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dossier Periodico di approfondimento su imprese e Pubblica Amministrazione ANNO II - NUMERO 2 - MAGGIO/GIUGNO 2012

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Intervista al presidente di FORUM PA Carlo Mochi Sismondi


Dalla fine degli anni ’90 Olisistem e ITQ Consulting hanno lavorato sinergicamente alla costruzione di un gruppo coeso e strutturato in grado di offrire un ampia gamma di servizi e prodotti informatici alle imprese ed alla Pubblica amministrazione. Le due realtà hanno coniugato l’esperienza di Olisistem, sviluppata nell’ Assistenza Tecnica Hardware, e quella di ITQ Consulting, orientata ai servizi professionali ed allo sviluppo software, fondendosi in un’unica realtà Olisistem ITQ Consulting S.p.A. Il Gruppo Olisistem ITQ Consulting S.p.a. è oggi realtà leader nel mercato italiano dell’Information & Communication Technology che fornisce, attraverso oltre 700 specialisti, servizi professionali, assistenza tecnica e soluzioni tecnologiche. Servizi e soluzioni, realizzate negli anni al fianco dei maggiori players del mondo ICT, che hanno permesso al Gruppo di affermare e consolidare la propria immagine di partner affidabile e concreto

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Editoriale Francesco Ruoppolo Direttore responsabile

La Pubblica amministrazione 2.0 in vetrina lzi la mano chi almeno una volta nella vita non ha associato la Pubblica amministrazione alla parola burocrazia. E nella sua accezione peggiore: un complesso elefantiaco retto da procedure farraginose, che negli anni ha fatto percepire gli uffici pubblici come il regno dell’inefficienza. Certo ci vorrà ancora del tempo prima di far dimenticare del tutto questo accostamento, è vero, ma nel corso dell’ultimo decennio la Pa 2.0 ha compiuto enormi passi avanti sulla strada che conduce ad una compiuta democrazia digitale. E così, concetti come sviluppo, partecipazione e trasparenza sono stati mutuati dalla politica riempiendo di contenuti gli ideali ai quali dovrebbero rispondere i nostri rappresentanti: avvicinando cioè lo Stato ai cittadini e – per quanto resti ancora molto da fare in tal senso – rendendo loro la vita più semplice. Intanto, questi principi ispiratori sono entrati in pianta stabile nell’agenda digitale, tema destinato a egemonizzare la scaletta del Forum Pa in programma dal 16 al 19 maggio presso la Fiera di Roma. Che il percorso intrapreso sia quello giusto per elevare il tasso di competitività del nostro Paese emerge chiaramente dalle parole del presidente del Forum Carlo Mochi Sismondi il quale, intervistato da Oipa Magazine dossier, anticipa i punti salienti della manifestazione. All’appuntamento con la prestigiosa vetrina della Pubblica amministrazione non possono mancare Giorgio De Rita e un passaggio sul pianeta DigitPA. Il direttore generale di questo soggetto battistrada, nel suo genere, a livello europeo illustra nel colloquio che riportiamo all’interno del nostro periodico i segreti del Sistema Pubblico di Connettività (SPC), ponendo l’accento sulle infrastrutture tecnologiche alla base dei servizi offerti dalle pubbliche amministrazioni. E fornendo ampie delucidazioni su quelle che sono le criticità e le prospettive legate al mondo dell’egovernment. Di decertificazione, decentramento amministrativo e processi di innovazione tecnologica che vanno a beneficio degli enti locali e dell’intera collettività ci parla invece l’amministratore delegato di Ancitel (società che fa capo all’Associazione Nazionale Comuni Italiani), Paolo Teti. Inevitabile poi, nell’economia del confronto che si svilupperà nel corso del Forum Pa, è un riferimento alla riforma delle autonomie. A proposito di queste ultime, il magazine che state sfogliando ospita in un faccia a faccia virtuale su un problema annoso – e quanto mai d’attualità – come quello del ritardo nei pagamenti della Pa con le imprese, l’assessore alle Infrastrutture e ai Lavori pubblici della Regione Lazio Luca Malcotti e un rappresentante della categoria dei credit manager, Davide Carmine Cardogna. Sullo stesso argomento interviene anche la senatrice Simona Vicari, relatrice del decreto liberalizzazioni. Un testo che prevede, tra le altre cose, lo smobilizzo di 6 miliardi di euro chiamati a ridurre l’enorme mole di debiti accumulati dalla Pubblica amministrazione nei confronti degli imprenditori.

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LE PAROLE SONO INUTILI QUANDO I FATTI PARLANO PER TE LA GENESI DEL CAMBIAMENTO Negli ultimi 20 anni Recus SpA ha trasformato la filosofia del Recupero e le modalità operative spostando il baricentro del recuperato dall’esattore all’azienda. Abbiamo trasformato la Società da Agenzia di Recupero ad Azienda che Recupera, perchè abbiamo trasformato il Sistema da empirico a scientifico. La differenza tra i due sistemi consiste nel fatto che il primo si basa su situazioni contingenti, su eccellenze del singolo, ma i risultati non sempre possono essere costanti; mentre il secondo può e deve essere Prevedibile, Ripetibile, Costante e Tracciabile. Mentre ieri la maggior parte del lavoro era affidata all’Esattore, oggi la stessa pratica viene gestita da una pluralità di professionisti ognuno dei quali ha un compito specifico da eseguire in un tempo determinato.

RECUS SpA Viale della Repubblica 19/b . 31020 Villorba (TV) tel. 0422 1761289 - fax 0422 1761028 email: commerciale@recus.it

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Sommario INNOVAZIONE Service Innovation e Cultural Heritage: una strada per la crescita e la sostenibilità del Patrimonio Culturale pag 20 di Luigi Perissich, direttore generale di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici HP, soluzioni tecnologiche per supportare la Pubblica amministrazione di Antonio Menghini, responsabile Divisione PA di HP Enterprise Services Italia

EDITORIALI La Pubblica amministrazione 2.0 in vetrina pag 13 di Francesco Ruoppolo Più aziende e meno Stato la chiave per la crescita del “sistema Paese”? di Antonio Persici

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PA DIGITALE DigitPA per un’amministrazione digitale efficiente e condivisa Intervista a Giorgio De Rita, direttore generale DigitPA di Maurizio Pezzuco

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Proposte IBM per l’Agenda Digitale di Biagio De Marchis, capo della divisione di IBM dedicata al Settore Pubblico Dematerializzazione: meno carta e più efficienza nella Pubblica Amministrazione di Martina Fusco

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Rivoluzione Cloud: il futuro sulle “nuvole” di Pietro Giunti

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INTERVISTA DOPPIA

Ancitel, dai Comuni un impulso al federalismo dell’innovazione pag 11 Intervista a Paolo Teti, amministratore delegato Ancitel di Francesco Ruoppolo

Ritardi nei pagamenti: Pubblica amministrazione e Credit manager a confronto pag 31 Intervista a Luca Malcotti, Assessore alle Infrastrutture e Lavori Pubblici della Regione Lazio, e Davide Carmine Cardogna, Credit manager Euro Service Group Spa di Martina Fusco L’OSSERVATORIO

FORUM PA 2012

Liberalizzazioni, vita più facile per le imprese pag 34 Intervista alla Senatrice Simona Vicari, membro della X Commissione permanente (Industria, commercio, turismo) di Maurizio Pezzuco

OPEN GOVERNMENT, la strada obbligata per la PA del FUTURO Intervista a Carlo Mochi Sismondi, presidente FORUM PA di Maurizio Pezzuco Gli appuntamenti di FORUM PA OIPA MAGAZINE DOSSIER Autorizzazione Tribunale di Roma N. 483 DEL 31/12/2010 DIRETTORE EDITORIALE Antonio Persici antonio.persici@oipamagazine.eu DIRETTORE RESPONSABILE Francesco Ruoppolo francesco.ruoppolo@oipamagazine.eu COORDINAMENTO PROGETTO Giorgio Scribano giorgio.scribano@oipamagazine.eu

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Edilizia, indagine OIPA - Sole 24 Ore: imprese soffocate dai ritardi nei pagamenti della PA pag 36 di Maurizio Pezzuco IN BREVE di Martina Fusco

REDAZIONE Maurizio Pezzuco, Martina Fusco, Pietro Giunti HANNO COLLABORATO Luigi Perissich, direttore generale di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici; Antonio Menghini, responsabile Divisione PA di HP Enterprise Services Italia; Biagio De Marchis, capo della divisione di IBM dedicata al Settore Pubblico SEDE Via dei Bergamaschi, 58 – 00186 Roma Via Francesco Gentile 135 – 00173 Roma

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CONTATTI 06 726542375 +39 320 8396480 redazione@oipamagazine.eu PUBBLICITA’ info@oipamagazine.eu PROGETTO GRAFICO e IMPAGINAZIONE Marco Verani starservizi@tiscali.it STAMPA Star Servizi srl - Roma

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Editoriale Antonio Persici Direttore editoriale

Più aziende e meno Stato la chiave per la crescita del “sistema Paese”? a diverso tempo l’Italia sta pagando, rispetto ai più importanti Paesi europei, un ritardo economico, sociale e infrastrutturale. Porre questi temi al centro del dibattito politico nazionale significherebbe poter cogliere le principali opportunità di sviluppo che rappresentano un beneficio economico e sociale per l’intero Paese. Le difficoltà che oggi viviamo sono frutto della forte carenza di quelle strutture essenziali, deputate a svolgere il corretto svolgimento delle attività che costituiscono la base del vivere comune. A ciò va a sommarsi una quasi completa assenza di comunicazione tra lo Stato centrale e i suoi cittadini che, per necessità, si rivolgono quotidianamente alle sue strutture. Proprio il rapporto che lega il cittadino e la Pubblica amministrazione non è mai stato così semplice ed è da sempre oggetto di forte discussioni. Vi è mai capitato di dover prendere una giornata di ferie per ricevere chiarimenti su una multa o semplicemente per andare a pagare una cartella esattoriale con la speranza di concludere tutto in breve tempo? Il disbrigo di pratiche burocratiche è ormai divenuto nell’immaginario collettivo un sinonimo di mattinate trascorse in coda agli sportelli degli uffici competenti e di difficoltà nel capire come e dove muoversi. Immaginiamo il caso del signor Rossi al quale è stata notificata una multa per un’infrazione al codice della strada: dopo aver perso una giornata di lavoro per ricevere chiarimenti, per inoltrare un reclamo o semplicemente per andare a pagare la contravvenzione, torna verso la propria autovettura e … si ritrova sul parabrezza un’altra multa! Questo meccanismo, che può sembrare paradossale, è invece divenuto una consuetudine a causa della carenza di strutture amministrative (e dei relativi servizi) inadeguate a rispondere al fabbisogno dei cittadini. Negli ultimi anni, tuttavia, i primi segnali di cambiamento sono arrivati dalle istituzioni. Le novità introdotte dal ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione del precedente governo, Renato Brunetta (come “Linea Amica” e "Mettiamoci la faccia"), hanno sicuramente tracciato il nuovo indirizzo che la Pa intende perseguire nei rapporti con i cittadini. Una strategia improntata alla semplificazione ed all’utilizzo di tecnologie integrate per avviare un contatto diretto e più immediato con gli utenti. Ciò che è stato fatto è importante ma non può essere considerato sufficiente per un sistema che, nella sua globalità, va modificato sullo standard europeo. Il processo di ammodernamento della Pubblica amministrazione deve, dunque, essere al centro dell’agenda politica italiana, ed è per questo che Oipa ospita in questo numero il dott. Giorgio De Rita, direttore generale DigitPA, ente pubblico protagonista del processo di digitalizzazione in atto nel nostro Paese. L’obiettivo prefissato è quello di migliorare il dialogo

