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www.pellegrininellaterradelsanto.it NUMERO 26

Supplemento a cura della redazione della Voce dei Berici - allegato al n. xx del 15 settembre 2019

Da 25 anni sempre in cammino con la Stella I n questi anni ci siamo sentiti come i Magi che hanno sempre camminato guardando alla stella perché questa li orientava verso la direzione giusta e nel luogo che cercavano da molto tempo. Infatti il pellegrinaggio è un cammino che ci rimette ogni volta costantemente in movimento per andare verso qualche ambiente ignoto e in questa realtà scatta in noi il desiderio di comprendere ciò che ci sta attorno per arricchire la nostra intelligenza, la nostra mente, il nostro cuore, i nostri sentimenti e anche la nostra fede. I Magi sono l’emblema di tutti i pellegrini che sono “cercatori di Dio” che lo sappiano oppure no perché come diceva Sant’Agostino “inquieto è il nostro cuore finché non riposa in Dio…!” in ognuno di noi c’è questa sete di vedere la stella che sta sopra di noi e anche dentro di noi, infatti cerchiamo sempre la stella polare che orienta i nostri passi ma contemporaneamente vogliamo la stella che illumina la nostra vita e la nostra esistenza. Ed è per questa ragione che Immanuel Kant, il famoso filosofo tedesco, ebbe a dire che due cose lo stupivano: “il cielo stellato sopra di me e la coscienza morare dentro di me”. Capita spesso che, come i Magi che veniamo da lontano, abbiamo bisogno di camminare molto e di compiere delle lunghe traversate (a volte anche nel deserto) per trovare quel luogo che dà vera luce a tutta la nostra esistenza. Anche il grande patriarca nella fede Abramo era un grande astrologo che scrutava i cieli per capire meglio dove muovere i passi qui sulla terra, e quindi possiamo affermare che la sua vita è stata un’opera di

tessitura continua tra il cielo e la terra; per questo motivo si è compiuta la volontà di Dio: egli avrebbe avuto una terra e una discendenza grande come i granelli di sabbia della spiaggia del mare e come le stelle del cielo. In questo tempo nel quale facciamo memoria di questi 25 anni trascorsi e passati, vogliamo guardare in avanti e per questo motivo vogliamo riqualificare le nostre proposte e le nostre esperienze affinché aiutino sempre di più le persone a camminare, come i Re Magi sulla via della bellezza. Essere pellegrini significa quindi farsi affascinare dalla bellezza del creato e della natura, dalla bellezza dell’arte, della musica e della pittura ma soprattutto dalla bellezza di Dio. Infatti come diceva il grande teologo orientale Pavel Nikolaevič Evdokimov “è la bellezza che salverà il mondo”. Ci sentiamo quindi tutti impegnati a continuare questo cammino in modo tale che i pellegrini possano essere abitati dalla bellezza e questa, possa trasformarli interiormente cosicché la loro vita possa essere un segno di autenticità per tutti gli uomini e le donne che incontriamo sul nostro cammino. Nei prossimi mesi qualificheremo ulteriormente le nostre proposte ed iniziative perché la nostra vita possa essere illuminata sempre di più dalla stella del mattino che è Dio stesso. Come dice il libro dei Numeri (quarto libro della Torah e della Bibbia) “la luce di questa stella possa illuminare il volto di ciascuno di noi”. don Raimondo Sinibaldi

PELLEGRINANDO PER VIA

Pellegrinaggi 2019-2020 La Via di Dio: Terre Bibliche Terra del Santo (8 gg) Terra de Santo (8 gg) Terra del Santo (8 gg) speciale deserti Terra del Santo (8 gg) Terra del Santo (8 gg) Giordania (8gg) Terra del Santo (8gg) Libano (8gg)* Terra del Santo (8 gg) Terra del Santo (8 gg) Terra del Santo (8 gg)

28 ott - 4 nov 2019 4 - 11 nov 2019 27 dic - 3 gen 2020 3 - 10 feb 2020 7- 14 mar 2020 24 apr - 1 mag 2020 25 apr - 2 mag 2020 11 - 18 mag 2020 25 lug – 1 ago 2020 22 -29 ago 2020 29 ago - 5 set 2020

Le Via della Seta: Terre di confronto Cina (11 gg)* Cina (11 gg)* Georgia (9 gg)* Uzbekistan (8 gg) Oman (8 gg)

13 -23 apr 2020 23 apr –3 mag 2020 16 - 23 ago 2020 2 - 10 ott 2020 nov 2020

La Via delle Spezie: Terre di dialogo Tunisia (8 gg) Marocco (8 gg)

1 - 8 feb 2020 28 mar - 4 apr 2020

Domenica 29 settembre dalle ore 16.00 Abbazia di Sant’Agostino Vialetto Mistrorigo, 6 - Vicenz a

La Via della Chiesa Primitiva: Terre di Apostoli e Discepoli Turchia (8 gg) 5 - 12 ott 2019 Armenia (9 gg) 26 giu - 4 lug 2020

Siamo lieti di invitarvi anche quest’anno all’appuntamento dedicato alla presentazione delle tante novità proposte per l’anno 2020 e dei pellegrinaggi tradizionali più significativi. È un modo per lasciarsi coinvolgere dalla scoperta della religiosità e delle tradizioni di molti paesi del mondo. È inoltre anche un’occasione per incontrarci dopo essere stati insieme in pellegrinaggio. Come al solito al termine dell’incontro ci sarwà il ristoro del pellegrino. Vi aspettiamo, non mancate!

Le Vie di pellegrinaggio: Terre di ricerca S.Giovanni Rotondo (3 gg) 14 - 16 ott 2019 Corsica (8gg)* 17 -24 ott 2019 Francia (7 gg) 27 dic – 2 gen 2020 Pompei, Amalfi (8 gg) 15 – 22 feb 2020 Sicilia (8 gg) 24 apr - 1 mag 2020 Galles (8 gg)* 11 -18 lug 2020 Lourdes (3 gg) sett 2020 Andalucia (8 gg) 12 - 19 sett 2020 Santiago in pullman (8 gg) 10 - 17 ott 2020 Le Vie d’Oltremare: Terre nuove Nepal (11 gg)* Nepal (11 gg)* Thailandia (13 gg)* Guatemala (13 gg)* Islanda (9 gg) La Via dell’Ambra: Terre di Mezzo Capitali Baltiche (8 gg)

19 - 29 nov 2019 29 nov - 9 dic 2019 14 - 26 gen 2020 10 - 22 feb 2020 25 mag - 2 giu 2020 11 - 18 lug 2020

*= pellegrinaggio novità

Mini Pellegrinaggi 2020 30 gennaio 2020

del Lido di Venezia e Shakespeare

Venezia

15 feb 2020

C.F./P.IVA 04096280245 - R.E.A. da definire

Sui passi del cardinal Carlo Maria Martini

nel quarantesimo del suo ingresso in Diocesi di Milano

Milano

Fondazione "Homo Viator - San Teobaldo". Aperto dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 12.30 Sede legale: Piazza Duomo, 10 - 36100 VICENZA - Sede operativa: Contrà Vescovado, 3 - 36100 VICENZA Tel. 0444.327146 - Fax 0444.230896 - e-mail: pellegrinaggi@diocesi.vicenza.it

Radice Santa: memorie ebraiche dal cimitero


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Giammarco Piacenti della Piacenti Spa, ditta di Prato incaricata dei lavori, ci racconta come sta evolvendo questo importante intervento a Betlemme

Restauro della Basilica della Natività: orgoglio italiano

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ella scorsa edizione della Linfa dell’Ulivo abbiamo avuto l’onore di ospitare Giammarco Piacenti della Piacenti S.p.a., ditta incaricata di eseguire il restauro della Basilica della Natività di Betlemme. Ne abbiamo approfittato per porgli alcune domande sullo stato dei lavori Come stanno evolvendo i lavori di restauro presso la Basilica della Natività? «Lo stato dei lavori è prossimo al completamento. Sono necessarie ancora donazioni per terminare l'intervento, ma speriamo che si riesca ad arrivare alla meta. Per completare l'opera, restano da sistemare i pavimenti giustinianei del bema e del transetto sud, il pavimento delle tre navate ed infine la Grotta. Manca anche la redazione di un piano di evacuazione, che permetta di regolamentare le visite in sicurezza e permetta di godere delle bellezze di questa meraviglia senza fare ore di fila. Fra i lavori da effettuare c’è anche l’inserimento delle sonde di rilevazione microclimatiche, di movimento e di rilevazione dei gas. Attualmente stiamo lavorando al fonte battesimale della navata sud al cui interno è stato ritrovato un “nuovo” fonte battesimale. Il fonte è stato oggetto di scavi archeologici dei sedimenti interni e sottostanti il reperto che hanno permesso di trovare e catalogare una discreta quantità di materiale ceramico, vitreo e tante piccole

Giammarco Piacenti della Piacenti Spa cose interessanti come tre astragali. Il fonte è in marmo bianco leggermente venato di grigio, probabilmente greco, con un intaglio delicato ornato con foglie di acanto che nascondono quattro croci leggermente rovinate da precisi colpi di martello. Lo sta studiando il professore Michele Bacci. La prima impressione è che sia un capitello scavato all’uso di fonte battesimale per neonati. Probabilmente potrebbe essere stato inserito dopo la traslazione del fonte conosciuto in epoca crociata. Sotto il capitello (oggi fonte battesimale) c’è un altro spessore per farlo stare ad una altezza corretta. Tale spessore è un pezzo di capitello

più piccolo. Oggi i dubbi possono riguardare l'epoca a cui far risalire realmente il capitello, quando è stato trasformato in fonte e quando È stato posto all’interno dell’altro». Ci sono stati importanti ritrovamenti? «Durante sei anni di lavoro sono stati rinvenuti tanti reperti che probabilmente in futuro potranno aiutare ad una ricostruzione storica di avvenimenti dimenticati. Sia nell’identificazione dei differenti materiali che in oggetti ritrovati abbiamo portato alla luce materiale interessante: teste metalliche di frecce, palle di piombo da archibugio, tessere di mosaico, porzioni di elementi vitrei e ceramici, due monete, piccoli

Un luogo significativo per l'annuncio della Buona Notizia del regno delle Polis

Cafarnao, città sul lago di Tiberiade

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n esempio chiaro è stata Cafarnao, per definizione la città di Gesù, ritornata alla luce attraverso lo studio dei suoi edifici e dei materiali. Sono stati con noi due importanti biblisti dello Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme, colleghi di molti archeologi e studiosi che hanno portato alla luce questa importante città più volte nominata nei Vangeli, p. Massimo Pazzini, vice decano dello Studium Biblicum, docente di ebraico e siriaco, e p. Frédéric Manns, decano emerito e docente di giudaismo. La storia della città di Cafarnao è molto antica e i due frati hanno sottolineato sia i collegamenti con le altre città del lago di Galilea sia l’impronta giudaica e poi cristiana del luogo. Molti dei reperti trovati sono stati catalogati, studiati e pubblicati; contemporaneamente vi è la possibilità di vedere ciò che resta degli edifici abitati lungo i secoli. Protagonisti di questa opera di scavo e di studio sono stati fra Gaudenzio Orfali (dal 1921), ma soprattutto fra Virgilio Corbo e fra Stanislao Loffreda, a partire dalla fine degli anni Sessanta del secolo scorso. A proposito del complesso che oggi a Cafarnao identifichiamo con il nome di «insula sacra – sala venerata» (la «casa di Pietro», cioè il luogo dove il Signore Gesù incontrava i discepoli e la gente, divenuta la prima domus ecclesia), fra Loffreda scrive: «Lo scavo ha permesso di tracciare la pianta completa della chiesa ottagonale, districandola dai muri di diversi periodi e arricchendola di dettagli non

elementi in bronzo e molto altro. I ritrovamenti più significativi oltre al settimo angelo in mosaico sono stati le due lampade del periodo di Giustiniano, porzioni di intonaco dipinto a buon fresco con i colori del periodo costantiniano e adesso il nuovo fonte battesimale.Sotto lo strato dei mosaici del pavimento della Basilica di Costantino abbiamo ritrovato un pavimento precedente, un piano irregolare come di un esterno formato dalla roccia regolarizzato con pietre non lavorate: lasciandosi cullare dall’immaginazione prima di Costantino potremmo pensare al Tempio di Adriano. Si tratta solo di ipotesi che in questi luoghi cosi affascinanti possono influenzare e indurre in errori di valutazione. Bisogna dire, però, che sognare ogni tanto fa bene e aiuta nel proseguire in certe imprese». E poi la seconda: puoi con qualche parola raccontare l'esperienza della tua azienda in questo progetto? «Questa esperienza per la mia azienda è il più bel sogno che si sia mai realizzato. Dopo anni difficili di crisi nel mondo italiano degli appalti, abbiamo partecipato a questo tender senza tante speranze. Sembrava impossibile che potesse toccare proprio a noi. Ma come diceva mio padre se non vai alla stazione il treno non verrà da te: perciò per non lasciare nulla di intentato siamo andati avanti nella gara fino ad

