MENSILE DELL'ASSOCIAZIONE TRENTINI NEL MONDO DEL MESE DI MARZO 2023

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Alle pagine 14-15, «Le racomandazion de la mama trentina» (nella foto, il «Family monument» di Gillian Wearing che si trova a Trento nei giardini di Piazza Dante).
Poste Italiane s.p.a.Spedizione in Abbonamento postaleD.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 2, DCB TrentoTaxe Percue
3/2023 anno 66° MENSILE DELL’ASSOCIAZIONE TRENTINI NEL MONDO ADERENTE ALLA F.U.S.I.E

Tramite questo QR Code si accede al testo del «Regolamento attuativo dello Statuto» (punto 4 dell'Ordine del giorno dell'assemblea).

Pagine 2-5

AGENDA

Pagine 6-11

ATTUALITÀ

Pagine 12-13

60 ANNI D'EUROPA

Pagine 14-15

«LE RACOMANDAZION DE LA MAMA TRENTINA»

Pagine 16-19

CIRCOLI

Pagine 20-23

GENTE E FATTI

Pagina 24 FROM HOME TO HOME

Pagine 25-28

DAL TRENTINO

ASSOCIAZIONE TRENTINI NEL MONDO

Presidente Direttore

Armando Maistri Francesco Bocchetti

TRENTINI NEL MONDO

Mensile dell’Associazione

Trentini nel Mondo aderente alla F.U.S.I.E

Direzione, amministrazione e redazione

Via Malfatti, 21 - 38122 TRENTO

Tel. 0461/234379 - Fax 0461/230840 sito: www.trentininelmondo.it e-mail:info@trentininelmondo.it

Direttore responsabile

Maurizio Tomasi

Comitato editoriale

M. Anderle, G. Bacca, C. Barbacovi, B. Cesconi, A. Chemotti, A. Degaudenz, S. Giordani, H. La Nave, A. Leonardi, E. Lenzi, A. Maistri, P. Rizzolli,

V. Rodaro, P. Rossi, M. Setti, A. Tafner, R. Tommasi, V. Triches

Hanno collaborato:

R. Barchiesi - S. Corradini

G. Degasperi - F. Bocchetti - I. Turco

M. Grazzi - A. Liber

Autorizzazione del Tribunale di Trento

n. 62 - 6 febbraio 1958

STAMPA: Grafiche Dalpiaz srl Ravina di Trento (TN)

Per ricevere il giornale:

Dal 2020 il giornale dell’Associazione ha cambiato il rapporto con i propri lettori: non più solo abbonati ma soci della Trentini nel mondo. A pagina 29 il modulo per la richiesta di adesione in qualità di socio.

N. 3 - 2023 - Stampato il 7 APRILE 2023

Le affermazioni e le opinioni espresse negli articoli firmati rispecchiano le posizioni degli autori.

Lottiamo perché l'uomo non diventi disumano

«Isistemi di intelligenza artificiale possono portare gravi rischi per la società e l’umanità». Così in una lettera molto preoccupata più di mille personaggi molto influenti della Silicon Valley: chiedono una sospensione di almeno sei mesi per fermare la corsa della cosiddetta intelligenza artificiale generativa. Si dice addirittura che se ciò non sarà immediatamente attuato, i governi dovrebbero intervenire e istituire una moratoria.

Mancano precise regole sullo sviluppo di queste tecnologie tanto che “rischia di scatenare effetti devastanti, perché potrebbero portare a perdere il controllo della nostra civiltà”.

Come in un film di fantascienza si teme che le macchine possano prendere il sopravvento sull’uomo, generando autonomamente scenari inimmaginabili. Basti solo pensare al mondo della comunicazione, dove già ora e troppo spesso passano messaggi che nulla hanno a che vedere con il reale. Già da tempo nel mondo della finanza algoritmi automatici generano scambi. Per non pensare ai sistemi di difesa, soprattutto con tante regioni del mondo in guerra. A un anno dall’invasione dell’Ucraina, quella guerra è allo stesso punto, non sembra cioè avere soluzione: rimangono i morti, le distruzioni e le sofferenze che sempre i più deboli subiscono.

Guardando la storia degli ultimi anni sembra che l’uomo, in quanto portatore di pensiero, sia messo da una parte: sembra avere la meglio la “globalizzazione dell’indifferenza” - di cui Papa Francesco parla già da qualche anno – che però può essere superata solo con una profonda conversione del cuore dell’uomo.

La storia di successo della cooperativa «SolTreCha» creata in Argentina una ventina di anni fa, è emblematica dello spirito con cui opera la Trentini nel mondo, in una dimensione di partecipazione e condivisione fra persone che non potrà mai essere sostituita da macchine

In tutto il mondo ci siamo illusi che la quarta rivoluzione industriale, le tecnologie digitali, avrebbero garantito a tutti una crescita senza limiti e interruzioni.

Il fisico italo-americano Federico Faggin, colui che ha inventato il primo microprocessore, così scrive: «Da creatori dell’universo-vita siamo stati relegati agli effetti senza senso di qualche algoritmo classico presto dimenticato con la morte dei nostri corpi».

In Argentina nel novembre dello scorso dello scorso anno abbiamo incontrato alcune operatrici della Soltrecha. È una cooperativa sociale il cui nome è composto dalle prime tre lettere delle parole: Solidarietà, Trentino, Chaco. Una ventina di anni fa la Trentini nel Mondo ha generato un progetto di assistenza sociale nella provincia del Chaco, una delle più povere dell’Argentina.

Ora la Soltrecha, composta da un centinaio di soci, si occupa di cure domiciliari a persone che in stato di bisogno rimangono comunque in casa loro, riceven-

do aiuto nel proprio ambiente di vita. Gli operatori che abbiamo incontrato hanno nel tempo elaborato esperienze e strategie tali da diventare in Argentina la realtà più importante del settore: leader in tutta la nazione, con richieste di partecipazione a convegni e studi, che vanno nella direzione di diffondere quel sistema operativo.

Si parla di un “lavoro” i cui protagonisti sono in costante contatto con le persone, in una dimensione di partecipazione umana che non pensiamo possibile sostituita da macchine.

Da una parte il nostro apprezzamento va a coloro – sono Trentini nel Mondo – che hanno saputo raggiungere risultati alti in un settore sociale così impegnativo (la domanda di servizi alla persona è in costante aumento nel mondo occidentale per effetto della dinamica demografica), dall’altra ci consentiamo un moto di orgoglio per un progetto che ha superato le più felici aspettative, per un investimento - gestito dall’Associazione Trentini nel Mondo - che ha generato una risorsa indispensabile per migliaia di persone. Non curandoci dei “gufi” che nel passato tanto disagio hanno arrecato alle nostre attività e anche a coloro che ci guardano ora con indifferenza, non possiamo che andare avanti facendo tesoro della storia.

IN QUESTO NUMERO
1 3 - 2023 editoriale

Mondo Trentino Village è online

«La community ufficiale dei trentini e delle trentine»: così viene definita sulla sua home page la piattaforma «Mondo Trentino Village», on line da alcune settimane.

«Questa community - si spiega sulla home page - è frutto di un lungo e partecipato percorso che la Provincia Autonoma di Trento ha realizzato con l’Associazione Trentini nel Mondo e con l’Unione delle Famiglie Trentine all’estero. L’obiettivo è quello di animare un luogo digitale dove chi come te vive nel Mondo Trentino può sentirsi più vicino e vicina alle proprie radici e, allo stesso tempo, allargare la comunità su scala globale!».

L'invito ad entrare nella community è in

particolare rivolto a coloro che «vogliono conoscere le storie di chi si sente trentino in ogni angolo del mondo, scambiare idee e con-

sigli utili, fare attività insieme come imparare una lingua oppure organizzare un viaggio e tanto altro».

La piattaforma si presenta semplice e intuitiva. Gli interessati a farne parte devono creare il loro profilo, inserire qualche dettaglio sul loro lavoro, le loro passioni e connettersi quindi con gli altri trentini e le altre trentine in giro per il mondo.

Al momento di andare in stampa con questo numero del giornale i partecipanti sono 561 ed i gruppi sono 20.

Iscriversi è semplicissimo: basta creare un account personale collegandosi al sito all'indirizzo: www.mondotrentinovillage.it

La «squadra» della Trentini nel mondo

«Mondo Trentino Village» è il luogo di incontro virtuale dei trentini e delle trentine in tutto il mondo. Per la sua gestione è stato creato un gruppo di «amministratori», composto da rappresentanti dei tre soggetti che hanno dato vita all'iniziativa: l'Ufficio Emigrazione della Provincia Autonoma di Trento, la Trentini nel mondo e l'Unione delle Famiglie Trentine all'estero. Ecco come sulla piattaforma si presentano le quattro amministratrici della Trentini nel mondo (da sinistra nella foto).

Rosanna Barchiesi @rosanna-barchiesi: parlo italiano, spagnolo e capisco il portoghese. Sono amichevole, sorridente, espansiva e disponibile, amo il trentino ma non dimentico il mio caro Uruguay, mi piacciono

i viaggi, così posso vedere posti nuovi e capire come vivono le altre persone nel mondo.

Giada Degasperi @giadadegasperi: parlo italiano, inglese, spagnolo e capisco il portoghese. Sono una mamma lavoratrice, passo le giornate a correre di qua e di là e a pianificare gli impegni di tutta la famiglia! Sincera e leale, amo leggere libri e riviste che

parlano di viaggi. Sempre pronta a partire e scoprire nuove destinazioni e comunità!

Ilaria Turco @ilaria-turco: parlo italiano, inglese. Mi piace stare all’aria aperta nella natura, amo gli animali e stare con la mia famiglia. Per passatempo disegno, sono curiosa e mi piace tutto ciò che è vecchio.

grazzi: parlo italiano, inglese. Sono una “comunicativa”, va da sé che mi piace stare in mezzo alla gente: concerti, festival, raduni… e chi più ne ha… Proponete e io ci sono! Chiacchierona fino allo sfinimento (di chi ascolta), sono pronta a tacere e lasciarmi rapire da un buon concerto, meglio se un live acustico in un piccolo locale intimo!

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La piattaforma è frutto di un lungo e partecipato percorso che la Provincia ha realizzato con la Trentini nel mondo e l’Unione delle Famiglie Trentine all’estero

Il benvenuto della Trentini nel mondo ai Consultori all'estero della Provincia

Sono stati il presidente ed il direttore della Trentini nel mondo, Armando Maistri e Francesco Bocchetti (sesto e quinto da sinistra nella foto in alto) a dare il benvenuto nella sede dell'Associazione ai Consultóri all'estero della Provincia Autonoma di Trento, che dal 6 al 10 marzo hanno partecipato alla Conferenza che li ha visti protagonisti, durante la quale si sono confrontati con l'amministrazione pubblica e con le associazioni del settore sui temi della migrazione trentina, sia storica che recente.

Nell'accogliere i Consultóri, con i quali c'erano anche rappresentanti dell'Ufficio Emigrazione della Provincia, Maistri ha affermato che la sede dell'Associazione è la «casa di tutti i trentini nel mondo» e quindi anche dei Consultóri.

I Consultóri - attualmente quindici, in carica dal primo novembre 2021, per cinque annisono una figura individuata dalla legge provinciale sull’emigrazione. “Sentinelle” del Trentino nel mondo, hanno tra i vari compiti, la funzione di essere referenti della Provincia Autonoma di Trento per i progetti e le inizia-

tive in materia di emigrazione, nonché di mantenere i rapporti con gli emigrati trentini e con le associazioni, le autorità locali, le rappresentanze diplomatiche e gli uffici consolari italiani e con gli istituti italiani di cultura. Dopo il loro insediamento, per loro TsmTrentino Trentino School of Management ha organizzato una

formazione a distanza, di una ventina di ore, su tematiche riguardanti la storia e le istituzioni trentine.

Il primo momento ufficiale della «Conferenza» si è svolto nella mattinata del 6 marzo nella Sala Depero del Palazzo della Provincia (nella foto), con la presentazione dei Consultóri ai rappresen-

tanti del territorio. «È giusto far conoscere il fondamentale ruolo di questi nostri amici e "fratelli’" tornati in questo momento a casa e che ringraziamo per il lavoro svolto ogni giorno a favore delle nostre comunità all’estero», ha affermato nell'occasione l’assessore provinciale all’emigrazione e cooperazione internazionale Mattia Gottardi, condividendo le parole del presidente del consiglio provinciale Walter Kaswalder.

