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appuntamenti, incontri e attualità trentina

ANNO XXVII N. 332

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OTTOBRE 2019

IL TRENTINO CHE VOLA STACCANDO LE ALI DA TERRA

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I KNYCZ SI RACCONTANO UNA STORIA “CALDA CALDA”

Speciale Sposi 12 pagine di idee per il Vostro giorno più bello

I MATRIMONI DEL MESE

LAURA LORENZI LA DANZA: MEDITAZIONE IN MOVIMENTO LOCANDA DEL BARBA DOVE MANGIARE FA BENE AL CUORE

1929, VALLAGARINA CHIARA, LA DONNA CHE MORÌ 2 VOLTE

ANDREA DANIELLI “VA’ DOVE TI PORTA IL VENTO”


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RING di Denise Fasanelli

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rofessore, mi chiamavano, a volte dottore, anche se ero un docente precario, a contratto. Un supplente in attesa del ruolo da talmente tanti anni da aver perso il conto. 280 giorni circa o poco più, in cui mi sentivo al sicuro prima delle ansie di fine agosto, in attesa di un telefono che squilli, in attesa di una chiamata dalla scuola tal de’ tali, e se proprio ero fortunato, di un incarico per un intero servizio settimanale. Sono arrivato al nord in settembre e pensavo fosse già pieno inverno, un freddo così non l’avevo mai provato, ad un freddo così non mi sono mai abituato. Qua e là, dal finestrino del treno si intravedevano masi e stradine inerpicate sopra la vallata, tra il verde dei boschi, un verde unico anche quello, un verde che mai avevo visto in quella quantità. Mi sono tuffato subito tra i banchi, le aule, nelle lezioni, firmando registri, verbali di riunioni e di scrutini. Ho cercato di capire quali fossero le principali attività quotidiane degli anziani oltre alle partite a carte davanti ad un bicchiere di vino del centrale circolo di paese, quali fossero quelle dei giovani che, tra una lezione e l’altra, stazionano vicino al parco e al pub in piazza, a due passi dai loro motorini truccati, quali quelle dei miei colleghi. Ci ho messo meno di una giornata a notare che qui le

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tmottobre

parole non si sprecano, non sono importanti, non sono tutto. Non come al sud, il mio sud, dove nelle parole ti imbatti continuamente, parole forti, urlate, chiassose, allegre parole meschine e inaffidabili bisbigliate dietro alla tenda di un mercato o in un bar, parole che ti avvolgono in ogni momento, in ogni luogo come un sottofondo musicale, parole palpabili e ridondanti. No, qui al nord lo ho imparato subito: il silenzio è potente, gli spazi possono sembrare vuoti ma non lo sono. Un cenno del capo, una mano ferma in aria o un’alzata di sopracciglia fanno parte di un codice antico, di mimiche tramandate per generazioni. È successo quando sono entrato in un locale vicino la scuola, la clientela era per lo più composta da ragazzi e professori, qualche anziano impegnato a bere già di primo mattino. Ho salutato, mi sono avvicinato agli insegnanti che avevo riconosciuto, ho offerto un caffè e no, non sono stato ricambiato da sorrisi, chiacchierate o grandi presentazioni, introduzioni, baci e abbracci. Tutti taciturni, fino a sembrare reticenti, mossi da un incredibile diffidenza. Addirittura uno dei colleghi più anziani mi ha chiesto di sbieco: “Cossa se che te voi?” Fortunatamente sono un uomo capace di adattarsi senza rinunciare, così ho sorriso e ho lasciato che il tempo facesse il suo corso. Non era la mia prima volta al nord, mi avevano già spiegato “il passo del montanaro” come approccio a tutte le cose della vita e, se ancora non riesco del tutto a comprendere queste terre e i suoi abitanti, so che l’animo umano è lo stesso a tutte le latitudini, pur manifestandosi in modi differenti. Dopo una stagione di lavoro, ne sono seguite altre, sono qui ormai da tre anni. Professore, mi chiamano, ora è quello che sono, finalmente di ruolo. Non mi chiedono più cosa voglio, quando entro in un bar mi salutano, l’anziano alza la sua mano e la tiene ferma in aria per qualche secondo mentre abbassa la testa, gli altri si spendono in un “Oh!”, c’è chi mi offre il caffè e si spende in chiacchiere, sempre senza esagerare. È più di quel che credevo possibile nei primi tempi. Pure rimanendo un luogo con un altro modo di parlare, dove c’è un freddo a cui non ci si abitua mai, ho imparato una lezione importante: che l’estate arriva anche qui, dove persino le persone si sciolgono con un po’ di tempo e pazienza.


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RING di Fiorenzo Degasperi

scempi ed esempi CAMMINARE NON È UNA PERDITA TEMPO, MA SOLO SE GLI ASSEGNIAMO IL GIUSTO SENSO

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edetevi su di una pietra nei pressi del ponte sul fiume Ega, ad Estella. Siamo sulla rotta del pellegrinaggio Puenta La Reina-Santiago di Compostela. Osservate i pellegrini: camminano a testa bassa, passo dietro passo, mettendo in pratica il vecchio mantra buddista soffio, ombelico, ovvero respiro e cammino, cioè spirito e forza. Seguono una linea retta ipotetica di 775 km. Ora, cambiate sasso. Sedetevi a fianco della Tredicesima Stazione della Via Crucis sull’antico sentiero che da Laives conduce al Santuario di Pietralba. Osservate i camminatori: passano sudati, con passo veloce. Nessuno si accorge che ai piedi della Stazione della Via Crucis c’è un cumulo di sassi, di varie dimensioni. Per chi non lo sapesse – l’esperienza è comune a molti altri luoghi considerati “sacri” –, questi sassi sono stati portati, nel corso dei secoli, dai pellegrini che provenivano (e provengono tuttora) dal fondovalle dell’Adige, lungo l’arcaica mulattiera che sale da Laives. Li hanno portati in mano, nello zaino, in una sporta, e il peso è proporzionale alla Grazia da chiedere o al ringraziamento da fare alla Madonna. Questo è un esempio del “camminare” oggi. Si segue la linea retta, una linea che, guardando alla storia naturale, non esiste se non per la pietra. Questo tipo di andare, di camminare, è funzionale al GPS, al cronometro, al segnare con una bandierina la tappa o la cima raggiunta. Si guarda il computerino ben saldo attorno al polso che ti dà tutto: battiti del cuore, pressione, dove sei, magari, i più moderni, ti dicono anche quando fermarti a bere, a far pipì, a mangiare qualche zuccherino. Gli occhi oscillano tra la terra battuta e il polso. Ecco, questo camminare soddisfa pienamente l’Io.

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RING Si può andare piano, correre, strisciare, ma l’andare diritti ti dà il diritto di dire: Io ho fatto la tappa in tot ore invece che …. Io ho consumato tot energie … Io il Sentiero Europeo l’ho fatto in tot giorni invece che in … Io a Santiago di Compostela ci sono arrivato in … La storia però ci insegna un altro modo di andare, di camminare, di viaggiare, di entrare in contatto con l’ambiente. Un modo che molte volte oggi è tacciato di essere una perdita di tempo. Perché il problema vero del viaggiare è il tempo. Finché si rimane all’interno di una concezione progressiva e lineare, il tempo incombe e si cerca di razionalizzarlo e renderlo fruttuoso – leggi ‘non sprecarlo’ – accelerando il cammino oppure non facendoci distogliere dalla nostra meta, indipendentemente da quello che incontriamo sul nostro cammino. Ma c’è un altro metodo dell’andare e del viaggiare. Ce lo hanno insegnato, secoli fa, i pellegrini medioevali, quelli veri, quelli che oltre all’andata al Santuario dovevano anche ritornare a casa. E per buona parte di loro non c’era ritorno. Questo modo di viaggiare si chiama erranza, andirivieni, vagabondaggio, stato di penosa incertezza, di errore. La cultura ebraica dell’ebreo errante avrebbe molto da insegnarci, ancor oggi, sull’essere nomadi e pellegrini al mondo senza mai potersi fermare e riposare. Quando uno partiva aveva come ultimo scopo quello di sommare il più possibile una sorta di “punteggio sacro”, che gli permettesse di esaudire un voto, di chiedere una grazia, di farsi socchiudere le porte del Paradiso e chiudere quelle del Purgatorio e dell’Inferno. Quindi maggiori erano gli addendi e migliore era la somma raggiunta. Gli addendi si trovavano nei vari santuari o nelle chiese o nelle cappelle: erano le reliquie, o una tavola ritenuta miracolosa, una Madonna prodigiosa. Ogni passaggio significava l’aggiunta di un punteggio in più. Quindi il percorso si dilatava di molto perché i santuari e le chiese non erano sempre sulla linea retta del percorso. Ecco quindi l’erranza, andirivieni, l’incertezza: si andava a zig zag, in modo ondulatorio e oscillatorio, con gli occhi ben aperti per intravedere la punta del campanile-ospizio che solo poteva dar la certezza di una tappa, di una sicurezza per il fisico e per l’anima. Qui non si parla di IO, di un gestore centrale di tutte le attività psichiche, di un IO narcisista da soddisfare, di una realtà, un ambiente esterno da piegare alle proprie esigenze. Si parla invece di ANIMA, di conoscenza, spessore, profondità. Oggi, l’ANIMA, la intendo nel suo senso romantico, metafisico. Mentre si è cercato di ingabbiare l’IO nelle tristi gabbie scientifiche, l’anima fugge da ogni catena. Il camminatore che non coglie il contesto in cui transita, che non si ferma ad ammirare una farfalla, che non osserva l’antico affresco abbandonato dal tempo e dall’uomo, ha perduto l’anima, ha perduto il senso di appartenenza sociale e il senso di comunione con le potenze e con gli Dèi. Sì, perché l’anima chiama in causa il politeismo degli Dèi, una concezione animista del mondo. Una concezione e una visione della realtà diversa, così radicalmente diversa da sfiorare la sindrome della follia.


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RING di Tiziana Tomasini

di Fabio Peterlongo

a mali estremi METTI CHE UNA DOMENICA VAI A CORRERE E FAI INCONTRI MOLTO RAVVICINATI: DA LATO B

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ilettandomi in quella categoria che va sotto il nome di “corridori della domenica”, mi trovo talvolta a percorrere nei fine settimana qualche chilometro su quei panoramici tratti ciclopedonali della nostra città. Oltre a permettere di fare un po’ di sana fatica fisica, è anche l’occasione per guardarsi intorno, al di là dei soliti tragitti casa-lavoro. Ed è proprio in questo osservare che la mia storia si intreccia con quella dei mezzi di trasporto più utilizzati del momento, i celeberrimi pullman colorati di verde e arancione. Sì, quelli che a prezzi imbattibili ti portano da una parte all’altra dell’Europa. Ormai si vedono ovunque; acquisti il biglietto con estrema facilità e parti a cifre allettanti. Percorrendo di corsa il tratto di ciclabile lungo l’Adige, mi è successo più volte di passare dietro alla fermata che scarica e carica in maniera corposa viaggiatori di ogni tipo e relative attrezzature. In realtà, dovrei dire “cercare di passare”; questo perché risulta piuttosto arduo fare slalom tra rimorchi di bici scaricate e piazzate sul marciapiede/ ciclabile, trolley di ogni dimensione e poi loro. Sì, loro, i viaggiatori. In questa macro categoria sono presenti su quel tratto tante tipologie umane: giovani pendolari, elegantoni con valigetta, ragazzi in infradito e casse con la musica, intere famiglie italiane e straniere. In quei pochi secondi ho riconosciuto tante nazionalità, diverse lingue, varie estrazioni sociali. A confermare questo nuovo modo di viaggiare popolare, alla portata di tutti. Impossibile poi non citare gli immancabili nordici. Spesso vestiti in maniera super sportiva, con completo da ciclismo (ma come diavolo fanno a stare sul pullman per ore con quelle tutine addosso?) e pronti subito ad inforcare le bici, sempre con il sorriso stampato. Certo di ore seduti ne hanno passate tante. E magari è passato molto tempo dalla loro ultima sosta a quell’autogrill dove hanno bevuto un po’ di tutto oltre all’immancabile cappuccino. Presumibilmente sui giganti verdi/ arancione ci sarà anche il bagno, ma magari era occupato. E se scappa, scappa. Non ci sono santi. E allora perché non approfittare di quei cespugli proprio dietro alla fermata? Non troppo bassi né troppo folti. Perfetti. E allora io, col fiatone ed intenta ad osservare poeticamente quanto intorno a me, noto anche questo prosperoso lato B spiccare roseo dal cespuglio. Fa un certo effetto. Quell’effetto collaterale del modo rapido e veloce del muoversi oggi. 12

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blues di provincia LE «BOLLICINE GIUSTE» PER UN’AUTENTICA FESTA TRENTINA

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asta fondi provinciali a feste e sagre che non usino i prodotti trentini». Questo l’annuncio della giunta Fugatti per promuovere il brand “Trentino”. Un’iniziativa considerata da molti, probabilmente dai più, come molto attesa e di buon senso. Finalmente, si dirà, un’amministrazione che sostiene i prodotti del territorio. Occorrerà stilare una lista dettagliata di tutto ciò che è trentino e di ciò che non lo è. E lo si farà in concomitanza con ogni festività. Pensiamo al carnevale: non c’è carnevale trentino che non si rispetti senza un ricco vassoio pieno di “crostoli” o, meglio, “grostoi”. Distinguere il grostol dalla chiacchiera, dal cencio, dalla frappa, dalla bugia, è un’impresa complicata. La Provincia provvederà perciò all’invio di una dettagliata scheda tecnica che svelerà il normotipo omologato del grostol trentino, la cui copia matrice si trova in un caveau nei sotterranei del Buonconsiglio. Ci si scordi però di cospargere il grostol con abbondante zucchero a velo, perché in Trentino non ci sono zuccherifici. Trattasi di prodotto d’importazione, dunque non omologabile. Il grostol andrà poi fritto in olio bollente, come da tradizione: sarà però olio extravergine del Garda, dal costo di 30 euro al litro. Un po’ altino, diranno i disfattisti, ma resteranno muti quando sentiranno la qualità sul palato. Nessun problema per le stoviglie di carta su cui servire i nostri grostoi: in Trentino abbiamo delle industrie cartiere. E a tal proposito, trattandosi di una festa di carnevale, non potrà mancare il lancio dei coriandoli, anche quelli prodotti nelle cartiere locali. Più spinosa la questione “lingua di Menelik”, la tipica trombetta carnevalesca che soffiandoci dentro si srotola come una lingua. Non essendo attestata nelle antiche cronache del folklore trentino ed avendo un nome così esotico (Menelik era un imperatore d’Etiopia), dovrà essere espunta dai protocolli. Ma la grande questione ovviamente è quella relativa ai vini. E se, come dice l’adagio popolare, “a carnevale è lecito impazzire”, si alzino i calici colmi non di rozzo prosecco veneto, ma di sopraffino Trento doc. E non ci si trinceri dietro la scusa, davvero “provinciale”, che un litro di Trento doc costa come un’auto-cisterna di prosecco rendendolo leggermente più competitivo per le casse di una festa popolare. Ad un certo punto della nostra festa, saremo così annebbiati dalle bollicine nostrane da dimenticarci d’aver lasciato acceso il fuoco sotto la friggitrice piena di olio del Garda, finendo per bruciare l’olio e tutti i grostoi. E così ci troveremo a fine serata a divorare, da soli, di nascosto, grandi manciate di zucchero a velo, solo per alleviare la tristezza.


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RING di Stefano Margheri

caninamente SE RINCORRE BICICLETTE, MACCHINE E PODISTI, CHE COSA POSSIAMO FARE?

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uò accadere all’improvviso, senza nessuna avvisaglia. Stiamo camminando con il nostro amico al guinzaglio e il passarci accanto di un qualcosa in movimento gli scatena un bisogno incontrollato di rincorrerlo, strattonandoci a dovere. Nel caso si trovasse a distanza, senza alcun controllo da parte nostra, il desiderio potrà addirittura tradursi in corsa sfrenata, spesso conclusa con l’impossibilità di arrivare al traguardo, oppure fermandosi all’improvviso qualora l’oggetto di tanto interesse si fosse arrestato. In casi estremi, l’aver agguantato l’obiettivo comporterà un leggero affondare dei denti, con l’inevitabile reazione del ciclista o del podista di turno. Ma che cosa gli passa per la testa? Per quale ragione il muoversi di qualcosa o di qualcuno genera una reazione tanto immediata? Per capirlo dovremo, innanzitutto, comprendere la genesi storica del cane domestico, appartenente per definizione alle specie “predatrici”, votate per l’appunto a ricercare la “preda”, al coglierla, avvicinandosi di soppiatto ad essa, fino alla corsa necessaria a bloccarla, persino uccidendola per l’approvvigionamento di giornata. Siamo di fronte, senza mezzi termini, ad un “istinto”, quale impulso presente in ogni individuo canino fin dalla notte dei tempi. Lo potremo chiamare “istinto di predazione” e non vi sarà cane che potrà esserne privo. Certamente, alcuni soggetti potranno presentare una maggiore predisposizione ad esprimersi in tale modo, rispetto ad altri, ma l’attenzione e l’interesse verso ciò che è mobile sarà trasversale all’intera specie. L’impossibilità a soddisfare un tale bisogno istintuale, come accadrebbe in natura, potrà inoltre trasferire il desiderio di realizzare questa necessità verso “stimoli artificiali”, come le macchine, le motociclette, i podisti e tutti coloro che, nella vita di tutti i giorni, si manifesteranno in forma di immagini mosse. Per quanto si ritenga che l’impossibilità a raggiungere quanto bramato possa in un certo qual modo mitigare il desiderio di replica, dicendosi che tutto sommato in analoghe situazioni non varrà la pena di riprovarci, la verità sarà alquanto differente. Infatti, l’atto di dedicarsi al rincorrere, a prescindere dal risultato ottenuto, sarà per il nostro cane di per sé “autogratificante”, con la conseguenza che negli episodi successivi il risultato rimarrà analogo. Spiegate le ragioni “etologiche” di un tale comportamento, dovremo ricordare che per le regole 14

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RING della vita sociale questo “modus agendi” non potrà essere ammesso, fosse soltanto per il pericolo in cui incorreranno tutti gli attori; il cane, come inseguitore, e la “vittima” destinataria dell’inseguimento. Che cosa fare, quindi, per impedire tutto ciò? Trattandosi di un bisogno innato, in quanto tale non modificabile, il primo suggerimento consisterà nel trasferire questa “urgenza” verso oggetti maggiormente funzionali; giocando quotidianamente con una pallina, un frisbee, o una treccia di stoffa, permetteremo a chi ci sta a fianco di gratificarsi mentalmente e fisicamente, quasi il bicchiere della predazione potesse essere finalmente riempito. A seconda di chi avremo di fronte, con diversità di razza, età e predisposizione individuale, dedicheremo un certo tempo ai giochi di rincorrere e agguantare, insegnando le tecniche di riporto e consegna di quel che sarà stato inseguito. Se questo stesso bicchiere verrà colmato a dovere, la presenza di altri oggetti in movimento ridurrà di gran lunga l’esigenza di procedere in analogo modo, quasi il cane dicesse a sé stesso: “Mi sono già divertito e non sento l’esigenza di rifarlo”. D’altra parte, se ciò accadesse, dovremo non farci trovare impreparati, insegnando in separata sede il significato del cosiddetto “segnale di interruzione”, traducibile nella parola “Lascia”. In questo modo, udito il sopraggiungere della potenziale “preda”, inibiremo il nostro amico dal procedere pronunciando proprio l’accezione “Lascia”, con l’intento di ridirigere l’attenzione proprio a noi. Ottenuta la giusta risposta, loderemo e premieremo l’amico a quattro zampe, per poi chiedere l’esecuzione di un comportamento incompatibile rispetto a quanto si sarebbe voluto compiere. Normalmente, in tali casi, il “Lascia” viene seguito dall’attivazione di un’azione statica, come il mettersi seduto. Il trovarsi in questa posizione, infatti, impedirà di perseguire il proposito, attendendo di essere premiato nuovamente. Perché ciò avvenga con successo dovremo insegnare preventivamente tanto il significato della parola “Lascia”, quanto l’importanza del “comando” di sedersi. Inoltre, nel rispetto della regola generale dell’abituazione, dovremo richiedere l’interruzione ed il seduto in ogni possibile situazione di interesse. Così, avvertito il rumore di una macchina, o dei passi di un corridore, pronunceremo immediatamente il monito di non precedere, cui seguirà la richiesta di rimanere fermo con il posteriore attaccato al terreno. I premi di gioco, o in gustosi bocconi, serviranno a ridurre la volontà di rincorrere chicchessia, fino al risultato conclusivo di trasferire l’attenzione sulla nostra persona ogni volta che un’entità dinamica si presentasse all’improvviso. Certamente, queste tecniche di “sostituzione” saranno ancor più determinanti verso quelle razze che, per origine e funzione, non desidererebbero altro che un gregge di pecore da rincorrere e condurre. lamiaellie@gmail.com


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RING di Pino Loperfido

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QUANDO LA CULTURA SMETTE DI ESSERE DI TUTTI È GIÀ DIVENTATA MERCE

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a cultura? Non si organizza più, è solo commercio. In una località che non c’entra niente col merluzzo, si fa la sagra del merluzzo. Tutti si mettono in costumi falsi, ballano balli falsi, la tv li riprende e sono tutti contenti”. Lo diceva il grande poeta Edoardo Sanguineti. E parliamo di più di dieci anni fa. Figuriamoci come siamo messi adesso, direte. Beh, siamo messi come spesso questa rivista vi racconta. Basta scorrere l’elenco degli appuntamenti per capire quanto Sanguineti dicesse il vero. Ma in questa “perfidia” non mi interessa tanto entrare nel merito delle varie “sagre del merluzzo” con le quali la nostra promozione turistica ubriaca sempre più l’ospite. Per quelle occorrerebbe la consulenza di un bravo antropologo e molto più spazio che la paginetta di rito. Quest’anno ho deciso di utilizzare le mia annuali sortite al Festivaletteratura di Mantova e a Pordenonelegge come test, per mettere alla prova l’asserito del Poeta – la cultura è solo commercio – nella vaga speranza di poterlo smentire. Vediamo come è andata. Da organizzatore io stesso di un noto festival letterario potrei apparire invidioso, livoroso o non so che diavolo altro. Ma credo che valga la pena di correre il rischio. Eccoci a Mantova, allora. Il Festivaletteratura è uno dei fratelli maggiori del Trentino Book Festival. Nessun giudizio, per carità, solo uno spunto di discussione che nasce dalla fotografia che vedete qui sotto. Sono le 14.30 di sabato 7 settembre 2019. Le persone in coda attendono di poter assistere ad un incontro. Nemmeno tanto importante, considerata l’ora. Ah, l’ingresso è a pagamento: 6 Euro, mi pare. Ci sono ancora poche disponibilità. Il grosso dei posti è già stato venduto mesi prima, online.

A Pordenone la musica non cambia. Anzi, essendo la città urbanisticamente più arroccata su se stessa, l’effetto “mercato ortofrutticolo” è ancora più accentuato. Mi metto in coda per ascoltare Giulio Giorello, faccio 45 minuti di coda e quando arrivo all’entrata, un simpatico volontario in maglia gialla mi dice: “Già pieno, mi spiace”… Ci riprovo con il grande fisico Fritjof Capra – autore di uno dei libri a me più cari, “Il tao della Fisica” – entro per il rotto della cuffia, dietro di me almeno altre cinquanta persone che non ne hanno più nessuna chance, ormai. Questo l’andazzo. In compenso, a far cornice ai tavoli dei conferenzieri, sia a Mantova che a Pordenone, quelli apparecchiati di bar e ristoranti sono sovraccarichi. Il rumore di piatti e bicchieri e il vociare dei commensali quasi copre gli oratori. Lo stanco rito dello spritz sovrasta le perle di saggezza offerte nei vari incontri. La sensazione è che ormai la gente vada ai Festival di questo tipo più per poter dire di esserci stati (magari documentando via social) che perché interessati ad un qualche incontro. Anzi, ad un certo punto li sento proprio con le mie orecchie, lui che dice a lei: “Però qualche incontro potremmo pure vederlo…”. Tornando a casa, immalinconito, perdippiù con il parabrezza crepato da qualche micro-meteorite, mi domando che senso possa avere offrire cultura, presentare delle idee se poi quella cultura e quelle idee non sono accessibili a tutti. Probabilmente la cultura merita un livello di più alta democrazia. Forse per chi organizza eventi di questo tipo dovrebbe essere una specie di dovere lo studiare possibilità alternative che consentano a tutti – e sottolineo a tutti – di fruire al meglio, possibilmente in maniera gratuita, del prodotto offerto. Dice: e che fare, allora? Beh. Certo, per i due mastodonti di cui sopra la frittata è oramai fatta. Forse non bisognava permettere che con gli anni i Festival cessassero di essere tali per diventare una versione molto erudita di un centro commerciale. La cultura è di tutti. Se non lo è, allora non si può più nemmeno definire “cultura”. È già diventata merce. A quel punto meglio puntare tutto sul merluzzo. E buon appetito.

PORDENONE

MANTOVA 16

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trentinoildialettoinforma di RENZO FRANCESCOTTI

il dialetto in-forma LA CERA DEL CEREGOT

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ongiorno, professor. Ma che bela cera che ‘l g’ha!” “Grazie, carissimo”. “El me cava na curiosità. Lu ‘l conoss de la mé passion per le parole en dialet: me pias savér ‘sa che le vol dir e anca da endó che le vegn. Per esempi, la parola ceregot, vègnela dala cera dele candele che tegn en man i ceregòti?” “Ma no, la cera delle candele non c’entra. Ceregòt deriva da cérega, ovvero da chierica, quella tonsura rotonda con cui venivano segnati i chierici, i membri del clero, per distinguerli dai laici”. “Però i ceregoti no i gaveva la cèrega, anca se i se ciamava cossita!” “D’accordo: l’avrebbero avuta magari in seguito. I preti da ragazzi sono stati un po’ tutti chierichetti…“ “E elo, professor, quand’èl che el s’è trovà sula testa la cérega?” “Mai avuto la chierica: io non sono mai stato in seminario!” “Ma no: volevo dir la cèrega che col temp la se slarga enté la pelada: come quela che ‘l g’ha elo, che la ghe dona n’aria professoral… Ensoma la só bela cera da professor, che sluse come la luce dele candele. A proposito, professor. Cossa èlo le candele sfeariche…” “Vorrai dire steariche…”. “Sì, quele lì…” “Bisogna sapere che per secoli le candele si sono fabbricate con la cera d’api. Ma la cera d’api è costosa e la gente comune non se lo poteva permettere questo tipo di candele: al loro posto venivano usati i lumini ad olio, che i feva ‘sì poca luce da perdeghe i oci!” “Sicuro. O, si usavano le candele di sego, fabbricate, già

al tempo dei Romani, coi grassi animali di scarto…”. “Candele che le spuzzava come carogne…”. “Esatto. Le candele di cera venivano usate solo nelle chiese o nei palazzi dei ricchi. Ma nei primi decenni dell’Ottocento furono inventate le candele steariche, a base di glicerina, belle, lucide e che non facevano odore. Sono quelle che usiamo tuttora…”. “…quando che salta la luce e te vai a palpón a zercarle e no te le trovi mai e te tiri zo sacramenti!” “Basta tenere a portata di mano una torcia elettrica…“. ”Sì ma no te la trovi mai: e se te la trovi la g’ha sempre le pile scariche… Come mi, zerti dì. Me vardo al spegio e me trovo ‘na bruta cera. Alor vago a trovar mé suocera. La vago a trovar, ogni tant ghe dago na man… Na volta g’ho anca dat zo la cera ale só scale...”. ”Ma sei pazzo?!” “Ma no, scherzo. Mi ghe vòi ben a me suocera: l’è la mama de mé moiér, la ha fata ela… La cera ghe l’ho data al paviment del sogiorno. La g’ha ancor zo le ass en sogiorno: no l’ha mai volù el parchè envernisà. La dis che dar zo la cera ghe pias: ghe pias el só profumo…”. “Fai bene a voler bene a tua suocera. È ora di finirla col razzismo contro le suocere!” “El me scusa, sior professor: ma elo no èlo scapol?” “Sì, e con questo?” “M’è vegnù da pensar che el tifa ‘sì tant per le suocere, perché no’l ghe n’ha una…”. “E tu allora?” “Mi ghe n’ho una che quando vago a trovarla la me ofre sempre en piat de bona cera. E en pu en piat enprofumà dai magnari de na volta. El magnén entél sogiorno con zo le ass col profumo de cera. Sa volé de pu dala vita?” renzofrancescotti@libero.it

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stagione di teatro

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ROVERETO

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trentinoarte di ROBERTO PANCHERI

taccuino d’arte UN’INEDITA “FLAGELLAZIONE” DI DOMENICO ZENI Ricorre quest’anno il bicentenario della morte del pittore

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omenico Zeni fu l’ultimo pittore al servizio dei principi vescovi di Trento. Già nel 1780, ai tempi di Pietro Vigilio Thun, sono documentati dei lavori da lui eseguiti nel Castello del Buonconsiglio; vent’anni più tardi sarà sempre lui a dipingere i ritratti ufficiali del nuovo vescovo Emanuele Maria Thun, che fu principe solo di nome. Zeni era nato nel 1762 a Bardolino, nel territorio della Repubblica di Venezia, da Bartolomeo e Margherita Martini di Malcesine. Era poi cresciuto a Riva del Garda, dove il padre, anch’egli pittore, si era trasferito intorno al 1769. Domenico visse e operò in Trentino tra la fine dell’antico regime e l’età napoleonica, dimostrandosi dapprima un fedele servitore del potere vescovile e poi un acceso sostenitore della

causa napoleonica. Nel 1806 immortalò in un grandioso quadro una compagnia della Guardia Civica di Trento: la tela comprende i ritratti di 148 cittadini che militarono in questo corpo volontario, tacciato dai conservatori di simpatie giacobine. I sentimenti filofrancesi di Zeni sono testimoniati anche da sonetti d’occasione e da un ritratto del generale H o noré Vial, oggi disperso ma documentato dalle fonti in casa Balduini a Trento. L’opera più notevole dell’artista è proprio il ciclo di pitture murali tuttora conservato nella Villa Balduini a Villazzano, dove compare anche un ritratto del giovane Bonaparte.

Domenico Zeni, Flagellazione di Cristo, olio su tela. Collezione privata

Alla fine del 1811 l’artista si trasferì a Brescia, all’epoca città del Regno Italico, recando con sé una lettera di raccomandazione di Emanuele Maria Thun. Nel documento compare l’appellativo di “Pittorello”: non sappiamo con certezza che cosa si celasse dietro questo nomignolo, forse un’allusione alla corporatura del nostro artista, o forse l’intenzione di ridimensionare benevolmente il suo talento, che talvolta si palesa nelle forme di un socievole dilettantismo, non diversamente da quanto traspare dai suoi componimenti poetici d’occasione. Zeni Particolare del dipinto con l’autoritratto del pittore 20

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morirà nella città lombarda nel 1819, ormai suddito del Lombardo-Veneto asburgico, ma sempre legato ai circoli degli ex-giacobini. Nel 2004, alla fiera dell’antiquariato di Brescia, m’imbattei in un piccolo

dipinto raffigurante la Flagellazione di Cristo che presenta, anche nel formato a losanga, evidenti affinità con i Misteri del Rosario eseguiti da Domenico Zeni per la chiesa di Villamontagna, sulla collina di Trento. A distanza di tanto tempo il dipinto è ancora inedito e ritengo dunque utile pubblicarlo, anche per ricordare che quest’anno ricorre il bicentenario della morte del pittore. Nel personaggio intabarrato che fa capolino tra il volto di Cristo e uno dei carnefici è forse da ravvisare un suo autoritratto. L’opera è un attestato degli ottimi risultati raggiunti da Zeni nel campo della pittura sacra, in uno stile perfettamente in linea con la tradizione del colorismo veneto e con l’accademismo veronese, che furono la sua scuola di riferimento.


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Direttore responsabile: Paolo Curcu [ paolo@trentinomese.it ] Direttore editoriale: Pino Loperfido [ info@trentinomese.it ]

SOMMARIO OTTOBRE 2019 Ring

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6 COMMENTI 16 IL DIALETTO INFORMA 18 TACCUINO D’ARTE

In redazione: Cristina Pocher Hanno collaborato a questo numero: Susanna Caldonazzi, Paolo Chiesa, Silvia Conotter, Lara Deflorian, Fabio De Santi, Fiorenzo Degasperi, Denise Fasanelli, Renzo Francescotti, Claudio Marchesoni, Stefano Margheri, Sandra Matuella, Francesca Mazzalai, Roberto Pancheri, Maurizio Panizza, Fabio Peterlongo, Tiziana Tomasini, Daniele Valersi

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Attualità 22

I KNYCZ: UNA STORIA “CALDA CALDA”

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LAURA LORENZI

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STACCANDO LE ALI DA TERRA LA LOCANDA “DEL BARBA” VA’ DOVE TI PORTA IL VENTO DONNE SULL’ORLO DEL MENADOR ITINERARI IN PAGANELLA LA DONNA CHE MORÌ 2 VOLTE “LA BICICLETTA ROSSA” LIVIO TASIN FESTIVAL DELLO SPORT SPECIALE SPOSI

Panorama

84 OMAGGIO A GORAN KUZMINAC 86 POMARIA 88 PROGRAMMI DELLA DANZA 89 FESTIVAL DELLA SCIENZA 90 TRANSITI 92 L’UOMO CHE PARLA CON I LUPI 94 SOCIETÀ FILARMONICA 95 ORCHESTRA “HAYDN” 96 “IL RACCONTO DEL CERMIS” 98 TEMPO DI TEATRO

Giorno per giorno

100 MOSTRE 106 APPUNTAMENTI DEL MESE

Scoop&news 114 120 122 123 124 125

I MATRIMONI DEL MESE “FA’ LA COSA GIUSTA” FERRARI BRINDA AGLI EMMY AWARDS I PRIMI 130 ANNI DI ENDRIZZI GROSSELLI A MATERA “A… COME LEGNO”

Rubriche

126 LIBRI E LIBRERIE 129 #TRENTINOMESE CONTEST info@trentinomese.it www.trentinomese.it 23

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trentinoattualità trentinoincontri

COMINCIAMO COL DIRE CHE SONO GLI ARTIGIANI PIÙ LONGEVI IN CIRCOLAZIONE. DA QUASI UN SECOLO PROVVEDONO A SCALDARE LE CASE TRENTINE. HANNO ASSISTITO IN PRIMA PERSONA A TUTTI I CAMBIAMENTI TECNOLOGICI DEL XX SECOLO, DAL FERRO ALLA PLASTICA, DALLA GHISA ALLA DOMOTICA. SI CHIAMANO UMBERTO, ERNESTO E ANDREA KNYCZ. UN COGNOME CHE – A CHI NON È DI QUESTE PARTI – PUÒ SEMBRARE UN CODICE FISCALE. E INVECE È EREDITÀ DIRETTA DELLE ORIGINI POLACCHE E AUSTROUNGARICHE DELLA FAMIGLIA. TANTO PER DIRNE UNA, LUDWIG, IL PAPÀ DI QUESTI TRE GIOVANOTTI AMAVA LA BICICLETTA, AL PUNTO CHE... MA LEGGETEVI L’ARTICOLO CHE È MEGLIO!

UNA STORIA “CALDA CALDA” di Pino Loperfido e Paolo Curcu

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trentinoincontri

Sopra, Ludovico Knycz. A destra, la sede di Corso Buonarroti a Trento, sorta sulle ceneri di un mulino

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i solito la difficoltà principale dello scrivere un pezzo sta nell’incipit. Questa volta di possibili attacchi ne avevamo ben due, entrambi molto simpatici. Abbiamo deciso di tenerli tutti e due. 1) In cinque fanno quasi mezzo milennio di età. Se non si offendono, possono accettare i nostri più sentiti (e invidiosi) complimenti. Il segreto di tale longevità? Naturalmente è la prima domanda

che porgiamo. È Umberto, il più piccolo (si fa per dire...) a rispondere: “I miei fratelli e le mie sorelle sono fortunati perché sono tutti e quattro vedovi e vedove… Non nascondo che mia moglie è un po’ preoccupata...”. 2) Scherzi a parte, siamo a Trento, in corso Buonarroti, dove il loro cognome – più simile ad un codice fiscale che ad un cognome, se proseguite con la lettura scoprirete le origini – campeggia

La famiglia Knycz (senza le due sorelle) a Milano nel 1948

sull’insegna della storica azienda di idraulica: kappa, enne, ipsilon e, infine, zeta. In una parola: Knycz. Loro sono le due sorelle Marcella, 90 anni, e Bruna, 88 e i tre fratelli, anime del marchio di famiglia: Andrea, 85 anni, Ernesto, 81, e Umberto (che però in realtà si chiama Rodolfo), “solo” 80. Sono i tre maschi di famiglia che ci ricevono negli uffici di Corso Buonarroti a Trento. Sono idraulici di fatto. Tuttavia chiamarli così è invero riduttivo. Cosa hanno fatto di tanto speciale, allora? Se vi dicessimo che hanno scoperto l’acqua calda, pensereste che vi stiamo solo prendendo in giro. Eppure in un certo senso, nell’area mitteleuropea, a ben guarda-

re, quella cosa lì loro l’hanno scoperta davvero. Vediamo come. Prima però, sbrighiamo la pratica legata a questo cognome complicato che, a quanto si capisce, si deve a nonno Andrea, giornalista e maestro di violoncello in Polonia che, trasferitosi a Salisburgo, si sposa con una ragazza austriaca. Nel 1891 viene alla luce Ludwig, che studia meccanica e ingegneria in città e poi a Innsbruck. Quest’ultimo, ragazzo prodigio, ha una certa passione per l’acqua e tutto quello che può comportare l’utilizzo dell’elemento liquido. Specie come conduttore di calore. Tuttavia il giovine aveva anche un’altra passionaccia. Quella per un nuovo sport

Predara di San Martino: si installano i primi termosifoni 25

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trentinoincontri

A sinistra, Umberto racconta... Sopra, Ludovico in campeggio al Lago di Caldonazzo

che in quegli anni stava pian piano prendendo piede: il ciclismo. Come apprendiamo dal romanzesco articolo scritto da Renzo Francescotti sull’Alto Adige del 1982, – compitamente incorniciato nell’ufficio di Andrea Knycz – Ludovico comincia a gareggiare per la “Forti e Veloci”, con le biciclette pesanti non meno di 25 chili, con i cerchioni in legno. Partecipa a gare mitiche, tipo la Trento-Monaco. Compie più volte il percorso InnsbruckTrento, attraversando il Passo Resia. Questo lo porta ad ammirare più volte la Città

Andrea fa acrobazie sul lago 26

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del Concilio, fino a che non gli piace talmente tanto che decide di fissarci la propria dimora. Prima, però, gli tocca farsi un soggiorno forzato sul Fronte russo, dove veste a divisa del genio civile austroungarico. È innegabile che Ludovico (passando in Italia ha cominciato a farsi chiamare così) sia una specie di giovane favoloso della meccanica. Il suo talento tecnico viene subito valutato positivamente alla Idrotermica di Trento, che lo assume e lo spedisce a lavorare momentaneamen-

te a Bolzano. Ludovico è imbattibile quando si tratta di lavorare con i rivetti sulla carpenteria metallica, ma soprattutto sul vapore. Tornato in pianta stabile a Trento, attorno al 1930 l’amico avvocato Stefenelli lo convince a mettersi in proprio, vincendo la ritrosia e l’eccessiva umiltà. Nasce così l’Idrocalor, con prima sede in Via Suffragio. Un giorno, due anni prima, facendo riparazioni in casa di un alto funzionario, in Via A. Mariani, ha conosciuto Maria Moschegiuri (italianizzazione del greco Maskigiuris),

Un’intera famiglia in motocicletta

ragazza pugliese che diventa la donna della sua vita. Passa il tempo, la tecnica progredisce, e Ludovico ha ottimi collegamenti con tutti i fornitori specializzati del mondo di lingua tedesca. Questo gli dà un notevole vantaggio sulla concorrenza. Una posizione irresistibile in anni che vedono pian piano lo sviluppo degli impianti di riscaldamento. Eccolo il caldo, che ritorna. Tanto più che dopo la guerra, la ricostruzione moltiplica la domanda di nuovi impianti. Anche per lo stabilimento e il magazzino di Largo N. Sauro degli


trentinoincontri Knycz, gravemente danneggiati da bombardamenti dell’aviazione inglese. I cinque figli, arrivati nel frattempo, crescono e naturalmente non possono non venire coinvolti nelle attività di famiglia. Marcella e Bruna, per dire della primogenita, si occupa assieme alla mamma del negozio di elettrodomestici aperto nel frattempo in Via S. Pietro, davanti all’officina dove lavorano diverse decine di dipendenti. Tra loro – merita sicuramente una citazione – vi era il mitico Rino Mellarini. “Mitico” perché dopo essere entrato in azienda nel 1938 ed essere sopravvissuto all’eccidio di Cefalonia nel 1943, sarà il più fido collaboratore dell’azienda guidata dai fratelli Knycz e stabilirà

L’interno del negozio di Via S. Pietro

una sorta di primato mondiale, restando al lavoro per 72 anni di fila. L’elemento liquido, accompagnato dal caldo, ritorna nelle interminabili estati dei giovanissimi Knycz, trascorrse sul Lago di Caldonazzo, dove Lodovico restaura una vecchia casa di contadini e inizia i figli a nuoto e alla vela, varando addirittura una barca della classe “Stella”. Trasognati, ripensando al tempo che fu, ai cronisti e agli intervistati capita che quasi ci si scordi di essere nel 2019. Mentre i tre raccontano con passione la storia della propria famiglia, li osserviamo questi “ragazzi”, diversamente giovani, e pare quasi che il tempo non sia trascorso, impigrito

dalla preziosità del ricordo. Umberto, l’amministratore della società, racconta che nel 1963, il papà acquista l’ex mulino dei panificatori Bertolini, adiacente alla ferrovia. Era una posizione strategica, fondamentale in quegli anni in cui i trasporti avvenivano per la quasi

totalità via rotaia. Andrea, il super-tecnico – come lo definisce suo fratello minore – e Ernesto, che si definisce invece una sorta di jolly, in virtù della sua versatilità, ricordano che papà Ludovico, prima di assegnare mansioni, aveva pensato bene di far fare le ossa ai ragazzi

LE DOMANDE FISSE DI TRENTINOMESE

UMBERTO

ERNESTO

ANDREA

Libro che hai sul comodino: Avventure nel mondo Qual è il tuo numero preferito? 10 Il tuo colore preferito? Rosso Il piatto che ami di piu? Cotoletta alla milanese Il film del cuore? Documentari sul deserto La squadra di calcio? Nessuna La tua automobile preferita? Toyota Il viaggio che ancora non sei riuscito a fare? Australia e Messico Hai animali domestici? No Cantante/compositore/gruppo preferito? Zucchero Se non avessi fatto l’imprenditore, cosa avresti voluto fare? L’antropologo La cosa che ti fa più paura? La politica italiana Il tuo sogno notturno ricorrente? Viaggiare senza meta

Libro che hai sul comodino: Nessuno Qual è il tuo numero preferito? Il 18 Il tuo colore preferito? Verde Il piatto che ami di piu? Orecchiette Il film del cuore? Nessuno La squadra di calcio? Nessuna La tua automobile preferita? Mercedes berlina Il viaggio che ancora non sei riuscito a fare? Australia Hai animali domestici? No Cantante/compositore/gruppo preferito? Nessuno Se non avessi fatto l’imprenditore, cosa avresti voluto fare? Non saprei. La cosa che ti fa più paura? Politica Il tuo sogno notturno ricorrente? Volare da solo

Libro che hai sul comodino: Trento nel cinquantenario della redenzione Qual è il tuo numero preferito? Il numero 3 Il tuo colore preferito? Blu – Celeste Il piatto che ami di piu? Costata di manzo Il film del cuore? Nessuno La squadra di calcio? Nessuna La tua automobile preferita? Modus Il viaggio che ancora non sei riuscito a fare? Quello nell’Aldilà Hai animali domestici? No Cantante/compositore/gruppo preferito? Bocelli Se non avessi fatto l’imprenditore, cosa avresti voluto fare? Non saprei. La cosa che ti fa più paura? Le malattie Il tuo sogno notturno ricorrente? La salute e le mie ginocchia

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trentinoincontri mandandoli sui cantieri. Eccetto Umberto. Facciamo raccontare a lui il perché... (l’acqua c’entra pure qui...) “Sono stato 7 volte campione italiano di nuoto, specialità rana. Si capisce che avevo bisogno di molto tempo per allenarmi, dacché dovevo recarmi ogni volta a Bologna”. Negli anni Settanta accade una cosa strana: il mondo decide di passare dal ferro alla plastica. Anche gli impianti di riscaldamento si modernizzano, sempre di più. Cosa è successo esattamente? “È completamente cambiato il mondo”, concordano i fratelli Knycz. Una rivoluzione più di un cambiamento. E in questo loro sono stati antesignani in molti aspetti del loro lavoro. Ad esempio sui pavimenti termici. O nelle caldaie a condensazione, che per primi hanno avuto in catalogo in un tecnologicamente lontanissimo 1988. E si costruiva… Si costruiva indefessamente. I palazzi crescevano come pane lievitato. “I cantieri dei condomini salivano di un piano alla settimana” ricorda Andrea. Stiamo parlando di tecnica,

di materiali freddi come il cemento e il ferro, di calore e di pressione, di soldi, certo, guadagni e investimenti, ma pure di umanità. Perché un’impresa come quella di cui raccontiamo l’epopea si è assunta volentieri, in quasi un secolo di attività, anche una sorta di responsabilità sociale. Quella di dare un’indirizzo e una forma ai desideri di persone sopravvissute al secolo crudele prima, illuse dall’edonismo degli anni Ottanta poi, di nuovo spaventate dalle incognite di un futuro che di umano mostra di avere ben poco. E di scaldarle queste persone, rendere abitabili certi appartamenti più simili a degli igloo che a delle dignitose dimore. Ora, però, non fraintendeteci. Non stiamo dicendo che i Knycz sono dei missionari. Il loro lavoro se lo facevano pagare allora e se lo fanno pagare – il giusto – anche oggi. Ma è la passione che cambia tutto. L’atteggiamento. La propensione per il lavoro a regola d’arte. E la tecnologia? “È innegabile che ci ha dato una mano su tutto, in particolare sul risparmio energetico…” rispondono i fratelli quasi all’u-

Tutti in bicicletta come il papà, che scatta la fotografia... 28

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1926. Ludovico con alcuni amici, sul lago di Caldonazzo

nisono. “Forse mancano ancora figure abbastanza specializzate. Senza contare i problemi che sono sul costo dell’energia che resta uno dei più alti d’Europa”. E il futuro, cosa riserva a questa magnifica storia aziendale e familiare? Al momento l’unico discendente diretto è il figlio di Andrea

che, oltre a candidarsi nel guidare l’impresa fondata dal nonno, ne porta anche il nome: Ludovico Knycz. Ma, tanto per cambiare, chiudiamo con la politica, porgendo ai nostri interlocutori una delle domande di rito di TrentinoMese: che tipo di rapporti hanno avuto con essa negli anni e se sono mai stati tentati dall’idea di candidarsi in qualche consesso, comunale, provinciale o più. Risponde Umberto, e lo fa riportando pari pari con un aneddoto del 1954. “Mi avevano appena chiesto se volessi candidarmi al Comune di Trento e lo riferii a mio padre. Lui mi rispose serio: Ricordati quello che sto per dirti: la politica è sporca”. Lapidario, quanto chiaro. Certamente più sporca dell’acqua, l’amato elemento liquido da cui tutti veniamo e sul quale il genitore ha fondato la sua impresa e la sua stessa vita. Ma ora, dite la verità: dopo aver letto questo articolo, non vi sentite avvolti da un confortante tepore? ■


I PIÙ GRANDI PROTAGONISTI DELLO SPORT

in un programma unico fatto di storie memorabili e esperienze indimenticabili per raccontare

TUTTI I MODI DI VIVERE LO SPORT


trentinoattualità

DAL SOGNO DI ICARO DI STRADA NE È STATA FATTA TANTA. ANCHE NELLA NOSTRA PROVINCIA. IN QUESTO NUMERO PROVIAMO A RACCONTARE IL TRENTINO CHE VOLA: DAI PIONIERI DEL VOLO LIBERO TRENTINO AL DISTRETTO “KILOMETRO AZZURRO”, PASSANDO PER IL BASE JUMP...

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trentinoattualitÃ

IL TRENTINO CHE VOLA

STACCANDO LE ALI DA TERRA Articoli di Susanna Caldonazzi Tiziana Tomasini Paolo Chiesa

AEREI ELICOTTERI DELTAPLANI PARAPENDII BASE-JUMPING

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trentinoattualità

HA SEDE A TRENTO IL PRIMO DISTRETTO AERONAUTICO ITALIANO

QUANTO È LUNGO UN “KILOMETRO AZZURRO”? di Susanna Caldonazzi

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taccare i piedi da terra e spiccare il volo: un sogno ricorrente, un desiderio che l'essere umano ha e racconta da migliaia di anni. Dal sogno di Icaro, però, di strada ne è stata fatta. Soprattutto in Trentino, dove la conquista del cielo ha una tradizione troppo spesso dimenticata. È proprio a partire da questo presupposto che è nato lo scorso 6 giugno Kilometro Azzurro, il primo distretto aeronautico italiano, che unisce nel piccolo aeroporto di Trento alcune realtà che si elencano tra le eccellenze del tessuto italiano di questo settore. A dare vita al progetto, una cordata di attori, sia pubblici che privati, coinvolti in diverse modalità ma accomunati dall'interesse per il mondo dell'aeronautica sotto vari profili: il MUSE, museo di scienze di Trento, fino a poco tempo fa ente gestore del Museo Caproni; la Fondazione Museo Storico del Trentino, che dal primo luglio ha preso in carico

la gestione dello stesso museo; KBS Italia, una società di consulenza aziendale, collettore dei contatti nel mondo aeronautico nazionale; Italfly S.r.l., la scuola di volo per piloti di elicottero più importante dello scenario italiano; Lagorair, società specializzata in lavoro aereo e trasporto passeggeri con elicottero. All'origine di Kilometro Azzurro ci sono due importanti esperienze degli ultimi anni. Nel 2014, diverse realtà che si sono incontrate nello spazio dell'aeroporto Caproni di Trento hanno dato vita a Festivolare, un evento che si svolge intorno alla metà di settembre e che ogni anno, in tre giorni, riesce a coinvolgere circa 10 mila persone alla scoperta delle infinite sfaccettature del mondo del volo e delle eccellenze che il piccolo aeroporto trentino vanta. Il festival nasce come “open day”, in occasione del centesimo compleanno del comandante trentino Francesco Volpi, uno dei più longevi

aviatori italiani, che collaborò anche alla progettazione e alla realizzazione dell'aeroporto Caproni. L'altra tappa importante per la nascita di Kilometro Azzurro è del 2016, quando hanno unito le forze la Provincia autonoma di Trento, l’Università, Trentino Sviluppo, Fondazione Mach, Istituto di

C’ERA UNA VOLTA (E C’È ANCORA) IL VOLO LIBERO TRENTINO di Paolo Chiesa

I

l Club Volo Libero Trentino di Levico Terme, con i suoi oltre cento appassionati, è il riferimento per gli amanti del deltaplano e del parapendio della nostra provincia. Nel 2019 ricorre il 40° anno di fondazione del Club e in compagnia di Roberto Murari, vera memoria storica del gruppo, voliamo anche noi tra le pagine del suo libro “Volare in Valsugana”, ripercorrendo la storia di questo sodalizio. Dai primi voli con paracaduti modificati alle gare internazionali ospitate in Valsugana, fino alla realizzazione della nuova area decollo e del nuovo punto di atterraggio a Levico Terme. IL BIBLIOTECARIO CHITARRISTA Roberto Murari di Caldonazzo è la memoria storica del volo con deltaplano e parapendio in Valsugana. Nato e cresciuto a Maso Murari, da ragazzo aiutava il padre nel lavoro dei campi e studiava al Liceo Scientifico Galilei di Trento per poi completare il suo percorso di studi “avventurosamente” come dice lui, con la Laurea in Scienze Forestali a Padova. Dopo avere insegnato materie scientifiche alle scuole superiori, ha vinto il concorso di bibliotecario per la Biblioteca di Caldonazzo che è

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stata, come dice lui: “la cosa più bella che mi è capitata nella vita”. Anche perché, alla fine degli anni ’70, il centro culturale di un paese, in un’epoca nella quale l’assessorato alla cultura di solito non c’era, era proprio la biblioteca. E infatti sono state tante le cose organizzate dalla Biblioteca di Roberto: concerti, spettacoli teatrali, mostre d’arte, serate di diapositive e concorsi di fotografia anche a livello nazionale. Già che ci siamo, Roberto ci racconta della sua attività di musicista: chitarrista nella rock band dei Carwash e mandolinista nella Bisca bis,


trentinoattualità

istruzione “Martino Martini”, Aeroporto Caproni e società Italfly sottoscrivendo un protocollo d’intesa per lo sviluppo del comparto aeronautico in chiave innovativa sul territorio trentino, affinché nuove competenze formative potessero trovare riscontro in ambito imprenditoriale e industriale.