Alla scoperta di Giona «figlio di Amitai» Alla Linfa dell'Ulivo 3 incontri per scoprire la figura del profeta

È Jodi Magness con il gruppo di lavoro allo scavo di Huqoq secondari, come ad esempio la vasca battesimale intonacata al centro dell’abside orientale, aggiunta in un secondo tempo. Ma è stato lo scavo in profondità a chiarire tanti problemi rimasti irrisolti prima degli scavi». Loffreda e Corbo hanno messo in luce nelle loro indagini non solo una chiesa bizantina di forma ottagonale, ma anche le varie stanze su cui questa chiesa, datata dopo la seconda metà del V sec. d.C., si va ad appoggiare. Una forma ottagonale per esprimere due obiettivi: il centro di qualcosa di importante e la possibilità della liturgia processionale. Sui materiali trovati e la loro datazione, Loffreda aggiunge: «In base alla ceramica più tardiva raccolta negli strati di occupazione delle altre abitazioni, preferirei parlare della seconda metà del quinto secolo come data di erezione della chiesa ottagonale con ingresso da ovest ottenuto dopo lo smantellamento delle abitazioni ». Prosegue Corbo:

«In base ai ritrovati archeologici e alle fonti letterarie, una di questa umili abitazioni è stata identificata come la casa di San Pietro. Attorno a questa abitazione, già trasformata in domus ecclesia nel periodo romano antico, visse ininterrottamente una comunità di giudeo-cristiani fino a quando i bizantini smantellarono i vecchi edifici per erigervi un edificio più armonioso a pianta centrale». Visitare oggi Cafarnao significa anche incontrare questa straordinaria stagione di scavo, i cui materiali sono stati catalogati, studiati e riproposti al pellegrino per aiutarlo a leggere con concretezza i testi dell’evangelo dove quei fatti si sono compiuti. Cafarnao prende ancora più significato se la si collega con le altre località del lago, ben introdotte da p. Pazzini, e tra queste Hippos-Sussita, Tabgha, Ginnosar, Magdala, Tel Hadar, Betsaida Julia, Wadi Hamam, Huqoq e Tiberiade. Don G. Urb.

una aggiudicazione insperata. Il lavoro del restauro e miglioramento sismico della copertura non era semplice. L’analisi delle parti lignee, il progetto di sostituzione di porzioni con protesi a volte audaci era difficile da eseguire, soprattutto pensando a come fare arrivare materiali, attrezzature e mani capaci di risolvere questi problemi. Toccare un edificio incredibilmente ancora intatto del Vi secolo e ricco di significato per la nostra civiltà è stato ed è un bellissimo sogno ad occhi aperti. Basti pensare che siamo stati i primi a salvare quel 1,6milione di tessere di mosaico parietale che raccontano storie uniche, i primi sette Concili, i Sinodi locali, i progenitori e le storie della vita di Gesù. Non si riesce a raccontare tutta insieme questa esperienza professionale e di vita di una piccola azienda che si è ritrovata al centro dell’attenzione dei media del mondo. Ancora l'esperienza non è finita e credo che ancora non ci rendiamo conto davvero della realtà di questo lavoro, in una terra difficile, in una città meravigliosa di cristiani che soffrono. Spero, ed è la speranza di tutti quelli che hanno lavorato con noi, che questa impresa renda consapevole il nostro mondo pieno di cose negative che si possono fare anche delle cose belle». Don Gianantonio Urbani

stato un percorso molto partecipato che abbiamo suddiviso in tre mattinate. Il profeta Giona, «figlio di Amittai», è attestato due volte nel Primo Testamento e non si hanno altre notizie su di lui. Il libro storico dei Re, colloca la sua predicazione al tempo del re Geroboamo II, quando costui recuperò i territori della Transgiordania, ristabilendo «i confini di Israele dall’ingresso di Amat fino al mare di Araba». Dagli inizi del IX sec. a.C. i re d’Israele erano stati ripetutamente sconfitti dagli Aramei di Damasco, ma poi l’Assiria guidata da Adad-Nirari III, perseguì una conduzione imperialista, sconfiggendo e indebolendo gli Aramei. Il figlio di Ioacaz, Ioas e il nipote Geroboamo II, vassalli dell’Assiria, presero l’occasione e approfittarono della debolezza degli Aramei per recuperare i territori perduti. Secondo la testimonianza del Libro dei Re, il profeta Giona avrebbe annunciato che la riconquista dei territori persi era voluta da Dio, anticipando così l'iniziativa di intervento bellico di Geroboamo. Per la tradizione rabbinica il profeta Giona sarebbe il figlio della vedova di Zarepta resuscitato da Elia, Giona poi compare nel libro a lui intitolato dove attraverso una parabola o un midrash mostra un contenuto teolo-

gico e profetico straordinario. La scelta come personaggio principale di un profeta vissuto subito prima della distruzione d’Israele da parte degli assiri, ci spiega perché Giona si rifiuti inizialmente di predicare loro e sia rattristato dal perdono divino. Se, infatti, Iddio avesse punito gli assiri distruggendoli, Israele si sarebbe salvato. La scelta del personaggio, cioè, è funzionale a sottolineare l’amore illimitato di Dio per tutti gli uomini, proposta di fondo del libro. L’approndimento di questo libro ci ha offerto la possibilità di entrare nella dinamica della Parola di Dio e saggiarne la forza e l’attualità anche in questo piccolo libro di forma didattica e istruttiva. Narrando la storia di un profeta disobbediente che vuole, prima sottrarsi alla sua missione e che successivamente si lamenta verso Dio del successo insperato della sua predicazione. Un annuncio importante di universalità della salvezza che non passa più solo per Israele ma raggiunge anche la città pagana di Ninive di cui Dio si prenderà cura, nonostante la sua via di perdizione. Il libro si avvicina molto alla teologia del Nuovo Testamento perché Egli non si rivela più solamente ai Giudei bensì è pure il Dio dei gentili, in quanto non c’è che un solo Dio. Ci si può confrontare con i testi di Mt 12,41 e Lc 11,29-32 dove Gesù il Cristo, nel suo insegnamento, prenderà l’esempio della conversione degli abitanti. Don G. Urb


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Una serie di ricorrenze ci offre interessanti spunti di riflessione per delineare la programmazione pastorale dell'anno 2019–2020

I temi generatori come stelle lungo il cammino

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ell’ottavo secolo d.C. un monaco che abitava in Galizia, ovest della Spagna, una sera si trova a contemplare il cielo e vede una cosa abbastanza strana: una stella che illumina in maniera particolare un pezzo di terra, o meglio, un vero e proprio campo di terra. Questo monaco intende questo segno dal cielo come un evento straordinario e quasi miracoloso e comincia a scavare dove la stella aveva illuminato il campo e

lì trova la tomba di San Giacomo apostolo. Questo luogo prende il nome di Compostela, e siccome venne trovata la tomba di San Giacomo viene chiamata infine Santiago de Compostela. Questo fatto capitato molti secoli fa è simbolicamente interessante anche per noi oggi in quanto i temi generatori possono essere delle stelle che illuminano il nostro cammino di pellegrini in questo anno che ci sta davanti. Sono le varie ricorrenze e attenzioni

che dobbiamo avere in questo anno che ci aiutano a concentrarci su persone, situazioni, fatti, avvenimenti che possono avere una potenza luminosa sulla nostra vita e sulla nostra esistenza. Siamo quindi chiamati a cogliere queste “risorse luminose” perché possono arricchire la nostra vita lungo il cammino che stiamo facendo e come i Re Magi possiamo così riempire i nostri bauli di oro, incenso e mirra. don Raimondo Sinibaldi

Dettaglio di "Notte stellata", Vincent van Gogh

1. 1219/1220 - 2019/2020 800ESIMO DAL PELLEGRINAGGIO DI FRANCESCO IN TERRA SANTA

7. 2019-2020 "INSIEME PER LA MISSIONE" (PIANO PASTORALE DIOCESANO)

•Attenzione rivolta alla presenza francescana in Terra Santa • Mini pellegrinaggio all'Isola di San Francesco del Deserto • Apertura del sito di Magdala in Terra Santa

• Pellegrinaggio in Thailandia • Pellegrinaggio in Tunisia • Pellegrinaggio in Guatemala ed El Salvador

2. 1519 - 2019 500ESIMO DALLA MORTE DI MASSIMILIANO I D’ASBURGO

8. 1320 - 2020 700ESIMO DALLA PRESENZA DI DANTE ALIGHIERI A VERONA

• Mini pellegrinaggi ad Innsbruck

• Mini pellegrinaggio a Verona e nel territorio veronese

3. 1519/1522 – 2019/2022 500 ANNI DALLA PRIMA CIRCUMNAVIGAZIONE DEL GLOBO DI MAGELLANO E DEL SUO UOMO DI FIDUCIA ANTONIO PIGAFETTA

9. 1520 - 2020: 500ESIMO DALLA MORTE DEL PITTORE RAFFAELLO • Mini pellegrinaggio sui luoghi che ne fanno memoria

• Attività di vario genere per ricordare questa ricorrenza

4. BICENTENARIO DELL’INIZIO DELLA COSTRUZIONE DEL TEMPIO DI POSSAGNO (TEMPIO CANOVIANO) PER OPERA DI ANTONIO CANOVA

10. 1980 – 2020: 40 ANNI DALLA MORTE DEL SANTO OSCAR ROMERO • Pellegrinaggio in Guatemala ed El Salvador

• Mini pellegrinaggio a Possagno (TV)

5. 1719 - 2019: 300 ANNI DALLA FONDAZIONE DEL PORTO DI TRIESTE • Mini pellegrinaggio a Trieste

11. 10 FEBBRAIO 1980: QUARANTESIMO DALL’INGRESSO UFFICIALE DEL CARDINALE CARLO MARIA MARTINI NELLA DIOCESI AMBROSIANA: • Mini pellegrinaggio nei luoghi che ne fanno memoria

6. 1919 - 2019 100ESIMO DALLA NASCITA DI PRIMO LEVI • Mini pellegrinaggi nei luoghi che ne fanno memoria

12. 2020/2021: EXPO 2020 A DUBAI “COLLEGARE LE MENTI, CREARE IL FUTURO” SULLA SOSTENIBILITÀ  • Pellegrinaggio a Dubai


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Il racconto di mons. Giuseppe Miola e mons. Bruno Berton, storici direttori dell'Ufficio Pellegrinaggi Diocesano

Da 25 anni tra la memoria e il futuro

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’Ufficio Pellegrinaggi raggiunge quest’anno una tappa importante. Assieme a tutti i nostri Amici e Pellegrini, festeggiamo i 25 anni dalla nascita dell’Ufficio. Per l’occasione abbiamo voluto intervistare gli storici direttori mons. Giuseppe Miola e mons. Bruno Berton, presbiteri della Diocesi di Vicenza. Caro Mons. Giuseppe, quando e per quali motivi è nato l’Ufficio Pellegrinaggi della Diocesi di Vicenza? «L’Ufficio è nato nel 1995 per desiderio e volontà dell’allora Vescovo Mons. Pietro Nonis al fine di ampliare e qualificare la proposta pastorale della nostra Diocesi. L’intenzione era quella di mettersi al servizio dei preti delle nostre parrocchie affinché potessero fare delle proposte di pellegrinaggio ai propri parrocchiani. L’organizzazione tecnica era seguita in toto dall’Opera Romana Pellegrinaggi (ORP), scelta dal nostro Vescovo». Qual era lo stile dell’Ufficio? «È importante fare delle distinzioni. Esiste il viaggio fatto dal semplice turista, che si accontenta di una visione e una conoscenza superficiali. Esiste poi l’itinerario culturale-religioso che permette di conoscere usi e costumi e l’importanza dello scambio tra culture diverse. C’è infine il pellegrinaggio, dove il riferimento al sacro è preponderante e il riferimento agli aspetti biblici è fondamentale. Il termine “pellegrinaggio” – “per agros”, significa “andar per campi”, inteso come il percorrere la via più breve per arrivare alla meta. Pellegrinaggio quindi come metafora del cammino della vita del cristiano che attraverso la conoscenza della Parola attende la vita futura. È l’essere come Ulisse e Abramo: il primo ha il desiderio del ritorno in patria, il secondo rappresenta l’uscire da noi stessi per andare, conoscere, attendere, come “Mendicanti del cielo” (Sant’Agostino). Quest’ultimo era lo stile che si cercava di promuovere come Ufficio Pellegrinaggi». Com’è stato l’inizio di questa esperienza? «Io ero responsabile dell’Ufficio Sport, tempo libero e oratori e su invito del Vescovo mons. Nonis, ho preso l’incarico di avviare l’Ufficio Pellegrinaggi. La partenza

