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NUMERO ANNO 2013

IDEE, PROGETTI E PROPOSTE PER LO SVILUPPO

Aveni: “Non riguarda solo la politica ma tutti gli ambiti della vita civile”

Quale futuro per la democrazia? L’autore di “Ammortizzatori di sistema e organizzazione” analizza l’attuale sistema democratico e propone alcune possibili correzioni strutturali

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ome reagisce un cittadino che vede quotidianamente traditi i principi sanciti dalla Costituzione in nome di interessi privati? I modi sono tanti, uno è quello di impegnarsi, nel proprio piccolo, per cambiare le cose e - perché no? - scrivere un libro che raccolga le proprie riflessioni. Questo è il modo più razionale seppure il meno battuto, di certo è quello che ha scelto Gioacchino Aveni, “cittadino arrabbiato”, come ama autodefinirsi, nelle cui parole, tuttavia, non si registra la rabbia antipolitica né il disfattismo rassegnato, bensì il desiderio di costruire. Aveni lo ha fatto raccogliendo le sue riflessioni in un libro autoprodotto, “Ammortizzatori di sistema e organizzazione. Per la difesa della democrazia e della libertà” (Davide Zedda Editore), testo che ha fatto da perno alla relazione da lui tenuta in occasione del consueto appuntamento quindicinale di Ideolab, il laboratorio di idee, progetti e

proposte per lo sviluppo. E il libro di Aveni è innanzitutto una raccolta di proposte operative, perché per cambiare le cose non basta criticarle, come sottolinea l’autore, evidenziando in particolare che il problema non è tanto nel merito quanto piuttosto nel metodo: “Il meccanismo democratico non ha fallito nella fissazione dei principi ma nella loro attuazione, proprio perché di quei principi se ne è fatto un abuso sistematico”. Ma la democrazia non è solo politica, come dice Aveni, “andrebbe respirata in tutti gli ambiti della vita civile, dalla scuola alla famiglia, dai partiti al mondo dell’informazione”.

Ci siamo intrattenuti col nostro ospite per approfondire insieme alcuni temi che riguardano da vicino l’argomento trattato, dalla cosiddetta democrazia liquida al futuro dei partiti, dalla questione di coscienza dei parlamentari alla tutela delle minoranze. D. «Si fa tanto parlare di democrazia diretta e mandato imperativo, pensi sia solo un’utopia? Dai tempi di Giulio Cesare è sempre stato uno strumento demagogico per accompagnare l’uscita dalla repubblica e l’ingresso nella dittatura populistica, in cui, per impossibilità concreta di controllo diretto degli eletti da parte degli elettori, si affidava questo ruolo di controllo e garanzia a un

leader carismatico esterno. Credi che abbiamo ancora bisogno di un garante esterno, sganciato dai meccanismi elettivi? A. «Oggi, in ambito socio-politico, c’è un problema di rappresentatività. Abbiamo abusato della democrazia liberale e in questa fase della seconda repubblica ci si presenta il conto da pagare. Penso che bisogni migliorare la rappresentatività e la partecipazione, affinando meccanismi, coinvolgendo maggiormente i cittadini e anteponendo sempre le fonti di rinnovamento di merito a quelle di dipendenza metodologica. continua a pag. 2

Newsletter a cura di Valerio Droga (coordinatore Ideolab) - ideolab.it@gmail.com


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Un dialogo sulle debolezze del sistema democratico e sulle possibili soluzioni

“La politica deve rifare proprio lo spirito di servizio” D. «Per garantire una maggiore partecipazione, gli strumenti telematici oggi a disposizione, quali liquid feedback o gli stessi meetup (penso alla realtà Cinquestelle), consentirebbero il controllo dei propri rappresentanti, perfino in tempo reale, è la cosiddetta democrazia liquida. Pensi dunque che il miraggio della democrazia diretta possa divenire realtà? A. «La cosiddetta democrazia diretta non è soltanto identificabile con il meetup o con il liquid feedback, questi ultimi non possono essere elevati al rango di elementi di merito, in quanto sono soltanto mezzi e strumenti, in ogni caso utili e complementari per la realizzazione del metodo. D. «Non ritieni però che vincolando il politico a un mandato imperativo si riduca il suo ruolo a quello di semplice fattorino? Anche nelle aziende, come nelle famiglie, si va verso una maggiore responsabilizzazione per una efficienza superiore: meglio cioè una delega di responsabilità in cui si giudicano i risultati che non la cosiddetta delega da fattorino in cui si prescrivono tutte le singole azioni da compiere. Andrebbero semmai aumentati - è la mia opinione - i momenti di controllo, non riservandoli soltanto alle elezioni, per le quali si rende comunque necessaria una legge elettorale