L’avvio della Conferenza (nelle due pagine che seguono pubblichiamo una sintesi di come si sono svolte le varie giornate) ha fornito inoltre l’occasione per presentare la nuova piattaforma online «Mondo Trentino Village» (articolo sulla pagina a fianco).

Chi sono e quali sono le aree di competenza

I quindici Consultóri in carica sono: Mariano Roca (Buenos Aires) per l’area Argentina 1, Gustavo Fabian Cristofolini (Cordoba) per l’area Argentina 2, Francisco Fabian Nardelli (Bahia Blanca) per l’Argentina 3, Letizia Maria Luisa Gini per Paraguay e Uruguay, Oscar Jonas Lenzi (Florianopolis) per l’area 1 del Brasile, Felipe Bernardi (Caxias do Sul) per il Brasile 2, Tiago Dalapicola (Santa

Teresa) per il Brasile 3, David Corazza (Toronto) per il Canada, Carla Andrea Dellapé Saavedra (Santiago) per il Cile, Francesca Gottardi e Amy Christina Antoniolli per gli Stati Uniti (rispettivamente aree 1 e 2), Eduardo Raul Zueck Gonzalez (Città del Messico) per il Messico, Monica Torbol (Wollongong) per l’Australia, Edith Pichler (Berlino) e Luca Endrizzi (Parigi) per l’Europa.

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Foto Archivio Ufficio stampa PAT

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Conferenza dei Consultóri

Il tema dell’organizzazione del sistema turistico trentino è stato al centro martedì 7 marzo, dei lavori della Conferenza dei Consultóri che, ad Andalo, ha partecipato ad un incontro con Luca D’Angelo, direttore dell'Azienda per il Turismo Dolomiti Paganella, e con Giorgio Cestari, dirigente del Servizio Turismo e Sport della Provincia. L’incontro è risultato di particolare interesse per i Consultóri che hanno contribuito con numerosi interventi.

Il dottor Cestari ha presentato l'organizzazione turistica della Provincia Autonoma di Trento sottolineando che il turismo non è solo un settore economico ma un sistema complessivo che coinvolge molti ambiti. Nella legge che regola il settore, ha spiegato Cestari, si è posto l'accento sulla necessità di coinvolgere le popo-

Ad Andalo l’approfondimento sul «sistema turismo»

lazioni locali, considerando gli effetti del turismo sia dal punto di vista economico che ambientale.

La nuova organizzazione turistica, ha spiegato il dirigente, mette il turista al centro e si è organizzata su quattro livelli, dalle Apt che si occupano del turista nel territorio, organizzano l'informazione e l'accoglienza e propongono i prodotti turistici, alle Agenzie territoriali d'area, che hanno il compito di ideare e

proporre attività che hanno una valenza territoriale più ampia rispetto all’ambito delle singole Apt. Accanto a queste c’è Trentino marketing che presidia la marca trentina, svolge un ruolo di sistema, organizza i grandi eventi e segue le attività generali di marketing territoriale per tutto il Trentino, oltre che il presidio dei mercati. La Provincia ha un ruolo di coordinamento generale del sistema turistico, ri-

Alla scoperta degli enti locali

La settimana di formazione itinerante della Conferenza dei Consultóri è proseguita l'8 marzo nella sede del Consorzio dei Comuni Trentini in via Torre Verde a Trento, dove hanno avuto modo di conoscere da vicino come funzionano due realtà importanti del nostro territorio: il Consiglio delle Autonomie locali (CAL) ed il Consorzio dei Comuni Trentini.

Il loro funzionamento è stato spiegato dal dirigente dell'Umst coordinamento enti locali, politiche territoriali e della montagna Giovanni Gardelli, dal vicepresidente del Consiglio delle Autonomie Locali e sindaco del Comune di Pinzolo Michele Cereghini e il direttore generale del Consorzio dei Comuni Trentini Marco Riccadonna.

Nel portare i saluti del presidente del CAL Paride Gianmoena, il vicepresidente del Cal Michele Cereghini ha ricordato come «il ruolo del Consiglio delle autonomie è quello di portare le istanze dei territori nel capoluogo e condividere con la Giunta provinciale le tematiche che più stanno a cuore e sono trasversali agli enti locali. In primis la finanza locale, necessaria per svolgere le attività comunali».

Il direttore generale del Consorzio dei Comuni Trentini Marco Riccadonna ha spiegato come tra i compiti dell’ente vi è quello, tramite le consulenze, di dare risposte univoche allo stesso problema ai comuni, la digitalizzazione della pubblica amministrazione, nonché la formazione degli amministratori locali e dei dipendenti locali. Altro settore importante è la gestione del personale: su questo viene fornito

partisce i finanziamenti fondati sull'imposta di soggiorno e regola il settore.

Il direttore dell'Azienda per il Turismo Dolomiti Paganella Luca D'Angelo, dopo aver illustrato l'organizzazione della destinazione turistica, ha voluto condividere il processo che ha portato Dolomiti Paganella allo sviluppo di uno dei progetti d'ambito più importanti: il Dolomiti Paganella Future Lab

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Conferenza dei Consultóri

un supporto operativo che va dalla gestione delle buste paga alla contrattazione sindacale.

L'incontro è proseguito con un fitto dibattito con i consultori, dal quale è emersa la possibilità di perseguire progettualità di comune interesse. I lavori della Conferenza proseguiranno fino a venerdì 10 marzo con altre visite sul territorio e workshop tematici su enti locali, sviluppo, ricerca, innovazione e sociale.

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Focus sulla cultura del lavoro

L’incontro di giovedì 9 marzo si è aperto a Rovereto nell’incubatore green Progetto Manifattura dove, assieme alla direttrice dell’Area Attrazione Imprese Monica Carotta e al direttore generale di Trentino Sviluppo Paolo Pretti, si è parlato del sistema Trentino dell’innovazione.

Tante le domande e le opportunità di sviluppo di nuove partnership e reti, rese possibili dalle analogie tra territori. Già consolidati, per esempio, i legami tra l’industria lagarina e il settore della meccanica negli stati brasiliani di Rio Grande do Sul e San-

ta Catarina, dove l’emigrazione trentina fu così forte da nominare una città “Nuova Trento”. Interessante, invece, in Argentina, il comparto della digitalizzazione e dell’informatica, mentre per quanto riguarda l’Europa e il Nordamerica ci si è concentrati sull’ambito delle startup e sugli scenari per far rientrare i cosiddetti “cervelli in fuga”.

Il dibattito è poi proseguito con la testimonianza dell’imprenditore brasiliano Magner Steffens, che sei anni fa ha deciso di trasferirsi a Rovereto e di aprire in Polo Meccatronica la sede europea della sua azienda Audaces, attiva

nell’ambito della produzione di macchinari e software personalizzati per l’industria della moda.

La visita si è conclusa con una visita alla Campana dei Caduti accompagnati dal vicereggente Vincenzo Saiani e con il saluto del sindaco di Rovereto Francesco Valduga.

L’incontro con i Consultóri ha avuto una duplice valenza, ovvero quella per i discendenti dei Trentini emigrati che hanno la possibilità di scavare nel loro passato e al contempo quella di indurre noi a farlo. Attraverso una storia fatta di fatica, di rinunce ma anche di competenza

A contatto con il volontariato

Nel loro ultimo giorno sul territorio i Consultóri del Trentino si sono recati in visita prima all'Ufficio provinciale emigrazione, presso Casa Moggioli in via Grazioli a Trento, e poi alla sede di Trentino Solidale. Un'occasione per conoscere da vicino il sistema del volontariato trentino con le tante virtuose realtà che lo compongono.

A presentare l'Ufficio emigrazione - che svolge attività di informazione e consulenza verso gli emigrati trentini all'estero, oltre a gestire il registro delle Associazioni di emigrati e a organizzare iniziative di sensibilizzazione verso il tema dei cittadini trentini residenti all'estero - è stata la direttrice, Ileana Olivo.

Successivamente i Consultóri si sono spostati presso la sede di Trentino Solidale, dove hanno visto i volontari all'opera e hanno incontrato Giorgio Casagranda (nella foto),

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Conferenza dei Consultóri

e forza di volontà, gli emigranti trentini nel mondo hanno raggiunto un proprio riscatto e hanno permesso quello di chi è qui rimasto. Conoscere il nostro passato ci consente di affrontare il futuro e l’auspicio è che queste relazioni si facciano sempre più intense, in un cammino condiviso di crescita».

presidente del Centro Servizi Volontariato e di Trentino Solidale, che ha illustrato le peculiarità di questo ente no profit, che riunisce circa 150 associazioni su tutto il territorio ed è al servizio del volontariato trentino e delle diverse espressioni di cittadinanza attiva.

Alla fine mattina anche la riunione con Mauro Tommasini, direttore

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Conferenza dei Consultóri

della Cooperativa La Rete, e Francesca Sacchetti, responsabile area abitativa, che hanno parlato di innovazione in campo sociale, presentando alcuni interventi interessanti, come l'esperienza di abitare inclusivo, rivolto a persone con disabilità, e illustrato il sistema dei finanziamenti, con la bolletta solidale Etika, grazie alla quale, attraverso Dolomiti Energia, viene devoluta una parte delle entrate alle cooperative sociali che si occupano di progetti a sostegno di persone con disabilità.

(Testi e foto di queste due pagine: Ufficio Stampa PAT)

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In Andalusia, in riva al mare, c'è la gelateria «Di Trento»

Rincón de la Victoria è una città dell'Andalusia, in Spagna, sulla Costa del Sol, dodici chilometri ad est di Malaga. Una lunga spiaggia, un panorama ricco di vegetazione tropicale ed un importante patrimonio storico la rendono un'apprezzata meta turistica. Sul sito dell'ente spagnolo del turismo si legge che «offre buone spiagge e strutture turistiche ed è frequentata da una moltitudine di famiglie, molte

Fernando Cava, nato a Buenos Aires, 40 anni, in Spagna dal 2020, ha voluto dedicare il suo locale alla nonna Tullia Menestrina, emigrata nel 1938 da Sopramonte verso l'Argentina

delle quali hanno qui la loro seconda residenza».

E se si passeggia sul lungomare di Rincón de la Victoria, ci si imbatte nell'insegna della gela-

teria e caffetteria «Di Trento». Proprio come è successo a Fulvio Gardumi (nella foto in alto a destra sulla pagina a fianco), socio della Trentini nel mondo, all'ini-

zio del mese di marzo, mentre con la moglie Gabriella si trovava in Spagna in visita alla figlia Diana, che a Malaga vive.

Da buon giornalista, qual era prima di andare in pensione, ha subito preso contatto con il titolare del locale, per sapere qualcosa di più sulle origini di quel nome. Era però un momento di grande affluenza e da un impegnatissimo Fernando Cava è riuscito a sapere solo che sua nonna era emigrata dal Trentino in

NELLE FOTO. Fernando con la sua famiglia: la moglie Daniela e i figli Tomas di sette anni e Baltazar di cinque. Qui sopra la casa a Sopramonte dove abitava la nonna Tullia fino al 1938, anno dell'emigrazione verso l'Argentina con destinazione Buenos Aires. A destra, Hector Cava, papà di Fernando, nel 2022 davanti alla porta della casa di Sopramonte.
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Argentina e che era in suo onore che aveva scelto «Di Trento» come nome per la gelateria. Fulvio ha allora segnalato la «scoperta» al nostro giornale e qualche giorno dopo abbiamo così scambiato al telefono due parole con Fernando, in un orario che gli lasciava un po' di respiro.

Fernando ha così raccontato che la nonna Tullia Menestrina era originaria di Sopramonte (attualmente un sobborgo di Trento), da dove, all'età di nove anni, nel 1938, era emigrata con la sua famiglia verso l'Argentina, destinazione Buenos Aires.

Qui ha conosciuto quello che sarebbe diventato suo marito ed ha avuto quattro figli, fra i quali Hector, il padre di Fernando, che nel 2022 è riuscito a raggiungere il Trentino, andare a Sopramonte ed individuare la casa nella quale abitava sua madre (foto in basso a destra sulla pagina a fianco).

Fernando non è mai stato in Trentino ma gli piacerebbe molto visitarlo. Sua nonna, morta a 90 anni, l'aveva nel cuore e gliene ha parlato tanto. Ed anche suo padre gli ha detto che è un posto che vale la pena visitare. Tra l'altro, proprio grazie alla nonna, Fernando ha ottenuto il

passaporto italiano ed è anche in segno di ringraziamento per questa opportunità, che quando nel marzo del 2021 ha aperto la gelateria a Rincón de la Victoria ha scelto di darle un nome che

ricordasse le origini della nonna.

