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I T N O CC A R E

AL I C E SP

MENSILE DELL’ASSOCIAZIONE TRENTINI NEL MONDO onlus ADERENTE ALLA F.U.S.I.E

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Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 2, DCB Trento - Taxe Percue

anno 63°

Il Circolo trentino di Malabrigo (Argentina) ha realizzato un video con oltre cento messaggi di solidarietà al Trentino inviati da numerosi Circoli trentini


agenda Trento, 6 marzo 2020 Prot. 124/fb

il testo DELLA LETTERA INVIATA DALLA GIUNTA dell’associazione ai soci DELLA TRENTINI NEL MONDO

Assemblea rinviata a data da destinarsi Cari Soci, l'emergenza causata dalla diffusione del Coronavirus COVID-19 ha avuto effetti importanti sulle nostre vite e sulle attività delle persone in tutto il mondo. Spero che voi e le vostre famiglie stiate bene e vi ringraziamo molto per il sostegno e l'affetto che molti di voi hanno manifestato all'Associazione e al Trentino. Purtroppo anche l'attività della Trentini nel mondo è stata fortemente colpita dalle restrizioni imposte dalle norme e dal bene comune, i nostri uffici sono chiusi ormai da più di un mese e molte attività sono state cancellate in Italia e all'estero. Restano attive le comunicazioni attraverso la posta elettronica a tutti gli indirizzi abituali e le comunicazioni telefoniche attraverso il numero 32802

4949170, attivo nei normali orari di ufficio. La rivista Trentini nel mondo continua le sue pubblicazioni e sarà inviata – compatibilmente con il funzionamento del servizio postale nei diversi paesi – a tutti i soci, i canali social dell'Associazione sono attivi e vengono controllati. Speriamo in una pronta ripresa delle consuete attività, soprattutto perché significherebbe che questa tragedia globale ha rallentato i suoi effetti devastanti e che tutto il mondo sta tornando alla normalità, ma purtroppo non sappiamo né quando né come questo sarà possibile. Nel frattempo, a seguito delle diverse ordinanze che hanno vietato le attività, gli eventi e le riunioni siamo costretti a rimandare a data da destinarsi anche l'Assemblea annuale per l'approvazione del bilancio. Il decreto chiamato “cura Italia” ha prorogato tutte le scadenze relative all'approvazione dei bilanci al prossimo 31 ottobre e analogamente la Provincia di Trento ha prolungato i tempi per la rendicontazione del contributo dell'anno 2019. ASSOCIAZIONE TRENTINI NEL MONDO o.n.l.u.s Sarà nostra cura comunicare quanto Via B. Malfatti, 21 - 38100 TRENTO (Italia) Tel. +39 0461 234379 - Fax +39 0461 230840

attività ordinarie e www.trentininelmondo.it

prima ai soci le notizie sui tempi e sui modi della ripresa delle

convocare, non appena possibile, gli organi associativi per delineare il info@trentininelmondo.it

proseguimento dell'attività 2020.

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Inviamo a tutti un cordiale saluto sperando di poterci quanto prima incontrare.


editoriale IN QUESTO NUMERO Pagine 2-3 «FORZA TRENTINO» UN VIDEO CON 100 MESSAGGI DAI CIRCOLI Pagine 4-13 I RACCONTI SUL CORONAVIRUS DAI TRENTINI NEL MONDO Pagine 14-15 A TU PER TU CON IL SOCIO: BRUNO PALESTRA Pagina 16 GENTE E FATTI Pagina 17 60 ANNI D’EUROPA Pagina 18-27 REPORTAGE: RINNOVATO IL GEMELLAGGIO TRA LA VALLAGARINA E BENTO GONÇALVES Pagina 28 CIRCOLI (Bento Gonçalves)

ASSOCIAZIONE TRENTINI NEL MONDO O.n.l.u.s.

Presidente Direttore Alberto Tafner Francesco Bocchetti TRENTINI NEL MONDO Mensile dell’Associazione Trentini nel Mondo aderente alla F.U.S.I.E

Direzione, amministrazione e redazione Via Malfatti, 21 - 38122 TRENTO Tel. 0461/234379 - Fax 0461/230840 sito: www.trentininelmondo.it e-mail:info@trentininelmondo.it Direttore responsabile Maurizio Tomasi Comitato editoriale G. Bacca, C. Barbacovi, F. Casagrande, B. Cesconi, C. Ciola, M. Dallapè, A. Degaudenz, M. Fia, B. Fronza, L. Imperadori, H. La Nave, E. Lenzi, A. Maistri, G. Michelon, P. P. Mini, F. Pisoni, P. Rizzolli, V. Rodaro, P. Rossi, G. Sbetti, M. Setti, P. Svaldi, A. Tafner, R. Tommasi, V. Triches Hanno collaborato: R. Barchiesi - S. Corradini - G. Degasperi F. Bocchetti - I. Turco - A. Sommavilla Autorizzazione del Tribunale di Trento n. 62 - 6 febbraio 1958 STAMPA: Grafiche Dalpiaz srl Ravina di Trento (TN) Per ricevere il giornale: Dal 2020 il giornale dell’Associazione cambia il rapporto con i propri lettori: non più solo abbonati ma soci della Trentini nel mondo. A pagina 29 il modulo per la richiesta di adesione in qualità di socio. N. 3 - 2020 / Stampato il 21 APRILE 2020 Le affermazioni e le opinioni espresse negli articoli firmati rispecchiano le posizioni degli autori.

le conseguenze del distanziamento sociale imposto per fronteggiare il virus

Oggi ci troviamo a fare i conti con un inatteso straniamento

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ire che stiamo attraversando un periodo che potrebbe segnare una svolta nello sviluppo della civiltà umana potrebbe essere banale, ma forse non del tutto sbagliato. Che poi il senso dello sviluppo dipenda dalla volontà, dall’intelligenza e dalla capacità dell’uomo non c’è dubbio ed è proprio questo che determina tutta una serie di interrogativi ai quali, almeno per il momento, non è possibile trovare una risposta sensata. Per il momento stiamo tutti combattendo una battaglia personale e collettiva contro una realtà che ci ha colti estremamente fragili ed impreparati e cosa ci lascerà questa esperienza, ancora non è possibile prevedere. La Trentini nel Mondo, nel limite delle sue possibilità, cercherà di imparare anche da questa drammatica vicenda quanto più è possibile per mantenere unita e coesa la Comunità Trentina che si riconosce nei Circoli e nelle persone che si sentono legate ai valori ed ai principi rappresentativi di una comune radice. Anche con questo spirito è stato fatto uno sforzo particolare per continuare a pubblicare la nostra rivista, che in questo numero darà quindi largo spazio agli interventi dei trentini nel mondo che hanno voluto rispondere al nostro appello di partecipazione e di presenza su un momento drammatico come quello che stiamo vivendo. Ma cercando anche di alleggerire per un po’ la cupezza di un’atmosfera come quella in cui ci ha precipitato la pandemia virale costringendoci tutti ad una forzata permanenza casalinga, si può dire che questa situazione ha fatto emergere un sentimento al quale non eravamo abituati: lo straniamento.

Molti affermano che questa drammatica vicenda cambierà gli esseri umani. Se il cambiamento dovesse far emergere il senso di solidarietà, di comunanza, di partecipazione, di reciprocità e di aiuto comune che dovrebbe caratterizzare la nostra civiltà, forse il terribile prezzo che stiamo pagando in questo momento non sarebbe del tutto sprecato Lo straniamento più forte che si registra in questo momento è forse quello nei confronti del tempo. Abituati come eravamo a districarci all’interno di una rete da noi stessi costruita per raccogliere i momenti di lavoro e quelli di pausa, gli appuntamenti e le riunioni, gli incontri conviviali e quelli sociali che il più delle volte non lasciavano il tempo di annoiarsi, oggi invece ci si trova a pensare come occupare costruttivamente le ore che, stando chiusi in casa, sembrano molto più lunghe e vuote. La programmazione giornaliera che scandiva il trascorrere del nostro tempo – seppure con le più diverse sfumature ed intensità – è saltata e ora biso-

gna fare uno sforzo di fantasia notevole per riempire di senso le nostre giornate. Ed a questo non eravamo preparati. Un altro straniamento che comincia a pesare fortemente sulle nostre abitudini quotidiane è legato alla sproporzione nei rapporti umani: o troppo intensi o totalmente inesistenti. Per troppo intensi si possono intendere quelli che possono derivare dalla situazione di confino all’interno della quattro pareti domestiche cui siamo obbligati e che ci costringe ad una coesistenza alla quale forse non eravamo abituati in maniera così assoluta e continuativa. Al di là della facile ironia a cui l’argomento giustamente si può prestare, resta il fatto che anche di fronte a questa insolita situazione ci si sente straniati, così come succede per l’effetto opposto e cioè l’impossibilità di incontrare amici, parenti e conoscenti con i quali abitualmente ci si incontrava per scambiare quattro chiacchiere , discutere ed elaborare progetti per il futuro. Ma lo straniamento può assumere anche dei valori ai quali non si prestava più attenzione come ad esempio il silenzio delle strade , la limpidezza dell’aria, il ritorno di alcuni animali selvatici nei pressi dei paesi e la consapevolezza di quante cose si possa fare a meno per vivere ugualmente bene. Molti affermano che questa drammatica vicenda cambierà gli esseri umani. Se il cambiamento dovesse far emergere il senso di solidarietà, di comunanza, di partecipazione, di reciprocità e di aiuto comune che dovrebbe caratterizzare la nostra civiltà, forse il terribile prezzo che stiamo pagando in questo momento non sarebbe del tutto sprecato. Alberto Tafner

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attualità

«Forza Trentino», un vid

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Venticinque Circoli trentini coinvolti (prevalentemente in Argentina ma anche in Brasile, Uruguay e Messico) e oltre un centinaio di immagini raccolte in un video caricato su internet, nelle quali le persone fotografate mostrano un cartello con la scritta “Forza Trentino”: è il risultato dell’iniziativa denominata “Abbracci trentini” promossa dal Circolo tren-

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tino di Malabrigo (Argentina) con l’intento di inviare un messaggio di vicinanza, solidarietà, incoraggiamento e speranza ai “fratelli” che abitano nella “terra dei padri”, in questo periodo difficile a causa del coronavirus. Nella lettera inviata dalla Trentini nel mondo ai Circoli per informarli che a causa dell’emergenza sanitaria l’Associazione avrebbe


attualità

deo con cento messaggi chiuso la sede, il presidente Tafner aveva manifestato la convinzione che la difficoltà del momento avrebbe fatto sentire Circoli e Associazione ancora più uniti e vicini gli uni agli altri, nonostante l’impossibilità di organizzare attività e incontri: un auspicio che ha trovato piena conferma in questa iniziativa del Circolo di Malabrigo, alla quale si affianca-

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no i numerosi messaggi arrivati in via Malfatti dai paesi nei quali sono presenti comunità di origine trentina.

Per vedere il video:

youtu.be/54fvdbVLE5s

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racconti

Le giornate dei trentini nel mondo al tempo del Covid-19

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Con la volontà di ampliare e rafforzare il senso di «grande e coesa comunità trentina» nella quale l’Associazione crede con grande convinzione, nelle settimane scorse è stata inviata una lettera ai Circoli, per invitare i «trentini nel mondo» a raccontare come stavano vivendo il periodo di eccezionale gravità per tutto il pianeta a seguito dell’epidemia da Coronavirus.

È stato chiesto di descrivere quali sono le attività, i sentimenti, i pensieri, le speranze che li accompagnano nelle loro giornate. Nella pagine che seguono pubblichiamo i racconti arrivati prima della «chiusura» di questo numero del giornale. Sul sito dell’Associazione sarà sempre disponibile la serie completa. www.trentininelmondo.it

GRAN BRETAGNA - HILLARY CAVAGNOLI

Yoga, storia, gaelico, puzzle, libri e un mandolino

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ivo in una residenza protetta per anziani a Bromley, alla periferia di Londra. Non ci è permesso di lasciare i nostri appartamenti, per cui non sto vedendo nessun altro ospite. Sto prendendo confidenza con il gaelico scozzese e superando tutti i test ma non sono ancora abbastanza brava da usarlo come mia lingua prescelta.

