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Archeo n. 467, Gennaio 2024

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COLLEZIONE CASTELLANI

ANFITEATRO DI MILANO

QUESTA VIA È DI TUTTI I NUOVI SCAVI

APPIA ANTICA 39

ANNO MILLE

SPECIALE SINAGOGA DI OSTIA ANTICA

Mens. Anno XXXIX n. 467 gennaio 2024 € 6,50 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

LAVAGNONE

MILANO

TESORI ETRUSCHI IN MOSTRA BRESCIA

LE PALAFITTE DI LAVAGNONE PAESI BASSI

AL TEMPO DELLA GRANDE PAURA

SPECIALE

LA SINAGOGA DI OSTIA ANTICA

UN ANFITEATRO GREEN NEL CUORE DI MILANO

www.archeo.it

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IN EDICOLA IL 9 GENNAIO 2024

2024

L’A M RI NF ILA SC IT N OP EA O ER TRO ww TO w. ar

ARCHEO 467 GENNAIO

APPIA ANTICA

€ 6,50


SOMMARIO EDITORIALE

Sulla retta via

3

di Andreas M. Steiner

Attualità NOTIZIARIO

SCAVI L’Apollo spezzato di San Casciano ALL’OMBRA DEL VULCANO Aulo merita il vostro voto

6

INCONTRI Per il piacere del corpo e dello spirito ARCHEOFILATELIA Una passeggiata nella storia

SCAVI 28 30

di Luciano Calenda

PARCHI ARCHEOLOGICI 6

Archeologia green nel cuore di Milano

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Quest’antichità è per tutti

50

di Elena-Maria Cautis, Jessica Clementi, Luca De Angelis, Lorenzo De Cinque, Rachele Dubbini, Francesca Romana Fiano, Luigi Lafasciano, Claudio La Rocca, Matteo Lombardi, Jessica Mongillo, Ian Regueiro Salcedo e Fabio Turchetta

di Antonella Ranaldi

8

di Alessandra Randazzo

SCAVI Una villa e il suo territorio SCOPERTE Storie (e malattie) dei primi Jesolani A TUTTO CAMPO Un elisir di lunga vita

10

50

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SCAVI

Storie di vita in riva al lago

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di Giancarlo Macchi Janica

www.archeo.it

I NUOVI SCAVI

Comitato Scientifico Internazionale

MILANO Mens. Anno XXXIX n. 467 gennaio 2024 € 6,50 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

SPECIALE SINAGOGA DI OSTIA ANTICA

amministrazione@timelinepublishing.it

ANNO MILLE

Amministrazione

LAVAGNONE

Impaginazione Davide Tesei

QUESTA VIA È DI TUTTI

APPIA ANTICA 39

Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it

In copertina un tratto della via Appia Antica, poco fuori le mura, nel quale si conserva il basolato orignario di epoca romana.

Federico Curti

APPIA ANTICA

ANFITEATRO DI MILANO

Redazione Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it

€ 6,50

Presidente

COLLEZIONE CASTELLANI

Direttore responsabile Andreas M. Steiner a.m.steiner@timelinepublishing.it

IN EDICOLA IL 9 GENNAIO 2024

2024

Editore Timeline Publishing S.r.l. Via Angelo Poliziano, 76 – 00184 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it

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ARCHEO 467 GENNAIO

Anno XL, n. 467 - gennaio 2024 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990

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36 L’A M RIS NF ILA CO ITE NO PE ATR RT O O

18

w.a rc

di Giulio Paolucci

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MUSEI L’Egitto in punta di penna MOSTRE «Nello stile degli antichi»

64

di Cristina Ferrari

Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Mounir Bouchenaki, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Louis Godart, Svend Hansen, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Venceslas Kruta, Henry de Lumley, Javier Nieto

