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DICEMBRE 2016

style magazine

GIÙ I TABÙ

PERCHÉ LE DONNE GUARDANO I PORNO MA NON LO DICONO

DJ È ANCHE DONNA

Vi portiamo in giro per i locali più cool d’Italia

Interviste

Bimestrale - Dicembre - anno I N° 8 Registrazione al Tribunale di Napoli n° 45 del 15/09/2015

VALERIO SCANU BIANCA NAPPI FRANCESCO PAOLANTONI BIAGIO IACOVELLI

Voglio fare la modella LE DRITTE PER SFONDARE DEGLI ADDETTI AI LAVORI

BOB

CHECHE IL PARTY ABBIA IL PARTY ABBIA INIZIO INIZIO

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TUTTA LA MAGIA DEL

Natale DA

PIÙ FACILE PIÙ CONVENIENTE Yes Megastore 2 | Ssm


Via San Salvatore, Casoria (NA) Accanto al Mc Donald’s

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DIVENTA

MU

SI

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SE RAPPRESENTI UN BRAND

CON UN UN VIDEOCLIP MOLTO SPECIALE E UN PROGETTO MUSICALE INEDITO DESTINATO A GIRARE I CLUB D’ITALIA CON ESCLUSIVI PARTY TARGATI SECRET!

e non vuoi perdere l’occasione di promuoverti con noi, scrivi a: info@secretstylemagazine.it 4 | Ssm


Milano chiama, Secret risponde.

Dicembre è il mese in cui la nostra rivista si prepara a sbarcare in un’altra città e lo fa alla grande, con una massiccia distribuzione presso i Magazzini Generali di Milano e non solo. Dicembre…mese di bilanci, nuovi progetti, partnership e soprattutto di party. E allora festeggiamo! Lasciamoci alle spalle qualunque cosa sia successa quest’anno e prepariamoci a strizzare l’occhio al 2017. Voi dove siete diretti? Noi, in questo numero, abbiamo fatto tre grandi viaggi: il primo nel mondo del porno, con dodici registe italiane che hanno avuto il coraggio di portare, per la prima volta nelle sale, un progetto corale dedicato alla sessualità femminile. Il secondo, nella vita notturna dello stivale, passando per la nightlife internazionale, con due delle Dj donna più richieste del momento, per capire come si declina al femminile il mestiere più cool dei nostri tempi. Al timone di questa lunga e straordinaria avventura il grande capo della console: Re Bob Sinclar, che chiude il 2016 con l’uscita di un pezzo esplosivo destinato ad infiammare le feste più scintillanti dell’anno. Per finire, ci siamo messi in sella al carrozzone dei reality show e la notizia è: che il sesso - soprattutto quello fatto e raccontato dalle donne -, fa più paura delle false illusioni create dallo showbiz. Insomma, abbiamo realizzato per voi un numero che potesse regalarvi un po’ di sana spensieratezza, e perché no, qualche piccola trasgressione. Metteteci sotto l’albero, tra fiocchetti e pacchetti, perché è così che ci piace stare questo mese: easy…fresche, leggere ma mai frivole…come nel nostro stile! Non mi resta che augurare, quindi, tanti auguri a tutti voi: ai lettori che ci seguono da sempre, e a tutti quelli che si aggiungeranno. Ringraziare i miei collaboratori per questo anno di successi, i nostri cugini di Pink Life Magazine per averci voluto con loro durante l’esclusiva Fashion Night Winter Edition e tutti quelli che nel 2016 sono passati di qui, tra i nostri fiumi d’inchiostro e carta! E adesso…State con noi:

Let’s Party and Good Luck!

# EDITORIALE

Daniela Iavolato Direttore di Secret Style magazine

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SHA KE RA TE

GOSSIP, TV E CRONACA LE NOTIZIE SULLA BOCCA DI TUTTI A cura di Redazione

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J-AX E FEDEZ BISSANO

Si chiamerà Comunisti col Rolex, il primo album del duo Fedez J-Ax in uscita il 20 gzennaio. Ma non è l’unica novità che coinvolge i protagonisti del tormentone della scorsa estate. L’ex leader degli Articolo 31 ha infatti annunciato, proprio in questi giorni, la notizia della gravidanza della moglie Elaina Coker, con un post al veleno dedicato ai paparazzi e ai cacciatori di notizie: «Siamo in dolce attesa» ha detto. «Qualcuno pensava di farci uno scoop, quindi glielo brucio ora. Rispettate la nostra privacy».


ILARY BLASI PROMOSSA A PIENI VOTI

Se Hillary Clinton perde le elezioni in USA, in compenso in casa nostra un’altra Ilary fa il pieno di consensi. Stiamo parlando, naturalmente, di Ilary Blasi, che al debutto della sua prima conduzione in solitaria trionfa incassando share da record, portando una ventata di aria fresca ad uno show dalla formula ormai datata.

SERENA ROSSI DIVENTA MAMMA: IL PRIMO SCATTO È SU INSTAGRAM!

Fiocco azzurro con tanto di nome dedicato al più grande campione azzurro! Serena Rossi e Davide Devenuto sono diventati genitori del piccolo Diego. L’annuncio, è stato dato il giorno della sua nascita - il 5 novembre -, con questa foto scattata dalla clinica romana e postata sul profilo Instagram della neomamma. Un Natale che si preannuncia ricco di gioia per la coppia che conta di sposarsi presto. Auguri!

LE SPICE SONO TORNATE

Ora si chiamano GEM e cantano in tre, facendo a meno della Posh Spice Victoria Beckham e della sportivissima Mel C. Gery, Emma e Melanie B, avevano annunciato da tempo grandi sorprese così, dopo il silenzio durato nove anni, è spuntato in rete Song For Her ed è già...“GEM Mania”.

© Tutte le foto prese da Facebook

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# IN PRIMO PIANO

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TABÙ!


PERCHÉ LE DONNE GUARDANO I PORNO MA NON LO DICONO di Daniela Iavolato Ssm | 11


Alla fine degli anni ‘90 la celebre serie Sex and the City ha contribuito in maniera decisiva a sdoganare il sesso sul piccolo schermo, un argomento a lungo tabù che nel telefilm è invece mostrato e raccontato in maniera esplicita e, finalmente, da un punto di vista tutto femminile.

C’era una scena, in una delle tante stagioni della serie televisiva cult Sex and the City, in cui le ragazze (protagoniste) si riunivano e guardavano divertite, nel monolocale della nota giornalista Carrie Bradshaw, film porno. Una fantasia piccante degli autori? Sembrerebbe proprio di no! A quanto pare, si tratta invece di una vivace tendenza al femminile molto più vicina alla realtà che alla finzione. Succede anche da noi: esattamente come gli uomini, alle donne piacciono i soft porno, da guardare da sole o in compagnia. A confermarlo, sono le chiavi di ricerca digitate sul web e i dati raccolti dai principali portali del settore, che hanno scoperto quali siano i generi più richiesti e cliccati. In definitiva: le donne guardano i porno ma non lo dicono! A parlar chiaro sono i numeri: Internet, è la nuova frontiera che ha aperto la strada alla crescita della “quota rosa”, poiché offre un grande bazar di video in rete facilmente raggiungibili con una certa discrezione. Così, un quarto degli utenti di YouPorn è donna: un utente su tre negli Stati Uniti; mentre nel nostro Paese le cifre parlano di un terzo della popolazione femminile che - dismessi ormai i grembiuli da cucina -, rivendica il diritto allo “scabroso” passatempo. A sdoganare il tabù ci ha pensato anche il gigante PornHub, sito di video hard che conta circa 60 milioni di utenti al giorno (il 24 per cento sono donne), affacciandosi alla domanda delle consumatrici con la categoria romantic love making: un’alternativa alle regole del club maschile, per intenderci, ideata per incontrare i gusti del gentil sesso che vuole vedere cose diverse.

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Sarebbero mediamente 10 - secondo i dati pubblicati sul Mic -, i minuti spesi per svagarsi con le performance pubblicate online sul mega sito dedicato al sesso. Così, seguendo la corrente in aumento, arrivano sul mercato una varietà di proposte d’autore che fanno leva su ingredienti non machisti: seduzione e sentimenti, con sceneggiature sofisticate in grado di stimolare le svariate fantasie delle donne. Fin qui, certo, nulla di male e - forse - neanche di nuovo! Se non fosse per il fatto che la tendenza in aumento non ha affatto modificato la morale dominante che cela ancora, dietro l’argomento, grandi ipocrisie e finte pruderie. Tanto per cominciare: se la pornografia non è un affare per soli uomini, perché le donne dovrebbero vergognarsi nel rivelare l’innocuo vizietto? Siamo davvero così libere come crediamo? I costumi sessuali sono ancora così intrisi di tabù? E infine…perché se la consumatrice è donna viene automaticamente stigmatizzata negativamente?

SU PORNHUB STA CRESCENDO IL NUMERO DI UTENTI DONNA: TRA LE OVER 35 E LE MILLENNIAL

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UN PORNO A TINTE

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© Debora Vrizzi

Le ragazze del porno - My Sex: un collettivo nato dallo sforzo congiunto di dodici film-maker italiane con l’appoggio economico del crowdfunding online, che libera i desideri femminili e restituisce una visione erotica in chiave “rosa” ad uno dei generi più carichi di stereotipi maschili.

Ne abbiamo parlato con Slavina, porno attivista poliedrica, regista - insieme a Lidia Ravviso -, di Insight, uno dei primi dodici corti di successo del progetto collettivo e assieme rivoluzionario Le ragazze del porno. Una sigla, sotto la quale, si sono raccolte dodici film-maker italiane, provocatoriamente politica e liberatoria che ha l’ambizione di decostruire il genere, a favore della rappresentazione di una visione erotica femminile priva dei luoghi comuni dell’industria del porno. Ssm | 13


In foto Slavina protagonista e regista di Insight sul set

Una serie di corti soft porno pensati per le donne diventano un delle autoproduzioni. Quanto è difficile in Italia portare avanti progetto corale, perché? Ce n’era davvero bisogno? “certe” posizioni? «Noi abbiamo pensato di sì. Personalmente lavoro da molti anni su «È difficilissimo. Ovviamente non è obbligatorio sentire di doversi temi che riguardano la sessualità e la sua rappresentazione, e dal esprimere su questi temi, ma scegliere di farlo vuol dire posiziomio punto di vista il bisogno di offrire nuovi immaginari è sempre narsi, e farlo in favore della libertà sessuale, dell’informazione e stata una questione prima di tutto politica. della consapevolezza. Le motivazioni delle altre erano più vaAccorgersi che questi intenti nobili facrie, più legate magari ad un bisogno di ciano ancora paura è scoraggiante ma noi espressione creativa, ad una voglia un po’ non ci siamo arrese e anche se il progetto è kamikaze di mettersi in maniera attiva in cambiato, col tempo continuiamo a scomun campo in cui la presenza femminile è metterci». spesso quella dell’oggetto e non del sogQual è stata la reazione del pubblico? Un Manifesto consapevolmente getto. Volevamo parlare dei nostri desideri, «Il pubblico è molto curioso e tendenzialpolitico che colma una lacuna: sapendo di poter rappresentare anche quelmente entusiasta. Abituato com’è alla riun porno scritto e diretto da donli di tante altre donne: per questo la scelta cezione massiva di messaggi pornografici ne che per la prima volta in Italia di un prodotto corale. L’essere così diverse (usati in genere in maniera subdola e iposi confrontano con il genere. tra noi è stata una complicazione a livello crita), una volta che ha davanti agli occhi Un prodotto post moderno che di gestione del collettivo, ma eravamo codei prodotti che possono nutrire l’immagiesplora i piaceri femminili scienti di quanto invece fosse una forza e nario - e farlo in maniera onesta -, riconosenza negazione. una potenzialità, proprio per non riferirci sce la novità e il valore dello sforzo. E che ad un solo modello di donna e a una sola i film piacciano o meno, che si senta più o dimensione del desiderio. meno rappresentato, ha degli argomenti di La sfida era rappresentare la molteplicità». discussione e degli input che possono accendere fantasie nuove». Eppure, molte registe non hanno risposto alla “chiamata”, così Quali sono gli ingredienti amati dalle donne che mancano nel come le case di produzione: hanno preferito non raccogliere porno mainstream? la sfida. “Le ragazze del porno” è rimasto confinato nel regno «Parlare di ingredienti amati dalle donne significa tornare a ri-

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ferirci ad un soggetto unico che noi riconosciamo, invece, come variabile e molteplice: in questo senso quella del femminile è una categoria fittizia, dentro l’universo del nostro desiderio di donne ci può essere tutto e il contrario di tutto. Quello che volevamo noi era fare prima di tutto del porno di qualità. Nel porno, a livello di produzione mondiale, attualmente puoi trovare qualsiasi cosa, sapendo come e dove cercare. Di certo, quasi tutto è pensato per un uso maschile e prodotto da uomini. Il punto di vista, quello che genera il meccanismo di immedesimazione, è sempre centrato sul soggetto penetrante. Per questo, anche se a noi in realtà non interessava fare porno per donne credo che si senta, si percepisca, a livello di linguaggio cinematografico, che dietro all’opera c’è un’ideazione più complessa di quella riferibile all’universo del “maschio tipo”. Quindi al di là degli ingredienti, che possono essere diversi, quello che manca nel porno mainstream è proprio il “punto di vista”, ma oltre a noi ci lavorano in molte, dalle veterane Petra Joy e Erika Lust fino a Stoya, che ha aperto una sua casa di produzione». Alle donne dunque piace il porno, e il consumo da parte di quest’ultime è in aumento, ma difficilmente sono disposte ad ammetterlo. Perché secondo te? I costumi e le libertà sessuali sono ancora così intrisi di tabù? «Duole dirlo, ma nel nostro Paese vige ancora un pensiero maschilista basato sul dualismo mamma o puttana, secondo il quale una donna a cui piace il sesso non è rispettabile e, parallelamente, un uomo che non ce l’ha sempre in tiro non è un vero uomo. È una questione legata al controllo: è più rassicurante considerare le donne come esseri asessuati e dediti all’amore casalingo e al sesso passivo. Una donna che invece è capace di scegliere e di dire la sua nell’intimità a molti fa ancora paura. Ma noi lavoriamo a una conciliazione possibile: pensiamo che la sincerità non metta in pericolo i rapporti ma, al contrario, li faccia crescere a partire dalla loro base: l’intimità».

