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Una rivista digitale dedicata all’arte e alla cultura. Un’esplorazione della cultura visuale attraverso la fotografia, la grafica, l’illustrazione e la musica. Saguru in giapponese significa “Esplorazione”, per questo Saguru Magazine è per noi Una revista digital dedicada innovazione, al arte y a la cultura. ispirazione, Una exploración de la cultura ‘visual riflessione, a través de la fotografía, la gráfica, tendenza la ilustración y la música. avventura. Saguru en japonés significa “exploración”, por ello Saguru Magazine es para nosotros innovación, inspiración, reflexión, tendencia, aventura.

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SAGURU FOUNDER, ART DIRECTOR AND EDITOR IN CHIEF Roberta Lo Porto

GRAPHIC DESIGNER Roberta Lo Porto, Victor Monfort

EDITORIAL ASSISTANT Victor Monfort

COLLABORATOR / EDITOR Roberta Sernicola, Bea Sarrion, Marta Ibáñez

TRANSLATOR Ana Redon, Giulia Di Girolamo, Giulia Bosco

SOCIAL NETWORKS EDITOR Roberta Lo Porto, Victor Monfort, Vera Daidone

COVER #2

Tereza Vlckova

Produced in collaboration with Tereza Vlckova, Giacomo Favilla, Alessandro Polia, Giulia Pezzato, Sergio Andreu Atance, Beatriz Ramo, Pablo Jurado Ruiz, Alejandro Becerra, Jammes Benoit, Fiammetta D’Aversa, Ginger Gionet, Sheila Toledo Ribes, María Martínez, Alessia Caliendo, Francesco Stinco, Murado & Elvira, Riccardo Guasco, Erika Kuhn, Giuseppe Venza, Gianfranco Gallo, Giuliano Antonio Lo Re, Matteo Gallinelli, Eric Mansuell

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A perfect day, Elise

Tereza Vlckova

Una visione di me, in volo... E se riuscissimo, almeno per un momento, a fuggire da questo mondo?... Sarebbe possibile?... In che modo?... E se non ci fosse la possibilità di andarsene fisicamente/ un’evasione fisica, ci si potrebbe almeno liberare spiritualmente, /ci sarebbe, per lo meno, quella di liberarsi spiritualmente, di purificarsi interiormente? Consegnati dal mondo esterno, tentando di rifugiarci nell’originaria natura, andiamo in cerca della liberazione e della comprensione di noi stessi. Tuttavia, il modo giusto é disconnettersi dagli altri e ricercare un rifugio nella solitudine? Si dice che esistano luoghi, in cima alle colline/ montagne, a cui é attribuita una certa forza, magica e spirituale. Questa energia sacra incita a dirigere i propri passi verso la liberazione- ad osare uscire,... a saltare, ....a volteggiare,... a separare se’ stessi da tutto ciò che é relativo al consumo e materiale. Ma un’esperienza spirituale può realmente provocare un tipo speciale di levitazione - una specie di elevazione del corpo e della mente?

Imaginarme volando...          ¿Qué pasaría si pudiéramos, al menos por un momento, escapar de este mundo?... ¿Sería posible?... ¿Cómo?... Y si no se puede escapar físicamente, existe al menos la posibilidad de que cada uno se libere espiritualmente?, ¿de purificar nuestro interior?    Rescatados por el mundo exterior, intentando evadirnos en la naturaleza inmaculada, buscamos la liberación y el autoconocimiento. Sin embargo, ¿es el modo esta desconexión de los demás y la búsqueda de refugio en solitario?    Dicen que hay lugares en las cimas de las montañas a los que se les atribuye una cierta magia o fuerza espiritual. Esta energía sagrada incita a adentrarse por el camino de la liberación, atreverse a pisar más allá…, a saltar…., a flotar…, a separarse de todo lo que es consumo y materia.   Pero, ¿puede una experiencia espiritual realmente evocar un tipo especial de levitación? – ¿una especie de elevación del cuerpo y de la mente?-.

http://www.terezavlckova.com

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La fragilità e la gentilezza di una ragazza sono tentate dalla passionale sensualità di un abbandono estatico; il suo volto esprime chiaramente il suo essere emotivamente distratta da misteriose elevazione ed esperienza. Stiamo sognando? L’innocenza e la castità delle Madonne fanciulle accendono uno splendore di armonia e purezza radiose. Iniziamo a fluttuare. Nel frattempo, coniughiamo questo verbo (fluttuare) in tutte le sue possibili forme. Una profonda comprensione causa un’inaspettata tensione e una fantasmagorica esperienza. La delicata età dell’adolescenziale essere immacolati varca con un piede il confine dell’infanzia, e, al

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La fragilidad y dulzura de una chica es seducida por la apasionada sensualidad de una eufórica rendición; su cara claramente expresa su ser, emocionalmente perturbado por la misteriosa elevación y la experiencia. ¿Estamos soñando? La inocencia y castidad de las Vírgenes infantes despierta el resplandor de pureza radiante y armonía. Empezamos a flotar. Mientras, conjugamos este verbo (flotar) en todas sus posibles formas. Un profundo conocimiento causa una inesperada tensión y una experiencia fantasmagórica. La delicada edad de la inmaculada adolescencia cruza con un pie la línea de la infancia y con el otro la edad adulta.


tempo stesso, entra con l’altro nel decennio dell’età adulta. Questo processo di trasformazione é aperto alla percettività sensoriale e alla sensibilità emotiva; semplifica il passaggio da uno stato all’altro. L’impeccabilità e la fragilità della vergine intensificano la soglia della sensibilità e risvegliano l’essenza dell’autenticità. Esiste un’età più percettiva/ lungimirante/ acuta nel catturare questi momenti fugaci? L’esperienza personale della realtà é verità, non illusione. Abbandonarsi. Decidiamo di lasciare questo mondo: ci leviamo in volo o cadiamo? ‘Sognavo di fluttuare...’

Este proceso de transformación está abierto a la percepción sensorial y a la sensibilidad emocional; se mueve con cuidado de un estado a otro. La pureza virginal y la fragilidad ahondan el umbral de la sensibilidad y despiertan la esencia de lo genuino. ¿Existe una edad más receptiva para captar estos momentos fugaces? La experiencia personal de realidad es verdad, no es una ilusión. Rendirse. Decidimos dejar este mundo: ¿nos elevamos o caemos? “Soñé que flotaba…”

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One of Us

Photography by Giacomo Favilla Origami Designed by Francesca Lombardi

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Doce criaturas posan sentadas sobre un viejo sillón; tienen apariencia humana, pero sus facciones han sido alteradas por una hoja de papel. Máscaras de origami han transformado los rostros en hocicos de animales. Los retratos en blanco y negro destacan los pliegues del papel y la importancia de las sombras. En esta atmósfera parecen absortos en un único pensamiento: que no existe diferencia entre hombre y animal. Ellos son como nosotros, pero a veces también tendríamos que ser nosotros los que aspirásemos a tener una vida como la suya. La figura humana es el sujeto casi principal, como en el proyecto en exhibición “One of us”, realizado con la diseñadora Francesca Lombardi: una serie de figuras en blanco y negro, masculinas y femeninas, rigurosamente sentadas con una máscara de origami con forma de animal que les cubre el rostro. Así, el humano y el animal conviven, o más bien quizás, coinciden.

Dodici creature posano composte su un’antica poltrona, hanno sembianze umane, ma i loro lineamenti sono trasformati da un foglio di carta.  Maschere di Origami hanno mutato i volti in musi di animali.  I ritratti in un bianco e nero sottolineano il gesto della piegatura della carta e l’importanza delle ombre. In questa atmosfera sembrano assorti in un unico pensiero: che non esiste differenza tra uomo e animale. Loro sono come noi, ma anche che spesso dovremmo essere noi ad aspirare ad una vita come la loro. La figura umana è soggetto quasi principale, come nel progetto in mostra One of us, realizzato con la designer Francesca Lombardi : una serie di figure, maschili e femminili, in bianco e nero rigorosamente sedute con una maschera di origami sul volto a forma di animale. Dunque l’umano e l’animale convivono, o forse coincidono.

