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Una rivista digitale dedicata all’arte e alla cultura. Un’esplorazione della cultura visuale attraverso la fotografia, la grafica, l’illustrazione e la musica. Saguru in giapponese significa “Esplorazione”, per questo Saguru Magazine è per noi Una revista digital dedicada innovazione, al arte y a la cultura. ispirazione, Una exploración de la cultura ‘visual riflessione, a través de la fotografía, la gráfica, tendenza la ilustración y la música. avventura. Saguru en japonés significa “exploración”, por ello Saguru Magazine es para nosotros innovación, inspiración, reflexión, tendencia, aventura.

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SAGURU FOUNDER, ART DIRECTOR AND EDITOR IN CHIEF Roberta Lo Porto

GRAPHIC DESIGNER Roberta Lo Porto, Victor Monfort

EDITORIAL ASSISTANT Victor Monfort

COLLABORATOR / EDITOR Roberta Sernicola, Bea Sarrion

TRANSLATOR Ana Redon, Giulia Di Girolamo

SOCIAL NETWORKS EDITOR Roberta Lo Porto, Victor Monfort, Vera Daidone

COVER #3

Laurent Chehere

Produced in collaboration with Laurent Chehere, Alicia Savage, Mark Tipple, Eric Mansuell, Pauline Darley, Giulia Pezzato, Baudouin, Vhils - Alexandre Farto, Helena Hauss, Gerhard Human, Nenvud첫, Sara Gavioli, Lorenzo Piccinini e Giulia Zoavo, Rumorama, Ink Studio, Sael, Mut Desgin, Massimo Fiorido Associati, Francesco Stinco, Alessia Caliendo, Viviana Boccardi

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FLYING HOUSES©L.CHEHERE- CARAVAN

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Flying House Laurent Chehere

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Todas estas casas volantes son el fruto de mi “exploración” en los distritos pobres de París: Menilmontant y Belleville. Lo conseguí incluyendo la dimensión de reportaje, personal, estético, histórico, como un tributo a una vieja París desaparecida, tanto a la arquitectura, como a la fotografía y al cine. Me interesan los rumanos en sus caravanas, los inmigrantes africanos, un circo viejo, un cine erótico en Pigalle, tanto como una pequeña y aburrida casa de los suburbios. Intenté salir del triste anonimato de la calle, ayudarles a contar sus historias, reales o imaginarias. Técnicamente es un montaje; yo fotografié cada cosa que necesitaba, como tejados, muros, ventanas, alcantarillas, grafitis, personas, cielo, etc. La inspiración me llegó gracias al “Castillo ambulante” de Hayao Myazaki y también a algunos artistas a los que admiro como Wim Wenders, Fellini y Marcel Carné, entre otros. La serie fue realizada en gran formato porque quería una doble lectura, de cerca y de lejos. “Red Balloon” por ejemplo, de lejos es un edificio parisino como cualquier otro. De cerca hay un pequeño tributo poético a la película Red Balloon de Albert Lamorisse, filmada en la calle Ménilmontant. Como tributo a esta parte de París que ha visto la última batalla de “La Commune”, en 1871, puse mucho énfasis en las pintadas de grafiti con mensaje político, representando “BigBrother”, el dictador de la película 1984 basada en el libro de Orwell, un mosaico de “Space Invaders” y encima del nombre de la calle que fue robada, una pequeña inscripción “Vive la Commune”.

Le mie case volanti nascono dall’ “esplorazione” dei quartieri poveri di Parigi, Ménilmontant e Belleville. Ho voluto includere in questi lavori una dimensione di reportage, personale, estetica, storica, come omaggio a una Parigi antica ormai scomparsa, all’architettura, alla fotografia e al cinema. Tra i soggetti raffigurati ci sono i rom con le loro roulotte, gli immigranti africani, un vecchio circo, un cinema erotico del quartiere di Pigalle e un appartamentino poco allegro di periferia. Il mio obiettivo non è quello di rappresentare la tristezza di strade anonime, ma piuttosto raccontarne le loro storie, reali o immaginarie che siano. Tecnicamente si tratta di fotomontaggi. Catturo con l’obiettivo gli oggetti di cui ho bisogno: tetti, pareti, finestre, grondaie, graffiti, persone, cieli, ecc... Mi sono ispirato al disegno di animazione giapponese di Hayao Myazaki: “Il castello errante di Howl” e ad altri artisti che ammiro quali Wim Wenders, Fellini e Marcel Carné. La serie offre una doppia interpretazione, una da vicino e una da lontano. “Red Balloon” ad esempio, da lontano è un edificio parigino come un altro ma da vicino offre un piccolo omaggio al cortometraggio di Albert Lamorisse, “Il palloncino Rosso”, girato nel quartie di Ménilmontant. Sempre in omaggio a questo quartiere, che è stato teatro dell’ultima lotta della Comune di Parigi del 1871, ho inserito diversi dettagli come il murale politico raffigurante “BigBrother” il dittatore di 1984, film tratto dall’opera di Orwell, un mosaico di “Space Invaders” e in alto il nome della via che non c’è più perché rubato, una piccola scritta in francese “Vive la Commune”.

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http://www.laurentchehere.com


FLYING HOUSES©L.CHEHERE - HARMONY

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L’edificio con un grande murale di Serge Gainsbourg (poeta e cantante francese) è uno squallido hotel di periferia con una prostituta affacciata alla finestra. “Circus” si ispira a un circo a nord di Parigi, accanto all’autostrada, intossicato dall’inquinamento, un nano è intento ad accendersi una sigaretta sul tendone innevato. È un omaggio al film “La strada” di Fellini (non a caso il nome Zampano) e a “Il cielo sopra Berlino” di Wim Wenders. “La Grande Illusion” è un’affascinante arca di Noè, è quasi una metafora del viaggio della speranza di immigranti africani. La loro barca e la destinazione finale, un edificio parigino traballante. In balía della marea come le barche nel fiume Niger. Ho montato le immagini delle foto scattate a Mali su un’idea particolarmente realista e con l’intento di testimonianza. La serie è composta da 18 edifici, ma ne ho “costruiti” altri 30 in previsione di una pubblicazione a breve.

El hotel con un gran grafiti de Serge Gainsbourg (un cantautor francés) es un sórdido hotel de suburbio con una prostituta en la ventana. El “circo” está inspirado en uno del norte de París cerca de la carretera. Intoxicado por la contaminación, un enano intenta liarse un cigarrillo en el tejado nevado. Es un tributo a “La Strada” de Fellini (cogí el nombre de Zampano) y de “Wings of desire” de Wim Wenders. La grande ilusión de lejos es una cautivadora arca de Noé, es casi una metáfora del viaje hacia la esperanza de los inmigrantes africanos. Su barco es su destino final, un edificio parisino peligroso. A merced de la marea como las barcas en el río Niger. Mezclé las fotos que tomé en Mali con una visión realista en exceso, con intención de aportar un testimonio. Hay 18 casas y “he construido” 30 más para hacer pronto un libro.