TESORI ETRUSCHI IN MOSTRA BRESCIA

LE PALAFITTE DI LAVAGNONE PAESI BASSI

AL TEMPO DELLA GRANDE PAURA

UN ANFITEATRO GREEN NEL CUORE DI MILANO

SPECIALE

LA SINAGOGA DI OSTIA ANTICA

arc467_Cop.indd 1

21/12/23 16:34

Comitato Scientifico Italiano

Enrico Acquaro, Carla Alfano, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro Filippo Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Giulio Paolucci, Sergio Pernigotti, Sergio Ribichini, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale, Andrea Zifferero Hanno collaborato a questo numero: Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Elena-Maria Cautiș è dottoranda in «Sostenibilità Ambientale e Benessere» presso l’Università degli Studi di Ferrara. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Jessica Clementi è ricercatrice e docente di topografia antica presso l’Università degli Studi di Ferrara. Francesco Colotta è giornalista. Alessandro D’Alessio è direttore del Parco archeologico di Ostia antica. Luca De Angelis, archeologo professionista, è responsabile di settore dello scavo «via Appia Antica 39». Lorenzo De Cinque è responsabile dell’Ufficio Stampa del Laboratorio ECeC «Eredità Culturali e Comunità» dell’Università degli studi di Ferrara. Rachele Dubbini è professoressa associata di archeologia classica presso l’Università degli Studi di Ferrara e direttrice scientifica del progetto «Appia Antica 39». Cristina Ferrari è archeologa. Francesca Romana Fiano è ricercatrice presso l’Università degli Studi di Ferrara e vicedirettrice dello scavo «via Appia Antica 39».Luciano Frazzoni è archeologo. Valentina Iannilli, ingegnere, è responsabile della sicurezza per lo scavo «via Appia Antica 39». Luigi Lafasciano, archeologo professionista, è responsabile di settore dello scavo «via Appia Antica 39». Claudio La Rocca, archeologo professionista, è responsabile di settore dello scavo «via Appia Antica 39». Matteo Lombardi, dottorando in «Sostenibilità Ambientale e Benessere» presso l’Università degli Studi di Ferrara, è responsabile di settore dello scavo «via Appia Antica 39». Giancarlo Macchi Janica è professore associato di


MOSTRE

Falso allarme: il mondo non è finito

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a cura di Stefano Mammini

Rubriche TERRA, ACQUA, FUOCO, VENTO

Quel piccolo mondo antico 106 di Luciano Frazzoni

L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA E trovarono il Bambino con Maria...

