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Ph. Giovanni Parato


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copertina

DI SERGIO PISANI

Via Cairoli, 95 Giovinazzo 70054 (Ba) Edito da MGL SERVIZI soc. coop. Arl Iscr. Trib. di Bari n. 1301 del 23/12/1996 Telefono e Fax 080/3328521 Part. IVA 07640390725 IND.INTERNET:www.giovinazzo.it E_MAIL:lapiazza@giovinazzo.it FONDATORE Sergio Pisani DIRETTORE RESPONSABILE Sergio Pisani

REDAZIONE Damiano de Ceglia - Giovanni Parato Alessandra Tomarchio - Giusy Pisani Donata Guastadisegni - Agostino Picicco Vincenzo Depalma - Enrico Tedeschi Michele Decicco - Onofrio Altomare Giangaetano Tortora - Mario Contino Porzia Mezzina - Rosalba Mezzina Luciana Carbonara - Mimmo Ungaro CORRISPONDENTI DALL’ESTERO Rocco Stellacci (New York) Giuseppe Illuzzi (Sydney) progetto grafico - La Piazza di Giovinazzo Grafica pubblicitaria: Rovescio Grafica responsabile marketing & pubblicità: Roberto Russo tel. 347/574.38.73 Responsabile abbonamenti:Pina Cusmai

ABBONAMENTI ITALIA: 20 Euro SOSTENITORE: 50 euro ESTERO: 60 Euro Gli abbonamenti vengono sottoscritti con vaglia postale o con assegno bancario intestato a: ASS. LA PIAZZA DI GIOVINAZZO VIA CAIROLI, 95 70054 GIOVINAZZO (BA) ITALY La collaborazione é aperta a tutti. La redazione si riserva la facoltà di condensare o modificare secondo le esigenze gli scritti senza alterarne il pensiero. FINITO DI STAMPARE IL 23.02.2017

La copertina di questo mese mi è stata suggerita non dal Grillo parlante di Pinocchio, la voce della coscienza, né dalla Grillo parlante di paese che ci ha accusati di sessismo tra un taglio e cucito dal parrucchiere, reo di aver offerto al pubblico la lettura della nostra rivista manco fossimo Playboy o Playmen. E pensare che in vent’anni non abbiamo mai mostrato una tettina che sbucasse da una camicetta. Qualcuno ci assillava che le copertine de La Piazza erano tutte uguali, forse tutte zuccherate. Troppe bellezze al mare fotografate in tutte le salse. Con le donne in copertina per noi de La Piazza vale l’aforisma di Oscar Wilde: «Una donna piace vederla vestita e immaginarla svestita». Questo mese la copertina si fa seria, toglie lo spazio all’immaginazione e a differenza delle altre ha pure un’appendice da leggere all’interno: cibo per la mente di molti lettori e curiosi. Lo spessore del giornale forse questo mese non lo renderà utile per un utilizzo alternativo in quei luoghi oscuri dove tutti prima o poi siamo costretti ad andare, magari comprandone un paio di copie in più così la cassapanca della nonna smette di dondolare. Ognuno nella vita segue, o per lo meno cerca di farlo, la sua vocazione, fra le quali esiste anche il sacerdozio. Smancerie clericali, potrà dire qualcuno ligio al detto che l’abito non fa il monaco, ma al quale si potrà sempre rispondere


che se non fa il monaco certamente potrebbe aiutare a farlo! Ora, queste figure di sacerdoti mi sono venute alla mente considerando l’anarchia esistente fra i preti, e non soltanto ovviamente per quel che riguarda quello che un tempo veniva definito il decoro dell’abito. Se ne vedono di tutti i colori. Vestono come gli ospiti in televisione, con il proprio maglioncino in cashmere o con le camicie sgargianti di tutti i colori con un piccolo segno distintivo sul cuore che li qualifica. La sensazione diffusa è che molti si vergognano di indossare l’abito da prete, di portare con orgoglio e di onorare la divisa che era e resta l’abito talare. Mi sovviene che indossava quella divisa don Filippo Roscini e tanti altri che sono stati illustrati all’interno di questo numero. Ricordo specialmente quell’abito talare che don Filippo, anche durante l’arsura d’agosto, non smise mai di indossare, lui che negli anni ’80, a proposito del comune senso del pudore, non trovava pace durante le sue omelie nei confronti della popstar americana Madonna: «Quella è una sporcacciona, una donna amorale. Offende il nome della Vergine». L’abbandono della talare ha oggi un risvolto positivo: quando non dice messa, bisogna telefonare a Chi l’ha visto. O tempora o mores! Don Camillo avrebbe fugato ogni dubbio all’onorevole comunista Peppone così: «Questa veste talare me l’ha abbottonata Sua Eccellenza sull’altare quando venni ordinato sacerdote e io non l’ho mai sbottonata». Buona lettura. SERGIO PISANI

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COPERTINA

C’ERA UNA VOLTA L’ELEGANZA DEL PRETE CON IL SUO ABITO TALARE. IN COPERTINA

MONS. DOMENICO CORNACCHIA, VESCOVO DELLA DIOCESI


ILLIS

temporibus

LA TALARE NEI MIEI RICORDI...

TESTO E FOTO GIOVANNI PARATO

PREMESSA. Questa illustrazione non ha la presunzione di voler ricostruire la storia sacerdotale (anche perché non sono in grado di raccontarla) ma vuole solo fotografare quei sacerdoti che hanno lasciato quando ero ragazzo grandi emozioni con la loro immagine di Apostolo di Dio e sono stati nostro punto di riferimento cattolico. Loro sono stati gli ultimi sacerdoti che hanno indossato la «Talare» come abito di tutti i giorni imponendo l’immagine dell’Uomo di Chiesa, il pastore dell’educazione cattolica. Ricordo il loro passaggio per le strade che a noi bambini lasciava una forte emozione, loro erano i nostri educatori. Dopo la famiglia, andavamo in chiesa a confessare e a depositare i nostri segretucci. A Loro confessavamo i nostri problemi e le nostre ansie. Quando ci si incontrava per strada, o in Chiesa, si avvertiva una sorta di timore riverenziale, perché sapevamo che loro conoscevano le nostre marachelle. Poi è venuta la riforma ecclesiastica e l’immagine del Sacerdote diede una svolta negli abiti: loro non indossano più la «talare», e quindi non trasmettono più quella diversità che tanto affascinava la gente, pur sapendo che loro sono i nostri riferimenti Cristiani, soprattutto quando si va in chiesa. I bambini di oggi non conoscono quella immagine del Sacerdote, i ragazzi di oggi portano avanti quello che imprimono nella loro mente. Voglio raccontare una storia di un bambino cresciuto con l’immagine del Crocifisso stilizzato che si trova nella Chiesa dell’Immacolata. In chiesa vi era un Crocifisso con una immagine di Gesù stilizzata, che non assomigliava all’immagine tradizionale del Gesù. Questo Bambino era cresciuto nella egida di quella immagine di Gesù, un giorno gli venne donata la figurina tradizionale del Gesù Crocifisso e il bambino la rifiutò, adducendo che quella figurina non rispecchiava il suo Gesù che conosceva, cioè quello della Chiesa. In quel momento capii che i bambini crescono nell’egida di quello che vedono e assimilano nella mente. Per questo voglio ricordare questi Sacerdoti che ci hanno lasciato con il loro abito «talare» l’immagine di Apostoli di Dio. 1) - Mons. Michele MARMORA - (Arcidiacono della Cattedrale) Dottore in Teologia e Professore presso il Pontificio Seminario di Assisi; 2) - Mons. Don Raffaele SOLLECITO - Vicario Diocesano, Arciprete della Cattedrale e Preside del Liceo Scientifico di Bisceglie; 3) - Don Donato MELONE - Rettore della Chiesa Maria SS. Di Costantinopoli; 4) - Mons. Don Angelo MELONE - Rettore della Chiesa Sant’Andra (Via Cattedrale); 5) - Don Nicola MELONE - 1° Parroco della Chiesa Sant’Agostino, Penitenziere, Arciprete e Arcidiacono della Cattedrale. 6) - Don Michele DESANTIS - Rettore della Chiesa dello Spirito Santo; 7) - Don Filippo ROSCINI - Dottore in Teologia, Professore di Religione nelle principali Scuole Statali Medie, Liceo e Avviamento Professionale; (Storico di Giovinazzo). 8) - Don Tommaso AMOIA - Rettore della Chiesa Santa Maria del Carmine detta del


Carminiello. 9) - Don Saverio BAVARO - Dottore in Teologia, (Parroco della Chiesa di San Domenico) Professore di Religione nelle Scuole medie e superiori Statali; 10) - Don Michele DEPALO - Rettore della Chiesa Santa Maria degli Angeli e Parroco di San Domenico; 11) - Don Giuseppe MILILLO - (Oggi Monsignore) Licenziato in sacra Teologia presso preso la Pontificia Università Lateranense. Ex Parroco della chiesetta di via Cappuccini; da lì nasce l’idea di realizzare il complesso della nuova Chiesa dell’Immacolata (nella nuova zona della 167), diventando il 1° Parroco. Lui è stato l’ideatore e artefice di tutta la costruzione dalla prima pietra alla consegna dei Lavori, fino a quando la chiesa venne consacrata l’8 Dicembre 1986. Don Giuseppe era definito il Sacerdote sportivo per eccellenza, era il Cappellano di tutte le società sportive giovinazzese (Fidens, Pallacanestro, Calcio Giovinazzo e infine dell’Hockey), era presente a tutte le competizioni (era un tifoso accanito di prima linea, e non lesinava le sue manifestazioni emotive a favore delle squadre giovinazzesi). La Redazione formula a Don Giuseppe i migliori auguri per la lunga longevità del suo Sacerdozio, infatti il 1° Luglio 2012 ha compiuto il 50° anniversario del Sacerdozio. 12) - Don Nicola DEPALO - Laureato in Teologia, impegnato nella pastorale missionaria presso gli emigrati in Francia, Germania e in Svizzera; Rientrato in Italia nella Diocesi di Terni e poi si ferma a Giovinazzo; 13) - Don Benedetto FIORENTINO - Dottore in Pedagogia, Parroco della Concattedrale di Giovinazzo; 14) - Don Francesco TURTURRO - già Padre Frate Cappuccino, di seguito divenne Sacerdote Diocesano, primo Parroco della Parrocchia San Giuseppe. Lui era stato l’ideatore e il realizzatore di questa Parrocchia e ne divenne anche il promotore del trasferimento dell’Ufficio sacrale dalla Ex Chiesetta del Carminiello all’attuale Parrocchia. Era un Sacerdote caparbio, determinato e un grande risparmiatore, mi raccontava il dott. Giuseppe Sollecito (suo fedele collaboratore), «che allora pur di iniziare gli uffici della parrocchia tenne per due anni i banchi per i fedeli sul cemento crudo senza pavimento» - infatti continua, - «Il pavimento in granito venne completato con il contributo dei fedeli, offrendo la somma di £. 10.000 per ogni metro quadro». 15) - Don Giovanni FIORENTINO - Licenziato in Sacra Teologia, già Rettore del Seminario Diocesano, già Segretario personale del Vescovo Don Tonino BELLO, già Parroco della Parrocchia Sacro Cuore di Molfetta, attualmente è Parroco della alla Chiesa Santa Maria Immacolata; 16) - Don Vincenzo TURTURRO - Dottore in utroque iure, (Diritto Canonico), attualmente Segretario della Nunziatura Apostolica in Argentina; 17) - Don Raffaele TATULLI – già Parroco della Chiesa Sant’Agostino, Vicario della Diocesi Molfetta - Ruvo - Giovbinazzo - Terlizzi;. 18) - Don Beppe DE RUVO – già Rettore del Santuario Madonna delle Grazie in Ruvo, già Primo Parroco della Chiesa San Giacomo Apostolo in Ruvo, oggi Parroco della Chiesa Sant’Agostino e Vicario Foraneo (stretto collaboratore del Vescovo nella cura pastorale dei fedeli). LA PREZIOSA COLLABORAZIONE DI DON GIUSEPPE MILILLO SI RINGRAZIA


l’intervista

DI

PORZIA MEZZINA

«Questa Corte mi ha dato un’altra condanna» Rigettata la richiesta di risarcimento all’ing. Raffaele Sollecito «Non me l’aspettavo minimamente». Queste le prime parole di Raffaele Sollecito che abbiamo contattato per commentare il rigetto da parte dei giudici della Corte d’Appello di Firenze della sua richiesta di risarcimento per 516mila euro per ingiusta detenzione, danno alla salute psico-fisica, allo studio e alla possibilità di lavoro, per lesione dell’immagine e dell’onorabilità. «Era difficile aspettarselo visto che sono stato detenuto ingiustamente per quattro anni». E ha parole amare per una sentenza che proprio non capisce. «Sembra che vogliano lasciarmi in una specie di arresto domiciliare. Devo dare spiegazioni di ciò che faccio alle persone, ai giornalisti; ancora accuse, ingiurie, sospetti. Solo perché non vogliono assolvermi definitivamente. Questa Corte mi ha dato un’altra condanna. Allora non capisco perché mi abbiano assolto nel 2015». Il Procuratore Generale - si legge nella prima pagina della sentenza della terza sezione Penale della Corte d’Appello di Firenze - ha espresso parere contrario all’accoglimento della domanda per avere l’istante concorso a dar causa all’errore con dolo o colpa grave; si spiega che nella fase iniziale delle indagini preliminari “ha reso dichiarazioni contraddittorie o non veritiere, che hanno contribuito a fare emettere e poi a far mantenere la misura cautelare”. Ma Sollecito ritiene che i giudici non abbiano tenuto conto della sentenza che nel marzo del 2015 lo ha definitivamente assolto dal delitto di Meredith Kercher, commesso a Perugia in via della Pergola nel 2007; che non abbiano tenuto conto dei numerosi errori commessi dagli inquirenti stessi nel corso delle loro indagini. «Io mi sono soltanto confuso con gli orari dei miei spostamenti» e ricorda, tra gli altri, l’errore dell’attribuzione dell’impronta della scarpa che si è rivelato poi un falso elemento. Sollecito dice di non aver mai dichiarato di essere stato sulla scena del crimine: «Io ero a casa mia». Capisce pertanto le dichiarazioni rese dall’avvocato Francesco Maresca, legale della famiglia Kercher, che ritiene che «la Corte d’Appello di Firenze conferma l’incertezza legata all’assoluzione di Raffaele Sollecito e Amanda Knox, che rimarrà nella storia della giustizia italiana per tutti i dubbi irrisolti che lascia». Sollecito dice che l’avvo-

«Un accanimento ancora una volta, una persecuzione nei miei confronti da parte di giudici che non vogliono accettare la sentenza di assoluzione»

cato ripete appunto quello che è scritto nella sentenza legata alla richiesta di risarcimento «che è una sentenza di colpevolezza». E denuncia «un accanimento ancora una volta, una persecuzione nei miei confronti da parte di giudici che non vogliono accettare la sentenza di assoluzione». Ha pertanto deciso di far ricorso in Cassazione: «Mi sembra il minimo». Una vicenda dunque che non vuole ancora chiudersi e che continua a rendergli la vita difficile. E alla domanda se basterebbe la somma richiesta a coprire le spese che ha sostenuto per il processo dice che «non basta. Noi abbiamo speso un milione di euro ma comunque la somma avrebbe potuto finire di coprire i debiti». PORZIA MEZZINA