con espressione di preferenza dei candi- infatti un altro limite: il potere della vengono attuati appieno e con dati. Sarebbe questa forse la demo- maggioranza rischia di divenire, come equilibrio. Miglioriamo quello crazia partecipativa, a metà tra la avvertiva il presidente Usa Madison che abbiamo, prima di pensare democrazia diretta e quella rappresen- già nel Settecento, “tirannia della a ipotetici nuovi sistemi. Una tativa in senso stretto. Tu che ne pensi? maggioranza”, senza alcuna tu- metafora che vale anche a titolo A. «Io penso che sarebbe bello tela delle minoranze (etniche, religiose, di esempio: prima di pensare a se ognuno si comportasse bene, sessuali, politiche): perfino una pulizia cementificare il territorio, pensiasenza bisogno di controllo (con- etnica potrebbe essere legittimamente de- mo a valorizzare e ristrutturare le cetto ampio che va dal controllo mocratica se voluta dalla maggioranza! costruzioni vuote che abbiamo ed del popolo sul Governo attraver- La soluzione finora è stata individuata evitiamo possibili danni al nostro so il Parlamento a quello sulle nella dispersione dell’esercizio del pote- patrimonio culturale, favorendo strade ecc.). La situazione in atto, re attraverso deleghe, per esempio con così l’ambiente e avversando tutte che è esasperata dal fallimento l’istituzione, per singoli ambiti, di ga- le distorsioni dei nostri sistemi dedel nostro sistema politico, deri- ranti esterni, le authority indi- mocratico, economico, finanziario va dalla letargia di tutto il sistema pendenti dal controllo del popolo, ol- e socio-politico. democratico, che abbraccia gli tre che con controlli incrociati fra D. «Abbiamo parlato di diluizione ambiti sociale, politico ed eco- i vari poteri in gioco, come per esempio dell’esercizio del potere, di spalmarlo e nomico. Le regole democratiche è indicato nella nostra Costituzione col decentralizzarlo in varie sedi decisionanon possono ingabbiare la co- suo sistema di pesi e contrappesi. li. Del resto, come denunciano in tanti scienza e il libero pensiero. Il rin- Tu che soluzione diversa eventualmente fra cui Norberto Bobbio, il Parlanovamento su deleghe e controlli suggeriresti? mento è sempre meno la sede andrebbe affidato del dibattito e a una migliore sempre più sempli“Il rinnovamento su deleghe e controlli progettazione di cemente il luogo in sistemi di autocui si ufficializzano andrebbe affidato a una migliore regolazione. Il decisioni pre“fattorino” che progettazione di sistemi di autoregolazione” se in ben altre lavora per un’assedi. Alla repubsociazione politica dovrebbe A. «Già, la nostra carta costitu- blica parlamentare cosa può sostituirattenersi alle regole interne, che zionale è stata redatta da gente si? In particolare, quanto ai partiti, però non possono contrastare con la “vista lunga”. La mia so- di cui si auspica la fine, non sono più con la Costituzione. luzione diversa riguarda qualche luogo di idee ma sempre più degli staD. «Questo significa, per possibile apporto migliorativo, ma keholder, bracci esecutivi di interessi esempio (se ne parla in anche l’affinamento del metodo. lobbystici esterni, eppure sono alla base questi giorni), che sarebbe La Costituzione è la legge fon- del sistema democratico poiché rappreantidemocratica in quan- damentale dello Stato e qualsiasi sentano - per definizione - “una parte” to anticostituzionale una livello di espressione democratica degli elettori. Se ci fosse un partito, per regola statutaria che im- dovrebbe confrontarsi con essa. Il quanto trasversale (tipico in momenti ponga ai politici iscritti popolo è sovrano perché lo stabi- di crisi politica, in cui si rimescolano a un partito di votare lisce la carta costituzionale, redatta le carte), che volesse rappresentare la in Parlamento in blocco da un’assemblea costituente eletta “totalità” della popolazione, il 100 per e non secondo coscienza. dal popolo. Essa stabilisce anche cento, sarebbe - sempre per definizione La democrazia dii limiti e le forme in cui - il totalitarismo. In democrazia i retta, pur risolpossa essere esercitata cittadini devono cioè poter scegliere alvendo gli ostala sovranità popo- meno fra due opzioni politiche (particoli tecnici, lare. Bisogna avere il ti). Un’alternativa potrebbe essere un avr ebbe senso dello Stato per ritorno all’epoca della sinistra storica “abitarne uno”. C’è in cui venne inaugurato il cosiddetto democrazia quando trasformismo, quando cioè i paril popolo controlla il lamentari non rispondevano al partito Governo. Ma se il Parla- ma alla sola coscienza, come per altro mento è poco rappresentati- prescrive la nostra Costituzione repubvo, per conto di chi può eser- blicana, col doppio rischio, però, di una citare funzione di controllo? Il facile corruttibilità dei singoli soggetti nostro problema sta nell’esercizio e, al tempo stesso, della creazione da della democrazia piuttosto che parte loro di una propria rete di potere nella necessità di nuove forme di personale. Fra trasformismo, parStato e di governo. I pesi, i con- titocrazia e totalitarismo intravetrappesi e le disposi- di una alternativa, magari ancora più zioni della Co- democratica delle prime due? continua a pag. 3 stituzione non