Monsignor Giuseppe Miola

Monsignor Bruno Berton

è stata tutta in salita: per il primo anno non ci sono state iniziative e c’era resistenza da parte dei parroci abituati ad altre agenzie o non abituati a fare proposte di pellegrinaggio per i parrocchiani. Il lancio delle attività è avvenuto poi tra il 1996 e il 1997 con un pellegrinaggio a Roma e uno in Terra Santa». Quali sono stati i punti di forza? «Ritengo sia stato e sia importante curare la formazione dei preti e dei laici che accompagnano dei gruppi affinché capiscano il significato di vivere un pellegrinaggio. Nel tempo le persone si sono avvicinate sempre più alle proposte dell’Ufficio perché capivano la qualità e la cura che si cercava di rivolgere ad ogni proposta. È importante che i parroci capiscano che chi organizza dei pellegrinaggi deve rispettare delle regole, anche fiscali; una parrocchia non può infatti organizzare dei viaggi perché non può fare “intermediazione commerciale”. Quindi, affidarsi all’Ufficio Pellegrinaggi significa avere una garanzia rispetto alla qualità del servizio ma anche la copertura fiscale e assicurativa». Un ricordo che desidera lasciarci… «Nella mia memoria resterà sempre impresso il lavoro fatto, ma soprattutto la grande soddisfazione per aver organizzato un pellegrinaggio in Terra Santa con 250 persone e i 23 pullman del pellegrinaggio a Roma, nel 2000, in occasione del Giubileo. Il riscontro delle persone è sempre stato un elemento di grande incoraggiamento». L’anno 2000 segna anche la fine

del mandato di mons. Miola come direttore e il passaggio a mons. Berton. Caro mons. Bruno, anche per lei l’impegno di seguire l’Ufficio Pellegrinaggi. Cosa desidera ricordare e condividere di questa sua esperienza? «Come il mio predecessore, ho ricevuto l’incarico di seguire l’Ufficio Pellegrinaggi dal Vescovo mons. Nonis. Il mio impegno si è svolto in due mandati, dal 2000 al 2003, anno in cui sono stato incaricato di seguire l’Istituto Novello di Vicenza mentre la cura dell’Ufficio è stata affidata a don Raimondo Sinibaldi, che nel contempo portava avanti l’impegno in Azione Cattolica come assistente generale. Sono poi tornato in Ufficio Pellegrinaggi dal 2006 al 2009». L’organizzazione si è modificata nel tempo? «Quando sono arrivato l’Ufficio era corrispondente dell’Opera Romana Pellegrinaggi e ci affidavamo completamente alla loro organizzazione. Nel tempo abbiamo evidenziato la necessità di agevolare i pellegrini utilizzando i servizi aereoportuali locali, senza l’obbligo di partenza da Roma come previsto da ORP. L’intenzione poi di personalizzare alcuni percorsi e questo ci ha portato, progressivamente, a staccarci cercando altri partner tecnici. Questo input ci è poi arrivato anche dal nuovo Vescovo di allora, mons. Nosiglia. Dovendo scegliere un’agenzia fuori città, assieme a don Raimondo abbiamo individuato in Petroniana Viaggi, agenzia collegata alla

Diocesi di Bologna, la realtà che poteva assecondare questo passaggio». Qual era lo stile dell’Ufficio? «L’Ufficio ha portato avanti lo stile avviato ma con uno sguardo di sempre maggior intraprendenza per riuscire ad aumentare e qualificare le proposte. I principali pellegrinaggi erano legati alle mete cosiddette classiche, luoghi mariani e Terra Santa. Abbiamo pian piano aumentato le destinazioni e lavorato molto per promuoverci come servizio a favore della chiesa locale, dei parroci e dei fedeli diocesani. Quindi se da un lato si voleva migliorare l'offerta, dall’altro siamo stati costretti a una diversificazione anche a causa di alcuni eventi contingenti come la Seconda Intifada esplosa a Gerusalemme nel 2000 e l’11 Settembre 2001. Questo percorso, con me, si è concluso nel 2009 quando per motivi di salute ho chiesto che il ruolo di direttore passasse a don Raimondo che aveva continuato a collaborare con l’Ufficio divenendo anche guida di Terra Santa. Questo passaggio ha portato poi ad altre novità dettate anche dalla creatività e preparazione di don Raimondo. Ricorda qualche situazione particolare? «Ricordo con particolare emozione i nostri pellegrinaggi nella Terra del Santo durante l’Intifada. Eravamo solo noi, 5-10, massimo 12 persone… In Italia dominava la paura trasmessa dai telegiornali, ma mai abbiamo temuto per la nostra incolumità o ci siamo trovati in particolari difficoltà, anzi, per noi era importante essere presenti per i cristiani che vivono in Terra Santa. Abbiamo portato anche molte offerte per sostenere loro e i religiosi vicentini che vivono il loro servizio lì. Ricordo che una volta, in aeroporto, le autorità ci hanno consegnato mazzi di rose per ringraziarci della nostra vicinanza». Siamo riconoscenti per quanto don Giuseppe e don Bruno hanno compiuto a servizio della Diocesi, dei compagni presbiteri e di tutta la comunità dei laici che hanno avuto e continuano ancor oggi a frequentare l’Ufficio e le sue tante proposte ed iniziative.

Un nuovo sito web

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ell’anniversario dei suoi 25 anni l’Ufficio Pellegrinaggi ora Fondazione Homo Viator San Teobaldo coglie l’occasione per “cambiare veste” e rinnovare le tante proposte. Questa riqualificazione si concretizza anche attraverso la rivisitazione dei nostri strumenti di comunicazione. Vi annunciamo, quindi, con grande piacere che prossimamente sarà on line il nostro nuovo sito web! Lo studio che sta alla base di questa operazione prende ispirazione dall’idea di “bellezza”, nella sua più ampia e diversificata rappresentazione concettuale. Il nuovo sito sarà completamente rinnovato nell’aspetto grafico, si colorerà di un nuovo restyling strutturale, pensato per rendere più efficace ed immediata la comunicazione delle nostre proposte ed una più facile navigazione da parte dell’utente. Rimane di particolare importanza la sezione dei pellegrinaggi, supportata come sempre dalla descrizione del nostro stile, dalla nostra identità e dalle nostre ispirazioni. Grande spazio anche alle attività di approfondimento biblico, culturale, di solidarietà e volontariato. Navigare nel nostro nuovo sito sarà un vero e proprio viaggio accompagnato da splendide immagine, ricche e nuove informazioni, contributi qualificati, nuovi stimolanti progetti. L’intento è quello di aiutarvi ancora di più a camminare insieme con noi per le vie di Dio e del mondo attraverso uno strumento ancora più interattivo, funzionale e facilmente fruibile. I contenuti saranno chiari ed esaustivi, raggiungibili attraverso una navigazione semplice ed intuitiva. Nello specifico vi anticipiamo solo che verranno unificati in un unico sito tutte le nostre realtà web ad oggi in essere, pertanto rimarrà solo www.pellegrininellaterradelsanto.it che presenterà tutte le informazioni sia di www. linfadellulivo.it che www.luoghiebraici.it. Il progetto Romea Strata, invece, continuerà ad avere un suo sito a sé stante. Elena Bolis

Per il nostro 25esimo compleanno un regalo per tutti voi Un passaggio voluto per promuovere al meglio le attività dell'Ufficio Pellegrinaggi

In cammino con la Stella Fondazione Homo Viator San Teobaldo

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e stelle, da sempre, hanno stimolato nell’umanità il desiderio della ricerca che nasce da quell’alone di mistero che esse suscitano. Ma non solo. Le stelle, in maniera altrettanto importante, indicano il cammino, aiutano gli uomini a trovare la strada. È l’esperienza dei grandi viaggiatori e navigatori ma è anche quella, carica di tante simbologie, dei Magi, come ci racconta l’evangelista Matteo nel capitolo 2 del suo Vangelo. Ecco il senso del titolo di questo piccolo fascicolo che si colloca nell’ambito della memoria dei 25 anni dell’Ufficio Pellegrinaggi. “In cammino con la Stella” vuole essere una sorta di pellegrinaggio attraverso immagini e testi per camminare assieme in questo anno in cui vogliamo ringraziare il Signore per questo lungo percorso che ci ha fatto

gustare l’esperienza del pellegrinaggio e ci ha permesso di incontrare luoghi e persone che hanno sicuramente arricchito il libro della nostra vita. E speriamo sia anche uno stimolo, nei momenti in cui magari ci sentiamo stanchi, di riprendere la strada e seguire la Stella che ci indica la presenza del Signore.

La copertina del fascicolo

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arissimi Amici ed Amiche, Vi comunichiamo e che l’Ufficio Pellegrinaggi della Diocesi di Vicenza, per una migliore gestione delle attività e di ogni rapporto, con effetto dal 01/04/2019, è stato inserito nella Fondazione di religione e di culto “Homo Viator - San Teobaldo”, istituzione della Diocesi di Vicenza il cui presidente e legale rappresentante è comunque don Raimondo Sinibaldi. Lo scopo è la promozione del pellegrinaggio nel suo valore ecclesiale, spirituale, biblico, culturale, sociale ed etico anche in collaborazione con enti, associazioni, istituzioni ed imprese. Le persone di riferimento, i numeri telefonici, le mail, i siti internet ecc… rimangono invariati.

Don Raimondo Sinibaldi

La Fondazione ha assunto questo nome per evidenziare come ogni uomo ed ogni donna sono essenzialmente in cammino nella loro vita dato che tutti siamo chiamati ad intraprendere una via e una strada, abbiamo voluto fare riferimento a San Teobaldo (1033/1066) monaco pellegrino proveniente dalla Francia che era stato sia a Santiago de Compostella sia a Roma e si stava dirigendo verso Venezia per imbarcarsi

per la Terra Santa ma invece si fermò a Sossano, Saianega dove visse in un eremo probabilmente fondato da San Romualdo colui che ha dato vita ai monaci camaldolesi. San Teobaldo è quindi il patrono dei pellegrini che fanno la loro esperienza e il loro cammino con la nostra realtà. Vi chiediamo gentilmente di prendere nota di questo passaggio. Un caro saluto a tutti. don Raimondo Sinibaldi


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La vita e le vicende del vicentino che partecipò alla prima circumnavigazione del globo. Un uomo d'arme, la cui storia resta ancora oggi avvolto nel mistero

Pigafetta, reporter del primo viaggio intorno al mondo

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ntonio Pigafetta resta a tutt’oggi una figura misteriosa. La famiglia apparteneva all’antica nobiltà di Vicenza. Suo padre Giovanni, notaio, faceva parte del Maggior Consiglio della città e si sposò tre volte. Probabilmente Antonio nacque negli anni Novanta del Quattrocento dalla seconda moglie, Lucia Muzan. Nelle prime righe della sua “Relazione del primo viaggio attorno al mondo” Antonio scrive che nel 1519 si trovava in Spagna, al seguito del vicentino Francesco Chiericati, nunzio apostolico presso la corte imperiale, che gli accordò il permesso di imbarcarsi. Pigafetta è registrato sulla nave Trinidad tra i sobresalientes (soprannumerari, uomini d’arme), e di seguito vien detto criado, ossia uomo di fiducia di Magellano. La spedizione partì da Sanlúcar de Barrameda il 20 settembre 1519; l’8 settembre 1522 la nave Victoria, unica delle cinque a completare la circumnavigazione, fece ritorno a Siviglia con soli 18 uomini a bordo: uno di questi era Antonio Pigafetta.

