Mensile dell'Associazione Trentini nel Mondo del mese di aprile 2020

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MENSILE DELL’ASSOCIAZIONE TRENTINI NEL MONDO onlus ADERENTE ALLA F.U.S.I.E

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Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 2, DCB Trento - Taxe Percue

anno 63°

Mascherine fatte in casa, il simpatico e gradito regalo inviato alla Trentini nel mondo da Pietro Staricny dalla Repubblica Ceca (articolo a pagina 12).


CIRCOLI, DELEGAZIONI comunicazioni E FEDERAZIONI/COORDINAMENTI DI CIRCOLI dell’Associazione Trentini nel Mondo - onlus

Coordinamenti Argentina, Australia, Benelux, Bosnia, Brasile, Canada, Germania, Messico, Paraguay, Stati Uniti e Uruguay

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Argentina - 57 circoli - 1 delegazione Alta Gracia, Avellaneda, Azul, Bahia Blanca, Bariloche, Buenos Aires, Catamarca, Chajarì, Chilecito, Colonia Tirolesa, Concepción del Uruguay, Concordia, Cordoba, Cordoba Sud, Corrientes, Corzuela, Cruz del Eje, Formosa, General Roca, General San Martín, La Carlotta, La Plata, La Toma, Lanteri, Las Breñas, Machagai Plaza, Makallè, Malabrigo, Malagueño, Mar del Plata, Mendoza, Olavarria, Pampa del Infierno, Presidente Roque Sáenz Peña, Puerto Tirol, Quitilipi, Reconquista, Resistencia, Río Cuarto, Romang, Rosario, Salta, San Jaime, Sampacho, San José (Depto. Colon), San Nicolas de los Arroyos, Santa Fé, Santa Rosa de la Pampa, Tandil, Tucuman, Venado Tuerto, Viedma, Villa Carlos Paz, Villa General Belgrano, Villa Ocampo, Villa Regina, Zárate - Comodoro Rivadavia

Canada - 5 circoli Alberta, Montreal, Toronto, Vancouver, Windsor & Detroit

Australia - 8 circoli - 2 delegazioni Adelaide, Canberra, Mackay, Melbourne, Myrtleford, Perth, Sydney, Wollongong Tasmania, Townsville

Germania - 6 circoli - 3 delegazioni Colonia, Dortmund, Reno Neckar, Stoccarda – Berlino, Monaco, Norimberga

Belgio - 4 circoli - 2 delegazioni Centre du Borinage,Charleroi, La Louviére, Liegi – Limburgo, Bruxelles Bolivia - 1 circolo La Paz Bosnia - 4 circoli Banja Luka, Sarajevo, Stivor, Tuzla

Cile - 3 circoli Copiapò, La Serena, Santiago Colombia - 1 circolo Bogotá Danimarca - 1 circolo Copenaghen Ex emigrati - 3 circoli Australia, Stivor (BIH), Svizzera Francia - 3 circoli Grenoble, Lorena, Parigi

Gran Bretagna - 2 circolo Londra, Trentini UK-Irlanda Italia - 13 circoli Biella; Borgosesia; Brescia; Bresciani amici del Trentino; Como; Famiglia Trentina di Roma; Friuli; Milano; Pontino; Predazzani nel Mondo; Roma; Società Americana di Storo; Trieste Lussemburgo - 1 circolo Lussemburgo

Brasile - 61 circoli Ascurra, Belo Horizonte, Bento Gonçalves, Blumenau, Brusque, Caxias do Sul, Colatina, Coronel Pilar, Corupà, Curitiba, Divino di Laranjeiras, Encantado, Erexim, Florianopolis, Garibaldi, Gasparin, Gramado, Guaramirim, Indaial, Jahú, Jaraguà do Sul, Joinville, Jundiaì, Laurentino, Londrina, Luzerna, Nereu Ramos, Nova Brescia, Nova Trento, Ouro Fino, Passo Fundo, Piracicaba, Porto Alegre, Presidente Getulio, Rio de Janeiro, Rio do Oeste, Rio do Sul, Rio dos Cedros, Rodeio, Salete, Salvador, São Paulo, Sananduva, Santa María, Santa Olímpia, Santa Teresa, Santa Tereza do Rio Taquarì, São Bento do Sul, São João Batista, São Miguel do Oeste,São Sepe, São Valentim do Sul, Taiò, Tapejara, Trentin, Três de Maio, Tucunduva, Venda Nova do Emigrante, Veranòpolis, Vitoria, Xanxerè

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Federazioni ITTONA (Canada e Stati Uniti) Messico - 13 circoli - 1 delegazione Aguas Calientes, Citlatepetl, Città del Messico, Colonia Manuel Gonzalez, Colonia Diez Gutierrez, Cordoba, Huatusco, Monterrey, Puebla, San Luis de Potosí, Tijuana, Veracruz, Xalapa - Cuernavaca Paraguay - 10 circoli Asunción, Atyrà, Caacupé, Caaguazù, Concepción, Fernando de la Mora, Lambaré, Luque, Paso Barreto, San Pedro Ycuamandiyù Peru - 1 circolo Lima Portogallo - 1 circolo Portogallo Romania - 1 circolo Romania Serbia - 1 circolo Indija Stati Uniti - 21 circoli Alliance, Chicago, Cleveland, Denver, Hazleton, Milwaukee, Minnesota, New England, New York, Norway, Ogden, Pittsburgh, Readsboro, San Francisco, Seattle, Solvay, South Alabama, South East Pennsylvania, Seattle, Southern California, Washington, Wyoming Sud Africa - 2 delegazioni Pretoria, Cape Town Svizzera - 6 circoli - 1 delegazione Amriswil, Basilea, Ticino, Winterthur, Zofi ngen Sciaff usa Uruguay - 5 circoli Carmelo, Cerro Largo, Colonia del Sacramento, Montevideo, Rivera (S. Ana do Livramento - BR) Venezuela - 1 circolo Caracas


editoriale IN QUESTO NUMERO Pagina 2 LEGGE 379/2000: LA LETTERA AL MINISTRO DELL’INTERNO Pagina 3 RINO ZANDONAI, 11° ANNIVERSARIO Pagine 4-12 I RACCONTI SUL CORONAVIRUS DAI TRENTINI NEL MONDO Pagine 13-16 IN RICORDO DI «ZIO VIC» Pagina 17 60 ANNI D’EUROPA Pagine 18-19 CIRCOLI Pagine 20-21 ATTUALITÀ Pagine 22-28 GENTE E FATTI

ASSOCIAZIONE TRENTINI NEL MONDO O.n.l.u.s. Presidente Alberto Tafner

Direttore Francesco Bocchetti

TRENTINI NEL MONDO Mensile dell’Associazione Trentini nel Mondo aderente alla F.U.S.I.E

Direzione, amministrazione e redazione Via Malfatti, 21 - 38122 TRENTO Tel. 0461/234379 - Fax 0461/230840 sito: www.trentininelmondo.it e-mail:info@trentininelmondo.it Direttore responsabile Maurizio Tomasi Comitato editoriale G. Bacca, C. Barbacovi, B. Cesconi, C. Ciola, M. Dallapè, A. Degaudenz, M. Fia, B. Fronza, L. Imperadori, H. La Nave, E. Lenzi, A. Maistri, G. Michelon, P. P. Mini, F. Pisoni, P. Rizzolli, V. Rodaro, P. Rossi, M. Setti, P. Svaldi, A. Tafner, R. Tommasi, V. Triches Hanno collaborato: R. Barchiesi - S. Corradini - G. Degasperi F. Bocchetti - I. Turco Autorizzazione del Tribunale di Trento n. 62 - 6 febbraio 1958 STAMPA: Grafiche Dalpiaz srl Ravina di Trento (TN) Per ricevere il giornale: Dal 2020 il giornale dell’Associazione cambia il rapporto con i propri lettori: non più solo abbonati ma soci della Trentini nel mondo. A pagina 29 il modulo per la richiesta di adesione in qualità di socio. N. 4 - 2020 / Stampato il 22 GIUGNO 2020 Le affermazioni e le opinioni espresse negli articoli firmati rispecchiano le posizioni degli autori.

CON TUTTE LE INCOGNITE DEL MOMENTO SI STA LENTAMENTE TORNANDO ALLA NORMALITÀ

Questa drammatica lezione ci avrà insegnato qualcosa?

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olto lentamente e con le incognite connaturate alla fragilità del momento le persone stanno cercando di tornare alla consueta normalità. Nonostante le difficoltà dovute al distanziamento sociale e allo straniamento provocato dall’uso delle mascherine che rendono difficile riconoscersi, la vita cerca di riprende i ritmi in uso prima dello scoppio di una pestilenza come quella legata al Corona virus. In questa rincorsa alla normalità si è trovata anche la Trentini nel Mondo che ha riaperto gli Uffici dopo circa due mesi di lavoro svolto da casa. Con la ripresa dell’attività regolare, iniziata comunque con le dovute cautele e le tantissime complicazioni derivanti dalla lenta riapertura generale, l’Associazione si è trovata nell’esigenza di utilizzare opportunamente tutte quelle tecnologie indispensabili per mantenere i contatti ed i rapporti che costituiscono l’essenza della propria attività internazionale. In questo modo è già stato così possibile svolgere alcune riunioni e sostenere per via telematica quegli incontri e meeting all’estero che risultavano da tempo in calendario, ma che erano stati forzatamente sospesi. La vita dunque torna a riaffacciarsi alla quotidianità pur nella consapevolezza che tutto non potrà tornare più come prima e con la domanda di base sospesa in aria: questa drammatica lezioni ci avrà insegnato qualche cosa? La risposta dovrebbe risultare scontata dopo una così tremenda emergenza che ha travolto l’intero pianeta e l’uomo avrebbe già dovuto capire da tempo come non possa più continuare a compor-

L’animo umano è propenso a dimenticare rapidamente le urgenze, le promesse ed i propositi fatti in momenti di angoscia e di paura per poi, una volta passata l’emergenza, riprendere a comportarsi come prima aggravando magari la situazione

1 tarsi impunemente come fosse l’unico e assoluto padrone dell’universo. Ma se lo avesse capito avrebbe già dovuto cominciare a modificare alcuni comportamenti ed a rivedere quel sistema di pensiero che sta portando la civiltà sempre più rapidamente verso le profondità dell’individualismo, dell’indifferenza, dell’egoismo e dell’irresponsabilità sociale. Resta dunque aperto l’interrogativo: questa drammatica lezione ci avrà insegnato qualche cosa? Sappiamo che le risposte possono essere tante quante sono le persone che vivono sul pianeta e cioè 7 miliardi e mezzo di opinioni e di idee che si differenziano magari solo per un’inezia, ma che per ognuno rappresentano una «imprescindibile verità». Sappiamo anche che, se la storia è maestra, gli uomini non sono certamente dei buoni allievi, altrimenti non vi sarebbero i corsi ed i ricorsi storici di vichiana memoria o più semplicemente non si ripresenterebbero periodicamente i tragici errori già fatti in passato.

Sappiamo che l’animo umano è propenso a dimenticare rapidamente le urgenze, le promesse ed i propositi fatti in momenti di angoscia e di paura per poi, una volta passata l’emergenza, riprendere a comportarsi come prima aggravando magari la situazione a seconda delle maggiori conoscenze acquisite nel frattempo. Quest’anno, ad esempio, cade il 75° anno dalla fine della seconda guerra mondiale e sarebbe stata un’occasione per riflettere seriamente sull’orrore lasciatoci in eredità sia sul piano materiale che su quello relazionale e spirituale. Ciò non sta avvenendo per i motivi più impellenti ed urgenti che hanno monopolizzato l’attenzione del mondo intero. Ora si cerca di riprendere faticosamente e un po’ alla volta la vita d’ogni giorno, lasciando ancora una volta in sospeso la lezione della storia, le sue ricadute sul comportamento umano e l’eterna domanda sospesa nell’aria: l’uomo imparerà mai dai suoi errori ? Alberto Tafner

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agenda MENTRE PRESSO I CONSOLATI NON RISULTANO PRATICHE IN GIACENZA, IN MOLTI NON HANNO ANCORA AVUTO RISPOSTA

Legge 379/2000, inviata una lettera alla Ministra dell’Interno, Lamorgese

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«Legge n. 379 del 14.12.2000 – emigrati dai territori appartenuti all’Impero Austro-ungarico, esaurimento pratiche in corso»: è questo l’oggetto della lettera inviata il 16 giugno al ministro dell’Interno, Luciana Lamorgerse, a firma del presidente della Trentini nel mondo, Alberto Tafner. Gli altri destinatari della missiva sono il Capo del Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione, Prefetto dott. Michele di Bari; il Direttore centrale per i diritti civili, la cittadinanza e le minoranze dello stesso Dipartimento, Prefetto dott.ssa Rosanna Rabuano; il Vice-Prefetto dott. ssa Graziella Forti, i Deputati e Senatori Circoscrizione Estero, i Deputati e Senatori Circoscrizione Trentino Alto Adige. Qui di seguito riportimao il testo integrale della lettera. «Gentile Ministro, scrivo a nome dell’Associazione Trentini nel mondo che, dal 1957, opera a favore degli emigrati Trentini in tutto il mondo. Oggi l’Associazione raccoglie oltre 200 Circoli Trentini diffusi in trenta Paesi. Nei Circoli, attraverso il lavoro di centinaia di volontari si diffondono e si promuovono la cultura, la lingua e lo stile di vita italiani. Ogni settimana decine di eventi grandi e piccoli portano il nome dell’Italia e del Trentino in grandi città e piccole località dell’Europa, dell’America Latina, dell’Australia, degli Stati Uniti e del Canada. La peculiare storia della nostra Provincia, divenuta italiana solo dopo la Prima Guerra Mondiale, la rende speciale sotto molti aspetti; per i Trentini all’estero ha una particolare rilevanza la situazione che riguarda il riconoscimento della cittadinanza italiana.

