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SIMENONsimenon N° 1 - ANNO XI VENERDì•VENDREDI 20 /02/2021 - SETTIMANALE•HEBDOMADaiRE

Le fabuleux Bal Anthropométrique à la Boule Blanche

Weekend Simenon: public relation-man ante litteram

Fayard vs Simenon

Lo scatenato scatenato party partyinincui cuinacque nacqueMaigret Maigret


SIMENONsimenon Weekend in questo numero TUTTO SU “LE BAL” Con questo numero inaugurale festeggiamo una novità nel nostro blog e allo stesso tempo un anniversario: sono 90 anni da un avvenimento eclatante che lanciò una nuova serie poliziesca il cui protagonista era un commissario dalla vita ordinaria, completamente atipico nel modo di condurre le sue indagini. Ecco l’avventura del Bal Anthropométrique raccontato in cinque articoli. Dai contrasti tra Simenon e Fayard, alla rassegna stampa del dopo “Bal”, passando per l’invenzione simenoniana di marketing letterario e per lo svolgimento del “Bal” stesso. Senza dimenticare la nostra photo story.

dans ce numero TOUT SUR LE “BAL”

Avec ce numéro inaugural, nous fêtons le renouvau de notre blog, et nous célébrons aussi un anniversaire: il y a 90 ans avait lieu un événement déjanté qui lançait une nouvelle collection policière, dont le héros était un commissaire à l’allure ordinaire, mais complètement atypique dans sa manière de mener ses enquêtes. Voici l’aventure du Bal Anthropométrique, racontée en cinq articles. Des démêlés de Simenon avec Fayard à la revue de presse après le Bal, en passant par l’invention simenonienne du marketing littéraire et par le déroulement du Bal lui-même. Sans oublier notre photo story.

dietro le quinte del lancio dEi Maigret L’editore Fayard e Simenon, discussero duramente e a lungo su questo nuovo Maigret e il modo in cui lanciarlo

Partire con il commissario Maigret. E’ il pensiero dominante di Simenon dalla fine degli anni ‘20 ai primi dei ‘30. Lo scrittore, ancora impelagato con la letteratura più popolare, anelava a passare alla fase della letteratura di genere che non era più commissionata, ma solo frutto della sua ispirazione. Poi il passaggio dagli pseudonimi alla propria firma, mettendo la faccia su quel che scriveva. E infine, ma non meno importante, il fatto che questa fase fosse il ponte per raggiungere il suo obiettivo: vivere per scrivere solo romanzi e scrivere romanzi tanto da poterne vivere. Insomma la definizione di “romanziere” e non di “scrittore” non era solo una mera disquisizione semantica, ma una differenza sostanziale di fronte a sè stesso prima che di fronte

agli altri. Ma torniamo a quegli anni cruciali per Simenon. Il primo motivo del contendere tra Fayard e Simenon era il giudizio che il primo dava del commissario. Ecco un brano delle loro discussioni, secondo la ricostruzione di Pierre Assouline in “Simenon Una biografia”. “- Mio “petit” Sim, ecco... niente male, non male... - Ah bene... - Infatti é catastrofico! Impubblicabile! - Ah... - Non ci sono storie d’amore, né personaggi davvero buoni, nè davvero cattivi, non giovani rampanti, né eroine. Nessun personaggio simpatico e tutto finisce sempre male, senza nemmeno un matrimonio...”. Insomma aveva consultato anche i librai che erano dubbiosi sulle vendite, e Fayard era sempre più sicuro che ci

avrebbe perso parecchi soldi. Figuriamoci la reazione di Simenon! Nacque una discussione che lo scrittore manovrò con la sua proverbiale capacità di trattare. In conclusione Fayard accettò ma ponendo la condizione di pubblicarne uno al mese e in più voleva sei titoli pronti prima del lancio. A complicare il tutto c’era un contratto per dei romanzi popolari ancora da scrivere, per i quali lo scrittore aveva già ricevuto 30.000 franchi. Simenon dava per scontato che quei “popolari”potessero essere sostitui dai nuovi Maigret o dai futuri romanzi. Ma Fayard fu inflessibile. Il contratto andava chiuso e poi il via ai Maigret. E così fu. Finiti i popolari e scritti i primi sei Maigret, Simenon si dedicò al lancio del suo nuovo personaggio. Dopo aver concepito una copertina (fronte/retro) tutta fotografica, c’era da organzzaare la presentazione. Per questa s’inventò una kermesse a tema poliziesco in una “cave” di Montparnassa, La Boule Blanche. Lui sostenne di averla organizzata da solo ricorrendo alle proprie relazioni personali. Ma lo studioso Michel Carly, ha scovato dei documenti che dimostrano come l’editore fu impegnato in un’operazione che non era certo alla portata delle tasche di allora dello scrittore.


