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Edilizia bio

Energia

Ecologia

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Trimestrale di EDILIZIA BIO - ENERGIA - ECOLOGIA Anno IV, Numero 14 | 2014 www.tekneco.it 4,90 euro

speciale fiere

Per case e città la missione è una: riqualificare

Le biomasse di fronte alla crisi: soluzioni e prospettive

Le bioplastiche in Italia fra boom, rischi e opportunità

La casa efficiente nella ricetta di Klimahouse 2014

P. 23

P. 37

P. 51

P. 69

PRIMO PIANO

Quant’è grande l’italia della sostenibilità Dagli Stati generali a GreenItaly, tutti i numeri sulla green economy


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Tekneco Numero 14 | 2014

Editoriale

Una magica idea verde di Marco Gisotti

Arthur C. Clarke, uno dei giganti della fantascienza ma anche l’uomo che per primo ipotizzò una rete di satelliti geostazionari per lo sviluppo delle telecomunicazioni, disse una volta che ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia. Questa frase racchiude il senso del secolo appena passato e ancora di più di quello che si apre. Pensiamo, ovviamente, alle tecnologie verdi. Come ci ricorda Unioncamere nell’ultimo anno i brevetti italiani a tecnologia “green” registrati in Europa sono cresciuti del 5,4%. D’altronde il trend è in atto da tempo. Fra il 1999 e il 2012, infatti, una quota pari al 5,5% delle domande di brevetto italiane pubblicate dall’Ufficio Europeo dei Brevetti rientrava nei settori della green economy, «da più parti – precisa il comunicato dell’Unione delle Camere di commercio italiane – considerati ambiti con forti opportunità di sviluppo e di investimento e ormai parte integrante del modello di sviluppo delle imprese italiane più dinamiche sui mercati internazionali». Anche per questo uno dei desideri che da anni si sente esprimere è quello di dirigere ogni forma di incentivo, o almeno una parte significativa, verso la progettazione e la ricerca. Lo sviluppo di un brevetto e il suo sfruttamento successivo vale infinitamente di più del prodotto stesso, per quanto innovativo. In altre parole: finanziare le idee. In un Paese di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori e di trasmigratori – com’è scolpito più o meno sul Palazzo della civiltà italiana a Roma – sarebbe linfa vitale, proprio perché ognuno di questi “professionisti” per poter realizzare la sua opera l’ha prima immaginata. Ne ha avuto l’idea. Il futuro della green economy è nelle numerose idee che sapremo realizzare. E la differenza fra magia e tecnologia sarà solo nella nostra capacità di trasformare la nostra immaginazione in realtà.


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Tekneco Numero 14 | 2014

Sommario

PRIMO PIANO

Quant’è grande l’Italia della sostenibilità di Marco Gisotti a pagina 6

Edilizia Bio 24 28 30 32 34

Il mattone cambia marcia e riqualifica l’esistente di Sergio Ferraris Un città per volare di Sergio Ferraris L’intelligenza delle città di Sergio Ferraris Non è mai troppo tardi…. per adattarci di Sergio Ferraris Una Storia che diventa più efficiente di Sergio Ferraris

Overview 4

News 11 12 13

Energia 38 42 44 46 48

Un arrivo sicuro (con percorso a ostacoli) di Gianluigi Torchiani Nel futuro, tante case “cogenerate” di Gianluigi Torchiani La rotta giusta verso gli incentivi di Gianluigi Torchiani Ecco le soluzioni a costo zero di Gianluigi Torchiani Quando arriva il bisogno di freddo di Gianluigi Torchiani

Ecologia 52 56 58

In copertina: Illustrazione di Matteo Astolfi e Pietro Buffa

60 62

La plastica dal cuore vegetale di Letizia Palmisano Sacchetti e bottiglie che non sanno dove andare di Veronica Caciagli Un piatto che vale un’olimpiade di Letizia Palmisano Giochiamo al piccolo “bio-chimico” di Veronica Caciagli Italia: un caso di bioeconomia di Letizia Palmisano

Le rinnovabili italiane traslocano all’estero di Gianluigi Torchiani

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L’ultimo appello è da dimenticare di Veronica Caciagli Un robot per l’ambiente e la sicurezza di Sergio Ferraris L’efficienza in classe di Gianni Parti Un pieno di pure alghe di Andrea Ballocchi Brevi Piccoli, ma certificati di Sergio Ferraris Passaggio in Asia di Gianluigi Torchiani

Speciale Klimahouse 70

La casa efficiente riparte da Bolzano di Andrea Ballocchi

Rubriche 1 20 65 76 78 79 80

Editoriale — di Marco Gisotti Vedogreen — di Gianni Parti Progetto — di Gianni Parti Shop Internet e Apps Libri Aziende


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Overview

Le rinnovabili italiane traslocano all’estero Per le imprese italiane del settore l’Italia non conviene più. Calo degli incentivi e complicazioni normative stanno spingendo i produttori a nuove strategie di business. In testa c’è l’internazionalizzazione

di Gianluigi Torchiani

L

eggendo i comunicati ufficiali diffusi negli ultimi tempi dai maggiori operatori nazionali delle rinnovabili, ormai si può fare un vero e proprio giro del mondo: Usa, Cile, Sudafrica, Brasile, Cina, India e Australia, sono tra i nomi di Paesi più citati dalle aziende nostrane, che ormai dedicano una parte preponderante dei propri investimenti a questi Paesi. E l’Italia? Gli annunci che riguardano nuovi impianti nel nostro Paese sono sempre più rari e non è difficile capire il perché. Dopo la profonda crescita del periodo 2008-2011, il mercato nazionale è profondamente cambiato o, per essere più espliciti, si è ridimensionato, soprattutto in conseguenza del netto calo del livello di incentivazione. Il Conto energia per il fotovoltaico è infatti definitivamente terminato nel luglio 2013 e i nuovi impianti possono contare (e soltanto sino ai 20 kW di potenza) su un sistema di detrazioni fiscali. Vero è che un meccanismo di incentivi è ancora presente per eolico e biomasse, ma la loro effettiva erogazione è resa incerta dal complicato sistema di aste e incentivi in vigore dall’inizio del 2013. Solo nella geotermia, forse, si assiste a un dinamismo dal lato progettuale, ma i tempi tecnici

e la burocrazia non hanno certo portato ulti- (poiché gli incentivi sono stati ridotti quasi mamente a un boom di nuove installazioni. ovunque), è finito il tempo in cui qualunque Oltre alla stretta sugli incentivi, anche alcu- società, magari anche senza le migliori comne novità normative hanno ridotto l’appeal petenze possibili, poteva entrare nel settore conseguendo cospicui utili. nazionale per le fonti pulite. Dunque, già da diversi anni, i principaLe imprese del settore, infatti, si sono progressivamente trovate a sostenere una serie li player delle energie verdi hanno dovuto di oneri che originariamente non erano pre- mettere in atto una serie di strategie per fare visti nei piani industriali. Ad esempio, per fronte ai cambiamenti del mercato nazionafronteggiare le problematicità poste dalla le e continentale. Un recente rapporto Oirmassiccia penetrazione delle rinnovabili in- Agici ha individuato cinque diverse linee di termittenti, dall’inizio del 2013 i proprietari tendenza: internazionalizzazione, sviluppo degli impianti sono tenuti a pagare i cosid- della generazione distribuita, estensione detti “costi di sbilanciamento”. Oppure gli dell’offerta commerciale, efficienza nella geoneri Gse, introdotti anch’essi all’inizio del- stione, alleanze e aggregazioni. L’attenzione lo scorso anno, che ammontano a 0,05 cen- ai mercati esteri è senza dubbio l’aspetto più immediatamentesimi di euro per te percepibile della ogni kWh di ener- Dopo la profonda crescita del periodo 2008nuova politica degia pulita prodotta. 2011, il mercato nazionale è profondamente gli operatori italiaSenza dimenticare cambiato o, per essere più espliciti, si è ni: gli investimenla Robin Tax, l’im- ridimensionato, soprattutto in conseguenza del netto calo del livello di incentivazione ti, in particolare, si posta addizionale dirigono in Paesi sul reddito delle società, che è dovuta anche dalle imprese che emergenti in fase di crescita economica, caproducono energia da fonti pulite con ricavi ratterizzati da una domanda di energia in sotto i 3 milioni di euro e reddito imponibi- crescita e da iter burocratici, di norma, più le sopra i 300.000 euro. Il risultato finale è snelli e soprattutto più chiari rispetto al caso che in Italia, ma in realtà un po’ in tutta l’Ue italiano, senza dimenticare altre condizioni


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Tekneco Numero 14 | 2014

foto: pac 2 , flickr

19%

▶ La percentuale di impianti che Enel Green Power installerà in Italia entro il 2017. Il resto sarà installato all’estero.

favorevoli come il costo più basso della manodopera e dei componenti. Emblematico è il caso di Enel Green Power, di gran lunga il campione nazionale nel settore delle energie verdi, che ha in programma l’installazione di oltre 4 GW di nuovi impianti entro il 2017. Di questi, però, soltanto il 19% saranno installati in Italia, tutto il resto in America del Nord e nei Paesi emergenti. Ma strategie simili, ormai, riguardano anche le altre aziende del comparto, tra cui Falck Renewables, Erg, TerniEnergia, ecc. Altra strada è, appunto, lo sviluppo della generazione distribuita, che consiste cioè nell’installazione di impianti di piccola taglia per conto terzi, spesso semplici privati. C’è da rilevare che questo approccio non è naturale per i grandi produttori da fonti rinnovabili, storicamente focalizzati sulle grandi centrali, ma è quasi obbligato se si vuole continuare a presidiare il mercato italiano, in cui l’unico segmento in crescita è quello residenziale. Si è perciò diffusa l’offerta di servizi che vanno dal sopralluogo, all’installazione, al reperimento del finanziamento, all’assistenza nella gestione delle pratiche, spesso con formule chiavi in mano o in comodato d’uso. Per estensione dell’offerta

commerciale, invece, si intendono fondamentalmente due tipi di servizi: attività di O&M per conto terzi, oppure la fornitura di beni e servizi post contatore. L’Operations & Maintenance riguarda la gestione e manutenzione, ordinaria e correttiva, di impianti da fonti pulite posseduti da soggetti terzi. I servizi post contatore presuppongono, invece, una pluralità di interventi rivolti al consumatore finale: audit energetici, vendita di prodotti energy saving, servizi assicurativi. Entrambe queste strategie, però, al momento risultano poco praticate dagli attori italiani delle rinnovabili, anche perché presuppongono un notevole radicamento nel territorio. Una parte dei margini perduti può arrivare anche da una migliore efficienza nella gestione aziendale, che passa, ovviamente, per tantissime soluzioni (migliore selezione e formazione delle risorse umane, più spazio alla ricerca e sviluppo, interventi di asset management, ecc). La quinta possibilità suggerita dallo studio Oir-Agici è anche la più difficile da applicare al contesto italiano: Enel Green Power, di fatto, è l’unica realtà nazionale con un peso paragonabile a quello dei grandi operatori internazionali delle fonti pulite. Tra l’altro

è chiaro che, per operare con successo sui mercati esteri, occorrerebbe avere alle spalle una società di dimensioni importanti. Eppure, per una caratteristica quasi intrinseca del capitalismo italiano, spesso di origine familiare, è raro assistere a fusioni, aggregazioni o anche a semplici alleanze. Ma la crescente competizione sul mercato globale delle rinnovabili è destinata, prima o poi, a imporre scelte di questo tipo anche nel nostro Paese.◆

LEGGI questo articolo anche sul sito di Tekneco: www.tekneco.it/1401


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Primo Piano

GreenItaly 2013

Quant’è grande l’Italia della sostenibilità Presentato il nuovo rapporto di Unioncamere e Symbola, dal quale si evince che, in tempi di crisi, il Belpaese trova nel “verde” la sua via di uscita


di Marco Gisotti

U

n’impresa su cinque in Italia è verde, anzi un po’ di più: sono 328mila le imprese italiane che dal 2008 ad oggi hanno combattuto la crisi a colpi di sostenibilità, il 22% del totale. Hanno già investito, o lo stanno ancora facendo, per ridurre gli impatti ambientali e risparmiare energia. Un doppio dividendo, però, da un lato ambientale e dall’altro economico. Mai come in questi anni aziende, grandi e piccole, si sono trovate di fronte alla necessità di dare un taglio ai costi, di non perdere fatturato e di migliorare la produzione. I numeri sono quelli del rapporto GreenItaly, realizzato da Unioncamere e Fondazione Symbola e arrivato quest’anno alla sua quarta edizione. Con numeri che da soli meriterebbero di far riflettere un governo intero: 100,8 miliardi di euro di valore aggiunto prodotto, in termini nominali, nel 2012, pari al 10,6% del totale. Dicevamo il 22% delle imprese totali italiane è “green”, sì, ma va aggiunto che proprio da queste aziende quest'anno arriverà il 38% di tutte le assunzioni programmate nell'industria e nei servizi: 216.500 su un totale di 563.400. Che significa portare a 3 milioni gli attuali posti di lavoro verdi, a cui aggiungere altri 3,7 milioni di ulteriori posti di lavoro potenziali. I green jobs arriveranno a coprire, spiega il rapporto, il 61,2% di tutte le assunzioni destinate alle attività di ricerca e sviluppo in Italia. E il 42% del totale delle assunzioni sotto i trenta anni programmate entro la fine del 2013 riguarda proprio quel 22% di aziende che hanno fatto investimenti verdi.

foto: courtesy of nasa

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Quali sono i settori più verdi?

Non tutti i settori sono verdi allo stesso modo. Per esempio, nell’industria manifatturiera la percentuale di chi ha rilanciato sul “green” è del 29,7% (81mila imprese investitrici nel green),


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Primo Piano

gli stati generali

10 regole per la Green Economy

Riservato agli abbonati. Vuoi sapere come riceverlo? Più tasse per chi inquina e chi consuma il suolo, con lo scopo te convinto che la green economy abbia particolari potenzialità in www.tekneco.it/ricevi-tekneco di far crescere l’ecogettito dall’attuale 6% ad un 12,5%, spostan- Italia».

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do la pressione fiscale dal lavoro e dagli investimenti green per non aumentare il peso delle tasse. E poi, nuovi strumenti finanziari, vere e proprie “obbligazioni verdi”, per sostenere la crescita sostenibile e una nuova scansione degli incentivi. Questi alcuni dei temi caldi toccati dalla seconda edizione degli Stati Generali della Green Economy 2013 che si sono svolti a Rimini, nell’ambito di Ecomondo-Key Energy-Cooperambiente il 6-7 novembre scorso. Circa 2.500 partecipanti, più di 1.400 persone che hanno seguito la diretta streaming, due Ministri, Andrea Orlando e Flavio Zanonato, 25 relatori nazionali e internazionali. «Con questi Stati Generali – ha spiegato Edo Ronchi, componente del Consiglio Nazionale della Green Economy – dalle sedi internazionali, OCSE e UNEP, il Green New Deal atterra anche in Italia, dove c’è un gran bisogno di idee nuove e concrete che facciano bene all’ambiente, allo sviluppo e all’occupazione dei nostri giovani. Spesso ci chiedono qual è la finalità degli Stati Generali: il nostro obiettivo è la coesione, il fare squadra, il superamento della frammentazione delle organizzazioni e delle decine di migliaia di imprese “green”che ne fanno parte». Per i dieci settori strategici individuati il “pacchetto” si sviluppa lungo quattro direttrici: un fisco in chiave green, semplificazioni burocratiche, nuovi strumenti finanziari, ottimizzazione e razionalizzazione dell'uso delle risorse finanziarie esistenti. «Il pacchetto di proposte – ha continuato Ronchi – ha la finalità di riuscire a sviluppare una green economy in grado di attivare un vero e proprio green New Deal per l’Italia. Per ogni tipo di misura del pacchetto si è individuata non solo la spesa, ma anche la copertura, a partire da una riforma della fiscalità in chiave ecologica. Sono fermamen-

«È importante avere strumenti di programmazione per la green economy – gli fa eco il ministro dell'Ambiente, Andrea Orlando – un settore la cui crescita deve essere guidata in modo che garantisca equità nella ridistribuzione delle risorse naturali». Questo il “decalogo” previsto dagli Stati Generali (la versione estesa qui: http://tinyurl.com/statigreen): 1. Attuare una riforma ecologica che sposti il carico fiscale, senza aumentarlo, a favore dello sviluppo degli investimenti e dell'occupazione green. 2. Attivare programmi per un migliore utilizzo delle risorse europee e per sviluppare strumenti finanziari innovativi per le attività della green economy. 3. Attivare investimenti che si ripagano con la riduzione dei costi economici, oltre che ambientali, per le infrastrutture verdi, la difesa del suolo e le acque. 4. Varare un programma nazionale di misure per l'efficienza energetica e il risparmio energetico. 5. Attuare misure per sviluppare le attività di riciclo dei rifiuti. 6. Promuovere il rilancio degli investimenti per lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili. 7. Attuare programmi di rigenerazione urbana, di recupero di edifici esistenti, di bonifica, limitando il consumo di suolo non urbanizzato. 8. Investire nella mobilità sostenibile urbana. 9. Valorizzare le potenzialità di crescita della nostra agricoltura di qualità. 10. Attivare un piano nazionale per l'occupazione giovanile per una green economy.


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Tekneco Numero 14 | 2014

Le imprese che hanno investito in prodotti o tecnologie green Industria manifatturiera (29,7)

Servizi (19,7)

%

%

Tessile, abb., pelli e calz.

Commercio e rip. autov. e motoc.

27,7

Alimentare

20,1

Commercio all'ingrosso

22,9

21,2

Commercio al dettaglio 30,6

Legno e mobilio

Chimica farmac. e petrol.

54,1 46,2

Gomma e plastica 30,2

Minerali non metalliferi

28,7

Metallurgia Meccanica e mezzi di trasp. Elettronica e strum. di prec. Beni casa, tempo libero e al.

Alloggio e ristorazione turistici

34,8

Cartario e stampa

20,5 18,7

Trasporto, logistica, magazzino

27,3

Media e comunicazione

27,0 18,3

Informatica e telecomunicazioni

20,3

Serv. avanzati di supp. alle impr.

24,5

Serv. finanziari e assicurativi

18,6

Serv. operativi alle impr. e pers.

23,3

Istruzione e serv. form. privati

Riservato agliServ.abbonati. sanitari e socio ass. privati 31,2 Servizi riceverlo? cult. sportivi e alle pers. Vuoi sapere come 26,6 Studi professionali www.tekneco.it/ricevi-tekneco 30,2

26,4 20,0 11,4

Fonte: Centro Studi Unioncamere

mentre le costruzioni si allineano più o meno alla media nazionale (21,5%, 47.600 imprese). Ma il settore più verde di tutti è proprio quello che tradizionalmente è sempre stato considerato il maggiore nemico dell’ambiente: la chimica. Per chi legge Tekneco la notizia magari non sarà nuova – ne abbiamo infatti già parlato sia sulla rivista che sul nostro sito –, ma nuova è la percentuale di imprese green della chimica che hanno raggiunto il 54,1% del totale (3.500 imprese in termini assoluti) e del 46,2% (4.000 imprese) in quello della gomma-plastica: settori dove l’innovazione va sia sui prodotti che sui processi, incalzati da un mercato e da norme che ormai sono sempre meno disponibili verso chi inquina. Green è ormai anche buona parte del cosiddetto “made in italy”: sono ben il 30% le imprese che investono in tecnologie green nei settori del legnomobilio (8.300 imprese), della lavorazione dei minerali non metalliferi (4.600), della meccanica-mezzi di traporto (12.600), dell’elettronica e strumentazione di precisione (6.300) e del settore dei beni per la casa e il tempo libero (2.000). E anche il mondo dell’agroalimentare aumenta la sua percentuale di verde, toccando un 28% di imprese (8.800). La moda, un po’ più indietro, ma comunque nella media nazionale con il suo 22,9%, vale a dire 9.700 imprese.

Occorre dire che proprio nel “made in Italy” si verifica una sorte di riscatto della piccola impresa italiana. Nell’alimentare, per esempio, addirittura il 43% delle piccole imprese (che hanno, cioè, fra i 10 e i 49 dipendenti) investono in tecnologie green, vale a dire 2.100 aziende, che sono 1.300 nel cartario (il 44%), 2.000 nel legno-mobilio (40%), 1.300 nei minerali non metalliferi (40%). Nel legno-mobilio, poi, emerge anche il 27% di micro-imprese (1-9 dipendenti) che investe nel green (5.700), quando la corrispondente media manifatturiera nazionale è del 23%, nel cartario si arriva persino al 29% (2.600 in valori assoluti). Questo non significa che le imprese mediograndi rimangano a guardare. L’adozione di pratiche green, infatti, si può dire che si manifesti in maniera direttamente proporzionale alle dimensioni aziendali, passando dal 18,4% di diffusione fra le micro-imprese con meno di 10 dipendenti, al 66,3% per quelle con 500 dipendenti e oltre, passando per il 33,2% della piccola (10-49 dipendenti), il 47,3% della media impresa e il 62,6% della medio-grande (250-499 dipendenti). Nord batte Sud? Neanche per idea

C’è un pregiudizio secondo il quale il Nord potrebbe essere più verde e più innovativo

Il 22% del totale delle imprese italiane è “green”. Da queste aziende quest'anno arriverà il 38% di tutte le assunzioni programmate nell'industria e nei servizi: 216.500 su un totale di 563.000


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Primo Piano

La Conferenza sui Parchi

Il tesoro naturalistico dell’Italia

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essendo stato, in prospettiva storica, la patria della grande industria italiana. Un’idea del Paese che mal si sposa con quella descritta dai numeri di GreenItaly. È vero che quasi un’impresa green su cinque in Italia si trova in Lombardia (60mila in valori assoluti) e che la provincia di Milano è seconda per numerosità assoluta, con 18.400 imprese green (5,6% del totale nazionale), dopo Roma (20.500, 6,2%), ma è anche vero che si tratta di un dato che va calato anche sulla densità di popolazione locale. Tant’è che, in termini di incidenza percentuale delle imprese green sul totale imprenditoriale, è davvero piccolissimo lo scarto fra le diverse province: si oscilla fra il 23,3% del Nord-Est e il 20,7% del Centro, passando per il 21,8% del Mezzogiorno e il 22,1% del Nord-Ovest. Anche le differenze regionali sono ridotte, con un minimo pari al 19,3% registrato in Toscana e un massimo del 29,1% della Basilicata: tra queste due regioni, ve ne sono ben dieci che oscillano per non più di un punto percentuale dalla media nazionale.

Riservato agli abbonati. La legge nazionale sulle aree protette risale al 1991. Oggi i parchi nazioIl successo delle start-up verdi Vuoi sapere come riceverlo? nali sono 24; in tutto 871 aree naturali protette per un totale di oltre 3.163.000 Una start-up su tre in Italia ha investito sul green. Di quelle che Unioncamere definisce “vere” chilometri quadrati di superficie protetta a terra e di oltre 2.800.000 di ettari di www.tekneco.it/ricevi-tekneco start-up, circa 117mila nate nel primo semestre superficie protetta a mare. Il 10,5% dell’intera superficie nazionale che arriva quasi

al 20% includendo le zone di protezione speciale (Zps) e i siti di interesse comunitario (Sic). Un patrimonio di cui l’11 e il 12 dicembre scorsi il Ministero dell’ambiente ha voluto misurarne il “valore”, ambientale ma anche economico, attraverso la Conferenza nazionale “La natura dell’Italia. Biodiversità e aree protette”. Il quadro che ne è emerso è quello di una ricca attività imprenditoriale che nei soli parchi nazionali conta 68.281 imprese, l’1,1% del totale nazionale, con una propensione a fare impresa che non si discosta molto dal dato nazionale (9,7 imprese ogni 100 abitanti, contro il 10,2 medio italiano). Nei parchi regionali 687.985 imprese, l’11,3% del totale nazionale e anche in questo caso la propensione a fare impresa non si discosta molto dal dato nazionale (9,9 imprese ogni 100 abitanti, contro il 10,2 medio italiano). E nei siti Natura 2000 (Sic e Zps) 300.716 imprese, il 4,9 del totale nazionale. La propensione a fare impresa non si discosta molto dal dato nazionale (9,7 imprese ogni 100 abitanti, contro il 10,2 medio italiano). Dal punto di vista occupazionale - lavori green e non - nei parchi nazionali gli occupati (2011) sono 98.585 (-3,4% rispetto al 1991), nei parchi regionali sono 1.565.677 (+4,7% rispetto al 1991) e nei siti Natura 2000 sono 633.831 (-1,9% rispetto al 1991). Il tasso di occupazione è, rispettivamente, del 21,3% per i parchi nazionali, del 34,5% per quelli regionali e del 31,5% per quelli della rete Natura 2000. In questo contesto si rilevano alcuni trend verdi importanti. Nel settore manifatturiero, per esempio, 10.400 imprese hanno sviluppato dal 2010 ad oggi processi e tecnologie verdi, vale a dire il 17,2% di tutte le aziende che hanno dipendenti, un valore, anche se di poco, comunque più alto della media nazionale che è del 16,8%; ma, cosa più importante, le imprese "verdi" raggiungono il 27% tra quelle che assumono nel corso del 2013.

2013, quasi 33mila (il 28%), hanno puntato su prodotti e tecnologie verdi nei primi mesi di vita e pensano di farlo almeno per i successivi dodici. Rispetto ad un anno fa il valore si è raddoppiato, nel 2012 erano solo il 15,2%. Ci sono differenze, ovviamente, da settore a settore: si va dal 21,9% dell’agricoltura al 35,4% del settore dedicato ai servizi alle persone, passando per il 24-25% dell’industria in senso stretto e dei servizi alle persone e del 30% circa nei settori delle costruzioni-attività immobiliari e turismo (commercio e alloggio, ristorazione e servizi turistici). E, sebbene le start-up verdi dichiarino maggiori difficoltà nell’avvio rispetto a quelle che non ci pensano nemmeno da lontano alla sostenibilità, rimane il fatto che la loro percentuale sia in crescita. Sintomo, con ogni probabilità, di una fiducia verso il futuro. Di credere, cioè, che la strada verso la sconfitta della crisi passi proprio per l’innovazione green. ◆

LEGGI questo articolo anche sul sito di Tekneco: www.tekneco.it/1402


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Tekneco Numero 14 | 2014

News CLIMA

L’ultimo appello è da dimenticare Dalla COP19 di Varsavia solo un bicchiere mezzo pieno. Tutto, o quasi, rimandato tra un anno a Lima

Riservato agli abbonati. Vuoi sapere come riceverlo? oveva essere una conferenza inter- a pagare per i danni del clima: perciò alla di sette Paesi europei (tra cui non c’è l’Itawww.tekneco.it/ricevi-tekneco media nelle negoziazioni interna- COP19 è stato introdotto un nuovo mecca- lia), sono stati insufficienti per ricostruire

di Veronica Caciagli

D

zionali sui cambiamenti climatici e così è stato: nelle due settimane della diciannovesima Conferenza delle Parti (COP19), a Varsavia, i 188 Paesi aderenti all’UNFCCC hanno condotto le trattative sulle politiche per il clima in vista della Conferenza che si terrà a Parigi nel 2015 (COP21), quando si auspica di raggiungere un accordo su un protocollo legalmente vincolante per la riduzione delle emissioni globali di CO₂ e altri gas ad effetto serra. Volendo guardare alla parte del bicchiere mezzo pieno, a Varsavia si sono avuti progressi su alcune questioni economiche di importanza primaria rispetto al proseguimento dei negoziati. Nel nuovo accordo di Parigi, infatti, si dovranno distribuire nel modo (politicamente) più equo possibile gli impegni riguardo ai tagli delle emissioni, tenendo in considerazione la responsabilità storica (ovvero i gas serra cumulati emessi dai Paesi industrializzati) e la classifica delle emissioni annue attuali, che vede capolista la Cina, seguita dagli Stati Uniti. I Paesi emergenti chiedono, però, che siano i Paesi industrializzati

nismo economico, denominato “Loss and Damage”. Prevede che i Paesi in via di sviluppo più vulnerabili agli effetti del riscaldamento globale, tra cui le isole-Stato del Pacifico che ormai certamente scompariranno, possano ricevere dei fondi per rimediare ai danni dei cambiamenti climatici ai quali non è possibile far fronte con misure di adattamento. Varsavia sarà ricordata anche per un altro passo avanti: l’accordo su un pacchetto di norme per il meccanismo REDD+, “Reducing Emissions from Deforestation and Forest Degradation”. Ci sono voluti 8 anni di trattative per arrivare all’approvazione del REDD+, che dovrebbe convogliare, secondo la stima dell’IISD, circa 30 miliardi di dollari di finanziamenti all’anno per proteggere le foreste. Rimane, però, una fondamentale parte del bicchiere ancora vuota: come vuoto è ancora il Green Climate Fund (GCF), il fondo per il clima istituito nel 2010 nella Conferenza di Cancun. Le piccole offerte di alcuni Stati per il GCF, tra cui i 40 milioni di dollari della Repubblica di Korea e i 72,5 milioni da parte

fiducia nel sistema economico-finanziario che dovrebbe essere in grado di fronteggiare i cambiamenti del sistema climatico: sono ben pochi rispetto all’impegno preso a Cancun di mobilitare 100 miliardi di dollari ogni anno entro il 2020. Infine, la più grande falla di Varsavia riguarda ancora i numeri: non c’è ancora traccia delle previsioni riguardo a obiettivi di riduzione dei gas serra, né della ripartizione tra gli Stati. Perfino la parola “impegni” di riduzione delle emissioni, prevista nel primo testo negoziale, è stata poi trasformata nel più generico “contributi”. Per il prossimo round negoziale dovremmo attendere un anno: la prossima COP20 di Lima.

LEGGI questo articolo anche sul sito di Tekneco: www.tekneco.it/1403


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News

BONIFICHE

Un robot per l’ambiente e la sicurezza

di Sergio Ferraris

Si chiamano DPI, ovvero Dispositivi di Protezione Individuale, e servono per compiere operazioni pericolose per la salute umana. Ecco Camaleonte per la pulizia dei serbatoi

Riservato agli abbonati. Vuoi sapere come riceverlo? sistono operazioni di bonificawww.tekneco.it/ricevi-tekneco scono- manutenzione dei serbatoi interrati devono aggiungendo anche quella di sabbiatura a circuito chiuso che, oltretutto, essendo resciute, che passano sottotraccia, ri- essere svolte circa ogni cinque anni.

