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www.tekneco.it Trimestrale di edilizia e architettura sostenibili, energie rinnovabili e innovazioni applicate all’ambiente

3 | 2011

energia Sole in bilico — Il sole sul tetto che scotta

— La speculazione mette a rischio lo sviluppo delle rinnovabili — Bioetanolo, si lavora alla seconda generazione — Perché la geotermia può contribuire a superare il defit energetico / area aziende Geatecno — Energy Resources — Energia&Ambiente Nuova Pugliasfalti — Eurotherm — Bioisotherm — Naturalia-Bau — E Living / bioedilizia Le vie maestre del costruire sostenibile — L’arte del riutilizzo / architettura Rinverdire il nero della terra / progetti Seawater Vertical Farm — Milanofiori Residenze / ambiente L’innovazione dell’analisi ambientale è made in Italy — Mr. Green / normativa Il federalismo demaniale come opportunità per le biomasse — Linee guida rinnovabili: avanti tra sorprese e ritardi — ESCo, la soluzione per investire a costo zero nelle rinnovabili / speciale università Applicazioni GIS e mobilità sostenibile — Progettazione CFD di turbine eoliche ad asse orizzontale

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Tekneco Numero 03 | 2011

di Luigi Dell’Olio

Chiarezza. È la richiesta alle istituzioni che arriva dagli operatori del mercato, dalle associazioni ambientaliste e dai cittadini che hanno investito sui fronti delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica. Prima ancora delle rivendicazioni, infatti, a preoccupare è la confusione che si è creata pochi mesi dopo l’approvazione delle linee guida sulle rinnovabili. Che erano state presentate come un piano di sviluppo pluriennale e invece il legislatore è già pronto a mandare in soffitta. La mancanza di chiarezza ha fatto piombare il mercato in un clima di totale confusione: i cittadini non azzardano investimenti, temendo misure retroattive; le banche sospendono i finanziamenti in attesa di capirne di più; le aziende congelano progetti già avviati e si interrogano sulla sostenibilità dei propri organici. Tutto questo mentre le vicende internazionali dovrebbero spingere a un maggior sostegno verso le fonti di energia pulite. Aiutare a fare chiarezza è anche l’obiettivo che ha portato alla nascita di Tekneco. Ci proviamo anche in questo numero, raccontando l’evoluzione della sostenibilità attraverso le voci dei protagonisti. Dai materiali che si stanno affermando come campioni della bioedilizia alle innovazioni tecnologiche nel campo degli impianti fotovoltaici, dai progetti architettonici più innovativi fino ai programmi di ricerca sull’ambiente realizzati dagli atenei. Con la consapevolezza che in tutti questi campi l’Italia può giocare ancora un ruolo da protagonista a livello internazionale.


5a edizione mostra e convegno internazionale su efficienza energetica e architettura sostenibile efficienza energetica nell’involucro edilizio efficienza energetica negli impianti tecnologici il verde nell’ambiente costruito sostenibilità del ciclo dell’acqua certificazione, consulenza, progettazione

Fiera di Verona, 4-6 maggio 2011

new business format: DA MERCOLEDÌ A VENERDÌ

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Tekneco Numero 03 | 2011

Sommario

Energia Sole in bilico

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di Sergio Ferraris

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Il sole sul tetto che scotta di Sergio Ferraris La speculazione mette a rischio lo sviluppo delle rinnovabili di Luigi Dell’Olio Bioetanolo, si lavora alla seconda generazione di Liliana Bossi Perchè la geotermia può contribuire a superare il deficit energetico di Marco Vinci

Area Aziende 20 22 24 26 28 30 32

48 53

58 60 61

62 64 66

36

67

41

Architettura 42 46

Rinverdire il nero della terra di Fabio Fornasari Brevi dal web

L’innovazione dell’analisi ambientale è made in Italy di Liliana Bossi Green marketing. Green technology. Green business. di Luca Conti — Mr Green Blog Brevi dal web

Normativa

Libri

Le vie maestre del costruire sostenibile di Luigi Dell’Olio L’arte del riutilizzo di Luca Dello Iacovo Brevi dal web

Seawater Vertical Farm Studio Mobile Milanofiori Residenze OBR - Open Building Research

Ambiente

Bioedilizia

38

In copertina: Rethinking Happiness un progetto di Aldo Cibic (Foto: © CibicWorkshop, Flickr)

Geatecno di Fabio Capezzuto Energy Resources Solarlab2 Energia&Ambiente Nuova Pugliasfalti Impianti fotovoltaici innovativi Eurotherm Sistema radiante Bioisotherm Complesso Residenziale “Le Ortensie” Naturalia-Bau Isolamento di pareti e coperture “Casa Mocciaro” E Living Interventi di efficienza energetica

Progetti

Il federalismo demaniale come oppurtunità per le biomasse — di Elvezio Santarelli e Elena Martellucci Linee guida rinnovabili: avanti, tra sorprese e ritardi di Luisa Trozzi Esco, la soluzione per investire a costo zero nelle rinnovabili— di Caterina Calia

Proposte di lettura a cura di Luigi Dell’Olio

Speciale Università 70 76

Applicazioni GIS e mobilità sostenibile – il caso studio di un bus terminal a Tirana di A. Aquilino Progettazione CFD di turbine eoliche ad asse orizzontale di F. De Bellis, L. A. Catalano


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Staff

TEKNECO 3 | 2011

Edilizia sotenibile - Tecnologia ecologica aprile / maggio / giugno 2011

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Pasquale Colonna (Presidente), Enzo Siviero, Lorenzo Attolico, Maria Antonietta Aiello, Luciano Catalano, Michele Dassisti, Francesco Ruggiero Il Comitato Scientifico esprime la sua approvazione unicamente agli articoli pubblicati all’interno della “sezione università”. collaboratori

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Liliana Bossi, Luca Dello Iacovo, Sergio Ferraris, Fabio Fornasari, Paola Guidi, Tiziana Moriconi, Luisa Trozzi, Marco Vinci.

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Tekneco Numero 03 | 2011

Agenda APRILE

LA PROSSIMA FIERA

Tekneco sarà presente a Solarexpo Greenbuilding dal 4 al 6 aprile in fiera a Verona. Potete trovarci qui: PAD. 6 — Stand E 7.8

07—09

Energethica Fiera è un evento nazionale dedicato alle tecnologie e alle soluzioni utili per il risparmio energetico e ai metodi per la produzione di energia da fonti rinnovabili. APRILE

14—16

Energymed Mostra Convegno sulle Fonti Rinnovabili e l’Efficienza Energetica Napoli, 14— 16 aprile 2011 www.energymed.it

Dopo il successo delle precedenti edizioni, EnergyMed giunge alla IV edizione consolidando il ruolo di principale appuntamento sull’Energia nel bacino del Mediterraneo.

LE FIERE PASSATE

Tekneco è presente alle principali manifestazioni fieristiche dedicate ai temi della sostenibilità nelle sue varie accezioni con un proprio stand e un team di giornalisti e operatori che, durante i giorni dell’evento, realizza interviste e focus tematici. Le partecipazioni a Saie, ExpoEdilizia e Klimahouse hanno prodotto altrettanti focus disponibili su www.tekneco.it/eventi

Energethica: Mostra convegno dell’energia sostenibile Torino, 7— 9 aprile 2011 www.energethica.it

APRILE

12—17

Salone Internazionale del Mobile Milano, 12— 17 aprile 2011 www.cosmit.it

Il Salone Internazionale del Mobile, il Salone Internazionale del Complemento d’Arredo, le biennali Euroluce e Salone Ufficio e il Salone Satellite, oltre agli appuntamenti fieristici presso il polo fieristico di Rho, coinvolgeranno la città di Milano per offrire uno spazio di riflessione sul design, sul mondo dell’industria che lo ha reso possibile, sulla creatività e sulla cultura. MAGGIO

03—05

13° Salone dell’Igiene e della Sicurezza in ambiente di lavoro Bologna, 3— 5 maggio 2011 www.ambientelavoro.it

È l’appuntamento atteso e un’irrinunciabile occasione di incontro e confronto da tutti coloro che in ambito imprenditoriale, tecnico, istituzionale e sindacale si occupano di sicurezza negli ambienti di lavoro. MAGGIO

04—06

Solarexpo - Greenbuilding Verona, 4— 6 maggio 2011 www.solarexpo.com

Solarexpo è la fiera leader dedicata alla sostenibilità energetica e alla green economy. Una tappa determinante per lo sviluppo del mercato delle nuove tecnologie che sono destinate a giocare un ruolo fondamentale nell’ambito di un processo globale di riduzione delle emissioni di gas serra. Greenbuilding, la mostra-convegno internazionale su efficienza energetica e architettura sostenibile. Un evento caratterizzato da una crescita costante e da un sempre più ampio riconoscimento da parte degli operatori nazionali e internazionali.


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Energia

SOLE IN BILICO Lo sviluppo impetuoso del fotovoltaico potrebbe portare a uno stallo. Le ricette per evitarlo ci sono. Eccole

Lavorazione di un pannello fotovoltaico thin film.

Cortesia: Inventux


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Più volte abbiamo detto che gli incentivi in Italia erano troppo elevati e alcune associazioni hanno sbagliato a spingere per farli lievitare.

Gianni Silvestrini Direttore scientifico del Kyoto Club

di Sergio Ferraris

E

nergia solare: obiettivo centrato con nove anni d’anticipo. E non si parla di Germania, ma d’Italia e a dare questa notizia non è un’associazione ambientalista, ma il Gestore dei Servizi Energetici (Gse) che ha reso noti i dati di quella che può essere definita una vera e propria “valanga” fotovoltaica. «A fine 2010 sono stati raggiunti i 3.000 MWp installati con 150 mila impianti, un incremento del 160% rispetto all’anno precedente, mentre stanno tagliando il traguardo altri 4.000 MWp. Sono pervenute comunicazioni per altri 55 mila impianti per una potenza di 4 GWp a seguito della legge 129/2010 che riconosce le tariffe 2010 agli impianti che entreranno in esercizio entro giugno 2011, purché abbiano comunicato la fine dei lavori entro il 2010», si legge in una nota del Gse. «Gli ultimi 1.000 MWp potrebbero - prosegue il Gse - essere installati nel secondo semestre facendo raggiungere a fine anno l’obiettivo del Piano d’Azione Nazionale sulle rinnovabili per il fotovoltaico previsto al 2020». Italia virtuosa nel fotovoltaico? Forse. Non è tutto oro ciò che deriva da questi numeri, infatti. Si fa strada tra molti osservatori l’idea della “bolla fotovoltaica” e che quest’aumento si farà sentire ben presto sulle tariffe elettriche. La responsabilità è del dispositivo che ha consentito lo slittamento di sei mesi degli incentivi 2010, cosa che con ogni probabilità ha spinto parecchi soggetti a fare


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Energia

Grid parity è il punto nel quale il prezzo di generazione dell’elettricità è pari a quello della rete. I primi impianti fotovoltaici a raggiungerla saranno quelli dove insolazione e prezzi sono alti.

Un impianto fotovoltaico thin film e uno eolico.

Cortesia: Aboun Solar

finte dichiarazioni di “fine dei lavori”. «Più volte abbiamo detto che gli incentivi in Italia erano troppo elevati e alcune associazioni hanno sbagliato a spingere per farli lievitare– afferma il Direttore scientifico del Kyoto Club, Gianni Silvestrini. Una visione lungimirante avrebbe dovuto premere per far diminuire le tariffe tenendo conto del calo dei prezzi di realizzazione degli impianti». Il problema è quello di rendere lineare lo sviluppo del mercato evitando fenomeni di stop and go deleteSi fa strada tra molti osservatori ri per le aziende. Consci di quel’idea della “bolla fotovoltaica” e sto pericolo in Germania hanmesso in piedi un processo che quest’aumento si farà sentire no partecipato tra l’esecutivo della ben presto sulle tariffe elettriche. Cancelliera Angela Merkel e le aziende, per introdurre forti riduzioni agli incentivi, al fine di tracciare una sorta di road map lineare per lo sviluppo del fotovoltaico. «Ora occorrerà agire con intelligenza per evitare contraccolpi come è successo con il crollo del mercato fotovoltaico in Spagna– prosegue Silvestrini. E bisogna favorire il raggiungimento rapido della grid parity». Insomma l’obiettivo degli incentivi futuri deve essere quello di favorire la maturità del fotovoltaico “accompagnandolo per mano” nella sua crescita. «Dovrebbero essere tagliati drasticamente almeno del 50% gli incentivi per gli impianti al di sopra dei 5 MWp, conclude Silvestrini. Mentre si dovrebbe finanziare la ricerca e la creazione di

imprese nel settore solare, come si è fatto nella passata legislatura con il programma “Industria 2015” che è stato messo da parte da questo Governo». Sul boom del fotovoltaico le perplessità non sono solo del Kyoto Club. «È necessario recepire l’obiettivo che era stato inviato nel giugno scorso al Governo da sedici associazioni, nel quale si indicava come valore realisticamente raggiungibile quello compreso tra i 15 e i 18 GWp, per non rallentare lo sviluppo del settore, afferma G.B.Zorzoli, presidente di Ises Italia. E in questo contesto deve essere riesaminata la questione degli incentivi, sostituendo l’ipotesi d’adeguamento ogni tre anni con un meccanismo permanente correlato a parametri certi, come i costi delle tecnologie, il prezzo del kWh per l’elettrico e del gas per il termico definendo una revisione complessiva degli incentivi». Ed è critico anche il neo presidente di Anie-Gifi, Valerio Natalizia che afferma: «un impulso alla crescita così improvviso non è sano per il fotovoltaico. Lo dimostrano esperienze analoghe recenti in altri paesi europei che hanno generato improvvisi ripensamenti e modifiche al sistema incentivante». Oltre ai problemi squisitamente di mercato, oltretutto, non sono pochi coloro che pensano anche alle reazioni del quadro politico che in presenza di simili dati potrebbe essere tentato di azzoppare il settore su altri fronti oltre quello degli incentivi. Con il Decreto legge di recepimento della nuova direttiva sulle rinnovabili, varato dal Consiglio dei Ministri, che limita a 1 MWp la potenza massima degli impianti a terra e introduce il fatto che non si possa utilizzare più del 10% del terreno disponibile per il fotovoltaico lo stop sarebbe generale. Il tutto in nome «della protezione dei terreni agricoli dalla speculazione industriale», come sostiene il Ministro dell’Agricoltura Giancarlo Galan. Certo è che il quadro italiano è da un lato appetibile per gli alti incentivi, mentre dall’altro è considerato molto problematico per le complicazioni autorizzative che variano da regione a regione. Per queste ragioni molti operatori ritengono che i protagonisti del terzo Conto Energia saranno gli impianti, anche di grandi dimensioni, sulle coperture che non necessitano di autorizzazioni complicate, hanno a disposizione la rete e possono lavorare in sinergia con le attività industriali sottostanti. Il nodo del nucleare

A complicare ulteriormente il quadro c’è la contrapposizione tra rinnovabili, fotovoltaico ed eolico in primis, e nucleare che oggi praticamente tutti, filo e anti nucleari, danno come incompatibili. Alla radice di ciò, con ogni probabilità, c’è la coperta stretta del quadro economico finanziario legato alle due fonti che in uno scenario di oversupply come quello italiano difficilmente possono coesistere, specialmente quando la Bocconi, in un recente studio,


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Oversupply è la sovrapproduzione d’elettricità rispetto alla domanda. Accade se si realizzano impianti in misura maggiore alla crescita dei consumi.

I dieci luoghi fondamentali del fotovoltaico in Italia

LEGENDA La cartina mostra il potenziale fotovoltaico in Italia. La somma annuale di elettricità generata da un sistema fotovoltaico di 1 kWp (in kWh). 900

Esenta di Lonato (BS) La più grande serra fotovoltaica, Ray Energy, potenza 888 kW 8

1

Roma (RM) Il laboratorio di ricerca più avanzato per il solare di III generazione in Italia Università di Tor Vergata

Ottana, Nuoro Il più grande impianto in un parcheggio in Italia, Delmas Energia, potenza 3,2 MW

5 7 10 2

Bellavista (RM) L’impianto con la migliore mitigazione a terra sul fotovoltaico: utilizza la permacoltura, 9REN, potenza 6 MW

Campofranco (CL) La più grande fabbrica di thin film in Italia (3° in Europa), Moncada Energy Group, capacità produttiva 40 MW/anno

Tipologie di impianti in esercizio

6% Non integrato 59% Parzialmente integrato

Roma (RM) Il più grande impianto a thin film totalmente integrato, Fiera di Roma, Green Energy, potenza 1,6 MW

4

Vaticano L’impianto fotovoltaico più integrato in ambito architettonico: sul tetto della Sala Nervi, SolarWorld, potenza: 221 kW

1100 1200 1300

Rovigo (BS) 9) Il più grande impianto fotovoltaico a terra, SunEdison, potenza, 72 MW(4° al Mondo)

9

Montalto di Castro (VT) Il più grande impianto fotovoltaico d’Italia con inseguitori, SunPower, potenza: 85 MW (2° al Mondo), con pannelli montati su inseguitori monoassiali

1000

6

3

Priolo Gargallo (SR) Il primo (e unico) impianto solare termodinamico a concentrazione italiano oggi in funzione, Enel, potenza: 4,96 MW

35% Integrato

30% Integrato 45% Non integrato

140.938 impianti

2.768,13 MW

25% Parzialmente integrato

1400 1500

La potenza degli impianti in esercizio (MW) Puglia

546,6

Lombardia

302,7

Emilia Rom.

290,5

Veneto

283,3

Lazio

205,0

Piemonte

201,4

Marche

140,9

Sicilia

129,7

Trentino A.A.

122,6

Toscana

106,9

Friuli V.G.

78,8

Sardegna

77,2

Campania

69,0

Umbria

66,6

Abruzzo

50,1

Calabria

41,1

Basilicata

24,5

Molise

13,4

Liguria

12,8

Valle D’Aosta

3,8

Fonte: Secondo Conto Energia - dati 31/1/11


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Energia

47

Smart grid è la rete “intelligente” che grazie all’informatica è in grado di far dialogare produzione e consumo, indirizzando i flussi d’elettricità in base alle rispettive peculiarità.

MILIARDI DI EURO Gli investimenti in rinnovabili al 2020

Dettaglio di un sistema solare termodinamico a concentrazione.

Cortesia: SkyFuel

innovazione

La ricerca scommette su tre tecnologie emergenti

Se da un lato il fotovoltaico “tradizionale” al silicio è consolidato, così come il termico, all’orizzonte si stanno affacciando tre nuove tecnologie che potrebbero sconvolgere il panorama delle rinnovabili. Si tratta di tecnologie sulle quali l’Italia è in grado di reggere la competizione tecnologica poiché il livello della ricerca applicata nostrana è pari quella di altri paesi. La prima è il solare termodinamico (Csp) con il quale si raggiungono temperature elevate, tra i 300 e i 500 °C che permettono di creare impianti di potenza considerevole, anche con parabole di piccole dimensioni, consentendo la generazione di elettricità o di calore direttamente nei luoghi di consumo da utilizzare in applicazioni particolarmente energivore

come la refrigerazione industriale, il raffrescamento nel terziario e la generazione di calore di processo. Un altro settore promettente è quello del fotovoltaico di terza generazione che utilizza polimeri a base organica. Sostituzione del silicio a parte le caratteristiche più interessanti di questa tecnologia sono le possibili applicazioni e il processo produttivo che consente la realizzazione di pannelli flessibili, curvi e semitrasparenti cosa che permetterà applicazioni oggi impensabili, come la costruzione di carrozzerie fotovoltaiche per le auto, la produzione di facciate vetrate fotovoltaiche per palazzi e l’inserimento dei pannelli in tutti i device mobili. Questa tecnologia, infine, utilizza un processo produttivo simile a quello

tipografico, cosa che abbatterà il costo dei pannelli. Il fotovoltaico a concentrazione è il terzo campo promettente. In pratica una lente concentra la radiazione solare su una piccola cella al silicio che in queste condizioni può arrivare a livelli d’efficienza molto elevati. Il pannello fotovoltaico a concentrazione deve essere montato su un inseguitore ad alta precisione, poiché il mancato allineamento rispetto al Sole anche di pochi gradi fa calare l’efficienza. Non è ancora testata a fondo, inoltre, la durata complessiva dei dispositivi poiché le plastiche utilizzate potrebbero degradarsi rapidamente viste le alte temperature e la grande quantità di luce in gioco.


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Tekneco Numero 03 | 2011

bio Sergio Ferraris scrive sulla rivista “La Nuova Ecologia” ed è coordinatore della rivista “Quale

Energia”, con le quali si occupa di tematiche ambientali. Lavora per Rai Educational come autore di documentari scientifico-ambientali.

Manutenzione di un sistema solare termodinamico a concentrazione presso i laboratori Sandia (Usa). Cortesia: Sandia Foto: Randy Montoya

ha fissato per l’Italia in 42 miliardi di euro gli investimenti al 2020 in rinnovabili, data nella quale se si andrà avanti nel nucleare sugli Epr saranno stati investiti 28 miliardi di euro, senza aver prodotto un solo kW dall’atomo. Una schiarita potrebbe arrivare dal raggiungimento della grid parity che sarà frutto in gran parte della diminuzione del costo dei pannelli che oggi è intorno ai 0,76 €/Wp e che dovrebbe arrivare a 0,5 €/Wp verso il 2015, ma non solo. È attesa, infatti, nei prossimi anni anche una riduzione del 50% del costo per Watt degli inverter e la distribuzione del fotovoltaico sul territorio potrebbe portare, vista la prossimità tra produzione e consumi, a delle economie importanti sul fronte dell’efficienza di rete. L’esempio tedesco

Come uscire comunque dall’impasse? Dall’esempio tedesco arrivano indicazioni utili. Nel 2010, infatti, la Germania ha installato 8 GWp, portando il fotovoltaico a 17 GWp, nonostante il taglio del 26% degli incentivi. In pratica nelle giornate estive la Germania arriva a coprire il 10% della domanda elettrica, percentuale che in Baviera tocca il 25%. Questi numeri uniti alle previsioni di crescita hanno aperto la discussione sia sull’impatto economico delle tariffe, sia sulla gestione della rete. Per quanto riguarda la prima questione i tedeschi hanno fissato una riduzione degli incentivi, in vista del

raggiungimento della grid parity entro il 2014, mentre per quanto concerne la rete il discorso è più complesso. Se da un lato il fotovoltaico oggi copre solo il 2% della domanda elettrica, bisogna considerare che l’8% dell’elettricità è fornita dall’eolico e gli incrementi di entrambe le fonti intermittenti potrebbero avere forti impatti sulla rete. Una parte degli attori energetici tedeschi, attivi su altri fronti come fossili e nucleare, domandano semplicemente un tetto annuo alle installazioni fotovoltaiche, mentre altri esperti chiedono che si inizi a cambiare la logica attuale, nella quale la produzione si adatta alla richiesta, ribaltandola “iniettando” una certa dose d’intelligenza nella rete che gestendo la domanda anche in base all’intermittenza delle rinnovabili dovrebbe riuscire a gestire al meglio queste fonti. E le prime esperienze statunitensi in fatto di smart grid danno ragione a ciò, visto che con queste reti i consumi scendono del 10-15%. Le rinnovabili e le reti intelligenti, quindi, faranno da volano all’efficienza energetica, con benefici sia per l’ambiente, sia per la bolletta. ◆

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Un sistema fotovoltaico a concentrazione negli Usa. Cortesia: The Boing Company Foto: Paul Pinner


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Energia

Solar cooling è il sistema che attraverso il solare termico consente il raffreddamento di acqua che viene successivamente utilizzata per il condizionamento degli ambienti.

IL SOLE SUL TETTO CHE SCOTTA di Sergio Ferraris

Un pannello solare termico d’ultima generazione.

Il solare termico viene definito il “gigante dormiente” per le sue grandi potenzialità ancora inespresse. Alcune ricette per il futuro

È

considerato la Cenerentola delle rinnovabili, eppure le sue potenzialità sono enormi. È il solare termico che probabilmente per la sua povertà e la sua apparente semplicità è costantemente sottovalutato sia dagli operatori, sia dalle istituzioni. Eppure la mappa dei consumi energetici europei afferma che le sue potenzialità sono grandi. Il 49% dei consumi finali riguarda l’energia termica, di cui il 34% a bassa temperatura del quale il 61% è dovuto al settore residenziale. E probabilmente proprio in questi dati si trova il tallone d’Achille del solare termico che in uno scenario molto frammentato ha delle grandi difficoltà ad affermarsi. Grandi potenzialità, quindi, ma anche grandi incertezze visto che nel 2009 il mercato europeo è calato del 10% e i primi dati in arrivo dalla Germania per il 2010 danno un calo del 26% dovuto sia alla crisi economica, sia all’incertezza circa gli incentivi. A risentire della crisi sono stati in gran parte i sistemi domestici e di piccola taglia, i grandi impianti solari termici e quelli di solar cooling nel 2009 non sembrano aver manifestato flessioni, mentre per quanto riguarda il quadro economico il solare termico nella UE27 ha registrato un giro d’affari di tre miliardi di euro e con 37.500 addetti a tempo pieno. «Il problema è che si è affrontata la questione del rapporto tra clima ed energia con una visione eccessivamente elettrocentrica– afferma Xavier Noyon, segretario generale dell’associazione europea per il solare termico, Estif. Come associazione stiamo proponendo un’etichetta energetica sugli impianti di riscaldamento nel loro complesso e non sulle singole componenti». L’Italia con un totale di due milioni di metri quadri cumulativi installati è al quarto posto in Europa, ma il dato relativo all’installato pro capite

è basso: 18 kWth ogni 1.000 abitanti contro i 280 dell’Austria e i 36 della Germania. «I numeri sulla densità dimostrano l’ampio potenziale di sviluppo che abbiamo in Italia, favorito dalle condizioni climatiche, ma ostacolato da un quadro legislativo poco coerente e frammentato– afferma la segretaria generale dell’associazione di categoria Assolterm, Valeria Verga. Al quale si deve aggiungere l’incertezza che c’è ogni anno sul 55% cosa che impedisce alle imprese del settore di pianificare gli investimenti». Per ovviare a ciò Assolterm sta proponendo un Conto Energia per il solare termico. «Sarebbe un contributo simile a quello del fotovoltaico, proporzionato all’effettiva produzione di calore– continua Valeria Verga. Gli impianti di una certa grandezza sarebbero È il solare termico che monitorati con un conprobabilmente per la tacalorie che trasmetsua povertà e la sua te i dati a un ente terzo, apparente semplicità come il Gse, mentre per è costantemente quelli più piccoli l’insottovalutato sia centivo verrebbe assedagli operatori, sia gnato su base tabellare dalle istituzioni. secondo la producibilità presunta». In maniera analoga a quella del Conto energia per il fotovoltaico anche quello per il termico non ricadrà sullo Stato, ma dovrebbe essere finanziato tramite un’addizionale sulla bolletta del gas. Per quanto riguarda i segmenti più promettenti del solare termico nei prossimi anni il residenziale farà di sicuro la parte del leone, ma ci sono buone prospettive di sviluppo anche del solare termico nel terziario, specialmente nelle applicazioni di solar cooling che chiudono il cerchio fornendo il massimo del freddo durante le ore più assolate. Ossia quando serve. ◆


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Tekneco Numero 03 | 2011

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Energia

Claudio Terruzzi, amministratore delegato Global Engineering

La speculazione mette a rischio lo sviluppo delle rinnovabili di Luigi Dell’Olio

La crescita impetuosa delle richieste di connessioni non corrisponde alla potenza prodotta. Uno scarto che rivela un problema. Che danneggia i produttori

T

roppa crescita fa male al mercato? Sembrerà paradossale, ma lo scenario che si va profilando nel settore delle rinnovabili crea interrogativi anche tra i più strenui sostenitori dell’energia a impatto zero. Perché lo sviluppo del settore passa (in parte) da un aggravio in bolletta per i consumatori, ma soprattutto perché la speculazione sta prosperando. Con il rischio di mandare gambe all’aria i produttori seri.

