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edilizia sostenibile

tecnologia ecologia

772038 930000 9

ISSN 2038-­9302

00001

Poste Italiane s.p.a. – Spedizione in Abbonamento Postale – D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, S1/LE

n. 1 settembre 2010 trimestrale di informazione per l'edilizia, l'innovazione e la tecnologia applicata all'ambiente

PUGLIA: SOLE E VENTO VINCONO SULLE CARTE BOLLATE


Saint-Gobain costruisce l’Habitat del futuro

Il Gruppo Saint-Gobain, attraverso i suoi marchi, sviluppa e produce nuove generazioni di materiali per realizzare le abitazioni del futuro. Un approccio moderno e completo al mercato delle costruzioni: vetro piano, sistemi costruttivi a secco, canalizzazioni in ghisa, materiali isolanti, malte tecniche, colle e intonaci, controsoffitti e pannelli murari acustici, utensili per il taglio e l’asporto di materiali, impianti fotovoltaici perfet-tamente integrati negli edifici.

www.saint-gobain.it

www.saint-gobain.com


Indice primo piano Rinnovabili: la Puglia dei primati, nonostante la burocrazia Luigi Dell’Olio

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architettura C’è vita dopo l’amianto Luca dello Iacovo

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ambiente/ ecologia Rovine sostenibili Fabio Fornasari

Brevetti per l’edilizia sostenibile a quota 148, ma la Puglia è indietro Luigi Dell’Olio

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speciale università Sperimentazione e sviluppo di impianti di refrigerazione ecosostenibili L. A. Catalano, F. De Bellis, R. Amirante, U. Ayr

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Conglomerati cementizi ottenuti con materiale riciclato da pneumatici fuori uso (PFU) Maria Antonietta Aiello, Alfonso Maffezzoli

Onies: collaborazione nell’edilizia sostenibile da Nord a Sud Liliana Bossi

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normative Nuovo conto energia, il taglio non stupisce il mercato Luigi Dell’Olio

energia Com’è verde la città Tiziana Moriconi

pubblicazioni Freschi di stampa Luigi Dell’Olio

N. 1 SETTEMBRE 2010

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Spazio realizzato con il contributo dell’editore

WWF ITALIA

Ridurre drasticamente la CO2, conviene ed e’ possibile rio per evitare pericolosi cambiamenti climatici e porterebbe enormi benefici alla popolazione e all’economia dell’Europa, offrendo un reale impulso all’innovazione tecnologica. Ci auguriamo che l’Italia colga questa opportunità, anche industriale: è ora che la nuova economia low carbon assuma un ruolo trainante anche da noi” .

L’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) ha pubblicato nelle scorse settimane le stime sulla riduzione di CO2, indicando come la UE abbia ridotto le sue emissioni di CO2 di circa il 17,3% rispetto al 1990 e quindi quasi raggiunto il suo obiettivo per il 2020 (ovvero una riduzione del 20%). Secondo Mariagrazia Midulla responsabile clima e energia WWF Italia “Con riduzioni già ora del 17,3% l’idea che l’Europa tagli le emissioni solo del 20% per il 2020 è ridicola, vorrebbe dire smettere di ridurre le emissioni e aspettare il 2020 a braccia conserte. Occorre innalzare l’obiettivo europeo al 40%: questo è in linea con quanto necessa-

L’importanza del taglio delle emissioni di gas serra è sottolineata anche da un recentissimo studio pubblicato da Health and Environment Alliance (HEAL) e Health Care Without Harm Europe (HCWH E). Lo studio quantifica i consistenti vantaggi economici che ci sarebbero innalzando l’obiettivo europeo di riduzione al 30% delle emissioni di gas a effetto serra e per la prima volta fornisce le stime sulle prestazioni sanitarie per i singoli Stati membri dell’UE. Per l’Italia si stima che, con un obiettivo di riduzione delle emissioni del 30% rispetto al 1990, i benefici per la salute pubblica sarebbero un risparmio tra € 1,2 miliardi e € 3,4 miliardi di euro/anno dal 2020. La riduzione drastica della CO2 non è un’utopia. Il “Piano B” di Lester Brown, uno dei più grandi ed autorevoli esperti ed analisti internazionali delle problematiche am-

Sei una Piccola e Media Impresa? t JMUVPCVTJOFTTPJUVPJQSPEPUUJTPOPBNJDJEFMMBOBUVSB t EFTJEFSJQSPNVPWFSFQSFTTPJUVPJQVCCMJDJJMUVPJNQFHOPBGBWPSFEFMMBNCJFOUF t WVPJJOUSBQSFOEFSFVOQFSDPSTPEJNBHHJPSFTPTUFOJCJMJUËFEFTTFSFBó BODBUPEBM 88' t WVPJGBSUJQSPNPUPSFJOTJFNFBM88'EJB[JPOJEJTFOTJCJMJ[[B[JPOFTVJUFNJ EFMMFó DJFO[BFOFSHFUJDB

ENTRA NEL CLUB WWF IMPRESE PER LA NATURA. www.wwf.it/clubimprese

bientali, economiche e sociali, delinea una transizione da un’economia fondata sul petrolio, il carbone ed il gas naturale a una basata sull’energia eolica, solare e geotermica ( “Piano B 4.0. Mobilitarsi per salvare la civiltà” edito in Italia da Edizioni Ambiente). Il Piano B è molto più ambizioso di qualunque altra cosa l’umanità abbia fatto fino ad oggi, un’iniziativa senza precedenti né per dimensione, né per urgenza ed importanza. Si divide in quattro obiettivi: abbassare le emissioni nette di CO2 dell’80% entro il 2020, stabilizzare la popolazione mondiale al di sotto degli 8 miliardi, sconfiggere la povertà e ripristinare lo stato di salute degli ecosistemi, includendo in questa definizione terreni, falde acquifere, foreste, praterie e zone di pesca. Questo piano è ambizioso perché non è basato su ciò che è politicamente realizzabile, ma sulla realtà scientifica. Il progetto di tagliare drasticamente le emissioni ad esempio implica un radicale miglioramento dell’efficienza energetica a livello globale, investimenti massicci nello sviluppo delle energie rinnovabili, il blocco della deforestazione e miliardi di nuovi alberi da piantare. L’intera azione quotidiana del WWF contribuisce concretamente, di fatto, alla realizzazione di un Piano B per il mondo intero e per il nostro paese.


N. 1 SETTEMBRE 2010

Tekneco è una testata giornalistica trimestrale registrata presso ilTribunale di Lecce con n. 1061 del 9 giugno 2010 EDIRE S.r.l. Sede: 73100 Lecce - via E. Estrafallaces 16, tel. e fax 0832.396996 Società editrice iscritta al ROC con n. 14747

Editoriale di Alessandro Longo

Le fondamenta, prima di tutto. Dalle fondamenta cominciare a costruire un palazzo: è vero per una regione, per un nuovo mercato, come per una rivista. Se conosci le tue basi, le puoi rafforzare e poi intraprendere l’ascesa: ecco perché abbiamo voluto studiare la vera situazione del mercato pugliese nelle rinnovabili. “Il primato della Puglia nel fotovoltaico”, si legge spesso. Ma fino a che punto è verità o proclama QPMJUJDP 4JBNPJOUFTUBOFMGPUPWPMUBJDP  è vero, ma abbiamo appurato anche il primato pugliese nell’eolico, mercato più maturo e quindi, nell’immediato, più interessante. Nelle biomasse potremmo fare di più. Ma soprattutto potrebbero fare di più le istituzioni.

“Leggi e burocrazia ostacolano lo sviluppo”: questa è stata la voce comune degli imprenditori pugliesi. Le fondamenta sono buone, insomma. Ma serve qualche puntello qua e là per andare avanti e in alto. C’è di buono che il dibattito politico ha i riflettori puntati sulla questione: Tekneco ha potuto raccogliere repliche e reazioni bipartizan a quanto lamentato dagli imprenditori. Speriamo che la vita di questa rivista sia abbastanza lunga per salutare il giorno in cui le istituzioni e le imprese pugliesi raggiungeranno un rapporto meno conflittuale. Nel frattempo, noi proseguiamo l’avventura: parlando di mercato, di innovazioni, di idee. Servono anche queste, per disegnare il futuro.

Direttore Responsabile ALESSANDRO LONGO (direttore@tekneco.it)

Comitato Scientifico

Prof. Pasquale Colonna (Presidente) prof. Enzo Siviero prof. Lorenzo Attolico prof.ssa Maria Antonietta Ajello prof. Luciano Catalano prof. Michele Dassisti prof. Francesco Ruggiero Il Comitato Scientifico esprime la sua approvazione unicamente agli articoli pubblicati all’interno della “sezione università”.

Collaboratori

Dario Bonacina Liliana Bossi Luigi Dell’Olio Luca Dello Iacovo Fabio Fornasari

Paola Guidi Gabriella Longo Tiziana Moriconi Dario Salvelli Caterina Visco

Coordinamento redazionale Realizzazione piattaforma web Ingegni Multimediali, Lecce

Social media and Digital PR Emmealcubo, Termoli

Copertina

Illustrazione Mirco Tangherlini

blog special guest Luca Conti

per entrare in contatto con la redazione di Tekneco: via Estrafallaces, 16 - 73100 Lecce tel 0832 396996 email: redazione@tekneco.it Pubblicità: EDIRE srl - 0832 396996

Progettazione e Impaginazione Grafica Quorum Italia srl, Bari

Prestampa e Ricerca Fotografica Fotolito 38 srl, Bari

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Mediagraf SpA - Servizi integrati per l’editoria, Padova

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Distribuzione

free-press: 20.000 copie postalizzate ingegneri/ architetti (albi prof.li Puglia e studi di progettazione nazionali); 30.000 copie edicole di Puglia; 5.000 copie postalizzate ad un portafoglio di aziende nazionali di settore; 25.000 copie distribuite all’interno di fiere di settore. Servizio Abbonamenti - Il Servizio Clienti è a vostra disposizione al n. 0832 396996

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Primo Piano

N. 1 SETTEMBRE 2010

Rinnovabili: la Puglia dei primati, nonostante la burocr


Primo Piano

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azia

Primi in Italia per fotovoltaico ed eolico: lo confermano i dati di mercato. Ma la lentezza della P.A. frena i progetti di Luigi Dell’Olio

P

rima nel   fotovoltaico   e   nell’eolico   e   terza   nella   produzione   di   energia   da   biomasse.   Assente  nell’idroelet-­ trico   e   nella   geotermia.   L’im-­ magine  della  Puglia  che  arriva   dalle   ultime   statistiche   riguar-­ danti   le   fonti   rinnovabili   è   so-­ stanzialmente  positiva.  Il  com-­ binato   disposto   tra   condizioni   climatiche  e  geologiche  da  una   SDUWH H LQWHUYHQWL GL VHPSOL¿-­ cazione  normativa  dall’altro  ha   spinto  negli  ultimi  anni  nume-­ rose  aziende  italiane  e  investi-­ tori   internazionali   a   investire   centinaia   di   milioni   di   euro   in   regione. Non   tutto,   comunque,   funzio-­ na  a  pieno  regime.  Soprattutto   in   campo   eolico,   il   settore   che   oggi   sviluppa   i   volumi   mag-­ giori,   numerosi   operatori   la-­

Eric Gevaert@fotolia

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PHQWDQR OH LQHI¿FLHQ]H GHOOD macchina amministrativa,   con   la   burocrazia   che   si   trascina   anche   per   diversi   anni   prima   di   decidere   per   il   via   libera   o   meno   dei   progetti   presenta-­ ti.   Una   situazione   che   rischia   –   nel   medio   periodo   –   di   raf-­ freddare  l’entusiasmo  degli  in-­ vestitori  verso  il  Tavoliere,  an-­ che  perché  il  quadro  normativo   negli  ultimi  mesi  si  va  compli-­ cando,   tra   contrasti   che   coin-­ volgono  la  Regione  e  il  Gover-­ no   nazionale   e   pronunce   della   Giurisprudenza   che   cambiano   le  regole  in  corsa. Mentre   sullo   sfondo   resta   una   partita  aperta:  come  far  sì  che  gli   investimenti  di  soggetti  extrare-­ gionali   inneschino   un   circolo   virtuoso   a   livello   locale,   pro-­ muovendo  mandati,  sviluppo  di   know-­how   e   di   competenze   in-­ dustriali   tra   le   aziende   pugliesi   che  a  vario  titolo  sono  attive  nel   business  delle  rinnovabili.


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Primo Piano

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Moduli fotovoltaici Inverter

Contatore di produzione

Contatore di immissione/prelievo

M2

Corrente continua

Corrente alternata

Trasformatore

M1

Rete

Utenze (autoconsumo)

Per il fotovoltaico una crescita senza soste I  dati  sul  fotovoltaico  non  lasciano  spa-­ zio  a  dubbi:  la  Puglia  ha  il  primato  na-­ zionale   staccando   nettamente   le   altre   regioni.   Secondo   le   ultime   rilevazioni   del   Gse   (Gestore   dei   Servizi   Energe-­ tici),   relativi   al   consuntivo   del   primo   VHPHVWUH  LO &RQWR (QHUJLD KD Âż-­ nanziato  in  Italia  impianti  (il  calcolo  ri-­ guarda  quelli  giĂ   in  esercizio)  per  1.319   MW,  con  la  Puglia  a  quota  256  MW.  Il   secondo   posto   spetta   alla   Lombardia   (145  MW),  seguita  da  Emilia-­Romagna   (109),  Lazio  (96)  e  Veneto  (93).  Per  tro-­ vare   altre   regioni   meridionali   occorre   scendere   al   decimo   posto,   dove   si   in-­ contra  la  Sicilia,  con  58MW.  Tornando   al   Tavoliere,   il   primato   è   frutto   soprat-­ tutto   dei   passi   in   avanti   compiuti   ne-­ gli   ultimi   anni,   che   hanno   permesso   di   VFDODUH OD FODVVLÂżFD GDOOÂśHVLPR SRVWR GHO  DO WHU]R GHO  ÂżQR DO SUL-­ mato  raggiunto  nel  2008  e  consolidato   nell’ultimo   periodo.   Restringendo   l’a-­ nalisi   solo   al   primo   semestre,   la   Puglia   è  prima  con  43MW,  davanti  a  Lombar-­ dia  e  Veneto,  rispettivamente  a  quota  15   e  12  megawatt.  “La  Puglia  è  la  Regione   che   ha   agito   con   maggiore   convinzio-­ ne  per  la  promozione  del  fotovoltaico  e   oggi   rappresenta   un   benchmark   per   le   altre   realtĂ    del   Mezzogiorno,   che   pure   hanno   grandi   potenzialitĂ    del   settore,  

PD¿QTXLKDQQRGLPRVWUDWRGLFUHGHUFL meno�,  osserva   Francesco   Fiore,   di-­ rettore  marketing  e  sviluppo  di  Conergy,   società  che  a  metà  luglio  ha  inaugurato  a   San  Marzano  di  San  Giuseppe  (Taranto)   due  impianti  per  la  Plain  Energy  GmbH   UHDOL]]DWL FRQ XQ ¿QDQ]LDPHQWR GHOOD Cassa   di   Risparmio   di   Bolzano   e   della   Cassa   Centrale   Raiffeisen)   in   grado   di   produrre   circa   2.800   MWh,   equivalen-­ ti   al   consumo   annuo   di   energia   di   560   famiglie.

Fine corsa vicina? Gli  impianti   regionali   sono   prevalente-­ mente  concentrati  nella  fascia  che  va  da   0,2  a  1  MW  (202  MW  totali),  complici  le   facilitazioni  amministrative  –  previsto  il   rilascio  della  sola  Dia  (Dichiarazione  di   Inizio  Attività)  al  posto    della  piÚ  com-­ plessa  procedura  di  autorizzazione  uni-­ ca  –  per  la  realizzazione  di    impianti  al   di  sotto  del  MW  di  potenza  (contro  i  200   KW   della   legge   nazionale)   che   hanno   spinto  gli  operatori  a  contrarsi  su  realiz-­ zazioni  da  999  W.  Un  boom  che  ora  ri-­ schia  di  essere  frenato  da  una  pronuncia   della   Corte   Costituzionale   della   scorsa   SULPDYHUD FKH KD DEROLWR ¹ FRQ HI¿FD-­ FLDUHWURDWWLYD¹TXHVWDVHPSOL¿FD]LRQH Nelle   settimane   immediatamente   suc-­ cessive  a  questa  pronuncia  sul  mercato   si  è  diffuso  il  panico,  con  le  banche  che   KDQQREORFFDWRL¿QDQ]LDPHQWLHJOLLQ-­


Primo Piano

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YHVWLWRULDOODÂżQHVWUDLQDWWHVDGLFDSLUFL di  piĂš.  Successivamente  la  situazione  è,   almeno  in  parte,  rientrata,  con  i  titolari   di   impianti   in   via   di   costruzione   o   solo   autorizzati  che  si  sono  rimessi  al  lavoro   sperando   in   un   atteggiamento   clemen-­ te  delle  autoritĂ ,  mentre  gli  altri  si  sono   dovuti  adeguare  alla  procedura  ordina-­ ria  (e  ben  piĂš  macchinosa)  dell’autoriz-­ zazione  unica.  Intanto  la  situazione  non   qGHOWXWWRGHÂżQLWDSHUFKpDPHWjOXJOLR sono  state  pubblicate  le  nuove  linee  gui-­ da  nel  campo  delle  rinnovabili,  che  sono   poi   passate   al   vaglio   delle   Regioni,   con   la  prospettiva  di  arrivare  al  recepimen-­ WRHQWURÂżQHDQQRÂł3HUWRUQDUHDGDYHUH un   quadro   chiaro   occorrerĂ    attendere   l’inizio  del  2011â€?,  spiega  Fiore,  “e  questa   situazione   non   fa   certo   bene   al   mondo   dell’impresa,  che  ha  bisogno  di  sapere  in   anticipo  qual  è  il  quadro  normativo  con   cui  deve  confrontarsiâ€?.  Il  timore  maggio-­

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re  è   che   le   aziende   di   medie  e  grandi  dimen-­ sioni   orientino   le   loro   scelte   di   investimento   su   altri   territori,   con   le  imprese  locali  che  si   vedrebbero  private  dei   mandati   su   cui   conta-­ vano.  Eugenio  Tran-­ chino,   managing   partner   dello   studio   legale  Watson  Farley  &   Williams,  vede  comun-­ que   spiragli   positivi:   “Da   un   punto   di   vista   Eugenio Tranchino, strettamente   giuridico   managing partner dello studio legale la   sentenza   pronun-­ Watson Farley & Williams ciata   dalla   Consulta   è   ineccepibile   e   non   poteva   che   sancire   l’incostituzionalitĂ    della   normativa   re-­ gionale  per  palese  contrasto  con  la  nor-­ mativa  nazionale.  Tuttavia,  ha  prodotto  

1200 300 1000

250

800

200 150

600

100

400

50 200 0

Puglia

2. Eolico

Lombardia

1.152 MW Puglia in vetta alla graduatoria di energia eolica prodotta. La Sicilia è seconda con 1.148 MW

1. Fotovoltaico

Puglia al primo posto con 256 MW, Lombardia seconda con 145 MW.

0

Puglia

Sicilia

Puglia

Toscana

Dati 2009

Dati giugno 2010

megawatt (MW) di potenza installata 500 400

Puglia al terzo posto con 139 MW, Lombardia al primo con 409 MW.

300

Dati 2008

800

4. Geotermia

In Puglia nessun impianto presente. Quelli italiani sono tutti in Toscana (810,5 MW).

200 100 0

1000

3. Biomasse

Dati 2009

Puglia

Lombardia

600 400 200 0


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TOTALE Impianti in esercizio ai sensi del Conto Energia - PRIMO E NUOVO CONTO ENERGIA RIPARTIZIONE PER REGIONE E CLASSE DI POTENZA DEGLI IMPIANTI IN ESERCIZIO (impianti entrati in esercizio dal 01/01/2005 al 09/06/2010 - aggiornato al 09/06/2010)

REGIONE

CLASSE 1: CLASSE 2: CLASSE 3: CLASSE 4: CLASSE 5: TOTALE 1<= P <=3 3< P <=20 20< P <=200 200< P <=1000 P >1000 Potenza Potenza Potenza Potenza Potenza Potenza Numero Numero Numero Numero Numero Numero (kW) (kW) (kW) (kW) (kW) (kW)

PUGLIA

2242

5998

3032

22527

417

22713

219

193205

1

1661

5911

246103

LOMBARDIA

5943

15666

5651

45408

736

47718

52

21098

9

11818

12391

141707

EMILIA ROMAGNA

3619

9377

3212

26215

613

38480

52

24745

3

6464

7499

105279

LAZIO

2375

6229

2475

18222

194

11800

27

15973

7

41312

5078

93536

PIEMONTE

3010

7979

3059

25238

386

26523

45

20393

5

9050

6505

89183

VENETO

3532

9323

3963

29294

410

26797

47

20955

2

2687

7954

89056

TRENTINO ALTO ADIGE

1642

4501

1976

18151

415

24215

51

21740

-

-

4084

68607

MARCHE

1457

3814

1315

10628

263

17919

47

24055

4

10275

3086

66691

TOSCANA

2707

7041

2592

21680

198

12720

23

11674

3

6014

5523

59129

SICILIA

2096

5719

2166

15739

151

9161

17

11219

4

11419

4434

53258

SARDEGNA

2655

7333

2141

15387

70

4421

18

13722

4

5264

4888

46128

UMBRIA

814

2242

944

7849

201

10978

24

14156

2

4779

1985

40005

BASILICATA

327

911

359

3020

389

18936

15

10714

-

-

1090

33580

1520

4163

2350

15999

118

7785

11

5225

-

-

3999

33173

CAMPANIA

839

2295

1056

8384

137

7750

21

13756

-

-

2053

32185

CALABRIA

688

1889

1061

8066

125

7346

15

10148

1

3298

1890

30746

ABRUZZO

478

1265

889

6917

126

8944

12

6838

1

2469

1506

26433

MOLISE

90

247

155

1296

19

1239

4

1553

2

4707

270

9042

LIGURIA

624

1557

396

3044

35

2356

4

1802

-

-

1059

8759

45

110

51

481

9

518

-

-

-

-

105

1109

36703

97658

38843

303545

5012

308321

704

442971

48

121216

FRIULI VENEZIA GIULIA

VALLE D’AOSTA TOTALE ITALIA

dei risultati   estremamente   sfavorevoli   per  tutti  gli  investimenti  nella  regione”.   A  minimizzare  l’impatto  di  questa  pro-­ nuncia  sono  comunque  intervenute  due   recenti   ordinanze   del   Tar   di   Lecce   che   “hanno   chiarito   come   il   rapporto   tra   il   proponente   e   la   pubblica   amministra-­ zione  è  da  considerarsi  esaurito  (o  con-­ solidato),   ai   sensi   della   giurisprudenza   costituzionale,   allo   spirare   del   termine   di  30  giorni  dalla  presentazione  della  di-­ chiarazioni  di  inizio  attività”.

81310 1273711

Il nuovo Conto Energia fa chiarezza nel mercato Non suscita,  invece,  particolari  preoccu-­ pazioni  il  nuovo  Conto  Energia,  appro-­ vato  a  luglio  dalla  Conferenza  Stato-­Re-­ gioni  e  valido  per  il  triennio  2011-­2013:   se  da  una  parte  infatti  gli  incentivi  pub-­ blici  caleranno  mediamente  –  e  in  ma-­ niera  progressiva  –  del  20%,  è  pur  vero   che  nell’ultimo  periodo  c’è  stato  un  bru-­ sco   calo   nel   costo   della   materia   prima.  


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Per  altro,   la   penalizzazione   riguarderà   maggiormente   i   grandi   impianti,   che   non  costituiscono  il  target  di  riferimen-­ to   per   gli   investimenti   pugliesi.   Il   fatto   positivo  è  che  questa  decisione  ha  posto   ¿QH D XQ OXQJR SHULRGR GL LQFHUWH]]D FRQER]]HGLUHYLVLRQHSLRPHQRDI¿-­ dabili  che  giravano  tra  gli  operatori  sen-­ za  offrire  un  quadro  di  riferimento.