Che cosa ha significato per te e per le tue colleghe portare avanti questo progetto? «Quattro anni di lavoro, di confronto, di discussioni anche aspre tra di noi, di battaglie fatte insieme, di affetto, di condivisione ma anche di soddisfazione quando ci dicono che quello che abbiamo fatto è importante e che un un gran numero di donne si ritrovano in quello che facciamo e si sentono meno isolate…in fondo, anche quelle che invece ci criticano hanno modo di esprimersi e dire la loro». Qual è l’ipocrisia più grande che ruota intorno all’argomento? «È il sistema culturale stesso che è ipocrita, perché non grida allo scandalo quando certi messaggi sono presentati in maniera subdola e, al contrario, lo fa quando le finalità di un oggetto culturale sono chiare. Il porno non è un prodotto che deve piacere necessariamente a tutti e tutte, ma di sicuro c’è una grande fetta di pubblico che lo apprezza e che lo trova un’esperienza stimolante e soddisfacente. Perché condannarlo senza appello quando i suoi più acerrimi nemici pubblici in privato ne fanno uso?». I film porno saranno l’ultima frontiera della parità di genere? «C’è ancora moltissimo da fare, quindi parlare di ultima frontiera mi sembra un po’ azzardato. Noi cerchiamo di fare la nostra parte per costruire una società più paritaria, meno frustrata e repressa, in ultima analisi migliore». © Debora Vrizzi

In Svezia l’antologia di cortometraggi porno Dirty Diaries girati da registe donne è stata finanziata dallo Stato. In Francia la serie di corti femminili X-Femmes è stata prodotta da Canal Plus e ospitata a Cannes, in Italia ogni discorso sulla sessualità è ancora tabù! Ssm | 15


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BAMBINI IN TV E GIUSTO? Cantano, danzano, si sfidano nelle più svariate performance, atteggiandosi a donnine e ometti. L’audience si impenna e i genitori sembrano soddisfatti. La Tv pullula di talent e reality show che coinvolgono anche i bambini e dividono l’opinione: Giusto o sbagliato? Abbiamo messo a confronto due pareri.

Alex Musella Direttore Made Model Management e Casting Director

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Per il lavoro che faccio mi ritrovo spesso a dirigere casting per bambini. Quando accade, incontro tanti genitori interessati a candidare i propri figli per cataloghi pubblicitari o spot. Inevitabilmente, il desiderio di ogni genitore è quello di gonfiare il proprio petto sfogliando un giornale, una rivista o guardando uno spot Tv, con il proprio bambino intento in una posa o in una battuta. C’è chi per scelta, chi per pigrizia, decide di evitare qualsiasi diffusione mediatica dei propri figli, ma sfido chiunque a rammaricarsi nel sentirsi dire “che bel bimbo, sembra un angelo”. Certo, l’eccessivo accanimento di un genitore può creare stress nei bimbi, ma spesso esperienze del genere danno l’opportunità di comprendere quali siano le potenzialità e i talenti dei propri figli. Sinceramente non comprendo quale sia la differenza tra il voler a tutti i costi trasformare i propri figli in ballerine, calciatori, nuotatrici o fantini, rispetto al mettere alla prova un figlio nel valutare le sue capacità attoriali o di posing.

È molto facile intenerirsi guardando i bambini in Tv durante i reality dove ci stupiscono con i loro talenti, gli atteggiamenti buffi e le loro risposte innocenti, ma i retroscena di questi programmi possono essere ben diversi. Avviene una vera oggettivizzazione del bambino: usato per ricavare profitti e audience e spesso utilizzato inconsapevolmente anche dai genitori per appagare il proprio bisogno inconscio di autostima e di visibilità. L’attenzione va posta su come la mamma e il papà spiegano e fanno vivere ai figli questa esperienza. Inoltre, viene facile domandarsi se esser lì sia davvero un desiderio del bambino o l’ambizione, spesso anche di natura economica, del genitore. Ci sono adulti che involontariamente caricano i figli di aspettative irreali esponendoli a fallimenti facili, paura di fare brutta figura, stress e frustrazioni, invece dovrebbero amarli e accettarli in modo incondizionato a prescindere dai risultati che il bambino raggiungerà.

Ilaria La Mura Dottoressa in psicologia cognitiva.


www.morganpubblicita.it

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BOB SINCLAR

Foto JBTHIELE 18| Ssm


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Da quando gli italiani lo hanno conosciuto con Love Generation, singolo tormentone dell’estate 2005, Bob Sinclar - il Dj dei record - ha incantato e fatto ballare almeno tre generazioni. Producer, Dj e remixer, la star francese non ha bisogno di presentazioni: richiesto dal mondo della notte, dello spettacolo e della moda, ha trovato il tempo di posare nudo per Vanity Fair, diventando anche un sex symbol, mentre progettava il fitto calendario di serate sparse per i cinque continenti. Provare ad “acciuffarlo” non è affatto cosa semplice, noi ci siamo riusciti e abbiamo parlato con lui dell’ultimo successo che sta infiammando la dancefloor internazionale

BURNING il pezzo clubhouse nato dalla collaborazione con gli italianissimi Daddy’s Groove tutto da ballare! di Daniela Iavolato Traduzione di Emanuela Esposito Ssm | 19


Quando hai capito che la tua vita sarebbe cambiata? “Burning” è il nuovo singolo record che sta infiam«Come adolescente appassionato di Djing, Hip Hop e mando la dancefloor internazionale. Nato dalla House Music non avrei mai potuto immaginare una carcollaborazione con Daddy’s Groove, è ispirato a riera come produttore o Dj. un brano cult degli anni ‘70 “Don’t Leave Me This A quel tempo il Disc Jockey non era considerato un arWay” di Thelma Houston, come nasce questo sodatista, era sempre confinato sul retro delle copertine dei lizio? vinili. Nel 1994 ho creato una mia etichetta e un mio «Sono molto orgoglioso di questo singolo perché è sound per avere più colore e personalità. Non pensavo quello che definisco una vera e propria canzone da didi creare hit di musica pop, perché i miei gusti erano scoteca, fatta dai Djs per i Djs. Ha le perfette armonie molto underground, ma con il tempo tutta la musica da emotive e il ritornello giusto per infiammare la dandiscoteca che amavo è diventata sempre più popolare, cefloor. Conosco i Daddy’s Groove da un po’ di tempo fino ad essere oggi un’industria da miliardi di dollari. e stavo cercando l’idea giusta per realizzarla. La mia vita è cambiata quando è uscito il mio primo Dico “io” perché amo trovare idee e concetti, loro invedisco col nome della mia etichetta. ce sono dei veri e propri re della progettazione del suoIl sogno, era quello di produrre e suonare la mia musica no, ed è questa la combinazione giusta per una buona collaborazione. Ho mandato loro la musica e il vocal e hanno fatto il montaggio e il mixaggio. Sono veramente soddisfatto del risultato. La scelta della parte cantata è stata casuale, ho molti brani “a cappella” della Motown (storica etichetta discografica ndr) nel mio computer e una delle mie passioni è proprio far rinascere questo momento, secondo me magico, della musica». Gli addetti ai lavori aspettavano da tempo l’uscita di questo brano già annunciata la scorsa estate. Ci racconti che tipo di emozioni hai cercato di trasferire in questo pezzo? Cosa aggiunge alla tua produzione e in cosa si differenzia dagli altri lavori? «Innanzitutto ho dovuto ottenere il permesso dalla Motown per usare la parte vocale, questo dettaglio ha richiesto più tempo del previsto. Poi abbiamo suonato a lungo il pezzo per trovare il sound perfetto. La canzone rispecchia quello che stavo facendo alla fine del “French touch” un paio di anni fa. Niente Pop, solo un bel coinvolgimento e una parte vocale ripetuta per creare un crescendo di emozioni in pista. © Vision by AG A dire il vero per sei anni le mie orecIn questa foto Bob Sinclar chie hanno sofferto molto con la diffuindossa abiti AT.P.CO sione dell’EDM proveniente dal Nord durante il suo show al Pacha Europa, e sono davvero felice che le “Paris by night” emozioni della musica house siano ritornate nelle discoteche. Durante questi anni ho cercato di continuare a creare un mio stile, ma stavo aspettando il momento giusto per proporre nuovamente quel tipo di suono». Da Deejay a Deejay-star acclamato nei top club di tutto il mondo: ti ricordi com’è cominciato tutto?

«Se fai musica per fama e soldi sei destinato a fallire. Io vivo per la musica e finchévedrò l’amore negli occhi delle persone quando suono, continuerò a combattere per essere al Top»

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STAR

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Christophe Le Friant, questo è il suo vero nome, è per la dance music quello che Madonna, Lady Gaga e Britney Spears sono per la pop music: una leggenda vivente. Nel 2006 ha vinto il World Music Awards come migliore Dj del mondo. Le sue serate si trasformano in bagni di folla: in una festa per migliaia di giovani che lo seguono ovunque. Le sue hit scalano le classifiche in pochissimo tempo. Bob Sinclar, trasforma in successo tutto quello che fa. Del resto, è riuscito a convincere anche la Carrà nazionale.

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NON SOLO MUSICA MA ENERGIA

Bob Sinclar con Benny Benassi e Albertino

Bob Sinclar è il re della Isla Blanca, con il suo show “Paris By Night” ha aperto la scorsa estate le danze del club più famoso di Ibiza. Uno spettacolo a base di puro entertainment, un richiamo alla vita notturna parigina, al Moulin Rouge, gli strip club e i sex shop. Un appuntamento fisso che ha fatto impazzire l’isola.

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THE KING OF IBIZA

nelle discoteche di tutto il mondo. Col passare degli anni questo sogno è cresciuto parallelamente alla passione per questo lavoro. L’uscita di Love Generation è stato il momento in cui ho visto esplodere sulla scena musicale la dance music e la mia carriera. È stato fantastico. Da allora l’amore per la musica non è mai svanito, sono ancora lo stesso ragazzino eccitato dall’emozione del ritmo». Hai una vita “multitasking”: Sinclar è ormai un brand di successo richiesto non solo dalla nightlife ma da moda, cinema ed entertainment. Senti mai il peso delle aspettative nei tuoi confronti? Hai mai avuto paura di fallire? «Ho sempre cercato di essere genuino e fresco nelle mie canzoni, non ho mai tentato di copiare qualcuno solo per seguire le mode del momento, e per questo credo di essere ancora qui dopo tutto questo tempo. Sono molto attento ai ragazzi che vanno in discoteca e alle aspettative dei fan, motivo per cui cerco sempre di sorprenderli. Ho fallito qualche volta nelle mie scelte, ma chi non l’ha fatto durante la sua carriera? E dopo un fallimento cosa c’è di più eccitante di una nuova canzone che torna ad appassionare le persone?». Love Generation ha venduto oltre due milioni di dischi lanciandoti sulla scena mondiale, World hold on è un must apripista… A Far L’amore è la colonna sonora de La grande bellezza vincitore di un premio Oscar, quali sono gli ingredienti di una hit di successo? Dove trai intuizione e ispirazione? «Non sono un musicista classico, non ho mai preso lezioni di musica, ma durante gli anni ho trasformato questo “handicap” nella mia forza. Sicuramente l’esplosione del computer, dei software e degli Home Studio mi hanno aiutato molto. Sin dall’inizio della mia carriera ho cercato di creare un sound “riciclato”, sono cresciuto con la cultura hip hop. Cerco sempre di trovare la giusta combinazione tra il gancio delle note e il sound delle grandi discoteche. Inoltre, una delle cose secondo me più importanti è che non puoi mentire alle persone, anche la verità e la sincerità sono chiavi di successo. La musica racchiude tutte le emozioni della vita, e se suoni solo per soldi o per essere famoso sei destinato a fallire, perché non hai emozioni da esprimere. Il mio obiettivo è toccare profondamente il cuore delle persone, e per farlo ho bisogno di armonie emozionanti, un gancio, un ritornello, un testo con un tema profondo e una grande sala per la produzione». Gli italiani ti seguono in giro per il mondo: dalla Spagna alla Grecia, in preda a un’eccitazione dan-z

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zereccia. Che rapporto hai con il nostro Paese? «La comunità italiana è molto forte in tutto il mondo, è fedele alla propria cultura e cerca di vivere secondo le proprie tradizioni anche quando si trova in un altro paese. Il suo stile di vita è come quello della “Dolce Vita”, si basa sul “carpe diem”. Ogni giorno è un nuovo giorno per godersi le cose, divertirsi con eleganza e stile, e io mi sento molto vicino a questo concetto di “estetica”. I Djs e la cultura delle discoteche sono molto forti in Italia sin dagli anni ‘90. Spesso le hit estive esplodono qui perché gli italiani sono più sensibili alle melodie e all’armonia. Per questo sono felice che la mia musica abbia così successo nel vostro Paese. L’Italia ha molti artisti di talento come Marco Carola, Daddy’s Groove, Claudio Coccoluto, Albertino, Benny Benassi, Cube Guys, Alex Gaudino, Federico Scavo, Pink Is Punk, Alex Neri, Ralf e molti altri. Sono tutti molto rispettati nel mondo, amo il loro lavoro». Il tuo curriculum vanta prestigiosissime collaborazioni: da Thomas Bangalter dei Daft Punk, agli Spacedust e ancora Tony Rebel, Sean Paul e tantissimi altri. Ma con chi hai creato un’immediata sinergia? E con chi torneresti a lavorare ancora? «Sono stato molto fortunato ad incontrare artisti pieni di talento che mi hanno aiutato ad elevare lo stile della mia musica. Sarebbe un piacere lavorare di nuovo insieme a loro, ma non amo ripetermi. Voglio andare avanti e cercare un nuovo ritmo da creare e suonarlo per la gente. Se dovessi scegliere un’esperienza su tutte, direi che le due settimane che ho trascorso nel 2009 con Sly&Robbie in Jamaica sono state importantissime. Condividere momenti di studio con questo leggendario duo che ha lavorato con i migliori artisti del mondo è stato un sogno. Avevo in mente di fare un “best of” di tutte le mie canzoni classiche remixate in reggae acustico. Dio benedica la Jamaica». Disc jockey o producer, cosa ti dà più adrenalina? «Oggi c’è bisogno di essere forti in entrambi i ruoli. Per essere un bravo Dj e un bravo produttore hai bisogno di avere un solido background musicale che ti possa permettere di costruire una storia durante un dj set, e anche per capire in che modo produrre una buona canzone da discoteca. Se sei in gamba il tuo nome crescerà. Come Dj, invece, hai bisogno di provare che sei in grado di gestire la pista non solo suonando hit, ma anche facendola viaggiare con le diverse energie che la musica può dare. Quindi posso dire che la mia passione è suonare la mia

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musica in tutto il mondo, mentre produrre per me vuol dire condividere bei momenti con gli artisti in studio. La mia vera “droga” sono le emozioni che sento mentre do vita a un ritmo nuovo. Cerco costantemente questo momento di felicità, il momento in cui trovo il pezzo di questo puzzle. Il mio scopo è vedere le persone felici in pista, che cantano le mie canzoni sorridendo». Hai rivoluzionato il mestiere di Deejay, cos’altro vuoi fare da grande? «Per il momento non riesco a immaginare di smettere di fare il Dj, specialmente dopo essermi divertito così tanto suonando al Pacha di Ibiza nei miei party Paris by Night tutti i sabato dell’estate. Ma tutto ha una fine, e non sarebbe serio continuare a fare il Dj con i capelli bianchi. Tuttavia, finché vedrò l’amore negli occhi delle persone quando suono la mia musica, continuerò a combattere per essere al Top. Sono un guerriero». Sei un professionista del divertimento, quando ti fermi invece che tipo sei? Com’è la tua vita oltre la console? «Tutti cerchiamo la chiave della felicità, e questa chiave è dentro di noi. Io voglio solo diffondere amore e trasmettere belle sensazioni. Tutti abbiamo un destino e io so qual è il mio. È un dono di Dio riuscire a liberare se stessi nella propria passione. Per non soccombere alla pressione faccio molto sport. Da bambino sognavo di essere un giocatore di tennis professionista, ma non avevo abbastanza talento. Però è uno sport che adoro, quindi continuo ancora a giocarci due o tre volte a settimana. Non mi piacciono le vacanze perché mi annoio molto facilmente. Infine colleziono molte cianfrusaglie, dai giocattoli giapponesi alle copertine dei vinili di Andy Warhol, dai mobili vintage alle riviste di Playboy».