I numeri del mercato secondario

Se la domanda di picco di energia elettrica in Italia è arrivata a 56mila megawatt, le domande di installazione per impianti da fonti rinnovabili sono circa 180-200mila megawatt (due-terzi dei quali sulla rete di trasmissione nazionale, il resto sulle reti di distribuzione). Basta confrontare questi due dati per avere un’idea del rischio bolla che si sta producendo nel mercato. E’ l’effetto delle domande virtuali, fatte con puro spirito speculativo. Claudio Terruzzi, amministratore delegato di Global Engineering (centro d’eccellenza nel campo delle infrastrutture) e da poco nominato nel cda di World Solar Foundation (fondazione internazionale nata per iniziativa dell’Unesco con lo scopo di ridurre la povertà nei Paesi

in via di sviluppo attraverso investimenti nel settore delle energie rinnovabili), spiega i meccanismi del mercato secondari. “Nelle aree più promettenti per lo sviluppo delle rinnovabili operano decine di intermediari, che agiscono per conto dei proprietari territori interessati a vendere i loro terreni a investitori nelle rinnovabili”. Un’attività lecita, e infatti la maggior parte di questi professionisti opera con logica imprenditoriale, ma non mancano i furbi: “Alcuni hanno dichiarato la fine dei lavori negli ultimi giorni del 2010, in modo da spuntare il massimo degli incentivi, prima del taglio avviato con il nuovo anno”, prosegue Terruzzi, “ma in realtà le opere non sono state concluse, e in molti casi nemmeno avviate: “Gli speculatori confidano nella scar-

Gli speculatori confidano nella scarsità dei controlli. Il loro obiettivo rivendere con un sovrapprezzo. Claudio Terruzzi

sità dei controlli. Hanno messo in un cassetto le autorizzazioni ricevute e il loro obiettivo è di rivenderle agli investitori interessati al settore con un sovrapprezzo”. Un’opportunità creata dalla stretta alle nuove autorizzazioni decisa negli ultimi mesi da

diverse giunte regionali, preoccupate dall’impatto eccessivo di pale eoliche e grandi parchi fotovoltaici sul territorio e dal rischio speculazione. Con il risultato, tuttavia, di penalizzare proprio gli investitori più seri, che sono costretti a pagare un sovrapprezzo per rilevare le concessioni dagli intermediari. Una soluzione peggiore del male?

La situazione, ben presente da diversi mesi, ha spinto l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas a emanare una delibera che impone l’obbligo di fideiussioni a carico di chi presenta richieste di connessione. D’accordo sul principio, gli operatori dell’energia si sono tuttavia divisi sull’ammontare della somma richiesta, che oscilla da 20mila a 50mila euro per ogni anno che passa dall’autorizzazione al completamento dei lavori. Favorevole a questa misura il Tavolo della domanda dei consumatori industriali (nel quale sono rappresentate alcune aziende energivore), mentre sono contrari molti produttori nel campo delle rinnovabili, che hanno fatto ricorso contro il provvedimento. “Siamo i primi a voler combattere la speculazione”, spiega Marco Pigni, direttore dell’Aper (Associazioni Produttori


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Tekneco Numero 03 | 2011

Marco Pigni, direttore Aper (Associazioni Produttori da Energie Rinnovabili)

nuovo decreto

Verso un taglio degli incentivi?

da Energie Rinnovabili), “ma la delibera è discriminatoria: l’entità della fideiussione, infatti, scoraggia i produttori di piccole o medie dimensioni, favorendo i grandi operatori. Per altro, il provvedimento prevede che se l’iniziativa fallisce, l’imprenditore perde tutte le fideiussioni, anche nel caso in cui questo esito non dipenda da proprie responsabilità (come ad esempio nel caso di ritardi burocratici o ricorsi speculativi per allungare i tempi, che costringano l’investitore a fare marcia indietro, ndr)”. Una posizione che trova concorde Simone Togni, segretario generale dell’Anev (Associazione Nazionale Energia del Vento): “Prima di fare ricorso avevamo chiesto un incontro all’Authority per identificare valori più congrui per la fideiussione, ma ci è stato opposto un netto rifiuto”. I produttori di energia da fonti rinnovabili hanno anche impugnato il nuovo Tica (Testo Integrato delle Connessioni), nella parte in cui assegna a Terna un potere discrezionale nell’accettare o meno le richieste di nuove connessioni. Un’altra misura messa a punto con finalità anti-speculativa, che nei fatti tuttavia correva il rischio di creare discriminazioni non basate sulla validità del piano in-

dustriale. L’11 gennaio il Tar della Lombardia si è espresso su entrambe le vicende, optando per una sospensiva della delibera, in attesa di approfondire meglio un tema che si presenta particolarmente complesso. Un punto che sembra giocare a favore dei ricorrenti, in attesa della pronuncia definitiva dello stesso Tribunale, attesa per il 30 giugno. In cerca di una soluzione

Nei fatti, oggi si è tornati al punto di partenza, cioè all’assenza di fideiussioni. “Non vogliamo che vengano abolite del tutto”, ribadisce Togni, “ma solo rimodulate. La posizione dei produttori partiva da un dato di fatto: mediamente la realizzazione di un impianto richiede tre mesi, che in Italia possono diventare anche tre anni, tra lentezze burocratiche e incertezza normativa: “Siamo d’accordo con il pagamento di una somma a garanzia dell’investimento”, chiarisce il segretario generale dell’Anev, “ma a patto di prevedere un versamento unico nel primo triennio”. Detto questo, il problema di come contrastare la speculazione resta sul tavolo. Per Pigni, la soluzione è “in un sistema di controlli capillari, che parta già dalla fase delle richieste

Questo tema si lega a un’altra questione molto dibattuta nelle ultime settimane, quella relativa alla riforma degli incentivi che scaturirà dal dialogo in corso tra Governo e operatori del settore. Gli ultimi dati diffusi dal Gse (Gestore dei Servizi Energetici) indicano che nel 2010 in Italia sono stati raggiunti i 7 gigawatt di potenza installata nel fotovoltaico, uno in meno dell’obiettivo al 2020. Un dato sul quale hanno espresso dubbi il Gifi-Anie e altre associazioni di settore, ribadendo il rischio che dietro molte richieste di allacciamento possano nascondersi progetti incompleti. Il rischio reale, per gli imprenditori delle rinnovabili, è che la riforma possa tagliare drasticamente gli incentivi, anche perché lo sviluppo del fotovoltaico è finanziato da un aggravio nelle bollette dei consumatori. Secondo calcoli dell’Autorità per l’Energia, i costi per incentivare le energie verdi sono passati dai 2,5 miliardi di euro del 2009 ai 3,4 miliardi del 2010 e quest’anno supereranno i 4 miliardi. Una somma ingente, che potrebbe convincere il Governo a rivedere completamente il sistema degli incentivi. Nelle ultime settimane si è affacciata la possibilità di interventi riferiti anche agli investimenti già realizzati: un’ipotesi che rischia di creare confusione nel mercato e darebbe un colpo mortale alla capacità di attrarre investimenti dall’estero, considerato che già oggi molti operatori internazionali lamentano la scarsa chiarezza normativa nel nostro paese.

di autorizzazione, per poi proseguire una volta concesso il via libera”. Una posizione che trova d’accordo Terruzzi: “Ben vengano le fideiussioni”, commenta, “ma a patto che non limitino l’accesso al mercato a chi ha meno capitali e che siano affiancate da controlli più pressanti”. ◆


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Energia

Bioetanolo, si lavora alla seconda generazione

di Liliana Bossi

Nel 2011 a Tortona arriverà il più importante impianto per produrre il carburante da coltivazioni non commestibili

L’

Italia è all’avanguardia nella produzione di biocarburanti a base di bioetanolo di seconda generazione. È attivo infatti il progetto pilota di uno stabilimento a Tortona per produrre bioetanolo da coltivazioni non commestibili. L’idea è di Chemex – società del Gruppo Mossi & Ghisolfi – che vuole fare del basso Piemonte un’area guida a livello europeo. Il Gruppo ha in progetto di realizzare entro il 2011 il più importante impianto al mondo di produzione di bioetanolo di seconda generazione in provincia di Vercelli. Una bioraffineria che avrà una capacità di 45.000 tonnellate/anno. Facciamo un passo indietro per vedere come si sia arrivati a questo. Oggi il mercato dell’energia da fonti bio copre solo il 10% del fabbisogno. I trasporti, responsabili del 25% delle immissioni di gas serra, dipendono per il 94% dal petrolio: la IEA (Agenzia internazionale dell’Energia) prevede che il 97% dei consumi petroliferi al 2030 sarà generato proprio dai trasporti e che il miglioramento dell’efficienza dei veicoli non compenserà gli effetti sull’ambiente, così come non potranno la diffusione di veicoli elettrici e plug-in hybrid. I biocarburanti (composti idrocarburici per autotrazione, prodotti da materie prime di origine vegetale o animale) sono pertanto

45mila

TONNELLATE Produzione annua della bioraffineria in arrivo a Vercelli

zione da una materia prima proveniente da colture non alimentari, adatte a terreni marginali o incoltivabili, che richiedono quantitativi molto limitati di acqua e fertilizzanti, e assorbono in vita più CO2 di quanta ne rilasciano. Come funziona? Quattro sono i passaggi: la destrutturazione delle fibre o pretrattamento (si sfibra a livello microscopico la biomassa separandola nelle componenti principali liberando la frazione di biomassa fermentabile). Poi c’è l’idrolisi (riduzione a zuccheri semplici dei polisaccaridi presenti nella biomassa), quindi la fermentazione (l’etanolo si ottiene a partire da zuccheri a 5 e a 6 atomi di carbonio grazie all’uso di microorganismi specifici). Infine, la separazione (purificazione dell’etanolo prodotto). Le biomasse utilizzate nell’impianto di Tortona sono per lo più canna comune, sorgo da fibra e paglia di grano: vengono pretrattate attraverso l’immissione di vapore acqueo e idrolizzate in zuccheri semplici fermentabili, con l’utilizzo di Germoglio di enzimi ad alta performance. granoturco da cui I risultati ottenuti dall’impianto pilota hanestrarre olio no convalidato i dati sperimentali, selezionato la biomassa con maggior resa e definito la l’unica soluzione con margini di successo. tecnologia di pretrattamento/idrolisi miglioNe esistono di due tipi: il biodiesel, misce- re per un’ottimale conversione biochimica in labile con il gasolio e producibile da oli di etanolo. E il resto dell’energia da fonti bio non scarto, grassi animali e oli vegetali (palma, fotovoltaiche in Italia? Non è messa molto girasole e colza) e il bioetanolo, prodotto da bene: l’unica che sembra avere successo fin materie prime vegetali e dagli anni 80 è quella a analogo alla benzina. C’è legna (termo camini e però un punto debole: stufe). Stime informali la produzione di bioeta- I biocarburanti sono della FIRE (Federazione nolo prevede l’uso come pertanto l’unica Italiana per l’uso materia prima di proRazionale dell’Energia) soluzione con margini dotti agricoli destinati dicono che le famiglie anche all’alimentazione di successo. italiane ne consumacome la canna da zucno annualmente circa chero e il mais, costosi e non sempre reperi- 6 megapet (milioni di tonnellate equivalenbili (in Italia, ad esempio vengono importati). ti a petrolio) per lo più auto approvvigionata. Da qui la risposta di Chemex che produce Sarà perché non devono pagare l’Iva all’acbioetanolo con tecniche di seconda genera- quisto? ◆


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Tekneco Numero 03 | 2011

Energia

Terreno geotermale a Leirhnjúkur, Islanda Foto: magic_bee,Flickr

Perché la geotermia può contribuire a superare il deficit energetico di Marco Vinci

Le principali applicazioni dell'energia ricavata dal suolo, a disposizione del mercato

22°C

2/3°C

16°C

L

a geotermia riguarda le energie termiche confinate nell’interno della crosta terreste, solitamente correlate a risalite profonde di fluidi e gas ad alte temperature, che possono raggiungere la superficie terrestre. Differentemente la geotermia a bassa entalpia riguarda una applicazione legata al naturale gradiente geotermico della crosta terreste che vede l’aumento della temperatura di 3°C per ogni 100 metri di profondità, indipendentemente da risalite di fluidi ad alte temperature. In entrambe i casi l’immagazzinamento di energia termica nel sottosuolo, costituisce una importante risorsa pulita, sia per la produzione di energia elettrica che per scopi a scala ridotta legati al riscaldamento urbano o al fabbisogno civile per il raffrescamento ed il riscaldamento delle abitazioni. È possibile sfruttare l’energia immagazzinata nel sottosuolo trasportandola in superficie. Questo semplice principio si applica seguendo due distinti criteri operativi definiti Open Loop (circuiti aperti) e Closed Loop (sonde geotermiche verticali o orizzontali). In entrambe i casi l’energia termica recu-

perata verrà “lavorata” da una pompa di calore geotermica che la invierà direttamente al circuito idraulico di emissione, assicurandone la produzione di acqua calda sanitaria, riscaldamento e raffrescamento. Nel caso di un Open Loop, il principio sfrutta la presenza nel sottosuolo di una falda sotterranea adeguatamente capacitativa dalla quale “estrarre” l’energia termica necessaria. Nei sistemi Closed Loop, in particolare per le sonde geotermiche, si sfrutta il fatto che la temperatura nel sottosuolo, già dopo quindici metri di profondità, si mantiene pressoché costante durante l’intero arco dell’anno. Principalmente un impianto geotermico è composto da due elementi: —— Uno scambiatore di calore —— Una pompa di calore Il primo elemento è quello che permette al calore di passare da uno stato di dispersione (terreno/o acquifero) ad uno stato più concentrato, e quindi utile, all’interno del nostro impianto di climatizzazione. La pompa di calore, è una macchina a ciclo frigorifero inverso (esattamente come il frigorifero ma funzionante al contrario)


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Energia

che, tramite la somministrazione di lavoro meccanico, porta il calore da una zona a temperatura più bassa ad una a temperatura più alta (contrariamente a quanto avverrebbe naturalmente in accordo con il secondo principio della termodinamica). Ogni tipo di scambiatore e quindi di sorgente di calore ha le proprie peculiarità. Nei sistemi Closed Loop, sonde geotermiche verticali in particolare, lo scambiatore ha bisogno di un’area limitata in superficie, ma al contempo richiede un elevato numero di metri lineari di contatto con il serbatoio costituito dal sottosuolo. Le sonde geotermiche orizzontali, la cui messa in opera è indubbiamente meno complessa, richiedono ampie superfici e solitamente sono fortemente condizionate dalle influenze stagionali dell’apporto solare, che ne condizionano la resa. Nei sistemi Open Loop, lo scambio ad acqua è teoricamente quello più efficiente in termini di prestazioni termonidamiche raggiungibili, tuttavia il suo utilizzo impatta con le normative sulla tutela del patrimonio acquifero, che ne limita l’applicabilità. Va sottolineato che in realtà è il principio di geoscambio ad avere il più ampio campo di diffusione. Per geoscambio si intende il semplice sfruttamento delle proprietà conduttive dei terreni, che scambiano calore con corpi freddi in essi immersi, in questo caso chiamati sonde geotermiche. Per il geoscambio non sono necessarie condizioni particolari o contesti geologici anomali, ma bensì situazioni ordinarie con o senza fluidi termovettori naturali nel sottosuolo. Non esistono quindi limitazioni geografiche in termini generali per l’applicazione del sistema. Esistono differentemente contesti locali per i quali la realizzazione di sonde geotermiche è da sconsigliare. In questo caso il problema principale è legato alla conoscenza del territorio sul quale l’opera andrebbe a gravare. Se pur idoneo il sito sotto gli aspetti tecnici, potrebbe ricadere all’interno di aree sottoposte a particolari prescrizioni legate alla salvaguardia delle risorse idriche sotterranee o soggette ad instabilità dei terreni, quali movimenti gravitativi lenti di superficie o profondi che potrebbero compromettere l’efficienza del campo sonde geotermiche. ♦

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Open Loop il principio sfrutta la presenza nel sottosuolo di una falda sotterranea adeguatamente capacitativa dalla quale “estrarre” l’energia termica necessaria

Closed Loop si sfrutta il fatto che la temperatura nel sottosuolo, già dopo quindici metri di profondità, si mantiene pressoché costante durante l’intero arco dell’anno


TEKNECO

AREA AZIENDE 3 | 2011 La sostenibilità raccontata attraverso progetti concreti. È lo spirito che ha portato alla nascita di questa sezione che offre una vetrina alle aziende e agli studi di progettazione interessati a presentare le proprie realizzazioni attraverso le schede tecniche, riguardanti le diverse fasi dei lavori, i materiali utilizzati, le collaborazioni. Una vetrina con garanzia di visibilità presso un pubblico di lettori ampio e selezionato per affinità di attività professionale e interessi.

Il materiale di questa sezione è fornito esclusivamente dalle aziende


Area aziende

Fotovoltaico a resa monitorata di Ing. Fabio Capezzuto Direttore Tecnico Geatecno

Impianto fotovoltaico 726 kWp, Rutigliano – Bari

L’azienda pugliese Geatecno è l’unica a monitorare costantemente il rendimento degli impianti fotovoltaici realizzati dalla propria control room ed a fornirli on line al cliente

Geatecno, società leader nel meridione per la to di allarme, invia un sms al responsabile di progettazione, realizzazione e manutenzione impianto ed al personale tecnico di Geatecno di impianti fotovoltaici grid connnected, ha per un immediato intervento. Un grande vantaggio, quindi, poiché conrealizzato un sofisticato ed innovativo sistema di monitoraggio e supervisione dei propri siderando che gli incentivi del conto energia sono direttamente legati alla produzione impianti. La sua utilità risiede nella possibilità di ac- di impianto, con tale sistema se ne riesce a quisire ed archiviare on line e in real time massimizzarne la resa. In termini economici tutti i parametri di funzionamento dell’im- questo vuol dire, in sostanza, garantire l’invepianto, calcolare in funzione dei dati istan- stimento effettuato, assicurandone il rientro tanei ambientali la potenza producibile, nei tempi previsti in fase di programmazione. Al fine di rendere user friendly la consulcomparare il dato teorico con quello reale misurato. L’hardware è realizzato su base plc tazione e l’immediata comprensione dei (programmable logic controller) per i me- dati di sistema anche ad utenti non esperti, dio-grandi impianti e su scheda elettronica Geatecno ha sviluppato un’interfaccia sofappositamente progettata e realizzata per tware di facilissima interpretazione, del tipo gli impianti più piccoli. In caso di qualsiasi web based, con comandi di interrogazione e finestre di visualizmalfunzionamento o anomalia il siste- Geatecno ha sviluppato un’interfaccia software zazione molto intuitive. L’archiviazione ma ne visualizza su di facilissima interpretazione, del tipo web dei parametri di fundisplay dedicato la based, con comandi di interrogazione e zionamento e quincausa, provvede alla finestre di visualizzazione molto intuitive di della “storia” di segnalazione visiva impianto avviene ed acustica dello sta-


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Telecontrollo su smartphone

in situ, presso il cliente, tramite un personal computer dedicato con funzione di data logger. Gli stessi dati sono trasmessi, poi, tramite linea GSM/UMTS riservata, al server aziendale di Geatecno ove vengono collezionati ed archiviati, realizzando, di fatto, un esatto clone del sistema presente presso il cliente. Ciò consente ai tecnici preposti di verificare in modo ancora più puntuale ed “esperto” che tutto stia funzionando in modo ottimale e, al contempo, di analizzare e confrontare le performance delle diverse tipologie di impianti realizzati individuando così i componenti più validi e le soluzioni più efficaci, nell’ottica di un continuo miglioramento progettuale. In ultimo, poi, per chi desidera conoscere lo stato del proprio impianto anche in mobilità, Geatecno ha recentemente sviluppato, per i più diffusi smartphone, applicazioni specifiche che consentono all’utente di connettersi al proprio sistema di monitoraggio ed accedere, in remoto, a tutte le funzioni fruibili in situ. ◆

Display di controllo impianto presso cliente


Case History www.baraclit.it Il sito ufficiale dell’azienda partner di Energy Resources in questo progetto

azienda

Energy Resources opera

SOLARLAB² Una ricerca scientifica a cielo aperto luogo

Bibbiena (Ar) data

Dicembre 2010 contatti

Energy Resources S.p.A. Via primo maggio 26 60131 Ancona tel 071.2137811 e-mail info@energyresources.it web www.energyresources.it

Nasce dalla partnership tra Energy Resources e Baraclit l’impianto da 2,5 MW realizzato a Bibbiena (Ar) che mette a confronto 50 diverse tipologie di installazioni. Cinquanta tipologie diverse di installazioni monitorate giorno per giorno per scoprire il fotovoltaico perfetto. Non è un semplice impianto ma un vero e proprio laboratorio scientifico SolarLAB², l’impianto realizzato a Bibbiena (Ar) da Energy Resources per lo stabilimento Baraclit. Il progetto nasce dalla collaborazione tra le due aziende, che hanno messo in sinergia le loro competenze (Energy Resources come system integrator nel settore delle energie rinnovabili e Baraclit come produttore di capannoni per uso industriale) con lo scopo di individuare per ogni tipologia di tetto e a seconda della diversa esposizione alla luce solare quale sia la migliore combinazione di tecnologie che massimizza le prestazioni dell’impianto, dal punto di vista della resa sia energetica sia economica. “SolarLAB² è una grande ricerca scientifica a cielo aperto – sottolinea Emanuele Mainardi, vicepresidente e responsabile Ricerca e Sviluppo di Energy Resources –; grazie ai dati raccolti riusciremo a definire l’impianto che si dimostra più efficiente a seconda delle caratteristiche del tetto, dando così al mondo dell’industria soluzioni

testate, certificate, massimizzate e di alto profilo estetico. Questo progetto rispecchia al massimo la filosofia di Energy Resources: portare avanti una ricerca continua delle soluzioni perfette per ogni specifica situazione, grazie alla padronanza di tutte le tecnologie esistenti sul mercato. Baraclit, con il suo spirito innovativo propenso alla sperimentazione, ci ha dato questa interessantissima opportunità, che fornirà dati inediti alla letteratura sulle energie rinnovabili”. SolarLAB² ha una potenza complessiva di 2,5

MW, occupa una superficie di 31.700 mq e utilizza oltre 11mila pannelli fotovoltaici. Vengono testate quattro differenti tipologie di montaggio per confrontare come cambiano le rese di un impianto al variare delle caratteristiche geometriche (ovvero con la differente inclinazione dei moduli e della forma del tetto) e della tecnologia dei moduli. Rispetto alle caratteristiche geometriche, sono presenti 4 tipologie di copertura: piana, a shed rettilineo, a shed curvilineo trasversale e a shed curvilineo sia trasversale


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400%

I pannelli usati

Crescita del fatturato dell’azienda rispetto al 2009

10%

Sun Power First Solar Q Cell, Pramac

90%

Canadian Solar

PROFILO DELL’AZIENDA

Energy Resources spa

Energy Resources spa è un’azienda leader nel panorama delle energie rinnovabili, orientata alla ricerca, alla progettazione e alla realizzazione di impianti fotovoltaici, geotermici ed eolici nel rispetto dell’ambiente. Nata nel 2006 ad Ancona dall’esperienza di professionisti operanti nel settore dal 1989, si distingue per l’impiego di nuove tecnologie e le importanti partnership internazionali. Alcuni numeri significativi: Energy Resources ha realizzato ad oggi oltre 400 impianti per 70 MWp di fotovoltaico e 7 MW di geotermico, pari ad una quantità stimata di 56.000 t di CO2 non immessa nell’atmosfera; si avvale di uno staff di professionisti che ha raggiunto le 130 unità; l’azienda ha chiuso il 2010 con 120 milioni di euro di fatturato, con una crescita pari al 400% rispetto al 2009.

che longitudinale. Per quanto riguarda i moduli, sono testate 7 differenti tecnologie: per il 90% sono stati utilizzati moduli Canadian Solar mono e policristallini, per il restante 10% sono state utilizzate tutte le altre tecnologie esistenti di fotovoltaico: moduli monocristallini ad alta efficienza Sun Power; moduli in film sottile First Solar (tecnologia CdTe), Q Cell (Q smart, tecnologia CIGS) e Pramac (silicio amorfo, silicio microamorfo). SolarLAB² testa anche la resa degli inverter, confrontando le performance di inver-

ter di stringa e inverter centralizzati (prodotti da SMA, Power One e Astrid). Complessivamente vengono misurati i rendimenti di oltre cinquanta combinazioni diverse di installazioni. Il monitoraggio quotidiano, per cui Energy Resources ha costituito la ER Service, è stato già avviato, con l’obiettivo di verificare i dati di lettura e misurare il comportamento dei moduli in Italia, considerato anche il fatto che i dati tuttora disponibili sono per la gran parte riferiti a performance testate in Germania.


Case History membrana fotovoltaica

completamente calpestabile e impermeabile

98,5 kW Potenza installata

azienda

Energia&Ambiente Nuova Pugliasfalti opere

Impianti fotovoltaici innovativi luoghi

Gioia Del Colle (Ba) / Bari data

Marzo 2011 / Ottobre 2010 contatti

Nuova Pugliasfalti –Energia & AmbienteGruppo Ranieri Via Vincenzo Sassanelli, 46/A Bari tel e fax: 080 5026746 / 080 5621737 e-mail: n.pugliasfalti@libero.it web: www.grupporanieri.it

Il sistema di copertura proposto da Nuova Pugliasfalti ed Energia&Ambiente del Gruppo Ranieri, così come  concepito, risolve contemporaneamente diversi problemi che la struttura di copertura, sia di edifici industriali che di condomini, potrebbe presentare nel corso della sua vita, quali: infiltrazioni di acqua, sbalzi termici o formazione di condensa negli ambienti sottostanti; e nel contempo offre tutti i vantaggi di un sistema fotovoltaico avanzato ed architettonicamente integrato Grazie all’utilizzo di un prodotto rivoluzionario e ad alcuni anni di ricerca ed applicazione, il Gruppo Ranieri è diventato un interlocutore unico per la realizzazione di impianti fotovolatici e impermeabili ecocompatibili e integrati architettonicamente. Completamente calpestabile, il sistema fotovoltaico e impermeabile di Energia&Ambiente utilizza un brevetto americano,una membrana in silicio amorfo, tripla giunzione in film sottile, in grado di produrre energia sia in condizioni di copertura piana o inclinata che a geometria variabile. Il sistema evita tutti i problemi dei pannelli solari sui tetti e cioè: —— effetto vela —— danni all’impermeabilizzazione, —— scarsa efficienza in caso di poco sole o eccessivo calore,

Opera 1 Impianto fotovoltaico stabilimento industriale TEKNOMIL srl

—— necessità di smaltimento dopo un certo numero di anni Ma soprattutto abbina in una sola guaina un impianto fotovoltaico ad un sistema di impermeabilizzazione innovativo,ottenendo un doppio vantaggio di copertura e di energia. Vantaggi di copertura dell’impianto fotovoltaico in film sottile di silicio amorfo tripla giunzione: —— basso peso del sistema completo —— nessuna esecuzione di fori sulla copertura del tetto per ancorare le strutture pedonabili —— assenza di vetro —— sicurezza: non è passibile di furto perché an-

corato al tetto in modo solidale —— ecologico: al termine del suo ciclo di vita non deve essere smaltito con aggravi di costi,ma può restare sul tetto ed essere ricoperto con nuovi strati impermeabilizzanti. Vantaggi dei moduli in film sottile: È un sistema integrato architettonicamente e riceve il massimo incentivo statale in Conto Energia. Le celle fotovoltaiche in silicio amorfo a film sottile tripla giunzione sfruttano appieno i mesi estivi e producono energia anche a limitata insolazione, irraggiamento riflesso e luce diffusa Non è necessario orientare a Sud e inclinare le cellule fotovoltaiche


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4 kW

Potenza installata

Opera 2 Impianto fotovoltaico nel condominio privato di via Imbriani a Bari

Opera 1 Tipologia e dimensioni: —— Impianto fotovoltaico in film sottile di silicio amorfo tripla giunzione —— 98,5 Kw di potenza installati —— 2.200 mq di copertura Elenco lavorazioni: —— Smontaggio e smaltimento della preesistente copertura in amianto (2.200 mq) —— Formazione di barriera al vapore —— Formazione di coibentazione termica in pannelli di polistirene espanso, spessore 5 cm. —— Formazione di impermeabilizzazione in membrana sintetica (lega di poliolefine), spessore mm 1,8 —— Formazione di impianto fotovoltaico integrato all’impermeabilizzazione, costituito da moduli fotovoltaici in film sottile (spessore 3 mm), aderenti integralmente al manto sottostante. Il sistema fotovoltaico presenta un

peso totale non superiore ai 5 kg/mq, non necessita di altre strutture per il corretto funzionamento, è integrato al manto di copertura, gode del massimo dell’incentivo statale in quanto considerato tecnologicamente evoluto, ha una producibilità media elevata anche in condizioni d’ombra e di cattiva esposizione, non ha bisogno di particolari inclinazioni per rendere al massimo ed è architettonicamente integrato al resto dell’edificio. Opera 2 Tipologia e dimensioni: —— Impianto fotovoltaico in film sottile di silicio amorfo tripla giunzione —— 4 Kw di potenza installati —— 150 mq di copertura Elenco lavorazioni: —— Rimozione manto esistente —— Opere murarie e di lattoneria

—— Formazione di coibentazione termica in pannelli di polistirene espanso, spessore 5 cm. —— Formazione di impermeabilizzazione in membrana sintetica (lega di poliolefine), spessore mm 1,8 —— Formazione di impianto fotovoltaico integrato all’impermeabilizzazione, costituito da moduli fotovoltaici in film sottile (spessore 3 mm), aderenti integralmente al manto sottostante. Il sistema fotovoltaico presenta un peso totale non superiore ai 5 kg/mq, non necessita di altre strutture per il corretto funzionamento, è integrato al manto di copertura, gode del massimo dell’incentivo statale in quanto considerato tecnologicamente evoluto, ha una producibilità media elevata anche in condizioni d’ombra e di cattiva esposizione, non ha bisogno di particolari inclinazioni per rendere al massimo ed è architettonicamente integrato al resto dell’edificio.