L'unione delle esperienze del Tavolo Aeronautico e di Festivolare hanno dato la luce a Kilometro Azzurro, formalizzato lo scorso 6 giugno attraverso il modello del Contratto di rete Soggetto. Con un nome che racconta le dimensioni dell’aeroporto di Trento, che dal Centro di Volo a Vela fino al Nucleo Elicotteri dei Vigili del Fuoco misura esattamente un chilometro, reso unico dal colore del cielo ma ispirato al “kilometro rosso” di Bergamo – uno dei principali distretti europei dedicati all'innovazione –, Kilome-

Roberto Murari

che ripercorre la strada musicale della Bisca, il “complessino mandolinistico” che ha suonato in Valsugana fin dagli anni ’30 e di cui faceva parte anche il papà di Roberto. LA SCOPERTA DEL VOLO Ma torniamo nella biblioteca di Caldonazzo, dove nel 1979, davanti alla scrivania di Roberto compare Giorgio Ghesla, suo compagno di studi alle medie, alle superiori ed all’Università. “Berto, io volo”, gli dice Giorgio. “Con cosa?”, gli chiede Roberto. “Col deltaplano”. “Col delta che?”, gli chiede ancora Roberto che fino ad allora non aveva davvero mai sentito parlare di deltaplano e conosceva solo l’aliante come mezzo

tro Azzurro ha impostato la sua attività secondo alcune parole chiave: cultura, innovazione, formazione e promozione. «Il settore aeronautico trentino vanta da sempre alcune eccellenze - spiega Roberto Sani, presidente di Kilometro Azzurro - ed è in continua espansione. Molti “big” di questo settore a livello mondiale si sono interessati a questo territorio e hanno trovato qui una fonte di ispirazione. Per questo motivo abbiamo deciso di dare vita a Kilometro Azzurro, uno strumento per creare massa critica

per fare il volo libero. E lui, Roberto, che giocava a calcio e suonava la chitarra, non aveva mai pensato a quel tipo di attività ma Giorgio è un trascinatore e lo convince a provare. “I primi campetti in Prada, sotto la Paganella, poi a Fondo Grande in Folgaria. Un piccolo corso con Fabio Valentini ed ero pronto per il primo volo alto dal Serot, sopra Roncegno”. Ma non si è limitato a volare Roberto Murari perché come ricorda ora: “all’epoca, visto il mio lavoro di bibliotecario, ero segretario di alcune realtà culturali come l’Associazione Castelli del Trentino, l’Associazione Musicale Caldonazzese, l’Associazione di Danza La Corte di Caldonazzo e nel 1985 mi venne spontaneo entrare anche nella Direzione di Volo Libero Trentino, il Club di piloti di deltaplano e parapendio, per poi nel 1986 diventarne anche Segretario”. Ruolo che ha coperto per 37 anni e che gli ha permesso di contribuire alla crescita dell’Associazione e nello stesso tempo di diventarne il biografo ufficiale. VOLARE IN VALSUGANA. DAL DEDALO CLUB AL VOLO LIBERO TRENTINO. 1979-2017 È questo il titolo del libro scritto da Roberto Murari: “una sorta di diario cronologico nel quale ho annotato gli avvenimenti principali ed ho dato spazio ai commenti e alle storie avvincenti dei piloti storici che hanno accettato di raccontare

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trentinoattualità e fare in modo che il Trentino diventi sempre più di richiamo per gli attori internazionali del settore». Sviluppare e promuovere la cultura del volo, rendere il territorio consapevole delle sue possibilità in un campo che potrebbe portare a grande sviluppo economico, recuperare il patrimonio aeronautico sia locale che nazionale, sviluppare nuove figure professionali attraverso una formazione adeguata, rendere il Trentino un luogo di ricerca e innovazione in questo settore, essere punto di riferimento e aggregazione per le realtà che sono già presenti nell’area aeroportuale e promuovere nuove collaborazioni. Sono questi gli obiettivi macroscopici del Distretto aeroportuale che ha già iniziato l’operatività, soprattutto in termini di cultura e formazione. La valorizzazione del Museo Caproni è infatti uno dei primi passi, anche grazie a un percorso di collaborazione con la Fondazione Museo Storico del Trentino, avviato dalla giunta su indicazione dell’assessore all'istruzione, università e cultura, Mirko Bisesti, con l’obiettivo, poi concretizzato il 6 giugno, di includere il Museo Caproni tra gli attori del progetto Kilometro Azzurro. Il Museo dell’Aeronautica Gianni Caproni, raccoglie infatti una delle collezioni di aerei storici più interessanti, oltre a detenere il record del più antico museo aeronautico del mondo

e del più antico museo d’azienda in Italia: Gianni Caproni iniziò infatti la raccolta di velivoli nel 1910. Le sale raccolgono aerei progettati sia dallo stesso Caproni, sia velivoli di produzione diversa, italiana e internazionale, che Caproni ha raccolto per il museo tra le due guerre, per raccontare lo sviluppo tecnologico dell’aviazione in quel periodo. La collezione permanente conta ora una quarantina di aeromobili storici, ma l’obiettivo per il prossimo futuro è di recuperare il ricco patrimonio che esiste in Trentino, per l’allestimento di mostre temporanee, rendendolo così disponibile al pubblico. La cultura rappresenta il primo passo, un modo per incuriosire, per rendere nota agli stessi cittadini di Trento e della provincia della grande tradizione aeronautica che questo territorio porta con sé,

con le parole e con le immagini, le loro esperienze di volo”. E questo libro, oltre a dare dei cenni storici sul deltaplano e sul parapendio ed a raccontare i vari passaggi legislativi che hanno iniziato a regolare questo tipo di sport, narra quella che è davvero una bella storia: quella del percorso del Volo libero in Trentino. In origine, era il 1979, nacque il Dedalo Club Volo libero Alta Valsugana nel quale si riunirono i primi deltaplanisti praticanti tra i quali c’erano: Onorio Martinelli, Claudio Mosca, Dario Segantini, Fabio Valentini, tutti in periodi diversi diventati Presidenti dell’Associazione. Nel 1981 ci fu la prima gara sociale con decollo dalla Panarotta ed atterraggio in località Zivignago a Pergine. In seguito, si creò il punto di atterraggio di Levico nei pressi del cavalcavia che venne spostato poi nella frazione di Barco. Il 1990 vide la realizzazione del punto di decollo in località Compet. Nel 1992 ci fu la fusione con il Club Woody Valley di Sopramonte che diede vita al Volo Libero Trentino. Fu invece nel 1997 che il Club ospitò per la prima volta una tappa del Campionato Triveneto di Parapendio, appuntamento che ci fu fino al 2013. Nel 2002 il Club creò il proprio www.vololiberotrentino.it. Nel 2005 il Comune di Levico Terme diede i permessi alla realizzazione del punto di decollo in località Vetriolo. Nel 2007, il Club partecipò all’iniziativa del Comune di Levico Estate Insieme iniziando a far conoscere il volo libero ai ragazzi con dei voli dimostrativi. È del 2008 l’organizzazione del primo Trofeo Atlatus, una gara

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dando vita così a una nuova curiosità che possa trasformarsi in spirito imprenditoriale e generare così ricchezza e lavoro. A seguire, la formazione. In questo settore spicca l’ambizioso progetto portato avanti dall'Istituto Martino Martini di Mezzolombardo, che nel corso del prossimo anno aprirà un corso di Alta Formazione per manutentore aeronautico, una figura professionale molto richiesta, ma per la quale in Italia non esiste ancora una formazione adeguata promossa da un ente pubblico. Il lavoro di Kilometro Azzurro è decollato. Il sogno di Icaro è diventato realtà. Cosa aspettarsi ancora dal futuro? «Abbiamo spazio fisico e soprattutto mentale per sognare ancora - conclude il presidente Sani. Far diventare il Distretto aeronautico un incubatore di impresa sarà il ■ prossimo obiettivo».

internazionale di deltaplano e parapendio. Nel 2009 il Club ospitò per la prima volta il “Paragliding Czech Open”, una gara inserita nel Campionato nazionale Ceco. Il 2014 vide invece l’organizzazione della gara “Bordarline Biotech Adventure Race”, una combinazione di trekking e volo in parapendio. Nel 2015 ci fu l’iscrizione al Club del centesimo pilota: Massimo Facchini di Viarago di Pergine. Il 2016 portò invece la nascita della “Scuola di volo parapendio Trento” che tutt’ora svolge la sua attività, prediligendo per i propri allievi il volo della


trentinoattualità

MAURIZIO DI PALMA RACCONTA IL BASE JUMPING

SALTANDO NEL VUOOOTOOOOOOO!!! di Tiziana Tomasini

È

la forma di volo più estrema: si salta nel vuoto da basi fisse (ponti, antenne, montagne) con l’ausilio del solo paracadute. Ma per apprendere l’arte del BASE Jump è necessario essere preparati. La BrentoBASEschool mette in campo corsi ed offre tutta l’esperienza del suo istruttore, Maurizio di Palma, che ci ha raccontato – in un’intervista adrenalinica quasi quanto la sua attività – l’esaltante dimensione del BASE Jump. Maurizio, partiamo dal tuo percorso: dalla pratica di questo sport estremo fino a diventare istruttore! Sportivamente parlando, io nasco come paracadutista ventitré anni fa, all’età di diciassette anni. Poi sono stato volontario nell’esercito nei paracadutisti per tre anni e durante questo periodo ho iniziato a sentire parlare di questo BASE Jump, di questa attività legata al paracadutismo. Non si tratta di paracadutismo vero e proprio, perché non si salta da aerei, ma da basi fisse. Ho cominciato ad appassionarmi a questa pratica e nel novembre 2001 ho fatto il mio primo sal-

to di BASE. A novembre saranno diciotto anni che pratico questo sport. Fin dagli inizi mi è sempre piaciuto trasmettere la mia esperienza; ricordo tra l’altro che nei primi tempi i numeri erano veramente irrisori, erano pochi quelli a praticare questa attività. Adesso cominciano ad esserci numeri più consistenti, anche se rimangono di nicchia. Circa cinque anni fa le cose sono cambiate radicalmente; grazie alla rete la visibilità è aumentata e si è quindi ravvisata la necessità di avere una figura che potesse realmente insegnare questa particolare attività ai paracadutisti. Così ho deciso di mettere a disposizione la mia esperienza maturata in quasi vent’anni per le persone che volevano avvicinarsi a questa pratica. Ho aperto la scuola ed eccomi qua.

di Mario Lucchi, le storie al femminile delle socie del Club. E ancora, i racconti in prosa di Manuel Carli, di Paola Giusti e di Jenny, la trascrizione di interviste ad alcuni dei protagonisti del Club, le riproduzioni di articoli dei quotidiani. E poi fumetti, disegni e caricature.

Panarotta, gestito da Volo Libero Trentino. Nel libro ci sono anche le voci di molti piloti (tra i quali alcuni dei presidenti del Club) che raccontano le loro esperienze: il lancio con il paracadute staccandosi da un deltaplano di Fabio Valentini e Maurizio Bertoldi, i primi voli con il “giallone” ricavato da vecchi paracaduti di Dario Segantini, l’emozione del primo volo di Giuseppe Hofer, la caduta sugli abeti della Val Scura

ULTIME NOTIZIE DAL CLUB Roberto Murari ci da’ alcuni aggiornamenti che non sono contenuti nel libro. “Ora abbiamo l’area di decollo di Vetriolo rinnovata grazie al Comune di Levico Terme e un nuovo punto di atterraggio, non più a Barco ma nei pressi del Bicigrill di Levico”. L’inverno che arriva vedrà spostarsi i piloti del Club a decollare dal Monte Grappa dove le condizioni meteo permettono di avere una corrente termica anche nella stagione fredda che a Levico non c’è. Ed a noi non resta che lasciare i 100 soci del Club ai loro voli e Roberto (che di voli ne fa in media due a settimana) alla sua opera di cronista e storico di questo Club che colora il cielo con le vele dei suoi parapendii. Chi volesse saperne di più su Volo Libero Trentino può visitare il sito internet www.vololiberotrentino.it o leggere il libro, ricco di storie e fotografie: “Volare in Valsugana”, contattando il club alla mail vololiberotrentino@gmail.com o tramite la Pagina Facebook del gruppo o perché no, andando a trovare i piloti all’area di decollo nei pressi di Maso Vetriolo Vecchio. ■

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trentinoattualità Chi frequenta la tua scuola? Chi è il saltatore tipo? A livello di estrazione sociale c’è veramente di tutto: ho avuto allievi che erano piloti di linea, piloti di elicotteri, studenti universitari, operai…in media l’età varia dai vent’anni ai cinquanta (c’è anche qualcuno che supera i cinquanta); sono tutti paracadutisti esperti (perché per fare BASE bisogna esserlo) quindi avere all’attivo almeno 200/300 lanci di paracadutismo da un aereo. Ma a livello di personalità c’è veramente di tutto. Fisicamente, quale preparazione è richiesta? In realtà, nella nostra attività, quando si salta non c’è un vero e proprio sforzo fisico. Quindi non sono richieste delle grandi abilità fisiche. Si potrebbe dire che è un’attività per tutti, anche se suona un po’ come una forzatura! Non c’è un limite fisico come può essere richiesto in una prestazione di potenza. Quello che serve, è una buona forma fisica generale, per poter raggiungere i posti da cui si vuole saltare. Se voglio saltare da una montagna, su quella montagna devo arrivarci. Magari bisogna camminare per delle ore, con dislivelli notevoli. Oppure è necessario arrampicarsi su qualche antenna o camminare a lungo dopo aver fatto un salto da un ponte. Quali sono i vari gradi dei salti? Da dove si comincia e come si avanza? La parola BASE è in realtà un acronimo,

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che sta per BUILDINGS (palazzi), ANTENNAS (grandi antenne e torri), SPAN (ponti) e EARTH (alture naturali, come montagne e scogliere). Queste sono le principali quattro categorie dalle quali un Jumper salta. In ogni caso si può dire che il BASE Jumper salta da qualsiasi altura, naturale o creata dall’uomo, con caratteristiche tali da permettere di effettuare il lancio con sicurezza. Si parte dalla struttura ponte: io e i miei allievi iniziamo dal ponte in Croazia (dove il lancio è tollerato): salto di 120 metri, con atterraggio facile. Il secondo step è il monte Brento, uno dei posti più famosi al mondo per la pratica di questo sport. Come sia articola il corso? Si tratta di un corso unico, quello full, il più completo. In questo corso si fanno sia il ponte, sia la montagna, quindi gli allievi imparano a saltare tutte le tipologie. Io mi iscrivo e cosa mi serve (oltre al coraggio)? Quale materiale è necessario per praticare BASE Jump? Il paracadutista che ha le qualità per fare questo tipo di sport si iscrive e non serve praticamente nulla. C’è la possibilità di noleggiare il paracadute da noi; dopo il corso, il novizio BASE Jumper capisce se questa attività fa per lui o meno e quindi valuta se continuare. In caso affermativo, noi gli diamo una mano e lo indirizziamo nell’acquisto di un proprio paracadute. Dopo aver frequentato il corso, uno è pronto a saltare autonomamente?

Può andare a buttarsi dove vuole o si va sempre in gruppo ad effettuare lanci? Per fare un paragone con il mondo dell’automobilismo, diciamo che il corso ti dà la patente, però pilota si diventa con gli anni… Durante il corso si imparano i rudimenti e le basi per poter saltare in sicurezza; ma questo non vuol dire che uno va a saltare su tutto quello che vede in giro, indiscriminatamente! Come dicevamo prima, si va per gradi; gli “oggetti”, cioè i luoghi del salto, sono catalogati per difficoltà: facile/intermedio/avanzato/ difficile. Dopo il corso, un saltatore può fare tutti gli oggetti facili, con caratteristiche facili (che abbiano ad esempio un atterraggio buono). Poi, con il passare dei salti, dei mesi e degli anni, le capacità aumentano e proporzionalmente aumentano anche i livelli di difficoltà. Ma come in tutte le cose si va per gradi. Cosa si prova a saltare nel vuoto? È solo una questione di adrenalina o è più una sfida con se stessi? Come mai c’è sempre più gente che vuole provare queste emozioni? Il messaggio che spesso arriva – e che secondo me è sbagliato – è quello della famosa scarica di adrenalina. Magari all’inizio potrebbe essere una motivazione, ma in realtà la soddisfazione nasce dal porsi degli obiettivi e gradualmente raggiungerli. Io vedo i ragazzi che iniziano: partono con l’idea di fare qualcosa di


trentinoattualità super eccitante poi però entrano in una mentalità di sport, vengono, si allenano, vogliono saltare questo e quell’altro, quindi lavorano per raggiungere degli obiettivi. Alla fine si tratta di un vero e proprio programma, come per l’atleta. La scarica di adrenalina è un piacevole effetto collaterale, ma le motivazioni sono molto più complesse. Anche perché vanno considerati i retroscena: ci si deve dedicare del tempo, delle risorse; inoltre, come tutte le attività outdoor è potenzialmente pericolosa… A te è mai successo qualche inconveniente? Qualche momento “difficile”? In una carriera lunga, qualche inconveniente c’è stato, inevitabilmente. Ne ricordo in particolare uno, quando il paracadute non si è aperto in asse – che vuol dire che non si è aperto nella direzione in cui ho saltato, ma si è aperto al contrario – ed ero molto vicino alla parete e quindi ho sbattuto. Ci sono però delle tecniche per poter scappare dalla situazione pericolosa, quindi ho avuto solo un impatto e non mi sono fatto male. Non mi sono mai rotto niente. Qualche situazione pericolosa, ma fortunatamente (e grazie all’esperienza e alla competenza) risolta in modo positivo. Il pericolo è uno dei protagonisti di questo sport. Cosa ne pensi delle tante tragedie che hanno caratterizzato e caratterizzano tuttora il Monte Brento? Il Monte Brento è un catalizzatore, registra qualcosa come 15, 16 mila salti all’anno e per questo se ne parla molto. Analizzando i numeri, in realtà, è un’attività che nel suo complesso fa molto meno incidenti di quello che arriva al grande pubblico. Chiaro che sono incidenti/morti molto scenografici rispetto

a quelli che avvengono, in numeri molto più elevati, sulle strade. Certo, su 15 mila salti, succede anche la tragedia; e questo sport è di forte impatto mediatico. Per l’opinione pubblica, chi lo pratica è un pazzo scatenato che si butta da una montagna e gioca alla roulette russa solo per la scarica di adrenalina. In realtà, come abbiamo visto, è uno sport strutturato con tutte le sue regole. Ci sono persone che saltano e che nella vita non sono pazzi spericolati ma rivestono ruoli di responsabilità, come ad esempio piloti, dottori, scienziati che hanno appunto un buon carico di responsabilità sulla vita degli altri. Cosa consiglieresti a chi vuole avvicinarsi a questo sport estremo? Se si tratta di paracadutisti, vanno vagliati i risultati ottenuti e si delinea il percorso migliore per poter iniziare; se invece uno non è paracadutista, non ci sono tante scorciatoie: deve diventare paracadutista sportivo e quindi rivolgersi ad un centro di paracadutismo, fare almeno quei 200,

300 salti (e può essere un periodo anche lungo, perché ce ne vuole di tempo per fare tutti questi salti e ha la sua spesa perché non è uno sport economicissimo). Dopo il paracadutismo, noi strutturiamo il corso ad hoc. E il Tandem BASE in che cosa consiste? È la possibilità per chiunque – anche per chi non è paracadutista ed è al di fuori di questo sport – di provare un salto attaccati all’istruttore. È una possibilità che ho voluto fortemente: al mondo siamo solo in tre a farlo. Nasce da una domanda che ho sentito tante volte durante la mia ventennale carriera: cosa si prova a saltare nel vuoto? E siccome le emozioni non si traducono bene in parole, ma vanno vissute per comprenderle appieno, offro la possibilità di provare. Così da vivere in prima persona tutte quelle sensazioni di un BASE Jumper quando stacca i piedi dalla base fissa. E si lancia nel vuoto. ■ INFO: info@brentobaseschool.com

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ESIGENZE Lo Studio fornisce attività di consulenza e assistenza legale, sia stragiudiziale che giudiziale, in ambito penale e civile, occupandosi prevalentemente di materie quali diritto agrario e diritti reali, diritto del lavoro, diritto tavolare, diritto di famiglia e minorile, successioni, separazioni e divorzi, esecuzioni mobiliari e immobiliari, contrattualistica.

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trentinodanza LAURA LORENZI È UNA GIOVANE TRENTINA DI 27 ANNI CHE, DOPO AVER INIZIATO LA SUA FORMAZIONE A TRENTO, SI È TRASFERITA A LONDRA PER LAUREARSI ALLA LONDON CONTEMPORARY DANCE SCHOOL. QUI HA FONDATO UN SUO COLLETTIVO E LAVORA COME DANZATRICE A PROGETTO FREE LANCE: “ESSERE L’AUTRICE DEL MIO PERCORSO ARTISTICO, SEGUIRE I MIEI DESIDERI E INVESTIRE TEMPO ED ENERGIA IN CIÒ CHE MI APPASSIONA È CIÒ CHE PIÙ MI SODDISFA”

“LA DANZA? È MEDITAZIONE IN MOVIMENTO” di Lara Deflorian

N

onostante la sua età, la danzatrice nata e cresciuta a Trento, ora domiciliata a Londra, dimostra di avere le idee chiare sulla sua evoluzione artistica e di saper affrontare le difficile sfide che una professione nell’ambito tersicoreo pone quotidianamente davanti. Laura Lorenzi dal Regno Unito ci racconta la sua esperienza. Quale è stato il suo percorso nella danza? “Ho iniziato a Trento la mia formazione all’età di 3 anni e mezzo alla

scuola di danza contemporanea, diretta da Wally Holzhauser, l’Altro Movimento. Ero una bambina molto vivace e mia mamma decise che mi avrebbe fatto bene fare movimento e dare sfogo alla mia energia. Da allora non ho più smesso. Ho sempre voluto fare la danzatrice e quando avevo 13 anni desideravo poter frequentare un percorso formativo professionale già alle scuole superiori. Mi sono così diplomata al Liceo Coreutico Sperimentale, studiando danza classica, moderna, contemporanea,

storia della danza e iniziando a viaggiare per formarmi all’estero e seguire corsi di perfezionamento con danzatori internazionali. Dopo il liceo mi sono poi trasferita a Londra dove, dopo aver superato nel 2011 una selezione con 1500 aspiranti ad una sessantina di posti disponibili, ho frequentato la London Contemporary Dance School, un’accademia di danza contemporanea affiliata all’Università del Kent, dove ho ottenuto un BA, l’equivalente di una laurea triennale.” Quando ha capito che la

danza sarebbe stata la sua professione? “L’ho capito presto! Il mio obiettivo era chiaro e grazie all’appoggio della mia famiglia e delle insegnanti mi sono sentita incoraggiata e più sicura. Quando sono entrata in accademia ho capito che sarei riuscita a fare della danza il mio lavoro. Non sapevo esattamente come, ma avevo fiducia nelle mie capacità.” At tualmente danza in compagnia o come free lance? “Lavoro come free lance a Londra e qualche volta in Italia. Collaboro con 39

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compagnie come la Natiscalzi Dance Theatre, la Quang Kien Van Dance e la Glyndebourne Opera. Inoltre creo e danzo nel collettivo The Sparse Collective, da me fondato nel 2015, e realizzo performance come solista. Oltre al lavoro performativo negli ultimi anni ho dedicato molto energia e passione alla tecnica di contact improvisation (una pratica della danza basata sul contatto e l’improvvisazione, ndr). Faccio parte di un gruppo di insegnati con cui sono attiva nel Regno Unito, ma anche in Europea, e tengo workshop di alta formazione a Londra, Berlino e in Italia.” Quali sono state le esperienze professionali più soddisfacenti? “Fortunatamente sono state tante! Ad esempio l’ultimo progetto Annotazioni per un Faust SABBA/Evocazioni, portato avanti in Italia con la compagnia Natiscalzi DT, che abbiamo presentato quest’anno in anteprima al festival Oriente Occidente. Sia a livello umano che artistico è stato per me molto interessante e gratificante. I coreografi, Claudia Rossi Valli e Tommaso Monza, sono persone generose 40

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con cui mi sento di condividere una visione artistica. Il loro approccio alla creazione del movimento mi ha stimolato e ho sentito di poter contribuire con la mia personalità ad arricchire il lavoro. Collaborare poi con il coro S. Ilario è stato davvero un’emozione e un bell’incontro. Inoltre, aver

potuto danzare vicino a casa, è stato per me un avvenimento che non succedeva da 10 anni. Un’altra esperienza importante direi che è stato danzare in Lunar Shadows, una coreografia di Quang Kien Van e uno dei miei primi lavori dopo l’accademia. Durante questa esperienza

ho imparato a capire come concretizzare le indicazioni del coreografo, mettendomi in gioco senza avere paura di rischiare. I colleghi sono stati molto preziosi per me. Ho stretto una forte amicizia con un’altra danzatrice italiana un po’ più grande di me e alla quale devo molto. Altri progetti che mi hanno dato particolare soddisfazione sono quelli che ho fatto nascere io stessa da zero, a volte anche con grande difficoltà, con sforzi economici e organizzativi non indifferenti. Tra questi c’è la creazione di Wolves will be watching, con The Sparse Collective, e la mia prima residenza per un solo che sto sviluppando quest’anno. Inoltre in primavera ho lavorato con una designer e curato una performance al Design Museum di Londra. Tre anni fa sono stata in Argentina, dove ho sviluppato una carriera anche nell’ambito del tango e dove ho stretto amicizie e rapporti di lavoro con artisti locali e ho collaborato con un’orchestra.” Della danza cosa le piace di più e cose le piace meno? “Avendo iniziato sin da piccola, mi piace considerare la danza ormai quasi come un rito che crea una sintonia tra il corpo e i sensi, come una sorta di meditazione in movimento, attraverso una dimensione di connessione. La danza mi ha permesso d’incontrare persone interessanti, creativamente generose, disponibili e aperte. Per questo nella danza si possono creare facilmente comunità professionali amicali. Per me, che sono una danzatrice freelance, un aspetto meno piacevole della danza è la fatica dal punto di vista economico e il trovarmi ad essere, quindi, la manager di me stessa.” Com’è la situazione della danza nel Regno Unito? “Qua la danza è sicuramente


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più riconosciuta, soprattutto a Londra e nelle grandi città. Ci sono maggiori possibilità di formazione professionale, di studio e di ricerca. Fino ad ora, perché poi non so cosa succederà con la Brexit e con l’amministrazione di questo governo, i fondi per le arti sono stati maggiori rispetto all’Italia e questo, ovviamente, ha consentito alla comunità della danza di fiorire. L’Inghilterra, anche se non a livello del nord Europa o di Berlino, è sicuramente meno attaccata alle tradizioni rispetto all’Italia. La danza contemporanea ha superato i canoni fisici imposti dal balletto, ma anche molte barrire culturali derivanti da questioni di genere. Si apre a forme di espressione interdisciplinari e interculturali.” Com’è invece lavorare in Italia? “Mi piace danzare in Italia, perché generalmente ho l’opportunità di vedere posti bellissimi e mi riconnetto con tutto quello che mi manca del mio Paese come la lingua, i ritmi meno caotici, la natura, il cibo. Non potrei quindi dire in quale Paese mi piace di più lavorare, perché questo dipende soprattutto dalle persone con cui ci si ritrova a collaborare. Economicamente è più conveniente creare e danzare in Inghilterra, ma a volte artisticamente, come mi è succes-

so l’agosto scorso, preferisco stare in Italia. Qualche anno fa, per un po’ avevo cercato di riportarmi verso Trento, per stare vicina a mio papà che stava invecchiando. Ma non ho incontrato realtà che mi piacessero e anche se mi avevano offerto un lavoro in una compagnia di Vicenza, non ho accettato a causa delle divergenze culturali e artistiche riscontrate nel direttore. Per ora, quindi, la mia vita è a Londra” Come sta sviluppando la sua professionalità? “Nel futuro mi vedo sempre più coinvolta in progetti indipendenti. Sto avendo collaborazioni molto interessanti, come ad esempio quella che sto avendo con una mia carissima amica e talentuosa collega, per la performance Tango/Contemporaneo. Oppure questo mese danzerò in una chiesa sconsacrata, una performance improvvisata dei Carmina Burana con due pianisti e i 60 coristi del German Choir di Londra. Mi interessa molto la didattica e quindi vorrei continuare a investire nella ricerca, metodologia e pratica della contact improvisation e del tango argentino. Quest’anno sono stata invitata ad insegnare improvvisazione alla Central School of Ballet, un’accademia molto prestigiosa qui a Londra.” ■

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di Denise Fasanelli

MANGIARE FA BENE AL CUORE COSA RENDE UNICI I PIATTI DELLA LOCANDA “DAL BARBA“? UN LAVORO DI SQUADRA VINCENTE, I PRODOTTI BIO E KM ZERO, LA CURA PER LA BUONA TAVOLA, GLI SPAZI A MISURA DI GRANDI E PICCINI, I SORRISI E LA SOLIDARIETÀ. SÌ, PERCHÈ QUI, TUTTE LE ATTIVITÀ SI SVOLGONO NEL SEGNO DELL’INCLUSIONE LAVORATIVA E SOCIALE DI PERSONE SVANTAGGIATE. UN LUOGO E UN PROGETTO CHE POSSIEDONO ENORMI POTENZIALITÀ, RAPPRESENTANO UNA RISORSA ED UN ESEMPIO DI INESTIMABILE VALORE PER LE COMUNITÀ

A

rrivare alla Locanda Dal Barba è stato un po’ come essere accolti in casa di parenti o amici: l’atmosfera cordiale, aperta e gioiosa è ovunque: negli spazi, nei dettagli e sui volti delle persone. Mentre mi sedevo ad un tavolo nel meraviglioso e luminoso patio esterno insieme ai protagonisti di quest’avventura, una squadra affiatata di professionisti diversi e complementari, complice il caffè offerto e quattro chiacchiere informali, non ho potuto fare a meno di sorridere. 42

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La prima cosa da dire è che si mangia bene e si sta bene, questo aspetto non è affatto secondario, perchè pur trattandosi di una cooperativa a scopo sociale che gestisce la Locanda, è evidente che non si vuole andare nella direzione dell’assistenzialismo ma la qualità è, e deve rimanere, un punto cardine del progetto. Un progetto innovativo, coraggioso e tutto da raccontare che promuove un modello di educazione e di inclusione economico e sociale all’avanguardia per soggetti vulnerabili e ragazzi con disturbi

del neurosviluppo, coniugando ad esso la passione per la cucina e la buona tavola, realizzata a partire da ingredienti di elevata qualità e a km 0. Volontariato, impegno, professionalità e passione sono le parole d’ordine in un luogo di incontro tra fragilità e di costruzione di relazioni interpersonali autentiche. Nel percorso di inserimento e in tutti gli step successivi, i ragazzi sono seguiti da uno psicologo e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale con esperienza in


trentinoluoghi percorsi riguardanti le disabilità. Si tratta del dottor Raffaele Ettrapini che, anche durante l’intervista, si rivela essere un vulcano di energie e un punto di riferimento per tutti, godendo della fiducia e del sostegno del Cda e dei volontari. Uno che non sta mai fermo, che si spende con entusiasmo e lo fa con il sorriso, perchè accoglienza e sorrisi da queste parti vengono distribuiti gratuitamente, mentre ci spiega che le prime barriere da abbattere sono quelle mentali: “Qui, si è tutti colleghi ed ogni iniziativa ruota attorno alla parola “inclusione”. In quest’ottica i ragazzi sono impegnati in percorsi flessibili e individualizzati in cui sperimentarsi in diversi compiti e attività: la preparazione dei piatti, la sistemazione del verde dell’orto e cura degli animali, l’allestimento e il servizio ai tavoli, l’attività di accoglienza, le pulizie e le piccole manutenzioni che riguardano la Locanda e il Bed & Breakfast. Attività mirate alla motivazione e autostima di persone che, non dobbiamo mai scordarlo, hanno sì molteplici fragilità ma anche delle grandi capacità da valorizzare. L’entusiasmo e le professionalità dei volontari, della famiglia e persino dei clienti, aiutano molto perché, nelle giuste condizioni, si riescono ad ottenere dei risultati davvero incoraggianti”. La Locanda è gestita dalla cooperativa sociale Dal Barba, nata due anni fa e rinnovata totalmente a febbraio di quest’anno, a seguito del risanamento di un pesante passivo da parte della fondazione Metalsistem Onlus. Salvata un’idea importante, avviata cinque anni fa ad opera della cooperativa la Ruota, si è cercato di riportare la cooperativa su di una strada corretta e sostenibile sul

La cucina della Locanda Dal Barba

piano gestionale e delle relazioni con un nuovo consiglio di amministrazione, impegnato al rilancio di questa importante realtà. Il CdA opera a titolo gratuito ed è composto dal presidente Alessandro Pontara, un consulente aziendale, il vice Osvaldo Dallago, imprenditore e Stefano Petrolini, operatore sociale. Già nei primi sei mesi, il bilancio è tornato ad essere in attivo e mira quantomeno al pareggio di bilancio a fine anno, considerato che si stanno avviando nuovi importanti progetti. “Tra questi – ci racconta il presidente Pontara – l’apertura, il primo ottobre, del Pastificio, in un’ottica di incentivazione e collaborazione con altre realtà presenti sul territorio per l’alternanza scuola/ lavoro, che produrrà la pasta fresca ad uso interno per la Locanda e venderà

il surplus ad altri protagonisti del territorio. In questo spazio, le persone con bisogni speciali saranno affiancate a chi ha competenze specifiche, per offrire un servizio di qualità promuovendo una cultura della coesistenza quotidiana, positiva e solidale”. Una nuova importante sfida, in un contesto dove è forte e radicato il senso di comunità, e che sarà presto affiancata da altre iniziative sul territorio, come la consegna dei pasti a domicilio alle persone in difficoltà o senza fissa dimora, in modo tale che i ragazzi possano mettersi a disposizione, aiutando a loro volta persone in difficoltà. “Il rapporto con il territorio è tutto da creare e coltivare - continua il responsabile della progettazione e della comunicazione sociale, Stefano Petrolini - è un

Il parco giochi e l’ingresso della Locanda 43

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trentinoluoghi aspetto molto importante per la nostra realtà. Mentre sul piano istituzionale ci viene riconosciuto di aver invertito la tendenza di un progetto importante, ci siamo resi conto che tutti gli stakeholder e la comunità erano con il fiato sospeso non conoscendo la direzione che avremmo preso con il cambio di governance e modalità organizzative di gestione e controllo, ma anche di relazione e comunicazione. Abbiamo orientato la nostra azione verso la costruzione di una rete di relazioni autentiche con il tessuto associativo, organizzativo e istituzionale, in un’ottica di sussidiarietà circolare. Non possiamo restare isolati, dobbiamo divenire un punto di riferimento utile a promuovere la nascita e lo sviluppo di reticoli sinergici tra realtà più o meno locali.” “La pluralità di soggetti coinvolti in questi mesi è imponente”. Ci spiega Osvaldo Dallago vicepresidente: “Qui si lavora per dare un futuro ai ragazzi, alle loro famiglie e alla società, non si fa assistenzialismo ma si è impegnati ad offrire una cucina di qualità e uno spazio dove spendere il proprio tempo in modo positivo, coinvolgendo una pluralità di soggetti e portando i ragazzi al massimo livello di autonomia. Senza dimenticare i molti professionisti che hanno deciso di dedicarsi gratuitamente a questa realtà, chi in maniera saltuaria chi con regolarità e ricordando che ogni contributo è prezioso per crescere acquisendo nuovi strumenti e competenze; dobbiamo citarne alcuni: la Scuola alberghiera, l’Università di Scienze cognitive e, in particolare, l’ODFLab e la direttrice Paola Venuti, la Fondazione trentina per l’autismo, la Fondazione Demarchi, la Fondazione Metalsistem e varie cooperative del territorio. In ultimo, ci rende fieri, che il Rotary Rovereto abbia deciso di trasferire la sua sede qui”. Mentre chiacchieriamo, la Locanda ha iniziato a prendere vita e non sono nemmeno le dieci. Oltre al via vai di addetti ai lavori per l’ultimazione del pastificio, sono arrivati una manciata di volontari e il primo ragazzo. Accoglie tutti, da la mano, si presenta, chiede il nome e poi racconta quello che fa qua e chiede cosa fanno gli ospiti, si intrattiene con loro e li intrattiene. “L’idea è di strutturare il tempo in modo tale che lui possa girare nei vari tavoli.” È il dottor Ettrapini a parlare: “La sua presenza è particolarmente attivante in questi giorni, le persone sono molto disponibili ad ascoltare e rispondere, essendo lui molto diretto 44

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e caloroso. Ha legato tantissimo anche con gli operai che vengono in questo periodo. Lui arriva alle 9.30 e sta fino alle 15, dalle 9.30 alle 11.30 lavora, poi si mette nell’angolino all’entrata del patio con le mani dietro la schiena e aspetta. Qualsiasi cosa gli dicano, lui risponde: “No, no, perchè stanno arrivando i miei operai!” e con loro si siede a tavola e se la raccontano. In più è bravissimo a suonare la batteria, si mette a cantare e si prende gli applausi, si lascia filmare per poi riguardarsi negli smartphone degli operai”. Si nota subito come ci sia una maggiore disponibilità e pazienza ad accogliere, aspettare, sorridere. È un atmosfera piacevole, per tutti. Ognuno qui ha i suoi compiti e ambiti d’azione, tutti sono molto attenti alle disposizioni ed è palpabile l’entusiasmo. Ad oggi, i ragazzi coinvolti in maniera fissa, sono cinque

ma con l’inizio delle attività del pastificio e l’aumento di mole di lavoro si aspira ad averne in organico una decina entro fine anno e altri dieci, per un totale di 25/30 ragazzi nel corso del 2020, considerato che le camere del B&B sono 5 e la locanda mira ad aprire 7 giorni su 7 sia per il pranzo sia in orario serale. Il Presidente Pontara ci spiega che: “Si tratta di giovani fino ai 35/40 anni, oltre ai ragazzi sui 18 anni coinvolti grazie ai progetti di alternanza scuola/lavoro. Sono persone che si sono perfettamente calate nel loro ruolo e sono parte integrante di una realtà che funziona e per questo, raggiunto un certo grado di autonomia nella loro mansione, è importante riconoscergli una paga, anche simbolica, commisurata al loro apporto. Oppure, come per un ragazzo che ha raggiunto piena autonomia nella propria mansione in cucina, tanto da rimanere solo per un

Da sinistra, R.Ettrapini, S.Petrolini, O.Dallago, A.Pontara


trentinoluoghi mese durante le ferie del cuoco, l’assunzione come dipendente dopo 5 anni di step che lo hanno avvicinato a questo risultato”. Il dottor Raffaele Ettrapini completa il quadro di un lavoro per obiettivi che fornisce, nei limiti e nelle possibilità dei ragazzi, l’occasione di mettersi alla prova: “Questo ragazzo che ha sostituito il cuoco nel mese di agosto, divenendo di fatto il responsabile della cucina, è l’emblema dei due lati della medaglia che siamo chiamati a gestire: se da una parte si è sentito autonomo e realizzato, dall’altra ha preso troppo sul serio le responsabilità divenendo rigido e militaresco. Il fatto di potersi mettere in gioco ed essere inclusi in un contesto aperto è importante anche per questo: dà la possibilità di esperire questo tipo di sensazione, di sentire di essere in grado di decidere e fare da soli, sensazioni che poi vengono sfumate e mediate attraverso i colloqui e il mio lavoro, per smussare certe rigidità e imparare a fare squadra. È una soddisfazione enorme vederli contenti di far parte di qualcosa, guidarli verso la possibilità di staccarsi ma è chiaro che non tutti avranno questa occasione ed è questo il il cuore del nostro progetto. Qui, in un luogo che è accessibile a tutti, il creare legami e il semplice “stare” diventano molto importanti”. Prende la parola un volontario e ci racconta: “È stato toccante, una grande soddisfazione quando, uno dei ragazzi che nutre una grande passione per macchine e attrezzature da officina e falegnameria, è riuscito a fare qualcosa di manuale. A lui tutti hanno sempre detto: “Non farlo che ti fai male, no! che non ci riesci”, anche perchè ha un po’ di tremolii. Quando invece, in sicurezza e con la nostra presenza, è riuscito a prendere in mano una smerigliatrice e smerigliare una parte di finestra, ha cominciato a saltare euforico, quasi irriconoscibile. Un’altra esperienza che ci ha fatto ragionare è quella di un ragazzo che è qua da quattro anni e cura tutta la parte verde, un soggetto abbastanza territoriale, nel senso che non vuole sconfinamenti nel proprio. Il primo giorno in cui è arrivato un nuovo ragazzo lo mandava via, piano piano è riuscito, tramite la mediazione, a cedere qualche compito a fatica. È successo che trovandosi entrambi in contesto diverso dal verde, alla macchina del caffè per la precisione, i ruoli si sono invertiti e il nuovo ragazzo ha insegnato come fare il caffè all’altro, da

questa sinergia che lo ha gratificato e via via distribuendosi i compiti si è riusciti a far fare più cose assieme, si è andato a creare un legame e un equilibrio per nulla scontato.” In buona sostanza la cooperativa sociale Dal Barba mira a creare uno spazio per i ragazzi che troppo spesso si trovano isolati e incapaci di vivere una vita sociale e dinamica. Il sogno è quello di creare un’opportunità per più persone possibili, creando valore sociale e dando occasione a chi altrimenti non avrebbe altri sbocchi di sentirsi utile e valorizzato con un occhio di riguardo per il futuro. In che modo ce lo espone brevemente Dallago: “Uno dei primi pensieri che si hanno come genitore di un figlio con disabilità, è creare un futuro per quando non ci saranno più. Ci siamo interrogati spesso sulla possibilità di creare un’azienda o

una realtà, al di là dell’assistenzialismo, dove inserire almeno alcuni di questi soggetti. Abbiamo anche ipotizzato di trovare aziende disposte ad assorbirli o, in alternativa, a pagare la cooperativa stessa per l’assunzione che altrimenti sarebbe a loro carico e in cui non sono disposti ad investire risorse, preferendo talvolta pagare una multa, oppure con dei piccoli appalti o altre formule, in collaborazione con l’ufficio del lavoro. Sono tutte idee molto difficili da mettere in atto ma non per questo rinunceremo a dialogare con le istituzioni e le altre realtà per trovare nuove formule e possibilità che vadano in questa direzione”. La voglia di cambiare l’ottica con cui ci si occupa di soggetti vulnerabili nella società odierna, oltre all’amore per la buona tavola e i sorrisi abbondanti sono il motore di ogni iniziativa alla Locanda che, tra le tante cose, vanta il “Marchio Family in Trentino” marchio promosso dalla Provincia Autonoma di Trento quale riconoscimento per l’impegno a rispettare determinati requisiti a garanzia del benessere delle famiglie. Un’oasi di benessere in un mondo caotico e sempre più egoista, un approdo dove riappropriarsi del tempo per stare insieme e sentirsi bene gustando dell’ottimo cibo anche con la propria famiglia, magari mentre i bambini si divertono liberamente nella bella area giochi del grande giardino e dove possono andare a visitare gli animali della fattoria. Questo è quello che si “rischia” di trovare alla Locanda Dal Barba e forse è per questo che chi ci approda anche per caso finisce per farci ritorno. ■ 45

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trentinoincontri

VA’ DOVE TI POR TA I L

VENTO

di Silvia Conotter

CHE NESSUNA STRADA SIA SEGNATA E CHE LA VITA SIA PIENA DI OPPORTUNITÀ SEMBRA SPESSO UNA FRASE FATTA. EPPURE LA REALTÀ CI RICORDA CHE È PROPRIO COSÌ, NONOSTANTE SPESSO CI SI TROVI AD AGIRE CON IL PILOTA AUTOMATICO INSERITO. QUESTA È LA STORIA DI UN RAGAZZO CAPACE DI SEGUIRE FINO IN FONDO LE PROPRIE PASSIONI. PERCHÉ NEL MOMENTO IN CUI HA AFFERRATO UN SOGNO NON L’HA PIÙ MOLLATO. NONOSTANTE TUTTE LE DIFFICOLTÀ

A

ndrea Danielli è nato a Lasino, in Valle dei Laghi, nel 1980. Quando ha capito che la Laurea in Architettura gli andava stretta, ha deciso di fare altro. Alla sua passione per il parapendio ha aggiunto quella per la vela, il windsurf, il kayak. Ha preso il brevetto di tutto ed ha dato vita otto anni fa ad un centro dedicato agli sport acquatici sul lago di Cavedine: il Windvalley Surfcenter, che gestisce da aprile ad ottobre con la sua famiglia. Una scommessa, vinta, in cui credevano in pochi. Quella che era poco più di una palude ora è diventato un luogo incantato, trasformato per magia (e determinazione) come è capace di fare solo chi crede veramente in quello che fa. Andrea, che bambino sei stato? Ero molto curioso. Amavo 46

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disegnare, costruire cose, osservare gli animali e la natura. Mi piaceva scrivere. Giocavo sempre all’aria aperta, nei luoghi che custodivano le tradizioni di un tempo. Profumavano di cento anni prima e sono stato fortunato, perché oggi di quei posti non c’è più traccia. Ho tanti ricordi indelebili, a partire dalle elementari. Racconta. Il mio maestro, Giovanni, era una persona straordinaria. Trasmetteva la bellezza, le emozioni. Sento un grande riconoscimento per quello che mi ha dato. Ci accoglieva ogni giorno con un disegno diverso sulla lavagna, ci portava fuori, a fare passeggiate e a raccogliere funghi nel bosco. Era uno che sapeva vedere le persone, che ha colto aspetti di me che di solito vengono travisati e sono veri tutt’oggi. Quando uno riesce con sinte-

si a riassumere in tre parole quello che sei, il resto è solo in più. Dalla scuola ti puoi portare via tante nozioni che poi dimentichi, mentre l’aspetto umano che una persona ti dà non risente del trascorrere del tempo. Infatti l’ho rivisto l’anno scorso e mi sono emozionato. Cosa ti ha detto?

Per sdrammatizzare mi ha chiesto del lavoro. Gli ho sorriso e gli ho detto che sono contento di quello che faccio. Per me il lavoro è una piccola - se pur importante - parte della vita. Non è che tu sei il tuo lavoro. Quel che fai è solo una manifestazione di quello che sei. Abitare in un piccolo paese è stato un limite o una ricchezza? Una grandiosa opportunità. La dimensione rurale è stata determinante per la mia formazione. Ho frequentato poi le medie a Trento e all’inizio mi sentivo un pesce fuor d’acqua, anche se lì ho potuto fare delle cose che a Lasino non avrei fatto: la piscina, le gare di nuoto, suonare il pianoforte. L’amore per la musica me l’ha trasmesso don Bepi. Aveva una qualità molto importante: la capacità di accendere


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le fiamma. Così ho conosciuto la differenza tra chi fa le cose tecnicamente perfette, ma fredde, e chi è capace di aprire nuove porte toccando le corde giuste. Anche nuotare ti piaceva? Assolutamente no. Fino a 10 anni avevo il terrore dell’acqua. Se nuoto e di conseguenza poi sono riuscito a creare la mia attività lo devo a mia mamma Alda, che mi ha spronato e mi ha iscritto in piscina a Madonna Bianca, con la Rari Nantes. Ho superato la paura grazie alla maestra Anna, poi ho cominciato a fare le gare, e nel tempo sono diventato bagnino e poi istruttore di windsurf e di vela. Ecco, questo vuol dire molto: qualcosa che temi si può trasformare nell’opposto, in un punto di forza. Nel frattempo ti sei iscritto ad Architettura a Venezia. Sì, mio papà Ferruccio aveva una falegnameria e l’idea iniziale era di andare a lavorare con lui. Architettura mi sembrava un buon compromesso con il mio lato artistico e creativo. Mi sono laureato, ma mentre studiavo ho capito che quella non era la mia storia. Non potevo pensare di passare la mia vita in uno studio, al chiuso. E al terzo anno di università, in parallelo allo studio, ho deciso di fare anche altro. Tipo?