FLYING HOUSES©L.CHEHERE-RED BALLOON

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FLYING HOUSES©L.CHEHERE - ON FIRE

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FLYING HOUSES©L.CHEHER


RE - THE LINEN WHICH DRIES

FLYING HOUSES©L.CHEHERE - THE GREAT ILLUSION

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Destinations Alicia Savage

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Alicia Savage è una fotografa auto-ritrattista, vive a Boston (Massachusetts). Le sue opere sono la documentazione interpretativa della sua vita e della sua persona e nascono sotto l’ispirazione di ciò che la circonda e dei suoi ultimi viaggi. Subito dopo la laurea in Economia e Arte presso la Northeastern University di Boston lavora come contabile per tre anni, un incarico che le sta stretto e che rappresenta un limite alla sua creatività e crescita personale. Nel 2010 ottiene un posto al “Boston Studio Photography” e frequenta il corso di fotografia del Centro di Arti e Immagini Digitali della Boston University (CDIABU). Gli autoritratti cominciano a riempire il suo portfolio in modo graduale fino ad assumere un ruolo cruciale fra le sue creazioni quando inizia a viaggiare ed esplorare nuove idee. Attualmente si dedica sorprendentemente all’attività di fotografa, docente e creative producer.

Alicia Savage es una fotógrafa de autorretratos, residente en Boston MA. Su trabajo es una documentación interpretativa de su vida y su mentalidad, inspirada por lo que la rodea y por sus recientes viajes. Alicia obtuvo un diploma en negocios y arte en la Universidad de Northeastern y se dedicó a la contabilidad durante los tres años siguientes. Sintiéndose comprometida con la creatividad y el desarrollo personal, en 2010 consiguió un puesto en un estudio fotográfico de Boston y se inscribió en el curso de fotografía del Centro para las Artes Digitales de la Universidad local. Sus autorretratos fueron gradualmente constituyendo su portfolio, para finalmente dedicarse a ello, al empezar a viajar y a explorar nuevas ideas. Hoy en día, trabaja principalmente como fotógrafa de artes visuales, profesora y productora creativa.

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“Destinations” è un insieme di autoritratti nati dall’intenzione dell’artista di esplorare il proprio io. “Negli ultimi anni mi sono spesso sentita costretta a viaggiare da sola, seguendo la direzione marcata dalla mia curiosità e trovando ispirazione in ogni esperienza. Molte delle immagini rappresentate sono frutto di una perconcettualizzazione, mentre altre sono state create completamente d’impulso, come rappresentazione di ciò che mi circonda, della mia mente e del mio subconscio. Il mio volto nascosto, oltre ad essere una posa artistica, conferisce alla figura un aspetto non identificabile che permette la libera interpretazione dell’immagine da parte dello spettatore includendo il proprio viaggio e le proprie esperienze.

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“Destinos” es una serie de autorretratos en desarrollo inspirados por la decisión de explorar en uno mismo. Durante estos últimos años, me he sentido forzada con frecuencia a viajar sola, confiando en que mi curiosidad marcara la dirección y encontrando inspiración en las experiencias que llegan. Algunas de estas imágenes fueron conceptualizadas de antemano, mientras que otras fueron creadas completamente por un impulso, reflejando mis alrededores, mentalidad y subconsciente. Con la cara escondida (es un hábito artístico además), la chica se convierte en anónimo- permitiendo al otro que interprete las imágenes como desee, incorporando su propio viaje y experiencias. http://aliciasavage.com/

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The underwater project Mark Tipple

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Mark Tipple nasce come fotografo documentarista, lavorando a stretto contatto con le organizzazioni per il cambiamento sociale in Australia e nei paesi vicini per tre anni. La sua crescita professionale ha portato alla creazione del “Gallery Project”, un’iniziativa che ha l’intento di vendere grandi opere d’arte per poter finanziare gli altri progetti dell’organizzazione di cui fa parte. Come fotografo principale di “Underwater Project”, un reportage fotografico che mostra il rapporto dell’Australia con il mare, Mark mira ad unire le diverse aree del suo lavoro per dare luce alle storie che i mezzi convenzionali non vogliono trattare.

Mark ha collaborato con organizzazioni quali Edify, The Salvation Army, World Vision, Christian Surfers, House With No Steps, Planet Ocean, Beyond Water, Nanda Dian Foundation e 100Revs. Le sue opere sono apparse su importanti riviste quali The Australian, The Telegraph, The BBC, The Independent, National Geographic e Discovery Channel.

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Mark Tipple se ha revelado como un notable fotógrafo documental en los últimos 3 años, trabajando de cerca con organizaciones que persiguen un cambio social en Australia y los países de alrededor. Su evolución ha sido testigo de la formación de la Gallery Project; el concepto es vender láminas artísticas para financiar proyectos de las organizaciones con las que trabaja. Como principal fotógrafo del proyecto Underwater, un reportaje en desarrollo que muestra la relación de Australia con el océano, Mark pretende conectar las diferentes áreas de su trabajo para sacar a la luz historias que los medios de comunicación tradicionales ignoran.

Los clientes de Mark incluyen a Edify, The Salvation Army, World Vision, Christian Surfers, House With No Steps, Planet Ocean, Beyond Water, Nanda Dian Foundation y 100Revs. Su trabajo ha aparecido en publicaciones como The Australian, The Telegraph, The BBC, The Independent, National Geographic y Discovery Channel.

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http://www.marktipple.com/

P L d Q h a T o “ d

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Coge un puñado de arena, se dicen a sí mismos. Ve despacio, relájate. Sus caras se retuercen, sus músculos se ponen tensos como consecuencia de la lucha de poder con el océano. Ellos emergen cuando cesa el oleaje. Entonces respiran. No son conscientes de que una cámara ha captado todo; desde la tensión en los brazos al aferrarse a la arena hasta los ojos apretados por el picor de la sal. Mark Tipple sujeta su cámara, inmutable en la espuma que se deshace, y avanza por la orilla. “La fotografía de surf ha estado ahí siempre. Yo quería algo diferente”.

Prendono la sabbia, vanno giù in fondo, restano giù. La faccia contorta, i muscoli si contraggono per reagire alla lotta di potere contro il mare. Riemergono quando l’onda è passata. Quindi prendono fiato. Non sanno che una macchina fotografica ha catturato tutti quei momenti, dalle braccia tese pronte ad afferrare la sabbia agli occhi serrati contro l’acqua salata. Mark Tipple regge la sua macchina fotografica mentre la schiuma delle onde si fonde e torna a riva. “Le fotografie sul surf ci sono da sempre, io volevo qualcosa di diverso”.

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Eric Man suell MAGAZINE

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“M.E” Self-Portrait Eric Mansuell Model: Anonymous Make up: Miss Eric Assistant photographer Mr.Eric Photography: Eric Mansuell

http://www.behance.net/ericmansuell

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She MAGAZINE

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Pauline Darley

e has waited too long MAGAZINE

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Le foto di “She was waited too long” sono state scattate a Marzo 2012 anche se l’idea era già nata a Ottobre 2011. È più una serie di foto sul make up artistico che un servizio fotografico di moda. Gli accessori sono minimi, ci siamo voluti concentrare sul make up. Nessuna foto in tutto il corpo, solo ritratti. Il disegno dello scheletro sulla figura della modella è opera di Sess e Camille di MademoiselleMu. Il lavoro di make up è stato pazzesco e anche molto lungo, 8 ore...e solo 30 minuti per le foto!

