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LA PIAZZA di Giovinazzo

Via Cairoli, 95 Giovinazzo 70054 (Ba) Edito da Ass. Amici della Piazza Iscr. Trib. di Bari n. 1301 del 23/12/1996 Part. IVA 05141830728 Iscr. al REA n.401122 Telefono e Fax 080/394.63.76 IND.INTERNET:www.giovinazzo.it E_MAIL:lapiazza@giovinazzo.it Fondatore Sergio Pisani direttore responsabile Sergio Pisani redazione Gabriella Marcandrea - Giusy Pisani Porzia Mezzina - Agostino Picicco - Alessandra Tomarchio - Damiano de Ceglia Marianna La Forgia - Daniela Stufano Vincenzo Depalma- Onofrio Altomare Angelo Guastadisegni - Diego de Ceglia Mimmo Ungaro- Michele Decicco - Enrico Tedeschi corrispondenti dall’estero Vito Bavaro - Nick Palmiotto Giuseppe Illuzzi - Rocco Stellacci stampa - Dedalo editrice progetto grafico - Ass. Amici della Piazza Grafica pubblicitaria: C. Morese responsabile marketing & pubblicità: Roberto Russo tel. 347/574.38.73

ABBONAMENTI Giovinazzo: 10 Euro Italia: Estero: c.c postale n.80180698

La collaborazione é aperta a tutti. La redazione si riserva la facoltà di condensare o modificare secondo le esigenze gli scritti senza alterarne il pensiero. Gli articoli impegnano la responsabilità dei singoli autori e non vincolano in alcun modo la linea editoriale di questo periodico. FINITO DI STAMPARE IL 25.09.2013

Ho esitato molto a scrivere questa nota. Rileggendo però per l’ennesima volta l’ultimo numero de La Piazza, per quanto io possa ricordare - e sono un vecchissimo lettore ed estimatore del giornale - mai sulle sue pagine è stato ospitato, in uno stesso numero, un insieme di articoli con tanto incenso rispetto a chi siede al Municipio. Tra l’articolo firmato dal nostro Gambero e gli altri articoli ospitati, mai ci si è inchinati in modo così sfacciato nei confronti del potere cittadino. E il tutto proprio nel momento in cui questo appare nudo, senza scusante alcuna: una inutile scala di cemento prima costruita e poi bloccata, un intero lungomare transennato ormai senza più alcuna scusante e con molti interrogativi irrisolti, cittadini che chiedono su questioni vitali della città senza ottenere risposte, una pulizia cittadina che fa pietà e su tutto i ragli d’asino di Sindaco e consiglieri che s’affannano per feste e festini, tutti intenti alla m…a dei cani, senza curarsi del lavoro che manca, nel casino giornaliero e notturno di chi fa i porci comodi propri e senza dar conto degli obblighi di legge in merito al proprio rapporto con il fisco, come legge pretende. Il Gambero è nudo, manda all’indietro Giovinazzo e la sua comunità e cosa fa La Piazza? Ospita senza alcun contraddittorio un suo articolo in cui il Primo Cittadino si autoincensa senza ritegno, senza dir nulla che valga la pena di ricordare, salvo una perla veramente da annotare e sottolineare. Parlando di se stesso osa dire: «un cittadino come me - non politicante come tanti miei predecessori». Come? Ha scordato cosa ha detto di Natalicchio e del suo tentativo di rimanere «preside» di scuola e non diventare davvero un «politicante» di professione? E prima di Natalicchio dove erano i politicanti di

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l urlo di un

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professione? Iannone e Illuzzi non lavoravano? Stufano andava a spasso? E Milillo non stava in corsia? Dobbiamo andare ancora più indietro? Vogliamo guardare alle giunte dell’epoca? Ma il nostro Gambero di cosa parla? Vogliamo vedere davvero chi campa solo di politica? Vogliamo vedere nella attuale giunta comunale o nel Consiglio comunale chi campa alle spalle della comunità di Giovinazzo? Vogliamo guardare finalmente alle loro dichiarazioni dei redditi? E cosa fa La Piazza? Ospita questo sciocchezzaio del Gambero senza alcun contraddittorio o nota critica e in più ci mette del proprio? Con foto e altri articoli, tranne la nota dell’Alfie-


RISPONDE LA REDAZIONE

n lettore

ONDICIO ONDICIO

re, è tutto un peana alle pseudo manifestazioni culturali, musicali o sul turismo. Lo stesso Direttore del giornale si aggiunge con una nota sulla famosa ordinanza di proibizione della vendita di animali definita storica. Il Direttore dimentica però di dire che quella proibizione è rimasta lettera morta, smentita da deroghe rimaste figlie di NN e che il nostro Gambero si è guardato bene di spiegare. Che succede a La Piazza? Mentre anche le pietre si accorgono del male che questa Amministrazione sta facendo al paese, si comincia anche qui a marciare al passo del «Gambero»? VINCENZO MESSERE

Pane pane, vino vino, lei occupa la prima pagina dopo la copertina. Non abbiamo problemi di «dispar condicio», non abbiamo «pennivendoli» del padrone che assolvono al ruolo di informatori con impegno meschino, per fini meschini. Il termometro della città è anche il dettato del sindaco al nostro giornale. Per lei, caro Messere, il termometro può essere salito anche oltre i 42 gradi, ma questo non importa. Le garantisamo che non cediamo mai al fiorire di meravigliosi contesti e splendide cornici a ogni piè sospinto per creare la notizia bella anche laddove non c’è mai stata. La Piazza resta un servizio che raccoglie «i si dice» e «i si vede» della gente, la voce di tante bocche cucite. Sono soprattutto loro che ti vengono a trovare e ad importi di fare da megafono al loro malumore o al loro malessere, di irrompere con la notizia «perché la gente deve sapere». Preghiere di questo tipo alla nostra parrocchia ne arrivano tutti i giorni. Spetta al lettore arguto scindere il vero dalla chiacchiera, districarsi tra messaggi cifrati, carpire dalla bocca delll’uomo narrante chi vuole andare a colpire, cosa può essere giusto o sbagliato scrivere, virgolettato o censurato perché tutto e niente possono apparire lesivi nei confronti di Tizio o di Caio. Poi c’è il contraddittorio che è il contrappunto dell’alfiere che con i suoi fioretti ci fa capire che non esistono regole di chi fa informazione, non esistono schemi o logiche di scuderia. Il lettore maturo, intelligente, più misurato riesce a cogliere le sfumature delle vicende più o meno discusse o discutibili della nostra città attraverso La Piazza. La notizia è come un farmaco: può far bene a qualcuno ma può far male a qualche altro. Come dire: oggi a te domani a lui.

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«ESTATE

SENZA FINE» DEDICATO A

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ANCHE A RIFLETTORI SPENTI SULL’ESTATE GIOVINAZZESE.

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l l’’inchiesta inchiesta DI SERGIO PISANI

MARE MARE NOSTRUM, NOSTRUM, MARE MARE MORTUM MORTUM L’allarme L’allarme giunge giunge dall’Arpa. dall’Arpa. Mare Mare da da bollino bollino rosso. rosso. Troppi Troppi ii referti referti al al Punto Punto di di Primo Primo Intervento Intervento riconducibili riconducibili ai ai sintomi sintomi dell’alga dell’alga tossica tossica «Ho trascorso la seconda quindicina di agosto a letto colpita da faringite acuta». Peccato! Come da turnazione estiva, erano giorni di ferie che spettavano a Grazia Turturro, infermiera del Punto di Primo intervento. «Anch’io sono una vittima dell’alga tossica che ha toccato il suo zenit a fine agosto». Al Punto di Primo Intervento si contano i referti. Trecento circa. I sintomi? Febbre alta, faringite, tosse, cefalea, nausea, vomito, dermatite. Almeno un terzo dei referti riconducibile alla fioritura dell’Ostreopsis ovata (comunemente denominata alga tossica) segnalata a Giovinazzo, ma anche nel nord – barese nel tratto di mare compreso tra Bari e Trani. «Nell’anamnesi del paziente - spiega Grazia Turturro – nell’ascolto della diretta voce c’è la classica domanda se è andato a mare così come se ha mangiato i frutti di mare». Sono tutti bagnati vittime dell’alga tossica. Sono bagnati che hanno fatto ricorso alle cure ospedaliere. Senza voler far menzione di chi ha consultato il proprio medico per i sintomi solitamente transitori sempre dovuti all’Ostreopsis ovata. Che il mare a Giovinazzo fosse malato, lo sapevano un po’ tutti. Troppo diverso il colore del mare da quello primigenio. Troppo calda l’acqua, troppo alta la sua temperatura, troppo calmo il mare per un periodo anche di 15 giorni. Sono tutti fattori ambientali che hanno consentito la fioritura dell’Ostreopsis ovata. L’allarme giunge dall’Arpa: nel bollettino dell’ultima quindicina di agosto, l’agenzia regionale per l’ambiente

ha rilevato nel tratto di mare che va da Lido Lucciola alla 1^cala di Molfetta presenza di elevate concentrazioni di ostreopsis ovata, oltre i limiti indicati dalle specifiche linee guida del Ministero della Salute (come mostra la tabella). Mare da bollino rosso, l’ultimo dei 5 livelli. Siamo ben oltre i livelli di guardia, siamo oltre il color giallo ed arancione. A ciò se si aggiungono i tratti di mare interdetti alla balneazione come da ordinanza n.25 del 23 maggio us (Cala Porto, località Belluogo a mt 500 a valle e a monte dello scarico di emergenza dell’impianto di sollevamento della fogna nera e dello scarico pluviale, Lungomare Marina italiana nel tratto che va da via Venturieri a cala Crocifisso per avanzato stato di erosione della costa, Torre Gavetone per presenza di residui bellici) pianteremo l’ombrellone come fece Armstrong sulla luna per dire questo fazzoletto di spiaggia è mio e nessuno me lo può portare via. IL PARERE TECNICO. In caso di bollino rosso per la balneabilità del nostro mare significa che non dobbiamo proprio bagnarci neanche più i piedi? Risponde Attilio Daconto, Ufficiale del Corpo delle Capitanerie di porto con il grado di Capitano di Fregata e da poco tempo in servizio a Bari, dopo aver assolto a numerosi incarichi nei vari Comandi del Corpo disseminati lungo le coste italiane ed aver ri-

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BOLLINO ROSSO. DA LIDO LUCCIOLA ALLA 1^CALA DI MOLFETTA PRESENZA DI ELEVATA CONCENTRAZIONE DI OSTREOPSIS OVATA, OLTRE I LIMITI INDICATI DALLE SPECIFICHE LINEE GUIDA DEL MINISTERO DELLA SALUTE

MICRORGANISMI BATTERICI. ASSENZA TOTALE DI

ENTEROCOCCHI

INTESTINALI E DI ESCHERICHIA coperto, da ultimo, l’incarico di Ufficiale Superiore addetto al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti: «Qualora i parametri che consentono la balneabilità del mare superino i limiti fissati per legge, compete al Sindaco emettere i conseguenti provvedimenti interdittivi da rendere noti non solo con l’apposizione di appositi cartelli monitori sulle spiagge interessate ma, anche, con la pubblicità degli stessi provvedimenti nelle

forme divulgative ritenute più opportune». In altri termini l’Autorità competente dovrebbe predisporre un piano di comunicazione del rischio ai cittadini incoraggiando anche la partecipazione nelle attività di sorveglianza gli operatori turistici, albergatori, commercianti, pescatori e tutti coloro che hanno dal mare una loro fonte di reddito, associazioni ambientaliste.

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ANGELO DE PALMA nominato avvocato Generale della Procura Generale di Venezia

La salute del nostro mare? «A grandi linee e per quelle che sono le notizie a mia conoscenza, ritengo che il mare della nostra cittadina non sia peggiore di quello dei Paesi limitrofi; ma nemmeno migliore». Infatti una notizia positiva c’è. L’assenza totale di enterococchi intestinali e di escherichia coli dal Nautilus, Monastero, Marmeria, Ville Giapponesi, zona residenziale Valentini, Torre Gavetone, località Cappella, zona ristorante Toruccio, all’Hotel Riva del Sole.

Un giovinazzese che ci fa onore. E’ Angelo Depalma, già Giudice presso la prima Sezione del Tribunale di Bari. Dal 2 agosto 2013 ha un nuovo e prestigioso incarico. E’ A. G. presso la Procura Generale di Venezia. Entrato nel 1972 con le funzioni di Pretore di Barrafranca, (Sicilia) è stato Giudice del Tribunale di Enna, Pretore di San Vito dei Normanni, Pretore di Bari, Consigliere della Corte di Appello di Lecce, Presidente di Sezione presso il Tribunale di Foggia, Presidente di Sezione presso il Tribunale di Bari. Si ispira a Paolo Borsellino, suo amico e collega nei momenti di difficoltà,ricordando il suo impegno, la sua riservatezza e la sua discrezione. Dalla redazione de La Piazza giungano i più sentiti auguri per il nuovo incarico.

