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Trimestrale di EDILIZIA BIO-ENERGIA ALTERNATIVA-ECOLOGIA Anno II, Numero 8 | 2012 www.tekneco.it 4,90 euro

EDILIZIA BIO

ENERGIA ALTERNATIVA

ECOLOGIA

PROGETTI

Gli spazi collettivi realizzati grazie a menti e materiali autoctoni

Il solare entra nell’era del quinto conto energia: la riforma

Rio +20: appuntamento al verde. Il futuro è nell’economia green

Manuel Benedikter Spark Energy Mario Cuccinella

P. 14

P. 32

P. 64

P. 24 - 44 -58

PRIMO PIANO

LE CITTÀ SOSTENIBILI


TEKNECO TI PORTA A KLIMAENERGY/KLIMAMOBILITY diretta web dalla fiera di Bolzano videointerviste e talk tematici speciale web www.tekneco.it/klimaenergy

Ti aspettiamo dal 20 al 22 settembre a Klimaenergy 2012 Fiera di Bolzano - per informazioni: klimaenergy@tekneco.it / 339-6129906


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Tekneco Numero 08 | 2012

Editoriale

Le 10 regole per una guida Ecocompatibile di Pierluigi Fanghella

Il Ministero dello Sviluppo Economico di concerto con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e delle Infrastrutture e Trasporti approvano la Guida 2012 al risparmio di carburanti e alle emissioni di CO₂ delle auto.

Mobilità sostenibile. Credo davvero che sia un tema da approfondire e su cui sia necessario sensibilizzare, anzi: sensibilizzarci. Lo sostengo alla luce del primato mondiale che l’Italia detiene per il maggior numero di auto private per persona,cui si aggiunge la registrazione del trasporto su strada come causa principale del consumo totale di energia.Apoche settimane dalla pubblicazione della Guida 2012 sul risparmio di carburanti e sulle emissioni di anidride carbonica delle autovetture, approvata con decreto interministeriale dell’11 maggio 2012, mi preme invitare anche voi, lettori di Tekneco, ad un’attenta lettura di tutte le informazioni utili che la Guida riporta: dall’acquisto di veicoli nuovi ai consigli per ridurre al massimo l’impatto ambientale delle auto già su strada.Ecco le 10 regole,delineate nel documento,per una guida ecocompatibile (ecodriving), suggerimenti agli automobilisti. Regole che forse possono sembrare scontate, ma che sono il primo passo per la riduzione di consumi ed emissioni nocive.Le riporto sommariamente,come “memento” a me stesso e per tutti voi, lettori, che siete i protagonisti della sostenibilità in tutte le declinazioni. Accelerare gradualmente; inserire al più presto la marcia superiore; mantenere una velocità moderata e possibilmente uniforme; guidare in modo attento e morbido evitando brusche frenate e cambi di marcia inutili; decelerare gradualmente; spegnere il motore quando si può, ma solo a veicolo fermo; mantenere la pressione di gonfiaggio degli pneumatici entro i valori raccomandati; rimuovere porta sci o portapacchi subito dopo l’uso e trasportare nel bagagliaio solo oggetti indispensabili; utilizzare dispositivi elettrici solo per il tempo necessario; limitare l’uso del climatizzatore… ....e Buon Viaggio a tutti!


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Mr. Green

di Luca Conti

ECOLOGIA QUOTIDIANA: ISTRUZIONE PER L’USO

D

ifferenziare i rifiuti, ridurre l’uso dell’automobile, fare più attività fisica, chiudere il rubinetto quando si lavano i denti o si fa la barba, smettere di fumare, spegnere la luce quando non siamo in una stanza, trovare il tempo per informarsi o valutare acquisti per un consumo critico. Ognuno di questi piccoli grandi comportamenti quotidiani, moltiplicato per milioni di persone, ha un impatto reale sulla vita del Pianeta e, in ogni caso, sulla nostra qualità della vita come singoli individui. Difficile trovare qualcuno che, anche solo a parole sia contrario ad applicare quanto sopra, ad eccezione forse dello smettere di fumare, per il quale in ogni caso non è mai troppo tardi. Eppure cambiare comportamenti non è facile, nonostante tutte le risoluzioni per cominciare bene un nuovo anno o le buone intenzioni. Lasciarsi prendere dallo sconforto non è però la soluzione, perché cambiare si può. Ci vuole certamente uno sforzo, una convinzione di fondo, ma qualche piccolo accorgimento può ridurre la difficoltà di questa salita, rendendo quanto sopra realtà. Sulla strada del minimalismo ho letto vari libri ed ebook - a proposito di quest’ultimi consiglio di cominciare con Leo Babauta, gratis sul suo sito Zen Habits - da cui ne ho tratto alcuni semplici insegnamenti da applicare nella nostra vita di tutti i giorni. Ne segnalo i principali, di immediata applicazione. Scegliere di cambiare un comportamento alla volta. Presi dall’entusiasmo e dalla voglia di dare una svolta alla nostra vita capita spesso di inserire nella nuova routine quotidiana troppi cambiamenti repentini, con l’effetto di frammentare l’attenzione e la concentrazione, rischiando di perdere la nuova abitudine e l’entusiasmo dopo pochi giorni, al primo ostacolo. Concentrarsi invece su un solo comportamento, offre maggiori probabilità di successo. Creare un appuntamento quotidiano. Stabilire un momento della giornata per tenere fede al nostro impegno - una camminata, l’ora

della differenziazione, il momento per informarsi su come modificare i nostri acquisti - aiuta sia a non dimenticarlo, sia a ricordarlo durante la giornata rafforzando la motivazione a cambiare, sia a non farlo scendere in secondo piano in caso di agenda molto piena. Tenere duro per almeno tre settimane. Studi scientifici hanno dimostrato che un nuovo comportamento diventa una abitudine dopo tre settimane in cui viene integrato nella routine quotidiana. Per questo scegliere un solo focus e concentrarsi, finiscono per essere la chiave del successo. A questo punto, verificata la nuova abitudine, possiamo concentrarsi su un nuovo comportamento da cambiare, forti di nuovo entusiasmo per l’obiettivo raggiunto. Prendere un impegno pubblico. Internet e i social network possono essere un valido alleato per cambiare insieme. Prendere un impegno con i propri amici su Facebook, su Twitter con i propri follower o con i lettori del proprio blog è un passo importante.Allo stesso modo, lanciata pubblicamente la sfida con noi stessi, dobbiamo impegnarci a documentare costantemente, tutti i giorni, a che punto siamo arrivati, quali ostacoli abbiamo trovato o quali obiettivi abbiamo raggiunto. Nell’esempio della raccolta differenziata può essere utile aggiungere ad esempio un contenuto multimediale, foto o video, che testimonia ciò che abbiamo fatto. Nel caso del trasporto più ecologico potremmo contare quanti chilometri abbiamo percorso in auto e quanti con altri mezzi, bus, metro o bici. Adesso tocca a te. Hai bisogno di uno spunto? Sfoglia Tekneco e scegli come migliorare il rapporto tra te e il pianeta. Cambiare si può. ◆

LEGGI questo articolo anche sul sito di Tekneco: www.tekneco.it/801


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Tekneco Numero 08 | 2012

Sommario

Primo Piano 4

Le città sostenibili di Gianluigi Torchiani e Andrea Ballocchi

10

Storie di mobilità e-ordinaria

Edilizia Bio 14 20

24 30

Fenomenologia della ricostruzione di Beatrice Spirandelli La residenza è sociale e sostenibile, e tecnologica e economica di Beatrice Spirandelli Progetto Casa Magnanelli Manuel Benedikter architekt Shop

Energia alternativa 32 35

38 40 43

In copertina: Illustrazione di Matteo Astolfi e Pietro Buffa

44 48

Il solare entra nell’epoca del quinto conto energia di Gianluigi Torchiani Biomasse, tra necessità di regolamentazione e prospettive future di Gianluigi Torchiani Parola d’ordine: solare termodinamico di Gianluigi Torchiani Dove va l’energia solare di Andrea Ballocchi Il 2011 ha messo alla prova la filiera del fotovoltaico di Gianluigi Torchiani Progetto Cascina Cesarina Francesco Pagnello architetto Shop

Ecologia 48 54 58 48

Rio +20: appuntamento al verde di Marco Gisotti Marghera: prove tecniche di riconversione verde di Marco Gisotti Progetto Il rinascimento di Cesenatico Mario Cuccinella architects Shop

Speciale Università 66

Le tecniche d’integrazione fra organismi edilizi e vegetali. Analisi comportamentale del metasistema del Verde Verticale di Edoardo Bit

Rubriche 01 02 76 77 79

Editoriale — di Pierluigi Fanghella Mr. Green — di Luca Conti Internet — di Riccardo Paternò Libri — a cura di Marco Gisotti Ultima parola — di Jacopo Giliberto


4

Primo piano

Un campo fotovoltaico sperimentale dei laboratori Sandia. Foto: Randy Montoya


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Tekneco Numero 08 | 2012

Le città sostenibili Klima Energy e Klima Mobility, in programma dal 20 al 22 settembre a Bolzano, sono l’occasione per ripensarci smart

di Gialuigi Torchiani e Andrea Ballocchi


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Primo piano

www.klimaenergy.it Online tutte le informazioni sugli eventi in programma a Bolzano

L

a salute del nostro pianeta non può prescindere da decise politiche in favore della sostenibilità energetica e urbana. Come noto, infatti, la produzione di energia (elettrica, termica e per i trasporti) risulta attualmente responsabile della gran parte delle emissioni di CO₂ a livello globale; d’altra parte, i consumatori di tale energia, ossia gli abitanti della Terra, sono destinati a vivere sempre di più nelle città e nelle megalopoli, come confermano le proiezioni dei principali osservatori internazionali. Senza interventi in grado di incidere significativamente su questi due aspetti cruciali, la limitazione dell’inquinamento (e del conseguente surriscaldamento globale) diventerebbe un’utopia. L’attenzione verso questi temi è, perciò, elevatissima, come testimonia l’ormai tradizionale appuntamento di Bolzano con la Fiera Klima Energy, la rassegna dedicata all’applicazione innovativa delle energia rinnovabili in programma dal 20 al 22 settembre 2012, che anche quest’anno si svolgerà in concomitanza con Klima Mobility, il salone internazionale della mobilità sostenibile. Un termine che ricorrerà molto spesso nel corso dei congressi in programma nelle due manifestazioni è quello di smart city, ossia le città intelligenti che dovranno necessariamente caratterizzare il nostro pianeta nei prossimi decenni. Nel 2009, infatti, per la prima volta nella nostra storia, metà della popolazione mondiale si è concentrata nei centri urbani. Questo significa che il 50% degli esseri umani è distribuito in appena 2% della superficie del globo, consumando però ben il 75% della sua energia e producendo l’80% di emissioni di anidride carbonica. LE CITTÀ INTELLIGENTI

240mln ▶ gli euro assegnati per il programma Convergenza

Per evitare che in futuro la situazione della vivibilità urbana possa aggravarsi, l’espressione smart city è destinata a uscire dal circuito degli addetti ai lavori e a investire nel concreto la vita quotidiana di tutti noi. Smart possono essere definite quelle città che adottano soluzioni tecnologicamente avanzate che, tuttavia, non devono essere mai fini a se stesse, ma devono servire a risolvere problemi reali e, quindi, a migliorare la qualità della vita degli abitanti tramite la riduzione dell’inquinamento e la mobilità sostenibile. In particolare per l’Italia, le città intelligenti rappresentano un’opportunità anche economica da non lasciarsi sfuggire, specialmente in questi tempi di tagli ai bilanci. Nei prossimi anni sono previsti, infatti, quasi un miliardo di euro di finanziamenti per migliorare la qualità dei centri urbani. Circa 240 milioni di euro, attraverso il programma PON Ricerca e Competitività 2007-2013, sono stati specificatamente assegnati da un recente bando alle Regioni dell’Obiettivo Convergenza (Calabria, Campania,

Puglia e Sicilia), mentre altri 700 milioni di euro saranno attribuiti a tutte le altre regioni. Buona parte di questi finanziamenti saranno destinati a un pilastro imprescindibile della strategia smart city, ossia la mobilità sostenibile: con questa parola si intende una modalità di trasporto urbano in grado di conciliare il diritto alla mobilità con l’esigenza di ridurre l’inquinamento e le esternalità neMetà della gative (emissioni popolazione di gas serra, smog, mondiale vive inquinamento acustico, congein città. Il tema stione del traffico è muoversi urbano). Gli Stati del Nord Europa si sono da tempo attrezzati in tal senso: un esempio è la città tedesca di Friburgo, il cui primo piano comunale dei trasporti risale addirittura al 1969. Nel 1972 fu deciso di mantenere in funzione le reti tramviarie e l’anno successivo di creare una zona pedonale intorno al Duomo (una delle più estese della Germania).


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Tekneco Numero 08 | 2012

In Italia, secondo Euromobility, la città più ecomobile è Torino. Foto: Luca Perino, Flickr

pedonali entro il 2015, includendo la stazione ferroviaria. SOPRATTUTTO AL NORD

Nel 1991 fu il momento della Regiokarte, il sistema di trasporto che permette di viaggiare su 2.800 km di 90 linee urbane/extraurbane a Friburgo e in due province limitrofe. Per quanto riguarda le piste ciclabili, sono 500 i km ora disponibili (erano appena 29 nel 1970). L’amministrazione comunale, inoltre, ha in programma di triplicare le aree

Il caso di Friburgo, così come quello di tanti altri centri del Nord (Vienna, Helsinki, Zurigo, ecc.) è servito da sprone a tante realtà italiane, soprattutto a quelle del Settentrione che, nonostante i gravi problemi legati all’inquinamento e allo smog, costituiscono l’area del Paese più impegnata nello sviluppo della mobilità sostenibile. In particolare, secondo il recente rapporto “Mobilità sostenibile in Italia: indagine sulle principali 50 città”, elaborato da Euromobility, Torino merita il titolo di città più “eco-mobile” d’Italia. Il capoluogo piemontese si è aggiudicato la prima piazza grazie a un trasporto pubblico organizzato, al miglior car sharing della penisola e a un efficiente servizio di ciclabilità a disposizione dei cittadini, oltre che a una

La prima città a mobilità sostenibile? È stata Friburgo nel lontano ‘69. Foto: Adeupa De Brest, Flickr


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Primo piano

87,1 km ▶le piste ciclabili di Parma

quota significativa di vetture a basso impatto ambientale. Il paradosso è che questo primato, tuttavia, non sia sufficiente a far rientrare la città della Mole entro i valori di legge dell’inquinamento atmosferico, a causa di una situazione complessiva che interessa tutto il bacino padano. Eppure l’attenzione alla mobilità, secondo la classifica Euromobility, è elevata in tutte città del Nord: Venezia è al secondo posto, seguita da Milano, Brescia e Parma. Dalla sesta all’ottava posizione si trovano Bologna, Padova e Bergamo, al nono Firenze, mentre al decimo posto si piazza Genova. Fanalini di coda nella classifica della mobilità sostenibile sono, al contrario, due centri del Sud, Campobasso e Foggia. Secondo un altro studio, questa volta realizzato da Legambiente, il capoluogo che invece più favorisce la ciclabilità urbana è proprio Bolzano, la città di Klima Mobility. Se è vero, infatti, che a Parma ci sono molti più chilometri di piste (87,1) rispetto a Bolzano (72,4), nel capoluogo altoatesino i percorsi ciclabili sono meglio integrati, incontrano meno barriere e più segnaletica, tanto da convincere molti più cittadini

a montare in sella per spostarsi. Nonostante questi casi di eccellenza, la situazione generale per gli amanti della bicicletta è ancora negativa. Basti pensare, infatti, che tutta l’Italia dispone di soli 3.297,2 chilometri di piste ciclabili urbane, l’equivalente di sole 3 città europee (Stoccolma, Hannover e Helsinki) e che un terzo dei capoluoghi del Belpaese non ha affatto o ha solo piccolissimi spezzoni di percorsi ciclabili. MILANO E FIRENZE: EPPUR SI MUOVE

La complessità dei problemi della mobilità sostenibile si manifesta in tutta la sua evidenza nella metropoli italiana per eccellenza, Milano: il capoluogo lombardo nell’ultimo decennio ha investito con decisione nel potenziamento della sua rete metropolitana (prolungamento della linea M3, avvio dei cantieri delle reti M4 e M5, entrata definitiva in esercizio del Passante ferroviario). Nonostante ciò, però, l’area milanese continua a scontare un gravissimo deficit infrastrutturale, che determina una situazione di sostanziale collasso della mobilità, con costi elevatissimi per imprese


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Tekneco Numero 08 | 2012

400 mln

▶ la somma annua che a Milano si perde per gli spostamenti

Dopol’introduzione dell’Area C, a Milano le cose vanno meglio

e i cittadini. Ecco i dati che testimoniano la situazione: 2,5 milioni di cittadini della Provincie di Milano e di Monza e Brianza dispongono di un mezzo privato che usano autonomamente; 1,7 milioni utilizzano l’auto tutti i giorni; la velocità media sulla rete stradale è di 28 km/h. I costi della congestione dell’area milanese in termini di perdite di tempo ammontano a 400 milioni di euro l’anno. Per rimediare a questa situazione numerosi Comuni dell’area hanno attivato nel corso degli ultimi anni misure per la regolazione del traffico ma, spesso, in maniera non coordinata con gli altri centri. L’esito è stato quasi sempre creare ostacoli e fatica alla circolazione di persone e merci, senza peraltro ottenere risultati significativi in termini di riduzione dell’inquinamento. Per quanto riguarda il Comune di Milano, alla fine del 2011 si è conclusa – peraltro senza aver raggiunto molti dei risultati sperati – il tentativo di riduzione del traffico e dell’inquinamento avviato nel 2008 con Ecopass. Al suo posto, il 16 gennaio 2012 è entrato in vigore Area C, provvedimento di regolamentazione degli ingressi nella Cerchia dei Bastioni che, al momento, sembra aver sortito effetti Tra 3 anni si positivi sulla circopotrà entrare in lazione delle vettucentro a Firenze re nel centro città. Per certi versi più solo con auto radicale è la strateelettriche gia del Comune di Firenze, che ha previsto che - a partire dal 2016 -turisti e visitatori potranno entrare a Firenze soltanto a bordo di auto elettriche. Il piano complessivo per la mobilità sostenibile varato dalla Giunta Renzi prevede anche un’attività di collaborazione per favorire l’introduzione e l’utilizzo di questi veicoli alternativi, come ad esempio l’aumento delle colonnine di ricarica e l’incremento del car e del van sharing elettrico. I veicoli a emissioni zero saranno promossi anche presso gli hotel, mentre saranno varate politiche ad hoc per favorirne l’acquisto presso i privati. ◆

La bicicletta in numeri Ciclisti nel sistema modale urbano

Km media per abitante

Percentuale (%)

Km

Svezia

12.6 Irlanda

Olanda

5.5

18

27 UK

Germania

2

10

3

Spagna

0.7

Italia

3.8

1.019

Danimarca

958

Germania

300

Svezia

300

Italia

168

Francia

Francia

87

UK

81

Irlanda

228

Spagna

24

Fonte: Eu Energy and Transport in figures statistical pocket book, 2002

Perchè si sceglie la bicicletta Riduce l’inquinamento

10,9 È una modalità di trasporto economica

11,5

Evita traffico e code

29.3%

%

È il miglior mezzo per trascorrere il tempo libero

19,2 LEGGI questo articolo anche sul sito di Tekneco: www.tekneco.it/800

Olanda

Danimarca

Fonte: Market Report 2011 (Epia/Aper)

Fa bene alla salute

29,1


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Primo piano

Storie di ordinaria mobilità Auto, scooter, bici e stazioni di ricarica: muoversi con mezzi elettrici ormai si può. Ecco alcune neonate aziende che con le loro strategie un po’ ci fanno sognare.

S “

In un anno e mezzo di vita aziendale, i riscontri sono decisamente positivi e confortanti. Il che ci conferma che quello elettrico è davvero il veicolo del futuro.

i fa un gran parlare di mobilità sostenibile ma in pratica in Italia non si vedono effetti pratici in termini di sviluppo di mezzi “ecologicamente corretti”. Eppure, come ha rilevato il Terzo Osservatorio Deloitte dell’Auto Elettrica, se si sostituissero 100 mila veicoli a combustione con altrettanti mezzi elettrici si ridurrebbe il particolato annuo del 70-90% e di circa 350-400 tonnellate il monossido di azoto. È pur vero, come segnala lo stesso osservatorio, che più della metà degli italiani sono interessati a prenderne in considerazione l’acquisto consentendo, oltre ai benefici ambientali, anche un risparmio di circa l’85% dei costi di alimentazione. Per ora, a livello di incentivi, alla Camera è arrivata una proposta per attuare un bonus da 5.000 euro sull’acquisto di un’auto elettrica. In Europa già diversi Paesi hanno già messo in pratica tale misura e, in diversi casi, con tariffe ben più generose. Anche per questo il mercato dell’auto non decolla come dimostra il fatto che nel 2011 si sono vendute in Italia meno di 300 auto elettriche su un totale di circa 1.750.000 immatricolazioni. Tuttavia le realtà produttive che hanno puntato sulla mobilità alternativa ci sono e stanno crescendo: alcune di queste aziende, presenti a Klima Mobility, hanno storie davvero interessanti. Scopriamole insieme.

SU 4 RUOTE Ha fornito per prima delle auto elettriche a Polizia, Carabinieri e Polizia Locale, in ogni parte d’Italia: si chiama Movitron, ed è un’azienda varesina che dal 2008 produce auto elettriche small e smart. Sono mini “auto intelligenti”, come si legge anche nel sito web dell’azienda: si guida con il patentino del motorino e non si paga il bollo. L’assicurazione RCA costa meno di 90 euro; sono in grado di percorrere fino a 80 chilometri con un pieno; si ricaricano in 4 ore con solo 50 centesimi. Spiega Carlo Muraro, uno dei fondatori e titolare,

insieme agli altri suoi fratelli: “abbiamo presentato il nostro veicolo al salone dell’auto di Parigi del 2008, prima azienda in assoluto a portare in una manifestazione di settore un’auto elettrica già omologata e vendibile e non solo un prototipo”. Da quell’anno la Movitron ne ha fatta di strada fornendo auto alle forze dell’Ordine: in Sardegna alla Polizia locale, a Matera alla Polizia di Stato e in Friuli ai Carabinieri. I presupposti per crescere ci sono perché il mezzo in sé, spiega sempre Muraro, “non va in diretta competizione con l’automobile, ma si pone come via di mezzo tra i ciclomotori e le auto vere e proprie”. Inoltre è un’alternativa praticabile e un mezzo ideale per le grandi città dove le zone a traffico limitato e temi come il car sharing sono sempre più di attualità. Per questo Movitron pensa di crescere nel futuro: “a fronte di Secondo una produzione di Deloitte i qualche centinaio di mezzi elettrici esemplari contiamo di arrivare a qualche farebbero migliaio”, prevede il risparmiare 85% titolare, che sottolinea il crescente interesse dei costi di mercati internaziodi alimentazione nali. Non solo europei, dove già Movitron è arrivata (Francia, Spagna e Olanda, per esempio) ma anche “Stati Uniti e in Cina, dove sono avviati già dei contatti”. SU 2 RUOTE Ancor più recente è la storia di Motorini Zanini, azienda bresciana nata per promuovere unicamente scooter elettrici. Una realtà giovane, nata dalla volontà imprenditoriale di Riccardo Zanini che ha saputo cogliere una richiesta sempre più forte dal mercato: contare su un’offerta di motorini e scooter elettrici. E così, insieme


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Tekneco Numero 08 | 2012

a una società di comunicazione che ha creduto subito alle potenzialità e alla tenacia dell’imprenditore, si è lanciato in questa nuova impresa. Ha percorso a ritroso la strada che vede di solito le aziende cinesi “ispirarsi” alle idee italiane: ha studiato quanto offriva il mercato della Repubblica popolare e ha avviato una collaborazione con un’importante società avviando di fatto una linea per l’Italia. Ma il sogno resta un altro: “ideare e realizzare un modello 100% made in Italy”, fa sapere Riccardo Zanini. E così, dalla collaborazione con una società di engineering attiva anche per il gruppo Fiat e un’azienda di stampaggio di materie plastiche, è arrivato oggi a un progetto, per ora top secret, che verrà presto lanciato sul mercato italiano. Sul sito internet aziendale intanto campeggiano i motivi che possono spingere all’acquisto di un motorino

elettrico: nessun costo di manutenzione e tagliando, garanzia totale per 24 mesi; riduzione del 50% assicurazione RCA e bollo gratis. Ultimo vantaggio ma non certo per importanza: non consuma benzina ma gli basta una ricarica di poche ore a qualsiasi presa di corrente con una spesa decisamente contenuta. Questi vantaggi sembrano sempre più attraenti, come testimonia lo stesso Zanini: “in un anno e mezzo di vita aziendale, i riscontri sono decisamente positivi e confortanti. Il che ci conferma che quello elettrico è davvero il veicolo del futuro”. BICI ELETTRICHE Questo segmento di mercato è

giovane e spesso presenta prodotti non all’altezza del design internazionale. Ma ci sono delle eccezioni. Abbiamo scovato un’azienda altoatesina, la PimpGarage, che ha avuto un’idea realmente

Piccole realtà italiane crescono. Sia auto elettriche sia motorini scooter: non solo i big cresceranno


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Primo piano

Le auto elettriche in Europa Gli incentivi per l’acquisto

Il numero di auto

Euro

Norvegia 17.500

UK 6.400 Belgio 10.000

Portogallo 9.400

▶ il costo per la ricarica di bici a motore

In Baviera esiste già un software per localizzare le stazioni di ricarica più vicine. E programmare così il viaggio.