IL

CONTRAPPUNTO d e l l ’a l f i e r e

LA PATATA BOLLENTE DEL SINDACO DEPALMA La pista ciclabile fino a Santo Spirito, le polemiche sulla casa di riposo e sulla raccolta differenziata Un misto di sentimenti di vergogna, incredulità, rabbia, delusione si sono accavallati ascoltando le ultime dichiarazioni di alcuni esponenti politici e del Santo Padre. Ascolto la Presidente della Camera, la signora Boldrini, che, con il solito tono assorto e altezzoso, condanna senza mezzi termini il titolo del quotidianamente Libero sulle complicate vicende del sindaco di Roma, Virginia Raggi, impelagata fra polizze assicurative, lo stadio della Roma, defezioni nella giunta e rapporti quantomeno difficili con buona parte dell’ala romana del suo partito. Solite e trite parole di solidarietà per il titolo Patata bollente sessista ed offensivo o presunto tale. Neanche una parola, ma che dico parola, un sospiro per offrire la sua solidarietà a Giorgia Meloni vittima, lei sì, di una dichiarazione stupida è volgare della signora Asia Argento che dichiarava, via social network, il suo ribrezzo per le spalle grasse della deputata di Fratelli d’Italia. Siccome è di destra può tranquillamente essere offesa perché ha messo su dei chili per la recente maternità. Se poi ad offenderla è una signora dal cognome importante nel mondo dello spettacolo, beh, allora può dire tutto. La solidarietà della signora Boldrini , com’è ormai noto, viaggia a corrente alternata. Non c’è stata occasione in cui abbia dato prova di effettivo equilibrio ed equidistanza dalla sua parte politica pur essendo la Presidente della Camera e, quindi, la Presidente di tutti. Veniamo alle dichiarazioni degli esponenti del PD impegnati nell’assemblea nazionale del partito. Non so se la scissione avverrà e, sinceramente non solo per il partito al governo, sono poco interessato alle vicende. L’Italia potrebbe subire la procedura di infrazione dall’Europa e dover ricorrere ad una manovra aggiuntiva, cioè nuove tasse e imposte, mentre viene certificata la perdurante e drammatica situazione dell’occupazione giovanile solo per toccare due argomenti. Mentre succede questo ed altro, i media sono

ILLUSTRAZIONE: GIOVANNI PARATO impegnati a inseguire le vicende del primo partito della sinistra italiana. Scissione sì o scissione no? Interventi di intelligenze sublimi e raffinate, a sinistra sono tutti super intelligenti, per chiedere la scissione ed altri per scongiurare questa possibilità. L’Italia ha il fiato sospeso. La Puglia attende, con paziente rassegnazione, il rientro del suo Presidente per affrontare le emergenze della nostra regione . Dalla xilella, agli ospedali, alla politica agricola inesistente, alle riposte sulle tante consulenze affidate con una certa allegria, all’emergenza sociale e criminale sempre più acuta. Non voglio dimenticare le ultime parole del Papa. Ha parlato con gli studenti universitari di Roma di convivenza sociale , di terrorismo, di immigrazione. Nel ma i temi più cari al Santo Padre. Mi chiedo quale convivenza sociale possa essere realizzata in questa situazione di degrado sociale e di difficoltà economica che vive la nostra terra. Ha condannato la disoccupazione giovanile che è al 40% ma chiede politiche di integrazione. Quale integrazione possa essere realizzata in questa congiuntura non è dato saperlo. Intanto si illudono migliaia di persone di poter trovare una collocazione decente e dignitosa che non possiamo garantire neanche ai nostri connazionali che per anni hanno pagato tasse e contribuito alla ricchezza nazionale e permesso a tutti, immigrati compresi, di usufruire di tanti servizi. Quale integrazione è praticabile favorendo, di fatto, la nascita di ghetti veri e propri nelle periferie e , anche, nelle zone centrali di tante città. Non sono anche queste le situazioni in cui nascono e si fortificano i germogli della violenza e del terrorismo di matrice islamica? E far entrare tutti non porta a ulteriore sfrutta-


mento della manodopera? Non ci vuole un premio Nobel per l’economia per capire che, se ho a disposizione lavoratori sempre più numerosi, potrò pagarli sempre meno perché è la legge crudele del mercato che i finti solidaristi condannano solo a parole ma favoriscono nella sostanza. Il Papa ha ammonito tutti a non pensare alla religione islamica come religione del terrorismo. La ghettizzazione e l’esclusione sociale possono determinare risposte violente che non hanno a che fare con l’Islam. Giusto. Mi aspetto, allora, anche terroristi cristiani, e molto presto, visto quello che patiscono in molte parti del globo. Troppe volte ho scritto dei poveri e degli esclusi e dei dimenticati di casa nostra che non trovano ascolto e considerazioni presso nessuno. In tutto questo politici, personaggi dello spettacolo, giornalisti, esponenti del mondo accademico ricordano a tutti che è prioritario combattere il populismo dilagante. Chiaro che la gente stanca di belle parole si ribelli con il voto ed elegga Donald Trump. Che ne dite di combattere il populismo con politiche per il lavoro e per i giovani? Se poi a combattere in prima fila contro il populismo troviamo chi vive nella ricchezza e beneficia dello status quo allora tutto è più chiaro. DEPALMA E’ LANCIATISSIMO IN CAMPAGNA ELETTORALE COME TOM BOONEN che le classiche di ciclismo sa come vincerle. Mentre le emergenze si incancreniscono, ecco anche a Giovinazzo avanzare la campagna elettorale che sarà più dura delle ultime tornate. Il sindaco è già sui manifesti con un volto sorridente e al fianco di alcune liste che dovrebbero accompagnarlo nel tentativo della rielezione. Ricordo

male o aveva detto che non si sarebbe ricandidato? Invece eccoci qui. Pronti al bis. Qualche guerra di troppo con dirigenti e macchina burocratica. Molte promesse fatte e sbandierate e, ancora, lontane da essere realizzate. Il lungomare è il fiore all’occhiello. La pista ciclabile fino a Santo Spirito non può essere ascritta ai successi. Intanto si sono rinfocolate le polemiche sulla casa di riposo e sulla raccolta differenziata. Un’associazione ha proposto un codice etico sulla vicenda raccolta differenziata. Il solito insieme di cose ovvie e scontate che se fossero state applicate in tutte i rapporti della pubblica amministrazione con aziende private ci avrebbero regalato qualche imbarazzo in meno fra gli amministratori delle precedenti amministrazioni. Di troppe regole la democrazia muore. Non è con l’eccesso di regolamentazione che abbiamo evitato corruzione e utilizzo opaco del potere da parte di chi governa. Sarebbe necessario il vero controllo da parte dei cittadini ma è un’utopia, una bella utopia, irrealizzabile nella nostra società malata. In lontane epoche gli amministratori non operavano in un quadro normativo così pesantemente normato, con tante e rigide regole eppure gli episodi di corruzione erano molto più limitati per il controllo sociale ed il discredito profondo che colpiva i corrotti. Non è ancora tempo di bilanci per l’amministrazione Depalma ma ci stiamo avvicinando. Intanto vedremo se l’appello per l’unità della sinistra avrà successo. Sì, perché c’è anche l’appello per unire la catto-sinistra e la sinistra governativa. I cattolici dei movimenti, la sinistra pura e dura e la sinistra del partitone unico renziano. Ma forse queste parole sinistra e destra hanno ancora un senso solo nella nostra piccola comunità. Evviva!

alfiere@giovinazzo.it


il

caso

DI SERGIO PISANI

«L’UOMO DELLE ANTENNE» HA DETTO NO

Ph. Roberto Russo

VIA LE CORNA DAL COMUNE Partiamo dalla notizia trasmessa dall’addetto - stampa del Comune agli organi di stampa. Prima il titolo, in grassetto naturalmente con carattere 14, che risponde alla domanda «chi?», «che cosa?»: Antenne su Palazzo di Città, il sindaco disdice contratto con gli operatori. Segue la notizia: «A conferma del precedente scambio di missive, il Comune di Giovinazzo intende pienamente operativa e irrevocabile la volontà di non rinnovare il rapporto contrattuale con la società titolare di concessione del lastrico solare di Palazzo di Città. Il Sindaco, Tommaso Depalma, nel firmare la lettera di disdetta, ha intimato alla società di riferimento di rimuovere immediatamente le infrastrutture multioperative installate sul terrazzo del Comune entro un massimo di tre mesi». Abbiamo lasciato i grassetti della notizia perché rafforzano visivamente il valore dell’asserzione. Vi sembra una notizia poco originale che non ha bisogno di alcun giornale? Allora cercheremo di zuccherarla con i se e i ma per farla volare veloce di bocca in bocca attraverso La Piazza e non perché la sentiranno in piazza. Riempite il secchiello di popcorn perché il film sta per cominciare. Fu a Carnevale del 2007. Se lo ricordano bene gli impiegati del Palazzo di città che da tempo avvertivano un piccolo formicolio alla testa, pian piano trasformato in due bitorzoli per assumere figura e forma di due corna lucenti. Nessuna paura, nessun impiegato si sentì cervo a primavera! Le corna erano spuntate sul Palazzo di città, una a destra e l’altra a sinistra dalla vecchia terrazza e sarebbero rimaste lì almeno per 10 anni al prezzo di 80mila euro come contratto stipulato dall’Ente Comune con la Tower.co che aveva realizzato e gestito quel sito per conto di Tim e Wind. Due corna di telefonia mobile che hanno rivoluzionato in 10 anni il fare walking

a Giovinazzo. Cambiarono gli usi e i costumi. Le vasche della Piazza diventarono per gli amanti dello struscio le vaschette dei portici. In un fazzoletto urbano, destra, centro e sinistra lieti e concordi si davano la mano, quanto casino, quanto baccano!!! Prima i grandi assemblaggi sotto il Comune erano solo in occasione di improvvisi acquazzoni. Ora si va quando piove o c’è il sole perché lì la Wind o la Tim prende 5 tacche. Due buoni motivi per trovare protezione dunque sotto la casa che è di tutti i cittadini, una casa sempre più al servizio dei cittadini più esigenti. I quali trovano sotto i portici la classica copertura per non inzupparsi con gli acquazzoni estivi e il cono d’ombra, quello virtuale, a detta degli esperti, che li protegge dall’irradiamento da elettrosmog. Scherzi di Carnevale a parte, alle corna di telefonia mobile c’è chi dice no e chi dice sì. Chi dice Sì, non solo vuole essere sempre connesso, non solo vedere sullo smartphone belin Belen con le corna sciorinate su tutti i siti scandalistici dal suo compagno Stefano De Martino, ma anche vuole soprattutto che gli 80mila euro non vadano a finire nelle tasche di privati - sciacalli. Chi invece dice No a quelle corna, non solo lo fa per rafforzare l’istituto della famiglia quale baluardo di campo ma anche per restituire la bellezza della nostra piazza senza quelle due aste color metallo. «Proveremo a porre rimedio a certi errori del passato Per carità – sono parole del Primo Cittadino nessuno è contro la tecnologia e i telefonini, ma credo che con più accortezza almeno la nostra bella piazza si poteva evitare di “oltraggiarla” con quelle antenne sul palazzo di città». E qui bisogna capirci. Qualcuno che non ha smarrito la propria coscienza critica, qualcuno che non ama bersi quel comunicato-stampa asettico, con i pensieri politicamente scorretti si sarà chiesto: non può essere successo invece che il sindaco

Depalma abbia ricevuto picche all’atto del rinnovo del contratto con il concessionario perché voleva fare come Mino Raiola con Pogba, ovvero alzare la posta in gioco chiedendo magari 350mila euro per il rinnovo del contratto anziché le vecchie 80mila euro? La verità si fa strada da sé, viene sempre a galla. Può essere stato invece che dall’altra parte non c’era il Manchester United disposto a spendere 120milioni di euro per assicurarsi il cartellino del golden - boy juventino ma la Tower.co che in pratica ha fatto saltare la trattativa portando via le proprie corna di telefonia mobile dal Palazzo di città? Non può essere stato che il sindaco Depalma che narra in maniera affascinante i suoi successi abbia trasformato il Niet della Tower.co in un’occasione di crescita per la collettività? Giochiamo a fare i Marzullo: formuliamo le domande, ci diamo le risposte. A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca diceva Andreotti. Per questo mi vengono incontro le parole dell’ex consigliere in quota al PD «toro» Altieri, uno che le corna le usa per far male al sindaco Depalma: «Che buffonata! Usufruisci per 5 anni dei soldi dalle antenne, le usi ogni giorno per mandare post in rete e al termine del mandato ti ricordi di smantellarle! Prima non potevi pensarci?». Non bisogna scomodare Sherlock Holmes per capire come sono andate le cose. Resta ai fatti la verità finale che si riassume in quel titolo (Antenne su Palazzo di Città, il sindaco disdice contratto con gli operatori) che consegna un altro round a Depalma per il verdetto fi- SERGIO nale di maggio. PISANI


palazzo

di

BENVENUTO REDDITO DI DIGNITÀ DA 600 EURO AL MESE 36

citta

DI

MICHELE SOLLECITO*

SONO I GIOVINAZZESI

BENEFICIARI.

TRA

QUALCHE

SETTIMANA PARTIRANNO I PRIMI TIROCINI CON L’EROGAZIONE DEL CONTRIBUTO Sono 36 i posti complessivi su Giovinazzo per gli ammessi al Reddito di Dignità (RED) promosso dalla Regione Puglia. La misura infatti prevede che facciano domanda non solo i beneficiari (coloro che sono privi di occupazione lavorativa e in condizione di grave disagio economico) ma anche i proponenti di progetti ossia enti pubblici o imprese private, per ospitare i tirocini dei beneficiari. I progetti al momento approvati dalla Regione Puglia e visibili sul catalogo telematico sono 6. Ben 3 di essi sono stati presentati da enti pubblici: Comune di Giovinazzo, Istituto Comprensivo San Giovanni Bosco - Michelangelo Buonarroti, Istituto Comprensivo don Saverio Bavaro- Guglielmo Marconi. Gli altri 3 progetti sono stati presentati da privati: la cooperativa Anthropos, la cooperativa Heis Alberovivo e la Steelab. Il numero dei beneficiari per progetto nonché il monte ore settimanale e le tipologie di impiego sono diversi per progetto. Sono soddisfatto di questo primo risultato che dimostra una attenzione equa tra pubblico e privato per questa misura: tuttavia colgo l’occasione per rilanciare il mio appello ai privati perché si rendano disponibili con altri progetti. La manifestazione di interesse infatti è aperta e accessibile dalla piattaforma telematica Sistema Puglia Lo scopo del RED, infatti, è poter quantomeno prospettare un eventuale futuro di inserimento lavorativo in una azienda al termine del tirocinio avviato dalla Regione, ciò in realtà non potrebbe invece accadere nel pubblico dove si

LA STEELAB, AZIENDA MANIFATTURIERA, È L’UNICA IMPRESA PRIVATA A METTERE A DISPOSIZIONE TUTOR, TEMPO E RISORSE PER L’INSERIMENTO LAVORATIVO DEI BENEFICIARI

RED

accede notoriamente per concorso. Più imprese private ci sono e più si facilita l’incontro tra reale domanda e reale offerta. È in quest’ottica che va dunque il mio plauso ad Alfonso Arbore della Steelab e alle due cooperative, Anthropos e Heis Alberorivo, che hanno raccolto la sfida e messo a disposizione tutor, tempo e risorse per l’inserimento lavorativo dei beneficiari RED. Nondimeno non è di secondo piano il ruolo degli enti pubblici: bene hanno fatto i due Istituti Comprensivi a realizzare due progetti per poter implementare il numero dei collaboratori scolastici e garantire così maggior vigilanza e pulizia nelle nostre scuole. Il Comune di Giovinazzo ha, infine, fatto la sua parte candidando il progetto della Cittadella della Cultura per coinvolgere ben 5 operatori a supporto delle attività che si svolgono presso l’ex convento degli agostiniani. Per quel che riguarda la tempistica di questa iniziativa al momento siamo nella fase dei controlli sulle dichiarazioni dei beneficiari e a breve partiranno i colloqui individuali presso il segretariato sociale del nostro Comune per stabilire il miglior inserimento lavorativo. A Giovinazzo la pratica dell’inclusione sociale, avviata già nel 2015 su iniziativa del nostro Ente con il progetto dei Buoni – Lavoro, si prospetta come una sfida avvincente e al passo con i tempi: si può solo migliorare ed è l’obiettivo costante di ogni pubblica amministrazione.