“She has Waited too long” se llevó a cabo en marzo de 2012 pero la idea rondaba en la cabeza del equipo desde octubre de 2011. Es más una serie artística de maquillaje que una sesión fotográfica de moda. Utilizamos los mínimos accesorios posibles para dar protagonismo al maquillaje. No son fotografías de todo el cuerpo, solo retratos para que el resultado sea más potente. ¡La sesión de maquillaje fue una locura! Sess y Camille, de MademoiselleMu, dibujaron el boceto del esqueleto y dos maquilladores de MUA trabajaron sobre Clementine. ¡Fue muy largo! Ocho horas… ¡y solo 30 minutos para hacer las fotos!

http://www.paulinedarley.com

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why can’t i be you MAGAZINE

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u?

http://www.behance.net/giuliapex

Almeno una volta nella vita credo che a ognuno di noi sia successo di sognare, sperare, desiderare ardentemente di essere qualcun’altro, o qualcos’altro. L’insoddisfazione personale ci perseguita e ci porta spesso a sminuirci, perdendo di vista quel che ci rende unici a nostro modo. Tutti noi tendiamo a cambiare per piacere ed essere accettati dagli altri, per questo il titolo del progetto, “why can’t i be you?” (“perché non posso essere te?”), vuole essere una sorta di provocazione a riguardo. Nelle foto, non a caso, sono ritratti i miei amici di tutti i giorni. Valorizzando tramite il disegno le passioni e gli aspetti che formano il carattere di ognuno, ho voluto mostrargli quanto siano speciali pur credendosi persone ordinarie. Il messaggio di fondo è proprio questo: chi davvero ci apprezza, lo fa per ciò che siamo, senza finzioni o forzature. Sarà pur banale, ma essere noi stessi è la cosa migliore che possiamo fare.

Al menos una vez en la vida, todos hemos soñado, esperado, deseado ardientemente ser otra persona, otra cosa. La insatisfacción personal nos persigue y nos lleva muchas veces a infravalorarnos, perdiendo de vista lo que nos hace únicos en el mundo. Todos tendemos a cambiar para gustar y ser aceptados por los otros, por eso el título del proyecto, “why can’t I be you?” (¿por qué no puedo ser tú?), intenta ser una especie de provocación al respecto. En las fotos, no por casualidad, salen retratados mis amigos de todos los días. Dándoles valor mediante el dibujo de las pasiones y los aspectos que forman el carácter de cada uno, he querido mostrarles lo especiales que son, incluso aunque se sientan personas ordinarias. El mensaje de fondo es justo este: quien de verdad nos aprecia, lo hace por lo que somos, sin fingir ni forzar. Podrá ser banal, pero ser nosotros mismos es la mejor cosa que podemos hacer.

Giulia Pezzato

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75 Parisiennes Baudouin

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Mito femminile nel mondo, la donna parigina è rinomata per essere icona di eleganza e savoir vivre. Nei sogni di tanti ma raramente svelate, queste donne rimangono spesso un mistero per tutti. Mi sono quindi impegnato in una serie fotografica che ritrae 75 parigine con l’obiettivo di svelarne il mito o almeno renderlo attuale. Le fotografie immortalano momenti di vita quotidiana di donne parigine in un contesto casalingo anonimo. Ci si allontana dal cliché della donna attrice o celebrità per avvicinarsi alla donna ignota che è la vera donna parigina, reale essenza della cultura parigina. L’obiettivo è quindi quello di descrivere il loro stile di vita, le loro tendenze e abitudini.

Mito femenino a nivel mundial, la mujer parisina es famosa por ser un icono de elegancia y de savoir vivre. Muchas veces deseada pero pocas descubierta, estas mujeres son un misterio en todos los aspectos. Todos tenemos nuestra propia imagen de la mujer parisina pero es una imagen errónea. Por eso me involucré en el proyecto fotográfico de “75 Parisinas”; para desvelar este mito o por lo menos tomarlo menos en serio o actualizarlo. La idea de las siguientes fotografías es captar a algunas de estas mujeres en un contexto inesperado: en casa y en medio de su vida cotidiana. Nos alejamos del cliché de las actrices y celebridades para aproximarnos a la verdadera mujer parisina y acercarnos así a la esencia de la cultura de la “Ciudad de la luz”. El objetivo es describir su modo de vida mediante códigos y tendencias.

http://www.baudouin.fr/

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Vhils MAGAZINE

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Alexandre Farto MAGAZINE

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http://www.alexandrefarto.com

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El artista portugués Alexandre Farto (1987) ha estado interactuando visualmente con el ambiente urbano bajo el nombre de Vhils desde sus días de grafitero a comienzos del 2000. Creció en Seixal, un suburbio industrial de Lisboa, y fue profundamente influenciado por las transformaciones derivadas del intenso desarrollo urbano de Portugal entre los 80 y los 90. Empezó trabajando con plantillas y medios no convencionales en 2004 y mostrando su trabajo con el colectivo VSP. En 2006 se incorporó a la famosa galería de Lisboa Vera Cortês Art Agency, que le llevó a exponer en numerosas muestras colectivas y a su primera exhibición en solitario en 2008. Se mudó a Londres en 2007 para estudiar en la Universidad de las Artes (Central St Martins College of Art and Design). En 2008 formó parte del Festival de Cans, donde su innovadora técnica de esculpido – que forma las bases de la serie “Scratching the Surface”- fue presentada por primera vez y aclamada por un numeroso público. Alexandre, desde entonces, ha estado presentando su trabajo por el mundo en festivales, en solitario, en exposiciones colectivas y en intervenciones específicas. Ávido experimentador, ha ido desarrollando la estética del vandalismo en multitud de formatos – de pintura con stencil a grabado en muro, de explosiones pirotécnicas a modelado en 3D – expandiendo las fronteras de la expresión visual. Vhils actualmente trabaja con Lazarides Gallery (UK), Vera Cortês Art Agency (Portugal) y Magda Danysz Gallery (Francia y China). L’artista portoghese Alexandre Farto (1987) interagisce visivamente con l’ambiente urbano sotto il nome di Vhils dal 2000, anno in cui è iniziata la sua esperienza di graffiti writer. È cresciuto a Seixal, un quartiere industriale di Lisbona, ed è stato profondamente influenzato dalle trasformazioni dell’intenso sviluppo urbano che ha subito il Portogallo tra il 1980 al 1990. Nel 2004 ha iniziato a lavorare con lo stencil e altri metodi non convenzionali, esibendo i suoi lavori presso il collettivo VSP. Nel 2006 collabora con la rinomata galleria d’arte Vera Cortês di Lisbona che ha ospitato diverse mostre colletive e nel 2008 la sua prima mostra personale. Nel 2007 si trasferisce a Londra per studiare alla University of the Arts (Central St Martins College of Art and Design). Nel 2008 prende parte al Festival di Cannes dove la sua innovativa tecnica dell’ incisione, che forma la base della serie di opere dal titolo “Scarching the surface”, viene per la prima volta acclamata da un grande pubblico. Da quel momento le sue opere vengono presentate in vari festival, mostre collettive e personali in tutto il mondo. È un accanito sperimentatore, sviluppa la sua estetica del vandalismo attraverso la pluralità delle tecniche impiegate, dallo stancil all’incisione sui muri, dall’esplosione pirotecnica ai modelli in 3D, rompendo così i confini dell’espressione visiva. Attualmente Vhils collabora con Lazarides Gallery (UK), Vera Cortês Art Agency (Portogallo) e Magda Danysz Gallery (Francia e Cina).

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Mi chiamo Helena Hauss e posso finalmente dire di essere un’illustratrice. Mi sono laureata lo scorso anno in un piccolo istituto di arti grafiche nel sud della Francia e dopo diversi incarichi da free-lance per diverse agenzie di pubblicità ho deciso di tentare la fortuna facendo l’illustratrice professionista. Il disegno è la mia passione a cui dedico intere giornate di lavoro. Disegno soprattutto su grandi tavole da disegno (in genere 100cm x 70cm) in modo da poter entrare nel dettaglio dei capelli, delle forme e della tipografia, il tutto illuminato e contrastato dai tratti della mia penna a biro.