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http://www.giacomofavilla.com


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“They are like one of us. Or rather, we aspire to be like them”

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Fauves Il progetto è nato dopo aver osservato i dipinti di  Andrew Salgado. I suoi ritratti hanno le tipiche pennellate iperrealiste della corrente fauvista. Sono rimasto così affascinato dal suo stile che mi sono detto: perché non ricrearlo su persone vere e poi fotografarle? Per passare dalla pittura alla fotografia ho chiesto la collaborazione di Evelin La Rocca, una truccatrice specializzata in body painting. Siamo partiti dai fondali, abbiamo preso quattro tele e le abbiamo dipinte per trasformarle negli sfondi di Salgado. Dopo è arrivato il turno dei modelli, quattro come le tele naturalmente: Michela, Olga, Francesco e Federico. Evelin li ha truccati con la tempera, appoggiati sulla tela. Poi, mentre io spostavo le luci per creare delle zone di chiaro scuro ben definite sui volti e sugli sfondi, lei ridisegnava le ombre con i pennelli, accentuando i neri per dare maggiore profondità. La preparazione ci ha preso circa 30 minuti per ciascun modello. Fauves è un progetto creato solo con trucco e luce, non c’è stata nessun tipo di post produzione sugli scatti, per non alterare il realismo del colore sui visi dei modelli. Il progetto è stato pubblicato su diversi press, tra cui l’americano DARK BEAUTY.

El proyecto nació tras observar los cuadros de Andrew Salgado. Sus retratos tienen las típicas pinceladas hiperrealistas de la corriente fauvista. Me quedé tan fascinado por su estilo que me dije: ¿por qué no recrearlo sobre personas de carne y hueso y luego fotografiarlas? Para pasar de la pintura a la fotografía conté con la colaboración de Evelin La Rocca, una maquilladora especializada en body painting. Partimos de los fondos, cogimos cuatro telas y las pintamos para transformarlas en los fondos de Salgado. Después les llegó el turno a los modelos, cuatro, como las telas: Michela, Olga, Francesco y Federico. Evelin los maquilló con témperas, apoyados sobre la tela. Después, mientras yo movía las luces para crear zonas de claroscuro bien definidas sobre los rostros y los fondos, ella volvía a pintar las sombras con pincel, acentuando los negros para dar mayor profundidad. La preparación nos llevó unos 30 minutos para cada modelo. Fauves es un proyecto creado solo con maquillaje y luz, no hay ningún tipo de postproducción en las fotografías, para no alterar el realismo del color en los rostros de los modelos. El proyecto ha sido publicado en distintos medios, entre ellos el americano DARK BEAUTY

Alessandro Polia

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photographer: Alessandro Polia mua: Evelin La Rocca models: Michela Bruno, Olga Shapoval, Francesco Borgato, Federico Gregori Beauty editorial for “Trucco e Bellezza”

http://www.alessandropolia.com

BACKSTAGE http://youtu.be/K1ltCjRLPYU

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City tales Giulia Pezzato

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La città è una parte delle nostre vite, ma non le sconvolge più di tanto: scenari che si ripetono sempre uguali, dove ci muoviamo freneticamente giorno dopo giorno. La sua esistenza è fine a sè stessa. Ogni cosa però ha le potenzialità per diventare altro, solo cambiando il modo in cui la si guarda, o la si vive.  E’  questo il meccanismo adottato nel progetto “City Tales”: nient’altro che un pretenzioso tentativo di aprire dei piccoli portali che distruggano la consuetudine, portandoci altrove e lasciando spazio alla fantasia che putroppo, troppo spesso, ci abbandona crescendo. Una sorta di sogno ad occhi aperti, come quando da piccoli avevamo il conforto del nostro “amico immaginario”. In questo modo situazioni di routine, come le attese infinite, piuttosto che un pranzo solitario al fast food, diventano sfondi perfetti per immaginare che qualcosa di interessante possa accadere anche nella banalità quotidiana. Il disegno è sicuramente il metodo più efficace per comunicare idee e stati d’animo altrimenti inspiegabili a parole. Inserirlo nelle fotografie è servito a rafforzare il concetto di evasione: creare dei mondi per fuggire dal nostro mondo. Cambiare visione per cambiare realtà. 

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La ciudad es una parte de nuestras vidas, pero no las altera tanto: escenarios que se repiten siempre iguales, donde nos movemos frenéticamente día tras día. Su existencia es un fin en sí mismo. Sin embargo cada cosa tiene la potencialidad de convertirse en otra cosa, tan solo cambiando el modo en que se mira, o se vive. Este es el mecanismo adoptado en el proyecto “City Tales”: tan solo un pretencioso intento de abrir pequeños portales que destruyan las costumbres, llevándonos más allá y dejando espacio a la fantasía, que por desgracia con demasiada frecuencia nos abandona cuando crecemos. Una especie de sueño con los ojos abiertos, como cuando de pequeños contábamos con el consuelo de nuestro “amigo imaginario”. De este modo, situaciones de rutina como las esperas infinitas o una comida solitaria en un restaurante fast food, se convierten en fondos perfectos para imaginar que cualquier cosa interesante pueda suceder incluso en la banalidad cotidiana. El diseño es seguramente el método más eficaz para comunicar ideas y estados de ánimo de otra forma inexplicables con palabras. Integrarlo en las fotografías sirve para reforzar el concepto de evasión: crear mundos para escapar de nuestro mundo. Cambiar la visión para cambiar la realidad.

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http://be.net/giuliapex

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La Luz Sergio Andreu Atance

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https://www.facebook.com/sergioandreufotografia

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“…y entonces me mira por ultima vez antes de ser fotografiada; sabe que ese momento no se volverá a repetir, sabe que si se mueve, estropeara la foto, pues la toma es a baja velocidad. Esta harta de ser fotografiada pero así es su naturaleza. Al principio solía respirar por las noches, cuando las películas de los cazadores no eran lo bastante sensibles, pero incluso eso le robaron. Sólo en la oscuridad más absoluta, en los bosques inhabitados y cuando está a solas se siente segura, como al principio de todo, cuando todos la miraban pero nadie la observaba, cuando nadie la capturaba. Al fin acaba sonriendo; asume su cometido. El chasquido del obturador la devuelve al momento. Una vez más el fotómetro la mide a la perfección. La luz es perfecta.”

‘... e dunque mi guarda per l’ultima volta prima di essere fotografata; sa che quel momento non si ripeterá, sa che, se si muovesse, rovinerebbe la foto, quindi lo scatto é a bassa velocitá. É stanca di essere fotografata, ma questa é la sua natura. Inizialmente era solita trovare sollievo di notte, quando le pellicole dei cacciatori/ paparazzi non erano abbastanza sensibili, ma le tolsero anche questo. Solo nell’oscuritá piú assoluta, nei boschi disabitati, e quando é sola, si sente sicura, come all’inizio di tutto, quando tutti la guardavano, ma nessuno la osservava... quando nessuno la catturava. Alla fine, sorride: si assume il proprio compito. Il click dell’otturatore la riporta al momento. Un’altra volta il fotometro la misura alla perfezione. La luce é perfetta.’

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http://www.naranjalidad.com/

Naranjalidad è il nome che avvolge tutto ciò che la appassiona. Il suo vero nome è Beatriz Ramo, una studentessa di architettura innamorata da sempre del mondo del disegno e del design. Fin dalla sua infanzia ricorda di aver avuto sempre una matita in mano. Ha disegnato per anni fino a quando, una volta entrata all’università, fu costretta a mettere il disegno da parte. Adesso, giunta alla fine del percorso universitario, ha ripreso la sua passione con successo. Vive a Madrid, ha deciso di ricominciare a disegnare con uno stile più originale e diretto, tendendo alla realizzazione di opere a metà tra l’illustrazione e l’arte tradizionale. Si mantiene in movimento costante attribuendo a ogni serie realizzata un proprio carattere personale. Ci riesce lavorando con stili diversi, dal disegno realista condito da schizzi di colore ad acquerello, fino alle tecniche completamente digitali e miste. Le sue opere formano un percorso colorato e pieno di vita che cerca di arrivare allo spettatore per trasmettergli un certo ottimismo.

