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FEBBRAIO - MARZO 2017

LUCIANO CANNITO Così lo Stato uccide la danza

Bimestrale - Febbraio - Marzo - anno II N° 9 Registrazione al Tribunale di Napoli n° 45 del 15/09/2015

TEATRO, CINEMA e TV con ANNA CAPASSO SILVIO LAVIANO MASSIMO RIGHINI CICCIO MEROLLA

Lara LAGO

La ragazza che ha sfidato il MINISTRO POLETTI

E DOPO IL FESTIVAL?

La classifica dei più suonati dagli speaker di Radio Marte

Tony Maiello

Dopo Sanremo sono rinato con Laura Pausini Ssm | 1


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# EDITORIALE

IL FURTO DELLA FELICITÀ “Se vivere non può essere un piacere, allora non può nemmeno diventare un obbligo”. Mentre in Italia vengono snocciolati i dati in salita della disoccupazione giovanile, Michele 30enne di Udine -, si toglie la vita. Così sul palco dell’Ariston, mentre va in scena lo show della musica, l’eroe quotidiano diventa un dipendente dal posto fisso. Un uomo semplice, di Catania, che racconta di non aver mai fatto il “furbetto” e, di questo atteggiamento, ne fa un vanto!

Daniela Iavolato Direttore di Secret Style magazine

The show must go on? Perché Sanremo è Sanremo

e di questo si deve parlare anche qui? Ma anche no, usiamo dire “noi” giovani! «Di no si muore» ha scritto Michele, nel lungo sfogo prima del tragico gesto «e non c’è mai stato posto qui per ciò che volevo, quindi in realtà, non sono mai esistito». «Io non ho tradito, io mi sento tradito, da un’epoca che si permette di accantonarmi, invece di accogliermi come sarebbe suo dovere fare. Questa generazione si vendica di un furto, il furto della felicità». E alla fine, anche lui, chiama in causa il Ministro Poletti. «Lui sì che ci valorizza a noi stronzi».

E allora Secret, questo mese, si è scelto i suoi “eroi”…come hanno fatto quelli del grande show

di Rai Uno: Lara Lago, la ragazza che il Ministro Poletti lo ha sfidato scegliendo la “vita”. Tony Maiello, la ruspante promessa di X Factor, che in comune con i giovani Big appena usciti da Sanremo Michele Bravi e Chiara, ha una storia fatta di promesse musicali, di vuoti e depressione procurati da chi si prende beffa dei sogni. Luciano Cannito, noto al pubblico televisivo per essere stato uno dei coach di Amici, che oggi lotta contro gli agenti del nostro destino. Contro chi, direbbe Michele, si permette di accantonare le passioni dei ragazzi: un furto di felicità procurato da uno Stato mangione e panzuto senza mai voltarsi indietro.

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SHAKERATE gossip, Tv e cronaca

LE NOTIZIE sulla BOCCA di TUTTI A cura di Redazione

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© Tutte le foto prese da Facebook

TELERISSA: AL BANO CONTRO COSTANTINO

Costantino Vitagliano, durante la trasmissione Parliamone sabato condotta da Paola Perego scende nel dettaglio durante il collegamento con Al Bano Carrisi. L’ex tronista chiede al cantante se ha sentito la Lecciso e lui: «A te che frega, oh! Costantino, solo tu potevi fare questa domanda. C’era un Costantino molto prima di te che diceva in hoc signo vinces. Tu perdes». Tutto molto interessante!


QUANDO LA CYBERBULLA È VIP

Dopo la battaglia a suon di social tra Ceterina Balivo e Diletta Leotta, altre due donne se le son date di santa ragione! La figlia del re dell’horror Asia Argento, ha infatti scatenato un polverone pubblicando uno scatto rubato di Giorgia Meloni seduta mentre mangiava al ristorante. «La schiena lardosa di una ricca senza vergogna #fascista», ha scritto a supporto dello sgradevole post. Certo poi si pentono e chiedono scusa!

SAPETE CHI CI È RIMASTO MALE?

Ha fatto discutere la reazione di Gigi D’Alessio dopo la sua eliminazione tra i big in gara a Sanremo. Il cantante dalla sua pagina Facebook ha lanciato un video messaggio spalleggiato da un coro di amici: «Ragazzi credetemi vi giuro, non ci sono rimasto male. Sapete chi c’è rimasto male? Sto ca**o!». Immediata la risposta del web e di Carlo Conti che ha replicato diffondendo a tono: «Voglio dirvelo, Gigi non è l’unico ad aver reagito così. C’è un altro che l’ha già fatto. Sapete chi è? Sto c***o!».

LA DOLCE ATTESA DI ROBERTA GIARRUSSO

Prima cicogna per Roberta Giarrusso, raggiante di felicità ha sfoggiato (anche a Sanremo) un pancione di quattro mesi. In attesa di una bimba che si chiamerà Giulia, si gode la maternità al fianco del compagno Riccardo Pasquale, il 33enne che lavora in Unicredit e si occupa di finanziamenti al cinema. Un colpo di fulmine nato la scorsa primavera e che a giugno darà il suo primo grande frutto! Ssm | 9


# GRAZIE DEI FIOR

LE COSE CHE RICORDEREMO (NOI) IN

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LO SHOW DI Giorgia Mika Ricky Martin Zucchero

SANREMO

DAL VINCITORE al RITORNO DI ZUCCHERO, ai SUPER OSPITI stranieri

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Olè!

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IL VESTITO DI Diletta Leotta LE FACCE DA FESTIVAL DI Conti-De Filippi LA COMICITÀ DI Maurizio Crozza LE LACRIME DI Bianca Atzei LA BELLEZZA E L’ELEGANZA DI Marica Pellegrinelli

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IL VINCITORE DELLA 67ESIMA EDIZIONE

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# IN PRIMO PIANO

Lara Lago

«SONO una di quelle che si È TOLTA dai PIEDI»

La ragazza che ha sfidato il Ministro Poletti 12| Ssm

Di Candida Angelino


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inchiesta

DOPO L’ATTACCO GRATUITO DI GIULIANO POLETTI A 100 MILA GIOVANI ITALIANI, HA SCRITTO SU FACEBOOK UNA LUNGA LETTERA INDIRIZZATA AL MINISTRO PER SPIEGARE LE RAGIONI DEI GIOVANI CHE ABBANDONANO IL BEL PAESE, DIVENTANDO COSÍ LA PORTAVOCE SOCIAL DI CHI VIVE ALL’ESTERO.

Il suo pensiero è diventato virale,

poi è rimbalzato sulle maggiori testate italiane. Adesso Lara, fa il giro dei talk nazionali e sfida il Ministro: «Venga a vedere come è dura vivere qui». Un invito che (intanto)  abbiamo raccolto NOI! 14| Ssm


e provocatoria: «Alcuni meglio non averli tra i piedi». Abbiamo incontrato Lara, che ci ha spiegato come vive, il suo background e le ragioni di chi rinuncia tutti i giorni ai suoi affetti per inseguire un sogno. Cresciuta a pane e parole, in un paesino alle porte di Vicenza, Lara Lago, giornalista trasferitasi per lavoro ad Amsterdam, in questi mesi si è fatta conoscere diventando la portavoce social dei giovani lavoratori italiani all’estero. Come? Attraverso una lettera pubblicata sul proprio Facebook, indirizzata al Ministro del Lavoro Poletti, che ha sfiorato le 100mila condivisioni e ha raccolto più di 164mila “mi piace”, attirando le attenzioni di stampa e Tv nazionali. Il Ministro, specchio della immobilità politica e sociale che il mondo dell’occupazione vive da tempo nel nostro Paese, aveva commentato il dato dei giovani lavoratori costretti ad espatriare con una battuta infelice

«Sono una giornalista da nove anni e ne ho quasi trentatré. Ho iniziato scrivendo di ciò che mi piaceva, la musica e i concerti, per una fanzine chiamata Sound&Vision di Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza. Erano ancora gli anni dell’università. Prima di laurearmi in giornalismo a Verona sono passata ad un quotidiano, il Gazzettino, là ho imparato a seguire la cronaca bianca, la politica dei vari comuni ma soprattutto la cronaca nera, un percorso duro che mi ha formato tantissimo. Nel 2010 sono approdata nella realtà delle televisioni locali venete, con i meccanismi televisivi per me all’epoca del tutto sconosciuti. La svolta è arrivata nel 2014 quando ho iniziato a collaborare per un quotidiano online americano, La Voce di New York. In quel momento ho sentito che forse quella poteva essere la mia strada: lavorare per gli italiani all’estero o per l’Italia dall’estero. Nel 2015 sono partita per l’Albania, con Agon Channel, sei mesi di televisione nazionale italiana ma da Tirana. Quando sono rientrata in Italia, ed era luglio del 2015, mi sono rimessa a cercare lavoro nel mio settore, ma senza grandi risultati. Ho lavorato due mesi per una fiction che andrà in onda prossimamente in Rai, un dietro le quinte entusiasmante e curioso, un lavoro che potevo e riuscivo a fare, ma ben lontano dal giornalismo. Sono partita per Amsterdam il 15 febbraio 2016, dopo aver trovato un posto di lavoro che chiedeva tutti i requisiti che avevo, in una casa di produzione video internazionale chiamata Zoomin Tv. Avrei dovuto rimanerci sei mesi e poi rientrare a Milano. Ma a Milano non ci sono mai più andata».

SOTTO ACCUSA  il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti

PER LA GAFFE SUI CERVELLI IN FUGA: «ALCUNI MEGLIO NON AVERLI TRA I PIEDI» Ssm | 15


In questo scatto Lara ad Amsterdam, dove vive e lavora per la casa di produzione video Zoomin Tv.

Da quanto lavori all’estero e perché hai deciso di trasferirti? «Lavoro all’estero da undici mesi. La mia è stata una scelta dettata dalla necessità. In Italia avrei potuto fare altri lavori ma non quello per cui mi sono laureata e il mestiere che sento più mio. Dopo quasi un anno, posso dire anche che la scelta di trasferirmi è stata dettata dall’incoscienza e dal non sapere a cosa andavo incontro. Sono partita da sola, senza conoscere nessuno, senza essere mai stata prima ad Amsterdam. Non sapevo ancora se la città mi sarebbe piaciuta o no e c’erano tante altre cose che non sapevo, ma che avrei imparato con i giorni, con le settimane, con i mesi. Sono felice di aver fatto questa scelta, che mi ha fatto crescere moltissimo, ma lavorare all’estero nel mio caso è stato molto più difficile di quanto pensassi». Sei diventata un fenomeno virale sui social con un post contro il Ministro Poletti e la frase infelice che ha pronunciato sui giovani italiani che lavorano all’estero. Secondo te, perché migliaia di persone si sono identificate nel tuo sfogo? «Più la mia lettera diventava virale, più la gente mi mandava messaggi privati. In quei giorni ne ho ricevuti tantissimi, non solo da ragazzi come me all’estero che potevano condividere i miei sentimenti e la mia narrazione, ma anche da persone più adulte che vivono da anni fuori dall’Italia che hanno rivisto i loro inizi. La cosa che mi ha più colpito però sono stati i messaggi dei genitori dei ragazzi che vivono fuori, che mi hanno scritto che nella mia lettera al Ministro Poletti hanno ascoltato ancora una volta le conversazioni al telefono con i loro figli. Credo ci sia questa barriera, questo muro, del dover dire sempre che l’estero è migliore

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«L’estero non è migliore dell’ Italia, può esserlo sotto certi aspetti lavorativi, ma quello che nessuno dice è che l’Italia manca a quasi tutte le persone che partono. Io l’ho detto e questo ha creato un’onda di ritorno».


dell’Italia. Per tanti aspetti soprattutto lavorativi lo può essere ma quello che nessuno dice, per paura di essere tacciato come mammone, è che l’Italia manca a quasi tutte le persone che partono. Io l’ho detto. Ed è questo, credo, che ha creato l’onda di ritorno». Perché hai deciso di sfidare un uomo pubblico, un Ministro? «La mia non voleva essere una sfida ma un invito. Io il Ministro Poletti davvero avrei voluto vederlo nella piazza principale di Amsterdam, l’avrei spiato un po’ e poi ci avrei fatto anche due sane chiacchiere. La sua è stata una gaffe, ma ciò che mi ha pesato di più è che è stata una gaffe che ha toccato un nervo scoperto di chi vive all’estero. Il nervo scoperto è: anche se volessimo ritornare in Italia, per il momento, con l’attuale situazione del lavoro, non sapremmo come fare». Al momento il Ministro non ha mai risposto al tuo appello, ti auguri che possa accadere? «Mi piacerebbe succedesse, ma non sono così ottimista. Le cose che vorrei chiedergli le posso però scrivere qui: come mai in altri Stati del mondo ci sono professionisti che vanno a fare i ricercatori, c’è uno scambio di forza lavoro, una lingua comune, e in Italia tutto questo c’è molto meno?

Come mai per lavorare per una redazione internazionale, che ospita tutti i Paesi del mondo, devo guardare all’estero e non posso trovare un equivalente in Italia? In futuro potremo mettere le nostre competenze e la nostra esperienza al servizio del nostro Paese? Se sì, concretamente, come?». Cosa vorresti cambiasse in Italia? «Vorrei che ci fosse un mercato del lavoro più mobile, frizzante. Vorrei che le aziende facessero a gara per “rubare” chi lavora meglio. Mi piacerebbe più meritocrazia e più accesso al mondo del lavoro, e nel mio caso del giornalismo. Per intenderci, vorrei che non solo un figlio di un Ministro si possa permettere di dirigere un giornale». Quali opportunità vorresti per te e i tuoi sogni? «Vorrei mi venisse data semplicemente l’opportunità di fare il mio lavoro nel mio Paese credendo però alle idee, all’innovazione. Quello che auguro però, a me e a tutte le persone che stanno inseguendo i propri sogni, è di trovarli vicini alle persone che amano. Perché possiamo stare a parlare di lavoro una vita intera, ma poi il sapore della vita è dato dalle piccole cose, sapere che qualcuno ti sta aspettando a casa non appena chiudi la porta dell’ufficio».