«Amo l’Italia e la “Dolce Vita”. Gli italiani sanno divertirsi con classe ed eleganza, e io sono molto vicino a questo stile di vita»


OLTRE LA CONSOLE

Š JBTHIELE

Da bambino sognava di fare il tennista, cosĂŹ allenta la pressione praticando molto sport. In vacanza si annoia facilmente, colleziona vinili, giocattoli giapponesi e copertine di Playboy.

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# LAVORO

Voglio

Professione modella: veloce, caotica, estremamente competitiva. In una parola “tosta”! Può sembrare facile: viaggi, lustrini, feste esclusive. Può apparire un mondo dorato, in realtà bisogna essere disposte a cambiare stile di vita, a fare sacrifici, prepararsi e mostrare una forte personalità. Dura nel tempo chi ha davvero stoffa!

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fare la

moell da

La moda è sempre più veloce

oggi il fashion system corre al ritmo del web che ha fagocitato anche questo mondo, rivoluzionando tempi e strategie dei marchi di lusso. Non c’è brand che non sia sui social network: Instagram soprattutto, il maggiore veicolo di contenuti moda. Essere alte e carine non basta più, i marchi sono costantemente alla ricerca di new faces spesso riciclate nel giro di sei mesi, occorre avere una spiccata personalità, in grado di attrarre l’attenzione del pubblico. La modella bella e muta è ormai out, la moda esige nuovi contenuti e in questo contesto vince chi è psicologicamente più forte. «La prima regola» spiega Luigi Bilancio fondatore della Clarence Management con base a Napoli e Milano «è quella di affidarsi ad un’agenzia accreditata e non fidarsi di chi propone successi immediati e corsi di portamento o book a pagamento». L’agenzia capisce subito il potenziale di una ragazza? «Sì, dal primo colloquio si analizza la modella in tutte le sue potenzialità e poi si passa alla fase di preparazione». Cosa succede superati i primi test di prova? «Con l’aiuto dei booker e dei fotografi di moda, con i quali ci confrontiamo tutti i giorni sulle new faces, si realizza il materiale base per iniziare a lavorare come:

book, polaroid, video di presentazione, composit. Materiale che molte modelle neanche immaginano di dover realizzare, perché danno per scontato che si possa lavorare lo stesso, magari perché “amiche” di qualcuno». E per chi non li supera? Conviene lasciar perdere? «Sì, e dedicarsi allo studio, oppure intraprendere altre strade artistiche come la recitazione o il canto». Come bisogna presentarsi? «Molte ragazze si presentano in agenzia già super truccate, su tacchi vertiginosi e capelli appena fatti dal parrucchiere: cosa assolutamente sbagliata! Quando ci si presenta ad un’agenzia - oppure ad un casting - bisogna essere senza un filo di trucco, vestite comode, anche sportive volendo, perché il pensiero che “trucco e pittura fa bella figura” è errato! La modella deve curare la pelle e il corpo perché sono le sue fonti di guadagno! Non mascherarle». Quali requisiti fisici e caratteriali deve avere chi vuole vincere in questo ambiente? «Non ci sono dei canoni ben precisi, anche perché ogni ragazza può essere adatta ad una categoria: modella commerciale, modella editoriale…ci sono modelle che lavorano solo per beauty e accessori, modelle da passerella. Ognuna ha la sua particolarità, deve solo saperla sfruttare e metterla in risalto con l’aiuto del booker che la segue. Un esempio lampante è Kate Moss che pur essendo alta 1 metro e 70 è diventata una modella da sei milioni di dollari». Una dritta per durare? «Impegno, costanza e dedizione ed essere sempre pronte a viaggiare per le capitali della moda!». E per sfondare? «Un insieme di fattori che non dipendono dalla bellezza o dall’attitudine, per sfondare conta ancora la regola del “trovarsi al posto giusto, al momento giusto”».

di Valentina Iavolato Ssm | 27


# TENDENZE

D

J

Vi portiamo in giro per i locali più cool con due regine della by night internazionale.

E ANCHE

DONNA

Irene Ferrara e Virya Morales, ognuna col suo talento ed il proprio genere, sono tra i nomi al top della nightlife di tendenza. Richiestissime, scatenate e bellissime, hanno conquistato un posto d’onore alla console. Ecco le lady della musica e i party più esclusivi. a cura di Daniela Iavolato

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Irene Ferrara

FRESCHEZZA E CREATIVITÀ

DJ Full time

Dopo cinque anni in radio e un praticantato in giornalismo, incoraggiata dai colleghi (storici Disc Jockey), sperimenta il mondo della notte negli eventi targati Arenile passando per il Museo Madre, i festival e le aperture dei concerti. «Ho iniziato portando in giro una performance chiamata “Radio Rock”, la storia della musica, tra classici e mercato indipendente, con molto spazio alla scena italiana: un set energico e scatenato. Poi ho voluto esplorare più generi, aprendomi ad ascolti per me impensabili e ho studiato una mia “chiave” di comunicazione musicale coerente con la mia personalità, conquistando un posto d’onore alla console». Così, lady Irene surriscalda l’atmosfera delle notti partenopee.

Dove ti esibisci di solito? «Il sabato sono resident dell’Arenile di Bagnoli, nei restanti giorni giro nei club di musica dal vivo. Preferisco abbinare le mie selezioni a concerti di ogni tipo e interagire con pubblici differenti e fanatici musicali. In generale, mi incuriosisce studiare le tendenze e le “mode” e rielaborarle mescolandole col mio bagaglio musicale, da buona ex snob musicale oggi sono molto attenta e curiosa». Qual è la playlist di questa stagione invernale? «Continuerò a improvvisare in base a quello che la pista mi ispira, quest’inverno voglio proporre più Hip Hop e R&B, soprattutto datato, e in generale riproporrò molto revival accostato al contemporaneo. Voglio sconvolgere i giovanissimi, un pubblico esigente e severo che a me dà grandi soddisfazioni». Il brano irrinunciabile? «Without me di Eminem. Estrema, ironica, brutale, mi diverte da morire».

Chi sono i colleghi da seguire? «Fatboy Slim, storico Dj britannico degli anni ‘90: dopo aver assistito a una sua performance ho avuto l’illuminazione. E poi i Motel Connection, un gruppo elettronico torinese, per la grinta e l’onestà». I locali più cool da tenere d’occhio? «Be’ sono di parte: assolutamente l’Arenile di Bagnoli, non solo perché lì mi esprimo in pieno ed è il posto che ispira le mie performance più fantasiose e bizzarre, ma anche perché è da anni un luogo dove convivono generi differenti, si uniscono generazioni e pubblici diversi e soprattutto conserva molto spazio per gli emergenti e, questo, è uno stimolo importante per la Napoli artistica». Il tuo look dietro la console? «Nei primi anni ho osato tacchi, acconciature e vestiti complicati. Oggi rigorosamente tessuti elastici, top e capelli al vento, un look “gestibile” perché in console mi devasto completamente e sono naturalmente egocentrica».

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AI MAGAZZINI GENERALI DI MILANO:

MA GAY ZZINI

IL SABATO NOTTE È

con tanti ospiti Vip!

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oni i z i u t n i or t c e Dalle r i d t ar dei dueeisure e Marc L o Pezzotti Lorenz nightlife ecco la dy d’Italia più tren

Marc Leisure, Barbara D’Urso e Lorenzo Pezzotti

Locale cult della Milano che fa tendenza, un grande main floor di 1000 mq, cornice storica di avanguardie culturali ed artistiche, i Magazzini Generali sono da sempre il regno del divertimento a 360 gradi, punto d’incontro anche delle Star. Il sabato notte la parola d’ordine è “trasgredire”! Da otto stagioni il vecchio deposito degli anni ‘30, trasformato in un locale di successo del panorama nazionale, apre il sipario al pubblico LGBT (e non solo), con la formula “MAGAYZZINI” richiamando tra i clienti abituali anche blogger, influencer, addetti ai lavori del mondo della “moda”, giornalisti della carta stampata, radiofonici e televisivi. Loredana Bertè, Patty Pravo, Rocco Siffredi, J-Ax, Amanda Lear, Anna Tatangelo, Sirya, Platinette, Elenoire Casalegno, Le Donatella, sono solo tra i tanti nomi passati di qui! Ssm | 31


Virya Morales

SEXY BEATS

DJ&Producer

Quali sono i locali del tuo cuore? «Il locale che preferisco è il Blue Marlin di Ibiza. Adoro poi suonare nello Stato della Repubblica Domenicana, per l’energia e la magia che questo luogo restituisce». La canzone che accende la serata? «La mia canzone jolly, che accende qualunque serata è Kackvogel di Solomun, un brano che rispecchia molto il mio stile musicale». Qual è il momento più elettrizzante della tua performance? «Il momento che amo in assoluto è quando in pista le persone iniziano a gridare e ad applaudire, un’esplosione di energia che non va persa. Mi si rizza la pelle per l’eccitazione».

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Come scopri nuove hit? «Divoro musica direttamente nelle disco. Quando mi piace una canzone che sento in un club, mi collego all’app Shazam per acquistarla…in questo modo resta nella mia playlist per essere ascoltata in loop». La top five dei migliori Dj su piazza? «La mia top five del momento è: Sven Vath, Solomun, Maceo Plex, I fratelli Martinez, Marco Carola». Come curi i tuoi look? «Studio i miei look in base allo stile della serata. Tutto dipende dal luogo in cui mi esibisco, dal clima e dall’ora. Ammetto di essere molto vanitosa, seguo le tendenze e le mode del momento ma amo anche stare comoda e sicura».

Virya Maria Morales Reyes, originaria del Costa Rica, è una Dj scatenata che gira il mondo con la valigia colma di vinili. Dopo aver preso parte ad una serie di concerti a Ibiza, ha capito di avere nelle vene una sfrenata passione per la musica elettronica. Ha iniziato a mettere dischi esibendosi in esclusivi party privati, poi è approdata nei più famosi club internazionali. Il suo sensuale modo di miscelare la musica elettronica l’ha resa un’eccellente esponente della musica house, deep house e tech house, motivo per il quale chiunque l’ascolti resta impressionato dalla sua straordinaria vocazione al genere. Ecco la storia di Sexy Beats.


poshnails.it

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# FREETIME

teatro

Spettacolo I Tre Lati dell’Assurdo Tre attori: Giovanni Antinolfi, Lorenzo Cammisa e Giuseppe De Rosa, sono I Tre Lati dell’Assurdo, lo spettacolo, scritto e diretto da Lorenzo Cammisa sarà in cartellone allo spazio teatrale ZTN di Napoli, sabato 3 e domenica 4 dicembre, nell’ambito della rassegna Giù il cappello. La messa in scena, composta da sette episodi apparentemente staccati tra loro, rappresenterà le infinite sfumature di un nuovo linguaggio e diversi personaggi nati da una fitta attività di sperimentazione del trio ACD, che porta in scena la condizione e le relazioni umane senza filtri, spogliandole del senso comune. I testi non sono mai stati messi in scena in Campania, ma hanno partecipato come corti teatrali autonomi a diversi festival nazionali. In particolare Bisturi – corto teatrale sull’ironia-, ha vinto il concorso nazionale UP2U, indetto dalla redazione de La Stampa di Torino, mentre Gradito a me si è classificato secondo al concorso nazionale del Teatro San Prospero di Reggio Emilia. «Immersi nel mondo reale, siamo assoggettati e sottomessi alle regole del buon senso e della consequenzialità» spiega l’autore e regista. «Il nostro obiettivo è ambizioso: sovvertire la struttura tradizionale della narrazione, far sorridere e riflettere attraverso una nuova proposta teatrale. Tre soli attori per un insieme variegato di personaggi e situazioni, in cui ogni spettatore può riconoscersi, e magari riscoprirsi». La rassegna Giù il cappello, promossa dallo spazio ZTN, sito in vico Bagnara Napoli, ospiterà 11 compagnie teatrali provenienti da tutta Italia e oltre 100 professionisti, che riempiranno il cartellone della prossima stagione teatrale.

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TOP EVENTS

musica

Giovanni Allevi in concerto Dopo l’uscita del libro “Vi porterò con me”, edito da Rai-Eri, nel quale Giovanni Allevi ha raccolto immagini e pensieri di questi anni di musica, da dicembre il compositore riparte con Celebration Symphonic Tour, una doppia tournée tra Italia e Europa. Tra le tappe non poteva mancare Napoli, dove l’artista ha tenuto il suo primo concerto nel 1991. L’appuntamento è al Palapartenope, il 16 dicembre alle 21.00.

Gli indirizzi top per scoprire la città. I ristoranti più in voga, le migliori SPA. Ma anche le mostre, i musei da visitare, eventi e manifestazioni.

Natale

M’illumino d’inverno Natale a Sorrento

#piccoli annunci #piccolo prezzo #scopri come fare SCRIVI A info@secretstylemagazine.it 34| Ssm

È giunta alla IX edizione l’iniziativa natalizia M’Illumino d’inverno, che anche quest’anno animerà la città di Sorrento con musica, proiezioni, incontri, shopping, animazione e molto altro, fino a gennaio. Non mancherà il consueto appuntamento con il Villaggio di Babbo Natale e con l’arte presepiale, che si inaugureranno il 3 dicembre. Il calendario completo è consultabile sul sito www.comune.sorrento.na.it

ret c e S a d i t l e c S


REALIT Y SHOW showbiz

GLI EFF DELLA ETTI COLLAT ERALI NOTOR IETA

Febbre da reality, ha colpito tutti…ogni anno sono milioni i ragazzi che si mettono in fila per partecipare ai casting dei più noti reality show della Tv, tra format nostrani come Amici a quelli di importazione. Una fabbrica per talenti “usa e getta”, grida qualcuno, che il più delle volte genera false aspettative. Spente le luci della giostra molti concorrenti vedono infatti calare impegni e ospitate, passando da personaggi popolari a persone comuni. Un gioco pericoloso sul quale abbiamo indagato, interrogando due protagoniste passate per il piccolo schermo. A cura di Axel Andrea Nobile e Daniela Iavolato Ssm | 35


Rosa Baiano Nel 2010 ha partecipato al Grande Fratello 11

l’edizione più lunga della storia, che ha visto i concorrenti rimanere chiusi nella casa più spiata d’Italia per sei mesi: ben 187 giorni, terminati con la vittoria dell’italo giapponese Andrea Cocco. L’aspirazione di Rosa, già modella di professione, era quella di fare l’attrice: «Ho pensato ingenuamente che il GF potesse essere un trampolino di lancio, guardando alla carriera dell’amato Pietro Taricone e Luca Argentero, presto però ho capito qual era lo scotto da pagare». Ce ne vuoi parlare? «Il rischio che si corre è quello di rimanere con in mano un pungo di mosche. All’inizio è facile illudersi di far parte del dorato mondo televisivo, ma la Tv può crearti e, in poco tempo, anche distruggerti». Che ricordi hai della tua esperienza? «L’edizione a cui ho preso parte è stata in assoluto quella più lunga. Quell’anno il Grande Fratello ha aperto le porte ai concorrenti il 18 ottobre del 2010 e le ha definitivamente chiuse il 18 aprile del 2011. All’inizio pensavo di sapere a cosa andavo incontro, invece non è stato per niente facile. Essere lì è tutt’altra cosa! È un’esperienza singolare, emotivamente molto dura: sei senza le tue abitudini, i tuoi affetti, con trenta persone che non hai mai visto in tutta la tua vita. Non sai cosa stia accadendo fuori, cosa pensa la gente di te, cosa ti aspetta realmente dopo…ho vissuto la mia esperienza alternando continui alti e bassi. Ricordo, per esempio, che vivevo con molta ansia le dirette del lunedì, ma oggi so anche che tutto questo fa parte del mio carattere. Non lo avrei mai detto, ma bisogna essere psicologicamente molto forti per affrontare un reality show, ed io di sicuro non lo ero». Che cosa ti è accaduto una volta fuori dalla casa? «Dopo 187 giorni di reclusione avevo completamente perso il contatto con la realtà, ho continuato a vivere come in una bolla.