Me llamo Helena Hauss y por fin puedo decir que soy una ilustradora. Me gradué el año pasado en una pequeña escuela de artes gráficas en el sur de Francia, y después de unos pocos meses como freelance en varias agencias de publicidad, he decidido probar suerte intentando ser una ilustradora profesional. Dibujar es mi pasión y dedico la mayor parte de mi tiempo a ello. Dibujo en formato grande (normalmente 100cmx70cm), ya que me permite llegar verdaderamente al detalle en el pelo, los estampados y la tipografía. Todo con bolis bic, con colores brillantes y que contrastan.

Helena Hauss

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Ball point pen illustrations MAGAZINE

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Il mio stile non è frutto di una scelta consapevole. Sono sempre stata attratta dal colore blu a tal punto che indosso solo vestiti di questa tonalità ed è per questo che mi piacere usare l’inchiostro blu della biro quando disegno. Inoltre, ho cominciato a disegnare tanto durante il liceo, quando preferivo riempire i libri di testo di disegni piuttosto che di appunti sulla lezione, e l’uso della penna a biro è sempre stato un buon metodo per non farsi beccare dall’insegnate! Tuttavia, crescendo, ho anche sperimentato altri strumenti ma non mi sono mai sentita tanto a mio agio come con la penna a biro a cui mi sono tanto abituata. Nessun altro metodo infatti mi permette di entrare così tanto nel dettaglio dei capelli, di enfatizzare così tanto i riflessi e le figure come amo fare. All’inizio mi sentivo un po’ a disagio a usare le penne a sfera, non mi sentivo una vera artista ma ho poi notato che stava diventando uno stile in voga e ho deciso di seguirlo pienamente quando ho sentito che era il momento giusto per farlo!

Mi estilo nunca ha sido algo decidido conscientemente. Simplemente surgió, por diferentes motivos que no tienen nada que ver con una elección. Por ejemplo, siempre me atrajo mucho el color azul, tanto que toda mi ropa y complementos tenían un tono azulado, así que cuando dibujaba me gustaba mucho usar la tinta azul, la de los bolis bic. Además, empecé a dibujar mucho en los libros del instituto, en vez de apuntar lo que la profesora decía, y usar bolis bic era siempre una buena forma de que no me pillaran cuando me miraban desde lejos. Al hacerme mayor, sin embargo, empecé a experimentar con otros medios, pero nunca me sentí tan cómoda con ellos como me siento con los bolis bic, a los que ya me he acostumbrado. De hecho, no hay otro medio que me permita poner tanto énfasis en los detalles del pelo, reflejos y estampados como a mí me gusta. Al principio me daba un poco de vergüenza usar bolis, como si no me sintiera una verdadera artista, pero en los últimos años me he dado cuenta de que me he convertido en una especie de tendencia y tengo que aceptarlo, ¡es el momento y el lugar adecuados para hacerlo!

http://www.helenahauss.net

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Gerhard Human

Inanimate Obj MAGAZINE

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Gerhard Human es un artista contemporáneo que vive en Península del Cabo, Sudáfrica. Recibió una educación general en Diseño Gráfico en la Technicon Pretoria hasta 2002. La animación y los cómics fueron siempre su mayor influencia y los que le atrajeron hacia la industria de la animación, donde trabaja actualmente como director creativo en “Masters and Savant”, un estudio de animación y producción en Ciudad del Cabo. Gerhard trabaja principalmente con tinta sobre papel, utilizando en ocasiones formato digital. Su trabajo tiene una fuerte base narrativa, a veces representando personajes en movimiento o en un escenario de fantasía. Hasta la fecha, Gerhard ha participado en varias exhibiciones, tanto en solitario como en grupo, en Ciudad del Cabo, Johannesburgo, Pretoria, Durban y Nueva York.

http://www.gerhardhuman.com/

Gerhard Human è un artista contemporaneo, vive nella Penisola del Capo in Sudafrica. Fino al 2002 riceve una formazione di base in disegno grafico presso la Technicon Pretoria. L’animazione e i fumetti hanno rappresentato da sempre la sua più grande influenza, che lo hanno spinto verso il settore dell’animazione. Attualmente lavora come creative director nello studio di produzione e animazione “Masters and Savant”, a Città de Capo. Gherard lavora prevalentemente con inchiostro su carta, impiegando saltuariamente il formato digitale. Le sue opere si caratterizzano per una forte base narrativa, spesso raffiguranti personaggi in movimento o in un’ambientazione di fantasia. Ad oggi, Gerhard ha preso parte a numerose mostre personali e collettive a Città del Capo, Johannesburg, Pretoria, Durban e New York.

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NEN VUDÚ NEN VUDÚ NEN VUDÚ MAGAZINE

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Trovo molto difficile parlare del mio lavoro di illustratore perché in fondo per me non è un lavoro. Sono un disegnatore grafico, uno di quelli a cui piace tanto disegnare ma che non si considera un illustratore perché vorrebbe dire molto di più (e non voglio offendere nessuno). Amo la grafica vettoriale e i colori piatti, direi che questo è il mio stile, se ne avessi uno. Come disegnatore ho avuto la fortuna di realizzare diversi progetti con questo mio “stile”, soprattutto creando i personaggi di diverse marche.

Me resulta muy difícil hablar sobre mi trabajo como ilustrador porque básicamente no es un trabajo, yo soy diseñador gráfico, uno de esos a los que les gusta dibujar pero para nada me considero ilustrador (eso sería decir mucho, y no quiero insultar a nadie). Me encanta el vector y los colores planos, ese se podría decir que es mi “estilo” si lo tengo. Como diseñador he tenido la suerte de poder desarrollar muchos proyectos con mi “estilo” sobretodo en el diseño de personajes para marcas.

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Non sono bravo a parlare del mio lavoro e del mio percorso creativo. La mia ispirazione nelle illustrazioni personali passa generalmente attraverso cose che mi piacerebbe vedere per strada o cose che mi piacciono e che appartengono ad altri ambiti. Tuttavia nella realtà è davvero poco il tempo che posso dedicare ai progetti personali dato che quelli del mio piccolo studio “Creative Common People” mi assorbono totalmente. Per quanto riguarda gli illustratori che hanno influito nel mio lavoro, forse non è bello da dire ma sono talmente tanti e talmente tante le cose meravigliose che vedo (questa stessa rivista è un esempio di lavori geniali, non so nemmeno che ci faccio qui) che è davvero difficile per me poter memorizzarne i nomi. Ad ogni modo, per me, il maestro dei maestri è Akira Toriyama, mi sono appassionato al disegno grazie al suo anime Dr. Slum e trovo che il suo manuale su come disegnare un manga (non so se lo vendono ancora) sia il più divertente e utile che conosca.

Soy malísimo hablando de mi trabajo y de mi proceso creativo. En las ilustraciones personales normalmente mi proceso creativo pasa por algo que me gustaría ver en la calle o incluso probar ilustraciones inspiradas en cosas que me han gustado de otros ámbitos, pero realmente en la actualidad casi carezco de tiempo para realizar proyectos personales puesto que los proyectos en mi pequeño estudio “Creative Common People” me absorben por completo. Sobre los ilustradores que han influido en mi trabajo la verdad es que va a sonar fatal pero veo tantas y tantas cosas maravillosas (esta revista es un ejemplo de proyectos geniales, no se porque estoy yo aqui) que se me hace difícil asimilar ningún nombre aunque el maestro de maestros para mi (aunque mi “estilo” no tenga nada que ver) es Akira Toriyama, por su serie del Dr.Slum empecé a interesarme por el dibujo y su manual de cómo dibujar manga (no se si lo venden aún) es lo más divertido y útil que conozco.

