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TRENTINI

MONDO

nel

MENSILE DELL’ASSOCIAZIONE TRENTINI NEL MONDO onlus ADERENTE ALLA F.U.S.I.E

4/2017

Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 2, DCB Trento - Taxe Percue

anno 60°

Charleroi e Liegi (nella foto), sono state le mete di una trasferta dal 28 aprile al 1° maggio, per conoscere l’emigrazione in Belgio.


CIRCOLI, DELEGAZIONI E FEDERAZIONI/COORDINAMENTI DI CIRCOLI dell’Associazione Trentini nel Mondo - onlus

Coordinamenti Argentina, Australia, Benelux, Bosnia, Brasile, Canada, Germania, Messico, Paraguay, Stati Uniti e Uruguay

Federazioni ITTONA (Canada e Stati Uniti)

Argentina - 57 circoli - 1 delegazione Alta Gracia, Avellaneda, Azul, Bahia Blanca, Bariloche, Buenos Aires, Catamarca, Chajarì, Chilecito, Colonia Tirolesa, Concepción del Uruguay, Concordia, Cordoba, Cordoba Sud, Corrientes, Corzuela, Cruz del Eje, Formosa, General Roca, General San Martín, La Carlotta, La Plata, La Toma, Lanteri, Las Breñas, Machagai Plaza, Makallè, Malabrigo, Malagueño, Mar del Plata, Mendoza, Olavarria, Pampa del Infierno, Presidente Roque Sáenz Peña, Puerto Tirol, Quitilipi, Reconquista, Resistencia, Río Cuarto, Romang, Rosario, Salta, San Jaime, Sampacho, San José (Depto. Colon), San Nicolas de los Arroyos, Santa Fé, Santa Rosa de la Pampa, Tandil, Tucuman, Venado Tuerto, Viedma, Villa Carlos Paz, Villa General Belgrano, Villa Ocampo, Villa Regina, Zárate - Comodoro Rivadavia

Messico - 13 circoli - 1 delegazione Aguas Calientes, Citlatepetl, Città del Messico, Colonia Manuel Gonzalez, Colonia Manuel Diez Gutierrez, Cordoba, Huatusco, Monterrey, Puebla, San Luis de Potosí, Tijuana, Veracruz, Xalapa - Cuernavaca

Australia - 8 circoli - 2 delegazioni Adelaide, Canberra, Mackay, Melbourne, Myrtleford, Perth, Sydney, Wollongong - Tasmania, Townsville Belgio - 5 circoli - 1 delegazione Bruxelles, Centre du Borinage,Charleroi, La Louviére, Liegi – Limburgo Bolivia La Paz

- 1 circolo

Bosnia - 4 circoli Banja Luka, Sarajevo, Stivor, Tuzla Brasile -

Canada - 5 circoli Alberta, Montreal, Toronto, Vancouver, Windsor & Detroit Cile - 3 circoli Copiapò, La Serena, Santiago Colombia Bogotá

- 1 circolo

Danimarca Copenaghen

- 1 circolo

Paraguay - 10 circoli Asunción, Atyrà, Caacupé, Caaguazù, Concepción, Fernando de la Mora, Lambaré, Luque, Paso Barreto, San Pedro Ycuamandiyù

Ex emigrati - 3 circoli Australia, Stivor (BIH), Svizzera

Peru Lima

Francia - 3 circoli Grenoble, Lorena, Parigi

Portogallo Portogallo

Germania - 7 circoli - 1 delegazione Colonia, Dortmund, Friedrichshafen, Monaco, Norimberga, Reno Neckar, Stoccarda – Berlino

Romania Romania

Gran Bretagna - 1 circolo - 1 delegazione Londra - Manchester Italia - 13 circoli Biella; Borgosesia; Brescia; Bresciani amici del Trentino; Como; Famiglia Trentina di Roma; Friuli; Milano; Pontino; Predazzani nel Mondo; Roma; Società Americana di Storo; Trieste Lussemburgo Lussemburgo

- 1 circolo

62 circoli

Ascurra, Belo Horizonte, Bento Gonçalves, Blumenau, Brusque, Caxias do Sul, Colatina, Coronel Pilar, Corupà, Curitiba, Divino di Laranjeiras, Encantado, Erexim, Florianopolis, Garibaldi, Gasparin, Gramado, Guaramirim, Indaial, Jahú, Jaraguà do Sul, Joinville, Jundiaì, Laurentino, Londrina, Luzerna, Nereu Ramos, Nova Brescia, Nova Trento, Ouro Fino, Passo Fundo, Pedrinhas Paulista, Piracicaba, Porto Alegre, Presidente Getulio, Rio de Janeiro, Rio do Oeste, Rio do Sul, Rio dos Cedros, Rodeio, Salete, Salvador, São Paulo, Sananduva, Santa María, Santa Olímpia, Santa Teresa, Santa Tereza do Rio Taquarì, São Bento do Sul, São João Batista, São Miguel do Oeste,São Sepe, São Valentim do Sul, Taiò, Tapejara, Trentin, Três de Maio, Tucunduva, Venda Nova do Emigrante, Veranòpolis, Vitoria, Xanxerè

L’elenco è consultabile (completo con indirizzi e nomi dei presidenti) sul nostro sito internet: www.trentininelmondo.it

- 1 circolo

Serbia Indija

- 1 circolo

- 1 circolo

- 1 circolo

Stati Uniti - 21 circoli Alliance, Chicago, Cleveland, Denver, Hazleton, Milwaukee, Minnesota, New England, New York, Norway, Ogden, Pittsburgh, Readsboro, San Francisco, Seattle, Solvay, South Alabama, South East Pennsylvania, Seattle, Southern California, Washington, Wyoming Sud Africa - 2 delegazioni Pretoria, Cape Town Svizzera - 8 circoli Amriswil, Basilea, Sciaffusa, Ticino, Winterthur, Zofingen, Zug, Zurigo Uruguay - 5 circoli Carmelo, Cerro Largo, Colonia del Sacramento, Montevideo, Rivera (S. Ana do Livramento - BR) Venezuela Caracas

- 1 circolo


EDITORIALE SOMMARIO Pagine 2-3 ASSEMBLEA ORDINARIA Pagina 4 COSTITUITO IL CONSORZIO «I.TRENTINI» Pagine 5-9 TRASFERTA IN BELGIO CON INCONTRO SULLA «NUOVA EMIGRAZIONE» ED ESIBIZIONE A MARCINELLE DEL GRUPPO «POE.MUS» Pagine 10-11 MISSIONE IN URUGUAY Pagine 10-11 60 ANNI D’EUROPA Pagine 14-16 GENTE E FATTI Pagine 17-19 CIRCOLI (Carmelo, Villa Regina, Chajarí, Toronto, Brisbane, Ouro Fino, Florianopolis, Presidente Getulio) Pagine 20-23 DAL TRENTINO Pagina 24 ABBONAMENTI

ASSOCIAZIONE TRENTINI NEL MONDO O.n.l.u.s. Presidente Alberto Tafner

Direttore Francesco Bocchetti

TRENTINI NEL MONDO Mensile dell’Associazione Trentini nel Mondo aderente alla F.U.S.I.E Direzione, amministrazione e redazione

Via Malfatti, 21 - 38122 TRENTO Tel. 0461/234379 - Fax 0461/230840 sito: www.trentininelmondo.it e-mail:info@trentininelmondo.it Direttore responsabile Maurizio Tomasi Comitato editoriale G. Bacca, C. Barbacovi, F. Casagrande, B. Cesconi, C. Ciola, M. Dallapè, P. Dalla Valle, A. Degaudenz, E. Formilan, B. Fronza, L. Imperadori, E. Lorenzini, A. Maistri, S.Margheri, G. Michelon, N. Paulus, L. Pontalti, F. Pisoni, S. Regazzola, V. Rodaro, P. Rossi, G. Sbetti, A. Tafner, D. Zatelli, G. ZorzI Hanno collaborato: R. Barchiesi - S. Corradini - G. Degasperi F. Bocchetti - I. Turco Autorizzazione del Tribunale di Trento n. 62 - 6 febbraio 1958 STAMPA: Grafiche Dalpiaz srl Ravina di Trento (TN) Quote di adesione: Italia: Euro 20,00; Europa; Euro 20,00 Sud America: Euro 20,00; Nord America e Australia: Euro 25,00 Socio - Euro 30,00 Conto corrente postale n. 12509386 N. 4 APRILE 2017 Stampato il 25 maggio 2017

In copertina: Liegi, il gruppo che ha partecipato alla trasferta in Belgio (articolo a pagina 5).

L’ASSOCIAZIONE SI PONE L’OBIETTIVO DI CONIUGARE IL PRESENTE E RILEGGERE IL PASSATO

Un patrimonio a disposizione dell’intera comunità trentina

L

’assemblea - come prevede lo statuto - serve per presentare il bilancio consuntivo, che quest’anno si chiude con un leggero segno positivo, ma è anche l’occasione per fare il punto sullo stato di salute e sulle prospettive dell’Associazione che quest’anno compie la bellezza di 60 anni. Possiamo dire con orgoglio che non sono molte le Associazioni di volontariato che possono vantarsi di aver raggiunto questo traguardo… e soprattutto d’averlo superato ancora in buona salute: segno evidente che le basi messe in quel lontano novembre del 1957 erano davvero solide e che il lavoro portato avanti in tutti questi anni è stato buono e costruttivo. Per questo motivo, voglio esprimere il mio personale ringraziamento a tutti i miei predecessori, a tutti i collaboratori dell’ufficio, ai Soci ed ai Volontari che hanno contribuito con fatica ed impegno a mantenere acceso per tutti questi anni il faro della solidarietà, dell’amicizia e dell’aiuto reciproco fra i trentini che vivono ed operano nei vari Paesi del Mondo. Per un’Associazione grande ed articolata internazionalmente come è la nostra, non è stata comunque una facile passeggiata, in quanto - ieri come oggi – non è stato semplice mantenere l’equilibrio tra i vari aspetti sociali, politici, culturali ed economici pesantemente condizionati dalle mutazioni e dalle trasformazioni avvenute in tutti questi anni. In questi 60 anni le situazioni si sono evolute, trasformate e spesso sono cambiate in maniera tumultuosa sia in patria che nei vari Paesi del mondo dove più forte è la presenza trentina. Questi cambiamenti e queste trasformazioni a volte incontrollabili, hanno determinato momenti di soddisfazione per i buoni risultati ottenuti, ma anche momenti di scoraggiamento e grande sconforto: in particolare quando ci si è trovati a dover combattere contro la malafede, la scorrettezza delle chiacchiere e la disonestà... intellettuale e non. A questo proposito sarebbe ipocrita non spendere adesso due parole sull’incubo che per cinque

Bilancio consuntivo 2016 approvato all’unanimità e totale condivisione dei contenuti della relazione del presidente Alberto Tafner: questo l’esito dell’assemblea annuale ordinaria della Trentini nel mondo, che si è svolta venerdì 21 presso la sede dell’Associazione in via Malfatti a Trento. Nell’«Editoriale» di questo numero del giornale pubblichiamo il testo integrale della relazione

anni ha oppresso la Trentini nel Mondo perché, anche se tutto è finito bene, tutto questo ha lasciato cicatrici profonde. Ancora adesso non è facile dimenticare i titoloni, le locandine appese sui muri delle rivendite dei giornali e le cronache dei quotidiani locali che hanno sbattuto il «mostro» in prima pagina con tutto lo schiamazzo possibile. In tutto questo tempo è stato difficile, soprattutto sul piano umano, sopportarne le conseguenze... come l’allontanamento di qualcuno che si credeva amico, o come i commenti malevoli della gente e ancora, come le notti passate da svegli a chiedersi il «perché» di tutto questo. Senza contare poi le innumerevoli difficoltà incontrate (e che qualche volta ancora si incontrano) nel tentativo di spiegare ai Circoli ed ai trentini all’estero che la Trentini nel Mondo non era un covo di malfattori e cercare di chiarire poi cosa stava realmente succedendo. Tutto questo, senza indugiare sulle conseguenze materiali: quelle direttamente attinenti alle

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spese burocratico/legali dovute alla difesa e quelle indirette dovute alle molte porte che ci sono state sbattute in faccia e alle difficoltà cresciute nei rapporti con le istituzioni, visto che in attesa del giudizio, hanno spesso alzato muri di sospetto e di diffidenza nei nostri confronti. Oggi questo incubo è finito come era logico finisse e possiamo affermare che l’Associazione ne esce rafforzata e a testa alta. E se non bastassero le sentenze per avallare l’estraneità della Trentini nel Mondo da ogni possibile sospetto, basta leggere la relazione del presidente della Corte dei Conti, fatta in occasione dell’inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2017. Nel documento infatti, si legge tra l’altro che «le scelte dell’Amministrazione sono imputabili a chi le decide e NON a chi ha l’obbligo di eseguirle»... in parole povere, la Trentini nel Mondo che ha sempre rispettato le regole e applicato puntualmente le disposizioni, le norme e le di CONTINUA A PAG. 2 4 - 2017


ASSEMBLEA

Un patrimonio a disposizione dell’intera comunità trentina  CONTINUA DA PAG. 1 rettive decise e stabilite dall’Ente Pubblico – come è stato dimostrato – non sarebbe nemmeno stata imputabile. Rimane dunque la soddisfazione per l’esito finale, ma alla fine rimane anche un po’ d’amaro in bocca: in particolare per l’inutile ed enorme perdita di tempo. Sarebbe bastato infatti dare il credito dovuto (e cioè niente) a chi ha vergognosamente provocato il «caso» ed a chi ha irresponsabilmente confuso una gita a titolo politico (pagata tra l’altro dai contribuenti) con una inesistente missione istituzionale, per dare il giusto peso alle illazioni e alle calunnie avanzate. CIRCOLI E SOLIDARIETÀ PILASTRI PRINCIPALI

