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marzo 2018 N.8 anno II

M A R I A MADDALENA O LT R E I L M I T O

speciale

BOOK REVIEW

che cos’è un

CHICK LIT?

intervista a

ENRICO

OETIKER

intervista a

TATIANA

BIAGIONI


T H E T O H ER R VE CO

marzo 2018 N.8 anno II

speciale

M A R I A MADDALENA

BOOK REVIEW

O LT R E I L M I T O

che cos’è un

CHICK LIT?

intervista a

ENRICO

OETIKER

intervista a

TATIANA

BIAGIONI


ANTON GIULIO

GRANDE

Anton Giulio Grande Haute couture Paolo Di Pofi Hair Make up Artist Gioielli Le Vitali Modella Francesca Testasecca Fotografia di Arianna e Annalisa Bonafede Location NH Hotel Vittorio Veneto


DIRETTORE EDITORIALE Cinzia Giorgio

PINK MAGAZINE ITALIA MARZO 2018 IN QUESTO NUMERO

VICE DIRETTORE DIRETTORE EDITORIALE Luigi L. Avallone

Cinzia Giorgio @CinziaGiorgio

REDATTORI

CAPO REDATTORE Alessandra Penna Luigi L. Avallone Gordon Fanucci Selenia Erye REDATTORI Diletta Adalgisa Parisella Alessandra Penna @AlessandraPen Arthur Lombardozzi Gordon Fanucci @GordonFanucci IsabellaDA D’Amore @Wislavisa PARIGI Diletta Adalgisa Parisella Margot Valois Arthur Lombardozzi @W_Baskerville

COLLABORATORI DA PARIGI Romina Angelici

Margot Valois @MorganaLefay_1 Gabriella Ciccopiedi Simona Colaiuda COLLABORATORI Roberta Coralluzzo Romina Angelici Eliana Guagliano Linda Bertasi @LindaBertasi Angelica Elisa Moranelli Rosa Caruso @LaFeniceBook Sara Piccinini Roberta Coralluzzo @Alke_Studio Giuseppina Stanzione Pier Luigi Curcio Manola Mendolicchio EleonoraClaude Della Gatta @byaristogatta Del Gaiso Selenia EryePirani @selsiai Francesco ElianaParacchini Guagliano Marco Angelica Elisa Moranelli @TheQueenPuppet Elisabetta Motta SEGRETERIA DI@MottaeliMotta REDAZIONE SaraPerremuto Piccinini Lucia Alessandra Rinaldi @alex_rinaldi_86 Edy STAMPA Tassi UFFICIO Isabella D’Amore

9 M A RI A M A DDA L E NA —

12 E N RIC O OE TI KE R La passione mi mostra la via —

17 M A RI A M A DDA L E NA Oltre il mito —

23 TATI A NA BI AG ION I Intervista —

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SEGRETERIA DI REDAZIONE Velut Luna Press @VelutLunaPress SOCIAL MEDIA MARKETING

I NC ONS U E TA BE L L E ZZA

RESPONSABILE UFFICIO STAMPA Isabella E D’Amore @wislavisa EVENTI PROMOZIONE

Riccardo Iannaccone

Vincenzo Ceva Grimaldi EVENTI E PROMOZIONE Rita Bellina Rita Bellina

PROGETTO GRAFICO Segno.PROGETTO CreativeGRAFICO Studio Lab

Segno. Creative Studio Lab

Intervista

29 V E STI TI DI L I BRI ! Beth’s Creations —

COPYRIGHT 2018 PINK. Tutti i diritti riservati. Testi e foto contenuti in questo numero possono essere riprodotti solo con l’autorizzazione dell’Editore e/o dell’Autore.

YRIGHT 2017 PINK. Tutti i diritti riservati. Testi e foto contenuti in questo numero ossono essere riprodotti solo con l’autorizzazione dell’Editore e/o dell’Autore.

30 C H E C O S’ È U N C H IC K L I T ? —

32 S P E C I A L E BO OK RE V I E WS —

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C O N TA C T A N D I N F O

I N D OV I NA C H I V I E N E A C ENA?

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L’Irlanda da scoprire,

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quella di Dolores O’Riordan


E d i to r i a l E

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febbraio 2017

WELCOME —

The Pink Side of... Mary Magdalene! Per Pasqua la Universal Pictures ci ha regalato un film spettacolare: Maria Maddalena di Garth Davis. Siamo andati a vederlo in anteprima nazionale e non potevamo non occuparcene, noi di Pink Magazine Italia. Prima di tutto perché è la storia di una donna anticonformista e dal carattere forte come la sua fede. Sta di fatto che il lungometraggio è davvero un capolavoro. Gli abbiamo dedicato la copertina e, come avrete visto, già dalla locandina si intuisce l’intensità delle interpretazioni di Joaquin Phoenix nei panni di Gesù e di Rooney Mara in quelli di Maria Maddalena. Un’opera che susciterà qualche sterile polemica (critiche che lasciano il tempo che trovano) ma che piacerà a molti. È il punto di vista di una donna e tutta la sceneggiatura di Helen Edmundson e Philippa Goslett gira intorno a questo concetto. Godetevelo e godetevi il nostro numero dedicato a lei. La seconda cover (ebbene sì, nell’imbarazzo meglio abbondare) è dedicata invece all’astro nascente del cinema italiano: Enrico Oetiker. Insomma, un numero tutto da leggere. CIN ZIA G IORG IO

Chief Editor - info@pinkmagitalia.com


- SCELTO DAL DIRETTORE -

Maria Maddalena di Cinzia Giorgio

È un film potente, uno di quei film che lasciano senza fiato. Maria Maddalena, la seconda prova del regista Garth Davis, è un autentico capolavoro. Se ci si aspetta di vedere il classico film biblico con scene epiche e dialoghi “importanti” e “canonici”, questo film non fa per voi. Perché è rivoluzionario, intenso, puro.

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aria Maddalena racconta la storia di una giovane donna in cerca di una nuova vita, libera dalle tradizioni familiari e dalla società fortemente gerarchica e maschilista del suo tempo. Troverà l’occasione per intraprendere un cammino di crescita grazie al neonato movimento religioso e sociale fonPIN K M AGAZI NE I T AL I A

dato dal carismatico Gesù di Nazareth (un Joaquin Phoenix a dir poco strepitoso). In questo contesto riuscirà finalmente a trovare il proprio posto nel mondo, senza essere giudicata ma avviandosi piuttosto a un viaggio di maturazione interiore che culminerà nella città di Gerusalemme. Maria Maddalena è un ritratto -

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autentico, umano, vero e semplice di una delle figure più enigmatiche e incomprese della storia. Dopo i molti (e anche recenti) film incentrati su Gesù di Nazareth e che relegavano Maria Maddalena a figura di contorno, ex prostituta e semplice testimone, questo nuovo lungometraggio le rende giustizia, dopo secoli di silenzio. A interpretare Maria è una credibilissima e determinata Rooney Mara.

Interessante la scelta delle ambientazioni: Matera, Craco, il mare della Sicilia e della Puglia. Così come i costumi molto accurati. La fotografia è una delizia per gli occhi e il film ha picchi di autentica poesia. I dettagli sugli sguardi, sui volti e sulle mani sono intensi e l’ultima cena è un’assoluta novità, da quel momento la storia non è come ci si aspetta di vederla, la scelta del regista è innovativa e originale: dalla resurrezione di Lazzaro a quella dello stesso Gesù. La scena iniziale, inoltre, con la voce di Maria che predica il Vangelo, è suggestiva e mette subito in chiaro che non sarà il solito film biblico. Il finale non nasconde una critica a ciò che poi è diventata la Chiesa, dopo la morte e la resurrezione di Cristo. Una critica che poi trova la sua spiegazione nei titoli di coda, dove il regista, in poche righe, ci dice il perché della sua scelta stilistica. Non alzatevi dalla sedia, leggetele.

