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TAZZA FARNESE
KERKOUANE
MURA AURELIANE
ROMA
MURA AURELIANE UNA NUOVA IMMAGINE
MUSEO DELL’EBRAISMO
EBREI I PRIMI MILLE ANNI
SPECIALE OSTIA CITTÀ DEL MONDO
LA OSTIA CITTÀ DEL MONDO
I MISTERI DI UN CAPOLAVORO
FARNESE
TAZZA SPECIALE
www.archeo.it
IN EDICOLA L’8 AGOSTO 2018
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2018
Mens. Anno XXXIV n. 402 agosto 2018 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
ARCHEO 402 AGOSTO
FERRARA
€ 5,90
EDITORIALE
UNA STORIA ITALIANA Non capita certo tutti i giorni che, nel nostro Paese, si inauguri un nuovo, importante Museo Nazionale e che l’evento sia celebrato da una grande mostra archeologica. È accaduto, invece, a Ferrara, agli inizi di quest’anno. Il museo in questione è il MEIS, acronimo di per sé poco accattivante ma che, una volta sciolto, annuncia un programma impegnativo: Museo dell’Ebraismo Italiano e della Shoah. Si tratta – vale la pena sottolinearlo – del primo museo dedicato all’ebraismo in Italia. E la mostra che lo prefigura – e destinata a confluire nell’esposizione permanente del museo – è intitolata ai «primi mille anni» della presenza ebraica in Italia (ne parliamo alle pp. 66-81). Ma fughiamo subito un’impressione che quel nome potrebbe – erroneamente – evocare: il MEIS non è un museo «commemorativo» (se anche lo fosse non ci sarebbe, naturalmente, niente di male), ma è uno straordinario laboratorio di cultura, che rivela, narra e crea. Rivela, per esempio (e tra molto altro), lo scomparso mondo del giudaismo meridionale, per la prima volta documentato e raccontato (in un museo del Nord!) attraverso reperti archeologici mai prima esposti; narra l’assedio di Gerusalemme del 70 d.C., ricordando come i proventi del bottino siano serviti all’arricchimento architettonico di Roma, che cosí si dotò di monumenti straordinari, tra i quali il piú grande anfiteatro del mondo antico, il Colosseo (fa riflettere il fatto che il simbolo stesso dell’Urbe, quell’imperituro monumento alla gloria imperiale visitato ogni anno da milioni di turisti, racchiuda la tacita testimonianza della lontana catastrofe che per il poeta e filosofo inglese Samuel Taylor Coleridge rappresentava, insieme «all’omerica guerra di Troia, l’unico soggetto che ci rimane per un poema epico»); crea, infine, una comunicazione diretta tra storici, ricercatori e pubblico, attraverso espedienti museografici innovativi e di grandissima efficacia. È una storia italiana – ecco la vera novità – quella raccontata nel nuovo museo di Ferrara, città tra i luoghi al mondo dove, come ricorda il direttore del Museo, Simonetta Della Seta, «oltre alla Terra d’Israele e a Roma si sente piú fortemente la presenza ebraica» (e dove – ci piace ricordarlo – il cimitero monumentale ebraico accoglie la tomba di uno dei cantori moderni dell’ebraismo italiano, Giorgio Bassani). Una «nostra» storia che, oggi, grazie al MEIS, possiamo riscoprire e rivivere, nel miglior modo possibile. Andreas M. Steiner Un particolare dell’allestimento della mostra «Ebrei, una storia italiana. I primi mille anni», in corso al MEIS-Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara.
SOMMARIO EDITORIALE
REPORTAGE
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ALL’OMBRA DEL VULCANO I monumenti funerari della necropoli fuori Porta Ercolano sono un vero e proprio pozzo di notizie sulla vita dei Pompeiani illustri e della gente comune 12
SCOPERTE Viene da Olimpia la piú antica testimonianza scritta dei versi dell’Odissea appartenenti al libro in cui Eumeo si lamenta con Ulisse dell’insolenza dei Proci 6
PAROLA D’ARCHEOLOGO La Caverna delle Arene Candide, in Liguria, uno dei «santuari» della preistoria italiana ed europea è ora visitabile 20
44
MUSEI A due passi dalle celebri Arènese, ha aperto i battenti a Nîmes il Musée de la Romanité 24
di Stefano Mammini
Una storia italiana
3
di Andreas M. Steiner
Attualità NOTIZIARIO
RESTAURI Dopo un lungo e complesso intervento, apre al pubblico il magnifico triclinio della villa romana di Positano
8
Kerkouane. Sotto il segno di Tanit
44
di Andreas M. Steiner
MOSTRE/1
19 000 metri di storia
56
ESCLUSIVA
Quella magnifica scudella
32
di Stefano Mammini
56 MOSTRE/2
8
I primi 1000 anni di un’avventura straordinaria
32
66
testi di Anna Foa, Giancarlo Lacerenza, Fausto Zevi e Tessa Rajak In copertina particolare della decorazione interna della Tazza Farnese.
