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Archeo n. 477, Novembre 2024

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CUCCUMELLA

MISSIONE IN ALBANIA

LA PREISTORIA DEL LEGNO

VINCENZO CARDARELLI

SPECIALE VIA DELLA SETA

I SEGRETI DELLA CUCCUMELLA

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LETTERATURA

L’ETRUSCOLOGO INCONSAPEVOLE

SPECIALE

RIVELAZIONI SULLA

VIA DELLA SETA

MISSIONE NELLA VALLE DELLA VJOSA

ALBANIA

www.archeo.it

IN EDICOLA L’ 8 NOVEMBRE 2024

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2024

Mens. Anno XXXIX n. 477 novembre 2024 € 6,50 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

ARCHEO 477 NOVEMBRE

VULCI

€ 6,50


SOMMARIO EDITORIALE

Una voce nel deserto

3

di Andreas M. Steiner

Attualità

6

SCAVI Aristocrazie aquileiesi

6

di Giampiero Galasso

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TUMULO DELLA CUCCUMELLA

Il gigante di Vulci

34

di Alessandro Mandolesi

14

di Dario Daffara

MOSTRE I tesori di Rachu Kakunas 16 A TUTTO CAMPO Vedere l’invisibile 18

64 MOSTRE

Un antico campione di versatilità

10

di Alessandra Randazzo

FRONTE DEL PORTO Ritorna vincitor!

26

di Luciano Calenda

NOTIZIARIO

ALL’OMBRA DEL VULCANO Banchetti sí, ma non per tutti

MOSTRE L’inizio di una nuova vita ARCHEOFILATELIA Un ponte fra i continenti

64

di Cristina Ferrari

ARCHEOLOGIA E LETTERATURA/16

34

L’etruscologo inconsapevole 76

SCAVI

La lunga vita di una valle

50

di Giuseppe M. Della Fina

di Giampiero Galasso

di Marco Valenti

50 € 6,50

2024

www.archeo.it

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LA BR DE PR ES L L EIS CI EG TO A NO RIA

ARCHEO 477 NOVEMBRE

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76 IN EDICOLA L’ 8 NOVEMBRE 2024

di Daniela Fuganti

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o. it

INCONTRI Quando il Colosseo si tinge di rosa

LETTERATURA

L’ETRUSCOLOGO INCONSAPEVOLE

Impaginazione Davide Tesei Amministrazione amministrazione@timelinepublishing.it

Presidente

Federico Curti

Comitato Scientifico Internazionale Mens. Anno XXXIX n. 477 novembre 2024 € 6,50 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

SPECIALE VIA DELLA SETA

Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it

VINCENZO CARDARELLI

Redazione Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it

LA PREISTORIA DEL LEGNO

Direttore responsabile Andreas M. Steiner a.m.steiner@timelinepublishing.it

MISSIONE IN ALBANIA

Editore Timeline Publishing S.r.l. Via Angelo Poliziano, 76 – 00184 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it

CUCCUMELLA

Anno XL, n. 477 - novembre 2024 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990

In copertina statuina in ceramica policroma smaltata raffigurante un cammello del cui carico fa parte anche una pezza di arrotolata. Epoca Tang (618-907). Londra, British Museum.

SPECIALE

RIVELAZIONI SULLA

VIA DELLA SETA VULCI

I SEGRETI DELLA CUCCUMELLA

arc477_Cop.indd 1

ALBANIA

Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, Mounir Bouchenaki, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Louis Godart, Svend Hansen, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Venceslas Kruta, Henry de Lumley, Javier Nieto