In Spagna Fernando ci è arrivato nel 2020. La difficile situazione economica dell'Argentina e l'incertezza che si respirava nel paese, lo hanno spinto a cercare

per sé e la sua famiglia una nuova prospettiva.

Ha così fatto il viaggio inverso rispetto a quello della nonna, attraversando l'Oceano da ovest verso est, diretto ad una località dove poter mettere a frutto la sua consolidata esperienza di gelatiere, che anche in Argentina era la sua professione.

Con uno dei suoi fratelli aveva avviato ben due locali e nel 2017 gli è stato assegnato il «Premio Joven empresario San Martin», la zona di Buenos Aires dove aveva la sua attività.

Fernando ha 40anni, è sposato con Daniela ed insieme hanno due figli: Tomas di 7 anni e Baltasar di 5 anni. È molto soddisfatto di come sta andando la sua attività a Rincón de la Victoria. «Sono molto felice di poter lavorare e vivere in un luogo privilegiato, di fronte al mare, offrendo qualcosa in cui credo moltissimo, cioè un gelato artigianale».

Quando Fulvio Gardumi si è presentato come «trentino» è stato molto contento ma non sorpreso, perché non era il suo primo cliente arrivato dalla terra natale della nonna. Ogni volta che succede, però, si emoziona e con molto piacere fa la conoscenza dei suoi «conterranei». (m.t.)

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La spiaggia davanti alla gelateria «Di Trento»: la foto è stata scattata da Diana Gardumi (nella foto qui a destra insieme con Fernando Cava).

Jorge Marich Giongo ha finalmente

Nel cuore della provincia del Chaco (Argentina), nella città di Presidencia Roque Sáenz Peña, il 1° marzo si è accesa una nuova voce nella radiofonia locale, «Radio Martino 97.3», creata dal primo presidente del Circolo Trentino della città, Jorge Marich Giongo (foto qui sopra a sinistra).

La data di inizio dell'attività nuova emittente è stata scelta per farla coincidere con quella della fondazione di Presidencia Roque Sáenz Peña, nota come «città ter-

Il 1° marzo sono iniziate le trasmissioni di «Radio Martino» che ha sede nella città di Presidencia Roque Sáenz Peña nel Chaco (Argentina)

male», che quest'anno compie 111 anni, seconda città più importante della provincia del Chaco, dove vivono centinaia di discendenti trentini che mantengono radici e usanze.

La radio che sta muovendo i suoi primi passi ha un palinsesto vario, con un programma centrale al

mattino, che propone informazioni generali, commenti, interviste, collegamenti in diretta dalle strade e musica, sia autoctona che internazionale.

Il nome della radio è un omaggio al padre di Jorge (foto qui sopra a destra), che per molti anni è stato un rinomato conduttore radiofoni-

co, una delle voci più apprezzate dagli ascoltatori, e che si è cimentato anche in altri ambiti, come l'organizzazione di feste popolari e di rassegne di poesia; grande appassionato di sport, Martino è stato dirigente della squadra di calcio «General Belgrano», istituzione pionieristica in città che il 15 maggio celebrerà il suo centenario di fondazione.

Il creatore della radio, Jorge Marich Giongo, ha annunciato che la programmazione avrà presto altri

La storia di Liduina Luigina, nonna di Jorge

A pagina 96 del volume dedicato ad Argentina e Brasile della trilogia «Tanti volti, un'unica comunità», pubblicata in occasione del 50° anniversario di fondazione della Trentini nel mondo, è pubblicata la testimonianza di Liduina Luigina Giongo, nonna di Jorge.

Liduina Luigina Giongo, nata a Trento il 13 aprile del 1931 e morta a Roque Saenz Peña il 15 dicembre 2005, raccontava che suo padre, Giuseppe Giongo, aveva l’ambizione di possedere grandi appezzamenti di terreno.

Sua madre si chiamava Maria Bertoldi e la sua famiglia era composta da sette fratelli, due

maschi e cinque femmine, dei quali il fratello maggiore, Rodolfo, fu il primo a decidere di emigrare in Argentina, stabilendosi prima a Buenos Aires e poi nel Chaco. Più tardi lo seguì suo padre e alla fine venne tutta la famiglia. Liduina ricordava che a Trento avevano una casa in campagna alla periferia della città e

che le loro terre avevano da una parte il fiume Adige, a circa un chilometro, e dall’altra il fiume Fersina, a circa 300 metri.

“A Trento stavamo molto bene. Ci dedicavamo all’agricoltura e in più avevamo animali e una casa di campagna. Preparavamo il vino, i salumi, i formaggi. La frutta e la verdura che raccoglievamo le vendevamo tutti i giorni al mercato di Trento, nella piazza dietro la cattedrale di San Vigilio.

Mio fratello Rodolfo venne per primo in Argentina; all’inizio lavorava nella “Residenza El Tordillo” di Buenos Aires. Un giorno si trovò con un compaesano, Pasquale, che andava a Corzuela

(Chaco), e che gli affittò un campo fino al momento in cui poté comprarlo. Noi poi venimmo a Pampa del Infierno dove viveva mio cognato Bepi con mia sorella Mafalda”.

Luigina Giongo era arrivata in Argentina con la sua famiglia nel giugno del 1931 sulla nave “Conte Rosso” che era partita da Genova. “Mio papà dovette insistere un anno intero per convincerci a venire in Argentina. Era un’epoca in cui Mussolini non concedeva facilmente passaporti”.

La “nona” Gina parlava dell’arrivo nell’inospitale Chaco: “È un viaggio che non voglio nemmeno ricordare. Furono in tutto tre

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NELLE FOTO (da sinistra): Jorge al microfono durante una diretta; suo padre Martino, dal quale prende nome la radio, che per molti anni è stato un rinomato conduttore radiofonico; Jorge con i collaboratori Ariel ed Ale; Jorge nel 2001, quando era presidente del Circolo trentino di Presidencia Roque Sáenz Peña, insieme con l'allora assessore all'emigrazione della Provincia Autonoma di Trento, Sergio Muraro, in occasione di una visita alle comunità del Chaco da parte di una delegazione della quale faceva parte anche la Trentini nel mondo.

finalmente realizzato il suo sogno

contenuti, dal collegamento quotidiano con una stazione radio nella capitale dell'Argentina, Buenos Aires, ad altri programmi locali e regionali: tra i progetti in agenda c'è quello di dedicare uno spazio alle varie comunità della zona ed in particolare a quella di origine trentina: Liduina Luigina Giongo, la nonna di Jorge, era un'emigrata trentina (qui sotto la sua storia).

In questa sua iniziativa Jorge è affiancato da un gruppo di persone molto motivate: al mixer e alla

conduzione c'è Alejandra López; in studio è presente anche Abel Barrionuevo mentre Carlos Minich

è l'«inviato» a Resistencia, sempre nel Chaco. Le trasmissioni sportive, nei fine settimana, che si occupano di calcio, basket e corse automobilistiche, sono curate da Ariel Lastra, Elías Villalba e Fernando Cardozo. A questo si aggiungono le trasmissioni in streaming sul sito «El Clásico Sáenz Peña» coordinate da Matías Marich Giongo.

Nelle calde terre del Chaco, con temperature vicine ai 40 gradi, condizione climatica alla quale le comunità del posto sono abituate,

e con un'economia nazionale duramente colpita da un'inflazione che nell'ultimo anno ha sfiorato il 100%, Radio Martino rappresenta una vera sfida: ma è anche un sogno che si avvera.

«Con fede e speranza speriamo di andare avanti. Stiamo raggiungendo una vasta area del centro della provincia e lo facciamo come messaggio di incoraggiamento per accompagnare ogni famiglia che si sintonizza via etere oppure online o tramite cellulare» ha detto Jorge.

Dell’arrivo nel Chaco ricordava: «Con mia mamma e le mie sorelle scoppiammo a piangere, perché sembrava di essere capitati in una baita»

sa di simile. Invece tutto fu molto diverso. Io non volevo lasciare soli i miei genitori e dovetti lavorare molto.”

Dell’arrivo nel Chaco ricordava: “Con mia mamma e le mie sorelle scoppiammo a piangere, perché sembrava di essere capitati in una baita: tutto montagne e in mezzo la nostra casa, sola. Non c’era nient’altro.

altre. Coltivavamo cotone, però si vendeva ad un prezzo molto basso, per il mais era la stessa cosa. Il nostro raccolto era abbondante, ma finivamo per dividerlo con le mucche e i cavalli. Seminavamo anche “tártago” e girasole che valevano un po’ di più”.

Presidenza Roque Saénz Peña, dove, continuando la tradizione che aveva in Italia, organizzò una casa di campagna con una grande varietà di verdure, in un terreno ubicato sotto una grande quercia che godeva dell’ammirazione di tutti per la sua chioma verde.

giorni e tre notti su due treni diversi. Noi a Trento guardavamo i film dei cowboys e ci illudevamo che qui avremmo trovato qualco-

A Corzuela restammo circa 5 anni, poi andammo a Pampa del Infierno. Cercammo di mettere da parte qualche soldo, ma ci andò male. C’erano pochi abitanti, le poche case che c’erano erano tutte lontane le une dalle

In quell’epoca altre famiglie che abitavano a Pampa del Infierno erano i Bertoldi, i Pasquali, i Libardi, gli Uez, i Passamani, fra vari altri.

Luigina Giongo si sposò con un figlio di emigrati svizzeri e tedeschi, Valentin Hang, dal quale ebbe due figlie Esther María e Aída Elena. Con lui si stabilì a

Vari anni prima della sua morte gli venne chiesto se avesse voluto ritornare a Trento e rispose: “Ci sono momenti in cui vorrei, ma, considerando la mia età, ho un po’ paura, anche se mia figlia e un’amica mi consigliano di andare. Mi piacerebbe rivedere la mia casa a Trento e due cugini che hanno 90 e 93 anni”.

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9 3 - 2023 attualità

Maria Romana De Gasperi, generosa «Madre d'Europa»

Non è stato facile per me, che pure ho conosciuto bene Maria Romana De Gasperi, mettermi a riavvolgere il filo della sua intensa esistenza anche per ricordarne, qui, nella sua Trento, solo alcuni tratti. Grande, immensa è stata la sua personalità, e la sua opera. Una donna di straordinaria intelligenza, di una bontà innata, di una commovente umanità, e di tanta, tanta generosità; tante doti, tanti valori, eppure una donna umile: l’umiltà dei grandi, per richiamarsi a Sant’Agostino.

Abbiano conosciuto Maria Romana figlia del nostro grande Statista, del quale ha scritto tanti libri e sul quale ha tenuto un numero incalcolabile di conferenze. Sarebbe tuttavia riduttivo riferire il suo operato solo, o anche prevalentemente, alla figura del grande padre, anche se lei, per il tanto amore che nutriva per lui, sarebbe certamente d’accordo.

Certo, la simbiosi che vi è stata fra Maria Romana e il padre ha costituito una costola fondamentale della sua vita ed a tale rapporto è indubbiamente necessario fare riferimento per parlare di lei.

Ma qui non vogliamo ricordare solo Maria Romana con l’impegnativo cognome De Gasperi; vogliamo ricordare Maria Romana senza cognome.

Maria Romana nasce a Trento il 19 marzo 1923 e trascorre la sua infanzia fra Trento e Borgo Valsugana, presso la famiglia dei parenti materni.

Nel 1947 il fascismo mette a tacere il padre facendolo arrestare ed imprigionare assieme alla moglie Francesca Romani, con il pretesto di espatrio clandestino ed anche dopo la scarcerazione deve vivere sotto stretto controllo della polizia del Regime.

Per iniziativa del Comune di Trento, a cento anni dalla nascita e ad un anno dalla morte, il 31 marzo si è svolta una cerimonia in ricordo della figlia di Alcide De Gasperi. Su queste pagine pubblichiamo alcuni stralci del discorso commemorativo fatto dal giornalista Paolo

La lontananza del padre segna da molta sofferenza l’infanzia di Maria Romana. Come per le sue altre tre sorelle - Lucia, Cecilia (conosciuta come Lia) e Paola - Maria Romana è legata da un grande amore ai genitori.

A Maria Romana la vita riserverà un ruolo particolare nell’accompagnare la vita del padre anche nella sua sfera politica e istituzionale.

Già nei primi anni dell’epoca fascista si profila un’intesa particolare, possiamo dire una complicità positiva tra Maria Romana e il padre, in una prospettiva di particolare reciproca vicinanza lungo il futuro cammino politico di Alcide De Gasperi.