Naranjalidad es el nombre que envuelve todo lo que le apasiona. Su verdadero nombre es Beatriz Ramo, una estudiante de arquitectura a la que siempre le ha encantado el mundo del dibujo y el diseño. Desde su niñez se recuerda a sí misma con un lápiz en las manos, dibujó y dibujó durante años hasta que al entrar en la universidad tuvo que dejarlo de lado. Ahora, terminando su carrera, ha retomado su pasión con gran éxito. Afincada en Madrid, ha decidido retomar el dibujo de una manera más original y directa, decantándose por obras a camino entre ilustraciones y arte tradicional. Se mantiene constantemente en movimiento, por lo que cada serie que realiza tiene su propio carácter. Para conseguirlo, ha trabajado con numerosos estilos, desde el dibujo realista aderezado con algo de color con acuarelas, hasta técnicas completamente digitales y mixtas. Sus obras son un paseo colorido y lleno de vida que busca llegar al público y transmitir cierto optimismo.

Naranjalidad Beatriz Ramo

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Tra le sue serie possiamo incontrare ritratti tradizionali di uomini con barba con tocchi di colore, ritratti ispirati all’ambito della moda o doppie esposizioni. Attualmente sta lavorando alla serie “animali selvatici che vivono in noi” dove vengono rappresentate donne circondate da animali selvatici con atteggiamento aggressivo che rappresentano il carattere di ogni donna.

Entre sus series podemos encontrar retratos tradicionales de hombres con barba con toques de color, retratos con inspiración del ámbito de la moda o dobles exposiciones. Actualmente se encuentra trabajando en la serie “animales salvajes que nos habitan”, en ella se representan mujeres rodeadas de animales salvajes en actitud agresiva que representan el carácter de cada mujer.

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Drawing, painting and photography Pablo Jurado Ruiz

Con un concetto creativo basato principalmente sulla rappresentazione umana, cerco di raccontare storie attraverso una visione minimalista e sottile. Il mio lavoro attuale è incentrato sul disegno realista e semplice, lavorando però con una tecnica impressionista, complessa e di grande precisione che è quella del puntinismo o stippling. Mi piace parlare dell’amore, la delusione, la natura, l’infanzia...e lo faccio con uno sguardo, un gesto o un dettaglio, come se fosse una metafora della vita. Già fin da piccolo esprimevo le mie idee con un foglio e una matita. I pennarelli, le fiabe e i fumetti riempivano il mio mondo.

Con un concepto creativo basado principalmente en la representación humana, trato de contar historias a través de una visión minimalista y sutil. Mi trabajo actual se centra en un dibujo realista y sencillo pero trabajado en una técnica impresionista, compleja y de gran precisión como es el puntillismo o stippling. Me gusta hablar del amor, el desengaño, la naturaleza, la infancia... y lo muestro en una mirada, un gesto o un detalle como si se tratara de una metáfora de la vida. Desde muy niño ya expresaba mis ideas con lápiz y papel, los rotuladores, cuentos, tebeos llenaban mi mundo.

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In età precoce scopro il comic europeo e americano degli anno ‘80 e ’90 e da quel momento ritrovo i miei punti di riferimento nei grandi fumettisti quali Mino Manara o Moebius. Successivamente, studiando storia dell’arte, mi invade la pittura di Gustav Klimt, Egon Schiele, Georges Pierre Seurat, Vincent Van Gogh, Pablo Picasso...tutte queste influenze convivono nella mia formazione e visione dell’arte. Ho iniziato gli studi nella Scuola di Arti e Mestieri di Malaga e dopo aver scoperto il disegno grafico e la pubblicità mi laureo in “metodologie e tecniche del disegno”. Lascio la mia città natale e vado a vivere per qualche anno ad Anchorage (Alaska) e a Manchester (UK) per poi tornare definitivamente in Spagna e stabilirmi a Madrid dove vivo e lavoro come graphic designer.

A muy temprana edad descubro el comic europeo y americano de los años 80 y 90 y de ahí nacen mis primeros referentes como Milo Manara o Moebius. Más adelante estudiando Historia del Arte, me inunda la pintura de Gustav Klimt, Egon Schiele, Georges Pierre Seurat, Vincent Van Gogh, Pablo Picasso... todas estas influencias conviven en mi formación y visión del arte. Empecé mis estudios en La Escuela de Artes y Oficios de Málaga y tras descubrir el diseño gráfico y la publicidad, me diplomo en “técnicas y métodos del diseño”. zAbandono mi ciudad natal y paso unos años viviendo en Anchorage (Alaska) y Manchester (UK) para finalmente volver a España y afincarme en Madrid donde resido y trabajo como Director Creativo.

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http://www.behance.net/pablonski http://pablojuradoruiz.wordpress.com

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Sr. Vudú Alejadro Becerra

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Graphic designer e a volte illustratore per hobby ma non per professione. Appassionato dell’illustrazione e dell’arte contemporanea, sono un disegnatore grafico freelance e quando capita pubblico illustrazioni su mezzi cartacei e digitali. Ho compreso che anche le forme basiche, i colori piatti e le composizioni semplici fanno parte di un linguaggio espressivo. Il mio stile, se può definirsi tale, è una forma di espressione individuale e non un fattore di distinzione all’interno dell’immenso mondo dell’illustrazione.

Diseñador Gráfico y a veces ilustrador por oficio y no por profesión, apasionado por la ilustración y el arte contemporáneo, trabaja como diseñador gráfico freelance y a veces cuando se da la oportunidad publica ilustraciones en algunos medios impresos o digitales. Sr Vudú entendió que las formas básicas, los colores planos y las composiciones sencillas también hacen parte de un lenguaje de expresión. Su estilo si se puede denominar como tal, esta marcado como una forma individual de expresión y no como un factor diferenciador dentro del inmenso mundo de la ilustración.

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Quisiera que la imagen hablara por si sola pero aveces es difícil, los medios y su manipulación, siempre serán el pan de cada día.


Vorrei che l’immagine parlasse da sola ma è difficile a volte, i mezzi e la loro manipolazione saranno sempre il pane quotidiano.

http://www.facebook.com/sr.vudu

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https://www.facebook.com/Benoit.Jammes.Artworks

Ho 33 anni, sono grafico e vivo a Parigi, Francia. Il lavoro effettuato sulle audiocassette è interamente fatto a mano, con un po`di sforzo e tanta nostalgia... Tutto ha avuto inizio quando un giorno, a casa, ritrovai un mucchio di vecchie cassette. Rivederle mi fece tornare indietro agli anni ’80 e a quando ero bambino. Ad ogni modo non potevo più usarle per ascoltare la musica e così mi è sembrata una buona idea ridargli nuova vita...dalla musica all’arte visiva! E sono sicuro che si sentano molto più felici adesso che dentro una scatola di scarpe Credo che i ragazzi della mia generazione si ritrovino in questo progetto poiché molti possono apprezzarne il lato divertente, i riferimenti. Sono contenti di vedere come queste vecchie audiocassette abbiano iniziato una nuova vita!

Cassette Tape Art

[o-o] Soy un diseñador gráfico de 33 años y vivo en París, Francia. Este trabajo con cintas de casete se ha hecho totalmente a mano, con un poco de esfuerzo y mucha nostalgia… Todo empezó cuando encontré un montón de cintas en casa; verlas me hizo pensar en el pasado, en los 80, cuando era un niño. En cualquier caso ya no podía hacerlas sonar así que resucitarlas me pareció una buena idea. ¡Era sonido y se convirtió en algo visual! Y estoy bastante seguro de que están más felices ahora que en una caja de zapatos. Creo que las personas de mi generación se sienten identificadas con este trabajo porque muchos disfrutan de la parte divertida de él, las referencias. Están contentos de ver que esas viejas cintas se las han arreglado para comenzar una nueva vida.