MISSIONE NELLA VALLE DELLA VJOSA

28/10/24 10:35

Comitato Scientifico Italiano

Carla Alfano, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro Filippo Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Giulio Paolucci, Sergio Pernigotti, Sergio Ribichini, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Jacopo Tabolli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale, Andrea Zifferero Hanno collaborato a questo numero: Sue Brunning è curatrice della sezione dell’Alto Medioevo europeo del British Museum. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesco Colotta è giornalista. Dario Daffara è funzionario archeologo del Parco archeologico di Ostia antica. Giuseppe M. Della Fina è vice presidente della Fondazione per il Museo «Claudio Faina» di Orvieto. Cristina Ferrari è archeologa. Luciano Frazzoni è archeologo. Daniela Fuganti è giornalista. Giampiero Galasso è giornalista. Alessandro Mandolesi è archeologo presso Opera Laboratori. Elisabeth R. O’Connell è curatrice della sezione bizantina del British Museum. Alessandra Randazzo è giornalista. Marco Valenti è professore ordinario di archeologia cristiana e medievale all’Università degli Studi di Siena. Luk Yu-ping è curatrice delle collezioni di pitture e stampe cinesi e di materiali dell’Asia Centrale del British Museum.


Rubriche TERRA, ACQUA, FUOCO, VENTO

Le mille vie della maiolica

106

di Luciano Frazzoni

L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

Matrimoni eroici 110 di Francesca Ceci

84 SPECIALE

110 LIBRI

Carovane cariche di storia 112

84

di Sue Brunning, Luk Yu-ping e Elisabeth R. O’Connell

Illustrazioni e immagini: Ufficio Stampa British Museum: The Trustees of the British Museum: copertina (e p. 88) e pp. 87 (basso), 92-95, 98-99, 103; ACDF of Uzbekistan, Samarkand State Museum Reserve: pp. 87 (alto), 90/91, 101 (basso); The Bodleian Libraries, University of Oxford: pp. 89, 90; Ashmolean Museum, University of Oxford: p. 100; Bode-Museum, Museum für Byzantinische Kunst, Berlino: Antje Voigt: p. 101 (alto); Asian Civilisations Museum, Tang Shipwreck Collection, Singapore: p. 102 – Doc. red.: pp. 3, 22, 24, 34/35, 37, 76, 78-85, 9697, 104-108 – Cortesia Soprintendenza ABAP per il Friuli Venezia Giulia: pp. 6-9 – Parco archeologico di Pompei: pp. 10-11 – Parco Archeologico di Ostia antica: pp. 14-15 – Cortesia Museo Archeologico Nazionale di Firenze: p. 16 – Università degli Studi di Siena: DSSBCDipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali: pp. 18-19 – Cortesia Ufficio Stampa e Promozione Susan G. Komen Italia: pp. 20-21, 23 – Ufficio Stampa Studio Esseci: p. 26 – Cortesia degli autori: pp. 36 (basso), 38-49, 110-111 – Cortesia Università degli Studi di Bari «Aldo Moro»-Istituto di Archeologia dell’Accademia delle Scienze d’Albania,Tirana: pp. 50/51, 52 (basso), 52/53, 53, 54-61 – Cortesia Archivio del Museo Archeologico della Valle Sabbia/su concessione MIC: pp. 64-65, 66 (basso), 66/67, 68-75 – Mondadori Portfolio: Archivio GBB: p. 77 – Historiska museet/SHM, Stoccolma: Ola Myrin: p. 86 – Cippigraphix: cartine e rielaborazioni grafiche alle pp. 36 (alto), 52 (alto), 66, 88/89.

Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.

Pubblicità e marketing Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com – tel. 335 8437534 Distribuzione in Italia Press-Di - Distribuzione, Stampa e Multimedia srl Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI) Stampa Roto3 Industria Grafica srl via Turbigo 11/B - 20022 Castano Primo (MI) Servizio Abbonamenti È possibile richiedere informazioni e sottoscrivere un abbonamento tramite sito web: www.abbonamenti.it/archeo; e-mail: abbonamenti@directchannel.it; telefono: 02 49572016 [lun-ven, 9-18; costo della chiamata in base al proprio piano tariffario]; oppure tramite posta scrivendo a: Direct Channel SpA Casella Postale 97 – Via Dalmazia, 13 – 25126 Brescia (BS) L’abbonamento può avere inizio in qualsiasi momento dell’anno. Arretrati Il Servizio Arretrati è a cura di: Press-Di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Srl - 20090 Segrate (MI) I clienti privati possono richiedere copie degli arretrati tramite e-mail agli indirizzi: collez@mondadori.it e arretrati@mondadori.it Per le edicole e i distributori è inoltre disponibile il sito: https://arretrati. pressdi.it

