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Tekneco Numero 17 | 2014

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Editoriale

Il bello di essere “smart” di Marco Gisotti

La copertina di questo numero è dedicata alla vittoria italiana al Solar Decathlon di Versailles, dove la “nostra” squadra ha vinto la più importante competizione mondiale di bioedilizia. Proprio quel Paese che ogni giorno siamo abituati a vedere rappresentato come brutto, sporco e cattivo. D’altronde facciamo anche di tutto per disegnarci così. Pensiamo all’ambiente e al tema dei rifiuti, dove abbiamo comuni virtuosi e all’avanguardia, tanto al nord che al sud, ma poi non riusciamo ad adottare una strategia sulle fonti rinnovabili accettabile. Presentiamo il rapporto sull’economia delle nostre aree protette (di cui parleremo nel prossimo numero, promesso), ma poi la Provincia di Trento si rivela incapace di gestire una povera orsa, fino al suo abbattimento. O, ancora, l’Indagine conoscitiva sulla green economy, il cui documento conclusivo approvato all’unanimità dalla Commissione ambiente della Camera è una summa delle buone pratiche di questo Paese, ma viene snobbato dai media. Non stupisca allora uno degli articoli contenuti in questo numero di Tekneco, quello dedicato al verde urbano: vi si spiega come le città, non solo quelle italiane, stiano scoprendo che per combattere l’inquinamento e rendere le nostre vite migliori nei contesti urbani ci sia necessità, appunto, di più verde. John Evelyn, uno scrittore inglese vissuto nel XVII secolo, sosteneva, in un saggio dal titolo “Fumifugium or The Inconvenience of the Aer”, pubblicato nel 1661, che per risolvere il problema dell’inquinamento nella Londra del tempo occorreva creare grandi parchi pubblici e aree fiorite. Evelyn per essere uno del suo tempo era uno decisamente smart, che in inglese vuol dire, sveglio, furbo, intelligente. Per questo le reti energetiche del futuro le chiamiamo “smart”. Non è facile essere smart. Non necessariamente ci si nasce, ma ci si può diventare. Come raccontano le piccole e grandi storie che troverete in questo numero. Come la storia di RhOME, progetto di casa ecologica, che arriva a Versailles e batte il resto del mondo.


Tekneco Numero 17 | 2014

Convegno

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Sommario

Il ruolo di città, architettura, urbanistica, sociologia, ambiente nei Paesi mediterranei ed efficienza energetica sostenibile

PRIMO PIANO

Nuove opportunità per le bioenergie italiane

2 ottobre 2014 ore 10.00 Sala Grande Cittadella della Scienza Bari

di Gianluigi Torchiani a pagina 6

Overview 4

Programma

Governo debole: decideranno i tribunali? di Gianluigi Torchiani

News

Registrazione partecipanti

Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori

Armando Zambrano

Maurizio Savoncelli

Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri

Presidente del Consiglio Nazionale dei Geometri e Geometri Laureati

INTERVENTI

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La banca delle smart cities di Sergio Ferraris

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Quanto vale l’efcienea? di Sergio Ferraris

Chi scommette sul futuro e chi ancora ci sta a pensare di Gianluigi Torchiani

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In Italia non è ancora tempo di reti intelligenti di Gianluigi Torchiani

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Speciale Smart Energy Expo Il senso dell’efcienea per la aiera di Andrea Ballocchi

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Il futuro è già qui di Gianni Parti

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Idee piene di energia di Gianni Parti

Masud Esmaillou

Docente di Urbanistica presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia Illimitatezza del sapere per contrastare il limite delle risorse

Visiting Professor presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Vama (Bulgaria) Sostenibilità e Convergenza del Sapere

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Paolo Portoghesi

Gianfranco Marino

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Docente di Storia dell’Architettura presso la Facoltà di Architettura dell’Università La Sapienza di Roma Il limite della Crescita

Architetto e Presidente TEKNEDU La riqualificazione energetica del patrimonio edilizio storico, culturale e del do.co.mo.mo. Una sfida possibile!

Mitigare i danni e adattarsi al futuro di Sergio Ferraris

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Quando le piante battono il cemento di Sergio Ferraris

Enrico Zara Responsabile in Italia del Team “Energy Strategies & Building Services” - Arup Strumenti per la Progettazione e casi di studi di intervento in ambito Internazionale Evento organizzato e promosso da

in coorganizzazione con

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ENERGIA

ECOLOGIA

A che punto stanno le smart grid

Arrivano gli acquisti verdi

Klimahouse Puglia Smart Energy Expo Compraverde-BuyGreen

P. 37

P. 55

P. 31 / P. 49 / P. 66

RHOME: il progetto italiano campione del mondo in bioedilizia

presenta e modera

Marco Gisotti Direttore Editoriale TEKNECO in collaborazione con Sustainable Convergence of Energy & Knowedge

con il patrocinio di

3 CFP riconosciuti per Ingegneri e Geometri

In copertina: Illustrazione di Anna Maria Mangia Partner editoriale TEKNECO

Riciclo e riuso delle città di Sergio Ferraris Risparmio profondo di Sergio Ferraris

SPECIALE FIERE

Perché serve una rigenerazione urbana

P. 19

Disegnare la città del futuro di Sergio Ferraris

In Italia nasce un nuovo polo delle rinnovabili di Gianluigi Torchiani

Giuseppe Longhi

EDILIZIA BIO

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Edilieia Bio

Trimestrale di EDILIZIA BIO - ENERGIA - ECOLOGIA Anno IV, Numero 17 | 2014

Una storia lunga già dieci anni di Andrea Ballocchi

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Leopoldo Freyrie

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La vittoria di RhOME di Sergio Ferraris In arrivo quindici anni di investimenti e crescita di Gianluigi Torchiani

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SALUTI

Speciale Klimahouse

Energia

Ecologia 56 60

Rubriche 1 16 69 76 78 79 80

Editoriale - di Marco Gisotti iCasaGreen Progetto - di Gianni Parti Shop Internet& Apps Libri Aziende citate

La rivolueione intelligente di Gianluigi Torchiani Dove la rete decide già tutto da sola di Gianluigi Torchiani

Al mercato della pubblica amministraeione di Veronica Caciagli e Letizia Palmisano Un matrimonio di successo di Letizia Palmisano

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Prima in Europa anche in divulgaeione di Veronica Caciagli

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150 miliardi di acquisti sono già “verdi” di Veronica Caciagli

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La chiave della conoscenea di Letizia Palmisano

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Una fera per gli acquisti verdi di Veronica Caciagli


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Overview

ENERGIA: LO “SPALMAINCENTIVI”

Governo debole: decideranno i tribunali? di Gianluigi Torchiani

Il provvedimento, che va a intervenire retroattivamente sugli incentivi assegnati in passato, è stato varato defnitivamente dalle amere lo scorso agosto. Adesso lo scontro si sposta nelle aule giudiziarie

opo una lunga gestazione, uno dei provvedimenti più discussi della storia del giovane settore delle rinnovabili, il cosiddetto spalma incentivi, è stato approvato in maniera definitiva dalla Camera dei deputati all’inizio dello scorso agosto. Come noto, l’approvazione non è piaciuta per niente alle principali associazioni degli operatori - nonostante le modifiche introdotte - che accusano esplicitamente il Governo Renzi di essere un esecutivo dipendente dalle lobby delle fonti fossili e di trascurare le rinnovabili. Quello che però non è forse chiarissimo ai non addetti ai lavori è che questo provvedimento non interessa il futuro del fotovoltaico, quanto piuttosto il suo passato o, meglio, la sua recente rapida ascesa. Ancora dieci anni fa, infatti, il solare italiano era una tecnologia tutto sommato sperimentale e ben poco diffusa, con un’influenza minima sul sistema elettrico. Questo stato di cose è cominciato a cambiare soltanto con l’introduzione del meccanismo di incentivazione del Conto Energia, ossia il regime che ha sostenuto (attraverso cinque diverse edizioni), tra il 2005 e il 2013, l’installazione di impianti fotovoltaici nel nostro Paese, tramite un sistema feed-in. In buona

sostanza, ogni kWh di solare prodotto dai pannelli installati in quel periodo è compensato, per vent’anni dalla connessione alla rete dell’impianto, con una tariffa aggiuntiva. Una remunerazione che, in particolare per il secondo Conto Energia, è stata probabilmente eccessiva, favorendo soprattutto l’installazione di grandi impianti a terra, piuttosto che le piccole installazioni residenziali o integrate della generazione distribuita. Quel che è certo è che c’è stata una rivoluzione energetica (ad oggi 19 GW di fotovoltaico installati), che ha prodotto degli effetti positivi sul mercato elettrico, dove il prezzo di Borsa è precipitato ai minimi termini e centinaia di ore l’anno sono vendute a costo zero (proprio per l’influenza delle rinnovabili), con effetti che dovrebbero essere prima o poi benèfici anche per i consumatori finali. Nel breve termine, al contrario, il peso dell’incentivazione al fotovoltaico (6,7 miliardi di euro l’anno) ha sicuramente prodotto un innalzamento delle bollette elettriche pagate da famiglie e imprese, poiché i sussidi al solare sono sostenuti da tutti gli utenti elettrici italiani, attraverso la componente A3. Ecco perché, da un paio d’anni a questa parte, la possibilità di un intervento del Governo

per alleggerire il peso degli incentivi era pubblicamente discussa e, dunque, in qualche modo attesa. Il modo in cui il Governo ha scelto di intervenire, però, è stato a dir poco irruento, tanto che la possibilità che gli operatori ottengano il blocco totale o parziale dello spalma incentivi da parte di Bruxelles appare tutt’altro che remota. Ma andiamo con ordine: innanzitutto occorre sottolineare come lo spalma incentivi, varato nell’ambito del decreto Competitività dello scorso 26 giugno, rappresenti la principale fonte di finanziamento del taglio del 10% delle bollette delle PMI promesso dallo stesso decreto. Circa 12mila impianti (tutti quelli sopra i 200 kW), una percentuale pari al 2,5% di tutte le installazioni solari nazionali, sono interessati dal provvedimento. Ma questo 2,5% pesa per il 60% sulla quantità degli incentivi erogati (i famosi 6,7 miliardi di euro l’anno), perché si tratta, per l’appunto, degli impianti più grandi e importanti. Cosa dice la versione definitiva del provvedimento, ratificato dalle Camere lo scorso agosto? I proprietari dei parchi solari oltre i 200 kW avranno tre possibilità a disposizione: spalmare l’incentivo su 24 anni (invece che 20), ricalcolandolo secondo una percentuale di riduzione

che va dal 25% per un periodo residuo di 12 anni al 17% per chi è oltre 19 anni. Oppure potranno mantenere il periodo di incentivazione a 20 anni, ma rimodulando la tariffa in modo che ci sia una prima fase in cui viene ridotta e una seconda in cui sarà incrementata in pari misura. Infine, in caso di mancata scelta delle altre due opzioni, scatterà in automatico l’introduzione di 3 scaglioni di diminuzione dell’incentivo a seconda della potenza (del 6% per gli impianti tra 200 e 500 kW, del 7% fino a 900 kW e dell’8% sopra tale soglia). In buona sostanza, come si può capire, lo spalma incentivi ha un carattere obbligatoriamente retroattivo: entrambe le tre possibilità di scelta, infatti, vanno a modificare i contratti liberamente stipulati tra lo Stato e i soggetti privati negli scorsi anni. Modifiche che, senza dubbio, andranno a incidere in negativo sui business plan e sulle redditività degli investimenti. Tanto che il Parlamento, conscio dei

problemi che questa norma pone agli operatori, ha lanciato una sorta di scialuppa di salvataggio: infatti, è prevista la possibilità per i beneficiari di incentivi pluriennali per il fotovoltaico di cedere una quota, fino all’80%, a un “acquirente selezionato tra i primari operatori finanziari europei”. Inoltre, il Governo potrà fare “accordi con il sistema bancario per semplificare il recesso totale o parziale di beneficiari di contratti di finanziamento”. Queste formule, al momento, sono però vaghe e non stupisce, dunque, che l’opposizione del mondo delle rinnovabili resti netta: assoRinnovabili, in particolare, ha deciso, insieme ad una cinquantina di grandi operatori fotovoltaici, di chiedere alla Commissione Europea l’apertura di una procedura di infrazione contro lo Stato italiano. L’obiettivo è dimostrare la violazione del Trattato sulla Carta dell’Energia, che tutela gli investimenti nei Paesi aderenti. A livello italiano, invece, si mira a ottenere la dichiarazione di in-

costituzionalità dello “spalma incentivi”. Insomma, lo spalma incentivi ha prodotto l’effetto di aumentare la tensione nel mondo delle rinnovabili e aperto la strada a una nuova e sfibrante contesa giudiziaria. Si poteva ottenere lo stesso risultato (la giusta riduzione delle bollette delle PMI) in altro modo? Probabilmente l’emissione di bond (che avrebbero coperto per alcuni anni il peso degli incentivi) sarebbe stato un buon compromesso, ma ormai il dado è stato tratto. E la parola, ancora una volta, passa ai Tribunali.

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PRIMO PIANO

AL VIA IL PIANO NAZIONALE

di Gianluigi Torchiani

Nuove opportunità per le bioenergie italiane L’approvazione è arrivata lo scorso agosto dalla onferenza Stato Regioni. Il documento segnala grandi potenzialità, ma anche molti limiti

Riservato agli abbonati.

uando si parla e si scrive di energie rinnovabili l’attenzione è quasi sempre concentrata sulle tecnologie più diffuse e, soprattutto, più note alla maggioranza delle persone comuni, ossia eolico e fotovoltaico. Eppure c’è una grande famiglia di risorse rinnovabili che sinora ha fornito soltanto parzialmente il suo contributo alla rivoluzione energetica green: stiamo parlando delle bioenergie. Ma qualcosa potrebbe presto cambiare, grazie alla promulgazione del Piano di settore per le bioenergie, approvato lo scorso agosto dalla Conferenza Permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano e salutato con soddisfazione dalle principali associazioni di categoria. Il Piano ha lo scopo di sintetizzare i punti di forza e debolezza delle filiere bioenergetiche, le strategie, gli obiettivi per il futuro, le minacce, le opportunità e i risvolti economici, nonché di definire strategie condivise e individuare possibili interventi con efficaci e idonee politiche legislative, economiche e commerciali a medio e lungo termine. Il documento prende le mosse dalla situazione energetica di partenza del nostro Paese che, come l’intera Europa, è resa vulnerabile da una serie di fattori, quali la forte dipendenza da fonti fossili d’importazione (gas, petrolio e carbone), l’elevata volatilità del prezzo del greggio e degli altri combustibili fossili a esso collegati, l’instabilità politica e istituzionale nei Paesi esportatori (la crisi ucraina insegna). Dunque, oltre agli aspetti squisitamente ambientali, puntare sulle risorse rinnovabili è doveroso anche economicamente. Le bioenergie, in particolare, possono giocare un ruolo strategico nella diversificazione delle fonti, ma non solo. Anche lo stretto legame con il mondo agricolo rappresenta un valore aggiunto, secondo quanto si può leggere nel Piano: “La produzione di energia dalle biomasse può dare un grande contributo al miglioramento delle

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PRIMO PIANO

Le solueioni per far ripartire il comparto

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Oltre a presentare la situazione e a mettere in luce punti di forza e di debolezza del settore, il Piano sulle bioenergie fornisce anche molte indicazioni concrete su cosa dovrebbero fare Governo e attori economici per restituire slancio al comparto. Molto spazio è dedicato alla necessità di armonizzazione del sistema normativo: la diformità di normativa in materia di autorizzazione all’esercizio di impianti nel comparto agroenergetico tra le diverse regioni e provincie (prodotto della riforma del Titolo V della Costituzione del 2001), infatti, determina un’oggettiva disparità di trattamento e disorientamento tra gli operatori agricoli. Anche perché in alcune regioni prevale un approccio eccessivamente rigido che costituisce una barriera per l’evoluzione e la crescita sostenibile del settore stesso. Gli autori del Piano ritengono, perciò, necessaria una iniziativa nei confronti della Conferenza Unif Regioni afnché si adottino criteri comuni nelle norme autorizzative. In particolare, la richiesta è di arrivare all’adozione di misure semplif a 1 MW elettrico) nel settore del biogas e delle biomasse realizzati da imprenditori agricoli e soprattutto per gli impianti di produzione di biometano, in linea con quanto previsto dal DL 91/2014. Altro aspetto importante, soprattutto per superare la cosiddetta sindrome Nimby, è la modernizzazione del sistema di governance. Qui potrebbe risultare utile l’introduzione di forme ef dello Stato, defnendo, in modo pii puntuale, le competenze di ciascuna di esse, così da ridurre i tempi per l’emanazione dei decreti ministeriali e dei provvedimenti analoghi. Altrettanto importante sarebbe il coinvolgimento, mediante l’attivazione del processo partecipativo e condiviso, delle popolazioni locali nelle scelte che riguardano gli insediamenti energetici con l’introduzione, sulla base dell’esperienza dei Paesi nordeuropei, dell’istituto del “dibattito pubblico”. Parlando poi di bionergie è impossibile non guardare a quello che sta succedendo all’agricoltura nazionale: in Italia risulta che, negli ultimi 40 anni, la SAU (superf è ridotta del 28%, passando da 18 a 13 milioni di ettari. Considerato che il fenomeno continua ancora, il suggerimento che arriva dal Piano è di localizzare con precisione le aree a minor potenziale produttivo per l’agricoltura, non vocate alle produzioni di qualità, nell’ottica di avviare l’introduzione di specif che colture energetiche per la loro riqualifcazione. In questo ambito potrebbero essere d’aiuto le esperienze già efettuate da alcune amministrazioni ed enti di ricerca e l’impiego delle banche dati dei suoli presenti presso il CRA, Ente Pubblico di Ricerca vigilato dal Mipaaf. Inf barriera economica, ossia la mancanza di fondi per gli investimenti. Potrebbero essere previste azioni di sostegno al

settore nell’ambito del PSR (programmazione sviluppo rurale) nazionale per la prevenzione e la gestione dei rischi aziendali. È ritenuta, inoltre, opportuna la creazione di un fondo di garanzia supportato dalla Cassa Depositi e Prestiti per gli investimenti realizzati da agricoltori nei settori delle bioenergie, chimica verde ed ef Anche le attività del SGFA - Società di Gestione Fondi per l’Agroalimentare - potrebbe inserirsi in questi settori, trovando soluzioni per abbassare i costi per le imprese agricole.

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emergenze ambientali nel nostro Paese e dell’Europa in genere, e favorire lo sviluppo di un’agricoltura concretamente multifunzionale, ovvero che, a integrazione della produzione di alimenti, vengano attivate filiere per la produzione di energia e/o per la protezione e la tutela ambientale, utilizzando, a fini produttivi, gli scarti agricoli, i residui dell’industria agroalimentare, i reflui agro-zootecnici, ecc”. Eppure la bioenergia, ancor più delle altre rinnovabili, può destare timori e resistenze da parte della popolazione a causa della confusione che si genera per l’ampia varietà dei sistemi (risorse, processi e tecnologie) che la caratterizzano. La conferma arriva dall’VIII rapporto dell’Osservatorio Permanente del Nimby (Not In My BackYard), che evidenzia come in Italia nel 2012 ben 108 contestazioni (su un totale di 172 casi di progetti da fonti rinnovabili) abbiano interessato proprio gli impianti a biomasse (incluso il biogas). I numerosi “no” alle filiere della bioenergia, tra l’altro, colpiscono in maniera trasversale qualsiasi tipo di realizzazione, piccola o

grande che sia, integrata con il territorio o meno. Insomma, le bioenergie spesso spaventano le popolazioni locali. Esiste sicuramente un problema di scarsa conoscenza: come osservavamo all’inizio, spesso manca la consapevolezza di come questi impianti, se realizzati seguendo i necessari criteri di sostenibilità, nel rispetto delle disposizioni vigenti e delle linee guida nazionali e delle relative disposizioni regionali di attuazione, possano dare un fondamentale contributo non solo a centrare gli obiettivi energetici e di contenimento delle emissioni climalteranti stabiliti a livello nazionale ed europeo, ma anche alla valorizzazione del territorio e al rafforzamento del suo tessuto economico, produttivo e sociale. Non è però soltanto la sindrome Nimby a frenare le potenzialità delle bioenergie nel nostro Paese: le ragioni sono tante e puntualmente riassunte dal Piano nazionale. Innanzitutto il settore deve fare i conti con una limitata diffusione delle conoscenze a livello scientifico e tecnico e una carenza di idonea progettualità di filiera a livello territoriale, in buona

sostanza con un problema di formazione interna. Ci sono, naturalmente, anche difficoltà di accesso al credito e scarsa disponibilità finanziaria per gli investimenti nei progetti. A livello normativo, invece, le bioenergie pagano la mancata attuazione (o gravi ritardi) di provvedimenti già varati negli scorsi anni, nonché la sottovalutazione (o assenza) del comparto all’interno della programmazione energetica regionale, anche per la carenza di un quadro conoscitivo di base sufficientemente approfondito in termini di potenzialità della risorsa e dei suoi possibili impieghi. Inoltre, le incongruenze e le lacune nella legislazione sui rifiuti (Testo Unico Ambientale e successive modifiche e integrazioni) e sui fertilizzanti causano spesso equivoci e interpretazioni contrastanti sulla natura di alcune biomasse residuali (es. potature del verde urbano) e/o dei prodotti finali dei processi di conversione (digestato, ecc.). Come se non bastasse, all’interno del settore c’è spesso una insufficiente attenzione verso le opportunità offerte da nuovi sbocchi di mercato,


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PRIMO PIANO

News

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SOLAR DECATHOL 2014

La vittoria di RhOME di Sergio Ferraris

Dalla Pac un aiuto indiretto alle bioenergie

È italiano il progetto di bioarchitettura che ha vinto la competizione

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Alla bioenergia non manca un sostegno a livello europeo: la nuova Politica Agricola Comune (PAC) per il periodo 2014-2020 non si pronuncia espressamente sul tema ma, tuttavia, presenta opportunità per lo sviluppo di fliere bioenergetiche, in quanto vincola gli aiuti economici da destinare agli agricoltori allo svolgimento di “pratiche verdi” (mantenimento di prati e pascoli permanenti, istituzione di aree di interesse ecologico, ecc.) benefche per l’ambiente e per il clima (greening). È previsto, esplicitamente, che gli Stati membri possano optare, con impegni nello sviluppo rurale, per delle “pratiche equivalenti” a quelle pii propriamente “verdi”, a condizione che queste assicurino ricadute in termini di qualità dell’acqua e del suolo, biodiversità, preservazione del paesaggio, mitigazione dei cambiamenti climatici. Di conseguenza, sarà probabilmente possibile inserire tra le “pratiche equivalenti” lo sviluppo di alcune colture dedicate da destinare alla produzione di energia e/o biocombustibili, ovviamente compatibili con la funzione primaria del sistema agricolo, insieme all’attivazione di fliere bioenergetiche basate sul recupero di biomasse residuali a seguito degli interventi di manutenzione delle formazioni vegetali spontanee.

quali il biometano per i trasporti e la produzione per il mercato termico di biocombustibili solidi di qualità certificata come pellet, cippato, ecc. A tutto questo si aggiunge una notevole frammentazione e la mancanza di un efficace coordinamento dei programmi e delle attività di ricerca e sviluppo nel settore specifico, che si traducono in una scarsa incisività e in un insufficiente trasferimento, agli operatori economici potenzialmente interessati, delle innovazioni e miglioramenti tecnologici. Insomma, c’è molto da fare e, infatti, il Piano prova a fornire delle risposte. La più importante, come abbiamo scritto più volte in passato (vedi Tekneco numero 12), è quella della filiera corta: “La produzione di biomasse a destinazione energetica deve guardare prioritariamente, in una condizione come quella italiana, al recupero e alla valorizzazione degli scarti e residui colturali, zootecnici e della lavorazione dei prodotti agroalimentari. In seconda istanza possono essere utilizzate le colture dedicate, evitando in ogni caso di interferire negativamente con le produzioni alimentari e ottimizzando la gestione del patrimonio boschivo ampiamente sottoutilizzato” si legge nel documen-

to. In buona sostanza, vista anche la progressiva decrescita degli incentivi alla produzione di elettricità, la bioenergia deve orientarsi sempre più verso il recupero e la valorizzazione degli scarti e residui colturali, zootecnici e della lavorazione dei prodotti agroalimentari. Tra l’altro, nel caso dei residui derivanti dalle ordinarie operazioni di taglio dei boschi, manutenzione degli alvei fluviali, ecc., la loro asportazione e impiego è una soluzione efficace nella prevenzione di altri fenomeni negativi come gli incendi, il deflusso incontrollato delle acque nei reticoli idrografici, ecc. Oltre alla filiera corta, è sempre auspicata, quando tecnicamente fattibile, la produzione di biometano da destinare ai trasporti. Quest’ultima rappresenta forse la famiglia di bioenergie che più incontra il favore del Piano nazionale, perché ritenuta capace di ridurre la storica dipendenza nazionale dal gas naturale di importazione e aiutare l’Italia a ottemperare agli obblighi europei in materia di energie rinnovabili nei trasporti. LEGGI

www.tekneco.it/1702

Italia ha vinto la competizione dell’efficienza energetica 2014, il Solar Decathlon, che si è svolta quest’anno a Versailles, cosa che dovrebbe, il condizionale è d’obbligo, aprire nuove prospettive per l’Italia. «RhOME for denCity, il prototipo che ha vinto tra venti sfidanti al mondo per bellezza architettonica, efficienza energetica, funzionamento domestico, sostenibilità e innovazione, torna adesso nella sua dimora ufficiale a Chienes, in Provincia di Bolzano. Ma, finiti i festeggiamenti, i progetti per il futuro non possono aspettare: il momento di sfruttare l’imperdibile occasione di un palcoscenico internazionale è adesso», afferma l’artefice della vittoria, l’architetta Chiara Tonelli, che, grazie anche a un team motivato e competente, ha raggiunto il vertice del podio. «Questa vittoria ha aperto un nuovo scenario per il nostro Paese come leader internazionale nel campo della sostenibilità e urbanizzazione smart. RhOME è stato pensato come un appartamento di un edificio pluripiano, la sua fruibilità è quindi, oggi, legata agli investitori privati o pubblici, orientati, possibilmente, più verso il social housing che non verso l’immobiliare generico», continua la Tonelli, secondo la quale l’applicazione delle buone pratiche “campionesse del mondo” dovrebbe essere fatta a Roma e più precisamente nella periferia della Capitale di Tor Fiscale, sulla quale è stata “tarata” RhOME, una zona che necessita di una radicale opera di rigenerazione urbana. «Il

processo per realizzare la rigenerazione urbana prefigurata dal nostro prototipo vincente è certamente impegnativo, ma non impossibile. - prosegue la Tonelli - E di recente, assieme al Team RhOME dell’Università di Roma Tre, ci siamo goduti la “Carta di Merito” conferitaci dal Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. Stiamo, inoltre, coordinando un programma di grande rilevanza scientifica e tecnologica, finanziato dal Ministero degli Affari Esteri per lo scambio bilaterale con l’Argentina, Paese in cui vorremmo esportare, riadattandole, le tecnologie di RhOME, come soluzione dei problemi abitativi nelle realtà informali locali, le Villas, ovvero le favelas argentine». L’architetta. Tonelli punta ancora più in alto: portare il Solar Decathlon in Italia nel 2018, facendo sottoscrivere all’Unione Europea un accordo con il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, titolare della manifestazione, con il quale organizzare Solar

Decathlon in Europa e far svolgere la prima edizione in Italia. Il nostro Paese potrebbe sfruttare il fatto di essere sia il vincitore dell’edizione 2014, sia il fatto di detenere per questo semestre la presidenza dell’Unione Europea. Si tratterebbe di un’occasione senza precedenti e unica per la nostra industria di settore, per la ricerca e per i professionisti della nuova edilizia sostenibile, poiché avrebbero a disposizione una vetrina mondiale per i propri prodotti e le soluzioni tecniche. La fetta di mercato da conquistare è notevole. Stime contenute nel report “Energy Efficient Buildings: Europe” di Navigant Research - che approfondiamo a pagina 71 - valutano in 800 miliardi di euro, entro il 2023, la spesa della sola Europa in beni e servizi connessi all’efficienza energetica.