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DATA USCITA: 15 marzo 2018 REGIA: Garth Davis

CAST: Rooney Mara, Joaquin Phoenix, Ariane Labed, Chiwetel Ejiofor, Ryan Corr, Lubna Azabal, Tahar Rahim, Shira Haas, Charles Babalola, Denis Ménochet, Hadas Yaron, Tawfeek Barhom, Zohar Shtrauss, Uri Gavriel, Michael Moshonov Universal Pictures

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Enrico Oetiker

La passione mi mostra la via

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- IL BELLO DI PINK -

Attore multiforme ora anche produttore. Lettore assiduo e grande appassionato di arte e di sport: Enrico Oetiker è un giovane talento di cui sentirete parlare sempre più spesso. Pink Magazine Italia lo ha intervistato per voi. di Cinzia Giorgio

È

un interprete di grande talento che ha lavorato in film importanti, ama scrivere, leggere e fare sport. Ha il padre svizzero e la madre pugliese: Enrico Oetiker, giovanissimo attore romano, ha cominciato a recitare in tv su Disney Channel e in qualche fiction Rai. Al cinema ha esordito con Se Dio vuole di Edoardo Falcone ma il successo è arrivato con il ruolo di Ricky in  Classe Z di Guido Chiesa, una dissacrante commedia sulla scuola. Da poco ha fondato la sua casa di produzione assieme al regista Alessandro Prete. Partiamo dai progetti futuri. Ho da poco fondato con Alessandro Prete una casa di produzione di audiovisivo, Apogeo. Abbiamo appena finito di girare Come una meteora, un cortometraggio che si occupa di temi sociali importanti: bullismo, malasanità, droga, morte e rivalsa. Insieme a me recitano Giacomo Ferrara, Francesco Acquaroli, Carlotta Antonelli e Luigi Fedele. La regia è di Alessandro Prete. L’idea è di partire dal cortometraggio per poi farne un film. Sono inoltre in lizza per aggiudicarmi la parte in due serie Tv internazionali. Com’è trovarsi dietro le quinte? È bellissimo. Mi ha fatto capire molto del mio lavoro di attore e mi ha aiutato a raggiungere una maturità artistica a cui agognavo. Parlaci di te. Ho fatto finora un film all’anno. Ho iniziato con Se Dio vuole, poi In search of Fellini – un film di produzione americana che però non è uscito in Italia – e infine ho recitato in Classe Z, arrivato dopo una delusione artistica. Si tratta della mia prima commedia in cui interpreto un personaggio a dir poco fuori dalle righe. Dargli credibilità non è stato semplice. Io a diciotto anni ero un po’ come lui, tipo un “folletto impazzito”… ho quindi fatto un per-

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“Stare dietro le quinte mi ha fatto capire molto del mio lavoro di attore.”

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corso introspettivo. Sul set è stato bellissimo: con Andrea Pisani, che ha il ruolo del professore, si è creato un feeling istantaneo che è poi sfociato in una bella amicizia. Il regista, Guido Chiesa, era anche sceneggiatore ma “elastico”, ovvero sempre pronto a intervenire sul copione. E il film è andato benissimo anche grazie al passaparola.

Com’è iniziata la tua carriera? Non volevo fare l’attore! La mia prima passione è sempre stata la scrittura. Dopo il liceo mi ero iscritto a Economia. E andava anche bene: prendevo voti alti agli esami ma non ero soddisfatto. Un pomeriggio su Facebook comincio a chiacchierare con Guglielmo Poggi che mi chiede di prendere in considerazione l’idea di entrare all’Accademia di Corrado Pani. Io lì per lì sono rimasto senza parole. Ho fatto poi il provino. Tra gli esaminatori c’era una persona che mi aveva puntato fin dal mio ingresso in sala. Anni dopo ho saputo che si trattava di Alessandro Prete, che aveva visto qualcosa in me. Be’, avete poi fondato insieme Apogeo… Infatti! Lui ha sempre creduto in me e mi ha chiamato per propormi di studiare nel suo laboratorio per attori professionisti. Da quel momento è stato un susseguirsi di opportunità. Studio ancora con Alessandro, due volte a settimana. Che cosa ne pensi del cinema italiano? Secondo me le cose stanno cambiando. C’è un bel clima, come se si stesse tornando alle origini, quando il nostro cinema era in auge.

“Non volevo fare l’attore! La mia prima passione è sempre stata la scrittura.”

Il tuo sogno nel cassetto? Tre figli che fanno cascare l’Oscar dal comò!

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Fotografia di Arianna e Annalisa Bonafede

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Cinzia Giorgio

MARIA MADDALENA

Maria è una giovane ebrea ricca ma biasimata per il suo stile di vita ribelle: rimasta orfana ha portato avanti da sola l’attività di famiglia, sopportando le critiche della cittadina in cui vive, Màgdala. I suoi compaesani sono addirittura convinti che una donna con quel carattere non può che essere posseduta dal maligno. Un giorno Maria ascolta per caso Gesù, il profeta di Nazareth, che predica rivolgendosi alla folla rapita dalle sue parole. Qualcuno dice che sia il Messia tanto atteso…


- FOCUS ON -

Maria Maddalena Oltre il mito di Cinzia Giorgio

Chi era Maria Maddalena, perché da duemila anni la sua figura è ancora avvolta nel mistero e affascina così tanto milioni di persone? In occasione dell’uscita del film omonimo, noi di Pink Magazine Italia abbiamo pensato di parlarvi di lei.

I

l 14 settembre del 591 d.C. in una famosa omelia papa Gregorio Magno riuniva nella figura di Santa Maria Maddalena sia la peccatrice che lavava i piedi di Gesù in casa di Simone, sia Maria di Betania, sorella di Marta e Lazzaro. Maria di Màgdala era detta appunto “Maddalena” probabilmente per la sua città di provenienza, ma era chiamata “Maddalena” soprattutto per distinguerla dalle altre Marie, che seguivano Gesù. Basandosi sui Vangeli di Luca e di Marco, papa Gregorio fondeva nella figura della Maddalena sia Maria di Betania, sia la peccatrice che unge i piedi di Gesù in casa di Simone il Fariseo, nella città di Nain. Va detto che questa identificazione non trova alcun riscontro nei Vangeli. Qual è stata allora la ragione per cui papa Gregorio aveva deciso di fondere Maria PIN K MAGAZINE I T AL I A

di Màgdala con una peccatrice e con Maria di Betania? Gli studiosi1 si sono molto divisi nell’interpretazione dell’omelia di papa Gregorio, ma una cosa appare evidente: il papa stava inviando un messaggio importante ai suoi fedeli. Una donna, diceva, anche se si era macchiata di gravi peccati carnali, poteva trovare la sua strada verso la redenzione attraverso il sincero pentimento. L’esempio di Maria Maddalena mostrava la via che le peccatrici dovevano intraprendere per trovare la fede ed essere perdonate dei loro peccati. A confer1 Cfr. R. Burnet, Maria Maddalena. Dalla peccatrice pentita alla sposa di Gesù, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2006; A. Governale, Santa Maria Maddalena. Una donna al seguito di Gesù, Editrice Velar, Gorle (BG) 2011; A. Welborn, De-coding Mary Magdalene. Truth, legend and lies, Our Sunday Vistor, Huntington (Ind.) 2006. -

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ma di ciò, molti dei conventi che accoglievano anche ragazze madri, donne perdute e vedove, erano spesso dedicati alla santa ex peccatrice. La prima testimonianza di Maria Maddalena come santa peccatrice è quindi un retaggio medievale in un periodo che gli storici pongono tra il 500 e il 1000 d.C. Nel 591, infatti, papa Gregorio Magno nella sua omelia fissò per secoli la figura di Maria di Màgdala come peccatrice e santa allo stesso tempo. La Roma del tempo era devastata dalla discesa delle molteplici orde barbariche, in particolare i Longobardi, e il papa cercava di dare qualche certezza al suo gregge smarrito2. Era importante pentirsi, pregare e soprattutto restare uniti nella fede, perché il Credo comune poteva essere il solo strumento di unione, per un popolo allo sbando. La storica Jane Schaberg3 definisce questo processo una harlotization della santa, letteralmente: prostitutizzazione, ovvero trasformazione in prostituta. Secondo la sua tesi, la discepola prediletta di Cristo venne utilizzata per far convertire, e pentire, le donne ma anche gli uomini. Il sacrificio consisteva nell’infangare la reputazione di una figura come la Maddalena, a vantaggio però di chi, attraverso il suo esempio di redenzione, poteva arrivare a recepire il messaggio divino e cominciare a vivere una vita secondo gli insegnamenti di Cristo.