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“Se si pensasse più a far bene che a star bene, si finirebbe tutti per stare meglio”. Alessandro Manzoni

Annibale Falanga Segretario generale Anua (Associazione utenti assicurativi)

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a Costituzione italiana, quando fu scritta, sembrava che avrebbe garantito il buon funzionamento della democrazia. Tuttavia non può ritenersi intoccabile: oggi, in alcuni suoi punti, appare obsoleta e richiede di essere aggiornata. I parlamentari sono sempre meno i rappresentanti degli elettori, anche perché scelti dagli apparati dei partiti, che rispondono sempre più a interessi lobbystici, in particolare a banche e imprese di assicurazione. Questa non è più democrazia quanto piuttosto una oligarchia. è necessario introdurre in Costituzione meccanismi che favoriscano una maggiore partecipazione attiva dei cittadini”.

Salvatore Passarello Esperto di ingegneria gestionale

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er una reale democrazia non si dovrebbe parlare più di programmi elettorali, bensì di un programma interamente disegnato dal basso, attraverso un’analisi scientifica dei bisogni e relative proposte operative che possono venire dagli stessi cittadini. La funzione principale del governo sarà quella di organizzare un’unità operativa capace di classificare questi bisogni e le opzioni di soluzione, cercando quindi di mettere in campo gli strumenti per darvi esecuzione”.

