Sanitas La Rivista 4/21 - Conoscersi e capirsi

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Conoscersi e capirsi

Con e senza grandi parole 18 __ Cosa sanno fare oggi i chatbot? 24 __ Il cibo fa la forza


È VERO O NON È VERO?

Il freddo fa venire la cistite? Dipende. Il freddo indebolisce il sistema immunitario e il corpo è più suscettibile alle ­infiammazioni.­La­cistite,­però,­è­causata­da­ batteri,­più­precisamente­dai­colibatteri­che­ si trovano nell’intestino. Nell’uomo i batteri devono risalire 20 centimetri prima di arrivare alla­vescica,­mentre­nella­donna,­dopo­soli­ 4­centimetri,­sono­arrivati­a­destinazione.­Ecco­ perché­le­donne­sono­più­colpite­da­questa­ ­infiammazione:­il­cinquanta­percento­delle­ donne­ha­sofferto­di­cistite­almeno­una­volta­ nella­vita.­I­tipici­sintomi­sono­la­sensazione­ di dover sempre andare al bagno e di sentire dolore­e­bruciore­durante­la­minzione.­Con­la­ tecnica­giusta­è­comunque­possibile­prevenire­ questo­fastidiosissimo­problema.­Dopo­essere­ andati al bagno o aver avuto rapporti sessuali è importante pulirsi dall’avanti all’indietro. Mai il contrario. In caso di cistite bisogna bere molto.­L’ottimale­è­un­litro­e­mezzo.

I ll u s t r a t i o n:

… e voi, cosa avreste sempre voluto sapere? Scrivetecelo. Siamo curiosi di conoscere le vostre domande. redaktion@sanitas.com

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Joni Maje

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EDITORIALE / INDICE

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Cara lettrice, caro lettore, in questi giorni si sente spesso parlare dello svanire del senso di appartenenza alla società. Per analizzare questo fenomeno, il tema di questo numero è «conoscersi e capirsi». I giornalisti e le giornaliste hanno incontrato persone la cui visione di questo mondo è molto diversa da quella dei loro simili. Hanno la capacità di sentire il «sapore» dei suoni o di concentrarsi su dettagli che gli altri non notano. Le loro storie ci incoraggiano a vedere le nostre particolari abilità come delle opportunità da cogliere. Chi osserva il mondo in modo diverso può contribuire offrendo nuovi spunti. Il cambiamento avviene laddove si incontrano talenti diversi. Da Sanitas, il senso del «noi» è praticamente nel nostro DNA: il partenariato, infatti, è uno dei nostri valori aziendali. Attraverso vari formati di scambio, coltiviamo un senso di appartenenza anche lavorando da casa. E voi, cari clienti, troverete da Sanitas una risposta a tutte le vostre domande, non solo per telefono ma anche via chat ed e-mail. Buona lettura!

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È vero o non è vero? L’angolo della notizia

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DOSSIER CONOSCERSI E CAPIRSI Se non c’è comprensione, non c’è comunanza: cosa caratterizza un vero scambio e perché a volte le parole non bastano «È il mio modo di essere. Sono autistica»: una conversazione su pregiudizi, grandi emozioni e l’arte della tolleranza Non solo parole: come comunichiamo senza dire nulla Sento ciò che tu non vedi: che colore e gusto hanno i suoni? Una sinesteta si racconta Infografica: cosa scatena conflitti nel nostro corpo Aiuto, cosa sta dicendo il medico? Di cosa tenere conto nelle conversazioni con il medico

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Consulto con il robot: cosa sanno fare oggi i chatbot? Un oggetto, una storia: chi fa dei tour a temperature sotto zero? Rimedi fai da te: quali sono i rimedi contro la raucedine? Sistema immunitario: il cibo, il nostro supereroe Sani ed Elina: nel castello infestato L’Assicurabolario: tessera d’assicurazione, Legge federale sul contratto d’assicurazione e obbligo di notifica

Copertina: Yves Bachmann

Dr. Andreas Schönenberger CEO, Sanitas

COLOFONE Editore Sanitas Assicurazione malattia, Jägergasse 3, 8021 Zurigo, sanitas.com/larivista | Contatto redaktion@sanitas.com | Responsabile generale Claudia Sebald | Redazione Leoni Hof (caporedattrice), Helwi Braunmiller, Paul Drzimalla, Julie Freudiger, Anna Miller, Salome Müller, Katharina Rilling | Traduzioni Servizio traduzioni Sanitas | Art Direction Festland AG | Litografia Detail ag | Stampa swissprinters.ch | Crediti fotografici tutte le immagini non altrimenti contrassegnate sono proprietà di Sanitas o di cui Sanitas detiene la licenza, p.5: photolocatelli.ch, p.6/7: Catherine Delahaye / Getty Images, p.16: Tom Werner / Getty Images | Tiratura ca. 490 000; 12° anno; la rivista viene stampata su carta ecologica FSC | Pubblicazione 4 × l’anno in I, D, F  | Il prossimo numero uscirà a febbraio 2022.

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L’ANGOLO DELLA NOTIZIA

App TOM —

Il promemoria per i medicinali Chi assume regolarmente medicinali, sa che qualcosa può andare storto. Prima o dopo i pasti? La pillola bianca la mattina e quella rosa la sera? Soprattutto per i malati cronici che prendono diversi medicinali durante la giornata, non è sempre semplice.

Consulenza digitale —

A voi la scelta Sanitas ora rende ancora più facile trovare l’assicurazione giusta online. Non dovete più cercare da soli le varie opzioni, ma avrete a fianco una simpatica aiutante: la nostra assistente digitale Alva trova con voi la soluzione assicurativa adatta alle vostre esigenze. Vi spiega tutte le opzioni di scelta e potrete vedere a colpo d’occhio quale sarà il premio. Scoprite di più sulla consulenza digitale: sanitas.com/alva-it

L’applicazione per la salute TOM della start-up svizzera Innovation 6 AG ricorda alle persone di assumere i loro medicinali. TOM funziona senza registrazione, i pazienti possono semplicemente salvare i loro medicinali nell’apposito armadietto virtuale. Quando è arrivato il momento di assumere i medicinali o di ordinare nuove confezioni, si riceve una notifica sullo smartphone.

