CUCCUMELLA
MISSIONE IN ALBANIA
LA PREISTORIA DEL LEGNO
VINCENZO CARDARELLI
SPECIALE VIA DELLA SETA
I SEGRETI DELLA CUCCUMELLA
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LETTERATURA
L’ETRUSCOLOGO INCONSAPEVOLE
SPECIALE
RIVELAZIONI SULLA
VIA DELLA SETA
MISSIONE NELLA VALLE DELLA VJOSA
ALBANIA
www.archeo.it
IN EDICOLA L’ 8 NOVEMBRE 2024
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2024
Mens. Anno XXXIX n. 477 novembre 2024 € 6,50 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
ARCHEO 477 NOVEMBRE
VULCI
€ 6,50
SOMMARIO EDITORIALE
Una voce nel deserto
3
di Andreas M. Steiner
Attualità
6
SCAVI Aristocrazie aquileiesi
6
di Giampiero Galasso
28
TUMULO DELLA CUCCUMELLA
Il gigante di Vulci
34
di Alessandro Mandolesi
14
di Dario Daffara
MOSTRE I tesori di Rachu Kakunas 16 A TUTTO CAMPO Vedere l’invisibile 18
64 MOSTRE
Un antico campione di versatilità
10
di Alessandra Randazzo
FRONTE DEL PORTO Ritorna vincitor!
26
di Luciano Calenda
NOTIZIARIO
ALL’OMBRA DEL VULCANO Banchetti sí, ma non per tutti
MOSTRE L’inizio di una nuova vita ARCHEOFILATELIA Un ponte fra i continenti
64
di Cristina Ferrari
ARCHEOLOGIA E LETTERATURA/16
34
L’etruscologo inconsapevole 76
SCAVI
La lunga vita di una valle
50
di Giuseppe M. Della Fina
di Giampiero Galasso
di Marco Valenti
50 € 6,50
2024
www.archeo.it
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LA BR DE PR ES L L EIS CI EG TO A NO RIA
ARCHEO 477 NOVEMBRE
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76 IN EDICOLA L’ 8 NOVEMBRE 2024
di Daniela Fuganti
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INCONTRI Quando il Colosseo si tinge di rosa
LETTERATURA
L’ETRUSCOLOGO INCONSAPEVOLE
Impaginazione Davide Tesei Amministrazione amministrazione@timelinepublishing.it
Presidente
Federico Curti
Comitato Scientifico Internazionale Mens. Anno XXXIX n. 477 novembre 2024 € 6,50 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
SPECIALE VIA DELLA SETA
Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it
VINCENZO CARDARELLI
Redazione Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it
LA PREISTORIA DEL LEGNO
Direttore responsabile Andreas M. Steiner a.m.steiner@timelinepublishing.it
MISSIONE IN ALBANIA
Editore Timeline Publishing S.r.l. Via Angelo Poliziano, 76 – 00184 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it
CUCCUMELLA
Anno XL, n. 477 - novembre 2024 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990
In copertina statuina in ceramica policroma smaltata raffigurante un cammello del cui carico fa parte anche una pezza di arrotolata. Epoca Tang (618-907). Londra, British Museum.
SPECIALE
RIVELAZIONI SULLA
VIA DELLA SETA VULCI
I SEGRETI DELLA CUCCUMELLA
arc477_Cop.indd 1
ALBANIA
Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, Mounir Bouchenaki, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Louis Godart, Svend Hansen, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Venceslas Kruta, Henry de Lumley, Javier Nieto
MISSIONE NELLA VALLE DELLA VJOSA
28/10/24 10:35
Comitato Scientifico Italiano
Carla Alfano, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro Filippo Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Giulio Paolucci, Sergio Pernigotti, Sergio Ribichini, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Jacopo Tabolli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale, Andrea Zifferero Hanno collaborato a questo numero: Sue Brunning è curatrice della sezione dell’Alto Medioevo europeo del British Museum. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesco Colotta è giornalista. Dario Daffara è funzionario archeologo del Parco archeologico di Ostia antica. Giuseppe M. Della Fina è vice presidente della Fondazione per il Museo «Claudio Faina» di Orvieto. Cristina Ferrari è archeologa. Luciano Frazzoni è archeologo. Daniela Fuganti è giornalista. Giampiero Galasso è giornalista. Alessandro Mandolesi è archeologo presso Opera Laboratori. Elisabeth R. O’Connell è curatrice della sezione bizantina del British Museum. Alessandra Randazzo è giornalista. Marco Valenti è professore ordinario di archeologia cristiana e medievale all’Università degli Studi di Siena. Luk Yu-ping è curatrice delle collezioni di pitture e stampe cinesi e di materiali dell’Asia Centrale del British Museum.