A. «Un bipolarismo compiu- tare bravi progettisti di metodi to sarebbe stato un buon punto di autoregolazione, che tengano di equilibrio, anche per l’affer- conto della nostra innata tendenmazione di un sano pluralismo za all’individualismo ed egoismo. democratico, ma le tendenze È la società che bisogna mipartitocratiche non solo hanno gliorare, perché è da questa destabilizzato il neonato sistema entità e per il cui servizio che bipolare, ma hanno contribuito trae origine il livello politico. alla nascita di un terzo polo. I par- Negli ambiti sociale, politico, titi non sono falliti perché sono economico e finanziario potremdei cattivi strumenti democratici, mo trovare strategie che pongano ma perché è fallita la nostra demo- l’altruismo come promotore di crazia liberale. Abbiamo abusa- ritorno di crescita democratica ed to di ogni strumento democra- economica. “Pensare agli altri tico, dall’immunità parlamentare per soddisfare anche se stesalla meritocrazia. La corruzione, si”, una formula da stratega del gli abusi, gli sprechi e i privilegi benessere. partono dalla base della società. D. «Tornando ai problemi del sistema Un soggetto politico che parte democratico, un altro difetto tipico è la da questo livello, cioè dai cit- cosiddetta “miopia della demotadini, rappresenta una forma di crazia”: gli eletti tendono ad attuare reazione del pr ovvedimenti sistema che “è la società che bisogna che abbiano un cerca di perconsenso immefezionare la migliorare, perché è da diato, traducibili cultura dell’e- questa entità e per il cui in voti alle urne, sercizio della tralasciando ridemocrazia e servizio che trae origine forme strutturali della legalità, magari impoil livello politico” portandola polari, di cui nelle istituzioni malate. Curare potrebbe trarre beneficio solo la classe società, politica e istituzioni, politica successiva. Tu parli di “prinecco perché alla fine della cura, cipio di continuità dell’azione cioè con il cosiddetto “100 per dei governi”, soprattutto nel campo cento” (leggasi maggioranza si- delle infrastrutture, ma come si può gnificativa), questo soggetto po- democraticamente parlando - costringelitico potrebbe aver esaurito il re una maggioranza eletta a proseguire proprio compito e dato così ai le opere iniziate dal governo precedente, cittadini una nuova speranza per opere che magari essa aveva osteggiato? un futuro politico e democratico Penso alla Tav, al ponte sullo Stretto migliore. Grazie a questa spin- o alla polemica per l’inceneritore di ta innovativa e anche a breve Parma, a cui il neosindaco Cinquesteltermine, potrebbero verificarsi le non ha potuto dire di no perché già reazioni di sistema, che aprano costruito. nuove realtà positive per la nostra A. «L’instaurazione di un princisofferente democrazia. pio può non essere un obbligo, D. «Credi dunque che l’essenza della ma una necessità. È come la democrazia stia nelle persone e responsabilità, valore senza la cui non nel sistema? Cioè pensi che ba- assunzione non ci può essere sisti sostituire la classe politica con una gnificativo esercizio della demoper esempio onesta o serva ristrutturare crazia per la libertà. La continuità il sistema laddove decadente per evitare, dipende dalla cooperazione e per esempio con sistemi nuovi di con- responsabilità delle classi ditrollo, che chiunque stia al potere sia rigenti. Queste dovrebbero forcostretto ad agire per il bene comune? marsi da un cambiamento culA. «Penso che la sua essenza stia turale sociale. Non si può essere sia nel sistema che negli esseri rigidi su ogni cosa. Ecco perché umani. Tutti dovremmo diven- occorrono nuove regole più

elastiche, nuovi sistemi attuativi, organizzazione, formazione culturale e corretta informazione. “Non ha potuto dire di no all’inceneritore, perché già costruito”. Il M5S proverà, con metodi democratici, a informare e a formare maggiore coscienza tra i cittadini, coinvolgendoli in prima persona. In buona sostanza, anche se una democrazia senza regole non può esistere, non possono esserci soltanto queste a regolarla, strutturarla e farla evolvere. D. «Tu definisci anche il principio di gradualità per rendere la nostra una democrazia reale, come metodo dei metodi, cioè, per applicare i principi tracciati dalla Costituzione. Se si volessero applicare nell’immediato sarebbe una rivoluzione e la precipitazione nel caos? Se non un passaggio immediato al nuovo, cosa auspichi? Credi che per un cambiamento graduale sia necessario un dialogo anche con la vecchia politica? A. «Sovente ci capita di dover affrontare il pregiudizio e delle volte non ci rendiamo conto di esserne intrisi. In ambito sociopolitico il principio di gradualità ci può venire in aiuto per fronteggiare l’inerzia da pregiudizio che ogni nuovo cambiamento è costretto a subire. Per nuovo cambiamento è da intendersi anche il ripristino di norme disattese o la cancellazione di quelle mantenute ma non attuate. Nel caso di una nuova riforma come il federalismo fiscale, che è in attuazione dell’art. 119 della Costituzione, altro che gradualità, c’è il silenzio più assoluto. Per la vecchia politica, sono piuttosto scettico, penso che sappia benissimo il male che ha fatto e che c’è sempre meno “trippa per gatti”. La nuova politica dovrebbe basarsi su valori sempre attuali: amore per la stessa e spirito di servizio per i cittadini. L’amore per qualcosa dovrebbe spesso prendere coscienza e rinnovarsi. Così, in questa società relativista, tra il nuovo potrebbe esserci il già citato altruismo.

“La differenza fra un politico e uno statista sta nel fatto che un politico pensa alle prossime elezioni mentre lo statista pensa alle prossime generazioni”. Alcide De Gasperi


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