Antonio Pigafetta Magellano era morto il 27 aprile 1521, ucciso in uno scontro con gli indigeni a Mactan, nelle Filippine. Il 10 novembre 1522 Pigafetta riceveva a Valladolid lo stipendio e la quintalata (ossia la percentuale sul carico di spezie portato in Spagna): una somma cospicua, ma null’altro, non un riconoscimento, non un premio, come invece accadde per el Cano e altri superstiti. Forse fu per la sua fedeltà a Magellano, vissuta male dagli

La mappa della prima circumnavigazione intorno al mondo spagnoli. Pigafetta girò poi l’Europa, alla ricerca di un impiego e nel tentativo di far pubblicare il racconto di una impresa senza precedenti. Alla fine del 1522, dopo essere stato in Portogallo, in varie città della Spagna e in Francia, tornò in patria a raccontare le sue avventure: a Mantova, dai Gonzaga, a Venezia, dal doge Andrea Gritti, a Vicenza, a scrivere la propria opera, a Monterosi (VT), dal Gran Maestro dell’ordine di

Rodi, e a Roma dal pontefice Clemente VII. Da Venezia il 5 agosto 1524 ottenne il privilegio di stampa, ma stranamente nulla venne mai pubblicato. Le circostanze della sua scomparsa restano ancora oggi avvolte dal mistero. Un'ipotesi sulla data della morte è riportata da Stefano Ebert nel suo libro su Pigafetta, e cioè che il viaggiatore sarebbe morto nel 1527, anno del sacco di Roma, durante una pe-

stilenza a Monterosi (Viterbo), dove avevano sede temporanea i Cavalieri di Rodi al cui ordine apparteneva. Secondo una diversa ipotesi di Rita Pigafetta, citata da Michela Petrizzelli, sarebbe probabilmente caduto in combattimento al largo di Modone, Messenia, Grecia nel 1531, durante una battaglia navale tra i Cavalieri Ospitalieri dell'Ordine di San Giovanni, a cui Pigafetta apparteneva, e la flotta turca.

Quello di Magellano e Pigafetta è stato un viaggio difficile e pieno di insidie che nascondeva in realtà molteplici interessi di varia natura

Fu «una longa et pericolosa navigatione»

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er capire i motivi che hanno spinto Ferdinando Magellano e la sua flotta ad affrontare la prima circumnavigazione del globo, occorre innanzitutto inserire il suo progetto di circumnavigazione del globo nella competizione europea che andava delineandosi tra Spagna e Portogallo: infatti entrambe erano alla ricerca della via marittima più veloce per arrivare alle favolose e ricchissime Indie. Oltre alla lotta espansionistica, si deve considerare che all’epoca le questioni politiche in gioco erano di capitale importanza. Al di là dei sorrisi, delle frasi complimentose, degli inchini, dei legami matrimoniali, correvano rivalità che si accen-

Ferdinando Magellano

devano facilmente. La ricerca di prestigio e di potere era fondamentale per le potenze europee, ma non solo, anche per i singoli personaggi che hanno preso parte a queste immense fatiche. Non si può poi ignorare l'onnipresente aspetto pecuniario e venale che caratterizzò ogni impresa. Il riferimento a cui magari non si pensa, è quello di tipo religioso-missionario. Antonio Pigafetta, cavaliere di Rodi (è membro di un ordine monastico-cavalleresco), è inserito nella spedizione di Magellano grazie al Nunzio in Spagna, il vicentino Francesco Chiericati. Non è molto lontano dalla realtà il pensare che una delle attenzioni sicuramente

presenti nei suoi interessi sia proprio questo afflato religioso-missionario che deve averlo accompagnato nella sua spedizione. Questa attenzione può essere all’origine anche dell’attenta descrizione dei luoghi e delle persone incontrati. È evidente la necessità di mettere in atto una serie di ricerche: 1. L’aspetto religioso personale del Pigafetta, come emerge dalla Relazione e da altri documenti; 2.Eventuali sue corrispondenze con il Chiericati e la Santa Sede (infatti verrà ricevuto da papa Clemente VII nel 1523) dal momento che nel 1519, Pigafetta giunse in Spagna con Francesco Chiericati, suo concitta-

dino, che era Nunzio Apostolico presso il re Carlo V di Spagna; 3. Siamo in un’epoca nella quale abbiamo da varie parti del mondo descrizioni particolareggiate della vita, dei costumi e della geografia di una regione (imperi centro-americani, impero Inca, Congo etc.) sempre con finalità di conoscenza di quei popoli per una loro evangelizzazione; 4. L a posizione del Pigafetta all’interno dell’Ordine dei Cavalieri di Rodi. Ecco quindi emergere una dimensione religiosa e di evangelizzazione missionaria che riguarda la circumnavigazione del globo che non va assolutamente sottovalutata e che vale la pena approfondire.

Di ritorno dalla Terra Santa nel 1220 il poverello d'Assisi sbarca a Venezia e attraversa le terre della Serenissima

Quando San Francesco arrivò nelle terre venete

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el 1219 san Francesco parte per la Terra Santa dal porto di Ancona perché vuole andare a toccare con mano i luoghi dove lì Dio si è manifestato e si è rivelato agli uomini. Lui definirà questo pellegrinaggio come un “pellegrinaggio di pace o crociata pacifica” perché era invece in procinto di partire qualche anno prima insieme con i crociati per difendere i luoghi santi e i cristiani che lì abitavano dal tempo di Gesù Cristo. Non era sicuramente il primo pellegrinaggio che faceva il poverello di Assisi, ma era già stato nel 1214 a Santiago de Compostela e a Roma era già andato per incontrare il papa affinché approvasse le sue scelte e la sua regola dato che una voce dal cielo gli aveva detto “Francesco va e ripara la mia chiesa”. Aveva quindi vissuto, come facevano i grandi pellegrini medievali, le tre grandi peregrinazione

majores perché queste mete indicavano il dinamismo della storia: a Gerusalemme per fare memoria del passato dove Dio si è reso presente, a Roma verso il presente sulle tombe di Petro e Paolo dove oggi agisce il vicario di Cristo ossia il pappa e dirigersi verso santiago verso il futuro perché lì finisce il mondo (Finisterre), simbolo della fine del tempo, della storia e della nostra stesa vita e quindi su tutto cui è necessario interrogarsi verso dove tutto è orientato. In terra santa compie un percorso significativo e a Damietta incontra il sultano, nipote di Saladino. Oggi abbiamo molte fonti storiche cristiane e musulmane che attestano questo itinerario dove tutti noi siamo nati e dove vi sono le nostre sorgenti come dice il Salmo 87. Di ritorno dalla Terra Santa San Francesco sbarca nella laguna veneta, nell’Isola del De-

serto, perché come tutti i naviganti deve fare la quarantena prima di sbarcare a terra perché non sia portatore di malattie devastanti per la città di Venezia. Sbarcato a terra prende la via per andare a Bassano del Grappa dove abbiamo testimonianze della sua residenza e non a caso abbiamo la chiesa di San Francesco in centro storico. Dalla città del ponte degli alpini si dirige verso Vicenza e qui è ospitato presso la chiesa di Salvador, nei pressi di via san Francesco Vecchio in centro storico e ancora desso vi sono i resti di questa dimora e non a caso il toponimo della via è lì vicino. Da Vicenza, attraverso la Postumia, va a Verona dove abbiamo diverse testimonianze che narrano della sua permanenza. Dalla città scaligera, prende la Porciliana e attraversa la città di Cologna Veneta dove ci sono diverse testimonianze e si dirige verso Mon-

tagnana e da qui si dirige verso La Verna nel Casentino, luogo di ritiro spirituale. Come si può notare il percorso di san Francesco nelle terre venete è grande ed è stato Bortolo Brogliato, scomparso recentemente e che 30 anni fa ha pubblicato un testo voluminosi che racconta il percorso del santo di Assisi di ritorno dalla Terra Santa. sarebbe bello ed interessante che questo percorso fosse valorizzato ed illustrato con delle apposite bacheche perché costituisce una ricchezza per la nostra chiesa veneta perché san Francesco ci aiuta a ritornare all’essenza della vita umana e al principio ispiratore di fondo della nostra fede, i Vangelo. Tommaso da Celano, il suo primo biografo, ebbe a dire una frase strepitosa che è sintesi della sua vita: “San Francesco, non pregava ma era l’uomo divenuto preghiera”.

20 settembre a Vicenza ore 19,30 chiesa di San Lorenzo, Vicenza Un incontro per iniziare il percorso del cinquecentenario di Antonio Pigafetta "Antropologia del viaggio. Le vie commerciali economiche sono le vie seguite per la diffusione del cristianesimo” con don Raimondo Sinibaldi

Tutti i riferimenti: www.pigafetta.it


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Dal 14 al 26 gennaio tra cristianesimo missionario, buddhismo e le meraviglie della natura

Thailandia: in cammino con il cuore e lo spirito

In Tunisia alla scoperta delle radici del cristianesimo da Sant'Agostino a Cipriano

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a Thailandia offre la possibilità di approfondire diverse tematiche a carattere religioso, culturale e storico ed è un Paese che vi avvolgerà fin dall’arrivo con la sua atmosfera mistica e le sue antiche tradizioni. Andremo a conoscere di persona la diffusione del Cristianesimo attraverso i missionari, ne scopriremo la storia e la situazione della presenza odierna anche attraverso delle visite ad alcune realtà locali. D’altro canto questo popolo ha una vita religiosa, sociale, culturale e artistica profondamente segnato dal buddhismo. Si tratta del buddhismo Theravada, il buddhismo che fa diretto riferimento alla predicazione del Buddha e che ha come centro il tempio e i suoi monaci. Numerosi sono i templi dove Buddha attende, imponente ma accogliente, i fedeli che cercano la pace e la serenità. Durante le visite ai templi, è facile assistere ai rituali di offerte e preghiere alle divinità. I laici sostengono la vita e le attività dei monaci come

Dall’1 all’8 febbraio in una terra ricca di fede e storia

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Uno scorcio di Bangkok modo per guadagnare “merito” finalizzato a ottenere una migliore vita futura su questa terra: “fare merito” guida tutte le attività religiose. A questo si aggiunga il sentimento “animista” che permea tutto il sud-est asiatico e si vedranno apparire tempietti davanti agli alberghi, case, terreni incolti, sentieri, valichi

montani. Andremo così a conoscere insieme tutto questo che si presenta in modo tanto incoerente quanto armonioso. Infine, gusteremo la bellezza del paesaggio che spazia dalle foreste del nord, alle verdeggianti, onnipresenti risaie del centro fino ad arrivare alle incantevoli spiagge del sud.

utta l’Africa del nord è stata conquistata dai romani alcuni secolo prima di Cristo. Precedentemente questa area geografica è stata molto importante culturalmente soprattutto grazie alla presenza dei porti fenici, il popolo del mare, il quale portò in queste zone ricchezze materiali, ma anche cultura e civiltà straordinarie. Con la venuta dei romani, il territorio assunse le tradizioni culturali e di fede del mondo ellenistico e romano stesso. Furono costruite città e porti stupendi con una rilevanza molto importante da un punto di vista commerciale e culturale, dato che qui approdavano le grandi vie che trasportavano merci dall’Africa centrale e arrivando sul Mediterraneo potevano essere portate in tutto il Mare Nostrum. Con i romani arrivò anche il Cristianesimo tramite soprattutto l’esercito romano, il quale divenne una sorta di strumento che trasportò il Cristianesimo in tutto l’Impero. Per questa ragione in queste terre fiorì in maniera meravigliosa in Cristianesimo, a tal punto che vi nacquero dei personaggi illustri. Innanzitutto Sant’Agostino, il

quale fondò il Monachesimo occidentale e iniziò un grande percorso di ricerca nel campo della fede scrivendo opere importantissime e innumerevoli commentari ed omelie. Sant’Agostino ebbe un cammino molto particolare per diventare cristiano e tutti noi lo conosciamo per la sua biografia “le confessioni”. Tertulliano, fu il primo grande indagatore dei misteri della fede e difatti fu lui a coniare quella che noi chiamiamo la Trinità. Cipriano, invece, fu un grande oratore e comunicatore della fede. La Tunisia è quindi una terra ricchissima del Cristianesimo delle origine e vale la pena essere riscoperta per questa grande ricchezza.

Cartagine

Dal 10 al 22 febbraio nei luoghi in cui trionfa la civiltà maya e azteca, approfondendo le figure di Mons. Oscar Romero e di P. Tullio Maruzzo

Verso Guatemala, Honduras ed El Salvador I n questo pellegrinaggio andremo a conoscere e ad approfondire due figure missionarie davvero importanti, che sono diventati testimoni estremi della fede. La prima è quella di Monsingnor Oscar Romero, che è stato un arcivescovo cattolico salvadoregno. Fu arcivescovo di San Salvador, capitale di El Salvador. A causa del suo impegno nel denunciare le violenze della dittatura militare del suo paese, fu ucciso da un cecchino degli squadroni della morte, mentre stava celebrando la messa nella cappella di un ospedale. La seconda figura significativa che andremo a scoprire è quella di P.Tullio Maruzzo, che è stato proclamato Santo da Papa Francesco il 14 ottobre 2018. Missionario in Guatemala dell’ordine dei francescani, all’epoca

Si trovò in una zona di forte emigrazione, caratterizzata da una povertà estrema, in cui la terra veniva strappata alla foresta tropicale e che una volta disboscata, diveniva una buona occasione per i latifondisti, che cercavano in tutti i modi di appropriarsene a danno dei campesinos. Al termine di una riunione del Cursillos de Cristianidad tenutasi il 1 luglio 1981, P. Tullio Maruzzo viene ucciso assieme al catechista Luis Obdulio Arroyo Navarro. Gli incontri che si faranno in loco con i religiosi del posto, ci aiuteranno a farne memoria e a comprendere più a fondo il suo operato. Infine andremo anche a scoprire qelle che sono le bellezze della cultura maya ed azteca, con i loro monumentali siti che caratterizzano da sempre questi luoghi.