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Editoriale di utenti ed imprese con la Pa attraverso la realizzazione della cosiddetta “amministrazione digitale”. D’altronde è anche l’Europa che ce lo chiede a gran voce: l’agenda digitale presentata dalla Commissione europea è una delle sette strategie di crescita di “Europa 2020” che, avviata nel 2010, fissa proprio gli obiettivi di sviluppo da raggiungere entro il 2020. La recente crisi economica globale ha difatti messo in luce le carenze strutturali dell’economia del Vecchio continente. Individuare tali crepe e intervenire con correttivi specifici, rappresenterebbe una delle risposte concrete per trovare la via d’uscita in fondo al tunnel. L’agenda digitale è nata proprio per questo, per cercare di sfruttare al meglio il potenziale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per incentivare innovazione e progresso. Il ritardo dell’Italia su tali tematiche è chiaramente evidente e va superato soprattutto con il contributo e il sostegno di tutti. Se infatti la Pa “non ce la fa più” e fatica a risollevarsi da questo stato di impasse, allora perché non dare alle aziende del nostro Paese un ruolo di maggior rilievo? Il mondo va evolvendosi e tale trasformazione va interpretata celermente. “Più aziende e meno Stato” deve essere l’obiettivo da perseguire per permettere un cambio di passo netto e moderno del sistema. Per tutte queste ragioni Oipa, l’Osservatorio che fa del miglioramento del rapporto tra imprese e Pubblica Amministrazione la sua pietra miliare, non poteva esimersi dal partecipare a “Forum Pa 2012”. Lo staff ed i componenti della redazione del periodico d’informazione collegato (www.oipamagazine.eu) accoglieranno tutti coloro che interverranno all’evento catalizzando le idee, le impressioni, le proposte di chi deciderà di visitare il nostro stand. Fungere da tramite per tutti i soggetti che operano con la Pa è da sempre una nostra prerogativa. Abbiamo dato e continueremo a dare voce a coloro che, per le ragioni più disparate, continuano ad avere difficoltà nel farsi ascoltare. Il tema di “Forum Pa” di quest’anno, inoltre, dimostra che in questo scenario l’innovazione rimane la strada obbligata per recuperare l’efficienza smarrita nel tempo e per progettare un’amministrazione che impari a relazionarsi con i suoi cittadini. Il sistema vincente è racchiuso proprio in questo modello: nell’interazione diretta Pa/cittadino che risponda alle esigenze dell’utente con strumenti efficienti e in grado di prestare maggiore ascolto alle richieste ed alle aspettative dei singoli in un’ottica innovativa di citizen care.

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PaDigitale Maurizio Pezzuco

DigitPA per un’amministrazione digitale efficiente e condivisa Intervista a Giorgio De Rita, direttore generale DigitPA

n soggetto unico nel panorama europeo, allo stesso tempo regista e attore nel processo di digitalizzazione della Pubblica amministrazione italiana. Questa definizione di DigitPA è mutuata dalle parole di Giorgio De Rita, direttore generale dell’ente pubblico, non economico, che svolge funzioni di natura progettuale, tecnica e operativa, con l’obiettivo di migliorare il “dialogo” di cittadini e imprese con la Pubblica amministrazione, attraverso la realizzazione dell'amministrazione digitale. Ad Oipa Magazine, De Rita ha illustrato le caratteristiche della struttura che dirige, illustrando con onestà punti di forza e criticità.

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Il processo di digitalizzazione della Pa, è un passaggio fondamentale per lo sviluppo e l’ottimizzazione dei servizi delle amministrazioni pubbliche. Dottor De Rita, cosa rende DigitPA un soggetto unico nel panorama europeo? Infrastrutture, regole e controllo. DigitPA è coinvolta sul piano dell’egovernment quindi della digitalizzazione della Pa su fronti diversi. Non esistono in Europa agenzie simili alla nostra con questa triplice funzione. Sulla lunga strada del processo di digitalizzazione delle amministrazione pubbliche, questa è una caratteristica che è importante mantenere in un unico contenitore. Nel tempo andrà potenziata, arricchita e andranno fatti ulteriori inve-

stimenti ma è importante tenere collegate queste funzioni perché senza regole di funzionamento le infrastrutture hanno poco significato. Conosciamo meglio questi compiti. Uno dei ruoli strategici, di DigitPA consiste nella cura, progettazione, realizzazione e gestione del Sistema Pubblico di Connettività (SPC), ci spiega nel dettaglio in cosa consiste? Il Sistema Pubblico di Connettività è un insieme di infrastrutture tecnologiche e di regole tecniche che ha lo scopo di “federare” le infrastrutture ICT delle pubbliche amministrazioni al fine di realizzare servizi integrati

mediante regole e servizi condivisi. Il primo “ruolo” di DigitPA è appunto quello di essere il soggetto che gestisce l’SPC. Possiamo intendere il Sistema Pubblico di Connettività come un quadro di interoperabilità delle reti dei sistemi pubblici, per cui ogni amministrazione ha il proprio sistema informativo, la sua rete, le sue regole e linguaggi. L’amministrazione si trova necessariamente a dover parlare con tutte le altre Pubbliche amministrazioni e la capacità di parlare con tutte le altre amministrazioni è garantito da un sistema di interconnessione, l’SPC appunto.Come DigitPA, noi siamo i gestori di questa rete di secondo livello che consente di tra-

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PaDigitale durre il linguaggio di una Pa in quello delle altre, in modo che queste possano interagire in modo semplice, coerente e corretto. Veniamo alle regole tecniche. In una fase di sviluppo e ottimizzazione dell’egovernment quanto è importante avere norme chiare e immediate che facilitino la costruzione di una PA digitale? Avere regole chiare, universalmente condivise è di fondamentale importanza. Ed è nostro il compito di fare le regole tecniche. Ruolo complicato ma indispensabile. Senza una regolamentazione tecnica la Pa non riesce a fare quei passi avanti necessari verso l’egovernment e la digitalizzazione. La normativa primaria, cioè la legge scritta in Gazzetta Ufficiale è importante perché fissa una strada, ma non ti dà il modo in cui quella strada deve essere percorsa e quindi molte amministrazioni restano al palo. Pensiamo al Codice amministrazione digitale (CAD) quando parla di scambio di informazioni, di condivisione, di impossibilità per le imprese di dare dati o documenti di cui l’amministrazione è già in possesso. Sappiamo, ad esempio, che tutte le imprese per partecipare ad una gara devono rinviare il proprio bilancio le proprie autodichiarazioni, la propria documentazione. Questo inoltro successivo dal prossimo anno sarà vietato. Allora occorrono regole tecniche sullo scambio e conservazione dei dati. Pensiamo ancora al tema della fatturazione elettronica: come posso imporre le fatture elettroniche a tutte le Pa se non ho il formato della fattura?. Ecco, il nostro ruolo è di essere gli attori della standardizzazione della Pa. Tra le funzioni della struttura vi è anche una di valutazione, monitoraggio e coordinamento. E’ corretta definirla anche di “controllo”?

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Esattamente. Il terzo ruolo è quello che noi esercitiamo attraverso una funzione obbligatoria di pareri resi alle amministrazioni sugli investimenti in progetti importanti di investimenti per beni, servizi e infrastrutture ICT superiori a un milione di euro. Oltre questa soglia è necessaria una funzione d’acquisto coordinata che è molto importante. L'Ente inoltre formula pareri alle amministrazioni sulla coerenza strategica e sulla congruità economica e tecnica degli interventi e monitora l'esecuzione degli interventi e dei contratti.

D i g i t PA Svolge inoltre attività di monitoraggio dell'attuazione dei piani di ICT delle pubbliche amministrazioni e coordina, ove richiesto, le attività delle singole amministrazioni e ne verifica i risultati sotto il profilo dell'efficienza, efficacia e qualità dei sistemi informativi. Nonostante i miglioramenti realizzati negli ultimi anni, l’uso dei servizi pubblici online da parte degli italiani rimane uno dei più bassi d’Europa. Quali sono, a suo avviso, le zavorre che ancora non consentono alla Pubblica amministrazione di offrire servizi più “accessibili” per i cittadini? Gli ostacoli che la Pubblica amministrazione si trova a dover affrontare in questi mesi credo siano principalmente due.

Il primo riguarda la sicurezza. Occorre che all’interno delle amministrazioni ci sia maggiore consapevolezza del tema della sicurezza e una maggiore capacità di azione. Con un processo di evoluzione progressiva: non arriveremo mai alla soluzione ottimale che stiamo inseguendo, dobbiamo compiere il primo passo, a questo ne seguirà un secondo, poi un terzo, non possiamo pretendere oggi di avere una soluzione perfetta e in attesa della soluzione ottimale non fare nulla perché i confini della tecnologia si sposteranno sempre avanti. E’ importante dunque riuscire a partire, a fare il primo passo, anche se piccolo e incerto. Il secondo fronte è quello dell’attenzione verso le infrastrutture nazionali sui dati condivisi. Se non chiariamo quali sono le basi dati nazionali su cui tutte le amministrazioni possono investire e possono ricevere informazioni, non riusciremo a fare passi in avanti importanti. Pensiamo alla banca dati dell’anagrafe che è fondamentale. Se io erogo, ad esempio, servizi di recupero crediti, servizi di incasso, servizi di pagamento, di invio e consegna di moduli, ho bisogno di sapere dove posso indirizzare la mia ricerca, dove posso scrivere un sollecito. Ecco se non ho, come struttura pubblica o come società che è al servizio della struttura pubblica, l’accesso all’anagrafe probabilmente sarà tutto molto più difficile. Questo vale per i professionisti, per le imprese e per tutti i cittadini. Finché non avrò la capacità di individuare, sostenere e finanziare le grandi basi dati a cui le Pubbliche amministrazioni e i privati possono accedere, difficilmente riuscirò a trasferire fenomeni e progressi di digitalizzazione dentro le amministrazioni pubbliche.


PaDigitale Francesco Ruoppolo

Ancitel, dai Comuni un impulso al federalismo dell’innovazione Intervista a Paolo Teti, amministratore delegato Ancitel

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ganizzativo, tecnologico e funzionale divenendo l’interlocutore privilegiato delle Amministrazioni

Dottor Teti, in cosa consiste e come si articola l’attività di Ancitel? Ancitel S.p.A. è la società operativa dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci) che da venticinque anni supporta gli Enti locali nella gestione dei processi di innovazione tecnologica e organizzativa. In venticinque anni di attività l’Azienda è riuscita a diventare un punto di riferimento per il Sistema degli Enti Locali sperimentando, orientando e supportando i Comuni nel loro sforzo di adeguamento or-

Pubbliche centrali per l’implementazione dei processi di cooperazione amministrativa tra i diversi livelli di Governo. I principali ambiti di intervento di Ancitel concernono la semplificazione amministrativa, la cooperazione interistituzionale, i trasferimenti di competenze dalle amministrazioni centrali a quelle locali. Lo sviluppo di servizi proprietari e la realizzazione di infrastrutture nazionali di competenza di Enti centrali e dispiegate a favore dei Comuni, ha premesso ad Ancitel di sviluppare un rapporto consolidato con i governi locali. Inoltre, la costante presenza sul territorio, la qualità delle attività realizzate e il crescente riconoscimento da parte

entre il processo del federalismo prosegue a rilento tra stop and go e messaggi contraddittori, c’è una società che da un quarto di secolo mette in rete le conquiste della tecnologia a beneficio degli enti locali per il progressivo miglioramento dei servizi offerti. Parfoto Livio Anticoli liamo di Ancitel, un soggetto capace di creare nei fatti una sorta di decentramento dell’innovazione, un federalismo ante litteram che ha contribuito ad avvicinare il centro alla periferia. Il ruolo, l’attività e le prospettive della struttura che fa capo all’Anci, in questa intervista con l’amministratore delegato di Ancitel Paolo Teti.

delle istituzioni centrali, ha consentito ad Ancitel di creare un network che collega virtualmente la quasi totalità dei Comuni italiani. La rete Ancitel si propone di realizzare politiche di benchmarking che siano fondate sul confronto, sulla individuazione di buone pratiche e sul raggiungimento dell’eccellenza nei Comuni. Il modello a rete vede il Comune in una duplice veste: da un lato è il principale beneficiario del know how e delle professionalità che Ancitel negli anni ha sedimentato, dall’altro diventa esso stesso centro di expertise e di buone pratiche da diffondere tra gli attori della rete. In sostanza, ciò che Ancitel Spa si propone è di superare il tradizionale isolamento dei Comuni, caratterizzati da bassi livelli di integrazione, attraverso forme crescenti di interazione e di interconnessione (anche elettronica) che favoriscono livelli di consapevolezza e di reciprocità, lo sviluppo di strumenti innovativi indispensabili nella gestione del cambiamento. Qual è l’importanza di Ancitel nell’ottica del decentramento amministrativo? Il processo del decentramento am-