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Ho imparato a rimettere le corde al mio mandolino e sono molto orgogliosa di me stessa per esserci riuscita. Inoltre, sto studiando la storia delle ferrovie e sto diventando una vera autorità in materia. Insegno ai bambini italiani due volte a settimana su Skype e imparano bene. Faccio yoga ogni mattina ma ammetto che un po’ devo forzare me stessa. Non è la stes-

sa cosa farla da soli. Mi mancano tutti quelli che conosco e spero che l’apartheid finisca in un futuro non troppo distante. Sto finendo i puzzle ma ho dei libri davvero belli che non ho ancora letto. Non sto male in alcun modo ma molte anime povere stanno soffrendo e sono triste per loro. Mi manca il calcio e soprattutto Jorgen Klopp. Non vedo l’ora di rivedere tutti.


racconti ARGENTINA - fAMIGLIA CESCHINELLI Siamo in questa situazione che non possiamo controllare. In tutto il mondo si deve solo stare calmi in casa aspettando che tutto questo finisca quanto prima e lavorare duro guardando in avanti, dato che in pochi mesi questa pandemia ci ha raso al suolo e nessuno era preparato per essere pronto a reagire

Uniti e pazienti in una casa comoda e ben servita

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iviamo nella città di Tandil dove nel 1925 è arrivato mio nonno Attilio Ceschinelli, che aveva solo 17 anni. Era partito da Pieve di Bono e andò a vivere in campagna dove nacque mio padre Pablo Ceschinelli, che oggi ha 78 anni: sposato con mia madre Norma Susana Gonzalez di 77 anni, hanno avuto tre figli. Il mio nome è Atilio Gabriel Ceschinelli, ho 52 anni, e sono l’attuale presidente del Circolo Trentino di Tandil. Da venticinque giorni io, mia moglie Graciela Ochoa di 50 anni e le nostre tre figlie, Melina di 20 anni, Fiorella di 18 anni e Giuliana di 15 anni siamo chiusi in casa. Fin dal primo giorno della quarantena ci accompagna Nicolas Tolosa di 21 anni, fidanzato di Melina, dato che è uno studente e la sua famiglia risiede a 400 chilometri da Tandil. La situazione è molto grave, in alcuni paesi peggio che in altri e ogni giorno nessuno sa come andrà a finire l’attacco del virus: per questo solo uno di noi sei esce in caso di estrema necessità. Abbiamo la fortuna che le ragazze si destreggiano bene con le reti sociali, si occupano di tutto, dagli acquisti al supermercato a quelli in farmacia ecc. Anche mia moglie è molto brava con il web e organizza i nostri doveri. L’unico modo per spegnere questo fuoco è bloccare gli s p o s t a me nt i delle persone: non farmuovere l’umanità è cosa impossibile da realizzare e proprio per questo è opportuno

spostarsi solo il giusto e il necessario. Ho potuto vedere i miei genitori, che vivono a dieci isolati da casa mia, solo due volte, dietro la recinzione, stando a due metri di distanza per solo due minuti. So che è una cosa terribile soprattutto per loro ma non c’è altra scelta. Servono consapevolezza ed estrema cautela. Loro stanno bene, ricevono quello di cui hanno bisogno e li sgridiamo se vogliono uscire. Però per loro è molto difficile. In casa durante il giorno ognuno fa i suoi lavori online: Melina e Fiorella con l’università e Giuliana con la scuola secondaria. Anche io e Graciela possiamo lavorare da casa e l’altra mia attività di agente immobiliare in questo momento va molto male, dato che nessuno può andare in giro per vendere o affittare case: si tratta di un’attività che comporta l’incontro tra persone e questo adesso è proibito, così ogni giorno cerchiamo di trovare nuove opzioni per proseguire questa attività. Abbiamo un ordine per fare le pulizie, cucinare, lavare ecc. e andiamo molto d’accordo, siamo molto uniti e pazienti. Come padre di famiglia è una grande soddisfazione avere questa meravigliosa famiglia. Facciamo anche molta attività fisica dato che Nicolas è professore di ginnastica e ci fa fare esercizi giornalmente. Abbiamo poi la fortuna di abitare in una casa molto comoda e con tutti i servizi, così poter usare telefono, computer e televisione. Netflix è la nostra gran compagnia. Pomelo e Ramon sono i nostri due gatti e sembra ci guardino pensando: «ma quando se

Pomelo e Ramon, i nostri due gatti , sembra ci guardino pensando: «ma quando se ne vanno questi matti da casa?»

ne vanno questi matti da casa?» Prestiamo molta attenzione alle notizie che arrivano dall’Italia e dalla Spagna, per amore dei nostri nonni che sono arrivati da lì, dei nostri amici e di mio fratello Pablo Andres Ceschinelli, che da sei mesi si trova da solo in Spagna (a Palma di Maiorca) poiché la sua famiglia è qui a Tandil e non ha fatto in tempo a mettersi in viaggio per raggiungerlo. Siamo in questa situazione che non possiamo controllare. In tutto il mondo dobbiamo solo stare calmi in casa aspettando che tutto questo finisca quanto prima e lavorare duro guardando in avanti dato che in pochi mesi questa pandemia ci ha raso al suolo e nessuno era preparato per essere pronto a reagire. Purtroppo in un certo modo i governanti del mondo sono i responsabili delle migliaia di morti. Rimane solo da attenersi alle indicazioni. La preoccupazione ci accompagna realmente in ogni momento, siamo tutti dentro questo problema. Vorrei anche ricordare il grande coraggio di tutto il personale sanitario mondiale, che ogni giorno muore per curarci e guarirci, spesso senza avere il necessario per farlo. Mia sorella Roxana Soraya Ceschinelli, 49 anni, da venticinque lavora come infermiera qui a Tandil ed ogni giorno affronta questa terribile realtà. Sono molto orgoglioso di lei e delle persone che fanno il suo stesso lavoro.

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racconti URUGUAY - Jorge zas e graciela vivaldelli

Giornate operose con tanta nostalgia per i nipoti

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enso che a quasi tutti, o almeno questo vale per me, questo periodo nel quale dobbiamo rimanere in casa a causa della pandemia di coronavirus dia l’opportunità di fare cose diverse o di tornare a fare cose in casa, semplici e facili, ma che non si facevano da molto tempo. La prima cosa da dire è che in ogni momento ognuno ha in mente il dramma che l’umanità sta vivendo e l’incertezza su quando e come ne usciremo. I mezzi di informazione ci tengono aggiornati su ciò che sta accadendo nel mondo e soprattutto in Italia e Spagna e nei nostri vicini Brasile e Argentina. Quale mondo avremo quando la pandemia sarà passata? Sicuramente molte cose saranno diverse. Non so se nel bene o nel male, ma sicuramente diverse. L’isolamento ci fa vedere molto poco i nostri figli e non vedere i nostri nipoti, ad eccezione di alcune videochiamate. Questo è ciò che più manca me e a mia moglie Graciela Vivaldelli. La mia casa ha un piccolo terreno, dove crescono una vigna ed altre piante, delle quali si prende cura Graciela. Ci abito da quando sono nato. In questa casa siamo venuti ad abitare con Graciela quando celi siamo sposati e qui abbiamo formato la nostra famiglia: i nostri figli Fernando ed

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Alberto sono nati e cresciuti qui. Oggi abbiamo tre nipoti: Camilo e Lautaro, figli di Fernando e Sandra e Luana, figlia di Alberto e Alejandra. Quando ero bambino c’erano diciotto filari di vigna e mio nonno produceva 300 litri di vino ogni anno. Nel corso degli anni abbiamo ristrutturato la casa, espandendola e riducendo le viti, lasciando solo tre filari, che producono circa 50 chili di uva e ottima ombra in estate. Da molti anni non vendemmia-

vo, compito che veniva svolto da una persona che lo fa per mestiere. Questo è stato uno dei primi cambiamenti nella mia routine. Quando è iniziato l’isolamento era tempo di raccogliere l’uva. Così ho vendemmiato. Una parte dell’uva l’ho conservata per me e il resto l’ho dato ai miei figli e ai miei vicini. Ho anche tagliato l’erba, operazione che di solito non avevo tempo di fare. Mi piace osservare quello che succede nel fondo. Ci sono tanti uccelli che vi arrivano: ne ho

contato dodici diverse specie. I passeri sono i più abbondanti. Ho uno stagno con 23 tartarughe e centinaia di mojarritas (un pesce lungo non più di due centimetri). Ho anche un gatto, un grande acquario con altre mojarritas, lumache d’acqua dolce e piante acquatiche. Ogni giorno tengo d’occhio questi animali e li nutro. Siamo in autunno, ma un autunno molto benevolo, con buone temperature, non fa caldo e il freddo non è ancora iniziato e quasi ogni giorno c’è un sole mol-


Una poesia da Londra

to piacevole. Ho trovato il tempo per l’esercizio fisico. Ho un tapis roulant, che finora non avevao mai usato, sul quale ora cammino trenta minuti ogni giorno. Sto mettendo in ordine molti documenti, compresi molti che riguardano il Circolo Trentino. Ho appeso dei quadri che da tempo erano in attesa di una collocazione. Seguendo le raccomandazioni di mangiare cibi alcalini come prevenzione contro questo virus, ogni giorno preparo un frullato con aglio, cipolla e limone (a mia

moglie non piace questa invenzione). Ogni giorno, oltre al caffè, che non manca mai, mi preparo tè fatti con varie erbe, tra le quali lo zenzero. Aggiungo anche un pizzico di cannella. Mia moglie passa più tempo in cucina e questo fa sì che consumiamo molti più cibi freschi fatti in casa. Dopo pranzo di solito mi addormento guardando il telegiornale. Per cena quasi ogni sera prepariamo una zuppa di verdure, molto gustosa e leggera. Come risultato della riduzione dello stress, dell’esercizio fisico e dei cambiamenti nella dieta, il

mio livello di zucchero nel sangue è diminuito e sto bene. Sto trovando il tempo per leggere e anche per guardare, oltre alle notizie, programmi interessanti in televisione o su internet. Mi è capitato anche di rivedere film comici visti quando ero bambino, che mi divertivano e mi divertono molto, come quelli di Charles Chaplin e dei «Los Tres Chiflados (I tre marmittoni). In sintesi, con le precisazioni fatte all’inizio riferite all’intero contesto e alla mancanza dei miei nipoti e dei miei figli che vedo poco, posso dire che mi sono abituato, mi sto divertendo e mi riposo molto. Sto pensando di provare a suonare di nuovo la cornamusa e mi sembra che il giorno in cui tutto tornerà alla normalità, dovrò fare uno sforzo per tornare a recuperare il livello di attività che avevo prima. Oltre a ciò, senza dubbio si vive con sentimenti contraddittori, perché nonostante ciò che ho appena espresso, mi mancano anche l’attività, le persone, il Circolo Trentino e le altre associazioni a cui sono legato e spero che tutto questo duri molto poco.

Coronavirus Stay at home don’t go out! There’s something nasty getting about. Boris keeps making it clear but lots of people just don’t hear. Now, I’m doing what I’ve been told, because you see I’m pretty old. And it might lead to an odd situation due to the straion my imagination. All these years of earning a living, doing nothing is, well, unforgiving! So I shall sit and watch TV and see it happening, whatever it be. From my mind and in my heart, for all the people that I know and love, my lips will move for “Him” above, Our Father who art in Heaven…… Cav. Armo Collini, 89 anni Londra, 31 Marzo 2020

URUGUAY - MARIA ROSA CAPRARO FERRONATO

Supereremo questo momento essendo solidali

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crivo da Montevideo, capitale dell’Uruguay. Mio nonno Carlos Capraro è nato a Roncegno e mia madre a Bassano del Grappa. Quest’anno ho iniziato le lezioni di italiano al Circolo Trentino. Ho seguito due lezioni in aula e una su WhatsApp.

Da quattordici giorni vivo con i miei genitori di 92 anni. Sono un medico andato in pensione all’età di 65 anni e vorrei essere in prima linea come lo furono i miei nonni. Comunque, quello che sto facendo - rimanere isolata insieme ai miei vecchi genitori - è molto utile per il mio Uruguay. Qui siamo noi tre e nessun altro.

Pratico l’italiano leggendo il giornale italiano che viene distribuito con «El Pais» e seguo da vicino ciò che vivono nella mia amata Italia! Supereremo questo momento, come l’umanità ha sempre fatto in occasione di altre pandemie! Ce la faremo essendo solidali. Tanti saluti da questo piccolo paese.