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GF 11

«Dopo il GF sono andata in terapia per attacchi di panico e crisi d’ansia. Questi programmi sono soprattutto una fabbrica di meteore». Nei sei mesi successivi sono dovuta andare in terapia a causa di continui attacchi di panico e crisi d’ansia, legati proprio all’esperimento della chiusura e, allo stesso tempo, all’invasione della privacy che la popolarità improvvisa comporta. Il “non contatto” con il mondo aveva generato queste paure. Intanto, il lavoro procedeva a ritmi accelerati: serate, eventi e ospitate continue che sono iniziate appena messo il piede fuori; senza alcuna presa di coscienza. Un frullatore di emozioni, persone, situazioni, che ad un certo punto non ho saputo più reggere. Non riuscivo più a distinguere il vero dal falso, così ho avuto la forza di fermarmi e ho deciso di uscirne per ritornare alla mia normalità». Oggi quindi cosa fai? «Oggi sono laureanda in igiene dentale, lavoro e svolgo un tirocinio al Policlinico di Napoli. La mia vita ha preso tutt’altra piega, del resto non mi sono mai vista artista di professione, ho sempre desiderato un’identità calata nella società comune». Hai mai subìto discriminazioni per la tua partecipazione al Grande Fratello?

«Sì, inizialmente è stato difficile farmi accettare dall’ambiente medico. Qualcuno faceva battutine velenose, altri invece mi guardavano con sospetto». Consiglieresti mai alla tua migliore amica di partecipare a un reality come il GF? «No, non lo consiglierei mai a una persona che amo. Il Grande Fratello è una giostra di finte illusioni, che può devastare soggetti psicologicamente fragili. Preso con le dovute cautele può andar bene quando si è molto giovani, ma guai a considerarlo l’esperienza della vita. Piuttosto, alla mia amica consiglierei di creare il suo destino partendo da un lavoro serio e stabile». Quindi tu ti sei pentita? «Pentita no. È pur sempre un’esperienza, la rifarei, però, con tutto un altro spirito». Perché dunque secondo te molti ragazzi, nonostante tutto, continuano a proporsi in massa? «Per la popolarità, i ragazzi per dieci minuti di apparizione in programmi popolari farebbero di tutto. La Tv di oggi è soprattutto questo: una fabbrica di meteore».


© Marco Marciano

Susy Fuccillo AMICI

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«Se ti aspetti di avere il mondo ai tuoi piedi solo perchései stata in Tv sei tu a sbagliare!» Cosa stai facendo? «Ho lavorato tanto a teatro partecipando a musical di successo, insegno e sono l’ideatrice di un concorso internazionale di danza Le Capannine Dance Festival che si tiene a Catania: mi divido tra la Sicilia e la capitale. Ho scoperto di essere molto brava come organizzatrice, il contatto con i giovani mi mantiene fresca e, in questo modo, ho la possibilità di vedere e conoscere nuovi coreografi». Ti aspettavi di più dalla tua partecipazione? «Certo, se avessi partecipato oggi probabilmente avrei fatto di più. All’epoca il massimo dell’ambizione era strappare un contratto con la Fascino. Oggi invece i ballerini del programma chiudono contratti esteri, mentre i cantanti sono sotto l’occhio di case discografiche importanti». Quindi per te Amici è stato un trampolino di lancio? Oppure, come qualcuno, ritieni sia una vetrina di illusioni? «Tutti i giorni ringrazio Dio per essere stata una concorrente di Amici.

Un anno in quella scuola equivale a tre anni di studio, e questa è già una gran fortuna. Dipende da cosa ti aspetti! Amici è un passaggio, un momento di crescita e di transizione. Durante i primi mesi sei l’attrazione del momento, quindi chiaramente tutti vengono a cercarti. Dopo la scena cambia: non corrono più a bussarti alla porta! A quel punto, o ti rimbocchi le maniche come è giusto che sia -, oppure scegli di fare un’altra cosa. Tutto dipende da te, dal tuo carattere, dalla grinta che hai e metti nelle cose; se ti aspetti di avere il mondo ai tuoi piedi solo perché sei stata in Tv sei tu a sbagliare! Per un ballerino, poi, è molto più semplice trovare spazio nel mercato del lavoro. Rispetto ad un cantante hai molte più porte aperte, più ambiti in cui giocartela, soprattutto oggi che il programma è cresciuto e offre l’opportunità di lavorare in contesti internazionali. Fortuna e talento: sono queste le chiavi su cui puntare dopo». Hai mai subìto discriminazioni nel tuo ambiente per aver partecipato al programma?

Susy Fuccillo ha partecipato alla settima edizione del noto talent show Amici di Maria De Filippi

gareggiando per la categoria “ballerini”. Eternamente in conflitto con l’insegnante Alessandra Celentano che non vedeva per lei un futuro nella danza, Susy nonostante le critiche è andata avanti per la sua strada, continuando a studiare classico e contemporaneo. «Le batoste servono a crescere e a migliorare. Sono entrata nella scuola di Amici molto giovane, consapevole di avere ancora tante lacune da colmare. Mi sono trasferita a Roma e con determinazione ho aggiustato il “tiro”. Oggi sono molto soddisfatta, sono cresciuta professionalmente e umanamente». «Certo, mi è capitato. Per ben tre volte durante delle audizioni mi hanno chiamata da parte chiedendomi di non partecipare perché ero troppo riconoscibile. Non me la sono presa, fa parte del gioco, ho avuto altre occasioni. Per contro, mi è capitato anche di entrare in circuiti dove non ho nemmeno avuto bisogno di fare il casting». Rifaresti un altro reality? «Sì! Mi è già capitato di essere nel cast della Fazenda, programma andato in onda su Sky. Sono stata in corsa per l’Isola dei Famosi. Perché no? Anzi, vi dirò di più! Se mai dovessero realizzare un’edizione di Amici con tutti i vecchi concorrenti, io lo rifarei volentieri. Il programma mi ha regalato tanto, anche dal punto di vista umano. Ho trovato l’amore e amicizie vere. I miei migliori amici sono usciti da quella trasmissione, con loro ho condiviso otto anni della mia vita romana, da Marco Carta - con cui ho un rapporto quotidiano -, a Cassandra De Rosa».

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© Fortunato Celentino

# PROFESSIONISTI Al Top

COME T’INVENTO UN BRAND DI

SUCCESSO

LA GIOVANE START UP NAPOLETANA ALLA CONQUISTA DELLO STIVALE!

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Yes! È l’alleato delle donne che amano prendersi cura del loro mondo.

Vincenzo Buonfiglio fondatore del marchio Yes!

Ha iniziato ad avviare imprese a 20 anni, con la

filosofia del prezzo fisso applicato ad ogni prodotto venduto all’interno del negozio. “Tutto a mille lire” o poco più di mille, era il cuore della strategia del gruppo: dalle mollette per stendere il bucato, ai gadgets, alla bigiotteria. Archiviata la stagione della lira, ha saputo reinventare il marchio dando vita alla nota catena di negozi “Solo 50 Centesimi: la spesa democratica che non pesa sul budget”, diventati in pochi anni il porto sicuro dove trovare tutto quello che occorre alla famiglia e alla casa a piccoli prezzi. Ha imparato a riconoscere le esigenze delle casalinghe e delle famiglie di oggi, facendo tesoro del dialogo con i suoi clienti «la mia scuola è

*Secret Promotion

stata la strada e la “bottega”» spiega il fondatore degli store. «Il contatto con le persone è la chiave del successo, percepire come valutano i prodotti, monitorare come cambiano i desideri dei consumatori. Sono sempre stato immerso nella realtà, così sono cresciuto». Oggi Vincenzo Buonfiglio, businessman del gruppo, ha trasformato la sua azienda in un marchio di successo in continua evoluzione, maturato oggi sotto il marchio Yes! Megastore. Un’insegna destinata a diventare leader perché unisce supporto, qualità e risparmio «un’esperienza di acquisto, più che un semplice store» spiega il suo Ceo. «Qui da noi le persone trovano prodotti utili per ogni tipo di esigenza. Siamo nati con l’intenzione di proporre quello che occorre davvero nelle case delle famiglie italiane, innovando con una

formula unconventional: il piacere di entrare in un posto familiare, fresco e accogliente che rende felice soprattutto le mamme, perché offriamo calendari di animazione per bambini mentre loro fanno la spesa senza i capricci dei figli. La gente qui si incontra, si diverte, fa shopping, in un ambiente family friendly che coccola sia grandi che piccini». Presto, il gruppo Buonfiglio porterà la sua esperienza altrove: «Sì, stiamo viaggiando a ritmi veloci, grazie al grande riscontro di pubblico e alla domanda di franchising da parte di altri investitori. Tra poco i punti vendita Yes! si moltiplicheranno con nuove aperture». Dalla strada, a direttore creativo…una storia di successo che parte dalla provincia napoletana. Yes! Ci piace!

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NUOVI

Bianca Nappi

e r a t i c Re O D N O SEC ME prese ndo è alle e a u q io g suo a tici ch si sente a di stimoli auten io di fare. e h c , ” a n a agg erc ioso Una “cur empre nuove, in c entazione e al cor ne, che spazia s n e e im con sfid occhio alla sper Nappi, attrice 36 i quali non l’ a strizzino escriversi Bianca e, i suoi amori, tr e mi manca d n é a io n m r is a telev Così in tou a, teatro e e: “Quando sono m e in c a r r t i a sceglie riesce ma versa!” e il set e vic a Angelino Di Candid a Ciccalè Foto Andre Mia Grace e La a il n a M i Abit Da quando Ferzan Özpetek l’ha scelta come musa, confermandola in tre film, Un giorno perfetto (2008), Mine Vaganti (2010), Magnifica presenza (2012) che le hanno regalato grande popolarità, ne è passato di tempo. Bianca è rimasta legata a quella bella esperienza, buttandosi a capofitto in un percorso aperto, senza mai escludere nessuna nuova opportunità. Un’attrice cangiante, che è passata attraverso sperimentazioni, opere prime, vere e proprie scommesse cinematografiche… «Il lavoro dell’attore è molto legato al concetto di sperimentazione, pur se in forme non estreme. Si è portati a confrontarsi con testi diversi, linguaggi e anche con persone diverse. Non riesco a pensare un attore statico, chiuso, perché fatiche-

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rebbe a lavorare. Negli anni mi sono fatta sempre trascinare dalla bellezza della casualità, sono molto curiosa, non escludo mai a priori un lavoro, un’opportunità, un testo, anche se è piccolo e in quel momento sto facendo altro. Sono appassionata e mi piace sempre vedere cosa c’è dietro ad una proposta. Mi ritengo fortunata perché mi sono ritrovata sempre a fare cose belle. Penso ad un film a cui sono particolarmente legata, Short Skin di Duccio Chiarini che ha vinto la Biennale College di Venezia, destinata ad opere prime con un budget minimo. Molto felice di averlo fatto perché per quanto piccolo fosse, ha avuto un grande successo e lo stesso regista Chiarini si è rivelato una bellissima scoperta». A che tipo di lavoro, invece, hai detto o diresti un secco no, rifiutandoti di farlo? «A tutti quei progetti non “autentici”, che nascono da idee un po’ confuse. Nel nostro lavoro contano tanto le relazioni che si


DIVI

Bianca Nappi, 36 anni È in scena fino a gennaio con Tante facce della memoria, lo spettacolo che racconta le storie di sei donne partigiane che nel ‘44 vissero l’eccidio delle Fosse Ardeatine, diretto da Francesca Comencini con le scenografie di Paola Comencini. Ssm | 41


In ambito artistico, pensi sia cambiato il ruolo o il posto che creano nel gruppo, oppure tra attore e regista, a volte c’è molta occupano le donne? sintonia, altre volte non si trova la giusta complicità pur passan«Premetto che in Italia siamo ancora lontani da una piena parido tanto tempo assieme. tà: in un film ci sono sempre più ruoli maschili che femminili, E allora capita di rifiutare, un po’ come accade nella vita di tutti così come a teatro; i ruoli affidati alle donne sono sempre un po’ i giorni, nelle relazioni spontanee». stereotipati, mentre quelli degli uomini più variegati…QualcoTra le persone con cui hai lavorato, con chi hai sentito quesa, però, negli ultimi anni sta cambiando. sta particolare affinità? Oggi ci sono molte più donne in ruoli direttivi, registe, direttrici «Tra i colleghi con cui ho lavorato penso a Massimiliano Gallo, della fotografia, perché finalmente siamo riuscite a guadagnarAlberto Caviglia e Lunetta Savino. Con Lunetta sono attualci una possibilità. Quando ho iniziato la strada era in salita, mente in tournée con Tante facce della memoria, non è la prima viviamo in un Paese che volta che lavoriamo assieme. fatica ancora a liberarsi È un’amica e un’attrice che stimo moldal “machismo”». to ma ce ne sono tanti altri, quasi tutte Bellezza e competiziole esperienze che ho fatto, anche le più ne, due concetti di cui piccole, sono state felici». il mondo dello spettaQual è la caratteristica personale colo dovrebbe liberarche credi ti abbia aiutata a far carsi? riera in questo mondo? Oltre a ta«Ho sempre creduto lento e bravura, pensi ci voglia anche il nostro lavoro non che carattere? si fondi sulla bellezza, «Ne sono certa! Il percorso umano è certo può aprire delle intrecciato a quello artistico: un attore porte in più ma non è afnon può essere in un modo nel quotifatto la chiave decisiva. diano, mentre artisticamente è il conAbbiamo numerosi trario. Noi attori siamo un insieme di esempi di attrici non cose che ci succedono nella vita, non belle canonicamente ma a caso un professionista più va avanti che hanno fatto carriepiù migliora perché il suo bagaglio di ra. Il concetto di comesperienze si arricchisce». petizione, invece, non E tu? Sei riuscita a trovare un deè insito nel mondo arnominatore comune nei tuoi diversi tistico, è una questione lavori che appartiene a Bianca come prettamente femminile. persona? Dovremmo imparare «In realtà ho fatto cose diverse tra loro, a rieducarci, ad accetdrammatiche, comiche tarci di più. Quando la in cui non c’è un denocompetizione è vissuta minatore comune. serenamente e spinge a Marisa Musu, per Il suo sogno nel cassetto? Lavorare con migliorarci è positiva. esempio, il personagIo, per esempio, mi Matteo Garrone. Il suo ruolo preferito? gio storico che sto sento più in competiinterpretando in Tante Quello capace di emozionarla. zione con me stessa che facce della memoria Filosofia di vita? La bellezza della con gli altri, una sfida diretto da Francesca casualità…mentre lei si lascia trascinare… personale a dare semComencini - con cui pre il mio meglio». continueremo a girare Il regista con cui vorin diverse città ancora resti lavorare, un testo che vorresti interpretare. fino a gennaio - è una donna che ha contribuito alla liberazione «Hedda Gabler di Henrik Ibsen…sarebbe un sogno per me, del nostro Paese, ed è radicalmente opposta al personaggio di non so se mai capiterà l’occasione. Mi piacerebbe molto fare Elvira in Sirene, la serie di Ivan Cotroneo. Ho una passione per anche le commedie di Eduardo De Filippo, entrare nei panni di la commedia e l’umorismo: la chiave ironica mi appartiene ed uno dei suoi personaggi…Lo adoro, è stato un grande! Poi la è quella che uso nella vita come nel lavoro, anche se faccio e ho mia famiglia è napoletana e non avrei problemi con il dialetto, fatto cose molto diverse». è la lingua della mia infanzia. Meglio un ruolo comico che drammatico, dunque? Di registi ce ne sono tanti con cui non ho lavorato, uno è Matteo «L’ironia è un filtro attraverso cui guardare la vita, ce l’hai o Garrone, che stimo moltissimo. Sarebbe fantastico fare un film non ce l’hai. Essendo una persona curiosa, non escludo nulla, con lui». anzi ultimamente mi affascinano molto i ruoli drammatici».