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http://nenvudu.tumblr.com/

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The world of paper Sara Gavioli

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Mi chiamo Sara Gavioli, classe ‘83, e faccio l’illustratrice da qualche anno. Fino ad ora ho disegnato prevalentemente per l’editoria per l’infanzia, un campo che mi ha sempre affascinato, dove le illustrazioni e il testo hanno un equilibrio preciso, dialogano e si integrano a vicenda, creando quella potenza narrativa che contraddistingue l’albo illustrato. Sperimento spesso e di solito ad ogni nuova commissione testo una nuova tecnica, prediligendo quelle tradizionali e manuali (come l’incisione, lo scratchboard, il collage, etc…) a quelle digitali. Il computer è relegato ad alcune fasi come lo storyboard e il ritocco delle scansioni, o per velocizzare il lavoro, quando i tempi di consegna sono molto brevi. Lavorare con le mani per me ha ancora un’attrattiva molto più forte rispetto a lavorare in digitale. Ultimamente ho scoperto il lavoro di artisti come Rob Ryan, Bombo, Elsa Mora ed Eiko Ojala, e mi sono appassionata all’intaglio della carta, che ho utilizzato sia nelle illustrazioni per libri per l’infanzia che in quelle per i magazine. Adoro le campiture piatte che si ottengono dai cartoncini, e le ombre che si creano dalla sovrapposizione dei vari strati di carta incisi. Alcune volte inserisco dei particolari e delle texture a matita bianca o nera, ma solo in alcune parti, cercando di essere il più sintetica possibile.

http://saragavioli.it/

Me llamo Sara Gavioli, clase del 83, y soy ilustradora desde hace algunos años. Hasta ahora he dibujado sobre todo para editoriales infantiles, un campo que siempre me ha fascinado, donde las ilustraciones y el texto tienen un equilibrio exacto, dialogan y se integran recíprocamente, creando la potencia narrativa que caracteriza el libro ilustrado. Experimento con frecuencia y, por norma, con cada nuevo encargo pruebo una técnica nueva, dando preferencia a las técnicas tradicionales y manuales (como el grabado, el scratchboard, el collage, etc.) sobre las digitales. El ordenador está relegado a algunas fases como el storyboard y el retoque de lo que escaneo, o para acelerar el trabajo cuando los tiempos de entrega son breves. Trabajar con las manos tiene aún para mí un atractivo mucho más fuerte que trabajar en digital. Últimamente he descubierto el trabajo de artistas como Rob Ryan, Bombo, Elsa Mora y Eiko Ojala, y me he enganchado a los recortes de papel, que utilizo tanto en ilustraciones infantiles como en revistas. Adoro las composiciones planas que se obtienen con las cartulinas y las sombras que se crean por la superposición de varios estratos de papel. Algunas veces incorporo detalles y texturas con lápiz blanco o negro, pero solo en algunas partes, intentando ser lo más sintética posible.

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Aroun MAGAZINE

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nd the World Lorenzo Piccinini e Giulia Zoavo

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Lorenzo e Giulia si sono incontrati due anni fa in ufficio a Milano, dove hanno iniziato a disegnare insieme. Da allora non hanno più smesso. Amano i pattern, le colazioni lunghe, scoprire nuova musica e fantasticare sul futuro bar letterario che (se tutto va bene) apriranno. Insieme al grafico Luca Fontana e alla copywriter Samantha Scaloni formano il gruppo We Are Kidding. Se non possono ancora girare il mondo in lungo e in largo, possono comunque divertirsi a disegnarlo. Around the World nasce in una notte di lavoro, canzoni e molto caffè.

Lorenzo y Julia se encontraron hace dos años en una oficina en Milán, donde comenzaron a dibujar juntos. Desde entonces no han parado. Adoran los dibujos, los desayunos largos, descubrir música nueva y fantasear sobre su futuro bar literario que, si todo va bien, abrirán. Junto al diseñador gráfico Luca Fontana y la redactora creativa Samantha Scaloni, forman el grupo We Are Kidding. Si no pueden todavía dar la vuelta al mundo, pueden en cualquier caso divertirse dibujándolo. Around the World nace durante una noche de trabajo, canciones y mucho café.

http://www.behance.net/thatme http://www.behance.net/giuliazoavo

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Avendo da sempre in comune la passione per la musica abbiamo immaginato un modo per poter conciliare il mondo dell’illustrazione con quello musicale, per esaltare la sinergia tra queste espressioni artistiche tra loro legate, fonte di continua ispirazione reciproca. Il piano per dar vita a questo progetto si concretizza attorno a gennaio 2012, attraverso la ricerca e la selezione di 13 illustratori provenienti da differenti background. A loro è stato affidato il compito di disegnare una canzone ciascuno, scegliendola tra le pubblicazioni di differenti band italiane che sentiamo vicine sia per gusto che per atmosfera. Il risultato è una compilation fatta di disegni e colori; un nuovo modo di fruire di un vecchio format caro alle nostre abitudini. La realizzazione della nostra idea iniziale è divenuta quindi un libro, o meglio, 250 copie numerate di un LP illustrato. Il progetto è interamente autoprodotto e auto-finanziato, nonché supporto della scena artistica italiana. Attraverso unʼesposizione itinerante potrete ammirare le tavole esposte e acquistare la compilation in esclusiva. Ecco a voi un nuovo modo di vedere la musica: benvenuti in Rumorama.

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Teniendo en común desde siempre la pasión por la música, imaginamos un modo para poder conciliar ésta con el mundo de la ilustración, para exaltar la sinergia entre ambas expresiones artísticas, unidas entre sí, fuentes de continua inspiración recíproca. El plan para dar vida a este proyecto se concreta en torno a enero de 2012, mediante la búsqueda y la selección de 13 ilustraciones procedentes de diferentes background. A ellos se les ha sido conferida la tarea de dibujar una canción cada uno, escogiéndola entre las publicaciones de diferentes grupos italianos que sentimos cercanos tanto por gustos como por ambiente. El resultado es una recopilación hecha de dibujos y colores, un nuevo modo de disfrutar de un viejo formato querido y al que estamos acostumbrados. La materialización de nuestra idea inicial es un libro, o mejor, 250 copias numeradas de un LP ilustrado. El proyecto es enteramente autoproducido y autofinanciado y también apoyado por la escena artística italiana. Mediante una exposición itinerante, podréis admirar y adquirir la recopilación en exclusiva. Para vosotros un nuevo modo de ver la música: bienvenidos a Rumorama.

http://www.rumorama.it/


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MICHELA PICCHI / WILDMEN - Haters gonna hate

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ESTER GROSSI / A CLASSIC EDUCATION - Grave bird

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ALBERTO BECHERINI / BUD SPENCER BLUE EXPLOSION - Frigido

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FABIO ROSSIN / FATHER MURPHY - It’s funny, It’s restful, both came quickly

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Paper Dragon

INK Studio

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INK estudio es una agencia de diseño multidisciplinar con base en Bruselas (Bélgica) que se dedica a desarrollo de marcas, diseño en papel y soluciones web. En activo desde 2006, trabajamos para clientes como DHL, Levi’s, JWT Líbano, Europalia, Crédit Coopératif, Télé 2, Atos Origin, Midi Station, Wolters Plantyn y muchos otros. La mayoría de nuestros proyectos en papel son una especie de talleres que realizamos en el estudio después de trabajar horas con cualquiera que quiera participar (los gerentes, los becarios y el resto de los empleados). Así, cada persona aporta su propio universo creativo y sus ideas, previa definición de la idea global, para que todos trabajen sobre las mismas bases.