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racconti BRASILE - elis facchini e paulo sergio ZEMBRUSKI

Nella megalopoli con apprensione e speranza

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i chiamo Elis Facchini, vengo da Nova Trento, nello stato di Santa Catarina (Brasile), ma attualmente vivo a San Paolo, nello stato di San Paolo, una delle più grandi città del mondo, con circa 12 milioni di abitanti. Ho discendenza trentina, sia da parte di madre (famiglia Dal Rì, da Nanno, Val di Non), sia da parte di padre (famiglia Facchini, da Rovereto, Vallagarina). Sono sposata con Paulo Sérgio Zembruski - che ha anche discendenza trentina da parte di madre (famiglia Leonardi, di Tuenno, Val di Non). Abbiamo vissuto momenti molto difficili a causa del coronavirus qui in Brasile. Precisamente dal 17 marzo, stiamo applicando il distanziamento sociale. Tuttavia, rimango in casa quasi sempre, in quanto sono disoccupata e in cerca di lavoro da molto tempo. Mio marito continua a lavorare, ma non tutti i giorni (sta facendo staffetta con i suoi colleghi). È un funzionario della scuola di medicina dell’Università di San Paolo e lì, sin dall’inizio della pandemia, hanno cercato soluzioni per il Covid-19. Vederlo uscire quasi ogni giorno per andare al lavoro crea

Foto di Luciano Tieixeira da Pixabay

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Leggere, ascoltare musica classica, meditare, praticare yoga e pilates tramite un’applicazione per telefoni cellulari che la palestra del nostro quartiere ha reso disponibile: sono queste le mie distrazioni durante questo periodo una grande apprensione, anche se sappiamo che stiamo prendendo tutte le misure preventive: indossare mascherine, lavarsi le mani molto bene con acqua e sapone e usare gel per alcol. Anche la nostra routine per an-

dare al supermercato è cambiata molto. Non andiamo spesso come prima della pandemia. Viviamo molto vicino a una catena di supermercati, il che rende le cose molto più facili. Anche se così, abbiamo però fatto acquisti più con-

sistenti per rimanere a casa il più a lungo possibile. Inoltre, quando portiamo a casa quello che abbiamo comperato, ci preoccupiamo di lavare molto bene il cibo con candeggina e di disinfettare gli altri prodotti con acqua e sapone o addirittura gel al 70% di alcol. All’inizio del distanziamento sociale, abbiamo notato che le persone stavano rispettando rigorosamente le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Tuttavia, nelle ultime settimane, almeno qui in Brasile, abbiamo visto un maggiore “allentamento”: le persone hanno deciso di tornare alla loro routine uscendo di casa, soprattutto gli anziani, anche se con il commercio praticamente tutto chiuso (ad eccezione di farmacie e supermercati). Perché lo dico? Viviamo in un quartiere che ha un’alta percentuale di anziani. Qui quelli che vediamo di più sono proprio loro, che vanno per strada senza alcuna misura protettiva - mascherine, per esempio - e questo mi provoca tristezza e preoccupazione. Penso che molto di questo allentamento, questo desiderio di uscire di casa, siano frutto dei


racconti

discorsi del nostro Presidente della Repubblica, che in diverse occasioni - incluso nei discorsi alla televisione, ha affermato che il Covid-19 altro non è che una «piccola influenza», che non c’è motivo per così tanto clamore, che il virus sta già scomparendo. Ha anche dichiarato che esiste già un rimedio per il problema – l’idrossiclorochina - ma non ci sono prove scientifiche sull’efficacia dell’uso di questo farmaco per il trattamento del Covid-19. Sono discorsi che mi rendono un po’ angosciata, perché influenza gran parte della popolazione. D’altra parte, il Ministro della Salute sottolinea che dobbiamo rimanere nelle nostre case, perché questo è l’unico modo per combattere la malattia. In altre parole, siamo un po’ «persi», senza sapere chi ascoltare. In famIglia, almeno, seguiamo le raccomandazioni dell’OMS: distanziamento sociale e uscirte di casa indossando solo mascherine e, naturalmente, lavarsi le mani dozzine e dozzine di volte. Crediamo che, in questo modo, proteggiamo gli altri e noi stessi. Le mie distrazioni durante questo periodo di distanziamento sociale sono ascoltare musica classica, leggere, meditare, praticare yoga e pilates tramite un’applica-

zione per telefoni cellulari che la palestra del nostro quartiere ha reso disponibile. È stata un’ancora di salvezza nel mezzo di tutto. Bene, questa è la mia storia. Un breve resoconto di una discendente di trentini che sta cercando di affrontare questa pandemia nel miglior modo possibile. In questo momento di dolore - di fronte a così tante morti – auguro forza agli italiani e anche ai brasiliani, perché credo che non siamo nemmeno a metà del problema. Auguro a tutti di essere in grado di affrontarlo nel migliore dei modi e che ci si possa presto abbracciare di nuovo. Un abbraccio confortante e lungo. Un abbraccio di amicizia tra Brasile e Italia.

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l mio nome è Paulo Sérgio Zembruski, nato a Pato Branco (Paranà), sono discendente di Leonardi di Tuenno (Val di Non – Trentino) e attualmente vivo a San Paolo. Lavoro alla FMUSP (Facoltà di Medicina dell’Università di San Paolo) nel settore della documentazione scientifica. Nei suoi 108 anni di esistenza, questa del coronavirus è la seconda epidemia mondiale che la facoltà sta affrontando. Il complesso di ospedali e istituti che fanno capo alla FMUSP serve in media 120 mila pazienti al giorno, numeri che ci rendono uno dei più grandi complessi ospedalieri del mondo. Per affrontare Covid-19, abbiamo novecento letti in terapia intensiva dedicati alla malattia. Mi sono

alternato con i miei colleghi nel settore universitario. Per la mia età e per l’assenza di comorbilità, non posso rimanere a casa tutto il tempo, come nel caso degli over 60 e di quelli con diabete e ipertensione. Poiché la scuola di medicina produce molte ricerche in campo medico, queste non possono fermarsi, inclusa quella che si sta facendo in questo momento per il Covid-19. Con un misto di apprensione e dovere, lascio la casa tre volte a settimana per andare al lavoro. Poiché la malattia è silenziosa e spesso asintomatica, succede che genera questo clima di non sapere cosa fare. Lontano da casa ho sempre indossato una mascherina e ho lavato le mani con acqua e sapone o con gel alcolico, le misure standard di igiene e protezione raccomandate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ma guardando all’esempio degli orientali che, con azioni semplici ed efficaci, hanno ottenuto un grande successo nella lotta contro la malattia. D’altra parte, a causa del lavoro nella scuola di medicina, ho il dovere di lavorare nella lotta per aiutare a ridurre i casi, curare e ricercare un vaccino in modo che muoia il numero minimo di persone. Speriamo che un vaccino arrivi, forse prima di due anni, il mondo se lo aspetta. Lavoreremo 24 ore al giorno, tutti i giorni in modo che la cura arrivi il più rapidamente possibile, la scienza è ancora una volta la protagonista dopo così tanto discredito da parte della società. Per placare la mia ansia e riposare la mente, mi prendo cura dell’orto della Facoltà, che è un altro progetto che sviluppo all’interno del college. Prendersi cura delle piante, spostare il terreno e raccogliere è tonificante. E mangiare prodotti biologici aumenta la nostra immunità e ho una salute migliore.

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racconti STATI UNITI - VINCENZO MAGANZINI

Questo è un tempo in cui le decisioni sono difficili

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el Massachusetts per tutti la vita è cambiata drasticamente nel marzo 2020. Anche se ci erano arrivate notizie di problemi di salute a livello internazionale, non c’è stato alcun urgente invito all’azione. Chissà cosa sarebbe successo se avessimo chiuso gli aeroporti a dicembre e gennaio? Sarebbe stata una decisione difficile da prendere, ma col senno di poi potrebbe essere stata la decisione migliore. Il Massachusetts (e molti altri stati degli Stati Uniti) hanno chiesto ai dipendenti dei settori ritenuti non essenziali di rimanere a casa. Sorprendentemente (e con gratitudine) ho scoperto che il mio il lavoro come bancario mi ha reso essenziale! Inoltre, per fortuna, anche mia moglie, Sara, che è una professoressa, è stata autorizzata a continuare insegnamento e ricerca lavorando online. Grazie a Dio! (in italiano nel testo originale in inglese) Negli Stati Uniti è stato deciso di chiudere le attività impren-

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ditoriali e di dare alle persone l’opportunità di presentare domanda di disoccupazione. E sono stati milioni a farlo! Mi chiedo se non sarebbe stato meglio dare i soldi alle imprese per pagare gli stipendi e poi sborsati. È un’altra decisione difficile. In questo momento a Medford (dove abito alla periferia di Boston) le strade sono vuote: anche

su Revere’s Ride (foto a sinistra), solitamente molto trafficata, non ci sono né auto né persone. Le piccole bacheche (nella foto qui sotto a destra) nelle quali prima venivano messi solo libri, adesso contengono libri e cibo. Sono piccole biblioteche che offrono merci gratuitamente. Le nostre biblioteche pubbliche sono tutte chiuse!

Scatta la solidarietà fra i vicini, che si mettono a disposizione per alleviare le difficoltà (foto a centro pagina). Non vediamo l’ora di tornare ai bei tempi di prima che il Covid-19 entrasse nelle nostre vite. Fino ad allora stiamo calmi e andiamo avanti. E lavatevi le mani con molto sapone! (in italiano nel testo originale in inglese)


racconti australia - PADRE FERRUCCIO BERTAGNOLLI

Internet per aggiornarsi e sentirsi con gli amici

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uesto è un periodo, senz’altro straordinario e senza precedenti nella nostra vita. Anche noi in Australia siamo tutti incoraggiati (e qualcuno anche forzato) a rimanere chiusi in casa, soprattutto gli anziani sopra i 70 anni di età, o sopra i 60 se uno è già indebolito da altre malattie. Anch’io mi trovo in questa categoria, e mi immagino in compagnia di milioni di anziani in giro per il mondo. La mia giornata inizia con la Santa Messa e la preghiera della Chiesa: la nostra piccola comunità di religiosi si sente di rappresentare tutti coloro che sono coinvolti dal contagio del coronavirus: anziani e bambini, famiglie e studenti, emigranti che sono soli, ammalati negli ospedali, personale medico esposto al pericolo di contagio, governanti che portano la responsabilità della sanità pubblica, disoccupati e poveri creati dal coronavirus... e tanti fratelli e sorelle nella fede che non hanno la possibilità di partecipare alla santa Messa. Nella mattinata mi aggiorno sulla situazione del virus nel mondo, tramite internet.

E appunto tramite questo mezzo mi tengo in contatto con parenti e amici in varie parti del mondo.

Nel pomeriggio mi servo del contatto telefonico per portare un saluto e un messaggio a tante persone anziane che conosco; in primo luogo cari amici trentini in molte parti dell’Australia. Il tempo non è mai sufficiente per raggiungere tutti, soprattutto in questo tempo della settimana santa e della Pasqua. Mi sono fatto una lunga lista di persone da contattare prima di Pasqua e spero di riuscire a parlare con tutti. La preghiera e la lettura di riviste e giornali, libri e periodici di formazione spirituale e intellettuale, occupano tanti momenti della giornata. Vivo presso il «Centro Don Bosco per ritiri spirituali e per conferenze» - un centro che a ragione della sua missione è situato lontano dal contatto diretto con il pubblico e l’abitato. Paragono questo posto a un «maso» nel nostro Trentino... E mentre tutte le attività di gruppo o per individui sono sospese, cerchiamo di mantenere l’ambiente e la zona intorno agli edifici in ottime condizioni e questo richiede un po’ di lavoro pratico, sempre nella speranza che questa pandemia non si prolunghi troppo.

Il bell’incontro di Ermanno con Ines, Rosemary ed Esther Fra tante storie di contatto con i Trentini in Australia, ecco quella con Ermanno (qui conosciuto anche come Peter) Valentinelli, di Bolentina, frazione di Malé in Val di Sole. Dopo molti anni di mancanza di contatto, Ermanno si è fatto sentire qualche mese fa quando era in convalescenza in ospedale. Quando l’ho incontrato, mi chiese se potevo attivarmi per rintracciare le sorelle Iachelini, il cui padre Giovanni di Monclassico (Val di Sole) - morto qualche anno fa a Melbourne - era stato un suo grande amico. Ermanno era stato addirittura il padrino di battesimo di una delle figlie di Giovanni, Rosemary. Dopo varie ricerche e con l’aiuto di Pio Fedrizzi (ex-presidente del Circolo Trentino di Melbourne), sono riuscito a rintracciare Esther Iachelini.

Con Esther ci siamo accordati di trovarci a casa sua con Ermanno e le altre sorelle Iachelini: l’incontro è avvenuto il 21 marzo e in quella occasione è stata scattata la foto

nella quale si vedono (da sinistra) Ines, Rosemary, Esther Iachelini, Ermanno (Peter) Valentinelli, e il sottoscritto. Ermanno ora si trova in una

Casa di Riposo per Anziani. Purtroppo (come anche in Italia) la Casa è’ chiusa a tutte le visite. L’unico contatto è tramite il telefono.