*ASSESSORE AI SERVIZI SOCIALI

I PROGETTI APPROVATI DALLA REGIONE PUGLIA FONTE: UFFICIO SERVIZI SOCIALI DI GIOVINAZZO


palazzo

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E’ GUERRA ALL’AMBULANTATO ABUSIVO DI FRUTTA E VERDURA IL

COMANDANTE DELLA

POLIZIA

ASSICURA:

«IL 95% VIAGGIA CON LA DOCUMENTAZIONE IN REGOLA»

«Per favore, no: così mi rovinate. Tengo famiglia». La storia è sempre la stessa. L’ambulante di quartiere che implora ogni giorno le forze di Polizia municipale a chiudere un occhio dopo aver trasformato il suo furgone, parcheggiato in un’area di sosta a lato della strada, in un negozio di frutta e verdura. Cassette piene di merce e prezzi competitivi. Che c’è di male? Nulla, se l’ambulante avesse avuto un’autorizzazione alla vendita. Ma non è così. Oltre ai commercianti, anche i comuni cittadini sono esasperati dal comportamento dei titolari degli ormai noti furgoni abusivi di frutta e verdura: pile di cassette sul marciapiede, macchine non idonei al trasporto di generi alimentari, per di più in sosta selvaggia, rifiuti smaltiti irregolarmente e via dicendo. L’ultima battaglia della polizia locale contro il commercio abusivo si è giocata in questo primi mesi dell’anno. L’assessore alle attività produttive Salvatore Stallone sciorina alla stampa i numeri stigmatizzando alcuni comportamenti bel lungi dalgli schemi della legalità: «Con il Comandante Camporeale abbiamo analizzato il problema ed abbiamo riscontrato che dal 2011 al 2014 il fenomeno è incrementato del 500%. In quegli anni le infrazioni rilevate oscillavano dalle 5 alle 6 di media all’anno. Negli 2016 le infrazioni hanno subito un’impennata. Siamo arrivati a regolarizzare 36 abusivi». Le sanzioni? «Gli agenti - sono parole dell’assessore Stallone - applicano la sanzione prevista dalla legge regionale sul commercio per i casi di vendita senza licenza: un verbale salatissimo in euro. E non è tutto. La normativa prevede anche il sequestro della merce». C’è di più, l’assessore individua e segnala un fatto grave, un comportamento illegale che consente di esercitare una concorrenza sleale nei confronti dei commercianti in regola, quelli che rispettano le norme igienico-sanitarie, che pagano il suolo pubblico e smaltiscono regolarmente i rifiuti. «Quelli tanto per parlare che, quando prendono una multa, non possono fare a meno di pagarla per non subire le conseguenze di un pignoramento». Anche il comandante della Polizia municipale dott. Mimmo Camporeale si fa portavoce delle legittime istanze dei commercianti: «Siamo tutti strangolati dalla crisi economica e dalla pressione fiscale. Questo spinge i cittadini a violare i comportamenti legali

IL COMANDANTE CAMPOREALE: «SIAMO TUTTI STRANGOLATI DALLA CRISI ECONOMICA E DALLA PRESSIONE FISCALE.

QUESTO

SPINGE I CITTADINI A VIOLARE I COMPORTAMENTI LEGALI CHE DEVONO ESSERE TEMPESTIVAMENTE REPRESSI PERCHÉ FAVORISCONO UNA MASSICCIA E INCONTROLLATA CONCORRENZA SLEALE NEI CONFRONTI DEI COMMERCIANTI IN REGOLA»

che devono L’ASS. STALLONE: essere tempe«NEGLI 2016 LE stivamente reINFRAZIONI HANNO pressi perché SUBITO UN’IMPENNATA favoriscono una massiccia e DEL 500% RISPETTO GLI ANNI SCORSI. incontrollata concorrenza SIAMO ARRIVATI A sleale nei conREGOLARIZZARE 36 fronti dei ABUSIVI»» commercianti in regola. Molti sono ragazzi che non trovando lavoro in giro si riversano nel settore commerciale. Aggiungo, per tranquillizzare il mercato della legalità, che dai controlli effettuati il 95% viaggia con la documentazione in regola, mentre il restante 5% viaggia ai margini della legalità!». Stop dunque all’ambulantato abusivo da parte della PM di frutta e verdura. E’ guerra aperta contro chi non ha la regolarità amministrativa delle autorizzazioni e dell’occupazione di suolo pubblico. Poi l’estate si aggiungerà la piaga dell’ambulantato di articoli di bigiotteria e di borse falsamente griffate FOTO sulle spiagge e nelle piazze. Fotogrammi di miseria e furbizia italica che si aggirerano in città. E ci sarà una E TESTO GIOVANNI guerra in più da fronteggiare! PARATO


DI LUCIANA CARBONARA

«MA TU U VET ACCAUME IÈ IDDE?» Questa non è la tipica storia di infedeltà all’italiana. Questa è una storia tutta particolare nel suo genere perché il vicinato sa tutto, il paese pure e solo lui, il marito - poveretto quanto mi dispiace - non sa nulla. Cosa ancor più grave? Lui, l’amante, quando sopraggiunge il marito in casa, non ha bisogno di cercare riparo nel nascondiglio più banale, nell’armadio o sotto il letto perché Michele (nome di fantasia) sembra di casa. Storia di alta infedeltà consenziente, direte? Dove al marito piacciono le corna? Non sarà proprio così, però pare che al marito non dia affatto fastidio la presenza di un altro uomo in casa. Anzi, non manifesta nemmeno un cenno di gelosia. Punti di vista. Io caverei gli occhi del mio compagno se solo provasse a guardare con ammirazione un’altra donna in mia presenza. Detto quanto, non ho molto da raccontarvi questa volta perché gli episodi pulp che il mio buon amico Sergio (se lo dice lui è sacrosanta verità!) mi ha raccontato, non scatenano la prurigine del lettore. Non un sospetto, non un messaggio di Maria su facebook o su whatsapp da nascondere o cancellare che potrebbe indurre suo marito al sospetto. Persino quel «Vengo da te adesso, perché dopo non puoi…» non è un amara sentinella dell’infedeltà che suona nella testa di lui. Michele conosce così a menadito la sua vittima che forse fra qualche mese perderà tutti gli stimoli che determinano quelle scariche di adrenalina che lo tengono in continua eccitazione. Sono convinto che la loro storia finirà nel volgere di qualche altro respiro in intimità. Anche perché fare il toro contro un agnellino è come guardarsi un Juventus – Crotone. A riprova di ciò quando mi capita di incrociare il marito di Maria per strada, Sergio, anche se non è il principe in paese del taglio e cucito, mi spalanca le pupille ed io non posso che

accettare con dolore quell’adagio giovinazzese lancinante «Ma tu u vet accaume iè idde?» che conduce sul sentiero della verità assoluta. Insomma, cornuti e contenti in casa di Maria, in cui regna paradossalmente l’armonia tra uomini e donne. Che barba, che noia! Non una padella lanciata in faccia dal marito a Maria da raccontare in questa rubrica. Neanche il piacere di fotografargli la faccia che farebbe quando la sgama sotto al letto o sotto la doccia. Perché tutto questo non succederà mai. Michele è un orologio che spacca il secondo e anche la vita di coppia di Maria e del marito. Eppure Maria ha più di 40 anni ma non è come una delle tante 40enni in preda alla paranoia, alla frenetica ricerca di un partner sostitutivo, possibilmente più dolce e comprensivo. Il vantaggio di Maria? Averne due che è sempre meglio di uno. Perchè Michele le dona piacere e lavoro quasi si sentisse un don Raffaè (Maria lavora saltuariamente grazie al suo amante), suo marito invece le dona il focolare domestico e la spesa. Beh cos’altro aggiungere? Se siete spaparanzati in poltrona, secchiello gonfio di pop corn, birra e giornale La Piazza sul tavolo e alla lettura di questa storia vi sentite come un formicolio alla testa e, poi, pian piano, spuntano due bitorzoli, per favore non chiamateci come la volta scorsa! Non chiedeteci l’identità di Michele! Se siete invece tradizionalmente casti, votati al matrimonio e alla famiglia come istituzioni di vita, vi consigliamo di fare di questa rubrica una pallina di carta e fare canestro al primo cestino. Alla prossima puntata! LUCIANA CARBONARA


storia nostra DI

DIEGO

DE

CEGLIA

Storia tra Anna e Nicolò nel 700

IL FURTO D’AMORE SARÀ PUNITO DALL’ORDINE COSTITUITO? Il 14 febbraio gli innamorati festeggiano il loro Santo protettore. Approfittiamo della circostanza per proporre la trascrizione di un atto notarile, che seppure non è dato sapere per quale motivo fu fatto stilare, lascia trasparire quale dové essere il modus amandi di una volta. Il 4 febbraio del 1753 Laura Miccolupo si portò dinanzi al notaio Vito Nicola Garofalo dichiarando di ricordarsi «benissimo che nel passato mese di ottobre del prossimo passato anno 1752 coll’occasione che essa Laura attestante abitava, siccome abita, nella casa della congrega del Carmine attaccata alla chiesa della medesima, ed alla casa di Nicolantonio di Giuliodibari, una sera di detto mese, verso le ore due in circa della notte, stando essa attestante in sua casa recitando il rosario, intese discorrere in mezzo alle scale di detta sua casa, e spinta dalla curiosità uscì il capo dalla porta e con voce dimandò chi fusse e si sentì rispondere dal magnifico Nicolò Domenico figlio di notar de Musso, che conobbe dalla voce: “oh non aver timore, che son io statte zitto, non gridare”». La descrizione del fatto prosegue dettagliatamente «e perchè detta attestante conosceva detto magnifico de Musso, ed essendosi accorta che il medesimo discorreva per dentro un buco che stava in faccia alla fabbrica corrispondente fuori il bastardo della porta dello predetto Nicolantonio di Giuliodibari, calò in mezzo di detta scala, credendosi che discorresse con Anna di Giuliodibari sua compagna, figlia di detto Nicolantonio, alla quale dopo averla conosciuta disse: “ah masciara, qui fuori stai a pigliare freddo” e ciò disse burlando e si ritirò in sua casa». Per gli innamorati è usuale incontrarsi a tarda sera coperti dal buio della notte, così come lasciare che siano i fiori ad esprimere i loro sentimenti, l’atto infatti prosegue: «Molti giorni dopo poi stando essa attestante una mattina fuori il scoverto di detta sua casa, fu chiamata da detta Anna, che stava sopra

l’astraco della casa e disse che fusse andata sopra di detto astraco a vedere i garofoli e portatasi ivi ritrovò anche il suddetto mastro Nicolò Domenico de Musso che con detta Anna piantava e spiantava garofoli e dopo essersi trattenuta un poco se ne partì e li lasciò». La luna è stata da sempre ispiratrice di poesie degli innamorati; nel passato il suo chiarore, per nulla offuscato dalle luci artificiali, diventava a volte fastidioso poichè svelava la coppia che voleva celarsi, provocando le gelosie di possibili rivali come è riportato nel nostro atto. All’inizio del rogito, il notaio aveva annotato infatti che la deponente Laura Miccolupo, era “virgo in capillis” e dal testo che segue appare chiara la sua rabbia: «un’altra sera verso le due ore della notte essa attestante vidde il detto magnifico de Musso discorrere da sudetto buco in mezzo alla scala con detta Anna, e perchè era veduto dalla gente delle case vicine, stante che luceva la luna, si distese lungo lungo sopra di un grado di detta scala per non essere osservato, e detta attestante meravigliata di tal atto, lo rinfacciò di quello (che) faceva e si ritirò in sua casa». L’ultimo dettaglio della deposizione rimanda alla classica immagine di Giulietta affacciata al balcone e delle smanie d’amore di Romeo, anche se la descrizione dei due innamorati giovinazzesi non culmina nell’incontro tra gli stessi come fu per gli innamorati shakespeariani, ma solo nell’utilizzo da parte loro di un linguaggio simbolico: «e più volte ancora essa attestante in detto tempo vedeva detto magnifico Nicolò Domenico de Musso che se ne veniva dentro il portone del Carmine suddetto e discorreva con detta Anna che stava da sopra l’astraco ed anco spesso ancora vedeva che detto magnifico de Musso stando alla marina seduto fischiava e detta Anna saliva sopra il suo astraco e si facevano segni». (ASBa, Piazza di Giovinazzo, sk 27 not. V. N. Garofalo, vol. 457, f. 17-19 atto del 4 febbraio 1753)


la cronaca nera

RIFIUTI LANCIATI DA UN AUTO L’incivile gesto è stato filmato da agenti in borghese della Polizia Locale. Al trasgressore costa 50 euro e la gogna mediatica sui social ABBANDONA I RIFIUTI PER STRADA. 24 gennaio 2017 Dall’auto, lato passeggero, spunta una mano che lancia un sacchetto di spazzatura nei pressi del campo sportivo Raffaele De Pergola. L’incivile gesto è stato filmato da agenti in borghese della Polizia Locale, impegnati in attività di controllo per il regolare conferimento dei rifiuti. «Non si tratta, però, dell’unico video in possesso degli agenti», precisano dal Comando di via Cappuccini. Al giovinazzese filmato, al quale gli agenti diretti dal maggiore Mimmo Camporeale sono riusciti a risalire, verrà notificata la sanzione amministrativa, prevista dall’ordinanza sindacale n. 65 del 29 dicembre 2016, per un importo di 50 euro. 24 gennaio 2017 RUBATA FORD FOCUS. RINVENUTA E RESTITUITA AL PROPRIETARIO Recuperata dalle guardie giurate della Metronotte di Ruvo, dopo un lungo inseguimento, una Ford Focus, che era stata asportata poco prima a Giovinazzo. Nella serata del 24 gennaio, intorno alle ore 23.00, i vigilantes, impegnati nel consueto servizio di pattugliamento, hanno scorto la presenza dell’auto, di provenienza furtiva, occultata in un oliveto a metà strada tra i territori di Ruvo di Puglia e Bisceglie. Alla vista delle guardie giurate, tre persone, probabilmente pronte a smontare la Ford Focus per ricavarne pezzi di ricambio da immettere sul mercato nero, sono fuggiti facendo perdere le proprie tracce. Con l’ausilio dei Carabinieri della Tenenza di Bisceglie arrivati nel punto in cui era stata abbandonata la Ford Focus, poi è stato possibile risalire all’identità del proprietario. L’auto è risultata rubata solo poche ore prima a Giovinazzo e prontamente restituita al legittimo proprietario. 7 febbraio 2017 NON C’È STATA ALCUNA VIOLENZA SESSUALE E NEMMENO IL REATO DI STALKING Le minacce e le molestie ci furono, ma non sarebbero state tali da ingenerare nella vittima gli stati di ansia e di paura previsti dal legislatore per il reato di stalking, oltre a quelli