De Gasperi, rigidamente controllato dal Regime e costretto a

vivere in clandestinità, affida a Maria Romana ancora ragazzina carte da nascondere quando teme perquisizioni da parte dei fascisti; ed è sempre lei che, nascosti sotto verdure nel cestino della bicicletta, porta messaggi di De Gasperi lungo le vie di Roma ad amici del padre impegnati con lui nella Resistenza per preparare la rinascita democratica dell’Italia.

L’Italia è liberata dal nazifascismo, Alcide De Gasperi entra nei primi governi, e nel dicembre del 1945 è al palazzo del Viminale come Presidente del Consiglio; ed è qui che il suo sodalizio con la figlia primogenita si consolida in modo del tutto particolare: il Capo del governo vuole Maria Romana con lui come segretaria personale; un incarico «pro

bono», perché per l’etica di De Gasperi è sufficiente che in una famiglia vi sia - da parte dello Stato - una sola entrata: la sua indennità parlamentare.

Nel gennaio del 1947 il Presidente del Consiglio parte per un incerto viaggio negli Stati Uniti che entrerà nella storia come il “viaggio del pane”, ed egli vuole Maria Romana con sé.

Nella permanenza in America Maria Romana non sarà solo la semplice segretaria che prende note e passa carte, ma confidente e consigliera, come lo sarà fino alla scomparsa del padre.

Nell’ottobre del 1947 Maria Romana sposa l’ex partigiano piemontese Piero Catti, fratello del partigiano Giorgio, ucciso alle Porte di Cumiana nel dicembre 1944 e al quale è dedicato un centro culturale.

Dal matrimonio nascono tre figli: Giorgio, Paolo e Maurizio. Il primogenito, Giorgio, morirà in un incidente stradale in Francia il 12 settembre 1972, all’età di 24 anni; il più giovane, Maurizio, si spegne a Roma il 12 luglio 2014, all’età di 58 anni.

Sono lutti troppo pesanti da accettare per una madre, innatu-

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rali. Maria Romana trova tuttavia la forza per andare avanti con la famiglia, e anche la forza per continuare la sua missione nel far vivere fra la gente quello spirito di ideali che hanno informato tutta la la vita del padre.

Sente pure che se non lo facesse tradirebbe l’amore che il padre, con tanta abbondanza, ha riversato su di lei, e che lei ha copiosamente ricambiato.

Alcide De Gasperi muore nella notte del 19 agosto 1954. Una luce di speranza sull’Italia e sull’Europa si è spenta, ma Maria Romana vuol tenerne vivo il riflesso che quella luce ha lasciato, soprattutto il rifesso dell’anima; e lo farà anche con la forza che le daranno quelle ultime parole del padre.

Il lavoro in cui Maria Romana si immerge dà corpo a un’immensa raccolta di documenti e a un importantissimo fondo archivistico relativo all’impegno politico di De Gasperi che ha costituito - e che costituisce - una base preziosissima di ricerca per studiosi italiani e stranieri.

Ma in De Gasperi Maria Romana più che il politico cercava e voleva capite l’UOMO, soprattutto quell’uomo buono che viveva e operava sentendo che la fede di credente era la forza che lo sosteneva e gli consentiva di affrontare le sfide della vita. Senza comprendere la sua fede - ricorderà più volte Maria Romana - non si può capire De Gasperi, chi era De Gasperi.

Nei suoi numerosi libri Maria Romana sa cogliere più di chiun-

que altro la vera visione degasperiana della vita e dell’impianto valoriale della società, dell’intera comunità umana; nello scrivere penetra nell’anima di De Gasperi padre e statista e riesce a metterne in evidenza l’essenza, la grandezza; sì, perché sono i Grandi che sanno meglio capire i Grandi, e metterne in evidenza gli ideali. Del padre Maria Romana interpreta la grande, straordinaria umanità. Quell’umanità che soprattutto chi umanità ha, può cogliere e trasmettere. E umanità Maria Romana ne aveva tanta, un’umanità che lei nel parlare del padre alimentava pure con il grande amore che per lui nutriva, e che trova, fra l’altro, particolare espressione nel suo libro «Mio caro padre», che ha iniziato a scrivere pensando alla betulla di fronte alla casa di Sella.

E ricche, molto ricche di sua umanità, oltre che di amore e di desiderio di concordia fra la gente e fratellanza fra i popoli, sono le sue straordinarie riflessioni che per oltre trent’anni ha offer-

to ai lettori del quotidiano cattolico “Avvenire” nella sua rubrica settimanale “Ieri e Domani”; una rubrica che l’ha vista una delle firme più amate del giornale.

Innumerevoli sono le sue conferenze tenute in tutta Italia e in altri paesi europei, con le quali a voluto testimoniare e far conoscere chi era Alcide De Gasperi, nella speranza che chi l’ascoltava potesse coglierne e coltivarne principi e valori e, soprattutto, l’esempio di un uomo buono, giusto e onesto. Messaggi relativi al padre ma Maria Romana era coraggiosa nel testimoniare e sostenere idee e convinzioni in cui fermamente credeva.

Fu certamente coraggiosa anche il 23 marzo 2011 quando al Parlamento europeo a Bruxelles, in occasione della posa di un busto di De Gasperi, richiamò, con tono deciso, e anche severo, i numerosi parlamentari presenti alla loro responsabilità di essere più presenti fra la gente, ad ascoltare di più la gente.

Forse non così conosciuta è la

dedizione al sociale di Maria Romana. L’abbiamo vista impegnata per decenni come volontaria della Croce Rossa, seguendo pure con particolare sensibilità e cura gli ammalati di Aids. Importante è pure stata la sua collaborazione con associazioni e enti aventi come fine solidarietà e collaborazione fra i popoli.

Non è forse facile comprendere e capire bene Maria Romana nel suo rapportarsi con il padre e nel suo essere Maria Romana, senza fare riferimento a ciò che Sella, la casa di Sella (nella foto), ha rappresentato per lei in tutta la sua vita, fin da quando era bambina.

Ogni parte della casa, ogni pianta, ogni paesaggio che le si offriva al suo sguardo e alla sua ammirazione hanno avuto in lei una penetrazione che molto ha contribuito a formarne lo spirito. Quasi una sorta di simbiosi con tutto quello che ha riguardato Sella.

Maria Romana ha avuto una vita intensa. Non le sono mancate, purtroppo, sofferenze, sofferenze forti, ma ha avuto anche tante soddisfazioni e molti onori e onorificenza; onorificenze che lei ha dedicato quasi sempre alla memoria del padre.

Per tutti noi, Maria Romana, Madre d’Europa, grande produttrice di rapporti umani, ha lasciato un grande patrimonio di amore, di umanità e di affetti.

Per tutto ciò che ha fatto, per tutto quello che è stata, le diciamo, tutti in coro, grazie, Maria Romana.

11 3 - 2023 attualità

Non è questa l’Europa di

Ho partecipato venerdì 31 marzo alla cerimonia commemorativa in onore di Maria Romana De Gasperi, figlia del grande Alcide, nel centenario della nascita ed a un anno dalla morte. La sala di rappresentanza di Palazzo Geremia a Trento (articolo alle pagine 10-11) era affollata di persone venute a rendere omaggio a una donna eccezionale, custode, testimone e promotrice della memoria del padre.

Nelle testimonianze che si sono succedute nel corso della serata, non sono mancati i riferimenti a De Gasperi europeista, assieme ad altri padri fondatori come Adenauer e Schuman, che la figlia Romana racconta nei suoi scritti e nei numerosi interventi in scuole ed eventi pubblici ai quali ha partecipato nel corso della sua lunga esistenza. In particolare, il nipote del Cancelliere Konrad Adenauer, Sven-Georg, ricordando l’opera di De Gasperi e del nonno, non ha mancato di fare un riferimento al grande lavoro dei due statisti per avviare

l’Europa sulla via della ricostruzione e della pace rispetto al panorama europeo che abbiamo di fronte oggi.

Oltre all’aggressione russa della Crimea, soffiano venti nazionalpopulisti ed euroscettici con governi di destra in numerosi Paesi dell’Unione, con pregiudizio grave all’obiettivo di una Europa più integrata, unita e solidale, in grado di far pesare la sua autorevolezza nel contesto geo-politico attuale. È del tutto evidente che se esistono tanti “prima la Germania, prima la Francia, prima l’Italia", per non parlare di Polonia, Ungheria e degli altri Paesi dell’Est, non ci può essere più

politica estera comune, più politica di difesa e di sicurezza comuni, più politica fiscale comune, in una parola più Europa. Non è questa l’Europa che avrebbe voluto Alcide De Gasperi.

Nel discorso al Senato della Repubblica il 15 novembre 1950 in occasione dell’approvazione della mozione federalista presentata da alcuni senatori in favore dell’azione europeista dell’Italia, De Gasperi osservava: «Vi pare veramente educativo, pedagogico, di mettere in ridicolo quest’idea (federalista) di minimizzarne l’importanza, di considerarla come una costruzione del tutto ipotetica, senza nessuna base?

Vi pare davvero che il Senato italiano debba avere una tale concezione pessimistica, che si debba dimostrare così retrivo, direi, dinanzi a quello che appare evidentemente un allargamento, una dilatazione del nostro concetto politico e della nostra collaborazione internazionale? A me pare di no».

L’anno successivo, il 10 dicembre 1951, in un intervento tenuto all’Assemblea del Consiglio d’Europa a Strasburgo, De Gasperi cosi argomentava sulla necessità di una difesa comune europea: «…la condizione essenziale per una resistenza esterna efficace, è in Europa la difesa interna contro una funesta eredità di guerre civili – tali bisogna considerare le guerre europee dal punto di vista della storia universale -; questo alternarsi, cioè, di aggressioni e rivincite, di spirito egemonico, di avidità di ricchezza e di spazio, di anarchia e di tirannia che ci ha lasciato la nostra storia, per il resto così gloriosa. È dunque contro questi germi di disgregazione e

Soffiano venti nazionalpopulisti ed euroscettici con governi di destra in numerosi Paesi dell’Unione, con pregiudizio grave all’obiettivo di una Europa più integrata, unita e solidale, in grado di far pesare la sua autorevolezza nel contesto geo-politico attuale
12 3 - 2023 60 anni d’Europa

Alcide De Gasperi

costituita dai Paesi dell’Europa orientale con l’adesione di Ucraina, Moldavia, Georgia ed altri Paesi balcanici, basata sul triangolo Polonia-Romania-Ucraina. Una visione a dir poco folle, negatrice dei trattati fondativi dell’Unione, ignorante delle vicende che hanno devastato il continente europeo nell’ultimo secolo.

di declino, di reciproca diffidenza e di decomposizione morale, che noi dobbiamo lottare. Noi siamo consapevoli di doverci salvare e con noi il patrimonio di civiltà comune e di esperienza secolari».

Purtroppo ad Est, oggi si agitano venti di restaurazione nazionalista, di fastidio per il ruolo di Commissione, Parlamento e Corte di giustizia. Il premier polacco Morawiecki, in un discorso tenuto recentemente all’Università di Heidelberg in Germania, ha attaccato quella che definisce “autocrazia burocratica” di Bruxelles, espressione di élite cosmopolite che hanno un grande potere senza avere un mandato elettorale.

Stato nazionale, quindi, contro Unione sovranazionale.

Morawiecki dimentica che è stata l’Europa sovranazionale a promuovere il mercato unico più integrato al mondo, ad adottare una moneta unica, a mettere in atto politiche che hanno promosso la coesione sociale nei Paesi europei di cui Polonia, Ungheria hanno maggiormente beneficiato. No anche ad un esercito europeo perché la difesa europea si deve basare tra forti e indipendenti difese nazionali.

Infine, di fronte alla debolezza e “inaffidabilità” della vecchia Europa, Morawiecki candida la Polonia a leader della nuova Europa

Che ne pensa l’Italia di queste manovre? Che ne pensa Meloni, impelagata nel portare a compimento i progetti finanziati dal PNRR a causa della storica incapacità dell’Italia e della sua classe politica e amministrativa, soprattutto meridionale, a gestire modalità, tempi e risorse della progettazione europea? Difficile rispondere a questi interrogativi anche perché la classe politica oggi al governo sembra più impegnata a effettuare pericolosi revisionismi storici, piuttosto che andare, seriamente, a scuola di Europa.