...e se in “ballo” c’È la creativitÀ... Le idee del romanziere su come lanciare la serie di Maigret furono davvero rivoluzionarie e dettero alla saga del commissario una spinta non indifferente

Se ne è parlato molto. Nel 1931 lanciare una nuova serie di letteraria con un personaggio inedito era un’operazione che si esauriva nel giro delle riviste letterarie o nella pagine dei quotidiani dedicate alla cultura, di conseguenza rivolta ad un’elite di lettori, abbastanza contenuta. Ma questo non era certo l’idea di Simenon che in quel momento proveniva da quella letteratura popolare, che lui aveva definito addirittura “alimentare” (racconti e romanzi brevi commissionati e sempre a tema). E d’altronde, Simenon vedeva questa serie di Maigret come un ponte per arrivare alla letteratura “tout court”, quei romans durs che avevano costituito da sempre il suo traguardo. Ma torniamo alla serie dei Maigret che aveva anche il compito di far conoscere il nome di Georges Simenon, dal momento che i duecento titoli da lui scritti in precedenza erano apparsi firmati con una ventina di pseudonimi. E poi inaugurava il primo ciclo di narrativa “semi-letteraria”, con cui lo scrittore doveva farsi un

nome. Il problema era come non finire nei trafiletti delle pagine letterarie, ma trovare un escamotage per attrarre un pubblico più vasto. Pian piano si concretizzava l‘idea di creare un evento che andasse aldilà del mero lancio letterario. Il suo processo creativo partorì l’idea di organizzare un party notturno, in una cave di Montparnasse, la “Boule Blanche”. Lo shock era nell’ambientazione quella carceraria con biglietti d’invito che replicavano ordini di comparizione

della polizia. All’entrata della cave c’erano figuranti vestiti, da prostitute, da canaglie da gendarmi che prendevano impronte digitali degli invitati e le altre misure. Da qui il nome di “Bal anthropometrique”. E poi una festa sfrenata fino al mattino, con un band di musicisti delle Antille, balli, alcool, addirittura uno spogliarello e anche un’intervento della polizia! L’obiettivo era centrato. Le “Bal” fece, come previsto da Simenon, un tale rumore che il debutto dei primi due titoli della

serie (“Monsieur Gallet décédé” e “L’impiccato di Saint-Pholien”) quasi passò in secondo piano. Riuscì far partecipare al “Bal” la Parigi che contava e dell’evento parlarono quotidiani e periodici parigini per un settimana e più. Il lancio era perfettamente riuscito. La curiosità per l’evento si portò una gran visibilità al neonato commissario Maigret e le vendite iniziarono a dar ragione a Simenon. Ma lo scrittore ebbe ancora un altra più editoriale, ma sempre rivoluzionaria. Le copertine erano tutte fotografiche da quella di fronte, alla costa, alla copertina posteriore. Una novità assoluta per i libri che fino allora avevano copertine disegnate oppure un fondo neutro. La drammatizzazione fornita dalle foto, contribuiva alla presa sul pubblico. Simenon aveva dimostrato una creatività e un acume psicologico che non solo contribuirono a farne un grande romanziere, ma anche un uomo di marketing, trent’anni prima che si inziasse a parlare di strategie e analisi delle vendite.

PIERRE ASSOULINE DESCRIVE LA FAMOSA “BOULE BLANCHE”

“Simenon ha puntato su “La Boule Blanche”, un boite notturna alla martinicana, presso il giardino di Luxembourg, al 33 di rue Vavin, Montparnasse, per organizzare il suo “Bal Anthropométrique”. E’ il venerdì 20 febbraio del 1931, ore 22.00. Fervono ancora gli ultimi prepaprativi per i decori “carcerari” della boite, diretti e realizzati da Paul Colin. Tra poco meno di due ore tutto sarà pronto.


