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Anno 10 - n 66 - Ottobre 2016 - euro 6,00

Da Amsterdam a Milano

ABITARE TODAY

Edifici evanescenti

Studio Ensamble | Delugan Meissl | Lund Hagem | Wendell Burnette J+S Federico Pella Atrium Parma | Albini Associati Rolex Milano Marmomacc 2016 | Squar-e Mosaicoon | Elements Luce e Design

FONT Srl - Via Siusi 20/a 20132 Milano - Poste Italiane SpA Sped. in abb. postale 45% D.L. 353/2003 (conv. in. 27.02.2004 n. 46) Art. 1 Comma 1 DCB Milano


20 LA CASA OGGI

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Protezione attraverso la cooperazione: dopo i rifugi naturali l’uomo ha costruito case e poi villaggi e città. Meravigliosi artifici che oggi sembrano troppo ingombranti e – appunto – artificiali. È sorta così una tendenza, che indaghiamo in questo numero, a dissimulare l’architettura nella sua sintassi tradizionale per integrarla nel paesaggio. D’altra parte, la compatibilità ambientale del costruito è una componente necessaria, come dimostra l’esempio di Atrium, ma non sufficiente per offrire agli utenti le soluzioni e i servizi che si attendono oggi dalla casa: nel servizio sulle nuove forme dell’abitare, che presenta alcuni esempi, ne parliamo con gli operatori.

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24 4 IL CROWDFUNDING CIVICO DI TAMASSOCIATI

Padiglione Italia

6 ATRIUM PARMA

Federico Pella, J+S, Green district

17 EDIFICI EVANESCENTI Ensamble Studio, Anima Locale

IOARCH Costruzioni e Impianti n. 66

In copertina, Floating Houses ad Amsterdam, Marlies Rohmer Architects and Urbanists (foto ©George Steinmetz).

Direttore responsabile Sonia Politi Comitato di direzione Myriam De Cesco Carlo Ezechieli Antonio Morlacchi Grafica e impaginazione Cristina Amodeo, Alice Ceccherini, Nicola Vagniluca

Ensamble Studio, Due progetti un manifesto Delugan Meissl, Flessibile e invisibile Lund Hagem, Topografie artificiali Wendell Burnette, Fuori, il deserto

33 NUOVE FORME DELL’ABITARE

Alida Catella, Nuove abitazioni in grandi metropoli

Freyrie Flores, La casa condivisa NewCoh, I registi di Coventidue XXI Triennale, Stanze

Marketing e Pubblicità Elena Riolo elenariolo@ioarch.it Contributi Grazia Gamberoni Moreno Maggi Pietro Mezzi Fotolito e stampa Errestampa

Editore Font srl, via Siusi 20/a 20132 Milano T. 02 2847274 redazione@ioarch.it

56 I LUOGHI DEL LAVORO

70 MARMOMACC VERONA

73 ELEMENTS

Studio Albini, Sede Rolex Milano Squar-e + Francesco Librizzi, Mosaicoon

51a edizione

Luce e design

Mcd, Spazi per il contract PA Architettura, Casa Borio TecMa Solutions, Neuromarketing Caputo Partnership, I giardini di inverno Marlies Rohmer, Abitare sull’acqua Mork-Ulnes, Chalet modernista

Abbonamenti (6 numeri) Italia euro 36,00 - Europa euro 84,00 resto del mondo euro 144,00

www.ioarch.it

Pagamento online su www.ioarch.it o bonifico a Font Srl - Unicredit Banca IBAN IT 68H02 008 01642 00000 4685386

Prezzo di copertina euro 6,00 arretrati euro 12,00

T. 02 2847274 abbonamenti@ioarch.it

© Diritti di riproduzione riservati. La responsabilità degli articoli firmati è degli autori. Materiali inviati alla redazione salvo diversi accordi non verranno restituiti.

Reg. Tribunale di Milano n. 822 del 23/12/2004. Spedizione in abbonamento postale 45% D.L. 353/2003 (convertito in legge 27.02.2004 n.46) art. 1, comma 1 DCB Milano


› PADIGLIONE ITALIA

IL CROWDFUNDING CIVICO DI TAMASSOCIATI All’ultima Biennale di Architettura di Venezia cinque progettisti insieme a cinque Ong italiane hanno progettato dei dispositivi mobili per interventi in aree di marginalità. In questa pagina il progetto di Matilde Cassani che, anche grazie al sostegno di Arper, verrà realizzato per Emergency e, sotto, i modelli dei dispositivi esposti nella sezione Agire/Acting del padiglione (foto ©Andrea Avezzù, courtesy Biennale di Venezia).

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Pensare, incontrare, agire: per prendersi cura delle persone e dell’ambiente, come vuole il tema scelto dai curatori TamAssociati per il Padiglione Italia alla Biennale di Architettura di Venezia di quest’anno, dal progetto occorre passare all’azione attraverso l’incontro con le comunità e i loro bisogni reali. Una visione fortemente sociale dell’architettura che Massimo Lepore, Raul Pantaleo e Simone Sfriso hanno messo in pratica, con la sezione “agire”, promuovendo l’incontro tra cinque progettisti e altrettante Ong italiane: Alterstudio Partners con

Aib (l’associazione italiana delle biblioteche), Matilde Cassani per Emergency, Arcò società cooperativa per Legambiente, Antonio Scarponi / Conceptual Devices con Libera e Navarra Office Walking Architecture per l’Uisp (l’Unione italiana sport per tutti). Allestiti nell’omonimo spazio del padiglione, gli alias di cinque dispositivi mobili pensati per un intervento diretto in aree di marginalità italiane e cinque box che ne illustrano le ragioni. Ma agire significa anche per ognuno, in questo caso per i visitatori della Biennale, impegnarsi concretamente.

Da qui la scelta di realizzare e rendere operativi tali dispositivi con una campagna di crowdfunding civico, attivo fino alla conclusione della Biennale. Successivamente, i dispositivi saranno concretamente realizzati e messi su strada per trasformarsi in strumenti di tutela e riscatto sociale e rimarranno operativi fino alla vigilia della prossima Biennale Architettura, nel 2018. Anche grazie al sostegno di Arper, l’azienda trevigiana di arredi, l’Health box, il dispositivo per la salute progettato da Matilde Cassani per Emergency, è attualmente in corso di realizzazione.


DEKTON. UNLIMITED. PRIVATE VILLA SWEDEN by Håkan Widjedal

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Il grande formato delle superfici Dekton nasce per offrire un ampio ventaglio di opportunità progettuali per il mondo del design e dell’architettura. Dekton si presenta in una varietà di colori e finiture con spessori di 8, 12 e 20mm. Adatto per spazi interni ed esterni, Dekton rivela una notevole resistenza e stabilità nel tempo, rendendo il tuo progetto illimitato. DEKTON IS UNLIMITED.

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› I LUOGHI DEL LAVORO

ATRIUM, PARMA

GREEN DISTRICT Il masterplan di Atrium, alle porte di Parma, crea un nuovo quartiere composto di piazze, percorsi pedonali e spazi aperti in continuità visiva con gli edifici attraverso ampie pareti trasparenti. Green anche la costruzione, interamente in legno e con soluzioni impiantistiche a basso consumo. Progetto architettonico di Federico Pella-J+S, sviluppo e proprietà Alpe Srl

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› I LUOGHI DEL LAVORO

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Immagini del complesso per uffici Atrium alle porte di Parma. Il progetto, di Federico Pella, prevede il riutilizzo di un’area dismessa di 14 mila metri quadrati Sei gli edifici previsti, alcuni dei quali ancora da ultimare. La flessibilità è uno dei principi progettuali dell’intervento (foto ©Max Allegritti).

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l nuovo complesso per uffici progettato da J+S Ingegneria e Architettura, studio di Monza guidato da Federico Pella, è uno sviluppo privato che porta ordine nel tessuto urbano circostante, cresciuto disordinatamente negli anni. Il progetto trasforma un’area inutilizzata di 14mila metri quadrati in un nuovo quartiere verde attraversato da percorsi ciclopedonali e nel quale gli edifici, interamente in legno strutturale X-lam, si sviluppano secondo un masterplan permeabile e accessibile al pubblico tra piazze, giardini ed elementi di arredo urbano liberi dal traffico automobilistico, per il quale sono stati realizzati parcheggi schermati da cortine di verde. Ancora in fase di completamento, Atrium, anche grazie alla qualità degli ambienti di lavoro, è già pienamente operativo. I sei edifici che lo compongono, di uno o due piani fuori terra e altezza interna variabile secondo le funzioni ospitate, hanno tratti tipologici comuni per tipi di rivestimento, finiture e texture applicate. In sostanza, pur facendo parte di un unico polo che comunica unitarietà e qualità, per collocazione, sviluppo volu-

metrico o dettagli di completamento, ciascun edificio esprime una propria identità. La distribuzione interna dei vari blocchi è pressoché identica per tutte le tipologie, con ingressi posti sul lato lungo, scelta che permette di accedere direttamente a un vano scala di distribuzione e quindi alle unità immobiliari

di ogni singolo piano. Elemento caratteristico dell’intero complesso è la presenza del patio, che offre continuità visiva tra interno e esterno a partire dall’accesso principale. Il progetto fa della flessibilità degli spazi uno dei principi di riferimento: ogni blocco presenta tagli diversi di unità immobiliari (una,


› I LUOGHI DEL LAVORO

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› I LUOGHI DEL LAVORO

ALBERTANI CORPORATES Tutti i vantaggi del legno Il legno è il tratto distintivo di Atrium, il complesso edilizio realizzato alle porte di Parma. Per la realizzazione dei sei edifici del nuovo insediamento terziario sono stati utilizzati gli elementi prefabbricati prodotti dalla società bresciana Albertani Corporates, azienda che vanta una lunga esperienza e una forte presenza imprenditoriale nel settore delle costruzioni in legno: cinque infatti sono le divisioni (ArchLegno, Habitat Legno, Tecsol, AlbeCase, LineaLegno), sei gli stabilimenti produttivi (Edolo, Mondolfo, Braone, Bazzano, Ascoli Piceno e Hermsdorf in Germania) e 350 i dipendenti. La tecnica costruttiva prefabbricata ha permesso l’ottimizzazione dei tempi di costru-

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zione, il miglioramento della qualità dell’involucro edilizio e la qualità del risultato architettonico. L’impiego del legno ha invece garantito costruzioni leggere, basso impatto sismico, facilità di trasporto e di montaggio, minori costi di fondazione e rispetto dell’ambiente. Per Atrium sono state impiegate strutture lamellari in legno con pannelli multistrato X-Lam, sia in funzione portante sia come pareti, solai e coperture. Dal punto di vista energetico, gli edifici sono isolati dall’esterno con sistemi a cappotto e a facciata ventilata, rivestiti con pannelli in lastre di materiale ceramico. La produzione di Albertani si compone di pannelli strutturali a strati incrociati e incol-

lati (Xilam), pannelli isolanti e strutturali per coperture, pareti e solai (Lignum K), pareti a telaio (in legno lamellare con incorporati i materiali isolanti e gli impianti), soluzioni miste legno-calcestruzzo e solaio (Hsb), legno e polisterene espanso (Stek) e tradizionale (Blockhaus). Le strutture in legno offrono diversi vantaggi: sono elastiche, hanno una minore rigidezza strutturale e possiedono una buona resistenza la fuoco.

ALBERTANI CORPORATES Via Corsica 143 - 25125 Brescia BS T. 030 2427893 info@albertani.com www.albertani.com


› I LUOGHI DEL LAVORO

due e quattro) secondo le esigenze funzionali: il principio della flessibilità (tipologica, funzionale e distributiva), favorisce la commercializzazione del prodotto e la modifica degli spazi nel corso del tempo secondo le mutate esigenze degli occupanti. Il progetto sviluppa in maniera attenta il tema del verde, in particolare di quello al servizio del quartiere terziario, per offrire continuità visiva, vivacità e dinamicità cromatica e olfattiva sia ai tenant sia al pubblico. La struttura portante degli edifici è costituita da travi, pilastri, setti e solai in legno lamellare tipo X-lam; i rivestimenti esterni sono realizzati in alluminio a taglio termico, di colore

antracite o micaceo, che in parte provengono dalla lavorazione di materiali riciclati. Il vano tecnologico degli edifici, posto in copertura, è in struttura metallica rivestita in lamiera stirata con forometria variabile: tale soluzione si integra all’edificio senza essere percepita come un addendum, bensì come parte tecnologica dell’edificio stesso. In copertura sono installati alcuni pannelli solari per l’acqua calda sanitaria, mentre sulla copertura della veletta del vano scala è integrato un sistema fotovoltaico di ultima generazione. Per scelta progettuale, la copertura degli edifici è praticabile, ciò per consentire l’accesso al vano impiantistico e alla copertura piana

ERRE.CI.A.

Il cantiere e le fondazioni Il cantiere di Atrium, con i lavori di bonifica, i sottoservizi, le platee in calcestruzzo, i parcheggi, nonché un’assistenza a 360° alle altre ditte in cantiere, è stato affidato a Erre.Ci.A, storica impresa di Parma che opera da 70 anni con la stessa passione, attenzione e serietà sia nel mercato delle costruzioni che in quello delle riqualificazioni, ristrutturazioni e restauri di edifici storici. Capace di soddisfare le esigenze più complesse senza sottovalutare anche le più piccole richieste, il lavoro di edilizia residenziale di Erre.Ci.A. si basa sulla qualità e sulla sostenibilità tecnologica, con l’obiettivo di realizzare edifici che migliorino la qualità della vita degli individui che li abitano riducendo al contempo i costi di gestione e di manutenzione, nel rispetto dell’ambiente ma senza trascurare il valore estetico degli spazi abitativi, la cura dei dettagli, la funzionalità e affidabilità dei servizi collegati. Negli interventi di ristrutturazione anche profonda del patrimonio edilizio esistente Erre.Ci.A. offre la garanzia di un servizio di alta qualità con tempistiche certe.

ERRE.CI.A. SRL Via Bernini, 2 - 43126 Parma PR T. 0521 206420 erreciarestauri@virgilio.it

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› I LUOGHI DEL LAVORO

SWISSPEARL Rivestimenti a cappotto e facciate ventilate Swisspearl ® è leader nella produzione di sistemi per facciate ventilate in fibrocemento composito per un’architettura di pregio. Le lastre utilizzate sono completamente naturali e incombustibili e possiedono particolari caratteristiche di durabilità e di imputrescibilità. Sono inoltre disponibili in un’ampia gamma di colori standard oppure prodotte con colori a campione su richiesta. Nel mondo esistono edifici rivestiti con lastre Swisspearl da oltre 50 anni. Nell’intervento Atrium di Parma sono stati utilizzati pannelli tagliati a progetto ricavati da lastre di grande formato che conferiscono all’edificio un aspetto esclusivo che soddisfa i più alti requisiti progettuali rispondendo contemporaneamente alle esigenze dei clienti. Il sistema offre anche la possibilità di applicare l’isolamento all’esterno degli edifici, soluzione particolarmente apprezzata nel caso di ristrutturazioni e che non necessita di manutenzione. Le lastre Swisspearl ® sono prodotti di design, con un’ampia gamma di finiture e colori, con superfici che possono essere oggetto di trattamenti speciali come fori, perforazioni sago-

mate o incisioni a bassorilievo per la realizzazione a progetto di decori, disegni geometrici, loghi, scritte ed altro ancora. Le lastre di fibro-cemento sono prodotte a basso consumo di energia: il processo di produzione basato sul ciclo chiuso dell’acqua e un tempo di solidificazione naturale lento di 28 giorni impiega poca energia. L’energia grigia utilizzata per ogni mq di facciata dell’intero ciclo produttivo non supera i 125 MJ. Le lastre sono ecologiche al 100%: né le materie prime né il processo di produzione includono l’impiego di sostanze nocive. Per attenuare il fenomeno dell’isola di calore urbano estivo, le lastre impiegate a Parma hanno un colore chiaro riflettente, inoltre la facciata ventilata elimina l’accumulo termico. Il fibrocemento composito Swisspearl® è un materiale da costruzione innovativo, ecologico e di grande durata. Queste caratteristiche lo rendono ideale per soluzioni estetiche di facciata di edifici e architetture importanti e raffinate. L’intervento Atrium di Parma rappresenta uno splendido esempio di cosa si possa creare con la lungimiranza del Committente e la competenza del Progettista.

SWISSPEARL ITALIA SRL Piazzale Gerbetto 6 - 22100 Como CO T. 342 8715084 info@swisspearl.it www.swisspearl.com

TAMPONAMENTO VERTICALE (dall’interno)

1. Doppia lastra in cartongesso intonacata, sp. 12,5+12,5 mm con sottostruttura metallica, sp. 50 mm SEZIONE PROSPETTO 2. Pannello strutturale X-Lam, sp. 160 mm 3. Barriera al vapore 4. Isolante, sp. 100 mm 5. TAMPONAMENTO Membrana impermeabile ad alta traspirabilità SOLAIO INTERNO VERTICALE 6. INTERNOSottostruttura con intercapedine di ventilazione, INTERNO lastra in cartongesso intonacata, sp. 12.5 + 12.5 mm 1. Pavimentazione in gres, sp. 20 mm 1. Doppia sp. 60 mm con sottostruttura metallica, sp. 50 mm 2. Sottofondo in sabbia e cemento, sp. 40 mm 7. 2. Pannello Rivestimento in lastre di fi strutturale X-Lam, sp. 160 mm brocemento tipo 3. Massetto per passaggio impianti, sp. 100 m 3. Barriera al vapore 4. Telo protettivo impermeabilizzante 4. Isolante, “Swisspearl”, sp. 8 mm sp. 100 mm 5. Isolante acustico anticalpestio, sp. 40 mm 5. Membrana impermeabile ad alta traspirabilità 6. Sottostruttra con intercapedine di ventilazione, sp. 60 mm 7. Rivestimento in lastre di fibrocemento tipo "Swisspearl", sp. 12 mm ESTERNO

4. Telo protettivo impermeabilizzante 5. Solaio strutturale tipo X-Lam, sp. 240 mm 6. Controsoffitto con sottostruttura metallica per passaggio impianti, sp. 900 mm

ESTERNO

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› I LUOGHI DEL LAVORO

Federico Pella, ad di J+S

J+S Srl - architecture and engineering J+S è una società di ingegneria e architettura di Concorezzo (MB) nata nel dicembre 2015 dalla fusione per incorporazione di Sering e JPS engineering e che sul lavoro venticinquennale delle due società originarie basa la propria esperienza professionale. Nella società oggi lavorano circa 50 professionisti tra ingegneri, architetti e specialisti di settore in grado di gestire progetti nazionali e internazionali. J+S ha acquisito una pluriennale expertise nella progettazione integrata: dal concept, fattibilità, progettazione preliminare, definitiva, esecutiva e costruttiva di cantiere, alla direzione lavori e al project management, proponendosi come unico soggetto interlocutore del cliente. Negli ultimi anni la società ha sviluppato anche innovativi interventi sul tema dell’entertainment e loisir urbano basandosi sull’approccio della progettazione sostenibile e della tecnologia costruttiva “a secco”. www.jpius.it Alpe Srl Nata nel 1998, Alpe Srl (Parma, viale Tanara 5), è una solida realtà immobiliare con un proprio patrimonio immobliiare e una predisposizione ad investire nel mercato nazionale. La sua vocazione è la locazione di edifici di pregio ad uso principalmente commerciale. Must della società l’esclusività degli immobili offerti in locazione: un immobile di prestigio è un plus anche per chi lo sceglie come sede per la propria attività: ambienti di lavoro confortevoli, sicurezza, ritorno di immagine, posizione di richiamo. Per proporre spazi di elevato standing, Alpe segue meticolosamente ogni fase della realizzazione, dall’analisi di fattibilità al masterplan, dalla scelta dei materiali alla costruzione fino all’arredo del verde. Mission di Alpe è la gestione di tutte le attività strategiche e operative necessarie a valorizzare e trasformare il proprio patrimonio immobiliare. www.alpe-srl.com

nel caso di eventuali funzioni complementari esterne: una soluzione che permette di utilizzarla anche per altri usi e di percepire l’intero quartiere anche da una quota differente e di poter utilizzare la copertura anche per altri usi. Altri aspetti rilevanti del progetto hanno riguardato l’efficienza energetica e la sostenibilità ambientale. L’impianto di climatizzazione avviene infatti con pompe di calore aria/ aria, mentre per il trattamento dell’aria sono stati adottati sistemi di recupero di calore dell’aria espulsa. L’illuminazione avviene con lampade a Led e la gestione delle luci varia in funzione del grado di occupazione degli uffici. Per l’autoproduzione di energia elettrica sono stati installati moduli fotovoltaici inte-

Le strutture del complesso edilizio di Atrium sono in legno lamellare Xilam di Albertani; i rivestimenti sono in alluminio a taglio termico. In copertura sono stati installati dei pannelli solari per la produzione di acqua calda sanitaria (foto ©Max Allegritti).

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› I LUOGHI DEL LAVORO

grati, mentre l’acqua calda sanitaria arriva direttamente dall’utilizzo di fonti rinnovabili con pompa di calore. Il complesso, infine, punta alla gestione sostenibile delle risorse idriche, sul monitoraggio continuo della sicurezza degli impianti e su standard di efficienza energetica prossimi agli edifici a consumo di energia quasi zero

Nelle foto, alcuni interni del complesso di Atrium: un intervento che punta alla sostenibilità delle soluzioni energetiche e di gestione delle risorse idriche (foto ©Max Allegritti).

SCHEDA Località Parma, via Paradigna 38/A Denominazione Atrium (Passion for your business) Cronologia 2012 (progettazione) - 2016 (conclusione primi due lotti (fA e B) Committente Alpe Srl Coordinamento generale progettazione integrata J+S Srl architecture and engineering

Progetto e direzione lavori Federico Pella - J+S Team di progettazione M. De Maestri, M. Rossi, M. Lattuada N. Parolini, D. Mercadante, V. Villani, L. Formenti, E. Confalonieri A. Pozzi, M. Brambilla, P. Facchini, M. Amadio, M. Cima, C. Borsani A. Iannone

Progetto grafico PriscaDesign Fotografie di architettura Max Allegritti Impresa edile Erre.Ci.A. Strutture lignee Albertani Corporates Facciate ventilate Swisspearl Italia Facciate vetrate strutturali AB System - Vetraria Cogliati Sistema di oscuramento Renson sunprotection solutions Pavimentazioni esterne e interne GranitiFiandre Arredo urbano Calzolari Srl Paesaggio J+S e Sandrini green architecture Superficie del lotto 14.160 mq

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› I LUOGHI DEL LAVORO

GRANITIFIANDRE

CALZOLARI

Granitifiandre, realtà di riferimento nella produzione di superfici in gres porcellanato, realizza per il progetto Atrium la pavimentazione esterna e interna con superfici in 2 e 0,6 cm di spessore. La posa incollata è affidata alla società Technoriunite Srl appartenente al Gruppo. La divisione interna Granitech si è occupata della fornitura e installazione del pavimento sopraelevato per l’interno, realizzato con lastre di spessore 1 cm, e per i terrazzi con l’impiego di lastre in spessore 2 cm. Le superfici ceramiche impiegate appartengono ai marchi Fiandre e Porcelaingres e superano in totale i 5.600 mq.