1.020

Francia

953

Norvegia

Irlanda 5.000

20cents

Germania

Francia 5.000

Spagna 6.500

Danimarca 20.500 Olanda 5.000 Germania 380

850 599

UK 347

Austria

283

Danimarca

169

Olanda Austria 2.500 Romania 3.700

Italia 5.000 (proposta)

Spagna

122

Italia

103

Portogallo

93

Belgio

85

Irlanda

36

Romania

2

Fonte: Jato.com

originale: creare una linea di modelli che arrivassero a contemplare bici da corsa e mountain bike. Non solo: come spiega il titolare dell’azienda, Franz Viehweider, c’è la possibilità di modificare qualsiasi esemplare anche se non nato originariamente come elettrico in tale. Il principio è tanto semplice quanto geniale: inserire il motore elettrico compatto all’interno del mozzo della ruota anteriore o posteriore, a seconda del modello. La batteria poi viene inserita nel vano borraccia, nel sottosella o addirittura celata nelle borse laterali alla ruota posteriore. Il risultato? Soluzioni leggere (la bici da corsa arriva a 10 chilogrammi, ossia poco più di un modello tradizionale) e funzionali, oltre che esteticamente piacevoli. “Il ciclista ha a disposizione 6 diverse opzioni di assistenza, più o meno sensibile, a seconda di quanto voglia essere assistito”, fanno sapere dall’azienda. E così dal 2008 quella che prima era una società impegnata in tutt’altro settore è divenuta a tutti gli effetti un rivenditore di bici e accessori specifici. Tornando al “cuore” elettrico, dalla potenza e dall’autonomia variabili da modello e utilizzo, esso richiede una ricarica completa, a fine utilizzo, di 5 ore per una spesa di 20 centesimi. Già diversi clienti di PimpGarage hanno scelto di acquistare una bici elettrica per recarsi al lavoro, sostituendola all’auto con risparmio economico e benefici per la salute.

alle infrastrutture tradizionali: è il gruppo Soleg, che ha realizzato un’infrastruttura che genera energia grazie ai moduli fotovoltaici di cui è costituita. L’idea è piaciuta tanto che l’azienda è stata coinvolta nel progetto E-Wald, condotto dallo Stato federale della Baviera, in Germania. “Abbiamo ideato un sistema che permette al turista in visita alla foresta bavarese di noleggiare un’auto elettrica – spiega Christian Plich, amministratore delegato di Soleg-Italia –. Grazie alla sinergia tra aziende di vari settori abbiamo studiato un software dedicato: permette di trovare la stazione più vicina per ricaricare la vettura senza fare code. E visto che per la ricarica occorre qualche ora, il vantaggio di sapere preventivamente dove recarsi è davvero notevole”. Soleg sta portando avanti anche in Italia le sue soluzioni per la mobilità elettrica: “in generale abbiamo tutto ciò che serve per sostenere questo nuovo modello di mobilità – spiega ancora Plich –. Il mercato è in crescita e in continuo divenire tanto che prevediamo uno sviluppo sensibile dell’utilizzo di questo tipo di mobilità nei prossimi 10 anni”. E Soleg ci crede tanto che anche per gli spostamenti di lavoro di medio raggio dei suoi addetti ha acquistato un’auto e uno scooter elettrici. Inoltre sta sviluppando anche tecnologie per l’eolico, “è per offrire soluzioni rinnovabili a 360 gradi”, conclude Plich. ◆

STAZIONI DI RICARICA Arriviamo all’anello fondamentale della catena della mobilità elettrica. C’è chi ha pensato di costruire le stazioni di ricarica in modo che siano davvero un’alternativa “pulita”

LEGGI questo articolo anche sul sito di Tekneco: www.tekneco.it/802


Edilizia Bio Fenomenologia della ricostruzione Post-terremoto: innovare significa anche realizzare uno spazio collettivo. Coinvolgendo menti e materiali del luogo. L’Art Center di Greensbourg insegna.

La residenza è sociale e sostenibile, e tecnologica e economica Un complesso per anziani e diversamente abili pensato con materiali naturali e componenti prefabbricati.

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Edilizia Bio

FENOMENOLOGIA DELLA RICOSTRUZIONE Post-terremoto: innovare significa anche realizzare uno spazio collettivo. Coinvolgendo menti e materiali del luogo

5.4.7 Arts Center di Greeensburg: accanto al volume dell’edificio le turbine a vento raccontano ecosostenibilità


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Tekneco Numero 08 | 2012

di Beatrice Spirandelli Foto Studio 804, Inc.; Joah Bussert for Greensburg GreenTown

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n evento sismico come quello tecnologia (i primi in Italia), ma giungono dell’Emilia ci induce necessaria- in questi giorni notizie dall’Emilia di edifici mente, ad un mese dall’accaduto, in legno con la tecnica a telaio che hanno ad una riflessione più generale sul resistito egregiamente al sisma. Tra questi tema della ricostruzione, Una riflessione il progetto sperimentale di un edificio con ampia, che abbracci sia tipologie edilizie e struttura intelaiata in legno e tamponaper le modalità di costruzione sia i prodot- menti in calce canapulo, il primo in Italia di questo genere realizzato a San Matteo delti e le tecnologie da adottare in questi casi. Quali sono i materiali durevoli che pos- la Decima nel comune di San Giovanni in sono preservare la nostra salute anche in Persiceto (BO) su progetto di Olver Zaccanti. circostanze così gravi, come quelle in cui ha versato il nostro Paese negli ultimi giorni? IN PRINCIPIO ERA EVA Quali le possibili soluzioni architettoniche Una esperienza italiana esemplare nella per prevenire i disastri a cui abbiamo assi- ricostruzione post-terremoto è quella prostito, attoniti? mossa dallo studio BAG officina mobile, Il legno, la paglia, il bambù e la canapa realizzata con l’assistenza tecnica di Caleb sono materiali edili che la natura ci mette a Murray Burdeau, esperto in bioarchitetdisposizione: belli e salubri, ma sono ideali tura. Questi giovani architetti all’indomaper erigere costruzioni antisismiche perché ni del terremoto in Abruzzo del 6 aprile elastici e leggeri. 2009, hanno coinvolto alcuni cittadini di Queste qualità, in particolare, consento- Pescomaggiore (AQ) che con l’aiuto deno di dissipare in modo più efficace le sol- gli stessi “progettisti” e di alcuni volonlecitazioni derivanti dalle scosse sismiche, tari hanno costruito sette abitazioni con la cui entità è distruttura in legno e rettamente propor- Ci sono progetti che resistono a terremoti tamponamenti in zionale alla massa di magnitudo 7,2 della scala Richter. paglia che sono ridegli elementi che Per esempio quelli in struttura x-lam testati sultate a basso covanno a colpire. Ad in Giappone sto e ad altissimo esempio il cemento risparmio energeha una resistenza tico, denominate equiparabile a quella del legno, ma un peso progetto EVA. Le peculiarità sono state due: quadruplo. l’impiego della paglia, un materiale inusuaGià nel 2007 il progetto Sofie, segui- le, ma anche la progettazione partecipata to dall’Istituto Ivalsa CNR ha dimostra- e l’autocostruzione, che hanno aiutato gli to con una prova di simulazione eseguita abitanti a ricostruire quel senso di comuin Giappone che un edificio realizzato con nità che sembra invece ancora mancare nei struttura in x-lam alto sette piani resi- nuovi insediamenti dove le abitazioni sono ste senza particolari danni strutturali ad state assegnate in modo “tradizionale”. un terremoto di magnitudo 7,2 della scala Il risultato è oggi un villaggio autocoRichter. struito, ancora in via di ultimazione ma A seguito dell’esito di questa prova nel- molto radicato nella tradizione agricola. È la ricostruzione seguita al terremoto stato infatti realizzato anche un orto biodell’Abruzzo del 2009 sono stati realizza- logico che consente loro di essere praticati alcuni edifici multipiano con questa mente indipendenti dal punto di vista


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Dietro l’involucro trasparente si intravede la struttura in legno interna

alimentare e di vendere i prodotti agricoli in eccesso in modo da finanziare in parte la ricostruzione del paese. Le case in paglia sono state assegnate agli attuali residenti in comodato d’uso e a fine emergenza saranno utilizzate per organizzare attività collettive a favore della comunità locale, a supporto dell’economia della zona. L’intenzione è quella di rivitalizzare un borgo che prima del terremoto era spopolato, tramutando un evento nefasto in un’occasione per realizzare una ricostruzione che non sia solo fisica, ma anche economica e sociale, capace di coinvolgere tutte le età e tutti gli strati sociali. Un evento tragico solitamente fa riflettere l’opinione pubblica e il mondo della progettazione sull’elaborazione di nuove norme garantiscano una maggiore sicurezza degli edifici nel futuro, ma è capace anche di incrementare lo spirito di comunità e la voglia di condivisione delle popolazioni colpite, che è una buona strategia di elaborazione del lutto. LA STORIA DEL TERREMOTO DI GREENSBURG

La comincia il 4 Maggio 2007, quando un tornado devastante si è abbattuto sulla città di Greensburg in Kansas, distruggendo il 95% degli edifici della città e dei suoi dintorni ma non la voglia di futuro dei suoi 1500 abitanti. Dopo questo tragico evento, l’intera comunità cittadina ha deciso che il primo edificio pubblico da ricostruire doveva essere dedicato all’arte, chiamata ad essere una parte essenziale del nuovo futuro della città. Lo psicologo Rudolf Arnheim sosteneva che l’arte è da sempre uno strumento prezioso che può aiutare notevolmente a superare i momenti e le situazioni di difficoltà. L’arte può rivelarsi uno strumento fondamentale per creare o ricostruire una comunità con la sua identità, basandosi su radici

come la storia e la cultura, oltre ad essere un elemento fondamentale per migliorare la qualità della vita di coloro che abitano una città a qualsiasi generazione appartengano. È nata così l’idea del 5.4.7 Arts Center di Greensburg, un punto d’incontro in cui la comunità può trovare stimoli per conoscere e comprendere tutte le forme d’arte contemporanea, rendendole di fatto accessibili al grande pubblico attraverso corsi, mostre ed esibizioni. Il nome dell’associazione richiama il giorno in cui si è scatenato il tornado, affinché in futuro non si dimentichi il tragico momento in cui la comunità ha conosciuto un nuovo inizio. 5.4.7 ARTS CENTER

L’edificio che doveva ospitare il centro era chiamato a costituire un modello: sarebbe dovuto diventare il simbolo della ricostruzione civica della città. Uno dei punti irrinunciabili del progetto era la a massima sostenibilità coniugata con le migliori forme dell’architettura contemporanea, in quanto l’amministrazione locale aveva deciso che tutti gli edifici costruiti con fondi pubblici dopo il tornado avrebbero dovuto ottenere il massimo livello emesso dal sistema di certificazione ambientale LEED. La sede del 5.4.7 Arts Center doveva essere un prototipo capace di ispirare e guidare gli abitanti nella ricostruzione della cittadina, mostrando loro come si costruisce un edificio ecologico e quali sono i numerosi vantaggi che si ottengono applicando questo genere di tecnologie. Otto mesi dopo il tornado la comunità ha chiesto alla facoltà

570kWh ▶ la produzione mensile di energia elettrica

di Architettura dell’Università del Kansas di progettare un edificio con queste caratteristiche, che doveva essere costruito prima possibile in quanto nel breve periodo doveva essere interpretato come uno strumento di ricostruzione e di aggregazione, che avrebbe continuato a vivere nel futuro come un centro d’arte contemporanea. Gli studenti della Facoltà, sotto la guida del professor Dan Rockhill, hanno disegnato e costruito il prototipo avvalendosi anche dell’aiuto dei fondatori del centro. Sono riusciti a consegnare alla comunità le chiavi soltanto dopo quattro mesi, in occasione della ricorrenza del primo anno dal tornado. Gli stessi si sono occupati personalmente di tutte le fasi del progetto, non solo della progettazione e della costruzione (che dovevano essere estremamente dettagliati visto l’obiettivo di ottenere


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BIO Beatrice Spirandelli Divisa tra le professioni di architetto, ricercatrice e giornalista free lance, Beatrice Spirandelli congiunge queste diverse forme di espressione con un filo verde, la passione sostenibilità.

la certificazione LEED platinum), ma anche della raccolta fondi e della intera gestione del cantiere. Il progetto presenta una planimetria molto semplice che si risolve in una successione lineare di un atrio, uno spazio espositivo e una sala riunioni, serviti da una piccola cucina e servizi igienici, ma è altrettanto curato nei dettagli. La semplicità degli spazi induce un loro impiego multifunzionale, per cui lo spazio espositivo diventa al bisogno un luogo dove ospitare incontri, feste e seminari, oltre a proiezioni cinematografiche e spettacoli teatrali nel week end. Questi ultimi durante la bella stagione possono essere organizzati sul prato antistante, verso il quale lo spazio espositivo multifunzionale si apre completamente grazie ad un portone vetrato simile a quello impiegato negli hangar degli aerei.

QUATTRO MESI PER RIMETTERSI IN PIEDI

L’obiettivo di costruire un edificio che doveva ottenere il prestigioso certificato emesso dal sistema di valutazione ambientale più influente degli Stati Uniti ha condizionato molte scelte da questo punto di vista, analogamente al fatto di dover essere costruito in un tempo record di quattro mesi. Questa urgenza ha imposto l’adozione di un sistema di costruzione in prefabbricato, che permettesse ulteriori vantaggi dal punto di vista ecologico quali un volume molto ridotto di rifiuti prodotti e una maggiore solidità e durata del manufatto costruito ottenuta soprattutto grazie alla maggiore precisione di esecuzione, che consente a sua volta anche un migliore comportamento in termini di dispersioni termiche. Il corpo di fabbrica è stato suddiviso in diversi moduli,


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Edilizia Bio

Senza ombra: un edificio a basso consumo energetico deve avere la massima esposizione al sole possibile

PROGETTISTI

Studio 804

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Studio 804 è una associazione no profit composta dagli studenti della Facoltà di Architettura dell’Università del Kansas. Progetta e realizza di architetture contemporanee utilizzando sistemi prefabbricati. L’obiettivo è dare una risposta ai problemi di densità e sostenibilità dell’ambiente costruito utilizzando soluzioni locali inserite nel contesto urbano e ambientale con costi ragionevoli. Ogni lavoro è svolto nel corso dell’ultimo laboratorio di studio e serve a sensibilizzare i ragazzi e a offrire loro strumenti e senso critico, che poi si rivelerà indispensabile nell’esercizio della professione. Gli edifici costruiti dal 1995 sono abitazioni unifamiliari, che dopo l’esperienza del centro di Greensburg si fregiano del certificato LEED platinum.

costruiti in un laboratorio posto a cinque ore di distanza da Greensburg e trasportati in un secondo tempo con appositi camion fino al cantiere. I 22 studenti coinvolti ed il professor Rockhill hanno realizzato tutto da soli, lavorando sette giorni alla settimana dalle 6.30 del mattino fino a mezzanotte per riuscire a consegnare il tutto alla data prefissata. Buona parte della struttura in legno, assieme ad altro materiale tra cui le tavole che rivestono l’esterno dell’edificio per un totale di 7 tonnellate, proviene da un deposito di munizioni dismesso presenti nelle vicinanze, che gli studenti stessi hanno provveduto a smontare per procurarsi la maggior parte del materiale riciclato. Tra gli altri materiali impiegati si annoverano legno proveniente da foreste certificate con il marchio FSC, isolamento termico in schiuma di cellulosa ottenuta da vecchi giornali, elementi in sughero e bamboo considerati rapidamente

rinnovabili. Le finiture sono state eseguite con sostanze a basso contenuto di VOC e gli arredi realizzati con materiali privi di formaldeide o elementi riciclati, come i piani di lavoro dell’ufficio e della cucina che impiegano cartone usato. EDIFICIO PUBBLICO CHE CONSUMA POCO

Un punto essenziale per costruire un qualsiasi edificio realmente ecologico è sapere sfruttare le strategie climatiche passive per ridurre il fabbisogno energetico, secondo la regola che “l’energia più preziosa è quella risparmiata”. In questo caso le aperture dell’edificio sono orientate prevalentemente

a Sud ed è stato acquistato buona parte del terreno affacciato su questo fronte confinante al corpo di fabbrica , in modo da assicurarsi dal fatto che nel tempo il soleggiamento venga meno a causa della costruzione di edifici circostanti. L’intero involucro opaco è rivestito da una pelle trasparente composta da 260 lastre di vetro temperato che formano una facciata ventilata in grado di proteggere nel contempo il legno che la riveste e da mantenere l’edificio più caldo durante l’inverno e più fresco durante l’estate in modo passivo. La massa termica è fornita dal solaio del pavimento, una lastra di cemento spessa più di dieci centimetri che è in grado


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SCHEDA PROGETTO COMMITTENTE

Organizzazione no profit 5.4.7 Arts Center ARCHITETTO

Studio 804, Inc. - University of Kansas School of Architecture and Urban Planning STRUTTURE

Norton & Schmidt, Kansas City, MO. IMPRESA DI COSTRUZIONE

Studio 804, Inc SUPERFICIE

149 mq ANNO DI COSTRUZIONE

Maggio 2008 DURATA DEL CANTIERE

7 mesi COSTO

$ 336.500

di assorbire e rilasciare con un certo ritardo i raggi del sole che entrano dalla grande apertura finestrata. Quest’ultima è dotata anche di una pensilina metallica che fornisce l’ombreggiamento necessario durante l’estate, una strategia di raffreddamento che si aggiunge alla ventilazione naturale incrociata e alla presenza del tetto verde coltivato a piante grasse e sedum. Sulla copertura sono stati previsti una serie di lucernari che convergono la luce naturale all’interno dell’edificio e che sono combinati con un adeguato sistema di illuminazione artificiale, in grado di attivarsi automaticamente solo in caso di illuminazione insufficiente o in presenza di persone all’interno del centro. Anche i consumi idrici sono stati razionalizzati, prevedendo una cisterna per la raccolta di acqua piovana da circa 5000 litri che alimenta il sistema di irrigazione del giardino circostante, l’installazione di water a doppia cacciata e la presenza di un sistema di drenaggio

riduce l’afflusso dell’acqua piovana nel sistema di fognatura. La domanda di energia residua viene soddisfatta da un sistema combinato alimentato con fonti rinnovabili in grado di produrre dall’80 al 120% della quantità richiesta. In caso di sovrapproduzione, l’energia viene stoccata in apposite batterie o venduta alla rete in modo da ridurre le spese di gestione. Il sistema di produzione più evidente consiste in tre turbine a vento da 600 Watt ciascuna che svettano a fianco dell’edificio, in grado di produrre complessivamente circa 430 kWh al mese (con una velocità media del vento di circa 5 metri al secondo). In copertura sono stati alloggiati 8 pannelli fotovoltaici da circa 175 W ognuno, in grado di generare 140 kWh di energia elettrica al mese, considerando in media l’80% della luce naturale che arriva per 5 ore al giorno. La produzione di energia di questo impianto può essere costantemente monitorata su una

pagina internet ad hoc (http://goo.gl/BnfPq), dove vengono riportati i dati inerenti la produzione di energia giornaliera, settimanale, mensile ed annuale, completi del calcolo dei corrispondenti benefici ambientali ottenuti. Il tutto è completato da un sistema geotermico dotato di tre sonde inserite alla profondità di 60 metri in grado di fornire un fluido ad una temperatura di circa 12° che, ulteriormente riscaldata o raffrescata, provvede a climatizzare l’interno dell’edifico nelle diverse stagioni. ◆

LEGGI questo articolo anche sul sito di Tekneco: www.tekneco.it/803


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Edilizia Bio

di Beatrice Spirandelli

La residenza è sociale e sostenibile, e tecnologica e economica

L

a crisi finanziaria e il cambiamento dello scenario sociale sono tra le cause del continuo aumento del numero di persone interessate dalla cosiddetta “emergenza abitativa”, a fronte del quale il sistema tradizionale delle cooperative sociali non è sufficiente ad arginare la domanda, anche perché in Italia l’offerta pubblica di alloggi è in grado di coprire soltanto lo 0,06% delle richieste in questo senso. Con un milione di abitazioni private ad oggi rimaste sfitte in Italia a causa di proposte immobiliari contraddistinte da standard troppo elevati rispetto a quelli richiesti dalla domanda, si pone sempre di più la necessità di differenziare maggiormente l’offerta abitativa di carattere sociale, oggi indirizzata soprattutto a single, giovani famiglie, anziani ed immigrati, ovvero categorie caratterizzate da un potere d’acquisto che continua a diminuire. A causa di questa situazione, nel 2008 si è

Un complesso per anziani e diversamente abili pensato con materiali naturali e componenti prefabbricati. Capace di sfruttare al meglio le fonti di energia rinnovabile, è il progetto innovativo elaborato da un gruppo di giovani architetti in risposta ad un bando di concorso della Ater di Rovigo assistito alla elaborazione di un nuovo sistema normativo nazionale che si è prefisso da una parte la stesura di programmi di riqualificazione urbana per alloggi a canone sostenibile e dall’altra la nascita di una serie di fondi immobiliari etici, entrambi mirati a rispondere al disagio abitativo di coloro che hanno un reddito troppo elevato per poter

fruire dell’edilizia sovvenzionata, ma nel contempo non possono permettersi di corrispondere i prezzi richiesti dal libero mercato. Questa legge ha rappresentato una sorta di presa di coscienza della situazione, per cui si sono moltiplicati in questi ultimi anni una serie di concorsi di progettazione volti a elaborare una risposta abitativa adeguata alle esigenze di questa nuova “fascia grigia” della popolazione. Il bando di concorso per la realizzazione di abitazioni sperimentali a basso impatto ambientale e a forte contenuto innovativo destinate ad anziani e persone affette da disabilità promosso dall' ATER di Rovigo alla fine del 2008 si inserisce in questo contesto. La proposta progettuale è stata elaborata per l'occasione da un gruppo di giovani architetti rodigini che hanno fornito un esempio di come si possa replicare anche a questo tipo di domanda abitativa con ambienti di vita salubri, confortevoli e poco energivori,


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Giugno ore 12

Dicembre ore 12

La presenza delle serre richiede un attento studio della collocazione bioclimatica delle unità immobiliari

costruiti con tecnologie avanzate in modo da ridurre i costi di costruzione e quindi di affitto e di gestione. Il concetto di sostenibilità che sottende il progetto è interpretato in una triplice veste, sociale, ambientale ed economica, in modo da assicurare al progetto un alto livello di qualità globale. UNICHE MA REPLICABILI

Dal punto di vista compositivo il bando richiedeva la progettazione di una serie di unità immobiliari minime che risultassero facilmente replicabili ed aggregabili tra di loro, in modo da ridurre i costi di costruzione attraverso economie di scala e nel contempo garantire alla struttura una certa flessibilità che consentisse di rispondere facilmente alle esigenze differenziate dell'utenza. A questo requisito gli autori del progetto hanno risposto con uno schema modulare basato su una unità abitativa base di 55 mq, composta da un soggiorno integrato da una serra

(la quale funziona nel contempo da balcone estivo, cuscinetto termico e camino di areazione), una cucina passante, un bagno ed una camera da letto matrimoniale, a cui è possibile integrare una ulteriore stanza sospendendo un volume esterno alla struttura. Ogni planimetria è strutturata in modo da rendere più agevole la fruizione degli spazi interni da parte di anziani e portatori di handicap, che sono gli utenti ipotizzati per questo intervento. Le aperture verso l'esterno sono state previste esclusivamente sui lati corti delle singole unità immobiliari (ponendo idealmente la zona giorno a Sud e gli spazi di servizio a Nord), in modo da ottenere una buona illuminazione e ventilazione naturale degli ambienti interni e nel contempo avere a disposizione due fronti ciechi su cui posizionare eventuali ampliamenti e gli spazi di distribuzione collettiva. Questi sono stati risolti a livello del piano terra in una zona passante che consente l’accesso

coperto a tutti i vani, sia privati che condominiali, e si crea uno spazio comune collettivo che, assieme al giardino comune, risulta di vitale importanza per alimentare il senso di comunità delle persone che sono chiamate a vivere nel complesso e che moltiplica le occasioni di relazione. Le unità abitative sono state previste sui due livelli superiori e sono tutte accessibili tramite un corpo centrale scale-ascensore in cui è previsto vengano installate anche la maggior parte delle derivazioni impiantistiche, alloggiate in appositi vani ispezionabili a tutta altezza. La facilità di aggregazione tra i diversi moduli abitativi, ottenuta non solo con un particolare schema distributivo ma anche tramite l'adozione di particolari tecniche di prefabbricazione, consente di realizzare il complesso abitativo anche per fasi successive senza fare lievitare eccessivamente i costi ed evitando di creare particolari disagi agli utenti già insediati. MATERIALI NATURALI E PREFABBRICAZIONE

Tra gli obiettivi principali del progetto vi è quello di garantire ai futuri occupanti ambienti di vita salubri e a questo scopo i progettisti hanno voluto adottare materiali che non comportino emissioni nocive all'interno degli alloggi. Questa scelta


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Edilizia Bio

Il progetto è composto da unità modulari studiate per realizzare edifici dotate di caratteristiche ed estetica differenti

ha interessato non solo le componenti di finitura (intonaci e pavimentazioni), ma anche gli elementi strutturali. Materiali e strutture rispondono quindi alla logica di ecocompatibilità richiesta dal bando. Ognuno di essi infatti, se non è di origine naturale, presenta comunque un ridotto consumo di materie prime non rinnovabili e di energia durante l'intero ciclo di vita (LCA Life Cycle Assessment). L'impianto strutturale è stato pensato in funzione delle tecniche di prefabbricazione leggera e combina l'impiego di elementi in calcestruzzo alveolare con pannelli di legno. Sopra ad una fondazione a platea continua è prevista una struttura di attacco in setti di calcestruzzo armato alevolare, che vanno a definire la zona di collegamento ricavata al piano terreno ed ogni nucleo di distribuzione, che contiene le scale, gli ascensori e gli accessi a quattro unità abitative (due per ogni piano) e funziona a livello strutturale come un elemento di controventamento trasversale dell'intero edificio. Lungo gli stessi volumi di collegamento si trovano anche le linee di distribuzione dei diversi impianti tecnologici installati.

I due livelli superiori, che contengono le unità abitative, sono stati previsti con una struttura di pannelli autoportanti prefabbricati in legno, già dotati di isolamento termico in fibra di legno, al quale è previsto venga aggiunto uno strato addizionale in fibra di cellulosa. L'intera struttura andrà rivestita con intonaco bianco. Anche i solai sono costituiti da elementi prefabbicati in legno, come sono previsti nello stesso materiale gli eventuali moduli di espansione delle unità immobiliari, ovvero i volumi che contengono le singole stanze supplementari da agganciare sui fronti ciechi mediante un telaio in acciaio che ne sorregge la struttura a sbalzo. La copertura dell'intero complesso è stata prevista con un sistema a falda rovescia da realizzare con solai prefabbricati in legno, coibentati in stabilimento con fibra di legno rivestiti esternamente con lamiera di zinco.

1.330€/mq ▶ il costo di costruzione ipotizzato

PREFABBRICATO PERCHÈ SÌ

L'impiego di sistemi costruttivi prefabbricati è un argomento importante perché consente di ridurre tempi e costi. Il prezzo della struttura prevista nel progetto è stimato in circa 1.150 €/mq di SLP, che salgono a 1.330 €/mq se si considerano anche le spese relative alla sistemazione degli spazi esterni. Nella relazione di progetto si contempla la proposta di finanziare interamente la parte impiantistica del progetto tramite il coinvolgimento di una ESCO (Energy Service Company), che in genere si occupa anche della installazione, gestione e manutenzione degli impianti, previo contratto di vendita del prodotto energia termica ed elettrica agli utenti residenti. La strategia indicata comporta numerosi vantaggi, tra cui l' annullamento della quota di investimento iniziale da riservare agli impianti energetici, tariffe più basse per gli utenti e una gestione e una manutenzione ottimale degli impianti. Un progetto simile a quello di Rovigo verrà presentato per un bando organizzato dal Comune di Milano che, assieme all'ordine degli architetti locale, alla sezione


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I PROGETTISTI

Fram_menti

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Fram_menti è un gruppo di cinque giovani architetti e designer intenzionati a trasformare e coagulare esperienze accademiche e lavorative maturate in Italia e all'estero all'interno di un collettivo che unisce professione e ricerca, coinvolgimento dei portatori di interesse e sostenibilità all'interno di progettualità che sappiano essere sostanzialmente innovative e competitive nel panorama territoriale contemporaneo. Architettura sostenibile e progettazione partecipata sono due concetti chiave che guidano l'attività del gruppo, puntando sull'eccellenza dei risultati e sulla comunicabilità degli stessi a tutti i portatori d'interesse. Fram_menti (cioè Anna Agostini, Andrea Bressan, Michele Sarissa, Marco Visentin) sviluppa progetti architettonici ed urbanistici in chiave di sostenibilità, allestimenti ed esposizioni interattive, workshop ed eventi urbani, progetti di partecipazione cittadina nelle trasformazioni territoriali, attività di didattica e di comunicazione ambientale.