Ho fatto il pizzaiolo per due anni e ho imparato a montare i cavalli. Era quello il mio sogno da bambino: li disegnavo sempre. A 23 anni ho conosciuto in un maneggio dei ragazzi: io davo da mangiare agli animali e me ne prendevo cura, così loro mi insegnavano a cavalcare. E poi c’è il parapendio. Mi piacevano le moto: il parapendio è stato inizialmente l’anestetico naturale per l’attrazione che provavo nei confronti della velocità. Poi è diventato un grande amore, l’ultima cosa che lascerei al mondo. Il volo per me rappresenta l’oltre, una nuova dimensione. In aria non puoi barare. Volare ti mette in contatto in maniera onesta con delle parti di te, note o meno. Insegna ad ascoltarsi, è un po’ la metafora della vita. Ogni volo è diverso, e devi essere fluido nel cambiamento. È un’attività pericolosa? È importante sapersi dare dei limiti e cambiare piano di volo

quando non ci sono le condizioni giuste. Penso sia più pericoloso nella vita perdere di vista i propri aspetti interiori, opacizzarsi. Come sei arrivato invece al windsurf? Per caso, mi sembrava qualcosa di molto lontano. Pazzesco pensare che se una cosa non è nella mentalità di un luogo, non esiste. Sul Garda la realtà nautica è dappertutto: qui siamo a soli 20 chilometri di distanza, ma sembra lontanissima. Per un periodo ho lavorato in un centro sul lago: noleggiavo mute e tavole, e poi in pausa pranzo ho cominciato a provare l’attrezzatura. Mi piaceva molto, ed ho pensato che sarebbe stato bello farlo diventare un lavoro creando qualcosa di mio. In una giornata di maggio di molti anni fa mi è venuta l’idea di realizzare un centro sportivo qui sul lago di Cavedine, dove non c’era niente. L’iter è stato lunghissimo, ho dovuto attendere e superare molti ostacoli. Ma nella mia mente tutto esisteva già e quando è arrivato il via libera è stato tutto naturale, come quando per un po’ non respiri e all’improvviso ti arriva l’ossigeno. Il risultato è stato quello che ti aspettavi? Direi anche meglio. Ho disegnato il progetto, poi l’ho sviluppato e costruito fisicamente con mio papà e mio fratello Davide. Non avevo nessuna aspettativa, ma mi volevo impegnare al cento per cento. Ci tenevo che questa realtà assomigliasse a me, al mio modo di fare. E soprattutto mi piaceva l’idea

di lasciare questo luogo il più naturale possibile, perchè la bellezza del lago di Cavedine è proprio questa sua essenza selvaggia. Questo posto è molto frequentato e amato, oggi. Sia dagli italiani, che dagli stranieri. È vero. Oltre agli sport acquatici è ormai anche un punto di riferimento per chi passa in bici e si ferma a mangiare o a bere qualcosa. Le persone sono naturalmente attratte dal lago e deviano dalla pista ciclabile, fermandosi poi qui a lungo. Te lo saresti aspettato? Non sapevo come sarebbe andata. Un conto è avere l’idea, un altro è realizzarla. Qui non c’era niente, in tanti pensavano che non avrebbe funzionato. Ma anche in questo caso ho imparato una cosa: a non farmi condizionare. L’entusiasmo che scatta all’improvviso è un regalo non da poco: se lo tieni per te, rimane attivo e ti porta nella direzione che sogni. Imparare ad essere discreti è un’altra bella lezione che ho imparato. Sembra che da ogni esperienza tu ne abbia tratto qualcosa. Direi di sì, e sono contento di non sentirmi troppo diverso, oggi, da quello che sono sempre stato. Che rapporto hai con il lago di Cavedine? Venivo spesso qui, quando ero ragazzino. Ci sono ancora i grandi sassi su cui mi fermavo con gli amici a giocare o a parlare per ore. È un posto dove si sta bene, che cambia con il trascorrere del tempo rimanendo fedele a se stesso. ■ 47

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trentinostoria

C’ERA UNA VOLTA IN TRENTINO

di Claudio Marchesoni

DONNE SULL’ORLO DEL

MENADOR

I sentieri che dalla Valsugana salgono verso gli Altipiani (in questo caso il Menador di Levico) sono ora attrezzati e usati per suggestivi trekking, ecc (Foto: Trentino Trekking, Azienda per il Turismo Alpe Cimbra. www.outdooractive.com)

SULL’ARDITO SENTIERO CHE PORTA A MONTEROVERE, LUSERNA E LAVARONE E SUGLI INCONTRI CHE VI SI POTEVANO FARE NEL XIX E AGLI INIZI DEL XX SECOLO. POSSEDIAMO VARIE INTERESSANTI TESTIMONIANZE CHE RIPORTANO ALLA MEMORIA LA FATICOSA SOPRAVVIVENZA DELLE COMUNITÀ DI MONTAGNA FINO A POCO PIÙ DI UN SECOLO FA

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li stretti tornanti e le viste mozzafiato sull’Alta Valsugana hanno reso famosa la strada provinciale 133, conosciuta anche come strada del Menador, che collega la piana di Caldonazzo a Monterovere. Il nome popolare le è stato attribuito perché il tracciato, realizzato per scopi militari negli anni precedenti la prima guerra mondiale, ha sostituito, incrociandolo in alcuni punti, un sentiero più vecchio, il Menador appunto. Nonostante quest’ultimo af48

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aaaa Ragazzi di Luserna ai primi del Novecento (da Desiderio Reich, Notizie e documenti su Lavarone e dintorni, 1910)

fiori nei documenti soltanto verso la metà del XVI secolo, è un collegamento molto più antico, usato da sempre dalla comunità di Caldonazzo per raggiungere le proprie aree boschive e pascolive sull’altopiano. Sull’ardito sentiero e sugli incontri che vi si potevano fare nel corso del XIX e agli inizi del XX secolo possediamo varie interessanti testimonianze che riportano alla memoria la faticosa sopravvivenza delle comunità di montagna fino a poco più di un secolo fa. Il sentiero


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L’albergo Alle due Spade di Caldonazzo nel 1910. Da qui partì la spedizione invernale della gente di Luserna, scesa a Caldonazzo a far provviste, descritta da Stephan Schindele.

venne descritto dai viaggiatori dell’Ottocento come un viottolo che saliva in ripidi tornanti tra cespugli che non garantivano ombra in estate e non frenavano le valanghe in inverno, procedeva sfiorando burroni dove non volavano nemmeno gli uccelli e in certi tratti assomigliava più al letto di un ruscello che ad una mulattiera. Nonostante il carattere impervio, veniva occasionalmente imboccato da buoni camminatori come militari, alpinisti, naturalisti e studiosi tedeschi in visita alle popolazioni germanofone dell’altopiano. Su di esso si spostava però soprattutto la gente di Luserna quando voleva raggiungere Caldonazzo e la Valsugana. In particolare non era difficile incontrare le donne del villaggio cimbro che ritornavano da Caldonazzo portando in spalla carichi di provviste di 25-30 chili. Gli uomini partivano a fine inverno verso i paesi di lingua tedesca in cerca di lavoro nei cantieri e le cure della famiglia, della casa, degli animali e dei piccoli campi gravavano quasi esclusivamente sulle spalle della componente femminile della piccola comunità. Un’altra ragione spingeva le Lusernate ad usare il Menador: la vendita ai cittadini di Trento dei funghi raccolti nei boschi che circondavano il lo-

ro villaggio. In questo caso il tragitto contemplava una trentina di chilometri all’andata e altrettanti al ritorno. C’erano infine, come si leggerà tra poco, dei trasporti insoliti ed eccezionali, come quello dei tubi per l’acquedotto. Sottoposta a simili duri allenamenti quotidiani, non deve meravigliare se la gente di Luserna appariva a qualche viaggiatore come magra e resistente. Prese da cronache di giornali tirolesi del 1867 e del 1868 e da scritti di due autori di lingua tedesca, ecco tre descrizioni che testimoniano le fatiche delle donne di Luserna lungo il Menador di Caldonazzo. Fin dalla formazione dell’abitato la gente del villaggio usava acqua potabile attinta dai pozzi (uno è ancora visibile su un lato della piazza), mentre gli animali venivano abbeverati ad un laghetto artificiale prossimo alla chiesa; inoltre si poteva solitamente attingere acqua ai ruscelli alimentati dalle nevicate abbondanti. Quando però le precipitazioni scarseggiavano, la gente era costretta a recarsi con i recipienti fino a fonti abbastanza lontane, come accadde nel 1867. Per porre rimedio alla difficile situazione, nel 1868, la comunità decise di costruire una conduttura che convo49

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IL LIBRO

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uesto articolo è tratto dal libro “Cronache dalla Valsugana dell’Ottocento” di Claudio Marchesoni (Curcu Genovese). Attingendo soprattutto alle cronache dei giornali questo libretto lancia sguardi curiosi dentro la Valsugana del XIX secolo. Riporta in vita incontri-scontri con aquile e orsi, stragi di uccelli, donne in marcia su sentieri malagevoli, andirivieni di carrozze, bei paesaggi e abitati trasandati, annegamenti, matrimoni, finte apparizioni di madonne. I grandi temi ottocenteschi (prosciugamento delle paludi, spedizione del generale Medici, alluvione dell’82, crisi economica, ferrovia) sono evocati di sfuggita. Le vicende qui proposte, marginali rispetto alla grande storia, sono state scelte tra le molte perché adatte a restituire atmosfere, luoghi e situazioni ed a recuperare lo spirito del tempo. Pag. 108 - Euro 14,00 www.curcugenovese.it gliava l’acqua da una sorgente situata nei pressi di Malga Campo, distante dal paese circa 1500 metri. L’intendimento era di realizzare un’opera che durasse nel tempo, perciò vennero scartati materiali come legno, terracotta, piombo e ferro e si scelsero tubi di pietra forata da acquistare in un deposito di Trento. Il trasporto dei tubi da Trento a Caldonazzo avvenne su carri e non presentò difficoltà; più complicate si facevano le cose da Caldonazzo fino a Luserna perché ancora mancava una strada carrozzabile che dalla Valsugana raggiungesse l’altopiano. A questo punto entrarono in gioco le donne di Luserna, comprese quelle in età scolare: partivano alla mattina prima dell’alba per poter ritornare in tempo a casa per svolgere le quotidiane incombenze, scendevano a Caldonazzo lungo il Menador, si caricavano i tubi sulle spalle e risalivano fino al loro villaggio. Quando tutti i tubi ebbero raggiunto Luserna, iniziò la costruzione dell’acquedotto che richiese 50

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circa due mesi; finalmente il 12 giugno, vigilia della festa del patrono S. Antonio, l’acqua sgorgò tra spari, luci e grida di gioia. Erano passati circa tre mesi dal primo zampillo dell’acqua di Luserna, quando il tedesco Ludwig Steub compì un’escursione sull’altopiano assieme a Christian Schneller, professore al ginnasio di Rovereto. I due erano saliti da Calliano e, visitata Luser-

na, decisero di scendere in Valsugana. Dopo aver fatto la rituale sosta all’osteria di Monterovere, imboccarono il Menador. Riportiamo in traduzione quanto scrisse Steub sull’incontro fatto nel corso della discesa verso Caldonazzo: “…Sull’Oachleiten ( nome cimbro per le pendici di Monterovere) facemmo un incontro che non possiamo passare sotto silenzio. Quando girammo un angolo, ci trovammo all’improvviso davanti un gruppetto di ragazze di Luserna, proprio di quelle che, come detto sopra, vanno a Trento con i funghi raccolti nel bosco e tornano a casa con quanto guadagnato. Erano di un’età compresa tra i quindici e i venticinque anni, castane di capelli, con le guance rosse, di media altezza, ben cresciute, in generale di forme leggiadre. Inoltre, in rapporto alla loro condizione, tutte erano vestite con grazia, dalla qual cosa potemmo concludere che si presentavano al mercato di Trento con l’abito della festa. Subito cominciammo a parlare con le ragazze e riuscimmo con gioia a scoprire da dove venivano e la ragione del loro camminare. Non ci fu modo di sapere altro, perché le bellezze si vergognavano una dell’altra, e quando quella

Nella cartolina di inizio Novecento si possono vedere l’osteria – albergo di Monterovere, una carovana di muli e cavalli in transito davanti all’osteria con i loro carichi, i pascoli con Cima Vezzena sullo sfondo e, in basso a sinistra, la chiesetta di Monterovere dedicata a San Rocco.

Ludwig Steub (1812-1888)

che era probabilmente la più coraggiosa incominciò a parlare, tutte le altre si misero a ridere. Davanti alle forti risate non potemmo indagare oltre e fummo costretti a congedarci in fretta, contenti peraltro di aver visto le ragazze di Luserna nel loro vestito più bello…” Finiamo con la testimonianza di Stephan Schindele, religioso tedesco e professore di filosofia, che ci ha lasciato la dettagliata descrizione di una spedizione a Caldonazzo per comperare generi di prima necessità. Il gruppo, simile ad una fila di formiche, comprendeva gente a cavallo, muli carichi di merci varie e donne a piedi piegate sotto pesanti fardelli; risaliva lentamente il Menador dentro il paesaggio invernale imbiancato dalla neve. Ecco la pagina di Schindele. “Durante le vacanze di Natale del 1903-1904 mi recai per la seconda volta nei Sette Comuni per vedere quei paraggi anche in inverno e in tale occasione passai per Luserna. Da Trento, in quel momento coperta di neve, viaggiai fino a Caldonazzo con la ferrovia della Valsugana. A Caldonazzo o, come dicono gli abitanti di Luserna, Calnetsch, fui fortunato. Nella locale locanda Alle due spade (Zu den zwei Schwertern) era presente un buon numero di abitanti di Luserna con cavalli e animali da soma. Era qui anche il maestro tedesco di Luserna, il signor Simon Niko-


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www.pomaria.org tel. 0463.830133 [ 15° edizione ]

Levico Terme vista dal Sentiero del Menador. Foto: Trentino Trekking, Azienda per il Turismo Alpe Cimbra. www.outdooractive.com

che sulle numerose curve e sui tornanti della mulattiera del Lasberg. Dopo una salita di più di due ore raggiungemmo la solitaria osteria di Monte Rovere (Eichberg) o, come dicono gli abitanti di Luserna, “Monteruf”. Nell’osteria, su un grande focolare aperto posto in mezzo al locale, era acceso un fuoco, attorno al quale si radunavano i presenti. Qui incontrai anche il signor curato di Luserna Beniamin Vescoli assieme a un giovane studente di lì. Da Monterovere, in circa un’ora, su una strada carrozzabile piana, arrivammo a Luserna, il villaggio tedesco più meridionale del Tirolo. In estate la mulattiera di Caldonazzo non presenta difficoltà alcuna. È ricca di pregevoli viste sulla valle. Chi non vuole andare a piedi, può salire senza pericolo a cavallo o prendere a Caldonazzo una comoda carrozza e raggiungere Lavarone sulla nuova strada che il comune di Lavarone ha fatto costruire spendendo circa 100000 fiorini….” . Nelle ultime due righe tradotte Schindele si riferisce alla carrozzabile Caldonazzo –Lavarone, costruita a spese del comune di Lavarone e inaugurata nel 1873. ■

LIVO e RUMO 12-13 OTTOBRE 2019

Festa per la mela della Val di Non Degustazioni e laboratori Gusto e teatro: performance teatrali “La mela più... di Pomaria” L’angolo dei bambini e la fattoria degli animali Artigianato e antichi mestieri Mercatino dei prodotti del territorio Mostre d’arte e visite guidate

nitidaimmagine.it

lussi. Assieme a loro potei salire a cavallo fino a Luserna. Era una carovana abbastanza lunga quella che si muoveva verso Monterovere risalendo la mulattiera detta Menador di Caldonazzo, dentro il paesaggio imbiancato. Davanti stavano gli uomini di Luserna, in parte a cavallo, in parte camminando accanto ai cavalli o ai muli carichi: erano vestiti in modo molto semplice e leggero, nessuno era grasso o robusto, ma il loro aspetto rivelava vigore e resistenza. Sulla testa di questi Germani del sud stavano dei cappelli spavaldi e la loro guida, il portalettere di Luserna, era quello che portava il suo vistoso cappello a punta nella maniera più baldanzosa. All’inizio non si sarebbero considerati Germani questi abitanti di Luserna; anche la loro lingua suonava quasi come romanza, e solo ascoltando attentamente notai che per la massima parte erano in realtà suoni tedeschi quelli che facevano uscire dal recinto dei denti, però con intonazione e costruzione italiana. Chiudevano la carovana alcune donne di Luserna che con grande pazienza portavano i loro carichi sulla montagna innevata. Uomini e animali si arrampicavano come formi-

Comune di Livo

Comune di Rumo

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trentinoitinerari

DAL BAITO AI FORTINI AL DOSS CASTEL di Fiorenzo Degasperi

DUE ITINERARI CI CONDUCONO A SCOPRIRE LA RICCHEZZA STORICA E ARCHEOLOGICA DELL’ALTOPIANO DELLA PAGANELLA. DUE SEMPLICI PASSEGGIATE CI PERMETTONO DI ENTRARE NEL MONDO DEL PASSATO, DISCHIUDENDOCI PORTE PAESAGGISTICHE STUPENDE, OGGI TRA LE PIÙ RICERCATE DELLE DOLOMITI

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a meta del primo itinerario è il Baito ai Fortini. Nei primi anni del 1800 la paura di un’invasione napoleonica – diventata purtroppo realtà –, spinse l’esercito dell’impero Austro-Ungarico a creare una barriera di fortificazioni e di postazioni militari lungo una linea ideale atta a bloccare le più importanti vie di comunicazione. Pur mai utilizzate per la loro funzione militare, rimangono ancor oggi a testimonianza dell’utopica frenesia militarista che riponeva nelle fortificazioni un’estrema fiducia difensiva, cosa peraltro smentita in tutte le guerre (la più celebre dimostrazione dell’inutilità totale di questa strategia fu 52

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la linea Maginot tra Francia e Belgio con la confinante Germania, durante la seconda guerra mondiale). Le opere sono cinque e furono costruite velocemente, chiamando in causa moltissime famiglie dei paesi delle Giudicarie che dovettero fornire uomini, carri ed animali. Il fortino più importante si trova nei prati della sommità del Monte Corno: consiste in una grande costruzione poligonale, chiamata Napoleonschanzen. Attorno, digradando verso il lago, altre quattro strutture minori: quelle di “Mezzolago”, di Carpella e del Fortin del Dos del Corno e un caposaldo a valle, a sinistra della strada che continua per Nembia.

INFO

Il Ristorante “Baita ai Fortini” nasce dalla ristrutturazione, nel 1977, di un antico maso della famiglia che lo gestisce. Oggi ci sono Silvana ed Agostino ad accoglierci. Qui vivevano un tempo tutto l’anno grazie all’agricoltura e alla pastorizia. Molti degli attrezzi utilizzati fino a non molti anni fa ora si trovano appesi alle pareti interne. Il ristorante è gestito come fosse un rifugio alpino, basandosi su una cucina semplice e su una gastronomia tipica del luogo. Tel. 340 2202722, www.baitafortini.lago-di-molveno.it.


trentinoitinerari ACCESSO STRADALE Molveno (m 864), si raggiunge deviando a sinistra dopo essere entrati in val di Non dalla stretta della Rocchetta oppure dal Banale (Comano Terme-Ponte Arche) risalendo le propaggini meridionali del Gruppo del Brenta, transitando per lo scomparso lago di Nembia.

In realtà le prime fortificazioni presenti qui furono realizzate sul dosso di Mezzolago già nell’agosto del 1703, nell’ambito della Guerra di Successione spagnola contro i francesi. Le altre furono realizzate tra il 1796 ed il 1801 per contrastare le invasioni dell’esercito napoleonico che, nel corso delle tre incursioni in Trentino, per ben due volte transitò da Molveno, portandovi morte e distruzione. Ancor oggi i locali chiamano la località con il nome di fortini. Per ogni ulteriore approfondimento rimandiamo al libro di Silvio Girardi, Molveno preziosa perla, Edizioni Seiser, Trento, 1990. Le grandi e possenti postazioni furono erette a picco sul lago di Molveno, sulla sommità del Monte Corno (m 923), e avevano la funzione di bloccare l’eventuale avanzata francese proveniente dalle Giudicarie. Infatti da qui transitava l’antica strada di collegamento che univa le Giudicarie – e quindi il lago di Garda e il bresciano – con la val di Non, la val di Sole e la valle atesina. La strada, detta dei Marocchi per via delle innumerevoli frane e dei grandi massi lasciati dal ritiro dei ghiacciai, era utilizzata fin dalla preistoria e fu ripristinata, dopo la caduta dell’impero romano, nel 1265 dal conte del Tirolo Mainardo II nell’intento di impadronirsi dei territori delle Giudicarie Inferiori. Il ponte in pietra sul rio Ceda,

PERCORSO N.1 Dal centro del paese ci si dirige verso il lago quindi a destra seguendo le indicazioni “Passeggiata Giro del lago-Resti dei Fortini” che porta alle rovine. Dopo pochi metri di asfalto inizia una comoda stradina bianca – non transitabile se non con autorizzazione – che ci conduce ai Fortini e quindi, a destra per un dolce pendio, al Ristorante omonimo (m. 938). Rientro: dalla stessa. Punto di partenza/arrivo: Molveno (m 864) Tempi: Andata ore 1, altrettanto il ritorno Dislivello: Nemmeno un centinaio di metri costruito in una forra dove il torrente forma una cascata prima di immettersi nelle acque turchesi del lago, chiamato ancor oggi “ponte romano”, ne è la testimonianza più evidente e, sebbene immerso nella vegetazione, si fa apprezzare per la sapiente costruzione. Il secondo itinerario ci introduce nel mondo dei Reti, gli antichi abitanti della nostra regione e, più precisamente, al castelliere di Doss Castel. La più importante via di comunicazione tra le paludose terre della valle dell’Adige e l’altipiano di Fai era segnata da piccoli insediamenti già dall’età preistorica. A Zambana Vecchia c’era l’insediamento di Vatte/El Vato: qui venne alla luce la tomba della più antica persona trentina, una donna che visse, con la sua cerchia familiare, verso i 6000 anni a.C., nel Mesolitico antico. Vestiva di pelli, si cibava di carne di cervo, di camoscio, di cinghiale, castoro e orso bruno, pesci, molluschi ed uccelli. Si adornava con collane di conchiglie marine e di denti di cervo e usava

amuleti apotropaici oltre che decorativi, composti di analoghi oggetti. Una ripida salita, attraverso la Val Manara, conduceva i viandanti fino al Doss Castel, un nido d’aquila a sentinella sulla Valle dell’Adige. Questi passaggi erano utilizzati fino a non molti anni fa da viandanti e fedeli che si recavano in pellegrinaggio alla Madonna di Spormaggiore, colei che faceva rinascere i bambini. E i fedeli, come una volta i nostri antenati, una volta sbucati sull’altipiano, in località Ori, si fermavano a festeggiare prima di farsi accogliere dagli abitanti del castelliere del Doss Castel. Il ricordo di questi festeggiamenti, delle invocazioni, dei fuochi che illuminavano la notte, è arrivato fino a noi sotto forma di leggenda. Infatti si narra che qui, ad Ori, poche centinaia di metri dall’attuale paese di Fai, le strìe e le anguane (le fate) usassero stendere i loro panni ad asciugare. Con loro viveva un serpente-furetto (biss o furét). Entrambi questi fatati abitatori del bosco trovavano rifugio notturno nel Bus de le Anguane e nel Bus del Furét.

Il lago di Molveno 53

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trentinoitinerari PERCORSO N.2

DA VISITARE Lungo il percorso, prima di iniziare la strada sterrata, sulla destra troviamo un vecchio mulino ad acqua riportato a nuova vita. Il toponimo della località, Seghe, testimonia un tempo in cui i mulini e le falegnamerie erano prospere e vitali. Inoltre da non perdere l’arcaica chiesetta di San Vigilio del XIII secolo, con affreschi che vanno dal XIV al XVI secolo. Pregevole il portale romanico con la raffigurazione del Redentore, della Madonna e di San Giovanni. Suggestiva e popolaresca la rappresentazione dell’Ultima Cena del XV secolo. La data “1536” scolpita sull’architrave ricorda l’avvenuta trasformazione della precedente chiesa gotica. Oggi noi possiamo visitare l’area archeologica del Doss Castel, grazie ai recenti scavi e consolidamenti, che ci permettono di compiere un tuffo nella vita quotidiana dei Reti. Il sito non si è rivelato soltanto un luogo di culto ma, nel corso degli scavi, è emerso un vero e proprio villaggio di cui le numerose fondamenta sono lì a testimoniare la tipologia edilizia degli antichi abitatori delle nostre valli. In questo luogo vissero in modo comunitario delle genti a partire dal III millennio a.C., come dimostra il rinvenimento di una piccola ascia in pietra verde datata al Tardo Neolitico. La continuità fu garantita fino al V-IV secolo a.C. quando il villaggio abitato dai Reti fu abbandonato a causa di un incendio. Qualcuno attribuisce la causa dell’abbandono alla calata delle popolazioni celtiche o dei Galli Cenomani che misero a ferro e fuoco i villaggi che non accettavano di sottomettersi. Sebbene, in passato, nemmeno i Reti aves-

Raggiungiamo l’ameno paese di Fai della Paganella (m 1000), sull’omonimo altopiano, deviando a sinistra dopo Mezzolombardo direzione Val di Non. Dal parcheggio, presso la Famiglia Cooperativa, inizia il nostro percorso, segnalato da apposita tabella “Percorso archeologico”, il quale ci conduce fino al Doss Castel. Rientro: si ritorna sui propri passi per un centinaio di metri e poi a sinistra seguendo le indicazioni “Sentiero Ori” al punto di partenza. Tempi: Complessivamente ore 1.30 Dislivello: 50 m circa

sero buona fama stando a quanto scritto, erroneamente, da Orazio a proposito di questo popolo montano abitante delle Arces Alpibus impositas tremendis… (Fortezze costruite sulle temibili Alpi). Sul Doss Castel furono portati alla luce una miriade di oggetti: un coltello di ferro con lama serpeggiante, fibule bronzee, vasi, boccali, tazze con il classico profilo retico ad s ombelicata, pesi da telaio, macine, spilloni in osso, situle in ferro. Uguali le case unifamiliari che si dilungavano lungo i pendi, disposte regolarmente a schiera entro terrazzi rocciosi adattati con profondi lavori di scasso. Erano a pianta quadrangolare, seminterrate sia per riscaldarsi l’inverno che per rimanere fresche l’estate, avevano l’accesso a corridoio, la porta era chiusa con serratura – diverse le chiavi ritrovate –, i muri a secco, il tetto era sorretto da pali e coperto di paglia, di frasche e argilla, assicelle o di lastre di pietra.

Nonostante tutti i ritrovamenti, nulle sono finora le indicazioni dell’ubicazione del luogo di culto che sicuramente c’era e pure niente ci è dato sapere della città dei morti. Sul Doss Castel la città dei morti, non contrapposta ma continuazione della città dei vivi, è a tutt’oggi da scoprire. Così come segreto è il dio che presiedeva alle tumulazioni dei vasi contenenti le ceneri. Nella stessa epoca gli etruschi, un popolo che aveva moltissimi contatti commerciali e culturali con i Reti – pensiamo soltanto alla scrittura retica ricca di declinazioni etrusche –, facevano presiedere il viaggio nell’oltretomba a divinità infere come Chary, Tychykcha, Phersy e dalle Lase, veri e propri Angeli della morte. Nella Rezia, all’opposto del popolo etrusco, si pregavano di più gli dèi che presiedevano alla vita sempre rinascente piuttosto che quelli della morte e dei viaggi tenebrosi nell’aldilà. ■

PER RAGGIUNGERE LE CIME... ANDALO – CIMA PAGANELLA (cabinovia Andalo – Doss Pelà e seggiovia Doss Pelà – Cima Paganella): Aperti nel fine settimana (sabato e domenica) fino al 6 ottobre Seggiovia SANTEL – MERIZ (Fai della Paganella): Aperto nel fine settimana (sabato e domenica) fino al 6 ottobre MOLVENO – PRADEL (cabinovia) e PRADEL – PALON DI TOVRE (seggiovia): Aperto tutti i giorni fino a domenica 13 ottobre. Aperto nel fine settimana (sabato e domenica) fino al 27 ottobre. Aperto venerdì 1, sabato 2 e domenica 3 novembre Orari e prezzi: https://www.dolomitipaganellabike.com/it/trails-and-lifts

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trentinoilcaso Chiarina, profuga durante la guerra a Tyniste nad Orlici (Boemia), con i quattro figli: Gisella, Arcangelo, Bruno e Virginio

di Maurizio Panizza

LA DONNA CHE MORÌ 2 VOLTE CHIARA CURTI IN BELTRAMI, PRIMA MASSACRATA DAL SUO ASSASSINO, POI “UCCISA” DALLA COMUNITÀ IN CUI VIVEVA. LA MISTERIOSA VICENDA DELLA DONNA COLPITA A MORTE SOPRA L’ABITATO DI MORI NEL 1929

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er quasi un secolo, nulla si è saputo di un efferato omicidio compiuto in Trentino, lungo un sentiero di montagna che dalla chiesa di Montalbano di Mori porta a Nomesino, un piccolo paese della Valle di Gresta. Ora un’inchiesta rivela i particolari di quel delitto. Era il 30 ottobre del 1929, quando una donna di 42 anni veniva orrendamente ferita a morte da uno sconosciuto lungo quel sentiero. Se di quell’omicidio fino ad oggi si sapeva ben poco, ora finalmente se ne conoscono i risvolti grazie a una minuziosa indagine condotta dal “ricercatore di storie” Maurizio Panizza, non nuovo a inchieste del genere. Attraverso

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oloro che dalla chiesa di Montalbano di Mori percorrono l’antico sentiero che sale verso Nomesino, in Val di Gresta, giunti a mezza montagna, nei pressi di una località chiamata “Prea de la farina”, a un certo punto si imbatteranno in una vecchia lapide che li lascerà sbigottiti. Sulla pietra sono incise queste testuali parole: “Qui cade colpita a morte da mano assassina il 31.10.1929 – Beltrami Chiarina n. Curti d’a 42 – Chi 56

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testimonianze e atti istruttori rinvenuti dal giornalista negli archivi del Tribunale di Rovereto e in quello della Corte d’Appello di Trento, nel Comune di Ronzo Chienis, di Rovereto e in quello di Mantova, per la prima volta adesso è possibile ripercorrere le ore precedenti e quelle successive alla morte della povera Chiara Beltrami, detta Chiarina, e svelare le indagini condotte con perizia dagli inquirenti. Una storia triste che ci riporta ai nostri giorni, al tema dei condizionamenti sociali, dell’emancipazione della donna e a quello della violenza. Una storia in cui, a distanza di quasi un secolo, si fondono e si confondono, ancora una volta, amore e morte, verità e mistero.

legge prega per lei – i figli posero”. Chi fosse la vittima e come avvenne l’uccisione lo possiamo desumere da notizie frammentarie rimaste nella storia della comunità di Mori e rintracciabili in qualche vecchio opuscolo riguardante la borgata. Ad esempio, leggendo le poche annotazioni riportate nel 2005 dalla rivista “Campanò” potremmo apprendere che “La donna, residente a Nomesino, vedova di guerra e madre di quattro figli,

tre maschi e una femmina, in una giornata piovigginosa, sul confine fra Mori e Nomesino fu colpita alla testa con un pezzo di ferro a forma di croce. Fu il messo del comune di Pannone a trovarla, ma non poté fare nulla per salvarla. Il paese fu sconvolto da quella terribile morte”. Il fatto poi che sul capo della vittima furono trovate quelle strane ferite a forma di croce, non poté altro che dare il via alle ipotesi più inquietanti e fantasiose


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Santuario di Monte Albano

circa un delitto compiuto a scopo rituale, oppure satanico. In effetti, la tragedia fu talmente grande che in poco tempo si preferì rimuovere, per dolore o per vergogna, il ricordo stesso di quella povera donna massacrata “da mano assassina”. Neppure recenti indagini fra la gente del posto, condotte da chi scrive, hanno dato alcun esito se non la ripetizione approssimativa di quel poco che già si conosceva, accompagnata da uno strano disagio per il fatto di voler resuscitare quell’antica vicenda. Eppure, a distanza di novant’anni, questa è una storia che reclama ancora, se non una giustizia improbabile, quanto meno un minimo di verità. Una storia che raccontando di un cippo abbandonato in mezzo al bosco, mai nessuno, fino ad ora, era riuscito ad indagare nel tentativo di fare luce sulla triste vicenda della povera Chiarina Beltrami. Quelli erano tempi di grandi rivolgimenti sociali e Mori e la Valle di Gresta erano paesi poveri, paesi di contadini e soprattutto di emigranti. Si era usciti da poco dall’immane tragedia della Prima Guerra Mondiale passando dall’Impero d’Austria al Regno d’Italia. Da 7 anni il governo del Paese era in mano a Mussolini e al Fascismo e la ricostruzione era ancora in atto. Il 1929, poi, sarebbe passato alla Storia come l’anno del crollo di Wall Street e della grande depressione, quella grave crisi economica e finanziaria che sconvolse l’economia mondiale con forti ripercussioni anche durante i primi anni del decennio successivo. Dicevamo della triste vicenda di Chiarina Beltrami. Cercando di colmare quel vuo-

to, nel contesto di un lavoro promosso dal Comune di Mori e su invito di alcuni storici, mesi fa mi sono messo all’opera e, come fatto in altre mie inchieste, la prima “mossa” è stata quella di rivolgermi all’Archivio storico della Biblioteca di Rovereto dove è possibile visionare i quotidiani dell’epoca. Un lavoro, questa volta, che sembrava essere abbastanza semplice dal momento che l’omicidio era accaduto nel 1929, un tempo relativamente vicino a noi, in piena epoca fascista. È bene ricordare al proposito che durante il Regime tutti i giornali erano stati chiusi d’autorità per cui sostanzialmente l’unico quotidiano rimasto in Trentino era “Il Brennero”, l’organo del Partito Nazionale Fascista. Al di là di questo, speravo comunque di trovare su quelle pagine qualche notizia utile alla mia inchiesta. Diversamente dalle aspettative, però, la ricerca risultava ben presto vana in quanto né il giorno dopo l’assassinio (il 31 ottobre), né i giorni successivi, il giornale aveva scritto qualcosa nello spazio dedicato a Mori e alla Valle di Gresta, così come niente risultava neppure in cronaca di Rovereto. Dopo aver sfogliato il “Brennero” in lungo e in largo sino alle pagine del 31 dicembre, la speranza di trovare qualche indizio era praticamente sfumata. Se non

La copertina del faldone dell’inchiesta Beltrami presso il Tribunale di Trento

che, quando ormai stavo per rinunciare, nella cronaca di Trento del giorno 5 novembre rinvenivo finalmente un breve articolo sull’omicidio. Curioso, mi ripeto ancora oggi, che la notizia del delitto di Mori si trovasse fra quelle del capoluogo. Probabilmente c’era stato un errore di impaginazione e forse era stato proprio questo il motivo per cui nessun ricercatore prima di allora aveva avuto la possibilità di attingere direttamente dalla stampa i particolari del “feroce delitto”. Il giornale, infatti, descriveva in maniera abbastanza dettagliata la cronaca dell’avvenimento. Spronato da quel primo successo che confermava in parte quel poco che già si sapeva, mi sono rivolto prima al Tribunale di Rovereto e successivamente alla Corte d’Appello di Trento alla ricerca dell’eventuale fascicolo giudiziario. Tempo neppure un mese (quello necessario a presentare l’istanza ed ottenere risposta) che una gentile impiegata del Tribunale mi telefonò annunciandomi che il dossier era pronto per la consultazione. L’INCHIESTA Il primo documento che si affaccia al grosso faldone, appena aperto, è un verbale della “Legione Territoriale dei Carabinieri Reali” - Stazione di Mori.

La lapide a ricordo di Beltrami Chiarina posta nel luogo del delitto lungo il sentiero Mori-Nomesino 57

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La ricostruzione della scena del delitto in cui appare un figurante

È datato 1 novembre 1929, quindi due giorni dopo l’omicidio. In esso si legge in premessa: “Verbale di lesioni gravi seguite da morte, riportate da Curti Chiara, vedova Beltrami, a scopo di rapina e di arresto di BUZZACCHI Glauco Giuseppe come autore di detti reati”. Chi sia tale Buzzacchi lo apprendo con enorme sorpresa più avanti, dopo che il verbale avrà ricostruito, tramite i testimoni, la scena del delitto: “E’ nato il 19 febbraio 1890 in Mantova, colà domiciliato, residente in Rovereto, Via 2 novembre 3, cementista disoccupato, venditore ambulante di stoffe a tempo perso e pregiudicato, secondo il di lui detto, per truffa e già ricoverato da ragazzo in casa di correzione per furto”. Ma torniamo di nuovo alla prima pagina del verbale, quella in cui il maresciallo maggiore Francesco Zandegiacomo della Stazione Carabinieri a piedi di Mori rivela particolari interessanti in merito alla vittima. Secondo la testimonianza di un familiare, infatti, troviamo scritto che “Chiarina Beltrami era partita da Nomesino alle ore 8,30 e doveva recarsi in Mori per effettuare dei pagamenti. Aveva preso seco L. 500,00, in 4 biglietti da L. 100; uno da L. 50; L. 30 in argento e L. 20 circa in nichel e rame”. Lo stesso riferisce poi che alcune settimane prima la povera donna aveva avuto una proposta di matrimonio da un venditore ambulante e che quasi in contemporanea l’uomo aveva chiesto in prestito alla Beltrami 300 lire per ritirare della merce a Milano. Aggiunge, inoltre, che la donna “non aderì alla proposta di sposalizio e che non gli dette il prestito richiesto”. Poi il verbale dei carabinieri prosegue: “Ci siamo immediatamente recati sul 58

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posto, vestiti della nostra divisa, e lì abbiamo interrogato un testimone il quale ci riferì di essere giunto nei pressi e di avere notato un tale Pizzini che sorreggeva la donna. Proseguita la strada e giunti in Pannone, abbiamo colà interrogato il messo comunale (il primo arrivato sul luogo, ndr) il quale trovò la donna per terra in mezzo ad un lago di sangue, con la testa rivolta a valle, con le vesti appena rialzate fino al ginocchio”. Fra altre testimonianze, troviamo pure quella del medico comunale, dott. Enrico Less, il quale poche ore dopo il delitto dichiara ai carabinieri di “avere curato la donna e di averla trovata affetta da ferite da arma da punta e taglio nella parte superiore della testa, alla fronte e all’avambraccio sinistro, nonché affetta da commozione cerebrale e da forte anemia per il sangue perduto”. Di tutte queste ferite, verrà predisposto in accordo con i periti del tribunale uno schizzo dettagliato depositato agli atti. Le indagini proseguono e i carabinieri così scrivono nel loro verbale: “Ritornati a Mori abbiamo appreso dai titolari della Birreria Montalbano che la Curti era un’assidua cliente del loro esercizio e che nella giornata stessa era stata colà verso le 10,45, che vi aveva consumato un vermut pagandolo con una lira e che era partita subito per Nomesino”. Nelle pagine seguenti troviamo un’importante deposizione, quella della figlia della povera Chiarina, secondo la quale, alla domanda se fosse stato il Buzzacchi a ridurla in quello stato, “essa, non potendo parlare, annuì con il capo in segno affermativo”. In poco tempo, chiedendo informazioni a Nomesino e a Mori, viene rintracciato

l’indirizzo del sospettato. È così che già nel pomeriggio del primo novembre, a poche ore dal fatto i carabinieri giungono a Rovereto in Via 2 novembre, al numero 3. Trovano il Buzzacchi in quella che oggi viene comunemente chiamata la “Casa dei Turchi”, a ridosso del Torrente Leno, dove l’uomo è da qualche tempo ospite del fratello, lì domiciliato con la moglie. Sin da subito l’uomo nega qualsiasi addebito, affermando che quella mattina “si era alzato verso le 11 e di avere speso il tempo recandosi al Sindacato Fascista, dal calzolaio Villa Luigi, all’osteria delle Due Colonne”. Tuttavia, il verbale dei carabinieri riporta che “al Sindacato non poterono accertarci se effettivamente egli sia stato colà; il calzolaio Villa attestò che non lo vide assolutamente nelle ore antimeridiane ed il proprietario dell’esercizio delle Due Colonne affermò pure egli che il Buzzacchi non fu colà in dette ore”. La stessa cognata, interrogata a parte, affermò tuttavia che l’uomo si alzò verso le ore 9.00. Per questi motivi, proseguono i carabinieri, “Abbiamo dichiarato in arresto per omicidio il Buzzacchi e lo abbiamo tradotto a Mori”. Nel frattempo, la mattina del giorno seguente giunge alla stazione dei carabinieri il seguente documento: “Il sottoscritto medico comunale, attesta che Beltrami Chiara di anni 43, ferita d’arma da taglio come risulta dall’attestato denunzia, è morta ai 31/10/1929, ore 24, per anemia acuta e commozione cerebrale, senza mai avere ripreso conoscenza. Firmato, dott. Enrico Less”. Ma chi era la povera Chiarina Beltrami così brutalmente ammazzata su quel sentiero nel bosco? Di sicuro era una

La richiesta di dichiarazione di morte presunta di Beltrami Giosué avanzata dalla moglie Chiara Curti.


trentinoilcaso donna laboriosa, una madre coraggio che allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, mentre il marito kaiserjäger era già prigioniero in Russia, era stata costretta a partire come profuga in Boemia assieme ai quattro figli e a una cinquantina di suoi compaesani. Nel 1919, rientrata a Nomesino a guerra finita, Chiarina attese invano il ritorno del suo sposo: la sua ultima lettera era stata spedita il 20 agosto 1918 da Kirsanov, poi più nulla. Cinque anni dopo, perse ormai le speranze, la donna avviò la procedura per ottenere la dichiarazione di morte presunta dopo aver preso in mano le redini della sua famiglia dandosi da fare per continuare ad allevare da sola i suoi figli e a fornire loro di che vivere. Determinata, la Chiarina, anzi “emancipata”, come chiameremmo oggi una come lei. Una donna di famiglia economicamente sopra alla media, indipendente, che sapeva destreggiarsi bene nei campi così come negli affari con i creditori, con il Comune, la Cooperativa e la Cassa rurale. Fin troppo libera, forse, a tal punto da attirare su di sé la malignità delle bigotte e l’invidia di chi quell’autonomia la apprezzava sommessamente in privato e la condannava in pubblico. Ma c’era un “ma” che probabilmente angustiava la donna: il fatto di essere ancora, dopo dieci anni, una vedova per così dire “presunta”, legata alle regole religiose e sociali imposte dal tempo e dunque ancora sottoposta al controllo della comunità. La donna, in altre parole, non era considerata vedova a tutti gli effetti perché era già accaduto che qualche prigioniero di guerra fosse rientrato al paese anche dopo molti anni di assoluto silenzio. Libera dunque di lavorare per il sostentamento della famiglia, ma non libera eventualmente di ricostruirsi una vita con un altro uomo. E di Giuseppe Buzzacchi cosa possiamo dire in più di ciò che già sapevamo? Un verbale dei carabinieri di Mori lo descrive in questo modo: “Statura media e corporatura snella; capelli corti castani; colorito bruno con guance infossate e dentatura irregolare con mancanza dell’incisivo sinistro”. Inoltre, ricordando come la famiglia fosse di “povere condizioni economiche”, con cinque figli e il padre morto già nel 1900, troviamo scritto che “l’imputato, nel 1904, all’età di appena 14 anni, risulta assegnato alla Casa di Correzione “Patronato S. Martino” in Firenze. In seguito, nel 1905, viene condannato dal tribunale di Mantova a tre mesi e 15 giorni di reclusione

La casa da dove due testimoni videro passare la vittima seguita dal suo assassino

per furto; recluso di nuovo nella stessa Casa di correzione, viene scarcerato nel 1908; emigrato in Svizzera, nel 1910 è condannato a due anni di esilio per lesioni dal Cantone di Lucerna; nel 1921 dalla Corte di appello di Brescia ad anni due di reclusione per truffa e nel 1923 ancora dal Tribunale di Mantova a 30 giorni di arresto per contravvenzione al foglio di via”. Tutto ciò, a quanto pare, sembra deporre contro l’arrestato, compresi anche alcuni testimoni che dichiarano di aver visto quella mattina sul sentiero, poco avanti alla povera Chiarina, un uomo che seppur nascosto da un berretto calcato sulla fronte poteva corrispondere perfettamente all’imputato. “Di certo un forestiero, comunque, perché altrimenti l’avremmo riconosciuto” - aggiungono. Inoltre la deposizione rilasciata da Gisella Beltrami, figlia di Chiarina, conferma che nel corso della notte in cui la madre morì, sollecitata a rispondere su chi fosse stato a ridurla in quello stato, la donna, con un filo di voce e a monosillabi, rispose

che era stato proprio il Buzzacchi. Eppure, come sappiamo, il certificato medico attestava che in considerazione delle ferite devastanti al capo, la vittima non aveva mai ripreso conoscenza. Per di più sfogliando ancora il dossier della Corte d’Appello, rinveniamo con grande sorpresa due lettere molto significative che sembrano smentire quelle parole. Sono quelle che Chiarina e Giuseppe si erano scritti una quindicina di giorni prima, dopo essersi incontrati per caso il 3 ottobre nell’osteria di una certa Poli Luigia, a Mori. Dalle loro parole si comprende che fra i due era iniziata una tenera relazione e che a breve si sarebbero incontrati di nuovo. Chissà forse proprio dalla condizione della donna non libera di decidere della propria vita, scaturì la spinta di guardare in un certo senso oltre i confini del suo paese e ad intrecciare una storia amorosa proprio con quel Buzzacchi, un forestiero, che da quei condizionamenti, quanto meno era del tutto estraneo. Alla luce di queste due lettere, scritte in un italiano a volte approssima-

Schizzo delle ferite mortali subite dalla Beltrami 59

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Il sentiero che porta verso Nomesino, in Val di Gresta e, a destra, La Casa dei Turchi, a Rovereto, nei pressi del ponte sul torrente Leno

tivo, ma ricco di sentimento, sembra ora difficile pensare a un omicidio ad opera di quell’uomo che sembrava veramente innamorato. Tuttavia gli inquirenti sono di parere opposto, per cui sulla base dei numerosi indizi a suo carico si spalancano le porte del carcere di Rovereto al presunto omicida. Nei mesi successivi, l’istruttoria prosegue senza novità sostanziali, a parte il fatto che viene confermato che l’uomo notato sul sentiero, poco avanti la povera Chiarina, è sicuramente l’omicida. Infatti, i testimoni ricordano che costui portava con sé una lunga asta di ferro, quella che sarebbe stata poi usata per l’aggressione. “Un residuato di guerra a sezione triangolare - diranno le indagini dei carabinieri - divelto da una recinzione di campagna poco distante”. Circostanza, questa, che farà sfumare di colpo la fantasiosa “pista” del delitto di natura rituale o esoterica. Il Buzzacchi, proclamatosi sempre innocente e sinceramente legato alla vittima, nel frattempo rimane in cella in attesa di giudizio, sino a quando accade un colpo di scena. Infatti, vengono sentiti nuovi testimoni i quali dichiarano “di avere notato l’imputato a Rovereto la mattina del 30 ottobre dalle ore 10 alle 11.45”, esattamente alla stessa ora in cui, sopra Mori, veniva consumato il delitto. Neppure i testi che mesi prima avevano sostenuto con convinzione la somiglianza fra il Buzzacchi e l’uomo notato sul sentiero, sono ora così certi delle proprie dichiarazioni. In più, anche sul vestiario indossato quel giorno dall’assassino le risultanze dell’istruttoria sono discordi: chiaro il vestito e il berretto notati dai testimoni oculari; scuri entrambi quelli usati solitamente 60

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dal Buzzacchi, secondo quanto ribadito dalle ultime testimonianze. Alla fine di febbraio le accuse iniziano a scricchiolare e per questo motivo il Sostituto procuratore del Re, cav. Grisoli, formula la richiesta di immediata scarcerazione: per il Buzzacchi sembra finalmente giunta la liberazione, ma non è così. Nonostante il parere a lui favorevole resta ancora chiuso in carcere in quanto l’accusa, nient’affatto convinta del risultato, richiede un supplemento d’istruttoria. È interessante a tal proposito, un’accorata istanza di scarcerazione presentata dal difensore, l’avvocato napoletano Leone Ventrella del Foro di Rovereto, che si rivolge al Procuratore con queste parole: “Se chi ha mancato piega il capo di fronte alla pena; chi è innocente, come il Buzzacchi, rischia di impazzire vedendo persistere l’errore che non certo al Magistrato può ascriversi, ma che il Magistrato è l’unico capace di riparare”. Il ricorso dell’accusa tendente a rivedere l’orientamento degli inquirenti, una settimana più tardi viene tuttavia respinto “non essendo emersi nuovi elementi di reità che consiglino la riapertura dell’istruzione”. Si giunge in tal modo alla chiusura dell’istruttoria. In essa la Sezione d’Accusa presso la Corte d’Appella di Trento smonta pressoché tutti gli indizi a carico del Buzzacchi, in particolar modo l’accusa fatta in punto di morte dalla povera Chiarina, in quanto “seppur veridica nella sua obbiettività non può essere presa in seria considerazione atteso lo stato fisico della paziente e delle gravi lesioni alla testa”. “Per questi motivi - conclude il dispositivo - dichiara il non luogo a procedere per insufficienza di prove nei confronti

dell’imputato e ordina la sua immediata scarcerazione”. Così, Glauco Giuseppe Buzzacchi esce libero dal carcere il 19 aprile 1930, quasi sei mesi dopo il suo arresto. Qualche giorno più tardi prenderà le sue poche cose e all’insaputa di tutti salirà su di un treno con un biglietto di sola andata per la Francia dove rimarrà per vent’anni, forse nelle fila della Legione Straniera. Quello che è certo comunque - nella complicata incertezza di seguire le tracce di soggetti senza fissa dimora - è che il Buzzacchi rientrerà a Mantova nel 1953, ospite da lì in poi in strutture di accoglienza per persone con disagio sociale. Morirà nella città lombarda il 28 luglio 1961, all’età di 71 anni. Chiarina Beltrami, considerata da sempre madre esemplare, dopo la sua morte sarà invece condannata all’eterno oblio, colpevole di avere infranto le leggi della comunità intrattenendo una relazione clandestina con quell’uomo che molti, sin da subito, avrebbero voluto a tutti i costi condannato come capro espiatorio per lavare l’offesa e la vergogna gettata su quella povera famiglia e sull’intero paese. Ora sappiamo che le cose non andarono in quel modo. Per quanto riguarda la povera Chiarina, purtroppo per lei non ci fu mai giustizia e il dubbio se il suo amante fosse stato veramente anche il suo assassino sarebbe rimasto per sempre senza risposta. Un dubbio che, come il resto della storia, sarebbe ben presto svanito nelle pieghe del tempo e della memoria lasciando dietro di sé, a testimonianza di quell’assurda tragedia, solo una piccola lapide grigia, quasi illeggibile, lungo un ripido sentiero ormai perduto nel bosco. ■


TRENTO

STAGIONE SINFONICA 2019/20

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trentinolibri di Nicola Tomasi

Il Ponte Cornicchio, alla Busa. Il torrente Fersina entra in città

IN SELLA AL PASSATO, SULLA BICI DEL VALENTINO L’ULTIMO LIBRO DI RENZO FRANCESCOTTI SI INTITOLA “LA BICICLETTA ROSSA”. UNA NARRAZIONE CHE SI SVOLGE NELL’ARCO DI SESSANT’ANNI ALLA BUSA, UN PICCOLO RIONE DI TRENTO. ABBIAMO INCONTRATO L’AUTORE TRENTINO E GLI ABBIAMO RIVOLTO ALCUNE DOMANDE

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(foto tratta da http://www.televignole.it)

uanti libri ha pubblicato Renzo Francescotti nella sua lunga e fortunata carriera? Non lo sappiamo con certezza. Nemmeno lui, che ci suggerisce di scrivere “una sessantina”, escluse naturalmente le numerose monografie dedicate ad artisti, grandi e piccoli. Il nuovo nato, nel suo vasto curriculum letterario, è “La bicicletta rossa” (Curcu Genovese), una manciata di racconti, prefati da Sandro Schmid. Quando ha scritto questo suo romanzo, che è il suo ottavo? Devo spiegare che i miei libri hanno una lunga, lunghissima elaborazione e una rapida – spesso rapidissima – stesura. Ricordo una persona che alla presentazione del mio romanzo Il biplano, mi chiese quando l’avevo scritto. Risposi che avevo cominciato a scriverlo a 5 anni: fece due Primo Maggio 1920, un gruppo di socialisti alla Birreria “Isola” (poi abbattuta per far posto all’Hotel Trento). Tra essi i “busaroi” (abitanti della “Busa”) Fortunato Pedrolli e Valentino Stolfi