El Salvador

Dal 28 marzo al 4 aprile per vivere un’affascinante esperienza di spiritualità nella parte estrema dell'Africa occidentale tra mare, deserto, montagna e pianura

Marocco: dalla civiltà romana a quella musulmana I l Marocco si colloca nella parte estrema dell’Africa occidentale ed è caratterizzato da elementi geografici e geologici molto diversi: si va dal mare ai deserti, dalle pianure alle montagne dell’Atlantide, dalle zone molto abitate a zone abbastanza inospitali. La natura contrastante è rilevante già da un punto di vista morfologico. Il Marocco è stato occupato e conquistato in origine dai romani, ma l’impronta più significativa è stata data dalla presenza dell’Islam, la quale si colloca in questo territorio dal VII secolo fino ai nostri giorni. Ne sono testimonianza le città imperiali, che furono sedi dei grandi conquistatori islamici. Questo è un territorio significativo anche per il Cristianesimo delle origini, in quanto spazio di evangelizzazione nel periodo medievale. Si pensi a tal proposito alla vicenda di

Sant’Antonio da Padova e del beato Charles de Foucauld, che a cavallo dell’800 e ‘900 ha fatto la sua prima esperienza di conversione. Foucald nel 1901 giunse in Algeria stabilendosi a Beni-Abbés nel deserto del Sahara, ai confini con il Marocco. Iniziò una vita conforme allo "stile di Nazaret", basata sulla preghiera, sul silenzio, sul lavoro manuale e l'assistenza ai poveri. Definì le linee del suo pensiero e gli statuti dei "Piccoli fratelli del Sacro Cuore", congregazione religiosa che non riuscì a fondare. A Béni Abbès fondò un romitorio, dove accolse i poveri della regione e studiò, per agevolare il lavoro dei futuri missionari, la lingua dei Tuareg. Viaggiò nel deserto e a Tamanrasset, fondò un eremo. Si impegnò, inoltre, nella difesa delle popolazioni locali dagli assalti dei predoni.

Marrakech, souk


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Dal 23 aprile al 3 maggio un pellegrinaggio per conoscere l’impero Celeste, crogiolo di fedi, razze e culture

Cina: sulle orme dei Nestoriani, Marco Polo e Matteo Ricci

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a cultura, la storia e la religiosità dell’Impero cinese costituiscono nel tempo un valore enorme da scoprire, conoscere ed approfondire attentamente. La Cina si trova esattamente sul lato opposto del nostro mondo occidentale ed è sempre stata un luogo di grande ricerca d’arte, cultura, scienza, conoscenza e forme religiose molto diverse. Qui infatti troviamo la presenza del Taoismo e del Confucianesimo, ma anche Buddismo, Islam e Cristianesimo. Questa nazione è, quindi, un crogiolo di fedi, razze e culture che hanno avuto varie espressioni a partire dagli imperi, che si sono succeduti cronologicamente nel corso della storia. La Cina pur essendo molto lontana geograficamente, è sempre stata vicina a noi grazie a un importante filo conduttore, che è la Via della Seta. Questo grande itinerario trasportava non solo materiali

Grande muraglia cinese da Oriente e Occidente e viceversa, ma era anche veicolo di idee, esperienze, conoscenze, fedi religiose e quant’altro. Il percorso partiva da Xian fino ad Antiochia sull’Oronte, porto nel Mediterraneo oggi completamente in disuso. Questa Via ha portato ric-

chezza in tutto il Mediterraneo, basti pensare alla fortuna avuta dalla Repubblica Serenissima di Venezia. Ricordiamo in particolare Marco Polo, viaggiatore, scrittore, ambasciatore e mercante italiano. La sua famiglia apparteneva

al patriziato veneziano. Insieme al padre Niccolò e allo zio Matteo viaggiò a lungo in Asia percorrendo, appunto, la Via della Seta e attraversando tutto il continente asiatico fino a raggiungere la Cina. Sempre tramite questo percorso si è diffuso il Cristianesimo, soprattutto grazie ai Nestoriani (eresia del mondo siriaco). I quali sono arrivati fino a Xian in Cina, ne abbiamo anche la prova archeologica. Nel XXIII, sono transitati i Francescani, tra cui anche un nostro conterraneo che si chiamava Olderico da Pordenone ed hanno portato con sé l’annuncio missionario del Vangelo in questa terra lontana. Successivamente, nel XVI secolo, c’è stata la grande presenza del Padre gesuita Matteo Ricci, che ha dato un contributo enorme sia alla cultura cinese, che alla presenza del Vangelo di Gesù in questa terra tutta da scoprire.

Tra le parabole di Martin Buber

Capitali baltiche, tre gemme uniche

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n pellegrinaggio alla scoperta delle tre capitali baltiche, a lungo isolate dal resto d’Europa, chiuse in un oscurantismo sociale ed economico provocato dalla lunga occupazione sovietica. Solo dopo il crollo dell’U.R.S.S. questi paesi hanno potuto iniziare finalmente un processo di svecchiamento e di modernizzazione. Città attuali ed effervescenti, ma anche ricche di atmosfera e fascino. In questa occasione si farà una vera e propria esperienza di memoria grazie ai luoghi inediti della Shoah e della forte presenza della cultura ebraica. Questo aspetto sarà approfondito durante il pellegrinaggio, anche grazie ai racconti e alle parabole di Martin Buber, che hanno tramandato il movimento e la dottrina religiosa ebraica del chassidismo. «Con la sua familiarità creativa con le lingue ebraica e tedesca, ha creato un ammirevole ponte per un incontro approfondito di ambedue gli ambiti culturali» così ha detto di Buber il Santo Padre Giovanni Paolo II davanti alla comunità ebraica di Magonza.

Dal 25 maggio al 2 giugno in un Paese in cui la natura esprime tutte le sue energie e potenzialità con la presenza dell’uomo alla ricerca di Dio

Islanda: una terra tra fuoco, ghiaccio e cielo L ’isola dell’Islanda sarebbe meglio chiamarla terra di ghiaccio (Ice-Land) perché questa porzione di territorio a nord dell’Europa è sempre stata coperta da ghiacci più o meno perenni e l’uomo ha sempre avuto grandi difficoltà nel trovare il modo di abitarla. Questo luogo comunque esprime una vitale esuberanza della natura sia per la presenza del fuoco che ribolle sotto la crosta terrestre e da origine a vari fenomeni come i geyser e come la presenza di alcuni vulcani, sia perché la natura è veramente rigogliosa dato che trova nel terreno vulcanico un favorevole humus di vita. Noi siamo normalmente abituati a vivere in città e paesi densamente popolati e altrettanto densamente edificati da case,

industrie, in Islanda, paese poco popolato, la natura esprime al massimo la sua bellezza e la sua spettacolarità. Per questa ragione andremo in Pellegrinaggio in questa splendida Isola e ci faremo aiutare nella lettura di questo territorio dalla lettera apostolica di Papa Francesco intitolata “Laudato Sii” , nella quale il Pontefice sottolinea in maniera energica l’importanza di riscoprire il creato in profonda interrelazione con l’uomo a tal punto da definire tutto questo “ecologia umana”. Andremo anche alle origini del Cristianesimo che arrivò in questa terra già nel lontano IV secolo d.C. . L’Islanda è anche terra di pellegrini e di pellegrinaggi e cioè di uomini e di donne che si sono messi in cammino verso le grandi mete della fede

cristiana: Roma, Santiago e Gerusalemme. Queste persone sono state spinte a muovere i loro passi per pre-gustare già qui in terra le dolcezze che si troveranno già nel cielo quando saremo accolti dall’abbraccio amorevole di Dio. Il signor Nino Guidi, pellegrino infaticabile ha riscoperto l’antica via di pellegrinaggio che attraversava l’Irlanda e che è stata solcata soprattutto dal monaco benedettino Nikulás Bergsson nel XII secolo il quale si è diretto verso Roma. Anche noi riprenderemo questa esperienza la quale faceva tappa in alcuni monasteri significativi dell’Islanda e che erano divenuti luoghi di accoglienza ed ospitalità per coloro che volevano intraprendere la via terrestre che però apre la strada al cammino celeste.

Gyser, Islanda

Dal l'11 al 18 luglio in questa parte dell’Inghilterra, che è una realtà tutta da scoprire nella sua bellezza naturalistica-paesaggistica e per la sua valenza storica

Galles, dai Celti al monachesimo cristiano I n questa zona nasce e si sviluppa la cultura celtica, che pone le radici delle grandi tradizioni inglesi sia culturali che religiose. In particolar modo va riscoperta appunto l’antropologia religiosa del mondo celtico, in quanto ha influenzato per diversi secoli gran parte del mondo europeo, compreso il nostro nord Italia. Si pensi ad esempio alla data del capodanno celtico (11 novembre) che per il calendario cristiano è la memoria liturgica di San Martino, Santo soldato romano che aiutò il pellegrino lungo la strada. Nella tradizione popolare è anche il giorno del cambio delle mezzadrie dei campi. Successivamente in Galles si insediò la presenza romana fino al Vallum Hadriani, ovvero il muro edificato per dividere l’Inghilterra dalla Scozia, usato per difendersi dalle invasioni dal nord. Anche l’importante città di Cardiff è stata edificata dai romani ed

è divenuto un porto di collegamento tra il Galles e il resto dell’impero romano. Il cristianesimo si diffuse in queste zone tramite appunto la presenza dei soldati romani, i quali furono tra i primi ad accogliere il Vangelo di Cristo e a trasmetterlo attraverso la struttura di cui facevano parte. Un’ ulteriore esperienza di evangelizzazione è stata diffusa dai monaci irlandesi dopo la caduta dell’impero romano. Essi hanno promulgato e fatto rifiorire l’esperienza cristiana, messa in crisi dalle espressioni religiose del mondo dei barbari. Nel periodo medievale il Galles è stato costellato da una serie di interessanti Conventi ed Abbazie, molte delle quali sono giunte sino a noi e danno una particolare e significativa bellezza, nella loro forma architettonica e di ottimo posizionamento, da un punto di vista geografico e paesaggistico.

Castello di Cardiff, Galles


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Dall’ 11 al 18 maggio sulle orme di Gesù a Tiro e Sidone e della chiesa primitiva. In questa terra nacque la chiesa orientale maronita

Libano, verso la scoperta della civiltà dei Fenici e del Dio Ball

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a terra che oggi noi chiamiamo Libano era anticamente abitata dai Fenici, un popolo di grandi navigatori. Il loro metodo di navigazione ha influenzato la localizzazione delle città lungo la costa, in quanto usavano “navigare a vista” e ciò significa che la distanza massima che una barca riusciva a realizzare al giorno era di circa 40km. Tutte le antiche città fenice situate lungo la costa del Mediterraneo avevano pertanto mediamente questa distanza e in particolar modo troviamo in Libano: Tripoli, Byblos, Beirut, Tiro e Sidone. Il Dio prin-

cipale venerato dai Fenici si chiamava Ball ed era legato alla fertilità umana, animale, vegetale e della terra. In tutto il Medio Oriente vi sono moltissimi templi dedicati a questo culto, si pensi a quello di Palmira, ma soprattutto a quello presente in Libano nella Valle di Baalbek. Ne troviamo un’ampia testimonianza nell’Antico Testamento, soprattutto nelle opere del profeta Elia (1 Re). Anche Gesù di Nazareth, come attestato nei Vangeli, si recò in Libano e in particolare a Tiro e Sidone dove incontrò la vedova Zarepta di Sidone. Per questa ragione

il Cristianesimo delle origini ebbe in questo territorio un grande sviluppo e qui nacque in particolare la chiesa orientale maronita, tuttora presente. Vi sono anche altre forme di cristianesimo: come i siriaci, i caldei, gli armeni ed altre realtà ancora. Poi, lungo il tempo e la storia si sono rese presenti altre forme religiose, come quella musulmana con tutte le sue varie forme di rappresentazione. Questa terra, quindi, è stata un punto di incontro di fedi, popoli e culture che hanno generato civiltà, città ed architetture molto diverse e compresenti.