Sondaggio tra i clienti

Sondaggio sulla soddisfazione dei clienti Le nostre clienti e nostri clienti sono tra i più soddisfatti in Svizzera. Nel sondaggio di quest’anno di bonus.ch, Sanitas ha ottenuto il miglior punteggio di 5,4 e si è classificata al 1° posto. Siamo lieti che apprezziate il nostro impegno per offerte innovative e un servizio clienti completo e vi ringraziamo per la vostra fiducia. Scoprite di più: sanitas.com/clienti

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L’ANGOLO DELLA NOTIZIA

Challenge Award

La cifra —

Il

La promozione dello sport giovanile vi sta a cuore? Candidatevi ora! Sanitas sostiene associazioni e organizzazioni che si impegnano a favore della promozione dello sport dei bambini e dei giovani adulti tra i 3 e i 25 anni. Con il Sanitas Challenge Award vengono assegnati montepremi per un valore complessivo di 114 000 franchi. Fino al 13 febbraio 2022 è possibile inviare Challenge progetti che hanno una marcia in più. Scoprite Award 2022: di più sulle condizioni di partecipazione: candidatevi sanitas.com/candidatura

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ora!

Rivista online —

Tutto quello che c’è da sapere sulla salute In questo numero trovate consigli utili, ritratti toccanti e contributi di specialisti con grande esperienza. E quando avrete finito di leggerlo, che ne dite di dare un’occhiata alla nostra rivista online? Lì troverete ulteriori articoli interessanti sul tema salute e video di allenamento che vi motiveranno a restare in forma.

percento

degli intervistati afferma che la vita sessuale influenza la loro salute fisica o il loro benessere fisico in modo forte o molto forte.

Fonte: Sanitas Health Forecast 2021

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DOSSIER CONOSCERSI E CAPIRSI

Insieme possiamo farcela In famiglia, tra amici o colleghi e colleghe di lavoro: a volte ci capiamo intuitivamente. Altre, invece, per niente. Vale la pena essere più attenti, ascoltare, essere comprensivi gli uni con gli altri. Se proviamo a guardare il mondo con occhi diversi, si aprono prospettive completamente nuove.

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DOSSIER CONOSCERSI E CAPIRSI

«È il mio modo di essere. Sono autistica» Lei è autistica, lui no. Come funziona un rapporto quando entrambi percepiscono il mondo in modo completamente diverso? Siamo andati a trovare Karin e Frank Lehmann nel Seeland Bernese. Testo Leoni Hof Foto Désirée Good

Amare l’altro con e non malgrado le sue peculiarità: i Lehmann sono insieme da 34 anni.

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Come si sente una persona autistica? Lo spiega lo psicologo Matthias Huber, lui stesso autistico. Inoltre, le migliori serie sul tema. sanitas.com/autismo


DOSSIER CONOSCERSI E CAPIRSI

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anni. Per quasi mezzo secolo ha avuto la vaga sensazione che qualcosa in lei non andasse. Ha sempre avuto problemi a interagire con gli altri, ma non ne conosceva la ragione. Oggi Karin Lehmann ha 52 anni e grazie alla diagnosi ­formulata­quattro­anni­fa,­la­sua­sensazione­ha­finalmente­ un nome: Asperger. Quando ci incontriamo l’aria profuma di autunno. Negli orti vengono raccolte le ultime mele. Suo marito Frank le preparerà ad anelli, che lei poi gusterà con la crema alla vaniglia. Durante la nostra conversazione non notiamo nulla di insolito. Karin Lehmann ride al mo­ mento giusto, guarda la persona a cui si rivolge negli occhi, ma non riesce a leggere le espressioni del viso di chi le sta di fronte. Più in là ci spiega che per lei la mimica è del tutto incomprensibile. Non riconosce quando qualcuno è triste, abbassa gli angoli della bocca per la delusione o aggrotta le sopracciglia dalla rabbia. Questa è una delle sfaccettature della sindrome di Asperger. Un’altra­è­che­dice­quello­che­pensa,­senza­filtri.­Come­ ha fatto di recente con un collega di lavoro: «Ora basta con le chiacchiere, al lavoro!» Si è girata ed è tornata al suo posto.­ Per­ lei­ la­ questione­ finiva­ lì.­ Quando­ il­ collega­ gliene parla, lei gli risponde: «È il mio modo di essere. Sono autistica.» Lehmann non nasconde il suo essere diversa. E consiglia questa trasparenza alle persone dello spettro autistico: «Cercate di spiegare cosa vi succede. E agli altri: chiedete perché qualcuno reagisce in quel modo. Non giudicate subito.» Lei­sa­cosa­significa­essere­emarginata.­«Non­avevo­ nessuno. I miei compagni di scuola venivano da me solo quando dovevo risolvere un problema di matematica per

bambino.­Per­Karin­Lehmann,­la­loro­paura­è­ingiustifi­ cata. «Questa è la paura dei genitori, non dei bambini. Una volta diagnosticati, i bambini vengono aiutati.» Nel suo caso, c’è voluto un crollo perché cercasse aiuto. Per quasi vent’anni ha lavorato alla Posta. La comunica­ zione­con­i­clienti­era­difficile.­Faceva­del­suo­meglio,­ma­ le mancava il tatto necessario per gestire queste situazioni. Hanno iniziato a piovere reclami, Karin Lehmann veniva ripetutamente­chiamata­dal­capo­finché­non­è­crollata­ed­ è­stata­licenziata.­A­quel­punto­decide­che­vuole­finalmente­ chiarezza, si reca da uno psichiatra e si sottopone a dei test per l’autismo presso i servizi psichiatrici universitari di Berna. «Quando ho ricevuto la diagnosi, ho provato grande sollievo.­C’era­finalmente­una­ragione­perché­reagisco­come­ reagisco. Perché la mia bocca è più veloce del mio cervello». Oggi ci ride sopra. «Allo sportello della Posta guardavo a destra e a sinistra per vedere come facevano gli altri e poi trovavo una via di mezzo che andasse bene per me. Ho una­memoria­fotografica.­I­miei­pensieri­scorrono­come­ un­film­e­spesso­non­si­fermano­nemmeno­di­notte.»­Con­ dei regolari periodi di tranquillità cerca di riprendersi dal bombardamento sensoriale. Non può usare i mezzi pub­ blici:­troppe­persone,­troppi­rumori,­troppo­contatto­fisico.­ Al suo nuovo lavoro ci va in macchina. «Quando sono tesa,

«L’amore non manca. Non si può respingere qualcuno solo perché è diverso.» Frank Lehmann

loro». Se l’è cavata come meglio poteva, spesso copiando gli altri bambini. Soprattutto le ragazze nel tempo di­ ventano vere e proprie maestre nel copiare gli altri e nell’adattarsi, uno dei motivi per cui l’autismo nelle femmine viene scoperto più tardi che nei maschi. Da bambina avrebbe voluto che i genitori le avessero fatto fare gli accertamenti necessari. «Mia madre diceva solo: è il tuo modo di essere. E basta.» Molti genitori hanno paura che la diagnosi di autismo possa danneggiare il loro

Meglio piccoli gesti che forti abbracci: il contatto fisico può essere spiacevole per le persone con autismo.