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L’Associazione chiede che vengano promosse le opportune verifiche sulle pratiche ancora inevase e sostenuti con gli interventi necessari gli uffici competenti in modo he tutti i richiedenti possano ricevere una risposta – sia essa positiva o negativa – in merito alle loro istanze Mentre, infatti, questa viene riconosciuta a tutti gli Italiani emigrati a partire dalla fondazione del Regno, per gli emigrati dal Trentino e dagli altri territori ex Austro-Ungarici divenuti italiani al termine della Prima Guerra Mondiale, l’italianità è riconosciuta solo a partire dalla data dell’annessione, vale a dire dall’entrata in vigore del Trattato di Saint Germain il 16 luglio 1920. È stata necessaria una legge speciale, la legge 379/2000, per permettere anche ai nostri concittadini emigrati prima di quella data, di chiedere – a determinate condizioni – il riconoscimento della cittadinanza italiana. L’Associazione – che ha promosso e sostenuto la legge – ha accolto

con favore questa apertura e ha messo in campo tutte le sue forze per informare i potenziali interessati e per sostenere l’attività dei Consolati specialmente nelle aree in cui è più significativa l’emigrazione trentina anteriore al 1920. Durante il periodo di vigenza della legge, che è ormai scaduta da quasi dieci anni, l’adesione è stata molto significativa e sicuramente superiore alle aspettative. Il riconoscimento della cittadinanza italiana è stato visto come un’opportunità per sé e per la propria famiglia, ma anche come un importante tributo alle fatiche e ai dolori degli antenati emigrati e come l’attestazione di un’identità italiana preservata per generazioni, anche a prezzo di sacrifici e discriminazioni. Nonostante la complessità del processo e l’attesa spesso protratta per anni, molte persone hanno completato l’iter positivamente e ora sono riconosciute a pieno titolo come cittadini italiani. Le notizie che pervengono all’Associazione, però, riferiscono di mol-

te famiglie ancora in attesa la cui documentazione, benché sia stata regolarmente presentata nei termini, non risulta pervenuta all’ufficio della Direzione Centrale per i Diritti Civili, la Cittadinanza e le Minoranze, incaricato dell’assolvimento delle pratiche relative alla Legge 379/2000. Al tempo stesso, sembrerebbe che gli uffici consolari che hanno accolto le domande non abbiano più pratiche in giacenza. Di fronte a questa incongruenza c’è preoccupazione da parte dell’Associazione per il destino di molte richieste che rischiano di non trovare risposta da parte delle autorità sull’esito del riconoscimento. Il problema che esponiamo è particolarmente sentito nella comunità del Sud del Brasile, dove è più concentrata la collettività di origine trentina ma non è assente nemmeno in altre parti del mondo e specialmente in altri paesi del Sudamerica. Siamo consapevoli della mole del lavoro che è stata affrontata dal Ministero e dai Consolati per la gestione dell’iter, particolare e complesso, previsto dalla Legge 379/2000 e specialmente abbiamo apprezzato l’opera dell’ufficio per la “Cooperazione internazionale e zone di confine” e della responsabile dott.ssa Graziella Forti che negli ultimi anni ha svolto con disponibilità e coscienza la gestione delle pratiche. Ci permettiamo quindi di intercedere perché vengano promosse le opportune verifiche che da più parti vengono sollecitate sulle pratiche ancora inevase e di sostenere con gli interventi necessari gli uffici competenti in modo che tutti i richiedenti possano ricevere una risposta – sia essa positiva o negativa – in merito alle loro istanze».


agenda L’ASSOCIAZIONE LO HA RICORDATO INSIEME CON GIOVANNI BATTISTA LENZI E LUIGI ZORTEA

Rino ci manca da undici anni R

ino Zandonai ci manca da undici anni, da quando quel tragico volo da Rio de Janeiro a Parigi nella notte fra il 31 maggio e l’1 giugno precipitò nell’Atlantico, portandosi via 228 persone, fra le quali oltre a Rino, anche Giovanni Battista Lenzi e Luigi Zortea, con i quali aveva condiviso quella trasferta nel segno della solidarietà in Brasile. Undici anni fa il calendario era lo stesso di questi giorni: domenica 31 maggio, lunedì 1 giugno. Questa coincidenza ha reso ancora più vivo e presente il doloroso ricordo di quei momenti. Dapprima era arrivata la notizia che un volo Air France dal Brasile non era atterrato a Parigi. Poi c’è stata la telefonata di Ivanor Minatti dal Brasile che confermava che il volo di cui si parlava era lo stesso sul quale viaggiavano i tre trentini: non c’erano dubbi, perché Ivanor aveva avuto da Rino la conferma che erano riusciti a salire sull’aereo, nonostante i tempi per la concidenza con il volo partito da Florianopolis fossero strettissimi. In breve la notizia si è diffusa a Trento e in provincia. La sede della Trentini nel mondo, subito riaperta nonostante il ponte per la Festa della Repubblica, è diventata la meta di un mesto pellegrinaggio di persone sconvolte e incredule, con gli

occhi lucidi, la voce spezzata in gola, mentre i telefoni squillavano ininterrottamente. È stata una giornata lunghissima. La scomparsa di Rino, Gianni e Luigi è stata un duro colpo per tutta la comunità trentina perché, come affermò l’allora presidente della Provincia, Lorenzo Dellai, rientravano dal Brasile dove si erano recati «per rappresentare la nostra gente e la grande solidarietà che il nostro popolo sa esprimere». Scossa e disorientata la Trentini nel mondo ha stretto i denti ed ha proseguito la sua attività con rinnovata consapevolezza, fedele ai sentimenti, alla sensibilità e ai valori che Rino aveva testimoniato nei suoi quasi vent’anni di direzione dell’Associazione. Negli ultimi dieci anni il mondo, anche quello dell’emigrazione, è molto cambiato, basti pensare ai numeri sempre più elevati della «nuova mobilità», che riguarda anche il Trentino. Un fenomeno al quale la Trentini nel mondo sta dedicando attenzione già da qualche anno, sulle orme di Rino, che aveva una riconosciuta capacità di saper guardare avanti. Certi di aver onorato anche in questo modo la sua memoria, ci stringiamo ai suoi cari e ai familiari di Gianni Lenzi e Luigi Zortea.

Le giornate dei trentini nel mondo al tempo del Covid-19

Fino a pagina 12, dopo quelli pubblicati nel numero precedente, altri racconti inviati dai lettori, tre brevi storie personali e la cronaca di alcune iniziative organizzate dai Circoli in Belgio Argentina e Brasile 4 - 2020

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racconti ARGENTINA  FRANCISCO DOMENECH CANEPELE

La risposta va cercata nella solidarietà

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bito a Santa Rosa de la Pampa (Argentina), dove lavoro per il governo provinciale. La mia responsabilità mi impone di non lasciare la città e a continuare a spostarmi come facevo quotidianamente da casa mia all’ufficio: pertanto le mie giornate non sono cambiate molto, perché continuo a spostarmi da casa a lavoro e viceversa. Dove la nuova situazione ha invece inciso è nei contatti con la mia famiglia ed i miei amici. I miei genitori abitano a Bernasconi, città che si trova a circa 175 chilometri da Santa Rosa; mia sorella è in una città vicina, distante circa 15 chilometri; anche la mia unica nonna e i miei zii abitano a Bernasconi. La maggior parte dei miei amici si trova in isolamento, nel rispetto delle misure emesse dal governo. Li frequento nell’unico modo possibile e cioè attraverso messaggi, chiamate e videochiamate. È difficile riuscire a riempire il trattamento quotidiano a cui si è abituati, e ancora di più provare a sostituirlo con uno schermo, ma sono le regole di questo gioco che ancora non dà segnali di quando potrà finire. Compatibilmente con la situazione in corso, tutti tentano di mantenere un contatto fluido sia con coloro che sentivano abitualmente sia con coloro che sono lontani. Da parte mia, per esem-

Sarà il senso di comunità, il rispetto per l’altro, che ci permetterà, una volta per tutte, di separare ciò che è veramente importante da ciò che è banale e semplicemente superficiale, e sarà questo esercizio quotidiano il miglior anticorpo da generare come società pio, cerco sempre di rimanere in relazione con la mia famiglia di Villa Banale (in Trentino), gli amici trentini (Danilo, Noemi, Sophie, Alice, Antonella, Andrea, Vera, famiglia Rossi, Luca, ecc.), gli amici del progetto Interscambio del 2014 (in Argentina, Brasile, Guatemala, Bosnia, Paraguay, Cile, Messico, Uruguay e Stati Uniti) e la comunità trentina e italiana in Argentina (i Circoli trentini di Villa Regina, Buenos

Aires, La Plata, Chajarí, Córdoba, Bariloche, Chaco, Zarate, Colonia San José, Sampacho, Tandil, Bahía Blanca, Malabrigo, Colonia Caroya, ecc.). Nelle conversazioni, la prima cosa di cui si parla è il virus, poi di cifre e proiezioni sull’evoluzione della pandemia, anche se non siamo esperti della materia. Poi ci scambiamo informazioni su cosa stiamo facendo o abbiamo fatto e infine chiudiamo sempre con un

semplice messaggio, ma uno che è molto promettente, cioè: “Ci vedremo e parleremo di nuovo tra qualche giorno: abbi cura di te!” Qualcosa che è diventato globale in tutto il mondo, oltre all’uso di Internet, è il cucinare, come dimostra l’infinità di post e storie sui social network di molti di noi che cucinano. Se mentre la pandemia era in arrivo si sono fatti affari con la vendita di alcolici e mascherine protettive, non ho dubbi sul fatto che dopo la quarantena avranno grande successo le palestre e i centri dietetici. Speriamo che questa pandemia passi presto, senza causare troppe altre vittime e che se ci lascia qualcosa - chiamiamola crisi economica e sociale - sarà per renderci persone migliori. Intanto, qui di seguito, propongo questa mia riflessione, frutto delle sensazioni suscitate in me da questo periodo. La Settimana Santa di quest’anno, senza dubbio, sarà ricordata in tutto il mondo, sia dai credenti che da quelli che non lo sono, a causa della particolare presenza del Covid-19. Pasqua, che si contraddistingue per essere una giornata nella quale si aprono le porte per le riunioni familiari e per incontrare gli altri aprendo le porte all’incontro e alla riunione di familiari e amici, questa volta molti di noi si sono trovati ben lontani da tut-

URUGUAY  CARLOS PATRICIO BERRUTI

Aspettiamo un orizzonte d’aurora Un saluto fraterno, a tutta la comunità trentina in questo mondo, che non è così grande né lontano. Cercando di essere il più obiettivo possibile, senza che io lo voglia mi assale il bagaglio emotivo delle circostanze che colpiscono, nella trincea del nostro intimo. Proteggiamo noi stessi e contempliamo questo scenario globale, in cui la realtà annebbiata di domande - in uno spazio-tempo di riflessioni tra-

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scendenti, come lo sono allo stesso tempo il corpo materiale e l’anima spirituale dell’«anima mundi» collettiva – ci porta a riconoscerci come parte integrante di un tutto che ci modella. Luce, amore e comprensione siano il vostro anelito nel calore del pensiero, nell’aspettare sempre un orizzonte d’aurora, nell’epifania di un nuovo giorno..!


racconti

alieno che spaventa e colpisce così tanto. Ora, i nostri rappresentanti stanno facendo l’impossibile per ridurre al minimo le conseguenze che questa pandemia porta con sé, e lungi dal voler generare scoraggiamento, da un punto di vista umano, è molto probabile che, nella società, qualcosa non sarà più la stessa. Perché come abbiamo visto, questo virus non distingue privilegi o classi sociali, mostra tutta la sua avidità nei confronti dei più vulnerabili e, inoltre, ci ricorda che siamo esseri finiti, e tutto questo non è cosa da poco. In questa situazione, non si dovrebbe rimanere indifferenti, e di fronte alla necessità di trovare una risposta, basterebbe cercarla nella solidarietà l’uno con l’altro: è con la solidarietà che riusciremo a frenare non solo questa catastrofe ma tutte quelle che verranno a minacciare la nostra esistenza in futuro. Sarà il senso di comunità, il rispetto per l’altro, che ci per-

to ciò, rinchiusi nelle rispettive case, distanziati e desiderosi di sostituire quel bisogno di affetto reciproco attraverso lo schermo freddo di un notebook o di uno smartphone. Mi animo a credere che sia in Argentina che in Italia, hanno vinto lo stupore e l’incredulità

di pensare che qualcosa di così viscerale come il riunirsi con gli affetti venga impedito da una maniglia della porta, da un corrimano o dal semplice fatto di non mantenere la distanza, per citare alcune di tutte quelle cause - oppure conseguenze - sopravvenute con l’arrivo di questo visitatore

URUGUAY / BRASILE

 BEATRIZ E ALEJANDRA CENTI RIVERA  LIVRAMENTO

metterà, una volta per tutte, di separare ciò che è veramente importante da ciò che è banale e semplicemente superficiale, e sarà questo esercizio quotidiano il miglior anticorpo da generare come società. Vale la pena ricordare che questo senso di comunità è lo stesso con cui agiamo e lottiamo all’interno delle nostre istituzioni. Detto questo, abbiamo una responsabilità ancora più grande, che non solo richiede partecipazione volontaria e attiva per il presente, ma anche per il nostro passato, identificato attraverso l’esperienza accumulata e i valori cooperativi, mutualistici, associativi e solidali che ci motivano tutti i giorni. Per questo motivo, come membri di una comunità integrata, siamo tenuti ad un maggiore impegno, e che ci deve coinvolgere e spingere a forgiare, diffondere e sostenere questo “pensiero di comunità”.