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IL LIBRO

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Tagliapietra del “Lisimberti” alla “Busa” con lo stemma del Santuario di Pietralba da loro scolpito (foto tratta da http://www.televignole.it)

occhi così. Dovetti spiegargli che a 5 anni mia madre maestra era stata costretta, per ragioni belliche, a iscrivermi a scuola con un anno di anticipo. Insegnava ai Sòlteri, sobborgo a nord di Trento e mi portava a scuola sulla sua bicicletta. Un giorno, al ritorno, allo scalo Filzi vidi un piccolo aeroplano appeso ad una gru, che stavano caricando su un vagone. Un aeroplano l’avevo visto solo qualche volta, raffigurato in qualche illustrazione. E ora ne avevo davanti uno, vero: incredibile! Quell’immagine viaggiò in me per mezzo secolo (un trip, come direbbe un giovane d’oggi) e poi, come da un fiume sotterraneo era sbucata fuori. Così avevo scritto quel romanzo d’aviazione a cui ne seguì anche un altro. La bicicletta rossa è invece ambientato nel minuscolo rione di Trento della Busa. Nel 1968, sposati da 2 anni, io e mia moglie venimmo ad abitare in cima a Via Grazioli, sotto il Convento dei Francescani, al confine della Busa. È allora che ho cominciato a “scrivere” questo mio romanzo. Lunga l’incubazione, ma la stesura è stata come sempre molto veloce: quattro mesi a cavallo del 2018 e del 2019. E dei miei 80 anni… In quali anni è ambientato? In un arco di tempo piuttosto lungo, che inizia con la Grande Guerra, attraversa il Ventennio e arriva agli anni Settanta. Il Ventennio rappresenta il clou di questa mia opera, che si articola in diciannove racconti-capitoli. E il tema principale qual è? Quello dell’utopia della libertà, come ha scritto molto bene Sandro Schmid nella sua introduzione. È il fil rouge che percorre tutte le mie opere, sia in poesia che in prosa: dalla rivolta contadina ai tempi del Clesio, allo sterminio dei pellerossa, alla vicenda di Padre Kino in Messico con la ricerca della libertà in senso religioso, ai

alentino Stolfi, con la sua inseparabile bicicletta rossa è il filo, mai così appropriato, rosso, di questa storia. Ma non si può parlare di Valentino senza la sua inseparabile moglie Gina, bionda dagli occhi azzurri, dal carattere dolce ma forte nell’ideale come quello del marito, la compagna della sua vita nella gioia e nel dolore. Una narrazione che si svolge nell’arco di sessant’anni alla Busa, un piccolo rione di Trento. La bicicletta l’aveva dipinta lui di rosso in pieno fascismo. Nei sedici, brevi ma intensi, episodicapitoli del libro, le persone sono magistralmente pennellate dall’autore come ritratti espressionisti dai caratteri indimenticabili

pag. 172 - Euro 15,00

www.curcugenovese.it

Talianski prigionieri in Russa nella Prima guerra mondiale, alle storie dell’emigrazione e a quelle della Resistenza. Credo sia anche il primo romanzo antifascista di un narratore trentino. Si tratta, come è avvenuto per gli altri suoi romanzi, di un romanzo storico? Diciamo che si può definire romanzo storico perché è frutto di rigorose e originali ricerche storiche. La storia è vissuta nel quotidiano, le microstorie nella macrostoria. Ma non c’è solo la storia, ci sono anche l’immaginazione, la poesia (prima di tutto io mi ritengo un poeta). Anche questo romanzo è stato preceduto da tutta una serie di indagini storiche che ho pubblicato nei libri dedicati ai quartieri antichi di Trento. La Busa è un mini-rione di Trento, in gran parte sconosciuto agli stessi abitanti della città. Per tale ragione

UNA SERATA A PALAZZO GEREMIA

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enerdì 25 ottobre, con inizio alle ore 17.30, il nuovo romanzo di Renzo Francescotti , per iniziativa della “Pro Cultura”, sarà presentato a Trento a Palazzo Geremia. Interverranno Sandro Schmid e Alessandro Franceschini. Letture di Arrigo Dalfovo e Chiara Turrini, del Gruppo “Neruda”.

penso che il mio libro sia di particolare interesse, penso che sarà per molti un’autentica scoperta. I personaggi sono realmente vissuti o liberamente inventati? La maggior parte sono realmente vissuti e io stesso li ho conosciuti. A cominciare dal personaggio principale, il tipografo antifascista Valentino Stolfi che pedalava nella storia con la sua leggendaria bicicletta rossa, morto ultranovantenne, sua moglie Gina, tranquilla quanto coraggiosa, Enrico Zancanella e Rodolfo Belante, due ragazzi di vent’anni picchiati a morte dai fascisti, ai fratelli fabbri Tonezzer… Non ho potuto conoscere Quinto Battistatta, giovane fabbro antifascista , atleta e intellettuale autodidatta, morto nella Guerra di Spagna a 28 anni. Personaggi liberamente immaginati, ma perfettamente verosimili nell’ambiente sono invece Vasco e Dalia, due giovani (fascista lui e operaia lei), legati da una tragica storia d’amore. Ma protagonisti sono tutti i Busaròi (in tal senso il libro è un “romanzo corale”) e i luoghi della Busa come scrive il prefatore: il ponte Cornicchio, la Centrale Elettrica, il Lanificio Dalsasso, il panificio Gentilini, il pastificio Tomasil, il marmificio Lisimberti, la fucina dei Tonezzer, il convento dei Francescani, il Casón, “el Zambel”, la Fèrsena… Il tono drammatico è quello che prevale? In un libro che attraversa due guerre mondiali e con i duri dopoguerra non potrebbe essere diversamente. Tuttavia, come avviene nelle mie altre opere di narrativa, il dramma e la commedia si intrecciano. Come nella vita. Perché si guarda al passato? Se vuoi capire il presente e immaginare un possibile futuro è lì che ti devi volgere: verso il passato. ■ 63

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Amici Artisti di Renzo Francescotti

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ra il 2002, nel catalogo della mostra nazionale Artisti e ambiente alpino, da me ideata negli spazi di Casartisti a Canale di Tenno, scrivevo di Livio Tasin: ”...è uno scultore che mi piace definire dialettale: nel senso che come il dialetto utilizza gli umori, i sapori ambientali più specifici, così le sue sgorbie modellano i vari legni (pino, cirmolo, pero, olivo e perfino platano e tuia) prediligendo le forme femminili più morbide, più materne, più rassicuranti, ma non prive di eros casalingo e forse di involontaria ironia. ”Da allora ho scritto su di lui e

IL LEGNO HA VENE, SANGUINA DI RESINA SCULTORE AUTODIDATTA, LIVIO TASIN CONSIDERA L’ARCENSE RENATO ISCHIA UN SUO MAESTRO. L’ASSENZA DI TITOLI ACCADEMICI HA PRESERVATO UN ISTINTIVO TALENTO, FRESCHEZZA E ORIGINALITÀ l’ho presentato in esposizioni innumerevoli volte. Su “Trentino Mese” ho tracciato un suo profilo nell’aprile 2004, di cui questo è l’aggiornamento a distanza di quindici anni. Tasin, dopo aver abitato tanti anni a Tenno , da qualche anno è venuto a stare con la moglie Mara in località Teggiole, con una splendida vista sulla Busa e l’Alto Garda; mentre all’unica figlia Giovanna, laureata in legge e che lavora a Riva del Garda ha lasciato la sua casa a Tenno. Lui è un scultore autodidatta, che tuttavia considera l’arcense Renato Ischia un suo maestro. Ischia, dopo essersi diplomato a Parigi e avervi operato per 13 anni, è tornato alla fine degli anni Settanta, nella sua Arco, per istituirvi dei corsi delle Arti Visuali in cui ha operato anche Tasin. E se non aver studiato in Istituti d’Arte o Accademie ha probabilmente penalizzato Tasin, sull’altro versante ha preservato il suo istintivo talento, la freschezza e originalità della sua ispirazione. Così come la provenienza dall’artigianato del legno,

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con la profonda conoscenza di tutti i legni, lo ha sicuramente avvantaggiato nella scultura del legno, materiale che questo artista sa modellare come fosse una materia plastica. Ma sa anche lavorare con abilità altri materiali come il gesso, la terracotta, la pietra, il bronzo. Sulla sua professionalità dunque non ci piove. Così – dal 1977 – ha potuto realizzare tutta una serie di sculture pubbliche: nel 1991, il monumento alla Vicinia Grande a Ville del Monte. Poi quelli ai Caduti e alla Pace a Campi di Riva, a Cologna, ad Arco, a Riva del Garda… Ma parliamo delle sue opere pubbliche e private più recenti. Inaugurato nel giugno del 2004 è il Monumento ai Caduti a Ville del Monte, in bronzo e granito. Una donna depone un mazzo di fiori su un cartiglio di bronzo, dove sono incisi i nomi dei caduti. Poco distante un bambino prega. A qualche metro un macigno di granito è sorvolato da una colomba in bronzo. È una scultura plurimo, aperta, ariosa, originale nella sua semplicità.

L’anno seguente, a Sant’Alessio di Riva del Garda, è stato inaugurato un monumento in bronzo dedicato alla pace. Anche qui una figurazione estremamente semplice, essenziale: una figura femminile che regge su un cuscino di velluto un cappello da alpino. Del 2001 è un’opera eccezionale, per due ragioni: perché il nostro artista tennese varca i confini regionali per realizzate in Lombardia un’opera pubblica; e perché Livio torna al suo prediletto legno con la sua scultura più grande, alta tre metri. Il gruppo scultoreo


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attraverso le rarità nella storica Serra III. Nuovamente con noi i coltivatori appassionati di orchidee e cactus, nazionali ed internazionali. sabato & domenica > “Pronto soccorso” dell’associazione altoatesina “Amici delle Orchidee” per le Vostre orchidee in panne (dalle ore 10-17). > MercatoBIO – per piccini e grandi un avvincente mercato BIO dove troverte gustosi sapori naturali e “Qualità Bio” garantita.

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fu modellato nella Segheria Leonardi di Arco, ricavato da un tronco di pino cembro dello spessore di un metro e dieci, pervenuto dalla Val di Fiemme. “Mai visto nella mia vita un tronco di cirmolo così grosso!” esclamò il buon Livio quando lo vide la prima volta. La grande scultura, che in un paese di emigrazione raffigura una madre emigrante in partenza coi suoi due bambini, può essere ammirata nel parco pubblico di Roncobello, nella bergamasca alta Val Brembana. Ma perché proprio lì? Nacque da un’idea, da un’iniziativa di Ubaldo Gerva-

Grand Hotel di Riva del Garda, presentato da chi scrive e da Nicoletta Tamanini; e l ’anno seguente, affiancato dall’amico pittore Luigi Hages, alla Galleria Civica ”Craffonara“ di Riva del Garda. Ha anche tenuto corsi di scultura in legno e terracotta. Attualmente – dopo aver insegnato la scultura in terracotta alle ”Arti Visuali” di Arco, a Concei in sue isoipse / scolpite dentro il Val di Ledro sta affinando a scolpire il legno una ventronco, esala un’anima / che tina di alunni. Si stanno riprofuma di essenze irripetibili. velando molto bravi… Livio // Tu le conosci tutte, le respiri ha partecipato a esposizioni soni, nato e cresciuto in quel / nel tuo laboratori, sei un’ain un centinaio di mostre, olpe/ laboriosa che trasborda un paese di montagna prima di (dopo una vita avventurosa) tre che nella nostra regione, nettare / resinoso dal bosco sposarsi con una ragazza di a Verona, Padova, Belluno, alla bottega. // E plasmi il leArco, trasferendosi in questa gno con le acute sgorbie,/ col Mantova, Livorno, Firenze, Roma; e all’estero, in Florideliziosa cittadina divenendo mazzuolo di legno, con la barda. È anche stato premiato: amico di Livio. ba / copiata o da uno gnomo Dopo il legno, il materialeaa come nel 2014, quando nel nella selva / a cui hai chiesto Simposio Internazionale “Luci cui questo artista trentino un tronco da intagliare. // Scole Ombre del Legno” ha vinto è più affezionato è la terrapisci le tue Veneri paesane / il premio PEFC. cotta. Con esso haven. creato dai fianchi larghi. Ballano la – sab. – dom. Mi piace concludere con una paris / al suono d’un armonica una serie di bassorilievi pubblici come quello dedicato a poesia che scrissi lui (di fuori / l’ingorgo delirane di oreper9–18 nel 2002, in cui Livio si è scoInternet. // Sono Veneri come Santa Libera, protettrice dei perto in compagnia di altri 34 bambini, nel ”capitello” nei la tua Mara,/ che olezza di stuartisti, anche di grande fama, pressi del Castello divenerdì Tenno. fato di capretto. / Tu offri agli come Riccardo Licata. Eccola: vino schietto, Tasin ha esposto sculture in > La lunga notte delle orchidee, dalle oreamici 19: una festa per uomo / ”Il legno ha vene, sanguina di terracotta, oltre che intutti legno, che ha rubato il mestiere ad i sensi. Fatevi incantare da una serata piena di sorprese. resina, / serba memorie nelle nelle sue personali nelCollezionisti 2007 al ■ uno gnomo. appassionati ed espositori Vi accompagneranno

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A TRENTO TORNA IL FESTIVAL DELLO SPORT

PREVISTI 130 INCONTRI E PIÙ DI 280 OSPITI DA TUTTO IL MONDO

Alberto Tomba, Franco Baresi, Gianluigi Buffon, Karl Heinz Rummenigge, Federica Pellegini, Peter Sagan, Edwin Moses, Paolo Rossi e Christian Vieri. Sono solo alcuni dei tanti campioni che daranno vita alla seconda edizione de "Il Festival dello Sport".

10|11|12|13 OTTOBRE2019 TRENTO

seconda edizione

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opo il successo dello scorso anno il Festival torna a Trento dal 10 al 13 ottobre, organizzato da La Gazzetta dello Sport e da Trentino Marketing, con la collaborazione di Provincia autonoma di Trento, Comune di Trento, Apt di Trento e con il patrocinio del Coni e del Comitato Italiano Paralimpico. Il palinsesto del festival è stato presentato il 10 settembre a Milano alla presenza, fra gli altri, di Roberto Failoni, assessore provinciale allo sport e turismo, Alessandro Andreatta, sindaco di Trento, Urbano Cairo, presidente di RCS MediaGroup, Maurizio Rossini, Ceo di Trentino Marketing e Gianni Valenti, vicedirettore vicario de La Gazzetta dello Sport e direttore scientifico de Il Festival dello Sport. “Il fenomeno, i fenomeni” sono le parole chiave che danno titolo a questa seconda edizione del Festival: sono fenomeni dello sport alcuni personaggi straordinari, icone nel loro campo; è un fenomeno dello sport un’intera squadra, una grande Nazionale, una manifestazione segnata in rosso nell’agenda internazionale. La seconda edizione del Festival dello Sport li racconterà, attraverso lo schema collaudato con successo nella prima edizione, con interviste, dibattiti, tavole rotonde, workshop e spettacoli. Dopo lo straordi-

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trentinoattualità h. 9:30 | IL MITO DI SCHUMACHER Viaggio nel tempo attraverso i successi del più grande campione della Formula 1 | Muse e Quartiere Le Albere

Giovedì 10 ottobre h. 10:00 I CAPOLAVORI Lecture show: perché l’allenamento non è esclusivo di chi entra in uno spogliatoio, con: Mauro Berruto | Auditorium Santa Chiara h. 10:00 I EUROPEAN SPORT TECH ACCELERATOR NETWORK The New International Phenomenon, Con Rossana Ciuffetti, Iris Cordoba, Daniel Dümig, Benjamin Penkert, Paolo Pretti. Di Anna Hellman, director Think Sport | Muse e Quartiere Le Albere h. 12:00 I “LA PSICOLOGIA DELLO SPORT IN PRATICA” Di Carlo Martinelli, giornalista | Piazza del Duomo h. 14:30 I SEGRETI DELLA MOTOGP Con Loris Capirossi, Carmelo Ezpeleta. Di Paolo Ianieri, giornalista de La Gazzetta dello Sport | Auditorium - Facoltà di Lettere e Filosofia h. 14:30 I “MURO DOLOMITICO” Con Maurilio Barozzi, Di Carlo Martinelli, giornalista | Piazza Duomo h. 15:00 I KALLE, VOCE DEL VERBO VINCERE Con Giuseppe Bergomi, Andrea Mandorlini, Ernesto Pellegrini, Karl-Heinz Rummenigge. Di Pierfrancesco Archetti, giornalista de La Gazzetta dello Sport e Beppe Severgnini, editorialista del Corriere della Sera | Teatro Sociale h. 15:00 | SPORT VIRTUALE E REALE: ISTRUZIONI PER L’USO Con Ivan “RampageInTheBox” Grieco, Nicola Marconi, Daniele “Iceprinsipe” Paolucci, Riccardo “Reynor” Romiti. Di Giulio Di Feo, giornalista de La Gazzetta dello Sport | Gallerie di Piedicastello h. 15:00 | GRAVITÀ ZERO Con Adam Ondra. Di Simone Battaggia, giornalista de La Gazzetta dello Sport | Piazza Santa Maria Maggiore h. 16:00 | I FENOMENI DEL CIELO Incontro con le Frecce Tricolori. Con Mattia Bortoluzzi, Federico De Cecco, Gaetano Farina, Alessio Ghersi, Franco Paolo Marocco, Alfio Mazzoccoli, Pierluigi Raspa, Massimiliano Salvatore, Emanuele Savani, Stefano Vit, Giulio Zanlungo. Di Deborah Schirru e Massimo Arcidiacono | Sala Depero h. 16:30 | “BELLA ZIO” e “LA PARTITA” Con Giuseppe Bergomi, Samuele Robbioni , Piero Trellini. Di Nino Minoliti, giornalista de La Gazzetta dello Sport | Piazza del Duomo h. 17:00 | GUIDA E BASTA, LA VITA VALE La sicurezza stradale nella campagna di Anas. Con la testimonianza di Martina Caironi e Davide Cucchi. Con Martina Caironi, Davide Cucchi. Di Claudio Arrigoni, giornalista | Palazzo Geremia h. 18:00 | LA GRANDE INAUGURAZIONE Con Federica Pellegrini. Conducono Diletta Leotta e Massimiliano Rosolino. Il Fenomeno, i Fenomeni. Storie, personaggi, campioni: il meglio dello sport è qui adesso. | Teatro Sociale h. 19:30 | VALSESIA E BRUNO, DA UN ESTREMO ALL’ALTRO Le imprese “no limits” a piedi e in bicicletta di Valsesia. Con Pasquale Bruno, Nico Valsesia. Di Luca Castaldini, giornalista di SportWeek. | Sala Depero 68

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h. 20:00 | DOVIZIOSO E PETRUCCI, AMICI IN ROSSO Con Claudio Domenicali, Andrea Dovizioso, Danilo Petrucci. Di Paolo Ianieri, giornalista de La Gazzetta dello Sport. | Auditorium Santa Chiara h. 21:00 | SAGAN MONDIALE Le imprese, l’irriverenza e l’ironia dell’unico corridore in grado di vincere tre campionati del mondo consecutivo. Con Peter Sagan e con la partecipazione di Antonio Cairoli. Di Claudio Ghisalberti e Antonino Morici, giornalisti de La Gazzetta dello Sport. | Teatro Sociale

Venerdì 11 ottobre h. 9:30 | CRIMINALITÀ AL TAPPETO I Maddaloni, gli anti-gomorra. Da Scampia lo sport come riscatto sociale. Con Gianni Maddaloni, Pino Maddaloni, Marco Maddaloni, Laura Maddaloni. Di Luigi Garlando, giornalista de La Gazzetta dello Sport | Auditorium Santa Chiara h. 10:30 | “PREMIER LEAGUE, LA MAGIA DEL CALCIO INGLESE” Con Nicola Roggero. Di Massimo Arcidiacono, giornalista de La Gazzetta dello Sport | Piazza del Duomo h. 14:00 | LA MARATONA DA MILANO A NEW YORK Parlano i miti della maratona azzurra. Con Stefano Baldini, Gelindo Bordin, Linus, Orlando Pizzolato. Di Antonino Morici e Fausto Narducci, giornalisti de La Gazzetta dello Sport | Sala Depero h. 14:30 | IL CALCIO E I MONDIALI Con Pierluigi Collina, Gianni Infantino. Di Stefano Barigelli, condirettore de La Gazzetta dello Sport e Fabio Licari, giornalista de La Gazzetta dello Sport | Teatro Sociale h. 15:00 | “ALL YOU NEED IS SPORT” Con Paolo Crepaz. Di Carlo Martinelli, giornalista | Piazza del Duomo h. 15:00 | LA SPALLA DELL’ATLETA Con Alessandro Castagna, Luca Marini. Di Luigi Ripamonti, responsabile Salute del Corriere della Sera | Palazzo Geremia h. 15:00 | OLTRE OGNI LIMITE Con Jakob Schubert. Di Simone Battaggia, giornalista de La Gazzetta dello Sport | Piazza Santa Maria Maggiore h. 15:00 | IL GIOCO SI FA D’ORO: IL BUSINESS DEGLI ESPORTS Con Carlo Alberto Carnevale Maffè, Paolo Cisaria, Alberto Coco, Ralf Reichert, Amy Signorini. Di Stefano Silvestri, giornalista | Gallerie di Piedicastello h. 16:00 | JUGOSLAVIA BASKET CLUB Dal 1970 a oggi: mezzo secolo di generazioni vincenti. Con Predrag Danilovic, Sasha Djordevic, Mihovil Nakic, Bogdan Tanjevic, Sergio Tavcar. Di Davide Chinellato e Andrea Tosi, giornalisti de La Gazzetta dello Sport | Sala Depero h. 16:00 | PIANETA FORMULA E La forza dell’elettrico nel motorsport. Con Lucas Di Grassi, Dieter Gass, Felipe Massa, Jamie Reigle. Di Mario Salvini | Muse e Quartiere Le Albere h. 16:30 | "BELÌN, CHE PADDOCK" Storie di corse, piloti e altre pazzie… Con Massimo Calandri, Carlo Pernat. Di Vito Schembari, giornalista de La Gazzetta dello Sport | Piazza del Duomo h. 17:30 | IL MILAN DEGLI IMMORTALI La squadra che l’Uefa ha definito la più forte di tutti i tempi. Con Arrigo Sacchi e i protagonisti del Milan campione d’Italia, d’Europa e del Mondo. Di Luigi Garlando e Andrea Schianchi, giornalisti de La Gazzetta dello Sport | Auditorium Santa Chiara

h. 17:30 | IL TEMPO NON ESISTE Con Marcello Guarducci, Alberto Peruzzo, Paolo Zeppilli. Di Luigi Ripamonti, responsabile Salute del Corriere della Sera | Palazzo Geremia h. 18:00 | SPORT, MODA E DESIGN Quando il bello si unisce all’utile: perché l’immagine è anche sostanza. Con Walter De Silva, Fausto Pinarello, Renzo Rosso. Di Matteo Dore, giornalista de La Gazzetta dello Sport | Auditorium - Facoltà di Lettere e Filosofia h. 18:00 | “THE SEASON” Nuovi modi di raccontare lo sport: stasera un live-podcast. Con Awudu Abass, Jacopo Cirillo, Dario Vismara. Di Davide Chinellato, giornalista de La Gazzetta dello Sport | Piazza del Duomo h. 18:30 | COPPI, CENT'ANNI E SENTIRLO ANCORA Il Campionissimo del ciclismo avrebbe oggi 100 anni. Con Marina Coppi, Faustino Coppi, Aldo Grasso, Adriano Laiolo, Aldo Moser, Vittorio Seghezzi. Di Pier Bergonzi, vicedirettore de La Gazzetta dello Sport | Palazzo Geremia h. 19:00 | UN DOPPIO DA LEGGENDA Con Paolo Bertolucci, Adriano Panatta. Di Riccardo Crivelli, giornalista de La Gazzetta dello Sport | Sala Depero h. 19:30 | LA CAMPIONESSA CHE FA ACQUA… PULITA La sciatrice azzurra Federica Brignone e il fotografo Giuseppe La Spada presentano la terza edizione del progetto “Traiettorie Liquide”. Immagini da non perdere in difesa del mare e dell’ambiente. Con Federica Brignone, Giuseppe La Spada. Di Alessia Cruciani, giornalista di Corriere e Innovazione | Palazzo Geremia h. 21:00 | TOMBA, IL PIÙ GRANDE Con Alberto Tomba e con la partecipazione di Gustavo Thoeni e Lorenzo Conci. Di Gianni Valenti, vicedirettore vicario de La Gazzetta dello Sport | Teatro Sociale h. 21:00 | L'ULTIMA GARA Con Manuel Bortuzzo, Raoul Bova, Emiliano Brembilla, Filippo Magnini. Di Cristina Fantoni, giornalista di La7 e Valerio Piccioni, giornalista de La Gazzetta dello Sport | Auditorium Santa Chiara

Sabato 12 ottobre h. 09:30 | FLY2TOKYO: BEBE E LA SUA CREW Il progetto di art4sport per qualificare giovani promesse alla Paralimpiade. Con in testa Bebe Vio, Riccardo Bagaini, Vittoria Bianco, Edoardo Giordan, Emanuele Lambertini, Andrea Lanfri, Lorenzo Marcantognini, Davide Obino, Marco Pentagoni, Veronica Plebani, Bebe Vio. Di Gian Luca Pasini, giornalista de La Gazzetta dello Sport e Claudio Arrigoni, giornalista | Auditorium - Facoltà di Lettere e Filosofia h. 09:30 | MARATONA PER CHI? Con Stefano Baldini, Gianfranco Beltrami, Stefano Righetti. Di Luigi Ripamonti, responsabile Salute del Corriere della Sera | Palazzo Geremia h. 09:30 | GOGGIA E MAZE: LE DONNE JET Con Sofia Goggia, Tina Maze. Di Andrea Monti, direttore de La Gazzetta dello Sport | Teatro Sociale h. 10:00 | I FRATELLI DEL SURF Con Francisco Porcella, Niccolò Porcella. Di Antonino Morici, giornalista de La Gazzetta dello Sport | Palazzo Geremia h. 10:00 | IL BARONE DELL’NBA Un fenomeno tra i canestri. Con Baron Davis. Di Davide Chinellato, giornalista de La Gazzetta dello Sport e Simone Sandri, giornalista | Teatro Sociale

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trentinoattualità h. 10:00 | “APPENNINO ATTO D’AMORE” E “IL CAMMINO NELLE TERRE MUTATE” L’Italia che cammina, il fenomeno del viaggio lento che contagia la Penisola. Con Paolo Piacentini, Enrico Sgarella. Di Andrea Mattei | Piazza del Duomo h. 10:30 | COME TI REGOLO GLI ESPORTS Con Thalita Malagò, Marco Olivari, Edoardo Revello, Ian Smith. Di Stefano Silvestri, giornalista | Gallerie di Piedicastello h. 11:00 | PARIS-SVINDAL: VELOCITÀ MASSIMA Due campioni assoluti dello sci si raccontano. Con Dominik Paris, Aksel Lund Svindal. Di Simone Battaggia, giornalista de La Gazzetta dello Sport e Gianni Merlo, giornalista | Auditorium Santa Chiara h. 11:30 | IL MITO MAIORCA Maiorca, mito senza tempo. Con Gianluca Genoni, Patrizia Maiorca. Di Silvia Guerriero, giornalista di SportWeek | Palazzo Geremia h. 12:00 | LEGNANTE-TAPIA: IL PESO DELLA VITTORIA Assunta Legnante e Oney Tapia, nessuno come loro in pedana. Con Assunta Legnante, Oney Tapia. Di Claudio Arrigoni, giornalista | Palazzo Geremia h. 12:00 | BOMBER DI LIKE Virtuale è reale, anche nello sport: ve lo dimostriamo. Con Andrea Bini, Massimo Cortinovis, Marta Pagnini, Max Sardella, Sam Tremyne, Luca Valentino. Di Claudio Lenzi, giornalista de La Gazzetta dello Sport | Auditorium - Facoltà di Lettere e Filosofia h. 12:00 | “IL MIO SPAZIO BLU” Con Lorenza Bernardi, Simona Quadarella. Di Valerio Piccioni, giornalista de La Gazzetta dello Sport | Piazza del Duomo h. 12:30 | GLI ULTRAMEN Gregoretti & Olmo, runner “no limits” tra gelo e fuoco. Con Stefano Gregoretti, Marco Olmo. Di Luca Castaldini, giornalista di SportWeek | Sala Depero h. 12:30 | I PIRATI DA COMBATTERE Il dilagante fenomeno, in Italia e all’estero, della visione illegale degli eventi sportivi. Con Alessandro Araimo, Luigi De Siervo. Di Marco Iaria, giornalista de La Gazzetta dello Sport | Muse e Quartiere Le Albere h. 14:00 | SCHUMI E LA FERRARI PIÙ FORTE DI SEMPRE Con Stefano Domenicali, Piero Ferrari, Eddie Irvine, Sabine Kehm e con Jean Todt in collegamento. Di Andrea Cremonesi, giornalista de La Gazzetta dello Sport e Cristina Fantoni, giornalista di La7 | Auditorium Santa Chiara h. 15:00 | VERSO IL FUTURO: COME GIOCHEREMO? Con Ilaria Amodeo, Amedeo Calzà, Ivo Ferriani, Giuliano Giorgetti, Marco Saletta. Di Simone “Akira” Trimarchi, giornalista, autore e speaker | Gallerie di Piedicastello h. 15:00 | TUTTI I CAMPIONI DELLA NEVE Con e la partecipazione di Fabrizio Longo, direttore generale di Audi Italia.Presentano Antonino Morici, giornalista de La Gazzetta dello Sport e Barbara Pedrotti, conduttrice Tv | Muse e Quartiere Le Albere h. 15:00 | IL PERFECTO MUNDO DI STEFANO Con Stefano Ghisolfi. Di Simone Battaggia, giornalista de La Gazzetta dello Sport | Piazza Santa Maria Maggiore h. 15:00 | “LADIES FOOTBALL CLUB” Con Stefano Massini, Carolina Morace. Di Massimo Arcidiacono, giornalista de La Gazzetta dello Sport | Piazza del Duomo

h. 16:00 | I GIOVANI, LE FAMIGLIE E LO SPORT Con Eusebio Di Francesco, Valentina Di Mattei, Tomas Ress. Di Luigi Ripamonti, responsabile Salute del Corriere della Sera | Palazzo Geremia h. 17:00 | BIG DATA, LA RIVOLUZIONE DEI NUMERI L’utilizzo dei dati e dell’intelligenza artificiale nello sport. Con Adriano Bacconi, Ottavio Crivaro, Antoine David, Roberto De Zerbi, Davide Mazzanti. Di Luca Bianchin, giornalista de La Gazzetta dello Sport | Muse e Quartiere Le Albere h. 18:00 | QUESTIONE DI TESTA Con Niccolò Campriani, Mauro Porta. Di Luigi Ripamonti, responsabile Salute del Corriere della Sera | Palazzo Geremia h. 18:00 | "LA REGOLA DEL 9" Con Lorenzo Bernardi. Di Carlo Martinelli, giornalista. | Piazza del Duomo h. 18:00 | WIERER E VITTOZZI, DRITTE AL BERSAGLIO Due campionesse che hanno reso avvincente e popolare il biathlon. Con Lisa Vittozzi, Dorothea Wierer. Di Alberto Faustini, direttore de L’Adige | Sala Depero h. 18:30 | TXIKON E MORO: IN CIMA ALL'INVERNO La sfida agli Ottomila nella stagione più fredda. Con Simone Moro, Alex Txikon. Di Sandro Filippini, giornalista | Teatro Sociale h. 21:00 | GENERAZIONE DI FENOMENI Una squadra che resterà per sempre nella storia del volley. Con Lorenzo Bernardi, Andrea Lucchetta, Marco Martinelli, Roberto Masciarelli, Michele Pasinato, Damiano Pippi, Paolo Tofoli. Interviste a cura delle leggende del volley Rachele Sangiuliano e Andrea Zorzi | Teatro Sociale h. 21:00 | ALEX IL GRANDE Le due vite di un vero fenomeno. Con Alex Zanardi. Di Gianluca Gasparini, giornalista de La Gazzetta dello Sport | Auditorium Santa Chiara

Domenica 13 ottobre h. 10:00 | “LA VITA OLTRE” Con Roberto Zanda. Di Massimo Arcidiacono, giornalista de La Gazzetta dello Sport | Piazza del Duomo h. 10:00 | DEBORAH, LA REGINA DELLE NEVI Con Deborah Compagnoni, Isolde Kostner, Barbara Merlin, Sabina Panzanini. Di Antonino Morici e Marisa Poli, giornalisti de La Gazzetta dello Sport | Teatro Sociale h. 10:30 | ISINBAYEVA, LA DONNA CHE HA SCALATO IL CIELO Con Yelena Isinbayeva. Di Gianni Merlo, giornalista | Sala Depero h. 11:00 | LO SPORT È DONNA Con Sara Cardin, Elisa Di Francisca, Linda Vignozzi. Di Luigi Ripamonti, responsabile Salute del Corriere della Sera | Palazzo Geremia h. 11:00 | BATTLE ROYALE: DENTRO IL FENOMENO Con Thomas “Hal” Avallone, Alessandro “Stermy” Avallone, Giorgio “Pow3r” Calandrelli, Mauro Lucchetta. Di Simone “Akira” Trimarchi, giornalista, autore e speaker | Gallerie di Piedicastello h. 11:30 | TUTTO IL ROSA DEL CALCIO La Nazionale lancia un movimento in grande crescita. Con Milena Bertolini, Barbara Facchetti, Alia Guagni, Ludovica Mantovani, Carolina Morace. Di Alessandra Bocci, giornalista de La Gazzetta dello Sport e Alessia Cruciani, giornalista di Corriere Innovazione | Auditorium - Facoltà di Lettere e Filosofia

h. 12.00 | NON MOLLARE MAI Ranocchia e il mental coach. Con Andrea Ranocchia, Stefano Tirelli. Di Silvia Guerriero, giornalista di SportWeek | Palazzo Geremia h. 12.00 | UNO SPORT SPAZIALE Con Maurizio Cheli. Di Massimo Sideri, responsabile Corriere Innovazione | Muse e Quartiere Le Albere h. 12.30 | TUTTO IL CALCIO MINUTO PER MINUTO Il calcio in radio compie 60 anni. Con Filippo Corsini, Riccardo Cucchi, Massimo De Luca, Giovanni Scaramuzzino. Di Alberto Cerruti, giornalista | Sala Depero h. 12.30 | IL BOOM DEL VOLLEY FEMMINILE Sulla spinta dei successi della Nazionale e dei club il movimento rosa si confronta con il successo. Con Anna Danesi, Paola Egonu, Davide Mazzanti, Myriam Sylla | Teatro Sociale h. 14.00 | FORZA AZZURRI! Con Antonio Conte, Paolo Rossi, Arrigo Sacchi, Luca Toni. E in collegamento da Coverciano Gabriele Gravina, presidente Figc e Roberto Mancini, c.t. Italia. Di Fabio Licari, giornalista de La Gazzetta dello Sport | Auditorium Santa Chiara h. 14.00 | I ROBOT NELLO SPORT Con Luciano Floridi, Giulio Giorello, Giorgio Metta. Di Massimo Sideri, responsabile Corriere Innovazione | Muse e Quartiere Le Albere h. 15.00 | “LA GIUSTA PARTE” Con Alessandro Bonan. Di Massimo Arcidiacono, giornalista de La Gazzetta dello Sport | Piazza del Duomo h. 15.00 | IL GRANDE TORINO E LA SUA EREDITÀ Una squadra che fa parte della storia del calcio. Con Daniele Baselli, Urbano Cairo, Marco Malvaldi, Eraldo Pecci, Claudio Sala, Renato Zaccarelli. Di Massimo Gramellini, giornalista e conduttore Tv | Teatro Sociale h. 15.00 | EITER E MINGOLLA: SEMPRE PIÙ IN ALTO Con Angela Eiter, Federica Mingolla. Di Simone Battaggia, giornalista de La Gazzetta dello Sport | Piazza Santa Maria Maggiore h. 15.00 | GIOCHI ED ESPORTS CONTRO OGNI BARRIERA Con Roberto D’Angelo, Amir Hajar, Massimiliano Sechi. Di Giulio Di Feo, giornalista de La Gazzetta dello Sport | Gallerie di Piedicastello h. 15.00 | JURI E ANTONIO, CHE COPPIA Due olimpionici si intervistano da soli. Con Juri Chechi, Antonio Rossi | Palazzo Geremia h. 15.30 | LA LEGGENDA DEGLI HARLEM GLOBETROTTERS Una squadra diventata mito. Con Scooter Christensen, Sweet Lou Dunbar, Handles Franklin, Bulldog Mack | Palazzetto dello Sport - BLM Group Arena h. 16.30 | SETTEBELLO, L'ORIGINALE Viaggio nella storia di una Nazionale che ha scritto pagine memorabili. Di Stefano Barigelli, condirettore de La Gazzetta dello Sport e Franco Carrella, giornalista de La Gazzetta dello Sport | Auditorium - Facoltà di Lettere e Filosofia h. 17.30 | BERRUTI E TORTU: PASSATO E PRESENTE DELLO SPRINT Livio Berruti e Filippo Tortu a confronto. Con Livio Berruti, Filippo Tortu. Di Fausto Narducci, giornalista de La Gazzetta dello Sport e Alessandra Russello direttore del Corriere dell'Alto Adige. | Sala Depero h. 18.00 | GAME, SET AND SLAM Con Flavia Pennetta, Francesca Schiavone. | Sala Depero Troverete il progrmma completo sul sito www.ilfestivaldellosport.it 69

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nario successo della prima edizione, con 50mila presenze, quest’anno il Festival cresce, conquistando nuovi spazi e proponendo un palinsesto ancora più ricco con 280 ospiti e 130 eventi, tutti gratuiti. Nel programma di eventi e talk show si estende anche l’orario, con due grandi appuntamenti serali. Tra le principali novità, alcune nuove location: il palazzetto dello sport, che sarà teatro di spettacolari incontri; le Gallerie di Piedicastello, dove vivrà la cittadella degli eSports con un palinsesto dedicato realizzato in collaborazione con ESL Italia e ProGaming: showmatch, pratica di gioco e educational talk; lo Sport Tech District, allestito dentro e fuori il Muse, con mostre, incontri e spettacoli all’insegna della relazione tra sport, innovazione e tecnologie; l’auditorium della facoltà di Lettere. Sono confermati inoltre tutti gli spazi che hanno ospitato la prima edizione, tra cui Teatro Sociale, Auditorium Santa Chiara, palazzo Geremia, sala De Pero, e la grande libreria in piazza Duomo dove sarà ancora più ricco il programma, con cinque incontri ogni giorno e la presentazione di tanti titoli. Tutti gli sport saranno protagonisti del Festival: calcio, sci, ciclismo, nuoto, tennis, arrampicata, motori, basket, volley, scherma, corsa e altri ancora. New entry quest’anno la boxe, con un grandissimo evento, la Boxing Night DAZN Festival, venerdì 11 ottobre presso il palazzetto

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dello sport. Una riunione pugilistica di livello internazionale con ben tre titoli in palio. Il clou della serata sarà l’incontro tra il fiorentino Fabio Turchi e l’inglese Tommy McCarthy, valido per il titolo internazionale dei pesi massimi leggeri WBC. Tra gli appuntamenti dedicati al grande calcio e ai suoi protagonisti: giovedì KarlHeinz Rummenigge; venerdì, Il Milan degli immortali, un incontro con la squadra di Arrigo Sacchi, che la Uefa definì “la più forte del mondo”; ancora venerdì, Il calcio e i Mondiali, con Gianni Infantino e Pierluigi Collina; sabato il fenomeno bomber Christian Vieri, e in collegamento Ronaldo; domenica Forza Azzurri, con Paolo Rossi, Luca Toni e altri giocatori che hanno fatto grande la nostra maglia, e in collegamento Roberto Mancini e Gabriele Gravina; Antonio Conte; sempre domenica, Il grande Torino e la sua eredità con Urbano Cairo e Eraldo Pecci intervistati da Massimo Gramellini; e poi Tutto il rosa del calcio, un focus sul calcio femminile, fenomeno del momento, con Milena Bertolini, Carolina Morace, Barbara Facchetti, Alia Guagni, Andrine Hegerberg e Ludovica Mantovani; ancora domenica, Gigi Buffon e Ilaria D’Amico. Tutte le piazze della città saranno dedicate allo sport praticato, con campi di gioco e palestre per divertirsi e allenarsi affiancati da coach professionisti e atleti di grande livello. Tutti i camp saranno realizzati in collaborazione con le federazioni e associazioni locali dei vari sport: Arrampicata in Piazza Santa Maria Maggiore, Basket in Piazza Dante, Calcio in Piazza Fiera, Rowing in Piazza Cesare Battisti, Tiro con l’arco in Piazza Dante, Volley in Piazza Dante. Tutte le informazioni, in continuo aggiornamento, sono disponibili su ilfestivaldellosport.it, sito ufficiale del Festival. I principali appuntamenti in palinsesto saranno trasmessi in diretta su maxischermo e in streaming su Gazzetta.it e sul sito del Festival. Numerosi brand partner aderiscono alla

seconda edizione del Festival dello Sport. Audi e DAZN sono Main Partner. Cassa Centrale Banca, Consorzio Parmigiano Reggiano e UnipolSai sono Premium Partner. Ecopneus è Sustainability Partner del Festival. Sono Partner: Anas, CosmoBike, La Sportiva, Massigen Marco Viti, Pastificio Felicetti, Poste Italiane, Acqua Recoaro, Vespa Elettrica. Birra Ufficiale è Birra FORST; SUN68 firma l’Official Apparel del Festival. Radio Ufficiale è Radio Italia. Supporter è Avon Cosmetics che partecipa alla manifestazione sostenendo Telefono Rosa, associazione a favore delle donne vittime di violenza. Le attività eSports sono in collaborazione con ESL Italia e ProGaming, con Omen by HP Technological Partner. La mostra Il mito di Shumacher è in collaborazione con Stark. La presenza di Audi al Festival dello Sport di Trento come Main Partner conferma il forte legame che unisce Audi al mondo dello sport. La sportività è uno dei pilastri su cui si basa la Marca dei quattro anelli e che trova massima espressione sia Motorsport sia sulla strada attraverso tecnologie avanguardistiche, in una continua ricerca del miglior risultato. In occasione del Festival, si svolgerà a Trento la consegna delle vetture Audi che porteranno gli atleti della Federazione Italiana Sport Invernali ai numerosi appuntamenti dell’intenso calendario agonistico.


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iete alla ricerca di nuove idee e spunti interessanti per il giorno del sì? In questo speciale tutti i consigli del wedding planner per organizzare un matrimonio veramente perfetto! Certo, sposarsi è un grande impegno, prima di tutto or-

Dai fiori per il bouquet ed il centrotavola, alla composizione delle partecipazioni, dalla scelta delle fedi nuziali alla ricerca dell’abito da sposa (e da sposo). E come non parlare del trucco e dell’acconciatura? Elementi indispensabili per mettere in risalto bellezza e personalità ganizzativo; occorre trovare i tempi giusti e non in conflitto con il lavoro. Bisogna evitare di giungere al momento del sì senza un briciolo di energia e considerare come poco produttivo lo stress da cerimonia. In aiuto alle nuove coppie in lizza per il sì, arrivano anche le moderne tecnologie. La lista di nozze si manda anche via

mail, i promemoria si appuntano sui tablet, gli indirizzi si recuperano anche sullo smartphone. L’ultimissima novità in campo di nozze è la Wedding App, un’applicazione scaricabile da tutti gli invitati per avere informazioni dettagliate e precise, nonché per seguire in prima linea lo svolgimento dei preparativi e la luna di miele.

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trentinomesespecialesposi degli “impegni irrinunciabili”. Dalla scelta della data in poi, tutto sarà in salita e progressivamente carico di stress; una sorta di conto alla rovescia in cui bisogna pensare a moltissimi dettagli. Ma cosa c’è di veramente urgente da pianificare? Sicuramente la location per la cerimonia ed il ricevimento: la prenotazione dovrà essere tempestiva per ottenere spazi adeguati e non di rimedio. In secondo luogo, andrà stilata una prima lista di nozze, per capire il numero indicativo degli invitati. Poi largo spazio a tutti i professionisti del settore, che andranno contattati per presenza e preventivi: fiorista, fotografo, estetista, sarta, catering… La scelta delle bomboniere e la parte predominante, la scelta dell’abito e degli accessori. Poi via alla lista nozze, con fedi, partecipazioni, menù, abito/trucco. Dopo tante corse e preparativi, regalatevi qualche ora di massaggi, di relax e di riposo. Importante anche fare i conti: stabilire quindi un budget, sentire vari esperti

e annotare le situazioni più convenienti. Le partecipazioni vanno consegnate tre mesi prima della cerimonia, andrebbero scritte a mano e consegnate personalmente. Anche il mezzo degli sposi – l’auto d’epoca, la moto, il calesse – va prenotato per tempo e confermato pochi giorni prima dell’evento.

Come iniziare? I vantaggi di mettere nero su bianco, in forma sintetica, tutto quello che riguarda il matrimonio sono molteplici: da una parte consentono di fissare e memorizzare appuntamenti importanti, dall’altra di non far sfuggire nulla, per non incorrere in clamorose dimenticanze. Una grande lista globale conterrà dunque più argomenti, per i quali verranno stilate delle sottoliste, utilissime a sviscerare anche i più reconditi dettagli. La big list potrà poi essere passata a una persona di fiducia, per ricevere collaborazione. Va inoltre ricordata la buona

consuetudine di prevedere una formula di ringraziamento da inviare ai partecipanti, avendo cura di segnare i regali ricevuti, personalizzando e comunicando la gratitudine per quanto ricevuto. In sintesi, nella lista andranno annotate date, numeri di telefono, tempi di consegna, possibilmente rispettando l’ordine in cui andranno fatte le cose.

Le partecipazioni: un buon inizio per stupire Una partecipazione di nozze deve essere originale, accattivante, di classe ma sobria, in grado di attirare l’attenzione di chi legge. Il colore del cartoncino, i timbri decorativi, la scelta del carattere, le polverine decorative sono elementi basilari per la creazione degli inviti. Personalizzare, in questo caso, è d’obbligo; evitate di scopiazzare da amici e conoscenti, ma piuttosto prendete spunto per costruire idee originali. La tendenza è quella dello

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stile essenziale, pulito, fresco e gioioso. Le informazioni sono quelle essenziali, impreziosite anche da qualche piccola immagine – che non deve togliere spazio ai dati dell’evento – e da richiami stilistici con l’organizzazione dell’evento. Stili rustici per le location agresti, stili eleganti e perlati per i castelli, stili sbarazzini per le celebrazioni alternative. Anche in questo ambito il fai da te diventa sempre più dominan-

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Wedding planner per un’organizzazione perfetta Il matrimonio è composto di tanti piccoli elementi, tutti collegati tra loro in un imprescindibile intreccio. Un po’ come gli ingredienti di una torta, che partecipano in misura importante alla

buona riuscita del risultato. Per questo motivo, ogni dettaglio va curato e seguito in modo adeguato, così da consentire il perfetto svolgimento del matrimonio. Sempre più indispensabile, a questo punto, la presenza della figura dell’organizzatore dell’evento (wedding planner), per cogliere ogni sfumatura e non rischiare di sbagliare. Anche perché sposarsi è sempre una favola, che va vissuta come tale. La funzione di questo guru delle nozze è importantissima, perché costruisce a vostra misura e a vostra immagine il percorso, crea il giusto equilibrio tra tutte le voci che compongono l’insieme unitario e non tralascia anche il più piccolo particolare. L’organizzazione del matrimonio resterà così nel cuore della sposa e sovente andrà a ripescare i ricordi non solo della cerimonia ma anche e soprattutto del lungo periodo di preparativi che ha vissuto in molti mesi. Il lavoro del/della wedding planner è totalizzante: tante

ore passate con gli sposi per conoscere le loro passioni e tradurle in un evento da non dimenticare.

La location ideale? Seguite l’istinto I luoghi perfetti per la cerimonia ed il rinfresco non vanno idealizzati, ma creati e pensati su misura per gli sposi. La giusta soluzione deve essere un posto che trasmetta emozioni, che si colleghi ai vissuti dei protagonisti e che costituisca soprattutto un imperdibile scenario per fissare i momenti più belli ed intensi. Premesso questo, la tendenza attuale è quella del matrimonio green, in montagna, tra i vigneti, nelle fattorie. Molto gettonati anche i musei – che spesso mettono a disposizione sale e spazi adeguati – le baite alpine ed i vecchi fienili. Essenziale il raccordo con la vita dei protagonisti; i luoghi possono essere ispirati ad un particolare momento di vita, ad un ricordo d’infanzia, ad un’e-

sperienza vissuta. Sempre nella lista dei favoriti le ville e i castelli, che regalano attimi indimenticabili. Vastissima la scelta, a seconda del numero degli invitati e del filo conduttore dell’evento.

L’importanza del servizio fotografico Anche il servizio fotografico si evolve e subisce gli effetti e le tendenze del momento. Se la voglia di nuovo fa al caso vostro, se non vi sentite in linea con il classico fermo immagine e le pose studiate momento per momento, lasciatevi affascinare dalle novità più divertenti del momento. Arriva dall’America il Photoboot, che prende spunto dalle cabine in cui si fanno le fototessera e dove spesso gli amici ne approfittano per fermare un attimo divertente di una serata o di un momento di ritrovo in compagnia. Per realizzare questo simpatico procedimento nel giorno delle nozze è indispensabile avere a disposizione uno spazio alle-

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trentinomesespecialesposi stito con uno sfondo a tema (neutro, western, a fumetti o paesaggistico) e allestire la scena con materiale ed accessori ispirati al contesto (baffi, occhiali, maschere, cappelli, ecc). Detto fatto, basta divertirsi e scattare foto. Che risulteranno indimenticabili.

in stile della sposa), le cascate di fiori dolci, le rose bianche disseminate ovunque, i morbidi drappeggi e i giochi cremosi impreziositi dai dettagli in oro e argento.

La bomboniera, dettaglio che fa stile

Ebbene sì, anche i fiori si possono definire come i protagonisti discreti del matrimonio. Delicati e profumati, colorati e coreografici. Presenti ovunque, in ognuno dei singoli momenti che costituiscono la cerimonia, vanno scelti con cura e minuziosa dovizia, per renderli visibili ma al tempo stesso discreta presenza dai toni dolci e tematici. La passione per l’arte floreale si traduce nei gusti e nelle interpretazioni personali, ma anche in questo campo si fanno sentire le tendenze più recenti e decisamente molto accattivanti, dagli effetti stupefacenti. Il trend al momento parla di stile retrò, definito vintage style, un raffinato intreccio di sobrietà ed eleganza. Sfilano quindi le rose antiche, le peonie, le ortensie, le dalie; campagnoli e genuini i ranuncoli, accompagnanti da foglie di contorno che riportano alla stagione. I colori sono quelli delicati, assolutamente vincenti: il rosa antico, il violetto

Quali scegliere? Le bomboniere, si sa, costituiscono un dettaglio importante, capace di descrivere appieno lo stile dell’evento. Anche in questo settore, le novità che fanno capolino e che accolgono sempre più i favori degli sposi, sono quelle ispirate all’ambiente, magari realizzate a mano e con occhio al budget. Moltissime coppie scelgono quindi l’abbinamento ecologia e risparmio, nella chiave della sostenibilità e dell’attenzione all’ambiente. Via libera allora ai materiali riciclati, al fai da te, alle soluzioni creative ed originali. Il primo materiale che sale alla mente e che risponde a queste peculiari caratteristiche è la carta. Ogni elemento decorativo può essere realizzato anche con carta di giornale e vecchi libri. Ma le idee sono tante e diversificate in questo settore: dalle bomboniere

I fiori, immancabili protagonisti del matrimonio

realizzate con vasetti della marmellata ai segnaposto costituiti da piantine. Se siete appassionati di decorazione, lavorate personalmente ogni singolo elemento, in modo da personalizzare e identificare con un tocco di originalità il vostro pensiero verde.