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dintorni

LA RUBRICA DI PAROLE E LIBRI (PAROLE NEI LIBRI)

«Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola. A volte ne scrivo una, e la guardo, fino a quando non comincia a splendere». Così scriveva Emily Dickinson per esprimere il proprio personale rapporto con la parola e con la capacità evocativa che ne può derivare. Ecco perché ho scelto di chiamare questa rubrica Parole&dintorni, perché le parole strutturano e costruiscono il nostro habitat sociale e affettivo. Arredano le nostre vite, rendendole più agevoli e più sicure. Più giuste e più belle. Migliori. E il territorio preferito dalle parole è quello dei libri. Delle pagine in cui prendono vita, segnando percorsi, attraversando esistenze, moltiplicandosi nel mondo. Dunque la mia rubrica sarà una rubrica di parole e di libri. Per l’esattezza: di parole rubate ai libri. E di libri resi belli dalle parole.

© Luciano Correale

Parole&

Claudio Finelli (Napoli, 1973) docente, critico letterario e teatrale, blogger LGBT (Pride Time) delegato cultura diArcigay Napoli e presidente di Arcigay Campania, ha curato la raccolta di racconti “Se stiamo insieme”. È autore dell’antologia poetica “Sulle mie labbra” e, con Mario Gelardi, del fortunato format teatrale “Do not disturb”. Collabora con il Nuovo Teatro Sanità di Napoli. È creatore e direttore artistico della rassegna letteraria “Poetè” che ha luogo presso il Chiaja Hotel de Charme di Napoli.

l venticinque novembre è la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. La data, individuata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ha un valore altamente simbolico poiché fu scelta in ricordo del brutale assassinio delle sorelle Mirabal, avvenuto nel 1960. Considerate esempio di donne rivoluzionarie per l’impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Trujillo (dittatore della Repubblica Dominicana), furono arrestate dagli scherani del dittatore e, dopo esser state torturate, massacrate e strangolate, furono gettate da un precipizio insieme alla loro autovettura, per simulare un incidente. Ecco perché per la mia rubrica non ho scelto una singola parola, ma un’intera espressione: violenza di genere. Per violenza di genere si intende ogni atto di violenza fondata sul genere che provochi un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica. E, solitamente, quest’espressione indica la violenza perpetrata ai danni delle donne, anche se potrebbe essere estesa a tutte le soggettività che subiscono aggressioni in virtù della propria identità di genere. Una donna da sempre impegnata sia in politica che nel volontariato sociale, Luisa Bossa, attualmente deputato del Partito Democratico, ha pubblicato qualche anno fa una raccolta di racconti dedicata, proprio, alle donne. Quelle che provano a sottrarsi alla sopraffazione degli uomini che interpretano con arroganza il ruolo di “padroni” assegnatogli da una società maschilista e sessista, ma che non possono nulla, però, contro la dignità e la determinazione di Annina, Cristina, Assunta, Concetta e Melania, protagoniste dei racconti di Donne in carne e ossa (edizioni CentoAutori), donne istintive e sanguigne, raccontate senza sfumature, in maniera autentica e disincantata dall’autrice.

E sempre di maltrattamenti e vessazioni ai danni delle donne si parla in Quale Amore, libro denuncia di Gioconda Marinelli, (edizioni Giovane Holden, 2015). Un libro che unisce il gusto della narrazione alla cura scrupolosa dell’inchiesta e che, fin dall’inizio, ci ricorda il triste primato detenuto dal nostro Paese relativamente alla violenza di genere: in Italia ogni due giorni viene assassinata una donna. L’amore, paradossalmente, è il tema centrale di questa storia: un malinteso senso dell’amore che trasforma la vita di molte donne in un vero e proprio incubo, rendendole vittime confuse e disorientate della feroce gelosia di uomini insicuri e inetti. E i segni psichici della violenza sono spesso più profondi dei lividi e delle cicatrici: le donne maltrattate, infatti, sono attanagliate dal senso di colpa, vorrebbero liberarsi, ma hanno paura perché hanno perso stima di sé, sono depresse, continuano a parlare con voce roca, non vedono futuro per loro e per i propri figli, si sentono sole, abbandonate. La Storia, d’altronde, sembra non essere mai cambiata ed è sempre Storia di uomini che governano con violenza la vita delle donne. Ce lo ricorda Caterina Vizzani, protagonista di La Vita a Rovescio (Giunti, 2016) di Simona Baldelli. Caterina, personaggio veramente esistito, fu costretta, nell’Italia del XVIII secolo, a travestirsi da uomo e diventare Giovanni Bondoni per riscattare la propria condizione e vivere in maniera libera ed indipendente. Forse gli uomini erano i padroni del mondo – riflette Caterina/ Giovanni nel romanzo della Baldelli – perché le donne li lasciavano fare, come se trovassero soddisfazione nelle chiacchiere, nei sospiri e nelle lacrime e fossero contente così. E chissà se Caterina/Giovanni non avesse, in fondo, un po’ di ragione… Ssm | 43


# MODA

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Chi è Lucrezia?

# 2.0 VITA DA IT GIRL

Misure 80 - 83 - 95 Nata il 3/07/2000 Vive a Pozzuoli 2897 followers su Instagram Instagram _lucreziaperreca Facebook Lucrezia Perreca

Foto Giuseppe Matarazzo 46| Ssm


COSI HO VINTO

FASHION

U P Un amore inaspettato quello per la moda, una passione nata per gioco provando a partecipare a piccoli concorsi. Lucrezia Perreca, è la vincitrice della prima edizione di Fashion Up Academy, il Talent Show per modelle firmato dalla Joung Fashion Agency di Nancy D’Anna e Gaetano Agliata e dalla ODA03 di Axel Andrea Nobile, andato in onda su Julie Italia e su Sky (canale 819) dal 10 di novembre. Fra tre generazioni di modelle a confronto, ha saputo conquistare la giuria una delle ragazze più giovani e intraprendenti. Secret c’era ad osservare, attraverso l’occhio attento del suo direttore, questa grande festa della moda in cui realtà artigiane e giovani start up si sono date appuntamento e, in qualità di media partner, ha offerto alla prima classificata un redazionale realizzato dalla nostra redazione moda. Chi è Lucrezia? Scopriamolo insieme.

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Come nasce la tua passione per la moda? «In modo del tutto casuale, non è un’ambizione che covavo da bambina, bensì qualcosa nato nel tempo…con spontaneità, partendo dai piccoli concorsi e piccole esperienze che oggi continuano con il lavoro per brand di moda. All’inizio non mi colpiva particolarmente questo mondo, solo dopo - conoscendolo meglio -, ho saputo apprezzare i suoi lati positivi e ho maturato l’impegno necessario per raggiungere diversi obiettivi». 48| Ssm

Tra tante ragazze sei la vincitrice di Fashion Up Academy, cosa pensi abbia conquistato di te i giudici? «Credo che i giudici abbiano riconosciuto in me doti come la semplicità e abbiano pensato che avessi le carte in regola per intraprendere questa carriera». Al loro posto tu chi avresti scelto? «Non posso certo dire che avrei scelto me, quindi magari al loro posto avrei puntato su Jlenia Severino per la telegenìa e il portamento. Ad ogni modo, nei loro panni, sarebbe stato molto difficile per me scegliere tra una ragazza giovane e alle prime armi, e una professionista con le giuste competenze, in grado di accontentare i clienti». Come hai vissuto questa esperienza? «È stata un’esperienza utile, divertente e formativa. Ho avuto la possibilità di confrontarmi con altri talenti, stringere amicizie e, soprattutto, ho messo alla prova le mie capacità». Grazie a Fashion Up hai vinto diversi contratti di lavoro con brand di moda. Che effetto ti fa vedere la tua immagine riflessa sui cartelloni pubblicitari e riviste patinate? «Come sempre è una grande emozione raggiungere questi traguardi. Sono vetrine che offrono una grande visibilità». Sei molto giovane, come ti stai preparando ad affrontare questo mondo? «Ho iniziato tre anni fa ad appassionarmi a questo mondo, per entrarci a pieno titolo sono perfettamente cosciente che occorre una grossa preparazione. Proprio per questo cerco di fare più esperienze formative possibili». Ti piacciono le sfide? Saresti pronta ad affrontare una nuova gara? «Sì, mi piacciono le sfide! Sono molto competitiva e quasi sempre riesco ad ottenere ciò che voglio: sarei pronta in qualsiasi momento a rimettermi in gioco». Cosa vedi nel tuo futuro? Qual è il tuo sogno nel cassetto? «Nel mio futuro c’è una ragazza indipendente e realizzata che fa carriera in questo ambiente, ma se non dovessi riuscirci un altro sogno sarebbe quello di fare l’hostess di volo. Amo le lingue, non a caso frequento il liceo linguistico. Conciliare lavoro e studio è molto difficile, ma nella vita è giusto avere sempre un piano B, quindi mi dedico con molti sacrifici a entrambe le cose».

di Valentina Iavolato


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II edizione con Secret Style magazine media partner coming soon

Per info e contatti pubblicitari: fashionupacademy@gmail.com ufficio stampa: Daniela Iavolato direttore@secretstylemagazine.it Facebook: Fashion Up Academy

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di Laura Gorini Foto Yves Nadal

NATO DA GENITORI ITALIANI NELLA PROVINCIA PARIGINA, ALL’ETÀ DI SEI ANNI INIZIA A DEDICARSI AL JUDO LOTTANDO IN ENTRAMBI I PAESI DI ORIGINE: ITALIA E FRANCIA, INCASSANDO UN’IMPORTANTE VITTORIA IN COPPA ITALIANA NEL 2009 A EBOLI. OGGI JEREMY SI AFFACCIA AL MONDO DELLA MODA E DELLA RECITAZIONE, INSEGUENDO SEMPRE LO SPORT.

JEREMY PARISI

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«Ho iniziato a lavorare come modello e fotomodello per puro caso. Sono stato notato a Parigi da alcuni fotografi che mi hanno convinto a fare provini e casting. Tutto è iniziato per gioco, ben presto però ho capito che questa poteva diventare la mia professione. Ho avuto il piacere di collaborare con grandi fotografi e di posare per ben tre volte per il prestigioso calendario sexy e glamour di nudo maschile Dieux Du Stade».

ESORDI TRUCCHI & SEGRETI

«La bellezza va alimentata giorno dopo giorno, con molto sport e movimento. Seguire un’alimentazione sana ed equilibrata, dormire almeno otto ore per notte, non fumare né bere alcolici sono i segreti di un buon modello».

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«Amo recitare, una passione nata insieme all’amore per la moda. Ho partecipato ad alcune serie Tv francesi. Il piccolo schermo è un mezzo potente per arrivare al cuore della gente, ma aspiro anche al cinema. Mi piacerebbe lavorare in Italia, con il grande Roberto Benigni».

PROGETTI


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Finalmente Piove... anche a Natale


# STORIE Gente di stoffa in concerto

VALERIO SCANU <<UN

RICCO DI

MUSICA >> Ssm | 55


È stato l’anno dei record per Valerio Scanu.

Dopo i consensi di pubblico e critica incassati in seguito alla partecipazione al Festival di Sanremo, due dischi d’oro certificati e un tour sold out, il cantante nato nella scuola di Amici di Maria De Filippi torna sul palco per regalare ai suoi fan un grande Show natalizio. «Promessa mantenuta! annuncia lui. «Avevo assicurato un anno pieno di musica, ed è quello che ho fatto». Così, sabato 17 dicembre all’Auditorium Parco della Musica di Roma, Valerio chiuderà il suo anno musicale con uno spettacolo ricco di incursioni inaspettate, mentre si prepara a lanciare nuovi brani e un progetto internazionale ancora tutto da svelare!

IL LIVE

Come mai uno show natalizio per chiudere il Finalmente piove Live Tour? «Perché penso sia bello, qualche volta, tornar bambini e non vi è miglior tempo che il Natale. Avevo promesso un 2016 pieno di musica e io mantengo sempre le mie promesse, quindi Finalmente Piove...anche a Natale per vivere insieme la grande magia di una festa che continua a farmi, farci sognare». Cosa dobbiamo aspettarci da questo mega show? Hai preparato qualcosa di particolare? «Rispetto al tour estivo, ci saranno dei brani scelti ad hoc per il periodo. Essendo io un grande fan della Disney, non mancheranno incursioni nei temi musicali legati alle favole più belle». Sarai da solo sul palco o interverranno altri nomi della musica italiana? «Posso solo dire che oltre ai miei bravissimi musicisti, che ormai lavorano con me da due stagioni, sul palco ci sarà un coro gospel diretto da Daniela “Dada” Loi, la mia coach a Tale e Quale Show e un’amica che reputo una grande artista: Serena Rossi». 56| Ssm

«Sul palco con me ci sarà un coro gospel diretto da Dada Loi e un’amica speciale che reputo una grande artista: Serena Rossi» Che cosa ha rappresentato per te un brano scritto da Fabrizio Moro? «Il brano che mi ha regalato Fabrizio era la canzone che cercavo da tempo. Il pezzo che ha rappresentato al meglio la mia crescita non anagrafica, ma artistica». Il 2016 è stato per te un anno pieno di successi con la partecipazione a Sanremo e due Dischi d’Oro. Cosa ti aspetti invece dall’anno che verrà? «Sto lavorando a nuovi brani e ad un progetto internazionale. Non posso svelare ancora nulla ma rimanete in contatto con me tramite i miei social ufficiali…ne vedrete anzi, ne sentirete, delle belle». Tornerai a Sanremo anche quest’anno? «Ti rispondo prendendo in prestito la frase di un brano di Riccardo Cocciante: «Avanti il prossimo, gli lascio il posto mio (ride, ndr)».

di Valentina Iavolato


«Finalmente Piove è il brano che cercavo da tempo, rappresenta la mia crescita artistica».