I RIFLESSI. L’industria turistica è per Giovinazzo rimasta l’unica fonte di reddito e il turismo balneare è quello che coinvolge il maggior numero di persone. L’intera costa giovinazzese dove è fiorita l’alga killer è molto frequentata dai turisti durante il periodo estivo. Per questo motivo la preoccupazione da parte degli operatori turistici è notevole. I danni all’economia turistica non sono stati per ora esattamente quantificati, poiché non è noto se le presenze turistiche in queste zone di balneazione abbiano subito un calo. Quello che preoccupa maggiormente le Autorità competenti ed il settore dell’economia turistica è la possibilità che questi episodi diventino ricorrenti durante la stagione estiva. Una esauriente e corretta informazione al pubblico sui rischi, le misure di prevenzione, ecc., dovrebbe consentire una maggiore fiducia da parte dei cittadini e dei turisti nell’operato delle Autorità competenti, riducendo quindi i danni anche per le attività turistiche. SERGIO PISANI

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palazzo di citta

ANTONIO GALIZIA DECADUTO DAL CONSIGLIO COMUNALE--

IINCOMPATIBILE NCOMPATIBILE LA LA CARICA CARICA DI DI CONSIGLIERE CONSIGLIERE COMUNALE COMUNALE COM COM PLICE PLICE UNA UNA « «LITE LITE PENDENTE PENDENTE» » NEI NEI CONFRONTI CONFRONTI DEL DEL C COMUNE OMUNE DI GIOVINAZZO IOVINAZZO.. A ALL SUO SUO POSTO POSTO SUBENTRA SUBENTRA R RUGGERO UGGERO I IANNONE ANNONE DI G La massima assise riunitasi in 2^ convocazione presso la Sala Consiliare del Palazzo di Città, il giorno 16 settembre intorno alle 20.30, ha stabilito l’incompatibilità del consigliere comunale Antonio Galizia. LA VICENDA HA UN’ONDA LUNGA. Facciamo il riassuntino. Il M.llo Antonio Galizia deposita presso il Tribunale di Bari, sezione distaccata di Bitonto, una citazione per danni nei confronti dell’allora sindaco prof. Antonio Natalicchio invitandolo a comparire dinanzi al Tribunale di Bitonto all’udienza del 30.10.2009, alle ore 9,00 per lesione ingiusta ed ingiustificata del diritto personalissimo alla reputazione ed all’immagine. Citazione del M.llo Antonio Galizia traducibile nel pagamento per lesione alla reputazione, per danno da relazione e morale, da stress psicofisico. Di contro il prof. Antonio Natalicchio delibera in sede di giunta di resistere nel giudizio promosso dinanzi al Tribunale di Bari affidando l’incarico legale di rappresentare e difendere l’Ente all’Avv. Michele La Forgia. Una prima

udienza ha luogo il 10/05/2012 ma «la difesa del Maresciallo Galizia sollevò eccezione di difetto di legittimazione passiva dell’Ente, sulla quale, provvedendo nella stessa udienza, il Giudice rinviò la decisione unitamente al merito». Resta in piedi - desumiamo dal dispositivo di deliberazione - un giudizio tra il sig. Galizia e il Prof. Antonio Natalicchio e il Comune di Giovinazzo avendo l’Ente nella causa in oggetto sostenuto le ragioni dell’allora sindaco. LITE PENDENTE. Restando in atto la «lite pendente» iscritto al RG. n. 197/2009, promosso dal sig. Antonio Galizia, l’avv. Michele Laforgia, difensore legale dell’Ente nel citato giudizio RG. n. 179/2009, trasmette

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i relativi verbali di causa all’Ente Comune che consultato il parere pro ventate dall’avv. Marcello Vernola, in merito alla problematica in oggetto nella fattispecie di «lite pendente» configura causa di incompatibilità la carica di consigliere comunale del Comune di Giovinazzo del sig. Antonio Galizia. All’uopo, il Consiglio Comunale (assenti Del Vecchio, Leali, Stufano, Dagostino, Camporeale, D’Amato) procede a dichiarare il cons. Galizia decaduto dal suo incarico nel caso in cui lo stesso non debba provvedere entro i successivi 10 giorni a rimuovere la causa di incompatibilità contestatagli da questo Consiglio. PARLA LA DIFESA. A nulla è val-


10 giorni a rimuovere la causa di incompatibilità contestatami. Attenderò il giudizio della Corte dei Conti che stabilirà che detta costituzione appare ictu oculi strumentale e volta a coprire le spese di giudizio del Prof. Natalicchio che, inopinatamente, ripeto, chiamato in giudizio a titolo personale fa costituire il Comune di Giovinazzo». Così è deciso, il Consiglio comunale è tolto. Un consiglio comunale che non ha avuto nessuno scontro, solo una barbosa lettura che INCOMPATIBILITÀ. RUGGERO IANNONE (PDL), ha messo a dura prova le corde vocali del PRIMO DEI NON ELETTI NELLE FILA DELL’OPPOSIZIONE, SUBENTRA segretario comunale e del Presidente del consiglio. Sembrava «una congiura di Catilina» AD ANTONIO GALIZIA DECADUTO PER INCOMPATIBILITÀ senza che in aula fosse presente un eloquensa l’opposizione fatta pervenire in aula consiliare dal te oratore e lo stesso «Catilina». Esce di scene temporacons. Galizia contro il parere pro - veritate dell’avv. neamente dal Consiglio Comunale Antonio Galizia, il Marcello Vernola: «Ho citato in giudizio il Sig. Natalicchio consigliere che aveva «sollevato troppi coperchi e denunciato riferisce ai nostri taccuini - quale persona fisica e non in – sono parole di Galizia - tante irregolarità dell’amminiqualità di Sindaco. Quest’ultimo però nel costituirsi in giudizio, strazione Depalma». Al suo posto siederà sugli scranni in via del tutto illegittima e pretestuosa ha ritenuto di doversi del Palazzo di Città Ruggero Iannone (PDL), primo costituire anche in qualità di Sindaco, utilizzando denaro pubdei non eletti nelle fila dell’opposizione, primo sindaco blico per una causa privata. Oggi paradossalmente, pur di elieletto nel 1994 direttamente dai cittadini. minarmi politicamente, subisco il tentativo da parte del Comune SERGIO di Giovinazzo di essere esautorato per una inesistente incompaPISANI tibilità». «Di certo – incalza - non provvederò entro i successivi

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IL

CONTRAPPUNTO d e l l ’a l f i e r e

DECADUTI IN ITALIA. In un Paese con oltre 3 milioni di disoccupati ed un debito pubblico ancora altissimo che impedisce, allo stato, decisivi provvedimenti per lo sviluppo, siamo ancora impegnati e bloccati sulla questione Berlusconi. Decadenza sì o no. È indubbio che a sinistra e non solo ci sia la voglia matta e confessata di far fuori politicamente, e non solo, il vero ostacolo alla presa del potere. Osservo, però, che nell’attuale congiuntura sociale ed economica, sia un delitto contro l’Italia continuare in questo osceno balletto. Da una parte il PDL non intende recedere dalla difesa ad oltranza del suo leader, dall’altro il PD che ufficialmente sostiene il governo Letta ma ha il desiderio chiaro ed inconfessato di farlo cadere al più presto. Mentre scrivo la situazione è quella descritta. I rappresentanti del M5S vogliono la testa del cavaliere nero e non vogliono, spalleggiati dal PD, il voto segreto in aula. Temono sorprese, il segreto dell’urna ha, troppe volte, salvato inquisiti e condannati. Tutto in attesa della sentenza del tribunale di Milano sull’interdizione di Silvio Berlusconi che arriverà con la nota rapidità sperimentata ed inapplicata nella pressoché totalità di altri processi e con altri imputati. Ma questo è un altro discorso e come ha, di recente , sostenuto

anche Ilda Boccassini «molti Pm hanno utilizzato la giustizia per altri scopi». E se lo dice lei... Così fra le tante emergenze di questa derelitta nostra Patria dobbiamo aggiungere anche la giustizia che assorbe più risorse che in tante altre nazioni europee. Secondo i dati della Commissione Europea per l’efficienza della giustizia il nostro Paese spende molto più di tutti le altre Nazioni osservate. Di emergenza in emergenza. Fateci caso. I media parlano e scrivono solo di emergenze. Sbarcano immigrati tutti i giorni senza soluzione di continuità e i centri di accoglienza sono al collasso. Come li accogliamo? Come li aiuteremo? Come li integreremo se vorranno veramente farlo? Come potremo realizzare tutto questo in una fase di recessione e difficile tenuta da tutto il nostro sistema sociale? Non è dato saperlo. La circostanza amara è che coloro che denunciano la drammaticità della situazione del lavoro in Italia e l’assenza di fondi sufficienti per le politiche a favore dell’occupazione e del sostegno al reddito, dall’altro sottolineano le lacune nei soccorsi, nell’assistenza e nell’accoglienza degli extracomunitari. Paradossi di un Paese ormai in preda alla schizofrenia tota-

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le. Si sprecano risorse ancora oggi quasi come lo spreco di parole dei tanti sedicenti politici di cui ormai è piena la cronaca giornaliera ed a tutti i livelli da quello nazionale a quello locale. La crisi da inadeguatezza di buona parte della classe politica della seconda repubblica ha prodotto fenomeni la cui inettitudine e, quindi assoluta inutilità è sotto gli occhi di tutti. Succede che salgono sul tetto del Parlamento per difendere la Costituzione. Già difendere la Carta costituzionale che non conoscono. Di fronte a qualche semplice domanda su alcuni articoli, in special modo su quelli oggetto della contesa, si stringono nelle spalle e tacciono nel migliore dei casi o, purtroppo per noi, rispondono confusamente. Il nuovo che avanza! A GIOVINAZZO. Anche da noi, il nuovo che pretende di avanzare e governare dimostra tutta la sua inadeguatezza. In questi giorni si è riunito il consiglio comunale per votare l’incompatibilità di un consigliere comunale, ex candidato sindaco del centro destra, in relazione ad una causa pendente

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con l’ex sindaco di centro sinistra. Non entro, non ho gli strumenti e le conoscenze, nei tecnicismi giuridici e giudiziari. Osservo, però, che sollevare la questione ad oltre un anno di distanza dall’insediamento della nuovissima amministrazione appare come il tentativo di liberarsi di un consigliere che non si è omologato alla maggioranza e quindi ha cercato, pur tra lacune, incertezze ed errori da inesperienza, di dare un senso al suo ruolo di oppositore. La vicenda, inoltre e soprattutto, pone sotto gli occhi di tutti tutta l’inadeguatezza della nuovissima maggioranza e l’inutilità e ininfluenza della minoranza. Da un lato ancora una volta l’apparente sicurezza, direi tracotanza, della coalizione al potere che sui social network si loda per i risultati conseguiti di cui la cittadinanza non ha notizia. Dall’altro l’opposizione che procede in ordine sparso. Tanto sparso che alcuni consiglieri in alcune situazioni e in momenti lontani e recenti hanno dato la sensazione di essere organici alla maggioranza piuttosto che rappresentanti di quella parte di città che non aveva espresso il proprio consenso alla nuovissima amministrazione. Anche nell’ultima occasione, titubanti, hanno

preferito disertare. In questo modo non è dato sapere la posizione ufficiale - e per ufficiale intendo quella espressa nell’assise cittadina e non sui giornali. Non hanno voluto disturbare il nuovo che avanza. Peggio, retrocedere viste le figuracce. O non hanno voluto esprimersi con un atto politico che avrebbe portato a difendere un rappresentante del centro destra? Sarebbe stato troppo per una sinistra prigioniera della demagogia e del giustizialismo, espressione distorta e negatrice della vera giustizia. O forse, sarebbe preoccupante ma temo sia la realtà , nessun calcolo, nessun disegno, nessuna scelta. Andiamo in consiglio comunale a dire cosa? Si saranno detti o avranno pensato gli autorevoli rappresentanti dell’opposizione tutta, di sinistra e di non so cosa. Ecco, torniamo al punto di partenza. Inutilità, marginalità, inadeguatezza di un intero consiglio comunale con rare eccezioni. Attendevamo la svolta ma, invece, la curva è stata affrontata con imperizia e siamo finiti nel burrone. In tutto questo a decadere è solo l’Italia. Evviva

alfiere@giovinazzo.it

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mondi

paralleli

DI SERGIO PISANI

NATALICCHIO IERI, NATALICCHIO OGGI PAOLA SINDACO DI MOLFETTA, ANTONELLO GIÀ SINDACO DI GIOVINAZZO. ANALOGIE A CONFRONTO

Nome: Paola Cognome: Natalicchio Professione: Sindaco di Molfetta Mondi paralleli. A Giovinazzo il sindaco Antonello Natalicchio ha governato per 10 anni. Poteva essere una premonizione prima di scendere in campo? Direi che si tratta semplicemente di una casualità. Cosa unisce Paola ed Antonello Natalicchio? Solo il cognome? Siamo partiti entrambi da outsider e da sinistra. Da quello che mi hanno raccontato i miei amici anche a Giovinazzo nel 2002 la sua candidatura fu accompagnata da una grande partecipazione popolare e dalla riattivazione delle energie sociali. Queste sono sempre in grado di fare la differenza. Rispetto alle previsioni della vigilia del ballottaggio sono state stravolte le gerarchie del primo turno. Cosa ti ha fatto vincere? La città chiedeva discontinuità e cambiamento. La cittadinanza ha premiato un progetto politico chiaro, basato sulla selezione virtuosa dei compagni di strada (il no all’Udc, che secondo molti ci avrebbe in-

debolito, ci ha invece rafforzato) e degli obiettivi da raggiungere. Abbiamo scommesso su un centrosinistra unito, da Rifondazione al Centro Democratico, e su un patto civico per un centrosinistra aperto, che si è lanciato oltre l’esperienza tradizionale dei partiti politici scommettendo sul valore aggiunto di tre liste civiche: Signora Molfetta, Linea Diritta e Rinnovazione. Questo è il modello Molfetta. 2+2 non fa 4. La matematica non è una scienza esatta quando si va al ballottaggio? Il ballottaggio è un’altra competizione elet-