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spetto ai grandi siti inquinati come la Terra dei Fuochi o i grandi poli chimici, che però non sono meno importanti, specialmente perché diffuse sul territorio, magari in migliaia di siti. Parliamo dei piccoli e medi depositi di idrocarburi, come quelli presenti nella distribuzione dei prodotti petroliferi, i quali necessitano di manutenzione e controllo durante il ciclo di vita affinché non accadano episodi d’inquinamento. E non si tratta di attività semplici poiché questi ambienti sono spesso confinati, tossici ed esplosivi a causa della presenza di idrocarburi. Le operazioni di manutenzione di questi oggetti, di solito, si compiono attraverso l’intervento umano - ossia facendo lavorare un operatore all’interno del serbatoio, mentre altri due addetti controllano lo svolgimento dall’esterno - in condizioni il più delle volte critiche e faticose. Si tratta, oltretutto, di lavorazioni che possono essere soggette a incidenti sul lavoro a causa della loro pericolosità. Ed è un’attività che non conosce flessioni visto che le operazioni di

La filosofia alternativa che si va diffondendo oggi è quella della mitigazione del rischio tramite l’adozione di DPI (Dispositivi di Protezione Individuale), ossia l’eliminazione del rischio grazie all’adozione di tecnologie che evitino agli operatori di dover accedere in spazi confinati, definite “No Man Entry”. Di queste questioni si è parlato a Ecomondo 2013 nel convegno “Il rischio nelle attività in spazi confinati: Nuove Tecnologie per soluzioni alternative” durante il quale è stato presentato un robot che non solo è in grado di sostituire l’uomo in un ambiente così problematico, ma riesce ad assolvere le tre funzioni fondamentali per la manutenzione dei serbatoi, ossia: la pulizia, il rilievo degli spessori e la sabbiatura SA 2, tutte in completa autonomia. Camaleonte, questo il nome del robot che è stato realizzato da Petroltecnica Spa – Terra Therapy, è l’evoluzione di una serie di strumenti che l’azienda utilizza già da anni, come il Bruco che si occupa della pulizia dei serbatoi e il Ragno che rileva gli spessori, incorporandone le funzioni e

alizzata da un sistema elettromeccanico, è più precisa di quella fatta da un operatore, cosa che porta anche a un risparmio di materiale abrasivo e acqua che a operazione terminata devono essere smaltiti come rifiuti speciali, con un aggravio di costi. La sabbiatura a ciclo chiuso, infatti, consente di avere un consumo di materiale abrasivo basso e di non produrre un’atmosfera satura di polveri come avviene normalmente. La precisione dell’intervento, il basso consumo di materiale abrasivo, il controllo in tempo reale da parte di un operatore all’esterno tramite una telecamera HD consentono di preparare al meglio le superfici interne dei serbatoi per eventuali attività di risanamento e di effettuare una certificazione circa la recuperabilità, in completa sicurezza, del serbatoio.

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formazione

L’efficienza in classe La prima giornata di studio organizzata da Teknedu su efficienza energetica e casa mediterranea. Con i crediti formativi del Consiglio dei geometri

di Gianni Parti

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ancano sei anni e poi le nostre case, almeno quelle nuove, non potranno più essere inefficienti. Lo vuole l’Europa ma lo vuole anche il buon senso. Quel buon senso che per decenni è mancato alla cultura imprenditoriale italiana e alla lungimiranza dei legislatori, tant’è che i nostri edifici, sia che si tratti di edilizia pubblica che privata, sono dei veri colabrodi dal punto di vista energetico. In tempi di crisi, poi, permettersi di sprecare soldi ed energia solo perché le nostre abitazioni sono state fatte con materiali inadeguati, hanno finestre che lasciano fuggire il caldo di inverno o ne fanno entrare troppo in estate, è veramente una follia. La rivoluzione del costruire è già cominciata. Il crollo del mercato delle case nuove contrapposto al boom delle riqualificazioni è un dato di fatto (in questo stesso numero, più avanti, ne troverete un ampio assaggio). Ma questa rivoluzione, che accelererà nei prossimi anni, ha anche bisogno di essere guidata e indirizzata. In questo senso, Teknedu, lo scorso 20 dicembre, ha lanciato un’iniziativa – la prima di una serie che seguirà – per formare professionisti e studenti alle nuove tecnologie e ai nuovi processi che la sfida della green economy impone: si è tenuto, infatti, a Bari il convegno “Architettura mediterranea:

progettare con principi di sostenibilità ed efficienza energetica”, realizzato in collaborazione con la nostra testata, con Clio Spa e, in particolare, con il Collegio dei geometri laureati della Provincia di Bari. La presenza del Collegio non è stata casuale visto che la giornata consentiva di ottenere due crediti formativi per tutti gli iscritti presenti e il Consiglio nazionale dei geometri e dei geometri laureati ne riconosceva altrettanti anche per che avesse seguito in live streaming la conferenza. È così che proprio Giovanni Bianco, il presidente del Collegio provinciale di Bari ha aperto i lavori per poi lasciare la parola all’architetto Gianfranco Marino, il cui intervento è stato non solo quello principale ma anche il più corposo. La relazione di Marino, presidente del Cda di Teknedu e che è stato presidente del Network pugliese di Casaclima, ha riguardato tutti gli aspetti tecnici per la realizzazione di edifici ad alta efficienza energetica. Dopo di lui ha preso la parola per un saluto ricco di significato un altro nome noto al mondo dell’edilizia “green”: Norbert Lantschner, presidente della Fondazione ClimAbita e ideatore di CasaClima. L’architetta Dora Francese, docente all’Università degli studi di Napoli “Federico II”, si è invece addentrata in elementi specifici

dell’architettura bioclimatica e sul tema delle rinnovabili. All’architetta Giulia Pedrocchi, della Divisione efficienza energetica di eEnergia, è toccato il compito, molto atteso, di entrare nel merito dei meccanismi di finanziamento dell’efficienza energetica dalle detrazioni fiscali, agli incentivi ai certificati bianchi. In chiusura di lavori è, ultimo ma non ultimo, intervenuto Alessio Sanderebeck, responsabile dell’area multimediale di ClioCom, per spiegare come l’intero evento fosse stato seguito in diretta anche da casa o dal lavoro e come sarà a breve fruibile in differita anche su piattaforma dedicata, sempre con la possibilità di ottenere crediti formativi. Occorre infatti aggiungere che gli studenti di ben cinque istituti professionali della provincia di Bari hanno seguito il diretta tutto l’evento e, al termine, hanno posto numerose e interessanti domande. Per saperne di più e seguire i programmi formativi di Teknedu: www.teknedu.eu/.

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News

biocarburanti

Un pieno di pure alghe Il ruolo della ricerca e gli investimenti pubblici e privati rendono sempre più concreta e prossima la produzione su scala commerciale di carburanti green dalle alghe

di Andrea Ballocchi

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ono in tanti a credere e a scommettere sulla produzione di biocarburanti dalle alghe. Secondo uno studio della società americana SBI intitolata “Algae Biofuels Technologies – Global Market and Product Trends 2010-2015”, il mercato globale delle tecnologie per la produzione di biocarburanti da alghe registrerà una crescita media annua prevista del 43,1%, che porterà il volume del mercato da 271 milioni di dollari nel 2010 a 1,6 miliardi di dollari nel 2015. Parlare di alghe è generico in quanto esse si presentano in forme molto differenti. Quelle vocate alla produzione di biocarburanti sono le microalghe, microrganismi presenti in tutti gli ecosistemi della terra, in grado di adattarsi a diverse condizioni ambientali. Come spiega l’Agenzia nazionale Enea, esse sono «caratterizzate da un elevato contenuto lipidico, un’alta resa in olio e in biodiesel, un contenuto uso del suolo e potrebbero giocare un ruolo importante come materie prime». Per ora le tecnologie sono sviluppate solo in impianti pilota (in vasche o fotobioreattori), con elevati costi di investimento. Tuttavia «si prevede che nel medio-lungo

termine, con la produzione congiunta di altri co-prodotti (prodotti farmaceutici e nutraceutici, additivi per mangimi animali, bioplastiche, ecc.) e l’integrazione con altri processi (quali il recupero dei gas di scarico e il trattamento delle acque reflue), la produzione di biodiesel da microalghe, oltre che sostenibile, potrebbe diventare una soluzione economicamente percorribile». Se per ora il limite è rappresentato dagli elevati costi di produzione, diverse analisi prevedono il loro abbattimento con il miglioramento tecnologico e il miglioramento della resa delle alghe. E qui entra in gioco l’ingegneria genetica che, sempre secondo l’Enea, «può contribuire alla riduzione dei costi attraverso l’incremento dell’efficienza fotosintetica e quindi del rendimento della biomassa, al miglioramento del tasso di crescita della stessa, all’aumento del contenuto in olio». Il ruolo dell’Italia

Nel nostro Paese sono diversi i progetti di ricerca: per esempio, a livello di cooperazione internazionale, va citato il progetto Enpi Med Algae, coordinato dall’Agricultural

Research Institute di Cipro in collaborazione con l’Agenzia Cipro energia. Il progetto prevede lo studio di tutte le fasi della produzione di biodiesel da microalghe, dal campionamento di acqua di mare o di acqua dolce alla selezione delle microalghe, passando anche per l’identificazione di specie, la coltivazione di microalghe, la raccolta e l’estrazione di biodiesel e di determinazione delle proprietà di biodiesel prodotte in conformità con lo standard EN14214. Il progetto, partito nel 2012 e della durata di tre anni, è portato avanti da un consorzio composto da 12 realtà tra organizzazioni di ricerca, istituzioni accademiche, agenzie energetiche, organizzazioni private provenienti dall’Italia e da Cipro, Malta, Libano, Egitto e Grecia. Il progetto prevede la realizzazione di cinque impianti pilota. Altri progetti e impianti pilota si sono susseguiti negli ultimi anni, frutto della ricerca universitaria e oggetto della creazione di spin-off. Ma è bene evidenziare le realtà industriali nate o sviluppate per creare “benzina e diesel green” dalle alghe. Tra queste va citata l’Enalg, società creata dall’ex ministro dell’Ambiente Willer Bordon e da alcuni


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43,1%

▶ La crescita media annua prevista per il mercato globale delle tecnologie per la produzione di biocarburanti da alghe

Un tesoro dai mari del mondo

La ricerca, gli Stati Uniti e l’Europa Gli investitori in ricerca ci sono: il colosso petrolifero Exxon Mobil e la Synthetic Genomics di Craig Venter – uno dei pionieri nella ricerca genomica e l’inventore della prima cellula artificiale – hanno investito 600 milioni di dollari in ricerche mirate. Non sono da meno BP e anche personaggi illustri quale Bill Gates, che ha investito più di 100 milioni di dollari nella realizzazione di un impianto pilota della Sapphire Energy, una delle aziende più importanti del settore. Gli Stati Uniti dimostrano di credere molto al potenziale delle alghe. L’Unione europea, da parte sua, ha posto l’accento, tramite il Parlamento europeo, verso la transizione a combustibili sempre più green: ha disposto che entro il 2020 il settore dei trasporti dovrà utilizzare energia derivante per il 10% da fonti rinnovabili e che i biocarburanti avanzati, provenienti da alghe o da alcuni tipi di rifiuti, debbano rappresentare almeno il 2,5% del consumo di energia nel settore dei trasporti entro il 2020. L’Ue, tra l’altro, da anni sponsorizza varie ricerche specifiche, tra le quali ne vanno segnalate almeno due: il progetto Dema e il progetto Algadisk. Dema (acronimo di “Direct ethanol from microalgae“) è teso a dimostrare l’uso delle microalghe per la produzione di bioetanolo da usare come biocarburante per meno di 0,40 euro al litro. Il progetto, finanziato con circa 5 milioni di euro, è partito nel 2012 e si concluderà nel 2017. Algadisk ha come obiettivo lo sviluppo di bioreattori per la produzione di biomassa algale, con bassi costi di esercizio e di installazione.

Riservato agli abbonati. Vuoi sapere come riceverlo? www.tekneco.it/ricevi-tekneco altri soci, che detiene l’esclusiva per l’Italia produce biocarburante su scala industriale, della produzione di biocombustibile da bio- anche se non ancora commerciale». In ogni masse algali conferita dalla società spagnola caso, assicura, il 2014 sarà l’anno della svolBFS Biofuel System S.L. di cui è anche azioni- ta che porterà alla commercializzazione del sta. Il sistema ideato dalla BFS prevede che le prodotto. In provincia di Ferrara (come abbiamo avualghe vengono trasformate in biomassa dalle proprietà altamente energetiche. Il pro- to modo di parlare sul sito web di Tekneco), cesso per creare “petrolio ecologico”, energia a partire proprio da quest’anno, dovrebbe elettrica e integratori alimentari, quali acidi entrare in esercizio un impianto per la prograssi Omega, è fatto in modo da prevedere duzione di biogas a partire dalle alghe, grala cattura e l’intero ciclo di riconversione zie ai finanziamenti europei per il progetto della CO₂ in energia, grazie ad un sistema Sear – Energie sostenibili nelle regioni adriaproduttivo a ciclo continuo, capace di anda- tiche. Partner dell’operazione il laboratorio di Analisi agroalire avanti solo gramentare di Ferrara zie ad un minimo Se per ora il limite è rappresentato dagli e l’Università di apporto di acqua. elevati costi di produzione, diverse Parma, che hanno Proprio il presiden- analisi prevedono il loro abbattimento effettuato lo studio te Bordon racconta con il miglioramento tecnologico e il miglioramento della resa delle alghe preliminare e messo che sull’azienda si è a punto il procediintavolata una concreta trattativa con realtà industriali che mento che prevede la raccolta e lo stoccaggio potrebbe portare grosse novità nell’anno delle alghe, una successiva fase di desabbiaappena cominciato: «Intanto a Carboneras, tura e desalatura e l’integrazione con altri nella provincia di Almeria (Andalusia), è in scarti organici per abbassare il livello di zolfo via di costruzione un impianto su una su- presente nelle piante. La sostanza organica perficie di 350 ettari, mentre ad Alicante ottenuta passa nei digestori anaerobici dove c’è una demo plant già funzionante che avviene l’idrolisi e la digestione, utilizzando

la tecnologia della degradazione microbiologica che permette di utilizzare tali materie prime al fine di produrre biogas in una centrale di cogenerazione, da cui si ottiene energia elettrica e calore. Il progetto, promosso dal gruppo Cclg di Forlì, è interessante anche alla luce del fatto che permetterebbe di liberare la Sacca di Goro da quella che è un’autentica invasione di alghe, la cui produzione ormai supera le 60 tonnellate all’anno.

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foto: sandia labs, flickr

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News

Incentivi

PELLET

L’Unione detta la ricetta

Un successo pieno di dubbi L’eccessiva dipendenza nazionale dall’import e il possibile impatto sulla qualità dell’aria stanno mettendo in discussione il ruolo di questa fonte

La Commissione europea boccia gli interventi retroattivi, ma chiede l’introduzione di sistemi più flessibili Lo sviluppo delle energie rinnovabili a cui abbiamo assistito in questi ultimi anni ha i suoi costi: l’Italia sostiene gli impianti alimentati da fonti pulite con oltre 10 miliardi di euro di sussidi l’anno, nel complesso dell’Unione europea siamo oltre i 42 miliardi di euro. Non sempre, poi, questi incentivi sono stati assegnati correttamente, ma hanno talvolta contribuito ad alimentare fenomeni speculativi. La novità è che, lo scorso novembre, la Commissione europea ha diffuso una comunicazione (non vincolante) in materia. In sintesi, secondo l’Esecutivo Ue gli incentivi diretti alle fonti rinnovabili sono importanti per aumentare il grado di maturità di queste tecnologie ma, una volta raggiunta tale fase, andrebbero eliminati. In particolare le tariffe feed-in (che incentivano ogni kWh rinnovabile prodotto), secondo la Commissione dovrebbero essere sostituite da strumenti indiretti e flessibili, capaci di rispondere al calo dei costi di produzione. In compenso, però, la comunicazione della Ue è molto chiara su un punto molto discusso, ossia quello degli interventi retroattivi su incentivi già assegnati (come ad esempio è stato fatto in Spagna): la Commissione ritiene che agire in questo modo sia sempre sbagliato, perché danneggia gli interessi legittimi degli investitori. GT

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42 mld € ▶ Gli incentivi allo sviluppo delle energie rinnovabili in Europa

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Da alcuni anni a questa parte, gli elevati prezzi del gasolio per il riscaldamento domestico stanno spingendo i consumi di un particolare tipo di bioenergia, il pellet. Si tratta di piccoli cilindri di origine legnosa, da utilizzare direttamente per la combustione in apposite stufe o caldaie, che si trovano in vendita sotto forma di voluminosi sacchi, ormai anche nella grande distribuzione organizzata, perlomeno nel Nord Italia, dove la domanda è maggiore. Nella Penisola il fabbisogno di questa risorsa a uso domestico era di circa 1.900.000 tonnellate al 2011, ma già al 2015 dovremmo superare quota 3 milioni di tonnellate, per poi arrivare a 4,2 milioni nel 2020. Ingente è anche la quantità di apparecchi impiegati: nel 2011 il numero complessivo di stufe a pellet installate era di poco superiore a 1.561.000 unità (di gran lunga record europeo), mentre le caldaie erano circa 20.000. Data l’attesa crescita dei prossimi anni, l’Italia si trova a far fronte – un po’ come tutta l’Europa – alla crescente dipendenza dalle importazioni: sui circa due milioni di tonnellate di consumi nazionali, solo 500.000 sono di produzione nazionale. Il resto viene importato, tra l’altro in misura sempre più crescente dal lontano Nord America, sollevando crescenti interrogativi:

è possibile pensare che il pellet dia un contributo positivo all’ambiente se deve viaggiare per migliaia di chilometri per arrivare alle nostre case (con relativa produzione di CO₂)? Per risolvere l’eccessiva dipendenza dalle importazioni si sta cercando di puntare sull’agripellet, cioè cilindretti ricavati dal recupero delle biomasse nostrane, ma nell’immediato il problema dell’import eccessivo sembra destinato ad aggravarsi. Dall’Arpav Veneto, recentemente, è arrivata un’altra accusa: ossia che l’utilizzo di questa risorsa per il riscaldamento domestico favorisca la produzione dell’inquinante benzo(a) pirene. Dai dati calcolati tra gennaio e il 30 settembre 2013, è emerso che il valore obiettivo annuale di 1 nanogrammo al metro cubo sia già stato superato nelle stazioni di rilevamento di cinque comuni della regione. Un fenomeno che, secondo l’assessore veneto all’Ambiente Maurizio Conte, è direttamente riconducibile all’aumento dell’utilizzo di pellet, definito come un vero e proprio “inquinante della crisi”. GT

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Tekneco Numero 14 | 2014

eolico

Piccoli, ma certificati L’energia prodotta dal vento cresce in tutto il mondo, ma si arresta in Italia. Salvo che per il minieolico, dove la differenza la fanno le certificazioni di Sergio Ferraris

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on è esattamente il trend che abbiamo visto con il fotovoltaico, ma ci assomiglia. Parliamo del minieolico che, secondo una ricerca di GlobalData, “Small Wind Turbines up to 100kW, 2013 Update – Global Market Size, Analysis by Power Range, Regulations and Key Country Analysis to 2020”, passerà dal fatturato odierno di 609 milioni di dollari a tre miliardi entro il 2020, con un tasso di crescita del 22%. Si tratta di una crescita che vedrà come protagonisti l’onnipresente Cina, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, le tre nazioni che hanno visto la maggior parte della potenza installata lo scorso anno con una quota dell’80% e, rispettivamente, 266 MWe in Cina, 216 MWe negli Stati Uniti e 118 MWe in Gran Bretagna. E anche a capacità cumulata l’incremento passerà dai 728 MWe del 2012 ai 4,6 GWe del 2020. La Cina dovrebbe, secondo il report, fare la parte del leone, sia per le vaste aree rurali disponibili a questa tecnologia, sia per la capacità produttiva di turbine di questo tipo, ma, sempre secondo il report non sarà una passeggiata. A ostacolare questa crescita, infatti, persino in Cina, saranno le incertezze normative, la lentezza delle autorizzazioni e la mancanza delle certificazioni a gran parte delle turbine in commercio. L’Italia in questo quadro sembra essere tagliata fuori, nonostante abbiamo 60 MWe elettrici incentivati ogni anno fino al 2015 siamo ancora fermi a “soli” 14 MWe installati e abbiamo, oltretutto, tutti i difetti citati nel rapporto. «Quello delle certificazioni è un problema aperto e importante - ci spiega Lorenzo Partesotti di Liber, azienda attiva nel fornire “chiavi in mano” sistemi a fonti rinnovabili tra i quali il minieolico -.

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Bisogna considerare il fatto che il minieolico ha le stesse caratteristiche di affidabilità e redditività delle altre rinnovabili solo se si scelgono metodologie e tecnologie affidabili e consolidate, unite a seri studi approfonditi circa la disponibilità della risorsa: il vento». Sul minieolico, infatti, in passato spesso si è installato senza campagne anemometriche che analizzino lo stato di fatto del sito. «È come se con il fotovoltaico si installasse sul fondo di una stretta vallata affidandosi al fatto che a mezzogiorno c’è il sole - prosegue Partesotti -. Le rinnovabili sono delle risorse che devono essere conosciute a fondo prima d’installare e poi c’è il problema di cosa installare». Non basta, infatti, il vento e una turbina per avere un sistema con il quale si è certi di produrre la quantità ottimale d’energia. «Non esistono scorciatoie con le

rinnovabili - conclude Partesotti -. I prodotti certificati da enti terzi danno la garanzia circa l’effettiva produzione, oltre che sull’affidabilità, e bisogna considerare che un extra costo per una buona turbina rende molto di più in termini di produzione elettrica e minori interventi di manutenzione». La differenza tra una turbina con tutte le carte in regola e una, per così dire, “zoppicante” può arrivare al 40% sul prezzo della stessa, ma si tratta di una cifra il cui “assorbimento” avviene al massimo in 3-4 anni, per cui, dopo, la prospettiva è quella di trovarsi un aerogeneratore problematico per altri sedici anni.

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News

World energy outlook 2013

Passaggio in Asia Il Rapporto della Iea conferma: il baricentro del fabbisogno mondiale si sta spostando verso l’Est. In netto aumento il peso delle rinnovabili

di Gianluigi Torchiani

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olti dei principali assunti stori- climatico, considerato che il settore è reci del settore energetico sono de- sponsabile di circa due terzi delle emissioni stinati ad essere riscritti nei pros- mondiali di gas serra. Nello scenario centrasimi decenni: è questo il punto le, elaborato dalla Iea - che tiene in considedi partenza imprescindibile per compren- razione l’impatto delle misure già annundere il World energy Outlook 2013 recente- ciate dai governi per migliorare l’efficienza mente rilasciato dalla Iea. Paesi tradizional- energetica, il supporto alle fonti rinnovabili, mente importatori si apprestano a diventare la riduzione dei sussidi ai combustibili fossiesportatori (in primis gli Usa della rivolu- li e, in alcuni casi, l’introduzione di un prezzione dello shale gas), mentre nazioni sino zo del carbonio - le emissioni di CO₂ legate a questo momento conosciute come espor- all’energia dovrebbero salire ancora del 20% tatrici di energia stanno diventando i cen- al 2035 rispetto a oggi, in un contesto che vetri principali della crescita della domanda. drà comunque la crescita del 66% del fabbiSenza contare che l’aumento del petrolio e sogno mondiale. La colpa? Essenzialmente del gas non convenzionale e delle rinnova- del carbone che, soprattutto nel prossimo bili sta trasformando il mix energetico glo- decennio, rimarrà la scelta più economica bale così come l’abbiamo conosciuto sino rispetto al gas per la generazione di enerad oggi. Appare, infatti, incontrovertibile lo gia elettrica in molte regioni (in particolaspostamento del centro di gravità della do- re India, Indonesia e Cina), mentre si assimanda di energia dai Paesi occidentali verso sterà a un decremento della domanda nei l’Asia. La Repubblica Popolare, in particolare, Paesi Ocse. Diverse, invece, le prospettive del si appresta a diventare il più grande impor- gas, che nel breve periodo dovrebbe patire tatore di petrolio, mentre l’India acquisirà il la concorrenza del carbone, mentre sul lunrecord nell’import di carbone. La rivoluzione go termine dovrebbe conoscere un buon indelle fonti non convenzionali, invece, avvan- cremento. La crescita più forte è attesa nei taggerà non poco gli Stati Uniti, che riusci- mercati emergenti, in particolare in Cina, ranno probabilmente a tagliare il traguardo dove l’uso del metano quadruplicherà endella piena indipendenza energetica entro tro il 2035, e nel Medio Oriente. In Europa, al il 2035. La cattiva notizia è che i combusti- contrario, l’utilizzo di questa fonte fatichebili fossili continueranno a soddisfare una rà a tornare ai livelli record del 2010, menquota dominante della domanda energetica tre il Nord America continuerà a beneficiare di un’ampia produglobale (anche se in zione di gas non consensibile declino per La cattiva notizia è che i combustibili fossili venzionale, esporvia dell’ascesa del- continueranno a soddisfare una quota tandone una quota le fonti pulite), con dominante della domanda energetica significativa sotto implicazioni impor- globale con implicazioni importanti per l’ambiente e il cambiamento climatico forma di Gnl (gas natanti per l’ambienturale liquefatto). In te e il cambiamento

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questo scenario le rinnovabili sono destinate a contribuire per quasi la metà dell’aumento della produzione di energia globale per il 2035: all’interno del comparto, in particolare, eolico e solare, ossia le fonti intermittenti, garantiranno una percentuale significativa (45%). Le fonti rinnovabili sono già oggi il settore della generazione di energia in più rapida crescita e costituiranno quasi un quarto del mix globale entro il 2018 (era il 20% nel 2011). In totale, raddoppierà la quota di consumo coperto dalle nuove energie (eolico, solare, bioenergia e geotermico), che raggiungerà l’8% nel 2018 (era al 4% nel 2011 e appena il 2% nel 2006). Ancora più ottimistiche sono le previsioni per il lungo termine: secondo le stime dell’Agenzia, le rinnovabili costituiranno il 30% dell’energia prodotta al mondo nel 2035, gareggiando con il carbone come prima fonte di energia primaria (e circa la metà dell’elettricità


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Tekneco Numero 14 | 2014

www.worldenergyoutlook.org Il sito della Iea dove viene pubblicato il Rapporto annuale

Riservato agli abbonati. Vuoi sapere come riceverlo? www.tekneco.it/ricevi-tekneco L’impianto eolico di Mulan, nella provincia cinese di Heilongiang, genera 25 GWh annualmente (Foto: Land Rover Our Planet, Flickr)

mondiale). La Cina produrrà una quantità di energia da fonti pulite maggiore del totale di quella prodotta da Stati Uniti, Unione europea e Giappone. Oltre al gigante asiatico, anche il Brasile vedrà un aumento della generazione di energia verde, pari al doppio dei valori attuali, rimanendo così uno dei Paesi con il minore tasso di produzione di emissioni inquinanti, nonostante un aumento dell’80% del consumo energetico previsto per il prossimo ventennio. In particolare, l’idroelettrico avrà ancora un ruolo dominante tra le fonti energetiche del Paese, mentre i carburanti prodotti dalla biomassa soddisferanno un terzo della domanda interna di carburanti per i trasporti su strada. Il ruolo delle rinnovabili è ancora più importante se si prendono in considerazione le prospettive della fonte energetica classica per eccellenza, ossia il petrolio: secondo la Iea, la domanda di greggio salirà fino al 2035

portandosi a 101 milioni di barili giornalieri, per un prezzo medio di circa 128 dollari al barile. Entrambe le cifre sono state riviste al rialzo rispetto a quelle stimate nell’edizione 2012, che si fermavano a 99,7 milioni e 125 dollari. In poche parole, considerato che in questi anni il valore del barile si è aggirato intorno ai 110 dollari, scegliere questa risorsa sarà sempre più costoso, oltre che ecologicamente dannoso. Infine, la Iea non sembra essere molto ottimista sulle possibilità concrete della tecnologia di cattura e stoccaggio della CO₂ (Ccs), che pure potrebbe essere un modo per accelerare la diminuzione prevista delle emissioni del settore energetico. Una possibilità che già oggi è sbandierata da quasi tutte le compagnie energetiche per giustificare i nuovi o vecchi progetti con le energie tradizionali, ma secondo le proiezioni della Iea, solo circa l’1% di centrali elettriche alimentate a combustibili fossili

a livello mondiale saranno dotate di sistemi Ccs entro il 2035. La raccomandazione finale della Iea è chiara: gli Stati che saranno in grado di anticipare gli sviluppi energetici del futuro potranno trarne un vantaggio competitivo, mentre quelli che non riusciranno a farlo rischieranno di sbagliare investimenti e politiche pubbliche.