110

di Francesca Ceci

SPECIALE

La sinagoga di Ostia antica Archeologia, arte e memoria

110 LIBRI

82

112

82

testi di Alessandro D’Alessio, Fausto Zevi e Adachiara Zevi

geografia presso l’Università degli Studi di Siena. Chiara Maria Marchetti, archeologa professionista, è responsabile degli eventi per lo scavo «via Appia Antica 39». Jessica Mongillo, antropologa fisica, è responsabile dei reperti osteologici per lo scavo «via Appia Antica 39». Olga Osipova è Social media manager per lo scavo «via Appia Antica 39». Giulio Paolucci è conservatore presso la Fondazione Luigi Rovati, Milano. Antonella Ranaldi è Soprintendente Archeologia, Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato. Alessandra Randazzo è giornalista. Ian Regueiro Salcedo, dottorando in «Sostenibilità Ambientale e Benessere» presso l’Università degli Studi di Ferrara, è Content creator per il laboratorio ECeC «Eredità Culturali e Comunità». Francesco K.B. Simi, architetto, è dottorando del «Dottorato Nazionale in Heritage Science» presso Sapienza Università di Roma. Fabio Turchetta, titolare della ditta «Archeo», è il direttore dello scavo «via Appia Antica 39». Adachiara Zevi è architetto e storica dell’arte. Fausto Zevi è archeologo e storico dell’arte. Illustrazioni e immagini: Shutterstock: copertina – Doc. red.: pp. 3, 107 – Cortesia Servizio Associato Comunicazione dell’Unione dei Comuni Valdichiana Senese: pp. 6-7 – Cortesia Parco Archeologico di Pompei: pp. 8-9 – Cortesia Ufficio Stampa Bibione Live: p. 10 – Cortesia Ufficio Comunicazione e Promozione di Ateneo dell’Università Ca’ Foscari Venezia: pp. 12-13 – Cortesia degli autori: pp. 14-15, 110-111 – Cortesia Ufficio Relazioni con i Media del Museo Egizio, Torino: p. 16 – Cortesia Fondazione Luigi Rovati, Milano: Daniele Portanome: pp. 18 (alto), 20/21, 22/23; Stefano dal Pozzolo: pp. 18 (basso), 19, 20 (alto e basso), 23 – Cortesia Progetto PAN, Parco Amphitheatrum Naturae: pp. 36 (alto), 37, 38-47; 7emezzo.biz, Daniele Bursich: p. 36 (basso) – Cortesia Progetto «Appia Antica 39»: pp. 50, 52, 54-63; M. Lombardi: pp. 50/51, 53 – Cortesia Museo Civico Archeologico «G. Rambotti», Desenzano del Garda: pp. 64/65, 66, 67 (basso), 68-69, 70 (alto), 72 – Cortesia Ufficio Stampa Università Statale di Milano: pp. 70 (basso), 71 – Cortesia Ufficio Stampa Rijksmuseum van Oudheden, Leida: pp. 74-81 – Alamy Stock Photo: pp. 82/83 – da: La sinagoga di Ostia antica, Parco archeologico di Ostia antica-Associazione Arte in Memoria, 2023: pp. 84-85, 86 (basso), 88-101 – Chris Schwarz: pp. 102/103, 104 – Werner J. Hannappel: pp. 104/105 – The Metropolitan Museum of Art, New York: pp. 106, 108 (alto) – Paris Musées/Petit Palais, Musée des Beaux-Arts de la Ville de Paris: p. 108 (basso) – Cippigraphix: cartine rielaborazioni grafiche alle pp. 67, 86/87, 87.

Pubblicità e marketing Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com – tel. 335 8437534 Distribuzione in Italia Press-Di - Distribuzione, Stampa e Multimedia srl Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI) Stampa Roto3 Industria Grafica srl via Turbigo 11/B - 20022 Castano Primo (MI) Servizio Abbonamenti È possibile richiedere informazioni e sottoscrivere un abbonamento tramite sito web: www.abbonamenti.it/archeo; e-mail: abbonamenti@directchannel.it; telefono: 02 49572016 [lun-ven, 9-18; costo della chiamata in base al proprio piano tariffario]; oppure tramite posta scrivendo a: Direct Channel SpA Casella Postale 97 – Via Dalmazia, 13 – 25126 Brescia (BS) L’abbonamento può avere inizio in qualsiasi momento dell’anno. Arretrati Il Servizio Arretrati è a cura di: Press-Di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Srl - 20090 Segrate (MI) I clienti privati possono richiedere copie degli arretrati tramite e-mail agli indirizzi: collez@mondadori.it e arretrati@mondadori.it Per le edicole e i distributori è inoltre disponibile il sito: https://arretrati. pressdi.it

Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.

L’indice di «Archeo» 1985-2023 è disponibile sul sito https://ulissenet.comperio.it/ Registrandosi sulla home page si ottengono le credenziali per la consultazione di prova


PARCHI ARCHEOLOGICI • MILANO

P

ochi immaginano, probabilmente, che uno tra i piú grandi anfiteatri costruiti dai Romani sorgesse a Milano. Molto simile nell’architettura e nella pianta al Colosseo di Roma, era di dimensioni simili all’Arena di Verona. Tuttavia, a differenza dell’uno e dell’altro – che conservano la loro mole imponente –, già in età antica l’Anfiteatro milanese fu completamente raso al suolo. Tanto che se n’era persa ogni memoria. Solo nel 1931, durante lavori di riparazione di tubazioni, riaffiorarono i muri antichi riconosciuti dall’archeologa Alda Levi come appartenenti all’edificio da spettacolo romano del I secolo d.C. Nel 1973 alcuni scavi portarono alla creazione

ARCHEOLOGIA

GREEN NEL CUORE DI MILANO

A sinistra: foto da drone di un settore del cantiere per la realizzazione del progetto PAN, Parco Amphitheatrum Naturae, a Milano. In basso: disegno ricostruttivo dell’Anfiteatro romano.