Jammes Benoit

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little zenzero flame

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Ginger, 14 anni, arrivò in Italia da Seattle (stato di Washington, USA) nell’agosto del 2011; e incontrò Fiammetta, 30, da Fragagnano (regione Puglia, Italia), in un rovente pomeriggio pugliese. Ci fu sintonia da subito: Ginger scelse Fiammetta come sua tutor linguistica e mediatrice culturale, senza sapere che da quell’intesa, artistica oltre che intellettiva, un giorno sarebbe nata  “LITTLEZENZEROFLAME” (da Little Flame, traduzione in inglese di Fiammetta, e Zenzero, traduzione italiana di Ginger). Passarono due anni di studio, traduzioni, compiti in classe, interrogazioni e voti mentre Ginger e suo fratello Mason imparavano l’italiano e crescevano sotto l’influenza di Fiammetta.

Ginger, 14 años, llegó a Italia desde Seattle (estado de Washington, USA) en agosto de 2011 y encontró a Fiammetta, 30, de Fragagnano (región de Puglia, Italia) en una tórrida tarde pugliesa. Hubo sintonía desde el pricipio: Ginger eligió a Fiammetta como su tutora lingüística y mediadora cultural, sin saber que de aquel acuerdo, artístico además de intelectual, nacería un día “LITTLEZENZEROFLAME” (de Little Flame, traducción en inglés de Fiammetta, y Zenzero, traducción italiana de Ginger). Pasaron dos años de estudio, traducciones, deberes de clase, exámenes y notas mientras Ginger y su hermano Mason aprendían italiano y crecían bajo la influencia de Fiammetta.

Fiammetta D’Aversa & Ginger Gionet MAGAZINE

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Al ritmo que aumentaban los pequeños doodles en los márgenes de los libros – que pronto invadieron cada pedazo libre de papel y comenzaron a abrirse paso entre portadas, diarios, agendas y folios- se acababa la tinta de los rotuladores. Las ganas de hacer aumentaban en un crescendo constante. Bien pronto los trabajos dejaron de pasar desapercibidos y fueron valorados, pero esta no fue la única sorpresa: superar los límites y las dificultades individuales se hace fácil estando acompañado, ¡la unión es la fuerza!. Si a una de las dos le parecía difícil redondear una línea o tenía “miedo” de rellenar un espacio, era apoyada por la percepción diferente de la otra. Las mentes se abrían, los dibujos florecían y ambas descubrían el placer de compartir el propio arte, cosa hasta entonces impensable. ¿El resultado? Un arte alegre, colorista, libre y aún en busca de una aplicación concreta en la realidad, pero viva y útil más que nunca en los sueños de “Littlezenzeroflame”, ¡y para el disfrute de nuestros ojos!

http://instagram.com/littlezenzeroflame

Così come aumentavano i piccoli “doodles” ai bordi dei libri – che presto invasero ogni ritaglio di carta libero e cominciarono a farsi strada tra copertine, diari, agende e fogli interi – così le penne si esaurivano con velocità. La voglia di fare aumentava in un crescendo costante. Ben presto i lavori furono notati ed apprezzati, ma questa non fu l’unica sorpresa: superare i limiti e le difficoltà individuali divenne facile insieme, l’unione divenne forza! Se una delle due trovava ostico arrotondare una linea o aveva “paura” di riempire uno spazio veniva supportata dalla diversa percezione dell’altra. Le menti si aprivano, i disegni fiorivano ed entrambe scoprivano il piacere di condividere la propria arte, cosa fino ad allora impensabile. Il risultato? Un’arte gioiosa, colorata, libera e ancora in cerca di un’applicazione concreta nella realtà, ma viva e utile più che mai ai sogni di Littlezenzeroflame e al piacere dei nostri occhi!

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http://micronarrativa.com

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Micronarrativa Riccardo Guasco

Il progetto Micronarrativa è nato da un idea, ma soprattutto dalla bravura e dalla fine penna di Andrea Maggiolo. “Micronarrativa” è vita in 140 caratteri. Personaggi visti di sfuggita. Racconti molto brevi. 140 caratteri, perché Micronarrativa nasce su twitter, e su twitter lo spazio a disposizione è quello, praticamente un monolocale digitale. Era da tempo che seguivo le sue “vite” e ho deciso che alcune avrebbero avuto un volto. Questo.

El proyecto micronarrativa nació de una idea, pero sobre todo de la destreza y del trazo fino de Andrea Maggiolo. Micronarrativa es vida en 140 caracteres. Personajes vistos de soslayo. Relatos muy breves. 140 caracteres porque Micronarrativa nace en twitter y en twitter el espacio disponible es ese, prácticamente un miniapartamento digital. Hacía ya un tiempo que seguía sus “vidas” y decidí que algunas merecían un rostro. Este.

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“Enea, pescatore di Lampedusa, incrociava barconi pieni di immigrati, di notte. Non ne vede più. Ma han detto in tv che quella gente muore ancora.”

“Enea, pescador de Lampedusa, se cruzaba por la noche con pateras llenas de inmigrantes. Ya no las ve. Pero dijeron en la tele que esa gente muere aún.”

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“Yves, cameriere di Marsiglia, simpatie neonaziste, sorriso di ghiaccio, va pazzo per le turiste italiane. La polizia lo segue con attenzione”.

Yves, camarero de Marsella, simpatía neonazi, sonrisa de hielo, le pierden las turistas italianas. La policía lo sigue con atención.

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“Renato, cantautore che negli anni ‘80 riempiva i teatri, si esibisce il martedì sera in un pub sull’Appennino. Lo pagano con birre e panini”.

Renato, cantautor que en los 80 llenaba teatros, se exhibe el martes por la noche en un pub en los Apeninos. Le pagan con cerveza y bocadillos”.

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“California. Crisi. Bill, ex manager, ha perso tutto. Vive in un camper. Si gode l’alba, l’oceano. Almeno quelle due cose stamattina sono ancora sue”.

“California. Crisis. Bill, ex manager, ha perdido todo. Vive en una caravana. Disfruta del amanecer, del océano. Al menos estas dos cosas aún son suyas esta mañana”.

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Los diarios visuales Erika Kuhn

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Chi ha detto che scrivere un diario presupponga la ricerca della tranquillitá?... A metá del 2008 cominciai a sperimentare e a praticare in modo piú intenso il disegno come nuova forma di scrivere me stessa. Cosicché, paralleli al mio diario personale, i ‘diari visuali’ hanno inaugurato uno spazio nel quale la mia preoccupazione, in qualche modo, non era quella di lasciarmi scomparire, scoprendo cosí, nel disegno, la strada che permetterebbe di contraddistinguere la mia assenza. Potrei definire piú specificamente i miei diari visuali come uno strumento, attraverso il quale ogni segno distintivo, ogni tratto, lotta per trasformarsi in un indice della mia singolaritá. In loro, la costruzione di ciascuna delle immagini implica il desiderio di testimoniare un tempo e costruirne un altro differente. Non si tratta di una galleria di ritratti, ma piuttosto di gesti, atteggiamenti, grida, tattiche, delle quali le linee sono state lo strumento per mostrare la

¿quién dijo que hacer un diario supone la búsqueda de la placidez? ... A mediados del 2008 comencé a experimentar y a practicar de manera más consistente el dibujo como una nueva forma de escribir-me. Así que paralelo a mi diario personal, mis “diarios visuales” inauguraron un espacio en el cual mi insistencia, de alguna manera, era no dejarme desaparecer, descubriendo así en el dibujo el camino que permitiría singularizar mi falta. Puedo definir más específicamente a mis diarios visuales como un instrumento a través del cual, cada marca, cada trazo, lucha por convertirse en un índice de mi singularidad. En ellos, la construcción de cada una de las imágenes implica el afán de testimoniar un tiempo y construir otro distinto. No se trata de una galería de retratos, sino, más bien de gestos, actitudes, gritos, de tácticas de las cuales los trazos han sido el instrumento para