Lombardia di IN/ARCH, ad AssimpredilAnce e a Federlegno Arredo ha lanciato un “Bando europeo per la formazione di un repertorio di progetti per edifici residenziali ad alte prestazioni e a basso costo”, che per ora è servita a definire una rassegna di validi progetti di social housing. IMPIANTI EFFICIENTI PER RIDURRE LE SPESE

Il presupposto progettuale della parte impiantistica di questo complesso abitativo si è basato sul raggiungimento del “Fattore 4” citato da Ernst Ulrich von Weizsaker, in base al quale gli interventi progettuali sono chiamati a rispettare la regola del “less with more”, dove “meno” significa dimezzare i consumi energetici e “più” significa raddoppiare l'efficienza e la produttività degli edifici in questo senso. I consumi energetici sono stati ridotti in questo progetto attraverso un buon isolamento termico dell'involucro e tramite la predisposizione di sistemi passivi, quali le serre solari previste a corredo delle zone giorno. Ognuno di questi volumi in buona parte trasparenti si sviluppa su una doppia altezza e affida alla massa dei solai dei due

balconi presenti e delle pareti che separano L'energia elettrica prodotta con un impianla serra dalle abitazioni il compito di accu- to fotovoltaico servirà per fare funzionamulare e distribuire il calore passivo che re la pompa di calore, i sistemi di ricircolo si produce all'interno per l'azione del sole, dell'impianto di recupero dell'acqua piovain modo da ridurre il fabbisogno di energia na e per fornire l'energia elettrica necessaria ad alimentare la termica di ogni sindomanda di illumigola unità. Durante L'impiego di sistemi costruttivi prefabbricati i giorni più caldi è un argomento importante nella costruzione nazione degli spazi condominiali interdell'anno la scher- di nuovi edifici di edilizia sociale, perché ni ed esterni. matura a brise soleil consente di ridurre notevolmente i tempi e soprattutto i costi di costruzione La copertura a falche contraddistinda rovescia è stata gue le serre contribuisce a fermare parte della radiazione inci- studiata per assicurare la massima integradente; alcuni dei listelli previsti in sommità zione architettonica degli impianti solari di questi volumi risultano apribili in modo nell'involucro edilizio, oltre che per consenda innescare movimenti di ventilazione na- tire una più agevole raccolta delle acque meturale che consentono di allontanare l'aria teoriche finalizzate al riutilizzo per l'irrigazione delle aree verdi. ◆ calda in eccesso. È previsto che l'impianto di riscaldamento a bassa temperatura ipotizzato in ogni appartamento funzioni tramite un generatore a pompa di calore di potenza nominale di 22 kW alimentato da sonde geotermiche ad alta temperatura. Il sistema è integrato con un impianto solare termico a circolazione forzata, che fornisce una copertura ottima- LEGGI questo articolo anche sul sito di Tekneco: le del fabbisogno di acqua calda sanitaria. www.tekneco.it/804


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Casa Magnanelli si trova in Emilia Romagna: l'ingresso è dalla parte rivolta alla montagna, in opposizione al panorama


PROGETTO

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Un trentino a Montescudo: e l’abitazione naturale è certificata studio: Manuel Benedikter Architekt

Confort, estetica e sistemi costruttivi tradizionali in laterizio possono avere un impatto ambientale minimo. Lo dimostra villa Magnanelli, costruita sulle colline riminesi e certificata Casaclima Oro Nature

I dati del progetto EMILIA ROMAGNA

Bologna

di Beatrice Spirandelli Foto Alessandro Bucci

Albereto di Montescudo

Le procedure di certificazione della sostenibilità ambientale degli edifici stanno assumendo un ruolo centrale anche in Italia. I protocolli di valutazione ambientale si differenziano da quelli dedicati all’efficienza energetica poichè contemplano un insieme più ampio di variabili, che spaziano dall’impronta ambientale alla efficienza nell’uso e nella gestione delle risorse coinvolte in tutta la durata del processo edilizio, senza perdere di vista la salubrità ed il benessere degli occupanti. I marchi che se ne occupano, In Italia, sono tre: LEED® for homes, ESIT-Edilizia Sostenibile Italia (che si basa sul più noto protocollo ITACA) e Casaclima Nature. Tra questi, l’ultimo è il più conosciuto tra i tecnici che si occupano di edifici residenziali di piccola taglia perché fa capo all’agenzia Casaclima di Bolzano, che rappresenta già una garanzia in termini di certificazione della efficienza energetica degli edifici. La stessa ha coniato da poco un nuovo protocollo dedicato alla valutazione della qualità ambientale dei manufatti edilizi, con l’intenzione di contrassegnare quelli che presentano un impatto ridotto sull'ambiente e sulla salute dell'uomo. Un edificio, dunque, può avvalersi di questa certificazione se presenta contemporaneamente un fabbisogno di energia per il riscaldamento inferiore ai 50 kWh/mq anno, un indice di emissione di CO₂ al di sotto di 20 kg/mq anno e se impiega esclusivamente materiali sostenibili dal punto di vista ambientale. Ogni materiale da costruzione utilizzato deve avere una certificazione ambientale di prodotto in cui sia presente

il calcolo del LCA (Life Cycle Analisis) o in alternativa una dichiarazione ambientale di prodotto EPD o un certificato ecologico redatto da ente terzo e riportante la norma di riferimento. In caso di assenza di queste referenze, la sostenibilità ecologica del materiale può essere calcolata con uno strumento del programma di calcolo per la valutazione complessiva. La certificazione Casaclima Nature è stata assegnata per la prima volta nel 2010 ad una abitazione in legno, il maso Fiber, costruita a Riscone, nei pressi di Brunico. L’anno seguente uno dei progetti certificati si è aggiudicato uno dei “cubi d’oro” assegnati nell’ambito del premio Casaclima Award.

COMMITTENTE Roberto Magnanelli PROGETTISTA

Arch. Manuel Benedikter CONSULENTE ENERGETICO Ing. Paolo Veggetti UBICAZIONE

Albereto di Montescudo (RN) TIPOLOGIA INTERVENTO Nuova costruzione DESTINAZIONE D’USO

IL COMMITTENTE IDEALE

Magnanelli è una residenza progettata da un architetto altoatesino e costruita ex novo a Montescudo, in Emilia-Romagna, davanti alle colline affacciate sul litorale di Rimini. Il committente, Roberto Magnanelli, è il titolare di un’impresa edile del posto.Animato dalla volontà di costruire una abitazione salubre, dotata di ogni comfort (compresi piscina e centro benessere) per sé e la sua famiglia, desiderava anche la maggiore autonomia possibile dal punto di vista energetico e un impatto ambientale minimo. Seguendo questo input Manuel Benedikter ed il suo studio, hanno disegnato un corpo di fabbrica articolato in due volumi a uno e due piani fuori terra, completati da ampio un seminterrato. Tutti i locali principali sono aperti alla vista del mare, come richiesto dal committente, e ciò ha comportato l’affaccio delle maggiori aperture verso Nord in

Residenziale ANNO DI REALIZZAZIONE 2009 - 2010 PRESTAZIONI ENERGETICHE Classe energetica: Oro A+

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Indice di emissioni di CO2: 2,16 kg/mqa PROTOCOLLO DI CERTIFICAZIONE CasaClima CONTATTI Manuel Benedikter Architekt Via Dr. Streiter, 24 39100 Bolzano tel. 0471 050707 email info@benedikter.biz www.benedikter.biz

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posizione sfavorevole dal punto di vista bioclimatico. La zona giorno, dunque, occupa il corpo basso allungato, a cui è stato accostato un volume a due livelli che ospita le camere da letto. Nell’ampio seminterrato è stata ricavata la zona benessere, che comprende piscina, idromassaggio, sauna, bagno turco e zona kneipp. Gli interni sono rivestiti con materiali naturali salubri, come intonaci in calce e pavimenti in rovere oliato. Il proprietario della villa ha deciso di realizzare il progetto con una tradizionale struttura a telaio in cemento armato e tamponamenti in laterizio: si tratta di un modo di costruire che conosce da sempre e nel quale può riversare tutta la sua esperienza. Il signor Magnanelli era inoltre consapevole del fatto che questa scelta comportasse una grande cura della costruzione fin nei minimi dettagli, per evitare di incorrere in problemi difficilmente risolvibili a posteriori, quali ad esempio ponti termici, muffe o ammaloramenti dell’intonaco. Last but not least, l’ultimo requisito

fondamentale era la massima riduzione dei costi di gestione energetica dell’edificio e per questo il proprietario si è posto come obiettivo inziale il raggiungimento dei parametri richiesti per la certificazione Casaclima A plus. Cioè l’impegno ad usare materiali ecocompatibili (il suffisso plus contraddistingueva i manufatti Casaclima costruiti con materiali ecologici prima dell’avvento del protocollo nature) e un fabbisogno energetico per il riscaldamento inferiore a 30 kWh/ mq anno, da soddisfare esclusivamente con fonti energetiche rinnovabili.


PROGETTO

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La zona giorno si articola in un corpo basso che prosegue con uno spazio aperto e pavimentato

La zona notte occupa i due piani superiori del volume più alto, le cui vetrate inferiori danno luce alla piscina

A seguito di un continuo confronto tra committente/costruttore e progettisti, inaugurato nelle fasi iniziali del progetto e proseguito durante la sua costruzione, l’idea iniziale ha subito una serie di migliorie che hanno portato ad una riduzione della domanda del fabbisogno energetico certificato per il riscaldamento a 1 kWh/mq anno, pari al livello Casaclima Oro Nature che è il massimo conseguibile per questo tipo di certificazione. Risultato: una casa salubre ed energeticamente autosufficiente durante l’intero corso dell’anno. MATERIALI ECOLOGICI PER L’EFFICIENZA

La gamma dei materiali impiegati in questa costruzione è molto ridotta. Il progettista ha puntato non tanto alla quantità ma alla qualità, anche virtù dell’ obiettivo di rispondere ai requisiti dello standard nature. La struttura a telaio in c.a. è stata tamponata con laterizi porizzati ecologici e coibentata nella platea di fondazione e sulle pareti contro terra con uno spessore di 40 cm di vetro

cellulare in granuli, mentre sulle pareti fuori terra è stato applicato un sistema a cappotto di 20 cm di lana di roccia. La copertura, isolata con 30 cm di fibra di legno, è sorretta da una struttura in legno lamellare e include un tetto verde che è stato previsto per migliorare le prestazioni dell’involucro in termini di massa e rendere superflua l’installazione di un impianto di climatizzazione estiva. La scelta più delicata a livello dei componenti edilizi ha coinvolto gli elementi trasparenti, che dovevano confrontarsi con la necessità di ottenere sufficienti guadagni solari nonostante la posizione sfavorevole del corpo di fabbrica dal punto di vista bioclimatico. Si è optato per finestre dotati di telai in legno di larice e fornite di un triplo vetro abbinato a un fattore solare del 60%. Materiali e componenti sono stati assemblati con la massima cura in quanto per ottenere la certificazione Casaclima Gold è necessario non solo prestare la massima attenzione nella progettazione degli elementi costruttivi, ma anche e soprattutto in


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Le ampie finestre del soggiorno offrono una vista mare godibilissima durante tutto l'arco dell'anno

La residenza è dotata di un vero e proprio centro benessere privato

— L’architetto Manuel Benediker si è laureato in architettura presso il Politecnico Vienna e dopo le prime esperienze in Svizzera e in Brasile, nel 2004 ha fondato il proprio studio in associazione con l'ingegner Hannes Stuffer. Fa parte dello staff di formazione CasaClima, e insegna presso l’Università di Bolzano, anche collaborando e costruendo workshop per artigiani ed imprese. Fondamentali nella elaborazione dei progetti del suo studio sono l'efficienza energetica e l'uso responsabile delle materie prime, una materialità ridotta, un atteggiamento rispettoso verso la natura ed il paesaggio, verso la persona, il luogo, l'insieme, il paese, la città.


PROGETTO

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Tekneco Numero 08 | 2012

La planimetria del livello principale dell’abitazione

La planimetria del livello superiore, che ospita la camera padronale che gode di un grande terrazzo

fase di costruzione per avere la certezza in fase di collaudo di superare l’esame del Blower Door Test. Uno strumento diagnostico progettato per verificare l'ermeticità degli involucri edilizi e valutare così la qualità costruttiva di un edificio dal punto di vista energetico. Il protocollo Casaclima prevede che questo test venga superato in tutte le certificazioni che comportano fabbisogni energetici inferiori a quelli richiesti dalla classe B (50 kWh/mq anno). IMPIANTI VOLUBILI

In casa Magnanelli è stato possibile giungere ad un fabbisogno energetico quasi nullo anche grazie alla presenza di un impianto di ventilazione meccanica controllata ad alto rendimento. L’impianto dotato di recupero di calore ed è stato diviso in tre sezioni distinte per sfruttarne al meglio le potenzialità; le tre unità servono autonomamente tre diverse sezioni dell’abitazione: zona giorno, zona notte e zona wellness.

La valutazione delle modalità più adatte per la fornitura dell’energia residua richiesta dalla costruzione ha comportato una attenta analisi preliminare delle fonti rinnovabili disponibili in loco. Da questa è emerso che l’ubicazione dell’edificio non è ottimale dal punto di vista della insolazione, sia per quanto riguarda il posizionamento a Nord delle superfici trasparenti, sia per l’esposizione del manto di copertura che, nonostante guardi completamente a Sud, viene in buona parte ombreggiato dalla sagoma della collina retrostante. Progettisti e committente hanno deciso comunque di installare un impianto solare termico di 12 mq per limitare i consumi per il riscaldamento dell’acqua della piscina e per assicurare la produzione di acqua calda sanitaria da Marzo a Ottobre. Il cuore dell’impianto di riscaldamento è la caldaia a pellet, integrata per quanto possibile dai pannelli solari. Entrambi sono connessi ad un sistema di accumulo inerziale

che garantisce la massima efficienza all’impianto, il quale è regolato da un sistema domotico che ne ottimizza il funzionamento in relazione alle condizioni termoigrometriche interne ed esterne. I requisiti di limitazione del fabbisogno idrico richiesti dal protocollo Casaclima Nature sono stati soddisfatti prevedendo un impianto idrico ad elevata efficienza e una cisterna interrata per la raccolta delle acque piovane, che vanno ad alimentare l’impianto di irrigazione del giardino e lo scarico dei wc, integrata nei periodi più secchi da un pozzo preesistente. Infine, la presenza di una copertura a verde e una ridotta impermeabilizzazione della superficie del lotto lasciata libera dalla costruzione contribuiscono alla regimentazione delle acque meteoriche. ◆

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Camminare sul sughero

Ecologia

SHOP

Il pavimento in sughero è un’alternativa originale al parquet di legno. Questo materiale naturale è capace di trasmettere una piacevole sensazione di calore e di attutire i rumori ambientali e di calpestio. Disponibile in diverse tonalità. HARO www.haro.com/it

Se le doghe sono senza additivi chimici Il legno è un materiale da rivestimento versatile, che può essere trattato con diversi sistemi naturali. In questo caso ampie doghe di rovere sono scurite esponendole ad una elevata temperatura senza l’impiego di additivi chimici e vengono rese più vivaci riempendo le naturali aperture irregolari con stucco chiaro. APINATBIO www.apinatbio.com

Di cocciopesto

Io linoleum

Il battuto in cocciopesto è una tecnica di rivestimento tradizionale che utilizza frammenti di laterizi mescolandoli con malta fine a base di calce, pozzolana e polveri di marmo colorate. L’impasto viene successivamente battuto, levigato e rifinito ad olio ed a cera per ottenere un pavimento resistente ed elastico.

Il linoleum è un materiale per rivestimenti colorato composto da soli ingredienti naturali, quali olio di lino, calce, resine naturali, farina di legno e di sughero, iuta e pigmenti. In bioedilizia è bene utilizzare il formato in doghe e piastrelle in modo da ridurre l’impiego di colle durante la posa.

DICO

FORBO

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Ambiente d’argilla

Olivo : duro ed elegante

Un pavimento in argilla battuta e trattata con finiture naturali è una alternativa sana ed economica ai moderni battuti di cemento e presenta colori naturali caldi e vivaci, capaci di illuminare qualsiasi ambiente.

Il parquet di olivo presenta un colore molto intenso ed una venatura molto evidenziata che definiscono ambienti particolarmente calde ed eleganti. Il materiale si presenta compatto ed omogeneo, è molto duro e resiste bene ai tarli.

TERRAGENA

ORIGINAL PARQUET

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Energia alternativa Il solare entra nell’era del quinto Conto energia La riforma degli incentivi decisa dal Governo arriva dopo un biennio di crescita straordinaria E adesso?

Le biomasse sono ancora in gioco Riccardo Terruzzi, project manager del Biomass Energy report 2012 spiega “un comparto che viaggia a diverse velocità”

Nuova parola d’ordine: solare termodinamico Nel mondo si contendono la leadership molte aziende. Per ora la vincono i cosiddetti Parabolic Throughs

PROGETTO Cascina Cesarina di Lodi Il biogas si sta affermando come una vera e propria fonte rinnovabile: ecco una case history che funziona

Shopping Dallo scaldabagno al nuovo modulo solare di design, dal micro inverter alla prima tenda da sole fotovoltaica: tutte le novità del settore

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Energia alternativa

di Gianluigi Torchiani

Il solare entra nell’epoca del quinto conto energia La riforma degli incentivi decisa dal Governo arriva dopo un biennio di crescita straordinaria. E adesso?

L

a primavera, per il fotovoltaico italiano, è un periodo di passione: nel 2011 la stagione fu caratterizzata dal tribolato varo del quarto Conto energia. Il nuovo regime d’incentivazione per il settore all’epoca fu contestatissimo da lobbies e associazioni di categoria, che si spinsero a parlare addirittura di morte certa per il solare nazionale. In realtà, nonostante i tre mesi intercorsi tra le prime bozze e il varo definitivo del testo (maggio 2011), che causarono uno stop

significativo, con l’entrata in vigore del nuovo sistema il fotovoltaico italiano riprese presto a macinare numeri importanti. Allo stesso modo, anche la primavera 2012 è stata caratterizzata dal dibattito sulla riforma delle normative: prima le voci insistenti che davano per certo un presunto intervento governativo. Poi, lo scorso aprile, è arrivato il varo dello schema di ufficiale di riforma del Conto energia. Questa volta però i tempi si sono ulteriormente allungati a causa di prese di

posizione, convegni e proposte di modifica. Tanto che, al momento in cui scriviamo (giugno 2012) l’emanazione definitiva non ancora è arrivata. I punti chiave della riforma, però, sono ormai chiari: il fotovoltaico italiano cambierà così ancora faccia per la terza volta in meno di due anni. Un biennio, inoltre, nel quale il comparto è cresciuto oltre tutte le previsioni di esperti e analisti e in cui le dinamiche di filiera sono state rivoluzione dal fenomeno globale del ribasso dei prezzi dei moduli.


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Tekneco Numero 08 | 2012

BIO Gianluigi Trochiani Giornalista classe 1981, cagliaritano doc ormai trapiantato a Milano da 6 anni. Dopo un’iniziale frequentazione dei settori IT e B2B, da diversi anni si è specializzato nelle questioni attinenti al mondo dell’energia. A favore delle fonti rinnovabili ma senza estremismi.

LA GUERRA DEI NUMERI

tradizionale compreso), grazie agli oltre In particolare, dopo un 2010 decisamente 340mila impianti fotovoltaici presenti sul positivo, nel 2011 il solare italiano ha con- territorio nazionale. Queste installazioni gatinuato la sua corsa: come certifica il Gse rantiscono al nostro Paese una produzione (Gestore dei servizi energetici) nell’inte- elettrica di circa 11 TWh/anno, mentre solro anno sono entrati in funzione ben 9.300 tanto 5 anni fa l’apporto era praticamente MW. La Penisola è così diventata il secon- quasi nullo (0,039 TWh). Come recentemendo mercato mondiale del fotovoltaico, su- te spiegato dal Gse, questo sviluppo, assolubito alle spalle dell’inarrivabile Germania, tamente inatteso nelle proporzioni (l’Italia raggiungendo una capacità complessiva di aveva un obiettivo di 8.000 MW fotovoltaici circa 12.700 MW a fine 2011. (Diventati in al 2020, ndr), ha avuto un impatto rilevante giugno 2012 oltre 13.300 MW). I numeri del persino sul funzionamento del sistema elet2011, però, sono influenzati dal controverso trico nazionale: tradizionalmente alla Borsa decreto ‘salva Alcoa’, varato nella seconda elettrica nazionale esistevano due picchi di metà dell’anno precedente: dei 9.300 MW prezzo, uno di giorno, verso le 11 di mattina, aggiuntivi in realtà ben 3.500 si riferiscono e uno di sera, intorno alle 18-20. Oggi il picco delle 11 di mattina è pratia impianti realizzati materialmente entro la fine 2010 e allacciati alla rete entro giu- camente scomparso, mentre quello serale è gno 2011, beneficiando così degli elevatissi- aumentato. La spiegazione è che il fotovolmi incentivi del secondo Conto energia. Ma taico, così come le altre rinnovabili, produse - come conteggia il “Solar Energy Report cendo a costi marginali nulli (non serve più 2012” del Politecnico di Milano - si sottrag- combustibile per produrre un kWh in più), di giorno entra in comgono dal 2011 i numeri petizione con le centrali degli impianti del Salva I punti chiave della tradizionali e contiene Alcoa e si attribuiscono riforma sono ormai così il prezzo dell’energia, al 2010, –– il quadro cammentre la sera (in assenbia volto. La nuova capa- chiari: il fotovoltaico za di luce solare) la Rete cità installata diventa di italiano cambierà deve necessariamente far 5.700 MW: un dato di tutto rispetto visto il blocco faccia per la terza volta ricorso alla produzione degli impianti termoedi tre mesi provocato dal- in meno di due anni lettrici. Questo clamorola gestazione del quarto Conto energia e, tuttavia , pari a circa il 6,6% so successo comporta, però, un inevitabile in meno rispetto al 2010 dei record. La mar- rovescio della medaglia: la crescita del peso cia indietro è più netta, poi, quando si osser- dell’incentivazione statale, a sua volta gava il volume d’affari generato dal fotovoltai- rantita dalle bollette dei elettriche dei conco nel 2011: sempre secondo il Politecnico sumatori italiani. A inizio 2012 il conto economico del sostedi Milano, la diminuzione rispetto all’anno precedente è del 31% (14,8 miliardi di euro gno al solare ha così raggiunto i 5,5 miliardi di fatturato), a causa soprattutto del decre- di euro l’anno, una quota che, in un momenmento dei prezzi “chiavi in mano” per tutti i to di crisi economica e di rincaro dei prezsegmenti di mercato. Con conseguente ridu- zi dell’energia, ha spinto il Governo a mozione dei margini per gli operatori. Inoltre, dificare nuovamente il sistema tariffario. lo stato di salute non eccellente è conferma- D’altronde lo stesso quarto Conto energia to anche dai dati relativi all’occupazione del prevedeva che, al raggiungimento di quosettore, che raccontano di un calo del 3% in ta 6/7 miliardi di euro di spesa – limite che si presumeva si sarebbe toccato nel 2016 confronto al 2010. l’Esecutivo sarebbe dovuto intervenire per contenere l’esborso per gli utenti. Così, ad IL SOLARE HA SPICCATO IL VOLO I dati non entusiasmanti del 2011, però, non aprile è stato presentato lo schema di rifordevono far dimenticare i grandi progres- ma del Conto energia. Il quinto della storia, si compiuti da questa tecnologia in pochi che dovrebbe entrare in vigore al raggiungianni: ancora nel 2007 il solare era sostenu- mento del tetto i 6 miliardi di euro di spesa to da una sparuta pattuglia di ambienta- annua, previsto nel prossimo autunno. listi, mentre oggi è una realtà importante per l’energia del Paese. Perché a fine 2011 il L’IMPOSTAZIONE DEL QUINTO CONTO solare rappresentava il 31% della potenza Il quinto Conto energia ovviamente non rinnovabile installata (grande idroelettrico sarà però retroattivo, cioè gli incentivi già

Quanta energia? Produzione di energia elettrica in Italia da fotovoltaico nel 2011 GWh Puglia Emilia Romagna Lombardia Sicilia Veneto Lazio Piemonte Marche Toscana Sardegna Abruzzo Campania Umbria Calabria Trentino Basilicata Friuli Molise Liguria Valle d’Aosta 0

500 1.000 1.500 2.000

Fonte: Politecnico di Milano

riconosciuti e assegnati negli scorsi anni non subiranno modifiche di nessun tipo. Chi vorrà invece investire nel solare dovrà accettare rendimenti ridotti rispetto al passato: i nuovi incentivi andranno dai 161 ai 237 euro per ogni MWh prodotto, con tariffe più alte a beneficio degli impianti più piccoli. Rispetto a quanto stabilito dal quarto Conto energia, secondo l’analisi dei ricercatori del Politecnico, il taglio delle tariffe previsto dallo schema predisposto dal Governo è rilevante. Si parte da un meno 38,5% per gli impianti di piccola taglia, a un massimo del -65% per quelli di grandi dimensioni. Questi ultimi rischiano il disinteresse da parte degli investitori, mentre i piccoli saranno appetibili solo a patto di decise

5,5 MLD ▶ sostegno pubblico annio al solare (2011)


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Energia alternativa www.epia.org Il sito dell’European Photovoltaic Industry Association

riduzioni dei prezzi per i clienti finali. Ma la sforbiciata agli incentivi non è l’unica soluzione adottata. Per tenere sotto controllo il volume delle installazioni – visto anche il fallimento di tutte le previsioni degli anni passati - e contenere così l’aumento dei costi del fotovoltaico, tutti i detentori di impianti sopra i 12 kW di potenza saranno tenuti a iscriversi a un apposito registro e otterranno i sussidi soltanto dopo la pubblicazione di un’apposita graduatoria. Tutte le altre installazioni al di sotto di questa soglia saranno invece libere di accedere al sostegno statale successivamente all’entrata in esercizio. Ma se la corsa senza vincoli dei piccoli impianti dovesse arrivare a sforare il tetto delle risorse previste, il quantitativo destinato alle “grandi installazioni” diminuirebbe in corrispondenza. L’importante, insomma, è tenere fermi i conti. I POSSIBILI CAMBIAMENTI IN EXTREMIS