La visione lungimirante e profetica di De Gasperi può farci ancora da guida nell’Europa tor-

mentata di oggi: «È la volontà politica unitaria che deve prevalere. È l’imperativo categorico che bisogna fare l’Europa per assicurare la nostra pace, il nostro progresso e la nostra giustizia sociale che deve innanzitutto servirci da guida. Ed ecco la ragione per cui…l a Comunità di difesa deve essere il nucleo centrale intorno a cui devono sorgere e svilupparsi gli altri legami federali e confederali che si stabiliranno fra gli Stati nazionali, questi restando sempre dei corpi animati da una vitalità propria e originale, da una vitalità che sarà trasmessa soltanto in parte ad un’Amministrazione centrale comune ed elastica».

Sempre che ci siano donne e uomini disposti a cogliere questa sfida.

Vittorino Rodaro 3 aprile 2023

Nel 1951, in un discorso sulla necessità di una difesa comune, affermava che bisognava lottare contro i «germi di disgregazione e di declino, di reciproca diffidenza e di decomposizione morale», alla base della «funesta eredità di guerre civili» in Europa
13 3- 2023 60 anni d’Europa
Roma, 1953: De Gasperi ed Adenauer firmano accordi culturali fra Italia e Germania.

Le racomandazion

La mamma è quella che ti insegna il rispetto per il lavoro degli altri: Se gavé da coparve ne fora en del spiaz che ho apena netà.

La mamma ti insegna a pregare: Prega Dio de no aver sporcà el tapet.

La mamma è quella che ti insegna la logica: Perché te l’ho dita mi ….. e basta!

La mamma ti insegna l’ironia: Prova a rider che dopo te fago pianzer mi!

La mamma che insegna il concetto di doppietta: Te dago na sberla che el mur el ten dà naltra.

La mamma ti insegna il contorsionismo: At vist che te sei sporc drio al col?

La mamma ti insegna la resistenza: Finché no tai fini de magnar te resti sentà zo a taola.

La mamma ti insegna il ciclo della natura: Varda che come tò fat, te desfo!

La mamma ti insegna il comportamento da tenere: At fini de far come fa to pare?

La mamma che aumenta l’autostima dei figli: No te sei stupido, ogni tant te ghen vegni fora!

«Le racomandazion», progetto culturale e di arte tipografica

«Le racomandazion de la mama trentina» (Le raccomandazioni della mamma trentina) è una raccolta di frasi che delineano in maniera scherzosa il carattere delle mamme trentine: ad una frase in italiano è abbinata una «traduzione» in dialetto trentino che «spiega» ancora meglio il significato della prima frase.

«Le racomandazion» sono il risultato di un progetto culturale realizzato nel dicembre del 2022 presso il Laboratorio Arte Grafica «Il riccio» nato nel 2008 e situato

negli interrati della Biblioteca Civica «G. Tartarotti» di Rovereto, che ha come obiettivo quello di mantenere «in vita» un’attività artigianale come la tipografia. E infatti «le racomandazion» (nella foto a sinistra) sono state stampate usando i caratteri mobili.

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gh gh gh gh gh gh gh 14 3 - 2023 dal Trentino

de la mama trentina

La mamma ti insegna a prenderti cura della tua salute: Varda de farte mal che te le ciapi estra.

La mamma che bleffa: Vei chi che no te fago gnent! (dit col polentar en man)

La mamma ti ha dato anche il dono dell’ubiquità: Vei chi va là!

La mamma che toglie tutti i sensi di colpa: Con tutt quel che fago per ti!

La mamma che non ti mette alcuna fretta: Gavente da star chi a diventar veci?

La mamma che insegna la concezione del tempo: Va pian e vei prest!

La mamma ti insegna ad essere sempre previdente: Varda de averghe sempre le mudande nete…. no se sa mai che te fesi n’incidente e i ga da visitarte

La mamma ti insegna a fare cose impossibili: Sera la boca e magna.

In piazza Dante

L’opera in bronzo con basamento in verdello trentino nella foto, si intitola «Family monument» e si trova a Trento nei giardini di Piazza Dante. La famiglia ritratta in questa scultura, è una reale famiglia trentina, formata dal padre Antonio, la madre Olimpia, i figli Maria Elena e Leonardo, selezionata al termine di un concorso che aveva coinvolto ben venti famiglie, con l'obiettivo di individuare la «famiglia tipo» trentina.

L'iniziativa era stata promossa in occasione della mostra personale dell'artista britannica Gillian Wearing, allestita nel 2007 presso la Galleria Civica di Arte Contemporanea di Trento, e curata da Fabio Cavallucci e Cristina Natalicchio.

La selezione è avvenuta tra famiglie che per numero dei componenti, età, lavoro, stile di vita, potevano essere riconosciute rappresentative dell'intera popolazione trentina.

Il monumento è stato inaugurato nel 2008.

c'è il monumento che rappresenta la famiglia trentina
15 3- 2023 dal Trentino
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Il lavoro delle donne in miniera ricordato dal Circolo di Charleroi

Quest’anno, il tradizionale incontro proposto dal circolo trentino di Charleroi, in occasione della ”Giornata Internazionale dei Diritti delle Donne”, arrivato alla 25a edizione, è stato organizzato in collaborazione con il “Bois du Cazier” di Marcinelle, (luogo della tragedia mineraria dell’8 agosto 1956), che ha recentemente presentato una mostra “Dames de carreau” (Dame di quadri) dedicata alla presenza della Donna nella miniera, perché quando si parla del mestiere di minatore si pensa sempre (e quasi unicamente) al lavoro di un uomo, escludendo sistematicamente la possibile presenza femminile, per svolgere un mestiere così pesante e disumano.

Precisiamo che la strizzatina d’occhio a Rachele, la dama di quadri del mazzo di carte da gioco, è stata voluta perché lo spazio di lavoro, alla superfice della miniera, dove le donne svolgevano il loro lavoro, è comunemente chiamato “le carreau” (il quadro), ed anche perché sembra giusto mettere in risalto il lavoro svolto precisamente dalle donne in questo luogo.

Questa partnership ha dunque permesso di organizzare nel pomeriggio della domenica 12 marzo una conferenza presentata dalla dottoressa Maud Musin,

esperta in archeologia e storia, proprio presso il museo del Bois du Cazier, e guarda caso, ideatrice della mostra. Questa relazione ha interessato una quarantina di socie (e soci) ed amiche (e amici) del Circolo, incuriositi dall’argomento, e dobbiamo anche dire, molto attenti e più volte sorpresi della realtà vissuta dalle donne, in tempi non così lontani nel tempo.

Maud Musin ha giustamente elencato le diverse “presenze” della donna in miniera, passando dall’aristocratica titolare alla carrellista che spingeva i pesanti carrelli nelle gallerie, dalla cernitrice che smistava il carbone dai sassi alla lumaia che custodiva e curava le lampade dei minatori. Senza dimenticare le vedove dei

minatori infortunati, vittime del “grisou” (il gas delle miniere) o dei crolli imprevisti, con un evidente, particolare accenno alla strage dell’8 agosto 1956.

Alla fine della relazione il segretario del Circolo, nel complimentarsi con l’oratrice, per la pertinenza del suo discorso, ha fatto notare la presenza di Colet-

te Ista, vice direttrice del Bois du Cazier, ed ha offerto ad entrambe un mazzo di fiori. Ha segnalato pure la presenza di Alessandro Bonmassar, presidente del Circolo trentino del Borinage-Centre e di sua moglie Denise.

È forse interessante pure evidenziare che al momento del tradizionale brindisi, il segretario del Circolo ha affermato che «nonostante nei nostri paesi occidentali molti progressi si sono verificati in merito alla parità, non è inutile, più che “celebrarli” vanno ricordati, questi famosi “diritti”».

Il pomeriggio si è concluso, come sempre con un allegro spuntino e la distribuzione, alle signore presenti, di un cofanetto di “gayette”, il cioccolatino che ricorda un pezzo di carbone, in stretto legame con il tema della giornata. Ma a segnare l’ambiente e lo spirito della grande bella famiglia che è il Circolo sono stati il dono di una rosa a tutte le donne presenti da parte dell’amico Henri Cowez ed il sempre apprezzato assaggio dei prelibati “grostoi” preparati da Annarosa Capra.

Segni tangibili che invogliano il comitato ad aprire, sempre più spesso, le porte della «locanda», per vivervi molte altre feste di tutti color...

Gieffe
16 3 - 2023 circoli

Dopo un anno di preparazione è stato costituito il nucleo del nuovo Circolo trentino

A Bruxelles torna a soffiare un po' di vento trentino

Un anno fa ci trovavamo per lanciare l’idea di riprendere in mano il Circolo trentino di Bruxelles, in Belgio: Caterina de Giovanelli, Veronica de Giovanelli, Matteo Groff, Chiara Maistri, Teresa Morandini, Simone Mühlbach, Ludovica Serafini e Federica Woelk, con il supporto speciale di Vittorino Rodaro. Un gruppo di persone unite dal rapporto stretto con il Trentino e dalla nuova vita a Bruxelles.

Un anno dopo ci ritroviamo con uno statuto, delle idee ben precise di attività e proposte, degli incontri continui, e tanta voglia di fare. Sta partendo un progetto che per noi è molto più di un processo burocratico per

diventare associazione senza scopo di lucro (che pure c’è e fa parte del nostro inizio); questo progetto è condivisione, è voglia di sentirsi a casa, parte di una famiglia, di persone che capiscono le difficoltà di essere expat ma che aiutano anche a sottolineare le gioie di esserlo. Non fatica o lavoro, semplicemente voglia di sentirsi a casa.

In queste settimane siamo riusciti a incontrarci di persona più volte per definire la direzione che questo circolo dovrebbe prendere.

Quali sono gli step importanti? Innanzitutto, ovviamente, creare lo statuto. Per farlo, è stato utile dare un’occhiata agli statuti già esistenti e cercare di

farsi un’idea di come volevamo il Circolo. Alla fine lo statuto rispecchia molto come sarà strutturato il Circolo.

Secondariamente, ma non meno importante, registrare il Circolo presso l’Associazione Trentini nel Mondo. Ma allo stesso tempo, registrarlo anche in Belgio - e quello è stato più complicato. Infine, cominciare a riflettere su quelle che vorremmo fossero le attività del circolo.

La parte più bella e divertente, riflettere su ciò che vogliamo raggiungere con la creazione di questo Circolo. La connessione con altri Circoli, workshop in vari ambiti (ad esempio culinario), eventi (con esperti e/o

personaggi famosi, esibizioni), attività esterne. Come vogliamo creare uno spirito di gruppo tramite attività interne, che leghino i soci del Circolo.

Un punto per noi fondamentale è che pur essendo Circolo Trentino, ci teniamo all’EUREGIO. E vogliamo che sia un punto cardine delle nostre attività; siamo aperti alla collaborazione con eventuali futuri circoli altoatesini e austriaci, e ci teniamo a sottolineare la condivisione non solo territoriale ma anche storica con Alto Adige e Tirolo. Siamo legati e questo legame lo portiamo anche all’estero.

Fondamentale in tutto questo ovviamente la comunicazione esterna; stiamo pensando di creare una nostra newsletter periodica, in modo da garantire un’informazione continua, e di connetterci con altre realtà.

Infine, e ancor più importante, ci teniamo ad avere rapporti con gli altri Circoli trentini presenti sul territorio belga e non vediamo l’ora di cominciare una cooperazione seria.

Sta nascendo il «Circolo Trentino di Bruxelles, Association sans but lucratif». E abbiamo voglia di portare a Bruxelles un po’di vento trentino.

17 3 - 2023 circoli

La «Festa italiana» di Guabiruba

Alla decima edizione della «Festa Italiana» di Guabiruba (Santa CatarinaBrtasile) hanno partecipato oltre quattromila persone, tra cittadini e turisti. Intere famiglie hanno assistito ai vari appuntamenti culturali in programma e hanno avuto modo di gustare piatti della gastronomia italiana, a cominciare dalla pasta: naturalmente non è mancata la tradizionale polenta «della nonna».

La Festa, promossa dal Circolo

trentino di Guabiruba si è svolta l'11 e 12 marzo nel Salão Santo Antônio, nel rione Lageado Alto. Momento clou dell'evento è stata la «Pisa da Uva», che aveva lo scopo di mostrare al pubblico come una volta si faceva il vino, vale a dire pigiando i grappoli con i piedi: la dimostrazione è stata organizzata con la massima cura per ogni dettaglio.