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racconti URUGuAY - MARIA BERNARDI

Dobbiamo fare tesoro di ciò che stiamo imparando

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l Coronavirus è arrivato anche in Uruguay: la possibilità che succedesse sembrava così lontana e invece è arrivato e si è diffuso. Il 19 marzo è stata proposta la quarantena volontaria (detta anche distanziamento sociale) e una misura di prevenzione così drastica ha influito sulla società nel suo insieme e ha cambiato abitudini e consuetudini. Siamo passati al telelavoro, si studia su piattaforme diverse o tramite applicazioni, le modalità di acquisti dei beni sono state riorganizzate e di esce il meno possibile. L’attività economica è fortemente danneggiata, ma penso che come per la stragrande maggioranza, abbiamo avuto modo di recuperare tempo per la famiglia, per i sapori della cucina casalinga, quella che la nonna faceva per noi. Chi non ha provato a fare il pane con lievito madre? Preparare tagliatelle? Stiamo facendo cose che normalmente non facciamo perché troppo impegnati: come leggere un libro, ascoltare musica, rispolverare i giochi da tavolo. Queste attività ci aiutano

a svagarci e allo stesso tempo ad unirci per affrontare meglio questo brutto momento. Per comunicare con i nostri cari effettuiamo videochiamate, così da perdere la quotidianità dei rapporti con i nostri affetti. Per quanto riguarda le attività sociali e culturali del Circolo trentino di Colonia del Sacramento (della quale sono la presidente), l’insegnante di italiano ha pro-

posto di fare le lezioni usando un programma apposito per le videoconferenze, che è stato molto utile per non interrompere questa bella attività e tenersi in contatto. Guardando tutto questo da un’altra prospettiva, credo che questa emergenza sanitaria finirà e ci porterà a fare tesoro di tutto ciò che abbiamo imparato durante la pandemia: alcune cose

cambieranno, torneremo ad incontrarci e alle nostre attività e ad una nuova normalità. La lezione che dobbiamo imparare da quello che sta succedendo è che si deve cambiare il modo di pensare, rallentare e affrontare le circostanze, essere flessibili. Dobbiamo capire che per guarire ed essere sicuri dobbiamo rimanere in casa Un forte abbraccio virtuale.

Chaco, il Coronavirus si è portato via Guido Benvenutti Un lutto a causa del Coronavirus ha colpito la comunità trentina del Chaco (Argentina): Ariel Guido Benvenutti, 53 anni, avvocato di professione e musicista per passione, discendente di trentini emigrati da Tione, socio attivo del Circolo di Resistencia, scomparso il 24 marzo, è una delle vittime argentine. Ecco come lo ricorda il presidente del Circolo trentino. «Improvvisamente una canzone ha smesso di suonare, una chitarra è diventata silenziosa, il silenzio ha inondato la sala del nostro Circolo...

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Oggi salutiamo Ariel Guido Benvenutti, socio, amico e collaboratore incondizionato. Ci resta il ricordo della sua gioia, del suo umorismo, della sua passione per quello che ha fatto, delle sue parole di incorag-

giamento, della sua mano sempre pronta ad aiutare e il suo cuore trentino che trasmetteva energia. Caro amico, si muore solo quando viene dimenticato e questo qui nel tuo Circolo non succederà. Un’antica poesia scozzese dice: “Puoi piangere perché non c’è più o puoi sorridere perché è vissuto. Puoi chiudere gli occhi e pregare che torni o puoi aprirli e vedere tutto ciò che ha lasciato. Il tuo cuore può essere vuoto perché non puoi vederlo o pieno dell’amore che avete condiviso. Puoi piangere, chiudere la mente, sentire il vuoto e voltare le spalle, oppure puoi fare quello che vorrebbe: sorridere, aprire gli occhi, amare e andare avanti”. Sergio Escalante Gadotti


racconti URUGuAY - SILVIA NORBIS

Giornate dedicate a riappropriarsi dei cinque sensi

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iamo Silvia e Jorge e stiamo attraversano la quarantena, scoprendo il nostro piccolo mondo attraverso i cinque sensi. Riempiamo la chitarra di canzoni, aggiungiamo nuovi accordi, ascoltiamo attentamente le nuove canzoni, riscopriamo quelle di un tempo, ascoltiamo la stessa canzone in diverse versioni, leggiamo i testi, tutta la musica è benvenuta nel nostro salotto, arriva, ci sorprende e ci delizia Un aroma regala centinaia di sostanze e sensazioni diverse, ci aiuta a percepire sempre meglio il cibo; ogni cibo ha aromi distintivi e ogni aroma è composto da molte molecole volatili diverse; verdure, erbe e spezie ne hanno una o due dozzine e i frutti ne possono emettere diverse centinaia; saggiamente aromatizziamo i piatti che prepariamo. Per imparare a distinguere alcuni aromi si deve assaporare attentamente ogni cibo. Sperimentiamo anche i sapori elementari come acido o agro, amaro, dolce, salato e umami. Il tatto è ciò che ci consente di sentire, toccare, accarezzare gli oggetti intorno a noi o che sono

alla nostra portata e anche senza toccarli possiamo percepire se sono freddo o caldi. Ci prendiamo il tempo di trasformare ogni piatto in un’opera d’arte di sapori, colori, forme e trame con attenzione al disegno. Abbiamo deciso di smettere di vedere per arrivare invece a guardare, soffermandosi su ciò che arricchisce; guardare bene per scoprire cosa possiamo fare per cambiare ciò che è sbagliato; siccome si dice che siamo ciò che guardiamo, allora guardiamo il cielo e le stelle; ci piace guardare le lettere dell’alfabeto, immergerci in esse, correre al dizionario, dibattere e discutere, comunicare tra di noi con il cervello e il cuore. Ci concediamo anche di trasformare uno strumento in suono, cibo in pasti, momenti fugaci in foto, lettere in libri, piccoli passi in bellissime passeggiate, osservare la luna attraverso il telescopio, visitiamo gallerie virtuali, aiutiamo gli altri in quello che è possibile, continuiamo a lavorare con le nuove modalità, coltivando noi stessi ad essere creativi, dando un nuovo significato alla nostra vita. Oh, oltre a ringraziare ogni giorno per esserci.

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brasile - RODRIGO NEGRI VITTI

In famiglia, applicando il distanziamento sociale

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i chiamo Rodrigo Negri Vitti (36 anni) sposato con Graziela Vitti (37 anni) e abbiamo due figli: Otávio Negri Vitti (6) e Olívia Negri Vitti (5 mesi), tutti discendenti della zona di Albiano e Cortesano - Vigo Meano. Viviamo in Brasile, nello stato di San Paolo, nel comune di Piracicaba, e facciamo parte del Consiglio di amministrazione del Circolo Trentino di Piracicaba. Sono un venditore. Mia moglie è un’infermiera, tornata a lavorare questa settimana all’ospedale qui a Piracicaba dopo il congedo di maternità e una vacanza.

Anche Piracicaba ha bisogno di professionisti sul fronte della battaglia... Piracicaba si trova nell’entroterra di San Pa-

olo (a 180 km dalla città), abbiamo circa 180 casi di coronavirus ma finora ne sono stati confermati 30. Trascorriamo le giornate in famiglia, applicando il distanziamento sociale, aiutando anche i nostri genitori e i nostri parenti. Stiamo tutti bene, grazie a Dio! Preghiamo e speriamo che questa pandemia finisca il più presto possibile per tornare alla normale routine. Auguriamo ai malati di guarire e a tutta l’Italia, in particolare al nostro Trentino, auguriamo forza nella convinzione che tutto passerà! Saluti a tutti.

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a tu per tu

Bruno Palestra, un esempio di impeg Provincia di Trento: incidenza %; genere; età

46.929 persone

8,7% della popolazione provinciale

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cusi signorina, sarebbe così gentile da scrivermi 53,4%qui il donne il mio suo nome? Quando terrò discorso di ringraziamento voglio essere certo di pronunciarlo nel modo corretto». Sono queste le prime parole che mi ha rivolto Bruno Palestra, subito dopo esserci presentati nel giorno della sua nomina a socio benemerito della Trentini nel mondo. Il 7 marzo 2020, presso il ristorante «Stare Vrbe» di Sarajevo, è stata la giornata di Bruno. A rendergli omaggio ed esprimergli la loro stima, erano presenti non solo membri e rappresentanti dei circoli trentini e delle associazioni italiane di Tuzla, Banja Luka e Sarajevo, ma anche l’ambasciatore italiano in Bosnia Erzegovina, Nicola Minasi, la Cancelliere Anna Cascella e naturalmente anche una piccola delegazione della Trentini nel mondo, composta dal direttore Francesco Bocchetti e da due membri dello staff, Giada Degasperi ed io. Bruno Palestra è un uomo di 90 anni che ha vissuto tanto e, per quanto possa suonare retorico, altrettanto ha saputo dare alla Bosnia Erzegovina. Nato a Bijeljina (BIH) nel 1930, Bruno, come si evince dal nome, ha origini italiane. Il padre Gildo era un commerciante milanese cresciuto nel quartiere di Porta Genova, la madre Leposava, una sarta di origini serbe. È lui che durante il pranzo mi invita ad intervistarlo, lasciando la zuppa a raffreddare nel piatto sotto lo sguardo interrogativo dei camerieri e la mia espressione di puro stupore, avida di conoscere gli aneddoti di un uomo che di ordinario ha ben poco. Apprendo così che durante la seconda guerra mondiale Bruno si trasferì con i genitori a Milano, per poi tornare in Bosnia una volta terminato il conflitto. La guerra degli anni ‘90 che ha sconvolto i Balcani resta sullo

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Nato in Bosnia Erzegovina novantanni anni fa, figlio di un commerciante milanese, ingegnere di professione, è stato nominato dalla Trentini nel mondo «socio benemerito»

sfondo della conversazione, come un fantasma che aleggia sopra le nostre teste, pronto a materializzarsi al primo accenno, che arriva inevitabilmente quasi subito, quando Bruno racconta: “Prima- e quel prima indica senza bisogno di spiegazioni lo spartiacque che

ha segnato la storia della ex Jugoslavia- non esistevano distinzioni.Ognuno era libero ed accettato dagli altri per quello che era: un essere umano. Una chiesa cattolica, una chiesa ortodossa

Bruno Palestra insieme con l’ambasciatore italiano in Bosnia Erzegovina, Nicola Minasi (a sinistra) e il direttore della Trentini nel mondo, Francesco Bocchetti.

e una moschea a pochi metri le une dalle altre erano una realtà normale e scontata per tutti. Mio padre, cattolico, sposò una serba ortodossa, mentre io ho sposato Bahrija, musulmana bosniaca. Il nostro matrimonio dura da 62 anni, durante i quali abbiamo avuto una figlia, Rina, il cui figlio ci ha regalato due bisnipoti e un terzo in arrivo”. Bruno è un uomo pratico. Un ingegnere che nel corso della sua carriera ha progettato infrastrutture e più di mille chilometri di strade in tutta la Bosnia Erzegovina, risultato del quale è particolarmente orgoglioso perchè, dice, “Con il mio lavoro ho lasciato su questa terra qualcosa di concreto, che rimarrà per anni a testimoniare quanto il mio impegno e il mio mestiere siano stati e


con il socio

gno e umanità, testimone della storia Mi sono avvicinato alla comunità trentina e all’Associazione stringendo negli anni un rapporto di amicizia