Viviamo una «libertà responsabile» Siamo socie del Circolo trentino binazionale Rivera (Uruguay)- Livramento (Brasile), due città con in totale 250.000 abitanti, accomunati da un obiettivo: vivere in pace. Per questo motivo qui il confine è chiamato «frontiera della pace». Per far fronte alla pandemia del Covid-19 abbiamo ricevuto le raccomandazioni fornite dal Comitato nazionale di emergenza sanitaria nell’ambito del programma

globale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il governo ha adottato misure rapidamente e con fermezza, facendo appello alla consapevolezza e all’impegno sociale di ogni cittadino per una «libertà responsabile». La società ha risposto adeguatamente. Speriamo che la salute si stabilizzi presto per tornare così a godere di nuovo della vita sociale che abbiamo tra i fratelli uruguaiani e brasiliani.

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racconti BRASILE  OLIVIO TAFFNER

La pandemia ci ha portato via la tranquillità

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i chiamo Olivio Taffner. Sono discendente di Angelo Tafner, emigrato in Brasile nel 1876, nella città di Rio dos Cedros, originario di Mattarello (Trento). Sono sposato con Cecília Berti Taffner. Ho una figlia, nipoti e recentemente è nata la mia pronipote, ora di nove mesi, chiamata Angela (il nome è un omaggio al nostro antenato emigrato). Quando si raggiunge l’età che abbiamo oggi, io 80 anni, mia moglie 77, si spera di poter godere dei frutti di tutto il duro lavoro che ha permeato la vita. Speravamo di continuare, almeno, a goderci la libertà di andare e venire. Non immaginavamo di trovarci in mezzo a una simile pandemia e temere di nuovo le malattie incurabili. Tornando al passato, almeno 70 anni fa, ricordiamo che c’erano diverse difficoltà, tra cui molte malattie che diventavano incurabili a causa della completa carenza di medicine e rimedi. Un esempio di malattia altamente letale è stata la febbre tifoide. Mio padre ha contratto questa malattia negli anni ‘50 ed è stato ricoverato in isolamento per più di quaranta giorni, lontano da casa e senza ricevere visite da membri della famiglia. Avevamo tutti molta paura che da un momento all’altro potesse arrivare la notizia che

aveva perso la vita. È con grande tristezza che osserviamo che la malattia causata dal Covid-19 ha riportato di nuovo questa sofferenza, separando le famiglie, lasciando le persone in totale isolamento, in gravi condizioni, molte delle quali non in grado di ottenere una cura. Questa pandemia ha portato via la relativa tranquillità in cui vivevamo. Sia io che mia moglie, a causa dell’età, siamo a maggior rischio. Per questo motivo, viviamo detenuti all’interno della casa.

Questo isolamento ci ha privato del contatto che avevamo nella società, ci ha impedito di gestire la nostra attività e di praticare gli esercizi fisici che facevamo all’aperto e che erano necessari per il nostro benessere. Con nostro grande dolore, questo isolamento ci ha separato anche da una relazione più stretta con la nostra famiglia, in particolare con la nostra unica pronipote di nove mesi. Lei cresce e si sviluppa molto, grazie a Dio, ma non poterla incontrare e coccolare ci

manca molto. È molto pesante essere privati della convivenza e di alcune abitudini che abbiamo avuto, soprattutto perché è noto che le prospettive di normalizzazione sono ancora molto lontane, specialmente per noi che siamo nel gruppo a più alto rischio. A peggiorare le cose, i responsabili politici che dovrebbero guidare e cercare di risolvere questa situazione di crisi in Brasile stanno affrontando uno scontro di idee e divergenze che stanno causando un’enorme confusione. Non c’è speranza che una soluzione possa essere trovata in breve tempo. Ciò che ci spaventa di più è che la malattia progredisce, i pazienti si moltiplicano e le morti aumentano senza fermarsi. Sfortunatamente, anche con riguardo ai medicinali e trattamenti, non si sentono notizie molto incoraggianti. Anche il vaccino sembra un po’ distante. Questo toglie la speranza che presto saremo in grado di uscire dall’isolamento e tornare a vivere normalmente con la nostra famiglia. Continuiamo a pregare e chiedere a Dio di tenere lontano questo terribile male, di illuminare i responsabili in modo che trovino una via d’uscita che sia la migliore per tutti. È la nostra fede in Dio che ci fa mantenere la fiducia in un ritorno alla normalità.

BRASILE  LEANDRO FIDELIS

Dopo 50 giorni la solitudine mi pesa Oggi, 6 maggio, «compio» 50 giorni di quarentena. Abito da solo da 17 anni, sono un giornalista e da sei lavoro in home office, pertanto stare in casa era per me già routine. Però ho avuto grande sfortuna, perché i due mesi seguenti all’inizio della pandemia sarebbero stati per me un periodo di lavoro esterno. Ho così dovuto cambiare un po’ il ritmo di produzione, sempre facendo interviste attraverso internet e con l’appoggio dei contatti,

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tutti lontani, ecc. Esco solo per fare delle spese oppure andare in banca. Però la solitudine mi pesa e aumenta l’ansia, questo è troppo triste... Venda Nova do Imigrante (Espirito Santo - Brasile) ha circa 23mila abitanti e ad ogni giorno si registra un nuovo caso di Covid-19. La mia speranza è che tutto questo passerà e niente sarà come prima. Sempre penso agli amici italiani e continuo ad andare avanti!


racconti

Maurizio Mittempergher, medico pneumologo Questo il messaggio inviato il 13 maggio da Maurizio Mittempergher, medico pneumologo specialista in emergenza dal «SAMU - Sistema di Atendimento Médico di Urgenza» di San Paolo (Brasile). È figlio di emigrati trentini originari di Mattarello. «Sono veramente impegnato a questo momento nel sistema di emergenza qui a San Paolo. Siamo in un momento critico. I nostri ospedali del sistema pubblico sono quasi tutti con occupazione sopra il 90%. Il Brasile è troppo grande e ci sono diverse realtà e purtroppo non si deve immaginare che tutte le regioni debbano obbedire alla stessa re-

gola allo stesso tempo. Io lavoro in una regione dove vivono 1,3 milioni di persone. Da noi non c’è (almeno finora) un “lockdown”, ma ci sono regole di

distanziamento sociale e solo i servizi essenziali sono aperti. Non credo che potremmo rilassare questi orientamenti almeno per i prossimi due mesi.

André Dalvit, medico 7

André Dalvit, la cui famiglia è originaria di Grumes (Val di Cembra), medico, fa parte della schiera di operatori della sanità che stanno lottando contro il coronavirus nella valle di Fensch, in Lorena (Francia). È stato colpito dalla malattia, come tanti colleghi medici e personale ospedaliero. Il suo ricovero è finito e prossimamente forse tornerà al lavoro. Nella foto lo vediamo nel suo studio. Onore e applausi a lui e a tutto il personale sanitario. (Fonte: Jean Luc Perioli)

Carmen Feitosa Altoé, sarta Carmen Feitosa Altoé, ha 82 anni, vive a Venda Nova do Imigrante (Espirito Santo – Brasile). È figlia di Brigida Elisabetta Bernabé (a sua volta figlia di emigrati trentini, morta all’età di 101 anni). Sarta di professione prima di andare in pensione, in questo periodo di pandemia da Covid-19, Carmen si dedica a fare mascherine da donare ai congiunti di persone che si trovano ricoverati in ospedale a agli abitanti dei quartieri più poveri della città. (Fonte e foto: Leandro Fidelis)

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racconti Monique Scohier et Alain Gremes

Marie-Louise Filippi e Alain Herman

Anne-Marie Dalpiaz e Roland Fanti

Charleroi, a Pasquetta pranzo comunit Maryse Charles

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l nostro precedente articolo inviato alla redazione del mensile «Trentini nel mondo» e pubblicato nel n°2/2020 (foto a fianco), riferiva dell‘entusiasmo nato dalla riapertura della «locanda» del nostro Circolo di Charleroi (Belgio). Un breve ma proficuo sondaggio, effettuato durante i primi incontri, aveva anche messo in evidenza i desideri dei più fedeli soci. Stimolato da così tanta vivacità e dalla diversità delle proposte espresse, il Comitato del Circolo, nel pentolone del quale «bollivano» già molti altri progetti, stava per annunciare un programma molto eclettico, quando è apparsa la oramai ben nota pandemia e di conseguenza il lungo corteo di divieti e limitazioni di mobilità imposti, certo dalla legge, ma soprattutto

Anne-Rose Capra

Angela Menegoni

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dal buon senso e della prudenza! Un programma da confinare d’ora in avanti nei cassetti, almeno per un periodo che nel momento in cui scriviamo queste righe, ci si augura non troppo lungo. Ma era anche scritto che questo maledetto «coronavirus», prima di annientare tutti questi sogni, avrebbe dovuto fare i conti con la sempre fertile immaginazione del nostro Comitato (in questo caso, riconosciamo umilmente soprattutto quella del suo segretario !). Costui, ricordandosi che nei primi anni di questo XXI° secolo, si era organizzata «La Pasquetta» in collaborazione con gli amici friulani del Circolo «No Furlans», sull’ondata delle proposte di incontri «virtuali» organizzati per ostacolare gli effetti morali e psico-


Anne-Marie Dalpiaz e Roland Fanti

Ginette Laurent e Giuseppe Filippi

Marie Louise Mengoni

Hilda Fontanari e Maurice Albert

tario virtuale ma con polenta autentica logici del famigerato virus, ha riesumato l’idea ponendosi queste domande: “Perché non proporre alle nostre famiglie confinate, di vivere la Pasquetta di quest’anno in comunione con gli altri soci del Circolo? Lasciando a ciascuno la piena fantasia dei contorni e dei vini, perché non adornare il tavolo di quel giorno di festa con quella polenta che ci accomuna in tutte le terre dell’emigrazione trentina?». Unico impegno richiesto: inviare alla segreterià del Circolo una fotografia per documentare il momento a imperituro ricordo dell’i-

Christelle Boninsegna

niziativa. La proposta è stata lanciata (foto a fianco) con un invito pubblicata su «3nt’», il periodico del Circolo. Nei giorni seguenti alla Pasquetta, bella è stata la sorpresa, quando alla casella di posta elettronica sono arrivate diverse fotografie. Sono stati ben tredici i nuclei famigliari ad aderire all’iniziativa, perfino dal sud della Francia e dal Gran Ducato di Lussemburgo. Due famiglie hanno anche manifestato il loro rammarico per non aver potuto partecipare, perché, viste le limitazioni imposte dalle circostanze, non gli era stato possibile procurarsi quel tanto di farina. Ma adesso, più che un flusso di inutili parole, sottoponiamo ai lettori della rivista questi nostri «gustosi e saporiti» ricordi. Gieffe

Damien Filippi

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Ann Schuyen ed Hector Dalpiaz

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racconti LE INIZIATIVE MESSE IN CAMPO DAI CIRCOLI TRENTINI DI MALABRIGO E DI AVELLANEDA IN ARGENTINA

Libri, ricette e conferenze online per essere attivi durante l’ isolamento

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antenersi in contatto nonostante l’isolamento imposto dal distanziamento sociale, attivato anche in Argentina per contenere la diffusione del virus: è con questo obiettivo che il Circolo trentino di Malabrigo ha proposto ai propri soci una serie di iniziative, che hanno avuto come denominatore comune la cultura. Grazie ad un accordo con la Biblioteca pubblica locale, il Circolo di Malabrigo ha organizzato «DE-LIBRARY», vale a dire la consegna a domicilio di libri. Due volte in settimana, il martedì e il venerdì, i componenti del direttivo del Circolo, dopo aver raccolto le richieste dei soci, hanno prelevato i libri in biblioteca e li hanno portati a destinazione. Ovviamente tutte le procedure sono avvenute nel rispetto delle misure di sicurezza necessarie per prevenire il contagio e la diffusione del virus. L’iniziativa, che ha preso il via il 13 aprile, ha avuto il sostegno del Comune di Malabrigo. Per sottolineare la «matrice» trentina di «De-Library», il Circolo ha preparato dei segnalibro (foto sulla pagina a fianco) con scorci paesaggistici del Trentino, che venivano consegnati insieme con i libri. Sui «social» del Circolo (Face-

book e Instagram) è stata proposta un’altra iniziativa ispirata al Trentino e alla sua cultura, in questo caso gastronomica. Sono state infatti pubblicate le ricette di tre piatti tipici (strangolapreti,

strauben e spatzli) con l’invito ai soci di metterle in pratica: «ricette semplici che di sicuro le nostre nonne hanno preparato per i loro familiari», si poteva leggere nella presentazione dell’iniziativa.