Lara Lago, 33 anni, dopo il lungo sfogo sui social è stata ospite a La Gabbia, il programma di La7. È stata raggiunta dalle telecamere di Rai Italia, intercettata da web e stampa. Ssm | 17


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TONY MAIELLO


Sono rinatocon

Laura

Pausini Prima la partecipazione ad X Factor, una vittoria a Sanremo Giovani poco apprezzata dalle radio. Poi la crisi esistenziale e la rinascita. Oggi Tony Maiello è riuscito a fare della musica il suo mestiere ed è tornato col botto, grazie ad un percorso da autore iniziato con l’immensa Laura Pausini e un disco “fighissimo” caldo di uscita. di Daniela Iavolato

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STESSO TALENT STESSO COPIONE

opo Sanremo Giovani la mia casa discografica disse che era finita. Sono entrato in crisi, non sapevo più chi fossi e dove andare. Non mi riconoscevo nel lavoro fatto, così ho pensato di mollare tutto.

NUOVA STAGIONE Tony Maiello, 28 anni, dopo sei anni dal primo album è pronto a lanciare il suo nuovo disco da cantautore.

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Contrariamente a quanto cantava a Sanremo, dove trionfò nella categoria giovani nel 2010 con il brano Il linguaggio della resa, Tony Maiello è un ragazzo che non si arrende facilmente! Occhi azzurro mare, sguardo sincero e aria pulita, parlare con Tony è piacevole. È un giovane “pieno”, privo della tipica spocchia di chi sbuca all’improvviso da un talent e brucia velocemente le tappe. Non fatica a raccontarsi, non scalpita, non ha smanie di successo: è un ventenne che ha saputo aspettare. Dopo anni passati lontano dalla scena musicale è tornato alla carica scrivendo brani per i grandi nomi della musica italiana, in attesa del ritorno con un nuovo progetto discografico da cantautore. Lo raggiungo durante una pausa dallo studio di registrazione milanese, è a casa, nella sua Castellammare di Stabia e, prima di ascoltarlo, penso semplicemente di non aver mai intervistato un idolo delle teenager. E invece Tony conquista anche me, per la sua storia, i suoi modi gentili e la spiccata sensibilità. Del resto, è un cacciatore di emozioni che poi trasforma in canzoni, ma si è accorto di valere solo dopo aver toccato il fondo, quando è caduta la maschera che gli avevano cucito addosso per portarlo sul palco dell’Ariston.

«Un periodo» spiega «che tutto sommato è servito, perché ha avuto il merito di ispirare i testi che hanno conquistato Laura Pausini, Renga e Giorgia» e a noi racconta che è a loro che deve la sua rinascita artistica, a Laura soprattutto, il cui incontro è stato emozionante come il primo bacio.

Scoperto ad X Factor, hai un debutto esaltante al fianco di Mara Maionchi che ti ha fortemente voluto nella sua casa discografica. Con lei hai vinto Sanremo Giovani nel 2010, incassato una fama improvvisa e diversi successi. Poi, il divorzio artistico ha prodotto un lungo periodo di pausa dalla musica, durante il quale hai pensato di mollare tutto. Perché ti abbiamo perso di vista, che cosa è successo? «Ho avuto come capita a molti un periodo di riflessione, sono entrato in contraddizione con me stesso. Dopo Sanremo, nonostante la vittoria, non c’è stato il riscontro che ci si aspettava, da lì è partita la demoralizzazione di Mara e Alberto Salerno (socio e marito di Mara Maionchi ndr.) e la decisione di non continuare con un secondo disco, quindi mi sono ritrovato senza più un contratto discografico e una strada da percorrere. A quel punto non ho avuto alternative, mi sono messo a capire cosa dovevo fare. Ho sentito l’esigenza di ritrovarmi, ed è iniziato un lungo periodo buio che, col senno di poi, mi ha dato tanto. Conosci i tuoi mostri e impari a conviverci e, in quel momento, quando la mia anima ha iniziato a parlare, sono nate tantissime canzoni». Stesso talent, stesso copione per tanti ragazzi. Possiamo dire che il tuo periodo “no” è legato proprio al meccanismo usa e getta di questi show? Che idea ti sei fatto della tua esperienza? Ti sei mai sentito usato o lasciato solo? «La mia esperienza di depressione non è legata ad un discorso lavorativo, non sono mai stato legato ai soldi, né al successo. Tutto è cominciato perché non riuscivo a riconoscermi nella maschera costruita per me durante il talent. Ero giovanissimo e ho lasciato che nascondessero la mia vera natura. Facevo quello che piaceva agli altri, quindi certo, lo

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show televisivo ha sicuramente contribuito a peggiorare il mio stato d’animo, ma non ho mai dato la colpa al mio percorso artistico. Piuttosto, ho sempre pensato che queste cose capitino a chi si fa troppe domande. È tutta una questione di fragilità interiore». Come sei uscito da questo periodo? «Con un lungo percorso di autoanalisi, durante il quale mi sono avvicinato a letture esoteriche e spirituali. Dopo aver fatto i conti con me stesso, ho iniziato a vivere la mia vita da regista, utilizzando come strumento di guarigione la scrittura, un’amica che mi ha aiutato tanto. Viviamo in una bolla di sapone, sempre distratti da qualcosa e, quando questa bolla si rompe, chi si scava dentro deve riuscire a trovare un gancio. Io, fortunatamente, l’ho trovato nella musica e sono ripartito da zero. Forse, avevo solo bisogno di perdermi un po’». Cosa ci vuole secondo te per sfondare in questo ambiente? «Ci vuole soprattutto verità. Un po’ di culo, che non guasta mai, e tanta determinazione. Le cose accadono a chi le desidera più di un altro». A un certo momento è arrivata però la svolta decisiva. Una nuova vita da autore partita con un brano per Laura Pausini. Poi sono arrivati Renga e Giorgia (solo per citarne alcuni). Raccontaci, come è andata? «Quando i pensieri che mi tormentavano hanno abbassato il volume è ritornato il richiamo sacro per la musica. Avevo un cassetto che esplodeva di testi, ho insistito per farmi ascoltare e ho rotto le scatole a tutti. Mi sono trasformato in una specie di stalker, tant’è che mi sono fatto cacciare a calci dal bodyguard di una nota multinazionale. Ho iniziato stilando una lista di persone alle quali mostrare le mie cose, ne ho trovata una in particolare che è riuscita a raggiungere la manager di Laura Pausini, Fabrizia Cerciello. Fino a quando, nel 2015, è arrivata proprio lei, Laura, e ha detto: “Ok, io questo pezzo lo prendo” (200 Note, il singolo lanciato recentemente in occasione della nomination della Pausini al Recording Academy GRAMMYs 2017, contenuto nel fortunato album “Simili” ndr.). Poi si sono aggiunti Francesco Renga, Lorenzo Fragola, Giorgia e altre collaborazioni che al momento non posso rivelare». Ma la Pausini l’hai incontrata? «Sì, ho incontrato Laura a Bari durante un suo live e lo ricordo come fosse il primo bacio. È stata gentilissima, mi ha ringraziato sul palco e dedicato una canzone. Lei è la mia adolescenza e quando è arrivata sono rinato e sono diventato un guerriero».

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Se tu potessi scegliere a chi dare un tuo testo, per chi ti piacerebbe scrivere? «Un sogno inarrivabile è Lorenzo Jovanotti, sono sulla sua stessa linea di pensiero. Adoro quello che scrive e come lo scrive, è un artista che vibra su altre frequenze. E poi c’è Tiziano Ferro, un amore al primo ascolto. Vicinissimo alla mia anima black». Oggi che paure hai? «Se c’è una paura che non ho è quella di morire, ho avuto un incidente col motorino nel 2006 e ho vissuto quella che molti chiamano un’esperienza di premorte. Un viaggio assurdo in cui mi sono sentito avvolto da un abbraccio eterno, delle sensazioni di quiete che non possono farmi credere che ci sia una fine dopo». Quali sogni conti ancora di realizzare? «Di sogni ne ho tanti, adesso sto scrivendo meno per gli altri e sono super concentrato sul mio nuovo album. Un lavoro fighissimo che arriva dopo sei lunghi anni di pausa dal primo disco, contenente undici brani. A breve annuncerò sui miei social l’uscita del singolo che farà da apripista». Sanremo è appena terminato…lo hai guardato? «Certo! Quest’anno c’erano un bel po’ di amici sul palco dell’Ariston, da Giusy Ferreri a Raige. E poi ero curioso di vedere la De Filippi all’opera». Ma per te è un capitolo chiuso? «No, anzi, è un capitolo apertissimo. Dopo il 2010 ho sempre pensato di aver lasciato in sospeso qualcosa su quel palco, così ho messo da parte una canzone molto speciale. Dopo quest’album vedremo». Come lo affronterai questa volta? «Vivendolo, essendo più presente! La prima volta non me la sono goduta la mia esperienza sanremese, avevo solo ventun’anni. Adesso, invece, saprei divertirmi consapevolmente». Per chi hai fatto il tifo? «Per tutti gli amici in gara, lasciami essere neutrale (ride ndr.)». Una preferenza puoi dircela… «Per campanilismo ho tenuto per Clementino, ma sono sicuro che Michele Bravi farà molta strada». Dì la verità, in tutti questi anni passati a scrivere per gli altri, non ti è mai dispiaciuto rimanere confinato dietro i grandi nomi citati? «Assolutamente no. Non credo nemmeno di essere stato così “nascosto”, in fondo, sono stati tutti molto gentili con me. Mi hanno citato e menzionato sempre, quando ne hanno avuto la possibilità. Senza di loro non avrei potuto realizzare il mio nuovo progetto discografico, quindi ad ognuno di loro devo solo tanto».


LA SVOLTA

P

ur di proporre i miei testi mi sono fatto cacciare a calci dal bodyguard di una nota multinazionale. Ho tenuto duro fino a quando è arrivata Laura.

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IL TUO CHE SPARIRANNO NEL 2022.

OTTO LAVORI

# LAVORO Curiosità

c’è?

È ormai chiaro che la tecnologia abbia invaso la nostra quotidianità, relegando alla dimensione virtuale le innumerevoli commissioni giornaliere che prima ci si trovava a svolgere fisicamente. Questo cambio di rotta non ha portato solamente ad una sovversione della comunicazione e dell’organizzazione del nostro tempo, ma anche a un cambiamento radicale del mondo del lavoro. Se fino ad ora le macchine hanno sostituito il lavoro manuale, ci troviamo ormai ad uno snellimento sempre più definito delle figure lavorative che il mondo digitale si sta avviando a sopprimere. Secondo le ricerche condotte da CareerCast sulla base dei dati del Bareau of Labor Statistics, numerose figure professionali si avviano all’estinzione entro il 2020. Fra quelle più a rischio, ne abbiamo elencate otto. Insomma se è vero che la tecnologia aiuta, di certo non aiuta a mantenere l’attuale posto di lavoro. Bisognerà quindi rimboccarsi le maniche e reinventarsi prima del 2022. Di Emanuela Esposito

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1. -28% ADDETTI ALLA CONSEGNA DELLA POSTA

491mila addetti alla consegna della posta potrebbero vedere calare i posti di lavoro a causa dell’automatizzazione e dell’utilizzo di forme di comunicazione digitale.

2. -19% AGRICOLTORI E ALLEVATORI

I 930mila agricoltori e allevatori americani scontano il peso dei costi di semi, prodotti chimici e macchinari. La professione, che genera un reddito nell’ordine di 69mila dollari, dovrà affrontare la ���siccità” dai prossimi sette anni in poi.

3. -13% PROFESSIONISTI NEL CAMPO DELL’INFORMAZIONE

Sono chiamati in causa giornalisti e operatori dell’informazione. Attualmente, sono 57mila le persone che svolgono questo tipo di attività con un compenso medio di 37mila dollari, e che purtroppo, sentiranno vacillare le proprie poltrone.

4. -12% AGENTI DI VIAGGIO

La gestione online dei propri viaggi sta già penalizzando questa categoria che, pare, dovrà incassare ancora pesanti disfatte nella guerra contro la tecnologia.

5. -10% ORAFI

Non ne usciranno indenni neanche gli orafi che lavorano le pietre, costretti a confrontarsi con una la concorrenza rappresentata dagli imprenditori che investono sull’importazione di prodotti rifiniti

6. -8% SUPERVISORI DI IMPIANTI ENERGETICI

Anche gli addetti alla supervisione di impianti energetici saranno sostituiti da macchinari automatizzati che, ancora una volta, prenderanno il sopravvento sulla manodopera.

7. -8% ESPERTI DI COMPOSIZIONI FLOREALI

Oggi sono 62mila le persone che esercitano questo mestiere e il cui attuale compenso si aggira sui 24mila dollari.

8. -7% HOSTESS E STEWARD

Il rischio in questo caso è dovuto alle difficoltà economiche e ai contratti di lavoro che non incentivano di certo ad assumere nuovo personale. Lo stipendio medio infatti si attesta sui 37mila dollari. Ssm | 25


Caro Carlo, IL VERO festival LO FACCIAMO

© Manuela Ragucci

# TENDENZE

CHIUSO IL SIPARIO DELL’ARISTON COSA RIMANE DEL FESTIVAL DI SANREMO?

Naturalmente, le canzoni e le radio e la regola vuole (salvo qualche eccezione) che siano quasi sempre le canzoni che non si piazzano bene a Sanremo ad avere successo in radio e nelle vendite. Viceversa, il podio sanremese non sempre trova una buona

rotazione radiofonica. Succederà anche quest’anno? E soprattuto perché succede? È quello che abbiamo chiesto a Gaetano Gaudiero, speaker della storica Radio Marte, che insieme a Dino Piacenti e Raffaele Bruno ha seguito il Festival, regalando ai marziani quattro irriverenti serate di commenti, interviste inedite e curiosità. Quindi, mettete da parte critica, taccuini e pagelle autorevoli… Ora ai brani ci pensano loro! Di Daniela Iavolato 26| Ssm


Nella foto a partire da destra Gaetano Gaudiero e Dino Piacenti, entrambi speaker di Radio Marte. Durante la settimana sanremese hanno riempito il palinsesto serale della storica radio campana con il goliardico Sanremo su Marte, il programma che ha raccontato la movida ma anche vizi e virtĂš della kermesse canora giunta alla sua 67esima edizione.