Eolico, il nodo della burocrazia La  Puglia   primeggia   anche   nellâ&#x20AC;&#x2122;eolico.   Secondo   il   consuntivo   2009   realizzato   da   Terna,   la   potenza   eolica   installata   stimata   nella   regione   ammonta   a   1.158   Mva  (MegaVoltAmpere),  poco  meno  di   un   quarto   del   totale   nazionale   (4.880   Mva)    e  in  crescita  del  32%  nel  confron-­ to  anno  su  anno.  Per  ciò  che  riguarda,   invece,  il  numero  degli  impianti  eolici,   il  Gse  ne  ha  censiti  72  (contro  i  58  del   2008).  Anche  su  questo  fronte,  comun-­ que,  non  mancano  i  problemi:  sui  tavo-­ li  dellâ&#x20AC;&#x2122;assessorato  regionale  alle  AttivitĂ    produttive  ci  sono  pile  di  richieste  per   realizzare   nuovi   impianti.   â&#x20AC;&#x153;Le   poten-­ zialitĂ    della   regione   sono   enormi,   ma   i  tempi  lunghi  della  Pubblica  Ammini-­ strazione  rischiano  di  frenare  il  boomâ&#x20AC;?,   ULĂ&#x20AC;HWWH Alessandro   Casale,   ammi-­ nistratore   di   Asja   Ambiente,   azienda   piemontese   che   in   Puglia   ha   in   corso   diversi  iter  autorizzativi  per  piĂš  parchi   eolici   per   una   potenza   complessiva   di   oltre  150  MW  tra  Cerignola,  Castelluc-­ cio,  Laterza  e  Manfredonia  e  sta  realiz-­ zando   tre   impianti   fotovoltaici.   â&#x20AC;&#x153;Oggi   spesso   passano   alcuni   anni   dallâ&#x20AC;&#x2122;avvio   dellâ&#x20AC;&#x2122;iter   autorizzativo   al   via   libera   per   lâ&#x20AC;&#x2122;inizio  dei  lavori:  un  tempo  troppo  lun-­ go   per   il   mondo   del   business,   che   ha   ELVRJQR GL SLDQLÂżFDUH L SURSUL LQYHVWL-­ menti   sapendo   di   poter   contare   su   ri-­ sposte  rapideâ&#x20AC;?.  Il  problema  non  è  dovu-­ to  a  una  mancanza  di  competenze:  â&#x20AC;&#x153;In  

PARTICOLARE DELLA NAVICELLA Moltiplicatore di giri

Pale

Generatore

Navicella Vento

9

Motore

Trasformatore Torre Rete

Cavidotto

Regione  ci   sono   livelli   di   conoscenza   elevatissimi,   ma   il   grande   numero   di   richieste  necessiterebbero  di  un  poten-­ ziamento  degli  organiciâ&#x20AC;?.  Obiettivo  non   facile   da   conseguire   in   un   periodo   di   tagli   ai   trasferimenti   locali.     Per   altro,   la   lentezza   della   macchina   burocratica   non  riguarda  solo  il  settore  eolico.  â&#x20AC;&#x153;Nel   fotovoltaico  abbiamo  calcolato  una  me-­ dia   di   555   giorni   tra   domanda   e   auto-­ rizzazioneâ&#x20AC;?,   osserva   Andrea   Monti   Guarnieri,  presidente  di  ErgycaSun  e   dirigente     di   Ergy   Capital,   gruppo   che   ha   sette   impianti   solari   in   Puglia   e   al-­ tri  otto  in  corso  di  approvazione.  â&#x20AC;&#x153;Una   lungaggine   frutto   del   carico   di   lavoro   prodotto  proprio  dal  boom  di  richieste,  

Alessandro Casale, amministratore di Asja Ambiente


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Distribuzione di potenza e numerosità degli impianti eolici al 2008 Potenza Lorda  (MW)

MW 900

Numero Impianti

N° 90

861,7

850

85 794,6

800

80

750

75

700

70 652,5

650

65

600

60

550

55

500

50

453,3

450

45

400

40

350

35

300 191,3

25

47

3

Veneto

1,5 1

0,1

Valle d'Aosta

3,0 2

Umbria

Toscana

Sicilia

Sardegna

3

Puglia

Liguria

28,1

Piemonte

7

Molise

4

Lazio

Friuli-Venezia Giulia

Campania

Emilia Romagna

3,5 2

7

10

16

9,0

Trentino-Alto Adige

11,3

Calabria

12

Basilicata

16

Abruzzo

0

15

25

100 50

20

39

163,5

154,8

Marche

150

209,5

Lombardia

200

30

58

250

5 0

Futuro incerto per gli operatori locali

G

SBOEJJOWFTUJNFOUJ NBDPORVBMFSJUPSOPQFSHMJPQFSBUPSJMPDBMJ µJMEJMFNNBQSJODJQBMFDIFTJQPSUB dietro il boom regionale delle rinnovabili. “Oltre alle regole e alle norme per implementare le rinnovabili vogliamo anche pensare alla possibilità di realizzare in Puglia la filiera produttiva e tecnologica”, ha dichiarato il presidente Nichi Vendola qualche mese fa. “La Puglia può diventare non soltanto il luogo dove principalmente si installano impianti, ma anche la sede di produzione componentistica e tecnologica, visto che siamo ancora troppo dipendenti dall’estero. Dobbiamo chiederci perché ciò che è stato possibile in Germania non possa esserlo qui”. Interrogativi che al momento si confrontano con una situazione particolare: se i tedeschi hanno maturato una crescita tecnologica e di riconversione nella produzione di energia da fonti rinnovabili che ha permesso una crescita generale del sistema delle imprese e dell’occupazione giovanile, lo stesso non è ancora avvenuto da noi. Il business delle aziende locali è fortemente legato ai mandati che arrivano dai grandi investitori nazionali e internazionali: può bastare un rallentamento degli investimenti o un cambio di rotta normativo per mandare in crisi le aziende – per lo più piccole o micro imprese – del settore, con pesanti ricadute occupazionali, considerato che le ultime stime parlano di circa 10mila occupati pugliesi nelle rinnovabili. Un aiuto in tal senso potrebbe arrivare dalla recente istituzione del Distretto Tecnologico Nazionale sull’Energia (Ditne), che punta proprio a far crescere le conoscenze scientifiche, con un rapporto più stretto tra mondo universitario e imprese. Alla struttura aderiscono tutte le università pugliesi pubbliche, da Roma Tre e da una serie di imprese locali attive nelle rinnovabili. Si tratta del quarto distretto tecnologico della regione, dopo il Dhitech di Lecce (per l’hitech), il Distretto della Meccatronica di Bari e il Dare di Foggia per l’agroalimentare.


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a  fronte  di  piante  organiche  che  non  si   ma  di  cambiare  business,  passando    da   sono  rafforzate  adeguatamenteâ&#x20AC;?. unâ&#x20AC;&#x2122;impresa  agricola  a  una  di  produzione   dellâ&#x20AC;&#x2122;energiaâ&#x20AC;?.  Cosa  che  richiede  investi-­ menti  per  centinaia  di  migliaia  di  euro   Sul podio per le biomasse e  know-­how  specialistico.  â&#x20AC;&#x153;In  termini  di   resa  questo  sforzo  rendeâ&#x20AC;?,  aggiunge  Pic-­ Sul   fronte   delle   biomasse,   nel   2008   cinni,  â&#x20AC;&#x153;visto  che  un  impianto  a  biomasse   la   Puglia   ha   toccato   quota   139   MW   di   lavora   mediamente   8mila   ore   allâ&#x20AC;&#x2122;anno,   SRWHQ]D HIÂżFLHQWH FKH YDOJRQR LO WHU contro  le  1.400  di  un  impianto  fotovol-­ zo   posto   dopo   Lombardia   (409   MW),   taico  e  le  circa  2mila  di  uno  eolicoâ&#x20AC;?.  Câ&#x20AC;&#x2122;è   Emilia-­Romagna  (299  MW).  â&#x20AC;&#x153;Il  settore   poi  un  limite  dovuto  alla  disponibilitĂ   di   costituisce  un  segmento  particolare  nel   panorama   delle   fonti   rinnovabili,   con-­ WHUUHQRÂł1HOFDVRVSHFLÂżFRGHOELRJDVFL siderato   che   richiede   un   investimento   vogliono  non  meno  di  150-­200  ettari  a   di   tipo   industrialeâ&#x20AC;?,   spiega   Marcello   disposizioneâ&#x20AC;?,  aggiunge  Monti  Guarnie-­ Piccinni,   amministratore   di   Fiusis,   ri,  â&#x20AC;&#x153;e  grandi  quantitĂ   di  acqua  per  colti-­ azienda   salentina   che   sta   realizzando   vare  il  mais,  che  spingono  generalmen-­ a   Calimera   (Lecce)   un   impianto   per   la   te   a   preferire   localitĂ    settentrionaliâ&#x20AC;?.   produzione  di  energia  da  legno  dâ&#x20AC;&#x2122;ulivo.   ,QÂżQHVXOIURQWHGHOOÂśLGURHOHWWULFRHGHO â&#x20AC;&#x153;Non  si  tratta  solo  di  installare  pannelli   geotermico  la  Puglia  non  ha  impianti  di   sul  tetto  o  di  impiantare  una  pala  eolica,   produzione.

CALENDARIO

11-14 nov 2010 Roma Expo-edilizia Fiera professionale per lâ&#x20AC;&#x2122;edilizia e le costruzioni: 13 aree tematiche per potersi confrontare e misurare con lâ&#x20AC;&#x2122;intera offerta del mondo produttivo e distributivo del comparto delle costruzioni.

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Eventi da ricordare 17-19 nov 2010 Milano Greenergy expo

8-10 ott 2010 Bastia Umbra Klimahouse umbria 2010

Produrre energia risparmiando il Pianeta â&#x20AC;&#x201C; è il grande salone dedicato alle energie rinnovabili

Fiera specializzata per lâ&#x20AC;&#x2122;efficienza energetica e la sostenibilitĂ in edilizia

17-19 nov 2010 Milano Enersolar Il Salone Internazionale interamente dedicato allâ&#x20AC;&#x2122;energia solare fotovoltaica e termica

27-30 ott 2010 Bologna SAIE Integrare per costruire. Il salone internazionale delle costruzioni.


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Intervista

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â&#x20AC;&#x153;La crescita proseguirĂ , ma senza stravolgere il territorioâ&#x20AC;?

Lorenzo Nicastro Assessore allâ&#x20AC;&#x2122;Ambiente

â&#x20AC;&#x153;Sbaglia  chi  pensa  che  la  Puglia  possa   diventare  il  Far  West  delle  rinnovabili,   in  cui  il  via  libera  a  tutti  i  progetti  è  au-­ tomatico,  senza  alcuna  considerazione   degli  aspetti  ambientali  e  territorialiâ&#x20AC;?.   Lorenzo  Nicastro,  una  lunga  esperien-­ za   da   magistrato   alle   spalle   e   Asses-­ sore   allâ&#x20AC;&#x2122;Ambiente   della   nuova   giunta   Vendola,   è   deciso   nel   rispondere   a   quanti   temono   che   la   Regione   Puglia   abbia   innestato   la   retromarcia   dopo   aver  raggiunto  il  primato  nazionale  sul   fronte  del  fotovoltaico  e  dellâ&#x20AC;&#x2122;eolico. D:   Le   imprese   temono   una   frenata  

nello  sviluppo  delle  rinnovabili  in  Re-­ gione.  Ă&#x2C6;  un  rischio  reale? R:  Niente  affatto.  Basta  vedere  i  dati:   i  primati  conquistati  negli  anni  sono   stati  rafforzati  e  la  crescita  prosegui-­ rĂ   ancora,  ma  senza  violare  i  principi   che   ci   siamo   dati.   Lâ&#x20AC;&#x2122;articolo   11   dello   Statuto  Regionale  è  chiaro  in  questo   senso:   lo   sviluppo   deve   essere   com-­ patibile   con   le   caratteristiche   del   territorio,  che  è  un  gradiente  sociale   primario. ' 3HUz OD ÂżOD GHOOH D]LHQGH LQWHUHV sate   a   investire   si   allunga   sempre   piĂš,   mentre   lâ&#x20AC;&#x2122;organico   dellâ&#x20AC;&#x2122;assesso-­ rato  è  rimasto  immutato  a  prima  del   boom  delle  rinnovabili. R:   Non   câ&#x20AC;&#x2122;è   carenza   di   personale:   le   pratiche  continuano  a  crescere  perchĂŠ   il   nostro   territorio   offre   condizioni   straordinarie  per  i  nuovi  insediamen-­ ti,   ma   noi   dobbiamo   pensare   soprat-­

tutto  allâ&#x20AC;&#x2122;ambiente   che   lasceremo   alle   generazioni  future.  Per  questo  motivo   puntiamo   soprattutto   sul   fotovoltai-­ co   strutturale,   dai   tetti   di   abitazioni   pubbliche  e  private  agli  insediamenti   industriali,  al  micro  eolico,  piĂš  che  sui   grandi  impianti  a  terra. D:  Condivide,  dunque,  la  campagna   di  Michele  Placido  â&#x20AC;&#x153;contro  il  dilaga-­ re  di  pale  in  Pugliaâ&#x20AC;?? R:  La  sua  è  una  preoccupazione  reale:   oggi  molta  energia  prodotta  dagli  im-­ pianti  eolici  non  viene  venduta.   '/DVWHVVDSUXGHQ]DYLHQHVHJXLWD sul  fronte  delle  biomasse?   R:  Questo  settore  richiede  un  supple-­ mento  di  attenzione  perchĂŠ  parliamo   di   investimenti   di   natura   industria-­ le.   Siamo   favorevoli   allo   sviluppo   di   FHQWUDOLDÂżOLHUDFRUWDRPHGLDPHQ tre  i  lunghi  tragitti  tradiscono  lo  spi-­ rito  dello  stesso  Protocollo  di  Kyoto.

â&#x20AC;&#x153;Mettere ordine a livello normativo per non fermare lo sviluppoâ&#x20AC;? â&#x20AC;&#x153;Il  territorio  pugliese  offre  le  migliori   condizioni  per  lo  sviluppo  delle  ener-­ gie  pulite,  ma  occorre  mettere  ordine   a   livello   normativo   per   evitare   che   i   potenziali   investitori   scappino   via   dalla   regioneâ&#x20AC;?.   Rocco   Palese   è   stato   il   candidato   governatore   del   Centro-­ destra   alle   ultime   elezioni   e   oggi   è   capogruppo   del   Pdl   in   Consiglio   Re-­ gionale. D:  Come  giudica  lo  sviluppo  delle  rin-­ novabili  in  regione? R:   In   questi   anni   abbiamo   raggiunto   ULVXOWDWL VWUDRUGLQDUL WUDHQGR EHQHÂż ci  dalle  condizioni  di  un  territorio  che   offre  le  condizioni  ideali  per  sfruttare   il  sole  e  il  vento.  Oggi,  tuttavia,  vedo  il   rischio  di  una  frenata  nel  processo  di   sviluppo. D:  A  cosa  si  riferisce?

R:  Come   ha   dimostrato   la   bocciatura   della   Corte   Costituzionale,   la   legisla-­ ]LRQH UHJLRQDOH ÂżQ TXL SURGRWWD QRQ segue   le   direttive   nazionali.   Negli   ul-­ timi   anni   sono   state   emanate   leggi   e   regolamenti   che   in   alcuni   casi   creano   confusione,   con   il   rischio   concreto   di   scoraggiare  chi  è  interessato  a  investire   nella  nostra  terra.  A  questo  si  aggiunge   una  macchina  burocratica  troppo  lenta   rispetto  alle  esigenze  del  mercato. '3URSRQHTXLQGLGLUDIIRU]DUHJOL organici  del  settore? R:  Non  è  solo  un  problema  di  numeri,   ma   di   metodo   da   seguire   nel   lavoro:   occorre  che  ogni  funzionario  sia  mes-­ so   nelle   condizioni   di   operare   al   me-­ glio.  La  stessa  confusione  si  rileva  su   un  altro  aspetto:  nonostante  la  cresci-­ ta  nella  produzione  di  energia  pulita,   ci  sono  aree  della  regione  â&#x20AC;&#x201C;  mi  riferi-­

Rocco Palese Capogruppo Pdl

sco  in   particolare   al   tarantino   â&#x20AC;&#x201C;   che   hanno  livelli  di  Co2  allarmanti.  Quindi   il   risultato   di   combattere   lâ&#x20AC;&#x2122;inquina-­ mento   grazie   a   fotovoltaico   ed   eolico   non  è  stato  centrato. ' ,O *RYHUQR QD]LRQDOH ODYRUD DOOD UHLQWURGX]LRQH GHO QXFOHDUH QHO QR stro   paese:   concorda   su   questo   pun-­ to? R:   Mi   attengo   ai   numeri.   Oggi   la   Pu-­ glia   produce   lâ&#x20AC;&#x2122;80%   di   energia   in   piĂš   rispetto  a  quella  che  consuma:  da  noi   non  câ&#x20AC;&#x2122;è  spazio  per  impianti  nucleari.


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Câ&#x20AC;&#x2122;è vita dopo lâ&#x20AC;&#x2122;amianto Cede il posto a pannelli fotovoltaici. Viene trasformato in materia 32 milioni a basso impatto ambientale. di tonnellate di asbesto da bonificare e stoccare Progetti e sperimentazioni in discariche per rifiuti speciali in tutta Italia. sono invece circa Lecce in prima fila l'amianto 100 milioni

di Luca Dello Iacovo

L

D ERQLÂżFD GHOOÂśD mianto  si   allea   con   le   energie   rin-­ novabili.   Si   mol-­ tiplicano   in   Italia   i   progetti   per   ri-­ muovere   le   coperture   in   eter-­ nit   di   capannoni   industriali   e   LQVWDOODUHVXLWHWWLERQLÂżFDWLXQ campo   di   pannelli   fotovoltai-­ ci,  grazie  agli  incentivi  previsti   dal   Conto   Energia.   E   si   speri-­ mentano   giĂ    tecniche   per   riu-­ tilizzare   lâ&#x20AC;&#x2122;amianto   dopo   averlo   trasformato  in  materiale  green. Lecce,  per  esempio,  è  la  prima   provincia   ad   aderire   allâ&#x20AC;&#x2122;inizia-­ tiva   â&#x20AC;&#x153;Eternit   freeâ&#x20AC;?,   coordinata   da   Legambiente   e   AzzeroCO2,   LQ FROODERUD]LRQH FRQ &RQÂżQ

i metri quadrati di strutture in fibrocemento

dustria  e  Con-­ f a r t i g i a n a t o   locali.  I  proprie-­ tari   di   capannoni   industriali   possono   rimuovere   le   onduline   in   cemento-­amianto  senza  spese:   attraverso   lâ&#x20AC;&#x2122;accordo   con   part-­ QHUÂżQDQ]LDUL DGHVHPSLRVR cietĂ    di   investimento   private),   AzzeroCO2  gestisce  la  rimozio-­ ne   dellâ&#x20AC;&#x2122;eternit   e   lâ&#x20AC;&#x2122;installazione   GLPRGXOLVRODULVXOOHVXSHUÂżFL recuperate.   Lâ&#x20AC;&#x2122;intera   operazio-­ ne  è  ripagata  nel  tempo  dallâ&#x20AC;&#x2122;e-­ nergia   prodotta   con   i   moduli   fotovoltaici   e   rivenduta   al   ge-­ store  elettrico  nazionale  con  le   tariffe   incentivanti   del   Conto   Energia.   In   alternativa,   i   pro-­ SULHWDUL GHJOL HGLÂżFL LQGXVWULD li   possono   pagare   in   proprio   il   passaggio   al   fotovoltaico.  

è presente in circa

50 mila

edifici pubblici e privati

â&#x20AC;&#x153;Nella  prima   settima-­ na   dallâ&#x20AC;&#x2122;annuncio   del   progetto   â&#x20AC;&#x2DC;Eternit   Freeâ&#x20AC;&#x2122;   sono   arrivate   domande   per   30mila   metri   TXDGUDWL GL VXSHUÂżFL´ RVVHUYD Sergio   Scollato,   responsabile   di   AzzeroCO2.   Secondo   le   sti-­ me   delle   associazioni   ambien-­ taliste  nella  provincia  di  Lecce   sono  250mila  i  metri  quadrati   che   potrebbero   essere   rimos-­ si:   sono   in   grado   di   generare   25   Megawatt.   Per   adesso   lâ&#x20AC;&#x2122;i-­ niziativa   coinvolge   altre   due   province   pugliesi,   Bari   e   Bar-­ letta-­Andria-­Trani.  E  raccoglie   consensi  altrove  lungo  la  peni-­


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I pannelli fotovoltaici che hanno sostituito le coperture in eternit nelle abitazioni gestite da Casa Spa

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sola, nelle  province  piemontesi   sull’indotto   di   aziende   locali   (Torino,  Alessandria,  Vercelli),   impegnate  nella  sostenibilità.  A   a  Roma  e  Grosseto. Firenze  e  provincia,  per  esem-­ pio,   Casa   Spa   gestisce   12mila   HGL¿FL UHVLGHQ]LDOL SXEEOLFL Grazie  a  un  accordo  con  gli  enti   locali,  ha  rimosso  10mila  metri   3Xz IXQ]LRQDUH" /D ERQL¿ quadrati  di  eternit,  senza  costi   ca   dell’asbesto   associata   con   per   gli   abitanti   degli   apparta-­ l’installazione   dei   pannelli   so-­ menti.   Poi   ha   installato   i   mo-­ lari   è   già   stata   sperimentata   duli  fotovoltaici:  in  un  anno  ha   dopo   l’introduzione   del   Conto   prodotto  circa  un  Megawatt.  Il   Energia,   con   ricadute   positive   risparmio   in   termini   di   emis-­

Prova sul campo

nella provincia di Lecce sono

sono in grado di generare

i metri quadrati che potrebbero essere rimossi

25 Megawatt

250 mila

sioni di   anidride   carbonica   ha   raggiunto   520   milioni   di   ton-­ nellate   di   Co2   (che   altrimenti   sarebbe  stata  immessa  nell’am-­ biente).  L’energia  generata  vie-­ ne   venduta   interamente   al   ge-­ store  della  rete  elettrica:  ripaga   XQPXWXRYHQWHQQDOHFKHKD¿ nanziato  l’intervento  ecologico.   “La  parte  più  complessa  è  stata   il   coordinamento   delle   azien-­ de   intervenute   per   i   lavori”,   spiega   Dimitri   Celli,   ingegne-­ re   di   Casa   Spa   che   ha   seguito   il   progetto.   Alcuni   enti   locali   adesso   premono   sull’accelera-­ tore.   La   Regione   Lombardia   ha   stretto   un   accordo   con   la   provincia   di   Cremona  per  uno   stanziamento  da  200mila  euro   destinato   allo   “scambio”   eter-­ nit-­fotovoltaico.   Entro   il   2015   la   Lombardia   vuole   diventare   una   Regione   “Amianto   free”. La   strada   da   fare   è   lunga.   Se-­ condo   le   stime   più   caute   del   Cnr   e   dell’Ispesl   in   Italia   sono  


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Fase 1: segnalato su www.emergenzarifiuti.org Fase 2: segnalato da Ente preposto Fase 3: ricevuto feedback dall’Ente Fase 4: problema risolto

Rifiuti abbandonati, coperture in eternit sul territorio italiano presenti sul   territorio   alme-­ no   32   milioni   di   tonnellate   di   DVEHVWRGDERQL¿FDUHHVWRFFDUH LQGLVFDULFKHSHUUL¿XWLVSHFLDOL

Secondo i  dati  raccolti  in  undi-­ ci  Regioni  l’amianto  è  presente   LQFLUFDPLODHGL¿FLSXEEOL ci   e   privati:   sono   invece   circa  

100 milioni   i   metri   quadrati   GL VWUXWWXUH LQ ¿EURFHPHQWR Finora   tredici   Regioni   hanno   censito   direttamente   sul   terri-­


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Architettura

Moduli solari installati da Casa Spa per il progetto â&#x20AC;&#x153;OUT Amianto, IN Fotovoltaicoâ&#x20AC;?

torio  i  luoghi  a  rischio.  E  nove   hanno   impianti   attrezzate   per   ORVWRFFDJJLRGHOULÂżXWRSHULFR loso,  ma  sono  in  via  di  esauri-­ mento:   Friuli   Venezia   Giulia,   Lombardia   (riempita   lâ&#x20AC;&#x2122;anno   scorso),   Abruzzo   (in   istrutto-­ ria   per   la   riapertura),   Emilia-­ Romagna,   Liguria,   Basilicata,   Piemonte,  Toscana,  Sardegna.