Una protagonista indiscussa: la torta Tutti la guardano. E poi compare in tante foto. Certo, la torta costituisce il gran finale ad effetto e, dopo il momento del sì, si può definire il punto forte delle nozze, il momento più atteso. Spesso

si riserva a questa frazione basilare della cerimonia una saletta riservata o un punto raccolto, così da creare la giusta atmosfera e l’intimità necessaria per il taglio della torta, simbolo e suggello del matrimonio. Quando viene svelata agli occhi degli invitati, diventa inevitabilmente la protagonista dell’evento. I colori sono quelli delle nozze: bianco, avorio, crema, perla; le altezze quelle desiderate, ma fanno molto tendenza i piani alti, dagli effetti 3D decisamente scenografici e ben visibili nelle immagini. Tante le idee da concretizzare: le decorazioni in pizzo (che magari ricordano l’abito

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della lavanda e tutte le sfumature del beige accesi intenzionalmente – ma solo a tratti ben delineati – dai toni accesi e vibranti del porpora, del corallo, del blu e del viola. Il bouquet della sposa, che sintetizza il filo conduttore floreale, riscopre l’abbinamento semplicità e raffinata eleganza e si traduce in un armonico insieme di calle e rose, delle tante versioni delle peonie e dei fiori che più rappresentano l’evento.

Il vestito di lei? Un sogno, per sempre L’abito rappresenta le nozze, è il primo pensiero della sposa e del suo sogno. Esiste quello perfetto? Certamente, basta scegliere quello che risponda ai criteri necessari per il matrimonio: sensualità, raffinatezza ed eleganza. Per quante optano ad indossare un unico vestito per la celebrazione ed il rinfresco, la parola chiave deve anche

essere una comodità quantomeno accettabile e semplice da indossare. Il colore, manco a dirlo, è il bianco in tutte le sue sfumature. Ma c’è chi osa anche con il colore – e le star americane ne sanno qualcosa – specie nelle gamme del rosa e dell’azzurro. Colori a parte, la sposa deve essere bella e seducente ma senza strafare; la tendenza del momento richiama a forme morbide che esaltano la femminilità, impreziosita e messa in risalto anche da scollature profonde, soprattutto sulla schiena. E se favola dev’essere, via ai tessuti da favola: inserti di pizzo, cristalli dappertutto, nuvole di velo e di tulle. L’abito del momento è quello a sirena, avente come punto forte la scollatura sulla schiena e la coda dell’abito che ricade in morbide forme; per un effetto scenico, il corpetto è scolpito e quasi intagliato, con giochi di trasparenze retrò. Per le super romantiche, la gonna ampia a balze, il monospalla, e lo strascico, anche appe-

na accennato. Fondamentale esaltare il punto vita con preziose cinture o trasparenze sensuali. Sempre apprezzato anche il taglio dritto con mini strascico, per un abito all’insegna della sobrietà e del gusto classico e intramontabile.

Le scarpe della sposa: novità e stili La sposa deve risplendere in ogni minimo particolare, dalla testa ai piedi, senza tralasciare nulla di curatissimo e prezioso. Elemento importantissimo la scarpa, possibilmente scintillante, preziosa e raffinata. Le calzature giocano un ruolo fondamentale e vanno scelte seguendo lo stile del matrimonio, l’interpretazione dell’evento e naturalmente il look definito dall’abito. Di gran voga il tacco alto – che slancia e valorizza ogni figura – arricchito da un ampio plateau, sempre indicato per mettere in luce la siluette. Dettaglio perfetto è l’intaglio in pizzo o ricamato, imprezio-

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trentinomesespecialesposi sito da cristalli. Sulla cresta dell’onda la scarpa in raso, quella tempestata di gioielli, il sandalo altissimo con tacco a spillo.

I dettagli più intimi Tutti grandi marchi che firmano l’intimo femminile hanno uno spazio per la wedding collection, pensata per la donna esigente ed attenta alla propria femminilità. Sotto il vestito, che rappresenta l’essenza più visibile della sposa, la cura per i dettagli deve essere ai massimi livelli: dalla sottoveste alla giarrettiera, dal babydoll al body modellante. Indispensabile provare sempre l’intimo scelto sotto l’abito da sposa per scongiurare la fuoriuscita di spalline o altri spiacevoli inconvenienti, come cuciture troppo vistose o tagli che segnano i fianchi. La scelta del reggiseno deve tener conto del risalto necessario alla scollatura: non troppo modesto ma nemmeno esplosivo. Per chi ne avesse bisogno, via libera ai capi intimi modellanti, che garantiscono un effetto dimagrimento immediato, di anche due taglie in meno. I colori saranno strettamente coordinati all’abito, con la preferenza verso il bianco, il perla e l’avorio; apprezzabili e di gran moda anche i toni delicati delle tinte pastello. Le calze saranno trasparenti o bianche, meglio autoreggenti per un tocco ancora più sensuale. Per la prima notte di nozze, largo ai babydoll trasparenti, ai corsetti con un pizzico di audacia ed alle raffinate sottovesti di seta o di pizzo.

L’eleganza di lui Anche lo sposo diventa protagonista delle nozze, a cominciare dall’abito. Attualmente esiste un vero e proprio vademecum tutto pensato per lui e per il suo look,

che deve tener conto di alcuni elementi fondamentali. Innanzitutto è d’obbligo il tre pezzi, con un richiamo stretto al vestito della sposa. Per gli amanti del classico, largo spazio ai modelli che prevedono il tight in lana, con gilet a cinque bottoni o al gettonatissimo doppiopetto. La camicia di tendenza è rigorosamente bianca, con polsi doppi. La cravatta si alterna al papillon o al plastron di seta, secondo l’inclinazione e l’impostazione dell’intera cerimonia. Ai dettagli classici, caratterizzati da uno stile sobrio e raffinato, si affiancano le innovazioni e le trovate più ardite, come gli inserti scintillanti sulla giacca da abbinare a qualche richiamo trendy sui polsini e sulla camicia. La scelta tra tradizionale e moderno è esclusivamente personale e personalizzabile; il colore del momento è l’azzurro, ma incontra moltissimi favori anche il classico impreziosito da dettagli nuovissimi e all’ultima moda, come i glitter che richiamano l’abito della sposa. Non trascurabili gli accessori, come l’orologio da polso e le bretelle, che danno un tocco di ricercatezza e di originalità, senza dimenticare il classico stile dello sposo. Largo spazio anche ai tessuti raffinati, proposti in tinte pastello. Per stupire e riconoscersi unici.

Un particolare importante: i gioielli I gioielli costituiscono un elemento essenziale e senza tempo. Linearità ed unicità, gusto classico con tocchi personali; queste sembrano essere oggi le tendenze del look gioielli per gli sposi. Ma attenzione, senza esagerare. Qualcosa di unico e prezioso sì, ma delimitato da regole precise ed imprescindibili. Niente anelli e bracciali, che finirebbero per togliere alla fede il ruolo da protagonista; niente accessori trop-

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po vistosi, che andrebbero a sottrarre attenzioni al vestito ed allo spazio riservato all’anulare. Via libera invece a gioielli piccoli e discreti, ma scegliendo solo il necessario ed evitando parure eccessivamente impegnative e visibili. Il gioiello va naturalmente a pari passo con l’abito e con l’intero look: se la scollatura è profonda, va delicatamente impreziosita; se la pettinatura è raccolta gli orecchini saranno indispensabile elemento che esalta l’acconciatura. Indispensabile, anche in questo caso, provare preventivamente gli abbinamenti, facendosi consigliare. Se ad esempio l’abito è tempestato di cristalli, giocare al minimo sul fronte preziosi, in modo da non abbagliare eccessivamente ed oscurare lo sposo. Le fedi sono ovviamente le protagoniste dei gioielli degli sposi; molto trendy quelle semplici in oro giallo o bianco, arricchite da un diamante.

Capelli e acconciatura: come stupire per tutto il giorno I capelli rappresentano e completano interamente lo stile dell’abito, interpretando appieno la lettura stilistica dell’evento. Le parole chiave in fatto di capelli sembrano essere tutte le diverse sfumature delle onde. Ravvivare l’acconciatura con morbidi ed ondulati stili, caratterizza il lato romantico del matrimonio e dona quell’effetto anni ’20 e ’50, tanto caro alle spose di oggi. Lungo o corto che sia il taglio, largo spazio al mosso ordinato. Messi al bando chignon troppo stretti e pieghe troppo tirate, è ora il momento dei capelli sciolti, disposti in onde vintage o trecce decorate con fiori, meglio se freschi e di immediato richiamo agli addobbi ed al bouquet. Per quante portano i capelli lunghi, si può scegliere di lasciarli ca-

dere naturali sulle spalle o raccoglierli in maniera parziale, sempre però in modo naturale. Sì anche alla coda di cavallo, preferibilmente chiusa, bassa o laterale, che cade morbida sulla spalla. Il tocco glam è costituito dal pizzo tra i capelli e il ritorno della veletta, accessorio che sostiene la tendenza vintage e dona un tocco di eleganza e di mistero. Sempre indispensabile la prova acconciatura corredata con l’abito indossato, per un riscontro immediato e completo del look sposa pensato.

Unghie perfette Inutile dirlo. Mani e piedi devono essere ben curati nel giorno più bello. Contrariamente a quanto si può pensare, questi sono i punti dove si concentra l’attenzione di tutti: dello sposo in primis, ma anche degli invitati, che vorranno ammirare la fede. Per avere unghie bellissime, deve essere realizzata la manicure basic, con un’accurata pulizia dell’unghia e relativa rimozione delle cuticole. Una volta stesa la base trasparente ed applicato in seguito uno smalto perlato bianco, si può scatenare la fantasia, decorando l’unghia con motivi pizzo, strass e glitter, sempre in stretta connessione con l’abito. Anche nel caso di queste fondamentali e molto visibili parti del corpo, la parola d’ordine è eleganza: no a nail troppo impegnative ed esteticamente pesanti, no ad unghie troppo lunghe o dalle forme insolite per non sottrarre attenzione al contesto generale della cerimonia.

Il trucco del giorno più bello Il trucco c’è e si vede. Ma deve durare tutto il giorno e quindi va studiato nei minimi particolari, calibrato al look complessivo della


trentinomesespecialesposi sposa e realizzato con prodotti di alta qualità. Resterà un ricordo indelebile, che la protagonista delle nozze rivedrà per sempre nei filmati e nelle foto. Oltre all’effetto visivo, deve essere anche a prova di lacrime, di stress e di flash. La pelle deve essere preparata almeno una settimana prima con un peeling e salvaguardata dai raggi solari. Indispensabile la scelta di una truccatrice, che vedrà preventivamente l’abito scelto, coglierà lo stile del matrimonio ed agirà di conseguenza. Labbra e occhi devono essere ben bilanciati tra di loro: chi ha occhi profondi e importanti, andrà ad alleggerire il trucco delle labbra; chi invece punta a mettere in risalto proprio queste ultime, alleggerirà gli occhi con tonalità chiari e naturali. Esistono anche alcuni semplici strategie per un trucco efficace e resistente. Largo ai toni di fondo del giallo, che meglio resistono agli scatti dei fotografi; attenzione a coordinare matita e rossetto per le labbra; tenere sottomano cipria e gloss.

La musica La musica non può mancare neanche nella più semplice delle cerimonie, a partire dalla chiesa fino al momento del ballo. Le note valorizza-

no i momenti clou, li fissano nella memoria ed esaltano le emozioni. Ma come scegliere la colonna sonora delle nozze? Indubbiamente esistono tracce che più si addicono a seconda della tipologia del matrimonio. Per il rito civile, le più richieste sono le canzoni d’amore, che magari hanno segnato indissolubilmente il legame tra i due innamorati. Per la cerimonia religiosa, è sempre attualissima la classica marcia nuziale di Mendelssohn per l’ingresso della sposa e quella di Wagner all’uscita degli sposi; all’offertorio, la struggente Ave Maria di Schubert. Durante il ricevimento, via libera ai generi preferiti ed ai ritmi più vivaci, avendo l’accortezza di non eccedere con il volume, per non penalizzare le conversazioni tra invitati. Vanno sempre fortissimo le compilation vintage dagli anni ’60 in poi, per la gioia di tutti gli invitati, anche i più datati.

Liste di nozze La lista perfetta? Oggi è una realtà. Avere a vostra disposizione una lista di nozze ha indubbiamente un gran valore dal lato pratico, ma soprattutto permette di evitare l’odioso inconveniente di accumulare doppioni nonché di avere la situazione costan-

temente aggiornata così da poter ringraziare in tempo reale i donatori ed eventualmente rimpiazzare gli oggetti già acquistati che lasciano scoperte alcune fasce di prezzo. E allora, meglio farsi regalare dettagli dell’arredo o puntare su raffinati accessori? Meglio giocare con i sogni o realizzare praticità? Anche se può sembrare eccessivo, la lista di nozze sta diventando sempre più l’occasione per completare un desiderio, realizzare quei sogni. Proprio per questo è ormai di regola personalizzarla come meglio si crede, senza esitazioni: non solo le tradizionali porcellane e argenterie, ma anche pezzi d’antiquariato, libri, mobili da giardino, viaggi, articoli per i

propri hobby. Le varianti della lista di nozze sono però moltissime e si modellano realmente sul carattere della coppia... perché sposarsi è un fatto personalissimo. Ad esempio, una coppia eclettica e fantasiosa può realizzare una lista di nozze pezzetto per pezzetto, aggiungendo agli articoli di uso comune per la cucina, ai piccoli elettrodomestici, ai pezzi in argento, ai soprammobili, tutte quelle ispirazioni che emergono man mano che il sogno comincia a costruirsi.

La luna di miele Il viaggio di nozze rimane, nel tempo, il momento più atteso dagli sposi, a suggellare un legame che parla di

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fuga romantica. Le mete più gettonate rimangono i paradisi tropicali e le destinazioni poco battute, come la Nuova Zelanda, il Perù, la Provenza, il Mozambico, la Birmania. Il viaggio è il momento più atteso perché dopo tanti preparativi e tanto stress, dopo tanti appuntamenti e il lunghissimo giorno del sì, arriva finalmente l’ora di fare i bagagli e partire. Ma dove andare? L’estero rimane in vetta alle destinazioni top, con mete che assecondano i sogni degli sposi. Ma anche l’Italia riacquista importanza, specie con soggiorni di lusso tra ville d’epoca, stazioni termali e hotel di charme. Sempre trendy le crociere,

gli atolli sperduti ed anche le alternative destinazioni (come ad esempio l’Irlanda) da percorrere in camper. Nelle liste di nozze compaiono, con sempre maggior frequenza, le quote viaggio: gli invitati mettono a disposizione chilometri di luna di miele, per rendere leggero il viaggio più bello della vita.

Curiosità: i riti del buon auspicio Ogni paese ed ogni cultura si caratterizza per i suoi riti benaugurali; per il matrimonio, abbiamo individuato quelli più importanti, ai quali si presta maggior attenzione. Il lancio del riso – che simboleggia la

fertilità – e il volo delle colombe bianche – felicità per la coppia – sono forse i riti più comuni, più famosi e più celebrati nel mondo. Oltre a questi, compare una miriade di consuetudini, anche a livello locale e regionale, che coinvolge gli sposi. Con la cerimonia della sabbia ad esempio (in cui si mescolano due polveri diversamente colorate) si celebra l’unione di due sfumature; la cerimonia del tè, di importazione cinese, trova successo anche in Italia – specie per un ricevimento informale – e viene riadattata secondo usanze e consuetudini locali. Suggestiva anche la cerimonia dell’accensione delle candele, in cui la luce illumina l’unione della coppia; in questo caso, due candele sottili ne accendono una grande, che simboleggia la vita insieme. Gli animi più ecologisti sceglieranno anche di piantare un albero insieme, mentre i più romantici opteranno per raccogliere in una scatolina piccoli ricordi dei momenti passati insieme e della cerimonia (come ad esempio il tappo dello champagne) come inizio di un nuovo cammino.

Un tocco in più Proponiamo alcuni piccoli dettagli per vivere nel migliore dei modi non solo il gior-

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no stesso del matrimonio, ma anche tutto il periodo di preparativi che lo precede. Innanzitutto la comodità: si può essere belli anche senza soffrire troppo, altrimenti il ricordo della giornata rischia di essere offuscato da questi elementi negativi. Si dice “qualcosa di vecchio, qualcosa di nuovo, qualcosa di prestato, qualcosa di blu” ma non vuol dire che non possiate aggiungere il vostro ”qualcosa” personale. Nella stesura degli inviti, i futuri sposi avranno cura di essere precisi su luoghi e tempi, lasciando indicazioni anche sul percorso. Se la stagione è bella ed avete programmato una location all’aperto, tenete sempre in considerazione il cosiddetto “piano B”, ovvero un luogo coperto in caso di maltempo. Visionatelo preventivamente ed assicuratevi che il personale sia attrezzato in questo senso. Nel giorno che dovrà essere indimenticabile, non mancate di mettere a disposizione degli invitati carta e penna, per lasciare – nero su bianco – le impressioni sul vostro evento. L’intrattenimento degli ospiti dovrà prevedere giochi per adulti e per bambini, senza tralasciare i particolari del gran finale, con palloncini, fuochi d’artificio ed il mitico ■ lancio del bouquet.

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Arthur Jeffes

di Fabio De Santi

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d un anno dalla scomparsa del cantautore Goran Kuzminac, la neonata Associazione Stella del Nord vuole ricordare l’artista con un concerto che riproporrà parte del suo lungo percorso artistico iniziato nel 1976 quando venne messo sotto contratto dalla RCA, dopo essere stato notato per le sue qualità tecniche e compositive da Francesco De Gregori. Era il 18 settembre dello scorso anno quando si spegneva Goran Kuzminac un uomo, un cantautore che aveva legato il suo nome al Trentino, terra dove ha vissuto per anni con la sua famiglia. Per ricordare il cantautore di Belgrado, legato per anni alla nostra terra, il 4 ottobre al Teatro di Sanbapolis si terrà l’evento “Contrabbandieri di Musica. Concerto tributo a Goran Kuzminac” con decine di artisti che si alterneranno sul palco. L’evento, come sottolineato, nasce per iniziativa dell’Associazione Stella del Nord, nata lo scorso febbraio, da un’idea di Donatella Tovazzi, vedova di Goran e segretaria dell’associazione, Patrizia Cheluci, nel ruolo di presidente, e di Nicola Degaudenz, vice presidente, con l’obiettivo statutario di mantenere vivo il ricordo di Goran e della sua musica attraverso iniziative culturali e attività a sostegno di giovani talenti. Nell’organizzazione di questo primo evento ai membri che hanno dato vita all’Associazione si sono uniti amici, musicisti e non, fedeli al cantautore trentino di adozione, che hanno dato la loro disponibilità a partecipare allo spettacolo. In questa occasione suoneranno la Goran Band, formata da musicisti che hanno collaborato per anni con Kuzminac

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OMAGGIO A GORAN IL 4 OTTOBRE AL TEATRO DI SANBAPOLIS SI TERRÀ L’EVENTO “CONTRABBANDIERI DI MUSICA. CONCERTO TRIBUTO A GORAN KUZMINAC” CON DECINE DI ARTISTI CHE SI ALTERNERANNO SUL PALCO come Glauco Di Sabatino, Vincenzo Irelli, Lincoln Veronese, Marcello Manuli e Manuel Smaniotto, accanto ai cantautori trentini Mauro Trentini, Alberto Beltrami, Stefano Bannò in arte Anansi, Emanuele Lapiana alias il “N.a.n.o.”. Fra i protagonisti del concerto anche la cantante jazz Gisella Ferrarin, Eris e Fabrizia, Matteo Lorenzoni e il duo Aurora e Cristel. La serata sarà arricchita anche dalla presenza del chitarrista periginese Andrea Braido che ricorderà Goran riproponendo con un arrangiamento inedito un brano dell’artista e accompagnerà in alcune occasioni gli altri musicisti durante le loro esibizioni. A Sanbapolis si ascolteranno le canzoni più note di Kuzmianc, da Stasera

l’aria è fresca, a Ehi ci stai, Tempo fino a Stella del Nord accanto ad altri suoi gioielli (Gli specchi, Il respiro degli amanti, Mercante di niente, Il viaggia) composti nella sua lunga carriera che lo ha visto diventare artista di “nicchia” dal momento in cui decise di abbandonare la Rca per auto prodursi, insofferente agli obblighi e ai limiti che i contratti delle grandi case discografiche imponevano alla sua creatività. Goran Kuzminac era infatti uomo di grande cultura (laureato in Medicina a Padova), appassionato di storia e dai molteplici talenti (non ultimo la pittura). È stato sempre uno spirito che mal si adattava alle costrizioni e alle etichettature, contraddistinto da una continua curiosità e voglia di sperimentare che

lo hanno portato nel tempo a cimentarsi anche con la produzione professionale di video e altro ancora, tra cui lo studio accademico della Musicoterapia ad Assisi. Kuzminac, sebbene allontanatosi per scelta dal grande panorama musicale commerciale, ha continuato la sua attività di musicista e compositore, creandosi un pubblico fedele e selezionato tra veri estimatori di musica affascinati dalla sua tecnica di finger picking che proprio lui introdusse per primo nel cantautorato italiano e di cui è tutt’oggi considerato uno dei maggiori rappresentanti, guadagnandosi un posto nella storia della musica nazionale. Segno del suo profondo legame con il territorio è anche la trentennale collaborazione con il paroliere di Ala Sergio Contin, anche lui mancato lo scorso anno, a sua volta noto nell’ambiente musicale per le collaborazioni con nomi della musica nazionale, come ad esempio Mina e i Nomadi: tra le perle nate dal connubio Kuzminac/Contin spicca “Primo di Sequals” poetico ricordo del pugile Primo Carnera. ■


UN SORRISO IN 24H Caredent Dental Experts, gruppo di oltre 60 centri dentistici. Fiore all’occhiello della clinica, orientata soprattutto alla chirurgia e implantologia orale, è l’intervento a carico immediato realizzato dal Dott. Matteo Giorgi, che permette a pazienti con completa o parziale edentulia, la riabilitazione del sorriso in poche ore con una soluzione minimamente invasiva dal punto di vista chirurgico. “Quando viene perso un dente afferma il Dott. Giorgi - oppure quando è irrecuperabile o assente, è possibile inserire subito un impianto, cioè una vite endo-ossea che funge da radice artificiale. Su questa nuova radice viene costruito nell’arco di poche ore il nuovo dente, restituendo al paziente estetica e funzione in tempi rapidi e con un post operatorio poco doloroso”. Questo tipo di intervento è indicato sia nei casi di mancanza di singoli denti sia nel caso in cui vi sia necessità di riabilitare un’arcata completa: un’alternativa ideale alla protesi mobile che non comporta particolari controindicazioni di salute generale e permette di migliorare la qualità di vita dei pazienti risolvendo problemi estetici e masticatori. In ogni caso, il primo step è che il paziente venga visitato da un implantologo e che vengano fatti tutti gli accertamenti diagnostici che il medico reputerà necessari: panoramica e all’occorrenza un esame radiografico

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abato 12 e domenica 13 ottobre l’appuntamento è con Pomaria, che per la sua quindicesima edizione fa tappa a Livo e Rumo in Val di Non. I colori, i profumi e i sapori dell’autunno, l’arte e il sapere popolare, insieme a musica, giochi e tanto divertimento! Non mancheranno laboratori, show cooking, degustazioni, mostre, raccolta delle mele in diretta e interessanti novità per grandi e piccini! È un numero importante quello che accompagna l’edizione 2019 di Pomaria: la manifestazione dedicata alla raccolta delle mele D.O.P. e alle eccellenze enogastronomiche km 0-40 della Val di Non e del Trentino, il 12 e 13 ottobre, va in scena, infatti, per la 15a volta! E per rendere omaggio a questo compleanno “rotondo” occuperà con il suo laboratorio diffuso e a cielo aperto sul gusto le vie, le dimore storiche e le aree verdi di ben due borghi, Livo e Rumo, diventando ancora più bella.

POMARIA 2019 NEL 2019 SI SDOPPIA IN DUE BORGHI PER UN INCONTRO CON IL TERRITORIO ANCORA PIÙ EMOZIONANTE E INTERATTIVO! Tra le novità più belle di Pomaria 2019 ci sarà l’incremento delle esperienze legate al mondo del latte e alla zootecnia tra le vie e nelle dimore storiche di Rumo. I laboratori faranno la parte del leone: si imparerà, si scoprirà, si creerà tutti insieme. Oltre che delle case e dei cortili saranno aperte anche le porte del locale caseificio, esempio di eccellenza nell’arte casearia a km 0, e di alcune stalle per percorsi esplorativi guidati. Ingrandita inoltre, all’insegna dello spazio vitale a disposizione, l’area riservata agli animali con differenti esemplari di

razze bovine, caprine e ovine. Importanti sorprese sono previste nel programma dell’edizione 2019 di “Pomaria” come ad esempio la mostra fotografica “Prima la terra” del bravissimo fotografo Marco Simonini: un progetto completo in 60 immagini in bianco e nero, di grande formato, che comprende quasi tutte le filiere dell’agricoltura trentina e ritrae all’opera protagonisti noti e sconosciuti di tutta la provincia. Non mancheranno esperienze interattive ed originali come un truck speciale a bordo del quale, nella totale oscurità, fa-

cendosi guidare da persone cieche e ipovedenti, i visitatori metteranno alla prova i loro sensi senza l’ausilio della vista oppure i percorsi in cuffia, ideati proprio per Pomaria dal collettivo artistico “Miscele d’aria Factory”, specializzato nella creazione ad hoc di realtà immersive. Il quindicesimo compleanno di Pomaria coincide infine con la creazione di un’intera area dedicata ai bambini, protetta, ricca di sorprese e di divertimento all’insegna della scoperta. Per ulteriori info su Pomaria: www.pomaria.org ■

FIORELLA MANNOIA: 31 OTTOBRE, AUDITORIUM S. CHIARA

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ersonale è un disco di speranza, è un disco d’amore nel senso più ampio del termine, con storie che nascono, storie che finiscono, storie per il prossimo. È un disco meno elettronico rispetto al precedente”. Queste le parole usate da Fiorella Mannoia per definire i contorni del suo ultimo disco “Personale”, che sarà il cuore del concerto del 31 ottobre, all’Auditorium S. Chiara di Trento, organizzato dalla Showtime. Dopo essersi conclusa, con un tutto esaurito dopo l’altro, la prima parte, il tour teatrale della Mannoia è proseguito in estate e attraverserà anche l’autunno con una seconda parte nei teatri più importanti d’Italia. Ad accompagnare Fiorella, che presenta dal vivo al pubblico i brani tratti dal suo nuovo progetto discografico insieme ai suoi classici, durante il tour ci sono i musicisti Diego Corradin (batteria), Claudio Storniolo (pianoforte e tastiere), Luca Visigalli (basso), Carlo Di Francesco (percussioni e alla direzione musicale), Max Rosati (chitarre)

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e Alessandro “Doc” De Crescenzo (chitarre). Fra i brani di punta del disco “Il peso del coraggio” una canzone che la cantante romana ha definito come necessaria: “È nata dopo una lunga conversazione notturna al telefono con Amara, in cui abbiamo discusso per più di un’ora su quanto sia importante mettere in circolo l’amore. Mi ha chiamata cinque giorni dopo facendomi ascoltare questo brano, che mi ha colpito come un pugno nello stomaco”.


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Abbondanza / Bertoni

di Lara Deflorian

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inizierà a Trento in ottobre, poi in novembre a Rovereto e in dicembre a Bolzano: in questa stagione 2019-2020 più che mai la danza sarà protagonista sui palcoscenici della nostra regione. Il cartellone variegato porta la firma del direttore artistico Emanuele Masi, il quale ha definito la stagione “metropolitana, contemporanea e all’insegna della pluralità”. E se a Trento a Rovereto il genere contemporaneo europeo e americano la fa da padrone, a Bolzano, oltre alla modern e contemporary dance, dalla Russia avremo anche una parentesi classica. L’apertura sarà quindi a Trento, al teatro Sociale, dove dal Regno Unito troveremo il 24 ottobre il Ballet Black, compagnia di danza moderna, supportata dalla Royal Opera House di Londra, nata con l’obiettivo di diversificare il balletto classico. Fondato nel 2001 da Cassa Pancho, l’ensemble si compone di ballerini internazionali di discendenza africana e asiatica, al fine di far emergere le minoranze etniche nel balletto classico. L’energia sprigionata da questa compagnia protagonista

LA MORTE E LA FANCIULLA RIPARTONO LE STAGIONI DELLA DANZA. IL CARTELLONE VARIEGATO PORTA LA FIRMA DEL DIRETTORE ARTISTICO EMANUELE MASI, IL QUALE HA DEFINITO LA STAGIONE “METROPOLITANA E ALL’INSEGNA DELLA PLURALITÀ” di creazioni sia astratte sia narrative, trova spazio per il virtuosismo accademico, ma anche per influenze afro e pop. A Trento assisteremo a un trittico: Ingoma, una danza di lotta per i diritti ispirata al poema Blue Head del sudafricano Asisipo Mdlovu Malunga, il duetto classico Pendulum di Martin Lawrance costruito sull’omonima partitura di Steve Reich, e Click! di Sophie Laplane, che attraverso un mix di stile si ispira all’azione dello schioccare le dita, gesto dalle diverse simbologie. La stagione proseguirà poi con la compa-

gnia contemporanea di casa Michele Abbondanza e Antonella Bertoni, sempre attiva e in evoluzione, che il 28 novembre presenterà, per la prima volta nel capoluogo trentino, la prima tappa di una felice trilogia ispirata a grandi partiture musicali. Rivedremo così con piacere La morte e la fanciulla sulle musiche di F. Schubert, eseguite dal vivo dall’Orchestra Haydn, nella versione per archi di Gustav Mahler. Di tutt’altro genere sarà l’esibizione “irriverente” dei Ballets Trockadero de Monte Carlo che potremo ammirare il 10 dicembre a

Trento e il 12 dicembre a Bolzano. Rigorosamente in tutù e scarpette da punta, la compagnia statunitense en travesti tutta al maschile, sarà interprete di esilaranti e intelligenti parodie tratte dal repertorio classico. Dal Canada, e precisamente da Vancouver, arriverà il 28 gennaio per la prima volta a Trento il Ballet British Columbia, con un trittico a firma femminile che dai ritmi techno, eseguiti in sincrono al lirismo intenso, spaziano al mondo spensierato e un po’ malinconico degli artisti di strada. La stagione di

Hubbart Street Dance Chicago

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trentinopanorama Ballets Trockadero de Monte Carlo

AL MUSE, ARRIVA IL PRIMO FESTIVAL DELLA SCIENZA

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na tre giorni di intense “emozioni” scientifiche grazie alla collaborazione tra il MUSE – Museo delle Scienze e la rivista di divulgazione scientifica Focus. Dal 18 al 20 ottobre arriva a Trento “Focus Live”, il primo festival in Trentino dedicato interamente alla scienza, raccontata in tutte le declinazioni, dalla fisica alla natura, dalla psicologia alla tecnologia: tre giorni di esperienze interattive, decine di laboratori, oltre sessanta appuntamenti tra incontri, dibattiti e spettacoli per conoscere e scoprire il Tempo e capire insieme quale futuro vogliamo per il nostro pianeta. Titolo della tappa trentina - che s’inserisce tra il debutto al Porto Antico di Genova e la data milanese di novembre al Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci - sarà “La freccia del tempo”. Trento terminerà il 3 marzo con la compagnia statunitense Hubbart Street Dance Chicago. In questo gradito ritorno vedremo 22 versatili e dinamici danzatori, interpreti di coreografie come Echad di Ohad Naharin, oltre ai titoli originali creati per la compagnia come Out of Your Mind di Alejandro Cerrudo, un gioco alchemico di trasformazione di un gruppo attraverso il movimento, il duetto A Picture of You Falling di Crystal Pite e il corale Cloudline della danzatrice della compagnia Robyn Mineko Williams. La stagione della danza programmata all’Auditorium Melotti di Rovereto, prevede invece il 15 novembre in scena Alessandro Sciarroni, che ha fatto dello Schuhplatter una sua pratica performativa, il 10 gennaio la presenza del collettivo italo-spagnolo Kor’sia, con un racconto sospeso e intrigante, mentre il 7 febbraio la compagnia italiana MM Contemporary Dance Company affronterà le pagine musicali di due grandi compositori del Novecento e, per finire, il 13 marzo la compagnia californiana Bodytraffic per la prima volta arriva in Italia presentando tre coreografie di autorevoli artisti. Questi quattro spettacoli in programma a Rovereto saranno preceduti dagli “Aperitivi InDanza”, brevi performance eseguite negli spazi

museali del Mart. Al teatro Comunale di Bolzano la stagione vedrà invece in apertura il 12 dicembre la replica dello spettacolo, in programma anche a Trento, dei Ballets Trockadero de Monte Carlo. A seguire il 21 gennaio vedremo protagonista per la prima volta in regione la compagnia giovanile Ailey II, appendice della newyorkese Alvin Ailey American Dance Theatre fondata da Alvin Ailey, padre della black dance. Il titolo di Cenerentola, balletto in programma il 18 febbraio, non deve trarre in inganno perché il Nuovo Balletto di Toscana ne metterà in scena una versione contemporanea firmata da Jirí Bubenícek. Il genere classico sarà però garantito il 17 marzo con il Balletto Yacobson di San Pietroburgo, interprete di Giselle, il balletto romantico per eccellenza nella versione di Coralli-Perrot ripresa da Petipa. A chiudere la stagione di Bolzano il 21 aprile sarà l’Australian Dance Theatre di Adelaide, con la coreografia The Beginning of Nature dell’australiano Garry Stewart, direttore da oltre vent’anni della compagnia. La creazione sarà un dialogo con le tradizioni più antiche dell’Australia e la cultura aborigena nel segno della danza contemporanea. Info: numero verde 800 013952 - www. centrosantachiara.it. ■

Stefano Mancuso

Come vogliamo vivere nel 2029? Che cosa significano dieci anni oggi? Più in generale, che cosa rappresenta, per scienziati e filosofi, psicologi e antropologi la misteriosa dimensione del tempo? A queste – e a molte altre domande – si cercherà di rispondere attraverso una serie di incontri, installazioni, esperienze e laboratori nel meraviglioso edificio vetrato di Renzo Piano e nel grande giardino esterno. Con Guido Tonelli, uno dei padri del bosone di Higgs, si parlerà del tempo nella fisica contemporanea. Con il neurobiologo Stefano Mancuso del tempo delle piante, per scoprire che tra i vegetali ci sono intelligenze paragonabili a quelle del mondo animale. A spiegare invece perché, per noi umani, il tempo scorre velocissimo quando siamo felici e invece non passa mai quando stiamo male, a Focus Live ci sarà Paolo Legrenzi, pioniere italiano della psicologia del pensiero. Il criminologo Massimo Picozzi parlerà dell’ora del delitto, l’evoluzionista e filosofo Telmo Pievani di “quanto ci abbiamo messo per diventare ciò che siamo”, mentre Giorgio Vallortigara, tra i maggiori neuroscienziati ed etologi contemporanei, trasporterà il pubblico presente nel cervello degli animali, per farci capire quanto è diverso, dal loro punto di vista, lo scorrere del tempo. Ma a parlare di “tempo” ci saranno anche gli astronauti Maurizio Cheli e Umberto Guidoni. Guido Tonelli

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di Fabio De Santi

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i sono anche due nomi leggendari della musica americana come i Pere Ubu, attesi in novembre con il loro postpunk, e Bill Frisell, in questo mese d’ottobre fra i protagonisti della nuova edizione di Transiti. Divenuta negli ultimi cinque anni una delle proposte musicali di punta del Centro Servizi Culturali S. Chiara, torna anche in questa stagione “Transitu – Musiche in movimento. La rassegna, curata da Alberto Campo, sarà strutturata su sei appuntamenti (da ottobre a marzo presso il Teatro SanbàPolis di Trento), mantenendo intatti i propositi iniziali che le hanno permesso di ritagliarsi un ruolo nelle abitudini cultuali del pubblico trentino: indagare l’attualità musicale senza porsi limiti di genere o geografia, mettendo in scena sia interpreti portatori di lin-

TRANSITI NOMI LEGGENDARI DELLA MUSICA AMERICANA COME I PERE UBU, ATTESI IN NOVEMBRE, E IL GRANDE BILL FRISELL, IN QUESTO MESE D’OTTOBRE guaggi innovativi sia figure dotate di rilievo storico. Ad aprire “Transiti”, venerdì 11 ottobre, il concerto dei The Neeks sono una band australiana di culto riverita su scala planetaria. “Un’ossessione” per lo scrittore Geoff Dyer, intenditore e appassionato di jazz, come testimoniò il suo libro più celebre, “Natura morta con custodia di sax”, che due an-

ni fa sul “New York Times” li ha definiti “il migliore trio sulla faccia della Terra”. Giovedì 24 invece spazio al progetto Bill Frisell Harmony. Nell’arco di una carriera lunga oltre 40 anni, il 68enne Bill Frisell si è imposto quale assoluto protagonista della scena musicale statunitense: status certificato nel 2005 dal Grammy Award assegnato al suo album “Un-

speakable”. Compositore e arrangiatore, ma soprattutto chitarrista sopraffino, dopo essere affiorato dal circuito off del jazz newyorkese entrò nei ranghi della celeberrima etichetta discografica bavarese Ecm, allargando poi nel tempo il raggio della propria azione creativa fino ad abbracciare la tradizione del folklore americano del Novecento. ■

“UCCELLI”: SABATO 26 OTTOBRE ALLO SMART LAB DI ROVERETO

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na sigla che materializza in musica la fantasia apocalittica di Davide Panizza e Niccolò Di Gregorio (aka Pop X) con Gioacchino Turù, nel progetto che definiscono come il più astratto e avant garde della loro carriera. Stiamo parlando di “Uccelli” la nuova formazione che nasce dall’incontro fra i tre musicisti che insieme esplorano dal vivo nuovi campi di espressione musicale elettronica. Unica occasione in Trentino per ascoltare live gli Uccelli sarà quella di sabato 26 ottobre allo Smart Lab di Rovereto.

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“Il nostro – spiegano i tre – è un sogno, forse un incubo, la rappresentazione di pulsioni remote, ancestrali, invincibili. Colori slavati o lividi, silenzi allarmanti o suoni inauditi, a base di improvvisazioni e sperimentazioni elettroniche che sconfinano nella techno e nella trance”. Il nome di Davide Panizza, musicista di Trento, si è imposto a livello nazionale per il successo ottenuto sotto la sigla di Pop X proprio a fianco di Di Gregorio. Panizza ha studiato musica elettronica e multimedia presso il Conservatorio G. Verdi di Milano sotto la guida del pioniere Riccardo Sinigaglia, approfondendo il rapporto tra suono e immagine. Dal 2011 al 2012 è stato exchange student al Dipartimento di Music Technology presso la Sibelius Academy di Helsinki, durante quest’anno ha approfondito e praticato l’arte dell’improvvisazione e della performance insieme al leggendario attivista giapponese Shinji Kanki (silakka.fi/). Ha concluso i suoi studi nel 2014 sotto la guida del pioniere Mauro Graziani. Niccolò Di Gregorio, battezzato al sacro ritmo delle congas, prosegue i suoi studi in Musica Elettronica presso il Conservatorio Rossini di Pesaro. Specializzatosi in sound design, diventa ingegnere del suono e compositore. Il fiorentino Gioacchino Turù è un artista poliedrico e dalle molteplici personalità.


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’aperitivo, il momento prima della cena, durante il quale incontrare gli amici, sorseggiare una bevanda non troppo alcolica da associare a stuzzichini semplici e salati, degustazioni di salumi o formaggi, preparando così le papille gustative ad assaporare la cena. Sembra che l’usanza sia nata nel Piemonte della fine del ‘700, precisamente nel 1786, quando Antonio Benedetto Carpano inventò il vermouth, un vino bianco con infuso di 30 erbe e spezie. Qualche anno dopo, nei laboratori dell’Erboristeria del dottor Cappelletti a Trento, nasce un altro prodotto pronto a diventare un ingrediente perfetto per aperitivi di grande classe in tutto il mondo. È Il Specialino, un bitter alcolico, un vino aromatizzato ottenuto attraverso l’infusione di erbe alpine amare, caratterizzato dall’aroma intenso e dal colore rosso rubino, dato da un colorante naturale, la cocciniglia. Preparato con ingredienti naturali, con un profumo di arancia e note erbose bilanciate con equilibrio tra dolce e amaro, Il Specialino ha un gusto vivace e persistente che stimola i sensi La ricetta è segreta – come ogni alchimia speciale che si rispetti – e risale allo scorso secolo. Unisce il vino bianco

UN APERITIVO MADE IN TRENTINO “IL SPECIALINO”, L’APERITIVO DI CASA NOSTRA PIÙ APPREZZATO NEL MONDO a erbe e spezie selezionate con cura e lasciate macerare nell’alcol. Durante questo tempo, il liquido viene mescolato ogni giorno a mano, come si faceva una volta, e - dopo la sedimentazione - filtrato, imbottigliato ed etichettato. Il modo migliore per gustare Il Specialino è aggiungerlo al vino bianco o al prosecco, oppure al succo di pompelmo. È perfetto anche per la miscelazione di qualsiasi cocktail come il negroni, l’americano o il boulevardier ed è l’aperitivo trentino più conosciuto al mondo. Noto anche come Cappelletti Aperitivo, Il Specialino è infatti esportato con grande successo in Stati Uni-

ti, Canada, Giappone, Hong Kong, Australia e in alcuni paesi europei. L’aperitivo di Cappelletti porta con sé la storia, la tradizione i sapori del nostro territorio ed è un prodotto che all’estero compete con grandi marchi famosi di produzione industriale. L’artigianalità di Specialino è ciò che lo rende unico, capace di invitare i locali e i barman del territorio alla sfida dell’innovazione shakerata con la tradizione. Il Trentino, che già fa molto per la valorizzazione dei prodotti locali, potrebbe così rendersi unico anche attraverso miscele da sorseggiare con gli amici, all’ora del tramonto, che abbiano il sapore delle nostre montagne, per un aperitivo che faccia assaporare un luogo. Il Specialino è un prodotto perfetto per chi ama l’aperitivo, ma non è l’unico: l’Antica Erboristeria Cappelletti produce infatti anche “Gino”, altro aperitivo trentino per chi ama gli spritz più leggeri e i sapori più delicati. ■ #cappellettiaperitivo


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di Tiziana Tomasini

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l suo attivo ha una vita trascorsa forse più con gli animali che con gli umani. Certo, perché Shaun Ellis è da sempre appassionato di lupi e per capirli e studiarli meglio ha vissuto per anni con branchi di lupi, sia in cattività che allo stato selvatico, comunicando con loro anche attraverso il profumo e il suono. Non è certamente cosa da tutti e questa forte esperienza portata avanti negli anni ha maturato in lui una conoscenza approfondita e dettagliata di questi animali, spesso identificati negativamente dall’immaginario collettivo. Lo stesso Ellis ha infatti dichiarato: “Sebbene molte persone si riferiscano ai lupi come assassini selvaggi, ho imparato a conoscerli e ad amarli come famiglia”. Il noto ricercatore inglese, famoso anche per aver adottato un branco di cuccioli nordamericani abbandonati, è il fondatore di Wolf Pack Management ed è ricercatore in Polonia e nel Parco Nazionale di Yellowstone negli Stati Uniti. In questa veste, i suoi progetti di ricerca hanno come obiettivo l’individuazione di metodi in grado di scoraggiare i lupi dall’entrare in aree di potenziale conflitto con l’uomo. Ma non è tutto. Ellis sostiene la reintroduzione dei lupi selvaggi in Inghilterra, la cui ultima apparizione risale al XVII secolo. Nel 2011 si è trasferito con i suoi lupi al “The Wolf Center”, negli Stati Uniti, in modo da proseguire il suo lavoro con i lupi. Pur non essendo aperto liberamente al pubblico, il centro offriva l’opportunità di incontrare Ellis e i suoi lupi, nonché di seguire corsi di comportamento, istruzione ed addestramento del cane. Nel 2013 si è traferito in Cor94

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L’UOMO CHE PARLA COI LUPI APPASSIONATI DI CANI E LUPI, MA ANCHE SEMPLICI AMANTI DEL MONDO ANIMALE, SEGNATEVI QUESTE DATE: 25, 26 E 27 OTTOBRE. SÌ, PERCHÉ A TRENTO SI TERRÀ UN GRANDE EVENTO, INTITOLATO “NELLA MENTE DEL CANE”. GUEST STAR: SHAUN ELLIS, ETOLOGO DI FAMA MONDIALE novaglia, dove ha istituito il Wolf and Dog Development Center. La valenza della serie di incontri in programma a Trento ha come punto forte la ferma convinzione di Shaun Ellis: per capire davvero il nostro cane, è necessario appli-

care alcuni principi generali della psicologia e del comportamento del lupo. Il workshop in questione andrà ad analizzare in un primo momento le identità sociali ed i cerchi di sviluppo del cane, passando poi a considerare il suo perso-

nale metodo educativo, con la possibilità di incontri pratici con gli animali. La parte teorica avrà luogo venerdì 25 ottobre presso l’Aula Magna dell’Oratorio del Duomo in via Madruzzo 45 a Trento; la parte pratica si terrà nelle giornate di sabato 26 e domenica 27 ottobre al Centro Cinofilo Cani da Vita di San Patrignano, frazione San Vito 36, Pergine Valsugana. Questa location non è certo casuale: questo gruppo cinofilo, articolazione della Cooperativa Sociale “LavForLife”, svolge Ana Crismàn interventi assistiti all’animale (cani, gatti, asini) con finalità terapeutiche, educative e ludiche; organizza inoltre corsi di alta formazione di Pet Therapy riconosciuti a livello nazionale. E con la partnership del Centro Cinofilo di Trento “Dagli occhi di Mia” del dott. Stefano Margheri sviluppa e promuove eventi e corsi per la formazione di Educatori Cinofili Professionisti. ■


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Filippo Gorini

di Daniele Valersi

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estate è finita anche per la Società Filarmonica di Trento, la cui programmazione riprende dopo una pausa durata più di cinque mesi. Gli appuntamenti con il migliore repertorio cameristico, tutti presso la sala di via Verdi 30 (alle ore 20.30), riprendono martedì 4 ottobre con il recital pianistico di Filippo Gorini, giovanissimo interprete che nella scorsa stagione ha colpito per sensibilità culturale e raffinatezza di suono, tanto da invogliare lo staff della Filarmonica a nominarlo “artista in residenza”. Il programma prevede tre brani di Mauro Lanza: Mess (del 2008), Predellino (2005) e Osiris Tot (in prima esecuzione assoluta), quindi la Sonata n. 32 op. 111 di Ludwig van Bee-

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SOCIETÀ FILARMONICA GLI APPUNTAMENTI CON IL MIGLIORE REPERTORIO CAMERISTICO, TUTTI ALLA SALA DI VIA VERDI (ORE 20.30), RIPRENDONO MARTEDÌ 4 OTTOBRE CON IL RECITAL PIANISTICO DI FILIPPO GORINI thoven e la Sonata D960 di Franz Schubert. Diplomatosi al conservatorio di Bergamo con lode e menzione d’onore, perfezionatosi presso il Mozarteum di Salisburgo, Filippo Gorini continua gli studi con Maria Grazia Bellocchio e Pavel Gililov, oltre che con un mentore illustre quale Alfred Brendel. Il 15 ottobre il palco è per l’ensemble “Sentieri selvaggi”, con Cristina Zavalloni (soprano) e la direzione di Carlo Boccadoro; in programma “Sonata” per flauto, viola e arpa di Claude Debussy, “Scherzino” per flauto, clarinetto e arpa di Giampaolo Testoni, “Lunario” per flauto, viola, violoncello, arpa e percussione di Carlo Boccadoro, “Folk Songs” per mezzosoprano , flauto, clarinetto, viola violoncello, arpa, percussione di Luciano Berio, “Poesie occidentali” di Carlo Galante, quest’ultimo su commissione della Società Filarmonica Cristina Zavalloni

ed eseguito in “prima” assoluta. Sentieri selvaggi è nato nel 1997 da un’idea di Carlo Boccadoro, Filippo Del Corno e Angelo Miotto con lo scopo di avvicinare la musica contemporanea al grande pubblico; l’attività del gruppo si articola in una stagione musicale a cadenza annuale (che dal 2009 si svolge al Teatro Elfo Puccini di Milano), in un’intensa attività concertistica e nella realizzazione di progetti speciali. Il gruppo è ospite di prestigiose stagioni musicali italiane, di qualificati eventi culturali (Festival della Letteratura di Mantova, Notte Bianca di Roma, Festival della Scienza di Genova, MITO) e di festival internazionali. Intrattiene collaborazioni con i più importanti compositori internazionali. Il trio formato da Francesco Manara (violino), Alessandro Travaglini (clarinetto) e Roberto Plano (pianoforte) si esibisce il 25 ottobre in pagine di Darius Milhaud (Suite op. 157b), Aram Kachaturian (Trio), Giovanni Sollima (Voyage), Béla Bartók (Contrasts). È questo

un gruppo nato dall’amicizia, dal piacere di affrontare un preciso repertorio, dalla voglia di mettere a frutto le grandi professionalità dei tre strumentisti. Francesco Manara, diplomato al Conservatorio di Torino, nel 1992 è stato scelto da Riccardo Muti quale primo violino solista dell’Orchestra del Teatro alla Scala, ruolo che ricopre tuttora. È fondatore del “Trio Johannes”, docente all’Accademia della Scala, suona un Guadagnini del 1773. Alessandro Travaglini, diplomato a Pescara, si è perfezionato a Lione con Jaques Lancelot e all’Accademia Chigiana di Siena con Giuseppe Garbarino. Già primo clarinetto al Teatro dell’Opera di Lione e nell’orchestra del conservatorio di Parigi, ha collaborato con l’Accademia di S. Cecilia e con la RAI di Milano e Torino. Vincitore del Cleveland International Piano Competition e premiato ai concorsi Van Cliburn, Honens, Geza Anda, a Dublino e a Valencia, Roberto Plano si è esibito al Lincoln Center, alla Wigmore Hall, alla Salle Cortot, alla ■ Sala Verdi di Milano.