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«Mi piacerebbe essere una nonna che prende in braccio il suo nipotino e gli legge una storia.» Karin Lehmann

Con il cane Benji al suo fianco, Karin Lehmann riesce a rilassarsi.

alzo­il­volume­della­musica.­Così­riesco­a­rilassarmi­e­ vedere meglio quello che ho davanti.» Quando entra in una stanza, cattura tutto con uno sguardo. Le dà fastidio quando qualcosa non è al posto giusto. A causa del suo pollice irrigidito, Lehmann lavora oggi in un ambiente protetto. «Non sono più sotto pressione. Per dician­ nove anni,­ho­trascorso­le­notti­a­ripassare­la­giornata­ come­un­film.»­Oggi­ha­un­impiego­part-time­in­cui­si­ occupa dell’imballaggio di spazzolini da denti, sonagli e ciucci. E calcola più velocemente di qualsiasi calcolatrice. La ferisce quando si parla della sindrome di Asperger come di un disturbo. «Non ho una disabilità, ho un talento speciale che può essere anche un dono: ho lavorato in ospedale per solo sette anni, ma quando c’è bisogno, il mio cervello scatta automaticamente in modalità medica. So immediatamente­cosa­devo­fare.»­Quando­suo­figlio­era­ piccolo, ha avuto bisogno di qualche punto di sutura a causa­di­una­caduta­dalla­bici.­«Con­mio­marito,­mio­figlio­ urlava come un matto, con me invece si è subito tranquil­ lizzato. Perché ero tranquilla anche io. Per me, in quel momento,­non­era­mio­figlio,­ma­un­paziente.­Ero­in­grado­ di­ agire­ con­ l’efficacia­ di­ una­ macchina»,­ racconta.­ È­ dell’avviso che ognuno abbia qualcosa da imparare dagli altri. Nel suo caso, è stato accettare aiuto, cosa che le ha insegnato suo marito. I due sono insieme da 34 anni, da quando lui le rivolse la parola al luna park. Si rincontra­ rono la stessa sera per parlare, quando il luna park si era svuotato ormai da ore. Sono presto diventati una coppia. Lui dice: «All’inizio non mi ero accorto che fosse diversa. Naturalmente, abbiamo avuto i nostri alti e bassi nel corso

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della nostra relazione. Ma è normale. A un certo punto ha detto: ‹C’è qualcosa che non va in me.› Ma non avrei mai pensato che potesse trattarsi di autismo.» È importante per lui sottolineare che non si tratta di una malattia. «Mia moglie ha delle capacità che altri non hanno.» Fin dall’i­ nizio, lei gli ha sempre detto chiaramente cosa le piace e cosa no. «Non posso semplicemente abbracciarla. Deve essere­lei­a­fare­il­primo­passo.­Altrimenti­si­sente­soffocare­ e si ritira.» La­coppia­ha­due­figli.­Kathrin­Lehmann­racconta:­ «Al più tardi in quel momento avrei dovuto capire che c’era qualcosa di particolare in me. Durante il periodo dell’allattamento non ho avuto problemi, ma più tardi non riuscivo­più­a­tenere­in­braccio­i­miei­figli.­Non­sopportavo­ gli sbrodolamenti. O le manine sporche. Non li ho mai abbracciati, non ho mai dato loro il bacio della buona­ notte. Li ha sempre messi a letto mio marito.» Nonostante ciò,­a­modo­suo­è­molto­vicina­ai­suoi­figli.­Con­la­diagnosi­ di­Asperger,­anche­loro­hanno­finalmente­una­spiegazione­ perché la loro mamma è com’è. «Anche i loro partner lo sanno. Già prima della pandemia, non salutavo mai nes­ suno con baci e abbracci. Non mi sento a mio agio.» Allo stesso­tempo,­Lehmann­soffre­di­non­poter­creare­una­ vicinanza­fisica­con­il­nipote.­«Mi­piacerebbe­essere­una­ nonna che prende in braccio il suo nipotino e gli legge una storia. Ma non sopporto la vicinanza.» Suo marito lo ha accettato­fin­dall’inizio:­«L’amore­non­è­mai­mancato.­Non­ si può respingere qualcuno solo perché è diverso. Quando ha bisogno di tranquillità, si ritira. Apprezzo che ci la­ sciamo­degli­spazi­liberi»­e­aggiunge:­«Per­noi­va­bene­così.»­


DOSSIER CONOSCERSI E CAPIRSI

Cosa diciamo quando non parliamo «Non si può non comunicare», la famosa frase di Paul Watzlawick riassume tutto ciò: comunichiamo anche senza parole; che lo vogliamo o no. Perché gran parte della comunicazione non è verbale. Testo Katharina Rilling Illustrazione Sylvia Geel

1. Distanza: non avvicinarti (troppo)

3. Odore: (non) sopportare l’odore dell’altro

La persona davanti a noi avanza, noi arretriamo: la troppa poca distanza mette molte persone a disagio. «La distanza che scegliamo dice molto su come ci relazioniamo con le altre persone; almeno questo era il caso prima del coronavirus», dice Christa Dürscheid, professoressa di tedesco all’Università di Zurigo. I valori indicativi nei paesi occidentali sono: i colloqui di vendita e di lavoro si svolgono a una distanza che varia da 3,5 a 1,5 metri circa. I colleghi possono avvicinarsi di più: da 0,5 a 1,5 metri circa. La distanza intima di meno di ½ metro è riservata esclusivamente agli amici e alla famiglia.

Se qualcuno ci piace o no, dipende anche dal suo odore corporeo. Soprattutto nella scelta di un partner, gli odori giocano inconsciamente un ruolo importante perché ci danno un’indicazione del patrimonio genetico e del sistema immunitario dell’altra persona. «Un buon profumo, tuttavia, non ci rende più simpatici», spiega Dürscheid.