Comitato Scientifico Internazionale Anno XXXIV, n. 402 - agosto 2018 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990
Editore Timeline Publishing S.r.l. Via Calabria, 32 – 00187 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it Direttore responsabile Andreas M. Steiner a.m.steiner@timelinepublishing.it Redazione Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it Impaginazione Davide Tesei Amministrazione Roberto Sperti amministrazione@timelinepublishing.it
Richard E. Adams, Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Larissa Bonfante, Mounir Bouchenaki, Yves Coppens, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis, Conrad M. Stibbe
Comitato Scientifico Italiano
Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro F. Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale Hanno collaborato a questo numero: Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Carlo Casi è direttore scientifico della Fondazione Vulci. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesco Colotta è giornalista. Valentina Di Napoli è archeologa. Anna Foa è stata professore di storia moderna presso «Sapienza» Università di Roma. Mimmo Frassineti è scrittore e fotografo. Giampiero Galasso è archeologo e giornalista. Giancarlo Lacerenza è professore di lingua e letteratura ebraica biblica e medievale presso l’Università degli Studi di Napoli «L’Orientale». Paolo Leonini è giornalista e storico dell’arte. Daniele Manacorda è docente ordinario di metodologie della ricerca archeologica all’Università di Roma Tre. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto del Parco Archeologico di Pompei. Flavia Marimpietri è archeologa e giornalista. Tessa Rajak è professore emerito di storia antica all’Univeristà di Reading. Romolo A. Staccioli è stato professore di etruscologia e antichità italiche presso «Sapienza» Università di Roma. Enrico Zanini è professore associato di metodologia della ricerca archeologica all’Università di Siena. Fausto Zevi è professore emerito presso il Dipartimento di Scienze dell’Antichità di «Sapienza» Università di Roma.
Rubriche IL MESTIERE DELL’ARCHEOLOGO Alla ricerca di un equilibrio
102
di Daniele Manacorda
82 SPECIALE
Ostia, città del mondo
102
82
di Mimmo Frassineti, con un’intervista a Mariarosaria Barbera, Direttore del Parco archeologico di Ostia Antica
QUANDO L’ANTICA ROMA... ...arrivò al mare
106
AVVISO AI LETTORI
di Romolo A. Staccioli
L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA Vivere da predestinato
110
di Francesca Ceci
LIBRI
112
110
In questo numero, per motivi di spazio, non compare la terza e ultima puntata della serie di Flavio Russo dedicata alle dighe, che verrà pubblicata nel mese di settembre.
Illustrazioni e immagini: Luigi Spina: copertina e pp. 32-35, 39-41 – Cortesia Ufficio Stampa: pp. 3, 24, 66-81 – Ministero Ellenico della Cultura e dello Sport: pp. 6, 7 (destra) – The Metropolitan Museum of Art, New York: p. 7 (sinistra) – Cortesia Soprintendenza ABAP per le province di Salerno e Avellino: pp. 8, 9 (alto e basso, a sinistra), 10 – Cortesia Parco Archeologico del Colosseo: p. 9 (basso, a destra) – Cortesia Parco Archeologico di Pompei: pp. 12-13 – Cortesia degli autori: pp. 14, 16, 18, 110-111 – Cortesia Museo Archeologico del Finale, Finale Ligure Borgo: pp. 20; Walter Siciliano: p. 21 (alto); Daniele Arobba: pp. 21 (basso), 22 – Biblioteca di Stato, Berlino: p. 36 (basso) – Museo Archeologico Nazionale di Napoli: p. 38 – Andreas M. Steiner: pp. 44-45, 46 (alto), 48-55 – Andrea Jemolo: pp. 56/57, 58, 61-65 – Cortesia Archivio Fotografico Comunale, Museo di Roma, Roma: p. 60 – Mimmo Frassineti: pp. 82-83, 85, 86-101, 106 – Doc. red.: pp. 102-104, 108 – Shutterstock: p. 107 – Cippigraphix: cartine e rielaborazioni grafiche alle pp. 36/37, 46, 59, 84/85.