Case History

-37 dB Attenuazione del rumore da calpestio

Corte Dosso Poli Rendering del progetto dell’Arch. Livio Paiola

azienda

Eurotherm opera

Sistema radiante nell’ambito di recupero e riqualificazione di una antica corte rurale sorta tra i secoli XVII e XVIII nella campagna veronese per trasformarla in una struttura residenziale con tipologia a residence. luoghi

Povegliano Veronese (VR) data

Ottobre 2010 contatti

Eurotherm spa Pillhof 91 39057 Frangarto (BZ) tel e fax: 0471.635500 / 0471.635511 e-mail: mail@eurotherm.info web: www.eurotherm.info

Il cuore dell’europlus-silentium è il pannello isolante in polistirene espanso sinterizzato con grafite, materiale che garantisce elevatissime prestazioni termiche nel segno dell’efficienza energetica. Sue caratteristiche tecniche distintive sono una bassa conducibilità termica di 0,030 W/m∙K dichiarata secondo la UNI EN 13163 a partire da misure sperimentali condotte secondo UNI EN 12667, resistenza termica dichiarata pari a 0,80m2K/W secondo la EN 13163, e resistenza alla compressione di 140 kPa secondo la EN 826. Il pannello, di spessore 24+8 mm, è dotato inferiormente di una speciale guaina elastica, a base di fibre di gomma, che esalta la sua capacità di ridurre il rumore da calpestio. A conferma delle ottime prestazioni di acustica dell’europlussilentium, Eurotherm ha fatto eseguire dall’Università di Padova le prove di laboratorio sul sistema completo di tubazione e accessoristica, in modo da simulare il più fedelmente possibile il contesto reale. Il risultato delle prove, condotte secondo UNI EN ISO 140-6 su solaio in laterocemento, è stato eccezionale: un valore di abbattimento acustico

(ΔLw) pari a 37 decibel secondo UNI EN ISO 7172. Non solo, la prova in laboratorio ha anche permesso di fornire l‘indice di valutazione dell‘abbattimento del rumore al calpestio Ln,w del solaio completo di pavimento radiante galleggiante. Grazie a questi preziosi dati il progettista può fare affidamento su un sistema dalle prestazioni acustiche certe e determinate, che trovano concreto riscontro al momento del collaudo in opera. ECOAREA Vista la particolare collocazione ambientale dell’insediamento si è valutato attentamente il notevole impatto che avrebbero gli impianti tecnologici necessari alle nuove attività; pertanto è prevista la creazione di un’area denominata “ecoarea”. Qui troveranno spazio tutti gli impianti tecnologici, gli eventuali impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili (pannelli solari termici e fotovoltaici) e l’impianto di smaltimento delle acque reflue, con la possibilità di sostituire la tradizionale fossa imhoff e pozzi assorbenti con un impianto di fitodepurazione.


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www.tekneco.it/0309

i dati dell’opera Installatore F.lli Venturi S.n.c., Povegliano Veronese

(VR) — Progettista Studio Tecnico Ing. Paolo Morandini, Peschiera del Garda (VR) — Architetto Arch. Livio Paiola, Povegliano Veronese (VR)

Scheda tecnica

Il sistema europlus-silentium Isolante Poliestere espanso sinterizzato con grafite accoppiato a guaina in fibra di gomma Conducibilità termica dichiarata 0,030 W/mK Spessori 32 mm Acustica ΔLw 37dB Ln,w 55 dB Tubo 18x2 | 20x2 mm Interassi 7,5 | 10 | 15 | 20 cm

la realizzazione

Intervista all’Architetto Livio Paiola

L’intervento di recupero dell’antica corte si prefigge come primo obiettivo quello di ridare identità all’intero complesso, in un quadro più generale di salvaguardia e valorizzazione del territorio. Vista la particolare collocazione ambientale dell’insediamento si è valutato attentamente l‘impatto che avranno gli impianti tecnologici necessari alle nuove attività; inoltre l’ipotesi generale dell’intervento prevede la creazione di un ambiente che coniughi le normali attività dell’abitare con concetti di più ampio respiro, come il benessere psicofisico, la cura della persona ed il contatto con la natura. Per soddisfare queste condizioni abbiamo scelto il nuovo sistema di riscaldamento e raffrescamento a pavimento radiante europlus-silentium dell’azienda Eurotherm, ottimo per le elevate rese termiche e le eccezionali capacità di abbattimento dei rumori da calpestio. L’impianto è stato posato su solaio in legno, in parte recuperato da elementi preesistenti, secondo la volontà di conservare per quanto possibile le strutture originarie.

Corte Dosso Poli Posa del sistema europlus-silentium


Case History i dati dell’opera Architetto Arch. Giovanni Tosi e Arch. Mauro

Borzini – Borgomanero (NO) — Progettista Ing. Terenzio Franchini, Briga Novarese (NO)

azienda

Bioisotherm opera

Complesso Residenziale “LE ORTENSIE” luoghi

Borgomanero (NO) data

Dicembre 2010 contatti

Bioisotherm srl Viale della Repubblica, 8/c 35030 Selvazzano Dentro (PD) tel e fax: 049.8687216 / 049.8684624 e-mail: info@bioisotherm.it web: www.bioisotherm.it

L’area oggetto di intervento è situata nella zona sud del Comune di Borgomanero, in Provincia di Novara, in un’area pianeggiante ai piedi delle colline. Le colline fanno da corona al territorio pianeggiante attraversato dal torrente Agogna, il quale circoscrisse per diversi secoli il primo insediamento del Borgo, cinto da mura. Il lotto di intervento non appartiene a percorsi panoramici o ad ambiti di percezione visiva particolari; è compreso nel tessuto edificato che si è andato sviluppando in quella zona a partire dagli anni del dopoguerra, pertanto molti edifici che lo circoscrivono hanno caratteristiche tipologiche completamente diverse. È difficile pensare di evidenziare le relazioni funzionali con il terreno circostante o definire prospettive visive, oppure formulare dei legami simbolici tra gli elementi, in quanto tutto il territorio risulta compromesso da nuove costruzioni e le caratteristiche funzionali che hanno portato all’edificazione di quell’assetto planivolumetrico sono

state superate da nuove esigenze non più legate all’attività agricola, ma solo all’insediamento residenziale. Sul terreno pianeggiante e di forma regolare, che sviluppa una superficie di circa 3.450,00 mq, è prevista la realizzazione di cinque unità abitative, tre villette unifamiliare ed una villa bifamiliare. Il progetto architettonico a firma dell’Arch. Borzini Mauro e dell’Arch. Tosi Giovanni prevede che ogni unità abitativa sia composta da: zona cottura, soggiorno, doppi servizi, camera, porzione di sottotetto non abitabile, ampio porticato, box auto e locale tecnico, il tutto sviluppato su due livelli per una superficie di circa 300,00 mq di cui 160,00 destinati all’abitazione e 140,00 destinati agli spazi accessori alla residenza. Ogni villetta avrà a disposizione un’ampia area verde di circa 380,00 mq. Le scelte progettuali sono state dettate dalla specifiche esigenze del mercato immobiliare locale, dalla conformazione del terreno e dai


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www.tekneco.it/0310

committente e impresa esecutrice Novedil

Costruzioni S.p.a. - Via Costantino Porta, n. 17 – Novara (NO) - www.novedilcostruzioni.it

Certificata da CasaClima Bolzano CLASSE scheda tecnica

Argisol e Termosolaio

Argisol è un sistema di costruzione costituito da un programma completo di casseri isolanti a perdere con i quali si ottengono pareti portanti antisismiche in calcestruzzo, isolate internamente ed esternamente; finalizzate ad ottenere edifici in classe A nel rispetto dell’ambiente.

Complesso Le Ortensie Rendering del progetto

vincoli urbanistici dettati dalle normative di P.R.G.C. Dal punto di vista urbanistico l’intervento prevede la realizzazione di una strada veicolare di penetrazione all’area, partendo dalla via comunale di accesso al lotto. Le fondazioni verranno realizzate in C.A., mentre tutte le strutture orizzontali e verticali, comprese le murature perimetrali saranno realizzate con sistema Argisol e Termosolaio fornite dalla Bioisotherm, che permettono la certificazione delle costruzioni in classe energetica A. Anche le coperture saranno realizzate con pannelli-cassero isolanti Termosolaio. Il manto di copertura sarà realizzato in coppi di laterizio antichizzati, con canali di gronda, scossaline e pluviali in rame. I serramenti esterni saranno in legno con persiane di oscuramento. Le facciate saranno intonacate e rifinite con alcune parti rivestite con geopietra. Il riscaldamento sarà a pavimento.

Caratteristiche tecniche I pannelli cassero sono costituiti da un elemento in polistirene espanso che al suo interno ha due tralicci atti a garantire l’autoportanza del cassero durante il getto del cls, con al centro un incavo per la formazione dei travetti in c.a. strutturali. Il fondello dell’incavo è a spessore variabile ed evita il ponte termico. Caratteristiche prestazionali Spessore totale parete grezza: —— 30-35-40cm per pareti in c.a. da 16.5cm —— 35-40-45cm per pareti in c.a. da 21.5cm Proprietà termiche: U da 0,32 a 0,17 (W/mqK) a seconda dell’isolamento scelto: —— isolamento in eps interno da 6.2cm ed esterno variabile di 7.3-12.3-17.3cm per pareti in c.a. da 16.5cm e 21.5cm Isolamento acustico parete grezza esente di finiture: Rw=48 dB; con applicazione di un pannello fonoassorbente da un solo lato Rw=53dB. Proprietà igrometriche: Nessuna formazione di condensa alle condizioni +20°C/50% umidità relativa int.; -10°C/80% umidità relativa est.

A

Termosolaio è un pannello cassero per la formazione di solai in cemento armato da calpestio e di copertura con isolamento termico variabile. Caratteristiche tecniche Gli elementi del cassero sono in poliestere espanso ad alta densità, costituiti da due lastre isolanti (a spessore variabile) nelle quali sono ancorati dei lamierini zincati. Il riempimento in calcestruzzo e l’inserimento dell’armatura metallica completa il sistema, che garantisce strutture perfette sia sul piano tecnico sia per quanto riguarda il confort abitativo. Caratteristiche prestazionali Il materiale isolante impiegato (eps) garantisce un elevato isolamento termico costante nel tempo. —— spessore sottotravetto isolante: 4÷8 cm. —— larghezza totale del pannello: 60 cm. —— larghezza totale del travetto: 11 cm. —— valori di trasmittanza termica U possono variare aumentando lo spessore del sottotravetto isolante (0,35÷0,16 W/mq K).


Case History

Casa Mocciaro a Palermo

azienda

Naturalia-BAU opera

Isolamento di pareti e coperture nell’ambito di riqualificazione dell’immobile ad uso abitativo “Casa Mocciaro”. luoghi

Mondello (PA) data

Settembre 2010 contatti

Naturalia-BAU srl Via Carlo-Abarth, 20 39012 Merano (BZ) tel e fax: 0473.499050 / 0473.499060 e-mail: info@naturalia-bau.it web: www.naturalia-bau.it

La crescente attenzione ai temi del risparmio energetico, alla riduzione dell’impatto ambientale e all’ottimizzazione delle performance dell’edificio sono il filo conduttore della riqualificazione di Casa Mocciaro, un’abitazione monofamiliare con struttura tradizionale in muratura portante ubicata nella località balneare di Mondello, nelle immediate vicinanze della città di Palermo, in un delicato contesto paesaggistico vincolato dalla soprintendenza ai BB.CC.AA. L’intervento, inizialmente motivato dall’esigenza di provvedere al rifacimento totale di copertura, impianti e finiture dell’immobile nonché alla redistribuzione degli spazi interni, ha ben presto assunto i connotati di una integrale riqualificazione energetica dell’edificio. In fase di progetto, infatti, la committenza ha richiesto espressamente una serie di varianti all’originario piano di intervento volte a ottimizzare i consumi energetici dell’immobile, orientandosi in particolare verso l’adozione di prodotti naturali ed ecocompatibili. I progettisti – l’Arch. L. Cacciatore e l’Ing. G. Di Marzo dello studio tecnico associato AR/IN – hanno quindi elaborato di concerto con l’Arch. Anna Mocciaro, consulente per materiali e sistemi di isolamento, e l’impresa esecutrice, la Ditta Artigiana Edile Zito Maurizio, una strategia di intervento volta ad ottenere performance di efficienza energetica corrispondenti alla categoria A del sistema di classificazione CasaClima. Questo ambizioso obiettivo ha comportato

l’adozione di scelte impiantistiche e di isolamento che hanno coinvolto l’edificio nel suo intero complesso. Per quanto riguarda in particolare le opere di coibentazione e il rifacimento della copertura, la scelta dei progettisti è caduta sui materiali e i pacchetti tecnologici messi a punto da Naturalia – Bau per questa tipologia di interventi. A spiccare, all’interno delle soluzioni utilizzate, è uno dei sistemi di maggiore successo dell’azienda: il Tetto Master, copertura che riunisce in una sinergia efficace e altamente performante una serie di componenti destinati a realizzare un pacchetto opportunamente calibrato per offrire il meglio in termini di isolamento termico, isolamento acustico, traspirabilità, igroscopicità e durata della copertura. Una squadra affiatata, quella del Tetto Master, che vanta alcuni autentici fuoriclasse: come Pavatherm, il pannello isolante in fibra di legno svizzera che, grazie all’elevato potere di accumulo del calore unito a una minima conducibilità termica, garantisce un’eccellente protezione dal freddo invernale e dal caldo estivo, isolando efficacemente gli ambienti anche dal rumore, o Pavatex Natur Isolant, il pannello poroso prodotto in fibra di legno ad alta densità che, oltre a garantire le medesime performance isolanti di Pavatherm, conserva la propria elasticità anche quando sottoposto a forti pressioni e rende il pacchetto di isolamento calpestabile durante la posa. A proteggere da acqua e umidità Pavatherm e Natur Isolant, Naturalia-BAU offre


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www.tekneco.it/0311

La posa del Tetto Master a Casa Mocciaro

due guaine per eccellenza. Sul tavolato viene applicata la guaina igrovariabile e traspirante Intesana, che regola il passaggio del vapore acqueo garantendo il massimo del comfort abitativo. A proteggere l’isolante in fibre di legno pensa invece Stamisol Pack 500, una guaina traspirante, resistente alle intemperie e ai raggi UV, con garanzia pluriennale. Per garantire il massimo della sicurezza anche in situazioni di forti piogge o raffiche di vento Stamisol Pack 500 non viene, come molte altre guaine, incollata con un nastro ma incollata o saldata a caldo sui sormonti. Le eccellenti caratteristiche tecnologiche delle soluzioni Naturalia – Bau adottate per casa Mocciaro hanno trovato fedele riscontro nelle rilevazioni effettuate al termine dell’intervento. Per quanto riguarda, in particolare, le performance della copertura, Tetto Master ha consentito il raggiungimento di valori U inferiori a 0,38 W/(K•m²) dagli originari 1,80 W/ (K•m²), con uno sfasamento termico di ben 7 ore rispetto ai 30 minuti della vecchia copertura. Di assoluta eccellenza anche i valori evidenziati dalle pareti perimetrali in seguito al loro trattamento con i pannelli coibenti Pavatherm, con valori U scesi a 0,48 W/(K•m²) rispetto a 1,77 W/(K•m²) della vecchia struttura. Massima, dunque, la soddisfazione della committenza per i risultati dell’intervento, che ha comportato complessivamente tempi di esecuzione ridotti a soli cinque mesi.

scheda tecnica

Tetto master Stamisol Pack 500 telo sottomanto saldabile e traspirante Pavatex Natur Isolant pannello in fibre di legno resistente al calpestio, 19 mm Pavatherm pannello coibente svizzero in fibre di legno Proclima INTESANA freno al vapore a diffusione igrovariabile

Coibentazione

Trasmittanza termica

Sfasamento (calore)

Udyn= YIE

18 cm

0,20 W/m2K

10,2 h

0,07 W/m2K

20 cm

0,18 W/m2K

11,5 h

0,05 W/m2K

22 cm

0,16 W/m2K

12,8 h

0,04 W/m2K


Case History www.eliving.it L’ottimizzazione delle caratteristiche energetiche degli immobili grazie alla “progettazione responsabile” degli impianti

Particolare dell’impianto di riscaldamento e relativa termografia

azienda

E Living opera

Interventi di efficienza energetica in abitazione privata luogo

Conversano data

matiche ambientali e la sua attenzione verso soluzioni impiantistiche innovative. Lo studio tecnico Roscino è intervenuto nella progettazione di interventi per l’abbattimento delle dispersioni termiche, mentre E LIVING ha sviluppato le soluzioni impiantistiche ottimali per il riscaldamento degli ambienti, per la produzione di acqua calda sanitaria, per la produzione di energia elettrica e per l’illuminazione di un bagno cieco. Il tutto è stato concepito con l’intento di escludere il gas come vettore energetico negli impianti, così come richiesto dalla committenza.

Maggio — Novembre 2010 contatti

E Living S.r.l. Via Figuli, 50 70018 Rutigliano (BA) Prossima sede: zona PIP - Noicattaro (BA) e-mail: info@eliving.it web: www.eliving.it Tel./Fax: 080 4768096

L’intervento è stato realizzato su un rustico nell’agro di Conversano (BA) in collaborazione tra E LIVING e lo studio tecnico dell’architetto Luigi Roscino. Non sarebbe stato possibile senza una spiccata sensibilità del cliente verso le te-

Dopo i dovuti studi e approfondimenti tecnici sono stati realizzati i seguenti quattro interventi: —— Impianto di riscaldamento a pavimento mediante l’impiego della fibra di carbonio; —— Impianto solare termico; —— Impianto solare fotovoltaico; —— Impianto di illuminazione naturale del bagno. Riscaldamento con fibra di carbonio Il sistema di riscaldamento a pavimento con fibra di carbonio, prodotto da Thermal Technology e distribuito in Puglia da E LIVING, consiste in una rete scaldante alimentata elettricamente di spessore pari a 4 mm (i bassi spessori sono una delle caratteristiche di questo prodotto) posata sul massetto cementizio. Quest’ultimo, nel caso

specifico, ricopre un isolante termico dallo spessore di 1 cm per l’abbattimento delle dispersioni del calore verso il basso. La rete scaldante è stata dimensionata con una potenza nominale pari a 65 W/mq (la potenza può essere scelta in un intervallo compreso tra 25 e 100 W/mq) ed ha ricoperto una superficie netta complessiva di 123 mq. A completamento, è stato posato il parquet nella zona notte dell’immobile e il gres porcellanato nella zona giorno. Il sistema di riscaldamento del bagno prevede, oltre al sistema a pavimento, anche l’impiego di radiatori, sempre con tecnologia in fibra di carbonio, da utilizzare nella stagione primaverile e in quella autunnale. L’intero impianto di riscaldamento e tutti gli elettrodomestici sono gestiti da una centralina in grado di limitare l’assorbimento istantaneo di energia elettrica ad una soglia preimpostata dall’utente. Adeguandosi alla potenza istantanea disponibile, la centralina è in grado di ottimizzare l’assorbimento delle utenze secondo una priorità predefinita. La gestione “intelligente” dei carichi insieme alla ridotta inerzia termica del sistema di riscaldamento con fibra di carbonio, permettono di ridurre significativamente i consumi di energia elettrica poiché il funzionamento dell’impianto avviene in media per poche ore al giorno in tutto il periodo invernale.


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www.tekneco.it/0312

Pavimento

Rete riscaldante Massetto cementizio Pannello termoisolante

Solaio

Sottofondo di riempimento

Posa della rete in fibra di carbonio

1

Impianto solare termico La produzione di acqua calda per usi igienico-sanitari avviene mediante un tradizionale impianto solare termico a circolazione forzata da 200 litri. I due collettori solari piani, con trattamento selettivo al titanio, hanno una superficie captante complessiva di 4,20 mq e sono stati installati sul lastrico solare con un’inclinazione di 35° rispetto al piano orizzontale. Allo stesso tempo è stato allocato nel vano tecnico un bollitore verticale con coibentazione in poliuretano espanso da 50 mm. Il bollitore è dotato di resistenza elettrica da 2 kW come eventuale fonte suppletiva di calore per il periodo invernale. Impianto solare fotovoltaico II fabbisogno di energia elettrica dell’intero immobile è soddisfatto da un impianto fotovol-

Dettagli dell’impianto solare termico

2

Simulazione dei consumi di un generico impianto di riscaldamento con fibra di carbonio Superficie riscaldata:

100 m2

Classe energetica edificio

B

Potenza installata

50 W/m2

Potenza con riscaldamento 5000 W

Impianto fotovoltaico da 4,2 kW

3

Ore di accensione

5 h/gg

Giorni di accensione:

120 gg/anno

Ore di accensione annue

600 gg/anno

Consumi energetici

3.000 KWh/anno

Costi energetici

0,20 €/kWh

Costi energetici annui

600 € /anno

I consumi di questo generico sistema di riscaldamento possono essere soddisfatti da un impianto fotovoltaico da 2 kW


Case History www.eliving.it L’innovazione al servizio dell’ambiente, la serietà e la professionalità al servizio del cliente

15 m2

Lo spazio illuminabile con un lucernario avente 25 cm di diametro

Captatore (esterno) e diffusore (interno) del lucernario tubolare Solarspot

4

taico di potenza nominale complessiva pari a 4,20 kW composto da 20 moduli Sunpower installati con orientamento a sud e inclinazione di 30° rispetto al piano orizzontale. L’impianto gode di una tariffa incentivante pari a 0,403 €/ kWh e produce circa 6.000 kWh/anno. L’energia prodotta è sufficiente a coprire interamente il fabbisogno energetico dell’edificio e consente di azzerare i costi di gestione di tutte le utenze alimentate elettricamente. Illuminazione naturale Nel caso in esame, un lucernario dal diametro pari a 250 mm è stato installato a servizio di un bagno cieco di 3,40 mq situato al piano rialzato. Per evitare l’ombreggiamento generato dai pannelli fotovoltaici sul captatore, il lucernario è stato realizzato con l’attraversamento del solaio e l’innalzamento di un metro oltre il piano di calpestio. È opportuno precisare che lo stesso sistema è in grado di illuminare ambienti con superfici fino a 15 mq alle latitudini del Sud Italia.

profilo aziendale

E Living E LIVING è un’impresa che realizza impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili e interventi di efficienza energetica e, più in generale, promuove la diffusione di soluzioni eco-sostenibili in edilizia secondo la vision “L’innovazione al servizio dell’uomo e dell’ambiente, la serietà e la professionalità al servizio del cliente”. E LIVING opera con la convinzione che per ottenere un edificio dal comfort ottimale, la fase di costruzione o di ristrutturazione debba essere necessariamente anticipata da una “progettazione responsabile” con la quale ottimizzare le caratteristiche dell’involucro e concepire le opportune soluzioni impiantistiche. E LIVING sviluppa soluzioni impiantistiche personalizzate considerando lo stile di vita degli occupanti dell’immobile al fine di raggiungere il comfort desiderato con consumi energetici razionali ed economicamente sostenibili. E LIVING, inoltre, seleziona i prodotti migliori e più innovativi che consentono di soddisfare le esigenze del cliente. Per quanto riguarda la produzione di energia da fonti rinnovabili E LIVING progetta e realizza impianti solari fotovoltaici, termici e termodinamici. Gli impianti sola-

ri fotovoltaici e termici sono ormai noti e diffusi sull’intero territorio nazionale. I sistemi solari termodinamici, invece, sono meno noti e richiedono una breve presentazione. Sono distribuiti in Puglia da E LIVING per la spagnola Solar PST e consentono di produrre acqua calda a temperatura costante (50-55 °C) in tutte le stagioni e in tutto l’arco temporale della giornata attraverso l’impiego di una tecnologia che sfrutta il ciclo inverso di Carnot. Gli impianti solari termodinamici possono essere adoperati sia per la produzione di acqua calda sanitaria che per il riscaldamento di ambienti con sistemi a bassa temperatura. Per quanto concerne gli interventi di efficienza energetica, E LIVING è all’avanguardia nel promuovere interventi d’illuminazione naturale, illuminazione LED e riscaldamento ambienti mediante l’impiego di fibre di carbonio. Per l’illuminazione naturale E LIVING propone i lucernari tubolari Solarspot di cui è distributore ufficiale in Puglia. Tali lucernari sono prodotti in diversi diametri (250, 375, 530, 650 e 900 mm) e possono essere installati in contesti civili ed industriali anche seguendo percorsi lunghi e tortuosi sino a 25 metri. Possono essere dotati di componenti aggiuntivi come il “kit

fan” per consentire l’areazione nell’ambiente illuminato e come il dimmer per consentire la regolazione dell’intensità luminosa. Per l’illuminazione con LED di potenza E LIVING sviluppa soluzioni sia per esterni che per interni proponendo prodotti con i quali è possibile scegliere il fascio di apertura della luce e i suoi gradi Kelvin. Sempre per quanto concerne l’illuminazione LED è possibile dotare gli ambienti anche di sensori di presenza e di dispositivi per la dimmerizzazione. Il riscaldamento degli ambienti proposto da E LIVING prevede l’impiego di reti o materassini scaldanti in fibra di carbonio alimentati elettricamente a 220 V. Questi sistemi di riscaldamento prodotti da Thermal Technology sono molto versatili perché utilizzabili per applicazioni a pavimento, a parete, a soffitto, ma anche mediante radiatori o elementi progettati e realizzati su misura. Per consentire la valutazione della fattibilità tecnica ed economica delle soluzioni proposte, E LIVING organizza presso la propria struttura numerosi incontri rivolti ai clienti, ai tecnici e agli impiantisti quali potranno toccare con mano le tecnologie proposte presso la nuova sede in allestimento.