Fotografia del consumo energetico in Italia Squilibri tra produzione e consumo di energia elettrica nelle regioni italiane nel 2010 in percentuale (%) Valle D’Aosta

+156,8

Legenfa

Trentino

Lombardia

-32,5

regioni in deficit

+0,8 Friuli +0,8

regioni in surplus

Veneto

Piemonte

-17,3

Emilia Romagna -12 Marche

Liguria

+63,9

-47,3

Toscana

-23,2

Umbria

-33,2

Abruzzo -13 Molise

Inutile dire che proprio questo punto ha scaLazio +109,8 tenato la netta opposizione delle associazioPuglia -41,4 Sardegna ni di categoria, che lamentano il rischio di +79,1 +8,7 un’eccessiva burocratizzazione del comparCampania to, che penalizzerebbe anche progetti poco -43,6 più che residenziali. Alla fine è probabile che Basilicata la versione definitiva del quinto Conto ener-30,1 gia innalzi il valore della soglia ad almeno 20 kW, come richiesto anche dagli enti locali. Più incerta appare, invece, la reintroduzione di una forma di salvaguardia della produzioCalabria ne industriale europea e, in particolare, ita+88,7 Sicilia +3,2 liana (ovvero i pannelli Made in Italy). Il quarto Conto energia prevedeva una maggiorazione del 10% dell’incentivo per chi acquistava pannelli di produzione eu- Fonte: Solar Energy Report 2012 — Politecnico di Milano ropea; il meccanismo, però, non ha funzionato a dovere, tanto che del bonus hanno beneficiato anche gli acquirenti di moduli questa ennesima rivoluzione normativa? molto vicina per il solare nazionale per efdi fabbricazione cinese, semplicemente ri- L’obiettivo del Governo è quello di mante- fetto del deciso decremento del prezzo dei marchiati o riassemblati sul suolo europeo. nere l’Italia nella posizione di secondo mer- moduli. Le previsioni delle associazioni di Le difficoltà dei produttori italiani e i ven- cato mondiale del solare dopo la Germania, categoria, come da copione, sono molto più ti protezionistici che spirano dagli Usa po- con circa 2-3.000 MW/anno di nuova capa- catastrofiche. E tuttavia, i numeri record in cità installata. La previ- fatto d’installazioni dell’ultimo biennio non trebbero però, in extremis, sione del Politecnico di saranno più raggiunti sul territorio naziospingere il Governo a vara- Le previsioni delle Milano non è troppo dis- nale. Da tempo, infatti, i principali operatore misure di tutela. Le assoassociazioni di simile, almeno per quan- ri si stanno attrezzando per competere sui ciazioni di categoria, infine, to riguarda il 2012, che si mercati emergenti del settore (Cina, India, potrebbero riuscire a strap- categoria, come da dovrebbe chiudere con Usa, ecc). ◆ pare un aumento comples- copione, sono molto 1.800 MW di nuova casivo dei fondi a sostegno del pacità. Più tiepide invece solare, nonché l’adozione più catastrofiche. le stime per il 2013, con di un premio per la rimozione dei tetti in amianto. Le linee gene- “soli” 1.500 MW di installato. Il dato di fidurali del provvedimento, in ogni caso, non cia per il settore è rappresentato dalla grid dovrebbero essere sostanzialmente modifi- parity (ossia dal raggiungimento della pie- LEGGI questo articolo anche sul sito di Tekneco: cate nella versione definitiva. Cosa produrrà na competitività con le fonti fossili), ormai www.tekneco.it/806


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Tekneco Numero 08 | 2012

Energia alternativa

Biomasse, tra necessità di regolamentazione e prospettive future

Riccardo Terruzzi, project manager del Biomass Energy report 2012 spiega “un comparto che viaggia a diverse velocità” e i ritardi sugli incentivi

di Gianluigi Torchiani

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onti rinnovabili. Non più solo eolico e fotovoltaico, perché un ruolo sempre più importante, nella generazione pulita, lo stanno giocando le biomasse. Filiere diversificate di prodotti: i residui forestali, biogas, i rifiuti solidi urbani e gli oli vegetali vengono utilizzati per la produzione di energia elettrica e termica. I biocarburanti, invece, vengono impiegati per alimentare l’autotrazione. Secondo il Biomass Energy Report 2012 dell’Energy & Strategy Group realizzato dal Politecnico di Milano, a fine 2011 gli impianti di generazione di elettricità da biomasse erano il 7% della potenza installata in Italia da rinnovabili, e il 13% dell’energia prodotta. Riccardo Terruzzi, project manager del report e ricercatore del Politecnico, ci spiega le tendenze di comparto.

L’edizione 2011 del vostro rapporto raccontava di un comparto che viaggiava a diverse velocità. Il quadro è rimasto immutato? Il mercato delle bioenergie lo scorso anno ha mostrato di muoversi a “tre velocità”, con una crescita “sostenuta” soprattutto nel caso del biogas agricolo, che ha registrato nuove installazioni per oltre 200 MW (il doppio rispetto all’installato alla fine dell’anno precedente), ma anche per le stufe caldaie a pellet che, ormai da qualche anno, aumentano al ritmo di 150.000 unità l’anno. Lo sviluppo è stato invece appena accennato in altre categorie, come nel caso del teleriscaldamento e delle biomasse agroforestali (scarti legnosi e agricoli impiegati per la produzione di energia

elettrica), che hanno visto percentuali di incremento dell’installato complessivo nell’ultimo anno nell’ordine di 4-5 punti. Sostanzialmente “fermi”, invece, sono stati i numeri degli impianti per la valorizzazione energetica dei rifiuti. Infine, nella produzione di energia da oli vegetali, c’è stato addirittura un calo del 75% rispetto alle nuove installazioni del 2010. Che peso ha avuto sullo sviluppo del comparto la mancata emanazione nel 2011 dei decreti attuativi del decreto rinnovabili? La mancanza di una chiara direzione di sviluppo del settore sta influenzando e rallentando molto lo sviluppo di nuovi progetti. Il fenomeno potrebbe acuirsi soprattutto a partire dal 2013, anno nel quale il mercato può rischiare un vero e proprio blocco in assenza di una normativa chiara di riferimento. Qual è Il potenziale energetico del settore, sia per quanto riguarda la produzione termica che quella elettrica? Dai dati del Pan (Piano di azione


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Energia alternativa

3.580 Il potenziale delle biomasse, le stime (in ktep) del PAN e del Politecnico a confronto

nazionale energetico), la produzione di energia termica da biomasse attesa al 2020 è pari a 5.720 ktep (66,5 TWh termici), mentre è di 3.580 ktep (19,2 TWh) il valore di riferimento per la generazione di elettricità. Abbiamo confrontato questo dato con il potenziale di produzione elettrica e termica derivante dalla ricognizione delle biomasse disponibili nel nostro territorio e dalla valutazione della loro potenziale valorizzazione energetica. Il raffronto è “allarmante” considerando che, secondo la nostra analisi, si potrebbero invece produrre circa 5.400 ktep (29,2 GWhe) di energia elettrica (+52% rispetto all’obiettivo) e solo 1.537 ktep (17,8 TWh) di energia termica (-272% rispetto al Pan). Paradossalmente si ha il maggior potenziale laddove oggi è più critica la situazione del sistema di incentivazione.

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1.537 PAN

Politecnico

In secondo luogo a partire dal 2013 è preCosa potrebbe cambiare per le biomasse visto il ricorso al meccanismo del registro con gli schemi di riforma del sistema (per impianti da 50 kW a 5 MW) e alle aste incentivante predisposti dal Governo lo al ribasso (per impianti sopra i 5 MW) per scorso aprile? Lo Schema di Decreto, che deve essere an- l’aggiudicazione delle tariffe incentivanti. cora approvato in via definitiva, si basa su Questa misura, invece, non fa che appesan4 pilastri: innanzitutto una transizione so- tire l’effetto e il peso della burocrazia, incrementando l’incertezza e i stanzialmente indolore dal vecchio al nuovo sistema per La mancanza di una chiara costi “nascosti” dell’adozione delle tecnologie per la produgli impianti che entreran- direzione di sviluppo del zione di energia da biomasno in esercizio sino alla fine settore sta influenzando sa. Il provvedimento, inoltre, del 2012. Si tratta di un punto e rallentando lo sviluppo di nuovi progetti. prevede un taglio delle tarifche chiaramente soddisfa gli fe che, sebbene discriminato operatori e, almeno dal punto di vista teorico, dovrebbe garantire una per tipologia di biomassa, va a colpire in continuità degli investimenti per l’anno in particolare gli impianti più grandi e in gecorso (a differenza di quanto ad esempio era nerale il biogas, ossia (quasi fosse una punicapitato al fotovoltaico nel 2011 in seguito zione) proprio quegli investimenti sui quaall’approvazione del Decreto Rinnovabili). li si stavano concentrando gli interessi del


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Tekneco Numero 08 | 2012

BIO Riccardo Terruzzi, project manager presso Energy & Strategy Group del MIP, School of Management del Politecnico di Milano, per lo sviluppo del Biomass Energy Report e del Wind Energy Report

mercato. Il taglio è mediamente del 30% ed è mitigato soltanto in parte dalla presenza di “premi”, mirati a incentivare in maniera virtuosa le applicazioni cogenerative, l’efficientamento energetico dei processi e l’approvvigionamento locale della biomassa. Infine, è previsto un contingentamento complessivo delle nuove installazioni per il triennio 2013-2015: il Governo, di fatto, ammette all’incentivazione soltanto 880 MW di nuova potenza incentivabile, contro i quasi 1.500 MW installati invece nel triennio 2009-2011. In pratica, si costringe il mercato a ridursi di oltre il 40%. Quali settori delle biomasse rimarranno interessanti per gli investitori dopo questa riforma? Se si eccettuano – perché non interessate da modifiche – le tecnologie per la produzione termica, rimarranno sostenibili gli impianti a biogas, ma solo per i produttori o trasformatori di materia prima che quindi dispongono della biomassa, mentre diminuirà la convenienza per i produttori di energia, che possono contare sulle economie di scala garantite dalle centrali ma che hanno a che fare con maggiori costi logistici e di approvvigionamento. Resteranno appetibili anche le caldaie a biomassa, ma solo per i trasformatori di materia prima che possono sfruttare gli impieghi cogenerativi per i loro processi industriali. Lo Schema di decreto, in buona sostanza, riduce l’ambito di sviluppo ai soli operatori che già dispongono della materia prima. Quale dei diversi segmenti delle biomasse è oggi più vicino alla grid parity? Il settore è in grado nel breve periodo di funzionare anche senza incentivi? La produzione di energia termica da biomassa è, comunque la si voglia guardare, già oggi e senza alcuno strumento di incentivazione, conveniente per quei segmenti di mercato per i quali essa ha senso dal punto di vista tecnologico. La maggior parte delle tecnologie per la produzione di energia elettrica da biomassa

13% ▶ energia prodotta a livello nazionale

si situano invece nell’area di indifferenza, ossia diventano “interessanti” per l’investitore solo in presenza di condizioni ottimali per quanto riguarda gli aspetti autorizzativi e la disponibilità di biomassa. In assenza di sistemi di incentivazione, quindi, soltanto pochi impianti best case (peraltro probabilmente in larga misura già compresi nell’installato attuale) possono oggi essere realizzati senza incentivi.

Nel 2012 i mercati delle biomasse registreranno andamenti simili al 2011, con una crescita confermata e numerose installazioni soprattutto nel comparto del biogas agricolo.

Le aziende italiane in quali settori e in quali parti della filiera delle biomasse sono più specializzate? È importante sottolineare (e per qualcuno dei lettori potrà apparire anch’esso sorprendente) l’italianità della filiera delle soluzioni tecnologiche per la produzione di energia da biomasse. Su oltre 70 imprese fra le principali che operano nei diversi ambiti - i cui dettagli sono riportati nel Biomass Energy Executive Report - ben 61 (l’85%) sono italiane, così come sono italiani (almeno per gli impianti con taglie sino a 10 MW) i principali progettisti e installatori e gli operatori che si occupano (ove necessario, ad esempio, per gli impianti di combustione di biomasse agroforestali) della

gestione e manutenzione degli impianti. Prima avete accennato che il segmento delle biomasse che più spesso finisce sulle prime pagine dei giornali, quello della produzione energetica da rifiuti, è ancora in fase di stallo. A cosa si deve questa situazione? Alla fine del 2011 erano 54 gli impianti per la valorizzazione energetica dei rifiuti in funzione nel nostro Paese, per una potenza elettrica complessiva pari a oltre 810 MW. Dopo il “balzo” del 2009, tuttavia, nel corso degli ultimi 2 anni la potenza installata non ha visto cambiamenti significativi, per la maggior parte dei casi poi dovuti alla ristrutturazione di impianti esistenti e non alla realizzazione di nuovi impianti. È al momento in corso la valutazione di molti investimenti che potrebbero portare nei prossimi anni un potenziale incremento di circa il 20% della potenza elettrica di questi impianti, grazie alla ristrutturazione e ampliamento di alcuni impianti (Modena e Roma) e alla prevista costruzione di nuovi impianti a Torino, Bolzano, Parma, Albano, Modugno, Gioia Tauro. Che andamento vi aspettate complessivamente per il mercato delle biomasse nel 2012? I mercati delle biomasse registreranno andamenti simili al 2011, con una crescita confermata e numerose installazioni soprattutto nel comparto del biogas “agricolo”. In questo caso si assisterà al fenomeno di tantissimi impianti che entreranno in esercizio entro la fine del 2012 per poter accedere ancora all’incentivazione della tariffa onnicomprensiva. La vera sfida per il mercato sarà nel 2013, quando dovrebbe entrare in vigore, salvo proroghe dell’attuale normativa, il nuovo schema di sostegno pubblico al settore. ◆

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Energia alternativa

Parola d’ordine: solare termodinamico Nel mondo si contendono la leadership molte aziende. Per ora la vincono i cosiddetti Parabolic Throughs

di Gianluigi Torchiani

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l fotovoltaico è la tecnologia più utilizzata a livello globale per la conversione in elettricità della radiazione solare. Segni di un possibile cambiamento li abbiamo già colti, però, già nel 2011, quando il settore ha accusato le prime difficoltà. Ed il termodinamico (Concentrated solar Power, Csp), invece, ha fatto boom, con una crescita di oltre il 160% rispetto al 2010 in termini di nuova capacità installata. Questa tecnologia è in grado di convertire la radiazione solare in energia termica, attraverso un concentratore formato da superfici riflettenti che focalizzano i raggi solari su un tubo ricevitore altamente assorbente. L’insieme di concentratore e ricevitore si chiama collettore solare e, grazie a un sistema di movimentazione, riesce a inseguire costantemente il Sole nel suo moto nella volta celeste. In pratica, se si esclude il caso particolare dei collettori a disco, con i diversi modelli di collettori la radiazione non è trasformata direttamente in elettricità ma viene raccolta sotto forma di energia termica e, come tale, può essere facilmente

accumulata in sistemi di stoccaggio (generalmente serbatoi), per essere poi utilizzata anche successivamente. La possibilità di modulare l’erogazione dell’energia raccolta è una caratteristica della tecnologia Csp: la rende particolarmente vantaggiosa rispetto alle energie rinnovabili intermittenti (eolico, fotovoltaico), che sono invece dipendenti dalla disponibilità in un dato momento della fonte energetica (sole, vento, ecc). L’energia termica così raccolta e disponibile a elevate temperature può essere destinata a molteplici applicazioni, tra le quali la principale è ovviamente la conversione in energia elettrica. Dietro la comune denominazione di solare termodinamico, in realtà si nascondono quattro diversi sistemi, ossia le soluzioni Parabolic Troughs (collettori parabolici lineari), Linear fresnel (collettori lineari Fresnel), Dish stirling (collettori a disco parabolico) e Tower (sistemi a torre con ricevitore centrale), che si distinguono tra loro per geometria e per la disposizione del concentratore rispetto al ricevitore.

Il sistema Parabolic Troughs consiste in lunghe file lineari di specchi di forma parabolica nel cui punto focale è posizionato un tubo ricevitore, solidale con la superficie riflettente. Questa, concentrando i raggi del sole su un tubo ricevitore, scalda il fluido termovettore che scorre al suo interno, portandolo alle temperature desiderate in funzione del successivo utilizzo. Il sistema Parabolic Troughs è il più diffuso tra le tecnologie Csp attualmente produttive, detenendo il 90,9% della potenza attualmente installata a livello globale (oltre 1,5 GW). Questa supremazia è garantita dallo stato di maturazione di questa tecnologia, già oggi molto competitiva: nell’area del Mediterraneo (dove nei prossimi anni sono attesi grandissimi investimenti) gli impianti Parabolic Throughs garantiscono una producibilità di 2.700 ore l’anno, ovvero più del doppio di un’installazione fotovoltaica posta nelle medesime condizioni. Il secondo gradino del podio (circa il 7% dell’installato mondiale) spetta invece al sistema “Tower”, o a torre, formato da una serie


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www.anest-italia.it Associazione nazionale energia termodinamica

www.desertec.org Il sito della Fondazione Desertec

L’innovativo impianto solare di ABB e Novatec Solar con tecnologia CPS a Puerto Errado (Spagna)

di specchi piani (eliostati), grandi fino a 100 m², che inseguono il sole su due assi. L’unico limite di questa tecnologia è dato dalla distanza massima degli eliostati rispetto alla torre, elemento che limita la potenza installabile per ogni impianto. Gli osservatori si aspettano comunque una forte crescita di questa soluzione, in particolare nelle grandi aree desertiche americane. Un’altra tecnologia del Csp è quella dei collettori Fresnel, che possono essere visti come una semplificazione degli impianti parabolici: la parabola è segmentata in diverse file di specchi molto più stretti e semipiani, posizionati in piano e movimentati in remoto partendo da angoli di posizionamento diversi per ogni

66% ▶ del mondo è la potenza installata nella sola Spagna

fila. La radiazione solare è concentrata in un tubo assorbitore lineare fisso posto a un’altezza di circa 8 metri rispetto alle superfici captanti, mentre la leggera curvatura degli specchi è definita elasticamente dalla struttura portante degli stessi. Sullo sviluppo di questa tecnologia pesa però la ridotta efficienza media di funzionamenti, nell’ordine dell’8-10% rispetto alla radiazione solare annua complessiva, contro valori dell’ordine del 15% dei Parabolic Throughs. Infine, sul mercato è presente la tecnologia dei sistemi Dish Stirling, ancora poco diffusa nonostante un’elevata efficienza di trasformazione dell’energia solare in elettricità. Si tratta di un sistema modulabile che permette di realizzare sia impianti piccoli che giganteschi, installando centinaia o migliaia di dischi in un unico parco solare. A prescindere dalla soluzione adottata, quello attuale è senza dubbio un momento molto favorevole allo sviluppo del solare termodinamico. Secondo il Solar Energy report dell’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano, lo scorso anno sono stati installati

in tutto il pianeta ben 545 MW di nuova capacità. La potenza cumulata complessiva del termodinamico mondiale ha così raggiunto i 1.655 MW a fine 2011, a cui si devono aggiungere altri 66 MW entrati in funzione nei primi mesi del 2012. La leadership del Csp è in mano della Spagna che, proprio nel 2011, ha nettamente sorpassato gli Usa: il Paese iberico vanta oggi ben il 66% della potenza installata a livello mondiale, contro il 29% americano. Il sorpasso è stato determinato dall’entrata in funzione buona parte degli impianti programmati a partire dal 2009, mentre i grandi progetti statunitensi sono rimasti soltanto sulla carta. ◆

LEGGI questo articolo anche sul sito di Tekneco: www.tekneco.it/808


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Energia alternativa

DOVE VA L’ENERGIA SOLARE

L’interno di una delle aziende Suntech per la produzione di celle

di Andrea Ballocchi

Oggi la vera sfida si gioca sui costi ed efficienza. E da domani anche diretto. Questo secondo aspetto è relativamente limitante, in quanto «è una condiziocon le nanotecnologie. La parola ai player.

F

ilm sottile, a concentrazione, cristallino: sono le diverse facce dell’energia solare. Come si stanno evolvendo le diverse tecnologie? Molto e soprattutto rapidamente, spiegano gli addetti ai lavori. Vediamo allora come si stanno muovendo.

SI GUARDA ALL’ALTA CONCENTRAZIONE…

Il gruppo ABB ha voluto puntare su celle realizzate con silicio a tripla giunzione, con una tecnologia mutuata «da quella spaziale utilizzata per i satelliti», spiega Paolo Zizzo, marketing and sales manager della divisione Power generation. «Le celle hanno dimensioni di pochi millimetri, e su questa superficie vengono concentrati i raggi del

sole». Sono particolari lenti, dette di Fresnel, destinate a raccogliere e concentrare i raggi in grado di operando in poco spazio e aumentando la concentrazione dell’irraggiamento di 1.300 volte (per maggiori specifiche circa questa tecnologia leggete l’articolo precedente). L’efficienza ottenibile è molto elevata: «si parte da un rendimento del 35-40% ma con un trend in ulteriore crescita e potenzialità: si pensa infatti di arrivare a un rendimento di circa il 50% a livello industriale, considerando quello della cella», spiega Zizzo. I limiti del solare a concentrazione sono dati dalla necessità di un sistema di puntamento molto più preciso rispetto a quello tradizionale e di un ottimale irraggiamento

ne che si ha, in Italia, solo in Sicilia, Puglia e Sardegna», ammette il manager ABB, spiegando anche che questo tipo di tecnologia è destinata a essere impiegata solo in alcune parti del mondo con determinate caratteristiche di luce diretta. Intanto ABB è entrata in partecipazione con la statunitense GreenVolts, oltre che con la tedesca Novatec Solar con cui sta lavorando su un progetto mirato al solare termodinamico, una realizzazione «completamente diversa rispetto a quanto finora si è visto nello specifico settore, in cui ci si basa su sistemi tipo solar tower o sulle parabole lineari (parabolic trough). La nostra tecnologia prevede di utilizzare degli specchi a configurazione di Fresnel. I benefici per questa tecnologia è di essere valida ed economicamente conveniente a partire da impianti di dimensioni a partire da 30-50 MW fino a 200 MW», illustra Zizzo.


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50%

▶ il rendimento futuro del solare termodinamico a livello industriale

A sinistra: Immagini degli stabilimenti Suntech In basso: Sinuosa copertura di un tetto industriale a film sottile con tecnologia United Solar Ovonic

…E A QUELLA A BASSA CONCENTRAZIONE

In tema di solare a concentrazione, Convert Italia sta lavorando invece a livello nazionale, «su moduli a bassa concentrazione in grado di sfruttare sia la componente di irraggiamento diffusa sia quella diretta», spiega Matteo Demofonti, business development and marketing manager della società. Ciò si traduce in uno spettro di applicazione più ampio rispetto alla tecnologia ad alta concentrazione che, proprio facendo l’esempio italiano, può andare a toccare tanto il Nord quanto il Sud del Paese. Gli incentivi possono rappresentare uno stimolo perché questa tecnologia prenda piede in Italia. A patto però – evidenzia Demofonti – di «fornire soluzioni concrete e competitive, cosa possibile concretamente solo a pochissime aziende». Più che un’ulteriore evoluzione, la sfida futura è quella di «proporre una tecnologia capace di produrre energia elettrica a prezzi concorrenziali o più bassi rispetto a quelli con fonti energetiche tradizionali». La via da

intraprendere è quindi quella che dovrà passare da una fase di industrializzazione vera e propria che comporterà una riduzione dei costi.

screen printing dove la pellicola viene stampata sul supporto, anch’esso di varia natura». Lo stesso Van Cleef illustra le potenzialità di questa tecnologia: «i film sottili fotovoltaici, prodotti in processi di tipo continuo (roll-to-roll) o di tipo discontinuo (batch), IL FILM SOTTILE PUNTA ALL’ EFFICIENZA Arriviamo così al film sottile. L’evoluzione offrono caratteristiche di omogeneità, robustezza, maggiore tecnologica, anche produzione energein questo caso, corre. A fronte di un limite teorico conosciuto di tica in condizioni Sulla direzione che efficienza del 25-26% per il silicio cristallino, i sta prendendo, ce ne film sottili raccontano valori anche oltre il 30% reali di funzionamento e non ottiparla Maarten van male orientamento, Cleef, vice presidente sales Sud Europa di United Solar Ovonic, funzionano meglio dei moduli standard alle che illustra come i processi di creazione e alte temperature e hanno ormai comprodeposizione dei film sottili «si sono alta- vate caratteristiche di stabilità nel tempo. mente diversificati e specializzati, partendo Inoltre l’energia necessaria per la loro proda processi industriali di tipo Pecvd dove dei duzione è enormemente inferiore a quella gas, a fronte di una eccitazione elettroma- dei moduli in tecnologia standard, rendengnetica ‘annichiliscono’ su uno supporto ge- doli un prodotto rispettoso per l’ambiente neralmente di vetro, a formare il film sottile, con minori emissioni di CO₂». Un esempio è così come lo conosciamo. A questo si accom- costituito dal prodotto Unisolar in particolapagnano altre tecniche (sputtering) o anche re, «basato sulla tecnologia roll-to-roll in


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Energia alternativa

BIO Andrea Ballocchi giornalista e redattore free lance, collabora con diversi siti dedicati a energie rinnovabili e all’ambiente.