L’indice di «Archeo» 1985-2023 è disponibile sul sito https://ulissenet.comperio.it/ Registrandosi sulla home page si ottengono le credenziali per la consultazione di prova


n otiz iari o SCAVI Friuli-Venezia Giulia

ARISTOCRAZIE AQUILEIESI

L’

area prospiciente via Gemina ad Aquileia, coincidente con un’insula residenziale situata tra il foro romano e il porto fluviale della città antica, è stata recentemente oggetto di una serie di indagini archeologiche da parte del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Trieste, svolte nell’ambito della concessione di scavo del Ministero della Cultura e in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia e la Fondazione Aquileia, a cui è conferito questo settore dell’area archeologica. Lo scavo è stato a lungo diretto (2005-2023) da Federica Fontana – prematuramente scomparsa nello scorso maggio – e, grazie al suo lavoro condotto nell’area, ha portato sia a importanti risultati per la ricostruzione di un tassello della forma urbis di Aquileia, sia alla formazione di nuove generazioni di professionisti archeologi. Gli obiettivi principali di questa campagna si sono concentrati su due aspetti fondamentali: da un lato la verifica della suddivisione originaria dell’insula a stratigrafia complessa e, dall’altro, la comprensione del rapporto stratigrafico e funzionale tra la Casa dei Putti Danzanti e le strutture rinvenute in anni precedenti, in particolare il complesso abitativo noto come Casa del Fondo RitterZàhony, scoperto da Giovanni Brusin negli anni Trenta del Novecento e poi reinterrato. Grazie allo scavo è stato possibile riscoprire una serie di ambienti che per caratteristiche e dimensioni

6 archeo


corrispondono a quelli individuati proprio da Brusin nel secolo scorso. Questo risultato ha permesso non solo di ampliare la comprensione del sito, ma anche di georeferenziare gli interventi effettuati in passato, verificando la corrispondenza tra i resti archeologici e i dati d’archivio, tra cui piante, fotografie e disegni: una strategia di ricerca fondamentale per la ricostruzione puntuale della storia urbana di Aquileia. Un altro risultato significativo riguarda la revisione cronologica di alcuni pavimenti musivi, precedentemente datati sulla base di analisi stilistico-tipologiche e ora riconsiderati grazie ai nuovi dati stratigrafici e all’associazione con i materiali rinvenuti. Questo

In alto: Aquileia, via Gemina. Pavimento a mosaico con tessere in bianco e nero. Nella pagina accanto: un settore dell’area indagata dai recenti scavi. In basso: uno degli ambienti pavimentati già scoperti da Giovanni Brusin negli anni Trenta del Novecento e riemerso durante le nuove indagini.

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SCOPERTE • ALBANIA

LA LUNGA VITA

DI UNA VALLE

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Un momento delle attività di ricognizione di superficie condotte nella media valle della Vjosa, nel comparto di Qesarat (Albania), da una missione archeologica italo-albanese.