Durante la Festa si sono esibiti cori, gruppi di danze folcloristiche, è «arrivata» la Befana, c'è

Cordoglio ad Adelaide per la morte di Franco Armani per trentatre anni presidente del Circolo trentino

«Mi chiamo Franco Armani e sono nato il 28 settembre 1937 a Praso, in Trentino. Sono emigrato in Australia nel novembre del 1956 e per quattro anni ho tagliato canna da zucchero a Mackay, ma, visto che questo lavoro durava solo sei mesi, per il resto dell’anno andavo a raccogliere tabacco o frutta.

Nel 1961 mi sono trasferito ad Adelaide, dove ho lavorato alla costruzione di una diga. Infine, nel 1962, ho trovato lavoro in una centrale del latte e ci sono rimasto fino alla pensione.

Nei primi tempi la vita è stata dura, in particolare per la mancata conoscenza della lingua; comun-

que, dopo un anno, mi arrangiavo già abbastanza bene in tutto.

Per il resto non posso lamentarmi

dell’Australia: ho trovato persone buone che mi hanno sempre aiutato»

Così Franco Armani (primo a destra nella foto) aveva raccontato la sua storia di emigrato in Australia, nel secondo volume della trilogia «Tanti volti, un'unica comunità. Storia e realtà dei Circoli trentini nel mondo», edito nel 2007 dalla Trentini nel mondo, in occasione del suo cinquantesimo di fondazione.

Franco Armani è morto il 29 luglio dell'anno scorso: ha lasciato la moglie Teresa e i figli Rita, John e Sonia. Ha dedicato molti anni della sua vita al Circolo trentino di Adelaide, fondato nel 1979. Ne è stato presidente per 33 anni: «the longest serving presidene in Australia», cioè il presidente rimasto più

18 3 - 2023 circoli

è arrivata alla decima edizione

stata una sfilata di carri allegorici, sono stati fatti giochi, ai bambini sono state raccontate favole italiane, ci sono stati momenti di grande svago ma anche di spiritualità, con la celebrazione della messa.

Domenica 12 marzo c'è stato il debutto ufficiale del gruppo musicale e canoro «Bambini d'Italia» (nella foto a fianco), un 'iniziativa del Circolo trentino. Obiettivo del gruppo è conservare e tramandare le canzoni portate in Bra-

sile dagli immigrati italiani. Ai componenti del gruppo è stata consegnata una spilla a forma di chiave musicale: a farlo (foto in alto a destra) è stato Andrey José Taffner Fraga, coordinatore dei Circoli trentini della zona.

La Festa è stata come un grande pranzo a casa del nonno, con musica, allegria, buon cibo e tanta amicizia.

Amilton Stedile

Segretario del Circolo trentino di Guabiruba

a lungo in carica in Australia, come ha messo in evidenza Wanda Gesuato, attuale presidente del Circolo, nel massagio con il quale ha comunicato alla Trentini nel mondo la scomparsa di Franco Armani,che

aveva trasmesso la sua passione per il Circolo a tutti i suoi familiari, che ne sono stati soci attivi.

Di Franco Armani si parla anche nel libro «Dalla Paganella a UluruProfili dell'emigrazione trentina in

con la maglietta scura) ed altri soci del Circolo stanno dando il benvenuto a Bruno Fronza, all'epoca presidente della Trentini nel mondo, durante una sua visita in Australia. circoli

Australia 1846-2009», del quale è autore RenzoTommasi.

A dimostrazione del suo lungo impegno alla guida del Circolo, nella foto qui sopra scattata nel 1980, Franco Armani (al centro 19 3 - 2023

Fornace ha celebrato i suoi «legami transoceanici»

Il 12 marzo 2023 è stata presentata, al teatro comunale di Fornace, la traduzione italiana del libro «Legami transoceanici: il Patto di Amicizia fra Rodeio e Fornace», scritto dal dott. Gabriel Dalmolin (foto a fianco), giovane storico brasiliano. Il testo è stato tradotto dal portoghese all’italiano nel 2022 da Bruno Cattoni (stampa a cura di “SDG Comunicazioni srl”, Trento). Obiettivo del libro è divulgare la conoscenza del lavoro, della fede e dei sacrifici compiuti dai nostri avi per l’edificazione di varie città brasiliane, Rodeio in particolare. Come scrisse lo storico Jacques Le Goff nel suo Storia e memoria, «tutta la storia è contemporanea nella misura in cui il passato è compreso nel presente». A noi, dunque, il compito di riscoprire le nostre radici per riscoprire la nostra identità, e, in fondo, noi stessi!

Rodeio, città di circa undicimila abitanti situata nello Stato di Santa Catarina, è oggi guidata dal Prefeito Valcir Ferrari e a gennaio è stata colpita da un disastro alluvionale che ha purtroppo provocato alcune vittime e ingenti danni. Fra Fornace e Rodeio esiste un Patto di Amicizia, sottoscritto nel 2017 dai

Nel corso di un'iniziativa che si è svolta il 12 marzo è stata presentata la traduzione in italiano del libro scritto dallo storico brasiliano Gabriel Dalmolin che prende spunto dal patto di amicizia tra Fornace e Rodeio e la Filodrammatica San Martino ha

quadrare l’emigrazione trentina verso il Brasile, anzi: verso “le Americhe”, con i racconti fantastici e bizzarri che giravano sul conto di queste terre così lontane. Per Fornace, il conteggio degli emigranti verso “le Americhe” oscilla tuttora – per varie ragioni – fra i 180 e i 200-250 nominativi. Il tutto su un totale coevo di circa 900-1.000 abitanti. Fornace, come molte altre terre trentine – allora Impero Austroungarico – versava in condizioni di miseria. Il miraggio dell’America, accompagnato talvolta dalle affabulazioni di astuti procacciatori d’affari, colpiva molti: «’Merica, ’Merica, ’Merica, cossa saralo sta ’Merica??», si cantava.

sindaci Mauro Stenico e Paulo Roberto Weiss presso il municipio di Rodeio. Fondamentale, per il percorso che condusse al Patto, il lavoro svolto dal dott. Elton Stolf, allora consultore della Provincia Autonoma di Trento per il Brasile, dalla pluripremiata Filodrammatica fornasa “San Martino” e quello delle due Amministrazioni Comunali.

Nel suo intervento in apertura dell’evento del 12 marzo il sindaco Mauro Stenico (foto in basso a sinistra) ha delineato il contesto storico europeo della seconda metà dell’Ottocento, al fine di in-

Le difficoltà erano enormi: occorrevano sovvenzioni comunali per intraprendere un viaggio tremendo – e per acquistare le terre da coltivare in Brasile –impegnando i beni di una vita; gli uomini dovevano essere in regola con il servizio militare e bisognava accettare – per sé e per i propri eredi – la perdita della cittadinanza austroungarica e del diritto di abitazione.

E quella che da lontano sembrava la terra di “Eldorado”, una volta raggiunta svelava spesso la sua reale natura: non ricchez-

20 3 - 2023 gente e fatti
messo in scena lo spettacolo «Viagio de sol andata»

ze, ma boschi, vita in capanne, clima e alimentazioni difficili, animali pericolosi, popolazioni locali non sempre ben disposte. Su questi aspetti si sono concentrate le parti di «Viagio de sol andata» messe in scena dalla Filodrammatica, e anche l’intervento di Dino Caresia, il preparatissimo autore del dramma.

Dopo il 1975, centenario dell’emigrazione trentina e fornasa verso il Brasile, vennero riallacciati i primi rapporti fra

Fornace e Rodeio grazie all’iniziativa di studiosi come Renzo Maria Grosselli e cittadini privati. Dal 1994 le Amministrazioni Comunali di Fornace furono in contatto ufficiale con Rodeio. Infine, la firma del Patto, seguita da nuove visite di delegazioni brasiliane (nel 2017 e nel 2018) a Fornace. Fra i legami transoceanici che legano le due comunità compare certamente il dialetto trentino, che nel 2020 ricevette, a Rodeio, valorizzazione legale

quale lingua co-ufficiale assieme al portoghese.

Sono passati 148 anni dal 1875, la prima grande “ondata fornasa” verso il Brasile. Oggi, grazie al libro di Dalmolin un nuovo tassello si aggiunge alla riscoperta e alla valorizzazione della nostra storia e identità.

All'appuntamentio del 12 marzo erano presenti il presidednte della Trentini nel mondo, Armando Maistri e il socio Mariano Peterlini.

Tutte le foto della serata: Umberto Caldonazzi 21 3 - 2023 gente e fatti
Foto: Luigino Anesi
Foto:
Marcelo Moser

La famiglia Pincigher di Vignola, emigrata cento anni fa in Brasile A

ncora nel lontano 1875 da Pergine, Vignola, Serso erano emigrati in Brasile colonizzando Rodeio nello stato di Santa Catarina le famiglie di Domenico Anderle, Antonio Beber, Giuseppe Fruet “Capon”, Giacomo Moser, Giovanni Motter, Dominico Pincigher e il fratello Antonio, Giorgio Stulzer, Antonio Tambosi, Francesco Tomaselli e Luigi Volpe.

Nel 1923 fu la volta di Luigi Lodovico Pincigher “Bono” (1889), figlio di Giovanni Battista (fratello di Dominico e Antonio emigrati nel 1875) con la moglie Teresa Maria Oss Bals (1893) e i figli Luigi (1918), Elvira (1920) e Irma Bruna (1922) che da Vignola emigrarono in Brasile nello stato di Santa Catarina, dove sono nati altri 5 figli: Bruno (1925), Ida (1929), Rita (1932), Carmem (1934) e Alice (1938). La famiglia dal Brasile per un periodo si trasferì in Argentina per fare poi ritorno in Brasile.

Lo stesso anno raggiunsero il Brasile la famiglia di Basilio Oss Bals (detti anche Oss-Ciold) con la moglie Angela Oss Emer, che portava in grembo il primogenito Giovanni Davide (1923) e Anna Maria (1935); nel 1939 fecero ritorno a Vignola. Angelina Maria Oss Bals, sorella di Basilio e di Teresa Maria, sposata con Antonio Oss Emer (fratello di Angela) sempre nel 1923 varcarono l’oceano per raggiungere il Brasile dove fecero radici.

Quest’anno i discendenti di Luigi (“Luiz”) Pincigher e di Teresa Oss Bals, dopo 100 anni dalla loro emigrazione, il 19 febbraio si sono ritrovati in 115 nella città di Videira (Santa Catarina) per festeggiare assieme la ricorrenza. Videira, che in portoghese significa vite, ha oltre 50.000 abitanti ed è chiamata la “capitale del

vino” per la ricca coltivazione della vite. Singolare il fatto che le famiglie erano partite da Vignola, nome dall’identico significato con il quale fu battezzato il villaggio sorto sulla montagna dell’Orno e un tempo chiamato Valzurg. Non si sa come sia nato questo nome alla piccola Vignola, che non è mai stata produttrice di uva.

Rita, Carmem e Alice, figlie di

Luigi e Teresa, sono tuttora in buona salute. Quest’anno Rita e Carmem hanno fatto parte dell’allegra brigata, mentre Alice non ha potuto partecipare al convivio.

Sulla gigantografia dei patriarchi Luiz e Teresa la scritta “Siamo i frutti di questa determinazione, fede e amore. Grazie!” e sulla tazza “Famiglia, il bene più grande.

Secondo incontro della Famiglia Pinzigher Videira SC (=Santa Catarina) 19/02/2023. Pinzigher era in origine il cognome, poi lievemente modificato in Pincigher; ora in Brasile nuovamente Pinzigher, talora deformato in Pincegher.

Elvira Pincigher, nata a Vignola nel 1920 ed emigrata a 3 anni in Brasile, residente a Florianopolis (Santa Catarina), coniugata con un falegname di origine russopolacca e madre di 7 figli, nel 1998 con la figlia primogenita Teresa e la nipote Giuliana è venuta nella sua terra natale a far visita ai parenti. Nel mese di giugno 2022 ha raggiunto la terra dei bisnonni anche Bruno Caetano Pincegher (il cognome materno lievemente deformato) Carneiro (cognome paterno), figlio di Fatima, figlia di Bruno, il nonno del quale perpetua il nome. Bruno recentemente mi ha informato di questo incontro dei discendenti dei bisnonni Luiz e Teresa inviandomi alcune fotografie.