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Rubrica News VedoGreen

Green Finance Day: l’economia riparte dal “verde” Il ruolo della ricerca e gli investimenti pubblici e privati rendono sempre più concreta e prossima la produzione su scala commerciale di carburanti green dalle alghe

a cura di Gianni Parti

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on una crescita media dei ricavi nel 2012 pari al 3% e una marginalità del 25%, la più elevata a livello europeo (Ebitda margin medio del 16%), la Green Economy si conferma ancora una volta un’opportunità per il rilancio dell’economia italiana ed europea. L’industria green europea quotata produce un giro d’affari pari a circa 23 miliardi di euro e capitalizza complessivamente circa 13 miliardi di euro (dati 2012). In particolare, il mercato delle quotate verdi italiane vale 1,4 miliardi in termini di fatturato (il 6% del fatturato europeo) con una capitalizzazione di mercato pari a 1 miliardo di euro (8% della market cap totale europea). Lo studio “Green Economy on Capital Markets”, realizzato da VedoGreen e, giunto alla sua terza edizione, ha analizzato un campione di 117 società green quotate sui principali listini europei (Gran Bretagna, Germania, Francia e Scandinavia), di cui 17 su Borsa Italiana: Alerion CleanPower, Biancamano,Eems,Enertronica,ErgyCapital, Falck Renewables, Fintel Energia Group, Frendy Energy, Industria e Innovazione, Isagro, K.R. Energy, Kinexia, Landi Renzo, Sacom, Sadi Servizi Industriali, True Energy Wind e TerniEnergia. A discutere delle potenzialità della Green Economy nazionale, sulla base del rapporto presentato da Anna Lambiase, AD di VedoGreen, sono stati alcuni illustri rappresentanti del mondo imprenditoriale, finanziario, istituzionale e politico italiano. In particolare, attraverso la tavola rotonda “Innovazione e creazione di lavoro

con la green economy”, VedoGreen ha voluto linee interne, mediante il potenziamendare visibilità alle numerose imprese della to della struttura commerciale, che per vie Green Economy italiana che stanno crescen- esterne, attraverso la creazione di joint vendo e si stanno affermando sui mercati na- ture per entrare in nuovi mercati e accordi zionali ed esteri grazie agli investimenti in commerciali con altri player del settore. La ricerca e innovazione e alla diversificazione siciliana Plastica Alfa (settore Water Treatment), leader nella progettazione, produper aree di business e geografiche. Nel comparto Smart Energy è in corso una zione e vendita di sistemi integrati di tubi riorganizzazione: le aziende stanno puntan- e componenti per la gestione efficiente dei do verso i mercati emergenti (Sudafrica, Sud- consumi idrici ed energetici sta diversificando in altre aree di attività, attraEst asiatico, Est Europa), caratverso lo sviluppo di tecnologie terizzati da alti tassi di crescita L’industria green innovative nel settore agroine elevata domanda energetica, europea quotata sia attraverso la crescita orga- produce un giro d’affari dustriale ed energetico (Progetto BIO4BIO “Valorizzazione nica che per linee esterne, e la pari a circa 23 miliardi di euro e capitalizza Biomolecolare ed Energetica di diversificazione per aree di bu- complessivamente siness. TerniEnergia, per esem- circa 13 miliardi di euro biomasse residuali del settore Agroindustriale ed Ittico” del pio, sta rafforzando la propria Consorzio di Ricerca per l’Innocapacità di intervento nel settore dell’efficienza energetica e dell’industria vazione tecnologica Sicilia Agrobio e Pesca ambientale (waste management e recupero Ecocompatibile). All’interno del comparto della Green di materia ed energia), mentre Enertronica si sta affermando come “Smart Utility”, Chemistry uno dei business più innovativi ossia azienda che opera come EPC nel foto- con grandi potenzialità di crescita è la provoltaico, come fornitore di componentistica, duzione di biocarburanti, strada che ha income ESCO per l’efficienza energetica e infi- trapreso il Gruppo Mossi&Ghisolfi attraverne come rivenditore di elettricità e gas. En- so la controllata Beta Renewables, che ha trambe hanno recentemente raggiunto una recentemente inaugurato lo stabilimento commessa in Sudafrica per la realizzazione per la produzione di bioetanolo da biomasse di impianti fotovoltaici di taglio industria- cellulosiche di Crescentino, il più grande imle. Nell’Agribusiness, Sacom si sta consoli- pianto al mondo. ◆ dando nelle green biotech per l’agricoltura, segmento di mercato in forte espansione e caratterizzato da un elevato tasso di innovazione che affiancherà il settore agricolo LEGGI questo articolo anche sul sito di Tekneco: tradizionale, puntando sia sulla crescita per www.tekneco.it/1411


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Anna Lambiase, AD di VedoGreen

Intervista ad Anna Lambiase, aMMINISTRATORE DELEGATO di VedoGreen

Un grande fermento

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Esperti di green economy e finanza sostenibile si sono confrontati nel corso del Green Finance Day, l’evento organizzato da VedoGreen con il patrocinio di Borsa Italiana tenutosi a Roma il 9 dicembre 2013 nella storica cornice della Sala Adrianea presso gli Horti Sallustiani. Il settore Green è in grande fermento, a cosa è dovuto il rinnovato interesse del mercato verso questo comparto? L’industria italiana ed europea green si è affermata come modello industriale di crescita virtuosa, in grado di generare valore, grazie soprattutto agli investimenti a sostegno dell’innovazione di processo e di prodotto e alla forte propensione all’internazionalizzazione, in particolare verso i Paesi a maggior potenziale di crescita. Gli investitori hanno colto il potenziale dell’industria verde e le società italiane quotate sono state in grado di attrarre investimenti dall’estero: dei 56 investitori istituzionali presenti nel capitale delle green quotate a Piazza Affari, il 75% è estero (dati VedoGreen, “Green Economy on Capital Markets 2013”, ndr). Inoltre, delle 11 IPO del 2013, ad oggi, 4 hanno visto protagoniste aziende green. VedoGreen è tra i promotori di GreenItaly1, la prima Spac green italiana che si quoterà sul mercato AIM Italia-MAC di Borsa Italiana. Che ruolo avrà il database VedoGreen nella scelta della società target? GreenItaly1 nasce con l’obiettivo di presidiare un settore che attrae

l’interesse di investitori e che si distingue per la forte innovazione tecnologica e gli elevati tassi di crescita. La conoscenza approfondita della green economy maturata da VedoGreen attraverso la creazione del database proprietario di oltre 3.000 aziende italiane è fondamentale nel processo di selezione delle potenziali target di GreenItaly1. La target sarà un’impresa italiana di media dimensione attiva a livello nazionale e internazionale, operante in uno dei 10 settori della green economy identificati da VedoGreen: Agribusiness, Ecobuilding, Ecomobility, Environmental Services, Green Chemistry, Lighting Solutions, Smart Energy, Waste Management, Water, Air, Noise Treatment e White Biotech. Possiamo indicare esempi significativi di sviluppo d’impresa in alcuni dei 10 settori classificati da VedoGreen? Dalle analisi sul nostro database sono emersi alcuni settori che, per tecnologie innovative e normativa favorevole, hanno un elevato potenziale di crescita, tra questi Ecobuilding, Green Chemistry, Lighting Solutions, Smart Energy e Waste management. Si tratta di comparti nei quali le aziende hanno saputo rivedere la loro operatività in chiave sostenibile ed eco-compatibile, penso alle imprese dell’Ecobuilding e della Green Chemistry che stanno crescendo e registrano marginalità significative, e che si caratterizzano per l’alto tasso di innovazione tecnologica, o alle imprese dei settori Lighting Solutions e Smart Energy, dove i principali driver di crescita sono legati alle normative europee.


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Edilizia Bio | La riqualificazione

MERCATO

Il mattone cambia marcia e riqualifica l’esistente di Sergio Ferraris

Grande successo del settore della riqualificazione edilizia che rappresenta ormai il 65% del fatturato complessivo del comparto edile. E vale 115,4 miliardi di euro. Ecco le prospettive per il futuro

essere affrontati necessitano di una visione ampia e che abbia un orizzonte temporale difficile da trovare sia nella politica, sia nell’imprenditoria odierna, anche questa ormai abituata al “mordi e fuggi” d’origine borsistica, nel quale contano le variazioni del giorno per giorno. Un settore dove la riqualificazione, però, ha dei ritorni molto più brevi e i vantaggi di tale azione sono tangibili è quello degli immobili e della struttura urbanistica delle città. Si tratta di un segmento nel quale i vantaggi delle operazioni sono misurabili con un’ottima precisione e sono quindi “bancabili”: ossia dovrebbe iqualificazione è una delle paro- essere abbastanza facile ottenere finanziale “magiche” per uscire dalla crisi. menti. Nel caso dell’efficienza energetica E a ragione. Oggi, infatti, in Italia abbiamo due ordini di dinamiche. La prida riqualificare ci sono molte cose ma è rappresentata dalla visione dei singoli che negli anni passati sono state, per così soggetti, famiglie, piccole e medie imprese dire, realizzate in maniera approssimativa. ed enti pubblici, che avendo una proiezione Edifici, quartieri, città, interi territori, siti abbastanza concreta sul futuro, se trovano industriali e grandi tratti di costa sarebbe- i fondi, sono disponibili a fare investimenro da riqualificare sotto molti punti di vista, ti in questa direzione, mentre la seconda è energetico, sismico, ambientale, idrogeolo- quella che attiene ai decisori politici e alle gico, ma spesso ciò che manca sono i fon- grandi aziende energetiche che si oppongodi che oggi sono scarsi. Ciò produce effetti no, per motivi diversi, a uno sviluppo concreto dell’efficienza, al punto che sono sotto gli occhi di che dei tre obiettivi europei tutti, ossia: pagare un poco Sul fronte dell’efficienza del 20-20-20 al 2020 proprio per volta quando si produco- energetica qualcosa si sta no i danni, ma con una pro- muovendo e andiamo verso quello relativo all’efficienza non è vincolante. Il perché spettiva molto più pesante una fase di transizione poiché negli ultimi anni sul lungo periodo, visto che l’energy saving è diventata di questa opposizione è abbastanza chiaro. La politica tutte le analisi danno come una leva di mercato che non prende decisioni vinmaggiore la spesa per ripa- difficilmente potrà essere colanti per paura di dover rare i danni rispetto a quella fermata. mettere in campo decisioni della messa in sicurezza preventiva, se ragioniamo su un lungo periodo, “impopolari” sul breve periodo - un esemcome per esempio il 2050. Si tratta, però, di pio per tutti, l’obbligo di installazione per costi in larga parte differiti che per poter il solare termico che molti comuni hanno

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ripreso dall’ordinanza solare di Barcellona in Spagna “dimenticandosi”, però, il capitolo sulle sanzioni - mentre le grandi compagnie energetiche sono. chiaramente, preoccupate per il loro business che è sostanzialmente quello di vendere più energia, non meno. Da alcuni anni sul fronte dell’efficienza energetica è arrivata anche una ventata di novità, rappresentata da un sostanziale miglioramento della logica delle ESCo (Energy Saving Company) che traggono la propria redditività dal differenziale, per un certo periodo, tra i consumi prima


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Una ex fabbrica di ceramiche in Italia. (foto: Isabella Urtis, Flickr)

è difficile trovare un apparecchio frigorifero che non si posizioni almeno in classe A, ma non tutte le aziende agiscono allo stesso modo. L’industria automobilistica soffre dell’Effetto Rebaund, a causa del quale si inficiano i vantaggi dell’efficienza energetica. Negli ultimi decenni per esempio è migliorato il consumo dei motori endotermici per unità di cilindrata, ma questo vantaggio è stato annullato dall’introduzione di modelli di cilindrata superiore e dall’incremento delle prestazioni.

dell’efficientamento e quelli dopo, con un meccanismo che, anche se sulla carta è sempre sembrato ottimale, stenta a decollare. Di recente, infatti, son stati sviluppati negli Stati Uniti dei fondi chiusi d’investimento basati sull’efficientamento energetico di svariate decine di milioni di dollari che si sono guadagnati rating molto alti, di solito AA+, un solo gradino al di sotto della tripla A, e che sono stati collocati a Wall Street in pochi minuti. Si tratta del superamento della logica delle ESCo che sono legate a pochi interventi, mentre nel fondo chiuso possono essere molti gli interventi, con una conseguente diversificazione del

rischio, sia per quanto riguarda le soluzioni che concorrono a formare il fondo stesso, sia per quello legato alla volatilità dei prezzi dei carburanti fossili. Quindi, sul fronte dell’efficienza energetica qualcosa si sta muovendo e andiamo verso una fase di transizione, poiché negli ultimi anni l’energy saving è diventata una leva di mercato che difficilmente potrà essere fermata, poiché una discreta fetta dell’industria la sta utilizzando, incorporandola nei prodotti. Il tipico caso che ha fatto storia è quello dei frigoriferi che dopo decenni di stasi tecnologica a cavallo del millennio, hanno sposato in toto il risparmio energetico, al punto che oggi

Per quanto riguarda gli indicatori di mercato della riqualificazione, il recente rapporto “Greenitaly 2013. Nutrire il futuro”, realizzato da Unioncamere e Fondazione Symbola, è chiaro: il settore della riqualificazione si conferma, con il 65% del fatturato complessivo del comparto edile, che vale 115,4 miliardi di euro, l’elemento trainante che impedisce al comparto di sprofondare. La riqualificazione, infatti, ha visto, tra il 2008 e il 2013, un aumento del 12,6% contro il meno 30% di quello edilizio più generale. E la prospettiva è quella di una crescita al 2020 che lo porterebbe alla quota dell’80%, con una riduzione delle opere murarie a favore delle finiture e dell’impiantistica, settori questi ultimi ad alto valore aggiunto e nel quale l’Italia ha parecchie carte da giocare, sia sul fronte dell’innovazione, sia su quello della qualità, cosa che è confermata dall’aumento delle esportazioni che vedono le aziende dell’impiantistica in pole position. E si tratterà di un mercato che non può che crescere. Il 70% degli edifici italiani, infatti, è stato costruito prima dell’entrata in vigore delle prime normative sul


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foto: timothyj, flickr

Edilizia Bio | La riqualificazione

lavorate e sull’emersione dal nero e altre ricadute sull’economia - con un saldo positivo per l’Erario di circa 17 miliardi, senza contare i benefici ambientali e sulla bolletta energetica. E le previsioni per la chiusura del 2013 e quelle per il 2014 sono altrettanto interessanti. Dai dati Cna-Cresme si stima che la spesa indotta dagli incentivi per ristrutturazione tradizionale ed energetica saranno di 1,7 miliardi di euro per il 2013 e di 1,9 miliardi per il 2014. Ancora una volta gli incentivi, quindi, fanno la differenza. Senza questi provvedimenti, infatti, il merPer quanto riguarda la riqualificazione cato 2013 sarebbe calato del 3,5%, mentre, edilizia, un ruolo importante lo hanno svol- invece, crescerà del 1,1% nel 2013 e del 1,6% nel 2014, generando beneto gli incentivi del 55% (65%) fici simili, in percentuale, a per il versante energetico Nel 2012 i comuni che quelli che abbiamo visto in e quelli del 36% (50%) per le hanno realizzato interventi precedenza. Certo è il fatto, ristrutturazioni ordinarie. A di riqualificazione sono fine 2012, infatti, il volume stati il 42,3% in più rispetto comunque, che gli incentivi al 2010 e l’80% in più energetici non potranno ancumulato delle operazioni rispetto all’anno prima. dare avanti all’infinito, poiammesse alle detrazioni fiché finirebbero alla lunga di scali era di 128 miliardi di euro, dei quali 60 investiti negli anni della drogare il mercato, come è successo con il crisi, e a fronte di un mancato gettito Irpef settore automobilistico. Una soluzione podi 31,7 miliardi di euro, lo Stato ha avuto trebbe essere quella di stabilizzarli al 2020, entrate per 49,5 miliardi - composti da Iva, ma con una dinamica diversa, articolandoli Ires, Irpef e contributi sulle maggiori ore sia verticalmente, premiando le tecnologie risparmio energetico, che sono del 1976. Si tratta di 17,6 milioni di appartamenti dei quali almeno un 25% non è mai stato riqualificato, mentre un altro grande mercato è quello dell’edilizia pubblica, circa 85mila edifici, che potrebbero essere riqualificati con 17 miliardi di euro, creando 300mila posti di lavoro, con un ritorno sull’investimento di 750 milioni di euro l’anno, l’abbattimento del 50% della spesa energetica della Pubblica amministrazione e una crescita, grazie all’effetto leva, del 1,45% del Pil.

più efficienti con incentivi maggiori, sia orizzontalmente, diminuendoli progressivamente in sincronia con la maturità delle tecnologie fino ad arrivare al livello delle ristrutturazioni ordinarie. Così facendo si indirizzerebbe il mercato verso le migliori tecnologie, accompagnandole nel percorso verso l’equilibrio commerciale, punto d’arrivo di qualsiasi politica industriale. Oltre a ciò, però, esiste anche il problema dell’accesso al credito, cosa che è complicata dalla situazione congiunturale. Se da un lato, infatti, abbiamo una situazione di basso costo del denaro - teorica -, dall’altro vediamo un calo di fiducia generalizzato, cosa che tiene alti i tassi all’utente finale. Sotto questo profilo sono diverse le soluzioni. La prima è quella dell’ecoprestito, magari erogato da Cassa Depositi e Prestiti, proposta che è nell’aria da alcuni anni, ma che nessuno spinge in maniera significativa, mentre

17 MLD ▶ Il saldo positivo dello Stato (in euro)


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Riqualificazione di una ex area industriale ad Atlanta (USA): The Cotton Mill Loft Tour and Art Show. (foto: Timothy J, Flickr)

un’altra soluzione potrebbe essere quella di “vendere” soluzioni per riqualificazione all’interno dei mutui per l’acquisto degli immobili che darebbe agli istituti bancari delle garanzie più solide, mentre gli acquirenti non dovrebbero sobbarcarsi l’onere di pratiche aggiuntive e altre ipoteche. E oltre a ciò ci sono altre due soluzioni. La prima è quella di raggruppare una serie di investimenti in riqualificazione all’interno di un fondo d’investimento, ma è un modello che si può utilizzare con soggetti di mediegrandi dimensioni, mentre la seconda è quella dell’attività dei distributori d’energia anche come ESCo. In questo caso il flusso di cassa sarebbe garantito dalle bollette e qualcosa si sta timidamente muovendo, ma solo a livello di forniture di apparecchi e non con vere e proprie ristrutturazioni energetiche, sia perché probabilmente i distributori energetici sono poco attrezzati per condurre analisi su progetti complessi, che magari necessitano di un audit energetico, sia perché un conto è “finanziare” una caldaia a condensazione, mentre è tutt’altra questione facilitare interventi permanenti che consentono agli utenti di abbattere in maniera definitiva i consumi del 70%.

Potrebbero essere altri soggetti che si occupano di servizi, però, ad attivarsi, come le municipalizzate multiservizi, per le quali magari la fornitura energetica è solo uno dei business, oppure gli istituti bancari attraverso la domiciliazione delle utenze, anche se si tratta di modelli ancora tutti da studiare, poiché concepire tutta una serie di clausole di garanzia in grado di stabilizzare il ritorno dell’investimento sul medio periodo è un lavoro ancora tutto da fare. Qualcosa si muove anche sul fronte degli enti locali. I comuni stanno sviluppando una serie di buone pratiche per la riqualificazione. Sono oltre mille i comuni che hanno inserito nei loro regolamenti edilizi - il luogo giusto dove mettere le norme per la riqualificazione - criteri e obiettivi energetici-ambientali per migliorare la qualità del costruito. Potrebbero sembrare pochi se rapportati agli oltre 8.000 comuni presenti in Italia, ma bisogna analizzare il trend. Nel 2012 i comuni che hanno fatto operazioni di questo tipo sono stati il 42,3% in più rispetto al 2010 e l’80% in più se prendiamo come termine di paragone l’anno prima. Quindi, oggi possiamo affermare che sono

ben 21 milioni, un terzo della popolazione, i cittadini che vivono in un comune che inizia ad approcciarsi in maniera diversa alla sostenibilità. Si tratta, però, di un fenomeno che si scontra con la realtà del mercato edilizio che vede solo un 1% annuo di nuovo costruito e nel quale la pratica dell’abbattimento-ricostruzione è sconosciuta. Occorre uno sforzo ulteriore di fantasia amministrativa e ancora una volta possiamo andare all’estero. In Germania, per esempio, non sono poche le municipalità che usano le royalties dei grandi impianti eolici o fotovoltaici per dare incentivi in conto capitale ai propri cittadini che vogliono effettuare interventi d’efficienza energetica, mentre in Gran Bretagna le aziende sono incentivate attraverso sconti sulla contribuzione previdenziale, al fine di far emergere il lavoro nero. I mezzi per la riqualificazione, anche sul fronte della pubblica amministrazione, esistono e funzionano. Basta volerlo fare. ◆

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METROPOLI

Un città per volare

Riservato agli abbonati. Vuoi sapere come riceverlo? www.tekneco.it/ricevi-tekneco Il puzzle della riqualificazione urbanistica passa per opere realizzate male o per oneri di urbanizzazione irrisori rispetto a Paesi come la Germania. Energia, trasporti e servizi sono le priorità per il futuro

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rendete le periferie urbane degli anni Sessanta, le borgate, immortalate da Federico Fellini e Pierpaolo Pasolini, aggiungete i piani per l’edilizia popolare degli anni Settanta e Ottanta, condite il tutto con le nuove direzionalità degli anni Novanta, aggiungete un poco, come il prezzemolo, di speculazione e abusivismo, decorate il tutto con abitazioni di bassa qualità e ad alto consumo energetico e vi troverete di fronte alla situazione urbanistica che viviamo oggi in molte città italiane. Ed è una situazione che peggiora. La

sempre maggiore pressione abitativa sulle periferie, dovuta all’espulsione dei nuclei familiari dai centri storici, oggi, in un momento in cui c’è un sostanziale blocco delle nuove realizzazioni edilizie a uso abitazione, sta peggiorando le cose. È sufficiente prendere il dato relativo al traffico pendolare sui treni per accorgersene. Secondo l’ultimo rapporto “Pendolaria”, redatto da Legambiente, ogni giorno in Italia si muovono sui binari 2,9 milioni di persone che sono aumentate del 20% dal 2007, in gran parte concentrate nelle metropoli. «Sono 670mila i pendolari lombardi, 560mila quelli del Lazio e su alcune linee è come se ogni mattina si spostassero tutti gli abitanti di città come Arezzo o Ancona», afferma il rapporto.A ciò è necessario aggiungere quella galassia non valutabile di chi si sposta in auto, congestionando le arterie delle città. Uno dei pochi dati noti in proposito è quello diffuso ormai una decina d’anni fa dal Comune di Roma che valutava nel 60% del totale il traffico d’attraversamento nella Città eterna. Buona parte della responsabilità di ciò la si deve attribuire al

fatto che in Italia i permessi di costruzione si concedono contestualmente alle opere accessorie e, in questa maniera, spesso strade, scuole e linee di trasporto pubblico vengono semplicemente non realizzate o non completate dai costruttori. È il caso del prolungamento della linea A della metropolitana oltre Anagnina a Roma, che era stato imposto ai costruttori in cambio della realizzazione dell’intero quartiere della Romanina. Il risultato è che, a edificazione finita, i costruttori hanno preferito pagare la penale, inferiore al costo attualizzato di realizzazione delle due fermate di metropolitana, piuttosto che realizzare l’opera. E ai 30mila abitanti della Romanina e di Tor Vergata, dove è presente il secondo ateneo di Roma sul quale tra amministrativi e studenti gravitano oltre 41mila persone, non sono rimaste altre alternative se non l’auto o il trasporto pubblico di superficie, entrambi congestionati. Cemento non servito

Oltre a questo fenomeno ad aggravare la situazione c’è l’eccessiva convenienza nella

foto: ilgrillo, flickr

di Sergio Ferraris


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Tekneco Numero 14 | 2014

+ 20% realizzazione ex novo delle nuove direzionalità. Una ricerca dell’Inu Lazio sulla redditività dell’edilizia in Italia prima della crisi ha squarciato un velo sul fenomeno, noto ma taciuto. Nella provincia di Roma il ritorno dei costruttori sulle realizzazioni edilizie oscilla tra il 70% di Frascati e il 53% della Bufalotta, un risultato che nessun altro settore industriale riesce a fare e a consentirlo sono i bassi oneri d’urbanizzazione che a Milano sono tra il 5 e l’8% e a Roma tra il 3 e il 7%, mentre in Germania, a Monaco di Baviera, partono dal 30% del valore del costruito. «E da qui nasce una facile riflessione sulla qualità della rigenerazione urbana nelle città tedesche rispetto a quelle italiane», commenta il rapporto dell’Inu Lazio. Quindi è chiaro che il prezzo pagato in oneri d’urbanizzazione dai costruttori non può coprire la creazione di servizi da parte del pubblico e automaticamente ciò si traduce in quartieri dove la qualità della vita è bassa. Il basso introito degli oneri per le opere d’urbanizzazione, inoltre, non favorisce l’abbattimentoricostruzione in quanto gli oneri d’urbanizzazione sarebbero ancora più bassi, ragione per la quale agli enti locali non conviene facilitare queste operazioni, ma quelle su nuovi territori, per fare cassa.

foto: rubiobuitrago, flickr

▶ i pendolari dal 2007 ad oggi

La TransMilenio di Bogotà

Riservato agli abbonati. direzionalità sono fermi da decenni, come a Roma, le Torri di San Polo a Brescia, Quarto nel caso della saldatura urbanistica ormai Oggiaro a Milano. Vuoi sapere come riceverlo? realizzata tra Roma e Ostia, sul cui asse oggi vivono 750mila persone e che è “dotata” di Energie del territorio www.tekneco.it/ricevi-tekneco tre assi di comunicazione, due viari e uno La riqualificazione urbanistica, inoltre, in

Questo è, quindi, lo scenario di difficoltà che qualsiasi intervento di riqualificazione urbanistica si trova ad affrontare, rafforzato dal fatto che il processo di abbattimentoricostruzione in Italia è ulteriormente indebolito dall’estrema frammentazione della proprietà edilizia, dall’inefficacia dei controlli sull’abusivismo e dai condoni edilizi pratica inesistente in tutta Europa al punto che i traduttori del Parlamento europeo non riescono a trovare una traduzione valida che hanno stabilizzato situazioni al limite del paradosso. Mobilità come diritto

Per un risanamento urbanistico degno di questo nome il primo passo da fare, in tutti i casi, è quello di rafforzare, o creare ex novo, delle efficienti reti di trasporto pubblico, supportato da una forte spinta all’intermodalità. In Italia, infatti, non sono pochi i casi nei quali i collegamenti tra le diverse

ferroviario, realizzati tutti prima del secondo conflitto mondiale. Oggi soluzioni rapide e poco costose esistono. Una innovativa metropolitana di superficie, la TransMilenio, è stata realizzata a Bogotà, in Colombia, in soli tre anni con costi inferiori del 95% rispetto a una metropolitana sotterranea, mentre in tutti i Paesi si punta all’organizzazione di mobilità ciclabile intermodale con i mezzi pubblici o al car sharing. Altra questione importate è quella dei servizi che devono perdere il proprio carattere centralizzato per diventare di prossimità. Tradotto: scuole, ambulatori, asili e uffici devono avere sedi piccole e diffuse, in modo da essere vicini ai soggetti che devono fruire i servizi. Quest’ultima soluzione ha anche una peculiarità essenziale, ossia quella di riqualificare nei fatti degli spazi che spesso per errori di progettazione urbanistica nascono già degradati, poiché la concezione stessa, magari architettonica, di questi luoghi ne impedisce l’utilizzo fin dall’inizio. E qui entra in gioco il ruolo dell’architettura moderna che troppo spesso non è partecipata e non tiene conto di situazioni sociali quali la demografia degli abitanti, le classi sociali, l’età e così via. Prova ne sono alcune realtà delle periferie italiane come le Vele di Scampia, Corviale

futuro non potrà prescindere dalle problematiche energetiche che potrebbero essere una sorta di “collante sociale”. Le energie rinnovabili e l’efficienza energetica, anche solo a livello di cogenerazione, per esempio, potrebbero rappresentare un primo terreno comune sul quale basare la riqualificazione urbanistica e non solo energetica. Si tratta di ciò che sta succedendo nel quartiere di Corticella a Bologna, dove il Comune sta discutendo con i cittadini, all’interno dello scenario rappresentato dal Paes, come cambiare in direzione di una maggiore sostenibilità ambientale e sociale il sistema di teleriscaldamento, oppure a Dobbiaco dove è una cooperativa di cittadini-utenti a gestire la centrale di teleriscaldamento a biomasse che serve la zona. L’energia, in definitiva, potrebbe rivelarsi cruciale per innescare in parecchie realtà i processi di riqualificazione urbanistica che altrimenti stenterebbero a decollare. ◆

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Edilizia Bio | La riqualificazione

L’intelligenza delle città di Sergio Ferraris

sulle quali le aziende hanno puntato fortemente, come il videotelefono, sono state spesso un flop commerciale. Il problema insito nelle nuove tecnologie è che, se non sono sufficientemente “libere” nel loro utilizzo, rischiano di essere non percepite come utili dall’utente e vengono rapidamente abbandonate. Questo è esattamente uno dei rischi delle smart city, ossia che un eccesso di programmazione ne ingessi la fruibilità, con i cittadini che potrebbero trovare altre strade e modi di vita. Una dimostrazione di ciò risiede nell’annunciato e mai realizzato successo della domotica che oggi, vista la diffusione di computer, tablet e smartphone, dovrebbe essere all’ordine del giorno. E sulle

smart city ora si gioca una partita analoga, visto che abbiamo un eccesso di tecnologie disponibili, sulla carta, e che un loro eccessivo inquadramento in un disegno sullo stile “grande fratello” potrebbe provocarne il rigetto. E non si tratta di una cosa da poco, visto che in questo campo abbiamo a che fare con le città che, per fortuna, sfuggono

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S

mart city. Tradotto città intelligenti. Ma cosa c’è oltre un semplice slogan che sembra essere diventato una moda? In realtà c’è molto, molto di più, ma potrebbe non essere tutto oro ciò che luccica, o meglio non tutte le tecnologie di cui si prevede l’applicazione potrebbero trovare impieghi concreti e mantenere le promesse. E la storia dei prodotti industriali ce lo ha dimostrato. Gli Sms, per esempio, che generano volumi di traffico ad alta redditività, nei primi anni Novanta, quando iniziò a svilupparsi la telefonia cellulare, non erano per niente tenuti in considerazione come servizio utile dalle compagnie telefoniche, mentre, al contrario, tecnologie


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Il presupposto essenziale per uno sviluppo delle smart city è la crescita delle infrastrutture tecnologiche di trasmissione dei dati

agli aspetti meramente ingegneristici. Detto ciò, di sicuro i primi sentori di applicazioni tecnologiche già li vediamo in alcuni settori come i trasporti e l’information tecnology, mentre rimane tutto da definire il discorso relativo all’energia e alle rinnovabili che potrebbero avere, da un lato, sviluppi notevoli, oppure rappresentare l’ennesimo flop. Bit necessari

Il presupposto essenziale per uno sviluppo delle smart city è la crescita delle infrastrutture tecnologiche di trasmissione dei dati e su questo punto bisogna dire che le città italiane non stanno bene, anzi. Ad oggi scontiamo oltre un decennio di scarsa manutenzione della rete, cosa che ci ha portato a un tasso di penetrazione della banda larga, intendendo per tale le connessioni superiori a 4 Mbps (megabit per secondo) del 28% contro il 45% della media europea, con il picco rappresentato da Svizzera e Olanda entrambe all’82% che sembra irraggiungibile. Siamo penultimi in Europa, prima della Turchia che ha una percentuale dell’8,5%. E senza l’infrastruttura tecnologica che è alla base delle smart city, poichè senza servizi di connettività di base robusti è difficile che si possano sviluppare servizi adeguati e in grado di assicurare qualità e continuità dei servizi, è difficile che si vada lontano. Itc a parte, i servizi più vicini delle prossime smart city saranno di sicuro quelli legati alla mobilità che, del resto, già si stanno delineando. Anche in Italia, per esempio, il car sharing, abbinato a una tecnologia che lo rende più flessibile, sta finalmente decollando. A Milano, infatti, Car2Go, il servizio di car sharing a “flusso libero”, ossia nel quale si può lasciare l’auto in un parcheggio qualsiasi e la si può ritirare nel luogo segnalato da una App che localizza i veicoli disponibili, ha fatto in meno di un anno 50mila registrazioni - se ne aspettavano 15mila - e il fatturato è più che decuplicato rispetto a quello previsto. Il servizio, oltre la grande flessibilità, prevede anche l’ingresso nelle Ztl, il parcheggio gratuito, non è prevista nessuna quota d’iscrizione e si paga solo per l’utilizzo

vero, con una tariffa che include anche il di produzione, sempre maggiore, d’energia, carburante. Ecco quindi come un mix di mentre i quartieri diventeranno dei cluster tecnologia e analisi sociologica portino a energetici in grado di scambiarsi al loro inuna formula vincente. E le città dovranno terno energia, anche in base a principi di rispondere, magari in maniera predittiva, a sussidiarietà, con un output verso l’esterno fenomeni come questi. caratterizzato sia da un buon grado di staProviamo a fare una simulazione. La cre- bilità nella produzione energetica, dovuto scita di un car sharing simile porterebbe alla complementarietà delle fonti rinnovamolte persone a fare a meno della secon- bili o ad alta efficienza presenti nel cluster da auto, con conseguenti minori necessità stesso, sia allo sviluppo dei sistemi d’accudi parcheggi e garage e con un mutamento mulo e alla presenza, specialmente in Italia, del mercato immobiliare, mentre aumente- di una rete capillare di gas naturale che conrebbe la necessità di parcheggi di scambio sentirà uno sviluppo notevole di sistemi di intermodali presso gli snodi dei trasporti microgenerazione, anche domestici. E se a pubblici che andrebbero di ciò aggiungiamo le potenconseguenza rafforzati, menzialità d’accumulo “diffuso” tre allo stesso tempo lo svi- I servizi più vicini delle rappresentato dalle auto eletluppo del car sharing potreb- prossime smart city triche possiamo considerare be rafforzarsi con la creazione saranno quelli legati alla il quadro abbastanza comdi apposite corsie preferen- mobilità. In Italia, per pleto. Tutto ciò ha bisogno di esempio, il car sharing, ziali, mentre incrociando il abbinato a una tecnologia reti informatiche affidabili e car sharing con il car pooling che lo rende più flessibile, robuste e non è un caso che - la condivisione della stessa sta finalmente decollando nelle sperimentazioni che si auto - si aumenterebbe l’efstanno facendo troviamo coficienza dei trasporti, dimilossi dell’informatica come nuendo sia le auto in circolazione, sia i costi Ibm e Cisco, mentre per quanto riguarda i individuali. E questo è solo un esempio di ciò device che gestiranno il primo e più imporche è possibile fare incrociando con “intelli- tante step, ossia il livello domestico, la partigenza” tecnologie e servizi. ta è aperta a un ampio ventaglio di soluzioni. Altro settore sul quale è possibile incidere Già ora le case produttrici di sistemi enerprofondamente è quello dell’illuminazione getici domestici forniscono delle App per il pubblica, dove il risparmio sull’illumina- controllo degli stessi, ma già si iniziano a vezione si può coniugare con nuovi servizi. Il dere dei device simili ai tablet che sono dei lampione “domotico” che autoregola il flus- veri e propri energy manager in grado d’otso luminoso in base alla frequenza e velocità timizzare produzione e consumi dell’abitadei veicoli, di concerto con gli altri lampioni, zione e anche di decidere, in base al prezzo può svolgere al tempo stesso la funzione di dell’elettricità sul mercato elettrico, quando colonnina di ricarica per le auto elettriche e sia più conveniente spegnere la lavatrice e di hot spot Wi-fi sia per i veicoli - con sistemi vendere all’esterno l’energia. Uno scenario di gestione intelligente - sia per utenti fissi, idilliaco per i consumatori, ma da brividi per fornendo ai navigatori delle autovetture dati le utilities che vendono elettricità. utili per evitare la congestione cittadina. E infatti la parola d’ordine di Ubs (unione Banche Svizzere) circa le azioni di queste aziende è una sola: Sell, sell sell, tradotto, Energia cruciale Mobilità a parte, la vera grande partita, che sbarazzatevene. ◆ però è ancora distante, si giocherà sul campo energetico e sul rapporto tra le abitazioni e i quartieri. Le prime, infatti, diventeranno LEGGI questo articolo anche sul sito di Tekneco: dei luoghi di consumo, sempre minore, e www.tekneco.it/1414

