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Fresche di stampa Terzo appuntamento con la rubrica che presenta le ultimissime novità in arrivo dalla Letteratura: gli studi “da non mancare” in Pediatria selezionati per voi. pagina4

Pediatri ospedalieri: tutti pazzi per gli sms Il metodo di comunicazione non verbale più diffuso tra gli staff pediatrici ospedalieri? Gli sms o i file scambiati via smartphone, che hanno sostituito pagina7 praticamente in toto la carta.

www.sip.it

Magazine della Società Italiana di Pediatria

volume 2 | numero 11 | novembre 2012

Mensile - Poste italiane spa - Spedizione in abbonamento postale – D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, Aut. GIPA/C/RM/13/2011 - Un fascicolo e 25

Il mestiere del pediatra “E quando pensate di aver fatto tutto per i vostri piccoli bambini, allora potrete andare a dormire. Mai accada di posare il capo sul cuscino, se prima non avrete fatto tutto quello che è in vostro potere per loro”, amava ripetere Franco Panizon, leggenda della Pediatria italiana, scomparso nelle scorse settimane. Ma in quel “tutto” si nasconde una estrema complessità che è sempre più difficile governare per i medici in generale e i pediatri in particolare. Ci sono le pressioni politiche ed economiche sull’organizzazione del lavoro da gestire, c’è la necessità non solo di aggiornarsi ma di discernere le ricerche degne di nota da quelle trascurabili o peggio fuorvianti in un mare quotidiano di dati, ci sono le opportunità offerte dalle nuove tecnologie da saper cogliere. Il mestiere del pediatra però è fatto anche di imponderabile: “Ci

sono più cose in cielo e in terra (...) di quante ne sogni la tua filosofia”, scriveva William Shakespeare nel suo “Amleto”, e alcune recenti ricerche sembrano confermare questo approccio. In particolare uno studio appena pubblicato sul prestigioso British Medical Journal rivela che l’istinto del pediatra ha un ruolo fondamentale nel percorso diagnostico delle patologie infettive pediatriche. Il fattore umano quindi è sempre più da riportare al centro della pratica clinica: e di umanità i pediatri – che assistono ogni giorno uomini e donne in divenire – se ne intendono davvero.

Vaccinazioni e categorie a rischio

“Prevenire le bronchioliti da VRS”

Diversi ruoli sono coinvolti: specialista, pediatra di famiglia e medico vaccinatore costituiscono un triangolo che deve dotarsi di una sinergia assoluta.

Qual è l’impatto delle infezioni da VRS sui neonati pretermine e quali strumenti di profilassi abbiamo a disposizione? Ce lo ricorda Giovanni Corsello.

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Editoriale

Accesso libero Pediatria

anno 2 | numero 11 | novembre 2012

Magazine ufficiale della Società Italiana di Pediatria (SIP) via Gioberti 60 00185 Roma Tel. 06 4454912 www.sip.it redazione@sip.it Direttore Scientifico Alberto E. Tozzi Direttore Cinthia Caruso Redazione Rino Agostiniani Sabrina Buonuomo Francesco De Luca Marina Macchiaiolo Domenico Minasi Redazione editoriale David Frati Manuela Moncada Pubblicità e promozione Tiziana Tucci Tel. 06 862 82 323 t.tucci@pensiero.it Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 586/2002 Abbonamenti 2012 Individuale E 40,00 Istituti, enti, biblioteche E 80,00 Estero E 120,00 Presidente Alberto G. Ugazio Consiglio Direttivo Antonio Correra (Vicepresidente), Giovanni Corsello (Vicepresidente), Domenico Minasi (Tesoriere), Rino Agostiniani (Segretario), Luca Bernardo, Francesco De Luca, Paolo Colleselli, Marcello Lanari, Alberto Fabio Podestà, Luigi Cataldi, Riccardo Longhi, Maria Grazia Sapia, Gian Paolo Salvioli (Delegato della Conferenza Nazionale), Alessandro Fiocchi (Delegato del Consiglio Nazionale), Giuseppe Di Mauro (Delegato della Consulta Nazionale) Il Pensiero Scientifico Editore Via San Giovanni Valdarno 8 00138 Roma Tel. 06 862 821 Fax 06 862 82 250 www.pensiero.it www.facebook.com/ PensieroScientifico twitter.com/ilpensiero Direttore responsabile Giovanni Luca De Fiore Progetto grafico e impaginazione Typo srl, Roma Immagini © 2012 Photos.com Stampa Arti Grafiche Tris, Via delle Case Rosse, Roma novembre 2012 ISSN 2240-3183

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gennaio 2013. Da questa data il prestigioso British Medical Journal non accetterà più di pubblicare studi sperimentali per i quali l’autore non consenta l'accesso ai dati clinici della ricerca allo scopo di effettuare studi secondari. Non sarà per alcuni così importante, ma è invece un segnale forte verso la trasparenza e soprattutto verso la possibilità di avvantaggiarsi di un numero sempre maggiore di studi clinici indipendenti per effettuare meta-analisi. Il BMJ si batte da sempre per la trasparenza dei dati. Un lungo braccio di ferro tra la rivista e l’azienda Roche per l’accesso ai dati di efficacia degli antivirali è in corso sulle sue pagine dal 2009. Finora i tentativi sono falliti, come documentato dal carteggio pubblicato sulla pagina web del BMJ tra Tom Jefferson, autore di uno studio sugli antivirali, e l’azienda stessa. Di tutt’altro segno le dichiarazioni di GlaxoSmithKline, che già aveva dichiarato la propria disponibilità a rendere accessibili i dati anonimizzati dei propri studi clinici e che plaude all’iniziativa della rivista britannica. Discutiamo da anni della necessità di rendere disponibili i dati degli studi clinici sui farmaci: sembra insostenibile che i file per la registrazione dei prodotti possano rimanere un segreto tra le aziende e le Agenzie del farmaco. Oltre alla necessità di trasparenza, è lampante come la disponibilità dei dati nell’era degli open data possa diventare un vantaggio per la valutazione continua dei farmaci che utilizziamo. La disponibilità di dati ‘aperti’ permette a molte persone di poter contribuire a nuove scoperte. Magari allargando l’orizzonte dei professioni-