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36 www.tekneco.it/0313

Bioedilizia

Le vie maestre del costruire sostenibile Cominciano a delinearsi i fenomeni dominanti, in un settore ancora molto giovane

di Luigi Dell’Olio

L

e tecniche e i materiali da costruzione meno impattanti sull’ambiente; le tecnologie per ottimizzare i consumi; le soluzioni per ridurre al minimo le dispersioni di calore. La competizione caratterizza tutti gli ambiti di sviluppo della bioedilizia: il mercato è ancora troppo giovane per designare i vincitori, ma qualche linea di tendenza comincia a delinearsi. Il modello olistico

Innanzitutto c’è l’approccio di fondo alla costruzione. “Per fare davvero bioedilizia occorre considerare il fabbricato come un unicum architettonico, non più suddiviso in sottosistemi chiusi”, spiega Carmine Prinzo, responsabile area tecnica de La Ducale, società di sviluppo immobiliare del gruppo Tecnocasa. “Questo comporta un modo di costruire che consideri la compartecipazione e l’interazione di tutti gli aspetti che compongono sia l’edificio stesso, sia gli impianti”. Prinzo fa qualche esempio per rendere più chiaro il concetto che si fa affermando nel mercato di una bioedilizia “olistica”: “L’uso delle risorse naturali nella climatizzazione di un ambiente è un tema che non coinvolge solo impianti di ultima generazione che sfruttano fonti energetiche rinnovabili, ma si concretizza anche tramite una serie di accorgimenti costruttivi come la corretta esposizione solare, lo sfruttamento di correnti d’aria che permettono un naturale raffrescamento estivo e l’uso attento della luce naturale: tutti fattori che concorrono alla riduzione dei consumi e all’incremento del comfort abitativo”.

Tra i materiali domina il legno

Sul fronte dei materiali, a dominare la scena finora è stato il legno, grazie alla combinazione tra la sua diffusa disponibilità in natura (che lo rende una fonte di produzione rinnovabile, sempre a patto che il prelievo sia compatibile con la capacità di autorigenerazione del bosco), e alle caratteristiche intrinseche, considerato che è l’unico materiale da costru- mente utilizzati nell’edilizia possono essere zione che respira, garantisce assenza di ponti considerati sostenibili se rispettano detertermici e rischi di condensa. Negli Stati Uniti minati parametri –penso ad esempio alla calla tipologia che si sta affermando maggior- ce-, così come il legno non lo è se ad esempio mente è il bambù, che ha costi di produzione viene verniciato”. Considerazioni che hanno contenuti, è leggero, ha un’elevata resistenza spinto il Metadistretto a mettere a punto un disciplinare per identificare (è più duro del 30% rispetto alla ciò che davvero può definirsi soquercia, anche perché la sua col- Rispetto a un stenibile in ambito edilizio, attivazione non richiede l’impiego sistema tradizionale, tribuendo particolari coefficienti di concimi e agenti parassitari) costruire in classe B e possiede proprietà antibatteri- comporta un costo di ai prodotti, così come alle modacostruzione superiore che. Oltre al fatto che si rigenera di circa il 12%, mentre lità di lavorazione, alla quantità primaria di energia impiegata e rapidamente (fino a 60 centime- per una classe A all’attitudine al recupero e al ritri al giorno). Tuttavia, proprio la la maggiorazione ciclo”. Secondo Tormena, l’ambito crescente domanda proveniente è intorno al 18%. dei materiali vedrà uno sviluppo dall’Occidente ha fatto crescere negli ultimi anni il costo della materia prima, parallelo di diverse soluzioni, “con la prevaproveniente in gran parte dalla Cina. Inoltre, lenza di alcune sulle altre dovuto anche alle l’importazione cozza con il principio del peculiarità delle singole aree”. “chilometro zero” (o quanto meno del “corto raggio”) che dovrebbe contraddistinguere la Dispositivi intelligenti per regolare bioedilizia. i consumi domestici Per Angelisa Tormena, coordinatrice del Della domotica si parla da anni: le novità riMetadistretto veneto della Bioedilizia, in que- spetto al passato sono date dalla maggiore sto campo non sarà possibile definire un vin- precisione nella misurazione dei risparmi citore rispetto agli altri: “Il fatto che il legno ottenuti in bolletta e dalla sua integrazione sia oggi ampiamente utilizzato nella bioedili- con la bioedilizia. “La massima resa si ottiezia non preclude lo sviluppo di altri materiali. ne con sistemi progettati in fase di progettaAnzi, si può dire che molti di quelli comune- zione, ottimizzando quindi l’installazione in


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Tekneco Numero 03 | 2011

-30%

Risultato con un sistema centralizzato e modulabile

pio modulando in maniera differente le temperature delle diverse stanze, in funzione del grado di irraggiamento naturale e integrandolo con l’eventuale presenza di un impianto fotovoltaico o solare termico”. Il risultato ottenibile da un sistema centralizzato e modulabile è stimabile in un -30% di costo in bolletta, a fronte di una spesa difficilmente stimabile per schemi precostituiti: “Il consiglio è di richiedere un sopralluogo da parte di un installatore”, suggerisce Zanzi, “con il quale effettuare un’analisti di costi e benefici in virtù dell’esperienza pregressa”.

Il gel isolante “spaziale” Isolamento termico di parete perimetrale con Aerogels Spaceloft 9251

Blocco forati Tassello di fissaggio Strato di malta adesiva Spaceloft 9251 - 9 mm

Il gel che garantisce isolamento termico

base alle caratteristiche dell’immobile in toto e dei singoli ambienti in particolare”, spiega Davide Zanzi, responsabile marketing operativo domotica di Bticino, “ma i progressi in questo campo consentono di ottenere risparmi consistenti anche sul costruito, ad esem-

Come detto, un approccio globale al tema della bioedilizia non può prescindere da una razionalizzazione dei consumi, con il duplice obiettivo di ridurre l’impatto sull’ambiente e alleggerire il conto in bolletta. A cominciare dall’isolamento termico: il nodo fondamentale sono le dispersioni che gli edifici tradizionali hanno tra pareti, infissi, pavimento e tetto. “Buona parte delle ultime innovazioni su questo fronte arriva da materiali ideati per la ricerca spaziale e poi adattati all’edilizia”, spiega Patricia Ferro, responsabile formazione del Kyoto Club, che cita l’esempio dell’aerogel, utilizzato nelle navicelle spaziali per isolare: “Si tratta di un materiale con una conducibilità termica molto contenuta (0,014, il 33% in meno del miglior poliuretano), grazie alla presenza di microsfere che imbrigliano l’aria”, aggiun-

Schema del dispositivo domotico BTicino Centralino elettrico Contatore elettrico Centralino controllo carichi

BUS SCS

Presa non controllata

Attuatori da incasso

230 Vac

Rete di rinforzo Intonaco

Spessore 18 cm

ge l’esperta. “Questo consente di ottenere un adeguato isolamento dell’edificio utilizzando meno materiale e pertanto risparmiando anche in termini di trasporto, un fattore che ha un peso rilevante nell’impatto ambientale durante la costruzione”. Finora la diffusione dell’aerogel è stata frenata dal costo di questo materiale, che negli ultimi tempi si è ridotto, anche se il suo impiego resta limitato in attesa di una diffusione su larga scala che contribuisca ad abbattere il prezzo. “L’utilizzo di un materiale cosi performante si giustifica soprattutto in occasione di ristrutturazioni di un certo rilievo, come edifici storici, dove la presenza di modanature o lavorazioni in facciata in bassorilievo non permettono di applicare un sistema a cappotto”. “In questi casi, il solo rifacimento dell’intonaco esterno, interponendo prima uno strato di aerogel, potrebbe sicuramente ridurre il fabbisogno di energia per la climatizzazione”, aggiunge Ferro. “Inoltre, lo stesso materiale utilizzato anche come un sistema a cappotto interno assicura buoni livelli d’isolamento termico con piccoli spessori, senza dover diminuire la superficie calpestabile dell’immobile”.

230 Vac Nota: all’interno del centralino elettrico è posizionata la centrale gestione controllo carichi

Carico non controllato

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CARICHI CONTROLLATI priorità 1

priorità 2

priorità 3


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Bioedilizia

www.etrma.org European Tyre & Rubber Manufacturer Association raccoglie statistiche sulla produzione e il riutilizzo di pneumatici

L’ARTE DEL RIUTILIZZO di Luca Dello Iacovo

Riciclare al meglio: l’acquapiovana, gli pneumatici, il vetro. I casi di eccellenza della bioedilizia sbarcano anche in Italia

G

estire una rete antincendio e l’irrigazione delle aree verdi senza sprecare acqua, ma attraverso la pioggia raccolta e accumulata durante l’anno. È il progetto in funzione all’Ipermercato Malatesta di Rimini: porterà a un risparmio previsto nei consumo idrici di circa 1300 metri cubi all’anno. Le precipitazioni meteorologiche cadute sul tetto vengono inviate a un tappeto erboso o, se arrivano nel parcheggio, in una cisterna per la distribuzione attraverso la rete antincendio. L’attenzione per l’acqua è affiancata

da misure per l’efficienza energetica (lampa- costruito con ghiaie e sabbie fini (“rain garde fluorescenti con reattore elettronico), un den”) riveste i 1800 metri quadrati del tetto: raccoglie la pioggia, filtra le poltetto verde e l’uso di energie rinveri e abilita il riuso nei servizi novabili (un generatore eolico da L’Italia è tra i primi igienici. I 4000 metri quadrati di 1,5 kW e un impianto fotovoltaico produttori europei parcheggio, invece, alimentano da 50 Kw). Ma in Emilia Romagna di pallet con due un “sistema di ritenzione vegenon sono poche le aziende che milioni di tonnellate annue ma nella tato” su ghiaie più grandi: è una hanno previsto il riutilizzo del- catena commerciale sorta di barriera verde per la dele piogge, incentivate anche dal esiste un anello purazione e la dispersione natu“Regolamento edilizio tipo” re- debole rale nel sottosuolo. gionale che prevede sconti sugli Il riutilizzo di una risorsa preoneri concessori per l’introduzione di requisiti tecnici volontari, come “siste- ziosa e scarsa come l’acqua è una frontiera mi di captazione, filtro e accumulo delle ac- in Italia, ma non in Europa (soprattutto in Germania) e negli Stati Uniti. que meteoriche”. Kerakoll, per esempio, è un gruppo italiano specializzato nella produzione di malte e col- Pneumatici lanti, impegnato da tempo nello sviluppo di Nella bioedilizia si fa sempre più strada l’atapplicazioni in bioedilizia: per il Technology tenzione per il riciclo. Center di Sassuolo ha progettato un sistema A partire dall’impiego di materiali ricavadi recupero delle precipitazioni con due dif- ti dagli scarti di pneumatici, vetro e legno. ferenti tecnologie. Un giardino della pioggia Che alimentano un’economia verde legata ai


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10mila

TONNELLATE Il pfu destinato ogni anno all’edilizia

edilizia ecologica

Il prefabbricato verde

A puntare sull’edilizia ecologica con standard di efficienza elevati è anche Clayton House, un gruppo controllato dalla Berkshire Hathaway del miliardario Warren Buffet, l’oracolo di Omaha. L’azienda è operativa negli Stati Uniti e ha lanciato la e-house, un edificio modulare verde: un primo progetto del prefabbricato può essere disegnato anche attraverso il sito web, passo dopo passo, fino a ottenere un preventivo. Ma la spesa non è irrisoria: in media è di circa 75mila dollari. Dalla California arriva inoltre Living Homes: costruisce edifici con certificazione Leed in cinque mesi. Hanno sistemi fotovoltaici, riscaldamento con pannelli solari, tecnologie per la gestione intelligente dell’abitazione. E di recente è sbarcata in Canada

Rendering Il giardino del Kerakoll Green Lab

distretti industriali, dove i rifiuti di un processo lavorativo non inquinano, ma diventa una risorsa per altri prodotti. Le vecchie gomme di automobili e autotreni, per esempio, vengono frantumate in granuli. E inizia il riciclo dei pneumatici fuori uso (pfu). “In Italia le principali applicazioni sono i tappetini anticalpestio, prodotti da aziende locali come Isolgomma e Etalia, e i pannelli misti con fibre sintetiche: hanno proprietà acustiche e termiche”, sottolinea Daniele Fornai, responsabile sviluppo impieghi e normative di Ecopneus, la società consortile dei produttori di pneumatici per il rintracciamento, la raccolta, il trattamento e la destinazione finale dei pfu. Inoltre sul mercato sono disponibili piastrelle antitrauma, ma vengono fabbricate anche con l’impiego di resine poliuretaniche (applicate, ad esempio, per la colorazione). Hanno diffusione, invece, soprattutto nel Nord Europa, Spagna, Portogallo e negli

Kerakoll Green Lab Un centro con tecnologie all’avanguardia per il recupero delle acque piovane


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Bioedilizia

Stati Uniti le pavimentazioni con conglomerati bituminosi (simili ai materiali utilizzati per asfaltare le strade). E sono in fase di sviluppo nei laboratori i conglomerati cementizi alleggeriti. Stime informali valutano in 8-10mila le tonnellate di pfu destinate ogni anno all’edilizia: raggiungono le 16mila se si considerano anche le pavimentazioni antitrauma, installate per esempio in palestre e Ogni anno 350mila tonnellate di centri commerciali. pneumatici sono Eppure, ogni anno dismesse in Italia: 350mila tonnellate un quarto degli scarti di pneumatici sono scompare senza dismesse in Italia: lasciare traccia. un quarto degli scarti scompare senza lasciare traccia. L’ipotesi più probabile è che vengano bruciati (liberando in questo modo idrocarburi aromatici, composti solforati, monossido di carbonio e ossidi di azoto) per evitare di smaltirli nelle discariche autorizzate. Oppure, vengono inviati illegalmente all’estero.

bio Primo Barzoni, 56 anni, è presidente e amministratore delegato di Palm, l’azienda di famiglia, fondata a Viadana, nel mantovano

Bottiglie destinate al riciclo

il progetto

La smart house senza cappotto

Vetro

Ma altri materiali derivanti da scarti contribuiscono alla bioedilizia. Il vetro riciclato e i suoi residui di lavorazione diventano, per esempio, vetro espanso: è un isolante termico affidabile, duraturo, non inquinante e conserva nel tempo le sue qualità. Prefedil è un’azienda viterbese: ha progettato un sistema portante costruito attraverso la vibrocompressione di un calcestruzzo formato da palline di vetro espanso e cemento che per il montaggio non richiede malte da produrre sul posto, ma attrezzature traVecopor Sistema portante in vetro espanso

lo debole: la metà dei bancali non viene restituita, con rischi per la salute: i supporti utilizzati per i trasporti di sostanze chimiche potrebbero essere riutilizzati altrove, anche per gli alimenti. Il riciclo, invece, chiude la filiera attraverso la tracciabilità dei materiali. ◆

sportabili in modo semplice: chiodi, martello e collanti poliuretanici. Al pallet di legno, invece, deve il suo successo Primo Barzoni, amministratore delegato di Palm, un gruppo mantovano: produce bancali, mobili e stand per le esposizioni a partire da una filiera ecologica e certificata che utilizza anche boschi locali (per esempio, il faggio). L’Italia è tra i primi produttori europei di pallet con due milioni di tonnellate annue, ma nella catena commerciale esiste un anel-

Edilizia sostenibile sviluppata in collaborazione con il Dipartimento di Energetica dell'Università di Firenze: Smarthouse di Mabo Group è un'abitazione all'avanguardia nel risparmio energetico e nella sostenibilità dei materiali. A partire dalle prestazioni dell’involucro edilizio in inverno e in estate. “Aver progettato un sistema di parete a taglio termico permette di semplificare il sistema di costruzione evitando la realizzazione di un cappotto isolante all’esterno che potrebbe creare problemi se mal eseguito”, dice Andrea Giannotti, direttore Smarthouse. La casa ecologica utilizza pannelli solari per il riscaldamento dell'acqua, moduli fotovoltaici per l'elettricità (consentendo di accedere agli incentivi statali ventennali), con un fabbisogno medio di soli 27 Kwh/mq anno e in due mesi è pronta. Sottolinea Giannotti: “Questo nuovo modo di guardare all’edilizia, oltre a una drastica riduzione delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera, consente un risparmio sulle bollette del 70% rispetto alle case costruite cinque anni fa”. La scommessa è di ritagliare un posto rilevante nel mercato edile e, in particolar modo, nel social housing. Inoltre, Mabo Group ha donato a uno dei Comuni più colpiti dal terremoto in Abruzzo, San Demetrio ne' Vestini, una Smartschool con le caratteristiche energetiche della Smarthouse, ultimata in meno di cento giorni. E ha presentato altri progetti per piccoli insediamenti residenziali nella regione devastata dal sisma quasi tre anni fa


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Bioedilizia

IL LEGNO GUIDERÀ LA RIVOLUZIONE DELLA BIOEDILIZIA

Jari Kurittu — Flickr

BREVI DAL WEB

A Klimahouse trionfa la materia principe della bioedilizia. Dalle case prefabbricate agli impianti che producono energia rinnovabile, nuove soluzioni basate sul legno. Prosegui la lettura www.tekneco.it/0316

Una selezione delle notizie più lette su Tekneco.it nelle ultime settimane

SVOLTA GREEN NEL GOLFO di Luigi dell’Olio

L’area con maggiori riserve di greggio al mondo si appresta alla stagione post-petrolifera investendo in maniera massiccia sulle costruzioni che coniuga-

no bassi consumi e produzione di energia da fonti rinnovabili. Anche grazie ai generosi incentivi pubblici messi a punto nei mesi scorsi dai governi dell’area. I paesi più attivi sul fronte delle energie pulite sono Arabia Saudita e Abu Dhabi. Prosegui la lettura www.tekneco.it/0315

— FINANZIAMENTI COME SCEGLIERE Una guida per districarsi tra mutui e prestiti offerti da banche e finanziare a chi intende realizzare lavori “verdi” per la casa. LEGGI DI PIÙ QUI: www.tekneco.it/0317

italia

Pochi edifici sostenibili Gli edifici italiani sono generalmente inefficienti dal punto di vista energetico. Secondo uno studio realizzato da Legambiente, solo l’11% del costruito nel solo nostro paese risponde ai canoni moderni di sostenibilità. Quasi tutti si trovano nella provincia di Bolzano, mentre la situazione tende a peggiorare man mano che si scende verso Sud.

11%

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Universal Pops — Flickr

IBM SI FORTIFICA

Mi Shpo — Flickr

Con l’acquisto di Tririga si rafforza nei software per il green building LEGGI DI PIÙ QUI: www.tekneco.it/0319

Redazione web

Sofie, l’edificio in legno che resiste ai terremoti Al Cnr-Ivalsa di Trento lavorano da tempo sul progetto Sofie, vale a dire un insieme di edifici in grado di resistere anche ai terremoti di maggiore intensità. Nei mesi scorsi è stato completato un edificio di sei piani, realizzato completamente con legno

del Trentino, che in una prova di laboratorio in Giappone ha mostrato una straordinaria resistenza di fronte a sollecitazioni di elevata intensità. Attualmente, i tecnici del Consiglio Nazionale delle Ricerche stanno lavorando con la Provincia di Trento e quella del Quebec a un edificio con caratteristiche simili, ma un piano in più, per un totale 23,5 metri di altezza. Prosegui la lettura www.tekneco.it/0320


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Architettura

RINVERDIRE IL NERO DELLA TERRA di Fabio Fornasari

Rendere più sostenibile l’asfalto, grazie non solo a nuovi materiali ma anche a una svolta del nostro modo di concepirlo. Ecco i filoni della ricerca

di mantenere il nostro stile di vita urbano. Dopotutto cambiare la superficie del pianeta significa addomesticarlo. In una bella mostra sul tema dell’asfalto montata alla Triennale di Milano nel 2003, Mirko Zardini ci mostra quanto immaginario è cresciuto intorno a questa materia, riletta come la nuova crosta del pianeta determinante nel definire il “carattere della città”. Crosta dal quale liberarsi e da “smontare” laddove non serve più. E’ ianeta azzurro o verde che sia il caso di Richard Register che già nel 2003 la nostra terra se la si osserva compie azioni di recupero di suolo attraverso dall’alto ha un colore che tende la demolizione dell’asfalto. E questo carattere urbano, cittadino è lo al nero, al grigio scuro. E’ l’asfalto, la parte dimenticata, rimossa stesso che dai primi del secolo 900 comincia dell’architettura, del suo progetto che ha una a colonizzare le campagne per cominciare ad sua storia, un suo immaginario e anche un uniformare gli stili di vita. Il principale motivo di questo non è di nasuo linguaggio. Ha anche un orizzonte di ricerca molto evoluto nonostante i suoi risul- tura intrinseca alla qualità del prodotto ma tati non godano di una grande visibilità. Le è dovuto a questioni economiche e sociali. ricerche formali sono evidenti proprio nella Prima negli stati uniti poi da noi in Europa, la borghesia cittadina esce dai visione zenitale del satellite. centri urbani per andare ad abiFisicamente rappresenta, ren- È l’asfalto, la parte tare i territori limitrofi. Questa dendola fisica, la nuova strati- dimenticata, rimossa nuova mobilità richiede che grafia del pianeta: dopo il suo- dell’architettura, del vengano costruite nuove stralo e il sottosuolo ha introdotto suo progetto che ha una sua storia, un suo de e che siano più capienti. Il il tema della superficie d’usu- immaginario e anche un modello che si definisce negli ra, della pavimentazione intesa suo linguaggio Stati Uniti diventerà modello come raccordo elastico e di tutper il pianeta. Dopotutto l’asfalti i contenuti di comunicazione che vi si appoggiano sopra: segnaletiche oriz- to è apparentemente privo di una storia e apparentemente privo di una origine geografizontali, verticali. È anche una stratigrafia che ci allontana ca. Nella realtà la parte inerte degli asfalti, il sempre di più dalla terra intesa come mate- pietrisco, non è altro che roccia. E il bitume ria, come sostanza dal quale si viene e si tor- ha origine fossile. nerà. Simbolicamente un allontanamento dalla nostra natura. La natura del nero Il corpo del pianeta è cambiato come è cam- Risultato di questa globalizzazione dello stile biato il nostro corpo, come sono cambiate le di vita è la seguente domanda: quanti sono i nostre teste. L’asfalto non è semplicemente metri quadrati di asfalto che ricoprono il piauna materia ma un qualcosa che ci permet- neta? Il numero preciso non sono riuscito a te di abitare il nostro ambiente, una “cosa” trovarlo ma certo è che nei soli Stati Uniti che nella sua forma “strada” ci permette si parla di 7 milioni di chilometri di strade

P

Segnaletica orizzontale su asfalto Credit: Slafko — SXC

asfaltate e di più di 16 milioni di aree destinate a parcheggio. Per fare un paragone gli ettari destinati a grano da parte degli agricoltori americani verso la metà del primo decennio erano ventuno. Quella dell’asfalto è la pelle più coriacea, più dura tra le tante che abbiamo posto tra noi e il nostro ambiente di origine. Dopotutto ha una origine molto più naturale di quello che si pensa. Cave di bitume, fontanili di bitume li si conoscono da tempo e già da secoli l’olio grasso veniva usato per impermeabilizzare imbarcazioni, coperture. Le altre pelli che abbiamo inventato sono meglio riconoscibili come il luogo di sperimentazione anche comunicativa del nostro abitare il mondo. Dalle creme cosmetiche che


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Tekneco Numero 03 | 2011

www.tekneco.it/author/fabiofornasari L'indirizzo all'interno di Tekneco web dove trovare altri articoli di fabio Fornasari

7milioni DI CHILOMETRI Le strade asfaltate nei soli USA

si sovrappongono alla nostra epidermide ai nuovi tessuti degli indumenti di origine biologica, vegetale o animale. Come tutte le “cose” della nostra cultura anche la strada asfaltata ha portato alla nascita di nuovi oggetti, nuovi spazi di progetto così come ha cambiato il nostro modo di muoverci e pure di spostarci. Scarpe e pneumatici, i due principali elementi d’usura del nostro spostarci, sono i primi due oggetti che hanno cominciato a dialogare con il selciato. È qui il caso di ricordare che un tempo, quando le città erano polverose e l’asfalto non era ancora stato pensato come il materiale che avrebbe risolto i problemi contingenti – le strade in pietra quando vengono invase dai cavalli nella prima epoca di industrializ-

zazione erano chiassose a causa degli zoccoli e sporche di sterco dell’animale – nei musei si aveva accesso solo se le scarpe non fossero state sporche. Le nuove vie dell’asfalto

Ripensare oggi tutto questo passa da almeno due fronti. Uno di natura architettonica, il progetto dello spazio urbano, e uno sulla composizione stessa della materia, sul progetto della materia. Il primo coinvolge più in generale il rapporto con la cultura dello spazio pubblico, della strada: considerare ad esempio il nastro stradale non solo come luogo di attraversamento e di mobilità ma anche come luogo innanzitutto espressivo e in secondo luogo come

Considerare il nastro stradale come luogo espressivo e come spazio di socializzazione spazio di socializzazione e di aggregazione. Penso al progetto dei West 8 o ai Topotek. Un caso molto recente di progettazione a scala urbana è a New York. Nel settembre 2010 il Whitney Museum non a caso interviene su una parte speciale di New York per pubblicizzare il nuovo progetto per l’ampliamento del suo museo: un’area posto sot-


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Architettura

la scheda

Le varie tipologie di asfalto Le strade sono normalmente ricoperte di asfalto composto da bitume e inerti, ma si sviluppano nuove tecniche per renderlo più sostenibile. Ecco le principali.

Lavorabile

Riciclati e inerti

Asfalto “tiepido” o “semi caliente”: al bitume è possibile sostituire soluzioni bituminose che permettono una lavorazione del prodotto a più basse temperature e quindi una più semplice lavorabilità. Questo permette la lavorazione in loco e permette di avere superfici di minore spessore risparmiando quindi anche nei trasporti dei materiali.

Gli inerti presenti nella mescola sono derivati dallo sfarinamento di altri prodotti quali i pneumatici, le resine plastiche, i prodotti di altoforno, materiali asfaltaci di recupero. Una volta sfarinati questi materiali vengono ricomposti all’interno dell’emulsione di bitume e quindi andranno a fare parte del manto stradale.

Levocell

Levostab99

Fono assorbenti

Decorati

Pavimentazione in calcestruzzo integrata da elementi inerti che ne determinano la colorazione. L’effetto lavato o “ghiaia a vista” è la sua caratteristica. Gli inerti sono scelti tra le pietre della zona permettendo un migliore inserimento ambientale della pavimentazione. È sicuro, antisdruciolo e resistente all’usura.

Si tratta di un prodotto stabilizzante. Migliora le caratteristiche fisiche dei terreni. A differenza del semplice pietrisco per realizzare le strade bianche riduce rigonfiamenti, elimina le discontinuità e ne limita il danneggiamento. Il principio è l’idratazione degli ossidi di cui è costituito che dialogano con l’umidità del terreno.

Si tratta di asfalti di una particolare granulometria degli inerti aggregati di taglia 0/10 mm o 0/12 mm, con un vuoto nella curva granulometrica in corrispondenza delle dimensioni medie (2/6 mm). I leganti sono rappresentati da emulsioni bituminose contenenti polverino di gomma. Migliorano anche l’aderenza dei pneumatici.

La segnaletica orizzontale suggerisce la possibilità di avere un asfalto decorato, un asfalto che contiene informazioni diverse da quelle stradali, eventualmente ludiche o pubblicitarie. Caratteristiche: resistenza alle sollecitazioni meccaniche, elasticità, resistenza alla luce e visibilità notturna merito della presenza di “perline” di vetro.

Pieri–Kaolor

Colorati

Solari Road panel

Ecologico

Sul fronte delle pavimentazioni carrabili colorate questa tipologia di prodotto usa pigmenti che derivano da miscele di ossidi di ferro e/o di cromo e/o di titanio e/o di cobalto che vengono sparsi sul getto o direttamente conglomerati nel prodotto pozzolanico.