Con un masterplan permeabile, Atrium si configura come un pezzo di città attraversato da percorsi ciclopedonali, con aree verdi e piazze arredate da Calzolari con sedute custom in cemento naturale e pietra ricostruita che si distinguono per la cura dei dettagli e le indovinate scelte cromatiche. Forte di un design contemporaneo e del migliore artigianato made in Italy, la landscape e street furniture di Calzolari arreda luoghi di pregio come Palazzo Strozzi a Firenze, la stazione AV MedioPadana di Calatrava a Reggio Emilia, il piazzale antistante il Museo Ferrari a Maranello, l’itinerario arabonormanno nel centro storico di Palermo. Da qualche anno l’azienda, che nel 2014 ha festeggiato cinquant’anni di successi, opera anche nei principali paesi europei.

GRANITIFIANDRE SPA

CALZOLARI SRL

Via Radici Nord, 112 - 42014 Castellarano RE T. 0536 819611 info@granitifiandre.it | www.granitifiandre.it

Via Cadellora, 4/6 - 46023 Gonzaga MN T. 0376 58274 info@calzolarisrl.it | www.calzolariarredourbano.it

RENSON SUNPROTECTION

AB SYSTEM

Schermature solari

Vetrate strutturali in alluminio

Renson è un’azienda belga leader nei sistemi di schermatura solare, nella ventilazione e nella realizzazione di strutture per l’outdoor con elevate capacità tecniche e prodotti di alta qualità al servizio dell’architettura di tutto il mondo. Nel progetto Atrium Renson ha fornito i pannelli frangisole a doghe di alluminio dal forte impatto estetico a completamento di tutte le facciate vetrate e la pergola bioclimatica a lame orientabili Camargue. Questa struttura dal tetto apribile e a tenuta di acqua e neve può essere completata con innumerevoli chiusure laterali quali tende integrate, vetrate, pannelli scorrevoli.

A come alluminio, B come building: AB System progetta, realizza e posa in opera sistemi di facciata in alluminio, continua o ventilata, schermature solari, serramenti in alluminio o acciaio e carpenteria metallica in genere. Un qualificato ufficio tecnico e a un reparto produttivo altamente tecnologico, entrambi interni all’azienda, trasformano in realtà il progetto architettonico con realizzazioni su misura, assicurando al contempo le migliori prestazioni in termini di isolamento termo-acustico. Come nel caso di Atrium, dove AB System ha realizzato e posato in opera le facciate vetrate strutturali che caratterizzano gli edifici del complesso.

RENSON ITALIA

AB SYSTEM SRL

T. 333 4911832 federico.cereda@renson.net www.renson-outdoor.it | www.renson.eu

Via Stoccolma 22/24 - 20831 Seregno MB T. 0362 320420 info@absystem.it | www.absystem.it

Soluzioni in gres porcellanato per l’architettura

Sedute custom in cemento naturale

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› DESIGNCAFÈ EDILIZIA DI LUSSO AD AMBURGO

LA NUOVA SEDE DEL COLOSSO EDITORIALE TEDESCO

LA FIRMA DI RICHARD MEIER AD HAFENCITY

REM KOOLHASS A BERLINO PER SPRINGER

La nuova sede di Engel & Völkers, gruppo immobiliare internazionale, ad Amburgo porta la firma di Richard Meier & Partners. L’edificio è collocato in Hafencity, la nuova zona di sviluppo urbanistico della città anseatica frutto delle proposte progettuali dei maggiori architetti europei (Herzog & de Meuron, Koolhaas, Meier, Fuksas…) e dei nuovi insediamenti di importanti realtà imprenditoriali private, come Der Spiegel e Unilever, e pubbliche, come l’università, il museo Marittimo, il Science Center. Oltre alla nuova sede, Engel & Völkers realizzerà una serie di edifici di lusso e appartamenti in affitto. Alle spalle dell’operazione è una joint venture di Quantum Immobilien che prende il nome di Quartier am Strandkai. Il complesso progettato da Meier, chiamato Strandhaus di Richard Meier, è una torre residenziale di 16 piani, che all’ultimo ospita due grandi attici. Il progetto dell’architetto statunitense ha riguardato anche gli interni. I futuri residenti del nuovo complesso edilizio potranno usufruire della presenza di una palestra privata, collocata in sommità dell’edificio.

In occasione delle celebrazioni del 50° anniversario della nascita del gruppo Axel Springer, la società editoriale ha presentato il progetto della nuova sede di Berlino firmato da Oma, che ha vinto il concorso di progettazione. Lo scopo era disporre di nuovi spazi per ospitare le differenti aree di business e le attività sul digitale in un ambiente di lavoro moderno. «Negli anni - ha commentato Koolhaas - Berlino è stata una profonda fonte di ispirazione. Con Springer possiamo proseguire il nostro impegno in questa città. Con questa nostra realizzazione

intendiamo affrontare un dilemma centrale degli uffici contemporanei: realizzare un ambiente di lavoro che favorisca allo stesso tempo la concentrazione e l’interazione». La nuova sede di Springer è collocata

sull’area del parco Linden, di fronte all’attuale sede del gruppo. Il parco esistente sarà ricreato sulla copertura del nuovo edificio. Il progetto è di Rem Koolhaas, Chris van Duijn e Katrin Betschinger.

richardmeier.com

NUOVA INIZIATIVA DI RMJM

IL NUOVO RECORD DI OMA

L’ALTRA METÁ DEL DESIGN

TRE INAUGURAZIONI IN DUE MESI

“L’altra metà del design” è l’ultima iniziativa lanciata da Rmjm, uno dei più grandi studi di architettura al mondo, con trenta sedi sparse in ogni continente. Il titolo non ha bisogno di spiegazioni. A parlare sono le donne architetto che lavorano all’interno della grande società di progettazione del Regno unito. Nel blog di Rmjm si parlerà dell’architettura al femminile e di ultime tendenze, in un settore tradizionalmente maschilista. Si alterneranno interviste e approfondimenti delle donne architetto che lavorano nelle varie sedi della società. Rmjm è stata fondata nel 1956 da sir Robert Matthew e Stirrat Johnson-Marshall e oggi vi lavorano 2500 architetti di 56 differenti nazionalità. Proprio quest’anno, la holding brittanica sta per festeggiare i suoi sessant’anni anni di vita.

Oma sta per aprire al pubblico tre sue recenti opere: il Museo del Design a Londra, il Faena District a Miami e la Biblioteca multimediale regionale a Caen, in Normandia. La nuova sede del Design Museum, che aprirà al pubblico il prossimo 24 novembre, è frutto del restauro del Commonwealth Institute la cui progettazione ha visti impegnati Oma e lo studio Morrison e John Pawson. Il progetto di Reiner de Graaf di Oma ha riguardato l’intero complesso e il rifacimento di tutte le facciate per permettere l’ingresso della luce naturale all’interno dell’edificio (foto a sinistra, Nick Nickgutteridge). La ristrutturazione è stata completata nel luglio dello scorso anno e ora è in fase conclusiva la progettazione degli interni, curata da John Pawson. Il Faena District di Miami invece aprirà al pubblico pochi giorni dopo, il 28 novembre. Si tratta di un complesso di sei blocchi (foto al centro, Brett Beyer) il cui progetto è stato

rmjm.com [ 16 ]

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sviluppato da Len Blavatnik e Alan Faena. La sede di New York di Oma, sotto la guida di Shohei Shigematsu, ha progettato tre dei sei edifici destinati, rispettivamente, a centro culturale, a centro commerciale (costruito sulle ceneri dell’Atlantic Beach Hotel) e a parcheggio meccanizzato. Queste funzioni sono tra di loro collegate con una serie di spazi pubblici, tra cui una piazza, un cortile e un bacino marittimo. La terza e ultima inaugurazione (apertura al pubblico il 14 gennaio 2017) riguarda la Biblioteca multimediale a vocazione regionale a Caen, in Normandia, di 12mila mq (foto a destra, Philippe Ruault). Per favorire la comunicazione tra i vari servizi offerti, l’impianto della nuova biblioteca è a forma di croce. Una lunga facciata in vetro collega il parco esterno e il lungomare con il nuovo complesso culturale. oma.eu


EDIFICI EVANESCENTI

ESTETICA NEUTRALE PERCHÉ MOLTE RECENTI ARCHITETTURE, DISSIMULANDO LA PROPRIA ESSENZA DI SPAZIO EDIFICATO, TENDONO AD ASSUMERE FORME DI CONTINUITÀ CON IL PAESAGGIO? Carlo Ezechieli Carlo Ezechieli Carlo Ezechieli Tradizionalmente e convenzionalmente l’architettura si sviluppa secondo connotati sintattici e tipologici tali da identificarla chiaramente quale “meraviglioso artificio” rispetto al paesaggio. Negli ultimi tempi, tuttavia, è sempre più facile imbattersi in architetture, spesso di indiscutibile valore che - pur senza perdere i propri intrinsechi caratteri di artificialità - tendono a fondersi completamente con l’ambiente circostante. La Mirror House del 1996 di Ekkehard Altenburger era un’installazione artistica alla quale è stata in più

ottenuta assecondandone la topografia, evitando il camouflage, e sempre dichiarando la propria identità e la propria artificialità; la continuità visuale con il paesaggio circostante, ottenuta a volte dissolvendosi, talvolta contaminandosi, più raramente riprendendo palesemente forme ed elementi del circostante. Certamente abbiamo costruito troppo e male. Con l’esplosione demografica e la sempre più forte pressione antropica, lo sprawl e l’espansione delle aree urbanizzate, è del resto prevedibile che la gente,

occasioni attribuita l’origine del filone degli edifici a specchio: apparentemente fatti d’aria, virtualmente invisibili. Il Rolex Center di Sanaa - una sorta di suolo (o forse meglio, di “soletta”) artificiale - sembra proporre una forma di continuità rispetto all’intorno: qualcosa di più direttamente riconducibile ad un paesaggio che ad un edificio. Questo solo per citare un paio di esempi di un’architettura che sembra voler scomparire, confondersi nel paesaggio. Non si schiera e, pur senza incorrere in banali mimetismi, non invade né si fa invadere. È in stato di equilibrio. Non si oppone e si fonde con il contesto. Insomma, in una parola è neutrale. Questa recente “estetica neutrale” è identificabile per alcune caratteristiche comuni e ricorrenti: la difficoltà nel ricondurre l’intervento ad un tipo predeterminato, come pure alla convenzionale sintassi di basamento, facciata e coronamento; la continuità fisica con il paesaggio circostante, spesso

e gli architetti, abbiano il desiderio di diventare parte (o un riflesso) di una natura sempre più preziosa e minacciata. È questa una nuova tendenza che sta spostando l’attenzione dall’edificio a quello che gli sta intorno? Quali sono le ragioni di questo fenomeno? Quali sono i progetti più significativi e forse non così noti? Abbiamo esplorato il tema con un’intervista a Antòn Garcìa Abrìl e Debora Mesa di Ensamble Studio, autori della ben nota Truffle House nonché di una sorta di manifesto rispetto a questi temi, presentato all’ultima Biennale di Venezia. Con le piccole, ma notevoli opere “topografiche” degli architetti norvegesi Lund+Hagem. Con la sapienza del rapporto con luoghi del tutto singolari di un architetto di grande spessore come Wendell Burnette. Edifici forse neutrali, ma architetture più che mai coerenti e che manifestano lo spirito della nostra epoca

La Casa Invisibile, Delugan Meissl Associated Architects, foto ©Christian Brandstätter

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ANIMA LOCALE Quando architettura e sperimentazione artistica si fondono. Lo spirito e le ragioni delle opere di Ensamble Studio in un’intervista a Débora Mesa e Antón García Abril Carlo Ezechieli

Realizzata nel 2010 sulla Costa da Morte, in Galizia, la Truffle House, sorta di cabanon per vacanze in cemento (sopra e in alto nella pagina di destra), ha dato un impulso fondamentale alla notorietà di Emsamble e alle carriere di Abríl e Mesa (foto ©Roland Halbe).

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Nel panorama generale dell’architettura Ensamble Studio, composto dalla coppia Antón García Abril e Débora Mesa si distingue innanzitutto per la singolare combinazione tra una sperimentazione artistica – vicina allo spirito della performance o intervention art direttamente derivate da forme di arte concettuale e di avanguardia – e l’architettura. L’opera che ha dato un impulso fondamentale alla loro carriera, la Truffle House del 2010 è una sorta di “roccia” abitabile e una felice sintesi tra processo di costruzione, identità e sostanziale continuità con il luogo. Una logica che ha tratti in comune con molte altre loro opere recenti, come Structures of Landscape presentata all’ultima Biennale Architettura di Venezia. Da quest’intervista emerge la loro poetica e il loro speciale atteggiamento verso tre aspetti fondamentali con cui il lavoro degli architetti si confronta costantemente: i materiali, il processo e il contesto. Qual è l’obiettivo del vostro lavoro? È l’innovazione nel campo della tecnologia e dello spazio architettonico che abbia ef-

fetti positivi sull’ambiente costruito, la vita delle persone, e non costi una fortuna. Molti dei vostri progetti (in particolare uno degli ultimi, Structures of Landscape) hanno la caratteristica ricorrente di configurarsi come specie di strutture naturali accidentalmente abitabili. L’edificio tende a perdere ogni carattere architettonico/artificiale per fondersi con l’intorno. Da cosa ha origine questo approccio? Probabilmente deriva dai nostri primi lavori a Santiago di Compostela e dal tempo trascorso nelle cave circostanti alla ricerca di pietra da costruzione e dall’assistere alle trasformazioni del paesaggio causate dall’estrazione del materiale. Per costruire la monumentale parete in pietra dell’ufficio centrale di Sgae (la Siae spagnola) abbiamo riciclato materiale sparso di cava e riorganizzato materiale grezzo sotto forma di una nuova struttura e un nuovo spazio. Analogamente, per costruire la Truffle House, sulla Costa da Morte, abbiamo combinato materiali locali (fieno, terra, pietre, rami) consolidandoli col cemento allo scopo di realizzare un’architettura che appar-

tenga materialmente al luogo. Quali sono le implicazioni culturali del vostro approccio di progettazione? La nostra architettura si trova in un terreno intermedio dove arte e scienza trovano un punto di accordo. In ogni opera dedichiamo particolare attenzione alla leggibilità, alla qualità spaziale e alla capacità espressiva del materiale (la sua natura visuale e tattile), che sono aspetti che coinvolgono direttamente l’utente. Speriamo così che le persone che abitano le nostre opere le leggano sviluppando le proprie personali interpretazioni, ma senza mai essere indifferenti. Architettonicamente parlando, quali sono i vostri riferimenti principali? L’arte, la natura, la tecnologia, le città, la storia … e così via, all’infinito. Non c’è limite all’ispirazione, in questo sta la magia dell’architettura: è dappertutto! Dove avete tratto l’ispirazione per quella sorta di evanescente caverna abitata di The Truffle? E cosa sta all’origine del suo singolare processo di costruzione? Volevamo costruire un poema architettoni-


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Ensamble Studio Ensamble Studio è stato fondato nel 2000 dagli architetti Antón García-Abril e Débora Mesa. Tra le più importanti opere realizzate figurano l’Hemeroscopium House (2008) e la Reader’s House (2010) a Madrid, il Musical Studies Centre a Santiago de Compostela (2002), il Telcel Theater di Città del Messico (2013); più recentemente, la Cyclopean House, a Brookline in Massachusetts (2015) e le opere per il Tippet Rose Art Center in Montana, sempre negli Usa (2015). Abríl e Mesa hanno esposto in tutto il mondo: alla Biennale di Architettura di Venezia, al GA International Exhibitions di Tokyo, al Moma di New York, al Mak di Vienna, a Shenzhen in Cina. Lo studio ha ricevuto numerosi premi internazionali: lo Iakov Chernikhov Prize del 2012, il Rice design Premio Alliance del 2009 per gli architetti emergenti, l’Architectural Record design del 2005. Nel 2012 Abríl e Mesa hanno curato la realizzazione del padiglione della Spagna alla Biennale di Architettura di Venezia. Entrambi sono visiting professor in diverse università estere. Sempre nel 2012 hanno fondato il Poplab (un prototipo di laboratorio di ricerca sulla prefabbricazione al Mit). www.ensamble.info

Accanto, la facciata della Sgae - la società autori ed editori spagnola - a Santiago de Compostela è composta con pietre a spacco di grandi dimensioni provenienti dalle cave locali (foto ©Roland Halbe); in basso, una stanza della Cyclopean House a Brookline in Massachusetts, costruita invece in prefabbricazione leggera (2015; foto ©Ensamble Studio)

co, uno spazio molto essenziale in un paesaggio rurale senza compromettere la sua fondamentale rusticità. Volevamo usare materiali reperibili localmente e costruirlo con le nostre mani. Era un esperimento, action architecture come ci piace chiamarla, che ha molto più a che fare con una performance ben studiata che con un assemblaggio preciso e accurato di parti di un edificio. Il progetto si concentra sul processo e rinuncia al controllo del risultato. Granito, pietra, sono materiali che durano nel tempo. Come vi piacerebbe fosse ricordato il vostro lavoro? Vorremmo che il nostro lavoro diventasse la cornice per grandi momenti nella vita delle persone, aspiriamo a progettare architettura con un impatto positivo a livello poetico, tecnico e sociale. La selezione del materiale non è quello che conta di più, ha principalmente a che fare con il contesto e le opportunità insite al programma: abbiamo costruito con materiali pesanti e con altri molto leggeri, come la nostra ultima Cyclopean House (a Brookline, Massachusetts, del 2015, NdR)

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DUE PROGETTI UN MANIFESTO Superextructures vs. Structures of Landscape Ensamble Studio alla Biennale di Venezia Carlo Ezechieli

La proposta dal titolo Superextructures vs Structures of Landscape di Ensamble Studio per la Biennale di Venezia è un’utopia e un programma e apre un tema fondamentale, con implicazioni importanti sulla contemporaneità, sul rapporto con il contesto, su un profondo e culturalmente denso rapporto con gli spazi che abitiamo. Il tema è quello del confronto tra due situazioni contrapposte: da un lato la città, quale territorio concentrato e totalmente artificiale, e dall’altro il paesaggio vergine e incontaminato, sempre più distante dalla nostra realtà quotidiana. Un mondo globalizzato e iper-urbanizzato produce città di dimensioni abnormi, sovrapopolate, e allo stesso tempo vittime di una progressiva e sempre più dilagante omologazione. La sfida è quella del recupero A destra, la sala del Padiglione Centrale ai Giardini di Venezia dove è allestito il progetto Superextructures vs. Structures of landscape (foto ©Ensamble Studio), e uno dei modelli realizzati per l’esposizione veneziana. Pagina di destra, due render di Superextructures, giganteschi telai in grado di accogliere al proprio interno funzioni e tipologie della megacittà, contribuendo al riordino delle parti (@Ensamble Studio).

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di identità, di una razionalità nell’impiego degli spazi, del reinserimento dell’architettura all’interno di un programma dal quale non è assolutamente contemplata. Le superexstructures sono giganteschi telai che ricordano la logica “support/infill” teorizzata già negli anni 1970 da Nicholas J. Habraken. Sono secondo gli autori “città costruite nella città”, dove una proto-megastruttura di appoggio ristabilisce e riordina i rapporti con il contesto, ponendo le basi per successivi riempimenti. Questi ultimi non possono che seguire una matrice ricca di significato. È il criterio di ricomposizione di una struttura e di una dignità culturale - forse ancor prima che architettonica - a partire da un sistema di regole: un tema ricorrente in quest’ultima Biennale (nonché evidente nelle opere di Ara-

vena, a partire dal quartiere Monroy a Iquique) e interpretato da Ensamble Studio con eccezionale lucidità. Mentre superextructures riguarda le città, Structures of Landscape, a Venezia raffigurato anche con la proiezione dei lavori realizzati da Ensamble per il Tippet Rise Art Center, affronta il tema della trasformazione di un contesto vergine, proponendo un cortocircuito del tutto inedito. L’approccio rispetto al paesaggio, superando ogni convenzionale dicotomia, non è infatti né mimetico/imitativo né dichiaratamente contrastante. Propone, al contrario, un processo di concettualizzazione del progetto di spazi edificati che, partendo dagli stessi principi di conformazione del paesaggio - come movimenti, rotture, erosione, accumuli - non


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la struttura Domo (2016) realizzata da Ensamble Studio per il Tippet Rise Art Center, nuovo centro per l’arte contemporanea in un ranch di quasi 5 ettari a Fishtail, in Montana, a due ore di macchina a nord di Yellowstone, che accoglie sculture su grande scala di artisti e architetti di fama internazionale. Basato sulla convinzione che arte, musica, architettura e natura siano inestricabilmente connesse nell’esperienza umana, il programma del centro, aperto solo in estate, comprende performance musicali e artistiche, a destra (foto ©Iwan Baan, courtesy Tippet Rise Art Center).

può che portare a configurazioni e caratteri tipici di spazi naturali che – come caverne, archi, doline carsiche, cavità – sono fortuitamente adatti per essere utilizzati e scopo abitativo. Un criterio di assimilazione degli stessi principi naturali che, inevitabilmente, hanno un radicamento profondo con il luogo e che finiscono per proporre strutture singolari, sospese tra evento naturale e artificio

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EDIFICI INNOVATIVI

FLESSIBILE E INVISIBILE È l’alternativa alla casa tradizionale. Si può trasportare, assemblare in cantiere, collocare ovunque. E le finiture interne possono essere scelte da catalogo. Una formula abitativa a basso costo

La Casa Invisibile è un progetto dello studio di architettura Delugan Meissl Associated Architects di Vienna. Raro esempio di casa viaggiante, il prototipo illustrato nel servizio, rivestito con facciate a specchio che riflettono il paesaggio circostante, si trova in Slovenia ed è stato realizzato in due mesi nel 2013 (foto ©Christian Brandstätter).