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torale. C’è un confronto diretto tra i candidati con la loro credibilità, la loro storia, il loro progetto di governo della città. Il valore aggiunto è arrivato anche dall’espressione dell’unità dei partiti e dei movimenti del centrosinistra. Sono stata eletta sindaco con 17.878 voti, ovvero 3.188 voti in più di Ninnì Camporeale. Paola Natalicchio sindaco possiamo definirla la voce dell’esasperazione contro il «padrone di Molfetta»? O si ritorna dopo 12 anni ad un vecchio padrone della città? Mi sento l’umile portavoce di una comunità stanca degli uomini della provvidenza.


Proverò a guidare questa comunità con equilibrio. Perché con le forze politiche, le associazioni e i movimenti dobbiamo ricucire la comunità cittadina e rimetterla sulla strada di un nuovo modello di sviluppo più equilibrato attraverso pratiche di governo condiviso sulle grandi scelte di governo della città. Il 15 maggio sei andata in Prefettura per denunciare l’istituto del voto di scambio praticato nei quartieri più indigenti di Molfetta, per segnalare la presenza dei mercanti del voto nel tempio della politica. Se avessi perso, avresti sostenuto che il «prezzo dei nostri voti» firmato da Saviano su L’Espresso era la fotografia della politica molfettese? Abbiamo detto no al voto di scambio e scandito parole forti: uguaglianza, libertà, regole, legalità. Parole che non si sentivano da troppi anni a Molfetta e fatto delle denunce precise. Saviano descrive pratiche che purtroppo si ripresentano in ogni competizione elettorale soprattutto nel nostro sud. Ma a Saviano oggi possiamo dire che anche sul piano locale le elezioni si possono vincere con i programmi e rivendicando la cultura dei diritti di tutti contro quella dei favori per pochi. Invece, hai vinto tu. Significa che alla nipote del pescivendolo non è preclusa la poltrona del sindaco? La storia della mia famiglia è la storia di tante famiglie molfettesi e non ho avuto difficoltà a rivendicarla in campagna elettorale. Quindici anni fa sono dovuta andare via dalla mia città per studiare comunicazione perché questa terra non mi offriva le opportunità migliori per diventare una giornalista. Oggi molte cose sono cambia-

te. Ho fatto il mio percorso professionale e sono felice di essere tornata e che la mia comunità mi abbia scelto per scrivere insieme un progetto di governo della città. Sul carro dei vincitori abbiamo intravisto il giovinazzese Mimmo Stufano, consigliere comunale e vice presidente nazionale di Avviso Pubblico. Dei giovinazzesi solo lui ha lanciato messaggi di auguri e speranze? Con Mimmo e gli altri amministratori locali di Avviso Pubblico abbiamo fatto in campagna elettorale delle bellissime iniziative contro il voto di scambio. Fra i giovinazzesi ho tanti amici, penso al vostro presidente del Consiglio Comunale Vito Favuzzi, che mi ha seguito da liceale negli incontri con Guglielmo Minervini o alla comunità di Padre Antonio, che con la mia famiglia frequento da sempre. Mi sono stati tutti molto vicini. A Giovinazzo governa Tommaso Depalma, sindaco eletto da una costola del centro sinistra. I giovinazzesi si aspettano un’apertura, qualche collaborazione politica ed economica per i prossimi cinque anni da Paola Natalicchio o preferirebbero per tornaconto sentirsi appendice di Bari, città metropolitana? Molfetta e Giovinazzo sono all’interno dello stesso Gruppo di azione costiera che fornirà subito importanti opportunità alle nostre imprese di pesca. Può essere un primo passo per entrare tutti in un’ottica di città metropolitana. ha collaborato MICHELE DE CICCO

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la cronaca nera

TREGUA DI FINE ESTATE NIENTE

RAPINE, NESSUN FENOMENO CRIMINALE

DA ANNOTARE.

I

CARABINIERI ARRESTANO DUE ESTORSORI

NEI CONFRONTI DI UN OPERATORE ESTORSIONE AI DANNI DI UN LIDO. DUE ARRESTI DEI CARABINIERI 16 settembre. Costringevano il gestore di un lido prima a concedere tessere d’ingresso, consumazioni e servizi gratuiti, poi a permettere l’ingresso a parenti ed amici, sino a dover pagare 20mila euro per evitare gravi ritorsioni contro l’attività. È quanto accertato dai Carabinieri della Compagnia di Molfetta, che questa mattina, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Bari, hanno arrestato due persone, accusate, a vario titolo, di estorsione continuata aggravata in concorso e tentata estorsione in concorso. Si tratta del 27enne Ezio Ferri e del 29enne Davide Bartolo, entrambi del quartiere barese Santo Spirito, colpiti da custodia cautelare in carcere. Un terzo complice è tuttora ricercato attivamente da carabinieri. Le indagini, coordinate della Procura della Repubblica di Bari, hanno consentito di appurare come, a partire dalla fine del maggio scorso, il Ferri, presentatosi presso la direzione dello stabilimento balneare, aveva chiesto delle tessere omaggio per sé, per il proprio nucleo familiare e per diversi amici. Il tentativo del gestore di farli pagare si è rivelato vano. Da allora è iniziato un crescente via vai di congiunti, parenti ed amici, che usufruivano anche di ombrelloni, sdraio e servizi vari, senza tuttavia pagare o pagando molto meno. L’aggravarsi della situazione induceva il gestore ad insistere per essere pagato e ciò provocava un’aspra reazione degli arrestati che gli intimavano di pagare la somma di 20 mila euro. Tale situazione divenuta insostenibile, ha spinto la vittima a denunciare il tutto ai carabinieri, uscendo così da un incubo durato un’intera estate.

TURISTICO

qualcuno abbia raggiunto la via dove era parcheggiato il mezzo, una Fiat Panda, munito di materiale infiammabile. Il proprietario, residente a Giovinazzo, è stato immediatamente contattato dagli investigatori. Le indagini proseguono. FURTO AGGRAVATO 30 agosto: I Carabinieri della Stazione di Giovinazzo hanno arrestato due romene di 41 e 36 anni e denunciato una connazionale 42enne, accusate di furto aggravato in concorso. Le tre, dopo aver fatto la spesa all’interno di un negozio di detersivi, hanno pagato il conto consegnando una banconota da 100 euro. Contemporaneamente, hanno distratto la negoziante, riuscendo a riprendersi la stessa banconota e impossessandosi del resto, ovvero 40 euro, per poi dileguarsi. I militari, allertati dalla commerciante all’uscita del negozio, sono riusciti ad intercettare e bloccare le straniere, riuscendo a recuperare il denaro. Tratte in arresto, le due donne, su disposizione della Procura della Repubblica di Bari, sono state associate presso la locale casa circondariale. Per la terza, incensurata, è scattato il deferimento alla stessa Autorità Giudiziaria. RAPINATA MOTO 30 agosto: Avvicinato da malviventi in moto e costretto a cedere la sua auto, una Bmw serie 5 sotto minaccia di una pistola. La disavventura emerge dal racconto di un 33enne di Giovinazzo, che ha sporto denuncia presso il Commissariato di P.S. di Bitonto. Stando alla sua versione dei fatti, l’uomo, intorno alle 13.00, mentre ritornava a casa, sarebbe stato affiancato, in via Origlia, da due malintenzionati, di cui uno armato. I due, a quanto pare, viaggiavano a bordo di una moto di grossa cilindrata, coi volti coperti da caschi integrali. Il bandito armato, senza fiatare, gli avrebbe intimato di scendere dall’auto. Subito dietro si sarebbe messo il complice, sempre in sella alla moto. Così, i due si sarebbero dileguati con l’auto, poi ritrovata qualche ora più tardi nelle campagne di Bitonto.

ROGO D’AUTO 29 agosto: Ancora una notte di fuoco a Giovinazzo. Intorno alle ore 03.30 l’auto di un uomo del posto è stata incendiata. Pare, infatti, sia stata accertata la natura dolosa. L’intervento dei pompieri del Distaccamento di Molfetta è avvenuto in via Napoli. Sul posto anche i Carabinieri della Stazione locale, che stanno indagando sull’episodio. Da IMMOBILI ABUSIVI una prima ricostruzione dei fatti, pare che 3 settembre: Primo bilancio dell’Opera-

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zione «Enchanted Garden» condotta dai Finanzieri del Reparto Operativo Aeronavale di Bari, finalizzata all’individuazione ed al monitoraggio, sull’intero territorio pugliese, di immobili – e relative pertinenze - di particolare pregio. Scovato un immobile di lusso di proprietà di una persona che aveva omesso di dichiarare compensi per oltre 3,5 milioni di euro ed evaso imposte per oltre 1,4 milioni di euro. Una villa con piscina con terreno pertinenziale di 60.000 mq, del valore superiore al milione di euro, priva di autorizzazione e/o permesso di costruire. Una abitazione su due livelli di 755 mq. con annessa piscina e campo da tennis, in realtà accatastata come deposito attrezzi agricoli. Nel corso dei controlli sono già emersi anche 21 casi di abusivismo edilizio, che hanno portato a sequestri per quasi 80.000 mq. complessivi, tra terreni, immobili e relative pertinenze, ed alla segnalazione all’Autorità Giudiziaria di 10 persone. BOTTE DA ORBI TRA MINORI 12 settembre. Una lite forse banale. Nulla che possa scatenare la battaglia, ma le parole volano e non si fermano più. E arrivano a diventare insulti sempre più pungenti. E poi non si torna più indietro con la carica, a volte balorda, degli adolescenti che vogliono menare le mani. Che non ci stanno a fare un passo indietro, costi quello che costi. Anche finire in ospedale. Botte da orbi in un tranquillo pomeriggio di fine estate. Se le stavano dando di santa ragione. Uno è finito al Pronto soccorso con la spalla lussata, gli altri due se la sono cavata con lievi lesioni ed escoriazioni in varie parti del corpo. Età? Meno di 14 anni. Luogo? La tranquilla piazzetta S. Salvatore, meta preferita da turisti di passaggio. Che assistendo a scene di inaudita violenza hanno prontamente chiamato il 118 e una gazzella del Radiomobile. Questi ultimi intervenuti per sedare la rissa hanno proceduto all’identificazione dei ragazzi rissosi. Ascoltando alcuni testimoni sembra che la rissa sia stata generata da futili motivi.