L’impianto solare a concentrazione di ABB e GreenVolts negli Stati Uniti con tecnologia CPV

tripla giunzione in silicio amorfo, che ha un ulteriore vantaggio competitivo rispetto alle altre tecnologie in film sottile: ha la capacità di migliorare l’efficienza di conversione in periodo estivo, grazie al fenomeno di thermal annealing, una sorta di ricottura del silicio amorfo alle alte temperature che lo fa ringiovanire e essere più efficace, da cui una ulteriore maggiore produzione energetica anche all’interno del panorama dei film sottili fotovoltaici» spiega il manager. La sfida del futuro, spiega Van Cleef, è quella di lavorare su una più elevata efficienza di conversione più bassa, in media, di quella delle tecnologie standard. «Tuttavia a fronte di un limite teorico conosciuto di efficienza del 25-26% per il silicio cristallino, i film sottili esibiscono valori anche superiori al 30%. Con un potenziale di riduzione dei costi di produzione sensibilmente superiore all’aumentare dell’efficienza». PROMESSE CRISTALLINE

Arriviamo così al fotovoltaico tradizionale, quello mono e policristallino, che si presenta come il «classico» ma non ha certo intenzione di passare per datato. Basti pensare a Suntech, il più grande produttore di pannelli fotovoltaici adatti per ogni applicazione e mercato. Solo nel 2011 ha investito 40

milioni di dollari in R&D, impiegando più di più produttivo che permette di deposita450 tra ingegneri e ricercatori. «L’evoluzione re sulle celle delle griglie metalliche molto tecnologica ha un’enorme importanza per- più sottili di 30 micronmetri rispetto a quelché è una componente fondamentale per le standard decisamente più spesse (80-120 raggiungere la condizione di grid parity – µm) e quindi riducendo l’ombreggiamento spiega Vincenzo Quintani, sales director aumenta l’efficienza delle celle». La tecnologia Pluto è quella adottata da Southern Europe di Suntech –. Nella tecnologia cristallina abbiamo assistito a un conti- Suntech per le celle solari, nata nel 2009: una nuo miglioramento dell’efficienza: le nostre tecnologia che in condizioni di produzione celle, per esempio, sono passate dal 14 al 20% standard, consente di ottenere valori di efdal 2001 a oggi. Le migliorie si sono anche ficienza superiori al 20%. E per evidenziare registrate nell’abbassamento dei costi da quanto sia veloce l’evoluzione tecnologica basta considerare 6 dollari per watt a proprio l’esempio un dollaro per watt Le nanotecnologie avranno un ruolo di Pluto: «fino a due quindi possiamo importante nel futuro del fotovoltaico anni fa era applicato davvero essere con- tradizionale con la commercializzazione di a una piccolissima vinti di aver fatto prodotti entro 3-5 anni parte della produbene a investire in ricerca e sviluppo». Dove si stia dirigendo la zione e ora copre il 50% circa». E il futuro è ancora più interessante in gericerca lo evidenzia lo stesso Quintani: «mi limiterei a parlare di quella su scala indu- nerale, e vedrà – c’è da scommetterci – un striale perché la vera sfida è proprio quella ruolo anche per le nanotecnologie, un ruolo di passare dai record in laboratorio su celle a detta di Quintani «che ipotizzo importante multi giunzione di piccolissime dimensio- già nel medio termine con la commercializni alle dimensioni industriali. Sicuramente zazione di prodotti entro 3-5 anni». ◆ si assiste a una continua miglioria dei materiali, che si stanno affinando». C’è poi, ricorda, il discorso legato all’evoluzione delle tecnologie di produzione: «un esempio è LEGGI questo articolo anche sul sito di Tekneco: proprio Pluto, in assoluto il tool tecnologico www.tekneco.it/809


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www.energystrategy.it Il sito dell’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano

di Gianluigi Torchiani

Il 2011 ha messo alla prova la filiera del fotovoltaico Gli operatori stranieri o italiani del comparto hanno affrontato una riduzione dei margini rispetto all’anno precedente facendo anche ricorso alla cassa integrazione. E la vera sfida resta lavorare con i “piccoli”.

N

onostante le difficoltà, la filiera del fotovoltaico nazionale è attiva e capace di adattarsi alle condizioni del mercato. La conferma arriva dall’analisi del Solar Energy report 2012 dell’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano. Dopo un 2010 di crescita e consolidamento, il 2011 è stato invece un anno complesso per le imprese attive nel fotovoltaico italiano. La causa è da ricercare nella modifica dei meccanismi incentivanti, nonché nella massiccia importazione di prodotti a basso costo dall’Asia, la quale ha comportato un sensibile calo dei prezzi nei principali segmenti di mercato. La combinazione di questi due fenomeni ha determinato una riduzione dei margini di guadagno per quasi tutte le aziende. C’è da sottolineare come il fotovoltaico continui a esercitare grande fascino presso gli imprenditori, tanto che il numero complessivo di imprese della filiera è aumentato del 6% tra 2009 e 2010. Parecchie aziende straniere, inoltre, hanno deciso di inaugurare filiali commerciali nella Penisola, aumentando così le ricadute positive per il territorio. Il report del Politecnico sfata (in buona parte) il luogo comune di una filiera completamente in mano alle imprese straniere. Questa affermazione trova confema soltanto per le attività più industriali: ad esempio il silicio e wafer commercializzati in Italia sono quasi interamente di fabbricazione estera, così come il Made in Italy copre soltanto il 14,7% del valore delle celle e moduli venduti lo scorso anno. I produttori italiani hanno patito l’aggressiva concorrenza asiatica e il drastico calo dei prezzi: così, in maniera più o meno marcata, tutti hanno dovuto interrompere o diminuire i turni produttivi, facendo anche ricorso alla

cassa integrazione per sopperire alla mancanza di ordini e commesse (le linee sono state sfruttate appena al 50%). L’andamento e le scelte strategiche del 2012, prevede il Politecnico, potrebbero essere fondamentali per la sopravvivenza di una filiera industriale Made in Italy. Le aziende tricolori, invece, dominano ancora (oltre il 70%) il giro d’affari dei settori a valle a maggiore ricaduta occupazionale, ossia la distribuzione e la progettazione/installazione, nonostante un’accresciuta concorrenza di operatori tedeschi e spagnoli. Si tratta delle aree di business che presentano le marginalità più basse della filiera e che, nel 2012, dovranno affrontare il sostanziale fermo degli impianti di grandi dimensioni. La vera sfida per tutti gli operatori del solare italiano del settore appare infatti questa: dimostrare di essere capaci di vendere i propri prodotti

e competenze anche a comuni cittadini e piccole imprese. Con il prossimo quinto Conto energia, infatti, i grandi impianti su cui tutte le aziende si erano specializzate in passato saranno sempre più difficili da costruire. Gli operatori dovranno imparare a gestire una miriade di piccole commesse disseminate sul territorio. Non a caso si sta da tempo assistendo a nuove alleanze e alla nascita di reti nazionali di installatori e manutentori. La selezione e la razionalizzazione, insomma, sono le strade obbligate da seguire per la filiera del fotovoltaico post boom. ◆

LEGGI questo articolo anche sul sito di Tekneco: www.tekneco.it/810

Le imprese nella filiera fotovoltaica italiana Impresa estera Impresa estera con filiale italiana Impresa italiana 6%

6%

6%

10%

52%

88% Silicio e wafer

15%

20%

47%

42% Celle e moduli

Fonte: Solar Energy Report 2012

43% Inverter

85% Distribuzione

80% Progettazione e installazione


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Cogeneratore che ha una potenza elettrica continua di 999 KW


PROGETTO

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La Cascina Cesarina di Lodi e l'alimentazione a biogas progetto di: Spark Energy

Il biogas si sta affermando come una vera e propria fonte rinnovabile: la fermentazione batterica degli scarti dell’agricoltura e della zootecnia dà luogo a una miscela di gas che produce energia. Un esempio per tutti è Cascina Cesarina, dove è stato installato un impianto con tecnologia Spark Energy. Il biogas si ottiene dalle deiezioni animali degli allevamenti della cascina. Ai quali si aggiunge, per stabilizzare la qualità del prodotto, un rinforzo di insilato

I dati del progetto

LOMBARDIA Milano Lodi Pavia

Questo tipo di impianti sono in genere sottoposti a un continuo stress dovuto alle condizioni di lavoro, alla variabilità e aggressività degli inquinanti presenti nel combustibile e alla continua variazione delle condizioni ambientali. Per poter garantire un rendimento stabile ed elevato è perciò necessario che la macchina di cogenerazione sia realizzata con tecnologie di primo livello. Più nel dettaglio, la soluzione adottata nella Cascina Cesarina è composta da due digestori anaerobici mesofili riscaldati con il calore prodotto dal sistema bioSpark che, estraendolo dai gas di scarico, riescono a fornire un flusso costante al cogeneratore che ha una potenza elettrica continua di 999 KW, ossia un valore elevatissimo per questa tipologia di macchine. L'elettricità generata viene così immessa in rete, usufruendo pertanto della tariffa incentivante in vigore per i prossimi quindici anni. La potenza termica del sistema bioSpark 999 è di 1.044 kW, per un'efficienza complessiva di conversione dell'energia primaria dell'84 per cento. Il motore endotermico utilizzato è, invece un’unità prodotta da MWM. Una particolarità dell’impianto biogas della Cascina Cesarina è che, oltre al sistema di cogenerazione, Spark Energy ha realizzato anche diversi sottoinsiemi necessari al suo funzionamento. Il primo è il sistema di deumidifica del gas in acciaio inox, con scambiatore e dotato di doppia soffiante, caratteristiche importanti per garantire una affidabilità sull'arco di quindici anni di esercizio e minimizzare i fermi della

macchina per guasti accidentali. Sempre da Spark Energy, con l'apporto delle altre società di Dsf, capofila del gruppo, è stato costruito l’apparato d’automazione di tutto l’impianto, dotato di sistema di supervisione con collegamento ad anello in fibra ottica, così come la cabina elettrica in media tensione e tutti i sistemi di controllo e monitoraggio remoto. Le società del gruppo Dsf hanno anche installato il collegamento in bassa tensione dell’impianto e il sistema di illuminazione. Impianti come quello della Cascina Cesarina di Lodi si stanno diffondendo sempre di più sul territorio nazionale, grazie a numerosi punti di forza: la destinazione dei residui vegetali e animali alla generazione di energia comporta un’automatica riduzione dei costi di smaltimento delle aziende agricole, garantendo anche un supporto importante alla diversificazione delle entrate d’impresa. Come ha spiegato una recente indagine condotta da Althesys, l'importante presenza sul territorio nazionale di aziende agricole favorisce poi una disponibilità elevata di materia prima, la cui assenza costituisce, al contrario, il principale elemento frenante alla diffusione di altri tipi di biomasse. Il biogas ha potuto inoltre contare sinora su generosi incentivi statali, anche se le cose dovrebbero cambiare con il prossimo varo del nuovo regime di sostegno. ◆ LEGGI questo articolo anche sul sito di Tekneco: www.tekneco.it/811

COMMITTENTE: Cascina Cesarina di Lodi PROGETTISTA: Spark Energy UBICAZIONE: Lodi (MI) IMPIANTO: Tipo: Biogas con cogenerazione Potenza elettrica: 999 kW Potenza termica: 1.044 kW CONTATTI Spark Energy srl. Via Olivi 66 31054 Possagno (TV) tel: 0423 9203 web: www.sparkenergy.it/


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Energia Alternativa

SHOP Risparmi promessi

Panasonic ha presentato in occasione di Intersolar un nuovo modulo solare della serie Hit con sfondo nero, in vendita a partire da questa estate, con l’obiettivo di soddisfare le richieste di mercato di prodotti sensibili agli aspetti di design. Anche con questo colore, i pannelli raggiungono la più alta efficienza tra prodotti di pari categoria, con un valore del 18.6% (e un coefficiente di conversione di cella pari al 21.1%).

Il duo micro inverter Enecsys 480 W, progettato dall’omonima società britannica, promette di massimizza la resa energetica (dal 5 al 20% in più) e allo stesso tempo ridurre i costi dell’impianto fotovoltaico a uso residenziale o commerciale. Il duo micro inverter è montato sul sistema di montaggio dei pannelli fotovoltaici e riceve energia da due moduli singoli. i.

PANASONIC

ENECSYS

www.panasonic.it

www.enecsys.com

Come un cielo nero

Scaldabagno solare

In assenza di piombo

Il Gruppo Haier ha presentato lo scaldabagno solare individuale PJF2-300 , che dispone di un serbatoio ECS di 300 litri.Assicura fino al 78% del fabbisogno annuo di una famiglia di 4 o 6 persone di acqua calda sanitaria tramite l’energia solare

Un nuovo modulo solare saldato senza l’utilizzo di piombo. L’innovazione produttiva ha consentito di eliminare questo metallo con una conseguente drastica riduzione del contenuto nei moduli.

GRUPPO HAIER

RENEWABLE ENERGY CORPORATION

www.haier.com

www.recgroup.com

Continuamente verdi Socomec ha presentato la nuova gamma di UPS (gruppi di continuità energetica) Green Power 2.0 da 10 a 400 kVA/kW. La soluzione è pensata per le aziende proprietarie di data center e si distingue per l’alto rendimento energetico.

Tira la tenda La società Dickson ha messo a punto, grazie alla collaborazione con i produttori di motori e automatismi Somfy, la prima tenda da sole fotovoltaica. Il tessuto è integrato con celle fotovoltaiche leggerissime e flessibili, studiate al doppio scopo di proteggere dal sole e contemporaneamente assorbirne i raggi per produrre energia.

SOCOMEC

DICKSON

www.socomec.it

www.dickson-constant.com


Ecologia Rio +20: appuntamento al verde Per la Conferenza mondiale per l’ambiente non ci sono dubbi: il futuro è nell’economia green. Lo dicono i grandi del pianeta

Marghera: prove tecniche di riconversione verde Dopo la grande crisi degli anni Ottanta e Novanta è il momento della conversione green del petrolchimico di Venezia.

Il Rinascimento di Cesenatico Turismo sostenibile sul porto di Leonardo: il progetto di recupero delle Colonie di Ponente restituisce alla città un polo turistico

Shopping Sapete che esiste un’auto firmata Pininfarina a propulsione elettrica? E che hanno inventato tessuti per innaffiare piante risparmiando acqua?

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PROGETTO


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Ecologia

www.uncsd2012.org Il sito per chi vuole approfondire i temi della Conferenza mondiale sull’ambiente. Online anche i video dei lavori e i documenti preparatori agli incontri e quelli definitivi.

RIO +20: APPUNTAMENTO AL VERDE Conferenza mondiale per l’ambiente, non vi è alcun dubbio: il futuro è nell’economia green. Ma a vent’anni dal Vertice della Terra del 1992 le cose sono molto peggiorate, anche se tecnologia e scienza offrono soluzioni


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di Marco Gisotti

«P

Acre, stato occidentale del Brasile: la foresta pluvialerivela i danni della deforestazione. (Foto: UN Photo)

erdere il mio futuro non è come perdere un’elezione o alcuni punti sul mercato azionario. Sono a qui a parlare a nome delle generazioni future. Sono qui a parlare a nome dei bambini che stanno morendo di fame in tutto il pianeta e le cui grida rimangono inascoltate. Sono qui a parlare per conto del numero infinito di animali che stanno morendo nel pianeta, perché non hanno più alcun posto dove andare. Ho paura di andare fuori al sole perché ci sono dei buchi nell’ozono, ho paura di respirare l’aria perché non so quali sostanze chimiche contiene». «Sono solo una bambina ma so che se tutto il denaro speso in guerre fosse destinato a cercare risposte ambientali, terminare la povertà e per siglare degli accordi, che mondo meraviglioso sarebbe questa terra». «Ciò che voi state facendo mi fa piangere la notte. Voi continuate a dire che ci amate, ma io vi lancio una sfida: per favore, fate che le vostre azioni riflettano le vostre parole». Era il 1992 quando Severn Suzuki, a dodici anni, con il suo discorso fece ammutolire per sei minuti la platea della Conferenza mondiale sull’ambiente di Rio de Janeiro. Venti anni dopo i governi di tutto il mondo si sono dati di nuovo appuntamento nella città brasiliana, non solo per verificare se o come gli impegni presi allora siano stati rispettati, ma anche per dare una soluzione alla crisi economica globale. Secondo il Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon: «Rio+20 è uno dei più importanti incontri a livello mondiale sullo sviluppo sostenibile degli ultimi tempi. La nostra visione è chiara: un’economia verde che protegga la salute dell’ambiente per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del Millennio, attraverso la crescita del reddito, opportunità occupazionali e sradicamento della povertà».


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Ecologia

Copertura campo: Brasile Un segno che significa Questo cartello che recita in portoghese “Preserva l’ambiente”, è stato espostodurante una manifestazione di protesta contro la distruzione delle foreste umide del Rio delle Amazzoni. (Foto: UN Photo)

THE FUTURE WE WANT

Sono passati venti anni dalla Conferenza mondiale sull’ambiente che si tenne a Rio dal 3 al 14 giugno del 1992 alla quale presero parte 172 governi e 108 capi di Stato o di Governo, 2.400 rappresentanti di organizzazioni non governative e oltre 17.000 persone che parteciparono al Forum parallelo delle Organizzazioni non governative. Un evento senza precedenti in termini di partecipazione e di impegni da assumere. Lo scopo della conferenza era di porre le basi per un

governo globale dell’ambiente. Lanciare una serie di trattati e di impegni vincolanti perché nei decenni successivi la povertà fosse sconfitta, l’ambiente protetto e la natura salvaguardata.Nel frattempo, però, molte di queste cose non hanno ottenuto i risultati sperati. Il mondo è dunque peggiorato? Apparentemente sì. E questo rende più urgente una presa di posizione da parte dei governi, e non solo, alla Conferenza di Rio+20. Ma non tutto è così negativo. Le conoscenze scientifiche e l’industria

AMBIENTE

La Rio dei giovanissimi

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1.400 giovani, bambine e ragazzi fra i i 10 e i 24 anni, provenienti da 120 paesi di tutto il mondo, si sono visti una manciata di mesi fa a Bandung in Indonesia. A questa conferenza “dei piccoli”, voluta sempre dalle Nazioni unite in preparazione di Rio+20, le donne e gli uomini del futuro si sono presentati con le idee chiare, come Adeline Tiffanie Suwana, 14 anni, indonesiana. «Come bambini – ha detto –, siamo in grado di piantare alberi, pulire fiumi e spiagge, ma non possiamo impedire alle industrie di inquinare i nostri fiumi, non possiamo costringerle ad adottare un’economia verde. Vogliamo politiche e leggi che rendano le industrie sostenibili». E hanno sottoscritto un documento che è stato presentato ai grandi, anzi agli adulti della Terra, il cui titolo era già un programma: Green economy is our only future, ovvero “l’economia verde è il solo nostro futuro”.

hanno, infatti, compiuto fatto passi da gigante verso la sostenibilità ambientale. Abbiamo oggi tecnologie in grado di produrre energia senza inquinare, grazie al vento, al sole o alle biomasse. E sul fronte dei trattati internazionali, prendendo ad esempio il Protocollo di Montreal sul buco nell’ozono, sappiamo che quando queste azioni sono condivise diventano efficaci, al punto che oggi sappiamo che lo strato di ozono sta ricomponendosi, sebbene impiegherà ancora diversi anni a ritornare allo stato originario. La produzione di energia attraverso i pannelli fotovoltaici, gli impianti di eolico, sia in terra che off-shore, cioè in mare, l’utilizzo degli scarti dell’agricoltura per fare biomasse, e ancora il sole per produrre acqua calda o per impianti innovativi come il solare a concentrazione, l’utilizzo delle acque calde sotterranee o della geotermia offrono oggi una varietà di soluzioni e di sostituti a petrolio, gas e carbone che nel 1992 seppure era possibile sperare, era comunque difficile immaginare in questa abbondanza.

1.320GW ▶ Tutte le rinnovabili prodotte nel mondo


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1,5 MLD

▶ i lavoratori coinvolti nella trasformazione della green economy

INDICATORI

Dal’92 al 2012 qualcosa è cambiato, in peggio

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Nel 1992 eravamo poco meno di 5 miliardi e mezzo di esseri umani e oggi abbiamo superato i 7 miliardi. Città del Messico ha quasi raggiunto i 25 milioni di abitanti, Shangai ne conta 23, Bombay, Karachi e Manila hanno superato i 20, mentre Pechino li sfiora. Ma è Giakarta a guidare la classifica con i suoi 28 milioni di cittadini, quasi la metà di tutta la popolazione che vive in Italia concentrata in una sola immensa metropoli. Ma l’aumento della popolazione ha significato anche l’aumento delle automobili e dei veicoli in generale. Se nel 1992 c’erano in circolazione poco meno di 600 milioni di veicoli, oggi ce ne sono più di un miliardo. Un ruolo importante nella crescita complessiva della flotta mondiale di automezzi nel 2010 è stato giocato dall’esplosione del mercato cinese, dove le immatricolazioni sono cresciute in un solo anno del 27,5%. Più auto e più industrie: così nel ‘92 venivano emessi nell’aria 23 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, il principale gas a effetto serra; mentre nel 2010 si è stata toccata la cifra record di 30,6 miliardi di tonnellate. In altri termini la concentrazione nell’aria delle sostanze cosiddette “climalteranti” era di 356 parti su un milione nel 1992 mentre oggi ha raggiunto le 392 parti su un milione. E tutto questo nonostante sia in vigore dal 2005 il Protocollo di Kyoto sulla riduzione dei gas serra. Di conseguenza la temperatura globale è destinata a crescere ancora al punto che nel nuovo Rapporto del Club di Roma, pubblicato in occasione di Rio+20, gli scienziati sostengono che salirà di ben due gradi entro il 2050 e di 2,8 gradi entro il 2080, con effetti devastanti sull’agricoltura, sui mari e su tutte le economie umane.

Sul fronte della natura, neppure l’estinzione delle specie si è arrestata. La Lista Rossa dell’IUCN, l’Unione internazionale per la conservazione della natura, è stata di recente aggiornata esaminando lo stato di oltre 61.900 specie. Addirittura un mammifero su quattro è a rischio estinzione. Esemplificativa su tutti la situazione dei rinoceronti: il rinoceronte nero occidentale si è estinto, quello di Giava è scomparso definitivamente in Vietnam ed i rinoceronti neri sono ridotti a poche unità in Sudafrica. non va meglio ai rettili. In Madagascar, ad esempio, rischia l’estinzione ben il 40%, tra gechi e camaleonti più o meno rari. E sono 1.253 le specie di uccelli minacciate a vari livelli di estinzione, pari al 13% del totale. Sul fronte delle buone notizie, possiamo solo affermare che la povertà è in calo in tutto il mondo, sebbene siano ancora 1 miliardo e 290 mila le persone costrette a vivere con meno di 1,25 dollari al giorno, il 22% della popolazione mondiale, ma all’inizio degli anni Novanta erano quasi due miliardi. Bisogna ricordare che questi dati, i più recenti che la Banca mondiale possa fornire, arrivano fino all’anno 2008, prima che cominciasse la fase più acuta della crisi economica. Sul fronte propriamente ambientale, anche se non si tratta di una buona notizia vera e propria possiamo dire la deforestazione, in termini statistici, ha rallentato: nell’ultimo decennio sono andati persi 13 milioni di ettari di foreste l’anno, 3 milioni in meno rispetto ai 16 milioni di ettari annuali del decennio 1990/2000 ma sempre troppi. Si stima che ogni due secondi venga distrutta un’area di foreste grande quanto un campo da calcio in luoghi come l’Indonesia, l’Amazzonia, il Congo, il Cile, l’Argentina e ma anche in Europa.

Le energie rinnovabili oggi sono in grado come le bioplastiche ottenute dal mais, oggi di produrre nel mondo 312 gigawatt di ener- usate per le sporte della spesa. Oppure di migia, che arrivano a 1.320 gigawatt se si con- croorganismi che possono essere usati ripusidera anche l’idroelettrico e ci sono paesi, lirei mari in caso di sversamenti pericolosi, o come la Germania, che intendono raggiun- i terreni laddove un tempo ci sia stata un’industri inquinante o anche gere il 100 per 100 di energia solo una pompa di benzina. prodotta da fonti rinnovabi- Teconolgia Così il settore delle autoli entro il 2050. intelligente come mobili, i cui motori sono La chimica verde, dopo che per anni abbiamo assi- domotica e chimica sempre più efficienti e quindi meno inquinanti, o stito ai problemi creati dal- verde hanno reso per i quali è possibile utila chimica tradizionale, ha lizzare biocombustibili, otfornito gli strumenti per di- i borghi “smart”. tenuti dalle piante anziché sinquinare i mari e la terra: in Europa secondo i dati più recenti disponi- dal petrolio, e il cui uso lascia invariata la bili, fra il 2007 e il 2009 sono state 11.238 le do- quantità di anidride carbonica in atmosfemande di brevetto riconducibili a tecnologie ra. Per non parlare delle auto elettriche, che green nel settore chimico. Si tratta di nuo- sono già una realtà in molte città del mondo, vi materiali, meno o per niente inquinanti, dove i cittadini sono ormai abituati a fare il

pieno attaccando l’auto alla presa elettrica. D’altronde avremo bisogno di spostarci sempre meno. La diffusione di internet ha reso possibile a milioni di persone di ridurre i propri viaggi e quelli di milioni di tonnellate di merci. Ma lo sviluppo di tecnologie sempre più intelligenti non solo è già entrato nelle case con la domotica e le nostre abitazioni sono in grado, da sole, di fare il bucato quando l’elettricità costa meno, di scongelare i cibi per noi e di farci spendere meno; queste stesse tecnologie sono arrivate nelle città guidando il traffico in modo più intelligente, fanno sì che risparmiamo sulla bolletta cittadina, fanno diventare i nostri borghi delle vere e proprie “smart cities”. E la tecnologia ci renderà meno inquinanti. Per fare un esempio, la diffusione di computer, tablet e smart phone sta già


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Ecologia

Una delegazione di Shavante su un affluente del Rio delle Amazzoni in Mato Groso. (Foto: UN Photo)

riducendo il consumo di carta e il suo impatto sull’ambiente. Quando tutti i lettori fruiranno dei quotidiani on-line, invece che su carta stampata comprata in edicola, si risparmieranno, sono in Italia, un quantitativo di emissioni pari a 500 mila tonnellate di anidride carbonica per anno. E tutte queste tecnologie green stanno creando nuovi tipi di imprese e nuova occupazione verde, i cosiddetti green jobs. I nuovi lavori verdi di cui parlava esplicitamente anche il documento preparatorio di Rio+20 The future we want. Si tratta di nuove professioni, per esempio nel settore delle energie rinnovabili, dove servono donne e uomini che sappiamo progettare e costruire i nuovi impianti o i nuovi materiali che illumineranno il nostro futuro. Oppure si tratta della trasformazione di lavori esistenti, nell’agricoltura come

11.238 ▶ le domande di brevetto della chimica verde in Europa

cioè assecondare la rivoluzione industriale in corso verso una modalità di minori consumi e di migliori produzioni. E di maggiore rispetto verso le lavoratrici e i lavoratori e l’ambiente in cui tutti quanti vivono. Parliamo di green economy, di economia verde. Anche questa citata esplicitamente nel testo di The future we want. Rio+20, infatti, si propone di lavorare su due direttrici fondamentali: economia e politica. All’economia si chiede di sviluppare e rendere efficace la green economy, per creare occupazione e sconfiggere la povertà. Alla politica di dare attuazione definitiva a tutti gli impegni assunti in questi anni, a partire dalla Conferenza di Rio del 1992, in un’ottica di governo globale dello sviluppo sostenibile. Da un lato, infatti, dovranno continuare gli sforzi per ridurre l’inquinamento, sia attraverso l’emanazione di leggi più efficaci, o l’azione di controlli più serrati, come potrebbero essere nel nostro Paese quelli del Comando Carabinieri Tutela per l’Ambiente o del Corpo Forestale dello stato. Dall’altro stimolare nuove imprese che attraverso la ricerca e lo sviluppo possano creare nuovi posti di lavoro proprio attraverso la cura dell’ambiente. L’intenzione delle Nazioni unite in questa fase, specialmente nei paesi in via di sviluppo più pesantemente colpiti nell’edilizia, che però dovranno imparare a dalla crisi ecologica come da quella econocoltivare campi in maniera più sostenibile mica, è anche quella di stimolare la collache ci diano un cibo di maggiore qualità, o borazione fra le imprese, le istituzioni e la costruire case migliori, secondo i principi società civile nella programmazione della della bioedilizia, che siano più efficienti e crescita sociale ed economica dei territoci facciano spendere di meno per la luce o il ri: aziende che creino sviluppo locale senza depauperarne le risorse. riscaldamento. L’aspetto della crisi econoSi tratta di dare prosecu- Il documento mica globale potrà giocazione a quelle forme di col“The future we re un ruolo duplice. Da un laborazione fra imprese e lato, come sostengono molistituzioni, fra pubblico e want” si propone ti osservatori, poiché i proprivato per creare una nuo- di agire su politica blemi che hanno causato va economia basata sull’efla crisi economica sono gli ficienza energetica, sulla ed economia stessi all’origine della crisi riduzione degli inquinanti e sul rispetto dell’ambiente. Lo sforzo non ambientale, risolvendo una si risolverebbe è richiesto solo al mondo della politica, ma anche l’altra. Creando e stimolando la creanche agli imprenditori che dovranno ac- azione di economie più solidali, basate sul cettare la sfida del cambiamento. Dovranno, coinvolgimento democratico dei cittadini,


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Sviluppo sostenibile: una locuzione coniata nel 1973 per intendere la capacità della società di evolvere consentendo alle generazioni future di poter godere dello stesso livello di benessere di quelle che le hanno precedute.