In foto Valerio Scanu con Samanta Togni sul set del videoclip Rinascendo uscito il 28 Ottobre con la regia di Fabrizio Cestari e le coreografie di Samanta Togni e Giampiero Gentarelli

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BIAGIO IACOVELLI

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DAL PALCOSCENICO AL GRANDE SCHERMO

LA SINDROME DI ANTONIO

Protagonista de “La sindrome di Antonio”, pellicola uscita nelle sale il 17 novembre, Biagio Iacovelli ha celebrato il suo esordio sul grande schermo al fianco di personaggi come Giorgio Albertazzi e Remo Girone, dopo aver calcato per sei anni i palcoscenici dei teatri italiani. Un ragazzo semplice e appassionato, che, lontano dagli sfavillanti clamori che spesso infervorano i giovani attori, ci ha raccontato del film e della sua esperienza sul set. di Emanuela Esposito

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Parlaci del film di cui sei protagonista. «La sindrome di Antonio è un film che ha come protagonista proprio Antonio Soris, sessantottino convinto, che appena ventenne decide di partire con la Cinquecento di sua madre per un viaggio in Grecia alla ricerca della caverna delle ombre di Platone, che egli considera il Che Guevara della cultura greca. In Grecia conoscerà Maria, una ragazza bellissima della quale si innamorerà e con la quale vivrà una crescita prima di tutto a livello umano. In più Maria ha un segreto da nascondere…che però non vi svelo!». Le persone che ancora non lo hanno visto che tipo di film devono aspettarsi? «Sicuramente la tematica di fondo è molto importante. Siamo negli anni ‘70, anni in cui c’era un’ideologia molto precisa, dove si tendeva a mettere in dubbio le convinzioni propinate dall’alto. Quindi c’è un filo di malinconia per quegli anni che appaiono sempre più distanti rispetto a quelli attuali, dove le persone non mettono più in discussione nulla perché risulta troppo faticoso farlo. La nostalgia alberga in tutto il film, ma è sempre affrontata con toni leggeri, non è mai volutamente marcata». Il personaggio di Antonio quanto ti somiglia e in che cosa? «In una cosa innanzitutto, che ho scoperto durante il provino, ovvero nella passione per la mitologia greca e la filosofia.


Caratterialmente Antonio è più passivo rispetto a me, che invece prendo le cose più di petto. Certo, decidere di punto in bianco di andare in Grecia da soli fa pensare a una persona sicuramente attiva, ma nel momento in cui si trova a dover fare una scelta questa caratteristica viene meno». Hai avuto la fortuna di recitare al fianco di Albertazzi e Girone. Com’è stato lavorare con loro? «Sicuramente formativo. Essendo stata la mia prima esperienza al cinema mi è sembrato di essere tra i banchi di scuola. Il cinema è completamente diverso dal teatro, ho dovuto piano piano limare alcune forme tipiche della recitazione teatrale. Loro in questo sono stati eccezionali. Devo dire che soprattutto Antonio Catania, con il quale ho recitato la maggior parte delle scene, in questo è stato davvero fenomenale, mi ha fatto capire davvero tanto della recitazione cinematografica. Con tutti ho avuto un rapporto molto tranquillo, sono stati molto disponibili nel dispensare consigli». C’è stato qualcuno del cast con cui hai avuto un feeling particolare? «Sul set ho legato molto con Moni Ovadia. Parlare con lui è come parlare con un’enciclopedia. Conosce qualsiasi cosa, bisogna solo ascoltare, è un uomo di una cultura impressionante». La tua formazione si è svolta prevalentemente a teatro. Ora che puoi confrontare le due esperienze, dove ti senti più a tuo agio, sul set o sul palco?

# STORIE Gente di stoffa al cinema

«Senza dubbio sul palco, con il quale ho grande familiarità. In teatro mi sento più pronto e sicuro perché è quello che ho fatto in sei di carriera. La cronologia delle emozioni, che non c’è chiaramente girando le scene al cinema, ti permette di lavorare psicologicamente con una tranquillità diversa. È una cosa che mi hanno detto sempre i miei insegnanti, che chi fa teatro può fare cinema ma non è scontato l’opposto, perché si tratta principalmente di ridurre, di snellire quello che si fa a teatro». Cosa ti aspettavi da questa esperienza? «Ci sono andato con i piedi di piombo, ero talmente concentrato nel cercare di migliorarmi che non ho pensato ad altro, non mi aspettavo nulla. Tanto è vero che mi chiamavano “orso” perché non uscivo spesso con il resto della troupe, non per poco spirito di convivialità, ma proprio perché ero concentrato tantissimo sul lavoro». Biagio Iacovelli, 24 anni, è il protagonista de La sindrome di Antonio

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FILLER

# BELLEZZA Medicina Estetica

COME CORREGGERE I SEGNI DEL TEMPO Tecniche e trattamenti a cura della Dott.ssa Valentina Pagliarulo

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Perchè farlo Le labbra sono una delle parti del nostro viso che trasmettono più sensualità, purtroppo anche tale distretto è soggetto ad invecchiamento. Col passar del tempo si svuotano e perdono il loro fascino. Si assiste a una perdita di proiezione del labbro, soprattutto quello superiore; alla caduta degli angoli della bocca verso il basso; alla perdita di definizione; ad un aumento delle rughe periorali per l’azione del muscolo della bocca che è più tonico soprattutto nei fumatori dando origine al cosiddetto “codice a barre”. La medicina estetica può aiutare a correggere i segni del tempo. Attraverso tecniche completamente ambulatoriali, pressoché indolori, si ripristinano i volumi persi. Acido ialuronico Ancora una volta a fare da protagonista è l’acido ialuronico con o senza aggiunta di anestetico, in diverse formulazioni e di conseguenza diverso grado di riassorbimento. Bisogna affidarsi tuttavia solo a chirurghi esperti e specializzati poiché anche se appare una tecnica banale non è scevra di rischi. Bisogna rispettare l’anatomia, l’irrorazione del labbro ma


DOPO

PRIMA

soprattutto i canoni estetici. Il parametro morfo-estetico più importante da rispettare è il rapporto fra labbro superiore e labbro inferiore. Questo rapporto, di solito circa 0.6/1 è fondamentale perché il labbro inferiore è sempre più pieno del superiore. Tale rapporto deve essere mantenuto anche dopo una correzione volumetrica con un filler. Labbra corrette senza rispettare questo rapporto appaiono spesso eccessive e artefatte per una abnorme enfatizzazione del labbro superiore. Non bisogna dimenticare inoltre che il sostegno delle labbra è fornito dall’arcata dentaria sottostante quindi bisogna tenere conto anche di tale aspetto.   Tossina botulinica Un’ulteriore tecnica che può completare l’armonia del labbro, nei casi in cui l’orbicolare della bocca è troppo tonico e, come già detto, nei pazienti fumatori, è la concomitante infiltrazione di tossina botulinica, questa “allenta” l’azione muscolare distendendo le micro rughe, è una tecnica che va effettuata solo da mani esperte perché si rischia di rendere amimico il labbro superiore ed otticamente più lungo oltre che dare problemi nell’articolazione della parola. Presso lo studio Medico degli Oleandri a Napoli e presso lo Studio Medico MaVa di Castellammare di Stabia potrete trovare professionalità e competenza, affidarvi a mani esperte che vi aiuteranno a scegliere il  trattamento più adatto al vostro volto senza mai stravolgerlo.

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EDUCAZIONE SESSUALE: INTERNET E MEDIA BOMBARDANO I NOSTRI RAGAZZI CON MESSAGGI E IMMAGINI SEMPRE PIÙ ESPLICITE. CON QUALI MEZZI INTERVENIRE, PER GARANTIRE ALLE DONNE E AGLI UOMINI DI DOMANI UNO SVILUPPO SESSUALE EQUILIBRATO E SERENO? LE RISPOSTE DELLO PSICOLOGO. La società della comunicazione, riserva a chiunque un accesso facilitato e spesso privo di filtri a notizie e informazioni di qualunque natura. In questo scenario anche il sesso viene proposto dai media senza più i riguardi o le reticenze di qualche decina d’anni fa. In una cultura che si è detta essere perfino “ipersessualizzata”, la sessualità non è certamente più un tabù. Questa non è però una notizia del tutto confortante, poiché il sesso sembra essersi pressoché del tutto sganciato dalla dimensione erotica, che in qualche misura da sempre lo accompagna. L’allusione sessuale è divenuta via via sempre più esplicita, la fantasia ha lasciato spazio a Youporn e il sesso è ormai un’industria che spinge a un consumo ripetitivo e per certi versi monotono di se stesso. Se è caduto il tabù del sesso a livello sociale, per certi versi sembra invece essersi fatto largo un tabù privato del sesso: molti genitori preferiscono evitare l’argomento in casa propria, lasciando che i figli si aggiornino da soli nella babele dell’informazione mediatica.

Ecco, allora, una serie di consigli pratici per gestire il dialogo con i propri figli.

Il sesso va sicuramente spiegato ai figli, tenendo comunque sempre conto del loro grado di maturazione psicologica. A differenti anni di età dei figli, possono corrispondere differenti livelli di verità. Ciò non significa dover mentire, vuol dire piuttosto essere in grado, come genitori, di adeguare il nostro lessico e la nostra capacità di osservare il mondo da adulti, alle capacità cognitive ed emotive di un essere umano in fase di sviluppo. Per fare un esempio, non si può raccontare esplicitamente a un bambino di 5-6 anni ogni dettaglio sulla sessualità umana, mentre sarà opportuno spiegare il sesso a un 62| Ssm

adolescente utilizzando anche un linguaggio più compiuto. Contraccezione, sesso orale, orgasmo, omosessualità, autoerotismo, devono essere illustrati agli adolescenti in maniera non edulcorata, prima che “sia troppo tardi”. Un bambino più piccolo, già dall’età di 2-3 anni, può capitare che ponga ai genitori domande sul sesso. È importante che i genitori non invadano l’intimità dei bambini anticipando le loro domande e le loro curiosità, ma è altrettanto fondamentale che si facciano trovare pronti a rispondere quando il bambino arriva a porre loro questo tipo di questioni. Ignorare la domanda facendo finta di nulla, o peggio rispondere con frasi del tipo «queste non sono cose che riguardano i bambini», oppure «lo saprai quando sarai più grande», avrebbe l’effetto


# VITA DA MAMMA

DOMANDE SCOMODE E TABÙ Come inquadrare, interpretare e comprendere comportamenti e impulsi dei propri figli, dalla prima infanzia all’adolescenza. A cura di Alessandro Raggi psicologo e psicoterapeuta

di far sentire il bambino inopportuno, inadeguato, di fargli notare di aver osato sondare un terreno considerato “proibito”, alimentando in lui fantasie sull’illiceità di quanto stava pensando. Le domande dei bambini non sono mai inopportune, ma possono essere scomode per l’adulto che non abbia prima lui elaborato sufficientemente la propria maturità affettiva e sessuale. Già da piccoli i bambini potrebbero desiderare di sapere come viene procreato e generato un altro essere umano: ovviamente i genitori devono scegliere un modo di raccontare la verità che sia rispettoso del bambino e non induca in lui emozioni difficili da elaborare. Sicuramente, non possiamo dire a un bimbo di quattro anni che mamma e papà fanno sesso, ma possiamo raccontare, ad esempio: «che

il papà regala alla mamma un semino che cresce nella sua pancia fino a diventare una bimba o un bimbo». Anche i più piccoli, devono imparare da subito che i bambini non nascono sotto i cavoli, ma sono essi stessi il frutto dell’amore tra la mamma e il papà. Va fatto capire che si è sempre in due a contribuire alla nascita di una nuova vita. Ai bimbi più curiosi, si può dire ad esempio che quel semino viene dallo stesso posto che i maschietti usano per fare la pipì e che i bimbi nascono da un buco che ha la mamma dove c’è la “patatina”, la “farfallina”, ognuno la chiami come desidera. Mai far sentire i bambini sconvenienti o sbagliati. Se il bimbo dovesse rispondere qualcosa come «che schifo!», sarà opportuno non fargli capire che sta sbagliando a pensare che sia una cosa disgustosa, magari si potrebbe dire con un sorriso: «si è un pochino schifoso pensare che da dove si fa la pipì, che puzza un pochino, vengano fuori anche cose belle che fanno nascere i bambini, ma meno male!». È preferibile già in tenera età raccontare storie, nel descrivere la sessualità nei modi e con le immagini adeguate all’età dei figli, che diano il senso dell’importanza dell’amore e del rispetto verso il proprio e l’altrui corpo. Al bambino dev’essere anche spiegato che nessuno può toccare il loro corpo e le loro parti intime, se non la mamma il papà. Gli va spiegato che il corpo è qualcosa di “prezioso” e di privato e che va curato. Con gli adolescenti si dovrebbe invece utilizzare un linguaggio più appropriato e parlare di pene e di vagina, evitando di utilizzare diminutivi nella descrizione delle parti intime ormai del tutto intempestivi. Il sesso, come l’amore, possono trovare voce nei nostri dialoghi con i ragazzi ai quali va ricordato quanto sia illusoria la cultura della “prestazione sessuale”, o della sessualità come “prova di maturità”. Ssm | 63


LA COMICITÀ È IN SERIO PERICOLO

Francesco Paolantoni

# CONVERSANDO

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Artista, con un’unica parola possiamo definire Francesco Paolantoni, lui che nella vita è un personaggio così eclettico. Dal teatro al cinema, dalla radio alla TV, il comico napoletano riesce a dare il meglio in ogni campo artistico. Comincia con il teatro nel 1986 con uno spettacolo dal titolo Fame, saranno nessuno. Si fa conoscere anche in TV nel programma di Renzo Arbore, Indietro tutta!. Ma il vero successo arriva con Mai dire gol, nel 1996 insieme alla Gialappa’s band. Non mancano ruoli di rilievo anche al cinema: è in Baci e abbracci di Paolo Virzì (1999) e in L’amore Molesto di Martone nel 1995, solo per citarne alcuni. Nel corso degli anni ha dato vita a tanti personaggi esilaranti diventati vere e proprie icone, come l’indimenticabile Robertino e il suo “Ho vinto quacchecosa?”. Personaggi che abbiamo poi ritrovato anche in radio, nelle sue frequenti apparizioni. Noi di Secret abbiamo avuto il piacere di fare quattro chiacchiere amichevoli con lui, scoprendo una persona squisita al di là del grande professionista.