FONTE UFFICIO STAMPA CARABINIERI BARI

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MODA AL SUD I riflettori dell’estate giovinazzese si dovevano spegnere con «Moda e Spettacolo in Tour» del regista Mondelli che in passato si era fatto apprezzare alla platea per le grandi firme degli stilisti e i grandi nomi delle modelle (ricordate Miss Italia Denny Mendez, testimonial dell’evento?). Invece l’estate giovinazzese cala il sipario il 14 settembre con «Moda al Sud» la prima edizione di sfilata riservata agli aspiranti stilisti pugliesi. Già la moda, che si propone al sud di diventare un brand vincente, un po’ come la nostra gastronomia. Perché la moda si scrive, si crea, ma soprattutto si segue non solo in via Montenapoleone o in Piazza di Spagna – ma consentiteci una spruzzata di campanilismo – anche in Piazza Meschino. Chiedetelo ai quattro giovani stilisti pugliesi Mapylù Angelini,Gioacchino Gentile, Lucrezia Pastoressa, Terry Rossiello, quattro ragazzi molto diversi tra loro, ma con lo stesso background, ovvero una grande passione per la moda e la creazione. La giuria, composta dal sindaco Depalma, dall’assessore alla cultura Posca, Elisabetta Altamura assessore servizi sociali Ruvo di Puglia, Isidoro Tricarico assessore Palo del Colle, Consiglia Piscopo, Annamaria Fiore, Anna Damiani, Nicola Sistino, Ezia Cortese, Aldo Ferrante, Francesca Dellorusso, ha conferito alle Fashion Designer, le sorelle Mapy & Marilù Angelini che hanno scelto il nome «Mapylù» come marchio, la palma della serata. A fare da cornice all’evento le musiche del M° Enzo Camporeale, la mostra fotografica di Antonio Di Corato, lo spettacolo «Le chat noir» dei Figli d’Arte della compagnia teatrale di Barletta. Ha presentato la serata Marilena Farinola. Madrina d’eccezione della serata la showgirl Manila Gorio. FOTOGRAFIE

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l’ angolo

del

lettore

MICHELE MAROLLA, GIORNALISTA

FIRMA STORICA DE LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO «In pensione ma non smetto di lavorare» La Gazzetta del Mezzogiorno a Giovinazzo fa rima con Michele Marolla, giornalista della celebre testata da ventiquattro anni, anni di attività nella redazione del «nostro» celebre quotidiano, da poco terminati con il pensionamento. In questa circostanza lo incontriamo per ascoltare dalla sua viva voce un «bilancio» dell’attività professionale. Michele ricorda i suoi percorsi nel settore dell’economia e del lavoro. Diventato inviato speciale a maggio del ‘94, in questa veste ha avuto modo di seguire personalmente (oggi lo si fa on line …) grandi eventi nazionali e internazionali. E i suoi articoli sono stati utilizzati nella stesura di tesi di laurea di varie Facoltà dell’Università di Bari, soprattutto in geografia economica. Particolarmente stimolanti sono state per lui la cura delle pagine e l’elaborazione dei relativi articoli per il settore lavoro. In questo ruolo ha inventato e curato Gazzetta Lavoro, inserto della Gazzetta del Mezzogiorno, secondo in Italia dopo quello del Corriere della Sera, curato da Walter Passerini, peraltro suo amico. Un pionierismo in questo campo che ha giovato anche a La Gazzetta, portandola all’avanguardia nel panorama giornalistico nazionale. In tale contesto vale ricordare che Marolla è stato ideatore anche del salone Expolavoro, in collaborazione con i Giovani Industriali di Bari. Negli ultimi anni ha ricoperto il ruolo di

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capo del settore economico e poi di capocronista, avendo così modo di seguire i casi scottanti della cronaca barese degli ultimi cinque anni, in particolare del settore sanità. In un ruolo giornalistico così delicato, che legame ha mantenuto con Giovinazzo, città natale e di residenza? Ci confida che in questi anni il lavoro presso La Gazzetta gli permetteva di fermarsi solo a dormire a Giovinazzo, dato che era in ufficio, in genere, dalle 9 alle 23. Ciò nonostante ha cercato di curare un rapporto con la città dal punto che gli era più consono e attitudinale: la comunicazione. Aveva infatti fondato l’associazione Comunicaria che aveva

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MICHELE DECICCO

come obiettivo quello di animare culturalmente la città: «Se la rivalutazione del centro storico di Giovinazzo degli ultimi decenni ne ha fatto un fast food a cielo aperto, questa associazione si assumeva il compito di dare invece cibo alla mente». E’ in questo contesto ideale che sono nate le manifestazioni che costituiscono pietre miliari nel panorama degli eventi culturali cittadini: Poesie al balcone, In cerca d’autore, una staffetta letteraria, Presepe di parole, testi sulla natività, oltre alle classiche presentazioni di libri e mostre che hanno coinvolto autori di grosso calibro nel panorama pugliese e nazionale (tra le ultime presentazioni di volumi, organizzate dal’associazione Tracce


che raccolto e valorizzato una parte dell’eredità di Comunicaria, ricordiamo quelle di Oscar Iarussi e Gianfranco Viesti). Gli impegni professionali non hanno permesso a Marolla di continuare ad animare personalmente tali eventi, spera però che «i semi lanciati possano germogliare presto, sviluppando un processo imitativo che porti a proseguire e ad incrementare questi impegni culturali per la città». D’obbligo la domanda sulla stampa locale giovinazzese, non solo dal punto di vista del lettore, ma anche di quello del giornalista professionista. Marolla vede molto bene la presenza, in una città pur piccola, di diversi periodici locali e siti internet che sono «il segno di un fermento, di una voglia di partecipazione, del desiderio di essere informati: la concorrenza crea un settore fertile». Da veterano del settore si dice cauto sul concetto di qualità della stampa locale: «Non mi piace quando si scende in pettegolezzi esasperati o beghe da cortile, in quanto la correttezza dell’informazione locale è in generale una necessità preponderante che viene guastata dal clima di rissosità. In ogni caso – riconosce - la stampa locale è una palestra per i giovani, per chi desidera mettersi alla prova». Incalziamo Michele con qualche domanda sul pensionamento. Celiando ci dice che ora lavorerà più di prima. E’ infatti il momento per dedicarsi agli interessi e ai sogni nel cassetto di carattere più personale, che la pressante attività professionale finora gli ha fatto accantonare. I suoi progetti al momento non contemplano Giovinazzo, ma confidiamo di ritrovarlo a breve attento e qualificato protagonista nello scenario culturale cittadino. Gli manifestiamo il desiderio di non far mancare alla città la sua esperienza e la sua competenza. Ci assicura che proverà. Intanto, confessa che «In cerca d’autore» (la staffetta letteraria) è il progetto che gli è rimasto più a cuore. Del resto il passo da giornalista a scrittore è molto breve, e Mi-

chele ha già pubblicato e autorevolmente presentato il volume «Ultimo desiderio - Se ti tradisco (non) è la fine del mondo» (Gelsorosso editore). Sembra di intuire che l’attività letteraria stia ora appassionando Michele Marolla, impegnato in un tour di presentazioni del volume, un saggio a più mani simpatico e accattivante che, partendo da un elemento goliardico, propone diverse e articolate riflessioni sulla vita. Ha altresì avuto la soddisfazione di essere stato per due settimane al 5° posto nella classifica dei libri più venduti della libreria Feltrinelli di Bari. L’ultima parte della conversazione con Michele Marolla si arricchisce della presenza di un altro interlocutore d’eccezione, l’assessore alla cultura del comune di Giovinazzo Enzo Posca. Con qualche osservazione strategica creiamo le condizioni per un dialogo tra l’assessore e il giornalista e così assistiamo all’eruzione di un vulcano. Noi de La Piazza, una volta dato il «la», per discrezione ci siamo fatti indietro ed è un piacere sentirli discutere sulle tecniche di promozione degli eventi, sulle risposte di Giovinazzo alla cultura, sui possibili contenitori culturali. Si parla di progetti, di credibilità degli stessi, della necessità di creare una programmazione annuale degli eventi al fine di fidelizzare il pubblico alla partecipazione, rendendola nota per tempo e in qualche modo creando un senso di attesa. Si tratta insomma dell’importanza della continuità delle iniziative e di un loro coordinamento che nasca da un rapporto positivo con le associazioni sul territorio. Alla fine sono Posca e Marolla che si fanno reciprocamente una domanda: ma la città ha voglia di crescere? Per ora giro la domanda ai lettori. Avremo modo in seguito di tornare sull’argomento e di svelare la risposta di questi «protagonisti». AGOSTINO PICICCO HA COLLABORATO MICHELE DECICCO

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storia DI

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nostra DE

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SCUOLE DI PITTURA E SCULTURA? ALCUNE IPOTESI PER GLI ARTISTI GIOVINAZZESI DEL XVII-XVIII SEC.

CHIESA DELLO SPIRITO SANTO GIOVINAZZO, SANTI (PARTICOLARE S. MICHELE) GIUSEPPE DE MUSSO (?), OLIO SU TELA Nel corso delle ricerche negli archivi ecclesiastici e statali, si è avuto modo di riscontrare come più d’un Giovinazzese o residente in Giovinazzo nei secoli passati si sia distinto in diverse arti. In epoca medievale si era soliti distinguere le arti liberali in arti del Trivio (grammatica, dialettica e retorica) e del Quadrivio (aritmetica, geometria, musica e astronomia), vi erano poi le Ceterae Artes (chimica, fisica, storia, filosofia della scienza, e le scienze cognitive ecc). Nell’Ottocento Giuseppe De Ninno dava alle stampe il volume Memorie storiche degli uomini illustrii della città di Giovenazzo riportando brevi profili di Giovinazzesi distintisi in varie arti, menzionando tra gli artisti anche gli Altieri, ed i De Musso, con alcune imprecisioni, già corrette da altre in questi ultimi anni. Relativamente agli Altieri nativi di Altamura e dediti all’arte scultorea, scrivemmo sul numero di aprile. Nell’esperire le ricerche sulle loro origini altamurane, casualmente rivenimmo che nello stesso periodo proprio in Altamura è registrato l’operato di uno scultore giovinazzese, tale Eugenio Julio, del quale non è però riportato il cognome. Stando alle pubblicazioni dello studioso altamurano Tommaso Berloco, (apparse sul periodico “Altamura” tra il 1972 ed il 2011), gli sono attribuibili alcune opere presenti nelle chiese di S. Domenico e S. Maria Maggiore in Altamura, mentre recano la sua firma un’acquasantiera e l’altare della chiesa rurale della Madonna della Croce della stessa città. Un raffronto di quell’altare con altri: quello realizzato da Antonio Altieri per la chiesetta di S. Lorenzo in Giovinazzo e quelli realizzati da Nicolò Buonpensiero per la chiesa rurale di S. Maria di Corsignano (vulgo Padre Eterno) e l’oratorio del Santissimo, lascia ipotizzare che al seguito degli Altieri in Giovinazzo si fosse formata una scuola. Certamente non di alto livello come quella sviluppatasi attorno al ramo rimasto in Alatmura, ma comunque non disprezzabile. Di scuola si può parlare anche per l’arte pittorica. Nel Seicento una scuola la creò certamente Carlo Rosa, nativo di Giovinazzo (M. Loiacono, Per il Tempo Napoletano di Carlo Rosa, in «Saggi di Storia dell’arte» a cura di F. Abbate, Roma 2005; La Bottega di Carlo Rosa e i cicli pittorici della chiesa del Crocifisso, in P. Gesuita, - S. Gesuita, «La musica a Bitonto. Suoni e immagini dal XV al XVIII

secolo», Bari 2000) e probabilmente ad essa dovè ammaestrasi tale “mastro Sigismondo Scarcella” che è identificato come pittore di Giovinazzo quando nel 1647 dipinse degli stemmi per la città di Molfetta. Nell’Archivio Storico del Comune di Molfetta (Cat. 17, vol. 128, f. 376-377) sono conservati infatti i seguenti mandati di pagamento del marzo 1647 nei quali si legge: «A mastro Gismondo di Giovinazzo pittore, carlini 18 per aver rinnovato e pittate tre arme antiche e cioè: l’arma del principe su un telaio, le due arme della città su tavola grande e per aver pitturato dieci arme in carta reale che serviranno agli architravi in altri luoghi, questo lavoro era fuori partito - A mastro Sigismondo Scarcella di Giovinazzo pittore si danno carlini 21,5 per nove giornate a fare molte iscrizioni in carta reale con alcune imprese da porsi nei luoghi publici e in particolare a guarnimento dell’arco avanti la porta del palazzo». Anche a Giovinazzo l’Universitas si servì di un “perito pittore” del quale non è identificato il nome sempre per dipingere degli stemmi. Tanto leggiamo nell’atto rogato il 17 settembre 1749 dal notaio Francesco Paolo de Musso: «Ad istanza e richiesta fattaci dalli sigg. Nicolantonio Saraceno e Giuseppe Gentile generali sindaci di questa predetta città di Giovinazzo, noi infrascritti notaio, regio giudice a contratti e testimoni, questa mattina essendoci imbarcati in una barchetta paesana, ci siamo per acqua personalmente conferiti sotto il bastione volgarmente qui detto il torreone d’Amato, che sta attaccato da una parte al palazzo ducale dell’ecc.ma casa Giudice, e dall’altra alla casa dell’ill.mo mons. Vescovo di questa predetta città, e girando con detta barchetta intorno al predetto bastione per quelli lati che sporgono di fuora sopra i scogli nell’acqua del mar, abbiamo osservato in quel lato di detto bastione, o sia torreone, che risguarda all’occidente, verso la metà dell’intiera altezza del suo muro tre lapidi, ed in esse scolpite tre imprese, ed avendo diligentemente fatta osservazione sopra le sudette imprese scolpite in dette tre lapidi, abbiamo riconosciuto che delle due laterali imprese poste una a destra e l’altra a sinistra della impresa più grande, che sta in mezzo di esse, quella che sta a destra verso tramontana, contiene l’effigie intiera di s. Tomaso Apostolo che è l’impresa di questa predetta città. L’altra posta a sinistra verso mezzo giorno contiene nel campo