2. Contatto fisico: giù le mani «Il contatto fisico durante una conversazione è un no-go», così Dürscheid, poiché è ritenuto sgradevole dalla maggior parte delle persone. «Tranne se ci si conosce molto bene.» Nei paesi occidentali si è affermata una certa ritualizzazione all’interno di un incontro, come il numero di baci sulla guancia, il contatto con una stretta di mano o un abbraccio all’inizio e alla fine di un incontro.

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4. Linguaggio del corpo: trovate la vostra posizione di riposo Qualcosa è inteso in senso ironico o serio? Spesso riusciamo a capirlo soltanto grazie al linguaggio del corpo. «Inviando consapevolmente dei segnali, possiamo facilitare all’altra persona l’interpretazione del messaggio come lo intendiamo noi», afferma Dürscheid. Braccia conserte e gambe accavallate trasmettono poca affabilità. La testa inclinata trasmette insicurezza. Invece, chi ha una postura aperta ed eretta e le gambe saldamente a terra è sicura di sé. Alcuni studi dimostrano anche che in questa postura il livello di cortisolo (un indicatore di stress) nel corpo diminuisce.

5. Pacing: essere in sintonia Interrompere chi sta parlando o parlare allo stesso tempo: a volte manca la sintonia. In questi casi aiuta ascoltare consapevolmente e seguire il ritmo dell’altra persona. Il cosiddetto pacing descrive questo adattamento all’altro interlocutore: la postura, i gesti e le espressioni facciali, il ritmo del discorso e la respirazione dell’altra persona vengono in parte copiati. Tutto ciò trasmette il messaggio: siamo in sintonia, ci capiamo al volo.

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DOSSIER CONOSCERSI E CAPIRSI

Sento ciò che tu non vedi La musicista Elisabeth Sulser è sinesteta. Vede i suoni come se fossero colori: il do è rosso, il do diesis invece rosa. E ne sente anche il sapore. Con questa sua capacità suscita grande interesse, a volte però anche incredulità. Intervista Julie Freudiger Foto Nicola Tröhler

CONSIGLIO DEGLI ESPERTI Prof. Dr. Lutz Jäncke, professore di neuropsicologia all’Università di Zurigo «La sinestesia è una percezione doppia in cui due aree del cervello sono collegate e attive simultaneamente. Si sviluppa perché il cervello di queste persone è particolarmente connesso sin dalla nascita. Se si occupano ad esempio intensamente di qualcosa, su questa base anatomica si formano delle sinestesie individuali. La sinestesia non è una malattia, bensì un’altra forma dell’essere normale.»

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Soltanto all’età di 16 anni si è resa conto di percepire i suoni diversamente dagli altri. Perché così tardi? Da sempre ho provato delle sensazioni estreme: suoni, colori, sapori. Quando ero bambina credevo tuttavia che fosse normale e che dovevo semplicemente schermarmi da determinati suoni. A 16 anni ho capito poi che per gli altri era molto più facile. Loro percepiscono le cose in modo ordinato e non tutte insieme come succede a me. Cosa le ha fatto capire che qualcosa in lei era diverso? Era una serata qualunque con un’amica a Coira. Pioveva forte e d’un tratto mi sono resa conto che il rumore della pioggia corrispondeva al sol e che il sol per me era blu. Inizialmente neanch’io ero in grado di capire questo mio modo di percepire le cose. Quando però ho pensato alla scala musicale, la vedevo a colori: il do è rosso, il do diesis è rosa e così via. La mia amica non capiva di cosa stessi parlando. Nemmeno i miei genitori sapevano come reagire e pensavano che forse ero soltanto stanca. Allora ho iniziato a fare delle ricerche e ho scoperto che la sinestesia è un fenomeno sensoriale comune a molte persone. Non le dico il sollievo che ho provato! Ci porti comunque con sé nel suo mondo: cosa percepisce quando ascolta la musica? Appena inizia il brano musicale è come se le note venissero dipinte su una tela di fronte ai miei occhi. E cambiano costantemente. Ai colori si aggiungono forme come cerchi o piccoli quadrati quando inizia a suonare la batteria. A seconda dell’intervallo, sento un determinato sapore sulla lingua. Una terza minore è ad esempio salata, quella maggiore invece dolce; l’intervallo di quinta ha il sapore di un bicchiere d’acqua, quello di sesta minore di panna.

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Come funziona la comunicazione con gli altri musicisti? A volte capita che alcuni passaggi di un brano per me non vanno. Sento una certa resistenza interiore che dipende anche dal colore. Spesso per me è importante poter decidere la tonalità o l’arrangiamento del pezzo musicale. Se suono un assolo o suono in coppia è più facile, ma con le persone giuste fare musica è piacevole anche in gruppo. E queste sensazioni le percepisce anche con i suoni di tutti i giorni? Vedo i colori se riconosco la tonalità. Ad esempio quando sento suonare le campane o un’allarme. Quando la mattina faccio il caffè con la macchinetta vedo ad esempio una riga azzurra. Se non sento la tonalità di fondo, vedo una figura grigia. I suoni di tutti i giorni il più delle volte non hanno un sapore. Quando sento delle voci, percepisco ad esempio vari materiali come la pietra, la sabbia, la terra, il metallo fuso, la stoffa, il vino o l’aria. Mi sembra un’esperienza molto intensa. La percezione doppia a volte è anche un peso? No, perché per me è sempre stato così. La sinestesia ha molti vantaggi in quanto musicista: vedendo un brano davanti ai miei occhi, posso orientarmi in base ai colori e alle forme. Non devo mai esercitarmi per imparare a memoria un pezzo. Come fa a staccare la spina? Mi piace stare da sola e vivo in campagna. Ho bisogno di tranquillità. E dipingo la musica. Se mi piacciono i colori di un pezzo musicale, lo ascolto tante volte finché non l’ho recepito del tutto. Poi dipingo la parte che mi piace di più. Dopo vedo i colori in modo più intenso, tutto è chiaro e ordinato. Dipingere ha un effetto purificante, è un po’ come riordinare.


DOSSIER CONOSCERSI E CAPIRSI

Che gusto ha un suono? La sinesteta Elisabeth Sulser nel video ci fa entrare nel suo mondo. sanitas.com/sinestesia

La musicista di Coira è l’unica persona documentata al mondo con una sinestesia gustativa associata agli intervalli musicali.