I vigili lo filmano e scatta la multa

ben più gravi di violenza sessuale, tentata e consumata. L’imputato, un 35enne nato a Molfetta ma residente a Giovinazzo, era a processo per alcuni episodi accaduti nel 2013. Il 7 febbraio scorso la Prima Sezione Penale del Tribunale di Bari, il cui collegio era presieduto dal magistrato Calia Di Pinto e composto esclusivamente da donne, ha assolto l’uomo dai capi d’imputazione più gravi (quelli di violenza sessuale e tentata violenza sessuale) «perché il reato non sussiste» ed ha riqualificato il reato di stalking a quelli penalmente più lievi di minacce e molestie. La donna, una 48enne di Giovinazzo, sposata e di ben 12 anni più grande, aveva raccontato ai Carabinieri della locale Stazione, i quali nel 2013 arrestarono e posero ai domiciliari l’uomo, che lui, dopo la decisione di interrompere la relazione, non si sarebbe rassegnato e avrebbe iniziato a «porre in essere atti persecutori - si legge nel dispositivo -, mediante reiterate minacce e molestie, tali da cagionare un perdurante e grave stato di ansia e paura». Ma non solo: l’uomo, in quei lunghi mesi da incubo raccontati dalla vittima, avrebbe anche iniziato a molestarla, appostandosi sotto la propria abitazione e tempestandola con decine di telefonate su ben tre numeri di cellulare ed una vecchia utenza fissa, oltre ad inviare centinaia di sms (ben 189 quegli agli atti dell’attività d’indagine). Fino all’ultimo messaggio, che aveva gettato nella paura la donna, spingen-

dola a denunciarlo. Non c’è stata alcuna violenza sessuale, tentata o consumata, e nemmeno il reato di stalking, dunque, ma”solo” minacce e molestie secondo i giudici togati. E il 35enne, difeso dall’avvocato Tiziano Tedeschi, se l’è cavata con soli 200 euro di multa oltre al pagamento delle spese processuali. 10 febbraio 2017 STRANO MA VERO. AVVISTATI E RECUPERATI DUE DAINI Due giovani esemplari di daino nelle campagne di Giovinazzo. Non è uno scherzo, ma la realtà di fronte alla quale si sono trovati i Carabinieri Forestali, la Polizia Locale e il WWF Puglia. I due daini, mammiferi ungulati, sono stati avvistati nell’agro di Giovinazzo da alcuni cittadini e segnalati agli uomini della Polizia Locale che hanno cercato di catturarli per riportarli in un ambiente a loro più adatto. I due animali, entrambi di sesso femminile, vagavano liberamente in località San Pietro Pago, fin quando i volontari diretti sul campo da Pasquale Salvemini non si sono attivati per recuperarli. Gli uomini del WWF Puglia, col supporto degli agenti della Polizia Locale diretti dal maresciallo mag giore Giuseppe Germinario e di quelli del Carabinieri Forestali diretti dal comandante Giuseppe Marcotrigiano, li hanno catturati dopo un intervento durato diverse ore, realizzato in


un’estensione di qualche ettaro, e con un’arma narcotica, le cui dosi sono state fornite dai veterinari Aniello Coppola e Emilio Paolo Puntorieri, intervenuti in supporto. Il dosaggio rappresenta una fase delicata dell’operazione in quanto una quantità eccessiva di narcotico può nuocere all’animale mentre una dose troppo bassa risulta inefficace, elemento essenziale è la stima esatta del peso che non è facile a distanza di tiro. I due esemplari, dopo essere stati spinti in un’area ristretta, sono stati sedati: in entrambi i casi le dosi hanno addormentato gli animali, consentendone il recupero. I daini recuperati, scortati dai militari dei Carabinieri Forestali e dai volontari del WWF Puglia, sono stati accompagnati da un mezzo della ditta Milillo presso l’Osservatorio Faunistico Regionale, con sede a Bitetto, dove sono arrivati in buone condizioni. Secondo Salvemini, del WWF, «i due animali apparterrebbero a qualche detenzione abusiva di esemplari adulti ubicata nei paraggi. Difatti - ha proseguito - sembravano avessero molta confidenza con il territorio. Non escludo - ha concluso Salvemini - che, sempre nella stessa zona di San Pietro Pago, ci possano essere altri esemplari». 13 febbraio 2017 LIBERATE AL LARGO DELLA COSTA DI GIOVINAZZO CINQUE TARTARUGHE CARETTA CARETTA Ad inizio 2017 il loro cammino è stato interrotto da alcune reti da pesca. Recuperate dai volontari del WWF Puglia, sono state curate dagli operatori del centro di recupero tartarughe marine di Molfetta

che accoglie circa 40 esemplari. Il 13 febbraio sono tornate nel loro habitat naturale, il mare. È la storia di cinque tartarughe caretta caretta, tutte di età compresa tra i 15 ed i 25 anni di vita, che, nel pomeriggio di ieri, sono state liberate al largo della costa di Giovinazzo. Ad augurare loro «buon viaggio», sulla barca a vela dell’imprenditore Paolo Bavaro, il responsabile del centro molfettese, Pasquale Salvemini, e il presidente del Circolo Velico di Giovinazzo, Vito Crismale. I cinque esemplari, rimasti impigliati nelle reti da pesca a strascico (nel 2016 sono stati oltre 400 gli animali salvati grazie alla sensibilità mostrata dagli equipaggi delle marinerie e affidati alla struttura presente a Molfetta), sono stati recuperati e curati (uno di loro, presentava alcune ferite provocate da due ami) e, una volta passati ad un ceck up completo, sono stati resi idonei alla liberazione in mare. Mare calmo e temperatura mite hanno completato il buon esito dell’operazione in mare. A poco più di un miglio di distanza dal porto sono state liberate le tartarughe e tutte hanno preso subito il largo. Adesso i cinque esemplari hanno trovato la loro casa ideale nell’Adriatico, che li alimenterà e li proteggerà finché non saranno pronti a riprendere i loro lunghissimi viaggi nel Mediterraneo. A minacciare la sopravvivenza delle tartarughe marine sono le reti a strascico, gli ami dei palangari e le reti fisse. «I pescatori - ha ricordato Salvemini in un accorato appello rivolto agli operatori del settore - dovrebbero tenere la tartaruga a bordo, coprirla e consegnarla al centro di recupero di Molfetta». FONTE CARABINIERI MOLFETTA ha collaborato A. Tomarchio


echi

del

mese

DI

GIANGAETANO TORTORA

OCCIDENTALI’S CARMEN 7-11 febbraio In concomitanza con la 67ma edizione del Festival vinta da Francesco Gabbani, l’Agenzia Carmen Martorana Eventi ha organizzato e realizzato il Premio Moda Sanremo Fashion Award, con il patrocinio della Camera della Moda Italia e in collaborazione con FestivalNews, quotidiano ufficiale della rassegna canora. Nell’occasione giovani modelle della medesima agenzia e la Top Fashion Model 2016 Ilaria Petruccelli hanno indossato gli abiti della nuova collezione Capsule Red di Maria Pia Eramo, i capi romantici della stilista Arianna Laterza e quelli eleganti di Alta Moda dello stilista Roberto Guarducci. Per Carmen Martorana (premiata con un riconoscimento dal Comune di Bari) e le modelle è anche arrivata la Nostra Signora di Lourdes, in occasione della Giornata per la Vita. Stiamo parlando della presentazione del libro «Un sogno… Il someritata ribalta su Raiuno. gno di una bambola» di Roberta Marseglia. Libro in cui l’autrice affronta il delicato tema della donazione degli organi parlando 1 febbraio VISITA SINDACO SCUOLA S. PAOLO

Ritorno al passato per il sindaco di Giovinazzo Tommaso Depalma, che si è infatti recato in visita agli alunni della classe 4^ F della scuola Chiaia del quartiere San Paolo di Bari. Proprio in questo quartiere negli anni ’90 Depalma ha realizzato progetti di avviamento allo sport, culminati nel 2009 con la nascita della prima scuola pugliese di ciclismo, dedicata all’indimenticabile Franco Ballerini.

dell’importanza del trapianto del fegato, donatole due anni fa, ai fini del suo ritorno alla vita normale. Al termine della manifestazione, moderata da Marzia Morva, è stato eseguito il brano dei Modà Il sogno di una bambola, cui si rifà il titolo del libro: a cantarlo proprio Roberta Marseglia, accompagnata dal maestro Felice Bologna con sua figlia Annamaria.

3 febbraio SOCIOLOGIA DI BARI – TRA SOGNO E 4 febbraio MOSTRA FOTOGRAFICA REALTÀ Inaugurazione presso la Cittadella della Cultura, in piazza S. Agostino, della mostra fotografica di Lorenzo Scaraggi Vostok100k – Ai Confini dell’Europa, a cura dell’Associazione LED (Laboratorio di Energie Democratiche). I visitatori hanno potuto così ammirare gli scatti realizzati da Scaraggi in giro per l’Europa a bordo del suo camper, appunto un . Volkswagen Vostok100k. Questo il titolo del libro presentato da uno dei cinque co-autori, il criminologo giovinazzese Domenico Mortellaro, presso la Sala San 9 febbraio LA FESTA Felice in una serata promossa dall’Osservatorio per la Legalità e la PATRONALE 2017 PARLA ANCOSicurezza di Bari e dalla Pro Loco di Giovinazzo. Il libro parla del RA… PUGLIESE fenomeno della criminalità organizzata nel capoluogo e nell’Area Non c’è due senza tre… Per il terzo anno Metropolitana, con riferimenti a noti episodi del passato. L’incon- consecutivo sarà infatti Francesco Pugliese tro è stato moderato dal giornalista Rai Leonardo Zellino, con la il Presidente della festa più attesa dai partecipazione dell’ex Prefetto di Bari ed attuale Vicepresidente giovinazzesi. Così ha deciso il Vescovo della della Regione Puglia Antonio Nunziante. Nell’occasione è stata anche nostra Diocesi Mons. Domenico Cornacchia, che ha inoltre nominato Carmine Paaperta una finestra sulla realtà di Giovinazzo. lermo Vice Presidente e Giuseppe Degirolamo Economo. 4 febbraio LIBRO SU DONAZIONE ORGANI Interessante iniziativa organizzata presso la parrocchia S. Agostino dal gruppo comunale Luigi Depalma dell’AIDO (Associazione 9 febbraio INCONTRO PUBBLICO SU RACCOLTA DIFItaliana Donatori Organi) con la collaborazione dell’Associazione FERENZIATA GIOVINAZZOVIVA IT


A quasi un mese dalla partenza della raccolta differenziata, incontro pubblico presso la Sala San Felice organizzato dall’Amministrazione Comunale e dall’Aro BA2 (Ambito di Raccolta Ottimale, in cui . rientra Giovinazzo). Per i cittadini c’è stata la possibilità di porre una serie di quesiti sul punto. I primi dati della differenziata risultano incoraggianti, ma il sindaco Tommaso Depalma auspica un miglioramento promettendo anche grande battaglia contro chi abbandona i rifiuti. Infine nei giorni successivi a Giovinazzo è stato attivato un servizio di Infopoint aperto dal lunedì al sabato (ore 9-13) in via Bari, località Lama Caolina, presso la sede dell’azienda incaricata. Il tutto con l’obiettivo di fornire informazioni sul servizio di conferimento dei rifiuti, nonché il kit per la differenziata a chi non ne sia ancora in possesso. GIOVINAZZOLIVE IT

nella piazzetta di Via Tenente Devenuto dal GAL FIOR D’OLIVI, nell’ambito della Misura 421 Progetto Corto Circuito dei Contadini PSL 2007-2013. Tale progetto ha diverse finalità: la promozione della filiera corta, la valorizzazione e promozione dei prodotti tipici, il supporto della conoscenza del territorio e degli operatori locali e l’accrescimento degli attrattori nel settore dell’agro-alimentare. Le suddette tensostrutture serviranno per le iniziative del GAL, ma saranno anche utilizzabili dalla collettività previa autorizzazione. 14 febbraio GIURAMENTO GUARDIE AMBIENTE

11 febbraio LINGUA ITALIANA IERI E OGGI L’uso della lingua italiana nel tempo è stato oggetto dell’incontro “Sono cambiamenti solo se spaventano: l’italiano alle prese con la contemporaneità”, a cura dell’Associazione culturale Tracce e della Rete Scolastica cittadina. All’iniziativa, moderata dalla docente di . scuola secondaria superiore Carmen Tarantino, è intervenuta Vera Cerimonia di giuramento delle Guardie per l’Ambiente a Palazzo Gheno, sociolinguista, docente universitaria e curatrice del profilo di Città, all’interno dell’ufficio del Sindaco. Si tratta di persone Twitter dell’Accademia della Crusca. La Gheno ha tranquillizzato provenienti da vari comuni, con il compito di segnalare al Corpo sull’attuale stato di salute della nostra lingua, definita infatti “sana”. di Polizia Locale eventuali trasgressioni nel sistema di raccolta differenziata porta a porta e altre condotte che danneggiano l’am11 febbraio FESTA MADONNA biente urbano e rurale. LOURDES Grande partecipazione dei devoti 16 febbraio PROgiovinazzesi alla Processione Eucaristica per CESSIONE BEAle vie del quartiere S. Agostino in occasione TO NICOLA PAdella Festa della Madonna di Lourdes. Da GLIA segnalare, inoltre, che per la prima volta la Come accade ormai supplica di mezzogiorno è stata guidata dal dal 2015, la procesnostro vescovo, Mons. Domenico Cornacsione del Beato Nicochia, che l’anno scorso non si era ancora la Paglia si è svolta in insediato in Diocesi. occasione della Sua memoria liturgica. Quest’anno con una doppia novità: la presenza del nostro vescovo, Mons. Domenico Cornacchia, per il Pon13 febbraio IL GIORNO tificale e l’aver portato in processione, nelle vie del centro storico DEL RICORDO per far ritorno nella parrocchia S. Domenico, la statua e non il Ricordo delle vittime delle tradizionale busto del Beato Nicola. foibe e dell’esodo istrianogiuliano-dalmata presso le 17 febbraio GIOVINAZZESI ALLA TRASMISSIONE scuole secondaria di primo AMICI grado Guglielmo Marconi e primaria San Giovanni Bosco. Ad entrambi gli incontri, organizzati dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Giovinazzo in collaborazione con gli Istituti Scolatici comprensivi cittadini, ha partecipato il prof. Giuseppe Dicuonzo Sansa, Vicepresidente nazionale dell’associazione di esuli istriani “Famiglia Dignanese”. Il prof. Sansa ha raccontato l’odissea affrontata da lui e dalla sua famiglia, con la fuga dall’eccidio fino all’approdo dalle nostre parti, a Barletta. GIOVINAZZOVIVA IT

PH. FRANCESCA ROBERTI

13 febbraio RIQUALIFICAZIONE PIAZZETTA VIA TENENTE DEVENUTO Nuovo esempio di riqualificazione delle aree pubbliche, e in particolare delle periferie, a cura dell’Amministrazione Comunale. E’ infatti ai nastri di partenza la consegna delle tensostrutture realizzate

Ore piccole per un gruppo di 16 giovinazzesi, che di primo mattino si è messo in viaggio per Roma per assistere tra il pubblico alla registrazione del noto Talent show di Canale 5 Amici, condotto da Maria De Filippi. Un ricordo indelebile per il gruppo giovinazzese, coordinato e organizzato da Francesca Roberti.


curiosita ’