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PaDigitale ministrativo, e cioè del progressivo trasferimento delle funzioni amministrative dal centro verso il territorio, è in atto da molti anni, e nel corso del tempo ha assunto anche denominazioni e sfumature differenti, secondo quelle che di volta in volta sono state le esigenze della politica, al punto da assumere da ultimo la denominazione “forte” anche se impropria, di federalismo. Da un punto di vista fattuale la realtà percepita da tutti i cittadini è che gli uffici del proprio Comune costituiscono la prima interfaccia con la Pubblica amministrazione, per cui si potrebbe affermare che nei fatti la formulazione dell’art. 118 della Costituzione introdotta nel 2001 in occasione della Riforma del Titolo V descriva ormai una situazione reale. La realtà istituzionale tuttavia è ben diversa, in quanto il disegno del decentramento subisce continuamente arresti, corto circuiti, contraddizioni. La Carta delle Autonomie è ancora al palo; il cosiddetto Federalismo fiscale va avanti tra marce indietro e contraddizioni (emblematico è il caso dell’Imu, che ne doveva essere il perno: assistiamo invece al paradosso per cui ora è lo Stato che compartecipa del gettito dell’imposta municipale!), i Sindaci si trovano a fronteggiare i bisogni e le esigenze dei cittadini con risorse sempre più esigue e a governare l’economia locale con leve sempre più ridotte. Quale ruolo può essere assunto da Ancitel per semplificare le operazioni di pagamento e riscossione, in vista delle nuove tasse introdotte dal governo (Imu in testa)? Ancitel ha ispirato una progettualità nazionale sul tema del pagamento verso gli enti locali di oneri e tributi che mira a superare tutti gli ostacoli che oggi rendono arduo il percorso verso la totale dematerializzazione di questo processo. La sua concezione di hub nazionale dei pagamenti

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verso la Pa locale si ritrova anche nella recente revisione del Codice dell’Amministrazione Digitale, ponendo in capo a DigitPA il ruolo di intermediario tra tutti gli enti centrali e la rete del sistema interbancario. Al riguardo, si sta munendo di tutti gli strumenti necessari, a svolgere un ruolo di intermediazione tra il Nodo di Pagamenti di DigitPA e gli enti locali, in particolare quelli piccoli, in modo da garantire la rapida messa a regime di questo nuovo strumento. Il team di ricerca, recentemente costituito a Napoli, rappresenta il nuovo e avanzato laboratorio di Ancitel dove si sperimentano soluzioni innovative di dematerializzazione e rendicontazione del pagamento verso le Pal, e al quale giungono numerose le manifestazioni d’interesse da parte di Amministrazioni locali che intendono prendere parte alla sperimentazione Può illustrarci i nuovi servizi ai quali Ancitel sta lavorando? Ancitel vuole consolidare la propria posizione nel settore della consulenza, e contemporaneamente estendere l’ambito di influenza in quello della formazione, attraverso strumenti e metodologie innovative. Sotto il primo profilo abbiamo appena lanciato il servizio “Liberalizzazioni”, che supporta i comuni nell’attività di revisione dei regolamenti comunali, al fine di garantire il rispetto del principio di libertà d’iniziativa economica per cittadini e imprese. Il servizio consente la piena attuazione delle nuove regole contenute nei decreti Cresci Italia e Semplifica Italia. Sul secondo versante, le più recenti iniziative riguardano la formazione a distanza sui temi del Codice dell’amministrazione digitale e dei Contratti pubblici, due ambiti eterogenei ma entrambi caratterizzati da una forte trasversalità in tutti i settori comunali. Il Cad garantisce i diritti digitali dei citta-

dini verso tutti gli uffici della Pa, la normativa sui contratti pubblici costituisce il baluardo della legalità e della concorrenza nel contesto dell’impiego di risorse pubbliche per l’acquisizione di beni, servizi e forniture. Sul versante più propriamente tecnologico Ancitel ha lanciato la sua interpretazione dei servizi infrastrutturali cui un ente locale può avvalersi per diventare nel più breve tempo possibile coerente con la spinta innovativa richiesta dal Codice dell’Amministrazione Digitale. In quest’ottica Ancitel ha scelto il paradigma Cloud quale strumento per rendere questi importanti servizi accessibili ai Comuni a costi molto contenuti. Da oggi quindi con Ancitel è possibile, in modalità Cloud, apporre timbri digitali ai propri documenti per renderli stampabili mantenendone prova dell’autenticità, conservare digitalmente i documenti in modalità Cad compatibile e i log degli amministratori di sistema in modalità coerente alla prescrizioni del Garante della Privacy, effettuare Disaster Recovery e garantire la Business Continuity dei servizi dell’ente rispettando le prescrizioni del Cad, pubblicare i propri atti su un Albo Pretorio totalmente digitalizzato, ricevere le pratiche edilizie di qualunque natura attraverso il Sipem e le pratiche relative ad Attività Produttive attraverso SuapTel. Molti altri servizi sono inoltre in fase di allestimenti, tutti progettati e realizzati in un ottica di massima attinenza al processo amministrativo locale. A che punto siamo con la decertificazione? La decertificazione è legge dal primo gennaio di quest’anno. La norma è chiarissima e prevede anche sanzioni per gli uffici pubblici che rilascino certificati non necessari. Tuttavia anche questa mini-riforma presenta


PaDigitale alcuni aspetti non chiari che disorientano cittadini ed uffici comunali: ne sono testimonianza le circolari interpretative che si stanno susseguendo in questi mesi. L’aspetto che deve essere rimarcato è che la disposizione prevede due strumenti di semplificazione: da un lato l’autocertificazione, dall’altro l’acquisizione delle informazioni direttamente alla fonte, cioè presso l’amministrazione che detiene il

dato, per evitare che il cittadino si trasformi nel postino che trasporta di dati da un ufficio all’altro. Il successo di questa importante innovazione e semplificazione dipende proprio dalla capacità della Pa di connettersi in rete al fine di condividere dati e informazioni, ovviamente nel rispetto della normativa a tutela dei dati personali e degli standard necessari per garantire la sicurezza dei dati. Ancitel è attiva su questo

Ancitel S.p.A. è la principale società dell'Anci - Associazione Nazionale Comuni Italiani - che da 25 anni supporta gli enti locali nella gestione di tutti i processi di innovazione. Dalla sua fondazione, avvenuta nel 1987, Ancitel affianca le pubbliche amministrazioni locali con un'ampia rete di servizi e progetti ideati per rispondere alle loro esigenze operative quotidiane. Tra i principali servizi web di Ancitel i più conosciuti sono: Anci Risponde, Giornale dei Comuni, Documentazione, Archivio Giuridico Enti Locali, Misure dei Comuni, Bilanci dei Comuni, i Servizi per la polizia locale, il Servizio integrato produzione atti ed Istatel. Ancitel opera in seno ad importanti progetti interistituzionali di rilevanza nazionale come: il Sistema di accesso ed interscambio anagrafico (Saia), il Sistema

versante attraverso la progettazione di nuove funzioni dell’infrastruttura nazionale Saia (Sistema di Accesso ed Interscambio Anagrafico), per consentire la più facile verifica delle certificazioni attinenti la materia anagrafica. Inoltre è attiva, presso il laboratorio Smart, una linea di progettazione tesa ad estendere le funzioni dell’esperienza Saia anche ad altri dati gestiti dalle amministrazioni locali.

di gestione delle agevolazioni sulle tariffe energetiche (Sgate), il Sistema di monitoraggio degli interventi in campo ambientale, il Servizio centrale del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, la Sperimentazione per il trasferimento di competenze ai Comuni per il rilascio dei titoli di soggiorno ai cittadini stranieri, il Programma nazionale di protezione dei minori stranieri non accompagnati. L'esperienza maturata negli anni, insieme alle capacità di coinvolgimento dei Comuni, fanno si che Ancitel sia stata scelta come partner affidabile dai principali organismi istituzionali italiani, tra i quali: Camera dei Deputati, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero dell’Ambiente, Ministero dell’Interno, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Ministero dello Sviluppo Economico, Autorità per l'energia elettrica e il gas.

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ForumPA2012 Maurizio Pezzuco

OPEN GOVERNMENT, la strada obbligata per la PA del FUTURO Intervista a Carlo Mochi Sismondi, presidente Forum PA ORUM PA 2012, una grande vetrina per la Pubblica amministrazione e allo stesso tempo un punto di incontro con cittadini e imprese. Qual è il tema guida di questa edizione? Il tema chiave del FORUM PA 2012 è L'Open Government come strada obbligata per la PA del futuro. Il modo più efficace per superare la fase estremamente critica che stiamo vivendo è quello di agire nella direzione di una forte discontinuità. Noi individuiamo nel paradigma dell’Open Government questa discontinuità e l’unica via per creare una Pa aperta, in grado di dare gambe all’innovazione e speranza a cittadini e imprese. In questo contesto di “innovazione necessaria” FORUM PA si propone come luogo della divulgazione e messa a sistema delle esperienze italiane di Open Government, come catalizzatore di nuove alleanze, come stimolo culturale, lobbistico e operativo per rimuovere gli ostacoli e le chiusure normative, organizzative e tecnologiche che si oppongono ad una Pa realmente aperta. Per far questo chiama al tavolo della riflessione e della progettazione sia il Governo, sia le imprese di Ict, cominciando da quelle più smart e innovative, sia le amministrazioni centrali e locali con pari dignità importanza, pur nei diversi ruoli, sia, infine, tutti gli attori territoriali dell’innovazione (università, parchi scientifici, camere di commercio, sistema del credito).

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Lentamente la crisi economica sta allentando la morsa sul nostro Paese. Mai prima di ora l’azione per il risanamento dei conti pubblici è chiamata a coniugarsi con il progresso tecnologico. “Risparmiare innovando”, si può? Di quali strumenti disponiamo? Non solo si può, ma assolutamente si deve. I tagli lineari alla spesa pubblica sono due volte ciechi: la prima perché non discriminano buone spese da sprechi e investimenti da mere spese per la sopravvivenza dell'apparato e, non discriminando, non educano alla scelta e alla responsabilità, ma sono ciechi anche perché non guardano al futuro. Deprimere gli investimenti in tecnologia non solo è miope, ma costituisce un depauperamento certo delle nostre prospettive per i prossimi anni. Progetti

complessi di informatizzazione ed ammodernamento: la dematerializzazione, il fascicolo sanitario elettronico, il cloud computing per la Pa e il consolidamento e la riduzione delle banche dati e dei data center pubblici, la giustizia digitale, non sono solo grandi occasioni di crescita della qualità dei servizi e quindi della vita di cittadini ed imprese, sono anche grandi occasioni di chi attua una politica industriale lungimirante ed attiva. Recentemente Neelie Kroes, vicepresidente della Commissione europea e commissario per l’Agenda Digitale Ue, ha “bacchettato” il nostro Paese sull’attuazione dell’Agenda digitale. In cosa l’Italia è ancora indietro rispetto agli altri Stati europei? Basta guardare i dati più salienti, come ad esempio quelli che sono stati presentati proprio alla vicepresidente Kroes nell'interessante Italian Digital Agenda Forum che ha organizzato Confindustria Digitale con la collaborazione di FORUM PA: gli italiani usano meno Internet rispetto ai loro omologhi europei (81% dei giovani contro i 91% di media europea; 60% contro 82% tra gli adulti; 20% contro il 40% degli anziani); ma usano meno Internet anche per interagire con la Pa ( 22% contro il 41% della media europea a 27

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ForumPA2012 paesi); usano meno la rete per fare acquisti (15% contro il 43% della media europea); anche le imprese italiane usano meno la rete: solo il 4% vende su Internet contro il 13% di media europea e il 20% della Germania.

ha introdotto nuovi criteri, nuove tecniche e nuove metodologie. In breve: il potere sostitutivo di un dirigente inadempiente contro l’inerzia, il principio omeostatico del taglio automatico degli oneri contro le ricadute, l’uni-

La nostra arretratezza non è solo di infrastrutture, su cui stiamo recuperando, sia pure con colpevoli ritardi ed omissioni gravi come per esempio il satellitare, ma soprattutto di cultura e di investimenti mirati in formazione e, soprattutto, in servizi online. La gente usa quel che gli serve.