Rubriche TERRA, ACQUA, FUOCO, VENTO
Le mille vie della maiolica
106
di Luciano Frazzoni
L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA
Matrimoni eroici 110 di Francesca Ceci
84 SPECIALE
110 LIBRI
Carovane cariche di storia 112
84
di Sue Brunning, Luk Yu-ping e Elisabeth R. O’Connell
Illustrazioni e immagini: Ufficio Stampa British Museum: The Trustees of the British Museum: copertina (e p. 88) e pp. 87 (basso), 92-95, 98-99, 103; ACDF of Uzbekistan, Samarkand State Museum Reserve: pp. 87 (alto), 90/91, 101 (basso); The Bodleian Libraries, University of Oxford: pp. 89, 90; Ashmolean Museum, University of Oxford: p. 100; Bode-Museum, Museum für Byzantinische Kunst, Berlino: Antje Voigt: p. 101 (alto); Asian Civilisations Museum, Tang Shipwreck Collection, Singapore: p. 102 – Doc. red.: pp. 3, 22, 24, 34/35, 37, 76, 78-85, 9697, 104-108 – Cortesia Soprintendenza ABAP per il Friuli Venezia Giulia: pp. 6-9 – Parco archeologico di Pompei: pp. 10-11 – Parco Archeologico di Ostia antica: pp. 14-15 – Cortesia Museo Archeologico Nazionale di Firenze: p. 16 – Università degli Studi di Siena: DSSBCDipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali: pp. 18-19 – Cortesia Ufficio Stampa e Promozione Susan G. Komen Italia: pp. 20-21, 23 – Ufficio Stampa Studio Esseci: p. 26 – Cortesia degli autori: pp. 36 (basso), 38-49, 110-111 – Cortesia Università degli Studi di Bari «Aldo Moro»-Istituto di Archeologia dell’Accademia delle Scienze d’Albania,Tirana: pp. 50/51, 52 (basso), 52/53, 53, 54-61 – Cortesia Archivio del Museo Archeologico della Valle Sabbia/su concessione MIC: pp. 64-65, 66 (basso), 66/67, 68-75 – Mondadori Portfolio: Archivio GBB: p. 77 – Historiska museet/SHM, Stoccolma: Ola Myrin: p. 86 – Cippigraphix: cartine e rielaborazioni grafiche alle pp. 36 (alto), 52 (alto), 66, 88/89.
Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.
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L’indice di «Archeo» 1985-2023 è disponibile sul sito https://ulissenet.comperio.it/ Registrandosi sulla home page si ottengono le credenziali per la consultazione di prova
n otiz iari o SCAVI Friuli-Venezia Giulia
ARISTOCRAZIE AQUILEIESI
L’
area prospiciente via Gemina ad Aquileia, coincidente con un’insula residenziale situata tra il foro romano e il porto fluviale della città antica, è stata recentemente oggetto di una serie di indagini archeologiche da parte del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Trieste, svolte nell’ambito della concessione di scavo del Ministero della Cultura e in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia e la Fondazione Aquileia, a cui è conferito questo settore dell’area archeologica. Lo scavo è stato a lungo diretto (2005-2023) da Federica Fontana – prematuramente scomparsa nello scorso maggio – e, grazie al suo lavoro condotto nell’area, ha portato sia a importanti risultati per la ricostruzione di un tassello della forma urbis di Aquileia, sia alla formazione di nuove generazioni di professionisti archeologi. Gli obiettivi principali di questa campagna si sono concentrati su due aspetti fondamentali: da un lato la verifica della suddivisione originaria dell’insula a stratigrafia complessa e, dall’altro, la comprensione del rapporto stratigrafico e funzionale tra la Casa dei Putti Danzanti e le strutture rinvenute in anni precedenti, in particolare il complesso abitativo noto come Casa del Fondo RitterZàhony, scoperto da Giovanni Brusin negli anni Trenta del Novecento e poi reinterrato. Grazie allo scavo è stato possibile riscoprire una serie di ambienti che per caratteristiche e dimensioni
6 archeo
corrispondono a quelli individuati proprio da Brusin nel secolo scorso. Questo risultato ha permesso non solo di ampliare la comprensione del sito, ma anche di georeferenziare gli interventi effettuati in passato, verificando la corrispondenza tra i resti archeologici e i dati d’archivio, tra cui piante, fotografie e disegni: una strategia di ricerca fondamentale per la ricostruzione puntuale della storia urbana di Aquileia. Un altro risultato significativo riguarda la revisione cronologica di alcuni pavimenti musivi, precedentemente datati sulla base di analisi stilistico-tipologiche e ora riconsiderati grazie ai nuovi dati stratigrafici e all’associazione con i materiali rinvenuti. Questo
In alto: Aquileia, via Gemina. Pavimento a mosaico con tessere in bianco e nero. Nella pagina accanto: un settore dell’area indagata dai recenti scavi. In basso: uno degli ambienti pavimentati già scoperti da Giovanni Brusin negli anni Trenta del Novecento e riemerso durante le nuove indagini.