Tiro, Libano

In autunno in un paese ricco di contrasti: dalla città costiera di Muscat all’entroterra omanita, da antichi villaggi alle valli rigogliose

Oman: l'Arabia cristiana centro propulsivo del cristianesimo

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ontrariamente a ciò che si può pensare normalmente, il Cristianesimo delle origini ebbe la sua prima diffusione nella penisola arabica. La fede cristiana, infatti, ha avuto la sua maggior spinta di espansione geografica in quella che P. Piccirillo aveva definito l’Arabia Cristiana, da non confondere con lo stato attuale dell’Arabia Saudita, ma va intesa come l’insieme globale della penisola arabica. Molti studi e ricerche di questi anni hanno evidenziato che la maggiore quantità di chiese bizantine edificate dopo l’Editto di Costantino (Milano, 313 d.C.) si trova in questo territorio e in particolar modo tra gli attuali stati della

Giordania e della Siria, ma anche negli altri stati vi sono presenza significative. Siamo invece soliti a pensare che il Cristianesimo si sia diffuso maggiormente nelle comunità cristiane di San Paolo nell’attuale Turchia e Grecia, ma oggettivamente non è così. Questo è dovuto al fatto che di San Paolo si hanno a disposizione molti più scritti, che descrivono in maniera dettagliata tutte le sue iniziative ed opera di evangelizzazione. Questa diffusione del Cristianesimo ha coinvolto anche il territorio dell’attuale Oman, in quanto importante snodo commerciale, dato che da qui partivano le grandi navi cariche di spezie e pietre preziose,

dirette verso l’India, l’Indonesia e l’Oriente in genere. Altre vie di comunicazione passavano per questo territorio come quella per la la Persia (l’antica Via della Seta), che si dirigeva in Occidente oppure verso la penisola arabica fino ad arrivare ai porti del Mediterraneo nell’attuale Israele/Palestina e in Egitto. Attraverso queste tratte commerciali si è diffuso il Cristianesimo. Ricordiamo l’apostolo Tommaso che passò molto probabilmente in queste zone, per arrivare poi in India al fine di portare il messaggio di Gesù. Molti secoli dopo i portoghesi conquistarono questo luogo, data sempre la sua valenza strategica.

Muscat, Oman

Nell'altopiano abissino con l'originale cultura copta segno della profonda antica religiosità di un popolo ancora legato ad antiche tradizioni

Etiopia: stupendi paesaggi e il cielo dell'Africa più autentica

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a Regina del sud venne dalle estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone (Luca 11, 31). Lei era la Regina di Saba e dal suo incontro con Salomone nacque Menelik, sovrano dell’Etiopia. La sua immagine trasmette ancora oggi un fascino di bellezza, di ricchezza e di misteriosa spiritualità che spinge con forte vitalità all’immersione nella cultura, nella storia e nell’ambiente umano e naturale della regione etiopica. Ci sono quindi almeno quattro motivi che ci spingono a questa visita, come abbiamo fatto noi e il nostro gruppo: la religiosità profonda, la storia antica e moderna (che riguarda direttamente noi italiani), l’espressione artistica raffinata e viva, la spazialità unica della sua geografia. Siamo partiti con un animo pieno di aspettative e abbiamo iniziato, dopo una

Lalibela, Etiopia visita ad Addis Ababa, Nuovo Fiore, e ai suoi musei, con una navigazione sul Lago Tana, disseminato di isolette sulle quali sorgono magnifiche chiese dipinte, monasteri e villaggi.

Da qui nascono le cascate del Nilo Azzurro. Abbiamo proseguito fino a Gondar, la città dei castelli, segno dell’impero etiope e sede delle nostre velleità imperiali, e siamo

arrivati a Lalibella, remota e maestosa città scolpita nella roccia rossa e costruita intorno a incredibili chiese rupestri, sigillo della profonda religiosità abissina. Ci siamo trasferiti poi

ad Axum, custodia dell’Arca dell’Alleanza, città dove inni e preghiere si innalzano in una verticalità verso il cielo per tramite delle stupende steli e degli innumerevoli obelischi. Adua e Geralta, città che abbiamo raggiunto attraverso incredibili panorami e impressionanti ritrovamenti di chiese rupestri tra le più antiche e suggestive, hanno preceduto l’arrivo a Makallè, nel Tigrai, dove abbiamo ammirato chiese cattoliche e chiese etiopi monolitiche, mercati variopinti e luoghi di ricordi bellici e di ricordi riconciliativi. In sintesi si può dire che l’Etiopia, accompagnati da chi sa essere sapiente guida biblica e storica, sia la terra dell’antica origine: dell’umanità (Lucy), del grande fiume (Nilo), della religiosità (cristianità etiope), dove tutti noi non possiamo non riconoscerci.


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LuMe: mi illumino di Parola e di cammino LuMe 2

LuMe 1 Lunedì 18 novembre, ore 20.30

Mercoledì 27 novembre, ore 20.30

CINA "Alla scoperta di un’altra civiltà. Sulle orme dei Nestoriani, Matteo Ricci e Marco Polo"

GALLES "Alla scoperta della cultura celtica"

Vicenza, Oratorio dell'Abbazia di Sant’Agostino

Vicenza, Oratorio dell'Abbazia di Sant’Agostino

Come ogni anno in occasione della Giornata della Memoria, il 27 gennaio, per ricordare la liberazione di Auschwitz

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Venezia: memorie ebraiche dal Lido e da Shakespeare

uest’anno andremo a visitare il cimitero monumentale ebraico di Venezia nuovo e vecchio, esso racchiude in sé una storia incredibile. Dalle belle tombe, che lì sono state edificate, si può ricostruire la presenza ebraica in questa città lungo i secoli. Venezia era diventata un ponte non solo con l’Oriente, ma anche un punto di approdo per tantissime persone del Nord Europa, le quali erano desiderose di affermarsi eco-

nomicamente date le grandi opportunità commerciali della Serenissima. Il Lido offre degli spunti interessanti da un punto di vista artistico, non solo grazie ai cimiteri, ma anche attraverso i molti edifici bellissimi e ricchi di diverse forme architettoniche legate alle varie influenze susseguite lungo la storia. A Venezia, andremo inoltre a visitare i luoghi più interessanti e significativi che sono stati menzionati dal grande letterato inglese William Sha-

kespeare nel suo famoso testo dedicato alla presenza del mondo ebraico in questa città: "il Mercante di Venezia". Il grande scrittore inglese, infatti, ha fatto appunto un’illustrazione molto dettagliata ed interessante della presenza, degli usi e dei costumi degli ebrei a Venezia di quattro secoli or sono, in questa città così dedita agli scambi commerciali, che avvenivano grazie alle grandi navigazioni attraverso il Mediterraneo e nel Mar Nero.

Cimitero ebraico, Lido di Venezia

Nel capoluogo lombardo, sui passi della sua storia nella Diocesi Ambrosiana

Le nostre chiese ci parlano!

A 40 anni dall'ingresso a Milano del Cardinale Carlo Maria Martini

Natale e Pasqua... ancora una volta IN ARTE!

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el febbraio 1980 fece il suo ingresso nella Diocesi di Milano il Cardinale Carlo Maria Martini. Era una persona molto nota nel campo degli studi biblici dato che era stato per lungo tempo il rettore del Pontificio Istituto Biblico di Roma e grande studioso di Sacra Scrittura. Però d’altra parte era uno sconosciuto nella vita pastorale delle nostre diocesi dato che aveva dedicato tutta la sua vita all’approfondimento della parola di Dio. Quindi potremmo dire che il cardinal Martini è entrato a Milano come un personaggio sostanzialmente sconosciuto e dall’esperienza pastorale molto ridotta. L’inizio del suo ministero fu emblematico: entrò in Diocesi a piedi come un pellegrino che umilmente solca i passi della città di Milano con gradualità e con oculatezza. Portava in mano solo la Bibbia e quindi la parola di Dio affinché questa fosse l’unico strumento su quale poggiare la propria fede ed il proprio servizio pastorale. L’inizio del suo ministero fu chiaro in quanto impostò tutto ponendo le fondamenta di qualsiasi dedizione concreta sulla parola di Dio. La prima lettera pastorale si chiamò “la dimensione contemplativa

L'ingresso a Milano del Card. Carlo Maria Martini della vita” e la seconda, strettamente collegata alla prima si chiamava “in principio la parola”. Il messaggio del cardinal Martini era chiaro: alla città di Milano presa da un forte attivismo lavorativo, economico ed imprenditoriale serviva recuperare la contemplazione di Dio e del mondo tramite l’ascolto della parola di Dio in quanto punto di riferimento di discernimento essenziale per la vita di qualunque uomo. Durante il suo ministero episcopale declinò tutto questo con iniziative molto concrete: la scuola della parola, la cattedra dei non credenti, il gruppo di discernimento vocazionale Samuele, la

Lectio Divina… etc. La parola di Dio fu il riferimento essenziale del suo percorso di Vescovo della Diocesi di Milano e proprio per questa ragione sulla sua tomba è stata posta una citazione emblematica del salmo 118: “lampada ai miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino”. In questa occasione andremo anche a visitare la Basilica di Sant’Eustorgio dove erano presenti fino all’arrivo di Federico Barbarossa le reliquie dei Re Magi poi trasportate a Colonia in Germania. I Magi ci ricordano che siamo sempre cercatori di Dio ed il cammino dei nostri passi è sempre guidato da una stella…!

Museo Diocesano, Vicenza

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accontano la storia di Gesù, tratteggiano la fede di noi cristiani d’ogni tempo, delineano la via della Salvezza. E lo fanno attraverso il linguaggio dell’arte: statue, dipinti, affreschi, oggetti liturgici e manifatture tessili realizzati e commissionati per accompagnare il fedele ad accogliere Cristo nel cuore e nella mente. Sono le nostre chiese, che ci parlano. È con lo stesso obiettivo che il Museo Diocesano “Pietro G. Nonis”, l'Ufficio Pellegrinaggi, l'Ufficio diocesano per l’Evangelizzazione e la Catechesi e Istituto diocesano di musica sacra e liturgica “E. Dalla Libera” orga-

nizzano "Natale e Pasqua in arte". Si tratta di incontri di riflessione e meditazione in alcune chiese della Diocesi per accostarsi alle festività con armonia e meraviglia. La prima chiesa ad ospitare questa iniziativa è la parrocchiale di Breganze che ci accoglierà venerdì 13 dicembre e venerdì 27 marzo alle ore 20,30. L'altra chiesa, invece, è la parrocchiale di Ognissanti ad Arzignano che aprirà le sue porte a "Natale e Pasqua in arte" venerdì 29 novembre e venerdì 13 marzo sempre alle ore 20,30. L’ingresso a questi momenti di riflessione e meditazione è libero. Così come la bellezza e la fede! Manuela Mantiero


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Dalla Diocesi di Vicenza 80 volontari che accoglieranno i pellegrini in questa città sacra

Apre il luogo Santo di Magdala L'apertura ufficiale è prevista per il prossimo 1° febbraio. Della formazione di quanti si sono messi a disposizione di questo importante progetto se ne è occupato l'Ufficio Pellegrinaggi diocesano.

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l 3 dicembre 2013 l’allora Custode di Terra P. Pierbattista Pizzaballa e il Vescovo di Vicenza Mons. Beniamino Pizziol firmarono un accordo per l’apertura del sito archeologico di Magdala, dove era vissuta Maria Maddalena o per meglio dire Maria di Magdala. Gli scavi iniziarono in questo luogo con il grande archeologo P. Virgilio Corbo, proseguirono dal 2006 al 2011 con P. Stefano De Luca, il quale ha

anche effettuato diversi studi e pubblicazioni molto interessanti. Queste confermano l’importanza della città di Magdala nella dinamica commerciale del lago di Tiberiade, punto di riferimento importante per Gesù in quanto qui arriva la Valle delle Colombe con la strada proveniente da Nazareth. Questo significa che quando Gesù si recava al Lago di Galilea da Nazareth doveva necessariamente transitare per questa città e qui incontrava Maria di Magdala. L’Ufficio Pellegrinaggi della Diocesi di Vicenza ora Fondazione Homo Viator San Teobaldo per nome e per conto della Diocesi di Vicenza si è impegnata a coinvolgere dei volontari affinché potessero accogliere i pellegrini e i visitatori in questo sito/Luogo Santo, dato che finora questo ambiente non è mai stato aperto al pubblico. Si sono

rese disponibili un’ottantina di persone, che abbiamo formato e preparato da vari punti di vista: geografico, storico, biblico, tecnico, ecc. Dopo una lunga e laboriosa opera per avere a disposizione tutte le autorizzazioni necessarie rilasciate dalle autorità competenti per l’apertura del sito, adesso i volontari sono chiamati a mettersi completamente a disposizione per questa iniziativa. Come dice il Vangelo: “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. I volontari sono infatti chiamati a fare accoglienza a quanti pellegrini e visitatori desidereranno entrare in questo luogo per vivere intensamente le memorie evangeliche di Gesù, dei suoi discepoli e delle donne che lo seguivano, affinché possano fare un’esperienza di profonda ed intensa spiritualità a partire da quanto l’archeologia ci mette a disposizione. I volontari riceveranno un

Magdala, Terra Santa mandato dal Vescovo di Vicenza Mons. Beniamino Pizziol sabato 21 settembre in Cattedrale, al fine di evidenziare come la comunità ecclesiale di Vicenza desidera fare un servizio alla Chiesa Madre di Gerusalemme. Nel prossimo autunno alcune squadre di volontari si recheranno a Magdala, affinché il luogo possa diventare acces-

sibile ed accogliente. Successivamente il 1 di febbraio ci sarà la vera e propria apertura del sito archeologico. Ma le porta sono ancora aperte per tutti gli uomini e le donne che sono interessati a partecipare a questa grande avventura ed servizio nella Terra dove si è manifestata pienamente l’azione di Dio e del suo amore incondizionato.