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Tekneco Numero 17 | 2014

RINNOVABILI

ENERGIE

In arrivo quindici anni di investimenti e crescita

In Italia nasce un nuovo polo delle rinnovabili

di Gianluigi Torchiani

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di Gianluigi Torchiani

La competitività economica delle tecnologie verdi sarà la chiave dell’espansione, prevede Bloomberg

i può essere ottimisti sul futuro delle energie rinnovabili, che sono destinate a correre a un buon ritmo nei prossimi 15 anni, non solo in Europa, ma anche nei Paesi emergenti. La previsione arriva da una fonte abbastanza neutra, ossia Bloomberg New Energy Finance, la società dedicata alle energie rinnovabili della famosa agenzia finanziaria americana. L’ottimismo deriva, soprattutto, dalle stime sugli investimenti: da qui al 2030 le energie verdi dovrebbero riuscire a intercettare ben due terzi dei 7.700 miliardi di dollari di investimenti globali nell’elettricità. Per la precisione, si tratta di circa 5.100 miliardi di dollari di investimenti complessivi, che saranno destinati alle fonti rinnovabili (idroelettrico tradizionale compreso). La grande maggioranza (2.500 miliardi) saranno assorbiti dall’Asia, a seguire Europa (967 miliardi), Americhe (816 miliardi) e l’area Medio Oriente-Africa (818 miliardi). Cosa produrrà questo

gigantesco sforzo finanziario? Bloomberg prevede che saranno messi in funzione entro il 2030 circa 4.000 GW di impianti alimentati a fonti pulite, mentre nello stesso intervallo temporale le diverse risorse fossili (carbone, gas e centrali a olio combustibile) non andranno oltre i 1.073 GW. Tanto che la quota delle risorse tradizionali nella produzione mondiale di energia elettrica è destinata a passare dal 64% del 2012 al 44% del 2030. Le vere e proprie energie alternative, eolico e fotovoltaico, al contrario, peseranno per circa il 16% della potenza installata mondiale (contro l’appena 3% di fine 2012). A livello europeo, a dispetto delle polemiche attuali che interessano il varo degli obiettivi europei al 2030 in materia di energia e ambiente, lo studio Bloomberg evidenzia una situazione di netto predominio delle rinnovabili nella generazione elettrica, che conteranno per il 60% in termini di capacità installata (rispetto al 41% attuale) e assicureranno circa

la metà del fabbisogno continentale. Saranno, dunque, connessi alla rete ben 557 GW di nuovi impianti, ma non si deve pensare tanto a un boom di grandi installazioni: al contrario, i prossimi 15 anni vedranno il trionfo in Europa della generazione distribuita, con il fotovoltaico residenziale che si accaparrerà la fetta maggiore degli investimenti. In effetti, la competitività delle rinnovabili sarà tale (grazie alle smart grid e ai sistemi di storage) che l’unica fonte ad avere bisogno di un sistema di incentivi sarà l’eolico offshore. Percentuali importanti saranno raggiunte dalle energie verdi anche in Asia, con oltre 1.700 GW di capacità costruiti entro il prossimo quindicennio. A livello di singoli Stati la Cina farà la parte del leone, ma grandi progressi sono attesi anche in India (che quadruplicherà la sua capacità) e Giappone (chiamato a rinnovare il proprio sistema elettrico). Al di là dei singoli Paesi e dei numeri, però, il messaggio principale che arriva dallo studio Bloomberg è un altro: le rinnovabili, al contrario dello scorso quindicennio, non avanzeranno tanto per ragioni politiche (incentivi e altre modalità di sostegni), ma per cause economiche, ossia per la loro maturazione tecnologica e l’aumentata competitività sul mercato, grazie alla sensibile riduzione dei costi di generazione. LEGGI

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Il terzo operatore italiano controllerà 600 MW di capacità, soprattutto eolica

n Italia esiste soltanto un operatore del settore rinnovabili di dimensioni paragonabili a quelle dei gruppi internazionali, ossia Enel Green Power. Tutte le altre società sono infatti ridotte, spesso troppo, per competere con successo. In estate, però, c’è stato un importante movimento: F2i, Edison ed Edf Energies Nouvelles hanno stipulato un accordo che porterà alla nascita del terzo operatore nel settore delle energie rinnovabili in Italia e che controllerà circa 600 MW di capacità (prevalentemente eolica) a seguito dell’accorpamento degli impianti di Edison ed Edf. L’operazione prevede la costituzione di una società in cui F2i avrà il 70% e una holding partecipata da Edison ed Edf il 30%. Edison avrà l’83% della holding, Edf il 17%. Contestualmente verrà costituita una nuova società del gruppo Edf che fornirà i servizi di Operation & Maintenance. Traducendo dal complicato linguaggio finanziario, F2i, il fondo infrastrutturale guidato da Vito Gamberale, investirà 319 milioni per avere il 70% del terzo operatore delle energie rinnovabili in Italia, acquistando il controllo delle attività di Edison e di una parte di Energies Nouvelles (Edf). Può suonare strano che le utility rinunciano ai propri asset nelle rinnovabili (vista anche la crisi del termoelettrico) ma, dato l’elevato livello di indebitamento che spesso caratterizza questi gruppi, le attività “non core” sono quasi sempre le prime a essere cedute. Edison ritirerà, a prezzo fisso, tutta l’energia prodotta dal nuovo polo delle rinnovabili, ottimizzandola poi

con il proprio portafoglio produttivo, mentre la management company svolgerà l’attività di O&M degli impianti, garantendone le performance tecniche e la disponibilità. F2i agirà come partner strategico e investitore istituzionale di lungo periodo, tanto che, come ha chiarito Gamberale in un’intervista a Il Sole 24 ore, l’operazione è ritenuta soltanto il punto di partenza per creare un polo aggregante, con l’obiettivo di diventare il numero uno italiano nell’eolico. Tra i possibili target ci sarebbero gli asset italiani di E.On (328 MW) e gli impianti italiani che Edf controlla con l’operatore altoatesino Fri-El (232 MW). LEGGI

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Conto termico: si amplia la platea dei benefciari

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Il Gse ha introdotto delle novità per il Conto Termico, il sistema di incentivazione dedicato alle energie rinnovabili di piccola taglia. Il gestore dei servizi energetici ha comunicato che, in seguito all’entrata in vigore del decreto legislativo di attuazione della Direttiva 2012/27/UE sull’ef partire dalle domande presentate dopo il 19/7/14). In particolare, tutti i soggetti privati potranno accedere ai benef pendentemente dal fatto di essere titolari di redditi d’impresa o agrari. Nel nuovo perimetro dei soggetti ammessi sono compresi, pertanto, anche Onlus, Parrocchie, Enti ecclesiastici e di culto in genere. Il Gse ha, inoltre, precisato che l’incentivo - erogato ai sensi del D.M. 28/12/2012 - non potrà eccedere il limite del 65% delle spese sostenute, comprensive di IVA - dove essa costituisce un costo - e attestate tramite fatture e bonif


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INVESTIMENTI

GREEN BUILDING

La banca delle smart cities

Quanto vale l’efcienea? di Sergio Ferraris

di Sergio Ferraris

76 milioni di euro per realizzare due “eco-quartieri” a Rouen, in Francia

Secondo il rapporto Energy Efficient Buildings Europe si tratterebbe di 800 miliardi di dolalri in dieci anni

a Francia fa sul serio con le smart cities e lo fa grazie all’aiuto della BEI, la Banca Europea degli Investimenti. L’istituto bancario europeo ha, infatti, concesso un contributo economico di 76 milioni di euro per realizzare, nel centro di Rouen, due grandi eco-quartieri. Si tratta del Grand projet Seine ouest con il quale si vogliono realizzare due nuovi quartieri, Flaubert e Luciline, al posto di un vecchio polo industriale e che sarà abitato da 12.500 persone. «Sono molto lieto di firmare il primo prestito della BEI in Francia per sostenere ecoquartieri con il Métropole e la città di Rouen. - ha affermato il vicepresidente della BEI Philippe de Fontaine Vive Questa è un’operazione fondamentale e, per di più, un grande progetto che costituisce un esempio a livello nazionale. È ecologico e allo stesso tempo innovativo e socialmente responsabile. Ecco come funziona l’Europa: in primo luogo, azioni concrete nel cuore delle città e regioni, preparando il futuro per le nostre generazioni più giovani». Le abitazioni avranno elevate prestazioni ambientali, aree ricreative e anche punti vendita e servizi che miglioreranno l’offerta abitativa. «Questo prestito della Banca Europea per gli Investimenti costituisce un doppio riconoscimento per noi e la nostra gestione sana e rigorosa che ci dà la credibilità per realizzare progetti su larga scala per Métropole Rouen Normandie. - ha detto Frédéric Sanchez, presidente di Métropole Rouen Normandie - La BEI crede fortemen-

uasi 800 miliardi di dollari in dieci anni. È questa la previsione di spesa, per quanto riguarda l’Europa, circa l’efficienza energetica che emerge dalla ricerca “Energy Efficient Buildings Europe” realizzata di recente da Navigant Research. Più precisamente, il mercato di prodotti e servizi riguardanti l’efficienza energetica nel residenziale e nel commerciale dei 28 Stati membri dell’Unione Europea, con Norvegia e Svizzera, passerà dai 56 miliardi di dollari l’anno del 2014 ai 109 miliardi di dollari del 2023, con un incremento, quindi, di quasi il 100%. I driver di questo sviluppo saranno, in primo luogo, le nuove legislazioni introdotte nell’Unione Europea che prevedono obblighi precisi circa il rendimento energetico in edilizia che si applicano alle nuove costruzioni e le migliorate tecniche di ristrutturazione degli edifici esistenti. «La direttiva europea sull’efficienza energetica mira a raggiungere il 20% in termini di miglioramenti circa i consumi d’energia, le emissioni di anidride carbonica e penetrazione delle fonti rinnovabili. - afferma i capo degli analisti di Navigant Research, Eric Bloom - E anche se riteniamo probabile che non raggiunga gli obiettivi, è certo che giocherà un ruolo importante, insieme alla direttiva sulle performance degli edifici, per l’espansione del mercato legato all’efficienza energetica in tutta Europa». Inoltre, un ruolo fondamentale lo hanno, secondo Navigant Research,

te e si è impegnata per lo sviluppo della nostra regione. Questi due grandi progetti urbani, gli eco-quartieri Flaubert e Luciline, riflettono il dinamismo del Métropole e contribuiscono a farci diventare, a pieno titolo, una delle dodici aree metropolitane di Francia». Un ruolo importate nella fattibilità del progetto risiede nel fatto che, avendo la BEI un rating alto AAA, si sono potute ottenere condizioni finanziarie attraenti in termini di scadenza e tassi. Secondo Yvon Robert, sindaco di Rouen, i primi abitanti potranno insediarsi in pochi mesi, mentre il 50% dell’edificato sarà composto da unità abitative sociali e a prezzi accessibili. Se questo è il primo finanziamento per una rigenerazione urbana, l’utilizzo dei fondi della BEI per la sostenibilità da parte della Francia è molto più ampio. Dal gennaio 2013 la Francia è riuscita ad avere dalla BEI

più di 5 miliardi di euro, con una serie di progetti concreti a livello nazionale, regionale e locale come le smart cities, l’innovazione infrastrutturale, la rigenerazione urbana, il contrasto ai cambiamenti climatici e la valorizzazione e protezione dell’ambiente. «Nel campo dell’efficienza energetica la BEI ha particolarmente a cuore il concetto di “Smart city”, visto come un modello urbano ideale e di “Esco”, soggetto che può permettere un bilanciamento tra i vantaggi finanziari e la necessità di investimenti delle amministrazioni pubbliche», ha affermato Andrea Tinagli, direttore Italia della BEI, specificando che sulla sola efficienza energetica l’istituto ha destinato 6 miliardi di euro da erogare entro il 2015. LEGGI

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anche le tecnologie e l’innovazione a livello di servizi, che stanno migliorando non poco il rapporto costi benefici a partire dal Led per l’illuminazione, settore nel quale il prezzo si sta abbassando, mentre migliorano le prestazioni. I sistemi di building automation e controllo stanno diventando sempre più efficaci, consentendo, grazie a nuove soluzioni hardware e software, ai produttori di sistemi di riscaldamento e condizionamento lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi nel campo dell’efficienza energetica. Contemporaneamente si stanno sviluppando anche nuovi prodotti finanziari per il retrofit degli edifici, che consentiranno un maggiore accesso ai finanziamenti. I Paesi cardine di questa trasformazione saranno, secondo gli analisti, Francia, Regno Unito e Germania, «Paesi che possiedono sia un forte sostegno politico su queste questioni, sia aziende solide e con una buona propensione all’innovazione», si legge nel report che fa anche il punto circa le criticità di questo processo, tra le quali ci sono la mancanza di incentivi o la presenza di tempi di recupero dell’investimento troppo lunghi, l’incapacità da parte del settore pubblico di gestire grandi flussi finanziari e di dare all’efficienza energetica la necessaria priorità e la mancanza di opzioni competitive per le imprese che vogliono affrontare il problema dei consumi energetici. Tutte barriere che, in un modo o nell’altro, sono presenti in Italia e che si dovrebbero rimuovere

velocemente per consentire alle aziende italiane che forniscono tecnologie e servizi per l’efficienza energetica di poter contare su uno “zoccolo duro” di mercato interno sul quale poter contare sia per finanziare l’innovazione di prodotto, sia per andare sui mercati esteri. LEGGI

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iCasaGreen arriva a Ecomondo 2014

L’obiettivo generale del progetto i asaGreen è di tipo informativo/formativo/didattico e di intrattenimento culturale, sui temi della sostenibilità ambientale e l’utilizzo di nuove tecnologie in edilizia. Il progetto mira ad accrescere la conoscenza e la consapevolezza sia dei pii giovani che dell’utente fnale, ma anche dei tecnici, verso l’ambiente costruito. Ideatori del progetto sono l’architetto Gianni Terenzi titolare di EnerGia-Da srl (società che svolge attività nel campo della sostenibilità ambientale attraverso attività di progettazione architettonica, formazione, comunicazione, format tv e gestione di progetti europei per l’Intelligent Energy Europe) e la dottoressa Gabriella Chiellino titolare di eEnergia srl (società che svolge attività di consulenza e di progettazione in ambito energetico ed ambientale nel settore privato e pubblico, di progettazione FER e progettazione Energy Saving presso gruppi industriali e terziario avanzato). Lo spazio scenico permette la fruizione delle informazioni in tre modi diversi fra loro: • libera – attraverso il classico approccio da stand espositivo, ma con l’utilizzo, nei pannelli informativi riguardanti i materiali e le aziende, di QRcode che attraverso gli smartphone rimandano a video e ai siti di riferimento; • didattica – attraverso la presentazione frontale dei materiali da parte dei tecnici delle aziende partecipanti; • intrattenimento – attraverso il talk show “iCasaGreen” utilizzando una metodologia educativa e comunicativa, per fornire informazioni tecnico scientifche spesso troppo lontane dalla comprensione diretta degli utilizzatori f Tematica progettuale: Building sostenibile; Bioarchitettura; Materiali ecosostenibili; Prodotti ecologici e materiali ecocompatibili; Materiali isolanti per bioedilizia; Malte ed intonaci ecologici; Pavimenti e rivestimenti ecologici; Sistemi e componenti per bioedilizia; Impiantistica; Domotica; Certif Efc Il progetto si articola su tre macro attività: • l’Allestimento iCasaGreen, che rappresenta lo spacca-

to di un appartamento medio, compreso il locale caldaia, un lastrico solare coperto da tetto verde idroponico e una pensilina solare e fotovoltaica, permette, attraverso l’uso di materiali edili naturali e riciclati, di entrare in contatto immediatamente con le possibili soluzioni ed alternative costruttive “non tradizionali” utili per una ristrutturazione green di una unità immobiliare o anche per una nuova costruzione. Con l’utilizzo di schede informative e di QRcode che rimandano a video o ai siti web delle aziende produttrici, l’utente potrà avere, in uno spazio circoscritto, una gamma di prodotti utili per la trasformazione della sua casa in una Casa Green; • l’Informazione/formazione da parte delle aziende nello spazio platea e zona centrale, con alle spalle lo spaccato scenografco della iCasaGreen. Le varie aziende, supportate dall’utilizzo del monitor centrale, in determinati appuntamenti programmati potranno presentare al pubblico, in maniera dettagliata, i loro prodotti che saranno integrati nell’allestimento; • l’Intrattenimento iCasaGreen, workshop formativi e comunicazione. Ogni azienda ha la possibilità di partecipare a workshop formativi con addetti ai lavori, interviste webtv, incontri One2One e molto altro. “i asaGreen” sarà anche un momento partecipativo ed interattivo che of giornate sul mondo della sostenibilità in edilizia, dell’eco design, della bioarchitettura, dell’ef della domotica, degli incentivi f ni e migliorie energetiche all’interno delle abitazioni, ecc. Come in un vero talk show televisivo, saranno presenti fsicamente (o collegati via Skype) esperti di materiali riciclati e naturali in modo da rendere pii esaustive le spiegazioni tecniche ed in modo da poter rispondere a domande dal pubblico presente. Il momento di intrattenimento i asaGreen, ma anche il momento formativo e di presentazione delle aziende sarà ripreso in streaming dalla web tv di Tekneco, media partner dell’evento. L’appuntamento è per Ecomondo 2014 dal 5 all’8 novembre alla Fiera di Rimini.

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Casa Hoval Molto più di una nuova sede.

Rigenerazione urbana

Hoval cambia Casa. Da f韨n neenembn c eba snbcaem a a a moaal 韨 necf cm m eb cem aaalc韨 ns韨a enaalnsf cn韨ia n韨nbsnec a n enaaa m en韨cmcaceàl aa “ a a” ena mn韨n nbn c韨 aemcn韨enl 韨 a msm saecacabn ne n韨e ca ea韨en emon m韨ecocenbn m韨 ecpn韨en韨ec n acn韨ec c oaambc ena mba韨e. Ma 韨m韨 mam. a a moaa è ca bc aeaem ec 韨a ebneea maaammbaicm韨n m韨 韨 韨newmbk ec pabe韨nb q aacf aec pnb aa bnaaciiaicm韨n ec q n em aemcicm m ms韨m: m eb cbn c韨 aa n A a韨 hn necf c 韨m韨 bn cen韨icaac. Pm caem eneenbn ca 韨m ebm pbnicm m paebcem韨cm ec n pnbcn韨in a ec pm cicm韨n ec e eec mambm hn ombba韨韨m ns cbn ca 韨m ebm n nepcm. Lm pm caem sabn mn韨n n onam nen韨en pbmpbcm pnb hé am ammcaem pnbcen韨eaem pnb m韨aaen韨en m韨 q n em pbmsneem. Scaem m韨oc韨ec ec pmenb f aemcem - q naam c韨e ebcaan - c韨 c p 韨ecaem a bnabn 韨 eab hcm en ec韨aem aaan “I韨e ebcn c韨 aa n A“.