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© Manuela Ragucci

È APPENA TERMINATA L’EDIZIONE NUMERO 67 DEL FESTIVAL DELLA CANZONE ITALIANA. Per un’intera settimana centinaia di siti, giornalisti e commentatori di ogni tipo sono corsi dietro a numeri e pagelle da stilare per i brani in gara. Un arduo compito, per carità, dovuto e necessario per gli addetti ai lavori ma che, dopo qualche giorno, ci sembra quasi una fatica inutile, perché - diciamoci la verità -, chiuso il Festival sono le radio a fare il bello e il cattivo tempo, la fortuna e il successo di un brano. E non sempre i brani più quotati a Sanremo incontrano il favore delle radio. E allora Gaetano, spiega a noi profani questo meccanismo sconosciuto…perché da sempre esiste questo gap tra Festival, brani ed emittenti radiofoniche? «Innanzitutto mi piace citare due esempi storici che avvalorano la tesi appena esposta: Vita spericolata di Vasco Rossi e il brano Donne di Zucchero, due canzoni che nella storia del Festival sono arrivate ultime e poi sono diventate dei capolavori della musica italiana. Questo succede perché Sanremo vive

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su un equilibrio precario che deve mettere d’accordo un po’ tutti». Ovvero? «Chi ha la direzione del Festival deve riuscire a non scontentare nessuno. Bisogna, innanzitutto, tener conto delle case discografiche che sono poi quelle che fanno il Festival e che, altrimenti, l’anno successivo non candidano i propri big a Sanremo. Poi bisogna mantenere l’equilibrio con i giornali-


sti e la sala stampa, dove c’è sempre una votazione estremamente eterogenea, infine ci sono i fruitori di musica che, ovviamente, fanno la loro parte. Ma i principali attori di Sanremo sono soprattutto le case discografiche e la sala stampa! Le radio, che poi sono quelle che decretano il vero successo nel tempo dei brani, vengono sempre messe da parte, sia prima che durante il Festival, ecco perché, successivamente, il risultato radiofonico spesso non coincide con le scelte fatte durante la manifestazione». Quindi le radio, nonostante siano l’anello di congiunzione più importante e quelle che hanno il polso di ciò che piace o non piace ai fruitori di musica, secondo te, hanno voce in capitolo soltanto successivamente? «Esatto. Non si capisce perché, chiunque abbia organizzato il Festival fino ad oggi, non abbia mai pensato di realizzare una giuria composta dai responsabili musicali di tutte le radio regionali più importanti d’Italia, per consentire anche a noi addetti ai lavori di esprimere un voto. Sanremo si consuma in quattro serate, durante le quali il pubblico che ascolta da casa non riesce a legarsi a un pezzo in soli tre minuti, siamo principalmente noi a fare da cassa di risonanza e a fare poi la fortuna di un artista o di un brano. Nonostante questo, siamo sempre messi da parte!». Cos’altro c’è che non va a Sanremo? Come hai trovato questa edizione? «Un altro grande errore, è stato quello di allontanare dal Festival coloro che hanno fatto grande questa manifestazione: Pippo Baudo e Adriano Aragozzini (ex patron del Festival di Sanremo, ndr). Baudo ha avuto il merito di mettere al primo posto, in tutte le sue conduzioni, la musica! Le sue edizioni non avevano bisogno di escamotage come la “farfallina” di Belen, lui portava sul palco i veri big, canzoni canticchiabili dal giorno dopo,

in più, scopriva e lanciava talenti. Eros Ramazzotti, Laura Pausini e Giorgia sono la felice testimonianza del suo eccezionale talento di scouter. Oggi, ahimè, un talent scout come Pippo Baudo non esiste più, e la Rai continua a mancargli di rispetto, perché lui avrebbe dovuto affiancare Carlo Conti nella consulenza artistica. Quella di quest’anno, è stata una tornata senza big e senza quella musica che ci si aspetta da una manifestazione come Sanremo». Parliamo delle canzoni allora. Con Sanremo su Marte hai raccolto in diretta il gradimento dei radioascoltatori, cosa è piaciuto e cosa piace al pubblico radiofonico dei pezzi sentiti a Sanremo? «Oggi purtroppo fanno presa le canzoni facili, quelle “mordi e fuggi” imposte dalla Tv dei talent show. Ecco spiegato, anche, il motivo di tanti giovani in gara tra i big provenienti proprio da quegli ambien-

«I FESTIVAL DI BAUDO… QUELLI SÌ CHE RIMANEVANO NEL CUORE. PIPPO AVEVA UN IMPEGNO CON LA MUSICA E LE SUE EDIZIONI SFORNAVANO TALENTI VERI».

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ti. Questa velocità sta cambiando, al contempo, i gusti del pubblico e il meccanismo su cui si reggevano le stesse radio. Per esempio, negli anni ‘80 e ‘90 una hit di successo rimaneva in programmazione mesi interi. Oggi non è più così, le canzoni hanno una vita molto breve, vengono subito messe da parte: i singoli escono ogni due mesi. In più, le radio sono costrette a suonare i pezzi imposti dagli uffici promozioni delle case discografiche di ogni artista, mentre prima, le radio ricevevano i dischi ed era lo speaker a decidere le canzoni da passare». Ma dei brani dei ventidue big in gara chi sta passando in loop in radio? «Fiorella Mannoia, Elodie, Clementino, Paola Turci, Giusy Ferreri e Francesco Gabbani sono quelli in questo momento tra i più passati». Cosa conta per fare colpo sul palco dell’Ariston in quei tre minuti di esibizione? «Ogni artista deve portare se stesso, sul palco non devi mai tradire il pubblico che ti ha scelto». Insieme a Dino Piacenti hai avuto modo di respirare anche la movida sanremese, che aria tirava a Sanremo sotto questo profilo? «Io da studio l’ho vissuta di riflesso, mentre Dino intercettava gli artisti in giro nei locali della città. La movida è sempre la stessa, Sanremo rimane un ottimo luogo d’incontro per le pubbliche relazioni però la musica, negli ultimi anni, c’entra veramente molto poco». Facciamo finta che la famosa giuria radiofonica di cui abbiamo parlato esista davvero. Tu sei tornato da poco e hai espresso il tuo voto tra i banchi dei tecnici…per chi hai votato Gaetano? «Partendo dal terzo posto, le canzoni più giuste per me sono state quelle di: Gigi D’Alessio, Paola Turci, Fiorella Mannoia».

Elodi, Turci, Mannoia, Clementino, Giusy Ferreri e Gabbani SONO TRA I PIÙ SUONATI IN RADIO IN QUESTO MOMENTO 30| Ssm


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# FREETIME

cinema

Film di animazione Ballerina Félicie è una piccola orfana bretone con un’unica passione: la danza. Con il suo migliore amico Victor, che sogna di diventare un grande inventore, organizzano  un rocambolesco piano di fuga per scappare dall’orfanotrofio, direzione Parigi, la Ville Lumière con la sua Torre Eiffel ancora in costruzione. Félicie dovrà battersi per superarsi e realizzare il suo sogno: diventare una stella della danza all’Opéra di Parigi. Con le voci di Sabrina Ferilli, Eleonora Abbagnato, Federico Russo e con una canzone della meravigliosa Francesca Michielin emozionerà al cinema dal 16 febbraio grandi e piccini!

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TOP EVENTS

cinema

Il film su Pino Daniele

Gli indirizzi top per scoprire la città. I ristoranti più in voga, le migliori SPA. Ma anche le mostre, i musei da visitare, eventi e manifestazioni.

A due anni di distanza dalla scomparsa del musicista, arriva in 300 sale italiane dal 20 al 22 marzo Pino Daniele – Il Tempo Resterà. Un viaggio attraverso la musica con interviste inedite, spezzoni di concerti mai visti prima e le testimonianze di molti artisti che hanno collaborato con Daniele. Il docu-film, diretto da Giorgio Verdelli, è una produzione Sudovest con Rai Cinema. Indicato come Progetto Speciale dal Ministero dei Beni e delle attività culturali e del Turismo, il film sarà presentato in anteprima al Teatro San Carlo di Napoli il 19 marzo, giorno del compleanno di Pino Daniele, con il supporto della Regione Campania. Voce narrante Claudio Amendola, fotografia Francesca Amitrano, montaggio Emiliano Portone.

ret c e S a d i t l e c S

teatro

Diana & Lady D il musical

#piccoli annunci #piccolo prezzo #scopri come fare SCRIVI A info@secretstylemagazine.it 32| Ssm

Serena Autieri sarà la protagonista del nuovo spettacolo in scena al teatro Augusteo dal 2 al 12 marzo, Diana & Lady D, scritto e diretto da Vincenzo Incenzo. Nel musical la Autieri vestirà i panni della principessa che è entrata nella storia e nei cuori del popolo inglese.


RISCHIO, FIUTO E

Napolispia

“SPIFFERI”

Iena napoletana del web, storico divulgatore di vizi privati altrui costati odi e simpatie. Lui, che di vizi ne ha

ben pochi «non frequento comitive di politici e giornalisti» (precisa), spia da anni la Napoli che poi smaschera e bacchetta sull’ormai sito cult napolispia, diventando una delle penne di punta di Roberto D’Agostino. Scoperto dal maestro dello scoop mentre spifferava sul Corriere del Mezzogiorno i dettagli incandescenti sul caso “Noemi Letizia”, oggi Carlo Tarallo approda a La Verità, il nuovo quotidiano fondato e diretto da Maurizio Belpietro. E, a chi lo definisce un gossipparo, risponde: «Il pettegolezzo? È un’arte millenaria!». Di Daniela Iavolato

LA RICETTA DI UN BUON GOSSIP DELLO SPIONE CARLO TARALLO Ssm | 33


Carlo Tarallo NON FATEVI CHIAMARE MAI DI NOTTE…perché è durante le ore tarde che “lo spione” lascia la sua firma!

«La preda è morbida, rilassata, in pantofole…azzera le difese e… Zac! Qualcosa, si lascerà sfuggire». Parola e segreti di Carlo Tarallo, il re del web dei retroscena.

«Lavorando con Dago mi è nata la passione di scavare dietro le quinte, facendo mia la sua massima: “Il gossip di oggi è la notizia di domani”». Con questo che vuoi dire? Che il gossip non è giornalismo di serie “B”? Tu come ti vedi, come un cacciatore di verità o di pettegolezzi? «Io ribalterei completamente la situazione. Il gossip è una nobilissima branca dell’informazione, così come il pettegolezzo: è un’arte nobilissima; un genere letterario che ha millenni di storia. Per esempio, quando non esisteva la carta stampata era l’unica forma di comunicazione possibile. Sappiamo tutto di re e imperatori, abbiamo letto delle loro amanti e concubine da autori che fanno parte dell’olimpo della letteratura classica. Definiremmo mai pettegolezzi queste opere? Oggi passa il termine “inciucio”, gossip, perché è parte della cronaca». E gli altri? Come ti vedono? «Male! Intanto non mi vedono perché conduco una vita molto riservata. Non vado a pizze e cene con comitive di politici e giornalisti, non sono rintracciabile da tutti, non passo il mio cellulare facilmente. Alla fine, credo possano vedermi solo come uno che fa il suo lavoro». A chi o a cosa serve tutto questo gossip? «Sui pettegolezzi sono caduti i governi e si giudicano i ministri. Io sono diventato un fan del pettegolezzo e, un’altra cosa sfiziosissima, sono le reazioni delle persone prese di mira. Mi vanto di essere stato il bersaglio di gente veramente inferocita, dalla Carfagna alla De Girolamo, fino a Berlusconi. Quanto più la reazione del protagonista del tuo articolo è furibonda, tanto più probabilmente ci hai preso».

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Sì, ma come fai a sapere tutto di tutti? Come si realizza uno scoop? «Quando fai questo mestiere da anni, ad un certo punto, sono le informazioni a venire da te. La mattina apro la saracinesca e vengono i fornitori di notizie. Mi contattano per farmi sapere». Chi? «Tutti! Mi arrivano spifferi da ogni parte». E perché lo fanno? «Perché la gente prova gusto nello sputtanare gli altri. Chi viene in possesso di informazioni piccanti, ha un impulso irrefrenabile a dirlo a qualcuno, così mi ritrovo a ricevere informazioni


che poi, chiaramente, verifico e controllo». Come si verifica un Gossip? «La fonte è la regola numero uno! Se una fonte è cristallina e certificata, tendi a fidarti. Dopo di che, devi controllare se chi ti ha passato la notizia possa trarre vantaggio dalla sua diffusione. Se ce l’ha, puoi anche farti venire il dubbio che sia falsa. Una fonte neutra e disinteressata, invece, mente meno. Poi c’è l’incrocio delle fonti tra persone che non si conoscono. Insomma, ci vogliono fiuto, istinto e memoria! Poi un po’ si rischia, lavorando per il web devi conciliare la fretta con la veridicità della notizia, è un lavoraccio ma è divertente». Qual è limite da non oltrepassare mai? «Il rispetto per le persone, se il personaggio è potente il limite sale e poi ti formi un’etica tua anche attraverso gli errori che commetti». Qual è il tuo pane quotidiano? «Attualmente seguo molto gli esteri. Dopo sette anni ho lasciato Dagospia. Avevo voglia di ritornare al cartaceo ed è arrivata la chiamata de La Verità! È stato entusiasmante, hanno speso parole importanti per avermi in squadra. Ho seguito le presidenziali e adesso i primi passi della nuova amministrazione Trump. Gli spifferi che escono da ambasciate e ministeri sono continui». Lo scoop di cui vai più fiero? «Due in assoluto. Il primo, è quando cinque anni fa c’era in ballo la nomina del nuovo procuratore capo di Napoli e io riuscii a sapere che quello che era il favorito per tutti i giornali non sarebbe stato scelto, tant’è che poi vinse Colangelo - ancora in carica -. Poi, un Natale di qualche anno fa, scoprii che la famigerata agenda Monti l’aveva scritta in realtà il senatore Pietro

Ichino. Quell’anno Monti non passò un bel Natale, eh no!». In questo momento, chi fa più notizia? «Trump». E in casa nostra? «Siamo di fronte ad una moltitudine di nani. Renzi ha fatto notizia per un anno ed è stato sepolto, forse dal punto di vista politico in questa fase di appannamento regge ancora Grillo. Nessuno riuscirà più a produrre fiumi d’inchiostro come Berlusconi, non vedo all’orizzonte nessun sostituto». Hanno mai provato a farti fuori dal “sistema”? «Sì, più di un politico. Mi è capitato prima a Il Mattino e ho resistito. Successivamente, quando lavoravo per un quotidiano romano, li ho lasciati fare!». Chiudiamo con una “tarallata” esclusiva? «Una persona molto importante a Napoli, ma molto molto, si è scelto come ultima amante una donna che ha una caratteristica: è uguale alla moglie ma ha vent’anni di meno. E la cosa, ha colpito molti addetti ai lavori…».

