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Trimestrale di EDILIZIA BIO-ENERGIA ALTERNATIVA-ECOLOGIA Anno III, Numero 11 | 2013 www.tekneco.it 4,90 euro

Edilizia bio

Energia alternativa

Ecologia

speciale terremoti

Innovazione e mercato degli infissi

La nuova vita del solare termico

Pneumatici verdi, dalla produzione al riutilizzo

Il paese che trema ma che non crolla

P. 12

P. 32

P. 52

P. 69

PRIMO PIANO

PER LE RINNOVABILI UN DOMANI ANCHE SENZA INCENTIVI


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Il design incontra la perfezione tecnica

13 mm

Ideale per l’illuminazione di uffici e open space SL 713 di SPITTLER, marchio tedesco che insieme a PRISMA e SBP appartiene al Gruppo Performance in Lighting, è un sistema di illuminazione ultrapiatto progettato in linea con le moderne esigenze di ergonomia, efficienza e design. Nelle versioni a soffitto o a sospensione è dotato di un diffusore a microprismi per illuminazione diretta, che consente una distribuzione omogenea della luce e, abbinato all’alta tecnologia LED, offre il massimo comfort visivo. L’alta efficienza energetica con un risparmio fino al 50% e zero manutenzione completano la gamma delle sue prestazioni.

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Tekneco Numero 11 | 2013

Editoriale

Moravia, il terremoto e la “tecnecologia” di Marco Gisotti

«Adesso si vede chi ha rubato – scriveva Alberto Moravia sulle pagine dell’Espresso all’indomani del terremoto in Irpinia nel 1980 –. L’ospedale nuovo, inaugurato l’altr’anno, è crollato, i malati sono morti, gli infermieri sono morti, i medici sono morti. E perché sono morti? Perché c’è stato chi ha rubato sul cemento, come il negoziante disonesto ruba sul peso». A quattro anni dal terremoto dell’Aquila e davanti alla prova provata che nel capoluogo abruzzese non si è prestata maggiore cura verso case private o palazzi pubblici – anche qui qualcuno ha rubato sul cemento come il negoziante disonesto – di quanta trenta anni prima se ne sia prestata in Campania, possiamo solo constatare l’assenza di una cultura del rischio nel nostro Paese. Ignoranza trasversale che riguarda il cittadino (pronto a ribellarsi e ad agitare il cappio solo dopo la catastrofe), il politico (la cui unica scusa è che “non sapeva”), lo scienziato (che si credeva di dominare le leggi della natura) e persino del criminale (i cui figli innocenti rimangono sotto le macerie come i figli degli innocenti). In questo numero, che inaugura una scaletta nuova in cui ad ogni sezione corrisponderà un approfondimento tematico (infissi, solare termico e filiera dello pneumatico, questa volta), abbiamo deciso di affrontare di petto il tema, anche perché oggi la tecnologia ci consente di resistere al terremoto come mai in ogni altra epoca della storia umana. Riqualificare il nostro patrimonio edilizio, costruire con nuovi materiali, progettare con intelligenza non sono più opzioni di una élite colta e informata e magari anche danarosa. No. Fa parte del nuovo modo, “green”, di intendere l’edilizia e, in generale, l’urbanistica. Ne parliamo nel nostro speciale, con la speranza di dare un contributo tecnico e culturale al dibattito. Sapendo che senza la tecnica la cultura non avrebbe gambe per marciare: dai tempi della ruota o del torchio tipografico, dall’elettricità al microprocessore che consente a queste parole di viaggiare sulla rete o di essere stampate. Una tecnica che non può più prescindere da un approccio ecologico.


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Tekneco Numero 11 | 2013

Sommario

Primo Piano 6

Fotovoltaico: un domani anche senza incentivi di Gianluigi Torchiani

Edilizia Bio 12 16 17 20 22 28

L’infisso nello tsunami di Sergio Ferraris Serramenti alla tedesca di Sergio Ferraris Quella finestra ha una seconda vita di Sergio Ferraris Soluzione 55 per cento di Sergio Ferraris Progetto Una scuola salubre e sicura di Beatrice Spirandelli News

Energia alternativa

59 60

62

67

Speciale terremoti 70

32 34 38 40 42 45 47

Il sole scalda l’avvenire della Cina di Gianluigi Torchiani La fabbrica del caldo: tecniche, idee e usi di Gianluigi Torchiani Bene il conto termico, ma servono incentivi stabili di Gianluigi Torchiani Troppo presto per il solar cooling di Gianluigi Torchiani Le aziende del comparto vedono un 2013 positivo di Gianluigi Torchiani Progetto Con TermoWeb la gestione degli impianti termici si fa su internet News

Ecologia In copertina: Foto di Wichita Renewable Energy Group

52 56

La ri-scoperta della ruota, ma adesso è verde di Stefania Marra Sotto l’albero delle gomme di Stefania Marra

L’etichetta europea di Stefania Marra Una vita più verde dopo la vita di Stefania Marra Perché è importante l’utilizzo della ventilazione meccanica controllata di Gianfranco Marino News

72 74

A prova di sisma di Andrea Ballocchi Case sicure, tutto parte dal progetto di Andrea Ballocchi I materiali in gioco nella sicurezza di Andrea Ballocchi

Overview 4

Edilizia: il futuro è nell’efficienza dei Comuni di Marco Gisotti

Rubriche 1 76 78 79 80

Editoriale — di Marco Gisotti Shop Internet Libri Aziende


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Overview

Edilizia: il futuro è nell’efficienza dei Comuni di Marco Gisotti

In Italia è crollato il mercato edilizio e l’unica speranza di ripresa arriva dalla riqualificazione degli edifici. Secondo Legambiente e Cresme un aiuto definitivo potrebbe arrivare dai regolamenti comunali, sempre più “green”

I

l mercato edile va giù. Lo dice l’Istat e lo confermano praticamente tutti gli istituti di ricerca in materia. Nel secondo trimestre 2012 i permessi per costruire sono scesi del 22% (appena 22.564 unità), toccando il loro minimo storico. Conseguenza del taglio dei mutui, che l’anno scorso sono più che dimezzati. Si vendono meno case e il prezzo di vendita cala. Chi ha voglia di costruire un bene che oggi vale meno di ieri? Ammesso, poi, che si riesca a vendere. Una specie di spirale che poi si riflette nei rapporti delle imprese del settore con le banche. Il livello di sofferenza bancaria del settore ha toccato record storici, sfiorando la cifra dei 22 miliardi di euro in novembre. In termini generali tutto questo ha significato per il 2012 un calo della produzione del 14% rispetto al 2011, peggiore del dato che fu registrato nell’anno “nero” 2009 (allora si registrava ancora un – 11,4%). Un dato che tiene conto sia delle nuove costruzioni che della manutenzione. Secondo il Cerved Group, una sorta di super società di consulenza per

orientare gli investimenti, in cinque anni sarebbero andate perdute, cioè fallite, quasi tremila imprese, un quarto del totale. Per l’Ance, l’Associazione nazionale costruttori edili, bisogna «sbloccare 39 miliardi di investimenti» che equivarrebbe a salvare 660mila posti di lavoro e creare una ricaduta, si stima, di circa 130 miliardi nell’economia del Paese. Si tratta dei 39 miliardi di fondi disponibili per gli investimenti in edilizia, ma mai resi disponibili per via dei vincoli imposti dal Patto di stabilità o per ritardi vari dopo gli stanziamenti del Cipe. Come invertire la rotta? Per Giuliano Dall’Ò, autore di “Green building economy” (Edizioni Ambiente) i segni positivi ci sono già: «Nel settore delle costruzioni le imprese italiane si stanno già impegnando ad adottare un nuovo modo di costruire. E lo fanno con una convinzione sempre maggiore nella consapevolezza che in una situazione di crisi sia ancora più importante distinguersi per la qualità dell’offerta». D’altronde è la stessa Ance a mettere in evidenza un cambiamento di mentalità, quasi una rivoluzione culturale del settore: «La riconoscibilità dell’azienda sul mercato è stata la molla più importante che ha spinto a costruire in modo ecosostenibile. Un’azienda che innova, che introduce tecniche costruttive in grado di migliorare la vivibilità degli spazi e che presta attenzione all’ambiente si distingue rispetto alla concorrenza. La seconda motivazione che stimola le imprese a innovare è, infatti, la maggiore tenuta del mercato delle abitazioni costruite secondo i dettami della green economy». E, infatti, più che una proposta quello che emerge dal rapporto Onre 2013 di Legambiente e Cresme, è un fatto: se c’è un verso dal quale può esserci

ripresa del settore, e quello della sostenibilità e arriverà dal “basso”. «Sono, infatti, 1.003 i Comuni italiani – spiegano Legambiente e Cresme – che hanno modificato i propri regolamenti edilizi per inserire nuovi criteri e obiettivi energetico-ambientali in modo da migliorare le prestazioni delle abitazioni e la qualità del costruito, anticipando e andando oltre la normativa in vigore». Un numero in aumento costante da quando, 5 anni fa, Cresme e Legambiente hanno promosso l’Osservatorio Nazionale sui Regolamenti Edilizi (da qui l’acronimo “Onre”), che fotografa il cambiamento in atto nella filiera delle costruzioni, ricostruendo annualmente il quadro dei provvedimenti nazionali e regionali in materia di innovazione energetica e ambientale. «I regolamenti edilizi comunali – spiega Edoardo Zanchini, vice presidente di Legambiente – si stanno dimostrando un’ottima chiave di lettura per raccontare l’evoluzione verso l’edilizia sostenibile e strumenti preziosi per accompagnare l’innovazione in corso, per una corretta progettazione e per la realizzazione di edifici efficienti dal punto di vista energetico. I risultati - ha aggiunto Zanchini - dimostrano che l’innovazione sta andando avanti e che la spinta alla certificazione energetica e al miglioramento delle prestazioni impressa dall’Unione europea sta producendo buoni risultati. Ora occorre, però, una regia nazionale che consenta di

+12.6 % ▶ il mercato del recupero abitativo


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Tekneco Numero 11 | 2013

superare le troppe contraddizioni del quadro normativo italiano e i ritardi nel recepimento della normativa europea di riferimento, per raggiungere gli obiettivi fissati al 2021 quando tutti i nuovi edifici dovranno essere progettati e costruiti in modo tale da avere bisogno di una ridotta quantità di energia per il riscaldamento e il raffrescamento che, in ogni caso, dovrà essere prodotta da fonti rinnovabili. È indispensabile anche una

Nel settore delle costruzioni le imprese italiane si stanno già impegnando ad adottare un nuovo modo di costruire

strategia per la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, dando certezze per le detrazioni del 55% che terminerebbero a giugno e legando gli incentivi ai risultati raggiunti in termini di riduzione dei consumi energetici, aiutando così concretamente le famiglie». A fare da eco alle analisi di Onre, uno studio Ance uscito a inizio aprile dal quale, in mezzo ad una ulteriore descrizione catastrofica del settore, si conferma che proprio la riqualificazione edilizia è non solo il futuro del mercato, ma il presente. «Gli investimenti in interventi di recupero abitativo – si legge nel rapporto – risultano essere l’unico comparto a mostrare una tenuta dei livelli produttivi (+0,8% nel 2012 e +3% nel 2013 su base annua), per un aumento complessivo, nell’arco dei 6 anni, del 12,6%, grazie all’effetto di stimolo degli incentivi fiscali». Questo anche per rispondere a chi, al governo, non crede o non punta sugli incentivi. ◆ LEGGI questo articolo anche sul sito di Tekneco: www.tekneco.it/1101

Il Rapporto ONRE 2013

Dove puntano i comuni

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Isolamento termico: è tra i punti fondamentali da affrontare per il contenimento dei consumi energetici delle abitazioni ed è un parametro trattato da almeno un comune per Regione. Sono 782 quelli che ne prevedono l’obbligo. Tetti verdi: in 328 comuni per le nuove edificazioni è incentivata e promossa la realizzazione di parte della copertura con “tetti giardino” per un miglior isolamento termico. Serramenti ad alta efficienza: il tema è sostenuto da 439 comuni, dei quali 386 obbligano a rispettare specifici parametri di trasmittanza, 64 incentivano miglioramenti nelle prestazioni. Isolamento acustico: 303 comuni hanno deciso di affrontare l’argomento, di questi, 220 prevedono un limite preciso alle emissioni acustiche da rispettare, 45 prevedono incentivi qualora si raggiungano livelli di isolamento acustico particolarmente elevati. Orientamento e schermatura degli edifici: sono 475 i comuni che lo hanno inserito nei loro regolamenti, inclusa l’ombreggiatura delle superfici vetrate. In 324 comuni i due requisiti sono obbligatori. Permeabilità dei suoli ed effetto isola di calore: sono 212 i comuni che trattano questo aspetto fondamentale per impedire l’incremento delle temperature nella aree urbane, noto come effetto “isola di calore”, e di conseguenza per evitare nuovi impianti di climatizzazione. Materiali da costruzione locali e riciclabili: 446 sono i comuni i cui regolamenti edilizi prendono in considerazione l’origine dei materiali e l’energia impiegata per la loro produzione. In 50 vengono proposti incentivi per realizzare edifici con materiali naturali e riciclati. Utilizzo fonti rinnovabili: in ben 856 comuni italiani si parla dell’installazione di pannelli solari termici e fotovoltaici. Di questi sono 638 quelli dove vige l’obbligo di installazione del fotovoltaico e 613 per il solare termico. Risparmio idrico: 570 i comuni che ne parlano nei regolamenti edilizi, di cui 505 ne prevedono l’obbligo, 15 incentivi ed i restanti 50 ne fanno semplice promozione. Recupero acque meteoriche: le acque piovane per la manutenzione delle aree verdi e per gli autolavaggi sono presenti in 556 comuni, per 449 è un requisito obbligatorio. Recupero acque grigie: presente in 199 regolamenti ed in 39 se ne fa un requisito cogente sia nel caso di nuova costruzione sia in quello di ristrutturazioni importanti. Pompe di calore e caldaie a condensazione: 22 i comuni in cui si obbliga l’installazione di pompe di calore (in alternativa alle rinnovabili), in 165 si fa promozione, mentre in 17 sono previsti incentivi. Contabilizzazione individuale del calore: 251 i comuni che si occupano della contabilizzazione individuale del calore con impianto centralizzato di produzione. Tra questi 208 quelli ne fanno un requisito cogente per i nuovi edifici o in caso di nuova installazione. Ventilazione meccanica: l’adozione di sistemi di ventilazione meccanica controllata è prevista in 345 comuni. L’obbligo è presente in 105 regolamenti edilizi, mentre in 30 casi il requisito è incentivato. Teleriscaldamento: 200 comuni richiedono esplicitamente di utilizzare la rete di teleriscaldamento qualora presente ad una distanza inferiore ai 1.000 metri. In 9 comuni sono previsti incentivi. Certificazione energetica: 441 comuni sottolineano nel proprio regolamento l’obbligatorietà della certificazione energetica per gli edifici. Sono 38 quelli che prescrivono per i nuovi edifici e le ristrutturazioni l’obbligo di raggiungere almeno la classe B. Sono in tutto 84 i comuni che incentivano poi i “salti” di classe energetica, ossia il passaggio delle prestazioni energetico-ambientali degli edifici da una classe più bassa ad una più efficiente.


Primo piano

Fotovoltaico: un domani anche senza incentivi Il report Ubs prevede grandi sviluppi per il fotovoltaico anche senza sovvenzioni in Germania, Spagna e Italia. Una rivoluzione destinata a incidere sul sistema energetico

foto: jeff lippold, flickr


di Gianluigi Torchiani

L

a fine sempre più vicina dell’incentivazione diretta al fotovoltaico in Italia non è stata accompagnata dalle clamorose proteste che avevamo visto appena un biennio fa per la “semplice” revisione al ribasso delle tariffe di sostegno, quanto da richieste di aiuti di tipo indiretto (che descriviamo nel dettaglio nel servizio a pagina 42). La ragione non risiede tanto in una minore combattività delle associazioni di categoria, quanto, piuttosto, nella consapevolezza che il solare nel nostro Paese è già oggi, perlomeno a determinate latitudini, pienamente in grado di competere con la generazione elettrica da fonti tradizionali. Quello che finora è stato soltanto abbozzato in qualche convegno ed evento per specialisti è che questa corsa del solare, in particolare sotto forma di generazione distribuita, rischia di avere effetti devastanti anche per il business delle utility, già oggi in grande difficoltà per la diminuzione del fabbisogno energetico europeo e la sottoutilizzazione delle tradizionali centrali di generazione termoelettriche. A fare il punto sulla situazione e sulla possibile evoluzione futura ci ha pensato il report di Ubs “The unsubsidised solar revolution”, che evidenzia come il sistema energetico sia all’alba di una vera e propria nuova era, quella del solare senza sussidi. Il forte calo dei costi per i pannelli solari e le batterie, in combinazione con l’aumento delle tariffe elettriche, stanno rendendo infatti questa tecnologia sempre più sostenibile e redditizia senza aiuti finanziari in diversi mercati chiave europei, come la Germania,la Spagna e l’Italia. In questi Paesi, nel recente passato, si è potuto assistere a un notevole aumento della capacità di energia solare, in particolare nel corso degli ultimi cinque anni. I regolatori pubblici hanno tagliato a più riprese le tariffe feed-in o modificato i propri piani di incentivazione, ma i nuovi impianti solari hanno continuato a crescere a un ritmo molto più elevato di quanto previsto dai piani d’azione nazionali sulle rinnovabili. Proprio per l’impossibilità di stare dietro a questa corsa, in Italia si è deciso di istituire un vero e proprio tetto di spesa all’incentivazione di questa tecnologia (6,7 miliardi di


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Primo piano

Costo medio di un impianto di piccola scala

Ritorno dall’investimento di un impianto fotovoltaico in Italia percentuale

€/kW senza aria condizionata 6,000

con aria condizionata

5,000

6

4,000

5

3,000

4

2,000

3 2

1,000

1

0

0 2006

2007

2008

2009

2010

2011

2012

2013

2014

2015

2016

2017

2018

2019

2020

Fonte: UBS — The unsubsidised solar revolution report

euro l’anno); similmente, in Germania i sussidi saranno garantiti sino al raggiungimento di quota 52 GW. Il motivo principale che spiega il boom a cui abbiamo assistito (oltre agli incentivi stessi) è il forte calo dei costi degli impianti fotovoltaici a livello globale, che sono diminuiti di più del 50% negli ultimi cinque anni, rendendo più accessibile l’investimento. L’aspettativa di Ubs è che questo trend continui anche nel prossimo futuro, per effetto di un ulteriore aumento dell’efficienza produttiva, una maggiore innovazione nei processi industriali e anche per la perdurante situazione di sovraccapacità nel settore della produzione di pannelli fotovoltaici. La conseguenza di questa continua discesa è che, anche se le sovvenzioni per il settore dovessero scomparire (come probabilmente succederà in Italia), in questi paesi l’installazione di impianti solari dovrebbe continuare a essere economicamente conveniente, anche se alcune limitazioni finanziarie e tecniche (scarso accesso al credito, crisi del settore edilizio) non permetteranno di sfruttarne appieno il potenziale.

entro la fine di questo decennio. In effetti, sulla base delle stime Ubs per il 2020, il solare senza sovvenzioni permetterebbe di ridurre il costo della bolletta elettrica del 20-30%, con un tempo di ritorno dall’investimento di 5-6 anni nel settore commerciale e di 10-11 anni nel residenziale. La marcia del fotovoltaico, prevede lo studio, accelererà nella seconda metà del decennio, con la fine della recessione nel Vecchio Continente. In termini numerici Ubs prevede che in questi tre mercati si installeranno circa 43 GW al di fuori dei tradizionali regimi di sostegno entro il 2020: una crescita non da poco, se si pensa che la Germania – il primo mercato mondiale – conta oggi su 32 GW di capacità cumulata debitamente foraggiata. Questo sviluppo avrà conseguenze serissime sui sistemi energetici locali: la previsione è che nel 2020 dal 14 al 18% della domanda di elettricità in Germania, Spagna e Italia potrebbe essere coperto dalla generazione fotovoltaica distribuita. In Italia, in particolare, il livello sarebbe del 17%, con circa il 5% nel settore industriale, il 25% nel residenziale e ben il 28% nel settore commerciale. In effetti, l’elemento cruciale per lo sviluppo del fotovoltaico non sovvenzionato è la percentuale di autoconsumo: più questa quota è elevata, meno elettricità occorre acquistare dalla rete. Italia meridionale e Spagna sono anche favorite dal fatto che l’energia prodotta dal fotovoltaico potrebbe garantire la copertura della domanda di condizionamento, ovviamente più alta nelle ore diurne. È evidente che, però, per mille motivi e occasioni diverse di fabbisogno, la percentuale di autoconsumo non potrà mai essere completa per una classica famiglia tipo. Al

Riservato agli abbonati. Vuoi sapere come riceverlo? www.tekneco.it/ricevi-tekneco

Le prospettive per il solare non sovvenzionato in questi tre mercati, comunque, sono estremamente positive; in altri grandi mercati europei, invece, il potenziale del solare senza incentivi è per il momento minore, sia a causa delle ridotte tariffe al dettaglio dell’elettricità (Francia) che dei peggiori livelli di irraggiamento solare (Nord Europa). In pratica, ragionando su basi esclusivamente economiche, quasi ogni abitazione e tutti i tetti degli edifici commerciali di Germania, Italia e Spagna dovrebbero dotarsi di un sistema fotovoltaico


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Tekneco Numero 11 | 2012

Tempi di ritorno dagli investimenti anni

domestico commerciale 12 10 8 6 4 2 0 Germania

Italia

Spagna

contrario, nel settore commerciale, è possibile raggiungere il 100% di auto-consumo di energia fotovoltaica, poiché in uffici, supermercati e attività al dettaglio la quasi totalità dell’energia è richiesta nelle ore diurne. Il discorso vale anche per le imprese manifatturiere che operano prevalentemente durante il giorno. Il fotovoltaico, tra l’altro, in un certo senso si auto sospingerà: come abbiamo avuto modo di notare dalla lettura delle nostre bollette, le tariffe al dettaglio dell’elettricità sono aumentate notevolmente negli ultimi anni, a causa dell’ascesa dei prezzi del greggio ma, in misura non indifferente, anche proprio per il costo dei sussidi alle energie rinnovabili (10 miliardi di euro l’anno in Italia). Il punto è che, anche quando i regimi di incentivazione per il solare saranno esauriti, il sostegno alle altre energie rinnovabili continuerà a pesare sulle tasche dei cittadini. Ad esempio, in Germania le sovvenzioni all’eolico offshore rischiano di appesantire non poco il conto per gli utenti elettrici tedeschi. Ma anche la crescita stessa del solare non sovvenzionato, evidenzia Ubs, avrà comunque un impatto: gli investimenti nelle reti di distribuzione e il sostegno alle altre rinnovabili dovranno essere garantiti da una base clienti che si assottiglierà tanto più quanto la generazione distribuita fotovoltaica avrà successo. Il risultato sarà un innalzamento dei costi medi delle bollette al dettaglio che, a sua volta, spingerà ulteriormente cittadini e aziende all’installazione di pannelli, magari cercando di arrivare a una percentuale di autoconsumo sempre maggiore grazie all’installazione di sistemi di

storage. In effetti, la diffusione delle batterie per la conservazione dell’energia accoppiata ai pannelli rappresenta il tassello fondamentale per una diffusione su larga scala del solare non sovvenzionato, perché permette di slegarlo dall’autoconsumo immediato. Soluzioni di questo tipo, in realtà, stanno iniziando già a essere vendute sul mercato ma, ovviamente, l’ostacolo principale è legato al fattore prezzo: l’aggiunta di un sistema di storage rischia oggi di rendere troppo lunghi i tempi di ritorno dall’investimento nel fotovoltaico. Ma, secondo l’analisi Ubs, le soluzioni per l’archiviazione di potenza fotovoltaica dovrebbero conoscere una diminuzione significativa dei prezzi nei prossimi anni, nell’ordine del 10% annuo. Il merito non dovrebbe essere tanto di clamorosi balzi tecnologici quanto, piuttosto, dell’inizio della produzione industriale, che dovrebbe portare a un abbassamento dei costi unitari. Inoltre, le caratteristiche tecnologiche dello storage dell’energia solare sono molto simili a quelle delle batterie dei veicoli elettrici. Dal momento che tutti gli studi prospettano una fase di grande crescita per l’auto elettrica nel prossimo decennio, è molto probabile che le innovazioni in questo campo siano foriere di ricadute positive anche per lo stoccaggio dell’energia solare. Come è facile da prevedere, una diffusione su larga scala dei sistemi di storage fotovoltaici è destinata ad avere un impatto significativo per l’intero sistema elettrico. In particolare, la previsione del rapporto è che – nei 3 mercati presi in considerazione – le batterie contribuirebbero a ridurre di circa il 5% il picco di domanda elettrico pomeridiano (18-23), provocato dal rientro nelle abitazioni delle persone al termine della giornata lavorativa, rendendo superflua l’operatività di circa 2,1 GW di centrali di generazione convenzionali.

Riservato agli abbonati. Vuoi sapere come Finora,riceverlo? invece, l’energia solare ha influenzato l’andamento del sistema elettrico soprattutto nelwww.tekneco.it/ricevi-tekneco le ore diurne, ma nel pomeriggio si è sempre do-

vuto fare affidamento alla potenza degli impianti termoelettrici di proprietà delle utility che, così, sono riuscite sinora a limitare parzialmente i danni. La corsa del solare non sovvenzionato, però, rischia di incidere ulteriormente sul business delle utility europee. Le grandi compagnie energetiche sono riuscite in una certa misura anche a trarre benefici dall’era del fotovoltaico incentivato (basti pensare in Italia a Enel Green Power), puntando soprattutto sulla realizzazione di impianti di grandi dimensioni (la cui produzione è riversata nelle reti tradizionali) e godendo così di una parte cospicua degli incentivi statali. Molto più complicato, invece, è per questi attori stare dietro al trend di successo della generazione distribuita che, in definitiva, presuppone la nascita di milioni di piccoli (ma neanche tanto, se si pensa ad

Nel 2020 in Germania, Spagna e Italia dal 14 al 18% della domanda di elettricità potrebbe essere coperta dalla generazione fotovoltaica distribuita. In Italia, in particolare, il livello sarebbe del 17%, con circa il 5% nel settore industriale, il 25% nel residenziale e ben il 28% nel settore commerciale


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foto: wichita renewable energy group, flickr

Primo piano

esempio alle industrie) consumatori/produttori, i cosiddetti prosumer, in grado di affrancarsi dal rifornimento di elettricità dalle reti convenzionali. A tutto questo si aggiunge la corsa parallela delle altre energie rinnovabili sussidiate e la spinta complessiva (anche dell’Unione Europea) verso una maggiore efficienza energetica. Il risultato finale di questa rivoluzione è che l’utilizzo degli impianti da fonti tradizionali è destinato a scendere ulteriormente rispetto ai livelli odierni non certo esaltanti, così come il profitto (Ebitda) derivante, che potrebbe conoscere un decremento addirittura del 50%. In particolare veri e propri giganti dell’energia come RWE, E.ON, CEZ e Verbund sono i più esposti al successo del fotovoltaico che, però, rischia di avere un impatto negativo anche su Enel e Iberdrola a più lungo termine. Per quanto riguarda l’ex monopolista italiano, in particolare, l’aspettativa è che il solare possa avere un grande tasso di penetrazione in Italia, grazie al forte calo previsto dei costi di sistema. Entro il 2020, il ritorno dall’investimento nel nostro Paese sarà di circa 11 anni per le famiglie e quasi cinque anni per gli utilizzatori commerciali. L’ascesa del solare continuerà a incidere negativamente su prezzi e volumi di vendita di Enel, come già accaduto nel corso degli ultimi anni ma, nonostante tutto

questo, Ubs resta neutrale sulle prospettive del titolo sui listini di Borsa nel medio termine. Tutte le utility, probabilmente, cercheranno in qualche modo di incanalare questa svolta del sistema elettrico, proponendo sempre di più il fotovoltaico non sovvenzionato all’interno di servizi/pacchetti per l’efficienza complessiva delle abitazioni o delle aziende, ma è chiaro che i margini derivanti da queste attività non sono paragonabili a quelli assicurati sino al recente passato dalla generazione elettrica da fonti fossili. Inoltre, se i pannelli diventeranno un prodotto sempre più comune e familiare, da acquistare magari dall’elettricista sotto casa, le compagnie energetiche potrebbero trovare difficoltà a inserirsi proficuamente in questo tipo di mercato estremamente parcellizzato. Il fotovoltaico, insomma, sino a pochi anni fa considerato una tecnologia per ambientalisti sfegatati, rischia di mettere a dura prova l’esistenza stessa dei giganti dell’energia europea. ◆

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6,7 mld ▶ di euro all’anno il tetto di spesa per l’incentivazione

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Edilizia Bio L’infisso nello tsunami Come la crisi del settore edilizio ridisegna il mercato degli infissi, a vantaggio dell’export

Serramenti alla tedesca Il funzionamento del mercato tedesco, in teoria più forte ma con gli stessi punti deboli italiani

Quella finestra ha una seconda vita Infissi e serramenti: il punto sugli aiuti per l’uso di materie prime seconde

Soluzione 55 per cento Perché gli incentivi hanno avuto così fortuna nel settore degli infissi. Il segreto nella semplicità

PROGETTO Una scuola salubre e sicura L’asilo progettato con attenzione per comfort e qualità dell’aria

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Edilizia Bio

L’INFISSO NELLO TSUNAMI La crisi sta ridisegnando il mercato degli infissi che ha difficoltà sul mercato interno, ma che tiene sull’export

di Sergio Ferraris

L’

infisso, la componente edilizia che più di ogni altra ha avuto un ruolo da protagonista all’interno dell’edilizia sostenibile al quinto anno della crisi congiunturale, segna il passo e lo fa con una certa “pesantezza”. Il settore dell’infisso e dei serramenti in Italia vede quasi 38mila aziende attive - secondo i dati di LegnoFinestraItalia - nei segmenti del metallo, del Pvc e del legno con un volume di vendite al 2011 di circa nove milioni di pezzi. Nello specifico i produttori di serramenti in metallo e di quelli in legno rappresentano il 98% del totale, diviso grosso modo in maniera paritaria per entrambi i settori, mentre il 2% circa, 800 soggetti, sono i produttori di serramenti in Pvc. Si tratta quindi di una realtà importante dal punto di vista dei volumi e dei fatturati, ma estremamente frammentata e spesso divisa in migliaia di imprese. Realtà industriali che nell’ultimo anno hanno subito la crisi, seguendo l’andamento del mercato dell’edilizia che vede da tempo una contrazione la cui “febbre” si riscontra nell’andamento dei mutui, registrato dal Crif a febbraio 2013, con un 10% secco in meno e un ulteriore calo degli importi richiesti, a

testimonianza della cautela adottata dal- da Uncsaal, l’unione nazionale costruttori le famiglie italiane, che si sono attestati a serramenti alluminio acciaio e leghe, di 127.566 euro contro una media di 132.460 Confindustria. E non si tratta di una questione solo di fatturati, visto che sono in euro del 2012. «I dati del Cerved sui fallimenti delle im- aumento anche le tensioni sui prezzi e si prese, di cui oltre 10 mila, secondo le elabo- stanno dilatando i termini di pagamento razioni Ance, riguardano solo il settore del- all’interno della filiera, segno che la crisi le costruzioni, dimostrano che la crisi non è più profonda e il suo protrarsi sta tracsi arresta e che ha raggiunto ormai anche ciando un solco profondo su uno dei fronle zone piú ricche ed economicamente flo- ti essenziali per le imprese, quello della ride del Paese», ha affermato il presidente liquidità. Durante il primo semestre del 2012 è stadell’Ance, Paolo Buzzetti. Dichiarazioni a ta confermata la crisi parte, il mercato degli registrata già nel 2011 infissi subisce i colpi I produttori di serramenti in metallo con un 60% delle aziendella crisi nonostante e di quelli in legno rappresentano de del settore, che hanparte dello stesso non il 98% del totale, diviso grosso modo no visto diminuire le riguardi la nuova edi- in maniera paritaria per entrambi i settori, mentre il 2% circa sono vendite a fronte di un lizia, in caduta libera i produttori di serramenti in Pvc 9% (era il 19%) che le da anni, ma la sostituhanno viste aumentazione che, però, vista la sempre minore disponibilità delle fami- re, mentre anche il portafoglio delle comglie, è entrata anche questa in crisi. «Per il messe conferma una situazione negativa terzo semestre consecutivo le aziende del con un 59% delle imprese, che ha visto dicomparto dell’involucro edilizio segnalano minuire gli ordini (era il 57%) con un 30% risultati negativi sia in termini di vendite stabile e solo il 12% che ha visto un aumensia in termini di portafoglio ordini», affer- to. Il panorama, quindi, rileva il fatto che ma deciso il secondo rapporto 2012 sul mer- solo una piccola percentuale delle aziende cato italiano dell’involucro edilizio, redatto vede aumenti. È andata male anche per