cità dell’amministrazione contro la molteplicità degli sportelli, l’approccio teleologico, per cui ci chiediamo ogni volta se vale la pena e che a serve un procedimento, contro l’autonomia tecnocratica delle disposizioni, il buon senso e l’atteggiamento di ascolto come metodo di lavoro. Per le tecnologie i paradigmi che ci vengono in aiuto sono innanzitutto quelli del cloud computing, su cui l'Italia è però pericolosamente carente di linee guida di governo, con i suoi connessi strutturali risparmi sia di risorse umane sia di spese, sia infine, da non sottovalutare, di emissioni di CO2; poi la straordinaria occasione che è data dall'utilizzo pubblico, mediante Open Data, del patrimonio informativo delle amministrazioni, infine l'approccio olistico delle Smart city e delle Smart community. Infine, ultima ma non ultima, la revisione dei modelli di procurement e di partnership tra amministrazioni e aziende private. Qui c'è davvero molto da fare e si va ad impattare su culture radicate e conservatrici da entrambe le parti. Durante FORUM PA 2012 cercheremo di sviscerare tutti

Il nostro giornale dedica molta attenzione al rapporto tra imprese e Pubblica amministrazione. Semplificazione, dematerializzazione, cloud computing, l’evento è l’occasione per mostrare in concreto come il rapporto tra cittadini, imprese e Pa stia velocemente mutando? Siamo in una fase di veloci cambiamenti imposti da una crisi ben più grave di quel che immaginassimo. I trend principali che vedo sono appunto semplificazione dei processi amministrativi e taglio degli oneri burocratici, uso più efficiente della tecnologia tramite l'adozione di nuovi paradigmi tecnologici, nuove modalità di partnership pubblico-privato. Per quanto attiene alla semplificazione il decreto "Semplifica Italia" costituisce una discontinuità importante:

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ForumPA2012 e tre questi grandi settori di innovazione, con un occhio sempre attento all'impatto sui cittadini. Questa edizione racchiude anche una sezione congressuale, un vero e proprio “percorso formativo” mirato a dirigenti e funzionari pubblici. Ci spiega nel dettaglio di cosa si tratta? L’edizione 2012 di FORUM PA ha l’obiettivo di offrire a tutti i partecipanti l’occasione per tornare a casa con un bagaglio di conoscenze nuove, originali, ma soprattutto applicabili al proprio lavoro quotidiano. Già nelle passate edizioni di FORUM PA un posto di primo piano è stato assegnato ai seminari, ai master, alle officine, tutte occasioni di lavoro collaborativo, formazione e aggiornamento completamente gratuite. Quest’anno l’offerta formativa sarà ancora più focalizzata su aree e profili professionali ben definiti, così da offrire ad ognuno la possibilità di disegnarsi un percorso di formazione personalizzato, scegliendo tra le centinaia di appuntamenti quelli “su misura” per il proprio ruolo o incarico. Lo svolgimento del percorso durante i giorni di FORUM PA verrà certificato con il rilascio di un attestato di partecipazione. Insomma, FORUM PA 2012 sarà una grande scuola di innovazione, a costo zero, che offrirà centinaia di ore di formazione a tutti i dirigenti, funzionari e dipendenti della pubblica amministrazione e, naturalmente, anche a rappresentanti ed operatori del settore privato. FORUM PA si propone anche come momento di approfondimento con il mondo della politica e dei media. Attorno a quali aspetti dell’innovazione si svilupperà il dibattito? Ci proponiamo di costituire, con circa un centinaio tra convegni e key note, un potente stimolo alla politica perché superi ogni incertezza e cavalchi con coraggio l'innovazione nei suoi tre aspetti chiave. Tre sono i campi in cui infatti il concetto di “openess” ci viene in aiuto per cambiare le amministrazioni: l’innovazione istituzionale, l’innovazione organizzativa, l’innovazione tecnologica. L’innovazione istituzionale: dobbiamo ripensare, sotto il profilo della “apertura” la stessa geografia delle nostre istituzioni e, conseguentemente, delle nostre amministrazioni, dal punto di vista del lavoro collaborativo, aperto all’apporto dei cittadini e del mercato, piuttosto che dal punto di vista “egoistico” della mera sopravvivenza. L’innovazione organizzativa: il d.lgs 150/09, con i suoi principi di valutazione, premialità, merito, trasparenza, responsabilità per la dirigenza ha costituito una discontinuità importante nell’organizzazione delle amministrazioni. Sempre più spesso si sente parlare però di un sostanziale fallimento della riforma. Al di là delle pole-

miche cerchiamo di capire se le basi del cambiamento lì previsto sono funzionali alla Pa che ci serve. La strategia open ci parla di un’amministrazione aperta sin dalla sua organizzazione interna: i principi quindi della trasparenza, della valutazione organizzativa e individuale, dell’ascolto della soddisfazione e del parere dei cittadini e delle imprese, della responsabilità sociale ne sono, in questo senso, pilastri portanti. L’innovazione tecnologica: è proprio dalle tecnologie innovative della comunicazione e dell’informazione che il paradigma “open” nasce: prende infatti le mosse dalle tecnologie dei software open source che permettono all’utente di mettere mano ai codici sorgenti per cambiarli e migliorarli, così come la Pa che vogliamo deve permettere ai cittadini di essere attori attivi dei processi e della costruzione e fornitura dei servizi. L'approccio open vuole una Pa che sia costruita come una rete di amministrazioni interconnesse e interoperanti, le tecnologie della rete permettono ora alla Pa una nuova organizzazione e abilitano le grandi operazioni di open data, g-cloud, Pa 2.0 che sono insieme un obiettivo di apertura, partecipazione e democrazia e uno strumento di efficienza, efficacia, risparmio di risorse e che costituiranno l’oggetto di approfondimenti tematici da parte di FORUM PA.

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Gli appuntamenti di Il Presidente del Consiglio, Mario Monti, inaugurerà mercoledì 16 maggio la XXIII edizione del FORUM PA, la più importante manifestazione nazionale dedicata alla formazione e alla condivisone di best practice della Pubblica amministrazione e delle imprese innovative.

16 MAGGIO 2012 09:50 - 12:30 genda digitale, sviluppo, Convegno inaugurale “A liana alla crescita” semplificazione: la via ita 15:00 - 18:00 Agenda Digitale italiana erce Lo sviluppo dell’e-comm :00 15:00 - 18 zza informatica: Prima giornata sulla sicure sullo stato dell'arte, nto pu una giornata per fare il , sui principali sugli adempimenti di legge peto tap problemi e opportunità sul 16:00 - 16:45 lia - Key Note di Frieda Il progetto Wikimedia Ita Brioschi

18 MAGGIO 2 012 10:00 -

13:00 Agenda Digitale italiana - E-gov e Open Data ernment 10:00 - 10:45 Open data e gior na di Gian Antonio lismo basato sui dati - Key Not e Stella 15:00 - 18:00 Agenda Digitale italiana - Ricerca 16:00 - 16:50 e Innovazione Semplificazioni e efficienza e diri interoperabilità tra necessità tti - Intervista a di Francesco Pizz 17:00 - 17:50 etti La cultura del da lizzo per le polit to, dei dati aperti e del loro ut iiche - Lectio m agistralis di Enr Giovannini ico

IO 2012 G G A 17 M

inforzazione z ti e b a 13:00 a - Alf 10:00 - Digitale italian a ey Agend rché - K e p e t n matica 1:45 e 1 overnm 11:00 - r ripartire l’e-g a a Come f lfonso Fuggett up di A i d are start e te r c No e m i e. Co 12:45 12:00 - re l’innovazion ianluca Dettor G i ia Finanz - Key Note d rvio ini - Inte d ta it c success 2:50 i vita de 1 12:00 - y e qualità della it Smart c o Fassino urezza r ie P ure e sic a tt u sta tr s a r 0 - Inf 18:0 15:00 - igitale italiana D a d Agen

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19 MAGGIO 2012 10:00 - 13:00 Premiazione: A scuola di Innovazione 10:00 - 13:00 10x10 Storie di qualità 10:00 - 13:00 Convegno conclusivo (Premiazione di AppsforItaly)


Innovazione Luigi Perissich Direttore generale di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici

Service Innovation e Cultural Heritage: una strada per la crescita e la sostenibilità del Patrimonio Culturale La cultura è una risorsa, una vera e propria industria, è un valore che va usato come leva per uscire in maniera virtuosa dalla crisi economica e sociale e dalla recessione in corso. Ai privati la disponibilità a investire e al Governo e alle Regioni la “mission” di creare un quadro normativo favorevole a questo auspicato e necessario sviluppo l 19 marzo scorso Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici su incarico della Direzione Generale Imprese e industria della Commissione europea ha promosso, insieme a Unindustria (di Roma, Frosinone, Rieti e Viterbo) con il patrocinio dell’Agenzia per la promozione delle tecnologie per l’innovazione la partecipazione del Commissario Antonio Tajani e del Sottosegretario Claudio De Vincenti, un incontro dal titolo: “Come le politiche industriali di innovazione dei servizi possono contribuire allo sviluppo sostenibile delle Regioni: un’opportunità per beni culturali e turismo”. La crisi finanziaria ha sollevato questioni fondamentali sulla capacità degli attuali modelli di sviluppo di rilanciare la competitività delle regioni europee ed in particolare di quelle in ritardo di sviluppo o caratterizzate da una struttura produttiva incentrata sulle produzioni manifatturiere tradizionali o su servizi a basso contenuto tecnologico. Tutte le attuali politiche degli Stati membri sono perlopiù caratterizzate da politiche di rigore e di contrazione del deficit pubblico. Esse stanno dando dei risultati positivi sul fronte dell’abbattimento dei tassi di interesse e sulle prospettive future di riduzione dei deficit pub-

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blici ma, a mio avviso, mentre la gran parte dei cittadini comprende che il momento di crisi necessita sacrifici, non trova ancora una chiara indicazione della direzione che i governi intendono intraprendere per rilanciare la crescita e l’occupazione. Questa mancanza di prospettiva chiara, aggrava la sensazione di negatività del momento e influisce sulla fiducia nel futuro. Nel corso del convegno si è esaminato come le politiche industriali e l’innovazione dei servizi possono contribuire alla crescita dei territori con un focus particolare su cultura e turismo prendendo come spunto le conclusioni del rapporto dell’Expert Panel on Service Innovation dell’UE, che suggeriscono di utilizzare la “capacità di trasformazione dell’innovazione dei servizi”, ad esempio, per ristrutturare il manifatturiero esistente in “new manufacturing” creando strutture industriali e di servizi realmente competitive prendendo ad esempio i “large - scale demonstrator” che possono favorire delle risposte alle sfide sociali e rilanciare la crescita, lo sviluppo economico e l’occupazione partendo da settori chiave sinora poco innovativi quali il Turismo e la Cultura. Ma contrariamente a quanto sarebbe necessario, nel nostro Paese il binomio

economia/cultura, sta consumando, proprio in questo momento critico, una rottura mai conosciuta prima d’ora almeno nell’epoca contemporanea. Una duplice rottura. Verso sé stessa, verso la tradizione alta di un Paese che nel confronto mondiale non ha paragoni su quello che definiamo patrimonio culturale e una rottura anche verso l’Europa, se è vero che ci sono paesi e governi che, nel pieno della tempesta finanziaria internazionale, hanno deliberatamente scelto di rafforzare il loro impegno di investimento culturale, inscrivendolo in una posizione privilegiata, dentro un più generale disegno di sviluppo e di rilancio delle proprie economie. La cultura è una risorsa, una vera e propria industria, è un valore che va usato come leva per uscire in maniera virtuosa dalla crisi economica e sociale e dalla re-