Carlo Tarallo nato a Il Mattino, ha iniziato la sua carriera come redattore sportivo. Dal suo osservatorio sotto il Vesuvio ha iniziato poi a controllare i movimenti di vip, politici e potenti confezionando scoop finiti su Dagospia (la bibbia del gossip). Oggi si dedica agli esteri e all’amministrazione Trump, perché nell’Italia del dopo Berlusconi: «restano solo i nani a fare notizia». Ssm | 35


NUOVI

n u o n o S « Silvio Laviano

N A I L I SIC

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La nom l fi l e n afredoniagrande pubblico M o i l u i G etto da conosciuto dal ction di succesr i d ” o v l a e fi Il “S , è amato ioni a numerose ha saputo coniua r r e t a , z r a o n st partecip ro italian . Oggi è i per le suee di punta del teat sperimentazione vola triste so. Attor alco tradizione e Salvatore - fa , colori e gare sul p il suo monologo fatta di profumi scena cone sola, una storia…la Sicilia. per voc gati alla sua terra respiri le Di Andrea

Quando nasce la tua passione per la recitazione? «Fin da bambino sono stato sempre affascinato da questo ambiente. Ho avuto la fortuna di essere educato al teatro e al bello dalla mia famiglia, in particolare da mio padre. Al liceo ho frequentato un corso di teatro e bazzicavo la parrocchia del quartiere solo per fare recitazione. Mentre gli altri ragazzi organizzavano i tornei di calcetto giù al campetto, io invece restavo nella sala dell’oratorio a provare i primi spettacoli. Avevo, più o meno, tredici anni. In seguito, ho avuto la fortuna e la caparbietà di essere ammesso alla Scuola Nazionale del Teatro Stabile di Genova. Da lì è partito tutto».

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Axel Nobil

Ti muovi con disinvoltura tra cinema e teatro, ma quale mezzo preferisci? «Da spettatore preferisco il cinema. Da attore preferisco, invece, la storia che devo raccontare. Il cinema e il teatro sono due mondi molto diversi dal punto di vista produttivo. In ogni caso, il mio unico obiettivo è raccontare e vivere fino in fondo il personaggio che interpreto, a volte c’è bisogno di tutto il corpo, a volte solo di un primo piano o di un piccolo respiro. Cambia il mezzo ma l’essenza resta. Sono sincero, vorrei lavorare di più al cinema, ma so anche che è solo questione di tempo. So che scoprirò il cinema da più maturo. Lo sento...lo spero».


DIVI

NO

Silvio Laviano, 37 anni, dopo essere stato diretto da Giulio Manfredonia nel film La nostra terra, è di nuovo in scena con il suo monologo Salvatore - favola triste per voce sola .

Š Antonio Licari

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© Antonio Licari

© Caterina Fisichella

Lo spettacolo teatrale che porti maggiormente con te come punta di orgoglio? «Ce ne sono molti, è difficile scegliere. Tra tutti, forse, l’unico che ho scritto e che interpreto ancora in giro per l’Italia: il mio Salvatore - favola triste per voce sola; non solo perché è figlio mio, ma perché mi ha letteralmente salvato la vita allontanandomi da una possibile depressione. Sono molto orgoglioso anche dei miei progetti di residenza in Sicilia con il Progetto S.E.T.A. Ho imparato molto sfidando me stesso come regista e sbattendo la testa, a volte, contro i miei stessi errori. La Sicilia, da un lato, è una terra fertile. Dall’altro è matrigna. Mi diverte molto che in Sicilia, da siciliano “doc”, io venga visto sempre come lo straniero dalle idee innovative e “stravaganti”. Io dico e faccio solo quello che penso e ritengo più onesto». Durante la tua carriera hai anche diretto delle compagnie teatrali. Come ti senti in questo ruolo? «Malissimo, perché non riesco ad essere freddo e distaccato. Sono un animale da palco. Mi ci ritrovo nel ruolo di regista, mi piace anche molto, ma soffro sempre di profonde gastriti, perché vivo con i miei attori le loro fatiche e i loro sforzi. Per me dirigere uno spettacolo è come recitare due volte. Di una cosa mi occupo sempre: di amare profondamente gli attori che dirigo, di rispettarli di “bastonarli” catarticamente solo per approfondire certe immagini o idee. Mi prendo cura di loro con tutto me stesso, ma pretendo molto. Bergman diceva che il regista è sempre un uomo solo. Aveva ragione. Non amo la solitudine del ruolo. Siamo già tutti abbastanza soli!». Con chi ti piacerebbe lavorare al Cinema? «Fellini, Monicelli, Visconti, Risi e Frank Capra. Mastroianni, Tognazzi, Brando e la Hepburn». Ma sono tutti morti? «Allora ad un’opera prima, con un giovane regista che vuole solo me come protagonista del suo film». Quanto conta il carisma in un attore rispetto al talento vero? «Il carisma è un talento anch’esso. Non ho mai conosciuto attori talentuosi senza carattere o senza fascino o, almeno, con una qualità caratteriale molto personale e sviluppata. Il vero carisma è essere se stessi. Questo conta! Bisogna stare molto attenti, però, a non confondere il carisma con la piaggeria, o il tornacontismo. Ecco…io quegli attori davvero non li sopporto». Cosa consiglieresti a un giovane che vuole fare questo mestiere?

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«Studiare, studiare, studiare. Conoscere, viaggiare, imparare l’inglese. E se davvero si desidera fare questo mestiere non bisogna permettere mai a nessuno si farsi ostacolare. Se c’è il talento, un giorno verrà riconosciuto. Se non c’è non si perde mai tempo a inseguire i propri sogni». Quali sono i tuoi prossimi progetti? «Innamorarmi. Ah intendevi professionali? Tornerò in Sicilia, a provare un nuovo progetto a cui tengo molto. Su una storia magnifica ambientata nella Catania degli anni ‘70 sulla tematica di genere. Sarò in tournee in Sicilia con Il Misantropo di Molière per la regia di Nicola Alberto Orofino e in Veneto con la commedia musicale Un mandarino per Teo di Garinei e Giovannini, diretta da Stefano Eros Macchi. A marzo andrà in onda per la Rai un nuovo episodio de Il Commissario Montalbano dove interpreto un personaggio non molto raccomandabile. Infine, inseguirò i miei sogni».


dintorni

LA RUBRICA DI PAROLE E LIBRI (PAROLE NEI LIBRI)

«Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola. A volte ne scrivo una, e la guardo, fino a quando non comincia a splendere». Così scriveva Emily Dickinson per esprimere il proprio personale rapporto con la parola e con la capacità evocativa che ne può derivare. Ecco perché ho scelto di chiamare questa rubrica Parole&dintorni, perché le parole strutturano e costruiscono il nostro habitat sociale e affettivo. Arredano le nostre vite, rendendole più agevoli e più sicure. Più giuste e più belle. Migliori. E il territorio preferito dalle parole è quello dei libri. Delle pagine in cui prendono vita, segnando percorsi, attraversando esistenze, moltiplicandosi nel mondo. Dunque la mia rubrica sarà una rubrica di parole e di libri. Per l’esattezza: di parole rubate ai libri. E di libri resi belli dalle parole.

© Luciano Correale

Parole&

Claudio Finelli (Napoli, 1973) docente, critico letterario e teatrale, blogger LGBT (Pride Time) delegato cultura diArcigay Napoli e presidente di Arcigay Campania, ha curato la raccolta di racconti “Se stiamo insieme”. È autore dell’antologia poetica “Sulle mie labbra” e, con Mario Gelardi, del fortunato format teatrale “Do not disturb”. Collabora con il Nuovo Teatro Sanità di Napoli. È creatore e direttore artistico della rassegna letteraria “Poetè” che ha luogo presso il Chiaja Hotel de Charme di Napoli.

Dopo la scorpacciata di buonismo natalizio, di amabili propositi magnanimamente avanzati per l’anno nuovo e di regali compulsivamente acquistati e generosamente infiocchettati per parenti, amici e conoscenti, ho deciso di dedicare la rubrica di questo mese alla parola perfidia, sostantivo sicuramente poco amato dai più leali e dai i più onesti tra i nostri lettori. D’altronde, come dargli torto? La perfidia non caratterizza semplicemente il modo di essere e di comportarsi di una persona cattiva. La perfidia va ben oltre la pura e semplice cattiveria. La perfidia è un sentimento meschino, ignobile e nutre gli spiriti più subdoli e pervicacemente vocati all’altrui danno. L’universo della perfidia, però, non è scevro da frequenti lusinghe letterarie dacché il male ci avvince e ci seduce più del bene. Pochi anni fa, un giovane giornalista e autore napoletano, Antonio Mocciola, diede alle stampe una raccolta di racconti, in forma d’apologhi, dal titolo a dir poco esemplare: Latte di Iena (La Quercia Editore). Nella premessa al libro, lo stesso autore annunciava ai lettori di aver fatto una scoperta, e cioè che il mondo sembra più sopportabile, dopo aver assunto una dose, sia pur letteraria, di veleno distillato. Questo perché, come avverte Willy Vaira nella prefazione, nei racconti

di Mocciola troviamo donne, uomini e bambini che alla fine sono proprio come noi, con le loro contraddizioni, con le taciute aberrazioni, con la loro stanchezza, e con quella finta voglia di arrendersi che alla fine li rende di nuovo vivaci e ben presenti. E in tutti rintracciamo quella perla di veleno che - confessiamocelo senza ipocrisie - un po’ ci appartiene. Certamente, ci spaventa. Ci disgusta perfino. Ma comunque ci appartiene. Simile considerazione sembra abbia guidato, più di recente, la drammaturga Lucia Stefanelli Cervelli che ha pubblicato per Homo Scrivens la raccolta di racconti L’innocenza dei perversi. E qui, la perfidia più che essere nelle storie narrate, sembra essere nella perizia chirurgico-narrativa dell’autrice che incide impietosamente nella viva carne dei suoi personaggi, rivelandone particolari inquietanti, irripetibili vizi, opache e inconfessabili fragilità umane. Sia nel libro di Mocciola che in quello della Stefanelli Cervelli, la parola scava nell’esistenza, mettendone a nudo le crepe, le simmetrie equivoche, i mortali inciampi del tempo e dei sentimenti perché – come insegna il giovane poeta Arcangelo Barbato in quel suo piccolo capolavoro lirico di formazione che è Atramentum (Youcanprint Edizioni) – «Le parole sono come ruggini/ che piegano le lame / sotto i tavoli».

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# MODA

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Model aD IL CONTEST FOTOGRAFICO CHE HA RESO PROTAGONISTI I LETTORI DI SECRET E TWINS’LIFESTYLE Raccontare una storia fatta di passione e di stile. Questa l’idea alla base del progetto creativo condiviso da Twins’lifestyle e dalla fotografa Mariagiovanna Capone. L’idea, è stata accolta con entusiasmo dal direttore di Secret, che ha messo a disposizione le pagine della sua rivista sposando il contest Model4aday, lanciato lo scorso mese sulle pagine social del magazine e del nostro blog. Un concorso, che ha dato a cinque fortunati sorteggiati la possibilità di diventare i protagonisti degli scatti che seguono. Per questo redazionale in particolare, i protagonisti essendo ragazzi non abituati a riflettori e obiettivi e non avendo peculiar-

ità da modelli, ma risultando vincitori di un concorso, in pose still life, sarebbero apparsi impacciati e innaturali. Dar loro un ruolo, renderli personaggi di un palcoscenico naturale, vero ed ospitale come il rione Sanità, ormai preferito da designer e pubblicitari di tutto il mondo, li ha resi credibili. I contrasti sono il fil rouge del servizio: tra gli abiti ricchi e l’ambiente popolare, tra gli abbinamenti stessi degli outfit, tra l’estetica della maison e l’abbandono dei vicoli. Elementi che proprio per l’audacia e l’estraneità, incuriosiscono e seducono. Le pagine che seguono sono il risultato di questo fantastico esperimento! Di Luca e Mario Grossi autori del blog Twins’lifestyle

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Day Make up e Hair: Roberta Bruno e Alessandra Bruno per Le Bruno - via Arangio Ruiz 87, Napoli Hair: Luca Montuori per Il Barbiere - via Onofrio Fragnito 94, Napoli Look: Atelier Mimmo - via S. Noto 51, Torre del Greco Ottica Corona - via Sigmund Freud 47, Napoli Si ringrazia: Casadanna - via Cristallini 138, Napoli Hanno Collaborato: Andrea Axel Nobile, Mimmo Fornito, Christian Corona, Davide D’Anna Models4aday: Giulia Tomaciello, Carmen Passaro, Annabella Di Vaio Mario e Luca Grossi, Pasquale de Gennaro, Riccardo D’Antonio Ssm | 41


Da sinistra Carmen Passaro abito Marco Bologna, cappotto Clips, borsa Moschino, stola Sharom, scarpe Next Annabella Di Vaio abito Leitmotiv, giubbino Leather Lab, scarpe D&G, collana D&G Pasquale de Gennaro giacca Sisley, camicia Ralph Lauren, pantaloni Siviglia, cintura Salvatore Ferragamo, calzini Gallo, scarpe Alberto Guardiani Giulia Tomaciello abito Leitmotiv, giacca Penny Black, scarpe D&G, borsa Laino Industry Riccardo D’Antonio giacca Frankie Morello, pantaloni Siviglia, camicia Candida, scarpe Pirelli Mario Grossi abito Sisley, camicia Buonanno, calzini OVS, scarpe Alberto Guardiani, cintura Dolce&Gabbana, occhiali Alexander McQueen Luca Grossi giacca Zara, t-shirt Disney for OVS, pantaloni Gucci, mocassini Miu Miu, cintura Dolce&Gabbana

Seducent 42| Ssm

San


te

nità

Contrasti che esprimono vitalità, passione, stile. Nel quartiere, cuore pulsante della creatività e del rinnovamento partenopeo, i colori sgargianti e i ricami preziosi degli abiti si mescolano all’essenzialità dei luoghi, creando un mix accattivante. Servizio Twins’lifestyle Foto di Mariagiovanna Capone Ssm | 43


Black & Chic


Da sinistra Mario Grossi giacca Millennio, camicia Giorgio Armani Luca Grossi abito TruTrussardi, camicia Giorgio Armani, papillon Buonanno Ssm | 45


In senso orario Pasquale de Gennaro giacca Zara, camicia Sartoria Caliendo, pantaloni Paoloni, papillon Zara, occhiali Ray Ban Carmen Passaro abito Clips, scarpe Next, stola Sharom Annabella Di Vaio total look Red Valentino

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Giulia Tomaciello abito Red Valentino, scarpe D&G Riccardo D’Antonio giacca Zara, camicia Emporio Armani, pantaloni Paoloni, scarpe Fabi Mario Grossi giacca Millennio, camicia Giorgio Armani, pantaloni Zara, scarpe Zara Luca Grossi abito TruTrussardi, camicia Giorgio Armani, papillon Buonanno, scarpe Campanile Ssm | 47


odel 48| Ssm


a Day Ssm | 49


Misure 79 - 64 - 80 Nata il 6/12/1994 Vive a Napoli 1357 followers su Instagram Instagram priscillaavolio Facebook Priscilla Avolio

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Chi è Priscilla?