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N oti z i ari o SCOPERTE Grecia
METTENDO I PUNTINI SULLE... O (DI ODISSEA)
U
n comunicato stampa del Ministero Ellenico alla Cultura diramato il 10 luglio scorso era stato prontamente rilanciato dalla stampa greca e da quella internazionale. Clamoroso era infatti l’annuncio: presso Olimpia era stata trovata la piú antica testimonianza scritta dell’Odissea, databile al III secolo d.C. E se molti si erano limitati a
riportare la notizia, in alcuni casi «correggendo» di propria iniziativa la datazione al III secolo a.C., altri avevano fatto notare che le prime attestazioni scritte dei poemi omerici sono conservate su papiri egizi del III secolo a.C. e sono quindi anteriori di circa 6 secoli. Si era dunque diffuso il sospetto che il Ministero Ellenico fosse incappato in una svista clamorosa.
Nei giorni successivi, non potendo credere a uno scivolone del genere, abbiamo contattato Erofili Kolia, Soprintendente alle Antichità dell’Elide, che ha gentilmente accettato di fornirci le spiegazioni che siamo ora in grado di riportare. Il rinvenimento, un’iscrizione incisa su un mattone cotto, ha avuto luogo nell’ambito di un programma triennale di ricognizioni di
Il mattone iscritto recentemente rinvenuto nei pressi del tempio di Zeus a Olimpia. Il testo comprende i primi 13 versi del XIV libro dell’Odissea, quello in cui il porcaro Eumeo si lamenta con Ulisse, senza riconoscerlo, dell’insolenza dei Proci. Databile al III (o II) sec. d.C., è la piú antica attestazione a oggi nota di questo brano del poema omerico.
6 ARCHEO
superficie condotto dalla Soprintendenza alle Antichità dell’Elide in collaborazione con studiosi dell’Istituto Archeologico Germanico provenienti da tre atenei tedeschi (Franziska Lang, Birgitta Eder, Andreas Vött e Hans-Joachim Gehrke: Università di Darmstadt, Tübingen e Frankfurt/Mainz). Il reperto non è stato rinvenuto presso il tempio di Zeus, come pure è stato scritto, bensí in un’area all’esterno del santuario, in cui si è accertata la presenza di resti di epoca romana. E proprio all’epoca romana, al III o forse anche al II secolo d.C., si data l’iscrizione, che riporta i primi 13 versi del XIV libro dell’Odissea, quello in cui il porcaro Eumeo si lamenta con Ulisse, senza riconoscerlo, dell’insolenza dei Proci. Lo studio del testo è stato affidato all’epigrafista Klaus Hallof
(Berlin-Brandenburgische Akademie der Wissenschaften), ma è fin d’ora possibile precisare i motivi della sua importanza. Innanzitutto, si tratta della piú antica attestazione di questi versi dell’Odissea a oggi nota: senz’altro dei versi 1-8, ma forse, se verrà confermata la datazione al II secolo d.C., anche dei versi 9-13. Inoltre, siamo alle prese con la prima testimonianza di versi dell’Odissea incisi su una lastra fittile e, probabilmente, anche davanti alla piú antica traccia dell’epos omerico su suolo greco, se si eccettuano, naturalmente, i molti frammenti di ceramica che venivano spesso utilizzati come supporto scrittorio, che però riportano solo pochissimi versi. Tutt’altro, insomma, che «una bufala epocale», come è stata in qualche caso, e frettolosamente, definita la notizia. Valentina Di Napoli
A sinistra: frammento di papiro egiziano con alcuni versi del libro XX dell’Odissea. 285-250 a.C. New York, The Metropolitan Museum of Art. A destra: un’altra immagine del mattone iscritto rinvenuto a Olimpia. III-II sec. d.C.
ARCHEO 7
ESCLUSIVA • TAZZA FARNESE
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QUELLA MAGNIFICA SCUDELLA... ACCOMPAGNATA DALLE SPLENDIDE IMMAGINI REALIZZATE DA LUIGI SPINA, QUI PUBBLICATE IN ANTEPRIMA ESCLUSIVA, ECCO LA STORIA DELLA TAZZA FARNESE, UNO DEI VANTI DEL MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI NAPOLI di Stefano Mammini
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Salvo diversa indicazione, tutte le foto che corredano l’articolo sono opera di Luigi Spina e rappresentano la Tazza Farnese, una pregiata coppa in agata sardonica di epoca ellenistica e oggi
conservata nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Sulle due pagine: particolari della decorazione interna della Tazza.