Riutilizzo ecologico dellâ&#x20AC;&#x2122;amianto

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Ma  il  conferimento  in  discarica   non  è  lâ&#x20AC;&#x2122;ultimo  passo.  Sotterrare   sacchi   colmi   di   materiali   peri-­ colosi   è   una   scelta   provvisoria   in  attesa  di  sviluppare  soluzio-­ ni  tecnologiche  per  il  recupero   ecologico.   Sono   in   corso   spe-­ rimentazioni   per   inertizzare   lâ&#x20AC;&#x2122;asbesto  in  modo  da  eliminare   OD YRODWLOLWj GHOOH ÂżEUH GDQQR se  per  la  salute:  di  conseguen-­ za,   può   essere   reintrodotto   in   processi   produttivi   per   la   bioedilizia,   senza   aggiungere   ulteriori   emissioni   di   anidride  

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carbonica  equivalente.   La   ri-­ FHUFD VFLHQWLÂżFD GHL ODERUD tori   e   delle   aziende   prosegue,   ma   incontra   lâ&#x20AC;&#x2122;opposizione   dei   gruppi  di  abitanti  sul  territorio   locale,  sulla  scia  delle  proteste   â&#x20AC;&#x2DC;nimbyâ&#x20AC;&#x2122;  (dallâ&#x20AC;&#x2122;inglese  â&#x20AC;&#x153;not  in  my   backyardâ&#x20AC;?,  â&#x20AC;&#x153;non  nel  mio  corti-­ leâ&#x20AC;?).  A  Brescia,  per  esempio,  la   Aspireco  ha  brevettato  un  pro-­ cesso  per  trasformare  lâ&#x20AC;&#x2122;amian-­

WRFULVRWLORÂżEURVR GLJUDQOXQ ga  il   piĂš   utilizzato   nel   settore   HGLOL]LR  LQ VLOLFDWL QRQ ÂżEURVL e   inerti   (come   la   fosterite).   La   procedura   prevede   che   lâ&#x20AC;&#x2122;asbe-­ sto   sia   sottoposto   ad   azione   termica  allâ&#x20AC;&#x2122;interno  di  un  forno   FRQWHPSHUDWXUHÂżQRDFLQTXH cento  gradi.  Aspireco  prevede-­ va  di  aprire  un  impianto  per  il   trattamento   di   240mila   ton-­ nellate  annue,  ma  di  recente  la   comunitĂ    locale   attraverso   as-­ sociazioni   civiche   ha   espresso   un   parere   negativo   e   lâ&#x20AC;&#x2122;azienda   ha  fatto  marcia  indietro.  A  Va-­ rese  la  Zetadi  sta  studiando  in   collaborazione   con   lâ&#x20AC;&#x2122;universi-­ tĂ   di  Modena  e  Reggio  Emilia   un  progetto  per  produrre  pia-­ strelle   a   partire   dai   residui   di   amianto   con   un   trattamento   ad  alta  temperatura  (circa  900   gradi).  Ma  i  residenti  dellâ&#x20AC;&#x2122;area   interessata   alla   costruzione   dello   stabilimento   hanno   sol-­ levato   perplessitĂ .   Il   percorso   per   il   recupero   dellâ&#x20AC;&#x2122;asbesto   nella   bioedilizia   deve   supe-­ rare   ostacoli   tecnologici   ma,   soprattutto,   il   dialogo   con   le   comunitĂ   locali.

proprietari di capannoni 1) Iindustriali possono rimuovere le onduline in cemento-amianto senza spese

solari vengono poi 2) Pannelli installati sulle superfici ottenute

grazie alla rimozione dellâ&#x20AC;&#x2122;amianto

rimosso viene utilizzato 3) Lâ&#x20AC;&#x2122;amianto in modo da eliminare la volatilitĂ delle fibre, dannose per la salute

essere poi reintrodotto in 4) Può processi produttivi per la bioedilizia, senza ulteriori emissioni di Co2


Architettura

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Brevetti per l’edilizia sostenibile a quota 148, ma la Puglia è indietro Gli uffici regionali hanno raccolto soltanto quattro registrazioni, di cui tre a Bari e una a Lecce. Parlano i protagonisti delle invenzioni di Luigi Dell’Olio

I

nvenzioni da   tutelare   per   farsi   strada   nel   promet-­ tente   mer-­ cato   dell’edilizia   sostenibile.   Secondo  una  ricerca  realizzata   dalla  Camera  di  Commercio  di   Milano   sono   148   i   brevetti   re-­ gistrati   in   Italia   in   questo   set-­ tore  e  pertanto  validi  in  tutto  il   mercato   europeo.   La   casistica   è   variegata:   va   dal   sistema   di   controllo   della   pubblica   illu-­ minazione,   che   grazie   all’uso   di   moderne   tecnologie,   riduce   gli  sprechi  ottimizzando  la  luce   in  base  all’utenza,  al  sollevato-­ re  per  ascensori  che  garantisce   SDULHI¿FLHQ]DULVSHWWRDTXHOOL tradizionali   pur   consumando   la   metà.   Altri   due   casi   sono   il  

davanzale antismog   attrezzato   per   il   condizionamento,   che   migliora   la   qualità   dell’aria   in   casa   e   il   risparmio   energe-­ tico;;   e   il   sistema   di   controllo   della   luce   naturale   applicabile   DOO¶HVWHUQRGHOOH¿QHVWUHSHUUL-­ sparmio  energetico  e  il  comfort   visivo.  “Il  futuro  dell’edilizia  si   gioca  in  buona  parte  sulla  chia-­ ve  della  sostenibilità”,  spiega  a   Tekneco   Claudio   De   Alber-­ tis,   presidente   di   Assimpredil   Ance,  “e  i  brevetti  sono  fonda-­ mentali   per   garantire   questo   sviluppo”.  De  Albertis  auspica,   poi,  che  la  diffusione  di  queste   forme  di  tutela  delle  invenzioni   sia   accompagnata   “dall’indi-­ cazione   della   loro   prestazione   ambientale,   in   modo   che   sia   possibile   compararli.   Senza   di   questo,  i  produttori  non  avreb-­ bero   interesse   a   mettere   sul   mercato   prodotti   con   presta-­ Nicola Vernacchia


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Architettura

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zioni  superiori   a   quelle   necessarie   per   lâ&#x20AC;&#x2122;otte-­ nimento  del  semplice  status  di  eco-­prodottoâ&#x20AC;?. A  guidare  la  graduatoria  per  regioni  è  la  Lom-­ bardia,   che   registra   un   totale   di   30   brevetti   (in   pratica   uno   su   cinque),   seguita   dal   Lazio   (14,9%),  la  Toscana  (10,1%),  il  Veneto  (9,5%)   e  lâ&#x20AC;&#x2122;Emilia-­Romagna  (8,8%).   Tra  le  regioni  meridionali  il  primato  va  alla  Si-­ cilia  con  sei  brevetti  (pari  al  4,1%  del  totale),   uno  in  piĂš  della  Campania  (3,4%)  e  due  in  piĂš   della  Puglia  (2,7%).  La  Regione  del  Tavoliere   qHVDWWDPHQWHDPHWjFODVVLÂżFDLQFRPSDJQLD delle   Marche,   mentre   in   coda   si   trova   la   Ca-­ labria   (un   solo   brevetto,   lo   0,7%   del   totale).  

Il  primato   lombardo   è   dovuto   al   traino   della   provincia   di   Milano,   che   da   sola   totalizza   19   invenzioni  (12,8%  del  totale  italiano).  Lo  spac-­ cato  pugliese  vede,  invece,  il  dominio  di  Bari,   con  tre  brevetti,  di  cui  due  invenzioni  e  un  mo-­ dello  di  utilitĂ .  Lâ&#x20AC;&#x2122;altro  brevetto  è  appannaggio   di  Lecce  (unâ&#x20AC;&#x2122;invenzione). Nicola   Vernacchia   con   la   sua   Vet   srl   (sy-­ stem   integrator   di   prodotti   e   servizi)   ha   bre-­ vettato   un   sistema   di   telecontrollo   per   pub-­ EOLFD LOOXPLQD]LRQH  ÂżQDOL]]DWR DO ULVSDUPLR energetico,   alla   riduzione   dellâ&#x20AC;&#x2122;inquinamento   illuminotecnico   e   alla   creazione   di   unâ&#x20AC;&#x2122;infra-­ struttura  di  telecomunicazione.  Spiega  cosĂŹ  la  

Numero invenzioni nel risparmio energetico INVENZIONI

PESO SUL TOTALE

INVENZIONI

PESO SUL TOTALE

Milano

17

16,7%

Caltanissetta

1

1,0%

Roma

12

11,8%

Cosenza

1

1,0%

Modena

5

4,9%

Catania

1

1,0%

Torino

5

4,9%

Ferrara

1

1,0%

Vicenza

5

4,9%

Genova

1

1,0%

Bologna

3

2,9%

Isernia

1

1,0%

Bolzano

3

2,9%

Lecce

1

1,0%

Napoli

3

2,9%

Lucca

1

1,0%

Padova

3

2,9%

Messina

1

1,0%

Udine

3

2,9%

Palermo

1

1,0%

Arezzo

2

2,0%

Pescara

1

1,0%

Bari

2

2,0%

Pordenone

1

1,0%

Bergamo

2

2,0%

Prato

1

1,0%

Brescia

2

2,0%

Parma

1

1,0%

Firenze

2

2,0%

Ragusa

1

1,0%

Grosseto

2

2,0%

Rovigo

1

1,0%

Pisa

2

2,0%

Siena

1

1,0%

Pesaro

2

2,0%

Savona

1

1,0%

Rimini

2

2,0%

Treviso

1

1,0%

Viterbo

2

2,0%

Varese

1

1,0%

Ancona

1

1,0%

Verona

1

1,0%

Chieti

1

1,0%

102

100,0%

Elaborazione della Camera di commercio di Milano su dati UIBM a febbraio 2010

Totale Italia


Architettura

N. 1 SETTEMBRE 2010

Numero invenzioni e modelli di utilitĂ nel risparmio energetico per regione italiana INVENZIONI E MODELLI DI UTILITĂ&#x20AC;

% SU TOTALE ITALIA

Lombardia

30

20,3%

Lazio

22

14,9%

Toscana

15

10,1%

Veneto

14

9,5%

Emilia-Romagna

13

8,8%

Friuli Venezia Giulia

11

7,4%

Piemonte

11

7,4%

Sicilia

6

4,1%

Campania

5

3,4%

Marche

4

2,7%

Puglia

4

2,7%

Abruzzo

3

2,0%

Trentino

3

2,0%

Liguria

2

1,4%

Molise

2

1,4%

Umbria

2

1,4%

Calabria

1

0,7%

148

100,0%

Italia

Elaborazione della Camera di commercio di Milano su dati UIBM

sua  scelta:  â&#x20AC;&#x153;Il  brevetto  serve  a  tutelare  il  lavoro   di  ricerca  che  ha  portato  a  questo  risultato,  an-­ che  se  a  fare  la  differenza  sul  mercato  è  soprat-­ tutto   la   capacitĂ    commerciale   di   far   conoscere   LO SURGRWWR IXRUL H GHQWUR L FRQÂżQL QD]LRQDOL´ Partito  nel  2005,  il  progetto  di  Vet  prevede  un   dispositivo  di  telecontrollo  piazzato  su  ogni  sin-­ golo   palo,   â&#x20AC;&#x153;che   consente   di   adattarsi   alle   con-­ dizioni   ambientali,   aumentando   la   luminositĂ    in  caso  di  nebbia  e  riducendola  quando  ci  sono   altre  fonti  luminose  nellâ&#x20AC;&#x2122;ambienteâ&#x20AC;?,  spiega  Ver-­ nacchia.  Una  soluzione  che  garantisce  dal  20  al   50%  di  minori  consumi.  â&#x20AC;&#x153;Il  sistema  è  integrato   con  una  piattaforma  di  comunicazioneâ&#x20AC;?,  prose-­ gue   lâ&#x20AC;&#x2122;imprenditore   di   Monopoli,   â&#x20AC;&#x153;per   cui   può   essere  utilizzato  dalla  Pubblica  Amministrazio-­ ne  anche  come  access  point  per  far  navigare  su   Internet.   Oppure   lo   stesso   ente   pubblico   può   piazzare  sui  pali  il  proprio  sistema  di  fonia  per   dialogare  con  le  sedi  distaccateâ&#x20AC;?. Il   solo   brevetto   leccese   fa   capo   a   Enzo   Ga-­ ballo,   energy   manager   per   una   sessantina   di   comuni   italiani.   Per   lui   il   riconoscimento   del   EUHYHWWRQRQKDÂżQDOLWjFRPPHUFLDOLÂł/RXWLOL]-­ zo  come  parte  del  pacchetto  che  offro  alle  Pub-­ bliche  Amministrazioniâ&#x20AC;?,  spiega.  Nella  sostanza   VLWUDWWDGLXQUHJRODWRUHGLĂ&#x20AC;XVVROXPLQRVRGL-­ namico  che  ottimizza  i  sistemi  di  pubblica  illu-­ minazione.  â&#x20AC;&#x153;Basta  guardare  le  poste  di  bilancio   dei  Comuni  per  accorgersi  che  questa  è  la  voce   piĂš  costosaâ&#x20AC;?.  CosĂŹ  il  sistema  messo  a  punto  da   Gaballo,   denominato   Watt   Stop,   adatta   la   lu-­ PLQRVLWj DOOH FRQGL]LRQL GHO WUDIÂżFR JDUDQWHQ-­ do  risparmi  superiori  a  un  terzo  della  bolletta.  

Molise Liguria Trentino Abruzzo

Umbria Calabria Lombardia

Puglia

Lazio

Marche Campania

Sicilia

Toscana

Piemonte Friuli Venezia Giulia Emilia-Romagna

19

Veneto


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Architettura

N. 1 SETTEMBRE 2010

Passi in avanti per il distretto del Legno e Arredo

â&#x20AC;&#x153;Punto  a  far  conoscere  questa  soluzione  anche   DOGLIXRULGHLFRQÂżQLQD]LRQDOL´DJJLXQJH*D ballo,   che   ha   una   lunga   esperienza   interna-­ zionale:  per  due  volte,  nel  2004  e  nel  2006,  la   Commissione   Europea   gli   ha   assegnato   il   pre-­ mio   Greenlight   come   maggior   divulgatore   di   HIÂżFLHQ]D HQHUJHWLFD LQ (XURSD *OL DOWUL GXH titolari  baresi  di  brevetti  non  hanno  voluto  co-­ municare  le  proprie  generalitĂ .

Numero modelli di utilitĂ nel risparmio energetico MODELLI DI UTILITĂ&#x20AC; % SU TOT. Alessandria

1

2,2%

Arezzo

1

2,2%

Avellino

1

2,2%

Bari

1

2,2%

Bergamo

2

4,3%

Bologna

1

2,2%

Firenze

1

2,2%

Frosinone

3

6,5%

Isernia

1

2,2%

Milano

2

4,3%

Perugia

2

4,3%

Pescara

1

2,2%

Pisa

1

2,2%

Pordenone

3

6,5%

Prato

1

2,2%

Pesaro

1

2,2%

Ragusa

1

2,2%

Roma

5

10,9%

Rovigo

1

2,2%

Salerno

1

2,2%

Torino

5

10,9%

Trieste

2

4,3%

Treviso

2

4,3%

Udine

2

4,3%

Varese

4

8,7%

Italia

46

100,0%

La Regione Puglia ha approvato il Programma strategico di sviluppo del distretto produttivo Legno e Arredo per il 2010-2012. Tre anni dopo la legge che istituiva il distretto si passa, quindi, dalle parole ai fatti: il lavoro del nucleo di indagine regionale è stato molto laborioso, ma il via libera apre nuovi scenari per un settore che negli ultimi anni è stato falcidiato dalla crisi. â&#x20AC;&#x153;Il distretto è uno strumento operativo per accrescere la competitivitĂ delle aziende regionali che operano nel compartoâ&#x20AC;?, spiega Antonietta Majellaro, presidente del comitato di distretto. â&#x20AC;&#x153;Il via libera regionale consente agli aderenti di accedere al co-finanziamento al 50% per i progetti di sviluppo messi a punto in forma consortileâ&#x20AC;?. Majellaro indica due possibili ambiti di intervento a breve: â&#x20AC;&#x153;Guardiamo con grande interesse alla crescita nel mercato russo, che potrĂ  essere esplorato unendo le forze del sistema produttivo e della Regione e puntiamo a crescere sul fronte delle competenze professionali attraverso una serie di corsi di formazioneâ&#x20AC;?.

Tekneco Web

Elaborazione della Camera di commercio di Milano su dati UIBM Antonietta Majellaro


SPECIALE UNIVERSITÀ

21

Settembre 2010

Sperimentazione e sviluppo di impianti di refrigerazione ecosostenibili L. A. CATALANO, F. DE BELLIS, R. AMIRANTE Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Gestionale, Politecnico di Bari Sebastian Duda@fotolia

U. AYR Dipartimento di Architettura e Urbanistica, Politecnico di Bari

Introduzione Cenni storici Il calore rappresenta un ingrediente fondamentale nello sviluppo sociale e tecnologico dell’uomo. La possibilità di produrre calore ha infatti permesso al genere umano di riscaldarsi in condizioni ambientali avverse nonché di migliorare la propria alimentazione mediante la cottura dei cibi. Successivamente, la combustione ha consentito la locomozione non animale, l’industrializzazione e la produzione di energia elettrica fino a tutti gli sviluppi tecnologici ormai entrati a far parte della vita quotidiana.

Se la generazione controllata di calore da parte dell’uomo si può far risalire a tempi molto antichi (Preistoria), il contrario, cioè la sottrazione di calore, è una tecnologia scoperta ed utilizzata in tempi notevolmente più recenti. Storicamente infatti, non si conoscevano tecniche in grado di produrre il freddo a piacimento a partire da qualsiasi condizione, ma ci si limitava a preservare il freddo “naturale” isolandolo il più possibile dalle fonti di calore. La conservazione dei cibi a basse temperature avveniva in luoghi riparati dalla radiazione solare e ad alto isolamento termico come cantine o cisterne oppure adoperando ghiaccio o neve prelevati

ad alta quota e trasportati a caro prezzo dove necessario. Le prime “macchine del freddo” furono brevettate verso la metà del 1800 e sfruttavano l’evaporazione a pressione costante di gas ad alta volatilità come ammoniaca, biossido di zolfo ed etere etilico; tali gas tuttavia presentavano il notevole svantaggio di non essere sicuri in quanto infiammabili e tossici. Un’altra possibilità esplorata fin dalla seconda metà del XIX secolo si basava sulla riduzione di temperatura conseguente all’espansione di aria in una macchina alternativa, sulla base del funzionamenn. 1 settembre 2010


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SPECIALE UNIVERSITÀ

to delle macchine a vapore (Fig. 1). Tali nel contribuire all’effetto serra, ossia al di anidride carbonica ogni cinque anni macchine erano caratterizzate da ottima riscaldamento del pianeta in termini di (l’emissione avviene sia alla dismissione sicurezza ed affidabilità (vennero infatti GWP, Global Warming Potential, [1] degli impianti sia attraverso perdite e impiegate sulle navi da trasporto), ma trafilamenti stimati su base annua, inanche da rendimenti bassi nonché da In aggiunta, la permanenza di questi fatti gli impianti necessitano di “ricarialcuni problemi tecnici quali ingombro gas nell’atmosfera è di alcune decine che” periodiche di gas). Tale incremento e manutenzione. Di conseguenza, nel di anni; ad esempio il refrigerante noto è dovuto principalmente all’aumento di tempo furono preferite le macchine ad come HFC-143a, uno dei più usati, ha impianti operanti su scala globale, soevaporazione (vapor-compression re- un GWP di 3800 ed una permanenza prattutto nei paesi in via di sviluppo. frigerators) e fino agli anni ’30 del 1900 nell’atmosfera di 52 anni [2]. Si capisce la gran parte della macchine frigorifere quindi come il problema di mitigare Il già citato rapporto dell’IPCC [2] fornisce conteneva ammoniaca quale fluido di o addirittura eliminare l’emissione di una stima più precisa ed aggiornata delle processo. Una serie di incidenti mortali gas ad alto GWP sia di grande rilevan- emissioni, dividendole per classi di inquidovute all’esplosione del gas nanti (Fig. 2) e confrontando lo spinse la ricerca ad individuare scenario reale del 2002 con le una nuova classe di gas non peprevisioni relative al 2015 nell’iricolosi per l’uomo in grado di potesi di livello tecnologico desostituire l’ammoniaca. La scelgli impianti costante (Business ta ricadde sul Freon, nome comAs Usual, BAU). Il grafico fornimerciale (brevetto DuPont) di sce una serie di informazioni un gas che all’epoca sembrava interessanti: la prima è che comla soluzione perfetta al probleplessivamente le emissioni si rima, vista la sua bassa tossicità, ducono leggermente, ma ciò è infiammabilità e reattività chidovuto alla riduzione della quomica. Fu solo a partire dagli anni ta parte dei CFC che, sebbene al ’70 del XX secolo che fu sollevabando da tempo, continuano ad Fig. 1 – La macchina per la refrigerazione ad aria, a bordo di navi passeggeri, costruita all’incirca nel 1890 dalla “J.& E. Hall”. to il problema dell’interazione essere emessi dagli impianti già di questo gas con l’ozono atmoin funzione nel 1987 e dai paesi sferico, provocandone il rapido che non hanno aderito al protoassottigliamento. I componenti collo. La seconda consideraziodel Freon, i cloro-fluoro-carburi ne che emerge dalla Fig. 2 è che, (CFC) assieme alla sottoclasse pur diminuendo le emissioni degli idro-cloro-fluoro-carburi di CFC dannosi per l’ozono, au(HCFC) furono messi al bando mentano significativamente gli con il protocollo di Montreal HFC, cioè la nuova generazione nel 1987 in quanto sostanze di gas usati negli attuali impianti Tab. 1 – Emissioni di gas ad alto GWP previste dall’EPA, responsabili dell’impoverimendi refrigerazione che non danin Million Metric Tons of Carbon Equivalent (MMTCE), divise per settore, to dell’ozono (ODP, Ozone Deneggiano l’ozono ma che increla produzione del freddo è di gran lunga il principale responsabile. pleting Substances) e sostituiti mentano l’effetto serra. negli impianti frigoriferi dagli idro-fluoro-carburi (HFC) e dagli per- za ed attualità, soprattutto considerata In sintesi, gli impianti di refrigerazione fluoro-carburi (PFC), tuttora utilizzati. la quantità di emissioni previste dall’a- moderni pur non danneggiando l’ozono genzia statunitense EPA (Environmental atmosferico emettono gas ad alto poContesto attuale: problemi relativi Protection Agency) e riportate in Tab. 1 tenziale di riscaldamento globale (fino ai refrigeranti di comune impiego [3]. Come chiaramente riportato nella a migliaia di volte il valore dell’anidride tabella, il settore della refrigerazione e carbonica), sono da soli responsabili di Sembrerebbe tutto risolto, ma non del condizionamento (genericamente: circa l’80% delle emissioni di tali gas e le è così: anche questi ultimi gas sono produzione del freddo) è responsabi- previsioni stimano un forte incremento dannosi per l’atmosfera, precisamente le da solo di circa l’80% dell’emissione delle emissioni responsabili dell’aumento sono considerati dall’Intergovernmen- totale di gas ad alto potenziale di riscal- dell’effetto serra del nostro pianeta. tal Panel on Climate Change, IPCC, da damento globale, per giunta in forte centinaia a migliaia di volte più peri- crescita: l’EPA stima infatti un aumento Esistono quindi una serie di ragioni amcolosi del biossido di carbonio (CO2) di 30 milioni di tonnellate equivalenti bientali e di sostenibilità che giustificano n. 1 settembre 2010


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Annual Emissions (GtCO2-eq yr-1

2.5 HFCs 2.0 HCFCs 1.5

CFCs

1.0 0.5 0.0

2002

BAU-2015

Emissions by Group of Substances

Fig. 2 – Emissione di gas dannosi per l’atmosfera da impianti di refrigerazione secondo l’IPCC: dati 2002 e previsioni 2015 nello scenario Business-As-Usual (BAU).

lo sforzo continuo della ricerca scientifica per fornire valide alternative (anche dal punto di vista economico) alla tecnologia alla base degli impianti esistenti.