sti che li possono utilizzare sarà possibile trovare nuove indicazioni e nuovi usi per farmaci esistenti che per il momento non sono consiAlberto E. Tozzi derati. E si tratta di un Coordinatore Area processo redditizio e di Ricerca malattie virtuoso: in un celebre multifattoriali e fenotipi complessi, libro di Economia firOspedale Pediatrico mato da Don Tapscott e Bambino Gesù, Roma Anthony D. Williams, “Wikinomics. La collaborazione di massa che sta cambiando il mondo” (Etas 2007), è raccontata la storia di un’azienda specializzata nell’estrazione mineraria di preziosi sull’orlo del fallimento che ha cambiato il proprio destino aprendo liberamente le informazioni sui siti estrattivi al pubblico, che a sua volta ha suggerito nuove strategie fino a quel momento inesplorate. È l'effetto del crowdsourcing, la forza delle folle. Sulle pagine di un’altra importante rivista, il Journal of the American Medical Association (JAMA), il noto epidemiologo newyorchese John P. A. Ioannidis ci avverte che gli eclatanti risultati di efficacia relativi ad alcuni farmaci che talvolta vengono pubblicati solo raramente vengono confermati da uno studio successivo, che invece nella maggior parte dei casi li ridimensiona drasticamente. L'industria del farmaco ha bisogno di nuovi impulsi e di una iniezione di credibilità. Scavare meglio nel patrimonio di informazioni che già è stato accumulato e condividere i  dati è un’occasione da non perdere. Vero?

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News

If you are a clinician who doesn’t use social media you are rapidly becoming part of the past Richard Smith, direttore di Ovations/NHLBI chronic disease initiative

Fresche di stampa I primi 6 mesi dell’autismo Landa RJ, Gross AL, Stuart EA, Faherty A. Developmental Trajectories in Children With and Without Autism Spectrum Disorders: The First 3 Years. Child Dev 2012 doi: 10.1111/j.1467-8624.2012.01870.x

Un recente lavoro documenta come lo sviluppo sociale, motorio e del linguaggio dei pazienti con autismo non differisce da quello dei bambini normali fino ai 6 mesi di vita. L’osservazione apre alla possibilità di interventi precoci e a considerazioni sul momento più adatto per effettuare test diagnostici specifici.

Mani pulite Gerald LB, Gerald JK, Zhang B, McClure LA, Bailey WC, Harrington KF. Can a school-based hand hygiene program reduce asthma exacerbations among elementary school children? The Journal of Allergy and Clinical Immunology 2012 doi:10.1016/j.jaci.2012.08.031

a cura di Alberto E. Tozzi

Uno studio ha esplorato la possibilità che un programma di promozione del lavaggio delle mani possa influenzare il rischio di esacerbazione di asma bronchiale, in base all’osservazione che le riacutizzazioni sono spesso innescate da infezioni respiratorie virali. Lo studio però non ha dimostrato alcun effetto, anche se gli autori suppongono l’interferenza di fattori confondenti.

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Quando il bambino scuote la testa Tully H, Mink J. Abstract 17, 41st Annual Meeting of the Child Neurology - Huntington Beach, California October 31–November 3, 2012

È noto che l’atteggiamento stereotipico dello scuotere ripetutamente la testa è comune nei bambini con alcune disabilità sensoriali. Questo segno può essere però l’espressione di una rara malformazione del cervelletto, la rombencefalosinapsi. L’osservazione è utile per una diagnosi difficile.

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Tempo di influenza e di vaccini Jefferson T, Rivetti A, Di Pietrantonj C, Demicheli V, Ferroni E. Vaccines for preventing influenza in healthy children. Cochrane Database Syst Rev 2012;8:CD004879

Una nuova revisione degli studi di efficacia dei vaccini influenzali in età pediatrica da parte dell’epidemiologo Tom Jefferson. La revisione documenta una efficacia della vaccinazione nei bambini di età superiore a due anni e deboli evidenze per le età inferiori. Gli autori segnalano anche una potenziale influenza delle industrie sulla pubblicazione dei risultati nelle più prestigiose riviste scientifiche.

Musica per l’ADHD Pelham WE Jr, Waschbusch DA, Hoza B, Gnagy EM, Greiner AR, Sams SE, Vallano G, Majumdar A, Carter RL. Music and video as distractors for boys with ADHD in the classroom: comparison with controls, individual differences, and medication effects. J Abnorm Child Psychol 2011;39(8):1085-98

Nonostante la convinzione che gli elementi di distrazione possano avere effetti negativi nelle persone con ADHD, questa nuova analisi di dati raccolti in uno studio del 2011 suggerisce che la musica avrebbe un effetto positivo sulla concentrazione nel bambino e nella capacità di finire i compiti. Lo studio prevedeva un intervento attraverso l’ascolto di musica rock e rap alla radio.


37%

Italiani nettamente contrari o diffidenti nei confronti dei vaccini antinfluenzali secondo un sondaggio ISPO

Percentuali di pazienti con diabete 2 secondo i dati dell’Italian Barometer Diabetes Observator

Arma letale contro la pediculosi Pariser DM, Meinking TL, Bell M, Ryan WG. Topical 0.5% Ivermectin Lotion for Treatment of Head Lice. N Engl J Med 2012;367:16871693 DOI: 10.1056/NEJMoa1200107

Novità nel campo terapeutico per una delle più fastidiose infestazioni conosciute. Una lozione topica a base di ivermectina avrebbe una elevata capacità rispetto ai controlli di risolvere l’infestazione con una singola somministrazione. I risultati di efficacia sono elevati a 2, 8 e 15 giorni di osservazione.