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del suo scudo una banda attraverso con due stelle una di sopra e l’altra di sotto di detta banda, quale dicesi esser del sindico di quel tempo; quella di mezzo poi che è impresa reale coronata in cima e sopra la corona tiene una picciola croce, ave il suo scudo partito in quattro parti delle quali due cioè il primo e quarto sono d’Aragona con il campo listato da sotto in sù, l’altri due quarti, cioè secondo e terzo sono tutti e due partiti in tre parti delle quali il primo è d’Ungehria con ilm campo tagliato a fasce, il secondo contiene nel suo campo due teste fiorite, una sotto, l’altra sopra, ed il terzo quarto è di gerusalemme con la gran croce nel suo campo angolata da quattro crocette, come poi ce ne siamo accertati e maggiormente istrutti leggendo autori che spiegano il significato de sudetto quarti. Ed avendo così diligentemente fatta la sopra spiegata osservazione con aver anco fatto disegnare in carta le figure di dette imprese da pittore perito condotto con noi per l’effetto predetto, rimessici nella istessa barchetta ci siamo restituiti in città. De quibus omnibus sic peractis» (ASBa, piazza di Giovinazzo, sk. 23, vol. 423, f. 439). In quel periodo in Giovinazzo come pittori operavano Saverio De Musso (1681-1763) e suo figlio Giuseppe (1716-1796). Probabilmente essi ebbero rapporto con una “scuola” di pittura, ciò lo si desume da un atto notarile rogato dal notaio Giandomenico Riccio l’8 agosto 1740 e che di seguito trascriviamo: «Nella presenza nostra personalmente costituiti il molto reverendo canonico signor don Giuseppe de Cordova et don Vitantonio Bonvino di questa città di Giovinazzo, li quali spontaneamente a richiesta fattali con l’infrascritto giuramento han fatto l’infrascritto giuramento del tenor seguente: qualmente oggi predetto giorno avendono essi attestanti discorso col pittore Saverio De Musso di questa sudetta città sopra alcuni quadri da esso fatti e tra gl’altri ha confessato di aver fatto due quadri della figura di S. Vincenzo Ferreri di palmi otto l’uno ad istanza del mastro pittore Giuseppe Porti della città di Molfetta, che disse essere per la terra di Faggiano, con mostrarli ad essi attestanti le macchie di essi due quadri, che sono fatigati e sotto e sopra ornati, e nel dimezzo quadrati, e per sua fatiga il detto mastro Porti, l’avea dato solamente docati sei in contanti, le tele di detti quadri inprimiti, alcuni colori fini ed ordinarii, ed alcune crovatte di bombace, che fra l’uno e l’altro, in uno ascende la summa da circa docati otto, e che di ciò ne stava corrico (sic) et doloso di detto magnifico Porti» (ASBa, piazza di Giovinazzo, sk. 22, vol. 387, f. 248). Prima di soffermarci sul rapporto tra gli artisti Porta e De Musso, è bene evidenziare che gli interlocutori ai quali Saverio De Musso mostrò le sue opere non erano cittadini qualsiasi, ma esperti di arte come è stato possibile evincere da altri atti notarili. Don Giuseppe de Cordova infatti era un architetto; suo fu infatti il progetto per l’ampliamento di piazza duomo ed il disegno per il completamento della Cattedrale voluto da mons. Paolo de Mercurio (ASBa, Piazza di Giovinazzo, sk 23, not. Fr. Paolo de Musso, vol. 426, f. 398 atto del 13 agosto 1752; Ibidem, sk 22 not. Giandomenico Riccio, vol. 398, f. 704-711, atto del 12 dicembre 1751); Vito Antonio Bonvino in vari atti notarili genericamente identificato come «capo mastro muratore», in uno del 13 febbraio 1765 dal notaio Paolo Maldari è definito «mastro VitoAntonio Bonvino capo

mastro muratore e professore d’architettura di questa città di Giovenazzo» (ASBa, piazza di Giovinazzo, sk 24, vol. 438/II, f. 6). Tornando all’analisi dell’atto dell’8 agosto 1740, l’opera del De Musso doveva essere stata realizzata per qualche chiesa di Fasano (BR) (allora denominata Fagiano, dal Casale di Santa Maria di Fajano, fondato nel 1088 da una parte della popoCHIESA DI S. FRANCESCO lazione che aveva abban- ANDRIA, S. MICHELE, NICOLÒ donato le rovine di PORTA, OLIO SU TELA Egnazia), anche se da informazioni attinte via mail dalla studiosa di quella città dott.sa Latorre nessun quadro con quel soggetto è oggi presente nelle chiese di Fasano. È facile immaginare come poteva presentarsi l’opera, poiché il soggetto è lo stesso della pala del primo altare a sinistra nella nostra chiesa di S. Domenico. L’atto notarile altro non fa che confermare che tra i due artisti oltre ad un rapporto di amicizia, attestato dal fatto che il De Musso nel 1718 aveva tenuto al fonte Felice, figlio di Giuseppe Porta (1693-1749) (Arch. Dioces. Molfetta, S. Stefano, Battesimi, vol. XX, f. 49), intercorreva tra i due anche un rapporto di collaborazione in ambito lavorativo, forse perché formatisi entrambi alla scuola di Saverio Porta zio di Giuseppe, scuola della quale tratta ampiamente il testo di P. Amato, Corrado Giaquinto e i pittori Porta, edito nel 2011. Secondo lo studio di Pietro Amato alla scuola di Saverio Porta apprese i primi rudimenti dell’arte della pittura il ben noto pittore molfettese Corrado Giaquinto, (stimato a Roma, Napoli, Torino, Firenze e Madrid), prima di istruirsi in Napoli, e che rientrato a Molfetta diede il suo influsso alla stessa bottega Porta, come evidenza Amato raffrontando le opere di Giaquinto e quelle di Giuseppe Porta e di Nicolò Porta figlio di Saverio. Alla stessa scuola dovè formarsi il giovinazzese Giuseppe Michele De Musso, figlio di Saverio, come si può ipotizzare per ora solo raffrontando le tele aventi per soggetto episodi dell’Antico Testamento, realizzate da Nicolò Porta per la chiesa di S. Domenico di Molfetta nel 1772 e quelle con lo stesso soggetto realizzate da Giuseppe De Musso per la chiesa di S. Domenico di Giovinazzo nel 1785; nonché un S. Michele Arcangelo realizzato da Nicolò Porta per la chiesa di S. Francesco in Andria e quello attribuibile a Giuseppe De Musso, presente nella lunetta del secondo altare a destra nella chiesa dello Spirito Santo a Giovinazzo. Certo è che entrambi i pittori come il loro maestri operarono su tutto il territorio di Puglia e Basilicata, dove ancor oggi fanno bella mostra di se le loro tele, ad ogni modo dalla consultazione dei protocolli notarili di Giovinazzo (ancora in corso da parte di chi scrive) potrebbero emergere nuovi dati sulla loro formazione e le varie committenze.

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mostra

UN VIAGGIO REPENTINO ATTRAVERSO DUECENTO ANNI DI STORIA

nazione che caratterizza la dott. R. Carlucci a cogliere, anche dalla polvere del passato, un’occasione di canto. Infatti il viaggio nel passato che si sviluppa in uno spazio circoscritto, è denso di emozioni, capaci di scalfire l’animo anche del visitatore poco attento, il quale viene arricchito interiormente e coinvolto spiritualmente dall’eco di un passato che si propaga nell’immensità del cielo e consente di incontrare l’Altissimo. RAFFAELLA DE CEGLIA

FOTOGRAFIA VINCENZO MOTTOLA

Conservare e rinnovare la memoria storica in un tempo che distrugge il passato, perché inutile, è un’impresa ardua che la dott.ssa Rosanna Carlucci, adùsa a una lunga frequentazione di volumi, codici, incunaboli, «missionaria della carta», come qualcuno l’ha definita, ha tentato con coraggio e determinazione, ottenendo risultati eccellenti. Riepilogare la ricca storia di una Comunità ecclesiale e racchiuderla in un suggestivo polittico, quale la mostra, allestita in occasione del bicentenario della Parrocchia di san Domenico (il Decreto d’istituzione emanato dal re Gioacchino Murat è datato 9 luglio 1813), può risultare un esercizio anacronistico, un bisogno di riesumazione nostalgica, una curiositas pedante, eppure, la dott.ssa Carlucci, con una scelta sobria ed essenziale, non si lascia travolgere da tali inconvenienti. Con passione, ripercorre duecento anni di storia attraverso preziosi monumenta, vibranti dell’emozione e della potenza di una fede che solo nella ricerca «pregata» tipica della simpatetica intelligenza contemplativa della Carlucci e pertanto silenziosa e accurata, trova il suo tempio. I vari pezzi scelti con rigore non disgiunto da sentimento, per l’esposizione, testimoni di un passato «inconcluso», interpretati, accarezzati, auscultati e infine collocati sull’altare intitolato

ai Santi Pietro e Paolo, hanno consentito di percorrere un suggestivo viaggio attraverso la linea del tempo, che ha avuto inizio nel lontano 1813, come si evince dai Registri parrocchiali e dal Decreto di erezione della Parrocchia. Ed è proprio la documentazione cartacea (il primo Registro dei Battesimi, il primo Registro dei Matrimoni, il primo Registro dei Morti, il primo Registro delle Deliberazioni del Collegio dell’Immacolata Concezione) a caratterizzare il percorso espositivo, evidenziando l’importanza delle fonti scritte sia dal punto di vista contenutistico che estetico. In particolare dominano la scena due Pergamene finemente decorate: il Decreto di istituzione della Parrocchia, sottoscritto dal re Gioacchino Murat il 9 luglio 1813 e il Decreto di fondazione del Collegio dell’Immacolata Concezione, emanato l’8 marzo 1854 dal vescovo mons. Nicola Maria Guida, su uno sfondo delineato da preziosi paramenti sacri ricamati in oro, risalenti agli inizi del XIX secolo, intervallati da piccoli flash di memoria fotografica e cultuale, espressione della storia più recente. La mostra è un vero gioiello, grazie soprattutto all’incli-

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scene di vita d altri tempi

VINCENZO DEPALMA

DI

UN’AQUILA A GIOVINAZZO Nu fatte seccisse adavère a Scevenazze Prima di iniziare a parlare di uno storico avvenimento nella nostra Giovinazzo nel lontano 1938, consentitemi di rivolgere due parole per esprimere la più sentita gratitudine al Prof. Pasquale Nacci, non per avermi ricordato l’avvenimento che io ben conoscevo, ma per avermi fornito un supporto fotografico dello storico avvenimento senza il quale avrebbe reso monco il mio racconto. Dopo questo doverosissimo ringraziamento, passo a raccontarvi quello che successe. Avevo solo otto anni, ma alle mie orecchie ed a quelle di tutti gli altri giovinazzesi giunse una notizia strabiliante: «Hanne auandète nu acidde grusse quande a nu arioplane!». Potete immaginare le facce stupite ed esterrefatte di chi apprendeva quella notizia. Di porta in porta si comunicava la notizia ai vicini, ai parenti, agli amici. Sui volti increduli leggevi lo spavento. Le mamme terrorizzate impegnate a non farci uscire di casa di fronte a questo oscuro e sconosciuto pericolo. Poi, la strabiliante notizia subì una decantazione e qualcuno più istruito dette persino il nome a questo uccellaccio: si trattava di un’aquila reale proveniente dalla lontana Albania conosciuta come il Paese delle Aquile. A scuola ne avevamo vagamente sentito parlare, si trattava del re dei volatili come lo è il leone di tutti gli altri animali. Si rende a questo punto necessario fare una piccola nota biografica sull’autore della cattura dell’aquila per capire e giustificare il linguaggio da lui usato. Trattasi del Sig. Michele Palmiotto che aveva appena la seconda elementare ed il suo gergo era un misto di italiano, dialetto giovinazzese - napoletano ed americano, con-

siderato che era stato emigrante negli Stati Uniti dal 1904 sino alla fine degli anni venti. Aveva fatto tanta fortuna in America non perchè i soldi li trovasse per terra, ma perchè capace di svolgere svariati mestieri: dal muratore, al pittore, allo scaricatore di porto, a capo squadra nel settore edile sino a ricoprire il ruolo di responsabile del personale viaggiante nelle ferrovie di stato americane. Per lui non furono certo anni facili. Nel 1906 sposò in America una giovanissima ragazza, Amelia, di origine abruzzese, emigrata nei 1893. Nel 1910 Amelia venne a Gtovinazzo 20enne e con quattro figli cui badare, per accudire il suocero 72enne e nel rispetto di. una promessa fatta dal proprio marito al padre. Il suocero, Giovanni Palmiotto, piccolo commerciante di vino al dettaglio aveva la cantina nella cala porto, esattamente dove ha esattamente sede la pizzeria-ristorante di via Marina (de fronde o’ tammurre). La signora Amelia curò ed accudì amorevolmente il suocero per circa 20 anni (seine, avèt capsciet bune: pe’ vind ann!!!). La cura ed il rispetto per le persone anziane era ai miei tempi era la quasi normalità. Oggi il nonnino si impacchetta e lo si deposita in qualche ospizio, possibilmente il più economico della zona. Oggi è più che mai vero il detto ca nu attèn camb cinde figghie, ma cinde figghie nan cambene nu attene. Questa famiglia Palmìotto, con ben otto figli, non si è mai ritrovata unita intorno