UNA MISSIONE ARCHEOLOGICA ITALO-ALBANESE STA INDAGANDO UNA VASTA PORZIONE DEI TERRITORI BAGNATI DAL FIUME VJOSA. LE RICOGNIZIONI DI SUPERFICIE, ACCOMPAGNATE DA PROSPEZIONI E DALL’IMPIEGO DELLA MAGNETOMETRIA, RESTITUISCONO UN QUADRO DI NOTEVOLE INTERESSE, SEGNATO DA PRESENZE CHE COPRONO UN AMPIO ORIZZONTE CRONOLOGICO, DALLA PREISTORIA ALL’ETÀ MEDIEVALE di Giampiero Galasso

S

i è conclusa nello scorso settembre la campagna 2024 della missione di indagine congiunta italo-albanese «Archeologia dei paesaggi nella media valle dellaVjosa: ricerca storica e comunità di patrimonio», attivata nel comparto di Qesarat (Memaliaj, provincia di Tepelenë), un villaggio adagiato lungo la catena collinare che si estende fino al corso del fiume Vjosa, culminando nelle alture di Rabia. Il progetto scientifico è coordinato dal Dipartimento di Ricerca e Innovazione Umanistica dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro (che ne garantisce il finanziamento) a r c h e o 51


MOSTRE • LOMBARDIA

UN ANTICO CAMPIONE DI VERSATILITÀ 64 a r c h e o


SEBBENE SI CONSERVINO SOLO IN CONDIZIONI PARTICOLARI, I MANUFATTI IN LEGNO FURONO CERTAMENTE UNA PRESENZA COSTANTE NELLA VITA QUOTIDIANA DELLE COMUNITÀ UMANE FIN DALLA PREISTORIA. UNA SPETTACOLARE CONFERMA IN TAL SENSO VIENE DAI MATERIALI RESTITUITI DALLO SCAVO AL LUCONE DI POLPENAZZE, ORA PROTAGONISTI DI UNA MOSTRA NEL MUSEO ARCHEOLOGICO DELLA VALLE SABBIA DI GAVARDO, NEL BRESCIANO di Cristina Ferrari

N

ella periodizzazione della preistoria e della protostoria, si adottano denominazioni coniate a partire dai materiali tradizionalmente ritenuti fondamentali nel progresso tecnologico delle comunità umane, cioè la pietra (e dunque Paleolitico, Mesolitico e Neolitico) e i metalli (con le età del Rame, del Bronzo e del Ferro). «In realtà, però – spiega Marco Baioni, direttore scientifico dello Scavo al Lucone D e, dal 2004, del Museo Archeologico della Valle Sabbia di Gavardo (Brescia) –, il materiale in assoluto piú utilizzato, fin dal Paleolitico, è il legno. Un ramo fu il piú antico strumento dei primi ominidi, il legno serví a creare il fuoco, a catturare gli animali e a costruire i primi ripari. Data la sua importanza dovremmo interpretare l’intera storia umana come un’unica età del legno, fino alla recente introduzione della plastica». E «L’Età del Legno. 4000 anni fa al Lucone» è appunto il titolo della mostra proposta dal MAVS, Museo Archeologico della Valle Sabbia (Gavardo, Brescia), ispirato al saggio L’età del legno di Roland Ennos, che riconosce l’importanza di questo materiale e dimostra come la capacità di sfruttarne le proprietà abbia modellato le società umane.

«Un’importanza spesso sottovalutata – continua Baioni –, in quanto si tratta di un materiale altamente deperibile, che normalmente non si conserva, se non in ambienti estremi: luoghi molto aridi e caldi (deserti), freddi (ghiacciai e zone circumpolari), o umidi privi di ossigeno, come le torbiere. Gli oggetti in legno alle nostre latitudini sono stati rinvenuti in rari e fortunati casi in alta quota (come l’attrezzatura di Ötzi), piú comunemente in ambiente umido, come le torbiere intorno al Garda» e, quindi, negli insediamenti palafitticoli. Come, appunto, quello del Lucone di Polpenazze (Brescia; vedi «Archeo» n. 444, febbraio 2022; on line su issuu.com) che ha A destra: manico con decorazione a triangoli campiti e due fori sul fondo, dai quali usciva verosimilmente un laccio. A oggi, è l’unico manufatto decorato trovato nello scavo. Nella pagina accanto: un particolare dell’allestimento della mostra «L’Età del legno. 4000 anni fa al Lucone», in corso al MAVS di Gavardo. Tutti i reperti riprodotti in queste pagine provengono dallo scavo del sito palafitticolo del Lucone di Polpenazze (Brescia). a r c h e o 65