Possiamo definirla un artista completo: cinema, televisione, radio, teatro. Ma dove riesce ad esprimere meglio se stesso? Qual è il suo “palco naturale”? «Nasco col teatro, quindi la mia dimensione naturale è quella, ma essendomi appropriato con divertimento anche degli altri mezzi non faccio più distinzione. Faccio ogni cosa in maniera diversa, come si dovrebbe fare, ma tutto con estrema soddisfazione». C’è qualcuno a cui si ispira, un mito del presente o del passato da cui trae insegnamento? «Non mi ispiro a nessuno in particolare, ma dentro ho Totò ed Eduardo. Sono cresciuto guardando loro e, inevitabilmente e inconsapevolmente, mi hanno fatto da maestri». Durante la sua carriera professionale si è trovato a collaborare con grandi artisti come Sophia Loren, Renzo Arbore e tanti altri. Chi più di tutti le ha lasciato un segno? «Naturalmente è Renzo Arbore quello che più ha segnato la mia vita artistica, non tanto per il successo - quello l’ho raggiunto più tardi con la Gialappa’s -, ma perché è un maestro e un genio assoluto della televisione, è grazie a lui che noi tutti abbiamo vissuto una TV memorabile che ricorderemo per sempre». Quale periodo della sua carriera ritiene sia stato il migliore? Quello in cui si è sentito più realizzato? «Sicuramente il periodo di Mai dire gol con la Gialappa’s è stato quello di maggior successo della mia vita, e quello durante il quale ho avuto più gratificazioni artistiche e personali».

«Tutto è diventato veloce, usa e getta. Non rimane niente, non ci si ricorda di nessuno»

Lei si è trovato ad interpretare tantissimi personaggi, ma come nascono tutti questi geni della comicità? «I miei personaggi nascono da voci, gesti e caratteristiche che già fanno parte di me, vengono fuori spontaneamente, sono tutti aspetti della mia personalità. Diciamo che sono uno schizofrenico sano, la mia terapia è proprio quella di far diventare personaggi comici gli aspetti del mio carattere». C’è qualcuno di questi che la rispecchia più degli altri? «Mi assomigliano tutti essendo tutti me, quello che mi fa più tenerezza è Robertino. “Ho vinto quacchecosa?». La radio è un altro mezzo attraverso cui si esprime. Come cambia il linguaggio in radio, considerando che nel suo lavoro la mimica è importante? «È la fantasia di chi ascolta la radio che crea l’immagine del personaggio, non bisogna fare altro che trasferire nella voce e nei suoni quello che a teatro e in TV fa la mimica». Quale ritiene siano gli ingredienti principali della comicità? Cosa deve avere un comico per essere definito tale? «Per quanto mi riguarda la mia concezione di comico è questa: il comico è colui che non deve ricorrere necessariamente a testi e a battute per far ridere, lo fa anche attraverso i gesti, le pause, le espressioni, è un talento che non si impara». La comicità sembra cambiata nel tempo. Quale pensa sia il futuro dell’umorismo? «Considerato quello che vedo attualmente in TV, temo che il futuro della comicità sia in serissimo pericolo. La comicità non cambia, sono i tempi che sono più veloci, a discapito della stessa forma d’arte. Tutto è diventato nevrotico, usa e getta, non rimane niente, non ci si ricorda di nessuno». Quali sono i suoi prossimi progetti? «I miei prossimi impegni sono teatro, cinema e guardare tante serie e sit com americane».

di Michela Ponticiello

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# WEB & SOCIAL

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PAOLO TUCI E I MITICI ANNI

Nostalgia dei ruggenti anni ‘80?

Anche tu, come noi: «Non è pomeriggio se non c’è Bim Bum Bam?». Be’, non temere…Siamo in tanti a rimpiangere quei tempi! Così, se mai ti fosse sfuggito, devi assolutamente conoscere Paolo Tuci! Il super fenomeno che spopola sul web, riproponendo in chiave pop cavalli di battaglia che hanno fatto cantare intere generazioni. Sessantamila followers su Facebook, i suoi video contano milioni di visualizzazioni, diventando performance sold out che incontrano un modo di fare spettacolo mai visto fino ad ora. Partiamo da dove tutto è cominciato!

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di Axel Andrea Nobile


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Sei l’inventore di un genere inedito il “Cartoon Pop” diventato virale. Come nasce questo progetto? «È nato dall’impossibilità di poter vivere a pieno gli affascinanti anni ‘80 e ‘90, ci sono passato consciamente solo in coda, allo scadere del loro termine. Essendo nato nel 1983, sono diventato adolescente quando la magia di quei gloriosi anni stava già svanendo. Ho riscoperto l’esplosione della TV commerciale, i contenitori della TV dei Ragazzi e i progetti discografici “Italo-Disco” di Cecchetto in quest’ultimo periodo, documentandomi, e ho notato di essere in ottima compagnia. C’è una generazione nostalgica tanto quanto me. Così ho pensato di offrire ad altri coetanei, con il supporto delle nuove tecnologie e dei social, tutto quello che gli archivi logici non offrono più». Come ti spieghi la viralità del fenomeno? «Gli anni ‘80 sembrano essere protetti da una sorta di aura magica. Hanno rappresentato per tutti gli anni del benessere economico, della spensieratezza e della speranza di poter riuscire a fare “molto”. La crisi economica ha frenato gli entusiasmi e la voglia di creare prodotti nuovi, in grado di lasciare un segno. Con questa operazione, provo a modo mio, a lasciare una traccia sperando di poter riproporre i miei lavori ancora

tra trent’anni in una chiave accessibile anche tra quattro generazioni». Perché questo genere piace? Che pubblico incontra? «I videoclip dei beniamini dei cartoni animati vengono riprodotti con il contributo di persone reali, ideati in contesti futuristici e 3D. I disegni 2D, che una volta guardavamo in TV, divengono così assolutamente attuali, arricchiti da outfit più fashion e glamour con arrangiamenti e sonorità dal sound moderno; perfette per la dance-floor di oggi. Il passaparola tra i nostalgici ha fatto il resto e ha permesso, per esempio, a Sailor Moon - una delle mie hit più ascoltate -, di raggiungere in poco tempo due milioni di persone in tutto il mondo. Otre cinque milioni di visualizzazioni, se calcoliamo tutti i video del progetto. Il pubblico che mi segue è misto: dalle mamme che ritrovo sulla pagina Facebook, ai più giovani che si identificano nei personaggi che avrebbero voluto reinterpretare». Sei consapevole di essere un’icona per i nostalgici dei mitici anni ‘80? «Be’ così arrossisco (ride n.d.r.). Accetto volentieri di essere un’icona, se questo significa poter aiutare gli altri a riavvicinarsi a qualcosa che ormai credevano perduta. I costi per produrre i miei lavori sono molto alti e spesso non riesco a liberare totalmente la mia creatività per stare “dentro” al budget, spero di trovare qualcuno a cui piaccia talmente tanto quello che faccio, da decidere di offrire un contribuito». Una curiosità: come l’ha presa Cristina D’Avena? «Inizialmente era restìa, ma è stata sempre molto disponibile nei miei riguardi. Voleva capire chi fossi, prima di dare il suo parere. Ci siamo incontrati e ho avuto modo di trasferirle il mio incontenibile entusiasmo. Lei è la mia ispirazione, la vera musa di tutti i miei progetti. In un’ultima intervista ha dichiarato di aver trovato geniale l’ultimo video clip dedicato a Rossana. Spero di poter creare per lei un concerto con un concept futuristico e tecnologico, con le sue hit trasformate in pezzi dance. Un evento con effetti speciali, laser show, acrobati e ballerini.

FENOMENO VIRALE Paolo è un artista del nuovo millennio: cantante, ballerino e perfomer, con l’ausilio di costumi all’avanguardia porta sul palco un nuovo modo di fare spettacolo. I suoi video fanno milioni di visualizzazioni.

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ARTE Passa Passaparola

MASSIMO PASTORE

Il talento napoletano che sta conquistando

IL MONDO Massimo Pastore è l’icona della fotografia napoletana. Conosciuto per la sua impronta realistica, la sua storia comincia nel lontano 1999 quando inaugura a Napoli la sua prima personale di fotografia “Di Luce Propria” affermandosi come ritrattista. Nel 2006 crea con Antonio Maiorino PrimoPiano Napoli, una galleria impegnata nella ricerca di nuovi talenti, nonché laboratorio personale e collettivo. Ha esposto i suoi lavori in varie mostre in Italia, Francia, Germania, Lussemburgo, mentre continua ad affermarsi in molti altri paesi. 68| Ssm


Cominciamo dalle origini, quando e come nasce la tua passione per la fotografia? «Quello con la fotografia è stato un rapporto nato con lentezza e gradualità. Dopo aver sperimentato altre forme espressive come il disegno, la pittura e la scultura, (con discutibili risultati) inciampai in una camera oscura. Era il 1997, fui rapito dalla magia dell’immagine latente che lentamente si manifesta su un foglio bianco. Da lì a poco iniziai ad usare la macchina fotografica e mi resi conto di aver trovato lo “strumento” a me più congeniale, strumento al quale avrei potuto affidare le mie intuizioni, visioni, i miei pensieri». C’è stato un incontro nella tua carriera che ha cambiato il tuo punto di vista? «Ogni incontro è stato funzionale per ampliare la mia visione. Il primo, in questo senso è stato l’incontro con Antonio Maiorino (mio compagno da 22 anni), grazie a lui ho conosciuto e familiarizzato con lo strumento fotografico iniziando così questa avventura espressiva. Poi tutte le persone che ho fotografato, inseguito, incontrato nel corso di piccoli o grandi viaggi. Incontrare persone diverse, in tutti i sensi, mi arricchisce. Dal 2006 gestisco con Antonio PrimoPiano, una galleria d’arte contemporanea a Napoli, nonché luogo destinato all’accoglienza di viaggiatori. Nel corso di questi anni sono passate migliaia di persone: visitatori, artisti, critici, curatori, semplici curiosi, il confronto breve

Massimo Pastore

o lungo che sia con ognuno di loro è stato fondamentale per la mia crescita, per aprire il campo visivo e osservare il mondo non più con due, ma con migliaia di occhi». Sei un fotografo amato anche grazie ai social, le tue foto raccontano il reale, in maniera vera e sincera. Come nasce un tuo scatto? «Da un’empatia immediata con il soggetto che ho di fronte, che sia una persona o meno. Non cerco mai ma osservo sempre chi mi cammina davanti, chi mi viene incontro, chi si siede di fronte a me in treno. Attendo e spesso mi capita di trovare, quindi sollevo lo strumento e scatto. Nella maggior parte dei casi, come nel caso della serie di ritratti Faces of, si tratta di un gioco silente tra me e il soggetto ritratto in maniera del tutto spontanea». In che direzione sta andando la fotografia? «Suppongo ti riferisca alla tecnica, perché la fotografia come arte si sta esprimendo in tutti i modi possibili, dalla rappresentazione della realtà alla creazione di mondi altrimenti invisibili. Mi piacerebbe, piuttosto, che un giorno si possa arrivare all’estinzione delle macchine fotografiche, nei confronti delle quali non ho mai avuto un grande amore. Sono strumenti spesso ingombranti che bisogna portarsi dietro per puntarle contro qualcosa o qualcuno come fossero un’arma. Confido quindi nella tecnica e nelle nano tecnologie». Sei un modello per tanti giovani fotografi. Quali consigli daresti a chi si avvicina a quest’arte oggi? «Solo di usare gli strumenti che al momento abbiamo a disposizione con coscienza, tenendo sempre bene a mente che una macchina fotografica non è altro che la possibilità di concretizzare un pensiero in un’immagine. Ciò che conta è quindi il pensiero, l’idea». Tecnica o capacità narrativa? Cosa rende un fotografo speciale? «La tecnica si apprende più o meno velocemente, è come provare ad andare in bicicletta, una volta imparato a restare in equilibrio, ad usare le marce, il manubrio e i freni allora puoi pensare al percorso da seguire scegliendo quello che più ti interessa. La tecnica è quindi funzionale alla capacità narrativa, la prima si impara, la seconda no. È una dote innata che si arricchisce con le esperienze». Qual è il posto della fotografia nel variegato mondo dell’arte contemporanea? «La fotografia, così come qualunque altra disciplina artistica, è sempre stata sin dai suoi esordi parte del mondo dell’arte contemporanea, poi col passare degli anni il mercato ha capito che era possibile lucrare anche attorno ad essa…così, tutto a un tratto, le fotografie di certi autori hanno cominciato ad avere quotazioni stratosferiche trasformando una fotografia da bene popolare, a bene di lusso. Basta andar per fiere d’arte contemporanea per rendersi conto che la fotografia è sempre più presente, basta notare l’aumento esponenziale delle manifestazioni legate alla fotografie, rassegne, festival, laboratori, premi». Quali sono i tuoi prossimi progetti? «Sicuramente terminare un lavoro su Lampedusa iniziato ad ottobre del 2015. Sono tematiche complesse e delicate, quando si lavora con le persone, con le loro ansie, rabbie, dolori occorre essere molto attenti e rispettosi».

di Axel Andrea Nobile Ssm | 69


i l o f f u r t S # DOLCE & SALATO

LA RICETTA NAPOLETANA PASSO PASSO

Ricetta e realizzazione di Marcella Tagliaferri Foto di Nicola De Prisco

La cosa che mi piace degli struffoli è che sono personalizzabili e ci si può sbizzarrire con la fantasia. Non si ha insomma quell’ansia di dover seguire necessariamente una ricetta precisa, come succede in genere per i dolci. La grandezza delle “sfere” di pasta non é “standard”, e la decorazione con canditi e perline si può realizzare a proprio piacimento: ciliegine, cedro, scorze d’arance intere piuttosto che a dadini...insomma a voi la scelta! 70| Ssm


Ingredienti per 8 persone

*Secret Promotion

400 gr farina “00” 40 gr zucchero 80 gr burro (morbido, a temperatura ambiente) la scorza di mezza arancia un bicchierino di liquore (anice o, in assenza, rum) 3 uova medie 1 tuorlo d’uovo un pizzico di sale 80 gr confettini colorati, confetti bianchi all’anice (diavolini), perline di zucchero color argento 60 gr frutta candita mista (cedro, arancia, ciliegie) 300 gr miele millefiori 700 ml olio di semi di arachidi o girasole

Preparazione Dopo anni trascorsi ad impastare a mano, sono passata alla planetaria per trasformare acqua e farina. Se ce l’avete, ci metterete veramente un minuto, inserendo all’interno della “campana” in dotazione tutti gli ingredienti e facendo girare il “gancio” per qualche minuto, finché non avrete ottenuto un impasto omogeneo e compatto. Se invece una planetaria non ce l’avete, vediamo insieme come procedere. In una ciotola versiamo la farina, un pizzico di sale, la scorza grattuggiata dell’arancia e cominciamo a mischiare con l’aiuto di un cucchiaio di legno. Aggiungiamo poi lo zucchero, il liquore all’anice, il burro a temperatura ambiente e mescoliamo. Aggiungiamo infine le uova e cominciamo a girare con il cucchiaio all’interno della ciotola. Sarete voi stessi a capire quando sarà il momento di passare ad impastare sul piano della cucina (o su un tagliere di legno infarinato). Impastate fino a formare una sfera compatta, lasciatela riposare almeno mezz’ora avvolta nella pellicola, fuori dal frigo. Nel frattempo, in una pentola, facciamo riscaldare l’olio fino a fargli raggiungere la temperatura di 180°. Mettiamo il miele in un altro pentolino e, a fiamma molto bassa, facciamo sì che diventi liquido. Passata mezz’ora, prendiamo il nostro impasto e dividiamolo in 8 parti. Creiamo delle striscioline sul piano da lavoro infarinato, che poi taglieremo con un coltello in dadini di circa 1 centimetro. Diamogli la forma di una pallina e friggiamo per circa 3 minuti. Tamponiamo i nostri struffoli con della carta e le lasciamo raffreddare. Una volta freddati, non ci resta che mescolarli nel miele, aggiungere la frutta candita e i vari confettini e posizionare i nostri struffoli su Marcella Tagliaferri un’alzatina con coperchio o su un vassoio. Per impiattare possiamo Chef. Da 15 anni nel campo della dare agli struffoli qualsiasi forma. Possiamo aiutarci con un bicchiere ristorazione, si è formata presso posizionato al centro del vassoio se ad esempio vogliamo dare ai no“Gambero Rosso”. Ha lavorato all’Hostri coloratissimi struffoletti la classica forma “a vulcano”. tel Romeo e ha partecipato al talent Buone feste, e che questo Natale porti con sè una bella planetaria! Hell’s Kitchen Italia. Lavora attualmente come chef, sostiene “l’home restaurant” e crede nell’idea di “cucina come momento di aggregazione”.