Chiuso comunque questo capitolo, la Trentini nel Mondo adesso ha potuto riprendere in pieno il proprio cammino che, pur dovendo destreggiarsi tra le enormi difficoltà del difficile momento che tutti stiamo attraversando, è rivolto principalmente alla razionalizzazione e all’ottimizzazione delle proprie risorse, in modo tale da poterle mettere efficacemente a disposizione dell’intera Comunità Trentina. In quest’ottica sono state individuate alcune direttrici compatibili con le esigenze della realtà odierna, che naturalmente vanno ad affiancarsi alle attività più tradizionali fin qui portate avanti. Il primo passo da fare rimane comunque quello in direzione di un rafforzamento del rapporto di collaborazione tra e con i Circoli e l’Associazione. Solo con la

La vera scommessa è di riuscire a compiere ancora quel piccolo salto di qualità che permetta all’ Associazione di diventare davvero il motore di una Comunità Trentina consapevole e coesa

Il presidente Alberto Tafner (al centro) con il vice presidente Cesare Ciola (a sinistra nella foto) e il direttore Francesco Bocchetti.

piena funzionalità di questa nostra rete – che comunque già esiste - la Trentini nel Mondo sarà in grado di mettere in campo tutta la propria potenzialità, da utilizzare per lo sviluppo complessivo della Comunità Trentina. Il passo successivo deve poi portarci a riconsiderare il concetto di solidarietà, per poterlo utilizzare nel modo più attinente e utile alle esigenze della vecchia e della nuova emigrazione. La riproposizione – ancora dopo 60 anni - di due concetti come questi, potrebbe apparire forse un po’ sorpassata e con un sapore un po’ stantio. Ma se ci pensiamo bene, sono proprio questi due pilastri principali che sostengono l’intera struttura della Trentini nel Mondo, per cui devono essere costantemente monitorati, rinnovati e adeguati ai tempi correnti. La cosa può apparire facile a dirsi, ma non è altrettanto facile

a farsi. Il punto più difficile è infatti quello di arrivare a condividere il concetto che ognuno di noi - pur nel rispetto delle singole autonomie - rappresenta una parte fondamentale e indispensabile di un unico disegno. Si tratta di conoscere le problematicità legate alle differenze sociali, culturali ed economiche che ogni diverso territorio presenta, e su questa base condivisa costruire una nuova Trentini nel mondo, non più rappresentata solamente dall’Associazione che ha sede a Trento, bensì dall’Associazione, assieme ai Circoli Soci ed a tutti quei trentini che ne condividono gli ideali e le finalità. La vera scommessa è questa: quella cioè di riuscire a compiere ancora quel piccolo salto di qualità che permetta alla Trentini nel Mondo di diventare davvero il motore di una Comunità Trentina unita, consapevole e coesa.

È un cammino iniziato già da qualche tempo, ma che ha ancora bisogno di qualche piccolo aggiustamento per stare al passo con le necessità del complicato momento attuale. E che i tempi siano complicati non c’è dubbio. Infatti basta guardarsi un po’ in giro per rendersi conto delle tante difficoltà che il settore dell’Associazionismo e del volontariato stanno attraversando. E se poi volessimo allargare l’orizzonte ad una situazione complessiva, dobbiamo aggiungere il permanere di una ancora grave crisi economica… un sempre più diffuso collassamento di valori come il senso civico ed il senso di responsabilità… una crescita abnorme di una inutile burocrazia… una spesso inefficiente classe politica e dirigenziale riscontrabile a tutti i livelli e – in definitiva - un generalizzato azzeramento del buonsenso. IMPEGNO ORIENTATO AL CAMBIAMENTO

Detto questo però, non vogliamo unirci al coro delle invettive e delle proteste inscenate ogni giorno da chi – magari - le usa più per lavarsi la coscienza che non per una vera esigenza di ribellione. La Trentini nel Mondo invece ha scelto la strada dell’impegno orientato al cambiamento di una situazione complicata e confusa come quella che stiamo attraversando… e lo sta portando avanti grazie al coraggio e all’impegno profuso dallo staff guidato dal nuovo direttore Francesco Bocchetti (che ha sostituito Anna Lanfranchi), dalla disponibilità dei soci e dei volontari che ancora

Gli apprezzamenti di Rossi e Panizza All’assemblea hanno partecipato anche il presidente della Provincia Autonoma di Trento, Ugo Rossi (a destra), che fra le sue competenze ha anche l’emigrazione, e il senatore Franco Panizza (a sinistra). Entrambi hanno espresso apprezzamento per l’attività svolta dalla Trentini nel mondo e per le linee guida lungo le quali l’Associazione ha già iniziato a muoversi. Il presidente della Provincia (che era accompagnato dal dirigente generale 4 - 2017

Sergio Bettotti) ha affermato che l’Associazione, con la sua attività e la sua capacità di essere aperta e solidale, mette in pratica i valori sui quali è stata costruita e si basa l’autonomia provinciale. Per il sen. Panizza la «nuova emigrazione» costituisce una sfida complessa sia per l’Associazione che per il Trentino e ritiene che i Circoli e la «rete» di rapporti creata in sessant’anni dalla Trentini nel mondo possono essere molto utili per affrontarla.

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ASSEMBLEA L’Associazione sta cercando di collegare nel miglior modo possibile il passato con il futuro avendo ben presente l’esigenza di coniugare il rispetto dei sentimenti più tradizionali, con i problemi sollevati dalla «nuova emigrazione»

credono nella mission proposta dalla Trentini nel Mondo. È una mission che si muove lungo alcune direttrici espresse e richieste dalla realtà attuale, e che ha già raggiunto alcuni risultati. Il mese scorso, ad esempio, grazie alla collaborazione tra l’Associazione, i Circoli Trentini locali e la Provincia, è stato sottoscritto in Uruguay un accordo di collaborazione tra l’Università di Trento ed alcune Università del Sud America. Si tratta di una convenzione capace di sviluppare un accordo internazionale di grande spessore, dal quale potranno scaturire notevoli e positive ricadute, utili a tutti i partecipanti. Sempre nel primo scorcio dell’anno è poi stato avviato un importante dialogo tra il COMITES di Barcellona e la Trentini nel Mondo per offrire agli studenti trentini la possibilità di svolgere alcuni tirocini nella città spagnola. Una volta conclusa questa fase di sperimentazione, il progetto potrebbe venir ovviamente esteso ad altre capitali europee scelte tra le mete più ambite dai giovani trentini. Sempre nel campo dei rapporti di collaborazione internazionale, la Trentini nel Mondo ha inoltre sottoscritto un accordo con il Gruppo Consolare dell’America Latina e dei Caraibi che rap-

come quello che stiamo attraversando, ed avendo ben presente l’esigenza di coniugare il rispetto dei sentimenti più tradizionali, con i problemi sollevati da quella che ormai viene definita la nuova emigrazione. Sulla strada che porta all’estero sta infatti camminando un numero sempre maggiore di persone: sono studenti che vanno alla scoperta di nuove conoscenze e giovani in cerca di esperienze formative; sono lavoratori in cerca di nuove opportunità e piccoli e grandi imprenditori che testano la possibilità di aprirsi a nuovi mercati e nuove possibilità. È una realtà che la Trentini nel Mondo non può e non vuole trascurare e proprio per questo motivo ha individuato alcune linee lungo le quali muoversi. Una di queste prende il nome di «rete d’impresa». Si tratta di un’iniziativa portata avanti con passione da alcuni soci e che vede coinvolti principalmente artigiani, lavoratori specializzati e piccoli imprenditori aderenti all’Associazione ed ai Circoli Trentini. Sono persone che responsabilmente si sono riunite in consorzio per esplorare la fattibilità di un processo dinamico di partecipazione, teso a realizzare possibili collaborazioni di lavoro o nuove azioni di partenariato. Sempre nell’ambito della nuova emigrazione poi, la Trentini nel Mondo ha avviato alcune altre attività: tra queste, un corso di formazione per volontari – già in funzione - realizzato assieme all’associazione «il Gioco degli

presenta 32 Consoli dei Paesi sudamericani che hanno avuto e continuano ad avere un’enorme importanza per l’emigrazione trentina. Questa iniziativa, tra l’altro, va ad affiancarsi e va a rafforzare i rapporti già in atto con la diplomazia internazionale, posto che da tempo ormai l’Associazione ospita al proprio interno le sedi Consolari Onorarie della Polonia e della Romania: c’è da ricordare in particolare come quest’ultima rappresenti il maggior numero di stranieri presenti in Trentino. NUOVA EMIGRAZIONE E «RETE D‘IMPRESA»

Queste sono alcune delle iniziative sviluppate lungo le nuove direttrici individuate dalla Trentini nel Mondo e che vanno consolidate rafforzando in particolare la collaborazione reciproca (e sottolineo reciproca), in particolare con la Provincia e con tutti gli Enti e gli Istituti interessati ad aprire il più possibile le porte e le finestre su uno scenario sempre più globalizzato e interconnesso. L’Associazione sta dunque cercando di collegare nel miglior modo possibile il passato con il futuro, senza voler nascondere le molte difficoltà che si incontrano in un momento di transizione

Il messaggio del Circolo di Montevideo Su delega del Circolo trentino di Montevideo (Uruguay), uno dei Circoli diventati soci della Trentini nel mondo dopo modifiche statutarie approvate nel 2015, Rosanna Barchiesi (nella foto) ha letto in assemblea il messaggio inviato dal Circolo. «Auguri all’Associazione Trentini nel Mondo che quest’anno compie 60 anni di vita. Facciamo anche i complimenti per aver superato positivamente le vicende giudiziarie: sin dall’inizio abbiamo dato totale fiducia alla no-

stra associazione e siamo molto contenti che tutto si sia chiarito in forma positiva. Inoltre vorremo ringraziare l’Associazione per l’appoggio permanente alle diverse iniziative del Circolo e soprattutto ringraziare per l’importantissima presenza sia al «Primo Incontro Regionale Trentino» della zona centro dell’Argentina, zona Sud del Brasile e Uruguay, sia all’incontro per creare la rete universitaria che coinvolge l’Università di Trento e altre università sudamericane».

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Specchi» e un progetto definito dei «territori attivi», promosso dall’Associazione assieme all’Ufficio Emigrazione e ad alcuni Piani Giovani di Zona. In quest’ultimo caso ci si propone di formare giovani da inviare sia all’estero che in ambito locale, per raccogliere ed elaborare dati e informazioni utili proprio per la conoscenza e la gestione della nuova emigrazione. SPERIMENTAZIONE E TRADIZIONE

Questa fase, che si potrebbe definire di esplorazione e di sperimentazione, non può comunque sottendere o mettere in secondo piano tutto il patrimonio umano, di conoscenza e di esperienza legato alle attività più tipiche e popolari come le feste dei Circoli, gli incontri e le manifestazioni che ancora oggi sono in grado di richiamare e raccogliere centinaia e centinaia di trentini attorno ad un paiolo fumante di polenta. Per questo motivo le attività più innovative non possono sostituire e mettere in secondo piano le attività maggiormente legate alla tradizione, per cui l’Associazione, ad esempio, ha affidato alle «donne chef trentine» il compito di raccogliere e salvare le vecchie ricette che hanno accompagnato gli emigranti al di là dell’Oceano e che oggi possono rappresentare una delle chiavi di lettura della cultura trentina. Sempre sul piano culturale poi rimangono aperti i canali di scambio tra i Circoli e l’Associazione e in particolare rimangono attive esperienze come gli «incontri d’autore» che si svolgono a Bruxelles in collaborazione con i Circoli Trentini del Belgio. Questa - in estrema sintesi - è la visione complessiva della Trentini nel Mondo che, in questo modo, si pone l’obiettivo di coniugare il presente e contestualmente rileggere il passato, con l’obiettivo di sintetizzare il patrimonio di esperienza e di conoscenza acquisito in 60 anni di attività e poterlo così mettere a disposizione dell’intera Comunità Trentina. 4 - 2017


AGENDA L’ATTO NOTARILE È STATO FIRMATO IL 20 APRILE. LA SEDE È A TRENTO IN VIA MALFATTI 21, PRESSO LA TRENTINI NEL MONDO

È nato «I.TRENTINI», il «Consorzio Imprenditori Trentini nel Mondo»

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rano mesi, se non qualche anno, che Mauro Dallapè e Cesare Ciola stavano plasmando una entità che mettesse in collegamento la rete dei Circoli Trentini con i piccoli imprenditori che vogliono cercare opportunità di sviluppo della loro attività anche fuori dall’ambito trentino e nazionale. È stata dura, ma alla fine il risultato è arrivato: il 20 aprile con atto notarile è nato il Consorzio “Imprenditori Trentini nel Mondo”, in forma abbreviata “I.TRENTINI”. È un Consorzio che, lavorando nell’alveo dell’Associazione Trentini nel mondo, si propone di valorizzare, in spirito di reciprocità, le tante relazioni sorte in 60 anni di storia dell’Associazione stessa. Nella fase di fondazione il Consorzio, che ha sede a Trento presso la Trentini nel Mondo, raccoglie nove aziende che svolgono attività differenziate, dall’olio del Garda alle cucine a legna, dallo spumante alle case in legno, dalle coperture in rame alla sanificazione degli ambienti domestici, dai serramenti con i loro accessori alla birra artigianale. Il Consorzio, che non ha scopo di lucro, intende raggruppare imprenditori soci dell’Associazione Trentini nel Mondo operanti in Trentino ma anche in altri Paesi del mondo, e si propone di favorire la nascita di nuove relazioni tra imprenditori, agevolando ed accompagnando l’incontro e la conoscenza tra aziende, enti ed altri soggetti, che potranno generare valore aggiunto e creare posti di lavoro, sia in Trentino che nei Paesi interessati. Come si legge all’articolo 2 del suo suo statuto, per la realizzazione di tali scopi il Consorzio può incentivare iniziative di interesse comune ai soci nell’ambito

Metterà in collegamento la rete dei Circoli Trentini con i piccoli imprenditori che vogliono cercare opportunità di sviluppo della loro attività anche fuori dall’ambito trentino e nazionale

Per il primo triennio a presidente del Consorzio è stato designato Mauro Dallapè, che sarà affiancato dal vicepresidente Giacomo Malfer e dai consiglieri Bruno Cesconi, Cesare Ciola, Massimo Fia, Armando Maistri, Paolo Svaldi, Matteo Plotegher e Matteo Plaga dell’immagine, della promozione e del marketing, promuovere iniziative per valorizzare i prodotti ed i servizi dei Soci, favorire la collaborazione con analoghe associazioni anche internazio-

nali e svolgere, in genere, tutte le attività che si riconosceranno utili al raggiungimento dei fini istituzionali. Lo statuto precisa che il numero dei consorziati è illimitato:

il Consorzio si ispira infatti al principio della «porta aperta». Vi possono aderire i soggetti che siano in grado di contribuire al raggiungimento degli scopi consortili e che siano e rimangano soci della Trentini nel Mondo, per cui gli imprenditori che desiderano partecipare all’intrapresa, potranno inoltrare formale richiesta. Il Consorzio è amministrato da un Consiglio Direttivo in cui la maggioranza dei consiglieri è costituita da consorziati imprenditori, ma per poter svolgere il proprio ruolo di cerniera con il mondo dei trentini all’estero comprende anche rappresentanti dell’Associazione. Per il primo triennio a presidente del Consorzio è stato designato Mauro Dallapè, che sarà affiancato dal vicepresidente Giacomo Malfer e dai consiglieri Bruno Cesconi, Cesare Ciola, Massimo Fia, Armando Maistri, Paolo Svaldi, Matteo Plotegher e Matteo Plaga. Nella sua prima riunione il Consiglio Direttivo ha tracciato le linee di intervento per il 2017: ne parleremo nel prossimo numero con interviste a Mauro Dallapè e ad alcuni imprenditori.