Una sessione del Forum delle Nazioni Unite sulle questioni indigene. (Foto: UN Photo)

sul rispetto dell’ambiente e sulla conservazione delle risorse naturali. Si tratterebbe di un’economia verde che potrebbe creare nuovi posti di lavoro e dove la formazione e l’innovazione tecnologica sarebbero la chiave dello sviluppo sostenibile. Dall’altro lato, come temono i più, molti governi influenti, inclusi gli Stati uniti, potrebbero essere distratti dalla crisi economica al

punto da trascurare le decisioni di Rio+20 e relegare l’ambiente come qualcosa di cui preoccuparsi, ma solo dopo che gli affari saranno rimessi in sesto. Il che vorrebbe dire non intervenire, e con urgenza, sui cambiamenti climatici, sulla perdita di biodiversità e lasciare tutti modelli produttivi, sia in agricoltura che nell’industria, tali e quali a quelli che hanno creato i problemi che oggi

ci troviamo a dover risolvere. In attesa di una Rio+30 o 40, quando però potrebbe essere troppo tardi. ◆

LEGGI questo articolo anche sul sito di Tekneco: www.tekneco.it/812

ECONOMIA

L’Europa che vuole superare il PIL

_

La Commissione Europea si è presentata a Rio con le idee ben chiare, puntando su economia verde, leva fiscale, società civile e imprenditoria. La Ue vorrebbe un mercato economico più verde e concreto, capace di investire in risorse chiave a capitale naturale, vale a dire fonti idriche, energie rinnovabili, risorse marine, biodiversità. Inoltre ha chiesto che si combinino in futuro diversi strumenti normativi e di mercato, introducendo tasse ecologiche ed eliminando le sovvenzioni per attività inquinanti. Tutte le risorse finanziarie, pubbliche e private, dovranno essere investite in progetti a basso impatto, misurando il progresso non solo con

la valutazione del Pil, ma tenendo conto degli aspetti ambientali e sociali. Infine, l’Europa ha proposto di coinvolgere società civile e settore privato. «È fondamentale che gli Stati – spiega Janez Potočnik, commissario europeo all’ambiente – , qualunque sia il loro grado di crescita, gestiscano in modo sostenibile le risorse e il capitale naturale. Per i paesi in via di sviluppo può trattarsi di una grande opportunità, perché le risorse e il capitale naturale sono intrinsecamente legati alla lotta contro la povertà. Per ottenere questi risultati a livello globale occorre creare le condizioni di mercato e normative adeguate a livello mondiale».


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Ecologia

Marghera: prove tecniche di riconversione verde Dopo la grande crisi degli anni Ottanta e Novanta è il momento della conversione green del petrolchimico di Venezia.

di Marco Gisotti

I

l petrolchimico di Marghera, più di ogni altro insediamento industriale italiano, rappresenta nel bene e nel male un secolo della nostra storia, dai sogni sviluppisti dei primi del Novecento fino alla crisi degli anni Settanta e alle aule dei tribunali degli anni Novanta, per poi giungere ad un progetto di rinascita, ovviamente “green”, attraverso un accordo che è stata siglato fra enti locali, impresa e Governo nell’aprile scorso. «Una reindustrializzazione ambientalmente sostenibile che apre nuove prospettive per lo sviluppo delle aziende verdi nel nostro Paese» come lo ha definito lo stesso ministro dell’Ambiente Corrado Clini.

UNA STORIA LONTANA

Sono i primi anni del Novecento quando lo Stato, il comune di Venezia e la nascente imprenditoria locale gettano le basi per sviluppare il territorio e stabilire un’economia duratura: creare nell’area di Marghera uno dei più grandi poli industriali del Paese, anzi, d’Europa. Non si aspettano nemmeno gli esiti della battaglie combattute sul Piave e sul Monte Grappa, che potrebbero anche far perdere all’Italia il Veneto, quando nel 1917, in piena Prima guerra mondiale, viene firmato varato il progetto “Pel nuovo porto di Venezia”, la cui messa in opera

partirà solo due anni dopo con i primi cantieri Breda. Nemmeno i bombardamenti della Seconda guerra mondiale, che punteranno a distruggere il polo industriale per mettere in difficoltà il Paese, arresteranno lo sviluppo di porto Marghera. Il boom degli anni Sessanta rilancia e consente all’economia e al benessere di crescere. Sono gli in cui i derivati del petrolio conoscono una diffusione mai conosciuta prima. Non si tratta solo della materie plastiche, ma dalle l’area industriale. Ma non basta. Nel 1973, la raffinerie può uscire di tutto, persino ferti- cosiddetta guerra del Kippur, che vede fronteggiarsi da un lato Egitto e Siria e dall’altra lizzanti chimici. Il successo del settore è tale che, come Israele, provoca una grave crisi nell’approvsognavano agli inizi del Novecento, negli vigionamento di petrolio. I paesi arabi apanni Settanta a Porto Marghera sarà davve- partenenti all’Opec decidono di bloccare le ro radunato l’80 per cento di tutta la chimi- importazioni verso i paesi occidentali che ca italiana, e il polo diventerà uno dei più avevano appoggiato gli israeliani. La chimica organica derivante dall’oro nero, la importanti di tutta Europa. Ma il sogno non solo non durerà a lungo, cantieristica e soprattutto la produzione di alluminio cominciano a vima già una serie di eventi vere il loro declino. ne hanno minato il futuro. Firmato in aprile il protocollo E, sempre negli anni Il primo accade il 4 novem- d’intesa che consentirà la Settanta, a Marghera la bre del 1966: una terribile bonifica di Porto Marghera Montedison completa i alluvione spazza via l’area e l’insediamento di nuove imprese sostenibili. suoi stabilimenti per la lache avrebbe dovuto ospitavorazione del Cvm, il fare la Terza zona industriale ed ultima fase del “porto nuovo”. La fragi- migerato cloruro di vinile necessario per lità del territorio e la sua scarsa conoscen- la produzione di Pvc ma molto tossico. za da parte di chi ha fatto i progetti ne im- Tossicità già nota a quell’epoca ma che solo pediranno, da qui in avanti, di espandere nel 1996 condurrà i dirigenti ad un rinvio


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www.margheradigitale.it Il sito voluto dalla Municipalità di Marghera non solo è finalizzato allo sviluppo di un sistema di governo impostato sulla qualità, ma propone uno spazio dedicato all’Osservatorio chimica e Riconversione del porto di Marghera.

Diverse aree e strutture di Porto Marghera hanno esaurito gran parte della loro capacità propulsiva, ma l’area nel suo insieme è ben lungi dal poter essere considerata “dismessa”. (Foto: fuzzy_galore — flickr)

AMBIENTE

I progetti più verdi

_ corso stiamo passando dal dire al fare. Da tanto tempo si sente parlare di proposte su Porto Marghera, senza che si sia mai arrivati a soluzioni concrete: salvo la cantieristica, l’attività logistico-portuale e il parco scientifico tecnologico, realtà che si sono LA RINASCITA VERDE Gli anni Duemila sono gli anni in cui la affermate “di fatto”, per anni sono rimaste contrapposizione fra le ragioni dell’in- forti perplessità sulla destinazione del polo dustria, dell’economia e del lavoro si op- chimico. Entriamo in una nuova epoca stopongono a quelle della salute dei cittadi- rica per Porto Marghera, che conserverà la ni e dell’ambiente. La crisi economica che sua vocazione industriale, ma la rielaborerà secondo le linee dell’industria avanza in tutto il mondo, e in del terzo millennio e sulla base Italia in particolare, richiedono delle necessità dell’economia idee e soluzioni nuove. LEGGI questo articolo anche globale». Secondo lo scrittore e sociosul sito L’accordo di programma, sotlogo Gianfranco Bettin, che di Tekneco: toscritto fra ministero dell’Amfu fra i primi a denunciare le biente, Comune, Regione ed morti da inquinamento nella Eni, è finalizzato ad attivare e Laguna e oggi assessore all’amtekneco.it/813 accelerare il processo di disinbiente del Comune di Venezia: quinamento, riconversione «Con questi e altri interventi in a giudizio per i danni inferti alle persone e all’ambiente e, nel 2004, ad una condanna che per prescrizione dei termini non verrà mai eseguita.

Alcuni dei progetti più significativi per la reindustrializzazione verde di Porto Marghera. 1. Ecodistretto del riciclo Veritas: impianti di selezione e riciclo dei materiali. 2. Oleificio medio Piave: produzione di biocombustibili da oli vegetali. Mossi & Ghisolfi: polo di produzione di biocarburanti di seconda generazione, con possibilità di estenderlo alla raffinazione di materie prime per la produzione di bioplastiche. 3. Grandi molini italiani: progetto Triera power per una centrale a biomasse d’appoggio allo stabilimento di lavorazione dei cereali presente a Marghera da 86 anni. 4. Syndial Eni: progetti di bonifica. Fonte: ministero dell’Ambiente, 2012


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Ecologia

FOTO: FUZZY_GALORE, FLICKR

La natura portuale dell’insediamento è stata tale in quasi un secolo di storia che importanti industrie, anche per la produzione di metalli, sono cresciute negli anni. In basso, per esempio, degli operai al lavoro in un laminatoio della antica Società italiana Piombo e Zinco.

Ora dobbiamo fare di tutto affinché queste aree vengano rapidamente valorizzate e diventino un volano di crescita economica sostenibile.

industriale e riqualificazione economica del Sito di Interesse Nazionale (Sin) di Venezia-Porto Marghera e delle aree limitrofe. 110 ettari di aree dismesse, liberate dagli impianti e in gran parte da bonificare o mettere in sicurezza che Comune e Regione potranno poi cedere a chi volesse riutilizzarle in maniera sostenibile. L’accordo, per il quale è prevista una durata di 10 anni, stabilisce che le attività di bonifica debbano cominciare entro sei mesi dall’approvazione del progetto, ad eccezione per quelle operazioni di emergenza per le quali il ministero dell’Ambiente può chiedere tempi più stringenti.I progetti di riconversione ai quali si punta riguardano principalmente chimica verde, energia, logistica, nautica, cantieristica, innovazione

e la ricerca. Il documento innovativo che semplifica le procedure di bonifica per la prima volta in Italia - secondo gli esperti prevede anche un fondo di rotazione in dotazione alla Regione Veneto per incentivare la bonifica il favore delle piccole e medie imprese. «Con questo accordo corono un sogno, che avevo cominciato a maturare quando ero presidente degli industriali di Venezia – ha detto Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni – allora cercavo di dire a tutti che in nessun paese al mondo si sarebbe pensato di prendere un’area piena di infrastrutture e personale qualificato, come quella di Porto Marghera e di smantellarla. Devo dare atto al sindaco Orsoni che, invece, ha subito sposato l’idea che Porto


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I dati storici sul porto

AMBIENTE

Numero di aziende e di addetti

aziende

addetti 728

700

35.000

600

30.000

500

25.000

400

20.000

300

15.000

_

32.980

298

13.198

229 200

10.000

100

5.000

0

0

12.958

‘25

‘35

‘45

‘55

‘65

‘75

‘85 ‘90 ‘98 ‘99 ‘00 ‘01 ‘02 ‘03 ‘04 ‘05 ‘06 ‘07 ‘08 ‘09 ‘10

Traffico merci in zona industriale tonn. X 1.000

marittimo

ferroviario

22.514

20.000

16.000

14.600 12.000

7.473 8.000

4.000

159 65

1.820

1.200

876

0 ‘25

‘35

‘45

‘55

‘65

‘75

‘85 ‘90 ‘98 ‘99 ‘00 ‘01 ‘02 ‘03 ‘04 ‘05 ‘06 ‘07 ‘08 ‘09 ‘10

Fonte: Elaborazione Ente Zona su dati forniti dalle aziende, Autorità Portuale ed E.R.F

Marghera deve continuare ad avere un ruolo industriale. Ora non possiamo che augurarci che la fila di imprenditori che si dice sia pronta a comprarle per investire in nuove attività produttive, si faccia avanti al più presto con nuovi piani industriali». Per Clini, la cui carriera professionale è cominciata proprio in questi luoghi come medico del lavoro, non rimane «da buon margherino» che esprimere soddisfazione

32.280 ▶ I dipendenti di Porto Marghera nel 1965, oggi sono circa 13.000.

Le 12 regole della chimica verde

«perché siamo riusciti in tempi brevissimi ad arrivare alla stipula di questo atto con Eni che dà un segnale di svolta preciso, dopo l’accordo per la semplificazione delle bonifiche sottoscritto un mese fa qui a Venezia. Ora dobbiamo fare di tutto affinché queste aree vengano rapidamente valorizzate e diventino un volano di crescita economica sostenibile». Un primo passo concreto verso la Marghera del domani per la quale si prevedono, inoltre, la creazione del Parco urbano dell’isola della Certosa, attraverso l’utilizzo di biomasse e biocombustibili e la realizzazione di impianti di micro trigenerazione, e l’Ecodistretto di Marghera, con impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. ◆

Per Paul Anastas, padre della chimica verde e direttore del Centre for green chemistry & green enegineering dell’università di Yale, sono dodici i principi ai quali deve ispirarsi questo settore per dirsi “green”. 1. Prevenzione: è meglio prevenire la produzione di rifiuti che trattarli o ripulirli dopo averli prodotti; 2. Economia: i metodi di sintesi devono essere progettati per massimizzare l’uso di tutte le materie del processo nel prodotto finale; 3. Pericolo zero: i processi di sintesi dovrebbero essere ideati in modo le sostanze usate o generate abbiano poco o nessuna tossicità per la salute e per l’ambiente; 4. Prodotti non tossici: le sostanze chimiche devono essere prodotte riducendo al minimo la loro tossicità; 5. Meno solventi tossici: bisognerebbe rendere inutile, o quantomeno innocuo, l’uso di diverse sostanze ausiliare come i solventi, gli agenti di separazione, ecc.; 6. Efficienza energetica: occorrono processi altamente efficienti dal punto di vista energetico; le materie prime dovrebbero essere tutte rinnovabili; 7. Materiali riciclabili: ridurre l’uso di sostanze, come alcuni reagenti, che producono rifiuti, e materiali riutilizzabili; 8. Riduzione dei derivati: non praticare reazioni non necessarie; 9. Catalisi: usare catalizzatori che possano essere recuperati e riutilizzabili; 10. Non persistere nell’ambiente: i prodotti chimici al termine del loro uso devono potersi degradare degradarsi in sostanze innocue e che non persistano nell’ambiente; 11. Controllo: bisogna mettere in atto metodologie di analisi che consentano di prevenire la formazione di sostanze pericolose ed episodi di inquinamento; 12. Prevenire gli incidenti: controllare l’ambiente


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Il disegno di Leonardo da Vinci per risolvere il problema degli insabbiamenti del Porto di Cesenatico.


PROGETTO

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Il Rinascimento di Cesenatico: turismo sostenibile sul porto di Leonardo Il progetto di recupero delle Colonie di Ponente restituisce alla città un polo turistico studio: Mario Cuccinella Architects

Le Colonie a nord di Cesenatico interessano un’area di circa 130 ettari. Il master plan per il nuovo Polo turistico è stato realizzato con il desiderio di valorizzare le potenzialità delle Colonie attraverso un’attività di progettazione e di recupero che ponga l’aspetto della sostenibilità ambientale come priorità di sistema. I principi della sostenibilità ambientale sono stati quindi declinati nell’alto contenuto tecnologico del sistema energetico, realizzato mediante l’utilizzo di soluzioni d’avanguardia nel campo della ricerca energetica.

I dati del progetto EMILIA ROMAGNA

Bologna Cesenatico Rimini

L’esistenza del porto di Cesenatico è testimoniata nell’antichità almeno dal 1300. È però nel Cinquecento che la città, sotto il governo di Cesare Borgia, subisce una radicale trasformazione e definitiva affermazione. Il figlio naturale di papa Alessandro VI capisce infatti che Cesenatico ha bisogno di una struttura più efficiente, sia per resistere agli attacchi nemici sia per avere un porto più grande e chiama a progettare il tutto niente meno che Leonardo da Vinci.  All’eclettico genio toscano, viene chiesto di realizzare un porto più sicuro ma anche di risolvere l’annoso problema degli insabbiamenti. L’attività di Leonardo è documentata da due disegni che egli realizzò su un suo libretto da viaggio oggi conosciuto come Codice L, conservato alla Bibliothèque de l’Institut de France di Parigi, mentre una fedele riproduzione del Codice è riposta nella Biblioteca comunale di Cesenatico. Si tratta del taccuino tascabile che Leonardo aveva iniziato a riempire con annotazioni e disegni a Milano, e che portò con sé nel suo viaggio in Romagna. Il primo disegno è un rilievo del porto di Cesenatico con misurazioni e osservazioni, scritte, come era solito, da destra a sinistra. Il secondo disegno è una veduta dall’alto del borgo di Cesenatico, con annotazioni sull’orientamento dell’antica

Rocca (oggi scomparsa) rispetto a Cesena. Oggi che la città non è più preda di guerre fra signorie ma ambita meta turistica per italiani e stranieri, con i suoi 22.000 posti letto e 3 milioni di presenze stagionali, Cesenatico ha bisogno di altri progetti e di altri obiettivi. Magari anche per riqualificare quartieri che negli anni hanno un po’ perso, per così dire, la strada di casa.

COMMITTENTE

IL NUOVO POLO DELLE COLONIE

CONSULENTE STRUTTURALE

Il paesaggio delle Colonie di Ponente conservatosi intatto nel corso degli anni è la porta di accesso al mare della città di Cesenatico. La riqualificazione dell’area, con il progetto per la nascita del nuovo polo turistico Città delle Colonie di Ponente, valorizza la vocazione turistico/ricettiva, parte della tradizione di questi luoghi, nel rispetto dei principi della sostenibilità ambientale e del paesaggio naturale esistente. La qualità degli spazi verdi, la possibilità di praticare tutti gli sport su sabbia e non solo, le magnifiche dune di sabbia che incorniciano la spiaggia e la grande ospitalità, sono solo alcune delle attrattive di questa parte di Cesenatico e che, unite alla passione per l’ambiente e per lo sviluppo sostenibile, fanno della Città delle Colonie una meta privilegiata per un turismo di qualità. In

/

STU Città del mare Cesenatico, Comune di Cesenatico PROGETTISTA Arch. Mario Cuccinella CONSULENTE STORICO-PAESAGGISTICO /

COLLABORATORI C. Michelini (responsabile di progetto), L. Larice UBICAZIONE Cesenatico (FC) TIPOLOGIA INTERVENTO Architettura e paesaggio ANNO DI PROGETTAZIONE 2011 CONTATTI Mario Cucinella Architects srl via Barozzi 3/A - 40126 Bologna - Italy ) tel./fax 051 6313381 – 051 6313316 email mca@mcarchitects.it


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linea con le tendenze e i desideri della società contemporanea che cerca un rinnovato contatto con la natura il nuovo polo turistico offrirà, a tutti i visitatori, un’esperienza unica, arricchita dalla straordinaria varietà di servizi offerti. Il master plan per il nuovo Polo turistico nasce con l’intento di valorizzare le attuali potenzialità del sito attraverso un progetto ispirato ai principi della sostenibilità ambientale e che, dal punto di vista funzionale e architettonico, si propone di ottenere la massima fruibilità degli spazi. L’analisi approfondita dello stato di fatto ha svolto un ruolo fondamentale nell’orientare le scelte progettuali; attraverso di essa sono state individuate le diverse vocazioni dell’area consentendo così al progetto di svilupparsi

150m ▶la profondità dell’arenile

Un vista dall’alto di come le Colonie di Cesenatico dovranno apparire quando il progetto sarà ultimato.

secondo un criterio che ne esaltasse le specificità. Un approccio grazie al quale la vocazione turistico/ricettiva, quella sportiva e quella sociale e ricreativa, ricevono dal progetto nuova linfa vitale, ma sempre nel rispetto della tradizione di questi luoghi. Le Colonie a nord di Cesenatico interessano, infatti,una vasta area di circa 130 ettari, compresa tra una fascia a mare ed una a monte del viale Colombo all’interno della quale trovano collocazione 38 edifici. La zona è caratterizzata da edifici un tempo destinati a colonie marine, costruite nella quasi totalità nel decennio che va dal 1950 al 1960, da aree libere deteriorate, da una commistione fra percorsi carrabili, ciclabili e pedonali e da un tessuto insediativo disomogeneo e frammentato. Al suo interno sono presenti ampi spazi verdi, un campeggio, il parco di ponente, un centro sportivo ed il Palazzetto dello Sport, Atlantica, un piccolo centro artigianale e qualche presenza seppure limitata di residenza, gli assi urbani principali sono viale Magellano e viale Colombo. L’arenile di questa zona, di circa 1.500 metri, è profondo circa 100-150 metri

Dal Taccuino di Leonardo una veduta dall’alto di Cesenatico nel ‘500.


PROGETTO

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ed è caratterizzato da pochissime attrezzature per la balneazione è da una struttura “dunosa” della spiaggia, simile a come si caratterizzava trent’anni fa. Nel complesso si tratta, di uno dei luoghi più suggestivi ed evocativi dell’intero litorale, in cui la speculazione edilizia non ha trovato spazio e la presenza naturale del verde ha finora primeggiato nonostante i volumi costruiti. TAVOLI PER UN PROGETTO CONDIVISO

Schizzo dello Studio Cucinella per le aree di intervento.

Interventi ambientali: rinaturalizzazione dell’arenile, realizzazione dei cordoni verdi, miglioramento del microclima e riduzione della CO2

La città accessibile: mix funzionale con percorsi ciclopedonali, trasporto pubblico elettrico e quartieri a misura di bambino

Il Master Plan, frutto di una collaborazione tra lo studio di progettazione Mario Cucinella Associati (MCA), Ecoazioni e Area Group e approvato dal Comune di Cesenatico, partendo da una analisi dello stato di fatto ha cercato di canalizzare le attuali potenzialità del sito verso una progettazione che per aspetti funzionali e architettonici puntasse all’elevata fruibilità degli spazi, all’integrazione con i principi della sostenibilità ambientale, ma soprattutto all’alto contenuto tecnologico del sistema energetico, realizzato mediante l’utilizzo di soluzioni d’avanguardia nel campo della ricerca energetica.  Il raggiungimento dell’obiettivo è stato possibile grazie all’interazione di più figure professionali, all’interno di un processo di urbanistica partecipata. Partendo da una prima idea progettuale lo studio di progettazione Mario Cucinella Architects, grazie ai tecnici dell’amministrazione comunale e al confronto con la cittadinanza, gestito dal gruppo di Ecoazioni, ha potuto nel tempo affinare le soluzioni progettuali ed arrivare alla proposta di un progetto che rispecchiasse il più possibile la volontà effettiva della Comunità di Cesenatico. A supporto ulteriore della concretezza e della fattibilità reale della soluzione proposta, lo studio Area Group ha fornito strumenti tecnici fondamentali per la valutazione economica finanziaria del processo. Il Comune di Cesenatico, infatti, attraverso la Società di Trasformazione Urbana, ha coinvolto la cittadinanza che ha svolto un ruolo essenziale per arricchire e integrare il progetto con suggerimenti preziosi. Sono centinaia i cittadini intervenuti ai tanti “tavoli partecipati”, coordinati da Ecoazioni, consentendo così allo studio MCA di studiare un progetto che tenesse conto delle vere aspettative dei cittadini. I temi dell’accessibilità, del verde, delle attività sportive su sabbia e della sostenibilità si sono dimostrati centrali nell’interesse dell’opinione pubblica e sono diventati l’anima delle linee guida di un progetto che nasce proprio per dare concretezza a ognuno di essi. Il nuovo insediamento della Città della Colonie si presenta come una grande


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Veduta dell’area di intervento dopo i lavori di risistemazione. Il verde è decisamente aumentato.

Il ciclo virtuoso dell’energia, dall’uso delle rinnovabili alla riduzione dell’inquinamento grazie ad edifici a risparmio energetico.

opportunità di sperimentare e innovare con l’obiettivo di uno sviluppo regolamentato e, soprattutto, sostenibile. Il nuovo master plan è all’avanguardia nell’applicazione delle strategie imposte dagli obiettivi europei per quanto riguarda la riduzione delle emissioni inquinanti, l’utilizzo di fonti rinnovabili di energia, lo sfruttamento delle risorse idriche e lo smaltimento ecologico dei rifiuti. Tutto questo si traduce in valore aggiunto, sia per l’immagine, sia per l’offerta turistica che la Città delle Colonie potrà esprimere rispetto alle altre località balneari della

Riviera. La valorizzazione di questa parte di città, perciò, prevede il potenziamento dell’offerta di strutture e servizi turistici a forte valenza paesaggistica, la riqualificazione delle condizioni ambientali, infrastrutturali e insediative. Vista la rilevante dimensione dell’ambito, la complessità urbanistica e la notevole frammentazione delle proprietà, l’amministrazione comunale ha deciso di attuare il Programma di Riqualificazione Urbana attraverso una Società di Trasformazione Urbana (STU). Ha voluto inoltre che la trasformazione avvenisse attraverso un processo di informazione, partecipazione e condivisione delle scelte da attivarsi fin dalle fasi iniziali del progetto. L’intervento prevede la trasformazione di un’area, ormai depauperata, in un grande polmone verde. Verrà realizzato un parco pubblico contenente strutture sportive e sarà prevista la demolizione delle vecchie colonie in disuso a favore di nuove strutture eco-compatibili. L’arenile, che sarà caratterizzato dalle dune di sabbia tipiche della zona, ha un ruolo importante nel progetto di riqualificazione delle Colonie di Ponente. Con l’obiettivo di salvaguardare questa parte del patrimonio naturale di Cesenatico e valorizzarne l’enorme valenza benefica e patrimoniale, il progetto restituisce alla cittadinanza gran parte delle aree fin ad oggi inaccessibili e


PROGETTO

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Tekneco Numero 08 | 2012

L’area come appare oggi, con ampie zone da recuperare e poche superfici adibite a verde di qualità.