«De-Library», con le stesse modalità (consegna a domicilio dei libri con segnalibro) è stata realizzata, anche dal Circolo di Avellaneda, che ai propri soci ha proposto anche una serie di tre conferenze online, intititolata «Conociendo el Trentino» e definita «un modo differente di conoscere la nostra terra trentina» . Va inoltre ricordato che il Circolo di Malabrigo è stato il promotore di «Abbracci trentini», iniziativa che ha coinvolto venticinque Circoli (vedi articolo pubblicato sulla pagina fianco).

A Villa Regina, corso virtuale d’italiano e raccolta di fondi e di generi alimentari Si è raggiunto in pochi giorni il numero massimo di iscritti al corso virtuale gratuito di lingua e cultura italiana rivolto a bambini fra i 9 e gli 11 anni, organizzato dal Circolo trentino di Villa Regina (Argentna), iniziato il 9 giugno. Nelle settimane precedenti il Circolo aveva aderito

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(con un contributo 40.000 pesos) alla raccolta fondi per l’Ospedale di Villa Regina. Un’altra iniziativa di solidarietà del Circolo è stato l’acquisto e la donazione di generi alimentari ai Salesiani, per preparare i pasti destinati ai più bisognosi dei quartieri più poveri della città.


racconti L’INIZIATIVA ERA STATA PROMOSSA DAL CIRCOLO TRENTINO DI MALABRIGO

Ribalta televisiva per il video «Abbracci trentini»

Per vedere il video:

youtu.be/54fvdbVLE5s

Nel precedente numero del giornale avevamo pubblicato la notizia dell’iniziativa denominata «Abbracci trentini» promossa dal Circolo trentino di Malabrigo (Argentina): un video caricato su internet con oltre un centinaio di immagini, nelle quali le persone fotografate mostrano un cartello con la scritta “Forza Trentino”, video con il quale il Circolo di Malabrigo ha voluto inviare un messaggio di vicinanza, solidarietà, incoraggiamento e speranza ai “fratelli” che abitano nella “terra dei padri”, nel periodo del picco della pande-

mia da Coronavirus. Sono stati in totale venticinque Circoli trentini coinvolti nell’iniziativa (prevalentemente in Argentina ma anche in Brasile, Uruguay e Messico). La notizia del video è stata ripresa e diffusa anche dal telegiornale regionale, nelle sue edizioni del 15 maggio, nell’ambito di un servizio dedicato a come i «trentini nel mondo» stavano vivendo la situazione creata dalla pandemia. Il servizio è visibile sul sito internet del TGR Trento (foto qui sopra): www.rainews.it/tgr/trento

Video conferenza per i Circoli argentini Domenica 7 giugno e sabato 13 giugno si sono svolti in videoconferenza gli incontri di coordinamento con i presidenti dei Circoli Trentini dell’Argentina. Ad entrambi ha partecipato il referente della Trentini nel mondo per

il Sud America, Roberto Paolazzi. La riunione del 7 giugno (foto a destra) era riservata ai Circoli della «zona centro», della quale è coordinatore Carlo Alberto Trentin, mentre quella del 13 giugno (foto a sinistra) ha coinvolto il resto

La Plata (Argentina): pranzo a domicilio nel giorno Caxias do Sul della «festa patria» Il Circolo di Caxias do Sul (Rio Grande do Sul - Brasile) ha realizzato mascherine personalizzate,

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dell’Argentina, sotto il coordinamento di Rodolfo Veronesi, Rafael Acuña Agnelli e Oscar Menapace. Tema principale delle due riunioni è stato la presentazione delle nuove iniziative proposte dalla Trentini nel Mondo per i

Circoli Trentini; ma ci sono stati anche momenti per lo scambio di pensieri, riflessioni e, soprattutto, esperienze di attività che i Circoli stanno sviluppando in questo complesso contesto di isolamento sociale.

Il Circolo Trentino di La Plata (Argentina), per mantenere anche in tempi di Coronavirus i legami con i propri soci e amici e in occasione della festa patria (25 maggio) ha organizzato un’iniziativa che ha avuto enorme successo. I soci del Circolo, dopo averlo preparato, hanno infatti consegnato a domicilio un pranzo tipico con il seguente menu: empanadas, locro (una zuppa a base mais, fagioli, patate e diversi tipi di carne) e pasticcini. Il menu è stato realizzato nella cucina del Circolo con il permesso del Comune, rispettando tutti i protocolli di sicurezza e le ordinazioni sono state consegnate seguendo quattro itinerari. Il Circolo è molto felice di essere rimasto in contatto con tutti coloro che solitamente partecipano al pranzo che viene organizzato presso la sede l’ultima domenica del mese.

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racconti

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iao ragazzi, vi mandiamo queste mascherine che abbiamo cucito io e mia moglie Agnese. Spero che vi possano servire»: comincia così il messaggio di Petr (Pietro) Staricny, che vive a Janovice (Repubblica Ceca), discendente di Dionisio Nardelli, di Sopramonte, nato nel 1859 ed emigrato ad Ostrava. Il messaggio accompagnava la busta indirizzata al direttore della Trentini nel mondo, con all’interno un bel po’ di mascherine. «La mascherina è fatta di tre strati: cotone, fliselina, cotone spiega Petr - non serve per proteggere voi ma per proteggere gli altri. Il vantaggio è la possibilità di lavarla dopo averla in-

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Mascherine fatte in casa e un forte abbraccio Un simpatico e gradito regalo spedito da Pietro Staricny dalla Repubblica Ceca

dossata»:: in lavatrice dossata a 90 gradi o immersa per cinque minuti in una pentola con acqua bollente. Una volta asciutta, spiega ancora Petr, va stirata per 3-5 minuti. Una mascherina a testa è stata consegnata ai dipendenti e collaboratori della Trentini nel mondo, che hanno molto apprezzato il simpatico e utile regalo. Le altre, rispettando le indicazioni di Petr che aveva chiesto di destinarle a chi ne ha bisogno, sono state donate al «Punto d’incontro» di Trento. «Seguiamo con molta attenzione l’andamento e lo sviluppo della situazione in Italia - prosegue il messaggio di Petr - e quello che sta succedendo ci rende molto tristi e nel cuore siamo con voi. Vi mandiamo un forte abbraccio, vi auguriamo tanta fortuna e buona salute, sperando che questa malattia se ne vada veloce e voi come noi, si possa tornare ad una vita a normale e a rivederci presto».


in ricordo È SCOMPARSO A SYDNEY IL 26 APRILE ALL’ETÀ DI 102 ANNI

Addio a zio Vic «È

domenica mattina, 26 aprile, ed era in programma l’incontro dei Trentini in Australia a Myrtleford... Tutto rinviato a causa del virus... Ma per coincidenza, il nostro carissimo “zio Vic” di Sydney ha deciso di andare a celebrare in paradiso l’incontro con i suoi cari e con tutti gli amici Trentini ... Riposi in pace!... Trentino DOC fino all’ultimo respiro» Inizia così la mail con la quale padre Ferruccio Bertagnolli ha comunicato alla Trentini nel mondo la triste notizia della scomparsa a 102 anni di Vittorio Facchini, per tutti “zio Vic”, figura storica dell’emigrazione trentina in Australia. «Mi aveva telefonato lui stesso dall’ospedale una settimana fa

- prosegue il messaggio di oadre Bertagnolli - per darmi l’ultimo saluto, e raccomandarmi di fargli un bel funerale! Purtroppo non potrò soddisfare questo suo desiderio, sempre a causa delle restrizioni che sono state imposte anche qui. Ho raccomandato la sua anima al Signore nella S. Messa, come ho ricordato anche tutti i Trentini». Nel numero 8/2019 di questa rivista era stato pubblicato l’articolo con la cronaca dei festeggiamenti per il suo 102° compleanno (era nato il 5 novembre 1917 a Meano): e sulla quarta di copertina c’era una foto che lo ritraeva allegro e sorridente. Per ricordarlo, la Trentini nel mondo gli dedica questa e le tre pagine successive.

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Emblema dell’emigrazione trentina in Australia

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er la sua storia personale Vittorio Michele Facchini si può a pieno titolo definire un emblema dell’emigrazione non solo trentina, un personaggio che è stato un esempio positivo, degno rappresentante di quella generazione che dopo la Seconda guerra mondiale ha intrapreso la strada dell’emigrazione, sostenuta da una grande forza di volontà e di riscatto, che ha saputo farsi onore e farsi voler bene nel paese di destinazione senza mai dimenticare e rinnegare la terra di origine. Dal 2018 il suo nome compare sul «Welcome Wall», presso l’Australian National Maritime Museum di Sydney, il monumento che commemora coloro che sono emigrati da paesi di tutto il mondo per vivere in Australia. La scritta in bronzo «Vic Facchini» si trova alla riga 62 della seconda colonna del pannello 79. Vittorio Michele Facchini, da

tutti conosciuto come «zioVic», era nato a Meano vicino a Trento il 5 novembre 1917, quando il Trentino era ancora parte dell’Impero Austro Ungarico. Secondo il ritratto che ne fa la nipote Linda Williamson, è stata una persona felice e piena di

vita, aveva il dono di coinvolgere tante persone; aiutare gli altri era per lui naturale e il suo motto era «non preoccuparti», intendendo con questo che di fronte ai travagli che la vita ci riserva, non ci si deve preoccupare inutilmente ma bisogna invece vivere la vita al

Vittorio ( a destra) con il fratello Federico e le sorelle Pacifica e Lidia.

massimo. Padre Ferruccio Bertagnolli, missionario salesiano da sempre guida spirituale dei trentini in Australia, lo ricorda così. «Federico, fratello di Vic, fu il primo della famiglia Facchini ad emigrare in Australia già nel 1925. Nel 1934, dopo la morte del padre Michele per incidente, il resto della famiglia - la mamma Angela Sovilla, il fratello Livio e le sorelle Maria, Pacifica, Lidia e Carolina - fu chiamata in Australia; e così Vittorio arrivò a Sydney. Nei primi anni si sistemò ad Annandale, un sobborgo molto vicino al centro della città; insieme a Leichhardt era allora la “Little Italy” di Sydney. Durante la seconda Guerra mondiale (in quanto cittadino italiano) fu “internato” dal governo australiano e inviato nei boschi a lavorare a favore del governo. CONTINUA A PAGINA 14

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Vittorio Michele Facchini: esempio d CONTINUA DA PAGINA 13

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Al termine del conflitto lavorò come falegname ed acquistò una grande casa a Homebush vicino al centro di Sydney, che divenne luogo di prima accoglienza per tanti emigranti arrivati dall’Italia. Vic ha assistito tantissimi trentini che emigravano in Australia. Andava a prenderli al porto, li ospitava a casa sua e li aiutava a cercare casa e lavoro. E fino a pochi anni fa, ha continuato ad ospitare a casa sua molti trentini, non solo emigranti ma anche turisti, giovani e adulti, singoli e coppie. La maggior parte di loro non ha dimenticato la sua generosità e molti sono rimasti sempre in contatto con lui. Molti anni fa aveva conosciuto una donna di Meano e poi si era sposato per procura. Il matrimonio fu di breve durata: lei fece ritorno in Italia e Vittorio rimase solo. Vittorio è stato un socio fondatore sia del Club Marconi, che del Circolo Trentino di Sydney, costituito nel 1977. Per molti anni ha fatto parte del Comitato direttivo del Circolo Trentino e partecipò a tutte le Convention dei Trentini in Australia. Nutriva un grande amore per la sua terra di origine e per l’Italia; seguiva in modo speciale la

Ha assistito tantissimi trentini che emigravano in Australia. Andava a prenderli al porto, li ospitava a casa sua e li aiutava a cercare casa e lavoro nazionale italiana di calcio, viaggiando in varie parti del mondo per i Campionati. Non ha mai dimenticato le sue radici, come testimonia la ricca raccolta di foto che lo ritraggono immerso nei favolosi paesaggi di montagna del Trentino, scattate durante i suoi numerosi viaggi. Era solito dire che era l’aria fresca delle montagne trentine la fonte della sua giovinezza. Per il paese dii adozione ha sempre avuto grande rispetto; qui la sua famiglia aveva trovato una buona sistemazione e le condizioni perr creare un futuuro per le nuove ve generazioni. Orgoglioso di essere ere “vero australiano”, no”, nei suoi viaggi in