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allo stesso tavolo perchè sempre divisa tra Giovinazzo e gli Stati Uniti. Durante la seconda guerra mondiaìe il sig. Palmiotto svolse il ruolo di interprete presso le forze alleate in quanto, nonostante la sua modesta formazione scolastica, parlava discretamente l’inglese. Gli ufficiali americani ed inglesi di stanza a Bari avevano grande stima di lui anche perché aveva ben quattro figli (Giovanni, Angelo, Gaetano e Carmine) che erano al servizio dell’esercito americano essendo nati in Amearica. Quando fu catturatal’aquila, alcuni studenti liceali amici del figlio Vittorio, tra i quali l’indimenticabile Ninuccio Natalicchio, spacciandosi per corrispondenti della Gazzetta del mezzogiorno incontrarono «Patrune Mike» per una intervista sulla cattura dell’aquila. Eccovi il racconto un po’ troppo enfatizzato. «Era l’alpe’ (1’alba) e je dicètte a le guagliune pigghiate la mule e mettitele sotte (al carro) per andare a caricare la congime a Melfètte. Mendre stavame sulla strata, dal mare vedèmme arrivare un rioplano? No!Ere un voltoio; azzeppètte alla lettra (ai fili dell’alta tensione) e cadette. Io dicette alli guagliune ‘ pigghiate la manuette (…). Li guagliune pigghierene la manuette e la dettere in cape al voltoio e lo sterduiscettere è che l’uccellaccio’». L’aquila del tipo reale proveniva di certo dalla lontana Albania, terra rinomata per la presenza di tale pennuto. La manuètte poteva essere un grosso bastone, un corpo contundente da essere preso in mano. Poi anche per noi arrivò la sensazionale notizia che l’aquila la si poteva vedere o trappeite de


la bang d Londr (Era il soprannome che distingueva la famiglia Palmiotto dalle altre omonime). U trappèt di proprietà del Palmiotto era in via De Turcolis, angolo via Marina, vcein a la Rotond, a du pass do vavataun de le turche. La notizia continuava a fare il giro del paese ed il fatto si arricchiva ogni giorno di nuovi particolari. Chi parlava della strenua lotta sostenuta dagli eroi che avevano abbattuto questo mostro, chi ne esaltava lo sprezzo del pericolo, chi parlava delle difficoltà di tenere in cattività questo mostro. Anche i. nostri giochi pomeridiani cominciarono ad essere influenzati dall’avvenimento e divennero da quel giorno più prudenti. Tra noi si parlava dell’avvenimento. C’era chi aveva saputo che l’aquila era capace di rapire e portarsi tra le rocce na pechere, chi spaventato aveva sentito dire che un’aquila avave arrebbète nu piccinne da senza a la nèche. Le nostre esili schiene erano attraversate da brividi di terrore. Inutile dire che tutti trovarono il tempo, anche le donne ca nan tenèven manghe u timbe de gastenè di andare a vedere questa bestiaccia.Si avviavano alla visita con timore riverenziale poi si rassicuravano quando vedevano chedda frusque incatenata ad una zampa e saldamente legata o peseure du trappète. U peseure delimitava gli ingressi di stelle, portoni, frantoi e grandi ingressi: avevano la funzione di allontanare dai pilastri che delimitavano gli ingressi, le trajene che sarebbero altrimenti rimasti incastrati se la rizzique avesse urtato il pilastro di ingresso. Anche noi, dopo aver giurato a mamma d’ammandenange lendèn, potemmo avere il permesso di vedere questo pennuto. Ci accertammo che la catena che la teneva prigioniera fosse abbastanza solida, poi da distanza di sicurezza guardavamo e commentavamo il becco ricurvo, l’enorme volume dell’aquila, gli artigli ricurvi ed adunchi che erano stati capaci di rapire pecore e bambini. Benché tranquillizzati gli anziani scotevano la testa rassicurati.ricordo ancora lanonna che pensierosa ripetevqa: «Cissè Criste ce nge vole dejsce! Pe maje kudde je u acidde de la mala nove». Tutte le cose serie hanno sempre per i giovinazzzesi il loro risvolto comico. Un avvenimento così eccezionale non poteva non lasciare un varco ad un pizzico di allegria. Alcune signore e signorine che si recavano a vedere l’uccellaccio sussurravano tra loro e le più sfrontate approfittando magari dell’amicizia lo facevano apertamente, chiedevano a Michele Palmiotto equivocando: «Patrune Mike, jè ovvèr ca tìn u acidd gruss?Nu fè vedaje?». Lascio immaginare la reazione de Patreune Michèle, fra lo stizzito e il compiaciuto per la domanda piuttosto allusiva. L’aquila dopo qualche settimana, pur si salvaguardarla, fu donata all’Associazione Cacciatori di Bari, una sorta di Lipu dell’epoca. Molto probabilmente sarà rimasta impagliata (mbalzamèt) e tenuta come trofeo da qualche nobile barese. Lascio - a conclusione di questa storia vera - alla vostra immaginazione pensare allo scompiglio provocato in Giovinazzo da questo, all’epoca, avvenimento fuori dal comune! VINCENZO DEPALMA

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storie

dentro DI

le

MIMMO UNGARO

valige

MICHAEL STERLACCI : «I GIOVINAZZESI SONO TUTTI MIEI CUGINI»

Nominato best lawyer di New York, era a capo Compagnia con 600 avvocati Al mio vecchio amico Sergio Pisani, Michael Sterlacci piacerebbe, e tanto. Perché è l’esatto contrario di quei giovinazzesi contro cui il Direttore, in un afoso pomeriggio d’estate, lanciò il suo anatema: «Ma che ci vengono a fare a Giovinazzo?», riferendosi a quegli emigranti che tanto amano criticare la loro terra natia ed elogiano invece – spesso con odioso e patetico accento settentrionale acquisito anche solo dopo pochi mesi di residenza – l’alto senso civico della gente del nord. «Cosa non ti piace di Giovinazzo?» parto invece subito io, inutilmente, perchè il nostro Michael, nella tipica lingua dell’emigrante americano - un impasto di pugliese su farcia di napoletano e calabrese imparato tra le mura domestiche - non fa altro che decantare invece il bel mangiare, il mare stupendo, il vino e la cortesia ed ospitalità dei giovinazzesi. «Qui salut a tutte, ma proprio a tutte quelle che incontr, perché so’ tutt miei cugini». Ed in effetti è così! Perchè quando si ferma a parlare con qualcuno, alla fine una parentela, anche se risicata, esce sempre e

non si nega a nessuno. Ma partiamo, come è ovvio, dalla fine. Diciamolo subito, Michael Vito Sterlacci potrebbe considerarsi lo stereotipo dell’italiano che va in America senza neanche la classica valigia di cartone, subisce l’influsso di quel mondo così esageratamente esagerato, ma con ferrea volontà, capacità, ostinazione e intelligenza riesce a domarla e farla sua, diventandone orgogliosamente cittadino, ma non dimenticando assolutamente di avere sangue giovinazzese nelle vene (in due giorni trascorsi insieme a lui, non l’ho sentito proferire una sola parola in americano). Oggi, a 82 anni suonati, portati tra l’altro magnificamente (ma non diteglielo perché è parecchio vanesio) vive a Palm Beach in Florida («a capo di una Compagnia con 600 avvocati» - precisa), roba da far impallidire i vari Ghedini e Longo. Racconta di trascorrere le sue giornate praticando il suo hobby preferito, il golf, nel campo ubicato nel residence dove vive, ma

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recandosi almeno un paio di volte a settimana a New York, dove ha l’altro studio, quando le pratiche importanti e rognose esigono la sua esperienza ed il suo nome. Ne ha fatta di strada Mr. Sterlacci (nominato best lawyer di New York) da quando da via Carso, quartiere «Quattro Fontane», dove, tra il serio e il faceto, afferma che gli piacerebbe fosse apposta una targa in suo ricordo «quando muoio tra 100 anni», è partito a soli tre anni insieme alla amatissima mamma Caterina De Palo (detta trecose) per raggiungere a New York il papà Angelo, che nella Grande Mela di mestiere faceva l’iceman, ossia portava nelle case, trasportandole sulle spalle, le barre di ghiaccio, perché nell’America che negli anni 30 ha già creato il cinema in 3D, il frigorifero è stato da poco inventato ed è un lusso per pochissimi. Intanto nel nuovo Continente Michael, cui intanto si sono aggiunti i nuovi nati Teresa e Vinny, come ogni buon giovinotto americano, frequenta il College, poi la leva militare in Germania (e lui ne approfitta per venire a trovare i nonni a Giovinazzo). Ritornato a


e quando racconta dei suoi progressi in casa, mamma Caterina non ne comprende appieno la carriera, salvo poi, – mi racconta divertito Michael - un giorno piangere, cuore di mamma, davanti alla targhetta del posto auto riservata al figlio nei parcheggi dell’enorme studio a New York. Nel 1995 si trasferisce a Palm Beach in Florida e fa la spola con New York, in qualità di responsabile per i casi più importanti. A Giovinazzo è venuto altre volte e conta di ritornarci ancora, ma quest’anno, per la prima volta, ha potuto assistere ai festeggiamenti per la Madonna di Corsignano, insieme alla sorella Teresa (ancora più funny di lui) ed alla giovane moglie Lauren, che non spiccica un parola di italiano. «Nice to meet you» - la sorprendo in un nugolo di parenti facendo illuminare i suoi occhi nel sentire lo slang natio, ma smorzo subito i suoi entusiasmi, perché il mio inglese scolastico e da internauta è già praticamente esauri-

FOTO. A DX, LA SORELLA T ERESA, M ICHAEL , IL CUGINO V INCENZO STERLACCI RESIDENTE A NEW YORK E MIMMO UNGARO. A SIN. MICHAEL CON LA MOGLIE LAUREN

o di una New York fa il ragioniere, ma contemporaneamente studia e consegue la laurea in Economia, cominciando a lavorare nel tempio della Finanza, a Wall Street nel 1963. Il ragazzo è sveglio e si fa valere e solo sei anni dopo lo troviamo già socio della Winthrob, Stimson, Putnam e Roberts Company, studio specializzato in questioni fiscali ed eredità, che annovera gente che conta tra i suoi clienti. Intanto il Nostro ha pure il tempo di insegnare legge nelle scuole. Ormai è un pezzo grosso

to, ma ciò non mi impedisce di scoprire la sua sensibilità e profondità d’animo condita da tanta simpatia. Chiedo a Michael se ha figli e lui mi parla di Nancy, che abita in Florida e di John, che vive a Staten Island, ma piange quando ricorda l’amatissimo figlio Michael, che ci ha lasciato a marzo di quest’anno a soli 50 anni e solo ora comprendo il perché di quel velo di tristezza nella sua contagiosa allegria. «In effetti c’è qualcosa che non mi piace di Giovinazzo…..» - sbotta all’improvviso (oh, ecco finalmente, penso). «Qui voi mangiate troppo tardi la sera….». Vorrei dirgli che qui non è sempre così, che a Giovinazzo non è sempre agosto (io la chiamo «sindrome del giovinazzese in vacanza»), che arriva l’inverno, il freddo, la gente lavora, va a letto presto, che i pranzi non finiscono alle cinque con madri e suoceri alle spalle – mio ricorrente incubo notturno – con il mestolo tra le mani che ti minacciano di riempire il piatto…. ma perché togliergli l’illusione che in fondo Giovinazzo è una piccola Palm Beach, che anche qui è sempre estate e si va tutto l’anno a mare con le ciabatte e l’asciugamani sulle spalle. Ti voglio bene “cugino” Michael e …. «it was nice meeting you».