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38.000

▶ aziende attive nel settore

Cosa dicono gli studi economici

Lo scenario di riferimento italiano

_

Le dinamiche del mercato dei serramenti non possono essere capite se non si analizza lo scenario più grande dell’edilizia che dal 2009 al 2012 ha subito una brusca frenata. Secondo il Cresme, infatti, gli investimenti sulle costruzioni hanno avuto una diminuzione del 9,3% nel 2009 (dati rispetto all’anno precedente) del 7,9% nel 2010, del 3,5% nel 2011 e del 2% nel 2012, con una previsione ottimistica per il 2013 di uno 0% che significherebbe solo la “fine della discesa”, ma non l’inizio della risalita. E anche la tipologia degli investimenti in edilizia è cambiata in maniera strutturale e radicale. Nel 1982 gli investimenti in nuove costruzioni rappresentavano il 66% del totale, mentre il 2012 vede una totale inversione del mercato, nel quale il rinnovo pesa per un 65%. E non può essere che così visto che gli indicatori demografici del nostro Paese danno una sostanziale stabilità della popolazione, l’orografia territoriale mostra sempre di più dei limiti “fisici e fisiologici” e mentre il 74% degli italiani, secondo i dati dell’agenzia del territorio e del dipartimento delle finanze, è proprietario dell’immobile che abita. In termini di valore assoluto il patrimonio immobiliare, composto da 57,82 milioni di immobili, del nostro Paese vale 5.931 miliardi

di euro, più 313 miliardi di euro di pertinenze, per un totale di 6.244 miliardi di euro, quattro volte il valore del PIL. Ed è un patrimonio estremamente frazionato visto che è posseduto per l’87% da persone fisiche e solo per il 13% da enti o società. Sono 9,6 milioni gli immobili residenziali non utilizzati, di cui solo 2,7 milioni affittati a terzi, mentre 4,2 milioni sono tenuti a disposizione e, infine, 2,6 milioni sono destinati ad altri utilizzi. Sul fronte energetico questo patrimonio edilizio è un colabrodo poiché 10 milioni di unità, il 39%, sono state realizzate tra il 1946 e il 1971, mentre il 28,8% tra il 1972 e il 1991. Si può dire che la stragrande maggioranza degli edifici è in classe G, cosa che porta le case italiane a consumare ogni anno 46,9 milioni di tonnellate di petrolio equivalente, circa il 34% dei consumi finali d’energia che nel 2010 erano di 137,5 milioni di tonnellate di petrolio equivalente. Appare chiaro, quindi, che il contesto, sia per quanto riguarda le dimensioni, sia per ciò che attiene ai miglioramenti energetici, sia vasto, con delle potenzialità di sviluppo non indifferenti. Fonti: Istat, Agenzia del Territorio, Agenzia delle Entrate, Cresme, Ance

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Edilizia Bio

Vendite dei serramentisti

2011

PER SEGMENTO DI DOMANDA

31% 13%

Terziario nuovo

11% 9%

Terziario rimpiazzo

Industriale

35%

Privati Pubblica amministrazione

39% 8% 10%

Piccola impresa

9% 12%

Commerciale nuovo Commerciale rimpiazzo

PER CLIENTI

26%

Residenziale rimpiazzo

2011

10% 9%

16% 21%

Grande impresa Showroom

7%

16%

20% 20% 15%

12% 11%

Fonte: elaborazione su dati Uncsaal 2013

Verso i mercati esteri

La salvezza si chiama export

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Come in altri settori, anche per i serramenti l’unica ancora di salvezza, per ora sembra essere l’export. Ecco la situazione dei mercati dell’ultimo anno. I settori collegati alle costruzioni hanno chiuso il 2012 con un +2,7% delle esportazioni (39,2% del totale prodotto nel 2011) a fronte di un -15% sul mercato interno. I settori collegati alle costruzioni hanno realizzato nel 2011 161,2 mld di euro di cui il 33,3% (53,6 mld) all’estero e le principali aziende di costruzioni italiane confermano la propria competitività sui mercati esteri con 7,8 miliardi di euro nel 2011: tasso medio di crescita annua del 15%. Tra il 2004 e 2011 i principali attori italiani delle costruzioni hanno avuto un fatturato estero più che raddoppiato. In alcuni Paesi dell’Unione europea ripartono gli investimenti in costruzioni. Danimarca (+4,9%), Lussemburgo (+4,1%), Germania (+1,4%), Svezia (+0,7%), Francia (+0,6%) e Austria (+0,6%). Russia e Svizzera sono i Paesi più dinamici in Europa per quanto riguarda gli ordinativi. I segnali positivi arrivano anche dall’Africa, Caucaso, Asia Orientale, Medio Oriente e Stati Uniti/Canada. Nei primi sei mesi del 2012 l’export del sistema ediliziarredo è stato sostenuto principalmente da Francia, Svizzera, Germania e Russia, che assie-

me rappresentano quasi il 40% del totale delle vendite estere. Per quanto riguarda l’area del Mediterraneo i primi due mercati, Israele e l’Arabia Saudita, sono in difficoltà, mentre quelli più piccoli per volumi di export sono molto dinamici, come Qatar, Egitto e Kuwait. Tra i Paesi extra-Europa più dinamici nel 2012 ci sono l’Indonesia, il Kazakistan, l’Azerbaigian, l’India e il Qatar. In Cina gli investimenti in costruzioni superano i 1.200 miliardi di euro e il mercato cinese, che dal 2009 è diventato il primo mercato globale, vale il doppio di quello statunitense. In India arriveranno 98 miliardi di nuova produzione di edilizia non residenziale, mentre dal 2000 il comparto edilizio non residenziale si è espanso del 307%, più di cinque volte la dimensione del mercato delle nuove edificazioni non residenziali nostrane. Dieci anni fa i due mercati erano simili. Per il residenziale l’India realizzerà, secondo l’Asian Development Bank, circa dieci milioni di nuove abitazioni ogni anno fino al 2030, sviluppo dovuto alla crescita della classe media, dovuta all’altrettanto forte crescita economica che porterà a una domanda di nuove abitazioni.

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Fonti: Ance, Rapporto Federcostruzioni 2012, FederLegnoArredo


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Tekneco Numero 11 | 2013

35%

▶ percentuale di aziende il cui fatturato è cresciuto in fatto di serramenti in acciaio-legno

PER TIPOLOGIA DI PRODOTTO

48%

Serramenti alluminio

37% 11% 13%

Serramenti Al-legno Finestre in PVC Facciate

Persiane Altro

4% 10% 10% 12% 13% 13% 14% 15%

assorbe un 47%. La sostituzione nel residenziale, spinta anche dagli incentivi fiscali e dalla crescita delle bollette energetiche delle famiglie, per quanto riguarda i serramenti metallici assorbe il 32% della domanda. Si tratta di una mutazione che ha modificato profondamente sia la clientela di riferimento, sia i canali di vendita utilizzati dalle imprese. Il canale di vendita diretto verso i privati, infatti, ha visto un aumento della propria percentuale di quattro punti, passando dal 35% del 2011 al 39% del 2012, a discapito delle reti distributive indipendenti che utilizzano agli showroom, che sono scesi dal 20% al 15%. In totale il mercato rivolto ai privati, sommando le vendite rivolte gli showroom e alle piccole imprese che svolgono attività d’intermediazione verso i privati, tocca il 70% delle vendite. In questo panorama non brillante, però, c’è un settore che è in controtendenza, quello dei serramenti in alluminio-legno. Si tratta di prodotti che si posizionano un gradino più in alto e il cui andamento positivo dimostra una certa consapevolezza nell’acquisto da parte dei consumatori. I serramenti in alluminio-legno, infatti, riescono a coniugare la durabilità tipica del metallo con l’estetica del legno, con performance sul fronte dell’isolamento termico molto elevate, ragione per la quale sono particolarmente apprezzati e richiesti, nei casi di ristrutturazioni edilizie e sostituzione di infissi. Questo tipo di serramenti ha registrato un aumento delle vendite per il 35% delle aziende, mentre solo il 10% ha dichiarato lo stesso per i serramenti in metallo. Dichiarano un calo, invece, il 44% delle aziende che operano nel settore del metallo, contro il 27% di quelle attive nell’alluminio-legno. Insomma il settore soffre, su questo non c’è alcun dubbio, della crisi che sta intaccando, vista la sua durata, i fondamentali delle aziende e di sicuro una delle vie d’uscita sarà l’attivazione di strumenti per favorire l’efficienza energetica, settore nel quale l’intervento sui serramenti la fa da padrone, ma la si combatterà anche sulla qualità, sia prestazionale, sia estetica, con una buona dose di applicazione dei più recenti sviluppi della ricerca. ◆

i costruttori di facciate continue che ri- state sostanzialmente due: diversificazione sentono di più della crisi a causa del loro le- e miglioramento dell’offerta commerciale. game con le nuove costruzioni con un 55% Il denominatore è stato quello della flessidelle imprese che registrano diminuzioni bilità su entrambi i fronti, con il passaggio di fatturato, contro il 53% del semestre pre- dall’alluminio al Pvc e al legno. Il calo dei cedente, mentre passano dal 20% al 28% la serramenti in alluminio - passato dal 48% percentuale delle aziende che hanno regi- al 37% - , infatti, è stato compensato da un strato un aumento delle vendite, dato in boom, relativo, del serramento in Pvc - in crescita dal 4% al 10% gran parte dovuto alla e dal rafforzamento dei realizzazione di com- Lungo la filiera è assolutamente messe precedenti. Lungo netta la crisi. L’84% dei produttori di serramenti in alluminio e legno - in crescila filiera è assolutamen- sistemi e accessori per i serramenti ta lenta dall’11% al 13%. te netta la crisi. L’84% hanno dichiarato cali di vendite: erano il 50% nel secondo semestre In questo scenario che dei produttori di sistemi del 2011 e il 13% nel primo. vede un aggiustamento e accessori per i serrainterno del settore, almenti, infatti, hanno dichiarato cali di vendite: erano il 50% nel se- cune aziende hanno fatto una svolta decisa condo semestre del 2011 e il 13% nel primo. con investimenti sulla produzione dei serSi tratta di un dato che vede allineati sia i ramenti in Pvc, mentre altre si sono dedicafornitori di aziende grandi, sia quelli di im- te alla commercializzazione di prodotti in prese piccole, rispettivamente per il 75% e Pvc e alluminio e legno, per rispondere alle il 78% con un’accelerata dei fornitori verso richieste di mercato. Per quanto riguarda la domanda, il settole piccole imprese, che sono passati in un anno dal 38% al 78%, a riprova della caduta re delle costruzioni con la sua crisi ha prodegli investimenti delle famiglie che sono vocato una profonda mutazione della sua la principale clientela dei serramentisti di composizione. Il segmento residenziale è passato dal 45% al 52% compensando dimensione minore. Fin qui i dati. La risposta delle azien- così il calo del terziario e del commercia- LEGGI questo articolo anche sul sito di Tekneco: de a fronte di queste riduzioni sono le, mentre più in generale la sostituzione www.tekneco.it/1103

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Edilizia Bio

Serramenti alla tedesca

foto: ana paula hirama, flickr

Uno sguardo ad un mercato parallalo a quello italiano, in teoria più forte ma che in pratica rivela molti punti deboli in comune

Il

mercato dei serramenti ha un trend in discesa anche nella potente Germania che subisce la crisi del mercato europeo, che riguarda circa il 40% della manifattura tedesca, l’inizio della stagnazione interna e la concorrenza dei paesi dell’Est. Secondo le quattro associazioni del settore del serramento e dei vetri, mentre il 2011 ha visto un incremento delle vendite dei serramenti in termini di volume del 1,9%, il 2012 ha visto un segno positivo per un risicato 0,6%. In termini di unità di prodotto ciò significa che nel 2011 sono stati venduti circa 12,7 milioni di serramenti, cifra che è arrivata a 12,8 nel 2012. Oltre ai dati macroeconomici, secondo le associazioni di categoria, il motivo di questo rallentamento nella crescita è dovuto in larga parte al clima d’incertezza del settore edilizio sul fronte sia delle ristrutturazioni, delle nuove costruzioni e della poca chiarezza dal punto di vista

12,8 mln ▶ di serramenti venduti nel 2012

politico. Si tratta di una situazione che ha quinto del mercato con il 19,1% e dai serranon pochi riflessi negativi sul settore che menti in legno che si aggiudicano il 16,1%. in Germania vede 7.200 soggetti produttivi Un settore in lieve crescita è quello dei serche impiegano 100mila addetti, per un volu- ramenti misti legno-metallo che crescono me d’affari di 8,5 miliardi di euro. «Per i pro- dal 7,3% nel 2011 al 7,7% del 2012. Si tratta di prietari e gli operatori l’efficienza energetica una crescita dovuta alla richiesta di prodotè un tema caldo dal 2009 - afferma Jochen ti ad alto contenuto tecnologico ed estetico Grönegräs, direttore dell’Associazione dei contemporaneamente, mentre sul mercato produttori di vetro piano -. Ciò non è sor- arriva una novità: quella dei serramenti in prendente: i prezzi dell’energia continuano Pvc e alluminio. Una nuova categoria di proa salire e di fronte alla crisi dell’euro sem- dotto che è destinata, secondo le associaziopre più persone cercano rifugio investendo ni, a ritagliarsi una sempre maggiore fetta in immobili di valore e dotati di impianti e di mercato. E le prospettive per il 2013 non tecnologie d’avanguardia». Insomma, l’ef- dovrebbero essere rosee, visto che il Governo ficienza energetica sembra essere per i te- tedesco ha tagliato a marzo le stime della deschi un rifugio contro la crisi, anche se il crescita del Pil da un più 0,8% a un più 0,3% suo prolungamento sta comunque logoran- vista la contrazione del quarto trimestre do il settore. Secondo lo studio il 62,4% dei 2012, mentre gli investimenti in conto capiserramenti prodotti è impiegato in lavori di tale dovrebbero calare del 3%. ◆ sf ristrutturazione e solo il 37,6% nel settore delle nuove costruzioni, mentre il loro impiego nel segmento dell’edilizia residenziale nel 2012 è arrivato al 62,7% con un aumento sull’anno precedente dell’1%. Circa le tipologie di serramenti la pole position nel 2012 se la aggiudicano quelli in Pvc, che sono arrivati al 57,1% seguiti, a grande distanza, LEGGI questo articolo anche sul sito di Tekneco: da quelli in metallo che hanno circa un www.tekneco.it/1104


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Tekneco Numero 11 | 2013

Quella finestra ha una seconda vita L’utilizzo di materie derivate dal mercato del riciclo arriva con successo anche nel settore sei serramenti. Con sistemi di certificazione edilizia che premiano l’uso di materie prime seconde. Come funziona la legislazione

Acciaio e alluminio sono fra i materiali più nobili per il riciclo, ma non sono i soli. Adesso anche l’industria dei serramenti ha scoperto questa opportunità

di Sergio Ferraris

L

e chiamano materie prime seconde. Si tratta di tutti quei materiali che possono essere riciclati all’infinito come acciaio e allumino, oppure un determinato numero di volte, come la carta e che possono essere miscelate alle materie prime nelle prime fasi di un processo produttivo, consentendo risparmi economici, energetici e ambientali. Il riciclo dell’alluminio, per esempio, consente di risparmiare ben il 95% dell’energia richiesta rispetto all’estrazione dalla bauxite. Per ricavare un chilogrammo di allumino dalla bauxite servono 14 kWh mentre per ottenere la stessa quantità dal riciclo servono solo 0,7 kWh d’energia. Nel 2011 in Italia sono state riciclate 40.800 tonnellate di imballaggi in alluminio, pari

al 60,7% dell’immesso sul mercato, pari a 67.200 tonnellate, con evidenti risparmi sia di materiale, sia energetici. Anche per questi motivi il mondo dell’edilizia guarda con attenzione al riciclo in tutti i suoi aspetti. E anche i protocolli più avanzati di certificazione edilizia, come il Leed, premiano gli immobili nei quali il materiale da costruzione contiene significative quantità di materiale recuperato o riciclato. Oltre a ciò il Ministero dell’ambiente, attraverso il Dm 25/07/2011, ha dato alle pubbliche amministrazioni la possibilità di inserire nei propri appalti i criteri ambientali attraverso il Gpp e la normativa Uni En Iso 14021 ha definito le indicazioni su come comunicare le percentuali di materiali riciclati contenuti nei prodotti. Per quanto

riguarda le convalide delle dichiarazioni di sostenibilità ambientali dei prodotti, in Italia si ci può rivolgere all’Icmq (Organismo di certificazione nelle costruzioni) che essendo un ente terzo offre un’autorevolezza a queste dichiarazioni di sicuro utili alla credibilità, presso l’opinione pubblica, delle aziende. E il settore dei serramenti, visto che molti prodotti sono realizzati con materiali riciclabili come appunto l’allumino, guarda con attenzione alla questione. Per fare maggiore chiarezza su questo nuovo panorama del settore l’Uncsaal (Unione nazionale costruttori serramenti alluminio acciaio e leghe) e l’Icmq, hanno recentemente realizzato le “Linee guida per la convalida del contenuto di riciclato nei serramenti, facciate continue e


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Edilizia Bio

accessori in alluminio”, in base alla norma Uni En Iso 14021. Il documento realizzato da Uncsaal fornisce indicazioni per il calcolo della percentuale d’alluminio riciclato e sulla legislazione in materia, per consentire agli operatori di avere tutte le specifiche al fine d’ottenere da parte di Icmq la convalida dei valori dichiarati. «L’utilizzo di materiali riciclati nei prodotti per le costruzioni è divenuto più frequente non soltanto per prevenire lo sfruttamento di risorse esauribili e per ridurre il quantitativo di materiale da smaltire in discarica, ma perché risulta premiante negli schemi di certificazione per la sostenibilità degli edifici come Leed e Itaca - afferma Ugo Pannuti, responsabile certificazione di prodotto volontario Icmq -. La convalida da parte di un ente terzo indipendente come Icmq fornisce maggiore autorevolezza e credibilità alle dichiarazioni in materia di sostenibilità ambientale approntate dai produttori». L’utilizzo di materiali riciclati per serramenti, facciate continue e prodotti in alluminio e la relativa certificazione è anche un vantaggio per gli appalti della Pubblica amministrazione, visto che la legislazione ha introdotto la possibilità per gli enti pubblici d’acquistare serramenti sostenibili dal punto di vista ambientale con il decreto sugli Acquisti verdi che regola il Green Public Procurement (Gpp, Acquisti pubblici verdi). In questa maniera un’impresa che presenta un prodotto realizzato con materiale riciclato e quindi sostenibile ha maggiori possibilità di vincere questo tipo di appalti. «UX 84 entra a far parte della biblioteca tecnica Uncsaal – dice Paolo Rigone, Direttore Tecnico di Uncsaal - e rappresenta un documento fondamentale per fornire alle aziende linee guida chiare per un tema sempre più emergente quale quello della sostenibilità. Di fronte ad un tema così ampio l’involucro dell’edificio gioca un ruolo molto importante e complesso; la scelta è stata dunque quella di predisporre un documento fortemente orientato a dare supporto al costruttore di serramenti e facciate nel rispondere in modo adeguato a quanto gli viene chiesto sempre più spesso circa il contenuto di riciclato dei materiali e prodotti che utilizza per realizzare l’involucro degli edifici». Per quanto riguarda la Asserzione ambientale autodichiarata che deve essere predisposta dal fabbricante in base alla norma Uni En Iso 14021, questa deve contenere obbligatoriamente: il nome del fabbricante; l’indirizzo dell’unità produttiva in cui viene fabbricato il prodotto oggetto dell’Asserzione

ambientale autodichiarata; l’identificazione prodotti simili; la descrizione del processo Riservato agli abbonati. anche attraverso il nome commerciale del produttivo con identificazione dei flussi di oggetto dell’Asserzione Ambientale materiali in ingresso, dei processi di lavoVuoiprodotto sapere come riceverlo? Autodichiarata; l’indicazione del conte- razione e delle modalità di registrazione dei nuto del materiale pre-consumer; l’indica- parametri di processo rilevanti ai fini della www.tekneco.it/ricevi-tekneco zione del materiale post-consumer; la data determinazione del contenuto di materiale

dell’Asserzione ambientale autodichiarata. riciclato; la classificazione dei materiali in L’asserzione così compilata è opportuno sia ingresso in base all’origine; l’identificazioconvalidata dall’ente terzo, in questo caso ne del periodo temporale a cui fanno riferil’Icmq, che verificherà se la stessa sia con- mento i dati raccolti al fine della predisposiforme alla Uni En Iso 14021. Nel dettaglio è zione dell’Asserzione; l’identificazione delle opportuno che sia specificata nel dettaglio modalità per la raccolta dei dati relativi alla con una procedura documentata la modali- massa di ciascuno dei materiali in ingresso tà per determinare il contenuto di materiale nel periodo di riferimento; le modalità per la determinazione riciclato, includendella percentuale di do: l’identificazione Nel 2011 in Italia sono state riciclate 40.800 materiale riciclato del prodotto oggetto tonnellate di imballaggi in alluminio, pari nelle materie prime; dell’Asserzione ed al 60,7% dell’immesso sul mercato, pari a eventuali criteri per 67.200 tonnellate, con evidenti risparmi sia di l’identificazione delmateriale, sia energetici. le strumentazioni l’accorpamento dei


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95%

▶ di energia risparmiata nel riciclo dell’alluminio rispetto all’estrazione della bauxite

L’utilizzo di materiali riciclati per serramenti, facciate continue e prodotti in alluminio e la relativa certificazione è anche un vantaggio per gli appalti della Pubblica amministrazione

lavorazione come quelle dovute agli scarti entrano nella dichiarazione in questione. Si Riservato agli abbonati. nelle fasi intermedie a quelle relative alle tratta di comportamenti virtuosi questi ulperdite di massa nei processi relativi allo timi che attengono, infatti, ad altri aspetti Vuoi sapere come riceverlo? della sostenibilità aziendale e devono essere stampaggio, alla laminazione, all’estrusione e alla trafilatura. Al fine di evitare bilanci di contabilizzati in altro modo.◆ www.tekneco.it/ricevi-tekneco sostenibilità “ingannevoli” sono stati esclu-

utilizzate per la determinazione dei quantitativi di ciascuno dei materiali in ingresso, della relativa incertezza di misura e delle modalità di taratura; identificazione delle modalità di conservazione dei dati e delle relative evidenze di supporto; la gestione delle anomalie e dei reclami. Interessanti anche le modalità di definizione di materiali in ingresso che devono essere classificati come; rifiuti - facendo riferimento al D.Lgs 152/2006 e successive integrazioni e modifiche; sottoprodotti; materie prime contenenti materiali riciclati; materie prime non contenenti materiali riciclati. Il tutto facendo un bilancio di massa dei materiali in ingresso del processo produttivo, cosa che serve a determinare la percentuale del contenuto di materiale riciclato all’interno del prodotto finito, tenendo conto di perdite eventuali nel processo di

si dal computo relativo all’utilizzo di materiale riciclato, sia l’acqua, sia i combustibili - come per esempio i Combustibili da rifiuto, gli oli esausti e le farine animali - con l’eccezione per questi ultimi delle ceneri che a fine lavorazione rimangono inglobate all’interno del prodotto. Insomma l’indicazione è chiara. Il materiale riciclato deve rimanere incorporato nel prodotto finito, mentre tutte le altre operazioni virtuose, come il recupero d’energia, d’acqua e l’utilizzo di fonti energetiche che abbattono le emissioni inquinanti e climalteranti, come le rinnovabili, in quanto non “incorporate” nel prodotto, non

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Soluzione 55 per cento Gli incentivi fiscali hanno ottenuto risultati molto positivi e sono stati utilizzati da quasi un milione e mezzo di famiglie italiane. Il settore degli infissi è quello che ha offerto il contributo più importante del settore abitativo, perché semplice e meno costoso

di Sergio Ferraris

Il

ruolo del 55% nel settore dei serramenti è stato strategico negli anni passati poiché ha consentito lo sviluppo di un mercato di qualità, strutturando degli standard energetici incorporati nei prodotti medio alti, il che è stato di grande aiuto alle imprese. Insomma si è trattato di un vero e proprio atto di politica industriale, al quale la politica e probabilmente la Ragioneria dello Stato non hanno creduto fino in fondo, visto il continuo tira e molla che c’è stato ogni anno per rinnovarlo, cosa che ha provocato non pochi danni alla crescita del settore. Eppure i risultati ci sono stati. Il 55% è stato utilizzato da 1,4 milioni di famiglie italiane con investimenti per 17 miliardi (20072011), più di un punto di Pil, e oltre 50mila posti di lavoro creati ogni anno. E tutto ciò senza contare i benefici sulla bolletta energetica. Il 55%, infatti, già dal primo anno, il 2007, ha fatto risparmiare agli italiani 787 GWh, che sono diventati 1.961 GWh nel 2008, 1.656 GWh nel 2009, per diventare 2.099 nel 2010 e toccare i 2100 nel 2011. Questi 8.603 GWh risparmiati nel periodo tra il 2007 e il 2011 potrebbero aumentare almeno del 2025% nel 2016 se si desse carattere strutturale agli incentivi del 55%. E gli infissi in questa azione hanno fatto la parte del leone. Ben il 55% degli interventi ha riguardato gli infissi, contro il 28% delle caldaie a condensazione, il 12% del solare termico, il 3% delle pompe di calore e l’1% di strutture opache verticali e orizzontali. Il successo degli infissi, che non rappresentano l’intervento più efficiente dal punto di vista energetico, è dovuto a diversi fattori. Il primo è rappresentato dalla facilità dell’intervento e dal fatto che molte

famiglie hanno “approfittato” degli incentivi per cambiare un infisso già al limite del fine vita. La seconda questione è rappresentata dal fatto che, essendo in Italia la proprietà immobiliare molto frammentata, e le regole dei condomini molto complesse sul fronte degli interventi sulle parti comuni al punto di renderli in molti casi impossibili, questo scenario ha favorito gli infissi, intervento per definizione “autonomo” e per il quale non sono necessarie autorizzazioni. Ha giocato un ruolo essenziale anche il fatto che si tratti di un intervento: semplice e non “aggressivo” rispetto all’immobile che può essere utilizzato durante il montaggio; poco costoso in relazione ad altre tipologie di lavori per l’efficientemento; offre una ragionevole certezza dei risultati energetici che è consolidata presso l’opinione pubblica. Tra il 2007 e il 2010 il 55% ha prodotto un giro d’affari aggiuntivo per il settore dell’edilizia di circa 11 miliardi, che hanno prodotto “mancate” entrate dirette, però spalmate negli anni in cui è suddivisa la detrazione, per sei miliardi, ai quali si devono aggiungere i 2,3 miliardi di Iva e circa altrettanti di imposte sui redditi, tutti incassati in breve tempo. Secondo L’Enea se a ciò si aggiunge anche il maggiore gettito contributivo, legato alla maggiore produzione sia connesso all’emersione del “nero” che non è possibile svolgere in questo caso pena la perdita della detrazione, si arriva a una sostanziale parità Il 55% è stato utilizzato da 1,4 milioni di famiglie italiane con investimenti per 17 miliardi, più di un punto di Pil, e oltre 50mila posti di lavoro creati ogni anno

tra “perdite” da parte dell’Erario e maggiori introiti fiscali. Si tratta della classica operazione che gli anglosassoni chiamano win win, e tutto ciò ragionando solo ed esclusivamente in termini contabili. Non entrano in questo calcolo, infatti, alcune questioni importanti come i benefici al sistema Paese, le mancate emissioni climalteranti e inquinanti, nonché la diminuzione della bolletta energetica, che è all’84% frutto d’importazioni. Il ruolo dei serramenti in questo quadro è stato importante. Nel periodo in oggetto, secondo l’Uncsaal, il settore ha fatturato quattro miliardi di euro, con 840 milioni di gettiti Iva e 330 di gettito per reddito d’impresa e, grazie a queste incentivazioni, gli investimenti tra il 2006 e il 2011 in manutenzione straordinaria degli immobili residenziali sono aumentati del 15%, in netta controtendenza con il quadro generale dell’edilizia che ha visto nello stesso periodo un crollo del 12%. Insomma, le famiglie hanno continuato a investire in efficienza e gli incentivi sono diventati un prerequisito


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Tekneco Numero 11 | 2013

2.100 GWh

▶ risparmiati nel 2011

Migliorare la qualità dei nostri infissi è un intervento semplice e non “aggressivo” rispetto all’immobile che può essere utilizzato durante il montaggio; poco costoso in relazione ad altre tipologie di lavori per l’efficientemento

Interventi per tipologia Strutture opache orizzontali 1% Pompe di calore 3%

Strutture opache verticali 1%

Solare termico 12% Infissi 55%

Caldaie a condensazione 28%

Fonte: Rapporto ENEA 2010

strutturale del settore dei serramenti. Mano a mano che il provvedimento si consolidava, infatti, sono aumentati gli investimenti. Nel 2007 l’incentivo del 55% ha riguardato il 17% della domanda, nel 2011 il 27% mentre nel 2012 si è arrivati al 33% del segmento dei serramenti metallici. Per quanto riguarda il futuro il mercato potenziale esiste. Il differenziale tra lo sviluppo dell’efficienza in Italia e resto d’Europa nel settore abitativo, stimato dall’Enea in diminuzione dei consumi energetici, è stato, nel decennio scorso, di circa l’8,3% - con un’inversione di tendenza negli ultimi anni - parecchi punti percentuali al di sotto di Francia, Germania e Inghilterra e comunque della media dell’Europa a 27 compresi quindi i paesi dell’Est - che è stata, nello stesso periodo, del 15,5%, quasi il doppio. Nel settore del terziario il delta tra noi e l’Europa è stato ancora più alto poiché i consumi sono saliti nello stesso periodo del 3,4% annuo. Traducendo tutto ciò in consumi si può tranquillamente dire che solo allineandosi all’Europa nei due settori si

possono risparmiare 2 Mtep per il residenziale e a 3,78 Mtep per il terziario ogni anno: due miliardi l’anno sulla bolletta energetica. Considerando un tempo medio di break even sugli interventi di sette anni, la cifra a disposizione per gli interventi d’efficientamento sarebbe quindi di 14 miliardi di Euro, con un tasso di ritorno dell’investimento del doppio rispetto ai Btp ventennali, senza contare i benefici per il Paese e il fatto che alcuni interventi d’efficientamento edilizio, come quelli sull’isolamento, hanno una durata, e quindi un rendimento, che va ben oltre i venti anni. L’efficienza quindi si può configurare come un vero e proprio Bot energetico in grado di proteggere in maniera attiva l’investimento e con un ritorno dell’investimento in crescita, visto che il prezzo dell’energia è destinato a salire. Il problema quindi ora è quello d’innescare questi processi in un momento nel quale la liquidità delle famiglie per gli interventi è scarsa e il sistema creditizio di sicuro non aiuta. Una soluzione potrebbe essere quella dell’ecoprestito per l’efficienza

energetica, proposto da Finco e inserito da Enea nella proposta del 55% Plus elaborata oltre un anno fa e accantonata dal Governo Monti. L’ente erogatore potrebbe essere la Cassa Depositi e Prestiti, mentre il meccanismo di riscossione potrebbe essere quello delle Esco. In pratica si pagherebbe l’intervento con il delta monetario tra il prima e il dopo intervento, fino a esaurimento dei costi. In questa maniera si riuscirebbe a finanziare gli interventi sull’efficienza, con le sufficienti garanzie e senza esborsi aggiuntivi da parte delle famiglie. Per ora nulla di tutto ciò è stato fatto, anzi, con l’equiparazione della detrazione fiscale per l’efficienza e quella per la ristrutturazione degli immobili, portandole entrambe al 50% si sono tarpate le ali, per ora, agli interventi virtuosi sul piano energetico. ◆

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Progetto

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Tekneco Numero 11 | 2013

Una scuola salubre e sicura è anche più efficiente e confortevole studio: Studio d’Architettura Boni Arch. Paolo & Novelli Geom. Claudio

L’asilo di San Martino della Battaglia è stato progettato con una particolare attenzione al comfort ed alla qualità dell’aria degli ambienti interni, applicando tecnologie prefabbricate che hanno consentito di ridurre l’energia grigia ed il volume di rifiuti che comportano la costruzione di ogni edificio

I dati del progetto

LOMBARDIA Brescia

di Beatrice Spirandelli

Desenzano del Garda

La scuola dell’infanzia ospita uno dei servizi più importanti tra quelli che ogni amministrazione comunale è chiamata ad offrire alla propria comunità, in quanto è dedicata a quella categoria di cittadini che ne rappresenta il futuro. Nella filosofia educativa montessoriana le scuole per l’infanzia vengono chiamate “case dei bambini” e nel linguaggio comune si parla di “materne”, per evidenziare in entrambi i casi come il primo passo di ogni individuo verso la vita sociale debba avvenire in un ambiente del tutto sicuro, salubre, confortevole, ospitale ed accogliente. Una scuola sana e sicura

La progettazione degli edifici scolastici è un compito strategico che non si può esaurire nella ricerca della massima funzionalità degli spazi e nella estrema riduzione dei consumi energetici, come richiedono le norme oggi in vigore, ma si deve spingere verso la ricerca della sicurezza, della salubrità e del massimo comfort dei suoi ospiti, che significa seguire alla lettera i principi che stanno alla base della bioedilizia e del comfort termoigrometrico, impiegando materiali naturali, installando sistemi di riscaldamento confortevoli che limitino la diffusione di virus e altri agenti patogeni trasmettibili via aria e sfruttando i benefici della illuminazione naturale. La nuova scuola materna di San Martino della Battaglia, una piccola frazione del comune di Desenzano del Garda (Brescia), risponde in pieno a questi requisiti. Gli architetti hanno interpretato il risparmio energetico soltanto come uno degli

obiettivi di impronta ambientale da perseguire, decidendo fin dalla fase preliminare di progetto di impiegare tecniche innovative e materiali esclusivamente naturali, in modo da assicurare la massima salubrità negli ambienti scolastici.