Refresh sul trattamento dell’acne Titus S, Hodge J. Diagnosis and treatment of acne. Am Fam Physician 2012;86(8):734-40

Una review per chi vuole tenersi aggiornato sul trattamento e la gestione dell’acne giovanile che tiene conto della relazione con gli specialisti utili in questi casi. Compresi i suggerimenti e i commenti sull’efficacia dei cosiddetti trattamenti estetici che frequentemente vengono prescritti in questi casi.

Tre dosi di MPR per la parotite

News

7,8% dei lucani, 3,6% dei lombardi

Che febbre sarà? Colvin JM, Muenzer JT, Jaffe DM, Smason A et al. Detection of Viruses in Young Children With Fever Without an Apparent Source. Pediatrics 2012; peds.2012-1391 doi:10.1542/peds.2012-1391

Naturalmente i pediatri più smaliziati lo sapevano già. Buona parte degli episodi febbrili che si osservano nel bambino e che non sono riconducibili ad una causa specifica è provocata da infezioni virali. L’osservazione suggerisce di pensarci due volte prima di somministrare un antibiotico e di utilizzare eventuali risorse avanzate per la diagnostica virale.

Attenzione alla Chirurgia Marshall A. Which Diagnoses Are Responsible For Most 30-Day Pediatric Surgery Readmissions? American College of Surgeons 2012 Annual Clinical Congress, September 30–October 4, 2012, Chicago

La maggior parte delle riospedalizzazioni in età pediatrica è correlata ad un intervento chirurgico pregresso. Nello studio presentato in anteprima, la grande maggioranza non era programmata per un nuovo ricovero. Le complicanze infettive sono la causa più frequente di ritorno in ospedale.

Ogbuanu IU, Kutty PK, Hudson JM, Blog D, Abedi GR, Goodell S, Lawler J, McLean HQ, Pollock L, Rausch-Phung E, Schulte C, Valure B, Armstrong GL, Gallagher K. Impact of a Third Dose of Measles-Mumps-Rubella Vaccine on a Mumps Outbreak. Pediatrics 2012

Una strategia per supplire all’efficacia non elevatissima della componente parotite del vaccino MPR? La terza dose somministrata in una comunità di adolescenti durante un’epidemia di parotite ha provocato una drastica riduzione dell’incidenza della malattia e il controllo dell’epidemia stessa.

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News

Quasi

4%

Tasso di crescita annuo del diabete in Italia, oltre 100.000 persone

26% degli uomini, 3,5% delle donne

Italiani a rischio cardiovascolare secondo l’ISS

L’istinto del pediatra Avviare un paziente ad un approfondimento diagnostico sulla base dell’istinto, della sensazione che “c’è qualcosa che non va” permette di individuare più del 30% di pazienti colpiti da una patologia infettiva grave sfuggiti a una prima diagnosi. Lo rivela uno studio osservazionale pubblicato dal British Medical Journal che rivaluta il fattore umano nella pratica clinica. Un team di ricercatori coordinato da Ann Van den Bruel del Department of Primary Care Health Sciences dell’University of Oxford ha preso in esame 3890 bambini e ragazzi tra 0 e 16 anni presentatisi in ambulatorio in condizioni di salute apparentemente non gravi. Di questi, 21 sono stati subito avviati al ricovero ospedaliero per patologie infettive importanti (12 per polmonite, 6 per pielonefrite, 1 per sepsi o meningite, 1 per cellulite, 1 per linfangite batterica), mentre lo 0,2% dei rimanenti 3369 pazienti è stato ospedalizzato in un secondo momento. L’aumento del rischio di patologie gravi è risultato correlato alla presenza di una sensazione negativa da parte del pediatra insorta nonostante i valori clinici apparentemente rassicuranti (quoziente di probabilità o likelihood ratio 25,5, 95% CI, da 7,9 a 82,0), mentre l’azione del pediatra basata su tale sensazione negativa

ha mostrato il potenziale di prevenire 2 casi di infezione su 6 non diagnosticati in ambulatorio (33%, 95% CI, da 4,0% a 100%) al ‘costo’ di 44 falsi allarmi (1,3%, 95% CI, da 0,95% a 1,75%). Le condizioni più spesso associate all’insorgere della sensazione “che qualcosa non va” nei pediatri sono risultate sonnolenza, tristezza, respiro anormale, perdita di peso e convulsioni. Tra i fattori contestuali spicca la preoccupazione dei genitori e la loro convinzione che la patologia del figlio sia “diversa dal solito” (odds ratio 36,3, 95% CI, da 12,3 a 107). Interessante notare come quando la sensazione negativa da parte del pediatra è assente la probabilità di un’infezione grave scenda dallo 0,2% allo 0,1%. “Parlando di cure primarie, ovviamente i pediatri spesso visitano pazienti a uno stadio precoce di malattia, quando alcuni segni e sintomi

caratteristici ancora non sono ancora evidenti. In questa situazione, i medici a volte riportano di provare la sensazione che in realtà ci sia qualcosa di grave nel paziente sotto l’apparente normalità, anche se non sanno spiegare perché”, spiega la Van den Bruel. “Una recente revisione sistematica ha verificato che questa sensazione ha un valore diagnostico più elevato della maggior parte dei sintomi e segni e suggerito che dovrebbe essere considerata una ‘bandiera rossa’, un marker importante di per sé”. Nelle ‘rapid responses’ sul sito del BMJ Horst D. Weinberg, pediatra di Sacramento, ha sottolineato: “Da pediatra con più di 50 anni di carriera, non posso essere più d’accordo. Chiamatelo sesto senso, istinto, chiamatelo come volete. È però un fattore estremamente importante in una giornata frenetica come quella di un ambulatorio pediatrico, alcuni colleghi ce l’hanno altri no e non ce l’avranno mai. La capacità di vedere un paziente e immediatamente ‘sentire’ che c’è qualcosa di grave che non va è ciò che differenzia un pediatra da un eccellente pediatra”.  ^^   Van den Bruel A, Thompson M, Buntinx F, Mant D. Clinicians’ gut feeling about serious infections in children: observational study. BMJ 2012;345:e6144 doi:http://dx.doi.org/10.1136/ bmj.e6144