MIMMO UNGARO

COME ERAVAMO IERI SCUOLA ELEMENTARE S. GIOVANNI BOSCO - ANNO SCOLOSTICO 61 - 65 MAESTRA FRANCESCHINA CATALDO Il racconto e la foto di «come eravamo 52 anni fa a scuola», oggi ce lo offre Maria Rizzi Colonna. «La S. Giovanni Bosco era una scuola dignitosa anche se aveva un aspetto severo. Si accedeva a scuola a 6 anni compiuti e si frequentava dal 1° ottobre fino a giugno. Le aule erano arredate con banchi (non con tavolinetti) molto alti dove si arrivava appena a scrivere, alla destra del banco, in alto, c’era il calamaio con l’inchiostro per scrivere e ogni volta che cadeva una goccia sui quaderni…aiuto…! Tanto rimproveri. La nostra salvezza era la carta assorbente. Non esisteva la penna cancellabile, ma un pennino che si bagnava nell’inchiostro! Non avevamo gli «Invicta» per custodire i libri ma una borsa che si chiamava cartella ed i nostri quaderni erano più piccoli dei nostri. La maestra, Franceschina Cataldo, veniva da Bari e insegnava tutte le materie. Era troppo buona con noi. Le bacchettate? Oggi non si usano più! E poi la nostra classe era formata solo da signorinelle. Ora siamo tutte donne con le gonne un po’ lunghe che ci siamo tuffati nei ricordi di una nostalgica rimpatriata presso la Sfizieria del centro storico» 37

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dipingi la pace DI DON PAOLO TURTURRO*

SVEGLIATI E BUON CAMMINO Il profeta è morto. Non solo Gibran. Non solo nel New York Time. Consolatevi, il profeta è morto. State certi, sollevate il vostro panico, il profeta è morto. Ti autodistruggi con la sete del potere che brami, eliminando, attorno a te, chi ti ostacola. Ma la profezia non finisce qui. Elimina uno e già sorgono attorno a te centinaia di centinaia. Il profeta è lo spirito di ogni persona. Tutta la sapienza del mondo è racchiusa nella palma di un bimbo. Ogni persona abita nel byblos dello spirito. Dentro ognuno di noi c’è il dna di Dio. Sono giunto sulla sponda dell’origine della vita e ho scoperto il volto della sapienza. E’ giunto il momento in cui bisogna, con ardire, andare avanti. Apri l’aria del cielo e va via dal tempo. Amo il mare. Amo l’orizzonte degli scogli che non ti imprigionano. Amo il respiro di ogni foglia. Amo il respiro di ogni primavera. Dall’arca di ogni petto, si aprono alleanze nuove. Dalla costola di ogni pensiero si concepiscono i profeti dei secoli. Tu che soffri, sei il profeta del coraggio. Tu che inventi, sei il profeta della vita. Tu, giusto, meriti di esistere nel grembo di ogni cielo. I giudizi dell’empio sono foglie taglienti, come rasoi. Solo la relazione con gli altri ci rende persone. Non riesco a sapere chi sono, quando mi metto in relazione con il male. Ogni cristiano vive, in ogni istante, una relazione continua con Dio Padre, figlio e Spirito Santo. Nella relazione siamo chiamati a scoprire la bellezza della compassione verso di noi e verso gli altri. Anche il pianto concepisce la vita. Non spegnere il cervello, è la porta dello spirito. Mi arricchisco di tutte le diversità. Siamo lontani dallo spirito dell’universo. Non riusciamo a conoscerci, a rispettarci noi tutti della terra. Siamo viventi di uno stesso pianeta, e ci odiamo e ci facciamo guerre. Tanta è la stupidaggine della gente, da scannarsi l’uno con

l’altro. E’ morto il profeta che ci indicava la via del rispetto. E’ morto il profeta che ci indicava la vita. E’ morto il profeta che nutriva la mensa del nostro amore. Il profeta è morto. I fiumi sono greti di arena. Le foreste, cimiteri di cenere. Non c’è un filo d’erba. Non alita un soffio di vento. Le città e i paesi sono crepacci di profondi terremoti. Il profeta è morto. Solo un bimbo cammina nel deserto. E’ la voce di un nuovo profeta. Nelle sue mani c’è tutta la nostra speranza. Nei suoi passi, i sentieri della nuova generazione. Persino la luna si è scandalizzata del nostro pianeta. Tuttavia nella nostra amarezza ci brilla ancora schegge di luci. Ora io so che la falsità non è più un ostacolo alla mia libertà. L’eredità della mia vita è Cristo Gesù, porta stretta per la stessa chiesa e per l’umanità. Il percorso degli occhi porta a Dio. Non lasciarti nella follia di odiarti. Esci dal cadavere del potere. Esci dalle istituzioni, ti hanno aggrovigliato con catene di secoli di parole. Esci dal tempio delle parole, dal tuo credere sterile. A volte sento dentro di me una felicità immensa, solo quando mi accorgo di pensare come Cristo, di vivere come Cristo. Non vivo nell’incoscienza della vita. E’ unica la mia esistenza e la voglio vivere fino in fondo, amando. E se c’è un confine nell’amore, io lo voglio attraversare. Il vangelo, e tutto ciò che mi dici nelle mie notti insonni, sono sangue nelle mie vene. La via delle energie è il cielo. Non puoi vincere, alzando barriere contro Dio. Convinciti ad amare. Non ti capiti di litigare proprio con il creatore dell’universo. Ho scommesso tutto sulla volontà di fare del bene. Sono certo, la mia fantasia, dal male mi ha portato via. Cercando Cristo, non ho perduto la mia vita. Tu mi hai donato

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passioni più grandi di me. Mi hai sedotto e mi hai travolto nel silenzio. Vi prego, non ascoltate più il mio chiasso. Entrate nella mia solitudine. Io voglio svegliare le anime incartapecorite. Io voglio svegliare gli angeli, perché ritornino a parlare con gli uomini. Io voglio svegliare quelli che hanno gettato il cuore nel pozzo del denaro. Io voglio svegliare il giorno della pace, il giorno della giustizia. Io voglio svegliare quelli che, nei secoli, dormono sotto la cenere dell’odio. Io voglio aprire gli occhi a coloro che vedono solo la terra e il tempo. Io voglio svegliare l’eterno che abita in te. Svegliati e buon cammino. *PRETE ANTIMAFIA

IL 4 AGOSTO È NATO NICOLAS MARZELLA

«UN DONO DEL SIGNORE» CHE HA VOLUTO RIEMPIRE DI GIOIA UNA GENERAZIONE COMPOSTA DALLA BISNONNA GIOVANNA, MAMMA

M ARIA G IOVANNA E NONNO A NGELO . L’EVENTO HA RESO FELICE ANCHE IL PAPÀ MICHELE, TUTTI I PARENTI ED AMICI, IN PARTICOLARE ZIO VINCENZO E ZIA LUCIA «CHE GLI VOGLIONO UN MONDO DI BENE»

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i

racconti

del pescatore DI ONOFRIO ALTOMARE

VOGLIO ANDARE A VIVERE A S. EUSTACHIO

Erano bei tempi quando riempivo i canestri di ricci e mi guadagnavo la libertà. Erano bei tempi quando consumavo l’attesa dei compratori seduto sul secchio sfogliando la Gazzetta del Mezzogiorno. Adesso nemmeno gli articoli sul Bari Calcio mi appassionano più. Poi non c’è nemmeno la firma del giovinazzese Michele Marolla, un giornalista vero. Tanto vale immergersi nella lettura di un libro e magari fantasticare. E il libro è quello di Rucci, sui Gonzaga di Guastalla, Signori di Giovinazzo. Cosa ci facevano questi feudatari nelle nostre terre? Semplice. Giovinazzo era immersa negli uliveti e con il mare commerciava persino con i commercianti veneziani. Era una città ricca per i pochi che sapevano investire e fare affari. ai poveri, tanti, non restava che andare dalla casa dei signori per raccogliere le olive per ricavarne l’olio e fare il pane in casa. Giovinazzo era ricca di frantoi ma anche di conventi. Sempre fantasticando per calarmi di allegria visti i tanti suicidi complice la crisi economica, mi immaginavo seduto di fronte il Convento di S. Eustachio. Qui i monaci in simbiosi con le Sacre Scritture lavoravano e davano da mangiare ai

più bisognosi. Avevo acceso il mio fuoco per riscaldarmi e con l’incenso dei ramoscelli di ulivi e mandorli, nella solitudine nel mistero della campagna, mi comparve un cavaliere d’altri tempi con un cavallo bianco. Un cavaliere che nel sogno non aveva testa e rivendicò la mia senza mezzi termini. Mi sovvennero preghiere di monaci di un rudere villaggio. Erano giorni in cui mi ero immerso nella lettura medioevale che scrutava l’ignoto, formulava pratiche e incantesimi di magia bianca e nera Avevo conosciuto la pace con la lettura e apprezzato il richiamo del frinire delle cicale. Avevo imparato ad apprezzare la vita e il cielo stellato. Avevo capito che bastava interpretare il pensiero dei monaci barbuti che con occhi furbi si disinteressavano del mondo vero perché bastava rispettare il Vangelo per meritarsi il regno dei cieli. Troppi conventi, troppi posti facili in paradiso erano concessi a troppe anime candide. Ecco perché il governo francese provvide nel 1806 nell’Italia Meridionale e con il placet di Roma all’«accorpamento» (oggi si dice così in tempi di spending review) di 1100 conventi dei quali 86 in terra di Bari. Immaginate quale cristianesimo ferveva negli animi dei meridionali divenuti briganti dopo l’unità d’Italia. Capite perché ogni tanto mi rifugio nel convento di Sant’Eustachio? Per ritrovare pace e serenità in un mondo dilaniato dalla menzogna, dall’accidia, dall’impudicizia. Se non avessi avuto famiglia avrei ricostruito il Convento mettendo pietra su pietra. Stop. Il mio sogno è finito. Il cavaliere mi ha risparmiato la testa ed io mi ritrovo con il mal di vivere.

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NUVOLE A S ANT ’E USTACHIO

HO

IMPARATO A SFIORARE LE NUVOLE BIANCHE IN FILA INDIANA DIRETTE A

M ATERA

PER INCASTONARE LE GROTTE

S. M ARIA DI I DRIS E DI S AN G IOVANNI IN M ONTERRONE . Q UA N D O S ONO R I T OR N AT O S ANT ’E USTACHIO DI

A

MI HA ACCOLTO SOLO UN CAMPO DI ORTICHE .

E GIÙ STARNUTI DOPO STRANUTI . P RURITO , BOLLE E ROSSORE . N O , NON ERA L ’ OSTREOPSIS . N O, NON ERA L ’ ALGA KILLER CHE INFESTA IL NOSTRO MARE . E RA L ’ AMMONIMENTO DI S ANT ’E USTACHIO . I SOGNI SONO COME LE NUVOLE B IANCHE . N ON SI POSSONO AFFERRARE NELLA REALTÀ

ONOFRIO ALTOMARE

OTTOBRE 2013


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L’ANGOLO DI FIDO LA GRANDEZZA DI UNA NAZIONE E IL SUO PROGRESSO MORALE SI POSSONO GIUDICARE DAL MODO IN CUI TRATTA GLI ANIMALI

IL NOSTRO PENSIERO Il mese di Agosto rappresenta per noi una tappa importante, il 1° agosto infatti la nostra associazione compie un anno di vita. Esattamente in un anno, gli Animalisti Italiani onlus sezione di Giovinazzo hanno svolto una attività incessante, dimostrando di essere un gruppo forte e coeso, sensibile per davvero al tema dei diritti degli animali. In un anno di intensa attività, siamo riusciti in primis ad ottenere le famose modifiche dell’ordinanza 42, primo scempio della politica animalista dell’amministrazione De Palma. Successivamente abbiamo portato avanti tutti quelli che erano i nostri progetti, la rubrica giornalistica tutta di stampo animalista, i progetti nelle scuole e la collaborazione con Fattoria Sociale Onlus che ha portato alla realizzazione di un vero e proprio centro operativo per la cura degli animali in difficoltà. Nell’ultimo periodo siamo anche riusciti a dare un piccolo colpo alla lotta al randagismo, sale infatti anche da noi il numero dei cani salvati, sterilizzati, microchippati e adottati, il tutto senza appoggi di signorotti, capi e politici. Ed è su questo che vogliamo soffermarci, la nostra associazione infatti nonostante sia apartitica, è stata oggetto di critiche insensate, in seguito alla collaborazione con il Movimento 5 stelle di Giovinazzo per la raccolta firme relativa al abolizione dell’uso degli animali nel circo. Qualche «leone da tastiera» infatti anonimamente, ha denigrato l’operato della nostra associazione nutrendo dei dubbi sui nostri appoggi ai partiti politici. Ci preme sottolineare che da parte nostra non c’è nessun tipo di appoggio politico, per noi quello che conta è quello che tali partiti propongono in merito alla politica animalista. Un anno fa, la politica

animalista presentata in campagna elettorale dal Sign. De Palma risultava lodevole e applicabile e per questo motivo abbiamo deciso di portare avanti le sue idee su tali tematiche. Subito dopo però la musica è cambiata, quanto detto è venuto meno e ci siamo ritrovati come sempre nel baratro del dimenticatoio. Per noi non è importante che vinca quel partito o quel movimento, a noi piace ascoltare le idee di tutti, ma non le idee puramente politiche e demagogiche, non ci piace ascoltare il politichese, a noi piace capire quali sono le reali intenzioni che tali movimenti o partiti hanno nei confronti dell’animalismo e della tutela dei diritti degli animali. Noi saremo sempre pronti a sederci ad un tavolo con chiunque ci chieda una mano per la presentazione di progetti o idee utili solo alle tematiche da noi perseguite. Non ci importa se tali persone siano rosse o nere, per noi conta solo il benessere degli animali, che da statuto associativo ci impegnano a difendere e tutelare. Colgo quindi l’occasione per ringraziare tutti coloro che in questo primo anno di attività ci ha incessantemente aiutato e seguito. SAVERIO SOLLECITO