300m ▶ la distanza delle costruzioni dalla battigia

prevede che le costruzioni rispettino la distanza di 300 metri dalla battigia. L’erosione costiera sarà limitata da sistemi di protezione marina che a loro volta permetteranno così di rendere efficaci gli interventi di ricostruzione della linea di costa e ampliamento della battigia tramite adduzione di sabbia. Saranno ricostruite le dune sabbiose per proteggere l’area dai venti, con un conseguente miglioramento del microclima. Questo primo intervento dell’uomo sulle dune permetterà inoltre alla natura di ritrovare le sue aree sabbiose ricostituendo giusto equilibrio fra uomo e ambiente e permettendo un ritorno a flora e fauna spontanee. Il paesaggio dell’arenile, grazie anche all’inserimento di vegetazione tipica e alla realizzazione di nuove recinzioni, realizzate con legni autoctoni e canne, sarà così restituito in tutta la sua bellezza alla cittadinanza e al territorio. ◆

LEGGI questo articolo anche sul sito di Tekneco: www.tekneco.it/814

Lo stato attuale di alcune zone da riqualificare per restituirle al godimento dei cittadini.


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Ecologia

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Tekneco Numero 08 | 2012

Speciale Università 8 | 2011 1 Le tecniche d’integrazione fra organismi edilizi e vegetali. Analisi comportamentale del metasistema del Verde Verticale Edoardo Bit Università di Ferrara, Dipartimento di Architettura, Laboratorio LEM annunziata

comitato scientifico Pasquale Colonna (Presidente), Enzo Siviero, Lorenzo Attolico, Maria Antonietta Aiello, Luciano Catalano, Michele Dassisti, Francesco Ruggiero Il Comitato Scientifico esprime la sua approvazione unicamente agli articoli pubblicati all’interno della “sezione Università”.


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speciale università/1

Le tecniche d’integrazione fra organismi edilizi e vegetali. Analisi comportamentale del metasistema del Verde Verticale Edoardo Bit Università di Ferrara, Dipartimento di Architettura, Laboratorio LEM annunziata

I sistemi per l’integrazione fra vegetazione ed opera architettonica stanno conoscendo, in tempi recenti, un grande sviluppo. Da qualche anno, a livello planetario, si assiste ad un’intensa sperimentazione di tecnologie finalizzate all’inverdimento di pareti e facciate edilizie, sia per quel che concerne la pratica progettuale che dal punto di vista dell’implementazione industriale. Il contributo riporta alcuni risultati di una ricerca condotta presso l’Università di Ferrara (Bit 2010), avente l’obiettivo di analizzare quella metodologia che oggi, in Italia, è conosciuta come Verde Verticale. L’iniziale osservazione del fenomeno ha condotto alla presa di coscienza che tutto quello che viene citato con tale locuzione, nella realtà comprenda una serie di apparati architettonici e sistemici molto diversi. Verde Verticale, infatti, non sta ad indicare un sistema tecnologico vero e proprio, ma piuttosto un metasistema concettuale: in altre parole, trattasi di una definizione generica che sottende un modo d’intendere l’edificazione anziché una specifica tecnologia atta a realizzarla. In forza di tali considerazioni si è operato mediante un’analisi indirizzata verso quegli aspetti finora scarsamente considerati da altre ricerche, mirando alla comprensione delle caratteristiche tecniche, comportamentali, prestazionali e funzionali del Verde Verticale, e delle varie opzioni tecnologiche che lo compongono; altra spinta che ha animato la ricerca è la volontà di comprendere gli aspetti di sostenibilità ad esso riconducibili. Questo perché il Verde Verticale è solitamente descritto come una pratica ecocompatibile esclusivamente in forza del fatto d’inglobare in superficie una presenza vegetale: ulteriore finalità dello studio è stato di provare a capire se ciò sia assolutamente vero. Obiettivo principale della ricerca qui sintetizzata è l’approdo ad uno strumento operativo che, durante l’intero processo edilizio, possa guidare i progettisti che intendono misurarsi con le tecniche d’inverdimento parietale. L’interazione fra organismi vegetali e costruttivi alle diverse scale del sistema edilizio L’introduzione di sistemi d’inverdimento nel processo progettuale incide profondamente sulle risultanti dell’attività edificatoria, sia dal punto di vista formale che per quel che concerne le proprietà tecnologicofunzionali del manufatto, poiché le piante interagiscono con gli apparati fisici modificandone il comportamento. La normativa UNI suddivide il sistema edilizio in tre sottosistemi che si differenziano in funzione della scala d’analisi. Vi

saranno quindi degli aspetti «ambientali», «funzionali-spaziali» o «tecnologici» (UNI 10838:1999, 3-4) da considerare quando si valutino le interazioni fra organismo edilizio ed elementi tecnici o architettonici deputati alla sua realizzazione. Dal punto di vista ambientale, l’applicazione di apparati vegetali a sistemi tecnologici di chiusura presenta delle ripercussioni di tipo bilaterale, ossia nei confronti degli spazi confinati e verso l’ambiente esterno. L’inverdimento degli involucri gioca un ruolo fondamentale per la qualità ambientale e l’igiene urbana, soprattutto quando accoppiato ad operazioni di recupero del costruito1; tale opera di rinaturalizzazione urbana si rivelerebbe importantissima per il miglioramento della qualità ecosistemica, grazie alla possibilità d’incidenza della vegetazione sulla mitigazione del fenomeno dell’isola di calore, in favore dell’accrescimento qualitativo dell’aria (fissaggio delle polveri sottili, umidificazione, evapotraspirazione di tessuti vegetali e substrati ecc.), e conseguentemente ad aspetti di compensazione ambientale e incremento della biodiversità2. Per contro, l’inserimento di sistemi a verde nelle conurbazioni potrebbe rappresentare delle criticità per le piante, da risolversi con un’attenta progettazione. I vegetali in città possono risentire di alcuni agenti legati alle specificità degli ambienti antropizzati, patendo sia l’aggressione urbana (inquinamento dell’aria, microclima sfavorevole ecc.) che quella umana. Inoltre, l’indiscutibile beneficio riconducibile alle piante dovrà però essere supportato da delle cure che queste richiedono. Per quel che concerne gli spazi confinati, la presenza vegetale d’integrazione agli involucri si riflette sulle caratteristiche prestazionali delle chiusure, incidendone sul comportamento in opera. In merito ai succitati aspetti tecnologici è quindi possibile evidenziare come l’azione sinergica di piante e substrati3 consenta un miglioramento prestazionale delle pareti, grazie a fenomeni come schermatura solare (per superfici opache e trasparenti), aumento della resistenza termica e della massa inerziale, normalizzazione delle temperature superficiali e delle asimmetrie termiche, diminuzione delle temperature radianti (Hoyano 1988; Di & Wang 1999; Papadakis & Tsamis & Kyritsis 2001). Proprietà che si traducono sia in un aumento dell’efficienza energetica dell’involucro che in un miglior comfort termo-igrometrico interno: benefici importanti e degni d’interesse, ma controbilanciati da una maggiore complessità tecnologica e stratigrafica della chiusura, che dovrà ospitare i vari apparati tecnico-impiantistici necessari al mantenimento delle piante.


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Speciale Università

L’influenza dei sistemi d’inverdimento sugli aspetti funzionali-spaziali dell’organismo edilizio è accentuata, poiché non solo incide fortemente sull’immagine esteriore di un manufatto, ma anche perché la presenza dei vari sottosistemi finalizzati alla vegetazione consente, talvolta, l’approdo a nuove tipologie edilizie. Una chiusura a verde altro non è che un insieme strutturato di elementi tecnici atti a relazionare due sistemi ambientali differenti, uno esterno e l’altro composto dai locali interni: apparati fisici che presenteranno specifiche dimensioni sia in pianta che in elevato, modificando l’aspetto del manufatto e gli ambienti esterni o semi-aperti generatisi conseguentemente all’intervento. Vi sono, infatti, due diversi modelli di relazione

fra edificio e sistema d’inverdimento (Fig.1). Quando l’apparato vegetale sia posizionato in totale aderenza alla chiusura, non ne varierà l’assetto distributivo ma solo l’immagine; mentre qualora l’inverdimento venga realizzato tramite elementi fruibili d’integrazione alla facciata si registrerà un accrescimento verso l’esterno della superficie praticabile, con ripercussioni sulla funzionalità edilizia (modello di relazione esprimibile come “in distacco”): tale implementazione spaziale dell’involucro e, di fatto, degli ambienti interni, comporta la nascita di un Giardino Verticale4, ossia d’un elemento a verde complementare all’edificio. Un Giardino Verticale è una tipologia edilizia derivante dallo sviluppo progettuale che

Figura 1 – il Lo schema rappresenta i due modelli di relazione fra edificio e sistema d’inverdimento. A sinistra il modello “in totale aderenza”, a destra quello “in distacco”.

negli ultimi tempi caratterizza le tecniche d’inverdimento. Esso consiste in uno spazio fruibile semiaperto a contatto con facciate edilizie: si viene così a creare una zona di mediazione fra sistemi ambientali diversi (Fig.2). La tipologia del Giardino Verticale è certamente interessante ed innovativa per la pratica architettonica corrente ma, ovviamente, richiede dello spazio per poter essere messa in atto5; inoltre la sua morfologia è vincolata alle caratteristiche degli apparati tecnologici e vegetali impiegati nella realizzazione. Caratteristiche costruttive di una parete a verde Seppur, come descritto al paragrafo ☛

Figura 2 – BRT Architekten, Swiss Re Bürohaus, Monaco di Baviera (D), 2007. Esempio di Giardino Verticale: si noti come in questo caso le modalità d’inverdimento incidano sulla funzionalità dell’edificio, accrescendone verso l’esterno la fruibilità (credits: BRT Architekten).l’esterno la fruibilità (credits: BRT Architekten).


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Figura 3 – Schema dei tre sub-sistemi che compongono un qualsiasi inverdimento parietale (credits: Jakob AG).

Figura 4 – Rivestimento Vegetale: dettaglio tipo.

☛ successivo, le tecniche per l’inverdimento parietale si compongano di diverse categorie a seconda delle intrinseche proprietà tecnologico-costruttive, essi, nella totalità dei casi, sono caratterizzati da tre sottosistemi comuni (Fig.3). Un qualsiasi sistema di Verde Verticale è formato da un apparato vegetale (composto dalla sommatoria di specie vegetali e substrati d’impianto), da una parete edilizia e da un insieme strutturato di elementi tecnici o impiantistici funzionali alle piante: in altri termini, una chiusura a verde altro non è che un insieme finalizzato a far coesistere due organismi differenti, l’uno tecnologico e l’altro vegetale. Diminuendo la scala d’analisi e passando all’esame degli elementi che compongono i tre sottosistemi succitati, si evince come il metasistema sia pressoché assimilabile ad una qualsiasi altra tecnologia di chiusura: l’unico elemento differenziante è una presenza vegetale superficiale. Proprio la vegetazione, però, esige una serie di componenti che servono sia a garantire le funzionalità della pianta, che ad impedirne un’interazione svantaggiosa con le restanti porzioni della chiusura. È quindi possibile affermare che il Verde Verticale si componga di una serie di apparati finalizzati a garantire l’impianto delle specie prescelte e il loro sviluppo biologico durante il ciclo di vita della parete, all’interno di un binomio tecnologico composto da organismi fisici e vegetali. Vi sono poi tutta una serie di dispositivi necessari a far sì che tali due organismi non si relazionino in modo negativo, ossia che le piante (tramite le azioni fisiologiche che compiono per sopravvivere) non interagiscano sfavorevolmente con la frontiera edilizia: intercapedine, strati di separazione, elemento di tenuta all’acqua, antiradice, impianto d’irrigazione o fertirrigante6, sistemi di deflusso e di eventuale recupero idrico, che, di volta in volta, potranno essere più o meno necessari a seconda delle opzioni tecnologiche utilizzate. Ne consegue che se da un lato il Verde Verticale sia assimilabile ad una moderna tecnologia di facciata – e debba quindi rispondere a tutte le proprietà che sono richieste a un sistema del tipo S/R7 (modularità, industrializzazione, razionalizzazione di cantiere, stratificazione tecnologica e specializzazione dei componenti presenti, reversibilità ecc.) –, per contro, a causa della fisiologia vegetale, esso si discosta parzialmente da tutto ciò che ha a che fare con le modalità sistemiche di tecnologie stratificate per la realizzazione di chiusure verticali. Alla luce di tale dicotomia il Verde Verticale è a tutti gli effetti considerabile come un metasistema ibrido, accorpante le proprietà di organismi tecnologici e viventi.

Allo stesso modo, se è possibile sostenere che per l’esecuzione cantieristica di una parete verde è necessario lo stesso genere di manodopera richiesto da altri sistemi costruttivi, le cose differiscono per quel che ne concerne il mantenimento in opera. Durante la service life dell’involucro le figure addette alla gestione saranno di due tipi: da un lato dovranno operarvi persone deputate al controllo e mantenimento degli organismi edilizi, mentre dall’altro bisognerà contare sull’operato di professionisti specializzati nella cura dei vegetali. Il medesimo fatto accade anche nella progettazione: quando ci si misuri col Verde Verticale bisognerà attivare, fin dalle prime fasi del processo, un’attività di collaborazione con delle professionalità esperte di piante. Se ne evince pertanto che l’attività progettuale, costruttiva e gestionale di una parete verde è spiccatamente tesa alla multidisciplinarità, e caratterizzata da un interscambio d’informazioni reiterativo fra tutti gli attori coinvolti nel processo edilizio. Le categorie tecnologiche che compongono il metasistema Come enunciato, “Verde Verticale” è una locuzione che presenta un certo livello di genericità; essa non indica una tecnica edilizia vera e propria ma piuttosto un gruppo di sistemi diversi finalizzati alla verticalizzazione vegetale. Passando ora all’analisi delle specificità della pareti a verde, e mirando alla comprensione di quelle che sono le peculiarità tecniche e costruttive delle varie metodologie impiegabili nella loro realizzazione, ci si scontra con due categorie diverse per caratteristiche costruttive e gestionali: Rivestimenti Vegetali e Chiusure Verticali Vegetate⁸. Il Rivestimento Vegetale (Fig.4) è la forma maggiormente storicizzata di parete verde, e consiste in un apparato vegetale di specie rampicanti, piantate a terra o in vaso, a rivestimento di facciate edilizie (Figg.5-6). L’interazione diretta fra gli organi epigei delle piante e le superfici di chiusura può però presentare delle criticità dovute al contatto, perciò tale tecnica si è evoluta nel tempo tramite l’introduzione di sub-sistemi di mediazione fra piante e parete (solitamente graticci metallici o simili). Il Rivestimento Vegetale è contraddistinto da una limitata tecnologia sistemica e da una bassa integrazione fra piante e chiusura, nonché da un ristretto numero di vegetali impiegabili. Vi si possono infatti utilizzare solo quegli esemplari che, per proprie caratteristiche biologiche, riescano ad arrampicare su superfici verticali: tali specie saranno sempreverdi o decidue a seconda degli obiettivi legati al concepimento


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Speciale Università

dell’intervento. L’irrigazione potrà essere fornita manualmente tramite annaffiatura, oppure venire demandata ad impianti automatizzati. Le Chiusure Vegetate sono un prodotto contemporaneo. Trattasi di una tecnica edilizia sviluppatasi solo negli ultimi anni, molto evoluta dal punto di vista agro-tecnico e a tutti gli effetti considerabile una derivazione tipologica delle coperture a verde. Questo è un sistema caratterizzato da un’elevata complessità; se nel caso dei Rivestimenti Vegetali si è in presenza di un apparato a verde che, col trascorrere del tempo e tramite lo sviluppo biologico, ricopre una superficie edilizia, con le Chiusure Vegetate vi è una totale integrazione fra piante ed involucro, poiché ogni punto superficiale della parete corrisponde al luogo d’impianto dei vegetali: esse sono quindi pienamente equiparabili ad un’unità tecnologica in cui le piante divengono parte integrante – ed irrinunciabile – della facciata (Figg.7-8). Le Chiusure Vegetate sono contraddistinte da un’accentuata industrializzazione sistemica e razionalizzazione cantieristica: tutti i componenti dell’involucro – compreso l’apparato vegetale, grazie alla tecnica della prevegetatura – sono prodotti in fabbrica tramite elementi modulari, e poi semplicemente montati in cantiere. Con questa tecnologia sono utilizzabili gran parte delle specie presenti al mondo (ossia quelle a struttura muscinale, erbacea e piccolo-arbustiva), purché a fogliazione sempreverde9: questione che accresce la libertà formale nella composizione della facciata. L’alta complessità tecnologica ed agronomica del sistema in oggetto ne rende indispensabile l’integrazione tramite un impianto d’irrigazione o fertirrigante, avente il compito di garantire – in modo totalmente automatizzato e programmabile – l’adeguato nutrimento delle piante. I Muri Vegetali (Fig.9) sono un sottogruppo delle Chiusure Vegetate. Questi inglobano tutte le caratteristiche della categoria appena descritta ma ne differiscono per la modalità di collocazione delle piante in parete, che avviene manualmente: tale fattore, per forza di cose esente dalla tecnica della pre-vegetatura, ne provoca una minor industrializzazione sistemica ma una maggior libertà formale nella composizione vegetale (Fig.10). Il comportamento in opera Un sistema d’inverdimento parietale consiste sostanzialmente in una normale tecnologia di chiusura integrata tramite un apparato vegetale: piante assimilabili a un componente edilizio nel caso dei ☛

Figura 5 – CBA Progetti, ristrutturazione di Caruzzo & Associati, Treviso, 2006. Esempio di Rivestimento Vegetale: le specie caducifoglie di vite vergine (Parthenocissus tricuspidata) sono piantate a terra.

Figura 6 – Mario Cucinella Architects, Centro Direzionale Forum, Rimini, 2006: vista dei ballatoi di distribuzione agli uffici. Le piante sempreverdi di falso gelsomino (Rhyncospermum jasminoides) sono collocate in una fioriera inglobata alla base del camminamento.

Figura 7 –Chiusura Verticale Vegetata: dettaglio tipo. Si noti la complessità sistemica e stratigrafica rispetto alla Fig.4.


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Figura 8 – Tschumi e M+V, M2 Metro Station, Losanna (CH), 2008. Esempio di Chiusura Verticale Vegetata: la tecnica d’inverdimento consta di elementi modulari prefabbricati e pre-vegetati (credits: V.M.Rocco).

Figura 9 – Muro Vegetale: dettaglio tipo. Lo schema rappresenta, fra le molteplici varietà tecnologiche possibili, il brevetto di Patrick Blanc (cfr. Fig.11): tale sistema di Muro Vegetale è quello maggiormente conosciuto e diffuso.

☛ Rivestimenti Vegetali (poiché, seppur certamente utili alla funzionalità dell’involucro, non sono indispensabili alla sua sussistenza), e ad un’irrinunciabile stratigrafia per le Chiusure Vegetate. In questo secondo caso la parete è del tutto equiparabile a una facciata ventilata a giunti chiusi che presenti un apparato vegetale come finitura. Ma ciò che diversifica il Verde Verticale da una qualsiasi altra tecnologia costruttiva è la grande attenzione necessitata dalle piante. Tale presenza caratterizza totalmente, nel bene e nel male, il metasistema poiché, proprio a causa della flora, l’evoluzione della frontiera edilizia è continuativa sia durante il giorno che negli avvicendamenti stagionali. I vegetali sono esseri viventi e come tali si comportano. Saranno quindi registrabili, nell’intero apparato a verde, dei dinamismi interessanti il singolo esemplare vegetale (fototropismo e attività fisiologiche) o il complesso delle piante presenti: gli organismi naturali risentono delle variazioni ambientali dello spazio in cui si trovano e, di conseguenza, mettono in campo una serie di comportamenti per reagire alle sollecitazioni. Inoltre, quando vi siano più specie nello stesso luogo (ad es. nel caso dei Muri Vegetali) potrebbero sopraggiungere delle variazioni nelle comunità presenti: ciò significa che le colonie vegetali progrediranno o diminuiranno nel tempo, o addirittura che alcune potranno prendere il sopravvento sulle altre provocandone la scomparsa. Anche le stagioni determinano variazioni allo stato delle piante. I tessuti vegetali avvertono le oscillazioni periodiche e vi rispondono tramite azioni che differiscono da specie a specie: deciduità fogliare, produzione di fiori o frutti, alternanze fra cicli di sviluppo vegetativo e dormienza, sensibilità verso attacchi parassitari vegetali o animali ecc. Altra questione fondamentale è quella gestionale, poiché una parete verde richiede

manutenzioni continuative. Tali manutenzioni saranno di tipo tripartito e interesseranno il sistema vegetale, quello fisico d’interfaccia fra le piante e le restanti stratificazioni tecnologiche, e quello impiantistico: se gli ultimi due necessitano, tutto sommato, di poche cure durante l’anno, e le relative operazioni si limitano alla risoluzione delle anomalie riscontrate, l’apparato vegetale domanda invece un’attenzione elevata, stimabile anche in più sessioni nell’arco dei 12 mesi. Le piante richiedono un’azione costante per quel che concerne, innanzitutto, il nutrimento: irrigazione o fertirrigazione. Si renderanno poi necessarie molteplici altre attività come ispezioni e controlli, potature più o meno frequenti, trattamenti agronomici e/o fitosanitari, sostituzione di esemplari deceduti; il tutto da eseguirsi su chiusure che possono anche elevarsi decine di metri da terra (Fig.12). A conclusione del paragrafo è doveroso evidenziare come vi siano tre macroobiettivi legati all’attività d’inverdimento. Innanzitutto bisogna garantire un adeguato sviluppo alle piante: esse sono l’elemento più importante del sistema, e la loro sofferenza comporterebbe il decadimento formale e prestazionale dell’intervento (Fig.13). In secondo luogo occorrerà agire affinché la vegetazione non interagisca sfavorevolmente coi retrostanti sub-sistemi tecnologici. Ciò si ottiene tramite adeguate scelte operate in sede progettuale ed esecutiva (selezione di specie e substrati, materiali e componenti edilizi, sistemi costruttivi proposti dall’industria ecc.) e risolvendo i nodi architettonici relativi all’integrazione fra organismi differenti, come l’attacco a terra, l’attacco al cielo, l’interruzione dell’apparato a verde in corrispondenza di infissi o chiusure trasparenti, e la connessione angolare o fra pareti contigue. È infine indispensabile riuscire a prevedere le attività gestionali legate al sistema vegetale. Manutenzioni ordinarie e straordinarie che, come visto, giocano un ruolo fondamentale dal punto di vista dell’impegno richiesto, e che quindi avranno ripercussioni energetiche e monetarie non trascurabili. Considerazioni in merito alla sostenibilità del sistema La classificazione fra Rivestimenti Vegetali e Chiusure Vegetate precedentemente enunciata diviene utile anche per l’analisi della sostenibilità delle varie tecniche d’inverdimento. Sintetizzando il concetto è possibile affermare che, a fronte della grande complessità tecnologica delle Chiusure Vegetate, i Rivestimenti Vegetali presentano una relativa semplicità sistemica: tale


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Speciale Università

difformità a livello di complessità intrinseca è una delle possibili chiavi interpretative per la valutazione dell’eco-compatibilità del Verde Verticale. Le Chiusure Vegetate, essendo composte da numerose stratificazioni ed impianti tecnologici, presentano un alto livello di embodied energy; energia incorporata che, in maniera pressoché proporzionale, sarà responsabile di emissioni climalteranti in atmosfera (embodied carbon). Ma anche il funzionamento si rivela energivoro poiché esse necessitano sia di un assiduo apporto di risorse (irrigazione , nutrimenti, eventuale recupero di soluzione idrosalina in eccesso ecc.), che di una continuativa attività gestionale tesa al mantenimento della chiusura nel tempo: tutte azioni che corrispondono ad impatti ambientali non certo marginali. Inoltre la complessità delle Chiusure Vegetate ne aumenta di molto i costi, posizionando tale categoria in un mercato di nicchia che potrà essere affrontato solo per particolari tipologie edilizie o di committenza. A ciò si aggiunge la questione che esse, pur necessitando elevati investimenti a livello economico e di risorse, non garantiscono prestazioni molto maggiori dei Rivestimenti Vegetali, se non fosse per le proprietà di inerzia termica che substrati d’impianto e quantitativi d’irrigazione in essi imprigionati possono garantire. La situazione è quindi completamente diversa per i Rivestimenti Vegetali. Questi, a fonte di un limitato consumo di risorse in fase esecutiva e gestionale, si dimostrano interessanti per funzioni quali schermatura solare, (re)inverdimento edilizio e urbano, possibilità di coltivazione ortofrutticola verticale. Ne deriva allora che se l’efficienza energetica delle pareti verdi si rivela apprezzabile soprattutto in fase estiva e nei climi caldi, l’eco-efficienza (o efficienza ambientale) dimostrata durante l’intero ciclo di vita andrà valutata caso per caso, anche rispetto alle tecnologie prescelte. Volendo sintetizzare ulteriormente il concetto è possibile affermare che, in linea di principio, la sostenibilità del Verde Verticale è inversamente proporzionale alla complessità (tecnologica, costruttiva, impiantistica e vegetale) del sistema. Criteri di selezione delle piante Un apporto non trascurabile alle proprietà di eco-sostenibilità dei sistemi d’inverdimento deriva dalle caratteristiche dei vegetali impiegati. Motivo per cui diverrà indispensabile operare un’attenta selezione delle piante in funzione del contesto geografico e ambientale d’inserimento. Tale questione, pur essendo fondamentale, diverrebbe impossibile da trattare

esaustivamente in questa sede, perciò si rimanda ad approfondimenti maggiormente estesi (cfr. Bit 2010, 197-263), limitandosi ora ad evidenziare quali siano le variabili da considerare quando si intenda ottenere un inverdimento duraturo nel tempo ed apprezzabile dal punto di vista figurativo, ma anche prestante nei confronti dell’efficienza vegetale (Fig.14): — la prima regola è quella di utilizzare specie autoctone o naturalizzate. Queste si trovano in equilibrio con le caratteristiche medie dell’ambiente esterno (temperature, piovosità, umidità atmosferica ecc.), richiedendo generalmente minori cure ed apporti di risorse; — in alternativa alla scelta di esemplari indigeni si potrà indirizzare la ☛

Figura 10 – VenhoevenCS, Sportplaza Mercator, Amsterdam (NL), 2006: esempio di Muro Vegetale. Se paragonata a Rivestimenti Vegetali e Chiusure Vegetate, la composizione superficiale dei Muri Vegetali risulta altamente variegata e complessa (credits: G.Avosani).