Rischio ESRD per gli adolescenti sovrappeso

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Obesità e sovrappeso nell’adolescenza sono associati ad un significativo aumento del rischio di insufficienza renale cronica evoluta (End Stage Renal Disease o ESRD) anche non diabetica nei 25 anni successivi. Lo rivela uno studio pubblicato dagli Archives of Internal Medicine. I ricercatori israeliani dello Sheba Medical Center di Tel Hashomer e dell’Esercito di Israele coordinati da Asaf Vivante hanno preso in esame i dati su 1.194.704 diciassettenni sottoposti a visita di leva tra il 1967 e il 1997 e li hanno incrociati con quelli inseriti nel

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registro nazionale sull’ESRD tra 1980 e 2010. In 30.478.675 anni-persona di follow up 874 pazienti hanno sviluppato ESRD, per un’incidenza di 2,87 casi per 100.000 anni-persona. Negli adolescenti obesi o sovrappeso è stato evidenziato un aumento del rischio di ESRD in età adulta, con tassi di incidenza rispettivamente di 13,40 e 6,08 casi per 100.000 anni-persona. Il sovrappeso adolescenziale è quindi associato a un HR di 3 (95% CI, da 2,50 a 3,60) mentre l’obesità è associata a un HR di 6,89 (95% CI, da 5,52 a 8,59) per ESRD trattata per tutte le cause.


Età sotto la quale è vietato qualsiasi tipo di intervento a fine estetico secondo una legge appena approvata in Austria. Per i pazienti tra 16 e 18 anni invece obbligatori consenso dei genitori e valutazione psicologica, ha stabilito la Österreichische Ärztekammer, l’Associazione dei medici austriaci.

Pediatri ospedalieri: tutti pazzi per gli sms Il metodo di comunicazione non verbale più diffuso tra gli staff pediatrici ospedalieri? Gli sms o i file scambiati via smartphone, che hanno sostituito praticamente in toto la carta. Lo rivela uno studio presentato nei giorni scorsi alla AAP Experience di New Orleans. I ricercatori dell’University of Kansas School of Medicine di Wichita coordinati da Stephanie Kuhlmann hanno interpellato 106 pediatri ospedalieri (il 68% di sesso femminile, il 62% in carica da meno di 10 anni) sulle loro modalità di comunicazione con gli altri membri dello staff. È emerso innanzitutto che il 90% utilizza uno smartphone (nel 18% dei casi aziendale) e il 96% invia abitualmente messaggi di testo, nel 57% dei casi messaggi di lavoro (il 12% usa gli sms per comunicazioni di lavoro più di 10 volte per turno). Il 49% afferma poi di ricevere sms di lavoro anche quando non è di turno: tali sms arrivano da colleghi pediatri ospedalieri (59%), specializzandi (34%) altri specialisti per consulti (25%). Il 41% dei pediatri interpellati ammette di avere delle perplessità sulla policy di utilizzo degli sms per lavoro, e il 27% riferisce di aver rice-

vuto informazioni sanitarie riservate su pazienti tramite sms. Solo il 10% ha ricevuto dalla struttura ospedaliera un software per la protezione dei messaggi di testo. Sebbene i metodi di comunicazione più utilizzati tra membri dello staff ospedaliero pediatrico rimangano la conversazione faccia a faccia (92%) e quella telefonica (92%), è significativo che i pediatri ospedalieri dichiarino che potendo scegliere la modalità di comunicazione più efficace e comoda si affiderebbero sempre a messaggi di testo via smartphone (27%), cercapersone (23%), e solo nel 21% dei casi alla comunicazione verbale faccia a faccia. “L’utilizzo dei messaggi di testo tra colleghi, specializzandi e persino per trasferire un pa-

News

16 anni

ziente da un reparto all’altro sta diventando sempre più frequente”, commenta la Kuhlmann. “Il rapidissimo aumento della diffusione degli smartphone ha colto di sorpresa le strutture ospedaliere, che ancora non hanno implementato procedure e protocolli per gestire questo traffico di informazioni, del quale peraltro andrebbe valutata l’efficacia con studi appositi. È necessaria anche una riflessione sull’impatto che questa modalità di comunicazione ha sulla vita privata degli operatori sanitari: non è facile isolarsi dal telefono cellulare quando non si è di turno: si rimane sempre contattabili”.  ^^   Kuhlmann S, Ahlers-Schmidt CR, Steinberger E. Text Messaging As a Means of Communication Among Pediatric Hospitalists. AAP Experience - American Academy of Pediatrics 2012 National Conference & Exhibition, Abstract 17820, New Orleans October 20–23 2012.