Italia Itali nel 1956, 1961 e nel 1966, 196 fatti in nave, si era portato una “Holden mopor dello FJ”, un’automobile de della General Motors de costruita in Austraco lia, li con la quale aveva poi p girato in Europa. Una foto lo ritrae vicino alla macchina a Roma, con lo sfondo di Castel San’Angelo! In occasione occasio del suo centesimo

IL MESSAGGIO CON IL QUALE LA TRENTINI NEL MONDO HA ESPRESSO CORDOGLIO E VICINANZA AI FAMILIARI

Zio Vic, una persona vera e per bene L’

affetto, la stima ed il rispetto che Vittorio Facchini ha saputo conquistarsi nell’arco della sua lunga e proficua vita trascorsa per la sua maggior parte degli anni in Australia, si possono riconoscere proprio per come veniva chiamato: per tutti era lo “zio Vic”. Per Vittorio questo nomignolo rappresentava un valore immenso, più di qualsiasi titolo accadamico o nobiliare, perchè significava affetto, riconoscenza e amore che si era conquistato

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sul campo grazie al suo carattere disponibile, sempre aperto e pronto verso chiunque fosse in difficoltà o avesse solamente bisogno di una buona parola, di un incoraggiamento e di un po’ di solidarietà umana. Ma la disponibilità di zio Vic non si limitava solo alle parole poichè appena poteva interveniva concretamente mettendo a disposizione la sua grande ed accogliente casa acquistata con il duro lavoro di falegname, tanto che era

diventata un punto di riferimento ed un rifugio per tutti quei trentini (ma non solo) che ne avevano bisogno. Era un “personaggio” noto e conosciuto da tantissime persone sia in Australia dove era emigrato nel lontano 1934, sia in Trentino dove amava ritornare spesso spinto dal suo amore per i compaesani, per le sue montagne, per quell’aria particolare che aveva respirato nei suoi primi 17 anni di vita trascorsi a Meano dove era nato il 5 novembre 1917.


icordo

di generosità, altruismo ed operosità Nel 2007 ha ricevuto l’«Aquila di San Venceslao» onorificenza della Provincia Autonoma di Trento compleanno, la casa automobilistica gli regalò un modello della macchina con la quale era diventato famoso in Trentino! Nel 2007, la Provincia Autonoma di Trento, in riconoscimento della generosità e della dedizione a favore degli emigranti, ha conferito a Vittorio la sua più alta onorificenza, l’«Aquila di San Venceslao», consegnata personalmente a Trento dall’allora Presidente della Provincia, Lorenzo Dellai. «Insignire dell’Aquila di San Venceslao il fraterno amico Vittorio Michele Facchini – aveva affermato Dellai in quella occasione – significa render merito a un uomo che nel corso della sua lunghissima vita ha messo in pratica in terra di emigrazione, a Sydney, quei valori che sono fondanti e caratteristici delle genti di montagna e dei trentini nello specifico: la generosità, l’altruismo e l’operosità». E l’assessore provinciale all’emigrazione, Iva Berasi, aveva definito quella di zio Vic «una gran-

Con l’artista trentina Paola de Manincor

de casa, nel senso che Vittorio, pur vivendoci da solo, ha ricavato tre appartamenti, in modo che i trentini che giungevano nel porto di Sydney dopo un viaggio lungo e pesante, potevano trovare una prima ospitalità e, soprattutto, qualcuno che li introduceva in un mondo nuovo per loro». Vic ha vissuto indipendentemente fino all’età di 98 anni, dopodiché ha deciso di rilassarsi un po’ e lasciare che fosse qualcun altro a prendersi cura di lui. Per questo era andato a vivere al Villaggio Scalabrini a Drummoyne, dove si era rapidamente adattato alla nuova vita. La sua giornata era sempre molto intensa: leggeva i giornali, partecipava alle attività del posto ed era molto apprezzato da tutti. Si teneva in

contatto con i suoi famigliari e amici in Australia e nel Trentino e riceveva tante visite dai numerosi nipoti e amici. E proprio a Drummoyne aveva festeggiato il suo centesimo compleanno, ma la comunità trentina di Sydney si era ritrovata attorno a zio Vic, presso il Club Marconi, per celebrare con più solennità questo traguardo. Per l’occasione avevano inviato messaggi di felicitazioni e di auguri anche la Regina Elisabetta d’Inghilterra, il Governatore Generale dell’Australia, Sir Peter Cosgrove, e il Primo Ministro dell’Australia, l’onorevole Malcolm Turnbull, mentre Papa Francesco aveva inviato una speciale benedizione apostolica». E Padre Bertagnolli conclude

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così il suo ricordo: «Mi aveva telefonato lui stesso dall’ospedale una settimana prima del suo decesso per darmi l’ultimo saluto e raccomandarmi di fargli un bel funerale! Purtroppo non ho potuto soddisfare questo suo desiderio, a causa delle restrizioni per il Coronavirus che sono state imposte anche qui in Australia. È stato un Trentino DOC fino all’ultimo respiro».

Da lassù ci sorriderà e siamo sicuri che troverà il modo per aiutare ancora qualcuno che si trova in difficoltà, come ha fatto quaggiù incoraggiandolo e spingendolo avanti con una buona parola

Nella sede della Trentini nel mondo nel 1997

Zio Vic però non era solo un “personaggio”, perchè prima di tutto era una “persona” vera, sanamente ironica, umanamente disponibile e profondamente legata ai valori che il Tren-

tino ha sempre rappresentato soprattutto attraverso chi lo ha lasciato per andare altrove in cerca di fortuna. E zio Vic la fortuna l’ha trovata proprio dall’altra parte del mondo: in Australia. Non solo una fortuna futile e passeggera come quella che oggi in troppi purtroppo identificano nell’esteriorità della ricchezza materiale e valutano solo attraverso il metro del denaro, ma l’ha trovata nei sentimenti della gente,

nell’affetto, nell’amicizia e nel rispetto che viene attribuita alle persone per bene. Perché questo era zio Vic: una persona per bene. E questo gli è stato riconosciuto pubblicamente anche attraverso il conferimento dell’aquila di San Venceslao, l’onorificenza più alta che la Provincia di Trento riserva alle persone che hanno saputo rappresentare in modo inequiCONTINUA A PAGINA 16

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onobbi lo zio Vic, Vittorio ‘Vic’ Facchini, nel 2008. Mi accompagnò nella sua casa di legno padre Ferruccio ‘Frank’ Bertagnolli, il collante della comunità trentina in Australia, anticipandomi il personaggio che più di tutti mi avrebbe aiutato a ricostruire l’epopea dei trentini nella terra dei canguri, perché più o meno tutti, sono passati di lì. Mi accolse affabilmente, con quello sguardo limpido, appagato, dal sorriso invidiabile di chi ne ha viste tante e di chi non ha mai lesinato il suo aiuto fraterno a nessuno. Esordì mostrandomi una foto di famiglia incorniciata e commentando: “La famiglia Fachini da Castello di Cortesano, di Vigo Meano, ehh!, il papà Michele al centro , la mamma Angela Sovilla da Belluno, in mezo, quelo picolo è il Livio e io son Vitorio, questo qua, Maria, Livia, Pacifica e Carolina, e Federico, il più grande che è venuto il primo in Australia, nel 1925, e dopo è stato raggiunto da Lidia e Maria del ’27. Eh, Federico s’è sposato con un’australiana e Lidia e Maria hanno sposato due vicentini da Caldogno. El papà è morto nel 1930, è cascato dall’albero, en pero, e dopo la banca si è preso la casa e campagna perché eravamo pieni di debiti e abbiamo dovuto scapare anche noi, la mama, i due minorenni”. Già dalle prime battute, dal tono informale e scherzoso, mi sentii a mio agio. Sono rare le

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Aveva il sorriso di chi non ha mai lesinato il suo aiuto fraterno Il ricordo di Renzo Tommasi, che lo incontrò uando scrisse il libro « Dalla aP aganella all Uluru quando Paganella all’Uluru» persone, sone, nella miriade di quelle lle che intervistai, che ti danno anno di primo acchito l’impressione pressione di conoscerle da sempre, come fossero o dei famigliari. Un dono: perciò lo zio Vic. Voglio ricoroglio darlo, lo, per chi ha avuto to la fortuna di conoscerlo, attraverso averso la sua voce e riportando uno stralcio d e l l ’ i nte r v i s t a che non pubblicai

Zio Vic, una persona vera e per bene

vocabile lo spirito forte e solidale del Trentino, attraverso il loro comportamento quotidiano e l’esempio che hanno saputo dare agli altri nel corso degli anni. Pur avendo trascorso la maggior parte della sua lunga vita in Australia, non ha mai dimenticato la sua terra d’origine ed ha sempre coltivato l’amore per la sua gente, per le sue tradizioni e per la sue storie che amava ricordare quando aveva l’occasione di incontrare un conterraneo, quando partecipava agli in-

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in «Dalla Pa Pagaall’Ulunella all’U ru» (2009, pp. “L’ulti27-32), “L’u mo viaggio ll’ho 2002, fato nel 20 e dopo ho deto: “Ben, “B è adeso abbastanabbasta perché za”, perc ho ffato più di 28, 30 viagi in Ho Italia. fato cinque cinq mondiali a

seguire la squadra di calcio. È incominciato il primo che era l’Australia in Germania del ’74, dopo del ’78 è stato in Argentina, el Sergio [figlio della sorella di zio Vic, Carolina, madre pure di Giorgio e Angelina] sempre: “Dai che nen, dai che nen zio, dai che nen”. Eh, dopo del ’82 en Spagna, del ’86 en Messico e del ’90 Italia90, l’ultim, digo, adeso, tute le scalinate, digo: “Son vecchio” […]. Ad ogni modo, son andato ogni ano, son andato parechi ani ogni ano andavo là e tuti mi volevan bene, e tuti i me dava da dormir e da magnar, cosa vuoi, meio de così”. E invece poi tornò a Trento nel 2007 a ritirare la meriata l’Aquila di San Venceslao, di cui mi mostrò orgoglioso il DVD girato da Franco Trentin. E prese commiato con una nota polemica, perché non era uno che le mandava a dire, sull’inesattezza di alcuni giornalisti nel raccontare la sua vera storia, quasi un monito indiretto nei miei confronti: “Eh, ormai, en Italia i continua a scriver: “Ormai te sei famoso, tuti, tuti e lì su le fotografie [padre Frank lo canzonò con: “Tutti ti vogliono, tutti ti cercano, tutti ti amano…”] e digo: “L’è ora che finighe perché qua me stufo” g’ho dito, perché sentir ste storie”. A quasi 103 anni molte, quelle vere, te le sei portate via. Un piacere averti conosciuto. Grazie zio Vic. Renzo Tommasi

contri che si svolgevano nei Circoli Trentini e quando prendeva parte attiva alle riunioni che la Trentini nel Mondo teneva periodicamente con i trentini d’Australia. In quelle occasioni c’era sempre un’atmosfera di allegria e di festa che però poi si sviluppava anche in un’opportunità per capire, per imparare, per conoscere qualche cosa di più del mondo rappresentato dagli emigrati trentini, forse non sempre conosciuto e riconosciuto nella sua giusta importanza.

Zio Vic ora se n’è andato. Da ora potrà passeggiare senza fatica nelle vallate, nei boschi e tra le montagne del suo amato Trentino che sicuramente ritroverà lassù nel cielo. E da lassù ci sorriderà e siamo sicuri che troverà il modo per aiutare ancora qualcuno che si trova in difficoltà, così come ha sempre fatto quaggiù, incoraggiandolo e spingendolo avanti con una buona parola, magari detta un po’ in dialetto trentino e un un po’ in australiano. Alberto Tafner


60 anni d’Europa C’È L’INTENZIONE DI PROMUOVERE UNA VASTA DISCUSSIONE SULLA RISCRITTURA DELLE REGOLE COMUNI

Partita cruciale per il futuro dell’Europa

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ella prima fase di diffusione del coronavirus, l’Europa ha tergiversato e non è stata in grado di assumere quel ruolo di coordinamento che avrebbe reso possibile la predisposizione di una strategia comune per affrontare tempestivamente e con maggiore efficacia la pandemia che andava diffondendosi in tutti i Paesi dell’Unione. Era marcata la sensazione che l’Italia, primo Paese europeo ad essere attaccato dal virus, venisse considerata con distacco e che dovesse risolvere da sola i suoi problemi. Dichiarazioni improvvide della Presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, e della Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, avevano contribuito a rafforzare l’ostilità e l’avversione di sovranisti ed euroscettici nei confronti dell’Europa. Perplessità e critiche su quella che appariva una colpevole sottovalutazione della gravità della situazione sono state espresse anche da diversi opinionisti di fede europeista su alcuni quotidiani non solo italiani. In tanti hanno espresso preoccupazione sulla tenuta e sul futuro dell’Unione. In seguito, non senza sorpresa, abbiamo avuto modo di stupirci della reazione di due donne poste alla guida di fondamentali istituzioni europee che all’inizio del loro mandato avevano suscitato non poche riserve e seri dubbi sulla autorevolezza della loro leadership. Christine Lagarde e Ursula von der Leyen, attraverso vari strumenti, dal Quantitative Easing della BCE al Recovery Fund e al fondo SURE della Commissione, unitamente alle risorse della BEI- Banca Europea per gli Investimenti e del MES (Meccanismo europeo di stabilità o Fondo salva Stati), hanno delineato una ‘potenza di fuoco’ di circa 2000 miliardi di euro utilizzabili dagli

Quale sarà la posizione dell’Italia, che soffre di una leadership politica debole, con troppe contraddizioni nella maggioranza di governo, con un’opposizione prevalentemente sovranista ed euroscettica in grado di manipolare ed eccitare le tendenze più antieuropee dei cittadini del nostro Paese? Stati membri per fronteggiare le conseguenze economiche e sociali della pandemia. A rafforzare gli intendimenti di Lagarde e von der Leyen, i leader di Francia e Germania avevano inviato alla presidente della Commissione una proposta per la ripresa europea dalla crisi del coronavirus. “Noi Francia e Germania siamo pienamente impegnati a far fronte alle nostre responsabilità nei confronti dell’Unione europea e contribuiremo ad aprire la strada per uscire dalla crisi”. È l’incipit delle quattro misure proposte da Macron e Merkel: 1. Sviluppare la nostra sovranità sanitaria strategica con una “Strategia sanitaria dell’Unione; 2. Istituire un ambizioso “Fondo di recupero” (Recovery fund) a livello Ue per la solidarietà e la crescita (500 miliardi); 3. Accelerare le transizioni verde e digitale; 4. Rafforzare la resilienza e la sovranità economica e industriale della Ue e dare un nuovo impulso al mercato unico.