DI PORZIA MEZZINA

L’ALFABETO DEL 2016 DI GIOVINAZZO A come Autoreferenzialità. E’ la nuova malattia del Terzo P come il punteruolo rosso che colpisce le palme e ci induce Millennio. L’autoreferenzialità di alcuni politici narcisi che in tentazione mentre guardiamo una donna decapitata di fronte girano spesso a vuoto senza pigliare pesci. Svegliatevi! (non alla stazione. è un invito dei Testimoni di Geova). Q come Quasi quasi mi candido. Lo stanno pensando in B come Bidoni…. della raccolta differenziata naturalmen- troppi per la prossima primavera. te, quelli distribuiti ai cittadini. Siamo tra gli ultimi a cominciare a differenziare. E c’è bisogno di una persona esterna al R come Raccolta differenziata. Ché ogni scusa è buona per condominio per portare fuori i bidoni? Mettersi d’accordo rinviarla. Ma la buccia dell’uovo dove si mette? I numeri sulla capacità di differenziare restano bassissimi. Nel 2017 sapreno? mo se ci saremo conquistati la maglia nera senza conseguire C come Corteo Storico che non si è fatto dopo 49 anni (ma premialità e sgravi sulla Tari Nel frattempo, le bollette della potevamo scrivere C come Carolina o come Comitato Fe- vergogna restano esorbitanti. ste Patronali entrambi gli special one del 2016) S come Sciamaninn, l’e-book di Giuseppe De Pinto edito da D come Daniele De Gennaro, il primo sfidante del sinda- Feltrinelli in cui tanti si possono riconoscere: la passione per co in carica. Lo abbiamo preferito a Depalma per la doppia l’hockey anni ’80, la Ferriera, la disoccupazione e la fatica del lavoro per mantenere la famiglia, l’emigrazione a Vicenza per D. lavorare alle Acciaierie Valbruna; sullo sfondo i rapporti tra E come Elezioni. C’è già un numero abnorme – per un pa- genitori e figli, tra gli amici in giro per il paese e i primi amori. ese di 20mila abitanti - di liste civiche pronte a presentare T come Tom che aspira al bis. candidati alle prossime amministrative. F come Facebook che ha consacrato la guest star 2017 U come i nostri Ulivi senza Xylella. Tommaso Caccavo, il Petar di Heidi che sussurrava a Fiocco di Neve dal balcone con canotta e boxer da mare di casa V come Via Marina, la strada delle polemiche. Chi ha postato il primo commento evidenziando i dubbi sul progetto delsua durante la gelida nevicata del 7 gennaio. l’amministrazione? G come Giovinazzo e giornalisti e giornalai. ‘Nguacchje Z come Zitti. Qualcuno dovrebbe essere condannato al siù foglje ché una firma non la si nega a nessuno. lenzio. Sui social tutti dicono tutto. Ormai il 1° mestiere è: H come hashtag #NataleaGiovinazzo lanciato sui social chi la spara più grossa? Troppe bufale. Povero sindaco - eletdall’assessora alla cultura per pubblicare le migliori foto dei tricista Tom a difendersi dalla scossa di chi gli punta il dito dalla A alla Zeta! selfie dentro la palla. Così Giovinazzo va sul Tg2. I come Incendi. Certamente meno che negli anni passati, ma già il 2017 si apre con il rogo di una Mazda in via Vittorio Veneto. L come La Piazza che compie 20 anni: l’età più bella. Buon compleanno e 100 di questi anni! M come Mare. Quando lo rivedremo senza transenne? Considerando le prossime votazioni, potremmo azzardare una data... N come neve: tanta così non l’avevamo mai vista. Giusto in tempo per prolungare le vacanze di Natale, spostare la raccolta differenziata di un’altra settimana, rinviare la partita di hockey, e non andare a scuola per tre giorni. O come ordinanza del sindaco che fa rinviare la partita di Hockey nonostante i bassanesi fossero già arrivati a Giovinazzo che chissà se avranno pensato: «Gavè el màr. Fève mèter un fià de sal sue strade!» (Avete il mare. Mettete un poco di sale sulle strade!).

LA GUEST STAR 2017 TOMMASO CACCAVO, canotta e boxer da mare la gelida nevicata del 7 gennaio


l ’ angolo

del

lettore

PROF. RUCCI, IL SINDACO PIÙ GIOVANE

DI AGOSTINO PICICCO

MEMORIA STORICA DELLA NOSTRA CITTÀ: «HO TENTATO DI ESSERE UN CITTADINO ONESTO, UN AMMINISTRATORE OCULATO E DILIGENTE» QUALCUNO GUARDÒ CON SCETTICISMO ALLA SUA GIOVANE ETÀ, MA RUCCI SI MISE SUBITO IN AZIONE PER RIMEDIARE ALLE PIAGHE LASCIATE NEL NOSTRO PAESE DALLA GUERRA: LA DISOCCUPAZIONE E L’ASSENZA DI CASE.

SI ADOPERÒ PER FAVORIRE L’EMIGRAZIONE NEGLI STATI UNITI DEI GIOVANI OPERAI, DOVE ERANO MAL VISTI POICHÉ CONSIDERATI FASCISTI, E SI IMPEGNÒ PERSONALMENTE A GARANTIRE SULLA LORO DIRITTURA MORALE.

Il preside Vincenzo Rucci, che ad aprile compirà 94 anni, è persona squisita e distintissima. Il fisico talvolta lo tradisce, ma gli offre sostegno con delicatezza la moglie Grazia, insegnante di generazioni di giovinazzesi. In compenso non gli mancano grande lucidità e la passione per gli amati studi. Rucci ha segnato autorevolmente la vita di Giovinazzo per tutta la seconda metà del secolo scorso. Vari e rilevanti i campi d’azione che l’hanno visto protagonista nella nostra città. Un’impresa riassumere la sua vita in poche righe: tra i primi a studiare a Milano, negli anni della seconda guerra mondiale, una volta laureato in Lettere si dedicò all’insegnamento fino a diventare preside nella vicina Molfetta, proseguendo gli studi storici su Giovinazzo considerati pietre miliari della bibliografia giovinazzese. Sindaco della città negli anni 5256 a soli 29 anni, rappresentò un modello di impegno civico.

STUDENTE ALLA CATTOLICA DI MILANO. Iniziò gli studi in maniera pionieristica: primo giovinazzese che si recava a Milano presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, fondata qualche lustro prima dal francescano padre Agostino Gemelli, meglio conosciuto come il «Magnifico Terrore». Era l’anno accademico 1939-40, agli inizi della seconda guerra mondiale, ed era l’anno in cui padre Gemelli subì un terribile incidente stradale che lo segnò nel fisico per tutta la vita. Vincenzo Rucci, che aveva scelto la Cattolica come sede di studi in quanto Milano pareva più sicura della bombardata Napoli, e perché vi aveva studiato un suo cugino, ben ricorda quel frate maestoso al quale gli toccava – per incarico del direttore del collegio Augustianum che lo ospitava – reggere le braccia insieme ad un altro studente, duran-

te la messa, meritandosi un sorriso di riconoscenza dal burbero frate. Di quelli anni è altresì vivo in lui il ricordo di un assistente spirituale dell’Ateneo dei cattolici italiani, don Carlo Gnocchi, noto per la notevole opera a favore dei «mutilatini» e degli orfani di guerra e per la fondazione assistenziale che porta il suo nome, proclamato beato dalla Chiesa nel 2009. Questi indirizzò il nostro Rucci presso una famiglia nobile quale precettore dei figli, per pagarsi gli studi universitari. Gli sembra ancora di vederlo girare sul suo motorino, con un grembiule nero, scherzando su quella «motorizzazione del clero»… In quegli anni la situazione politica italiana e le vicende belliche divisero praticamente l’Italia in due, e alcuni episodi narrati dal Rucci hanno toni epici: treni presi come ultima chance, percorsi disastrati, viaggi a bordo di autocarri con rimorchio. Gli anni universitari, in vista della


tesi, si svolsero per lo più in una villa di Comerio e poi a Gattico (Novara), luoghi di residenza dei conti Leonardi, quale precettore dei due giovani rampolli, mentre preparava l’elaborato in archeologia cristiana sul sepolcreto di san Pietro a Roma che gli consentì di conoscere gli ambienti romani. IL SINDACO PIÙ GIOVANE. Rientrato a Giovinazzo, a soli 29 anni divenne il sindaco più giovane, succedendo a Vitantonio Lozupone. La residenza comunale era nel vecchio municipio poi demolito che gli anziani ricordano ancora con nostalgia… Per non «attaccarsi alla poltrona», svolse il suo «dovere civico» - come tale lo viveva - per un solo mandato negli anni tra il 1952 e il 1956. Qualcuno guardò con scetticismo alla sua giovane età, ma Rucci si mise subito in azione per rimediare alle piaghe lasciate nel nostro paese dalla guerra: la disoccupazione e l’assenza di case. Si adoperò per favorire l’emigrazione negli Stati Uniti dei giovani operai, dove erano mal visti poiché considerati fascisti, e si impegnò personalmente a garantire sulla loro dirittura morale. Grazie ai buoni rapporti e ai conseguenti buoni uffici con Amintore Fanfani (conosciuto personalmente in Cattolica) e con Vito Lattanzio, ottenne che a Giovinazzo si costruissero case popolari per gli operai, tramite l’INA-Casa, ente preposto al rilancio dell’attività edilizia e all’assorbimento di un considerevole numero di disoccupati per la costruzione di alloggi destinati alle famiglie a basso reddito. Diretto e fattivo anche il rapporto con Aldo Moro, del quale conserva gelosamente un paio di lettere personali autografe, su casi di Giovinazzo. Negli anni della sua amministrazione riuscì anche a fare qualcosa per la nostra Madonna di Corsignano, alla quale è particolarmente devoto, tanto che chiudeva i comizi con l’invocazione alla protettrice. Prima che l’icona fosse portata a Bari per il restauro, si impegnò personalmente a consegnarla alla celebre pittrice giovinazzese, la signorina Giuseppina Pansini, alla quale venne portata in gran

segreto avvolta in tovaglie d’altare per farne la copia. Quando l’icona originale ritornò nel 1954, pensò che fosse giusto che la copia ritornasse alla Pansini, che per il suo lavoro nulla aveva percepito. DOCENTE, PRESIDE, STUDIOSO. Il suo mondo professionale è stato quello della scuola, prima docente di lettere poi preside della scuola media di Molfetta per 18 anni. La scuola per lui è sempre stata una «cosa seria», una ragione di vita, una realizzazione professionale, un impegno educativo per generazioni di ragazzi. Oggi è critico sul nuovo sistema scolastico che ha lasciato 27 anni fa e che segue tramite i nipotini. Non accetta le sei ore giornaliere, il sabato a casa. «La scuola è tanto cambiata…» dice. Nella sua vasta cultura, il preside Rucci si è pure dedicato a ricerche storiche che hanno prodotto studi importanti per la storiografia giovinazzese, sia sull’icona della protettrice e sul beato Nicola Paglia, sia su temi come «I Gonzaga di Guastalla, signori di Giovinazzo (1530-1639)», e «Il reliquiario Orsini: un capolavoro di oreficeria del secolo XV nel tesoro del Duomo di Giovinazzo». Qualche altra bozza di lavoro è sulla sua scrivania ma la vista non gli consente di rimetterci mano. Ricordiamo che per 15 anni è stato anche componente del consiglio d’amministrazione dell’Istituto Vittorio Emanuele II. Nel 2011 il Consiglio comunale deliberò di conferirgli la civica benemerenza «per il suo alto senso delle istituzioni e per i suoi studi sulla storia cittadina». Gli chiediamo un giudizio su questa vita dinamica, in cui ha onorato la politica, la scuola, la cultura. Con umiltà dice che non si sente di dare un giudizio sulle cose fatte da lui, «ho tentato di essere un cittadino onesto, un amministratore oculato e diligente». Sicuramente rappresenta un modello di vita, al quale auguriamo lunghi anni di serenità con la famiglia, gli amici e gli allievi che gli scrivono e che vanno a trovarlo per godere della sua memoria vivida, della sua saggezza antica, della sua intelligenza operosa.

AGOSTINO PICICCO

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storia NOSTRA DI

DIEGO

DE

CEGLIA

FINE SETTECENTO

IL CASINO DELLA PRINCIPESSA ED I BENI DI CASA GIUDICE Il 9 febbraio 1770 con la morte di Eleonora Costanza Giudice, ultima feudataria, di Giovinazzo, morta senza eredi, la città fu devoluta alla “Regia Corte” del Regno di Napoli e tale restò fino a quando l’11 maggio 1780 a Napoli fu stipulato, un vero e proprio atto di compravendita con il quale un rappresentante della Real Camera confermò a due rappresentanti dell’Universitas la concessione alla Città del real perpetuo demanio, restando alla Regia Corte alcuni dei corpi della rendita feudale che già era stata dei signori Giudice. Di questi ultimi beni «332 vigne di oliveti, mandorle, cocevole, giardino con casino, due trappeti, due muracchi, due magazzini, cioè quello alla piazza con due piscine d’oglio e l’altro alla strada dello Spirito Santo, le due stanze sottane o siano magazzino sotto il palazzo baronale alla parte di tramontana» ed altri il 17 agosto 1780 furono concessi in fitto dalla Regia Giunta Allodiale a Francesco Antonio Manzari e Vincenzo Miccolupo, con l’onere del pagamento di un canone annuo oltre che della manutenzione degli stessi (ASBa, piazza di Giovinazzo, sk. 31 not. F. Maldari, vol. 636, f. 56). Causa le piogge e la trascuratezza nella manutenzione, negli anni a seguire detti immobili divennero quasi inservibili. Due atti fatti stilare dai concessionari, offrono un’ottima descrizione di quello che era lo stato in cui versavano il Casino della Principessa e due dei frantoi già posseduti dai Signori Giudice, dando risalto anche al fatto che lo stato di degrado era dovuto sia alle intemperie, sia alla mancata manutenzione: degli immobili da parte dei concessionari, e delle strade da parte della Pubblica Amministrazione.

nio Manzari il notaio Francesco Maldari si presentò dinanzi a «Domenico de Cesare amministratore dei beni degli illustri interessati di Casa Giudice» protestando che con la stipula dell’atto di fitto «si convenne che si fosse accomodato il Casino con tutte le fabbriche d’intorno al giardino adiacente al medesimo Casino, che pur troppo alla giornata va in dietro, ed essendo ormai scorsi anni tre, senza che si pensasse di spendere un quattrino, in grave detrimento di detti sigg. interessati, e pregiudizio ancora di esso Manzari e socii che deve avvalersi in mettere vettovaglie e servirsi per anche per propria abitazione». Se da un lato i fittuari ammettevano la propria negligenza di contro evidenziavano che questa era giustificata dal fatto che detti beni restavano infruttiferi «essendo per anche in questo triennio accadute varie alluvioni d’acque per cui l’intero stradone di detto Casino si è tutto fracassato, e non si possono trasportare que’ frutti che nascono dalli territorii di essi sigg. interessati, la maggior parte de’ quali stanno in quella contrada, oltre della gran terra che in ogni poco, l’acqua che piove se ne score dall’intiero stabile di detto Casino per detto stradone, scorrendo tutte le radici degli alberi, che con poco vento poi se ne cascano, come appunto accadde l’anno scorso negli alberi di cipressi, mandorle, olive ed altri, ed è accaduto in questa notte 10 del corrente (dicembre), con aver il vento svelti due alberi di mandorle, uno di olive, e sei di cipressi, e reca pregiudizio alla pianta per l’interessati, e danno alli conduttori per li frutti annuali che non percepiscono, LA BUFERA DEL 1782 Il 10 dicembre 1782 dopo una bufera perciò non senza ragione detto sig. notturna, su richiesta Francesco Anto-