“In questo studio di popolazione obesità e sovrappeso all’età di 17 anni sono risultate fortemente e positivamente associate all’aumento dell’incidenza di insufficienza renale cronica evoluta in età adulta, malgrado il rischio assoluto di ESRD rimanga basso”, spiega Vivante. “Nel caso di ESRD diabetica i 17enni sovrappeso però corrono un rischio 6 volte più elevato del normale di sviluppare la malattia in età adulta e quelli obesi addirittura 19 volte più elevato del normale”.  ^^   Vivante A, Golan E, Tzur D et al. Body Mass Index in 1.2 Million Adolescents and Risk for End-Stage Renal Disease. Arch Intern Med 2012;1-7 doi:10.1001/2013. jamainternmed.85

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La clinica

Intervista a Giovanni Corsello

“Prevenire le bronchioliti da VRS”

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l Virus Respiratorio Sinciziale (VRS) è la causa più diffusa di infezione virale dell’apparato respiratorio nell’infanzia. Il 60% dei nati contrae l’infezione durante la prima stagione epidemica della sua vita, quasi la totalità (82%) presenta anticorpi specifici dopo la seconda stagione e al compimento del quinto anno di vita virtualmente la totalità dei bambini è stata infettata da VRS. Ma in determinate categorie di neonati, questo agente patogeno così diffuso può rappresentare un pericolo da non sottovalutare, come ci spiega Giovanni Corsello, Direttore del Dipartimento Materno Infantile dell’Università degli Studi di Palermo e Presidente eletto della SIP.

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La nascita tra le 32 e le 36 settimane rappresenta un fattore di rischio molto rilevante per la morbilità respiratoria durante l’infanzia. Da cosa nasce l’elevata suscettibilità dei bambini ‘late preterm’ alle infezioni del tratto respiratorio inferiore (Lower Respiratory Tract Infection o LRTI), tra le quali le infezioni gravi da VRS? Tutti i neonati pretermine presentano un elevato rischio di contrarre infezioni respiratorie durante l’infanzia. Si tratta di un gap legato alla prematurità in sé, perché questi neonati sono stati privati di una quota fondamentale di anticorpi materni che passano dal sistema immunitario della madre al feto durante l’ultimo periodo della gravidanza. In più hanno un sistema immunitario ancora incompleto che li rende particolarmente vulnerabili alle infezioni in genere, anche gravi. Questo si verifica anche nella categoria di neonati cosiddetti ‘late preterm’ che spesso hanno un peso corporeo che li potrebbe far considerare normali ma in realtà hanno un’età gestazionale che è ancora a rischio, perché a 33-34 settimane molti apparati e

Qual è l’impatto delle infezioni da VRS sui neonati pretermine e quali strumenti di profilassi abbiamo a disposizione?

questi neonati sono a rischio di infezioni da VRS più gravi, questo potrebbe far aumentare l’incidenza di bronchioliti gravi e il numero di ospedalizzazioni e assistenza intensiva o semi-intensiva.

molte funzioni sono incompleti, compreso il sistema immunitario. Si tratta di neonati particolarmente vulnerabili, sebbene a volte considerati ‘poco impegnativi’, che possono manifestare patologie respiratorie da trattare in terapia intensiva. Sono suscettibili a infezioni batteriche e virali. Tra le infezioni virali il VRS può causare bronchioliti particolarmente impegnative per il neonato, soprattutto nel periodo stagionale epidemico. La frequenza delle nascite ‘late preterm’ è in significativo aumento: che impatto potrebbe avere questo dato sull’epidemiologia del VRS? L’aumento dei neonati ‘late preterm’ è legato a molti fattori, tra i quali l’aumento delle gravidanze gemellari e la maggiore protezione delle gravidanze pretermine. Poiché

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Qual è l’impatto a lungo termine dell’infezione da VRS? Il VRS è un virus che può influenzare negativamente alcuni parametri e modalità di sviluppo dell’albero respiratorio. Un neonato che nel primo anno di vita contrae un’infezione da VRS può rimanere per così dire più vulnerabile del normale nelle sue mucose respiratorie, con una tendenza a manifestazioni infiammatorie ricorrenti. La maturazione di alcune funzioni viene in qualche modo rallentata. Il VRS – assieme ad altri fattori quali ad esempio il fumo passivo e l’inquinamento ambientale – è una delle cause di broncopatie ostruttorie ricorrenti che soprattutto nel periodo invernale e primaverile danno bronchiti con gemito respiratorio e tosse, quello che si chiama ‘wheezing ricorrente’. Tale condizione, che può somigliare all’asma in alcune manifestazioni cliniche, nei late preterm sembra essere più significativa o più prolungata negli anni: è come

se l’immaturità della funzione respiratoria condizionasse in soggetti predisposti manifestazioni broncoostruttive ricorrenti di maggiore entità o con maggiore cronicità. L’impatto dell’infezione da VRS quindi non è solo l’impatto di una malattia acuta ma anche quello di conferire una predisposizione allo sviluppo di una condizione cronica e ricorrente di infiammazione respiratoria lungo i primi anni di vita. A oggi non è disponibile nessun trattamento per le infezioni da VRS delle basse vie respiratorie. La prevenzione, quindi, rappresenta l’approccio terapeutico migliore. Quali strumenti di profilassi abbiamo a disposizione? Quale dovrebbe essere la strategia da applicare in concomitanza con l’inizio della stagione epidemica? Un trattamento terapeutico specifico per queste infezioni virali non lo abbiamo, e nel caso del VRS non c’è neppure la possibilità di una vaccinazione perché i tentativi in questo senso si sono rivelati tutti degli insuccessi. Abbiamo a disposizione solo trattamenti di supporto; per fortuna prevalentemente