DAL 2019 È APERTO UN GRANDE CANTIERE NELL’AREA SUD-OCCIDENTALE DEL CAPOLUOGO LOMBARDO, PROSSIMA ALLE COLONNE DI S. LORENZO, IN UNA ZONA RICCA DI TESTIMONIANZE DELLA MEDIOLANUM ROMANA. AL TERMINE DEI LAVORI, VEDRÀ LA LUCE IL PIÚ GRANDE PARCO ARCHEOLOGICO URBANO DELLA CITTÀ, BATTEZZATO PAN, PARCO AMPHITHEATRUM NATURAE di Antonella Ranaldi 36 a r c h e o


In alto: veduta panoramica dell’area interessata dagli interventi del progetto PAN. Sono ben riconoscibili le strutture dell’Anfiteatro romano. A sinistra: modello ricostruttivo di Mediolanum in età tardo-imperiale: la città fu capitale dell’impero d’Occidente fino al 402 d.C. Milano, Civico Museo Archeologico. In secondo piano, sulla sinistra, l’Anfiteatro.

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SCAVI • LOMBARDIA

Un particolare dell’allestimento del Museo Civico Archeologico «G. Rambotti» di Desenzano del Garda (Brescia). Al centro, su un tappeto multimediale interattivo che riproduce lo stagno, è la piroga proveniente dal sito del Lavagnone.

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STORIE DI F VITA IN RIVA AL LAGO

L’INSEDIAMENTO PALAFITTICOLO DEL LAVAGNONE, PRESSO DESENZANO DEL GARDA, È OGGETTO DELLE INDAGINI SISTEMATICHE CONDOTTE DALL’UNIVERSITÀ DI MILANO. SCAVI PREMIATI DA RITROVAMENTI DI ECCEZIONALE INTERESSE PER LA RICOSTRUZIONE DEL MODUS VIVENDI DELLA COMUNITÀ STANZIATA SULL’ANTICO BACINO LACUSTRE di Cristina Ferrari

in dalle loro prime scoperte, le palafitte hanno acceso l’immaginazione e la curiosità della comunità scientifica e del grande pubblico, per via della loro unicità e della straordinaria rilevanza scientifica ai fini della ricostruzione storica, archeologica e naturalistica dell’età preistorica. Attestate in un orizzonte cronologico che va dal Neolitico al Bronzo Finale (tra il 5000 e il 500 a.C. circa), le palafitte rappresentano un sistema di adattamento all’ambiente tipico delle zone umide: in particolare, per quanto riguarda il territorio italiano, della regione dei laghi di Varese e di Garda. La loro importanza è stata riconosciuta nel 2011 con la creazione del sito seriale «Siti Palafitticoli Preistorici dell’Arco Alpino», inserito nella Lista del Patrimonio UNESCO, che comprende 111 dei circa 1000 insediamenti localizzati tra Austria, Francia, Germania, Italia, Slovenia e Svizzera, riconoscendo anche la necessità della loro conservazione. Del sito seriale transnazionale fanno parte 19 villaggi palafitticoli italiani, suddivisi in 7 grandi macroaree, distribuite tra Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia (piccoli laghi e torbiere del Piemonte, Lago Maggiore e Laghi Varesini tra Piemonte e Lombardia, Lago di Garda tra Lombardia e Veneto, fiumi tra Lombardia e Veneto, laghi e torbiere del Trentino, Berici ed Euganei del Veneto, fiumi e paludi tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia). Nel sito UNESCO è compreso l’abitato del Lavagnone, sorto, come la palafitta del Lucone di Polpenazze (vedi «Archeo» n. 444, febbraio 2022; on line su issuu.com), su un antico laghetto inframorenico, circa 3,4 km a sud dell’attuale sponda del Lago di Garda, al confine tra i comuni di Desenzano e Lonato (Brescia). «Le prime fortuite scoperte – spiega Marta Rapi, professore di preistoria a r c h e o 65


MOSTRE • PAESI BASSI

74 a r c h e o


Particolare della ricca decorazione della coperta dell’evangeliario noto come Codex Ansfridus (per la veduta d’insieme, vedi foto a p. 78) 950-1000. Utrecht, Museum Catharijneconvent.