Committente Comune di Desenzano del Garda (BS) Progettista Arch. Paolo Boni – Arch. Maurizio Zaglio Consulente Energetico

Materiali naturali e tecniche di costruzione avanzate

Arch. Paolo Boni – Arch. Maurizio Zaglio

La struttura della scuola è composta da pareti e solai realizzati con pannelli massicci in legno lamellare a strati incrociati, che sono in grado di offrire la massima sicurezza anche in caso di incendio e di eventi sismici. L’involucro così realizzato è stato poi coibentato con un cappotto esterno in sughero e fibra di legno, due materiali vegetali capaci di assicurare un clima sano e confortevole negli ambienti interni sia durante la stagione fredda che quella calda, senza comportare un elevato dispendio di energia. Lo stesso obiettivo ha motivato la scelta di rivestire esternamente la copertura con sistema a verde estensivo, in modo da aumentare la massa termica della struttura e difendere i locali dal surriscaldamento. Anche i rivestimenti interni ed esterni dell’edificio sono stati scelti nella rosa dei materiali naturali, sia per offrire ai piccoli ospiti un clima salubre, privo di VOC (composti organici volatili, spesso alla base di allergie e fenomeni asmatici), sia per ridurre ulteriormente l’impronta ecologica del progetto. I pavimenti sono stati rivestiti con linoleum e le pareti ricoperte con doghe in legno trattate con sostanze naturali o con elementi in cartongesso ignifugo, tinteggiati con prodotti composti da

Ubicazione San Martino della Battaglia (BS) Tipologia intervento Nuova costruzione Destinazione d’Uso Edilizia pubblica Anno di realizzazione 2011 prestazioni energetiche Classe energetica: A+ A

B

C

D

E

F

G

Indice termico invernale: 43,3 kWh/mqa Indice di emissioni di CO₂: 6,5 kg/mqa Protocollo di Certificazione CasaClima Contatti Studio d’Architettura Boni Arch. Paolo & Novelli Geom. Claudio Via Cesare Deretti, 103 Carpenedolo (BS), Italia tel 030 99 65 919 / Fax: 030 99 65 919 email: paolo@studionobo.it www.studionobo.it


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ingredienti esclusivamente naturali (quali latte, carbonato di calcio, olio di lino, glicerina, allume di rocca, metilcellulosa, amido, borace, oli essenziali), la cui composizione è garantita da specifici marchi di qualità riconosciuti. Una scelta ulteriore presa a favore della qualità dell’aria degli ambienti interni è stata l’installazione di un impianto di ventilazione meccanica controllata a recupero di calore e di pannelli radianti a pavimento a bassa temperatura che, combinati tra loro, garantiscono un ricambio continuo dell’aria e un riscaldamento /raffrescamento salubre e sicuro in ogni ambiente. Una sostenibilità “ponderata”

La piena considerazione del concetto di sostenibilità ambientale nell’ambito del progetto ha contemplato anche l’impiego di tecnologie innovative, la riduzione del consumo di acqua e di energia, oltre che di materie prime di matrice fossile e di rifiuti. A questo scopo i progettisti hanno impiegato il protocollo di valutazione ambientale SB100, sviluppato a cura di ANAB (associazione nazionale architettura bioecologica), che si compone di una serie di linee guida e di uno schema di valutazione che aiutano a tenere sotto controllo, nel corso


Progetto

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Tekneco Numero 11 | 2013

L’involucro è stato coibentato con un cappotto esterno in sughero e fibra di legno, due materiali vegetali capaci di assicurare un clima sano e confortevole.

40% ▶ percentuale dei materiali usati in costruzione che potranno essere totalmente riciclati

I rivestimenti interni ed esterni dell’edificio sono stati scelti nella rosa dei materiali naturali, sia per offrire un clima salubre, privo di VOC, sia per ridurre ulteriormente l’ impronta ecologica.


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dell’intero processo progettuale, i numerosi aspetti ecologici (risparmio di energia e risorse, qualità dell’aria e dell’ambiente), sociali (salubrità, partecipazione e crescita civile) ed economici (benessere, praticabilità delle scelte e crescita delle opportunità) che ogni progetto implica. Tra i vantaggi computabili in tal senso vi sono la ricerca di prodotti caratterizzati da un contenuto ridotto di energia grigia (dispendio di energia durante l’intero ciclo di vita) e la riduzione del volume di rifiuti associati alla costruzione, che è legato all’adozione di tecniche di costruzione a secco, oltre ad una economia nei costi e nei tempi di costruzione e alla massima riciclabilità dei materiali al momento della dismissione dell’edificio. E’ stato calcolato che soltanto il 25% dei materiali impiegati in cantiere in questo caso sono destinati ad essere smaltiti a fine vita dell’edificio, mentre il 35% potranno essere direttamente riutilizzati ed il rimanente 40% riciclati per realizzare altri prodotti. Efficienza energetica

I pavimenti sono stati rivestiti con linoleum e le pareti ricoperte con doghe in legno trattate con sostanze naturali o con elementi in cartongesso ignifugo, tinteggiati con prodotti composti da ingredienti esclusivamente naturali.

La riduzione del fabbisogno energetico necessario per l’ottenimento delle migliori condizioni di comfort termoigrometrico all’interno dell’edificio è stata perseguita fin dalle fasi preliminari del progetto, orientando il corpo di fabbrica in funzione della morfologia del terreno e delle regole bioclimatiche. Il blocco delle aule, considerato l’elemento prioritario, è stato aperto il più possibile verso Sud in modo da ottenere ambienti luminosi e nel contempo sfruttare

i guadagni passivi durante l’inverno, oltre che dotarsi di una schermatura efficace durante i giorni più caldi, mentre il volume che contiene i servizi è chiuso e orientato verso Nord. La trasmittanza termica che caratterizza l’involucro opaco varia dai 0,16 W/mq K della copertura ai 0,13 W/mq K del solaio controterra, mentre le finestre sono composte da doppi vetri con intercapedine riempita di gas argon, che abbassa la loro trasmittanza complessiva a 1.30 W/mq K. Le dispersioni per ventilazione sono state sensibilmente ridotte con l’installazione di un impianto a ventilazione meccanica controllata a recupero di calore (efficienza dichiarata 76%) Il fabbisogno di energia termica per il riscaldamento dell’edificio è coperto con una pompa di calore alimentata da 5 sonde geotermiche ed è soddisfatto tramite un impianto di riscaldamento a pavimento a bassa temperatura, che durante la stagione estiva serve anche a raffrescare gli ambienti dal momento che è aiutato da un impianto di deumidifcazione climatica. L’intero sistema impiantistico è integrato dalla presenza di 8,6 mq di pannelli solari termici e da 70 mq di pannelli fotovoltaici, capaci di produrre energia elettrica per un totale di 10 kW di picco. ◆

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Tekneco Numero 11 | 2013

Edilizia Bio

News La metà può bastare Secondo Legambiente è possibile dimezzare i consumi energetici degli edifici di Sergio Ferraris

«U

n nuovo sistema di incentivo per la riqualificazione energetica che consenta di dimezzare i consumi negli edifici condominiali». La proposta semplice da enunciare, ma complessa da realizzare, vista la frammentazione del patrimonio edilizio italiano, è stata avanzata da Legambiente assieme ad AzzeroCO2 ed è all’ordine del giorno poiché: «c’è la necessità di nuove politiche che inneschino uno scenario diffuso di riqualificazione energetica in edilizia, con un occhio in particolare per gli edifici condominiali, dove vivono circa 24 milioni di persone in Italia e dove molto spesso i consumi energetici sono più alti della già elevata media nazionale, in particolare se costruiti dopo gli anni 50». Dalla fine del secolo scorso, con le detrazioni fiscali del 36-41% che riguardano gli interventi di ristrutturazione edilizia, sono stati effettuati interventi su oltre 5,5 milioni di abitazioni, ma non essendoci stati incentivi aggiuntivi o vincoli sul fronte energetico si è trattato della classica “occasione mancata” sul fronte ambientale. Bisogna aspettare il 2007 perché si metta mano all’incentivazione sul fronte energetico, con l’introduzione delle detrazioni del 55% per gli interventi d’efficienza energetica in edilizia che sono stati complessivamente 1,6 milioni e hanno riguardato la sostituzione di serramenti, di caldaie, l’installazione di pannelli solari termici, di pompe di calore e in parte residuale anche di strutture opache verticali e orizzontali. In ultima analisi, negli ultimi quindici anni le detrazioni fiscali hanno rappresentato un buon volano per il settore delle costruzioni e per far decollare tutto il sistema collegato all’efficientamento energetico, a cominciare dai produttori di sistemi, per finire ai

certificatori, passando per gli installatori e i progettisti. Insomma, grazie all’incentivazione del 55% si è creata e rafforzata una filiera industriale, in gran parte Made in Italy, che ha anche contribuito a far emergere una grande fetta di lavoro nero visto che non è possibile accedere alle incentivazioni in assenza di una regolare fatturazione. Secondo le stime del Cresme, nel decennio tra il 2000

e il 2009 ben il 58,8% degli alloggi è stato interessato da lavori di manutenzione straordinaria, il 70% dei quali ha riguardato anche interventi sugli impianti, corrispondente al 41,2% del totale degli alloggi, ma senza obiettivi energetici. Secondo le analisi dell’Istat e del Cresme, infatti, gli edifici con più di cinque alloggi nei quali c’è una gestione condominiale

Simulazione degli interventi di riqualificazione energetica MILANO Involucro

ROMA

Involucro + caldaia

Involucro

BARI

Involucro + caldaia

Riservato abbonati. Risparmio realeagli 14,7 16,4 10,5 (tep/a) Vuoi sapere come riceverlo? TEE conseguiti 1.023 1.138 760 con incentivo www.tekneco.it/ricevi-tekneco

Involucro

Involucro + caldaia

11,7

8,9

9,9

850

652

728

Investimento (€)

250.000

265.000

190.000

205.000

175.200

195.500

Incentivo totale (€)

87.000

96.700

64.600

72.250

55.400

61.800

Risparmio combustibile (€/ anno)

18.800

20.300

13.400

14.200

11.300

12.000

Incentivo/investimento (%)

35

36,7

34

35,3

31,6

31,6

8/9

8/9

9/10

9/10

10/11

11/12

Anni per rientro con risparmio + incentivo

Fonte: Elaborazione Ambiente Italia/AzzeroCO2


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Edilizia Bio

News Ricaduta degli interventi per famiglia MILANO Risparmio per alloggio (tep/anno)

ROMA

Risparmio per alloggio (€/anno)

Risparmio per alloggio (tep/anno)

BARI

Risparmio per alloggio (€/anno)

Risparmio per alloggio (tep/anno)

Risparmio per alloggio (€/anno)

Coibentazione pareti e isolamento esterno

0,79

1.015

0,61

784

0,51

648

Isolamento tetto copertura

0,16

203

0,10

133

0,09

111

Sostituzione serramenti

0,26

335

0,21

267

0,18

232

Sostituzione serramenti e tetto

0,45

571

0,33

423

0,28

363

Sostituzione serramenti, tetto e cappotto

0,98

1.255

0,70

892

0,59

754

Totale con caldaia a condensazione

1,09

1.352

0,78

946

0,66

802

Fonte: Elaborazione Ambiente Italia/AzzeroCO2

sono oltre un milione e: «purtroppo per moto investimenti per tre miliardi di euro, chi ci abita, le speranze di ridurre la spesa creando almeno 120 mila nuovi posti di lavoper la bolletta energetica sono pochissime, ro per tutto il periodo 2014-2020 e mitiganvisto che gli strumenti in vigore risultano do così sia la crisi del settore, sia la bolletta inefficaci e spesso impossibili da applicare», energetica delle famiglie. Per realizzare ciò, afferma Legambiente. Secondo Legambiente secondo Legambiente e Azzero CO2, bisogna è necessario che sia introdotto un nuovo si- creare una nuova scheda da inserire nel sistema di incentivi centrato sui condomini stema dei Titoli d’Efficienza Energetica (Tee) affinché anche chi abita in questa tipologia che si basi sui valori e sugli indicatori deridi edifici sia messo in grado di avere delle vati dalla certificazione energetica prima e dopo gli interventi, reali occasioni sul cosa che premierebfronte dell’efficien- Secondo Legambiente è necessario che sia be la riqualificazioza energetica. «Così introdotto un nuovo sistema di incentivi ne globale dell’edisi potrà aggredire centrato sui condomini affinché anche chi ficio, aiutando così la parte più consi- abita in questa tipologia di edifici sia messo in grado di avere delle reali occasioni sul a superare la framstente dei consumi fronte dell’efficienza energetica mentazione degli energetici che prointerventi, motivo vengono dall’edilizia - afferma il vice presidente di Legambiente per il quale hanno molto successo gli interEdoardo Zanchini -. Il modello a cui guar- venti sui serramenti, mentre sono a percendare è quello del Green Deal introdotto nel tuali residuali quelli sull’involucro. «Gli inRegno Unito, che permette di realizzare in- terventi di miglioramento delle prestazioni terventi a costo zero per le famiglie perché si energetiche - operazioni di retrofit delle paripagano con il risparmio realizzato nei con- reti e di sostituzione di materiali e impianti sumi. A realizzare questi interventi in Italia - saranno realizzati da Esco, in accordo con potrebbero essere le Esco e le imprese di co- le imprese di costruzioni, che si impegnastruzioni, che riuscirebbero a vedere in que- no a garantire il raggiungimento dei risulsto scenario una via di uscita dalla crisi del tati di riduzione dei consumi energetici atsettore». Secondo l’associazione ambientali- traverso la certificazione energetica di tutti sta, l’intervento su 200mila alloggi all’anno, gli alloggi coinvolti», spiega Legambiente. pari a circa 14mila condomini, metterebbe in Attraverso una simulazione effettuata sugli

edifici condominiali a Milano, Roma e Bari: «il rientro medio attraverso gli incentivi varia in un range del 31-36%”, a cui aggiungere il vantaggio legato proprio al meccanismo delle Esco e, dunque, alla possibilità di legare agli interventi dei contratti di gestione del riscaldamento condominiale», prosegue Legambiente, per la quale sarebbe necessario il cofinanziamento degli interventi, in modo da consentire agli inquilini di beneficiare da subito di una riduzione in bolletta e del migliore comfort estivo e invernale». E a seconda dell’intervento e del contributo, ci sarebbe una riduzione delle bollette per il riscaldamento di circa il 50% entro undici anni al massimo. Tradotto: tra gli 800 e i 1300 euro l’anno. «Ma perché questo meccanismo virtuoso possa diffondersi occorrono nuovi strumenti e un Fondo di Garanzia per il credito alle imprese - afferma Beppe Gamba, presidente di AzzeroCO2 - e confidiamo che nel nuovo Parlamento si possano affrontare in modo costruttivo questi temi».

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Tekneco Numero 11 | 2013

INTERNET

L’efficienza che corre sul web Un programma semplice ma al tempo stesso accurato consente di fare l’audit energetico del proprio immobile tramite la rete

ESTERI

Missione Brasile: edilizia sostenibile Si è svolto in marzo, organizzato dall’Ambasciata italiana a Brasilia, un seminario tecnico per la collaborazione tra Italia e Brasile sullo sviluppo delle infrastrutture, alla presenza del Ministro dell’Ambiente Corrado Clini. I partecipanti, una cinquantina di aziende italiane e brasiliane, una decina di istituti di credito di entrambi i paesi e altre istituzioni, hanno partecipato ai quattro tavoli tecnici: costruzione civile, progettazione e certificazione, energie rinnovabili per l’edilizia residenziale e popolare, ammodernamento delle marine brasiliane per la nautica da diporto e commerciale. «L’obiettivo - commenta una nota l’Ambasciata italiana - è quello di mettere in contatto le aziende italiane del settore delle infrastrutture con i partner locali, di far dialogare i rappresentanti delle banche italiane e brasiliane con i rappresentanti delle nostre imprese e, infine, di presentare le eccellenze tecnologiche italiane». Il Brasile, oltre a essere una delle economie in più rapida crescita nel mondo, organizzerà nei prossimi anni eventi come le Olimpiadi 2016, la Coppa del Mondo di calcio 2014 ed è candidato a ospitare l’Expo nel 2020.

Un audit energetico degli edifici via web è stato messo a punto da Hoval che ha realizzato un programma, Rivalue (www.rivalue.it), utilizzabile direttamente sul proprio browser in forma gratuita, con il quale, inserendo la località e i parametri dell’edificio, è possibile selezionare gli interventi da effettuare, stabilendo un budget e valutando poi il ritorno dell’investimento. «Si tratta di un’iniziativa nata dall’esigenza propria del mercato delle costruzioni, composto dai vari interlocutori che lavorano sugli edifici, come progettisti e aziende, di avere una piattaforma con la quale informare l’utente finale sui risultati che si ottengono quando, attraverso interventi migliorativi, si cambia la classe energetica di un edificio. - afferma David Herzog, amministratore delegato Hoval Italia - È una necessità che si sta rafforzando, poiché il 60% degli edifici è stato realizzato negli anni ‘80 e ‘90, quando il tema dell’efficienza non aveva ancora una valenza come quella odierna». L’applicazione è uno strumento per i professionisti che vogliono effettuare una prequalificazione degli interventi, verificandoli con il cliente. «Si tratta di un pre-audit che è in grado di coprire

con un buon grado d’accuratezza circa l’80% delle situazioni in circa trenta minuti di lavoro - prosegue Herzog -. E il lavoro si può salvare e riprendere successivamente per affinare l’audit energetico». Il sistema è rivolto a utenti finali, a professionisti certificatori e anche alle scuole professionali. «È uno strumento utile per dare più trasparenza al mercato dell’efficienza - continua Herzog -. E in un anno ha dato riscontri puntuali a livello di mercato». «Hoval affianca il software Rivalue a un ampio portafoglio composto non solo da prodotti, ma anche di soluzioni per le fonti rinnovabili e per l’efficienza. Noi, oltre al business, abbiamo come mission la formazione, ai fini di far maturare il mercato. - conclude Herzog - Abbiamo di recente inaugurato, infatti, un centro di formazione d’alta qualità nel quale teniamo dei corsi ispirati all’attività sportiva in montagna chiamati Alpen Campus, divisi in tre sezioni d’approfondimento».

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Efficienza, Comfort, Design. Conviene Schüco.

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Tecnologia verde per il Pianeta blu Energia pulita da Sistemi solari e Finestre


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La gestione degli impianti via web Termostati capaci di funzionare wi-fi, senza necessità di centraline

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PROGETTO


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Energia alternativa

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di Gianluigi Torchiani

Il

settore termico ha meno appeal dell’elettrico, si sente spesso dire, nonostante la maggioranza dei consumi riguardi proprio la domanda di energia per calore e condizionamento. Per il solare, in effetti, questa affermazione sembra verissima: mentre sul fotovoltaico esistono numeri e dati aggiornati mese per mese, per il solare termico è difficile reperire informazioni aggiornate data, evidentemente, la minore attrattività del settore per investitori e aziende. I numeri più aggiornati a livello globale sono quelli di uno studio rilasciato dalla Iea nel 2012, che però fanno riferimento alla fine del 2010. Poco più di due anni fa risultavano installati – in 55 Paesi presi in considerazione dalla ricerca - un totale di 279,7 milioni di metri quadri di collettori, per una potenza installata di 195,8 GWth. La stragrande maggioranza della capacità era in funzione in Cina (117,6 GWth) e in Europa (36 GWth), che insieme rappresentavano il 78,5% del totale installato globale. La capacità residua era divisa tra Stati Uniti e Canada (16 GWth), Asia, Cina esclusa (9,4 GWth), Australia e Nuova Zelanda (6,0 GWth), America Latina (5,5 GWth), Israele, Giordania, Libano, Marocco e Tunisia (4,4 GWth) e alcuni paesi dell’Africa sub-sahariana (0,8 GWth), vale a dire Namibia, Sudafrica e Zimbabwe. Un dominio incontrastato cinese, insomma, anche se la situazione risulta molto diversa se si mette in relazione il dato sulla capacità installata con la popolazione residente: Cipro in questo modo risulta in testa, con 577 kWth ogni 1.000 abitanti, seguita da Israele (397 kWth / 1.000 abitanti),Austria (388 kWth / 1.000 abitanti), Barbados (323 kWth / 1.000 abitanti), Australia (271 kWth / 1.000 abitanti) e Grecia

(266 kWth / 1.000 abitanti). La Germania, GreenOneTec ha continuato ad essere il che pure nominalmente costituisce il prin- più grande produttore europeo di colletcipale mercato europeo, può contare appena tori solari termici, con una quota del 25%. su 118 kWth ogni 1.000 abitanti. Per quan- Ovviamente la situazione nell’Unione euroto riguarda la nuova capacità installata nel pea è molto diversificata; gli aspetti positivi solo 2010, il dato fornito dalla Iea era di 42,2 sono il ritorno alla crescita del mercato teGWth, il 13,9% in più rispetto al 2009. Il prin- desco, l’aumento di quello polacco e la buocipale mercato è stato ancora una volta la na tenuta della Grecia. Ancora in difficoltà, Cina (34,30 GWth), seguita a grande distan- nel 2011, sono invece Spagna, Italia, Francia, za dall’Europa (3.93 GWth). Il report della Austria e Repubblica Ceca. I motivi delle difIea traccia anche una previsione per il 2011, ficoltà del solare termico sono noti: la crisi che dovrebbe aver visto il raggiungimento finanziaria del 2008 e la successiva crisi ecodi 245 GW di solare termico a livello globa- nomica hanno pesantemente colpito il setle, con circa 350 milioni di metri quadri di tore delle costruzioni, in particolare nel sud collettori in funzione. Per quanto riguarda Europa e, pertanto, il miglioramento delle l’Unione Europea, un quadro della situa- condizioni normative non ha ancora avuto zione del settore a fine 2011 è stato traccia- un impatto decisivo sui mercati spagnolo, to da un’indagine EurObserv’ER: lo studio italiano e francese. Un altro motivo di fatievidenzia il miglioramento del quadro per il ca è determinato dal crescente disaccoppiasolare termico europeo. Dopo un biennio di mento tra il prezzo del gas e quello del petroforte crisi, il calo delle installazioni rispet- lio, che rende il metano molto competitivo to al 2010 è stato dell’1,9%, corrispondente rispetto all’energia solare. Infine, la tecnoloa una superficie installata di 3,7 milioni di gia solare termica ha dovuto fare i conti con metri quadri di nuovi collettori. Tuttavia, l’esplosione del fotovoltaico che è stato spesil mercato è rimasto lontano dal livello del so privilegiato dai consumatori in quanto 2008, in cui furono installati 4,6 milioni di ritenuto molto più remunerativo, anche per m². Dal punto di vista tecnologico, i collet- effetto dei generosi incentivi in vigore in tori piani vetrati rappresentano la maggior molti Paesi europei. Le soluzioni per risolveparte del mercato del Vecchio Continente re questa crisi sono state più volte enunciate con una quota dell’84,3% nel 2011 , anche se dall’Estif (European Solar Thermal Industry la quota dei collettori sottovuoto è salita leg- Federation): fondamentalmente, evidengermente (11,7%). I collettori non vetrati, ge- zia l’associazione di categoria, l’industria neralmente utilizzati per riscaldare le pisci- del solare termico non può più permetterne, rappresentano appena il 4% della nuova si di attendere un incremento significativo del prezzo del gas o superficie installata. dell’olio combustiNel 2011, malgrado Nel 2011, malgrado una sensibile riduzione bile. Per ritrovare una sensibile ridu- del proprio livello di produzione, l’azienda zione del proprio li- austriaca GreenOneTec ha continuato a essere margini di competitività rispetto alle vello di produzione, il più grande produttore europeo di collettori solari termici, con una quota del 25% soluzioni classiche l’azienda austriaca

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Tekneco Numero 11 | 2013

1,9 %

▶ Il calo delle installazioni di solare termico in Europa nel 2010

Solare termico nei dieci Paesi leader Capacità totale installata alla fine del 2010 MWth

Pannelli solari termici sottovuoto

Pannelli solari termici piani non vetrati

Pannelli solari termici piani vetrati

117.600

20.000

15.265

16.000

12.000 9.604

9.323

8.000 5.821 4.278 4.000

3.711

3.191

2.917

2.861

Austria

Israele

Grecia

0 Cina

Stati Uniti Germania

Turchia

Australia

Brasile

Giappone

Fonte: Solar Heat Worldwide Report 2012 - International Energy Agency

Riservato agli abbonati. per il riscaldamento (a gas o a olio combu- incentivo alla produzione, in maniera simile Questo incremento, però, sarebbe ben al di Vuoi come riceverlo? a una tariffa feed-in. A seconda dell’applica- sotto degli attuali obiettivi dei Piani d’Aziostibile), l’industria dovrà continuare a im- sapere pegnarsi per ridurre i costi lungo tutta la zione e della frazione solare, un incentivo di ne Nazionali per le energie rinnovabili dei 27 www.tekneco.it/ricevi-tekneco catena del valore. Cruciale è anche ritenuto questo tipo in Europa dovrebbe variare tra Paesi membri. Decisamente più ottimistica lo sviluppo di sistemi più semplici da installare, così da ridurre i costi di questa fase, ritenuti attualmente troppo elevati. Gli operatori, inoltre, dovranno cercare di proporre sistemi meno sofisticati e concentrarsi su materiali meno costosi. Parallelamente, occorrerà rafforzare i legami con il settore delle costruzioni, promuovere le soluzioni di sistemi integrati e partecipare allo sviluppo di abitazioni a basso consumo energetico. Un’altra proposta Estif è quella di modificare l’attuale sistema d’incentivazione, basato il più delle volte in sovvenzioni per l’installazione, sostituendolo con la creazione di un

0,05 e 0,15 €/kWhth. Ciò corrisponderebbe alla differenza con il prezzo di mercato del gas e garantirebbe all’investitore un rendimento del 6%. Per quanto riguarda il futuro, le proiezioni dello studio EurObserv’ER, non sono particolarmente ottimistiche: nonostante la spinta delle normative europee in materia di edilizia, la previsione al 2020 è stata rivista al ribasso, per una crescita media annua del 10% fino al 2020. Questo dovrebbe portare, entro tale data, a una superficie cumulata di collettori di circa 85,6 milioni di m² (equivalenti a una potenza di 59,9 GWth) o a una produzione di 3.481 ktep.

