina passa da giovane ragazza in abito bianco, quasi da bambola, coi capelli sciolti, a donna stretta nel corpetto di raso celeste, con un’acconciatura alta a incorniciarle il viso truccato. Per far capire a Milena quali fossero i colori a cui volessi ispirarmi per lo sfarzo di corte, mi sono presentata nel suo studio con una scatola enorme di macarons: erano quelle le sfumature che cercavo». Canonero si è persa nei ricordi, da Cotton Club di Francis Ford Coppola a Shining di Stanley Kubrik, ma confessa, con un sorriso fiero, che tra i suoi film preferiti ci sono Il giardino delle vergini suicide e Lost in Translation n
Luca Guadagnino
Julia Roberts
Andrew Garfield
SIC – Concorso
Id., Regno Unito, 2025. Regia Imran Perretta. Interpreti Farhan Hasnat, Yahya Kitana, Avin Shah. Durata 1h e 29’.
Scrittore, artista visivo e compositore, oltre che regista, Imran Perretta debutta nel lungometraggio con Ish, che introduce al concorso della Settimana Internazionale della Critica il tema chiave del colonialismo, con un coming of age tra i ragazzi della comunità arabo-musulmana nella periferia londinese. Al centro i pre-adolescenti Ish e Mariam, la cui amicizia viene messa in forse dopo un arresto e una perquisizione da parte della polizia. Nel film, ha detto a Ciak la Direttrice artistica e Delegata generale della SIC Beatrice Fiorentino, il contesto urbano diviene «metafora dell’Occidente», facendoci pensare (anche) «alla Palestina e al genocidio che si consuma nell’indifferenza generale». Per i corti di SIC@SIC abbiamo invece Marina di Paoli De Luca
Bucci
SHORT SUMMER
Id., Germania, Francia, Serbia, 2025, Regia Nastia Korkia Con Maiia Pleshkevich, Yakov Karykhalin, Aleksandr Karpushin, Vesna Jovanović, Alexander Feklistov, Durata 101’
«Per me, questo film funziona come una capsula del tempo, preservando la delicata bellezza di un tempo perduto e allo stesso tempo interrogandosi su come una società possa iniziare a dimenticare e a distogliere lo sguardo dai problemi. È una riflessione personale, ma racchiude anche la speranza che la prossima generazione possa fare scelte diverse». Così la regista Nastia Korkia racconta Short Summer, il film che racconta la storia di Katya, una bambina di otto anni, che trascorre l’estate con i nonni nella campagna russa. Un periodo in cui il tempo sembra essersi fermato, gli adulti rimangono in silenzio e una guerra sullo sfondo distrugge vite umane, mentre i bambini crescono e le nuvole volano via. Con questo film, la regista di origine russa torna al Lido dopo aver presentato il suo documentario GES-2 alla Mostra quattro anni fa.
in Mostra
Direttore Responsabile: Flavio Natalia - In Redazione: Emanuele Bucci, Biagio Coscia, Oscar Cosulich, Alessandro De Simone, Alessandra Farro, Claudia Giampaolo, Davide Di Francesco (web), Tiziana Leone - Grafica: Guido Benigni - Collaboratori: Vania Amitrano, Giulia Bianconi, Mattia Pasquini, Flavia Salierno, Annalisa Zurlo - Foto: Maurizio D’Avanzo - Stampa: CHINCHIO INDUSTRIA GRAFICA www.chinchio.it
Al Lido è giunto il momento delle Women’s Tales, l’evento delle Giornate degli Autori e del creative partner Miu Miu che dal 2012 chiama registe da tutto il mondo a rappresentare con i loro corti il punto di vista femminile. Quest’anno tocca alla britannica Joanna Hogg e alla francese Alice Diop. La prima, nota fra le altre cose per i due atti di The Souvenir e Presidente della giuria alle scorse GdA, porta Autobiografia di una borsetta (23’), con la voce di Izetta Tollapi. L’altra, già Leone d’argento e Leone del futuro con la sua opera prima Saint Omer, ci proporrà Fragments for Venus, interpretato da Sephora Pondi e Kayije Kagame. I due film sono rispettivamente il 29° e il 30° corto del progetto Miu Miu Women’s Tales. Alle proiezioni in Sala Perla seguiranno tre approfondimenti negli spazi dell’Hotel Excelsior con professioniste dello spettacolo: in passato, fra i nomi, abbiamo avuto Liliana Cavani, Agnès Varda, Vanessa Kirby, Maggie Gyllenhaal, Chloë Sevigny, Carla Simón, Cailee Spaeny e Molly Gordon. Em. Bu.
20 GIURATI PER IL 37° LEONCINO D’ORO
Sono al Lido i 20 giovani giurati del 37° Leoncino d’oro, riconoscimento collaterale della Mostra del Cinema di Venezia promosso da AGIS, Agiscuola, ANEC e Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello nell’ambito del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola (CIPS) del MIC (Ministero della Cultura) e del MIM (Ministero dell’Istruzione e del Merito). I ragazzi sono stati scelti tra le Giurie regionali del Premio David Giovani e, per la prima volta, anche tra studenti e studentesse delle scuole superiori che hanno preso parte ai progetti del CIPS. Giulia Serinelli coordina il team, i cui componenti saranno coinvolti in ulteriori iniziative e incontri con gli ospiti di Venezia. La giuria assegnerà inoltre il premio Segnalazione Cinema For Unicef al film che meglio trasmetta i valori e gli ideali dell’UNICEF. Il Leoncino sarà assegnato il 5 settembre alle 17 presso l’Italian Pavilion dell’Hotel Excelsior. n