© ink studio

http://inkstudio.be/

INK studio è uno studio di design multidisciplinare con sede a Bruxelles (Belgio). L’agenzia è specializzata in communication design, paper design e soluzioni web. Attivi dal 2006, collaboriamo con clienti quali DHL, Levi’s, JWT Libanon, Europalia, Crédit Coopératif, Télé 2, Atos Origin, Midi Station, Wolters Plantyn e molti altri... Gran parte dei nostri progetti sono come grandi workshop che vedono la partecipazione congiunta di manager, impiegati e stagisti. Ognuno di essi apporta il proprio contributo creativo e le proprie idee. Tuttavia, in fase iniziale viene comunque stabilita un’idea globale in modo che tutti possano lavorare partendo da una base comune.

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Poche parole per descrivere Sael: un creativo, un concentrato di idee che vive vicino a Buenos Aires. Il repertorio artistico di Sael è molto vasto: dal lavoro digitale per clienti aziendali alla street art su larga scala. Le sue opere sono un’esplosione di colori e giocano con la percezione del volume, della simmetria e della prospettiva. I tratti e i colori semplici sono la sua firma che, anche se può sembrare di natura essenziale, immediatamente cambia e si evolve nella complessità, nelle creazioni spaziali, non appena inizia a lavorare con la sua magia.

Pocas palabras describen a SAEL, un creativo, un hombre dinámico afincado en las afueras de Buenos Aires. Su ámbito de trabajo es vasto, abarcando desde obras digitales para empresas a obras de arte urbano de gran formato. El color explota en sus obras y juega con la percepción del volumen, la simetría y la perspectiva. Las líneas simples y el color son su firma, y aunque puede parecer que es lo básico en la naturaleza, una vez empieza con su magia, hace que muten rápidamente y se transformen en obras espaciales complejas.

Sael

Innovator. Artist. Designer. Creator. https://www.facebook.com/eluniversosael

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Il suo atteggiamento positivo è contagioso e si riflette sempre nelle sue opere dai colori brillanti che avvicinano lo spettatore alla sua visione. La voglia di Sael di interagire con lo spettatore e di invitarlo a sperimentare le sue creazioni è talmente originale e sorprendente proprio come lo sono le opere stesse. Sia lavorando direttamente sugli abiti degli spettatori, sia creando per loro dei caschi spaziali che chiama “capsule” o ancora inserendoli nel vero e proprio spazio creativo per dare loro un impatto diretto sul risultato visivo, il messaggio è chiaro. Sael è un artista che ama ciò che fa e ha voglia di trasmettere questa sua passione agli altri. L’universo in cui vive è davvero divertente e siamo tutti invitati a partecipare. Trystan Bates (Honeycomb Arts)

Su contagiosa actitud positiva siempre está presente en sus obras de colores brillantes, haciendo que el espectador se meta de lleno en su visión. La interacción con el público y el deseo de Saels de invitarles a experimentar su trabajo, es algo tan original como lo son sus obras. Ya sea trabajando directamente con ellos, poniéndoles cascos hechos por él (a los que llama cápsulas), o incorporándoles al espectáculo, donde tienen un impacto directo en el resultado visual, el mensaje es claro. Sael es un artista que ama lo que hace y adora compartir su pasión con los demás. Su universo parece un lugar divertido donde vivir y todos estamos invitados a formar parte de él. Trystan Bates (Honeycomb Arts)

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MuT Design

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Fondato da Alberto Sánchez e formato da un team multidisciplinare, Mut è uno studio di design che fonda i suoi principi sul design emozionale. Lo studio MUT è stato creato con la premessa della sperimentazione e la riformulazione costante degli oggetti di uso quotidiano, un marchio che si riflette su tutti i progetti che nascono da questo atelier irrequieto. La natura indipendente di MUT ha trasformato lo studio in un’icona del design che dopo la sua regolare presenza alle ferie internazionali ha oltrepassato le frontiere. MUT: laboratorio di idee in continua evoluzione.

Fundado por Alberto Sánchez y compuesto por un equipo multidisciplinar, Mut es un estudio y a su vez editora que basa sus principios en el diseño emocional. Mut nace con la premisa de la experimentación y el replanteamiento constante de los objetos de uso cotidiano, un sello que se refleja en cada uno de los proyectos que salen de este inquieto atelier. El carácter independiente de Mut ha permitido a este estudio convertirse en un icono del diseño que tras su presencia habitual en ferias internacionales ya traspasa fronteras. Mut, laboratorio de ideas en constante ebullición.

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http://www.mutdesign.com/

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Massimo Fiorido Associati Text by Francesco Stinco

Ristorante Aziendale Grugliasco

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Situato nella zona industriale di Grugliasco (Torino), si inserisce tra due fabbricati, sede e magazzino della Commerciale Tubi Acciaio. L’edificio nasce dall’esigenza della proprietà di adeguare la propria sede alle necessità aziendali e nell’intento di fornire ai propri dipendenti un sempre maggiore livello di servizi. La mensa diventa quindi un valore aggiunto all’immagine dell’azienda, anche in termini di riconoscibilità del prodotto e di segnale forte sul territorio, basandosi sul concetto di innovazione, di creatività e di sensibilità rispetto alle sollecitazioni esterne del mercato.

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photo Fabio Candido

Situado en la zona industrial de Grugliasco (Turín), se encuentra entre dos fábricas, sede y almacén de la Comercial de Tubos de Acero. El edificio nace de la exigencia de la propiedad de adecuar la propia sede a las necesidades de la empresa y en el intento de dar a los propios empleados un siempre mayor nivel de servicios. La cantina se convierte, por tanto, en un valor añadido a la imagen de la empresa, también en términos de reconocimiento del producto y de fuerte señal sobre el territorio, basándose en el concepto de innovación, creatividad, y de sensibilidad respecto a las exigencias externas del mercado.

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Un progetto che adotta un linguaggio sobrio e valorizza il design dei dettagli, con un sistema costruttivo basato sull’assemblaggio di componenti a forte valenza materica: acciaio, vetro e cemento, in un accordo ordinato e suggestivo, rendono l’edificio leggero e trasparente. La struttura portante è in acciaio e viene riprodotta sul filo esterno utilizzando dei profili a C non strutturali; l’uso di questo materiale in particolare esprime una significante analogia concettuale con l’attività commerciale dell’azienda. La facciata continua in vetro si sviluppa con un aggetto centrale che avvolge il vano scala e costituisce il tamponamento di tutti i lati liberi dell’edificio, garantendo un’illuminazione naturale; solo in determinate porzioni essa è opportunamente schermata da pannelli di lamiera microforata in acciaio che lasciano comunque penetrare luce ed aria. Le pareti poste in aderenza al magazzino sono invece completamente opache. L’edificio si sviluppa in quattro piani per un’altezza di 16 metri lineari. La distribuzione funzionale prevede cucina e servizi al piano terra, zona relax all’aperto al terzo piano e sala mensa nei piani restanti.