FALSO ALLARME: IL MONDO NON È FINITO IL PRIMO ANNO DELL’XI SECOLO AVREBBE DOVUTO, SECONDO MOLTI, ESSERE L’ULTIMO DELL’UMANITÀ. UNA CONVINZIONE, SOSPESA A METÀ FRA CREDENZE RELIGIOSE E SUPERSTIZIONE, CHE SEMINÒ INCUBI E PAURE. MA QUANTO INCISERO DAVVERO LE ANGOSCE MILLENARISTICHE SULLA VITA DI OGNI GIORNO? LA RISPOSTA, FORSE INASPETTATA, NELLA MOSTRA ORA ALLESTITA A LEIDA, NEL MUSEO NAZIONALE DI ANTICHITÀ a cura di Stefano Mammini a r c h e o 75


SPECIALE • OSTIA

I resti della sinagoga di Ostia antica. Venuta in luce casualmente nel 1961, in seguito ai lavori per la realizzazione di un raccordo stradale, l’edificio rappresenta la testimonianza eloquente della plurisecolare presenza di una nutrita comunità ebraica nella città portuale. 82 a r c h e o


LA SINAGOGA DI

OSTIA ANTICA ARCHEOLOGIA, ARTE E MEMORIA

La città romana di Ostia, che con i vicini porti di Claudio e Traiano (Portus) venne a costituire in età imperiale il piú grande scalo marittimo (e fluviale) del mondo antico, porto e porta di Roma sul Mediterraneo, è a tutt’oggi uno dei siti archeologici piú estesi e meglio conservati del pianeta. Come e piú di Pompei (dove la vita cessò nel 79 d.C.), e certamente della stessa Urbe (la cui millenaria pluristratificazione non consente di osservarvi oggi che una parte minima e residuale dei suoi antichi assetti), Ostia preserva e ci restituisce invece un patrimonio di architetture, tipologie e tecniche edilizie, di apparati pittorici e musivi, di sculture e di iscrizioni, e ancora di reperti mobili di ogni genere e tipo, forse senza eguali del lungo fluire della civiltà romana. Cosí come perspicuo e fortemente identitario ci appare il livello di commistione e integrazione etno-antropologica, linguistica, religiosa e culturale in senso lato che da quel patrimonio nel suo complesso promana. di Alessandro D’Alessio, Fausto Zevi e Adachiara Zevi a r c h e o 83


SPECIALE • OSTIA

P

rima di addentrarci nella presentazione della sinagoga ostiense, un monumento e luogo di culto tra piú affascinanti e significativi dello scenario urbano, è proprio il contesto storico-religioso di Ostia che vogliamo evocare. Ai principali templi pagani, sorti già a partire dalla fondazione medio-repubblicana della colonia e poi nei secoli a venire (dal Capitolium a quelli della Bona Dea, dall’area sacra di Ercole ai cosiddetti Quattro Tempietti, dal tempio anonimo del Piazzale delle Corporazioni a quello, mai precisamente identificato, di Vulcano, divinità tutelare della città, ecc.), si affiancarono via via i culti alle divinità orientali con i relativi edifici sacri (dal

pari passo alla dilagante affermazione del cristianesimo (san Pietro, sant’Agostino, santa Monica, come altri ecclesiastici o martiri cristiani, passarono da Ostia), iniziarono a sorgere anche edifici di culto quali le basiliche: quella costantiniana per esempio, fra le piú antiche di Roma e dell’area romana, nota dal Liber Pontificalis e che i colleghi tedeschi dell’Università di Colonia e dell’Istituto Archeologico Germanico di Roma hanno individuato e cominciato a scavare nei mesi scorsi nella Regio V; o quella di Pianabella, sita presso la vicina via Ostiense, e ancora quella di Portus, nell’area dei porti imperiali, e l’altra del martire sant’Ippolito (ancora oggi patrono di Fiumicino), al di qua della fossa Traiana.