Come nel caso delle piste ciclabili, l’utilizzo di particolari inerti dotati di particolari colorazioni permettono a queste porzioni di strada di distinguersi per l’offerta di mobilità.

Solar Roadways è una società che sperimenta alternative alle strade bituminose. Per ora poco più che un progetto ma c’è chi ci lavora intorno: una strada capace di produrre energia solare, una strada che è un collettore solare.

È composto da un’emulsione a base di acqua, priva di solventi, additivata con biossido di titanio, un potente fotocatalizzatore che attraverso un processo naturale trasforma e rende innocue molte delle sostanze nocive presenti nell’aria


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www.siteb.it L'indirizzo sul web dell’associazione Italiana Bitume Asfalto Strade

to ad una linea metropolitana aerea abbandonata. Tutto accade come in un mondo dove le regole sono ribaltate; nel corso di questi anni la linea aerea della metropolitana non è stata demolita e abbattuta ma trasformata in giardino pensile dal quale si ha una visione molto affascinante di Chelsea e più in là di Manhattan. Questo progetto ha attirato le grandi firme della moda e gli atelier degli artisti. Non è un caso se Barbara Kruger, artista che usa la parola del medium pubblicitario nelle sue produzioni, viene chiamata a “scrivere il parcheggio”, a decorare l’asfalto per farlo “parlare”. Questa piccola parte di New York contiene tutte le nuove tracce che possono essere seguite per rinnovare il linguaggio dell’attraversamento della città e dell’addomesticamento dell’ambiente. Innanzitutto per il metodo, il programma di intervento: il progetto in generale è stato seguito non tanto con la partecipazione degli abitanti ma sostenuto per volontà loro: se ne In particolare questo vale per quello che cosono fatti promotori. In secondo luogo perché munemente chiamiamo le strade. Le autohanno lavorato sull’evidenza fisica di ciò che mobili ad esempio e le calzature sono campi avevano, di ciò che era rimasto ribaltandone della ricerca che hanno portato alla definii significati. La linea ferroviaria che notoria- zione di nuovi dispositivi, nuovi materiali, mente non è uno spazio nuovi usi e nuovi costudi socializzazione intesa mi. L’intelligenza applicome linea ferrata potecata in questi elemenva essere ancora qual- Un parcheggio può ti ha fatto fare grandi cosa di utile: con una essere altro e non passi con ricadute in alnuova sistemazione che tri settori. Le automonecessariamente solo ne richiama il tema del bili hanno imparato a giardino diventa un luo- uno spazio di sosta parcheggiare, a sentirgo frequentato quotisi per vicinanza, le scardianamente da migliaia di persone. pe da jogging ad esempio sono in grado di inCosì accade pure per il parcheggio che è sta- formarci sulle nostre prestazioni fisiche ma to addomesticato da una installazione d’ar- le strade sono ancora oggetti sui quali si tista che mostra un messaggio chiaro: un deve lavorare molto. Gli investimenti in parcheggio può essere altro e non necessaria- tecnologia sulle strade sono prevalentemente mente solo uno spazio di sosta. puntati su nuove tecnologie di controllo utilizzate a scopo anche preventivo e non solo punitivo: autovelox e simili. Rinnovare la materia Ma la ricerca è stata applicata anche sulSi è lavorato molto anche sulla materia dell’asfalto in questi ultimi anni. Lo abbiamo la mescola portando a tre linee fondamentadetto: l’uomo ormai da tempo applica intelli- li almeno: l’ecologia della mescola, il ricigenza nelle cose per migliorare il suo rappor- clo dei prodotti e la temperatura di stesa. Con il primo termine ci riferiamo alla quato con l’ambiente. Questa stessa rivista ne è un esempio: un osservatorio su chi cerca di lità dei prodotti impiegati. Fino a poco tempo innovare con sostenibilità l’attività di tra- fa le stese delle nostre strade erano composformazione delle nostre città, della nostra ste da bitumi provenienti dalla raffinazione del petrolio, come residui della raffinazione. architettura e del nostro ambiente. Questa che potrebbe essere letta come la Questo porta a grandi emissioni nell’ambienpiù corretta e contemporanea definizione per te di elementi nocivi. Questi prodotti richiela tecnologia per alcuni elementi del nostro dono lavorazioni a temperature molto eleambiente ha tardato a mostrare particolari vate. La grande quantità di materiale stesa nei tempi ha poi rappresentato la necessità applicazioni.

Mean Streets Strada a New York Credit: CarbonNYC —Flickr

di considerare una ipotesi di riciclo dei materiali non solo nella fabbrica di produzione ma anche nello stesso sito da dove viene recuperato. Questi fattori nel loro insieme e la necessità di introdurre materiali riciclati da altre linee produttive come il recupero dei pneumatici hanno portato alla formazione di nuove mescole migliorate sotto diversi punti di vista e con un impatto sull’ambiente considerevole. In Italia è SITEB l’organo che si occupa di fare ricerca nel settore. L’associazione Italiana Bitume Asfalto Strade raggruppa i cinque principali operatori intorno ai comuni obiettivi di “sviluppo e promozione delle tecniche di produzione e impiego dei leganti e conglomerati bituminosi e di tutti i prodotti ad esso collegati, con particolare attenzione alla qualità e nel rispetto dell’ambiente e della sicurezza degli operatori. La ricerca sul materiale affiancate ad una più consapevole progettazione delle quantità di prodotto sono sicuramente i due fronti sui quali lavorare andando anche verso una visione che preveda la demolizione delle parti non utili di questa crosta in favore di altri materiali di altro tipo: dagli stabilizzati ai materiali che hanno una base in calcestruzzo.◆

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Architettura

Jim — Flickr

BREVI DAL WEB Una selezione delle notizie più lette su Tekneco.it nelle ultime settimane

PONTI E STRADE ALLEATI DELL’AMBIENTE di Luigi dell’Olio

Negli ultimi tempi molti bandi pubblici considerano l’impatto ambientale tra i criteri di valutazione dei progetti infrastruttura-

SI PREPARA IL GRATTACIELO GREEN PIÙ ALTO AL MONDO Lavori in corso all’edificio Taipei 101 di Taiwan, per la certificazione Leed di livello Gold. A regime raggiungerà quota 508 metri. Prosegui la lettura www.tekneco.it/0323

Paola Guidi

Le archistar indicano la strada Renzo Piano premiato dal Green Building Council negli Stati Uniti. Mario Cucinella ammirato in tutto il mondo per la sua casa sostenibile progettata in collaborazione con Legambiente.

li. Così nel mercato stanno emergendo iniziative di ponti e strade sostenibili. È il caso di Solar Wind, ponte progettato da tre designer italiani capace di generare oltre 40 milioni kWh all’anno di energia pulita, servendosi della forza del vento (attraverso 26 turbine da collocare negli spazi che si trovano tra i pilastri) e della luce solare (grazie a una rete di celle Due esempi di come anche le stelle dell’architettura sono sempre più orientate verso sperimentazioni architettoniche basati sulla sostenibilità dell’ambiente circostante. Esempi virtuosi che aiutano a diffondere questi principi su larga scala. Prosegui la lettura www.tekneco.it/0324

solari). Il tutto completato da una vasta vegetazione ai bordi della carreggiata. Mentre in Giappone si sperimenta l’asfalto capace di ricavare energia dalle automobili in fase di frenata.

Prosegui la lettura www.tekneco.it/0322

— PREMI AL DESIGN SOSTENIBILE A Roma i vincitori del concorso lanciato da Marevivo per progetti edilizi e di arredo urbano in grado di integrare energia pulita, design e funzionalità. LEGGI DI PIÙ QUI: www.tekneco.it/0325

stati uniti

Sport sostenibili Il Lincoln Financial Field di Filadelfia (Pennsylvania) è il primo impianto sportivo a impatto zero sull’ambiente. Oggetto di una radicale trasformazione all’insegna dell’eco compatibilità, la struttura è stata dotata di un impianto di co-generazione a biodiesel e gas naturale da 7,6 Mw, 80 turbine eoliche ad asse verticale e 2.500 pannelli solari sulle facciate Schmidjon — Flickr

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Informazione pubblicitaria

SOLAREXPO & GREENBUILDING Il mondo delle energie rinnovabili e dell’architettura sostenibile si danno appuntamento a Solarexpo e Greenbuilding

Solarexpo – mostra e convegno internazionale su energie rinnovabili e generazione distribuita – e Greenbuilding, la mostra-convegno internazionale dedicata all’efficienza energetica e all’architettura sostenibile sono due eventi pensati con un’unica visione strategica e una grande sinergia, per offrire la più completa rassegna di prodotti, tecnologie e soluzioni nell’ambito delle rinnovabili e dell’architettura sostenibile. La dodicesima edizione di Solarexpo offre ai visitatori quattro aree tecnologiche dedicate a temi di particolare attualità: Polygen, il technology focus dedicato alla cogenerazione distribuita e alla trigenerazione; PV Supply Chain, dove saranno in mostra tutte le tecno-

logie dedicate alla filiera del fotovoltaico; CSP - CPV (concentrating solar power) dedicata alle nuove tecnologie di concentratori solari ed Ecomove con mezzi di trasporto innovativi e a basso impatto ambientale. Ma non è tutto, a Solarexpo 2011 ci saranno anche cinque aree tematiche esterne (area eolico, area csp, area inverter, area tracker e area dinamica bioenergy) pensate per dare spazio alle grandi tecnologie. Si rinnova l’appuntamento con l’evento speciale SOLARCH, building solar design & technologies. che si colloca a cavallo tra Greenbuilding e Solarexpo. Un’area in cui viene dato risalto alle tecnologie più innovative e ai migliori progetti internazionali di design

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MAGGIO 2011 in fiera a Verona

solare e di completa integrazione architettonica di fotovoltaico e di solare termico. La quinta edizione di Greenbuilding vedrà in esposizione operatori legati ai settori dell’efficienza energetica nell’involucro edilizio e architettura sostenibile; dell’efficienza energetica negli impianti tecnologici; della sostenibilità del ciclo dell’acqua in edilizia; il verde nell’ambiente costruito e la progettazione, diagnostica & consulenza, riqualificazione energetica, certificazione. Non mancheranno inoltre espositori dell’area esco, ricerca & sviluppo; software professionale, editoria tecnica ed enti e associazioni di settore. Evento speciale di Greenbuilding 2011 è Illuminazioni lo show-room di nuova concezione dedicato all’eccellenza del costruire. La terza edizione di Illuminazioni è dedicata al tema della “Riqualificazione energetica degli edifici storici”. I numeri Solarexpo e Greenbuilding sono l’appuntamento leader in Italia dedicato alle fonti rinnovabili. Per il 2011 sono attesi oltre 1400 espositori per 11 padiglioni e 70mila visitatori. L’edizione 2010 ha registrato 1.268 aziende espositrici e case rappresentate, 485 aziende espositrici e case rappresentate estere (40%), 43 nazioni europee ed extraeuropee presenti, 105.000 mq di superficie espositiva coperta, 10 padiglioni fieristici. Sono stati 69.500 i visitatori professionali qualificati registrati e 230 giornalisti specializzati intervenuti. 54 convegni, seminari, corsi, eventi collegati che hanno visto la partecipazione di 415 relatori nazionali e internazionali intervenuti agli appuntamenti convegnistici con 5.320 partecipanti registrati. 390.000 indicizzazioni Google™. Meet&Deal Da fine febbraio 2011 Solarexpo e Greenbuilding hanno attivato un nuovo servizio gratuito on line di matchmaking riservato agli espositori e ai visitatori di SOLAREXPO e Greenbuilding. Il servizio Meet&Deal faciliterà l’organizzazione di incontri one-to-one da svolgersi nel corso della manifestazione presso gli stand. In particolare: —— un visitatore/buyer potrà richiedere un incontro ad un espositore —— un espositore potrà richiedere un incontro ad un altro espositore


Progetto contatti

Studiomobile — Antonio Girardi+Cristiana Favretto — via libertà 11/7 San Donà di Piave, Venezia e-mail: studiomobile@studiomobile.org — web: www.studiomobile.org

SWVF Seawater Vertical Farm — Dubai Studio Mobile

La Seawater Vertical Farm (SWVF) usa acqua di mare per rinfrescare e umidificare le serre e converte l’umidità in eccesso in acqua dolce per irrigare le coltivazioni. Convertire acqua di mare in acqua dolce nelle giuste quantità e nei posti giusti potrebbe offrire una alternativa per molte aree dove la scarsità d’acqua è un problema sempre più pressante. Il progetto della SWVF si compone di cinque serre a bozzolo fissate a cinque bracci che trasportano e nebulizzano l’acqua di mare creando per effetto del raffrescamento evaporativo un flusso d’aria umido e fresco (circa 35°c) ideale per le piante, simile all’ambiente della foresta equatoriale. In queste condizioni le piante hanno bisogno di molta poca acqua in quanto non subiscono stress da eccessiva traspirazione. Quando l’aria supera l’area dedicata alla coltivazione viene fatta passare attraverso un secondo evaporatore costituito da pannelli in cartone bagnati con acqua salata. Durante questa fase l’aria umida si mescola con l’aria proveniente dall’interspazio del controsoffitto. Questo spazio è delimitato da una pellicola esterna in polietilene che funge da copertura e un controsoffitto in ETFE studiato per massimizzare la penetrazione della luce e per minimizzare la penetrazione del calore grazie anche alla struttura a layer che crea numerosi strati di pareti ventilate offrendo un buon isolamento termico. L’aria qui viene preriscaldata dal sole per effetto serra e immessa a contatto con quella proveniente dalle coltivazioni, rendendola dunque ancora molto più calda e umida. Non sono necessari sistemi meccanici per muovere l’aria: l’aria calda è costretta dall’effetto camino a fluire verso l’alto attraverso il camino di ventilazione centrale. Qui entra in contatto

con i tubi in plastica dove scorre l’acqua di mare fredda, condensando la propria umidità in acqua dolce che viene utilizzata per irrigare le piante. Il sistema è a ciclo chiuso, ed è quindi altamente sostenibile: i sottoprodotti del processo sono vapore acqueo ed acqua salata. Quest’ultima però non produce inquinamento termico dei mari: a differenza dei condensatori industriali il cui scopo è di abbassare la temperatura e la pressione del vapore per aumentare l’efficienza del ciclo, nella SWVF l’unico scopo è di far condensare il vapore. Perciò non c’è cambiamento di temperature dell’aria, ma solo cambiamento di stato (processo isotermico). Con lo sfruttamento passivo degli elementi naturali (sole, calore, acqua di mare) tramite l’applicazione di alcuni semplici principi fisici (effetto camino, effetto serra e raffrescamento evaporativi) si evita l’utilizzo di pompe di calore ed altri macchinari ad alto consumo.

Il funzionamento della macchina prende spunto dalle tradizionali Torri del Vento iraniane dove l’aria fresca immessa in un acquedotto sotterraneo (qanat) è costretta a fluire verso l’alto da una differenza di pressione generata dall’effetto camino. Per questo i locali delle case iraniane sono vivibili anche d’estate quando il clima esterno è estremo. Il sistema è così efficiente che è stato usato anche come sistema frigorifero (yakhchal) per secoli e che molte cisterne d’acqua tradizionali (ab anbars) sono in grado di conservare l’acqua a temperature molto basse per tutti i mesi estivi. Il progetto è stato presentato quando la Camera di Commercio di Dubai ha programmato lo sviluppo di un’area chiamata “Food City”, pensata per diventare il fulcro per una autosufficienza alimentare della città. È stato un successo crediamo anche perché è stato capito il suo significato simbolico. Nel modo di pensare arabo i


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luogo

Emirati Arabi Uniti

Dubai

Planimetria del sito

Planimetria


Progetto dimensioni

15.000 mq SLP complessiva — 39.000 mq superficie lorda complessiva 5 piani fuori terra

simboli sono molto importanti. Quando il nostro studio ha lavorato alla hall centrale dell’Aeroporto di Abu Dhabi uno degli sforzi maggiori è stato di trovare il giusto significato simbolico. La civiltà Beduina non ha città storiche o landmark significativi. Sono tradizionalmente nomadi. Il contatto con il modo di vivere occidentale ha prodotto forti contraddizioni. Dubai è una città caotica che non ha ancora trovato la propria identità. È costituita da torri completamente vetrate che consumano incredibili quantità di energia per difendersi dal clima estremo. Soprattutto soffre la completa dipendenza per quello che riguarda energia, cibo e beni. Questa è una delle ragioni per cui siamo stati chiamati a presentare la SWVF in Qatar e a

Masdar, la città da un milione di abitanti di nuova costruzione vicino ad Abu Dhabi. I governi capiscono che necessitano di un landmark. Una pietra miliare che in modo chiara e inequivocabile indichi una nuova idea a lungo termine per lo sviluppo e una nuova direzione per il futuro. Il progetto è stato selezionato dal Science Museum di Londra per una esposizione dal titolo “Food security in the Arab World” che si terrà in Qatar in autunno; è stato esposto a Milano durante il Design Week; è stato richiesto per l’innovation Festival in Grecia; è arrivato alle fasi semifinali del Buckminster Fuller Challenge; è stato pubblicato in 20 paesi; è stato selezionato, unico italiano, da Time Magazine tra i 100 progetti più innovativi del 2009.

Vista interna della serra-bozzolo

Vista interna

filosofia

L’attenzione ai temi della sostenibilità Negli ultimi tre anni studiomobile ha lavorato negli Emirati Arabi lavorando a progetti residenziali e infrastrutturali, oltre che a progetti di ricerca mirati allo sviluppo urbano e ambientale sostenibile. In particolare ci siamo focalizzati su: L’assenza di acqua dolce La crescita della domanda di acqua e la diminuzione di disponibilità sono tra gli scenari più facilmente prevedibili del 21° secolo. L’agricoltura, consumando circa il 70% dell’acqua utilizzata a livello globale, è un elemento chiave in questo senso. Per fortuna il mondo non è a corto di acqua,

questa è semplicemente nei posti sbagliati. La desalinizzazione Abu Dhabi produce la propria acqua dolce con cinque impianti di desalinizzazione di cui alcuni funzionanti con la tecnologia dell’osmosi inversa che secondo la Food and Agricolture Organization delle Nazioni Unite richiede l’impiego di un litro di carburante per ottenere un metro cubo di acqua. Ciò significa che la desalinizzazione è responsabile del rilascio di grandi quantità di gas che contribuiscono ai cambiamenti climatici. Globalized food system Nel meeting di Copenhagen del dicembre 2009 l’Intergover-

nmental Panel on Climate Change (IPCC) ha divulgato alcuni dati sull’emissione di gas serra in agricoltura: la coltivazione industriale e il sistema globalizzato del cibo sono responsabili di circa una percentuale tra il 30 e il 40% della emissione totale di gas serra, dove la deforestazione è responsabile di circa il 12%, l’impacchettamento e la refrigerazione del cibo è responsabile per circa il 10% e il trasporto per circa l’6%. Le attività agricole in sé incidono solo per l’8%. È evidente la rilevanza che potrebbe avere far crescere ortaggi vicino a dove questi saranno poi consumati. Ossia nelle grandi città.


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I paesi in cui è stato pubblicato il progetto

Sezione della serra-bozzolo

Vista del deserto “Ud al Bayda” di Dubai


Progetto

lo studio

La filosofia progettuale Studiomobile è uno studio di architettura fondato da Cristiana Favretto e Antonio Girardi e con sede a Venezia (www.studiomobile.org). Studiomobile crede nella ‘sostenibilità creativa’ come fulcro della progettazione architettonica d’avanguardia. Studiomobile lavora in Italia e all’estero a progetti di ricerca in collaborazione con gruppi multidisciplinari. Il progetto di architettura oggi è il punto di incontro tra design, contesto sociale, scienza, arte contemporanea e strategie di marketing. Studiomobile ritiene che l’interazione e il dibattito tra diverse discipline all’interno della pratica architettonica sia l’unico modo di gestire lo sviluppo a lungo termine. Studiomobile studia il design eco friendly, I sistemi passivi e le energie rinnovabili. Come un atelier rinascimentale, crede nel coinvolgimento personale nel processo di costruzione e di ricerca.

Vista notturna di Dubai

Antonio Girardi e Cristiana Favretto


Progetto

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contatti

OBR — Open Building Research Srl; Milano, Genova e-mail: info@obr.eu — web: www.obr.eu

Milanofiori Residenze Complesso residenziale — Assago

Vista del complesso dalla strada pubblica

OBR — Open Building Research

Il progetto delle residenze Milanofiori Nord ricerca la simbiosi tra architettura e paesaggio affinché dalla sintesi di elementi artificiali e naturali si generino la qualità dell’abitare e il senso di appartenenza degli abitanti, verso un nuovo modello innovativo di sviluppo urbano sostenibile. Il complesso residenziale di Milanofiori Nord è composto da tre settori che insieme realizzano un impianto a “C” che abbraccia il giardino interno rastremandosi alle estremità ed in altezza. L’intero complesso comprende 107 unità abitative disposte su un massimo di 5 livelli fuori terra. L’interfaccia tra giardino ed edificio diviene programmaticamente il campo di azione dove si genera scambio tra uomo e ambiente. Per realizzare questo scambio il progetto ha ricercato la massima porosità possibile del fronte verso l’esterno. Le due facciate sono caratterizzate diversamente: più organica la facciata verso il parco interno e più urbana quella verso la strada esterna. Lo studio della facciata verso la strada è stato condotto per favorire il senso di appartenenza grazie alla composizione di frames che individuano distintamente le singole unità abitative, generando al contempo delle logge verso il lato strada. Questo interspazio è caratterizzato da una serie di elementi verticali scorrevoli a diversa densità, che possono assurgere di volta in volta a scuri totali o filtri parziali tra interno-esterno Verso il parco si articola una facciata caratterizzata da una doppia vetrata che costituisce delle serre bioclimatiche con funzione di termoregolazione sia in estate sia in inverno.

La complanarità tra il vetro della serra e quello del parapetto soprastante crea un effetto dove figura e sfondo invertono continuamente i propri ruoli, producendo caleidoscopici effetti dati dalla sovrapposizione della riflessione del giardino pubblico esterno con la trasparenza dei giardini privati interni. In linea con le mutazioni dei modi di abitare contemporaneo le Residenze Milanofiori sono abitazioni sensibili in perpetua evoluzione, un organismo che interagisce in virtù degli scambi dinamici tra uomo e ambiente. Lo studio OBR Open Building Research è nata nel 2000 dall’idea di creare una rete tra Milano, Genova, Barcellona e New York, ricercando nuovi modi di abitare contemporaneo operando nelle aree di confluenza tra architettura e paesaggio urbano e naturale, in un continuum spazio-temporale dove avvengano scambi dinamici tra uomo e ambiente. I fondatori Paolo Brescia e Tommaso Principi lavoravano insieme nello studio di Renzo Piano. Entrambi collaborano con la Facoltà di

Sezione con simulazione luce naturale


Progetto luogo

Assago, Milano

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Gli architetti dello studio OBR

Architettura dell’Università degli Studi di Genova e partecipano come visiting professor ai corsi di diversi atenei come il Politecnico di Milano, l’Università di Trieste, l’Università di Messina, la Kent State University, l’Accademia di Architettura di Mendrisio. OBR, che oggi conta 20 architetti, affronta la sua linea di ricerca attraverso il costante impegno nella partecipazione a progetti e concorsi internazionali, con particolare riferimento a programmi a forte valenza pubblica e sociale in contesti urbani complessi come musei e istituzioni culturali, tra cui il Tomihiro Museum ad Azuma in Giappone (2001), il Nam June Paik Museum a Kyonggi in Sud Corea (2003), il Museo di Pitagora a Crotone (2003, realizzato), la Galleria Sabauda nel Palazzo Reale di Torino (2004, in fase di realizzazione), il complesso residenziale di Milanofiori (2005, realizzato), il nuovo Campus Scolastico Divino Amore a Roma (2007), il Museo Diocesano di Milano (2007 terzo premio), il Lido di Genova (2009), l’Ospedale Galliera di Genova (2010), Fengqing Square a Zhengzhou Cina (2010), Shantou University Center in Cina (2010), il Museo di arte orientale e islamica Alessandro Bruschettini a Genova (2010). Nella convinzione che la qualità dell’abitare contemporaneo sia strettamente connessa alla simbiosi architettura-ambiente, dal 2004, con il supporto della University of Florida, OBR ha perfezionato i suoi parametri progettuali in accordo con il metodo di certificazione energetico-ambientale LEED Leadership in Energy & Environmental Design. Dal 2009 OBR è partner del GBC Green Building Council. COMPETITIONS Nel 2006 OBR è stata invitata alla X Mostra Internazionale di Architettura, la Biennale di Venezia, “Città. Architettura e Società”, Padiglione Italia. Nel 2007 i progetti di OBR sono stati esposti a Londra nella mostra “Architecture: Where to - Cross Borders: concept of a unified Europe/World”, alla V Bienal de Arquitetura de Brasília e alla XI Bienal Internacional de Arquitectura de Buenos Aires. Nel 2008 OBR ha partecipato alla AR Award Exhibition a Berlino, Budapest e Seul. Nel 2009 i lavori di OBR sono stati esposti al China International Architectural Expo di Pechino e nel

Sezione trasversale


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dimensioni

15.000 mq SLP complessiva — 39.000 mq superficie lorda complessiva 5 piani fuori terra

Prospetto pareti vetrate

Vista del complesso dal giardino interno

2010 alla mostra “Better City, Better Life” all’Expo di Shanghai. PREMI OBR ha ricevuto la menzione d’onore “AR Awards for Emerging Architecture” al RIBA Royal Institute of British Architects di Londra (2007), il primo premio “Plusform” progetti realizzati under 40 (2008), il Premio Urbanistica “Urbanpromo” indetto dall’INU Istituto nazionale di Urbanistica (2008) e la menzione d’onore alla medaglia d’oro all’architettura italiana alla Triennale di Milano (2009, finalista).

Viste del fronte verso il giardino interno


Progetto

BIOGRAFIE

I partners Paolo Brescia Dopo la laurea in architettura al Politecnico di Milano nel 1996 con il Prof. Pierluigi Nicolin e gli studi presso l’Architecutural Association di Londra e l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi, lavora per Renzo Piano fino al 2000 quando insieme a Tommaso Principi fonda OBR. Dal 2000 collabora ai corsi di progettazione della Facoltà di Architettura di Genova e nel 2004 è docente incaricato presso la Facoltà del Design del Politecnico di Milano. Nel 2007 ha ricevuto al RIBA Royal Institute of British Architects di Londra la menzione d’onore AR Awards for Emerging Architecture, nel 2008 il primo premio Plusform per il miglior progetto realizzato under 40, il premio urbanistica Urbanpromo indetto dall’INU Istituto Nazionale Urbanistica e nel 2009 la menzione speciale alla medaglia d’oro all’architettura italiana dalla Triennale di Milano. Tommaso Principi Si laurea in architettura presso l’Università degli Studi di Genova con il Prof. Enrico D. Bona e frequenta i corsi del Dipartimento di Studi sulla Storia del Pensiero Europeo, occupandosi di cortometraggi e video musicali. Lavora per Renzo Piano dal 1997 al 2000 quando insieme a Paolo Brescia fonda OBR. Dal 2001 collabora ai corsi di progettazione della Facoltà di Architettura di Genova e dal 2007 coordina l’ICAMP per l’Università di Messina. Nel 2007 ha ricevuto al RIBA Royal Institute of British Architects di Londra la menzione d’onore AR Awards for Emerging Architecture, nel 2008 il primo premio Plusform per il miglior progetto realizzato under 40, il premio urbanistica Urbanpromo indetto dall’INU Istituto Nazionale Urbanistica e nel 2009 la menzione speciale alla medaglia d’oro all’architettura italiana dalla Triennale di Milano.