Un proyecto que adopta un lenguaje sobrio y valoriza el diseño de los detalles, con un sistema de construcción basado en el ensamblaje de materiales de fuerte valor: Acero, vidrio y cemento, en armonía ordenada y sugestiva, haciendo el edificio ligero y transparente. La estructura portante es de acero y se reproduce en el borde externo utilizando perfiles en C no estructurales. El uso de este material en particular, expresa una significativa analogía conceptual con la actividad comercial de la empresa. La fachada continua en vidrio se desarrolla con una proyección central que rodea el hueco de la escalera y constituye el choque de todos los lados libres del edificio, garantizando una iluminación natural; solo en determinadas partes se panela con láminas acero microperforado que dejan, en cualquier caso, pasar la luz y el aire. Las paredes situadas al lado del almacén son sin embargo opacas. El edificio se desarrolla en cuatro plantas con una altura de 16 metros. La distribución funcional prevé cocina y servicios en la planta baja, zona de relax al aire libre en la tercera planta y comedor en el resto.

http://www.massimofiorido.it

photo Fabio Candido

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photo Fabio Candido

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photo Fabio Candido

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photo Paolo Colaiocco

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Alessia Caliendo

Believe Cher Al via il trend celebrativo dell’artista che ha fatto del suo stile un segno di riconoscimento unico, decennio dopo decennio. Nella rosa dei camaleontici personaggi dello spettacolo internazionale, sulla scena da quasi mezzo secolo, Cher ha sempre un posto di rilievo. Il 2013 la celebra grazie all’uscita del nuovo album, il primo dopo il 2002, “Closer to the Truth”. L’eclettismo da sempre accompagna le sue mises storiche e, anche per il prossimo tour, sarà vestita dall’amico, stylist di sempre, Bob Mackie. Lo stesso, tra l’altro, fu il fautore dello scenografico e discutissimo outfit degli Oscar 1986, quando la star si presentò sul red carpet con copricapo in piume e spider dress, interamente ricoperto in perline.

Está de moda homenajear a la artista que ha hecho de su estilo una identidad única, década tras década. En el olimpo de los personajes camaleónicos del espectáculo internacional, en escena desde hace casi medio siglo, Cher ha tenido siempre un lugar relevante. El 2013 la celebra gracias a la salida de su nuevo álbum, el primero desde el de 2002 “Closer to the Truth”. El eclecticismo siempre acompaña sus indumentarias y, para el próximo tour, irá vestida por su amigo, estilista de siempre, Bob Mackie. El mismo, entre otras cosas, fue el autor del escenográfico y discutidísimo outfit de los Oscars de 1986, cuando la estrella se presentó sobre la alfombra roja con un sombrero con plumas y un vestido de araña recubierto por completo de abalorios.

http://www.alessiacaliendo.com/

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L’inarrestabile 63enne, vincitrice di Oscar, ha mosso i primi passi giovanissima in coppia con Sonny Bono, che in seguito divenne il s primo marito. Erano gli anni ‘60 ed i suoi lunghi capelli lisci neri, i pantal a zampa d’elefante e le stampe optical, vennero sin da subito emulat decennio seguente fu una delle prime star televisive ad osare, lascian scoperte alcune parti del corpo. Destò enorme scalpore, invece, alla fi degli anni ‘80, quando optò per succinti body, calze a rete e giubbin denim. Mentre, la fine degli anni ‘90 ha visto il trionfo di Cher grazie singolo Believe. Quest’ultimo l’ha decretata la prima cantante ad av almeno una canzone nelle top ten mondiali in quattro decadi different Believe Cher è il titolo dell’editoriale prodotto, insieme al fotogr Paolo Colaiocco, per Sicky Magazine. Una reinterpretazione del fo trasformismo dell’artista, viaggiando attraverso i vari decenni della s carriera. Interamente scattato in pellicola, la modella indossa proposte tratte da collezioni autunno /inverno 2013-2014. Segue un estratto.

La imparable de 63 años, ganadora de un Oscar, empezó jovencísi con su pareja Sonny Bono, que pasó a convertirse en su prim marido. Eran los años 60 y su largo cabello liso negro, los pantalon de campana y los estampados ópticos, fueron copiados de inmedia Durante la década siguiente fue una de las primeras estrellas televisiv que osaron a dejar al descubierto algunas partes del cuerpo. Desató tremenda sensación, sin embargo, al final de los 80, cuando optó p sucintos bodies, medias de rejilla y cazadoras vaqueras. El final de 90, en cambio, fue testigo del triunfo de Cher gracias al sencillo Belie que la convirtió en la primera cantante en tener al menos una canc en el top ten mundial en cuatro décadas diferentes. Believe Cher es título de la editorial producida, junto con el fotógrafo Paolo Colaioc por Sicky Magazine. Una reinterpretación del fuerte transformismo de artista, viajando a través de varias décadas de su carrera. Fotografia enteramente en carrete, la modelo lleva propuestas sacadas de colección otoño/invierno 2013-2014. A continuación un extracto.

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photo Paolo Colaiocco

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the silence Viviana Boccardi

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Sto compulsivamente controllando la data di uscita del nuovo album degli Arcade fire. Li adoro e non li ho mai ritratti. Se dovessi spiegare per quale ragione sentissi e senta tuttora il bisogno di ritrarre i miei idoli mi troverei in difficoltà. Semplicemente l’ho sempre fatto. I volti in particolare mi hanno sempre catturata, come se ridisegnando i tratti, gli occhi e le labbra di una persona la conoscessi sempre meglio, mentre la matita scorre sul foglio fino a raggiungere la punta dei suoi capelli. Per tale ragione, disegnare i volti dei personaggi che amo mi avvicina a loro e a ciò che rappresentano. Gli eroi crescono col passare degli anni (i miei) e si trasformano da Mimi Ayuara in John Lennon, Ian Curts, Thom Yorke, Brian Eno. La musica infatti, ora, è la grande passione che alimenta il mio lavoro.

Estoy controlando compulsivamente la fecha de lanzamiento del nuevo álbum de Arcade Fire. Los adoro y nunca los he dibujado. Si tuviera que explicar los motivos que me hacen sentir la necesidad de retratar a mis ídolos lo tendría difícil. Simplemente siempre lo he hecho. Los rostros, en particular, siempre me han atraído, como si redibujando los rasgos, los ojos y los labios de una persona la conociera cada vez mejor, mientras el lápiz fluye por el folio hasta llegar a la punta de su pelo. Por esa razón, dibujar los rostros de los personajes que adoro me acerca a ellos y a lo que representan. Los héroes crecen conforme pasan los años (los míos) y se transforman de Mimi Ayuara a John Lennon, Ian Curtis, Thom Yorke, Brian Eno. De hecho la música, ahora, es la gran pasión que alimenta mi trabajo.