Innovazione cessione in corso. Parlo di cultura come di un articolato e complesso sistema che chiama in causa il sapere, la conoscenza, la creatività e la fruibilità delle opere e dei luoghi, dal paesaggio ambientale al teatro, dai musei alle chiese, dalle città d’arte ai parchi archeologici, dalle soprintendenze ai privati che producono servizi e tecnologie per la sua preservazione e diffusione. Non c’è oramai studio e analisi che non dimostri come i servizi e i prodotti culturali siano in grado di alimentare risorse economiche e accrescere occupazione, specialmente quella giovanile. Secondo Eurostat e WTO il settore turistico e quello culturale forniscono, in termini di PIL, un contributo maggiore rispetto a quello di settori più tradizionali, come costruzioni e agricoltura. E questo è vero per tutti i paesi europei. Basti pensare che il contributo al PIL nazionale è del 2,3%, pari a 36 miliardi di euro, inferiore di quasi la metà rispetto a Francia e Regno Unito che realizzano intorno agli 80 miliardi di euro. Questo differenziale negativo lo paghiamo con minore occupazione, dove Germania e Regno Unito sono i best performer, rispettivamente con il 2,8 e 2,9% di occupati sul totale, mentre l’Italia resta ferma al 2%, (- 230 mila posti di lavoro qualificato e giovanile). Il Regno Unito ha un ritorno economico sugli asset culturali di tre volte

superiore a quello italiano. Un’altra conferma, di come la ricchezza del patrimonio culturale italiano, abbia enormi potenzialità di crescita non ancora sfruttate. Vediamo infatti come le città che investono in cultura registrano nel tempo tassi di crescita locale sorprendenti. E includono, in questo genere di investimento, anche quello specifico fattore distintivo che non viene misurato da alcun parametro del PIL e che è il contributo irrinunciabile alla qualità della vita quotidiana dentro la città come spazio di relazione sociale e culturale, un contributo decisivo a quello che l’Europa chiama Societal Challanges e che noi vogliamo definire PIC, Prodotto Interno Culturale. Eppure si tratta ancora in Italia, tranne che per alcune poche aree di eccellenza, di una risorsa abbondantemente trascurata. Per questo abbiamo lanciato una petizione che chiede al Parlamento Europeo di inserire questa importante sfida nelle Societal Challenges del programma di ricerca e innovazione Horizon 2020: la petizione può essere sottoscritta al seguente indirizzo www.confindustriasi.it. La realtà con cui misurarsi è sempre di più quella di vivere dentro un immaginario ormai globalizzato, ipermediatico e ipertecnologico nel quale occorre rispondere con rapidità ed efficacia ad una pluralità di domande, a partire da come si può es-

sere attrattivi per gli investitori dell’industria culturale. E’ indubbio che ancora paghiamo il ritardo con cui sono state introdotte nel sistema dei beni culturali e museali italiani alcune misure di efficientamento come il prolungamento degli orari di accesso ai siti di interesse culturale, la presenza di guide turistiche digitali e di supporti audiovisivi, l’allestimento di book shops. Servizi primari e complementari insieme, che uniti alla necessaria autonomia gestionale ai privati è necessaria ad attivare investimenti con benefici per il pubblico e i privati. Beni culturali, turismo culturale, patrimonio culturale italiano. Intrecciando tra loro questi percorsi siamo in grado di partire per un viaggio dentro la crisi economica e sociale del nostro paese intravvedendo vie d’uscita praticabili, risposte possibili, cambiamenti realizzabili. L’Italia deve diventare l’hub europeo della cultura e la condizione per poterlo fare è in fondo una sola: produrre innovazione concreta e reale, permettendo alle imprese di rendere produttivo e sostenibile questo settore, come dovunque avviene in Europa, fornendo in tal modo al nostro paese una forte leva per crescere. Ai privati la disponibilità ad investire e al Governo e alle Regioni la “mission” di creare un quadro normativo favorevole a questo auspicato e necessario sviluppo.

CONFINDUSTRIA SERVIZI INNOVATIVI E TECNOLOGICI dossier

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Innovazione Antonio Menghini Responsabile Divisione PA di HP Enterprise Services Italia

HP, soluzioni tecnologiche per supportare la Pubblica amministrazione partire dalla fine degli anni ’90 i sistemi informativi delle amministrazioni pubbliche hanno subito una profonda trasformazione in termini di contesto operativo di riferimento. Mentre in passato sono stati caratterizzati da flussi da e verso l’esterno basati essenzialmente su supporto cartaceo, oggi è in atto un processo di digitalizzazione della PA spinto dalla sempre maggiore diffusione di tecnologie dell’in-

vizi pubblici e nello svolgimento dei procedimenti amministrativi. Le amministrazioni possono così rispondere alle esigenze delle differenti tipologie di utenti con cui interagiscono: da una parte, utenti tecnologicamente all’avanguardia abituati ad accedere ai propri servizi in qualsiasi momento, ovunque e in sicurezza, che richiedono servizi funzionalmente sofisticati, di immediato e facile utilizzo, ad elevata personalizzazione; dall’altra parte, utenti con accesso basso o nullo alle tecnologie digitali, nei confronti dei quali è indispensabile offrire servizi tradizionali e, allo stesso tempo, sviluppare azioni di “inclusione” digitale affinché possano progressivamente accedere ai servizi on-line. L’approccio all’universo digitale da parte del sistema amministrativo-burocratico deve essere quindi in grado di sviluppare processi snelli e vantaggiosi per gli utenti volti a consentire la disponibilità dell’informazione o del servizio digitale, in grado di far loro cambiare abitudini spesso molto radicate che li portano a rivolgersi allo stesso sportello, o ricorrere alla stessa procedura. HP supporta il settore pubblico con numerosi progetti quali, ad esempio, il Sistema Pubblico di Connettività (interoperabilità, integrabilità e sicurezza) e la gestione in outsourcing di Sistemi Informativi ed Informatici per amministrazioni ed enti. A ciò si somma l’innovazione continua che ha consentito e consente di porre in campo importanti sperimentazioni al servizio della PA italiana (es. Posta Elettronica Certificata della PA, Porte di dominio applicative). Un esempio concreto è il progetto "La Scuola In Chiaro", realizzato da HP con il MIUR nell'amformazione e della comunicazione, che consen- bito del contratto di full outsourcing, punto di partono di ottimizzare il lavoro degli enti e di offrire tenza per il nuovo paradigma della massima agli utenti (cittadini ed imprese) nuovi e più ra- trasparenza in ambito pubblica amministrazione pidi servizi. Un sistema di amministrazione digi- basato sul concetto degli open data, e verso la reatale comprende l'insieme delle attività lizzazione di modello innovativo di Smart Cities. amministrative che si svolgono tramite le tecno- Fortemente voluto dal Ministro della Pubblica logie informatiche e la rete al fine di perseguire Istruzione Italiana, il progetto che ha avuto inizio obiettivi di efficacia, efficienza, economicità, tra- a metà del mese di dicembre 2011 ha lo scopo di sparenza e democraticità nell’erogazione dei ser- sostenere le famiglie, con i servizi on-line, durante

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Innovazione il processo di scelta e la registrazione di circa 2 milioni di studenti delle scuole pubbliche primarie e secondarie, in totale circa 11 mila scuole e 40 mila siti scolastici. Lo studio della soluzione ha richiesto il re-engineering e la razionalizzazione del processo amministrativo, la progettazione e l'implementazione della soluzione, la produzione degli strumenti di comunicazione adeguati. Dopo poco l’avvio del sistema, oltre 500 famiglie e studenti avevano già utilizzato l'innovativo processo on-line e le scuole ricevuto le registrazioni. Questo progetto si aggiunge a ScuolaMia, il pacchetto di servizi scolastici online realizzato da HP per conto del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca e del Ministero della Pubblica Amministrazione e Innovazione, le famiglie possono essere tempestivamente informate su assenze e ritardi dei propri figli, richiedere certificati direttamente online, prenotare un colloquio con i docenti, ricevere la pagella via internet in formato PDF. O ancora l’iniziativa ViviFacile ideata dal Ministero della Pubblica Amministrazione e Innovazione, grazie alla quale la Pubblica Amministrazione italiana realizza un nuovo approccio che pone al centro della propria azione l’interazione in mobilità con i fruitori dei propri servizi, siano essi cittadini, professionisti e imprese. ViviFacile è un progetto innovativo che abilita il cittadino, il professionista o l’impresa a interagire mediante dispositivi mobili, anche di vecchia generazione, con i servizi online presenti e futuri resi disponibili dalle Pubbliche Amministrazioni centrali e locali (siano essi scambi informativi o transazioni vere e proprie). In questo modo la Pubblica Amministrazione diventa più facile e “vicina”, poiché disponibile 24

ore al giorno in ogni luogo coperto dal segnale degli operatori. Al di fuori dei confini italiani, HP collabora con il governo fiammingo, che ha trasformato il proprio ambiente tecnologico grazie alle nuove soluzioni HP Application Transformation, offrendo così servizi immediati a più di sei milioni di cittadini. HP si impegna quindi concretamente per supportare la PA, mettendo a disposizione un ampio portafoglio integrato e “open” di competenze, soluzioni tecnologiche ed esperienze concrete, per una realtà di servizio più moderna ed efficiente in grado di sfruttare le potenzialità offerte dal cloud computing. Grazie a un ampio portafoglio integrato e “open” di competenze, soluzioni tecnologiche ed esperienze concrete, l’uso della tecnologia nelle pubbliche amministrazioni si trasforma per essere a misura del cittadino e delle sue necessità, per una realtà di servizio più moderna ed efficiente.

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Innovazione Biagio De Marchis Capo della divisione di IBM dedicata al Settore Pubblico

Proposte IBM per l’Agenda Digitale BM ritiene che la costituzione di una cabina di regia dell’Agenda Digitale rappresenti un passaggio fondamentale nel processo di digitalizzazione del nostro paese. Questo perchè una crescita sostenibile passa da azioni immediate ma soprattutto dalla definizione di una roadmap chiara e condivisa, di cui l’agenda digitale è al tempo stesso fattore necessario e leva abilitante.

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In questo percorso la PA risulta avere un ruolo fondamentale, e questo non solo per la posizione centrale che essa occupa all’interno del nostro sistema economico ma, e soprattutto, perchè una PA più efficiente e ottimizzata può conferire al paese maggiore attrattività e resilienza nella capacità di fronteggiare il contesto competitivo internazionale.

La mancanza di tempi certi nelle amministrazioni, burocrazia e inefficienze operative, problemi di sicurezza. Sono tutti fattori che influiscono sulla scarsa attrattività del nostro paese a livello internazionale e che, tuttavia, possono trovare nell’innovazione tecnologica una soluzione abilitante, capace di assicurare una migliore gestione delle risorse, processi più efficienti e integrati e una maggiore qualità e trasparenza dei sistemi. Non è sufficiente parlare di banda larga quando si parla di innovazione. Occorre andare oltre. Occorre comprendere come l’efficienza di un sistema complesso non dipende solo dalla rete che lo interconnette ma anche e, soprattutto, dall’intelligenza informatica che lo governa.