DOSSIER CONOSCERSI E CAPIRSI

Cosa scatena conflitti nel nostro corpo La musica a tutto volume della vicina, i calzini del partner sparpagliati ovunque, l’automobilista che ruba l’ultimo parcheggio: ci sono tanti motivi per litigare. A volte fa bene sfogarsi. Ma se si litiga in continuazione, la salute ne risente. Testo Leoni Hof Infografica Codeplay

«Non avvicinarti!» Mentre litighiamo, mostriamo al nostro avversario una smorfia arrabbiata. Corrughiamo le sopracciglia, stringiamo gli occhi; contempora­ neamente le pupille si dilatano per consentirci di avere tutto sotto controllo. La mascella si spinge in avanti e mostriamo letteralmente i denti. Gli studi dimostrano che le persone percepiscono espressioni arrabbiate più facilmente di quelle amichevoli.

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Lo stress nelle relazioni di coppia Dei ricercatori danesi hanno scoperto che il litigio nel rapporto di coppia può raddoppiare il rischio di mortalità. Il rischio è particolarmente alto per gli uomini, soprattutto se si aggiungono altri fattori di stress. Quanto siano estreme le conseguenze per la salute dipende anche dalla personalità del singolo. Gli uomini reagiscono al costante conflitto soprattutto con dolori alla schiena e alla nuca o con la disfunzione sessuale, le donne con problemi di stomaco o disturbi del sonno. Fonte: BMJ Journals, Journal of Epidemiology and Community Health

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DOSSIER CONOSCERSI E CAPIRSI

Litigare fa venire i crampi Quando litighiamo, tipicamente alziamo le spalle, tendiamo tutti i muscoli e irrigidiamo la muscolatura della nuca e della schiena. La carotide affiora. Ci prepariamo all’attacco dell’altro e a colpire a nostra volta. I peli della nuca si rizzano. L’organismo manda in circolo gli ormoni dello stress.

Quando il cervello va in cortocircuito A causa dell’aumento della pressione sanguigna, il cervello si isola dagli stimoli esterni. Si crea una cosiddetta visione a tunnel. Questo può portare ad azioni estreme, come scontri fisici o danni di altro genere. Nel cervello gli ormoni dello stress bloccano l’ippocampo. Se questo stato si protrae, ne risentono la memoria a breve termine e la capacità di concentrazione.

Il fenomeno della rabbia da fame Gli scienziati statunitensi dell’Università della Carolina del Nord hanno scoperto che questo fenomeno chiamato hangry esiste veramente. La fame ci rende più aggressivi. Meglio mangiare qualcosa prima di metterci a litigare.

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DOSSIER CONOSCERSI E CAPIRSI

Aiuto, non capiamo il nostro medico!

Decodificatore di fatture Maggiore trasparenza

Il decodificatore di fatture nel portale dei clienti Sanitas vi aiuta a comprendere e verificare meglio fatture mediche complicate. sanitas.com/comprendere-la-fattura

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DOSSIER CONOSCERSI E CAPIRSI

Le conversazioni medico-paziente possono a volte creare confusione e incertezze. Tuttavia, se poniamo le domande giuste, esse ci danno la chiarezza di cui abbiamo bisogno per agire con autodeterminazione. Testo Anna Miller

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o conosciamo tutti, quel momento dal medico: siamo preoccupati, forse abbiamo appena fatto un esame di routine, magari persino una consultazione d’emergenza, e molte domande sono ancora senza risposta. Forse non capiamo alcuni dei termini tecnici del medico, forse non ci sentiamo del tutto compresi. Alcuni studi dimostrano che i pazienti dimenticano fino all’80 % delle informazioni che ricevono; probabilmente perché già non capiscono la metà di ciò che raccontano i medici. Anche se gli studenti di medicina oggi sono resi più consapevoli della necessità di cercare il dialogo e ricevono consigli su come condurre una conversazione durante i loro studi, anche voi come pazienti potete contribuire a un trasferimento di informazioni senza intoppi e quindi uscire dal colloquio medico-paziente con una sensazione positiva. – Se possibile, cominciate a riflettere su ciò che volete dire già prima dell’appuntamento. Quali domande o dubbi avete? Annotatevi le domande e portate gli appunti con voi dal medico. Su Internet si possono trovare utili questionari e checklist che forniscono suggerimenti per possibili domande. Abbiamo riassunto le domande più importanti per voi nell’infobox. – Abbiate il coraggio di chiedere. Non dovete capire sempre tutto subito. Dopotutto, non siete voi gli specialisti. – Riassumete con parole vostre e con delle domande ciò che vi è stato spiegato. Il cosiddetto metodo «teach-back» viene dalla pedagogia, ma funziona bene anche nei rapporti di coppia, sul lavoro e nelle conversazioni medico-paziente. Iniziate la vostra domanda con: «Ho capito bene che…» o «Quindi per me questo significa…»

– Fatevi aiutare. Chiedete a un amico o a un parente di accompagnarvi all’appuntamento. – Il nostro mondo sta diventando sempre più digitale. Può quindi succedere che la vostra controparte sia così assorta nel corretto inserimento digitale delle vostre informazioni che non vi sentite compresi. Se questo è il caso, parlatene con calma, avete diritto alla massima attenzione. Per capire bene tutte le informazioni, bisogna ascoltare attentamente ed essere presenti. – Se la conversazione continua a essere difficile nonostante i vostri sforzi, potete anche affidarvi alla metacomunicazione e spiegare in modo concreto e sincero alla persona che vi sta di fronte come vi sentite in quell’istante. Questo richiede coraggio, ma ne vale la pena. Ad esempio potreste dire: «Mi sento sopraffatto in questo momento» oppure «Ho l’impressione che le mie preoccupazioni non vengano prese sul serio». – Se continuate a sentirvi a disagio con il vostro interlocutore, vale la pena considerare un cambio di medico. Per un buon rapporto di fiducia, ci deve essere intesa. – L’onestà è la cosa più importante. Non abbiate paura di sollevare questioni delicate. Se avete problemi di salute mentale, problemi nei rapporti con il partner, se dimenticate di assumere i medicinali o se volete un metodo di cura diverso: solo se il medico conosce la vostra situazione personale può affrontarla insieme a voi.

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domande principali nel colloquio medicopaziente Quali possibilità di cura esistono? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi? Quanto sono probabili i rispettivi vantaggi e svantaggi? Cosa posso fare? Cosa succede se non faccio niente?

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SVILUPPARE IL DOMANI

I chatbot sono ancora agli inizi, ma già molto diffusi. Possono aiutarci a condurre una vita sana, e forse un giorno persino sostituire medici e terapisti? Testo Paul Drzimalla

Consulto con il robot Ciao, come va?