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Alexey Stadler

di Daniele Valersi

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a stagione 2019 -2020 dell’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento si riveste di un significato speciale, correndo l’anno prossimo il 60° della sua attività: il 2 novembre 1960 ebbe luogo infatti il primo concerto della sua prima stagione, con il Requiem di Mozart in programma. A sentire il responsabile della programmazione artistica Daniele Spini non è il caso di abbandonarsi troppo ai ricordi (e di schiacciare magari un pisolino sugli allori, peraltro cospicui e meritati), ma piuttosto di guardare avanti, verso un futuro che riserverà nuove sfide per le quali sarà richiesto un impegno sempre maggiore. A partire dal 16 ottobre, nel corso dei quattordici appuntamenti riservati al pubblico di Trento, ritorneranno direttori e solisti con i quali l’orchestra regionale ha ormai consolidato un ottimo sodalizio artistico, ma vi saranno anche nomi del tutto nuovi, sia promettenti giovani virtuosi sia professionisti di chiara fama. Anzitutto i direttori, con in testa Arvo Volmer, al sesto anno del suo mandato (concerto il 16 ottobre, solista al violoncello Alexey Stadler). Quindi l’auditorium del Centro Santa Chiara vedrà

I 60 ANNI DELL’ORCHESTRA “HAYDN” STA PER APRIRSI UN ANNO MOLTO IMPORTANTE PER IL SODALIZIO MUSICALE REGIONALE. TANTI I PROGETTI E GLI EVENTI IN PROGRAMMA il ritorno sul podio di Michele Mariotti, Ottavio Dantone, John Axelrod, Marco Angius, Hans-Jörg Albrecht con il suo Bach-Chor di Monaco; Timothy Redmond ha già ottenuto ottimi successi con l’orchestra in altre situazioni e per la prima volta è incluso nella stagione, così pure Felix Bender e Ariel Zuckermann. E anche per un nutrito gruppo di grandi solisti vi è la conferma: Jean-Efflam Bavouzet, Alexey Stadler e Boris Brovtsyn ripetono una collaborazione felicissima con Volmer; esordiscono i più giovani e brillantissimi Kristóf Baráti, Varvara Ne-

pomnyashchaya, Francesco Dillon ed Emanuele Torquati; ancora una volta avremo un solista proveniente dalle file dell’orchestra, il primo violino di spalla Stefano Ferrario. In questa stagione, come pure in quella che seguirà (e durante la quale cadrà il sessantesimo compleanno), diversi saranno i concerti legati dal progetto “Haydn: 60 anni e oltre”, riservato a quattro partiture che la Fondazione Orchestra Haydn ha commissionato a quattro compositori contemporanei di un certo interesse: Mauro Cardi che reinterpreta la Sinfonia 104 di Haydn, Arturo Fuentes

con il suo doppio concerto per violoncello, pianoforte e orchestra, Andrea Mattevi poi fornirà “The off-line side” mentre il quarto, Fabio Cifariello Ciardi, svolgerà un percorso di interpretazione delle parole attraverso gli strumenti (e saranno parole di Barack Obama). La direzione artistica ha già in tasca anche una partitura per il 2 novembre 2020, l’anniversario vero e proprio: Matteo Franceschini (Leone d’argento a Venezia) ha voluto rielaborare il Requiem di Mozart, la pagina che aprì la stagione 1960-1961 e con essa la storia dell’Orchestra Haydn. ■

Dal 1765...

di Ferrai Bellucco Alessandra

ABBIGLIAMENTO e INTIMO uomo, donna e bambino BORGO VALSUGANA C.so Ausugum, 60/66 – Tel. 0461.757275

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Alessio Zeni e Mario Cagol

di Sandra Matuella

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tempo di impegno civile a teatro, con l’ennesimo ritorno sulle scene di “Ciò che non si può dire”, dramma scritto da Pino Loperfido e interpretato da Mario Cagol; questo lavoro ripropone in chiave teatrale il fatidico 3 febbraio 1998, quando un aereo Prowler della base americana di Aviano, sorvola la Valle di Fiemme e spezza i cavi della funivia del Cermis, a Cavalese, con venti persone a bordo. Con una narrazione lucida e a tratti emotiva, Pino Loperfido ha restituito il carattere di sospensione di questa vicenda: come era sospesa quella funivia tra cielo e terra, così la vicenda del Cermis rimane sospesa tra la gioia di una gita in montagna e l’abisso della disperazione, tra il gioco crudele di una assurda fatalità e la speranza di giustizia per le tante, troppe vittime innocenti, che fatica però, ad arrivare. Sospesa inoltre, tra la dimensione locale del Trentino, con la sua gente, i turisti e le sue splendide montagne, e quella internazionale dell’America, con le sue forze militari e la sua mentalità, così la narrazione di questa tragedia da parte di Pino Loperfido è sospesa tra ciò che non si può proprio dire e ciò che invece è necessario, anzi, a volte doveroso, urlare al mondo. Pertanto, da 18 anni e con oltre 200 recite seguite da 40mila spettatori, “Ciò che non si può dire” sta diventando, idealmente, un testo simbolo contro ogni forma di ingiustizia: dai vessati del fisco alle donne maltrattate, dai migranti abbandonati in mare ai padri separati. Sempre molto richiesto anche fuori regione e dalle scuole, “Ciò che non si può dire” da quest’anno ha la voce e il cor98

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CONTRO OGNI INGIUSTIZIA DOPO 18 ANNI E OLTRE 200 RECITE, SEGUITE DA NON MENO DI 40MILA SPETTATORI, IL MONOLOGO TEATRALE “CIÒ CHE NON SI PUÒ DIRE” STA DIVENTANDO, IDEALMENTE, UN TESTO SIMBOLO CONTRO OGNI FORMA DI SOPRUSO O SOPRAFFAZIONE UMANA po dell’attore trentino Mario Cagol con il quale, dopo tante repliche e prima di tante altre che ne verranno, proviamo a tracciare un primo bilancio, ad iniziare dal pubblico: Mario Cagol quali sono state le reazioni alla vicenda del Cermis, tenendo conto che, oltre agli adulti, questo lavoro si rivolge anche ai più giovani, in particolare alle scolaresche, quindi a coloro che non erano

ancora nati quando avvenne questa tragedia. Ebbene, le reazioni di questi due pubblici generazionali sono diverse o, in definitiva, sono ugualmente coinvolti? “Questo racconto è un viaggio. Il modo in cui Pino Loperfido lo ha scritto, come Mirko Corradini lo ha adattato per il palcoscenico, come Alessio Zeni ne ha creato le musiche e come ad ogni replica mi emozio-

no interpretandolo, porta il pubblico per mano dentro la vicenda. E il coinvolgimento diventa naturale, si partecipa tutti assieme a questa narrazione. Le reazioni sono unanimi, ci si emoziona, si sorride, ci si arrabbia, indigna…assieme. È un’energia indescrivibile il silenzio della sala in certi momenti, quando tutti sono con me, come se fossimo tutti su quella cabina quel tre di febbraio del ‘98, li sento partecipi al cento per cento. Questo per il pubblico di ogni età”. “Ciò che non si può dire” coniuga due dimensioni; quella locale, legata al Trentino, alle sue montagne e alla sua gente, e quella internazionale, legata agli Stati Uniti d’America, i dominatori del mondo. Con il tempo, nell’interpretare questo lavoro le due dimensioni hanno acquisito un peso diverso o, quantomeno, ciascuna richiede un’attenzione interpretativa specifica? “Credo le due dimensioni si fondano in questo racconto, alle volte spicca più una altre volte l’altra ma c’è un equilibrio creato per mantenere


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sempre viva l’attenzione su tutti e due i fronti. Proprio perché la storia ha questi due protagonisti, un aereo e una funivia e rappresentano le due dimensioni che.....si cercano. E pian piano mentre sul palco descrivo i fatti, la storia, le emozioni del protagonista, accompagnato da Alessio Zeni che con grande maestria crea un’atmosfera incredibile in teatro, sembra di assistere ad un balletto fra queste due dimensioni”. Altre due dimensioni che questo lavoro esprime, sono da un lato l’impegno civile che consiste nella denuncia di una grave ingiustizia, e dall’altro nel conservare la memoria di un evento accaduto nel passato, ma che lascia ferite aperte anche ai giorni nostri: nel suo essere interprete, riesce a mantenere una certa distanza da

entrambe le dimensioni, in modo da risultare il più oggettivo possibile, oppure è inevitabile un personale coinvolgimento emotivo? “Per come cerco di lavorare sempre sul palco, il coinvolgimento emotivo è inevitabile. Comunque credo prevalga l’impegno civile, nonostante la memoria storica della nostra terra e di quanto è accaduto negli anni passati sia un elemento importantissimo da mantenere e tramandare. E per questo sento il peso della responsabilità e ringrazio la Comunità della Val di Fiemme che ha apprezzato il nostro lavoro. Il racconto ora ha maggiore responsabilità, si è trasformato, ha acquisito un senso nuovo, più ampio. È una sorta di baluardo contro ogni tipo di ingiustizia, sopruso. Esempi di prevaricazioni ne vediamo purtroppo quotidianamente, questo racconto ora cerca di rappresentarle tutte, di alzarsi come una bandiera in sostegno di chi rischia di venir schiacciato cercando di far valere i propri diritti. Ecco perché abbiamo forte la volontà di raccontare questa storia ovunque sia possibile, per rendere omaggio e per sperare di poter essere di aiuto invitando sempre a dire le cose “anche quando costa fatica perché tenerle dentro è più faticoso e fa male. Dire… ciò che non si può dire.“ ■

CALENDARIO PROVVISORIO

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ueste le prime date confermate al momento, ma il calendario è in continuo completamento. Info: http://ilraccontodelcermis.it 11 Ottobre - Teatro Comunale Pergine 26-27 Ottobre - Padova, Teatro Carichi Sospesi 6 Novembre - Villazzano 16 Novembre - Sala Teatro Don Bosco Bressanone 27 Novembre - Teatro Cristallo Bolzano 5 Dicembre - Teatro Comunale Tione 6 Dicembre - Auditorium Lavis 25 Gennaio 2020 - Teatro Comunale di Predaia (Taio) 29 Gennaio 2020 - Teatro Zandonai Rovereto 1 Febbraio - Teatro Comunale Nogara (Vr)

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“Otello Circus”

di Sandra Matuella

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l Teatro Comunale di Pergine è tra i primi ad alzare il sipario autunnale del teatro trentino, con ben 4 spettacoli proposti dalla sezione FuoriStagione: si tratta di allestimenti che sono, appunto, fuori dal cartellone tradizionale, firmato sempre da AriaTeatro, ma dentro i temi della contemporaneità, anche quella più complessa e problematica. Significativa in tal senso, è la presenza di “Ciò che non si può dire” il dramma di Pino Loperfido che l’11 ottobre verrà interpretato a Pergine da Mario Cagol, e di cui parliamo ampiamente nelle pagine seguenti. In “Otello Circus”, la rilettura dell’Otello di Shakespeare da parte di Antonio Viganò e Bruno Stori, proposta il 17 ottobre direttamente sul palco del Teatro Comunale (parteciperanno al massimo 100 spettatori), Otello è costretto a rappresentare, in un vecchio circo, la sua tragedia della gelosia, che da personale diventerà collettiva e più che mai attuale, perché “In quel Circo, girano invisibili i fantasmi delle vittime di femminicidio...”. Sempre ad ottobre, FuoriStagione presenta anche tre lavori che hanno vinto il bando “Vetrina delle idee” del 2018, per produzioni culturali originali, che sono: “Il drago d’oro” di Roland Schimmelpfennig, diretto da Toni Cafiero per Evoè Teatro, con Emanuele Cerra, Clara Setti, Marta Marchi, Silvio Barbiero, Paolo Grossi, in scena il 4 ottobre. Questo lavoro vuole essere una “favola nera”, ambientata in un ristorante thai-cino-vietnamita, “Il Drago d’oro” appunto, che diventa un microcosmo in cui si riflettono valori e fragiltà del mondo d’oggi. “HIVE - our hydrological need of cosmic lines”, ide100

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È ANCORA TEMPO DI TEATRO UNA PANORAMICA SUI PRIMI TITOLI CHE VERRANNO OSPITATI DAI PIÙ IMPORTANTI TEATRI DELLA PROVINCIA. DA “OTELLO CIRCUS” A “IL DRAGO D’ORO” ato e diretto da Pietro Marullo e prodotto da Insieme Irreali con il Festival Oriente Occidente, Vetrina delle idee, Théâtre Varia de Bruxelles, sarà a Pergine il 22 ottobre con un’esibizione che mescola danza, suono e arte visiva, per portare sul palco il nostro mondo interiore. Il 25 ottobre, sempre sul palco del Teatro Comunale, c’è “H - Il campione del mondo”, in cui la drammaturgia di Maura Pettorruso
 si basa su romanzi, racconti, testi e altro materiale di Ernest Hemingway; gli interpreti sono
 Woody Neri e Stefano Pietro Detassis, mentre la regia è di Stefano Cordella
 per TrentoSpettacoli. “Il drago d’oro”

Il 26 e 27 ottobre il Teatro Cuminetti di Trento alza il sipario su “Anch’io a teatro con mamma e papà”, la rassegna del Centro Santa Chiara dedicata ai più piccoli, con “Controvento”, il nuovo spettacolo di Michele Cafaggi, clown e attore che da molti anni lavora con la tecnica delle bolle di sapone. Ambientato a bordo di un bellissimo biplano, “Controvento” è il racconto di viaggio di un Eroe Aviatore, “un moderno Icaro, forse spericolato e un po’ pasticcione, ma ben determinato a realizzare i propri propositi”. Partirà Il 6 ottobre, anche la sesta edizione della rassegna Teatro in Valle curata da Ele-

mentare Teatro, in collaborazione con i comuni della Valle del Leno, Vallarsa, Trambileno e Terragnolo. Il filo rosso che intreccia i titoli scelti quest’anno dalla direttrice De La Calle Casanova è l’immaginazione. Questa sesta edizione si contraddistingue per un’attenzione particolare riservata alle proposte di teatro ragazzi, non a caso la programmazione inizierà con uno spettacolo dedicato a bambini e famiglie, domenica 6 ottobre alle 17, al teatro della frazione di Piazza di Terragnolo: “Biancaneve” della compagnia trentina “Teatro delle Quisquilie” con Laura Mirone e Adele Pardi. Si prosegue l’11 ottobre, presso il teatro di Piazza di Terragnolo, con una proposta dedicata al pubblico adulto “Un’ora di niente” della Compagnia Blusclint, monologo ironico sul conflitto tra natura e spirito, eccezionalità e quotidianità. Domenica 20 ottobre, all’Auditorium di Moscheri di Trambileno, sarà il turno dei burattini con la Compagnia Alberto De Bastiani che presenterà “La Bella Fiordaliso e la Strega Tirovina”, dedicato a bambini di tutte le età. ■


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uone notizie per gli amanti delle escursioni in alta quota: gli impianti di risalita di San Martino di Castrozza (Tognola e Colverde-Rosetta) anche quest’anno prolungheranno la stagione estiva e saranno in funzione anche nei week-end del 5-6 e 12-13 ottobre. In questi tre fine settimana anche i rifugi alpini Canali “Treviso”, Pradidali, Rosetta, Velo della Madonna e Mulaz resteranno  aperti per accogliere i trekker sull’Altopiano delle Pale con una serie di eventi speciali in cui la protagonista assoluta sarà la montagna! Il periodo a cavallo tra settembre e ottobre regalerà agli amanti della natura lo spettacolo del  foliage, un’esplosione di colori da

MERAVIGLIOSO AUTUNNO TORNA IL “MERAVIGLIOSO AUTUNNO” SULLE PALE DI SAN MARTINO ammirare in sella a una mountain bike, mentre si pratica downhill o semplicemente a piedi, immersi nel silenzio della natura. Nei tre weekend saranno fruibili anche delle navette

gratuite per raggiungere due luoghi simbolo del Parco Paneveggio Pale di San Martino, la Val Venegia e la Val Canali, due paesaggi da cartolina incorniciati dalle dolomitiche Pale. ■

INFO ApT San Martino di Castrozza, Passo Rolle, Primiero e Vanoi www.sanmartino.com

“COSTRUIAMO PONTI”: IMMIGRAZIONE E INTEGRAZIONE

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ove appuntamenti tra concerti, spettacoli teatrali, incontri e mostre per parlare di immigrazione e integrazione. Sono queste le coordinate del progetto “Costruiamo Ponti” che viene proposto da fine settembre a dicembre in Vigolana e nasce dall’esperienza di volontariato di alcuni giovani della zona con l’obiettivo di stimolare il pubblico alla riflessione sul tema, oggi così difficile, come quello dell’integrazione. ”In un momento storico culturale – spiegano gli organizzatori – dove molto spesso la costruzione di un muro rappresenta l’unica risposta all’immigrazione, ci si è chiesti cosa poter fare, con delle azioni di volontariato, per cercare di abbattere queste barriere che si stanno sempre più alzando”. Il programma di “Costruiamo Ponti” prevede un percorso, simbolicamente un ponte, attraverso il quale affrontare in maniera semplice ma diretta un argomento di attualità che ci coinvolge tutti e che spesso ci viene raccontato solo da un punto di vista: la paura del diverso. Alla realizzazione del progetto hanno collaborato Solidarietà Vigolana Circolo Culturale Sportivo Bosentino, Centro di Aggregazione Giovanile Ambito Territoriale 2 Appm, Docenti senza Frontiere, il Comune

Altopiano della Vigolana ed il Consorzio Turistico Vigolana. Il primo appuntamento di ottobre, venerdì 11 alle 20.30 al Centro Giovani Vigolo Vattaro, avrà come tema l’esperienza di giovani della Vigolana che hanno vissuto esperienze di volontariato all’estero: l’impatto, le attività, cosa rimane e cosa si continua a fare una volta tornati a casa. La stessa location ospiterà, il 18, “Persone che scavalcano muri” con Centro Astalli: attraverso la testimonianza diretta, si vuole parlare della storia, della difficoltà di integrarsi ma anche degli aspetti umani e di crescita che si vivono e che possono crescere. Sabato 26, alle 15 sempre al Centro Giovani, laboratorio creativo per i bambini e ragazzi Mlal Trentino. Ad aprire il mese di novembre, l’8 alle 20.30 al Centro Giovani, “Migrare alla ricerca di un futuro” con Associazione Libera che ha come obiettivo quello di alimentare quel cambiamento etico, sociale e culturale necessario per spezzare alla radice i fenomeni mafiosi e ogni forma d’ingiustizia, illegalità e malaffare. Attraverso un dialogo diretto con Don Ciotti verrà affrontata l’attualità e come l’immigrazione sia ad oggi “la nuova moneta” dell’illegalità.

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DALLE NEBBIE DEL TEMPO EMERGONO I SEGNI

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lcune ombre si aggirano per le sale della Galleria Civica di Trento. Sono grandi, intriganti, vivono di vita propria. Chi le sa osservare con attenzione noterà

che il colore steso per creare questi doppi dell’uomo cela una segreta scrittura fatta di segni. Sembrano katakana

I VOLTI DI GIANFRANCO DELLA ROSSA

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arà visitabile fino al 21 ottobre – atrio del Palazzo della Regione, Via Gazzoletti, Trento – la mostra dello scultore Gianfranco Della Rossa. Si tratta di lavori che vogliono porre l’accento su termini che rappresentano spesso i parametri attraverso i quali, consapevolmente o meno, ci auto-rappresentiamo o gli altri ci definiscono. La prima parte della mostra è volta a delineare Volto e Maschera intesi come contenitore e contenuto del nostro essere e dove essenza e apparenza spesso si mescolano e non sempre sono di facile individuazione. La seconda parte propone alcuni Profili intesi come parte rappresentativa di un tutto ma sempre incapaci di definire l’essere nella sua interezza. La terza sezione vuole esplorare l’Identità, termine così facilmente spendibile a fini ideologici ma, in fondo, così difficile da definire; le opere esposte cercano di rappresentare, problematizzandoli, alcuni suoi elementi costitutivi. Tutte le opere sono in argilla semirefrattaria o gres, pigmentate con ossidi in bicottura.

giapponesi usciti dalle nebbie del tempo, segni che vanno al di là della loro materialità per diventare echi provenienti da una foresta immaginaria che popola il luogo della mente dell’artista. Un segno puro, estremamente ampio, al cui cospetto siamo costretti ad assumere un atteggiamento di reverenza, di contemplazione, di meditazione. Questi lavori dall’indicibile fascino sembrano perseguire un sentiero ombreggiato da un profondo senso di “purificazione”. In questo approccio, estremamente irrazionale, troviamo stati emotivi che conducono l’artista a decantare i segni e i colori, mescolandoli, come fossero due nature separate che trovano qui, sulla tela, il loro punto di pulizia intellettuale, di incontro. Allontanandosi di qualche metro se ne coglie pienamente l’ossatura segnica, questa calligrafia orientaleggiante che sembra emergere con forza dalle nebbie del tempo. Colui che li ha creati è Gianni Pellegrini, rivano, valente artista del colore e del segno, a cui la Galleria Civica, a cura

di Margherita de Pilati, ha dedicato un’antologica dal titolo

Gianni Pellegrini. Sembianze agli occhi miei. Tra i firmatari del celebre movimento

Astrazione Oggettiva, a cui il Mart ha dedicato una mostra nel 2015, Pellegrini, classe 1953, ritorna alla Galleria Civica presentando gli ultimi sviluppi della sua ricerca pittorica con opere che riguardano la sua indagine sulla luce e sul colore, che fin dagli esordi negli anni Settanta ha caratterizzato il lavoro dell’artista. Che dire di questi lavori nati e cresciuti all’interno di materialità fatta di pittura-pittura? Sicuramente l’arte dello stendere il colore, velo dopo velo, senza per questo far sparire ciò che sta prima, è una prerogativa di quegli artisti che sanno far cantare con melodia i timbri e gli spessori di ogni goccia cromatica che viene depositata sulla tela. Si narra che quando usciamo dal nostro Ego personale e individuale e cominciamo il nostro viaggio nella vita incontriamo subito l’ombra, la parte di noi che dobbiamo

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trentinomostre innanzitutto riconoscere e integrare, poiché senza di essa non saremmo completi. Probabilmente Gianni Pellegrini, stendendo i veli della vita uno dopo l’altro, ha voluto semplicemente poetare il piacere del colore di per sé, nella sua esistenza primordiale ed autonoma. Ma ai significati reconditi non si può sfuggire, così come le tracce che appaiono in trasparenza non sono solo linee ispessite dal colore nero ma formano un alfabeto di cui noi forse abbiamo perso la chiave d’accesso o la conoscenza. Ma che sono lì, lettere astratte per un mondo universale, lettere comprese qui come là, dove Giuseppe Capogrossi delineava “E” rovesciate come fossero pettini e Cy Tombly attraversava la tela e la carta con una miriade di tracce di lettere e segni indecifrabili. Rispetto a questo mondo del recente passato, Gianni Pellegrini non si lascia andare alla casualità ma crea una struttura di base che soggiace all’ombra: è un ordito, una trama. La tessitura, così come l’intrecciare vimini, è una forma di legame, di connessione tra vari elementi. E sono quasi invisibili per gli uomini questi misteriosi lacci del fato, i fili tessuti, gli spaghi che scendono verticalmente e si allontanano orizzontalmente, e non ci accorgiamo che formano la trama stessa della nostra vita. Questi segni hanno una vita propria che l’artista sa controllare perché ne è l’artefice, il creatore, colui che ha saputo concettualizzare la materia. Inoltre è il depositario del colore: lui ne conosce le formule, gli amalgami, le variazioni cromatiche. E forse ad affascinarci è questo colore che si dilata ben oltre la cornice e che accoglie, come un caldo mare, il segno sottostante, che si offre allo spettatore come ombra, spesso drammatica e terribile poiché rappresenta tutto ciò che noi non conosciamo e temiamo. Come i bambini che sono attratti dal terrore, così noi siamo sedotti da queste aperture verso l’infinito, da queste tende che una volta alzate ci offrono l’occasione per intraprendere innumerevoli viaggi nella storia dell’arte ma anche nella fantasia. Probabilmente, senza saperlo, l’artista dipinge riportando a noi le sollecitazioni di un antico codice giapponese teso a farci vedere gli spettri del mondo attraverso la ripetizione variata del segno e del colore, come fosse un mantra, fino a quando questi elementi si fermano sulla tela prendendo vita autonoma dopo esser fuggiti dalla coscienza collettiva. L’esposizione, accompagnata da un catalogo, chiude il 26 gennaio.

BORGO VALSUGANA Mostre L’URLO DI VAIA Apertura: fino a mercoledì 2 ottobre. Malga Costa. Opera sonora creata dagli artisti Vera Bonaventura e Roberto Mainardi di Officinadidue. È la testimonianza della forza della tempesta che ha sradicato in 5 ore 14 milioni di alberi tra il 28 e 29 ottobre 2018: riviverla in uno spazio comune e protetto consente di condividere un trauma e poterlo comunicare, esternare trasformandolo in memoria collettiva. www.artesella.it.

BRENTONICO Mostre IL VIAGGIO DI MONTE BALDO Apertura: da sabato 22 giugno 2019 a domenica 31 maggio 2020. Palazzo Eccheli Baisi. Esposizione a cura di Rodolfo Taiani e Anna Vittoria Ottaviani. Ingresso gratuito. Per informazioni su aperture e orari www.museostorico.it, www.comune.brentonico.tn.it, 0464 395059.

CADINE Mostre FORTE CADINE - BUS DE VELA Apertura: fino a sabato 30 novembre. Il Forte Cadine-Bus de Vela, recentemente insignito del Marchio per il patrimonio europeo, sarà aperto al pubblico da aprile a novembre. Dal 20 aprile al 3 novembre aperto tutti i giorni (ore 10.00-18.00) tranne il lunedì. Informazioni: http://fondazione. museostorico.it. Mostre PARALLEL STORIES. WILLIE BESTER - MITRIKOVA & DEMJANOVIC Apertura: fino a domenica 3 novembre. Forte Cadine. Le opere di Willie Bester, si confrontano con le opere del duo di artisti slovacchi Mitrítová &Demjanovi. Questo raffronto fa scaturire una rifessione storico-sociologica sulle tracce lasciate rispettivamente dall’Apartheid in Sudafrica e dal regime sovietico nell’Est Europa. Informazioni: www.museostorico.it.

CALDES Mostre COLLEZIONE CAVALLINI SGARBI Apertura: fino a domenica 3 novembre. Castel Caldes. Esposizione, «80 capolavori, da Niccolò dell’Arca a Francesco Hayez, rivelano la storia di una infinita e appassionante caccia amorosa.» Apertura da martedì a domenica ore 10.00 - 18.00 / Tutti i Venerdì di luglio e agosto ore 10-22. La biglietteria chiude un’ora prima (ultimo ingresso). www.buonconsiglio.it.

CAMPODENNO Mostre CONTEMPORANEAMENTE Apertura: fino a domenica 27 ottobre. Castel Belasi. Mostra a cura di Marcello Nebl con la collaborazione di Pietro Weber e di Studio d’Arte Raffaelli, Trento; Cellar Contemporary, Trento. Informazioni: www.visitvaldinon.it.

CANALE DI TENNO Mostre PARIGI E GLI ARTISTI TRENTINI 1900-1989 Apertura: da sabato 21 settembre a domenica 10 novembre. CASA DEGLI ARTISTI “GIACOMO VITTONE”.Mostra di pitura e scultura. Salone e avvolti: «Parigi e gli artisti trentini. 1900-1989», mostra di pittura e scultura. In coincidenza della Giornata europea del patrimonio artistico Un omaggio alla dimensione senza confini dell’arte. Informazioni: 0464 502022, www.casartisti.it.

CIVEZZANO Mostre FANDANGO. ENRICA BORGHI E MARGHERITA PAOLETTI Apertura: fino a martedì 22 ottobre. Tagliata stradale superiore Obere Strassensperre Civezzano. L’universo femminile è declinato per questa mostra in una danza a due, idealmente ampliabile all’infinito. Le artiste esplorano il concetto di “donna”dentro e fuori attraverso la realizzazione di ritratti, installazioni, opere scultoree e video. Ingresso gratuito. www. cultura.trentino.it.

CLES Mostre URSUS - STORIE DI UOMINI E DI ORSI Apertura: da domenica 7 luglio a domenica 3 novembre. CLES (TN) - PALAZZO ASSESSORILE. Inaugurazione 06 luglio, ore 18.00. Ingresso libero. PRO LOCO DI CLES - UFFICIO TURISTICO, 0463 421376, info@prolococles.it - prolococles.it.

LEVICO TERME Mostre LA LOGISTICA IN VALSUGANA Apertura: fino a domenica 13 ottobre. Forte delle Benne. Mostra storico-documentaria frutto di un lavoro d’archivio alla scoperta della preparazione logistica operata dall’Austria-ungheria nei decenni che precedettero la grande guerra. Orario: da martedì a domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 14 alle 18. È possibile visitare l’esposizione con normale pagamento dell’entrata al Forte. Informazioni: www. visitvalsugana.it.

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trentinomostre Mostre GRAINES (SEMI) Apertura: fino a giovedì 31 ottobre. Anfiteatro naturale, Parco delle Terme. Lo spunto per la mostra fotografica è dato dall’omonimo libro pubblicato da 5 Continents Editions nel 2016. Il volume raccoglie 200 fotografie di semi realizzate da Paul Starosta, biologo e fotografo di fama internazionale. Info n. 0461.706824 (Parco di Levico) o n. 0461.496123 (segreteria), parco.levico@provincia.tn.it . Mostre FORTE PURA SALUBRE ACQUA Apertura: fino a giovedì 31 ottobre. Villa Paradiso, Parco delle Terme. Esposizione In collaborazione con la Fondazione Museo storico del Trentino e la Biblioteca comunale di Levico Terme. Info n. 0461.706824 (Parco di Levico) o n. 0461.496123 (segreteria), parco. levico@provincia.tn.it. Mostre CORRISPONDENZE Apertura: da sabato 13 luglio a giovedì 31 ottobre. Forte Colle delle Benne. Collettiva d’arte a cura di Davide Barbini. www.visitvalsugana.it.

LIVO Mostre PRIMA LA TERRA Apertura: da sabato 28 settembre a domenica 13 ottobre. Palazzo Aliprandini Laifenthurn. Istantanee sulla via del ritorno. Mostra Fotografica di Marco Simonini. www.cultura.trentino.it.

LUSERNA Mostre FRATELLO LUPO Apertura: fino a domenica 3 novembre. Museo Centro Documentazione Luserna. L’alleanza uomo/ cane per la vita. La mostra è stata pensata con una particolare attenzione ai bambini e ai ragazzi, per sensibilizzarli su questa tematica

e orientarli a un corretto e rispettoso rapporto con il mondo animale. Informazioni: 0464 789638, info@ lusern.it, www.lusern.it. Mostre 1919. IL RITORNO DEI PROFUGHI Apertura: fino a domenica 3 novembre. Centro documentazione Luserna. La mostra è dedicata al ricordo dei profughi trentini, in particolare dei profughi di Luserna, che proprio un secolo fa, al principio del 1919, fecero ritorno nei paesi dai quali erano stati allontanati anni prima a causa del conflitto tra Austria e Italia. Attraverso suggestive immagini d’archivio, diverse delle quali inedite, si racconta così un capitolo importante, per quanto doloroso, della storia locale trentina. 0464 789638, info@lusern.it, www.lusern.it.

PERGINE Mostre E-VENTO DI GIULIANO ORSINGHER Apertura: fino a lunedì 4 novembre. Castel Pergine, Via al Castello 10. Mostra delle opere di Giuliano Orsingher a cura di Cristina Pagliaro. Informazioni: www.fondazionecastelpergine.eu, www. castelpergine.it.

PIEVE TESINO Mostre LUTERO PER VIA Apertura: da domenica 14 luglio a domenica 3 novembre. Museo Per Via. Ambulanti e stampe in Trentino e in Valsugana al tempo della Riforma a cura di Alessandro Paris e Massimo Rospocher. Informazioni: www.museopervia.it.

PREDAZZO Mostre 10 LIBRI PER RACCONTARE LE DOLOMITI Apertura: da sabato 22 giugno 2019 a venerdì 10 gennaio 2020. Museo Geologico delle Dolomi-

ti, Piazza SS. Filippo e Giacomo 1. Una mostra in dieci tappe racconta la cronaca di una scoperta: quella del territorio dolomitico. In collaborazione con la Biblioteca Comunale di Predazzo. Fino al 10 gennaio 2020. tel. 0462.500366 (in orario di ufficio) / museo.predazzo@muse.it. Mostre IL MONDO MISTERIOSO DELLE GROTTE NELLE DOLOMITI Apertura: da sabato 22 giugno 2019 a venerdì 31 gennaio 2020. Museo Geologico delle Dolomiti, Piazza SS. Filippo e Giacomo 1. Un suggestivo allestimento presenta gli studi sulle principali grotte nelle Dolomiti e racconta delle creature mitiche che le abitano. In collaborazione con il Museum Ladin Ursus ladinicus di San Cassiano. Prenotazione obbligatoria t. 0462 500366 - museo.predazzo@muse.it.

REVÒ Mostre MOSTRE A CASA CAMPIA Apertura: fino a domenica 13 ottobre. In occasione dei 350 del palazzo, Casa Campia si fa in 3 e ospiterà ben 3 diverse esposizioni: La più alta d’Europa. Santa Giustina ieri e oggi, Uno sguardo sul lago, Casa Campia: una storia che rivive. Ingresso libero. Informazioni: 0463 432113, www.comune.revo.tn.it.

RIVA DEL GARDA Mostre TESTIMONIANZE FIGURATIVE DAL TERRITORIO TRA XIV E XIX SECOLO Apertura: fino a lunedì 6 gennaio 2020. Mag, Museo Alto Garda. Tre sezioni permanenti dedicate alla Pinacoteca, Storia e Archeologia, mostre temporanee e visita al Mastio. Informazioni: 0464 573869, www.museoaltogarda.it.

LA MOSTRA: LA MERAVIGLIA DEI DOGON

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a più grande raccolta al mondo di arte Dogon ha riscontrato un successo incredibile qualche anno fa a Venezia presso il Museo di storia naturale. Più di mezzo milione di visitatori. Ma chi è il proprietario di 200 pezzi originali e secolari che provengono dal posto più incredibile del west Africa? Un trentino. Risponde al nome di Umberto Knycz ed esporrà questo patrimonio presso il Centro per la Cooperazione Internazionale, a Trento, nei mesi di ottobre e novembre. Il CCI si trova presso l’ex convento agostiniani, in vicolo san Marco, 1 (piazzetta Lunelli). In programma una serie di eventi, tra cui, il 4 ottobre, la conferenza “il popolo della falesia; l’11 ottobre (ore 18) Baba Sissoko in concerto; il 18 ottobre (ore 18) la proiezione del film “Timbuktu”, con introduzione di Marco Pontoni. Infine, il 25 ottobre (ore 18), visita serale della mostra e incontro con John Mpalisa (originario della Repubblica Democratica del Congo) che ha girato l’Italia a piedi con lo slogan “Restiamo Umani”.

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Mostre LA FORMA DELLO SPORT Apertura: fino a domenica 3 novembre. Museo Riva del Garda, piazza Cesare Battisti 3/a, Riva del Garda (Tn). Architetture e imprese sportive a Riva del Garda nella prima metà del Novecento. A cura di Chiara Del Senno, Daniela Pera. Una nuova mostra dedicata alle architetture e attività sportive che hanno caratterizzato la costruzione dell’identità della città di Riva del Garda fin dall’inizio del secolo scorso accoglierà i visitatori del MAG durante la stagione 2019 del Museo Alto Garda. Il progetto espositivo incrocia trasversalmente due dei principali fondi delle collezioni del MAG: quello dedicato all’architetto Giancarlo Maroni e quello dello scultore rivano Silvio Zaniboni, entrambi molto attivi tra gli anni Venti e Trenta del Novecento. Informazioni complete: www. museoaltogarda.it. Mostre LA FERITA DELLA BELLEZZA. ALBERTO BURRI E IL GRANDE CRETTO DI GIBELLINA Apertura: da sabato 22 giugno a domenica 3 novembre. Museo Riva del Garda, piazza Cesare Battisti 3/a. Al MAG di Riva del Garda, una rilettura del percorso dell’artista a partire dall’opera di Land Art più grande al mondo. Mostra a cura di Massimo Recalcati. In collaborazione con Mart Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto. www. museoaltogarda.it. Mostre ARTISTI PER ARRIGO Apertura: da sabato 28 settembre a mercoledì 20 novembre. GALLERIA CIVICA “CRAFFONARA”. Mostra collettiva in omaggio ad Arrigo Colorio. Informazioni: Centro Culturale “La Firma”,0464 573917.

DOGON Cooperare in Mali con il popolo della Falesia Dall’1 ottobre all’8 novembre 2019 Centro per la Cooperazione Internazionale Vicolo S. Marco, 1 - Trento mattino: dalle ore 9.00 alle 12.00 pomeriggio: dalle ore 14.30 alle 17.30 visite guidate alle ore 9.00 - 10.00 - 15.00 - 16.00 ingresso libero e gratuito dal lunedì al venerdì info: www.aclitrentine.it/ipsia mail: ipsia@aclitrentine.it sms: 3498574780


trentinomostre RONZONE Mostre FRANK BORZAGE. DALLA VAL DI NON A HOLLYWOOD Apertura: fino a domenica 13 ottobre. Musei. Ronzone festeggia con una mostra e l’intitolazione di una strada il suo concittadino vincitore di due Oscar. La mostra sarà curata dall’arch. Roberto Festi con la consulenza scientifica del dott. Gianluigi Bozza. Informazioni: info@giardinodellarosa.it.

ROVERÉ DELLA LUNA Mostre QUI IL FUTURO È SEMPRE STATO PRESENTE Apertura: fino a martedì 31 dicembre. Cantina Roveré della Luna Aichholz, Via IV Novembre. Mostra della Cantina Roveré della Luna Aichholz nell’ambito del suo centenario. Info: www.csrovere1919.it. Mostre CANTINA ROVERÉ DELLA LUNA AICHHOLZ Apertura: fino a martedì 31 dicembre. Via IV Novembre, 9. Cantina Aichholz. Mostra dedicata alla storia della Cantina, del territorio della Bassa Atesina e della viticoltura e cooperazione trentina. Informazioni: info@csrovere1919.it..

ROVERETO Mostre COME UN FILM. IL CINEMA POST FUTURISTA DEGLI ANNI ‘30 Apertura: fino a domenica 20 ottobre. Casa D’Arte Futurista Depero, Via dei Portici 38. Mostra a cura di Nicoletta Boschiero e Federico Zanoner. Informazioni: www.mart. tn.it/comeunfilm.

Mostre HUMAN RIGHTS? CLIMA ART CAN SAVE THE WORLD Apertura: fino a martedì 31 dicembre. Campana dei Caduti, Colle di Miravalle. 167 artisti provenienti da 35 nazioni parteciperanno all’evento espositivo dedicato al tema dell’emergenza climatica. Informazioni: http://www.fondazioneoperacampana.it. Mostre INFINITADONNA Apertura: da venerdì 20 settembre a martedì 8 ottobre. Il papavero, Spazio orizzonte degli eventi, Via Portici 11, Piazza Malfatti, 13. Esposizione di Paolo Dalponte. www. paolodalponte.it. Mostre IMMAGINI NEL CORSO DEL TEMPO. QUANDO LA FOTOGRAFIA AIUTA A SCOPRIRE LA STORIA Apertura: fino a giovedì 10 ottobre. Biblioteca civica “G. Tartarotti”. Mostra fotografica di Leo Lavdosh Hodaj. Informazioni: 0464 452500, bibliotecacivica@ comune.rovereto.tn.it. Mostre GIANNI PRIMAVERA Apertura: da lunedì 23 settembre a sabato 5 ottobre. Sala Comunale Roberto iras Baldessari, Via Portici. Mostra personale di pittura. Info: www.comune.rovereto.tn.it. Mostre RICHARD ARTSCHWAGER Apertura: da sabato 12 ottobre 2019 a domenica 2 febbraio 2020. Mart. Affidata al curatore Germano Celant, arriva al Mart la più grande esposizione mai presentata in Europa sull’artista, pittore e scultore americano Richard Artschwager (1923-2013). Informazioni: 0464 438887, info@mart.trento.it, www. mart.trento.it.

Mostre FOCUS | SARA ENRICO. THE JUMPSUITE THEME Apertura: da martedì 9 luglio a domenica 10 novembre. Mart, Corso Bettini. Esposizione a cura di Denis Isaia. Informazioni: www. mart.trento.it. Mostre SIRIO GALLI. TACCUINO GRIGIOVERDE 1940-42 Apertura: da venerdì 12 luglio a domenica 10 novembre. Museo Storico Italiano della Guerra, via Castelbarco 7. Mostra fotografica dedicata a Sirio Galli, artista originale da poco riscoperto grazie alla figlia Loretta che ha donato proprio al Museo di Rovereto il suo “Taccuino grigio-verde” insieme ad altri appunti, documenti e fotografie che documentano la sua permanenza in Albania tra il 1940 e il 1942. Informazioni: www.museodellaguerra.it.

SANZENO

ANSELMO E MERAL ORIENTE E LEGGENDE TRENTINE IN UNA MOSTRA DI LUIGI BALLARIN E MAURO NERI, INAUGURATO FOYER DI TRENTO IL 20 SETTEMBRE SCORSO

Q

uelle che saranno raccontate al FoyEr di Trento (Via G. Galilei 26, dal 20 settembre al 10 ottobre 2019, h 10-12 e 16-19) con le parole (di Mauro Neri) e i quadri (di Luigi Ballarin) saranno ben tre storie d’amore che partono da lontano e che s’incontrano sul Monte Baldo affacciato sulle acque del Garda, là dove i colori e i profumi sono i padroni della vita. L’inaugurazione della mostra è prevista per venerdì 20 settembre, alle 18. La mostra è accompagnata da un “libralogo” che raccoglie i 18 quadri di Ballarin e il racconto di Neri. Durante la mostra erano previsti tre appuntamenti (il 24 e 27 settembre e l’1 ottobre, alle 10 del mattino) con altrettante quinte classi delle scuole elementari “Crispi” di Trento; un “INCONTRO LETTURA” organizzato il 27 settembre alle 18, in collaborazione con l’Ente Nazionale Sordi sezione di Trento, che prevede la presenza di una traduttrice nel linguaggio dei segni. Infine il 7 ottobre, alle 18, sempre presso il FoyEr si terrà una tavola rotonda sul tema “INCONTRI DI CULTURE”, alla quale prenderanno parte – oltre agli autori dei quadri e del racconto – Corrado Bungaro, assessore alla Cultura del comune di Trento, Aboulkheir Breigheche, presidente della Comunità Islamica del Trentino, e il sociologo e scrittore Riccardo Mazzeo. (c.r.)

Mostre ZANONI - L’ETÀ DEL FERRO Apertura: fino a domenica 13 ottobre. Casa de Gentili. Le opere di Luciano e Ivan Zanoni dialogano con la storia d’Anaunia. Un percorso espositivo dedicato a Luciano e al figlio Ivan Zanoni, fabbri scultori di Caldes ed al recupero delle suggestioni - reinterpretate dal genio dei due artisti - del passato che rappresentano, oggi, uno stimolo incessante per la creatività. informazioni: www.centroculturaledanaunia.it.

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trentinomostre TENNO Mostre VOLTI E STORIE - SAN MARTINO AI CAMPI 19692019 Apertura: fino a venerdì 18 ottobre. Mostra fotografica che racconta la storia di 50 anni di ricerche archeologiche a San Martino. Informazioni: Soprintendenza per i Beni Culturali, 349.4952623.

na dello scultore tedesco Jürgen Lingl-Rebetez, che ritrae con una originale tecnica di intaglio specie animali tanto carismatiche quanto fragili. Informazioni: www.muse.it.

TORBOLE SUL GARDA Mostre ARMATE IN MINIATURA Apertura: da sabato 20 aprile a mercoledì 30 ottobre. Ex Colonia Pavese. Collezioni del Museo della Guerra di Rovereto. Orario di apertura Martedì-Domenica | ore 16-22. La mostra, ospitata negli spazi dell’ex colonia Pavese a Torbole sul Garda, racconta i diversi impieghi dei modelli nel settore militare, attraverso oggetti e documenti provenienti dalle collezioni del Museo della Guerra di Rovereto, con importanti prestiti da parte di associazioni e privati. In primo piano il rilievo culturale del modellare, che esce dal contesto tecnico ed entra in quello del gioco e del tempo libero. Informazioni: www.museodellaguerra.it.

TRENTO Mostre SALVATORE CAPOSSELA Apertura: fino a martedì 31 dicembre. Centro Commerciale Bren Center di Trento, all’interno del Caffè Zurigo. La mostra permanente contiene opere raffiguranti alcuni Scorci di Trento riprodotti in atmosfere sognanti con giochi di luci ed ombre che aggiungono un tocco di romanticismo e calore alle piazze e le vie più belle di questa nostra città. Lo potete trovare presso il suo studio/atelier all’imbocco di Via S. Bernardino n. 30/1 a Trento. Per informazioni telefonare al numero 347 2413964 o andare sul sito www.salvatorecapossela.it oppure salvatorecapossela@live.com. Mostre USAVAMO LA CINEPRESA: STORIE IN FORMATO RIDOTTO Apertura: fino a domenica 3 maggio 2020. Le Gallerie, Piazza di Piedicastello. Un viaggio nel passato attraverso gli sguardi della gente comune. Immagini, oggetti, suoni del cinema amatoriale accompagnano il visitatore lungo la storia del Novecento. Informazioni: www.museostorico.it. Mostre WILDLIFE Apertura: fino a domenica 12 gennaio 2020. MUSE, Corso del lavoro e della scienza. Le monumentali sculture animali di Jürgen LinglRebetez. La prima mostra italia-

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Mostre SIDIVAL FILA. OPERE Apertura: da sabato 13 luglio a lunedì 4 novembre. Museo Diocesano Tridentino, Piazza Duomo 18. Mostra personale dell’artista brasiliano Sidival Fila, frate minore francescano e voce tra le più autorevoli dell’arte contemporanea a livello internazionale. Artista dalla straordinaria capacità creativa, Sidival Fila è presente con l’opera Golgotha anche alla 58ˆ Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, attualmente in corso nella città lagunare. Ulteriori informazioni: www.museodiocesanotridentino.it. Mostre FILI D’ORO E DIPINTI DI SETA. VELLUTI E RICAMI TRA GOTICO E RINASCIMENTO Apertura: da domenica 14 luglio a domenica 3 novembre. Al Castello del Buonconsiglio la mostra che racconta la storia dei tessuti sacri attraverso quadri e preziosi velluti e ricami tra Quattro e Cinquecento. Informazioni: www. buonconsiglio.it.

Mostre OKTOBERFEST Apertura: da giovedì 5 settembre a domenica 6 ottobre. Tutte le settimane dal giovedì alla domenica negli spazi di Via San Vincenzo a Trento Sud. Trento e La Baviera” Oktoberfest, alla sua 8^ edizione, nasce dal precedente storico di Andrea Dall’Armi, il Trentino fondatore dell’Oktoberfest di Monaco e porta a Trento eventi musicali, gastronomia tipica e musica in stile bavarese.. Mostre LEAD FEMALE CHARACTER. XI PREMIO RODOLFO SONEGO Apertura: fino a domenica 20 ottobre. Impact Hub, Via Sanseverino 95. Mostra dei 9 manifesti e le rispettive sceneggiature dei vincitori della rassegna XI Premio Sonego nata all’interno del Lago Film Festival insieme alla Scuola Holden di Torino. Informazioni: https://trento.impacthub.net. Mostre ANSELMO E MERAL Apertura: da venerdì 20 settembre a giovedì 10 ottobre. FoyEr, Via Galileo Galilei. Oriente e leggende trentine in una mostra di Luigi Ballarin e Mauro Neri. Quelle che vi racconteremo al FoyEr di Trento (Via G. Galilei 26) con le parole (di Mauro Neri) e i quadri (di Luigi Ballarin) saranno ben tre storie d’amore che partono da lontano e che s’incontrano sul Monte Baldo affacciato sulle acque del Garda, là dove i colori e i profumi sono i padroni della vita. Info: 338 7924402, spaziofoyer@gmail.com. Mostre ALBACHIARA, LUCE NEGLI OCCHI, GIOIA NEL CUORE Apertura: fino a venerdì 4 ottobre. Palazzo Trentini. L’esposizione è dedicata alla giovane Albachiara, vittima nel luglio di due anni fa a Tenna di un terribile omicidio-suicidio. Informazioni: 0461 213111, segreteria@consiglio.provincia.tn.it. Mostre GIANNI PELLEGRINI. SEMBIANZE AGLI OCCHI MIEI Apertura: da sabato 21 settembre 2019 a domenica 26 gennaio 2020. Galleria Civica, Via Belenzani. Esposizione a cura di Margherita de Pilati. Informazioni: www. mart.trento.it.

Mostre COSMO CARTOONS Apertura: da domenica 21 luglio 2019 a domenica 14 giugno 2020. MUSE, Corso del lavoro e della scienza. L’esplorazione dell’Universo tra scienza e cultura pop. Mostra originale che racconta l’esplorazione spaziale e l’allunaggio, con rimandi all’arte e in particolar modo al fumetto. Info: tel. +39 0461 270311, www.muse.it.

Mostre VOLTI, MASCHERE, PROFILI, IDENTITA’ Apertura: fino a lunedì 21 ottobre. Palazzo della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige/Südtiro. Esposizione di Gianfranco Della Rossa. Informazioni: www.gianfrancodellarossa.it. Mostre INTERPOLAZIONI Apertura: da venerdì 4 ottobre a lunedì 4 novembre. Centro Psi-

coanalisi Jonas. Esposizione di Fran Bobadilla, pittore spagnolo vive e lavora a Firenze; il suo territorio espressivo comprende il rapporto tra la rappresentazione dello spazio architettonico e i fenomeni della natura: luci, ombre, percezione.. Informazioni: trento@ jonasonlus.it.

VAL DI SELLA Mostre ARTE SELLA - PERCORSI ESPOSITIVI Apertura: fino a martedì 31 dicembre. L’Area di Malga Costa è visitabile dalle ore 10 alle ore 17. Ingresso all’area di Malga Costa: 8 euro / Il giardino di Villa Strobele ed il Percorso ArteNatura non sono visitabili / Nonostante la riapertura dell’Area di Malga Costa, il lavoro di ricostruzione di Arte Sella è ancora lungo ed impegnativo, in particolare per quanto riguarda il giardino di Villa Strobele e il Percorso ArteNatura. È possibile aiutare concretamente la ricostruzione di Arte Sella effettuando una donazione con bonifico bancario c/c bancario presso Cassa Rurale Valsugana e Tesino intestato ad Associazione Sostenitori di Arte Sella IBAN IT36W0810234401000041050846 Sito web: www.artesella.it.

VALLE DI FIEMME Mostre ZHDAT’ - PAESAGGI DI OGGI STORIE DI IERI Apertura: da sabato 13 luglio 2019 a domenica 26 gennaio 2020. Palazzo della Magnifica. Fabio Pasini presenta ed interpreta i luoghi della memoria della Prima Guerra Mondiale. Venerdì 26 agosto alle ore 17.30 incontro con l’autore. www.palazzomagnifica.eu.

VIGO DI TON Mostre À LA MODE FRANÇAISE. STILE, MODELLI E MODISTE PER LE CONTESSE THUN Apertura: da sabato 15 giugno a domenica 27 ottobre. Castel Thun. Introdotta dal rosso cinabro di un elegante abito da pomeriggio, la mostra, realizzata in collaborazione con l’Archivio provinciale della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia Autonoma di Trento, si concentra su quel particolare settore della biblioteca Thun dedicato alle riviste di moda illustrate del XIX secolo. www.buonconsiglio.it.