Vista del complesso dalla strada pubblica

Vista del fronte verso il giardino interno


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design team Paolo Brescia, Tommaso Principi, Chiara Pongiglione, François Doria, Paolo Salami, Giulia D’Ettorre, Julissa Gutarra, Margherita Menardo, Leonardo Mader, Francesco Vinci, Barbara Zuccarello

Mock-up del winter garden

Rendering degli interni


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Ambiente

www.irsa.cnr.it L’Istituto di ricerca sulle acque dove trovare informazioni sui nuovi inquinanti

L’innovazione dell’analisi ambientale è made in Italy di Liliana Bossi

Nuove tecnologie di cromatografia liquida, disponibili da poche settimane, ci vedono all’avanguardia al mondo

L’

innovazione tecnologica è alla base dei nuovi sistemi di analisi ambientale che sono oggi una sfida di crescente complessità. Ci sono più di 700 pesticidi impiegati a livello mondiale, ma il numero è in costante aumento. A questo si aggiungono nuovi regolamenti e le nuove generazioni di inquinanti. La risposta è in tecnologie come la Ultra High Performance Liquid Chromatography o UHPLC, arrivata in Italia a fine 2010. È nota anche come Cromatografia liquida ad alte prestazioni, che permette di identificare composti in matrici complesse riducendo tempi e costi

d’analisi. Da questa tecnologia deriva il sistema Infinity, creato dall’americana Agilent. È stato progettato per offrire massima potenza, velocità e sensibilità: ha infatti il più alto Power Range attualmente disponibile (l’indicatore per valutare le prestazioni strumentali). Significa che può analizzare qualsiasi tipologia di particelle in qualunque fase mobile, fornendo infinite capacità di risolvere le sfide analitiche con la cromatografia liquida. Inoltre, integra un dispositivo con tecnologia microfluidica per la miscelazione delle fasi mobili- il Jet Weaver- e il rivelatore DAD con cella a Riflessione Interna Totale (Tir)


Tekneco Numero 03 | 2011

Digita l’indirizzo per vedere questo articolo sul web

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scheda

Il Power Range della serie 1200 di Agilent

bar 1200 1000

1290 Infinity LC

800 600

1260 e 1220 Infinity LC

400

Serie 1200 HPLC

200 0

0

1

2

3

4

5 mL/min

Il power range di Infinity 1290 è il più ampio disponibile nella gamma Agilent. Combina pressione oltre i 1200 bar con flusso superiore a 5 mL al minuto, garantendo le massime performance in campo di cromatografia liquida

capace di acquisire i campioni ad elevata sensibilità. Infine, ci sono le colonne Zorbax Rapid Resolution High Definition che, grazie alla maggiore pressione, aumentano la risoluzione per la massima definizione cromatografica permettendo di analizzare più di 2000 campioni al giorno. Il sistema, abbinato con gli spettrometri di massa a triplo quadrupolo (tre serie di quattro colonne), copre tutti gli inquinanti polari o moderatamente polari. Molti nuovi inquinanti sono, infatti, per loro natura solubili in acqua e pertanto più polari: si degradano facilmente ad alta temperatura, rendendo l’analisi tramite altre

tecnologie complessa e laboriosa. I sistemi LC, invece, possono identificare e quantificare facilmente i composti polari: Infinity, ad esempio, può effettuare lo screening di più di 500 analisi in soli tre minuti. Questo soddisfa le esigenze delle aziende private che, sempre più spesso, richiedono controlli superiori alle norme di legge per la necessità di controllare la filiera, snodo nevralgico della produzione su larga scala. In questo modo i produttori garantiscono la propria qualità che è parte integrante della scelta del consumatore, molto attento al “basso impatto ambientale” e all’alto livello di sicurezza (particolarmente nel settore alimentare dove le analisi sono continue e accuratissime). La tecnogia è americana, ma è progettata in Italia: la Divisione Bioscienza Europea di Agilent ha sede a Cernusco sul Naviglio (alle porte di Milano, nel mezzo della terza area più inquinata al mondo), è composta da italiani e ha reso lo Stivale il terzo paese in Europa per diffusione di strumentazione di analisi all’avanguardia. Anche tra i laboratori di analisi ci sono in Italia esempi di eccellenza, che adottano questa tecnologia: in Veneto, ad esempio, c’è Chelab, laboratorio priva-

La tecnogia è americana, ma è progettata in Italia: la Divisione Bioscienza Europea di Agilent ha sede a Cernusco sul Naviglio to da migliaia di analisi all’anno, con oltre 500 addetti, strumentazione avanzatissima e certificazioni che lo rendono protagonista nel panorama europeo. A Napoli, invece, c’è il Centro interdipartimentale di Metodologie Chimico Fisiche dell’Università Federico II la cui sezione Spettrometria di Massa diretta da Angela Amoresano con soli tre addetti e otto borsisti analizza ambiente, suolo, acque e sicurezza alimentare della maggior parte delle aziende del Sud. ♦

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Mr. Green

Mr Green Blog Il blog tra ambiente e tecnologia di Luca Conti su Tekneco mrgreen.tekneco.it

Green marketing. Green technology. Green business. Da fenomeno di nicchia degli anni ‘80, a moda di tendenza negli anni ‘90, l’ambientalismo è diventato oggi un business a tutti gli effetti.

di Luca Conti

T

ra aziende che si verniciano di verde (green washing) e aziende che nella conversione verso una riduzione dell’impronta ecologica ci credono davvero, noi consumatori siamo chiamati a dare il nostro contributo attivo a premiare chi fa sul serio e a punire chi soltanto cerca di rifarsi una reputazione. Non è facile, ma è su questo terreno che si misura lo sviluppo della green economy e forse qualcosa ancora più avanti, di un altro colore. Pur nel provincialismo tutto italiano, la comunicazione delle caratteristiche sostenibili di un prodotto, di un servizio, di una azienda, crescono in volume rispetto ai semplici valori di qualità, novità o innovazione in senso ampio. L’Italia segue una tendenza globale, nata paradossalmente negli USA e molto in voga in Europa nel Regno Unito. Non è strano, ad esempio, imbattersi in un manifesto di una nuova auto nella metropolitana di Londra e vedere promosso bene in evidenza la quantità di grammi per km percorsi di anidride carbonica. Negli Stati Uniti la comunicazione delle qualità ambientali di un prodotto è così diffusa e così selvaggia da aver spinto la Federal Trade Commission, equivalente della nostra Autorità Antitrust, a redigere alcune linee guida per la corretta comunicazione di proprietà favorevoli all’ambiente di un prodotto (Green Guides) all’interno di un messaggio promozionale. Il testo, attualmente in fase finale di approvazione, vuole tutelare il consumatore rispetto a qualità propagandate, spesso di difficile (o impossibile) dimostrazione. Un buon esempio che anche il nostro regolatore dovrebbe seguire quanto prima. Da utenti consumatori possiamo fare molto, a cominciare dalla decodifica dei messaggi che ci vengono proposti dal mercato e dal consumo sempre critico, chiedendoci sempre se le performance

ambientali di ciò che stiamo comprando mostrino almeno un’attenzione al problema (della minore produzione di rifiuti, del risparmio energetico, degli imballaggi, della presenza di sostanze tossiche). A questo proposito vengono in aiuto guide al consumo critico e indicatori di sostenibilità, come l’eco guida di Greenpeace per le aziende del settore tecnologico. Uno stimolo per i consumatori a considerare un parametro in più nelle decisioni di acquisto e uno stimolo alle aziende per migliorarsi e diventare leader nel proprio settore. Dal punto di vista di chi fa impresa, piccola o grande che sia, soprattutto con ambizioni internazionali, sforzarsi di migliorare i propri parametri ambientali - consumo di risorse, uso di sostanze tossiche o nocive, educazione al corretto uso - può fare la differenza per emergere in un mercato sempre più competitivo. Va da sé, inoltre, che chi può dimostrare buone performance verso la sostenibilità può proporsi al mercato con un marketing che faccia leva su tali fattori, soprattutto sui mercati più più ricchi ed evoluti. Good to Green è una buona Noi consumatori guida per riposizionare il prosiamo chiamati a dare prio business, valutando con attenzione rischi e opportuniil nostro contributo tà nell’era della consapevolezza ambientale. Improvvisare o attivo a premiare chi barare non paga: il rischio di fa sul serio e a punire compromettere la propria imchi soltanto cerca di magine con un passo falso, con consumatore sempre più rifarsi una reputazione. un connesso grazie ai social network, può costare molto caro. Comportarsi bene fa bene al business. ◆


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Ambiente

BREVI DAL WEB Una selezione delle notizie più lette su Tekneco.it nelle ultime settimane

IL CIBO GIAPPONESE È SICURO?

TechCocktail — Flickr

Le autorità italiane hanno più volte ribadito che non ci sono rischi per gli italiani a tavola, considerato il blocco imposto alle importazioni di prodotti alimentari giapponesi. Ma sull’impermeabilità delle frontiere nessuno può garantire. Prosegui la lettura www.tekneco.it/0331

— ANTENNA MOBILE SOSTENIBILE Da Green Touch arriva la tecnologia per migliorare l’efficienza energetica delle reti mobili, tutelando l’ambiente circostante. LEGGI DI PIÙ QUI: www.tekneco.it/0332

L’INNOVAZIONE TRIONFA IN FIERA di Luigi dell’Olio

Al Ces di Las Vegas, la più grande manifestazione sull’elettronica di consumo al mondo, i produttori hanno fatto a gara sui temi della sostenibilità, dai chip a elevata

durata alla domotica, fino alle auto elettriche, che ormai hanno superato la stagione dei prototipi e sbarcano sul mercato. Segno che questa tematica, ormai ampiamente sentita nell’opinione pubblica, sarà uno dei filoni dominanti per i prossimi anni. Prosegui la lettura www.tekneco.it/0333

ecomobilità

Vince Venezia La città lagunare ha conquistato il primato nell’ultima classifica realizzata da Euromobility, studio condotti su 50 centri italiani di medie e grandi dimensioni. La piazza d’onore spetta a Parma, mentre Torino occupa il gradino più basso del podio. Rispetto a un analogo studio condotto lo scorso anno cresce sensibilmente l’adozione del bike sharing nelle città italiane, mentre il car sharing vive un periodo di stallo. Prosegui la lettura www.tekneco.it/0334

BLOCCATO PARCO EOLICO A PANTELLERIA

Il ministero dell’Ambiente ha detto no a un progetto di parco offshore. LEGGI DI PIÙ QUI: www.tekneco.it/0335

Redazione web

I prodotti hi-tech sostenibili Greenpeace ha analizzato la sostenibilità ambientale di decine di prodotti hi-tech apparsi in commercio negli ultimi mesi, assegnando la palma d’oro dei monitor all’Asus VW-247H-HF. Per i cellulari, il record verde è del Samsung GT-S75550. Il Sony Ericcson Aspen primeg-

gia tra gli smartphone, mentre l’HP compaq 6005 Pro Ultra-Slim è al primo posto nella categoria desktop e l’Asus UL30A per i notebook. Infine la Sharp LC52SE1 è stata eletta Tv più verde al mondo. Nella stessa scia si muove uno studio di Legambiente sulle console di gioco, che ha assegnato il primato alla Wii per il suo basso dispendio energetico. Prosegui la lettura www.tekneco.it/0336


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Normativa

di Elvezio Santarelli e Elena Martellucci — Watson Farley Williams

IL FEDERALISIMO DEMANIALE COME OPPORTUNITà PER LE BIOMASSE

I

l 3 marzo u.s. il Consiglio dei Ministri ha approvato il tanto discusso schema di decreto legislativo sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili (il c.d. “Decreto Rinnovabili”), in attuazione della Direttiva 2009/28/CE. Il Decreto Rinnovabili, che ha avuto effetti deflagranti sul settore del fotovoltaico sembra, invece, avere “salvato” (articolo 22) il settore dell’energia ricavata da biomasse (in particolare da quelle legnose) derivanti da materie prime agricole. Il decreto in parola, infatti, ha creato grossa incertezza normativa perchè da un lato ha abrogato gli incentivi attualmente in vigore a partire dal prossimo 31 Maggio mentre dall’altro ha affidato ad un non meglio specificato intervento, da adottarsi (auspicabilmente) soltanto entro il prossimo 30 Aprile, la definizione di una nuova politica incentivante (parimenti non meglio specificata) determinando sconcerto e spavento fra gli investitori, nel mondo finanziario e fra tutti gli imprenditori operanti nel settore che avevano programmato le proprie attivi-

tà sulla base di regole, presumibilmente certe, varate solo pochi mesi fa’ ed ora di nuovo in cambiamento. Nonostante lo scopo dichiarato del Decreto Rinnovabili sia quello di ridurre pesantemente i costi di sostegno alle rinnovabili, non può essere taciuto che un’attenta analisi dei costi-benefici delle nuove energie, ed in particolare, delle agroenergie, evidenzi l’ottenimento di un vantaggio economico, stimato tra i 14 e 20 miliardi di Euro, ottenuto combinando, nel breve-medio periodo: la riduzione dell’import di greggio e metano, il risparmio derivato dalla non necessità di procedere con lo smaltimento dei “rifiuti”(che diventano invece materia prima energetica pregiata), la crescita del PIL e l’incremento dell’ occupazione conseguente ai nuovi investimenti nel settore. Inoltre, mentre il “costo” degli incentivi (a prescindere dalla nuova futura rimodulazione) si aggirerebbe tra i 5,2 e i 6,6 miliardi, i risparmi conseguenti alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica sono stimati tra i 10,9 e i 14,2 miliardi. È quin-

di evidente come l’investimento in nuove energie, in special modo quelle da fonti agroenergetiche, ha un bilancio certamente positivo. Ora più che mai, quindi, l’approvvigionamento energetico a basso impatto ambientale diventa dunque centrale e costituisce anche una interessante occasione di sviluppo economico e sociale del territorio nazionale. A tal proposito, un possibile aiuto, se pur indiretto, allo sviluppo delle centrali a biomassa, attraverso l’agevolazione agli approviggionamenti delle varie risorse naturali, potrebbe provenire dal c.d. federalismo demaniale, introdotto con il Decreto Legislativo 28 maggio 2010, n. 85, recante “Attribuzione a comuni, province, città metropolitane e regioni di un proprio patrimonio, in attuazione dell’ articolo 19 della legge 5 maggio 2009, n. 42”. Tale decreto consente l’individuazione di determinati beni

Foto credit: Dj Frat

www.flickr.com/photos/djfrat

È evidente come l’investimento in nuove energie, in special modo quelle da fonti agroenergetiche, ha un bilancio certamente positivo.

statali che possono essere trasferiti al patrimonio dei Comuni, delle Province, delle Città metropolitane e delle Regioni, affinché questi li possano gestire in base a criteri di sussidiarietà, adeguatezza e territorialità, di-


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Tekneco Numero 03 | 2011

bio Elvezio Santarelli è socio di Watson, Farley & Williams dal 2005.

L’Avv. Santarelli è specializzato in operazioni di fusione, acquisizione e joint-ventures con particolare focalizzazione sul settore delle energie rinnovabili.

sponendone nell’interesse della collettività rappresentata e favorendone la “massima valorizzazione funzionale”. Ai sensi dell’articolo 5 comma 1 del D.Lgs. 85/2010, sono trasferibili a Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni: a) i beni appartenenti al demanio marittimo e le relative pertinenze; b) i beni appartenenti al demanio idrico e le relative pertinenze; c) gli aereoporti di interesse regionale o locale appartenenti al demanio aereonautico civile statale e le relative pertinenze; d) le miniere e le relative pertinenze; ed e) gli altri beni immobili dello Stato, ad eccezione di quelli espressamente esclusi dal trasferimento. Proprio nell’ambito dell’attuazione del “federalismo demaniale”, l’Agenzia del demanio, ha provveduto alla redazione dell’elenco dei beni appartenenti a quest’ultima tipologia prevista dal citato articolo 5 comma

patibili con la conservazione de1, lettera e). Tale elenco, ancogli equilibri degli ecosistemi nara non definitivo, in quanto suturali e (iii) dalla produzione scettibile di future modifiche degli altri servizi ambientali che ed integrazioni una volta che la il territorio è chiamato a fornire Conferenza Unificata ne abbia nella nostra società. terminato l’esame ed abbia rilasciato il parere prescritto dall’ar- Tenuto conto anche delle riduzioni agli incentivi da ultiticolo 5, comma 3 del richiamamo introdotte dal summenzioto D.Lgs, formerà oggetto di un nato Decreto provvedimenRinnovabili to che sarà adotIl federalismo demaniale potrà quindi costituire un che potrebbetato dall’Agenviatico importante nello ro incidere nezia del demanio. gativamente sul Ai nostri fini è in- sviluppo delle rinnovabili, seppur sarà certamente futuro sviluppo teressante notare opportuno un ulteriore e più del fotovoltaico come nell’elenco ampio intervento normativo - e rilevata l’atdei beni immobiche possa garantire gli obbiettivi che le stesse tuale mancanza li “esclusi dal traintendono perseguire nella di sfruttamento sferimento”, ad loro completezza. delle forniture oggi, non rientriprovenienti dano i luoghi e le gli ambienti forestali quali fonfonti di approvvigionamento di ti di approvvigionamento delle materia prima per le centrali a centrali a biomassa, le riforme in biomasse (foreste, boschi, rifiuti etc.); sembra lecito presumere, corso in materia di federalismo demaniale, una volta integrate quindi, che i Comuni e gli altri dalle necessarie fonti secondaEnti Locali potranno chiederne il trasferimento contribuendo, in rie attuative, potrebbero costituire un veicolo ed un espediental senso, ad una loro valorizzazione non solo ed unicamente da te importante attraverso il quale la energia da biomassa, sino ad un punto di vista ambientalistioggi rimasta tentennante e leco, ma anche come primaria rigata all’approvvigionamento sorsa energetica. estero, possa finalmente trovaIn ambito nazionale, le coltivare il suo sviluppo determinanzioni agro-forestali per l’ottete, con una struttura normativa nimento di biomasse da destiche consenta e agevoli lo sfruttanare alla produzione di energia, mento di risorse naturali interne sembrerebbero rappresentare del nostro paese. il filone con le prospettive di Con particolare riferimento alle crescita più interessanti. Le biomasse forestali, la sfida per produzioni forestali, infatti, rapgli enti locali, oggi ancor più aupresentano quasi due terzi del tonomi (anche) nello sfruttatotale delle biomasse energetiche disponibili e provengono per mento del proprio territorio, la maggior parte da boschi cedui. consisterà, probabilmente, nel riuscire a privilegiare le centraLe possibilità però di valorizzali di piccole dimensioni che utizione delle produzioni forestalizzino biomasse locali, riducenli come fonte di energia rinnodo in questo modo sia l’impatto vabile per le biomasse dipende ambientale, utilizzando e conprincipalmente: (i) dalla dispotribuendo al miglioramento clinibilità di approvvigionamenti matico e igienico dei luoghi in vegetali a prezzi competitivi, (ii) questione, nonchè riducendo i dalle modalità di prelievo com-

costi di approvvigionamento e di trasporto per le suddette centrali, problemi questi che hanno sempre contribuito alla non esplosione definitiva di questo specifico settore delle energie rinnovabili. Il federalismo demaniale potrà quindi certamente costituire un viatico importante nello sviluppo delle rinnovabili, seppur sarà certamente opportuno un ulteriore e più ampio intervento normativo che possa garantire gli obbiettivi che le stesse intendono perseguire nella loro completezza. Spesso, invece, tali centrali a biomasse, che dovrebbero compensare le proprie emissioni con un’uguale diminuzione di quelle di altri impianti, vengono progettate solo con l’obiettivo di poter operare nel mercato dei certificati verdi. Se, invece, il progetto fosse inserito in una normativa locale più esaustiva ed articolata in funzione degli interessi particolari di ogni singolo territorio, che rego-

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MAGGIO Abrogazione degli incentivi in vigore

lamenti gli impatti ambientali e che nel contempo permetta l’utilizzo di materiale combustibile proveniente dal territorio nazionale, consentendo altresì un aumento delle possibilità occupazionali, ciò potrebbe effettivamente costituire la base per lo sviluppo di un’altra importante fonte energetica rinnovabile nel nostro paese. ◆


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Normativa

di Luisa Trozzi

Linee guida rinnovabili: avanti, tra sorprese e ritardi Il quadro di quello che stanno facendo le Regioni: alcune virtuose, altre ritardatarie o anomale, nel recepire il nuovo quadro

A

vanti piano. E in ritardo rispetto alla deadline del 1° gennaio 2011. Ma era prevedibile considerati i tempi risicati (appena 90 giorni) concessi dal governo alle Regioni per il recepimento delle Linee guida nazionali (Dm 10 settem-

del 2003). Nel momento in cui si scrive l’ago della bilancia pende a favore, almeno nei numeri, delle Regioni “virtuose”, ossia quelle che sono passate all’azione. Più esigua la squadra dei ritardatari. Va segnalato però che le amministrazioni regionali che hanno deliberato devono ancora completare il procedimento. Si procede a step: buona parte delle misure approvate riguarda l’individuazione delle aree non idonee per l’installazione degli impianti fotovoltaici, mentre restano da definire gli iter per le altre tipologie di impianti (eolico, biomassa, biogas e idro☛

bre 2010) per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili. Difficile e complicato sanare il caos normativo frutto della vacatio legis durata 7 anni (le Linee guida attuano quanto fissato nero su bianco nel DLgs 387

Le regioni “virtuose”

finanziaria

Incentivi sull’efficienza energetica

Le agevolazioni fiscali del 36 e 55%, prorogate con la Finanziaria, non si applicano agli interventi del Piano casa ossia alle opere che prevedono l’aggiunta di volumetrie. Lo ha stabilito l’Agenzia delle Entrate (risoluzione 4/E): le agevolazioni sono riservate agli interventi di ristrutturazione. Fanno eccezione gli interventi di demolizione e successiva ricostruzione nel rispetto delle volumetrie esistenti. L’importo in detrazione per i lavori effettuati quest’anno va ripartito in 10 anni.

La parola ad Anev

La burocrazia alleviata solo in parte dalle linee guida

Dopo sette anni finalmente gli operatori obiettivi di Kyoto di riduzione delle emissiodel settore delle Fonti Rinnovabili di Energia ni, il dato al 2010 indica che l’Italia dovrebbe hanno ottenuto di poter procedere a far autorientrare tra i Paesi adempienti sul fronte delle rizzare i loro progetti secondo una procedura riduzioni, l’Anev è convinta che al 2020 pounica semplificata. Nel frattempo l’Europa non tremo raggiungere anche gli obiettivi elettrici. è, fortunatamente, rimasta a guardare ed ha Per far sì che questi rilevanti obiettivi vengano approvato una nuova Direttiva, la raggiunti uno dei provvedimenti 2009/28, che prevede per l’Italia più rilevanti è proprio quello che il 17% di produzione da Fonti deve consentire la rimozione Rinnovabili, che per il settore Amministrare di una della principali barriere elettrico diventa il 27% sul consu- significa decidere, che frenano lo sviluppo delle mo, oltre alla riduzione della rinnovabili in Italia, e cioè l’ineffie ogni scelta CO2 e una importante quota di cienza burocratica e le differenze comporta efficienza energetica il tutto enautorizzative territoriali. L’Anev tro il 2020. Nonostante le molte su questo tema però ritiene inun’esclusione. cassandre che negli anni scorsi dispensabile che venga fatto ora si spendevano nel segnalare uno sforzo importante di seml’impossibilità di raggiungere gli plificazione, che consenta per il

tramite della definizione di una vera procedura unica semplificata, di rispondere alle esigenze di concorrenzialità che gli imprenditori nazionali chiedono di avere. Semplificare le procedure serve, dare adeguate garanzie altrettanto, come al solito si tratterebbe di contemperare con saggezza le diverse posizioni, seguendo un principio che dovrebbe essere sempre alla base del buon amministratore e cioè il perseguimento del bene comune inteso come esito democratico del confronto tra diverse possibile soluzioni. Amministrare significa decidere, e ogni scelta comporta un’esclusione, il buon amministratore è colui che impegna la società a percorrere la strada giusta. Simone Togni Segretario generale Anev (Associazione nazionale energia del vento)


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Tekneco Numero 03 | 2011

☛ elettrico). La prima è stata la Regione Marche. A seguire Emilia Romagna, Lazio, Piemonte, Puglia, Toscana e Provincia di Bolzano, che si sono mosse in anticipo rispetto alla deadline di gennaio. Lo scoccare del nuovo anno ha sortito il progressivo allungamento della lista: Valle d’Aosta, Basilicata, Sicilia, Calabria, Campania, Molise le altre Regioni che hanno recepito la norma statale. La giunta veneta, che manca ancora all’appello, ha invece deciso di bloccare per tutto il 2011 la concessione delle autorizzazioni all’installazione di nuovi impianti.

spondono a quelle indicate dal legislatore nazionale. E anche la norma della Calabria è in netto contrasto con quella statale: oltre alle soglie decisamente fuori “misura” (per il procedimento tramite Dia), la Regione ha previsto una corsia preferenziale per le installazioni portate avanti da enti pubblici e consorzi di sviluppo industriale, opzione non contemplata dalle Linee guida nazionali. Ma le due Regioni si difendono appellandosi alla Legge comunitaria 2009 che prevede per l’appunto soglie più alte rispetto alla legge italiana in termi-

Le anomalie Si evidenziano inoltre alcune situazioni anomale. La delibera della Basilicata è finita sotto i riflettori per il forte rischio di illegittimità costituzionale: le soglie di potenza degli impianti realizzabili tramite Dia e Autorizzazione unica non corri-

L’opinione di Gifi

incentivi

Conto energia

Scade il 30 aprile il termine della prima tranche degli incentivi del Conto energia 2011-2013. Possano beneficiare delle tariffe incentivanti – fissate nel Dm 6 agosto 2010 - gli impianti che entrano in esercizio a seguito di interventi di nuova costruzione, rifacimento totale o potenziamento. Quattro le categorie di impianti incentivabili: solari fotovoltaici; fotovoltaici integrati; fotovoltaici con innovazione tecnologica; a concentrazione.

Difficile e complicato sanare il caos normativo frutto della vacatio legis durata 7 anni

Bene le linee guida, ma punti da rivedere

Il decreto del 10 Settembre 2010, dopo quasi 7 anni di attesa, sancisce finalmente linee guida omogenee a livello nazionale. Regole che hanno sicuramente aspetti positivi ma che presentano ancora criticità. Gli aspetti positivi riguardano: —— la trasparenza amministrativa; —— la certezza delle tempistiche; —— le modalità di monitoraggio; —— l'autorizzazione delle infrastrutture di rete; —— l'individuazione delle tipologie di impianti ai quali possono essere applicate le procedure abilitative semplificate; —— a definizione del procedimento unico di autorizzazione; —— la definizione dei criteri di inserimento nel paesaggio; —— le modalità per coniugare esigenze di sviluppo e tutela del paesaggio. Le criticità sono invece rappresentate dal fatto che: —— è stato applicato solo parzialmente il principio del Decreto Legislativo del 29 Dicembre 2003 in base al quale non è richiesta nessuna autorizzazione in assenza di vincoli per qualunque tipologia di impianti; —— è stata mantenuta la soglia di 20 kW per l'esclusione dall'autorizzazione anche in presenza di vincoli (noi avevamo proposto almeno 50 kW); —— sono state mantenute le misure di compensazione (non economica) ai Comuni interessati; —— è prevista la partecipazione del ministero dei beni culturali al procedimento di autorizzazione e di comunicazione preventiva anche in assenza di vincoli. Quando scriviamo, inoltre, il Parlamento è al lavoro su una legge che potrebbe modificare la suddette Linee Guida. Tra l’altro, intende introdurre limiti che riteniamo eccessivi alla dimensione degli impianti fotovoltaici costruiti sui terreni agricoli. Valerio Natalizia Presidente di Gifi (Gruppo imprese fotovoltaiche italiane)

UE

Bando Eaci

C’è tempo fino al 12 maggio per aderire alla call del bando 2011 dell’Eaci, l’Agenzia esecutiva per la competitività e l’innovazione della Ue, nell’ambito del programma Intelligent Energy for Europe. Lo stanziamento ammonta complessivamente a 67 milioni di euro di cui 8 riservati– ed è una prima assoluta – ad attività di formazione e certificazione di manodopera specializzata nella realizzazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili (in questo caso la scadenza della call è fissata al 15 giugno).

ni di kw autorizzabili senza vincoli. Proprio il recepimento della Comunitaria 2009 da parte del governo (attraverso il Decreto Rinnovabili) rischia di stravolgere ancora una volta la situazione. Il Lazio, ad esempio, ha già annunciato di voler innalzare le soglie in linea con l’Europa. ◆

20

kW

La soglia dell’autorizzazione


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Normativa

bio Caterina Calia è socio di LexJus Sinacta. L’Avvocato Calia svolge la propria attività nel

settore civile, prevalentemente nelle aree del diritto del commercio internazionale e cross border litigation, proprietà intellettuale e concorrenza sleale, energie rinnovabili.

di Caterina Calia — LexJus Sinacta

ESCo, la soluzione per investire a costo zero nelle rinnovabili

Sono il fenomeno emergente nel campo delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica, caratterizzate da profili giuridici di grande interesse.