«Come posso aiutarti?» È così che iniziano molte conversazioni. Sempre più spesso questa domanda non viene però più posta da una persona, bensì da una macchina. Questi aiutanti con cui, secondo un recente studio, ha dialogato già il 63 percento degli Svizzeri, si chiamano chatbot. Ci danno il benvenuto sui siti web, nelle app o nei social; ovunque interagiamo con il mondo digitale. Gli shop online ne fanno uso già da tempo, come anche le piattaforme di viaggi, le assicurazioni e le amministrazioni pubbliche. E nell’anno del coronavirus tutto il mondo ha parlato di un chatbot di nome Replika, con cui le persone isolate potevano instaurare un rapporto romantico.

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Medico, coach e fonte di sapere Anche in ambito sanitario vi sono molte possibilità d’impiego per i chatbot. Possono, fino a un certo punto, sostituire il dialogo con il terapista o il medico. Grazie a un dialogo strutturato, pongono ad esempio domande standard, proprio come in un normale consulto medico. In qualità di coach della salute, un chatbot può ad esempio aiutare in caso di domande sull’alimentazione e sulle abitudini del sonno o su come gestire una malattia appena diagnosticata. Può fare ciò che facciamo anche noi quando parliamo tra di noi: trasmettere sapere. Molti oggi s’informano sui temi della salute in Internet. In viaggio, sul posto di lavoro o la sera sul divano. Ed è questo il grande vantaggio dei chatbot: la loro disponibilità. Lo studio medico del dott. Chatbot è sempre aperto. E come se non bastasse, l’aiutante digitale sbriga anche i compiti amministrativi. Per un chatbot registrare le domande di noiosi formulari è un gioco da ragazzi.


SVILUPPARE IL DOMANI

Ok. Vogliamo iniziare?

La forma più semplice prevede un dialogo basato su un algoritmo che sceglie da una lista di risposte preconfezionate quella che più si addice alla domanda dell’utente. Quando il chatbot non sa più cosa fare, può passare il dialogo a una persona in carne e ossa. I chatbot basati sull’intelligenza artificiale (IA) vanno oltre. Analizzano il testo digitato e forniscono risposte proprie in base ai dati raccolti. Con il tempo questo tipo di chatbot «impara» a rispondere in modo sempre più mirato all’interlocutore diventando così più «sensibile». Un esempio è l’app Replika menzionata poc’anzi. A proposito di dialogo: la maggior parte dei chatbot oggi è basata su testo, ma esistono anche varianti basate sulla voce. In fondo, anche Siri, Alexa e simili sono dei chatbot. I chatbot nella ricerca Proprio come i chatbot, anche la ricerca sui loro vantaggi in ambito sanitario non è ancora molto avanzata. Un team del Politecnico federale di Zurigo e dell’Università di San Gallo ha pertanto sviluppato MobileCoach, una piattaforma open source che può essere utilizzata da imprese e ricercatori di tutto il mondo per lo sviluppo di propri chatbot. «Nella ricerca, la replicabilità è estremamente importante», spiega il dr. Tobias Kowatsch che ha iniziato e partecipato allo sviluppo di MobileCoach. «Ogni persona può sostanzialmente capire come funziona la piattaforma.» Anche MobileCoach è basata su regole, tuttavia è in grado di ricordare le interazioni precedenti e può accedere a dati di sensori contenuti in dispositivi come smartwatch e simili. Affinché i chatbot possano affermarsi in medicina, secondo Kowatsch serve ancora più ricerca. «Una volta disponibili dati affidabili sull’efficacia, l’accettazione aumenterà sia tra gli utenti che tra il personale sanitario.» Chi usa MobileCoach è Sandra Hauser-Ulrich, ricercatrice presso la scuola universitaria professionale di scienze applicate di Zurigo ZHAW in ambito di applicazioni sanitarie digitali nel coaching. Nel quadro di uno studio ha impiegato un chatbot per persone con dolori cronici. Gli esiti sono stati sorprendenti: «Benché i partecipanti sapevano di comunicare con una macchina, hanno instaurato

un rapporto.» Vi sono tuttavia dei limiti: «Un chatbot basato su regole non può reagire a pensieri spontanei. Ecco perché non potrà mai sostituire una vera terapia con un essere umano.» I chatbot IA invece non sono ancora in grado di portare avanti un dialogo prolungato. Il linguaggio umano è troppo variegato, con la sua quantità sterminata di termini e modi di dire. «L’IA fallisce sul parlato», spiega Hauser-Ulrich. Chi vuole farsi una chiacchierata con il dottore dovrà per forza recarsi presso lo studio medico. Almeno per il momento.

Puoi chiedermi tutto.

App Sanitas Coach

Il coaching digitale per una vita sana (da dicembre anche in italiano) Anche l’app Sanitas Coach si basa sulla piattaforma open source MobileCoach. Soffrite di ipertensione? Oppure desiderate rivolgere particolare attenzione alla vostra salute cardiaca? L’app vi aiuta inoltre a gestire il diabete di tipo 2 o, in caso di problemi del sonno, vi ricorda di assumere i medicinali, oppure allestisce un piano per la vostra salute personale. sanitas.com/coach-it

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Maggiori prestazioni

L’assicurazione complementare con molti extra Essere assicurati in modo completo trasmette tranquillità. La nostra assicurazione complementare Classic contribuisce ai costi per la prevenzione, per il fitness e per la medicina alternativa. Le prestazioni ambulatoriali più importanti: l’assicurazione complementare Classic copre più costi e contribuisce con importi maggiori rispetto all’assicurazione base obbligatoria. Classic è una soluzione assicurativa chiara e semplice per le persone che vogliono prestazioni di servizio su misura per le loro necessità.

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UN OGGETTO, UNA STORIA

Chi fa dei tour a temperature sotto zero? La soluzione alla pagina seguente. 21


UN OGGETTO, UNA STORIA

Thomas Frymann lavora da Sanitas come IT Solution Engineer. Nelle vacanze la sua destinazione preferita è la Lapponia. Testo Leoni Hof Foto Karin Heer / Marianne Frymann

Avventure con i cani

Thomas Frymann è attirato dalle bianche distese della Lapponia. In viaggio con la slitta trainata da cani, bagagli leggeri e calzettoni di lana.