VILLA LAGARINA Mostre I MESI Apertura: da sabato 28 settembre a domenica 10 novembre. Palazzo Libera. Esposizione di Matteo Boato. Orari mostra: ven / sab / dom e festivi: 10:00 - 18:00. Informazioni: www.matteoboato.net.


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MOLTI I PROGETTI. NOI SOSTENIAMO IL TUO.

Saverio Gabrielli (2012)

Federica Patton (2013)

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BORSE DI STUDIO 2019

ASSEGNATE DALLA FONDAZIONE CASSA RURALE DI TRENTO La domanda di partecipazione è gratuita Il bando scade il 31 ottobre 2019

La Fondazione Cassa Rurale di Trento istituisce 3 borse di studio del valore di 12.000 euro ciascuna, destinate a giovani laureati, residenti nel comune di Trento e comuni limitrofi, per progetti di alto livello di studio o perfezionamento o ricerca presso Università o Istituzioni italiane o estere. Il bando prevede 3 aree tematiche: economico-giuridica, tecnico-scientifica, umanistico-artistica.

INFO E MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE Fondazione Cassa Rurale di Trento 38122 Trento, Via Belenzani 12 Tel 0461 278127 | 278907 www.fondazionecrtrento.it


trentinoappuntamenti 1 MARTEDÌ

TANTISSIMI EVENTI, TRA SVAGO E CULTURA

L’

estate è finita anche per la Società Filarmonica di Trento, la cui

programmazione riprende dopo una pausa durata

più di cinque mesi. Gli appuntamenti con il migliore repertorio cameristico, tutti presso la sala di via Verdi 30 (alle ore 20.30), riprendono martedì 4 ottobre con il recital pianistico di Filippo

Gorini. La stagione 2019-2020 dell’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento si riveste di un significato

speciale, correndo l’anno prossimo il 60° della sua attività: il 2 novembre 1960 ebbe luogo infatti il primo concerto della sua prima stagione. Si apre il 16 ottobre, con il primo imperdibile concerto. Appassionati di cani e lupi, ma anche semplici amanti del mondo animale, segnatevi queste date: 25, 26 e 27 ottobre. Sì, perché a Trento si terrà un grande evento, intitolato “Nella mente del cane”. Guest star:

Shaun Ellis, etologo di fama mondiale. Per la musica cantautoriale,

Fiorella Mannoia, con il suo ultimo disco “Personale”, sarà in concerto il 31 ottobre all’Auditorium S. Chiara di Trento. Era il 18 settembre dello scorso

anno quando si spegneva Goran Kuzminac un uomo, un cantautore che aveva legato il suo nome al Trentino, terra dove ha vissuto per anni con la sua famiglia. Per ricordare il cantautore di Belgrado, legato per anni alla nostra terra, il 4 ottobre al Teatro di Sanbapolis si terrà l’evento “Contrabbandieri di Musica. Concerto tributo a Goran Kuzminac”. 108

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Musica SAM MORTELLARO TRIO Roncegno. Ore 21. Salone delle Feste, Casa Raphael / Palace Hotel, P.zza de Giovanni 4. Concerto con: Sam Mortellaro, pianoforte / Andrea Ruocco, contrabbasso / Alessandro Ruocco, batteria. Standard jazz e brani originali. Informazioni: www.arsmodi.it/casaraphael-2019.

2 MERCOLEDÌ Cultura IL JAZZ IN ITALIA - GLI ITALIANI NEL JAZZ Trento. Ore 20. Sala della Fondazione Caritro. Tavola rotonda con tema la ricezione del jazz in Italia e la presenza di italiani nel jazz sin dagli esordi. Informazioni: www. trentinojazz.com, info@sonataislands.com . Cultura CINEMA ARCHEOLOGICO Rovereto . Teatro Zandonai. La Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico arriva nel 2019 all’edizione numero 30. Tornano sul grande schermo del Teatro Zandonai le migliori produzioni italiane ed estere riguardanti la tutela del patrimonio culturale, accompagnate da incontri con esperti e iniziative in città. E non mancheranno momenti di celebrazione per il trentennale. Informazioni e programma completo su: www. rassegnacinemaarcheologico.it. Musica BEPPE SEVERGNINI: DIARIO SENTIMENTALE DI UN GIORNALISTA Trento. Ore 20.30. Teatro Sociale. Fondazione Cassa Rurale di Trento presenta BEPPE SEVERGNINI “Diario sentimentale di un giornalista” messinscena musicale tratta dal libro “Italiani si rimane” (Ed. Solferino) con Serena Del Fiore alla consolle. Un viaggio dentro al cambiamento personale, professionale, nazionale e musicale. Informazioni: www.mismaonda. eu, www.centrosantachiara.it.

3 GIOVEDÌ Cultura IL COSMONAUTA DANTE ALLE ORIGINI DELL’UNIVERSO Trento. Ore 21. Teatro Portland. Spettacolo di Anna Pegoretti (Dipartimento di Studi Umanistici, Università Roma Tre) e Leonardo Ricci (Dipartimento di Fisica, Università di Trento), con Anna Pegoretti e con Laura Anzani. Supervisione registica di Andrea Brunello. Info: www.teatroportland.it. Cultura IL POPOLO IMMOBILE Trento. Ore 20.30. Muse. Le ultime foreste del Mediterraneo, tra

fotografia e conservazione con Roberto Isotti. Incontro. Informazioni 0461 270311, museinfo@muse.it. Cultura CINEMA ARCHEOLOGICO Rovereto. Teatro Zandonai. La Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico arriva nel 2019 all’edizione numero 30. Tornano sul grande schermo del Teatro Zandonai le migliori produzioni italiane ed estere riguardanti la tutela del patrimonio culturale, accompagnate da incontri con esperti e iniziative in città. E non mancheranno momenti di celebrazione per il trentennale. Informazioni e programma completo su: www. rassegnacinemaarcheologico.it. Teatro CIAO FINO A DOMANI Villazzano. Ore 20.45. Teatro di Villazzano. Con Riccardo Ciabò, Martina Lazzari / Regia e adattamento Fabio Slemer / Direzione Musicale e pianoforte Gaia Gonella / Violino Virginia Rigotti. Compagnia Ttm. Informazioni e biglietti: www.teatrodivillazzano.it.

4 VENERDÌ Cultura FILIPPO GORINI Trento. ore 20.30. Società Filarmonica. Concerto per pianoforte. Informazioni: www.filarmonicatrento.it. Cultura COSE DELL’ANTI-MONDO Trento. Ore 18. Teatro Portland. Spettacolo di e con Roberto Iuppa - Dipartimento di Fisica Università degli Studi di Trento, e con Nadia Ischia (artista della sabbia), supervisione registica di Andrea Brunello. www.teatroportland.it. Cultura HYPERVISION Trento. Ore 21. Teatro Portland. Spettacolo di e con Tommaso Rosi, Dipartimento di Fisica, Università di Trento. Musiche composte e suonate dal vivo da Giovanni Formilan. www.teatroportland.it. Cultura CINEMA ARCHEOLOGICO Rovereto . Teatro Zandonai. La Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico arriva nel 2019 all’edizione numero 30. Tornano sul grande schermo del Teatro Zandonai le migliori produzioni italiane ed estere riguardanti la tutela del patrimonio culturale, accompagnate da incontri con esperti e iniziative in città. E non mancheranno momenti di celebrazione per il trentennale. Informazioni e programma completo su: www. rassegnacinemaarcheologico.it. Enogastronomia FESTIVAL DELLA POLENTA Storo. Centro paese. Un cookingshow live dove la Polenta viene cucinata in otto varianti lungo un itinerario del gusto che tocca le


trentinoappuntamenti principali piazze del centro storico di Storo, per assaporare queste pietanze della tradizione locale e godere a pieno della genuinità di un territorio tra tradizione e autenticità. www.visitchiese.it. Musica EARLY MUSIC WEEKS Riva del Garda - Torbole, Arco, Nago, Tenno, Lago di Tenno, Val di Ledro. Ore 20.45-22.30. Un festival unico. La musica antica, eseguita secondo criteri storicamente informati, incontra il grande pubblico in sette spendide locations offerte dal territorio dell’Alto Garda e Ledro. Ingresso gratuito. Informazioni: Ensemble Arco Antiqua, Tel 333 3020695 www.arcoantiqua.it/emw2018. Musica CONTRABBANDIERI DI MUSICA Trento. Ore 21. Teatro Sanbapolis. Concerto tributo a Goran Kuzminac, artisti vari. Organizzato da Associazione culturale Stella del nord. Ingresso libero. Teatro IL DRAGO D’ORO Pergine Valsugana. Ore 20.45. Teatro comunale. Spettacolo di Roland Schimmelpfennig // traduzione Stefano Zangrando. Vincitore del bando VETRINA DELLE IDEE per produzioni culturali originali 2018 / Finalista del concorso nazionale FOREVER YOUNG 2018. Informazioni e prenotazioni: www.teatrodipergine.it.

5 SABATO Cultura PANDEMIE Trento. Ore 18. Teatro Portland. Spettacolo di e con Giorgio Guzzetta, Fondazione Bruno Kessler. Video artist Valerio Oss.www.teatroportland.it. Cultura L’ULTIMA PASSEGGIATA SULLA LUNA Trento. Ore 21. Teatro Portland. Spettacolo di e con Stefano Oss - Dipartimento di Fisica Università degli Studi di Trento e con Enrico Merlin (Musicista). www.teatroportland.it. Cultura CENTO PAGINE DI TEATRO Roveré della Luna. Ore 20.30. Teatro parrocchiale. Presentazione del libro del centenario della Filo “I Simpatici” di Roverè della Luna, elaborato in collaborazione con Giorgio e Matteo Degasperi Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@cofas.it; www.cofas.it. Cultura CINEMA ARCHEOLOGICO Rovereto. Teatro Zandonai. La Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico arriva nel 2019 all’edizione numero 30. Tornano sul grande schermo del Teatro Zandonai le migliori produzioni italia-

ne ed estere riguardanti la tutela del patrimonio culturale, accompagnate da incontri con esperti e iniziative in città. E non mancheranno momenti di celebrazione per il trentennale. Informazioni e programma completo su: www. rassegnacinemaarcheologico.it. Enogastronomia FESTA DELLA PATATA Ronzone. A Ronzone due giorni di festa in onore della Patata della Val di Non. Ingresso libero. Per maggiori info: Presidente Pro loco Ronzone: cell. 371 3936613. Enogastronomia FESTIVAL DELLA POLENTA Storo. Centro paese. Un cookingshow live dove la Polenta viene cucinata in otto varianti lungo un itinerario del gusto che tocca le principali piazze del centro storico di Storo, per assaporare queste pietanze della tradizione locale e godere a pieno della genuinità di un territorio tra tradizione e autenticità. www.visitchiese.it. Famiglia 40 ANNI DI RISTO3 - IL GUSTO DI FARE COMUNITÀ Trento. Ore 12. Parco del Muse. Il 5 ottobre Risto3 festeggia i suoi 40 anni al Muse - Museo delle Scienze di Trento, con un’intera giornata di attività, intrattenimento artistico e laboratori per grandi e piccini, aperta a tutti gratuitamente! Informazioni e programma completo: 40anni.risto3.it. Folklore GANZEGA D’AUTUNNO Mori. Torna ad ottobre l’evento che rievoca le tradizioni della gente trentina a cavallo tra Ottocento e Novecento con enogastronomia, spettacoli e mostre non stop. La Ganzega d’autunno ogni anno propone un tema diverso che fa da filo conduttore alla proposta culturale. www.visitrovereto.it. Musica EARLY MUSIC WEEKS Riva del Garda - Torbole, Arco, Nago, Tenno, Lago di Tenno, Val di Ledro. Ore 20.45-22.30. Un festival unico. La musica antica, eseguita secondo criteri storicamente informati, incontra il grande pubblico in sette spendide locations offerte dal territorio dell’Alto Garda e Ledro. Ingresso gratuito. Informazioni: Ensemble Arco Antiqua, Tel 333 3020695 www.arcoantiqua.it/emw2018. Teatro FROTTOLE MONDIALI Riva del Garda. Ore 20.45. Sala della Comunità di Valle Alto Garda e Ledro. Spettacolo di Roberto Giacomazzi, compagnia di Lizzana. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@cofas.it; www.cofas.it. Teatro SEI MESI DAL PARADIS Sarche. Ore 21. Teatro parrocchiale. Spettacolo di Giuseppina

Cattaneo Filodrammatica “La Scena” di Arco. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@cofas.it; www.cofas.it. Teatro LA NUDA COMPAGNIA: HIKKOMORI Villazzano. Ore 20.45. Teatro di Villazzano. Spettacolo di/regia Antonella Fittipaldi / Con Monica Cosi, Sabrina Cusinato, Bruna Giordani, Elena Ingletto, Marta Moientale, Roberto Morandini, Saverio Sculli, Andrea Tomasi. Informazioni e biglietti: www.teatrodivillazzano.it.

6 DOMENICA Cultura MART OPEN DAY Rovereto. Ore 10. Mart. Ingresso gratuito al Mart Rovereto, Casa d’Arte Futurista Depero, Galleria Civica Trento. Al Mart l’appuntamento si completa con eventi, visite guidate, laboratori. Informazioni: www.mart.trento.it/autunno2019. Cultura CINEMA ARCHEOLOGICO Rovereto . Teatro Zandonai. La Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico arriva nel 2019 all’edizione numero 30. Tornano sul grande schermo del Teatro Zandonai le migliori produzioni italiane ed estere riguardanti la tutela del patrimonio culturale, accompagnate da incontri con esperti e iniziative in città. E non mancheranno momenti di celebrazione per il trentennale. Informazioni e programma completo su: www. rassegnacinemaarcheologico.it. Enogastronomia FESTA DEL RADICCHIO DI BIENO Bieno Valsugana. Centro paese. Un evento dedicato alla cucina locale, ai sapori genuini e gustosi di una tradizione culinaria antichissima. Protagonista d’eccellenza della giornata sarà il radicchio. www. visitvalsugana.it.

Enogastronomia FESTA DELLA PATATA Ronzone. A Ronzone due giorni di festa in onore della Patata della Val di Non. Ingresso libero. Per maggiori info: Presidente Pro loco Ronzone: cell. 371 3936613. Enogastronomia FESTIVAL DELLA POLENTA Storo. Centro paese. Un cookingshow live dove la Polenta viene cucinata in otto varianti lungo un itinerario del gusto che tocca le principali piazze del centro storico di Storo, per assaporare queste pietanze della tradizione locale e godere a pieno della genuinità di un territorio tra tradizione e autenticità. www.visitchiese.it. Folklore COLORISSIMA Arco. Ore 16. Piazzale Segantini. Festa colorata con costumi e goliardia. Informazioni: www.gardatrentino.it. Folklore LA DESMONTEGADA DE LE VACHE E FESTIVAL EUROPEO DEL GUSTO Predazzo. ore 11.00. Centro paese. Il corteo riempie i paesi di scampanellate e muggiti. Oltre alle mucche, attraversano il paese partori, carri di fieno, cavalli, conigli, galline, lama, gruppi folk e musicali. Quindi, si festeggia con un pranzo tipico, aperitivi e degustazioni. Info: www.visitfiemme.it. Folklore GANZEGA D’AUTUNNO Mori. Torna ad ottobre l’evento che rievoca le tradizioni della gente trentina a cavallo tra Ottocento e Novecento con enogastronomia, spettacoli e mostre non stop. La Ganzega d’autunno ogni anno propone un tema diverso che fa da filo conduttore alla proposta culturale. www.visitrovereto.it. Musica EARLY MUSIC WEEKS Riva del Garda - Torbole, Arco, Nago, Tenno, Lago di Tenno, Val di Ledro. Ore 20.45-22.30. Un fe-

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trentinoappuntamenti stival unico. La musica antica, eseguita secondo criteri storicamente informati, incontra il grande pubblico in sette spendide locations offerte dal territorio dell’Alto Garda e Ledro. Ingresso gratuito. Informazioni: Ensemble Arco Antiqua, Tel 333 3020695 www.arcoantiqua.it/emw2018. Per i più piccoli BIANCANEVE Terragnolo. Ore 17. Piazza, Teatro. Spettacolo con la compagnia trentina “Teatro delle Quisquilie” con Laura Mirone e Adele Pardi. Informazioni: www.elementareteatro.it.

7 LUNEDÌ Musica EARLY MUSIC WEEKS Riva del Garda - Torbole, Arco, Nago, Tenno, Lago di Tenno, Val di Ledro. Ore 20.45-22.30. Un festival unico. La musica antica, eseguita secondo criteri storicamente informati, incontra il grande pubblico in sette spendide locations offerte dal territorio dell’Alto Garda e Ledro. Ingresso gratuito. Informazioni: Ensemble Arco Antiqua, Tel 333 3020695 www.arcoantiqua.it/emw2018.

8 MARTEDÌ Musica TRIO PALBERT E DUO ALBERTINI-BRUNI Roncegno. Ore 21. Salone delle Feste, Casa Raphael / Palace Hotel, P.zza de Giovanni 4. Concerto con Santo Albertini, armonica cromatica / Edoardo Bruni, pianoforte / Ettore Filippi, armonica accordo / Renzo Bressan, armonica basso. Musiche di Lecuona, Morricone, Bruni, Brahms, Albertini, Theodorakis. Informazioni: www.arsmodi. it/casa-raphael-2019. Musica EARLY MUSIC WEEKS Riva del Garda - Torbole, Arco, Nago, Tenno, Lago di Tenno, Val di Ledro. Ore 20.45-22.30. Un festival unico. La musica antica, eseguita secondo criteri storicamente informati, incontra il grande pubblico in sette spendide locations offerte dal territorio dell’Alto Garda e Ledro. Ingresso gratuito. Informazioni: Ensemble Arco Antiqua, Tel 333 3020695 www.arcoantiqua.it/emw2018. Teatro E COSÌ TOSTO AL MAL GIUNSE LO ‘MPIASTRO Villazzano. Ore 20.45. Teatro di Villazzano. Bottega Buffa CircoVacanti | Theatremuseum di Vienna. Spettacolo: regia e Drammaturgia Veronica Risatti / In Scena Laura Mirone, Sara Giovinazzi, Veronica Risatti, Veronica Zurlo, Gianmaria Stelzer (Violoncello), Lucìa Cabrera (Violino). Informazioni e biglietti: www.teatrodivillazzano.it.

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9 MERCOLEDÌ Musica EARLY MUSIC WEEKS Riva del Garda - Torbole, Arco, Nago, Tenno, Lago di Tenno, Val di Ledro. Ore 20.45-22.30. Un festival unico. La musica antica, eseguita secondo criteri storicamente informati, incontra il grande pubblico in sette spendide locations offerte dal territorio dell’Alto Garda e Ledro. Ingresso gratuito. Informazioni: Ensemble Arco Antiqua, Tel 333 3020695 www.arcoantiqua.it/emw2018.

10 GIOVEDÌ Cultura FESTIVAL DELLO SPORT Trento. L’evento, organizzato a Trento in collaborazione con La Gazzetta dello Sport, rappresenta un’occasione unica per appassionati e tifosi di conoscere i propri idoli e provare tantissime attività sportive. I format saranno diversi: interviste, tribune, conversazioni, workshop, Camp e Bookstore con personaggi che hanno fatto o stanno facendo la storia dello sport. Informazioni: www.ilfestivaldellosport.it. Cultura LA FILMOGRAFIA DI GIANNI D’AMICO Trento. Ore 20. Sala Musica del Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento. Verranno presentati da Olmo D’Amico e Giuseppe Segala due cortometraggi sul jazz fra anni ‘60 e ‘70 (Festival Jazz di Bologna): fra le viosni concerto del duo sax pianoforte Tino Tracanna e Umberto Petrin, con musiche di Thelonius Monk e Steve Lacy. Informazioni: www. trentinojazz.com, info@sonataislands.com . Enogastronomia LA VIGNA ECCELLENTE. ED È SUBITO ISERA Isera. Isera, Città del Vino, dedica il secondo weekend di ottobre a decantare le doti del Marzemino, il vitigno simbolo della Vallagarina, citato addirittura nel Don Giovanni di Mozart. Nel corso delle quattro giornate potrete conoscere questo splendido borgo trentino attraverso un ricco programma di attività per grandi e piccini. Info: APT Rovereto e Vallagarina, Tel. 0464 430363 - info@visitrovereto.it . Enogastronomia ROVERETO STREET FOOD FESTIVAL Rovereto. ore 18.00/23.00. Via Roma e Largo Foibe. La cucina di tutta Italia nel cuore di Rovereto. A Rovereto arriva lo street food festival, un vero e proprio raduno culinario con tanti Food Trucks provenienti da tutta Italia! Informazioni e programma: www. visitrovereto.it.

Musica EARLY MUSIC WEEKS Riva del Garda - Torbole, Arco, Nago, Tenno, Lago di Tenno, Val di Ledro. Ore 20.45-22.30. Un festival unico. La musica antica, eseguita secondo criteri storicamente informati, incontra il grande pubblico in sette spendide locations offerte dal territorio dell’Alto Garda e Ledro. Ingresso gratuito. Informazioni: Ensemble Arco Antiqua, Tel 333 3020695; www.arcoantiqua.it/emw2018. Teatro PUNTO GEZZ: DIVERSI DA CHI? Villazzano. Ore 20.45. Teatro di Villazzano. Spettacolo di Gabriele Biancardi / Con Anna Dalla Fontana, Laurent Gjeci / Regia Laura Novembre / musiche dal vivo Punto Gezz / performer Serena Refatti. Informazioni e biglietti: www.teatrodivillazzano.it.

11 VENERDÌ Cultura FESTIVAL DELLO SPORT Trento. L’evento, organizzato a Trento in collaborazione con La Gazzetta dello Sport, rappresenta un’occasione unica per appassionati e tifosi di conoscere i propri idoli e provare tantissime attività sportive. I format saranno diversi: interviste, tribune, conversazioni, workshop, Camp e Bookstore con personaggi che hanno fatto o stanno facendo la storia dello sport. Informazioni: www.ilfestivaldellosport.it. Cultura RACCONTIAMO LE NOSTRE ESPERIENZE DI VOLONTARIATO ALL’ESTERO Vigolo Vattaro. Ore 20.30. Centro giovani. Evento all’interno del progetto “Costruiamo Ponti”, che nasce da uno scambio di idee tra un gruppo di giovani residenti sull’Altopiano della Vigolana dopo avere vissuto diverse esperienze di volontariato, in Italia e all’estero. Informazoni: www.vigolana.com. Enogastronomia AUTUNNO DIVINO Besenello. Grande festa di fine vendemmia ai piedi di Castel Beseno con piatti e dolci della tradizione trentina e vini locali. Informazioni: Apt Rovereto e Vallagarina, 0464.430363. Enogastronomia FESTA DELLA ZUCCA... MIELE E CASTAGNE Pergine Valsugana. Zucche, zucche e ancora zucche di tutti i tipi: lunghe, strette, rotonde, variopinte, grandi, piccole, lisce o rugose! Stiamo parlando di una famiglia quella delle cucurbitacee - molto allargata, di cui si contano 90 generi e 900 specie. Per maggiori info: www.prolocoperginevalsugana.it, tel. 0461 727760.

Enogastronomia LA VIGNA ECCELLENTE. ED È SUBITO ISERA Isera. Isera, Città del Vino, dedica il secondo weekend di ottobre a decantare le doti del Marzemino, il vitigno simbolo della Vallagarina, citato addirittura nel Don Giovanni di Mozart. Nel corso delle quattro giornate potrete conoscere questo splendido borgo trentino attraverso un ricco programma di attività per grandi e piccini. Info: APT Rovereto e Vallagarina, Tel. 0464 430363 - info@visitrovereto.it . Enogastronomia ROVERETO STREET FOOD FESTIVAL Rovereto. ore 11.00/23.00. Via Roma e Largo Foibe. La cucina di tutta Italia nel cuore di Rovereto. A Rovereto arriva lo street food festival, un vero e proprio raduno culinario con tanti Food Trucks provenienti da tutta Italia! Informazioni e programma: www. visitrovereto.it. Musica EARLY MUSIC WEEKS Riva del Garda - Torbole, Arco, Nago, Tenno, Lago di Tenno, Val di Ledro. Ore 20.45-22.30. Un festival unico. La musica antica, eseguita secondo criteri storicamente informati, incontra il grande pubblico in sette spendide locations offerte dal territorio dell’Alto Garda e Ledro. Ingresso gratuito. Informazioni: Ensemble Arco Antiqua, Tel 333 3020695 www.arcoantiqua.it/emw2018. Musica THE NECKS Trento. Ore 21. Teatro Sanbapolis. Concerto, in attività da tre decenni abbondanti, The Necks sono una band australiana di culto riverita su scala planetaria. Informazioni: www.centrosantachiara.it. Teatro CIÒ CHE NON SI PUÒ DIRE Pergine Valsugana. Ore 20.45. Teatro comunale. Spettacolo tratto da Ciò che non si può dire. Il racconto del Cermis di Pino Loperfido / regia di Mirko Corradini / con Mario Cagol / musiche in scena Alessio Zeni. Informazioni e Info: www.teatrodipergine.it. Teatro UN’ORA DI NIENTE Terragnolo. Ore 20.30. Piazza, Teatro. Spettacolo della Compagnia Blusclint, monologo ironico sul conflitto tra natura e spirito, eccezionalità e quotidianità tra stand up comedy, cabaret e prosa. Informazioni: www.elementareteatro.it.

12 SABATO Cultura FESTIVAL DELLO SPORT Trento. L’evento, organizzato a Trento in collaborazione con La Gazzetta dello Sport, rappresenta


trentinoappuntamenti un’occasione unica per appassionati e tifosi di conoscere i propri idoli e provare tantissime attività sportive. I format saranno diversi: interviste, tribune, conversazioni, workshop, Camp e Bookstore con personaggi che hanno fatto o stanno facendo la storia dello sport. Informazioni: www.ilfestivaldellosport.it. Cultura CASTELLANDO Comano Terme - Stenico. ore 09.00. Tour guidato per adulti tra collezioni e antiche residenze nobiliari, arredi e vecchie mura, simboli di potere del Principato Vescovile di Trento o delle famiglie più prestigiose del territorio. www.visitacomano.it. Cultura TAFELMUSIK PergineValsugana. ore 12. Castel Pergine. Pranzo con concerto, in collaborazione con Associazione culturale Amici della lirica “Giacomo Puccini” Pergine. Informazioni: www.fondazionecastelpergine.eu / www.castelpergine.it. Enogastronomia AUTUNNO DIVINO Besenello. Grande festa di fine vendemmia ai piedi di Castel Beseno con piatti e dolci della tradizione trentina e vini locali. Informazioni: Apt Rovereto e Vallagarina, 0464.430363. Enogastronomia POMARIA Livo. La 15^ edizione della grande festa del raccolto! Un evento che vedrà protagoniste la Val di Non e la Val di Sole, le Strade del Vino e dei Sapori del Trentino, le mele appena colte, le tradizioni e i sapori locali. Scopri di più sul sito ufficiale www.pomaria.org. Enogastronomia LA VIGNA ECCELLENTE Isera. Premio al miglior vigneto di Marzemino, wine tasting, spettacoli, laboratori, arte e musica alla scoperta di Isera, Città del Vino. Informazioni: Apt Rovereto e Vallagarina 0464.430363. Enogastronomia FESTA DELLA ZUCCA... MIELE E CASTAGNE Pergine Valsugana. Zucche, zucche e ancora zucche di tutti i tipi: lunghe, strette, rotonde, variopinte, grandi, piccole, lisce o rugose! Stiamo parlando di una famiglia quella delle cucurbitacee - molto allargata, di cui si contano 90 generi e 900 specie. Per maggiori informazioni: www.prolocoperginevalsugana.it, tel. 0461 727760. Enogastronomia LA VIGNA ECCELLENTE. ED È SUBITO ISERA Isera. Isera, Città del Vino, dedica il secondo weekend di ottobre a decantare le doti del Marzemino,

il vitigno simbolo della Vallagarina, citato addirittura nel Don Giovanni di Mozart. Nel corso delle quattro giornate potrete conoscere questo splendido borgo trentino attraverso un ricco programma di attività per grandi e piccini. Info: APT Rovereto e Vallagarina, Tel. 0464 430363 - info@visitrovereto.it . Enogastronomia ROVERETO STREET FOOD FESTIVAL Rovereto. ore 11.00/24.00. Via Roma e Largo Foibe. La cucina di tutta Italia nel cuore di Rovereto. A Rovereto arriva lo street food festival, un vero e proprio raduno culinario con tanti Food Trucks provenienti da tutta Italia! Informazioni e programma: www. visitrovereto.it. Famiglia UNA NOTTE AL PARCO Paneveggio. Parco, Centro visitatori. Torna la notte più avventurosa dell’autunno, da vivere a Paneveggio, nel cuore del Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino. Un fitto e divertente programma, con tante novità, per tutta la famiglia che terrà impegnati i partecipanti per un giorno intero, con cena e colazione a base di prodotti delle Strada dei formaggi delle Dolomiti. Info: www.sanmartino.com. Famiglia GLI ANIMALI E I COLORI D’AUTUNNO Rabbi. Week end nella magia dei suoni e colori dell’autunno nel Parco Nazionale dello Stelvio. INFORMAZIONI e prenotazioni: AMBIENTE TRENTINO , 348 0176732 , info@ambientetrentino.it. Musica EARLY MUSIC WEEKS Riva del Garda - Torbole, Arco, Nago, Tenno, Lago di Tenno, Val di Ledro. Ore 20.45-22.30. Un festival unico. La musica antica, eseguita secondo criteri storicamente informati, incontra il grande pubblico in sette spendide locations offerte dal territorio dell’Alto Garda e Ledro. Ingresso gratuito. Informazioni: Ensemble Arco Antiqua, Tel 333 3020695 www.arcoantiqua.it/emw2018.

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trentinoappuntamenti Musica EUGENIA POST MERIDIEM Pergine Valsugana. Ore 20.30. Teatro comunale. Concerto con Eugenia Post Meridiem + 3 Upload bands. Informazioni: www.uploadsounds.eu. Teatro MEZZANO ROMANTICA: NOI ROBOT Primiero - Mezzano. Ore 21. Centro civico. Serata teatrale incentrata sul tema dell’intelligenza artificiale: il Jet Propulsion Theatre della Compagnia Ardìtodesio presenta uno spettacolo dal titolo Noi, Robot di e con Andrea Brunello, ispirato ai romanzi di Isaac Asimov, che indaga la possibile connessione fra il nostro cervello e quello delle macchine. www. sanmartino.com. Teatro L’HOTEL DEL LIBERO SCAMBIO Riva del Garda. Ore 20.45. Sala della Comunità di Valle Alto Garda e Ledro. Spettacolo di Georges Feydeau. Compagnia “Gustavo Modena” di Mori. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@cofas.it; www.cofas.it. Teatro ONESTI SE NASSE... FURBI SE DEVENTA Meano. Ore 20.45. Teatro. Spettacolo di Loredana Cont, Filodrammatica “Nino Berti” di Rovereto. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@cofas.it; www.cofas.it. Teatro LA LOCANDERA Lavarone. ore 21. Cinema teatro Dolomiti. Liberamente tratto dalla “Locandiera” di Carlo Goldoni. Regia e adattamento di Matteo Pasqualini, traduzione di Rosanna Gasperi, scenografie: Ezio Marchesoni e Renato Curzel, luci e musiche Giampaolo Antoniolli. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@cofas.it; www.cofas.it.

13 DOMENICA IL LINO: DALLA PIANTA ALLA STOFFA Teodone. ore 11/18. Il Museo provinciale degli usi e costumi organizza una giornata tematica dedicata al lino, con dimostrazioni, stand informativi, musica e specialità gastronomiche. www. museo-etnografico.it. Cultura GLI ALBERI BALLANO Trento. Ore 11. Teatro Portland. Spettacolo di Andrea Brunello, con Giacomo Anderle e Giulio Federico Ianni. Musiche di Enrico Merlin. www.teatroportland.it. Cultura FESTIVAL DELLO SPORT Trento. L’evento, organizzato a Trento in collaborazione con La Gazzetta dello Sport, rappresenta un’occasione unica per appassio-

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nati e tifosi di conoscere i propri idoli e provare tantissime attività sportive. I format saranno diversi: interviste, tribune, conversazioni, workshop, Camp e Bookstore con personaggi che hanno fatto o stanno facendo la storia dello sport. Informazioni: www.ilfestivaldellosport.it. Enogastronomia AUTUNNO DIVINO Besenello. Grande festa di fine vendemmia ai piedi di Castel Beseno con piatti e dolci della tradizione trentina e vini locali. Informazioni: Apt Rovereto e Vallagarina, 0464.430363. Enogastronomia POMARIA Livo. La 15^ edizione della grande festa del raccolto! Un evento che vedrà protagoniste la Val di Non e la Val di Sole, le Strade del Vino e dei Sapori del Trentino, le mele appena colte, le tradizioni e i sapori locali. Scopri di più sul sito ufficiale www.pomaria.org. Enogastronomia LA VIGNA ECCELLENTE Isera. Premio al miglior vigneto di Marzemino, wine tasting, spettacoli, laboratori, arte e musica alla scoperta di Isera, Città del Vino. Informazioni: Apt Rovereto e Vallagarina 0464.430363.

Enogastronomia ROVERETO STREET FOOD FESTIVAL Rovereto. ore 11.00/24.00. Via Roma e Largo Foibe. La cucina di tutta Italia nel cuore di Rovereto. A Rovereto arriva lo street food festival, un vero e proprio raduno culinario con tanti Food Trucks provenienti da tutta Italia! Informazioni e programma: www. visitrovereto.it. Famiglia GLI ANIMALI E I COLORI D’AUTUNNO Rabbi. Week end nella magia dei suoni e colori dell’autunno nel Parco Nazionale dello Stelvio. INFORMAZIONI e prenotazioni: AMBIENTE TRENTINO , 348 0176732, info@ambientetrentino.it. Musica EARLY MUSIC WEEKS Riva del Garda - Torbole, Arco, Nago, Tenno, Lago di Tenno, Val di Ledro. Ore 20.45-22.30. Un festival unico. La musica antica, eseguita secondo criteri storicamente informati, incontra il grande pubblico in sette spendide locations offerte dal territorio dell’Alto Garda e Ledro. Ingresso gratuito. Informazioni: Ensemble Arco Antiqua, Tel 333 3020695; www.arcoantiqua.it/emw2018.

Enogastronomia FESTA DELLA ZUCCA... MIELE E CASTAGNE Pergine Valsugana. Zucche, zucche e ancora zucche di tutti i tipi: lunghe, strette, rotonde, variopinte, grandi, piccole, lisce o rugose! Stiamo parlando di una famiglia quella delle cucurbitacee - molto allargata, di cui si contano 90 generi e 900 specie. Per maggiori info: www.prolocoperginevalsugana.it, tel. 0461 727760.

Musica IN...CANTO SUL GARDA Riva del Garda e Arco. ore 10.00. AUDITORIUM SAN GIUSEPPE, AUDITORIUM SALA DELLA COMUNITÀ E CASINÒ MUNICIPALE DI ARCO | RIVA DEL GARDA - ARCO. I migliori gruppi corali tornano a diffondere le loro note in riva al lago per la tredicesima edizione di “In...canto sul Garda - concorso corale internazionale”. Informazioni: Meeting Music www.meeting-music.com.

Enogastronomia FESTA DELLA MELA E DEI SAPORI D’AUTUNNO Caldonazzo. Vie del centro. rassegna che porta in passerella tanti golosi prodotti da assaggiare, ma anche un ricco calendario di intrattenimenti per riscoprire i gusti e i costumi della tradizione. Per maggiori info: prolocolagocaldonazzo@ gmail.com.

Teatro LE GALINE DEL SIOR GÜNTHER Cavalese. Ore 14.30. Palacongressi. Spettacolo da “Agenzia matrimoniale” di Stefano Palmucci. Compagnia “Aldebaran” di Ziano di Fiemme. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@cofas.it; www.cofas.it.

Enogastronomia LA VIGNA ECCELLENTE. ED È SUBITO ISERA Isera. Isera, Città del Vino, dedica il secondo weekend di ottobre a decantare le doti del Marzemino, il vitigno simbolo della Vallagarina, citato addirittura nel Don Giovanni di Mozart. Nel corso delle quattro giornate potrete conoscere questo splendido borgo trentino attraverso un ricco programma di attività per grandi e piccini. Info: APT Rovereto e Vallagarina, Tel. 0464 430363 - info@visitrovereto.it.

14 LUNEDÌ Musica IN...CANTO SUL GARDA Riva del Garda e Arco. ore 10.00. AUDITORIUM SAN GIUSEPPE, AUDITORIUM SALA DELLA COMUNITÀ E CASINÒ MUNICIPALE DI ARCO | RIVA DEL GARDA - ARCO. I migliori gruppi corali tornano a diffondere le loro note in riva al lago per la tredicesima edizione di “In...canto sul Garda - concorso corale internazionale”. Informazioni: Meeting Music www.meeting-music.com.

15 MARTEDÌ Musica TRIO MASSENZ - ZAMBON MOYSCH Roncegno. Ore 21. Salone delle Feste, Casa Raphael / Palace Hotel, P.zza de Giovanni 4. Concerto con: Maria Chiara Massenz, pianoforte / Carlo Zambon, violino / Elvira Moysch, violoncello. Musiche di Mozart e Rachmaninov. Informazioni: www.arsmodi.it/ casa-raphael-2019. Musica IN...CANTO SUL GARDA Riva del Garda e Arco. ore 10.00. AUDITORIUM SAN GIUSEPPE, AUDITORIUM SALA DELLA COMUNITÀ E CASINÒ MUNICIPALE DI ARCO | RIVA DEL GARDA - ARCO. I migliori gruppi corali tornano a diffondere le loro note in riva al lago per la tredicesima edizione di “In...canto sul Garda - concorso corale internazionale”. Informazioni: Meeting Music www.meeting-music.com. Musica SENTIERI SELVAGGI Trento. Ore 20.30. Sala Filarmonica. Concerto di Cristina Zavalloni, soprano, Carlo Boccadoro, direttore. Da un’idea di Carlo Boccadoro, Filippo Del Corno e Angelo Miotto con lo scopo di avvicinare la musica contemporanea al grande pubblico. Informazioni: 0461985244, info@filarmonica-trento.it.

16 MERCOLEDÌ Cultura CON LA CULTURA NON SI MANGIA Trento. Ore 20.30. Muse. La cultura non serve, interessa a pochi, non rende... Non è così. Paola Dubini lo dimostra in questo saggio con cifre, fatti e argomenti, a proposito di libri e di musei, di teatro e di cinema, di musica, arte e patrimonio storico. La cultura è parte della nostra vita come l’aria che respiriamo. Informazioni: 0461 270311, museinfo@muse.it. Musica ARVO VOLMER Trento. Ore 20.30. Auditorium. Concerto inaugurale della Stagione Sinfonica 2019/20 con: Arvo Volmer, direttore; Orchestra Haydn di Bolzano e Trento. www.haydn.it. Musica IN...CANTO SUL GARDA Riva del Garda e Arco. ore 10.00. AUDITORIUM SAN GIUSEPPE, AUDITORIUM SALA DELLA COMUNITÀ E CASINÒ MUNICIPALE DI ARCO | RIVA DEL GARDA - ARCO. I migliori gruppi corali tornano a diffondere le loro note in riva al lago per la tredicesima edizione di “In...canto sul Garda - concorso corale internazionale”. Informazioni: Meeting Music www.meeting-music.com.


trentinoappuntamenti 17 GIOVEDÌ Musica LAGO DI GARDA MUSIC FESTIVAL Riva del Garda. ore 15.00. Auditorium San Giuseppe. Festival internazionale di Cori e Orchestre. Ingresso gratuito. Informazioni: www.mrf-musicfestivals.com. Teatro OTELLO CIRCUS Pergine Valsugana. Ore 20.45. Teatro comunale. Teatro la Ribalta, Lebenshilfe Südtirol. Spettacolo di Antonio Viganò e Bruno Stori. Informazioni e prenotazioni: www. teatrodipergine.it.

18 VENERDÌ Cabaret STAND UP COMEDY Meano. Ore 20.45. Teatro. Spettacolo di e con Mario Cagol. Informazioni: www.teatrodimeano.it. Cultura FOCUS LIVE 2019 Trento. Muse. Come vorresti vivere nel 200? Un’esperienza extraordinaria. Informazioni e programma: www.live.focus.it. Cultura PERSONE CHE SCAVALCANO MURI Vigolo Vattaro. Ore 20.30. Centro giovani. Evento all’interno del progetto “Costruiamo Ponti”, che nasce da uno scambio di idee tra un gruppo di giovani residenti sull’Altopiano della Vigolana dopo avere vissuto diverse esperienze di volontariato, in Italia e all’estero. Informazoni: www.vigolana.com. Famiglia FA’ LA COSA GIUSTA! Trento. Trento Fiere, Via Briamasco, 2. Fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili. Oltre 230 fra agricoltori biologici, botteghe del commercio equo, associazioni, cooperative sociali e aziende. Incontri, approfondimenti e laboratori per bambini. Informazioni: www.trentinoarcobaleno.it. Musica TST - THIRD STREAM TRIO Trento. ore 09.00 e ore 11.00. Sala Filarmonica di Trento. I musicisti del TST presentano un originale e gustoso percorso d’incontro fra musica classica e jazz a testimoniare la valenza del jazz di “musica d’arte” e non più musica leggera, da ballo, come era lo swing. Informazioni sulla prevendita: info@filarmonica-trento. it, tel. 0461.985244. Musica LAGO DI GARDA MUSIC FESTIVAL Riva del Garda. ore 15.00. Auditorium San Giuseppe. Festival internazionale di Cori e Orchestre. Ingresso gratuito. Informazioni: www.mrf-musicfestivals.com.

Tradizione A COME... LEGNO Trento. Zona Trento Sud, proprio di fronte all’Aeroporto. Evento gratuito che raccoglie l’eredità della Triennale del legno (ultima edizione nel 2014), arricchendola e rinnovandola. Il legno verrà trattato in tutte le sue sfaccettature, in un percorso che parte dal seme, passa per l’albero e arriva fino ad abbracciare tutti i processi di trasformazione. Informazioni: www. artigiani.tn.it/grandi-eventi.

19 SABATO Cultura SCRITTORI TRENTINI Trento. Ore 14. “Sala degli Arazzi” del Museo Diocesano Tridentino in piazza Duomo. Gli SCRITTORI TRENTINI Corrado Campestrini, Angelica Tarabelli, Marco Ianes, Maurizia Scaletti e Marco Filippone (foto) incontrano il pubblico per parlare delle loro proposte letterarie. Segui gli “SCRITTORI TRENTINI” sulla pagina Facebook: @scrittoritrentini. Cultura FOCUS LIVE 2019 Trento. Muse. Come vorresti vivere nel 200? Un’esperienza extraordinaria. Informazioni e programma: www.live.focus.it. Cultura WHERE SI THE MUSIC? Arco. Ore 18.30. Cantiere26, Via Paolina Caproni Maini 26/E. Incontri, dibattiti e musica. Durante la serata saranno presenti due punti libreria-laboratorio e Studio d’Arte Andromeda. Informazioni: www. generazioni.online. Cultura VIVERE LA MONTAGNA OGGI Meano. Ore 16.30. Teatro. Vivere la montagna oggi attraverso attraverso le emozioni, la passione, il sacrificio e il cambiamento climatico. Interventi musicali, dibattiti, degustazioni. Verranno proiettati i film: Auspicio di Elena Goatelli, Angel Luis Esteban Vega (13 min.) e This Mountain Life, di Grant Baldwin (78 min.). Informazioni: www.teatrodimeano.it. Cultura L’ETÀ DELLA TIGRE Arco. Ore 18.30. Cantiere 26 Centro Giovani. Incontro con lo scrittore Ivan Carozzi in dialogo con il Musicista Marco Koflah. Informazioni 345 4562682, cantiere26@casamiariva.it. Cultura RAP: UNA STORIA ITALIANA, LA MIA Arco. Ore 21. Cantiere 26 - Centro Giovani. Incontro con Paola Zukar, manager di Fabri Fibra. Informazioni 345 4562682; cantiere26@ casamiariva.it.

Enogastronomia CANEVE EN FESTA Cembra. Cena itinerante nel centro storico di Cembra. Informazioni: tastetrentino.it. Enogastronomia FESTA DELLA GOLVA Sagron Mis. Ore 17. Circolo Pro Loco. Come ogni anno, a salutare l’arrivo dei colori autunnali la Pro Loco di Sagron Mis proporrà la tradizionale Festa de la Golva: apericena a buffet e torneo di freccette. Info: www.sanmartino.com. Famiglia FA’ LA COSA GIUSTA! Trento. Trento Fiere, Via Briamasco, 2. Fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili. Oltre 230 fra agricoltori biologici, botteghe del commercio equo, associazioni, cooperative sociali e aziende. Incontri, approfondimenti e laboratori per bambini. Info: www.trentinoarcobaleno.it. Musica 3° CONCORSO NAZIONALE PER CORI MASCHILI “LUIGI PIGARELLI” Arco. ore 10.30 - 20.00. Casinò municipale. In occasione del 140° anniversario della nascita di Luigi Pigarelli. Concorso corale. Ingresso gratuito. Altri contatti: Federazione Cori del Trentino 0461 983896, www.federcoritrentino.it. Musica LAGO DI GARDA MUSIC FESTIVAL Riva del Garda. ore 15.00. Auditorium San Giuseppe. Festival internazionale di Cori e Orchestre. Ingresso gratuito. Informazioni: www.mrf-musicfestivals.com. Musica MARCHING SONG Pergine Valsugana. Ore 20.45. Teatro comunale. Concerto, direttore Ivan Villanova / musiche di J. Clarke, E. Elgar, R. Vaughan, S. Hazo, J. Van der Roost, P. Sparke, G. Holst, P. A. Grainger, J. De Meij / Banda “Città di Feltre”. Informazioni e prenotazioni: www. teatrodipergine.it. Musica LA SONNAMBULA Villazzano. Ore 20.30. Teatro. Associazione Aurona. Opera originale di Vincenzo Bellini / Con Victoria Burneo Sanchez, Lucia Lorenzato, Pinuccia Mangano, Robert Lomax, Walter Franceschini, Rui Ma, Marco Bertolini. Informazioni e biglietti: www.teatrodivillazzano.it. Musica MARCO KOFLAH Arco. Ore 22.30. Cantiere 26 Centro Giovani. sSrata live. Informazioni 345 4562682, cantiere26@casamiariva.it.

Teatro ONESTI SE NASSE... FURBI SE DEVENTA Riva del Garda. Ore 20.45. Sala della Comunità di Valle Alto Garda e Ledro. Spettacolo di di Loredana Cont, Filodrammatica “Nino Berti” di Rovereto. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@cofas.it; www.cofas.it. Teatro FO... ‘NA SERATA (I TRE BRAVI - LA MARCOLFA) Civezzano. Ore 20.45. Teatro “Luigi Pirandello”. Spettacolo, due atti unici di Dario Fo, Filodrammatica di Civezzano. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@cofas.it; www.cofas.it. Teatro DIE MAUER - IL MURO Sarche. Ore 21. Teatro Parrocchiale. Spettacolo di Marco Cortesi e Mara Moschini. Gruppo Alpini Monte Casale e Docenti Senza Frontiere. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@cofas.it; www.cofas.it. Teatro BENVENUTI A BALUK Cognola. Ore 20.45. Teatro Auditorium. Spettacolo liberamente tratto “Fools” di Neil Simon - trad. di Jacopo Roccabruna. Gruppo Teatrale “I Sottotesto” di Nogaredo. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@cofas.it; www.cofas.it. Teatro MALEFICA E LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO Trento. Ore 21. Teatro Sociale. La compagnia NEVERLAND di Fano, arriva al Teatro Sociale di Trento con un musical interamente originale sia per i testi che per le musiche. Il tutto firmato Simona e Stefania Paterniani. Informazioni e prevendite: www.progettoeventi.it. Tradizione A COME... LEGNO Trento. Zona Trento Sud, proprio di fronte all’Aeroporto. Evento gratuito che raccoglie l’eredità della Triennale del legno (ultima edizione nel 2014), arricchendola e rinnovandola. Il legno verrà trattato in tutte le sue sfaccettature, in un percorso che parte dal seme, passa per l’albero e arriva fino ad abbracciare tutti i processi di trasformazione. Informazioni: www. artigiani.tn.it/grandi-eventi.

20 DOMENICA Cultura ANTIRUGGINE AD ARTE SELLA Val di Sella. Ore 14 e ore 17. Arte Sella ospita Antiruggine per tre appuntamenti, mentre gli altri avranno luogo presso Lo Squero della Fondazione Cini all’isola di San Giorgio a Venezia, e presso il Salone da ballo di Villa Revedin Bolasco a Castelfranco Veneto.

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trentinoappuntamenti Prenotazione obbligatoria chiamando il numero 0461.751251. Informazioni: www.artesella.it. Cultura FOCUS LIVE 2019 Trento. Muse. Come vorresti vivere nel 200? Un’esperienza extraordinaria. Informazioni e programma: www.live.focus.it. Famiglia FA’ LA COSA GIUSTA! Trento. Trento Fiere, Via Briamasco, 2. Fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili. Oltre 230 fra agricoltori biologici, botteghe del commercio equo, associazioni, cooperative sociali e aziende. Incontri, approfondimenti e laboratori per bambini. Info: www.trentinoarcobaleno.it. Musica 3° CONCORSO NAZIONALE PER CORI MASCHILI “LUIGI PIGARELLI” Arco. ore 10.30 - 20.00. Casinò municipale. In occasione del 140° anniversario della nascita di Luigi Pigarelli. Concorso corale. Ingresso gratuito. Altri contatti: Federazione Cori del Trentino 0461 983896, www.federcoritrentino.it. Musica LAGO DI GARDA MUSIC FESTIVAL Riva del Garda. ore 15.00. Auditorium San Giuseppe. Festival internazionale di Cori e Orchestre. Ingresso gratuito. Informazioni: www.mrf-musicfestivals.com. Musica MATINÉES IN CASA MOZART Rovereto. ore 11.00. Casa Mozart. Concerto esibizione del vincitore del Concorso “Melini 2019”. Informazioni: Apt Rovereto e Vallagarina 0464.430363. Per i più piccoli LA BELLA FIORDALISO E LA STREGA TIROVINA Trambileno. Ore 17. Auditorium di Moscheri. Spettacolo di burattini con la Compagnia Alberto De Bastiani, dedicato a bambini di tutte le età. Informazioni: www. elementareteatro.it. Teatro MALEFICA E LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO Trento. ore 15 e ore 18. Teatro Sociale. La compagnia NEVERLAND di Fano, arriva al Teatro Sociale di Trento con un musical interamente originale sia per i testi che per le musiche. Il tutto firmato Simona e Stefania Paterniani. Informazioni e prevendite: www. progettoeventi.it. Tradizione A COME... LEGNO Trento. Zona Trento Sud, proprio di fronte all’Aeroporto. Evento gratuito che raccoglie l’eredità della Triennale del legno (ultima edizione nel 2014), arricchendola e rin114

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novandola. Il legno verrà trattato in tutte le sue sfaccettature, in un percorso che parte dal seme, passa per l’albero e arriva fino ad abbracciare tutti i processi di trasformazione. Informazioni: www. artigiani.tn.it/grandi-eventi.

21 LUNEDÌ Musica LAGO DI GARDA MUSIC FESTIVAL Riva del Garda. ore 15.00. Auditorium San Giuseppe. Festival internazionale di Cori e Orchestre. Ingresso gratuito. Informazioni: www.mrf-musicfestivals.com.