Lo stesso World Economic Forum, nel suo recente studio “The Global Information Technology Report 2012: Living in a Hyperconnected World”, sottolinea l’importanza che i governi procedano verso “gli stadi avanzati della digitalizzazione, spostando la loro attenzione dall'accesso alle reti... a programmi e progetti che facilitino l’adozione e la diffusione delle tecnologie”. E’ evidente che, in questo contesto, la cabina di regia assume un ruolo chiave, non solo per la necessità di coordinare e rendere coerenti le diverse iniziative in corso, ma soprattutto per inquadrarle in una visione sistemica di lungo periodo, capace di ridurre le ridondanze e favorire le sinergie e le aggregazioni. Per supportare l’azione della Cabina di regia, IBM ha elaborato un progetto-paese per una grande iniziativa di razionalizzazione e trasformazione che, attraverso la leva dell’ICT (non limitata alla sola banda larga), permetta di sottrarre risorse all’inefficienza e all’illegalità, per metterle a disposizione del processo di innovazione della PA e, con essa, sostenere la crescita del sistema paese. Le infrastrutture, le grandi basi dati e i processi rappresentano le tre dimensioni trasversali su cui agire attraverso percorsi di condivisione (“industrializzazione dell’IT, cloud computing”), razionalizzazione (“nuove architetture dell’informazione”) ed ottimizzazione dei processi operativi (“business agility”), il tutto per garantire maggiore efficienza, produttività e qualità nei servizi prestati dall’intero sistema. Perchè ciò accada IBM propone, oltre alle soluzioni presentate a ForumPA, tre azioni fondamentali: 1. Occorre, innanzitutto, puntare ad una nuova “governance del digitale”, attraverso: • la rimodulazione del sistema di public procurement, oggi troppo sbilanciato verso framework contrattuali ICT basati su acquisti a volume al miglior prezzo che alimentano duplicazione e frammentazione;

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Innovazione • la creazione di un’Agenzia per la costruzione di una "Infrastruttura Unitaria della PA" che possa svolgere, con una chiara definizione di ruolo, poteri e strumenti, una efficace azione di coordinamento e indirizzo; • la definizione di un modello decisionale cogente che permetta alle singole amministrazioni di assumere decisioni di infrastrutturazione e percorsi di implementazione coerenti con una visione condivisa. 2. Occorre, poi, definire un nuovo modello di conversione spesa/investimenti che consenta di mettere a disposizione del progetto di trasformazione dell’infrastruttura digitale della PA i risparmi ottenuti su altri capitoli di spesa. Per facilitare il processo di agglomerazione di tecnologie e servizi, in altre parole, occorre che un’amministrazione sia stimolata ad assumere una scelta infrastrutturale di condivisione. 3. Occorre, infine, favorire il circolo virtuoso dell’innovazione attraverso nuovi modelli di dialogo tra domanda e offerta capaci di far convergere priorità e investimenti attorno ai grandi progetti di trasformazione sistemica di cui ha bisogno il nostro paese. IBM, a tale riguardo, propone di avviare l’utilizzo

del “dialogo competitivo” per la creazione di una serie di servizi condivisi, dedicati all’efficientamento della PA e alla valorizzazione del Patrimonio, ai temi del lavoro e dell’imprenditorialità giovanile, della scuola e della formazione, della giustizia e della sanità. Per avviare questo grande progetto di trasformazione, IBM propone, infine, di fare leva sulle grandi best practice italiane, stimolando l’agglomerazione di tecnologie e soluzioni attorno a quei centri della PA (come il welfare, la fiscalità o il sistema di razionalizzazione degli acquisti), che hanno saputo distinguersi, anche a livello internazionale, per efficienza, efficacia e qualità di realizzazione. Lo ha detto anche il Ministro Passera al convegno “Internet può cambiare l’italia”. “In realtà non tutta l’Italia è da cambiare. Abbiamo alcuni settori fortissimi, occorre non cambiare ma spingere quello che di buono c’è”. IBM propone un progetto di trasformazione in questa direzione, un progetto che capitalizzando su quanto di meglio il nostro paese è stato capace di fare, sappia guardare avanti per gettare le basi del proprio futuro.

A capo della divisione di IBM dedicata al Settore Pubblico dal 2008, Biagio De Marchis, ingegnere, ha ricoperto numerosi incarichi di responsabilità in Italia e negli Stati Uniti. Dal 2011 ricopre anche la carica di Presidente di Sistemi Informativi, società del gruppo IBM, che realizza servizi innovativi e di consulenza per tutti i settori di industria, con una tradizione di particolare successo nella PA.

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Innovazione Martina Fusco

Dematerializzazione, meno carta e più efficienza nella Pubblica amministrazione Un progetto impegnativo per il quale la Pa è chiamata a individuare le possibili criticità, interpretarle e stabilire il percorso migliore da seguire a gestione documentale informatizzata e la conseguente sostituzione dei supporti tradizionali della documentazione amministrativa in favore del documento informatico rappresentano un passaggio fondamentale per traghettare la Pubblica amministrazione, dall'era di carte e timbri, in un futuro digitalizzato e sburocratizzato. Una scommessa nella prospettiva dell’innovazione che permetterà, nei prossimi anni, di migliorare la produttività, la trasparenza e l'efficienza, garantendo risparmi di risorse e di tempo e facilitando la comunicazione con le imprese, con i cittadini e all'interno della stessa Pa. Si tratta tuttavia di un’evoluzione complessa che richiederà il superamento di diversi ostacoli. La Pa dovrà quindi essere in grado di individuare le criticità, interpretarle e stabilire il percorso migliore da seguire. Nell'ottica di una riduzione della spesa pubblica la dematerializzazione rappresenta una delle linee di azione più significative. Il passaggio al digitale garantisce sia risparmi diretti, relativi agli spazi destinati agli archivi, all’acquisto della carta, dei toner per stampanti e fotocopiatrici, sia risparmi indiretti in termini di tempo ed efficienza, grazie alla razionalizzazione degli strumenti e delle procedure che consentono una migliore gestione delle informazioni. Oltre ad abbattere gli sprechi e a moltiplicare i risparmi l'adozione del supporto digitale rappresenta un fattore fondamentale per garantire nel tempo l’integrità, la provenienza, la reperibilità dei documenti e la possibilità di condivisione del patrimonio di conoscenze interne all'Amministrazione. Tutti aspetti che si traducono in vantaggi, non solo per la Pa, ma per i cittadini e le imprese che potranno usufruire di servizi sempre più innovativi, rapidi ed efficienti. E' chiaro che un qualunque cambiamento, anche in meglio, comporta dei sacrifici. Il primo scoglio sono i costi che le amministrazioni dovranno af-

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frontare per adeguarsi al nuovo modello. Costi che non riguardano solo quelli relativi alle attività di digitalizzazione dei documenti e all’acquisto di hardware e software per la gestione dei flussi documentali. Esistono infatti freni psicologici e culturali che riguardano l’abbandono della carta e il timore del cambiamento all'interno degli stessi uffici amministrativi. Sarà quindi opportuno verificare l’impatto provocato dal passaggio all’archiviazione digitale e affrontare il periodo di transizione pianificando azioni di comunicazione e attività di formazione del personale coinvolto. Si tratta di un procedimento complesso e la strategia da seguire per portare a termine questo passaggio epocale è quindi da tenere in debita considerazione. La dematerializzazione della documentazione all’interno della Pa investe, inoltre, ambiti molto diversi tra loro che richiederanno interventi mirati per centrare l'obiettivo. Sarà quindi necessario sviluppare un impianto in grado di andare incontro alle esigenze più disparate, dalla sanità alla giustizia, senza però tralasciare la visione d'insieme. Il coordinamento tra Pubbliche amministrazioni, in modo che si possa arrivare a un risultato finale il più omogeneo possibile, assume infatti un’importanza centrale nel processo di cambiamento. Alla Pa sarà pertanto richiesto un doppio impegno: da una parte seguire un percorso comune e condiviso e dall’altra tenere in considerazione le peculiarità dei singoli Enti. Con l'archiviazione e la conservazione dei flussi documentali in forma digitale entra poi in gioco il problema della sicurezza informatica, ma superati gli scogli tecnici, la riluttanza e i possibili costi iniziali la dematerializzazione appare la via migliore da seguire per l’evoluzione della macchina dello Stato. Un percorso che impiegherà anni per essere completato, che olierà un ingranaggio praticamente inceppato e trasformerà la Pa in un organismo efficiente e vicino alle esigenze del Paese.


Innovazione Pietro Giunti

Rivoluzione Cloud: il futuro sulle “nuvole” Privati, aziende, Pa. Portare in outsourcing la propria struttura informatica è divenuta una certezza per chi si occupa di business. Resta il timore legato alla gestione dei dati e vie del web sono infinite. Gli anni passano e portano in dote un ventaglio di tecnologie al passo con i tempi. Il mercato, sempre più competitivo, ha tratto beneficio dall’abbattimento dei prezzi dei dispositivi che hanno imparato ad interagire tra di loro. Le tecnologie portatili hanno preso così il sopravvento sui vecchi sistemi hardware finendo con il creare innumerevoli benefici, ma anche evidenti problemi sulla gestione dei dati. Il traffico crescente di informazioni e l’interscambio continuo e rapido di essi, ha favorito la diffusione di una nuova piattaforma informatica: il cloud (“nuvola” nella sua traduzione in italiano). Sviluppata e promossa nonostante le perplessità degli stessi addetti ai lavori, tale tecnologia ha vinto le resistenze degli scettici della prima ora. Abbassare il tetto dei costi non perdendo mai di vista le prestazioni, è sempre stata una delle mission non solo delle aziende, ma anche della Pubblica amministrazione. Outsourcing (ovvero esternalizzare) la propria struttura informatica ha permesso la gestione in remoto sia dei servizi fisici (dal web hosting allo storage) che di quelli di manutenzione. Il cloud in tal senso ha messo a disposizione delle potenzialità enormi. La nuvola informatica consente la gestione di dispositivi hardware e software in maniera illimitata puntando sul concetto di virtualizzazione della rete. In pratica tutto è a portata di click: software, informazioni, banche dati, sono attivabili e richiamabili dal remoto ogni qualvolta ve ne sia il bisogno. Il vantaggio è evidente perché basterà pagare uno dei tanti “cloud provider” per prendere in affitto uno spazio enorme. La dematerializzazione dei contenuti è un primo fattore di risparmio economico. Un’azienda, ad esempio, a costi relativamente bassi (data la concorrenza nel settore) potrà abbandonare i vecchi dischi di memorizzazione in favore di uno spazio virtuale dove poter archiviare i dati. Proprio le imprese, molto sensibili sul tema, hanno provveduto ad adeguarsi al nuovo sistema. Secondo una recente ricerca “Idc-Fujitsu”

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hanno optato per il passaggio al cloud più dell’88% di esse dotate almeno di dieci server e più del 91% di quelle con 250 personal computer. Il progresso entusiasmante di questa nuova piattaforma non nasconde i rischi legati alla security. Un’azienda che affida i suoi contenuti in remoto non sa effettivamente dove sono (fisicamente), né come saranno gestiti, né quali strumenti saranno adottati nella gestione, né tantomeno la legislazione applicata (se i server sono allocati in un Paese extraeuropeo). La protezione dei dati è salita così di prepotenza in cima ai pensieri degli addetti del settore. L’Italia al riguardo è sempre stata capofila tra i Paesi più sensibili. L’opera e i continui interventi del Garante per la privacy, Francesco Pizzetti, hanno contribuito a smuovere le acque su numerose problematiche. Il web era e resta croce e delizia per chi decide di navigare al suo interno. L’esplosione della comunicazione multimediale e la condivisione del proprio “mondo” personale sui social network, hanno trovato terreno fertile in tutti quei dispositivi mobili (come gli smartphone) che utilizzano l’architettura cloud. La virtualizzazione dei propri dati mette a rischio la riservatezza. Pizzetti ha più volte sollevato il suo monito su questo aspetto. La “democrazia della rete” è un concetto da salvaguardare così come la sicurezza di chi si affida ad essa, privato o professionista che sia. Il cybercrime si è radicato nel mare sterminato del web con i suoi attacchi sempre più mirati. I reati informatici vanno proliferandosi e, spesso e volentieri, creano ancora più danni di quelli comunemente riconosciuti. Per questo occorre gestire i propri dati personali con cautela imparando ad utilizzare i nuovi sistemi informatici con la massima prudenza possibile. La nuvola informatica è una risorsa importante e, come tutte le innovazioni, va regolamentata in ogni suo aspetto anche sul piano internazionale. Se così sarà, allora davvero il cloud computing consentirà una radicale trasformazione del settore in una struttura più agile, più efficiente e dai costi di gestione contenuti.

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IntervistaDoppia Martina Fusco

Ritardi nei pagamenti: Pa e Credit manager a confronto Intervista doppia a Luca Malcotti, Assessore alle Infrastrutture e Lavori Pubblici della Regione Lazio, e Davide Carmine Cardogna, Credit manager Euro Service Group Spa l problema dei ritardati pagamenti da parte della Pubblica amministrazione ha raggiunto dimensioni allarmanti e alla luce della recente crisi economica, che ha aggravato la situazione delle imprese, ha accentuato le criticità. Con l'intento di fare luce sui problemi, individuare possibili soluzioni, conoscere le iniziative promosse e scoprire eventuali punti d’incontro abbiamo deciso di mettere a confronto un Credit manager esperto nella gestione dei crediti e un esponente della Pubblica amministrazione.