In realtà del controverso passato di Maria Maddalena si sa poco o nulla. Si sa che era un’ebrea della Galilea, forse proveniva da Màgdala, una piccola cittadina sulla sponda occidentale del Lago di Tiberiade, detto anche di Genezareth. Di lei si sa che era una seguace di Gesù e che finanziava la sua predicazione4. I Vangeli canonici la citano spesso, anche se ascoltiamo la sua voce solo nel Vangelo di Giovanni in cui si ribadisce che fu tra le poche ad assistere alla crocifissione di Cristo e che in seguito fu la prima testimone oculare della resurrezione. L’unica testimonianza scritta dalla Maddalena è il cosiddetto Vangelo di Maria, un testo originariamente redatto in greco ma poi tradotto in copto, la lingua degli egiziani più semplici. Il Vangelo è infatti presente in tre manoscritti ritrovati in Egitto, due dei quali nell’antica città di Ossirinco, oggi Behnesa. Il contesto culturale del Medio Egitto del periodo a cui risale il Vangelo è un contesto che risente fortemen2 K. Ludwig Jansen, “Da pia prostituta ad apostola degli apostoli. Il riemergere della figura di Maria Maddalena nel Medioevo” in D. Burstein, A.J. De Keijzer (a cura di), L’Enigma della Maddalena, Sperling & Kupfer, Milano 2006, pp. 49-50.

3 J. Schaberg, The Resurrection of Mary Magdalene: Legends, Apocrypha, and the Christian Testament, Bloomsbury Academic, London 2004.

4 B.D. Ehrman, Pietro, Paolo e Maria Maddalena. Storia e leggenda dei primi seguaci di Gesù, Mondadori, Milano 2006.

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te dell’influenza gnostica5. Mancano dieci delle diciannove pagine del Vangelo secondo Maria. Molti studiosi, tra cui la De Boer6, pongono l’attenzione soprattutto sul passo in cui, dopo le rivelazioni dell’apostola, segue una sorta di schermaglia tra Pietro e Maria: Pietro esprime dei dubbi sulle parole che il Salvatore avrebbe rivelato solo a Maria, chiedendosi come mai Gesù l’abbia potuta anteporre agli altri. Levi interviene a difesa della donna dicendo che se il Signore l’ha resa degna allora bisogna ascoltarla, anche perché: “Senza dubbio il Salvatore la conosce a fondo. Perciò Egli ha amato lei più di noi”. Nel Vangelo di Filippo si trova inoltre un famoso passo nel quale si legge che la Maddalena sarebbe fosse la compagna di Cristo e che lui soleva baciarla spesso sulla bocca. Per la studiosa Karen King il confronto di Maria con Pietro, presente anche nel Vangelo apocrifo di Tommaso, nella Pistis Sophia, e nel Vangelo apocrifo degli Egiziani7, sarebbe lo specchio delle tensioni interne alla comunità cristiana del II secolo d.C. Pietro rappresenterebbe per la King le posizioni ortodosse, che negano la validità della rivelazione esoterica e rifiutano alle donne l’autorità per insegnare. A confondere ancora di più i fedeli, tra il 1259 e il 1266 Jacopo da Varazze, un frate domenicano, scrisse uno dei 5 Cfr. E. Pagels, I vangeli gnostici. Le testimonianze dimenticate del cristianesimo primitivo, Mondadori, Milano 1981. 6 E. De Boer, Maria Maddalena. Oltre il mito, alla ricerca della sua vera identità, Claudiana, Torino 2000.

7 Sui Vangeli apocrifi cfr. C. Gianotto, I vangeli apocrifi. Un’altra immagine di Gesù, Il Mulino, Bologna 2009; M. Craveri (a cura di), I vangeli apocrifi, Einaudi, Torino 2005. PIN K MAGAZINE I T A L I A

testi agiografici più importanti del Medioevo, che riuniva in sé quasi duecento vite di santi: si tratta della Leggenda Aurea, il libro più letto e copiato dopo la Bibbia in epoca medievale. Nella Leggenda Aurea, Jacopo opta per una fusione di Maria di Màgdala e Maria di Betania, per poi aggiungere colore alla vita della santa e spedirla in Francia dove si sarebbe ritirata in una grotta a scontare i peccati della sua vita “carnale”. Peccati che tra l’altro, secondo Gregorio Magno, Gesù le avrebbe già condonato. Solo nel 1969 la Chiesa Cattolica Romana corresse l’errore interpretativo di papa Gregorio Magno, decretando che Maria di Màgdala non era identificabile né con Maria di Betania, né tantomeno con l’adultera anonima di Luca. Maria Maddalena venne dunque ufficialmente riabilitata durante i lavori del Concilio Vaticano II, dopo quasi millequattrocento anni. La figura di Maria Maddalena continua ad affascinare scrittori, studiosi e artisti. Moltissime sono le attrici, per esempio, che l’hanno interpretata: da Monica Bellucci a Anne Bancroft, tanto per cintarne alcune. Il più recente omaggio alla santa è il film Maria Maddalena, diretto da Garth Davis, un ritratto autentico e umano di una delle più enigmatiche e incomprese figure spirituali della storia. Maria, interpretata da Rooney Mara, è una giovane donna in cerca di una nuova vita. Forzata dalla società gerarchica del suo tempo, sfida la sua famiglia per unirsi a un nuovo movimento sociale guidato dal carismatico Gesù di Nazareth (Joaquin Phoenix). Trova presto un posto per sé nel movimento e nel cuore di un viaggio che la porterà a Gerusalemme -

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PI N K MAGA ZI N E ITA LI A W W W. P I N K M AG I TA L I A .C OM

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Intervista a

Tatiana Biagioni di Manola Mendolicchio - Theylab

Molestie, riconoscerle e denunciarle si può e si deve, perché lavorare sereni e sicuri è un diritto. Avvocata Biagioni, da quanto tempo si occupa del tema delle violenze, molestie e discriminazioni sui luoghi di lavoro? Mi sono sempre interessata alle problematiche della discriminazione di genere, sin dagli inizi della mia carriera; in modo sistematico dagli anni 2000, quando sono stata nominata Consigliera di Parità della Provincia di Milano, e soprattutto quando negli stessi anni sono diventata madre. Lo dico in tutta onestà, i temi di cui mi sono occupata poi in maniera costante, PIN K MAGAZINE I T A L I A

da ragazza non erano stati completamente capiti e intesi ‒ la maternità, e tutto quello che ha comportato diventare madre, mi ha fatto comprendere ancora più profondamente le problematiche della maggior parte delle donne, facendomi avvicinare ancora di più al tema donna/lavoro. Da una quindicina d’anni poi mi sono focalizzata sulle molestie sui luoghi di lavoro. Lei ha parlato di discriminazione di genere, quindi discriminazioni che possono interessare sia

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- FOCUS ON -

donne sia uomini. Ma, poi, se volessimo quantificare la cosa, in percentuale, quanto la discriminazione è verso le donne e quanto interessa l’uomo? A questa domanda posso rispon-

dere facendo riferimento esclusivamente alla mia esperienza: sino a oggi ho trattato solo discriminazioni e molestie sulle donne. Ho raccolto, invece, denunce di molestie sulle donne da parte di

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uomini, che sapevano della cosa o avevano assistito a tali fatti.

Quindi dei veri e propri testimoni oculari. PiĂš che veri e propri testimoni dei


- FOCUS ON fatti, persone che si sono trovate nella stessa stanza in cui è avvenuta la molestia da parte, di solito è così, di un superiore nei confronti della donna e non potendo nell’immediato intervenire si sono rivolti a me raccontandomi l’accaduto, così da prendere le distanze dalla molestia e dalla persona che l’ha commessa.