tempio e Campo della Magna Mater/Cibele al Serapeo e ai numerosissimi Mitrei – se ne contano addirittura una ventina – che vennero gradualmente a popolarvi tanti spazi, in genere semi-sotterranei e a carattere per lo piú privato). Non solo. Con l’età imperiale avanzata, e piú in particolare dal III e soprattutto IV secolo d.C., di

In questo suggestivo e pacifico melting-pot religioso (e che tale perdurerà fino al trionfo definitivo del cristianesimo e alla messa al bando delle credenze pagane), la cifra caratteristica e caratterizzante la società ostiense – come quella dell’intera oikoumene romana se vogliamo, ma che a Ostia si coglie in tutta la sua intensità – fu proprio quella della tolle-

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ranza e dell’accomodante incontro tra religioni e culti fra i piú disparati e di diversa matrice e provenienza. Non vi poteva mancare l’ebraismo, religione monoteistica di storia e tradizione già millenarie. Saldamente inseriti nel corpo civico e negli stessi apparati di potere e gestione della città (magistrature) sin dall’età augustea o comunque giulio-claudia (se non da prima), gli Ebrei/Iudaei ostiensi componevano una delle comunità piú floride e attive di Ostia, sebbene non sia semplice riconoscerne identità e appartenenza in base alla sola documentazione onomastico-prosopografica o di altro genere disponibile (si veda a seguire il contributo di Fausto Zevi, alle pp. 92-99).

Sulle due pagine, in senso orario: la sinagoga di Ostia antica al momento della scoperta nella primavera del 1961; la sala principale della sinagoga dopo il rialzamento delle colonne; lo strato di pavimento in terra battuta che ricopriva i mosaici della stanza 10, prima degli scavi.

UNA FAMIGLIA POTENTE Certamente in auge nei primi due secoli dell’era volgare e fino anzi al 219 d.C., quando l’ultimo dei suoi esponenti (il Caio Fabio Agrippino governatore della Siria e discendente dell’omonimo console del 148) venne messo a morte dall’imperatore Elagabalo, vi furono in seno a questa comunità i Fabi, grande e potente famiglia che nelle sue differenti ramificazioni (Rufi, Longi e appunto Agrippae/Agrippini) ebbe costantemente accesso alle piú alte cariche istituzio-

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TERRA, ACQUA, FUOCO,VENTO Luciano Frazzoni

QUEL PICCOLO MONDO ANTICO I GIOCATTOLI HANNO DA SEMPRE ACCOMPAGNATO LA VITA DI BAMBINE E BAMBINI. E, PRIMA DELL’AVVENTO DELLA PLASTICA, LA REALIZZAZIONE DI SONAGLI, BAMBOLE O FISCHIETTI È UN’ALTRA DIMOSTRAZIONE DELLE MOLTE POSSIBILITÀ DI IMPIEGO DELLA CERAMICA

L

a massiccia diffusione delle materie plastiche ne ha determinato, soprattutto tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, l’ampio utilizzo nell’industria dei giocattoli. Il basso costo della plastica ha fatto sí che macchinine, soldatini, pupazzi e bambole potessero entrare nelle case di bambine e bambini di ogni estrazione sociale. In epoca antica, invece, i giocattoli, fin dalla prima infanzia, erano realizzati per lo piú in ceramica, la plastica dell’antichità. E molti di questi oggetti, rinvenuti principalmente nelle sepolture, ci permettono di ricostruire quali fossero i giochi dei piú piccoli. Per gli infanti, si utilizzavano biberon a forma di porcellino, con un foro nella parte superiore del corpo per introdurvi il latte, e un altro sul muso dell’animale, da dove il bambino poteva bere. Oggetti simili, oltre che come biberon, potevano svolgere anche la funzione di sonagli, chiamati crepundia o crepitacula, in genere regalati ai bambini durante le feste dei Saturnalia; mediante sassolini o sferette di argilla collocate all’interno, si produceva rumore quando il giocattolo veniva agitato. Questi vasetti in forma di porcellino, spesso decorati con inserti di pasta vitrea colorata, sono stati rinvenuti come corredo funerario in molte tombe infantili a Roma (sull’Esquilino) e nel