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Casa Invisibile è un’unità abitativa flessibile nata dall’ingegno dello studio di architettura Delugan Meissl Associated Architects di Vienna. La casa è costituita da una struttura prefabbricata in legno, progettata per una realizzazione chiavi in mano, in qualsiasi luogo deciso dall’acquirente. Massima flessibilità e qualità degli spazi sono gli elementi chiave del concept progettuale. Il layout è aperto ed è organizzato attorno a un camino e al nucleo bagno e cucina, con la creazione di tre unità spaziali. La struttura e l’atmosfera delle camere sono caratterizzate dall’uso del legno naturale. Gli impianti tecnici dell’unità abitativa vengono assemblati esclusivamente con elementi prefabbricati in stabilimento. Le dimensioni sono di 14,50 per 3,50 metri, di-

mensioni che consentono un facile trasporto su camion. La progettazione e le finiture degli interni, così come la facciata, possono essere decisi dal cliente, grazie a diverse opzioni elencate in un catalogo, che prevede anche diverse possibilità di prezzo. Attraverso la costruzione dell’elemento modulare e l’uso intensivo del legno, le unità abitative sono completamente smontabili riducendo così al minimo il loro impatto ambientale. I fattori chiave della proposta, unica nel suo genere, sono il suo facile assemblaggio, il prezzo e la scelta del luogo. Rispetto a una casa tradizionale, questi fattori rappresentano le peculiarità di Casa invisibile. Grazie al binomio innovazione e mobilità,

l’unità abitativa di Delugan Meissl offre una valida alternativa ad una situazione abitativa sempre più critica


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Delugan Meissl Associated Architects Lo studio ha sede a Vienna. Assume la definizione di Dmaa nel 2004. Tra i principali progetti il “grattacielo orizzontale” Beam e il condominio Mischek Turm, due edifici residenziali nella capitale austriaca; nel 2003 lo studio progetta il quartier generale di Sandoz Novartis, e nel 2005 vince il concorso per la costruzione del nuovo Museo Porsche di Zuffenhausen e la progettazione del Filmmuseum di Amsterdam, oltre alla vittoria ex aequo, nel 2008, del concorso per la progettazione di Darat re Abdullah II, il centro culturale e l’Opera House di Amman, in Giordania. Dmaa ha partecipato alla Biennale Architettura di Venezia nel 2006 e Elke Delugan-Meissl è commissario del padiglione austriaco alla Biennale di quest’anno. Nella foto, dall’alto in senso orario Roman Delugan, Elke Delugan-Meissl, Dietmar Feistel e Martin Josst. www.dmaa.at

Il modulo-base è in legno prefabbricato in stabilimento, di dimensioni adatte al trasporto su camion (14,50 per 3,50 metri), completamente smontabile e sviluppa una Slp di 50 mq (foto ©Christian Brandstätter).

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A PARTIRE DAL TETTO

TOPOGRAFIE ARTIFICIALI Due case di villeggiatura, diverse tra loro per impianto e dimensioni, hanno un tratto architettonico comune: la copertura. Progetti di Lund Hagem Arkitekter

A fianco, la casa di villeggiatura di Knapphullet: in questo caso la copertura dell’edificio dialoga con il paesaggio (foto, Ivar Kvaal); In alto, la lama di cemento della copertura fende le rocce di granito e sfrutta a fini abitativi ciò che le sta sotto (foto, Kim Müller); a fianco, l’interno dell’abitazione (foto, Ivar Kvaal).

Due piccoli ma intensi progetti dei norvegesi Lund Hagem - le due case di villeggiatura aKnapphullet e sull’isoletta di Lyngholmen - pur sostanzialmente diversi tra loro per impianto e dimensioni, presentano un tratto singolare e inedito che li accomuna: sono due edifici fatti principalmente dalla loro copertura. Mentre l’esile involucro di vetro virtualmente scompare, le coperture “lavorano” con il paesaggio - da cui sono letteralmente attraversate - alternando due modalità e filosofie in parte contrapposte. Assecondandone e stilizzandone i tratti nell’intervento di Lyngholmen, o rivelandone, per contrasto, la natura in quello di Knapphullet. Nel primo caso la copertura, pur evitando mimetismi, può essere considerata una forma di continuità con il paesaggio circostante. Nel secondo, una sorta di “lama” in cemento, perfettamente rettificata, fende le frastagliate rocce di granito secondo una strategia che sfrutta a fini abitativi una condizione topografica, mettendola in risalto. Il duplice approccio pone alcune riflessioni sul tema del rapporto con il paesaggio in-

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contaminato. Nella pratica attuale dell’architettura si sono consolidate due scuole di pensiero, spesso contrapposte. Una che vede un principio virtuoso nella mimesi, ovvero nel confondere e mascherare il più possibile l’intervento nel contesto, assecondandone completamente forme, trame e materiali. L’altra che - partendo dalla consapevolezza dell’inevitabile artificialità di un intervento fatto, appunto, ad arte– rinuncia a confonderne i tratti, ed anzi ne dichiara la presenza servendosene come strumento di comprensione e interpretazione del luogo. Sulla base di queste considerazioni le due architetture di Lund Hagem propongono un’interpretazione e, forse, una originale modalità di riconciliazione tra questi due distinti approcci (C.E.)

Lund Hagem Arkitekter È una società di architettura formata da Svein Lund, Einar Hagem, Mette Røsbekk, Per Suul e Kristine StrømGundersen. Nasce nel 1984 come Lund Arkitekter Mnal e sei anni più tardi assume la denominazione attuale. La sede principale è a Oslo, mentre un ramo dello studio ha sede a Sandefjord, a sud della capitale. Attualmente vi lavorano una cinquantina di dipendenti. Lo studio opera nei settori dell’architettura e dell’urbanistica. I progetti mantengono un approccio attento al paesaggio circostante, in dialogo continuo tra natura e ambiente e in rapporto dinamico con l’innovazione

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tecnologica e la sostenibilità. Ciò ha portato lo studio a realizzare case passive in possesso della certificazione Breeam. Lund Hagem è inoltre membro del Green Building Council norvegese. Numerosi i premi e i concorsi vinto dallo studio norvegese, che partecipa alla rassegna In therapy del padiglione dei Paesi Nordici alla Biennale di Architettura di Venezia 2016. Nella lunga carriera il team di Lund Hagem ha vinto numerosi premi e ricevuto numerosi riconoscimenti nei settori dell’architettura e del design. www.lundhagem.no


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Lyngholmen è un’isola dell’arcipelago di Aust-Agder, sulla costa meridionale della Norvegia. L’abitazione si trova su una costa rocciosa affacciata sull’oceano. La casa vacanze di Knapphullet si trova su un sito roccioso a Sandefjord sulla costa sud-orientale della Norvegia, poco distante da Oslo.

Sopra, pianta e sezioni della casa vacanze di Lyngholmen (100 mq), ritratta nelle due foto in alto (©Lund Hagem_Svein Kamera). Nella pagina di sinistra, sezione e inquadramento del progetto di Knaphullet.

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CASA-BUNKER IN ARIZONA

FUORI, IL DESERTO Gli elementi del paesaggio nella Desert Courtyard House di Wendell Burnette a Scottsdale

In alto, la casa-bunker di Wendell Burnette a Scottsdale immersa nel paesaggio arido dell’Arizona. L’ingresso all’abitazione è una breccia ricavata in un muro massiccio; a lato, il paesaggio della Desert Courtyard House (foto ©Bill Timmerman).

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Una regione desertica, vegetazione rada, dalla quale le rocce emergono come montagne in un paesaggio in miniatura. Una sorta di promontorio in fondo ad una lunga strada privata: l’area di progetto. Ampi orizzonti e montagne che, sullo sfondo, si perdono nei tramonti tipici di questa regione. La casa si sviluppa attorno a un patio centrale concepito come un giardino Zen, una sorta di microcosmo formato da una cornice avvolta attorno a un frammento di deserto primordiale e a un pezzo di cielo, virtualmente infinito. Il patio interno propone tutte le qualità domestiche di aria, luce, riservatezza, sicurezza ed è un’opportunità per isolare e preservare la forza, la delicatezza, la massa della struttura millenaria del luogo. E’ una casa-bunker, alla quale si accede da una “faglia” in un muro massiccio, ma che tuttavia - appoggiandosi sul terreno in modo puntuale - ne lascia pressoché invariata la topografia.


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Wendell Burnette Si definisce un architetto autodidatta, ma il suo lavoro nello studio di architettura di Phoenix è riconosciuto a livello internazionale. Il lavoro di Burnette si concentra su spazio, luce, contesto e comunità. Per undici anni ha collaborato con lo studio di Will Bruder, una collaborazione culminata nella progettazione della Biblioteca Centrale di Phoenix, durata sei anni. Insegna all’Arizona State University. Ha progettato la biblioteca e il centro culturale Maryvale di Palo Verde, l’Amangiri Resort & Spa nello Utah meridionale e ha in corso una serie di lavori in Cina, Canada, Israele, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Le sue opere sono state pubblicate da più editori e hanno ottenuto numerosi riconoscimenti: il Design Excellence, lo Young Architects Award del 1990, un Emerging Voices Award 1999 dell’Architectural League di New York, tre Record House dalla rivista Architectural Record, un premio nazionale Aia e un premio nazionale Aia/ Ala design per il Palo Verde Library & Maryvale Community Center. Nel 2009 Burnette ha ricevuto l’Oscar in Architettura dall’American Academy of Arts and Letters di New York City. La sua filosofia progettuale si fonda sull’ascolto e sulla ricerca di progetti di architettura funzionali e poetici allo stesso tempo. www.wendellburnettearchitects.com

SCHEDA Località Scottsdale, Arizona Progetto Desert Courtyard House Dimensioni 670 mq Team di progettazione Wendell Burnette, Thamarit Suchart, Jena Rimkus, Matthew G. Trzebiatowski, Scott Roeder, Brianna Tovsen, Chris Flodin, Colin Bruce

Impresa costruttrice The Construction Zone Interior design LeavittWeaver Progetto strutturale Rudow+Berry Progetto impianti elettrici Associated Engineering Progetto illuminotecnico Ljusarkitektur P&O Progetto paesaggistico Debra Dusenberry Landscape Design

Progetto acustico Cockriel Associates Fotografie Bill Timmerman

Nella pagina, piante e sezioni della residenza. La casa di Wendell Burnette si sviluppa attorno al patio centrale, un microcosmo avvolto in un frammento di deserto primordiale.

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Gli elementi del paesaggio diventano elementi costruttivi, al punto che i progettisti hanno deciso di realizzarlo senza alcun apporto né sottrazione di materiali dal sito. Data la particolare composizione del terreno, i muri sono stati infatti realizzati in terra cruda pressata all’interno di casseforme. Una tecnica di costruzione antichissima, ben radicata nella tradizione locale e che oltre a mettere a disposizione una fondamentale massa di accumulo termico nel particolare clima desertico, conferisce all’edificio – tramite un necessario basamento di distacco e un rivestimento in acciaio – caratteri architettonici peculiari. Erede di un approccio che affonda le proprie radici nelle ville di Richard Neutra, o ancor prima di Frank Lloyd Wright - dove l’involucro viene frantumato e i suoi pezzi accuratamente sagomati e disposti al fine di fondersi senza soluzione di continuità visuale con il paesaggio - la Desert Courtyard House radicalizza questo concetto rendendo la copertura una cornice ed un contrappunto orizzontale che, fondendosi con il luogo, dichiara delicatamente la presenza dell’abitazione (C.E.)

In alto, un interno della casa-bunker; al centro, il patio con le ampie vetrate dell’abitazione; in basso, la proiezione della casa verso il paesaggio desertico dell’Arizona (foto ©Bill Timmerman).

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IL GREEN BUILDING AVANZA I PROGETTI CERTIFICATI LEED IN TALIA. IL NUOVO LIBRO DI GIULIANO DALL’Ó C’era una volta l’edilizia: si costruiva in fretta, prestando poca o nessuna attenzione agli aspetti energetici e alla qualità dell’abitare. La sfida climatica, la crescente attenzione alle tematiche della sostenibilità e il percorso verso un’economia circolare hanno però imposto, con urgenza crescente, una radicale trasformazione della fisionomia del comparto dell’edilizia a livello globale. Negli ultimi anni si è quindi affermato un approccio più responsabile all’architettura e all’ingegneria, con l’introduzione e l’affermazione del concetto di green building. Edifici progettati, costruiti e gestiti in modo efficiente, al fine di controllare l’impatto generato dalle attività di costruzione, limitare il consumo di risorse, stimolare modalità e tecniche costruttive rispettose degli equilibri dell’ecosistema e promuovere la qualità dell’abitare. Per valutare con oggettività queste istanze sono stati sviluppati diversi sistemi di certificazione energeticoambientale, che consentono di attestare le prestazioni e gli impatti ambientali di un edificio sul territorio, includendo i consumi di energia. “Leadership in green building”, l’ultimo libro scritto da Giuliano Dall’Ó, professore associato di Fisica tecnica ambientale al Dipartimento ABC del Politecnico di Milano, raccoglie una selezione degli edifici certificati Leed più rappresentativi del nostro paese, tra cui l’edificio Leed più vecchio al mondo: la sede dell’università Ca’ Foscari a Venezia. Le schede presentate nel libro raccontano e illustrano con immagini di grande impatto esperienze d’avanguardia, attente ai parametri energetici e al benessere degli utenti e coerenti con la necessità di passare da un modello economico lineare a uno circolare. Il rating system Leed, nato negli Stati Uniti nel 1994, si è rapidamente diffuso in tutto il mondo: a oggi sono quasi 80mila gli edifici Leed presenti in 160 paesi, con una superficie certificata pari a 1,4 miliardi di metri quadrati. La spinta verso la sostenibilità degli edifici, pur partendo da una base limitata e scontando il periodo di crisi del settore, sta crescendo anche nel nostro Paese.

Leadership in Green Building I progetti certificati Leed in Italia Giuliano Dall’Ò 248 pp – euro 35 ISBN 9788866271871

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INDAGINE SUL MODERNISMO IN ITALIA

INTERIOR DESIGN NON CONVENZIONALE

DIECI SAGGI INDAGANO LE PECULIARITÀ DELL’ARCHITETTURA DEL NOSTRO PAESE

NELL’ERA DEL DIGITALE RIACQUISTANO IMPORTANZA GLI SPAZI PERSONALIZZATI

Due libri, uno infilato nell’altro. Il primo raccoglie dieci saggi che indagano alcune peculiarità del Modernismo in Italia, nonché temi e problemi di lunga durata nell’architettura italiana del XX secolo. Il secondo, inserito nel primo, riunisce venti testi brevi nati soprattutto per essere condivisi nella discussione con amici e colleghi. “Il contesto della mia scrittura - sottolinea Francesco Garofalo - è la mia personale ricerca di architetto. Che per me significa fare architettura scrivendo, piuttosto che scrivere sull’architettura. I miei scritti si possono ricondurre a due famiglie che ripropongono il confronto fra disciplina e circostanze.E le condizioni affinché si verifichi questo rapporto - necessariamente conflittuale - debbono essere continuamente ricercate e alimentate”.

Il titolo presenta una serie di immagini di opere d’arte, interior design, architetture e scenografie che lasciano impressioni che durano. Oggi, nell’era della digitalizzazione e dell’e-commerce, la creazione di spazi tangibili riacquista importanza. Il fondamento di un rapporto significativo tra artista e pubblico, museo e visitatore, negozio e cliente si basa sull’esperienza diretta, sorprendente e memorabile. Il libro mostra i diversi modi in cui questo effetto può essere raggiunto, con esempi di architetture di interni non convenzionali. Materiali originali, colori, forme e superfici sono gli oggetti di scena che a fianco di odori, suoni e luci si fondono con dettagli scultorei. La linea di confine tra arte e commercio è quindi fluida. Artisti, scenografi e architetti, così come interior designer, possono creare situazioni straordinarie.

Cos’è successo all’architettura italiana? Francesco Garofalo Marsilio 190 pp – 25 euro

Liquid Spaces Scenography, Installations and Spatial Experience Gestalten, 2015 Gestalten libri

IL VECCHIO E IL NUOVO LE NUOVE TECNOLOGIE AL SERVIZIO DEL LIGHT DESIGN L’ULTIMO LIBRO DI GIANNI FORCOLINI “Led e Oled. Le nuove tecnologie al servizio del lighting design” è l’ultimo libro di Gianni Forcolini, architetto, lighting designer e docente del Politecnico di Milano. Il libro intende mostrare le differenze salienti tra il vecchio e il nuovo, valutarne il divario in tutti i suoi aspetti e spiegare con molti esempi illustrati che cosa realmente cambia nel progetto e nella realizzazione degli impianti di illuminazione. Led e Oled si confermano oggi come le sorgenti luminose del nuovo secolo. Offrono ottime prestazioni di ordine energetico e gestionale: efficienza, affidabilità, flessibilità d’uso, durata, sicurezza, ecocompatibilità. Negli impianti è possibile parzializzare le accensioni con frequenti cicli di on/off, regolare il flusso luminoso e la tonalità della luce emessa, cambiare la sua colorazione, inserire le fonti luminose in sistemi domotici. I minimi ingombri ampliano la gamma degli impieghi e consentono di integrare la luce nelle strutture architettoniche e negli elementi di arredo. La tecnologia dei diodi luminosi è avviata verso la fase della maturità e sta gradualmente soppiantando le lampade tradizionali.

Led e Oled Le nuove tecnologie al servizio del lighting design Gianni Forcolini Editoriale Delfino 180 pp - euro 22 ISBN: 978-88-97323-58-7


› NUOVE FORME DELL’ABITARE

NUOVE ABITAZIONI IN GRANDI METROPOLI Che tipo di abitazione cercano i giovani? Come ci si muove oggi nel mercato immobiliare per avere successo? Com’è orientata la domanda? Lo abbiamo chiesto ad Alida Forte Catella Sonia Politi

In alto, una delle più recenti realizzazioni: la zona living di un appartamento di Palazzo Gorani, due eleganti edifi ci realizzati su progetto di Cecchi&Lima Architetti Associati nel centro di Milano, sui quali Coima sta lavorando con Finaval, società immobiliare che fa capo alla famiglia Feltrinelli (foto Filippo Romano).

Posizione. Dimensioni. Taglio. Fino a qualche anno fa erano le caratteristiche che definivano l’immobile residenziale. Come è cambiata la domanda? Oggi è più dettagliata e consapevole. Il pubblico è più preparato. Ha esperienza e passione. In seguito alla crisi economica l’attenzione all’oggetto residenza è sicuramente più forte e mira a un prodotto qualificato. C’è poi una generazione nuova che influenza certi cambiamenti e guida le mode abitative. Sono i millennials, i giovani del terzo millennio, quelli tra i 18 e i 34 anni. Le loro esigenze primarie nella scelta dell’abitazione sono meno dominate dall’attenzione ai materiali e alle tecniche costruttive e più caratterizzate, e anche condizionate, dalla tecnologia onnipresente e dai sostanziali mutamenti

nel mondo del lavoro. Aspetti che inducono maggiore mobilità, dinamicità e hanno un impatto diretto sulla tipologia, sulle location, sugli interni e gli arredi. Tutto ciò si porta dietro la tendenza ad affittare più che a comprare casa, oggi si abita qui, domani non si sa. Le città più richieste sono le grandi città, Milano, Torino, Roma, le più dinamiche sotto l’aspetto lavorativo. E se la città deve essere grande, l’abitazione può essere anche piccola, molto piccola. Ma funzionale, preferibilmente di design, nessun oggetto superfluo, nessuno spazio inutilizzato. Spariscono le cantine, i solai, i garage. I giovani si spostano in bicicletta, usano il car sharing, i trasporti pubblici. La casa diventa un luogo di condivisione dove trovarsi

Alida Forte Catella – Ceo di Coima Image Alla guida di Coima Image, società di consulenza e progettazione integrata in architettura, interior design e space planning, Alida Forte Catella ha sviluppato la sua attività nella realizzazione di importanti progetti che recepiscono le tendenze di una clientela internazionale e propongono soluzioni abitative innovative. Ha sviluppato oltre 470mila mq di uffi ci e negozi e oltre 900 unità abitative per un totale di circa 170mila mq nel residenziale. Con il marchio Dolce Vita Homes da oltre 30 anni sviluppa progetti di particolare pregio per residenze di alta qualità.

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In questa pagina, sempre Palazzo Gorani. Un esempio di eleganza e flessibilità, dove il living con cucina a vista si fonde con la sala da pranzo senza perdere la sua centralità, perché cucinare è sempre più un evento sociale. Sotto, nell’ingresso è stato ricavato uno spazio per il lavoro, che in caso di necessità può trasformarsi in camera per gli ospiti (foto ©Filippo Romano).

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con gli amici e coltivare i propri interessi. L’elemento che non può mancare è il living con cucina a vista, dove la cucina si fonde con la sala da pranzo ma non perde la sua centralità perché anche cucinare è un evento social da condividere. Sempre più spesso l’abitazione è anche luogo di lavoro grazie alla tecnologia che con pc, internet, telefonia mobile permette di svolgere molteplici attività senza formalità e costrizioni in ambiti predefiniti. La tecnologia ha cambiato l’atteggiamento dell’utente. La domotica, anche se anco-

ra limitata, attrae e diventa il nuovo status symbol. I materiali devono essere sempre più rivoluzionari e sostenibili. Le unità attrezzate, gli arredi fissi, le cabine armadio sono presenze irrinunciabili. La ricerca di una maggiore qualità costruttiva si riflette negli interni. Quali elementi determinano il comfort abitativo? Il comfort abitativo viene attribuito a tutto il comparto degli impianti: da quelli elettrici a quelli meccanici, al trattamento dell’aria. Una casa sana e sostenibile dove il tema del risparmio energetico risulta il primo indi-

catore di qualità oltre ai materiali utilizzati per la costruzione e all’isolamento acustico, che rientra pienamente nei parametri dei comfort abitativi. L’abitazione deve proteggere gli inquilini dai rumori esterni, dal percuotimento strutturale e dal rumore prodotto dagli impianti dell’edificio. Da non trascurare gli impianti legati alla sicurezza dell’edificio. Quale è il principio dominante nell’allestire un’abitazione? Avete sviluppato una sorta di abaco di stili per diversi tipi di committenti? Nell’allestire un’abitazione ci riferiamo ad elementi che emergono da un’analisi nazionale ed internazionale per arrivare a creare appunto un abaco di stili che rispecchiano i nuovi modi di vivere. L’ultimo progetto “Porta Nuova”, che comprende 500 unità, è basato su quanto emerso dai concept e dalle analisi fatte sulle aziende manifatturiere con prodotti di nuova generazione per produrre stili compatibili alle esigenze del mercato e in grado di semplificare la gestione delle attività connesse non interferendo sui residenti già stanziati. Nel corso degli anni abbiamo realizzato residenze Mock up che possono offrire ai potenziali utilizzatori esempi di allestimenti d’interni sia di piccole sia di ampie dimensioni. La 4@home è un esempio di come si può vivere in 36 mq, mentre Solea 10 floor rappresenta una sorta di riassunto di quali sono i luoghi che testimoniano i nuovi modi di vivere, dalla sala della musi-


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ca alla sala di lettura, al luogo dove pensare e isolarsi. Quindi stili diversi che guardano all’ibridazione delle culture in una società che sta cambiando modalità e dove abitare significa non solo abitare lo spazio ma anche abitare il tempo, prendersi cura dell’altro come esprimeva il filosofo Emmanuel Lévinas. Quindi “essere”. Non subire. Avete messo a punto proposte chiavi-inmano? Quale tipo di collaborazione avete avviato con i produttori di mobili, infissi, pavimenti, bagni, cucine? Con il brand Dolce Vita Homes, una piatta-

forma consolidata di aziende primarie nel mondo del Design, offriamo all’utilizzatore finale un prodotto progettato secondo i criteri delle best practices sostenuto da prodotti provenienti da aziende che perseguono la filiera della sostenibilità che parte dall’acquisizione delle materie prime, dalla relativa lavorazione, dall’uso dei trasporti, sino allo smaltimento dei rifiuti. La grande sfida è stata proprio riunire più aziende dello stesso settore merceologico sotto lo stesso brand per rendere più dinamica l’offerta.