# 2.0 VITA DA IT GIRL


SUCCESSO

DIETRO

L’ALTRO

UN

Priscilla Avolio, rivelazione della fiction record di ascolti I Bastardi di Pizzo Falcone ha da poco prestato il volto a Grazia, una giovane modella assassinata nella finzione. La sua, è una carriera in ascesa. Protagonista del talent Fashion Up Academy, è stata considerata da molti la vincitrice morale del programma, dove è riuscita a farsi conoscere non solo per la sua bellezza ma anche per il grande carisma, divenendo subito una delle beniamine del pubblico da casa. La sua vita si alterna fra danza, moda e recitazione…L’abbiamo incontrata per conoscere i segreti del suo inaspettato successo. Di Andrea Axel Nobile                     

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Quando e come nasce la tua passione per lo spettacolo?  «Sono figlia d’arte: mia madre recita da più di quarant’anni. Sono nata e cresciuta in questo meraviglioso mondo “incantato” delle arti e dello spettacolo. Così a soli cinque anni mi sono iscritta ad una scuola di danza, la mia più grande passione e soprattutto il mio lavoro». Nasci ballerina ma sei sempre più richiesta come attrice..come stai vivendo questa svolta professionale?  «Per timidezza mi sono buttata a capofitto nella danza, trascurando invece la recitazione. Poi, per gioco, ho provato a fare un provino e ho iniziato ad ottenere i primi risultati positivi. Ma il mestiere dell’attore, come quello della ballerina o del cantante è molto difficile, non ci si lancia senza un’adeguata preparazione. Sono lusingata, quindi, per tutte le volte che sono stata scelta, ma so perfettamente di avere ancora tanto da imparare». Un anno ricco di soddisfazioni. Hai partecipato anche a Fashion Up Academy e, da molti, sei stata considerata la vincitrice morale. Come è stata questa esperienza?  «Fashion Up è stata una delle mie prime esperienze televisive, una gran bella avventura dove mi sono anche mol-

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to divertita. Sono stata molto contenta di essere stata notata dai giudici, pur non essendo stata la vincitrice, soprattutto ringrazio ancora per le bellissime parole Emanuela Tittocchia e Cinzia Mirabella». Subito dopo hai preso parte a due importanti progetti teatrali ce ne parli?  «Sì, ho debuttato al teatro Diana di Napoli con il musical La lampada di Aladino. Poi al Trianon sono stata presa nello spettacolo Zappatore con Francesco Merola, in memoria del padre Mario, con la direzione artistica di Nino D’angelo, uno spettacolo che ha avuto un grandissimo successo». Fino ad arrivare alla grande fiction, come é stata questa esperienza?  «Entrare nella fiction de I Bastardi di Pizzolfalcone, anche se con una piccola parte, è stata una delle mie più grandi esperienze. Ero felicissima all’idea di stare all’interno di una fiction targata Rai 1 in prima serata. Ho conosciuto due grandi attori come Alessandro Gassman e Carolina Crescentini. Spero che questo sia solo l’inizio per me di una lunga serie di successi». Progetti futuri? «Studiare canto e continuare con lo studio della recitazione per essere completa al cento per cento e cercare di raggiungere tutti i miei obiettivi!».


i e L N L N Pe

e TACCHI a SPILLO

© Giuseppe Salviati

Chiara Reale Project manager della rivista di arte contemporanea Racna Magazine, si occupa di promozione, comunicazione e management nel settore arte e cultura.

OBIETTIVI DIETRO UN OBIETTIVO: LA FOTOGRAFIA DI

VIVIANA RASULO

L’arte contemporanea può entrare a far parte della vita di tutti. Con Pennelli e Tacchi a Spillo apriamo la porta alla bellezza con focus sui progetti artistici più interessanti, intersezioni fra arte e moda e interviste agli artisti più cool.

I PROGETTI

L’ARTISTA

La carriera come pediatra e psicoterapeuta, l’esperienza in Africa accanto ai bambini malati di AIDS, l’attenzione per l’ambiente e le diversità culturali come valore aggiunto. Prima ancora di essere una fotografa curiosa ed eclettica, Viviana Rasulo è innanzitutto una grande donna. Alcune sue fotografie possono essere ammirate dal vero presso la galleria di fotografia Spazio Kromìa, sono recentemente apparse sul National Geographic, ed esposte in occasione di numerose mostre, come nel caso delle personali presso la Galleria Mediterranea e il Complesso Monumentale di San Lorenzo Maggiore (Napoli).

GLI INIZI

Viviana cresce con una macchina fotografica in mano, ma scopre che la fotografia può essere una risposta a molte domande in Africa dove, agli inizi della propria carriera di pediatra, svolgerà un periodo di volontariato. Il contatto quotidiano con la sofferenza in luoghi di struggente e rigogliosa bellezza la inducono a utilizzare la fotografia come strumento di riflessione. Tornata in Italia, segue diversi corsi per migliorare la tecnica e inizia ad applicare la fotografia all’oggetto del suo lavoro: i bambini. Nasce così il suo progetto Photoproject365: ogni giorno una fotografia a un piccolo paziente diverso. Viviana scopre nella fotografia un mezzo efficace per entrare in sintonia con i bambini e al tempo stesso prende coscienza che il suo hobby è diventato ragione di vita.

Con le sue fotografie Viviana entra nel vivo delle cose, superando le apparenze e le convenzioni con sguardo sempre nuovo. Dai lavori più intimisti, come i ritratti in studio e una serie di autoscatti che costituiscono uno dei suoi progetti più complessi sull’identità e sulla complessità dei rapporti umani (nel progetto Fragilità e Forza, La coppia Mista e un progetto tuttora in corso che è ancora top secret), alla fotografia naturalistica svolta al fianco del fotografo e regista RAI Luca Bracali (Ai confini del Mondo, progetto che analizza il fenomeno delle migrazioni negli orsi polari e nei popoli della Mongolia), passando per una riflessione sulla spiritualità (Verso Est, mostra personale che ha raccolto alcune fotografie fatte in Birmania ed esposta nei suggestivi spazi del Complesso Monumentale di san Lorenzo Maggiore di Napoli).

LA PAROLA A VIVIANA

Dice Viviana, a proposito della fotografia: «Van Gogh sosteneva che l’arte è una cosa più grandiosa e più sublime della nostra personale abilità, della nostra personale capacità e della nostra scienza personale. L’arte è qualcosa che pur essendo fatta da mani umane, non è un prodotto soltanto manuale, bensì sgorga da una fonte più profonda della nostra anima. Questo è quanto mi accade mentre fotografo. Con un clic fermavo l’attimo sublime che raccoglieva in sé il punto centrale della mia anima, dando un senso all’esistenza ed un valore profondo all’essere umano. Ed è così che ho capito che il mondo ha bisogno di bellezza e spiritualità».

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# STORIE Gente di stoffa

UC

Luciano Cannito 54 anni, ballerino, regista e coreografo. È stato direttore di numerosi teatri italiani e l’abbiamo visto sul picolo schermo come docente nel talent Amici. I suoi lavori sono stati rappresentati in tutto il mondo, inclusi il Metropolitan di New York, il Teatro alla Scala di Milano, il Place des Artes di Montreal, il Teatro dell’Opera di Tel Aviv e il Teatro dell’Opera di Nizza.

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Luciano Cannito

COSÌ LOSTATO CCIDE LA DANZA VANTA TRENTACINQUE ANNI DI CARRIERA NEL MONDO DELLA DANZA COME BALLERINO, COREOGRAFO E DIRETTORE DEI MAGGIORI TEATRI D’OPERA ITALIANI. LO ABBIAMO VISTO SUL PICCOLO SCHERMO NELLA VESTE DI COACH DEL TALENT AMICI. Oggi, Luciano Cannito, si scaglia contro la decisione di ridurre solamente a due i Corpi di Ballo stabili delle Fondazioni Lirico Sinfoniche. Scrive un lungo post su Facebook, che comincia a viaggiare in maniera virale, attirando l’attenzione non solo dei suoi followers, ma anche di giornalisti e di politici che si sono dichiarati ignari dei dati da lui riportati a riguardo. Una questione che potrebbe apparire marginale rispetto ai mali che affliggono la nostra società, ma come ci spiega lo stesso Cannito - , la cultura e la sua gestione paritaria sono in realtà alla base di un Paese sano, produttivo e ricco, simile al modello tedesco che l’Italia continua ad ammirare, purtroppo, solo da lontano. Di Emanuela Esposito

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Cenerentola © Lannino

Pare che la legge sia fermamente diretta verso un copioso taglio dei sostegni alle Fondazioni Lirico Sinfoniche a carico dei Corpi di Ballo stabili, lasciandone in vita solamente due dei quattro esistenti attualmente. Quali conseguenze pensa che una decisione del genere possa avere su piccola e larga scala? «All’inizio, tra gli addetti ai lavori, si pensava che fossero solo chiacchiere, ma presto è stato chiaro che si stesse mettendo in atto una politica pianificata a tavolino. Qual è la conseguenza? A parte che è incostituzionale, perché la legge 800 ha stabilito che la musica, la lirica e la danza sono arti fondamentali per la cura dello spirito e per la crescita culturale di un popolo. Tutto il lavoro che si fa sui ragazzi, la loro motivazione, i sacrifici, cosa esistono a fare se poi non c’è un luogo

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dove andare a svolgere questo lavoro? Inoltre, secondo la stessa legge, i soldi stanziati ai teatri dovrebbero essere utilizzati per favorire e far crescere il livello culturale italiano. Noi, invece, andiamo a favorire, a pagare e a produrre ad esempio una compagnia russa. Paghiamo così non solo i ballerini russi, ma anche la costumista, lo scenografo, il laboratorio. Cioè con i soldi delle nostre tasse, con i quali potremmo pagare i nostri fratelli, sorelle o amici, paghiamo invece professionisti di un’altra nazione. Inoltre, così, non solo si danneggia il territorio perché si sottrae motivazione ai ragazzi che smetteranno di fare danza, ma si rovina anche il mercato agli altri teatri. Ad esempio il teatro Delle Palme o il teatro Bellini sono strutture vuote che ospitano produzioni italiane o estere, in base alla disponibilità economica.


Ma se un teatro che ha già delle sovvenzioni invece di usarle per i propri corpi di ballo le usa per comprare uno spettacolo esterno, si mette in competizione con teatri come questi, perché di sicuro le sovvenzioni aiutano a permettersi spettacoli più costosi, con nomi più importanti con i quali è difficile competere. Dunque il fatto è questo, noi abbiamo 1.500.000 persone che studiano danza, in Italia ci sono un numero di Fondazioni Lirico Sinfoniche che hanno orchestra e coro, e dovrebbero avere anche un Corpo di Ballo. È stato deciso di togliere i Corpi di Ballo, come se non servissero. Tuttavia, le stagioni si fanno, perché la gente il balletto vuole vederlo. Io sono vicepresidente della commissione lirica della SIAE, quindi i dati delle vendite li conosco in tempo reale. Il 52% dei biglietti venduti sono per il balletto, il 48% sono per la lirica. Il paradosso è quindi che hanno anche un maggiore pubblico, per cui non si capisce la logica qual è». Lei si è fatto un’idea di quale possa essere questa logica? «Sì, è sconvolgente quest’idea, ho quasi paura di dirla

Secondo la legge 800, i soldi stanziati ai teatri dovrebbero essere utilizzati per favorire e far crescere il livello culturale italiano. Noi, invece, andiamo a favorire, a pagare e a produrre ad esempio una compagnia russa.

perché non ho prove. È un pensiero che deriva semplicemente da 35 anni di lavoro nel campo della danza. La motivazione che sta alla base di questa scelta è sciatteria, ignoranza, menefreghismo. Cioè, una serie di sovrintendenti di enti lirici messi lì dalla politica che avevano a stento qualche nozione di opera lirica, insieme a direttori artistici dei teatri - competenti solo ed esclusivamente in musica - si sono ritrovati questa compagine di persone (i Corpi di Ballo, ndr) che avevano necessità specifiche, e che soprattutto non sapevano come gestire. Partendo da questa situazione, piano piano si è affermata la decisione di chiudere i Corpi di Ballo. Da ciò ci si aspettava la guerra, ma quando si sono accorti che né dopo la chiusura del primo Corpo di Ballo, né dopo la seconda e la terza nessuno ha aperto bocca, e soprattutto visto che lo Stato non ha tolto i soldi, ma dai 20 milioni di sovvenzionamento che avevano sempre 20 milioni continuano ad avere, il pensiero che ne consegue è il seguente: “Se un corpo di ballo mi costa due milioni e con una compagnia estera spendo 700.000 euro, comprando quella estera ci vado a risparmiare”. Adesso ci sono quattro Corpi di Ballo in Italia, a Milano, Palermo, Napoli e Roma. Questi teatri sono svantaggiati, perché rispetto agli altri che non hanno corpi di ballo stabili, loro hanno molte più spese ma lo stesso finanziamento. Tutto questo è anticostituzionale ma anche discriminante dal punto di vista territoriale, perché vuol dire che i