Casa Hoval, Via XXV Aprile 1945 14/16, 24050 Zanica (BG) - Tel. 035 6661111 www.casahoval.it - www.hoval.it


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Edilieia Bio | Rigenerazione urbana

COME CAMBIERÀ IL PAESAGGIO CITTADINO

Riciclo e riuso delle città di Sergio Ferraris

Non più nuovi quartieri ma la riqualif sociale, dell’esistente. Secondo “Il Piano nazionale per la rigenerazione urbana sostenibile” del Consiglio Nazionale degli Architetti, è ormai caduto il tabù per cui non si poteva abbattere niente, nemmeno le brutture del passato

a sete di suolo delle città, che non può essere soddisfatta semplicemente allargandosi verso l’esterno, visto che esistono dei limiti fisiologici all’espansione, ha introdotto da alcuni anni una nuova logica di pensare l’urbanistica, ossia quella della rigenerazione urbana. Si tratta non di una pratica specifica, bensì di un insieme di pratiche con le quali si vuole, fondamentalmente, dare una sistematizzazione a ciò che in realtà si è fatto per anni, ossia, il riutilizzo di pezzi della città. Ci sono, però, delle differenze sostanziali rispetto a ciò che si faceva alcuni decenni addietro. La rigenerazione, infatti, potremmo definirla un parente stretto, sotto il profilo ecologico, del riuso e del riciclo dei rifiuti. Infatti, si tratta di riutilizzare risorse già sfruttate, e in particolare il suolo, senza comprometterne di nuove, anzi spostando l’ago della bilancia magari verso attività più sostenibili, come il verde e gli orti urbani. Il tutto, naturalmente, accompagnandosi ai cambiamenti sociali ed economici in corso. Il processo, come tutti i pro-

cessi urbanistici, è complesso poiché oggi i cittadini non sono più disposti a subire scelte imposte dall’alto, per cui è necessario pensare a nuove sinergie partecipate tra il pubblico, con la sua funzione di regolatore, il privato, che è necessario per supplire alla mancanza di fondi del pubblico e il “sociale”, che determina il successo, o l’insuccesso, delle operazioni urbanistiche. Tutta la partita è legata agli aspetti energetici e alla mobilità, che deve essere sostenibile, pena la congestione perenne. Due aspetti fino a pochi anni fa marginali, specialmente in Italia, ma che ora sono due punti cardine fondamentali. Senza contare ciò che dobbiamo aspettarci dalla sempre maggiore interazione che si svilupperà con la cosiddetta “internet of the things” che sarà applicata sia dentro, sia fuori casa all’interno della logica che dovrebbe portare alle “smart cities” che per ora si iniziano a intravedere solo sotto l’aspetto energetico, vista la complessità d’approccio delle altre discipline coinvolte. Circa la complessità della rigenera-

zione, bisogna anche stare attenti agli effetti imprevisti dei quali la storia della pianificazione urbanistica, nel nostro Paese, è piena. Non sono state ancora sanate, infatti, quelle che ormai sono considerate delle vere e proprie ferite sul territorio nate, forse con le migliori intenzioni, negli anni Settanta. Interventi come quelli di Corviale e Tor Bella Monaca a Roma, come le Vele di Scampia, San Polo a Brescia, sono solo alcuni degli esempi di “rigenerazione urbana” mancata che avrebbero voluto sanare le piaghe lasciate dall’abusivismo di necessità del dopoguerra e ne hanno, invece, aperte altre, assieme alle quali ci sono le grandi speculazioni edilizie degli anni Settanta e Ottanta che nella maggior parte dei casi si sono rivelate essere delle altre voragini aperte sul fronte urbanistico. Oggi in Italia, e anche in altre parti d’Europa, ci si trova di fronte a quartieri, nei quali vivono decine di migliaia di persone, caratterizzati da scarsi servizi, sia sociali, sia relativi alla mobilità - privata e collettiva estremamente energivori che sono

complicati anche solo nell’approccio, visto che il Bel Paese è caratterizzato da un’estrema parcellizzazione della proprietà immobiliare, dovuta anche all’irresponsabile dismissione degli immobili pubblici residenziali degli anni scorsi, con un 78,2 per cento delle famiglie che vive in case di proprietà. Si tratta di un dato che rende molto complicato qualsiasi processo complessivo di rigenerazione urbana che veda ipotesi radicali, però risolutive, come quelle legate all’abbattimento e ricostruzione. Una soluzione a ciò la si trova, o meglio la si troverebbe, nel documento “Il Piano nazionale per la rigenerazione urbana sostenibile” redatto nel 2012 dal Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC) che, a proposito della pratica della demolizione e ricostruzione, afferma: «Occorre, da parte di tutti, superare il tabù della demolizione e ricostruzione. I costi per rimettere << onviene abbattere a nuovo edifici qualche muro, non adeguacancellando così anche ti al rischio i nefasti risultati della pianif sismico sono degli anni Sessanta>>. più alti di una ricostruzione vera e propria. Conviene abbattere qualche muro, cancellando così anche i nefasti risultati della pianificazione scorretta degli anni Sessanta, realizzando contestualmente scuole, asili, negozi e centri culturali» e il Piano continua citando l’esempio della Francia e delle sue “banlieues” che furono “date alle fiamme” durante la rivolta del 2005, dove è stata avviata una politica nazionale denominata di “rinascimento urbano”, attraverso una legge nazionale e un’Agenzia specifica: l’ANRU, Agence Nationale pour la Renovation Urbaine. E nel giro di quasi dieci anni sono parecchi i “grands ensembles” degli anni ‘60 e ‘70 che sono stati demoliti e ricostruiti grazie all’opera dell’Agenzia. «Per garantire la possibilità d’interventi sostitutivi, demolendo e ricostruendo non necessariamen-


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Edilieia Bio | Rigenerazione urbana

te sullo stesso sedime, si deve superare l’approccio espropriativo, non sostenibile dalla Pubblica Amministrazione nelle operazioni di trasformazione urbana, affiancando ai principi perequativi quelli compensativi. - prosegue il CNAPPC - Si può così caricare sugli operatori privati l’onere della realizzazione delle opere di urbanizzazione, permettendo al soggetto pubblico l’acquisizione dei suoli e/o di altre risorse, in cambio di diritti edificatori economicamente “equivalenti” da localizzare su aree appositamente preposte allo scopo o di immobili di proprietà degli enti locali». Ora, in un Paese dove le varie agenzie sono in realtà delle agenzie di collocamento e il ruolo degli enti locali è quello di favorire lo “sviluppo” con nuovi chilometri quadrati di cemento aggiuntivo, magari con la scusa di dare compensazioni sotto forma di cubature ai costruttori dopo aver dichiarato come opere di pubblica utilità stadi e porti turistici, diventa complesso pensare di mettere in campo modelli simili a quelli d’oltralpe, ma qualcosa si può fare. Una grande leva di sviluppo della rigenerazione urbana in realtà deriva da un Tallone d’Achille del nostro Paese: l’elevato rischio sismico. L’obbligo, e si dovrebbe parlare d’obbligo perché quello del rischio sismico è un’emergenza nazionale, della ristrutturazione antisismica di tutti gli edifici, potrebbe essere un vero grimaldello per iniziare un percorso serio sulla rigenerazione urbana, che deve essere realizzata, però, attraverso una robusta indagine sociologica che stia alla base della progettazione urbanistica e architettonica, cosa che in Italia è completamente assente. Un caso esemplare è quello dell’intervento “Giustiniano Imperatore” a Roma dove era prevista la sostituzione edilizia di edifici realizzati nell’immediato dopoguerra e afflitti da gravi problemi di stabilità. L’intervento è stata una vera occasione persa perché il progetto è stato calato dall’alto senza che ci fosse

stata un’indagine sociologica e che si ipotizzasse un percorso partecipato con i cittadini. Eppure gli ingredienti per realizzare un ecoquartiere nello stile di Vauban a Friburgo c’erano tutti. Grandi spazi non edificati, dimensioni piccole utili per una pedonalizzazione spinta, prossimità della metropolitana e un vivace tessuto sociale non degradaUna grande leva di sviluppo della rigene- to. La convinrazione urbana in realtà zione che fosderiva da un Tallone se sufficiente d’Achille del nostro un buon proPaese: l’elevato rischio getto archisismico. tettonico e un premio di cubatura del 30% per i costruttori per determinare il successo non era, e non è, assolutamente sufficiente, poiché è mancata la mano pubblica in quello che sarebbe il suo ruolo fondamentale: guidare le scelte degli stakeholder in maniera paritaria. È fallito persino il processo di gentrificazione (vedi box a lato) e gli unici stabili realizzati del progetto sono quelli sostitutivi degli edifici abbattuti per l’impossibilità del recupero, mentre tutti gli altri hanno scelto il consolidamento delle fondazioni.

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le famiglie italiane che vivono in case di proprietà

Così ora convivono i pochi nuovi edifici con quelli vecchi, con un tessuto metropolitano non rinnovato e si è persa l’occasione di realizzare un esperimento urbanistico di prim’ordine a ridosso del cuore della Città Eterna. Solo ed esclusivamente per un approccio che non ha tenuto conto degli elementi sociali che sono fondamentali, al pari di quelli architettonici, urbanistici, edilizi e tecnologici, nel determinare il successo, o l’insuccesso, di un qualsiasi progetto di rigenerazione urbana.

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Attenti alla “gentrif

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Nel coro pressoché unanime di “glorifcazione” della rigenerazione urbana ci sono voci discordanti. Una di queste è quella del docente di Sociologia e Programmazione Urbana della London School of Economic, David Madden, che sul giornale britannico The Guardian ha pubblicato un lungo articolo sulla rigenerazione urbana e sulla gentrif termine coniato nel 1964 dalla sociologa inglese Ruth Glass per riassumere, in una sola parola, i cambiamenti f un quartiere di Londra che seguirono all’insediamento massiccio della classe media. Si tratta di un processo complesso che la sociologa britannica defnì come un insieme di processi che comporta un miglioramento f con il cambiamento da af della popolazione operaia con la classe media. In questa chiave Madden af urbana” risiederebbero nella f che la povertà viene spostata altrove». Si tratta del fenomeno al quale stiamo assistendo oggi in Italia, solo che al posto della classe operaia è la classe media impoverita dalla crisi a essere espulsa dai centri storici e dalle zone a

ridosso, sostituita o dalla classe ricca alla ricerca di immobili di lusso come investimenti - in questo senso, per esempio, è bene ricordare che i centri storici di Roma e Milano non hanno subito, nonostante la crisi, f immobiliari - oppure dalle attività commerciali e dal terziario. E la gentrif mercato immobiliare, senza una guida “politica”. «Un argomento che i cultori della rigenerazione urbana/gentrif è il fatto che coloro che sono “fortunati” nell’abitare in questi quartieri sono anche in grado di orientare le priorità degli enti locali e l’utilizzo del suolo secondo i loro bisogni, a scapito dei vicini pii poveri e bisognosi». Ecco, quindi, che si spiegano alcune scelte che vanno in direzione opposta alla sostenibilità. In un quartiere “rigenerato” in Italia si pensa di pii alla dotazione di parcheggi che a quella di trasposto pubblico e di aree verdi, alla possibilità di fruire di servizi privati, come quelli legati ai centri commerciali che a quelli pubblici, come biblioteche, ludoteche e centri per anziani, mentre anche la logistica della socialità viene demandata ai “non luoghi” di Marc Augé, contrapposti a piazze, strade e vicoli.


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di € la bolletta energetica italiana nel 2013

DEEP RETROaIT

Risparmio profondo di Sergio Ferraris

La ristrutturazione anche di grandissimi edif possibile, come l’Empire State Building di New York

i chiama “deep retrofit” ed è l’ultima frontiera dell’efficientamento energetico che promette soluzioni di grande portata. Si tratta di una logica integrata, più che di una tecnologia, che guarda all’edificio in maniera complessiva, mettendone in stretta relazione tutte le interazioni e che utilizza le tecnologie come se fossero i singoli musicisti di un’orchestra, coordinando i vari know how di progettazione e integrandoli. «Generalmente in America diciamo che il deep retrofit lo si comprende quando lo si vede. - dice Victor Olgyay, analista del Rocky Mountain Institute, il think tank statunitense sulla sostenibilità fondato e diretto da Amory Lovins - Tecnicamente si definiscono così i progetti che abbiano almeno il 50% di risparmio energetico, dove i risparmi siano realmente consistenti. Risultati che richiedono un know-how di progettazione integrata non banale, dove si colgano tutte le opportunità di intervento». Questo risparmio deve essere realizzato con costi che consentano agli edifici “trattati” di

rimanere competitivi sul mercato immobiliare. Sfida non indifferente. La sfida sulla quale il Rocky Mountain Institute si è misurato è quella che ha coinvolto l’edificio simbolo degli Stati Uniti: l’Empire State Building. La ristrutturazione dell’edificio, che è del 1931 ed è alto 443 metri, è costata complessivamente 550 milioni di dollari, dei quali 120 sono stati investiti sull’efficientamento, cosa che è valsa all’Empire State Building il massimo riconoscimento della certificazione Leadership in Energy and Environmental Design (LEED), facendolo ritornare al primo posto sul podio non più per l’altezza, ma per l’efficienza energetica. L’edificio, infatti, è il più alto al mondo a possedere la certificazione LEED, un risultato non banale se si pensa all’età del grattacielo realizzato oltre ottant’anni fa. «L’Empire State Building è un progetto nato da un’opportunità colta al volo. - prosegue Olgyay - La proprietà, Empire State Reality Trust, era intenzionata a riqualificare il grattacielo. Noi siamo entrati al momento

giusto con una proposta di riqualificazione radicale finalizzata a tagliare drasticamente i consumi energetici senza incidere eccessivamente sui costi. Un risultato, però, che abbiamo saputo ottenere solo guardando all’edificio con una prospettiva integrata. Non abbiamo semplicemente stilato una serie di misure di intervento, ma abbiamo studiato ogni interconnessione tra tutte le parti: come gli infissi si relazionano con il sistema di condizionamento, come funziona l’illuminazione in rapporto all’aria condizionata, ecc. Solo così abbiamo potuto ottenere risultati da record». Risultati che, oltretutto, potrebbero fare scuola. La sostituzione delle 6.000 finestre dell’edificio avrebbe avuto un payback di diciassette anni se non si fosse <<Abbiamo studiato ragionato anogni interconnessione che sulle mitra tutte le parti: come nori esigenze gli inf con il sistema di condi climatizzadizionamento, come zione estiva, funziona l’illuminazione ma intervein rapporto all’aria nendo anche condizionata, ecc.>>. su questo aspetto il payback medio è sceso a tre anni, con un risparmio energetico del 40%. Un risultato inaspettato che ha stupito anche i progettisti. Si tratta di un’esperienza replicabile su grande scala in un’ottica di rigenerazione urbana. «La vera sfida è rappresentata dai grandi portafogli di edifici. - prosegue Olgyay - Talvolta si tratta di serie di immobili simili, ma diversi per caratteristiche, come posizione, irraggiamento, struttura, altri casi hanno caratteristiche differenti per ogni edificio. Nel primo caso partiamo da un’analisi molto dettagliata e approfondita di uno o due edifici per poi estenderla al resto del portafoglio immobiliare, con una tolleranza di errore del 10/15%. Quando invece

gli immobili di un portafoglio sono fortemente diversi l’uno dall’altro, come nel nostro progetto della Arizona State University (uno dei progetti di riqualificazione più spinti di larga scala, N.d.R.), sappiamo che dobbiamo adottare un altro approccio: ci troviamo in un unico contesto climatico e con un unico proprietario, ma con tipologie di edifici molto diversificati. Abbiamo laboratori, dormitori, classi. In questo caso cerchiamo di identificare quali sono le opportunità identiche per ogni edificio e definiamo un piano che identifichi quali tipologie di misure di efficientamento energetico possiamo adottare. Si inizia con interventi leggeri comuni per poi procedere a interventi complessi differenziati edificio per edificio». Un approccio di questo tipo in Italia potrebbe partire dal patrimonio pubblico rappresentato dall’edilizia popolare e dagli immobili della Pubblica Amministrazione per estendersi anche all’edilizia privata, interessando interi portafogli immobiliari, con una riduzione dei costi degli interventi dovuti alla dimensione di scala. Solo per quanto riguarda gli immobili della Pubblica Amministrazione si stima una possibile riduzione del 35% sui consumi entro il 2020, con un risparmio annuo in bolletta di circa due miliardi di euro. Non poco se consideriamo il fatto che la bolletta energetica del sistema Italia nel 2013 è stata di 56 miliardi di euro.

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CAMBIAMENTI CLIMATICI

Mitigare i danni e adattarsi al futuro di Sergio Ferraris

Mentre a livello nazionale si è persa la strategia, le città lavorano per contrastare gli efetti del clima che cambia

n argomento che trovereste con fatica nei piani di rigenerazione urbana italiani è quello dell’adattamento ai cambiamenti climatici, che pure è di grande attualità. Quando arrivano sui nostri territori le cosiddette “bombe d’acqua”, che sarebbe meglio definire “tempeste tropicali” o “Monsoni” al fine di levare loro il carattere d’eccezionalità e di fatalità, visto che sono previste in aumento da tutti i climatologi, le nostre città vanno letteralmente in ginocchio. Spesso con conseguenze fatali per i cittadini. Sottopassaggi che si allagano in pochi minuti, scantinati inondati dall’acqua e rapidi smottamenti urbani che si trasformano in colate di fango, sono solo alcuni dei fenomeni causati dall’intensificarsi delle precipitazioni sia come frequenza, sia come intensità. Si tratta di danni che, con il mancato adattamento, diventeranno molto costosi. Nella strategia per l’adattamento ai cambiamenti climatici che l’Unione europea ha presentato nell’aprile del 2013, infatti, si stima che investendo un euro oggi contro le inondazioni se ne ri-

sparmieranno sei in futuro, mentre il mancato adattamento da parte degli Stati membri della UE costerebbe 100 miliardi di euro al 2020 e 250 al 2050. Un costo salato che riguarda solo i danni strutturali e non quelli delle attività produttive, per non parlare di quelli sociali. Le città italiane su questo fronte sono particolarmente vulnerabili, per due motivi. Il primo è quello strutturale, poiché sono ben poche le città che hanno rispettato anche solo le logiche minime di buon senso negli ultimi decenni, edificando spesso addirittura su aree d’espansione fluviali deserte da secoli, oppure rettificando fiumi per guadagnare spazio all’edificazione sia commerciale, sia abitativa; mentre la seconda è rappresentata dal fatto che l’Italia al 2014 non ha ancora adottato una strategia nazionale d’adattamento ai cambiamenti climatici - la consultazione pubblica lanciata nell’autunno 2013 dall’allora ministro dell’ambiente Andrea Orlando si è persa nelle secche della politica - mentre molti paesi la hanno adottata da svariati anni, la prima è stata la Finlandia nel 2005, se-

guita da Francia, Olanda e Spagna nei due anni successivi. Una strategia di adattamento ai cambiamenti climatici per le città deve necessariamente contenere prima di tutto una visione integrata delle politiche del territorio, tenendo conto dei Piani di Tutela delle Acque, di quello del Dissesto Idrografico, del Piano di Assetto Idrogeologico, con lo scopo di limitare gli utilizzi delle zone ad alta vulnerabilità. Sembra una cosa scontata eppure è necessario ribadirlo, perché oltre all’eccesso quantitativo del consumo di suolo abbiamo anche fenomeni diffusi per i

quali non sarebbero necessari norme e regolamenti, ma sarebbe sufficiente il buon senso. Così come dovrebbe essere altrettanto scontato ciò che si trova nella “Strategia locale di adattamento ai cambiamenti climatici della città di Bologna”, una delle poche città a essersi dotata di uno strumento simile, redatta a inizio 2014, che recita testualmente: «è necessaria la manutenzione dei corsi d’acqua attraverso interventi di regimazione idraulica, di ricalibratura e di pulizia degli alvei». E il documento prosegue con altri aspetti, quali la vulnerabilità del

sistema energetico, specialmente sul fronte dell’approvvigionamento, - e qui la generazione distribuita da fonti rinnovabili può dare un contributo fondamentale - e, tra le altre cose, la gestione delle acque reflue «al fine di accrescere la resilienza dei centri urbani». Ecco che si apre un capitolo importante, quanto ignorato, che è quello dell’adattamento ai cambiamenti climatici dell’intero ciclo delle acque. La maggiore intensità delle precipitazioni - legata anche all’aumento delle temperature in alta quota con il

conseguente aumento della piovosità a discapito della nevosità - impone la gestione di grandi quantità d’acqua in tempi limitati, cosa che la gestione integrata del ciclo delle acque in Italia non è, nella maggior parte dei casi, in grado di fare. Le grandi quantità d’acqua che non possono essere assorbite da terreni impermeabilizzati dal cemento e l’energia cinetica dell’acqua che non viene limitata dai fiumi i cui alvei sono spesso alterati, impegnano i collettori idrici delle acque reflue cittadine - i quali ancora oggi sono progettati senza tener conto dei cambiamenti climatici, cosa che è entrata a regime in molte altre nazioni, per una moltitudine di strutture strategiche, dai porti alle centrali nucleari, passando per ferrovie e autostrade danneggiandoli e mettendo fuori uso i sistemi di depurazione con conseguenti fenomeni d’inquinamento che, nei casi più gravi, possono mettere in crisi le reti sia idriche, sia energetiche, amplificando le conseguenze già spesso drammatiche delle inondazioni. In Italia siamo al punto di partenza. Non essendoci l’obbligo di tener conto delle conseguenze dei cambiamenti climatici, dopotutto solo pochi anni fa il Parlamento ne negava l’esistenza, anche le nuove direzionalità urbane non ne tengono conto. Con il risultato di continuare a compromettere per decenni il futuro dei territori e dei cittadini. LEGGI

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Edilieia Bio | Rigenerazione urbana

VERDE METROPOLITANO

Quando le piante battono il cemento di Sergio Ferraris

Non solo giardini per rendere le città più belle, ma il verde può avere un ruolo molto importante nel processo di rigenerazione urbana

finita l’era del verde nelle metropoli come un mero fatto ornamentale: la vegetazione, infatti, ora nelle città possiede una vera e propria valenza urbanistica e ambientale al punto che nei Paesi anglosassoni si parla di urban forestry, ossia di forestazione urbana, per sottolineare il valore delle aree verdi in contrapposizione all’aridità della cementificazione. Le funzioni del verde urbano sono diverse e il loro elenco più completo in Italia si trova nel “Manuale per tecnici del verde urbano” della città di Torino. La funzione ecologicoambientale mitiga inquinamento e degrado, introdotti sia dagli edifici, sia dalle attività umane, mentre quella sanitaria, specialmente nei pressi di ospedali e case di cura, contribuisce positivamente sia sul piano fisico, per la presenza di essenze, sia su quello psicologico alle convalescenze. Oltre a ciò, il verde ha una funzione protettiva sul fronte del dissesto idrogeologico urbano di aree degradate e sensibili, oppure particolarmente stressate dall’impermeabilizzazione delle aree circo-

stanti, evitando frane e smottamenti, mentre fondamentale è il loro ruolo sul fronte della funzione sociale e ricreativa così come sul fronte psicologico. Infine, non sono da sottovalutare i ruoli sia didattici, nell’educazione alle scienze naturali, sia quelli storici del verde urbano, ossia quello estetico e architettonico. Sul fronte energetico la vegetazione può essere utilizzata come un vero e proprio regolatore delle condizioni bioclimatiche a costo zero. Una facciata di edificio esposta a Sud può essere “circondata” da alberi ad alto fusto che in estate la ombreggiano e d’inverno consentono il passaggio dei raggi solari, mentre la creazione di piccoli boschi urbani consente di mitigare le cosiddette isole di calore, tutte tecniche che riducono i carichi energetici per la climatizzazione e il riscaldamento. Gli esempi d’applicazione del verde in contesti di rigenerazione urbana sono diversi. Si va dagli orti urbani, una pratica che si sta diffondendo a livello planetario, ai giardini verticali, passando per le “high line” verdi con le quali le sopraelevate ven-

gono trasformate in giardini pensili, trasferendo il traffico, pubblico o privato che sia, nel sottosuolo. Gli orti urbani, oggi, si sono liberati dal retaggio che in passato li considerava un residuo della povertà destinato essenzialmente agli anziani per essere inseriti all’interno di una visione più sostenibile delle metropoli, grazie sopratutto a un movimento nato dal basso in diverse città del mondo. Molte volte, infatti, questi orti sono gestiti in forma collettiva, condividendo e andando a “occupare” terreni pubblici, spesso degradati o destinati alla cementificazione, che vengono dati in concessione dagli enti locali, molte volte su pressione dei Sul fronte energetico la cittadini stesvegetazione può essere si. Si tratta di utilizzata come un vero un’attività che e proprio regolatore ha diverse vadelle condizioni bioclimatiche a costo zero. lenze, prima tra tutte quella sociale, che però non mette in secondo piano quella ecologica, visto che gli ortaggi in questione sono quasi sempre coltivati senza ricorrere a pesticidi e sono molto meno energivori di quelli che si trovano nei punti vendita, dato che non devono ricorrere alla logistica tradizionale dell’ortofrutta fatta di trasporti e di catena del freddo. Oltre a ciò, gli orti urbani contribuiscono a una corretta gestione idrogeologica del territorio, poiché l’attività non impermeabilizza il terreno, lo controlla e abitua i cittadini a una corretta visione del territorio urbano. L’high line, invece, è un esperimento di successo della città di New York che ha “riciclato”, anziché abbatterlo, un tratto di ferrovia sopraelevata in disuso dal 1980, al di sotto del quale ci sono delle normali strade. Dopo quasi vent’anni d’abbandono, nel 1999 si costituì un’associazione di cittadini, Friends of High Line, che si opposero al ventilato abbattimento della ferrovia, proponendo, e anche in questo caso l’idea arriva dal basso, la riqualificazione dell’opera come parco urbano. La municipalità della Grande Mela approvò il progetto, affidandolo nel 2002 agli architetti Diller Scofidio+Renfro


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Edilieia Bio | Rigenerazione urbana

di € per un parco urbano a Roma dove oggi c’è una sopraelevata in disuso

e allo studio di architettura del paesaggio James Corner Field Operations e i lavori cominciarono nel 2006. Risultato: dal 2009 New York ha un parco in più, sopraelevato e lineare, della lunghezza di 2,33 chilometri che batte la Statua della Libertà per numero di turisti annui che, nel 2013, sono arrivati a oltre cinque milioni. La stessa cosa vorrebbe fare Roma, con una valenza ambientale ancora maggiore, visto che la high line capitolina dovrebbe essere realizzata sulla vecchia sopraelevata ormai dismessa tra Batteria Nomentana e la stazione Tiburtina, per un tratto di 1,7 chilometri. Con nove milioni di euro di fondi dall’Unione europea la high line dovrebbe sostituire il tratto di tangenziale che per oltre trent’anni ha inquinato le abitazioni che vi si affacciavano, incolpevolmente, visto che sono precedenti all’opera. Nel frattempo a Singapore si progettano addirittura i grattacieli interamente dedicati all’agricoltura. Una sfida magari utopica, ma che, come ogni utopia che si rispetti, in futuro potrebbe aprire strade oggi non immaginabili.