ARCHEOLOGIA E LETTERATURA/16

L’ETRUSCOLOGO INCONSAPEVOLE ORIGINARIO DI TARQUINIA E DUNQUE DI UNA DELLE PRINCIPALI CITTÀ DELL’ETRURIA, IL POETA E SCRITTORE VINCENZO CARDARELLI AFFIANCÒ A UNA VASTA E FORTUNATA PRODUZIONE LETTERARIA L’INTERESSE PER LA STORIA DELLA GRANDE CIVILTÀ PREROMANA. DELLA QUALE SI CONSIDERAVA FIGLIO E DI CUI SEPPE INTUIRE DINAMICHE E FENOMENI POI RICONOSCIUTI DAI PIÚ AUTOREVOLI STUDIOSI DELLA MATERIA di Giuseppe M. Della Fina

I

l nome del poeta e scrittore Vincenzo Cardarelli suona oggi forse poco familiare, ma fino a pochi decenni fa godeva invece di grande notorietà ed era ben vivo il ricordo del ruolo significativo da lui avuto nelle vicende letterarie italiane tra gli anni Venti e Cinquanta del Novecento. Mi sembra quindi necessario spendere qualche riga per tracciarne la figura, pur limitandomi a qualche cenno. Vincenzo Cardarelli (il cui vero nome era Nazareno Caldarelli) era nato a Tarquinia il 1° mag76 a r c h e o


Il poeta e scrittore Vincenzo Cardarelli (1887-1959), terzo da sinistra, con alcuni amici, in visita a uno scavo archeologico. Nella pagina accanto: urna cineraria biconica con coperchio. Cultura villanoviana, IX-VIII sec. a.C. Columbia, University of Missouri, Museum of Art and Archaeology.


SPECIALE • LE VIE DELLA SETA

CAROVANE CARICHE DI STORIA

Una carovana di cammelli in viaggio in una delle aree desertiche attraversate dalla Via della Seta. 84 a r c h e o


I PLURISECOLARI RAPPORTI FRA L’ASIA E IL RESTO DEL MONDO SI SONO DIPANATI LUNGO MOLTEPLICI DIRETTRICI, VEICOLANDO NON SOLTANTO IL PREZIOSO TESSUTO RICAVATO DAI BACHI, MA ANCHE IDEE, DOTTRINE RELIGIOSE, MODELLI CULTURALI, NONCHÉ UNA GAMMA INFINITA DI MATERIE PRIME E MANUFATTI. AL BRITISH MUSEUM UN VIAGGIO AFFASCINANTE SUI PERCORSI DELLE «VIE» DELLA SETA di Sue Brunning, Luk Yu-ping e Elisabeth R. O’Connell

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TERRA, ACQUA, FUOCO,VENTO Luciano Frazzoni

LE MILLE VIE DELLA MAIOLICA L’AVVENTO DELLE CERAMICHE SMALTATE NON È SOLTANTO L’ESITO DI UNA VERA E PROPRIA RIVOLUZIONE TECNOLOGICA. MA È ANCHE IL FRUTTO DI SCAMBI AD AMPLISSIMO RAGGIO, FRA ORIENTE E OCCIDENTE E VICEVERSA