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Patrick Blanc e il Mur Végétal La figura contemporanea più importante in materia d’inverdimento parietale è quella del francese Patrick Blanc. Egli è un ricercatore che si occupa di botanica presso il Centre National de la Recherche Scientifique, profondo conoscitore della flora delle foreste tropicali pluviali ed appassionato di acquari: esperienze che gli sono servite per approdare al brevetto del Mur Végétal. Blanc iniziò ad interessarsi al Verde Verticale quando, in modo totalmente fortuito, alcuni esemplari di filodendro (Philodendron) che aveva collocato nell’acquario di casa propria iniziarono a trasbordare dalla vasca fino a raggiungere il muro retrostante; inoltre, la reiterata frequentazione dei sottoboschi tropicali, e nello specifico la conoscenza di piante epifite e parassitarie che in tali contesti prolificano a ridosso di falesie rocciose o sui tronchi degli alberi, lo aiutarono a comprendere quali siano le specie maggiormente adattabili ad una collocazione “non naturale” e particolarmente difficoltosa, come quella in verticale. Il botanico intraprese quindi un’intensa attività di ricerca finalizzata alla realizzazione di pareti a verde, testando diverse combinazioni di specie vegetali, substrati e sottosistemi tecnologici. I suoi primi Muri Vegetali risalgono agli anni Ottanta, ma è grazie alla collaborazione con figure di spicco in campo architettonico che Blanc inizia a farsi notare al grande pubblico: è del 1993 il Mur Végétal dell’acquario di Genova, progettato da Renzo Piano; in seguito il botanico ha avuto modo di collaborare con progettisti del calibro di Herzog & de Meuron (Fig.12), Edouard François e Kazuyo Sejima. Fondamentali anche le installazioni presso il mercato coperto di Avignone, al centro commerciale Quatre Temps di Parigi, o all’hotel Pershing Hall, sempre nella capitale transalpina. Dal punto di vista tecnologico il sistema perfezionato dal francese è così composto (Fig.9): la finitura a verde consta di specie vegetali di piccole dimensioni, ognuna collocata manualmente

Figura 11 –Atelier Jean Nouvel, Musée du Quai Branly, Parigi (F), 2006. La facciata degli uffici, esposta a nordovest, ospita il più grande Mur Végétal mai realizzato fino a quel momento: 15.000 piante di 150 specie occupano una superficie di 800 m² (credits: F.Savina).

in parete; il substrato inorganico è realizzato tramite un doppio feltro di poliammide sintetica (3+3 mm), a sua volta sistemato su un geotessuto in polipropilene; il tutto è supportato da pannelli in PVC espanso dello spessore di 15 mm. Tale insieme è sostenuto da un’intelaiatura metallica di connessione con la chiusura edilizia verticale, e nella parte retrostante all’ossatura andrà disposto l’elemento di tenuta all’acqua. La tecnica di coltivazione è una fertirrigazione a circuito chiuso, perciò tra i due feltri in poliammide è inglobato un sistema di gocciolanti per la distribuzione della soluzione idrosalina (ad interassi variabili di 300-500 mm). Il sistema contiene 25-30 piante per m² e il suo peso a saturazione si aggira sui 30 Kg/m². Ad oggi il lavoro più importante di Blanc è l’installazione presso il Musée du Quai Branly di Parigi, progettato da Jean Nouvel (Fig.11). Tale muro vegetale è fondamentale principalmente per due motivi: innanzitutto per la visibilità dell’opera, che ha permesso allo studioso di farsi definitivamente conoscere a livello globale; e poi per le dimensioni: l’inverdimento ivi presente misura una superficie di 800 m² e contiene più di 15.000 piante di 150 specie diverse, provenienti da Giappone, Cina, Europa e USA. L’operato di Blanc è basilare non solo dal punto di vista tecnicoscientifico, ma anche perché è grazie al suo brevetto se, da qualche anno a questa parte, le attività di ricerca e sviluppo riguardanti il Verde Verticale hanno iniziato ad accrescere in modo deciso, permettendo oggi di considerare tale sistema come una tecnica edilizia vera e propria, e non solo come un apparato decorativo. È anche per questo che, all’interno della ricerca qui sintetizzata, si è deciso di creare un sottogruppo all’interno di quello delle Chiusure Vegetate: tale categoria, che si rifà alle caratteristiche agro-tecniche del brevetto di Blanc, ha preso il nome di “Muri Vegetali” proprio per pagare il dovuto tributo al botanico francese.


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Speciale Università

☛ selezione verso piante provenienti da areali geografici dalle caratteristiche climatico-ambientali simili a quello in cui si vada ad intervenire, impiegando specie macroterme, mesoterme o microterme per contesti caratterizzati da climi più o meno caldi; — la richiesta idrica è un aspetto discriminante. Saranno da prediligere vegetali che necessitano di minori apporti d’acqua (es. specie succulente, xerofite, sedum, piante adattate a climi caldi); — scegliere piante che richiedono bassa manutenzione permette di limitare il numero di interventi annui, nonché gli apporti energetici da dedicarvi. Tale fattore dipende da parametri come tipologia di crescita, vigore dei tessuti, caratteristiche degli apparati fogliari o legnosi ecc. — struttura vegetale: specie muscinali, erbacee, piccolo arbustive o rampicanti in funzione del sistema tecnologico prescelto e della sistemazione spaziale di ognuna sulla parete. Ulteriore variabile fondamentale è la capacità delle piante di resistere alla collocazione verticale, opponendosi a stroncamento del fusto e sradicamento; — durata: sono preferibili specie a ciclo di vita perenne; — la sollecitazione luminosa è un aspetto basilare: ci sono vegetali che prediligono il soleggiamento diretto (specie eliofile) e altri che richiedono collocazioni meno esposte all’irraggiamento (piante sciafile). Inoltre nel caso di impianti indoor, ove la luce naturale penetrante nell’edificio non sia sufficiente, bisognerà supportare l’apparato vegetale tramite un impianto d’illuminazione con lampade a spettro solare; — quando si opti per inverdimenti multispecie – ossia quando nella stessa parete presenzino più specie diverse – diverrà necessario valutare i rapporti di convivenza fra i vegetali: trattandosi di esseri viventi potrebbero verificarsi fenomeni di conflitto interspecifico; — vi sono poi una serie di piante da evitare, perché possono rivelarsi problematiche sia per le persone che nei confronti degli spazi a ridosso della facciata: vegetali velenosi, specie allergogene o urticanti, fruttificazioni tossiche, vegetazione con profumazione sgradevole o che presenti avversità ricorrenti. A quanto enunciato si aggiunge un’ulteriore questione che complica la scelta dei vegetali, ossia le condizioni microclimatiche del contesto d’inserimento. Alcune specificità dei luoghi possono modificarne ☛

Figura 12 –Herzog & De Meuron, Caixa Forum, Madrid (E), 2007. La gestione del verde può risultare onerosa: nell’immagine è visibile il carroponte elevatore smontabile, impiegato per la manutenzione del Muro Vegetale realizzato da Patrick Blanc (credits: V.M.Rocco).

Figura 13 – Quando si opera con tecniche evolute (Chiusure Vegetate e Muri Vegetali) i fallimenti non sono così rari. Nell’inverdimento verticale del Parco Zuegg di Merano (BZ) l’apparato vegetale è quasi completamente deceduto nel giro di pochi mesi; le uniche piante ancora in vita sono quelle sistemate a terra.


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Sollecitazione luminosa (sp. eliofile, sciafile ecc.)

Forma biologica

Caratterizzazione climatica (sp. microterme, macroterme ecc.)

Provenienza

Tipo di fogliazione

Criteri di selezione delle specie vegetali Regione geografica

Figura 14 – Schema dei fattori da considerare nella scelta delle piante.

Convivenza reciproca fra specie diverse

Durata media di vita

Richiesta idrica

Struttura vegetale

Contesto microclimatico d’inserimento

☛ sensibilmente le condizioni climatiche medie: tipicità dell’ambiente urbano come inquinamento, ostacoli edilizi o di origine antropica, la presenza di particolari specie vegetali o animali (es. flora urbica, parassiti ecc.) potrebbero rappresentare dei fattori d’ulteriore problematicità per la sussistenza delle piante. Si evince pertanto come la selezione sia un’attività non semplice, da cui dipende il successo dell’impianto. Ciò significa che quando si vada a operare un inverdimento verticale diverrà indispensabile la collaborazione con delle figure professionali esperte di organismi vegetali (es. agronomo, botanico, vivaista), sin dalle prime fasi del processo progettuale e per tutta la durata della gestione in opera della parete. ◆

Riferimenti bibliografici [1] Bellini O.E., & Daglio L. (2009), Verde Verticale, Santarcangelo di Romagna, Maggioli. [2] Bit E. (2010), La vegetazione per le chiusure verticali – Il percorso evolutivo del verde parietale quale elemento di rinaturalizzazione urbana e dispositivo tecnologico passivo per il controllo del microclima ambientale, Tesi di Dottorato, Università di Ferrara. [3] Bit E. (2012), “L’integrazione fra chiusure verticali e vegetazione come matrice morfotecnica per l’architettura del paesaggio urbano”, in A. Villari, & M.A. Arena (a cura di), Paesaggio 150. Sguardi sul paesaggio italiano tra conservazione, trasformazione e progetto in 150 anni di storia, Atti del Convegno, Reggio Calabria 5-7/10/2011, Roma, Aracne (in stampa). [4] Bit E., & Giacomello E. (2011),

Manutenzione richiesta

“L’integrazione fra involucro e componenti vegetali per la mitigazione ambientale nel clima Mediterraneo”, in M.L. Germanà (a cura di), Permanenze e Innovazioni nell’architettura del Mediterraneo: 265-270, Firenze, FUP. [5] Blanc P. (2008), Le Mur Végétal – De la nature a la ville, Neully sur Seine, Lafone. [6] Di H.F., & Wang D.N. (1999), “Cooling effect of ivy on a wall”, Experimental heat transfer 12: 235-245. [7] Dunnett N., & Kingsbury N. (2008), Planting Green Roofs and Living Walls, London, Timber Press. [8] Hoyano A. (1988), “Climatology uses of plants for solar control and the effects on thermal environment of a building”, Energy and Buildings 11: 181-199. [9] Kaltenbach F. (2008), “Living Walls, Vertical Gardens. From the Flower Pot to the planted System Façade”, Detail 12: 1454-1466. [10] Papadakis G., & Tsamis P., & Kyritsis S. (2001), “An experimental investigation of the effect of shading with plants for solar control of buildings”, Energy and buildings 33: 831-836. [11] UNI 10838:1999, Edilizia. Terminologia riferita all’utenza, alle prestazioni, al processo edilizio e alla qualità edilizia. [12] UNI 11277:2008, Sostenibilità in edilizia. Esigenze e requisiti di ecocompatibilità dei progetti di edifici residenziali e assimilabili, uffici e assimilabili, di nuova edificazione e ristrutturazione.


Speciale Università

Note biografiche dell’autore Edoardo Bit (Vittorio Veneto, 1978), architetto e Ph.D. Laureato in Architettura all’Università IUAV di Venezia nell’A.A. 2004-05, con una tesi di progettazione architettonica bioclimatica dal titolo Dimensione Privata / Spazio Sociale Collettivo – Qualità dell’ambiente e qualità dell’alloggio: un progetto di insediamento contemporaneo ecosostenibile a Campalto (relatore Mauro Lena). Iscritto all’Ordine degli Architetti della provincia di Treviso, nel triennio 2006-2008 collabora con alcuni studi di architettura come progettista. Il 25 marzo 2011 consegue il titolo di Dottore di Ricerca in “Tecnologia dell’Architettura” (SSD ICAR/12) presso l’Università degli Studi di Ferrara, con la tesi intitolata La Vegetazione Per Le Chiusure Verticali – Il percorso evolutivo del verde parietale quale elemento di rinaturalizzazione urbana e dispositivo tecnologico passivo per il controllo del microclima ambientale (tutor Giovanni Zannoni).È associato all’AIVEP (Associazione Italiana Verde Pensile) e all’ANAB (Associazione Nazionale Architettura Bioecologica). In AIVEP ricopre il ruolo di coordinatore nazionale del “GLVV – Gruppo di Lavoro Verde Verticale” ed è componente del Consiglio Direttivo Nazionale. Nel 2010 ha preso parte al Corso di Architettura Naturale – Modulo A, organizzato dall’ANAB e destinato alla formazione di progettisti bio-edili. L’attività di ricerca verte sui sistemi per l’integrazione fra vegetazione naturale ed involucro (chiusure verticali e superiori a verde), ricadute architettoniche dell’ibridazione fra costruito ed elementi vegetali alla scala urbana e del singolo edificio, efficienza energetico-ambientale dell’involucro vegetato durante l’intero ciclo di vita edilizio, innovazione di prodotto e di processo per le tecniche d’inverdimento. È autore di pubblicazioni su riviste nazionali, atti di convegni, porzioni di libri, siti web. Parallelamente all’attività di ricerca svolge la professione di architetto.

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Note al testo [I] Questo perché la relativa semplicità esecutiva del Verde Verticale lo rende un’opzione interessante nel retrofitting. [II] La norma UNI 11277:2008 riconosce ai sistemi vegetali la proprietà di «riduzione dell’emissione di inquinanti dell’aria climalteranti (gas serra)» (punto 5.9) e quella di elemento d’«equilibrio ecologico dell’ambiente» (5.13). Nella stessa norma viene citato il requisito della «Tutela e valorizzazione della diversità biologica» (5.14), indicando esplicitamente le «reti ecologiche» come elemento da salvaguardare a tal fine. [III] Ma anche grazie alla presenza d’acqua, costantemente rilevabile sia negli strati di coltivo che nei tessuti vegetali. [IV] Si precisa che la definizione di Giardino Verticale riportata appartiene all’autore, come del resto lo è anche l’individuazione di altre inedite tipologie scaturenti dalle tecniche del Verde Verticale: cfr. Bit 2012. [V] Spazio che potrebbe corrispondere sia ad una certa superficie in pianta, che a della volumetria a ridosso della facciata [VI] La fertirrigazione è una tecnica agronomica in cui, assieme al normale apporto idrico destinato alle piante, vengono distribuite sostanze nutritive necessarie al loro sviluppo biologico: la miscela liquida così ottenuta è definita soluzione idrosalina. [VII] La sigla S/R (acronimo di “Tecnologia Struttura-Rivestimento”) indica le tecniche edilizie caratterizzate da sistemi costruttivi stratificati a secco, in cui vi è grande indipendenza fra elementi portanti e portati, e dove ogni componente che forma il pacchetto di chiusura è demandato a rispondere a specifici requisiti. [VIII] D’ora in avanti semplicemente indicate come Chiusure Vegetate. [IX] I substrati e i sottosistemi tecnologici di un qualsiasi sistema di Chiusura Vegetata non hanno alcun valore estetico: motivo per cui sarebbe impensabile destinarvi delle piante decidueNote al testo [X] Si pensi ad esempio che una Chiusura Vegetata, in periodi particolarmente caldi, può necessitare di un apporto idrico giornaliero pari anche a 10 litri d’acqua per ogni metro quadro di superficie parietale. [XI] Per “risorse” si intende, in questo specifico contesto, la sommatoria di energia, irrigazione, nutrimenti ed apporti monetari.


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Internet

a cura di Riccardo Paternò

Design verde

Imparare la sostenibilità

Bisogni umani e salute terrestre

www.inhabitat.com

www.greenbiz.com

www.bfi.org

È un weblog dedicato al futuro del design. Innovazioni tecnologiche, pratiche e materiali per un futuro sostenibile e intelligente dell’architettura e del home design. Perché il buon design non è solo una questione di stile ma di sostanza e quindi di oggetti e spazi che siano eco-friendly, multi funzionali, modulari e/o interattivi. In una parola: efficienti.

Un sito che fornisce informazioni chiare e accurate, risorse e opportunità di apprendimento per aziende di ogni settore e dimensione che vogliano integrare la responsabilità ambientale nelle loro attività, con profitto. Uno specchio dell’impatto delle realtà verdi esistenti e a venire nel mondo globale.

Il sito del Buckminster Fuller Institute è dedicato a sviluppare soluzioni per l’incremento radicale del benessere umano e la salute dell’ecosistema del pianeta, combinando i trends globali con i bisogni locali e facilitando le convergenze attraverso l’arte e la scienza, il design e la tecnologia. Ancora una volta la sintesi degli interessi è la via maestra da seguire.

Filosofia green

Il benessere integrato

Stili di vita a basso impatto

www.ecocultural.info

www.reliableprosperity.net

www.lifeisgreen.com

Il sito di Wendy E. Brawer, 20 anni di esperienza nel design sostenibile e socialmente connesso. Impegnato e dedicato al benessere globale, il gruppo di lavoro partecipa a progetti che diffondono e implementano il know how della sostenibilità in comunità sparse in più di 60 paesi, secondo la filosofia “think global, map local”. Appassionati.

Bel sito che coniugando equità, ecologia e economia ha sviluppato un frame work concettuale utilizzabile da individui, comunità, aziende, governi e noprofits per instillare innovazione e ispirazione. Una visione dagli orizzonti aperti che crede fermamente nel reciproco vantaggio – e lo dimostra con i fatti – derivante dall’integrazione di società, capitale e natura. Per una prosperità sostenibile. Molto interessante.

Vademecum per vivere una vita più verde. Con i contributi della community online che vuole migliorare il proprio impatto personale sull’ambiente. Dal green housing ai prodotti eco-friendly, dalle energie rinnovabili alle abitudini per un utilizzo ottimale dell’energia. Un incentivo a tenersi aggiornati sugli ultimi sviluppi. Per stimolarsi a vicenda e far crescere un diverso stile di vita.


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Tekneco Numero 08 | 2012

Libri Guarda tutti i nostri libri su Anobii: www.anobii.com/ tekneco/books

a cura di Marco Gisotti

❶ La mia vita a impatto zero paola maugeri Mondadori Euro 16,00 – Pagine 168 L’avevamo già vista in azione su Rai3 nel programma “E se domani”, dove si metteva alla prova con uno stile di vita più sostenibile, appunto a impatto zero, provando a vivere la vita di tutti i giorni mettendo in pratica tutti quegli accorgimenti che l’ecologia ci mette a disposizione. Questo libro raccoglie tale esperienza, per chi l’ha persa e chi, magari, vorrebbe sapere come fare.  Un po’ diario, un po’ manuale e, persino, un po’ ricettario per dimostrare che non solo possiamo ridurre i nostri sprechi, ma possiamo raggiungere un livello di benessere e di felicità persino migliore di quello a cui siamo abituati.

❷ L’Italia diversa gabriele salari Gribaudo Euro 49,00 – pagine 288 L’Italia diversa, ma diversa da cosa? Principalmente da quella a cui ci hanno abituato i media. Quella fatta di malaffare, furbi e delinquenti, di fiumi inquinati, di coste depauperate e di edilizia decisamente insostenibile. Questo libro, ricchissimo di fotografie valorizzate dal grande formato del volume, ripercorre quasi quarant’anni di

ambientalismo in Italia fino ai giorni nostri, offrendoci un affresco di un Paese ricco di natura, di arte, di ingegno e di buona volontà. Un viaggio dalla Alpi alla Sicilia che rivendica la necessità di raccontare anche l’altro lato della medaglia. Quello buono.

❸ Fukushima alessandro farruggia Marsilio Euro 17,50 – pagine 240 “La vera storia della catastrofe nucleare che ha sconvolto il mondo” recita il sottotitolo di questa ricostruzione documentatissima, ma non per questo noiosa, dell’indicente accaduto alla centrale di Fukushima poco più di un anno fa. Una verità venuta fuori poco alla volta, piena di responsabilità politiche e tecniche, di ingenuità e di imprevisti che sarebbero dovuti essere previsti, come appunto lo tsunami che ha generato l’incidente. Ma il libro è anche  una riflessione sullo stato dell’energia nucleare nel mondo, sotto il punto di vista economico e scientifico e l’utopia atomica del secolo scorso non ne esce bene.

❹ Il riciclaggio ecoefficiente a cura di duccio bianchi Edizioni Ambiente Euro 20,00 – pagine 208 Il testo definitivo, almeno per ora, sul mercato del riciclo in Italia e non solo. Il testo passa

in rassegna praticamente tutti materiali della filiera nazionale esaminandone il ruolo economico ed ambientale. Ciò che emerge da questo testo, ricco di dati e molto tecnico, è che i rifiuti non sono più (ammesso che lo siano mai stati) un fenomeno secondario del nostro Paese, ma anzi possono diventare protagonisti della nuova economia generarndo reddito e benifici ambientali riducendo, per esempio, il consumo di materie prime. Oppure possiamo decidere che i rifiuti siano la parte imbarazzante della nostra società e lasciarli diventare il più grande problema di sicurezza ambientale del XXI secolo.

❺ Sostenibilità dei sistemi produttivi a cura di l. cutaia e r. morabito Edizioni ENEA Gratuito  – pagine 352 Di green economy si parla tanto, qualche volta anche a sproposito. Ci sono già gli apocalittici del tema e gli integrati pronti a dimostrare che senza economia verde non c’è futuro. Fuori da schieramenti ideologici e, anzi, misurandola sul piano tecnologico e dello sviluppo industriale, arriva questo manuale realizzato dall’Enea che rappresenta una delle più serie analisi multidisciplinari sulla green economy italiana finora prodotte in Italia. Il volume è inoltre distribuito gratuitamente, per richiederlo o scaricarlo in formato PDF: http://tinyurl.com/cpk8hn5


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Tekneco Numero 08 | 2012

Ultima parola BIO Jacopo Giliberto giornalista di tematiche energetiche e ambientali, portavoce del ministro dell’Ambiente

di Jacopo Giliberto

I

l cambiamento di scenario di cui siamo testimoni – spesso testimoni inconsapevoli – è sconvolgente. I segnali si sono visti in giugno alla Conferenza Onu Rio+20 sulla sostenibilità, che si è svolto a Rio de Janeiro 20 anni dopo il grande summit della Terra. Primo. La sosteniblità (la cosiddetta green economy) è un processo irreversibile che entra nella vita di miliardi di persone. I cento milioni di cinesi che hanno cultura e stili di vita simili a quelli europei (cento milioni, un Paese come la Gemania) non vogliono vivere nell’inquinamento, sono d’accordo con la raccolta differenziata dei rifiuti, preferiscono l’auto a basso impatto ambientale. È un processo irreversibile. Secondo fenomeno, collegato al primo. Se vent’anni fa erano i governi e la politica a trascinare, a spingere, a promuovere tra imprese, mercati e cittadini il concetto della sostenibilità (lì nacque il principio dello sviluppo sostenibile), oggi il traino all’ambiente è dato da cittadini, imprese, mercati; invece governi e politica se ne fanno trascinare, e in troppi casi sono oppositori e frenatori del fenomeno della sensibilità che parte dal basso. Un esempio per tutti, su scala locale ma valido anche su una visione planetaria: quello di Salerno. Pochi anni fa la città campana era in emergenza rifiuti alla pari di Napoli. Poi il Comune è partito lancia in resta: raccolta differenziata. I soliti brontoloni farciti di luoghi comuni dicevano che a Salerno non c’è la cultura ambientale, che è una città socialmente degradata, che i salernitani non avrebbero diviso plastica carta vetro eccetera, insomma che la raccolta differenziata sarebbe stata un fallimento. Invece no, per fortuna i pessimisti ancora una volta avevano torto. I salernitani volevano (proprio volevano) la raccolta differenziata, e l’inadeguatezza non era dei cittadini ma delle amministrazioni pubbliche precedenti che non avevano saputo dare il servizio ai loro cittadini. In un anno Salerno è passata da 7 al 50% di raccolta differenziata. In un anno. Terzo, ma forse più importante, fenomeno. Siamo alla terza rivoluzione industriale. La rivoluzione del silicio. Il silicio: quello del telefonino che oggi è un mezzo completo di comunicazione (pochi anni fa, il cellulare era una mattonella che si limitava a dare

Un fotogramma del video Rio +20 realizzato da “non chiederci la parola” per Oxfam Italia.

la voce), quello di milioni di computer messi in rete che si scambiano fatture e ordinativi, che gestiscono impianti produttivi di grande complessità, che sostituiscono i giornali di carta (pochi anni fa i computer erano scatoloni che faticavano a reggere i programmi caricati con le audiocassette o i floppy disc). Il sistema produttivo è magliato da una grande rete fittissima, orizzontale e paritaria. Le nuove tecnologie e le esigenze ambientali di riduzione delle emissioni stanno spostando l’asse, il paradigma. Centinaia, migliaia di piccole centrali elettriche alimentate con fonti rinnovabili o con tecnologie ad altissima efficienza. Centrali domestiche o condominiali. Celle a combustibile grandi come una lavastoviglie producono il riscaldamento domestico e la corrente elettrica. Pannelli solari fotovoltaici o termici. A concentrazione. Trigenerazione che produce anche il freddo del condizionatore estivo. Biomasse integrate con altri impianti. Geotermia a bassa entalpia. Pompe di calore ad assorbimento. I rendimenti si alzano di colpo, raddoppiano, sfiorano e a volte superano il 100%: e cioè alcune tipologie di impianti producono più energia di quanta se ne immetta. Non è utopia. Gli osservatori più attenti ne sono affascinati, oppure atterriti. L’energia domestica, indipendente, orizzontale e paritaria come lo consente il mondo del silicio, smantella i monopoli e gli oligopoli e fa giocare nuove aziende, mette in moto investimenti nuovi e diversi e mette in crisi gli investimenti già fatti. Crea e distrugge ricchezze. ◆

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Aziende citate

A AGC Glass www.agc-glass.eu Apinatbio www.apinatbio.com D Dico www.dicobioedilizia.it Dickson www.dickson-constant.com E Enecsys www.enecsys.com Eni www.eni.it F Fiat www.fiat.it Forbo www.forbo-flooring.com G Gruppo Abb www.abb.it Gruppo Haier www.haier.com H Haro www.haro.com/it Holzbau Sud Spa www.holzbausud.it L Lenzi tecnologie www.lenzitecnologie.it M Movitron www.movitron.net Motorini Zanini www.motorinizanini.it O Original Parquet www.originalparquet.com P Panasonic www.panasonic.it Pimp Garage www.pimpgarage.it

P Pininfarina www.pininfarina.it R Renewable Energy Corp. www.recgroup.com Rubner www.rubner.it S Siemens goo.gl/2Cx2v Socomec www.socomec.it Soleg www.soleg.it Studio 804 www.studio804.com Suntech http://eu.suntech-power. com/index.php T Terragena www.terragena.eu U United Solar Ovonic www.uni-solar.com/

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