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Edilizia Bio | La riqualificazione

CAMBIAMENTI CLIMATICI

Non è mai troppo tardi… per adattarci di Sergio Ferraris

Presentata dal governo la bozza per la “Strategia nazionale di adattamento ai mutamenti climatici”. Da qui la ricetta su come progettare il nostro Paese per resistere al clima che cambia

I

l clima cambia. E che sia per cause antropiche, tesi sostenuta dalla totalità della comunità scientifica, oppure per cause naturali, questione che trova riscontro ormai solo nelle industrie energivore legate ai combustibili fossili, ha poca importanza, poiché i risultati sono comunque gli stessi e tutte le attività umane dovranno fare i conti con il riscaldamento globale. In termini tecnici queste politiche si chiamano d’adattamento e ruotano attorno e tutte quelle pratiche che consentono di “resistere” agli effetti dei cambiamenti climatici dei prossimi cento anni. Il Pentagono, per esempio, è molto preoccupato da una decina d’anni sia per le tensioni geopolitiche che i cambiamenti climatici potrebbero portare, sia per la propria logistica che sarebbe compromessa da fenomeni come gli eventi estremi e l’innalzamento del livello dei mari. Problema, sembra incredibile, che riguarda anche il nuovo piano nucleare inglese. Le nuove sei centrali nucleari britanniche che dovrebbero sorgere negli stessi luoghi di quelle vecchie in via di dismissione, infatti, saranno poste a una quota più elevata per proteggerne il funzionamento anche in caso di aumento del livello del mare durante il prossimo secolo, cosa comprensibile visto che tra esercizio e dismissione dovrebbero resistere, forse, per 160 anni. In Italia, al contrario, sembra che il dibattito sull’argomento sia quasi fermo, nonostante dopo ogni evento estremo, come il caso del ciclone tropicale che ha investito la Sardegna il 18 novembre 2013, si invochino interventi per la messa in sicurezza del territorio sul

fronte idrogeologico, operazione che costerebbe circa 40 miliardi di euro. Gli interventi auspicati, però, non tengono conto dei cambiamenti climatici che sembrano essere sconosciuti ai pianificatori e ai decisori politici, come se fossero degli inquilini scomodi. E ignorare i cambiamenti climatici, oggi, non è una cosa di poco conto visto che ci si potrebbe trovare nella situazione di aver “messo in sicurezza” il territorio, spendendo quasi tre punti di Pil, realizzando interventi inadeguati in relazione alle variabili introdotte dal global warming, poiché non se ne considerano gli effetti crescenti. La situazione sembra, però, essere cambiata visto che alla fine dello scorso ottobre il Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando ha presentato la “bozza” della “Strategia nazionale di adattamento ai mutamenti climatici”, con la quale l’Italia dovrebbe affrontare il problema come ci chiede l’Europa. E anche se si tratta solo di una bozza, quest’atto sembra già un gran passo in avanti visto che solo il 14 aprile 2010 fu approvata in Senato la cosiddetta mozione D’Alì che dichiarava inesistente il global warming dovuto alle attività antropiche e chiedeva all’Italia di contrastare le già blande politiche delle Nazioni Unite e dell’Unione europea in fatto di clima. «In termini strettamente economici si stima che il cambiamento del clima, con un riscaldamento medio di 0,9 gradi, possa generare costi economici pari a una perdita aggregata tra lo 0,12% e lo 0,16% del Pil al 2050, corrispondente a circa 20-30 miliardi di euro. - ha affermato Orlando - La perdita economica, segnala

poi la bozza, potrebbe arrivare fino allo 0,2% del Pil se la variazione di temperatura fosse di +1,2 gradi». Secondo il ministro ad avere maggiori danni sarebbero settori come il turismo e l’economia delle regioni alpine. «Nel giro di pochi anni l’Italia potrebbe vedere ridursi le sue riserve di acqua da bere e per irrigare, dovendo affrontare fenomeni di desertificazione nel Mezzogiorno, subire frane, alluvioni e incendi, questi ultimi resi più frequenti da prolungati periodi di siccità. prosegue il ministro - Affronteremo l’innalzamento dei mari con una crescente erosione ed un ulteriore dissesto lungo le coste, senza dimenticare la possibilità del diffondersi di malattie infettive tropicali non tipiche dei nostri habitat». E al ministero non sottovalutano l’impatto sulle infrastrutture e sull’energia visto che la scarsità idrica influenzerà sia la generazione termoelettrica, sia quella idroelettrica, ma il processo decisionale non è ancora pronto, poiché il piano è, per ora, solo il risultato di un tavolo tecnico ed è stato sottoposto a consultazione per oltre due mesi. Tutto a posto quindi? Non proprio poiché il documento apre la fase conoscitiva quando in realtà ci si dovrebbe porre già ora il problema di come rispondere ai cambiamenti climatici, mettendo in pratica, quando possibile, delle contromisure. Non è possibile, infatti, realizzare nuove direzionalità nelle periferie urbane non sapendo come dimensionare il deflusso delle acque piovane, oppure non si potranno realizzare nuove espansioni edilizie senza mettere in conto

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40 MLD ▶ Il necessario per mettere in sicurezza l’Italia


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il crescente rischio idrogeologico in maniera chiara, in base alle stime degli scienziati. Senza una base conoscitiva diventa anche difficile immaginare come dimensionare i sistemi di condizionamento di abitazioni e uffici che dovranno far fronte alle sempre maggiori ondate di calore che faranno impennare la richiesta d’elettricità estiva, così come sarà impossibile tarare al meglio, in molte zone specialmente del Sud Italia dove è fatiscente, la rete di distribuzione idrica, cosa che potrebbe portare notevoli problemi all’agricoltura, visto che consuma il 70% dell’acqua dolce disponibile. Quindi, ancora una volta, siamo fanalino di coda in Europa. In allegato al documento di consultazione sull’adattamento, infatti, ci sono i riferimenti agli omologhi provvedimenti adottati in Europa e si va da quello redatto nel 2005 dalla Finlandia a quelli datati 2012 di Irlanda, Austria, Svizzera e Lituania. Non sono pochi i Paesi che hanno già adottato degli scenari precisi e stanno dimensionando gli interventi. Il caso dell’Olanda è, sotto questo aspetto, chiaro. I Paesi Bassi, infatti,

hanno da tempo stimato i rischi dovuti agli effetti dei cambiamenti climatici, dovuti principalmente, nel loro caso, all’aumento del livello del mare. A rischio sono, secondo gli studi conoscitivi fatti nel 2008 e basati su dati già noti nel 2004, l’85% delle coste e i territori retrostanti in una fascia compresa tra i 10 e i 50 km di profondità, area nella quale si produce il 53% del Pil e vive il 55% della popolazione, quasi nove milioni di persone. Questo lo scenario conoscitivo in base al quale è aumentata la spesa per la sola difesa delle coste dall’erosione che è passata dagli 85 mln €/anno del 1998 ai 236 mln €/anno del 2015 già stanziati. Per quanto riguarda il documento italiano, invece, le cifre sono poche e l’unica indicazione è quella tratta da un volume di Carlo Carraro “Cambiamenti climatici e strategie di adattamento in Italia. Una valutazione economica” del 2008 dal quale si desume ciò che ha detto il ministro, riportato nelle righe precedenti, al quale bisogna aggiungere che si tratta di un trend che porterebbe le perdite economiche a moltiplicarsi per sei nel

periodo tra il 2050 e il 2100. E qui con i dati ci si ferma. Tutto il resto del documento è ricco di condizionali, necessità di approfondimenti e di prospettive. Bisognerà attendere la fine della fase di consultazione per vedere, forse, un documento più concreto, senza contare, poi, che i contenuti dovranno passare l’esame degli enti locali, dove troveranno delle robuste opposizioni. Insomma dovremmo aspettare parecchio per iniziare a trovare qualche misura per l’adattamento climatico in qualche regolamento edilizio comunale, ad eccezione dei pochi comuni virtuosi, e nel frattempo sperare che il clima ci dia una tregua. ◆

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foto: tomizak, flickr

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Edilizia Bio | La riqualificazione

EDIFICI STORICI

Una Storia che diventa più efficiente di Sergio Ferraris

Come mettere a sistema gli edifici d’interesse storico che rappresentano, secondo il Cresme, ben l’8% del patrimonio edilizio esistente

È

una delle sfide sia del nostro tempo, sia del nostro Paese. Parliamo della riqualificazione energetica degli edifici storici, uno dei campi nel quale l’Italia potrebbe farla da padrona, sia per le tecnologie messe a punto dalle nostre aziende del settore, sia per la quantità enorme di edifici storici che possediamo in ogni angolo del Bel Paese e tutto ciò senza contare l’effetto “biglietto da visita” che queste realtà producono. Secondo le stime del Cresme, gli edifici d’interesse storico sono circa l’8% del patrimonio edilizio esistente e di recente, nonostante questi immobili siano esentati dalla riqualificazione energetica dai Dlgs 192/2005 e 311/2006 «nei casi in cui il rispetto delle prescrizioni implicherebbe un’alterazione inaccettabile delle loro istanze storiche e/o estetiche», il Ministero dei Beni Culturali e Ambientali ha avviato una serie d’incontri tra istituzioni per realizzare un programma d’azione al fine di sviluppare il miglioramento dell’efficienza energetica e la riduzione dei consumi, con un occhio anche alle rinnovabili, visto che si parla anche di diminuire la dipendenza dalle fonti fossili dei siti culturali statali. Si tratta di un passo di rilievo per l’Italia, poiché dimostra una diversa sensibilità nei confronti dello scenario energetico da parte di chi gestisce i beni culturali, che solo qualche anno addietro era inesistente. Non erano poche le Soprintendenze, solo cinque anni fa, che emettevano provvedimenti a raffica per impedire l’installazione di impianti fotovoltaici e solari termici sui tetti dei centri storici, allargando il concetto anche all’aspetto paesaggistico, cosa che dilatava i divieti ben

oltre le cinte murarie medioevali di molte città. Mentre oggi lo scenario appare cambiato anche perché si pone sempre più pressante l’esigenza di diminuire gli oneri di gestione degli edifici storici, che molto spesso sono pubblici e sede di pubbliche amministrazioni, ma oltre a ciò ci si sta ponendo il problema di rendere più appetibili questi edifici nell’ottica di una prossima cartolarizzazione che incontrerebbe molte più difficoltà nel caso di vincoli troppo stretti.

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Analisi preliminari

Tecnicamente gli interventi negli edifici storici non possono prescindere da un’accurata analisi sia del contesto, sia del manufatto e devono essere studiati entrambi a fondo e relazionati alle tecniche costruttive dell’epoca, in maniera che le metodologie d’intervento si sposino al meglio con le peculiarità dell’immobile. Per capirci, non è possibile sostituire le parti in legno con altre in muratura anche se ad alta efficienza, poiché si snaturerebbero delle parti dell’edificio che valgono come testimonianza dell’epoca. Si tratta di un approccio al “restauro” che è proprio dell’Italia e che ha come punto cardine la conservazione degli effetti del tempo sui manufatti e non con la riparazione integrale dei danni, riportando “a nuovo” opere d’arte ed edifici, come succede in altri Paesi d’Europa. La strategia utilizzata dall’Enea, per esempio, in alcuni progetti verte sul miglioramento degli effetti del day lighting, ossia nell’utilizzo della luce naturale, l’ottimizzazione della qualità dell’aria interna, l’installazione di sistemi elettrici e illuminotecnici a consumo ridotto, la scelta

di superfici trasparenti caratterizzate da un alto isolamento acustico e termico, la scelta di materiali a basso impatto ambientale, la forte riduzione dell’utilizzo dell’energia, migliorando al massimo la resa energetica degli impianti, sia di riscaldamento, sia di raffrescamento e la gestione e il controllo attraverso monitoraggi degli impianti. Analisi e impiantistica

Il primo step è quello delle analisi dell’edificio che devono essere il meno possibile invasive. Le termografie possono essere utilizzate per la rilevazione della massa termica e delle discontinuità termiche che caratterizzano, molto spesso, l’involucro edilizio di questi edifici, mentre le indagini soniche e quelle pacometriche (metodo magnetico


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Venezia

Efficienza sul Canal Grande

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È forse uno degli edifici storici più problematici, visto il contesto urbano unico al mondo, eppure ce l’ha fatta. Parliamo di Ca’Foscari, edificio gotico sede dell’Università di Venezia, che si affaccia su una vista unica al mondo, quella del Canal Grande di Venezia e che ha ottenuto la certificazione Leed del Green Building Council staunitense. Si tratta di una certificazione, per così dire, “assistita” dalle fonti rinnovabili, poiché non è possibile pretendere che un edificio di tale importanza storica, e che ha già visto passare 556 primavere, possa diventare “passivo”. Oltre alle soluzioni energetiche, hanno contato nel computo per la certificazione anche le buone pratiche messe a punto dall’Università, come il ricorso per il 60% al Green Public Procurement, la riduzione del 28% del fabbisogno idrico, la gestione dei rifiuti, la drastica riduzione del mercurio contenuto nelle lampade e l’utilizzo di prodotti Ecolabel. E il tutto ha anche dei notevoli risvolti economici, visto che tutto ciò porta a un risparmio di 80mila euro l’anno.

foto: candido3 3 , flickr

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che consente di individuare masse metalliche) permettono di leggere eventuali discontinuità delle murature, evidenziandone eventuali modifiche introdotte nel tempo. Oltre a ciò, per verificare lo stato di conservazione dell’edificio è possibile fare analisi endoscopiche, ultrasoniche e mineralogicopetrografiche che possono servire per conoscere meglio le murature e lo stato di conservazione delle stesse. L’impiantistica aggiuntiva, o molto spesso sostitutiva di quella esistente, è una vera e propria sfida progettuale. Infatti, si tratta di far passare una grande quantità di sistemi impiantistici complessi, quali quelli elettrici, le linee dati e di trasmissione per la domotica e quelli per la climatizzazione, in ambienti di pregio dove magari era presente

come unico sistema di riscaldamento un camino e il tutto in presenza di pavimenti storici e affreschi. In questo caso le soluzioni necessitano di un grande sforzo di fantasia da parte dei progettisti, che devono sfruttare al massimo i cavedi esistenti, le canne fumarie, le intercapedini, i controsoffitti e concentrare gli interventi in parti non sensibili dell’edificio. Per quanto riguarda le superfici trasparenti, dove è possibile, è auspicabile la sostituzione degli infissi con altri d’uguale forma, misura e colore, ma ad alte prestazioni. Si deve anche verificare se gli infissi originali abbiano una valenza storica, ragione per la quale può essere necessario effettuarne un “retrofit” con la sostituzione dei vetri singoli con altri doppi sigillati e con l’apposizione di guarnizioni di tenuta.

E sempre sul fronte del retrofit, si può agire per ripristinare una soluzione d’isolamento già adottata in precedenza. È il caso di controsoffitti, o sottotetti, all’interno dei quali magari c’erano dei cannucciati o della paglia che, attraverso un’operazione di restauro migliorativo, purché non siano elementi a vista, possono riprendere la loro funzione originaria d’isolamento, migliorando le prestazioni, grazie a materiali innovativi che trovano una collocazione “efficiente” anche in contesti particolari come quelli rappresentati dagli edifici storici. ◆

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Energia La cogenerazione


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Energia | La cogenerazione

I DATI DI SCENARIO

Un arrivo sicuro (con percorso a ostacoli) di Gianluigi Torchiani

La cogenerazione è una tecnologia in grado di assicurare un risparmio di energia rispetto alla produzione separata di elettricità e calore. Le prospettive di sviluppo, ad oggi, non sono però ancora così clamorose

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L’

idea alla base della cogenerazione è molto semplice: in ogni ciclo termodinamico, che genera energia elettrica utilizzando come fonte energetica calore ad alta temperatura, è necessario cedere calore a più bassa temperatura, in genere all’ambiente esterno. Questa cessione, a tutti gli effetti, rappresenta una perdita che penalizza le prestazioni energetiche del ciclo motore. Se questo calore, in tutto o in parte, è invece recuperato, si realizza un processo cogenerativo e si migliora l’efficienza termodinamica del processo stesso. Come spiega con un esempio comprensibile a tutti Dario Di Santo, presidente del Fire (Federazione italiana per l’uso razionale dell’energia), “Le automobili in inverno sono cogenerative, infatti viene recuperato parte del calore del motore per riscaldare l’abitacolo. L’energia del combustibile non solo serve a muovere il veicolo e a generare energia elettrica per vari servizi ausiliari, ma fornisce anche il servizio

di riscaldamento. Tale calore, invece, il resto dell’anno viene disperso nell’ambiente attraverso i gas di scarico e il radiatore. Allo stesso modo i motori e le turbine utilizzati per la generazione elettrica possono prevedere il recupero del calore di scarto per usi di riscaldamento, processi industriali (essiccazione, pastorizzazione, produzione di vapore, ecc.) e raffrescamento”. I vantaggi sono innanzitutto dal punto di vista dell’efficienza: la generazione di energia elettrica da fonti fossili ha rendimenti di solito compresi tra il 20 e il 55%. Gli stessi impianti, se funzionanti in cogenerazione, ossia recuperando il calore altrimenti disperso nell’ambiente, possono raggiungere rendimenti tra il 70 e il 90%. Vero è che energia termica ed energia elettrica hanno qualità diverse e considerare solo il rendimento totale sarebbe riduttivo. La bontà della cogenerazione si valuta perciò rispetto alla produzione separata di elettricità ed energia termica con un apposito indice di prestazione, chiamato Pes

(Primary energy saving index). Gli impianti cogenerativi permettono un risparmio di combustibile tra il 10 e il 30% rispetto alla generazione separata, con notevoli vantaggi energetici e, di conseguenza, ambientali. Da un punto di vista tecnologico un sistema cogenerativo (Combined heat and power in inglese, Chp) è costituito da un impianto motore primo e da un generatore elettrico che, mosso dall’impianto motore, è in grado di produrre elettricità, e da recuperatori di calore (scambiatori). Per quanto riguarda i motori primi, le tecnologie a oggi maggiormente impiegate sono gli impianti turbogas, utilizzati in ciclo semplice con recupero di calore per la cogenerazione direttamente dai gas di scarico, o in ciclo combinato, che consiste nel recupero di calore per la cogenerazione dopo aver impiegato i gas di scarico anche per la produzione di vapore di alimento per una turbina a vapore. Un’altra possibilità è quella degli impianti a vapore, che possono essere a contropressione, se il


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Tekneco Numero 14 | 2014

La centrale termoelettrica a cogenerazione di Ferrera Erbognone, Pavia (Foto: Mattia Luigi Nappi, Wikipedia)

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calore è recuperato dal vapore scaricato dalla turbina, o a spillamento, se il calore è ottenuto da vapore estratto in uno stadio intermedio della turbina. Infine, ci sono i motori alternativi a combustione interna, a ciclo Diesel o ciclo Otto, dove, in entrambi i casi, il calore proviene principalmente dai gas di scarico e dal liquido di raffreddamento del corpo motore. Un aspetto significativo da sottolineare è che il motore, a seconda delle tipologie, può essere alimentato con combustibili fossili (gas naturale, oli combustibili) o mediante biocombustibili rinnovabili (biogas, biocombustibili liquidi) o di risulta (Rsu e

10-30% ▶ Il risparmio di combustibile degli impianti cogenerativi rispetto alla gestione separata

derivati). Tecnologicamente parlando, la cogenerazione a gas naturale fino a qualche MW di potenza elettrica è dominata da motori alternativi a combustione interna e turbine a gas, mentre per quella alimentata a biomasse la situazione è più varia. Se la biomassa è liquida (oli vegetali) o gassosa (biogas) di solito si utilizzano motori alternativi a combustione interna. Se invece si parte da biomassa solida, spesso si utilizzano cicli a combustione esterna (a fluido organico, a vapore o in alcuni casi ad aria), ma ci sono anche impianti di gassificazione, che producono un gas utilizzabile nei motori alternativi. Sono inoltre in crescita applicazioni come gli Orc (cicli Rankine organici), capaci di produrre elettricità a partire dal calore di scarto di processi o di generatori elettrici, oltre che da combustibili tradizionali e rinnovabili. Un primo beneficio ambientale della cogenerazione è legato al fatto che, grazie al recupero termico, è possibile evitare il

mantenimento in esercizio della caldaia, risparmiando quindi le emissioni della stessa. Inoltre, producendo energia elettrica, non c’è necessità di far funzionare le centrali elettriche convenzionali, risparmiando le corrispondenti emissioni. Si assiste anche a un decremento delle perdite di trasmissione, poiché di norma l’impianto è localizzato vicino all’utente finale, rendendo minime le perdite per la distribuzione e il trasporto dell’energia. Date queste caratteristiche, è indubbio che, dal punto di vista dell’utente, la cogenerazione sia in grado di abbattere i costi delle bollette energetiche. “Il tempo di ritorno - spiega Di Santo - dipende soprattutto dalle ore di utilizzo all’anno dell’impianto. Impianti industriali – in alcuni casi anche civili – che funzionano 8.000 ore all’anno possono avere tempi di ritorno intorno ai tre anni, mentre impianti civili, con meno della metà delle ore di funzionamento e taglie minori, ma con un vantaggio fiscale, possono avere tempi di ritorno intorno


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Energia | La cogenerazione

L’evoluzione della domanda di energia primaria 1987-2011

La crescita nella generazione di energia elettrica da fonti rinnovabili 2011-2035

2011-2035

Idroelettrica

500

Mtep

1.000

1.500

2.000

2.500

Eolica

Fotovoltaica

Altra

TWh

2.100

Gas

1.800 Carbone

1.500 1.200

Rinnovabili

900 600

Petrolio

300

Nucleare

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India, America Latina, Sud-Est asiatico, Africa

Fonte: International Energy Agency, World Energy Outlook 2013

ai cinque anni o superiori. I tempi si allungano nel caso del teleriscaldamento, per l’incidenza della rete, ma in tal caso anche la vita utile si allunga di pari passo”. Ma esistono anche altri benefici, di norma poco considerati. Non trascurabile, infatti, è la maggiore sicurezza negli approvvigionamenti elettrici, poiché i sistemi Chp assicurano la possibilità di funzionare anche “in isola” a fronte di improvvisi black-out. La cogenerazione, inoltre, può assicurare la copertura del peak shaving energetico, permettendo di far fronte alle richieste di potenza elevate, che si presentano normalmente soltanto per limitati periodi temporali. Non meno importante è il contributo assicurato alla qualità delle forniture energetiche, grazie alla capacità di garantire tensione e frequenza costante a salvaguardia di un processo produttivo. Lo sviluppo della cogenerazione, inoltre, può essere d’aiuto per l’intero sistema energetico nazionale, innanzitutto perché il minor impiego di combustibili fossili consente di diminuire la dipendenza dall’estero, nonché di contenere le emissioni inquinanti. Senza dimenticare

che la diffusione della cogenerazione favorisce la riduzione del sovraccarico delle linee di trasmissione, nonché un aumento dell’affidabilità del sistema elettrico, evitando la costruzione di ulteriori centrali di generazione di tipo tradizionale o di nuove linee di trasmissione. Tutto oro, insomma, quel che luccica? In realtà anche la cogenerazione, come tutte le fonti di generazione, presenta dei limiti che è bene tenere in considerazione, innanzitutto da un punto di vista tecnologico. Il primo è che la convenienza energetica ed economica c’è solo in presenza e vicinanza dell’utenza termica. È dunque necessario che nelle vicinanze dell’impianto cogenerativo sia presente una domanda di energia termica, industriale o civile. Altro punto è la contemporaneità delle utenze, che comporta la necessità che la richiesta di energia termica ed elettrica avvenga nello stesso momento. Gli impianti, poi, devono essere flessibili, la domanda di calore ed energia elettrica può variare a seconda dei momenti, dunque è importante che un sistema cogenerativo sia in grado di modificare il

rapporto di cogenerazione. Altri aspetti sono di carattere più generale. Nonostante questa tecnologia sia diffusa ormai da decenni, i costi iniziali di investimento restano superiori rispetto ai sistemi tradizionali (caldaie più allaccio alla rete) e anche la gestione complessiva dell’impianto è fondamentalmente più complicata. Altri elementi che scoraggiano non poco i potenziali interessati sono le cosiddette barriere non tecniche, ossia i costi burocratici, autorizzativi e fiscali, legati inevitabilmente alla realizzazione di un impianto. Infine, occorre considerare che la redditività della cogenerazione resta legata al quadro normativo/tariffario che, ovviamente, è variabile nel tempo. Le variabili in gioco, insomma, sono tante e per questo non Producendo energia elettrica, non c’è necessità di far funzionare le centrali elettriche convenzionali, risparmiando le corrispondenti emissioni. Inoltre, si assiste a un decremento delle perdite di trasmissione, poiché di norma l’impianto è localizzato vicino all’utente finale, rendendo minime le perdite per la distribuzione e il trasporto dell’energia.