Che cosa si intende per molestie sul lavoro? Quando sono molestie sul lavoro? C’è una definizione specifica contenuta nell’articolo 26 del Decreto Legislativo 198 del 2006, del Testo Unico delle Pari Opportunità, che noi possiamo riassumere grossomodo affermando che la molestia è un comportamento indesiderato, e deve avere lo scopo o l’effetto molestante ‒ un soggetto può volontariamente molestare una persona (scopo); un soggetto pensa di non fare nulla di male, ma la persona oggetto delle sue attenzioni non gradisce questi comportamenti e anzi sente che l’ambiente lavorativo intorno diviene ostile, umiliante e non più sicuro (effetto). Queste sono molestie, e l’uomo o la donna che le mette in atto ha il dovere di prenderne coscienza anche quando si è convinti che il proprio comportamento non sia lesivo della dignità altrui. Possiamo fare qualche esempio? Esempi ce ne sono purtroppo a migliaia: una lavoratrice viene fatta salire su una scala e le viene scattata una foto sotto la gonna. Oppure continue allusioni all’aspetto fisico, utilizzando frasi non idonee al luogo di lavoro. La gamma di questi eventi indesiderati vanno dall’approccio solo verbale alle vere e proprie violenze fisiche; oppure invio di messaggi o immagini più o meno volgari. Quando il buon senso direbbe che tutto ciò che concerne la sfera sessuale di una persona dovrebbe stare al di fuori dei luoghi di lavoro. Il molestatore nella maggior parte dei casi ricopre ruoli di comando rispetto alla donna molestata? Decisamente sì, può capitare che discriminazioni si abbiano anche

tra pari grado, ma in questo caso può essere più facile denunciare, per esempio rivolgendosi al proprio superiore per fare cessare le molestie. Caso diverso quando è un tuo superiore che agisce al di là delle proprie mansioni e poteri. In questo caso le cose si complicano. Il molestatore si sente protetto dalla carica che ricopre e talvolta pensa che le sue attenzioni siano ben accette. La donna molestata, invece, ha grosse difficoltà a rapportarsi con questi episodi: il molestatore ha in mano la sua carriera, il suo stipendio. Che cosa fare? Subire? Cercare di trovare soluzioni indolori, ma che la mettano almeno in parte a riparo da altri assalti indesiderati? Come vede non è semplice.

se si sta subendo violenza/molestia. Su tutto il territorio nazionale sono presenti anche le Consigliere di Parità: si possono contattare per avere consigli, delucidazioni e interventi diretti, anche in giudizio. Infine professionisti di diverse categorie, tra cui avvocate e avvocati. Come si diceva prima la questione culturale è cruciale e interessa tutte le classi sociali, l’arretratezza culturale è trasversale, e se non si scardinano certi preconcetti, certe attitudini, riconoscere e affrontare le molestie sarà sempre difficile. Comunque le donne che subiscono molestie non sono sole, devono cercare la strada più idonea nel contesto in cui vivono e lavorano e un aiuto lo possono trovare.

Come può tutelarsi una persona che subisce molestie? Quali sono i passi che deve compiere per poter denunciare l’accaduto? Nelle strutture pubbliche abbiamo i CUG, Comitato Unico di Garanzia e ci sono delle consigliere di fiducia. Ci sono poi le associazioni sindacali, ci si può rivolgere loro per capire

Prima si parlava di foto, video. Gli smartphone, così come le mail aziendali hanno aumentato la possibilità di molestare, ma possono essere anche degli strumenti a favore delle donne molestate? Il molestatore quando invia foto, messaggi, video pensa erroneamen-

Quanto incide la questione culturale nelle molestie e nella difficoltà di denunciarle? Totalmente. Spesso le donne che subiscono molestie pensano che il problema sia loro ‒ avrò sorriso una volta di troppo, avrò indossato un abito non consono ‒ e la società in tal senso non le aiuta. Spesso sento dire che la donna certe cose se l’è cercate e magari lo ha anche fatto di proposito per fare carriera. Succede che sia le donne sia gli uomini usino armi improprie per fare carriera: questa è un’altra questione. Quando parliamo di molestie, invece, parliamo di tutte quelle donne che quotidianamente vanno a lavorare, fanno il loro dovere, arrivano a ricoprire determinati ruoli aziendali e sono costrette a subire pressioni non gradite che le logorano fisicamente e psicologicamente. Perché non dovrebbero provare a difendersi e a lottare per ciò che hanno conquistato facendo anche dei sacrifici? Sfido chiunque a non volere la stessa cosa.

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Le aziende come si muovono davanti a denunce di molestie? Alcune aziende hanno nel loro codice interno regole molto ferree sul tema molestie. Bisogna però poi verificare che queste regole vengano effettivamente applicate e non siano solo delle belle parole. Spesso le società preferiscono soluzione “interne” ai casi di molestia. A mio avviso, indipendentemente dalla sensibilità aziendale in tema di violazione della dignità della lavoratrice molestata, che è un fatto gravissimo, ogni datore di lavoro dovrebbe anche riflettere sulle ripercussioni reputazionali e produttive all’interno dell’azienda. Parlando con molte donne molestate emerge che queste non riescono a rimanere sul luogo di lavoro serene, quindi producono meno o per niente, chiedendo permessi, ferie o assentandosi per malattia. Anche il molestatore di contro non lavora, avendo altro per la testa. Sarebbe necessaria una maggiore formazione sul tema, anche all’interno delle aziende.

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te di essere al sicuro ‒ basta cancellare subito dopo aver mandato e tutto si risolve ‒ non è proprio così. La molestia è una discriminazione di genere e il codice, in tema di onere della prova, evidenzia la necessità, per chi sostiene di aver subito una molestia sessuale, di portare all’attenzione del giudice indizi precisi e concordanti: sarà poi la controparte a dover dimostrare che il comportamento non era molesto. La tecnologia ci ha aiutato molto in tal senso: WhatsApp, e-mail, video, registrazioni audio sono prove evidenti, non è la mia parola contro la tua. Anche le registrazioni audio possono essere prodotte in giudizio a scopo difensivo. Sulle molestie, poi, c’è una giurisprudenza che dice che se in un altro momento, in un altro contesto il molestatore ha già agito nella medesima maniera ‒ ricordiamo che spesso i molestatori sono seriali ‒ questo elemento è rilevante. Per lei, in quanto avvocata, è facile mantenere un certo distacco oggettivo dalle sue clienti? Nonostante siano ormai tanti anni che tratto l’argomento, sento ancora molto forte il dolore per ognuna delle mie assistite che hanno subito molestie sessuali sui luoghi di lavoro. Sento la sofferenza, il disagio, la paura di ognuna di loro e soprattutto sento la fatica che hanno fatto per uscirne e ricostruirsi una vita. A livello legislativo ci sarebbe da aggiustare qualcosa? No, le leggi ci sono, bisogna solo farle applicare.

Ultimamente le molestie sui luoghi di lavoro hanno guadagnato le prime pagine di tutti i media. Questo tamtam mediatico può essere d’aiuto? È importantissimo. Finalmente se ne parla. È normale che le denunce di molestie siano arrivate da donne socialmente ed economicamente forti. Questa circostanza aiuterà tutte le donne, anche quelle più fragili. Inoltre i fatti dimostrano che nessuna categoria sociale, culturale purtroppo è esente. Il fatto che donne famose si siano fatte avanti non può che essere un esempio per tutte quelle categorie di donne meno for-

ti che forse ora si sentiranno meno sole e più consapevoli che ciò che stanno subendo è sbagliato e deve essere fermato a testa alta, senza vergogna o paura di ritorsioni.

Come ne esce una donna molestata? Ne esce devastata ‒ perdita di fiducia in se stessa e negli altri, paura a muoversi in autonomia, difficoltà nei rapporti anche con i propri compagni. La maggioranza delle donne molestate segue un corso di recupero psicologico, nei casi più gravi anche percorsi psichiatrici.

Le donne molestate a cui viene riconosciuta la molestia vengono reintegrate nell’azienda? Il molestatore viene allontanato? In tutti i casi che ho seguito le donne non chiedono il reintegro, e spesso non viene nemmeno proposto loro. Nella mia esperienza il molestatore ha ricevuto al massimo una sanzione di sospensione di qualche giorno e lo spostamento di ufficio; solo in un caso ho visto applicare un licenziamento. Davanti a un comportamento di molestie sessuali la sanzione disciplinare dovrebbe essere quella espulsiva. Credo infatti che solo così possiamo sperare che il molestatore capisca il reale danno che ha prodotto.

Molto spesso si sente dire che quel dato comportamento voleva essere un mero gesto goliardico, nulla a che vedere con le molestie. Si può parlare di goliardia sui luoghi di lavoro? Io sono fiorentina di nascita e quindi di goliardia ne so parecchio e mi piace anche ridere e scherzare, ma sui luoghi di lavoro occorre essere molto cauti. Io detesto la parola goliardia legata alla parola lavoro, e me la sento spesso ripetere anche da miei colleghi che difendono la controparte. Riprendiamo l’esempio della foto sotto la gonna: per chi ha scattato la foto non c’era forse lo scopo di danneggiare, ma l’effetto che ha ottenuto è stato proprio questo. Quindi non goliardia ma molestia, perché ho subito un gesto non desiderato che mi ha umiliato e ridicolizzato, che è degradante e offensivo. Dunque anche all’interno di

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una sentenza sentire parlare di goliardia in riferimento a fatti di questo genere non è accettabile.