A quale livello si può sviluppare la vostra collaborazione con il progettista di interni? È una collaborazione che deve partire dall’inizio: insieme a tutti gli attori del progetto architettonico il progettista deve valutare un prodotto completo, sia dal punto di vista budget che di qualità

In questa pagina, altre realizzazioni di Coima Image a Milano Porta Nuova. In alto, la zona living di un’importante abitazione a doppia altezza di Solea 10th floor, la torre residenziale disegnata da Paolo Caputo (foto ©Marco Garofalo). Sotto, il living di un appartamento nel Bosco Verticale di Stefano Boeri.

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CORSO XXII MARZO, MILANO

LA CASA CONDIVISA Nel capoluogo lombardo nuove forme di cohousing avanzano. Cambiano radicalmente anche le tradizionali formule del real estate, il ruolo del progettista e le modalità di fornitura di arredi e prodotti di qualità. Il caso di Co22: sessanta alloggi ristrutturati pronti alla fine del prossimo anno

In alto, il complesso di Corso XXII marzo 22 a Milano. Un’esperienza innovativa di condivisione dell’abitare che a breve diventerà realtà. Il progetto è dello studio Freyrie Flores Architettura di Milano.

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Nell’epoca della condivisione, l’abitare è uno dei luoghi privilegiati di sperimentazione. Lo sharing avanza un po’ dappertutto e cambia anche le forme tradizionali della produzione immobiliare. E a cambiare è anche il rapporto tra domanda e offerta di case. Oggi, l’idea della casa condivisa non è più, o non solo, un terreno privilegiato di pratiche alternative giovanili, bensì un modello di business basato su nuove forme di relazione tra le persone, facilitato dalle tecnologie digitali. Troviamo un esempio nel progetto di ristrutturazione di un edificio liberty al civico 22 di corso XXII Marzo, a due passi dal centro di Milano. Un’operazione di cohousing (Co22 è appunto il nome) che parte dalla progettazione. A guidare l’operazione, originale in tutte le fasi del processo - dall’ideazione alla selezione degli utenti-clienti, dalla progettazione partecipata all’utilizzo condiviso di alcuni spazi dell’edificio ristrutturato alla fornitura di materiali e prodotti di qualità - la società milanese di cohousing Newcoh, di Marco Bolis e Nadia Simionato. Due im-

prenditori milanesi che hanno avuto il compito di promuovere l’iniziativa immobiliare e di sviluppare la proposta di cohousing. Il tutto sotto il controllo della mano esperta dell’architetto Leopoldo Freyrie, dello studio Freyrie Flores Architettura di Milano, che si è occupato della progettazione dell’intervento edilizio e che ha messo in pratica i principi della progettazione partecipata, in un rapporto virtuoso tra potenziali acquirenti e progettista dell’intervento. L’originalità sta nel modo in cui la domanda abitativa è stata aggregata. Il tutto ha preso il via da una piattaforma web che ha promosso l’idea dell’abitare condiviso, poi da una serie di incontri pubblici grazie ai quali la domanda si è autoselezionata e aggregata, successivamente da un lavoro, nuovo nel suo genere, di una progettazione su misura degli appartamenti e dei suoi spazi in stretto contatto con il progettista e, infine, dall’avvio dei lavori. «La nuova formula abitativa di Corso XXII marzo 22 − afferma l’architetto Leopoldo Freyrie − sta nell’aver ideato un nuovo com-

plesso edilizio con numerosi spazi di condivisione, con aree dedicate a co-working, foresteria, lavanderia, area giochi, wellness, deposito biciclette e a tutto ciò che i futuri condomini hanno di comune accordo deciso di condividere». L’innovazione naturalmente riguarda anche le scelte tecnologiche per migliorare la performance ambientale. «L’edificio sarà in classe energetica A − prosegue Freyrie − avrà ridotte emissioni di gas serra, utilizzerà l’illuminazione a led, avrà una robusta dotazione domotica, cucine a induzione elettrica, legname con certificazione Fsc, pannelli fotovoltaici in copertura, vernici atossiche, stazioni di ricarica per le auto elettriche e sarà garantita l’accessibilità universle di tutti gli spazi dell’edificio. Infine, per comune decisione dei futuri acquirenti, sarà un intervento car-free, senza posti auto. Una scelta che rischiava di essere un deterrente all’acquisto, ma che alla fine si è rivelato un driver dell’operazione». I cinque piani e il sottotetto dell’immobile,


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Freyrie Flores Architettura Lo studio di architettura di Leopoldo Freyrie e Antonella Flores opera nei campi dell’architettura, della rigenerazione urbana e dell’interior design, con attenzione ai temi dell’innovazione di progetto e di processo e dell’ambiente. Leopoldo Freyrie ha firmato importanti progetti di architettura in Italia e all’estero. Ha svolto e svolge tuttora un’intensa attività di promozione culturale dell’architettura. È stato infatti presidente del Consiglio degli architetti d’Europa, tra i fondatori del Forum europeo per le politiche architettoniche e presidente del Consiglio nazionale architetti dal 2011 al 2016. È presidente della fondazione Umbria di architettura Galeazzo Alessi. Antonella Flores ha sempre svolto attività di direzione dei lavori e di organizzazione dei cantieri. Ha diretto più di cento cantieri residenziali, industriali, di ristrutturazione e di interni. Importanti le sue pubblicazioni sul tema del cantiere e della sua organizzazione. Tra le ultime realizzazioni dello studio si ricordano “2 ettari di verde”, il progetto di rigenerazione dell’area industriale dell’ex Tubi Ghisa a Cogoleto e la nuova architettura ecosostenibile delle stazioni elettriche di Terna Rete Italia. www.freyriefloresarchitettura.com

un tempo di proprietà del comune di Milano e successivamente acquisito da Pnb Paribas, verranno ristrutturati e recuperati a fini abitativi, per una superficie complessiva di 6.650 metri quadrati per 55 alloggi. Un’operazione di questo genere ha imposto una modifica sostanziale del processo progettuale. «Certo − conclude l’architetto − con l’operazione Co22 il rapporto tra progettista e acquirenti è radicalmente mutato. Il confronto sulle scelte, sia collettive sia singole, è stato intenso: ho perso il conto del numero di riunioni che ho organizzato nel mio studio. E ciò, nonostante disponessimo già di molte informazioni da parte dei futuri acquirenti.

Ma forse è proprio questa la strada nuova che il mondo della progettazione deve saper percorrere». Innovativo è anche il modello di coinvolgimento delle aziende fornitrici di pavimenti, porte, illuminazione, scale, rubinetterie, serramenti e cucine. Un’operazione che è avvenuta sotto il marchio di Milano Contract District, una formula dedicata al real estate che unisce la qualità di alcuni dei più importanti marchi di interior e home finishings sotto un unico brand. Secondo il programma, l’intervento di Corso XXII Marzo 22 verrà concluso e gli alloggi verranno consegnati a novembre del prossimo anno

SCHEDA Progetto CO22 Località Milano, Corso XXII Marzo 22 Progetto architettonico Freyrie Flores Architettura Milano

Proprietà Bnp Paribas Italia Promotore immobiliare COventidue, Milano Sviluppo del Cohousing Cohousing.it – Newcoh Milano

In alto, il render del cortile interno del complesso di Co22; sotto la sezione dell’edificio (studio Freyrie Flores Architettura).

Partner Milano Contract District Fine lavori Novembre 2017

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I REGISTI DI COVENTIDUE Cohousing: ecco cosa cambia nella nuova promozione immobiliare. Parlano Nadia Simionato e Marco Bolis, ceo e general manager di NewCoh e protagonisti dell’operazione di corso XXII Marzo a Milano

Nadia Simionato e Marco Bolis, ceo e general manager di NewCoh, società di sviluppo immobiliare di Milano che ha condotto e gestito l’operazione di corso XXII Marzo (sotto, render di uno spaziogiochi comune, ©Freyrie Flores Architetti).

Abitare condiviso. Una moda, un modo di rispondere alla crisi o un cambio di paradigma dell’abitare? Come e dove è nata l’idea del cohousing alla milanese? Queste domande le abbiamo girate a Nadia Simionato, padovana, laureata al Politecnico di Torino in marketing e comunicazione e oggi ceo di NewCoh, e Marco Bolis, bergamasco, da anni nel real estate e oggi general manager di NewCoh. Ecco cosa ci hanno risposto. «L’idea nasce nel 2007 all’interno di una ricerca del dipartimento Indaco del Politecnico di Milano sui fenomeni di innovazione esistenti in Europa in quegli anni − afferma Simionato. Tra i nuovi fermenti europei, soprattutto nei paesi scandinavi, stava allora prendendo piede il co-housing. Una voglia spontanea di abitare condiviso supportata dalla pubblica amministrazione locale. Un modello interessante, basato però sui piccoli numeri e dai tempi di gestazione lunghi e ad alto tasso di abbandono dei partecipanti. Ciò che mancava a quell’intuizione era la forma imprenditoriale. Da qui, la nostra idea di allargare la base di riferimento del vivere collaborativo e di avviare un’indagine di mercato, di tipo virale, con l’obiettivo di cogliere l’esistenza di un sentiment collaborativo nella società milanese e lombarda in genere. Da quel lavoro abbiamo ricevuto circa tremila manifestazioni d’interesse da parte di persone singole e famiglie che si

ritrovavano in questa nuova impostazione dell’abitare. Oggi la nostra piattaforma web, la nostra community, contiene ventimila contatti, lombardi e non. E ogni qualvolta ci provengono delle indicazioni di nuove iniziative immobiliari incrociamo i nostri dati con le nuove proposte e operiamo uno scouting tra domanda e offerta. Poi passiamo alla definizione del concept progettuale che tiene conto della selezione operata. Per Co22 abbiamo ricevuto 500 manifestazioni di interesse per una proposta edilizia di 50/60 alloggi. Da questo primo incrocio tra domanda e offerta, ha preso corpo il progetto architettonico vero e proprio ed è iniziata la progettazione partecipata dei potenziali cohouser, ai quali chiediamo una prenotazione non vincolante dell’alloggio, la cui somma, in caso di insuccesso, viene restituita. Interessante del processo di partecipazione è l’incontro con gli altri potenziali acquirenti-clienti e le connessioni positive che si possono realizzare attraverso il loro incontro». Dalle parole della ceo di NewCoh emerge con chiarezza che siamo di fronte a un cambio di paradigma, che non dipende solo dalla tecnologia e dal suo sviluppo, bensì dal fatto che le operazioni immobiliari di tipo tradizionale, alle prese con la crisi del settore, oggi non reggono più e invece di soddisfare la domanda lasciano pesanti eredità di invenduto.

«Secondo noi il vecchio modo di fare sviluppo immobiliare è finito – prosegue Marco Bolis. Per decenni ha funzionato, ma con la crisi il modello del real estate tradizionale ha dimostrato di non reggere più. Non è più pensabile che sulla scena immobiliare vi sia il solo promotore. Oggi, anche grazie al web, l’acquirente è più informato e responsabile. Oggi a prevalere è il dialogo, il confronto, la costruzione partecipata dei processi e delle decisioni». Idee e soluzioni nuove, non c’è che dire. Anche se ci troviamo di fronte a un’offerta abitativa per una domanda di mercato medio alta. E per il resto del mercato, per la fascia media o medio-bassa, che succede? «In base alle disponibilità economiche, abbiamo delle proposte di vendita di alloggio differenziate − sostiene Bolis Si va infatti dai duecentomila euro al milione di euro di costo di vendita. Già questo consente un incontro tra domanda e offerta facilitato. Stiamo anche studiando soluzioni per coloro i quali hanno ridotte capacità di spesa o per quelle fasce di popolazione che non pensano più alla casa in proprietà, bensì all’uso della casa stessa, attraverso soluzioni di affitto con durata differenziata. D’altra parte, la crisi del settore immobiliare impone a tutti soluzioni non convenzionali, più capaci di interpretare la nuova domanda di abitare». Siamo di fronte, in definitiva, a un nuovo modello organizzativo del settore immobiliare: più vicino all’utente-cliente finale, alle sue esigenze, capace di mettere in campo proposte di intervento flessibili per una realtà di mercato profondamente cambiata. In questo nuovo panorama, anche la modalità di intervento di NewCoh cambia secondo le esigenze delle proprietà immobiliari che ricorrono ai loro servizi e ai contesti in cui operano. Un modello che a quanto pare sta dando buoni risultati: Co22 non è l’unica operazione in corso, altre sono aperte, come quella, sempre a Milano, di fronte all’abbazia di Chiaravalle, nella zona sud della città, dove sta per partire la ristrutturazione di una vecchia cascina, la Gerola, che ospiterà sessanta nuove famiglie. O ancora altre due operazioni, sempre a Milano, per circa 700 alloggi da immettere sul mercato nel 2017-2018 sempre secondo la logica del cohousing. Sullo sfondo, dopo una serie di iniziative già realizzate negli anni scorsi a Milano (Urban Village Bovisa, Cosycoh, Terracielo) e a Pisa (Cohlonia), Bolis e Simionato contano di avviare iniziative a Genova, Torino, Bologna, Firenze, Roma e Bari. Insomma, le nuove forme dell’abitare avanzano

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› NUOVE FORME DELL’ABITARE L’ATLANTE DELL’ABITARE CURATO DA BEPPE FINESSI, STANZE RACCONTA UN SECOLO DI STORIA DELL’ARCHITETTURA D’INTERNI ITALIANA È da poco nelle librerie specializzate Stanze. Altre filosofie dell’abitare, il libro edito da Marsilio che raccoglie un secolo di storia dell’architettura degli interni italiana, vista attraverso l’opera dei suoi protagonisti: da Gio Ponti a Franco Albini, da Carlo Mollino a Luigi Caccia Dominioni, da Umberto Riva ai giorni nostri. Un atlante visivo di 250 progetti illustrati da oltre mille immagini d’archivio e sostenuto da saggi critici e teorici che si confrontano sul tema, riproposto anche dall’omonima mostra allestita al Palazzo dell’Arte come parte della XXIa Triennale di Milano: undici interpretazioni

concettuali dell’ambiente domestico di cui il volume, pur non essendo un semplice catalogo, fornisce un ampio resoconto. Il volume e la mostra sono stati curati da Beppe Finessi.

STANZE Altre filosofie dell’abitare a cura di Beppe Finessi Marsilio 448 pp – euro 60

XXI TRIENNALE DI MILANO

LE STANZE E L’INTERIOR DESIGN Stanze. Altre filosofie dell’abitare era il titolo di una delle mostre più apprezzate della XXI Triennale di Milano. Interessante la riflessione sul ruolo dell’architettura d’interni nel rapporto con la vita quotidiana delle persone. Nonostante l’importanza che questa disciplina riveste, non vi è ancora un riconoscimento critico verso questo campo della progettazione. La mostra, curata da Beppe Finessi, nei sei mesi della manifestazione milanese ha messo a confronto e presentato al pubblico le idee e le riflessioni di undici protagonisti della scena nazionale e internazionale del progetto d’interni attraverso altrettante installazioni: Umberto Riva, Alessandro Mendini, Manolo De Giorgi, Lazzarini e Pickering, Marta Laudani e Marco Romanelli,

Andrea Anastasio, Fabio Novembre, Duilio Forte, Elisabetta Terragni, Carlo Ratti, Francesco Librizzi. I progetti delle undici stanze rispondevano a differenti funzioni d’uso e a orizzonti filosofici di riferimento scelti ad hoc tra i temi sviluppati da alcuni scrittori contemporanei. L’allestimento della mostra, che si sviluppava su 1600 metri quadrati con un grande spazio introduttivo composto di disegni, immagini e modelli di progetti esemplari della storia italiana dell’architettura degli interni, è stato realizzato da Gianni Filindeu; il progetto grafico era di Leonardo Sonnoli.

Dall’alto in senso orario, render e concept degli allestimenti di Francesco Librizzi, Carlo Ratti Associati, Umberto Riva.

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La sede di Milano Contract District in via Macedonio Melloni. All’interno spazi espositivi per i partner dell’operazione.

MILANO CONTRACT DISTRICT

SPAZI PER IL CONTRACT Nei millesettecento metri quadrati di Milano Contract District trovano casa i marchi dell’interior e dell’home finishing. Consulenza, marketing e progettazione i servizi offerti per il real estate. Intervista a Lorenzo Pascucci, general manager di Mcd. Diciassette i partner del network

Lorenzo Pascucci, general manager di Milano Contract District: una laurea in economia aziendale e un passato in Unilever.

Milano Contract District Main partner Ernesto Meda (cucine), Aeg (cucine), Florim (ceramica), Flos (illuminazione), Fontanot (scale), Gessi (arredo bagno), Lema (arredi), Listone Giordano (pavimenti di legno), Lualdi (porte) e Oikos (decorazione).

Partner tecnici BTicino (sistemi elettrici), Erco (serramenti), Saint-Gobain Gyproc (cartongesso), Stilla Cesana (arredo bagno), Alessi (design), Resstende (schermature solari) e Shuj (tessili). [ 40 ]

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Milano Contract District. Uno spazio, una formula, un progetto dedicato al real estate, che unisce la qualità di alcuni dei più importanti marchi di interior e home finishings sotto un unico tetto e un unico brand. È un servizio chiavi in mano per il settore immobiliare che ha preso forma da alcuni mesi a Milano, in via Melloni 3, dalle parti di piazza Tricolore, a due passi dal centro città. Uno spazio polifunzionale di 1.700 metri quadrati, una piattaforma capace di offrire servizi agli operatori del real estate nella capitale mondiale del design. Uno showroom che offre consulenza, marketing, analisi, progettazione e servizi. Questo il valore aggiunto del District, al quale si aggiunge il coordinamento delle varie fasi del progetto di sviluppo e del cantiere. I risultati sono molteplici: ottimizzazione dei tempi, aumento dell’appeal dell’immobile, accesso a una customer experience che accompagna gli acquirenti fino alla consegna della casa. Secondo i promotori, Milano Contract District è il risultato di “un pensiero strategico che risponde a un deficit di offerta del mercato immobiliare”. Infatti, nonostante siano numerosi i marchi e i prodotti aperti alla competizione sulle forniture contract per il real estate, sono però inesistenti le strutture che, oltre ai marchi e ai prodotti, sono in grado di offrire una superficie dedicata e un pacchetto di servizi ad alto valore aggiunto per i developers e gli acquirenti. La differenza sta proprio qui, nell’idea di destinare un luogo e di offrire servizi per un pubblico selezionato fatto di professionisti, sviluppatori e clienti finali.

«Il progetto − afferma Lorenzo Pascucci, general manager di Mcd, con laurea in economia aziendale e un passato in Unilever − nasce a Milano nel 2010 da un’intuizione: quella secondo la quale, a certi livelli, ciò che fa la differenza non è il prodotto in quanto tale, ma la capacità di offrire un servizio integrato all’intero processo. Abbiamo iniziato con un modello di business pensato per il solo settore cucina, per superare l’impostazione tradizionale dell’appalto di forniture e passare a una formula nuova, che definiamo BtoBtoC, capace cioè di agganciare anche l’acquirente finale. Nel giro di pochi anni il modello è cambiato e abbiamo utilizzato un sistema in grado di aggregare la domanda con una proposta basata sull’experience e sulla fornitura di servizi, mettendo insieme più realtà produttive. Il tutto consisteva nel ricreare lo stesso concept di innovazione, sia per capitolati di tipo tradizionale − rivestimenti, porte, rubinetteria − sia per prodotti destinati al comfort living come armadiature fisse, mobili bagno, cucine, cabine armadio. Milano contract district, in altre parole, non fornisce solo un prodotto − anche perché il prodotto in quanto tale, essendo di gamma alta, si autopromuove − ma è in grado di ricreare un’idea nuova nell’immagine della casa e dell’abitare. Il nostro modello è cosa ben diversa da quello della fornitura di beni basata sul prezzo, tipico delle gare d’appalto. Con questa impostazione, nel giro di un anno e mezzo abbiamo creato questo spazio, che è stato inaugurato lo scorso aprile. All’interno del District, i partner dispongono di un proprio ambiente dedicato alle campionature e agli approfondimenti, con layout

L’interno dello spazio espositivo di Mcd è suddiviso tra partner main e tecnici. I primi hanno una presenza espositiva e un presidio aziendale interno.


› NUOVE FORME DELL’ABITARE PARLANO I PROTAGONISTI Tre main partner di Mcd spiegano perché è giusto esserci

Costanza Zampi

contract area manager di Listone Giordano-Margaritelli

e allestimenti espositivi inediti rispetto al mercato distributivo tradizionale. Qui, il cliente finale ha la possibilità di interfacciarsi all’interno di un unico luogo, con figure specifiche per ogni brand, pronte a rispondere a ogni sollecitazione che l’experience del District potrebbe generare. Uno spazio permanente, che vuole mantenere un approccio strategico con il cliente finale, rendendolo unico. In altre parole, nel momento in cui la committenza sceglie un capitolato Mcd, sceglie di personalizzare il prodotto». Diciassette i partner del network, divisi tra main e tecnici. I primi sono quelli che hanno una presenza stanziale, con uno spazio dedicato e un presidio aziendale interno, che funziona da showroom personalizzato; i secondi invece si sono aggiunti in una fase successiva e hanno contribuito all’allestimento di The Apartment, una casa indoor, di dimensioni reali, che contiene soluzioni di arredo esclusive dei partner del District. L’esperienza milanese non ha molti eguali

in giro per l’Europa. «All’estero − sostiene Pascucci − succede che le aziende si mettano sotto un unico tetto, ma solo per una condivisione delle spese. La nostra esperienza è altra cosa». Milano contract district insomma funziona come un’offerta aggregata, un network di aziende, che è in grado di offrire prodotti e servizi di qualità. In tutto questo, cambia anche la struttura della filiera legata alla rivendita. «La rivendita - sostiene il general manager di Mcd - non rappresenta un problema. Anche perché il nostro prodotto viene fornito attraverso la rete distributiva. La filiera si accorcia, certo, e l’azienda occupa uno spazio prima occupato da altri, che però proponevano a un cliente indifferenziato di tutto: dai gessi alle porte, dalle resine alle rubinetterie. Attraverso Milano Contract District invece, le aziende offrono un prodotto di qualità e con esso garanzie prima d’ora impensabili»

«Con la crisi del settore immobiliare, lo sviluppatore oggi ha la necessità di offrire un prodotto differente dal passato. Le aziende produttrici di materiali e componenti non sono più semplici fornitori ma partner dello sviluppatore e del suo cliente per offrire un servizio completo chiavi in mano. Certo, sino ad oggi si è trattato di lavorare per una domanda di mercato di fascia alta: occorre capire se sarà possibile venire incontro a una domanda di fascia media se solo si riuscisse a introdurre ed operare in un’economia di scala»

Laura Fontanot

direttore della comunicazione di Albini Fontanot «La formula di Milano Contract District, di cui siamo main partner, si rivolge alla fascia alta di mercato e alle grandi realizzazioni. Sono state proprio queste grandi realizzazioni a favorire l’accordo tra le maggiori aziende dell’interior design e a operare sotto un marchio comune. Ma la nostra non è una rete di imprese, è un canale distributivo. Rimane in pieno l’autonomia aziendale di ciascun partner. Con questa formula stiamo nel mercato specifico del contract: il nostro rivenditore è invece un plurimandatario, che non è nella condizione di intervenire in questo particolare segmento di mercato»

Diego Romano

direttore marketing di Gessi «Spesso, giustamente, ci si lamenta che il made in Italy è incapace di fare sistema: Mcd offre un servizio per i grandi progetti residenziali che è percepito dal mercato come significativo valore aggiunto, in quanto fornisce spazi abitativi chiavi in mano, nei quali le aspirazioni di stile e personalizzazione degli spazi del vivere sono realizzate in ogni dettaglio e a livelli di qualità molto alti. Milano Contract District mette insieme le realtà in assoluto più prestigiose del made in Italy del mondo arredo. Siamo orgogliosi che Gessi sia stata selezionata dal progetto come fornitore per la rubinetteria e l’arredo bagno, nell’idea che, grazie alla ampiezza di gamma e all’eccellenza estetica e tecnologica di Gessi, gli spazi del bagno possano essere maggiormente valorizzati fin dalla fase realizzazioni»

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‹ NUOVE FORME DELL’ABITARE

CASA BORIO, MILANO

CASE A CORTE 2.0 Prove di innovazione nel residenziale con servizi a valore aggiunto e architettura di qualità in dialogo con il tessuto urbano. L’intervento di via Fara 18, sviluppo e costruzione Borio Mangiarotti, progetto architettonico Hugo Sillano

In alto, la corte interna di Casa Borio a Milano. L’impianto a elle del complesso riprende gli allineamenti stradali. Sotto, l’ampio atrio di ingresso alle abitazioni.