Rino Zandonai era un uomo generoso con il quale si era stabilito un rapporto di fiducia reciproca

saranno importanti per migliaia e migliaia di persone”. Prius vivere deinde philosophari, dunque. I camerieri chiedono se davvero non voglia nemmeno assaggiare la zuppa. Bruno li congeda con un educato ma fermo gesto della mano. Adesso ha voglia di parlare, di raccontarsi. Per il cibo ci sarà tempo. Dal canto mio, a mangiare non ci penso nemmeno, vorrei soltanto chiedere, chiedere a Bruno di raccontarmi il più possibile, ma lascio che sia lui a seguire il filo dei suoi ricordi. In un italiano perfetto mi racconta la storia dell’ex Jugoslavia: la dissoluzione; l’ascesa dei nazionalismi; il referendum per l’indipendenza della Bosnia Erzegovina “nel quale ho votato naturalmente a favore”, e poi, inevitabile, quella maledetta guerra che rappresenta ancora oggi l’emblema del massacro. “1425 giorni. Tanto è durato l’assedio di Sarajevo (vedi articolo sulla pagina seguente). Ed io sono rimasto qui, cercando di sopravvivere e di fare la mia parte, dal primo all’ultimo giorno”. Non oso interromperlo perchè

manità che ha saputo dimostrare sia in tempo di guerra che negli anni successivi, mantenendo viva l’unione dei cittadini di origine italiana e prodigandosi per far si che fosse veicolo di conoscenza, condivisione e opportunità. È un uomo emozionato quello che ritira e mostra con orgoglio l’attestato che lo riconosce socio benemerito, un uomo onorato dalle lodi che gli vengono tributate dalle autorità, ma soprattutto un uomo grato, che non smette di ringraziare chi ha saputo riconoscere e premiare il suo valore. L’ultimo ricordo della giornata di Bruno è per Rino Zandonai, l’indimenticato ex direttore della Trentini nel mondo scomparso tragicamente undici anni fa. “Rino non era un direttore ma un amico. Veniva a Sarajevo due, anche tre volte all’anno. Se non riusciva a trovare un motivo istituzionale per compiere il viaggio, lo faceva come privato cittadino. E ci aiutava. Ricordo che ci portava carta, libri, matite, cancelleria impossibile da reperire in tempo di guerra. Ricordo le nostre chiacchierate che si protraevano fino a notte fonda, ben oltre l’orario del coprifuoco. Era un uomo generoso, con il quale si era stabilito un rapporto di fiducia reciproca, che ci ha aiutati senza alcuna remora, fornendoci beni importanti e finanziando le attività della nostra associazione, che continua ad esistere e resistere. I membri sono per la stragrande maggioranza anziani, ma non demordiamo: ogni anno organizziamo iniziative culturali e corsi di italiano per trasferire al popolo bosniaco la nostra lingua”. Alice Sommavilla

percepisco chiaramente la portata storica e umana della sua testimonianza. Nella mia testa si affacciano le immagini di una tragedia che da ragazzina guardavo a distanza di sicurezza attraverso i telegiornali, e mi rendo conto una volta in più del privilegio che sto avendo, ascoltando le parole di quest’uomo. La situazione era quella che era. Nel condominio in cui vivevo sono morti cento inquilini. Vivevamo sotto un assedio che sembrava non avrebbe mai avuto fine. La mia età non mi permetteva di prendere parte alla difesa attiva della città, così ho deciso di contribuire in un altro modo. Rimanere immobili avrebbe significato arrendersi. “La priorità era naturalmente riuscire ad accedere agli aiuti umanitari, per poter sopravvivere. Un singolo cittadino da solo poteva fare ben poco, mentre un

gruppo organizzato avrebbe avuto più possibilità di farsi ascoltare. È stato così che assieme ad altre sei persone abbiamo fondato l’associazione “Cittadini di origine italiana”, della quale oggi fanno parte i membri del Circolo trentino di Sarajevo, del Circolo bellunese e del Circolo pensionati italiani CGIL. “È così che mi sono avvicinato alla comunità trentina e alla Trentini nel mondo, stringendo negli anni un rapporto di solidarietà, amicizia e affetto sincero, tanto che oramai mi sento un po’ trentino anche io, e non vedo l’ora di ricevere la vostra rivista per poterla leggere da cima a fondo”. L’affetto e la stima sono talmente reciproci che la Trentini nel mondo ha deciso di rendere omaggio a Bruno nominandolo socio onorario dell’associazione, in virtù del suo impegno e dell’u-

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gente e fatti IL RICAVATO DELLA VENDITA SARÀ DEVOLUTO ALL’AZIENDA SANITARIA DEL TRENTINO

Sette ciondoli «Bucaneve» simbolo di speranza e futuro

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l laboratorio orafo «Mastro 7», con sede a Mattarello (Trento), realizzerà sette ciondoli in edizione numerata e limitata, in oro bianco e diamanti, completi di catenina, che saranno messi in vendita al prezzo di 1.000 Euro ognuno, per raccogliere in questo momento particolare per tutta l’Italia, fondi a sostegno dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari della Provincia Autonoma di Trento. I ciondoli sono il risultato dell’i-

niziativa denominata «Libera la tua creatività» con la quale il laboratorio orafo ha lanciato un concorso di idee, invitando a progettare un gioiello che esprimesse i concetti di vita, speranza e futuro. Oltre cento persone hanno inviato i loro disegni, che sono stati messi in votazione sui social network di Mastro7: sono stati tredicimila i voti espressi dalla «giuria popolare» che ha decretato il successo della proposta fatta da Ilaria Fruner, 30 anni di

Rovereto, direttrice di un negozio di arredamento. Ecco come ha presentato il suo gioiello: «il bucaneve è ritenuto simbolo di speranza e di consolazione, di passaggio dal dolore a un nuovo inizio per via dello sbocciare attraverso la neve quando il clima è ancora freddo. Nel ciondolo, l’unione del cuore con il bucaneve simboleggia quindi l’Amore verso gli altri e verso noi stessi che tutte le persone stanno dimostrando in questo momento (modificando

la propria vita quotidiana) nella speranza di superare il tragico periodo e le avversità che stiamo vivendo» Sul sito www.mastro7.it tutte le informazioni sull’iniziativa.

UN PO’ DI STORIA PER RICORDARE UN EVENTO CITATO NELL’INTERVISTA A BRUNO PALESTRA pubblicata alle pagine 14-15

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1.425 giorni di durata, 12.000 vittime il triste bilancio dell’assedio di Sarajevo L’assedio di Sarajevo, avvenuto durante la guerra in Bosnia Erzegovina, con i suoi 1425 gionrni è stato il più lungo assedio nella storia bellica della fine del XX secolo, protrattosi dal 5 aprile 1992 al 29 febbraio 1996. Vide scontrarsi le forze del governo bosniaco, che aveva dichiarato l’indipendenza dalla Jugoslavia, contro l’Armata Popolare Jugoslava (JNA) e le forze serbobosniache (VRS), che miravano a distruggere il neo-indipendente stato della Bosnia ed Erzegovina e a creare la Repubblica Serba di Bosnia ed Eregovina. Si stima che durante l’assedio le vittime siano state più di 12.000, i feriti oltre 50.000, l’85% dei quali tra i civili. A causa dell’elevato numero di morti e della migrazione forzata, nel 1995 la popolazione si ridusse a 334.664 unità, il 64% della popolazione pre-bellica. Nella seconda metà del 1992

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e nella prima metà del 1993 l’assedio raggiunse il suo apice per la violenza dei combattimenti. Furono commesse gravi atrocità, con i bombardamenti di artiglieria che continuavano a colpire i difensori. Per aiutare la popolazione assediata, l’aeroporto di Sarajevo fu aperto agli aerei delle Nazioni Unite alla fine del giugno 1992. La sopravvivenza della cit-

tà da allora dipese in larga parte proprio dai rifornimenti ONU. Tra i danneggiamenti più rilevanti ci furono quelli della Presidenza e della Biblioteca nazionale (nella foto), che bruciò completamente insieme a migliaia di testi non più recuperabili. I bombardamenti della città contribuirono significativamente all’aumento del numero delle vittime. Le uccisioni

di massa dovute all’esplosione di ordigni fecero molto scalpore in Occidente. Il 1º giugno 1993, quindici persone rimasero uccise e 80 ferite durante una partita di calcio. Il 12 giugno dello stesso anno dodici persone furono uccise mentre facevano la fila per l’acqua. La più grande di queste stragi fu un attacco al mercato della città - passato alla storia come il massacro di Markale - avvenuto il 5 febbraio 1994, in cui morirono 68 civili e 200 furono feriti. In risposta al massacro di Markale, l’ONU impose un ultimatum per le forze serbe affinché ritirassero le armi pesanti oltre un certo punto in un certo periodo di tempo, pena l’inizio di attacchi aerei. Quando si avvicinava la scadenza, le forze serbe accondiscesero. Il bombardamento della città calò d’intensità lasciando intravedere la fine dell’assedio.


60 anni d’Europa L’UNIONE EUROPEA HA INIZIALMENTE E GRAVEMENTE SOTTOVALUTATO LA GRAVITÀ DELLA DIFFUSIONE DEL CORONAVIRUS

Pachiderma Europa, ultima chiamata

L

a pandemia di coronavirus e la sua diffusione planetaria mostra una dimensione tragica e inquietante della globalizzazione: sono globali non solo i sistemi di produzione, la circolazione delle merci e dei capitali, l’accumulazione delle ricchezze e l’aggravamento delle ingiustizie e delle diseguaglianze; la potenza del virus ha abbattuto muri e fili spinati, attraversato confini e varcato frontiere, ha globalizzato la sofferenza senza distinzioni di classe, di censo, di orientamenti ideologici, religiosi e di sistemi politici. Sembra quasi la rivincita di un vendicatore invisibile e senza volto che si fa beffe di scienziati, virologi, luminari di ogni scibile, ma soprattutto di classi politiche generalmente incapaci, prive di sguardo lungo, sovente cialtronesche. Sono molto preoccupanti la mappa della diffusione planetaria della pandemia, l’incertezza del suo decorso, il dramma pesantissimo della perdita di vite umane con la cancellazione di una generazione di anziani in diversi territori del nostro Paese. Dramma di migliaia di persone cui si aggiungono la perdita di posti di lavoro, il blocco e il ridimensionamento di produzioni, possibili fallimenti e chiusure di piccole e piccolissime aziende. Il nostro Paese si trova nel pieno di una tempesta della quale non sono ancora immaginabili le conseguenze soprattutto nel medio e nel lungo periodo. La fragilità del sistema Italia con le sue asimmetrie territoriali, la debolezza dell’ economia, l’ingovernabilità del debito pubblico e il non esaltante funzionamento delle istituzioni, è aggravata da una classe politica non all’altezza, mediocre, generalmente priva di carisma, interessata soprattutto alla difesa degli interessi di partito e delle famiglie politiche di appartenenza .

Se si vuole ridare prestigio alle istituzioni europee, tarpare le ali all’ignoranza e alle menzogne di tanti, volgari predicatori populisti e neofascisti, ridare speranza, fiducia e dignità ai cittadini è urgente mettere in atto una vera governance della zona euro, con un ministro delle finanze, un vero, autonomo budget e un Parlamento coinvolto a pieno titolo nelle scelte di politica monetaria ed economica che si impongono in situazioni di emergenza. Senza i ricatti e le lungaggini delle attuali procedure Superata l’onda d’urto della pandemia, bisognerà pure fare i conti con l’incapacità, l’ignoranza, gli errori e la supponenza di governatori, assessori alla salute, gestori di ospedali e case di riposo. Tante morti potevano essere evitate. L’Unione Europea ha inizialmente e gravemente sottovalutato la gravità della diffusione del coronavirus ritenendo, sia pure non esplicitamente, si trattasse di una questione riguardante soprattutto i Paesi del Sud Europa, Italia e Spagna in particolare. Sorprendente e preoccupante l’assenza di ogni coordinamento

dell’Unione nella gestione della pandemia. Ogni Paese ha deciso per conto proprio strategie, tempi, mezzi per far fronte all’avanzata del virus e proteggere i propri cittadini. Solo quando si è capito che il decorso dell’infezione sarebbe stato lungo e avrebbe provocato conseguenze devastanti a livello sociale ed economico in tutti i Paesi dell’Unione, conseguenze non paragonabili a quelle provocate dalla crisi del 2008, il «pachiderma» comunitario si è mosso. La Banca Centrale Europea ha assunto l’impegno per l’acquisto di nuovi titoli del debito pubblico dei Paesi dell’Eurozona, con programma specifico per la pandemia del coronavirus, per 750 miliardi di euro (di cui 240 per l’Italia) fino alla fine del 2020. Tale importo si aggiunge al precedente programma da 120 miliardi e al rinnovo dei 2.800 miliardi di euro di titoli già acquistati durante il mandato di Draghi. La Commissione europea ha sospeso temporaneamente il Patto di stabilità e crescita che ha il compito di garantire il rispetto della disciplina di bilancio attraverso procedure di intervento in caso di deficit eccessivi (il caso della Grecia). La Commissione ha ipotizzato un fondo da 1500 miliardi per la ripresa, il cosiddetto “Recovery Fund”, finanziato con obbligazioni sostenute da una garanzia degli Stai membri . In base all’accordo dei Ministri della Zona euro del 9 aprile scorso, si parte con il MES – Meccanismo Europeo di Stabilità o Fondo salva Stati per finanziamenti fino a 240 miliardi finalizzati a investimenti nel settore della sanità, senza ulteriori condizioni. La BEI – Banca Europea per gli Investimenti garantirà prestiti alle imprese per un ammontare di risorse pari a 200 miliardi di euro. Il Parlamento europeo il 17 aprile ha approvato una risoluzione molto articolata che cerca di

affrontare tutti gli aspetti connessi alla lotta contro il coronavirus e le iniziative auspicabili per rilanciare la solidarietà europea e costruire una risposta comune ai disastri economici e sociali prodotti dalla pandemia. L’introduzione del “Recovery bond” garantito dal bilancio UE, l’esortazione agli Stati membri all’uso del MES secondo la proposta dell’Eurogruppo, no ai coronabond, sono i punti salienti della risoluzione. La manovra delineata da Commissione, Eurogruppo e Parlamento è rimessa alla decisione dei Capi di Stato e di governo del 23 aprile. L’Europa, quindi, c’è, ma esiste, secondo me, una questione fondamentale per il suo futuro, per la credibilità nei confronti dei suoi cittadini e per la sua autorevolezza nello scenario internazionale. Per porre fine all’indecoroso spettacolo di Paesi riluttanti alla pratica di una effettiva solidarietà, a Paesi che rivendicano e ottengono dai loro Parlamenti nazionali poteri speciali in spregio a qualsiasi decenza democratica, a forze populiste, di destra e neofasciste, è urgente mettere in atto una vera governance della zona euro, con un ministro delle finanze, un vero, autonomo budget e un Parlamento coinvolto a pieno titolo nelle scelte di politica monetaria ed economica che si impongono in situazioni di emergenza. Senza i ricatti e le lungaggini delle attuali procedure. È una chiamata di ultima istanza se si vuole ridare prestigio alle istituzioni europee, tarpare le ali all’ignoranza e alle menzogne di tanti, volgari predicatori populisti e neofascisti, ridare speranza, fiducia e dignità ai cittadini europei troppo a lungo ostaggio di politiche nazionali ed europee neoliberiste. Vittorino Rodaro 19 aprile 2020