S

tiamo parlando delle ESCo (Energy Service Company), aziende che si fanno carico del rischio di impresa dell’investimento energetico, per poi condividerne con il proprietario dell’immobile i benefici. In sostanza, quindi, rivolgendosi a una ESCo l’impianto si realizza a costo zero, ma a patto di girare all’azienda specializzata una fetta importante dei guadagni ottenuti una volta terminata la realizzazione. La prima definizione giuridica di ESCo si trova nel d.lgs. n. 115 del 2008 che ha attuato la direttiva 2006/32/CE relativa all’efficienza degli usi finali dell’energia e i servizi energetici e ha abrogato la precedente direttiva 93/76/ CEE. Secondo il disposto normativo dell’art. 2, comma 1, lett. i), si intende per ESCo “la persona fisica o giuridica che fornisce servizi energetici ovvero altre misure di miglioramento dell’efficienza energetica nelle istallazioni o nei locali dell’uten-

stessa”. L’operato di una ESCo, pertanto, mira a consentire un risparmio della spesa energetica al cliente, intervenendo sul consumo energetico e migliorandone l’efficienza e, accettando, soprattutto, un margine di rischio economico. L’intervento è gestito in toto (analisi, progettazione, controllo e monitoraggio) dalla ESCo, sia in termini tecnici che economite e, ciò facendo, accetta un ci, con garanzia dei risultati. certo margine di rischio fiLa fonte di guadagno sta nella nanziario: il pagamento dei servizi forniti, infatti, è correlato quota di risparmio energetico del cliente che non sosterrà i al miglioramento dell’efficosti eccessivi per approvvigiocienza energetica conseguito narsi l’energia. Secondo quanto e al raggiungimento degli altri obiettivi di rendimento stabiliti”. previsto dal d.lgs. in questione, il Ministro dello Sviluppo Inoltre, alla lettera m), del Economico approva, con uno o predetto articolo, la ESCo viene più decreti, a seguito dell’adoindicata come possibile terzo zione di apposita norma tecnica attraverso cui attuare il mecUNI-CEI, una canismo del Ftt procedura di (Finanziamento certificazione tramite terzi), L’operato di una ESCo, pertanto, mira a consentire volontaria per vale a dire un un risparmio della spesa le ESCo e per gli “accordo conenergetica al cliente, Esperti in getrattuale che intervenendo sul consumo stione dell’enercomprende un energetico e migliorandone gia, allo scopo terzo, oltre al for- l’efficienza e, accettando, di promuovere nitore di energia soprattutto, un margine di un processo di e al beneficiario rischio economico. incremento del della misura di livello di qualità miglioramento e competenza tecnica per i fornidell’efficienza energetica, che tori di servizi energetici. fornisce i capitali per tale misura e addebita al beneficiario A tal proposito, l’8 aprile 2010, è un canone pari a una parte del stata pubblicata la norma UNICEI 11352:2010 in cui vengono risparmio energetico consechiariti i requisiti generali e la guito avvalendosi della misura

lista di controllo per la verifica dei requisiti delle società. La ESCo, pertanto, alla luce della norma UNI-CEI, dovrà essere in grado di garantire che i servizi offerti al cliente miglio-

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APRILE 2010 Pubblicazione della norma UNI-CEI

rino l’efficienza energetica, il tutto confortato dal rilevamento della misura della riduzione dei consumi energetici rispetto a quelli iniziali. È compito della ESCo,perciò, effettuare un controllo energetico preliminare, definire le azioni da svolgere per migliorare l’efficienza ed, in ultima battuta, verificarne l’esito. Le capacità in possesso della ESCo deve essere organizzativa, diagnostica, progettuale, gestionale, economico-finanziaria e, tra queste, fondamentale è quella di realizzare e/o governare un sistema di gestione dell’energia conforme alla norma europea UNI CEI EN 16001.♦


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Tekneco Numero 03 | 2011

Libri Guarda tutti i nostri libri su Anobii: http://www.anobii. com/tekneco/books

a cura di Luigi Dell'Olio

❶ Energia e ambiente. Nuove

prospettive di sviluppo rita jirillo, andrea rocchi e giuseppe amodeo Euro 29 - Pagine 336 Edizioni Aracne Le questioni energetiche e gli orizzonti del rapporto sempre più stretto tra ambiente e energia sono i temi chiave di questo libro. Partendo dall’incertezza sulle disponibilità di fonti combustibili fossili, gli autori provano a delineare gli scenari più probabili dei prossimi anni dal punto di vista dei consumi, delle tecnologie, delle fonti di produzione (dall’idrogeno alle batterie) e del risparmio energetico.

❷ Guida alle professioni nelle energie rinnovabili jacopo vigevani Euro 22 – Pagine 151 Edizioni Maggioli

In tutta Europa il settore energia non risente della crisi finanziaria e occupazionale e molti colossi internazionali annunciano nuove

assunzioni in quest’ambito. Questa guida si pone come uno strumento di orientamento per tutti coloro che sono interessati a intraprendere una carriera nel settore delle risorse rinnovabili. Fornendo informazioni preziose sulla formazione attualmente esistente in Italia, sulle opportunità lavorative, su come affrontare un colloquio di lavoro e su quali sono le figure professionali emergenti in campo energetico. Ad arricchire il manuale anche una serie di testimonianze di manager e professionisti del settore che, a partire dalla propria esperienza, offrono indicazioni per il presente e spunti di riflessione sul futuro.

e dei processi edilizi attraverso la definizione e la verifica di una serie di requisiti che assicurino la realizzazione di edifici ad alte prestazioni. Il libro presenta gli strumenti utilizzati per garantire la costruzione di strutture in grado di offrire prestazioni sempre migliori e di altissima qualità per un futuro sempre più sostenibile.

❸ I prodotti da costruzione sostenibilità,

Una riflessione graffiante sul tema energetico che analizza i punti scottanti per il futuro globale del pianeta e in particolare del nostro paese. Dall’indecisione politica dei grandi della terra, incapaci finora di affrontare il tema cardine della sostenibilità, all’inquietante interrogativo su quanto petrolio ancora veramente ci rimane. Ma il libro esplora anche ombre e luci del processo di liberalizzazione del settore energetico italiano e tenta di immaginare le basi sulle quali costruire le direttrici politiche per i prossimi anni.

certificazione e innovazione antonia barucco Euro 11,70 – Pagine 160 Edizioni Simple

Costruire sostenibile significa sviluppare progetti e realizzare edifici che soddisfino a pieno le esigenze degli utenti di oggi garantendo alle generazione future di poter fare altrettanto. Occorre garantire la sostenibilità dei materiali, degli elementi, dei componenti

❹ Energia. La follia mondiale (Problemi aperti) carlo bollino Euro 11,70 – Pagine 229 Edizioni Rubbettino


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Speciale Università 3 | 2011 1 Applicazioni GIS e mobilità sostenibile – il caso studio di un bus terminal a Tirana a. aquilino Dipartimento di Vie e Trasporti, Politecnico di Bari

2 Progettazione CFD di turbine eoliche ad asse orizzontale f. de bellis, l. a. catalano Politecnico di Bari, Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Gestionale

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speciale università/1

Applicazioni GIS e mobilità sostenibile – il caso studio di un bus terminal a Tirana a. aquilino Dipartimento di Vie e Trasporti, Politecnico di Bari

Introduzione Nella definizione di città sostenibile, oggi non si può prescindere dall’efficienza del suo sistema di trasporto collettivo. La parola sostenibile, implica infatti da un lato l’applicazione di politiche ambientali virtuose che contengano l’uso delle risorse territoriali, dall’altro l’esistenza di politiche sociali eque che distribuiscano tale uso. Un trasporto pubblico efficiente garantisce entrambe, riducendo l’utilizzo dell’auto e garantendo l’accessibilità nelle aree periferiche o per le persone svantaggiate. Le città di tutto il mondo vivono oggi un fenomeno di veloce e imponente urbanizzazione. Una corretta pianificazione richiede invece spesso tempi più lunghi. La sfida moderna è dunque quella di prevedere la crescita urbana, immaginare i bisogni dei nuovi cittadini, programmando interventi flessibili, modulari e adattabili a necessità variabili. Tutto questo in tempi compatibili con i ritmi di crescita. Per la previsione degli scenari futuri, i tecnici hanno oggi a disposizione nuovi strumenti e un numero di banche dati sempre crescente. I GIS (Geographic Information System) rendono immediata la visualizzazione sia dei problemi che delle possibili soluzioni, permettendo la previsione di un elevato numero di scenari. Nessuno strumento si è rivelato ad oggi tanto potente come questi per l’implementazione di best practice di mobility management. Il loro punto di forza è infatti una precisa analisi di contesto, base indispensabile alla soluzione di qualsiasi problematica. Questi potentissimi strumenti restano comunque il mezzo e non il fine: la creazione del modello, la scelta degli indicatori, la validazione degli scenari previsti, è comunque affidata ai tecnici, la cui conoscenza del contesto di intervento è determinante ai fini della scelta finale. Urbanizzazione e uso dell’automobile L’aumento della ricchezza (ed il relativo cambiamento delle abitudini e delle possibilità) e l’accrescimento del perimetro urbano sono certamente tra le cause principali della scelta dell’automobile da parte di un numero sempre maggiore di persone che vive in città. Numerose rilevazioni hanno infatti dimostrato una relazione tra il GDP (Gross Domestic Product) e la richiesta di spostamenti, in particolare con l’automobile [1]. Il fenomeno è particolarmente rilevante nelle città dei paesi in transizione verso un modello di sviluppo “occidentale”. In questi paesi, dove i tassi di urbanizzazione sono solitamente altissimi, l’aumento dell’uso dell’auto è strettamente legato alla crescita della periferia [2].

La forte migrazione degli ultimi anni dalle campagne verso le grandi città ha creato, infatti, traffico addizionale dovuto a spostamenti individuali dalle zone esterne al centro; i nuovi insediamenti sono spesso nati in maniera incontrollata e non sono stati inglobati gradualmente all’interno del sistema complesso della rete di trasporto e del servizio pubblico. Inoltre, man mano che alcune città sono divenute centri nevralgici ad un livello regionale, sono aumentati i viaggi individuali da altre città verso i centri principali senza che il trasporto locale abbia potuto adeguarvisi. Il risultato è stato un incremento dell’utilizzo dell’auto privata: essa ha rappresentato per i nuovi abitanti delle periferie la differenza tra l’essere e il non essere isolati rispetto alla localizzazione di servizi necessari alla vita quotidiana o al proprio luogo di lavoro. Il fenomeno non è trascurabile se si considera che per il 2030 si stima che il 60% della popolazione mondiale vivrà nelle città [3]. La diffusione sempre maggiore del modello di sviluppo “occidentale” ha determinato, poi, un cambiamento non solo nella quantità degli spostamenti, ma anche nella qualità: l’auto è oggi un mezzo dedicato non solo a spostamenti derivati da altre attività (es. lavoro, acquisti ecc..), ma un simbolo di status sociale e un comfort. Spostarsi in auto è divenuto oggi anche un motivo di svago. L’analisi degli spostamenti è diventata dunque più complessa: spostamenti “non finalizzati” portano infatti alla dispersione delle destinazioni e all’incremento dei tempi di percorrenza di tutta la rete. Il tipo di sviluppo che sta vivendo la città implica, quindi, da un lato l’aumento esponenziale dei mezzi privati circolanti, dall’altro l’incremento necessario del numero di veicoli pubblici. Il tutto calato in uno scenario a volte bisognoso di nuove ed efficienti infrastrutture di trasporto, difficilmente gestibile per le incompatibilità fra le stesse componenti che lo caratterizzano. L’analisi, non può dunque essere più ridotta a una matrice Origine/Destinazione, ma va condotta in maniera integrata, sovrapponendo ad essa valutazioni di tipo qualitativo attraverso rappresentazioni complesse. I GIS per l’analisi del contesto di mobilità La conoscenza delle caratteristiche del territorio è il punto di partenza per una sua corretta gestione; individuandone le unità fondamentali è possibile comprenderlo e attuare una pianificazione di lunga durata secondo i principi dello Sviluppo Sostenibile [4]. È dunque indispensabile tanto in fase di progettazione quanto in fase di monitoraggio. I sistemi di database geografici, (GIS o SIT


Speciale Università Applicazioni GIS e mobilità sostenibile – il caso studio di un bus terminal a Tirana

sistemi informativi territoriali), rappresentano una componente innovativa, sia dal punto di vista tecnologico che da quello metodologico, della raccolta, dell’organizzazione e dell’utilizzo di particolari dati. Le mappe ottenute con i GIS, attraverso l’utilizzo di simboli grafici e di testi, rappresentano le informazioni descritte dagli attributi agganciati ai dati spaziali. In diverse discipline ed ambiti applicativi, i GIS sono diventati strumento essenziale e di largo utilizzo non solo per l’archiviazione dei dati, ma soprattutto per la loro analisi ed elaborazione, che ne sfrutta appieno la natura spaziale. In un dataset che codifica la rete stradale ed i volumi di traffico, risulta immediata la ricerca delle tratte stradali che hanno un dato volume di traffico oppure un dato valore di emissione di un certo inquinante. L’ambiente articolato della città, in particolare sotto l’ottica del trasporto, trova nelle applicazioni GIS una razionale schematizzazione che è efficacemente a monte dell’analisi, premettendo di: —— creare un quadro conoscitivo dell’ambiente attraverso la georeferenziazione di indicatori sensibili; —— generare nuove informazioni attraverso interrogazioni complesse ed elaborazioni; —— acquisire conoscenze funzionali alla definizione degli interventi di progettazione tecnica;

—— avere un database dinamico rispetto alle evoluzioni del territorio. L’ambito geografico, per sua natura mutevole, necessita di continuo lavoro e continui consolidamenti, sia nell’aggiornamento dei dati che nell’aspetto applicativo del software. Le dinamiche in continua evoluzione descritte al paragrafo precedente trovano quindi in questo strumento una immediata rappresentazione. A questo scopo esempi di indicatori utili possono essere quelli concernenti la struttura urbanistica, la sua organizzazione normativa, la localizzazione di attrattori, la distribuzione dei flussi di traffico, la referenziazione dei tempi di percorrenza dei tratti stradali, l’uso del suolo o qualsiasi caratteristica si ritenga utile alla valutazione, compresi indicatori di carattere qualitativo legati alle specifiche realtà. In un ottica di pianificazione partecipata, poi, diviene importantissimo un altro aspetto delle applicazioni GIS: una resa grafica di facile comprensione anche per i non addetti ai lavori, agevola i meccanismi di inclusione della popolazione nei processi decisionali sulla gestione del territorio. Una rappresentazione grafica come quella in figura 1 è, ad esempio, immediatamente comprensibile. Ciò, unito alla possibilità dei GIS di interfacciarsi con il web, rende possibile l’interrogazione anche da parte di comunità molto vaste. ☛

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Figura 1 – esempio di distribuzione di travel time (con dati depurati)


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Figura 2 – Domanda di traffico IN-OUT e IN-IN rispetto al primo e secondo anello della città

L’applicazione nei contesti in via di sviluppo: La localizzazione di un Bus terminal a Tirana (AL) Nella sua repentina evoluzione la città di Tirana si trova ad affrontare quello che rappresenta uno dei problemi principali di numerose città europee e non: l’inquinamento ambientale. Nella capitale albanese, l’inquinamento atmosferico in particolare costituisce un problema preoccupante, e la sua fonte principale è certamente individuabile nel traffico: nella città sono registrati 70000 veicoli circa il 30% di quelli nazionali e il maggiore agente inquinante dell’aria risulta il monossido di carbonio [5]. Nonostante i numerosi investimenti sulla rete stradale, la congestione sta diventando sempre più frequente, non solo negli orari di punta, e muoversi attraverso la città diviene via via più difficile. Di conseguenza l’inquinamento dovuto ad automobili, bus e camion che circolano al suo interno ha raggiunto un livello ormai inaccettabile. In un’ottica di sviluppo del contesto urbano, l’amministrazione di Tirana ha messo ai primi posti della sua programmazione la pianificazione dell’intero sistema dei Trasporti [6]. Allo stato attuale, infatti, i trasporti pubblici a Tirana non sono né popolari né attraenti, ma vengono scelti solo da chi non ha alternativa, mentre il trasporto tramite mezzo privato è in aumento, anche a causa di un rapido sviluppo delle reti stradali extraurbane. Le caratteristiche del contesto urbano, che presenta un degrado progressivamente crescente andando dal centro verso la periferia, si riflettono fortemente sullo stato del tessuto viario e l’intera rete risulta congestionata durante la maggior parte del giorno, specialmente nel centro. Accanto ad interventi tecnico/infrastrutturali per il miglioramento della rete di trasporto, per rispondere alla crescente domanda compatibilmente agli spazi e alle risorse disponibili, si rende necessario pianificare azioni volte ad ottimizzare la mobilità cittadina; sia per quanto riguarda utenti che si spostano a Tirana dall’esterno perché centro amministrativo, commerciale, politico e finanziario (IN-OUT), sia per i cittadini di Tirana (IN-IN). L’analisi della domanda ha permesso di verificare il potere attrattivo della città nel suo intorno, come mostrano le figure 2a e 2b. Si è reso evidente, quindi, che per evitare la scelta del mezzo privato negli spostamenti extraurbani e permettere agli utenti di potersi spostare comodamente nel centro cittadino, oltre allo sviluppo separato del sistema di bus urbani ed extraurbani è necessario curare l’integrazione tra i due.

Ad oggi, di fatto, non esiste un nodo di congiunzione tra le reti, per cui il passaggio dalle tratte urbane a quelle extraurbane non è in alcun modo agevolato. La costruzione di un Bus Terminal a servizio del trasporto collettivo su gomma si pone, dunque, come un intervento strategico per la razionalizzazione del trasporto pubblico ed allo stesso tempo delle problematiche di viabilità nel senso più generale. La progettazione del nodo agisce infatti su due livelli: —— per il sistema extraurbano rappresenta il luogo nevralgico di connessione con la rete urbana —— per il sistema urbano può rappresentare il centro nevralgico delle reti di mobilità sostenibile a livello cittadino (pedonale, ciclabile, su ferro). Tale intervento ha quindi un effetto notevole sulle politiche di gestione del traffico interno in quanto, individuando la posizione più favorevole per il passaggio multimodale e multifunzionale si renderebbe molto più appetibile l’alternativa di trasporto pubblico. I criteri per la localizzazione del Tirana Bus Terminal (TBT) La scelta del sito di localizzazione del Bus terminal, in questo quadro di riferimento, diviene cruciale per il suo coerente ed efficace inserimento nel tessuto cittadino. Lo studio effettuato, ha portato ad individuare due siti alternativi per la costruzione del TBT, sulla base di criteri ritenuti essenziali per il corretto inserimento nel sistema urbano: 1. Accessibilità rispetto alla rete stradale: mediante un’analisi di accessibilità è possibile valutare la struttura insediativa di un’area in relazione al sistema infrastrutturale ed ai servizi di trasporto disponibili; 2. Connessione con gli altri modi di trasporto extraurbani: un nodo di sovrapposizione tra diverse modalità ne favorisce l’integrazione nella globalità del sistema esistente ed incentiva l’interazione modale; 3. Impatto sul sistema urbano esistente: Il criterio riflette l’insieme di interazioni e compatibilità tra lo schema di sviluppo territoriale dell’area urbana e le sue infrastrutture di trasporto; 4. Convenienza Economica: Il fattore economico è spesso prioritario nel budgeting di municipalità quali quella di Tirana dove la scarsità dei fondi richiede che l’immobilizzazione di grosse somme in investimenti infrastrutturali sia assolutamente efficiente.


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Il primo step (e di certo quello fondamentale) per lo studio è stata dunque un’analisi dettagliata dell’accessibilità dei nodi cittadini. Per tale analisi si è ricorso allo strumento GIS TransCAD® ritenuto ideale sia per le buone prestazioni in termini di analisi e restituzione grafica, sia per l’esistenza di dati informatici compatibili con il software. Individuazione delle prime opzioni di scelta L’analisi è partita dallo studio approfondito dello stato di fatto con la raccolta dei dati necessari a caratterizzarlo (dati di traffico, informazioni sul contesto urbanistico presente e futuro, oltre che storico, della città), per passare alla creazione del modello, all’analisi dello stesso e all’elaborazione dei risultati. I dati sono stati raccolti attraverso il reperimento di alcuni studi già esistenti e l’indispensabile rilievo qualitativo in loco che ha permesso la preselezione di due siti ottimali sui quali si è approfondita l’analisi. Già un’analisi qualitativa del territorio ha dunque portato ad individuare come preferibili le due posizioni di seguito analizzate. Tali opzioni si sono fissate coerentemente con lo studio portato a termine nel 2007 dall’Istituto dei Trasporti Albanese sul sistema di autobus extraurbani che, individuando eventuali localizzazioni per dei terminal nelle principali città, indicava per Tirana localizzazioni molto prossime a quelle individuate [7]. OPZIONE 1 – In corrispondenza dell’attuale stazione ferroviaria Secondo questa opzione il bus terminal andrebbe ad affiancare l’esistente stazione ferroviaria di Tirana. Essendo attualmente in forte calo i traffici in treno (è in uso un solo binario della linea), la stazione si trova oggi in condizioni di sempre crescente abbandono, con tronchi ferroviari e convogli in evidente stato di degrado. Circonda la struttura esistente una grande estensione di terreno libero che, facilmente bonificato dagli attuali resti di capannoni industriali fatiscenti, sarebbe utilizzabile limitando eventuali espropri, onerosi e, nel caso Albanese, problematici (cfr fig 3). OPZIONE 2 – Lungo il tronco ferroviario parallelo all’asse Tirana-Durazzo In questo caso il terminal andrebbe a collocarsi in un terreno libero nella zona industriale che si sta sviluppando ai margini dell’asse stradale Tirana – Durazzo, lungo i binari che partono da Tirana e seguono per un tratto l’andamento del tracciato stradale. La stazione ferroviaria del centro città in questo caso diverrebbe solo un nodo di

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transito. In particolare la proposta si indirizza verso un sito a Kashar, in corrispondenza di un cavalcavia pedonale, dove attualmente vi è un terreno in parte non edificato ed in parte occupato da un capannone dismesso (cfr. fig. 4) e dove i costi di bonifica ed esproprio sarebbero limitati. Le due opzioni sono dunque state analizzate come hot spot della rete ricostruita in GIST (fig. 5) L’analisi di accessibilità con TransCAD® Si è dunque proceduto alla rappresentazione della rete cittadina sul GIST mediante un grafo. La graficizzazione topologica dell’offerta infrastrutturale composta da nodi connessi tramite archi, permette di associare a questi uno o più attributi esprimibili in forma numerica: capacità, distanza, tempo di percorrenza, costo, etc. L’insieme di tali attributi rappresenta la componente analitica del modello di offerta che è stato utilizzato nelle applicazioni quantitative. Così come per la zonizzazione e il grafo di analisi (cfr. fig. 6), gli indicatori scelti per le valutazioni di accessibilità utilizzano la funzione di impedenza proposta nel pregresso studio “Integrated Strategy for a Sustainable Traffic development in Tirana, Albania” dell’ECAT Tirana [8]:

Figura 3 – Una foto rappresentativa del sito presso la stazione di Tirana

t=tf ∙[1+α∙(v/c)β] (1) con t = tempo di viaggio in condizioni di congestione tf = tempo di viaggio in condizioni di flusso libero v = volume di traffico c = capacità del ramo α, β = parametri di calibrazione In definitiva, considerando la (1) come funzione di tempo massimo di spostamento e al fine di valutare l’accessibilità relativa in termini di costo di trasporto sugli itinerari stradali da/verso le località individuate, si sono implementate le seguenti fasi: FASE 1: partendo dai dati forniti nel report dell’Ing. Marco Mascucci [8] si è provveduto a calcolare tramite il GIST i cammini minimi in termini di tempo per gli archi componenti ciascun percorso (attivo e passivo) multiple shortest path ottenendo dal programma una matrice di minimo costo riferita, appunto, ai tempi; FASE 2: si sono assunti quali indicatori di accessibilità relativa attiva e passiva i tempi di trasporto minimi o “ottimizzati” su ciascun percorso stradale: i nodi “di primo livello”, più accessibili, risultano caratterizzati dai più bassi valori di tali indicatori; ☛

Figura 4 – Una foto rappresentativa del sito alla periferia di Tirana


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però considerare l’eventuale variazione dovuta alla presenza della nuova infrastruttura. Vista l’incertezza di una tale previsione, la scelta di effettuare l’analisi basandosi sui dati attuali appare comunque indicativa e diviene coerente con l’intento di incentivare il raggiungimento tramite mezzo pubblico, considerando minimo l’incremento degli spostamenti con mezzo privato verso la nuova stazione. Tenendo conto delle caratteristiche trasportistiche dell’ambito oggetto di studio e del modello di offerta e domanda di trasporto georeferenziato a disposizione, le valutazioni di accessibilità effettuate riguardano esclusivamente la modalità di trasporto stradale, che costituisce la quasi totalità degli spostamenti interni (esclusi quelli a piedi). La rappresentazione degli spostamenti su strada può comunque essere considerata come elemento propedeutico alla rappresentazione di modalità di trasporto alternative. Figura 5 – Grafo della rete di Tirana con i due nodi evidenziati

Figura 6 – Grafo della rete di Tirana con l’indicazione del parametro t

☛ FASE 3: Dalla matrice si sono estrapolate le righe con i minimi costi riferiti alle due opzioni creando una tabella che associa ad ogni punto il tempo minimo di raggiungimento dell’OPZIONE 1 e dell’OPZIONE 2; FASE 4: Si sono quindi assunti come nodi rappresentativi di ogni zona della città i rispettivi centroidi così da attribuire un tempo di raggiungimento di ognuna delle opzioni ad ogni zona; FASE 5: si sono infine elaborate, sempre tramite GIST, delle mappe tematiche che evidenziano i diversi livelli di accessibilità delle opzioni da e per ogni zona. (cfr. figg. 8 e 9). L’analisi è stata condotta considerando gli ultimi dati di traffico disponibili senza

L’utilizzo dei risultati del modello nella valutazione strategica a lungo termine La determinazione finale del luogo di interesse è stata fatta comparando le due opzioni precedentemente descritte alla luce dei criteri proposti. Le valutazioni hanno comunque avuto come base portante le tavole di accessibilità inerenti i due punti in esame. Da queste emerge infatti immediatamente come il confronto tra le opzioni in termini di accessibilità dalle altre zone della città è strettamente vinto dalla OPZIONE 1, come poteva essere facilmente immaginato vista la centralità del nodo nella rete e l’elevato numero di rami connessi. L’OPZIONE 2 appare infatti difficilmente accessibile tanto dalle zone più lontane per l’inevitabile attraversamento del centro cittadino, quanto da quelle più vicine per gli elevati volumi di traffico e conseguenti tempi di percorrenza della principale via d’accesso, via Durazzo. Proprio la costante condizione di congestione di questo asse, però, come di altri diretti fuori città, potrebbe rimettere in discussione la scelta immediata della attuale stazione dei treni come luogo preferibile per il Terminal. Infatti il posizionamento in prossimità del centro, se rende più facili gli spostamenti da e verso le diverse zone di Tirana, costringe i pullman all’ingresso in città, con conseguenti rallentamenti e ritardi dovuti al traffico. L’integrazione di questi dati con dati di carattere programmatico permette però di aggiungere altre considerazioni: inserendo la costruzione del Terminal all’interno del programma di nuova infrastrutturazione del municipio, è verosimile pensare che essa avvenga contemporaneamente o successivamente al completamento del secondo anello.