Per comunicare con la redazione del mensile:

redazione@trentininelmondo.it 4 - 2017

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AGENDA L’INIZIATIVA È STATA ORGANIZZATA DALLA TRENTINI NEL MONDO IN COLLABORAZIONE CON I CIRCOLI DELLE DUE CITTÀ

Charleroi e Liegi, mete di una trasferta per conoscere l’emigrazione in Belgio Il Belgio è sinonimo di emigrazione per lavorare nelle miniere: e proprio due siti minerari, Marcinelle vicino a Charleroi e Blegny nei pressi di Liegi, sono stati le principali destinazioni del gruppo di soci e simpatizzanti della Trentini nel mondo, partito venerdì 28 aprile nel pomeriggio da Verona e rientrato lunedì 1° maggio al mattino. Lo spunto per organizzare la trasferta è stato offerto dalla rappresentazione la sera del 29 aprile a Marcinelle da parte del gruppo trentino «Poe.mus» dello spettacolo teatrale «Marcinelle, estate 56», del quale è autore Robert Scarpa, figlio di emigrati trentini in Belgio: un appuntamento promosso dalla Trentini nel mondo in collaborazione con il Circolo trentino di Charleroi e il Museo

Lo spunto è stato offerto dalla rappresentazione a Marcinelle da parte del gruppo trentino «Poe.mus» del lavoro teatrale di Robert Scarpa sulla tragedia mineraria dell’8 agosto 1956 del Bois du Cazier. Alla rappresentazione (della quale parliamo ampiamente alle pagine 8-9) ha assistito anche l’autore, Robert Scarpa (foto in basso a destra) e il direttore del Museo, Jean Louis Delaet, al quale il presidente della Trentini nel mondo ha consegnato un prezioso documento rinvenuto in duplice copia nella biblioteca dell’Associazione: una pubblicazione con il rapporto dei lavori della commissione mista d’inchiesta per la sicurezza del lavoro nelle miniere di carbone del Belgio, edita nel 1955 dal Mi-

nistero italiano degli affari esteri. Nel pomeriggio il gruppo aveva partecipato ad una visita guidata del sito minerario, accompagnato dall’ex minatore Urbano (foto in basso a sinistra). Nella stessa giornata, una sala del Museo ha anche ospitato un incontro, coordinato dal direttore della Trentini nel mondo, Francesco Bocchetti, con quattro giovani trentini che vivono, studiano e lavorano in Europa: un incontro (ne parliamo alle pagine 6-7) promosso per approfondire realtà, progetti e aspettative dei

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protagonisti della «nuova emigrazione», un fenomeno al quale da tempo la Trentini nel mondo sta dedicando particolare attenzione. Domenica 30 aprile al mattino il gruppo si è trasferito in pullman a Liegi, dove ha visitato il centro cittadino, insieme con alcuni soci del Circolo trentino di quella città, che hanno fatto da guida. Nel pomeriggio si è raggiunto il sito minerario di Blegny, l’unico nel Belgio dove sia possibile ancora oggi accedere alle gallerie (foto in basso al centro). La giornata si è conclusa con un incontro conviviale organizzato dal Circolo di Liegi (al quale ha partecipato anche Robert Scarpa) durante il quale il gruppo «Poe. mus» ha presentato il suo spettacolo intitolato «Canti e storie di ieri, oggi e domani».

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ATTUALITÀ ALL’INCONTRO A CHARLEROI HANNO PARTECIPATO LUCAS BENITEZ, MICOL CHIESA, MARCO DALBOSCO E CLIO ZANCANELLA

La «nuova emigrazione» trentina raccontata da chi la sta vivendo Sabato 29 aprile in occasione dell’incontro con i circoli di Charleroi e Liegi in Belgio, è stata organizzata una riunione «pilota» per cercare di costituire un primo gruppo di lavoro su un tema sempre più attuale: la nuova emigrazione. Sono in aumento infatti i giovani che scelgono di vivere all’estero, per studiare o lavorare, perché si sentono obbligati da un Sistema Italia che non dà loro spazio o perché vogliono aprirsi nuovi orizzonti in un’Europa che sentono come Casa.

La riunione «pilota» è stata organizzata con l’obiettivo di costituire un primo «gruppo di lavoro» destinato a diventare un utile punto di riferimento dell’Associazione per conoscere meglio il fenomeno e attivare iniziative specifiche

DATABASE CONDIVISO E «FORUM-CHAT»

I PROBLEMI PRIMA E DOPO LA PARTENZA

L’invito della Trentini nel Mondo a partecipare all’incontro è stato accolto con grande apprezzamento: purtroppo concomitanti impegni familiari e di lavoro hanno impedito a molti di essere presenti. Nelle risposte all’invito è stato manifestato interesse per l’argomento, che viene percepito come centrale e urgente. Al sito minerario di Marcinelle, scelto per l’incontro, sono giunti in quattro: Lucas da Bruxelles, Clio da Parigi, Micol da Oxford e Marco da Berlino, a cui si sono uniti Andrea e Chiara, giovani in servizio civile a Riva del Garda, che con il progetto «Altrove» raccolgono interviste e storie degli Expat trentini nel mondo. L’incontro è stato coordinato dal direttore della Trentini nel mondo, Francesco Bocchetti, coadiuvato da Ilaria Turco, della segreteria, e da Maurizio Tomasi, direttore respon-

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ficiale. Arrivare all’informazione che si sta cercando è già difficile, ma se non si sa cosa cercare? Ed ecco che emerge il grande dilemma: esistono leggi, permessi, documenti che non conoscono? E se non li conosco, come faccio a cercarli? Reperire informazioni dunque è il primo grande scoglio, un punto di partenza su cui lavorare.

I partecipanti: (da sinistra) Lucas Benitez, Clio Zancanella, Micol Chiesa e Marco Dalbosco. Sull’altra pagina (in basso da sinistra) le città in cui vivono: Bruxelles, Parigi, Oxford e Berlino.

sabile della rivista dell’Associazione. Dopo un «giro di presentazioni» è stato chiesto ai presenti di ragionare sulle difficoltà riscontrate prima della partenza, all’arrivo e adesso che sono all’estero da qualche tempo e man mano che ognuno raccontava la sua storia, sono emersi punti in comune tra tutte le singole vicende, piccoli problemi e grandi dubbi affrontati nelle varie fasi. Proprio da questi punti in comune è partito il ragionamento sulle

criticità e le problematiche che chi lascia il paese deve affrontare, spesso da solo per mancanza di un servizio informativo istituzionale che offra un quadro chiaro con risposte univoche. La ricerca delle informazioni si rivela ardua, ci si muove un po’ alla cieca nel mare del web, tra voci di corridoio, blog e post sui social, che offrono troppe nozioni spesso in contrasto tra loro, spesso non sicure e mai confermate da una fonte uf-

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Dai loro racconti sono emerse questioni specifiche del singolo paese, come confrontarsi con un sistema sanitario molto differente o comprendere i contratti lavorativi non paragonabili ai nostri e quindi di difficile interpretazione, o dover imparare una lingua più ostica che limita le interazioni con i locali; e questioni più comuni che chi parte deve affrontare indipendentemente da dove va: la ricerca della casa, la mancanza di persone di fiducia che diano consigli pratici, capire la nuova realtà, prender o no la residenza, socializzare, gestire la “solitudine” delle prime settimane, capire i passi burocratici da compiere, come aprire un conto corrente, confrontarsi anche dopo tanto, con una mentalità spesso molto diversa. Successivamente è stato chiesto di suggerire cosa si potrebbe fare per loro e quali sono le necessità che hanno, e la riunione è continuata dibattendo sulle possibili soluzioni ai problemi. È pian


ATTUALITÀ

piano emersa l’idea di creare un primo database condiviso per raccogliere tutte le informazioni utili, schematico e semplice che possa offrire ai nuovi expat tutte le informazioni utili. È stata anche ipotizzata un forum per poter entrare in contatto sia con persone che hanno già fatto l’iter e che possono dare suggerimenti, sia con persone che stanno vivendo le stesse difficoltà, e quindi creare una rete di supporto a distanza. È stata subito evidente la necessità di allargare il gruppo, coinvolgere più ragazzi possibile. RIENTRARE IN ITALIA NON È COSÍ SEMPLICE

Durante la discussione sono emerse anche realtà meno note, come il problema legato all’assenza di prestiti bancari o borse di studio per chi vuole studiare all’estero, l’assenza di assistenza a distanza che per molte pratiche obbliga a recarsi di persona presso gli uffici o dover delegare parenti con difficoltà e ritardi a volte esasperanti, la lentezza e l’inefficienza dei consolati, per citarne alcune. A volte sembra una lotta, dicono i ragazzi. Quando è stato chiesto se pensano di tornare in Italia, alcuni dicono di sì, ma serve una campagna di sensibilizzazione

La ricerca della casa, la mancanza di persone di fiducia che diano consigli pratici, capire la nuova realtà, prendere o no la residenza, socializzare, gestire la «solitudine» delle prime settimane, capire i passi burocratici da compiere, come aprire un conto corrente, confrontarsi con una mentalità spesso molto diversa: sono alcuni dei «problemi» esposti durante l’incontro rivolta a istituzioni e aziende, per informarle sugli sgravi fiscali previsti per il rientro dei cervelli, sulla qualità della professionalità maturata all’estero, sulle potenzialità di collaborare con persone che hanno imparato un modo diverso di lavorare. Manca un vero parallelo tra Italia e Europa, e per molte figure professionali è difficile reinserirsi in un contesto lavorativo come quello italiano. Un altro limite evidente riguarda la carriera professionale, in Italia una persona che si laurea nei tempi giusti entra nel mondo del lavoro a 25 anni, ed inizia una gavetta che difficilmente finisce prima dei 40 anni (quando ha la fortuna di poter lavorare nel settore di studio), all’estero una persona di 27 anni può essere a capo di un’intera equipe e rivestire ruoli decisionali di rilievo. Questo ha ricadute non solo dal punto di vista lavorativo, ma anche di vita come è apparso evidente nel confronto tra il precario per il quale comprare casa e crearsi una famiglia è inimmaginabile,

e il lavoratore stabile che ha una vera prospettiva di crescita. NON ESISTE UNA FORMULA PER IL «SUCCESSO»

L’impressione generale è che all’estero venga data dignità al lavoro e allo studio, che venga offerta una possibilità reale di veder riconosciuto il proprio valore, chiaramente non è facile e non tutti trovano la loro strada, tanti non superano il primo impatto con la nuova realtà e si demoralizzano se non trovano il “successo” che speravano, non c’è una formula da ripetere che garantisca successo e l’impegno richiesto è tanto, ma si ha la speranza di entrare in un sistema realmente meritocratico. Dopo il pranzo si fa cenno ad altre questioni, che per colpa di informazioni frammentarie e mai certe, risultano avvolte nel mistero: AIRE, Sanità, Fisco. Quali leggi? Quali moduli? Dove trovare informazioni? Quali conseguenze? E per la pensione?

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La discussione è sempre attiva, ognuno racconta e commenta le difficoltà trovate, i piccoli successi, ma il tempo finisce e ci si rende conto che ci sarebbe ancora molto da dire, e ci si ripromette di trovarsi ancora perché l’esperimento è riuscito: il gruppo è attivo, interessato, c’è tanto da fare e da dire e sono tante le idee che tracciano le future attività a favore della nuova emigrazione. I partecipatanti sono stati: Lucas Benitez, trentino-argentino che lavora al Parlamento europeo di Bruxelles dopo una laurea in sociologia e in studi internazionali europei; Micol Chiesa di Strigno, lauree in scienze diplomatiche ed economia internazionale, ha lavorato negli Stati Uniti e ora è dottoranda all’Università di Oxford; Clio Zancanella di Trento, laurea in design di interni, lavora oggi nello studio del celebre architetto Jean Nouvel a Parigi, e Marco Dalbosco, artista roveretano che dopo un esperienza londinese ha trovato oggi ispirazione a Berlino.