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Di nuovo in Trentino con proget impegni di fratellanza e una gra reportage

Foto: Gilmar Gomes / Aprovale

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Si è svolto lo scorso mese di febbraio il viaggio per il rinnovo del gemellaggio siglato nel 2007 con la città di Bento Gonçalves (Rio Grande do Sul - Brasile), al quale hanno partecipato rappresentanti di enti e istituzioni della Vallagarina. La zona di Bento Gonçalves alla fine dell’Ottocento è stata la meta di molti trentini emigrati in cerca di fortuna, portando in quelle terre ciò che di meglio sapevano fare: la coltivazione dell’uva e la produzione del vino. Oggi la città, con l’incantevole Vale dos Vinhedos, è diventata la regione brasiliana del vino e presenta una popolazione composta per il 90% da discendenti di italiani, la maggior parte provenienti dalle zone della Vallagarina, dalla Destra Adige, dalla Vallarsa e da Rovereto di Andressa Fedrizzi

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tti da realizzare, rande ÂŤsaudadeÂť

reportage

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reportage

Gemellaggio ancora più solido tra S 20

i è svolto nello scorso febbraio il viaggio di missione nel Trentino Sudbrasiliano per il rinnovo del Gemellaggio con la città di Bento Gonçalves e la creazione di nuove prospettive per progetti futuri. L’iniziativa promossa dalla Comunità della Vallagarina ha visto la partecipazione di ventuno rappresentanti di enti e istituzioni trentine. Era il 2007 quando la Comunità della Vallagarina, i comuni di Villa Lagarina, Trambileno, Nogaredo, Rovereto e Terragnolo sottoscrissero il Protocollo di Cooperazione, di sviluppo e di interscambio con Bento Golçalves, città sita nello Stato del Rio Grande do Sul, in Brasile. Si è trattato di

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un importante impegno comune nell’incentivare e promuovere iniziative di formazione e interscambio che favoriscano la conoscenza e l’integrazione reciproca tra le due Comunità. Diversi sono i motivi che portarono al gemellaggio, in primo luogo il profondo legame storico. Un tempo conosciuta come Cruzinha e abitata da índios, a partire dal 1875 Bento Gonçalves fu meta di emigrazione europea, attirata dalla concessione gratuita di terreni da parte del locale governo, che aveva espresso una preferenza per austriaci e italiani del nord. Arrivarono molti veneti e trentini in cerca di fortuna e lì hanno lavorato sodo, portando

in quelle terre ciò che di meglio sapevano fare: la coltivazione dell’uva e la produzione del vino. Oggi la città, unitamente con l’incantevole Vale dos Vinhedos, è diventata la regione brasiliana del vino e presenta una popolazione composta per il 90% da discendenti di italiani, la maggior parte provenienti dalle zone della Vallagarina, dalla Destra Adige, dalla Vallarsa e da Rovereto. Negli anni l’accordo si è dimostrato un efficace canale di connessione, consentendo la realizzazione di diversi progetti dedicati sia all’area didatticoculturale sia all’organizzazione e allo sviluppo del territorio. Fra le iniziative, lo scambio formativo

tra gruppi di studenti di Bento Gonçalves con origini trentine, ospitati nella nostra regione per periodi di tirocinio, e in cambio l’accoglienza dei nostri giovani a Bento. Un altro valido risultato raggiunto da questo lavoro è stata la traduzione dal portoghese all’italiano del libro “Il sogno di un emigrante” di Remy Valduga dove l’autore, dalle radici di Terragnolo, racconta l’epopea dei bisnonni. Doveroso citare anche il conferimento della cittadinanza onoraria di Villa Lagarina a Padre Giulio Giordani per essere stato l’artefice dell’esordio di questo gemellaggio. Fu infatti lui che organizzò, con l’aiuto del trentino Carlo Giordani, ormai nel lontano


reportage Tredici anni dopo, i cinque firmatari, i comuni di Villa Lagarina, Trambileno, Nogaredo, Rovereto e Terragnolo sono ritornati a Bento Gonçalves per rinnovare l’impegno di cooperazione, con l’adesione di altri tre comuni trentini, Brentonico, Isera e Mori . La cerimonia ufficiale di rinnovo del gemellaggio si è svolta il 20 febbraio presso la sede del comune della città brasiliana. Negli anni l’accordo si è dimostrato un efficace canale di connessione, consentendo la realizzazione di diversi progetti dedicati sia all’area didatticoculturale sia all’organizzazione e allo sviluppo del territorio

a Bento Gonçalves e la Vallagarina 1997, il primo incontro della famiglia Giordani, che vide la partecipazione di circa 2.000 persone. Tredici anni dopo, i cinque firmatari sono ritornati a Bento Gonçalves per rinnovare l’impegno di cooperazione, con l’adesione di altri tre comuni trentini, Brentonico, Isera e Mori. Presidiata dal sindaco Guilherme Rech Pasin, la cerimonia ufficiale di rinnovo del gemellaggio si è svolta il 20 febbraio presso la sede del comune e ha contato sulla partecipazione di diverse autorità locali, fra esse il Console Generale Italiano Roberto Bortot, che ha accompagnato personalmente la delegazione per l’intera giornata. Durante la cerimonia, si è tenuta un’altra iniziativa di significativo rilievo. Bento Gonçalves, già rinomato polo enogastronomico nel panorama brasiliano, ha ricevuto il titolo di «Città del vino» per mano di Carlo Rossi, Ambasciatore dell’Associazione italiana Città

del Vino. Lo staff municipale, in particolar modo l’Assessore alla cultura Evandro Soares e la Procuratrice del Tribunale di Bento Gonçalves Patrícia Brun Perizzolo, con il supporto del Circolo trentino locale, rappresentato dal presidente Sandro Giordani, hanno riservato alla delegazione trentina un’impeccabile accoglienza, dove tutto è stato pianificato con la massima attenzione e cura. Una testimonianza esemplare di alta ospitalità da cui c’è forse

da imparare. Agli appuntamenti ufficiali si sono alternati incontri con istituzioni sindacali, visite a centri di formazione e di ricerca, nonché cantine e campagne che molto hanno ricordato i nostri paesaggi. Non sono mancati i momenti conviviali con le famiglie di origine italiana e una vera e propria immersione nel patrimonio storico-culturale edificato e tramandato con grande impegno dagli immigranti e discendenti, dove il “taliàn” e la “vite” costituiscono

comuni denominatori. Per incoronare l’esperienza, un brindisi insieme allo scrittore e imprenditore del vino Remy Valduga (foto in basso a centro pagina), con radici familiari di Terragnolo, e l’immancabile invito a ritrovarsi in Italia. Il rinnovo del gemellaggio ha dato l’occasione per incontrare altre tre realtà: Florianópolis e Nova Trento, entrambe a Santa Catarina, ed Encantado, nel Rio Grande do Sul. Città e territori con differenze strutturali macroscopiche, ma che trovano terreno comune nel profondo legame con la storia dell’immigrazione italiana. L’itinerario ha preso inizio dall’isola di Florianópolis, capitale dello Stato di Santa Catarina. La città, oltre ad essere un riferimento nazionale per la tecnologia e la ecosostenibilità, è anche una realtà attenta alla cultura e ai rapporti internazionali. Seguendo questa vocazione, le massime autorità del Comune di Florianópolis e del Governo di Santa Catarina hanno prontamente accolto la richiesta di Stefano Bisoffi, presidente della Comunità della Vallagarina, di un incontro con la delegazione trentina. I componenti della delegazioCONTINUA A PAGINA 22

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A sinistra, Nova Trento; qui sopra, Florianopolis e sotto, Encantado

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ne si sono riuniti nel Palazzo dell’Assemblea Legislativa alla presenza del presidente Julio Garcia, del deputato Milton Hobos e del presidente della giunta Fabio Braga. Presenti anche il vicepresidente dell’Associazione Trentini nel Mondo Armando Maistri e il presidente del Circolo Trentino della capitale, Laércio Moser. L’incontro, molto seguito dalla stampa catarinense, ha avuto come obiettivo l’intensificazione dei rapporti culturali ed economici con lo Stato di Santa Catarina, che costituisce la principale zona di colonizzazione italiana, per lo più trentina, del Brasile. “Da tempo, puntualizza Bisoffi, siamo in contatto con discendenti di italiani che vivono qui. L’idea è quella di aprire una finestra per mettere in atto azioni congiunte che valorizzino la nostra storia, la nostra memoria e che promuo-

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vano nuovi apporti sociali, economici e culturali”. Il messaggio è stato chiaro: accorciare le distanze fisiche, utilizzando la cultura come leva fondamentale di connessione. Con Florianópolis è stato quindi compiuto il primo passo nella direzione di un promettente scambio sinergico di conoscenze e competenze fra i due territori, di cui si accompagneranno ulteriori sviluppi nel prossimo futuro. Altra tappa d’obbligo è stata Nova Trento. Del Brasile la seconda destinazione più ricercata per il turismo religioso, richiamato dal culto di Santa Paolina, originaria di Vigolo Vattaro. La piccola città da anni intrattiene significativi rapporti con la nostra regione. Lì tutto rimanda al Trentino: l’atmosfera di paese, l’architettura, i cognomi, la campagna. I fratelli trentini sono stati ricevuti con grande affetto dal sindaco Gian Francesco Voltolini e un senso comune di identità e ap-

partenenza ha commosso i partecipanti. Con la guida dal Circolo Trentino, in particolare il presidente Jucelino Chini e Aloísio Iggio Dalrí, il gruppo ha poi visitato gli spazi simbolici dell’immigrazione trentina, fra cui il Museo del migrante e, immancabili, i luoghi di pellegrinaggio della Santa Paolina. A chiudere il ciclo, la visita a Encantado, a seguito della promessa fatta al sindaco Aldroaldo Conzatti (nella foto in basso) e alla rappresentanza della famiglia Conzatti in Italia, in occasione dell’incontro internazionale dei Conzatti tenutosi ad ottobre dello scorso anno nel comune di Patone, da dove sono originari. Insieme alla famiglia Conzatti, anche l’amministrazione municipale e la cittadinanza locale hanno accolto con entusiasmo la delegazione offrendo un ricco programma di eventi accuratamente preparato. Al termine del momento istitu-

zionale, che si è tenuto nella sede del municipio, il gruppo ha partecipato ad un tour cittadino sulla scia delle fatiche dei nostri antenati, che ha messo in evidenza l’orgoglio dell’appartenenza e il senso di responsabilità nel mantenere viva la propria storia. Interessanti spunti sono stati raccolti anche per lo sviluppo di un pull di progetti compartecipati che potrebbero portare notevoli risultati per entrambe le comunità. Con rapporti più stretti e finestre aperte si è rientrati in Italia certi che l’identità trentina vive anche oltre i confini geografici, e che dev’essere preservata con responsabilità perché le generazioni future possano dar continuità alla storia iniziata dai nostri avi. Nel bagaglio portato a casa, promettenti progetti da realizzare, impegni di fratellanza e una grande “saudade”. Andressa Fedrizzi Responsabile del Progetto


reportage IN OGNI OCCASIONE È STATA RIBADITA LA VOLONTÀ DI IMPLEMENTARE LE RELAZIONI E MANTENERE VIVI I PONTI DI SCAMBIO

Amicizia, solidarietà e collaborazione sono state al centro di tutti gli incontri