Il ciclo ad aria, una possibile alternativa Alla luce delle problematiche ambientali precedentemente esposte, lo studio di cicli e di impianti di refrigerazione “sostenibili” differenti dai tradizionali vapor-compression è molto attuale. Una disamina completa delle varie tec-

nologie disponibili, di quelle oggetto di ricerca, delle problematiche e dei vantaggi di ognuna è al di fuori dello scopo del presente lavoro, ma è disponibile consultando la referenza [4]. In questa sede invece si analizza il ciclo ad aria, vale a dire la tecnologia che per prima fu pensata come alternativa per la produzione artificiale del freddo (cfr. il paragrafo “Cenni Storici”). Il ciclo ad aria infatti, come suggerito dal nome stesso, adopera esclusivamente aria come fluido operante e non emette nessun altro gas inquinante o dannoso per l’ambiente; qualora estensivamente utilizzato, permetterebbe quindi una drastica riduzione dei gas serra emessi dagli impianti attuali. Esso si basa sull’espansione dell’aria preceduta da una compressione e può essere a ciclo aperto (aria prelevata, processata e poi scaricata) o a ciclo chiuso (la stessa quantità di aria opera in continuo subendo trasformazioni cicliche); a seguito dell’espansione, la temperatura diminuisce fino a valori molto bassi. In questo modo, l’aria può essere utilizzata per refrigerare un ambiente mentre il lavoro prodotto durante l’espansione è di solito adoperato per sostenere parte della compressione.

Fig. 3 – Impianto di refrigerazione ad aria per il congelamento testato presso i laboratori della TNO [8].

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Dopo gli esordi nella seconda metà del XIX secolo, il ciclo ad aria è stato utilizzato in tempi moderni per la refrigerazione dell’aria destinata ai passeggeri degli aerei (in particolar modo militari) per ragioni di peso ridotto e semplicità costruttiva. Pur essendo stato riconosciuta la tecnologia più promettente a lungo termine per sostituire gli impianti tradizionali [4], non si è diffuso su larga scala ad impianti stazionari a causa dell’incertezza sulle sue prestazioni (sebbene esistano ditte che ne commercializzino alcune versioni). Nel 1998, Fleming ed altri autori [5,6] hanno studiato l’applicazione del ciclo ad aria per scopi di riscaldamento e refrigerazione contemporaneamente, giungendo alla conclusione che tale ciclo deve essere accuratamente progettato vista la sua bassa efficienza. Due anni più tardi l’istituto olandese TNO (Institute of Environmental Sciences, Energy Research and Process Innovation) ha presentato un rapporto molto dettagliato riguardante la sperimentazione e lo studio di un proprio prototipo di ciclo ad aria [7]. Gli autori del report hanno dapprima analizzato le potenzialità del ciclo ad aria (includendo anche le soluzioni commerciali già esistenti) per poi costruire e testare un impianto pilota progettato per il riscaldamento, la ventilazione ed il condizionamento degli edifici. Nel loro studio essi dimostrano la fattibilità pratica di tale ciclo così come la sua semplicità, che si traduce da un lato in affidabilità e dall’altro in economia e facilità di manutenzione. Lo stesso istituto ha anche realizzato un impianto di congelamento rappresentato schematicamente in Fig. 3 e funzionante secondo un ciclo aperto recuperativo. Una compressione bistadio interrefrigerata produce un flusso di aria a circa due bar assoluti che arriva nella turbina di un turbogruppo dopo essere stata ulteriormente raffreddata attraverso il passaggio in un recuperatore. L’aria a bassa temperatura in uscita dalla turbina è convogliata nella cella di congelamento, da cui poi passa n. 1 settembre 2010


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SPECIALE UNIVERSITÀ

della termodinamica. Infine, alcune conclusioni sul lavoro svolto sono presentate nell’ultima sezione.

Impianto Sperimentale e Risultati Preliminari

Fig. 4 – Layout dell’impianto sperimentale testato presso i Laboratori della Sezione di Macchine ed Energetica del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Gestionale.

al recuperatore prima di essere scaricata nell’ambiente. Il prototipo può produrre aria a -50°C con un COP (Coefficient of Performance) di 0.72 [7,8]; tuttavia, gli autori hanno calcolato che il ciclo ad aria può essere realmente competitivo con i cicli di tipo vapour compression con l’utilizzo di componenti costitutivi a più alta efficienza (specialmente la turbina). Anche il recuperatore ha una grande influenza sulla performance generale del ciclo e deve essere progettato “ad hoc”. Le potenzialità del ciclo ad aria sono state studiate anche per il trasporto su strada (specialmente alimentare) [9], e giudicato di nuovo promettente, pur con una bassa efficienza dovuta alle specifiche delle macchine utilizzate. Spence ed altri autori [10, 11] hanno sperimentato un impianto con all’incirca lo stesso layout proposto dalla TNO

Fig. 5 – Impianto sperimentale: turbogruppo e scambiatori aria-aria

n. 1 settembre 2010

ma di dimensioni sufficientemente ridotte da essere contenuto nell’unità di refrigerazione di un comune autocarro per il trasporto di alimenti deperibili. Il risultato della sperimentazione è stato una efficace refrigerazione ma al prezzo di un consumo di combustibile troppo elevato. Sulla base dei rilievi sperimentali tuttavia, gli autori sono stati in grado di identificare le maggiori carenze (nello specifico: le efficienze delle turbomacchine e degli scambiatori di calore) e quindi di prevedere numericamente che un ciclo ad aria ottimizzato ha le capacità per “equiparare il consumo di combustibile di un’unità di refrigerazione per autotrasporto, fornendo però il beneficio di emissioni di gas refrigerante pari a zero” [11], specialmente a carico parziale di esercizio. Scopo di questo lavoro è aumentare lo stato dell’arte riguardo la tecnologia del ciclo ad aria con la proposta di un nuovo layout in grado di aumentare l’efficienza dei componenti, ossia migliorando il fattore limitante nelle progettazioni citate precedentemente. La prossima sezione descrive l’apparato di test impiegato per condurre una campagna sperimentale volta alla comprensione dei principali punti critici riscontrati negli studi passati. A partire da questa analisi preliminare, nella sezione successiva è descritto il nuovo layout proposto, assieme alla stima delle sue prestazioni per mezzo di simulazioni numeriche basate sulle equazioni

Il ciclo ad aria impiegato per la sperimentazione è rappresentato in Fig. 4: l’aria prelevata dall’ambiente è inizialmente compressa da una soffiante di tipo Roots (scelta per via della sua disponibilità presso il Laboratorio di Macchine ed Energetica del Politecnico di Bari); successivamente, uno scambiatore aria-aria (cooler) ripristina la temperatura ambiente prima che il flusso sia ulteriormente compresso dal turbocompressore centrifugo di un turbogruppo automobilistico. La compressione è interrefrigerata per due ragioni: per ridurre il lavoro di compressione richiesto dal compressore centrifugo e per mantenere una temperatura relativamente bassa anche al termine della seconda compressione. Prima dell’ingresso in turbina il flusso di aria è nuovamente raffreddato fino alle condizioni ambiente; l’espansione seguente è quindi in grado di produrre un flusso di aria a bassa temperatura. Questo tipo di soluzione impiantistica è più semplice rispetto a quelle analizzate dagli autori su menzionati in quanto non è presente il recuperatore. Sebbene questa configurazione limiti la temperatura dell’aria in uscita dalla turbina a valori non troppo bassi, va ricordato che lo scopo di questa analisi preliminare è quello di rilevare le principali problematiche del ciclo in generale e non di sviluppare un impianto di refrigerazione ottimale. Di conseguenza, anche la configurazione scelta può essere considerata adatta alla scopo e preferita a layout più complessi considerata la sua semplicità. La Fig. 5 mostra il cuore dell’apparato sperimentale, il turbogruppo (in grigio nel quadrante in basso a sinistra), assieme a parte della strumentazione impiegata. Il turbogruppo impiegato nel pre-


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sente studio è il Garrett GT1541 dotato di valvola Wastegate (bloccata), montato di solito su motori automobilistici di piccola cilindrata (1300 cm3). Praticamente tutti gli autori che hanno studiato il ciclo ad aria in passato hanno rilevato che le efficienze delle turbomacchine sono il fattore limitante per l’efficienza del ciclo stesso [5-11]. Uno dei principali obiettivi del presente studio è quello di misurare le efficienze del compressore centrifugo e della turbina centripeta del turbogruppo. L’apparato sperimentale è composto da termocoppie di tipo K e T, trasduttori di pressione e un misuratore di portata della Elster Instromet. Le misure rappresentate in Fig. 6 mostrano chiaramente che la turbina espande l’aria con una bassa efficienza operativa (compresa tra 0.3 e 0.4), mentre il compressore dimostra un comportamento migliore, soprattutto alle alte portate. Un’efficienza della turbina così bassa non è accettabile in quanto si traduce in un minor lavoro estratto, con la conseguenza di una temperatura più alta alla fine dell’espansione ed un basso rapporto di compressione nel centrifugo. In aggiunta, la turbina opera in condizioni distanti dal suo punto di massima efficienza, che il costruttore dichiara essere pari a 0.65 circa. La Fig. 7 fornisce un’idea precisa degli effetti di una bassa efficienza di espansione: la temperatura in uscita turbina (Turbine Exit Temperature, TET, in blu) è sempre al di sopra di -10° C, anche ad alte portate, ed il rapporto di espansione totale (in rosso) è relativamente basso a causa del ridotto incremento di pressione nel compressore centrifugo. Queste considerazioni indicano che per aumentare l’efficienza del ciclo ad aria dovrebbero essere selezionate migliori condizioni operative di funzionamento delle turbomacchine. In altri termini, non basta impiegare turbogruppi con un’efficienza costruttiva più alta, è necessario anche far operare il turbogruppo in

condizioni di alto rendimento. Per far ciò, bisogna imporre un accoppiamento ottimale tra il turbocompressore centrifugo e la turbina già in sede di progettazione dell’impianto. Si tratta di una procedura alquanto diversa dal semplice “innesto” nell’impianto di un turbogruppo automobilistico prodotto per elaborare la stessa portata, a causa delle differenti condizioni termodinamiche in gioco nei due sistemi. Infatti, poiché le pressioni e le temperature di esercizio della turbina in un impianto di refrigerazione differiscono da quelle tipiche motoristiche, la condizione di equilibrio del turbogruppo cadrà molto probabilmente ben lontana dall’ottimo programmato dal costruttore per tutt’altra applicazione. Non sono disponibili sul mercato turbogruppi specificatamente prodotti per l’impiego in impianti di refrigerazione; tuttavia, piuttosto che progettare e produrre una nuova macchina (con costi notevoli), conviene adattare il più possibile l’impianto in modo da avvicinarsi alle condizioni di massimo rendimento del gruppo di sovralimentazione. In questo modo, si trae vantaggio dall’adoperare un componente a basso costo e di ampia disponibilità commerciale poiché di larghissimo impiego nel settore automobilistico. Infine, va sottolineato come i cuscinetti impiegati nei turbogruppi automobilistici non garantiscano aria completamente oil-free; ciò suggerisce di abbandonare l’idea di impiegare l’aria a bassa temperatura direttamente per il congelamento o la conservazione degli alimenti, così come per tutte le altre applicazioni in cui l’aria deve essere respirata.

Miglioramenti progettuali

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Fig. 6 – Efficienze politropiche del compressore centrifugo e della turbina centripeta misurate nell’impianto sperimentale.

Fig. 7 – Temperatura in uscita turbina (blu) e rapporto totale di espansione (rosso) misurati sull’impianto.

t l’impiego di turbogruppi di dimensioni maggiori a parità di portata: l’efficienza infatti cresce al crescere delle dimensioni geometriche delle macchine per ragioni principalmente costruttive. Il primo criterio mira a garantire che il turbogruppo scelto lavori effettivamente al massimo delle sue potenzialità. Date le mappe dei componenti, in sede di progetto dell’impianto è possibile imporre la portata ed i rapporti di pressione tali da soddisfare questo criterio. Un esempio di questa procedura è visibile in Fig. 8, in cui è riportata la mappa del compressore centrifugo del turbogruppo GT1544.

Il ciclo ad aria può essere migliorato seguendo due criteri progettuali:

La linea di massima efficienza, in rosso, indica quali coppie ordinate di valori portata/rapporto di compressione è necessario scegliere per far operare il centrifugo ad alto rendimento.

t l’imposizione di un abbinamento ottimale tra le condizioni di funzionamento dell’impianto e l’equilibrio meccanico del turbogruppo;

Il secondo criterio punta alla selezione di un turbogruppo adatto allo scopo ma con efficienze le più alte possibili: a causa delle tolleranze dimensionali di n. 1 settembre 2010


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produzione, infatti, i turbogruppi più grandi raggiungono facilmente efficienze di compressione oltre l’80%, e di espansione oltre il 70%. La limitazione è che turbogruppi più grandi richiedono anche portate corrette più grandi, e ciò comporta a sua volta impianti più grandi e costosi. In questo lavoro si propone una soluzione alternativa per ottenere grandi portate corrette: essa consiste principalmente nell’uso indiretto del

Fig. 8 – Mappa di un turbocompressore centrifugo e linea di massima efficienza.

flusso di aria fredda, che espande fino ad una pressione minima inferiore al valore ambiente. Sulla scorta dei due criteri progettuali descritti precedentemente si propone un nuovo layout di ciclo ad aria (Fig. 9): una prima leggera compressione aumenta la pressione dell’aria prelevata dall’ambiente di pochi decimi di bar; successivamente, il flusso si raffredda passando attraverso uno scambiatore aria-aria ed un recuperatore. All’uscita del recuperatore, l’aria espande in turbina fino ad una pressione inferiore a quella ambiente e temperatura molto bassa, in modo da poter essere impiegata per scopi di refrigerazione (indicati genericamente come “heat transfer” in Fig. 9) e poi per abbassare la temperatura in ingresso turbina all’interno del recuperatore. Infine, si raggiunge nuovamente la pressione atmosferica attraverso un’altra compressione: poiché però il compressore centrifugo non è in grado contemporaneamente di elaborare tutta la portata in uscita dalla turbina e di lavorare ad alto rendimento, si rende necessario l’uso di un secondo compressore

in parallelo al turbocompressore. Tale compressore, indicato genericamente come Roots 2 in Fig. 9, può essere in realtà un compressore volumetrico a compressione per riduzione di volume per migliorare ulteriormente le prestazioni dell’impianto. Con l’ausilio del secondo compressore volumetrico quindi, il centrifugo elabora una portata corretta inferiore e con rapporto di compressione maggiore, in condizione di massima efficienza. Il layout proposto permette quindi di usare turbogruppi di grandi dimensioni (con i vantaggi citati) in impianti di grandezza contenuta e con compressori di potenza ridotta. In più, tale ciclo può essere progettato per ottimizzare l’abbinamento tra le condizioni di efficienza delle turbomacchine e le condizioni operative tipiche di un impianto di refrigerazione ad aria. Il ciclo descritto è stato modellizzato per mezzo delle equazioni della termodinamica ed implementato in routine numeriche elaborate al calcolatore ed i risultati ottenuti sono descritti di seguito.

Risultati numerici Il funzionamento dell’impianto proposto è stato simulato mediante semplici modellizzazioni zero-dimensionali delle trasformazioni termodinamiche e con l’ausilio delle mappe del turbogruppo, v. Fig. 10. Il turbogruppo impiegato nelle simulazioni è il Garrett GT22 e l’efficienza frigorifera (COP) è definita dall’espressione seguente:

Fig. 9 – Nuovo layout di ciclo ad aria proposto.

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̣ dove m è la portata di aria, Cp è il calore specifico a pressione costante dell’aria, TU è la temperatura costante richiesta dall’utilizzatore, e PBC1 + PBC2 rappresenta la potenza meccanica richiesta dai due compressori volumetrici. Le prestazioni del nuovo impianto sono soddisfacenti: alla fine dell’espansione si può raggiungere una temperatura molto bassa (al di sotto dei -60°C per le alte portate), mentre l’efficienza è all’incirca


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costante nel range di portata considerato, tranne un leggera diminuzione alle alte portate dovuta all’aumento più che proporzionale del termine PBC2. Le simulazioni numeriche sono state utilizzate anche per analizzare l’effetto sull’impianto di due importanti parametri: la temperatura di ingresso turbina (Turbine Inlet Temperature, TIT) e la temperatura dell’ambiente in cui l’impianto si trova ad operare. La temperatura di ingresso turbina è strettamente legata alla temperatura richiesta dall’utilizzatore ed il suo effetto è evidenziato in Fig. 11: al crescere della TIT (a causa di una più bassa efficienza del recuperatore o per una maggiore potenza termica richiesta dall’utilizzatore) la minima temperatura raggiungibile nell’impianto (TET, in blu) aumenta, così come il COP (in rosso).

L’effetto del secondo parametro è presentato in Fig. 12: al crescere della temperatura ambiente il COP diminuisce leggermente, mentre la temperatura dell’aria in uscita dalla turbina è quasi costante (a parità di tutte le altre condizioni). Ciò è dovuto alla presenza del recuperatore che mantiene invariata la temperatura in ingresso turbina. Quest’ultimo risultato è di notevole rilevanza, perché dimostra come l’efficienza dell’impianto è poco dipendente dalle condizioni ambientali; in altre parole, contrariamente a quanto accade con i cicli tradizionali a compressione di vapore, il ciclo ad aria mantiene costante la minima temperatura raggiungibile anche in ambienti molto caldi con la stessa potenza fornita (allo stesso costo). Potrebbe sembrare che l’efficienza del ciclo ad aria fin qui presentato sia più basso di un comune ciclo di tipo a compressione di vapore, ma valgono alcune considerazioni: t

Fig. 10 – Performance globale del nuovo ciclo proposto.

t

i rendimenti delle turbomacchine possono essere incrementati impiegando turbogruppi di dimensioni ancora maggiori, in modo da aumentare il COP e diminuire la TET;

t

la competitività del ciclo ad aria proposto rispetto agli impianti vapour-compression aumenta all’aumentare della potenza termica da estrarre (cooling capacity) ed al diminuire della temperatura minima da raggiungere. Sebbene un’analisi economica comparativa sia al di là degli scopi di questo lavoro, è possibile stimare che l’impianto ad aria proposto sia soggetto agli stessi

Fig. 11 – Effetto della temperatura in ingresso turbina (TIT) sulla performance globale dell’impianto.

Fig. 12 – Effetto della temperatura ambiente sulla performance globale dell’impianto.

le minime temperature raggiungibili con il ciclo ad aria proposto sono più basse di quelle raggiungibili con i tradizionali cicli a compressione di vapore. Per esempio, l’impianto descritto potrebbe essere usato per applicazioni di congelamento rapido, molto apprezzata nell’industria alimentare;

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consumi energetici di un impianto tradizionale per alte cooling capacities e temperature molto basse (ad esempio: impianti di congelamento industriali di grossa taglia); t

il ciclo ad aria non emette gas inquinanti ad alto potenziale di riscaldamento globale.

Studi futuri saranno condotti su questi aspetti, e particolarmente sull’analisi dei vantaggi ottenibili dall’uso del ciclo ad aria rispetto agli impianti tradizionali, soprattutto in termini economici.

Conclusioni Nel presente lavoro è stato studiato il ciclo Joule-Brayton inverso (ciclo ad aria) ed una possibile variante, per la realizzazione di impianti di refrigerazione basati sull’uso di turbogruppi di derivazione automobilistica. A partire da studi passati disponibili in letteratura, è stato realizzato e testato presso il Laboratorio di Macchine ed Energetica del Politecnico di Bari un impianto sperimentale al fine di analizzare le problematiche principali che limitano le prestazioni del ciclo ad aria. In particolare, è’ stato evidenziato l’abbinamento non ottimale tra le condizioni operative di un impianto di refrigerazione e quelle per cui sono stati progettati i turbogruppi automobilistici. E’ stato quindi proposto un nuovo layout basato su due criteri progettuali: 1) l’imposizione di un abbinamento ottimale tra il turbogruppo e l’impianto di refrigerazione, e 2) l’utilizzo di gruppi di sovralimentazione più grandi, in grado di raggiungere efficienze maggiori. In accordo con questi due criteri progettuali è stato simulato al calcolatore un ciclo recuperativo con una pressione minima alla fine dell’espansione inferiore a quella atmosferica. I risultati ottenuti mostrano che il nuovo impianto è in grado di fornire aria a temperatura molto bassa (-60°C ed oltre), rendendolo ideale per applicazioni di congelamento. Inoltre, la presenza del recuperatore renn. 1 settembre 2010


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de la temperatura in uscita turbina indipendente dalla temperatura ambiente: di conseguenza, il ciclo ad aria proposto può operare anche in ambienti molto caldi (al contrario degli impianti tradizionali di tipo vapour-compression).

Ringraziamenti Il presente lavoro è stato finanziato dal MIUR, nell’ambito del PRIN 07 “Impianti di refrigerazione ad aria ad elevato COP”.

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te International Ozone-Depleting Substance Substitute Emissions, EPA 430-R04-006, June 2004. [4] J. S. Lewis, I. Chaer and S. A. Tassou, Reviews of Alternative Refrigeration Technologies, Centre for Energy and Built Environment Research, School of Engineering and Design, Brunel University, July 2007, available at www.grimsby.ac.uk/documents/defra/tech-newrefrigetechs.pdf. [5] J.S. Fleming, B.J.C. van der Wekken, J.A. McGovern, R.J.M. van Gerwen, Air cycle cooling and heating – Part 1: A realistic appraisal and a chosen application, International Journal of Energy Research 22 (1998), 7, 639–655. [6] J.S. Fleming, B.J.C. van der Wekken, J.A. McGovern, R.J.M. van Gerwen, Air cycle cooling and heating – Part 2: A mathematical model for the transient behaviour of fixed matrix regenerators, International Journal of Energy Research 22 (1998), 5, 463–476. [7] J. E. Verschoor (editor), Guidelines for the Application and Design of Air Cycle Systems for Heating, Ventilating

and Air Conditioning in Buildings, TNOMEP, Appeldorn, The Netherlands, 2001. [8] TNO, Cooling, Freezing and Heating with the Air Cycle, Documentation Sheet, TNO Environment, Energy and Process Innovation, Department of Refrigeration and Heat Pump Technology, 2003, available at: www.mep.tno.nl/Informatiebladen_eng/002e.pdf/ [9] S. A. Tassau, G. De-Lille, Y.T. Ge, Food transport refrigeration – Approaches to reduce energy consumption and environmental impacts of road transport, Applied Thermal Engineering 29 (2009) 1467–1477. [10] S.W.T. Spence, W.J. Doran, D.W. Artt, Design, construction and testing of an air cycle refrigeration system for road transport, International Journal of Refrigeration 27 (2004) 503–510. [11] S.W.T. Spence, W.J. Doran, D.W. Artt, G. McCullough, Performance analysis of a feasible air-cycle refrigeration system for road transport, International Journal of Refrigeration 27 (2005) 381–388.