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vita in gioco. Con questo, non voglio dire che essa sia stata lì raffigurata o rappresentata, ma che, di fatto, la sua libertá, la sua sventura, la sua mutilazione, molte volte perfino la sua morte, e, in ogni caso, il suo destino, sono stati lí decisi, almeno in parte. Il tempo dei miei diari visuali non é sequenziale, lineare. Ció significa che essi, in qualche modo, hanno la possibilitá di attraversare ogni cosa. Tempi e spazi sono interconnessi, non a partire da specifiche tematiche o da un modello gerarchico e di continuitá, bensí in maniera piú libera, e apparentemente disordinata. In questo modo non iniziano né finiscono, stanno sempre tra le cose, e nel mezzo, per cui non mi rappresento in loro come un soggetto individuale, separato e distinto dalla realtá, ma, al contrario, immerso nella medesima, e, nel momento in cui la costruisco, costruisco anche me stessa.

mostrar la vida en juego. Con esto no pretendo decir que ha sido allí figurada o representada, sino que, de hecho, su libertad, su desventura, su mutilación, muchas veces aun su muerte y, en todo caso, su destino, han sido allí, al menos en parte, decididos. El tiempo de mis diarios visuales no es secuencial, lineal. Es decir, ellos, de alguna manera tienen la posibilidad de atravesar todo. Tiempos y espacios se conectan entre sí, pero no a partir de temáticas específicas o de un modelo jerárquico y de continuidad, sino de una manera más libre y aparentemente desordenada. Así no empiezan ni acaban, siempre están entre las cosas, siempre están en el medio, por lo cual no me presupongo en ellos como un sujeto individualizado, separado y distinto de la realidad, sino al contrario, inmerso en ella, que a la par que la construyo, me constituyo a mí misma.

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http://obraerikakuhn.blogspot.com

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Masca Giuseppe Venza

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Quando analizziamo la persona le strappiamo la maschera e scopriamo che quello che sembrava individuale,alla base è collettivo.

Carl Gustav Jung

Cuando analizamos a la persona le arrancamos la máscara y descubrimos que lo que parecía individual, en el fondo es colectivo.

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“Masca” è una lunga ricerca che ripercorre i differenti e innumerevoli significati che la maschera ha assunto dalla sua nascita fino ai giorni nostri. La maschera, in tutte le tradizioni simboliche conosciute, ha la fondamentale funzione di fornire una identità a chi se ne serve. Dalle maschere dei popoli di tutto il mondo alla “maschera sociale” di Jung, fino alle odierne maschere che la società ci impone. Il caotico processo identitario causato da una schizofrenica esigenza, di trasformarsi continuamente in un altro da Sé, creerà un esercito sterminato di uomini mascherati, posseduti da spaventose ed incontrollabili forze archetipiche. In tal caso, la realtà si muterebbe nell’incubo di una realtà: in una maschera di orrore. Per sfuggire a questo possibile destino, non rimane che auspicare la riscoperta di una rinnovata dimensione di totalità e di equilibrio: in cui conscio e inconscio possano ritrovare la loro “non mascherata” armonia. Una totalità ed una armonia interiore grazie a cui l’uomo sia in grado di indossare, se lo ritiene, la maschera che più gli aggrada, sapendo anche che può togliersela quando è il momento e quando lo ritiene opportuno. L’autore, indossa per noi le innumerevoli maschere, invitandoci a una riflessione e a una presa di coscienza degli effetti, che l’odierno sistema socioeconomico ha sulle nostre identità. Divinità religiose, icone di bellezza, scarti animali, macchinari industriali, luoghi di culto, miti, si fondono e si sovrappongono, creando deformazioni grottesche, ironiche, spesso inquietanti. Da una collaborazione con Claudio Bonvecchio, docente ordinario di filosofia delle scienze sociali presso l’Università degli Studi dell’ Insubria (Varese).

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“Masca” es una larga investigación que vuelve a recorrer los innumerables significados que la máscara ha asumido desde su nacimiento hasta nuestros días. La máscara, en todas las tradiciones simbólicas conocidas, tiene la función fundamental de proporcionar una identidad a quien la utiliza. De las máscaras de los pueblos de todo el mundo a la “máscara social” de Jung, hasta las hodiernas máscaras que la sociedad nos impone. El caótico proceso identificativo causado por una esquizofrénica exigencia de transformarse continuamente en otro, creará un ejército exterminado de hombres enmascarados, poseídos por las espantosas e incontrolables fuerzas del arquetipo. En tal caso, la realidad se transformará en la pesadilla de una realidad: en una máscara de horror. Para escapar a este posible destino, no queda sino auspiciar el redescubrimiento de una renovada dimensión de totalidad y de equilibrio: en la que la parte consciente y el inconsciente puedan rencontrar su “no enmascarada” armonía. Una totalidad y una armonía interiores gracias a las cuales el hombre sea capaz de llevar, si lo considera, la máscara que más le agrada, sabiendo que puede quitársela cuando sea el momento o cuando lo considere oportuno. El autor se pone para nosotros las innumerables máscaras, invitándonos a una reflexión y a una toma de conciencia de los efectos que el hodierno sistema socioeconómico impone sobre nuestra identidad. Divinidades religiosas, iconos de belleza, desechos animales, maquinaria industrial, lugares de culto, mitos, se funden y se superponen, creando deformaciones grotescas, irónicas, muchas veces inquietantes. De una colaboración con Claudio Bonvecchio, docente de filosofia y ciencias sociales en la Universidad de Insubria (Varese)

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Dance Installation Sheila Toledo Ribes

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La mia formazione come scultrice, scenografa e coreografa é iniziata a Valencia, ma il mio percorso lavorativo é andato maturando e migliorando in Germania, Paese in cui attualmente risiedo, studio e lavoro. Nei miei progetti cerco una nuova forma di espressione, attraverso la creazione di sculture, la costruzione di spazi e l’elaborazione di coreografie (oggetti fisici, ‘presenza’) che in seguito filmo (oggetto fittizio ‘miraggio’), e che, al termine, proietto in installazioni, chiamandole così ‘Danza-installazione’. Da sempre il mio lavoro é stato strettamente connesso a tematiche collegate alla psiche (specialmente la schizofrenia), allo studio dell’ambiente in cui le persone interagiscono e alla danza (il corpo in movimento). Abitualmente, metto

http://shtori.carbonmade.com Mi formación como escultora, escenógrafa y coreógrafa comenzó en Valencia, pero mi trabajado ha ido madurando y mejorando en Alemania, donde actualmente resido, estudio y trabajo. En mis proyectos busco una nueva forma de expresión, a través de la creación de esculturas, construcción de espacios y la elaboración de coreografías (objetos físicos “presencia”) que después filmo (objeto ficticio “espejismo”) y que al finalizar, proyecto en instalaciones, llamándolas así “Danza-instalación”. Desde siempre mi trabajo ha estado estrechamente vinculado con temáticas ligadas a la psique (especialmente la esquizofrenia), el estudio del entorno en el que las personas interactúan y la danza (el cuerpo en movimiento).

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in relazione il concetto di ‘psiche’ con determinati atti e funzioni mentali, così come associo parallelamente il termine ‘corpo’ alla struttura fisica che ci costituisce. La psiche, come qualcosa di occulto e spaventoso, e il corpo in quanto presenza e bellezza. Cosicché, prestando attenzione e restando in contatto diretto tanto con persone con problemi mentali, quanto con psichiatri e psicologi, ho osservato che il corpo riflette le nostre emozioni, soprattutto quelle che solitamente reprimiamo. Un malato mentale si allontana da ció che lo circonda, e si concentra sul proprio ‘io’, così da formare un impenetrabile strato tra l’’io’ e il ‘non io’.