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lorianopolis, capitale dello Stato brasiliano di Santa Catarina, accoglie la delegazione trentina nel migliore dei modi. Per gli auspici e le relazioni importanti del Presidente del locale Circolo trentino Laercio Moser (a sinistra nella foto in basso, insieme con Stefano Bisoffi) gli amministratori incontrano i poteri esecutivi dello Stato, ricevuti con tutti gli onori addirittura presso l’Assemblea Legislativa. “La volontà è quella di mantenere vivi i rapporti tra il Trentino e il Brasile” commenta il Presidente della Comunità della Vallagarina Stefano Bisoffi e così l’ex Presidente Federale dello Stato Raimundo Colombo: “È essenziale mantenere il dialogo e le porte aperte con i fratelli dell’altro lato dell’oceano”. Tra le altre cose il nostro impegno, in concerto con Laercio Moser e con l’ex Rettore Amilton Luiz Tomasi (anche lui di origine trentina), è quello di implementare le relazioni culturali e professionali, il prossimo obiettivo sarà mettere in contatto l’Universidade Estatual di Santa Catarina con quella di Trento. Da quattro anni ormai è attiva la Rete Universitaria Trento-Brasile-Argentina-Uruguay. A questo proposito, a Caxias do Sul, abbiamo incontrato la responsabile delle relazioni internazionali dell’Università Fabiola Carla Sartori. Alla riunione erano presenti la Presidente del Circolo cittadino Sirlei Bertollo - alla quale va davvero un ringraziamento particolare per la disponibilità e la competenza – e il nostro coordinatore Joao Felix Andreis. L’interscambio di docenti e studenti è una realtà dinamica sempre più importante e necessaria di questi tempi. A questo proposito il no-

Il vicepresidente della Trentini nel mondo, Armando Maistri, ripercorre alcuni momenti significativi della trasferta in terra brasiliana

giustano il manicotto e il viaggio può proseguire, evitando un’interruzione di almeno sei ore. Le famiglie trentine che a fine Ottocento dopo un viaggio lunghissimo e faticosissimo arrivarono in quelle regioni al sud del Brasile, dopo lo sbarco attraversarono a piedi le foreste, in certi casi riuscendo ad addentrarsi in barca sui fiumi, certo stremati dalla fatica e dagli stenti, calcarono gli stessi sassi che troviamo ora, la stessa terra. QUELLA TERRA CUSTODITA NELLA SEDE DELL’ASSOCIAZIONE

stro stimolo è indirizzato alla Provincia Autonoma di Trento che sembra abbia dimenticato proprio questa preziosa partita internazionale. UNA SPIA ROSSA SUL CRUSCOTTO DEL PULLMAN Può capitare che una spia rossa sul cruscotto segnali un guasto del motore, che un pezzo ceda, insomma che qualcosa si rompa, così da non poter proseguire il viaggio in pullman. Di solito in questi casi arriva un mezzo sostitutivo e il viaggio prosegue tra le lamentele e gli

improperi dei viaggianti che nella pausa dell’attesa devono spostare appuntamenti e rimandare incontri. È successo alla delegazione della Vallagarina in Brasile nella trasferta da Florianopolis a Bento Gonçalves con la differenza che il mezzo è stato riparato sul posto. Fabrizio Gerola, amministratore del comune di Trambileno, reperiti attrezzi di fortuna e pezzi di gomma forniti da un camionista, aiutato dal Presidente della Comunità di Valle Stefano Bisoffi - che da primo diventa il suo secondo, nel senso che materialmente gli da una mano - in breve tempo ag-

Negli archivi della Trentini del Mondo, assieme al documento del gemellaggio tra i Comuni della Vallagarina e la Municipalità di Bento Gonçalves del novembre 2007 - al tempo del nostro indimenticato Rino Zandonai - abbiamo trovato una piccola bottiglia contenente quella terra il cui significato intrinseco e profondo è alla portata di tutti, non ha bisogno di spiegazioni. In una visione più allargata possiamo dire che è ancora quella stessa terra che i trentini hanno saputo trasformare con fatica e tenacia, hanno reso fertile e produttiva, in un processo economico e anche sociale volto al benessere progressivo. È in particolare la coltivazione della vite che ha dato soddisfazione e quindi il vino la cui produzione e il suo consumo appaiono ora come “ pratica legata al processo di costruzione dell’identità individuale e collettiva.”(Flavia Cristaldi). “Così dalla routine della coltivazione delle famiglie sono emersi i semi che oggi rendono il Rio Grande do Sul lo stato responsabile CONTINUA A PAGINA 24

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del 90% della produzione di uva e vino in Brasile. Oggi sono i discendenti di questi immigrati che aiutano a costruire la ricchezza della regione.” (Guilherme Pasin Sindaco di Bento Gonçalves). Dopo 145 anni dalla prima emigrazione trentina il protocollo ufficiale al Municipio di Bento Gonçalves prevede il rinnovo e l’ampliamento del gemellaggio. Cesare Prezzi (i suoi antenati trentini) così come altri studiosi, datano al 1870 l’inizio dell’emigrazione e cioè quando, per effetto degli accordi con gli stati europei voluti dall’imperatore Don Pedro secondo, vengono fondate le colonie Conde D’Eu (Garibaldi) e Dona Isabel (Bento Gonçalves) e quindi quest’anno per questo dovrebbe ricorrere il centocinquantesimo. Un centinaio di giovani studiosi stanno pubblicando un’opera molto importante e cospicua in tre volumi, di cui il primo è già uscito. Di Bento ringraziamo in particolare il nostro inossidabile Sandro Giordani, non solo perché ci presenta un piano quinquennale

di attività del Circolo Trentino, ma in generale per il suo grande lavoro, per questo si sono potute incontrare tante persone, istituzioni, aziende e organizzazioni. Alle amministrazioni dei comuni di Rovereto, Villalagarina, Nogaredo, Trambileno e Terragnolo, oltre naturalmente alla Comunità di Valle – già ‘gemellate’ dal 2007 – si aggiungono quelle di Mori, Isera e Brentonico per rinnovare un gemellaggio pieno di proposizioni così da “… continuare a implementare le relazioni e mantenere vivi i ponti di scambio culturale, ma anche economico e di crescita per entrambe le realtà.” (Enrica Zandonai, vice presidente Comunità Vallagarina ). Nei discorsi delle autorità brasiliane e trentine – presente il Console Generale Roberto Borlot - le parole amicizia, solidarietà e collaborazione sottintendono la volontà di continuare le relazioni a tutti i livelli, ma soprattutto si vuole riconoscere una comune identità. “Né il tempo né la distanza possono distruggere questa identità che si conserva attraverso i secoli.” (Remy Valduga). Emmanuele Giordani nato a Pedersano, che non mancava certo di vivace intelligenza e fantasia, nato a Pedersano nel 1854, vis-

suto a Encantado e lì morto nel 1940 - dove dedicò la vita alle invenzioni tecnologiche - che tanta parte ha avuto nello sviluppo e nel progresso di quella regione, certo non immaginava quello che adesso è sotto i nostri occhi: una splendida città dove è un piacere dimorare (lesse ben sette volte la Divina Commedia). Questo abbiamo detto alla cerimonia presso la sede comunale alla presenza del Sindaco Adroaldo Conzatti (origine Isera) e di tutte le Autorità; il nostro grazie va anche alla Presidente del Circolo trentino cittadino Silvana da Croce. Riferendoci all’incontro di Montreal dello scorso ottobre Meraviglie Italiane, organizzato da Farnesina e UNAIE, viene naturale registrare l’iniziativa voluta fortemente dagli Amministratori della Vallagarina, ricca di occasioni di scambio, storico, culturale e economico, come vero e proprio “turismo delle radici” , parola chiave appunto di quell’incontro dove abbiamo portato, tra le altre cose, le Dolomiti.

Anche per questo il nostro supporto non è mancato e non potrà mancare, in termini non solo organizzativi e conoscitivi, ma soprattutto di rete. Sono uomini e donne trentini che nella storia non hanno lesinato fatica e sacrificio, con tenacia, dedizione, intelligenza e fantasia. In Brasile, come nel resto del mondo, hanno costruito intere città dal nulla. Così come all’inizio del secolo scorso i trentini non hanno esitato a donare il vino per impastare la malta che occorreva per costruire la chiesa de Nossa Senhora das Neves (tre ettolitri a famiglia) visto che per la siccità non si trovava più acqua, quelli di oggi non si tirano certo indietro se c’è qualcosa da fare: l’episodio della riparazione è solamente una piccola metafora. Sant’Agostino ci insegna che sono gli uomini, e le donne ovviamente, che fanno il tempo: “Nos sumus tempora: : quales sumus, talia sunt tempora” (noi siamo i tempi: come siamo, così sono i tempi). Armando Maistri

«Pacto patrimonial RS+5», progetto da sostenere Realizzare l’«Archivio dell’immigrazione italiana di Bento Gonçalves e del Rio Grande do Sul», attraverso la digitalizzazione del patrimonio storico esistente, da rendere disponibile per la ricerca online, senza restrizioni: è questo il progetto, che si conta di portare a termine in cinque anni, presentato dal Circolo trentino di Bento Gonçalves alla delegazione trentina. Nell’illustrare il progetto, denominato «Pacto patrimonial RS+5», il vice presidente del

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Circolo trentino, Sandro Giordani, ha affermato che l’iniziativa è condivisa dall’intera società civile, attraverso gli enti e le associazioni della città e prende spunto dalla ricorrenza dei 150 anni dell’inizio dell’emigrazione italiana verso il Rio Grande do Sul, che secondo qualificati studiosi risale al 1870. Il progetto ha avuto il plauso e l’appoggio da parte dei Comuni coinvolti nel gemellaggio e della Trentini nel mondo.


PROFILI reportage

I Circoli, fondamentale collegamento tra il nostro Trentino e le nostre genti

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el 2000, quando ero Presidente della SAT, Società Alpinisti Tridentini, Sezione di Mori, avevo organizzato una serata culturale con Renzo Maria Grosselli, che aveva presentato il Suo libro “L’emigrazione dal Trentino - Dal medioevo alla prima guerra mondiale”. Ora con il viaggio in Brasile ho toccato con mano le tante conoscenze apprese da Grosselli, tra cui gli importanti ruoli di moltissimi discendenti dei nostri trentini che hanno assunto nella terra di adozione, in primis quali vertici anche di importanti Amministrazioni pubbliche . Ma anche il fatto che il 40 % del PIL del Brasile è opera di quel 10% di molto operosi cittadini brasiliani di origine italiana, fatto questo che ci deve rendere orgogliosi. Visitando il Brasile, inoltre, si materializza ancora di più l’importanza dei Circoli Trentini. Essi rappresentano un fondamentale collegamento tra il Nostro Trentino e le Nostre genti, meglio dire, con i nostri fratelli emigrati. L’importanza dell’Associazione Trentini nel mondo e dei loro Circoli è stata inoltre ben resa evidente durante l’incontro con i vertici dell’Assemblea legislativa dello Stato di S. Catarina, reso possibile in particolare da Laercio Moser, Presidente del Circolo di Florianopolis.