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Romeo e Giulietta © Lannino

cittadini italiani non sono tutti messi nelle stesse condizioni di usufruire dei prodotti culturali. Cioè io che vivo in Valtellina o a Trapani pago le stesse tasse di chi vive, ad esempio, a Milano, ma non posso godere della stessa offerta artistica». La tendenza esterofila del Bel Paese che tende a favorire l’importazione - anche nel caso del Balletto a discapito della produzione nostrana, crede affondi le sue radici in una perdita di identità culturale o in una mera questione economica? «Io credo che sia un problema di provincialismo italiano, noi abbiamo un sedimentato senso di inferiorità. Anche se potremmo vantare il vessillo dell’eccellenza in queste arti, come è successo per la moda dove non c’era di mezzo lo Stato ma solamente i soldi e la vendita. Non c’erano burocrati il cui unico senso dell’esistenza è lasciare tutto immutato per non rischiare di perdere il posto. Nella moda è venuta fuori la verità, cioè che gli italiani sono i più grandi creativi del mondo. È un’industria straordinaria che produce miliardi di euro, cosa che sarebbe dovuta accadere anche nel campo culturale. Porterò ad Hong Kong Il barbiere di Siviglia che è stato già per due stagioni a Caracalla con il teatro dell’Opera di Roma. Stando in contatto con loro, mi sono reso conto che in Cina - un posto che non ha niente a che fare con la tradizione storica del Balletto, dove la prima compagnia di danza è nata nel 1979 -, lo Stato finanzia quest’arte con milioni di euro. Stanno cercando di costruire un’identità su questo, stanno facendo un lavoro ministeriale per finanziare nelle scuole una formazione

«Le passioni di un adolescente sono lo sport, la musica e la danza. Lo Stato - il genitore di tutti noi - toglie una di queste cose ai propri figli. E si sa che chi cresce coltivando una passione, cresce in maniera più ricca, in un modo migliore» 58| Ssm

che insegni l’importanza del movimento del corpo. Noi in Italia, che il Balletto lo abbiamo inventato, stiamo chiudendo i Corpi di Ballo, considerandoli la più bassa voce di spesa tra tutti i paesi occidentali. Pensiamo alla Germania, perché sono ricchi? Perché evidentemente sanno come organizzare e investire le proprie risorse. Loro hanno 50 corpi di ballo, e bisogna considerare che i ragazzi che fanno danza sono circa la metà di quelli italiani. Ragioniamo su questo: un teatro d’Opera comprende Opera lirica, Concertistica, Balletto e Prosa. È quindi un centro aggregante, propulsivo. L’immagine che mi è venuta in mente è quella di una una festa in campagna, d’estate, piena di lampadine, di luminarie. Se si stacca una sola spina di queste luminarie si spegne tutto, perché sono tutte collegate. Ed è esattamente quello che succede in un territorio eliminando anche un solo elemento di quelli prima accennati.


Le passioni di un adolescente sono lo sport, la musica e la danza. Lo Stato - il genitore di tutti noi - toglie una di queste cose ai propri figli. E si sa che chi cresce coltivando una passione, cresce in maniera più ricca, in un modo migliore». Come ha intenzione di continuare a combattere questa battaglia? «Sto per iniziare una raccolta firme su Change.org, si sta creando un attivismo trasversale mostruoso in seguito al mio post su Facebook, che non pensavo assolutamente potesse avere un’eco di questo tipo. Sta nascendo un movimento assolutamente apolitico che si chiamerà Unione Danza Italiana, e che avrà il supporto della maggior parte delle associazioni di danza, perché l’obiettivo è salvare i principi di eguaglianza e di pari opportunità. Successivamente farò un’interpellanza parlamentare, più senatori di diverse fazioni politiche si sono molto incuriositi perchè erano ignari dei dati che ho riportato. È ovvio, rischio che non mi faranno più lavorare, che scriveranno il mio nome su una sorta di lista nera. Ma va bene così, il nostro futuro sono i giovani, la fragilità di quell’età è immensa, ed è debilitante per i ragazzi essere privati della motivazione e della possibilità di coltivare una passione».

Se le cose seguiranno il triste iter previsto, si assisterà probabilmente all’ennesima fuga di talenti. In quanto padre e professionista del settore, si sente anche lei spinto verso questa medesima fuga? «A suo tempo ho sentito la spinta di tornare in Italia, quando ero ballerino lavoravo all’estero e ho sentito l’esigenza storica di tornare e di riportare nel mio Paese quello che avevo raccolto in giro per il mondo. Ora sento tantissimo la spinta inversa, e la sento anche se non mi sto muovendo io in quel senso. Accade naturalmente che si venga fagocitati nei luoghi dove la cultura è ancora un elemento importante, dove vengono richieste persone competenti. Credo che i giovani debbano avere la possibilità di un’apertura mentale internazionale. Non bisogna star fermi troppo tempo nello stesso luogo, perché ogni anno vissuto in un’altra nazione, ogni lingua nuova imparata è una risorsa straordinaria, esponenziale. Io non sono una persona campanilista, non credo che bisogni chiudere i muri intorno al Mediterraneo e fare una politica protezionistica, ma bisogna investire nella propria cultura favorendo lo scambio e la fluidità tra la nostra nazione e le produzioni estere, mentre oggi il nostro Paese non si preoccupa di fermare queste dinamiche univoche��.

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# VITA DA MAMMA

LA DIAGNOSI CHE HA SALVATO MIO FIGLIO I CONSIGLI DI UNA MAMMA PER INDIVIDUARE IN TEMPO IL DIABETE GIOVANILE Di Emanuela Esposito

Un bimbo di ventidue mesi, sintomi inspiegabili, un iniziale controllo medico che aveva ignorato le eventuali possibilità del caso. Solo grazie ad un secondo parere, Loredana Guarino è riuscita ad ottenere la diagnosi che ha salvato suo figlio Domenico da un possibile coma: il diabete di tipo 1.

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L’isola che non c’è è un’Associazione no profit con sede a Napoli, nata con lo scopo di promuovere con ogni mezzo la conoscenza del Diabete Giovanile per favorire la diagnosi precoce e la cura dei giovani affetti.

Ci racconti com’è iniziato tutto. «È iniziato tutto nel maggio del 2014. Mio figlio, Domenico, aveva 22 mesi. Iniziai a notare che il pannolino era sempre sporco di pipì, anche dopo un’ora che lo avevo cambiato. Un’altra cosa strana era che mi chiedeva di bere in continuazione, beveva quasi più di un litro d’acqua al giorno. Così decisi di portarlo a controllare dal pediatra (un privato), ma mi tranquillizzò dicendomi che non mi dovevo preoccupare. Notò solo che aveva la gola rossa, probabilmente per l’influenza. I sintomi di cui mi ero accorta però non accennavano a sparire, quindi dopo quindici giorni lo riportai nuovamente dal pediatra - questa volta un pediatra dell’Asl -, e lui mi disse che dovevamo fare le analisi. Dagli accertamenti fatti gli è stato diagnosticato il diabete».  Quali sono stati i sintomi che hanno rappresentato un campanello d’allarme? «Sicuramente quelli che ho già accennato (bere tanto e fare molta pipì), e poi la poca energia. Per un bimbo di 22 mesi è strana tanta stanchezza». Che rapporto ha con i medici dopo questa esperienza? «Alla fine di tutto, ho un rapporto sicuramente positivo. Il medico dell’Asl ha salvato mio figlio, ancora oggi non posso fare altro che ringarziarlo. Appena gli raccontai i sintomi di Domenico mi disse subito che erano necessari altri accertamenti.

Se non ci fosse stato lui non so oggi Domenico in che condizioni sarebbe. Senza le dovute analisi con conseguente diagnosi e cura, Domenico sarebbe potuto entrare in coma e io non avrei mai saputo il perchè. Se avessi ascoltato il primo parere medico che mi è stato dato, probabilmente, saremmo andati incontro proprio a questo». Qual è la difficoltà più grande che ha incontrato durante quel periodo? «Sicuramente conoscere la malattia e affrontarla. È un male subdolo, e lui essendo piccolo non aveva modo di comunicarmi cosa sentiva o quando non si sentiva bene. La cosa più pericolosa potevano essere le ipoglicemie, di cui ovviamente lui non poteva avvertirmi. Io d’altra parte non sapevo a chi rivolgermi, perchè una volta usciti dall’ospedale diventi tu stessa il medico di tuo figlio. Le indicazioni su come agire mi sono state riferite dai medici per sommi capi, ma alla fine sei tu che ti trovi a dover prendere determinate decisioni, seguendo la cura che è stata prescritta». Quale cura segue oggi tuo figlio? «Questo è il lato “brutto” della malattia, cioè la continua dipendenza dalla terapia. Deve fare ogni giorno quattro iniezioni di insulina e tenere costantemente sotto controllo la glicemia, ma si può svolgere comunque una vita normale, nonostante questo, si tratta di un vero e proprio “lietofine”».

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Ciccio Merolla

# TEATRO

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IL ONE MAN SHOW FATTO DI CRONACA NAPOLETANA, PASSIONE E RITMO. Di Emanuela Esposito Foto Manuela Ragucci

Nato e cresciuto nei Quartieri Spagnoli, Ciccio Merolla ha fatto della musica e del buddismo i pilastri della sua vita.

Già a sette anni lo si poteva ascoltare suonare nei vicoli di Napoli, in una dimensione dove la musica rappresentava per lui la chiave d’accesso a contesti culturali e umani che lo avrebbero altrimenti escluso, relegandolo ad una coatta e discriminante realtà di quartiere. Attivo nel panorama musicale italiano sin dalla metà degli anni ‘80, è diventato il percussionista di buona parte della scena musicale partenopea affiancando alcuni tra i suoi “idoli” come Bennato, Senese e Gragnaniello, per poi approdare ad una propria identità musicale che unisce ritmi etnici, musicalità hiphop, funky e techno, al cantato rap. Il suo passato, le radici che non affondano in un ottuso campanilismo ma che si lasciano innaffiare da componenti multietniche, il talento vibrante che muove le sue mani e il suo bisogno di fare musica sopra ogni cosa, sono tra gli ingredienti che hanno reso Sono solo suono uno spettacolo nel senso del termine più vicino alla verità.

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Dal 20 al 22 gennaio il Teatro Sannazzaro si è animato di una delle vene più pulsanti che muovono Napoli: la musica. Quella vernacolare, fatta con le mani, con il corpo, e con il talento di Ciccio Merolla che in Sono solo suono - prodotto dalla Jesce Sole - ha dato vita ad un one man show dai sapori universali. Lo spettacolo, accolto da un parterre ricco di ospiti tra i quali il sindaco Luigi De Magistris, Francesco Paolantoni, Enzo Gragnaniello, Nello Mascia e Luciano Stella, nasce da un’idea dello stesso Ciccio Merolla, che, diretto da Raffaele Di Florio, mescola una versione teatralizzata e tutta partenopea dell’opera di Jack London Il vagabondo delle stelle. La figura del protagonista Darrell Standing, qui si mescola con cronache accorate e in parte autobiografiche del musicista napoletano, con le facce e le vicende che popolano le strade della città partenopea. Queste, dai vicoli, attraversano le dita del percussionista per passare dal basolato alle terre più disparate, rompendo i confini rappresentati in scena. Ci troviamo infatti in una cella, nella quale assistiamo al tempo che scorre sempre uguale durante la giornata tipo di un carcerato: sveglia, toilette, colazione, ora d’a-

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ria, laboratorio, isolamento, aspettativa, sogno. Il racconto si divide in due dimensioni, una bassa e una alta, dove proprio il sogno parte, arriva e ritorna. E l’allestimento riflette la medesima partizione. La scenografia di Raffaele Di Florio, realizzata da Massimiliano Pinto, curata e giusta, riesce ad essere non solo la definizione di uno spazio ma anche anche la matrice di un luogo che diventa atmosfera. Essa chiude nella parte bassa una stanza/cella: un letto posto orizzontalmente rispetto al palco; al centro, sul fondo, un armadietto di metallo affiancato da una porta di specchio magico che si dissolverà in trasparenza, e sul lato destro - verso il proscenio - un lavandino. Qui ogni oggetto, ogni arredo, diventa nelle mani di Ciccio Merolla uno strumento per produrre suoni. Qualsiasi gesto quotidiano genera musica: preparare la macchinetta del caffè, usare la macchina da scrivere, lasciar scorrere l’acqua nel lavandino; tutte queste azioni prendono vita in un ritmo che il musicista riesce a tradurre in melodia, alternando le suddette, disparate sonorità a pezzi del suo repertorio come Fratamme’, Regina, Pitbull, ‘O bongo, ‘O viaggio, sfruttando una strumentazione (caicha, kalimba, tamburi artigianali) e la mescolanza culturale delle quali la formazione e la musica di Merolla sono permeati. Ma l’isolamento non finisce e in questo isolamento il sogno cresce. Cala il buio in scena, al termine del quale troviamo il musicista su di un soppalco creato ad hoc


propria mente. Si spalancano, quindi, le porte del desiderio, che riescono ad abbattere celle, confini fisici e linguistici, in una fuga musicale che vibra da ogni centimetro del corpo del rapper napoletano per arrivare esasperata e vogliosa tra le sue dita, smaniosa di raccontarsi e farsi raccontare. Di plasmarsi in ciò che muto parla, e che noi innamorati ascoltiamo, nella fascinazione di quello che, dappertutto, è solo suono.

dove la visione di un’esibizione in piena regola prende voce, forma e vita. Qui il sogno si materializza, attuandosi in uno show fatto di assoli e di momenti musicali dal sapore atavico. L’apertura di questa parentesi onirica è affidata a Mostro, rifacimento dialettale di Brava di Mina. Vestitosi di giacca e un sorriso contagioso, Ciccio Merolla ci accompagna per mano in una immaginifica passeggiata nella storia musicale napoletana, passando per Enzo Gragnaniello (‘O sole è russo), Renato Carosone (Caravan Petrol) e Pino Daniele (È sempe sera). Ma le luci coloratissime e abbaglianti insieme ai suoni potenti di questa performance abbandonano la scena col terminare della visione, e si ritorna nella cella. Nel sogno c’è la libertà, e c’è la donna - due volti della stessa astrazione - che si manifesta come l’apparizione di una proiezione carnale (Mariema Faye), che si può toccare ed esaurire nell’unico linguaggio che l’immaginazione usa sul palco. Così anche il corpo diventa strumento, anche la carne toccata dalla pelle diventa musica. Chiude lo spettacolo una grande luna rossa che cala sul proscenio, un djembè gigante che, ricongiuntosi con la terra, conclude lo show con l’ultimo assolo di Ciccio Merolla. Laddove la comunicazione è rinchiusa da un isolamento forzato e il verbo a poco serve se non a raccontare, la chiave per l’evasione è da girare nella serratura della

NON ESISTONO COSTRIZIONI, BARRIERE, OSTACOLI CAPACI DI IMPRIGIONARE L’ANIMO UMANO. DA RICERCATORE DI SUONI ED ATMOSFERE, IO VIAGGIO GRAZIE AL RITMO; MA TUTTI NOI SIAMO CAPACI DI ESPRIMERE IL MEGLIO CHE C’È DENTRO OGNUNO DI NOI, GRAZIE ALLE INFINITE POSSIBILITÀ CHE LA VITA CI OFFRE.