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Da queste basi nasce l’idea di stampare i miei lavori su t-shirt e creare il marchio Enjoy the Silence, perché in qualche modo possa condividere la passione per quell’artista con coloro che acquistano e indossano le mie creazioni, celebrando con loro le idee e le emozioni che quell’artista ci richiama. Mi sono avvicinata alla tecnica dello stencil e ai movimenti di street art per rendere quei personaggi più immediati e catturarne l’essenza in pochi tratti, studiando le stampe serigrafiche e digitali. La sintonia che si è sviluppata con chi ha scelto i miei lavori mi ha trascinato verso nuovi volti e nuovi personaggi e ho deciso di personalizzare alcuni dei miei pezzi in base ai gusti e alle richieste di chi mi contatta, scoprendo nuovi autori e artisti, nuove passioni che pian piano diventano anche mie.

http://www.t-shirtenjoythesilence.com A partir de ahí nace la idea de estampar mis trabajos sobre camisetas y crear la marca Enjoy the Silence, para que de algún modo pueda compartir la pasión por ese artista con todos aquellos que compran y llevan mis creaciones, celebrando con ellos la idea y las emociones que ese artista provoca. Sentí curiosidad por la técnica del stencil y los movimientos de arte urbano para hacer a estos personajes más inmediatos y capturar la esencia en pocos rasgos, estudiando las impresiones serigráficas y digitales. La sintonía que se desarrolla con quien elige mis trabajos me ha arrastrado hacia nuevos rostros y nuevos personajes, y he decidido personalizar algunos de mis obras en función de los gustos y exigencias de quien contacta conmigo, descubriendo nuevos autores y artistas, nuevas pasiones que poco a poco se convierten también en mías.

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Literatura en pequeñas dosis

MICRO

RELATOS

Beatriz Sarrión

Il micro racconto è una costruzione letteraria narrativa distinta dalla novella o dallo stesso racconto. La sua caratteristica principale è essere breve. Non è un fenomeno nuovo, ma, sì è una scommessa su di una forma creativa diversa. In un mondo dove il tempo è denaro, dove tutto accade rapidamente e i lettori sono costantemente “bombardati” da messaggi, il micro racconto cerca di catturare l’attenzione del lettore in pochi istanti e lasciare il segno. La letteratura attualmente è accessibile a tutti, dai più ricchi e con molto tempo disponibile a coloro che, anche se rovistassero a fondo nelle proprie tasche, non incontrerebbero niente più che pochi minuti al giorno da dedicare alla lettura. Per loro e per tutti coloro a cui, per alcuna inspiegabile ragione, leggere tocca i tasti più profondi del cuore, nascono i micro racconti. Ma anche per quegli scrittori che vogliano mettere alla prova la propria capacità di sintesi, che credono che un buon racconto, se breve, è doppiamente buono, Per coloro che vivono una generazione dove le nuove forme di comunicazione obbligano a condensare il messaggio in 140 caratteri. Scrivere un micro racconto è un obiettivo, giacche il semplice fatto di dover usare poche parole implica non poter usare “parole superflue”, devi scegliere e misurarle bene quelle che si rimarranno impresse nella carta e quelle, non necessarie, che resteranno solo nella tua immaginazione. Attualmente non solo i grandi scrittori hanno accesso al mondo editoriale, ma attraverso le nuove tecnologie possiamo apprezzare piccole grandi opere e gli scrittori hanno così la opportunità di condividere le loro creazioni che altrimenti rimarrebbero dimenticate nella cartella di un computer.

El microrrelato es una construcción literaria narrativa distinta de la novela o el cuento. Su característica principal es la brevedad.  No es un fenómeno nuevo, pero, sí es una apuesta por una forma de crear diferente. En un mundo donde el tiempo es oro, todo ocurre muy deprisa y los lectores están bombardeados de mensajes constantemente, el microrrelato trata de captar la atención del lector en un instante y dejar “huella”. La literatura, actualmente, es accesible para todo el mundo, desde personas adineradas y con mucho tiempo disponible, hasta personas que aunque rebuscaran en los bolsillos no encontrarían más de unos minutos al día para dedicar a la lectura. Para ellos y para todos los que disfrutamos cuando al leer algo, de alguna forma inexplicable, nos toca el corazón, se hacen los microrrelatos. También para aquellos escritores que quieren poner a prueba su capacidad de síntesis, que creen que “lo bueno, si breve, dos veces bueno”, para aquellos que viven en una generación donde una de los nuevas formas de comunicarse más extendidas obliga a condensar su mensaje en 140 caracteres y triunfa. Escribir un microrrelato es un reto, ya que el hecho de usar pocas palabras, implica que no puedes incluir “palabras superfluas”, tienes que elegir y medir bien las palabras que se quedan y aquellas que no son necesarias y se quedarán sólo en tu cabeza. Ya no tenemos sólo grandes escritores que tienen acceso al mundo editorial, a través de las nuevas tecnologías, podemos disfrutar de pequeñas grandes obras y los escritores tienen la oportunidad de compartir sus creaciones que de otra forma podrían quedar en el olvido en un archivo en un ordenador.

Letteratura in piccole dosi MAGAZINE

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Il lato oscuro della luna Prigioniera della sua stessa storia, assunse il ruolo della principessa perfetta. La sua condanna era quella di interpretare il ruolo senza discostarsi dal copione. Non poteva permettersi di sbagliare. Dietro quell’apparenza delicata si nascondeva una creatura mostruosa e non voleva invocarla. Nessuna pensò, avrebbe avuto quel lato oscuro che avrebbe offuscato per sempre le sue giornate, come quella luna che illuminava le sue serate.

Quando il caos ritrova il suo ordine Rita, la margherita, era un’esperta pasticciona. Ovunque andasse, riusciva a scatenare il caos in un momento. Ne combinò talmente tante, Rita, che le era rimasto un solo petalo addosso. Si avvicinò una ragazza con le sue pene d’amore e raccolse Rita da terra, che con quell’ultimo petalo le regalò un “sì, m’ama!” e disegnò un sorriso sul suo cuore. In quel momento Rita capì che tutti i suoi guai l’avevano portata alla vittoria.

Curve rette

Non ricordo quando fu che mi decisi a tracciare le curve rette e allontanarmi dalla retta via ogni volta che si presentava l’occasione. Qualcuno vede in me il fracasso dell’utopia. Qualcun altro, semplice testardaggine. Mi etichettano come la pecora nera solo per pensare e agire diversamente. Eppure, mi è capitato di incontrare qualche scudiero con cui condividere le mie lotte contro i mulini a vento, che la routine, il conformismo e l’abitudine hanno trasformato in giganti invincibili decisi a schiacciarci in onore al Dio denaro. E quando mi guardo indietro e rivedo i miei passi, so che dai semi dei miei passi nascerà un mondo migliore.

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La cara oculta de la luna Prisionera de su propio cuento, asumió el papel de princesa perfecta. Su condena era interpretarlo sin salirse del guión. No podía permitirse ningún fallo. Detrás de aquella apariencia apacible, se escondía un monstruo y ella no quería invocarlo. Ninguna pensó, que aquella luna que iluminaba sus noches, tendría una cara oculta que empañaría sus días por siempre jamás.

Cuando el caos encuentra su orden Rita, la margarita, era una experta en meter la pata. Fuera a donde fuera, en algún momento se desataba el caos. Tras no pocos desastres, sólo le quedó un pétalo a Rita. Pasó una niña con sus dudas de amor y cogió a Rita, que con su último pétalo, le regaló un ¡Sí, me quiere! y dibujó una sonrisa en su corazón. Y Rita aprendió que todos los fracasos le habían llevado a la victoria.

Rectas curvas

No recuerdo cuando decidí trazar las rectas curvas y desviarme del camino cada vez que se me presentara la ocasión. Algunos, ven en mí el fracaso de la utopía. Otros, simple testarudez. Me tachan de oveja negra por pensar y actuar diferente. Sin embargo, encontré algunos sanchos con los que compartir mi lucha contra los molinos de viento, que la rutina, el conformismo y la costumbre han convertido en gigantes indestructibles decididos a aplastarnos en honor al Dios dinero. Y, cuando miro atrás y veo mis huellas, sé que las semillas de mis pasos están sembrando un mundo mejor.

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