Straordinaria è stata anche l’accoglienza che ci ha riservato il Circolo di Bento Gonçalves, con in testa il suo attivissimo Presidente Sandro Giordani. Ma anche il fatto stiano crescendo le quote di prodotti trentini importati in Brasile, anche grazie al costante lavoro di collegamento svolto dall’Associazione Trentini nel mondo e dai

suoi Circoli, con il fondamentale supporto dell’Ufficio Emigrazione della Provincia, testimonia la loro importanza. La vita quotidiana è fatta di tanti tasselli, dove i rapporti diretti tra le persone sono fondamentali, ancora di più nel mondo di Internet, al fine mantenere vivo il collegamento con il Trentino, terra di origine, ma anche

per migliorare i nostri rapporti commerciali, e quindi sarà ancora più importante il ruolo che potrà esercitare l’Associazione Trentini nel mondo, assieme ai suoi Circoli. Un grande grazie però va alla Comunità di Valle della Vallagarina, con il presidente Stefano Bisoffi per aver proposto ed organizzato questo meraviglioso e commovente viaggio. Un grazie anche ad Andressa Fedrizzi, italo brasiliana, roveretana di adozione, per il lavoro svolto per e durante il viaggio e per la sua costante e premurosa attenzione con cui ci ha assistito in ogni momento. Un grazie anche a Patricia Perizzolo che ha fattivamente collaborato all’organizzazione del viaggio e per averci accompagnato con tanta passione ed attenzione, per oltre una settimana, sia a Florianopolis che nella sua bellissima Bento Gonçalves. Un grazie alle amiche ed amici di viaggio, tra cui il vice Presidente della Trentini nel mondo, Armando Maistri, con cui abbiamo trascorso giorni indimenticabili. Un grazie particolare a Carlo Giordani che ha avviato i rapporti con questa meravigliosa terra e quindi reso possibile questo viaggio. Un caro saluto alle tante amiche ed amici che so ora di avere in Brasile! Roberto Caliari Assessore del Comune di Mori

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reportage La Vale dos Vinhedos per prima in brasile ha ottenuto l’Indicazione e la Denominazione d’Origine per i suoi vini

Le cantine fondate dai trentini mi hanno fatto una bella impressione

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hiuso e bloccato in casa in questo tremendo periodo causato dal Coronavirus la mia mente e i miei pensieri volano in continuazione nel paradisiaco territorio brasiliano che poche settimane fa ho visitato e vissuto intensamente. Come si fa a dimenticare questi luoghi stupendi, queste meraviglie della natura? Ringrazio il Presidente della Comunità della Vallagarina, Stefano Bisoffi, per l’opportunità che mi ha concesso aggregandomi al gruppo degli amministratori degli otto comuni trentini gemellati con Bento Gonçalves nello Stato del Rio Grande do Sul. In modo particolare per avermi dato la possibilità di visitare la capitale brasiliana dell’Uva e del Vino collocata nella Vale dos Vinhedos e prima regione brasiliana ad ottenere l’Indicazione e la Denominazione d’Origine per i suoi vini. Sono felice ed orgoglioso per aver contribuito, come amministratore dell’Associazione Nazionale Città del Vino, all’ingresso di Bento Gonçalves nella nostra associazione italiana. Tale desiderio mi era stato manifestato dall’amico Sandro Giordani, allora Presidente del Circolo Trentino di Bento Gonçalves, in una sua visita ad Isera. La richiesta, accompagnata da una relazione sull’importanza economica, sociale e culturale delle pratiche vitivinicole presenti nella Serra Gaucha e dei suoi percorsi tra i vigneti, la presentai al consiglio nazionale e dopo varie informative con l’ente brasiliano venne approvata dal consiglio. Nel settembre del 2018 il Presidente Floriano Zambon di Città del Vino si incontrò a Bento Gonçalves con il Sindaco Guilher-

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L’autore dell’articolo è stato sindaco di Isera ed è Ambasciatore e Consigliere Nazionale dell’Associazione «Città del Vino»

Da sinistra: Carlo Rossi, il sindaco di Encantado, Aldroando Conzatti e Stefano Bisoffi, presidente della Comunità Vallagarina.

me Rech Pasin per la sottoscrizione dell’adesione e la consegna della bandiera. In questa mia visita ho apprezzato l’incontro con il sindaco Pasin al quale ho portato il saluto delle Città del Vino e ho consegnato pubblicazioni ed ulteriori bandiere da utilizzare nelle varie manifestazioni culturali, turistiche ed enogastronomiche organizzate dal comune. Felice di aver rincontrato l’amico Sandro Giordani, che è costantemente impegnato nella promozione degli eventi proposti da Città del Vino, quali Calici di Stelle ed il Palio delle Botti, di aver rivisto Elson Schneider Presidente del Sindacato Rurale della Serra Gaucha e di aver avuto la gradita visita della collega Ambasciatrice Città del Vino Ivane Favero, giornalista ed esperta di turismo, prima Ambasciatrice CdV del Brasile, onorificenza con-

segnata a Montefalco (Perugia) nel giugno del 2017. Il soggiorno a Bento Gonçalves mi ha permesso inoltre di conoscere il territorio vitivinicolo, dislocato in appezzamenti di piccole ma anche di ampie dimensioni, ben curato, su dritti filari coltivati a Guyot e/o a cordone speronato. La vendemmia era in pieno svolgimento ed era già stato raccolto il 70% delle uve da vinificare. Una parte di vigneti è destinata anche per l’uva da tavola e per un ottimo succo d’uva. In questi giorni ho potuto visitare alcune cantine fondate da immigrati italiani che, giunti nella regione intorno al 1875, hanno gradualmente trasformato lembi di foreste impenetrabili in paesaggi addomesticati, impiantando vigneti per la produzione di ottimi vini e succhi d’uva naturali. Ho avuto modo di visitare e degustare vini di Casa Valduga

e della cantina Don Guerino della famiglia Motter emigrati da Tenna, due cantine di notevoli dimensioni, dotate di buoni vini e spumanti vinificati con metodo classico e Charmant, cantine che, oltre alla commercializzazione, hanno dato spazio sinergico all’ospitalità di turisti ed alla ristorazione. Grande è stata l’accoglienza e la bella impressione che ho anche avuto visitando cantine di minori dimensioni ma con apprezzabili vini e spumanti come la Vinicola Casa Fontanari, la Vinicola Barcarola della famiglia Petrolli originari di Cimone (Trento), la Vinicola Torcello della famiglia Valduga Remy, scrittore, e di suo figlio enologo Rogerio. La settimana prima avevo visitato anche la cantina Vinicola Girola, di emigrati trentini che avevano invece trovato collocazione a Vigolo di Nova Trento nello Stato di Santa Catarina. Vedendo i vini di tutte queste cantine e leggendo i loro nomi come Teroldego, Rebo, Lagrein, Moscato, Pinot Nero, Merlot, Cabernet, ecc. mi è sembrato di essere in una bella cantina del Trentino, di essere veramente a casa. Mi dispiace che il Marzemino non abbia trovato un suo habitat naturale visto che la Terra Gaucha e specialmente Bento Gonçalves abbia un fondo agricolo basaltico come la mia Isera. Un apprezzamento e positivo giudizio lo voglio dedicare anche alla visita dell’Istituto Federale di Scienza e Tecnologia, Istituto Agrario e Enologico di Bento Gonçalves e all’Istituto di Ricerca della Viticoltura e Frutticoltura, dove siamo stati accolti per una visita ed una ben guidata degustazione. Ulteriore considerazione la voTuzla. glio rivolgere al Console Generale


Foto: Silvia Tonon / Secretaria de Turismo de Bento Gonçalves

reportage

Gli immigrati italiani, giunti nella regione intorno al 1875, hanno gradualmente trasformato lembi di foreste impenetrabili in paesaggi addomesticati, impiantando in appezzamenti di piccole ma anche di ampie dimensioni vigneti per la produzione di ottimi vini e succhi d’uva ficiale, un grande Console! Concludo augurandomi che altri amici del viaggio possano raccontare più in dettaglio gli altri innumerevoli e meravigliosi incontri istituzionali avuti a Nova Trento con il Sindaco Gian Francesco Voltolini, al Santua-

rio di Santa Paolina Visintainer di Vigolo, a Bento Gonçalves con il Sindaco Guilherme Rech Pasin, ad Encantado con il Sindaco Adroaldo Conzatti ed al Presidente Dep. Julio Garcia dell’Assemblea Legislativa di Santa Catrarina a Florianopolis oltre ai calorosi

incontri avuti con gli appartenenti e familiari dei tanti Circoli trentini di quei territori brasiliani. Viva Bento Gonçalves Città del Vino, Viva i Circoli Trentini del Brasile, Viva L’Associazione Trentini nel Mondo . Carlo Rossi

Foto: Secretaria de Turismo de Bento Gonçalves

d’Italia di Porto Alegre dr. Roberto Bortot, un console veramente di elevato spessore - impagabile la sua disponibilità e signorilità non ha lesinato tempo nei nostri confronti accompagnandoci per un giorno intero dalla mattina a notte fonda. Un raro pubblico uf-

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circoli

Buon cibo e tanta allegria alla «Festa della Cuccagna» È tempo di vendemmia. È tempo di «Cuccagna» e la Vale dos Vinhedos ha ospitato di nuovo la «Festa da Cuccagna», un’iniziativa del Circolo trentino di Bento Gonçalves e di «Ponto de Cultura Vale dos Vinhedos». Molte famiglie hanno avuto l’opportunità di conoscere un po’ delle nostre radici: sono state oltre 130 le persone che hanno approfittato del sabato di Carnevale per ascoltare alcune nostre leggende, raccogliere salami dalle vigne, scattare bellissime foto con l’uva, fare la mitica pigiatura dell’uva (foto a fianco) e partecipare al campionato dell’«Albero della cuccagna». L’animazione è stata curata dal «Grupo Nani» che ha intrattenuto i presenti con le loro musiche italiane.

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Le nonne (foto in basso) hanno preparato la «Dressa», intrecciando paglia. Quelli del «Grupo Nani» hanno giocato alla morra ed insegnato le regole ai partecipanti. Sono sta- t e una serata e una notte ricche di emozioni. All’imbrunire non sono mancati vino, galletto, uve, salame, coppa, formaggio, pane e «cuca colonial» (piatto tipico). E il filò è andato avanti fino a notte fonda. «Preservare e continuare a proteggere il nostro patrimonio e le nostre memorie»: con queste parole Sandro Giordani, che è anche coordinatore dell’associazione «Ponto de cultura Vale dos Vinhedos», ha sintetizzato l’obiettivo delle iniziative del Circolo trentino di Bento Gonçalves, del quale è vice presidente, e di tutti coloro che ne appoggiano l’attività.


MESSAGGIO PASQUALE ECUMENICO Care sorelle, cari fratelli, forse mai come quest’anno la celebrazione della Pasqua di risurrezione è chiamata ad assumere una veste esistenziale. Le nostre chiese sono chiuse, le nostre liturgie sono sospese, le nostre assemblee di preghiera e di celebrazione sono a distanza, più virtuali che reali. Eppure Cristo è il Risorto, Cristo è Colui che vive per sempre, e porta ciascuna e ciascuno di noi fin dentro il mistero della sua risurrezione. Allora forse siamo proprio chiamati a ricono-

scere, nella quotidianità essenziale di questo periodo, i tanti segni di Pasqua che il Signore continuamente ci offre: segni di altruismo, segni di condivisione, di compassione, di comunione, come tanti fiori che sbocciano nel tessuto delle nostre vite e della nostra storia. Siamo chiamati, quest’anno in modo del tutto particolare, a celebrare l’essenziale della nostra fede cristiana: il mistero di morte e di vita, che la Pasqua racchiude in sé. Con la consapevolezza, come ci ricorda l’Apostolo

Paolo, che «se Cristo non è risorto dai morti», allora è tutto vuoto, sterile, vano. Arrivi quindi a ciascuna e a ciascuno di voi, alle vostre famiglie e alle vostre comunità, l’augurio di tutti noi: con la preghiera che ciascuna chiesa cristiana sappia porgere un segno di pace e di risurrezione alle sorelle e ai fratelli delle altre chiese, perché al di là dei calendari e delle tradizioni diverse, il Cristo è uno solo. Ed è risorto per sempre! Buona Pasqua, di cuore!

Arcivescovo Lauro Tisi, Chiesa Cattolica; Pastora Laura Testa, Chiesa Valdese; Padre Ioan C. Lupastean, Chiesa Ortodossa Romena; Pastore Michael Jäger, Chiesa Evangelica Luterana; Pastore Pierino Zingg, Foursquare Gospel Italia;Pastore Jacob Latif, Chiesa Evangelica Battista libera

Il saluto e il messaggio di auguri ai migranti Al termine della Messa della domenica di Pasqua in cattedrale di Trento l’arcivescovo Tisi ha rivolto un saluto e un augurio ai migranti e quindi ha invitato mons. Bressan, arcivescovo emerito, a farlo sia per coloro che sono nel Trentino sia per i tren-

tini nel mondo, rivolgendolo loro in altre lingue. Monsignor Luigi ha quindi esordito in portoghese, ricordando che Pasqua è motivo di speranza poiché nella lotta tra morte e vita Cristo ha trionfato; in spagnolo ha poi riaffermato che Cristo è la via, la verità e la vita;

in inglese che siamo un’unica umanità e quindi portiamo i pesi gli uni degli altri nella solidarietà anche per la lotta alla pandemia. È passato poi al francese per esprimere gli auguri di una vita in pienezza pur nelle tribolazioni del momento, ma con senso profondo

di un’unica famiglia umana; in tedesco ha auspicato una Pasqua ricca di grazie in quella unità che Trento esprime come cerniera tra le culture. Infine, due brevissimi accenni in greco e russo.


gente e fatti

Foto: Gilmar Gomes / Aprovale

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Vendemmia nella Vale dos Vinhedos (Rio Grande do Sul - Brasile): rinnovato in febbraio il gemellaggio fra la Vallagarina e Bento Gonรงalves (servizio alle pagine 18 - 27).

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