archeo 7
SCOPERTE • ALBANIA
LA LUNGA VITA
DI UNA VALLE
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Un momento delle attività di ricognizione di superficie condotte nella media valle della Vjosa, nel comparto di Qesarat (Albania), da una missione archeologica italo-albanese.
UNA MISSIONE ARCHEOLOGICA ITALO-ALBANESE STA INDAGANDO UNA VASTA PORZIONE DEI TERRITORI BAGNATI DAL FIUME VJOSA. LE RICOGNIZIONI DI SUPERFICIE, ACCOMPAGNATE DA PROSPEZIONI E DALL’IMPIEGO DELLA MAGNETOMETRIA, RESTITUISCONO UN QUADRO DI NOTEVOLE INTERESSE, SEGNATO DA PRESENZE CHE COPRONO UN AMPIO ORIZZONTE CRONOLOGICO, DALLA PREISTORIA ALL’ETÀ MEDIEVALE di Giampiero Galasso
S
i è conclusa nello scorso settembre la campagna 2024 della missione di indagine congiunta italo-albanese «Archeologia dei paesaggi nella media valle dellaVjosa: ricerca storica e comunità di patrimonio», attivata nel comparto di Qesarat (Memaliaj, provincia di Tepelenë), un villaggio adagiato lungo la catena collinare che si estende fino al corso del fiume Vjosa, culminando nelle alture di Rabia. Il progetto scientifico è coordinato dal Dipartimento di Ricerca e Innovazione Umanistica dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro (che ne garantisce il finanziamento) a r c h e o 51
MOSTRE • LOMBARDIA
UN ANTICO CAMPIONE DI VERSATILITÀ 64 a r c h e o
SEBBENE SI CONSERVINO SOLO IN CONDIZIONI PARTICOLARI, I MANUFATTI IN LEGNO FURONO CERTAMENTE UNA PRESENZA COSTANTE NELLA VITA QUOTIDIANA DELLE COMUNITÀ UMANE FIN DALLA PREISTORIA. UNA SPETTACOLARE CONFERMA IN TAL SENSO VIENE DAI MATERIALI RESTITUITI DALLO SCAVO AL LUCONE DI POLPENAZZE, ORA PROTAGONISTI DI UNA MOSTRA NEL MUSEO ARCHEOLOGICO DELLA VALLE SABBIA DI GAVARDO, NEL BRESCIANO di Cristina Ferrari
N
ella periodizzazione della preistoria e della protostoria, si adottano denominazioni coniate a partire dai materiali tradizionalmente ritenuti fondamentali nel progresso tecnologico delle comunità umane, cioè la pietra (e dunque Paleolitico, Mesolitico e Neolitico) e i metalli (con le età del Rame, del Bronzo e del Ferro). «In realtà, però – spiega Marco Baioni, direttore scientifico dello Scavo al Lucone D e, dal 2004, del Museo Archeologico della Valle Sabbia di Gavardo (Brescia) –, il materiale in assoluto piú utilizzato, fin dal Paleolitico, è il legno. Un ramo fu il piú antico strumento dei primi ominidi, il legno serví a creare il fuoco, a catturare gli animali e a costruire i primi ripari. Data la sua importanza dovremmo interpretare l’intera storia umana come un’unica età del legno, fino alla recente introduzione della plastica». E «L’Età del Legno. 4000 anni fa al Lucone» è appunto il titolo della mostra proposta dal MAVS, Museo Archeologico della Valle Sabbia (Gavardo, Brescia), ispirato al saggio L’età del legno di Roland Ennos, che riconosce l’importanza di questo materiale e dimostra come la capacità di sfruttarne le proprietà abbia modellato le società umane.