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Conglomerati cementizi ottenuti con materiale riciclato da pneumatici fuori uso (PFU) MARIA ANTONIETTA AIELLO ALFONSO MAFFEZZOLI

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Dipartimento di Ingegneria dell’Innovazione, Università del Salento

Introduzione Con il termine Pneumatici Fuori Uso (PFU) si fa riferimento a quella parte dei pneumatici usati (PU) giunti alla fine del loro ciclo di vita che, non potendo più essere riutilizzati, costituiscono un rifiuto. Sino a qualche anno fa un’elevata percentuale di PFU veniva smaltita in discarica (circa il 50% in Europa sino al 1998). Successivamente alla Direttiva Europea sulle discariche (European Union Landfill, 1999) molti stati dell’UE hanno emanato leggi ed istruzioni per l’applicazione della stessa, miranti sia a ridurre la formazione di PFU sia ad ottimizzarne il recupero. Ciò ha condotto, negli ultimi anni, alla drastica riduzione dei PFU destinati a discarica,

che risultava pari al 6% nel 2008 contro il 35% circa del 2002. Nel contempo si registrava un notevole aumento dei PFU destinati sia a recupero energetico sia a recupero di materiale. A livello nazionale, il principale riferimento legislativo è costituito dal D.L. n. 152 del 2006; tuttavia i dati italiani sulla destinazione dei PFU risultano meno confortanti rispetto a quelli Europei. Appare ancora elevata la percentuale di PFU smaltita nelle discariche (più del 20% contro il 6% in Europa), il recupero energetico costituisce circa il 25% dei PFU (più del 35% in Europa) ed il recupero in termini di materiale, che si attesta intorno al 20%, è ancora troppo basso rispetto alla percentuale Europea, prossima al 40%. In tale contesto risulta

quanto mai necessario focalizzare la ricerca allo studio di soluzioni efficaci per il recupero dei PFU in modo da contribuire a rendere quello dei pneumatici un mercato sostenibile. Il riciclo dei PFU si traduce fondamentalmente nel recupero di energia (eseguito principalmente nelle cementerie) e nel recupero di materia prima [01], [02]. Infatti, attraverso processi di triturazione, pirolisi e riduzione criogenica [03], [04], è possibile ricavare dai PFU particelle di gomma e fibre d’acciaio potenzialmente riutilizzabili in svariate applicazioni. Le particelle ed il polverino di gomma possono trovare impiego nell’ambito dell’arredo urbano e stradale, per la realizzazion. 1 settembre 2010


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ne di dossi artificiali, cordoli, barriere new jersey, rotonde spartitraffico, pavimentazioni in conglomerato resino-gommoso, sottofondi drenanti, rilevati per opere stradali, barriere antirumore e fonoassorbenti. Fra le altre applicazioni della gomma si annoverano argini, scogliere artificiali, balle per il controllo dell’erosione costiera, gabbioni per il controllo della stabilità dei pendii [03], [04], [05], [06], [07], [08], [09]. La ricerca relativa all’utilizzo di particelle di gomma ricavate da PFU nel calcestruzzo si è particolarmente sviluppata

Fig. 1 – Particelle di gomma da PFU

Fig. 2 – Miscela di Rubcrete

Fig. 3 – Set-up prova di flessione

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negli ultimi anni. In tale contesto, si è valutata la possibilità di impiego del calcestruzzo con aggiunta di gomma riciclata (Rubcrete), al fine di realizzare barriere fonoassorbenti per applicazioni stradali oppure smorzatori sismici negli edifici. Più recentemente è stata considerata la possibilità di utilizzare le particelle di gomma riciclata nelle miscele di calcestruzzo, in sostituzione degli aggregati, per ottenere un calcestruzzo leggero. L’aggiunta di particelle di gomma al conglomerato cementizio riduce, fra l’altro, l’assorbimento di acqua conferendo una migliore protezione alle barre di armatura nei confronti della corrosione. Si è rilevato, inoltre, come nel Rubcrete sia possibile ottenere un abbattimento del rumore ed una migliore prestazione in termini di resistenza al fuoco. D’altra parte, recenti ricerche sviluppate presso l’Università di Sheffield [03], [10], [11], [12], hanno dimostrato che anche le fibre d’acciaio riciclate dai PFU possono essere riutilizzate con successo per la preparazione di conglomerati cementizi fibrorinforzati. In particolare, dette ricerche sono state principalmente indirizzate allo studio delle proprietà meccaniche dei calcestruzzi rinforzati con RSF (Recycled Steel Fibres), ISF (Industrial Steel Fibres) e PRSF (Pyrolysed RSF). Sulla base dei promettenti risultati ottenuti e in considerazione dell’impatto ambientale che lo smaltimento dei pneumatici pone ancora in Italia, la Regione Puglia ha finanziato un Progetto di Ricerca dal titolo “Impiego di particelle di gomma e fibre d’acciaio provenienti da pneumatici fuori uso in conglomerati cementizi” sviluppato dall’Università del Salento in collaborazione con aziende locali. Nell’ambito di detto Progetto è stata condotta un’indagine sperimentale finalizzata alla valutazione delle proprietà meccaniche di calcestruzzi rinforzati con fibre di acciaio provenienti da PFU, (RSFRC -Recycled Steel Fiber Reinforced Concrete) e di calcestruzzi ottenuti con l’aggiunta di particelle di gomma in sostituzione di parte dell’inerte (Rubcrete).

Sono stati, pertanto, condotti studi preliminari [13], [14] al fine di determinare le caratteristiche geometriche e meccaniche delle particelle di gomma e delle fibre di acciaio riciclate (RSF), nonché dell’aderenza tra le fibre in acciaio e la matrice cementizia. In particolare, le prove di trazione eseguite su RSF con varie classi di diametro di RSF hanno evidenziato che le proprietà meccaniche di tali fibre sono paragonabili a quelle delle fibre di acciaio industriali. Anche per quanto riguarda lo studio dell’aderenza fibra-matrice cementizia i risultati si sono rivelati piuttosto soddisfacenti [13]. Infatti, i valori della tensione massima di aderenza ottenuta mediante prove di pull-out appositamente progettate, si sono dimostrati paragonabili a quelli registrati per fibre industriali. L’indagine sperimentale in tale ambito ha consentito di osservare come le ondulazioni irregolari caratterizzanti le RSF forniscono un contributo meccanico efficace all’aderenza con la matrice cementizia. Allo studio sulle caratteristiche dei materiali riciclati e dell’interfaccia con la matrice cementizia, è seguita una campagna sperimentale, mirata alla valutazione delle prestazioni delle miscele di calcestruzzo ottenute con l’aggiunta di detti materiali. In particolare, per quanto riguarda l’impiego di particelle di gomma sono state approfondite le proprietà allo stato fresco ed indurito di calcestruzzi realizzati sostituendo dette particelle a parte dell’aggregato medio o grosso. Riguardo alle fibre d’acciaio è stato analizzato il dosaggio idoneo di fibre riciclate da aggiungere alle miscele di calcestruzzo, la metodologia migliore di miscelazione dell’impasto e le proprietà dell’RSFRC allo stato fresco ed indurito. A tale scopo sono state confezionate molteplici miscele di calcestruzzo fibrorinforzato con diverse percentuali di fibre d’acciaio riciclate ed attraverso metodi differenti di miscelazione. I risultati ottenuti, riportati in dettaglio in [15] e [16], e nel seguito riassunti, evidenziano le potenzialità di applicazione sia delle particelle di gomma sia delle fi-


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bre riciclate nel confezionamento di conglomerati cementizi, suggerendo l’opportunità di ulteriori studi sia teorici sia sperimentali allo scopo di ottimizzarne e regolarne l’impiego.

Proprietà allo stato fresco di miscele di calcestruzzo con l’aggiunta di particelle di gomma: lavorabilità Per valutare l’influenza delle particelle di gomma sulla lavorabilità dell’impasto di conglomerato allo stato fresco sono state effettuate prove di slump test, secondo quanto specificato nella Norma UNI EN 12350-2 “Testing fresh concrete – Slump test” (UNI, 2003), su varie miscele di Rubcrete. Nelle Fig. 1 e 2 si possono osservare le particelle di gomma ottenute in seguito a triturazione dei pneumatici e successiva separazione dalle fibre di acciaio, e la fase di preparazione delle miscele di calcestruzzo. Le prove sono state svolte in due fasi. Nella prima fase, definito un mix di controllo di calcestruzzo privo di gomma, MC1 (cemento: 335 kg/m3, acqua:174 l/ m3,pietrisco: 465 kg/m3, graniglia: 279 kg/m3, additivo fluidificante:3.35 l/m3), sono stati preparati altri 3 mix in cui l’aggregato grosso (15÷25 mm) è stato parzialmente sostituito con particelle di MIX

Pietri- Gomsco ma (15(%) 25mm) (kg/m3)

Slump (mm)

Classe di consistenza

gomma di analoghe dimensioni, secondo le percentuali in volume pari a 25%, 50% e 75%. Nella Tab. 1 sono riportati i risultati ottenuti per ciascuna miscela di calcestruzzo. Nella seconda fase, a partire dalla miscela di controllo, MC2 (cemento: 335 kg/m3, acqua:200 l/m3,pietrisco: 465 kg/ m3, graniglia: 279 kg/m3, sabbia: 1116 kg/m3, additivo fluidificante:3.35 l/m3), sono stati preparati ulteriori 4 mix, in cui l’aggregato medio (10÷15 mm) è stato parzialmente sostituito con particelle di gomma di analoghe dimensioni, secondo le percentuali in volume pari a 15%, 30%, 50% e 75%. I risultati ottenuti sono sintetizzati in Tab. 2.

a

b

Fig. 4 – a) Campione di controllo; b) Rubcrete

tà meccaniche in termini di resistenza a compressione e a trazione, analizzando µ QPTTJCJMF OPUBSF DIF MB TPTUJUV[JPOF anche il comportamento post-fessuraparziale del pietrisco o della graniglia tivo del calcestruzzo indurito al fine di con le particelle di gomma produce ef- cogliere eventuali effetti della gomma fetti benefici sulla lavorabilità dell’im- sulla tenacità delle miscele realizzate. pasto. Infatti, partendo da un mix di controllo di tipo fluido (classe di consi- I risultati delle prove di compressione stenza S4), tutte le altre miscele con pre- sono riportati nelle Tab. 3 e 4, rispettivasenza di gomma, hanno presentato un mente per i campioni in cui è stato sostiabbassamento al cono più elevato, mi- tuito parte dell’aggregato grosso o parte gliorando la classe di consistenza ad S5. dell’aggregato medio.

Proprietà del Rubcrete allo stato indurito Con riferimento alle miscele di calcestruzzo ottenute sostituendo parte dell’inerte con particelle di gomma riciclate, sono state determinate le proprieMIX

Grani- Gomglia ma (10-15 (%v) mm) (kg/m3)

Slump (mm)

Classe di consistenza

MC2

279

0

180

S4

MC1

465

0

180

S4

Mix D

237

15

220

S5

Mix A

350

25

220

S5

Mix E

195

30

220

S5

Mix B

233

50

215

S5

Mix F

140

50

215

S5

Mix C

115

75

215

S5

Mix G

70

75

225

S5

Tab. 1 – Risultati slump test prima fase

31

Tab. 2 – Risultati slump test seconda fase

Come atteso, la sostituzione di parte dell’aggregato lapideo con le particelle di gomma ha provocato una riduzione della resistenza a compressione, per entrambe le tipologie di mix realizzate. In particolare, la resistenza a compressione si riduce in tutti i casi all’aumentare della percentuale di particelle di gomma e tale riduzione risulta più accentuata nei casi in cui le miscele di Rubcrete sono ottenute sostituendo l’inerte grosso. Il comportamento a trazione delle miscele di Rubcrete è stato indagato mediante prove di flessione (Fig. 3). Nelle Tab. 5 e 6 sono riassunti i risultati delle prove in termini di resistenza a flessione media; nella Fig. 4 (a,b) è possibile osservare un campione con il 75% in volume di gomma ed uno privo di gomma dopo la rottura a flessione. Come era prevedibile, si è osservata una maggiore diminuzione della resistenza a n. 1 settembre 2010


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ResiC.O.V. stenza (%) a compressione (MPa)

MC1 Mix A Mix B Mix C

45.80 23,90 20,87 17,42

5,20 12,90 12,79 17,42

Dev. St. Riduz. (MPa) (%)

±2,38 ±2,93 ±2,67 ±2,25

No.

MC2 Mix D Mix E Mix F Mix G

___ 47,8 54,4 61,9

Tab. 3 – Risultati test di compressione- miscele prima fase

ResiC.O.V. Dev. Riduz. stenza (%) St. (%) a fles(MPa) sione* (MPa) MC1 3.51 10,35 ± 0,36 ___ Mix A 2,93 7,67 ± 0,22 16,6 Mix B 2,52 18,22 ± 0,46 28,2 Mix C 2,52 8,73 ± 0,22 28,2 * valori medi di 3 campioni

Aggregato grosso (8-20 mm) (kg/ m3)

5,78 1,90 1,97 6,48 3,93

±1,57 ±0,46 ±0,40 ±1,26 ±0,67

Riduz. (%)

___ 11,6 24,7 28,3 37,1

No.

ResiC.O.V. Dev. Riduz. stenza (%) St. (%) a fles(MPa) sione* (MPa) MC2 5,34 11,15 ± 0,60 ___ Mix D 5,10 4,57 ± 0,23 4,49 Mix E 5,03 6,10 ± 0,31 5,81 Mix F 4,95 9,94 ± 0,49 7,30 * valori medi di 4 campioni

Tab. 5 – Risultati test di flessione prima fase

Cemento Acqua (l/ 32.5R m3) II/A-LL (kg/m3)

27,11 23,97 20,41 19,45 17,06

Dev. St. (MPa)

Tab. 4 – Risultati test di compressione- miscele seconda fase

No.

No.

ResiC.O.V. stenza (%) a compressione (MPa)

Tab. 6 – Risultati test di flessione seconda fase

Aggrega- Sabbia to fine (kg/m3) (4-10 mm) (kg/ m3)

Fibre (%v) Fluidif. (%)

MC-1

511

304

941

0

± 1.1

RSF-1

510

303

938

0.23

± 1.2

508

302

935

0.46

± 1.3

508

303

935

0.46

± 1.1

RSF-2 ISF

350

188

Tab. 7 – Mix-design utilizzati

flessione per i campioni realizzati sostituendo parte dell’aggregato grosso, confermando quanto già riscontrato per la resistenza a compressione. Infatti, la riduzione di resistenza a flessione per i campioni in cui si è sostituito il 50 % ed il 75 % di aggregato grosso è pari circa al 28%; mentre per i campioni in cui è stato sostituito, nella stessa percentuale, l’aggregato medio la caduta percentuale di resistenza a flessione è compresa tra il 5,8 % ed il 7,3 %. n. 1 settembre 2010

Dall’esecuzione di tali prove si è anche valutato il comportamento post-fessurativo dei campioni, attraverso l’analisi delle curve carico-freccia in mezzeria. Per i campioni realizzati in calcestruzzo ordinario e quelli in Rubcrete contenenti la percentuale minima (25% in volume) di particelle di gomma, il comportamento è stato tipicamente fragile (Fig. 5). Nel caso della miscela ottenuta con l’aggiunta del 75% in volume di gomma in sostituzione dell’aggregato

medio, i campioni hanno mostrato una limitata resistenza residua in fase postfessurativa (Fig. 7). Infine, per le miscele con percentuali pari al 50% e 75% di particelle di gomma in sostituzione dell’inerte grosso, si può osservare un miglioramento della capacità postfessurativa (Fig.6), dovuta proprio alla presenza delle particelle grossolane di gomma che inibiscono l’evolversi della fessurazione (Fig. 8). Per le miscele utilizzate è stato, inoltre, determinato il peso specifico, i risultati ottenuti sono riportati in Fig. 9, dove si evidenzia una progressiva riduzione della densità del materiale all’aumentare della percentuale delle particelle di gomma. In conclusione, si può asserire che l’impiego di particelle di gomma nel calcestruzzo, in sostituzione di parte dell’inerte, può risultare efficace nella realizzazione di elementi non strutturali, per i quali è richiesta una più elevata capacità dissipativa, quali pavimentazioni o barriere stradali. Inoltre, la riduzione del peso specifico del materiale, suggerisce l’utilizzo dello stesso anche per elementi di facciata o tramezzature negli edifici. Infine,si ritengono necessari ulteriori studi per valutare la possibilità di utilizzo del Rubcrete per applicazioni in cui le proprietà di isolamento termico ed acustico costituiscono importanti requisiti prestazionali.

Proprietà meccaniche di calcestruzzi ottenuti con fibre di acciaio riciclate (RSFRC) Sulla base di prove preliminari realizzate su RSFRC (calcestruzzo rinforzato con fibre di acciaio riciclate) è emersa la necessità di migliorare la distribuzione delle fibre all’interno della matrice cementizia, in quanto la tendenza delle fibre a formare grovigli durante la fase di miscelazione aveva rappresentato una limitazione notevole per le caratteristi-


SPECIALE UNIVERSITĂ&#x20AC;

che finali del conglomerato. Per tale ragione si è ritenuto opportuno ricorrere allâ&#x20AC;&#x2122;utilizzo di un miscelatore intensivo in luogo delle normali betoniere da cantiere. Lâ&#x20AC;&#x2122;utilizzo della miscelazione forzata ha consentito di introdurre una percentuale massima in volume di fibre dâ&#x20AC;&#x2122;acciaio riciclate, allâ&#x20AC;&#x2122;interno dellâ&#x20AC;&#x2122;impasto, pari a 0.46%, ottenendo comunque una buona omogeneitĂ della miscela. Al fine di determinare le proprietĂ  meccaniche di calcestruzzi fibrorinforzati con RSF sono state realizzate quattro miscele, di cui in Tab. 7 si riporta il mixdesign. Otre alle due miscele con fibre riciclate (Fig. 10), ne sono state realizzate due di riferimento: la prima di calcestruzzo senza fibre e la seconda di calcestruzzo rinforzato con fibre di acciaio industriali- ISF (Fibre dâ&#x20AC;&#x2122;acciaio LaGramigna con ÎŚ = 0.6 mm ed L = 40 mm).

ProprietĂ allo stato fresco di RSFRC Per valutare lâ&#x20AC;&#x2122;influenza della presenza delle fibre sulla lavorabilitĂ  dellâ&#x20AC;&#x2122;impasto [17], sono stati eseguiti tre slump test per ogni miscela di calcestruzzo fresco [16]. I valori medi degli slump misurati sono riportati in Tab. 8. Come indicato nel documento ACI 544.2R-89, le prove di slump sui calcestruzzi fibrorinforzati non sono adeguate per una misurazione quantitativa della lavorabilitĂ , tuttavia esse possono essere usate come test di controllo di qualitĂ  della consistenza del calcestruzzo in termini comparativi. Eâ&#x20AC;&#x2122; possibile osservare che la presenza delle fibre ha influenzato leggermente la lavorabilitĂ  dellâ&#x20AC;&#x2122;impasto solo per la miscela con il piĂš alto dosaggio di ISF. Si evidenzia, quindi, come la miscelazione forzata consenta di ottenere impasti contenenti una percentuale di fibre abbastanza elevata, senza compromettere la lavorabilitĂ  del calcestruzzo.

33

ProprietĂ meccaniche di RSFRC I risultati delle prove eseguite per determinare la resistenza a compressione delle miscele di calcestruzzo sono riportati in Tab. 9. Si può osservare che la resistenza a compressione per i campioni realizzati con fibre riciclate è piĂš alta rispetto al mix di controllo, privo di fibre, tuttavia si è riscontrata una caduta di resistenza nel caso dei campioni realizzati con fibre industriali. In generale, si può affermare che la presenza delle fibre riciclate, caratterizzate da una certa irregolaritĂ  geometrica, contribuisce ad aumentarne la capacitĂ  ultima, grazie allâ&#x20AC;&#x2122;effetto di cucitura delle fibre in grado di ridurre la fragilitĂ  del materiale. ÂľCFOOPUPDIFMBQSFTFO[BEJĂśCSFEJSJO forzo nei conglomerati cementizi produce un incremento di alcune caratteristiche meccaniche. In particolare, si riscontra un evidente miglioramento del comportamento a flessione dovuto allâ&#x20AC;&#x2122;azione di contrasto esercitata dalle fibre nei confronti della propagazione delle fessure, a cui si associa una resistenza post-fessurativa del calcestruzzo ed un notevole incremento di tenacitĂ  [20]. Partendo da tale considerazione è stata condotta unâ&#x20AC;&#x2122;indagine sperimentale con lâ&#x20AC;&#x2122;obiettivo di studiare lâ&#x20AC;&#x2122;influenza della percentuale di fibre di rinforzo sul comportamento postfessurativo della miscela di calcestruzzo. Inoltre, il comportamento dei campioni realizzati con fibre riciclate da pneumatici fuori uso è stato confrontato con quello di campioni simili, realizzati con fibre di rinforzo commerciali, al fine di valutare le reali potenzialitĂ  delle RSF come rinforzo per conglomerati cementizi. A tale scopo sono state effettuate prove di flessione con intaglio in mezzeria (nella configurazione a quattro punti di carico) in controllo di spostamento, in conformitĂ  con la norma UNI 11039 [21] (Fig. 12). I campioni testati sono quelli realizzati con le miscele riportate in Tab. 7. In Fig. 11 si riportano le curve Carico applicato â&#x20AC;&#x201C; CTOD (apertura della fessura allâ&#x20AC;&#x2122;apice dellâ&#x20AC;&#x2122;intaglio) per ogni campione testato.

Fig. 5 â&#x20AC;&#x201C; Test di flessione - Curve carico-freccia in mezzeria (25% dellâ&#x20AC;&#x2122;aggregato )

Fig. 6 â&#x20AC;&#x201C; Test di flessione - Curve carico-freccia in mezzeria (75% aggregato grosso)

Fig. 7 â&#x20AC;&#x201C; Test di flessione - Curve carico-freccia in mezzeria (75% aggregato medio)

Fig. 8 â&#x20AC;&#x201C; DensitĂ della miscela di calcestruzzo al variare della percentuale di particelle di gomma

n. 1 settembre 2010


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SPECIALE UNIVERSITÀ

Fig. 9 – Azione di bridging della gomma in corrispondenza della fessura

Fig. 10 – RSF utilizzate nella sperimentazione

Le curve in Fig. 11.a si riferiscono ai provini in calcestruzzo privi di fibre: essi esibiscono il tipico comportamento fragile del calcestruzzo soggetto a trazione. Le curve in Fig. 11.b sono relative ai campioni RSF-1, realizzati con lo 0.23% in volume di fibre riciclate; si può osservare un comportamento tipicamente “softening” [20], con una bassa resistenza residua evidenziata dal plateau che segue il ramo discendente della curva dopo il picco. In Fig. 11.c, relativa ai campioni RSF-2 (0.46% in volume di RSF), si nota invece un notevole incremento della resistenza residua post-fessurativa, dovuta all’incremento del dosaggio di fibre. Infine, in Fig. 11.d si riportano le curve dei campioni realizzati con fibre commerciali. In quest’ultimo caso si osserva un ulteriore miglioramento del comportamento postfessurativo, che diventa in alcuni casi di tipo “hardening”. La Fig. 13 mostra la distribuzione delle fibre nella sezione dei campioni subito dopo la rottura per flessione. Si può notare che nel campione RSF-2, realizzato con lo 0.46% di fibre di riciclo, detta distribu-

zione è abbastanza omogenea (Fig. 13.a) ed è simile a quella osservata nel campione ISF, realizzato con le fibre commerciali (Fig.a 13..b). Inoltre, è da osservare che le fibre d’acciaio non risultano rotte, bensì sfilate dalla matrice. Ciò contribuisce al comportamento più duttile del materiale, che giunge a rottura in seguito ad uno sfilamento progressivo delle fibre.

Prove su elementi bidimensionali µOPUPDIFMJNQJFHPEJöCSFNFUBMMJDIF in elementi bidirezionali realizzati con calcestruzzi rinforzati può trovare una interessante applicazione nell’ambito della produzione di pavimentazioni industriali o di elementi prefabbricati. Infatti, nel caso di elementi bidimensionali ci si aspetta un incremento dell’efficacia del rinforzo conferito dalla presenza delle fibre e dovuto alla possibile ridistribuzione delle sollecitazioni nelle due direzioni dell’elemento. Per valutare il comportamento postfessurativo di elementi bidimensionali, realizzati con fibre metalliche proveNo.

Slump (mm)

Classe di consistenza

MC-1

215

S5

RSF-1

220

S5

RSF-2

210

S5

ISF

205

S4

Tab. 8 – Risultati dei test di comprensione

No.

Fig. 11 – Curve Carico applicato vs. CTOD per le quattro miscele realizzate

n. 1 settembre 2010

ResiCOV stenza (%) a compressione (N/ mm2)

Devia- Δ zione (%) standard (N/ mm2)

MC-1

31.63

0.99

± 0.31

___

RSF-1

39.00

0.65

± 0.25

23.3

RSF-2

39.68

1.61

± 0.64

25.5

ISF

29.01

2.85

± 0.86

-8.28

Tab. 9 – Caratterizzazione allo stato fresco


SPECIALE UNIVERSITÀ

nienti da pneumatici fuori uso, è stata effettuata una campagna sperimentale su piastre rinforzate con lo 0.46% in volume di RSF, seguendo le indicazioni riportate nelle specifiche EFNARC (1999). Inoltre, sono state realizzate piastre con il medesimo quantitativo di fibre industriali per poter avere un termine di paragone riguardo alla risposta meccanica del calcestruzzo proposto. Fig. 12 – Set-up prova di flessione

a

b

Fig. 13 – Distribuzione delle fibre nella sezione del campione portato a rottura

Complessivamente sono state confezionate 7 piastre, aventi dimensioni 600 mm x 600 mm x 100 mm, di cui 3 per il mix contenente fibre di acciaio industriali e 4 per il mix di calcestruzzo confezionato con l’aggiunta di RSF (Fig. 14). Dalla Fig. 15, che riporta il grafico carico applicato – freccia in mezzeria, è possibile analizzare il comportamento delle piastre rinforzate con RSF e con ISF. Si può osservare che tutti i campioni hanno un comportamento di tipo softening, con una risposta post-fessurativa più duttile rispetto a quella di un calcestruzzo ordinario. Dall’analisi delle curve, si evidenzia che, come atteso, il comportamento delle piastre rinforzate con fibre industriali risulta migliore rispetto a quello delle piastre rinforzate con fibre riciclate, sia in relazione al carico di picco sia in relazione ai valori di tenacità. I dati relativi ai valori delle frecce sono, invece, molto simili.