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ATTUALITÀ

A Marcinelle non abbiamo recitato ma «vissuto» un pezzo di storia

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na tragedia nella miniera di carbone di Bois du Cazier, l’8 agosto 1956. Un autore italo-belga, Roberto Scarpa che la plasma in un testo teatrale. Un gruppo trentino, il Poe.mus che lo interpreta sulla scena in forma ridotta. L’Associazione Trentini nel mondo che si fa da tramite perché tutto questo si intrecci e diventi occasione di incontro. Fili che hanno composto una rete di relazioni indimenticabili, fatte non solo di autentica amicizia (in primis con Giuseppe Filippi che ha creduto fortemente al progetto), ma anche di confronto su quello che è significato (e significa tuttora) il mondo del lavoro e la situazione sempre difficile dell’emigrazione. Il testo è diventato un cordone ombelicale importante per allacciare tutto questo e la parola si è fatta viva e palpabile in una collocazione, quella della miniera, non vista come cornice scenografica, ma come tessuto, energia, respiro

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Antonia Dalpiaz, che ha curato la riduzione del testo teatrale di Robert Scarpa, racconta le emozioni vissute dal gruppo «Poe.mus» durante la messa in scena proprio nel luogo dove è avvenuta la tragedia mineraria

di un pezzo di storia che deve essere continuamente ricordata per non dimenticare quei 262 uomini, vittime di un sistema lavorativo incapace di proteggerli e di tutelarne i diritti perché ver-

gognosamente proteso al profitto e al guadagno. Ed il testo di Roberto Scarpa si è fatto testimone puntuale e rigoroso di una tragedia dove le responsabilità sono rimaste in

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sospeso, abilmente manipolate dai discorsi costruiti nelle aule dei tribunali. «Tutti gli imputati sono stati assolti» recita nel finale il lavoro di Scarpa, scandendo un ritornello che troppo spesso la storia ritrova nelle sue pagine più vergognose. Ma se sono stati gli uomini a perdere la vita, quanto hanno perso le donne? Come hanno vissuto questo dramma, aggrappandosi ai cancelli della miniera per giorni e giorni, chiedendo notizie, sperando, illudendosi, morendo un poco, ogni volta che un corpo veniva riportato alla luce? A loro, Roberto Scarpa ha dedicato il testo, disegnando con pregevole sensibilità un quadro di affetti, rabbia, dolore, confronti e scontri culturali che il gruppo Poe.mus ha amato da subito, adattandolo alla propria struttura interpretativa fatta di letture, musica, video. Un’operazione non facile, perché è sempre delicato riassumere un’opera scritta, ma si è cercato


ATTUALITÀ

di mantenere intatti i significati profondi che l’autore ha voluto evidenziare, affidando a ciascun personaggio un importante ruolo di comunicazione. Ogni componente del Poe.mus ha accolto con grande affetto e segno di rispetto la propria parte, colmandola di quel pathos che è risultato naturale e profondamente sentito, grazie alla capacità di Scarpa di rendere credibile e vera ogni parola espressa, liberandola da orpelli e fastidiosa retorica. E così è stato per Maria Zini, la nonna italiana incapace di accettare la morte di un figlio, tenacemente legata alla sua terra ed in lotta con Louise, la nuora belga (Paola Paoli) con la quale non riesce a trovare un punto di accordo e per Erica Zambaldi nel doppio ruolo di assistente sociale e postina. E così è stato per la sottoscritta, che nel ruolo di Julie si è affiancata alla piccola Gaia Zorzini, dolcissima e commovente in uno dei momenti più significativi del testo quando recita un’Ave Maria ricordando tutti i morti ed i loro familiari. «56 miliardi di lacrime... lacrime che avrebbero spento l’incendio in solo cinque minuti». Profondamente sentita da Sil-

vio De Simone, anche nel ruolo di cronista radiofonico, la recita della poesia in dialetto abruzzese «Marcinelle» scritta da Giovanni Ricci per ricordare i 60 giovani minatori di Manoppello. Indubbiamente emozionante per Piergiorgio Lunelli (lui stesso attore) «raccontare» la tragedia attraverso momenti musicali di significativo spessore: da «Una miniera» del New Trolls, a «Mister Jones» dei Bee Gees, assieme ad Alessio Di Caro alla tastiera, responsabile anche dell’assetto audio/video. Le immagini che scorrevano

alle spalle del gruppo sembravano fondersi con le parole del testo diventando un tutt’uno. Ed è questa, in effetti, la sensazione che ciascun interprete ha provato sabato 29 aprile in quella grande sala, davanti a 250 persone in palpabile silenzio: quella di non recitare, ma di «vivere» una fetta di storia, collegando i fili. Passato e presente si sono composti in un unico elemento, come se dalla profondità della miniera fossero risalite 262 anime ad ascoltare la parola dei vivi che non dimenticano: emigrati, figli

di emigrati, ancora affettuosamente insieme nei Circoli ed ancorati con forza all’Associazione Trentini nel mondo, che vogliono conservare storie, tradizioni, ma anche il valore del presente, fatto di accoglienza generosa, offerta con la sincerità del cuore. Ma anche i minatori sopravvissuti, nelle prime file, con l’elmetto, la divisa, il fazzoletto rosso legato al collo e gli occhi affondati nei ricordi e nella nostalgia, quella raccontata da Urbano (nella foto qui sopra) con voce spezzata durante la visita pomeridiana nella miniera, quando, davanti alle foto degli amici scomparsi, ricordava canzoni, sorrisi, speranze. E alla fine la standing ovation per ognuno di loro, per le loro famiglie, per tutti quelli che ogni giorno, anche adesso, rischiano la vita nei propri posti di lavoro, o sui barconi della speranza. Ed è lapidaria e significativa la frase conclusiva del testo espressa da Julie: «Avrei potuto tacere… ma forse tacere è troppo comodo perché il silenzio accontenta tutti, soprattutto i colpevoli. Me ne vado in giro per il mondo per raccontare tutto quanto è successo... Per non dimenticare, mai». Antonia Dalpiaz

Le loro donne - mogli, madri, figlie - per giorni aggrappate ai cancelli della miniera, chiedendo notizie, sperando, illudendosi, sono morte un poco ogni volta che un corpo veniva riportato alla luce

Quei 262 uomini sono stati le vittime di un sistema lavorativo incapace di proteggerli e di tutelarne i diritti perché vergognosamente proteso al profitto e al guadagno 9

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ATTUALITÀ DOPO LA MISSIONE ISTITUZIONALE DELLA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO NASCERÀ UNA «COLLABORAZIONE DI SISTEMA»

Fra Trentino e Uruguay un progetto ambizioso e con grandi prospettive

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el numero scorso del nostro mensile è stato riportato il comunicato del dell’Ufficio Sta Stampa della P Provincia Au Autonoma di Trento in cui si so sottolinea come la m missione iistituzionnale della P Provincia tenutasi in Uruguay dal 14 al 17 marzo arzo 20 2017 abbia posto le basi per una «collaborazione di sistema». Vale la pena di spiegare e magari approfondire il senso di questa impegnativa ma anche condivisibile affermazione. Come è noto la missione in questione ha potuto contare su incontri sia con i vertici delle istituzioni uruguayane - in particolare il Ministro della Educazione e Cultura Maria Julian Munoz e il Vice Presidente della Repubblica e Presidente del Senato, Raul Sendic - sia con i rettori delle Università pubbliche e private del Paese, rispettivamente il prof. Roberto Markarian per l’Università de la Repubblica di Montevideo e il prof. Roberto Brezzo per l’Università dell’Impresa. È stato inoltre possibile ragionare insieme anche con i vertici delle organizzazioni locali di promozione tecnologica e imprenditoriale

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Grazie al ruolo di «facilitatore» svolto dalla Trentini nel mondo, nel paese sudamericano ci sono stati incontri con i vertici delle istituzioni e delle organizzazioni di promozione tecnologica e imprenditoriale e con i rettori delle Università

Da sinistra: il Rettore dell’Università di Trento, prof. Paolo Collini; il rettore dell’Università de la Impresa di Montevideo, prof. Roberto Brezzo e il presidente della Trentini nel mondo, Alberto Tafner. In basso, l’arrivo della delegazione trentina alla «Zona franca Parco della Scienza» di Montevideo.

fino ad individuare alcune filiere di lavoro di interesse comune. Non poteva infine certo mancare la cena con il Circolo trentino di Montevideo, un Circolo da sempre molto attivo e unito, capace ancora una volta di offrire alla delegazione trentina una straordinaria serata presso la propria bellissima sede. C’è però dell’altro. Mi riferisco per un verso alla consapevolezza che oggi l’Uruguay è un Paese in cre-

scita, affidabile e di accesso strategico al grande mercato del Mercosur; dall’altra al fatto che non sono pochi i membri della comunità uruguayana di origine trentina ormai ai vertici delle istituzioni e organizzazioni del Paese. Si pensi ad esempio al fatto che oggi sia proprio un oriundo trentino, Jorge Tomasi Crisci, a svolgere il ruolo prestigioso di presidente della «Zona franca Parco della Scienza» di Montevideo!

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Sono tutti elementi che mi avevano colpito e fatto riflettere già nel mio primo viaggio in Uruguay come direttore della Fondazione Trentina Alcide De Gasperi. Perché non fare di questo interessante Paese un laboratorio innovativo di sperimentazione e proposte in cui la «Trentini nel mondo» avesse, per così dire, un ruolo di facilitatore nel mettere insieme tutti i vari soggetti istituzionali e possibili protagonisti? L’ambizioso progetto mi pareva realizzabile anche alla luce di alcuni incontri e scambi di idee che avevo potuto avere a Montevideo, dove un apporto decisivo veniva non solo dal presidente del Circolo trentino, Sergio Sartori e dalla Consultrice della Provincia per l’Uruguay, Laura Vera Righi, ma anche dall’azione intelligente e generosa del mio caro amico Jorge Zas, da me conosciuto e apprezzato proprio per il suo ruolo propositivo nel Circolo trentino di Montevideo. Nasceva proprio da questo contesto particolarmente felice l’idea di cercare l’appoggio della Provincia autonoma di Trento. Dapprima mi confrontai con un dirigente provinciale capace e concreto come il dott. Sergio Bettotti. Poi fu possibile coinvolgere direttamente nell’impresa sia l’assessora all’università e ricerca e cooperazione allo sviluppo, Sara Ferrari, sia il rettore dell’Università degli Studi di Trento, prof. Paolo Collini. Mentre intanto per parte provinciale si facevano subito passi importanti sotto la direzione del dott.


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dic; la ministra per l’Educazione e Cultura, Maria Julia Muñoz; il prof. Roberto Markarian, rettore dell’Università de la Repubblica di Montevideo; l’Ambasciatore Gianni Piccato; Alvaro Brunini (responsabile investimenti di «Uruguay XXI», Agenzia statale di promozione economico/commerciale); Jorge Tomasi Crisci, presidente della «Zona franca Parco della Scienza» di Montevideo.

Raffaele Farella, il presidente della Trentini nel mondo, Alberto Tafner, dava una decisiva spinta affinché il progetto potesse trovare una mobilitazione delle risorse migliori dei nostri oriundi, in funzione di raccordo tra Sudamerica e Trentino. C’erano insomma tutte le premesse perché il progetto mettesse radici fino a tradursi in vera e propria missione istituzionale promossa dalla Provincia autonoma di Trento con il supporto dell’ambasciatore d’Italia a Montevideo, Gianni Piccato, la cooperazione determinante della Università degli Studi di Trento e, per l’appunto, l’intermediazione preziosa della Trentini nel mondo. Aggiungo che a garanzia dell’azione di coordinamento tra l’Università dell’Impresa e altre università argentine e brasiliane si muoveva da subito lo stesso rettore dell’Università de la Impresa di Montevideo, Roberto Brezzo, con il supporto di Jorge Zas in Uruguay, della dottoressa Cristina Maymone per conto del rettore Collini a Trento, infine di Rosanna Barchiesi per i rapporti con la centrale trentina della Trentini nel mondo.

firme non solo dell’ambasciatore italiano a Montevideo e dell’assessora Ferrari ma anche del Presidente della nostra Associazione, dott. Alberto Tafner. Tutto ciò fa del resto parte di una politica nuova promossa con convinzione dallo stesso presidente e da tutto il direttivo, volta a far sì che la «Trentini nel mondo» possa, per così dire, «tesaurizzare» al meglio lo straordinario patrimonio di relazioni e risorse in più continenti di cui dispone, guardando al futuro con fiducia, senza per questo rinunciare a valorizzare il senso delle tradizioni e una memoria storica che porta anche ai tanti sacrifici dei nostri fratelli trentini in Uruguay e, più in generale, in Sudamerica. Beppe Zorzi

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Foto Daniel Romeo di Stasio Foto Daniel Romeo di Stasio

Foto Daniel Romeo di Stasio

Foto Daniel Romeo di Stasio

A suggello di questo intelligente gioco di squadra vorrei ricordare soprattutto la firma del memorandum di cooperazione tra l’Università di Trento, l’Università de la Impresa di Montevideo e alcune università latino-americane. Tutto ciò va letto nella prospettiva ancora più ambiziosa di una rete di cooperazione tra l’ateneo trentino e un numero crescente di università dell’America latina con conseguente scambio di docenti, ricercatori e studenti nonché collaborazioni varie in molteplici ambiti di lavoro. Mi sembra davvero significativo degli scenari nuovi che anche per la Trentini del mondo si stanno aprendo, il fatto che nel memorandum, dopo le firme dei rettori, segua uno spazio con le

Foto Daniel Romeo di Stasio

Da sinistra: Raffaele Farella, Beppe Zorzi, Sara Ferrari, Alberto Tafner, Jorge Zas, Paolo Collini e Jorge Tomasi Crisci. Qui sotto, il saluto alla delegazione trentina da parte del presidente del Circolo trentino, Sergio Sartori. Nelle altre foto (dall’alto in basso, in senso orario), alcune autorità incontrate durante la missione: il vicepresidente della Repubblica e presidente del Senato, Raúl Sen-