Lei ci tiene a precisare che è un’avvocata e non un avvocato. Quanto è importante la distinzione di genere a livello semantico per far riconoscere un proprio status? La forma non sempre è sostanza, ma a volte aiuta a capire il perché delle cose, a dare spiegazioni là dove spesso non ci poniamo domande. Dalle piccole cose possono avvenire grandi cambiamenti, di questo sono convinta. La declinazione al femminile di termini sino a oggi declinati solo al maschile ne è un esempio. Come tante altre mansioni, anche l’avvocatura era territorio esclusivamente maschile. Sono un’avvocata in onore di tutte quelle donne che prima di me hanno lottato perché io e le mie colleghe potessimo esercitare come gli uomini. La questione culturale è un problema tutto italiano? Sicuramente è un problema italiano, Mi risulta che in altri paesi questi temi siano affrontati con maggior rigore.

L’educazione familiare può essere uno strumento efficace per formare persone del domani rispettose dell’altro sesso? Sì, bisogna insegnare il rispetto. Ho un figlio che è appena diventato maggiorenne e con lui ho sempre parlato chiaramente, il rispetto per gli altri deve essere il motore di tutto. Non si può prescindere da questo, anche in amore, anche quando questo è finito o non c’è mai stato, bisogna rispettare la persona che si ha davanti. Senza rispetto la relazione con il prossimo è povera, priva di significato. Parlarne in casa è importantissimo, perché così forse le nostre ragazze e i nostri ragazzi riusciranno a rispettare gli altri in ogni ambito, anche quello lavorativo.

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Tatiana Biagioni è presidente del Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Milano.


Inconsueta Bellezza Intervista a Paolo Balacco e Laura Luporini di Selenia Erye

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amminare ogni giorno e percorrere lo stesso percorso porta a non dar importanza a quello che si incontra lungo il cammino... i negozi, i bar, gli edifici diventano tutti uguali, le vetrine le “vedi” e non le “vedi” si susseguono quasi invisibili tanto si è assorti nei pensieri che affollano la mente di ognuno di noi. Una mattina ho scelto di interrompere questo schema e quindi ho deciso di soffermarmi sulla cornice delle mie scarpinate quotidiane. E così facendo mi sono imbattuta in qualcosa di meraviglioso e maestoso. Senza neanche volerlo la mia attenzione è stata catturata da gioielli fuori dal comune. Sarebbe riduttivo considerarli semplici ornamenti preziosi, mi sono ritrovata di fronte sculture vere e proprie, arte nell’arte... nutrimento per i miei occhi e per le mia vita. Senza alcun

timore, dopo aver osservato a lungo la vetrina mi sono catapultata all’interno della piccola bottega artigiana. Quando voglio riesco ad essere educatamente sgarbata, non potevo che non incominciare a fare domande. Ho provato una gioia immensa quando ho potuto prendere tra le mani queste opere d’arte così originali, ideali per donne consapevoli della propria femminilità, coraggiose e con grande carattere... perché solo donne completamente fuori dagli schemi e dotate di queste caratteristiche sono in grado di portare oggetti simili. Paolo Balacco e Laura Luporini sono le due persone che si nascondono dietro a queste piccole grandi sculture, complementari l’uno all’altro, coniugano amore ed arte. Si sono formati entrambi in scuole d’arte nel proprio luogo di nascita ed hanno poi finalizzato


gli studi nella città dell’oro Italiana a Valenza, situata in Piemonte. La strada per arrivare fino ad oggi è stata lunga, ricca di esperienze nelle più grandi fabbriche del settore dove hanno carpito i “segreti” del mestiere. Con molto coraggio hanno deciso di intraprendere un progetto tutto loro, l’amore per l’arte li ha portati a differenziarsi dai più, la loro originalità è veramente disarmante. Entrambi desiderano regalare al committente una scultura unica, utilizzando a questo scopo anche materiale alternativo, le forme i colori il soggetto della scultura non si ripetono mai... si esce completamente dall’ordinarietà. Paolo e Laura hanno fatto esclusività il loro punto di forza. Molti sono i progetti che hanno in cantiere, uno tra tutti il desiderio di creare una scuola per ragazzi, vi sono in cantiere mostre itineranti e grandi collaborazioni. Vivere di arte ti consente sempre di vivere vite avventurose e piene di stimoli. Laura e Paolo sono l’esempio di giovani italiani capaci e ricchi di talento. La vostra passione per l’arte orafa da cosa nasce? La passione per l’arte orafa nasce dal percorso di studi che abbiamo fatto entrambi, diplomati in scuole d’Arte, dove di arte si è sempre parlato a 360 gradi ci ha sempre colpito la ricerca dei particolari in oggetti di piccole dimensioni. Paolo, nasce da antica famiglia d’orafi... è praticamente cresciuto nel laboratorio del nonno.

Quali materiali usate? Usiamo materiali diversi. L’approccio con la lavorazione dei metalli, amiamo scoprire la duttilità la malleabilità di materiali non solo preziosi... come oro e argento, ma come il bronzo ci ha portato ad una continua ricerca e al voler cercare un connubio di diversi materiali, ebano conchiglia legno. Siamo affascinati dalle gemme non solo preziose, ma crisocolle, opali di fuoco tormaline che si sposano bene con le nostre creazioni. In cosa trovate ispirazione? A volte è da loro che prendiamo ispirazione, dal materiale che utilizziamo, dalle loro forme naturali che ci

Fotografia di Maurizio Papucci

permettono di esprimere al meglio il desiderio di “vestirle” di valorizzarle di metterle al centro dell’attenzione. Alcune volte l’ispirazione nasce a banchetto… cominci a far girare fili di metallo e come per magia le cose prendono forma e da quel momento è un susseguirsi di forme una che rincorre l’altra. Altre volte c’è una progettazione vera e propria che parte dal disegno. I nostri elaborati escono fuori da quello che rientra nei canoni della gioielleria.

A chi sono rivolte le vostre “Opere”? Le forme le dimensioni devono essere considerate delle sculture da indossare, sono rivolte ad un tipo di donna che sa “farle vivere” con disinvoltura. Una donna di carattere che vuole rompere gli schemi, che vede oltre... che ama essere al centro dell’attenzione semplicemente perché lei è il centro del mondo. Una donna al passo con i tempi, una donna che si ama. I nostri gioielli è come se andassero a sottolineare il loro potere. Le nostre “donne” diventano delle regine. Cosa vedete nel vostro futuro? Vediamo la possibilità di esprimerci come maestri e scultori orafi, possiamo realizzare quello che veramente ci piace, adoriamo la nostra libertà. Vediamo la possibilità di collaborazioni importanti, partiranno mostre con le nostre creazioni in varie città Italiane, la cosa ci lusinga molto. Tutto è in continuo movimento... ogni giorno nascono nuove occasioni. Stiamo avendo molte soddisfazioni.

Che consiglio dareste ai ragazzi interessati all’arte orafa? Ai ragazzi che si affacciano a questo mondo così complesso ed affascinante, consiglierei di sentirsi liberi di esprimersi. Di formarsi bene e poi di rompere gli schemi, di giocare con forme e materiali. Questo è un lavoro dove non si smette mai di imparare. Spesso è possibile avere problemi ed è proprio in questo preciso istante che si impara. Mi sento di dire questo ai ragazzi... non abbiate mai paura ad essere voi stessi.


- DIARIO DI UNA BOOKLOVER -

BET H ’ S CRE ATIONS VESTI T I DI L I BR I ! di Isabella D’Amore

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iao booklovers, bentornati nella rubrica dedicata al mondo di noi amanti dei libri. Questo mese vi parlerò di mini creazioni a tema letterario. Libri da indossare o usare come accessori, libri su articoli per la casa e molto altro ancora. Tutto questo grazie alla bravura e all’inventiva dell’artista del marchio Beth’s Creations. Siete appassionate di una saga letteraria, amate un libro in particolare, volete fare un regalo unico e originale? Tutto questo è possibile grazie a questa linea di prodotti handmade curati nei piccoli dettagli. Ogni pezzo è un piccolo capolavoro artigianale. Scoprite tutta la collezione qui: facebook @bettascreations Il tuo libro del cuore sempre con te in ogni momento della giornata!