«Un’importanza spesso sottovalutata – continua Baioni –, in quanto si tratta di un materiale altamente deperibile, che normalmente non si conserva, se non in ambienti estremi: luoghi molto aridi e caldi (deserti), freddi (ghiacciai e zone circumpolari), o umidi privi di ossigeno, come le torbiere. Gli oggetti in legno alle nostre latitudini sono stati rinvenuti in rari e fortunati casi in alta quota (come l’attrezzatura di Ötzi), piú comunemente in ambiente umido, come le torbiere intorno al Garda» e, quindi, negli insediamenti palafitticoli. Come, appunto, quello del Lucone di Polpenazze (Brescia; vedi «Archeo» n. 444, febbraio 2022; on line su issuu.com) che ha A destra: manico con decorazione a triangoli campiti e due fori sul fondo, dai quali usciva verosimilmente un laccio. A oggi, è l’unico manufatto decorato trovato nello scavo. Nella pagina accanto: un particolare dell’allestimento della mostra «L’Età del legno. 4000 anni fa al Lucone», in corso al MAVS di Gavardo. Tutti i reperti riprodotti in queste pagine provengono dallo scavo del sito palafitticolo del Lucone di Polpenazze (Brescia). a r c h e o 65
ARCHEOLOGIA E LETTERATURA/16
L’ETRUSCOLOGO INCONSAPEVOLE ORIGINARIO DI TARQUINIA E DUNQUE DI UNA DELLE PRINCIPALI CITTÀ DELL’ETRURIA, IL POETA E SCRITTORE VINCENZO CARDARELLI AFFIANCÒ A UNA VASTA E FORTUNATA PRODUZIONE LETTERARIA L’INTERESSE PER LA STORIA DELLA GRANDE CIVILTÀ PREROMANA. DELLA QUALE SI CONSIDERAVA FIGLIO E DI CUI SEPPE INTUIRE DINAMICHE E FENOMENI POI RICONOSCIUTI DAI PIÚ AUTOREVOLI STUDIOSI DELLA MATERIA di Giuseppe M. Della Fina
I
l nome del poeta e scrittore Vincenzo Cardarelli suona oggi forse poco familiare, ma fino a pochi decenni fa godeva invece di grande notorietà ed era ben vivo il ricordo del ruolo significativo da lui avuto nelle vicende letterarie italiane tra gli anni Venti e Cinquanta del Novecento. Mi sembra quindi necessario spendere qualche riga per tracciarne la figura, pur limitandomi a qualche cenno. Vincenzo Cardarelli (il cui vero nome era Nazareno Caldarelli) era nato a Tarquinia il 1° mag76 a r c h e o
Il poeta e scrittore Vincenzo Cardarelli (1887-1959), terzo da sinistra, con alcuni amici, in visita a uno scavo archeologico. Nella pagina accanto: urna cineraria biconica con coperchio. Cultura villanoviana, IX-VIII sec. a.C. Columbia, University of Missouri, Museum of Art and Archaeology.