L’uso di queste risorse richiede procedure, tempi e progetti per poter beneficiare degli aiuti come, del resto, accade per tutti i programmi di spesa dell’Unione. Ma alcuni Paesi, Olanda, Danimarca, Svezia, Finlandia e Austria, agitano, con sprezzante intranzigenza, la bandiera del rigore e pretendono che i Paesi del Sud Europa, Italia e Spagna in particolare, rispettino i vincoli europei. Solo per inciso, è il caso di ricordare i danni pesantissimi causati alla Grecia dalle rigide e assurde clausole imposte da Commissione, BCE e FMI (la cosiddetta troika) per evitare il default. Questi Paesi daranno battaglia nell’ambito del Consiglio europeo dove, in ambito finanziario e fiscale, oltre che in altri ambiti, vige il principio dell’unanimità. Questi cinque Paesi non raggiungono la popolazione dell’Italia, rappresentano il 5% di quella dell’Unione e appena un sesto del suo reddito. È inaccettabile che anche un singolo piccolo Paese, come Malta e Lussemburgo, possano bloccare qualsiasi iniziativa finalizzata a rafforzare la coesione fra i membri dell’Unione, in modo particolare quando si tratta di far fronte a situazioni eccezionali come la crisi finanziaria del 2008 e la pandemia del coronavirus. Il Recovery Fund della Commissione europea, quando e se sarà approvato, metterà a disposizione del nostro Paese 170 miliardi: una sfida enorme per la quale dovremo dimostrare di saper utilizzare al meglio i finanziamenti, contrariamente a quanto abbiamo fatto finora con i fondi europei, soprattutto nel meridione. C’è uno scenario ulteriore, come lucidamente ha osservato Andrea Bonanni su Repubblica dell’8 giugno. La cancelliera Merkel, dopo anni di ostinato rifiuto, si è decisa a discutere di

una possibile riforma dei Trattati europei. La sentenza della Corte costituzionale tedesca e la constatazione che una vera e propria Unione fiscale, particolarmente auspicata da Francia e Germania, richiede una riscrittura delle regole comuni. È intenzione di Parigi, Berlino e Bruxelles, di promuovere una vasta discussione nella seconda metà del 2020, durante il semestre di presidenza tedesca, per chiudere eventualmente la modifica dei Trattati con una conferenza intergovernativa nella prima metà del 2021, durante il semestre di presidenza francese. Il motore franco-tedesco torna, dunque, a ruggire e, come fa giustamente notare Andrea Bonanni, Francia e Germania sono pronte a mettere in conto una ulteriore divisione dell’Europa. I Paesi sovranisti non accetteranno mai di rinunciare al diritto di veto su materie pesanti come l’armonizzazione delle politiche fiscali e uno sviluppo più federale dell’Unione. Servirà aggirare il principio dell’unanimità con l’ausilio, magari, di referendum sancendo una divisione anche formale della Ue tra nucleo federale e periferia confederata come più volta ha fatto notare anche il politologo Sergio Fabbrini. In questa partita cruciale in cui si giocherà il futuro dell’Europa, quale sarà la posizione dell’Italia che dell’Unione ha particolarmente bisogno per risollevarsi dalla crisi del coronavirus, ma che soffre di una leadership politica debole, con troppe contraddizioni nella maggioranza di governo, con una opposizione prevalentemente sovranista ed euroscettica in grado di manipolare ed eccitare le tendenze più antieuropee dei cittadini del nostro Paese? Vittorino Rodaro Trento, 12 giugno 2020

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circoli

«Perto das estrelas», ora c’è un video che presenta il libro del Circolo di Garibaldi «P

Foto: Gilmar Gomes / Aprovale

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erto das estrelas» (Vicino alle stelle) è un libro di oltre quattrocento pagine curato dal Circolo trentino di Garibaldi (Rio Grande do Sul - Brasile). Il sottotitolo è «Registrazione della memoria architettonico-religiosa nell’antica colonia Conde d’Eu», vale a dire una delle aree nelle quali si insediarono anche gli emigrati trentini verso la fine del 1800. Il valore del libro va ben oltre quello della pur preziosa catalogazione di chiese, cappelle, capitelli e grotte devozionali, costruiti fra il 1875 e il 1959 dagli emigrati di origine italiana che hanno colonizzato la Serra Gaucha. Accanto alle numerose informazioni frutto di un accurato lavoro di ricerca su documenti e fonti orali, il libro offre infatti una testimonianza della profonda religiosità che ha animato e sostenuto gli emigrati arrivati in quella zona. L’Associazione Trentini nel mondo ha prodotto un video che presenta il libro e i suoi artefici, attraverso immagini e interviste girate a Garibaldi: riprese, montaggio e regia del video sono di Maurizio Tomasi, giornalista, direttore responsabile del periodico dell’Associazione, già autore di altri filmati sulle comunità trentine nel mondo. Un punto di forza del video è la colonna sonora: le muisiche sono composizioni di Valdir Verona

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www.youtube.com/ watch?v=cV1EA7hLuh0 (eseguite alla chitarra «gaucha » con dieci corde e tratte dal suo CD «Rio Abaixo») che le ha gentilmente concesse. Il video, della durata di quindici

minuti, è andato in onda su Telepace Trento (canale 601) sabato 30 maggio alle 14.05 e alle 20.05 e domenica 31 maggio alle 17.35 e sul sito dell’emittente era an-

che visibile in streaming. Il video è stato caricato sul canale YouTube della Trentini nel mondo. Qui sopra è riportato il link da usare per poterlo vedere.


circoli

Circolo trentino di Nova Trento mobilitato per la salute della piccola Laurinha Laurinha è una bambina affetta da una grave malattia, che ha bisogno di cure costose. Per aiutare la famiglia di Laurinha il Circolo Trentino di Nova Trento (Santa Catarina - Brasile) il 13 giugno ha organizzato un «pedagio solidario», vale a dire una raccolta di fondi, realizzata coinvolgendo persone e automobilisti in transito nelle vie della città. A fine giornata la somma complessiva è ri-

sultata pari a 28.381,65 reais, frutto della generosità di tante persone che hanno accolto l’appello del Circolo. Alla giornata ha preso parte anche Simone Sehnem (seconda da destra nella foto qui sotto) una delle coordinatrici dei Circoli trentini della zona. «A nome del Circolo Trentino - è stato scritto sulla pagina Facebook del Circolo - vogliamo ringraziare coloro che hanno donato, coloro

che hanno aiutato nell’organizzazione, nella diffusione e soprattutto le oltre trenta persone che hanno dedicato parte della giornata di oggi al volontariato, raccogliendo le donazioni. Grazie mille a tutti». La campagna di solidaretà nei confronti di Laurinha non si è però esaurita con l’iniziativa del «pedagio solidario» e il Circolo ricorda che si può continuare a sostenerla.

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Diretta «Live» da Trento con Bento Gonçalves In occasione della «Sesta settimana della cultura e dell’arte italiana», il Circolo trentino di Bento Gonçalves (Rio Grande do Sul - Brasile) ha curato l’organizzaizone di una serie di collegamenti, andati in onda in diretta su Facebook, nel corso dei quali gli ospiti hanno dialogato con Sandro Giordani su vari temi argomenti al tema della «settimana». Sabato 23 maggio il «live» ha coinvolto l’Associazione Trentini

nel mondo. Dalla sede di via Malfatti a Trento era in collegamento Maurizio Tomasi, direttore responsabile della rivista «Trentini nel mondo», che ha parlato del giornale, della sua storia, della sua funzione e della sua importanza per l’Associazione e per i Circoli. Il collegamento è avvenuto dalla sala intitolata a Rino Zandonai, che è stato così ricordato a pochi giorni dall’undicesimo anniversario della sua scomparsa.

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attualità

Al «Museo della quarantena» tutti M artedì 2 giugno dalle 17 alle 20 piazza Duomo a Trento ha ospitato una curiosa mostra all’aperto: il Museo della Quarantena.

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L’idea iniziale, poi risultata irrealizzabile per il divieto di assembramento vigente, consisteva in un flash mob da organizzare il giorno della riapertura del Museo Diocesano. In quel giorno le persone sarebbero state invitate a portare in Piazza Duomo l’oggetto che le aveva aiutate a superare il difficile momento del lockdown. Si è quindi scelto di lanciare un’i-

Con questa iniziativa il Museo Diocesano Tridentino intende contribuire a preservare quel patrimonio

immateriale di riflessioni maturate, singolarmente e collettivamente, nel periodo di «lockdown»

niziativa «virtuale», proposta attraverso i social il 7 maggio e tuttora in corso. ll Museo della Quarantena raccoglie le fotografie di oggetti – ma anche animali, piante, luoghi e cibi – che sono stati utili, consolatori, di conforto, di compagnia o semplicemente «simbolo»

della quarantena. Con questa iniziativa il Museo contribuisce a preservare quel patrimonio immateriale di riflessioni maturate, singolarmente e collettivamente, nel periodo di «detenzione forzata». Al contempo il progetto intende stimolare il dibattito sulle criticità e le opportunità che

l’emergenza dovuta alla pandemia ha evidenziato, per evitare che quanto emerso in quei giorni vada disperso. Le fotografie sono state inviate al Museo Diocesano da tantissime persone di tutte le età, che con entusiasmo e fantasia hanno partecipato all’iniziativa, permettendo al Museo della Quarantena di prendere forma e di superare in pochi giorni le cento «opere». Ogni immagine era accompagnata da una breve didascalia indicante autore dell’oggetto scelto, data di realizzazione

«Lectio Degasperiana 2020» con Marta Cartabia, Presidente della Corte costituzionale Dopo sedici edizioni della Lectio degasperiana, che hanno visto la presenza di storici, giuristi, giornalisti, studiosi e uomini politici di vario

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orientamento, l’appuntamento l’appuntam del 2020 cade in un anno di ssvolta per il mondo, colpito da un’eu mergenza che non ha fatto a altro che rendere ancora più viv vive le contraddizioni economiche e sociali del pianeta. Da più parti si è costruita un’au nalogia tra la ricostruzione post bellica e le difficoltà che incontreincon ranno le società democratiche nel riprendere il percorso di crescita cresc e di innovazione dopo la pande pandemia. La questione è particolarmente particolarm delicata per il nostro Paese che negli ultimi decenni ha faticato fatica a

tenere il passo con gli altri paesi europei e che presenta problemi strutturali molto gravi. La figura di Alcide De Gasperi si staglia ancora di più come l’esempio di una guida politica illuminata e tenace che è riuscita a guidare il Paese in un momento difficile senza mai tradire, ma anzi potenziando, lo spirito democratico della sua ispirazione cristiana. La Costituzione repubblicana del 1948 non è stata solo la magna carta della Repubblica, ma la chiave di volta e il riferimento per una spinta verso la democrazia


attualità

i possono inviare la propria «opera» dello stesso, stato di conservazione e soprattutto il motivo della scelta, ovvero il significato assunto dall’oggetto in relazione all’esperienza del lockdown. Con queste informazioni il Museo Diocesano ha compilato una scheda dell’opera, adottando per oggetti di uso comune le formule normalmente applicate alle opere d’arte. La raccolta è varia ed estremamente interessante: ci sono libri, scarpe, cappelli, puzzle, film, dipinti, animali, orologi, cavatappi, giochi, cibi, piante e fiori, abiti, attrezzi ginnici, quotidiani, com-

puter, ma anche luoghi, immagini iconiche, preghiere, poesie. Il Museo della Quarantena è un grande contenitore narrativo, che restituisce all’osservatore

un quadro unico del lockdown e del ruolo centrale che gli oggetti hanno giocato in questo periodo della nostra vita. Ogni oggetto possiede infatti

un enorme potere narrativo, che dischiude all’osservatore storie personali, solitudini, relazioni, storie, passatempi, distanze, ricordi, sogni…

Come si può contribuire alla Mostra Chiunque avesse voglia di «donare» un’opera al Museo della Quarantena, deve inviare una fotografia corredata da una breve didascalia indicante autore dell’oggetto, data di realizzazione dello stesso, stato di conservazione e soprattutto il motivo della scelta. L’immagine può essere inviata: - via mail a lorenzaliandru@mdtn.it - via Messanger Facebook alla pagina https://www.facebook.com/museodiocesanotridentino/ - tramite messaggio privato al profilo Instagram del Museo museo_diocesano_tridentino

Le modalità di partecipazione all’evento, compresi i sistemi di prenotazione, saranno definiti e comunicati nelle prossime settimane alla luce delle regole previste dall’emergenza sanitaria

e i diritti personali e civili in un paese che aveva subito, oltre la tragedia della sconfitta militare, anche la terribile esperienza di un regime illiberale. Pensare all’Italia senza rileggere la Costituzione non è possibile e la lezione che la Presidente Marta Cartabia terrà a Pieve Tesino martedì 18 agosto, rappresenta un’occasione per rileggere la nostra storia costituzionale con uno sguardo rivolto al futuro, così da confer-

mare che la strada dei diritti, vecchi e nuovi, non può mai essere separata da quella dei doveri di solidarietà che ogni cittadino assume di fronte alla comunità. Marta Cartabia, sposata, tre figli, è professore ordinario di Diritto costituzionale e, nel settembre 2011, è stata nominata giudice della Corte costituzionale, di cui è stata Vice Presidente dal novembre 2014 fino all’elezione a Presidente nel dicembre 2019.