Mid-displacement transducer Hydraulic piston

Steel frame

Mid-side transducer

Slab

Fig. 14 – Schema di prova su piastra

35

Considerazioni conclusive Nel presente lavoro sono stati riassunti i risultati di un’attività di Ricerca finalizzata a valutare la possibilità di recupero di materiale da PFU (pneumatici fuori uso) per la realizzazione di conglomerati cementizi. I risultati ottenuti hanno messo in rilievo come sia le particelle di gomma sia le fibre di acciaio possano essere efficacemente impiegate nel conglomerato per specifiche finalità appli-cative. Il prosieguo della ricerca teorica e sperimentale in tale ambito si ritiene fondamentale allo scopo di pervenire a soluzioni progettuali con adeguati livelli di affidabilità.

Riferimenti Bibliografici [01] FISE UNIRE, “L’Italia del recupero – 8° edizione”, 2007. [02] ETRA, “Tyre technology International – Trends in Tyre Recycling”, Internet: http://www.etra-eu.org, 2006. [03] R. SIDDIQUE, T.R. NAIK, “Properties of concrete con-taining scrap tire-rubber, an overview”, Waste Manage-ment, Elsevier, n° 24, pp. 563-569, 2004. [04] K. NEOCLEOUS, H. PI-LAKOUTAS, P. WALDRON, “From used tyres to concrete reinforcement”, Proceedings of the 2nd International FIB Congress, 2006. [05] H.A. TOUTANJI, “The use of rubber tire particles in concrete to replace mineral aggregates”, Cement & Concrete Composites, Else-vier, n°18, pp. 135-139, 1996. [06] N. SEGRE, I. JOEJES, “Use of tire rubber particles as addition to cement paste”, Cement and Concrete re-search, Pergamon, Vol. 30, pp. 1421-1425, 2000. [07] N.I. FATTUHI, L.A. CLARK, “Cement based materials containing shredded scrap truck tyre rubber”, Construc-tion and Building Materials, Elsevier, Vol. 10, n° 4, pp. 229-236, 1996. n. 1 settembre 2010


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SPECIALE UNIVERSITÀ

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State”, ,Waste Management, 2010, ISSN: 0956-053X, Vol. 30, pp. 1696-1704 [17] F. DEHN, “Influence of pro-duction and processing on the properties of fibre re-inforced concrete (FRC).” International Workshop on Advances in Fiber Re-inforced Concrete, Starrylink Ed., 107-111, 2004. [18] S. YAZICI, G. INAN, V. TA-BAK, “Effect of aspect ratio and volume fraction of steel fiber on the mechanical properties of SFRC”. Con-struction and Building Materials 21, 1250-1253, 2007. [19] Y. MOHAMMADI, S. P. SINGH, S. K. KAUSHIK, “Properties of steel fibrous concrete containing mixed fibres in fresh and hardened state” Construction and Building Materials, doi: 10.1016/j. conbuildmat.2006.12.004, 2007. [20] CNR-DT 204/2006, “Istruzioni per la Progettazione, l’esecuzione ed il controllo di strutture di calcestruzzo fibrorinforzato”, 2007. [21] UNI 11039, “Calcestruzzo rinforzato con fibre d’acciaio”, 2003.

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Architettura

N. 1 SETTEMBRE 2010

Onies: collaborazione nellâ&#x20AC;&#x2122;edilizia sostenibile da Nord a Sud

Il neonato Osservatorio Nazionale mira a creare le basi perchĂŠ i professionisti scoprano le potenzialitĂ dei nuovi materiali ecocompatibili. Soprattutto a Sud. Parlano i protagonisti delle invenzioni. di Liliana Bossi

Q

uarantacinque  anni,   imprenditore   da   ol-­ tre  dodici  ad  Arcore  nello  spirito  della  piĂš   pura  Brianza  operosa,  Davide  Maccari-­ nelli  ha  le  idee  chiare  su  come  deve  agire   Onies  e  su  quali  siano  gli  obiettivi  primari   dellâ&#x20AC;&#x2122;Osservatorio   Nazionale   per   lâ&#x20AC;&#x2122;Innova-­ zione  nellâ&#x20AC;&#x2122;Edilizia  Sostenibile  presentato  a  Napoli  lo  scorso   OXJOLRQHO)RUXPÂłOÂś(GLÂżFLRFDPELDSHOOH´DOODSUHVHQ]DGHO sindaco  Rosa  Russo  Jervolino. Il  primo  obiettivo  è  creare  una  cultura  ecosostenibile,  che   coinvolga  tutti  gli  attori  dellâ&#x20AC;&#x2122;edilizia,  non  solo  i  costruttori,   ma  anche  i  progettisti  -­  gli  architetti  soprattutto  -­  e  gli  im-­ mobiliaristi.  Gli  uni  responsabili  della  creazione  di  nuove   strutture,  gli  altri  della  domanda  di  acquisto  delle  stesse.   â&#x20AC;&#x153;Una  cultura  è  necessaria  â&#x20AC;&#x201C;  dichiara  con  forza  Maccari-­ nelliâ&#x20AC;&#x201C;  perchĂŠ,  soprattutto  al  Sud,  non  ci  sono  molti  legami   LQWHUQD]LRQDOLHVSHVVRODULFHUFDHORVYLOXSSRGLQXRYL materiali  in  grado  di  migliorare  la  qualitĂ   della  vita  di  un   HGLÂżFLRHGHLVXRLDELWDQWLVRQRSRFRFRQRVFLXWLHSHUQLHQ te   applicatiâ&#x20AC;?     Lâ&#x20AC;&#x2122;Osservatorio,   di   cui   la   costituzione   di   un   &RPLWDWR7HFQLFR6FLHQWLÂżFRDUHVSLURLQWHUQD]LRQDOHqLO primo  punto  allâ&#x20AC;&#x2122;ordine  del  giorno,  pensa  di  poter    raggiun-­ gere  questo  traguardo  grazie  ad  un  road-­show  che  prende-­ rĂ   il  via  allâ&#x20AC;&#x2122;inizio  del  2011  e  toccherĂ   le  principali  cittĂ   del   Sud  e  i  comuni  che  hanno  maggior  interesse  nello  sviluppo   delle  tecnologie  verdi.   E  qui,  scatta  il  secondo  obiettivo:  mettere  in  contatto  diretto   operatori   dellâ&#x20AC;&#x2122;edilizia   e   amministratori   locali,   che   giocano   un  ruolo  vincolante  di  primo  piano  nella  creazione  di  incen-­ tivi  in  grado  di  impattare  sulla  domanda  di  certe  tipologie   GL HGLÂżFL H TXLQGL GL ULĂ&#x20AC;HVVR VXO SUH]]R GL FRVWUX]LRQH H vendita  degli  stessi).  

A  questo  punto,  però,  è  lecito  farsi  alcune  domande  sul  per-­ chĂŠ  di  quella  che  parrebbe  quasi  una  scelta  di  posizione  di   architetti  e    progettisti.  Infatti,  pur  esistendo  Internet  a  qua-­ lunque  latitudine  dâ&#x20AC;&#x2122;Italia,  questi    professionisti  paiono  non   sentire  lâ&#x20AC;&#x2122;esigenza  di  formarsi  e  informarsi  direttamente  in   prima  persona  sulle  nuove  tecnologie  ecosostenibili  neces-­ sitando,   invece,   di   un   Osservatorio   Nazionale.   Potremmo   quindi  pensare  a  Onies  da  un  altro  punto  di  vista?  Potrem-­ mo  vederlo  con  gli  occhi  dellâ&#x20AC;&#x2122;imprenditore  del  Nord,  per  sua   natura  concreto  e  attivo,  che  ha  individuato  una  nicchia  di   mercato  e  la  sta  opportunamente  sfruttando?  Infatti,  la  na-­ scita  di  Onies  potrebbe  essere  paragonata  a  unâ&#x20AC;&#x2122;operazione   di  posizionamento  strategico  su  mercati  nuovi  poco  sfrutta-­ WLSDUWHQGRGDOODULTXDOLÂżFD]LRQHGL%DJQROLFRQLOSURJHW to  della  cittĂ   della  scienza  (annosa  questione  napoletana  in   auge  giĂ   negli  anni  80  del  secolo  scorso)  si  è  individuato  una   â&#x20AC;&#x153;nicchia  di  debolezzaâ&#x20AC;?  (la  mancanza  di  cultura  e  aggiorna-­ mento  della  maggior  parte  degli  attori  dellâ&#x20AC;&#x2122;edilizia  al  Sud)  e   VLqSHQVDWRGLODYRUDUHSHUFROPDUHTXHVWRJDSDÂżQLGLEX siness.  Non  dimentichiamoci,  infatti,  che  la  maggior  parte   delle  aziende  produttrici  di  materiali  e  tecnologie  ecososte-­ nibili  è  al  Nord.  Un  vero  e  proprio  incontro  tra  le  due  anime   dâ&#x20AC;&#x2122;Italia,   quindi,   per   costruire   un   modello   di   business   fun-­ zionante  in  grado  di  produrre  risultati   a  medio  e  lungo  termine.  Eâ&#x20AC;&#x2122;  il  sogno   di  tutte  le  Pmi  italiane  che  si  avvera:   Tekneco avere  un  organismo  apolitico  e  aparti-­ Web tico  che,  ragionando  con  la  loro  stessa   praticitĂ   e  concretezza,  riesce  a  creare   opportunitĂ   reali  di  business  indiriz-­ zando   la   domanda.     Senza   clamori,   senza  chiasso,  senza  proclami,  in  uno   stile  semplice  e  misurato.  Come  sono   i  nostri  migliori  imprenditori.  


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Commenti & Idee

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Rovine sostenibili Distruggere per ricostruire da zero. Quando la demolizione genera valore. Le nuove tendenze teorico-pratiche Frammenti incoerenti minimi: il contrario della storia, creatrice di rovine, dalle tue rovine hai ricavato un’opera Octavio Paz “Objects and Apparitions” for Joseph Cornell di Fabio Fornasari

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a poesia   di   Octavio   Paz   introduce  bene  il  discorso   riguardante  un  cambio  di   sguardo   necessario   nella   nostra   relazione   con   al-­ cune   cose   particolari   che   popolano   il   nostro   ambiente:   le   ro-­ vine;;  quelle  che  arrivano  dalle  storie   passate  ma  anche  le  rovine  quotidia-­ ne,  la  spazzatura,  ciò  che  buttiamo. È   possibile   pensare   ad   un   progetto   delle   rovine,   non   in   chiave   settecen-­ tesca   e   quindi   romantica   ma   in   una   chiave  di  sostenibilità? Parlando   degli   spazi   che   abitiamo   ci   stiamo  occupando  di  cose  e  in  quanto   cose,  ci  stiamo  occupando  di  materia.   Le  cose  non  sono  eterne.  Con  il  tempo   le  cose  perdono  il  loro  centro  a  causa   di   un   nostro   mancato   rinnovamento   di  interesse  o  a  causa  del  fatto  che  le   cose  deperiscono  in  quanto  si  guasta-­ flickr.com - 43st


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no,  si   consumano   o   si   rompo-­ no. Un   tempo   câ&#x20AC;&#x2122;era   un   â&#x20AC;&#x153;posto   per   ogni   cosa   e   ogni   cosa   andava   al  suo  postoâ&#x20AC;?.  Câ&#x20AC;&#x2122;era  un  tempo  e   uno  spazio  per  le  cose.  Una  vol-­ ta  rotte  le  cose  andavano  al  loro   cimitero  come  i  corpi. Oggi   le   cose   che   abbandonia-­ mo   ci   tornano   indietro   come   boomerang   occupando   il   no-­ stro   stesso   spazio   vitale,   con-­ fondendosi  con  esso.   Questa  convivenza  con  gli  scar-­ ti   ha   portato   ad   un   territorio   che   ha   perso   il   suo   carattere   di  unitĂ   e  ad  un  ripensamento   dellâ&#x20AC;&#x2122;idea  di  rovina.   Le   cittĂ    storiche   europee   ad   esempio   producono   â&#x20AC;&#x153;rovineâ&#x20AC;?   per   poter   procedere   nella   loro   storia. Ma  lasciano  dietro  di  sĂŠ  un  si-­ stema   puntiforme   di   residui   che   per   dimensione   non   rie-­ scono  a  rientrare  in  una  nuova   economia   che   vede   nel   riuso   delle  rovine  contemporanee  un   elemento  di  valore.

Due tendenze Innanzitutto  di   quali   rovine   stiamo  parlando?  E  in  che  sen-­ so  ne  parliamo? Stiamo  parlando  di  ciò  che  re-­ sta,  di  ciò  che  allâ&#x20AC;&#x2122;interno  di  un   processo  di  trasformazione  ter-­ ULWRULDOHVLFRQÂżJXUDFRPHUHVL-­ duo,  come  resto,  sia  che  sia  una   maceria  sia  che  si  tratti  di  scar-­ ti  di  produzione  per  arrivare  a   considerare  quei  manufatti  che   escono   dallâ&#x20AC;&#x2122;attenzione   e   dalla   vita  stessa  della  cittĂ . Cosa   si   può   fare   di   tutto   que-­ sto? 3HUVHPSOLÂżFDUHFLVRQRDOPH-­ no   due   tendenze   in   corso   sul   territorio:  la  prima  tendenza  è   quella   della   riconversione,   del   riciclo   e   del   riuso   che   stanno  

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alla  base   di   una   sostenibilitĂ    del  progetto.  Usando  le  parole   di  Paz,  si  tratta  di  quelle  attivitĂ    che  producono  valore  partendo   SURSULRGDJOLVFDUWLGDLULÂżXWLH dalle   varie   materie   abbando-­ nate  e  ottenuto  in  un  processo   virtuoso   di   trasformazione.   Ci   sono  poi  le  rovine  che   restano   negli   interstizi   di   queste   at-­ tivitĂ ,   che   sono   meno   visibili   che   vengono   poi   dimenticate.   Sono   gli   scarti   quelle   parti   di   territorio  marginali  spesso  abi-­ tati  dalle  fasce  piĂš  povere  della   popolazione,   spazi   allontanati,   rimossi   e   svalutati   dalla   cittĂ    produttiva. Questi   territori   sono   la   testi-­ monianza   della   nostra   attitu-­ dine   di   costruire   valore   attra-­ verso  la  capacitĂ   di  separare,  di   riconoscere  ciò  che  è  buono  da   ciò  che  non  lo  è.  Non  riuscen-­ do  a  non  produrre  scarti  questi   vengono   allontanati,   differen-­ ziati  e  stivati. Sembra   impossibile   di   non   poter   vivere   luoghi   nei   quali   spazzatura,   rovine,   ruderi   non   ci   contaminano   o   non   ci   som-­ mergono. Il   percorso   della   sostenibilitĂ    di   un   progetto   parte   proprio   da  questa  idea  di  non  produrre   scarti  dietro  di  sĂŠ  o  di  ridurre   al  minimo  questa  produzione.   La   trasformazione   dei   beni,   che  sia  no  territoriali  nel  senso   di  urbanistici  o  prodotti  di  al-­ tro  tipo  se  riesce  a  non  produr-­ re   scarti   o   se   riesce   a   direzio-­ nare   questi   allâ&#x20AC;&#x2122;interno   di   una   altra   attivitĂ    produttiva   che   li   ULFLFOD VL GHÂżQLVFH FHUWDPHQWH sostenibile.   ,ULÂżXWLHJOLVFDUWLQRQVLSUR-­ ducono   naturalmente:   alla   base  câ&#x20AC;&#x2122;è  un  vero  progetto  di  dif-­ ferenziazione,   di   attribuzione   di   valore   e   di   appropriazione   delle   parti   buone   a   spregio   di   ciò   che   non   consideriamo   piĂš   come  tali.

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Fabio Fornasari

In  questo   ragionamento   si   è   fatta   luce   un   nuovo   modo   di   vedere   in   questi   ultimi   anni:   ci   sono   persone   che   non   af-­ frontano  piĂš  il  problema  del-­ la   demolizione   in   un   senso   GLSURGX]LRQHGLULÂżXWLHQRQ solo   in   una   chiave   di   dismis-­ sione   o   di   semplice   riciclo   ma   proprio   in   una   chiave   di   progetto   di   demolizione   dove   lâ&#x20AC;&#x2122;attivitĂ ,   per   una   volta,   non   è  la  riproduzione  dello  spazio   abitato  ma  la  sua  cancellazio-­ ne.   Un   caso   molto   italiano   è   ad   esempio   la   politica   program-­ mata   di   demolizione   delle   case   dovute   allâ&#x20AC;&#x2122;abusivismo   che  dopo  aver  prodotto  la  ro-­ vina  del  territorio  ne  tenta  un   recupero  attraverso  la  cancel-­ lazione  della  causa. Altri   esempi   sono   i   casi   delle   demolizioni   della   Courneu-­ ve   in   Francia,   un   modello   di   Ville  Nouvelle  che  se  nel  1986   era  stato  pensato  come  il  me-­ glio  da  offrire  alle  popolazioni   che   entravano   nellâ&#x20AC;&#x2122;economia     della   metropoli   francese   con   il   tempo   si   trova   a   dover   af-­ frontare   un   insostenibile   co-­ sto  di  esercizio  per  la  societĂ . Lâ&#x20AC;&#x2122;insieme   di   questi   territori,   di  questi  spazi  semi-­abbando-­ nati  seppur  popolati,  di  spazi   residuali   e   di   cose   buttate   ha   prodotto.

41 Lâ&#x20AC;&#x2122;autore alterna la pratica professionale con la didattica presso la NABA Nuova Accademia di Belle Arti - di Milano e la FacoltĂ di Sociologia di dellâ&#x20AC;&#x2122;UniversitĂ  di Urbino â&#x20AC;&#x153;Carlo Boâ&#x20AC;?. Suo il progetto per il museo del Novecento a Milanoâ&#x20AC;?


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Studio dello stato di fatto: 1

La conoscenza strutturale

Per potere abbattere un edificio lo si deve conoscere nelle sue parti costitutive più elementari: conoscere come sta su per poterne indebolire le basi per farlo crollare senza colpire le parti che si desidera conservare e per contenere le macerie. E’ necessario simulare gli interventi statici da effettuare preventivamente sulle strutture (gli indebolimenti) e le future dinamiche, i cinematismi che si creano in base ai crolli provocati dalle esplosioni. La direzione di caduta, l’intensità delle vibrazioni in seguito alla caduta delle grosse masse e le vibrazioni provocate dai repentini spostamenti di volumi d’aria seguiti alle esplosioni sono elementi fondamentali da conoscere.

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Prima pulizia e recupero di materiali

Una volta completato il progetto, si procede con la prima fase di preparazione dell’edificio che viene “pulito” da tutti quegli elementi edilizi che non fanno parte della struttura vera e propria e che non influiscono sulla sua statica. La demolizione e asportazione di eventuali impianti, serramenti o setti divisori permette, già in questa fase, di ridurre la varietà di rifiuti edilizi. Inizia una selezione che potremmo definire di “raccolta differenziata”.

Ricostruire da zero Non è   quindi   il   problema   di   riciclare   parti   del   territorio   e   la  materia  che  la  compongono   ma   proprio   una   ricostruzione   di   un   nuovo   valore   all’interno   di   una   attività   di   demolizio-­ ne,  abbattendo  il  frutto  di  una   originaria   differenziazione   di   valori   che   ha   prodotti   dei   veri   cancri  urbani. È   una   massa   indifferenziata   FKH VL FRQ¿JXUD VHPSUH SL spesso  come    una  sorta  di  natu-­ ra  aberrante  che  stiamo  oppo-­ nendo   alla   natura   naturale:   è   pervasiva,  la  troviamo  ovunque   e  sembriamo  compiacercene.

È la  massa  che  esprime  il  con-­ temporaneo  nello  Junkspace  di   Rem  Koolhass.  Il  Junkspace,  è   nominato   ed   evocato   dall’au-­ tore  come  una  massa  talmente   totalizzante   da   far   disperare   che   esistano   forme   alternative   possibili:  “Il  Junkspace  prospe-­ ra   nel   progetto,   ma   il   progetto   muore   nel   Junkspace.   Non   c’è   forma,   solo   proliferazione...   Il   rigurgito   è   la   nuova   creatività;;   invece   della   creazione,   onoria-­ mo,   apprezziamo   e   abbraccia-­ mo   la   manipolazione”.   E   qui   torna   Octavio   Paz,   la   sua   poe-­ sia   dedicata   all’artista   John  

Cornell: rileggendolo  possiamo   pensare   ad   una   soluzione   che   va   oltre   l’accettazione   di   que-­ sta   massa   totalizzante;;   questa   natura  contiene  le  forme  future   che  possiamo  pensare,  l’amorfo   dal  quale  trarre  nuove  origini. La  lettura  cinica  e  provocatoria   di  Rem  Koolhass  fa  i  conti  con   il   contemporaneo   ma   non   con   il  tempo. In   questi   spazi   il   tempo   non   è   il  grande  scultore  della  Yource-­ nar,  non  produce  grandi  rovine   a  ricordare  una  grande  civiltà  o   un  grande  personaggio.   Il   tempo   produce   solo   polvere  


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Indebolimento dellâ&#x20AC;&#x2122;edificio

Completata questa fase è necessario procedere con il primo â&#x20AC;&#x153;indebolimentoâ&#x20AC;? della struttura in vista della demolizione finale con lâ&#x20AC;&#x2122;esplosivo. Maggiore sarĂ lâ&#x20AC;&#x2122;instabilitĂ  statica e minore sarĂ  la quantitĂ  di esplosivo necessaria. Si effettuano, a tal scopo, una serie di tagli che permettono di togliere intere parti di pareti con macchine che segano il cemento armato per mezzo di dischi diamantati, simili a quelli che si usano in cava o nelle segherie per il marmo.

e  alla  polvere  le  cittĂ   dovranno   tornare  per  ripartire  da  zero. Lâ&#x20AC;&#x2122;architettura  deve  avere  il  co-­ raggio  di  lasciarsi  cadere,  di  la-­ sciarsi  demolire  ogni  qualvolta   la   sua   vita   ha   raggiunto   il   ter-­ mine. Lâ&#x20AC;&#x2122;architettura   ha   uno   strano   destino:  pensata  per  durare  in   eterno,   nel   momento   preciso   in   cui   costruisce   la   sua   prima   grandiosa   opera   costruisce   pure  la  sua  prima  grande  rovi-­ na  che  la  storia  ricordi,  e  que-­ sto   non   solo     nella   tradizione   giudaico   cristiana:   la   torre   di   Babele.

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Collocazione dellâ&#x20AC;&#x2122;esplosivo

Lâ&#x20AC;&#x2122;esplosivo viene programmato con tempi differenti per avere la possibilitĂ di governare le direzioni di caduta e le fasi di caduta delle varie parti di edificio: prima le anteriori poi le altre parti. Preventivamente lâ&#x20AC;&#x2122;edificio viene rivestito spesso di reti paramassi per evitare che la deflagrazione scagli a distanza detriti. Dei letti di sabbia attutiscono la caduta per evitare rimbalzi di materiali. Lo smaltimento dei rifiuti edilizi. Una volta demolito lâ&#x20AC;&#x2122;edificio si passa alla fase â&#x20AC;&#x153;smaltimento rifiutiâ&#x20AC;?. I rifiuti vengono ridotti di dimensioni e differenziati tra cemento,ferro e da laterizio e danno, infine, luogo a una materia prima secondaria.