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Speciale | Klimahouse Puglia

VERSO L’APPUNTAMENTO DI KLIMAHOUSE PUGLIA

Una storia lunga già dieci anni di Andrea Ballocchi

La prima e più importante f efc

50mila visitatori, 65mila partecipanti a convegni, seminari e visite guidate, 180 residenze certificate CasaClima visitate, oltre 6000 CasaClima certificate. Con questi numeri Klimahouse festeggia i suoi primi 10 anni: una fiera che ha conosciuto un successo sempre crescente e che ha avuto il merito principale di credere in un’idea: l’edilizia sostenibile ed efficiente. Lo stesso presidente di Fiera Bolzano, Gernot Rössler, a Tekneco racconta i presupposti che hanno dato vita alla manifestazione: «Il risparmio energetico, la riqualificazione e l’efficienza energetica sono i valori più preziosi da cui si è partiti e abbiamo raccolto questa sfida in tempi non sospetti, quando si parlava relativamente poco di questi concetti, offrendo una piattaforma espositiva che ha dato spazio e la giusta luce a soluzioni per il risanamento edilizio e per nuove costruzioni ecosostenibili. L’idea è stata ben accolta, ha trovato il consenso degli espositori», e oggi il settore della riqualificazione energetica è imprescindibile per il futuro dell’intero settore edile. Di questa opinione è il direttore dell’ente fiera, Reinhold Marsoner: «Una recente statistica a livello europeo evidenzia l’ingente quantità di

case invendute. Questo insegna che per il nuovo non c’è mercato, ma ce n’è per la riqualificazione e per l’efficientamento energetico». La fiera ha avuto sempre ottime intuizioni: l’attenzione progressiva al risanamento edilizio, la formula della fiera itinerante e poi laboratori, consulenze gratuite di esperti a chi volesse rendere la propria casa più efficiente… Klimahouse ha avuto, soprattutto, il pregio di evidenziare enti e aziende che hanno fatto propri concetti quali l’innovazione e la ricerca, basilari per l’edilizia di oggi e di domani. Un anniversario importante, festeggiato a Milano, dove per il suo “compleanno” sono intervenuti nomi celebri dell’architettura, che nella sostenibilità hanno creduto e credono, ripagati anche da risultati: il pensiero va a Chiara Tonelli, docente di Tecnologie dell’Architettura all’Università Roma 3 e team leader del progetto Rhome for denCity, vincitore del Solar Decatlhon Europe 2014, ma anche a Matteo Thun e Manfred Hegger, tra i più autorevoli architetti a livello mondiale. La formula di successo che sta alla base di Klimahouse non è solo legata al fatto di “averci visto giusto”, puntando su questi temi. È stata anche avere idee innovative, tra cui la for-

mula di rassegna itinerante per l’Italia. Lazio, Umbria, Toscana e, fra pochi giorni, Puglia… quale potrebbe essere la prossima destinazione? «In futuro si può pensare di andare anche in Sicilia», azzarda Rössler. E parlando sempre di futuro è proprio Marsoner a illustrare quali saranno i temi del domani: case attive, nuovi materiali e l’importanza a un aspetto quale l’”energia grigia”, ossia la quantità di energia utilizzata da un prodotto o da un materiale durante il suo ciclo di vita.

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Prossima tappa: Bari

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Appuntamento dal 2 al 4 Ottobre alla Cittadella Mediterranea della Scienza di Bari per la terza edizione di Klimahouse Puglia, mostra-convegno dedicata all’ef risanamento in edilizia, promossa da Fiera Bolzano per il mercato del Sud Italia. Grazie alla collaborazione con l’Ordine degli Architetti, l’Ordine degli Ingegneri e il Collegio dei Geometri di Bari, i convegni in programma a Klimahouse Puglia consentiranno ai professionisti di ottenere crediti formativi. 3.200 metri quadrati di esposizione, 20 eventi speciali, 70 aziende espositrici, di cui un terzo della Puglia, 20 partner locali, oltre 3.000 visitatori attesi. Questi alcuni numeri della terza edizione di Klimahouse Puglia, che prende vita a seguito del successo riscontrato dalle due precedenti edizioni e grazie a una rinnovata collaborazione con le associazioni di categoria e con le istituzioni pii dinamiche della Regione. Il sodalizio è stato confermato lo scorso 3 giugno a Bari in occasione dell’incontro preliminare di Fiera Bolzano con tutti i partner della manifestazione. Fiera Bolzano mantiene anche per l’edizione pugliese di Klimahouse la formula collaudata di “Mostra-Convegno” che prevede un connubio tra spazi espositivi e un ricco programma di formazione e informazione: convegni, workshop, mostre a tema e visite guidate per “toccare con mano” costruzioni CasaClima presenti sul territorio. Informarsi e scambiare idee. Questo il concept della manifestazione che ofre agli operatori del settore del Centro e Sud d’Italia

l’opportunità di aggiornarsi sui pii recenti prodotti e sistemi costruttivi, proposti dalle pii selezionate aziende del settore, che garantiscono elevati standard di risparmio energetico. In pii, il ricco programma di eventi, che prevede oltre una ventina di appuntamenti, è l’occasione ideale per l’aggiornamento professionale di architetti, ingegneri, geometri, operatori edili e imprese specializzate in installazione. Consulenze personalizzate rivolte anche ai privati interessati a ottenere informazioni per costruire o ristrutturare la propria casa all’insegna del risparmio in bolletta energetica, del benessere abitativo, della tutela ambientale; prerogative che incidono in modo rilevante sull’incremento del valore immobiliare. “Tema conduttore della nuova edizione di Klimahouse Puglia è la ristrutturazione”, anticipa il Direttore di Fiera Bolzano, Reinhold Marsoner. “Per tutelare realmente l’ambiente, è necessario intervenire sulle strutture già esistenti che devono essere adeguate ai nuovi canoni di sostenibilità ed efcienza energetica piuttosto che continuare a costruire ex novo”. Sulla stessa lunghezza d’onda i partner e patrocinatori della manifestazione. Tra i pii importanti: Regione Puglia, Comune di Bari, Provincia di Barletta Andria e Trani, CNA Puglia, Confartigianato di Bari, Confndustria Bari e Barletta, Andria e Trani, Istituto Nazionale di Bioarchitettura, Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, Ordine degli Architetti, Pianfcatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Bari, Ordine degli Ingegneri di Bari, AIDI, Collegio Geometri di Bari e il Network CasaClima Puglia.


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Speciale | Klimahouse Puglia

CONVEGNO

Disegnare la città del futuro di Sergio Ferraris

possibile sviluppare una visione olistica, superando la divisione settoriale tra le discipline che dovranno gestire la transizione energetica e la trasformazione delle città in Smart Cities? A questo quesito una risposta organica arriva dai relatori del convegno, utilizzando, come collante tra la sostenibilità, l’efficienza e l’urbanistica, l’approccio sociologico. Si tratta di una logica che da qualche anno è presente, assieme a quella dell’ecosostenibilità, in molti progetti di “punta”, ma che stenta a trovare un posto stabile nell’edilizia diffusa e tradizionale. Certo la situazione sta cambiando, anche sotto la spinta di due fattori determinanti. Il primo è che, anche grazie alla crisi, una fascia sempre maggiore di utenti finali presta una sempre maggiore attenzione alla componente legata al risparmio energetico, mentre il secondo è che determinato dal fatto che, grazie all’aumento delle dimensioni di scala del mercato si è imboccata la strada virtuosa della discesa dei prezzi di materiali e impianti per l’edilizia

sostenibile, arrivando al risultato che ormai gli extracosti dell’edilizia sostenibile sono di poche decine di euro al metro quadro. E l’approccio, anche, sociologico è fondamentale se non si vogliono ripetete “disastri” urbani come quelli di Corviale e Tor Bella Monaca a Roma, San Polo a Brescia e delle Vele di Scampia, solo per fare qualche esempio, d’interventi urbanistici che hanno “mostrato la corda” immediatamente dopo la costruzione e sono da rivedere in maniera radicale. «È necessario rivalutare il cambiamento dei principi progettuali, avvenuto a partire dalla fine degli anni ’60 grazie a Robert Solow e Jane Jacobs, con la sostituzione della priorità del capitale fisico con quella del capitale umano per accrescerne il sapere. - afferma Giuseppe Longhi, Docente di Urbanistica presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia - Da questo principio discende un modello “di responsabilità sociale” nel quale il motore del progetto, sia urbano, sia architettonico, è lo sviluppo delle risorse umane e dei loro

Il 2 ottobre a Klimahouse Puglia un importante convegno organizzato da Teknedu e Tekneco sulle città nei Paesi mediterranei e il loro ef enenrgetico. Partecipano, fra gli altri, Paolo Portoghesi, Giuseppe Longhi, Enrico Zara e Gianfranco Marino

saperi per contrastare il tendenziale esaurimento delle risorse, sfruttando le opportunità delle nuove tecnologie, le quali, basandosi su miniaturizzazione, immaterialità, bioticità, riducono il consumo di risorse naturali, sviluppandolo secondo i principi della resilienza». Il concetto di resilienza, secondo Longhi, non è univoco, nella cultura tecnica significa la capacità della materia di resistere a forze di cambiamento, nella cultura psicologica e umanistica, invece, significa

la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di dare risposte organizzative e positive alle difficoltà. In questo contesto, secondo Masud Esmaillou, Visiting Professor della Facoltà di Architettura dell’Università di Varva in Bulgaria, sono necessarie convergenze tra energia e conoscenza in chiave di una maggiore sostenibilità. «Bisogna tenere conto del fatto che la diversità culturale è necessaria per l’umanità quanto la biodiversità per la natura. - afferma Esmaillou - La didattica quindi deve adattarsi nel luogo dove viene insegnata: ciò che va bene per Oslo non va bene per Città del Capo e per questi motivi il nostro progetto si chiama “Sustainable Convergence of Energy & Knowledge”. Esistono convergenze sia negative, sia positive e sotto questo fronte è illuminante la ricerca pubblicata nell’ottobre 2013 da Nature nella quale si denuncia il fatto che entro il 2047 molte città saranno invivibili». Anche per questa “degenerazione” dei tessuti urbani è necessaria una conoscenza interdisciplinare. «É ne-

cessario promuovere una filosofia progettuale multidisciplinare, che permetta di integrare gli aspetti di tutte le discipline fin dalla concezione dell’edificio. - afferma Enrico Zara, responsabile in Italia del team “Energy Strategies & Building Services” di Arup - E per fare ciò bisogna dotarsi di strumenti efficaci per governare il processo progettuale e indirizzare le prestazioni degli edifici verso livelli di qualità sempre più elevati. In particolare, elevati obiettivi di efficienza energetica e sostenibilità richiedono un processo iterativo che, partendo dai principi della fisica dell’edificio, possano essere verificati con analisi e strumenti informatici». Uno degli aspetti nel quale con ogni probabilità l’Italia può sviluppare delle esperienze molto avanzate è la riqualificazione energetica delle sedi del patrimonio artistico e culturale. «Si tratta di un settore nel quale abbiamo praticamente “sotto mano” la possibilità di realizzare esperienze uniche che possono fare scuola nel mondo. - afferma Gianfranco Marino, architetto e Presidente di Teknedu -

Per le imprese italiane la riqualificazione degli edifici storici potrebbe diventare un biglietto da visita potente ed efficace per affrontare i mercati globali, con soluzioni e prodotti di qualità, già testati in uno dei settori più complessi. Quello degli edifici storici». Efficienza energetica e sostenibilità, quindi, possono, attraverso l’incontro, o per meglio dire la convergenza, con le scienze umane quali la sociologia, portare a ottimi risultati per la sostenibilità.

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Il punto sulle smart grid


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Energia | Il punto sulle smart grid

LA RETE CHE VERRÀ

La rivolueione intelligente di Gianluigi Torchiani

Le reti elettriche intelligenti sono destinate a trasformare il sistema di trasmissione dell’energia, aprendo la porta al sogno di comunità territoriali autonome da un punto di vista energetico

utti quanti abbiamo visto almeno una volta i tralicci della rete elettrica e, chi più chi meno, tutti abbiamo capito che servono a trasportare l’energia sino alle nostre case. Questa visione tradizionale della rete di distribuzione, sostanzialmente passiva, con l’energia che viaggia in una sola direzione, da poche grandi centrali di generazione a tanti piccoli punti di consumo dislocati presso gli utenti finali, è però destinata a essere superata, grazie all’avvento delle cosiddette smart grid. Di cui tanto si è parlato e ancora tanto si parlerà in futuro, non fosse altro per la terminologia inglese che alimenta sogni e anche qualche speranza di troppo. Innanzitutto, è bene chiarire che le smart grid più che con l’ambiente hanno a che fare con la tecnologia, ossia con linee, interruttori, trasformatori, flussi di potenze, elettronica, tanta informatica e comunicazione. Dunque temi scivolosi e per nulla semplici da spiegare al grande pubblico. Il concetto fondamentale da trasmettere è che lo sviluppo futuro delle smart grid (attualmente siamo

ancora in una fase iniziale e sperimentale) dovrebbe permettere di superare la visione classica della rete elettrica, quella appunto dei cavi e dei tralicci che arrivano fino alla nostra presa della corrente. Non che questi elementi scompariranno, ovviamente, ma l’uso che se ne farà sarà diverso. Come chiarisce infatti l’Enea, per smart grid si deve intendere una rete elettrica in grado di integrare intelligentemente le azioni di tutti gli utenti connessi (consumatori, produttori e prosumers) al fine di distribuire energia in modo efficiente, sostenibile, economicamente vantaggioso e sicuro. La smart grid utilizza, infatti, prodotti e servizi innovativi assieme a tecnologie intelligenti di monitoraggio, controllo, comunicazione e self-healing, al fine di facilitare la connessione e l’operatività di generatori elettrici eterogenei di qualunque dimensione e tecnologia, nonché fornire ai consumatori strumenti per contribuire a ottimizzare il funzionamento del sistema. In ultima analisi, naturalmente, le reti di nuova generazione possono ridurre significativamente

l’impatto ambientale dell’intero sistema elettrico, ma non si tratta certo dell’obiettivo primario, come vedremo. In buona sostanza, le reti elettriche del futuro dovranno assomigliare a una sorta di “internet of Energy” in cui ogni sistema di micro generazione sia connesso in rete e in grado di comunicare e ricevere dati. Ogni casa, ogni utente potrebbe divenire sia consumatore che produttore di energia, in un mercato aperto sia ai grandi distributori che ai piccoli utenti. Ci sono ovviamente delle cause che spingono la rivoluzione delle smart grid e, perlomeno in Occidente, la più importante riguarda la crescita delle energie rinnovabili: negli ultimi anni il settore elettrico italiano (ma non solo) è stato caratterizzato dal rapido e ingente sviluppo della produzione elettrica da fonte rinnovabile, che ha raggiunto a fine 2013 il valore complessivo di 27 GW. Un boom che comporta – oltre a tanti benefici – anche dei contraccolpi per il sistema elettrico. Come scrive infatti Terna, il gestore della rete nazionale, “in presenza di grandi quantitativi di potenza prodotta sul sistema

da impianti tipicamente non p r og r a m m a bili e in parte aleatori (eolico e fotovoltaico, ndr), in particolare nei momenti in cui il fabbisogno in potenza è piuttosto basso, risulta fondamentale poter disporre a pieno e in modo efficace di tutte le risorse di regolazione esistenti, tra le L’uso delle tecnologie informatiche e di comunicazione (I T) è fondamentale, perché consente la comunicazione fra utilities e utenti fnali, abilitando le piattaforme informatiche e gli algoritmi di controllo distribuito necessari a ottimizzare l’efcienza di tutti i sistemi coinvolti.

quali gli scambi con l’estero, gli impianti di accumulo e strumenti di controllo della stessa generazione da fonti rinnovabili rivestono un ruolo fondamentale per garantire l’equilibrio istantaneo di immissioni e prelievi. Si evidenziano, inoltre, fenomeni associati a rischi di frequenti congestioni e sovraccarichi su sezioni critiche della rete di trasmissione a livello zonale e locale, la cui entità e diffusione dipenderà anche dall’ulteriore sviluppo atteso nel breve-medio periodo della generazione rinnovabile, in particolare sui sistemi interconnessi ai livelli di

tensione inferiori”. Oltre all’aumento della diffusione delle energie rinnovabili intermittenti, ci sono, però, anche altri fattori che spingono verso le smart grid. Già oggi, invece di limitarsi a servire determinate regioni, le reti vengono sempre più spesso impiegate come canali per il commercio di elettricità su distanze sempre più lunghe. E con la spinta dell’Ue verso un mercato europeo dell’energia sempre più interconnesso, questa spinta non potrà che aumentare. Non essendo però state concepite per rispondere a tali esigenze, le reti tradizionali


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Energia | Il punto sulle smart grid

non sono in grado di offrire prestazioni soddisfacenti a lungo termine. Altra esigenza è quella del contenimento dei costi: in una rete elettrica tradizionale, i picchi nei consumi in determinati orari del giorno vengono parzialmente soddisfatti sfruttando centrali elettriche mantenute appositamente in stand-by. Un simile approccio è tanto dispendioso quanto inefficiente, proprio come avviene quando si guida in città, dove la serie ripetuta di fermate e partenze fa consumare più carburante rispetto a un tragitto su lunga distanza a velocità costante. In una rete elettrica intelligente, invece, la condivisione di dati tra utenti e fornitori può consentire una ripartizione dell’utilizzo di energia elettrica su un periodo più lungo, abbattendo i picchi della domanda e riducendo il numero di centrali elettriche necessarie per soddisfare la richiesta. Insomma, i numerosi cambiamenti nel sistema elettrico stanno rendendo imprescindibile l’evoluzione delle reti di trasmissione in ottica smart. Questo cambiamento sarà possibile grazie a una serie di tecnologie cardine: l’applicazione di nuovi criteri di progettazione e l’impiego di materiali avanzati per le apparecchiature quali trasformatori e interruttori allo scopo di migliorarne l’efficienza, la sicurezza e le prestazioni; la diffusione

di dispositivi elettronici per ottimizzare le risorse esistenti e migliorare la flessibilità della rete in caso di interruzioni; l’impiego di tecnologie di stoccaggio a tutti i livelli per mitigare i picchi di domanda ed estendere lo sfruttamento dell’energia prodotta a partire da fonti rinnovabili; l’utilizzo di metodi di trasmissione e distribuzione più flessibili per bilanciare le fluttuazioni dell’approvvigionamento, aumentare l’efficienza e ottimizzare le prestazioni; l’integrazione di sistemi di monitoraggio e controllo per prevenire interruzioni. Come si può immaginare da questo elenco, l’uso delle tecnologie informatiche e di comunicazione (ICT) è fondamentale, perché consente la comunicazione fra utilities e utenti finali, abilitando le piattaforme informatiche e gli algoritmi di controllo distribuito necessari a ottimizzare l’efficienza di tutti i sistemi coinvolti. Inoltre, le tecnologie informatiche possono garantire un nuovo livello applicativo di servizi basati sull’energia quali smart metering, soluzioni prepagate per la vendita di energia, portali domestici per la gestione di consumi e generazione, sistemi automatici di acquisto, accumulo e vendita dell’energia elettrica, soluzioni di bilanciamento della domanda e dell’offerta di energia. Per il momento, la tecnologia simbolo delle smart grid, quella che sinora

ha trovato un’applicazione concreta, è senza dubbio quella degli smart meter, i contatori intelligenti: si tratta di un sistema di controllo basato su reti di sensori (wireless, Plc, RS485) per il monitoraggio in tempo reale dei consumi, non solo di corrente, ma La tecnologia simbolo delle smart grid è quella anche di gas e dei contatori intelligenacqua. Grazie ti: si tratta di un sistema alla possibilità di controllo basato su di interfaccia reti di sensori per il con le tecnomonitoraggio in tempo logie informareale dei consumi, non solo di corrente, ma antiche e di coche di gas e acqua. municazione, questi apparecchi consentono di intervenire sugli impianti, regolando lo scambio sia di energia che di informazioni sul funzionamento dell’impianto, offrendo anche la possibilità di intervenire in caso di problematiche o guasti in modalità immediata, senza necessità di ricorrere all’intervento sul posto. Ma, soprattutto, gli smart meter sono di grande utilità nel campo dell’efficienza energetica perché consentono la puntuale verifica dei consumi, il parametro indispensabile per dare vita a qualsiasi iniziativa di diminuzione della domanda. Il software contenuto in questi apparecchi, infatti, consente di disporre in ogni momento dei dati

sui quantitativi di energia utilizzati in qualsiasi punto della rete e possono utilizzare la capacità di interconnessione per orientare e dosare i flussi energetici a seconda dei momenti e dei luoghi di maggiore o minor consumo. L’Italia è probabilmente il Paese più avanzato al mondo per quanto riguarda gli smart meter elettrici, poiché – grazie a un forte investimento di Enel – sono installati nella maggioranza delle case degli italiani. Quanto poi siano effettivamente utilizzate da aziende distributrici e dagli utenti finali le potenzialità di questi apparecchi resta, però, assai dubbio. Le potenzialità delle smart grid, però, non sono solo “freddamente” tecnologiche, ma in futuro appaiono destinate a incidere profondamente nella vita delle persone. È il caso, in particolare, delle Energy Community: secondo la definizione dell’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano. Si tratta di un insieme di utenze energetiche che decidono di effettuare scelte comuni dal punto di vista del soddisfacimento del proprio fabbisogno energetico al fine di massimizzare i benefici derivanti da questo approccio «collegiale», implementabile attraverso soluzioni di generazione distribuita e di gestione intelligente dei flussi energetici. Perché ci possa essere una Energy Community servono tecnologie che consenta-

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Energia | Il punto sulle smart grid

MAR BALTICO

Dove la rete decide già tutto da sola

no di produrre in loco l’energia di cui necessitano le utenze energetiche all’interno dell’Energy Community, nonché di consumarla in maniera efficiente. Occorrono, naturalmente, anche sistemi informatici che permettano di controllare da remoto gli asset di produzione, accumulo, consumo di energia e gestire e distribuire i flussi energetici e informativi all’interno. Insomma, stiamo parlando di una smart grid al servizio di una comunità territoriale.