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Para mí el concepto “psique” lo relaciono habitualmente con determinados actos y funciones mentales, así como el término “cuerpo” lo asocio paralelamente con la estructura física que nos constituye. La “psique” como lo oculto y temeroso, y el “cuerpo” como presencia y belleza. Así que, prestando atención y al estar en contacto directo con personas con trastornos mentales, psiquiatras y psicólogos, he observado que nuestro cuerpo refleja nuestras emociones, primordialmente aquellas que solemos reprimir. Un enfermo mental se aleja del entorno y se centra en el “YO”, formándose un auto-hermetismo entre el “YO” y el “ELLO”.


L’’io’ viene sovrastimato rispetto a ciò che lo circonda, facendo in modo che si produca, così, una realtà soggettiva e narcisista. Pertanto, alcune domande mi si sono insinuate nella testa: che cos’é la realtà? Chi siamo realmente? Qual é la vera realtà? Esisterà una vera realtà? Non saremo, per caso, tanto narcisisti da stare creando una realtà inesistente? Siamo schizofrenici? Tali quesiti sono, a mio avviso, la chiave per lo sviluppo e la comprensione del mio lavoro. In tutte le installazioni che realizzo con la danza, il materiale cristallo é sempre presente. E, chiaramente, per la proiezione dell’ultimo progetto ‘Mirror in the Mirror’, é stato utilizzato un cubo di specchi.

El “YO” se sobrevalora en cuanto a lo que le rodea. Produciéndose así una realidad subjetiva y narcisista. Por lo tanto una cuantas de las preguntas que me fueron surgiendo fueron ¿Qué es realidad? ¿Quiénes somos realmente? ¿Cuál es la verdadera realidad?¿ Existirá una verdadera realidad? ¿A caso no seremos tan narcisistas de estar creando una realidad inexistente? ¿Estamos esquizofrénicos? Para mí estas preguntas son la clave para el desarrollo y comprensión de mi trabajo. Todas las instalaciones que realizo con danza, el material cristal siempre está presente. Y por supuesto en el último proyecto “Mirror in the Mirror” la proyección se ha realizado en un cubo de espejos.

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María Martínez La fotografía è uno strumento che ci permette di esprimere liberamente ciò che vediamo, senza impedimenti. In questo progetto in concreto ho lavorato in collaborazione con Make It Work. Le conosco da diversi anni e credo che abbiamo in comune la voglia di lavorare e soprattutto l’illusione. Loro si presentano così: “Make it Work, siamo quattro progettiste di interni installate a Valenzia. Anche se dedite all’architettura di interni ci muoviamo anche verso altri “mondi” quali l’illustrazione, la grafica o persino la musica e la moda. In verità amiamo tutto ciò che ha a che fare con l’arte e il design”. “Ho contato su di loro per lo styling, dal carattere personale ed elegante. Proprio quello che cercavo per questo progetto. Avevamo ben presente che non volevamo una rivista di moda qualunque. Volevamo dare al lavoro finale la nostra visione personale. In questo numero nello specifico abbiamo voluto mostrare la dualità. La donna non è geometrica, è tutto l’opposto. Non ha una forma definita. Può essere forte e fragile. Mistica, neutra.

La fotografía es una herramienta que nos permite expresar libremente lo que vemos, sin ataduras.En este trabajo en concreto he trabajado en colaboración con Make It Work. Las conozco hace tiempo y creo que tenemos en común las ganas de trabajar y sobre todo la ilusión. Ellas se presenta así: “Make it Work somos cuatro diseñadoras de interiores afincadas en Valencia. Aunque somos interioristas, nos movemos también por otros “mundos” tales como ilustración, diseño gráfico e incluso música o moda. La verdad es que amamos todo lo relacionado con el diseño y el arte “Conté con ellas para el estilismo porque tiene una mirada muy personal y elegante. Justo lo que quería para este trabajo.Lo que teníamos muy claro era que no queríamos una editorial de moda al uso. Queríamos darle al trabajo final nuestra visión personal.En esta editorial en concreto hemos querido mostrar la dualidad. Una mujer no es geométrica, todo lo contrario. No tiene forma definida. Puede ser fuerte y frágil. Mística, neutra.

https://www.facebook.com/mariamartinezfotografia

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Hair stylist and make up artist: Vero Pastor Model: Natalia Casa単

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Bespoke tailor

Alessia Caliendo

0770 F/W 2013/14 ADV campaign Art direction 0770 Ph Irene De Caprio Styling Alessia Caliendo Hair stylist Deepkeikoo Make up artist Raffaella Greco Model Giordana Vasquez http://www.alessiacaliendo.com

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La rinascita dell’arte sartoriale “on demand” Made in Italy

1952, cinematograficamente parlando siamo nel pieno neorealismo italiano ed Il cappotto di Lattuada, racconta, come molti lungometraggi dell’epoca, un dopoguerra di realtà distrutte da ricostruire. Il protagonista, interpretato da Renato Rascel, è l’impiegato medio, impegnato a trovare un posto di rilevanza nella nuova società delle apparenze. Il cappotto su misura, con il colletto in pelliccia, diventa allora l’emblema della scalata sociale, l’unico strumento possibile per essere notato ed apprezzato. 2013, siamo all’ alba di un rinato neorealismo anche nella moda, dove l’etica è ça va sans dire e la globalizzazione sta lasciando spazio all’unicità. Bandite le tendenze fast fashion, si selezionano con occhio attento tessuti e tagli, favorendo così gli investimenti destinati a rimanere nell’armadio per almeno un decennio. E proprio Napoli, patria dell’altissima sartoria specializzata, diventa trampolino di lancio per realtà imprenditoriali innovative. Gianluca Iavarazzo, ad esempio, ha ideato un servizio di concierge sartoriale a domicilio, ovvero la possibilità di avere un sarto direttamente presso la propria sede lavorativa o privata. Roma, Milano ma anche Londra e Lussemburgo le città attualmente servite.

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1952, cinematográficamente hablando nos encontramos en pleno neorrealismo italiano y Il cappotto de Lattuada, cuenta, como muchos largometrajes de la época, una posguerra de realidades destruidas por reconstruir. El protagonista, interpretado por Renato Rascel, es el empleado medio, ocupado en encontrar un lugar de relevancia en la nueva sociedad de las apariencias. El abrigo a medida, con el cuello de piel, se convierte en el emblema de la escalada social, el único instrumento posible para no pasar inadvertido y ser valorado. 2013, estamos en los albores de un renacido neorrealismo incluso en la moda, donde la ética se da por descontado y la globalización está dejando paso a la unicidad. Desterradas las tendencias fast fashion, se seleccionan con cuidado los tejidos y los cortes, favoreciendo así las inversiones destinadas a permanecer en el armario por al menos un decenio. Y justo Nápoles, patria de la altísima sastrería especializada, se convierte en trampolín para realidades emprendedoras innovadoras. Gianluca Iavarazzo, por ejemplo, ha ideado un servicio de sastrería a domicilio, o sea la posibilidad de tener un sastre directamente en la propia oficina o en casa. Roma, Milán pero también Londres y Luxemburgo son las ciudades que disponen de este servicio.


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Irene e Enzo, invece, riprendono l’arte sartoriale della storica sartoria di famiglia e lanciano 0770. Sartoriali le tecniche per la realizzazione dei cappotti e delle mantelle, lavorazioni artigianali, invece, per le camicie ed i pantaloni. Tutte creazioni “on demand”. Come Domenico Soriano, celebre interpretazione di Mastroianni in Matrimonio all’italiana, la donna dell’ADV autunno-inverno 2013/14 si aggira, elegantemente vestita da uomo, per le strade di Napoli. Nelle pagine seguenti.

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Irene y Enzo, sin embargo, retoman el trabajo de la histórica sastrería de la familia y lanzan 0770. Técnicas de sastrería para la creación de los abrigos y las capas; elaboraciones artesanales para camisas y pantalones. Todo creaciones on demand. Como Domenico Soriano, célebre interpretación de Mastroianni en “Matrimonio a la italiana”, la mujer del ADV otoño-invierno 2013/14 deambula, elegantemente vestida de hombre, por las calles de Nápoles. En las páginas siguientes.