categorie c’è la possibilità di effettuare una profilassi passiva attraverso la somministrazione dell’anticorpo monoclonale palivizumab nel periodo epidemico, che riduce in modo significativo il rischio di infezione grave da VRS. Non dimentichiamo anche l’utilità di una prevenzione ambientale: poiché il virus respiratorio sinciziale si concentra in determinati periodi dell’anno occorre fare diagnosi precoce di bronchiolite, evitare di ospedalizzare questi bambini in compagnia di altri neonati o lattanti e adottare misure di disinfezione adeguate perché il rischio di contagio è alto. Cercare quindi di limitare la diffusione del virus sia in ambito ospedaliero che familiare e di comunità. Quali sono le raccomandazioni della Società Italiana

di Neonatologia (SIN) sulla profilassi anti-VRS? Le raccomandazioni della SIN – che poi sono sovrapponibili a quelle dell’American Academy of Pediatrics (AAP) e di altri organismi scientifici internazionali della Pediatria e della Neonatologia – prevedono appunto che nei soggetti ad alto rischio nel periodo epidemico venga somministrato l’anticorpo monoclonale palivizumab. Si tratta di una procedura che viene seguita nella stragrande maggioranza delle Unità di Terapia Intensiva, perché i neonati pretermine oggi sopravvivono sempre di più e meglio, con esiti sempre più lievi per fortuna e quindi sono neonati che vanno protetti anche in termini di qualità della salute. La prevenzione delle bronchioliti da VRS rientra nelle procedure utili e necessarie per migliorare la qualità della salute di questi neonati. 

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La clinica

queste infezioni non sono particolarmente gravi e quindi i bambini vanno trattati con ossigenoterapia, idratazione e terapia antinfiammatoria ove ce ne fosse bisogno, e guariscono senza reliquati o con una tendenza al wheezing ricorrente. Esistono però delle categorie nelle quali il rischio di contrarre una patologia grave è molto più elevato: abbiamo detto dei prematuri – soprattutto quelli con età gestazionale molto bassa – ma anche i neonati cardiopatici che tendono allo scompenso, quelli con deficit immunitari genetici o acquisiti, quelli con alcune malformazioni che possono ridurre la funzionalità respiratoria. Ci sono insomma delle situazioni che configurano per un’infezione da VRS il rischio di una problematica grave, con complicanze e necessità di intubazione e assistenza intensiva. Oggi per queste

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La clinica

Vaccinazioni e categorie a rischio Tra specialista, pediatra di famiglia e medico vaccinatore deve esserci una sinergia assoluta

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quilla il telefono. È una pediatra di famiglia che sta visitando in ambulatorio un bambino con sindrome di Down. Il bimbo ha 15 mesi, una cardiopatia (canale atrioventricolare) e non ha ancora ricevuto il vaccino contro lo pneumococco. Il bimbo è stato inviato dall’ufficio vaccinale al cardiologo per verificare che non avesse controindicazioni e poi di nuovo al pediatra di famiglia. È possibile fare in modo che i bambini come questo vengano vaccinati per tempo senza difficoltà e disagi per la famiglia? I bambini con malattie croniche rappresentano un obiettivo primario delle strategie vaccinali. Le patologie croniche, infatti, con vari meccanismi, predispongono alle infezioni e alle loro complicazioni. Alla base di questo effetto possono trovarsi immunodeficienze di diverso grado, malattie che compromettono la funzione del sistema respiratorio o di Alberto E. Tozzi quello gastrointestinale, ma anche malattie metaboOspedale Pediatrico liche che, in presenza di infezioni intercorrenti, posBambino Gesù, Roma sono facilmente scompensarsi. È noto che la copertura vaccinale e la tempestività delle vaccinazioni di routine proprio nei soggetti a rischio, cioè nei bambini affetti da una malattia cronica, sono tutt’altro che ottimali. Di fatto i bambini che ne hanno più bisogno sono paradossalmente quelli più trascurati. In uno studio su bambini itaAlberto Villani liani i risultati indicano che i ritardi accumulati (veOspedale Pediatrico di box) sono ingiustificati e di entità tale da creare Bambino Gesù, Roma un problema rilevante. In un Paese come il nostro dove non è stato raggiunto ancora, ad esempio, l’obiettivo di eliminazione del morbillo, sarebbe una tragedia osservare malattie prevenibili con la vaccinazione proprio in questi pazienti.

Copertura vaccinale a 24 mesi in un campione di 275 bambini con patologia cronica di tre Regioni italiane Difterite, tetano, pertosse Poliomielite Epatite B Hib Morbillo, parotite, rosolia Varicella Pneumococco Meningococco C

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Pandolfi E et al. Vaccine 2012,30:5172

Pediatria numero 11 - novembre 2012

87,3% 85,5% 84,8% 87,1% 62,4% 2,4% 42,0% 31,4%

Il ritardo o la mancata vaccinazione in questi bambini riguardano tutte le vaccinazioni, senza eccezioni. Il motivo di ritardo più frequente? Una malattia intercorrente o un aggravamento della patologia di base. Questa osservazione indica chiaramente il timore e l’esistenza di false controindicazioni nel processo di vaccinazione di questa particolare categoria. Il calendario vaccinale recentemente diffuso dal Ministero della Salute insieme al Piano Nazionale per la Prevenzione Vaccinale sottolinea la necessità di aumentare l’efficacia delle strategie per raggiungere gli individui a rischio e per alcune vaccinazioni raccomanda indicazioni specifiche. Le indicazioni del Ministero rimandano a un percorso piuttosto articolato che risponde alla logica di implementare strategie ad hoc per specifiche patologie. Il progresso scientifico, inoltre, fornisce continuamente nuovi input sulla fisiologia della risposta immune che possono essere estremamente utili per fornire la migliore protezione possibile alle categorie più deboli. Basti pensare all’accumulo di nuove conoscenze circa i vaccini coniugati e al loro effetto specifico sulle cellule B memory che rende ragione della protezione prolungata conferita da questi prodotti anche in alcuni gruppi che hanno una risposta immune non ottimale o parzialmente compromessa. Uno dei determinanti fondamentali del successo di un programma vaccinale, e in particolare per le categorie a rischio, riguarda la raccomandazione del pediatra verso l’effettuazione della vaccinazione. È noto infatti che tale raccomandazione aumenta di diverse volte la probabilità che il bambino riceva una vaccinazione. La complessa rete di assistenza che fornisce le cure specialistiche al paziente cronico può rendere difficoltoso il meccanismo di raccomandazione e somministrazione delle vaccinazioni.