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Davide Carmine Cardogna – Credit Manager Euro Service Group Spa

Da quanti anni ricopre questo ruolo? Luca Malcotti: Sono Assessore alle Infrastrutture e Lavori Pubblici della Regione Lazio da due anni. Davide Carmine Cardogna: Sono dieci anni che ricopro il ruolo di coordinatore dei Credit manager di Euro Service Group Spa. Ma ho trent’anni di esperienza nel settore della gestione dei crediti. Secondo la sua esperienza, com’è cambiato nel tempo il fenomeno dei ritardi nei pagamenti della Pubblica amministrazione? Cosa porta l’Italia a essere in una situazione peggiore rispetto al resto dell’Europa? M: Il fenomeno dei ritardi nei pagamenti della Pubblica amministrazione in Italia si è molto aggravato. La ragione è che la oggettiva riduzione degli interventi pubblici e la crisi di liquidità, che si propaga dal centro verso Regioni ed Enti locali, hanno peggiorato una situazione che era già patologica. I problemi derivano sostanzialmente da una scarsa capacità di programmazione nella gestione di entrate e uscite, che è la peculiarità italiana rispetto all’Europa che ha il solo problema della riduzione della spesa. C: Il problema dei ritardi nei pagamenti della Pubblica amministrazione è sempre esistito e le difficoltà ci sono sempre state. Tuttavia nel tempo la situazione è divenuta maggiormente critica. Probabilmente in passato un’economia generale positiva permetteva alle aziende di compensare meglio i ritardi con i quali le Pa onoravano i propri debiti. La crisi economica che ha

colpito l’Europa, e in particolare l’Italia, ha indebolito le imprese e ha messo ancora più in risalto le conseguenze dei ritardati pagamenti causati da cattiva gestione e scarsa responsabilità. Nel caso dei ritardi nei pagamenti della Pa l'entrata in gioco di un professionista del settore, un Credit manager, agevola la risoluzione del problema? M: Il ruolo di un Credit manager può essere utile perché aiuta il sistema dell’impresa a programmare una sostenibile gestione dei ritardi nei pagamenti. Certo, la crisi di liquidità della Pa non si risolve, ma almeno si può evitare che un’impresa muoia strangolata dai crediti. C: Una figura specializzata può sicuramente fare la differenza. La presenza costante di un Credit manager, che ricordi gli obblighi derivanti da impegni assunti, aiuta le Pa a fare una maggiore attenzione rispetto al passato. Dalla mia esperienza posso dire che un Credit manager, grazie alla sua esperienza e professionalità, ha sicuramente maggiori possibilità di rimuovere gli ostacoli e ogni possibile alibi che ostacola il pagamento. Le Pa sono i clienti più importanti per le imprese che decidono di rivolgersi a noi. Per questo la via che scegliamo di seguire è quella di rieducare le Pubbliche Amministrazioni al rispetto dei termini di pagamento senza per questo turbare i rapporti commerciali presenti e futuri. Ottenere il pagamento di tutto e subito sarà molto improbabile, per questo sarà

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IntervistaDoppia inevitabile trovare accordi che prevedano dilazioni e rateizzazioni. Il tutto sempre in un rapporto di riconciliazione e di reciproca comprensione. Recepire immediatamente la direttiva Ue sui pagamenti, senza attendere il termine ultimo fissato a marzo del 2013, potrebbe aiutare? M: Prima assumiamo la consapevolezza che l’attuale regime dei ritardi non è sostenibile e meglio è. C: Purtroppo credo che le attese siano superiori a quello che si potrà realizzare. Se la situazione economica non migliora, se la gestione del denaro pubblico non migliora, se non si pone maggiore attenzione agli sprechi e agli abusi, il fornitore vivrà sempre un rapporto di sudditanza nei confronti della Pa. Nonostante i numerosi aspetti positivi della direttiva, la complicata situazione economica spingerebbe comunque le imprese ad accettare sconvenienti compromessi pur di ottenere subito almeno una parte del pagamento. Come si dice: pochi, maledetti, ma subito. Come giudica la proposta di ripagare con dei Titoli di Stato i debiti della Pa? M: E’ una proposta utile, interessante, se serve a chiudere i conti del passato e aprire una stagione di pagamenti a breve. E’ inaccettabile come strumento ordinario. C: Le imprese hanno bisogno di liquidità. A causa della stretta creditizia la situazione delle imprese, già sofferenti per i ritardi nei pagamenti, è diventata sempre più critica. Lo dimostra il fatto che c’è un ricorso sempre più massiccio alla cessione del credito. E’ ovvio che rispetto a non ottenere nulla sono sempre meglio dei Titoli di Stato. La Pa ha portato avanti altri progetti per far fronte a questo fenomeno? M: La Regione Lazio è protagonista di tre strumenti che vanno in questa direzione. Il primo è l’accordo di credito pro soluto che è stato fatto con Sace e altri istituti di credito per due tranche da 500 milioni di euro rispettivamente riservate alla sanità e ai fornitori regionali. Il secondo, assolutamente innovativo, è la compensazione tra i crediti dei fornitori della Regione Lazio e i debiti nei confronti dell’Inps, che è una delle rivendicazioni storiche del sistema imprenditoriale. Il terzo è il “Patto di stabilità regionalizzato” con il quale Enti locali e Regione Lazio hanno messo in comune le rispettive quote di patto al fine di consentire ai Comuni, che non avevano la disponibilità finanziaria, di pagare i fornitori utilizzando il patto degli altri. C: L’introduzione della possibilità per le Pa di certificare il credito poteva essere un grande passo avanti, che avrebbe consentito alle imprese di incassare da

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Luca Malcotti – Assessore Infrastrutture Lavori Pubblici Regione Lazio

banche o intermediari finanziari il credito vantato nei confronti della Pa. Purtroppo però non è prevista l’obbligatorietà della certificazione e l’intervento non può che essere considerato estremamente limitato. Inoltre la misura non è estesa alla Sanità e non consentita a enti commissariati, in gestione commissariale o a Regioni sottoposte a piani di rientro dei deficit sanitari. Molto spesso la Pa si trova in difficoltà a causa di molti cittadini che non rispettano i pagamenti dovuti. Crede che affidarsi a un Credit manager sarebbe una buona soluzione? M: Sì. Non si capisce perché quello che funziona per le imprese private non debba funzionare per la Pubblica amministrazione, con l’aggiunta che, trattandosi di somme dovute per legge, l’intervento del Credit manager sarebbe un servizio all’utenza. C: Ne avrebbero un bisogno indispensabile. L’entrata in gioco di un professionista del settore metterebbe in piedi un lavoro sistematico e quotidiano sicuramente vantaggioso. Ci sono moltissime Pa che non pagano perché si trovano in difficoltà a causa di molti cittadini che non rispettano i pagamenti dovuti. Circostanza che non si verificherebbe se le Pa fossero dotate di un’organizzazione interna che si dedica interamente a queste attività. Euro Service, per esempio, da tempo propone un progetto denominato il “Customer Care del Contribuente”. Un progetto che fa della prevenzione la migliore arma contro la “morosità”. Mettersi in contatto con il cittadino non appena scade la tassa o il tributo instaurerebbe un dialogo costruttivo che consentirebbe di comprendere le cause del mancato pagamento e permetterebbe di esprimere le rispettive esigenze. Purtroppo la proposta di collaborazione ha sempre trovato grande entusiasmo da parte dei Funzionari della Pa, ma molto meno da parte dei Pubblici Amministratori che temono di perdere il consenso elettorale. Ed è un vero peccato perché sono fermamente convinto del principio: “far pagare tutti, per far pagare meno ciascuno”.


L’Osservatorio Maurizio Pezzuco

Liberalizzazioni, vita più facile per le imprese Intervista alla Senatrice Simona Vicari, membro della X Commissione permanente (Industria, commercio, turismo) l decreto Liberalizzazioni, di cui lei è stata relatrice in Senato, dopo molte peripezie è finalmente legge. Ci spiega quanto è stato difficile trovare un compromesso tra le esigenze delle diverse categorie (farmacie, tassisti, Chiesa, etc..) e le ristrettezze che la crisi economica impone. E’ soddisfatta del testo finale così come pubblicato? Sono soddisfatta per il lavoro svolto e quello che siamo riusciti ad ottenere. Ma dobbiamo vedere il tutto in un'ottica futura, nel senso che questo provvedimento non è il punto di arrivo. Infatti in Senato stiamo lavorando su un primo decreto integrativo di quelli relativi alle banche. Alla base del nostro lavoro c'è stata la volontà di non distruggere il sistema preesistente. Ad esempio come nel caso di farmacie e taxi abbiamo lavorato in questo senso e cioè puntando ad assicurare un miglior servizio ai cittadini

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senza mettere a rischio i lavoratori. Il tutto con la garanzia di una riduzione dei costi. Per quanto riguarda i taxi, invece, abbiamo previsto che i Comuni potranno aumentare il numero delle licenze, ma prima sarà necessario chiedere un parere preventivo all’Autorità dei trasporti. Inoltre abbiamo stabilito che ci sia maggiore libertà e flessibilità nell’organizzazione del proprio servizio (taxi collettivo) e della fissazione delle tariffe. Tornando alle farmacie, vorrei ricordare che è stata rivista la distribuzione per abitante e ciò provocherà l’apertura di circa 5mila nuovi esercizi, garantendo un servizio più capillare ai cittadini senza però ledere la sostenibilità del sistema stesso. Inoltre abbiamo introdotto l'Imu per gli immobili di proprietà della Chiesa, e sarà pagata anche per quegli immobili in cui si fanno attività non esclusivamente commerciali, ma sarà calcolata sulla frazione dove l'attività è profit. Ed infatti le scuole cattoliche saranno esenti per quella parte la cui attività si svolge con modalità "concretamente ed effettivamente non commerciali". Si è trattata di una scelta dettata dal momento, perché in un periodo storico delicato come questo sono tutti chiamati a fare sacrifici, Chiesa inclusa. Il nostro giornale rivolge grande attenzione al rapporto tra imprese e Pubblica amministrazione, è corretto affermare che questo decreto migliori la vita delle imprese? Con quali provvedimenti? Il provvedimento migliora

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L’Osservatorio sicuramente la vita delle imprese. L’articolo 35, di fatto, contiene misure a vantaggio delle imprese. Sono stati mobilizzati circa 5,7 miliardi di euro per i pagamenti alle aziende che vantano crediti nei confronti delle pubbliche amministrazioni e una parte di questi soldi, per la precisione 2 miliardi, potranno essere pagati in titoli di Stato. Inoltre è stato sospeso fino al 31 dicembre 2014 il regime di tesoreria unica “misto”, introdotto per Regioni, Enti locali, Enti del comparto Sanità, Università e dipartimenti universitari. Questo regime prevedeva che gli enti versassero in tesoreria unica soltanto le entrate provenienti dal bilancio dello Stato e non anche le entrate “proprie”. Il ripristino dell’originario regime di tesoreria unica permetterà di recuperare la liquidità giacente inutilmente, e bloccata dal patto di stabilità, nelle tesorerie dei diversi enti territoriali e di accumularla tutta in un conto presso la tesoreria statale. In questo modo avremo la liquidità per sbloccare gli 8,6 miliardi di ritardati pagamenti senza dover emettere nuovi titoli di Stato. Praticamente i pagamenti ordinati dall’ente territoriale saranno eseguiti non dalla tesoreria comunale ma da quella statale. Nel “pacchetto” liberalizzazioni vi sono anche interventi che riguardano la Pa. Quali sono le principali novità di interesse per le amministrazioni locali? Gli interventi in questo settore sono stati diversi, per brevità elenco soltanto i principali interventi. Abbiamo previsto nuove misure per potenziare i poteri dell’Antitrust in merito alla delibera quadro, la riduzione della “soglia di legittimità” dell’affidamento in house da 900mila a 200mila euro annui, e l’inclusione del trasporto ferroviario nell’ambito applicativo della disciplina generale dei servizi pubblici. Inoltre sono state stabilite nuove disposizioni per semplificare e rendere così più semplice la realizzazione dei porti turistici. L’annoso problema dei ritardi nei pagamenti della Pubblica amministrazione nei confronti delle imprese fornitrici di beni e servizi, impedisce alle Pmi di crescere e programmare con serenità il proprio futuro. Sono sempre più numerose le imprese di piccole dimensioni costrette a chiudere per mancanza di liquidità. Quali interventi sono previsti in tal senso? I ritardi di pagamento rappresentato un grave problema per lo sviluppo delle imprese. Influiscono negativamente sulla liquidità e complicano la gestione finanziaria delle aziende. Inoltre compromettono