22 MARTEDÌ Danza HIVE - OUR HYDROLOGICAL NEED OF COSMIC LINES Pergine Valsugana. Ore 20.45. Teatro comunale. Concept, coreografia e direzione Pietro Marullo / suono Jean Noel Boissé. Un’esibizione interdisciplinare che mescola danza, suono e arte visiva. Informazioni e prenotazioni: www. teatrodipergine.it. Musica DUO VIOLINISTICO Roncegno. Ore 21. Salone delle Feste, Casa Raphael / Palace Hotel, P.zza de Giovanni 4. Concerto con: Giulia Dainese e Giulia Libardi, violini. Musiche di Vivaldi, Telemann, Mozart. Informazioni: www.arsmodi.it/casa-raphael-2019.

23 MERCOLEDÌ Musica ORCHESTRA HAYDN Trento. Ore 20.30. Auditorium. Concerto con: Arvo Volmer, direttore; Boris Brovtsyn, violino; Orchestra Haydn di Bolzano e Trento. Informazioni: www.haydn.it.

24 GIOVEDÌ Danza BALLET BLACK Trento. Ore 20.30. Teatro sociale. È un atteso ritorno quello del Ballet Black a Trento. La compagnia britannica fondata nel 2001 da Cassa Pancho, ballerina dal sangue metà cubano e metà inglese, con lo scopo di portare le minoranze etniche in prima linea nel balletto classico. Informazioni: 800 013952, tel. 0461/213834 - info@centrosantachiara.it. Musica BILL FRISELL HARMONY Trento. Ore 21. Teatro Sanbapolis. Concerto all’interno dell’evento Transiti - Musiche in movimento. Info: www.centrosantachiara.it. Musica DUO PURE: CLASSICAL TO JAZZ Trento. Ore 20.30. Sala Filarmonica. Concerto con: Olivia Trum-

mer, pianoforte e voce, Nicola Angelucci, batteria. Informazioni: www.trentinojazz.com, info@sonataislands.com. Teatro APORIA TEATRO: INDISPARTE Villazzano. Ore 20.45. Teatro di Villazzano. Spettacolo con Alessio dalla Costa e Gelsomina Bassetti / Regia Stefano Cordella / Drammaturgia originale Carolina de la Calle Casanova / Da un’idea di Gelsomina Bassetti / Fonico Gianluca Agostini / Progetto luci Andrea Coppi. Informazioni e biglietti: www.teatrodivillazzano.it.

25 VENERDÌ Cultura PRINCIPE LIBERO E PERIFERIE Rovereto. Ore 18. Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive, Palazzo Istruzione, C.so Bettini. Incontro con Dori Ghezzi, Francesca Serafini e Giordano Meazzi. Ciclo Attraversamenti: Momenti d’incontro con la letteratura. Info: webmagazine.unitn.it. Cultura NELLA MENTE DEL CANE Trento. Oratorio del Duomo, Via Madruzzo 45. SEMINARIO CON IL FAMOSO ETOLOGO SHAUN ELLIS. La parte teorica si terrà venerdì mentre la parte pratica sarà nelle giornate di sabato 26 e domenica 27 ottobre al Centro Cinofilo Cani da Vita di San Patrignano, frazione San Vito 36, Pergine Valsugana. Organizzato dalla cooperativa Sociale LavForLife-Cani da Vita di SanPatrignano”, in collaborazione con il Centro Cinofilo “Dagli occhi di Mia” di Stefano Margheri. Informazioni: info@lavforlife.it. Cultura RENZO FRANCESCOTTI Trento. Ore 17.30. Palazzo Geremia. Presentazione del nuovo romanzo di Renzo Francescotti, per iniziativa della Pro Cultura. Interverranno Sandro Schmid e Alessandro Franceschini. Letture di Arrigo Dalfovo e Chiara Turrini del Gruppo Neruda. Danza H - IL CAMPIONE DEL MONDO Pergine Valsugana. Ore 20.45. Teatro comunale. Drammaturgia di Maura Pettorruso / da romanzi, racconti, testi e altro materiale di e su Ernest Hemingway / con Woody Neri e Stefano Pietro Detassis. Informazioni e prenotazioni: www. teatrodipergine.it. Enogastronomia FESTA DELLA PATATA Comano Terme. Centro paese. La sagra sotto i vòlti. Informazioni: Campo Lomaso e Dasindo, Comano Terme, 0465 702626.

Musica TRIO FRANCESCO MANARA, ALESSANDRO TRAVAGLINI, ROBERTO PLANO Trento. ore 20.30. Sala Filarmonica. Concerto, un Trio che nasce dall’amicizia e dalla voglia di mettere a frutto tre grandi professionalità. Informazioni: 0461985244, info@filarmonica-trento.it. Teatro LA STRANA COTTA Villazzano. Ore 20.45. Teatro di Villazzano. Spettacolo di Danilo de Santis / Regia Claudio “Greg” Gregori / Con Danilo De Santis e Francesca Milani. Ake produzioni. Informazioni e biglietti: www.teatrodivillazzano.it.

26 SABATO Cultura NELLA MENTE DEL CANE PergineValsugana. Centro Cinofilo Cani da vita. SEMINARIO CON IL FAMOSO ETOLOGO SHAUN ELLIS. La parte teorica si terrà venerdì mentre la parte pratica sarà nelle giornate di sabato 26 e domenica 27 ottobre al Centro Cinofilo Cani da Vita di San Patrignano, frazione San Vito 36, Pergine Valsugana. Organizzato dalla cooperativa Sociale LavForLifeCani da Vita di SanPatrignano”, in collaborazione con il Centro Cinofilo “Dagli occhi di Mia” di Stefano Margheri. Informazioni: info@ lavforlife.it. Enogastronomia FORMAI DAL MONT Tassullo. Castel Valer. Rassegna dei migliori formaggi di malga della Val di Non e della Val di Sole. Informazioni: Pro Loco di Tassullo, 339 2496495. Enogastronomia FESTA DELLA CASTAGNA Roncegno Terme. Ore 10. La regina dei prodotti autunnali si presenta a Roncegno Terme dal 26 al 27 ottobre alla Festa della Castagna.Informazioni: Apt Valsugana 0461.727700. Enogastronomia FESTA DELLA PATATA Comano Terme. Centro paese. La sagra sotto i vòlti. Informazioni: Campo Lomaso e Dasindo, Comano Terme, 0465 702626. Musica UCCELLI Rovereto. Ore 20.30. Smart Lab, Viale Trento. Concerto con Uccelli + 3 Upload bands. Informazioni: www.uploadsounds.eu. Musica M’INNAMORAVO DI TUTTO Pergine Valsugana. Ore 20.45. Teatro comunale. Tributo a Fabrizio De André / concerto scritto e ideato da Paolo Ghezzi / con Annalisa Morsella e Alessio Dalla Costa / a cura di Apocrifi. Informazioni e prenotazioni: www.teatrodipergine.it.


trentinoappuntamenti Musica CATERINA BARBIERI E RUBEN SPINI / THOMAS ANKERSMIT Rovereto. Ore 21. Auditorium Melotti. Concerto al’interno dell’evento Musica Macchina. Informazioni: www.centrosantachiara.it. Per i più piccoli CONTROVENTO Trento. ore 16.00. Teatro Cuminetti. Approda a Trento il nuovo spettacolo di Michele Cafaggi, clown e attore che da molti anni lavora con la tecnica delle bolle di sapone. Informazioni: www.centrosantachiara.it. Per i più piccoli LABORATORIO CREATIVO PER BAMBINI E RAGAZZI Vigolo Vattaro. Ore 15. Centro giovani. Evento all’interno del progetto “Costruiamo Ponti”, che nasce da uno scambio di idee tra un gruppo di giovani residenti sull’Altopiano della Vigolana dopo avere vissuto diverse esperienze di volontariato, in Italia e all’estero. Informazoni: www.vigolana.com. Teatro COLPA DEI CRAUTI E DELL’AMOR Civezzano. Ore 20.45. Teatro “Luigi Pirandello”. Spettacolo di Loredana Cont, Filodrammatica “Concordia ‘74” di Povo. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@ cofas.it; www.cofas.it. Teatro LA CENA DEI CRETINI Roveré della Luna. Ore 20.30. Teatro Parrocchiale. Spettacolo, traduzione di Filippo Ottoni Filodrammatica di Laives. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@ cofas.it; www.cofas.it. Teatro IMPOSSIBILE NAR D’ACCORDO Cognola. Ore 20.45. Teatro Auditorium. Spettacolo di Loredana Cont, compagnia “Filogamar” di Cognola. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@cofas.it; www.cofas.it. Teatro OH... CHE BELLA GUERRA! Trento. Ore 20.45. Teatro “S. Marco”. Spettacolo di Luigi Lunari, Compagnia “GAD - Città di Trento”. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@cofas.it; www.cofas.it. Teatro NON DIRMI CHE NON SEI FELICE Riva del Garda. Ore 20.45. Sala della Comunità di Valle Alto Garda e Ledro. Spettacolo di Menegoldo Perridini, Circolo Culturale Filodrammatico di Ischia. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@ cofas.it; www.cofas.it. Teatro EN DIAOL PER CAVEL Gardolo. Ore 20.45. Teatro “Gigi Cona”.Spettacolo di Cinzia Berni e

Roberto Marafante, Filodrammatica “La Logeta” di Gardolo. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@ cofas.it; www.cofas.it. Teatro LE GALINE DEL SIOR GÜNTHER Rovereto. Ore 20.45. Teatro “S. Maria”.Spettacolo da “Agenzia matrimoniale” di Stefano Palmucci, Compagnia “Aldebaran” di Ziano di Fiemme. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@cofas.it; www.cofas.it. Teatro LA STRANA COTTA Villazzano. Ore 20.45. Teatro di Villazzano. Spettacolo di Danilo de Santis / Regia Claudio “Greg” Gregori / Con Danilo De Santis e Francesca Milani. Ake produzioni. Informazioni e biglietti: www.teatrodivillazzano.it.

27 DOMENICA Cultura NELLA MENTE DEL CANE Pergine Valsugana. Centro Cinofilo Cani da vita. SEMINARIO CON IL FAMOSO ETOLOGO SHAUN ELLIS. La parte teorica si terrà venerdì mentre la parte pratica sarà nelle giornate di sabato 26 e domenica 27 ottobre al Centro Cinofilo Cani da Vita di San Patrignano, frazione San Vito 36, Pergine Valsugana. Organizzato dalla cooperativa Sociale LavForLife-Cani da Vita di SanPatrignano”, in collaborazione con il Centro Cinofilo “Dagli occhi di Mia” di Stefano Margheri. Informazioni: info@lavforlife.it. Enogastronomia FORMAI DAL MONT Tassullo. Castel Valer. Rassegna dei migliori formaggi di malga della Val di Non e della Val di Sole. Informazioni: Pro Loco di Tassullo, 339 2496495. Enogastronomia FESTA DELLA CASTAGNA Roncegno Terme. Ore 10. La regina dei prodotti autunnali si presenta a Roncegno Terme dal 26 al 27 ottobre alla Festa della Castagna.Informazioni: Apt Valsugana 0461.727700. Enogastronomia FESTA DELLA PATATA Comano Terme. Centro paese. La sagra sotto i vòlti. Informazioni: Campo Lomaso e Dasindo, Comano Terme, 0465 702626. Per i più piccoli FAVOLE AL TELEFONO Pergine Valsugana. Ore 16. Teatro comunale. Spettacolo consigliato dai 5 anni in su. Regia di Raffaele Latagliata / drammaturgia di Pino Costalunga. Informazioni e prenotazioni: www.teatrodipergine.it. Per i più piccoli CONTROVENTO Trento. ore 16.00. Teatro Cuminetti. Approda a Trento il nuovo

spettacolo di Michele Cafaggi, clown e attore che da molti anni lavora con la tecnica delle bolle di sapone. Informazioni: www.centrosantachiara.it. Teatro LA BADANTE DEL NONO Trento. Ore 16. Teatro San Marco. Spettacolo di Fabio Svaldi, Filodrammatica “El Lumac” di Piazze di Bedollo. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@cofas.it; www.cofas.it. Teatro L’AMORE DELLE TRE MELARANCE Civezzano. Ore 16. Teatro “Luigi Pirandello”. Spettacolo di e con “I Burattini di Luciano Gottardi” di Trento. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@cofas.it; www.cofas.it. Teatro L’ORA CHE NON C’È Pergine Valsugana. Ore 02. Castel Pergine. Notte tra sabato 26 e domenica 27 ottobre 2019, ore 2.00. Spettacolo itinerante negli spazi segreti del Castello in una magica ora notturna. In collaborazione con ariaTeatro e Teatro delle Garberie. Info: www.fondazionecastelpergine.eu / www. castelpergine.it.

28 LUNEDÌ Teatro SARAJEVO MON AMOUR Villazzano. Ore 20.45. Teatro di Villazzano. Spettacolo Di Gianmarco Busetto / con Gianmarco Busetto e Carola Minincleri Colussi. Produzione Farmacia Zoo: E’. Informazioni e biglietti: www. teatrodivillazzano.it.

29 MARTEDÌ Musica IL MOZART MASSONE E IL FLAUTO MAGICO Pergine Valsugana. Ore 20.45. Teatro Comunale. Concerto a cura di Maurizio Dones / solisti dell’Accademia Lirica “G. Puccini”. Ciclo “Pergine Mozartiana 2019”. Informazioni e prenotazioni: www.teatrodipergine.it.

30 MERCOLEDÌ Teatro APRITI IL CIELO Villazzano. Ore 20.45. Teatro di Villazzano. Spettacolo scritto e diretto da Silvia Marchetti / Con Gelsomina Bassetti, Giulio Federico Janni, Michele Pirani / Management e distribuzione Theatron2.0. Informazioni e biglietti: www.teatrodivillazzano.it.

31 GIOVEDÌ Musica FIORELLA MANNOIA Trento. Ore 21. Teatro Auditorium, Via S. Croce. Concerto di Fiorella Mannoia nell’ambito del “Perso-

nale tour”. Info: www.showtimeticket.com. Musica SALVATORE MAIORE QUARTETTO A CORDE Trento. Ore 20.30. Sala Filarmonica. Concerto con: Peo Alfonsi, chitarra classica / Giancarlo Bianchetti, chitarra classica 7 corde / Maria Vicentini, viola / Salvatore Maiore, violoncello. Informazioni: www.trentinojazz.com, info@ sonataislands.com. Teatro IS THIS A DAGGER? THE STORY OF MACBETH Trento. Ore 10. Teatro Cuminetti. Andy Cannon, storyteller molto amato in Scozia e in Inghilterra, accompagna gli spettatori nella sua riproposizione della tragedia di Lord e Lady Macbeth. Informazioni: 800013952, info@centrosantachiara.it.

GLI APPUNTAMENTI DI NOVEMBRE 1 VENERDÌ Enogastronomia GARDA CON GUSTO GOURMET EXPERIENCE Riva del Garda. Palavela. Degustazioni, Show Cooking stellati, aperitivi con gli Chef ed esperienze enogastronomiche con i prodotti del territorio. Informazioni: Garda Trentino S.p.A - Azienda per il Turismo, 0464.554444.

2 SABATO Enogastronomia GARDA CON GUSTO GOURMET EXPERIENCE Riva del Garda. Palavela. Degustazioni, Show Cooking stellati, aperitivi con gli Chef ed esperienze enogastronomiche con i prodotti del territorio. Informazioni: Garda Trentino S.p.A Azienda per il Turismo, 0464.554444. Musica SAX E PIANO Trento. Ore 17.30. Sala Sosat, Via Malpaga, 17. Concerto con: Emiliano Rodriguez, sax / Massimo Folliero, pianoforte. Musiche di R. Molinelli, D. Salvatore, A. Dulbecco, G. Sollima. Informazioni: www.arsmodi.it/katharsis-2019. Teatro TRILOGIA, TRE ATTI DI VITA Meano. Ore 20.45. Teatro. Da un’idea drammaturgica di Paolo Grossi, un trittico in tre atti: comico, drammatico e tragico che analizza con precisione la declinazione contemporanea di tre immagini bibliche: ULTIMA CENA, GIARDINO DELL’EDEN E PASSIONE DI CRISTO, in tre diverse situazioni di vita dove l’essere umano è in relazione con altri e con se stesso trovandosi o perdendosi nella ragnatela dei rapporti interpersonali. Informazioni: www.teatrodimeano.it.

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trentinomatrimoni SOLO PER I NOSTRI LETTORI, LE NOZZE DI ARIANNA CON MATTEO, DI DEBORA CON ALEX E DI TANIA CON MARCO

I MATRIMONI DEL MESE Lei Nome: Arianna Età: 29 Nata a: Trento Residente a: Sopramonte Vestito: Atelier Zippo - Bolzano Parrucchiere: Emozioni di Stile - Trento Truccatore: Magiccolor - Sopramonte Testimone: Arianna A. - Arianna M. Occupazione: Insegnante

Lui Nome: Matteo Età: 29 Nato a: Trento Residente a: Sopramonte Vestito, scarpe: Baratto - Lavis Parrucchiere: Emozioni di Stile - Trento Testimone: Alessandro - Andreas

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trentinomatrimoni Matrimonio: Data: Luogo: Banchetto: Numero invitati: Fiori e bouquet: Anelli: Damigelle: Paggetti: Viaggio di nozze: Durata: Vivranno a:

Religioso 8 giugno 2019 Gardolo Hotel Scoiattolo - Sporminore 90 Verdi fantasie - Gardolo Mastro 7 - Mattarello Giulia, Sofia e Viola Gianluca, Elia e Francesco Miami, Key West e Antigua 13 giorni Sopramonte

Servizio fotografico: Joe Vettori Photography www.vettoriphotography.com

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trentinomatrimoni Matrimonio: Data: Luogo celebrazione: Invitati: Catering: Anelli: Torta: Allestimenti Floreali: Partecipazioni: Abiti dei testimoni: Viaggio di nozze: Andranno a vivere:

Religioso 2 giugno 2019 Borgo Corsignano - Poppi (Ar) 70 Le delizie deliziose - Il Paniere Gioielleria Obrelli - Lavis Il Paniere - Lavis Fiori Florenza - Poppi (Ar) Marameolab Baratto - Lavis Sardegna, 10 giorni Lavis

Servizio fotografico: Sam Sacramento www.samsacramento.com 118

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Lei

Lui

Nome: Debora Anni: 28 Nata a: Cavalese Residente a: Lavis Vestito: Lo Specchio Sposi - S. Martino B. (Vr) Scarpe: Le Follie - Affi (Vr) Parrucchiere: Salone Fantasy - PalĂš di Giovo Truccatore: Fantasie - Sansepolcro (Ar) Damigelle: Beatrice, Jenny, Gloria e Noemi Occupazione: Impiegata

Nome: Alex Anni: 33 Nato a: Trento Residente a: Lavis Lo Specchio Sposi - S. Martino B. (Vr) Vestito: Scarpe: Lo Specchio Sposi - S. Martino B. (Vr) Barbiere: Archetti Stefano - Lavis Testimoni: Eros e Manuel Occupazione: Imprenditore

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trentinomatrimoni

Lei

Lui

Nome: Tania Anni: 30 Nata a: Cles Residente a: Salter Vestito: Fashion Gallery - Trento Scarpe: Fashion Gallery - Trento Parrucchiere: Salone Emma - Cavareno Truccatore: Calliope Beauty & Relax - Sarnonico Testimone: Veronica Occupazione: Barista

Nome: Marco Anni: 33 Nato a: Bolzano Residente a: Fondo Vestito: Luigi Mode 1973 - Cles Scarpe: Calzature Rossi - Cles Barbiere: Salone Emma - Cavareno Testimone: Anna Occupazione: Meccanico

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trentinomatrimoni Matrimonio: Data: Luogo celebrazione: Banchetto: Catering e pasticceria: Invitati: Anelli: Bomboniere: Durata: Viaggio di nozze: Andranno a vivere a:

Religioso 10 agosto 2019 Salter Perler Hof - Mezzocorona Da Pino - S. Michele a/A 75 Orofino Papà dello sposo 20 giorni Giro d’Europa, 15 giorni Cavareno

Servizio fotografico: Diego Marini www.marinidiego.it

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LE STORIE MUSICALI ANIMATE DI FULBER “FA’ LA COSA GIUSTA!” LA XV EDIZIONE, DAL 18 AL 20 OTTOBRE, ALL’INSEGNA DELLA SOSTENIBILITÀ

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estate di quest’anno, con i suoi temporali monsonici e i picchi di calore mai registrati prima, ci ha detto chiaramente che il clima è già cambiato. Ma noi, cosa possiamo farci? Sicuramente sono i governi, ai vari livelli, a dover prendere decisioni che riducano drasticamente le emissioni di gas clima-alteranti, ma dato che, come diceva Padre Alex Zanotelli già vent’anni fa, “votiamo ogni volta che apriamo il portafoglio”, sono i consumatori i primi a dover e poter indirizzare l’economia. Ecco quindi che la XV edizione di “Fa’ la Cosa Giusta! Trento” diventa quest’anno un’occasione ancora più importante per conoscere migliaia di proposte che permettono concretamente di abbassare il proprio impatto sull’ambiente. Dall’agricoltura biologica ai prodotti ecocompatibili per la casa e la persona, dalle proposte di risparmio energetico a quelle di turismo dolce, dalle energie alternative alla mobilità sostenibile, i visitatori dei padiglioni di Trento Expo in via Briamasco potranno trovare davvero tutto quello che serve nella vita di tutti i giorni, con il solito contorno di laboratori, ristorazione di quella buona, e attività per i bambini. Vista l’urgenza, ormai condivisa a livello internazionale, di “cambiare rotta”, quelli dell’associazione Trentino Arcobaleno, anche quest’anno dietro le quinte della manifestazione, hanno pensato che mai come ora è

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i chiama KV-314, ed è il nuovo corto animato musicale della durata di circa due minuti, scritto e diretto da Fulvio Bernardini, tra il 2018 e il 2019, nato come sigla per contraddistinguere il network digitale MusicaMea. Produttori esecutivi sono VPM Lab. in associazione con Fulber Creazioni. Quest’ultima si è avvalsa della collaborazione di Sara Mizzi, veterana del disegno in movimento e già collaboratrice di studi di animazione italiani per produzioni televisive, quali lo Studio Bozzetto&Co. Melazeta e Gertie SRL, per citarne alcuni, e Maria Marciov, per l’assistenza dello storyboard animatic. Personaggi e oggetti si muovono sincronizzati sulle note di alcuni passaggi musicali estrapolati dal concerto per Oboe e orchestra KV-314 (da qui il titolo del movie animato). Aria musicale su partitura di Wolgang Amadeus Mozart che funge da colonna sonora al cartoons di Fulber, e stabilisce il ritmo dell’animazione.

importante che a conoscere “Fa’ la Cosa Giusta! Trento”, dal 18 al 20 ottobre, vengano anche persone che non ci hanno mai messo piede. Così, per la prima volta, viene organizzato un percorso di avvicinamento alla fiera: “Gusti Giusti” proporrà aperitivi e piatti realizzati con i prodotti dell’Economia Solidale Trentina, accompagnati da suggestioni in forme diverse, presentate da varie realtà del tessuto sociale trentino. Altra novità di quest’anno il progetto “Economie carcerarie”, con una sezione espositiva fiera alle realtà che producono in carcere, la “cella in piazza” con annesse attività di sensibilizzazione sulla condizione carceraria, e un incontro dedicato alle imprese locali per ragionare sulla necessità di accogliere e reintegrare le persone che hanno vissuto l’esperienza del carcere, anche per evitare che ci ritornino. Per info e iscrizioni: www.trentinoarcobaleno.it - pagina FB FaLaCosaGiustaTrento - segreteria@trentinoarcobaleno.it.


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“SCRITTORI TRENTINI” SI PRESENTANO “FLEURETTE”: VOCI DI CULTURE MUSICALI IN ONDA IL MARTEDÌ, SULLE FREQUENZE REGIONALI DI RADIORAI

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ella splendida “Sala degli Arazzi” del Museo Diocesano Tridentino in piazza Duomo, a Trento, sabato 19 ottobre (ore 14-18) Corrado Campestrini, Angelica Tarabelli, Marco Ianes, Maurizia Scaletti e Marco Filippone (foto) incontrano il pubblico per parlare delle loro proposte letterarie. Sarà possibile ascoltare una breve presentazione a rotazione di ogni libro degli autori, parlare con loro e acquistare un libro autografato direttamente dagli autori. Questi i libri presentati: Corrado Campestrini: “Nel nome di Alice” (Curcu Genovese); Angelica Tarabelli: “Metodo globale di autodifesa femminile- M.G.A. donna” (Luni); Marco Ianes: “Il Nuovo Mondo” (Albatros-Il Filo); Maurizia Scaletti: “Tutta la vita davanti”. (Europa) e Marco Filippone: “Il calzino spaiato. Metafora paradossale della vita” (Reverdito). Il gruppo degli “Scrittori trentini”, è presente anche su Facebook.

L

a programmazione radiofonica, a diffusione regionale sulle frequenze di Radio1, della Struttura Programmi della Sede RAI di Trento, che prende il via dal primo ottobre, prevede: il martedì, alle 12.25: “Lo sport per tutti”. Lo sport inteso come promotore di autostima, socializzazione, cura. Lo sport che coinvolge assieme “normodotati” e “diversamente abili”. Segue, alle 12.45: “La Fleurette. Voci e storie di culture musicali che scavalcano i confini del Trentino”, tredici puntate per raccontare la word music e la musica folk prodotta dalle migrazioni in Trentino. Alle 13.20 va in onda: “La vita meravigliosa. Le Alpi tra scienza ed ecologia”. Il programma racconta la biodiversità alpina come bene prezioso da tutelare a livello scientifico, sociale e culturale. Il martedì si conclude (inizio ad ore 13.40) con: “Safari letterario: estensioni graduali del libro”. La parola “safari” in lingua swahili vuol dire viaggio, ma è anche una metafora della vita. Il safari letterario esplora le estensioni graduali del libro e gli autori alla ricerca di aneddoti, episodi e ispirazioni che hanno determinato le opere. Il mercoledì si apre, alle 12.25, con: “Intervalli collettivi. Estensione divulgativa del tempo”. Il programma, in una concatenazione di rappresentazioni ed evocazioni (artistica, teatrale, cinematografica, canora o musicale, radiofonica, televisiva), esplora le dimensioni spaziali che travolgono il tempo dove si sovrappongono gli “Intervalli collettivi”, lo spazio di tempo cioè che separa due fatti o si interpone in una serie di eventi. Un calendario, un almanacco di ciò che accade e accadde… Alle 12.45 si propone: “VivinTrentino”. Tredici puntate dedicate alle tematiche di pubblico interesse relative alla realtà provinciale. Alle 13.20: “Lo scrittore cerca casa”, sceneggiato radiofonico che vede protagonista uno scrittore milanese, arrivato in

Trentino alla ricerca di un luogo di assoluta solitudine per scrivere il suo nuovo romanzo. Alle 13.35: “Caleidoscopio culturale: racconti ed esperienze di immigrazione femminile in Trentino”. Tredici puntate, per scoprire nuove culture, attraverso gli occhi delle donne che vivono in Regione. Conclude la giornata del mercoledì (inizio ore 13.50): “Il Trentino e l’arte di scrivere”. Breve spazio dedicato all’ironia e alla comicità con Lucio Gardin e Roberto Valentino Ulmini. Il venerdì, alle 12.25, si propone: “Ciclone creativo: l’essenza originaria delle creatività”. Incontro con chi avvia un’esplorazione delle realtà generando eventi e realizzando oggetti, non solo artistici, anche storici o scientifici. Alle 12.40: “Vite in musica. Ritratto di Francesco Antonio Bonporti”. Ciclo di tredici appuntamenti per presentare ai trentini un ritratto del loro illustre conterraneo Francesco Antonio Bonporti. Alle 13.20: “Terre di confine”. Il programma si propone di costruire un ponte ideale fra due realtà a statuto speciale (Trentino e Sicilia), ricche di cultura, natura, tradizioni, sogni e speranze. Il venerdì si chiude (inizio ad ore 13.45) con: “Enrosadira: i colori delle Dolomiti”, programma che si occupa di cultura, sport, ed ambiente alpino. 123

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BRINDISI FERRARI PER LE STAR DI HOLLYWOOD L’ANGOLO DELLO SPORT IN PIAZZA BATTISTI A TRENTO

AGLI EMMY® AWARDS, LE BOLLICINE ITALIANE PROTAGONISTE

AL VIA LA SECONDA EDIZIONE. UNA POSSIBILITÀ DI INCONTRO TRA I CITTADINI E LE SOCIETÀ SPORTIVE

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opo i buoni riscontri del primo anno, con il mese di settembre, è ripartito in piazza Battisti l’Angolo dello Sport: sportello informativo presso il quale i cittadini interessati possono ricevere direttamente dagli operatori del settore sportivo indicazioni e materiale illustrativo sui corsi e le attività sportive promosse. L’iniziativa è ripartita con la consueta settimana dedicata al Coni, in qualità di ente rappresentativo di tutte le società e associazioni sportive. Decisamente interessanti i numeri del primo anno di attività con 40 associazioni che hanno richiesto la casetta. In pratica, il Comune offre alle società e alle associazioni sportive, riconosciute dal Comitato Olimpico Nazionale

Italiano (Coni) e che hanno sede nel territorio comunale, una nuova opportunità per presentarsi alla città e valorizzare le proprie attività. Ogni società/associazione potrà richiedere l’utilizzo dello spazio per una sola settimana nel corso dell’anno. Successivamente alla prenotazione on line si dovrà presentare la domanda per la concessione in uso dello spazio, compilando l’apposito modulo scaricabile dal sito del Comune e presentandolo almeno 15 giorni prima della settimana richiesta all’ufficio istruzione e sport. 124

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Elisabetta Canalis, Alessandro Del Piero e Matteo Lunelli

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ttori, produttori e celebrity di Hollywood hanno brindato ai vincitori degli Emmy® Awards con Ferrari Trentodoc, scelto per il quinto anno consecutivo quale bollicina ufficiale degli “Oscar” della Televisione. Anche in questa settantunesima edizione, Ferrari ha portato un tocco di Arte di Vivere Italiana ai tanti appuntamenti organizzati dalla Television Academy a Los Angeles, culminati nell’attesissimo Governors Ball del 22 settembre, la cena di gala che ogni anno segue la cerimonia di premiazione al Microsoft Theatre. Il tema di quest’anno Brilliance in Motion, ha voluto rappresentare con effetti speciali l’energia che contraddistingue l’industria televisiva in questo momento, grazie alle seguitissime serie TV. Gli oltre 3.700 ospiti sono stati accolti con calici di Ferrari Brut e Ferrari Rosé, protagonisti dei moltissimi brindisi che si sono susseguiti nella serata. Gli invitati del Governors Ball hanno inoltre avuto la possibilità di degustare Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2007, versare dai grandi formati le bollicine Ferrari Grand Cuvée con il VCanter e ammirare alcune bottiglie uniche che la Casa trentina ha voluto dedicare alle star in nomination. Ospiti di Ferrari sono stati due italiani molto noti anche negli Stati Uniti come Alessandro Del Piero ed Elisabetta Canalis. Il Governors Ball ha concluso un periodo assai intenso per Ferrari a Los Angeles. Nei giorni che hanno preceduto le premiazioni, una elegantissima villa di Beverly Hills si è infatti trasformata in Villa Ferrari, dove il padrone di casa Matteo Lunelli, Amministratore Delegato del Gruppo di famiglia, ha accolto stampa e celebrity per colazioni, aperitivi e un esclusivo party. Ferrari, icona delle bollicine italiane, si conferma ancora una volta, il brindisi delle occasioni più importanti a livello internazionale.


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I PRIMI 130 ANNI DELLA CANTINA ENDRIZZI PER L’ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DELL’AZIENDA DI SAN MICHELE ALL’ADIGE, NON POTEVA MANCARE UN INCONTRO CONVIVIALE

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ra i vari e speciali eventi per i 130 anni dalla fondazione dell’azienda Endrizzi di San Michele all’Adige, non poteva mancare un incontro conviviale dei proprietari Christine e Paolo Endrici con tanti cari amici presso la Cantina al Masetto di S. Michele A/A. Fra le vigne cariche di splendidi grappoli, in una giornata settembrina baciata da uno splendido sole, Christine e Paolo, affiancati come sempre dai figli Lisa con Torben e Daniele con Valentina, hanno accolto gli ospiti in essenziali tavolate imbandite con gusto ed eleganza, accompagnando le gustose pietanze con i loro preziosi spumanti e vini migliori. L’ottima musica dei simpaticissimi Tiger Dixie Band ha allietato un pomeriggio speciale, al termine del quale non è mancata una generosa raccolta fondi che Christine e Paolo consegneranno prossimamente all’organizzazione n.g. https://www.homeofsmile.de/

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DEFIBRILLATORI PUBBLICI A TRENTO “GLI UOMINI DEL LEGNO” FINALISTA A MATERA

SONO 10, POSTI IN ALTRETTANTI PUNTI NEVRALGICI DELLA CITTÀ

IL VOLUME SULL’EPOPEA DEI SEGANTINI DELLA VAL DI FIEMME CURATO DA RENZO MARIA GROSSELLI

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l giornalista Renzo Maria Grosselli è finalista al Premio “Rongone” 2019 di Matera con il volume “Gli uomini del legno sull’isola delle rose. La vicenda storica del villaggio italiano di Campochiaro a Rodi 19351947” (Curcu Genovese). Successo editoriale che ha visto più ristampe, scritto in collaborazione con il Comitato dei famigliari degli emigrati fiemmesi a Rodi, il libro narra l’epopea di un gruppo di boscaioli e segantini trentini che giunse sull’Isola di Rodi, Protettorato italiano, con le famiglie. Il governatore italiano Mario Lago creò per loro un nuovo villaggio che fu chiamato Campochiaro. Li raggiunsero altri convalligiani e pochi altri trentini. Avrebbero dovuto, con minoranze altoatesine e friulane, occuparsi della coltivazione delle locali foreste, depauperate nel corso degli ultimi secoli. Un’emigrazione organizzata al meglio che, nelle intenzioni della maggioranza dei trentini doveva essere definitiva. Ma la “grande storia” aveva deciso altrimenti. Il Dodecanneso, a partire dalla fine del 1936, divenne un avamposto “strategico” del nuovo impero italiano e conobbe un processo di massiccia militarizzazione. Quindi, con l’entrata in guerra dell’Italia, fu stretto nella morsa navale e aerea degli inglesi con continui bombardamenti e scarsità di viveri. Una parte dei trentini scelse di rientrare nella propria terra nel 1939, altri nel 1943, quando l’Arcipelago passò sotto lo spietato controllo dell’esercito tedesco. Con la sconfitta dell’Italia, e dopo due anni di amministrazione inglese, il Dodecaneso passò sotto amministrazione greca e le famiglie trentine che avevano sperato di poter rimanere in quella terra, in cui avevano intessuto rapporti di amicizia e reciproca stima con la popolazione locale, dovettero lasciare l’isola. Le ultime fecero rientro in patria nel 1947.

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rrivano anche a Trento i defibrillatori semiautomatici pubblici, già presenti da tempo in altre località del Trentino. A fine agosto, dopo due anni dall’avvio del bando comunale, ne sono stati collocati dieci in altrettanti punti nevralgici della città: piazza Dante, piazza Cesare Battisti, via Galilei, piazza Lodron, piazza Duomo, piazza Vittoria, piazza Fiera, piazza Santa Maria Maggiore, via Madruzzo e via Santa Croce. L’installazione di questi strumenti avanzati è stata promossa dal dottor Roberto Bonmassari, direttore del reparto cardiologia all’Ospedale Santa Chiara, che ne descrive il funzionamento: «I defibrillatori semiautomatici sono macchine intelligenti capaci di valutare se il battito cardiaco della persona con sospetto episodio d’infarto sia defibrillabile e nel qual caso procede con una scarica». La procedura è abbastanza semplice: si scopre il petto della persona che si sospetta sia stata colpita da infarto, si posizionano le placche sul petto e la macchina riconosce se è necessario rilasciare la scarica (che viene erogata automaticamente o con la semplice pressione di un bottone) mentre una voce guida dà le indicazioni al soccorritore. Bonmassari evidenzia l’estrema diffusione e pericolosità degli arresti cardio-circolatori: «Ogni anno 70mila persone in Italia ne sono colpiti. In quei casi ogni minuto è vitale e tanto prima il personale sanitario riesce ad intervenire tanto più alte sono le possibilità di salvare una vita. Servirebbe più educazione diffusa, per imparare a fare un massaggio cardiaco può bastare un corso di un giorno». A volere fortemente la presenza dei defibrillatore pubblici a Trento è stato l’assessore comunale Tiziano Uez: «Arrivo dal settore privato, non riesco ad abituarmi alle lungaggini delle amministrazioni pubbliche. Dopo diversi anni di attesa siamo riusciti a raggiungere questo obiettivo, ma non dobbiamo fermarci. I defibrillatori non costano poi molto, dovrebbero essere installati in ogni azienda e in ogni condominio». (f.p.)


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UN PREMIO PER I “GIOVANI CERVELLI” DAL 18 AL 20 OTTOBRE C’È “A… COME LEGNO”

LE BORSE DI STUDIO DI FONDAZIONE CASSA RURALE DI TRENTO

TUTTO PRONTO A TRENTO PER LA MANIFESTAZIONE CHE RACCOGLIE L’EREDITÀ DELLA TRIENNALE DEL LEGNO, ARRICCHENDOLA

U

n menù di proposte ricchissimo per soddisfare l’interesse e la curiosità di tutti coloro che vorranno farci visita. Al centro dell’attenzione il legno che sarà trattato in tutte le sue sfaccettature, in un percorso che parte dal seme, passa per l’albero e arriva fino ad abbracciare i più svariati processi di trasformazione. L’evento verrà ospitato presso il grande terreno in via San Vincenzo in zona Trento Sud, proprio di fronte all’aeroporto. L’ingresso sarà gratuito. Le aziende presenti apparterranno a tutte le categorie collegate alla filiera del legno, dai tagliaboschi, alle segherie, dai falegnami, ai serramentisti, dai mobilifici, agli artigiani del comparto artistico, passando per tipografie e costruttori di strumenti musicali. Ma non solo, spazio anche a progettisti, designer e professionisti del settore. “A come… legno” sarà un luogo di scambio e arricchimento, dove anche il concetto classico di convegno verrà messo in discussione. Anziché una zona convegni, realizzeremo uno spazio aperto con un programma di animazione non stop, caratterizzato da dibattiti, approfondimenti e continui spunti di riflessione. È stato indetto un concorso di design con tema Arredo urbano, rivolto ad aziende artigiane e progettisti. Abbiamo raccolto una quindicina di adesioni, sia dal Trentino che da altre regioni d’Italia. Le opere in concorso saranno esposte in un apposito spazio durante l’evento. Le scuole della città di Trento e dintorni sono state invitate a partecipare a un concorso a tema libero, anche questo a tema legno. Tutti i lavori pervenuti verranno affissi in uno spazio apposito e a tutti i partecipanti che

C’

è ancora tempo fino al 31 ottobre per presentare, alla Fondazione Cassa Rurale di Trento, un progetto in possesso dei requisiti richiesti per candidarlo all’assegnazione di tre borse di studio, ognuna del valore di dodicimila euro. All’assegnazione possono concorrere cittadini italiani che abbiano conseguito o conseguano (entro il 30 novembre 2019) diploma di laurea con votazione non inferiore a 105/110. Altri requisiti: al 31 dicembre 2018 non aver compiuto il ventitreesimo anno di età, se in possesso di diploma di laurea triennale o il ventiseiesimo anno di età, se in possesso di diploma di laurea secondo il vecchio ordinamento o laurea specialistica equivalente o laurea magistrale; essere residenti nel comune di Trento o comuni limitrofi e presentare un progetto di studio di particolare interesse; non usufruire di altre forme di finanziamento o sostegno per lo stesso progetto. La borsa di studio dovrà essere fruita per percorsi di studio avviati entro il 30 giugno 2020. Tre le aree tematiche: economico-giuridica, tecnico-scientifica e umanistico-artistica. I progetti saranno esaminati da un Comitato scientifico. Info: www.fondazionecrtrento.it. verranno a trovarci rilasceremo un piccolo premio. Fin dall’ingresso, il visitatore sarà accompagnato alla scoperta del legno e delle professioni collegata alla sua lavorazione. Passerà dalla foresta, con i boscaioli, alla segheria, alla produzione di imballaggi, cippato e pellet, fino a giungere al mondo sfaccettato della trasformazione, ad opera di falegnamerie, professionisti del legno arredo e artisti che ricavano dal legno sculture e pezzi unici. Il percorso sarà animato da artigiani che dimostreranno la loro abilità al lavoro, e da scuole professionali, che presenteranno la propria offerta formativa e le competenze sviluppate. Domenica 20 ottobre, nel pomeriggio, verranno a trovarci i protagonisti trentini di “Under Cut”, la popolare trasmissione televisiva in onda su D-Max. 127

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trentinolibreria

IL LIBRO DEL MESE

“ARTE TRENTINA”, TUTTA DA SFOGLIARE PRESENTATA A ROVERETO UNA NUOVA RIVISTA TRIMESTRALE

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a nuova rivista “Arte Trentina - La rivista dell’arte in Trentino”, che avrà cadenza trimestrale, arriva a colmare un vuoto editoriale, essendo la prima dedicata esclusivamente agli artisti e all’arte regionale. È stata presentata alla stampa ed al pubblico sabato 28 settembre nella Sala Conferenze della Fondazione Caritro a Rovereto, in piazza Rosmini. Alla conferenza stampa erano presenti Warin Dusatti, direttore responsabile della rivista, il comitato scientifico, composto dalla studiosa d’arte Roberta Bonazza e dal critico Fiorenzo Degasperi e la redazione, formata da Eleonora Dusatti e Valentina Serafini. La rivista è edita dalle Edizioni d’Arte Dusatti di Rovereto. I lettori possono trovare in Arte Trentina articoli su mostre passate e presenti, approfondimenti sul profilo degli artisti e delle loro opere, vicissitudini storiche e curiosità, riflessioni su tematiche di carattere sociale legate all’arte; non mancano inoltre l’analisi di libri e cataloghi e l’agenda con i consigli sulle mostre e gli eventi in programma in regione da non perdere. Lo sguardo è rivolto anche alle altre discipline artistiche come architettura, scultura e fotografia. Trattandosi di una rivista dedicata all’arte ed al bello, proprio al contenuto grafico che contiene gli articoli è dedicata un’attenzione particolare. Ma perché fondare una rivista di arte regionale? La risposta sta nelle parole con cui il direttore Dusatti la presenta nell’editoriale del primo numero di ottobre: “Nella consapevolezza di essere semplici custodi di una cultura straordinaria – scrive – la rivista parla a coloro che hanno vissuto e vivono nell’arte, ma nutre anche la speranza d’esser cibo per menti curiose e, soprattutto, per i giovani, unici e reali depositari del nostro destino”. Per essere vicina anche alle nuove generazioni, oltre alla copia cartacea la rivista ha il sito dedicato www. artetrentina.it, che offre informazioni sulle mostre da visitare e accoglie segnalazioni e consigli, e la pagina Facebook periodicamente aggiornata con le ultime novità.

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DOPO IL SUCCESSO DI “DAGLI OCCHI DI MIA”, STEFANO MARGHERI TORNA CON UNA NUOVA INCREDIBILE NARRAZIONE DI STORIE DI VITA, OVE L’UOMO E IL CANE DIVENGONO UNICA ENTITÀ ALL’INTERNO DELLA QUOTIDIANA ESISTENZA. DUE ATTORI PROTAGONISTI DI FATTI ED EVENTI, CIASCUNO CON UN RUOLO SPECIFICO DA RICOPRIRE IN FUNZIONE DELL’ALTRO...

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acciamo chiarezza: questo non è un “libro sui cani”. E meno male, perché ce ne sono anche troppi in giro e di questi sono pochi quelli da leggere, e rileggere, e rileggere ancora, non fino alla comprensione di quella creatura incredibile che, sola tra tutte su questo Pianeta, ha scelto proprio noi come compagni di viaggio, perché quella comprensione richiede anni, tanti, trascorsi accanto ai cani, e tante volte neppure questo basta. No, un buon libro sui cani è quello che riesce ad accendere, nel nostro cervello piramidale da primate, la folgorante rivelazione: “Ma se un cane è tutto questo, se ogni cane è un mondo tanto complesso e variegato... allora non sono io il centro dell’u-


trentinolibreria Filippo Prosser, Alessio Bertolli, Francesco Festi e Giorgio Perazza Flora del Trentino Osiride Il volume è dedicato alla flora spontanea. Dopo una parte introduttiva d’inquadramento territoriale, metodologia della ricerca, cenni di storia dell’esplorazione floristica attraverso i primi segnalatori e alcune elaborazioni dei dati, segue la parte speciale illustrata in cui vengono presentate 2.563 specie spontanee o naturalizzate in provincia di Trento. A esse sono riservate le schede con testo descrittivo, foto, mappa di distribuzione, diagramma altitudinale. Nei testi descrittivi sono sottolineati i principali caratteri morfologici utili al riconoscimento, la distribuzione provinciale, l’habitat di crescita, ecc.. Seguono l’elenco delle specie di Lista Rossa provinciale, l’elenco commentato dei taxa casuali avventizi, degli ibridi e delle entità errate o dubbie. In coda, l’elenco delle località e date di scatto di ciascuna fotografia, la bibliografia.

Silvano Faggioni La salsiccia Abarth Reverdito È la storia dei Würstel a fare “la parte del leone”, con tante notizie curiose e divertenti. L’autore ha pensato di abbinarla alla storia della birra, in particolare di una birra che ha conosciuto sin dagli inizi un grande riscontro tra i cultori della bionda bevanda, grazie anche all’abilità e capacità di alcune intraprendenti figure femminili. Il titolo del libro è anche quello di un capitolo dedicato a Karl Abarth, il nonno del famoso Carlo, il mago dei motori e delle marmitte, che ancor oggi dà il nome ad autovetture di grande successo. Sarà il nonno, però, a creare per primo un “tubo”, non di metallo, In questo libro/intervista, in cuima perdilaun gustoso mix di maiale e manzo, famoso prima volta ricordi biografici si ilintrecciano salsicciotto “Meraner Hauswurst”, con riflessioni sull’esistenza e sul che sipresente trova ormai tanti supermercati e delinmo macellerie. È curioso che la marmitta sia stata chiamata in passato anche “salsiccia”, rafforzando, quasi in modo surreale, il legame tra nonno e nipote. Tutto è inserito nel contesto turistico dell’epoca, in cui compaiono personaggi d’eccezione, come l’imperatrice Sissi e molti altri...

niverso mondo!”. E sì, un buon libro sui cani non potrà mai farci capire del tutto “il” cane, a meno che non lo scriva un cane, s’intende. Ma i cani non scrivono, non hanno bisogno di uno strumento tanto farraginoso per raccontare qualcosa e lasciare traccia indelebile di sé nel mondo e nei cuori. I cani vivono veramente, senza mediazioni, e vivendo rendono parimenti vivo tutto ciò che vive intorno a loro. Persino noi. Questo libro, dunque, è un libro sulla vita, perché parla di cani e di persone che nei cani, con i cani, grazie ai cani, hanno trovato la propria vita. Se c’è una cosa che in mezzo secolo ho capito dei cani, almeno credo, è che in loro vive la vita così come fu concepita: nel “qui e ora”. Non c’è il domani e l’ieri... era ieri. Non c’è il passato nella vita se non come lezione per il presente, non per il futuro. Il futuro non è “qui e ora”, quindi non è vita, è un’ipotesi. Il cane ci ricorda tutto questo costantemente. È un monito caldo che con il suo stesso esistere ci dice: “Vivi. Ora. Adesso”. Se lo ascoltassimo, se avessimo l’umiltà di imparare la grande lezione del cane,

Alessia Turri Everland. Morti e rinascite nel Sud-ovest americano Cierre Edizioni Un viaggio nel Sud-ovest degli Stati Uniti, alla ricerca di storie e luoghi nascosti, insoliti, tutti da esplorare. Una coinvolgente narrazione on the road dal Nevada all’Arizona, fino al New Mexico, in bilico tra sogno e incubo, vita e morte, ci conduce attraverso cimiteri variopinti, foreste infuocate, città sotterranee e basi militari segrete. Ci presenta personaggi inaspettati: veterani solitari, signore delle torte, scienziati stellari e artigiani dell’oltretomba. Comunità leggendarie, maledette, nascoste, scomparse. Alieni e terrestri, uomini e spiriti, che abitano un West patria di mondi contrastanti. Un tragitto tra natali luminosi e praterie oscure, montagne azzurre e deserti bianchi. Colori naturali di un mondo surreale, segnato dallo scandire di nascite, morti e resurrezioni. Con una serie di racconti brevi, illustrati da affascinanti e polverose immagini, l’autrice esplora una nuova, vasta parte d’America, sempre più misteriosa, intima e vera.

potremmo essere sereni, appagati, persino felici, a volte, come solo i cani sanno essere. E questo è anche un libro sulla felicità, che ha la forma, i gesti e il sorriso di un cane. Attraverso le storie preziose che ci sono in questo libro, storie vere, scopriremo che “il” cane ha molte declinazioni della sua caninità: conosceremo individui diversi che rappresentano ciascuno una delle mille sfaccettature del cane, creatura mai uguale a se stessa eppure sempre riconducibile a ciò che fu: selvaggio lupo, magico lupo, dolcissimo lupo, indomito lupo, feroce lupo, fratello lupo. E forse potremo cogliere almeno il ricordo di quando anche noi eravamo ciò che il lupo, e il cane suo figlio, ancora sono: se stessi, nel “qui e ora”. Infine, leggendo queste storie, da centellinare una alla volta come rari elisir, scopriremo che persino il linguaggio tecnico dell’addestramento, se viene dal profondo del cuore di chi i cani li ama veramente, come Stefano Margheri, diventa poesia. E questo non l’avevo mai letto in nessun “libro sui cani”. Ma, come dicevo all’inizio, questo non lo è. Andrea Comini

Stefano Margheri

I custodi del cuore

Curcu Genovese pag. 256 - Euro 18,00

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# trentinomese

#TRENTINOMESE CONTEST: BELLA BAITA SEGANTINI, CHE STAI LASSÙ... OGNI MESE, LE TRE FOTOGRAFIE PIÙ VOTATE VERRANNO PUBBLICATE QUI. PARTECIPA ANCHE TU AL CHALLENGE DEL NOSTRO MAGAZINE!

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Al primo posto: Baita Segantini ,Pale di San Martino di Castrozza

Al terzo posto: Dolomiti, Sesto Pusteria

IL REGOLAMENTO DEL NOSTRO CONCORSO

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eguire la pagina @trentinomese su Instagram; la foto vincitrice sarà pubblicata sulla nostra rivista cartacea il mese seguente alla pubblicazione online; per decretare la foto vincitrice si terrà conto dei “mi piace” ricevuti, dal primo del mese al venti del mese (per esigenze di stampa); solo le foto che saranno selezionate da noi e

pubblicate sulla nostra pagina Instagram @trentinomese potranno partecipare al concorso; per esser selezionati vi ricordiamo di utilizzare il nostro hashtag; ricordatevi di segnalare il luogo o localizzare la foto, saranno valide solamente le foto scattate in Trentino Alto Adige. Grazie a tutti anticipatamente!

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