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Tekneco Numero 14 | 2014

La sostenibilità economica della cogenerazione Tipologia motore primo impianto

Turbina a vapore

Turbina a gas

Ciclo combinato con turbina a gas

Ore di funzionamento (h/anno)

Costo risparmiato (€/kWh-anni) per impianto da 5 MW

Costo risparmiato (€/kWh-anni) per impianto da 10 MW

2.000

0,073-16,2

0,064-11,5

4.000

0,055-7,1

0,05-5,5

7.680

0,047-4

0,043-3,4

2.000

0,062-10,7

0,057-8,5

4.000

0,048-5,5

0,047-4,4

7.680

0,041-3

0,041-2,5

2.000

0,094-vita utile

0,077-vita utile

4.000

0,069-13,5

0,06-8

Riservato agli0,057-6 abbonati. 2.000 0,078-vita utile Vuoi sapere come riceverlo? 4.000 0,061-9 www.tekneco.it/ricevi-tekneco 7.680 0,053-4,7 7.680

Motore a combustione interna

0,051-4 0,070-15 0,055-6,8 0,048-3,8

Fonte: ENEL

è semplice tirare le somme delle prospettive della tecnologia della cogenerazione che, è bene ricordarlo, ha già alle spalle una storia lunga e non è certo “nuova” come le energie alternative (eolico, fotovoltaico, ecc). Per quanto riguarda l’Italia, i dati del Gse relativi al 2010 riportano che in Italia erano installati circa 24 GW elettrici di impianti cogenerativi, di cui circa 10 GWe ad alto rendimento (CAR), ossia con PES superiori al 10%. Un recente studio di Enel sull’efficienza energetica, in realtà, non è particolarmente ottimista sulle prospettive del settore, tanto da concentrare la sua attenzione esclusivamente sulle applicazioni a uso industriale, in quanto la cogenerazione di taglia micro è ritenuta lontana da soglie di convenienza e, fondamentalmente, immatura. La cogenerazione avrebbe dunque un buon potenziale di medio periodo (2020) con un risparmio teorico annuo di circa 7,5 TWh, pari al 5% del fabbisogno elettrico totale del settore industriale. Anche le stime del Fire non prevedono particolari exploit: “Un articolo realizzato da Gse e Rse nel 2010 ipotizza un potenziale aggiuntivo al 2020 nell’ordine dei

2,5 GWe, di cui 0,4 GWe nel terziario, 0,7 GWe nel residenziale e 1,4 GWe nell’industria, ossia un aumento del 25% circa rispetto alla situazione attuale. Nel settore industriale il vero limite è legato alla fase di transizione legata alla crisi, per cui la domanda di energia termica non ha sempre quelle caratteristiche di costanza che garantiscono i rientri economici più rapidi. Malgrado ciò si stanno sviluppando applicazioni improntate a una produzione flessibile e a un bilanciamento ottimale della produzione elettrica e termica”, spiega il presidente dell’associazione. Numeri, insomma, non straordinari, anche se con ulteriori miglioramenti tecnologici, che potrebbero abbassare il costo dell’investimento, uniti a un sistema di incentivazione adeguato (rivolto sia alla ricerca che all’adozione), la cogenerazione potrebbe esprimere completamente il buon potenziale del quale è accreditata dagli operatori di mercato nel medio periodo. La tecnologia, però, in assenza di incentivi appare poco sostenibile dal punto di vista economico, con tempi di pay-back al limite dell’accettabile, nonostante un costo al kWh risparmiato

ampiamente sostenibile, conclude abbastanza negativamente lo studio Enel. Più ottimiste sono le prospettive del progetto Code, che ha analizzato lo stato della cogenerazione in Europa, stimando l’esistenza di un potenziale di incremento della potenza elettrica installata sino a 122 GW, capace di fornire 455 TWh/anno di energia elettrica e 1.000 TWh/anno di energia termica. Questi dati rappresentano un potenziale risparmio di energia primaria pari a circa 46 TWh l’anno e di 20,5 tonnellate di CO₂. ◆

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Energia | La cogenerazione

Le applicazioni

Nel futuro, tante case “cogenerate” Nei prossimi anni la piccola taglia avrà successo nel settore residenziale. Anche se in Italia esistono ancora diverse normative che frenano lo sviluppo della micro cogenerazione di Gianluigi Torchiani

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a cogenerazione può avere un futuro anche se di taglia mini? In realtà il “dimagrimento” appare una strada quasi obbligata per il futuro sviluppo di questa tecnologia. È però bene, innanzitutto, intendersi con le definizioni: da un punto di vista ufficiale con “piccola cogenerazione” si indicano le unità di cogenerazione con capacità di generazione installata inferiore a 1 MW; con “micro-cogenerazione” si intendono, invece, le unità di cogenerazione con capacità di generazione installata inferiore a 50 kW. Il contributo attuale di entrambe le tipologie è modesto, ma di notevole interesse, soprattutto per le applicazioni residenziali. L’attenzione, in particolare, per la microcogenerazione è motivata anche dalle analisi delle potenzialità del mercato complessivo della cogenerazione: ormai largamente sviluppato il potenziale dei grandi impianti industriali e del grande terziario (quali ospedali e aeroporti), in sviluppo, sia pur lento, le applicazioni nelle piccole taglie (sotto il MW), prevalentemente nelle utenze dei servizi, si guarda ora alle utenze del settore residenziale, oltre che dei servizi, settori nei quali, tra l’altro, i consumi elettrici risultano ancora in crescita. Il vantaggio è che, producendo elettricità e calore sul posto, si recuperano le grosse perdite di energia calorica determinate dalla generazione centralizzata di elettricità, si evitano i problemi di trasmissione e l’efficienza netta sull’energia primaria utilizzata aumenta notevolmente. Non è disponibile, purtroppo, un dato ufficiale sulle macchine

Come ha spiegato Stefano Campanari, in funzione, ma da stime Fire basate su dati Italcogen e su interviste realizzate con i docente del Dipartimento di energia del principali fornitori, si parla di circa 300-500 Politecnico di Milano, in un recente conveimpianti sotto i 200 kW installati annual- gno organizzato dal Fire, la piccola cogenemente, di cui un 20-30% circa da ricondur- razione, visti gli indubbi benefici energetici re alla microcogenerazione. In Europa si e ambientali che può portare, meriterebbe viaggia intorno alle 5.000-6.000 unità l’an- un trattamento meno sfavorevole. “Occorre no. “Le macchine sotto i 20 kWe presentano affrontare le seguenti problematiche colcosti unitari per kW più elevati e un mag- legate alla microcogenerazione: i piccoli giore impatto dei costi di manutenzione. impianti soffrono per i costi e i tempi della Ci si confronta però con prezzi dell’energia burocrazia (autorizzazioni, antincendio, fipiù alti, tuttavia possono comunque esser- scalità, collegamento alla rete), il costo di inci condizioni favorevoli per l’investimento. terfaccia di rete, il contatore fiscale, la comI mercati più interessanti per le piccolissi- plessità della richiesta di incentivo, ecc. Nei me taglie (intorno a 1kW) sono Germania condomini non è possibile vendere l’energia e Regno Unito, grazie anche a un regime elettrica a singoli utenti, ma solo adoperarla di sostegno e alla semplificazione burocra- per gli usi comuni (ascensori, illuminaziotica”, spiega il presidente Fire, Davide Di ne scale e androni, caldaie, ecc.), riducendo Santo. Certo, gli svantaggi non mancano, così i benefici economici rispetto all’autosoprattutto in un Paese come l’Italia, dove il consumo. Inoltre, i limiti di emissione nelle fabbisogno di calore residenziale è concen- aree urbane, in particolare nel Centro-Nord, aumentano i costi trato nei mesi inverdei microcogenenali (in estate non Nei condomini non è possibile vendere ratori. Bisogna poi c’è quasi bisogno di l’energia elettrica a singoli utenti, ma solo considerare i possienergia termica); adoperarla per gli usi comuni (ascensori, bili effetti negativi questo fattore com- illuminazione scale e androni, caldaie, ecc.), riducendo così i benefici economici rispetto di vibrazioni e ruporta un allunga- all’autoconsumo more scarichi con mento dei tempi di funzionamento a ritorno dell’investimento perché il cogeneratore riesce a la- regime variabile”. Una serie di problemativorare meno ore l’anno. Il sostegno statale, cità emergono anche da una recente analisi almeno in questa fase, non è poi certo dei di cinque diversi impianti di microcogenemigliori; un piccolo cogeneratore può bene- razione effettuata dal Fire. La più evidenficiare del Ritiro dedicato (Rid) oppure dello te è che, purtroppo, tali applicazioni sono scambio sul posto (Ssp), quest’ultimo solo ancora da considerarsi prototipali, per il loro inserimento nel mercato nazionale fino ai 200 kW di potenza.


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foto: photo dean, flickr

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e i conseguenti aggiustamenti relativi al package, al collegamento con le utenze e alla regolazione e gestione delle macchine. Inoltre, sarebbe molto utile per la microcogenerazione un programma di incentivazione per progetti pilota, in grado di coprire le spese per installare sistemi di monitoraggio e sperimentare sistemi di riduzione del rumore e delle vibrazioni. Dal punto di vista normativo emerge che un’innovazione regolatoria positiva sarebbe la definizione di sistemi di produzione e consumo complessi caratterizzati dalla presenza di più utenti sottesi al medesimo punto di connessione (tecnicamente le reti 1-n), che consentirebbe di promuovere al meglio la diffusione di applicazioni di generazione distribuita, correttamente dimensionate nel settore residenziale e, in particolare, nei condomini. Nonostante queste difficoltà, secondo un report di Pike Research, la cogenerazione per il settore residenziale (resCHP) è destinata a conoscere un enorme sviluppo su scala globale nei prossimi anni. Questa tecnologia ha

già conosciuto una buona crescita negli ultimi anni (+ 67,4% tra 2009 e 2011), ma il dato è influenzato dall’attuale bassa diffusione, con soli 61.000 sistemi commercializzati a livello mondiale nel 2011. Ma, secondo Pike Research, il boom è destinato a consolidarsi: le installazioni per la cogenerazione residenziale conosceranno, infatti, un tasso di crescita annuale del 49% nelle singole abitazioni e del 44% nelle case plurifamiliari. Il numero di macchine cogenerative in ambito residenziale raggiungerà così i 13,5 milioni di unità entro il 2022, stima la società. Diversi fattori di lungo periodo favoriranno la microcogenerazione: innanzitutto la volatilità dei mercati, che renderà instabili i prezzi finali dell’energia, ma anche l’aumento dei livelli di scarsità di carburante in molti Paesi. Inoltre, l’invecchiamento dei sistemi di trasmissione, che porta con sé blackout e inefficienze di varia natura, dovrebbe favorire lo sviluppo di una tecnologia capace di fare a meno della rete tradizionale. Una delle soluzioni più performanti,

in termini di efficienza netta e impatto ambientale per la cogenerazione a piccole taglie, è senza dubbio la pila a combustibile (Fuel cells), che sta avendo particolare successo in Giappone e Stati Uniti: si tratta di dispositivi elettrochimici che convertono il gas di rete direttamente in elettricità e calore, senza l’ausilio di processi di combustione o di parti in movimento. Il forte potenziale di quest’applicazione sta nel fatto che sia l’elettricità che il calore necessari per una famiglia possono essere prodotti in casa da un unico vettore energetico, quale gas di rete, Gpl o anche biogas.◆

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Energia | La cogenerazione

politiche pubbliche

La rotta giusta verso gli incentivi Da quest’anno i sistemi cogenerativi possono contare anche sui certificati bianchi. Ascomac chiede un sostegno all’investimento

di Gianluigi Torchiani

Riservato agli abbonati. priorità rispetto agli altri riceverlo? impianti a cogenerazione, soprattutto di Vuoi re- rete con sapere come cente, può contare su un sistema ar- di generazione. Un tema importante è, natuticolato di incentivi diretti e indiretti. ralmente, la valorizzazione dell’energia eletwww.tekneco.it/ricevi-tekneco Per accedere a buona parte di questi trica ceduta alla rete; la legislazione recente

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sostegni è cruciale che l’impianto sia riconosciuto come Car (cogenerazione ad alto rendimento): secondo la definizione ufficiale, l’impianto cogenerativo è in questa condizione quando la produzione combinata di energia elettrica e calore fornisce un risparmio di energia primaria pari almeno al 10% rispetto ai valori di riferimento per la generazione separata di elettricità e di calore; oppure si deve realizzare la produzione combinata di energia elettrica e calore mediante unità di piccola cogenerazione e di microcogenerazione (cioè di potenza rispettivamente inferiore a 1 MW e inferiore a 50 kW) che forniscono un risparmio di energia primaria. In particolare, sul fronte del combustibile, la cogenerazione può sfruttare - come tutti i sistemi di autoproduzione elettrica una parziale defiscalizzazione dell’accisa sul combustibile utilizzato. Per il gas naturale non viene applicata l’accisa su 0.22 Nm3 di gas ogni kWh prodotto (tutto il gas utilizzato risulta defiscalizzato se l’impianto ha un rendimento elettrico maggiore o uguale al 46% circa). Se soddisfa i criteri stabiliti dalle delibere Aeeg l’impianto acquisisce, come tutte le installazioni da fonte rinnovabile, un diritto alla priorità di dispacciamento, ossia la possibilità di vedersi ritirare dal Gse l’eventuale energia elettrica cedibile alla

garantisce il vantaggio ai sistemi di cogeneDettaglio di un impianto di cogenerazione razione ad alta efficienza sotto ai 200 kW di installato da Siemens a Camp Ederle, Vicenza accedere al regime di «scambio sul posto». (Foto: USACE, Flickr) Inoltre, c’è la possibilità di vedersi applicate condizioni tecnico-economiche semplificate per la connessione alla rete elettrica. Una novità, partita di fatto all’inizio del un incentivo corrispondente agli effettivi 2013, è legata all’acquisizione dei titoli di ef- risparmi di energia primaria conseguiti e ficienza energetica (Tee) o Certificati bian- misurati. Nel caso particolare degli impianti chi, che sono varati in generale per tutte le Chp alimentati a biomasse, invece, il sosteiniziative di risparmio energetico, con valo- gno avviene con due metodi alternativi: inre negli ultimi anni prossimo a 80-100 euro nanzitutto tramite la tariffa omnicomprenper Tep (Tonnellata equivalente di petrolio) siva, che prevede la retribuzione dell’energia risparmiata. Semplificando al massimo, que- elettrica prodotta dall’impianto e ceduta alla sti incentivi sono rilasciati per un periodo di rete nazionale alla tariffa di 0,28 €/kWh; la 10 anni agli impianti di produzione (15 anni seconda alternativa è costituita dal rilaper le installazioni abbinate al teleriscalda- scio dei certificati verdi che possono essere mento). Il legislatore ha previsto l’applica- venduti sull’apposito mercato, in aggiunzione di un coefficiente (k) differenziato per ta alla vendita dell’energia generata. Per gli cinque scaglioni di potenza, in modo da po- impianti con potenza elettrica inferiore a 1 ter tenere conto dei diversi rendimenti medi MW la scelta tra le due tariffe è a discreziodegli impianti. La gestione della misura è af- ne dell’autoproduttore, mentre al di sopra del MW di potenfidata al Gse (e non za elettrica l’unica più quindi all’Aeeg), tariffa ammessa è cui l’operatore si quella della vendita deve rivolgere per ridell’energia elettrichiedere la qualifica ca sul mercato più di Car e che, annuali certificati verdi. mente, riconoscerà ▶ di euro di benefici calcolati nell’orizzonte Secondo gli esperti, all’operatore stesso temporale 2013-2030

5,8 mld


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gli ecoincentivi permettono di ammortizzare un impianto di bio-cogenerazione in tempi particolarmente veloci. Molto importante, per quanto riguarda l’ambito residenziale, è il riconoscimento della microcogenerazione e della microtrigenerazione tra le tecnologie ammesse a godere della detrazione fiscale sulla riqualificazione energetica (che dovrebbe essere mantenuta al 65% per tutto il 2014). Nonostante questo quadro piuttosto ampio e variegato di sussidi diretti e indiretti, gli operatori della cogenerazione sono poco soddisfatti e da tempo reclamano l’introduzione di nuove modalità di sostegno. In particolare, secondo Ascomac Cogena, a livello europeo, in luogo dello strumento “cap and trade” (basato su emissioni nei territori dei singoli Stati), si dovrebbe arrivare a una riduzione/esenzione della tassazione dei prodotti a più basso contenuto di carbonio, così da contrastare i fenomeni di dumping ambientale. Da un punto di vista pratico, questa impostazione comporta la revisione della

disciplina delle accise e dell’Iva sui prodotti energetici in funzione del loro contenuto di carbonio, nonché la destinazione del gettito derivante dalla introduzione della carbon tax, sostitutiva dello strumento cap and trade, al finanziamento dell’efficienza energetica a tutto campo, in particolare in ambito edilizio. Oltre al punto fiscale, Cogena insiste molto sulla necessità di passare da un sistema basato sul sostegno all’esercizio (come quello attuale) a uno basato sull’aiuto all’investimento, che rappresenta uno dei principali ostacoli alla diffusione ulteriore dei sistemi Chp. La fiscalità generale – e non le bollette elettriche dei consumatori – dovrebbe quindi supportare le tecnologie a basso impatto ambientale anche nei processi di riconversione industriale dei siti di interesse nazionale contaminati, al fine di attivare crescita e occupazione “verde”. In generale ci dovrebbe essere – ribadisce l’associazione – una maggiore valorizzazione nella bolletta energetica della sola energia prodotta, autoprodotta o consumata (e non più anche

della tecnologia che la genera). Tutte queste misure di sostegno avrebbero senza dubbio un costo elevato (2,3 miliardi di euro al 2030 secondo una rilevazione Agici), ma alla fine il beneficio netto per la collettività sarebbe importante: si tratta di ben 5,8 miliardi di euro sull’orizzonte temporale 2013-2030, derivanti soprattutto dalle minori importazioni di gas e dall’impatto positivo sull’economia italiana.◆

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Energia | La cogenerazione

L’impresa

Ecco le soluzioni a costo zero

Riservato agli abbonati. Vuoi sapere come riceverlo? www.tekneco.it/ricevi-tekneco Per 2G Italia il settore non ha patito la crisi: secondo Pietro Bertelli, amministratore delegato della filiale italiana, alcuni interventi legislativi a costo zero potrebbero spingere ulteriormente il comparto

a cura di Gianluigi Torchiani

N

onostante la difficile situazione economica complessiva e le incertezze del sistema normativo nazionale, le prospettive per il settore cogenerazione non sono negative: ne è convinto Pietro Bertelli, amministratore delegato di 2G Italia. Cosa caratterizza e cosa contraddistingue il business di 2G rispetto alle altre società del settore? Oltre al fatto di occuparlo da,in media,molto più tempo e di avere una base clienti di un ordine di grandezza più ampia del 90 per cento dei concorrenti, il punto qualificante della nostra attività è sicuramente l’impegno di ricerca e sviluppo che da anni svolgiamo con una divisione dedicata, 2G Drives, che occupa alcuni dei migliori talenti nel settore, a livello mondiale, sulla tecnologia dei motori a combustione interna. A differenza dei concorrenti, che utilizzano motori off-the-shelf, noi sviluppiamo motori nostri, sulla base dei migliori componenti disponibili, e con essi equipaggiamo buona parte delle nostre linee, in futuro forse anche tutte. I nostri motori sono, così, ottimizzati per funzionare in continua in un cogeneratore, quindi hanno rendimenti elettrici in media

di un 8-10 per cento migliori dei competitor, consumano meno olio (in certi casi anche il 75 per cento in meno), hanno bisogno di meno manutenzione, hanno minori emissioni, ecc. Com’è organizzato il vostro modello di vendita, chi sono i vostri clienti? In Italia abbiamo una organizzazione di vendita diretta. Possiamo contare anche su dei consulenti che ci aiutano in alcuni settori verticali. Vendiamo all’utilizzatore finale, agli impiantisti (per il biogas) e alle Esco. A livello mondiale attualmente vendiamo per metà apparecchi alimentati a gas naturale e per l’altra metà a biogas; in Italia, invece, c’è ancora una certa predominanza del biogas, ma il gas naturale sta crescendo rapidamente. Ormai abbiamo installato complessivamente quasi 90 impianti di cogenerazione sul territorio nazionale. Cosa differenzia il mercato tedesco da quello italiano? A parte le dimensioni e l’anzianità (il biogas è nato in Germania diversi decenni fa), la differenza principale è data dalla stabilità della politica degli incentivi, che permette di fare pianificazioni a più lungo termine, e


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A sinistra, Pietro Bertelli, AD di 2G Italia. A fianco, un impianto 2G a Nohra, in Germania.

Chi è

2G Italia

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2G Italia è nata nel 2011 ed è la consociata di 2G Energy AG dedicata al mercato italiano. Attualmente ha installato nel nostro Paese circa 90 motori di cogenerazione alimentati a gas naturale e a biogas nei mercati dell’agricoltura, dell’industria e dei servizi. La sede aziendale è situata a Vago di Lavagno in provincia di Verona, dove è presente il magazzino ricambi e da dove viene gestita l’assistenza tecnica (24h) dislocata sul territorio. La capogruppo 2G Energy AG, con sede a Heek in Germania, è uno dei maggiori produttori mondiali di sistemi di cogenerazione. Fondata nel 1995, ha installato al primo gennaio 2013 circa 3.500 stazioni di cogenerazione in tutto il mondo, fatturando 146 milioni di euro nel 2012, con 430 dipendenti su scala globale.

Riservato agli abbonati. Vuoi sapere come riceverlo? www.tekneco.it/ricevi-tekneco dall’unicità della normativa a livello nazionale, che consente condizioni uniformi su tutto il territorio. Vedete delle prospettive o siete interessati anche alla micro cogenerazione per uso residenziale? Spazio ce ne sarebbe, e anche parecchio. Abbiamo un parco caldaie per il riscaldamento molto vecchio in Italia e quindi c’è molta efficienza da recuperare. Il problema sono gli incentivi, ma soprattutto le normative sulla vendita di elettricità. Se l’energia elettrica generata da un cogeneratore potesse essere utilizzata liberamente dai condomini, il quadro cambierebbe radicalmente. Che anno è stato il 2013 per voi e complessivamente per il settore cogenerazione? Interessante. Siamo riusciti a superare l’attesa crisi di mercato dovuta alla modifica degli incentivi. Il futuro, ma anche il presente, è il gas naturale. Però per quanto riguarda il piccolo biogas, dove grazie ai nostri investimenti sulla tecnologia motoristica siamo molto competitivi, c’è ancora parecchio da fare, frammentazione della normativa a livello regionale permettendo... Poi c’è l’eterna promessa della Forsu.

Secondo voi gli incentivi attualmente in vigore sono sufficienti per sostenere il mercato? Altrimenti che cosa potrebbe servire? Produrre energia in cogenerazione è sempre conveniente, anche senza incentivi, basta vedere la situazione nel gas naturale. Gli incentivi servono, soprattutto in ambiti come il biogas, dove la cogenerazione non ha un forte radicamento industriale, ossia richiede al proprietario dell’azienda agricola di fare un investimento che non farebbe se non avesse un forte interesse economico facilmente quantificabile, perché per costruire il biogas deve magari sottrarre risorse ad altri investimenti. Quel che servirebbe, per esempio nel residenziale, sarebbero altri tipi di interventi normativi, a costo zero, almeno per lo Stato, come la possibilità di utilizzare energia elettrica in cogenerazione da parte dei condomini. Nel biogas, ma non solo, c’è poi la questione delle normative regionali sulle emissioni, tutte diverse. La nostra padronanza dei motori ci permette di gestire meglio di altri le normative restrittive sulle emissioni di NOx (ossidi d’azoto), a scapito di un po’ di rendimento elettrico. Per altri tipi di emissioni, come i residui incombusti, gli interventi tecnicamente possibili (ossia

i postbruciatori) hanno costi che sono una percentuale significativa di quelli di un piccolo impianto a biogas, apparentemente favorito dagli incentivi nazionali. È il caso del Piemonte, dove la normativa regionale sui residui incombusti ha di fatto azzerato il mercato del piccolo biogas. Che aspettative avete per il 2014 e, più in generale, per il mercato nazionale della cogenerazione? Ci aspettiamo una replica del 2013, con, probabilmente, uno shake-out o almeno un ridimensionamento degli operatori troppo sbilanciati sul biogas da sottoprodotti e deiezioni animali, che è il fotovoltaico della cogenerazione. ◆

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Energia | La cogenerazione

Trigenerazione

Quando arriva il bisogno di freddo La tecnologia che assicura anche la produzione di freddo è utilizzata da svariate industrie in Italia e anche dagli aeroporti

di Gianluigi Torchiani

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utile prodotto dall’impianto cogenerazioRiservato aglidiabbonati. ne, anche per il raffrescamento, permette di massimizzare lo sfruttamento Vuoi sapere comedell’energia riceverlo? termica, rendendo conveniente un utilizzo dell’impianto per un numero maggiore di www.tekneco.it/ricevi-tekneco ore all’anno. Infatti, anche se il rendimento

l recupero del calore assicurato dai sistemi cogenerativi è importante, ma in svariate occasioni più che di “caldo” si ha bisogno di “freddo”. Basti pensare alle celle frigorifere necessarie per la conservazione dei prodotti alimentari. Ecco perché, nell’ambito dei sistemi di cogenerazione, un’applicazione che sta incontrando sempre maggiore interesse e curiosità è quello della trigenerazione. Si tratta, per l’appunto, di una particolare tecnologia che, oltre all’autoproduzione di energia elettrica, consente di utilizzare l’energia termica recuperata anche per la produzione di energia frigorifera, oppure di acqua refrigerata per il condizionamento o i processi industriali. Da un punto di vista tecnologico, la trigenerazione non comporta grandi complessità: un impianto di questo tipo, essenzialmente, è costituito da un classico cogeneratore combinato con un chiller ad assorbimento, ossia una macchina in grado di produrre energia frigorifera utilizzando il calore come fonte primaria. Per il funzionamento del gruppo frigo ad assorbimento servono due fluidi: il refrigerante e la soluzione assorbente. Le coppie di fluidi più utilizzate sono acqua e ammoniaca, maggiormente impiegata per raggiungere condizioni di raffreddamento con basse temperature (sotto i 0 °C), tipiche dei sistemi di refrigerazione industriale. Dove, invece, non sono necessarie temperature sotto lo zero si usa la combinazione di acqua e bromuro di litio. I vantaggi della trigenerazione sono molteplici: innanzitutto, l’impiego del calore

di un chiller ad assorbimento è inferiore rispetto a quello dei tradizionali chiller elettrici, il vero vantaggio è quello di sfruttare il calore prodotto dalla cogenerazione anche nel periodo estivo quando, altrimenti, sarebbe disperso inutilmente nell’ambiente. Un altro beneficio è più di carattere sistemico: grazie a questa tecnologia, si può ridurre il carico di domanda sulla rete elettrica nazionale dovuto al condizionamento estivo, particolarmente importante in un Paese dal clima mediterraneo come l’Italia. Senza contare, ovviamente, il risparmio energetico, che la trigenerazione può assicurare in misura significativa: un impianto tradizionale, a parità di energia elettrica e frigorifera prodotte, consuma almeno il 17% in più di fonte primaria. Inoltre, i rendimenti e le economie di scala possono essere persino superiori in determinati contesti: basti pensare, ad esempio, ad un ipermercato dove di norma coesistono, nello stesso momento, rilevanti e costanti esigenze di elettricità, energia frigorifera per il condizionamento e termica per il riscaldamento. Tutto questo spiega perché, in particolare misura negli ultimi anni, questa applicazione abbia iniziato a diffondersi concretamente anche nel nostro Paese: ad esempio il noto pastificio Garofalo, in provincia di

Napoli, ha recentemente installato presso il proprio stabilimento un impianto di questo tipo, capace di funzionare per 8.000 ore l’anno, per un rendimento energetico complessivo dell’85% del fabbisogno. L’energia elettrica è interamente autoconsumata dall’edificio industriale, con controllo del generatore in modalità scambio zero con la rete per evitare la cessione di energia quando nelle ore notturne il pastificio non è in piena attività. Ma anche l’energia termica è completamente utilizzata dalle utenze del

17% ▶ Il risparmio energetico che la trigenerazione può assicurare a parità di energia elettrica e frigorifera prodotte


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Un impianto di trigenerazione presso il Museo di Storia Naturale di Londra (Foto: Vital Energi, Flickr).

su di un motore Man con una potenRiservato agli abbonati. basato za di 200 kW elettrico e di 256 kW termico. I 600.000 kWhe prodotti annualmente hanno Vuoi sapere come riceverlo? ridotto del 52% il prelievo di corrente elettrica dalla rete esterna. Per rendere ancora più www.tekneco.it/ricevi-tekneco efficiente l’impianto con la trigenerazione,

pastificio: l’acqua surriscaldata o refrigerata è coinvolta nel processo di produzione della pasta (alimento trafile, termoregolazione dei locali di produzione della pasta), inoltre, una parte dell’acqua calda viene impiegata per il riscaldamento dei locali nei mesi invernali. Per il contenimento delle emissioni inquinanti il gruppo elettrogeno si avvale di differenti tecnologie per la prevenzione della formazione di sostanze inquinanti, attraverso un sistema di regolazione sulla combustione. Anche l’Azienda ospedaliera di Perugia ha puntato sulla trigenerazione per la struttura di Santa Maria della Misericordia: in questo caso l’impianto – alimentato a metano - produce calore per il periodo invernale, energia frigorifera per il periodo estivo ed energia elettrica per totale autoconsumo dell’Azienda ospedaliera. Una soluzione che dovrebbe garantire un taglio di emissioni nell’atmosfera pari a

4.825 ton/anno e 1.189 Tep (tonnellate equivalenti di petrolio) risparmiate. Anche Plastopiave, azienda veneta attiva da oltre 50 anni nel settore del packaging in plastica e specializzata in contenitori soffiati per tutti i principali ambiti merceologici, ha scelto la trigenerazione di Spark Energy per il sito produttivo dell’azienda a Conegliano (Treviso). L’industria dello stampaggio della plastica ha bisogno di riscaldamento per effettuare la stampa, ma anche di raffreddamento (una volta prodotto il flacone). Altro caso è quello dell’azienda Curti, costruttrice storica nel territorio imolese di macchine e attrezzature per i settori industriali e agricolo, oggi specializzata nella realizzazione di macchine per il packaging. Il continuo aumento dei consumi energetici ha spinto l’azienda a investire sull’autoproduzione energetica: 2G ha così installato un modulo di cogenerazione KWK 200 EG a gas naturale

Curti ha optato per l’acquisto di un assorbitore da 157 kWfr capace di sfruttare l’energia termica messa a disposizione dal motore anche nei mesi estivi per la produzione di aria fredda a servizio degli ambienti di lavoro (in particolare del reparto saldatura), così da ridurre il tempo di ritorno dell’investimento. Oltre alle industrie, negli ultimi anni la trigenerazione ha conosciuto una notevole diffusione presso molti aeroporti italiani; questo tipo di utenze, in effetti, presentano i requisiti ottimali per il soddisfacimento di richieste simultanee di energia elettrica, termica e frigorifera, assicurando un maggiore rendimento della combustione rispetto alle grandi centrali termoelettriche e l’ottimizzazione di fumi e calore di scarico che altrimenti andrebbero perduti. Già dal 1998 Sea Energia ha adottato una soluzione di questo tipo per lo scalo di Malpensa (Milano) e, a partire dal 2007, anche per l’aerostazione di Linate. Il calore prodotto da quest’ultima, tra l’altro, è anche utilizzato per fornire teleriscaldamento a un’ampia area urbana posta nel contesto territoriale di Milano-Est. ◆

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Ecologia Le bioplastiche


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Ecologia | Le bioplastiche

La plastica dal cuore vegetale di Letizia Palmisano

Un mercato in esplosione. Le proiezioni al 2016 parlano di un incremento planetario di quasi il 500%, passando da 1.161.000 a 5.779.000 tonnellate di materia prodotta. La “fetta più grande” riguarderà, però, le plastiche biobased non biodegradabili, come il PE e il PET

materiali diversi dalle plastiche convenzionali in quanto provenienti da fonti rinnovabili derivanti da biomasse (quali ad esempio mais, canna da zucchero, o cellulosa) o in quanto biodegradabili o perché possessori di entrambi i requisiti. Va però specificato che, dal punto di vista tecnico, anche le plastiche di derivazione petrolifera, in determinate condizioni, possono essere degradate dai microorganismi, anche se in tempi estremamente lunghi. Anche per questo, in materia di bioplastiche “biodegradabili”, si fa riferimento ad una seconda proprietà - la compostabilità - normata dalla disciplina europea EN13432 e EN14995 che garantisce la riciclabilità organica nei diversi ambienti (ad es. suolo, digestione anaerobica, compostaggio). Secondo Assobioplastiche, l’uso di fonti rinnovabili - meglio se provenienti da sottoprodotti e scarti - è parte integrante, ma non sufficiente, di una bioplastica, richiedendo perché si possa utilizzare correttamente tale termine - la bio-compostabilità e definendo le altre come “plastiche vegetali”. La grande differenza tra le due tipologie è

nel diverso fine vita del prodotto: mentre i bio-compostabili potranno essere conferiti alla raccolta dell’umido, le altre bioplastiche seguiranno il corso delle plastiche tradizionali e quindi, ad esempio, una bottiglia di PET biobased andrà conferita nella raccolta differenziata della plastica e come tale potrà essere riciclata. La circostanza che lo stesso termine venga utilizzato per identificare prodotti con caratteristiche diverse ha finito per creare anche confusione tra i non addetti ai lavori, in particolar modo circa il corretto smaltimento del prodotto. Tra le esigenze principali vi è quella di indicare esattamente sul contenitore come differenziarlo, al fine di non creare impurità nella raccolta della plastica, ovvero nel compostaggio. Beppe Croce, Presidente di Associazione Chimica Verde, invece, identifica come bioplastiche tutte le tipologie di plastiche biobased, incluse quelle non bio-compostabili, sottolineando come, in ogni caso, l’utilizzo di materie prime da fonte vegetale diminuisca l’impatto ambientale rispetto al ricorso alle

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Q

uello delle bioplastiche rappresenta uno dei settori più innovativi del XXI secolo e la sua evoluzione potrà rivestire un ruolo fondamentale nella sfida a un utilizzo più equilibrato delle risorse del Pianeta. È indispensabile partire dalla definizione di bioplastica poiché il termine viene utilizzato secondo accezioni diverse. La European Bioplastics fornisce la definizione più ampia, ricomprendendo in essa una famiglia di