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http://www.michbold.com

Come una scultura, Loris nasce per sottrazione graduale e accurata di materia prima, da un “unicum” di marmo dentro al quale si nascondeva già l’idea definita e studiata dallo studio di comunicazione e design di Viareggio. Quello che ora è un tavolo era un Arabescato Corchia, un blocco estratto da una cava su una montagna a picco sul mare. Partendo dal modulo esagonale e dai sei triangoli equilateri che lo generano, michbold suggerisce un’alternativa al classico progetto decostruendo Loris e proponendone una successiva ricomposizione non più come l’unione di singoli componenti ma come un pezzo unico. Tradizione e alta qualità: il tavolo è stato realizzato con macchine a controllo numerico, seguito dalla lavorazione manuale da parte di artigiani di Pietrasanta, che con la loro esperienza hanno rifinito e definito spigoli e superfici lucide e pure.

Como una escultura, Loris nace por sustracción gradual y cuidada de materia prima; de un unicum de mármol dentro del cual ya se escondía la idea definida y estudiada por el estudio de comunicación y diseño de Viareggio. Lo que ahora es una mesa antes era un arabescato corchia, un bloque extraído de una cantera sobre una escarpada montaña a pie de mar. Partiendo del módulo hexagonal y de los seis triángulos equiláteros que lo generan, Michbold sugiere una alternativa al clásico proyecto deconstruyendo Loris y proponiendo una sucesiva recomposición, ya no como la unión de componentes individuales sino como una única pieza. Tradición y alta calidad: la mesa se realizó con máquinas de control numérico, seguido del trabajo manual de parte de los artesanos de Pietrasanta, que con su experiencia han perfeccionado y definido aristas y superficies brillantes y puras.

Loris

Michbold, Michele Boldi, Nathaschia Pagni

text by Francesco Stinco, photography by Michele Boldi

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Murado & Elvira,

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Architecture and Design

BAN KNIGHTS MAGAZINE

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La città di Stoccolma è alla ricerca di un nuovo design per i suoi chioschi urbani, un nuovo tipo di padiglione mobile in grado di adattarsi a diverse condizioni (marciapiedi, piazze, spiagge...) e usi (negozio di alimentari, bar, guardaroba...), partendo dalla combinazione di tre dimensioni basiche (Mini, Med e Maxi). L’obiettivo è quello di trasformare il nuovo padiglione nell’immagine della città, che si identifica chiaramente con Stoccolma. La proposta parte precisamente dal simbolo della città, la corona a tre punte, un’immagine che appare nel logo e in numerosi elementi dell’arredamento urbano.

La ciudad de Estocolmo busca un nuevo diseño para sus kioscos urbanos, un nuevo tipo de pabellón móvil que se pueda adaptar a distintas situaciones (las aceras, las plazas, las playas...) y distintos programas (tiendas de comida, cafeterías, vestuarios...) a partir de la combinación de tres tamaños básicos (Mini, Med y Maxi) Se pretende que el nuevo pabellón se convierta en la imagen de la ciudad, que se identifique claramente con Estocolmo. Esta propuesta parte precisamente del símbolo de la ciudad, la corona de tres puntas, una imagen que aparece en su logo y en numerosos elementos del mobiliario urbano.

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I padiglioni sono piccoli casotti di legno che uniti tra di loro formano diversi profili della corona, offrendo una collezione di sagome caratteristiche; i componenti di una famiglia dalle forme riconoscibili, imparentate fra di loro. Accanto ai padiglioni, strutture di metallo leggero fanno da supporto agli elementi accessori di illuminazione e insegne, oltre a delineare lo stesso profilo che offre spazi esterni di riparo dalla pioggia e dal sole. Questi padiglioni si adattano alle diverse posizioni urbanistiche offendo un’immagine caratteristica e singolare.

Los pabellones son pequeños módulos de madera que, al juxtaponerse, forman distintos perfiles de la corona, ofreciendo una colección de siluetas características; los miembros de una familia de formas reconocibles, emparentadas entre sí. Junto a ellos, unas estructuras metálicas ligeras sirven de soporte para elementos adicionales de iluminación, señalética, e incluso delinean el mismo perfil que proporciona lugares al exterior para protegerse del sol o la lluvia. Como caballeros en su armadura, los pabellones se adaptan a las distintas situaciones ofreciendo una imagen característica y singular.

http://www.muradoelvira.com

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Pantone Giuliano Antonio Lo Re & Matteo Gallinelli

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Il progetto nasce come rivisitazione di un’ eventuale campagna pubblicitaria della PANTONE. Abbiamo cercato di creare un visual inusuale sfruttando alcuni elementi che sono presenti in natura spesso trascurati da occhi non attenti. Crediamo che l’arte faccia parte della realtà che ci circonda, bisogna semplicemente osservare il mondo con un occhio diverso. In questo modo anche una semplice pozzanghera colorata e fotografata può essere tramutata in un soggetto artistico. Il nostro intento è di stravolgere il mondo dell’advertising in Italia, di conferire alle immagini un significato profondo e provocante. Le idee sono presenti nella vita di tutti i giorni, basta solo trovarle e saperle rielaborare nel modo giusto. Non è necessario per forza immaginare contesti assurdi, a volte la semplicità è l’arma migliore per colpire l’utente, trasformando oggetti che all’apparenza non hanno un’ utilità definita in qualcosa di concreto. Per realizzare questo progetto abbiamo colorato alcune pozzanghere presenti nella città di Roma, con colori Pantone diluiti con acqua piovana, sfruttando la pioggia per dare l’idea che il colore fosse sceso dal cielo.

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El proyecto nace como exploración de una posible campaña publicitaria de la casa de pinturas Pantone. Hemos intentado crear un efecto visual inusual, explotando algunos elementos que están presentes con frecuencia en la naturaleza, muchas veces descuidados por miradas que no prestan atención. Creemos que el arte forma parte de la realidad que nos rodea, simplemente hay que observar el mundo con otros ojos. De esta forma, incluso un simple charco tintado, se fotografía y puede ser transformado en un sujeto artístico. Nuestra finalidad es alterar el mundo de la publicidad en Italia, de otorgar a las imágenes un significado profundo y sugerente. Las ideas están presentes en la vida diaria, basta con encontrarlas y saberlas reelaborar de la manera adecuada. No es necesario imaginar contextos absurdos, a veces la simplicidad es la mejor arma para llamar la atención del consumidor, transformando objetos que en apariencia no tienen una utilidad definida. Para realizar este proyecto tintamos algunos charcos de la ciudad de Roma con colores Pantone diluidos en agua pluvial, aprovechando la lluvia para dar la impresión de que el color había caído del cielo.

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http://www.behance.net/giulianoantoniolore

http://www.behance.net/gallinellimatteo

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Snow W hite Zombie Gianfranco Gallo

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Snow White  is a  fictional character  and a main character from Walt Disney Productions’ first animated  feature film  Snow White and the Seven Dwarfs. The character of  Snow White  was derived from a  fairy tale  known from many countries in Europe, the best known version being the Bavarian one collected by the Brothers Grimm.