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Era un tipico spazio di risulta all’interno di un denso tessuto urbano quello che Borio Mangiarotti, impresa attiva nel mercato edilizio e immobiliare da quasi un secolo, ha trasformato in una residenza attrattiva con una formula che, al di là delle performance energetiche – l’edificio è in classe A – si basa

sulla qualità delle dotazioni e di servizi a valore aggiunto. Progettata dall’architetto Hugo Sillano su un lotto di 1.560 mq nel nuovo centro direzionale cittadino, tra gli edifici di Porta Nuova e il grattacielo Pirelli, Casa Borio sviluppa una Slp di circa 2.600 mq e una volumetria

di 7.800 mc articolati in 37 unità immobiliari residenziali su 6 piani fuori terra. L’assetto planivolumetrico riprende gli allineamenti, le giaciture e la compattezza dell’isolato con un impianto a L il cui fronte lungo, orientato secondo l’asse nord-sud, si sviluppa lungo la via principale (via Fara) con un’altezza simile a quella media della zona. L’intervento è contraddistinto dalla presenza di una corte interna con giardino pensile che, filtrato dalle pareti in vetro autoportante, rimane in vista dalla strada pubblica. Una corte, con elementi di seduta in muratura e vasche con arbusti, delimitata dalle fasce di verde rampicante e dall’anello contenente le griglie di aerazione dei due piani sotterranei, con una totale apertura visiva verso gli affacci interni. Lo sviluppo della rampa circolare determina la morfologia della fascia alta del giardino: contenuto da un setto di cemento armato, il terreno si eleva verso il muro perimetrale del lotto fino a raggiungere la quota massima con un manto erboso, raccordandosi così con la conclusione ideale dello spazio aperto.


VIA FARA

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PA Architettura Hugo Sillano è nato a Santiago del Cile, si è laureato prima in Cile e poi al Politecnico di Milano. Dal 1973 è in Italia e nel 1979 entra a far parte della Società Progettisti Associati come responsabile della progettazione, occupandosi di pianificazione urbanistica e progettazione ospedaliera, e nel 2002 è vicepresidente della Progettisti Associati Architettura e Infrastrutture Srl, incarico che lascia nel 2014 per fondare la PA Architettura, società milanese che si occupa di urbanistica e architettura.

SCHEDA Località Milano, via Fara 18 Anno di realizzazione 2012-2016 Slp 2.663 m2 Tipologia residenziale Committente Borio Mangiarotti SpA Progetto Hugo Sillano, Pa Architettura Real estate TecMa Solutions Interior design Milano Contract District Gestione vendite Abitare Co.

A fianco, la planimetria del piano terra dell’edificio di via Fara, 18 a Milano: la corte interna è visibile dallo spazio pubblico esterno. Nelle foto, due interni degli alloggi. VIA ADDA

Il piano terra, pensato come filtro tra la corte privata e lo spazio pubblico esterno, delimita lo spazio destinato all’atrio, alle tre scale che conducono ai piani abitabili e all’accesso alla palestra condominiale. Come anche la corte e i portici esterni, l’atrio è pavimentato in pietra lavica. Il disegno lineare della facciata è sottolineato da una regolare scansione delle aperture, concepite come una sequenza di pieni e di vuoti, arricchiti da una cornice in pietra lavica con funzione di imbotto. Alla facciata principale segue quella dei loggiati, pensata come una seconda pelle, le cui bucature riprendono il ritmo di quelle dei vuoti che si affacciano lungo le vie Fara e Adda. Gli alloggi di Casa Borio hanno dimensioni differenti – di due, tre, quattro locali - con attici su due livelli. Dal punto di vista tecnologico l’edificio punta sulla domotica e sulla ricezione satellitare digitale e terrestre. Gli arredi e le finiture interne sono stati forniti da Milano Contract District. Con questo intervento Borio Mangiarotti ha deciso di puntare alla soddisfazione del compratore attraverso l’offerta di soluzioni abitative che includano servizi a valore aggiunto che l’utente è in grado di percepire e apprezzare. Un’operazione non facile, sviluppata con la consulenza di TecMa Solutions, società specializzata nelle strategie di impresa per le società che operano nel campo dell’architettura, dell’interior design e del real estate. La gestione delle vendite è stata affidata ad Abitare Co.

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‹ NUOVE FORME DELL’ABITARE NUOVI MODELLI DI BUSINESS NEL SETTORE IMMOBILIARE

LA FORZA DEL NEUROMARKETING La psicologia come strategia di vendita, per cogliere mentalità, preferenze, gusti e nuove esigenze del cliente. È questa la strada imboccata anni fa da TecMa Solutions, una società milanese che opera in modo innovativo nel real estate e nell’interior design. E cambia anche il ruolo dell’architetto

Pietro Adduci – TecMa Solutions 36 anni, ingegnere elettronico, esperto di marketing, studioso di neuromarketing e neuroeconomia, consulente di Ance e docente alla Business school del Sole 24 Ore, è il business director di TecMa Solutions, società di Milano specializzata in strategie di impresa nell’architettura, nell’interior design e nel real estate.

Due render dell’edificio di Milano di via Poma 61. Al piano terra sono ospitati servizi di uso comune, dalla concierge all’area fitness personalizzata.

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Pietro Adduci, business director di TecMa Solutions, società di Milano specializzata in strategie di impresa nell’architettura, nell’interior design e nel real estate, la racconta così: «I modelli di business del passato non funzionano più. Occorre ridefinire le strategie di approccio al cliente e fare proposte in linea con i suoi bisogni reali. Molte cose sono cambiate e il cambiamento si impone un po’ dappertutto e per tutti. Noi abbiamo iniziato a farlo a partire dal 2008, dall’inizio della crisi economica globale. E i risultati ci stanno dando ragione». Sembrerebbe proprio così, stando almeno al numero e alla qualità dei casi che Adduci − 36 anni, ingegnere elettronico, esperto di marketing, studioso di neuromarketing e neuroeconomia, consulente di Ance e docente alla Business school del Sole 24 Ore − snocciola nel suo studio milanese: Fara18, Poma61, Montè16, Uberti25 a Milano, Centroparco a Segrate, vicino a Milano, palazzo Tatti a Como, Albaro43 e palazzo Abrè a Genova, solo per citare le realizzazioni più recenti e note. Quattro gli ambiti di lavoro di TecMa Solutions: l’architettura, la comunicazione, la psicologia e il marketing. Ma alla base di tutto c’è il neuromarketing. «Una scienza a tutti gli effetti − ribadisce con convinzione

Adduci − che ci permette di approfondire la psicologia dell’acquirente. Alle scienze economiche insomma uniamo le scienze comportamentali. Utilizziamo la psicologia come strategia di vendita. Più riusciamo a cogliere la mentalità, le preferenze, i gusti, le esigenze del consumatore, più la nostra proposta diventa attrattiva. Detto in altri termini ancora, va rovesciato l’approccio al mercato che il settore immobiliare perlopiù mantiene ancor oggi, nonostante la crisi. Occorre partire dalle esigenze delle persone e non da quelle dell’investitore. Oggi sempre più è il prodotto che deve adattarsi al mercato e non viceversa, al contrario di un tempo. Noi cerchiamo di agevolare questo nuovo percorso». Secondo il business director di TecMa deve cambiare anche il ruolo del progettista, dell’architetto tuttofare di una volta. «In passato - sostiene Adduci - l’architetto riassumeva più funzioni e ruoli: era progettista, consulente dell’investitore immobiliare, interprete delle esigenze del cliente finale. Finito il suo lavoro il compito dell’agenzia immobiliare era quello di provvedere alla vendita dell’immobile appena completato. Oggi, in un mercato profondamente mutato, anche il ruolo del progettista deve cambiare e deve saper proporre al mercato qualcosa


› NUOVE FORME DELL’ABITARE

di attrattivo, fuori dagli schemi del passato. L’architetto non può più essere considerato il soggetto guida. Oggi occorre creare un network multidisciplinare. Ed è ciò che abbiamo fatto in questi otto anni». A TecMa Solutions lavorano infatti una ventina di professionisti tra architetti, ingegneri, comunicatori, sociologi, analisti finanziari, specialisti del web e di virtual photography. «Se non si procede in questa direzione − sostiene Adduci − la vendita del prodotto immobiliare è difficile, se non impossibile, vuoi per la sovrabbondanza di offerta, vuoi per la saturazione del mercato. Con questo nuovo approccio, in questi otto anni, abbiamo operato in forme diverse in circa 150 interventi, principalmente a Milano, ma non solo». Interessante è anche capire in quale fase del processo una proposta come quella di TecMa Solution interviene. «Dipende dai casi. Alle volte a realizzazione conclusa, altre volte nella fase iniziale del processo. Per Fara18 a Milano, ad esempio (vedi servizio a pag. 42, NdR) abbiamo contribuito solo parzialmente, in quanto l’immobile era in fase avanzata di costruzione. Altre volte invece siamo entrati fin dalle prima battute della realizzazione, e questa sarebbe la soluzione migliore, in quanto è in quella fase che è possibile costruire una proposta in grado di innalzare il livello di qualità dell’edificio e offrire il benessere psicofisico che un certo tipo di clientela oggi pretende. È nella fase di avvio che è possibile esprimere le tecniche del neuromarketing, che è cioè possibile mettere in campo strategie ad hoc. Ma ciò che importa cogliere è la modifica strutturale del processo che lega la società di investimento al generale contractor. In passato, e fino al 2008, l’investitore individuava il general contractor ed era quest’ultimo soggetto a svolgere tutte le funzioni del processo immobiliare: stabiliva le finalità dell’operazione, sceglieva il progettista, contattava le imprese di subappalto, selezionava i fornitori e svolgeva la tradizionale azione di marketing. Dopo la crisi globale alcuni operatori hanno capito che questa formula non poteva reggere e non poteva più essere guidata dal generale contractor, il

cui scopo era uno solo: finire al più presto la costruzione dell’edificio. Il nostro lavoro invece ha rotto lo schema tradizionale e il dialogo oggi avviene direttamente con gli investitori senza altre intermediazioni, facendo comprendere loro che gli attori di una volta non avevano l’obiettivo di lavorare per l’investitore, ma per se stessi. Noi abbiamo ricostruito un nuovo rapporto tra il soggetto investitore e tutti gli altri, sulla base degli obiettivi e degli interessi di chi sosteneva finanziariamente l’operazione. Detto in altri termini, la nostra impostazione è quella di far lavorare tutti gli attori nella logica del business». In concreto, questo nuovo approccio singifica, ad esempio, che per una realizzazione milanese come Poma61 (dodici piani fuori terra, 102 appartamenti, un costo variabile da sei a ottomila euro al metro quadrato), sono state proposte a una clientela alta soluzioni abitative del tutto nuove, come ad esempio, prevedere al piano terra dell’edificio una vera e propria concierge, capace di organizzare e soddisfare una serie di servizi: dal taxi alla prenotazione di viaggi e alberghi, dal servizio giornali alla prenotazione della spa personalizzata, dalla gestione dell’area fitness con personal trainer ai servizi di dog e cat-sitter.

Tutto questo, per Adduci è racchiuso in una frase: «È finita l’epoca dei volumi, oggi siamo nel pieno dell’epoca dei valori, dove al centro dello sviluppo immobiliare è l’uomo. In definitiva, il profitto andrà a quelle aziende che si preoccuperanno dell’interesse del cliente»

In alto, il complesso edilizio Centroparco di Segrate vicino Milano e un’immagine degli interni; sotto, la ristrutturazione edilizia di Palazzo Tatti, complesso d’epoca nel centro di Como.

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‹ NUOVE FORME DELL’ABITARE

I GIARDINI DI INVERNO, MILANO

NUOVA SCUOLA MILANESE Un edificio residenziale a due passi dal centro direzionale del capoluogo lombardo adotta un linguaggio sobrio e razionale e opera una riuscita sintesi tra contesto locale e dimensione urbana. Progetto di Caputo Partnership International

Nelle immagini il fronte su via Pirelli con i giardini di inverno, estensioni verdi degli ambienti interni. I primi sette piani sono rivestiti in pannelli in legno scuro, il corpo in elevazione in alluminio naturale (render ©Caputo Partnership Int.l Strutturaleggera).

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I Giardini di Inverno - questo è il nome evocativo attribuito al nuovo intervento residenziale (e in parte commerciale) di via Pirelli a Milano - si colloca nel settore nord del centro cittadino, in prossimità dei recenti interventi dell’area Garibaldi-Repubblica e interessa un quadrilatero (vie Pirelli, Cornalia, Adda e Bordoni) che si presenta come un tassello mancante nell’articolazione volumetrica e spaziale dell’intorno. Il progetto si propone tre obiettivi: ricostruire il senso dell’isolato, dare completamento alla quinta urbana sul fronte sud di via Pirelli, organizzare un sistema dello spazio aperto, pubblico e di uso pubblico, che consenta la realizzazione di un significativo e riconoscibile ambito di riferimento all’intorno. Il primo obiettivo è perseguito attraverso l’ar-

ticolazione del volume edificabile in tre distinti corpi di fabbrica di altezze diverse, che con il loro accostarsi e integrarsi sono tesi ad attuare una ridefinizione coerente del lotto in continuità con i caratteri morfologici dei tessuti all’intorno. Il secondo obiettivo viene raggiunto attraverso la definizione volumetrica di un edificio ad altezza variabile, che accompagna il perimetro nord del lotto disposto lungo via Pirelli caratterizzato da una netta scomposizione in due distinte sezioni. Il terzo e ultimo obiettivo è perseguito attraverso la realizzazione di un sistema unitario e riconoscibile dello spazio pubblico all’interno di un’area oggi deficitaria. Il progetto razionalizza gli spazi di via Pirelli, dando luogo a un sistema pubblico continuo e ininterrotto, grazie anche alla

pedonalizzazione del tratto terminale di via Bordoni. Una prima piazza pedonale è disegnata nell’ambito iniziale di via Pirelli, mentre a sud, affacciata su via Adda, si apre una seconda piazza giardino, anch’essa destinata all’uso pubblico. La destinazione residenziale dell’edificio, la controllata dimensione degli spazi pubblici e la localizzazione dei servizi alla residenza posti al piano stradale e al primo costituiranno un significativo presidio sociale sulla fruizione degli spazi collettivi all’immediato intorno e quindi una garanzia sul loro effettivo utilizzo. L’edificio si pone quindi come cerniera tra le cortine terziarie di via Pirelli e i tessuti residenziali posti a sud e quelli in corso di completamento oltre a via Gioia, ma al con-


› NUOVE FORME DELL’ABITARE

Caputo Partnership International Caputo Partnership International ha sede a Milano e opera da trent’anni in numerosi Paesi, sviluppando piani e progetti a scala urbana. Opera nei settori residenziale, terziario, commerciale e nei comparti dell’edilizia museale, religiosa, scolastica, sanitaria, alberghiera e dell’housing sociale, oltre all’attività di arredo e design e della progettazione paesaggistica. L’attività di progettazione architettonica si integra e interagisce con le competenze dell’ingegneria strutturale e impiantistica, della progettazione ambientale, dell’economia e del management urbano e realizzativo. Tra le opere recenti il progetto urbano di Santa Giulia a Milano, il Palazzetto dello Sport di Vigevano, un insediamento turistico a Marrakesh, la nuova sede di Regione Lombardia a Milano, il parco e la biblioteca pubblica Abdali ad Amman, un insediamento residenziale, terziario e di social housing a Vimercate, il progetto urbano per l’area di Cascina Merlata a Milano e la ristrutturazione dell’edificio della cascina, la Torre Solea nell’ambito del progetto Residenze di Porta Nuova, un edificio residenziale sociale per la Municipalità di Madrid, la ristrutturazione della masseria Acqua Dolce in Salento, una piscina pubblica a Milano. Tra i più recenti progetti all’estero il Palazzo del Governo della Provincia del Bengo in Angola e il progetto della smart city Renaissance City ad Abu Dhabi. www.caputo international.it In questa pagina, l’articolazione volumetrica a sud dà origine a uno spazio verde pubblico su via Adda. Accanto, fotoinserimento con vista su via pirelli verso est, il terrazzo del superattico e render di un ambiente residenziale (render

©Caputo Partnership Intl Strutturaleggera).

tempo si esprime come ponte morfologico e tipologico con quelli che storicamente connotano il centro direzionale, caratterizzati dallo sviluppo verticale. Si può quindi affermare che l’edificio lavori a due scale, una di intorno locale e un’altra di riferimento più esteso. La cifra compositiva che caratterizza l’edificio affonda le proprie radici nella più consolidata tradizione residenziale urbana di Milano, riferendosi concettualmente alle opere di architetti che hanno inaugurato e sviluppato un linguaggio sobrio e razionale (Caccia Dominioni, Gardella, Albini, Bbpr, Asnago e Vender, i fratelli Monti, Magistretti e altri), ovvero la cosiddetta Scuola Milanese. Nel solco di questa tradizione, i fronti degli edifici esprimono con chiarezza la fun-

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‹ NUOVE FORME DELL’ABITARE A B C D

Rivestimento in pannelli di legno disegnati a listelli Serramento in alluminio color testa di moro Veranda a lamelle orientabili in vetro Serramento in alluminio color silver

SCHEDA Località Milano, via Pirelli Inizio progettazione 2015-2016 Anno di realizzazione 2017-2018 Tipologia Edificio residenziale e commerciale Proprietà China Investment Progetto I Giardini di Inverno Progetto architettonico Caputo Partnership International

Team di progettazione Paolo Caputo con Luciana De Rossi, Alessandro Finozzi e Chiara Balducci, Pablo Gomez, Carolina Marchini Silva

Render Strutturaleggera Progetto strutturale Redesco - Mauro Giuliani Progetto impiantistico Ariatta Ingegneria dei Sistemi Gianfranco Ariatta

Progetto illuminotecnico Metis Progetto acustico Acustica Studio - Corinne Bonaure Superficie 10.340 mq SLP Altezza 57 metri, 16 piani fuori terra e 6 piani interrati

zione residenziale attraverso l’adozione di balconi, bow-window, porte finestre (generate dalla sostituzione del modulo pieno di facciata con un vuoto), tutti elementi chiaramente identificabili con continuità a partire da quel percorso tipologico e figurativo. I prospetti sono caratterizzati dalla presenza dei balconi che tessono una trama discontinua, ma unitaria e dalla presenza di Giardini di Inverno, estensioni degli ambienti interni, e da schermature realizzate in lamelle

La pianta di un piano tipo del nuovo complesso residenziale e, sopra, la sezione. Nella pagina accanto, alcuni render degli interni (©Caputo Partnership Int.l Strutturaleggera).

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orientabili in vetro che confinano ambiti di servizio aperti, ma protetti. I fronti affacciati sulla corte giardino aperta a sud di via Adda richiamano gli storici edifici residenziali a corte caratterizzati dai lunghi ballatoi di distribuzione. I materiali adottati esprimono l’attenzione dell’inserimento dell’edificio nel luogo: il corpo basamentale (dal primo al settimo piano), è finito con pannelli in legno scuro da esterno, con oscuranti a veneziana in al-

luminio; il corpo in elevazione (dall’ottavo al quindicesimo piano), è finito con pannelli in alluminio naturale, con oscuranti a veneziana con lo stesso materiale; i balconi hanno i frontali realizzati con pannelli in alluminio naturale e i parapetti con lastre di vetro trasparente; i serramenti delle unità residenziali, degli accessi e degli spazi condominiali al piano terra e delle vetrine di negozi di vicinato sono realizzati in alluminio naturale


› NUOVE FORME DELL’ABITARE

SAINT-GOBAIN GYPROC

Tutte le caratteristiche delle lastre Habito Forte Per I Giardini di Inverno Saint-Gobain Gyproc fornirà le soluzioni costruttive denominate Habito Forte. Si tratta di pareti divisorie interne e contropareti di elevate prestazioni. Le lastre Habito Forte offrono una straordinaria resistenza meccanica e agli urti. Tra le altre proprietà delle lastre l’alto grado di sicurezza contro le effrazioni, l’elevata resistenza al fuoco e l’isolamento acustico, senza dimenticare l’estetica, grazie alla speciale carta dalla colorazione particolarmente bianca della faccia a vista. Sono prodotte al 100% in Italia con l’utilizzo di materie prime di origine naturale; sono esenti da Voc e da sostanze dannose per la salute. Grazie alla tecnologia Activ’Air®, il sistema è in grado di assorbire e neutralizzare fino all’80% della formaldeide contenuta nell’aria degli ambienti interni, migliorando quindi l’indoor air quality.