li scavi, e in particolare quelli condotti a Pompei ed Ercolano a partire dal Settecento, hanno alimentato in maniera decisiva le ricchissime collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, erede del Real Museo Borbonico ufficialmente istituito nel 1816. Eppure, uno degli oggetti di maggior pregio che vi si possono vedere, sebbene sia stato realizzato circa duemilatrecento anni fa, non ha dovuto essere dissepolto, perché, cambiando piú volte proprietario – e collocazione (vedi box alle pp. 36-37) – è sempre stato visibile e ammirato: è la Tazza Farnese, una coppa in agata sardonica che, con i suoi 21 cm di diametro, è, a oggi, il piú grande vaso inciso in pietra dura che sia giunto fino a noi dal mondo antico. A R C H E O 33
REPORTAGE • TUNISIA
VIAGGIO A KERKOUANE
NEL SEGNO DI TANIT NEL 310 A.C., AGATOCLE, TIRANNO DI SIRACUSA, DIRIGE UNA SPEDIZIONE IN AFRICA CON IL PROPOSITO DI SCONFIGGERE CARTAGINE. APPRODATO CON LA FLOTTA AL CAPO BON, ASSEDIA UNA CITTÀ PUNICA CHIAMATA MEGALOPOLIS. PASSANO CINQUANTACINQUE ANNI E IL CONSOLE ROMANO ATTILIO REGOLO COMPLETA L’OPERA DI DISTRUZIONE. LA CITTÀ TORNERÀ ALLA LUCE SOLO DOPO VENTIQUATTRO SECOLI E, OGGI, RAPPRESENTA IL FIORE ALL’OCCHIELLO DELL’ARCHEOLOGIA NORDAFRICANA testo e foto di Andreas M. Steiner
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D
a Tunisi (o, se si preferisce, da Cartagine), Kerkouane si raggiunge in meno di tre ore di macchina, percorrendo la strada panoramica che dalla capitale tunisina raggiunge la cima del Capo Bon, la grande penisola che dal continente africano si protende verso le coste della Sicilia (da cui dista, in linea d’aria, soli 140 km). Già gli autori antichi avevano esaltato la ricchezza di questa regione, a partire da Polibio che, nel 509 a.C., definí il promontorio Kalos Akroterion, il «bel promontorio». Ancora piú eloquente appare la testimonianza di Diodoro
Siculo, quando, nella sua Biblioteca Storica, descrive la spedizione diretta dal greco Agatocle contro Cartagine, nel 310 a.C.: il tiranno di Siracusa era sbarcato con il suo esercito nei pressi di Ras Adar (l’originario nome arabo del Capo) e qui, per precludere ai suoi soldati la possibilità di sottrarsi alla missione da compiere, aveva incendiato l’intera flotta e «ansioso di fugare lo scoramento dei soldati (…) guidò l’armata contro la località cartaginese chiamata Megalopoli. Il territorio attraverso il quale dovevano marciare era ripartito in orti e coltivazioni di ogni genere, abbondantemente
Sulle due pagine: Kerkouane (Capo Bon, Tunisia). Resti delle case «a filare», allineate lungo la via dell’Apotropaion. IV-III a sec. a.C. Qui sopra: particolare del pavimento di una casa di Kerkouane con il segno cosiddetto «di Tanit».