Come è facile da immaginare, attualmente il numero di Energy Community in Italia è piuttosto ridotto, stimato dal Politecnico di Milano in appena 8 casi. Gli ambiti di applicazione prevalenti sono il terziario e l’industriale, mentre, invece, non si riscontrano esempi esclusivamente dedicati all’ambito residenziale. Da quello che si è potuto osservare da questi limitati casi, però, appare evidente che questa formula presenti dei vantaggi economici significativi. I settori industriale

e terziario, in particolare, garantiscono i ritorni economici dall’investimento più interessanti (fino al 38% di IRR- Internal Rate of Return - nel caso del modello industriale). La realizzazione delle Energy Community, infatti, permette di ottenere importanti riduzioni del fabbisogno energetico, mediamente pari o superiori al 10% nei diversi modelli analizzati (con un picco oltre il 60% nel caso del residenziale). Il quadro potrebbe essere peggiorato in Italia dalle novità normative, in particolare dalle norme – contenute all’interno del discusso provvedimento spalma incentivi – che penalizzano i sistemi di produzione offgrid come Seu e Riu. In particolare, l’attribuzione degli oneri generali di sistema e di rete sull’energia elettrica consumata determina un rilevante impatto «negativo», aumentando fino al 50% il tempo di ritorno dell’investimento. Eppure, nonostante il solito freno del legislatore nazionale, il potenziale delle Energy Community resta consistente: in Italia al 2030, secondo la stima dell’Energy & Strategy Group, potrebbero esserci tra le 25.000 e le 95.000 comunità energetiche autonome, per un controvalore economico nell’ordine dei 55-160 miliardi di euro. Una rivoluzione che, tra l’altro, permetterebbe di ridurre la dipendenza energetica dall’estero di 10 miliardi di euro l’anno. LEGGI

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di Gianluigi Torchiani

In un’isola della Danimarca è già attivo un sistema di rete intelligente in grado di ottimizzare i fussi energetici. E individuare il miglior prezzo

n ambito smart grid sempre più spesso si sta passando da limitati progetti pilota a sperimentazioni su vasta scala. Forse la più rilevante su scala europea è quella che è stata realizzata a Bornholm, una sperduta isoletta danese nel Mar Baltico, che sta diventando il banco di prova del funzionamento della più avanzata rete elettrica intelligente d’Europa. L’obiettivo dell’intero progetto, costato 4 anni di lavori e 21 milioni di euro (in parte finanziati dall’UE), era quello di rivoluzionare il modo in cui si produce e gestisce l’elettricità sull’isola, soddisfacendo più efficientemente la richiesta in base all’effettiva disponibilità di generazione in un dato istante e ottimizzando i flussi di consumo in relazione a un prezzo ‘istantaneo’ dell’energia elettrica. In buona sostanza la smart grid di Bornholm - collegata alla rete nazionale svedese e interconnessa con l’intero sistema elettrico scandinavo è ora in grado di decidere in tempo reale, a seconda del differenziale del prezzo sugli altri mercati, se è il momento più conveniente per importare kilowattora a basso costo o se l’andamento dei prezzi elettrici sui mercati rende interessante esportare l’energia prodotta sull’isola, magari inducendo una riduzione del consumo complessivo delle utenze per creare questo surplus. Ma come si è arrivati a questa architettura? Agli abitanti dell’isola è stato chiesto di comunicare preventivamente il tipo di fornitura desiderata a seconda dei consumi ipotizzati e in relazione al proprio stile di vita (dalla temperatura negli ambienti domestici alla necessità di ricaricare veicoli elettrici). In base a queste informazioni è stata poi sviluppata una gri-

glia di parametri per ciascuna abitazione, tenendo conto anche delle caratteristiche di isolamento della costruzione. Successivamente si è passati alla fase pratica, con l’installazione di contatori intelligenti presso le abitazioni e gli esercizi commerciali, che assicurano il monitoraggio puntuale dei consumi, ma non solo. Infatti gli smart meter ricevono ogni 5 minuti dati aggiornati del prezzo che si forma, incrociando in tempo reale la domanda e l’offerta di pacchetti di energia elettrica da produrre/consumare sull’isola. Elaborando queste informazioni con algoritmi che tengono conto dell’orario, del meteo e dei consumi programmati di una specifica utenza, il contatore è automaticamente in grado - comunicando via wireless con una smartbox installata nell’abitazione di attivare, spegnere l’impianto di riscaldamento o di ridurre di un paio di gradi la temperatura dell’abitazione. I risultati ottenuti sinora sono di tutto rispetto: grazie alla flessibilità della smart grid, oltre alla maggiore efficienza, la rete non è più esposta come prima alle criticità di una rete elettrica piuttosto debole(colpevole di 4 blackout in 10 anni). Più sperimentale, ma non per questo meno interessante, è il progetto italiano SCUOLA, acronimo di Smart Campus as Urban Open LAbs, un’iniziativa di ricerca e sviluppo che ha l’ambizione di realizzare, presso i campus universitari del Politecnico di Milano e dell’Università di Brescia, ma anche presso edifici pubblici e privati, una serie di dimostratori dove verificare come le nuove tecnologie, opportunamente progettate e integrate nelle reti e nel contesto esistente, possano consentire l’ottenimento

di risultati come la riduzione dei consumi energetici, l’ottimizzazione della produzione di energia da fonte rinnovabile e dei consumi abbinati. A questo scopo si studieranno e sperimenteranno impianti fotovoltaici innovativi, con possibilità di accumulo elettrico integrato e scambio termico, su edifici all’interno di Campus universitari, della PA, e su utenze domestiche. Inoltre, si svilupperanno sistemi di ricarica innovativi per veicoli elettrici, in grado di interagire con i nuovi sistemi di governo della rete di distribuzione e di home energy management. Obiettivo del progetto è anche monitorare e gestire, tramite apparati intelligenti installati in cabina secondaria, le risorse di rete, coordinando la produzione di energia dagli impianti fotovoltaici innovativi, e in generale dalla generazione distribuita, e l’energia richiesta dai carichi. I risultati complessivamente attesi da SCUOLA sono quelli di migliorare la gestione della rete elettrica nel suo complesso, aumentando la quantità di generazione distribuita utilizzabile con profitto, con elevati livelli di sicurezza e affidabilità dell’intero sistema, così da far fronte alle nuove problematiche. Sarà sperimentato anche il coinvolgimento degli utenti finali, attivi e passivi (anche “mobili”, come i veicoli elettrici), nella vita della città tramite servizi e sistemi pubblici di connettività, accrescendo anche una maggior consapevolezza verso i temi di sostenibilità e favorendo comportamenti coerenti. LEGGI

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Energia | Il punto sulle smart grid

INVESTIMENTI ASIATICI

Chi scommette sul futuro e chi ancora ci sta a pensare di Gianluigi Torchiani

Le necessità elettriche dei Paesi emergenti trainano la domanda di smart grid. In Europa, per il momento, c’è ancora poca concretezza

e è vero che siamo appena agli inizi del cammino verso le smart grid, la mole di investimenti globali fa già una certa impressione. Secondo gli ultimi dati disponibili, resi noti da Bloomberg New Energy Finance, nel 2013 gli investimenti nelle reti intelligenti di nuova generazione hanno raggiunto quota 14.9 miliardi di dollari, in leggera crescita rispetto ai 14,2 miliardi registrati nel 2012. Il dato positivo non va sottovalutato, perché è avvenuto in un anno in cui le risorse finanziarie impiegate nelle rinnovabili hanno invece segnato il passo. Interessante è capire in che cosa consistano gli investimenti nelle smart grid, visto che dietro questa parola c’è sempre la tentazione di ricomprendere un po’ di tutto. Ad oggi, poco meno della metà della spesa totale è assorbita dai contatori intelligenti che, però, ormai non sono più l’unica soluzione smart implementata nel Pianeta. In particolare, le tecnologie di automazione della distribuzione – ossia quelle che servono a individuare e correggere automati-

camente gli errori e mettere a punto livelli adeguati di tensione sulla rete – hanno raggiunto quota 5,4 miliardi di dollari nel 2013. A livello geografico c’è da registrare il sorpasso della Cina ai danni degli Usa. Il gigante asiatico ha speso ben 4,3 miliardi di dollari nelle smart grid nel 2013, in gran parte destinati all’installazione di 62 milioni di smart meter, che ora sfiorano quasi i 250 milioni di unità e sono quindi presenti in buona parte delle abitazioni cinesi. Al contrario, la spesa americana nelle smart grid è nettamente rallentata, con un calo del 33% rispetto al 2012 (3,6 miliardi di dollari), per effetto della fine degli ultimi progetti di stimolo pubblici. Negli Usa, comunque, la ripresa dovrebbe arrivare già nei prossimi anni, con le smart grid che aiuteranno una maggiore integrazione della gran mole di informazioni già oggi rese disponibili dal sistema elettrico, ad esempio per la gestione delle interruzioni, la segmentazione della clientela e il rilevamento furti. Un po’ a sorpresa, invece, l’Europa, nonostante il tanto parlare sul tema, è

ancora poco concreta, tanto da essere definita da Bloomberg come “il gigante addormentato delle smart grid”. In effetti sul suolo del Vecchio Continente sono installati soltanto 55 milioni di contatori intelligenti, una buona parte dei quali in Italia, ma questo numero dovrebbe salire progressivamente a 180 milioni entro il 2020. Le aspettative per il futuro sono comunque positive, perché i presupposti fondamentali per lo sviluppo futuro delle reti intelligenti – una maggiore affidabilità della rete, l’integrazione delle energie rinnovabili e una migliore gestione della domanda – restano tutti in piedi. Lo studio di Bloomberg non fa riferimento all’Italia, ma una stima delle possibili dimensioni del mercato si può ricavare da una ricerca commissionata da ANIE Energia al Politecnico di Milano. Da qui al 2020 gli investimenti in soluzioni ‘smart’ per la rete nazionale oscilleranno da un minimo di 3 miliardi di euro fino a un massimo di addirittura 10 miliardi. In particolare, sulla base dei dati storici degli ultimi anni e dei piani di svi-

luppo rete degli operatori, lo studio quantifica in oltre 8 miliardi di euro gli interventi su Cabine Primarie e Cabine Secondarie esistenti e nelle loro nuove installazioni. Però, più che nel Vecchio Continente, che perlomeno può contare su una rete elettrica di vecchia generazione piuttosto capillare, le smart grid sono strettamente necessarie ai Paesi in via di sviluppo. In particolare nel Sud-Est asiatico che, per via della crescita economica, deve fare i conti con un rapido incremento della domanda di energia elettrica. Entro il 2022, i Paesi del SudEst asiatico probabilmente avranno

un profilo di domanda di energia elettrica simile a quello dei Paesi dell’Europa orientale e dell’America latina. Purtroppo, questa ampia regione sconta una situazione di partenza non delle migliori, con bassi livelli di elettrificazione e un’infrastruttura di rete sottosviluppata. A tutto questo si aggiunge anche la rivoluzione delle fonti pulite, che sta coinvolgendo anche questi Paesi. Per questi motivi, nazioni come Vietnam, Thailandia, Malaysia, Indonesia e Filippine stanno avviando piani per implementare le tecnologie smart grid in modo diffuso. L’istituto di analisi Pike Research

stima che gli investimenti legati a tecnologie di trasmissione, sottostazioni e distribuzione di nuova generazione (così come i contatori intelligenti) nella regione passeranno da circa 1,9 miliardi di dollari nel 2011 a 4,5 miliardi di dollari nel 2020.

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Energia | Il punto sulle smart grid

INTERVISTA

In Italia non è ancora tempo di reti intelligenti di Gianluigi Torchiani

Secondo Pietro Colucci, amministratore delegato di Innovatec, le smart grid hanno maggiori possibilità di sviluppo nei Paesi emergenti

Italia non è ancora terra di smart grid, perché molti ostacoli si frappongono al sogno di comunità autonome dal punto di vista energetico. Ne è convinto Pietro Colucci, amministratore delegato di Innovatec (parte del gruppo Kinexia), società impegnata nella realizzazione di progetti che molto hanno a che fare con l’uso intelligente delle energie grazie alle reti di nuova generazione. Per un operatore attivo sul mercato come voi, cosa significa concretamente la parola smart grid? Smart è un termine utilizzato come suffisso per definire qualcosa di intelligente e innovativo, con grid ovviamente si fa riferimento alle reti. La smart grid, dunque, è una rete intelligente, ossia un sistema autonomo basato sul web che, ad esempio, è in grado di ricevere delle informazioni meteorologiche e attivare o meno una serie di impianti che la alimentano. Così un’azienda produttrice di energia, se ne produce in più rispetto al suo fabbisogno, può cederla ad altre imprese

o famiglie del distretto energetico. Si tratta di un orizzonte su cui buona parte del mondo sta puntando, non tanto in Italia - che dispone già di una sua rete elettrica nazionale - quanto piuttosto in quei Paesi emergenti che hanno bisogno di produrre energia dove serve, proprio grazie alle smart grid. È importante sottolineare come l’energia che circola nelle reti intelligenti può provenire da qualsiasi fonte, anche da impianti alimentati a gas o a carbone, non solo da fonti rinnovabili. Dunque, secondo lei il fenomeno delle smart grid è indipendente dall’esplosione delle rinnovabili? La nascita delle smart grid, come dicevamo, risponde a esigenze energetiche dei Paesi in via di sviluppo. Le energie rinnovabili, sicuramente, hanno portato una certa “necessità” del cambiamento, che ha facilitato anche gli investimenti nelle smart grid. Ossia: le fonti pulite, per essere competitive con le fossili, hanno avuto bisogno di una consistente mole di incentivi. Questi finanziamenti hanno trascinato anche alcune risposte di

tipo tecnologico (ad esempio lo storage) che costituiscono il fondamento delle reti intelligenti. Avete presentato il progetto Smart: ma, concretamente, una realtà imprenditoriale come la vostra come pensa di fare ricavi in questo settore? La maggiore difficoltà nel lavorare in questa direzione è che si rischia di lottare contro i mulini a vento. Certamente facciamo fatica a stare in un mercato che - essendo senza incentivi - è attraente solo per il fatto che può aiutare nella lotta al cambiamento climatico. Ma in un momento di crisi come quello attuale ciò che guida le scelte dei consumatori è il risparmio: per questo motivo, attualmente, facciamo sì che le nostre proposte non siano associate tanto al concetto di smart grid quanto, piuttosto, a quello dell’efficienza energetica. In Innovatec cerchiamo di mettere a disposizione una serie di tecnologie che non solo consentano di autoprodurre energia, ma permettano anche di risparmiare in bolletta, attraverso

una serie di pacchetti ad hoc. La nostra attenzione, poi, si sta spostando dalle famiglie verso le imprese, perché queste ultime sono attentissime ai propri costi energetici, in un’ottica di competitività sui mercati internazionali. Dunque, noi andiamo dalla clientela corporate proponendo innanzitutto una elettrificazione completa

del sistema energetico, grazie a tecnologie come le pompe di calore integrate con il fotovoltaico e lo storage energetico. Questo mix di prodotti è legato insieme da sistemi informatici e assicura un effettivo risparmio, in genere intorno al 50%. In più ci sono i vantaggi normativi, come i certificati bianchi e la completa deducibilità di

questi impianti sotto il profilo fiscale. Con una formula di questo tipo pensiamo di guadagnarci. In Italia lo sviluppo delle smart grid è adeguatamente favorito? In Italia è più difficile, anche perché il legislatore è terrorizzato all’idea che le persone diano vita a dei distretti energetici autonomi. Il timore è che alla fine nessuno paghi gli oneri di sistema, per cui il legislatore è intervenuto con due successive normative, una peggiore dell’altra. Prima i Seu (sistemi efficienti di utenza) sono stati ristretti soltanto a un rapporto diretto tra utente e utente, ossia un’azienda che ha un surplus di energia non può cederla a più utenze. La seconda norma è quella uscita con lo spalma incentivi, che prevede la tassazione sull’autoconsumo, ossia un’imposizione del 5% anche per chi non è connesso alla rete. Per questi motivi sono convinto che in Italia le smart grid non abbiano molti spazi di crescita, perlomeno nel breve periodo. In altri grandi Paesi, invece, queste tecnologie sono favorite perché sono fondamentali per risolvere i problemi dell’energia. Secondo lei in che modo dovrebbero essere finanziati gli investimenti pubblici nel settore? Come Fondazione dello sviluppo sostenibile abbiamo avanzato una serie di proposte per un new green deal, uscendo dalla logica degli incentivi, per supportare quelle iniziative verdi che danno un contributo alla crescita del Paese, creando indotto e occupazione. Come si fa? Utilizzando la leva fiscale. Per un investitore il business plan è valutato al netto delle imposte, dunque è indifferente se il sostegno arriva tramite un incentivo o grazie a un risparmio fiscale.

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Energia | Speciale Smart Energy Expo

INTERVISTA

Il senso dell’efc per la aiera di Andrea Ballocchi

efficienza energetica come tema cardine di una Fiera. Ci ha creduto Veronafiere in una rassegna di questo tipo e ha avuto ragione, a giudicare dai dati di partecipazione e affluenza: 9.000 visitatori, 120 espositori alla prima edizione di Smart Energy Expo, avvenuta l’anno scorso. Quest’anno, per la seconda edizione (8-10 ottobre), si prevede un calendario di eventi ancora più ricco, segno del progressivo interesse che riscuote questa rassegna. Per comprendere meglio che importanza riveste l’appuntamento per l’Ente autonomo Fiere di Verona lo abbiamo chiesto direttamente al suo presidente, Ettore Riello. «Delineare il futuro energetico di un Paese è fondamentale per il suo sviluppo: attraverso Smart Energy Expo, Veronafiere si inserisce all’interno di un dialogo a livello internazionale su uno dei “temi” nei confronti del quale la soglia di attenzione da parte del mondo politico e industriale è molto alta. Con Smart Energy Expo, Veronafiere intende affermarsi come punto di riferimento nel mercato della white-green economy, la cui crescita è destinata a proseguire fino al 2020, nel breve termine, per effetto delle direttive europee e della Strategia Energetica Nazionale, e fino al 2050, nel lungo termine, per effetto della roadmap dell’Unione Europea. Che valenza assume la rassegna, alla luce dell’importanza che rive-

Il presidente di Veronafere evidenzia l’importanza di Smart Energy Expo, la prima rassegna dedicata all’ef per il contesto feristico ste sempre più il settore a livello comunitario? «Il settore dell’efficienza energetica può partecipare in modo proattivo alla costruzione di un articolato quadro legislativo e regolatorio comunitario, nazionale e regionale e deve offrire la propria esperienza maturata sul campo per trovare una prima sintesi nel recente recepimento in Italia della Direttiva europea 2012/27/UE: un’opportunità, per il nostro Paese, di sviluppare la sua filiera industriale e un approccio manageriale all’uso dell’energia da parte di aziende, enti pubblici e privati. Parte fondante del Verona Efficiency Summit, la conferenza internazionale che inaugura la manifestazione l’8 ottobre, sarà l’analisi delle roadmap europee e nazionali da parte di policy maker di assoluto livello per autorevolezza e competenza, nonché una tavola rotonda tra i principali big player italiani ed esteri dell’industria dell’energia e dell’efficienza energetica». Questo è un anno speciale per l’efficienza energetica, in particolare in Italia, a livello normativo e di investimenti. Tutto questo, a suo giudizio, quanto potrà contribuire a rendere Smart Energy Expo an-

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Mantovani: Ecco perché piace Smart Energy Expo

cor più un riferimento per gli addetti ai lavori? «Il settore dell’energia in Europa sta attraversando uno dei cambiamenti più profondi della sua storia. Smart Energy Expo punta a fare cultura dell’efficienza energetica, nonché chiarezza in un settore strategico, ma ancora frammentato: da queste esigenze, principalmente, nascono i 7 eventi di avvicinamento che si sono tenuti nelle prestigiose sedi istituzionali italiane, come, tra le altre, il Senato della Repubblica, la Camera dei Deputati, il Politecnico di Milano, e il sistema dei convegni, tra cui le Energy Efficiency Lectures, organizzate da ENEA ed RSE, e gli Energy Efficiency Seminar, momenti formativi che nascono su proposta delle aziende o delle associazioni.»

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«Smart Energy Expo è una piazza per il business: l’alto indice di gradimento da parte di espositori e operatori della scorsa edizione è la conferma di come questa manifestazione venga vissuta come momento fondamentale per conoscere e capire il settore». Li spiega così Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafere, i riscontri lusinghieri della prima fera internazionale sull’efci ca, giunta quest’anno alla seconda edizione. Una formula di successo, prosegue il dg, dovuta anche «al fatto che in f luzioni per l’efc propongono opportunità tangibili. In questo senso Smart Energy Expo gioca un ruolo importante perché, assieme alle aziende ed alle istituzioni che la sostengono fn dalla prima edizione, ha creato un percorso che ha come principale obiettivo la cultura dell’efcienza energetica». Tra l’altro, con l’edizione 2014 sono stati fatti dei passi avanti verso l’obiettivo dell’internazionalizzazione. «Il Verona Ef mento climatico a livello globale, sottolinea la sua vocazione internazionale attraverso la presenza dei principali attori istituzionali mondiali del settore, tra i quali Li Yong, Direttore Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale (UNIDO), Maria van der Hoeven, direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA – International Energy Agency) e Marie C. Donnelly, Direttrice delle fonti energetiche nuove e rinnovabili della Direzione Generale per l’Energia della Commissione Europea», illustra Mantovani. Sempre a livello di partecipazione estera, la novità di questa edizione è il buyer’s club che conta diversi operatori esteri provenienti dall’area balcanica, Romania, Bulgaria, paesi dell’area mediterranea, Marocco, Turchia e Russia.


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Energia | Speciale Smart Energy Expo

Il BEEa BioEnergy Efc

IL PROGRAMMA 2014

Il futuro è già qui

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di Gianni Parti

La rassegna è in programma da mercoledì 8 a venerdì 10 ottobre a Veronaferee un’edizione con un programma scientif europeo di presidenza italiana Ph. E. Di Donna

ercoledì 8 ottobre via alle polveri per la seconda edizione dello Smart Energy Expo che anche quest’anno sarà affiancato dal Verona Efficiency Summit. Per chi c’è stato l’anno scoro e per chi magari ha anche già sfogliato il sito internet (www.smartenergyexpo.net) non sarà una sorpresa scoprire che questa “fiera” è molto di più di una semplice esposizione di prodotti, ma si presenta come un vero e proprio laboratorio a cielo aperto. Una piazza, niente affatto virtuale, dove innovazione e ricerca, strategia e politica, impresa e formazione si danno appuntamento per costruire un nuovo futuro energetico. E anche se potrebbe sembrare retorico, non è esagerato dire che questa manifestazione è la prima del suo genere nel nostro Paese. D’altronde basta dare un’occhiata al programma scientifico che, parola degli organizzatori, «punta a diventare un catalizzatore di scommesse imprenditoriali da presentare nel corso del semestre europeo». A cominciare dall’inaugurazione con il Verona Efficiency Summit, la confe-

renza internazionale che mette a confronto i policy maker nazionali e internazionali sul tema dell’efficienza energetica, assieme ai big player dell’industria italiana. Al tavolo dei relatori del Summit, l’8 ottobre, tra gli altri, a parlare delle politiche globali per l’efficienza energetica ci sarà Maria van der Hoeven, direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA – International Energy Agency). Il Summit, che si avvale della collaborazione di un comitato scientifico di prestigio, si propone come un laboratorio interdisciplinare per l’innovazione e come uno strumento di indirizzo volto a creare un network di alta competenza, nel pieno della Presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea, momento essenziale per proporre e negoziare pacchetti legislativi sui principali dossier di policy. La sessione mattutina, presieduta da Federico Testa, neocommissario ENEA e presidente del comitato scientifico di Smart Energy Expo e del Summit, è rivolta agli scenari globali del cambiamento climatico e alla definizione di un’agenda 2015-2030.

Il pomeriggio, dalle 14.45, si aprirà, invece, un dibattito sulle proposte per l’efficienza energetica in Italia con Massimo Mucchetti, presidente della Commissione industria del Senato e Guido Bortoni, presidente dell’Autorità dell’energia elettrica, il gas e il sistema idrico. Il secondo appuntamento top è previsto per il 9 ottobre, quando verranno presentati i risultati degli Stati generali dell’efficienza energetica, la consultazione on line aperta fino al 25 luglio, promossa da ENEA-Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, per lo sviluppo di un comparto made in Italy incentrato sull’efficienza, nella prospettiva della direttiva appena recepita dal nostro Paese (www.statigeneraliefficienzaenergetica.it). La consultazione, presieduta da Alessandro Ortis, membro del comitato scientifico di Smart Energy Expo, invita aziende industriali, commerciali e di servizi, organismi di ricerca, professionisti, enti pubblici e privati, associazioni, imprese e singoli cittadini ad una discussione su cinque tematiche: sempli-

ficazione normativa, finanziabilità dei progetti, comunicazione, formazione e dinamiche domanda/offerta. Il pomeriggio del 9 ottobre Federutility lancia l’Orange Book, la prima monografia ricognitiva di settore con particolare riferimento alle opportunità per le utility alla luce dell’approvazione del decreto legislativo “Efficienza energetica” di recepimento della Direttiva Europea 2012/27/UE; mentre ENEA e AICARR presentano la Diagnosi energetica nel settore building, la rassegna dei metodi di diagnosi energetica in elaborazione presso ENEA che costituiranno i modelli di riferimento, a partire dai prossimi mesi. Novità dell’edizione 2014 è l’attenzione all’efficienza energetica nell’ambito agricolo e agroforestale: da una collaborazione con Veneto Agricoltura, l’azienda della Regione Veneto per i settori agricolo, forestale e agro-alimentare, nascono due convegni: il BioEnergy Efficiency Forum (10 ottobre) e il Convegno di chiusura del progetto europeo GR3, dal titolo “Efficienza nell’utilizzo degli scarti nel settore agricolo” (9 ottobre).