SPECIALE • LE VIE DELLA SETA
CAROVANE CARICHE DI STORIA
Una carovana di cammelli in viaggio in una delle aree desertiche attraversate dalla Via della Seta. 84 a r c h e o
I PLURISECOLARI RAPPORTI FRA L’ASIA E IL RESTO DEL MONDO SI SONO DIPANATI LUNGO MOLTEPLICI DIRETTRICI, VEICOLANDO NON SOLTANTO IL PREZIOSO TESSUTO RICAVATO DAI BACHI, MA ANCHE IDEE, DOTTRINE RELIGIOSE, MODELLI CULTURALI, NONCHÉ UNA GAMMA INFINITA DI MATERIE PRIME E MANUFATTI. AL BRITISH MUSEUM UN VIAGGIO AFFASCINANTE SUI PERCORSI DELLE «VIE» DELLA SETA di Sue Brunning, Luk Yu-ping e Elisabeth R. O’Connell
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TERRA, ACQUA, FUOCO,VENTO Luciano Frazzoni
LE MILLE VIE DELLA MAIOLICA L’AVVENTO DELLE CERAMICHE SMALTATE NON È SOLTANTO L’ESITO DI UNA VERA E PROPRIA RIVOLUZIONE TECNOLOGICA. MA È ANCHE IL FRUTTO DI SCAMBI AD AMPLISSIMO RAGGIO, FRA ORIENTE E OCCIDENTE E VICEVERSA
I
n Italia, le prime produzioni di ceramiche smaltate (ossia ricoperte da un rivestimento a base di silice e stagno di colore bianco, piú o meno lucido; i colori si ottenevano con ossidi di rame per il verde, manganese per il bruno, ferro per il giallo, n.d.r.) vengono convenzionalmente denominate «protomaioliche» e sono caratterizzate da uno smalto bianco e da decorazioni prevalentemente dipinte in bruno e verde, ma in alcuni casi si trovano anche il giallo e il blu. I primi centri produttori sono Savona, dove si produceva anche la graffita arcaica tirrenica (o graffita arcaica savonese), e alcune località dell’Italia meridionale e della Sicilia. La protomaiolica campana, prodotta a Napoli, si caratterizza per decori geometrici e vegetali disposti entro una larga fascia sul bordo delle ciotole, mentre al centro compaiono motivi geometrici come il «nodo di Salomone», o vegetali (rosette, svastiche fiorite, fiori a petali); piú rare sono le raffigurazioni zoomorfe, con pesci o uccelli, resi in bruno, giallo e verde. Questi motivi presentano stretti contatti con le protomaioliche pugliesi, in particolare di Lucera. Una produzione particolare, destinata probabilmente ai monasteri, presenta una decorazione monocroma in bruno sul fondo delle coppe, con croci gigliate o potenziate. Oltre all’ingobbiata sotto vetrina (l’ingobbio è un rivestimento
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costituito da argilla diluita molto depurata di colore biancastro, poi ricoperta da una vernice trasparente a base di silice e piombo, che dopo la cottura assume un aspetto vetroso, n.d.r.), in Puglia viene prodotta anche ceramica smaltata, sia nell’area del Tavoliere – dove erano attive officine a Lucera, Fiorentino, Torrione del Casone e forse Ordona nel Foggiano –, che nella parte meridionale, a Brindisi. La produzione di Lucera – ciotole, piatti, scodelle e un tipico boccale con breve corpo tronco-conico e largo collo svasato – è da mettere probabilmente in relazione con una numerosa colonia di Saraceni, qui deportata a forza da Federico II dall’Agrigentino, nel 1223 e nel 1246, che avrebbe portato in Puglia il suo bagaglio di conoscenze nella realizzazione di ceramica smaltata. La produzione lucerina dovrebbe iniziare dunque nel secondo quarto del XIII secolo, per continuare fino alla distruzione della città da parte di Carlo II d’Angiò, nel 1300. Gli artigiani saraceni furono poi trasferiti a Napoli, e questo potrebbe spiegare le somiglianze con la protomaiolica del Tavoliere con quella campana.
UN CENTRO PRECOCE Caratteristico della produzione di protomaiolica brindisina, oltre all’uso del blu cobalto, è il motivo del «gridiron», costituito da un cerchio campito a reticolo e circondato da altri motivi geometrici come trattini, puntini,
In alto: scodella in protomaiolica di tipo Gela 3. 1233-1275 circa. Caltagirone, Museo della Ceramica. Qui sopra: boccale in maiolica arcaica. XIII sec. Pisa, Museo Nazionale di San Matteo.