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il # TV

COLLEGIO IL DOCU-REALITY CHE HA FATTO DISCUTERE IL MONDO DEL WEB HA MESSO A NUDO I RAGAZZI (E LE FAMIGLIE) DI OGGI.

Mandereste vostro figlio in un collegio televisivo per dare una “sferzata” al suo comportamento? Lo hanno fatto le famiglie di diciotto adolescenti, ragazzi e ragazze tra i 14 e i 18 anni sono stati catapultati indietro nel tempo, partecipando al docu-reality di Rai 2 Il Collegio. Lo ha seguito per noi la mamma blogger Luana Di Maio e…Sapete che cosa è successo? I ragazzi, finito il programma hanno ringraziato gli autori perché, senza apparenze né connessione, non si sono mai sentiti così vicini. Di Luana Di Maio 66| Ssm


Alzi la mano chi, almeno una volta nell’arco della vita, si è sentito dire: “Se non ti dai una calmata ti metto in collegio!”. Sono certa che se provassimo a dirlo oggi ai nostri figli adolescenti, oltre a riderci in faccia, si metterebbero a fare salti di gioia pensando di andare in un luogo in cui non si studia e si fanno pigiama party tutte le sere. A provarci davvero è stata la società di produzione televisiva Magnolia, che nel 2015 si è aggiudicata il format internazionale Le Pensionnat – That’ll teach’em e, insieme alla Rai, ha realizzato il programma Il Collegio. Gli autori Luca Busso e Massimo Righini hanno cercato di dare al programma un taglio più vicino a chi ha vissuto quell’esperienza in Italia. Come location è stato scelto il Collegio Convitto di Caprino Bergamasco, in provincia di Bergamo. Una struttura con grandi dormitori, impianti sportivi, teatro, biblioteca, cucine, refettori e un grande cortile. Il programma è nato come esperimento sociale con finalità educative e ogni particolare è stato studiato nei dettagli. Attraverso un test di riferimento è stato selezionato un gruppo di adolescenti dai 14 ai 18 anni con personalità diverse. Questi ragazzi hanno fatto un salto nel passato, atterrando direttamente nella vita di collegio degli anni ‘60; in tutto e per tutto. I loro capelli sono stati tagliati, i piercing tolti, via anche vestiti alla moda e soprattutto addio ai cellulari ed Internet, per un mese intero. Il programma esplode dalla seconda puntata e, una volta terminato,

i ragazzi hanno acquistato una notorietà inaspettata. Massimo Righini racconta questa esperienza come una conferma del detto: “Si stava meglio quando si stava peggio”. Questo perché secondo lui, i giovani di oggi sono lasciati troppo spesso soli e senza guida, a causa della caoticità della vita moderna che vuole entrambi i genitori al lavoro da mattina a sera e della mancanza di punti di riferimento anche in ambito scolastico. È opinione di Massimo che la delibera del ‘76, che introduce la figura del genitore all’interno della figura della scuola, sia un po’ la causa di questo squilibrio tra le parti. A fine programma i ragazzi hanno ringraziato gli autori per aver dato loro la possibilità di guardarsi in faccia e parlarsi interagendo gli uni con gli altri. Ragazzi, che forse non si sarebbero mai conosciuti a causa delle loro differenze di status sociale, abitudini ed educazione, hanno da subito formato “branco” coalizzandosi contro alcune regole che loro ritenevano ingiuste e aiutando chi non si sentiva a proprio agio nel seguirle. La disciplina da rispettare era quella dei ragazzi degli anni ‘60, dalla somministrazione dell’olio di fegato di merluzzo prima di colazione, alle divise da indossare. I docenti severi, facevano imparare poesie a memoria e insegnavano in modo rigoroso le materie che dovevano far superare la terza media dell’epoca. Chi non rispettava le regole veniva punito, fino ad arrivare all’espulsione. Un esperimento riuscito. Oggi questi teenager, non solo hanno modificato alcuni aspetti del loro comportamento, ma sono diventati esempi da seguire per migliaia di loro coetanei. Chiamati a partecipare come ospiti a talk show come quello di Santoro, raccontano quanto sia stato istruttivo partecipare a questo programma, che li ha portati a comprendere l’importanza dei ruoli anche nella vita di tutti i giorni. Massimo Righini ci ha raccontato che spera di poter lavorare ad una puntata speciale. Uno special che vuole farci vedere come sono ora questi ragazzi, che tornati ai social, hanno iniziato a ritrovarsi nelle piazze attraverso vere e proprie rèunion organizzate da loro, con migliaia di altri loro coetanei. Cosa fanno durante questi incontri? Semplicemente parlano e si scambiano opinioni e segreti sul come truccarsi in modo corretto, ma anche per scoprire come imparare le poesie a memoria o svolgere temi. Le prime quattro puntate sono finite. In attesa delle prossime sorge una domanda sulla quale riflettere: viste come stanno andando le cose oggi con la mancanza di prospettive e ragazzi allo sbando senza regole, manderesti tuo figlio in collegio?

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# CONVERSANDO

Anna Capasso

«SARÒ MARIA, LA COGNATA DEL BOSS NEL FILM ANTICAMORRA» Cantante e attrice nata e cresciuta all’ombra del Vesuvio, Anna Capasso è una brillante protagonista delle scene artistiche.

Tra i volti più popolari del panorama napoletano, ospite sempre in prima linea di salotti e feste vip, oggi Anna si prepara al debutto in Gramigna. Una pellicola importante, di riscatto contro la camorra. Una dura lotta tra il bene e il male, liberamente ispirata al libro verità di Michele Cucuzza e Luigi Di Cicco dal messaggio sociale fortemente educativo. Lei sarà Maria, la cognata del terribile boss interpretato da Biagio Izzo, la incontriamo e ripercorriamo con lei la sua carriera. 68| Ssm


Quando e come è iniziata la sua carriera artistica? «Sono stata molto precoce artisticamente, ho iniziato alla tenera età di 8 anni: a 11 ho iniziato a studiare canto e recitazione al teatro Bellini. Successivamente ho seguito un corso di dizione e recitazione con Gianfranco Gallo». Nel suo percorso teatrale ha lavorato con tantissimi artisti: cosa le hanno lasciato? «Ognuno mi ha insegnato molto, da ognuno ho carpito i segreti per stare sul palcoscenico. Ricordo con grande piacere le esperienze con Nello Mascia in Festa di Piedigrotta così come le numerosissime al fianco di artisti del calibro di Tullio Del Matto, Umberto Bellissimo, Mario Da Vinci, Massimiliano e Gianfranco Gallo, Claudio e Pino Insegno, Angelo Di Gennaro, Gigi Savoia e tantissimi altri». Tante apparizioni in Rai, una lunga tournée con l’ex campione di pugilato Patrizio Oliva nello spettacolo “2 ore all’alba”: una bella esperienza? Quale era il suo personaggio? «La tournée di 2 ore all’alba è stata molto intensa e, professionalmente, tanto gratificante con tappe significative all’Eliseo di Roma, al Nuovo di Milano e al Cardinal Massaia di Torino. Nello spettacolo ho indossato i panni di Angelotta, una donna perfida, che si scontrava sulla scena con Pulcinella, impersonato da Patrizio Oliva. In Rai, oltre le esperienze a Sanremo Giovani ho preso parte a numerose trasmissioni, tra queste le più frequenti sono Applausi e Cinematografo di Gigi Marzullo». Nei cinema italiani a breve uscirà il film “Gramigna”: qual è il suo ruolo in questa pellicola? «In questo film vesto i panni della cognata di Biagio Izzo che è un boss della camorra. È una pellicola di genere drammatico, tratta dal libro di Michele Cucuzza e Luigi Di Cicco. Ho lavorato al fianco di validi colleghi come Enrico Lo Verso, Teresa Saponangelo, Gianluca Di Gennaro e Mario Porfito. Senza dimenticare la grande Lucia Ragni, purtroppo scomparsa di recente». Quale ruolo le piacerebbe interpretare? Un consiglio che dà ai giovani che iniziano il loro percorso in questo magico mondo dello spettacolo? «Ai giovani suggerisco di avere sempre tanta umiltà e di studiare. Altrimenti non si va da nessuna parte. Non basta solo avere le qualità artistiche: bisogna studiare, tantissimo. Non ho un vero e proprio desiderio per quel che riguarda il ruolo, mi sono cimentata sia in ruoli drammatici che comici senza difficoltà. Mi piacerebbe, però, prendere parte ad una nuova serie televisiva come il crime Sangue del tuo sangue, andato in onda qualche mese fa sul canale Deejay Tv-Nove». Lei è anche cantante: qual è il genere che interpreta? «Avendo preso parte per ben due edizioni a Sanremo Giovani amo tantissimo la canzone italiana. Ma, in generale, qualsiasi essa sia. Ho la facoltà di potermi esibire sia in brani in italiano che in standard internazionali. Per quel che concerne le melodie partenopee adoro il brano Je te vurria vasà che interpreto con tanta passione». Un suo sogno nel cassetto? «Come ogni artista che si sdoppia sia come cantante che come attrice sogno di entrare nel cast di un grande musical e fare una lun-

ghissima tournée. Ma vorrei anche tornare a calcare il palcoscenico del teatro Ariston di Sanremo. Questa volta dalla porta principale». Progetti futuri? «A breve inizierò le riprese di un film coprodotto con Rai Cinema nel quale ci sono tanti validissimi colleghi ma, per scaramanzia, non dico altro. Inoltre sto lavorando ad un progetto discografico di qualità, supportata da validi autori e musicisti di spessore. Presto uscirà un mio singolo che anticiperà l’album». Lei è anche testimonial Unicef ed organizza una kermesse di solidarietà in collaborazione con la Fondazione Melanoma: una vita dedicata anche a chi soffre… «Sì, faccio parte della squadra di testimonial Unicef, voluta dal presidente provinciale di Napoli Mimmo Pesce, mentre organizzo da cinque anni al teatro Sannazaro L’Arcobaleno Napoletano, manifestazione di solidarietà organizzata in collaborazione con la Fondazione Melanoma presieduta dal professore Paolo Ascierto. Ad affiancarmi, in veste di conduttrice, c’è da due edizioni Veronica Maya. Credo che sia giusto potersi adoperare per chi soffre, regalare un sorriso».

Di Valentina Iavolato

Un sogno? Tornare sul palco di Sanremo, questa volta dalla porta principale dopo due partecipazioni a Sanremo Giovani.

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Passa Passaparola

È NATA

WHITETV PIÙ CHE UNA TV, UNA COMMUNITY AL FEMMINILE

UN NUOVO CANALE TEMATICO TUTTO AL FEMMINILE E TUTTO CAMPANO, risultato della professionalità e della creatività di Alfredo Carbone e Angelo Vanzanella, già titolari della “Big Bang Production”, società leader nella produzione di spot pubblicitari e programmi televisivi sul mondo del wedding e della donna, è appena sbarcato sul canale 100 del digitale terrestre. A tagliare il nastro di partenza Raffaella Fico, protagonista di due nuovi format della nuova emittente in onda da questo febbraio: Wedding Tour e Sapori di Napoli. 70| Ssm

RAFFAELLA FICO MADRINA DI WHITE TV.

In attesa del sì col nuovo compagno Alessandro Moggi si allena al matrimonio con Wedding Tour: «Prenderò spunto» confessa durante il lancio dell’emittente.


RAFFAELLA FICO CON ANGELO VANZANELLA, Un nuovo canale tematico. Ce n’era bisogno? Secondo Angelo Vanzanella (nella foto a lato), cofunder di White Tv, “sì”. «La Campania era sprovvista di un canale televisivo che rispondesse alle aspettative e alle esigenze del pubblico femminile. Le donne chiedono soluzioni sempre più chiare e precise, che spaziano dal mondo del wedding all’outfit, a quello del make up, del benessere e della cucina. Amano inoltre aggiornarsi su tutte le ultime tendenze. Da qui l’idea di White Tv: un contenitore di storie, emozioni, sensazioni e soluzioni costruite ad hoc per l’universo femminile». Come sarà questo canale? «White Tv vuole essere come la donna campana: materna, sensuale, sensibile. Sebbene sia un canale dedicato a tutte le donne, io e Alfredo Carbone, mio socio e amico, abbiamo scelto un team di donne giovani guidate da Margherita Manno, responsabile palinsesto, Alessia

cofounder White Tv.