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- FOCUS ON -

CHE COS’È UN

C HIC K LIT? di Gabriella Ciccopiedi

Sono anni, ormai, che sentiamo parlare del genere chick lit e tutti, sentendo questo termine la prima volta, restano perplessi, insicuri su cosa sia, con idee che spaziano da una App per lo smartphone a un nuovo metodo per cucinare il pesce.

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a se dico Anna Premoli e Felicia Kingsley? E se nominassi Sophie Kinsella? Ecco che la lampadina si accende subito e il nome chick lit non sembra più così strano.

loro rappresentazione della vita e dei rapporti sentimentali, dove non è più necessario sottolineare che sì, una donna non ha più bisogno di un uomo per sentirsi appagata nella vita, che un uomo non è altro che un ‘più’ a contorno di se stesse. Le protagoniste, come le loro lettrici, sono, di norma, donne di età compresa tra i venti e quarant’anni, profondamente dinamiche e alla moda, immerse in grandi città come Londra o New York e che lavorano in settori importanti come l’editoria, la finanza e la moda. Ma la particolarità del nuovo genere contemporaneo femminile è lo stile della narrazione, perfetto per l’argomento: profondamente irriverente e incalzante, come la vita delle stesse protagonista, sugli argomenti sentimentali e, soprattutto, sessuali, quasi come a sottolineare, alla massima potenza, la libertà della donna. Le ragazze vengono spogliate prima dagli stereotipi delle casalinghe dedite solo alla famiglia, il cui unico intento è la felicità del proprio partner e dei figli, e poi dall’ultimo, imperioso tabù, ancora troppo radicato nel buon costume: alle donne piace il sesso, fosse anche per una notte soltanto.

Il chick lit è un genere letterario che ha iniziato a farsi spazio, all’interno della letteratura contemporanea, negli anni Novanta, in quegli anni in cui le donne hanno iniziato a prendere coscienza del proprio valore e potenziale all’interno della società contemporanea. È a loro che si rivolge questo genere – non che sia vietato agli uomini, ci mancherebbe -, a quelle giovani, brillanti donne che iniziano a farsi spazio all’interno della società moderna, che vogliono tutto senza rinunciare a nulla, dal lavoro dei sogni all’amore del per sempre.

Nonostante sia impossibile non notare alcuni elementi in comune con il tradizionale romanzo rosa, i romanzi chick lit sono un di più rispetto alla dolce e tenera ragazza in attesa che il principe azzurro accorra a salvarla – dicendo addio al femminismo! Sono romanzi umoristici e post-femministi nella PIN K MAGAZINE I T A L I A

E così sono le protagoniste di Anna Premoli e di -

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Felicia Kingsley, forti e indipendenti, donne che all’amore credono poco, che si dedicano alla loro vita, al loro successo professionale. Donne alle quali, per puro caso, un giorno l’amore bussa alla porta, cogliendole del tutto impreparate e diffidenti, incerte se rinunciare a quella sudata indipendenza, e comprendendo che l’amore e la realizzazione personale, nella nostra epoca, non devono essere per forza in contrapposizione, che l’avere l’uno non neghi, di conseguenza, l’altro. In fondo, le protagoniste dei romanzi non sono così distanti da noi donne reali. Da noi, cresciute con la copia, ormai sgualcita e rovinata, di Orgoglio e Pregiudizio sempre in borsa. Da noi, cresciute seguendo Carrie in giro per New York insieme a Samantha, Miranda e Charlotte, tra le avventura di una notte, i successi professio-

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nali e i grandi amori di Sex and the City. Da noi, cresciute guardando Bridget Jones, l’eterna pasticciona in cui tutte, almeno una volta nella vita, ci siamo identificate.

Il genere letterario chick lit non si limita ad essere una raccolta di libri che, chi più chi meno, centrano l’argomento: il chick lit siamo noi, ragazze che ancora non sanno cosa vogliono dalla vita, donne che non vogliono più accettare compromessi maschili. Siamo noi, a volte troppo disilluse per sperare ancora, che ci lanciamo nella carriera e nel bello perché sì, la vita non si limita ad un uomo. Siamo noi, donne d’ogni età, che ancora non smettiamo di credere nell’amore, che un giorno arriverà l’uomo giusto, magari con qualche macchia e un paio di cicatrici, e che del Principe Azzurro non sappiamo più cosa farcene.

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- BOOK REVIEWS -

Costruisci la tua felicità in tre atti di Simona Colaiuda

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La paura di fallire è la paura di provare dolore, e la nostra tendenza è quella di fuggire dal dolore, così fuggiamo da situazioni che ci farebbero stare male e cerchiamo situazioni che invece ci infondono sicurezza e benessere. Ecco perché è difficile uscire dalla propria comfort zone. Chi vorrà approfondire l’argomento e seguire un percorso guidato di coaching, potrà farlo sul libro Costruisci la tua felicità in tre atti (Simona Colaiuda, Ed. Aloha, 2017). Qui, più sinteticamente, lascio un consiglio: non dobbiamo considerare il fallimento come definitivo, ma dobbiamo allenarci a guardarlo come un alleato. Analizzare il fallimento ci permetterà di individuare e attuare le strategie da mettere in atto nelle azioni future, che ci permetteranno di migliorare le nostre performance e i nostri comportamenti e, infine, di evitare nuovi errori, nuovi fallimenti. Ogni azione, anche la più sbagliata, porta in sé un grande dono: l’apprendimento, attraverso il quale metteremo in atto aggiustamenti successivi, che ci permetteranno di migliorare la strategia di azione. Solo in questo modo arriveremo prima e meglio al nostro obiettivo, alla nostra meta. Perché il vero fallimento è la non azione, è l’apatia, è l’immobilità. Ci vediamo sul prossimo numero.

i sono periodi nella vita in cui ci sentiamo bloccati. Non riusciamo a fare una determinata cosa o a prendere una decisione; in questi intervalli di tempo è difficile compiere anche l’azione più semplice. Tutti abbiamo sentito parlare del blocco dello scrittore, ad esempio, ma, chiunque può vivere un blocco, in qualsiasi situazione o ambito, da quello familiare a quello lavorativo o sociale. Che cosa ci fa sentire bloccati? Sull’etimologico Zanichelli alla voce bloccare si legge: impedire l’accesso, il transito. In realtà, quando ci sentiamo bloccati tendiamo a dare la responsabilità a qualcosa o a qualcuno, tendiamo a trovare una causa esterna, una responsabilità esteriore. In realtà, la causa è interna, così come la responsabilità. Quando rimaniamo bloccati, siamo noi che in maniera più o meno consapevole siamo immobili, fissi sui nostri pensieri, che diventano proiezioni di uno stato futuro. Se a bloccarci è la paura di un esame, ad esempio, la proiezione sul futuro sarà l’immagine di noi che facciamo scena muta all’interrogazione o che riceviamo un brutto voto o ancora una bocciatura. Insomma ci focalizziamo sulla nostra incapacità di superare la prova, sul fallimento, sulla paura che questo avvenga. PIN K MAGAZINE I T A L I A

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- DAL #PINKMAGBLOG -

Letture consigliate a cura di Laura D’Amore e Antonella Maffione

Flora è inglese e lavora per una casa d’aste con sede a Londra, New York e Parigi. Chiamata dal suo capo nella capitale francese per stimare un centinaio di opere d’arte abbandonate tra la polvere di un anonimo appartamento di periferia per circa 70 anni. Xavier è il figlio maggiore dei Vermeil, famiglia prestigiosa dell’alta società parigina e proprietari inconsapevoli di un’eredità artistica incommensurabile. Quello che inizierà come una semplice catalogazione di dipinti, si trasformerà ben presto in una ricerca della loro provenienza che ci riporterà indietro fino addirittura alla seconda guerra mondiale. Quale sarà allora il segreto che si cela dietro a questa meravigliosa collezione d’arte privata? LETTURA CONSIGLIATA DA LAURA D’AMORE

Il Morso è un romanzo avvolgente, arricchito da una scrittura notevole e suggestiva, ambientato tra le strade acciottolate di Palermo. L’autrice con la sua scrittura ci regala un affresco contrastante della città: da un lato la vita oziosa della nobiltà, gente “stizzusa” che a volte vaga per i misteriosi vicoli ciechi della città per cercare nuove emozioni; dall’altro la vita vera, le urla assordanti dei venditori ai mercati e quelle delle “lavannare”, man mano ci giungono gli occhi affossati dei “picciotti” fermi agli angoli delle strade. “a Palermo, dove miseria e fame sono tenute lontane da barricate di due metri e da pergolati di gelsomini”. LETTURA CONSIGLIATA DA ANTONELLA MAFFIONE