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MOSTRE • FERRARA
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I PRIMI 1000 ANNI DI UN’AVVENTURA STRAORDINARIA UNA GRANDE MOSTRA ARCHEOLOGICA INAUGURA IL NUOVO MUSEO NAZIONALE DELL’EBRAISMO ITALIANO E DELLA SHOAH A FERRARA di Anna Foa, Giancarlo Lacerenza, Fausto Zevi e Tessa Rajak
D
a dove, quando e perché gli Ebrei sono venuti in Italia? E, una volta giunti nella nostra Penisola, dove hanno scelto di attestarsi? Quali rapporti hanno stabilito con le popolazioni residenti, con i poteri pubblici, prima con la Roma imperiale, poi con la Chiesa, ma anche con i Longobardi, i Bizantini e i musulmani, sotto il cui dominio hanno vissuto? Quali sono stati la vita, le consuetudini, la lingua, la cultura delle comunità ebraiche d’Italia nel corso di tutto questo lungo tempo? E soprattutto: cosa ha di particolare e di specifico l’ebraismo italiano rispetto a quello di altri luoghi della Diaspora? Fino al 16 settembre 2018, il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara presenta al pubblico, su una superficie di mille metri quadrati suddivisi in due piani, un percorso espositivo che prefigura la prima sezione permanente del futuro Museo, presentando reperti, modelli ricostruttivi, immagini, mappe, scenografie e dispositivi multimediali, per raccontare il primo millennio di storia dell’ebraismo italiano, il suo radicamento e la sua espansione grazie alle conversioni e agli apporti da altri territori, e il processo di formazione della sua peculiare identità. Sulle due pagine: i grandi pannelli fotografici che introducono alla mostra in corso a Ferrara. Nella pagina accanto, l’area del Mediterraneo orientale, con il Delta del Nilo, la Penisola del Sinai e la costa siro-palestinese; in alto, un particolare del Levante corrispondente all’antica terra d’Israele. A R C H E O 67
SPECIALE • OSTIA
verso il mare, conquistando Ficana, una città affacciata sul Tevere, in corrispondenza dell’attuale Acilia. Dal Monte Cugno – una modesta altura oggi non piú esistente – Ficana controllava l’ultimo tratto del fiume. Gli abitanti furono accolti – o deportati – sull’Aventino, andando ad accrescere la popolazione dell’Urbe. «Tolta ai Veienti la Selva Mesia – continua Livio – il dominio fu esteso fino al mare, e alla foce del Tevere fu fondata la città di Ostia, vi furono costruite intorno saline» (traduzione di Guido Vitali). Anco Marcio è una figura semileggendaria, ma è plausibile che Roma abbia assunto il controllo della foce (ostium) del fiume e delle saline, verosimilmente preesistenti. La definitiva vittoria su Veio, nel 396 a.C., diede all’Urbe il dominio sulla costa e sui territori alla destra del fiume.Verso la fine del IV secolo a.C. i Romani fondarono una cittadella fortificata, a circa 700 m dal mare, sulla riva sinistra del Tevere. Del Castrum, un rettangolo grande come uno stadio di calcio, si è conservato un tratto delle mura. Nella 90 A R C H E O
città, ricostruita in laterizio in epoca adrianea, spicca per i grandi blocchi di tufo squadrati (come quelli delle Mura Serviane, davanti alla Stazione Termini). Avamposto militare, da cui Scipione, nel 210 a.C., salpa verso la Spagna a sfidare l’esercito cartaginese, Ostia gradualmente si trasforma. Da tutto il Mediterraneo vi convergono le rotte mercantili, si trattano merci di ogni sorta, il grano, in particolare, importato dall’Africa, dalla Sicilia, dalla Sardegna. Nell’80 a.C. una nuova cinta di mura abbraccia 69 ettari, 30 volte l’area del Castrum.Vi si aprono, su tre lati, le porte Romana, Laurentina e Marina (i nomi sono moderni). A nord è il Tevere a segnare il confine dell’abitato.
LA FLOTTA TRASFERITA A sancire il ruolo di porto commerciale fu anche il trasferimento, voluto da Augusto, della flotta militare a Capo Miseno, in Campania. Negli stessi anni furono costruiti il teatro e il Piazzale delle Corporazioni, un monumento unico, palinsesto figurato, con i
Sulle due pagine: particolari dei mosaici del Piazzale delle Corporazioni. In alto, il trasbordo del carico da una nave marittima a un’imbarcazione che da Ostia avrebbe risalito il Tevere fino a Roma; nella pagina accanto, un elefante, che evoca l’origine africana degli operatori citati nell’iscrizione, che in questo caso sono quelli della città libica di Sabrata.
suoi mosaici, delle attività commerciali e della marineria. Tiberio (o forse Caligola), costruí l’acquedotto. L’acqua nelle abitazioni era solo per i ricchi, e si pagava a rationibus. Ma l’acqua pubblica, nelle terme e nelle fontane, era abbondante. Lo scalo fluviale, scomodo da sempre per la limitata larghezza, non reggeva piú la mole dei traffici verso la capitale, la cui popolazione toccava ormai il milione. L’imperatore Claudio (41-54 d.C.) pose allora mano a un progetto grandioso: la costruzione, a nord dalla foce del Tevere, di un porto marino – segnalato da un faro gigantesco, che avrebbe umiliato quello famoso di Alessandria –, al cui interno le navi onerarie potessero agevolmente attraccare, e trasferire le merci su imbarcazioni piú agili, adatte alla navigazione fluviale. Claudio non volle ascoltare i suoi ingegneri, i quali paventavano l’insabbiamento della struttura. I lavori iniziarono nel 42 d.C. e si protrassero oltre la morte dell’imperatore, tanto che l’opera fu inaugurata da Nerone, nel 64 d.C. (segue a p. 98) A R C H E O 91