è una recentissima (febbraio 2013) previsione dell’Estif, secondo cui la domanda di calore e condizionamento dell’Unione europea potrebbe essere coperta per il 25% dalle rinnovabili già nel 2020 e addirittura per il 100% nel 2040. In questo scenario, solare termico e solar cooling sarebbero le fonti chiamate ad assicurare il maggior contributo. ◆

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Energia alternativa

La fabbrica del caldo: tecniche, idee e usi

Attualmente le tecnologie per il solare termico sul mercato possono essere raggruppate in tre diverse tipologie. E nel futuro un’importante evoluzione che consentirà l’abbattimento dei costi

di Gianluigi Torchiani

O

gni anno il Sole irradia sulla Terra 19.000 miliardi di Tep (Tonnellate equivalenti di petrolio) mentre la domanda annua di energia è di circa 10 miliardi di Tep. Ovviamente non tutta questa enorme quantità di radiazione solare può essere convertita in energia utile per le attività umane, ma è chiaro che la rivoluzione energetica verde non può che passare per lo sfruttamento delle risorse assicurate dal nostro astro. In questi ultimi anni, in effetti, di energia solare si è parlato molto, e soprattutto per quanto riguarda la tecnologia fotovoltaica, che assicura la conversione della radiazione solare in elettricità. Il boom del fotovoltaico nel nostro Paese, passato in pochi anni da quota zero a circa 17 GW di potenza, ha di fatto oscurato la tecnologia per l’utilizzo termico dell’energia solare, il cosiddetto solare termico, che pure poteva vantare storicamente una presenza più radicata. Ultimamente, con l’avvicinarsi della fine dei fondi del Conto energia e l’esaurirsi del

boom per il fotovoltaico, è però aumentato l’interesse verso questa risorsa. Le soluzioni tecnologiche in campo

Secondo un’analisi dell’Energy & strategy Group del Politecnico di Milano, le soluzioni tecnologiche attualmente disponibili per le applicazioni di solare termico nel mercato italiano possono essere distinte in tre categorie: collettori scoperti (o non vetrati), collettori piani vetrati e collettori sottovuoto. I collettori scoperti si basano su un principio di funzionamento molto semplice: l’acqua passa attraverso tubi generalmente di materiale plastico (polipropilene o caucciù sintetico), che sono esposti direttamente alla radiazione solare e che, attraverso il loro riscaldamento, consentono di innalzare la temperatura del liquido che scorre al loro interno. Questa soluzione è quella che presenta i costi più bassi ed è adatta all’impiego estivo, in quanto l’assenza di copertura vetrata comporta perdite troppo elevate


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foto: michael karrer, flickr

Tekneco Numero 11 | 2013

per un uso con basse temperature esterne. convezione. Si tratta di una soluzione in graL’acqua da riscaldare attraversa direttamen- do di assicurare una resa buona tutto l’anno. te il pannello, evitando i costi e le compli- Da un punto di vista costruttivo sono dispocazioni impiantistiche dello scambiatore. Si nibili varie soluzioni, che si distinguono per tratta, pertanto, della tipologia ideale per gli la selettività della piastra assorbente, per i stabilimenti balneari, i campeggi, le piscine materiali impiegati e per l’idoneità all’uso scoperte e le residenze di villeggiatura esti- in impianti a circolazione forzata o natuva. Con lo stesso principio di funzionamen- rale (vedi paragrafo successivo). Per quanto to dei collettori scoperti, i collettori piani ve- riguarda i collettori sottovuoto, il tubo all’intrati utilizzano tipicamente materiali a più terno del quale scorre il fluido da riscaldare alta conducibilità termica (come ad esempio (fluido termovettore) è racchiuso all’interno il rame, l’acciaio inox e l’alluminio anodiz- di un tubo di vetro di diametro maggiore che, zato), ma sono racchiusi in un involucro (o nella parte inferiore, è ricoperto da materiapannello) costituito da una piastra assor- le assorbitore (ossia l’equivalente della piabente (o assorbitore) nella parte inferiore – stra nel collettore a piani vetrati) e nel quacon l’obiettivo di trattenere il calore e massi- le viene creato il vuoto, così da ottenere un mizzare l’efficacia dell’irraggiamento – e da migliore isolamento termico. I collettori sotuna lastra di vetro (o di materiale plastico) tovuoto presentano il rendimento migliore in tutte le stagioni nella parte superio(circa un 15-20% di re, per evitare l’effet- Ogni anno il Sole irradia sulla Terra 19.000 aumento di produto di dispersione del miliardi di Tep (Tonnellate equivalenti di zione energetica), calore nell’ambiente petrolio) mentre la domanda annua di grazie al sostanziale circostante tramite energia è di circa 10 miliardi di Tep

annullamento delle perdite per convezione. Il costo maggiore rispetto alla soluzione piana, comunque, ne consiglia l’adozione solo in casi particolari (temperature dell’acqua più elevate e/o clima rigido). Sono nella maggior parte dei casi di forma tubolare, permettendo l’inclinazione ottimale della piastra captante, anche se disposti secondo superfici orizzontali o verticali. Il mercato italiano, attualmente, è dominato dalla soluzione dei collettori a piani vetrati (91,5%), seguiti a grande distanza dai collettori sottovuoto (8%) e dai sistemi non vetrati.

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La classificazione in base alla tecnologia

Un’ulteriore classificazione degli impianti che usano l’energia solare a fini termici viene fatta in base alla temperatura di esercizio del fluido termovettore. Si hanno così dei sistemi: sistemi a bassa temperatura, che funzionano cioè tra gli 0 e i 100 °C (corrispondenti a una temperatura del fluido


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Energia alternativa

Il mercato e i costi Il mercato in Europa

Le installazioni in Italia migliaia di mq di collettori solari

Collettori sotto vuoto 11,7%

Collettori non vetrati 4%

475

500

490 425

420 400

325

300 200 100 Collettori piani vetrati 84,3%

0 2007

2008

2009

2010

2011

La ripartizione dei costi 25% Collettore

17% Sistemi di accumulo

14% Circuito idraulico

39% Installazione

5% Progettazione

Fonte: EurObserv’ER 2012 e Politecnico di Milano

termovettore fra 20 e 120 °C). Questi impianti comportano l’utilizzo dell’acqua calda a fini igienico-sanitari o per il riscaldamento degli edifici, siano essi di natura residenziale, commerciale o industriale. I sistemi a media temperatura operano invece fra i 100 e 200 °C : in questo caso l’utilizzo è per la produzione di vapore e/o per impieghi di processo (processi di lavaggio e di sterilizzazione, cottura dei cibi, pastorizzazione del latte, fermentazione dell’alcool, pigmentazione e lavaggio dei vestiti, essicazione dei prodotti e trattamenti chimici). Un’ulteriore distinzione si può effettuare in base al tipo di moto del fluido: in questo caso si distingue tra sistemi a circolazione naturale e forzata. Nei primi la circolazione dell’acqua avviene sfruttando le differenze di temperatura del circuito, ma questa caratteristica li rende adatti solo alla produzione di piccole quantità di acqua calda sanitaria; nel secondo caso la circolazione dell’acqua può avvenire per effetto dell’azione di una pompa, permettendo così sia la produzione di acqua calda, che il riscaldamento e raffrescamento

degli ambienti. In Italia nel corso del 2011 è aumentata notevolmente (di quasi il 10% rispetto al 2010) la percentuale di impianti solari termici a circolazione forzata (89% delle nuove installazioni nel 2011), rispetto a quelli a circolazione naturale (11% delle nuove installazioni). Si tratta di un cambiamento nelle dinamiche di mercato che va a premiare l’impiego di tecnologie più evolute, in grado di assicurare una maggiore integrabilità architettonica all’impianto solare termico.

e proprio che pesa per circa il 55% sul prezzo per l’utilizzatore finale. Questo significa che l’investimento nel solare termico ha un tempo di payback di circa 7-9 anni, con il ricorso al meccanismo di detrazione fiscale del 55% e il risparmio in bolletta per il mancato riscaldamento dell’acqua calda sanitaria. Grazie all’utilizzo di un impianto da 3 kWth di potenza, che occupa circa 4 – 5 metri quadri, si riesce a coprire una quota pari a circa il 30 – 35 % del fabbisogno di energia termica di una famiglia media in un’abitazione tipo. Per impianti di dimensione medio-grande può essere interessante la possibilità di stipulare contratti a prestazioni garantite. Tipologie di questo tipo sono offerte usualmente da una Esco (Energy Saving Company) e prevedono il monitoraggio delle prestazioni energetiche del collettore, che vengono

Riservato agli abbonati. Vuoi sapere come riceverlo? www.tekneco.it/ricevi-tekneco Il corretto dimensionamento dell’impianto

Uno dei fattori da prendere in considerazione al momento dell’acquisto è ovviamente quello del prezzo: secondo le stime del Politecnico di Milano il costo di produzione del collettore, nel corso del 2011, è rimasto pressoché costante (con un valore medio nell’ordine di circa 300 euro per kWth). Il prezzo chiavi in mano dell’impianto si è attestato intorno ai 1.600-1700 euro per kWth durante il 2011, con il collettore vero

L’utilizzo di nuovi materiali plastici e polimerici, in grado di resistere meglio all’esposizione ai raggi ultravioletti, dovrebbe contribuire a ridurre il costo e migliorare l’economia complessiva degli impianti solari termici


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Tekneco Numero 11 | 2013

91,5%

▶ Degli impianti installati in Italia è costituito da collettori a piani vetrati

La parte terminale di un collettore sottovuoto (Foto: Distant Hill, Flickr)

confrontate con la situazione preesistente, in modo che la Esco venga remunerata per l’installazione e gestione del sistema solo se la sua efficienza raggiunge una soglia minima prestabilita. Importante è, dunque, avere certezza del rendimento energetico del collettore già prima della sua installazione, così da comprendere l’esatto payback time e valutare la fattibilità dell’investimento. In realtà la produzione termica utile annua di un impianto solare, caratterizzato da una determinata superficie captante, può essere stimata abbastanza accuratamente attraverso un calcolo che tiene conto di parametri quali: la radiazione solare annuale disponibile nel luogo d’installazione; un fattore di correzione calcolato sulla base dell’orientamento, dell’angolo d’inclinazione dei collettori solari ed eventuali ombre temporanee; le prestazioni tecniche dei pannelli solari, del serbatoio, degli altri componenti dell’impianto e dell’efficienza del sistema di distribuzione; del grado di contemporaneità tra produzione del calore e fabbisogno dello stesso da parte dell’utenza. Le condizioni ottimali per l’Italia, in linea generale, sono: un’esposizione verso Sud (accettata anche Sud-Est, Sud-Ovest, con limitata perdita di produzione); in caso di fabbisogno costante di acqua calda durante l’anno, l’inclinazione consigliata è pari indicativamente alla latitudine del luogo

(35°-45°); in caso di domanda di acqua calda prevalentemente durante l’estate, l’inclinazione consigliata è pari alla latitudine del luogo diminuita di 15° (20°-30°); in caso di fabbisogno di acqua calda prevalentemente invernale, tipicamente per sistemi solari per il riscaldamento degli ambienti, l’inclinazione consigliata è pari alla latitudine del luogo aumentata di 15° (50°-60°). Per quanto riguarda i tetti a falda, poiché le differenze di prestazioni alle diverse inclinazioni non sono particolarmente significative, il posizionamento dei collettori parallelamente alla falda è ritenuto, dagli operatori, sempre da preferire per una migliore resa estetica e la semplicità d’installazione.

di involucro dell’edificio. L’utilizzo di nuovi materiali plastici e polimerici, in grado di resistere meglio all’ esposizione ai raggi ultravioletti, dovrebbe contribuire a ridurre il costo (cali previsti anche del 30% entro il 2020) e a migliorare l’economia complessiva degli impianti solari termici. Ulteriori vantaggi potrebbero arrivare nella fase vera e propria dell’installazione, con un taglio di tempi e costi che sarà favorito in futuro da una maggiore standardizzazione e dalla diffusione di appositi kit per installatori. Miglioramenti di questo tipo potrebbero spalancare al solare termico le porte del settore industriale: il 30% della domanda di calore di processo nel settore dell’industria europea è costituito da una temperatura inferiore ai 100 gradi, che – come scritto in precedenza - già oggi possono essere raggiunti da alcune particolari tipologie di collettori. Spazio per un solare termico evoluto potrebbe esserci nei prossimi decenni anche per coprire processi produttivi tra i 100 e 250 gradi. Altra chiave per lo sviluppo del solare termico risiede nella realizzazione di sistemi di storage su larga scala, così da permettere il rilascio di calore per tutto l’anno. ◆

Riservato agli abbonati. Vuoi sapere come riceverlo? www.tekneco.it/ricevi-tekneco L’evoluzione futura La tecnologia del solare termico, come chiarisce il rapporto “Solar heating cooling Roadmap” della Iea è attesa a un’importante evoluzione nei prossimi anni, tanto che, con il giusto mix di ricerca e sviluppo, nel 2030 in molte latitudini potrebbe essere economicamente conveniente (senza incentivi di alcun tipo) soddisfare la domanda di calore di edifici a basso consumo energetico con questa fonte. In un futuro non troppo remoto, così come accade oggi per il fotovoltaico con i sistemi Bipv, i collettori potrebbero essere direttamente integrati nei componenti edilizi, svolgendo dunque anche l’elemento

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Energia alternativa

case history

Bene il conto termico, ma servono incentivi stabili di Gianluigi Torchiani

Valeria Verga, segretaria generale Assolterm, non nasconde le difficoltà del solare termico nazionale nell’ultimo biennio

I

l solare termico italiano, reduce da un biennio sostanzialmente negativo, guarda con maggiore ottimismo al futuro, anche per effetto delle novità sul fronte del sistema d’incentivazione che potrebbero portare a un’inversione del trend. Abbiamo parlato delle prospettive del settore con Valeria Verga, segretaria generale di Assolterm (Associazione italiana solare termico). Quali sono le condizioni attuali del solare termico italiano? Dopo i dati negativi del 2011 (-20%), il mercato nazionale del solare termico ha continuato a perdere terreno anche nel 2012 dove, con ogni probabilità, la discesa si dovrebbe aggirare intorno al -15-20% (ma stiamo ancora aspettando di avere i dati definitivi). Dunque il mercato, che nel 2010 aveva fatto registrare circa 500.000 metri quadrati installati, in appena un biennio ha subito una perdita significativa. Le cause risiedono sostanzialmente nella crisi economica che ha toccato anche il nostro settore, oltre a un quadro legislativo che si è dimostrato negli ultimi anni piuttosto inaffidabile, poco coerente, con misure che sono andate a sovrapporsi tra di loro. La detrazione fiscale del 55%, che per i primi tre anni di funzionamento è stata un ottimo incentivo, poi ha perso di efficacia a causa delle continue modifiche e

dell’incertezza sul rinnovo. Inoltre, il fatto che l’incentivo sia stato spalmato su 10 anni lo ha reso poco appetibile per gli utenti finali, soprattutto in un momento di crisi economica come quello attuale. In confronto ad altri Paesi, il solare termico in Italia è più o meno sviluppato? In realtà in numeri assoluti continuiamo ad essere il secondo mercato europeo, molto dopo la Germania. Ovviamente potremmo fare molto di più in rapporto al nostro livello di irraggiamento. Anche a livello europeo il solare termico sta soffrendo un po’, benchè complessivamente nel 2011 abbia tenuto abbastanza con una perdita di poco superiore a un punto percentuale. Una situazione a macchia di leopardo, dove troviamo la Germania che dopo un periodo negativo è tornata a crescere (+ 11%), alcuni Paesi emergenti in netta crescita, come la Polonia che nel 2011 è cresciuta del 73%, Paesi dove la tecnologia è conosciuta e consolidata, come la Grecia (+7,5%) e Paesi, quelli subito dietro alla Germania, che hanno continuato a crescere fino al 2009 e che negli ultimi 2-3 anni hanno subito una battuta d’arresto (oltre all���Italia, la Francia, la Spagna e l’Austria). Com’è composta la filiera del solare termico? Come numero di addetti siamo intorno ai

5.000 a tempo pieno, che salgono se consideriamo gli indiretti. La filiera comprende i produttori, distributori nazionali che importano prodotti esteri, grossisti, progettisti e installatori. Per quanto riguarda i produttori e distributori, una buona metà può essere iscritta nel novero dei cosiddetti “solaristi specializzati” (soprattutto Pmi) e per il resto da grandi aziende termoidrauliche. Il solare termico italiano prevede tre diversi canali di vendita: ci sono produttori che si affidano ai grossisti, altri che lavorano con gli installatori e altri ancora che vendono direttamente al cliente finale. Che prospettive vedete per il futuro e che influenza potrebbero avere sul settore gli incentivi in vigore? La novità è ovviamente rappresentata dal nuovo strumento d’incentivazione, il cosiddetto Conto termico che, sino a fine giugno, sarà in concomitanza con altri due incentivi: le detrazioni fiscali del 55% per le misure di efficienza energetica negli edifici esistenti e quelle del 50% sulle ristrutturazioni edilizie. Sia il 55% che e il 50% sono in scadenza il prossimo 30 giugno di quest’anno, poi entrambi questi strumenti dovrebbero tornare al 36%, anche se da più parti se ne sta chiedendo la proroga. In alternativa alle detrazioni, l’utente può scegliere di avvalersi del neonato Conto termico che, in questo


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Tekneco Numero 11 | 2013

—20%

▶ Calo del mercato nazionale del solare nel 2011

pompe di calore-fotovoltaico potrebbe rendere non necessario l’investimento nel solare termico. Per quanto riguarda il fotovoltaico, in realtà il problema non è la tecnologia in sé, quanto piuttosto l’averlo incentivato eccessivamente, cosa che ha determinato il dirottamento di molte risorse dal termico verso l’elettrico. Solare termico e fotovoltaico non sono due risorse tecnologiche in competizione, bensì, due tecnologie che si prestano a essere integrate. Per quanto riguarda le soluzioni pompa di calore-fotovoltaico è una delle tante alternative possibili, ma che deve essere attentamente valutata rispetto alle

Valeria Verga, segretario generale dell’associazione di categoria

“ momento (fine febbraio 2013), di fatto non è ancora partito, in quanto devono essere ancora pubblicate le regole applicative e definite nel dettaglio le procedure. Va comunque detto che, per tutti gli interventi realizzati a partire dal 3 gennaio di quest’anno, è possibile fare richiesta dell’incentivo. Ci sono senza dubbio una serie di aspetti positivi, ma non è ancora possibile prevedere quali effetti questo incentivo avrà sul mercato. Però possiamo dire che per alcune aree geografiche e alcune tipologie di impianti, già si avverte oggi un qualche influsso positivo. Per quanto riguarda la dotazione finanziaria del Conto termico, ritenuta da molti troppo esigua, bisogna ricordare che si tratta di circa 900 milioni di euro (700 milioni ai privati e 200 alla Pa) che andrà divisa anche con le altre tecnologie. Certo, è un dato di fatto che lo Stato destini meno risorse al termico piuttosto che all’elettrico e non si capisce il perché, però potrebbe essere che il solare termico riesca ad aggiudicarsi una fetta importante dei fondi stanziati, anche perché le altre tecnologie dovranno fare i conti con alcune limitazioni. Altro fattore positivo è che il Conto termico consente di avere l’incentivo in due anni, ossia in tempi molto più rapidi rispetto alle detrazioni fiscali. Un difetto di questo strumento è rappresentato dal fatto che non è permesso il cumulo con i Certificati

bianchi, che invece era possibile con il 55%. Non si capisce quale sia la ratio di questa scelta, perché la combinazione dei due strumenti avrebbe potuto rappresentare una leva per le aziende in un momento di crisi economica. Cosa chiedete quindi alla politica? Quando il solare termico raggiungerà la grid parity? È importante che il settore possa contare su un incentivo stabile, affidabile e proiettato sul lungo periodo. I prossimi mesi serviranno proprio a chiarire quali strumenti risultano più efficaci e remunerativi per le aziende e per gli utenti. Per quanto riguarda i costi, premesso che la nostra tecnologia è stata finora penalizzata da un sistema incentivante inaffidabile e con un orizzonte temporale limitato, da un eccessivo sbilanciamento degli incentivi sul comparto elettrico e dal fatto di avere ridotti margini di compressione dei costi sul fronte delle materie prime, èstata avviata a livello italiano ed europeo una riflessione seria che servirà a capire come e in quali segmenti della filiera è possibile agire per ridurre ulteriormente i costi. Esiste dunque un problema di concorrenza con altre tecnologie? Ad esempio c’è chi sostiene che l’abbinato

Resta il fatto che il solare termico è la soluzione migliore quando si tratta di coprire i fabbisogni di acqua calda sanitaria nel residenziale

particolari condizioni climatiche, alle caratteristiche dell’abitazione, ecc. Resta il fatto che il solare termico è la soluzione migliore quando si tratta di coprire i fabbisogni di acqua calda sanitaria nel residenziale. In ogni caso, il futuro di queste tecnologie è nell’integrazione e in una progettazione che valuti nel suo complesso i fabbisogni energetici di un’abitazione e scelga in base a questi parametri e una serie di altre variabili (latitudine, orientamento, ombreggiamenti, ecc.) quali soluzioni tecnologiche implementare e con quale livello di integrazione.◆

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Energia alternativa

Troppo presto per il solar cooling Produrre fresco con il sole. Un’idea rivoluzionaria e già praticabile. Ma barriere economiche e informative frenano gli impianti per il condizionamento solare, che avrebbero una grande potenzialità in Paesi come l’Italia

di Gianluigi Torchiani

Un impianto di solar cooling è tipicamente composto da un campo di pannelli solari, un serbatoio di accumulo, una unità di controllo, tubazioni e pompe e una macchina frigorifera alimentata termicamente

U

tilizzare il calore del sole per produrre fresco: un paradosso, a prima lettura, che è però il cuore dell’innovativa tecnologia del solar cooling, che rappresenta l’applicazione sperimentale del solare termico con le maggiori potenzialità. Questa tecnologia consiste nell’abbinamento tra pannelli solari termici e una macchina frigorifera (assorbitore) per la produzione di freddo: i pannelli solari assorbono la radiazione del sole e la trasformano in acqua calda che, successivamente, transita attraverso la macchina frigorifera che la raffredda, così da essere impiegata a sua volta per raffrescare gli ambienti oppure per la refrigerazione industriale. In altre parole, la tecnologia del solar cooling permette di produrre freddo sotto forma di acqua refrigerata a partire da una sorgente di calore. I vantaggi sono di diversa natura: considerato che i picchi di richiesta elettrica avvengono nella stagione estiva a causa del contemporaneo funzionamento di milioni di piccoli condizionatori ad aria, il solar cooling permette di far coincidere la massima disponibilità di radiazione solare con la maggiore richiesta

di freddo per il condizionamento degli edifici. Come spiega un’analisi dell’Enea, il solar cooling apporta quindi benefici: dal punto di vista del sistema elettrico nazionale, la diffusione su larga scala di questa tecnologia potrebbe contribuire ad allentare la pressione sulla rete elettrica, evitando i pericolosi picchi estivi. D’altra parte, chi sceglie di installare un impianto solar cooling può ottenere consistenti benefici in termini di efficienza energetica: il risparmio di energia primaria stimato dal progetto europeo Solco è intorno al 50-60%. Un altro vantaggio apportato dal solar cooling è quello di consentire l’utilizzo di tutta l’acqua calda prodotta da impianti solari di medie e grandi dimensioni anche nel corso dell’estate. Proprio nella stagione estiva, infatti, aumenta il rischio che gran parte dell’acqua calda prodotta dall’impianto vada sprecata. Questa tecnologia risulta particolarmente adatta a un Paese come l’Italia, caratterizzato da estati molto calde in cui vi è grande disponibilità di radiazione solare e un’elevata richiesta di energia per il raffrescamento. Entrando più nel dettaglio da un punto di

vista tecnico, uno schema di impianto solar cooling è tipicamente composto da un campo di pannelli solari, un serbatoio di accumulo, una unità di controllo, tubazioni e pompe e una macchina frigorifera alimentata termicamente. I collettori solari usati per applicazioni solar cooling sono perlopiù ad alta efficienza (con doppia superficie vetrata o collettori a tubi sottovuoto). Il chiller è il cuore di ogni impianto solar cooling: con questo termine si fa riferimento a macchine in grado di produrre il freddo, utilizzando come input energetico proprio l’energia termica immagazzinata nell’acqua grazie ai collettori solari. Nel corso di una giornata estiva, il serbatoio di accumulo funziona da buffer e riesce a ottimizzare la produzione di aria raffrescata, la cui richiesta può essere ovviamente anche asincrona rispetto alle ore durante le quali si ha effettiva disponibilità di radiazione solare. I serbatoi di accumulo sono dunque componenti impiantistiche indispensabili. Uno schema tipico - molto utilizzato nei casi in cui l’impianto sia destinato a funzionare sia in inverno (in riscaldamento) che in

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50-60%

▶ il risparmio di energia primaria stimato dal progetto europeo Solco

estate (in raffrescamento) – prevede l’impie- impianti di solar cooling nel corso del 2011. go di due serbatoi di accumulo: il primo per Eppure, se in Italia solo il 2% degli immobil’acqua calda prodotta dai collettori e il se- li a uso residenziale venisse dotato, da qui al condo per la conservazione di acqua fredda 2020, di un impianto di questo tipo con una prodotta dal chiller. Solitamente è presen- potenza media di circa 30 kW frigoriferi, rite anche una fonte di calore integrativa di sulterebbero installati circa 34 milioni di tipo tradizionale, ossia una caldaia a gas, per metri quadrati di collettori per solar cooling, rendere l’impianto del tutto indipendente per una potenza frigorifera complessiva di dalla effettiva disponibilità di radiazione 13.000 MW. Gli ostacoli a una diffusione del solar coosolare. Nonostante i vantaggi che abbiamo ling, come del resto per citato in precedenza e buona parte delle tecuno schema di funzio- All’inizio del 2010 gli impianti nologie legate all’effinamento – come si è installati nel mondo erano pari a circa cientamento energetivisto – non certo com- 300, per una potenza installata totale co, sono di varia natura. plesso, il solar cooling di 17,6 MW. Di questi, 28 erano stati installati in Italia per una potenza Secondo l’analisi effetresta sostanzialmente complessiva di 3,2 MW tuata nell’ambito del una tecnologia di nicprogetto Solco, esiste chia: all’inizio del 2010 gli impianti installati nel mondo erano pari un problema di conoscenza della tecnoloa circa 300, per una potenza installata totale gia e del know-how, nonché dei benefici di 17,6 MW. Di questi, 28 erano stati instal- derivanti, soprattutto tra i potenziali utenlati in Italia per una potenza complessiva ti (hotel, ospedali, uffici, ecc.). D’altronde, la di 3,2 MW. Secondo l’Energy & Strategy maggior parte degli attori tecnici (ingegneGroup del Politecnico di Milano nel nostro ri, progettisti, installatori, ecc.) non hanno Paese e a livello globale non si è registrata familiarità con questa tecnologia e di conuna crescita tangibile delle installazioni di seguenza non la suggeriscono ai potenziali

utilizzatori come possibile soluzione impiantistica. Sarebbe dunque necessaria una formazione ad hoc per tutte queste categorie, nonché la creazione di appositi strumenti di progettazione (software), sistemi di controllo e soluzioni impiantistiche “a pacchetto”. Ovviamente la barriera prezzo è altrettanto importante: gli operatori del mercato evidenziano spesso che l’elevato costo per l’investimento iniziale limita sensibilmente la diffusione degli impianti. In effetti, allo stato attuale, le macchine frigorifere ad assorbimento sono ancora economicamente poco competitive con i condizionatori tradizionali; ciò è particolarmente vero nel caso di piccoli impianti (utenze domestiche, piccoli esercizi commerciali, ecc.). Inoltre, questa tecnologia sconta ancora la mancanza di un chiaro supporto politico sia a livello nazionale che in ambito comunitario, nonostante il condizionamento solare sia ormai considerato come una delle possibili risposte alle problematiche ambientali legate ai consumi energetici per la climatizzazione degli edifici. In ogni caso, è evidente che una più larga diffusione dei sistemi solar cooling debba passare per una maggiore maturità della tecnologia e il miglioramento della fattibilità economico-finanziaria. Le analisi di costo indicano che, agli attuali prezzi dell’energia, questi sistemi non potranno essere competitivi neppure nel prossimo futuro con i sistemi di condizionamento tradizionali. Sono assolutamente necessari, dunque, incentivi finanziari per l’investimento, ma sarebbe auspicabile, soprattutto, un sistema fiscale più equo nella effettiva valutazione dei reali costi ambientali connessi allo sfruttamento delle fonti fossili. D’altra parte è necessario realizzare un certo numero di progetti dimostrativi così da raggiungere una sufficiente massa critica e, soprattutto, disporre di dati di monitoraggio delle prestazioni degli impianti realizzati, così da sopperire al gap informativo. Tutti gli studi indicano, d’altronde, l’esistenza di grandi margini potenziali di riduzione dei costi per gli impianti solar cooling di prossima generazione, che passeranno per un miglioramento delle prestazioni per i chiller e di efficienza per i pannelli solari. ◆

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Energia alternativa

case history

Le aziende del comparto vedono un 2013 positivo La veronese Pleion e la salentina Cmg Solari sono uscite indenni dal difficile 2012 e guardano con fiducia al futuro, anche per effetto dell’introduzione del Conto energia termico

di Gianluigi Torchiani

I

l solare termico italiano è reduce da un biennio di grandi difficoltà, ma le imprese del settore, anche in questo difficile frangente, hanno cercato di sviluppare strategie ad hoc per mantenere e accrescere le proprie posizioni sul mercato. Ne abbiamo parlato con Dario Saggioro, presidente di un’azienda del Nord, la veronese Pleion, e con Mario Giannelli, amministratore di Cmg Solari, impresa del settore di Melissano (Lecce). Pleion, nata alla fine del 2008, si rivolge con i propri prodotti a installatori termoidraulici, specialisti del solare termico, e piccoli/medi rivenditori con i quali ha stipulato accordi di partnership. Più lunga la storia di Cmg Solari, attiva dal 1981, che produce collettori e sistemi solari termici in circolazione forzata e naturale sia in Oem che a proprio marchio, commercializzati tramite una rete commerciale diffusa sul territorio nazionale, costituita da distributori e installatori solaristi. Entrambe le aziende sono coscienti del momento di difficoltà del settore: «Il mercato del solare termico ha goduto di forte crescita nel periodo 2006 – 2008. Negli ultimi quattro

anni, complice la crisi economico-finanzia- al fotovoltaico), la scarsa preparazione speria globale e il forte calo dell’edilizia, il setto- cifica di molti tecnici (progettisti e impiantisti), infine gli ostacoli burocratici che molre è tendenzialmente in arretramento. In particolare il 2012 si è chiuso con una ti Comuni oppongono a qualsiasi tipo di contrazione del mercato tra il 25-30% rispet- installazione di impianti solari termici». Su to all’anno precedente. In questo scenario, il questa impostazione concorda anche il nufatturato Pleion è cresciuto di quasi il 60% mero uno delle azienda veronese, secondo con un’importante crescita della quota di cui nel futuro avranno successo le aziende mercato, che nel segmento della circolazio- che riusciranno a produrre e commerciane naturale ha raggiunto il 25%», sostiene lizzare sistemi solari innovativi, facili da Saggioro, che attribuisce il merito di que- installare (plug & play), con buon design e a sto successo all’innovazione di prodotto e di costi inferiori a quelli attuali. Il 2013, in ogni marketing. Giannelli, invece, non si lamen- caso, dovrebbe rappresentare un anno pota del 2012 di Cmg Solari, che descrive come sitivo per il comparto, in particolare per efsoltanto di “mancata crescita” in un conte- fetto del nuovo Conto energia termico «che sto complessivo difficile e, anzi, attribuisce il potrebbe portare una ventata di ottimismo e mancato arretramento alle novità prodotto risollevare i fatturati. La speranza è che, però, e all’estrema specializzazione dell’azienda. la politica energetica nazionale nel suo comSullo sviluppo del settore, spiega il responsa- plesso riconosca al solare termico il ruolo guida che per natubile dell’azienda lecra gli appartiene. In cese, «pesa la scarsa questo senso esistoattenzione mediano le esperienze potica riservata al nositive di Germania, stro settore (sopratAustria, Grecia, tutto in confronto Israele, Australia, con quella dedicata ▶ Contrazione del mercato nel 2012

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25-30%


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Il mercato del solare termico ha goduto di forte crescita fra il 2006 e il 2008, poi la crisi economica e del settore edilizio ha fatto segnare un arretramento. Il 2013 potrebbe essere l’anno della ripresa.

Sullo sviluppo del settore pesa la scarsa attenzione mediatica riservata al nostro settore, la scarsa preparazione specifica di molti tecnici, infine gli ostacoli burocratici.

” Turchia, Cina, ecc)», spiega Giannelli. Il nuovo sistema d’incentivazione entrati in vigore nel 2013 piace anche al Nord; la Pleion conta molto anche su alcune novità di prodotto da introdurre nel segmento del residenziale domestico e sull’ingresso nei mercati esteri. Le sensazioni positive non consentono però certo agli operatori del solare termico di adagiarsi sugli allori: «È fondamentale investire nell’innovazione sia di prodotto che di marketing. Secondo me non è una questione di convenienza…. qui si tratta di sopravvivenza.Le aziende che, in questo momento particolarmente critico, riescono non solo a difendere ma a migliorare fatturati e margini, sono quelle che hanno saputo innovare nei prodotti, nei processi e nei mercati. I clienti sono affamati di novità poiché sono consapevoli che solo in questo modo possono differenziarsi e arrivare al mercato con nuove proposte in grado di soddisfare una clientela sempre più esigente, documentata e in grado di confrontare prodotti, tecnologie, prezzi prima di effettuare la scelta finale », puntualizza Saggioro.