106 a r c h e o

suburbio (esempi a Settecamini sulla via Tiburtina, in un mausoleo ipogeo scavato nel tufo nella necropoli della via Collatina, nella tomba a cappuccina di una bambina in località Quarto di

Corzano nel territorio compreso tra i comuni di Roma e di Gallicano, a circa 2 km dall’antica Gabii). Altri esemplari si trovano a Ostia, al Museo Nazionale Romano e anche al British Museum di Londra.


La produzione di questi giocattoli, collocabile tra la fine della repubblica e la metà del II secolo d.C., è probabilmente da localizzare in un’officina attiva nel territorio di Tivoli. Oltre che a forma di animali, i crepitacula, potevano anche essere configurati a busti femminili e maschili, posti su basette che fungevano da impugnatura. Un esempio, ora conservato al Museo Nazionale Romano, proviene dalla tomba di una bambina rinvenuta al VII miglio della via Nomentana, raffigurante una giovane donna con una complessa acconciatura. Cavi all’interno, questi sonagli venivano realizzati da una matrice a due valve attaccate tra loro, dopo aver introdotto all’interno una pallina di argilla.

LE ANTENATE DI BARBIE Figurine in terracotta riproducenti animali da cortile costituivano comunque un regalo apprezzato, soprattutto per le bambine, come testimoniano le numerose figure di galli e galline conservate nel Museo di Magonza. Tra i giochi femminili non potevano, inoltre, mancare le bambole, realizzate in osso, avorio e nella piú economica terracotta. Come le moderne Barbie, queste bambole avevano spesso gli arti snodabili, ed erano fornite di accessori per la toletta e anche di piccoli mobili che arredavano la loro casa in miniatura. Anche questi giocattoli ci offrono testimonianza delle notevoli differenze sociali esistenti tra i bambini dell’antica Roma. Esistevano infatti bambole (pupae) per tutte le tasche, da quelle piú a basso costo, come si è detto in ceramica, a quelle realizzate in materiale piú prezioso. Pensiamo alla famosa bambola appartenuta a Crepereia Tryphaena, morta alla vigilia delle nozze, e sepolta insieme ai suoi giochi preferiti. La bambola, realizzata in avorio, presenta una elaborata acconciatura, che costituisce per gli

archeologi un importante elemento datante, se confrontato con i ritratti marmorei delle donne appartenenti alla famiglia imperiale (in questo caso la pettinatura è quella di moda al tempo di Marco Aurelio e Faustina Minore). La bambolina era fornita anche di un corredo di oggetti riproducenti gioielli, un pettinino e due braccialettini con un cerchietto in oro come fermaglio. Altrettanto preziosa era la bambola appartenuta alla vestale Cossinia, vissuta tra la fine del II e l’inizio del III secolo d.C., come lascia anche intuire l’acconciatura della figurina, uguale a quella della moglie di Settimio Severo, Giulia Domna. Anch’essa era fornita di accessori quali una collana e braccialetti in oro, a conferma di come l’alto rango della sua padrona si rispecchiasse nei suoi giocattoli. In terracotta venivano anche realizzati i fischietti, raffiguranti uccelli o galletti, figurine munite sul retro di un elemento tubolare con fessura, soffiando nel quale si produceva un fischio. Fischietti realizzati con ossa, soprattutto

falangi, di animali, risalgono al Paleolitico Superiore, utilizzati come richiamo per la caccia, o anche con significati magici. Nel Neolitico compare il piú antico fischietto in terracotta, datato tra il 4500 e il 4000 a.C., rinvenuto ad Harsova in

In alto: pupazzo in ceramica in forma di soldato romano. Olimpia, Museo Archeologico. A destra: biberon in foma di cigno di epoca romana. Londra, Wellcome Collection. Nella pagina accanto: bambola in terracotta con braccia snodabili, dall’Attica (Grecia). IV sec. a.C. New York, The Metropolitan Museum of Art.

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