Manzari e socii si è mosso a protestarsi e fa istanza a riferirsi a chi si conviene a fine di darsi quel giusto riparo per non essere in menoma parte pregiudicati, non meno gli interessi di esso protestante che quelli di detti sigg. interessati che pur troppo gli sono a cuore, e così si è protestato non una ma cento volte … protestandosi delle spese e di tenersi ricorso a chi si conviene caso che si tradasse a riparare un tanto danno» (ASBa, piazza di Giovinazzo, sk. 31 not. F. Maldari, vol. 638, f. 162). Se in questo atto è ben descritto lo stato delle strade e dei terreni in quello che segue è evidente lo stato fatiscente dei frantoi che erano divenuti inservibili come dichiararono le maestranze cittadine interpellate da «Vincenzo Miccolupo e Francesco Antonio Manzari, entrambi cessionarii del fitto di tutti gli stabili della fu illustre Casa Giudice, sistentino in questa medesima città». I FRANTOI INSERVIBILI Il 20 marzo 1784 infatti, i mastri muratori notaio Sebastiano Paterno e Michele Mastropasqua ed il falegname Paolo Altieri presente il notaio Francesco Maldari si portarono «personalmente ne’ due trappeti di detta Casa Giudice siti fuori del borgo di questa suddetta città, dove hanno osservato gli stessi essere rovinosi e che scorrono dal di sopra per cui vogliono accomodati i tetti ed i canali intorno, per esser stati i medesimi dalle continue gelate sollevati e se n’è fatta padrona l’erba per essersi intrinsicata nelle fabbriche, a qual effetto per le continue acque che scorrono s’intromette nelle dette fabbriche e det-


ti trappeti si rendono inservibili per esser marcite le fabbriche e legnami, come anche vogliono risarcite la macina, il fondo, e le mollarole, la mappa d’intorno per essere dirute e sconcertate come pure il nuzzarello devesi stagnare poiché lo stesso si riempie d’acqua che scorre dalle fabbriche e perciò sono inservibili, come pure è necessario farsi a detti trappeti le porte di legname ed una mesa nuova per essere le medesime logore ed inservibile, e di niuna cautela de’ medesimi talchè se non si dà a detti trappeti il pronto e dovuto riparo non solo passano pericolo della di loro distruzione, ma ben anche si rendono inservibili e quello ch’è peggio che da detti cessionarii colla continuazione delle piogge si possono perdere, non meno le olive da riponersi di detti stabili ma ben anche degli altri particolari cittadini che le portano a macinare in detti con la perdita di più migliaia di ducati rendendosi l’oglio marcioso e guasto. LE STALLE SENZ’ACQUA Inoltre essi attestanti si sono portati nelli muracchi o siano ricetto de’ bovi, uno alla strada di S. Agostino, e l’altro a S. Luca ed indi poi nel casino detto del Duca ed hanno ocularmente colla loro

rispettiva perizia osservato che in detti muracchi vi mancano la maggior parte de’ tetti, impreci ed astrico a cielo, vi necessitano le porte di legname nuove perché le medesime sono distrutte e di niuna forza, si devono rifare tutte le mangiatoie delli bovi ed altri risarcimenti nelle fabbriche interiori, minacciando le medesime rovine, come anco hanno osservato nel muracchio di s. luca una pescara d’acqua la quale corre, perché rotta nel fondo e nelle fabbriche laterali per cui detti due muracchi sono inservibili ed inaffidabili. Ed avendo pur anche essi attestanti osservato il detto casino del Duca, col giardino murato annesso al medesimo, per essere questo un edificio specioso in detti stabili, l’hanno ritrovato che da per tutto è rovinoso mancandovi tutti gli astrichi a cielo che le gelate le ha sollevato e frantumato e le acque che piovono, passano nel primo, nel secondo, e terzo piano, mancano ancora la maggior parte delle tonache laterali e delle lamie, di modo che tutto è inservibile, si per questo, siche per la mancanza di tutte le porte e finestre di legname per cui il vento rodendo al didentro porta via la maggior parte delle

fabbriche e l’acqua che muore in dette fabbriche ha fatto nascere così ne’ pavimenti come nelle fabbriche e lamie l’erba a causa che manca l’acqua nella pescare che vi è in detto casino, per cui non possono abbeverarsi gli animali e le gente della massaria ed avendo puranche osservato le muraglie di detto giardino, porzione delle quali sono dirute, e cadente, che allo spesso s’intromettono gente di dentro e rubbano i frutti del medesimo e se in detto casino non si ripara colli necessarii risarcimenti, passa nell’eminente pericolo della totale rovina, e rattrovandosi detto specioso casino in tal pessimo stato da che passò detto fitto in mano di essi sigg. Manzari e Miccolupo, ed è stato inabitabile ed inservibile. E finalmente essi attestanti avendo osservato i due magazzeni che detti sigg. Manzari e Micolupo tengono in affitto di detta casa Giudice, i medesimi hanno di bisogno di risarcirsi ne’ pavimenti e le porte nuove di legname per esser tarlate e di poca forza» (ASBa, piazza di Giovinazzo, sk. 31 not. F. Maldari, vol. 640, f. 34-35). DIEGO

DE

CEGLIA


il

personaggio

TESTO e FOTO G IOVANNI PARATO

GIOVANNI NISIO, un Amico, un Artista, un Anarchico dell’Arte Parlare di un Amico d’infanzia (un Amico con la a maiuscola) è sempre un’emozione che ti riporta a 50/60 anni indietro. Se poi questo amico si chiama Giovanni Nisio, l’emozione diventa un piacere spirituale. Un personaggio eclettico, Giovanni Nisio, per la sua verve di essere sempre impegnato nel sociale, nella cultura, nella filatelia e numismatica. Ma la passione per cui tutti lo conoscono e lo amano è sempre stata l’arte. Da profano dell’arte, posso solo dire che non ho mai capito i suoi lavori ma ho sempre seguito le sue mostre con interesse. Lì, in quelle mostre molti autorevoli critici d’arte hanno apprezzato la sua tecnica Per questo ho raccolto alcuni loro pensieri e recensioni dai numerosi cataloghi che ho collezionato nel corso della mia vita. Scusatemi, ma i cataloghi di Giovanni Nisio (e la sua produzione artistica) non sono pochi! Il Prof. Pietro MARINO (suo Docente) scrive di lui: Il messaggio visivo di Giovanni Nisio può inglobare non solo i segni tradizionali (la linea, il colore) ma arricchirsi del contributo linguistico -concettuale della parola scritta.

dell’artista e si confronta con il nostro iniquo sistema sociale, facendosi mediatore delle classi subalterne degli emarginati, degli esclusi. Il giornalista e scrittore Dr. Raffaele NIGRO dice di Nisio: «Al notevole Giovanni per il quale il linguaggio è vita (potrebbe essere tale o almeno dovrebbe). Ma il linguaggio si è chiuso in schemi costretti e costruttivi e la vita che esso era si è rarefatta e tale nella bara dell’incomunicabile». Lo scrittore, poeta Prof. Daniele GIANCANE, docente all’Università di Bari: «Titoli concentrati! Tutto va cambiato (titolo di un’opera di Nisio). In effetti la sua esortazione va al centro, s’impone agli occhi e alla mente, diviene il nucleo di un’aspirazione ad una totale rivoluzione, non attraverso la violenza, ma appunto attraverso gli strumenti pacifici della comunicazione e dell’agire. Il mondo va cambiato e il linguaggio gioca la sua parte». La storica d’arte Prof.ssa Mirella CASAMASSIMA: «Osservando le opere di Giovanni Nisio una costante colpisce subito l’occhio: La presenza dell’uomo: uno strano uomo, embrionale, deformato, privo di connotazioni soggettivo individuali. È un uomo, però, in movimento le cui forme sono sempre tese o in sforzi di lotta contro le sbarre nere o in rincorse liberatorie verso l’al di là dei confini della tela».

Il giornalista e sociologo Prof. Dr. Ettore De MARCO: Il Prof. Giovanni de GENNARO: «L’inNisio rifiuta, la falsa neutralità tuizione di Nisio sembra indicare il pericolo


educativa, senza la pretesa di educare, di indicare la strada, ma semplicemente ponendo dubbi, domande, occasioni di riflessione, in un intreccio costante tra immagini e titoli…. Sì, la pittura di Giovanni Nisio può avere un impatto forte su chi osserva, può rappresentare una sorta di schiaffo, ma è approccio che non allontana, anzi, invita immediatamente a riflettere, a cercare di capirne di più, a ricercare dentro se stessi il filo conduttore di temi fondamentali….». Il Prof. Francesco BELLINO, filosofo, poeta, direttore Dipartimento di Bioetica dell’Università di Bari: «Mi ha sempre colpito la sua autenticità e la sua profonda libertà, che sottrae la sua esperienza artistica alle leggi mercificate del mercato e agli stereotipi anonimi delle mode». incombente della riduzione di ogni messaggio della pura stimolazione meccanica del segno, volendo recuperare il filtro personalistico che arricchisce la comunicazione e riesce a trasformarla in discorso, narrazione, immaginazione ed infine arte e poesia». Il giornalista Michele MAROLLA così scrive di Giovanni: «Inguaribile, romantico, anarchico dell’arte… Conosco Giovanni da trent’anni, l’ho conosciuto prima come educatore, poi ho imparato ad apprezzarlo come pittore. Ma i due aspetti non possono essere scissi, il pittore Nisio è anche educatore, e viceversa. Non è certo un caso che al centro dei suoi dipinti ci sia sempre l’uomo Ed anche quando appaiono animali od oggetti, sono simboli, sono strettamente collegati alla quotidianità dell’uomo, alla sua ricerca vitale, al suo processo evolutivo sociale, spirituale. Già, la ricerca come tensione morale -

Il suo docente di pittura c/o l’AA.BB. di Bari Prof. Michele DEPALMA: «Caro Nisio dopo esempi di pittura informale e gestuale, oggi si inserisce decisamente nella tua pittura la parola scritta con evidente impostazione concettuale che, superando ogni formalismo, si identifica con la maturità e la pienezza delle operazioni. Queste che si basano sul concetto della libertà, mirano a liberare l’uomo dalla sua condizione alienante». Infine il Vescovo don Gino MARTELLA di Nisio scrive: «Per quanto uno come me possa navigare nel mare dell’arte con visitazioni e rivisitazioni di musei e gallerie, e con incontri fortunati di maestri e critici di indiscusso valore, deve riconoscersi impreparato nell’esprimere un giudizio critico sulla produzione artistica di un autore non privo di interesse». .

UN UN FUOCO FUOCO DI DI SOLIDARIETÀ SOLIDARIETÀ

CHI E’ GIOVANNI NISIO

- Nel 1968 fonda il Circolo Artistico Culturale Leonardo che è stato per decenni il vero punto di riferimento per la cultura a Giovinazzo. - Ha scritto, per il Centro Studi Ass. Cult. IVE II Giovinazzo, un libro sul famoso pittore Gioacchino Toma, nato a Galatina nel 1836 e morto a Napoli nel 1891. Il Toma è stato allievo dell’Istit. Vittorio Emanuele II di Giovinazzo dal 1849 al 1855. - Durante la frequenza c/o l’AA.BB. ha usufruito per 3 anni la Borsa di Studio. Nasce a Giovinazzo (BA) il 14.05.1942. Consegue la maturità classica c/o il Liceo-Ginnasio del paese “M. Spinelli” nel 1962. - Si diploma all’AA.BB. di Bari Corso di pittura - nel 1975 con il massimo dei voti e lode. - Sempre presso la stessa Accademia segue il corso biennale di Linguaggio Televisivo e Cinematografico, ottenendo il massimo dei voti con lode. - Nel 1984 ottiene l’abilitazione all’insegnamento di educazione artistica. - Educatore c/o l’IVE II di Giovinazzo dal 1962 al 1995. Bellissimi i falò accesi per le strade di Giovinazzo il 22 gennaio scorso per festeggiare S. Antonio Abate. I falò erano attorniati da pignate di terracotta in cui cuocevano le fave e, dopo, mescolate alle olive e accompagnate da un buon bicchiere di vino, venivano offerte ai passanti. In tale occasione, la Ditta Lomoro di Lasorsa Antonio e Sciancalepore Cosimo, a proprie spese, ha regalato tutto ciò, chiedendo in cambio un’offerta da destinare alla Fondazione ANT. Hanno allietato la serata con musiche e canti, anch’essi in maniera del tutto gratuita, il dj Nicola Amato e il complesso Khris e Damien che hanno ricevuto tantissimi applausi per la loro immensa bravura. Erano anche presenti alcune volontarie ANT. Serata ben riuscita grazie anche alla generosità dei passanti e dei commercianti. A tutti va un grande ringraziamento da parte delle volontarie e della fondazione ANT di Giovinazzo.


DI VINCENZO DEPALMA

A

U TIMB!

LI TIMBE MEIE NON SI SCITTAVE NUDDE! ANGH LE SCORZE DELL’AMINUE Levataccia mattutina. Anche per noi bambini, per lavorare con un poco di fresco e mentre gli adulti, muniti di lunghe pertiche e di scale facevano cadere le mandorle dall’albero sopa a le rachene, noi provvedevamo a riempire sacchi con le mandorle avevano bisogno di numerose altre operazioni. Una volta portate a casa bisognava prima di tutto scherzualle, ossia privarle del mallo e poi, per alcuni giorni spannele o saule sopa a le rachene pe falle asseque’. Si mettevano al sole la mattina presto e si ritiravano la sera facendo attenzione all’arrivo di qualche improvviso temporale estivo e di qualche galiote ca passave e l’arribbaive.Le mamme, che ci volevano bene, quando era possibile qualche pausa lavorativa, ci portavano, bontà loro, a mare a fe’ u bagne. L’operazione A CAZZE’ L’AMINUE: FAM CACCAVO non era disinteressata. Le docce non sapevamo cosa fosseARCHIVIO GIOVANNI PARATO ro e il bagno a mare significava ca finalmende ngi petemme lave’ da chepe a pite pe’ levange la polve da ngudde. Il bagno a mare Ricordo le alzatacce del mattino, con il freddo, ca a la timbe aveva anche una funzione terapeutica. Tutta la polvere che meje era molto più sentito, che le rosue sopa a le mene, montavaci era caduta addosso, la resina de la vimmesce, de le feiche, il mo sopra i carri agricoli pe sceje ad ‘accogghie l’auje de nderre. A contatto con i pomodori, avevano ricoperto il nostro corpo le timpe meje nan si scittaiva nudde. Che l’auje de nderre si faciave de fruejte. Ci grattavamo come cani rognosi. Braccia e mani l’ugghie du mbirne che serviva per alimentare la lambe a la madonne erano ricoperte di puntini rossastri ed il bagno a mare era e la camere du litte. La corrende era roba da signori e benestanti. per questi sanda cause. L’operazione aminue continuava per Oltre A l’auje de nderre si raccoglievano le pasaule per prepaparecchi giorni. A Giovinazzo la produzione di mandorle rare l’auje salete e le boccacce di chidde in acque pe pe’ le crapiete a la era notevole. Una volta raccolta bisognava venderle. C’era feste de sandanduie. Con molta cura si chegghievene le nolche, olichi li vendeva in guscio, ma la maggior parte, per questioni ve semi dolci che erano la delizia di quanne si mangiaive pene a di prezzo li vennaive cazzete. A cazze’ l’aminue provvedevano auje. Poi si passava alla raccolta delle olive da olio. Le modi solito le donne e noi fanciulli, gli adulti avevano tanto da derne scuotitrici non erano state ancora inventate. Gli adulfare in campagna. Muniti di martello, sope a na chianghe, rom- ti si arrampicavano sui rami più alti degli ulivi, aiutandosi pevano i gusci separando la mandorla dal guscio. anche con le pertiche e facevano cadere le olive Sope a le Torno a ripetervi che ai miei tempi nan si scittaive nudde. I rachene stese a terra consentendoci di anghieje la spertedde che gusci delle mandorle venivano messi da parte e poi venduti gli adulti svuotavano nei sacchi pe pertalle o trappeite. Ad una ai possessori di forni a legna che poi ne restituivano una certa ora la raccolta veniva interrotta pe’ mette na cause inze o parte tramutata a carvenedde. Questa serviva per alimentare stomache e riprendere forza. Era la prima colazione assai dila frascere, attorno alla quale ci si riuniva nelle fredde serate versa da quella che si faceva a casa. O poste de l’acqua d’ursce d’inverno e per metterla inze o scalfalitte che doveva riscal- e le latte, cipodde spenzele arresteute sulla brace di un fuoco che dare le lenzuola dei nostri letti prima di andarci a coricare. si accendeva appena arrivati in campagna pe’ d’angallesce le l’aminue cazzete consentivano anche ad alcune donne di gua- mene. Oltre a le cepodde c’era chi metteva sotte a la cineisce le dagnare qualcosa. Alcuni grossi produttori di mandorle le olive da mangiare arrosto. Si arrostivano anche fette di pane ingaggiavano per poche lire a rompere mandorle. Per la pre- per abbrustolirlo e spremece saupe qualche belle pemedore appeise. stazione della rottura dei frutti il contratto, di solito, preve- Inutile parlarvi di quanto erano gustose quelle prime coladeva u cazze franghe. Non scandalizzatevi! Si trattava dei zioni. Dopo 2 o 3 ore di lavoro l’appetito si faceva sentire e gusci rotti che le donne rivendevano ai fornai arrotondando a quella età vi assicuro che la fame era notevole. Quando la la paghetta. Vi ripeto: a li timbe meje nan si scittaive nudde! raccolta si protraeva anche nel pomeriggio c’era chi portava u mange’ fore. A mezzogiorno arrivava in campagna nu belle Finite le vacanze si ricominciava con la scuola, ma l’inizio pignatidde de feve, di cicere o di faseule.Quando si finiva il raccoldell’inverno richiedeva un altro sforzo collaborativo del clan to u proprietarie aveva già concordato cu nachiere il giorno delfamiliare: acchemenzavene l’auje. Il sabato fascista e la dome- la molitura delle olive per macinarle con urgenza perce’ a ste nica, che non si andava a scuola, il clan familiare organizza- nderre salajve l’acidite’. Mentre gli uomini collaboravano tutti va le levatacce mattutine. Benvenuti a Giovinazzo città del- o trappeite le donne si dedicavano alla pulitura degli enormi l’olio dicono ancora alcuni cartelli in entrata e in uscita dal tini di zinco contenitori di olio e provvedevano a cucinare nostro paese, e posso assicurarvi che questo titolo fefe, cicere e faseule per il pranzo da offrire ai lavoratori du Giovinazzo lo ha conquistato sul campo. Il tardo autunno e trappeite. Si cucinavano legumi che poi venivano conditi, anzi l’inizio dell’inverno mobilitava i componenti del clan affequete nell’olio appena prodotto pe pe’ sideje u addaure de famigliare a de’ na mene al parente ca tenaive la propriete’ pe l’ugghie nuve e valutarne la qualità. Si concludeva così l’anno cogghie l’auje. Anche noi ragazzini, i giorni che non si andava lavorativo che a noi ragazzi lasciava come souvenir le mene a scuola, eravamo mobilitati. spacchete da le rosue.