SIMENONsimenon Weekend

20/02/1931: LE TOUT MONSIEUR Le déroulement d’une nuit de folie, lors de laquelle Simenon joue toutes ses cartes pour se faire connaître et lancer la collection Maigret Cette fête, cela fait des mois que Simenon la prépare. Il a fallu convaincre un Fayard sceptique. Il a fallu imaginer quelque chose qui n’aurait rien de l’ambiance feutrée du salon littéraire, mais plutôt un événement mondain, où le Tout-Paris se presserait, et dont on parlerait le le demain dans les journaux. Il a fallu trouver les fonds pour envoyer un millier de cartons d’invitation, sous forme d’un fac-similé de la fiche de Jules Bonnot

établie par les services de l’Identité judiciaire, conviant chacun à se rendre, le vendredi 20 février à minuit, au cabaret de la Boule Blanche, au 33 de la rue Vavin. Il a fallu relayer l’annonce dans les journaux, en précisant que « au cours de ce bal, M. Georges Simenon se fera un plaisir de dédicacer ses romans, Monsieur Gallet, décédé et Le Pendu de Saint-Pholien. La tenue de soirée n’est pas de rigueur », et encore que « des réjouissances de tou-

tes sortes sont prévues ». En ce début des années 1930, qui voient poindre la fin de la période turbulente qui a suivi la Première Guerre mondiale, il y a encore des gens qui pensent à s’amuser, malgré les crises qui s’annoncent, et l’annonce d’un événement tel que ce Bal Anthropométrique, a de quoi attirer les foules. Et c’est bien ce qui va se produire. Alors que l’invitation est prévue pour minuit, dès dix heures du soir, on fait la queue devant les portes du cabaret martiniquais. On voit de tout : des tenues de soirées, des robes décolletées, et des accoutrements dans le style « apache » du tournant du siècle. Dans la salle, les peintres Don, Vertès et Paul Colin ont tapissé les murs de grandes feuilles de papier sur lesquelles ils dessinent un nouveau décor : des pendus, des menottes, de grosses moustaches et des chapeaux melons. À l’entrée, accueillis par un trio déguisé, composé d’un boucher au tablier ensanglanté, d’une fleur de trottoir et de son souteneur, les invités se voient prendre

leurs empreintes digitales, on inspecte les dessous des dames. La chanteuse Damia appose l’empreinte de ses lèvres. À l’intérieur, une piste de danse où l’on est plus serrés que dans une boîte de sardines : cent mètres carrés à peine... Orchestre de « jazz nègre». Bar à champagne, whisky et alcools divers. Tumulte. Rires et mains baladeuses. Et les invités, que du beau monde : Colette, Kisling, Francis Carco, Marcel Achard, Florent Fels, Carlo Rim, Philippe de Rotschild ; les notables du barreau, les


T-PARIS DANSE AVEC R GALLET

militantes féministes ; les journalistes, dont Odette Pannetier et Pierre Lazareff, qui feront leur compterendu dans la presse les jours suivants ; Jean Fayard est là aussi, ainsi que les célébrités des lieux, Kiki de Montparnasse et Youki Foujita. Pour un peu, on en oublierait le personnage principal de la soirée… Et Simenon? Où est Simenon? Le voilà: installé sur la galerie, il dédicace à tour de bras ses deux romans, tandis que la caméra de la Fox Movietone filme les

fêtards pour les actualités cinématographiques, qu’on organise un concours de maquillage, que Suzy Solidor, quittant sa robe, apparaît en maillot de dentelle moulant son corps nu, et que le peintre Vertès y dessine quelques motifs supplémentaires… La fête va se poursuivre jusqu’au petit matin. Vers quatre heures, ceux qui sont encore là arrosent aux dernières bouteilles de champagne une séance de « nudisme artistique ». À 5 heures, les résultats du concours sont proclamés :

le vainqueur est le peintre Kisling, avec ses moustaches en croc, il reçoit un chronomètre ; le deuxième prix, un baby-bar, est attribué à Maryse Choisy, qui s’est fardée en Peau-Rouge; pour le troisième prix, une caisse d’apéritif, pour le quatrième, un maillot de bain. Vers sept heures, devant le bar dévasté et le buffet vidé, les plus assidus se rendent à la Coupole et au Dôme pour y prolonger la fête. Dès le lendemain, la presse