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Natale:

# A CASA

“A Natale siamo tutti più buoni”. Ma perché non proviamo ad essere anche più belli e a variare la tradizione? Per arredare nel modo giusto la nostra casa concentriamoci sui singoli ambienti, scegliendo quali e come decorarli, e proviamo ad immaginare come potrebbe essere il nostro Natale low cost con cromìe diverse, decorazioni minimaliste, oggetti di riciclo e origami.

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TANTE IDEE A BASSO BUDGET


Vivacizziamo il Natale con tinte inconsuete

da abbinare ai colori della tradizione. Utilizziamo l’arancione, il blu e il verde, con le loro nuances. Centrotavola, albero e decorazioni - con tonalità calde ma forti e contrastanti - vi consentiranno di preservare la tradizione, aggiungendo però un tocco di originalità.

In ambienti contenuti è consigliabile un allestimento minimale, arricchito con elementi naturali

quali pigne, ghiande e rami. Realizziamo l’albero di Natale con palline sospese, o con rami attaccati alla parete, possiamo addobbare un bonsai o realizzarlo con pezzetti di legno incastrati e decorati con stelline; decoriamo la tavola con rametti di abete e semplici candele o con palline segnaposti; distribuiamo per la casa candele di pasta di sale. Per un Natale all’insegna del riciclo ci sono mille idee, materiali e oggetti da poter utilizzare. Palline realizzate con la carta dei libri o degli spartiti musicali; cornici da decorare con palline, stelline e nastri; capsule di caffè o vecchie scatoline di cartone incartate e sistemate come segnaposto; gomitoli di lana che creano una ghirlanda da apporre fuori la porta; bicchieri, vecchi barattoli decorati impiegati come portacandele; mollette dipinte e disposte su legno per creare il calendario dell’avvento; bucce di arancia come candele; piccoli pupazzi di neve ideati con vecchi calzini.

Origami?

Perché no. Leggeri e facili da realizzare, regalano un tocco

di oriente al nostro Natale occidentale. Albero e addobbi, centrotavola, segnaposti e decorazioni per le finestre possono essere interamente in carta. Questa festa può essere l’occasione per sprigionare la nostra manualità divertendoci, per farci sentire ancora bambini. La magia del Natale è altresì caratterizzata dalle essenze del mandarino, della cannella e del pino, che non possono assolutamente mancare. Per completare l’atmosfera natalizia non trascuriamo le piante: agrifoglio, pianta di ananas, anthurium, ardesia, biancospino, cactus di Natale, calathea, echeveria, elleboro, erica rossa, gloriette superba, mirtillo rosso, pungitopo, stella di Natale, vischio, zamia. Non tralasciamo infine l’illuminazione, le finestre e gli spazi esterni. Semplici fili luminosi, nastri pendenti con palline e decorazioni sulle piante, renderanno la tua casa un posto unico dove passare il magico Natale.

Valentina Cannava Architetto. Laureata a Napoli nel 2009, fonda lo studio V_Land LandScape Architect & Interior Designer. Vive e lavora a Tokyo (Giappone) come architetto freelance. Ssm | 73


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e TACCHI a SPILLO

© Giuseppe Salviati

Chiara Reale Project manager della rivista di arte contemporanea Racna Magazine, si occupa di promozione, comunicazione e management nel settore arte e cultura.

IL PROGETTO

Cos’è la sensualità? Risatine, doppi sensi, e sguardi ammiccanti hanno molto poco a che vedere con essa. La sensualità va oltre una guêpière di pizzo, una scollatura pronunciata, oltre un paio di scarpe su cui svettare ondeggiando. È un desiderio, una sensazione. Lo spiega molto bene Alfonso Mezzacapo, artista napoletano che da anni ormai lavora su questo tema, attraverso dipinti, animazioni e performance. Mezzacapo a questa “sensazione” ha dato anche un nome: Fabulouskhate. Con Fabulouskhate si viene subito catapultati in un mondo in cui tutto parla di piacere e delle sue molteplici sfumature: c’è il favoloso, la frivolezza, l’odio, la piccola perversione nascosta, il retrogusto amaro che è nel dolce più sublime. Fabulouskhate assume il volto di tutte le donne, anche se non è nessuna di esse; e la sua inafferrabilità è in fondo il senso stesso della sensazione che essa provoca.

LA TECNICA

I lavori pittorici, soprattutto su tavola e carta su cui l’artista dipinge utilizzando direttamente le dita, sono un mezzo per creare un contatto ancora più intimo con l’idea femminile che vuole rappresentare. Colori pastello, linee morbide, accostamenti cromatici che rimandano alla pop-art sono un richiamo alle pubblicità, alle immagini seducenti più o meno esplicite da cui siamo bombardanti e che indicano continuamente cosa desiderare. 74| Ssm

L’arte contemporanea può entrare a far parte della vita di tutti. Con Pennelli e Tacchi a Spillo apriamo la porta alla bellezza con focus sui progetti artistici più interessanti, intersezioni fra arte e moda e interviste agli artisti più cool.

IL VERO PIACERE E INAFFERRABILE, COME LA SENSUALE

FABULOUSKHATE

DI ALFONSO MEZZACAPO

LE OPERE

Artista poliedrico, Alfonso Mezzacapo si esprime attraverso opere pittoriche, animazioni digitali e performance. Le sue performance, che spesso recuperano miti, personaggi femminili reali o appartenenti all’immaginazione collettiva, esprimono un desiderio mai appagato. Fabulouskhate è da sempre conosciuta eppure non si è mai vista; è come entrare in una stanza proprio nel momento in cui lei è appena uscita, percependola solo per il suo profumo che aleggia nell’aria, un vestito distrattamente dimenticato su una sedia, il cuscino ancora sgualcito. In scena, nelle performance di Mezzacapo, ci sono spesso questi elementi come tracce di un passaggio fra cui si muovono le ballerini e attori.

IL FINE

I riferimenti al mondo della pornografia sono tanti, eppure chi conosce in profondità il lavoro di questo artista comprende quanto in realtà esso ne sia lontano. Se la pornografia può esser considerata una strada a veloce percorrenza che porta a un’unica destinazione, il lavoro di Mezzacapo è invece un ripido viottolo di montagna, pieno di curve e con innumerevoli uscite. La strada per il piacere è una lenta agonia, e forse è proprio questo il motivo per cui vale la pena percorrerla.


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PAESTUM CAPITALE DELLA BELLEZZA E DEL BENESSERE CON

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CONGRESS a cura di Roberto Fabris Foto di Carlo Ferrara

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500 partecipanti alle gare e agli show, 100 modelle coinvolte, 1 campus formativo, oltre 20 stand, 5000 visitatori. Questi, i numeri di HAIR AND BEAUTY CONGRESS 2016, tenutosi il 23 e 24 ottobre presso il Centro Congressi Ariston di Paestum. L’evento dedicato al wellness e alla bellezza, ha visto come guest star Katia Ricciarelli, soprano, attrice, personaggio del jetset mondiale. A presentare la kermesse Enzo Costanza, Yomaira Moreno e Nando Iannuzzi. L’organizzazione è stata invece curata da Antonio Bilancio, Presidente Mondiale della Confederazione della Coiffure e Maria Rosa Roberto, Responsabile della divisione estetica con la direzione della Clarence Eventi & Management, società leader del settore moda e spettacolo. Italian Beauty Awards ha visto premiare nomi noti come Anjelika Kovylina Master Internazionale di Nails, Rebecca Bove esperta di Bellezza e BeautyBlogger, Antonio Riccardo e Nicola Acella team Gil Cagnè gli stessi protagonisti indiscussi del Campus Beauty & Wellness tenutosi durante la manifestazione. Sould Out la 2°Edizione del Massage Spa Talent, unico concorso in Italia per operatori del massaggio con la guida le Manager SPA Antonio Cerrone. Anche quest’anno il vincitore avrà la possibilità di partecipare al prossimo campionato che si terrà in Russia. All’interno della manifestazione si è tenuto con successo International Nails Contest con una giura d’eccezione come: Giusy Bilancio, Anjelika Kovylina, Domenico Tornincasa. Per gli Italian Hair Awards è stato premiato Vazha Mhytaryan noto Hair Stylist Russo, e Saverio Palma per Bes Beauty & Science come eccellenza Italiana nel mondo. In pedana hanno presentato in anteprima le collezioni 2017 team internazionali come Carlo Iacullo, Donato Guida e Luigi Tufano per Vitha, Mustafa Ceylan, Fashion Mix, Xenon Group, Barberes Team. Ssm | 77


ROMA PARATA DI VIP PER LA PRIMA DI

Mata Hari

Ha festeggiato il suo primo ruolo da protagonista al cinema con un’applauditissima anteprima al Cinema Adriano di Roma. Elisabetta Gregoraci, Mata Hari nella pellicola omonima diretta da Rossana Patrizia Siclari, ha presentato il suo film circondata dal calore e dall’affetto di numerosi volti dello spettacolo, dello sport, dell’imprenditoria e della cultura e ha voluto al suo fianco la sua famiglia al gran completo: dal marito Flavio Briatore con il figlio Nathan, fino al papà Mario e alla sorella Marzia.

con ELISABETTA GREGORACI

Flavio Briatore, Elisabetta Gregoraci e il figlio Nathan

Elisa D’Ospina con il marito Andrea Alessandro Gentili

Ssm Hari Il cast 78 di |Mata

Elisabetta Gregoraci

La regista Rossana Patrizia Siclari

Jo Squillo

Mietta

Fabio Fulco


Marinella

NAPOLI Marinella Perrella, erede dell’arte sartoriale della mamma, in prima fila ad ammirare lo straordinario lavoro della figlia e dei nipoti, stilisti della linea sposo, ha presentato la collezione Marinella Spose 2017 a Palazzo Caracciolo, nel cuore di Napoli. Occasione per proseguire il percorso iniziato lo scorso anno accanto alla Caritas Diocesana di Napoli, presente all’evento con il vice direttore Giancamillo Trani. Testimonial dello straordinario Fashion Show Emanuele D’Avanzo e Alessandra De Angelis

Spose

LANCIA LA PRIMA LINEA UOMO E DONA DUE ABITI ALLA CARITAS

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London PREVIEW DEBENHAMS

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Italy


L EVENTO MADE IN LONDON CHE HA COINVOLTO LA NOSTRA RIVISTA

Regno Unito. I grandi magazzini Debenhams scelgono l’Italia per presentare la nuova collezione beachwear 2017 a bordo della nave da crociera Viking Oceans Cruise, ormeggiata per un weekend nelle acque di Civitavecchia. Location perfetta per ospitare il grande evento e i redattori delle maggiori testate inglesi tra cui Grazia Uk, Red Magazine, Hello Fashion Monthly, Woman and Home, Cosmopolitan Uk, Good Housekeeping. Unica testata italiana scelta per salire a bordo è stata Secret Style Magazine. Noi c’eravamo! E con queste immagini vi raccontiamo in esclusiva, la straordinaria preview che ha visto sfilare nella Spa della nave sei modelle della scuderia “Clarence Management”, agenzia leader degli eventi di eccellenza. Sulla Viking è stata realizzata la campagna pubblicitaria P/E2017.

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«Vorrei imparare ad accettare il mio corpo» Cara Simona,

ho un problema di cui mi vergogno a parlare: non mi piace il mio corpo. Mi vergogno a raccontare in giro che mi vedo brutta, perché so di non essere male. Riconosco di essere carina, ma quando mi spoglio e mi vedo nuda, noto solo i difetti. Non mi piacciono le mie smagliature sui seni e sui fianchi, non mi piace la mia altezza (o bassezza), non mi piacciono le mie doppie punte, non mi piacciono le mie rughe, ecc. Potrei riuscire a trovare un difetto in ogni parte del mio corpo. Sono stufa di sentirmi difettata. Ho 42 anni e credo che sia arrivato il momento di fare pace con il mio corpo altrimenti la vecchiaia per me sarà una guerra persa in partenza. Vorrei imparare ad accettarmi per quella che sono. Sai, i miei due figli e mio marito mi vedono bellissima e non sanno quanti problemi mi faccio mettendomi in costume a mare. Ecco, vorrei vedermi con i loro occhi e fregarmene dei difetti. Puoi aiutarmi? Grazie.

la

*Loredana da Aversa*

POSTA di

Cara Loredana,

di Simona Vitale

Simona Vitale La woman coach che ti cambia la vita. Aiuta le donne a raggiungere i propri obiettivi personali. Ogni mese risponde alle tue lettere dandoti consigli per la carriera o aiutandoti a risolvere dubbi e problemi che ostacolano la tua crescita personale. Scrivile a: redazione@secretstylemagazine.it

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non sai quante donne si trovano nella tua stessa situazione. Indipendentemente dal fatto che siano carine o meno, tantissime donne soffrono guardandosi allo specchio. Sono impietose davanti alla propria immagine. Nella loro mente se ne dicono di tutti i colori. Dicono a se stesse che sono brutte e che fanno proprio schifo. Ogni volta che sento una storia del genere provo molta tristezza. Ho deciso infatti di fare questo lavoro per mostrare alle donne la bellezza che non riescono a intravedere in se stesse. Per far pace con il tuo corpo devi prima iniziare a conoscerlo. Ti invito a disegnarti nuda ed a percepire il tuo corpo come un tutto organico, non come un assemblaggio di pezzi (smagliature - rughe - doppie punte). Non è importante che tu sappia disegnare, ma è fondamentale buttare fuori l’immagine mentale che hai del tuo corpo per poi farci davvero i conti. Ciò che ne verrà fuori è la rappresentazione di come ti vedi, non di come sei davvero. Le persone che ti amano ti percepiscono nella tua interezza e non vedono i segmenti di te che tu etichetti come “brutti”. Ti invito a prendere sempre più confidenza con il tuo corpo: fai attività fisica, balla nuda in casa, guardati negli occhi allo specchio, insomma fai i conti con la vera te, non quella bollata come “non ok” da te stessa. I segni che portiamo addosso (cicatrici, smagliature, rughe e quanto altro) raccontano la nostra storia, descrivono cosa abbiamo passato e testimoniano che ne siamo usciti fuori. Davvero vorresti abitare un corpo che non racconta niente di te e della tua storia? Un caro abbraccio. Simona Vitale - www.simonavitale.com


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Secret style magazine dicembre 2016  
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