I

n Italia, le prime produzioni di ceramiche smaltate (ossia ricoperte da un rivestimento a base di silice e stagno di colore bianco, piú o meno lucido; i colori si ottenevano con ossidi di rame per il verde, manganese per il bruno, ferro per il giallo, n.d.r.) vengono convenzionalmente denominate «protomaioliche» e sono caratterizzate da uno smalto bianco e da decorazioni prevalentemente dipinte in bruno e verde, ma in alcuni casi si trovano anche il giallo e il blu. I primi centri produttori sono Savona, dove si produceva anche la graffita arcaica tirrenica (o graffita arcaica savonese), e alcune località dell’Italia meridionale e della Sicilia. La protomaiolica campana, prodotta a Napoli, si caratterizza per decori geometrici e vegetali disposti entro una larga fascia sul bordo delle ciotole, mentre al centro compaiono motivi geometrici come il «nodo di Salomone», o vegetali (rosette, svastiche fiorite, fiori a petali); piú rare sono le raffigurazioni zoomorfe, con pesci o uccelli, resi in bruno, giallo e verde. Questi motivi presentano stretti contatti con le protomaioliche pugliesi, in particolare di Lucera. Una produzione particolare, destinata probabilmente ai monasteri, presenta una decorazione monocroma in bruno sul fondo delle coppe, con croci gigliate o potenziate. Oltre all’ingobbiata sotto vetrina (l’ingobbio è un rivestimento

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costituito da argilla diluita molto depurata di colore biancastro, poi ricoperta da una vernice trasparente a base di silice e piombo, che dopo la cottura assume un aspetto vetroso, n.d.r.), in Puglia viene prodotta anche ceramica smaltata, sia nell’area del Tavoliere – dove erano attive officine a Lucera, Fiorentino, Torrione del Casone e forse Ordona nel Foggiano –, che nella parte meridionale, a Brindisi. La produzione di Lucera – ciotole, piatti, scodelle e un tipico boccale con breve corpo tronco-conico e largo collo svasato – è da mettere probabilmente in relazione con una numerosa colonia di Saraceni, qui deportata a forza da Federico II dall’Agrigentino, nel 1223 e nel 1246, che avrebbe portato in Puglia il suo bagaglio di conoscenze nella realizzazione di ceramica smaltata. La produzione lucerina dovrebbe iniziare dunque nel secondo quarto del XIII secolo, per continuare fino alla distruzione della città da parte di Carlo II d’Angiò, nel 1300. Gli artigiani saraceni furono poi trasferiti a Napoli, e questo potrebbe spiegare le somiglianze con la protomaiolica del Tavoliere con quella campana.

UN CENTRO PRECOCE Caratteristico della produzione di protomaiolica brindisina, oltre all’uso del blu cobalto, è il motivo del «gridiron», costituito da un cerchio campito a reticolo e circondato da altri motivi geometrici come trattini, puntini,

In alto: scodella in protomaiolica di tipo Gela 3. 1233-1275 circa. Caltagirone, Museo della Ceramica. Qui sopra: boccale in maiolica arcaica. XIII sec. Pisa, Museo Nazionale di San Matteo.


archetti, mentre piú rari sono i motivi zoomorfi (quadrupedi, uccelli, pesci) e a figura umana. Un piatto è decorato con una grande nave a vele latine, e trova confronto con un pezzo rinvenuto a Corinto. Brindisi sembra essere stato un centro molto precoce per la protomaiolica, attestata già nei primi anni del Duecento, e viene esportata in vari centri dell’Italia ma soprattutto nel Mediterraneo orientale, in Epiro, Grecia, e nel Regno Latino di Gerusalemme. In Sicilia, l’inizio della produzione di ceramiche smaltate, è collocabile nella prima metà del XIII secolo; tale produzione non sarebbe nata dalla sperimentazione delle nuove tecniche, ma è opera di maestranze che ne avevano già piena padronanza; non è però chiaro se si tratti di ceramisti locali che avevano appreso le nuove tecnologie di rivestire le ceramiche con una vetrina stannifera da contatti fuori dell’isola, o di ceramisti immigrati dalle aree di cultura islamica dove tali ceramiche erano già prodotte, dal Maghreb o dalla penisola iberica. I centri di produzione si possono localizzare a Gela (dove si produce la cosiddetta Gela ware), e forse in altri siti della Sicilia centroorientale (Caltagirone, Siracusa), mentre sembra da escludere una produzione nella parte occidentale. È da notare che già dalla seconda metà del XII secolo si importava stagno dalla penisola iberica, indispensabile per la realizzazione della copertura a smalto. Inoltre, per quanto riguarda la circolazione di maestranze che introducono le nuove tecniche nel rivestimento delle ceramiche, si può ricordare l’arrivo in Sicilia, alla fine degli anni Trenta del XIII secolo, di comunità ebraiche dal Nord-Africa, provenienti dalla penisola iberica, qui condotte da Federico II per la carenza di manodopera agricola e artigianale, dopo le deportazioni volute sempre dall’imperatore, di