NOI CHE...

altri TEMPI

giocavamo con u Pipidde fino a quando arrivavano Giovanni la Guardia e Carvutt a fare le multe Noi che… quando si combinava qualcosa, ti capitava la sculacciata di mamma e il monito « ora fila a casa, dritto, davanti a me!»; Noi che… quando ti hanno operato alle tonsille, eri contento perchè potevi mangiare solo gelati; Noi che… aspettavamo il sabato pomeriggio per vedere alla TV dei ragazzi «Chissà che lo sa?» con Febo Conti; Noi che… se compravi un ghiacciolo con 20 lire e se trovavi la stellina sulla stecca, ne vincevi un altro; Noi che… se passavi dei pomeriggi a costruirti con i vecchi cuscinetti carri giocattolo, ti lanciavi dalle discese dei cavalcavia dimenticandoti di essere senza freni. Finivi sempre la folle corsa contro un albero o un marciapiede storpiandoti e se correvi da mamma e papà, avevi il resto!!! Noi che… trasformavamo ogni piazzale in un campo di calcio per le sfide tra rioni (Memorabili le sfide con u Pipidd in Piazza Sant’Agostino. Poi arrivavano Giovanni la Guardia e Carvutt a fare le multe); Noi che… con 100 lire compravi tre gelati, due da 30 lire e uno da 40 lire per la mamma; Noi che… nel 1971 compravi un cono gelato con 10 lire; Noi che… aspettavamo con ansia il gelataio e con 20 lire ti compravi un cono a due gusti; Noi che… giocavi tutto il giorno in giro; i genitori non sapevano dove fossi, nonostante ciò sapevano che non eri in pericolo; Noi che… Quando ci facevamo male, ci rompevamo una gamba, perdevamo un dente, non davamo la colpa a nessuno, se non a noi stessi; Noi che… facevi a botte, erano pugni e baffettoni e lividi. Ti

TESTO e FOTO G IOVANNI P ARATO

raschiavi le ginocchia strisciando sull’asfalto dopo un volo dalla bicicletta senza che i genitori lo sapessero mai; Noi che… mettevi 10 lire nella macchinetta delle gomme e venivano giù tre palline colorate; Noi che… alcuni studenti non erano intelligenti come gli altri e dovevano ripetere l’anno scolastico; Noi che… le tue marachelle erano solo TUE e le conseguenze, pure. Nessuno si nascondeva dietro ad un altro. L’idea che i tuoi genitori ti avrebbero difeso non ti sfiorava affatto: loro erano sempre dalla parte della verità; Noi che… quando ti comportavi male, i genitori ti mettevano in castigo senza mangiare; Noi che… quando i genitori dicevano «NO», significava proprio NO; Noi che… i giocattoli nuovi li ricevevi solo a Natale (quando era possibile) e non ogni volta che ti mettevi a piangere. I genitori ti facevano dei regali con amore, non per sensi di colpa; Noi che… il computer,internet, i tablet e gli smartphone non esistevano; Noi che… la nostra vita non è stata rovinata proprio perché non eravamo viziati, non avevamo nulla senza soffrire. Noi che... facevamo a gara a chi masticava più big babol contemporaneamente; Noi che... si andava in cabina a telefonare e andavamo in confusione perchè non si trovava mai il gettone; Noi che... a pensarci bene, è difficile credere che siamo vissuti con tanti buoni propositi.

LA FOTO DEL MESE TESTO e FOTO G IOVANNI PARATO

Il giorno delle nozze i conoscenti della sposa si appostavano fuori casa sua e aspettavano che uscisse col padre, dopodiché, in corteo, si percorrevano le strade del paese e si arrivava in chiesa, dove c'era lo sposo con i suoi familiari ad attendere il resto della ciurma


i

racconti

del pescatore DI ONOFRIO ALTOMARE

CHI NON SA PIANGERE, NON SA RIDERE Non sono mai stato così serio sui pezzi da pubblicare come adesso. Io, Onofrio Altomare, con un diploma di scuola media inferiore ma eterno studente autodidatta perché la materia di studio sarebbe infinita e soprattutto perché so di non sapere niente, io, ambulante di strada, venditore di ricci e di mussoli perché per colpa d’altri a volte mi vergogno di fare il mio mestiere. Per questo mi rifugio nell’Amore di Dio a tutte le cazzate infinite dei Politici. Solo Dio è Amore. Con il Suo amore noi possiamo sopportare il dolore, soffocare la paura, perdonare liberamente, evitare le contese, rinnovare la forza ed essere di beneficio e aiuto per gli altri. quali altri? Quelli che convivono l’esistenza dolente su questa terra. I soldi dei ricchi e delle lobby mi disgustano, Trump non potrà mai sostituirsi a Dio, farsi portavoce dei veri poveri. L’amor del danaro è radice d’ogni sorta di male, ne sanno bene alcuni che sono sviati dalla fede e si son trafitti di molti dolori. No, non inseguite i ricchi, le lotterie, le scommesse non sono l’ultima fede il cui sperare. Non desiderate arricchirvi se siete poveri. Non Renzi né Gentiloni ti offrono un pezzo di terra, un tetto e un lavoro e la felicità. E’ un delitto che milioni di persone soffrano la fame per chi alimenta la speculazione finanziaria anche sui prezzi degli alimenti sulla nostra pelle, trattandoci come merci di scambio. Solo Dio è amore. Nessuna famiglia senza tetto. Nessun contadino senza la terra. Nessun lavoratore senza lavoro. Sembrerebbe questo un inno comunista. Io invece elevo le miei sofferenze solo al Cielo in cambio di gioia perchè ci pensa solo Dio alla mia esistenza. Dio ama i poveri e non i ricchi e per questo dobbiamo non preoccuparci. Non c’è più amore da anni per i politici, per il partito, per l’idea. Oggi impera solo l’egoismo, la corruzione, l’odio razziale. I 40% dei giovani non lavora? Io dico che sono molti di più ma non importa. Basta credere in Dio. Lui non ti vende fumo perché sa che la felicità, quella vera, quella che riempie il cuore, non si trova nei vestiti costosi che indossiamo, nelle scarpe che ci mettiamo, nell’etichetta di una determinata marca. Lui sa che la felicità vera sta nell’essere sensibili, nell’imparare a piangere con quelli che piangono, nello stare ONOFRIO vicini a quelli che sono tristi, nel dare una mano, un abbraccio. Chi non sa piangere, non sa ridere: pertanto non sa ALTOMARE vivere. Finisco qua, io eterno studente autodidatta, giullare da niente, ma indignato di tutto. A te, mio simile, dedico queste parole da poco. Grazie Sergio per l’ospitalità.


GIOVINAZZO english map DA UN ’ IDEA DI M IMMO

UNGARO

Saint Seavat Villa - Villa S.Martino Ofgems Little House - Casina De Gemmis Seven Towers - Sette Torri Ballchin Little Gypsies - Palmento Zingarelli Termite District - Località Termite Thunder Tower - Torre Del Tuono Left-Side Tower - Torre Del Mancino Angel’s Chapel - Cappella Dell’angelo S. Eustatiun Village - Villaggio Di S.Eustachio S. Basil Church - Chiesa Di S.Basilio Goodwine Tower - Torre Bonvino New Year’s Eve Megalithic Stones - Dolmen Di San Silvestro Mr.Ducky Tower - Torre Don Ciccio The Undyng Father - Il Padre Eterno Olive-Press Spot - Macchia Trappeto Fox Park Querry - Cava Parco Della Volpe Saint Lucy - Santa Lucia Gold Mount Villa - Casina Montedoro High Trees Tower - Torre Alberi Alti Earnings Tower - Torre Del Reddito Red Well Locality - Località Pozzo Rosso Waterballon Tower - Torre Gavetone Lacesnock - Pizzicocca The Sand Cove - La Rena Beautiful Thing Whorehouse - Casino Bellacosa S.Anthony Withwind - Convento S.Antonio The Foxhole - La Trincea The Bay Campsite - Campeggio La Baia

Softs Softs Beach Club - Lido Molli Molli The Pyramides - Le Piramidi Jhonny - Giuan The Wagons - I Vagoni The Onehundredsixtyseven - La 167 Jhonlittleblackberry Whorehouse - Casino Gianmorula Cavern Whorehouse - Casino Antro Princess Little House - Casina Della Principessa The Mercy Church - Chiesa Della Misericordia Memoryease Tower (Betweenmarin Villa) - Torre Memoragia (Villa Framarino) S. Peter Pay Church - Chiesa Di San Pietro Pago Big Haystack - Pagghiarone Blade Castle Tower - Torre Di Lama Castello Adriatic Highway - Autostrada Adriatica Double Sixteen - 16 Bis Bottom Pool - Piscina Del Fondo Pretty Bull - Toruccio Cold Field - Campofreddo Red Stones Tower - Torre Delle Pietre Rosse Marbles Homeless - Marmi Barbone The Emerald - Lo Smeraldo Saint Matthew Locality - Località San Matteo Sir Property - Tenuta Messere Sun Shore - Riva Del Sole Silks Ballchin - Palmento Delle Sete Lettersgobbleuper Little House (Earns Marquess) Casina Pappalettere (Marchese Di Rende) The Scrubs Locality - Località Le Macchie


otorinolaringoiatria

I CONSIGLI DEL MEDICO In medicina, l’otorinolaringoiatria è la disciplina specialistica che si occupa del trattamento medico e chirurgico delle patologie dell’orecchio, del naso, della faringe, della laringe, del cavo orale e delle altre strutture correlate della testa e del collo, tra cui anche il trattamento chirurgico alla tiroide e paratiroidi, nonché quello medico e chirurgico alle tonsille e alla ghiandola parotide, la più grande ghiandola salivare. Nonostante le diverse parti appaiano poco correlate, è comune che siano affette congiuntamente da uno stesso processo patologico, sia esso infettivo, tumorale, traumatico o di altra natura, per cui vengono trattate da uno specialista unico. È per questo motivo che l’otorinolaringoiatra tratta anche la pa-

A CURA DEL DR .

D R F RANCESCO P ARRELLA M EDICO SPECIALISTA IN OTORINOLARINGOIATRIA

P RESSO POLIAMBULATORIO MEDICAL CENTER

tologia del nervo facciale, che segue un decorso anatomico proprio nelle regioni menzionate precedentemente. Presso il Poliambulatorio MEDICAL CENTER di Molfetta si eseguono visite Otorinolaringoiatriche, con particolare attenzione ai problemi dell’udito sia agli adulti che ai pazienti in età pediatrica. Infatti oltre alla normale visita si eseguono esami audiometrici e impedenzometrici al fine di valutare le ipoacusie neurosensoriali, di tipo trasmissivo e le patologie correlate dell’orecchio medio e interno. Sempre presso il poliambulatorio si esegue anche la fibrolaringoscopia, con fibroscopio flessibile. Questo esame viene eseguito per coloro i quali presentano patologie delle prime vie ae-

ree come deviazioni del setto nasale, riniti, rinofaringiti, sinusiti, poliposi nasale, laringiti, laringotracheiti, noduli e/o polipi delle corde vocali, disfonie, reflusso gastroesofageo. Notevole attenzione viene riposta per le patologie legate alla componente. vestibolare dell’orecchio interno (Vertigini). Vista la notevole esperienza maturata, nonché i numerosi corsi svolti dallo specialista ORL presente nella struttura, si eseguono anche esami vestibolari per la ricerca di eventuali disfunzioni del sistema dell’equilibrio, (ricerca del Nistagmo) sia esso di origine centrale o periferica, nonché per eventuali vertigini di tipo posizionale parossistico con l’esecuzione di manovre liberatorie

NON SONO I NERI PER CASO Vestono di nero, ma non sono i Neri per Caso. Suonano Jazz, blues ma non sono nemmeno i Blues Brothers. Tutto ruota intorno a lui, Gabriele Mastropasqua, manco fosse lo spot di un telefonino della Vodafone. Parliamo della Mastropasqua & Friends, la nascente band, giovinazzese doc, che già si è fatta apprezzare alla platea presso la Sala Bastione. Un Gruppo di Musica da camera, dodici ragazzi diretti dal loro leader Mastropasqua che hanno un comune obiettivo: portare in giro la propria musica, senza troppe velleità, rimanendo coi piedi per terra. Intanto possiamo dire che i ragazzi si stanno facendo, eseguono una buona musica. Non vengono certo dalla strada e conseguiranno a breve quasi tutti una laurea presso il Conservatorio. Il loro palco non passa inosservato, sia per la qualità artistica che per la capacità di far rivivere i migliori brani che hanno accompagnato i nostri anni. Tutto sempre in allegria! E’ un buon segno. Chi ben comincia è alla metà dell’opera. Questi i loro nomi: Sax Baritono: Gabriele Mastropasqua (Responsabile del gruppo) - Cantante (La voce): Annamaria Carrieri - Flauto: Beatrice Berardi - Clarinetto:Valeria Rucci, Michele Abbaticchio, Gemma dell’Aquila - Sax contralto: Antonio Decandia - Sax Tenore: Sabina Dell’Aquila TESTO - Tromba: Andrea De Palma - Trombone: Antonio Depalo, Matteo Bavaro - Chitarra: Alessandro e FOTO Andriano - Batteria: Vincenzo Depalma. A loro va tutta l’ammirazione della nostra redazione e credo di G IOVANNI PARATO interpretare anche la simpatia di tutta la città. In bocca al Lupo ragazzi!