Porsenna, responsabile iniziative speciali e Annabella Gallo, responsabile della post produzione». Qual è il suo target? «Ci rivolgiamo a tutte le donne e gli uomini sensibili». Qual è il vostro obiettivo? «Il nostro obiettivo è dare spazio ad associazioni di donne, a libere professioniste, a movimenti a favore della donna. Più che una Tv, il nostro obiettivo - ci rendiamo conto ambizioso -, è creare una community che possa funzionare come network per tutte le donne del territorio». Dove andrà, secondo te, la Tv dopo l’invasione dei social? «La Tv, come il teatro ed il cinema, conserverà una sua fetta di mercato. Credo che i social amplifichino la forza dei programmi televisivi e viceversa. White Tv nasce anche, ed immediatamente, sul web».

Di Andrea Axel Nobile

Il photocall della conferenza stampa per il lancio di White Tv a Villa Diamante, (Napoli).

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SAPORE di

ma

Š Oriana Lippa

# DOLCE & SALATO

GENOVESE DI POLPO Quando si nomina la cipolla, tutti tendono a storcere il naso. Ma se diciamo genovese, direi che sono in pochi a non pretendere almeno un bis! La genovese è una ricetta della tradizione napoletana (nonostante il nome possa far subito intendere altro) e viene preparata con grossi pezzi di carne di manzo adatti a lunghe cotture, carote, sedano e soprattutto...cipolle! Ma se la facessimo di mare? Magari una gustosissima genovese di polpo! Ricetta e realizzazione a cura di Marcella Tagliaferri 72| Ssm


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Marcella Tagliaferri Chef. Da 15 anni nel campo della ristorazione, si è formata presso Gambero Rosso. Ha partecipato al talent Hell’s Kitchen Italia. Sostiene l’home restaurant e crede nell’idea di «cucina come momento di aggregazione».

Ingredienti per 4 persone

1 kg di polpo 2 gambi di sedano 2 carote 16 cipolle sale q.b. pepe q.b. olio extravergine di oliva 1 bicchiere di vino bianco timo q.b. alloro q.b. 400 gr di pane per crostini

Preparazione Munitevi di una maschera da sub e... Tagliate a fettine sottili le 16 cipolle - indiscusse protagoniste del nostro piatto -, poi mettetele da parte. Tagliate a dadini carote e sedano, aggiungete sale e pepe e metteteli a rosolare in una pentola (preferibilmente di coccio) con olio, timo e alloro. Aggiungete quindi il polpo tagliato a pezzi. Rosolate per bene e sfumate con il vino bianco. Aggiungete le cipolle e cuocete a fiamma alta per qualche minuto, dopo di che coprite con un coperchio e abbassate la fiamma. Cuocete finché le cipolle saranno appassite e cremose (circa un’ora e mezza). Mescolate di tanto in tanto con un cucchiaio di legno, e a cottura ultimata aggiustate di sale. La genovese di solito è servita come sugo di un bel piatto di ziti, ma questa variante di mare a me piace un po’ più “brodosa”, servita come piatto unico, magari accompagnata da crostini di pane. Un abbinamento assolutamente da provare, io ci trovo un’armonia perfetta. Buona genovese e fateci sapere!

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Per esaltare le caratteristiche del piatto, in abbinamento, la mia sommelier di fiducia Felicia Saviano, propone Riesling 2015 Dr. Loosen, che si esprime con una giusta acidità, aroma e persistenza. Ssm | 73


CRISTINA PITRELLI

# PEOPLE NEWS

A PASSI DI DANZA

La sua passione per la danza nasce quando era ancora molto piccola. Poi, con il passare inevitabile del tempo, Cristina Pitrelli, oggi ballerina di successo e celebre maestra di danza, nonchè valente regista e coreografa, ha compreso che fosse questa la strada da percorrere con passione e coraggio. Fondamentalee per lei, come spesso ricorda nelle sue interviste, è l’appoggio della sua splendida famiglia che la sostiene e che la sprona a credere sempre nei propri sogni e nei propri sacrifici. Donna forte e determinata, dotata inoltre di una grande sensibilità e dolcezza, sa essere un’insegnante severa quanto basta, come ci rivelano le sue allieve, alcune della quali fanno parte della Out Dance Project, la sua compagnia di danza con la quale sovente realizza splendidi spettacoli. Due nomi su tutti: “Interferenze” e “ The Vanity Monsters”. Cristina ha studiato in scuole professionali decisamente valide come il centro internazionale Opus Ballet di Firenze, la Codarts di Rotterdam, la Wiesbaden Tanz Studio a Francoforte e la Tanz-Fabrik di Berlino. Attualmente insegna in numerose scuole nella capitale e tiene svariati stage di danza contemporanea. 74| Ssm

PAOLA LUCREZIA ANZELMO NEW FACES

È ricca di fascino e di carisma la fotomodella e testimonial di prestigiosi marchi legati al mondo dei gioielli e della bellezza Paola Lucrezia Anzelmo. Attualmente ha appena firmato un prestigioso contratto la con la Neuval e confermata come testimonial del marchio Lebole.


MARIANNA MERCURIO

UN PICCOLO GRANDE TALENTO

Valerio nasce a Roma il 31 dicembre del ‘99 e abita a Fregene. Frequenta il quarto superiore di marketing e finanza e studia da tre anni il pomeriggio in un’accademia di cinema a Roma (progetto miniera di Thomas Otto Zinzi). Si dedica al cinema ormai da sei anni portando alla vita 20 video fra spot, cortometraggi e videoclip. È uscito da poco anche il suo primo film da aiuto regia al regista Michele Dioma in Sweet Democracy.

VALERIO VANZANI

PASSIONE PARTENOPEA

Marianna Mercurio, cantante, attrice partenopea, recentemente apparsa nella fiction Tv I Bastardi di Pizzofalcone e reduce dal successo dello spettacolo ‘O vico, andato in scena al teatro Trianon per la regia di Nello Mascia. Marianna è approdata sul piccolo schermo quando fu scelta per una fiction con Bud Spencer poi, da allora sono arrivate altre cose, tra cui quella di recitare accanto a Massimo Popolizio nell’ultima fiction di Beppe Fiorello Io non mi arrendo. Protagonista di un documentario sulla pizza girato nella location settecentesca di Villa Domi, la villa che domina il golfo di Napoli, che andrà in onda su Sky. La canzone napoletana è talmente radicata nella cultura di Marianna che, dallo scorso dicembre ha avviato un progetto molto particolare La taverna di Villa Domi, una sorta di Anema e core partenopeo, un punto di riferimento per le serate mondane della città ma con un’atmosfera informale, tra amici.

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«Non riesco ad accettare che il mio corpo stia invecchiando » Cara Simona,

la

POSTA di di Simona Vitale

Simona Vitale La woman coach che ti cambia la vita. Aiuta le donne a raggiungere i propri obiettivi personali. Ogni mese risponde alle tue lettere dandoti consigli per la carriera o aiutandoti a risolvere dubbi e problemi che ostacolano la tua crescita personale. Scrivile a: redazione@secretstylemagazine.it

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sono nata nel 1970 e sono sempre stata una persona vanitosa perché sicura della bellezza del mio viso, del mio incarnato e delle forme del corpo abbastanza sinuose, in sintonia con una taglia 42. Col passare del tempo, il mio viso, a mio parere, comincia a risentire del passare degli anni, e sono iniziate a comparire diverse rughette. Questa nuova situazione mi crea un disagio talmente forte che ho iniziato dapprima a guardarmi continuamente allo specchio, e ora evito addirittura di osservarmi e di guardare la mia immagine riflessa. Mi rendo conto che è assurdo “vivere con tanta angoscia” quando ci sono problemi ben più importanti, ma scusami, per me è una questione importante. La paura della vecchiaia è una mia grande difficoltà. Ti ringrazio perché sono sicura che troverai parole giuste per potermi riappropriare della mia sicurezza. Affettuosamente. *Luisa dal Vomero*

Cara Luisa,

rispetto profondamente il momento che stai vivendo e la questione dell’invecchiamento per una donna è tutt’affatto che banale. È vero, ci sono problemi più grandi nella vita piuttosto che il naturale invecchiamento del corpo, ma se questo per te rappresenta un disagio è bene prendersene cura. Oggi, come non mai, alle donne viene vietato di invecchiare (come viene vietato loro di ingrassare) e quella che proponi non è solo una faccenda che riguarda la vanità. Potrei dirti che il naturale processo che investe ogni uomo e, soprattutto ogni donna, è quello del cambiamento, ma non so quanto questo ti servirebbe. Vorrei invece che ti concentrassi sul significato che ha la tua vita in questo momento e sul tuo grado di soddisfazione. Ti dico questo perché ho scoperto che le persone timorose di invecchiare non sono le più vanitose (non ci crederai ma questa paura non ha niente a che fare con la bellezza), ma coloro che non sono soddisfatte della fase di vita che stanno vivendo. Mi spiego: ha paura di invecchiare chi sente di non aver vissuto abbastanza la giovinezza oppure chi vorrebbe trovarsi in uno stadio di vita più adulto. Ti lascio con queste riflessioni. Ogni bene. Buona crescita. Simona Vitale - www.simonavitale.com


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THE BEST EVENTS

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Un mondodi

solidarietà I BIG DELLO SPETTACOLO UNITI PER PROTEGGERE I BAMBINI L’evento ideato da  Maria Grazia Cucinotta e Diego Di Flora (nella foto), ha fatto il pieno di big alla Mostra d’Oltremare per raccogliere fondi destinati a La Casa di Matteo.

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Vincenzo Durevole e Giovanna D’Anna con i ballerini

L’Assessore Alessandra Clemente

Bella e solare Maria Grazia Cucinotta, madrina d’eccezione di Un Mondo di Solidarietà ideato con lei da Diego Di Flora, che ne cura anche la direzione artistica, è stata felice di essere a Napoli. «In questa città mi sento a casa. Ho visto il murales in cui compaio con Massimo Troisi e mi sono emozionata. Sono da sempre al fianco di Diego Di Flora e di Un mondo di Solidarietà. I bambini vanno protetti e amati. Ne abbiamo il dovere». E anche in questa IX edizione, dedicata all’associazione A Ruota Libera Onlus, presieduta da Luca Trapanese, e alla realizzazione del progetto La casa di Matteo, Un mondo di Solidarietà, ha registrato uno strepitoso sold out al Teatro Mediterraneo della Mostra d’Oltremare. E c’era da aspettarselo, visto il nutrito cast, accolto sul palcoscenico dall’attrice e showgirl Maria Mazza, in compagnia di Antonio D’Ausilio e Fabio Palazzi. La casa di Matteo è un progetto speciale che prevede la realizzazione di una casa di accoglienza per bambini orfani con gravi malformazioni, tumori, patologie e che necessitano non solo di cure particolari ma soprattutto di un amore familiare. La “casa” è una normalissima abitazione, di circa 200 mq in un normalissimo condominio. Sarà dotata di camere da letto singole o doppie, di un salone, di una cucina, di almeno due servizi e di uno spazio dedicato alle attività ludiche e ricreative. Patrocinato dal Comune di Napoli, con particolare attenzione dell’Assessorato alle Politiche Giovanili e di Alessandra Clemente. La manifestazione ha messo insieme un cartellone giocato tra musica, danza e cabaret, curato nella regia da Francesco Mastandrea.

Francesco Cicchella

Valentina Stella

Antonio D’Ausilio e Maria Mazza

Giovanni Caccamo

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L’ALTA MODA IN PASSERELLA CON

Cenerentola PER UNA

Notte

Foto di Umberto Raia

Il 29 dicembre, presso lo storico palazzo Palumbo di Giugliano, ha avuto luogo Cenerentola per una Notte, l’evento di moda più atteso della città. La manifestazione, curata dalla Young Fashion Agency di Nancy D’Anna e Gaetano Agliata e dall’associazione Liberal, è stata condotta da Paola Mercurio e ha ospitato in passerella l’ultima collezione dell’Atelier Sposa Le Rève e le eleganti pellicce di Salvatore Fiorentino. Il look delle partecipanti, invece, è stato affidato alle mani esperte dell’hair stylist Gerardo D’Amore e alle ragazze dell’Accademia di Trucco di Antonio Riccardi. La sfilata è terminata, come di consueto, con l’incoronazione della modella più votata come Cenerentola per una notte, titolo che quest’anno è stato vinto dalla bellissima Sharon Esposito. Media Partner dell’evento: Secret Style magazine e Tele Club Italia.

Sharon Esposito, vincitrice di Cenerentola per una notte 80| Ssm


Nancy D’Anna e Gaetano Agliata, Young Fashion Agency

Salvatore Fiorentino, stilista

Paola Mercurio, conduttrice Tv

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Fashion& Food IL 21 Gennaio nello scenario del Centro Giovanile Dei Padri Giuseppini Del Murialdo si è tenuto l’evento Fashion & Food - Moda e gastronomia sfilano insieme. Evento che promuove i prodotti dell’enogastronomia locale e delle aziende del territorio Vesuviano. Organizzato dalla Mediasar e cofinanziato dal POC Campania 2014/2020. In passerella griffe come Gianni Molaro stilista internazionale personaggio indiscusso di DettoFatto Rai2, Bartin, Fefì Uomo, Anna Miranda che hanno presentato le loro collezioni 2017. Ospite della serata Edson D’Alessandro cantante, vincitore dell’edizione 2016 di Tù Sì Que Vaa cura di Roberto Fabris les, programma di Canale 5. Foto Carlo Ferrara Un ringraziamento particolare va a Don Rosario per la sua immensa disponibilità, alla conduzione di Fabio Palazzi e Luisa Citarella a chi ha curato il MakeUp Gianni Avino di San Giuseppe Vesuviano, le acconciature di Annamaria Salvati e Mariarosaria Nappo, alla regia di Luigi Bilancio e Mina Muscariello, le coreografie di Antonio Esposito team della Clarence Eventi & Management.

MODA E GASTRONOMIA SFILANO INSIEME

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Anna Miranda

Luisa Citarella con il Sindaco di San Giuseppe Vesuviano Avv. Vincenzo Catapano

Gianni Molaro

Fefì


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Secret Style Magazine - Febbraio-Marzo 2017