SAINT-GOBAIN PPC ITALIA Via Ettore Romagnoli, 6 - 20146 Milano T. 02 611151 gyproc.italia@saint-gobain.com | www.gyproc.it

Un esempio di interni realizzati con il sistema Habito Forte di Saint-Gobain Gyproc

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‹ PUBBLIREDAZIONALE

Il pavimento di nuova generazione a zero dilatazioni con posa a secco e incastro a click

EVOLUTION ZERO Evolution Zero è il nuovo pavimento vinilico di Virag che non si dilata, nemmeno se sottoposto ad alte temperature, è velocissimo da posare: fa risparmiare il 20% del tempo rispetto ai normali pavimenti a click e presenta superfici decorative di grande effetto. Le finiture sono infatti opache e riproducono fedelmente il legno, la resina, il cemento, il ferro, il rame e la lava, con un effetto superficiale materico che ricorda anche al tatto i materiali di riferimento. È un pavimento rigido, molto stabile, che può essere posato anche su sottofondi non perfettamente lisci. Realizzato in pvc, è impermeabile e quindi idoneo anche ad essere posato nelle cucine e negli ambienti bagno, e offre un’elevata resistenza al carico statico e al calpestio. Evolution Zero è una linea di grande impatto ed eleganza, indicata nel retail, in ambito residenziale e più in generale negli spazi dell’architettura contemporanea.

Dilatazione zero longitudinalmente e trasversalmente pari a 0,01% Giunto di dilatazione longitudinalmente e trasversalmente ogni 25 ml Sottofondo planare e liscio fughe piastrelle fino a 1cm di larghezza senza rasatura purché planari

Posa in opera meno 20% di tempo Stabilità dimensionale garantita fino a 70°C Improntamento resistente al carico statico Misure doghe effetto legno 178x1219 mm - piastre tendency 305x610 mm

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› NUOVE FORME DELL’ABITARE

FLOATING HOUSES, AMSTERDAM

ABITARE SULL’ACQUA Nel quartiere ovest della città olandese alcune centinaia di residenti vivono su case galleggianti e su tre isole artificiali. Un intervento di edilizia residenziale sociale e di libero mercato. Originale e innovativo il progetto di Marlies Rohmer Architects and Urbanists

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‹ NUOVE FORME DELL’ABITARE

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Nelle foto, le case costruite sull’acqua ad Amsterdam. Sono 158 alloggi collegati tra loro e costruiti sullo specchio d’acqua del lago IJ (foto ©Luuk Kramer, ©Ton Van Namen, ©Marcel Van Der Burg).

Nel disegno della pagina a fianco, lo schema planimetrico del complesso edilizio.

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bitazioni confortevoli, indipendenti, a quindici minuti dal centro di Amsterdam. Non è un messaggio pubblicitario, ma la condizione del quartiere Waterbuurt Ovest della città olandese e dei suoi 158 alloggi, che hanno una particolarità: sono tutti collegati tra loro e alla terraferma, ma costruiti sull’acqua. E cosa ancora più particolare della realizzazione progettata da Marlies Rohmer Architects and Urbanists di Amsterdam, è che 55 di queste sono case galleggianti singole: ville monofamiliari con piscina. Waterbuurt Ovest fa parte di una zona di sviluppo di Amsterdam, chiamata IJburg, che si sviluppa su tre isole artificiali realizzate alla fine degli anni Novanta sul lago di IJ: Steigereiland, Haveneiland e Tieteilanden, collegate tra loro dal IJburglaan, un viale che è anche la principale via di comunicazione. Grazie a un lembo di terra che separa le case dal lago, le abitazioni galleggiano in acque calme e pulite, tanto che i residenti ci possono fare il bagno. Per spostarsi gli abitanti del quartiere galleggiante utilizzano una linea tramviaria, anche se molti di loro possiedono la barca. Altra caratteristica del quartiere è la densità: sono cento alloggi a ettaro, un’alta concentra-

zione di volumi che ha però permesso di far risaltare la presenza dell’acqua come componente del quartiere stesso. Una distribuzione differente delle abitazioni non avrebbe raggiunto la densità abitativa voluta ed esposto maggiormente le abitazioni al rumore del traffico urbano. Il blocco più grande dell’intervento, il Kadegebouw, oltre a formare una barriera acustica, ha una funzione accessoria, quella di offrire posti auto ai residenti.

Sui cinque pontili è così ormeggiato un numero di alloggi variabile da quattro a 25: alcuni di questi sono accoppiati anche in pochi edifici. Una scelta che ha consentito di proporre sul mercato abitazioni a prezzi differenziati. Gli edifici sono tra di loro separati da una lama d’acqua di almeno un metro, ciò per non perdere l’effetto di casa galleggiante. Ciascun edificio è ancorato in diagonale a due poli di ormeggio, che ne garantiscono la


› NUOVE FORME DELL’ABITARE

stabilità; per norme di sicurezza, le case sono ancorate anche al fondale marino. Per assecondare i movimenti verticali dell’acqua sono previste delle connessioni scorrevoli, così come scorrevoli sono le passerelle di accesso alle case. La stabilità è garantita anche per gli arredi degli interni. I materiali da costruzione sono di colore chiaro, mentre le facciate sono bianche, con ampie vetrate. Le case galleggianti sono state costruite nei cantieri navali di Urk, nel nord est del Paese

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‹ NUOVE FORME DELL’ABITARE

Marlies Rohmer Architects and Urbanists Fondato e diretto da Marlies Rohmer, MR A&U è uno studio di architettura di Amsterdam attivo dal 1986. Ha progettato numerosi interventi residenziali, industriali, di rinnovo urbano e di riuso degli edifici esistenti. MR A&U si è distinto anche nella progettazione di scuole, strutture sanitarie, edifici culturali e sociali. Lo staff tecnico è composto di dieci professionisti. Il lavoro di Marlies Rohmer si ispira alla ricerca dei fenomeni sociali e culturali. Secondo Rohmer, l’architetto non è solo un visionario, ma è un professionista socialmente coinvolto che svolge anche un servizio sociale. www.rohmer.nl

un modulo

due moduli collegati

Livello +1

Livello 0 Nei disegni, le piante delle diverse tipologie di edifici galleggianti realizzati nel quartiere Waterbuurt ovest di Amsterdam. Nelle foto, alcuni interni delle abitazioni (foto ©Matteo Rossi).

SCHEDA

Livello -1 sotto il livello dell’acqua

Committente Ontwikkelings Località Waterbuurt Ovest, Ijburg, Amsterdam Progetto Marlies Rohner Architects and Urbanists, Amsterdam Team di progettazione Floris Hund, Ronald Hageman, Michiel van Pelt, Marc de Vries, Charles Hueber, Martin Koster

Progetto ingegneristico Van der Vorm Engineering, Haarlem Impresa di costruzioni ABC Arkenbouw, Urk Costruzione piattaforme Koning Bouw, Volendam Data di ultimazione 2011 Superficie 10.625 mq. Costi 14.096.000 euro

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I NUOVI TREND DELL’ABITARE E IL MERCATO RESIDENZIALE A MILANO

Interrogarsi sui cambiamenti significa indagare le trasformazioni della domanda, comprendere le nuove esigenze dettate dai mutamenti degli stili di vita contemporanei. E partendo da una considerazione di Salvemini “quel che oggi pensa Milano, domani lo penserà l’Italia”, ecco un’interessante ricerca sviluppata da Sigest, importante gruppo del Real Estate, su I nuovi trend dell’abitare e il mercato residenziale a Milano. Analisi della domanda e delle iniziative di nuova costruzione in città. L’analisi prende in esame 102 iniziative a destinazione residenziale, di nuova costruzione o di completa ristrutturazione, comprese nella circonvallazione esterna di Milano, laddove il 34% è rappresentato da tre grandi iniziative: CityLife, Porta Nuova e Parco Vittoria che da sole fanno circa 1.400 unità residenziali. Le altre 99 operazioni (nel complesso circa 2.800 unità) sono caratterizzate da un numero ridotto di appartamenti: quasi il 90% di loro ha meno di 50 appartamenti. Nel complesso uno stock di circa 4mila unità, con circa 300 nuove immissioni ogni anno dove «le vendite – afferma Enzo Albanese, Ceo di Sigest – si attestano sulle 600 unità per anno e una casa venduta su tre è stata messa in commercio negli ultimi 12 mesi. Lo stock di invenduto si sta riducendo progressivamente, con una velocità del 20% circa ogni anno: se non fosse immesso nuovo prodotto, in 2 anni e mezzo si esaurirebbe. È vero che il mercato delle nuove costruzioni rappresenta solo il 20% del totale, ma è molto indicativo dei nuovi trend: cioè ci può indicare le linee guida che ci permettono di progettare oggi le case dove abiteremo domani. Stiamo parlando di case in ambiente urbano, in classe energetica A o B, aperte e predisposte al digital living». Dallo studio emerge poi che alcuni ambienti acquistano nuove centralità, aree tradizionalmente di servizio quali il bagno e la cucina divengono rispettivamente sala da bagno e nuovo focolare della casa, mentre altri si contraggono fino quasi a scomparire. Inoltre, divengono sempre più rilevanti gli ambienti esterni, come i terrazzi e i luoghi comuni a uso del condominio, destinati alla condivisione, alla socializzazione e a supporto di modalità lavorative come lo smart-working. In termini di layout, si rilevano questi trend: aumento della superficie per cucine e living; diminuzione della superficie per corridoi e disimpegni; diversificazione dei bagni in funzione dell’utilizzo e aumento del loro numero per alloggio; diminuzione della superficie nella camera matrimoniale e aumento di quella dei figli; importanza data allo spazio esterno nell’abitazione di proprietà.

COME CAMBIA L’ABITAZIONE, I NUOVI TREND Aumento superficie cucina e living Diminuzione superfici corridoi e disimpegni Diversificazione dei bagni secondo il loro utilizzo: cortesia, principale, di servizio e aumento del loro numero per alloggio Riduzione della camera matrimoniale, aumento di quella dei figli Maggiore importanza degli spazi esterni di proprietà: il terrazzo, prossimo all’ambiente cucina e living, sostituisce il balcone

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› NUOVE FORME DELL’ABITARE

CASA PER LE VACANZE, SUGAR BOWL

CHALET MODERNISTA Il nome si ispira alle leggende norvegesi ma lo stile è californiano e le dimensioni pensate per ospitare 15 persone. È la Troll Hus, progetto di Casper Mork-Ulnes

Rivestita con pannelli 2x4 di legno Douglas protetto da un rivestimento di catrame, la Troll Hus – sopra, la facciata ovest – poggia su pilastri di cemento armato alti quanto il manto nevoso che in inverno copre l’area (foto ©Bruce Damonte).

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Si ispira a una casa sugli alberi, anche se è progettata per accogliere tre generazioni di una stessa famiglia, la residenza che lo studio Mork-Ulnes Architects ha completato lo scorso gennaio scorso a Sugar Bowl, a 2.000 m slm, non lontano dal lago Tahoe nella California settentrionale. Con un orientamento est-ovest che tiene conto della direzione prevalente dei venti, nascosta alla strada e aperta alla foresta con la grande vetrata del living rivolta verso sud-ovest, la casa è sollevata su pilastri in cemento armato che la proteggono dalla neve (che in queste zone può arrivare anche a un’altezza di 20 metri) e minimizzano l’impatto al suolo. In inverno, la zona coperta sotto i pilastri diventa il luogo dove lasciare le attrezzature da sci prima di salire al secondo livello, mentre nella bella stagione una scala esterna conduce direttamente alla terrazza di sud-ovest che, protetta da un’ampia falda di copertura,

diventa un’estensione della zona soggiorno. Al contrario lungo la facciata nord, dove affacciano tutti gli spazi di servizio della casa, le aperture sono ridotte al minimo e, pur favorendo l’ingresso di luce indiretta da nord, minimizzano le perdite di calore. L’inclinazione nord-sud delle falde di copertura in metallo, oltre a proteggere gli spazi esterni, facilita lo scivolamento della neve che si accumula sul tetto. La facciate esterne sono rivestite in pannelli di 2 metri x 4 di legno Douglas massiccio, protetto dalle intemperie e dagli insetti con catrame nero, secondo una tecnica norvegese che risale al Medioevo. Mentre il legno con cui sono realizzate tutte le pavimentazioni, i rivestimenti e i soffitti interni è di colore chiaro, e aumenta per contrasto l’impressione di calore che trasmette, percepibile anche dall’esterno attraverso le aperture. Distribuite su due livelli, le funzioni abitative comprendono al livello superiore la zona

living, dove si trascorre la maggior parte del tempo, insieme alla camera e ai servizi dei nonni, mentre al piano inferiore sono distribuite le zone notte delle tre famiglie dei figli e le camere per i nipoti. Gli arredi sono in larga parte realizzati su misura ma comprendono anche pezzi di design scandinavo e interessanti oggetti di antiquariato come il tavolo estensibile della sala da pranzo


› NUOVE FORME DELL’ABITARE

La zona living e la terrazza semiprotetta affacciate sulla foresta; nella foto piccola la cucina-sala da pranzo con il living sullo sfondo (foto ©Bruce Damonte). A fondo pagina i prospetti della Troll Hus (sud, ovest, nord, est).

SCHEDA Località Sugar Bowl, Norden, California Anno di progetto/costruzione 2013-2016 Progetto architettonico Mork-Ulnes Architects - www.morkulnes.com

Team di progetto Greg Ladigin, Anatoly Starr, Lexie Mork-Ulnes, Casper Mork-Ulnes, Kyle Anderson

Interior design Lexie Mork-Ulnes Interior Design Strutture Gabbart & Woods Structural Engineers General contractor Barth Construction Dimensioni Lotto 1.625 mq

Edificio 309 mq

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› I LUOGHI DEL LAVORO

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› I LUOGHI DEL LAVORO

LA SEDE ROLEX, MILANO

ARTIGIANALE E RAZIONALE La prestigiosa marca di orologi svizzeri si affida allo studio Albini per la sua nuova location. La facciata, essenziale, di minimo impatto e di grande effetto estetico, rappresenta l’elemento centrale del progetto. Tutti i dettagli di una struttura ultramoderna che utilizza acciaio altamente raffinato e sistemi tecnologici avanzati. Un intervento di demolizione e ricostruzione nella zona romana della città

La nuova sede Rolex di Milano. Il progetto è di Francesco Albini, dello studio Albini Associati. A destra, l’atrio di ingresso in tripla altezza; in alto, il nuovo edificio con la soluzione d’angolo all’incrocio delle due vie e la facciata di grande valore estetico e tecnologico (foto ©Rolex/Heinrich Wegmann).

Per la realizzazione delle sue sedi presenti di tutto il mondo Rolex ha riproposto i valori di eccellenza che da sempre caratterizzano la produzione orologiera del prestigioso marchio svizzero. I due ultimi nuovi edifici della società elvetica, una torre a Dallas, in Texas, a firma di Kengo Kuma, e un palazzo a Milano progettato dallo studio Albini, testimoniano questa continua ricerca di qualità e perfezione. Da sempre, Rolex ha ricercato la collaborazione di grandi architetti, noti in tutto il mondo: da Norman Foster a Daniel Libeskind, da Frank Gehry a Ryue Nishizawa, senza dimenticare Álvaro Siza, Kazuyo Sejima, Peter Zumthor e David Chipperfield, sia affidando loro la progettazione di alcuni edifici sia ideando il programma Maestro e Allievo, una formula che ha consentito a numerosi giovani progettisti di lavorare per un intero anno a fianco dei più affermati architetti al mondo. Rolex inoltre, nella propria strategia di comunicazione, contribuisce al sostegno di appuntamenti culturali di grande valore come la Biennale di Architettura di Venezia. Da decenni, insomma, il marchio della società è associato al tema dell’architettura.

La progettazione della nuova sede milanese è stata affidata a Francesco Albini, nipote di Franco Albini, uno dei maestri dell’architettura italiana del XX secolo. L’intervento sorge poco lontano dai resti antichi di Porta Romana, all’ingresso sud del centro cittadino. Il primo criterio progettuale adottato è consistito nella demoli-

zione e ricostruzione dell’edificio esistente, per creare una nuova cortina, immaginata come una trasposizione in chiave moderna delle antiche mura spagnole di Milano. Secondo Francesco Albini, infatti, l’edificio esistente a forma di “v”, all’angolo tra le vie Filippetti e Cassolo non si prestava a un’opera di adattamento e così l’architet-

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› I LUOGHI DEL LAVORO

In alto, la pianta del piano copertura del nuovo edificio; sotto, la pianta del piano secondo con gli uffici e gli ambienti di lavoro.

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› I LUOGHI DEL LAVORO

In alto, i livelli del nuovo edificio (i colori identificano le diverse funzioni). A destra, l’atrio di ingresso creato in corrispondenza dell’angolo tra le vie Filippetti e Cassolo (foto ©Rolex/Heinrich Wegmann).

to milanese ha optato per una soluzione completamente diversa, che lo ha portato a realizzare un edificio con una facciata in metallo, dinamica e molto precisa. È stato quindi elaborato un progetto che prevede la realizzazione di un immobile totalmente nuovo: una struttura ultramoderna che utilizza acciaio altamente raffinato e sistemi ad elevato contenuto tecnologico e si contraddistingue per una estesa presenza del verde. La facciata in acciaio inox è un riferimento progettuale al materiale utilizzato negli orologi Rolex. Il taglio netto nella struttura, in corrispondenza dell’angolo formato dall’incontro delle due vie, crea un luminoso atrio a tri-

pla altezza. Il progetto strutturale, con le colonne portanti interposte tra le facciate in vetro a doppia pelle, ha fatto sì che i piani occupati dal centro assistenza e dalle sale riunioni siano privi di pilastri, fattore che favorisce un’agevole riconfigurazione degli spazi lavorativi. Sui primi due livelli dell’edificio trovano sistemazione gli ambienti di lavoro del centro assistenza, mentre l’ultimo piano ospita un ampio spazio incontri di tipo modulare. A lato del cortile è stata allestita una scuola di formazione per l’assistenza post-vendita. Il reparto logistica e il magazzino si trovano nel seminterrato, che è distribuito su due livelli.

Le facciate dell’edificio sono state integralmente riqualificate e valorizzate nel rispetto della sagoma esterna esistente e dei cromatismi attualmente presenti sul fronte principale. Il secondo criterio progettuale, dopo quello della demolizione del fabbricato esistente, ha riguardato l’ottimizzazione del comfort energetico secondo l’esposizione dei fronti: si è optato quindi per una facciata a doppia pelle con schermo esterno con pale frangisole mobili sui fronti sud, sud-ovest e ovest e una facciata a doppia pelle sul fronte nord, con pelle esterna fissa. Da questa scelta è nata la soluzione di un rivestimento di facciata variabile, in grado di garantire la più

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› I LUOGHI DEL LAVORO

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› I LUOGHI DEL LAVORO

In alto, un acquerello del progetto con una vista esterna della nuova sede Rolex (studio Albini). A sinistra, una immagine serale della facciata dell’edificio essenziale e di grande effetto estetico (foto ©Rolex/ Heinrich Wegmann). A destra, i disegni dei prospetti dall’esterno e dall’interno.

ampia flessibilità: a una pelle vetrata modulare interna, alternata a parti opache sul lato nord, è stata anteposta una seconda pelle traforata, composta di lame verticali ad ogni piano, apribili o chiudibili in tutto o in parte, secondo le esigenze interne e le condizioni di luce e soleggiamento esterno. I frangisole verticali in metallo sono motorizzati e cambiano automaticamente angolazione con lo spostarsi del sole lungo le superfici esterne del fronte strada. Tra i vetri stratificati sono stati interposti mille schermi perforati in acciaio inossidabile

dello spessore di un millimetro. L’edificio ha così un controllo totale della luce e della privacy: chi si trova all’interno vede l’esterno, ma non è visibile dalla strada. L’acciaio perforato è stato laminato e tagliato in modo da ottenere una levigatezza assolutamente priva di imperfezioni. Anche il passaggio delle lamiere dai rulli alla lucidatrice è stato oggetto di test, perché la pur minima ammaccatura, dovuta a una manipolazione imprecisa, sarebbe immediatamente balzata all’occhio. La pelle vetrata interna, con montanti di pas-

so di 90 centimetri, ha consentito un’ampia flessibilità nel posizionamento delle pareti divisorie interne; la pelle traforata, in acciaio inox satinato forato contenuto tra due vetri stratificati, permette una visuale verso l’esterno, anche a schermo chiuso, lasciando filtrare la luce naturale, ma schermando al tempo stesso i raggi del sole. L’edificio si presenta quindi con una facciata essenziale e di minimo impatto sull’ambiente, ma di grande effetto estetico. All’interno della sala riunioni all’ultimo piano sono state posate lame verticali inter-

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› I LUOGHI DEL LAVORO ne in legno mobili, che si chiudono ruotando su se stesse, assicurando l’oscuramento dell’ambiente in caso di proiezioni o eventi speciali. Anche in questo caso il legno, visibile attraverso il vetro, garantisce una soluzione di grande effetto estetico. Il terzo criterio progettuale adottato da Albini ha riguardato il trattamento differenziato dei due volumi sfalsati che compongono l’edificio: una lamiera forata in acciaio inox satinato contenuta tra due vetri stratificati per il volume principale e un trattamento serigrafico di colore bianco, che ha ripreso lo stesso disegno di foratura della lamiera, per il volume arretrato che sormonta quello principale. Quarta e ultima considerazione progettuale ha riguardato il basamento al piano terra dell’edificio sui fronti sud, ovest e nord, che è stato rivestito con pannelli in grès di grande formato serie filo di Laminam, montati su supporto in Aquapanel e solcati da tagli vetrati per garantire l’illuminazio-

ne e l’aerazione naturale necessaria al piano seminterrato. Per quanto riguarda gli impianti, il riscaldamento e il raffrescamento sono mediati da una pompa di calore geotermica collegata a tre pozzi di 60 metri di profondità, ricavati sotto l’edificio. Su parte della copertura è stato installato un impianto fotovoltaico a film sottile, a inclinazione zero, appoggiato sul piano per evitare di uscire dalla sagoma dell’edificio. Per la parte restante le coperture piane sono trattate a giardino pensile. Franco Albini definiva i suoi progetti “artigianato razionalizzato”: è stato con questo approccio che oggi il nipote Francesco ha progettato e fabbricato i frangisole e gli schermi, componenti che costituiscono gli elementi chiave delle facciate dell’edificio Rolex di Milano e che per qualità del materiale e cura nella realizzazione sono stati trattati alla stregua dei componenti degli orologi della maison svizzera

Studio Albini Associati

In basso e nella pagina a fronte, due immagini dalle quali si coglie l’importanza della facciata sia come elemento decorativo sia tecnico e funzionale (foto ©Rolex/Heinrich Wegmann).