archetti, mentre piú rari sono i motivi zoomorfi (quadrupedi, uccelli, pesci) e a figura umana. Un piatto è decorato con una grande nave a vele latine, e trova confronto con un pezzo rinvenuto a Corinto. Brindisi sembra essere stato un centro molto precoce per la protomaiolica, attestata già nei primi anni del Duecento, e viene esportata in vari centri dell’Italia ma soprattutto nel Mediterraneo orientale, in Epiro, Grecia, e nel Regno Latino di Gerusalemme. In Sicilia, l’inizio della produzione di ceramiche smaltate, è collocabile nella prima metà del XIII secolo; tale produzione non sarebbe nata dalla sperimentazione delle nuove tecniche, ma è opera di maestranze che ne avevano già piena padronanza; non è però chiaro se si tratti di ceramisti locali che avevano appreso le nuove tecnologie di rivestire le ceramiche con una vetrina stannifera da contatti fuori dell’isola, o di ceramisti immigrati dalle aree di cultura islamica dove tali ceramiche erano già prodotte, dal Maghreb o dalla penisola iberica. I centri di produzione si possono localizzare a Gela (dove si produce la cosiddetta Gela ware), e forse in altri siti della Sicilia centroorientale (Caltagirone, Siracusa), mentre sembra da escludere una produzione nella parte occidentale. È da notare che già dalla seconda metà del XII secolo si importava stagno dalla penisola iberica, indispensabile per la realizzazione della copertura a smalto. Inoltre, per quanto riguarda la circolazione di maestranze che introducono le nuove tecniche nel rivestimento delle ceramiche, si può ricordare l’arrivo in Sicilia, alla fine degli anni Trenta del XIII secolo, di comunità ebraiche dal Nord-Africa, provenienti dalla penisola iberica, qui condotte da Federico II per la carenza di manodopera agricola e artigianale, dopo le deportazioni volute sempre dall’imperatore, di
popolazioni musulmane dalla Sicilia alla Puglia, in particolare a Lucera, dove avrebbero avviato la produzione di ceramiche smaltate. La ceramica tipo Gela comprende soprattutto scodelle, ciotole, piatti, catini, boccali, ed è decorata con motivi zoomorfi con pesci e uccelli, vegetali e geometrici, in bruno, giallo ferraccia e verde. Caratteristici sono un motivo a occhio circondato da puntini, posto a riempimento tra i soggetti zoomorfi, e quello ad archetti intrecciati riempiti da punti gialli e verdi. La produzione gelese ha un terminus post quem nella data di fondazione della città (chiamata Eraclea) da parte di Federico II, intorno al 1233, e sembra proseguire fino alla metà del secolo successivo, forse cessando con la peste nera del 1348. Una produzione costituita da ceramiche sia invetriate che smaltate è la cosiddetta «ceramica laziale», realizzata nelle stesse botteghe a partire dalla prima metà del XIII secolo e fino alla prima metà del successivo, a Roma e nell’Alto Lazio viterbese. Le forme sono le stesse (ciotole, truffette e soprattutto boccali con beccuccio a mandorla), rivestite da vetrina o da uno smalto molto povero di ossido di stagno, con decorazioni in bruno, verde e giallo. Questa produzione ha una circolazione modesta, circoscritta al Lazio, dove successivamente viene realizzata la maiolica arcaica.
LA MAIOLICA ARCAICA Il primo centro a produrre maiolica arcaica in Italia, a partire dal XIII secolo, è Pisa. In questo periodo la città, che conosce una forte crescita economica e politica, possedeva miniere all’Isola d’Elba, in Sardegna e nel Campigliese, da dove provenivano il piombo e lo stagno necessari per la lavorazione dei rivestimenti ceramici. I rapporti commerciali instaurati da Pisa con i
Piatto in protomaiolica tarda di Lucera raffigurante un soldato. XIII sec. centri islamizzati del Mediterraneo occidentale, in particolare della Spagna e delle Baleari, da dove la città toscana importava ceramiche rivestite già a partire dall’XI secolo (il termine «maiolica» deriva da Maiorica, ossia Maiorca, dove si producevano ceramiche smaltate decorate in verde e bruno), potrebbero aver portato nella città toscana, assieme ai prodotti, anche maestranze, che, grazie alle loro conoscenze, avrebbero elaborato nuove forme e decori, istruendo anche gli artigiani locali alle nuove tecniche di rivestimento. Tra le forme, spiccano i boccali su alto piede o quelli globulari con collo svasato, mentre le forme aperte comprendono catini e scodelle. La caratteristica che distingue la maiolica arcaica dalle protomaioliche è che le seconde presentano le parti non in vista prive di rivestimento, mentre nella maiolica arcaica queste sono impermeabilizzate con un rivestimento a vetrina trasparente o marroncina, ossia la parete esterna delle forme aperte e quella interna e il piede di quelle chiuse. Contemporaneamente alla maiolica arcaica, agli inizi del XIII secolo viene prodotta a Pisa, negli stessi ateliers, anche una ceramica depurata e invetriata, colorata in verde (su catini, boccali, orcioli,
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