«Puntiamo fortemente sui prodotti dal migliore rapporto costo-beneficio – evidenzia il responsabile dell’azienda salentina - , quindi su due linee di sistemi solari in circolazione naturale: la linea a condensazione New Efficient e la linea a glicole inerziale Inertial Flux. Differenti per caratteristiche tecniche e per design, sono accomunate dall’aspetto altamente innovativo e sono entrambe brevettate. Per altro verso puntiamo fortemente sul nostro collettore vetrato piano super-selettivo denominato Evo, che emerge per il rapporto qualità-prezzo e che trova ideale collocazione negli impianti di media e grossa taglia destinati all’industria (hotel e strutture ricettive in genere, caseifici e altre attività che necessitano di energia termica) e dal residenziale (district heating, ecc)». Pleion, inoltre, ha deciso di investire molte risorse su una precisa strategia di marketing: «Abbiamo definito una strategia commerciale e di marketing che si basa su elementi molto concreti e riteniamo facilmente comprensibili dai vari interlocutori del mercato. Siamo particolarmente attenti alla fase di selezione delle nostre agenzie

Mario Giannelli

che devono condividere la nostra filosofia e i nostri valori aziendali. Poi è necessaria una formazione costante e continua sui nuovi prodotti, le politiche commerciali, i segnali che arrivano dal mercato e dai competitor. Offriamo ai nostri clienti la possibilità di diventare nostri partner e, quindi, di poter distribuire il nostro catalogo prodotti. Chiediamo loro di condividere la nostra strategia di portare sul mercato prodotti innovativi e di aumentare la visibilità del nostro marchio attraverso l’utilizzo di strumenti di marketing dedicati ». Cmg Solari per il futuro guarda invece con sempre maggiore interesse allo sviluppo di collaborazioni e partenariati con i settori contigui del fotovoltaico e dell’efficienza energetica. Insomma, da Nord a Sud il solare termico è tutt’altro che un settore fermo ma, anzi, vigile e pronto a intercettare una domanda attesa in ripresa. ◆

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16 .2%

20 yr


Progetto

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Tekneco Numero 11 | 2013

Con TermoWeb la gestione degli impianti termici si fa su internet progetto di: Energy System

Il sistema, messo a punto dall’azienda salentina Energy System, si basa su dei termostati capaci di funzionare wi-fi, senza necessità di installare centraline

Riservato agli abbonati. sapere come riceverlo? che rappresenta la colonna portante Due passaggi imprescindibili per unaVuoi mag- System, giore efficienza energetica sono la cono- dell’intera architettura e permette al sistewww.tekneco.it/ricevi-tekneco ma di lavorare secondo una logica di funzioscenza effettiva dei consumi e la possibilità di intervenire su di essi. Per questo motivo, già da diversi anni, sono commercializzate delle soluzioni di telegestione e telecontrollo del fabbisogno, in realtà diffuse soprattutto in ambito industriale e nella grande distribuzione. In questa scia si inserisce TermoWeb, un sistema info-telematico integrato, progettato e realizzato dalla leccese Energy System. A differenza di altre soluzioni di domotica presenti sul mercato, TermoWeb non necessita di cablaggi strutturati e di centraline fisiche installate in loco. La centralina, infatti, è virtualizzata nel componente software denominato Core

namento remota. TermoWeb per il suo funzionamento, infatti, sfrutta le connessioni wi-fi comunemente utilizzate e, grazie alla telegestione e al telecontrollo, permette di regolare autonomamente, in funzione delle zone, della temperatura esterna e delle temperature dei vari ambienti, il miglior microclima a ogni ora della giornata. La regolazione viene comandata attraverso un algoritmo di controllo che elabora informazioni differenti quali caratteristiche ambientali dei locali da climatizzare, particolarità termiche degli ambienti adiacenti e condizioni climatiche

Contatti Energy System S.r.l. Via delle Anime 27/A 73100 Lecce, Italia tel: 0832 331194 fax: 0832 331194 web: www.ensystemsrl.it


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Architettura TermoWeb

Termostato 2

Termostato 1

Connessione WiFi Protocollo 802.11 Modem/Router Notebook

Internet Notebook Access Point PDA

Termostato 3 Core System Application Web Server Application Database

Fonte: Energy System Srl

Riservato agli abbonati. di palazzine residenziali di una certa metra- consumi fino al 20%, rispetto a una configutura. Ad esempio un direttore di albergo può razione priva di tali apparati. Attualmente, il Vuoi sapere come riceverlo? monitorare la temperatura delle stanze del- sistema è già installato come prototipo in alla sua struttura dal suo tablet collegandosi cuni comuni del Salento e, secondo l’azienwww.tekneco.it/ricevi-tekneco semplicemente al portale web dedicato; qui da, in futuro potrebbe essere facilmente

esterne. La tecnologia wi-fi comporta una scalabilità teoricamente infinita rispetto al numero di termostati (o di ambienti) da gestire, nonché un importante abbattimento nei costi di installazione e di eventuale riconfigurazione degli impianti e degli edifici. Da un punto di vista tecnico tutti i componenti di TermoWeb sono comunicanti con il “Core System” che, a sua volta, si interfaccia a un web-server, permettendo così agli utenti di effettuare il telecontrollo e la telegestione tramite internet. L’accesso web ai dati e alla gestione, infatti, è possibile utilizzando un normale browser di navigazione, da qualsiasi dispositivo collegabile ad internet (Pc, tablet, smartphone). TermoWeb nasce dall’esigenza di tenere sotto controllo i consumi di grandi edifici come scuole, alberghi, edifici comunali, aziende, ma anche

troverà la rappresentazione grafica del suo albergo e potrà interagire con i termostati andando a visualizzare la temperatura in ogni stanza, magari spegnendo quelli delle stanze in cui non vi sono prenotazioni.Tutto questo permette una gestione ottimale degli impianti termici e di condizionamento, grazie al continuo monitoraggio delle grandezze significative (funzioni di avviamento ottimizzato e programmi a tempo) e la trasmissione in tempo reale delle anomalie. Secondo Energy System, un’opportuna programmazione del sistema di telegestione permette di ottenere una riduzione dei

adattabile anche a impianti non termici (illuminazione, acquedotti, dighe, inquinamento atmosferico), attraverso l’impiego di sensori di natura diversa rispetto a quelli termici. ◆ gt

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Tekneco Numero 11 | 2013

Energia alternativa

News

foto: robert and cathy, flickr

L’incentivo che non costa

Il fotovoltaico ha raggiunto obiettivi impensabili ma è ancora lontano dalla grid parity. Anie/Gifi ora chiede norme che favoriscano la generazione distribuita

di Gianluigi Torchiani

Il

fotovoltaico ha raggiunto traguardi impensabili sino a pochissimi anni fa, quando questa tecnologia era sostanzialmente un’applicazione semisperimentale con numeri irrilevanti per il sistema energetico nazionale. Oggi, invece, questa fonte può contare su 17 GW installati su tutto il territorio nazionale (un dato decisamente superiore a tutte le previsioni di crescita rilasciate negli ultimi anni), impianti presenti nel 95% dei Comuni e un contributo superiore al 5% del fabbisogno elettrico nazionale. Numeri, insomma, di tutto rispetto, che hanno

permesso all’Italia di diventare il secondo mercato al mondo alle spalle dell’inarrivabile Germania. Non bisogna, però, nascondersi dietro a un dito: senza gli incentivi delle varie versioni del Conto energia, che hanno remunerato l’energia prodotta dagli impianti fotovoltaici, uno sviluppo di tale portata non avrebbe mai avuto luogo. Una stagione, quella dell’incentivazione d’oro del fotovoltaico, che sembra ormai giunta al termine. Il quinto Conto energia, entrato in funzione appena ad agosto 2012 e che in teoria sarebbe dovuto rimanere in vigore sino al 2015, aveva stabilito che


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Energia alternativa

News

17 GW ▶ La potenza degli impianti installati in Italia oggi

Anie/Gifi

L’eccessiva burocratizzazione del comparto

_

Attualmente, secondo Anie/Gifi, la somma degli adempimenti burocratici e degli oneri di accesso al sistema elettrico per un piccolo impianto da 3 kW, realizzato presso un’utenza familiare, può superare i 1.000 euro, su un costo dell’impianto di 5.000 euro circa. Questo 20%, di fatto, rappresenta un’ulteriore barriera alla diffusione del fotovoltaico nel nostro Paese, in particolare nel settore residenziale. La richiesta del comparto, perciò, è quella di una semplificazione delle procedure autorizzative e di connessione alla rete, facendo leva sullo strumento dell’autodichiarazione. In particolare, la richiesta è di istituire un modello unico semplificato da utilizzare per l’autorizzazione, la connessione e l’esercizio degli impianti fotovoltaici realizzati su edifici.

il finanziamento pubblico al solare fo- che riguardano, in sostanza, un rapporto tovoltaico non dovesse superare quota 6,7 bilaterale tra due soggetti: un solo cliente miliardi di euro l’anno. Al momento in cui finale (solitamente un’azienda energivora) scriviamo (fine febbraio 2013), siamo vici- e un produttore, senza necessità di passare ni a quota 6,6 miliardi di euro e, dunque, per le tradizionali reti elettriche e i relatiil blocco del regime incentivante appare a vi oneri di utilizzo. Sinora la mancanza di un passo. A meno di un improbabile varo di regole applicative da parte dell’Aeeg, sostieun sesto Conto energia da parte del nuovo ne Anie/Gifi, ha bloccato una vera diffusioEsecutivo, il fotovoltaico italiano dovrebbe ne di questo meccanismo, che ovviamente in teoria camminare con le proprie gam- non entusiasma le tradizionali società probe già dal secondo semestre 2013. In realtà, duttrici di energia. Simili problemi interesperò, la grid parity per questa risorsa non è sano anche i Riu (Reti interne di utenza), certo stata ancora raggiunta su tutto il ter- che si differenziano rispetto ai Seu per la ritorio nazionale e, dunque, gli operatori del maggiore estensione territoriale al di fuosettore tremano di fronte alla possibilità di ri di un’area di proprietà e l’inclusione di utenze ulteriori riuna competizione impari con la gene- Mentre l’Aeeg in questi mesi ha pensato a una spetto al rapporto produttore / cliente, razione elettrica da revisione del meccanismo che andrebbe a fonti fossili. In pros- sfavore degli operatori del fotovoltaico, Anie/ nonché dall’obbligo di connessione simità delle elezioni Gifi, invece, chiede un’estensione di questo meccanismo sino ai 200 kW di potenza. a una rete pubblidi febbraio, l’assoca. Cruciale per lo ciazione di categoria Anie/Gifi ha presentato una serie di pro- sviluppo di un fotovoltaico capace di soposte, definite a costo zero per le casse dello stenersi con le proprie gambe sarà anche Stato, che dovrebbero aiutare il settore ad il rafforzamento dello scambio sul posto; arrivare al traguardo dell’agognata grid pa- attualmente, con questo meccanismo, gli rity senza necessità di stanziare nuovi sus- oneri di sistema non si pagano per tutta sidi. Ad esempio, Anie/Gifi sottolinea come l’energia consumata al momento e non si il costo del denaro penalizzi fortemente gli pagano nemmeno, dato che vengono restiinvestimenti nel solare rispetto agli ope- tuiti, per l’elettricità scambiata con la rete. ratori di altri Paesi. A questo problema si In poche parole l’energia in eccesso, propotrebbe ovviare con l’introduzione di un dotta da un impianto fotovoltaico e immesfondo speciale garantito dallo Stato (come sa in rete, può essere consumata senza costi il Fondo Rotativo di Kyoto) per consenti- aggiuntivi in un secondo momento, grazie re l’accesso al credito a tassi ragionevoli. appunto all’autoconsumo virtuale permesAltro strumento che appare indispensabi- so dal meccanismo dello scambio sul posto. le per il futuro del solare nazionale sono gli Mentre l’Aeeg in questi mesi ha pensato a strumenti di detrazione fiscale sugli inve- una revisione del meccanismo che andrebstimenti: in teoria, fino al 30 giugno 2013 be a sfavore degli operatori del fotovoltaiper i privati (in alternativa agli incentivi co, Anie/Gifi, invece, chiede un’estensione diretti del Conto energia) esiste la possibi- di questo meccanismo sino ai 200 kW di lità di detrazione fiscale del 50% dei costi di potenza. Un insieme di misure, insomma, realizzazione di un impianto fotovoltaico che appaiono pensate per sostenere un fo(fino a 96.000 euro in 10 anni). Dal primo tovoltaico più piccolo e più a misura di geluglio 2013, però, il valore della detrazione nerazione distribuita rispetto a quello che dovrebbe scendere al 36%; Gifi raccoman- abbiamo conosciuto sinora. da l’estensione di tale strumento attraverso l’istituzione di un meccanismo aperto a tutti i soggetti (ossia anche alle imprese) e stabile nel tempo e chiede che, nel frattempo, la scadenza di giugno 2013 sia pertanto prorogata di almeno un anno. Un’altra misura è quella relativa alla produzione di energia fotovoltaica: secondo gli operatori del settore si dovrebbe cercare di ridurre il carico fiscale sui ricavi dalla vendita di elettricità. Molta speranza è poi riposta nei LEGGI questo articolo anche sul sito di Tekneco: sistemi efficienti di utenza, i cosiddetti Seu www.tekneco.it/1117

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Tekneco Numero 11 | 2013

Energia alternativa

News futuro

L’Europa guarda già al 2050 per energia e ambiente L’Europarlamento ha approvato la roadmap per il dopo 2020: grande spazio a rinnovabili ed efficienza energetica

L’Unione Europea si sta rapidamente avvicinando al 2020, anno in cui è prevista la fine del Pacchetto clima-energia, il dispositivo di promozione delle energie rinnovabili e del taglio delle emissioni di C02 nei 27 Stati membri. I progressi dei singoli Paesi sono stati abbastanza significativi ma, a meno di sette anni da questa scadenza, è chiaro che bisogna guardare a più lungo termine per dare un seguito a questo

GLI STUDI

percorso. In quest’ottica lo scorso 24 gennaio la commissione all’Industria e all’energia del Parlamento europeo ha approvato la Roadmap Energy 2050. Il documento mette in luce come l’Ue non intenda fare passi indietro ma, al contrario, voglia moltiplicare gli sforzi per la promozione delle energie pulite e della decarbonizzazione. Un ruolo chiave sarà attribuito all’efficienza energetica: rispetto ai picchi del 2005-2006, la domanda di energia primaria del Vecchio Continente dovrà ridursi tra il 16% e il 20% entro il 2030 e tra il 32% e il 41% entro il 2050. Meno energia, insomma, ma più elettricità: tutti gli scenari indicano che l’elettricità svolgerà un ruolo molto più rilevante rispetto alla situazione attuale (la quota dell’elettrico sulla domanda finale di energia dovrebbe quasi raddoppiare per attestarsi al 36-39% nel 2050), contribuendo alla decarbonizzazione del trasporto e del riscaldamento/raffreddamento.

Ad esempio, nel 2050 l’elettricità potrebbe fornire il 65% circa della domanda di energia delle autovetture e dei veicoli leggeri. Per evitare contraccolpi sull’ambiente, la produzione di energia elettrica dovrà perciò essere sempre più pulita e, infatti, al 2050 sarà garantita quasi al 100% da un mix di rinnovabili, nucleare e carbone a emissioni contenute grazie alla Carbon capture storage. In particolare, la quota delle rinnovabili vere e proprie aumenterà notevolmente in tutti gli scenari considerati, per attestarsi almeno al 55% del consumo finale lordo di energia nel 2050 (30% al 2030), con un aumento di 45 punti percentuali rispetto al livello odierno del 10% circa.

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Stoccaggio di energia: boom, grazie alle rinnovabili

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100

2020

il mercato degli accumuli energetici in miliardi di dollari secondo Daiwa capital markets

Il connubio tra sistemi di accumulo energetico e le rinnovabili si trasformerà in un business dalla crescita esponenziale. Lo confermano diversi studi e report, quale quello di Daiwa capital markets secondo cui il mercato degli accumuli energetici arriverà, dai 44 miliardi di dollari del 2010, a 100 miliardi di dollari nel 2020 (81 miliardi di euro). Anche per l’Italia si profilano numeri da capogiro se, come prevede lo studio della Business Integration Partners tra il 2010 e il 2020 sono attesi circa 3 miliardi di euro di investimenti in Italia nei sistemi di stoccaggio delle rinnovabili, che consentono di conservare l’energia prodotta. L’Italia dimostra di crederci anche se i tempi di crescita

saranno un po’ lunghi: intanto però l’Autorità per l’energia ha ammesso alla sperimentazione sulla rete di trasmissione i sei progetti pilota di sistemi di accumulo “energy intensive”, autorizzati dal Ministero dello sviluppo economico. Il trend quindi è la crescita dei sistemi di accumulo, favorita da una drastica riduzione dei costi, come previsto in uno studio di Mc Kinsey, che prevede un calo del 74% da qui al 2025.

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Ecologia La ri-scoperta della ruota, ma adesso è verde L’industria degli pneumatici propone nuovi modelli, per ridurre i consumi e inquinare meno

Sotto l’albero delle gomme Nuove risorse naturali per le gomme del futuro. E c’è chi userà persino le bucce d’arancia

L’etichetta europea Da novembre 2012 è in vigore la regolamentazione europea per l’etichettatura degli pneumatici

Una vita più verde dopo la vita Il destino degli pneumatici esausti nell’industria del riciclo: dall’edilizia ai cementifici

La ventilazione meccanica controllata Il sistema Hoval per la VCM di nuova generazione, per un’aria migliore

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MERCATO


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Ecologia

LA RI-SCOPERTA DELLA RUOTA, MA ADESSO È VERDE

di Stefania Marra

Gli pneumatici incidono fortemente nell’impatto ambientale delle nostre vetture. Per stare al passo coi tempi, e per rispettare norme sempre più vincolanti, sono oggi in cantiere pneumatici che riducono i consumi delle auto e sono anche fatti con prodotti sostenibili. Per non parlare di riciclo e riuso dei copertoni a fine vita

I

l mercato dell’auto in Europa ha segnato nel 2012 un ulteriore forte crollo delle vendite, tornate ai livelli del ’95, e l’Italia è riuscita a far “peggio”: si parla di cifre paragonabili a quelle dei primi anni Sessanta. La causa, secondo gli esperti, è da imputare alla crisi economica che continua ad attanagliare il Vecchio continente (e alle contromisure adottate, che penalizzano fortemente i consumi). Infatti nel resto del mondo, dove la crisi non si fa sentire, non si sono registrate simili contrazioni. Nonostante tutto, i

veicoli oggi in circolazione sul Pianeta sono quasi 800 milioni, con la prospettiva di un raddoppio di qui al 2030. Proprio la crisi economica sarebbe in parte responsabile anche dei miglioramenti registrati nei dati relativi all’inquinamento prodotto dai trasporti, da poco pubblicati dall’Agenzia europea per l’ambiente (Aea). Ma l’impatto ambientale causato direttamente o indirettamente dagli autoveicoli è ancora molto pesante. Ai trasporti è imputabile il 24% di tutte le emissioni di gas a effetto serra dell’Ue nel 2009. Nonostante i progressi degli ultimi anni, ancora molto c’è da fare per debellare i rischi per la salute: livelli nocivi di biossido di azoto (NO2) superiori ai limiti di legge sono stati registrati nel 2010 nel 44% delle stazioni di monitoraggio dell’aria installate lungo le strade. I livelli di particolato (Pm10) hanno superato i limiti nel 33% di tali siti. Questi inquinanti possono avere conseguenze sul sistema cardiovascolare, sui polmoni, sul fegato, sulla milza e sul sangue. Ma anche l’inquinamento acustico provocato dal traffico crea danni non trascurabili, e sono quasi 100 milioni le persone esposte a livelli medi di rumore dannosi prodotti da veicoli sulle strade principali. Sempre l’Aea sottolinea che nell’Unione è

necessario ridurre ulteriormente l’energia utilizzata nei trasporti: nel 2011 è risultata solo del 4,3% inferiore rispetto al picco registrato nel 2007, e si teme che il trend viri al rialzo parallelamente all’attesa ripresa economica. Una brutta aria

Che nel continente tiri una “brutta aria” non è certo sfuggito ai cittadini europei, che hanno di recente espresso le loro preoccupazioni in un’indagine specifica (Eurobarometro dal titolo “La posizione degli europei riguardo alla qualità dell’aria”): il 52% degli intervistati (in Italia il 50%) ritiene che l’inquinamento atmosferico causato dai trasporti debba essere una priorità per l’Ue, immediatamente dopo quello causato dall’industria. «La politica perseguita dall’Unione europea è riuscita a ridurre le emissioni di molte sostanze inquinanti nel corso dell’ultimo

27 mln ▶ Le tonnellate di pnenumatici prodotti nel 2010 in Europa


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Tekneco Numero 11 | 2013

52% degli europei secondo l’indagine Eurobarometro ritiene che l’inquinamento atmosferico causato dai trasporti debba essere una priorità per l’Ue

Life Cycle Assessment di un pneumatico medio europeo per autovettura DISTRIBUZIONE

FASE DI UTILIZZO

<1%

PRODUZIONE E LAVORAZIONE

11,7%

86%

RACCOLTA A FINE VITA

Per ogni fase è riportato il valore percentuale dell’impatto ad essa associato

<1%

Recupero di materiale Recupero di energia Discarica

PROCESSAMENTO DI FINE VITA

2%

Fonte: ETRMA – On ETRMA’s track!

decennio, ma si può fare di più. In molti pa- europeo per l’Ambiente, Janez Potočnik, esi – spiega Jacqueline McGlade, direttore all’obiettivo ecologico si sovrappone quello esecutivo dell’Aea – le concentrazioni di so- economico, opportunità che non sfugge alle stanze inquinanti rimangono sopra i limiti grandi e piccole aziende che sulla mobilità legali raccomandati stabiliti per proteggere sostenibile stanno investendo già da tempo. I traguardi da raggiungere in tema di ridula salute dei cittadini europei. In effetti l’inquinamento atmosferico riduce l’aspettati- zione dei consumi e degli impatti ambienva di vita di circa due anni nelle città e nelle tali sono decisamente impegnativi. Non è regioni più inquinate». I dati raccolti con quindi pensabile demandarli ad un’ipotetil’Eurobarometro dovrebbero essere utiliz- ca rivoluzione che sostituisca l’intero parco zati dalla Commissione europea nei lavori veicoli circolante e a venire con omologhi a trazione elettrica o a di revisione, attualmencelle di idrogeno. I risulte in corso, della politica La Michelin già vent’anni fa ha tati servono subito e vandell’Unione in materia lanciato il suo primo pneumatico no conquistati andando di qualità dell’aria, che verde e ogni anno fa investimenti a limare ogni possibile dovrebbe essere ultimata pari a circa 600 milioni di euro in ricerca e in collaudi. consumo superfluo o pronella seconda metà del cesso non funzionale. In 2013, anno dedicato proquesta prospettiva il settore degli pneumaprio alla qualità dell’aria. Intanto sul finire del 2012 è entrata in vi- tici sta ottenendo risultati importanti, pergore l’etichetta per gli pneumatici (vedi seguiti attraverso strade eterogenee. Il primo passo per migliorare l’ecocompag…), uno strumento informativo e di controllo che si inserisce nella più ampia stra- patibilità di un prodotto è la comprensione tegia che punta da un lato a preservare la delle sue criticità. I dati relativi all’impatto salute e la sicurezza dei cittadini e dall’altro ambientale globale degli pneumatici “tradia ridurre i consumi e le emissioni. Ma nel zionali” sono stati individuati già nel 2001 vasto e crescente settore della mobilità so- grazie ad uno studio condotto dai maggiori stenibile la ricerca va avanti ormai da molti fabbricanti europei (“Life Cycle Assessment anni e i risultati sono sempre più interes- of an average European car tyre” - Prè santi. Come sottolineato dal commissario Consultants B.V. on behalf of Blic, 2001), che

mostra come le fasi di approvvigionamento delle materie prime e di produzione complessivamente determinano il 12% circa dell’impatto totale (rispettivamente per circa il 10% e il 2%), mentre è proprio durante la “vita attiva” che tale percentuale schizza fino a quota 86; in buona parte ciò è dovuto al fatto che in media le gomme contribuiscono al 20% circa del consumo complessivo di un’autovettura (cfr infra). L’ultima fase (raccolta delle gomme esauste e relativo riprocessamento) incide per meno del 3% (vedi fig. Lca pneumatico).

Riservato agli abbonati. Vuoi sapere come riceverlo? Pneumatici verdi www.tekneco.it/ricevi-tekneco Il concetto stesso di “pneumatico verde”

assume connotazioni anche molto diverse, se si guarda alle varie fasi del suo ciclo di vita, e cioè alla produzione, all’uso e allo smaltimento. Se da un lato può definirsi ecologico uno pneumatico che, grazie a particolari caratteristiche tecniche, consente al veicolo su cui è montato di consumare meno carburante, dall’altro non si può certo trascurare un prodotto la cui attenzione verso l’ambiente è concentrata nella fase di produzione o, ancora, a fine vita. In tutte e tre queste categorie ci sono poi ulteriori varianti. Vediamole più nel dettaglio, iniziando dagli pneumatici di filiera green. In


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Ecologia

2012 è l’anno di entrata in vigore dell’etichetta di qualità per gli penumatici

questa grande famiglia troviamo intanto le case produttrici che stanno portando avanti un percorso di riduzione degli impatti nella fase industriale. Uso di energie rinnovabili, riduzione del consumo di acqua e delle emissioni inquinanti, certificazione ambientale degli impianti e delle sedi sono alcune delle azioni intraprese da molte delle più importanti aziende del settore. Questo percorso si affianca ai grandi investimenti che in tutto il mondo vengono indirizzati sulla ricerca di materiali più sostenibili e lavorazioni innovative ad alta efficienza. Ad esempio, l’introduzione della silice in sostituzione totale o parziale del nerofumo, oltre a portare le prestazioni degli pneumatici verdi allo stesso livello di quelli tradizionali, ha determinato anche un abbattimento di circa l’11% dell’impatto totale e offre una maggiore resistenza che allunga la vita del prodotto (vedi fig. Impatto ambientale). È di questi giorni la notizia che la Solvay investirà 75 milioni di euro in un nuovo impianto per silice ad alta dispersione Zeolis Premium, la cui domanda lo scorso anno è quadruplicata sulla spinta delle nuove norme europee, che impongono una maggiore efficienza energetica degli pneumatici. Una nuova vita

Si è già visto come, contrariamente a quello che si può pensare, in percentuale, rispetto all’intero ciclo di vita, l’impatto generato dagli pneumatici esausti non è particolarmente gravoso. Ma neanche trascurabile, dal momento che ogni anno a livello globale ne viene venduto un miliardo e mezzo, destinato prima o poi a diventare rifiuto. Esistono delle filiere specifiche che si occupano del recupero e del corretto riciclo di questi scarti (detti Pfu, pneumatici fuori uso). Nel 2010 in Europa sono stati prodotti circa 2,7 milioni di tonnellate di pneumatici ed è stato riciclato il 96% di quelli dismessi. La percentuale residua è utilizzata come combustibile in termovalorizzatori o cementifici al posto del carbone, il cui potere calorifero è inferiore; la percentuale di biomassa, dovuta alla gomma naturale presente nel prodotto, permette una riduzione delle emissioni di biossido di carbonio legate alla combustione. I numeri dicono però che la quasi totalità del Pfu viene indirizzata al recupero di materia, portandola quindi ad una nuova vita. Una volta dismesse, le gomme vengono sottoposte a specifici trattamenti che

trasformano lo scarto in una materia prima seconda: quello che una volta era uno pneumatico rinasce sotto forma di panchina stradale o pista per l’atletica, come isolante per l’edilizia o componente per asfalti speciali e così via (vedi pag 60). Ancora prima di diventare “altro”, gli pneumatici consumati possono ancora essere sfruttati: in parte vengono avviati al riutilizzo su mercati meno esigenti, e in parte vengono ricostruiti con tecnologie specifiche, ma solo se il prodotto possiede ancora le caratteristiche

indispensabili per una prestazione sicura ed efficiente. La quadratura del cerchio(ne)

Come si è visto, la maggior parte dell’impatto ambientale dello pneumatico si sviluppa durante l’utilizzo. Un decimo di questo impatto è dovuto al cosiddetto tyre debris, e cioè il deterioramento causato dall’attrito; a livello internazionale questo fenomeno è ancora in fase di studio, ma si calcola che provochi una consunzione tra il 10 e il 14%

Cosa tenere d’occhio

Radiografia di uno pneumatico

Le materie prime —— Materie prime costituenti gli impasti e le mescole (tra cui gomme naturali o sintetiche, cariche rinforzanti, plastificanti, ingredienti per la vulcanizzazione, protettivi, quali gli antinvecchianti e gli antiozonanti) —— Materie prime costituenti la struttura dello pneumatico (tra cui il filo d’acciaio ramato per i cerchietti, la cordicella di acciaio per il tessuto metallico, i tessuti greggi trattati per i tessuti tessili gommati) —— Materie prime ausiliarie, che pur entrando nel processo produttivo non sono costituenti del prodotto finito e sono solitamente considerate “ausiliari di processo” (antiadesivi, distaccanti, soluzioni di attacco…), oltre a una serie di prodotti ausiliari di uso specifico nelle diverse fasi del processo produttivo I componenti —— Il “liner” (innerliner): uno strato di gomma sintetica a perfetta tenuta d’aria che si trova all’interno del pneumatico e funge da camera d’aria —— Le tele di carcassa (carcass), strutture portanti del pneumatico composte da sottili fili in fibra tessile (fino a 1.400 per unità) disposti ad arco diritto e gommati, sono considerate gli elementi chiave della struttura ai fini della resistenza alla pressione —— Il tallone (bead): composto da un’imbottitura nella zona bassa (Apex), ha il compito di trasmettere la coppia motrice e la coppia frenante dal cerchio all’area di contatto con il suolo —— I cerchietti (bead wire), due anelli metallici composti da uno o più fili paralleli gommati attorno ai quali vengono risvoltate le tele di carcassa —— I fianchi (sidewall), generalmente costituiti da strisce di gomma molto resistenti a flessioni ripetute e ossidazioni. Oltre che ad assorbire parte delle sollecitazioni dinamiche cui è sottoposto un pneumatico, proteggono e danno consistenza alla carcassa —— Le cinture (belt layers), costituite da tele armate con fili d’acciaio sottili ma resistenti, incrociate in obliquo e incollate una sull’altra. L’incrocio con i fili della carcassa forma triangoli indeformabili —— La “fascia battistrada” (tread), è la parte posta sopra le cinture che collega il veicolo con la strada. Si ottiene per trafilatura e ha una forma trapezoidale, con la base minore leggermente incavata e sagomata.