I settori privilegiati della sua attività di ricerca riguardano il diritto costituzionale italiano ed europeo, la giustizia costituzionale, la protezione dei diritti fondamentali e il rapporto tra Stato e confessioni religiose. Ha insegnato presso numerose università italiane ed è stata Visiting Professor in Francia, Spagna, Germania e Stati Uniti. Dal 2013 è invitata ogni anno al seminario Global Constitutionalism, parte del Gruber Program for Global Justice and Women’s Rights organizzato dalla Law

School di Yale (USA). Dal dicembre 2017 è membro della Commissione europea per la Democrazia attraverso il Diritto (altrimenti nota come Commissione di Venezia), organo del Consiglio d’Europa che opera per la promozione dei principi chiave del patrimonio costituzionale europeo: democrazia, diritti umani e stato di diritto. È membro dell’Associazione Italiana dei Costituzionalisti e fa parte del Society’s Council di ICON•S (The International Society of Public Law).

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gente e fatti

In ricordo di Mario Gasperat grande uomo dal cuore grande Il 12 marzo scorso è sco scomparso all’età di 76 anni, Mario Gasperat, Gaspe cembrano, con alle spalle una storia st di emigrazione per lavoro in diversi paesi d’Europa, a cominciare comin dal Belgio, dove suo fratello Sergio fu fra i fondatori fondat del Circolo trentino di La Louviere. Ecco come lo ricor ricorda Matteo Bazzocco, socio della Trentini nel mondo. mond «Caro Mario, ti ho conosciuto conosc qualche anno fa durante le giornate gior che abbiamo bia dedicato in modo m volontario a alle famiglie trentine i co-

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Corde trentine e vietnamite per #WeAreItaly #WeAreItaly #TogetherForItaly è il titolo della campagna ideata dal Ministero degli Esteri per promuovere nel mondo l’Italia più creativa e vitale della cultura nei giorni del Coronavirus. Scopo dell’iniziativa, era «lanciare un messaggio dell’Italia al resto del mondo per far capire che il nostro Paese, in questo momento di grave preoccupazione ed emergenza, mantiene la sua forza e la sua vitalità creativa che da sempre lo contraddistingue». Fra gli artisti selezionati, anche il chitarrista trentino Lorenzo Bernardi, che ha eseguito un brano di Ennio Morricone insieme con la collega vietnamita Thu Le. Il video è caricato sul canale YouTube del Ministero degli Esteri.

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siddetti «soggiorni per famiglie» (Mario è il terzo da sinistra nella foto in alto, scattata in occasione di uno dei “soggiorni”). Al primo momento mi sembravi un uomo duro e burbero, ma ogni giorno che passava, il tuo cuore veniva sempre più a galla con la tua professionalità e la voglia di dedicarsi agli altri gratuitamente. Quello che colpiva tutti, erano quei gesti semplici che ogni giorno facevi nei confronti di tutte le persone. Dal fiorellino sul piatto della tua amica Anna, alla carezza a Sophie, ai pomodori del tuo orto sulla tavola della mensa durante i «soggiorni». Ma non mancavano le «monade» e le tue battute. Insomma un grande uomo dal cuore grande dietro quella barba e quel viso vissuto da anni di lavoro in cucina. Grazie ancora per averci donato il tuo tempo e la tua amicizia. Quaggiù hai lasciato tanti Amici che ti ricordano con grande affetto».


Foto: Luca Valenzin, Alessio Coser e Roberto Bernardinatti ©UniTrento

Dal Parlamento Europeo, incarico a tre economisti dell’Università di Trento

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l Parlamento europeo si affida anche agli economisti dell’Università di Trento per elaborare le strategie in materia di sviluppo economico e moneta: tre docenti dell’Ateneo trentino hanno ottenuto un incarico di consulenza ottenuto per conto della Commissione permanente dedicata agli affari economici e monetari. Il contratto prevede la fornitura di rapporti preparatori

per i “Dialoghi monetari” periodici della Commissione che si svolgono tre volte all’anno ed è stato assegnato (da sinistra nelle foto) ai professori Roberto Tamborini, Andrea Fracasso e Luigi Bonatti, tutti ordinari di Scienze economiche e statistiche del Dipartimento di Economia e Management e, nel caso di Bonatti e Fracasso anche afferenti alla Scuola di Studi internazionali dell’Università di

Trento. La commissione per i problemi economici e monetari (Committee on Economic and Monetary Affairs - ECON) è una commissione permanente del Parlamento europeo che si occupa delle politiche economiche e monetarie dell’Unione europea. È composta da 60 eurodeputati ed è attualmente presieduta dall’economista italiana Irene Tinagli. Raccoglie ed esa-

mina il lavoro delle varie unità di esperti selezionate e lo sottopone ai parlamentari europei come documentazione istruttoria su temi di politica monetaria. I professori dell’Università di Trento hanno superato la selezione internazionale indetta dalla Commissione tramite un bando, volto a individuare unità di esperti in grado di istruire il dibattito parlamentare. L’incarico avrà durata quadriennale e inizierà indicativamente con il prossimo autunno. A fare notizia è anche il fatto che si tratta della prima volta dopo molti anni che un incarico tanto delicato viene conferito a docenti di istituzioni e università italiane. Insieme al gruppo degli economisti dell’Università di Trento è presente solo un’altra unità di ricerca dell’Università Luiss. Una grande occasione di visibilità e un riconoscimento per le attività di ricerca in campo economico dei professori e di conseguenza anche per l’Università di Trento.

La ricerca «dietro le quinte» in trenta interviste online Trenta interviste per raccontare dietro le quinte la ricerca che si fa all’Università di Trento. Nasce il progetto UniTrento-storie di ricerca, dal 17 giugno pubblicato a puntate, una alla settimana ogni martedì, sulla pagina dedicata del portale di Ateneo: https://www.unitn.it/unitrentostories. Le interviste raccontano l’attività dei ricercatori e delle ricercatrici delle varie aree disciplinari dell’Ateneo, come si organizza la loro giornata tipo e soprattutto cosa significhi concretamente il loro lavoro. Si parla di stru-

menti, metodologie impiegate, percorsi, collaborazioni che permettono di produrre conoscenza. Uno sguardo intimo e aperto su una

realtà che vale la pena conoscere. Si comincia oggi con l’intervista a Claudio Giunta, docente di Letteratura italiana, mentre martedì prossimo sarà la volta di Claudia Paris, ricercatrice in Telecomunicazioni. Il progetto è stato condotto da Ilaria Ampollini, assegnista di ricerca del Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale dell’Università di Trento nell’ambito del progetto CLaSTer (Come Lavora la Scienza). Dialoghi tra Università e Territorio, finanziato dalla Provincia autonoma di Trento (bando STAR).

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gente e fatti IN PIAZZA DUOMO A TRENTO SONO INIZIATI I LAVORI DI RESTAURO DELL’OPERA COSTRUITA DUE SECOLI E MEZZO FA

Fontana «in gabbia» per sei mesi per tornare all’antico splendore D

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ureranno circa sei mesi i lavori di restauro alla fontana del Nettuno, iniziati il 13 maggio con la consegna del cantiere alla ditta restauratrice. Il primo passo è stato il montaggio di un ponteggio per raggiungere tutte le parti scultoree, dotato di una scala per consentire la visita al cantiere la cui recinzione è rivestita con pannelli descrittivi con immagini storiche e brevi testi (in italiano ed inglese) sulla storia della fontana e sui restauri in corso. È una proposta grafica (vedi immagine a fondo pagina) - elaborata da Trentino Marketing, con il contributo del Servizio Cultura e turismo del Comune – che riproduce l’evoluzione dell’uso della piazza da metà Ottocento ai giorni nostri, attingendo all’archivio fotografico del Comune e

della Sovrintendenza, con brevi didascalie. Uno dei pannelli riporta le motivazioni del restauro e la possibilità di effettuare donazioni tramite Artbonus. I lavori – che sono stati iniziati in primavera perché questo tipo di restauro richiede temperature miti e un cantiere “asciutto” e che dovrebbero terminare a novembre, costeranno 175 mila euro. Il progetto di restauro di questo simbolo di Trento - da 250 anni centro e cuore della città di Trento - è finalizzato a intervenire sui principali fenomeni di degrado che caratterizzano attualmente il monumento, con l’intento di ridurne l’impatto, migliorare la conservazione e al contempo recuperare l’estetica visibilmente compromessa. Opera dell’architetto di Lavarone Francesco Antonio Giongo co-

adiuvato dallo scultore comasco Stefano Salterio, la fontana ha iniziato a zampillare esattamente due secoli e mezzo fa, l’8 luglio 1769, in occasione della festa

di San Vigilio. Maestoso, ancora oggi simbolo dell’identità di Trento, il Nettuno mostra comunque i segni evidenti del passare tempo, il degrado e l’erosione della pietra causati dallo scorrimento delle acque meteoriche e dall’alternarsi del gelo e del disgelo. Anche l’inquinamento atmosferico ha svolto un ruolo non trascurabile, in quanto il ph delle piogge acide ha aumentato sensibilmente l’abrasione. Il fenomeno esteticamente più evidente è quello della diffusa presenza di una patina inorganica di colore bianco-grigio cui si aggiungono alghe brune e verdi e la formazione di piccole cavità (alveolizzazione) che avviene generalmente in materiali molto porosi come la pietra di Arco. Le fasi operative dell’intervento prevedono tra l’altro l’approfon-

La storia della fontana: da «modes N

ella seconda metà del Settecento, per iniziativa dei consoli che governavano la città di Trento, si concretizzò l’idea di realizzare una fontana monumentale nella piazza principale e dal “modesto recipiente”, deliberato nel 1766 dal magistrato consolare, essa fu destinata a divenire nel tempo il simbolo dell’identità civica e fulcro della vita cittadina. Opera dell’architetto Francesco Antonio Giongo nativo di Lavarone, la struttura architettonica fu principalmente concepita per ri-

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fornire di “salubre acqua di sorgente” il centro della città, nonostante furono poi numerosi i divieti imposti alla cittadinanza, che prevedevano limiti e restrizioni nel utilizzo della fontana del Nettuno per lavare i panni o generi alimentari. Originariamente infatti la fontana era circondata da sedici pilastri in pietra collegati da catene. La delimitazione venne rimossa nel restauro di fine Ottocento e non più ripristinata. Nel 1768 l’opera poté considerarsi compiuta sia dal punto di vista architettonico

che nell’apparato decorativo, mentre l’acqua cominciò a zampillare l’8 luglio 1769 e, in occasione della festa di San Vigilio, la fontana venne inaugurata con uno spettacolo pirotecnico. Per lungo tempo Francesco Antonio Giongo è stato erroneamente considerato l’unico ideatore della fontana del Nettuno, ma recenti studi hanno confermato che egli fu l’artefice della composizione dell’opera architettonica e partecipe nell’esecuzione delle vasche, del fusto e dei cartigli, mentre le statue origina-


gente e fatti

I Circoli, fondamentale collegamento tra il nostro Trentino e le nostre genti

dimento dei principali fenomeni degenerativi tramite apposita diagnostica non distruttiva, la documentazione grafica e fotografica durante tutte le fasi salienti

dell’intervento, la verifica della metodologia di pulitura, la rimozione delle stuccature non più coerenti, il consolidamento strutturale e la protezione finale degli

elementi lapidei e il restauro della statua in bronzo del Nettuno. Il gruppo misto di progettazione e direzione lavori è costituito dall’architetto Daniela Tessarin

del Comune di Trento, dalla restauratrice Monica Endrizzi e dall’ingegner Massimo Maccani per il coordinamento della Sicurezza

sto recipiente» a simbolo della città li del Nettuno e degli altri gruppi scultorei furono opera dello scultore comasco Stefano Salterio. A partire dal 1858 la fontana del Nettuno a causa delle pessime condizioni conservative fu oggetto di importanti interventi di restauro. Il progressivo degrado dei gruppi scultorei indusse l’amministrazione civica ad affrontare il problema radicalmente, incaricando lo scultore Andrea Malfatti di eseguire le copie di tutti i gruppi scultorei, ad eccezione della statua del Nettuno, sulla base dello studio e

dei rilievi commissionati all’artista Ferdinando Bassi. Della monumentale opera concepita da Francesco Antonio Giongo rimangono attualmente i tre ordini di vasche che ruotano intorno ad un pilastro centrale di forma ottagonale, realizzate in rosso ammonitico delle cave di Trento. Gli otto gruppi scultorei che raffigurarono figure mitologiche marine, furono rifatti dal Malfatti (tra il 1869 e il 1871) impiegando la stessa pietra utilizzata dal Giongo alla fine del Settecento: il calcare oolitico bianco pro-

veniente dalle cave di Arco. Uno dei due tritoni del secondo ordine (quello posto a sud est), danneggiato nel 1920 a seguito del cedimento del sottostante modiglione, si distingue dalle altre statue perché rifatto “in pietra viva” (verdello) dallo scultore Davide Rigatti, allievo del Malfatti. L’unica statua originale scolpita da Stefano Salterio rimane il Nettuno, rimossa dalla fontana nel 1940 e ricoverata nel cortile di palazzo Thun; al suo posto nel 1945 fu collocata la copia in bronzo, anch’essa opera di Rigatti.