La clinica

Di questo progresso dovrebbe farsi portavoce proprio la Pediatria. Il pediatra ha le migliori occasioni per far partecipare, al livello più appropriato per ciascuna famiglia, queste ultime ai processi di cura, vaccinazioni comprese. Proprio per le categorie a rischio questa esigenza è più forte ed il risultato  atteso probabilmente più grande.

Indicazioni per la vaccinazione delle categorie a rischio per tipo di vaccino

Categorie Bambini in attesa di trapianto d’organo Immunodeficienze Immunodepressione o immunosoppressione Infezione da HIV (CD4≥200/mL) Bambini HIV+ Asplenia Difetti congeniti del complemento Difetti dei Toll like receptors tipo 4 Difetti della properdina Malattie Malattie degli organi emopoietici e emoglobinopatie ematologiche Bambini che ricevono concentrati di fattori della coagulazione Politrasfusi, emofilici Talassemia e anemia falciforme Malattie Tumori oncologiche Leucemia linfatica acuta in remissione Leucemie, linfomi, mieloma multiplo Trapianto di midollo Pazienti Bambini in attesa di importante intervento chirurgici chirurgico Bambini in attesa di trapianto di organo solido Bambini con trapianto di organo solido Malattie Malattie croniche dell’apparato respiratorio respiratorie Patologie con aumentato rischio di aspirazione delle secrezioni respiratorie Nefropatie Insufficienza renale cronica Emodializzati e bambini in attesa di entrare in dialisi Sindrome nefrosica Condizioni Perdita liquido cerebro spinale neurologiche Portatori di impianto cocleare Altre categorie Epatopatia cronica a rischio Malattie dell’apparato cardiocircolatorio Diabete tipo 1 Obesità Malattie infiammatorie croniche e sindromi da malassorbimento intestinali Lesioni eczematose o psoriasiche delle mani

MPR Varicella Influenza Epatite A Epatite B Meningococco TBE Pneumococco Hib

Come esemplificato in apertura, diversi ruoli sono coinvolti nelle attività di raccomandazione e somministrazione delle vaccinazioni in questi pazienti: in particolare il pediatra specialista, il pediatra di famiglia e il medico vaccinatore costituiscono un triangolo che deve dotarsi di sinergia assoluta. Una modalità di approccio al problema riguarda l’esame della frequenza di accesso ai servizi sanitari. Laddove la patologia del bambino condizioni un accesso frequente al centro specialistico, sembra naturale immaginare che nello stesso luogo sia disponibile un servizio vaccinale. Questa ipotesi naturalmente dovrebbe esse esplorata in modo da integrare le attività dei servizi vaccinali tradizionali con quelli eventualmente offerti nei centri specialistici. Una parte importante risulta infine dal timore di somministrare vaccini per paura di indurre inattesi effetti collaterali. Per fare un esempio, uno dei fattori associati al ritardo nella somministrazione della vaccinazione contro morbillo-parotite-rosolia nel bambino cronico in Italia riguarda la presenza di sintomi neurologici. È difficile dire quale sia la ragione di questa associazione (timore di effetti collaterali a carico del SNC da parte di un vaccino vivo attenuato?), ma lo stesso risultato è stato osservato in uno studio svizzero, tutto sommato vicino casa nostra. Esistono quindi segnali che indicano la necessità di approfondire la formazione sulle modalità di vaccinazione, le indicazioni, le controindicazioni dei pazienti a rischio in tutte le categorie professionali che si occupano di salute di questa particolare categoria. Da questo punto di vista potrebbe risultare utile lo sviluppo di strumenti sintetici o basati su Internet, anche disponibili per gli smartphone, che permettano ai professionisti della salute di consultare le raccomandazioni corrette al momento giusto. Questo approccio consentirebbe di semplificare l’approccio a un argomento di salute ancora poco popolare. Un ultimo aspetto merita di essere sottolineato. Le vaccinazioni, specie nelle categorie a rischio, rappresentano un patrimonio importante per i pazienti e per le loro famiglie. Il modello corrente vede ancora lontane le stesse famiglie dalla partecipazione ai processi decisionali per la salute. Ormai la cultura, i mezzi di comunicazione e l’ambiente sociale sono maturi per un passo avanti.

Deficit immunologici

Il calendario vaccinale del Piano Vaccini 2012 Nascita DTPa IPV HBV Hib MPR PCV Men C HPV Varicella Influenza

HBV per i nati da madre HBsAg+

3° 5° 6° 11° 13° 15° mese mese mese mese mese mese DTPa DTPa DTPa IPV HBV

IPV HBV

IPV HBV

Hib

Hib

Hib

PCV

PCV

PCV

MPR Men C

5-6 anni

11-18 anni

DTPa (dopo i 7 anni usare dTpa) IPV

dTpa

MPR

MPR (catch up e mop up)

> 65 anni

Ogni 10 anni dT, almeno una delle dosi di richiamo con dTpa

Men C, dose singola per i non vaccinati nell’infanzia HPV per le bambine, 3 dosi Varicella, 2 dosi per i soggetti non vaccinati e con anamnesi negativa Influenza