Blancanieves es un personaje de ficción y el personaje principal del primer largometraje animado de los estudios Walt Disney, “Blancanieves y los siete enanitos”. El personaje de Blancanieves tiene su origen en un cuento de hadas conocido en varios países de Europa, siendo la bávara la versión más conocida, narrada por los Hermanos Grimm.

http://www.behance.net/Gg1082

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2013

Sonar Eric Mansuell

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2013

Sonar

Eric Mansuell http://www.behance.net/ericmansuell

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M

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Literatura en pequeñas dosis

MICRO

RELATOS

Beatriz Sarrión

Il micro racconto è una costruzione letteraria narrativa distinta dalla novella o dallo stesso racconto. La sua caratteristica principale è essere breve. Non è un fenomeno nuovo, ma, sì è una scommessa su di una forma creativa diversa. In un mondo dove il tempo è denaro, dove tutto accade rapidamente e i lettori sono costantemente “bombardati” da messaggi, il micro racconto cerca di catturare l’attenzione del lettore in pochi istanti e lasciare il segno. La letteratura attualmente è accessibile a tutti, dai più ricchi e con molto tempo disponibile a coloro che, anche se rovistassero a fondo nelle proprie tasche, non incontrerebbero niente più che pochi minuti al giorno da dedicare alla lettura. Per loro e per tutti coloro a cui, per alcuna inspiegabile ragione, leggere tocca i tasti più profondi del cuore, nascono i micro racconti. Ma anche per quegli scrittori che vogliano mettere a prova la propria capacità di sintesi, che credono che un buon racconto, se breve, è doppiamente buono, Per coloro che vivono una generazione dove le nuove forme di comunicazione obbligano a condensare il messaggio in 140 caratteri. Scrivere un micro racconto è un obiettivo, giacche il semplice fatto di dover usare poche parole implica non poter usare “parole superflue”, devi scegliere e misurarle bene quelle che si rimarranno impresse nella carta e quelle, non necessarie, che resteranno solo nella tua immaginazione. Attualmente non solo i grandi scrittori hanno accesso al mondo editoriale, ma attraverso le nuove tecnologie possiamo apprezzare piccole grandi opere e gli scrittori hanno così la opportunità di condividere le loro creazioni che altrimenti rimarrebbero dimenticate nella cartella di un computer.

El microrrelato es una construcción literaria narrativa distinta de la novela o el cuento. Su característica principal es la brevedad.  No es un fenómeno nuevo, pero, sí es una apuesta por una forma de crear diferente. En un mundo donde el tiempo es oro, todo ocurre muy deprisa y los lectores están bombardeados de mensajes constantemente, el microrrelato trata de captar la atención del lector en un instante y dejar “huella”. La literatura, actualmente, es accesible para todo el mundo, desde personas adineradas y con mucho tiempo disponible, hasta personas que aunque rebuscaran en los bolsillos no encontrarían más de unos minutos al día para dedicar a la lectura. Para ellos y para todos los que disfrutamos cuando al leer algo, de alguna forma inexplicable, nos toca el corazón, se hacen los microrrelatos. También para aquellos escritores que quieren poner a prueba su capacidad de síntesis, que creen que “lo bueno, si breve, dos veces bueno”, para aquellos que viven en una generación donde una de los nuevas formas de comunicarse más extendidas obliga a condensar su mensaje en 140 caracteres y triunfa. Escribir un microrrelato es un reto, ya que el hecho de usar pocas palabras, implica que no puedes incluir “palabras superfluas”, tienes que elegir y medir bien las palabras que se quedan y aquellas que no son necesarias y se quedarán sólo en tu cabeza. Ya no tenemos sólo grandes escritores que tienen acceso al mundo editorial, a través de las nuevas tecnologías, podemos disfrutar de pequeñas grandes obras y los escritores tienen la oportunidad de compartir sus creaciones que de otra forma podrían quedar en el olvido en un archivo en un ordenador.

Letteratura in piccole dosi MAGAZINE

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Estate Ultimo giorno. Addii allegri. Esco. Sorrido. Valigia. Dimentico le cose importanti, urgenti. Chiudo la porta. Accendo il motore. Ricordo il percorso che mi porta al sole. Lasciare le mie scarpe chiuse, eleganti, scure. Prendere le mie infradito, sciupate e gialle. Ripercorrere i miei passi e camminare sulla sabbia senza contare il tempo. Costruire effimeri castelli di sabbia. Giocare a racchettoni come in un grande slam. Seppellirsi sotto la sabbia. Col tuo sorriso sul mio telo da mare sarò sempre Peter Pan. Il sole mi ha regalato tempo. Tempo per pensare, per ridere, per ripercorrerti, da perdere, per sognare più del dovuto e solo una regola da rispettare, non guardare indietro. Volare. Lasciarsi andare. Ho dimenticato la mappa. Il destino ha voluto unirmi a te. Ho pianto per il mio ritorno e ancora oggi ti ricordo e tento di trovarti come quell’estate di fronte al “nostro” mare.

Gli imprevisti della diretta

Con quel rumore, la porta chiudeva una tappa della mia vita. Di fronte a me, un futuro incerto. Rimasi a letto fissando il vuoto. Una pioggia di tristezza mi cadde addosso. La quotidianità era diventata parte di noi. Soffocò le sorprese, i baci rubati, la spontaneità, gli impulsi, le risate. Adesso, se n’è andata con te, e a me, mancherete tutti e due. Potrò viaggiare, improvvisare, aprire il mio cuore di nuovo. E lì, a volte mi lasceranno un bacio, una carezza, un segno, altre volte mi lasceranno un graffio, una ferita, sanguinerò, sono gli imprevisti della diretta.

Giocando a mamma e papà

Mamma: di mezza età. Lavora mezza giornata. L’altra metà la dedica ai “lavori domestici”. Lasciarci a scuola, volare tra le attività extrascolastiche, farci da mangiare, fare in modo che casa nostra non sembri lo scenario dopo la tempesta, mediare tra le dispute fraterne, insegnarci ad essere persone e contemporaneamente a studiare primo e quarto superiore. Nel frattempo lotta con le diete, le creme e lo shopping per mantenersi giovane ed essere una donna del XXI secolo. Papà: di mezza età. A tempo pieno. Torna a casa e va a correre per combattere lo stress. Parla del suo lavoro, fa poche domande, critica un po’ e fa finta di ascoltare mia madre quando racconta le sue battaglie quotidiane. Poi va a dormire.

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Verano Último día. Despedidas alegres. Salgo. Sonrío. Maleta. Olvido lo importante, lo urgente. Cierro la puerta. Enciendo el motor. Recuerdo el camino que me lleva al sol. Dejar mis zapatos cerrados, elegantes, oscuros. Coger mis chanclas, gastadas y amarillas. Volver a ver mis pasos y recorrer la arena sin tiempo que contar. Levantar efímeros castillos de arena. Jugar a la palas como en un gran slam. Enterrarte en arena. Con tu sonrisa en mi toalla, siempre seré Peter Pan. El Sol me regaló tiempo. Tiempo para pensar, para reír, para recorrerte, para perderlo, para soñar más de lo necesario y sólo había una regla, no mirar atrás. Volé. Me dejé llevar. Olvidé el mapa. El destino quiso unirme a ti. Lloré mi regreso y aún hoy te recuerdo e intento encontrarte como aquel verano frente a “nuestro” mar.

Cosas del directo

Con el sonido, la puerta cerraba una etapa de mi vida. Ante mí, un futuro incierto. Me quedé en la cama mirando al vacío. Un jarro de tristeza cayó sobre mí. La rutina se convirtió en parte de nosotros. Ahogó las sorpresas, los besos robados, la espontaneidad, los impulsos, las risas. Ahora, se ha ido contigo, y yo, os echaré de menos a los dos. Volveré a viajar, a improvisar, a abrir mi corazón. Allí, a veces, la gente dejará un beso, una caricia, una huella, otras veces, dejarán rasguños, heridas o me harán sangrar, son cosas del directo.

jugando a mamás y a papás

Mamá: Mediana edad. Trabaja media jornada. La otra jornada y media la dedica a “sus labores”. Ir al cole, volar entre actividades extraescolares, darnos de comer, procurar que nuestra casa no parezca el escenario tras el huracán, mediar en nuestras disputas fraternales, enseñarnos a ser personas y estudiar primero y cuarto de la E.S.O a la vez. Mientras, lidia con las dietas, las cremas y las compras para mantenerse joven y ser una mujer del siglo XXI. Papá: Mediana edad. Jornada completa. Llega a casa y se va a correr para quitarse el estrés. Habla de su trabajo, pregunta poco, critica algo y hace cara de escuchar cuando mi madre cuenta sus batallas diarias. Luego duerme.

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