sait que Simenon est le véritable patronyme de Georges Sim le routinier des romans populaires. Il a réussi aussi à vendre les premiers romans de sa collection policière, mais dans les échos de l’après-fête, peu nombreux seront les articles qui mentionneront les titres des deux romans, et quant au nom du commissaire Maigret, il était encore bien absent… Simenon n’a plus qu’une chose à faire : se mettre en travail. Satisfait tout de

relatera les événements, d’un œil amusé, goguenard ou irrité. Mais le romancier aura gagné son premier pari : faire parler de lui, surtout, parce que dorénavant, tout le monde

même, sans doute, d’avoir su inventer une nouvelle formule de marketing littéraire...


SIMENONsimenon Weekend Ce fut une soirÉe bien parisienne

La revue de presse au lendemain du Bal: entre critique et amusements

Simenon, dans les jours qui suivirent le Bal, dut se jeter avec une certaine impatience sur les journaux pour y lire les compte-rendus de l’événement. Il put être rassuré au moins sur un point: la publicité faite autour du Bal avait payé, puisqu’il y eut de nombreux articles qui le relatèrent. Le ton, par contre, variait beaucoup. Parfois positif, comme dans Comoedia: «Le Bal anthropométrique a eu un succès éclatant.»; le journaliste promettait de revenir sur l’événement,ce qu’il fit le lendemain: «Donner un bal était une façon encore inédite de lancer un livre. Le Bal anthropométrique donné en l’honneur des deux

romans de Simenon crée un précédent qui mérite d’être suivi. » Mais les échos étaient parfois plus négatifs. L’Œil de Paris ronchonnait (avec une certaine mauvaise foi ?...): «On s’y bousculait, car il avait été annoncé que ce serait scandaleux. C’est à peine si ce fut joyeux. D’autre part, les deux premiers livres de M. Simenon n’ont pas rencontré dans la foule l’accueil escompté. » Le Soir se lamentait : « Et c’était triste, triste… et bête, bête ! […] À la vérité, on ne s’amusait guère. » Quant à l’article de Pierre Lazareff, paru dans “Paris-midi”, il narrait plaisamment l’événement, terminant par

ces mots : « Et jusqu’à l’aube on se pressera, on se bousculera, tandis que la fièvre monte, que les rires augmentent et qu’inlassable Georges Simenon signe, signe, signe..» Sans doute Simenon attendait-il avant tout le papier de la redoutable chroniqueuse Odette Pannetier. L’article qu’elle signa pour Candide dut faire plaisir au romancier. Sous le titre «Une nuit bien parisienne. M. Gallet, décédé, reçoit…», la journaliste évoquait un «lancement ingénieux et qui devait remporter quelque succès; mais jamais personne n’eût supposé qu’il serait aussi éclatant.» Et de conclure: «Il y avait

longtemps qu’on ne s’était autant amusé à Paris. Et le plus curieux est que les deux livres de Georges Simenon, habilement mystérieux et singulièrement “prenants”, se fussent très bien passés de cette publicité. »


photostory: LA NUIT DU “BAL”

I PRIMI DUE • LES DEUX PREMIERS Durante le “Bal” fu deciso di presentare due titoli, cui sarebbero seguti un titolo al mese. Au cours du Bal, il fut décidé de présenter ces deux titres, qui furent suivis d’un roman chaque mois.

L’INSEGNA ORIGINALE • L’ENSEIGNE ORIGINALE Una delle boite di Montparnasse caratterizzata da una band e dalla musica della Martinica Une des boîtes de Montparnasse, caractérisée par son orchestre et sa musique martiniquaise.

PAUL COLIN, L’ARTISTA • PAUL COLIN, L’ARTISTE Le illustrazioni e le decorazioni carcerarie realizzate alla Boule Blanche erano firmate dal famoso grafico. Les illustrations et les décors « policiers » réalisés à la Boule Blanche étaient signés par le fameux affichiste.

“LE SOIR” E’ CRITICO • “LE SOIR”: EST CRITIQUE Il quotidiano della sera di Parigi fece un resoconto piuttosto critico, anche con qualche spunto polemico Le quotidien parisien du soir donna un compte-rendu plutôt critique, et même un peu polémique.


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Il settimanale del weekend su Georges Simenon - Le week-end hebdomadaire sur Georges Simenon

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