Chiude la tre giorni sull’efficienza energetica, venerdì 10 ottobre, il Forum della Cogenerazione, realizzato in collaborazione con l’Università di Padova e RSE-Ricerca sul Sistema Energetico, al quale ha confermato la partecipazione Fiona Riddoch, Managing Director di Cogen Europe, e la seconda edizione del Verona Energy Manager Forum, che quest’anno avrà un respiro ancora più internazionale, in collaborazione con FIRE-Federazione italiana per l’uso Razionale dell’Energia. Grazie alla sinergia con le istituzioni che sostengono la manifestazione, il programma scientifico di Smart Energy Expo prevede numerosi altri appuntamenti, tra cui le Energy Efficiency Lectures, organizzate da ENEA ed RSE, tra i principali partner di settore della manifestazione. Si tratta di vere e proprie lezioni, scevre da interessi di carattere commerciale, articolate in sei percorsi tematici: la policy internazionale e nazionale sull’efficienza energetica, l’efficienza energetica nel settore residenziale e dei servizi, l’efficienza energetica nel settore dell’industria, l’efficienza energetica nel settore dei

Lo spazio forum BEEF sarà organizzato in 4 sezioni tematiche, che focalizzeranno altrettante aree strategiche relativamente alle tipologie di energia da biomasse pii interessanti per il nostro Paese. Si partirà dalle esperienze pii interessanti e avanzate attualmente in atto per giungere ad uno stato dell’arte pii complessivo dell’innovazione e alla defnizione dei punti di forza e di debolezza delle attuali proposte tecnologiche e dei contesti giuridico legislativi. Per ogni area tematica ci si propone di ospitare un attore o un esperto rappresentativo in Italia, e di tracciare un quadro di prospettiva con una particolare attenzione al punto di vista dei produttori e ai fattori di integrazione, tecnologica e reddituale, tra attività agricole e produzione, trasferimento, fnalizzazione dell’energia prodotta. Quattro le sezioni previste: bioetanolo di II generazione, legno energia, biogas e biometano, olio vegetale puro.

trasporti e dell’agricoltura, lo sviluppo delle fonti rinnovabili al servizio dell’efficienza energetica e la promozione dell’efficienza energetica. Collateralmente alle lectures, quest’anno verranno organizzati gli Energy Efficiency Seminar, momenti formativi che nascono su proposta delle aziende o delle associazioni, accompagnati da appositi paper tecnici che costituiranno parte integrante del programma formativo. LEGGI

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Energia | Speciale Smart Energy Expo

Acquisti verdi

INNOVAZIONE IN MOSTRA

Idee piene di energia di Gianni Parti

I protagonisti della manifestazione di quest’anno portano a Verona soluzioni originali e idee fondamentali per lo sviluppo d’impresa. ella tre giorni dello Smart energy Expo sono numerose le storie e i protagonisti della manifestazione che si svolge a Verona. Eccone alcuni in attesa di scoprire, all’inaugurazione, il resto dei soggetti (e delle idee). GRUPPO ASIA

Come il nuovo polo produttivo AsjaGen nei pressi di Torino nel comune di Rivoli, dove il Gruppo Asia, in controtendenza con la depressa economia locale, ha creato nuovi spazi per la produzione di microcogeneratori ad alta efficienza. Nello stesso polo tutte le attività, dalla ricerca e sviluppo di nuovi modelli all’assemblaggio e collaudo, si contraddistinguono per l’attenzione all’efficienza. L’energia prodotta dai microcogeneratori nelle cabine di prova, ad esempio, viene totalmente recuperata e riutilizzata per il riscaldamento/raffrescamento dello stabilimento e per dare energia elettrica alle postazioni di lavoro. GRUPPO INDUSTRIALE AB

La cogenerazione e la valorizzazione energetica delle rinnovabili è il punto di forza del Gruppo Industriale AB: 18 società operative e più di 500 dipendenti ed è l’unica realtà in grado di gestire in proprio tutto il ciclo di realizzazione di un impianto di cogenerazione: consulenza, progettazione, produzione, installazione e avviamento con un servizio a 360°. Leader mondiale del settore con oltre mille impianti realizzati ed un’espansione globale che va dall’Italia alla Spagna, dalla Romania al Brasile,

dalla Germania fino al Canada. Con più di 400 clienti importanti come Amadori, Buitoni, Coca Cola o Mapei, tanto per dirne solo alcuni. LOROS

Cloros è oggi una Società di Servizi per la Sostenibilità, dall’efficienza energetica alla responsabilità sociale d’impresa. L’idea è quella di affiancare le aziende con un servizio di consulenza, che miri a rendere il business dell’azienda efficiente e soprattutto sostenibile sia a livello ambientale che sociale ed economico. Con due progetti in particolare in fase di realizzazione: “Improvement Cooking Stoves Project in Maputo” grazie al quale sono stati distribuiti 15.000 piani di cottura migliorati nei quartieri di Chamanculo C and Xipamanine di Maputo, in Mozambico, riducendo le morti per avvelenamento di gas tossici e incendi; e l’altro è il lancio del protocollo Smilearth per la valutazione delle performance aziendali, lungo un percorso di sostenibilità che consentirà poi all’azienda di comunicare ai propri stakeholder il proprio impegno verso la sostenibilità. A OTEL

Acotel presenta invece nuove soluzioni, che saranno presentate in anteprima a Verona, rivolte a società multi sede o a consumo energetico medio-alto. L’analisi dei dati inviati, consultabili dagli stessi utenti tramite una piattaforma online e mobile, personalizzabile con diversi widget, permette di individuare le aree aziendali che hanno un impatto maggiore sui costi; verificare compor-

tamenti anomali e perdite; individuare metodi per arrivare a risparmi immediati nell’ordine del 10-15%. Dall’analisi dei dati in possesso dell’utente si possono estrapolare diverse informazioni. Guardando, ad esempio, ai grafici sul rendimento di pannelli fotovoltaici si può capire quali siano gli orari di maggiore produzione e ancora, integrando altri dati, come quelli meteo, capire quali sono i migliori benchmark di produzione e quindi cosa fare per raggiungerli. ALPIQ

Con un organico di 4.200 collaboratori, di cui circa 260 in Italia presenti nelle filiali di Milano e Verona, Alpiq InTec è il gruppo leader in Svizzera nell’impiantistica per edifici. A Smart Energy Expo Alpiq si presenta con uno spazio espositivo all’insegna di concrete soluzioni, all’avanguardia nella tecnologia e nell’efficienza energetica, progettate appositamente per il building, la mobilità e l’auto produzione di elettricità e calore. Nello stand troveranno spazio un innovativo impianto di cogenerazione di piccole dimensioni che garantisce vantaggiosi risparmi economici e una confortevole auto elettrica da usare tutti i giorni, disposta accanto a una stazione di ricarica che ripristina velocemente l’autonomia delle batterie di qualsiasi veicolo elettrico perché in grado di garantire i principali standard internazionali. LEGGI

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Ecologia | Acquisti verdi

GREEN PUBLIC PROCUREMENT

Al mercato della pubblica amministraeione di Veronica Caciagli e Letizia Palmisano

Quando le pubbliche amministrazioni adottano un “consumo critico”e gli Acquisti verdi. Nel nostro Paese sono undici le categorie di prodotti e servizi per i quali sono indicati tutti i criteri per la loro acquisizione

ai come in tempi di “spending review” comuni, province, regioni ed enti pubblici devono avere dimestichezza con il colore verde in materia di acquisti. Battute a parte, per acquisti verdi della pubblica amministrazione si intendono gli strumenti volontari di politica ambientale per le amministrazioni locali introdotti dalla Comunità europea per incidere in chiave ecosostenibile sulla competitività del sistema produttivo. Basti pensare che i volumi di spesa annuali della PA per beni e servizi ammontano mediamente, a livello europeo, a circa il 16 - 19% del PIL pari, secondo le stime, a circa 2 trilioni di euro. È la stessa normativa europea a definire “Green Public Procurement” - tradotto in italiano in Acquisti Verdi - come “[...] l’approccio in base al quale le amministrazioni pubbliche integrano i criteri ambientali in tutte le fasi del processo di acquisto, incoraggiando la diffusione di tecnologie ambientali e lo sviluppo di prodotti validi sotto il profilo ambientale, attraverso la ricerca e la scelta dei risultati e delle soluzioni che hanno il minore impatto

possibile sull’ambiente lungo l’intero ciclo di vita”. Se negli ultimi decenni, infatti, si sono sviluppati movimenti di consumatori critici e consapevoli che hanno deciso di “segnalare” alle imprese, attraverso i loro acquisti, i comportamenti che approvano e quelli che condannano, l’Europa ha deciso di non essere da meno anche perché le pubbliche amministrazioni costituiscono i primi grandi acquirenti a livello continentale. La disciplina sui GPP - attraverso la leva della domanda pubblica - punta ad incrementare la qualità ambientale delle forniture e degli affidamenti e a razionalizzare la spesa pubblica con il fine di favorire lo sviluppo di un mercato di prodotti e servizi a ridotto impatto ambientale, premiando le aziende che investono in ricerca e sviluppo tecnologico, formando e diffondendo la cultura degli acquisti verdi. In attuazione delle disposizioni europee, l’Italia si è dotata di un Piano di azione nazionale (PAN) sugli acquisti verdi che ha individuato 11 categorie di prodotti e servizi per i quali sono stati indicati i Criteri ambientali mi-

nimi (CAM) - adottati con decreto ministeriale - relativi agli acquisti della pubblica amministrazione. Tali criteri riguardano le regole di esecuzione dell’appalto, i requisiti tecnici di carattere ambientale di base indispensabili per partecipare alle gare ed eventuali criteri premianti che conferiscono punteggi aggiuntivi grazie alle maggiori prestazioni ambientali che possono garantire. Le aree merceologiche spaziano dagli arredi all’edilizia, dai servizi urbani e al territorio a quelli energetici e continuano con l’elettronica, i prodotti tessili e calzature, la cancelleria, la ristorazione, i servizi di gestione degli edifici e trasporti. «I CAM, per come sono stati concepiti - spiega Paolo Fabbri, esperto di GPP e presidente di Punto 3 - , sono a tutti gli effetti dei “bandi tipo” che consentono agli Enti di “copiare e incollare” criteri ambientali nelle diverse fasi delle procedure di gara». Criteri volontari sì, ma fino ad un certo punto. «Anche se in Italia il GPP non è considerato obbligatorio, è altrettanto vero che l’evoluzione normativa a livello europeo e nazionale negli ultimi

anni si sta muovendo in senso opposto - ci spiega Gianluigi Tundo presidente di GPP Salento, associazione che fa consulenza sugli acquisti verdi in Puglia -, basti pensare al D.lgs 203/2003 che obbliga enti pubblici e società a prevalente capitale pubblico ad acquistare almeno il 30% di beni e manufatti in materiale riciclato, oppure al D.lgs. 115/2008 sull’efficienza degli usi finali dell’energia e i servizi energetici e al D.lgs 24/2011 sulla promozione di veicoli a basso impatto ambientale e a basso consumo». In tal senso anche Fabbri il quale sottolinea come «a prescindere dalla volontarietà, fare GPP significa applicare appieno il D.Lgs. 12 aprile 2006 n. 163, Codice dei contratti pubblici che ha recepito le Direttive comunitarie sugli appalti pubblici (Direttiva 17 e 18 del 2004) ». In particolare,

all’interno del Codice, l’art. 2 stabilisce la possibilità di “subordinare il principio di economicità a criteri ispirati da esigenze sociali, dalla tutela dell’ambiente e della salute e dalla promozione dello sviluppo sostenibile” e l’art. 68 introduce nel nostro ordinamento l’obbligo di definire le specifiche tecniche “ogni qualvolta sia possibile, […] in modo da tenere conto dei criteri di accessibilità per i soggetti disabili, di una progettazione adeguata per tutti gli utenti, della tutela ambientale”. A QUISTI VERDI: I SETTORI PIÙ VIRTUOSI

Quando si pensa al GPP il nostro pensiero corre velocemente verso quello che è il settore simbolo degli acquisti verdi: la cartoleria e in particolare i consumi di carta. Sicuramente questo è un ambito in cui orientare le scelte

di acquisto è relativamente semplice, ma ci sono anche altre categorie all’avanguardia in termini di GPP. Ad esempio, in Italia una forte attenzione è prestata alla ristorazione: da un’analisi realizzata sui bandi pubblici contenenti servizi di ristorazione, per un totale di circa 950 milioni messi a gara (“Indagine Ristorazione 2012”, Ecosistemi), risulta che tutti i bandi contengono alcuni criteri ambientali, anche se non sempre correttamente applicati. Tra i temi maggiormente considerati ci sono le modalità produttive, l’utilizzo di stoviglie non monouso, il commercio equo e solidale, la modalità di servire il pasto, bevande alla spina (per ridurre gli imballaggi), oltre al possesso di certificazioni ambientali per i fornitori. Tra le caratteristiche oggetto di attenzione ci sono anche le filiere locali, attraverso cui si riesce a impattare sia sulle modalità di distribuzione, con la riduzione dei chilometri di distanza tra produzione e consumo, che sulle tecniche produttive, con un’attenzione al biologico, al tipico, alla qualità del prodotto. Ci sono, poi, settori che proprio


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Il nuovo GPP nel Collegato ambientale: verso la rivolueione del settore?

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Bologna, quartiere Navile: il nuovo sistema di illuminazione pubblica a Led

grazie al GPP sono stati radicalmente trasformati: è il caso dell’illuminazione pubblica, oggi trainata dai LED. Una rivoluzione settoriale partita proprio dalla domanda generata mettendoli nei capitolati, e che ha portato a una diffusione delle nuove tecnologie al LED in pochissimo tempo. Altri settori in rapida evoluzione sono quelli delle pulizie, con l’utilizzo di prodotti con marchio Ecolabel e sostanze meno nocive, e la manutenzione delle strade, con il crescente uso dell’asfalto a freddo, risparmiando energia nella posa, e l’impiego dei pneumatici fuori uso (PFU) nel manto stradale. Tra i settori che sono più in difficoltà nell’attuazione dei GPP troviamo, invece, gli arredi, che potrebbero trovare un interessante sviluppo nel prossimo futuro con una relazione con le filiere del bosco/legno italiane; le divise e i tessuti, dove la filiera è di carattere globale e quindi di più difficile controllo; i rifiuti, un settore complesso; e l’edilizia, in cui ancora non sono stati redatti criteri ambientali minimi.

MELPIGNANO SOUNDS GREEN

Tra le finalità delle politiche ambientali del GPP vi è la diffusione della cultura degli acquisti verdi all’interno della comunità, con la PA che si pone come esempio virtuoso per i cittadini, mettendo, inoltre, a disposizione una serie di strumenti per promuovere gli acquisti sostenibili. In merito al coinvolgimento del mondo imprenditoriale, i CAM introducono spesso tra i criteri premianti la prossimità tra il fornitore e la stazione appaltante al fine di favorire il Km zero ed incentivare le aziende locali ad intraprendere percorsi aziendali ecosostenibili. Nel rispetto di questo spirito, a Melpignano (LE) - paese noto per la Notte della Taranta - è partito un progetto pilota di 6 mesi che si propone di andare oltre il classico piano di GPP, coinvolgendo tutti i portatori di interesse all’interno della comunità, come imprese, associazioni, comitati e singoli cittadini. L’iniziativa - ci spiega Gianluigi Tundo, presidente di GPP Salento, associazione consulente del progetto - prevede la creazione di un Ecosportello online sul quale saranno accessibili informazioni, servizi

come la “borsa del rifiuto” (scambio/ acquisto di prodotti inutilizzati), i dati sui gruppi di acquisto congiunti, la possibilità di comprare prodotti verdi certificati da distributori locali e il car pooling. Forum verdi avranno poi l’obiettivo di realizzare l’interscambio di informazioni e buone pratiche sul risparmio economico, ambientale ed energetico. Uno spazio sarà dedicato alla formazione rivolta alle imprese che vogliono riconvertire i propri prodotti/servizi in un’offerta “green” e - in applicazione dei criteri premianti che lo prevedano - favorire nella valutazione degli appalti le offerte dei fornitori a Km zero. «Un tentativo in questa direzione è stato fatto di recente dalla Regione Puglia che ha istituito la centrale di committenza regionale “EmPULIA”, anche se è ancora presto per poterne valutarne la funzionalità» racconta Tundo.

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Una spinta propulsiva agli acquisti verdi potrebbe arrivare dalla nuova direttiva europea sugli appalti pubblici 2014/24/UE la quale prevede che il costo di un prodotto debba essere riferito non tanto al prezzo di acquisto, ma al costo che il bene ha durante il suo ciclo di vita (il cosiddetto Life Cycle Costing), “in modo da favorire ulteriormente il ricorso agli appalti pubblici a sostegno di una crescita sostenibile“ così come prescritto dalla metodica del GPP. Gli Stati membri devono adeguarsi entro l’aprile 2016, anche se gli ef anticipati nel caso in cui venisse approvato il testo attuale del DDL “Collegato ambientale” alla legge di stabilità 2014 attraverso l’introduzione di modif Nella bozza di Collegato ambientale in discussione alla Camera, infatti, si prevede l’obbligo di inserire nei bandi e documenti di gara per la fornitura di beni e servizi delle specif delle clausole contrattuali contenute nei criteri ambientali minimi, pari almeno al 50% del valore della fornitura per i seguenti beni e servizi: Carta per copia e carta graf Ristorazione collettiva e derrate alimentari; Servizio di pulizia e fornitura di prodotti per l’igiene; Prodotti tessili; Arredi per ufcio. Inoltre, i criteri GPP verrebbero resi obbligatori al 100% sui settori e categorie di prodotto che infuiscono sui gas climalteranti, sul consumo dell’energia e sull’uso ef Servizi energetici per gli edif

Servizio di illuminazione e forza motrice; Servizio di riscaldamento/rafrescamento di edifci; Attrezzature elettriche ed elettroniche d’uf stampanti, apparecchi multifunzione e fotocopiatrici); Lampade HID e sistemi a LED, corpi illuminanti e impianti di illuminazione pubblica. A questo riguardo è utile ricordare che questa bozza di Collegato ambientale sarebbe anche in linea con la nuova direttiva europea in tema di appalti in via di adozione, richiamata sopra. In questa ottica si stima, ad esempio, che il maggior costo connesso all’acquisto di tecnologie di illuminazione pubblica pii efciente venga ripagato già nei primi anni di utilizzo, con i conseguenti risparmi economici per gli anni successivi e la riduzione degli impatti ambientali, con un potenziale risparmio di spesa nella bolletta energetica dell’ordine di circa 20/30 milioni nel 2014, di 50/70 nel 2015 e di circa 120 nel 2016. Nell’ipotesi di sostituire il 50% degli apparati, i risparmi sono stimati intorno ai 250 milioni all’anno.

LINKOGRAFIA UTILE www.gppsalento.tk/ www.punto3.info/ www.minambiente.it/pagina/gpp-acquisti-verdi www.minambiente.it/sites/default/fles/archivio/allegati/GPP/ rapporto_indagine_ristorazione_2012.pdf www.minambiente.it/pagina/criteri-vigore www.tuttocamere.it/fles/Archivio/Legge_Stabilita_2014_Collegato_Ambiente.pdf


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Ecologia | Acquisti verdi

PAES E GPP

L’ESEMPIO DELLA SARDEGNA

Un matrimonio di successo

Prima in Europa anche in divulgaeione

di Letizia Palmisano

di Veronica Caciagli

Come i comuni italiani stanno facendo acquisti verdi per i Piani d’Azione per l’Energia Sostenibile PAES, i Piani d’Azione per l’Energia Sostenibile, che devono essere adottati dalle amministrazioni aderenti al Patto dei Sindaci, sono uno strumento promosso dalla Commissione europea per stimolare l’adozione, da parte del maggior numero di amministrazioni europee, di misure di efficientamento energetico e di riduzione delle emissioni di CO2 del 20% entro il 2020. Ogni Piano deve racchiudere le strategie sostenibili che la PA intende intraprendere per centrare gli obiettivi di riduzione. Con oltre 2.200 comuni firmatari, l’Italia è il Paese al secondo posto in Europa per numero di comuni aderenti al Patto. Tra questi sono sempre più numerosi i comuni che introducono, all’interno del proprio Piano, l’adozione di strategie di Green Public Procurement. In tale contesto, raccordare i due strumenti di politica ambientale può permettere di conseguire vantaggi superiori rispetto a un uso disgiunto degli stessi. Le Linee Guida Paes raccomandano da tempo l’applicazione del GPP in diversi settori merceologici cosiddetti “energivori” (illuminazione pubblica, macchine da ufficio, energia elettrica, edilizia e veicoli). Secondo Gianlugi

Tundo - consulente esperto di PAES e GPP - non è possibile «parlare di efficientamento energetico senza rivedere i metodi di acquisto secondo i criteri del Green Public Procurement. Sarebbe - sottolinea - un controsenso per un ente ottenere finanziamenti per l’ecoefficienza e poi trascurare di inserire nei propri bandi di gara i Criteri Ambientali Minimi, magari perché ritenuti erroneamente superflui». Gli appalti pubblici verdi sono espressamente presi in considerazione all’interno delle Linee Guida PAES per i settori “energeticamente efficienti”, per i vantaggi sociali, economici ed ambientali che ne discendono sia per le amministrazioni pubbliche che per le comunità. In particolar modo se ne sottolinea l’importanza in relazione alla progettazione, costruzione e gestione degli edifici, all’acquisto di attrezzature che consumano energia, come sistemi di riscaldamento, veicoli e attrezzature elettriche e anche per l’acquisto diretto di energia, ponendo ad esempio l’elettricità. L’interesse per lo sviluppo degli appalti pubblici verdi nei PAES - sottolinea il documento sulle Linee Guida è espressamente quantificato e risiede non solo nel loro impatto in termini di riduzione delle emissioni di CO2 - la cui media è del 25% (vedi studio “Collection of statistical information on Green Public Procurement in the EU”40 effettuato per conto della Commissione europea-DG Ambiente) - ma anche in termini di impatto finanziario, la cui media è dell’1,2% di risparmio.

Per approfondimenti: Ebook “Interazioni tra Green Public Procurement e Piani d’Azione per l’Energia Sostenibile nel Patto dei Sindaci”, a cura di GPP Salento: http://gppsalento.weebly.com/pubblicazioni.html Linee guida PAES: http://www.covenantofmayors.eu/IMG/ pdf/seap_guidelines_it.pdf

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www.tekneco.it/1722

n Italia l’ente pubblico apripista nell’attuazione del GPP è stato la Provincia di Cremona, grazie al progetto GPPnet, cofinanziato dalla Commissione europea nell’ambito del programma Life Ambiente 2001: nella prima fase del progetto sono stati coinvolti tredici comuni della provincia. Successivamente l’esperienza di Cremona ha portato alla redazione di un manuale metodologico sul Green Public Procurement, il cui obiettivo è stato quello di chiarire le modalità operative per definire scelte verdi negli acquisti della pubblica amministrazione. Inoltre, è stato costituito un comitato per la diffusione delle informazioni, il GPPinfoNET, che poi si è trasformato nel Gruppo di Lavoro sugli Acquisti

L’amministrazione regionale ha favorito tutte le sinergie possibili sul territorio ed ha informato i diversi attori ad ogni livello Verdi istituito nell’ambito del Coordinamento Agende 21 Locali Italiane. Grazie a questa esperienza, altre amministrazioni hanno potuto intraprendere il percorso verso l’introduzione del GPP: tra queste la Regione Sardegna, una delle esperienze europee più significative a livello di coinvolgimento regionale, tanto da essere insignita del premio “Progetti sostenibili e GPP” del Ministero dell’Economia e dello Sviluppo Economico e di Consip, con la motivazione di “aver promosso una grande azione di cambiamento e sensibilizzazione sulla sostenibilità e sul GPP, ponendo molta attenzione all’attivazione di tutte le sinergie possibili sul territorio, attraverso la collaborazione con gli attori interessati interni all’Amministrazione Regionale ed esterni, promuovendo un approccio organizzativo innovativo ed efficace”. La Sardegna, infatti, non solo è stata la prima Regione a impegnarsi ad adottare una politica di acquisti verdi (delibera n. 2 del 6 gennaio 2007) e a dotarsi di un Piano per gli Acquisti Pubblici Ecologici in Regione Sardegna - il PAPERS (delibera n. 37 del 30 Luglio 2009), ma ha anche svolto un’attività di informazione e consulenza rivolta agli enti territoriali, per cui la Regione ha fatto da guida ai comuni e alle pro-

vince, attraverso gli Ecosportelli GPP. Dal 2010 gli Ecosportelli operano per supportare il territorio con un’attività di assistenza e di laboratori tecnici a sostegno di chi realizza i bandi o redige capitolati, con un approccio intersettoriale e di collaborazione tra gli assessorati. Le politiche per il GPP stanno dando i loro frutti: da un’indagine, con interviste a campione, sviluppata da Sportello Appaltimprese e Sardegna Ricerche (“Il mercato visto dagli operatori della PA: peculiarità e potenzialità di sviluppo”) risulta che nel 2012 il 50% dei rispondenti ha dichiarato di aver incluso nei bandi di gara specifiche caratteristiche ambientali con attribuzione di un punteggio. Inoltre, le politiche di GPP sono integrate con altri piani regionali, tra i quali il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti, il Piano d’Azione Regionale Ambientale e del Turismo Sostenibile. Per approfondimenti: http://www.sportelloappaltimprese.it/media/ cms_page_media/19/analisi%20qualitativa% 2020130929_1.pdf http://www.regione.sardegna.it/documenti/ 1_434_20120919131104.pdf LEGGI

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Ecologia | Acquisti verdi

INTERVISTA hanno difficoltà nell’attuazione, come i ministeri, le aziende sanitarie locali e le università.