Titolari dello studio milanese Albini Associati, fondato da Franco Albini nel 1930, sono Marco Albini (Milano, 1940), docente alla facoltà di Architettura del Politecnico di Milano e visiting professor presso il New York Institute of Technology e la Washington University St. Louis, e Francesco Albini (Milano, 1970, nella foto), responsabile della progettazione architettonica. Da sempre lo studio si caratterizza per un approccio all’architettura come tradizione artigianale mediata razionalmente dalla produzione industriale e, specie nei numerosi progetti di restauro e messa a norma sviluppati e diretti in oltre mezzo secolo di attività, l’introduzione di elementi moderni è sempre stata occasione di ricerca architettonica e confronto tra modernità e tradizione. Lo studio Albini sviluppa progetti di edifici a destinazione culturale in complessi monumentali, oltre ad interventi di tipo residenziale, commerciale e terziario, come nel caso Rolex. www.studioalbiniassociati.com

SCHEDA Località Milano Committente Rolex Italia Spa Progetto architettonico Studio Albini Associati Responsabile del progetto e direttore lavori Arch. Francesco Albini

Ingegneria Tekne Spa Consulenza realizzazione facciate Ramboll General contractor Ediltecno Restauri Srl Superficie lorda totale 5.680 mq Superficie cortile interno 650 mq Superficie terrazzi 670 mq Superficie coperture 615 mq Impermeabilizzazioni Derbigum Italia Impianti di illuminazione Alteme Licht Ag

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› I LUOGHI DEL LAVORO

Soluzioni di impermeabilizzazione

La nuova sede Rolex di Milano ha diversi tipi di coperture con fi niture eleganti e sofi sticate: giardini, pavimentazione in legno, superfi ci carrabili e pavimentazione galleggiante. Derbigum ha fornito il manto impermeabile Derbigum GC AR applicato a freddo, con doppia armatura a elevata grammatura e resistenza alla penetrazione delle radici secondo la EN 13948. La porzione che ospita i pannelli fotovoltaici è stata invece impermeabilizzata con il manto bianco cool roof Derbibrite NT, certifi cato Broof come richiesto dalla circolare dei Vigili del Fuoco.

ALTEME LICHT

Luce architetturale Per il progetto Rolex, Alteme ha potuto offrire Bar, il sistema modulare con un profi lo in alluminio quale elemento centrale. In questo caso usato sia nella sua versione per montaggio a soffi tto, con sola luce diretta, sia nella variante a parete con luce diretta e indiretta. Per adempiere alle esigenze della clientela e quindi proporre il profi lo nello stesso e identico colore del controsoffi tto, Alteme ha provveduto a verniciare le componenti in alluminio in colore bianco, secondo l’esatta miscela e il grado di opacità desiderato. In aggiunta, l’ottica CoEx é stata modifi cata, portandola a coprire completamente il bordo e le staffe terminali del profi lo, donando cosi un aspetto unico al prodotto.

DERBIGUM ITALIA

ALTEME LICHT AG

Via dell’Agricoltura, 3 - 40023 Castel Guelfo di Bologna BO T. 0542 488613 info@derbigum.it | www.derbigum.it

Gysulastrasse, 21 - 5000 Aarau SVIZZERA T. +41 62 8328000 info@alteme.ch | www.alteme.ch/en

foto ©Paolo Stroppa

DERBIGUM

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› I LUOGHI DEL LAVORO

MOSAICOON HEADQUARTERS, ISOLA DELLE FEMMINE, PALERMO

LAVORO FLESSIBILE Pianta libera, permeabilità, spazi di svago e relazione. Tra mare e montagna e a due passi dall’aeroporto, la sede di un’azienda siciliana della new economy. Progetto di Squar-e con Francesco Librizzi

Gerarchie destrutturate dall’ampia scala che collega i diversi livelli della nuova sede di Mosaicoon. A destra l’edifi cio dall’esterno e una parte del giardino che lo circonda (foto ©Lorenzo Palizzolo).

Fondata a Palermo nel 2010, Mosaicoon è una piattaforma collaborativa per la gestione di campagne video online: la società mette in comunicazione videomaker e aziende e fornisce gli strumenti che semplificano la realizzazione di video e ne misurano efficacia e performance. Considerata dagli investitori un unicorn su cui puntare, già premiata con numerosi riconoscimenti e fermamente decisa a mantenere il proprio headquarter in Sicilia, Mosaicoon si è rivolta a Squar-e architettura (Francesco Briguglia_Giuseppe Di Prima architetti) con Francesco Librizzi Studio per progettare la nuova sede e gli interni, individuando innanzitutto luogo e edificio adatti. Tre i punti fermi: la possibilità di creare un unicum tra luogo di lavoro e paesaggio; la flessibilità di spazi e ambienti; la prossimità con le infrastrutture di trasporto. È stato così individuato un immobile di tre piani

fuori terra (1.500 mq per piano) a Isola delle Femmine, località posta tra mare e montagna, attraversata dall’A29 e a soli 15 Km

dalla città e dall’aeroporto internazionale di Palermo Punta Raisi. Il progetto degli interni, sviluppato insie-

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› I LUOGHI DEL LAVORO

Squar-e Architettura

Francesco Librizzi Studio

Lo studio, fondato a Palermo dagli architetti Francesco Briguglia e Giuseppe Di Prima, si occupa di architettura e interior design con un approccio al progetto che, evitando il virtuosismo a tutti i costi, privilegia l’appropriatezza. Ogni opera amplia il corpus disciplinare esistente, ne riforma le regole e ne allarga l’orizzonte, ri-abituando lo sguardo alla capacità di osservare cambiamenti anche minimi e scarti impercettibili, favorendo una costante evoluzione del progetto.

Siciliano di nascita (1977) e milanese di adozione, Francesco Librizzi si è laureato presso la facoltà di Architettura dell’Università di Palermo. Dal suo studio di Milano, aperto nel 2005, Francesco opera nei campi dell’architettura, dell’interior e del design e sviluppa progetti di allestimenti espositivi. Sua una delle “Stanze” allestite per l’omonima esposizione della XXI Triennale di Milano.

www.squar-e.com

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www.francescolibrizzi.com


› I LUOGHI DEL LAVORO

Il piano terra in pianta e una vista assonometrica. Nella pagina di sinistra, arredi domestici e complementi inusuali come le altalene Soft Wing nella hall contribuiscono a definire uno stile new economy negli ambienti di pausa e relax (foto ©Lorenzo Palizzolo).

me all’architetto Francesco Librizzi, ha declinato il concetto di permeabilità che ha orientato l’organizzazione del layout e la definizione degli ambienti. Permeabilità orizzontale, con una pianta libera e la disposizione di strutture e impianti che consentisse la maggiore flessibilità possibile. Permeabilità verticale, rendendo liberamente percorribile tra i diversi livelli l’intero volume. E permeabilità visiva, per trasformare il paesaggio circostante in un valore aggiunto degli ambienti di lavoro. Indagando le modalità di lavoro di dipendenti e collaboratori dell’azienda, i progettisti hanno colto l’esigenza individuale di poter modificare liberamente il proprio spazio di lavoro, da aperto a chiuso o viceversa. Ne è risultato un layout adattabile, capace al tempo stesso di separare o unire le aree di lavoro dei diversi settori. Sono nate così aree di lavoro specifiche e altre ibride, con ambienti di comunicazione, separazione e contenimento destinati all’incontro, alla condivisione, allo svago e al riposo. Per quanto riguarda gli arredi, evitando i tempi lunghi di un fitting su misura i progettisti hanno individuato nel catalogo di Lago

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› I LUOGHI DEL LAVORO Design una gamma che, oltrepassando la tradizionale definizione di mobile per ufficio, potesse dar vita a soluzioni inedite, dal sapore domestico, adeguate ai parametri che hanno orientato l’intero progetto, alla filosofia dell’azienda e capaci di offrire un inusuale livello di comfort

SCHEDA Località Isola delle Femmine, Palermo Anno di realizzazione 2015 Committente Mosaicoon Spa Progettazione Squar-e architettura (Francesco Briguglia, Giuseppe Di Prima) e Francesco Librizzi studio

Direzione lavori Squar-e architettura (Francesco Briguglia, Giuseppe Di Prima architetti)

Impresa Casa ambienti per la vita Srl Progetto e realizzazione impianti DC Impianti Opere in ferro Meccanica Lo Bianco Snc Superficie GLA 3.800 mq

lotto 13.000 mq

Nelle foto, piante libere, finiture e arredi che superano la classica definizione di mobili per ufficio e particolarità del luogo contribuiscono a rendere confortevole e speciale la relazione tra azienda e collaboratori (foto ©Lorenzo Palizzolo).

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› DESIGNCAFÈ NOVITÀ DAL GRUPPO COSENTINO

DEKTON, LE LASTRE SUPERTECNOLOGICHE

IL COPPO WIERER

ANTICO E MODERNO IN COPERTURA

In occasione della prima rassegna di Design City Milano, il gruppo Cosentino, nella sua showroom milanese ha organizzato l’ora della ricreazione, un workshop realizzato in collaborazione con il designer Matteo Beraldi. L’evento era dedicato ad architetti, designer e professionisti del settore. Le creazioni dei partecipanti sono state realizzate su pannelli in Dekton, una superficie realizzata con un innovativo processo produttivo che la rende ultracompatta e dalle elevate prestazioni. Il materiale è stabile dal punto di vista cromatico, resistente a macchie, graffi e agenti chimici, di ridotto assorbimento all’acqua e di straordinaria lucentezza. L’appuntamento è stato anche l’occasione per presentare ai professionisti le nuove tonalità della collezione Dekton Xgloss Naturale, ispirate all’universo delle pietre naturali: Glacier, Fiord e Tundra. Dekton viene realizzato in lastre di grande formato, di dimensioni fino a 3200 per 1440 mm e tre spessori: 0,8, 1,2 e 2 cm. Il materiale base è prodotto con la tecnologia di sinterizzazione delle particelle, associate ad un processo innovativo di ultracompattazione. Per le sue caratteristiche di durata e bassa manutenzione, può essere utilizzato sia in ambienti interni che esterni, come pavimenti, rivestimenti, facciate e pareti ventilate. A XGloss è stato conferito il Red Dot Award 2016 nella categoria design di prodotto. dekton.com

Elegance è il coppo di Grecia di Wierer: un prodotto che unisce la bellezza della tegola antica alle nuove funzionalità di una moderna copertura. Il coppo è caratterizzato da un’onda molto marcata e da colori dai toni caldi, mediterranei, come le terre di Siena o come quelli bruciati, comunque resistenti ai raggi ultravioletti e agli agenti atmosferici. Si tratta di una tegola minerale costituita da materie prime naturali, colorata in pasta con ossidi di ferro e formata a temperatura ambiente. Il prodotto è riciclabile al 100%. La tegola è costituita da un nucleo compatto, uno strato resistente e una superficie evoluta. Dai dati forniti dall’azienda, la tegola ha un’assorbenza all’acqua inferiore al 3% e non è quindi soggetta a fenomeni di gelività. Le dimensioni di un singolo pezzo sono di 33 per 42 cm., con un peso di 4,8 kg. e un fabbisogno di dieci pezzi a metro quadrato. wierer.it

TORK ELEVATION LA LINEA DI DISPENSER TORK DAL DESIGN COMPATTO, ELEGANTE E FUNZIONALE Tork Elevation è una linea di dispenser frutto di ricerche condotte a livello globale che combina design e funzionalità per offrire sistemi di asciugatura igienici e convenienti. La linea semplice e rigorosa di questi dispenser, disponibili in bianco e nell’elegante versione nera, conferisce ai bagni dei locali pubblici una chiara immagine di pulizia e igiene. Un esempio di design universale capace di elevare il livello di qualità percepita degli ambienti in cui viene inserito. Stile e funzionalità per ambienti pubblici confermata dai numerosi premi ricevuti dalle linee di dispenser Tork: Red Dot Award, IF Products Design Award e Purus Award. www.tork.it

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› A VERONA, MARMO E ARCHITETTURA SI INCONTRANO

MARMOMACC CRESCE LA 51a EDIZIONE DELLA FIERA VERONESE HA CHIUSO I BATTENTI CON CIFRE DI VISITATORI STRANIERI ED ESPOSITORI IN CRESCITA. CONTINUA IL DIALOGO CON IL MONDO DELLA PROGETTAZIONE E DEL DESIGN. LA PRIMA VOLTA DI ARCHMARATHON

Per l’edizione di quest’anno di Marmomacc di Verona in crescita il numero di espositori e dei visitatori stranieri.

Un’edizione record, quella di Marmomacc di quest’anno. A Verona, per la più importante fiera dei settori di marmo e graniti sono infatti accorsi visitatori stranieri provenienti da numerosi paesi del mondo: Stati Uniti, Germania, Spagna, Cina e Gran Bretagna in particolare. Una crescita, quella delle presenze estere, che ha fatto registrare un più cinque per cento, un dato confortante accompagnato da un aumento anche degli espositori: 1.650 in totale (più 10 per cento rispetto all’edizione precedente). Segnali positivi

che fanno ben sperare per un settore che a livello mondiale ha un giro d’affari di 23 miliardi di euro e che per l’export italiano significa 3,2 miliardi di valore. Da quest’anno, per favorire l’incontro tra domanda e offerta, è stata inaugurata la nuova piattaforma b2b di matching online, con più di 150 aziende registrate e 700 appuntamenti confermati nei giorni di fiera. Anche quest’anno a Marmomacc, nello spazio “The Italian Stone Theatre”, è proseguito il dialogo tra il mondo della produzione e le punte più avanzate del della progettazione mondiale. È anche da ricordare il convegno “The future of design: materials, sustainability and context”, un evento realizzato in collaborazione con la rivista statunitense Architectural Record. Infine, sempre nel nome del rapporto tra marmo e architettura, da quest’anno la fiera si è arricchita di una collaborazione con Archmarathon, l’evento che unisce 42 studi di architettura e di progettazione, e della istituzione del premio Stone Award. www.marmomacc.com

MARGRAF SGHEMBI MA ELEGANTI

PIBA MARMI LA TRASPARENZA DEL MARMO

A Marmomacc l’azienda vicentina ha presentato una nuova collezione di finiture e rivestimenti disegnati da Luigi Siard e Assia Karaguiozova. Si tratta di prodotti pensati per rendere unici sia gli spazi domestici sia i luoghi pubblici. Urban (nella foto) è composto di moduli a quadrilatero sghembo, caratterizzati da due piani inclinati che formano un colmo al centro. È prevista una versione lavorata a forma di vela. Le due versioni possono essere installate in diverse soluzioni.

Per Marmomacc 2016, Piba Marmi ha presentato una nuova installazione espositiva firmata dall’architetto giapponese Go Hasegawa. L’allestimento del progettista nipponico valorizza la proprietà di traslucenza del marmo, grazie a un corpo compatto, a pianta centrale, scavato all’interno secondo profili variabili, concepiti per ottenere diversi gradi di assottigliamento e trasparenza della materia litica.

www.margraf.it

www.pibamarmi.it

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DESIGN CON


› A VERONA, MARMO E ARCHITETTURA SI INCONTRANO A fianco, Conversation on Stone di Marco Piva di Helios Automazioni; al centro, la Panca Sanpietrina d Philippe Nigro per Europorfidi; in basso, Elic Table di Setsu & Shinobu per Gda Marmi e Graniti.

IL MARMO DAGLI ANNI 60 ALLE NUOVE GENERAZIONI Sopra, tavoli Eros di Angelo Mangiarotti per Agape; in alto a destra, lavabo Bjhon di Angelo Magiarotti per Agape. A destra, lampada Apuleio di Michele De Lucchi per Piba Marmi; a sinistra, Stone Tree Table di Michele De Lucchi per Piba Marmi.

LAMINAM LASTRE GRANDI E SOTTILI

REMUZZI MARMI LEGGERE E RESISTENTI

Laminam, società specializzata nella produzione di superfici ceramiche di grande formato e minimo spessore, era presente a Marmomacc dove ha presentato 14 nuove proposte: un’ampia gamma di prodotti con numerose gradazioni di colore: dal bianco al grigio fino al nero. Le lastre igieniche e antibatteriche delle collezioni Calce e Cava sono utilizzate come piani orizzontali dei tavoli e dei desk di accoglienza, sia per ambienti indoor che outdoor. Le dimensioni sono 1620 x 3240 e 12 mm di spessore.

Bislapis è un procedimento di fabbricazione messo a punto dalla società bergamasca Remuzzi Marmi. La tecnologia permette di unire pietre naturali di limitata resistenza riducendo lo spessore della doppia lastra a soli 12 millimetri. In questo modo è possibile ottenere un materiale composito più resistente e con un peso ridotto rispetto a quelli in uso. Lo spessore ridotto delle lastre permette la trasparenza e la possibilità di collocare dispositivi di illuminazione.

www.laminam.it

www.remuzzimarmi.it

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elements luce e design a cura di Elena Riolo

Valorizzare gli spazi urbani

Sfida alla creatività

Serve una regia unica

Gli impianti di illuminazione costituiscono un’infrastruttura energivora e vitale. Lo sviluppo tecnologico vive oggi un’evoluzione senza precedenti, legata all’avvento delle sorgenti Led, che permettono importanti prestazioni energetiche. L’illuminazione stradale è universalmente considerata un primario strumento per garantire la sicurezza degli utenti e dell’ambiente urbanizzato nelle ore notturne, secondo il presupposto fisiologico e sociologico che la corretta visione aiuti a prevenire gli incidenti e la presenza stessa della luce possa ripercuotersi anche sulle modalità di fruizione dei luoghi. Il ruolo dell’illuminazione si estende poi alla valorizzazione dell’ambiente urbano, rendendo visibili e valorizzando anche monumenti, edifici e ambienti, ovvero ricomprendendo tipologie d’impianto d’illuminazione architetturale e artistica ben diverse da quello tipicamente stradale. Infine, la contiguità tra arredo urbano e illuminazione pubblica fa degli impianti stessi un potenziale oggetto di decoro, sinergia ricorrente nei magnifici centri storici del nostro Paese. L’esigenza di professionalità e competenza del progettista illuminotecnico assume, con l’avvento del Led, un’importanza maggiore rispetto al passato: la percezione deve occupare il centro del progetto e l’approccio progettuale richiesto deve essere garante del benessere dei cittadini.

Negli ultimi anni l’illuminazione indoor ha subìto una radicale trasformazione a causa del diffondersi di nuovi prodotti e nuovi materiali: le vecchie lampade a filamento incandescente infatti non sono più fabbricate né commercializzate. Le nuove sorgenti luminose che si affiancano ai tipi a scarica ancora utilizzati derivano dal mondo della micro-elettronica. I protagonisti di questa svolta sono i Led e gli Oled: lampade di piccolo formato, dai minimi ingombri, che, grazie a caratteristiche e prestazioni di elevato livello, stanno aprendo nuovi orizzonti al mondo della progettazione di interni. La creatività di architetti e interior designer oggi è fortemente stimolata dall’elettronica nell’illuminazione. I principali fattori di novità riguardano l’efficienza, la durata e la qualità cromatica della luce emessa con l’assenza di radiazioni ultraviolette e infrarosse, particolare che rende i Led e gli Oled adatti a illuminare oggetti di valore in spazi espositivi di qualsiasi dimensione. Interessanti sono le soluzioni impiantistiche in cui le fonti luminose sono integrate negli elementi costruttivi e di arredo. In questi casi si tende a superare lo stesso concetto di apparecchio di illuminazione: Led e Oled possono essere incorporati in strutture o in oggetti che svolgono altre funzioni.

L’ambiente esterno, di notte, si trasforma ed esprime in maniera essenziale e cruda la civiltà, la filosofia e dunque la cultura del luogo. Immaginiamo di fare un giro, solo notturno, nel centro e nella periferia di una città di cui non conosciamo il nome, dove non siamo mai stati. Come la racconteremmo? È attraente, è suggestiva? Come ci vivono le persone, che tipo di amministrazione c’è? Abbiamo capito in che paese siamo? Ci vorremmo vivere? Racconteremmo forse di tre regie distinte che si contendono la scena, dove la prima si occupa di commercio e comunicazione, con insegne, grandi schermi. Dispone oggetti di luce, con luce che si riflette sulle superfici degli oggetti circostanti, colorandoli, stabilendo nuove gerarchie spaziali, creando interesse visivo o chiasso. La seconda segue l’illuminazione stradale, che da anni illumina sia le strade che l’ambiente costruito e no. Infatti la luce, appena trova una superficie si riflette, rimbalza, gioca con le finiture, trasforma le geometrie spaziali e l’aspetto degli oggetti. La terza dirige l’illuminazione architettonica e verticale, quella più consona alla specie umana. Rende gli spazi pubblici gradevoli, attraenti e identificabili. È rara e spesso in conflitto con le altre due che hanno dei registi prepotenti ed esuberanti. Se ci fosse una regia unica, a cura di un progettista dell’illuminazione indipendente e competente, la scena notturna sarebbe molto diversa, la vita dei cittadini sarebbe molto diversa.

Margherita Suss, presidente di Aidi

Gianni Forcolini, docente PoliMi

Susanna Antico, presidente di Apil

L’immagine riproduce l’opera di Antonio Calderara Olio 1973, olio su tavola. Sammlung Hackenberg, München (foto di Rupert Walser).

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elements_luce e design 929MILANO / ROSSINI GROUP TERRAZZA MARTINI LA LAMPADA TECNOLOGICA

LUCY, IL ROBOT CHE ILLUMINA IL CROWDFUNDING SOSTIENE L’INGEGNO ITALIANO Un design robot che porta la luce del sole in casa. È Lucy, un dispositivo tecnologico frutto dell’ingegno di due giovani italiani, Diva Tommei e Mattia Di Stasi, che lo scorso anno hanno fondato Solenica, una società di interior design-robotica. Ma c’è di più. Grazie a una campagna di crowdfunding su Indiegogo, una delle prime piattaforme per il lancio di progetti e prodotti innovativi, l’idea del duo Tommei/Di Stasi in un sol giorno ha raccolto più di 140mila dollari, provenienti da 35 paesi diversi. In termini tecnici Lucy è un eliostato, un dispositivo in grado di riflettere il sole in un punto fisso stabilito. Nello specifico, si tratta di uno specchio intelligente, inserito all’interno di una sfera, dotato di un’elettromeccanica alimentata da energia solare che ne permette il movimento: basta posizionare Lucy in un posto soleggiato, fuori o dentro casa, puntarla in direzione della stanza che si vuole illuminare e Lucy, regolando l’angolazione dello specchio in ogni momento del giorno, continuerà a riflettere la luce del sole illuminando le stanze in ombra. Lucy dispone di puntamento ottico: lo specchio ruota grazie a due motori controllati da un network di fotosensori che misurano l’intensità della luce, ricostruendo la posizione del sole nel cielo e inseguendolo nel suo movimento diurno. Tramite un sistema di feedback loop ottico Lucy riesce a mantenere lo stesso punto illuminato durante il corso della giornata. In condizioni ottimali, Lucy riesce a generare la stessa illuminazione di cinque lampadine alogene da 100W ciascuna. L’idea ha potuto usufruire di un finanziamento di 120 mila dollari da parte di due aziende californiane, Techstars e Qualcomm: in questo modo, dopo svariati prototipi e tentativi, si è arrivati all’attuale versione di Lucy.