STORIE DELL’ALTRO MONDO Aiutare gli animali in difficoltà è uno dei punti cardine dello statuto della nostra associazione, e su tale punto abbiamo costruito tutta la nostra attività. I punti cardine di uno statuto associativo, non vanno interpretati, il loro significato è unico e solo e quando si parla di tutela degli animali è logico pensare a tutti gli animali, senza classificazioni di territorio, di razza e di appartenenza. Un esempio di quello che stiamo dicendo ha un nome, si chiama Lara. Lara è un cane che un bel giorno si è ritrovata ad essere deportata in un canile , strappata all’affetto dei volontari dell’associazione di volontariato (Oipa di Andria) che fino ad allora si era occupata di lei e di altri 55 cani. Queste “deportazioni” di solito i comuni sono solite chiamarle con il nome di convenzioni, patti, accordi che la massima assise cittadina stipula con strutture di dubbia origine. Fatto sta che Lara si è ritrovata in un posto non suo, sola e impaurita. Per questo motivo i ragazzi dell’Oipa di Andria hanno deciso di far adottare questi 55 cani per evitare che potessero finire in questa struttura, chiedendo aiuto alle associazioni limitrofe. Gli Animalisti Italiani onlus di Giovinazzo dinanzi a questo appello hanno deciso di rispondere dando la loro disponibilità ad adottare uno di questi 55 cani ed hanno scelto Lara. In questi casi scegliere è un termine che può suonare male, perché per uno che salvi un altro rimane ancora dentro, ma in un modo o nell’altro

abbiamo almeno la consapevolezza di aver reso migliore il mondo di Lara. Potevamo anche voltarci dall’altra parte, fare finta che Andria non esistesse, che ci importa tanto non è territorio Giovinazzese, ma quando si decide di fare questo tipo di volontariato bisogna entrare nell’ottica che se si vogliono tutelare gli animali non esistono limiti di territorio, bisogna agire e basta! E noi abbiamo agito decidendo di adottare Lara. Da noi questa cagnetta avrà tutto l’amore, le cure e le attenzioni che un cane merita, e siamo consapevoli che questi gesti di collaborazione tra le associazioni porteranno sempre più in alto i principi per cui ci battiamo. Nel frattempo speriamo che il nostro sforzo anche se rappresenta solo una piccola goccia, possa contribuire con le altre a formare un oceano pieno di speranze per questi 55 cani. Dovunque ci sarà un animale in difficoltà noi ci saremo sempre.

POTETE contattarci al N. 080.394.16.65 animalisti.giovinazzo@hotmail.it. 43

SAVERIO SOLLECITO

ANIMALISTI ITALIANI SEZ. GIOVINAZZO OTTOBRE 2013


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la

foto

del

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OPERAZIONE NOSTALGIA

Chissà quanti pattinatori sarebbero pervasi da nostalgia, da quella brutta malattia che ti fa pensare a ieri, se cancellassero con un colpo di pennello la polvere come ha fatto Giovanni Parato, l’«Oliviero Toscani» di Giovinazzo per far brillare la foto di Frasca, Gimignani, Leali, Camporeale, Siracusa, Vestito, dei ragazzi che scrissero la storia, ma anche semplicemente belle pagine spensierate di vita sportiva. Fotografie di pattinatori di cui abbiamo stampato il ricordo della loro infanzia felice quando nel Parco Scianatico c’era una pista 30mt per 15mt e si poteva sfrecciare con le rotelle ai piedi per conquistarsi un posticino al sole. In principio nel Parco Scianatico potevano accedere solo i figli dei dipendenti. Poi il parco divenne un centro di aggregazione per tutti. All’ingresso c’era un’iscrizione che valeva più delle tavole che il prof. Massari avrebbe consegnato ai suoi ragazzi: «Preparati seriamente e lotta coj coraggio e lealtà. Se sbagli, riconosci onestamente il tuo errore ed accetta con serietà la giusta punizione. Se vinci lealmente, riconosci ed ammira il coraggio del perdente. Se perdi accetta il verdetto e sii fiero se sai di aver meritato l’ammirazione di chi è stato più fortunato di te». Tutto vero. Nel parco si giocava dapprima a pallavolo, poi a bocce e solo per desiderio della moglie dell’ing. Scianatico si iniziò a pattinare in modo terribilmente serio mettendo su una squadra di pattinaggio-corse. Allora Massari non era dipendente dell’AFP,

ma qualcuno sapeva già che a Molfetta con i pattini andava veloce come un treno. Così nacque l’idillio tra Massari e l’AFP. Tutti accorrevano al parco Scianatico perché i ragazzi vedevano e credevano. E cominciarono a chiamarlo professore, anche se non aveva terminato gli studi universitari. E poi diciamo la verità, i pattini negli anni 60 erano diventati un oggetto di culto. Quanti di noi si sono sbucciati ginocchia o rotti addirittura gli incisivi. Di caschetti e ginocchiere manco a parlarne! I primi pattini erano a cuscinetti a sfera in acciaio per ridurre l’attrito e se avevi quelli a scarpa ti sentivi davvero un re. Se sei cresciuto a Giovnazzo, hai amato il Parco Scianatico, la pista da pattinaggio, bevevi alle fontanelle in pietra dove immancabilmente ti bagnavi faccia e collo e sorridevi alla scimmietta in gabbia. In questa fotografia in bianco e nero, Parato ha voluto ricucire la memoria come fosse un’operazione chirurgica chiamata nostalgia. Di nostalgia si può morire se è la famosa nostalgia Canaglia di Al Bano e Romina ma si può anche ritornare ad essere felici, ad emozionarci per ricordarci che abbiamo avuto un passato da campioni. Come quello che hanno vissuto i ragazzi in fotografia. Questo per Parato è il senso dell’operazione nostalgia. Certi che lo storico Giuseppe Degirolamo e il segretario Antonio Destasi apprezzeranno. Grazie Giovanni! SERGIO PISANI

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hockey

pista

L’AFP CHE STA ARRIVANDO N DS F E PARLA IL

AVUZZI

Vito Favuzzi, Ds per necessità. Cosa sarebbe l’Afp senza te? L’AFP deve sopravvivere ai singoli anche se qualcuno si sta impegnando per vederla alle pezze. Nessuno riuscirà a cancellare la storia di questa gloriosa società, patrimonio di tutta la comunità giovinazzese. Io mi onoro di farne parte anche se solo come Direttore Sportivo. Quest’anno ci faremo prendere a palle in faccia come l’anno scorso? Quest’anno abbiamo allestito una compagine di tutto rispetto con l’arrivo di Valerio Antezza, Victor Bertrand, Luis Maldonato, Tommaso Belgiovine e Antonio Cirilli, le conferme di De Palma, Dagostino, Nico Fer nandez, Turturro, Altieri e l’inserimento di alcuni giovani. La rosa è ben assortita. La voglia di fare bene è tanta visto quello che è successo l’anno scorso meglio non fare previsioni e fare solo scongiuri. Il mio cogitare vola ancora sulle proteste di alcuni tifosi che hanno oscurato la toponomastica cittadina attaccando manifesti bianchi con una scritta nera: «Via Favuzzi dall’AFP». Invece il DS Favuzzi non si è ancora lanciato dalla Torre. Spieghiamo perché? Tutto quello che è accaduto alla mia persona è di una violenza inaudita e ingiustificata e travalica la questione sportiva. Sono atti vergognosi perpetrati da inqualificabili personaggi che sicuramente non vogliono bene alla nostra Società. A dirmi vattene erano in 5, ad applaudirmi e a sostenermi era la totalità della tifoseria. Vorrei ricordare inoltre agli «Smemorati di Collegno» che questa AFP che sento una mia creatura l’ho ereditata nel 2005 quando sbatteva la testa in una serie B senza futuro portandola in serie A1. Ho lasciato la società sempre nella massima serie nel 2009 per questioni notissime che non sto qui a ripetere. Nel 2011 l’abbiamo ripresa per i capelli, con un gruppo di amici straordinari, quando viaggiava all’ultimo posto in classifica in una tragica situazione finanziaria e abbiamo fatto in modo che non sparisse dal panorama hockeistico nazionale ancora una volta concludendo il campionato in zona salvezza. Abbiamo ripianato i debiti e ricapitalizzato la società con ottimi risultati sportivi. Le società sportive si reggono su due presupposti: la parte tecnica e quella economica, senza la seconda la prima non esiste. Il resto è storia

recente, compresa la mia elezione a Presidente del Consiglio Comunale e la mia fuoriuscita dalla compagine societaria per una questione di etica. Quindi io non ho da lanciarmi da nessuna Torre, qualcun’ altro ci dovrebbe pensare seriamente.

palazzetto su mio invito, mi abbraccia e mi dice: «Vito mi spieghi perche dove ero seduto io erano più quelli che tiravano i piedi che quelli che facevano il tifo per la vostra squadra?». Gli ho risposto: «Chiacchiere, si tratta di quattro cinque persone, conosciute e generalizzate. Hai visto tutto il palazzetto come gioiva, noi ci interessiamo a chi Chi trova i grandi sponsor per far di- ama i nostri colori». ventare grande l’AFP? Qual è la capitalizzazione dell’AFP? Chi sono i Le scommesse stanno rovinando soci del sodalizio? l’hockey. Tutti ne parlano e nessuno ha Per affrontare un campionato di A1 c’è bi- il coraggio di denunciarlo. Tu l’hai fatsogno di trovare risorse attraverso gli spon- to con quale risultato? sor per cifre ragguardevoli. Non è una cosa Io, come ho avuto già modo di dirti, ho facile in momento di fortissima denunciato il fenomeno in Lega Hockey cocongiuntura. La Società si fonda su basi so- gliendo la condivisione di tutte le società. lide, manterrà anche quest’anno gli impegni Grazie a questa mia denuncia il nostro sport assunti. La compagine societaria è sempre è stato eliminato dal mondo delle scomla stessa, il Presidente è Pino Calasante, messe italiano. dirigenti sono Michele Colamaria (direttore sportivo del settore Giovanile), L’AFP è stato il primo partito politico Gianpaolo Bavaro, Francesco De Palo alle amministrative del 2012. Perché poi e Vincenzo Bini. Segretari Angela alcuni membri del consiglio di amminiMiranda e Antonio Toscano. Tesoriera strazione si sono defilati? Avevano biGina Rizzo. Le chiacchiere estive se l’è sogno del partito dell’AFP per farsi portate il vento. eleggere al Comune? Questa è una domanda tendenziosa alla quaPer alcuni resti un Ds della via Gluck le rispondo dicendo che l’AFP e la dell’hockey, perché non si può salire in Politica sono cose diverse ed ognuna deve cattedra direttamente dalla strada, sen- andare per la sua strada su due binari paralza prendere lezione da tanti cattedratici leli. Il giorno che la politica entrerà in quedella materia. Favuzzi lo ha fatto, por- sto sport a Giovinazzo sarà la distruzione. tandosi dietro le Cassandre del malau- Speriamo non accada. gurio. Raccontaci almeno un malaugurio simpatico? Quando scriveremo un’appendice alSono ormai 8 anni che seguo in prima per- l’Almanacco dell’hockey con qualcosa sona questo sport e questa società, sono di- di grande? ventato anche consigliere nazionale di Lega Al più presto, lo desidero più di ogni altra Hockey, qualcosa vorrà dire. Certo non si cosa al mondo. Rifacciamo gli scongiuri. finisce mai di imparare nella vita, ma qual- Un abbraccio a tutti i tifosi dell’AFP. Il 5 cosa oggi sono in grado di dirla anch’io. Le ottobre presentiamo la squadra e il 12 si pare? Un aneddoto per tutti: l’anno scorso, comincia…vi aspetto tutti al palazzetto. «Didopo una partita-salvezza in casa, vinta, un ventare grandi insieme si può». mio amico che per la prima volta veniva al SERGIO PISANI

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La piazza di giovinazzo ottobre 2013