La produzione di bioblastica Per tipologia

Biodegradabili

Non biodegradabili

2011

PLA 16.1%

2016

Altri 0.4%

Poliestere 10%

Altri 1%

PLA 5.1%

Bio-PA 1.6%

Starch blends 11.3%

Bio-PA 1.2%

Poliestere 2.7%

Cellulosa rigenerata 2.4%

Bio-PE 4.3%

PHA 1.6%

Bio-PET 30 80.1%

Bio-PE 17.2%

1.161.200 ton

Bio-PET 30 38.9%

Altri 0.5% Non biodegradabili 58.1% Fonte: http://en.european-bioplastics.org

Biodegradabili 41.9%

5.778.500 ton

Starch blends 2.5% PHA 2.5% Altri 0.6%

Non biodegradabili 86.6%

Biodegradabili 13.4%


53

Tekneco Numero 14 | 2014

91%

fonti petrolchimiche, ma che sia necessario affinché si possano ritenere vere risorse ecosostenibili - che si presti attenzione al LCA del prodotto dalla culla alla tomba. In relazione alla materia prima, una coltivazione ci ha spiegato Croce - va realizzata seguendo certi metodi a basso impatto, che non consumino il suolo, né si pongano in concorrenza con le colture alimentari, che abbiano inoltre un basso fabbisogno energetico e di acqua e con cicli di lavorazione dei biopolimeri che siano sostenibili, incluso l’evitare di reintrodurre una serie di sostanze tossiche scartate grazie alla materia prima “verde”. Per garantire la sostenibilità - ci fa notare Croce - è poi necessario imparare ad utilizzare in maniera sempre più efficiente le biomasse con un approccio integrato, affinché da una stessa coltura possano trarsi più utilità quali bioenergie, bioplastiche e utilizzare al meglio gli ulteriori residui che spesso vengono mandati in discarica o bruciati e che invece hanno ancora potenzialità “anche solo realizzando il sovescio per fertilizzare i terreni”. Un esempio di sostenibilità integrata, ci ha

sottolineato il direttore di Chimica Verde, riguarda la lavorazione del cardo in Sardegna (fonte vegetale “principe” nel progetto di Matrica, ndr), aridocoltura che non altera il paesaggio in quanto pianta autoctona, adatta al clima locale, non richiedente diserbanti, concimi o pesticidi, coltivata in terreni marginali che può permettere la produzione di biomasse ottimali per le bioplastiche, dal cui seme si può estrarre un olio comparabile con quello di girasole e dalla cui lavorazione si ottiene una farina altamente proteica che “potrà sostituire la soia, oggi utilizzata quale mangime negli allevamenti bovini e che peraltro spesso è OGM”. L’esempio sardo - ci ha fatto notare Croce - pone in evidenza un aspetto fondamentale della chimica verde, riguardante l’ubicazione della bioraffineria e la scelta delle colture che devono essere autoctone. «Mentre spesso le raffinerie sono delocalizzate ove la manodopera costa meno, con materie prime che vengono importate spesso da Paesi lontani, le bioraffinerie ottengono il loro massimo valore proprio dal legarsi al territorio, sfruttando

▶ il mercato delle bioplastiche in mano a Sud America e Asia nel 2016

la specificità delle risorse locali, come si sta facendo in Sardegna con Matrica ed il cardo». Bioplastiche: in 5 anni previsto + 500%

Secondo i dati diffusi da European Bioplastics, elaborati assieme all’Istituto delle bioplastiche e biocompositi dell’Università di Hannover e diffusi ad ottobre 2012, il mercato delle bioplastiche pare non incontrare crisi. Le proiezioni al 2016, rispetto alla produzione del 2011, parlano di un incremento planetario di quasi il 500%, passando da 1.161.000 a 5.779.000 tonnellate. Sebbene in termini assoluti tale crescita sarà a beneficio di tutti i tipi di bioplastiche, in proporzione la “fetta più grande” della torta grafica riguarderà le plastiche biobased non biodegradabili, come il PE e il PET, ottenuti in particolar modo da bioetanolo. In dettaglio il bioPET solo parzialmente biobased (al 30%) passerà dall’attuale 40% del mercato, all’80% della capacità produttiva delle bioplastiche, seguito dal Poletilene biobased che coprirà il 4% del totale. Come dichiarato, a commento di tali dati, dal direttore di European Bioplastics, Hasso

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Per nazione 2011

13.7%

3.5%

2016

0.4%

0.2%

4.9% 34.6%

46.3%

18.5%

1.161.200 ton

5.778.500 ton 45.1%

32.8% Asia

Sud America

Europa

Nord America

Australia


54

von Pogrell, anche per bioplastiche biodegradabili sono previsti tassi di crescita impressionanti. La loro capacità produttiva dovrebbe aumentare di due terzi entro il 2016, arrivando a 776.000 tonnellate annue (dalle 486.000 del 2011) e i principali elementi di tale crescita saranno PLA (acido polilattico) e PHA (poliidrossialcanoati), le cui stime sono, rispettivamente, di 298.000 tonnellate (+60 per cento) e 142.000 tonnellate (+700 per cento). «La crescita enorme – ha specificato von Pogrell - tiene conto della crescente domanda di soluzioni sostenibili nel mercato delle materie plastiche, con le bioplastiche che hanno raggiunto una posizione consolidata in numerosi campi di applicazione, dal mercato del packaging ai settori dell’elettronica e dell’industria automobilistica». I numeri delle previsioni indicano, inoltre, come si modificherà la geografia delle capacità produttive. L’Europa passerà dal 18% del 2011 al 4,9%. Sud America ed Asia passeranno da un totale di (rispettivamente) 32,8 e 34,6% a ben il 91% (45,1% e 46,3% della quota mercato stimata). Tale tendenza è stata definita “preoccupante” da European Bioplastics, invitando «i responsabili politici europei a convertire i loro interessi dichiarati in misure concrete», ha commentato Andy Sweetman, Presidente di European Bioplastics, secondo il quale per

foto: kabelfresser, flickr

Ecologia | Le bioplastiche

l’Europa, passando dalle dichiarazioni ai fatti, questo può essere il momento giusto per «trarre profitto dalla crescita a tutti i livelli» nel settore delle bioplastiche.

settore è regolamentato dal decreto interministeriale del 18 marzo 2013 (“Individuazione delle caratteristiche tecniche dei sacchi per l’asporto delle merci”) che chiarisce quali siano i sacchetti che possono essere commercializzati e quali non possono esserlo sulla base del D.L. n. 2 del 25 gennaio 2012, convertito, con modificazioni, nella Legge n. 28 del 24 marzo 2012 che ha introdotto il divieto di vendita degli shopper non conformi. Ad oggi sono commercializzabili solamente

Riservato agli abbonati. Vuoi sapere come riceverlo? Shopper: la normativa italiana Fra le varie norme che disciplinano la mawww.tekneco.it/ricevi-tekneco teria delle bioplastiche, quella riguardante il comparto degli shopper è di certo la più conosciuta ed ha richiesto più di un intervento da parte del legislatore. Attualmente tale

rinnovabili

Compostabile, le quattro caratteristiche

_

Con la EN 13432:2002 vengono indicate con chiarezza, a livello normativo, le 4 caratteristiche che un materiale deve possedere, in maniera congiunta, per poter essere definito compostabile: —— Biodegradabilità. Tale proprietà, valutata quantitativamente con un metodo di prova standard (EN 14046 anche pubblicato come ISO 14855), misura la conversione metabolica del materiale compostabile in anidride carbonica che, ai sensi della normativa europea, deve raggiungere almeno il 90% in meno di 6 mesi —— Disintegrabilità. Entro dodici settimane nel compost finale non deve essere presente alcuna contaminazione visiva, misurata con una prova di compostaggio su scala pilota o reale (EN 14045). Alla fine del periodo il compost viene vagliato con un setaccio di 2 mm di luce: i residui del materiale di prova con dimensioni maggiori di 2 mm sono considerati non disintegrati —— Assenza di effetti negativi sul processo di compostaggio. Tale requisito viene verificato con una prova di compostaggio su scala

reale o pilota —— Bassi livelli di contaminazione. Il livello dei metalli pesanti deve essere inferiore ai valori massimi predefiniti dalla normativa e non devono causarsi effetti negativi sulla qualità del compost. Sono infine tenuti in considerazione altri parametri chimico-fisici (pH, contenuto salino, solidi volatili, azoto, fosforo, magnesio, potassio) che non devono differire dal compost di controllo dopo la biodegradazione Alla normativa dettata dalla EN 13432:2002, nel 2006 è stata successivamente aggiunta la norma UNI EN 14995:2006 (Evaluation of compostability - Test scheme and specification) che specifica requisiti e procedure per la determinazione della compostabilità o il trattamento anaerobico dei materiali plastici con riferimento alle seguenti caratteristiche: biodegradabilità, disintegrazione durante il trattamento biologico, effetto sulla qualità del compost risultante. Per gli imballaggi si applica la UNI EN 13432.


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Tekneco Numero 14 | 2014

+ 500% gli shopper biodegradabili e compostabili ai sensi della EN 13432 o, in alternativa, quelli realizzati in carta, tessuti o prodotti con plastiche che presentino alcune caratteristiche attinenti lo spessore o la presenza, nella loro composizione, di una percentuale di materiale riciclato. Per comprendere al meglio la portata della normativa è fondamentale porre in evidenza la ratio dell’intervento legislativo, arrivato in un momento in cui in Italia venivano distribuiti (o venduti) circa 30 milioni di shopper al giorno, realizzati con materiali derivati da fonti fossili che, in parte, finivano per essere dispersi nell’ambiente. Questa circostanza ha creato la necessità di un pronto intervento del legislatore, anche al fine di ampliare e migliorare la raccolta della frazione organica che, per peso, rappresenta la parte più rilevante dei rifiuti urbani. Partendo da tali premesse, come posto in evidenza da Francesco Ferrante, vicepresidente del Kyoto Club e che da Senatore (dal 2006 al 2013) ha seguito in prima persona l’iter legislativo, gli obiettivi del Parlamento sono stati molteplici e, in parte, hanno portato risultati immediati. Innanzitutto si è perseguita, e già in gran parte conseguita, una vera e propria “rivoluzione antropologica” dei consumatori che hanno modificato i comportamenti,

portando con loro sporte riutilizzabili e rendendo quindi possibile la riduzione, fino al 50%, dei sacchetti monouso in circolazione. Si è poi voluta garantire ai consumatori l’immediata disponibilità di sacchetti adatti alla raccolta della frazione organica, riducendo così la presenza di impurità nel compost, grazie all’uso di sacchetti conformi alla EN 13432. Con la normativa sugli shopper peraltro - come sottolinea Ferrante - “conquistando l’interesse dell’Europa, si è data concreta spinta alla green economy e all’innovazione, premiando i prodotti realizzati senza l’utilizzo di materie prime derivate dai fossili che contribuiscono alla realizzazione di una società Low Carbon”. Attualmente rimane incerto, però, se siano applicabili le sanzioni pecuniarie previste dalla vigente normativa (da 2.500 a 25.000 euro, aumentate fino al quadruplo in talune ipotesi) a carico di chi distribuisce gratuitamente o a pagamento shopper non a norma. Il decreto ha infatti vincolato la sua entrata in vigore alla conclusione, con esito favorevole, della procedura di comunicazione alla Commissione europea, ai sensi della Direttiva 98/34/CE del Parlamento europeo e del Consiglio. Durante tale periodo Regno Unito e Olanda hanno inviato una comunicazione alla Commissione UE criticando il

▶ la previsione sulle bioplastiche

decreto italiano in quanto avrebbe violato le regole della libera circolazione delle merci. La Commissione non ha però emesso un espresso parere favorevole. Secondo Francesco Ferrante, la comunicazione dei due Stati ha fatto sì che sia intervenuto il cosiddetto “stand still” di due mesi, cioè «la Commissione, entro il 13 settembre scorso, avrebbe avuto tempo per impugnare il decreto italiano: ciò non è avvenuto e quindi lo stesso è entrato in vigore in quella data, con le sanzioni comminabili dal sessantesimo giorno successivo (13 novembre, ndr)». D’altro lato vi è però chi, di diverso avviso, ritiene che, non essendo giunte comunicazioni da Bruxelles, le multe non possano essere ancora comminate ai trasgressori. Al 25 di novembre, peraltro, non risulta che sia ancora stata applicata alcuna sanzione. Va comunque ricordato che, al di là dell’applicazione delle sanzioni, il divieto di distribuzione degli shopper non a norma è a tutti gli effetti in vigore. ◆

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LEGGI questo articolo anche sul sito di Tekneco: www.tekneco.it/1422

La produzione globale di bioblastica Per tipologia 2011

tonnellate (migliaia) 0

100

200

Biodegradabili PLA e miscele PLA Miscele d’amido

2016 300

0

400

250

500

750

Altre

1.000

Non biodegradabili

65

Prodotti di massa

116

Costruzione

2

3,6

Medico Farmaceutico

1

21

Ortocoltura e agricoltura

61

Applicazioni tecniche

95 612 134

83

Bottiglie

377

3.726 438

Altro packaging Altri

Altre

104

Catering

Bio-PET 30 Bio-PE

27

Fonte: http://en.european-bioplastics.org

1.018 52


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Ecologia | Le bioplastiche

Sacchetti e bottiglie che non sanno dove andare Dove mettere i prodotti in bioplastica quando non servono più? Per aiutare gli utenti finali a riconoscere i prodotti compostabili, il Consorzio italiano compostatori ha creato un apposito marchio di Veronica Caciagli

Riservato agli abbonati. riceverlo? attraversosapere il recupero concome procedimento di smaltimento elevati. Non essendo un ente a plastica è alla base di molti prodotti Vuoi di largo consumo: le caratteristiche di compostaggio industriale. Il CIC ha comin- di certificazione, il CIC ha intrapreso con www.tekneco.it/ricevi-tekneco ciato a interessarsi nel 2006 dei prodotti Certiquality la strada della certificazione, resistenza, facilità di utilizzo, econo-

L

micità ne hanno diffuso il consumo, senza però pensare che la contropartita è l’aumento di rifiuti, con un danno profondo per l’ambiente. Perciò lo sviluppo di prodotti che abbiano caratteristiche di biodegradabilità e compostabilità è un elemento di innovazione di grande importanza, nonché una novità di questo ultimo decennio. In parte questi materiali provengono dalla cosiddetta “chimica verde”, ovvero prodotti in bioplastiche che si decompongono durante il compostaggio e di cui l’Italia è leader mondiale. Altri manufatti, prodotti a partire da materiali tradizionali come la carta, i tessili, ecc, si sono affacciati sul mercato con nuovi utilizzi come, ad esempio, imballaggi vari, le buste per l’asporto delle merci e i sacchetti per la raccolta dell’umido. Quando facciamo la raccolta differenziata, molto spesso, capita di avere dubbi su dove gettare i rifiuti: nel caso delle bioplastiche, saper riconoscere i rifiuti compostabili dalle plastiche potrebbe essere un esercizio non banale. Proprio per aiutare gli utenti finali a riconoscere i prodotti compostabili, il Consorzio Italiano Compostatori (CIC) ha creato un marchio che contraddistingue i materiali e i prodotti finali compostabili, ovvero idonei ad essere trasformati in compost

compostabili, ovvero dal momento in cui questi manufatti hanno iniziato ad essere conferiti agli impianti di compostaggio; la “missione” del CIC è infatti di assicurare il massimo rendimento agli impianti ed evitare il conferimento di materiali denominati “biodegradabili”, ma che non sono effettivamente “compostabili”. Come sappiamo, sul mercato ci sono molti prodotti sedicenti biodegradabili, ma che non sono compostabili e che, una volta conferiti agli impianti, diventano rifiuti, con costi di cernita e

con lo scopo di valutare l’ “idoneità alla compostabilità”. L’utilizzo di questi materiali consente un notevole risparmio economico, in quanto viene eliminato il lavoro di cernita e vagliatura e l’avviamento allo smaltimento. Inoltre, l’ottenimento di un compost di più alta qualità consente una riduzione dell’impatto ambientale. ◆

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Compostabile CIC

Il marchio per materiali e prodotti finali compostabili

_

Marchio riconosciuto a materiali e prodotti che si decompongono naturalmente durante il processo di compostaggio, cioè in un ciclo di circa 90 giorni, come ad esempio le bioplastiche e la carta. Lo standard di riferimento è la norma UNI EN 13432, certificato da Certiquality. Finora i prodotti certificati con il marchio “Compostabile CIC” sono stati sacchetti, shopper, piatti, contenitori alimentari, posate e assorbenti igienici femminili; l’elenco completo è disponibile al sito web: www.compostabile.com


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Tekneco Numero 14 | 2014

www.assobioplastiche.org Come riconoscere le bioplastiche biodegradabili e compostabili

i loghi

Riconoscere i sacchetti per la spesa compostabili

200 micron per uso alimentare. Devono contenere il 30% di plastica riciclata 100 micron per altri usi. Devono contenere il 10% di plastica riciclata

100 micron per uso alimentare. Devono contenere il 30% di plastica riciclata

Riservato agli abbonati. 60 micron per altri usi. Vuoi sapere come riceverlo? Devono contenere il 10% di plastica riciclata www.tekneco.it/ricevi-tekneco Oltre all’italiana “Compostabile CIC”, ci sono altri simboli che attestano la compostabilità di un materiale o prodotto, come il belga Vincotte “Ok compost” e la tedesca Din Certco “Compostable”. Non sono invece compostabili e quindi non risultano conformi alla normativa EN 13432

Conformi

foto: yuma hori, flickr

Non conformi

2

4

PE-HD

PE-LD


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Ecologia | Le bioplastiche

OGGETTI, USI E APPLICAZIONI

Un piatto che vale un’olimpiade Persino alle olimpiadi di Londra piatti e bicchieri erano in bioplastiche italiane, ma sappiamo davvero quanti e quali prodotti sono oggi realizzati con questo materiale? E quali sono compostabili? Una breve guida

Cloe - Fiore della Ecoeurovet, piatto a sette scomparti in Mater-Bi

a cura di Letizia Palmisano

G

li ambiti di utilizzo delle bioplastiche sono molteplici e talmente vasti da trovare applicazione sia per la realizzazione di prodotti monouso che di beni durevoli. Va peraltro sottolineato che, per poter definire un prodotto biodegradabile e compostabile, non è sufficiente che lo stesso sia realizzato utilizzando bioplastiche, ma è necessario che si adottino le procedure appositamente previste.

esemplificativo, carta igienica, rotoli da cucina, fazzoletti, riviste, fino ai pannolini, agli assorbenti, ai rasoi e ai cellulari. Nel settore del packaging rientrano, inoltre, i film a bolle e gli espansi, come i riempitivi antiurto per il confezionamento di prodotti fragili. Uno degli utilizzi più conosciuti è, poi, quello relativo agli shopper per la spesa e alle federe per la raccolta dell’umido, ovvero la frazione organica e gli sfalci erbosi. Posate, bicchieri e...

Packaging

Tra le tipologie di prodotto che vengono più frequentemente realizzate con biopolimeri vi sono gli imballaggi e ciò ha spinto l’Unione europea ad emanare un’apposita normativa (EN13432), che indica i parametri di biocompostabilità per il packaging. La famiglia degli imballaggi “bio” spazia da quelli destinati ai prodotti alimentari freschi (come ad es. frutta, verdura, formaggi, biscotti, cereali) alle carte da bancone ‘spalmate’ di bioplastiche, dalle retine estruse e tessute - tipicamente utilizzate per confezionare agrumi ed aglio - agli imballi per usi non alimentari come, a titolo

Nel mondo del catering compostabile - oltre ai derivati da polpa di cellulosa come tovaglioli e alcune linee di piatti - con le tecnologie legate alle bioplastiche è stato possibile introdurre bicchieri per bevande fresche, spalmare con film i bicchieri di cartoncino per quelle calde (incluse tazze per caffè e cappuccini), realizzare coppette gelato, vaschette termoformate, cannucce, coperchi per bevande, barattolini di yogurt e posate di ogni tipo. Per le olimpiadi di Londra 2012 si è scelto di utilizzare stoviglie biodegradabili e compostabili: a vincere la gara, è proprio il caso di dirlo trattandosi di olimpiadi, è stata l’italiana Ecozema che, per il grande

evento sportivo, ha realizzato più di 100 milioni di pezzi. L’utilizzo di prodotti per il catering biocombustibili è stato spesso favorito anche dalle amministrazioni pubbliche locali, tramite lo stanziamento di fondi per l’acquisto di prodotti utilizzati nelle mense, nelle sagre e nelle feste pubbliche, ovvero mediante l’adozione del divieto di uso di stoviglie monouso “tradizionali”, lasciando, come alternative, piatti, bicchieri e posate lavabili o quelli biodegradabili e compostabili. Tra i maggiori vantaggi nella ristorazione collettiva - ove sia attiva l’apposita filiera - vi è la comodità di non dover scindere il piatto dai residui organici, conferendo tutto assieme nella raccolta dell’umido. Agricoltura e florovivaismo

In agricoltura le bioplastiche sono utilizzate soprattutto per la pacciamatura, ovvero lo strato di materiale che viene posto sul terreno attorno alle piante per mantenere l’umidità e il calore del suolo e prevenire la crescita delle erbacce, nella realizzazione di vasetti per la florovivaistica e corde realizzati in modo tale da potersi biodegradare nel suolo senza il rilascio di eventuali


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Tekneco Numero 14 | 2014

foto: novamont, flickr

Prodotti in Mater-Bi®, la bioplastica contenente risorse rinnovabili di origine agricola di Novamont

residui nocivi e garantendo un notevole risparmio di tempo. Igiene e...

Sono sempre di più i prodotti che potreste avere in bagno realizzati, in tutto o in parte, con biopolimeri. Assorbenti e pannolini certificati compostabili sostituiscono lo strato di plastica con un film di bioplastica. Vengono poi prodotti spazzolini e recentemente, grazie alla società svedese Tectubes, è stato realizzato il primo tubetto di dentifricio biodegradabile e compostabile, la cui sfida è tanto più ardua se ci si ferma a pensare che tale prodotto nasce per contenere, per un periodo medio-lungo, una sostanza chimicamente aggressiva come il dentifricio. EcoGadget, bambini e amici animali

Gli esempi di oggettistica sono davvero tanti. Si può spaziare dalle cover per il cellulare ai rivestimenti delle pen-drive o, sotto la voce “cartoleria”, annoverare righelli, temperini e penne di tutti i tipi, incluse quelle che “custodiscono” semi per un simbolico ritorno alla terra. Immancabili, ovviamente,

tra i gadget, troviamo i portachiavi. Per i più piccoli esiste un mondo colorato di mini-mattoncini con cui giocare attaccandoli tra loro con un po’ d’acqua e una spugnetta in maniera assolutamente ecologica ed atossica. Per bimbi e collezionisti, poi, un must è la collezione di soldatini realizzati in materBi®. Non si potevano poi escludere da questo ambito i nostri amici a quattro zampe: per aiutare la masticazione degli amici animali quale scelta migliore di un finto osso in bioplastica. La moda... delle bioplastiche

Tra i prodotti da annoverare vi sono delle cinture e bracciali ecologici in diverse fantasie e colori. Ma l’oggetto sicuramente più trendy è l’abito da sposa messo a punto interamente grazie ai biopolimeri: per realizzare gli 8 kg di tessuto sono stati impiegati 25 kg di risorse rinnovabili, in gran parte derivanti dall’amido di mais.

collaborazione tra Novamont e Goodyear è stato messo a punto un additivo tratto dall’amido di mais che sostituisce parte del nerofumo e della silice, solitamente contenuti nella mescola dei pneumatici, per realizzarne un nuovo tipo studiato per ridurre - come precisa Novamont - “in maniera sostanziale la resistenza al rotolamento (e quindi il consumo di carburante dell’autoveicolo), la rumorosità (inquinamento acustico), le emissioni di anidride carbonica (inquinamento atmosferico), nonché l’energia necessaria per il suo processo produttivo. (...) Oltre che nella produzione degli pneumatici, questi additivi possono essere utilizzati come filler nella produzione di gomme naturali e sintetiche per prodotti quali guarnizioni, cuscinetti, nastri trasportatori, pavimentazioni, nonché nel settore calzaturiero”. ◆

Bioplastiche in pista

Le bioplastiche hanno anche utilizzi a volte impensabili per i non addetti ai lavori. Dalla

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Ecologia | Le bioplastiche

scuola & formazione

Giochiamo al piccolo “bio-chimico” Bio-Chemix, la scatola che porta le bioplastiche e le bioraffinerie a scuola. Lo spiega Daniela Riganella, consulente rapporti istituzionali ed eventi di Novamont

di Veronica Caciagli

Come nasce l’idea di Novamont di una collaborazione con le scuole? Personalmente ho seguito l’impegno di Novamont nel supportare il laboratorio didattico all’interno di un festival scientifico, il “Perugia Science Fest” del 2012: consisteva nel riprodurre il ciclo del Mater-Bi in modo interattivo, per cui si mostravano le materie prime, le trasformazioni e tutte le fasi fino al processo di “disintegrazione” (un aspetto del compostaggio) delle bioplastiche. L’esperienza è stata successivamente ripetuta in altre occasioni. Parallelamente ho coordinato alcuni progetti che avevano l’obiettivo di far conoscere il mondo delle bioplastiche biodegradabili e compostabili anche nelle scuole, alla quale ha fatto seguito una collaborazione specifica con l’Istituto Tecnico Allievi di Terni. In genere le scuole si affacciano a progetti didattici extracurriculari per integrare, ampliare o magari rendere meno statica l’offerta formativa e didattica, per cui, partendo da queste esperienze e da una riflessione sull’educazione ambientale, è nato il percorso che ha portato a creare un nuovo strumento di comunicazione. Infatti, pensiamo che sia fondamentale insegnare alle nuove generazioni le conoscenze di base della “chimica verde”, una chimica in grado di rispettare l’uomo e l’ambiente. Non a caso la prima bioraffineria in natura è la pianta, che da molecole semplici ed elementari produce molecole estremamente complesse (polimeri naturali) in grado a loro volta di “tornare alla natura”, producendo zero rifiuti, ma anzi nutrendo la terra stessa. E proprio seguendo questo filo logico

dei processi naturali che vengono pensate le “bioraffinerie”, ovvero processi industriali in grado di produrre biomolecole e successivamente biopolimeri che potranno poi tornare alla terra, senza arrecare ulteriori danni. Tradurre questi concetti in un’offerta didattica non è semplice!

tecniche di comunicazione scientifica interattiva e usato in tutti i maggiori musei e festival scientifici, è risultato l’elemento chiave e di innovazione, con l’ambizione di unire l’educazione ambientale alla conoscenza tecnico-scientifica. Le prime esperienze hanno riguardato cinque scuole medie e superiori umbre e il laboratorio di scienze sperimentali di Foligno, con il coinvolgimento, in due anni, di almeno 500 studenti. L’esperimento chiave della prima fase del progetto consentiva di riprodurre il “saggio di disintegrazione” degli shopper (e quindi un aspetto della compostabilità del manufatto), imitando in modo molto semplificato quello che succede negli impianti di compostaggio. È molto semplice: basta mettere un pezzetto di film compostabile (shopper, sacco per la raccolta differenziata, ecc) montato in un telaietto da diapositiva, metterlo in stufa tra 40 e 50 °C ed aspettare che il materiale si disintegri. Da questo semplice esperimento i ragazzi hanno potuto notare che solo shopper o altri film con la scritta “Biodegradabile e compostabile certificato a norma EN13432” si disintegravano veramente, mentre gli altri manufatti “biodegradabili”, ma non compostabili, non si sono mai degradati e sono ancora intatti nella terra dopo 2 anni. Recentemente abbiamo creato un nuovo strumento per la didattica: il “Bio-Chemix”, una scatola didattica dedicata alla conoscenza delle bioplastiche e delle bioraffinerie, progettata e realizzata grazie al contributo di Novamont in collaborazione con ARPA Umbria, ITIS Allievi di Terni e Psiquadro. È un piccolo laboratorio-mostra itinerante

Riservato agli abbonati. Vuoi sapere come riceverlo? www.tekneco.it/ricevi-tekneco Quali difficoltà si incontrano parlando con gli studenti? I percorsi educativi devono essere strutturati in modo sinergico tra loro, con obiettivi e metodologie di lavoro integrati alla programmazione di base. Inoltre, quando si chiede ad un’azienda di interagire con degli studenti, è necessario prepararsi sul tipo di linguaggio da usare per le diverse classi di età o background formativo (es. licei, professionali, ecc.), altrimenti si rischia di proporre “la stessa Messa” per tutti. Infine, i repentini cambiamenti nella tecnologia, con la loro nuova nomenclatura, sono completamente assenti nel lessico didattico dei programmi tradizionali; diventa essenziale per i cittadini di domani comprendere il significato di termini come “chimica verde”, “bioraffieria” o più semplicemente la differenza tra “biodegradabile” e “compostabile”, tra “plastica” e “bioplastica”, tra “green economy”, “blue economy”, “bio economy” fino al “green washing”. Questo è il primo gradino per passare dal sapere al saper essere e saper fare. Com’è strutturata l’offerta didattica? Il progetto riguarda una serie di esperienze didattiche che illustrano in modo pratico la terminologia sopracitata. L’approccio esperienziale, preso in prestito dalle nuove


Riservato agli abbonati. Vuoi sapere come riceverlo? che servirà alle scuole di ogni ordine e grado materie prime. Ogni blocco concettuale è www.tekneco.it/ricevi-tekneco (dagli ultimi anni delle elementari fino alle corredato di esperimenti, prove che stimoli-

Bio-Chemix un piccolo laboratorio-mostra itinerante che servirà alle scuole di ogni ordine e grado (dagli ultimi anni delle elementari fino alle medie e superiori) per comprendere i processi fondamentali della ‘chimica verde’, una chimica in grado di rispettare l’uomo e l’ambiente..