150 miliardi di acquisti sono già “verdi” di Veronica Caciagli

Abbiamo approfondito alcuni aspetti del GPP con Silvano Falocco, massimo esperto nazionale sul tema

che punto siamo con l’attuazione dei criteri ambientali negli acquisti verdi? Per quanto riguarda lo stato di attuazione non abbiamo dei dati precisi a livello nazionale, ma sappiamo, da alcune indagini realizzate con dati campionari, che la percentuale di acquisti verdi sul totale degli acquisti è intorno all’8-10%, pari ad un ammontare stimato in 135-150 miliardi l’anno. Non tutti i contratti sono monitorati, anche se nel corso degli ultimi due anni si sta procedendo a renderli pubblici, ad esempio attraverso il sito con i dati relativi alla contabilità degli enti www.siope.it. Per un monitoraggio più puntuale occorrerebbe, comunque, anche una maggiore omogeneità in merito alla definizione di cosa sono gli acquisti verdi. GPP ed economia: gli acquisti verdi sono capaci di stimolare un reale cambiamento ecologico di sistema? In Europa quando si parla di GPP si parla di innovazione, tant’è che anche nel nuovo programma europeo Hori-

zon 2020 ci sono molti bandi che riguardano l’uso del GPP precommerciale: il GPP in questo caso fornisce la prima domanda pubblica per prodotti che sono in fase di immissione sul mercato, con lo scopo di trainare innovazione in campo ambientale. Può essere quindi utilizzato come strumento per l’innovazione eco-efficiente, in linea anche con la nuova direttiva europea sull’economia circolare, che parla appunto di perseguimento degli obiettivi ambientali e, al contempo, di innovazione e di cambiamento delle matrici produttive. Ciò significa che si dovrebbe variare la composizione intersettoriale dell’economia per avere un vantaggio ambientale di lungo periodo, per cambiare come vengono distribuiti gli impatti e come vengono ridotti. Un esempio di cambiamento di matrice produttiva ecosostenibile è il car-sharing: si passa dall’acquisto al noleggio, e quindi da una matrice produttiva composta da molte macchine a un’altra con meno macchine e più noleggiatori. Stessa filiera, composizione interna diversa. Se non cambi le matrici, per quanto

puoi spingere sull’efficienza, non puoi portare cambiamenti significativi al sistema. Questi sono compiti che riguardano l’economia e le politiche industriali, non possono riguardare solo il Ministero dell’Ambiente. Perciò la programmazione dei GPP non riguarda solo l’ambiente, ma la concezione industriale ed economica nel suo complesso. Come sono stati definiti i Criteri Ambientali Minimi in Italia? Il processo è abbastanza semplice: il Ministero dell’Ambiente, una volta definito il perimetro di indagine settoriale, come può essere ad esempio la realizzazione di strade, invita al tavolo di lavoro per la definizione dei Criteri Ambientali Minimi i principali stakeholder della categoria di prodotto, condividendo un testo base per la discussione. Quando il tavolo di lavoro coordinato dal Ministero ha sviluppato una bozza, viene discussa con il Comitato di Gestione, all’interno del quale c’è anche il Consip [la società per azioni del Ministero dell’Economia e delle Finanze che svolge attività

di consulenza, assistenza e supporto nell’ambito degli acquisti di beni e servizi delle amministrazioni pubbliche, ndr]. Il tutto è organizzato sulla base di documenti di analisi del ciclo di vita per capire gli impatti ambientali e con il riferimento dei Criteri Comuni Europei. Questo serve a capire quali sono le attività più impattanti e come ridurre gli impatti, per poi fissare la linea di confine e spingere il mercato a un miglioramento nel tempo. Va dato atto ai Ministeri dell’Ambiente e dell’Economia che quello della definizione dei Criteri Ambientali Minimi è l’aspetto che ha funzionato meglio in Italia. E che cos’è, invece, che funziona peggio? I Criteri Ambientali sono una parte del GPP: non basta definirli per farli entrare nelle decisioni di acquisto, neanche se gli acquisti fossero obbligati a passare da una Centrale di Acquisto. Il GPP risponde a obiettivi più generali: all’esigenza di una conversione ecologica e sociale dell’economia e di una riduzione dell’uso

delle risorse naturali, rifiuti e gas climalteranti. I Criteri, dopo la redazione, devono essere conosciuti e poi attuati. L’attuazione è la parte più complessa e debole in questo momento. Si dà per scontato che, essendo pubblicati in Gazzetta Ufficiale, i responsabili dei procedimenti di acquisto degli enti ne vengano a conoscenza ed inizino ad attuarli. Alle regioni è affidato il compito di informazione e formazione, proprio per incentivare l’utilizzo del GPP, che però, in questo momento, non è obbligatorio. Non c’è un meccanismo sanzionatorio o di definizione di obiettivi che poi potrebbero essere verificati. Mentre alcuni livelli amministrativi sono più virtuosi, come le province e le regioni, e penso anche al caso della Regione Sardegna (v. pag. 63), si riscontra una maggiore difficoltà per i comuni, che sono spesso gravati da necessità ed emergenze locali, per cui pianificare il Green Public Procurement risulta difficoltoso. Inoltre, nei piccoli comuni non sempre ci sono al proprio interno le risorse per realizzare le scelte di GPP. Anche altri enti

Quest’anno il Forum CompraVerde sbarcherà a Roma, quali sono le novità? Sì, quest’anno arriva a Roma, nell’ambito delle iniziative portate avanti dalla Giunta regionale del Lazio e della Giunta comunale per il Green Public Procurement. La formula è molto precisa, con un misto di attività già strutturate nelle edizioni precedenti e alcune nuove iniziative: all’interno dell’Acquario Romano avremo innanzitutto un’area per i seminari e un’area per gli incontri. Inoltre, allestiremo uno spazio per i tavoli di filiera: sono uno strumento straordinario, già utilizzato in passato, per mettere a confronto gli attori di una specifica filiera, in modo che possano discutere su come migliorare la loro catena di fornitura dal punto di vista ambientale e sociale. A Milano l’anno passato abbiamo avuto un’esperienza significativa di tavolo di filiera organizzato sul noleggio dei mezzi per il trasporto dei rifiuti, che ha prodotto un lavoro utilissimo. Inoltre, avremo uno spazio dedicato ai green job, denominato area REPLICA, che sta per Reti ed Esperienze e Professioni a Lavoro per l’Innovazione e le Competenze Ambientali, finalizzato a favorire la formazione di competenze e skill inerenti al miglioramento e all’innovazione per la conversione ambientale. Ci saranno poi due nuovi percorsi, per le istituzioni e per le start-up, che nasceranno in questa edizione del Forum e si estenderanno oltre la durata dell’evento. Per approfondire: http://www.forumcompraverde.it/index. php/it/

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Ecologia | Acquisti verdi

L’IMPORTANZA DELLA aORMAZIONE

La chiave della conoscenea di Letizia Palmisano

La formazione come strumento per la maggiore dif ormative europee e nazionali, aziende che mettono sul mercato prodotti e servizi a ridotto impatto ambientale finanche amministratori eco-sensibili. Sono tutti ingredienti necessari, ma a volte non sufficienti, per introdurre gli acquisti verdi all’interno degli appalti pubblici. La chiave di volta che non deve mancare è una formazione approfondita degli operatori della PA che spazi dalla normativa alle proprietà green dei prodotti e servizi che andranno a bando e comprenda i principi ecosostenibili degli acquisti verdi. Ciò per colmare il “gap” che spesso divide le pubbliche amministrazioni dall’adozione dei GPP, la stessa UE individua, nel “Manuale per gli appalti pubblici verdi” 2012, formazione ed istruzione come essenziali, in particolar modo per il personale dei reparti acquisti, e suggerisce la condivisione delle informazioni sugli acquisti verdi attraverso i sistemi intranet degli enti a disposizione per tutti i dipendenti. Secondo il manuale, la formazione può rivelarsi necessaria

al fine di integrare le considerazioni ambientali nelle procedure di gara, per sapere dove trovare aiuto per sviluppare criteri ambientali, per valutare e verificare le dichiarazioni ambientali dei concorrenti e stimare i costi medi in fase di gara. Tra i mezzi Afn messi a dirale auspicata dall’Eusposizione in ropa possa compiersi, tale ambito, è fondamentale che la Commisl’attività di formazione e sione UE ha divulgazione esca dalle realizzato un pareti degli edifci pub“GPP Traiblici, con le pubbliche amministrazioni che dening Toolkit” vono porsi ai cittadini costituito da quali esempi da imitare. una serie di strumenti prevalentemente di carattere formativo che hanno come destinatari i responsabili acquisti delle PA, i formatori ed i manager. Composto da tre diversi moduli, il kit europeo ha ad oggetto le indicazioni per integrare sistematicamente il GPP nelle attività della PA, il quadro normativo e le indicazioni pratiche sui criteri ecologici da utilizzare per gli appal-

ti pubblici. Con uno sguardo fuori confine, tra le best practice prese ad esempio dal documento UE, si registrano programmi di formazione e manuali dei ministeri per l’ambiente rivolti non solo a tecnici ed amministratori eletti, ma anche a formatori. In Italia, tra i principali strumenti che si sono affermati nell’ambito della formazione vi sono quelli messi a punto da alcune società di consulenza per l’’introduzione degli acquisti verdi. Si spazia da una serie di manuali operativi - spesso condivisi gratuitamente via web - a

convegni, workshop e corsi organizzati in collaborazione con il ministero, enti pubblici o soggetti privati. I naturali destinatari sono amministratori e tecnici della pubblica amministrazione. In merito ai corsi, i programmi spaziano da nozioni di natura tecnico-normativa alla valorizzazione della cultura della sostenibilità ambientale per l’adozione di comportamenti responsabili da parte della pubblica amministrazione, ivi incluse attività di coinvolgimento della cittadinanza locale. Gianluigi Tundo - presidente di GPP

Salento, associazione che fornisce consulenze in materia di GPP in Puglia - sottolinea come la formazione sia necessariamente sempre presente anche nelle attività di assistenza ed affiancamento per l’introduzione dei GPP, finalizzata a far sì che l’ente pubblico possa proseguire in via autonoma il proprio cammino di sostenibilità anche terminato il periodo di consulenza ed affiancamento. Secondo Tundo, poiché la svolta culturale auspicata dall’Europa possa compiersi, è fondamentale che l’attività di formazione e divulgazione esca dalle pareti degli edifici pubblici, con le pubbliche amministrazioni che devono porsi ai cittadini quali esempi da imitare. «Ecco perché, all’interno dei nostri progetti sul GPP, non mancano mai gli incontri di informazione/formazione nei confronti della cittadinanza “attiva”. Infatti, non avrebbe senso, secondo noi, implementare il GPP in una realtà comunale senza rendere partecipi i cittadini di questo processo di radicale cambiamento che si intende portare avanti» sottolinea il presidente dell’associazione salentina che – per chiudere il cerchio che comprenda tutti gli attori per la svolta sostenibile – prevede anche un’attività di formazione rivolta a quelle imprese che vogliano intraprendere un cammino “green”, al fine di riconvertire la propria offerta di prodotti e servizi in chiave ecosostenibile. Tra i progetti di formazione di maggior successo in Italia e che vede la collaborazione pubblico-privati vi è

400oreGPP realizzato dalla Punto 3, società che gestisce il portale Acquistiverdi.it e lavora a stretto contatto sia con le pubbliche amministrazioni che con aziende che realizzano prodotti e servizi ecologici. I corsi di 400oreGPP sono gratuiti per le PA, poiché i costi sono sostenuti dalle aziende “green” in cambio di visibilità sui materiali prodotti, ma soprattutto della possibilità di incontrare tecnici e pubblici amministratori e spiegare loro i propri prodotti e servizi in linea con i criteri dei GPP. Una formula che si è affermata con successo e che si rinnova di anno in anno, essendo giunta alla sesta edizione ed avendo coinvolto 535 enti pubblici tra comuni, province e regioni, ma anche enti parco, università, asl, aziende concessionarie di servizi pubblici e centrali di committenza con oltre 6.600 partecipanti. Come dire... acquisti verdi, chi li conosce, li adotta! Per approfondire: Manuale: http://ec.europa.eu/environment/ gpp/pdf/ handbook_it.pdf Toolkit: http://ec.europa.eu/environment/ gpp/pdf/ toolkit/gpp_introduction_it.pdf

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Ecologia | Acquisti verdi

aORUM COMPRAVERDE-BUYGREEN 2014

Una fera per gli acquisti verdi di Veronica Caciagli

L’1 e 2 ottobre 2014 all’Acquario Romano la più importante mostra-convegno dedicata a beni e servizi per il Green Procurement pubblico e privato. Tra i temi di quest’anno, oltre alla borsa B2B, gli appalti, gli acquisti low carbon, la ristorazione, l’edilizia sostenibile e il turismo

barca a Roma il Forum CompraVerde-BuyGreen, la due giorni italiana dedicata al Green Procurement, ovvero gli acquisti verdi pubblici e privati. Giunto ormai all’ottava edizione, è la più importante mostra-convegno in Italia nel settore, quest’anno promossa e organizzata in collaborazione con la Regione Lazio, Roma Capitale e con il Coordinamento Agende 21 Locali Italiane. Ogni anno, infatti, il Forum offre un programma culturale ampio sulla conversione in chiave ecologica degli acquisti, a testimonianza di un interesse crescente e una forte necessità di incontro e formazione. Il format degli appuntamenti punta a favorire l’interazione tra i partecipanti, lo scambio di buone pratiche e la valorizzazione delle esperienze proposte attraverso convegni, workshop, premiazioni, tavoli di filiera, seminari tematici e formazione gratuita. La scorsa edizione, svolta a Milano, ha visto la partecipazione di oltre 100 organizzazioni e aziende private, con un programma che ha impegnato 150

relatori tra 6 convegni istituzionali, 10 workshop, 21 seminari formativi e un’area Green Jobs dedicata ai lavori verdi. La formula è, quindi, quella già sviluppata nelle precedenti edizioni, ma in chiave romana: all’interno dell’Acquario Romano gli spazi saranno divisi tra un’area per i seminari e una per gli incontri. I temi principali dell’edizione 2014 saranno le nuove direttive sugli appalti, gli acquisti a bassa intensità di carbonio, la ristorazione sostenibile e solidale, l’edilizia sostenibile, la filiera turistica. Il primo giorno si apre con la Tavola Rotonda sulla Programmazione e l’Innovazione degli Acquisti per costruire economie verdi e responsabili, per poi entrare nel vivo della borsa B2B, con il Green Contact: uno spazio per incontrarsi ed entrare in contatto tra potenziali acquirenti e fornitori di prodotti e servizi a basso impatto ambientale, allo scopo di sviluppare nuove partnership e favorire le relazioni di business sostenibile. Gli incontri sono prenotati dalla se-

greteria organizzativa in base alle esigenze manifestate dalle organizzazioni coinvolte. Nell’edizione del 2013 sono state oltre 60 le organizzazioni che hanno partecipato agli incontri, di 11 settori merceologici, con un calendario di più di 400 incontri. All’interno della prima giornata anche la conferenza stampa sulla proposta di legge sulla conversione ecologica. Nel secondo giorno tocca ai tavoli di filiera, un metodo già sperimentato, anche questo, nelle edizioni precedenti, in cui vengono messi intorno allo stesso tavolo i diversi attori di una stessa filiera produttiva, che sono stimolati a tirar fuori idee su come migliorare la loro catena di fornitura dal punto di vista ambientale e sociale. In questa edizione i temi dei tavoli di lavoro saranno gli obiettivi ambientali, centralizzazione degli acquisti e buone pratiche; gli acquisti a bassa intensità di carbonio come strumenti per i PAES e per le politiche regionali. Nell’Area REPLICA (Reti ed Esperienze e Professioni a Lavoro per l’Innovazione e

le Competenze Ambientali), lo spazio dedicato ai lavori verdi, si parlerà di formazione di competenze per la conversione ambientale, in particolare per coinvolgere istituzioni e aziende nel creare nuove opportunità professionali e posti di lavoro. Altro tema portante del Forum è l’edilizia sostenibile, con il convegno sull’uso efficiente delle risorse e la rendicontabilità dei benefici ambientali tramite le certificazioni esistenti. Un’iniziativa PERCORSI destinata a istituzioni e aziende del territorio per la responsabilità sociale, per inserire anche i criteri ambientali nelle forniture. LEGGI

www.tekneco.it/1726

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PROGETTO

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Progetto: RhOME for denCity

I premi per gli Acquisti Verdi

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Il Forum anche quest’anno premia le aziende e le organizzazioni italiane che meglio hanno saputo realizzare le politiche di diminuzione dell’impatto ambientale e di Green Public Procurement. Nell’edizione precedente a vincere il premio per il Miglior Bando Verde era stata la Regione Toscana, con la motivazione “per la completezza e la precisione con cui gli aspetti ambientali sono trattati nella documentazione di gara per la Fornitura di materiali consumabili a ridotto impatto ambientale per i sistemi di stampa”. Per la Migliore Politica di GPP 2013 sono stati premiati il Comune di Settala, l’ARPA Emilia Romagna, l’Azienda Ospedaliera di Desenzano del Garda, la Provincia di Milano e l’AAMPS Livorno. Gli altri riconoscimenti previsti sono il Premio MensaVerde, il Premio Vendor Rating (ovvero la valutazione dei fornitori), Acquisti Sostenibili e la novità nata nel 2013, il Premio CulturainVerde, che in occasione dell’edizione romana dedica un occhio di riguardo ai musei. Inoltre, è stato avviato un percorso con un acceleratore d’impresa, in vista di un nuovo premio che sarà istituito nel 2015 per la start-up che riesce a introdurre innovazione per l’ambiente e un miglioramento delle prestazioni ambientali. Sono molte le realtà che si contraddistinguono per le loro scelte verdi: a testimonianza che anche il mondo degli acquisti, e in particolare degli acquisti pubblici, sta vivendo un periodo di profonda rivoluzione, verso il verde.

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PROGETTO

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RhOME for den ity di Gianni Parti

I dati del progetto REDITS - TEAMRHOME

RhOME for denCity è il progetto dell’Università Roma Tre che ha sf (e battuto) altre 19 case più ecologiche al mondo provenienti da Cile, Costa Rica, Danimarca, Francia, Germania, Giappone, India, Messico, Olanda, Romania, Spagna, Stati Uniti, Svizzera, Tailandia e Taiwan. Il team del Dipartimento di Architettura di Roma Tre aveva già guadagnato il ‘bronzo’ al Solar Decathlon Europe 2012, vincendo il primo posto per l’efcienza energetica e la sostenibilità. I dieci temi della competizione – appunto un solar decathlon - comprendono architettura, ingegneria e costruzione, ef comfort, funzionamento, comunicazione, progettazione urbana, trasporto e convenienza economica, innovazione e sostenibilità. Solar Decathlon è una iniziativa lanciata dal Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti e si svolge ogni due anni in Europa. E quest’anno, a Versailles, RhOME, sbaragliando tutti, è arrivata prima

Densità, convenienza, trasportabilità e sobrietà. Erano questi i quattro must dell’edizione 2014 di Solar Decathlon, i Mondiali delle case più sostenibili. E sono le caratteristiche che descrivono RhOME, l’unico progetto architettonico green italiano entrato a far parte della rosa dei venti selezionati partecipanti alla sfida di bioarchitettura ideata dal Dipartimento Energia degli Usa. Ecco le innovazioni e i dettagli tecnici d’avanguardia che caratterizzano RhOME for denCity, il progetto realizzato dal team dell’Università di Roma Tre. In casa RhOME nulla ha una sola funzione, tutti gli spazi e tutti gli elementi sono sempre volti a più usi e più soluzioni. L’idea è quella di integrare completamente la tecnologia e l’architettura e quindi anche la vita degli abitanti all’interno della casa. GLI SPAZI DELLA ASA

Nella casa spazi flessibili ruotano attorno al corpo centrale, il cuore degli impianti. Questi spazi sono stati studiati per accogliere diverse soluzioni, per ospitare differenti utenze, da sin-

gle a famiglie più numerose. La progettazione degli spazi è anche volta al corretto utilizzo della luce naturale e della gestione delle temperature all’interno degli ambienti. Le grandi aperture delle due logge garantiscono una corretta illuminazione delle stanze ma, allo stesso tempo, gli spazi esterni sono ben ombreggiati dall’arretramento delle finestre e dai sistemi ombreggianti. Nel caso della cucina, pensata come uno spazio a piacere separato o unito al resto della zona giorno, essa è direttamente collegata all’esterno della loggia, ma tramite un sistema di chiusure può diventare un buffer termico che permette di tenere controllata la temperatura tra interno ed esterno. IL UORE ‘SOLIDO’ DELLA ASA

Il 3D Core è l’elemento che mantiene in vita la casa. Contiene gli impianti idrico, sanitario, elettrico e di trattamento dell’aria. Essendo prefabbricato riduce radicalmente tempi e costi di assemblaggio. Integra il corpo-bagno con l’angolo cottura consentendo di ridurre la lunghezza

PROFESSORI Chiara Tonelli, Gabriele Bellingeri, Maria Grazia Cianci, Stefano Converso, Roberto De Lieto Vollaro, Luigi Franciosini, Marco Frascarolo, Michele La Rocca, Francesco Lidozzi, Costanza Nosi, Alfredo Passeri, Carlo Alberto Pratesi, Chiara Pepe, Ginevra Salerno, Luca Solero

LAZIO

Roma

DATI TE NI I 2 Superf Volume lordo riscaldato: 366 m3 Superfcie disperdente ((superfc con l’esterno): 350 m2 Superf Volume netto riscaldato: 244 m3

OLLABORATORI E DE ATLETI Giulia Assogna, Gabriele Battista, Luca Bigarelli, Sara Boraschi, Francesca Bottaro, Manuel André Bottiglieri, Michele Caltabiano, Giuseppe Campanile, Michele Cappuccio, Barbara Cardone, Emiliano Carnielo, Ugo Carusi, Cristina Casadei, Paolo Ciof, Alessio Clarizio, Federico Corazza, Flaminia De Rossi, Massimo Del Buono, Camilla Desideri, Chiara Di Battista, Francesca Di Benedetto, Filippo Mattia Dobrovich, Arianna Dolce, Luca Evangelisti, Edoardo Franchi, Roberta Franza, Ilaria Grugni, Stefano Latella, Paola Lenzoni Milli, Francesca Marino, Chiara Melchionna, Ilaria Montella, Valentina Moro, Nicola Moscheni, Elena Oetiker, Vincenzo Panasiti, Pierangelo Perna, Matteo Persanti, Cristiano Piagnerelli, Silvia Pinci, Lorenzo Pirone, Matteo Pisani, Lorenzo Procaccini, Andrea Rastrello, Patrizia Recco, Angelo Romano, Gabriele Roselli, Valerio Sabatini, Rodrigo Salsedo, Marco Sinopoli, Elena Ugolini, Giuliano Valeri, Antonio Vellucci, Marta Vignali, Valeria Vitale

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RIPARTIZIONE ONSUMI RHOME (KWH/YEAR) Riscaldamento 2.34% 65.22 raf Ventilazione 20.45% 570.93 Acqua calda 15.69% 438 Illuminazione 4.84% 135 Apparecchiature 50.87% 1420 (in edilizia “convenzionale” l’apporto dei consumi energetici dati da riscaldamento/raf 60% del totale) ALTRI PLUS DI RHOME Illuminazione naturale Illuminazione artif apparecchi ideati dagli studenti Studio illuminotecnico per ottimizzare benessere visivo Uso di materiali riciclati e riciclabili totalmente naturali Sistemi costruttivi a secco | riutilizzabilità e facilità di smontaggio Elevata qualità dell’aria interna (uso di materiali certifcati a basso contenuto VOC) Ciclo delle acque a livello di singolo edif e urbano: recupero e riuso acque piovane e grigie Sistemi centralizzati ed intelligenti di smaltimento, raccolta, riuso, riciclo www.rhomefordencity.it

delle tubazioni e le conseguenti dispersioni termiche. Il suo cuore è un server che riceve e registra i dati provenienti da tutta la casa. Il 3D Core è connesso ai pannelli fotovoltaici e termodinamici e attribuisce solidità a tutta la struttura: funziona come una scatola compatta che, situata in posizione centrale, permette di resistere alle forze sismiche. All’interno del Core tutti i sistemi tecnologici della casa. I diversi partner di progetto hanno lavorato insieme, portando i migliori prodotti di ogni azienda per un sistema ad altissima efficienza, assemblati in modo sa-

piente e che hanno consentito un alto livello di funzionalità, tutto restando economicamente accessibile in quanto i prodotti utilizzati sono di gamma residenziale, quindi per tutti. PANNELLI FOTOVOLTAI I FLESSIBILI INTEGRATI NEI SISTEMI OMBREGGIANTI