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(dal sito www.pirelli.com)


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20%

▶ dei consumi di un’auto dipendono dallo stato e dalla qualità degli pneumatici

il migliore pneumatico ecologico nella sua categoria, grazie alla riduzione dei consumi e quindi delle emissioni di anidride carboConfronto fra la suddivisione dei potenziali impatti ambientali di due pneumatici nica e alla resa chilometrica, e ai massimi livelli nella sicurezza, particolarmente su asciutto e bagnato. Il Cinturato P6, oltre ad 100% 2,1% aver confermato le sue caratteristiche ecoFine vita 80% logiche in termini di risparmio e maggior Utilizzo 2,1% chilometraggio, è risultato il pneumatico Trasporto più sicuro nella sua categoria in tutti i test Materie prime e produzione effettuati: aquaplaning, tenuta su asciutto e bagnato e frenata su asciutto e bagnato”. 86% Costruito con materiali privi di oli aroma75% tici, nocivi per l’ambiente, il Cinturato P7 consente di ridurre del 20% la resistenza al rotolamento e del 4% il consumo di energia, di abbattere del 30% la rumorosità e di ri0,2% 0,2% durre fino a due metri lo spazio di frenata 11,7% 11,3% su asciutto e bagnato. Vanno segnalate infine due ulteriori innovazioni che affrontaPneumatico tradizionale Pneumatico no da un angolo un po’ diverso il problema. a base “carbon black” a base “silice” La Michelin ha lanciato uno pneumatico prodotto con una speciale gomma in grado Fonte: Pirelli di autoripararsi: ciò renderebbe superfluo dello pneumatico. Il grosso, però, è imputa- la sicurezza (frenata e tenuta di strada) e la avere a bordo la ruota di scorta e il cric, e il conseguente alleggerimento del veicolo (di bile al consumo di carburante direttamente longevità del prodotto. Proprio su questo rompicapo alcuni pro- circa 30 chili, pari a 80 litri di volume) va ad connesso al movimento della ruota, la cosiddetta resistenza al rotolamento. Quando duttori hanno concentrato la propria atten- incidere su consumo di carburante e produil veicolo è in movimento, lo pneumatico zione; come la Michelin, che già vent’anni zione di emissioni inquinanti (in città, 1,9 g si deforma sotto il peso del carico per ade- fa ha lanciato il suo primo pneumatico ver- di CO2 in meno per chilometro). Invece la rire alla strada: questa deformazione pro- de e continua ad indirizzare la sua ricerca Pirelli lo scorso anno ha presentato il Cyber voca una perdita di energia che si traduce su questa fase della vita dello pneumatico, Tyre, lo pneumatico intelligente che, traminel riscaldamento della gomma. L’energia impegnandosi ogni anno in investimen- te un sensore inserito nella ruota, tiene continuamente sotto controllo le è quella generata dalla combustione del ti pari a circa 600 milioni di caratteristiche del fondo stracarburante; in questo modo ben un quin- euro in ricerca e in collaudi Ai trasporti è imputabile to di serbatoio viene dissipato nell’attrito su strada che raggiungono la il 24% di tutte le emissioni dale e la pressione. Viaggiare con le gomme non perfettatra lo pneumatico e la strada. La riduzione percorrenza di 1,8 miliardi di di gas a effetto serra mente gonfiate rappresenta della resistenza al rotolamento contribui- chilometri, pari a un giro delsce quindi a migliorare sensibilmente l’ef- la Terra ogni 12 minuti. I risultati sono visi- un problema, troppo spesso sottovalutato, ficienza energetica del trasporto stradale, bili oggi nella sua quinta generazione green, sia per la sicurezza che per il portafogli: inriducendo così sia le emissioni di CO2, che prodotti con una nuova mescola che contie- fatti causa un aumento del 4% dei consumi, il consumo di carburante: un bel vantaggio ne un composto segreto capace di ridurre circa 50 euro in più all’anno (su circa 15.000 per l’ambiente e per le tasche degli automo- il riscaldamento, mentre un secondo sotti- chilometri), accorcia la vita dello pneumabilisti e di chi usa un veicolo per lavoro. Il lissimo strato offre la minima resistenza al tico fino al 45% e aumenta gli spazi di frenaproblema non sembra di facile risoluzio- rotolamento; i nuovi Michelin Energy Saver ta. Per questo motivo dal 1° novembre scorne. La logica suggerisce che, per diminu- promettono un risparmio di carburante so per ottenere l’omologazione nell’Unione ire la resistenza al rotolamento, dovrebbe pari a 60 litri su 45.000 chilometri percorsi europea (regolamento comunitario 661 del esserci il minor attrito possibile (come ad (raggiungibili grazie alla maggior longevi- 2009) le nuove vetture di peso inferiore a 3,5 tonnellate devono montare un Tpms (Tyre esempio succede con le gomme lisce usate tà) e 140 chilogrammi di CO2 in meno. Gli altri prodotti verdi sul mercato sem- Pressure Monitoring System), un dispositivo di in Formula uno), ma bisogna tener conto di altre due esigenze, altrettanto importanti: bra non siano da meno. Goodyear, con il monitoraggio della pressione dei pneumamodello EfficientGrip, annuncia una ri- tici. Dal 1° novembre 2014 l’obbligo è esteso duzione del 13% della resistenza al roto- a tutti i veicoli – stesso peso – immatricolati, lamento e una diminuzione dei consumi cioè venduti a partire da quella data. ◆ dell’1,9%, cifre simili a quelle promesse dalla Continental. Dal canto suo la Pirelli fa vanto dei risultati ottenuti nei test Dekra e LEGGI questo articolo anche sul sito di Tekneco: Tüv: “Il Cinturato P7 è risultato nettamente www.tekneco.it/1120 ▶ Pneumatici riciclati in Europa nel 2010

Impatto ambientale in fase di utilizzo

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96%


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Ecologia

di Stefania Marra

Sotto l’albero delle gomme In Giappone stanno studiando come migliorare la coltivazione dell’Hevea brasiliensis, l’albero da cui si estrae la gomma naturale. Molte tecnologie, però, già oggi permettono di produrre pneumatici a partire da mais, riso e soia. O bucce d’arancia

S

emi di soia, riso, mais, una spruzzatina di buccia di agrumi e qualche petalo di dente di leone. Non sono gli ingredienti di una ricetta orientale ma le materie prime che da qualche anno a questa parte fanno parte (o faranno parte a breve) della mescola degli pneumatici

ecologici. I problemi legati all’approvvigionamento di gomma naturale e agli impatti ambientali di quella sintetica hanno infatti spinto la ricerca a vagliare altri sistemi per ottenere quello che è un componente fondamentale degli pneumatici, la cui produzione ne assorbe ben il 70% del totale. La

gomma naturale viene in gran parte ricavata dall’Hevea brasiliensis, un albero di trenta metri di altezza originario dell’Amazzonia che attualmente cresce quasi esclusivamente nel Sud-Est asiatico; ancora oggi si ottiene raccogliendo a mano il lattice che fuoriesce dalle incisioni del tronco. Negli ultimi anni è diventato sempre più pressante il problema relativo alla produzione di gomma naturale: a fronte della crescente domanda a livello mondiale ci sono infatti difficoltà di approvvigionamento, i cui motivi vanno ricercati da un lato nella sostituzione di parte delLa ricerca punta allo sfruttamento le piantagioni di di una pianta Hevea con palma da alternativa all’Hevea olio per l’industria brasiliensis, si tratta dei biocarburanti, e del cosiddetto dall’altro nell’infeGuayule (Parthenium stazione che sta colargentatum), un arbusto perenne non pendo l’albero della destinato all’uso gomma. La malatalimentare originario tia, dovuta a un batdel Messico terio che attacca le radici e porta la pianta alla morte, è di difficile individuazione e non esiste altra cura oltre all’asportazione della parte colpita, cui seguono dei trattamenti chimici. L’enorme importanza che l’albero della gomma riveste per l’industria degli pneumatici ha spinto nel 2010 la Bridgestone ad impegnarsi, in collaborazione con l’Istituto giapponese di scienze industriali e tecnologia (Aist) e l’Agenzia indonesiana per la valutazione e l’applicazione della tecnologia (Bppt), in un progetto di ricerca gestito dal Nedo (New Energy and Industrial Technology Development Organization, un’agenzia indipendente attiva nei paesi in via di sviluppo) che ha messo a punto nuove soluzioni per la lotta a questo batterio (Rigidoporus microporus). Inoltre lo scorso luglio la compagnia giapponese ha annunciato che gli studi condotti in collaborazione con l’Istituto nazionale di genetica di Mishima (Giappone) hanno portato alla decodifica della sequenza genetica principale dell’Hevea brasiliensis. A detta della Bridgestone, questa scoperta permetterà di “sviluppare nuove tecnologie per migliorare la coltivazione dell’albero della gomma e sviluppare una qualità di Hevea più resistente e produttiva. Attraverso queste ricerche, Bridgestone continua a percorrere la strada della sostenibilità per raggiungere il proprio obiettivo che mira alla produzione entro il 2050 di


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25 milioni di piantine di Guayule erano quelle già esistenti in Italia nel 1940, ma gli avvenimenti legati alla guerra le spazzarono via

Semi di Hevea brasiliensis Foto: Ria Tan — Flickr

L’idea dimenticata

Cerignola, il Messico pugliese

_ pneumatici di ottima qualità e tecnologicamente avanzati con materiali sostenibili al 100%”. Sostenibile?

Per alcune case di produzione la sostituzione di derivati del petrolio con materiali di origine naturale è ecosostenibile per definizione, anche quando avviene grazie ad organismi transgenici o a nanotecnologie, con buona pace del principio di precauzione. Viene però da chiedersi se in questi casi si può ancora parlare di sostenibilità, in particolare quando si entra sul delicato terreno della clonazione, che la stessa Bridgestone dichiara essere uno dei possibili sviluppi pratici della scoperta (“The data also may accelerate research applications in a variety of fields, including the development of a clone with superior disease resistance and stress tolerance”). Un’altra direzione presa dalla ricerca punta allo sfruttamento di una pianta alternativa all’Hevea brasiliensis. Si tratta del cosiddetto Guayule (Parthenium argentatum), un arbusto perenne non destinato all’uso alimentare originario del Messico, il cui impiego nella produzione della gomma fu già ampiamente sviluppato durante la seconda guerra mondiale, quando il Giappone

impedì agli Usa di sfruttare le piantagioni malesi. La sua coltivazione è a basso impatto ambientale, dal momento che richiede poca acqua e non necessita di pesticidi. Rispetto al lattice ottenuto dall’Hevea, quello di Guayule è ipoallergenico, caratteristica che lo rende prezioso soprattutto in altri campi di largo consumo, come quello medicale. Numerosi sono quindi gli investimenti che puntano su questo arbusto, e l’industria italiana non è rimasta a guardare. La Versalis (del gruppo Eni, è un’azienda chimica leader mondiale nella produzione di elastomeri) ha siglato con la Yulex Corporation, produttrice di biomateriali a base agricola, un accordo che copre l’intera filiera: dalla coltivazione del Parthenium, all’estrazione della gomma vegetale, fino alla costruzione di una centrale elettrica a biomasse. La seconda fase del progetto prevede un investimento specifico per studiare una bio-gomma destinata alla produzione degli pneumatici, e la realizzazione di un complesso produttivo industriale nell’Europa del Sud.

L’11 ottobre 1935 la Società delle Nazioni approvò delle sanzioni economiche a carico dell’Italia, rea di aver invaso l’Etiopia. La risposta del regime fascista fu l’autarchia, ovvero la produzione sul territorio nazionale delle materie prime indispensabili. Fu in questo ambito che, nel 1938, il ministero dell’Industria spinse Pirelli e Iri a fondare la Saiga (Società agricola italiana gomma autarchica). Furono avviati dei contatti con la società statunitense Intercontinental Rubber Company, che produceva gomma dal Guayule. Dopo un primo tentativo, fallito, di coltivare l’arbusto messicano in Libia, venne individuata come zona compatibile l’area di Cerignola, nel Tavoliere delle Puglie. In seguito all’accordo con il partner americano, nella primavera del ’40 furono messe a dimora 25 milioni di piantine di Guayule ottenute con i semi selezionati fatti venire dalla California, per una produzione attesa di una tonnellata di gomma per ettaro. Il progetto era grandioso: produrre in breve tempo 10.000 tonnellate anno, un terzo circa del fabbisogno interno. In seguito all’entrata in guerra dell’Italia, il progetto andò a morire e, con l’arrivo degli alleati nel ’44, i terreni del Tavoliere furono reindirizzati alla coltivazione dei cereali. Nel 1947 la Saiga fu messa in liquidazione, ma già nel ’39 era stata incorporata in un’altra società, sempre Pirelli-Iri, questa volta proiettata alla lavorazione della gomma sintetica (la Saigs).

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1.200 ▶ i tipi di vegetali da cui teoricamente è possibile ricavare gomma naturale

Se son rose, fioriranno…

“Sappiamo che esistono più di 1.200 tipi di vegetali da cui teoricamente è possibile ricavare gomma naturale, ma scovarne uno che possa praticamente produrre la qualità e la quantità di gomma che serve per il mercato dei pneumatici attuale è una vera sfida” ha dichiarato Hiroshi Mouri, presidente del Bridgestone Americas Center for Research and Technology, sottolineando come la sua compagnia questa sfida


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Ecologia

l’abbia accettata, e continui ad investire risorse per trovare delle alternative sostenibili al caucciù naturale. Anche la casa giapponese ha dimostrato il suo interesse verso il Guayule, ma in contemporanea sta portando avanti un altro progetto nell’ambito del Penra (Program for Excellence in Natural Rubber Alternatives), sviluppato nel centro di ricerca e sviluppo per l’agricoltura dell’Università statale dell’Ohio. Qui, sotto osservazione, è il tarassaco russo (Taraxacum kok-saghyz), parente stretto del nostro dente di leone, quel grazioso fiore spontaneo dai petali gialli che poi si tramuta in soffione al momento dell’inseminazione. Lo stelo di questa pianta spontanea contiene un lattice dalle caratteristiche simili a quelle dell’albero della gomma. Durante la seconda guerra mondiale, anche il tarassaco fu utilizzato in sostituzione dell’Hevea; la Russia, in particolare, lo coltivò a partire dal ’22 e su larga scala tra il 1931 e il 1950, ma fecero ricorso a questa pianta anche Stati Uniti, Spagna, Gran Bretagna, Svezia, Germania, Australia e Nuova Zelanda. I primi test tecnici effettuati nei laboratori Bridgestone fanno ben sperare, ma per una sperimentazione vera e propria bisognerà aspettare il prossimo anno. Per studiare sviluppo, sfruttamento e uso sostenibile del Guayule e del tarassaco russo come fonti alternative di gomma naturale è attivo in Europa il consorzio Eu-Pearls, che punta a creare sul continente una filiera per la produzione di gomma naturale. Dai fiori agli alimenti

Sempre in Giappone, è stata messa a punto un’altra “ricetta” innovativa per pneumatici, a base di olio estratto dalla buccia d’arancia: è il BluEarth della Yokohama. Le sue caratteristiche consentono un ridotto consumo di carburante e una lunga durata (abbinati, a quanto pare, ad ottime prestazioni), ma anche per questa mescola l’uso di nanotecnologie rende difficile parlare di svolta ecologica. Rimanendo in ambito vegetale, non può passare sotto silenzio l’apporto dell’italiana Novamont, ideatrice del Mater-bi. Proprio l’amido di mais è stato usato come additivo

Arbusto di Parthenium hyeterophorus Foto: Phuong Tran — Flickr

in sostituzione di nerofumo e silice nel- per sostituire ai derivati del petrolio matela produzione di un eco-pneumatico che riali ecosostenibili. Ancora Goodyear è impromette non pochi benefici: riduzione del pegnata da anni a studiare la tecnologia peso, del consumo del battistrada, del ru- Biolsoprene, che permetterebbe di utilizzamore, delle emissioni di anidride carbonica re al posto dell’isoprene una gomma sinte(10 g/km) e dell’energia utilizzata per la fab- tica ricavata da biomasse vegetali (tra cui bricazione; il tutto abbinato con maggiori canna da zucchero, panico verga, granoturdoti di tenuta di strada e un minore consu- co e relativi scarti). Un prototipo, presenmo di carburante (oltre 150 euro in 15.000 tato a Ginevra nel 2010, ha vinto il premio km). Bmw e Goodyear sono partner del pro- “Environmental Achievement of the Year”. getto, che ha ricevuto una sovvenzione di Una strada simile è quella battuta da tre milioni di euro nell’ambito Michelin in collaborazione con del programma Life-Ambiente una piccola società californiadell’Unione europea. Il nuovo na specializzata in biotecnolopneumatico dovrebbe entragie. Il lancio del nuovo prodotto LEGGI questo articolo anche re in produzione nel 2013, ma è previsto per il 2015. Pirelli è sul sito la collaborazione tra Goodyear dal 1872 il maggior produttore di Tekneco: e Novamont risale a diverdi gomma in Italia ed è da temsi anni addietro: già nel 2001 po impegnata sul fronte amun primo pneumatico al mais bientale, cosa di cui da’ conto tekneco.it/1121 (Gt3) era frutto della tecnologia anche nell’annuale bilancio di Biotred, nata da cinque anni di sostenibilità. La casa milanese ricerca congiunta. Per il futuro, collabora con diverse universiNovamont ha allo studio nuovi processi per tà per studiare alternative all’albero della ricavare le molecole utili alla produzione di gomma, ma la ricerca forse più interessangomma dagli scarti vegetali, per salvaguar- te riguarda la produzione di silice dalla loldare le piante ad uso alimentare. la (cioè dal rivestimento) del riso. Tale invoSempre la Goodyear ha di recente annun- lucro è composto per un quinto da silice, e ciato il prossimo collaudo di pneumatici il resto della materia organica è utilizzato con una mescola innovativa in cui l’impie- per ottenere l’energia necessaria al procesgo di olio di semi di soia porterà a ridurre di so, che porta così ad un abbattimento delle oltre 26 milioni di litri all’anno l’impiego di emissioni di CO2 rispetto ad una lavorazioderivati dal petrolio; se i test daranno esito ne tradizionale. positivo entreranno in commercio nel 2015. Il nuovo bio-materiale è già in produzione negli stabilimenti brasiliani del gruppo, che dichiara che entro il 2015 il 30% della Sinteticamente verde Anche nel campo delle gomme sintetiche silice utilizzata da Pirelli in America Latina la ricerca sta vagliando diverse possibilità sarà di derivazione vegetale. ◆

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30% ▶ Silice di derivazione vegetale utilizzata da Pirelli in America Latina


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Tekneco Numero 11 | 2013

L’ETICHETTA EUROPEA Il primo novembre 2012 è entrata in vigore la regolamentazione europea sull’etichettatura degli pneumatici

di Stefania Marra

L

a maggior parte degli automobilisti pneumatici. La regolamentazione in matenormalmente sceglie le gomme da ria è stata poi effettivamente approvata sul montare in base al costo, mancando finire del 2009 (CE 1222/2009) e modificata anche delle capacità tecniche per va- nel 2011 (228/2011), per entrare finalmente in lutare il prodotto più adatto alle proprie esi- vigore pochissimi mesi fa. Il tema della scelta dello pneumatico è genze. Parametri come il consumo, l’impatto ambientale e acustico e, soprattutto, la sicu- tutt’altro che trascurabile in un’ottica non rezza per quanto importanti non vengono solo di sicurezza, ma anche di risparmio tenuti nella giusta considerazione. Da pochi energetico e riduzione dell’impatto ambienmesi a questa parte c’è però una novità im- tale: in un’automobile, circa il 20% del conportante che di certo aiuterà ad indirizzare sumo di carburante è imputabile alle gomme, il che vuol dire che un pieno su cinque gli acquisti in modo più consapevole. Il primo novembre 2012 è entrata in vigo- letteralmente rotola via.... In particolare, re la regolamentazione europea sull’etichet- questo consumo è legato in gran parte (circa tatura degli pneumatici: la norma prevede 16%) alla cosiddetta resistenza al rotolamenche tutti gli pneumatici prodotti a partire to, che è il primo parametro previsto dalla dal primo luglio 2012 dovranno essere ven- neonata etichetta europea. Semplificando, si può immaginare la reduti con un’etichetta che sistenza al rotolamento ne attesti le caratteristi- L’etichetta prevede sei classi: come una forza che si conche in termini di consu- i consumi dipendono da trappone all’avanzamento mo di carburante, aderenza fattori molto variabili, ma è della vettura: chiaramente sul bagnato e rumorosità. stato possibile quantificare quanto maggiore è tale reCome già per frigoriferi e in 300 euro il risparmio di un’auto che monta pneumatici sistenza tanto più energia, lampadine, dunque, anche della classe migliore e quindi carburante, servirà le gomme per le auto e per i per contrastarla, e maggiori veicoli commerciali leggeri e pesanti devono ora essere accompagnate saranno gli scarichi di biossido di carbonio da una tabella grafica che esponga, in modo in atmosfera. L’etichetta prevede sei classi, dalla A alla chiaro anche per i non addetti ai lavori, le G. Nella realtà i consumi dipendono da fatcaratteristiche fondamentali del prodotto. Il percorso di questa norma è stato lungo tori molto variabili, ma in base a delle stie laborioso. Nel Piano di azione per l’effi- me di massima è stato possibile quantificienza energetica del 2006 (COM(2006)545), care in 300 euro il risparmio di un’auto che la Commissione europea aveva già annun- monta pneumatici della classe migliore (la ciato che, nell’ambito delle strategie per ri- A) rispetto ad una con pneumatici di clasdurre il consumo di carburante e le emis- se G; con una percorrenza annua di 15.000 sioni di CO2, di lì a due anni sarebbe stata km, il risparmio ottenuto con una classe A avanzata una proposta di etichettatura degli è di circa 60 litri di carburante. Il secondo

Esempio di certificazione

A B C D E F G

B

C

parametro dell’etichetta riguarda l’aderenza su fondo bagnato, e quindi è strettamente legato alla sicurezza. I dati sono impressionanti: rispetto ad una vettura equipaggiata con gomme di classe G, un veicolo simile che monta pneumatici di classe A si fermerà ben 18 metri prima; il calcolo è stato effettuato sulla base di una velocità di 80 km/h (in base ai metodi di prova previsti dallo stesso regolamento europeo del 2009), ben inferiore alle andature generalmente tenute in autostrada, dove lo scarto potrebbe essere quindi ancora maggiore. ◆

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Ecologia

Una vita più verde dopo la vita

costruzione di prodotti diversi. Li ritroviamo a casa, in ufficio, all’aperto: si va dalle penne, orologi da parete, lampade, alle panchine, fioriere, cestini per i rifiuti, dalle pavimentazioni sportive alle aree gioco per bambini, dalle basi antivibrazione per il trasporto su rotaia agli isolamenti per pareti. Capita anche che quella che una volta era la gomma di un’auto può vivere la sua seconda esistenza di nuovo sulle strade, ma questa volta sotto forma di cordolo spartitraffico, dissuasore di sosta, protezione per guardrail, asfalto. Pochi giorni fa a Viatec, la fiera biennale dedicata alla costruzione e alla manutenzione delle infrastrutture viarie, è stato presentato un tipo di asfalto che, grazie all’impiego del polverino ricavato dagli pneumatici fuori uso, è in grado di ridurre il rumore generato dai veicoli in transito fino a 5 decibel. “La fono-assorbenza non è che uno dei numerosi vantaggi che la pavimentazione in gomma comporta. Maggiore durabilità ed un favorevole rapporto costi/ prestazioni rispetto ai bitumi tradizionali ne rappresentano due esempi concreti: l’utilizzo di gomma da Pfu permette infatti una più elevata resistenza sia agli agenti atmosferici che al deterioramento da usura, rendendo gli interventi manutentivi necessari meno frequenti e, di conseguenza, incidendo positivamente nel lungo periodo sui costi dell’intero ciclo vita del manto stradale”. A dichiararlo è Ecopneus, consorzio nato nel 2009 per gestire il rintracciamento, la raccolta, il trattamento e la destinazione finale degli Pneumatici fuori uso (Pfu) in Italia, fondato da Bridgestone,

Dal 2010 anche in Italia lo smaltimento in discarica degli pneumatici è vietato. Cosa fare delle gomme a fine vita? Ecopneus stima siano circa 380.000 le tonnellate di pneumatici fuori uso ogni anno, destinati ad essere riciclati per farne usi diversi, per esempio in bioedilizia o usati come combustibili nei cementifici di Stefania Marra

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o smaltimento in discarica degli pneumatici comporta un alto impatto ambientale, tant’è che dal 2003 l’Unione europea lo ha vietato per quelli interi e dal 2006 anche per quelli frantumati. In Italia il divieto è in vigore dal 2010. Dunque, cosa farne? La ricerca ha individuato diverse soluzioni possibili.A cominciare dalla ricostruzione: un sostanzioso make-up, e la gomma a fine vita torna ad essere efficiente e sicura per macinare di nuovo migliaia di chilometri, e con un bel risparmio che, per un mezzo pesante, può toccare i 1.700 euro l’anno: “Un’opportunità molto importante per le imprese italiane di autotrasporto che, nell’attuale difficile contesto economico, scontano costi notevolmente superiori a quelli di molti concorrenti ed in particolare di quelli dei paesi dell’est Europa – spiega Stefano Carloni, presidente dell’Associazione italiana ricostruttori pneumatici –. Oltre a costare meno, gli pneumatici ricostruiti assicurano gli stessi standard di sicurezza e di affidabilità di quelli nuovi di qualità”. Lo pneumatico è costituito per circa il 70% dalla cosiddetta carcassa, la parte portante su cui viene applicato il battistrada che, sottoposto ad usura per l’attrito con la strada, risulta essere il componente maggiormente danneggiato; quindi, se la carcassa è in buone condizioni, il costo della ricostruzione del battistrada è sensibilmente inferiore alla produzione da zero di uno pneumatico nuovo. Pirelli ha messo a punto un sistema di

ricostruzione (Novateck) che valorizza l’alta qualità della carcassa allungando la durata di uno pneumatico del 30%. Anche il costo ambientale è minore, grazie al risparmio rispettivamente del 20 e del 22% di materia prima ed energia richiesti dal processo. Se lo pneumatico è troppo danneggiato per essere ricostruito scatta il piano B: il trattamento per farne una materia prima seconda, e poterlo impiegare come materiale per la

Evoluzione dello smaltimento dei PFU

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RICICLO DI MATERIALE

RECUPERO DI ENERGIA

RICOSTRUZIONE

RIUTILIZZO ESPORTAZIONE

4% 38%

80% 60%

40%

20% 40%

11% 20% 0%

12%

8%

18%

10%

1996

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Fonte: ETRMA ELT 2011

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24.140 t 01

nerofumo

▶ Pneumatici trattati nel 2012 dal consorzio Ecopneus

Schema di riciclo di un pneumatico

TAGLI IN PEZZI

combustibile gassoso combustibile solido

03 TECNOLOGIA PER LA PRODUZIONE DELLE MESCOLE

02 GRANULAZIONE/ POLVERIZZAZIONE PNEUMATICO A FINE VITA

prodotti in gomma o plastica

asfalto materiali per l’edilizia

materiali di isolamento acustico

Fonte: Pirelli

Continental, Goodyear Dunlop, Marangoni, Michelin e Pirelli, cui si sono poi affiancate aziende di produzione e importazione fino a coprire oltre l’80% del mercato nazionale; in base all’art. 228 del Decreto legislativo 152/2006, infatti, i principali produttori e importatori di pneumatici operanti in Italia devono assicurare la corretta gestione dei Pfu con responsabilità proporzionale alle quote di mercato rappresentate. Ogni anno nel nostro paese vengono venduti circa 30 milioni di pneumatici per autovettura, due milioni per autocarro, tre milioni per mezzi a due ruote e 200.000 per mezzi industriali ed agricoli. Ecopneus stima siano circa 380.000 le tonnellate di pneumatici che diventano fuori uso ogni anno; di queste, nel 2012 il consorzio ne ha raccolto e trattato 240.140 tonnellate, superando anche gli obiettivi di legge. Oltre al recupero delle gomme che vengono di anno in anno gettate via, il consorzio porta avanti un’attività parallela di bonifica di “stock storici”, eufemismo che identifica quelle cataste di pneumatici abbandonati che giacciono da anni in macchie o terreni incolti, piazzali o capannoni dismessi e così via, piccole e grandi discariche illegali presenti in ogni angolo del nostro paese: nel 2012, in quattro operazioni di prelievo straordinario (a Ferrara, Oristano, Olbia e Buccino), sono state rimosse oltre 14.000 tonnellate di Pfu. Il materiale ricavato dagli Pneumatici fuori uso viene anche utilizzato come combustibile, in particolare nei cementifici

(cinque impianti attivi e oltre 60.000 tonnellate impiegate), ma anche in cartiere e centrali termoelettriche. È infatti molto apprezzato come sostitutivo dei combustibili solidi fossili per il favorevole rapporto potere calorifico-emissioni: la presenza negli pneumatici di gomma naturale e di fibre derivate da cellulosa (circa il 27% in peso del totale) permette di ridurre considerevolmente la quantità di CO2 fossile emessa dagli impianti di combustione; inoltre il basso contenuto di metalli pesanti e di zolfo ne riduce la presenza nelle emissioni in atmosfera, facilitandone quindi il trattamento e confermando, di fatto, il minore impatto ambientale dato dall’impiego dei Pfu. “I risultati ottenuti quest’anno dimostrano l’efficacia e l’efficienza del sistema – ha dichiarato Giovanni Corbetta, direttore generale di Ecopneus –. L’obiettivo ora è di arrivare in tempi brevi a un recupero totale dei Pfu, contribuendo, al contempo, con attività di ricerca e di sperimentazione, a creare le condizioni idonee allo sviluppo in Italia di un moderno comparto industriale del riciclo di questi materiali. Crediamo fermamente che proprio l’utilizzo di materie prime seconde recuperate dal trattamento dei Pfu potrebbe essere il volano per lo sviluppo di un mercato “green” e la nascita di una reale società del riciclo in Italia”. Ad oggi non tutti gli pneumatici “a fine carriera” vengono intercettati dai vari consorzi di recupero. Secondo le stime elaborate da Ecopneus, incrociando i dati dell’intero

settore, ogni anno spariscono nel nulla – o si disperdono in canali poco chiari – fino a 100.000 tonnellate di Pfu, circa 1/4 degli pneumatici immessi in commercio nello stesso arco di tempo. Il dossier “Coperone selvaggio”, alla seconda edizione, pubblica i dati dell’inchiesta – condotta in collaborazione con Legambiente – sul fenomeno dello smaltimento abusivo. Dal 2005 a oggi sono state individuate 1.335 discariche illegali, per un’estensione di circa sette milioni di metri quadrati: una superficie complessiva grande quanto 906 campi da calcio. Ma l’abbandono selvaggio delle carcasse di pneumatici non è l’unico sistema illegale con cui scompaiono i Pfu: “I traffici illeciti hanno riguardato ben 16 regioni italiane e hanno coinvolto, sia come porti di transito sia come meta finale di smaltimento, otto stati esteri: Cina, Hong Kong, Malaysia, Russia, India, Egitto, Nigeria e Senegal” denuncia il rapporto. Si tratta di un vero e proprio mercato nero dalle pesanti conseguenze ambientali ed economiche, stimate già nel primo dossier in oltre due miliardi di euro per il solo periodo 2005-settembre 2010, a danno delle finanze pubbliche e degli operatori privati in regola (vedi tabella dati 2011). ◆

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Ecologia

Mercato Perché è importante l’utilizzo della ventilazione meccanica controllata Ultima frontiera del settore della ventilazione domestica è lo scambiatore di calore entalpico di Hoval HomeVent che provvede non solo all’aerazione degli ambienti e al recupero di calore, ma permette persino il recupero del calore latente presente nel vapore acqueo.