Daniela Riganella

medie e superiori) per comprendere i processi fondamentali della “chimica verde”, una chimica in grado di rispettare l’uomo e l’ambiente. Come può essere utilizzata la scatola BioChemix nelle scuole? Bio-Chemix nasce come un aiuto alla didattica scientifica per tutte le scuole che sempre più si stanno orientando verso l’esplorazione di nuovi strumenti e contenuti in grado di apportare un ampio spettro di valori culturali, etici e ambientali al mero studio dei fenomeni chimico-fisici avulsi dal contatto con quanto ci circonda. Grazie a Bio-Chemix è possibile proporre una serie di attività didattiche modulari intorno all’idea di bioraffineria, con valenza didattica: sono strumenti in grado di favorire l’esplorazione autonoma dei fenomeni da parte degli studenti attraverso oggetti e materiali di uso comune, semplici strumenti da laboratorio ed esperimenti che possono essere utilizzati per uno o più percorsi didattici. Il concept del percorso ricalca e ripercorre il ciclo di vita degli oggetti e prodotti “a basso impatto ambientale”, dalle materie prime ai semilavorati, alle trasformazioni, per concludere con la bio-degradazione e dunque il ritorno alla disponibilità di nuove

no l’osservazione e il ragionamento scientifico, schede di approfondimento scientifico e culturale. Chi la può utilizzare, come pensate di ampliare? Al momento la scatola si trova all’interno della biblioteca dell’ARPA, anzi più precisamente si trova nell’esperimentoteca, composta di altre scatole didattiche progettate anni fa da Psiquadro (la società che ha seguito il nostro progetto), nell’ambito del progetto TerniScienza del Comune di Terni e del Progetto “ConoscienzAmbiente” di ARPA Umbria. Anche questo è un modo per far comprendere che la conoscenza è un valore unitario. Chiaramente la scatola è a disposizione di tutte le scuole che la richiederanno, previa disponibilità, e già altri musei/ mostre ci hanno chiesto di esportare questo tipo di esperienza. ◆

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foto: novamont

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Ecologia | Le bioplastiche Il volume “Bioplastiche: un caso studio di bioeconomia in Italia” delle Edizioni ambiente

Italia: un caso di bioeconomia Le bioplastiche come esempio di un’economia declinata verso l’ambiente e l’innovazione. Ne parla Walter Ganapini, membro del Comitato Scientifico dell’Agenzia europea per l’ambiente

di Letizia Palmisano

L

Riservato agli abbonati. sostenibilità, della manutenzione ter- processi produttivi e dei prodotti - finana normativa italiana sui sacchi per Vuoi sapere comedelriceverlo? l’asporto merci e la filiera di produ- ritorio - come ricorda il recente disastro che dei territori in cui insediarsi - sui merin Sardegna - e dell’innovazione amica cati globali si sono oggi unite associandosi zione delle bioplastiche sono oggetwww.tekneco.it/ricevi-tekneco in AssoBioPlastiche. La loro battaglia quoto di attenta osservazione in Europa dell’ambiente.

e anche oltre i confini comunitari quali esempi virtuosi a cui ispirarsi nell’ottica di uno sviluppo ecosostenibile. Il professor Walter Ganapini, già presidente dell’Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente e membro del Comitato Scientifico dell’Agenzia europea per l’ambiente, esperto di politiche ambientali, protezione del suolo e gestione dei rifiuti, ha recentemente pubblicato il saggio “Bioplastiche: un caso studio di bioeconomia in Italia” (Edizioni Ambiente), volume che dimostra come una politica pubblica possa stimolare l’innovazione di processo e di prodotto lungo tutto il ciclo di vita e testimonia la possibilità di modificare le abitudini di consumo dei cittadini e favorire l’ambiente. È un caso di successo tutto italiano, a cui ispirarsi. Quando, in Europa, si parla di Italia e di ambiente spesso si pensa alle numerose procedure di infrazione pendenti a carico del nostro Paese. Vi è, invece, un caso in cui l’Italia fa scuola: la normativa sugli shopper. Cosa ha di innovativo? Con il 14% di procedure d’infrazione in campo ambientale l’Italia è - e rimane - la “maglia nerissima” della UE. È un primato triste che la dice lunga sulla indifferenza delle classi dirigenti circa i temi della

La normativa sugli “shopper” ha radici lontane. A partire dalla scuola di Natta sino a Gardini, la chimica italiana ha conquistato un primato nel settore della trasformazione di sostanze organiche naturali. Tale strada ha condotto alla produzione di biopolimeri con i quali è possibile dar vita, tra le altre cose, a sacchetti biodegradabili e compostabili che ottimizzano il recupero di sostanza organica per i terreni agrari, partendo dalla raccolta differenziata “porta a porta” degli scarti alimentari e verdi a livello domestico. All’interno della filiera innovativa della chimica verde stanno le “bioraffinerie” il cui approvvigionamento avviene con materie prime rinnovabili presenti nel territorio, il tutto nell’ottica di una “BioEconomia”, vero modello di un cambiamento sostanziale dello sviluppo in un’ottica di sostenibilità . Nonostante le innovazioni positive, la normativa sui bioshopper, però, ha avuto non pochi problemi in Italia e non solo... La resistenza al cambiamento è molto forte in Italia, a partire dalla burocrazia per arrivare alla ricorrente mortificazione di opportunità di ricerca, sviluppo e di innovazione produttiva. Le imprese che hanno comunque voluto rispondere alla sfida di una nuova qualità ambientale dei propri

tidiana contro queste resistenze non si è certo conclusa, ma la loro costanza è stata premiata nel momento in cui l’amministrazione centrale ha assunto il nuovo orientamento giuridico del bando degli ‘shopper’ convenzionali, alla luce dei danni da essi arrecati alla biodiversità e all’ambiente, in primis quello marino. Il nodo cruciale da sciogliere riguardava un consolidato corpo di norme comunitarie attento a non ostacolare la libera circolazione delle merci: grande è stato il lavoro fatto per arrivare a far sì che il Commissario all’ambiente Janez Potocnik approvasse l’innovazione normativa italiana, e alla fine le ragioni dell’ambiente e della sostenibilità hanno prevalso. Quali sono i benefici che discendono dalla normativa sugli shopper, tali da identificarli come un caso italiano da essere preso ad esempio? Questo caso italiano di bioeconomia mostra un’innovazione virtuosa fra il settore delle bioplastiche e lo sviluppo della filiera del compost di qualità da rifiuto municipale raccolto in modo differenziato. Le connessioni tra questi mondi hanno consentito la messa in moto di una serie di comportamenti virtuosi e di collaborazioni tra diversi


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http://tinyurl.com/ganapinibioplastiche il link da cui è possibile scaricare il volume gratuitamente

Walter Ganapini

Questo caso italiano di bioeconomia mostra un’innovazione virtuosa fra il settore delle bioplastiche e lo sviluppo della filiera del compost di qualità da rifiuto municipale raccolto in modo differenziato.

Riservato agli abbonati. Vuoi sapere come riceverlo? www.tekneco.it/ricevi-tekneco interlocutori (imprese, istituzioni, enti di ricerca, associazioni di settore, società di consulenza, enti regionali), generando un tessuto connettivo ideale per promuovere il cambiamento di un modello economico, sociale e ambientale che si basa sull’uso efficiente delle risorse. Come è stata accolta la novità normativa da cittadini e commercianti? D’abitudine, in Italia, i cittadini hanno una maggiore sensibilità ambientale rispetto alle imprese e alle istituzioni. La messa al bando degli “shopper” convenzionali ha registrato un avvio difficile a causa di una reazione durissima di interessi economici legati alla produzione di sacchetti falsamente ‘biodegradabili’ e all’assenza di adeguate sanzioni che ora sono finalmente state fissate. C’era il rischio che l’Italietta della contraffazione prevalesse sull’Italia seria di chi innova a favore dell’ambiente. La confusione e la disinformazione hanno contribuito a generare seri problemi a carico della distribuzione e del commercio: ora, grazie alle prime serie ordinanze sindacali in materia

e con l’avvio di controlli e sanzioni, dovrebbe andare a regime un assetto virtuoso utile al Paese. Alcuni comuni sono andati oltre, mettendo al bando in sagre e feste piatti e bicchieri di plastica lasciando, come alternative, stoviglie riutilizzabili o quelle biodegradabili. Secondo Lei sarebbe possibile e auspicabile una normativa nazionale in tal senso? Tutte le iniziative serie che orientano stili di vita e consumo verso una maggiore efficienza nell’uso di risorse “finite” vanno nella giusta direzione: è importante che, all’affermarsi di approcci giuridici innovativi, corrispondano comportamenti coerenti di istituzioni e di enti pubblici locali, a partire dalla diffusione degli “Acquisti Verdi”, a quella delle buone pratiche come la raccolta differenziata ‘porta a porta’ e il compostaggio dei rifiuti organici. L’Europa si è recentemente dato un obiettivo: ridurre entro il 2020 dell’80% le borse “usa e getta” di plastica “leggere”, lasciando agli Stati membri un ventaglio di

soluzioni. Secondo Lei, il caso Italia verrà copiato in Europa? Molti Paesi membri - ma anche realtà extracomunitarie come l’Australia, gli Stati Uniti fino ai BRICS - stanno analizzando il “caso italiano” e sperimentando o progettando strumentazioni fiscali e normative analoghe. Abbiamo aperto una strada importante verso politiche industriali e comportamenti sociali davvero orientati alla sostenibilità. Da ambientalista desidero sottolineare che il “caso italiano”, di fatto, rappresenta la concreta attuazione del “Principio di precauzione” come motore del nuovo sviluppo, proprio ora che la tremenda crisi finanziaria, ambientale ed industriale su scala globale che stiamo vivendo rischia di mettere in discussione quel principio che è fondamentale per la sopravvivenza nostra e del Pianeta, come dimostrano gli effetti del cambiamento climatico in atto. ◆

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Soluzioni per l’involucro 64

L’alta tecnologia al servizio della progettazione antisismica Wienerberger offre una gamma completa di soluzioni per soddisfare qualsiasi esigenza costruttiva. Le soluzioni Wienerberger garantiscono una straordinaria resistenza strutturale rispetto agli eventi sismici e assicurano prestazioni tecnologiche d’avanguardia in termini di sicurezza in caso di terremoti. E’ stata così ideata un’intera gamma di sistemi in laterizio conformi ai requisiti per la progettazione in zone sismiche: si tratta di materiali pensati per rispondere perfettamente alle sollecitazioni anche durante le scosse. Tutte le soluzioni in laterizio proposte da Wienerberger rispettano i principi della bioedilizia e nascono per offrire ottime performance energetiche, selezionando solo materie prime naturali.

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Progetto

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Zero energia per la casa a Km (quasi) zero Progetto: Giovanni Traverso e Paola Vighy

Uno studio di architetti progetta il proprio atelier in collaborazione con il Dipartimento di fisica dell’Università di Padova, anticipando l’Europa e realizzando un edificio a consumi zero

I dati del progetto

VENETO

Costabissara Verona

Vicenza Venezia

di Gianni Parti

La casa a chilometri zero non esiste ancora, ma questo edificio ci si avvicina molto. Tutti i materiali che sono stati necessari per costruirlo arrivano da un raggio di non più di 70 chilometri. TVZEB, che sta per Traverso-Vighy Zero Energy Building, è la sede dello studio di Giovanni Traverso e Paola Vighy, i due architetti progettisti e fruitori dell’opera. Una sorta di atelier autosufficiente, creato in collaborazione con il Dipartimento di fisica dell’Università di Padova secondo le norme europee che dal 2020 vorranno edifici totalmente autosufficienti dal punto di vista energetico. «I legami che TVZEB ha stretto con il concetto di sostenibilità – spiega il sito dedicato – non si limitano ad essere di carattere energetico, ma seguono numerosi precetti di tipo progettuale: la sua culla tra le colline vicentine impone un naturale legame con il territorio, non solo dal punto di vista paesaggistico, ma anche fattivamente, nell’utilizzo di materiali prodotti nel raggio di pochi chilometri, nell’attenzione a dettagli cromatici e materici che siano facilmente assimilati dalla natura circostante, nel tentativo di insinuarsi con grande leggerezza sul terreno e di mantenere una caratteristica di transitorietà». TVZEB sarà completamente mantenuto dalle energie territoriali (combustione del legno del bosco, energia solare, geotermia)

che, coadiuvate dall’eccellenza in campo tecnologico di alcune aziende partner nel progetto, lo renderanno completamente autosufficiente. La vicinanza con un bosco ha segnato la strada del progetto da subito. L’atelier sarebbe stato costruito rivolto verso l’ambiente e in relazione costante con il contesto naturale che lo circondava. L’essere a ridosso di un’area naturale lo ha reso partecipe del cambiamento delle stagioni, dei ritmi solari e circadiani. «La conformazione dell’edificio – spiegano – e il suo orientamento sono tali da poter sfruttare il ciclo solare, beneficiando del calore dei raggi durante l’inverno, quando la posizione del sole fa sì che essi raggiungano l’ambiente interno, e proteggendosi nei mesi estivi attraverso la schermatura dell’incidenza dei raggi». La forma dell’edificio, per esempio, «è stata disegnata per massimizzare l’ingresso di radiazione solare diretta nei mesi invernali e per escluderla completamente nei mesi estivi». La luce naturale gioca un ruolo fondamentale nel progetto, sia in termini di condizioni climatiche interne, che in termini di comfort e benessere per gli occupanti dell’edificio visiva. L’edificio è stato concepito come un imbuto di luce diurna rivolto a Sud, con un design capace di massimizzare l’esposizione al sole durante i mesi invernali e riparare completamente dalla

Progettista Giovanni Traverso e Paola Vighy PARTNER Traverso-Vighy architetti, Dipartimento di fisica dell’Università di Padova, SIA Research Supporters Vetreria Romagna, Pesavento Legnami, Carretta Serramenti, Sunpower, Svea Group, Rehau, ORV Manufactoring Spa, MP3, Kieback&Peter, Coemar, Climaveneta Ubicazione Costabissara (VI) Tipologia intervento Nuova costruzione Destinazione d’Uso Edilizia PRODUTTIVA Anno di realizzazione 2013 Contatti Traverso-Vighy architetti Strada delle Querce, 22a - Pignare 36030 Costabissara (VI) - Italy tel. +39 0444 929056 fax +39 0444 939869 email posta@traverso-vighy.com www.tvzeb.org


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Le grandi vetrate consentono una migliore illuminazione e integrazione con il paesaggio del bosco

70 km ▶ la distanza massima da cui provengono i materiali per la costruzione

radiazione diretta durante i mesi estivi. Le pareti Nord e Sud dell’edificio, infatti, sono completamente vetrate per massimizzare la vista sul bosco (Nord) e l’apporto di luce naturale e calore invernale (Sud). Il serramento, svilupato ad hoc, è costituito da leggere travi reticolari che irrigidiscono i pannelli di vetro per resistere alla spinta orizzontale del vento. La facciata Sud, inoltre, è caratterizzata dal portico solare e dai tendaggi filtranti automatizzati del piano terra. La luce naturale viene, quindi, integrata con un sistema di illuminazione indiretta che utilizza una sequenza di barre LED, sviluppate da COEMAR, incassate a pavimento. La luce si riflette sulle pareti interne munite di pannelli di alluminio. Ogni barra combina luce da tre diverse sorgenti LED (bianco naturale a 4000 ° K , bianco freddo a 6000 ° K e ambra ) che emulano lo spettro di luce naturale. Le miscele, controllate da un sistema DMX, seguono lo spettro della luce naturale esterna e rendono possibili anche azioni correttive della temperatura di colore interna nei giorni di nebbia o neve. In altre parole, poiché il clima del Veneto è caratterizzato da estati calde e umide e inverni nebbiosi, l’illuminazione interna è stata progettata per fornire una calda luce artificiale nelle giornate nebbiose d’inverno e una fresca luce artificiale quando le giornate

sono più calde. Luce ma anche calore e così la regolazione della temperatura interna durante le mezze stagioni avviene attraverso l’apertura automatizzata di alcune aperture che, collegate a dei sensori, gestiscono la ventilazione naturale degli ambienti interni. Nel cuore dell’edificio, poi, una pompa di calore geotermica regola la temperatura dei flussi d’aria e d’acqua, sfruttando la vicinanza con il bosco e con la condizione microclimatica molto stabile del sottosuolo. D’inverno, oltre al materiale isolante, un assist particolare è offerto dal calore prodotto dai computer e insieme mantengono la temperatura costante. Conclude il lavoro una caldaia a legna (alimentata con le potature del bosco) che, collegata a pannelli radianti, distribuisce omogeneamente il calore in tutto l’edificio. Le pareti perimetrali e la copertura dell’edificio, infine, sono isolate con un doppio strato di 90 mm di lana di poliestere, prodotta da ORV, e derivante dal riciclo di circa 40.000 bottiglie di plastica. Il materiale, oltre ad essere un ottimo isolante termico ed acustico, viene prodotto, a differenza delle lane minerali, con un minimo impiego di energia.Il TVZEB sfrutta il sole anche per produrre energia vera e propria: un impianto fotovoltaico i cui pannelli, 16 in tutto, rivestono il tetto del secondo piccolo blocco, coprendo tutto l’impiego di energia


Progetto

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Le foto e le immagini di queste pagine sono tratte dal ricco sito che illustra il progetto www.tvzeb.org/


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Vento

Isolamento

Riscaldamento

Energia

Raccolta acqua piovana

elettrica di cui ha bisogno l’edificio per essere autosufficiente. La raccolta dell’acqua piovana, seppur non strettamente legata allo sviluppo dell’edificio a zero emissione, lo è nei principi che fondano l’impresa: come noto essa costituisce un bene prezioso e l’acqua piovana può essere gratuitamente impiegata in diversi utilizzi. Le fondazioni si posizionano in modo tale da costituire dei punti di scarico e favorire l’utilizzo di una struttura molto leggera costituita da materiali ecologici. Sulle fondamenta posa un solaio sospeso di metallo e calcestruzzo. Lo “scheletro” è costituito da portali in legno lamellare che sostengono anche il secondo livello. ◆

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Speciale Klimahouse


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Speciale Fiere | Klimahouse 2014

La casa efficiente riparte da Bolzano dii Andrea Ballocchi

Dal 23 al 26 gennaio l’appuntamento è a Bolzano per la nuova edizione di quella che è diventata la principale fiera del settore. Risparmio energetico, efficienza energetica, bioedilizia: sono tutti concetti che passano dall’appuntamento altoatesino e dalle soluzioni e novità presentate dalle aziende

C

lima ed energia sono fattori cruciali su cui si lavora a livello globale per apportare migliorie o cambi di rotta e puntare ad adottare strategie utili tese a una visione più ecosostenibile. L’Unione europea ha posto, ai vari Stati membri, dei paletti fondamentali a riguardo e lo ha fatto attraverso il Pacchetto ClimaEnergia 20-20-20, che stabilisce quali target raggiungere nel 2020: —— un aumento del 20% dell’efficienza energetica rispetto ai livelli attuali —— una riduzione del 20% delle emissioni di gas serra rispetto al 1990 —— una quota pari al 20% di energie rinnovabili sul totale La Commissione europea, da parte sua, sostiene il raggiungimento degli obiettivi: lo comprovano le misure presenti nel bilancio settennale, approvato, che fissa i tetti di spesa dell’Unione europea per il periodo 2014-2020 con investimenti che, almeno 23 miliardi di euro, andranno a finanziare progetti relativi anche ai settori delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica (oltre a smart grid, mobilità urbana e attività di ricerca e innovazione), col nuovo programma quadro, Horizon 2020, cui se ne aggiungeranno 6,5 miliardi di euro per iniziative in

queste aree d’intervento. Gli interventi prevedono importanti cambiamenti nel quadro normativo che passano attraverso la direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici (2010/31/EU), che introduce nuovi standard e riferimenti per le politiche del settore, come gli edifici ad impatto energetico quasi zero; e la direttiva sull’efficienza energetica (2012/27/EU) che, tra le altre misure, stabilisce l’obbligo per i Paesi membri di ristrutturare ogni anno il 3% degli edifici pubblici utilizzati dell’amministrazione centrale. Per raggiungere questi obiettivi occorre uno sforzo congiunto di tutti i settori economici, a partire da quelli più energivori, tra cui si colloca il settore edile, come ha sottolineato ANCE presso le Commissioni riunite Ambiente e Attività produttive della Camera dei Deputati, nell’ambito dell’Indagine conoscitiva sulla green economy. Anche per questo, la Commissione europea ha destinato all’edilizia un ruolo centrale, individuando l’edilizia sostenibile come uno dei sei “lead market” del futuro, cioè i mercati con grandi potenzialità di sviluppo anche in termini di occupazione e nuove figure professionali, insieme alle energie rinnovabili e al riutilizzo dei materiali.

Klimahouse nel segno del risanamento energetico

Edilizia non vuol dire certo solamente nuove costruzioni: anzi, la ricerca di soluzioni innovative per il risanamento energetico degli edifici e la riqualificazione dell’immenso patrimonio del costruito sono le principali sfide che il mondo dell’edilizia dovrà affrontare nei prossimi anni. In questo contesto articolato si inserisce la nona edizione di Klimahouse, fiera internazionale per l’efficienza energetica e il risanamento in edilizia (Fiera Bolzano, 23-26 gennaio 2014). Klimahouse, con l’odierna edizione, si propone di evidenziare e valorizzare nuove risposte al problema della riduzione del consumo di energia degli edifici, al fine di migliorarne la qualità abitativa e di aumentarne il valore immobiliare. Nove anni di impegno nell’anticipare le nuove influenze internazionali l’hanno resa il punto di riferimento nel panorama fieristico italiano sulle tematiche dell’edilizia


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www.fierabolzano.it/klimahouse/ Il sito della manifestazione che si terrà dal 23 al 26 gennaio 2014 a Bolzano

Immagini di Klimahouse 2013 (Foto: Fiera Bolzano Spa)

sostenibile. A confermare questa considerazione è la partecipazione, sempre più sentita, delle aziende che vedono in Klimahouse l’occasione per allacciare interessanti contatti e scambiare idee con altri operatori del settore. Novità e soluzioni: la parola alle aziende

A questo proposito Tekneco ha voluto sentire direttamente alcune tra le più significative aziende presenti per scoprire in anteprima soluzioni e novità che saranno presentate proprio alla rassegna fieristica bolzanina. Hoval

Le novità in casa Hoval non passano solo da soluzioni tecnologicamente avanzate per il riscaldamento e il benessere in ambiente, ma anche dal web. Partiamo subito dai prodotti. Come spiega Elena Scordamaglia, responsabile marketing

e comunicazione, i riflettori al Klimahouse saranno puntati sui sistemi di ventilazione meccanica controllata e sul loro abbinamento anche con le pompe di calore, con attenzione quindi a un nuovo modo di fare edilizia efficiente e all’utilizzo di energie rinnovabili. In particolare va evidenziato il sistema di ventilazione meccanica controllata Hoval HomeVent che, rispetto ai sistemi tradizionali sul mercato, conta su un recuperatore entalpico, che consente di gestire anche l’umidità in ambiente e di ottenere rendimenti maggiori. Veniamo alla novità web: «Presenteremo la nuova versione di Rivalue (www.rivalue. it), portale della riqualificazione energetica degli edifici, che sarà caratterizzato da una veste grafica rinnovata e da una parte contenutistica arricchita anche con news aggiornate sul tema. Oltre allo strumento di calcolo per il risanamento completamente rinnovato, più intuitivo e funzionale, un’altra novità sarà la molteplice possibilità di accesso

mirata a differenti tipologie di utenti: privati, professionisti o pubblico». Saranno previste diverse modalità di navigazione e applicazioni utili, come quella del software di calcolo dei costi per la riqualificazione, ottenendo importanti informazioni come il tempo necessario per l’ammortamento delle spese, la classe energetica ricalcolata del proprio edificio e le possibilità di detrazione fiscale. «Per esempio, impostando località e parametri dell’edificio, anche senza sapere dove intervenire, è possibile stabilire un budget con il quale il software calcolerà le proposte di interventi mirati e più sensati per contare su un effettivo ritorno in termini di efficienza», spiega ancora Scordamaglia. Si tratta di uno strumento utile non solo al privato, ma anche al progettista che potrà preparare un progetto completo da presentare al cliente e anche a un ufficio tecnico di un comune con diversi edifici da riqualificare.


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Speciale Fiere | Klimahouse 2014

Rubner

È davvero un’occasione particolare l’edizione 2014 di Klimahouse per Rubner Haus, storica realtà produttrice di case in legno. Particolare perché festeggia qui, all’interno di una rassegna che l’ha vista sempre presente e protagonista, il suo 50esimo anniversario. Sono stati 50 anni di fervida attività, spiega l’Amministratore Delegato Werner Volgger, durante i quali l’azienda altoatesina «Ha costruito 15.000 edifici mono o bifamiliari in tutta Italia, frutto dei costanti investimenti in ricerca e sviluppo che le hanno consentito di migliorare il proprio know how tecnico». I primati sul fronte dell’innovazione, della qualità tecnico-strutturale, delle certificazioni e dei controlli di qualità garantiti agli utenti finali sono, infatti, le prerogative che da sempre hanno spinto Rubner Haus a individuare nuove tecnologie e nuove applicazioni di questo materiale, che si conferma capace di rispondere alle più evolute esigenze di comfort, di perfomance energetiche e di sicurezza. «Oggi siamo l’unica azienda europea a offrire quattro differenti soluzioni costruttive per soddisfare con flessibilità qualsiasi richiesta: Blockhaus per case in legno massiccio, Residenz per case in pannelli con struttura portante in legno a traliccio, Casablanca per case in legno massiccio intonacato e Soligno-Rubner per case 100% bio, prive di collanti e parti in ferro», afferma l’AD con giustificato orgoglio. La grande competenza aziendale nel settore e la sua forte convinzione nelle potenzialità del legno si possono esemplificare in Prospettive Legno, un’esposizione permanente dedicata al legno e al suo impiego in architettura all’interno del Rubner Center di Chienes. Rubner Haus, prima azienda italiana certificata “CasaClima”, non solo ha fatto suoi concetti quali bioarchitettura, comfort abitativo ed ecologia, ma è fortemente rivolta all’aspetto tecnologico e innovativo. Una conferma di questo aspetto viene dalla collaborazione col team “RhOME for denCity” dell’Università degli Studi di RomaTre che si declinerà con l’ambizioso compito, da parte di Rubner Haus, di tradurre il prototipo abitativo del team nazionale “RhOME” in un vero e proprio edificio da presentare al Solar Decathlon Europe 2014, il prestigioso award ideato dal Department of Energy del governo americano. Alla competenza, al notevole bagaglio tecnico ed esperienziale, all’elevata qualità

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e sicurezza delle soluzioni dell’azienda di Chienes, si aggiunge anche l’estrema duttilità progettuale. Un esempio in questo senso è Sara, il nuovo concept abitativo che si contraddistingue per la sua capacità di coniugare sostenibilità ambientale con un ottimo rapporto qualità/prezzo. Inpek

Facciate ventilate personalizzate, su misura per soddisfare i gusti del cliente, garantendo sempre i più elevati standard di longevità, sicurezza e biocompatibilità: su questi presupposti si caratterizza la presenza a Klimahouse 2014 di Inpek, azienda altoatesina, specializzata nello sviluppo di soluzioni architettoniche per le facciate ventilate, rivestimenti esterni e frangisole con pannelli HPL e pannelli in fibre di roccia basaltica. Delle novità presentate ce ne parla il

responsabile vendite, Davide Veronese: «Per quanto riguarda HPL di Inpek le novità saranno rivolte verso nuove superfici lucide, opache e strutturate, nuovi colori e tecnologie di imprinting per esterni, grazie a cui è possibile realizzare delle stampe digitali con immagini personalizzate, offrendo tutte le garanzie che da sempre Inpek propone al mercato. Altra novità è Hexa, gamma di pannelli per pavimenti da esterni con HPL Fundermax: si tratta di pannelli in laminato con tecnologia per la realizzazione all’esterno e superficie antiscivolo per pavimentazioni». Un pensiero va anche al Klimahouse Trend, riconoscimento assegnato anche a Inpek per Rockpanel: si tratta di pannelli di rivestimento esterno in fibre di roccia basaltica. «Sono diversi i pregi: l’estrema leggerezza, le proprietà ignifughe, la resistenza ai raggi UV


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1 Finestra in PVC/Alluminio KF500 di Internorm 2 Caldaia a cippato e a pellet T4 di Froeling 3 Hoval Homevent 4 La casa design esposizione costruita in cima

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alla nuova sede della Wolf Haus a Vipiteno 5 Il sistema FX.12 di Prefa utilizzabile sia in copertura che in facciata come in questa immagine 6 Pannelli in fibre di roccia basaltica di Inpek premiati con Klimahouse-TREND 2013

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completa di pompe di calore aria-acqua». In tema di impianti, il manager prevede quale sarà la sfida del settore: l’integrazione dei sistemi. «Wolf sta già lavorando all’integrazione di tutti i sistemi a livello di regolazione elettronica, con un’unica soluzione, prodotta e sviluppata direttamente dalla nostra casa madre, capace di spaziare dai sistemi di ventilazione alle pompe di calore e alla cogenerazione, fino ad arrivare alle caldaie». Internorm

e il mantenimento del colore. Inoltre possono essere piegati a freddo, offrendo così un’estrema duttilità e libertà di progettazione – evidenzia Veronese –. Ulteriore dote offerta da questi pannelli di Inpek è quella di poter scegliere tra una gamma cromatica pressoché completa, garantendo resistenza e inalteralibità del prodotto senza necessità di grandi manutenzioni nel tempo». Wolf Italia

È presente per la prima volta al Klimahouse Wolf Italia, attiva nella diffusione di prodotti per il riscaldamento e l’energia solare della casa madre tedesca. Come evidenzia Gianluca Tucceri, responsabile marketing Wolf Italia: «In occasione di Klimahouse daremo particolare evidenza al settore della ventilazione meccanica controllata unitamente a tutti i prodotti per il riscaldamento,

quindi dalle pompe di calore aria-acqua, per arrivare alle caldaie a condensazione, fino al solare termico. Klimahouse 2014 è la nostra prima opportunità di presentare le nostre novità nel settore termotecnico». L’esordio in Italia è motivato dal fatto che Wolf ha acquisito in toto l’importatore italiano e quindi ha rivisto la propria strategia marketing e commerciale, focalizzando l’attenzione sul nostro Paese, che per la società tedesca rappresenta uno dei mercati principali. Per quanto riguarda, più nello specifico, le soluzioni di ventilazione meccanica controllata, «presenteremo impianti per applicazioni residenziali e anche per spazi più grandi, quali uffici di grosse dimensioni – illustra Tucceri –. Esporremo delle macchine in grado di riscaldare o raffrescare spazi a partire da 150 metri cubi/ora fino ai 5800 metri cubi/ora. Inoltre, esporremo una gamma

Sono tre le novità che Internorm presenterà al Klimahouse 2014. A illustrarle è l’Amministratore Delegato Daniele La Sala. «Innanzitutto va segnalata la finestra in PVC con VMC integrato di nuova generazione, una nuova finestra in legno–termoschiuma e alluminio in quattro varianti di design con triplo vetro di serie e una nuova porta alzante scorrevole in PVC con triplo vetro di serie e design moderno con prestazioni al top della categoria». Altra novità è la nuova doppia finestra in PVC/alluminio denominata KV440: «essa poggia su un innovativo sistema a cinque camere con inserto opzionale in termoschiuma altamente isolante. Dispone di serie di canalina ISO (warm edge) e basso emissivo LIGHT, fissato al telaio in modo continuo e ininterrotto grazie alla tecnologia FIX-O-ROUND per maggiore stabilità e più elevata sicurezza antieffrazione, oltre che per migliori performance di isolamento termico e acustico del serramento. KV 440 presenta una piacevole estetica interna, grazie alla ferramenta completamente nascosta (a vista a richiesta) e agli scontri di chiusura di design e risulta perfettamente integrabile in modo armonioso con l’architettura d’interni a seconda delle linee, tese, arrotondate o tradizionali, proposte per profili e fermavetro», illustra La Sala. L’attenzione alla qualità e all’innova-