La produzione energetica della casa del futuro è garantita da pannelli solari fotovoltaici flessibili, integrati negli schermi ombreggianti delle logge. Sono gli stessi che vengono utilizzati nelle barche a vela. Una tecnologia messa a punto da Solbian. A coprire, infatti, la loggia a Sud c’è

SPONSOR DEL PROGETTO Categoria “Colosseo”: Rubner Haus Categoria “Basilica di San Pietro”: Daikin Categoria “Pantheon”: Cga - Energie, Schneider Electric, Solbian, Demode, That’s My Led, Almaviva Categoria “Fontana di Trevi”: Velux, Ideal Standard, Clei, Cial, Eurotherm, Serge Ferrari, Aero Sekur, Bright Materials, Applicazioni Tecnologiche, Zoomorfc, Entre Amis


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PROGETTO

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L’isolamento dell’edificio è pressoché totale ed è garantito da un ‘manto’ che circonda l’abitazione, perché il team, anche se l’energia viene prodotta con sistemi rinnovabili, punta alla massima efficienza energetica e ad annullare i consumi inutili. I ponti termici sono quelle zone critiche dell’involucro della casa che interrompono l’isolamento della parete e permettono la penetrazione del freddo. Nel caso di RhOME sono totalmente eliminati. La ventilazione naturale è ottimizzata utilizzando il free-cooling notturno: le logge posizionate a Nord e a Sud consentono, una volta aperte le porte, la creazione di una corrente naturale che va dalla zona più fresca (Nord) a quella più calda (Sud). LUMINOSA DI GIORNO, ILLUMINATA DI NOTTE

una “vela”, una tenda fotovoltaica che ha come primo obiettivo quello di impedire l’irraggiamento diretto del sole che può scaldare fortemente la casa. È una struttura scorrevole in alluminio che porta 98 pannelli flessibili (potenza unitaria 51 Wp; dimensioni 1.109 per 292 mm; spessore 1,5 mm), ciascuno composto da 16 celle, montati su un tessuto microforato scuro. Questa “vela” fotovoltaica copre parte del tetto e una delle pareti verticali e, grazie all’estrema leggerezza (0,8 kg per modulo, sei volte meno rispetto a un pannello tradizionale di pari potenza), può essere azionata manualmente per fungere da sistema ombreggiante della loggia. PANNELLI TERMODINAMI I INTEGRATI NEI PARAPETTI

La produzione dell’acqua calda sanitaria per la casa è garantita da un innovativo sistema termodinamico, integrato nei parapetti delle due logge realizzati in alluminio, che contemporaneamente raffrescano gli spazi esterni senza consumo aggiuntivo. Il sistema sfrutta la radiazione sola-

re e il calore esterno dell’aria, perciò è in grado di funzionare a bassissimo consumo elettrico, con qualsiasi condizione metereologica e in qualsiasi orario, compresa la notte. È un sistema mutuato dall’industria della refrigerazione, funziona, infatti, come un frigorifero (ma al contrario). Il gas contenuto nei circuiti dell’elemento si attiva per differenza di temperatura tra il gas stesso (-30 °C) e l’esterno. Tramite una pompa di calore (il Solar Box) il calore del gas termovettore viene poi ceduto all’acqua del serbatoio principale dell’acqua sanitaria. Allo stesso tempo, proprio perché il gas cattura il calore esterno, riesce a raffrescare l’ambiente con un sistema di raffrescamento che nasce dalla normale reazione di questo gas. Il rendimento di questo sistema è molto alto, utilizzando pochissima energia rende sei volte tanto rispetto al consumo elettrico. I due sistemi della loggia lavorano in simbiosi. I pannelli della struttura fotovoltaica, una volta in funzione, producono calore, quindi quando la struttura è davanti al termodinamico

aumentano il differenziale di temperatura tra l’esterno e il gas, aumentando la capacità di produzione del termodinamico. Viceversa, il parapetto, producendo freddo, aumenta la resa dei pannelli fotovoltaici raffreddandoli. RHOME PRODU E PIÙ DI QUANTO ONSUMA

La casa ha prestazioni energetiche elevate tanto da essere completamente autosufficiente. Una produzione sobria commisurata ai bisogni del prototipo. Nel progetto urbano la produzione, invece, risulta essere il doppio dei consumi richiesti dall’edificio, tale da donare energia alla rete della città. La pompa di calore per produrre il riscaldamento e il raffrescamento è affidata a Daikin Italy, che ha affiancato un proprio gruppo di lavoro ai decatleti, con l’obiettivo di ottenere la perfetta integrazione tra involucro e sistemi di gestione. La pompa di calore impiegata utilizza un gas refrigerante con un potenziale di riscaldamento globale inferiore del 67% rispetto a quelli tradizionali.

L’illuminazione di RhOME è’ stata pensata, sia a livello di luce naturale che artificiale, per ottimizzare le condizioni di comfort e di risparmio energetico sia in regime diurno che notturno. L’elemento progettuale che accomuna luce naturale e artificiale è la volontà di avere un’illuminazione dinamica a livello di quantità, ma anche di distribuzione nello spazio. Le superfici vetrate sono disposte con forme e dimensioni diverse sulle diverse esposizioni, comprese le falde inclinate. Le logge filtrano la luce in ingresso sulle vetrate principali in funzione della posizione del sole e possono essere ombreggiate attraverso la movimentazione dei pannelli fotovoltaici. Gli apparecchi di illuminazione, equipaggiati con LED di ultima generazione ed ottiche differenziate in funzione della distribuzione della luce richiesta, sono stati disegnati appositamente per la casa RhOME, le sue atmosfere, le sue esigenze funzionali, il suo stile fatto di forme, colori, materiali. Il modulo base, da cui si generano tutti gli apparecchi - piantana, sospensione, sistema lineare modulare per installazione a soffitto - è un doppio profilo di alluminio accoppiato verniciato con i

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due colori dominanti della casa, il bianco ed il rosso. Tutti i moduli, ad esclusione di quelli pensati per installazione a plafone, prevedono emissione di luce diretta e indiretta e sono dotati di lenti, che l’utente può cambiare senza l’ausilio di utensili al variare della disposizione degli arredi e dell’organizzazione funzionale della casa. Il sistema lineare per installazione a soffitto, inoltre, prevede la possibilità di aumentare e diminuire il numero di moduli con un semplice innesto a pressione. La piantana fornisce illuminazione sul piano orizzontale, pensata per la lettura e sul piano verticale, pensata per i momenti conviviali. Per gli esterni è stata sviluppata la seconda serie di “Greensunflower”, prosecuzione del progetto Medinitaly (Solardecathlon 2012): apparecchi stand alone, ovvero autoalimentati senza bisogno di connessione alla rete, con un design che si ispira ai girasoli, nella versione con corolla e foglie, installata lungo la rampa di accesso, e che diventa più astratta nella versione grigia senza foglie, installata sul perimetro della casa e nelle logge. Il sistema di attacco è stato pensato per diverse applicazioni: la staffa può essere installata a parete, su un gambo dotato di diversi accessori per terreno e pavimentazioni, oppure, ruotata di 180°, trasforma l’oggetto in lanterna adatta alla sospensione. Alla staffa possono essere fissate due lampade, a formare una lanterna doppia per sospensione o appoggio su corrimano: l’appoggio è stato pensato anche per la carica solare di quegli apparecchi installati nelle logge che devono essere spostati per ricevere il sole necessario per la carica. Due fasci di luce differenti consentono di ottimizzare la distribuzione della luce per altezze di installazione differenti. L’autonomia del sistema è di 5 ore a piena carica, l’accensione può essere manuale o gestita da crepuscolare, che comanda l’accensione al calar del sole. La tecnologia LED di ultima gene-

PROGETTO

razione consente risparmi di energia dell’ordine del 35% rispetto alle lampade fluorescenti, del 70% rispetto alle lampade alogene. L’illuminazione Rhomefordencity, grazie alla qualità del progetto, incrementa questi valori, portandoli rispettivamente al 46% e 78% - senza contare la luce a costo zero per gli esterni - limitando al contempo il rischio di abbagliamento grazie alla luce diffusa sulle pareti e sul soffitto, evidenziando il vero concetto di sostenibilità: sostenibilità per l’ambiente ed allo stesso tempo per chi utilizza l’ambiente illuminato.

LEGGI

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SHOP La lampada controllabile via Bluetooth Il televisore che riscalda Arriva l’integrazione tra camino e televisore. MCZ, infatti, ha presentato SCENARIO, il primo camino a gas che è anche un televisore. Il rivestimento frontale del camino è realizzato in vetro temperato con mensola in acciaio verniciato color alluminio, struttura in acciaio verniciato nero e integra un termocamino Forma 95 Gas ed un TV LCD Loewe 37 pollici, mentre il focolare è disponibile con ciocchi di legna o ciottoli bianchi. La potenza di SCENARIO è di 7,2 kW, il rendimento del 70% ed è disponibile in due versioni: convezione naturale e aria canalizzata. SF MCZ www.mcz-scenario.it

Isolamento da cassonetto Alpac ha presentato il nuovo cassonetto isolante, Presystem MyBox, caratterizzato dalle elevate prestazioni isolanti, dal montaggio facile e veloce che viene fornito in un kit pronto alla posa e che riduce la dispersione energetica del sistema finestra. Si tratta di un prodotto utile per gli interventi di riqualificazione che sostituisce completamente il vecchio cassonetto senza opere murarie o invasive, facile da montare e assicura il massimo isolamento termico, sia in inverno che in estate. Presystem MyBox ha una conduttività termica pari a 0,034 W/mK (valore l) e permette d’usufruire degli incentivi fiscali previsti per lavori di ristrutturazione. SF ALPAC mybox.alpac.it

Il pellet scalda l’acqua Palazzetti ha annunciato la nuova stufa a pellet Elisabeth Ecofire Idro che coniuga praticità ed efficienza. La stufa è installabile a filo muro ed è dotata di un gruppo idraulico per facilitare il collegamento all’impianto di riscaldamento, cedendo così il massimo del calore direttamente all’acqua che circola nell’impianto stesso, per riscaldare tutti gli ambienti della casa, aumentando così l’efficienza dell’impianto di riscaldamento. Elisabeth Ecofire Idro possiede una potenza termica nominale all’acqua di 12kW, un rendimento del 91%, la capacità del serbatoio dei pellet di 23 kg e un’autonomia di funzionamento di 29 ore. SF

PALAZZETTI http://tinyurl.com/PALAZZETTIE OFIRE

Controllo ottico FLIR ha annunciato tre nuove termocamere per la rilevazione ottica dei gas - i modelli FLIR G300a, G300pt e A6604 - utili per il monitoraggio a distanza di sicurezza di gasdotti e impianti. Le camere OGI (Optical Gas Imaging) sono utilizzate in ambito industriale, in raffinerie, impianti di trasformazione del gas naturale, piattaforme offshore, impianti chimici e petrolchimici, impianti di produzione di biogas, centrali elettriche. Il loro utilizzo da parte degli ispettori favorisce l’efficienza perché consente di ispezionare rapidamente vaste aree, rilevando gas come: benzene, etanolo, etilbenzene, eptano, esano, isoprene, metanolo, MEK, MIBK, ottano, pentano, 1-pentano, toluene, xilene, butano, etano, metano, propano, etilene e propilene. SF

FLIR www.fir.com/it/

Samsung punta forte sul mercato dei Led: recentemente la multinazionale sudcoreana ha presentato le lampadine Smart Bulb, la gamma PAR e la serie LED Classic. In particolare, a differenza delle tradizionali lampade a Led controllabili via WiFi, la nuova gamma Smart Bulb di Samsung è controllabile da smartphone e tablet tramite tecnologia Bluetooth, eliminando così la necessità di unità di controllo centralizzate. Una volta installata l’applicazione sul proprio dispositivo mobile, l’utente può controllare contemporaneamente fino a 64 lampadine. La luminosità delle nuove Smart Bulb può essere regolata a seconda delle esigenze fino al 10%, mentre è possibile modificare la tonalità del bianco da 2.700 k a 6.500 k. GT

Il sistema per l’integraeione architettonica del fotovoltaico La possibilità di integrazione architettonica del fotovoltaico è sempre più apprezzata in edilizia. Il gruppo Solon ha così presentato SOLskin, un sistema che unisce i moduli con una struttura per l’integrazione architettonica. L’installazione risulta così particolarmente semplice e i moduli possono essere rimossi o cambiati singolarmente, velocizzando i tempi di costruzione e manutenzione. SOLskin ha un design adatto a tutte le tipologie di tetto con un’inclinazione da 10° a 50°. I moduli, grazie alla struttura per l’integrazione, garantiscono la tenuta all’acqua e l’impermeabilizzazione della copertura. Il sistema, promette Solon, è resistente a intemperie di varia natura quali grandine, calore, neve e vento e alla ruggine. GT SOLON http://tinyurl.com/SOLSKIN

Il pannello in flm sottile ultra leggero CIGS Prometea è il nuovo pannello fotovoltaico in film sottile sviluppato da ENERGYKA in collaborazione con la taiwanese Hulket (Hulk Energy Tecnology). Il prodotto è concepito per adattarsi a qualsiasi forma architettonica. Un’altra caratteristica di CIGS Prometea è la leggerezza. Ad esempio, per l’installazione di 2,5 MW di film solare sono necessari solo 60 kg di pannelli contro i 7.500 kg richiesti dai moduli tradizionali. Prometea, inoltre, non contiene né cadmio né piombo, in linea con la direttiva europea RoHS 2002/95/CE (Restriction of Hazardous Substances Directive) che impone restrizioni sull’uso di determinate sostanze pericolose. SF

SAMSUNG http://tinyurl.com/samsungPAR

ENERGYKA http://www.energyka.com/prometea/?l=prometea

La pompa di calore per situaeioni climatiche estreme Panasonic ha recentemente presentato la pompa di calore Etherea, pensata per garantire riscaldamento e raffrescamento tutto l’anno con grandi rendimenti energetici. Questo modello può funzionare anche in condizioni estreme, come a -15 °C in modalità riscaldamento. Una delle peculiarità è il suo sistema di purificazione dell’aria Nanoe-G, attraverso cui vengono rilasciate delle microparticelle che rimuovono fino al 99% dei batteri e dei virus presenti nell’aria. Il climatizzatore, una volta spento, neutralizza i microrganismi catturati dal filtro, assicurando così un ambiente fresco e pulito. L’Etherea XE-QKE (silver) è disponibile da 2.0 kW, 2.5 kW, 3.5 kW e 5.0 kW, mentre la versione E-QKE (bianco) in 8 modelli, che partono da una potenza di 2.0 kW fino ad arrivare a 8.0 kW. GT PANASONIC http://tinyurl.com/PANASONI Etherea


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Internet & Apps

Libri

a cura di Veronica Caciagli e Letizia Palmisano

a cura di Marco Gisotti

Amici, App a 4 zampe App: Amici

Acquistare prodotti agricoli a Km0 App: Ortointasca

Basta con le agendine! App: Trabajo

Dedicata ai proprietari di cani e gatti, permette di individuare le strutture per le vacanze ed il tempo libero a misura degli amici quadrupedi. Ha più di 6.500 indirizzi pet friendly ed è possibile leggere i feedback degli utenti e pubblicare commenti. È, inoltre, garantita una sezione news sempre aggiornata da Amici Onlus.

Vuoi acquistare prodotti agricoli a Km0 e non sai dove andare? L’Orto in Tasca è un’App che ti permette di trovare aziende agricole vicine, sapere che prodotti coltivano e i prezzi applicati. Sono, inoltre, disponibili altre informazioni come la presenza di un agriturismo, una fattoria didattica o una produzione biologica. Se ti registri puoi anche recensire le strutture, facendo sapere cosa ti è piaciuto (o meno).

Per segnare i turni di lavoro, basta con le agendine! L’App più pratica (e con una grafica piacevole) è in spagnolo, ma con un linguaggio facilmente comprensibile: permette la visualizzazione delle settimane lavorative con orari in una schermata, tenere il conteggio degli straordinari, visualizzare sullo schermo il nostro turno di lavoro e condividerlo via WhatsApp, Facebook, e-mail.

www.ortointasca.it/scarica-lapp/

www.play.google.com/store/apps/ details?id=com.trabajo

www.amici.it/app_amici.php

Dov’è la fontanella d’acqua più vicina

he cosa sarà del nostro futuro climatico

Impianti di rinnovabili vicino a casa nostra

www.fontanelle.org

www.lancelot.cmcc.it/js/webtool.php

www.repowermap.org/

Il sito avrebbe probabilmente bisogno di una ristrutturazione, ma rimane funzionale rispetto alla sua funzione primaria: dissetare! Su www.fontanelle.org è possibile trovare la fontanella d’acqua più vicina, una delle oltre 31.000 presenti nelle nostre città. Recentemente è stata sviluppata anche un’App, per una consultazione rapida anche da smartphone.

Ce lo spiega Lancelot: è una mappa interattiva, sviluppata dal Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici, attraverso la quale è possibile visualizzare gli impatti futuri del cambiamento climatico tra cui aumenti di temperature, livello dell’acqua, siccità, rischio di incendi e persino variazioni del reddito di alcuni settori.

Esistono impianti di rinnovabili vicino a casa nostra? E da che fonte producono energia? A questa domanda risponde Repowermap, un progetto europeo no profit nato per promuovere le energie rinnovabili e l’efficienza energetica, rendendo visibili gli esempi reali e le relative informazioni nella propria zona di interesse grazie a una mappa interattiva.

79 Guarda tutti i nostri libri su Anobii: www.anobii.com/ tekneco/books

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La società a costo marginale zero

La gabbia del progetto ecologico

JEREMY RIFKIN

ANDREA GIACHETTA

Mondadori Euro 22,00 – Pagine 504

Carocci editore Euro 12,00 – Pagine 104

Abitare biotech Valorizzare la qualità dell’abitare nei condomini

Chissà cosa sarebbe accaduto se Jeremy Rifkin avesse incontrato quest’anno alla Mostra del cinema di Venezia Gabriele Salvatores? La domanda non è affatto oziosa perché proprio mentre il guru dell’economia americano era nel nostro Paese per promuovere il suo ultimo libro, “La società a costo marginale zero”, il regista premio Oscar era a Venezia per presentare in anteprima il suo film “Italy in a day”, opera di montaggio realizzata assemblando i video registrati da oltre 44mila persone in Italia nel corso di un solo giorno, le 24 ore del 26 ottobre 2013. Un “commons collaborativo” che è poi il fulcro della riflessione di Rifkin su una società sempre più simile alla rete e capace di ricostruire un mondo di relazioni sociali ed economiche altro rispetto a quello tradizionale degli ultimi secoli. Per Rifkin è l’inizio della fine del capitalismo: il valore della condivisione si sta già sostituendo al tradizionale valore dello scambio. Un principio di green economy che sostituirà il mercato. O almeno ci auguriamo.

Paura che la casa ecologica sia ormai solo un sistema di regole e niente più. Un pamphlet animato dal timore che un’intuizione virtuosa si trasformi in un’architettura economicista e senz’anima. Tecnicismi e norme che non disegnano il paesaggio di una nuova edilizia, ma una moda se non una nuova burocrazia. Critico, quindi, non verso il progetto ecologico in sé, ma contro le sue derive che rischiano di spogliarlo della sua idea originale. Un modo per rimettere in carreggiata un po’ tutti noi entusiasti della moda “eco”, “bio” e suffissi vari che predicano bene, ma che potrebbero trasformarsi in altrettante utopie irrealizzate, come furono le Vele, Corviale o lo Zen. Ecco allora un monito e qualche consiglio.

a cura di F. BURRELLI, A. GALANTE, A. MARATA, F. VENUNZIO

Edizioni Ambiente Euro 35,00 – Pagine 184 Un manuale che speriamo vada a ruba, visto che riguarda l’abitabilità di 25 milioni di condomini abitati da quasi 15 milioni di famiglie. Un manuale per trasformare e riqualificare questo immenso patrimonio immobiliare verso la sostenibilità. Tecnologie, normative, certificazioni, un po’ tutto quello che c’è da sapere per affrontare in maniera ordinata e coordinata la vita delle nostre residenze. La base del saggio è il Protocollo Abitare Biotech, pensato e, in qualche modo, semplificato con procedure e indicazioni rivolte agli amministratori di condominio, ai professionisti e agli operatori del settore per realizzare interventi che possano migliorare il comfort e la sicurezza dei condomini, ottimizzando i loro consumi energetici. Un pool di autori qualificato che capitolo dopo capitolo costruisce un vero e proprio vademecum per l’amministratore come per gli inquilini. A dire che per rigenerare le nostre abitazioni occorre un approccio comunitario, ma che motivi anche i singoli.


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Aeiende citate

Acotel - www.acotel.com

54

Istituto Universitario di Architettura di

AI ARR - www.aicarr.org

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Venezia - www.iuav.it

34

AIDI - www.aidiluce.it

33 46

Alpac - www.alpac.it

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Kinexia - www.kinexia.it

Alpiq - www.alpiq.com/it

54

Klimahouse -

4410

ANIE Energia - anienergia.anie.it

32, 33, 34

www.ferabolzano.it/klimahouse/ Klimahouse Puglia -

ANRU Agence Nationale pour la Renovation 21

Urbaine - www.anru.fr Arup - www.arup.com

35

AsjaGen - www.asjagen.com

54

32, 33, 34

www.ferabolzano.it/klimahousepuglia

76

M Z - www.mcz.it

9

Mipaaf - http://www.politicheagricole.it BEI - Banca europea per gli investimenti 14

www.eib.org

Navigant Research 11, 15

www.navigantresearch.com

Bloomberg New Energy Finance 12, 44

http://about.bnef.com/

puglia.casaclima-network.info

33 33

33

Ordine degli Architetti di Bari -

NAPP - www.cnappc.it

21

www.ordarchbari.it

ogen Europe - www.cogeneurope.eu

53

Ordine degli Ingegneri di Bari www.ordingbari.it

33

Palazzetti - www.palazzettigroup.com

76

onfartigianato di Bari - www.confartigianatobari.it 33

Panasonic – www.panasonic.com/it

77

onfndustria Bari e Barletta, Andria e Trani -

Politecnico di Milano - www.polimi.it

33

www.bari.geometriapulianet.it

33

omune di Bari - www.comune.bari.it

onsip - www.consip.it

41,43,44,50

33

Provincia di Barletta Andria e Trani -

61, 62

www.provincia.barletta-andria-trani.it

33

Regione Puglia - www.regione.puglia.it

33

www.confndustria.babt.it

EDIRE S.r.l. Sede: via E. Estrafallaces 16, 73100 Lecce Tel. e fax 0832 396996 Società editrice iscritta al ROC con n. 14747 Fabrizio Alfredo Virgilio Bocconcelli DIRETTORE EDITORIALE

NA Puglia - www.cnapuglia.it

ollegio dei Geometri di Bari –

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Edilizia Bio - Energia - Ecologia ottobre novembre dicembre 2014

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Ingegni Multimediali, Lecce GESTIONE E OTTIMIZZAZIONE PIATTAFORMA WEB

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Daikin - www.daikin.it

Regione Sardegna - www.regione.sardegna.it

61, 63

E.On - http://www.eon-energia.com

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RhOME for den ity - www.rhomefordencity.it 11, 32, 70

Ecomondo - www.ecomondo.com

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Rocky Mountain Institute - www.rmi.org

24

RSE - www.rse-web.it

53 77

Edf Energies Nouvelles www.edf-energies-nouvelles.com

13

Edison - www.edison.it

13

Samsung - www.samsung.com/it

eEnergia srl - www.eenergiagroup.it

16

Smart Energy Expo -

Enea - www.enea.it

38, 50, 52

www.smartenergyexpo.net

50, 52

Enel Green Power - www.enelgreenpower.com

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Solar Decathlon -

EnerGia-Da srl - www.energiada.it

16

www.solardecathlon.gov

Energy & Strategy Group - www.energystrategy.it

41

Solon – www.solon.com

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ENERGYKA - www.energyka.com

77 Teknedu – www.teknedu.eu

34

Federutility - www.federutility.it

53 32, 33

Fiera Bolzano - www.ferabolzano.it FIRE-Federazione italiana per l’uso Razionale

www.uniba.it

33

dell’Energia - www.fre-italia.it

53

Università di Brescia - www.unibs.it

FLIR - www.fir.com

76

Università di Padova - www.unipd.it

53

GPP Salento - www.gppsalento.tk Gruppo Industriale AB - www.gruppoab.it

57, 60, 65 54

IEA – International Energy Agency - www.iea.org 51, 52 Il Sole 24 ore - www.ilsole24ore.com Innovatec - innovatec.it

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