Oggi il piccolo comune autonomo di Vignola-Falesina comprende le due località di Vignola e Falesina con un totale di circa 180 abitanti. La sola comunità di Vignola, formata da un piccolo centro con la chiesa, il municipio, il magazzino dei vigili del fuoco, l’antico forno del pane, alcune case e da tanti masi sparsi che iniziano dalla zona di Assizzi (frazione di Pergine Valsugana) e arrivano fino a Compet e Compi, nel 1821 aveva 445 abitanti. Nel 1871 la popolazione era scesa a 371 persone (193 maschi e 178 femmine), in particolare per la migrazione verso Pergine, e dal 1870 al 1888 ben 90 persone emigrarono in Brasile (45 maschi e 45 femmine) e di essi un folto gruppo nel 1875.

Nel 1928 le due comunità di

Erano 115 i discendenti di Luigi (“Luiz”) e di Teresa Oss Bals, che quest'anno si sono ritrovati nella città di Videira, nello stato di Santa Catarina, per festeggiare assieme il secolo di presenza oltre oceano
22 3 - 2023 gente e fatti
Le sorelle Carmem e Rita, figlie di Luigi Pincigher e di Teresa Oss Bals all’incontro di quest'anno aVideira. Alle loro spalle la gigantografia dei loro genitori con la scritta «Siamo i frutti di questa determinazione, fede e amore. Grazie!»

Vignola e Falesina furono aggregate al comune di Pergine, che da quel momento divenne Pergine Valsugana, e nel 1955 con un referendum il piccolo comune tornò autonomo. La popolazione era nel tempo calata arrivando nel 2001 a 109 abitanti ufficialmente residenti nei due piccoli centri della montagna dell’Orno e si paventava la soppressione del comune.

Seguì una lenta e costante ripresa del numero di persone che tornò ad abitare i due villaggi montani alla ricerca di quel “via

dalla pazza folla”, titolo del romanzo “Far from the Madding Crowd” di Thomas Hardy pubblicato nel 1874 e dal quale furono ricavate ben 4 edizioni cinematografiche, l’ultima nel 2015 del regista Thomas Vinterberg. Un tempo a Vignola c’erano le scuole elementari, l’ufficio postale, il curato promosso nel tempo parroco, alcuni bar e ora resiste solo il rinomato ristorante Valzurg. Anche Falesina aveva il suo curato, la scuola elementare, l’ufficio postale e anche il cimitero,

vegnùda l’ei dal Nort e de Vignola l’era e Tingherla e Frawort; da lì pò sparpaiadi per ogni direzion i zerca boschi e pradi en bela posizion.

Ai primi che ghe capita en posto ert o pian en pressa i fa na baita, ma tuta de legnam. En tute le barache, d’en sol apartament, ghè dent ruganti e vache

e, n’ d’en canton la zent.

mentre i defunti di Vignola sono sempre stati portati in quello di Pergine. Per brevi periodi alcuni curati presidiarono entrambe le comunità: don Giovanni Goio che dal 1916 al 1922 era curato a Falesina, dal 1916 al 1917 fu curato anche di Vignola.

Altrettanto successe con don Felice Paoli che dal 1922 al 1931 fu curato di Falesina, ma dal 1924 lo fu anche di Vignola, alla quale dedicò la sua epica poesia dialettale “El Codize de Vignola del 21 luglio 1776” in 3 edizioni,

delle quali l’ultima e più corposa del 1930 figura in edizione integrale nel volume “Vignola Falesina Due piccole, forti comunità nel tempo” (Publistampa 2008) da pagina 467 a pagina 499 nella quali il sagace e arguto sacerdote descrive con ironia il carattere degli abitanti di Vignola.

La lunga poesia inizia con le rime in vernacolo pubblicate qui sotto, delle quali, per chi non mastica il dialetto, a fianco è riportata la traduzione nella lingua di Dante.

La razza di Vignola è arrivata dal Nord e di Vignola erano

Tingherla e Fravort; da lì poi sparpagliati in ogni direzione cercano boschi e prati in bella posizione.

I primi che trovano un posto ripido o pianeggiante in fretta costruiscono una baita ma tutta di legno.

In tutte le baracche, di un unico appartamento convivono maiali e mucche e, in un angolo, la gente.

La raza Vignolèra
Questo scorcio di Vignola con la chiesa è un quadro realizzato da don Angelo Toller, che fu l’ultimo parroco di Vignola dal 1964 al 1972.
23 3 - 2023 gente e fatti
Sulle tazze distribuite alla festa (foto qui sopra) è incisa la frase: «Famiglia, il bene più grande. Secondo incontro della Famiglia Pinzigher Videira SC 19/02/2023». Nell'altra foto Bruno Caetano a Vignola.

F R O M H O M T O H O M E

I Conzatti di Atoyac

Cassiano y Giovanni Conzatti B. dos hermanos que partieron de su natal Italia, en el barco “Atlantico” en 1881 siendo parte de las primeras familias de inmigrantes que llegaron a Veracruz en la colonizacion de Mexico, su familia se asento en la Col. Manuel Gonzalez

Inizia così la ricostruzione della storia che la pagina facebook Atoyac Glorioso Pasado dedica alla famiglia Conzatti

Cassiano non voleva rassegnarsi a vivere una vita da agricoltore Quindi, sfruttando le sue conoscenze di erboristeria e botanica, è partito per Oaxaca dove con gli anni è diventato direttore del giardino etnobotanico E’ stato un pioniere del studio della flora a Oaxaca, addetto alla Segretaria dell’Agricoltura e dello Sviluppo.

Anche suo fratello Juan (Giovanni) lasciò la Colonia, andando a vivere ad Atoyac Lì ha costruito la sua casa di legno dietro la stazione ferroviaria (...) e una torrefazione di caffè sulla riva del fiume: una turbina, sfruttando la forza dell’acqua, faceva funzionare i macchinari che estraevano i chicchi dal frutto e una caldaia li essiccava. Il caffè già lavorato veniva spedito in treno a Veracruz e poi proseguiva, per nave, esportando tutta la sua produzione in Italia. L’emporio del caffè dopo la sua morte crollò, l’edificio fu trascurato e lasciato in uno stato di abbandono.

Per conoscere la storia dei fratelli Conzatti

inquadra il QRcode qui affianco*

oppure vai sul sito e cerca I Conzatti di Atoyac

https://daltrentinoalmondo.wordpress.com

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O R I E D I E M I G R A Z I O N E D A L 1 8 7 0
# E M I G R A Z I O N E S T O R I C A # 1 8 5 0 - 1 9 0 0 # N O R D A M E R I C A # M E S S I C O
24 3 - 2023 dal Trentino

Presentato il libro con «la vera storia» del missionario Angelo Confalonieri

Sala gremita presso la sede delle Cantine Ferrari di Trento, il 31 marzo scorso, per la presentazione del libro di Rolando Pizzini «Angelo Confalonieri fra gli Aborigeni d’Australia - La vera storia di un missionario e della sua vita nel “Tempo del Sogno”» (Edizioni del Faro). Il libro è frutto di quattoridici anni di ricerche sia in Italia che in Australia, che hanno impegnato l'autore in una difficile ricostruzione.

Pizzini non si è mai fermato e ha aggiornato gli studi trovando particolarità importanti, diverse delle quali “sopra le righe”, della personalità di Confalonieri. Ne risulta ora un ritratto che aiuta a comprendere meglio sia aspetti personali del missionario tren-

tino, sia la grandezza della sua opera presso i popoli Aborigeni del nord Australia.

L’esperienza di don Angelo viene dunque ripercorsa evidenziando ciò che di straordinario riuscì a fare: il sapersi avvicinare e il saper vivere assieme a uomini totalmente diversi da lui - come peraltro da ogni altro europeosia nelle convinzioni religiose, sia nelle forme di vita quotidiana e di relazione sociale. E vi riuscì attraverso il rispetto, l’accettazione dell’altro, l’ascolto e il dialogo; tutto ciò risulta ancora più sorprendente all’interno di un periodo storico segnato da una cultura occidentale intrisa di convinzio-

ni deumanizzanti e razziste nei confronti dei popoli nativi.

La presentazione si è svolta

presso le cantine Ferrari di Trento, che hanno aiutato il lavoro di Pizzini riconoscendone l'importanza sia per il Trentino che per i trentini d'Australia oltre che, in generale, per la storia dei rapporti fra civiltà europee e popoli nativi (nella foto qui sopra, Pizzini e con Matteo Lunelli, presidente ed amministratore delegato delle Cantine Ferrari).

La notizia della presentazione del libro è stata pubblicata anche nell'edizione del 6 aprile de «Il Globo», quotidiano australiano in lingua italiana, pubblicato a Melbourne. L'articolo, a firma di Silvia Ferretti, è intitolato «Don Angelo Confalonieri, uomo coraggioso che "visse per e con gli aborigeni"».

Rolando Pizzini è nato a Bolzano il 29 ottobre del 1961. Ha pubblicato vari libri, tra i quali «Ecco perché siamo tutti cattivi» (Edizioni del Faro). Ha contribuito alla realizzazione di alcuni progetti nella scuola per bambini poveri «Tia Fausta» (Pecém-CearàBrasile) e alla salvaguardia di 600.000 ettari di foresta amazzonica (Xixuaù-Roraima-Brasile) tramite l’associazione «Trentino Insieme» da lui fondata. È esperto di arti marziali e di sport da combattimento. È laureato in Filosofia della Religione e ha conseguito il diploma in Scienze Religiose. Insegna religione, IRC, a Trento al liceo classico «G. Prati» e nella Casa Circondariale.

25 3- 2023 dal Trentino
Nella foto a fianco, padre Ferruccio "Frank" Bertagnolli, celebra la messa sulla tomba di padre Angelo Confalonieri, nella penisola di Cobourg, nel nord dell'Australia, nel luglio 2017.

In lieve aumento in Trentino la guida femminile nelle imprese

Nelle imprese trentine – in base alla recente indagine curata dall’Ufficio studi e ricerche della Camera di Commercio di Trento – le cariche attive ricoperte da donne (titolari, amministratrici, socie o altre cariche) sono 19.476, con un’incidenza del 25,5% sul totale. Si tratta di un dato leggermente superiore a quello registrato in provincia di Bolzano (24,7%) e che è rimasto pressoché stabile negli ultimi anni: l’incremento rispetto al 2018 è infatti dello 0,8%, corrispondente a 160 cariche in più.

Tra i ruoli di responsabilità ricoperti da donne, quello di “socia” è predominante con 6.730 posizioni attive al 31 dicembre 2022, ovvero il 34,6% del totale femminile, percentuale che risulta addirittura superiore a quella raggiunta dalla quota maschile (19,1%). Quello di “socia” è comunque un ruolo che non definisce con esattezza la posizione e il grado di leadership ricoperti all’interno dell’azienda, mentre maggiore rilievo assumono le cariche di “titolare” e “amministratrice” alle quali fanno capo precisi poteri di gestione, rischi e responsabilità imprenditoriali.

In provincia di Trento, le donne che ricoprono il ruolo di “titolare” sono il 31,2% (6.084), mentre le “amministratrici” sono il 26,8% (5.215). In questi due casi, però, se si prende in considerazione il corrispondente dato maschile, emerge che la percentuale di “titolari” sale al 37,6% e quella di “amministratori” al 34,1%, confermando l’atavica predominanza maschile nei confronti di posizioni apicali legate alla proprietà e alla titolarità dell’azienda.

Nonostante il distacco rimanga significativo, negli ultimi anni

Management aziendale al femminile

Secondo uno studio della Camera di commercio, rispetto al 2018 le cariche di «amministratrici» e di «titolari» hanno fatto registrare un incremento rispettivamente del 5,7% e del 2,2% , mentre le «socie» sono diminuite dell’8,8%

è possibile osservare una lieve inversione di tendenza riguardo all’aumento della presenza femminile nelle posizioni di vertice.

Rispetto al 2018, le cariche di “amministratrici” e di “titolari” hanno infatti registrato un incremento rispettivamente del 5,7% (+279 posizioni attive) e del 2,2% (+129), mentre le “socie” sono diminuite dell’8,8% (-493).

Con riferimento alle classi di età, i ruoli apicali sono ricoperti con maggiore frequenza da don-

ne di età compresa tra i 50 e il 69 anni (45,7%) e tra i 30 e i 49 (37,2%), mentre le giovani imprenditrici (tra i 18 e i 29 anni) ricoprono ruoli di responsabilità solo nel 5,1% dei casi.

Se confrontati con i dati del 2018, le posizioni di amministratrice sono aumentate di quasi il 20% per le donne sopra ai 50 anni di età, mentre sono diminuite del 9% circa per quelle della classe 30-49 anni. Ancora più significativo il calo delle im-

prenditrici più giovani (-13,7%) che perdono posizioni sia in qualità di “amministratrici” sia come “titolari”.