SUOR ROSA DEL BENE E’ SALITA IN CIELO

i segni della fede DI DON BENEDETTO FIORENTINO

VENUTA A MANCARE IL 18-1-17 DOPO LUNGO E PROFICUO SERVIZIO NELL’ISTITUTO DELLE SUORE

MISSIONARIE

DELL’ORATORIO

IN

GIOVINAZZO, COSÌ LA RICORDANO LA SUPERIORA SR. CORSIGNANA BAVARO E S.E.R. MONS. FELICE DI MOLFETTA, VESCOVO EMERITO DI CERIGNOLA.

Suor Rosa, hai raggiunto la meta desiderata che il Signore certamente ti ha riservata. Ti ha accolta con sé dalla giovane età e tu ti sei donata interamente e totalmente ai bisognosi. Il tuo sguardo materno riempiva gli occhi e i volti sorridenti di tutti quei bambini che hai voluto accanto a te. Istruendoli, ammaestrandoli, curandoli, abbracciandoli e baciandoli quando era necessario. Hai donato affetto: ciò che ad alcuni di loro mancava. Il tuo volto è stato sempre sereno. Hai lavorato molto alla scuola materna dove tutti i bambini e le famiglie sono state soddisfatte non solo per l’istruzione, la serietà e l’educazione che davi a loro ma anche per l’affetto che donavi. Hai lavorato molto anche in Seminario Vescovile. Sei stata forte in tutto ciò che ti succedeva: tu rafforzavi me, io rafforzavo te facendoti superare la timidezza che ti abbatteva tanto e con l’amore di Dio e con il mio aiuto ne uscivi sempre vittoriosa. Ci siamo sempre volute troppo bene, amavi tanto suor Maria e me e viceversa. Gli ultimi mesi della tua vita hai voluto sempre stare accanto a me, non mi potevo muovere che mi seguivi passo passo ed io ti ho accontentata. Ti chiedo scusa, ti chiedo perdono se non sono stata sempre come lo desideravi. Ora tu sei a tu per tu con il Signore. Cerca di pregare per noi che abbiamo tanto bisogno come tu ben sai! Suor Rosa, tutti ti hanno voluta bene ed io voglio ringraziare con il cuore in mano tutti coloro che si uniscono al mio dolore personale e comunitario. Ringrazio di cuore mons. Domenico Cornacchia che ci è stato vicinissimo impartendo anche l’indulgenza plenaria domenica scorsa. Ringrazio don Beppe e don Silvio e grazie a tutti coloro che sono stati vicini a suor Rosa. Grazie, grazie, grazie!!! SR. CORSIGNANA BAVARO In silenzio e in punta di piedi, come è stata tutta la sua vita di consacrata tra le Suore Missionarie dell’Oratorio, Sr. Rosa del

Bene si è addormentata nel Signore andando incontro allo Sposo da lei tanto amato e servito nei più piccoli tra i fratelli. Sì, all’alba del 18 gennaio, Sr. Rosa è andata a far parte della schiera delle vergini consacrate per danzare con loro e cantare in coro le meraviglie del Signore Risorto, vivente per sempre. Creatura umile nei suoi gesti e nel suo portamento, Sr. Rosa ha collaborato, vivendo fin dall’inizio della istituzione delle Suore Missionarie dell’Oratorio con la fondatrice Sr. Lina Illuzzi, di venerata memoria, e fino alla fine dei suoi giorni con la superiora Sr. Corsignana Bavaro nelle varie e molteplici incombenze dell’Istituto, nella Scuola materna dell’infanzia e nel Seminario Vescovile di Molfetta con Sr. Maria, la vivente centenaria. Il suo servizio è stato sempre ispirato a uno stile di fedeltà e amabilità, di generosa donazione di sé e gioiosa dedizione al Signore e ai suoi fratelli: d’altronde, è stato questo lo stile di quella comunità di appartenen-

za tra le più piccole delle famiglie religiose presenti in diocesi. A ciascuna di esse e a tutte, viventi e defunte, tanto devono la città di Giovinazzo e la nostra stessa diocesi con i suoi vescovi, i suoi preti e diaconi, nonché la schiera delle famiglie e delle tante ragazze che nel tempo hanno appreso l’arte del ricamo e hanno affidato i loro piccoli all’azione formativa delle care suore missionarie dell’oratorio. La presenza di dette sorelle nel tessuto sociale e diocesano non è stata caratterizzata dalla clamorosa appariscenza e ostentazione di meriti prestigiosi bensì dalla loro vita austera ed evangelicamente spesa senza misura a favore dell’infanzia abbandonata e segnata dalle dolorose vicende della vita intra-familiare, di antiche e nuove povertà. Sr. Rosa ha collaborato con le sue doti di donna e di consacrata a edificare quella porzione di Chiesa che è in Giovinazzo, lasciandosi guidare dallo Spirito nella totale obbedienza al carisma dell’Istituto, nel distacco dai beni della terra e nella limpidezza del suo cuore indiviso secondo lo spirito delle beatitudini evangeliche. Ora Sr. Rosa, nella pace di Cristo, riposa e vive in Dio, associata alle altre consorelle che l’hanno preceduta nella dimora del cielo per una beatitudine senza fine. A lei per l’esempio di vita offertoci, grazie e benedizione a nome di tutti coloro che l’hanno conosciuta, stimata e amata, beneficando della sua silenziosa e preziosa attività. + DON FELICE, VESCOVO

..


LA NON VIOLENZA ATTIVA No stop talking. In un mondo frantumato a pezzi dalle guerre, la violenza certamente non si risolve con il pacifismo. Non smetteremo di osare, non smetteremo di parlare. Il vero campo di battaglia in cui si affrontano la violenza e la pace è il cuore umano. Gli occhi sono l’universo del sapere. Cristo osa in noi nell’annunciare ancora una volta l’esempio dell’adultera. Con il silenzio Cristo spegne gli odi verso la donna a lapidare. E’ la risposta dirompente della non violenza passiva. “Scagli la prima pietra, chi è senza peccato”. La verità è la prima non violenza attiva e passiva. Cristo che legge il cuore di ogni peccatore, scrive sulla sabbia i peccati di quei farisei, perché siano cancellati non soltanto dalle onde delle voci umane. Essi invece fuggono via da quel piazzale di sabbia, portando addosso ancora i loro inganni. L’adultera resta a terra con la Misericordia. Cristo ancora: «Donna, dove sono?». No, non certamente i suoi accusatori, i farisei fuggiti lontani, ma Cristo intende «i tuoi peccati». Non ci sono più, sei libera dalla schiavitù del passato. Vai in pace. Dall’adultera ho imparato a non guardare i peccati degli altri ma a liberarmi dai miei. Dipax *PRETE ANTIMAFIA

dipingi la pace DI DON PAOLO TURTURRO* IERI ERI PAROLA DELLE TUE STESSE LABBRA, OGGI SEI MIO SPIRITO E MIA CARNE . IERI CANTAVI IL TEMPO, OGGI VIVI L ’ ETERNO . IERI ADORAVI IL TUO NON SENSO, OGGI RESPIRI IL DIVINO . IERI ODIARE ERA LA TUA BATTAGLIA, OGGI AMARE È IL TUO FIATO . IERI ERI CIECO ALLA VERA LUCE, OGGI SEI LUCE DELLE NAZIONI . IERI ERI ZOPPO D’ANIMA, OGGI VOLI NEL PERDONO DEL CUORE . IERI ARRANCAVI PENSIERI, OGGI EFFONDI POEMI EUCARISTICI . IERI RESPIRAVI TUMORI DI CATTIVERIE, OGGI SEI BALSAMO DI GUARIGIONI . IERI COSTRUIVI CASE DI TEMPO, OGGI CONSACRI IL T EMPIO DELLO S PIRITO S ANTO . IERI MUSICAVI IL DOLORE, OGGI CANTI LA GIOIA . IERI ZAPPAVI LA MORTE, OGGI ESCI ALLA VITA . IERI LA FOSSA ERA LA TUA CASA, OGGI IL CIELO È LA TUA EREDITÀ . IERI ERI SENZA CRISTO, OGGI SEI DI C RISTO E L UI VIVE IN TE . *PRETE ANTIMAFIA


IL PERSONAGGIO

DI

SERGIO PISANI

GRAFICA DI GIOVANNI PARATO

Michele Losito è ancora una quercia La quercia è sempre la quercia per le qualità di durezza, resistenza e durata del proprio legno nel tempo. I Ds l’avevano eletta a simbolo di partito. Potremmo per l’occasione spendere mille locuzioni che rimandano alla quercia per presentare il personaggio sportivo di questo mese. Ma ce ne bastano due, anche perché nella vita politica, questo personaggio non ha mai voluto sentir parlare della quercia. «Michele Losito, forte e robusto come una quercia». «Michele Losito è ancora una quercia». Stranezza della vita. Già, proprio la quercia, a ragion veduta è arrivata dalla Federazione italiana di atletica leggera a conferire per meriti atletici chi ha tenuto accesa - strano ma vero - La Fiamma del partito (MSI) e dell’atletica in paese. Ci piace contare gli anni di vita dell’Atletica Fiamma: 35! Tre volte più del Partito della Quercia che nel 2007 confluì nel PD. Il riconoscimento della Quercia di II grado è il giusto tributo per i risultati ottenuti dagli atleti di Michele Losito a livello regionale e nazionale in tanti anni di attività della Fiamma, società di atletica giovinazzese. La cerimonia di consegna è avvenuta il 3 febbraio us nell’hotel Majestic di Bari alla presenza delle massime autorità federali della Puglia e del Presidente nazionale, prof. Alfio Giomi. Quanto è strana la vita, non finirò mai di ripeterlo. Non riesco a non pensare, non riesco a togliermi dalla mente il paradosso quantomeno logico. La quercia adesso brilla sulla giacca di Michele Losito e la sua Fiamma non riuscirà mai più ad incenerirla, insieme alla sua storia sportiva. Davanti al monitor del mio pc sfilano le fotografie degli atleti dell’Atletica Fiamma che hanno fatto la storia negli anni ’80 (i fratelli mezzofondisti Gennaro e Vincenzo Bonvino, i marciatori Tommaso Caravella e Domenico de Ceglia, la giavellottista Rosmara Martino, il triplista Francesco Alborè, la velocista Morena Borsi), negli anni ’90 fino ai giorni nostri (la martellista Francesca Dagostino, i marciatori Giuseppe Serrone e Marianna Terrone, nel salto in lungo Lucia Caravella, Giuseppe Caccavo, Mauro Altomare ed Emanuele Marrone, la velocista a livello nazionale nonché tecnico giovanile Maria Bavaro, attuale responsabile del progetto Coni - ragazzi presso il campo S. Pio) e anche di chi la storia l’ha vista scrivere. Sono i tanti ragazzi dalla mens sana in corpore sano che dal 1982 si ritrovavano nella sede di Piazza Duomo, gremita forse più della centralissima piazza. Era la bella gioventù, povera e imperlata di sudore, che si accontentava di un panino e di qualche caramellina alla menta mentre altre società distribuivano altri tipi di pasticche. Era la bella gioventù che dormiva quando viaggiava in trasferta nelle stazioni per amore dello sport e vinceva per destino contro tutto e tutti, mettendo il cuore dentro le scarpe e correndo più veloce del treno. Era la bella gioventù che in assenza di


strutture vedevi sfilare sotto i tuoi occhi per strada, sul lungomare, nelle campagne tra gli sfottò della gente. Una volta, questa fantastica gioventù, sciorinò ai fotografi dopo l’ennesima cavalcata trionfante uno striscione bianco con una scritta nera: «Miche Losito, il migliore». Eppure da Losito non hanno mai avuto una mangiata al ristorante, conosciuto un hotel a 3 stelle, avuto un premio in denaro per una importante vittoria. La bella gioventù con Losito è cresciuta disegnando un’immaginaria pista d’atletica e di vita e scavando persino buche per… praticare il salto in lungo. Ho visto in altre società sportive di paese innalzare da parte di atleti dei muri chiamati indifferenza con i propri presidenti. Ho visto molti rapporti logorarsi o addirittura frantumarsi come un vaso caduto a terra. Con La Fiamma di Losito ho solo percepito invece fotografie di vita a colori scattati da 1,10,100,1000 ragazzi. Mi piace immaginare uno di quei vasi panatenaici che nell’antica Grecia veniva consegnato come premio agli atleti vincitori dei giochi. Forse, La Fiamma è come un vaso di quelli. Un vaso bellissimo che raffigura gli atleti di casa nostra. Il ceramista del vaso lo ha modellato immaginando anche l’avvicendarsi delle generazioni della play-station e degli smartphone. Passeranno prima o poi altri temporali ma quel vaso, resistente come una quercia, non presenterà mai crepe. E’ un vaso che arriverà dritto al cuore sempre e per sempre. Se n’è accorto della sua bellezza il presidente della Fidal, prof. Alfio Giomi, che ha studiato all’Isef mica a Beni Culturali. Ed è questo fattore di contrasto che ingigantisce il capolavoro dell’opera d’arte di Michele Losito, insignito con la Quercia di II grado al valore atletico. Già, Michele Losito, nonostante i suoi 68 anni, è ancora una quercia. Non potevo scegliere titolo migliore per il mio giornale. No, non te la prendere caro Michele. Mai mi permetterò di offendere la tua vecchia Fiamma!

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TESTO e FOTO G IOVANNI PARATO

L’associazione Gargano 2000 di Giovinazzo con la collaborazione del centro diurno Anthropos di Bitonto e l’A.N.P.I. S. Puglia, nell’ambito del campionato regionale di calcetto «Rimettiamoci in gioco… Sportivamente», ha organizzato il 28 gennaio us presso il Pala Pansini di Giovinazzo la manifestazione «Tutti sulla stessa barca – 2^ ed.». Il quadrangolare ha visto scendere in campo - tutti insieme, tutti sulla stessa barca appunto - persone affette da disagio psichico, attori e artisti baresi (Brando Rossi, Mingo, Max Bocassile), le vecchie glorie del Bari (Gerson, Loseto, Cardascio, Andrisani e Guastella) e alcuni rappresentanti dell’amministrazione comunale di Giovinazzo, tra cui il sindaco Tommaso Depalma. Speaker d’eccezione: la voce inconfondibile di Michele Salomone, storico radiocronista delle sfide del Bari. Uniche regole in campo: divertimento e voglia di regalare emozioni e sorrisi ai ragazzi in campo, ai ragazzi delle scuole Liceo Magistrale Fornari, dell’ Ist. Mons. A. Bello di Molfetta e del liceo classico di Giovinazzo. La vittoria più bella è stata la testimonianza nel vedere tutti insieme senza distinguersi per il proprio colore di maglia, e toccare con mano l’accoglienza verso l’altro, ribaltando il concetto che fa vedere il malato prima soggetto portatore di patologia, poi PERSONA.


LA PIAZZA DI GIOVINAZZO MARZO 2017  

C’ERA UNA VOLTA L’ELEGANZA DEL PRETE CON IL SUO ABITO TALARE. IN COPERTINA MONS. DOMENICO CORNACCHIA, VESCOVO DELLA DIOCESI

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