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- BOOK REVIEWS -

Paper Heir di Erin Watt (The Royals #4) di Sara Piccinini

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n questo appuntamento desidero parlarvi del quarto capitolo di una delle serie più chiacchierare degli ultimi tempi: la “The Royals”. Nei primi tre libri abbiamo conosciuto la storia di Reed Royal ed Ella Harper, stavolta tocca al più scapestrato di questi fratelli: ovvero Easton. Arrivi ad amarlo per poi volerlo a prendere a sberle. È capace di momenti romantici e dolci, per poi compiere azioni autodistruttive. In questo libro vedremo il nostro Royal alle prese con l’ultimo anno di liceo e sarà l’incontro con Hartley a mettere in discussione tutto ciò che sapeva su sé stesso. Lei sarà la prima a non cedere alle lusinghe di Easton, abituato ad avere qualunque ragazza solo schioccando le dita, grazie al suo nome e al suo conto in banca. Hartley è un personaggio malinconico, con una situazione famigliare PIN K MAGAZINE I T A L I A

estremamente complicata e che non desidera nessun tipo di problema. Ovviamente decide di tenersi alla larga dal nostro Royal, che ha la parola “GUAI” tatuata sulla fronte. La testardaggine di Easton, però, la penserà diversamente. Questi romanzi, per quanto siano trash, toccano anche argomenti assai delicati: come il bullismo a scuola, le angherie di persone che credono che i soldi risolvano tutto. Il libro è pieno di situazioni che ti fanno davvero venire il sangue alla testa, ma è l’evolversi del rapporto tra i due protagonisti a farla da padrone. Con un cliffangher, poi, che ti lascia in catalessi per giorni in attesa dell’ultimo libro di questa serie che ha conquistato tantissime lettrici -

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Romance non-stop di Silvia Cossio (gruppo facebook le “harmonyne”)

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ovità in casa HarperCollins Italia! La serie eLit, nata come collana digitale, arriva in edicola! Una selezione dei migliori romanzi da sfogliare per rivivere le storie d’amore che ci hanno appassionato negli ultimi anni. Un appuntamento bimestrale da non perdere! A inaugurare la serie, nello scorso novembre, “Il ventaglio sulla pelle” di Barbara Sarri e “La dama e il leopardo” di Emiliana De Vico cui hanno fatto seguito, nel mese di gennaio, “Una segretaria per milord” di Federica Soprani e Vittoria Corella e “Sfashion” di Laura Ritter. A marzo, sarà la volta di “Miss disaster” di Ellie Clivens e di “La voce del silenzio” di Stefania Serio.

Alle prese con il blocco dello scrittore, e con un editore impaziente, Lorena fugge nella masseria dei nonni, senza cellulare, e con il progetto di tornare a casa solo con un manoscritto pronto.

Ma anche in quella casa a metà tra campagna e mare, protetta da un imponente gelso rosso, Lorena non riesce a trovare l’ispirazione, finché, in un pomeriggio assolato, una singola folata di vento scompiglia le pagine di un libro trovato nella soffitta e apre davanti ai suoi occhi un mondo sconosciuto: le memorie di Clelia, la stravagante zia istruita di sua madre.

La lettura di quei fogli di carta sottile la travolge letteralmente e, mentre la vera storia della famiglia si srotola pagina dopo pagina, le basi della vita di Lorena si sgretolano sotto i suoi piedi. Nello stesso tempo, però, da quel giorno le dita scorrono veloci sulla tastiera del computer, perché quel racconto, tragico e commuovente, diventerà il suo nuovo romanzo.

Dimenticate tutto quello che credevate di sapere sulle svenevoli donzelle dell’Ottocento. È in arrivo Miss Disaster... e i salotti londinesi non saranno più gli stessi. Inghilterra/Scozia, 1812 - Che succede quando un duca arrogante e tenebroso incontra l’Originale della Stagione? Ebbene, può capitargli di essere interrotto durante un rovente tête-à-tête. E se la fanciulla in questione è la famigerata Miss Disaster, al secolo Charlene-Marie Duncaster? Allora Sua Grazia non ha scampo: prima viene assalito da due sicari, poi è costretto a fuggire portandosi dietro quella vera e propria calamita per i guai. Che sia bellissima è irrilevante; lui, Justin Clayburn, diciannovesimo Duca di Gredstone, ha ben altro a cui pensare! Eppure, tra oscuri segreti, armi sbandierate come ventagli ed esilaranti equivoci, si ritroverà a combattere contro il più insidioso dei nemici: l’amore. PIN K MAGAZINE I T AL I A

Poi, proprio quando la vita ricomincia a scorrere lungo i binari della quotidianità, in una notte d’inverno un fulmine squarcia il velo della verità, lasciando Lorena confusa e indecisa.

Se solo il vecchio gelso rosso, custode dei segreti della famiglia, potesse parlare e raccontare cosa si dicevano i due giovani che si incontravano furtivamente sotto le sue fronde… -

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Le parole delle donne di Isabella D’Amore

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l contemporaneo panorama letterario è ricco di donne scrittrici, poetesse delle parole che dal rosa al thriller, dalla narrativa al saggio, dal fantasy al dark riescono a catturare l’attenzione, l’ammirazione e soprattutto le sensazioni di migliaia di lettori. Non è sempre stato così. Per secoli il mestiere di scrivere è stato un’esclusiva maschile. Le più grandi scrittrici della storia, che per noi sono ormai un classico riconosciuto e impareggiabile, dovettero farsi strada prepotentemente. Le battaglie femministe passano soprattutto da qui, dalla consapevolezza delle proprie capacità e dalla determinazione del proseguire contro tutto. Cosa lega Jane Austen, Virginia Woolf e Elizabeth Jane Howard? Il potere salvifico della scrittura. La narrativa è stata per loro uno spazio unico, personale, privato in cui riversare se stesse pienamente in contrappasso con le loro vite attanagliate da dubbi, insicurezze, turbinii emozionali.

Nei loro romanzi c’è tutto quello che erano o volevano essere e al contempo tutto quello che di più lontano da loro potesse esistere.

Jane Austen era prima di tutto una lettrice con, come ci racconta Roberto Bertinetti nel suo saggio Bompiani “l’isola delle donne”, “a disposizione una fornitissima biblioteca domestica: circa cinquecento volumi tra saggi, raccolte di poesie e romanzi. Con la lettura dei romanzi sentimentali e gotici del suo tempo, maturerà quell’elegante ironia che renderà immortali i suoi personaggi. Un fiume in piena che in poco tempo farà fluire parole su parole e romanzi su romanzi superando tutti gli ostacoli quotidiani, le intrusioni familiari. Possiamo dire che Jane è l’ideatrice dei post-it: appuntava le sue storie in piccoli foglietti di carta facili da nascondere a occhi indiscreti. Aveva trovato il suo spazio, la sua voce e senza

Se ha intenzione di scrivere romanzi, “una donna deve possedere denaro e una stanza tutta per sé” Virginia Woolf

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saperlo un posto di primo piano nella letteratura universale.

tagliente e critico, definì l’Ulisse di Joyce, come possiamo leggere nella “Guida tascabile per maniaci dei libri” edizioni Clichy, “Mi è sembrato un libro incolto, villano. Il libro di un lavoratore autodidatta, e tutti sappiamo quanto possano essere stressanti, egocentrici, insistenti, rozzi, straordinari e in definitiva nauseanti. L’opera di un nauseabondo studente universitario che si schiaccia i brufoli.” Un modello di scrittura e di visione del lavoro di scrittrice che ha ispirato e continua a ispirare le generazioni contemporanee.