«La presenza delle donne nelle posizioni di vertice delle nostre imprese è numericamente significativa – commenta Giovanni Bort, Presidente della Camera di Commercio di Trento – ma la strada verso la parità con quella dei loro omologhi maschili è ancora lunga da percorrere. Risulta quindi sempre più importante promuovere azioni e interventi in grado di favorire l’accesso delle donne ai ruoli dirigenziali. I dati ci dicono che, riguardo a formazione e competenza, ci sono tutti i presupposti per puntare a un maggiore equilibrio tra i generi ma, forse, quello di cui c’è ancora più bisogno è un cambio culturale».

(Ufficio Stampa CCIAA Trento) Ufficio Studi e Ricerche –studi@tn.camcom.it
19.476 imprenditrici attive titolari di cariche 25,5% del totale SOCIA TITOLARE AMMINISTRATRICE ALTRE CARICHE 6.730 (34,6%) 6.084 (31,2%) 5.215 (26,8%) 1.447 (7,4%)
La leadership femminile nelle imprese trentine –anno 2022 Cariche femminili attive e percentuale sul totale delle cariche femminili
26 3 - 2023 dal Trentino

«Cercatori d'erba», le malghe viste da un fotografo, uno scrittore, un'artista

«Cercatori d’erba. Malghe da formaggio in Trentino» è il titolo della rassegna fotografica inaugurata sabato 25 marzo presso il METS-Museo etnografico trentino San Michele. Si tratta di una proposta particolarmente significativa realizzata da un fotografo, Marco Simonini, uno scrittore (ma non solo) Francesco Gubert, e da un’artista, Amina Pedrinolla. Sono tre sguardi, tre prospettive sull’oggi di un mondo che si ripete da secoli, quello dei «Cercatori d’erba», appunto coloro che salgono nelle terre alte delle Alpi, in cerca d’erba buona per nutrire mucche, capre e pecore fornitrici del latte e quindi dei suoi derivati.

Cercatori d’erba racconta quindici storie di donne e di uomini in quindici malghe diverse fatte di suoli, pascoli, paesaggi, microclimi, caratteri e temperamenti altrettanto diversi. Quindici storie seguendo il miracolo dell'erba che si fa formaggio, episodi di un viaggio al ritmo della stagione estiva. Una mostra fotografica, testuale, pittorica.

L'erba è una protagonista silente delle alte quote "non si fa sentire come fa il fragore dei campanelli alle prime luci dell'alba né come fanno le grida acute del pastore quando raccoglie le

sue greggi. È semplicemente lì, da sempre, immobile motore vitale di questo vagare, nutrimento per l'animale, miracolo essenziale per l'uomo". Ed è sempre l'erba a decretare l'inizio e la fine della sta-

gione a incalzare il pastore a salire o scendere a valle dalle terre alte.

La rassegna è visitabile, dal martedì alla domenica, fino al 7 maggio con orario 10-18.

(Ufficio Stampa METS)

27 3- 2023 dal Trentino

Nell'analisi dei pollini il Trentino è all'avanguardia

Il Centro di monitoraggio aerobiologico della

Fondazione

Inuovi strumenti d'avanguardia usati in Trentino per il monitoraggio e l'analisi dei pollini dalla Fondazione Edmund Mach sono stati presentati, il 21 marzo, a Roma, alla Camera dei Deputati, nell'ambito del seminario «Monitoraggio ambientale e prevenzione dei rischi da allergie ai pollini», organizzato dalla Società Italiana di Aerobiologia Medicina e Ambiente (S.I.A.M.A.) in occasione della 16a giornata nazionale del polline.

Elena Gottardini, responsabile dell'Unità Botanica Ambientale del Centro Ricerca e Innovazione, ha illustrato l’attività svolta dal sito di monitoraggio FEM che, in rappresentanza dell’Agenzia Provinciale per la Protezione dell’Ambiente di Trento, aderisce alla rete nazionale POLLnet per il Monitoraggio Aerobiologico del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente.

Focus dell'intervento sono state le prospettive per il futuro del monitoraggio pollinico, con particolare riferimento alle nuove potenzialità offerte dagli strumenti automatizzati per il campionamento e l’analisi dei pollini (dei quali FEM, prima in Italia, si è recentemente dotata) e per le tecniche di analisi biomolecolari dei campioni, quali il eDNA metabarcoding, finalizzato ad una più precisa identificazione tassonomica dei granuli pollinici.

L’attività è orientata anche dalla necessità di indirizzare gli studi aerobiologici verso ambienti fino ad ora trascurati, quali quelli d’alta quota. Essa mira inoltre ad ottimizzare la divulgazione delle informazioni polliniche attraverso lo sviluppo di una APP, in fase di realizzazione grazie al contributo della Fondazione VRT (Valorizzazione della Ricerca Trentina), e le potenzialità comunicative verso il più ampio pubblico offerte dai social.

A livello nazionale esistono oltre 60

Edmund Mach ha presentato a Roma gli strumenti innovativi usati in Trentino

stazioni di monitoraggio dei pollini, organizzate nella rete POLLnet, la Rete Italiana di Monitoraggio Aerobiologico del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente. A questa rete aderisce anche il sito di monitoraggio di FEM, in rappresentanza dell’Agenzia Provinciale per la Protezione dell’Ambiente di Trento.

Ciò che accomuna tutti le stazioni di monitoraggio POLLnet è l’adozione di una metodica standardizzata per l’ottenimento dei valori di concentrazione pollinica giornalieri, dati che vengono regolarmente divulgati attraverso bollettini settimanali con lo scopo principale di informare chi soffre di allergie respiratorie.

Tali dati, soprattutto se raccolti costantemente per molti anni, possono avere numerose ulteriori potenzialità di utilizzo e valorizzazione. Nella presentazione della ricercatrice sono stati riportati alcuni esempi, quali: la possibilità di valutare gli effetti dei cambiamenti climatici sulla fenologia della fioritura e dunque sulla stagione della pollinazione; il rilievo delle variazioni di composizione della vegetazione grazie all’analisi dello spettro pollinico, con importanti implicazioni per la biodiversità; la possibilità di prevedere, con due anni di anticipo, i potenziali casi di TBE partendo dai quantitativi di polline di alcune piante arboree: tanti pollini portano alla produzione di tanti semi, che sono il nutrimento di piccoli roditori. Questi, in presenza di abbondanza di cibo, aumentano numericamente e con loro le zecche che sono loro ospiti e che possono essere portatrici del virus dell’encefalite.

28 3 - 2023 dal Trentino

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NATO/A A

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ASSOCIAZIONE TRENTINI NEL MONDO ONLUS VIA MALFATTI 21 - 38122 TRENTO

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• Avendo preso visione dello Statuto che regola l’Associazione (*)

• Condividendo la democraticità della struttura, l’elettività e la gratuità delle cariche associative

• Essendo consapevole della gratuità delle prestazioni fornite dagli aderenti

• Essendo consapevole delle finalità di solidarietà sociale che l’Associazione promuove

• Avendo preso visione dell’informativa sui dati personali (*)

C H I E D E

al fine di poter ricevere la rivista Trentini nel Mondo e partecipare alla vita dell’Associazione, di essere iscritto/a all’associazione di volontariato ASSOCIAZIONE TRENTINI NEL MONDO ONLUS in qualità di aderente Socio.

LUOGO E DATA FIRMA

29 3- 2023 dal Trentino

TELEFONO/ CELLULARE IL N. COD. POST. REGIONE
Distinti saluti.
(*) Disponibili sul sito www.trentininelmondo.it

CIRCOLI, DELEGAZIONI

E FEDERAZIONI/COORDINAMENTI DI CIRCOLI dell’Associazione Trentini nel Mondo

Coordinamenti

Argentina, Australia, Benelux, Bosnia, Brasile, Canada, Cile, Europa, Messico, Paraguay, Stati Uniti e Uruguay

Argentina - 48 circoli

Avellaneda, Azul, Bahia Blanca, Bariloche, Buenos Aires, Chajarì, Chilecito, Colonia Tirolesa, Concepción del Uruguay, Concordia, Cordoba, Corrientes, Corzuela, Formosa, General Roca, General San Martín, La Plata, Lanteri, Las Breñas, Machagai Plaza, Makallè, Malabrigo, Mar del Plata, Mendoza, Olavarria, Pampa del Infierno, Presidente Roque Sáenz Peña, Puerto Tirol, Quitilipi, Reconquista, Resistencia, Río Cuarto, Romang, Rosario, Salta, San Jaime, Sampacho, San José (Depto. Colon), San Nicolas de los Arroyos, Santa Fé, Santa Rosa de la Pampa, Tandil, Tucuman, Viedma, Villa General Belgrano, Villa Ocampo, Villa Regina, Zárate

Australia - 8 circoli - 1 delegazioni

Adelaide, Canberra, Mackay, Melbourne, Myrtleford, Perth, Sydney, Wollongong - Tasmania

Belgio - 4 circoliCentre & Borinage, Charleroi, La Louviére, Liegi

Bolivia - 1 circolo

La Paz

Brasile - 59 circoli

Ascurra, Balneário Camboriú, Belo Horizonte, Bento Gonçalves, Blumenau, Brusque, Caxias do Sul, Colatina, Corupà, Curitiba, Divino di Laranjeiras, Encantado, Erexim, Florianopolis, Garibaldi, Gasparin, Gramado, Guaramirim, Guabiruba, Indaial, Jahú, Jaraguà do Sul, Joinville, Jundiaì, Laurentino, Londrina, Luzerna, Nereu Ramos, Nova Trento, Ouro Fino, Pedrinhas Paulista, Piracicaba, Porto Alegre, Presidente Getulio, Rio de Janeiro, Rio do Oeste, Rio do Sul, Rio dos Cedros, Rodeio, Salete, Salvador, São Paulo, Sananduva, Santa María, Santa Olímpia, Santa Teresa, Santa Tereza do Rio Taquarì, São Bento do Sul, São João Batista, São Miguel do Oeste,São Sepe, São Valentim do Sul, Taiò, Tapejara, Três de Maio, Tucunduva, Venda Nova do Imigrante, Vitoria, Xanxerè

Bosnia - 4 circoli

Banja Luka, Sarajevo, Stivor, Tuzla

Canada - 5 circoli

Alberta, Montreal, Toronto, Vancouver, Windsor & Detroit

Cile - 3 circoli

Copiapò, La Serena, Santiago

Colombia - 1 circolo

Bogotá

Danimarca - 1 circolo

Copenhagen

Ex emigrati - 2 circoli

Società Americana di Storo, Svizzera

Francia - 2 circoli

Grenoble, Lorena

Germania - 3 circoli - 2 delegazioni

Colonia, Dortmund, Stoccarda – Berlino, Monaco

Gran Bretagna - 2 circoli

Londra, Trentini UK-Irlanda

Italia - 8 circoli

Br escia; Bresciani amici del Trentino; Como; Friuli; Milano; Agro Pontino; Roma; Trieste

Lussemburgo - 1 circolo

Lussemburgo

Messico - 12 circoli

Aguas Calientes, Ci tlatepetl, Città del Messico, Colonia Manuel Gonzalez, Colonia Diez Gutierrez, Cordoba, Huatusco, Puebla, San Luis de Potosí, Tijuana, Veracruz, Xalapa

Federazioni ITTONA (Canada e Stati Uniti)

Paraguay - 11 circoli

Asunción, Atyrà, Caacupé, Caaguazù, Ciudad del Este, Concepción, Fernando de la Mora, Lambaré, Luque, Paso Barreto, San Pedro Ycuamandiyù

Peru - 1 circolo

Lima

Portogallo - 1 circolo

Lisbona

Romania - 1 circolo

Romania

Serbia - 1 circolo

Indija

Stati Uniti - 21 circoli

Alliance, Chicago, Cleveland, Denver& Colorado, Hazleton, Milwaukee, Minnesota, New England, New York, Norway, Ogden, Pittsburgh, Readsboro, San Francisco, Seattle, Solvay, South Alabama, South East Pennsylvania, Southern California, Washington, Wyoming

Sud Africa - 1 delegazione

Cape Town

Svizzera - 5 circoli

Amriswil, Basilea, Ticino, Winterthur, Zofingen

Uruguay - 4 circoli

Carmelo, Colonia del Sacramento, Montevideo, Rivera - Sant'Ana do Livramento (UY- BR)

Venezuela - 1 circolo

Caracas

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