popolazioni musulmane dalla Sicilia alla Puglia, in particolare a Lucera, dove avrebbero avviato la produzione di ceramiche smaltate. La ceramica tipo Gela comprende soprattutto scodelle, ciotole, piatti, catini, boccali, ed è decorata con motivi zoomorfi con pesci e uccelli, vegetali e geometrici, in bruno, giallo ferraccia e verde. Caratteristici sono un motivo a occhio circondato da puntini, posto a riempimento tra i soggetti zoomorfi, e quello ad archetti intrecciati riempiti da punti gialli e verdi. La produzione gelese ha un terminus post quem nella data di fondazione della città (chiamata Eraclea) da parte di Federico II, intorno al 1233, e sembra proseguire fino alla metà del secolo successivo, forse cessando con la peste nera del 1348. Una produzione costituita da ceramiche sia invetriate che smaltate è la cosiddetta «ceramica laziale», realizzata nelle stesse botteghe a partire dalla prima metà del XIII secolo e fino alla prima metà del successivo, a Roma e nell’Alto Lazio viterbese. Le forme sono le stesse (ciotole, truffette e soprattutto boccali con beccuccio a mandorla), rivestite da vetrina o da uno smalto molto povero di ossido di stagno, con decorazioni in bruno, verde e giallo. Questa produzione ha una circolazione modesta, circoscritta al Lazio, dove successivamente viene realizzata la maiolica arcaica.

LA MAIOLICA ARCAICA Il primo centro a produrre maiolica arcaica in Italia, a partire dal XIII secolo, è Pisa. In questo periodo la città, che conosce una forte crescita economica e politica, possedeva miniere all’Isola d’Elba, in Sardegna e nel Campigliese, da dove provenivano il piombo e lo stagno necessari per la lavorazione dei rivestimenti ceramici. I rapporti commerciali instaurati da Pisa con i

Piatto in protomaiolica tarda di Lucera raffigurante un soldato. XIII sec. centri islamizzati del Mediterraneo occidentale, in particolare della Spagna e delle Baleari, da dove la città toscana importava ceramiche rivestite già a partire dall’XI secolo (il termine «maiolica» deriva da Maiorica, ossia Maiorca, dove si producevano ceramiche smaltate decorate in verde e bruno), potrebbero aver portato nella città toscana, assieme ai prodotti, anche maestranze, che, grazie alle loro conoscenze, avrebbero elaborato nuove forme e decori, istruendo anche gli artigiani locali alle nuove tecniche di rivestimento. Tra le forme, spiccano i boccali su alto piede o quelli globulari con collo svasato, mentre le forme aperte comprendono catini e scodelle. La caratteristica che distingue la maiolica arcaica dalle protomaioliche è che le seconde presentano le parti non in vista prive di rivestimento, mentre nella maiolica arcaica queste sono impermeabilizzate con un rivestimento a vetrina trasparente o marroncina, ossia la parete esterna delle forme aperte e quella interna e il piede di quelle chiuse. Contemporaneamente alla maiolica arcaica, agli inizi del XIII secolo viene prodotta a Pisa, negli stessi ateliers, anche una ceramica depurata e invetriata, colorata in verde (su catini, boccali, orcioli,

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