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Visti gli effetti della costruzione della prima parte di questa cintura nella parte ovest della città, è facile immaginare che la deviazione del traffico di attraversamento produca un alleggerimento del carico sui rami al suo interno e la riduzione dei costi di transito per gli utenti che non passano dal centro. Inserendo il Terminal in questa visione si otterrebbero dei miglioramenti sul funzionamento di entrambe le opzioni limitando la congestione sui tratti connessi alla stazione e rendendo decisamente più elevata l’accessibilità della opzione 2 dalle zone più distanti. Per quanto riguarda la connessione con gli altri modi di trasporto la attuale stazione ferroviaria costituirebbe un nodo di sovrapposizione tra la rete stradale e quella ferroviaria, funzione che può ritrovarsi nella seconda opzione che vede il terminal adiacente alla linea. In questo secondo caso sarebbe però necessario prevedere comunque degli interventi sulla stazione del centro, che fungendo da punto di possibile scambio tra il trasporto urbano pubblico o privato e quello ferroviario fino al terminal, dovrebbe migliorare il suo livello di servizio, pur restando un nodo di importanza minore. La stazione ferroviaria in entrambe le visioni giocherebbe un ruolo importante per la città, confermando la vocazione funzionale dell’area in cui si trova. Per ottenere la massima efficienza dal posizionamento a Kashar occorre quindi uno sforzo economico maggiore e una strategia d’azione fortemente integrata. Considerati i traffici in treno in forte calo e il crescente numero di passeggeri che atterrano e decollano a Rinas, questa resta comunque una scelta allettante per la maggiore vicinanza all’aeroporto, completando, insieme al fatto di trovarsi sulla direttrice principale dei traffici con il porto di Durazzo, il quadro delle diverse modalità afferenti alla città. Inserendo la scelta in un quadro temporale più ampio la soluzione migliore appare la realizzazione nel sito n. 1 di un Bus Terminal che risponda alla attuale domanda, provvedendo ad una progettazione flessibile che: —— Sia coerente con l’ipotesi di renderla una stazione di servizio ad un nodo polifunzionale di importanza maggiore situato all’esterno della città —— Preveda la possibilità di allargamento qualora in futuro venga meno per difficoltà amministrative la seconda prospettiva. Tali considerazioni possono essere avvallate da un ulteriore studio degli scenari possibili attraverso il GIS implementato e in ogni momento modificabile. Algoritmi di previsione, inoltre, possono essere implementati nel sistema per disegnare scenari futuri e confrontarli.

Conclusioni L’esempio del posizionamento del Bus Terminal a Tirana permette innanzitutto di verificare come lo strumento del GIS possa essere usato da un lato allo scopo di condurre analisi numeriche in maniera spedita, da un altro di rendere possibile la visualizzazione del confronto tra diversi scenari. La possibilità di aumentare la complessità del modello fa si che si possa passare da una semplice graficizzazione di informazioni ad una resa grafica di elaborazioni più complicate. L’aggregazione e la sovrapposizione dei dati, poi, fa dei GIS uno strumento adeguato ad una analisi multicriteria del contesto oggetto di osservazione. Nel campo dei trasporti lo strumento GIS appare poi una naturale evoluzione della rappresentazione dei grafi e degli algoritmi storicamente legati all’analisi delle reti. Alcune considerazioni sono però obbligatorie. Qualsiasi sia il risultato dello studio dei modelli numerici, l’interpretazione da parte dei tecnici resta comunque una tappa fondamentale alla scelta. Lo stesso studio presentato, dà modo di inserire le valutazioni in molteplici visioni. Per questo la rappresentazione GIS deve essere considerata il mezzo dello studio piuttosto che il suo fine. Scelte concordi o discordi rispetto ai risultati del modello vanno accuratamente motivate a partire da criteri chiari e trasparenti resi noti sin da subito. • Bibliografia [1] Mokhtarian, P.L., Chen, C. “TTB or not TTB, that is the question: a review and analysis of the empirical literature on travel time (and money) budgets.” Transportation Research A, 38, 643-675, 2004 [2] “Sustainable Urban Transport Policies in Southern Est Europe”, Background paper for the Regional Meeting on Sustainable Transport Policies in South Eastern Europe, Budapest, 2007 [3] World Business Council for Sustainable Development (WBCSD) (2004-06-01). Mobility 2030 - Meeting the challenges to sustainability Report [4] “Rapporto Burtlandt” - .. [5] www.instat.gov.al, 2008 [6] “Urban Regulatory Plan - Tirana” , Report 2007 [7] “Rritja E Nivelit Cilesor Ne Sherbimin E Transportit Rrugor Te Udhetareve Brenda Vendit”, Istituto dei Trasporti di Tirana, Tirana, 2006 [8] “Integrated Strategy for a Sustainable Traffic development in Tirana, Albania” ECAT Tirana, 2007

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Figura 8 – Mappa delle accessibilità relativa all’ OP1 (in rosso). La scala dal giallo al blu va da alta a bassa accessibilità

Figura 9 – Mappa delle accessibilità relativa all’ OP2 (in rosso). La scala dal giallo al blu va da alta a bassa accessibilità


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Progettazione CFD di turbine eoliche ad asse orizzontale f. de bellis, l. a. catalano Politecnico di Bari, Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Gestionale

Figura 1 – Turbina NREL durante i test in galleria del vento.

Introduzione Lo sfruttamento dell’energia eolica per la produzione di energia elettrica ha conosciuto negli ultimi anni una crescita impetuosa. Secondo il GWEC (Global Wind Energy Council), in soli dieci anni, dal 1999 al 2009, la potenza elettrica installata e prodotta da energia eolica è aumentata nel mondo di 8 volte [1], e del 30% nel solo 2009 rispetto all’anno precedente. Le turbine eoliche tuttavia, pur crescendo in dimensione (soprattutto per applicazioni offshore), sono oggi sostanzialmente assimilabili a quelle prodotte 20 anni fa, in particolare da un punto di vista tecnico-scientifico. I grandi produttori, quelli che per primi hanno investito nel settore, si affidano alla propria esperienza consolidata nel corso degli anni, e sono spesso refrattari all’innovazione, mentre le aziende meno affermate sorte di recente preferiscono non rischiare e si affidano a design conservativi e “tradizionali”. Dal un punto di vista prettamente teorico però, esiste la possibilità di ottenere dei miglioramenti nella progettazione di turbine eoliche, di innovare e produrre design alternativi. Nel presente lavoro, gli autori propongono un metodo di progettazione automatizzata di turbine eoliche ad asse orizzontale basato sulla fluidodinamica computazionale (di seguito indicata con l’acronimo anglosassone CFD – Computational Fluid Dynamics). La CFD è una tecnica di simulazione basata sulla risoluzione approssimata delle equazioni fondamentali della fluidodinamica (di Navier-Stokes) con l’ausilio del calcolatore. Data la natura estremamente complessa di tali equazioni, non è possibile calcolarne la soluzione analitica tranne che per casi molto semplici come flusso laminare; si deve ricorrere quindi a delle approssimazioni più o meno pronunciate a seconda del grado di precisione richiesto e dalle risorse di calcolo disponibili. Caratteristica fondamentale della CFD è infatti l’ingente richiesta di risorse computazionali, ovviamente crescente al crescere della complessità del problema. L’affinamento di un tecnica di simulazione CFD di turbine eoliche ad asse orizzontale ha quindi riguardato la prima parte del lavoro. Simulazione CFD La simulazione CFD è una pratica ormai molto diffuso sia nel mondo accademico che in quello industriale, ed è considerata un valido strumento di progettazione praticamente in tutti i campi della meccanica, dalle auto ai motori aeronautici fino alle turbine a vapore. Pur tuttavia, esistono diversi metodi per la simulazione e la progettazione delle turbine eoliche ad asse orizzontale, e la CFD è solo una fra questi: per una completa disamina

delle varie metodologie si rimanda il lettore interessato alla recente pubblicazione di Hansen et al. [2]. L’affidabilità di tali metodologie è oggetto di discussione nella comunità scientifica, e numerosi sono le pubblicazioni in cui si confrontano i dati ottenuti dalle simulazioni di varia natura con rilevazioni di tipo sperimentale. Una delle tecniche ad oggi più adoperata e ritenuta molto affidabile è senz’altro la BEM (Blade Element Method), che ha tra l’altro il grande pregio di essere estremamente semplice da implementare in un algoritmo di calcolo e rapida nell’effettuare le simulazioni. Nella BEM i dati sperimentali di un profilo aerodinamico bidimensionali (noti da test in galleria del vento) sono combinati opportunamente in modo da ottenere i principali carichi aerodinamici cui la pala della turbina è soggetta al variare delle condizioni del vento, come descritto in dettaglio in [3]. Tale teoria assume che il flusso sia sempre bidimensionale, ossia che non ci sia un dipendenza radiale tra le varie sezioni della pala: in altre parole, si suppone che ciò che succede in una particolare sezione non influenza il comportamento del flusso che investe la sezione successiva. Un’ipotesi semplificativa di questo tipo non è sempre verificata, quindi sono stati introdotti dei coefficienti correttivi in grado di tenere in conto l’esistenza di flussi radiali tridimensionali, anche se non completamente. Uno dei maggiori problemi della BEM riguarda tuttavia la sua incapacità di predire il comportamento di profili aerodinamici non testati precedentemente in galleria del vento, vale a dire profili o geometrie innovative di cui non si disponga dei dati sperimentali. La CFD al contrario, non ha vincoli sulle geometrie che la pala assume, né sulla tipologia del flusso che la investe (bi- o tridimensionale), ma ha un costo molto maggiore in termini di tempo e risorse di calcolo necessari. A partire dai numerosi lavori presenti in letteratura, è stata in precedenza sviluppata dagli autori una procedura automatizzata di simulazione CFD di una turbina eolica ad asse orizzontale [4], e la stessa validata sulla base di alcuni dati sperimentali. Il caso sperimentale considerato è una turbina ad asse orizzontale regolata per stallo testato dall’ente statunitense National Renewable Energy Laboratory in galleria del vento [5], vedi Figura 1. Le misurazioni ottenute nel corso di questa campagna sperimentale sono stati impiegati per verificare l’affidabilità della simulazione CFD sulla base di analisi quantitative e qualitative. I dettagli riguardo le impostazioni di calcolo del software commerciale Ansys Fluent nonché i numerosi risultati non sono riportati in questa sede, ma possono essere consultati nella pubblicazione già citata [4].


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Ciò nonostante, in Figura 2 sono riportati due risultati ottenuti dalla simulazione CFD sviluppata: la coppia agente sull’albero e responsabile della potenza elettrica prodotta dalla turbina (Torque, in alto), e la spinta assiale, importante per il dimensionamento della struttura (Thrust, in basso). In entrambi i grafici si nota come la simulazione CFD, rappresentata con linee tratteggiate per due diversi livelli di approssimazione, sia sempre contenuta nella banda di errore sperimentale e con uno scostamento mai superiore al 10% rispetto al valore medio. In sostanza, è possibile ritenere la simulazione CFD proposta affidabile all’interno della fascia di incertezza sperimentale e pertanto la simulazione stessa è stata impiegata nella seconda parte del presente lavoro, la progettazione automatizzata di turbine eoliche ad asse orizzontale. Progettazione CFD di turbine eoliche Validato lo strumento di indagine, il passo successivo è stata la progettazione di una turbina eolica ad asse orizzontale regolata per stallo di piccola taglia (20 kW) della stessa potenza e dimensioni di quella sperimentata dall’NREL. Questo per poter disporre di un agevole termine di paragone della progettazione, ma è rilevante notare come la progettazione possa essere applicata a qualsiasi tipo di turbina, diversa sia come dimensioni sia come sistema di regolazione, senza perdita di generalità del problema in esame. Scopo della progettazione è quello di ottenere una precisa geometria palare in funzione di alcuni obiettivi e vincoli definiti a priori dal progettista. Tramite una procedura assistita dal calcolatore quindi, si dovrà ottenere come risultato della progettazione una specifica forma della pala eolica allo stesso tempo ottimizzata per gli obiettivi prescelti ed in grado di soddisfare i vincoli imposti. Per far ciò, è stata in primo luogo definita una parametrizzazione della geometria. Parametrizzazione geometrica Una pala di turbina eolica è una geometria tridimensionale complessa: la superficie non è piana, e la pala solitamente è svergolata (varia la propria angolazione in funzione del raggio) e rastremata (si restringe verso la punta). Obiettivo di una buona parametrizzazione è la descrizione di tale geometria tridimensionale ricorrendo ad un numero il più possibile limitato di parametri, in modo da ridurre la complessità dell’ottimizzazione: tanto più semplice è la parametrizzazione, tanto più facilmente sarà possibile giungere ad un risultato. D’altro canto però non si deve neanche eccedere nella semplificazione, in quanto si potrebbero perdere informazioni importanti in funzione dell’ottimizzazione: una para-

metrizzazione troppo scarna può condurre alla perdita di design ottimali, come quando si cerca di approssimare una curva con una retta. Nel presente lavoro, la singola pala è stata divisa in 50 sezioni trasversali aventi lo stesso profilo aerodinamico, lo stesso impiegato dall’NREL (in questo modo, il confronto può avvenire a completa parità di condizioni). Ogni sezione è univocamente definita da un angolo di attacco (twist) e dall’estensione della sezione (corda), mentre l’estremità della pala e l’attacco con il mozzo sono modellate a parte; la geometria tridimensionale si ottiene collegando ogni sezione con le due adiacenti. La pala ottenuta, rappresentata in Figura 3, è quindi completamente descritta da 50 valori del twist più 50 valori della corda, per un totale di 100 parametri. Un numero così alto di parametri tuttavia non è accettabile: si è preferito di conseguenza parametrizzare le distribuzioni di twist e corda, cioè le variazioni di twist e corda in funzione del raggio, che sono rappresentabili con funzioni polinomiali semplici. Scegliendo quindi un polinomio di terzo grado per la distribuzione del twist ed uno di primo grado per la corda, è possibile definire completamente la geometria tridimensionale della pala con soli 6 parametri. Progettazione aerodinamica Come si è detto, la progettazione dipende dagli obiettivi e dai vincoli imposti. Un primo caso applicativo riguarda la progettazione automatizzata di una turbina dalle dimensioni e caratteristiche già citate soltanto dal punto di vista aerodinamico, intendendo così che vengono considerati solo obiettivi e ☛

Figura 2 – Risultati quantitativi delle simulazione CFD e confronto con dati sperimentali.

Figura 3 – Parametrizzazione geometrica tridimensionale della pala.


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Figura 4 – Risultati della progettazione aerodinamica.

Figura 5 – Design ottimale della progettazione aerodinamica confrontato con il caso di riferimento NREL: visualizzazione delle pressioni statiche agenti sulla superficie a 20 m/s.

☛ vincoli aerodinamici. Nello specifico, si richiede di progettare una pala, cioè di trovare la sua migliore configurazione geometrica, al fine di massimizzare la coppia prodotta in due condizioni di vento, 7 m/s e 20 m/s. La prima condizione fa riferimento ad una bassa velocità tipica del territorio italiano ed in cui si suppone la turbina operi per gran parte del suo funzionamento; mentre la seconda è un’alta velocità in cui è necessario operare una regolazione della potenza onde evitare danneggiamenti strutturali. Fluidodinamicamente, alla prima velocità si desidera che il flusso sia attaccato alla pala e quindi ad alta efficienza, mentre alla velocità maggiore il flusso solitamente è stallato, cioè con distacco di vena fluida e conseguente perdita di efficienza. Il vincolo cui è soggetta l’ottimizzazione è che la coppia prodotta ad entrambe le velocità debba essere positiva, cioè che la turbina produca effettivamente potenza utile. Tale progettazione mono-disciplinare può considerarsi un’astrazione, in quanto non considera una serie di problematiche reali, prima tra tutte l’analisi strutturale della turbina.Tuttavia, anche una progettazione prettamente aerodinamica può fornire indicazioni utili, particolarmente in un contesto di analisi preliminare. L’algoritmo di ottimizzazione (di tipo genetico) e il sistema di progettazione nella sua globalità, incluso lo scambio di file e dati, è gestito mediante il software commerciale modeFrontier, che permette al suo interno di implementare anche l’esecuzione remota del programma di simulazione CFD. I risultati della progettazione sono riportati in Figura 4, dove ogni punto rappresenta una diversa geometria palare e quindi una pala con prestazioni differenti. Il grafico ha sull’asse delle ascisse la coppia prodotta dalla pala a velocità minore (low speed torque), e sull’asse delle ordinate la coppia prodotta a velocità maggiore (high speed torque); le linee rosse tratteggiate visualizzano i vincoli di positività, a seguito dei quali l’aerea del grafico di accettabilità dei design viene ristretta al quadrante in alto a destra. La linea verde denominata frontiera di Pareto (Pareto front) è la linea che unisce i design migliori, quelli cioè per cui non si riscontrano ulteriori miglioramenti di un obiettivo ad un fissato valore dell’altro. Tra questi, è stata prescelto il design a più alta coppia a velocità minore (cerchiato in rosso) poiché è a questa condizione che si presume la pala operi per la maggior parte del tempo. Come si può notare dal grafico infatti ogni altro punto a coppia maggiore a 20 m/s comporta una riduzione di coppia a velocità minore, e ciò non è considerato conveniente. Il design ottimale scelto come risultato finale della progettazione è

confrontato in Figura 5 con il caso di riferimento dell’NREL: si vede come la pala progettata solo da un punto di vista aerodinamico sia più estesa in punta rispetto al riferimento. Questo particolare, assieme agli angoli di attacco diversi che producono una distribuzione di pressione migliorata (zona ad alta pressione responsabile della produzione della coppia più estesa) conducono a prestazioni migliori rispetto alla pala NREL: la coppia a 7 m/s risulta maggiore del 7% ed a 20 m/s del 35%. Va in ogni caso chiarito come il confronto con il caso di riferimento sia indicativo, poiché l’obiettivo del lavoro non è stato quello di migliorare la turbina NREL, ma di progettare da zero una nuova pala con particolari condizioni. Il fatto che la procedura automatizzata proposta dagli autori possa produrre soluzioni migliorative rispetto al riferimento è indice delle capacità della progettazione stessa, ma non esclude che sia possibile migliorare ulteriormente le prestazioni della pala NREL, ad esempio modificando il profilo aerodinamico delle sezioni. Ciò nonostante, una pala più estesa in punta come quella ottenuta dalla progettazione aerodinamica potrebbe porre dei problemi di natura strutturale, come vibrazioni, rotture, dimensionamento del pilone, ecc.; per ovviare a tali problemi è stata condotta una progettazione aero-strutturale. Progettazione aero-strutturale Al fine di studiare un’applicazione più realistica, è stata progettata con le stesse modalità una pala soggetta ad obiettivi e vincoli di natura sia strutturale sia aerodinamica. Per quanto riguarda la parte strutturale è stato scelto di minimizzare il momento flettente della pala (root bending moment) prodotto dagli sforzi di pressione, cioè il momento che tende a piegare la pala nella direzione perpendicolare al piano del rotore, vedi Figura 6. Tale quantità è stata scelta in quanto è alla base di diverse problematiche strutturali, come le vibrazioni, il dimensionamento del mozzo e della trasmissione così come del pilone di sostegno, come ampiamente verificabile in letteratura [3]. Aerodinamicamente si conserva l’obiettivo di massimizzare la coppia con il vincolo di coppia positiva, mentre la progettazione è limitata alla velocità del vento maggiore per ragioni di semplicità (ma si può estendere facilmente a più di una condizione di vento). Il design scelto come risultato della progettazione, indicato come “A” nella Figura 7, presenta una configurazione geometrica molto diversa da quello ottenuto precedentemente. Confrontando la Figura 7 con la Figura 5 si nota infatti come l’aver aggiunto considerazioni strutturali ha portato ad ottenere una pala più snella sia rispetto a quella ottenuta


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Figura 6 (a sinistra) – Definizione del momento flettente impiegata nella progettazione strutturale.

Figura 7 (a destra) – Design ottimale della progettazione aero-strutturale confrontato con il caso di riferimento NREL: visualizzazione delle pressioni statiche agenti sulla superficie a 20 m/s.

dalla sola progettazione aerodinamica, sia rispetto al riferimento dell’NREL (permettendo quindi anche una riduzione di peso, variabile tuttavia non considerata). La riduzione di corda nelle parte terminale della pala, insieme ad angoli di attacco più pronunciati, sono in grado quasi di dimezzare il momento flettente, aumentando corrispondentemente la coppia prodotta. Conclusioni Nel presente lavoro è stata discussa la possibilità di adoperare la simulazione CFD come strumento di progettazione automatizzata applicato a turbine eoliche ad asse orizzontale. Preliminarmente si è verificata l’affidabilità della simulazione validandone i risultati con dati sperimentali provenienti da test in galleria del vento e disponibili in letteratura. In seguito, è stata definita un’opportuna parametrizzazione della pala eolica in grado di descrivere la sua complessa geometria tridimensionale per mezzo di soli sei parametri. Sono stati studiati due diversi casi applicativi: una progettazione esclusivamente aerodinamica ed una insieme aerodinamica e strutturale. Nel primo caso, la progettazione aveva come obiettivi la massimizzazione della coppia prodotta dalla turbina a due diverse condizioni di vento, mentre nel secondo alla massimizzazione della coppia è stata aggiunta la minimizzazione dello sforzo strutturale inteso come momento flettente (ma ad una singola velocità del vento). I risultati mostrano una netta differenza tra i design risultanti dalle due progettazioni, dove nella progettazione aerodinamica si giunge a pale più mas-

sicce, mentre in quella aero-strutturale sono preferite pale più snelle con angoli di incidenza maggiori. In entrambi i casi tuttavia la procedura proposta è in grado di fornire design efficaci e potenzialmente migliorativi rispetto alla turbina di riferimento. Considerato che tali risultati sono stati ottenuti agendo soltanto sulla distribuzione di corda ed angolo di attacco, ulteriori miglioramenti sono attesi con l’introduzione di soluzioni innovative, quali ad esempio lo studio di nuovi profili aerodinamici e geometrie non convenzionali, da sviluppare in collaborazione con aziende interessate. Bibliografia [1] Global Wind Energy Council (2010), “Global Wind 2009 Report”, disponibile all’indirizzo www.gwec.net. [2] hansen, m.o.l., sørensen, j.n., voutsinas, s., sørensen, n., madsen, h.aa. (2006), “State of the art in wind turbine aerodynamics and aeroelasticity”. Progress in Aerospace Sciences, 42, pp. 285–330. [3] hansen, m.o.l. (2008), “Aerodynamics of Wind Turbines”, Earthscan publications, London, UK. [4] de bellis, f., catalano, l. a., dadone, a., “Fast CFD simulation of horizontal axis wind turbine”, in Proceedings of ASME Turbo Expo 2009, June 2009, Glasgow, UK, GT2010-22724. [5] simms, d., schreck, s., hand, m., fingersh, l.j. (2001),. “NREL unsteady aerodynamics experiment in the NASA Ames wind tunnel: a comparison of predictions to measurements, NREL/TP-500-29494”.


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Call for paper

La cultura è il continuo tentativo di cogliere il significato dell’esperienza nel paragone con ciò che corrisponde all’umano che è in ciascuno di noi. Per questo la cultura è dinamica e non può che essere alimentata dalla ricerca. Nel mondo di oggi, dove l’equilibrio tra tecnica e ambiente costituisce uno dei punti chiave dello sviluppo, la ricerca deve aiutarci a capire se il percorso che stiamo facendo è quello giusto. Questa è la ragione principale per cui la rivista Tekneco ha una sezione scientifica, nella quale verranno pubblicati articoli scientifici relativi ai temi di interesse del progetto editoriale. Il Comitato Scientifico, che ho l’onore di presiedere, è composto dal prof. Enzo Siviero, Vice Presidente del Consiglio Universitario Nazionale (CUN) e professore della Facoltà di Architettura di Venezia, dal prof. Lorenzo Attolico dell’Università di Padova, dalla prof.ssa Maria Antonietta Aiello della Facoltà di Ingegneria dell’Università del Salento, dal prof. Luciano Catalano della sede di Foggia della Facoltà di Ingegneria del Politecnico di Bari, dal prof. Michele Dassisti della Facoltà di Ingegneria del Politecnico di Bari e dal prof. Francesco Ruggiero, della Facoltà di Architettura del Politecnico di Bari. I temi scientifici della rivista privilegeranno la multidisciplinarietà a partire da cinque grandi filoni di interesse: l’Architettura/Design, l’Energia, l’Ambiente/Ecologia, i Materiali innovativi e i riflessi Giuridico/Normativi, secondo la circolarità dell’idea che l’esperienza stimola e incuriosisce, la ricerca svela e la norma regola. Pertanto Tekneco invita a sottoporre prodotti inediti di alta qualità, documenti e lavori interdisciplinari che potranno essere pubblicati sia nei prossimi numeri cartacei, sia nella specifica sezione della piattaforma web. Se interessati, potete sottomettere un contributo a: colonna@tekneco.it REQUISITI PER ABSTRACT E PAPER —— Abstract (in lingua italiana ed in lingua inglese): Testo composto al massimo da 300 parole (carattere Arial 10, formato Word per Windows), Scheda iniziale con il titolo dell’articolo proposto e tutte le informazioni sull’autore (nome e cognome, ente di appartenenza, indirizzo, recapiti telefonici ed email, ecc.). —— Paper (in lingua italiana ed eventualmente in lingua inglese): Testo composto al massimo 4.500 parole (carattere Arial 10, formato word per windows), incluse tabelle, immagini, grafici, note a piè di pagina e note bibliografiche. La prima pagina deve contenere: titolo del contributo, nome e breve nota biografica dell’autore/degli autori.

PROGETTI DI RICERCA La rivista (e il sito web della stessa) potranno inoltre accogliere brevi descrizioni di progetti di ricerca attualmente attivi presso Università e centri di ricerca, attinenti ai temi della rivista. Tale sezione dovrebbe collocarsi al di fuori di quella contenente gli articoli scientifici e rappresentare un collegamento tra le applicazioni di ricerca e le esigenze del mondo industriale e produttivo. Gli interessati potranno pertanto inviare tali brevi descrizioni al Presidente del Comitato. SOTTOMISSIONE DEGLI ARTICOLI Come parte del processo di sottomissione degli articoli, gli autori sono tenuti a verificare la conformità della loro presentazione con tutti gli elementi pubblicati nelle “Istruzioni per gli Autori”, scaricabile dal sito web. Agli autori che non seguano queste linee guida potranno essere restituiti i manoscritti con delle note. Si specifica che nei paper non dovranno essere presenti riferimenti commerciali, contenuti discriminanti per la morale, razze e religioni. In concomitanza con l’invio del paper finale, gli autori dovranno sottoscrivere una dichiarazione di originalità del prodotto inviato e dell’assenza di plagio nei contenuti dello stesso. MODALITÀ DI SELEZIONE La selezione avverrà in due fasi. Nella prima fase il comitato scientifico opererà una selezione sugli abstract, in base all’affinità dei contenuti con le tematiche di Tekneco. Nella seconda fase, da operarsi sui testi definitivi, saranno individuati, tra le proposte accettate nella precedente selezione, i paper da pubblicare sulla rivista cartacea (in base alla qualità scientifica ed alle tematiche del numero della rivista) ed i paper da inserire nella specifica sezione della piattaforma web.

Pasquale Colonna Politecnico di Bari Presidente del Comitato Scientifico


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