L'esperienza di servizio e aiuto alla Terra Santa troverà la sua naturale radice nell'invito del Maestro: "Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date"

Magdala Open: da Vicenza alle rive del lago di Galilea

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i tratta di volontariato in supporto alla Custodia di Terra Santa e su mandato della Diocesi di Vicenza nell’ambito del progetto Magdala Open dove alcuni volontari per un certo periodo di tempo sosterranno la missione di custodia, promozione e fruizione dei Luoghi Santi, nel nostro progetto diocesano sarà l’apertura del sito di Magdala sulle rive del lago di Galilea. Sarà un’esperienza di vita e potrà essere uno strumento di arricchimento spirituale e culturale, oltreché di ricchezza di relazioni e di amicizia. Il primo passo per poter vivere questa esperienza e prestare questo servizio alla Custodia sarà la formazione e la preparazione attraverso un congruo tempo di incontri organizzati dall’equipe dell’Ufficio Diocesano Pellegrinaggi della Diocesi di Vicenza. Formazione già iniziata da qualche mese

Un momento di formazione dei volontari e che vede già configurarsi le prime squadre di servizio. Le prime disponibilità cominciarono appena dopo la firma dell’accordo tra la Diocesi di Vicenza e la Custodia di Terra Santa avvenuto a dicembre 2013. L’esperienza di servizio e aiuto alla Terra Santa troverà la sua

naturale radice nell’invito del Maestro e Signore Gesù: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” contenuto nel Vangelo di Matteo 10,8 e avrà come stile l’affermazione dell’apostolo Paolo: “Fratelli, tenete presente questo: chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà e chi semina

Frate domenicano di Gerusalemme, si è spento lo scorso 21 marzo all'età di 97 anni

Alla Casa del Padre Jacques Fontaine

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adre Jacques nacque a Rubaix in Francia nel 1922.Entrò nell’ordine dei Domenicani (Ordo predicatorum) e fu ordinato sacerdote il 18 luglio 1948. Fu inviato in Terra Santa a Giaffa e frequentò l’Università ebraica di Gerusalemme. Con alcuni suoi compagni nel 1960 si trasferì a Gerusalemme dai Lazaristi. Dopo la guerra dei “Sei giorni” si iscrisse alla scuola per guide israeliana e ricevette il secondo premio dall’allora sindaco Teddy Kollek. Partecipò alla fondazione della Maison St. Isaie a fianco di Padre Bruno Hussar (fondatore poi di Nevé Shalom/Wahat Al Salam) e di Padre Marcel Dubois (insegnante di filosofia all’Università ebraica di Gerusalemme). I tre desideravano assicurare una presenza cristiana nell’ambiente israeliano aiutando i

cattolici di lingua ebraica ed erano quindi interessati ad intraprendere studi ebraici. Con la Bibbia in mano iniziò l’esplorazione della Terra Santa fino ad arrivare all’elaborazione del metodo BST (la Bible sur le terraine – la Bibbia sulla terra). Con la Bibbia in mano iniziò l’esplorazione del Paese. In seguito, la sua vita si suddivise in due attività: d’estate era sulle strade, prima con una jeep da otto posti, poi due, tre jeep, e con lo sviluppo del Paese e l’aumento della domanda… dovette servirsi di un pullman. Nacque allora l’iniziativa della “Bibbia sulla terra”. D’inverno, assieme ad un piccolo gruppo che contava fino a 10 persone, si impegnava nella lettura della Bibbia in ebraico, 5 ore al giorno, completata da una liturgia. “A furia di ripetere”, diceva di frequente, “il lessico entra e si ini-

zia a pensare come la Bibbia”. La sigla BST riassumeva queste due attività: “Bibbia sulla terra” in estate e “Bibbia sotto la terra” in inverno. Ci lascia una eredità di metodo, di passione per le Scritture, di studio della terra coniugata con la geografia e l’archeologia che oggi sono preziosissime azioni per la cura dei pellegrini che vanno nella Terra del Santo. Di lui abbiamo il ricordo attraverso due testi che sono diventati la “magna carta” per il cammino nelle Terre Bibliche: “La Bibbia nella sua terra. Metodo per leggere la Parola di Dio in Terra Santa” e “Pellegrini con la Bibbia in mano. Un itinerario nella Terra di Dio”. Possa tu riposare in pace carissimo p. Jacques per scrutare i “cieli nuovi e le terre nuove” che nel cammino terreno hai gustato e insegnato.

con larghezza, con larghezza raccoglierà. Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia”. (2 Cor 9,6-7) In questa nuova esperienza missionaria e di contatto desideriamo raccogliere anche la testimonianza dell’Apostolo (cf. Atti degli Apostoli 20,35) quando, salutando gli anziani di Efeso a Mileto, disse: «In tutte le maniere vi ho mostrato che i deboli si devono soccorrere lavorando così, ricordando le parole del Signore Gesù, che disse: “Si è più beati nel dare che nel ricevere!”». Siamo andati con il pensiero anche alla feconda visita che fece Papa Paolo VI nel 1964 in Terra Santa. Da questa visita il Papa scrisse, dieci anni più tardi, l’esortazione apostolica Nobis in animo (“ci state particolarmente a cuore”) rivolta

ai cristiani della Terra Santa. In questa esortazione il Papa invita i cristiani del mondo ad avvicinarsi e a sostenere coloro che vivono stabilmente in Terra Santa e testimoniano con la vita il passaggio del Signore Gesù che annunciò la buona notizia del regno di Dio. Perciò offrire un servizio alla Custodia di Terra Santa significherà dedicarsi al patrimonio tangibile e spirituale che sono i Luoghi Santi e biblici visitati da Dio in questa terra. Sono importanti le pietre Sante ma anche le Pietre Vive, cioè coloro che oggi vivono in Terra del Santo! Desideriamo anche rivolgere un appello a coloro che, essendo disponibili, potrebbero cominciare a prepararsi per un futuro servizio alla Terra Santa con queste modalità. Potere contattarci presso l’Ufficio pellegrinaggi negli orari di apertura al pubblico Don Gianantonio Urbani

La lettera pastorale alla Diocesi del Vescovo Beniamino Pizziol

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a nostra chiesa vicentina prendendo spunto dal fatto che da Papa Francesco ha indicato un mese missionario straordinario nel prossimo ottobre 2019, ha programmato un piano pastorale che durerà due anni sulla missione. Il vescovo Beniamino Pizziol ha indicato alla diocesi delle linee che sono descritte nella lettera pastorale 2019 - 2020 (vedi sopra la copertina). In questa lettera programmatica si fanno anche due riferimenti alle iniziative ed attività dell’ufficio pellegrinaggi. Ve ne riportiamo qui di seguito due passi salienti: “Organizzare veglie e pellegrinaggi vicariali o unitari sui luoghi significativi per la vita di fede nella nostra regione (Aquileia, San felice e

Fortunato, Cattedrale…). Anche le proposte dell’Ufficio Pellegrinaggi possono essere utilmente valorizzate come esperienze di fede ecclesiale e universale”. (pagina 25), E "Promuovere il volontariato.” (pagina 26).


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L'incontro si è tenuta il 24 e il 25 giugno ad Aquileia, in provincia di Udine

A Verona un meeting con 22 Istituti superiori del Triveneto

Associazione Europea Romea Strata: Scuola come laboratorio in scena la prima assemblea generale del turismo lento

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Alla presenza dei soci fondatori provenienti da Polonia, Repubblica Ceca, Austria e Italia

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’associazione, ufficialmente costituita nel novembre 2018, si propone di riscoprire le antiche vie di pellegrinaggio che dal Mar Baltico portavano a Roma. Lo scopo è quello di rendere queste antiche vie nuovamente percorribili, per incentivare un turismo culturale sostenibile, far conoscere il patrimonio storico e naturalistico di queste aree, promuovendo attività culturali, artistiche ed educative. La prima Assemblea Generale, svoltasi lo scorso giugno, è stata essenziale per porre le basi concrete per il futuro sviluppo dell’associazione stessa. A guidare l’attività dell’assemblea e a definire un quadro di riferimento di fondo sono stati due interventi: Monsignor Eugenio Bruno, Officiale presso il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, ha proposto una riflessione sull’intenzione spirituale e pastorale che i percorsi delle vie romee custodiscono; mentre la dott. ssa Luisella Pavan-Woolfe, Direttrice dell’Ufficio di Venezia del Consiglio d’Europa, ha indicato i passi concreti da seguire per sviluppare questo itinerario e ren-

Il gruppo di lavoro dell'AERS derlo un Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa. Durante gli atti assembleari, l’associazione ha inoltre preso le sue prime decisioni operative. È stato riconfermato come Presidente dell’associazione don Raimondo Sinibaldi (Fondazione Homo Viator-San Teobaldo), è stata eletta come Vicepresidente Christa Englinger (rappresentante del cammino austriaco Via Sacra) ed è stato nominato il nuovo Consiglio Direttivo, composto da membri provenienti dai quattro paesi coinvolti. L’assemblea è stata anche l’occasione per uno scambio di esperienze e buone pratiche tra i vari soci, che hanno definito un ricco programma di attività per il periodo 2019-2020 ed hanno ufficialmente costituito il Comitato Scientifico dell’associazione, composto da una decina

di ricercatori e professori universitari provenienti da università e istituti di ricerca collocati lungo l’itinerario. Il Comitato Scientifico dell’AERS avrà come obiettivo quello di studiare queste antiche vie di pellegrinaggio dal Baltico a Roma attraverso studi e ricerche di carattere interdisciplinare, volti a riscoprire il patrimonio culturale, storico, artistico, letterario e religioso legato a queste antiche vie in prospettiva di uno sviluppo turistico del territorio. Il prossimo appuntamento dell’associazione sarà a fine settembre, di nuovo ad Aquileia per il primo incontro del Comitato Scientifico. Successivamente, l’associazione sarà presente all’Annual Advisory Forum sugli Itinerari Culturali del Consiglio d’Europa che si terrà a Sibiu (Romania) dal 2 al 4 ottobre. Claudia De Zen

ella cornice di Piazza Bra a Verona, al Palazzo della Gran Guardia, il 27 febbraio 2019 l’Istituto Alberghiero “Angelo Berti” di Verona, nella persona del suo dirigente, prof. Domenico Luigi Bongiovanni, ha accolto le delegazioni di allievi e docenti di 22 scuole superiori del Triveneto e una di San Marcello Pistoiese per un convegno - scambio di idee e progetti sul Turismo Lento. Tra i promotori, la Romea Strata Ufficio Pellegrinaggi della diocesi di Vicenza, il Comune di Verona, il Dipartimento di Economia Aziendale dell’Università di Verona, il Vicariato per la Cultura della diocesi di Verona. Ha lasciato una particolare emozione nell’assemblea di più di 240 persone l’incontro con il giornalista Andrea Spinelli, un testimone forte del cammino, che con tatto e grande dignità ha raccontato l’esperienza di “cura” vissuta nel cammino a piedi lungo la Romea Strata sino a Santiago di Compostela. Marta Ugolini e Francesca Simeoni del Dipartimento di Economia Aziendale dell’Università di Verona hanno indicato i margini di sviluppo futuro di questo tipo di turismo emergente. Nel pomeriggio un testimone di eccezione: il responsabile della “Via Claudia Augusta Trasnational (Germania-Austria)” Christoph Tschaikner, ha presentato un originalissimo studio sulla relazione di sviluppo tra cammini e la storia dell’enogastronomia. Il momento più interessante è stato

quando allievi e docenti hanno realizzato un vero e proprio “mercato” delle idee e dei progetti attorno a quattro focus: l’alternanza scuola-lavoro e la professionalizzazione, le buone pratiche di turismo lento nelle scuole, il turismo lento e gli scambi con l’estero e altri progetti di promozione territoriale e, infine, le filosofie di viaggio (libro forum curato da Ediciclo Editore). Tra i dodici interventi, in evidenza: l’ITET Pasini ha ideato un progetto di recupero di un ex castello di Pievebelvicino; una classe dell’IISU “Masotto” di Noventa Vicentina, che ha percorso parte del cammino di Santiago di Compostela e lì ha lavorato in Alternanza Scuola Lavoro; gli istituti di Verona che hanno attivato il progetto ASL come guide nelle chiese della Verona Minor Hierusalem. Lo stesso “Berti” che in una decina di anni, ha realizzato camminando 27 giorni di scuola, ha tracciato 3 percorsi escursionistici (Recoaro- Madonna della Corona, Romea Postumia e Porciliana), ha pubblicato una guida e vari diari di viaggio. E ancora: l’IPSIA di Portogruaro che ha studiato e stampato per il turismo del territorio ben 15 guide cicloturistiche. Gli “oggetti di scambio” sono state le buone pratiche di fare scuola, immersi nella natura e nel territorio. I 4 workshop hanno evidenziato una grande bisogno di fare rete tra scuole, enti culturali e turistici dei territori sintonizzandoci tutti sulla riscoperta dei valori legati alla “lentezza per assaporare il mondo”.