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60 ANNI D

L’Europa c’è m Dal 12 al 14 maggio si è svolta a Trento «Siamo Europa», manifestazione promossa dal Servizio Europa della Provincia e dalla «Fondazione Trentina De Gasperi» che attraverso incontri e dibattiti ha cercato di proporrre al pubblico analisi serie sull’attuale situazione dell’Unione Europea con un ventaglio ampio di forze politiche e sociali. Queste devono essere le premesse per un corretto ed efficace coinvolgimento dei cittadini. L’EUROPA DEVE AVERE PIÙ CORAGGIO

IL CUORE DEL PROBLEMA È PRETTAMENTE POLITICO

L’Europa c’è, ma va cambiata; ci sono analisi e proposte interessanti di intellettuali e studiosi, c’è una opinione pubblica meno silenziosa e impaurita che si è fatta sentire nelle elezioni in Austria, Olanda e Francia, premiando candidati che credono nel progetto europeo. I populismi e i nazionalismi esasperati possono essere sconfitti se ci sono persone capaci di mobilitare intelligenze e suscitare passione fra i cittadini. La vittoria di Macron alle presidenziali di Francia che ha posto l’agenda europea fra le priorità del suo mandato dimostra che il declino europeo può essere fermato. Qui sta il cuore del problema che è prettamente politico. Quali governi dei Paesi membri sono disposti a farsi carico del rilancio dell’Unione e disposti a cedere ulteriori quote di sovranità nazionale per rafforzarne il ruolo nel contesto internazionale e nei processi di globalizzazione? E quale sarà il ruolo dell’Italia di fronte al preannunciato rafforzamento dell’asse franco-tedesco? La situazione del nostro Paese induce a scetticismo: tra corruzione endemica, scandali infiniti, 4 - 2017

litigiosità e scarsa credibilità delle forze politiche, manca una visione alta del ruolo che l’Italia, anche come Paese fondatore, può giocare e far pesare nella riforma dell’Europa. Come possiamo pretendere di essere un Paese che propone ai propri partner il rafforzamento della zona Euro attraverso una piena governance non solo monetaria, ma anche di politica economica e fiscale quando non siamo stati ancora capaci di mettere ordine nei nostri conti pubblici e in numerosi altri settori della pubblica amministrazione e dell’economia? È doveroso chiedere un cambio di passo all’Europa, ma il nostro Paese non potrà avere il giusto peso nel processo di riforma se dimostrerà di non sapere fare le riforme in casa sua, se non si riusciranno a sconfiggere gli interessi di casta, di partito, di rendita di posizione nella vita pubblica, nei settori dell’economia e della finanza. L’Europa non si cambia con proclami e con frasi ad effetto. Serve la pazienza di costruire proposte credibili, ricercare e promuovere alleanze e confronto

La tre giorni di Trento è stata un’occasione importante che ha cercato di proporre al pubblico analisi serie sull’attuale situazione dell’Unione europea attorno ad un messaggio che è stato il filo conduttore degli incontri e dei dibattiti: l’Europa ci sta a cuore, interessa il futuro del nostro Paese e dei nostri territori, deve alimentare i nostri sogni e le nostre speranze di una società e di un futuro migliori; in modo particolare le speranze dei giovani che sono stati protagonisti, nella seconda giornata, di un processo all’Europa sulla questione migranti con una corte, pubblica accusa e difesa. Dopo un appassionato dibattimento, la corte si è ritirata per decidere ed ha emesso una sentenza molto originale, condannando l’Europa ad avere più coraggio. Gli studenti del Liceo scientifico Leonardo da Vinci

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Entrambe le foto: Ufficio Stampa PAT

«S

iamo Europa» è la felice espressione che ha accompagnato gli incontri e i dibattiti della tre giorni (12-14 maggio) promossi dal Servizio Europa della Provincia e dalla «Fondazione Trentina De Gasperi» a Trento per celebrare la ricorrenza annuale della festa dell’Europa. Una espressione coraggiosa e carica di ottimismo per ricordare a cittadini delusi e a politici distratti che l’Europa c’è, ha una storia ed è un progetto, come scrive Gianfranco Pasquino nel suo ultimo libro «L’Europa in trenta lezioni». Molto positiva la collaborazione fra Servizio Europa e Fondazione De Gasperi che ha dato maggiore vigore e risalto a una iniziativa che ha voluto celebrare anche il sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma. La collaborazione tra soggetti e organizzazioni che si occupano di Europa è stata premiata da un pubblico attento e molto coinvolto nei temi trattati, in modo particolare, da Gian Enrico Rusconi e Sergio Fabbrini.

I populismi e i nazionalismi esa se ci sono persone capaci di mo passione fra i cittadini. La a scetticismo: tra corruzione litigiosità e scarsa credibilità una visione alta del ruolo ch fondatore, può giocare e far pes L’Europa non si cambia con p ma con un corretto ed efficace


D’EUROPA

ma va cambiata

asperati possono essere sconfitti obilitare intelligenze e suscitare situazione in Italia induce e endemica, scandali infiniti, à delle forze politiche, manca e l’Italia, anche come Paese sare nella riforma dell’Europa. proclami e con frasi ad effetto e coinvolgimento dei cittadini

Nei territori dell’autonomia vanno realizzate iniziative e create cooperazioni che abbiano un impatto concreto e visibile nella vita quotidiana. Solo la pratica di un’autonomia condivisa e non divisiva potrà costituire uno stimolo innovativo che aiuterà anche la costruzione di una nuova Europa di Trento hanno dato una grande lezione di fiducia e di speranza nell’Europa al mondo degli adulti, spesso disincantato e cinico, e al mondo della politica che si è fatto notare per la sua assenza, salvo qualche fugace apparizione dovuta probabilmente più a motivi di rappresentanza che di interessata partecipazione. Anche questo è il Trentino che, su altri versanti, fatica a rilanciare la sua autonomia con la riscrittura della «carta» fondamentale, lo statuto. Un’autonomia che, se vissuta come rendita di posizione, è destinata a un futuro di grande mediocrità; un’autonomia che chiede capacità di visione, di progettare un Trentino che, nei processi di globalizzazione, è capace di proteggere

e valorizzare le sue ricchezze e le sue specificità. Un Trentino che vorrebbe disegnare il suo futuro ancorando queste specificità in una nuova cornice regionale, ma che ancora non ha chiaro come coinvolgere il Sudtirolo in un’ idea nuova di regione che guarda all’Europa e sull’Europa inventa e costruisce gli ambiti di collaborazione fra i due territori. RAPPORTI FRA TRENTO BOLZANO E INNSBRUCK

Eppure il percorso per l’elaborazione di questo progetto dovrebbe essere già segnato. Ci sono «luoghi» della collaborazione che si chiamano Euroregione e GECT-Gruppo Europeo di«Cooperazione Territoriale, una sede comune a Bruxelles, una a Bolzano. Ma la «materialità» di queste strutture non è percepita dai cittadini, ha poco a che fare con la quotidianità delle loro esperienze di vita e di lavoro. Due anni fa si è celebrato il ventennale della sede comune di rappresentanza a Bruxelles. Un’inchiesta del TG regionale ha evidenziato, allora, una pressochè totale ignoranza degli intervistati su cos’è e come opera l’Euroregione nella capitale europea. Eppure a Bruxelles il Trentino, da qualche anno, ha più personale di Bolzano e Innsbruck messi insieme. Talvolta si legge sui giornali che l’Ufficio fa attività di sportello: verso chi e con quali risultati? L’Università e gli Istituti di ricerca trentini hanno un’esperienza ultradecennale di contatti con l’Unione europea e possiedono collaudate professionalità per l’individuazione di progetti e eventuali partner. Su Internet, poi, è rintracciabile qualsiasi tipo di informazione.

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Con la presidenza Dellai, oltre a svolgere le funzioni previste dalla legge istitutiva, la sede comune doveva essere anche la casa dei trentini, degli altoatesini e dei tirolesi, luogo di ritrovo, di scambio di esperienze e di confronto, un modo per ritrovare le proprie radici ma anche sentirsi cittadini europei. Ora sembra che la rappresentanza del Trentino sia diventata una specie di ufficio postale, un plurisportello che offre informazioni a soggetti non ben precisati con l’ambizione, infondata, di diventare una sorta di bancomat di fondi europei. NON CI SONO ALTERNATIVE ALLA COLLABORAZIONE

Non è un giudizio sulle persone che operano nelle sedi di Bruxelles e Bolzano. Si tratta solo di capire qual è il ritorno di simili esperienze nella vita dei cittadini, cosa produce, ad esempio, la cooperazione fra i tre territori nella mobilità delle persone per lavoro, istruzione, sport, turismo; dove è visibile la cooperazione nei settori della sanità, dell’ambiente, della formazione e qual è il grado di consapevolezza dei cittadini circa l’eventuale (sottolineo eventuale) fruizione di ipotetici servizi in questi settori. Non so se i trentini, gli altoatesini e i tirolesi hanno la percezione di appartenere a dei territori che, da diverso tempo, hanno deciso di collaborare assieme e se questa percezione costituisce la base di un comune sentire. Sarebbe stato molto positivo aver invitato anche esponenti altoatesini e tirolesi alla tre giorni di Trento. L’elenco delle «non presenze» reciproche o di non collaborazioni a iniziative importanti che vengono promosse e realizzate al di qua e al di là delle Alpi sarebbe abbastanza lungo. Eppure la strada della collaborazione non ha alternative, salvo rinchiudersi nelle piccole, proprie autonomie. Serve realizzare iniziative, creare cooperazioni che abbiano un impatto concreto e visibile nella vita quotidiana delle persone che vivono nei territori dell’autonomia. Solo la pratica di un’autonomia condivisa e non divisiva potrà costituire uno stimolo innovativo che aiuterà anche la costruzione di una nuova Europa e di una convinta identità europea. Vittorino Rodaro 4 - 2017


GENTE E FATTI È L’ASSOCIAZIONE CHE RIUNISCE LE INDUSTRIE METALLURGICHE, MECCANICHE ED ELETTRICHE DI CAXIAS DO SUL, IN BRASILE

Cordiale incontro con i vertici della SIMECS Restituendo la visita fatta alla sede di Caxias do Sul negli anni scorsi da parte di Cesare Ciola, vicepresidente della Trentini nel Mondo, Reomar Slaviero (secondo da destra nella foto) e Odacir Conte (terzo da sinistra), rispettivamente presidente e direttore esecutivo di SIMECS, l’11 aprile hanno fatto visita alla Trentini nel Mondo. In Italia per una missione istituzionale, il presidente e il direttore esecutivo di SIMECS hanno accolto l’invito di Cesare Ciola, teso ad includere anche il Trentino nel loro tragitto. SIMECS (www.simecs.com. br) è l’Associazione delle Industrie Metallurgiche, Meccaniche ed Elettriche di Caxias do Sul

(nel Rio Grande do Sul), secondo polo metalmeccanico del Brasile, dove raggruppa circa 3.200 aziende di varie dimensioni con 50.000 addetti. Slaviero e Conte sono stati accompagnati da Ciola alla

BLM-Adige di Levico Terme, all’Associazione Artigiani di Trento ed alla Trentini nel Mondo, dove sono stati ricevuti anche dal presidente Alberto Tafner e dai componenti di giunta Armando Maistri e Mauro Dallapè, per

proseguire poi la giornata con la visita ad un impianto per la raccolta differenziata dei rifiuti. Reomar Slaviero, i cui antenati provengono da Rotzo sull’Altopiano di Asiago, prima di diventare presidente di SIMECS era stato vicepresidente della CIC (Camera Industria e Commercio di Caxias do Sul) ed è socio fondatore e gerente di IMATRON, azienda del settore elettrico. Odacir Conte è invece direttore della SIMECS da 25 anni: i suoi antenati sono partiti per il Brasile da Cesiomaggiore (BL). Nella loro missione erano accompagnati da Dario Vivian (primo a destra nella foto), titolare della TITAM – Logistica Internazionale di Thiene (VI).