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A seconda della stagione, indossa tre paia di calzini uno sopra l’altro: Thomas Frymann coltiva un hobby che lo porta nelle distese ghiacciate della Lapponia. A -25 gradi, sfreccia con la slitta trainata da cani sulla neve, su laghi ghiacciati, attraverso foreste di betulle. E della vita quotidiana non resta che un lontano ricordo. Dal 2007 Frymann viaggia regolarmente nell’estremo nord. La maggior parte del tempo lo passa su una slitta di legno che viene trainata sulla neve da quattro o cinque cani. Frymann ha viaggiato finora con più di 80 cani: «Gli animali non sono mezzi di trasporto ma individui. Ci sono quelli dominanti, quelli che abbaiano forte e quelli che seguono solo il gruppo.» Cosa lo potrebbe far sudare nonostante le gelide temperature della Lapponia? «Puoi cadere dalla slitta, ma non devi mai mollarla. Potrebbe ferire i cani. Inoltre, scapperebbero via. Una guida ci ha insegnato: se perdi i cani, perdi la vita.» Frymann è cresciuto a Wädenswil sul lago di Zurigo. Ma che un giorno sarebbe andato in luoghi lontani, era praticamente predestinato: «Entrambi i miei genitori lavoravano nel settore turistico. Nelle nostre vacanze non andavamo al solito campeggio in Italia, ma in viaggio in Australia, ai Caraibi, negli Stati Uniti.» Sedotto dal profumo di mondi lontani ha svolto la formazione commerciale in un’agenzia di viaggi ed è rimasto nel settore turistico per quasi 25 anni come product manager e capoprogetto. Fin quando la sua vita professionale ha avuto una svolta e ha iniziato a lavorare nell’IT. «Mi attira la logica. C’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire.» Da cinque anni lavora da Sanitas e si occupa del controllo della qualità e si assicura che le principali applicazioni funzionino senza intoppi. Per staccare e come allenamento per le avventure in slitta con i cani, il 54enne da cinque anni fa jogging regolarmente. Frymann fa parte di un gruppo di «streak runner»: il movimento viene dagli Stati Uniti e i suoi seguaci corrono ogni giorno almeno un miglio, circa 1,6 chilometri. Inoltre sin da giovane gioca con i suoi ex compagni di scuola a tennis. Ma la sua passione restano i viaggi con la slitta trainata da Husky. Rivivere il tour panoramico è il suo grande sogno: ha percorso più di 600 chilometri in undici giorni.

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RIMEDI FAI DA TE

Quali sono i rimedi contro la raucedine? Testo Leoni Hof Illustrazione Franziska Neugebauer

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he fastidio quando si vuole dire qualcosa e si riesce solo a gracchiare! La raucedine mette a dura prova i nervi. In questi casi è proprio vero che il silenzio è d’oro. Meglio stare zitti. Se si deve parlare, allora conviene farlo con il timbro di voce normale. Bisogna evitare di bisbigliare perché questo mette ancora più in tensione le pliche vocali. Nella maggior parte dei casi la raucedine è uno degli effetti collaterali del raffreddore. A volte, si manifesta anche con le allergie. I fattori scatenanti come la polvere domestica, il polline o determinati alimenti possono causare o peggiorare la raucedine. Con questi rimedi fai da te, riuscirete a ritrovare presto la voce. Sciroppo di miele e sambuco Per questa semplice ricetta prendete 200 millilitri di succo di sambuco e 300 millilitri del miele biologico che riscalderete in un

CONSIGLIO DEGLI ESPERTI Dr. Markus Kessler, medico presso Medgate «Se la raucedine non deriva da un raffreddore acuto e i mezzi menzionati non contribuiscono al miglioramento, è possibile che la causa sia un’altra. Può per esempio trattarsi di un cosiddetto reflusso, in cui l’acido gastrico rifluisce nell’esofago e irrita le corde vocali. Altre possibili cause sono il sovraffaticamento continuo dovuto al troppo parlare e nel tono di voce sbagliato, oppure per esempio una paralisi neurologica dovuta a un tumore. Se la raucedine dovesse durare più di tre o quattro settimane, vi consiglio di recarvi dall’otorinolaringoiatra.»

pentolino. La miscela non deve bollire, ma essere riscaldata solo fino a circa 40 gradi. In questo modo si conservano i principi attivi che favoriscono la salute. Dopo che lo sciroppo si è freddato, scioglietene ogni tre ore un cucchiaino sulla lingua. Un tubero piccante Anche lo zenzero è un ottimo rimedio contro la raucedine. Lo potete masticare lentamente e ingoiarlo o farci una tisana. Per fare questo, mettete in infusione dello zenzero fresco grattugiato nell’acqua bollente. Dopo cinque minuti togliete la polpa e aggiungete un po’ di miele. Salute! In questo caso, però, lo zenzero candito non funziona. Aria calda Le inalazioni fanno molto più effetto dei gargarismi con i quali si raggiungono solo la cavità orale e la parte alta della faringe. Le piccole goccioline di vapore, invece, giungono più in basso nelle vie respiratorie. Chi non dispone di un apparecchio per inalazione, può mettere due o tre cucchiai di foglie di piantaggine o di salvia in una pentola di acqua molto calda. Dopo 20 minuti di infusione, inalate l’aria calda sotto un asciugamano. Impacchi Gli impacchi di vario tipo aiutano contro la raucedine. Per un impacco di quark, spalmare circa un centimetro di quark su un panno di cotone, avvolgerlo attorno al collo e lasciare agire per almeno un’ora. Per un impacco di cipolla, tagliare due o tre cipolle e scaldarle leggermente. Disporre gli anelli di cipolla su un panno di lino e avvolgerlo attorno al collo. Per fissare l’impacco, avvolgere un asciugamano di cotone e tenerlo fino a quando il calore diminuisce. Anche gli impacchi con l’argilla curativa sono benefici. In questo caso, mescolate tre cucchiai di argilla con un po’ di acqua fino a ottenere una poltiglia. Spalmatela su un panno di cotone sottile e avvolgetelo attorno alla gola. Se ci si avvolge sopra una sciarpa di lana, l’effetto del calore si potenzia. Umidità Soprattutto in inverno conviene utilizzare un umidificatore contro l’aria asciutta dei caloriferi. In alternativa, si possono disporre delle ciotole con acqua sui termosifoni, oppure lasciare asciugare il bucato in casa.

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Il cibo, il nostro supereroe Quando le temperature scendono, le persone si ammalano di più. La nutrizionista Verena Bongartz dà consigli su come rinforzare il sistema immunitario con l’alimentazione.