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gente e fatti GIULIANO BERTI HA FATTO DA PUNTO DI RIFERIMENTO AD UN GRUPPO PARTITO DA CAVEDINE, SUO PAESE D’ORIGINE

Diario di un viaggio in Brasile che rimarrà per sempre nel cuore

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ra il 1870 e il 1889 solo gli abitanti del Tirolo meridionale emigrati in America sono stati 23.846, quasi il 7% della popolazione dell’attuale Provincia Autonoma di Trento. La maggioranza di questi si è stabilita in Brasile, Argentina, Messico e USA. ll viaggio assumeva spesso i tratti di un’esperienza indimenticabile, una sorta di rigenerazione prima di entrare in una realtà completamente nuova, difficile e sofferta in quanto, dopo l’abolizione della schiavitù, il governo brasiliano aveva organizzato una grande macchina di propaganda volta ad attrarre nuova manodopera per sostituire gli schiavi. Il gruppo di Cavedeneri, capitanati dal nostro connazionale Giuliano Berti, residente in Brasile e nipote del nonno emigrato da Cavedine alla fine del 1800, e coordinati da Ivanor Minatti (nato in Brasile e di origini Valsuganote) dopo un piacevole e rilassante volo, è giunto a San Paolo in Brasile. Toccante ed emozionante l’incontro con Giuliano Berti e, dopo i primi saluti, subito partenza per la visita di San Paolo, la metropoli che conta più di dodici milioni di abitanti nella sola area urbana,

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Non dimenticheremo mai l’accoglienza commovente che abbiamo ricevuto fin dall’arrivo, al primo incontro con lo striscione all’aeroporto: «Benvenuti Amici Trentini»

la più grande dell’emisfero australe e in particolare la Basilica del Santuario Nazionale di Nossa Senhora Aparecida. Il più importante luogo di culto cattolico del Brasile che si trova nella città di Aparecida nello Stato di San Paolo ed è la più grande Chiesa

Cristiana del continente americano e la seconda al mondo dopo la basilica di San Pietro in Vaticano. Successivamente partenza con volo a Foz do Iguaçu per visitare le cascate. Foz do Iguaçu, la seconda cartolina brasiliana più riconosciuta a livello mondiale gra-

zie a lussureggianti Iguazu Falls, una delle nuove sette meraviglie della natura, confinanti con l’Argentina e patrimonio dell’Unesco. Spettacolari e suggestive, nate da un’eruzione vulcanica, 275 cascate che formano l’intero sistema lungo il fiume Iguazú. Imponente, la Garganta del Diablo, la gola del diavolo, la più impetuosa cascata formata da 14 salti d’acqua, profonda 700 metri. Altra località importantissima visitata, la diga idroelettrica di Itaipú, situata sul fiume Paraná, al confine tra Paraguay e Brasile. È il più grande impianto idroelettrico operativo al mondo per quanto concerne la produzione energetica annuale. Terminate le visite alle cascate e alla diga, trasferimento a Curitiba, fra le foreste pluviali al Parque de Aves per ammirare rari volatili e altri magnifici esemplari della fauna brasiliana e sudamericana. I boschi e le foreste del parco si estendono per oltre 16 ettari e ospitano più di 800 specie di uccelli, oltre a farfalle, rettili, insetti e scimmie. Al termine, nuovamente in volo per Jaraguà Do Sul con l’incontro dei primi emigrati trentini, con emozioni e sensazioni indescrivibili. Bellissima la cerimonia alla Chiesetta Alpina con pranzo assieme alla comunità e un altro gruppo proveniente da Belluno e in particolare da Canale d’Agordo, paese natale di Albino Luciani, divenuto Papa Giovanni Paolo I. In seguito visita a Pomerode, la città piu tedesca del Brasile e proseguimento del viaggio a Rio dos Cedros, accompagnati dall’amico Valdemar Dalagnolo, con visita alla comunità, al municipio ed al museo storico, accompagnati dalla signora Doralice Panini direttore di cultura e turismo. Visita nella Chiesetta Madonna As-


gente e fatti

Un grazie sincero per l’amore, l’affetto e la disponibilità di tante persone che abbiamo incontrato e che mai avremmo immaginato di conoscere, a quel Trentino che vive fuori dai nostri confini sunta costruita dagli emigrati di Cavedine nel 1927 e Santa Messa celebrata da don Roberto Cattoni. Dietro la Chiesa il cimitero dove sono sepolti parecchi emigrati della nostra valle con attiguo monumento con i nomi dei primi nostri paesani che hanno raggiunto queste località. Dopo la cerimonia, cena conviviale con la comunità di Rio dos Cedros a base di churrasco. L’economia brasiliana negli ultimi anni sta vedendo una costante crescita e nonostante le contraddizioni di un ex paese del Terzo Mondo, anche le condizioni di vita stanno migliorando. Le colonie di italiani che si stabilirono in quasi completo isolamento, costruirono strade e villaggi, dando vita ad una regione fino ad allora selvaggia e disabitata che oggi è tra le più prospere del Brasile. Degne di citazione anche la visita alle città di Blumenau e Rodeio. Abituati tradizionalmente al consumo quotidiano di vino, i Trentini non tardarono a piantare le prime vigne, con il supporto, in tempi più recenti, anche della Provincia Autonoma di Trento e della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige. Nella città vicina a Rodeio abbiamo visitato la Vinicola San Michele, luogo in cui si respira aria trentina e si produce fra i vari vini anche il Teroldego e degli spumanti metodo classico molto interessanti. Alla fine del

pomeriggio, ritorno a Jaraguà do Sul con la partecipazione alla cena presso il Schützenfest (tipica festa tedesca della città). Altra tappa a Florianopolis: dove si trova la capitale dello stato di Santa Catarina, situata sull’omonima isola soprannominata anche Ilha da magia, fondata nel 1726 con il nome di Nossa Senhora do Desterro (Nostra Signora degli Emigrati). La città è comunemente conosciuta con il nomignolo di Floripa e vanta il riconoscimento statistico di capitale brasiliana con la migliore qualità della vita e indice di sviluppo umano. L’isola sulla quale sorge, vanta circa cento spiagge di vario tipo. Le attività principali sono turismo, servizi, università, informatica. Santa Catarina cittadina di 30.000 abitanti molto tranquilla situata all’interno dello stato del Rio Grande do Sul a 600 metri di altezza. Una delle prime mete della colonizzazione dei nostri

emigrati Trentini e Veneti e Nova Trento, cittadina di 11.000 abitanti fondata da oriundi trentini di Roncegno. Oggi, Nova Trento è il secondo centro di turismo religioso del Brasile in virtù dei numerosi pellegrinaggi per visitare i luoghi dove visse Santa Paolina Visintainer, anch’essa trentina di Vigolo Vattaro, considerata la prima Santa brasiliana. Abbandonati, ma mai scordati questi luoghi ricchi di emozioni e partecipazioni condivise, partenza non senza qualche lacrima, con volo verso Rio de Janeiro, la città che ha messo al centro del mondo il Brasile. Meta turistica dei sogni con le sue famosissime spiagge e “dannata” allo stesso tempo con le sue favelas comunemente chiamate comunità. Rio de Janeiro è anche sede del carnevale più bello e grande al mondo. Non poteva mancare la visita al gigantesco Cristo Redentore,che si erge a 700 metri a picco sulla città e sulla baia di Rio de Janeiro.

È alta 38 metri, è un simbolo della città ed è stato inserito nel 2007 fra le sette meraviglie del mondo moderno, posto in cima al Corcovado uno dei monti che circonda la città. Altra visita al monte Pào de Acùcar (Pan di Zucchero) con la sua funivia e soggiorno a Copacabana noto per la sua spiaggia lunga circa 6 chilometri. Le spiagge, la vegetazione vergine, la samba e la travolgente voglia di vivere dei brasiliani sono alcuni degli elementi che attraggono da sempre i turisti, provenienti da tutte le parti del pianeta. Un grazie sincero per l’amore, l’affetto e la disponibilità di tante persone che abbiamo incontrato e che mai avremmo immaginato di conoscere, a quel Trentino che vive fuori dai nostri confini. Grazie ai Trentini di Florianopolis, Rio dos Cedro, Rodeio, Nova Trento, ci avete emozionato tantissimo. In questi undici giorni abbiamo avuto l’onore di entrare in contatto con voi, amici o meglio fratelli, che vivete lontano, ma molto radicati alle vostre origini. Vi sentite sempre Trentini ed “Italiani”. Non dimenticheremo mai l’accoglienza commovente che abbiamo ricevuto fin dall’arrivo, al primo incontro con lo striscione all’aeroporto: “Benvenuti Amici Trentini”. Momenti che resteranno impressi nella memoria e nei nostri cuori per sempre. Flaviano Bolognani

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gente circoli e fatti

«Ciao Ezio, ci rivedremo ogni volta che sentirò la Musica che amavi» Bruno Lucchi ricorda e saluta l’amico Bosso

28 L’artista trentino Bruno Lucchi (autore del disegno, primo a destra nella foto con a fianco la moglie Graziella Faiti) aveva un profondo rapporto di amicizia con Ezio Bosso, pianista, compositore, direttore d’orchestra, scomparso il 15 maggio scorso all’età di 58 anni. Lucchi ha voluto condividere anche con i lettori della nostra rivista il suo saluto all’amico.

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ggi non riesco a lavorare, anche se di solito è la mia valvola di sfogo, oggi proprio non riesco. La notizia, trasmessa da tutti i media e social, mi è piombata addosso come un macigno. Enorme. “Il maestro Ezio Bosso non è più con noi”. No, non è vero: Ezio sarà per sempre tra noi, con chi ha avuto la fortuna di conoscerlo e con chi incontrerà le sue

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parole e la sua musica in futuro. Non mi vergogno del groppo in gola e delle lacrime che oggi fanno capolino, so di essere in buona e numerosa compagnia.

Pensieri, molti. Un solo rammarico. Quello di non essere riuscito a consegnargli il fotolibro con le immagini del concerto dello Stabat Mater, nel maggio dello scorso anno nella chiesa di San Fortunato a Todi. Diverse foto, molte delle quali mai pubblicate, conservate nel cassetto nella segreta speranza che le avrebbe potute utilizzare per la copertina di qualche suo CD o manifesto. Da qualche mese, in

previsione di altri incontri musicali-fotografici con Ezio e la “sua” Europe Philarmonic Orchestra, ho cambiato il corpo macchina ormai superato, con il nuovo della Nikon Z6, mirrorless full-frame. La sua funzione “scatto silenziato” mi avrebbe permesso di avvicinarmi senza recare alcun disturbo all’esibizione, con il “click” dell’otturatore. Tante le volte che Ezio, garbatamente, mi ha giustamente ripreso. Purtroppo non succederà. Per concludere mi piace riprendere la stessa parola con cui, tu, Ezio iniziavi i tuoi concerti. “Ciao!” “Ciao – dicevi - è una parola bellissima. È un saluto veneziano di chi dice: sono al tuo completo servizio.” “Ci vediamo quando ci vediamo”. Il tuo saluto a fine concerto. Sì perché, nonostante tutto, ci rivedremo ogni volta che sentirò la Musica che amavi, quella che tu chiamavi “Musica libera”. Di tutti. Ciao Ezio. Grazie. Bruno


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Foto Sabina Corradini

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