anche la competitività e redditività, soprattutto quando il creditore deve ricorrere ad un finanziamento esterno a causa dei ritardi nei pagamenti. Con la legge sulle liberalizzazioni qualche passo è stato fatto nella direzione del pagamento dei debiti alle imprese ma è chiaro che altri dovranno essere fatti. Comunque tra gli altri provvedimenti della legge sulle liberalizzazioni a tal proposito vale la pena citare: il rating della legalità un sistema che consentirà di erogare gli incentivi alle aziende premiando quelle che si dimostreranno più virtuose e corrette secondo i criteri che verranno elaborati dall’Antitrust. Abbiamo anche previsto maggiore trasparenza nei rapporti tra i diversi operatori della filiera agroalimentare. Infatti per la prima volta il piccolo agricoltore avrà un contratto per la fornitura di prodotti agricoli ed alimentari. Per il pagamento delle merci deteriorabili il termine viene fissato in 30 giorni “dall’ultimo giorno del mese di ricevimento della fattura” e per le altre merci in 60 giorni “dall’ultimo giorno del mese di ricevimento della fattura”. Ma per aiutare le imprese ci si deve rendere conto che bisogna agire sui tempi di pagamento. Secondo una stima del ministro Passera lo scaduto dei pagamenti privati e pubblici raggiunge i 60-80 miliardi di euro, che equivale a circa il 4 per cento del Pil. Un problema che vede due diverse soluzioni: recepire quanto prima ed integralmente la direttiva 2011/7/UE, che detta indirizzi ai Paesi membri per rafforzare le misure di contrasto ai ritardi di pagamento nei diversi stati membri, e snellire la burocrazia. Sul primo aspetto l'Ue stabilisce un tempo massimo di 30 giorni o 60 giorni per i pagamenti ed una mora dell’8 per cento annuo oltre gli interessi BCE. Si tratta di un provvedimento che dovremo recepire entro metà marzo 2013, ma se riuscissimo a farlo prima sarebbe un segnale importante. Del resto il Governo si sta muovendo in questa direzione, per rafforzare le tutele delle imprese contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali e quindi non solo con le PA.Per quanto riguarda lo snellimento della burocrazia, secondo i dati dell’AVCP nella relazione sull’anno 2009 le cause di ritardi più rilevanti sono i tempi di emissione dei certificati di regolare esecuzione (46,3% dei casi) e dei mandati di pagamento da parte delle stazioni appaltanti (29,6% dei casi) e, più in generale, le ingarbugliate ed ingessate pratiche burocratiche interne alle PA (32,5% dei casi). Sono convinta che dinanzi a queste cifre sia necessario intervenire al più presto per dotare il nostro Paese di una burocrazia funzionale ed al passo con i tempi".

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L’Osservatorio Maurizio Pezzuco

Edilizia, indagine OIPA – Sole 24 Ore: imprese soffocate dai ritardi nei pagamenti della Pa I Comuni le amministrazioni più lente, l’attesa media per le imprese di costruzioni è di 10 mesi allire strangolati… dai crediti. Si può se il primo ritardatario nel saldare quanto dovuto è lo Stato. La Pubblica amministrazione italiana è maglia nera d’Europa per i tempi di pagamento alle imprese fornitrici di beni e servizi. Al contrario di quanto avvenuto nel Vecchio Continente, la crisi economica non ha fatto altro che acuire questo malcostume. Basti pensare che nel nostro Paese i pagamenti vengono onorati dopo circa 180 giorni, con un ritardo medio rispetto ai termini contrattuali di 90 giorni. Scenario opposto in Francia dove le fatture vengono saldate dopo 64 giorni, nel Regno Unito dopo 47 mentre in Germania ne bastano 35. In generale le pubbliche amministrazioni dei 27 Stati membri dell’Ue devono alle imprese fornitrici circa 180 miliardi di euro di debiti scaduti, di questa cifra, quasi la metà è dovuta dallo Stato italiano o dalle sue amministrazioni. Il comparto dell’edilizia, insieme a quello sanitario, è il più colpito dai tempi “biblici” della Pubblica amministrazione. Secondo una stima dell’ANCE (Associazione nazionale costruttori edili) l’86% delle imprese ne sarebbe stata vittima con attese che possono arrivare anche a due anni e che in due casi su tre è provocata dai Comuni incatenati nei vincoli del patto di stabilità. La fotografia di una situazione che mina la capacità di in-

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vestimento o addirittura la sopravvivenza stessa delle aziende di costruzioni, è stata scattata dal nostro Osservatorio su Imprese e Pubblica amministrazione (OIPA) in collaborazione con Il Sole 24 Ore. L’indagine pubblicata su Edilizia e Territorio, settimanale di approfondimento del quotidiano economico, ha evidenziato senza mezze misure le difficoltà di un settore chiave per l’economia del Paese. Dallo studio emerge, infatti, una forte sofferenza per le imprese del Sud, dove in media il ritardo massimo nel percepire quanto dovuto è di 13 mesi e mezzo. Il doppio rispetto al Nordovest che registra ritardi medi di sei mesi, contro i nove del Nordest e gli 11 mesi e mezzo del Centro Italia. A livello regionale la maglia nera spetta alla Calabria con picchi spaventosi di ritardo fino a 24 mesi. OIPA ha rilevato casi limite anche nel Lazio (20 mesi), Liguria (16 mesi) e Piemonte (15 mesi). Naturalmente le conseguenze dei pagamenti “congelati” dalla Pa si ripercuotono sui versamenti ai fornitori e su inevitabili insolvenze a catena per tutto il settore. Ma non è tutto. Dall’indagine è emerso che il 31% delle imprese ha deciso di ridurre drasticamente i propri investimenti, il 19,8% ha scelto di rinunciare a partecipare agli appalti pubblici e il 19,3% addirittura di licenziare i dipendenti. E’ stata la CGIA di Mestre a certificare che nel 2011, un fallimento su dieci ha interessato le imprese del comparto. Nel totale le aziende di costruzioni costrette a chiudere sono state 1378 su un numero complessivo di fallimenti pari a 11 707 considerando tutti i settori. Ma chi sono i cattivi pagatori della Pubblica amministrazione alle imprese edili? Le amministrazioni comunali essendo gli enti più numerosi nel promuovere lavori pubblici, lo


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sono anche nella statistica dei peggiori pagatori. Il 61,9% delle imprese edili, infatti lamenta ritardi nei pagamenti da parte degli uffici comunali. Al secondo posto in questa poco gratificante graduatoria si piazzano le amministrazioni provinciali con il 15,4% delle rimostranze dei costruttori, seguono le Regioni con l’11,5%, le strutture sanitarie e i Ministeri. E negli ultimi tempi secondo le imprese intervistate, le condizioni e i tempi di pagamento dai vari enti hanno subito un ulteriore peggioramento in tutte le fasce geografiche del Bel Paese. “Ci rendiamo conto che le imprese sono strette tra un crunch

del credito e un debitore poco sensibile al loro status di creditrici”. Dichiarò il premier Mario Monti in uno dei suoi primissimi discorsi pubblici. La sensibilità del governo verso questa problematica è stata dimostrata con lo smobilizzo di circa 6 miliardi di euro nel decreto sulle liberalizzazioni (ne abbiamo parlato con la Senatrice Simona Vicari all’interno di questa rubrica, ndr) destinati ad erodere l’enorme montagna di debiti accumulati nel tempo dalla Pubblica amministrazione (70-100 miliardi). Ma la misura più concreta per porre dei limiti al ritardo nei pagamenti arriva direttamente da Bruxelles, ed è la direttiva europea sul ritardo dei pagamenti nelle transazioni commerciali (2011/7/UE) approvata nel 2011. La norma fissa il limite massimo di tempo per il pagamento alle imprese da parte degli enti pubblici a 30 giorni, prorogabili a 60 per il settore sanitario o salvo espliciti accordi nel contratto. La direttiva prevede che dopo i fatidici 30 giorni scattino gli interessi di mora all’8 per cento. Nei giorni scorsi l’Aula del Senato ha votato un ordine del giorno che impegna il Governo a recepire nel minor tempo possibile il “dictat” di Bruxelles sui ritardi nei pagamenti. Nello specifico l’ordine del giorno votato stabilisce che il recepimento avvenga a breve, fermo restando che il termine ultimo fissato dall’Ue è per il 16 marzo 2013. Unica luce, in una fotografia troppo scura per essere vera.

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Inbreve Martina Fusco

SE IL CAPO È ONESTO I DIPENDENTI SONO PIÙ MOTIVATI E PRODUTTIVI Il capo della Pubblica amministrazione per il quale si lavora più volentieri, e in maniera più produttiva, è quello che si comporta correttamente ed è capace di far rispettare le regole. E’ quanto emerge da una ricerca condotta dalla Sda Bocconi che ha verificato quali stili di leadership siano più efficaci per motivare e migliorare la propensione allo sforzo dei dipendenti pubblici italiani.

CONFINDUSTRIA DIGITALE, PARISI: DALLA DIGITALIZZAZIONE DELLA PA RISORSE PER 56 MILIARDI Digitalizzando la Pa si potrebbe ridurre la spesa pubblica annuale in modo strutturale e recuperare risorse per oltre 56 miliardi. È la stima fornita dal presidente di Confindustria Digitale, Stefano Parisi, nel corso del suo intervento all’Italian Digital Agenda Annual Forum. Se le imprese italiane raddoppiassero gli investimenti in Ict si avrebbe, inoltre, una crescita della produttività tra il 5 e il 10%.

GLI ITALIANI SI FIDANO POCO DI COMUNICARE ONLINE CON LA PA Nel 2011 solo il 14% dei consumatori italiani ha utilizzato internet come canale per comunicare con la Pubblica amministrazione. È quanto emerge da un'indagine svolta dall'Istat in collaborazione con il Dipartimento per la digitalizzazione e innovazione tecnologica (Ddi), sull'utilizzo degli strumenti di e-government da parte di imprese e cittadini. L'uso prevalente riguarda i servizi per il lavoro, seguono i certificati medici e la posta elettronica certificata (Pec). Tra le imprese internet è, invece, il principale canale di contatto con la Pa per il 64% delle aziende manifatturiere, il 58% delle imprese dei servizi di mercato e il 49% delle imprese del commercio al dettaglio. LE AUTO BLU DIMINUISCONO DEL 13% Nel 2011 sono state stimate 64.524 vetture in possesso della Pubblica amministrazione, tra auto di rappresen-

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tanza e di servizio, con un calo del 13% rispetto all’anno precedente. Il censimento è stato svolto da FormezPa su incarico del Dipartimento della funzione pubblica. Il 78,2% delle auto risulta essere di proprietà, il noleggio con conducente arriva al 19,4%, il leasing solo all’1,4% e il comodato all’1% del totale. La fetta più grande delle auto di servizio se la aggiudica la Fiat con l’81,5%, seguono la Renault e Alfa Romeo al 2%. Mentre per le auto di rappresentanza le Fiat raggiungono il 58%.

PARTE DA ROMA LA SPERIMENTAZIONE DELLA DIRETTIVA UE CONTRO I RITARDI NEI PAGAMENTI DELLA PA Sebbene la direttiva Ue contro i ritardi nei pagamenti entrerà in vigore nella primavera del 2013, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, si è reso disponibile, con il supporto degli uffici della Commissione europea, ad avviare sin da subito una sperimentazione a beneficio delle Pmi che operano sul territorio della Capitale. Il vicepresidente della Commissione europea e responsabile della Commissione per le industrie e l'imprenditoria, Antonio Tajani, e Alemanno hanno deciso di avviare un tavolo di confronto permanete tra gli uffici della Commissione Ue e Roma Capitale finalizzato ad attivare sinergie per la ripresa economica delle Pmi romane, con particolare riferimento al settore del Turismo. CAMPI DI MARIJUANA PER RISANARE I CONTI DI UN COMUNE SPAGNOLO Bernat Pellisa, sindaco di Rasquera, un piccolo Comune nei pressi di Barcellona ha proposto la coltivazione di cannabis per risanare le casse comunali sulle quali grava un maxi-debito di 1,3 milioni di euro. I circa 900 abitanti, tramite referendum, si sono pronunciati a favore. Il progetto potrebbe fruttare 650 mila euro all’anno e dovrebbe creare 50 nuovi posti di lavoro. L'iniziativa è ora al vaglio della procura catalana, in quanto la coltivazione, l'elaborazione e il traffico di droghe in Spagna è proibito. In questo caso però si tratterebbe di coltivazione per l'autoconsumo.


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