di Gianfranco Marino Consulente Energetico CasaClima

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a crisi energetica, unitamente all’esigenza di migliorare il livello di vita e degli standard qualitativi e di comfort degli edifici, ha portato a significativi cambiamenti nella progettazione e nell’utilizzo delle abitazioni contemporanee, quali, ad esempio, un migliore isolamento termico, una maggiore tenuta all’aria dell’edificio, l’uso diffuso del riscaldamento, l’utilizzo di serramenti più prestanti, etc. Fenomeno non trascurabile è però quello legato alla stanchezza che il nostro organismo avverte anche dopo aver normalmente dormito. Ciò dipende dal fatto che ognuno di noi respira, per un certo periodo di tempo, la stessa aria contenuta nell’ambiente, con elevate concentrazioni di CO2. Questo è il motivo che ci porta ad alzarci già stanchi ed in alcuni casi anche con il mal di testa. Non a caso alcuni protocolli di certificazione ritengono fondamentale, anzi obbligatoria, l’introduzione di adeguati sistemi di ventilazione meccanica controllata (VMC) all’interno di edifici con classi energetiche elevate (A+, A e B). Ma in cosa consiste un impianto di VMC? La ventilazione meccanica controllata è quella tecnologia che permette di cambiare l’aria, sostituendo l’intero volume d’aria e fornendo un’elevata qualità dell’aria interna. In altri termini ciò significa controllare la temperatura interna,

eliminare l’anidride carbonica (CO2) mediante aria pulita, rimuovere l’umidità, odori, fumo e alcuni agenti allergenici (polvere, batteri e pollini presenti nell’aria) Ne consegue che la VMC può essere utilizzata anche per eliminare gli odori sgradevoli (ad esempio in cucina) e l’umidità eccessiva (nei bagni o nei locali lavanderia), per introdurre aria esterna, per mantenere l’aria circolante all’interno dell’edificio ad una temperatura controllata e per impedire il ristagno dell’aria interna. La ventilazione, del resto, favorisce sia lo scambio di aria verso l’esterno che la circolazione di aria all’interno dell’edificio. È, in definitiva, l’unica tecnologia che ci permette di raggiungere valori accettabili della qualità dell’aria negli edifici. Le diverse modalità a cui si ricorre per ventilare un edificio possono essere divise in ventilazione meccanica, forzata e naturale. La ventilazione “meccanica” o “forzata”, come dianzi detto, viene utilizzata per controllare la qualità dell’aria interna: l’eccesso di umidità, di odori e di contaminanti può essere controllato tramite la diluizione o la sostituzione con aria esterna. Dipende tutto dal carico interno. Andando a riscaldare aria fredda e umida, in inverno comunque viene immessa con un umidità molto bassa. Gli aspetti progettuali di questi sistemi includono la portata (che è in funzione della velocità del ventilatore di scarico e delle dimensioni dello sfiato) e la rumorosità. È ovviamente possibile adottare il principio della ventilazione naturale, adducendo nell’edificio aria esterna senza l’uso di sistemi di ventilazione o altri sistemi meccanico: se gli spazi per ventilare sono piccoli, esso può

essere realizzato con finestre apribili o sfiati “trickle”. Nei sistemi più complessi, invece, è possibile espellere l’aria calda contenuta nell’edificio utilizzando il principio dell’ “effetto camino”: questi sistemi, pur necessitando di poca energia, non consentono di garantire un adeguato comfort termo-igrometrico degli occupanti. Occorre, inoltre, tenere presente che, nei periodi caldi o umidi, è assolutamente difficile raggiungere elevati livelli di comfort igrometrico mediante il ricorso esclusivo a sistemi di ventilazione naturale o convenzionale. Per ovviare a queste problematiche, oggi, alcuni produttori offrono un sistema unico nel campo della ventilazione meccanica controllata domestica con gestione dell’umidità. Questi sistemi hanno un recuperatore rotativo entalpico che offre la più elevata tecnologia, garantendo un recupero termico e dell’umidità superiore rispetto ai sistemi di ventilazione classici. L’ultima frontiera nel settore della ventilazione domestica è lo scambiatore di calore entalpico di Hoval HomeVent. Esso provvede non solo all’aerazione degli ambienti e al recupero di calore per ridurre il consumo energetico ed evitare la formazione di muffe in abitazioni in Classe A+, A o B, ma permette il recupero del calore latente presente nel vapore acqueo. Il tutto senza costi aggiuntivi. Grazie a questo sistema all’avanguardia è quindi possibile garantire sempre il massimo comfort climatico ed elevare il rendimento dall’80-90% dei sistemi classici fino al 130%. Il benessere climatico è intimamente connesso al rapporto tra la temperatura e il grado di umidità presente in ambiente e


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Fonte: Hoval

rappresenta il gradimento nei confronti dell’ambiente termico. Per raggiungere tale condizione sono necessari una temperatura di 19-26 gradi e un livello di umidità compreso tra il 40% e il 60%. Spesso, in inverno, se l’umidità relativa alle abitazioni ad alta efficienza e in legno scende al di sotto del valore critico del 35% possono risultare compromessi la salubrità e il comfort di chi vi abita e dell’edificio stesso. D’estate, invece, l’umidità troppo elevata può causare problemi di condensa. Hoval HomeVent, grazie al suo scambiatore di calore entalpico, permette la corretta gestione dell’umidità. I giri dello scambiatore, infatti, vengono regolati in base alla temperatura esterna. In inverno lo scambiatore di calore aumenta la sua velocità di rotazione (10 giri/minuto) e quindi la sua superficie di scambio (max. 47 mq), mantenendo il grado di umidità in ambiente superiore al 37%. In estate, al contrario, quando all’esterno ci sono temperature elevate, lo scambiatore abbassa la sua velocità di rotazione (0,5 giri/ minuto), portando meno umidità all’interno.

Questo sistema può diventare una soluzione ideale anche per il recupero del freddo estivo, in quanto può essere integrato dal modulo “CoolVent”, un brevetto Hoval, che completa l’innovativa soluzione di ventilazione domestica con recupero di calore e umidità Hoval HomeVent, essendo in grado di recuperare il freddo che viene prodotto da un impianto di raffrescamento. Questo modulo rende la funzionalità dell’apparecchio reversibile rispetto alla modalità invernale: invece di recuperare il calore, in estate, aumentando nuovamente i giri dello scambiatore di calore, recupera il freddo. Con questo sistema si può distribuire l’aria raffrescata uniformemente in tutte le stanze, evitando di portare costantemente aria calda dall’esterno nell’ambiente. I filtri danno una marcia in più... Sugli apparecchi di fascia alta è molto importante anche la qualità dei filtri. Normalmente vengono montati filtri G4 sull’aria ripresa dall’ambiente, per evitare che sullo scambiatore di calore si depositino capelli, polveri, etc. Grazie ai filtri antipolline per l’aria

immessa si eliminano i disturbi provocati dalle allergie e si beneficia di aria sana priva di batteri e fumo. Ad esempio, per le zone ad alta densità urbana, Hoval ha sviluppato dei filtri antipolline combinati con i carboni attivi che aumentano notevolmente la capacità di trattenere le particelle di ozono e di Pm10. Sono da preferire filtri a tasche, che hanno una grande superficie di accumulo per la polvere e garantiscono piccole perdite di carico. Per la manutenzione non vi è alcuna difficoltà: i filtri sono facilmente accessibili e possono essere sostituiti, senza l’aiuto di un tecnico specializzato. Merita sottolineare, infine, che, quando si sceglie un apparecchio di ventilazione meccanica controllata di elevata qualità, come Hoval HomeVent, questo intervento resta l’unica manutenzione che si deve prestare. ◆

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Ecologia

News

di Gianni Parti

Un mondo trasparente e insapore. Ma che piace Due conti con Assovetro sulla produzione del vetro in Italia. Un settore che ricicla quasi il 70% di tutta la produzione

I

l vetro ha una sua innegabile magia. Può essere trasparente come l’aria, resistente e fragile allo stesso tempo ed è l’unico fra tutti i materiali che conosciamo che può conservare cibi e bevande senza alterarne il sapore, né nessuna altra delle sue qualità. Inoltre può essere riciclato.

Non stupisce, quindi, se Assovetro ha presentato i suoi dati più recenti dentro una delle sedi (quella romana) di Eataly, il tempio-supermercato dell’alimentazione di qualità. E i dati sono impressionanti. Nel 2011, infatti, l’industria italiana vetraria ha impiegato circa 25.000 addetti, con una produzione totale di oltre 5 milioni di tonnellate di vetro, delle quali la sola produzione dei contenitori è stata pari a circa 3,8 milioni di tonnellate. Tenuto conto che l’immesso al consumo d’imballaggi in vetro nel 2011 si stima pari a 2.306.951 tonnellate, secondo Assovetro il tasso di riciclo dei contenitori in vetro in Italia è passato, dall’iniziale 39%

del 1998 (anno di costituzione del Co.Re.Ve. “Consorzio Recupero Vetro”) al 68,1% registrato nel 2011. L’impiego del rottame di vetro nella miscela vetrificabile è una pratica da sempre seguita ed adottata perché consente di ottenere un prodotto con le stesse caratteristiche di un prodotto fabbricato con le sole materie prime naturali e garantisce le medesime condizioni di inerzia, di igienicità e di inattaccabilità. Per l’anno 2011, il contributo al risparmio energetico fornito dal riciclo del vetro nella produzione di nuovi imballaggi (riciclabili al 100%, all’infinito) è quantificabile in circa 308.191 TEP (tonnellate equivalenti in petrolio), pari a


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Contenitori in vetro a tonnellate

circa 3.097.887 barili di petrolio (una composizione della miscela vetrificabile con il 50% del rottame consente un risparmio energetico di oltre il 13% dell’energia necessaria per fondere le materie prime corrispondenti). Attraverso il riciclo del vetro sono state, inoltre, evitate l’estrazione di materie tradizionali prime (sabbia, carbonati, soda, etc.) per circa 3.180.701 tonnellate (per un volume di 1.779.106 meri cubi) e le emissioni in atmosfera di 2.031.352 tonnellate di CO2 equivalenti, corrispondenti a quelle derivanti dalla circolazione di 1.226.000 auto Euro 5 per un anno (piccole utilitarie, con percorrenza media di 15.000 km). «Il riciclo del vetro –ha spiegato Giuseppe Pastorino, Presidente della sezione vetro cavo di Assovetro – è il miglior esempio di economia sostenibile, perché il vetro è un materiale riutilizzabile al 100% e capace di mantenere inalterate le qualità iniziali. Purtroppo però le raccolte differenziate sono troppo spesso di qualità scadente. È necessario quindi sviluppare e sostenere la raccolta monomateriale di imballaggi in vetro, che permette il più ampio riciclo, e incentivare la raccolta di vetro per colore, che in Italia ha visto solo sperimentazioni a Verona e in Versilia. L’industria, proprio per far crescere l’utilizzo del rottame, sta svolgendo il suo ruolo, sviluppando tecnologie in grado di separare per colore i frammenti di vetro direttamente negli impianti di trattamento». LEGGI questo articolo anche sul sito di Tekneco: www.tekneco.it/1125

Variazione del trend dal 2002 al 2011: +0,47% tonnellate

2002

2003

2004

2005

2006

2007

2008

2009

2010

2011

3.696.655 3.835.239 3.718.610 3.468.094 3.756.169 3.656.425 3.716.509 3.714.259 3.721.288 3.789.249

Fonte: Assovetro, 2013

UN TREND IN CALO

Un 2012 ancora da pesare

_

I dati, ovviamente ancora parziali, relativi al 2012, riguardanti la produzione generale dei contenitori in vetro (bottigliame, flaconeria, vasi, casalingo) sono pari a 2.950.777 tonnellate, registrando, rispetto allo stesso periodo del 2011, una diminuzione del 5,5%. All’interno del vetro cavo la quantità di bottigliame per uso alimentare (acque minerali, vini, oli, ecc.) prodotta da gennaio a ottobre 2012 è stata pari a 2.514.317 tonnellate, con un decremento del 5,1% rispetto al periodo gennaio-ottobre 2011. In diminuzione

anche la produzione della flaconeria per l’industria farmaceutica, cosmetica e profumeria, pari a 130.548 tonnellate, che registra un negativo del 4,6% sempre in confronto con i primi dieci mesi del 2011. Per lo stesso periodo si registra in diminuzione anche la produzione dei vasi alimentari, che si è attestata sulle 187.934 tonnellate, registrando un decremento del 10,7%. Infine, il comparto del casalingo (articoli per la tavola), con 117.978 tonnellate, ha evidenziato da gennaio ad ottobre 2012 un calo del 5,4% rispetto ai primi dieci mesi del 2011.


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Ecologia

News VINO

Quando la cantina è “eco”

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foto: steve fisch

È la prima volta che capita. Un italiano insignito del prestigioso premio Goldman. A riceverlo è stato Rossano Ercolini, maestro toscano di scuola elementare, che è riuscito a mettere su una campagna anti-inceneritori che poi col tempo è diventata la campagna “Rifiuti zero” «È stata una grandissima soddisfazione per me stesso – ha spiegato Ercolini –, e per i sacrifici ripagati oltre le mie aspettative. Ora sono ansioso di riabbracciare i miei concittadini con cui ho condiviso questa battaglia. Con questo premio saranno più forti le nostre ragioni». Il riconoscimento per il 2013 è stato assegnato anche ad altri cinque paladini del Pianeta, provenienti da Colombia (Nohra Padilla), Indonesia (Aleta Baun), Iraq (Azzam Alwash), Sud Africa (Jonathan Led) e Usa (Kimberly Wasserman). Il premio della Goldman environmental foundation riconosce i risultati ottenuti nel campo del recupero dei terreni paludosi, della gestione dei rifiuti solidi, dell’estrazione del marmo e delle emissioni provenienti dagli impianti a carbone. I sei “vincitori” 2013 si porteranno a casa anche un gruzzolo di 150.000 dollari. L’avventura di Rossano Ercolini comincia nel 1994, quando fu proposta la realizzazione di un inceneritore nel piccolo paese di Capannori, oggi assai noto proprio per la sua politica dei rifiuti all’avanguardia. Ercolini, che abitava a meno di tre chilometri dal luogo che sarebbe dovuto sorgere l’inceneritore, prese ad esempio città come San Francisco, dove erano state adottate soluzioni diverse per il trattamento dei rifiuti e con ottimi risultati, e per nulla intimorito, tentò di ribaltare il tavolo. Il resto è, come si dice, storia.

Cantina nel senso di collezione di vini, non solo il luogo dove vengono conservati, ma l’intera fornitura di una casa vitivinicola, da oggi, può essere più sostenibile. Anzi, decisamente “eco”. Applicare la green economy al settore del vino potrebbe infatti ridurre i consumi energetici del 30% all’intero settore. Questo quanto si propone “‘Eko cantina-Eko bio wine”, il progetto presentato a Vinitaly da Officinae verdi – la joint venture messa su da Wwf Italia e Unicredit che integra servizi, tecnologie verdi e soluzioni finanziarie – da Federbio e dallo stesso Wwf. L’idea è quella di sviluppare tecnologie verdi per la produzione del vino: «Applichiamo alle cantine e ai frantoi – spiega Giovanni Tordi, amministratore delegato di Officinae verdi – un approccio che usa tecnologie pulite in grado di sostenersi senza incentivi. Abbiamo iniziato nel novembre scorso con il plauso del ministro dell’Ambiente Corrado Clini con il fotovoltaico; proseguiremo con biomasse, biogas, mini-eolico. Il costo dell’energia si abbatte fino al 50%». Le aziende che aderiranno al progetto entreranno a far parte di “One planet food”, la piattaforma del Wwf dedicata all’alimentazione sostenibile. «Occorre promuovere un’attenzione sempre maggiore alla riduzione degli impatti delle singole filiere produttive» aggiunge infatti Gaetano Benedetto, direttore politiche ambientali del Wwf Italia. Esempi simili in Italia esistono già. Come quello delle cantine Franciacorta dove è in corso un progetto per abbattere le emissioni di gas a effetto serra. Grazie al Dipartimento di scienze agrarie e ambientali dell’Università di Milano e Sata, un gruppo di studio agronomico, è stato elaborato il modello Ita. Ca. (Italian wine carbon calculator) per misurare e abbattere le emissioni di CO₂.

Riconoscimenti

Un italiano sul podio più verde del mondo A Rossano Ercolini di Capannori il premio della Goldman environmental foundation

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6,6%

▶ Le percentuale di auto ecologiche circolanti in Italia sul totale

Mobilità

Piccoli passi elettrici Ancora troppo poche le auto elettriche in Italia, ma intanto c’è già un’autostrada a prova di pieno di Gianni Parti

La prima colonnina di ricarica rapida sul piazzale dell’Autogrill Villoresi Est a Lainate sull’autostrada A8

Nel mondo, ci informa Research Navigant, ci sono ben 48.705 stazioni di ricarica pubbliche per le auto elettriche. Per ora la parte del leone la fanno gli Stati Uniti, dove hanno grande successo i veicoli ibridi, ma anche l’Europa sta mostrando grande attenzione allo sviluppo del settore, riservando particolare interesse ai veicoli elettrici a batteria. E in Italia? Mentre prosegue il piano di installazione in alcune città del Paese, con lo scopo di diffondere la mobilità elettrica, rimane il problema della ricarica in autostrada. Anche se qualcosa si sta muovendo. Ed è così che è stata annunciata la prima colonnina di ricarica rapida sul piazzale dell’Autogrill Villoresi Est a Lainate sull’autostrada A8 Milano-Varese. Qui sarà possibile ricaricare una vettura elettrica in meno di mezz’ora. L’esperimento è stato reso possibile grazie ad un impegno congiunto di Nissan, che ha fornito la struttura di ricarica, Autogrill, Loginet e la fondazione eV-Now!. In particolare, spiegano i promotori, Autogrill ha deciso di offrire gratuitamente la ricarica rapida per il primo anno, a cui seguiranno formule vantaggiose per i proprietari di veicoli 100% elettrici, che transiteranno nella stazione futuristica ed ecosostenibile più grande in Europa, con 78 mila metri quadri di superficie, e che include

una innovativa struttura a vulcano alta 27 metri. L’iniziativa rappre-

un significativo passo in avanti per l’Italia verso l’adeguamenRiservato agli senta abbonati. to della rete stradale al trend europeo: attualmente le colonnine di ricarica rapida sono disponibili in 23 Paesi europei, all’interno di staVuoi sapere come riceverlo? zioni di servizio autostradali, che collegano le principali città o nei parcheggi dei grandi centri commerciali. www.tekneco.it/ricevi-tekneco D’altronde, è anche vero che nel Bel Paese le auto elettriche sono

ancora un sogno per pochi: Federpneus (Associazione Nazionale Rivenditori Specialisti di Pneumatici), lavorando sui dati Aci, ha misurato il numero delle macchine ecologiche circolanti in Italia (a metano, a gpl o elettriche). In effetti ancora troppo poche: solo il 6,6% del totale del parco circolante, vale a dire 2.459.165 su 37.107.223 auto. E quelle elettriche sono appena 1.916, vale a dire lo 0,01% del totale.

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Speciale terremoti

Il paese che trema ma che non crolla


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Speciale Terremoti

A PROVA DI SISMA Per proteggersi dal rischio sisma, che in Italia è concreto, occorre partire da una conoscenza del territorio approfondita. Che parte dal sottosuolo

di Andrea Ballocchi

«L

a sicurezza dipende soprattutto dalla casa in cui abitate. Se è costruita in modo da resistere al terremoto, non subirà gravi danni e vi proteggerà. Ovunque siate in quel momento, è molto importante mantenere la calma». Così prescrive il dipartimento di Protezione civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Tuttavia riesce difficile “mantenere la calma” in Italia che, rispetto al resto dei Paesi del Mediterraneo, «è considerata a sismicità medio-alta: in media ogni 100 anni si verificano più di 100 terremoti di magnitudo compresa tra 5,0 e 6,0 e dai 5 ai 10 terremoti di magnitudo superiore a 6,0», come segnala il rapporto AnceCresme sullo stato del territorio italiano. Sempre da quel rapporto si evidenziava che le aree a elevato rischio sismico sono pari al 44% della superficie italiana (131mila kmq) e riguardano il 36% dei comuni (2.893 unità): sono aree dove vivono 21,8 milioni di persone, ossia più di un italiano su tre (precisamente il 36% della popolazione), e si trovano circa 5,5 milioni di edifici tra residenziali e non residenziali. Non solo: considerando che il 60% degli edifici è stato costruito prima del 1971 (pari a 7 milioni di edifici), ossia prima dell’entrata in vigore delle prime norme antisismiche nel 1974, la situazione non è certo tranquillizzante. Occorre considerare poi che parecchi edifici pur costruiti dopo la prima norma antisismica «potrebbero non essere conformi alla attuale normativa sismica poiché in questi anni la mappa della pericolosità sismica è stata modificata più volte» sottolinea il rapporto Ance-Cresme. Gli eventi sismici più gravi hanno provocato morte e distruzione ma hanno anche

avuto un costo pesante in termini economici. La stessa Associazione nazionale costruttori edili ha fatto i conti: il costo complessivo dei danni provocati in Italia da terremoti, oltre che da frane e alluvioni, dal 1944 al 2012, è pari a 242,5 miliardi di euro, circa 3,5 miliardi all’anno. I terremoti sono la voce più sensibile dato che pesano per il 75% del totale. «Solo dal 2010 a oggi si stimano costi per 20,5 miliardi (l’8% del totale), considerando i 13,3 miliardi quantificati per il terremoto in Emilia Romagna», evidenzia l’Ance. Questo lo scenario, che può essere cambiato radicalmente. Come? Mettendo in sicurezza le costruzioni esistenti oltre che realizzando in modo sicuro quelle nuove. Per quanto riguarda le nuove costruzioni, le Norme tecniche per le costruzioni (DM 14 gennaio 2008) segnalano parametri, criteri e valutazioni da tener conto nella progettazione degli stabili, che siano di calcestruzzo e/o acciaio, legno o di muratura. Ma è possibile realizzare (o mettere in sicurezza) case e stabili “a prova di sisma”? E se sì quali sono gli aspetti da considerare? Studiare il sottosuolo, innanzitutto

Il primo passo necessario per contare su edifici sicuri parte dal conoscere il territorio fin dal suo sottosuolo. Ne è convinto Ennio Nonni, architetto e urbanista, dirigente del settore Territorio del Comune di Faenza (Ravenna) che allarga anche la visione della conoscenza un po’ più in là di quanto di solito si faccia: «occorre fare pianificazione sul tessuto urbanistico prima ancora che sul singolo edificio». Non è solo un concetto teorico ma l’esperienza pratica fatta proprio a Faenza, capofila di un progetto che coinvolge sei Comuni per la redazione di un Piano

strutturale comunale (PSC) associato. Un progetto innovativo, dato che è la prima volta in cui si può contare su analisi approfondite sulla pericolosità sismica locale a scala territoriale, con l’elaborazione della micro zonazione sismica di 2° livello, approvata dai Comuni nella primavera del 2010. Ma la prima vera innovazione riguarda l’estensione di tali indagini nei territori dell’ambito faentino (pari a circa 600 kmq e contando approssimativamente 90.000 abitanti), condotta in parallelo alla progettazione del PSC. È lo stesso architetto e urbanista a spiegarcelo: «Per fornire più dettagliate informazioni su come un sisma si propaga e si amplifica in superficie nelle zone urbane ed urbanizzabili è stata condotta una campagna di sondaggi geologici e di misure geofisiche finalizzata alla redazione di una mappatura di microzonazione tesa ad individuare il fattore di amplificazione sismica dei terreni superficiali, da cui sovente derivano i maggiori rischi in caso di terremoto. Una mappa che diventerà sempre più precisa di anno in anno per la obbligatorietà di realizzare misure geofisiche in profondità in ogni occasione di trasformazione dei suoli». La prima “cavia” di questi studi è stata proprio la piazza monumentale di Faenza, dove è stato fatto il primo carotaggio, a 30 metri di profondità. Un gesto simbolico per uno scopo importante: «instillare nelle persone la consapevolezza che prima di ogni altra cosa c’è il tema della sicurezza – spiega Nonni –. La pianificazione di un comune è importantissima perché parla alla gente. L’idea nostra è quella di partire dalla pianificazione di un comune partendo dallo spiegare cosa succede nel caso in cui avvenga un sisma: e


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44 %

▶ Le aree a elevato rischio sismico rispetto al totale della superficie italiana

Mappa di pericolosità sismica del territorio nazionale Espressa in termini di accelerazione massima del suolo con probabilità di eccedenza del 10% in 50 anni

i criteri

Classificazione sismica

_

Ecco l’elenco dei comuni e relativa classificazione sismica indicati nell’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n°3274/03, aggiornato con le comunicazioni delle regioni (fonte: Protezione civile): Zona 1 È la zona più pericolosa, dove possono verificarsi forti terremoti. Comprende 725 comuni. Zona 2 Nei comuni inseriti in questa zona possono verificarsi terremoti abbastanza forti. Comprende 2.344 comuni Zona 3 I comuni inseriti in questa zona possono essere soggetti a scuotimenti modesti. Comprende 1.544 comuni. Zona 4 È la meno pericolosa. Nei comuni inseriti in questa zona le possibilità di danni sismici sono basse. Comprende 3.488 comuni. Con le norme tecniche per le costruzioni del 2008, alle zone sismiche è stata sostituita una definizione puntuale della pericolosità sismica, attraverso la quale è possibile definire l’azione sismica attesa per ogni sito, in funzione della probabilità di superamento della vita nominale della costruzione e delle caratteristiche del terreno.

Fonte: Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia - Aprile 2004

questo non per ingenerare paure ma per fornire degli strumenti di conoscenza». Passi necessari? « Sono tre: il primo è la microzonazione sismica, per conoscere cosa c’è nel sottosuolo, facendo delle prospezioni in profondità e simulando un terremoto sotterraneo. Queste prove consentono di dire come sono i terreni sottostanti e come si comportano nel caso di evento sismico. Fatto questo si procede alla realizzazione di una mappa della microzonazione. Il secondo lavoro è capire come sono gli edifici, le loro caratteristiche e il loro grado di vulnerabilità sismica. C’è poi da studiare dove si distribuisce la popolazione del centro urbano.

Dall’incrocio di questi elementi possiamo immaginare delle situazioni più o meno rischiose nel caso in cui avvenga un evento sismico. Non è un dato scientifico ma probabilistico, ma è già un primo dato conoscitivo». La parola ai geologi

Sull’importanza di un’adeguata conoscenza del sottosuolo prima di costruire entrano in gioco i geologi. Come spiega Maria Teresa Fagioli, presidente dell’Ordine dei Geologi della Toscana, «al geologo tocca il compito di caratterizzare il terreno con sondaggi geotecnici e comprendere la fattibilità della realizzazione, oppure far comprendere i

criteri di progettazione da seguire, avendo nozioni sia di risposta sismica sia di questioni a carattere idrogeologico». Le tecniche utilizzate? «Si fanno sondaggi o si adotta la spettrometria, o tecniche di geofisica, che ci indicano delle caratteristiche fisiche del terreno da cui possiamo poi risalire a parametri utili o tecniche di fisica. Sono poi entrate anche tecnologie come il software GIS». ◆

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Speciale Terremoti

Case sicure, tutto parte dal progetto Le tecniche costruttive sono basilari per la progettazione di case sismicamente sicure. Ma la fase progettuale è cruciale sia per le nuove costruzioni sia per gli interventi sull’esistente. di Andrea Ballocchi

Realizzazione di un edificio con sistemi costruttivi anti sisma (cortesia: Alga)

Riservato agli abbonati. normativo contempla innanzitutto la neer costruire o rimettere in sesto case le destinazioni d’uso. VuoiGli sapere come riceverlo? interventi di miglioramento vengono cessità di un’analisi progettuale che deve a prova di sisma la base su cui si deve fare affidamento è quanto disposto invece concepiti quali opere in grado di con- considerare le varie azioni che possono inwww.tekneco.it/ricevi-tekneco seguire un maggior grado di sicurezza nei teressare una struttura, dai carichi alle aziodalla normativa italiana. Partendo

P

dal costruito, essa prevede due livelli di intervento strutturale in zona sismica: uno di adeguamento e uno di miglioramento.

confronti delle azioni sismiche, senza modificare sostanzialmente il comportamento globale dell’edificio.

Interventi di adeguamento e miglioramento

L’analisi progettuale

Nel primo caso si contempla un insieme di opere necessarie per rendere l’edificio in grado di resistere ad azioni di progetto equivalenti a quelle previste per le nuove costruzioni; inoltre gli interventi di adeguamento sono obbligatori solo in occasione di variazioni sostanziali dell’organismo edilizio, riguardanti sia gli aspetti strutturali sia

La fase cruciale dove si decide tutto è quella progettuale. Dice Nicola Massaro, dirigente dell’area Tecnologie e qualità delle costruzioni dell’Ance, che proprio riguardo all’aspetto sismico spiega: «Per questa fase ci sono le Norme tecniche per le costruzioni, definite dal decreto ministeriale 14 gennaio 2008, riferimento sia per le costruzioni nuove sia per quelle esistenti. L’impianto

ni del vento a quelle dovute ad un eventuale sisma. L’analisi si allarga anche ad altri elementi dell’edificio, ad esempio le tamponature, che hanno funzione portante autonoma ma che concorrono o comunque interagiscono con l’edificio nel caso di sisma. Per le costruzioni esistenti la procedura è analoga, con in più l’esigenza di ricostruire sia la geometria delle strutture che la natura e lo stato di conservazione dei materiali originariamente usati per le strutture. Ciò può richiedere indagini e prove di laboratorio. Solo a questo punto il progettista può stabilire il tipo di intervento eseguibile, se di


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—— anche per le costruzioni esistenti è possibile ricorrere all’isolamento sismico. L’intervento può essere realizzato anche durante il normale uso dell’edificio. È in genere necessario uno spazio adeguato tra l’edificio da isolare e i manufatti circostanti; è anche possibile isolare insieme più corpi strutturali creando un’unica sottostruttura di base (parte della costruzione compresa tra il terreno e il sistema di isolamento).

introduce una serie di tessuti in fibra di carbonio per rinforzare i pilastri, fasciandoli, o adottandoli per i nodi, i punti d’intersezione tra travi e colonne d’importanza cruciale nella struttura. «L’utilizzo dell’FRP dona una maggiore capacità di deformazione all’edificio che è così in grado di dissipare meglio le forze sismiche. Si tratta della tecnica più utilizzata anche nelle aree colpite da sisma in Abruzzo e in Emilia. Per gli edifici in muratura si può utilizzare invece il sistema FRG (fibre-reinforced grout), che impiega un materiale composito costituito da malte inorganiche con reti in fibra di vetro A.R. (alcali resistente) o in fibra di basalto. Il vantaggio di questa fibra è la minore rigidità che la rende più adatta a edifici in muratura; inoltre, l’utilizzo di malte speciali garantisce il giusto equilibrio termo-igrometrico» conclude Morandini. Ulteriore intervento possibile su una costruzione preesistente, oltre che ideale se prevista su una costruzione nuova, è l’isolamento sismico alla base. Alga, che annovera interventi di rinforzo strutturale per monumenti quali la Torre di Pisa, la basilica di san Pietro o che ha provveduto all’isolamento sismico dei Bronzi di Riace, da anni porta avanti una linea di soluzioni dedicate, tra cui appunto gli isolatori sismici. «L’intervento più radicale è l’isolamento sismico alla base, ossia l’inserimento di isolatori sismici nelle colonne portanti previo taglio delle colonne stesse – spiega il fondatore e consulente tecnico Agostino Marioni – Si tratta di un intervento che permette alla parte dell’edificio sopra gli isolatori, mentre la base può avere una possibilità di movimento in caso di terremoto di circa 30 cm. È particolarmente adatta per costruzioni in cemento armato, non è molto invasiva e non ha costi elevati. Grazie alla loro adozione la struttura acquista maggiore flessiblità e dissipazione energetica». Tra gli isolatori sismici si segnalano in particolare quelli in gomma, in gomma e piombo e gli appoggi a pendolo scorrevole, in cui ci sono superfici di scorrimento. «L’isolatore ha come altra funzione importante non solo quella di permettere lo spostamento ma anche il ricentraggio della struttura nella posizione iniziale», prosegue Marioni. ◆

—— è possibile prevedere, in particolare per le costruzioni in muratura, una serie di interventi “leggeri” e di basso costo, finalizzati al miglioramento della risposta sismica e all’eliminazione di criticità strutturali come, per esempio, interventi tradizionali quali inserimento di catene per evitare ribaltamenti di pareti, tiranti, fasciature o interventi innovativi di semplice realizzazione.