GLI AUTORI DELLA PUBBLICAZIONE SONO MARIA ANTONIETTA BELLATO TAFNER, OLIVIO TAFNER E ANDREY JOSÉ TAFFNER

Storia dei Tafner in Europa e in Brasile N

el mese di marzo è stato pubblicato il libro «Família Tafner: surgimento e trajetória, na Europa e no Brasil» (Famiglia Tafner: origine ed evoluzione in Europa e in Brasile – ancora senza traduzione in italiano). Gli autori sono Maria Antonietta Bellato Tafner (di Trento), Olivio Taffner (Rio dos Cedros/Santa Catarina - Brasile) e Andrey José Taffner Fraga (Blumenau/Santa Catarina - Brasile). Il libro è stato patrocinato dal prof. José Tafner, con prefazione di Alberto Tafner, attuale presidente dell’Associazione Trentini nel Mondo (con sede a Trento). Questo libro è il risultato di molti anni di studi. Tutto è iniziato nel 1995 a Trento, quando Maria Antonietta Bellato Tafner ha condotto la prima ricerca sulle origini della famiglia Tafner. In occasione delle sue nozze d’argento con Alberto Tafner, ha presentato alla famiglia il risultato dei suoi studi. Con questo lavoro, per la prima volta la storia della famiglia Tafner è stata conosciuta. Nel corso degli anni ’90, anche i discendenti di emigrati della famiglia Tafner in Brasile hanno iniziato le ricerche. Il professor José Tafner è stato il primo: ha stabilito un contatto con Antonietta Tafner e con gli altri membri della famiglia a Trento ed ha anche ricostruito la storia e la genealogia di Giovanni Tafner, suo nonno, figlio dell’emigrato Angelo Tafner (patriarca della famiglia Tafner di Santa Catarina). Nello stesso periodo, Olívio Taffner ha svolto la stessa ricerca sulla storia e la genealogia di Guglielmo Tafner, suo nonno, anche lui figlio dell’emigrato Angelo Tafner. Anni dopo, Andrey José Taffner Fraga ha iniziato 4 - 2017

Il libro, pubblicato in marzo è il risultato di molti anni di ricerche accurate, consultazioni di archivi, biblioteche, uffici, registri e di conversazioni e interviste con i membri della famiglia

la sua raccolta di dati genealogici e storici per la composizione del libro ora presentato. Così la storia della famiglia Tafner è stata scritta. Tutto ciò che appare nel libro è il risultato di molti anni di ricerche accurate, consultazioni di archivi, biblioteche, uffici, registri ed anche conversazioni e interviste con i membri della famiglia. In questo libro, il lettore troverà tutta la storia e l’evoluzione della famiglia Tafner sul suolo europeo. Tutto inizia fra il XIII e il XIV secolo, con l’attraversamento delle Alpi da parte di popolazioni tedesche verso

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l’Italia. Verrà spiegato come la famiglia ha avuto un cognome (Tafner, originariamente scritto Taufner) riferito ad una località della Val dei Mocheni, piccola valle tuttora abitata da una popolazione d’origine tedesca nella Provincia di Trento. In seguito ci sarà la migrazione della famiglia all’interno della provincia di Trento e, infine, l’emigrazione definitiva di alcuni membri in Brasile e negli Stati Uniti. L’ultima parte del libro si occupa della biografia di Angelo Tafner, emigrato della famiglia e patriarca dei Tafner nello stato di Santa Catarina (Brasile), nonché della genealogia del suo primogenito, Guglielmo Tafner (la storia e la genealogia di Giovanni Tafner, un altro figlio di Angelo, sarà raccontata in un secondo libro). Così l’evoluzione della famiglia Tafner viene raccontata per i posteri, affinché non cada nell’oblio, e perché i vari esempi di lotta per la sopravvivenza e superamento delle difficoltà possano servire come esempio per la generazione presente e per le future.


GENTE E FATTI

La scuola fondata da padre Stefenelli dichiarata «bene di interesse storico» «L

’antico edificio del collegio San Miguel - Padre Alejandro Stefenelli, ubicato in località General Roca, provincia di Río Negro, viene dichiarato bene di interesse storico nazionale per favorire una migliore conservazione e il mantenimento dei suoi nobili fini»: è questo il testo dell’articolo 1 della legge 27292, approvata il 17 novembre 2016 dal Parlamento argentino su proposta del deputato nazionale Maria Emilia Soria. Il 6 marzo scorso il riconoscimento a «bene di interesse storico nazionale» è stato ufficializzato con una cerimonia alla quale ha partecipato anche una delegazione del Circolo trentino di Villa Regina (nella foto qui sotto). Don Alessandro Stefenelli, uno dei primi missionari salesiani trentini, nato a Fondo nel 1864 e scomparso a Trento nel 1952, ha trascorso trent’anni nella Patagonia argentina a partirte dal 1885: come si può leggere sul sito dell’ANS (Agenzia Info Salesiana) «con le sue capacità, impegno e iniziativa seppe avviare un Centro Missionario e l’Istituto San Miguel, entrambi nel Dipartimento General Roca, dove l’unica scuola che esisteva era inattiva, realizzò un dispensario, fece da medico e farmacista, aprì la Scuola Agraria Sperimen-

L’edificio, che ospita un istituto agrario fondato dal missionario trentino scomparso nel 1952, si trova a General Roca (Rio Negro, in Argentina)

tale per fornire educazione agli orfani, agli indigeni e ai migranti, e così facendo formò quelli che sarebbero divenuti gli agrotecnici della regione». Ancora oggi il suo ricordo è presente nell’immaginario popolare locale, tanto che dal 1933 non solo la stazione precedentemente denominata «General Roca» venne ribattezzata con il nome di «Stazione Stefenelli», ma anche altre istituzioni come la stazione meteorologica, case per ritiri, organizzazioni non governative, canali di irrigazione, alloggi, alberghi, città, strade e le

vie delle città portano il suo nome in segno di gratitudine. Per la cerimonia del 6 marzo scorso, alla quale ha partecipato anche il sindaco della città, Martin Soria (nella foto a fianco), il presidente della Trentini nel mondo, Alberto Tafner, ha inviato un messaggio (foto in alto a destra) nel qual si afferma

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che «il riconoscimento del Collegio San Miguel fondato da padre Alessandro Stefenelli come bene storico nazionale, non può che riempire d’orgoglio la Trentini nel Mondo e tutti i trentini che hanno contribuito con il loro lavoro ed i loro sacrifici a sviluppare il senso della solidarietà e dell’altruismo». Con questo riconoscimento, prosegue il messaggio, «l’intera opera di padre Stefenelli diventa un vero e proprio monumento al coraggio e all’amore verso il prossimo che lui in prima persona - così come migliaia di compaesani emigrati nei vari Paesi del mondo - ha saputo testimoniare affrontando le fatiche ed i tremendi sforzi quotidiani, con una forza e una tenacia esemplare dello spirito che accomuna tutti i trentini nel mondo». Questo prestigioso attestato che l’Argentina ha voluto concedere al collegio di padre Stefenelli, conclude Tafner, «riconosce non solo l’opera del missionario e dello scienziato, ma abbraccia idealmente tutto il lavoro umile e spesso sconosciuto di tutti gli emigranti trentini che hanno saputo costruire al di fuori della loro terra una nuova casa, una nuova famiglia ed una nuova patria da amare così come hanno sempre amato il Trentino».

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GENTE E FATTI VISITE IN SEDE DA TORONTO (CANADA) A DA PARIGI (FRANCIA)

Adriano Clauser (primo a sinistra) e Mario Franch (primo a destra), sono amici e soci del Circolo trentino di Toronto. In occasione di un loro recente viaggio in Trentino, hanno fatto tappa anche alla sede della Trentini nel mondo, dove sono stati ricevuti dal presidente Alberto Tafner (secondo da sinistra) e dal direttore Francesco Bocchetti.

Luigi Paoli (primo a destra) è un fedele abbonato della nostra rivista. Originario di Denno, come muratore ha lavorato alla costruzione della diga di Santa Giustina, prima di emigrare a Parigi, in Francia, cinquant’anni fa. Insieme con la moglie Frida ha fatto visita all’Associazione: con loro nella foto c’è Francesco Bocchetti, direttore della Trentini nel mondo.

Seconda riunione dei Giovani trentini-brasiliani

Diego e Caterina 50 anni insieme L’8 aprile 2017 Diego Caset, nato a Zambana nel 1944 ha festeggiato, con la moglie Caterina i 50 anni di matrimonio. Emigrato, da Zambana, nel 1961 in un ridente paesino vicino a Berna in Svizzera, Diego ha conosciuto lì la sua Caterina, originaria Svizzera, e nel 1967 si sono uniti in matrimonio, coronando la loro vita, con la nascita dei due figli: Giorgio e Gabriella. Diego ha lavorato come tornitore per molti anni, fino alla meritata pensione. Ora tornano spesso a Zambana (due, tre volte l’anno), dove Diego ha lasciato una parte di cuore e molti amici e dove quest’anno ha voluto festeggiare questo bel traguardo delle nozze d’oro assieme a Caterina. Tanti auguri di una vita ancora lunga e serena.

Il 7 maggio a Rodeio (stato di Santa Catarina -Brasile), il Gruppo Giovani trentini brasiliani degli stati di Santa Catarina e Paranà, ha tenuto la sua seconda riunione del 2017. I ventotto partecipanti hanno discusso diversi argomenti e in particolare dell’organizzazione in Trentino, nel 2018, di una edizione speciale della manifestazione denominata «Giochi trentini». Il gruppo giovani tornerà a riunirsi il 10 giugno.

Nozze d’oro per Giuseppe e Rita Giuseppe Michelon (componente del Collegio dei revisori dei conti dell’Associazione Trentini nel mondo) e Rita Piccinno si sono sposati il 15 aprile del 1967, nella sede della Missione Cattolica di Zurigo, in Svizzera. Quest’anno hanno quindi festeggiato le «nozze d’oro». I nipoti Sara e Martin, le figlie e i generi, in occasione del cinquantesimo anniversario di matrimonio, hanno voluto mandare il loro augurio a Giuseppe e Rita anche dalle colonne del giornale, del quale sono affezionati lettori. Ecco il messaggio che hanno fatto pervenire alla redazione. «Cinquant’anni di storia vissuta assieme con affetto e rispetto. Siate fieri e felici di tale risultato: noi lo siamo per voi. Un augurio a Giuseppe e Rita affinché il vostro anniversario sia il rinnovo di una dolce promessa. Auguri vivissimi»

Per comunicare con la redazione del mensile:

redazione@trentininelmondo.it 4 - 2017

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CIRCOLI SI È ESIBITO IL 25 APRILE IN OCCASIONE DELL’EVENTO ORGANIZZATO DALLA «SOCIEDAD ITALIANA VITTORIO EMANUELE III»

Nuove soddisfazioni per il Coro di Carmelo Anche in Uruguay la comunità di origine italiana ha celebrato la ricorrenza del 25 aprile, l’anniversario della liberazione dell’Italia dal fascismo e dal nazismo. La «Sociedad Italiana Vittorio Emanuele II» di Carmelo (nella foto a fianco la sede) ha organizzato un evento in collaborazione con il Circolo trentino di Carmelo e la «Asociación Progenie d Italia», all’inizio del quale tutti i presenti hanno cantato l’Inno nazionale uruguyano e l’«Inno di Mameli». Come è stato ricordato dalla segretaria della «Sociedad Italiana», María Alicia Llaguno, la Festa del 25 aprile intende «onorare coloro che hanno

perso la vita nelle lotta per la liberazione e hanno contribuito alla conclusione della Seconda Guerra Mondiale e a dare inizio ad un nuovo ciclo storico, che ha portato alla fondazione della Repubblica italiana».

Dopo i saluti e l’introduzione storica, è iniziata la parte culturale dell’evento, con l’esibizione del Coro del Circolo trentino di Carmelo, che ha cantato le seguenti canzoni: «Sul cappello», «Serenada a Castel Toblin», «Mamma mia che vo sapé» e «Caminito». Poi è stata la volta del gruppo

«Sonantes», composto da due violini e un violoncello, che ha eseguito alcuni brani. Al termine ai presenti è stato offerto un brindisi ed è stata tagliata una torta tricolore. Le prossime esibizioni del Coro sono previste il 28 maggio a Colonia Valdense e ilo 22 luglio a Montevideo.

Iniziativa di solidarietà di successo del Circolo trentino di Villa Regina Il 6 maggio scorso il Circolo trentino di Villa Regina, in Argentina, ha organizzato un’iniziativa di solidarietà, per raccogliere fondi a favore di due istituzioni del posto, la Casita Oncologica e il SID, Servicio de Internacion Domiciliaria. Le cuoche del Circolo hanno preparato, cucinato e messo in vendita porzioni di pasta ripiena.

L’iniziativa ha avuto grande successo e fin dal momento in cui è stata annunciata, sono arrivate decine e decine di prenotazioni per acquistare la pasta. Il ricavato è stato consegnato ai destinatari in occasione di un incontro che si è svolto il 10 maggio.

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CIRCOLI CIRCOLO TRENTINO DI CHAJARí Il direttivo (nella foto) del Circolo di Chajarí (Argentina), che rimarrà in carica fino al prossimo mese di novembre, è così composto: Presidente: Gustavo Ceroleni Toller; Vicepresidente: Rita Andrea Urbani; Segretaria: Maria Rosario Zampedri; Vice segretaria: Analia Zampedri; Tesoriera: Graciela Avancini; Vice tesoriera: Alejandra Zampedri Consiglieri titolari: Elsa Franchisquini, Rosa Haydee Pezzini Consiglieri supplenti: Victoria Faria, Horacio Beneditto Zampedri Revisori dei conti: Lidia Franchisquini , Cintia Faria Commissione arbitrato: Mercedes Zampedri, Hilda Franchesquini

Serata fra trentini a Brisbane Mercoledi 26 aprile alcune famiglie trentine si sono ritrovate a casa di Maria Apolloni a Brisbane (Queensland - Australia). Tra una vigorosa chiacchierata ed un ottima cena, la consueta foto di gruppo con tutti i presenti. Da sinistra verso destra: (seduti) Robert, Luigi e Maria Apolloni insieme con Allan Battaia, presidente del Circolo trentino di Mackay. In piedi (da sinistra), Liliana e Stephen Dutica e il sottoscritto, Lorenzo Sommadossi, ex presidente del Circolo di Wollongong. A Maria originaria di Mori e Luigi Apolloni un grazie infinito per Lorenzo Sommadossi l’invito e l’ottima serata. Grazie di cuore.

Meritato ringraziamento al Gruppo Femminile di Toronto La foto qui a fianco è stata scattata il 16 maggio scorso, nella sede del Circolo trentino di Toronto (Canada), al termine di una conferenza della «Kidney Foundation of Canada» che il Gruppo Femminile del Circolo sostiene annualmente dal 1985. In quella occasione, Andrew Donovan, Director of Philanthropy and Major Gifts in Ontario, ha portato al Gruppo una targa che dice «With sincere thanks to the Trentino Social Club Women’s Group for its years of support of the Kidney Foundation of Canada Ontario Branch and children’s camp program» (con sinceri ringraziamenti al Gruppo femminile del Circolo trentino di Toronto per il suo pluriennale sostegno alla Kidney Foundation

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e al programma di campeggio per i bambini). Andrew Donovan ha sottoli-

neato con entusiasmo l’impegno mai venuto meno da parte del Gruppo e ha riportato le congra-

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tulazioni sia da parte dell’intera organizzazione che dei pazienti in particolare.