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929Milano/Rossini Group produce e commercializza una lampada a sospensione, Terrazza Martini - creata dai designer Chiaramonte e Marin - che prende ispirazione da un’abitudine milanese: l’aperitivo, il Martini abbinato con oliva e stuzzicadenti. La forma tonda, pulita e classica della sfera in vetro soffiato si coniuga con l’essenzialità e la modernità del diffusore interno, un cilindro di vetro, sabbiato bianco latte, che racchiude un cuore pulsante di tecnologia. Al suo interno alloggia una struttura in alluminio vuoto, studiata appositamente per dissipare il calore delle sue tre schede a Led. rossinigroup.it

Antonio Calderara Attrazione quadrata in tensione verticale (olio su tavola, 1966) 27x27 cm Sammlung Vok, Österreich (foto ©Rupert Walzer).

CALDERARA IN MOSTRA A LUGANO Una luce senza ombre è il titolo della mostra di Antonio Calderara che è stata inaugurata il primo ottobre scorso e che rimarrà aperta fino al prossimo 22 gennaio al Lac di Lugano. La mostra ripercorre l’opera dell’artista e intende presentare al grande pubblico la ricerca di questa singolare figura del panorama italiano del Novecento, il quale, partendo dalle riflessioni sugli elementi costitutivi del linguaggio pittorico è approdato a un’astrazione che nella sua radicalità appare perfettamente in sintonia con le coeve esperienze del minimalismo internazionale.

EFFICIENT & SMART LIGHTING REPORT 2016 IL MERCATO AL 2020 Smart Lighting. Facile a dirsi, meno stabilire che cos’è esattamente. A mettere un punto fermo nel dibattito pubblico sul tema è il Report 2016 dell’Efficient & Smart Lighting, realizzato da Energy Strategy del Politecnico di Milano. Innanzitutto la definizione: l’illuminazione efficiente è quella che proviene da una sorgente luminosa che attraverso l’impiego dei Led garantisce, a parità di prestazioni in termini di luminosità, un minor consumo di energia. Per illuminazione smart, invece, si intende quella che attraverso l’impiego di soluzioni hardware e/o software permette di monitorare e controllare l’impiego delle sorgenti luminose massimizzandone l’efficacia. Lo studio del Politecnico di Milano prende come base di riferimento dell’illuminazione efficiente il Led (non altre sorgenti luminose). Il motivo è semplice: «È la soluzione - affermano i ricercatori di Energy Strategy - più versatile ed energeticamente più efficiente oggi a disposizione». Il Led presenta, infatti, un’efficienza molto elevata: oltre il 70% in ambito residenziale e più del 20% in ambito industriale e terziario. Il Report 2016, per la prima volta, compie una dettagliata analisi del mercato dell’efficient e dello smart lighting nel campo dell’illuminazione pubblica. A spartirsi la torta sono la tradizionale filiera dell’illuminotecnica, alla quale si affiancano le Energy Service Companies (le Esco), a sua volta affiancate da Consip (società del ministero delle Finanze che funziona da centrale unica di committenza nazionale), che assume un ruolo sempre più rilevante. Una sezione interessante del lavoro di ricerca del Politecnico riguarda il mercato dell’Efficient & Smartighting in Italia. Nel 2015 le sorgenti luminose Led hanno fatto registrare valori attorno ai

900 milioni di euro, 540 dei quali relativi al comparto residenziale, 200 all’industriale-terziario e 170 alla pubblica illuminazione. Al dato complessivo, va aggiunta la cifra di 140 milioni di euro di soluzioni smart per l’illuminazione. Lo studio si spinge oltre e prova a stimare il valore del mercato dell’illuminazione E&S al 2020. Secondo i ricercatori di Energy Service, nel 2020 il mercato italiano delle sorgenti luminose Led si attesterà attorno a 1,5 miliardi di euro (800 milioni circa per il residenziale, 370 milioni circa nel comparto industriale-terziario). Si stima inoltre che saranno 650 mila i punti luce che verranno dotati di Led al 2020 (più 90% rispetto al 2015). A tutti questi numeri andrà a sommarsi un mercato delle soluzioni smart che è previsto che si attesti su valori del nostro Paese attorno a 195 milioni di euro. Il dato permette di evidenziare un fatto: nonostante l’incremento del 40% sul 2015, il mercato delle tecnologie smart è più lento di quello delle soluzioni di efficient lighting. Infine, se si considera l’attesa per il 2020 dell’E&S, è possibile calcolare un risparmio energetico totale al 2020 di 10,8 TWh l’anno. Un traguardo importante, che rappresenta il 5% del consumo elettrico totale al 2015 e che quindi contribuirebbe per il 26% al raggiungimento degli obiettivi di efficientamento energetico che il paese si è posto per il 2020.


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I MAESTRI DEL PAESAGGIO A BERGAMO

LUCI E SUONI IN CITTÀ ALTA

Catellani & Smith anche quest’anno ha partecipato alla manifestazione I Maestri del Paesaggio e ha illuminato, per il secondo anno, il giardino di casa Tresoldi, nel cuore di Bergamo Alta. Per quasi tre settimane, dal 7 al 25 settembre, lo spazio di via Colleoni è diventato il teatro di un’installazione luminosa e sonora, in linea con l’idea di Wild Landscape, che è stata il comun denominatore dell’intera manifestazione. Il giardino di ‘Luce e suoni’ è stato concepito come un luogo affascinante e inatteso, che al calar del sole si risveglia. Le luci hanno emulato con discrezione la bellezza degli elementi naturali e con delicatezza si mimetizzano nel verde, valorizzandolo. Nascono così spighe dalle punte luminose, piccoli funghi che tracciano sentieri nell’erba, frutti smerigliati e sassi luminosi, tutti in metallo, vetro o resina, in diverse altezze e dimensioni. A completare l’atmosfera, sono i suoni bianchi diffusi dai moduli di Architettura Sonora, che offrono un effetto avvolgente e immersivo. Novità assoluta di quest’anno è l’introduzione, nello spazio d’acqua, di due specchi dal fondale scuro che ribaltano il panorama riflesso sulla superficie. I piccoli bacini sono stati realizzati con la collaborazione di Maurizio Vegini, dello studio Piscine e Natura.

catellanismith.com

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elements_luce e design MARTINELLI LUCE L’ANELLO DI LED+O Martinelli Luce, azienda di Lucca, propone una lampada a forma di anello. È un design lineare, che arricchisce le pareti di una stanza. Realizzata in getto di alluminio verniciato bianco, ha una sorgente di luce luminosa a Led con alimentatore all’interno della lampada. Allineata su un’unica parete assomiglia a una serie di specchi. Led+O è frutto del design dello Studio Natural.

ZUMTOBEL UN TOTEM ILLUMINA IL PONTE

martinelliluce.it

A Dornbirn, città austriaca del land Vorarlberg, stanno per concludersi i lavori di costruzione di un nuovo ponte. La sua realizzazione, oltre alla sua funzione di collegamento stradale, è diventata un highlight architettonico, capace di trasformare l’arte in parte integrante dello spazio pubblico. La soluzione è stata curata da Zumtobel grazie al lavoro dell’architetto Hugo Dworzak, dell’urbanista Stefan Burtscher e dell’artista Hubert Lampert. La soluzione illuminotecnica è consistita nella posa di due pali di illuminazione di 13 metri di altezza, su cui è stato fissato Supersystem outdoor, una serie di apparecchi Led per esterni. I pali, di dimensioni ridotte (300 x 300 mm), contengono 13 apparecchi composti di 18 tubi Led, quasi completamente incorporati. In questo modo la luminosità è omogenea e priva di abbagliamento (foto Zumtobel).

zumtobelgroup.com

PERFORMANCE IN LIGHTING PER TUTTE LE STRADE

ARCLUCE PROIETTORI PER GIARDINI Arcluce produce e commercializza proiettori e apparecchi da incasso, a terra, in acciaio inox per l’illuminazione di ambienti esterni. I proiettori Tito 25, grazie alle loro dimensioni ridotte, rappresentano una soluzione per l’illuminazione di giardini, in quanto capaci di creare effetti di luce nella vegetazione. I proiettori Tito 55 possono essere installati anche in immersione. Gli apparecchi da incasso a terra Inground 25 invece illuminano senza abbagliare le aree di passaggio. arcluce.it

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Per l’illuminazione stradale Performance in Lighting, gruppo internazionale che ha sede a Colognola ai Colli in provincia di Verona, ha innovato la produzione di Theos, un apparecchio dedicato alla pubblica illuminazione, e ne ha allargato lo spettro delle soluzioni: dal percorso pedonale all’applicazione autostradale. Il tutto è ricompreso in un unico design dell’apparecchio, che si presta a essere applicato sia nel piccolo che nel grande centro urbano. Quattro sono i differenti tipi di distribuzione luminosa e due le dimensioni dell’apparecchio a palo, caratteristiche che permettono ai city lighting designer di ottenere buone soluzioni illuminotecniche, riducendo i costi di installazione e manutenzione. Il corpo della luce è in alluminio pressofuso verniciato con polveri di poliestere; il diffusore ha un gruppo ottico integrato in tecnopolimero trasparente, stabilizzato agli ultravioletti e al calore. Il corpo ottico è costituito di lenti in tecnopolimero a elevata trasmittanza della luce. performanceinlighting.com

PHILIPS UN SISTEMA INTELLIGENTE PER L’ILLUMINAZIONE STRADALE CityTouch è un sistema di gestione end-to-end di illuminazione stradale ideato e realizzato da Philips. Integra i dispositivi connessi, le applicazioni software-as-a-service intuitive e i servizi specializzati per trasformare le operazioni d’illuminazione delle città. Consente di gestire l’illuminazione stradale in modo sicuro e da remoto, attraverso una mappa aggiornata in tempo reale, accessibile da qualsiasi web browser standard. Con CityTouch è possibile ricevere notifiche immediate quando una luce necessita di riparazione, evitando le ispezioni notturne. L’interfaccia utente è intuitiva e permette di monitorare costantemente l’illuminazione cittadina ottimizzando i tempi e i costi di gestione. lighting.philips.it


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PLATEK

MILANO, UN ALBERGO MULTICOLORE Nella ristrutturazione de LaGare Hotel di Milano la proprietà ha scelto l’azienda bresciana Platek, che ha fornito sia i corpi illuminanti sia la customizzazione dei propri prodotti, realizzandone di nuovi e trovando soluzioni innovative. Questo grazie all’impiego di sorgenti a Led. Il principale obiettivo del progetto illuminotecnico degli esterni dell’albergo milanese è stato mettere in risalto l’intervento di restauro dell’immobile, sottolineandone i volumi e integrandone le forme nel contesto urbano. Corpi illuminanti miniaturizzati hanno consentito di valorizzare appieno gli esterni dell’hotel nelle ore notturne e di rendere l’inserimento dei prodotti non percepibile nelle ore diurne. Di particolare rilievo l’imponente facciata esterna del palazzo, interamente illuminata a Led con sistema Dmx per il controllo e la gestione personalizzata della luce: una soluzione che consente di volta in volta di creare un’unica distesa verticale di luce a basso consumo o una moderna scacchiera luminosa. Alla fine sono stati collocati oltre mille apparecchi da incasso E2 equipaggiati con un solo Led da 11 watt, ideali per la totale assenza di bordo e la facilità di installazione in pareti e controsoffittature. Platek ha anche realizzato le lampade da comodino e scrivania e le piantane da camera proposte dalla committenza. È così nata la linea Imperiosa: una gamma di luci esclusive. Tra luci a incasso a parete, soffitto e a pavimento, microproiettori e faretti speciali e velette strip Led sono stati impiegati circa 2.500 elementi luminosi.

platek.eu

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elements_luce e design CLAY PAKY SCENOGRAFIE URBANE Alla fine di settembre a Bergamo si è conclusa la manifestazione I Maestri del paesaggio. Nei venti giorni di eventi Clay Paky, azienda bergamasca presente nella produzione di proiettori automatizzati, ha collaborato alla realizzazione di Città Alta by Light: un percorso costituito di cinque installazioni di illuminazione scenografica nel centro storico di Bergamo Alta. Sebastiano Romano ha firmato il design delle scenografie teatrali. Le installazioni sono state dislocate in cinque diversi punti dell’antico centro storico: Porta San Giacomo, la Torre della Campanella, Piazza Vecchia, la Torre del Gombito e Piazza Mercato delle scarpe. Per i suoi 40 anni inoltre, Clay Paky ha organizzato una mostra che racconta il nuovo museo dedicato al Modern Show Lighting e una rassegna di filmati del concorso video internazionale Riprenditi la città, riprendi la luce organizzato dall’Associazione italiana di illuminazione. claypaky.it

LINEA LIGHT GROUP GLI ANELLI DI SATURN Saturn è una lampada ad anelli, disponibile in due differenti diametri, nelle versioni a sospensione, a soffitto e a parete. Ha un corpo in polietilene bianco con sorgente Led. La versione di maggiori dimensioni è indicata per showroom, hotel, spazi commerciali e pubblici. Quella più piccola è ideale per illuminare spazi riservati di hotel e residence. La versione a sospensione ha un diametro di 750 mm, quella a soffitto è invece prodotta in due differenti dimensioni.

TARGETTI LE RUOTE LUMINOSE Targetti ha da poco creato Color Wheels, un’opera di light art ispirata alla teoria dei colori. Si compone di tre ruote luminose che generano scenari cromatici con effetti sensoriali e percettivi della luce e del colore. L’opera, presentata al recente Light Edu Symposium di Timisoara, nasce dall’estro creativo di Aleksandra Stratimirovic e Athanassios Danilof, light designer romeni.

targetti.com

linealight.com

DAVIDE GROPPI UN POETICO FIL ROUGE Con Simbiosi, Davide Groppi, azienda piacentina di illuminazione, ha voluto ripensare l’idea di lampadario: destrutturato, componibile a piacere, capace di collegare i diodi in serie e sfruttare le correnti elettriche molto basse, quindi unito con cavi quasi invisibili. Il filo rosso sottilissimo che unisce i corpi e li fa vivere l’uno in funzione dell’altro è la componente fondamentale del progetto e rappresenta la sintesi della poetica aziendale.

davidegroppi.com

ARTEMIDE LES DANSEUSES E LA DANZA DI LUCI La sospensione Les Danseuses, firmata da Atelier Oi per Danese Milano del Gruppo Artemide, è stata selezionata per l’Adi Design Index 2016, il volume che raccoglie i migliori progetti di design preselezionati per il Compasso d’Oro Adi 2018. Les Danseuses trae ispirazione dal ballo, dal movimento armonico del tessuto che gioca graziosamente con la resistenza dell’aria. La dinamica delle forme è definita dalla fisica. È una lampada a sospensione, che unisce luce e aria per una migliore qualità ambientale: sulla tige è montato un motore che fa muovere il tessuto e un corpo ottico che produce una luce diffusa. Il tessuto, con tagli che schermano e filtrano la luce creando un dinamismo di leggere proiezioni, ruotando muove l’aria e modifica l’emissione luminosa. artemide.com - danesemilano.com [ 80 ]

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elements_luce e design IVELA LUCE CONICA ESSENZIALE Iconica è una lampada a sospensione dalle dimensioni miniaturizzate e dalle buone prestazioni illuminotecniche, grazie all’impiego della tecnologia Led Cob a tensione di rete. È ideale sia come singolo punto luce sia in composizione, per il retail, l’hospitality e nel residenziale. Iconica è caratterizzata da un design puro ed evocativo: la forma essenziale ed elegante del corpo è segnata da quattro scanalature in corrispondenza dell’innesto del cavo elettrico. Un segno che diventa così elemento di giunzione tra il volume del cono e il cavo in tessuto nero. Il rosone a soffitto è stato progettato come un cono rovesciato, in simmetria con l’apparecchio. È proposta in quattro finiture cromatiche che ne esaltano la personalità: dal bianco goffrato, che dona morbidezza ai volumi, all’eleganza del nero, all’effetto metallizzato della verniciatura cromata, fino all’inedita modernità del rame spazzolato. Il design è di Enrico Davide Bona e Elisa Nobile. ivela.it

I GUZZINI TWILIGHT SI FA IN TRE Twilight è un testa-palo di forma circolare che offre una soluzione compatta per sostituire gli impianti esistenti, favorendo un’illuminazione urbana e residenziale a basso impatto ambientale. Tre le versioni proposte: Joburg, Bilbao e Canberra. Due le ottiche previste, simmetrica ed ellittica, che consentono un’illuminazione uniforme sui piani orizzontali e verticali. L’ottica simmetrica è particolarmente indicata nei contesti di illuminazione di aree pubbliche, parchi e piazze; quella ellittica, invece, è la soluzione ideale per l’illuminazione di percorsi pedonali o ciclabili.

MARTINI LIGHT VOLTA RIDISEGNA LA LUCE IN UFFICIO Volta è il nuovo Led creato da Martini Light: un nastro luminoso che diffonde una luce perfetta in ogni ambiente di lavoro. Si presenta con un corpo in estruso di alluminio verniciato, composto da due profilati contrapposti, uniti da un distanziale in alluminio e da un sistema di bloccaggio a viti per mantenere una larghezza costante di 48 mm del corpo illuminante. Completo di cablaggio a Led con riflettore e schermo diffusore in policarbonato opalino.

iguzzini.com martinilight.it

IL FANALE DROP, SEMPLICE E TRASPARENTE

GE LIGHTING LED DI LUNGA DURATA La serie Wallwasher è un Led di illuminazione a incasso della GE Lighting. Viene impiegata per l’illuminazione di spazi di vendita al dettaglio, ma in generale anche per l’illuminazione interna. Consente un’illuminazione uniforme e i suoi apparecchi hanno una durata stimata in 50mila ore di esercizio. È anche di facile installazione e manutenzione. gelighting.com

Ispirate alle luci delle sagre paesane, le lampade della collezione Drop dell’azienda trevigiana Il Fanale rappresentano una soluzione per l’arredamento degli ambienti esterni e interni. Trasparenza e semplicità contraddistinguono queste lampade realizzate in ottone, rame e vetro, reinterpretazione in chiave contemporanea della tradizionale forma a goccia. ilfanale.com

PRANDINA LEGGERA E FLESSUOSA. EFFIMERA La lampada da terra Effimera di Prandina, società di illuminotecnica di Bassano del Grappa, nasce da uno studio artistico e tecnologico. La lampada deve il suo nome alla leggerezza e alla flessuosità dei due steli metallici. Il design della lampada è attento al risparmio energetico e installa una sorgente luminosa a Led. Due i colori disponibili: nero lucido e bianco opaco. La lampada può essere regolata in altezza. prandina.it

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› DESIGNCAFÈ INDEX 2016

ARREDI INTELLIGENTI

IN MOSTRA A MILANO E A ROMA LA SELEZIONE CHE PARTECIPERÀ AL PROSSIMO COMPASSO D’ORO

L’INTERNET DELLE COSE TROVA SPAZIO ANCHE NELL’ARREDO. LA PROPOSTA DI TECNO PER LA GESTIONE DI NUMEROSE FUNZIONI

Ad arricchire il programma degli eventi del City Design Milano 2016, la prima rassegna dedicata al design che da quest’anno integra il Salone del Mobile e il Fuorisalone, ha contribuito anche la mostra del Design Index 2016 dell’Adi, l’associazione del disegno industriale. A palazzo dei Giureconsulti dall’8 all’11 ottobre erano infatti esposti i progetti di candidatura della manifestazione dell’Adi che ogni anno seleziona i migliori risultati del design italiano: un’iniziativa che è stata ripetuta dal 28 ottobre al 1° novembre a Roma all’ex Cartiera Latina del parco regionale dell’Appia Antica. L’iniziativa Adi avviene in preparazione dell’appuntamento del prossimo Compasso d’Oro Index.

io.T di Tecno è un esempio concreto di internet delle cose. Per questo motivo la proposta innovativa di arredo della società comasca è stata selezionata per l’edizione 2016 dell’Adi Design Index. io.T integra l’Internet of Things ai sistemi di arredo grazie a una serie di applicativi e di funzionalità ideati per offrire all’utente servizi personalizzati, la gestione degli spazi, la minimizzazione dei consumi e l’ottimizzazione delle risorse.

Il progetto è stato sviluppato in collaborazione con Tim e StMicroelectronics. Grazie a io.T sarà possibile garantire il controllo degli accessi e delle funzioni, la prenotazione degli spazi, la regolazione della temperatura, dell’umidità e della pressione e altre funzioni ancora.

tecnospa.com

ADI Design Index 2016 ADIper 407 pp – 30 euro ISBN 978-88-940339-5-3

MARMO ELETTRICO UNO SHOWROOM A LUCCA PRESENTA LE INNOVAZIONI DI PROGETTO99

Il totem di ricarica di Progetto99

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Può darsi che tra qualche anno lo ritroveremo segnalato dall’ADI Index. Perché per quanto riguarda il marmo Progetto99 non si limita al project management ma studia e brevetta nuove modalità di utilizzo del materiale lapideo. Se per quanto riguarda l’attività tradizionale in azienda amano definirsi creatori di abiti di pietra, per la cura sartoriale applicata ad ogni singola realizzazione, l’ingresso del giovane Niccolò Garbati ha dato a Progetto99 una spinta propulsiva nella direzione di innovazioni a buona ragione definibili come design industriale. Dopo il marmo luminoso, una lastra composita dove il marmo, portato al limite del suo spessore, è accoppiato a un foglio opalescente e a un pannello di Led, e le lastre che funzionano come diffusori acustici, l’ultimo prodotto della sperimentazione di Progetto99 è il totem di ricarica digitale: una colonna autoportante alimentata elettricamente che permette di effettuare – per induzione - ricariche wireless e – mediante la “barra energetica”, un altro brevetto dell’azienda di Carrara – semplicemente agganciandosi alle prese elettriche previste, la ricarica veloce di qualsiasi dispositivo elettronico. Dopo la presentazione a Maison & Objet, i

primi a sperimentare concretamente la novità sono stati i notai, riuniti a congresso a Verona a fine ottobre, che avevano a disposizione tre totem con prese 220V e jack per tutti i modelli di smartphone, ma il percorso di Progetto99 prevede, nell’immediato futuro, la realizzazione di oggetti di arredo in marmo quali tavoli, mensole e panche già predisposti per la ricarica senza cavi. Ma anche complementi, sempre in marmo, come dei semplici “svuotatasche” pensati per semplificare la vita sempre più digitale delle persone. Progetti e soluzioni innovative che possono essere sperimentate di persona presso il nuovo showroom che Progetto99 ha inaugurato questo mese a Lucca, in via Chiasso Barletti 23. progetto99.com | info@progetto99.com


FONT Srl - illustrazione di Jochen Schittkowski / Germany

Il pavimento incontra il progetto

Pavimenti tecnici vinilici e in PVC di ultima generazione in legno prefinito, in laminato, in gomma, linoleum e moquettes. Soluzioni specifiche per pavimenti ad uso residenziale, sportivo, industriale, per la nautica, per il settore scolastico, ospedaliero e contract.

virag.com evolution-virag.com


IoArch 66 Sep_Oct 2016  

IoArch, il magazine degli architetti italiani IoArch, the Italian architects magazine

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