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miglioramento o di adeguamento, necessario nello specifico caso». In sintesi, una volta fatta la valutazione, si possono operare diversi tipi di intervento per incrementare la resistenza dell’intero edificio o rendere più duttili singole parti. Tra gli interventi in grado di modificare il meno possibile il comportamento strutturale degli edifici ci sono varie soluzioni, tra cui Mapewrap EQ System, la “carta da parati” a prova di sisma: come spiega Giulio Morandini, product manager della linea Rinforzo strutturale Mapei: «Si tratta di un sistema internazionale brevettato, che si è avvalso anche di collaborazioni importanti come quella con Bayer, che si presenta come una carta da parati sisma resistente, applicabile sia sulle strutture esistenti sia su

quelle nuove e che ha la funzione di aumentare il tempo di evacuazione degli edifici da parte delle persone. Mapewrap EQ System non va a rinforzare strutturalmente l’edificio ma aumenta la resistenza delle partizioni interne. Presenta significativi vantaggi: ha uno spessore pressoché nullo perché è pari a quello della carta da parati; è applicato con un adesivo monocomponente pronto all’uso e applicabile direttamente sulle superfici esistenti senza andare a trattare gli intonaci. Inoltre non rilascia sostanze volatili nocive per la salute». Altra tecnica per il rinforzo strutturale delle costruzioni è quella della fasciatura dei pilastri con materiali specifici. Per gli edifici in cemento armato, Mapei propone il sistema FRP (fibre-reinforced plastic), che

Le regole dell’attenzione

Come adeguare un edificio

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Una volta che è stata fatta la valutazione dell’edificio, per quanto riguarda l’adeguamento, secondo Rosario Gigliotti dell’Anidis (Associazione nazionale di ingegneria sismica), si possono mettere in opera alcune tipologie di intervento, per esempio: —— interventi locali diffusi, per incrementare la resistenza e/o la duttilità di singoli elementi strutturali o le connessioni tra di essi, che modifichino il meno possibile il comportamento strutturale; —— inserimento di nuovi elementi sismo resistenti (pareti, per esempio). Questo intervento può eventualmente essere associato a interventi locali. Ha il vantaggio di ridurre le azioni assorbite dagli elementi strutturali esistenti, ma richiede un’attenta verifica delle fondazioni esistenti e l’eventuale realizzazione di nuove fondazioni;

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—— inserimento di controventi all’interno della maglia strutturale. La struttura diviene complessivamente più rigida e i telai in cui vengono inseriti i controventi assorbono una parte significativa delle azioni sismiche, riducendo le azioni trasmesse agli altri telai. Anche in questo caso va posta particolare attenzione agli incrementi locali di sollecitazione sulle fondazioni. Per ridurre le forze di inerzia associate al moto sismico del terreno, i controventi possono anche essere dotati di appositi dispositivi capaci di dissipare parte dell’energia trasmessa alla costruzione dal terremoto;


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Speciale Terremoti

I materiali in gioco nella sicurezza Calcestruzzo, legno, muratura, acciaio: sono questi i principali materiali per realizzare case a prova di sisma. Ecco le loro caratteristiche e il tipo di impiego. di Andrea Ballocchi

Ecco le caratteristiche dei principali materiali edilizi e come entrano in gioco per realizzare case sicure o da mettere in sicurezza. Calcestruzzo

Economicità, velocità e semplicità di esecuzione: sono stati questi fattori a determinare, a partire dalla metà del XX secolo, la rapida ascesa del calcestruzzo nelle costruzioni, unito all’armatura metallica a creare il calcestruzzo armato. Le Norme tecniche per le costruzioni prescrivono, come spiega Antonella Colombo, della sezione Strutture di Assobeton, «che le costruzioni siano dotate di sistemi strutturali in grado di garantire rigidezza e resistenza nei confronti delle due componenti orizzontali delle azioni sismiche. Se opportunamente progettate, quando sottoposte ad azioni cicliche ripetute (come quelle causate dai terremoti), le costruzioni in calcestruzzo armato sono in grado di dimostrare una adeguata capacità di dissipare energia in campo inelastico senza che ciò comporti riduzioni significative della resistenza nei confronti delle azioni sia verticali che orizzontali. Oltre a resistere alle azioni sismiche, le strutture devono essere in grado di sopportare tutte le altre azioni agenti durante la loro intera vita utile in maniera durevole, garantendo pertanto il servizio per il quale la struttura stessa è stata progettata (carichi gravitazionali, vento, fuoco). Inoltre le strutture devono essere in grado di assicurare una certa performance termica. E il calcestruzzo armato è un ottimo materiale in grado di resistere senza trattamenti aggiuntivi all’incendio, ed è inoltre in grado di assicurare una certa performance termica grazie alla sua elevata massa». L’evoluzione del calcestruzzo negli anni è stata notevole, come sottolinea Uriel Cinti, responsabile assistenza tecnica clienti della Holcim Aggregati Calcestruzzi, «Il materiale che oggi si utilizza è frutto di

studi approfonditi: non è più solo il risultato dell’unione di cemento e aggregati, ma si parla di una vera e propria tecnologia del calcestruzzo che deve essere oggetto di scelte e di valutazioni, in sede progettuale, per la scelta dei materiali più adatti in funzione delle applicazioni finali». Acciaio

È tra i materiali più idonei in edilizia per le sue molteplici qualità. Come illustra Monica Antinori, responsabile dell’ufficio tecnico della Fondazione Promozione Acciaio, le caratteristiche premianti di questo materiale sono: realizzazione di strutture che possono offrire ampia duttilità globale in rispondenza ai requisiti di progettazione antisismica; la possibilità di impiego negli interventi di adeguamento edifici esistenti in c.a. e muratura; la sostenibilità ambientale; la funzionalità; la durabilità; le potenzialità architettoniche; la rapidità costruttiva; la semplicità di messa in opera e la competitività. «Per quanto riguarda gli edifici esistenti, l’acciaio risulta essere idoneo anche per gli interventi di ristrutturazione e di adeguamento sismico degli edifici in muratura o cemento armato lesionati. L’impiego di elementi in acciaio permette di rispettare, in grande misura, la ricchezza architettonica propria del patrimonio edilizio dei centri storici, senza stravolgere l’identità culturale degli edifici», spiega Antinori, rilevando inoltre che le strutture in acciaio garantiscono la possibilità di assorbire l’energia sismica, utilizzando le elevate riserve plastiche tipiche del materiale, tramite l’uso di dettagli costruttivi decisamente meno onerosi rispetto a quelli che sarebbe necessario prevedere con altri materiali. L’acciaio viene inoltre impiegato nelle costruzioni miste o ibride acciaio-calcestruzzo in grado di abbinare elevata resistenza e rigidezza del c.a. all’elevata duttilità dell’acciaio.

Legno

È forse il materiale più anticamente utilizzato per le costruzioni, contando su un pregio determinante: la leggerezza. Come sottolinea Annalisa Battisti, responsabile del reparto strutture della Rubner Haus, la leggerezza diventa un valore strategico in caso di terremoto in quanto «il sisma sollecita la massa della struttura e quindi più il materiale è pesante più la struttura sarà soggetta ad azione sismica. Il legno ha un ottimo rapporto tra la resistenza e il peso, pari a 5 volte quello del cemento armato e praticamente equivalente a quello dell’acciaio. Inoltre è anche flessibile e questo fa sì che la struttura risenta meno degli effetti sismici. Infine è duttile nei suoi collegamenti, qualità che consente alla struttura di dissipare l’azione energetica del sisma. Tutte queste qualità fanno del legno un materiale particolarmente indicato in zona sismica dove è in effetti già molto utilizzato. Infatti, sia nella ricostruzione in Abruzzo sia in Emilia stiamo costruendo molto. Inoltre le costruzioni in legno che avevamo già realizzato nelle zone poi colpite dal sisma dell’ Emilia hanno retto benissimo al sisma e sono tutte agibili».

Riservato agli abbonati. Vuoi sapere come riceverlo? Laterizio www.tekneco.it/ricevi-tekneco Dagli antichi Romani a oggi, il laterizio ha

vissuto un’evoluzione e ancora oggi è presente in edilizia ed è uno dei prodotti più utilizzati nelle sue differenti forme in tutte le parti della costruzione. Per quanto riguarda le sue caratteristiche e gli utilizzi, spiega Alfonsina Di Fusco, dell’area tecnica Ricerca, innovazione e sviluppo di prodotto di Andil, «Dal punto di vista delle caratteristiche premianti il laterizio viene visto come materiale molto prestazionale non solo in riferimento alle proprietà antisimiche ma anche in termini di risposta ai criteri di efficienza energetica, comfort acustico e resistenza al fuoco come dimostrano, anche, i numerosi


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La scuola primaria ‘Garibaldi’, uno dei tre edifici scolastici realizzati nell’ambito della ricostruzione post-terremoto a Soliera (Modena), realizzata dal Gruppo Rubner

studi sviluppati negli anni da autorevoli centri di ricerca. È l’insieme delle prestazioni che caratterizza il materiale laterizio come vincente». La sicurezza è intrinsecamente legata alla corretta progettazione/esecuzione e, come ribadisce Andil, la soluzione al rischio sismico (e non solo) in Italia è possibile costruendo case sicure in laterizio contando su prodotti multiprestazionali e di alta qualità, progettate in conformità alle norme tecniche vigenti e realizzate secondo avanzate tecnologie e collaudate modalità esecutive. «Se ci riferiamo alla muratura portante in laterizio, prima di entrare nel merito delle proprietà del materiale, a livello di edificio la condizione prioritaria per la progettazione antisismica delle strutture in muratura - ribadita anche dalle NTC - è che i sistemi resistenti di pareti, solai e fondazioni devono essere efficacemente collegati tra loro al fine di assicurare un comportamento d’insieme di tipo “scatolare”: è questa la prerogativa imprescindibile per una costruzione in muratura “a prova di terremoto”». Il laterizio ha un ruolo da protagonista nelle costruzioni e nella ricostruzione, nel rispetto del preesistente, sia per gli interventi locali di cuci e scuci per le pareti divisorie o di tamponamento, che ancor di più negli interventi di “miglioramento/adeguamento sismico”, tramite demolizione e ricostruzione delle murature portanti. Non solo: «Nella ricostruzione provvisoria il laterizio potrebbe partecipare con sistemi prefabbricati che tuttavia in Italia, ad oggi, non hanno reali

riscontri tra i produttori di elementi in laterizio. Nella ricostruzione definitiva, invece, per gli edifici in c.a., si può valutare l’interazione tra telaio e tamponature in modo da utilizzare queste ultime come pareti d’irrigidimento, e integrare gli interventi di miglioramento del telaio con quelli di rinforzo/sostituzione dei tamponamenti danneggiati. La realizzazione, poi, di efficaci collegamenti dei paramenti faccia a vista con i pannelli di tamponatura ed alla cornice strutturale consegue il triplice obiettivo di prevenirne il crollo rovinoso fuori del piano, migliorarne la collaborazione con la struttura in c.a., limitare o eliminare gli sfavorevoli effetti locali».

cm, i massetti, le coibentazioni di solai e coperture, ma anche le murature di tamponamento – spiega Zaccanti . Inoltre, l’impasto di canapa e calce non abbisogna di sabbia e ghiaia, eliminando la necessità di ricorrere alle cave, ambientalmente impattanti». La canapa e la calce, oltre a essere traspiranti, hanno anche la proprietà di regolazione termo igrometrica naturale dei locali (cioè prelevare l’umidità presente in eccesso per rilasciarla quando l’aria è troppo secca) e battericide. Le strutture in legno, se affogate all’interno di questi elementi, non hanno neppure bisogno di trattamento protettivo. Quindi la Canapa, la calce e il legno sono ottimi materiali naturali per la ricostruzioneriparazione dell’Emilia terremotata e per la riqualificazione dell’enorme patrimonio edilizio esistente in Italia». Un altro materiale è la paglia, materia prima energeticamente efficiente e durevole, che offre ottime prestazioni di isolamento termico ed acustico, come spiega l’associazione Edilpaglia e inoltre resiste alle sollecitazioni sismiche: una casa costruita in balle di paglia è molto flessibile e come tale “si sottrae” al terremoto. È un po’ come abitare in una casa di gomma che con il terremoto si deforma, ma non crolla. ◆

Riservato agli abbonati. I materiali naturali Per realizzare costruzioni sismicamente Vuoi sapere riceverlo? sicure entranocome anche in gioco i materiali naturali. È il caso del legno, ma anche di www.tekneco.it/ricevi-tekneco materiali più inusuali come la canapa, che abbinata alla calce naturale, presenta grandi vantaggi costruttivi. Ce ne parla Olver Zaccanti, dell’Anab: « tra i materiali ecosostenibili il legno la fa da padrone, elemento principale con cui ricostruire, privilegiando la tecnica costruttiva a telaio in legno e l’utilizzo, come tamponamento, (dell’impasto) di canapa e calce che garantiscono performance termoacustiche, ma soprattutto comfort ambientale elevatissimi». Canapa e calce diventa quindi un binomio utilizzabile sia per costruzioni nuove sia per interventi sull’esistente «perché si possono realizzare degli intonaci coibenti anche di forte spessore, 15-20

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shop

Pompe di calore anche sottozero Panasonic ha presentato i nuovi modelli della gamma di pompe di calore aria-acqua Aquarea, ossia le soluzioni biblocco da 3 e 5 kW e quelle monoblocco da 6 e 9 kW. Progettati per case con elevati requisiti di efficienza, questi apparecchi forniscono riscaldamento e acqua calda in qualsiasi condizione meteorologica. Ad esempio il modello Aquarea 3.2kW possiede un Cop (coefficiente di prestazione) di 5 a una temperatura di 7 °C, ed è in grado di mantenere la capacità e l’efficienza a temperature esterne a partire da -20 °C. gt PANASONIC www.panasonic.it

Rockpanel in Italia Rockpanel Group, parte di Rockwool International, lancia in Italia i pannelli di rivestimento per facciate Rockpanel. Si tratta di un’operazione che rientra nella strategia di espansione europea di Rockpanel Group e rappresenta una risposta alla domanda del mercato italiano di facciate ventilate. Sia Inpek, specialista italiano di soluzioni architettoniche per le facciate ventilate, sia Rockwool Italia, fornitore di materiali di isolamento a base di fibra di roccia basaltica, quindi, svilupperanno il mercato delle facciate ventilate. I robusti pannelli di rivestimento Rockpanel offrono ampia libertà di progettazione ed elevate prestazioni ignifughe, con il risultato di facciate ventilate ad alta efficienza energetica. sf

Design che funziona a Led

É stato presentato a Milano da Equilibrium Cocoon un tracciato percettivo di, cui il benessere è protagonista che, sarà realizzato in biocomposito di canapa e calce. Il pubblico ha percorso un tunnel, allestito come video-percorso attraverso la sostenibilità e come esperienza di riflessione sull’impatto planetario dei mutamenti climatici, al termine del quale si entrava in un luogo aperto e verde, realizzato con il Biomattone di Natural Beton. «La scelta dei prodotti Equilibrium ci ha permesso di trasformare Cocoon in un vero e proprio percorso attraverso la sostenibilità e di trasporlo da un livello concettuale ad un piano reale” - ha detto l’architetto Massimo Roj di Progetto CMR. sf

Osram, azienda specializzata nella produzione e progettazione di sistemi a Led, ha presentato la piantana Powerpole, pensata come un oggetto di design dalle elevate prestazioni. La tecnologia Led permette, infatti, un grande risparmio energetico e ha una durata molto più alta rispetto alle altre soluzioni di illuminazione. Powerpole è costituita da un corpo in alluminio anodizzato di alta qualità senza giunture. La luce è regolabile con un semplice tocco della parte superiore dell’apparecchio. I sei Led, a lunghissima durata, assicurano la produzione di luce calda a ridotto impatto ambientale. gt

ROCKPANEL

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Biomateriali per il benessere


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Tekneco Numero 11 | 2013

Viega riscalda Viega ha presentato Fonterra Base Flat 12, un nuovo sistema radiante con pannelli a bugne che si caratterizza per una maggiore rapidità dell’intervento e uno spessore ridotto. La nuova soluzione si installa come un sistema per applicazioni a umido standard e utilizza un additivo per il massetto cementizio. In questo modo il pavimento è rapidamente calpestabile e l’altezza costruttiva complessiva è limitata e compresa tra 35 e 45 mm. Grazie alla particolare combinazione tra pannello a bugne modulare, tubo di polibutilene 12 x 1,3 mm e additivo per il massetto cementizio di copertura, l’altezza costruttiva complessiva è di soli 35 mm. Se viene utilizzato il pannello a bugne Fonterra dotato di isolamento, l’altezza complessiva è di 45 mm. In entrambi i casi sono sufficienti solo 15 mm di massetto come copertura sopra il pannello a bugne, per rispondere a tutte le esigenze dell’edilizia residenziale con un carico massimo puntuale di 2 kN. sf

Facciate al Sole La nuova facciata che riveste le quattro torri di Sowwah Square ad Abu Dhabi è stata realizzata utilizzando DuPont SentryGlas. Progettata dallo studio di architettura Goettsch Partners di Chicago, Stati Uniti, realizzata e installata dalle società Folcrá Beach Industrial Company W.L.L e J&H Emirates (Jangho Group), la costruzione della facciata utilizzata sulle torri Sowwah Square include un sistema di facciata continua ad alte prestazioni in vetro con persiane parasole esterne che comprendono due pannelli di vetro a bordi aperti con supporto laterale, installati orizzontalmente su sistemi di fissaggio a forma di “U”. I pannelli stratificati misurano ognuno 500 mm x 1.000 mm oppure 300 mm x 1.000 mm e incorporano l’interstrato SentryGlas di 1.52 mm. Secondo Goettsch Partners, SentryGlas è stato scelto per la sua resistenza all’umidità e alle temperature elevate, ma anche per le sue prestazioni superiori, a confronto con le alternative basate sul PVB, in termini di tenuta post-rottura e di prestazioni dei bordi a vista. sf DuPont

Scaldabagno a pompa di calore

I moduli del produttore tedesco di pannelli Centrosolar hanno ottenuto una speciale certificazione dal TÜV Rheinland, noto istituto di controllo tedesco. I moduli realizzati nella Sonnenstromfabrik a Wismar in Germania, infatti, sono risultati resistenti al degrado delle prestazioni determinato dalle tensioni negative. Durante i test, i moduli Centrosolar sono stati sottoposti a un voltaggio negativo di 1.000 Volt, per un periodo di 7 giorni, a temperatura ambiente, per poter meglio simulare la vita del modulo; il test viene superato solamente se la resa non si abbassa oltre il 5%. I risultati hanno dimostrato un abbassamento della resa minore dell’1%, confermando così che il livello prestazionale dei moduli rimarrà invariato durante la vita dell’impianto. gt

Riscaldare l’acqua in modo tradizionale può costare parecchio a una famiglia tipo. Per questo motivo Emmeti propone da quest’anno sul mercato la nuova Eco Hot Water pensile. Si tratta di una tecnologia a pompa di calore pensata per offrire un sistema di riscaldamento dell’acqua sostenibile sia dal punto di vista dei consumi che dell’ecologia. Rispetto a un tradizionale scaldabagno elettrico o a gas, Eco Hot Water assicura infatti un risparmio fino al 70% sulle spese annue di una famiglia di tre persone. L’installazione non necessita, inoltre, di lavori di muratura, ma è sufficiente il collegamento all’impianto di adduzione dell’acqua fredda e di distribuzione dell’acqua calda sanitaria. gt

CENTROSOLAR

EMMETI

www.centrosolar.it

www.emmeti.com

www.dupont.com

VIEGA www.viega.it

Prestazioni certificate


78

Internet

Il verde in laboratorio

La raccolta dei rifiuti dalla carta al web

Case da rifare

www.chimicaverde.it

www.ottantaduecobat.it

www.realtimetv.it/web/cortesie-per-gli-ospiti

È il sito di Chimica Verde Bionet, un’associazione che ha come scopo quello di promuovere e sviluppare la ricerca e l’applicazione industriale di nuovi materiali di origine naturale. Promotore storico di questa iniziativa, nata molto prima del boom della green economy, è Beppe Croce. Da questo indirizzo un buon punto di partenza per chi vuole approfondire il tema.

Ottantadue è la storica testata del Cobat che oggi compie il salto dalla carta al web. «Abbiamo creato questo nuovo sito internet – ha detto Giancarlo Morandi, presidente del consorzio – perché diventi un ulteriore strumento per fornire una completa informazione ai nostri interlocutori e sensibilizzare i cittadini».

Cortesie per gli ospiti non è solo un divertente reality su come gestire la casa, ma, grazie soprattutto ai consigli dell’architetta Chiara Tonelli, un modo spensierato di fare della divulgazione sull’arredo degli interni. Chiara Tonelli, non a caso, è anche la team leader di Med Italy, la casa ecologica italiana più famosa nel mondo. Da vedere e rivedere.

Chef a impatto (quasi) zero

Piccola guida alla sostenibilità

Città sostenibili

www.ecocucina.org

www.acca.it/biblus-net

www.pattodeisindaci.eu

Da un po’ di tempo siamo tutti chef, anzi masterchef. Il che significa che ci sentiamo più bravi ma che spesso non ci accorgiamo di quanti sprechi possiamo fare e di come potremmo rendere la nostra cucina non solo più buona, ma più ecologica. Ecco un sito di ricette, usi e costumi per diventare chef a impatto (quasi) zero.

Piccolo ma utilissimo sito per sapere tutto quello che avreste voluto sempre sapere su rinnovabili, edilizia, termotecnica, ecc. Articoli flash che possono contenere importanti manuali in pdf da scaricare gratis, grafici e schemi senza bisogno di passare ore in rete a cercarli. Essenziale ma ricco.

Se ne parla molto fra gli addetti ai lavori ma pochi sanno cos’è questo “Patto dei sindaci”. Il portale dedicato all’iniziativa dell’Unione europea non solo spiega nel dettaglio di cosa si tratti, ma approfondisce in tempo reale quanto avviene in tutta l’Unione. Per migliorare la qualità delle nostre città e fermare i cambiamenti climatici.


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Tekneco Numero 11 | 2013

Libri Guarda tutti i nostri libri su Anobii: www.anobii.com/ tekneco/books

a cura di Marco Gisotti

❶ Il progetto dell’involucro efficiente jacopo gaspari EdicomEdizioni Euro 20,00 – Pagine 192

Se il futuro dell’edilizia è nella riqualificazione energetica degli edifici, l’involucro edilizio è sicuramente uno degli aspetti chiave del domani. Questo manuale approfondisce alcune delle principali soluzioni tecnologiche per la progettazione dell’involucro. Di ogni soluzione viene mostrato il progetto con disegni dettagliati, vengono spiegate le scelte dei materiali e il comportamento termico, anche grazie alla parte dedicata alle criticità e agli accorgimenti progettuali.

❷ Acquisti sostenibili

silvano falocco, simone ricotta Edizioni Ambiente Euro 28,00– Pagine 352 Gli acquisti verdi sono uno strumento essenziale a disposizione della pubblica amministrazione e delle imprese per abbattere gli impatti ambientali e verificare il rispetto etico delle filiere produttive. Mancava, in Italia, un manuale che ne facesse il punto e servisse come guida a chi si addentrasse in questo ambito senza la sufficiente preparazione. Acquisti sostenibili, acquisti verdi e Green Public Procurement (GPP) rappresentano la nuova frontiera per

avviare una conversione ecologica dell’economia e garantire una migliore qualità sociale delle produzioni. Silvano Falocco, inoltre, è il direttore di Compraverde, l’unica fiera dedicata agli acquisti verdi in Italia.

❸ Atlante delle materie plastiche

knippers, cremers, gabler, lienhard UTET Euro 120,00 - Pagine 288 Ultimo in ordine di tempo della storica collana Utet dedicata agli Atlanti di architettura, di questo volume cominciava a farsi sentire la mancanza, considerando quanto ormai il mondo delle plastiche si sia evoluto e quanti materiali nuovi siano oggi disponibili sul mercato. Nella tradizione della collana, anche in questo volume viene data grande importanza agli aspetti pratici e numerosi sono i casi di studio scelti per rappresentare le possibilità di utilizzo di questi materiali.

❹ Efficienza energetica

redazione di nextville Edizioni Ambiente Euro 20,00 – Pagine 208 Fra conto termico, certificati bianchi, incentivi, tecnologia e speranze verso la green economy, una sorta di vademecum del settore per avere a portata di mano tutto quello che c’è da sapere sull’efficienza

energetica, soprattutto dal punto di vista normativo. La burocrazia può, infatti, essere un brutto ostacolo alla realizzazione di un buon progetto di efficienza energetica. Come nella tradizione delle Edizioni ambiente, il volume si presenta approfondito ma chiaro. Certamente utile per affrontare il 2013, in attesa che la politica risolva i suoi grovigli, in fatto di energia, e renda norme più chiare e durature.

❺Illuminare con i LED

pietro palladino, paolo spotti Tecniche nuove Euro 49,90 – Pagine 320 I LED rappresentano la prossima frontiera dell’illuminazione, tanto che sono già entrati in molti luoghi pubblici e presto anche nelle nostre case cominceremo a farne uso più proficuo. Per prepararsi alla trasformazione ecco un manuale che fa il punto sugli strumenti teorici per una buona gestione dell’illuminazione e su quelli pratici per l’adozione della luce a LED. Esempi in settori applicativi diversi rendono il testo ancora più esplicito e quindi utile.


80

Aziende citate

Alga www.alga.it ANAB www.anab.it Andil www.laterizio.it AnieGifi www.gifi-fv.it Assobeton www.assobeton.it Assolterm www.assolterm.it Assovetro www.assovetro.it AzzeroCO2 www.azzeroco2.com Bayer www.bayer.it Bridgestone www.bridgestone.it Centrosolar www.centrosolar.it Cmg Solari cmgsolari.it Cobat www.cobat.it DuPont www.dupont.com

73 24-75

74

48

Icmq www.icmq.it

17

74

Loginet www.loginet-srl.it

67

27

73 Mapei www.mapei.com 61 Marangoni www.marangoni.com 55-58-61 Michelin www.michelin.it

73 56

77 42

58

Edilizia bio - Energia alternativa - Ecologia aprile maggio giugno 2013

38 64

Yokohama www.yokohama.it

29

74

Tekneco è una testata giornalistica trimestrale registrata presso il Tribunale di Lecce con n. 1061 del 9 Giugno 2010 EDIRE S.r.l. Sede: via E. Estrafallaces 16, 73100 Lecce Tel. e fax 0832 396996 Società editrice iscritta al ROC con n. 14747 DIRETTORE RESPONSABILE

Fabrizio Alfredo Virgilio Bocconcelli DIRETTORE EDITORIALE

Marco Gisotti

Nissan www.nissan.it

67

Officinae Verdi www.officinaeverdi.it Osram www.osram.it

66

Andrea Ballocchi, Sergio Ferraris, Marco Gisotti, Gianfranco Marino, Stefania Marra, Gianni Parti, Beatrice Spirandelli, Gianluigi Torchiani

76

REALIZZAZIONE PIATTAFORMA WEB

Panasonic www.panasonic.it Pirelli www.pirelli.com Pleion www.pleion.it

76

Rockpanel www.rockpanel.it Rubner Haus www.haus.rubner.com

76

Solvay www.solvay.it

54

Tecniche nuove www.tecnichenuove.com

79

COLLABORATORI

Ingegni Multimediali, Lecce WEB CONTENT MANAGER

78

30-77

60 Ecopneus www.ecopneus.it 79 EdicomEdizioni www.edicomedizioni.com 4-79 Edizioni Ambiente www.edizioniambiente.it 77 Emmeti www.emmeti.com 45 Energy System www.ensystemsrl.it 76 Equilibrium www.equilibrium-bioedilizia.it 32 Estif www.estif.org Federbio www.federbio.it Franciacorta www.franciacorta.net

Holcim www.holcim.it Hoval www.hoval.it

66

Alessandra Versienti PROGETTO GRAFICO

54

Matteo Astolfi e Pietro Buffa STAMPA

42

Arti Grafiche Boccia, Salerno TIRATURA

20.000 copie

Uncsaal www.uncsaal.it Utet www.utet.it

74

DISTRIBUZIONE

15.000 copie postalizzate ingegneri architetti geometri studi di progettazione nazionali aziende di settore richieste di abbonamento dirette; 5.000 copie distribuite all’interno di fiere nazionali di settore REDAZIONE

telefono: 0832 396996 e-mail: redazione@tekneco.it PUBBLICITà

12-17

telefono: 0832 396996 e-mail: commerciale@tekneco.it ONLINE

79

66

Versalis www.eni.com

57

55-58-61 Goodyear www.goodyear.euit_it

Viega www.viega.it

77

sito web: www.tekneco.it facebook: www.facebook.comTekneco twitter: twitter.comTekneco google+: gplus.toTekneco Creative Commons

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Trimestrale di EDILIZIA BIO-ENERGIA ALTERNATIVA-ECOLOGIA Anno II, Numero 7 | 2012 www.tekneco.it 4,90 euro

EDILIZIA BIO

ENERGIA ALTERNATIVA

ECOLOGIA

PROGETTI

Alla scoperta del social housing per rispondere all’emergenza abitativa

Le opportunità del minieolico, settore che cresce del 20% l’anno

Eppur si muove. Le auto elettriche hanno inserito la marcia

Francesco Longano Silvia Pietta Alfio Zappalà

P. 22

P. 50

P. 62

P. 32

Entra nel mondo dell’informazione indispensabile per i professionisti tecnici. Su Tekneco la progettazione incontra la sostenibilità con i nuovi materiali, le soluzioni green e le ultime tendenze del mercato.

Trimestrale di EDILIZIA BIO-ENERGIA ALTERNATIVA-ECOLOGIA Anno II, Numero 8 | 2012 www.tekneco.it 4,90 euro

EDILIZIA BIO

L’obiettivo è realizzare edifici efficienti, ma sempre low-cost P. 22

ENERGIA ALTERNATIVA

PRIMO PIANO Solare termico:

ECOLOGIA

PROGETTI

Anche le marine

Cafè Architettura Francesco Pagnello Alfio Zappalà

P. 64

P. 34 / 60 / 72

un mercato i porti puntano sulla LAancora NUOVA VITA esostenibilità tra luci e ombre ambientale DEI BORGHI ANTICHI P. 46

Trimestrale di EDILIZIA BIO-ENERGIA ALTERNATIVA-ECOLOGIA Anno II, Numero 9 | 2012 www.tekneco.it 4,90 euro

EDILIZIA BIO

ENERGIA ALTERNATIVA

ECOLOGIA

PROGETTI

Gli spazi collettivi realizzati grazie a menti e materiali autoctoni

Il solare entra nell’era del quinto conto energia: la riforma

Rio +20: appuntamento al verde. Il futuro è nell’economia green

Manuel Benedikter Spark Energy Mario Cuccinella

P. 14

P. 32

P. 64

P. 24 - 44 -58

EDILIZIA BIO

ENERGIA ALTERNATIVA

ECOLOGIA

PROGETTI

Edifici in rosso e l’importanza della termografia

La riforma degli incentivi non spingerà l’eolico italiano

Le nuove professioni verdi per l’ecologia

Med in Italy Renit Group Galassi, Mingozzi e Ass.

P. 16

P. 32

P. 50

P. 26 - 46 - 65

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Tekneco #11