CIRCOLI LA RICHIESTA AL COMUNE DELLA CITTÀ DI ISTITUIRE QUESTA RICORRENZA ERA STATA FATTA DAL CIRCOLO TRENTINO

Dal 2018 a Ouro Fino si celebrerà la «Giornata dell’immigrato italiano» Con una delibera del 26 aprile scorso, il sindaco della città di Ouro Fino (Minas Gerais - Brasile), Mauricio Lemes de Carvalho, ha istituito la «Giornata dell’immigrato italiano», che verrà celebrata a partire dal prossimo anno nella giornata del 21 febbraio. Fondata nel 1748, Ouro Fino è oggi una città di oltre trentamila abitanti. Il Circolo trentino di Ouro Fino è particolarmente contento e soddisfatto della decisione di istituire questa ricorrenza, che è stata già inserita nel calendario scolastico,

culturale e turistico della città: era stato proprio il Circolo a sollecitarne l’istituzione per «rendere

omaggio agli immigrati italiani che si sono insediati nel municipio e ai loro discendenti», come

si afferma nella delibera. Un’altra recente iniziativa di successo che ha avuto come protagonista il Circolo trentino, è stata la terza edizione della «Festa della polenta», che si è svolta sabato 22 aprile, organizzata in collaborazione con il Rotary Club di Ouro Fino. È stata una grande «festa italiana», con la partecipazione di oltre trecento persone. La «Festa» ha reso omaggio alle famiglie Gouvea, Faria e Zerbinatti. Il prossimo anno toccherà invece alle famiglie Simeão e Ferrentino.

Anche il Circolo di Florianopolis all’incontro con l’Ambasciatore Laércio Luis Moser e Ottavio Ferrari Fo, rispettivamente presidente e consigliere del Circolo trentino di Florianopolis (Santa Catarina - Brasile) hanno partecipato all’incontro che si è svolto a Florianopolis ocn l’Ambasciatore d’Italia in Brasile, Antonio Bernardini (a destra nella foto a fianco, insieme con Laércio Luis Moser). Oltre all’Ambasciatore, erano presenti la deputada del Parlamento italiano, on. Renata Bueno, il Console Enrico Mora ed il vice console Atílio Colini e rappresentanti della Camera di commercio Brasile-Italia, del governo dello stato di Santa Catarina e dell’Università federale di Santa Catarina.

All’incontro erano state invitate rappresentanti delle associazioni italiane di Santa Catarina. Nel suo

intervento Laércio Luis Moser ha portato il saluto del presidente della Trentini nel mondo, Alberto

Circolo trentino Presidente Getulio Nella foto, il consiglio direttivo del Circolo trentino di Presidente Getulio (Santa Catarina), in carica dal 27 novembre dell’anno scorso. La presidente è Zebina Rossi Schafer (seconda da sinistra, seduta), discendente della famiglia Pintarelli emigrata da Pergine Valsugana.

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Tafner, e di Iracema Moser Cani, coordinatrice dei Circoli trentini del Brasile, ha ricordato che la Trentini nel mondo festeggia quest’anno il suo sessantesimo anniversario di fondazione ed ha brevemente illustrato l’attività svolta dal Circolo. Temi ripresi anche nei colloqui avuti con l’Ambasciatore e il vice console durante il rinfresco seguito all’incontro. Laercio Moser ha in particolare ricordato l’importanza degli imprenditori trentini nella formazione e nello sviluppo dello stato di Santa Catarina (attualmente il quarto a livello economico in Brasile) e che nel corso degli anni il Circolo ha ricevuto delegazioni di trentini interessati ad avviare contatti con imprenditori di Santa Catarina. Un accenno è anche stato fatto al lavoro di studio e ricerca sulla colonizzazione dello stato, condotto dal prof. Walter Piazza, scomparso nel 2015. 4 - 2017


Sul nuovo portale visitdolomites.com c’è anche la sezione «Dolomiti nel mondo»

È stata realizzata con la collaborazione delle Associazioni Bellunesi nel Mondo, Trentini nel Mondo, Südstern, E.F.A.S.C.E. ed Ente Friuli nel Mondo

Proporre, attraverso un unico portale, le migliori opportunità per visitare il Patrimonio dell’Umanità Dolomiti UNESCO: è l’obiettivo che si pone il portale web «Visidolomites.com». È stato realizzato in collaborazione con gli enti di promozione turistica delle province e regioni su cui si elevano le Dolomiti riconosciute Patrimonio dell’Umanità nel 2009 e presentato a Feltre l’11 maggio scorso. Il portale trilingue (italiano, inglese e tedesco) è il riferimento ufficiale e più completo per la preparazione alla visita e alla scoperta dei territori che condividono il Bene UNESCO: è un puzzle di preziose informazioni/

ma che conta oltre 800 «antenne» nel Mondo (vale a dire i Circoli e le diramazioni all’estero che fanno capo alle varie associazioni che si occupano di emigrazione) e fornisce un utilissimo strumento per lavorare in sinergia tra le varie associazioni per gestire da una parte le informazioni sullle Dolomiti Patrimonio dell’Umanità dall’Italia verso l’estero e dall’altra per gestire congiuntamente il «Turismo delle Radici» che in Italia sta raggiungendo numeri ragguardevoli. Ogni associazione viene presentata attraverso una breve «biografia» e una serie di foto (qui a fianco una parte della pagina riservata alla Trentini nel mondo).

conoscenze, che vede Veneto Promozione e Regione Veneto, Trentino Marketing e Provincia Autonoma di Trento, IDM – Südtirol e Provincia Autonoma di Bolzano, Promoturismo FVG e Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, lavorare insieme. Dal suo menù principale (vedi foto in alto) è possibile accedere alla sezione intitolata «Dolomiti nel mondo», realizzata con la collaborazione delle Associazioni dei Bellunesi nel Mondo, Trentini nel Mondo, Südstern, E.F.A.S.C.E. ed Ente Friuli nel Mondo. Come è stato affermato durante la presentazionme a Feltre (alla quale per la Trentini nel mondo

ha partecipato il presidente Alberto Tafner) «Dolomiti nel mondo» è una sezione importantissi-

Festa in piazza per 446 laureati Organizzata dall’Università di Trento in collaborazione con il Comune di Trento e con la Provincia autonoma di Trento, sabato 13 maggio si è svolta la quarta edizione della cerimonia pubblica di laurea: una festa per i 446 neodottori e neodottoresse, tra cui un gruppo di 15 formato dai migliori neodottori e

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dalle migliori neodottoresse di ricerca di ogni corso di dottorato dell’Ateneo. Con loro c’erano familiari e amici, generosi di applausi, che hanno affollato Piazza Duomo. L’iniziativa ancora una volta ha dato visibilità a una rappresentanza dei cervelli e dei cuori che durante i loro studi

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all’Ateneo trentino portano dinamismo e vitalità all’intera comunità locale. Il rettore dell’Università di Trento, Paolo Collini nel suo intervento ha chiesto di non temere le novità e ha lanciato un messaggio di fiducia e di incoraggiamento.

© GiuliaAdami.com

DAL TRENTINO


DAL TRENTINO IL LUNGOMETRAGGIO DEL REGISTA TRENTINO PATRICK GRASSI HA APERTO L’EDIZIONE 2017 DEL «TRENTO FILM FESTIVAL»

«Sharp families», arrotini sullo schermo P

iù di un anno di lavoro con i protagonisti, seguendoli sul lavoro nei laboratori e mentre consegnavano i coltelli in tutta Londra, creando un rapporto di fiducia che gli ha permesso di seguire anche gli incontri privati dell’Associazione e i momenti collettivi della comunità e di partecipare al tradizionale «polenta party» che ogni estate viene organizzato in Val Rendena: questo ha fatto Patrick Grassi, documentarista trentino al suo secondo lungometraggio cinematografico, per realizzare «Sharp families», che ha aperto l’edizione 2017 del Trento Film Festival. Seguendo le vicende generazionali di tre famiglie cresciute tra un paesino di montagna e Londra, «Sharp families» è stato «girato» fra i discendenti degli «uomini delle Dolomiti», che per un secolo sono emigrati dal Trentino in Inghilterra facendo il lavoro dell’arrotino e che adesso dominano il mercato dei coltelli

Il film dura 54 minuti. Sottotitoli italiano/inglese. Maggiori informazioni sul sito internet: www.sharpfamilies.com Chi fosse interessato ad organizzare una proiezione può scrivere a silvia@aquaticfilms.net oppure a info@sharpfamilies.com

di Londra, un business da dieci milioni di sterline l’anno realizzato da piccole e medie imprese a conduzione famigliare. Il film racconta l’evoluzione di questa comunità di italiani tra gestione di un business globale, rapporti famigliari e legame con

la terra d’origine. La comunità sopravvive e prolifera grazie alla «London Grinders Association», fondata da Armo Collini, che ancora oggi la dirige tutelando il know how industriale degli arrotini e lo spirito di comunità. «Per raccontare una storia che

ha il sapore della leggenda - ha affermato Patrick Grassi - ho scelto di descrivere non solo le persone, ma anche i territori dove queste storie avvenivano: la metropoli e il piccolo paese. Due realtà agli antipodi che evidenziano lo spessore dell’impresa che questa piccolissima comunità ha fatto e sta continuando con fatica a fare, un esempio di emigrazione positiva, vista come motore di sviluppo e di crescita sia per il Paese d’arrivo che per quello di partenza. La dimostrazione che l’identità è alla base della sfida contro una globalizzazione che tende a standardizzare posti e gruppi sociali». Assieme al film è uscito anche il libro «Sul filo dell’emigrazione», nel quale il regista dedica maggiore spazio alle storie dei protagonisti e raccoglie le molte rimaste escluse dalle riprese. La sezione finale è dedicata al film, con immagini di scena e molte fotografie storiche e d’archivio.

Paul, Armo, Paolo e Bernardo: i quattro protagonisti Paul è uno dei «giovani», la generazione nata e cresciuta a Londra. È uno dei pochi figli che ha continuato il business di famiglia dopo gli studi. Paul ha iniziato a lavorare per il nonno nel magazzino storico dove molti arrotini hanno cominciato. Dopo dieci anni di gavetta ha deciso di mettersi in proprio e ha acquistato il «giro» (cioè la lista clienti) dello zio Bernardo che voleva ritirarsi in Italia. Oggi la sua ditta, l’Italcutlery, ha quattordici dipendenti e un giro d’affari di circa 1,5 milioni di sterline, recentemente anche suo figlio Sam è entrato in azienda. Appena può trascorre del tempo in Italia, nelle sue amate montagne Dolomiti. Qui ha ristrutturato la casa di famiglia dove trascorrere le vacanze tra passeggiate, visite ai parenti, chiacchierate davanti a polenta, vino e formaggio con vecchi arrotini londinesi ritirati al paese.

Armo è nato nella valle delle Dolomiti e cresciuto a Londra. Dopo sessant’anni di lavoro sta per andare in pensione e comincia a fare un bilancio della sua vita professionale. È uno dei fondatori della London Grinders Association che ancora oggi dirige con passione. Nella sua famiglia sono arrotini da tre generazioni, ma nessuno dei figli è interessato a portare avanti la ditta, così Armo ha venduto molti clienti ad altri arrotini dell’Associazione e oggi lavora solo qualche giorno a settimana, con l’aiuto di uno dei figli, nel laboratorio ricavato a lato della villa vittoriana in cui vive. Armo ama la sua terra d’origine e l’estate torna nella casa in montagna. Ogni anno, prima di ripartire per Londra, passa a dare il suo omaggio alla statua dell’arrotino che lui stesso ha voluto far erigere all’inizio del paese.

Paolo è nato e cresciuto a Londra e ha passato la sua giovinezza frequentando la comunità e la chiesa italiana. Fin da piccolo andava con il padre sul furgoncino da lavoro per aiutarlo con i coltelli e appena finita la scuola, a diciassette anni, è entrato nella ditta di famiglia. Ha lavorato in coppia con il padre per quindici anni poi, quando è arrivato il nuovo metodo dell’affitto coltelli, ha modernizzato il lavoro con l’acquisto delle macchine automatiche per l’affilatura e l’assunzione di alcuni operai. Oggi ha un «giro» di lavoro che lo porta fino alle città sulla costa come Brighton e Portsmouth. Per lui le Dolomiti sono il posto migliore dove staccare con lo stress di Londra. Paolo ama il suo lavoro a Londra, ma quando andrà in pensione ha già deciso di voler passare la vecchiaia nella sua villa in paese che ha appena finito di costruire.