Virginia Woolf è stata prima di tutto un’osservatrice del mondo, della società, delle emozioni. La scrittrice che usa le parole non solo per raccontare, ma soprattutto per entrare nel profondo delle situazioni e soprattutto del mondo della scrittura e della letteratura. La sua malattia la portava ad un’instabilità del vivere che sembrava trovare nel flusso delle parole sulla carta il vero senso e significato. Come sottolinea Roberto Bertinetti nel suo saggio sopra citato: “ Il legame tra la follia e la scrittura era dunque stretto e complesso: è significativo che appena terminato un libro si trovasse in un tale stato di sfinimento psichico da rimanere per settimane sotto la minaccia di una crisi.” Ineguagliabile il suo tratto

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Elizabeth Jane Howard è, a mio avviso, la vera erede contemporanea di Jane e Virginia. Donna dall’ infanzia difficile, dalla vita altrettanto complicata e travagliata, ha trovato nella narrativa il suo angolo di mondo. Nelle parole trova quella sicurezza che le manca nella vita e

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quella capacità di osservare minuziosamente la realtà per raccontarla in tutte le sue sfumature che rendono la sua scrittura ineguagliabile. La famiglia Cazalet , cui ha dedicato una saga letteraria che ha conquistato, seppur tardi, migliaia di lettori nel mondo, rappresenta quel mondo complicato fatto di incomprensioni familiari, relazioni complicate e sentimenti da decodificare. Una donna che in vita è stata sempre all’ombra di uomini, nella letteratura ha trovato il suo posto luminoso. Fazi Editore ci regalerà ad aprile una nuova traduzione del lavoro di Jane, come si faceva chiamare sempre, che ci ha lasciato nel 2014, vi mostro la cover in anteprima e vi

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lascio con un passo tratto dalla biografia della scrittrice.

Per tutta la vita Jane fu oscurata da Kingsley Amis. Le sue storie sull’esperienza dell’amore e sulle esigenze conflittuali nella vita di una donna non potevano competere con la grezza energia della voce di lui, e i suoi libri vennero liquidati come “narrativa femminile”. Per fortuna da allora le voci delle donne sono diventate molto più forti, le loro vite e preoccupazioni sono prese molto più seriamente. Se oggi entriamo in libreria, abbiamo molte più probabilità di trovare libri di Elizabeth jane Howard che quelli di Kingsley Amis. Questo sì che l’avrebbe sorpresa.

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Che donne fantastiche! di Elisa Angelica Moranelli

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marzo, come trascorrete la Festa della Donna? Io, con ogni probabilità, a leggere, ecco allora per voi alcuni libri scritti da donne italianissime e usciti di recente, diversi ma accomunati dalla presenza di donne forti e autonome, protagoniste, ovviamente, di un’avventura fantastica! Iniziamo con Alessia Coppola e il suo Wolfheart, la ragazza lupo edito La Corte Editore, uscito il 19 ottobre 2017, uno urban fantasy con elementi originalissimi, tutti creati dalla splendida penna di Alessia. Protagonista è Aylena, metà lupo, metà demone. La sua natura è una maledizione, di cui la ragazza intende liberarsi, di certo, ciò che non intende fare è innamorarsi, ma il destino, come sempre, ha altri programmi per lei: ed ecco comparire Adrien, cacciatore di demoni, l’ultima persona di cui Aylena potrebbe innamorarsi, eppure... Tra battaglie, incantesimi, segreti e cospirazioni Aylena compierà il suo destino, scoprendo però che il prezzo da pagare sarà più alto di quanto avesse mai temuto.

Ancora lupi (almeno nel titolo) in Wolves Coast di Ornella Calcagnile che esce il 9 marzo 2018 per Dunwich Edizioni: Wolves Coast è una ridente località, almeno in apparenza. Di fatto, terra di profondi conflitti che ha visto affrontarsi coloni e amerindi in una faida che si è trascinata per secoli. Howi è un giovane di South Wolves con il cuore ferito e un enorme segreto, ma con una solida comunità su cui poter contare. Emily è una ragazza di città, delusa dagli affetti, con uno spiccato desiderio di libertà e in cerca della propria strada. Due personalità diverse che si uniranno e finiranno coinvolte nello scontro violento per il lembo di costa chiamato Wolves Coast. Amore o guerra, cosa sceglieranno Howi ed Emily?

Ancora un’eroina che sa il fatto suo: Bianca è la protagonista di Cuore di neve, primo volume delle Cronache del Ragnarök di Debora Mayfair uscito per DarkZone Edizioni il 19 dicembre 2017. Bianca è una Regina degli Spiriti, Teo un Cacciatore: il legame che li unisce è saldo come l’acciaio. O almeno è quello che credono entrambi. Il ritorno del primo amore di Bianca, Hallbjörn, dall’Islanda, metterà infatti a dura prova non soltanto il rapporto tra lei e Teo, ma anche la salute psichica della ragazza, messa sempre più in crisi dalle frequenti lacune nella sua memoria. Quello che infatti Bianca non immagina è che gli ingranaggi del Ragnarök, creati da lei stessa in un tempo dimenticato, stanno iniziando a muoversi e incastrarsi a ogni suo passo. Il destino dell’universo è appeso a un filo e alla sua capacità o meno di ricordare…. PIN K MAGAZINE I T A L I A

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- INDOVINA CHI VIENE A CENA? -

L’Irlanda da scoprire, quella di

Dolores O’Riordan di Eliana Guagliano

«Another head hangs lowly Child is slowly taken And the violence caused such silence Who are we mistaking? […]

da; in un Paese caratterizzato da stufati di carne prepariamo, invece, il Colcannon, una crema di patate e broccolo toscano o verza arricchita da burro, e se piace, prezzemolo ed erba cipollina. Per realizzare il Colcannon (per circa 6 persone) tagliamo 800g di patate a cubetti e lessiamole in acqua calda per 10 minuti dal bollore. Contemporaneamente tritiamo finemente 250g di verza e 50g di broccolo toscano e facciamoli rosolare in un ampio tegame con 5 cucchiai d’olio. Scottiamo le verdure per circa 10 minuti. Aggiungiamo 2 cipollotti tritati e continuiamo la cottura per circa 2-3 minuti. Scoliamo le patate, schiacciamole e uniamole alla verza. Aggiungiamo circa 400ml

Another mother's breaking Heart is taking over When the violence causes silence We must be mistaken. It's the same old thing since 1916 In your head, in your head They're still fighting With their tanks and their bombs And their bombs and their guns In your head, in your head they are dying […]»

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The Cranberries, Zombie

n principio era solo una voce particolare. Poi con il tempo si è trasformata in un tramite, un veicolo di emozioni e sensazioni allo stato puro, cuore e musica nello stesso momento. I testi delle sue canzoni hanno parlato di lei, della storia del suo popolo, degli amori che finiscono, della famiglia, delle emozioni che a volte lacerano l’anima e di quelle che la consolano. Hanno parlato di un’Irlanda diversa. Non di quella bellissima del Donegal, della città di Galway, delle scogliere di Moher e delle isole Aran, ma di quella caratterizzata da una sofferenza e una crescita intima e personale. Dolores O’Riordan era l’Irlanda. La notizia della sua morte, il 15 gennaio di quest’anno, ci ha paralizzati. Letteralmente. Prima di riuscire a parlare di lei, di quello che ha significato nella mia vita e nel panorama musicale internazionale, ho voluto aspettare ma ancora oggi riesco a razionalizzare poco un evento per me inspiegabile. Ma non è importante come se ne sia andata… l’importante è non dimenticarla. E oggi, con l’avvicinarsi del giorno di San Patrizio, realizziamo per lei un piatto tipico della sua IrlanPIN K MAGAZINE I T A L I A

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Foto e disegno: Eiana Guagliano

di latte, saliamo, abbassiamo la fiamma e facciamo amalgamare gli ingredienti per circa 3-4 minuti. Se ci piace, aggiungiamo erba cipollina e prezzemolo tritato. Completiamo con una noce di burro. Sistemiamo il Colcannon in un piatto da portata, creiamo un incavo al centro e sistemiamoci un’altra noce di burro. Quest’ultima si scioglierà grazie al calore del piatto. Cibo per l’anima: Cranberries, Album No Need to Argue. Cranberries,Traccia No need to argue, di Dolores O’Riordan Cranberries,Traccia Ode to my family, di Noel Hogan, Dolores O’Riordan Cranberries,Traccia Zombie, di Dolores O’Riordan Negramaro, Traccia Senza fiato, di Giuliano Sangiorgi, Dolores O’Riordan.

EL IA NA G U A G L IA NO studiosa di letteratura di lingua spagnola e appassionata di cucina, 8 anni fa ha creato un blog (ilgamberetto.blogspot.com).

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LUCIA PERREMUTO CREATIONS PIN K MAGAZINE I T AL I A

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Pink magazine italia - Marzo 2018  

Per Pasqua la Universal Pictures ci ha regalato un film spettacolare: Maria Maddalena di Garth Davis. Siamo andati a vederlo in anteprima na...

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