Lo storico calzaturificio ha ideato una scarpa ideale per seguire i ritmi del viaggio a piedi

Edita da Ediciclo, disponibile in Ufficio Pellegrinaggi

Zamberlan sostiene la Romea Strata

Una nuova guida per vivere la Romea Strata in bicicletta

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recedente al Cammino che porta a Santiago de Compostela, Romea Strata è l’antico itinerario tracciato da viandanti e pellegrini in marcia dall’Est Europa verso Roma. Romea Strata, che in Europa attraversa Polonia, Repubblica Ceca e Austria, entra in Italia dal Tarvisio, e passa attraverso 185 comuni e 5 diverse regioni. Nel suo percorso, Romea Strata incrocia famosissime strade, come la Via della Seta, e si ricongiunge, in Italia, con la Via Francigena. Si tratta di 1.400 chilometri molto vari, nei quali la tappa ha molto da raccontare. Anni di intenso lavoro di riscoperta, organizzazione e mappatura hanno riportato alla luce la via millenaria, e le hanno permesso di tornare ad essere ciò che era: un patrimonio che unisce Paesi e persone, una meta geografica e interiore, un’occasione per incontrare meraviglie naturali, arte, storia, tradizioni. Qualsiasi sia la motivazione che spinge a percorrerla, Romea Strata, è un’esperienza per la vita. Nei suoi 90 anni di storia, il Calzaturificio Zamberlan® ha sempre creduto nella forza generativa del mettersi in cammino, di uscire dai confini sconosciuti seguendo il ritmo naturale dei passi. Solcare le orme di altri e lasciare le proprie ha il fascino e l’intensità delle esperienze più coinvolgenti. Per questo motivo, dal 2019, Zamberlan® ha deciso di sostenere la rinascita e la promozione della Romea Strata, la via millenaria che simbolicamente rappre-

È

La Romea Strata GTX senta l’origine di tutti i cammini. Sostenendo questo progetto, promosso dall’Associazione Europea Romea Strata, Zamberlan® invita gli escursionisti di tutto il mondo a mettersi in marcia per scoprire l’antica via, passo dopo passo. Per accompagnare i moderni pellegrini alla scoperta della Romea Strata, Zamberlan® ha ideato una calzatura capace di garantire un comfort anche su lunghe distanze. Il nuovo modello Zamberlan® ROMEA STRATA GTX è ideale per seguire i ritmi naturali del viaggio a piedi e per affrontare diversi tipi di terreno e svariate situazioni meteo. La nuova calzatura, che prende il nome dell’antica Romea Strata, coniuga materiali naturali e moderne tecniche costruttive, per rendere il cammino più leggero,

chilometro dopo chilometro. Leggerezza, comodità e protezione: queste sono le caratteristiche che rendono questa scarpa un’ottima alleata per affrontare i lunghi cammini. Mentre l’adattabilità e la traspirabilità sono garantite dalla scelta dei pregiati pellami italiani, l’impermeabilità è data dalla fodera in GORE-TEX, che protegge il piede da situazioni di freddo e umidità, e ne regola la traspirazione. ROMEA STRATA GTX, presentata per la prima volta il 24 giugno 2019 ad Aquileia, sarà disponibile nello shop Zamberlan® da novembre 2019. Ogni paio venduto sosterrà la rinascita di questo antico percorso, permettendo ai viandanti di oggi e di domani di trovare sé stessi ancora per molti anni.

uscito a fine maggio il secondo di tre volumi delle cicloguide “La Via Romea Strata in bicicletta”, Quest'ultimo è dedicato al tratto che dal Passo Resia conduce a Vicenza-Montagnana. Vengono toccati vari tratti della via Romea Strata: il tratto della Claudia-Augusta, quelli della Vicetia, della Postumia e della Porciliana. Come per le altre guide si è tenuto conto delle dimensioni paesaggistica, storico-artistica, religiosa e anche, naturalmente, dei tracciati che i ciclopellegrini percorreranno. Le precise descrizioni dei percorsi vengono infatti accompagnate da una dettagliata cartografia che permette di pianificare nel modo migliore il tracciato da affrontare. Non mancano, come per il primo volume,box di approfon dimento dedicati ai luoghi più rilevanti dal punto di vista storico-culturale e ai cosiddetti “Polmoni spirituali”, ovvero i siti più significativi per la fede e la cultura. La bicicletta è ormai uno strumento importante non solo per i turisti, ma anche per i

pellegrini del 2019, come hanno dimostrato i tanti ciclopellegrini che hanno già percorso la Romea Strata e quanti percorrono altre vie di pellegrinaggio sulle due ruote. La nuova guida è dunque uno strumento leggero, agile e specifico dedicato a questi speciali pellegrini, categoria che sembra aumentare sempre più anche lungo la direttrici della Romea Strata. La cicloguida è edita da Ediciclo Editore ed è disponibile in Ufficio Pellegrinaggi.


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Ven 20 settembre 2019, ore 19.30 CINQUECENTENARIO DI ANTONIO PIGAFETTA Antropologia del viaggio. Le vie commerciali economiche sono le vie seguite per la diffusione del Cristianesimo Luogo: Chiesa di San Lorenzo, Vicenza

Merc 27 novembre 2019 LuMe 2 – CINA Presentazione del pellegrinaggio Luogo: oratorio dell’Abbazia di Sant’Agostino, Vicenza, ore 20.30

Dom 29 settembre 2019, ore 16.00 PELLEGRINANDO PER VIA, giornata di presentazione dei programmi 2019-2020 dell’Ufficio Pellegrinaggi Luogo: Abbazia di Sant’Agostino, Vicenza

Ven 29 novembre 2019 GIORNATA INTERNAZIONALE DI SOLIDARIETÀ CON IL POPOLO PALESTINESE

Sab 26 ottobre 2019 12ª GIORNATA DEI VOLONTARI E DELLE ASSOCIAZIONI DI TERRA SANTA Accoglienza e fedi Luogo: Roma Lun 18 novembre 2019 LuMe 1 – GALLES Presentazione del pellegrinaggio Luogo: oratorio dell’Abbazia di Sant’Agostino, Vicenza, ore 20.30

Mer 1 gennaio 2020 52ª GIORNATA MONDIALE DELLA PACE Ven 17 gennaio 2020 GIORNATA PER IL DIALOGO EBRAICO-CRISTIANO

21-23 febbraio 2020 TourismA. Salone Internazionale dell’Archeologi Luogo: Firenze, Palazzo dei Congressi Dom 1 marzo 2020 PONTI NON MURI. Giornata della memoria del muro di separazione tra Israele e Palestina Dom 8 marzo 2020 Preghiera al femminile con Presenza Donna Maggio 2019 LINFA DELL’ULIVO: Focus sulle Terre Bibliche Luogo: Vicenza

Lun 27 gennaio 2020 GIORNATA DELLA MEMORIA Gio 30 gennaio 2020 MINI-PELLEGRINAGGIO AL CIMITERO EBRAICO E SUI LUOGHI DI SHAKESPEARE A VENEZIA Luogo: Vicenza

A ottobre ricorre l'ottantesimo compleanno dello studioso di fama mondiale, ancora molto attivo nella ricerca e divulgazione

Un augurio speciale per gli 80 anni dell'archeologo Dan Bahat

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’archeologia ha iniziato il suo grande cammino di ricerca in maniera quantitativamente rilevante dalla metà del 1800 in avanti. Il ritrovamento di resti di vario genere e tipo aiuta a comprendere e capire ciò che successo nel passato e in particolare come uomini, popoli, culture e tante vicende si sono venute sviluppando e succedendo nel tempo. Quindi l’archeologia da un contributo molto rilevante alla comprensione della storia passata e conseguentemente ci offre un’analisi abbastanza dettagliata di chi ha vissuto prima di noi. All’archeologia sono collegate molte altre scienze come la topografia, toponomastica, l’epigrafia, la numismatica, la chimica, la geologia ecc. e conseguentemente si comprende come è una attività multidisciplinare con molti agganci e molteplici sfaccettature. Tutto questo è stato anche vissuto anche nel campo biblico dato che è nata una branchi specifica che è l’archeologia biblica, la quale ci aiuta a capire il contesto nel quale si è venuto a sviluppare ciò che è narrato nel testo, cioè nella parola di Dio e nella sacra scrittura. Una persona che ha dato un contributo molto rilevante e decisivo in questo campo è stato

il professor Dan Bahat, ebreo israeliano residente a Gerusalemme. Infatti per 40 anni è stato l’archeologo di Gerusalemme e quindi ogni qualvolta c’era necessità di intervenire sul campo, soprattutto dei cantieri edili o attività simili, c’era bisogno della sua presenza specializzata per comprendere ciò che era stato ritrovato, interpretarne il valore ed il significato, darne resoconto pubblico e scrivere dei testi scientifici che potessero mettere a conoscenza gli esperti del settore di tali scoperte. Ha un curriculum vitae di tutto

rispetto: Dan Bahat per anni ha diretto gli scavi nell’area del Muro del Pianto di Gerusalemme e Masada. Ha insegnato storia di Gerusalemme all’università Barllan a Raman Gan in Israele di cui ora è professore emerito. Inoltre è stato docente presso l’Università dei gesuiti St Michael (Toronto) come Formely District Archaeologist of Jerusalem. Oggi siamo qui a narrare la sua vicenda umana e scientifica perché nel prossimo ottobre ricorrerà il suo ottantesimo compleanno e ancora in maniera

Direttore responsabile: Lauro Paoletto Contributi a cura di: Ufficio Pellegrinaggi Diocesi di Vicenza Impaginazione a cura di: La Voce dei Berici

instancabile nelle forme che gli è consentito, porta avanti con grande passione ed entusiasmo la ricerca archeologica e la sua divulgazione. L’ufficio pellegrinaggi della diocesi di Vicenza gli è sinceramente riconoscente innanzitutto per la disponibilità che ha sempre manifestato a partecipare alle varie iniziative da noi programmate: Festival Biblico in diverse occasioni, la guida in alcuni luoghi in Israele per visitare alcune realtà importanti e altre circostanze. Siamo particolarmente grati soprattutto per l’amicizia fraterna a che ci

ha dimostrato coinvolgendoci personalmente anche nella sua vita famigliare e nelle attività personali da lui portate avanti. Il suo contributo scientifico è imprescindibile per la comprensione di Gerusalemme ma anche di altre realtà e in particolare di Masada da lui scavata come giovane archeologo insieme al grande Yigal Yadin e insieme con il compianto amico e collega Netzer. Grazie Dan per tutto questo e come si usa dire nel mondo ebraico: “ci vediamo l’anno prossimo a Gerusalemme!” Staff Ufficio Pellegrinaggi

Profile for ufficio pellegrinaggi

Speciale Voce dei Berici - settembre 2019  

Periodico a cura dell'Ufficio pellegrinaggi della Diocesi di Vicenza, ora Fondazione Homo Viator San Teobaldo

Speciale Voce dei Berici - settembre 2019  

Periodico a cura dell'Ufficio pellegrinaggi della Diocesi di Vicenza, ora Fondazione Homo Viator San Teobaldo

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