Carenza di vitamina D? La dott.ssa Heike BischoffFerrari spiega come farne il pieno nella stagione buia. sanitas.com/vitamina

Testo Salome Müller Foto 7pictures.ch

Le giornate si accorciano e diventano più fredde. Passiamo più tempo in ambienti chiusi e riscaldati, in cui l’aria è secca e asciuga le mucose del naso e della bocca. Il clima ideale per favorire il contagio attraverso le goccioline. Ben-

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venuti nella stagione dei raffreddori! Ma anche a questo c’è rimedio. «Basta seguire l’arcobaleno», consiglia la nutrizionista Verena Bongartz, cioè: con l’alimentazione giusta è possibile rinforzare il sistema immunitario nei mesi freddi.

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ESSERE ATTIVI

«Seguite l’arcobaleno. Più il colore delle verdure e della frutta è intenso, più queste sono ricche di sostanze nutritive.» Verena Bongartz

La nutrizionista Verena Bongartz dirige lo studio «ErnährungsGespräche» a Zurigo ed è specializzata in concetti nutrizionali adatti all’uso quotidiano. Uno di questi si ispira all’arcobaleno. L’idea è di mangiare ogni giorno frutta e verdura di diversi colori. I colori corrispondono a diversi nutrienti. Per esempio, le verdure rosse e gialle come pomodori e carote o la frutta come mango o nettarine contengono beta-carotene che nel corpo si trasforma in vitamina A. Le verdure verdi come i broccoli o gli spinaci, invece, contengono vitamina K o folato (la forma naturale dell’acido folico). Non deve essere nulla di complicato Il corpo ha bisogno di questi nutrienti per produrre cellule immunitarie o per tenere a bada gli agenti patogeni. Di regola vale: più il colore delle verdure e della frutta è intenso, più queste sono ricche di sostanze nutritive. Questo vale in particolare per le verdure a foglia come gli spinaci o il prezzemolo, le verdure a radice come le carote o le barbabietole e la frutta come le bacche, che hanno un effetto antinfiammatorio.

Bongartz raccomanda di mangiare da tre a quattro porzioni di verdura e da una a due porzioni di frutta al giorno. Una porzione corrisponde a una manciata: più grande è una persona e più grande sarà la sua mano. Bongartz aggiunge: «Più importante della quantità è la freschezza: anche se conservata in frigorifero, giorno dopo giorno, la frutta perde le vitamine.» Secondo la nutrizionista si può fare già molto per il proprio sistema immunitario mangiando regolarmente frutta e verdura al mattino, a mezzogiorno e alla sera. Chi mangia anche molti prodotti integrali e legumi inoltre rifornisce l’intestino di nutrienti e fibre. Questi mettono in moto i batteri intestinali che a loro volta espellono gli agenti patogeni dall’organismo. Niente paura, per fornire all’organismo un apporto equilibrato di tutti i nutrienti necessari non bisogna fare calcoli complicati. A ogni pasto basta dividere il piatto in cinque parti. Due quinti dovrebbero provenire da fonti di amido, come pane integrale, grano saraceno, quinoa o patate. Altri due quinti dovrebbero essere verdure e frutta, alternando crudo e cotto. L’ultimo quinto del piatto dovrebbe essere composto da cibi proteici come lenticchie, fagioli, soia, tofu o uova.

La dott.ssa troph. Verena Bongartz è nutrizionista. Nel suo studio «ErnährungsGespräche» punta su concetti nutrizionali adatti all’uso quotidiano. ernaehrungsgespraeche.ch (solo in tedesco)

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SANI ED ELINA

Concorso Quali candelabri sono identici? Inviate un’e-mail con la soluzione e il vostro indirizzo a redaktion@sanitas.com Il termine di spedizione è il 7 dicembre 2021. Tra tutte le risposte inviate estrarremo a sorte tre collezioni di libri per bambini. I vincitori saranno informati per iscritto. Non si tiene corrispondenza in merito al concorso. Sono escluse le vie legali e il pagamento in contanti.

Il castello infestato Buuuuu! È autunno, e durante una passeggiata Sani ed Elina si trovano di fronte a un castello di fantasmi. Incuriositi decidono di entrare. Per fortuna qui abitano solo fantasmi simpatici, che guizzano tra le luci di tante candele. Due candelabri sono identici. Riuscite a trovarli? Illustrazione Michael Meister

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L’ASSICURABOLARIO

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Tessera d’assicurazione Dal medico, in farmacia, in ospedale, per urgenze all’estero o per una consulenza medica telefonica, siete equipaggiati al meglio grazie alla tessera d’assi­ curazione Sanitas. Sulla parte davanti trovate tutte le informazioni rilevanti per la Svizzera. Il chip con­ tiene informazioni amministrative che vi sempli­ ficano la comunicazione con ospedali, farmacie e medici. Sul retro invece sono indicati tutti i dati necessari per percepire prestazioni mediche in uno stato UE o AELS. Contattateci in caso di smarri­ mento. Vi preghiamo di osservare che ci vorranno circa sei settimane finché riceverete la nuova tessera.

App del portale Sanitas

Con l’app del portale Sanitas avete la tessera d’assicurazione sempre a portata di mano. Basta scuotere leggermente il dispositivo e la tessera compare nell’app. La funzione Agita può essere attivata nelle impostazioni dell’app. sanitas.com/tessera-d-assicurazione

Obbligo di notifica Se desiderate stipulare un’assicurazione com­ plementare, l’assicurazione malattia si infor­ merà sul vostro stato di salute. Queste cosid­ dette domande sullo stato di salute servono a conoscere le malattie e le cure degli ultimi cinque anni. Ai sensi dell’obbligo di notifica, il proponente è tenuto a fornire informazioni veritiere. Qualora dovesse risultare che le risposte non corrispondono a verità o sono incomplete, l’assicuratore malattia può for­ mulare delle riserve o disdire il contratto. A quali domande sullo stato di salute deve rispondere il proponente viene deciso dalle assicurazioni stesse.

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Legge sul contratto d’assicurazione (LCA) Le assicurazioni complementari sono rette dalla Legge sul contratto d’assicurazione (LCA). Gli assicura­ tori malattia definiscono le presta­ zioni che intendono offrire con un’assicurazione complementare. Voi decidete se volete stipulare o meno un’assicurazione complemen­ tare. Le assicurazioni complementari sono tuttavia utili perché completano le prestazioni dell’assicurazione base.

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L’ANGOLO DELLA NOTIZIA