Una  rovina  che  ha  partorito  un   grandissimo  immaginario. Ma   pure   nel   rinascimento,   Roma  si  costruisce   riutilizzan-­ do   la   materia   della   Roma   an-­ tica   e   copiandone   le   forme.   Il   progetto   in   questo   caso   passa   dalla   demolizione   di   una   cul-­ tura   che   allo   stesso   tempo   è   il   modello   della   stessa   città   che   la  consuma.  Una  volta  ancora:   una   civiltà   per   poter   ripartire   da  zero  deve  polverizzare  la  ci-­ viltà  precedente,  farne  rudere  e   compiacersene   in   una   dimen-­ sione  antiquaria.  Nel  settecen-­ to  le  rovine  vengono  progetta-­

te  per   il   loro   valore   evocativo.   I   terremoti   producono   rovine   e   le   demolizioni   conseguente-­ mente   ne   sono   il   conseguente   progetto  che  darĂ   inizio  al  nuo-­ vo  territorio. Sino   a   quando   lâ&#x20AC;&#x2122;architettura   contemporanea   non   smette-­ rĂ   di  mirare    allâ&#x20AC;&#x2122;eternitĂ   e  non   sarĂ     piĂš  prodotta  in  un  presen-­ WH VRVWLWXLELOH DOOÂśLQÂżQLWR FKH la   rende   eterna,   non   smetterĂ    di   produrre   scarti   e   residui   in   quanto   non   abbandonerĂ    mai   quel   modello   di   pensiero   che   produce   differenziazione   sul   territorio.

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Esempio di mappa concettuale disegnata dall’autore dell’articolo per Tekneco

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Rovine da riutilizzare Che  peso   ha   tutto   questo   sul   territorio?   Allâ&#x20AC;&#x2122;inizio   si   è   par-­ lato   di   materia,   ma   quanta   materia   è   coinvolta   in   tutto   questo? Le  attivitĂ   di  costruzione  e  de-­ molizione   producono   in   Italia   oltre   40   milioni   di   tonnella-­ te   allâ&#x20AC;&#x2122;anno   di   scarti   e   residui.   8QDTXDQWLWjHQRUPHGLULÂżXWL da  smaltire  che  per  merito  del-­ le   nuove   politiche   in   materia   può  invece  trasformarsi  in  uno   straordinario   giacimento   di   manufatti   da   riutilizzare   e   di   materiali  da  riciclare,  con  evi-­ denti  vantaggi  per  lâ&#x20AC;&#x2122;ambiente.   Il  progetto  della  demolizione,   per   come   lo   si   intende   qui,   lavora   in   questa   direzione   e   nella   direzione   di   pilotare   gli   scarti,   i   materiali   di   recupe-­ ro   procedendo   in   una   nuova   formula   di   differenziazione   allâ&#x20AC;&#x2122;interno  della  stessa  attivitĂ    di   demolizione:   una   riprodu-­ zione   di   valore   operata   sulle   frazioni  di  residui,  sui  â&#x20AC;&#x153;fram-­ menti   incoerenti   minimiâ&#x20AC;?,   da   offrire  alle  attivitĂ   produttive   operanti  sul  territorio. E   che   sia   una   produzione   di   valore   lo   testimoniano   le   eco-­ nomie  che  si  generano  intorno   a   questa   dimensione   di   recu-­ pero  dei  materiali. Come  si  legge  sul  sito  del  pro-­ getto   Vamp   (Valorizzazione   Materiali  e  Prodotti  da  demo-­ lizione),   sostenuto   dallâ&#x20AC;&#x2122;Unio-­ ne   Europea   nellâ&#x20AC;&#x2122;ambito   del   programma   LIFE-­Ambiente   e   coordinato   dalla   Regione   Emilia-­Romagna:   sfruttare   questo  giacimento  è  possibile,   se   si   riesce   ad   organizzare   e   UHQGHUH HIÂżFLHQWH XQ ÂłPHUFD to  dellâ&#x20AC;&#x2122;usatoâ&#x20AC;?  di  componenti  e   materiali   da   costruzione,   am-­

Commenti & Idee bientalmente  conveniente   ed   economicamente   sostenibile,   a   cui   i   produttori   di   scarti   e   i   potenziali   riutilizzatori   e   ri-­ ciclatori   possano   accedere   in   modo  facile  e  rapido. In   qualche   modo   si   parla   di   XQD UDIÂżQD]LRQH GHJOL VFDUWL in  quanto  mette  in  campo  una   differenziazione  non  per  scar-­ tare   ma   per   ricollegare   parti   scollegate,   che   hanno   perso   senso. In  questa  corrente  di  progetto   che   lavora   sulla   demolizione   dellâ&#x20AC;&#x2122;architettura,   câ&#x20AC;&#x2122;è   una   ri-­ lettura   in   chiave   moderna   del   progetto   della   rovina   roman-­ tica   settecentesca   operata   da   Gordon  Matta  Clark  che  come   scrive   Wikipediaâ&#x20AC;Ś   â&#x20AC;&#x153;Eâ&#x20AC;&#x2122;   famo-­ VR SHU LO VXR ÂľWDJOLR GL HGLÂżFLÂś una   serie   di   lavori   eseguiti   su   HGLÂżFL DEEDQGRQDWL QHL TXD li   rimosse   artisticamente   se-­ ]LRQL GL SDYLPHQWL VRIÂżWWL H muriâ&#x20AC;?.   Lavora   materialmente   su   oggetti   edilizi   abbandonati   trasformandoli  in  vere  scultu-­ re   in   attesa   della   permanente   demolizione.   Lâ&#x20AC;&#x2122;estetica  della  Demolizione  in   chiave   di   riciclo   è   alla   base   di   molti  designer  e  architetti:  tra   questi  gli  olandesi  2012  Archi-­ tecten   che   utilizzano   parti   di   HGLÂżFLHOHPHQWLGLVFDUWRYDUL

La demolizione genera valore Si  sarà  colto  che  in  questa  idea   di  progetto  di  demolizione  è  il   processo   che   viene   chiamato   in  causa,  il  processo  che  gene-­ ra  valore:  delle  aree  urbanisti-­ che,  dei  materiali  da  riciclare  e   degli  operatori  stessi  che  eser-­ citano  il  loro  lavoro.   Il   progetto   di   demolizione   è   inoltre   un   progetto   che   viene  

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pensato  a   monte,   allâ&#x20AC;&#x2122;atto   del-­ OD VXD HGLÂżFD]LRQH LQ TXDQWR sempre   piĂš   prenderĂ    corpo   un   dimensione   piĂš   sosteni-­ bile   dellâ&#x20AC;&#x2122;architettura:   la   sua   temporalitĂ ,  la  sua  durata.  Ma   cosa   è   un   progetto   di   demoli-­ zione   sostenibile   e   che   carat-­ teristiche   ha   un   cantiere   di   demolizione?   Una   societĂ    di   demolizione   o   di   decostruzione   è   paragona-­ bile   ad   una   societĂ    che   fa   ri-­ cerche   minerarie:   usa   lâ&#x20AC;&#x2122;esplo-­ sivo,   ricerca   tra   le   rovine   che   produce   materia   nobile   non   da   smaltire   ma   da   vendere,   da  riproporre  al  mercato  della   trasformazione.  

La sostenibilitĂ della demolizione chiude il cerchio Quando   si   parla   di   sostenibi-­ OLWjGLXQHGLÂżFLRqQHFHVVDULR pensare   al   suo   intero   ciclo   di   vita.  Si  parte  dalla  sostenibili-­ tĂ   dei  materiali  da  costruzione   (cioè  quanto  questi  consumino   risorse   naturali   non   rinnova-­ bili),   per   trattare   poi   dellâ&#x20AC;&#x2122;im-­ patto  dei  metodi  di  costruzio-­ ne   sullâ&#x20AC;&#x2122;ambiente,   sino   ai   costi   GL PDQWHQLPHQWR GHOOÂśHGLÂżFLR HLQÂżQHDOODVXDGHPROL]LRQH e   quindi   alla   possibilitĂ    che   questo  si  riproduca  attraverso   il   riciclo   dei   prodotti   di   smal-­ timento.

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SETAC srl

Servizi & Engineering - Trasporti - Ambiente - Costruzioni

SETAC S.r.l. è una società di ingegneria che opera da quasi un ventennio nel settore dell’ingegneria dei trasporti, geotecnica e dell’ambiente, al servizio di pubbliche amministrazioni e importanti imprese di costruzione. In questi anni di attività SETAC, avvalendosi sia del contributo multidisciplinare del proprio organico interno (ingegneri e tecnici) che di qualificate collaborazioni esterne (docenti universitari, ingegneri, architetti, geologi ed esperti specifici), si è specializzata nell’ambito dei seguenti settori: Progettazione di infrastrutture, consulenze x Appalti integrati; Studi di fattibilità, studi di impatto ambientale, Analisi costi benefici, Progetti di mitigazione ambientale, Studi paesaggistici e di valorizzazione estetica e visuale, Architettura; Progettazione di consolidamenti, fondazioni speciali; Geologia, geotecnica, idrogeologia ed idraulica Progettazione di ponti, viadotti e gallerie Studi di mobilità e trasporti, piani urbani del traffico. Studi di viabilità e di opere di urbanizzazione per nuove lottizzazioni, insediamenti direzionali, turistici e commerciali. SETAC S.r.l. ha lavorato e sta lavorando su importanti progetti di trasporto su tutto il territorio nazionale, a tal proposito si sottolineano recenti progetti realizzati per importanti amministrazioni quali ANAS S.p.a., Comune di Bari, Amministrazioni provinciali ecc..

Progetto urbanistico su cui effettuare le verifiche di viabilità e traffico Modello di microsimulazione di traffico sul progetto urbanistico

SETAC srl Uffici Via don Guanella 15/B Tel/Fax 080 5027679 E-mail: setac.srl@tiscalinet.it 70124 Bari Technical Director Prof. Ing. Luigi MONTERISI tel. +39 329 3173213 Majority Partner Prof. Ing. Pasquale COLONNA tel. +39 337 832927

SETAC S.r.l. è in grado di effettuare piani urbani del traffico, nonché accurati studi sulla mobilità e sul traffico, utilizzando le più moderne tecniche di simulazione software, pervenendo in tal modo alla ottimizzazione della funzionalità delle intersezioni della viabilità e dei sensi di circolazione nella rete viaria qualora interessata da nuove strade e da insediamenti direzionali, turistici commerciali.


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Nuovo conto energia, il taglio non stupisce il mercato

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twixx@fotolia

Nel triennio 2011-2013 gli incentivi al fotovoltaico caleranno mediamente del 20%, ma lâ&#x20AC;&#x2122;industria ha le carte in regola per continuare a crescere di Luigi dellâ&#x20AC;&#x2122;Olio

Ă&#x2C6;

una  delle  rare  occasioni  in   cui  gli  operatori  del  mer-­ cato   plaudono   al   taglio   degli   incentivi   pubbli-­ ci.   Succede   con   il   nuovo   Conto   Energia,   approva-­ to   nella   Conferenza   Stato-­Regioni   di   metà   luglio:   nel   triennio   2011-­2013   il   sostegno   pubblico   allo   sviluppo   del  fotovoltaico  verrà  tagliato  media-­ mente   del   20%,   con   interventi   sca-­ glionati  nel  tempo.  La  durata  effettiva   degli  incentivi  viene  ancora  garantita   per   20   anni   ma,   rispetto   alla   prece-­ dente   versione   (2007),   cambiano   le   suddivisioni  delle  tipologie  degli  im-­ pianti  in  diverse  classi  di  potenza  con  

incentivi  piĂš   generosi   per   le   piccole   taglie   rispetto   ai   parchi   fotovoltaici.   Una   mossa   obbligata   per   spingere   il   mercato   a   muoversi   sempre   piĂš   con   le  proprie  gambe  ed  evitare  che  lâ&#x20AC;&#x2122;in-­ tervento  pubblico  si  trasformi  in  una   droga   che   va   a   falsare   le   dinamiche   della   domanda   e   dellâ&#x20AC;&#x2122;offerta.   Lâ&#x20AC;&#x2122;ap-­ provazione   degli   operatori   è   dovuta   VRSUDWWXWWR DOOD ÂżQH GHOOÂśLQFHUWH]]D da  oltre  un  anno  si  rincorrevano  voci   â&#x20AC;&#x201C;  piĂš  o  meno  accreditate  â&#x20AC;&#x201C;  sui  conte-­ nuti  del  nuovo  Conto  e  questo  aveva   creato   qualche   tensione   sui   prezzi.   Oggi,   invece,   câ&#x20AC;&#x2122;è   maggiore   chiarezza   e   le   aziende   interessate   a   investire   nel  settore  possono  fare  i  loro  calco-­ li   sapendo   a   cosa   vanno   incontro   in   termini   di   esborso   e   tempistiche   del   ritorno  sullâ&#x20AC;&#x2122;investimento.

â&#x20AC;&#x153;Il  calo  non  impatterĂ   sulla  sostenibi-­ OLWj ÂżQDQ]LDULD GHJOL LPSLDQWL´ DVVL cura   Carlo   Arlotta,   senior   manager   di   Consilia   business   management,   societĂ    di   consulenza   specializzata   QHOOÂśDUHD GHO FRUSRUDWH ÂżQDQFH H GH JOL LQWHUPHGLDUL ÂżQDQ]LDUL Âł6HFRQGR una   simulazione   che   abbiamo   effet-­ tuato  sui  business  plan  di  quattro  im-­ pianti  da  1MW  ciascuno,  è  emerso  un   calo  della  redditivitĂ   (il  cosiddetto  Irr   progetto)  di  un  punto  percentuale,  dal   9,5   allâ&#x20AC;&#x2122;8,5%â&#x20AC;?.   Non   certo   uno   scosso-­ ne,   peraltro,   calcolato   a   bocce   ferme:   â&#x20AC;&#x153;Verosimilmente  il  costo  della  materia   prima  tenderĂ   a  calare,  per  cui  a  conti   fatti   i   margini   non   dovrebbero   esse-­ re   penalizzatiâ&#x20AC;?.   Inoltre   va   ricordato   che  negli  ultimi  mesi  câ&#x20AC;&#x2122;era  stato  un  au-­ mento   nei   costi   delle   principali   com-­


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Carlo Arlotta, senior manager di Consilia business management

Normativa SRQHQWL GHOOD ÂżOLHUD JHQHUDWR dalla  corsa   allâ&#x20AC;&#x2122;allacciamento   alla   rete   degli   impianti   entro   ÂżQHDQQRSHUEHQHÂżFLDUHGHOOH WDULIIH JDUDQWLWH ÂżQR DO  â&#x20AC;&#x153;Una   situazione   di   tensione   FKH VL DIÂżHYROLUj SURJUHVVLYD mente  solo  dopo  lâ&#x20AC;&#x2122;estateâ&#x20AC;?,  con-­ clude   Arlotta,   â&#x20AC;&#x153;riportando   il   mercato  alla  normalitĂ â&#x20AC;?. Dello  stesso  avviso  è  Joel  Zu-­ nato,   responsabile   fotovol-­ taico   dellâ&#x20AC;&#x2122;Aper   (Associazione   Produttori   Energia   da   fonti   Rinnovabili):  â&#x20AC;&#x153;La  revisione  de-­ gli  incentivi  è  un  fatto  positivo   perchĂŠ   aiuta   a   fare   chiarezza   ed   è   basata   su   valori   di   buon   sensoâ&#x20AC;?,   commenta,   rilevando   però  lâ&#x20AC;&#x2122;eccessiva  prudenza  nelle   stime   governative   che   accom-­ pagnano   il   nuovo   Conto.   â&#x20AC;&#x153;Si   parla   di   8mila   MW   cumulati   di   potenza   installata   entro   il   TXDQGRJLjDÂżQHJLXJQR è   stata   superata   quota   1.200   MW   e   il   Conto   prevede   di   ar-­

N. 1 SETTEMBRE 2010

Joel Zunato, responsabile fotovoltaico dellâ&#x20AC;&#x2122;Aper

rivare  a   5,5mila   MW   entro   il   2013â&#x20AC;?.  In  sostanza,  la  previsio-­ ne   per   i   sette   anni   successivi   sarebbe  di  una  crescita  mode-­ sta,  nellâ&#x20AC;&#x2122;ordine  di  2,5mila  MW.   Una  prudenza  che  può  rivelar-­ si  deleteria  nel  medio  periodo:   â&#x20AC;&#x153;Occorre   effettuare   una   stima   piĂš  aderente  al  ritmo  di  svilup-­ po   del   mercato   per   evitare   di   pentirsene   domaniâ&#x20AC;?,   avverte.   â&#x20AC;&#x153;Lâ&#x20AC;&#x2122;energia   elettrica   non   è   un  

bene  che   può   essere   stoccato:   tutto   quello   che   viene   immes-­ so  in  rete  deve  poi  essere  con-­ sumato,   altrimenti   si   rischia   di   mandare   in   tilt   il   sistema.   Stiamo   passando   da   una   rete   passiva   che   trasmette   dallâ&#x20AC;&#x2122;im-­ pianto  ai  luoghi  di  consumo  a   una  rete  distribuita  sul  territo-­ rio:  occorre  tenerne  conto  per   effettuare   i   dovuti   interventi   infrastrutturaliâ&#x20AC;?.

Come si nota dalla tabella, nel primo anno le tariffe subiscono una decurtazione in tre momenti. Tra il 2012e il 2013 il calo prosegue nellâ&#x20AC;&#x2122;ordine del 6%. Sono previste maggiorazioni per gli incentivi nei casi di: impianti realizzati su edifici presenti in zone classificate come industriali, commerciali, cave o discariche, e per quelli operanti in regime di scambio sul posto realizzati su edifici da Comuni con popolazione inferiore a 5mila abitanti (+5%); impianti che sostituiscono coperture in eternit o contenenti amianto (+10%); ciascun giorno in cui un impianto è parte di un sistema con profilo di scambio prevedibile (+20%); se vengono effettuali lavori che migliorano la prestazione energetica di un TARIFFE INCENTIVANTI CONTO ENERGIA 2011 edificio (fino al +30%) IMPIANTI ENTRANTI IMPIANTI ENTRANTI IMPIANTI ENTRANTI IN ESERCIZIO IN DATA SUCCESSIVA AL 31/12/2010 ENTRO IL 30/4/2011

IN ESERCIZIO IN DATA SUCCESSIVA AL 30/4/2011 ENTRO IL 31/8/2011

IN ESERCIZIO IN DATA SUCCESSIVA AL 31/8/2011 ENTRO IL 31/12/2011

IMPIANTI FV REALIZZATI SUGLI EDIFICI

ALTRI IMPIANTI FV

IMPIANTI FV REALIZZATI SUGLI EDIFICI â&#x201A;Ź/kW

ALTRI IMPIANTI FV

IMPIANTI FV REALIZZATI SUGLI EDIFICI

ALTRI IMPIANTI FV

1-3

0,402

0,362

0,391

0,347

0,380

0,333

3 - 20

0,377

0,339

0,360

0,322

0,342

0,304

20 - 200

0,358

0,321

0,341

0,309

0,323

0,285

200 - 1000

0,355

0,314

0,335

0,303

0,314

0,266

1000 - 5000

0,351

0,313

0,327

0,289

0,302

0,264

> 5000

0,333

0,297

0,311

0,275

0,287

0,251

INTERVALLO DI POTENZA

kW

Tekneco Web


*OGPSNB[JPOFQVCCMJDJUBSJB 49

INTEGRARE PER COSTRUIRE 5VUUFMFOPWJUËEJ4"*&

Anno di svolta, il 2010, per SAIE. Nuovo formato, nuovi contenuti e nuove proposte che la prossima edizione, la 46esima, del Salone Internazionale per l’Edilizia, in programma a Bologna dal 27 al 30 ottobre 2010, offre a tutti gli operatori del mondo delle costruzioni. Molte le novità riunite dallo slogan Integrare per costruire. Obiettivo di SAIE 2010 è fornire un contributo di eccellenza per arrivare a una piena ed efficace integrazione di saperi, competenze e tecnologie, supportando l’edilizia verso quel salto di qualità tanto atteso da tutti gli operatori di settore.

I TRE PILASTRI DI SAIE 2010 Tre le principali aree tematiche attraverso le quali si snoda SAIE 2010: sostenibilità, produzione e servizi. Tre aspetti complementari e integrati di un’unica attività che delineano tre macro-aree: t4"*&/&3(*"4045&/*#*-*5" t4"*&$"/5*&3&130%6;*0/& t4"*&4&37*;*1&3130(&55"3&  $04536*3&&."/65&/&3& nelle quali si inseriscono i saloni tematici già esistenti. In ogni area, un programma articolato di iniziative garantisce a visitatori/espositori un quadro globale ed esaustivo delle tendenze più attuali. SAIENERGIA & SOSTENIBILITÀ: integrare con energia Dopo le edizioni di successo del 2008 e 2009, anche SAIENERGIA cresce e di-

venta SAIENERGIA & SOSTENIBILITÀ, riunendo gli spazi dedicati alle energie rinnovabili con quelli dedicati ai materiali, sistemi e componenti finalizzati a un costruire sostenibile e sicuro. t SAIELegno – l’area dedicata all’edilizia in legno, alle strutture e ai componenti in Legno t SAIECet – dedicato alle chiusure edili tecniche patrocinato da UCCT (Unione Costruttori Chiusure Tecniche). SAIECet presenta quest’anno il Primo Rapporto sull’andamento del Mercato delle Chiusure Tecniche elaborato da CRESME, per conto di UCT e SAIE, che propone una stima dei potenziali di mercato, del valore del comparto sull’economia italiana e della definizione delle dinamiche congiunturali e previsionali. t SAIE New Stone Age Design – l’iniziativa, nata dalla collaborazione di SAIE, Confindustria Marmomacchine e il Consorzio Pietra Autenticamente /BUVSBMF, vuole evidenziare in questa edizione - con la mostra Green & Stone: una nuova visione per l’urban design - come la pietra si integra col verde per fornire nuove forme di urban design. Curatore della mostra e progettista dei prodotti in Pietra Naturale di Saie New Stone Age Design è lo Studio Lucchese Design. Rapporto SAIENERGIA 2010 by Cresme Mercoledì 27 ottobre è prevista la presentazione del Rapporto SAIENERGIA, redatto da Cresme per SAIE, che illustra situazione di mercato e dei prodotti e componenti per l’edilizia energeticamente efficiente con gli scenari al 2011

SAIECANTIERE & PRODUZIONE: Il cantiere evoluto La consueta e consolidata attenzione che SAIE, unico nel panorama nazionale, offre ai produttori di attrezzature da cantiere, si evolve in SAIECANTIERE, salone tematico dedicato alla produzione in-site e off-site, arricchito da una serie di eventi, iniziative e spazi dimostrativi pensati appositamente per presentare nel modo migliore la produzione nazionale e internazionale. Collegata all’area SAIECENTIERE & PRODUZIONE anche l’iniziativa FORMOTER per gli operatori del settore macchine movimento terra, organizzata da SAIE in collaborazione con Unacea. I corsi organizzati in collaborazione con IIPLE, prevedono lezioni di teoria e pratica con macchine messe a disposizione da aziende leader del settore quali Komatsu, Cnh e Ihimer. SAIESERVIZI: l’edilizia immateriale Con i suoi 20.000 metri quadri dedicati ai servizi tecnici per le costruzioni e l’architettura, SAIESERVIZI rappresenta il più grande salone tematico in Europa di software e hardware tecnico e di strumenti finalizzati al progettare, costruire e manutenere. Il salone è il luogo ideale per reperire e scambiare le informazioni più aggiornate in materia e si completa con una serie di spazi finalizzati al confronto fra operatori. Integra l’area tematica il salone SAIEBit, dedicato ai Sistemi informatici e alle Società di servizi (padiglioni 32 e 33), una piattaforma espositiva in cui SoftwareHouses e Società di Servizi per imprese di costruzione/architettura propongono le ultimissime novità in campo informatico.


