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Capitolo 7 Sparta e Atene Capitolo 8

L’azione di Solone fu ispirata alla moderazione, senza nessuna ridistribuzione della terra. Tuttavia scontentò sia gli eupatrìdi e i grandi latifondisti, privati di schiavi e crediti, sia i contadini, che, pur tornati liberi, ricaddero in una situazione economica precaria. Nonostante ciò, Solone era considerato il padre della democrazia ateniese.

LA TIRANNIDE DI PISISTRATO E DEI PISISTRÀTIDI

Dopo Solone lo scontro politico interno si rinvigorì per azione di 3 gruppi: Ö i pedìaci, per lo più aristocratici proprietari terrieri oligarchici; Ö i pàrali, artigiani e mercanti, moderati; Ö i diàcri, contadini poveri insoddisfatti di Solone e sostenitori di Pisìstrato. Pisìstrato nel 546 a.C. riuscì a impossessarsi della tirannide grazie al sostegno dei cittadini più poveri, che egli favorì: Ö attuando una politica di prestiti a contadini e piccoli artigiani; Ö istituendo la figura del “giudice del demo”, che si recava di persona nel quartiere, il demo, dove era la controversia; Ö avviando un’intensa attività edilizia, incentivando l’arrivo di artisti e artigiani da ogni parte della Grecia, e quindi l’economia. La tirannide però si inasprì. Così le grandi famiglie nobili riuscirono ad abbatterla e a liberare la città.

CLÌSTENE E LA NASCITA DELLA DEMOCRAZIA

Clìstene, pur se aristocratico, attuò ad Atene la democrazia (508-507 a.C.). Innanzitutto avviò la riorganizzazione delle tribù su base territoriale. Ö Divise l’Attica in 10 nuove tribù, ognuna delle quali composta da 3 trittìe, cioè tre gruppi di demi suddivisi nelle sezioni di città, costa ed entroterra. Poiché il territorio era la base delle elezioni per estrazione, i demi venivano così rimescolati tra loro in modo casuale, per evitare disparità. Ö Introdusse la bulé, il consiglio dei cinquecento formato da 50 rappresentanti per ogni tribù. La bulé amministrava la città con importanti compiti di politica interna ed estera. Ö Portò il numero degli arconti da 9 a 10, quindi un rappresentante per ciascuna delle dieci tribù. Ö Portò a 10 il numero degli strateghi, uno per tribù, al comando dell’esercito. Clìstene creò un governo basato sul principio dell’isonomìa, l’uguaglianza di ogni cittadino di fronte allo Stato. In teoria le cariche erano elettive e annuali, consentendo a ogni cittadino ateniese di accedere all’assemblea, l’ekklesìa, e di ricoprire una magistratura. Il compito principale dell’assemblea era votare per alzata di mano le proposte di legge della bulé; ogni cittadino godeva del diritto di parlare, l’isegorìa, e di proporre una legge. Anche il tribunale popolare dell’elièa, di 6000 membri, 600 per ogni tribù, era aperto a tutti i cittadini.

LESSICO

Democrazia Dal greco dèmos, “popolo”, e kràtos, “potere”, è una forma di governo nella quale tutti e tre i poteri tipici di uno Stato sono detenuti dalla cittadinanza, e non da un singolo re o da una ristretta minoranza di individui. Nell’antica Grecia la democrazia era diretta, con la personale partecipazione dei cittadini alle assemblee e alle magistrature, a differenza delle democrazie moderne che sono rappresentative. Isonomìa Dal greco ísos, “stesso”, e nòmos, “diritto”, fa riferimento a una forma istituzionale che prevede la parità giuridica per tutti i cittadini.

LUCI E OMBRE DELLA DEMOCRAZIA

Il sistema democratico di Clìstene presentava dei limiti: Ö sopravvivevano le classi censitarie di Solone, Ö alle riunioni partecipavano solamente i più ricchi; Ö erano esclusi dalla cittadinanza schiavi, donne e gli stranieri residenti, i metèci.

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