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Bernardo ha novant’anni, è nato e cresciuto nelle Dolomiti ed è stato uno dei primi arrotini ad emigrare dopo la 2a Guerra Mondiale. A Londra, dopo alcuni anni come assistente del fratello, si attrezzò da solo un furgone e cominciò a girare città e campagne per costruirsi un nuovo giro di clienti. È co-fondatore della London Grinders Association dove per anni si è occupato dell’acquisto dei coltelli e dei macchinari da lavoro. Dopo cinquant’anni di lavoro, ha deciso di ritirarsi e vendere il proprio «giro» al nipote Paul. Bernardo per anni è stato l’animatore delle serate al pub tra compaesani, dove era conosciuto come grande giocatore di carte. In tutti questi anni a Londra ha sempre pensato a risparmiare per tornare a vivere in Valle dove è rimpatriato nel 2000. 4 - 2017


DAL TRENTINO ALLESTITA A TRENTO LA MOSTRA CURATA DAL MUSEO NAZIONALE DELLE MONTAGNE DI TORINO

«Etichette delle montagne», un mondo tutto da scoprire U

n foglietto appiccicato su un qualunque prodotto commerciale. È tutto lì, e sulle prime può sembrare insignificante. Eppure è capace di parlare. Di raccontare. Quel minuscolo ritaglio di tipografia - l’etichetta - è una soglia che invita l’osservatore a un viaggio nell’immaginario delle meraviglie e, insieme, nel mondo reale degli oggetti. In occasione del 65° Trento Film Festival a Palazzo Roccabruna è stata presentata in anteprima la mostra «Etichette delle Montagne. Immagini di commercio» organizzata dal Museo Nazionale della Montagna in collaborazione con la Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Trento, Regione Piemonte, Fondazione CRT e con la collaborazione della Città di Torino e del Club Alpino Italiano. Con la mostra «Etichette delle montagne. Immagini di commercio» prosegue la valorizzazione di un lungo lavoro di raccolta e di studio dell’iconografia dedicata alle terre alte che negli ultimi trent’anni ha incrementato il patrimonio del Centro Documentazione del Museo Nazionale della Montagna di Torino. L’esposizione è il frutto di una selezione dai circa tremila pezzi della collezione appartenente al Museomontagna, un percorso ideale che si sviluppa in oltre 150 anni, dalla seconda metà dell’Ottocento fino ai nostri giorni, tra prodotti

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Con l’esposizione prosegue la valorizzazione di un lungo lavoro di raccolta e di studio dell’iconografia dedicata alle «terre alte»

mmerciali di diverse epoche e commerciali Paesi. Immagini di montagne, alpinismo, sci, esplorazioni, regioni polari spiccano sulle etichette e sui contenitori cartacei, le terre alte diventano simbolo di qualità per vendere bevande, alimentari,

ffrutta e ortaggi, tessili, tabacchi e prodotti per uso personale; per promuovere alberghi e località turistiche. Filo rosso che accomuna questi oggetti, non concepiti in origine per essere collezionati, di cui è quindi complesso venire a

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conoscenza dei dati di produzione, datazione, o sapere quanti ne siano stati realizzati, sono quindi le immagini che vi compaiono: scenari montani, attrezzature alpinistiche e sportive, regioni polari ed esplorazioni. La mostra offre l’opportunità di seguire l’evoluzione dell’etichetta commerciale, attraverso le sue tre principali componenti grafiche – il testo, l’ornato e l’illustrazione – che concorrono, secondo le mode che ne definiscono lo stile, alla sua potenzialità espressiva. L’etichetta, nata con una funzione informativa per identificare quanto racchiuso in un contenitore, assume nel corso del tempo maggiore attrattività, grazie all’aggiunta di inquadrature ed elementi decorativi. Già nel XVIII secolo, ma soprattutto dal XIX, l’illustrazione viene impiegata per indicare i dati di fabbricazione, l’importanza del produttore e la qualità del prodotto. Icone di bellezza, come la figura femminile, i motivi floreali - in particolare in epoca liberty - sono soggetti sempre più diffusi tra fine Ottocento e inizio Novecento, accanto ad altri elementi figurativi sinonimo di qualità e tradizione, come stemmi e medaglie; per gli alimentari è presente anche la riproduzione del prodotto, talvolta all’interno di composizioni più complesse, con animali, paesaggi e figure.


DAL TRENTINO È «DISCENDENTE» DA UN ALBERO SOPRAVVISSUTO AL BOMBARDAMENTO ATOMICO DELLA CITTÀ GIAPPONESE DEL 1945

Piantato a Trento un caco di Nagasaki I

l 9 agosto 1945 una bomba atomica fu sganciata su Nagasaki. Le intense radiazioni e la forza d’urto dell’esplosione sprigionate uccisero moltissime persone, riducendo completamente in cenere la città. Ciononostante, ci fu un albero di cachi che miracolosamente riuscì a sopravvivere. Nel 1994 l’arboricoltore Masayuki Ebinuma iniziò a curare il fragile albero di cachi e riuscì a farlo riprendere fino al punto da ottenere delle pianticelle di “seconda generazione dell’albero di cachi sopravvissuto al bombardamento atomico”. Quindi, Ebinuma cominciò a distribuire quelle pianticelle ai bambini che si recavano in visita a Nagasaki, come simbolo di pace. L’artista contemporaneo Tatsuo Miyajima nel 1996 concepì un progetto artistico detto “Kaki Tree Project – La rinascita del tempo” e nell’anno seguente, una pianticella di “seconda generazione” fu piantata presso l’’ex Scuola Elementare Ryuhoku, andando a costituire la prima piantatura del Progetto. Dopo una lunga procedura di “accreditamento” anche l’Associazione culturale Finisterrae Teatri è riuscita ad ottenere il consenso dallo staff giapponese per la piantumazione del cachi presso la città di Trento, al giardino comunale Alexander Langer, uno dei più importanti protagonisti della cultura della pace del nostro tempo. Il 23 e 24 marzo si è celebrato questo evento, unico per il nostro territorio, per veicolare un messaggio di pace che viaggia nel tempo e

nello spazio. Al convegno in sala Falconetto erano presenti importanti rappresentanti di diversi enti che in Italia promuovono la pace e il disarmo, l’occasione per ascoltare le parole di Mirco Elena dell’Unione degli scienziati per il disarmo, o Lisa Clark, Beati Costruttori di Pace, che hanno analizzato il lungo

periodo di pace che ha segnato gli ultimi 50 anni di Europa, unita per il disarmo e l’abbandono dei metodi nazionalisti e violenti che hanno caratterizzato lo scorso secolo. Il giorno seguente è avvenuta la piantumazione della pianticella di seconda generazione ad opera del botanico Masayuki Ebinuma, aiutato dalle tante mani dei giovani ragazzi delle scuole elementari e d’infanzia che hanno accolto l’illustre ospite e rallegrato il parco con canti e vere e proprie opere d’arte per abbellirlo. Un evento che ha coinvolto la cittadinanza, le Istituzioni e le associazioni impegnate sul territorio che si sono prodigate per rendere queste due giornate possibili. Un lavoro di rete e sinergia che ha unito Pituit Studio d’arti, associazione Finisterrae Teatri, Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani, associazione PRODIGIO, associazione Yomoyamabanashi, la Circoscrizione Oltrefersina e il Comune di Trento. Giulio Thiella (Articolo pubblicato su «pro.di.gio.» numero 101, aprile 2017)

LA «FONDAZIONE EDMUND MACH» HA CONDOTTO UNA RICERCA SCIENTIFICA ANALIZZANDO QUARANTA VARIETÀ DEL FRUTTO

Zuccheri e profumi rendono dolce la mela Viene naturale pensare che una mela con più zuccheri sia più dolce, ma non è così. Non sempre una quantità di zuccheri più elevata corrisponde ad una maggiore dolcezza. Lo dice un recente studio condotto dalla Fondazione Edmund Mach, pubblicato sulla prestigiosa rivista Scientific Reports del gruppo Nature. La quantità di zuccheri nella mela determina meno del 60% della dolcezza percepita. Un ruolo fondamentale è giocato anche dall’aroma: i composti volatili, molecole responsabili di odori e aromi, contribuiscono, infatti, fino al 30% della percezione della dolcezza nella mela. Il gruppo Qualità Sensoriale del Centro Ricerca e Innovazione ha analizzato 40 diverse varietà di mele, studiando la relazione tra la dolcezza valutata da un panel

di giudici addestrati e la concentrazione degli zuccheri presenti (glucosio, fruttosio, saccarosio, xilosio), del sorbitolo, degli acidi organici e dei composti volatili. «Lo studio mostra come sen-

sazioni apparentemente semplici come la dolcezza, siano in realtà il risultato di interazioni multisensoriali prodotte da stimoli di natura diversa - spiega il ricercatore Eugenio Aprea. Più in gene-

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rale per predire la qualità percepita di un prodotto è necessario considerare tutti i parametri fisici e chimici coinvolti piuttosto che singoli stimoli separatamente. È inoltre evidente come l’aroma sia fondamentale per la definizione della qualità della mela». La dolcezza è una delle caratteristiche sensoriali maggiormente apprezzate nella mela. Per questo diversi programmi di miglioramento genetico puntano ad ottenere frutti con un contenuto di zuccheri sempre più elevato. Lo studio indica a chi si occupa di breeding la necessità di considerare diversi fattori, spesso apparentemente secondari, e non limitarsi a quelli che il senso comune indica come più rilevanti o la pratica indica come i più semplici da misurare. (s.c. - Uff. Stampa FEM) 4 - 2017


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CALENDARIO 1 maggio C.T. Rivera – Livramento (UY-BR): Festa 13°annivrsario

29 giugno C.T. Caxias do Sul (BR): Santa Messa in Italiano

4 maggio C.T. Garibaldi (BR): presentazione del libro “A viagem de Anna Rech” scritto da Salvatore Liotta

6-9 luglio Altopiano della Vigolana (IT): Festa provinciale dell’emigrazione 9 luglio: celebrazione 75° Anniversario della morte di Santa Paolina

5 maggio C.T. Jaragua do Sul (BR): cena tipica italiana 5 - 6 maggio C.T. Villa Regina (AR): giornata di cucina in beneficenza della “Casita Oncológica” e del “Servicio de Internación Domiciliaria”. 6 maggio A Rodeio (BR): 2° riunione del gruppo giovani trentini brasiliani C.T. Piracicaba (BR): 23 cena trentina C.T. Gramado (BR): il coro del circolo partecipa alla 27° edizione della Festa della Colonia 7 maggio C.T. Villa Regina (AR): 3a conferenza del ciclo “Italia e le sue regioni: paesaggi, storia e musica” – Val d’Aosta e Lombardia 14 maggio C.T. Buenos Aires (AR): pranzo tipico C.T. Cordoba (AR): the in famiglia 15 – 21 maggio C.T. Bento Gonçalves (BR): III settimana della cultura e arte italiana 19 – 28 maggio C.T. La Louviere (BE): Viaggio in Italia (Toscana e Trentino) 20 maggio C.T. Bento Gonçalves (BR): 4° cena “Polenta & Vin” 21 maggio C.T. Myrtleford (AUS): fiera “tastes of trentino lunch” C.T. Curitiba (BR): 16 festa trentina C.T. Villa Regina (AR): 4a conferenza del ciclo “Italia e le sue regioni: paesaggi, storia e musica” – Sicilia e Umbria 22 maggio C.T. Bento Gonçalves (BR): slow wine 27 maggio Perth (AUS): incontro dei presidenti dei circoli trentini dell’Australia 28 maggio C.T. Perth (AUS): celebrazione 40° Anniversario C.T. La Plata (AR): pranzo mensile 2 giugno C.T. Bento Gonçalves (BR): esposizione etichette dei vini – Firminio Splendor 3 giugno C.T. Tres de Maio (BR): 13° filo 4 giugno C.T. Charleroi (BE): giornata del pensionato trentino, rappresentazione teatrale “Oscar” C.T. Como e Lecco (IT): Festa della Primavera 6 giugno La Serena (Cile): inaugurazione del nuovo laboratorio e anniversario della scuola Alcide Degasperi 9 giugno C.T. Santa Teresa (BR): concorso “Garota Italo-Teresense 2017” 9 – 18 giugno C.T. Centre Borinage (BE): gita in Trentino 16-18 giugno C.T. Piracicaba (BR) 10° Festa del Vino 24 giugno C.T. Toronto (CA): 5° torneo annuale di golf 25 giugno C.T. Denver – Colordo (USA): picnic annuale della comunità italiana C.T. Zofingen (CH): gita in Val de Travers

8 luglio C.T. Taio (BR): 27° Festa del Vino artigianale 9 luglio C.T. Sydney (AUS): 40° Anniversario di fondazione 12 luglio Darwin (AUS): incontro su Padre Confalonieri: “The ministry of Father Angelo Confalonieri with the Aboriginal people of the Coburg Peninsula: language, culture and religion” 14 luglio C.T. Jaragua do Sul (BR): festa italiana C.T. Presidente Getulio (BR): cena italiana 14 - 16 luglio C.T. Rio do Oeste (BR): Festa della Polenta 21-23 luglio C.T. Santa Olimpia (BR): XXI festa della Polenta 29 luglio C.T. Rodeio (BR): ballo delle maschere 30 luglio C.T. Myrtleford (AUS): pranzo annuale C.T. Toronto (CA): picnic Prime tre settimane di luglio Interscambi giovanili della Provincia Autonoma di Trento destinati a discendenti di emigrati trentini 5 agosto C.T. Gaspar (BR): XXIII festa italiana 8 agosto A Faver, incontro d’estate dei Circoli Trentini d’Italia e d’Europa 19 agosto C.T. Salete (BR): XI Festa del Pollo 5-14 settembre Viaggio in Trentino del CT Montevideo (UY) 6-10 settembre C.T. Rio dos Cedros (BR): Festa trentina 16-23 settembre C.T. Centre Borinage (BE): gita in Puglia e Matera 22 settembre C.T. Brusque (BR): cena sociale 23 settembre C.T. Guaramirin (BR): Festa della porchetta 11 ottobre C.T. Bento Gonçalves (BR): sfilata per la giornata del Municipio 14 ottobre C.T. Città del Messico (MX): “Porte aperte Piemonte, Veneto e Trentino” 15 ottobre C.T. Bento Gonçalves (BR): 6° Mèrica Mèrica MagnaBento, e dal 16 al 22 ottobre festival del cinema di Bento Gonçalves 20-22 ottobre Convegno EZA – UNAIE “Il pilastro europeo dei diritti sociali” 28 ottobre C.T. Centre Borinage (BE): cena d’autum 29 ottobre C.T. Charleroi (BE): polentada d’autum 11 novembre Celebrazione del 60° Anniversario dell’Associazione


Auditorium delil Museo delcontraddistinguerà Bois du Cazier (Marcinelle - Belgio) gremito per l’esibione del geuppo «Poe.Mus» (articolo alle pagine 8-9) È stato scelto logo che il 60° anniversario della Trentini nel mondo, che ricorre quest’anno (articolo a pagina 3)

Aprile 2017  

Mensile dell'Associazione Trentini nel Mondo del mese di aprile 2017

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