50 *OGPSNB[JPOFQVCCMJDJUBSJB

I PANNELLI SOLARI PUGLIESI ANCHE SULLâ&#x20AC;&#x2DC; ACQUA *OQSPWJODJBEJ5BSBOUPTBSĂ&#x2039;DPTUSVJUPJMTFDPOEPJNQJBOUP fotovoltaico galleggiante dâ&#x20AC;&#x2122;Europa Se è vero che sono state le piante a dare ispirazione ai pionieri dellâ&#x20AC;&#x2122;energia fotovoltaica, i progetti di Daiet non possono che rafforzare una simile convinzione. Infatti, illuminata dallâ&#x20AC;&#x2122;idea delle piante acquatiche, che si sviluppano naturalmente negli acquiferi superficiali, Daiet - azienda di Cisternino (BR) specializzata nel settore dellâ&#x20AC;&#x2122; impiantistica civile e industriale, e degli impianti fotovoltaici, solare - termici, eolici, minieolici e geotermici - ha studiato un nuovo sistema per lâ&#x20AC;&#x2122;integrazione ambientale dei pannelli fotovoltaici, nellâ&#x20AC;&#x2122;ambito degli specchi dâ&#x20AC;&#x2122;acqua interni.

fere, ecc.) poichĂŠ presenta un elevato grado di integrazione ambientale, non toglie spazio alle coltivazioni e riduce lâ&#x20AC;&#x2122;evaporazione dei bacini. ÂŤQuesto progettoÂť ha commentato Vita Donnaloia, amministratore di Daiet s.r.l ÂŤche in una prospettiva futura potrebbe essere realizzato anche in mare aperto, rappresenta il fiore allâ&#x20AC;&#x2122;occhiello di una ricerca tecnologica nellâ&#x20AC;&#x2122;ottica di una sempre maggiore tutela e salvaguardia del territorio, con un impatto ambientale molto lieve e in perfetta armonia con il paesaggio naturaleÂť.

Il nuovo sistema di impianto fotovoltaico â&#x20AC;&#x2DC;galleggianteâ&#x20AC;&#x2122; modulato è stato giĂ sperimentato dallâ&#x20AC;&#x2122;azienda brindisina - che ne detiene il brevetto - nel 2008 in un grande bacino del Consorzio di Bonifica della Romagna occidentale a Solarolo (RA). Questo impianto, che è di circa 20 KWP, è stato il primo â&#x20AC;&#x2DC;galleggianteâ&#x20AC;&#x2122; mai costruito in Europa. Questi giorni saranno avviati i lavori per la realizzazione di un altro sistema dello stesso tipo in provincia di Taranto, il cui completamento è previsto entro il 2010.

IMPIANTO IN PROVINCIA DI TARANTO

Il nuovo sistema integrato, denominato Progetto Loto - ricollegandosi al galleggiamento delle piante acquatiche, ninfee e fiori di loto -, è indicato per lâ&#x20AC;&#x2122;installazione presso bacini dâ&#x20AC;&#x2122;acqua o mare aperto dove vi è fabbisogno di energia (aziende agricole, piattaforme petroli-

Lâ&#x20AC;&#x2122;impianto nel tarantino si articola in due sotto-strutture: unâ&#x20AC;&#x2122;area galleggiante su cui è posto il generatore fotovoltaico e una passerella di accesso alla stessa, per consentire le operazioni di manutenzione. Lâ&#x20AC;&#x2122;isola, di forma quadrata, copre una superficie pari a circa 263 mq sulla quale

sono disposti 90 moduli in silicio monocristallino per una potenza di picco di 19,80 KW. La piattaforma galleggiante è costituita da elementi modulari realizzati in materiale plastico. $0.&'6/;*0/" Lâ&#x20AC;&#x2122;impianto in provincia di Taranto sarĂ costruito presso un particolare bacino dâ&#x20AC;&#x2122;acqua. Si tratta infatti di un sito di smaltimento delle eccedenze idriche. In poche parole lâ&#x20AC;&#x2122;acqua non utilizzata per i campi agricoli circostanti la zona viene fatta defluire allâ&#x20AC;&#x2122;interno di questo lago artificiale. Ciò fa sĂŹ che lâ&#x20AC;&#x2122;altezza del livello delle acque non sia quasi mai costante. A seconda infatti dellâ&#x20AC;&#x2122;impiego piĂš o meno oneroso delle risorse idriche vi è la corrispondente variazione della quantitĂ  dâ&#x20AC;&#x2122;acqua nel bacino. Ovviamente un impianto fotovoltaico galleggiante potrebbe vedere compromesse le proprie prestazioni o addirittura danneggiata la propria struttura da cosĂŹ repentini cambi di marea. Per questo motivo gli ingegneri e gli operatori addetti alla realizzazione hanno pensato di realizzare lâ&#x20AC;&#x2122;impianto con il sostegno di quattro piloni di acciaio lungo i quali, grazie a quattro appositi anelli, anche questi dâ&#x20AC;&#x2122;acciaio, posti alle estremitĂ  della struttura quadrangolare, può scorrere lâ&#x20AC;&#x2122;intera piattaforma. Per informazioni: (JVTZ-PHMJTDJ4&$.FEJUFSSBOFBTSM 7JB/%F(JPTB #BSJ5FM 


&OFSHJB

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Com’è verde la città Si moltiplicano i progetti di smart cities in Italia. Ecosistemi integrati che fondono ecologia e vivibilità. È anche un nuovo business.

Uffici

centrale elettrica principale

Case

Storage micro turbine

CHP (Combined heat and power) celle a combustibile

complesso industriale

centrale elettrica virtuale

pale eoliche

di Tiziana Moriconi

Un

palazzo che  produ-­ ce  energia  che  fun-­ ziona   da   “stazione   di   servizio”   per   veicoli   elettrici;;   i   pali   e   le   banchine  

di attracco   del   molo   che   ricaricano   le   imbarcazioni  sfruttando  il  movimento   delle   onde   e   distribuiscono   l’energia,   quando  e  dove  serve,  grazie  a  contatori   intelligenti;;  le  fogne  che  si  trasforma-­ no   in   una   risorsa   (quella   geotermi-­ ca)   per   i   luoghi   più   freddi.   Benvenuti   in   una   Smart   City,   un   luogo   in   cui   si  

considera la  città  per  quello  che  è:  un   ecosistema  in  cui  ogni  elemento  è  “in   rete”,  connesso  a  tutti  gli  altri.  Il  con-­ cetto   è   antico,   ma   i   progetti   di   meta-­ morfosi  sono  nuovi.  Tanto  che  il  mer-­ cato   delle   consulenze   ai   centri   urbani   si   sta   facendo   sempre   più   interessan-­ te.  Tra  le  grandi  aziende  che  puntano  


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&OFSHJB su  questo  settore  câ&#x20AC;&#x2122;è  Ibm,  che   ha   lanciato   un   programma   a   livello   mondiale   chiamato   Smarter   City   -­   per   lâ&#x20AC;&#x2122;appunto    DSSURGDWR XIÂżFLDOPHQWH DG aprile   anche   in   Italia   (sebbe-­ ne  alcuni  accordi  fossero  stati   siglati   anche   in   precedenza).   Sono  giĂ   otto  le  cittĂ   che  han-­ QR ÂżUPDWR SURWRFROOL GÂśLQWHVD con   Ibm.   Lâ&#x20AC;&#x2122;ultima   in   ordine   di  tempo,  a  giugno  scorso,  è   stata  Firenze  che  si  av-­

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varrà  del  know-­how  del  colos-­ so   informatico   e,   soprattutto,   ospiterĂ    sul   suo   territorio   un   centro  di  ricerca  di  eccellenza   internazionale   proprio   sulle   cittĂ    intelligenti.   Ibm   punta   soprattutto   sullâ&#x20AC;&#x2122;informatizza-­ zione  e  la  gestione  dei  dati  in   unâ&#x20AC;&#x2122;ottica  sociale,  per  migliora-­ re   i   servizi   al  

cittadino  sotto  tutti  gli  aspetti.   â&#x20AC;&#x153;Parliamo  per  esempio  di  mo-­ bilitĂ â&#x20AC;?,  spiega  Cristina  Farioli,   responsabile   per   Ibm   Italia:   â&#x20AC;&#x153;Ă&#x2C6;  un  tema  che  di  solito  viene   affrontato   separatamente   da   tutto  il  resto,  ma  che  è  in  real-­ tĂ   correlato  a  tutti  gli  aspetti  di   una  cittĂ :  dallâ&#x20AC;&#x2122;inquinamento  e   quindi   la   salute,   al   turismo.   Unâ&#x20AC;&#x2122;informazione   che   riguar-­ da   una  

QR code utilizzati da IBM nel progetto pilota TagMyLagoon a Venezia per offrire contenuti in mobilitĂ ai visitatori. Fotografando con uno smartphone il codice, i turisti hanno informazioni interattive sul luogo in cui si trovano e su altri punti di un percorso segnalato.

Progetto pilota sviluppato da IBM per la cittĂ di Nettuno. ÂľVOBQQMJDB[JPOFQFSTNBSUQIPOF che indica quali strutture consentono lâ&#x20AC;&#x2122;accesso alle persone disabili. Attraverso il Gps il sistema funziona anche da guida.

Lâ&#x20AC;&#x2122;Ue e le Smart Cities


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sola  area   può   portare   valore   a   molte   altreâ&#x20AC;?.   A   Parma,   per   esempio,   stan-­ no   cercando   di   far   sĂŹ   che   non   sia   piĂš   il   cittadino   a   doversi   recare   presso   lâ&#x20AC;&#x2122;amministrazione,  ma  che  sia  questa   a   raggiungerlo.   Attraverso   una   serie   di   postazioni   automatiche   dislocate,   q SRVVLELOH RWWHQHUH WXWWL L FHUWLÂżFD ti   rilasciati   dal   Comune,   con   tanto   di   bollo   digitale.   â&#x20AC;&#x153;Noi   ci   occupiamo   del   disegno  di  insieme  e,  soprattutto,  del-­ la  raccolta  e  dellâ&#x20AC;&#x2122;analisi  dei  dati,  cosa   che  ci  permette  di  capire  al  meglio  di   cosa   si   ha   bisognoâ&#x20AC;?,   continua   Fario-­ li:   â&#x20AC;&#x153;Abbiamo   modelli   intelligenti   di   governance   per   capire   che   decisioni   prendere,  e  sistemi  predittivi  che  ci  di-­ FRQR FRVD FDPELHUj VH PRGLÂżFKLDPR una  certa  variabileâ&#x20AC;?. Anche   Accenture   progetta   metamor-­ fosi   integrate,   immaginando   le   me-­ tropoli  come  fossero  cerchi  concentri-­ ci.  La  cittĂ ,  cioè,  è  una  rete  che  a   sua  volta  comprende  unâ&#x20AC;&#x2122;altra   rete,  quella  elettrica.  Che,   di   nuovo,   per   essere   gestita   al   meglio,   deve   compren-­ dere   la   rete  

delle  telecomunicazioni   relative   alle   utenze:   tutti   i   punti   di   generazione   di  potenza  e  di  fabbisogno  energetico   devono   essere   collegati,   la   cittĂ    deve   â&#x20AC;&#x153;sapereâ&#x20AC;?   dove   e   quando   câ&#x20AC;&#x2122;è   piĂš   biso-­ JQRGLHQHUJLDHPRGLÂżFDUHODJHVWLR ne  del  servizio  di  conseguenza.   â&#x20AC;&#x153;Gli   elementi   delle   cittĂ ,   abitazioni   e   veicoli   per   esempio,   possono   essere   messi  in  sinergia  tra  loroâ&#x20AC;?,  dice  Danilo   Troncarelli,  senior  manager  di  Accen-­ ture  Management  Consulting.  Come  è   stato  fatto  ad  Amsterdam,  dove  lâ&#x20AC;&#x2122;am-­ ministrazione   ha   deciso   di   rivedere   tutto   il   sistema   di   distribuzione   elet-­ trica.  Qui,  per  esempio,  nellâ&#x20AC;&#x2122;area  por-­ tuale   sono   state   installate   colonnine   di   plug-­in   intelligenti   che   registrano   le   informazioni   su   quanto   vengono   utilizzate,   e   bilanciano   la   corrente   erogata   in   base   sia   alla   richiesta   sia   allâ&#x20AC;&#x2122;energia   disponibile   nella   rete.   â&#x20AC;&#x153;Le   soluzioni   tecnologiche   esistono   giĂ .   I   palazzi  a  impatto  zero  non  sono  fanta-­ scienza,   e   basta   uno   smartphone   per   gestire   il   consumo   elettrico   di   casa   D GLVWDQ]D OD VÂżGD RUD q GL PHWWHUH tutti  gli  elementi  a  sistema  e  non  pen-­ sarli  piĂš  come  singoli  silosâ&#x20AC;?.

morganimation@fotolia

Circa 11 miliardi di euro per trenta cittĂ con progetti smart. A metterli in palio è la Commissione europea che, in seno al Piano strategico europeo per le tecnologie energetiche, punta a creare un network di esempi mirabili entro il 2020. Le smart cities dovranno impegnarsi in progetti a tutto tondo per ridurre drasticamente le emissioni di CO2 e aiutare cosĂŹ lâ&#x20AC;&#x2122;Ue a tagliare i gas serra dellâ&#x20AC;&#x2122;80 per cento entro il 2050. Centrale anche lâ&#x20AC;&#x2122;obiettivo di migliorare la vita dei cittadini. Le candidate italiane sono Genova, Catania, Palermo, Torino e Firenze.

Tekneco Web

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Alexey Khlobystov@fotolia

Incontriamoci sul web Questa rivista ha una vita anche sul web, con il sito www.tekneco.it. Eâ&#x20AC;&#x2122; una porta aperta alla voce dei lettori, ai loro commenti e contributi, con collegamenti ai principali social network. Câ&#x20AC;&#x2122;è uno spazio per le notizie, curate dalla nostra redazione, con le quali continueremo a tenere il passo con gli ultimi sviluppi del settore. Alle notizie sono affiancati approfondimenti, con contenuti testuali e multimediali a volte piĂš estesi rispetto a quanto sarebbe possibile pubblicare su carta. Occupa uno spazio particolare un blog dâ&#x20AC;&#x2122;autore: di Luca Conti, un nome tra i piĂš noti sul web, esperto di sostenibilitĂ e di social media. Anche il sito, come la rivista cartacea, ha una doppia anima, scientifica e giornalistica. Ci sono quindi articoli tecnici, di docenti universitari, e contributi dagli studenti che si occupano di questi temi. Incontriamoci, davvero. Ogni tre mesi nelle edicole. Sempre, sul web.


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Dall’11 al 14 novembre 2010 Fiera Roma Tra le iniziative in programma: Classi a confronto: certificazione energetica e classificazione acustica come strumenti per una corretta progettazione "DVSBEJ"/*5 La rete per la riqualificazione energetica degli edifici esistenti "DVSBEJ"/*5F5&14SM La complessità del progetto contemporaneo per un’architettura responsabile "DVSBEJ*/#"3o4F[JPOF3PNB 3 anni di detrazioni. Situazione del mercato (esiti in termini di risparmio di energia primaria e Co2) quali condizioni per accedere alle detrazioni "DVSBEJ&/&" Capitalizzare le superfici attraverso il sole "DVSBEJ&OFSHZ1SPGFTTJPOBM /FUXPSL Impianti solari termici: soluzioni operative e normativa sulla certificazione energetica nel Lazio "DVSBEJ$/" Sostenibilità energetica - nuove opportunità di lavoro A cura di Federarchitetti

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Sarà declinata in ottica green la quarta edizione di Expoedilizia, la Fiera professionale per l’edilizia e l’architettura organizzata da ROS – società partecipata da Senaf e Fiera Roma, che si terrà dall’11 al 14 novembre 2010 presso il polo fieristico della capitale. La manifestazione, una vetrina completa sul comparto delle costruzioni con ben 13 aree tematiche, si pone al servizio di aziende, operatori professionali e associazioni di categoria. Un’occasione di incontro e confronto, di scambio economico e aggiornamento professionale specialmente per il mercato del Centro-Sud Italia. Nell’ambito della sezione espositiva e convegnistica sarà dedicata particolare attenzione al tema dell’eco-sostenibilità: si parlerà di bioedilizia, di risparmio energetico e delle soluzioni eco-compatibili rivolte al recupero del patrimonio artistico. Ad Expoedilizia si discuterà anche di energie rinnovabili ed in particolare di fotovoltaico integrato, un mercato quest’ultimo, che ha segnato nel 2009 un aumento del 25% delle installazioni rispetto al 2008 (dati Gse). A questa industria in forte crescita, che coniuga l’estetica con la funzionalità utilizzando parti strutturali dell’edificio per la produzione di energia, verrà dedicato un focus tematico, dove le aziende leader esporranno in anteprima i propri prodotti.

Tutti gli incontri in programma sono realizzati in collaborazione con importanti istituzioni e associazioni di categoria, ricordiamo tra questi il progetto Edilverde – Working with nature, una vera e propria “piazza” dove gli addetti ai lavori avranno la possibilità di condividere esperienze di successo in tema di verde urbano tecnologico, una materia che in Italia sta muovendo i primi passi, ma che ha grandi prospettive di sviluppo, in particolare al Centro Sud, dove il clima mite e le caratteristiche del territorio sono particolarmente favorevoli. Expoedilizia premia la sostenibilità anche con il concorso Architettura Sostenibile, istituito in onore di Raffaella Alibrandi che ha ricoperto la carica di Amministratore Delegato di Fiera Roma e che si è sempre distinta nella valorizzazione delle donne nel mondo del lavoro e dell’imprenditoria. Il concorso, giunto alla seconda edizione, si rivolge a giovani laureate in architettura o ingegneria chiamate a confrontarsi sul tema della sostenibilità ambientale, uno dei principali driver che guidano gli sviluppi dell’architettura ed edilizia moderne. Le partecipanti dovranno presentare progetti elaborati come Tesi di Laurea o Dottorato di Ricerca in data non antecedente al 1° gennaio 2007: una giuria presieduta dal Prof. Arch. Tommaso Valle, decreterà le tre vincitrici, che si aggiudicheranno tre borse di studio (montepremi complessivo 6.000 euro). Maggiori informazioni su www.expo-edilizia.it

Nel sito www.expo-edilizia.it il calendario aggiornato di eventi e workshop.


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Freschi di stampa

6OBTFMF[JPOFEFJMJCSJQVCCMJDBUJOFHMJVMUJNJNFTJTVJUFNJ dellâ&#x20AC;&#x2122;energia e dellâ&#x20AC;&#x2122;edilizia eco-sostenibile

utemov@fotolia

di Luigi Dellâ&#x20AC;&#x2122;Olio

Tornare al nucleare?

Abitare Sostenibile Autore: Giuliano Dallâ&#x20AC;&#x2122;Oâ&#x20AC;&#x2122; Annalisa Galante Editore: Il Mulino Prezzo: 9,80 euro Pagine: 138

Inserito  nella  collana  â&#x20AC;&#x153;Farsi   unâ&#x20AC;&#x2122;ideaâ&#x20AC;?,  il  testo  realizzato   dai  due  docenti  del  Poli-­ tecnico  di  Milano  offre  una   panoramica  delle  ultime   novitĂ   in  campo  di  edili-­ zia  sostenibile,  dalle  case   bioclimatiche  alle  nuove   tecnologie  per  garantire  un   abbattimento  nei  consumi   HQHUJHWLFLÂżQRDJOLLQWHU venti  di  ristrutturazione   che  possono  contribuire   a  mettere  in  sicurezza  gli   HGLÂżFLHVLVWHQWLFRQULWRUQL importanti  per  la  bolletta   dei  privati.  Un  tema  che   FRLQYROJHOÂśLQWHUDÂżOLHUDGHO settore  edilizio,  offrendo   una  spinta  alla  ripresa  del   settore  reduce  da  due  anni   SDUWLFRODUPHQWHGLIÂżFLOLPD anche  la  politica  impegnata   a  ripensare  strategie  e  in-­ centivi  per  unâ&#x20AC;&#x2122;edilizia  capa-­ ce  di  minimizzare  lâ&#x20AC;&#x2122;impatto   sullâ&#x20AC;&#x2122;ambiente  circostante

Chicco  Testa  è  stato  tra  i   promotori  del  referendum   FKHQHOKDPHVVRÂżQH alla  stagione  del  nucleare   italiano.  La  sua  svolta  è  sta-­ ta,  perciò,  â&#x20AC;&#x153;rumorosaâ&#x20AC;?.  Il  li-­ bro  scritto  con  la  giornalista   Patrizia  Feletig  passa  al  se-­ taccio  le  problematiche  che   oggi  attanagliano  il  mondo   occidentale,  stretto  tra  le   nuove  esigenze  di  conteni-­ mento  della  spesa  energeti-­ ca  e  la  necessitĂ   di  trovare   alternative  pulite  alle  fonti   fossili.  Nel  testo  vengono  ri-­ percorsi  20  anni  di  dibattito   politico  sul  tema,  ci  sono  gli   esiti  degli  studi  piĂš  recenti   sulla  sicurezza  degli  impian-­ ti  e  un  focus  sui  possibili   risparmi  ottenibili  con  un   ritorno  allâ&#x20AC;&#x2122;atomo.  Il  tutto  in   una  logica  che  considera  il   nucleare  in  aggiunta  e  non   in  alternativa  allo  sviluppo   delle  fonti  rinnovabili.

Autore: Chicco Testa e Patrizia Feletig Editore: Einaudi Prezzo: 13,50 euro Pagine: 113

Quale energia per il futuro?

Risparmiare energia è possibile

Secondo  le  stime  piĂš   recenti,  le  scorte  di  petro-­ lio  si  esauriranno  entro   un  secolo  e  giĂ   provocano   tensioni  geopolitiche.  Aldo   Buonasera,  ricercatore  dei   Laboratori  Nazionali  del   Sud  dellâ&#x20AC;&#x2122;Istituto  Nazionale   di  Fisica  Nucleare  (Infn)   di  Catania,  parte  da  queste   considerazioni  per    indaga-­ re  le  politiche  energetiche   nazionali  e  internazionali.  

Autore: Antonio Dalla Editore: Franco Angeli Prezzo: 29,00 euro Pagine: 240

I  consumi  energetici  delle   aziende  sono  oggetto  di   questo  testo  indirizzato  a   progettisti,  imprenditori,   direttori  di  produzione  ed   energy  manager  che  ogni   giorni  si  chiedono  quali   siano  le  possibili  soluzioni  di   intervento.    Dopo  una  breve   presentazione  del  fenome-­ QRÂżVLFRGHOODWUDVPLVVLRQH del  calore  e  delle  unitĂ   di   misura,  utili  per  comprende-­ re  meglio  gli  interventi  che   possono  essere  realizzati,   vengono  analizzate  le  attivitĂ    HLIDWWRULVLJQLÂżFDWLYLFKHLQ Ă&#x20AC;XHQ]DQRLFRQVXPLHLFRVWL energetici  in  ambiti  come   OÂśDXGLWHQHUJHWLFROÂśHGLÂżFLR le  attrezzature  e  gli  impian-­ ti.  Il  testo,  che  si  avvale  di   GLYHUVLFRQWULEXWLVFLHQWLÂżFL parte  dai  principali  proble-­ mi  rilevati  sul  campo  per   suggerire  possibili  interventi   a  basso  costo.

Autore: Aldo Buonasera Editore: Springer-Verlag Italia Prezzo: 18 euro Pagine: 110

Passa  in  rassegna  le  prin-­ cipali  modalitĂ   di  produ-­ zione  dellâ&#x20AC;&#x2122;energia,  ana-­ lizzandone  pregi,  difetti  e   soprattutto  potenzialitĂ   di   sviluppo,  dal  gas  al  solare,   dalla  geotermia  alla  nuova   frontiera  del  mare.  La   FRQFOXVLRQHqDIÂżGDWDDOOH prospettive  della  fusione   nucleare,  attualmente  in   fase  di  sperimentazione  in   vari  laboratori  del  mondo.


Come utilizzare il Qr-code per visualizzare gli approfondimenti sulla piattaforma web www.tekneco.it Tekneco permette di approfondire, sul web, i contenuti presenti nella rivista grazie alla tecnologia Qr-code. Usarla è molto semplice, basta avere un cellulare con fotocamera provvisto di connessione a internet e su cui sia installato uno dei software (molti dei quali gratuiti) che permettono di leggere i codici e di convertirli in indirizzi web.

Segui questi 3 passaggi: 1. cliccare sullâ&#x20AC;&#x2122; icona del programma installato 2. inquadrare il Qr-code stampato sulla rivista. 3. il software riconosce il codice e collega il cellulare al sito www. tekneco.it in cui si possono visualizzare i contenuti multimediali e di approfondimento.

n. 0 giugno 2010


Costruire per il futuro

General Contractor - Engineering - Real Estate Idee, progetti, innovazione nel costruire.

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Ideare, pianificare e costruire progetti innovativi rispettando lâ&#x20AC;&#x2122;ambiente e migliorando il benessere delle persone.


Tekneco - n. 1  

Numero 1 di Tekneco

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