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Speciale Fiere | Klimahouse 2014

zione ha portato l’azienda austriaca a proporre soluzioni sempre più interessanti, come confermato dal premio Klimahouse Trend per una finestra in PVC con ventilazione meccanica integrata: «Si tratta della KF 500, particolarmente indicata per interventi in ristrutturazione – afferma l’AD –. È una soluzione capace di offrire un comfort abitativo elevatissimo in un contesto comunque di risparmio energetico molto formante».

vetri per l’edilizia e nella produzione di vetrate isolanti multifunzionali SANCO®: «A questa edizione presenteremo, in particolare, una vetrata isolante tripla, composta di due vetri stratificati molto sottili, 2+2 con pvb 0,38, basso emissivi della tipologia EN2plus – spiega Francesca Righetti –. Il vetro basso emissivo di tipo EN2 plus è lo standard della nostra produzione, ed è un vetro molto chiaro, che nella composizione 4-16ar-4En2 plus ha valori di trasmissione luminosa e fattore

solare più elevati mediamente del 2% rispetto agli equivalenti vetri in commercio. Può essere una buona soluzione per il vetro delle finestre del residenziale, in quanto presenta molti vantaggi: valori di trasmittanza molto bassi, da 1,1 in vetrata doppia a 0,6 in vetrata tripla; elevata trasparenza, data la trasmissione luminosa elevata; ottimi valori in vetrata tripla, TL 74%, FS 51% , trasmittanza fino a 0,6 W/mqK; classe di sicurezza, 2B2; migliore abbattimento acustico di 2-3 dB,

Alpi Fenster

Un velo di sorpresa aleggia sulle novità in casa Alpi Fenster, che presenterà due nuovi prodotti e che ha fatto dell’innovazione e dello sviluppo continuo sue prerogative basilari. Basti considerare ALPIfinestra K40, dove telaio e anta vengono incappottati, rimanendo a vista solo il vetro e la parte inferiore della finestra. «Con questa soluzione raggiungiamo valori elevati di trasmittanza termica fino a Uw 0,70 W/m²K (con triplo vetro)», spiega Ulrich Kohl, responsabile marketing aziendale. «Con questo tipo di soluzioni si vuole evidenziare il benessere abitativo e il comfort che, insieme ai vantaggi dati dall’efficienza termica e dal nostro sistema d’installazione impermeabile, impedisce irradiazioni sgradevoli di freddo, lasciandolo all’esterno e creando un’atmosfera accogliente con lastre “calde”». Alpi Fenster da anni punta su soluzioni di sistema complete, sul fatto di essere in grado di offrire al cliente tutto da un unico partner. In tema di ricerca e sviluppo l’attenzione dell’azienda si basa su molteplici aspetti, primo dei quali la formazione: «puntiamo sulla formazione regolare dei nostri consulenti tecnico-commerciali, in altre parole sulla loro competenza. Un altro elemento sul quale puntiamo sono proprio le soluzioni di sistema. In tanti possono vendere una singola finestra, ma sviluppare insieme al cliente ed al progettista la soluzione individuale per le sue esigenze con la combinazione dell’installazione del serramento e del sistema di oscuramento è già più complesso. Ed infine, ormai da anni, continuiamo ad occuparci direttamente dell’installazione, con professionisti regolarmente formati». GlasMüller

Punta su luminosità e prestazioni la novità a Klimahouse 2014 della GlasMüller, storica (ha appena compiuto 100 anni) azienda specializzata nella produzione e commercio di

klimahouse

Le novità del 2014

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Klimahouse, fiera internazionale per l’efficienza energetica e il risanamento in edilizia, torna a Fiera Bolzano dal 23 al 26 gennaio 2014 con un programma sempre più ricco di novità ed iniziative esclusive come il “GO TO KLIMAHOUSE 2014…!” Il concept fieristico di Klimahouse, sempre più dinamico, prende forma anche grazie al ricco programma di eventi formativi e informativi che si affiancano all’offerta di un ampio spazio espositivo, allestito con le ultime novità di oltre 400 aziende. Dal 24 al 25 gennaio si svolge il tradizionale appuntamento con Il Congresso Internazionale organizzato da Fiera Bolzano in collaborazione con l’Agenzia CasaClima. Con il titolo “Costruire con Intelligenza”, l’evento propone numerosi approfondimenti sui temi più attuali e discussi nell’ambito della bioedilizia, grazie alla partecipazione di illustri ospiti di fama internazionale. Venerdì 24 gennaio il Prof. Werner Sobek, Studio di architettura Werner Sobek di Stoccarda, focalizza il suo intervento su “Il concetto delle Case Attive” mentre l’Arch. Martin Rauch, Lehm Ton Erde Baukunst di Schlins, si concentra sul “Costruire in terra cruda: tra innovazione e tradizione”. A seguire lo speech dell’Arch. Gaetano Fasano, Enea, analizza le prospettive future dell’efficienza energetica nell’edilizia orientate verso la realizzazione di edifici a consumo quasi zero. Sabato 25 spazio al risanamento energetico: l’Univ. Prof. Mag. Arch. Boris Podrecca, Studio di architettura Boris Podrecca di Vienna, ne illustra le sfide e le opportunità, mentre il Prof. Giovanni Caudo, Assessore alla Trasformazione Urbana di Roma Capitale, propone una case history sul “Protocollo della qualità urbana di Roma Capitale”. I trend vincenti a Klimahouse Valorizzare aziende esemplari fortemente innovative sul fronte dell’abitare sostenibile, è la finalità per cui è nato Klimahouse Trend, l’award legato alla manifestazione fieristica bolzanina. Un riconoscimento, da Fiera Bolzano in collaborazione con il Gruppo 24 ORE, per quelle aziende che, in occasione di Klimahouse 2013, hanno presentato materiali o sistemi costruttivi in grado di coniugare tecnologia e soluzione formale, confermando elevate caratteristiche di risparmio energetico. Per l’edizione 2013 il riconoscimento è stato assegnato alle seguenti aziende: 1a categoria: “Involucro opaco”: Inpek, Naturalia Bau e Pontarolo Engineering 2a categoria: “Involucro trasparente”: Internorm, Finstral e L’Infisso 3a categoria: “Integrazione energia - architettura”: Alpewa, Clivet, Eurotherm 4a categoria: “Integrazione automazione-architettura”: myGekko, Hella e OET GmbH/Srl 5a categoria: “Comfort Interno”: Sto, Aktarus e Röfix 6a categoria:”Tecnologie Costruttive”: Wolf Haus, Progress e C&P Costruzioni


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rispetto alla vetrata isolante composta di vetro monolitico di pari spessore». L’azienda bolzanina punta, inoltre, sulla consulenza: «vogliamo consigliare il vetro con i valori tecnici più adatti per ogni immobile, in funzione della sua ubicazione e della sua esposizione, nel rispetto delle normative vigenti in merito alla sicurezza nelle applicazioni vetrarie e nel rispetto del Regolamento dei Prodotti da Costruzione (CPR 305/11), entrato in vigore l’anno scorso. A questo proposito, presenteremo in Fiera anche la Dichiarazione delle prestazioni, che viene inviata ai clienti ogni volta che ricevono un nostro vetro». Fröling

Cresce l’attesa per le due novità dell’azienda austriaca specializzata in sistemi di riscaldamento completi, dalla soluzione efficiente per l’immagazzinamento e il caricamento di combustile per passare alle caldaie, comprensive di accumulatori e scambiatori di calore, fino alla regolazione. Ce le illustra Horst Mayr, Amministratore Delegato Fröling: «A Klimahouse 2014 proponiamo una nuova caldaia a pellet da 20 kW, mod. P1-20, molto compatta e modulare, da trasformare in sala caldaia (accessori di sicurezza, gruppi idraulici, boiler, ecc. a bordo macchina). Inoltre presentiamo una caldaia a cippato da 150 Kw mod T4-150, compatta e dal prezzo molto interessante». La direzione scelta dall’azienda è quella di puntare su caldaie molto compatte a dimensioni minime e prezzi quanto più contenuti possibile. Inoltre sta lavorando su sistemi di produzione di corrente elettrica tramite cogenerazione a gassificazione di cippato. Prefa

Klimahouse è l’occasione per presentare le novità 2014 anche per Prefa, che gioca le sue carte vincenti sulle proprie coperture e facciate, soluzioni conosciute e apprezzate dal mercato grazie alle loro peculiarità e ai loro pregi: oltre che resistenti alle intemperie, corrosione e rottura, sono leggere grazie all’utilizzo dell’alluminio. Si prestano quindi in maniera ideale per la ristrutturazione. Tra l’altro, l’alluminio è atossico e riciclabile e l’alta qualità della verniciatura P.10 garantisce una stabilità del colore per 40 anni. Grazie a queste caratteristiche, queste coperture e facciate sono ideali per realizzazioni ad alta quota e in ambienti estremi, grazie alla loro resistenza, ma al contempo nascono per l’utilizzo nel residenziale, dove trovano i

loro punti di forza nell’estetica, nell’ampia gamma di colorazioni e creatività architettonica. Ed è appunto su questi aspetti che si evidenziano le novità presentate in occasione della rassegna di Bolzano. Come spiega Mike Bucher, Amministratore Delegato di Prefa: «Innanzitutto, la colorazione marrone rame verrà proposta in qualità P.10 e permetterà di integrarsi al meglio nei paesaggi del Centro Italia. Ulteriore novità è rappresentata dall’aggiunta dei pannelli fotovoltaici classici integrati e non integrati nella gamma prodotti Prefa come accessorio per la copertura». Finstral

Per l’azienda altoatesina, specializzata in infissi e serramenti, l’edizione di Klimahouse 2014 sarà focalizzata in particolare sul sistema di serramenti in alluminio FIN-Project: «Presenteremo integrazioni e migliorie sulla gamma di questo nuovo prodotto, sul mercato italiano da poco più di un anno circa, per arricchirlo dal punto di vista tecnico e applicativo», illustra Luca Gobbetti, della direzione vendite. La qualità di finestre e porte FIN-Project deriva dalla combinazione delle capacità isolanti dei profili pluricamera in PVC, con cui viene realizzato il corpo centrale portante del serramento, con la resistenza dell’alluminio, impiegato per il rivestimento interno ed esterno. Straordinarie le prestazioni: a seconda della soluzione scelta, il sistema arriva a garantire un Uw pari a 0,83 W/m²K. In funzione delle differenti esigenze progettuali, Finstral propone diverse tipologie di ante e tre sistemi scorrevoli. In particolare l’anta accoppiata Twin-line Nova con la veneziana integrata fra i vetri assicura proprietà di isolamento termico ed acustico particolarmente elevate – ha portato a Finstral il prestigioso premio “Klimahouse Trend 2013” per la categoria “Involucro trasparente”. Altra importante novità, in occasione di Klimahouse, sarà la presentazione di una brochure tecnica per illustrare i principali aspetti tecnici in vista della rinnovata norma UNI 7697 sui criteri di sicurezza delle applicazioni vetrarie e sugli utilizzi dei vetri in edilizia. «Nel secondo trimestre 2014 scatterà l’obbligo di inserire dei vetri di sicurezza non più solo in determinati segmenti di mercato, ma anche nelle residenze private. Quindi anche in questo comparto si dovrà contare su finestre che dispongano di vetri temprati, se non stratificati antinfortunistici. Si tratterà di una grossa innovazione anche

in termini di mercato», aggiunge il tecnico Finstral. L’azienda a questo riguardo si è mossa in anticipo: è infatti in corso di completamento una nuova unità produttiva in Valsugana, in provincia di Trento, appositamente dedicata. Wolf Haus

Soluzioni abitative all’avanguardia e attenzione al design. Su queste due direttrici si caratterizzerà la visione strategica di Wolf Haus in occasione di Klimahouse 2014 e per l’anno appena cominciato. Come spiega l’Amministratore Delegato, Kurt Schoepfer, «Wolf Haus negli ultimi anni ha collaborato con molti architetti per sviluppare soluzioni abitative all’avanguardia che sappiano coniugare bioedilizia, tecnologia ad alta efficienza energetica e design». In occasione di Klimahouse Wolf Haus presenterà anche la nuovissima casa esposizione posta proprio in cima alla nuova sede della Wolf Haus a Vipiteno, «che integra il meglio della nostra tecnologia costruttiva e costituisce un meraviglioso esempio di design avveniristico». Per quanto riguarda l’anno appena cominciato, secondo Schopfer «Per la Wolf Haus sarà incentrato proprio sul design. Infatti, riteniamo che questa sia la nuova frontiera delle costruzioni in legno». Wolf Haus è stata una delle aziende premiate nell’ultima edizione di Klimahouse Trend, nella categoria dedicata alle tecnologie costruttive, per “CasaEnergyPiù 2.0: l’evoluzione dell’abitare”. «CasaEnergyPiù 2.0 rappresenta l’evoluzione del concetto abitativo, che abbiamo introdotto per primi, di una casa che produce più energia di quanta ne consuma». La versione 2.0 di questo esclusivo concetto abitativo, che è possibile coniugare su qualsiasi progetto Wolf Haus, si avvale di una domotica all’avanguardia che, grazie alla più innovativa tecnologia in legno e a una progettazione integrata all’avanguardia nel settore, gestisce la casa automaticamente, rispondendo in maniera intuitiva alle esigenze del cliente, ottimizzando il comfort abitativo, il benessere e la salubrità della casa, e controllando attivamente la sicurezza. ◆

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shop

Freddo responsabile

Cree ha presentato un nuovo apparecchio a Led, il CPY250, per applicazioni a pensilina e plafone che ha un’efficacia superiore del 50% rispetto ai sistemi a ioduri metallici (MH) e con performance complessive superiori del 10% rispetto alle soluzioni a Led già presenti sul mercato. La nuova serie CPY offre un’illuminazione ottimale in molteplici tipologie di applicazione, a pensilina e a plafone, tra cui stazioni di servizio, siti industriali e di produzione. «Gli energy manager sono costantemente impegnati nella sfida di ridurre i costi operativi e garantire allo stesso tempo un’illuminazione sicura e invitante - spiega Massimo Targetti, Managing Director di Cree Europe -. Questi apparecchi di illuminazione a Led ad alto rendimento, non solo raggiungono performance superiori rispetto alle soluzioni a ioduri metallici, ma consentono anche un investimento iniziale ridotto». sf

Epta, azienda attiva nel settore della refrigerazione, ha presentato il suo primo Corporate Social Responsability Report che integra responsabilità sociale, identità e cultura aziendale. Il report è stato redatto secondo due parametri fondamentali quali trasparenza e massima obiettività ed è stato certificato dal TUV Austria Cert GmbH - società internazionale che si occupa di sistemi di certificazione per la sicurezza, la qualità, l’ambiente e l’igiene. «Crediamo che il CSR Report abbia un ruolo centrale all’interno della filosofia di Epta, quale esemplificazione concreta dei nostri principi ed espressione massima del nostro modo di essere e di agire come Azienda», commenta Sergio Chiostri, amministratore delegato di Epta.

CREE

EPTA

www.cree.com

www.eptarefrigeration.com

Illuminazione efficiente

Riciclo intelligente Eurven ha presentato la nuova linea di riciclatori incentivanti che sono in grado di riconoscere il colore delle bottiglie di plastica, differenziarle in modo automatico, pesare il materiale conferito, inviare un sms o una e-mail per avvisare il gestore quando il contenitore è pieno, indicare il tragitto più breve per raggiungere la postazione di riciclo, ma soprattutto di erogare buoni spesa o coupon per il gesto ecologico effettuato. «La nostra mission è sempre stata, e sempre sarà, quella di realizzare dei sistemi innovativi ed efficienti, per dare il nostro contributo ad un settore che può ancora crescere tanto. dice Carlo Alberto Baesso, general manager di Eurven - La nuova linea Gold va proprio in questa direzione: rendere la filiera della raccolta rifiuti più agile e semplice per tutti, soprattutto in termini di riduzione delle emissioni nocive». sf

I moduli solari di lunga durata Centrosolar Centrosolar ha messo in commercio i nuovi moduli fotovoltaici S-Class Vision, caratterizzati innanzitutto da un incremento di rendimento garantito del 25% in più rispetto allo standard di settore. Secondo numerosi esami effettuati, questi prodotti sono più resistenti alle sollecitazioni e alle influenze ambientali, assicurando quindi una maggiore affidabilità e un aumento di vita del modulo fino al 33% in più rispetto ai prodotti standard in commercio e garantendo una produzione lineare per oltre 40 anni. In particolare, le celle solari sono poste sull’asse neutro, in un doppio strato di vetro ed Eva (etilene vinil acetato) che le proteggono e le rendono particolarmente resistenti a trazione/pressione causate da pesanti carichi meccanici, garantendo quindi al modulo una lunga durata nel tempo. La serie S-Class Vision è, inoltre, compatibile con la maggior parte dei sistemi di montaggio disponibili in commercio. gt

EURVEN

CENTROSOLAR

www.eurven.com

www.centrosolar.it


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La caldaia a condensazione ad alto risparmio energetico Emmeti ha presentato Althea, una nuova caldaia a condensazione in classe 5 che rispetta le norme europee più severe in materia ambientale e di sicurezza, con combustione pulita a basse emissioni di CO e NOX. In particolare, Althea risponde alla direttiva rendimenti 92/42/CE: questo permette, rispetto a una caldaia tradizionale, di sfruttare al massimo i fumi della combustione e di recuperare, a bassa temperatura, il calore latente del vapore acqueo dei prodotti della combustione, ottenendo un rendimento fino al 108%. Lo scambiatore primario è in acciaio inox e di forma tubolare, disposto in verticale e senza saldature. Di dimensioni contenute e con molteplici funzioni, Althea è un prodotto pensato appositamente per il riscaldamento residenziale. gt

EMMETI www.emmeti.com

App per il fresco

Un’app per comandare le stufe a pellet I prodotti a pellet MCZ sono programmabili attraverso un pannello a bordo stufa dal funzionamento semplice e intuitivo, grazie a un telecomando con funzione di termostato che rileva la temperatura in qualsiasi punto in cui viene lasciato. La novità del 2013 è che le stufe possono essere regolate direttamente attraverso smartphone e tablet. In aggiunta al pannello o al telecomando tradizionale, infatti, i modelli 2013 sono gestibili e programmabili tramite un’applicazione dedicata, che permette di impostare consumi e temperature anche fuori casa. La funzione, in particolare, è disponibile con un kit accessorio per i modelli Cap, Tray, Flux, Duo. gt

Daikin Italy ha presentato “Daikin Con Te”, l’App per tablet e smartphone destinata ai clienti che vogliono utilizzare in maniera avanzata il proprio climatizzatore. L’App nasce con l’intento di guidare l’utente finale nella corretta gestione del climatizzatore, facilitando il contatto con il proprio installatore e il Servizio Assistenza Daikin. L’utente ha la possibilità di individuare e memorizzare i dati relativi a modello, matricola e anno di produzione di due sistemi completi, composti da una unità esterna e da 1 a 5 interne, e i tutorial mostrano come effettuare un semplice check up preliminare ed eventualmente individuare malfunzionamenti e codici d’errore per comunicarli direttamente all’assistenza, rendendo più rapido ed efficace l’intervento del manutentore. gt

MCZ

DAIKIN

www.mcz.it

www.daikin.it


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Internet & Apps

a cura di Veronica Caciagli e Letizia Palmisano

Il Biodizionario della cosmesi

Ecogiochiamo

www.biodizionario.it

www.ecogiochiamo.com

Per una vita in armonia con la natura www.stilenaturale.com

Guida online realizzata dal chimico e consulente Ecolabel Fabrizio Zago che, in base alla propria opinione, ha attribuito un semaforo (verde, giallo o rosso) a circa 5000 ingredienti utilizzati nei cosmetici. Ciò permette ai consumatori di leggere l’INCI, ovvero la ricetta dei prodotti, per poter operare una scelta (più) consapevole di ciò che finisce a contatto con la nostra pelle.

Ecogiochiamo può essere definita come la casa dei giocattoli che amano la natura. È un portale on-line in cui è possibile scegliere balocchi educativi, creativi e costruiti nel rispetto dei bambini e dell’ecosistema, con materiali naturali ed atossici. Da quelli dedicati alla primissima infanzia ai laboratori sperimentali, dai giochi per scoprire la natura fino ai balocchi di una volta.

Dalle guide pratiche per il risparmio e per ridurre i rifiuti, al lievito con pasta madre: il web-magazine Stile Naturale è una vera e propria enciclopedia online per vivere in armonia con la natura. Le guide pratiche insegnano l’autoproduzione di detergenti casalinghi e come ridurre i consumi; interessante anche la sezione Ecoshopping: vende solo prodotti vegan-friendly.

Carpooling con una App App: Carpooling Certificate

Per gli scettici del clima App: Skeptical Science

Quando differenziare App: Calendario differenziata

Riservato agli abbonati. Vuoi sapere come riceverlo? www.tekneco.it/ricevi-tekneco

tinyurl.com/npy5nx7

tinyurl.com/o3s38vj

http://tinyurl.com/q4lrygl

Carpooling Certificate è una App che certifica la compresenza in auto di uno o più passeggeri che hanno scelto di condividere lo stesso tragitto con una sola auto attraverso il portale di carpooling BringMe. La App riporterà un certificato che indicherà la strada percorsa, il numero di persone (connesse) presenti e la CO₂ risparmiata.

Science risponde a tutte, ma proprio tutte, le domande sulla scienza del clima e l’origine umana dei cambiamenti del clima, fornendo risposte accurate e avvalorate da fonti scientifiche autorevoli. L’applicazione è in inglese, mentre al sito web di riferimento, www.skepticalscience.com, è presente anche una versione in italiano.

La raccolta differenziata porta a porta richiede di ricordarsi in quali giorni si devono buttare i vari tipi di rifiuti. Con questa applicazione, a seconda del calendario della tua città, arriverà un promemoria ogni volta che dovranno essere esposti i rifiuti. Per non dimenticare mai più di portare fuori l’organico!


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Libri Guarda tutti i nostri libri su Anobii: www.anobii.com/ tekneco/books

a cura di Marco Gisotti

Riservato agli abbonati. consistenza dell’economia verde in Italia. Lo manuale, molto pratico ma al quale non a cura di edo ronchi, roberto morabi- è perché, oltre a raccontare numerosi casi sfugge anche l’elemento di contesto sociaVuoi sapere come riceverlo? specifici sia di aziende che di territori, acce- le, attraverso sui arrivare ad una definizione to, toni federico, grazia barberio de a quel vastissimo patrimonio che sono i dei criteri per la progettazione e la produEdizioni Ambiente www.tekneco.it/ricevi-tekneco dati che il centro studi di Unioncamere pro- zione eco-compatibile. L’eco-design entra Euro 26 – Pagine 256

❶ Un green new deal per l’Italia

Seconda edizione degli Stati generali della Green Economy e secondo rapporto della Fondazione per lo sviluppo sostenibile di Edo Ronchi in collaborazione con Enea. Il volume, oltre ad offrire uno spaccato critico dei trend dell’economia verde italiana, ha il pregio di inserirla nel più ampio contesto globale. Per questo aiutano i due brevi saggi in apertura di volume, la presentazione di Simon Upton e l’introduzione di Tim Jackson. Ed è proprio il “guru” Jackson a ricordarci che la miglior prospettiva possibile che la green economy dovrebbe offrirci è la prosperità come «arte di vivere bene su un pianeta finito».

❷ GreenItaly: nutrire il futuro.

Rapporto 2013 unioncaere, fondazione symbola, autori vari I quaderni di Symbola gratis da http://tinyurl.com/greenitaly2013 Pagine 288 Di questo volume – anzi dei suoi dati – parliamo ampliamente nelle prime pagine di questo numero di Tekneco. GreenItaly rappresenta ormai da alcuni anni la “bibbia” sulla

duce, insieme al Ministero del lavoro, con il Sistema Excelsior, un vastissimo programma di indagine conoscitiva che svela trimestralmente tutti i numeri sull’Italia che produce o che, in tempi di crisi, produce meno. Quando sentite alla tv o leggete su internet o sui giornali il numero di aziende in crisi, la crescita del manifatturiero, l’assenza di figure professionali nell’artigianato o… il numero di lavoratori verdi, sappiate che questi numeri arrivano tutti da Excelsior, che è una specie di piccola Istat (verrebbe da dire: ancora più precisa e aggiornata, fosse solo perché le rilevazioni nello specifico sono più numerose) delle imprese italiane. Il rapporto GreenItaly da almeno tre anni ha il pregio di pescare a piene mani da questi dati e restituire la mappa più aggiornata possibile della green economy italiana.

❸ Criteri innovativi per la progettazione e produzione eco-compatibile maurizio cellura, marco ferraro, marina mistretta, paolo principi Edizioni Ambiente Euro 25 – Pagine 168 Il ciclo di vita di un prodotto è una delle principali sfide della sostenibilità. Ecco un

così, anche in Italia, in un’età adulta e industriale, sfuggendo alle definizioni più o meno volenterose di un ecologismo spicciolo. Utile ai tecnici, agli imprenditori ma anche al legislatore. Gli autori, tutti scienziati, docenti e ricercatori, fra i migliori e più sensibili che un volume di questo tipo avrebbe voluto.

❹ Conto termico e detrazioni fiscali al 65% leonardo lo coco, gianluca silvestrini Dario Flaccovio editore Euro 14,50 – Pagine 72

Agile vademecum, come dovrebbe essere ogni volume di questo tipo, per comprendere e applicare tutta la normativa sul conto termico e le detrazioni fiscali. Dall’isolamento termico ai generatori di calore a condensazione, dalle pompe di calore ai generatori alimentati a biomassa, fino al solar cooling e alle chiusure e agli infissi. Come avrebbe detto Woody Allen: tutto quello che avreste voluto sapere sul conto termico e non avete mai osato chiedere… Beh, anche se non oserete, queste sono le risposte.


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Aziende citate

2G Italia — www.2-g.de/2g-italia-srl-4

46

Hoval — www.hoval.it

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Alerion CleanPower — www.alerion.it Alpi Fenster — www.alpifenster.it

20 74

20

Beta Renewables www.betarenewables.com BFS Biofuel System S.L. www.biopetroleo.com Biancamano www.gruppobiancamano.it BP — www.bp.com

20

Industria e Innovazione www.industriaeinnovazione.it Inpek — www.inpek.it Internorm — www.internorm.com Isagro — www.isagro.it K.R. Energy — www.krenergy.it Kieback & Peter — www.kieback-peter.de Kinexia — www.kinexia.it

20 65 20

Landi Renzo — www.landi.it

20

Matrica — www.matrica.it MCZ — www.mcz.it Mossi&Ghisolfi — www.gruppomg.com MP3 — www.mp3-italia.it

53 77 20 65

Novamont — www.novamont.com

60

72 73 20

15 20 15

Edilizia Bio - Energia - Ecologia gennaio febbraio marzo 2014 Tekneco è una testata giornalistica trimestrale registrata presso il Tribunale di Lecce con n. 1061 del 9 Giugno 2010 EDIRE S.r.l. Sede: via E. Estrafallaces 16, 73100 Lecce Tel. e fax 0832 396996 Società editrice iscritta al ROC con n. 14747

Carretta Serramenti www.carrettaserramenti.it Centrosolar — www.centrosolar.it Climaveneta — www.climaveneta.com Clio Spa — www.clio.it Coemar — www.coemar.com Consorzio italiano compostatori www.compost.it Cree — www.cree.com Curti — www.curti.com

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ORV Manufactoring Spa www.orvmanufacturing.it

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Andrea Ballocchi, Veronica Caciagli, Sergio Ferraris, Marco Gisotti, Letizia Palmisano, Gianni Parti, Gianluigi Torchiani

Daikin — www.daikin.it Dario Flaccovio www.darioflaccovio.it

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Pesavento Legnami www.pesaventolegnami.com Petroltecnica — www.petroltecnica.it Plastica Alfa — www.plasticalfa.it Plastopiave — www.plastopiave.it Prefa — www.prefa.it

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REALIZZAZIONE PIATTAFORMA WEB

Rehau — www.rehau.com Rubner Haus — www.haus.rubner.com

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Sacom — www.sacomspa.it Sadi Servizi Industriali www.ambienthesis.it Sea Energia — www.sea-energia.eu Spark Energy — www.sparkenergy.it Sunpower — www.sunpowercorp.it Svea Group — www.sveagroup.com Synthetic Genomics www.syntheticgenomics.com

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Ecozema — www.ecozema.com Edizioni Ambiente www.edizioniambiente.it Eems — www.eems.com Emmeti — www.emmeti.com Enalg — www.enalg.it Enel Green Power www.enelgreenpower.com Enertronica — www.enertronica.it Epta — www.eptarefrigeration.com Erg — www.erg.it ErgyCapital — www.ergycapital.com Eurven — www.eurven.com Exxon Mobil corporate.exxonmobil.com

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DIRETTORE RESPONSABILE

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telefono: 0832 396996 e-mail: redazione@tekneco.it PUBBLICITà

Falck Renewables www.falckrenewables.eu Finstral — www.finstral.com Fintel Energia Group www.fintel.bz/index.php/energia Frendy Energy www.frendyenergy.it Fröling — www.froeling.com

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Garofalo — www.pastagarofalo.it

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GlasMüller — www.glasmueller.it

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75 20 20 75

Teknedu — www.teknedu.eu TerniEnergia — www.ternienergia.com Traverso-Vighy architetti www.tvzeb.org True Energy Wind trueenergywind.eu

13 5, 20 65 20

VedoGreen — www.vedogreen.it Vetreria Romagna www.vetreriaromagna.com

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Wolf Haus — www.wolfhaus.it Wolf Italia — www.wolfitalia.it

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Alla scoperta del social housing per rispondere all’emergenza abitativa

Le opportunità del minieolico, settore che cresce del 20% l’anno

Eppur si muove. Le auto elettriche hanno inserito la marcia

Francesco Longano Silvia Pietta Alfio Zappalà

P. 22

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P. 62

P. 32

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EDILIZIA BIO

L’obiettivo è realizzare edifici efficienti, ma sempre low-cost P. 22

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ECOLOGIA

PROGETTI

Anche le marine

un mercato i porti puntano sulla LAancora NUOVA VITA esostenibilità tra luci e ombre ambientale P. 46 BORGHI ANTICHI P. 64 DEI

Cafè Architettura Francesco Pagnello Alfio Zappalà P. 34 / 60 / 72

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EDILIZIA BIO

ENERGIA ALTERNATIVA

ECOLOGIA

PROGETTI

Gli spazi collettivi realizzati grazie a menti e materiali autoctoni

Il solare entra nell’era del quinto conto energia: la riforma

Rio +20: appuntamento al verde. Il futuro è nell’economia green

Manuel Benedikter Spark Energy Mario Cuccinella

P. 14

P. 32

P. 64

P. 24 - 44 -58

EDILIZIA BIO

ENERGIA ALTERNATIVA

ECOLOGIA

PROGETTI

Edifici in rosso e l’importanza della termografia

La riforma degli incentivi non spingerà l’eolico italiano

Le nuove professioni verdi per l’ecologia

Med in Italy Renit Group Galassi, Mingozzi e Ass.

P. 16

P. 32

P. 50

P. 26 - 46 - 65

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Tekneco #14  

Versione digitale del numero 14 di Tekneco.