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Alert farmaci

Ogni

5000

Passi al giorno sufficienti per prevenire l’80% delle malattie croniche

Nel mondo un bambino muore di polmonite, per un totale di 3400 decessi al giorno, secondo l’Unicef

Alert farmaci Ogni mese le segnalazioni più importanti per i pediatri tra tutte quelle emesse dagli organismi di controllo italiani e internazionali Meningite e stroke associati a prodotti potenzialmente contaminati Ventinove morti, oltre 400 infettati, 14.000 a rischio. Questi i numeri legati ad un’epidemia di meningite fungina da Aspergillus fumigatus occorsa negli Stati Uniti e legata alla contaminazione di iniezioni di metilprednisone prodotte dalla ditta New England compound center (NEcc). L’azienda è al momento sotto inchiesta ed è stato effettuato un massiccio ritiro dei farmaci prodotti nei suoi stabilimenti. A settembre è stato notificato ai Centers for Disease Control and Prevention (CDC) il primo caso di meningite, esordita circa 19 giorni dopo una iniezione di steroidi per via epidurale. Dalle colture inizialmente negative è stato poi isolato un Aspergillus fumigatus. Il 28 settembre veniva segnalato un altro caso

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25 secondi

simile al di fuori del Tennessee, suggerendo la possibilità di una diffusione iatrogena. Al 4 ottobre i casi con caratteristiche simili erano saliti a 35 in altri 6 Stati dell’Unione. I pazienti infetti hanno presentato i sintomi in media da 1 a 4 settimane dopo l’iniezione mostrando una varietà di sintomi da molto lievi a molto gravi, compresi sintomi neurologici tipo stroke, fino al decesso. Anche un secondo centro Ameridose, di stessa proprietà, che produce medicinali sterili, è stato temporaneamente chiuso. La Food and Drugs Administration (FDA) ha chiesto di rivedere le procedure di sterilizzazione utilizzate. L’azienda, che si trova a Westborough, in Massachusetts, ha disposto il ritiro precauzionale di tutti i suoi prodotti sul mercato come segno di collaborazione con l’agenzia regolatoria e il Massachusetts Board of Registration in Pharmacy, pur in assenza di qualsiasi segnalazione di eventi avversi.

Marina Macchiaiolo UOC

Malattie Rare Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Roma

Approvata la prima terapia genica per una patologia rara Glybera è la prima terapia genica approvata dalle agenzie regolatorie. Si tratta di un farmaco (alipogene tiparvovec) utile per il trattamento del deficit di lipoproteina lipasi (LPLD, anche noto come iperchilomicronemia familiare). Si tratta di una rara condizione familiare caratterizzata da elevata chilomicronemia e concentrazioni diminuite delle altre lipoproteine. È dovuta al deficit di lipasi lipoproteica, un’idrolasi alcalina dei trigliceridi che catalizza uno stadio importante della rimozione extraepatica delle lipoproteine ricche di trigliceridi dal sangue, caratterizzata dall’assenza di attività della lipasi lipoproteica, da un accumulo massivo di chilomicroni nel plasma e da un aumento corrispondente della concentrazione di trigliceridi plasmatici. La concentrazione di VLDL può essere abbastanza normale. La malattia di solito si riscontra in epoca pediatrica sulla base di ripetuti episodi di dolore addominale, attacchi ricorrenti di pancreatite, xantomatosi cutanea eruttiva ed epatosplenomegalia. La severità dei sintomi è proporzionale al grado di chilomicronemia, che dipende dall’introito di grassi con la dieta. L’unico trattamento efficace è un regime dietetico strettissimo con le conseguenti implicazioni sulla qualità della vita. I pazienti affetti da questa patologia sono anche a rischio di sviluppare diabete e complicanze cardiovascolari. Il farmaco, in commercio dal 2013, potrà essere somministrato dai centri di riferimento per la patologia. L’azienda produttrice, la uniQure, costruirà anche un registro di pazienti. L’autorizzazione al commercio copre tutti e 27 gli Stati membri dell’Unione Europea.


La clinica

Ciuccio: veicolo di infezioni? Riparte l’eterna diatriba: ciuccio sì o ciuccio no? Parliamone...

D

i plastica, di silicone, di gomma o di Sabrina Buonuomo caucciù, inseparabile consolatore di Dipartimento di Medicina Pediatrica, Malattie Rare notti insonni e prime frustrazioni, il Ospedale Pediatrico ciuccio o ciucciotto o succhiotto che dir Bambino Gesù, Roma si voglia occupa da sempre un posto privilegiato nel cuore e nella iconografia dei bambini e dei neogenitori. Diversa la fama in ambiente pediatrico, dove il ciuccio attraversa periodicamente alterne vicende. L’ultimissima, solo in termini temporali, viene dal Congresso annuale dell’American Society for Clinical Pathology svoltosi di recente a Boston: il ciuccio è contagioso! Secondo uno studio condotto da un gruppo di patologi dell’Oklahoma State University su 10 succhiotti prelevati random (sottratti?!) a piccoli pazienti ricoverati in Pediatria, sui ciucci può trovare terreno fertile di crescita una vasta gamma di germi che potrebbero alla lunga alterare la flora batterica abituale e causare infezioni di tutti i generi, nonché indurre lo sviluppo di allergie, asma e malattie autoimmuni, perfino malattie cardiovascolari e sindrome metabolica. Una vera bomba ad orologeria. In attesa di capirci qualcosa leggendo i dati reali pubblicati su una rivista peer-reviewed, riparte l’eterna diatriba: ciuccio sì o ciuccio no? Parliamone...

Riduce il dolore ^^   Nelson AM. A comprehensive review of evidence and current recommendations related to pacifier usage. J Pediatr Nurs 2012;27(6):690-9 doi: 10.1016/j. pedn.2012.01.004 ^^   Task Force on Sudden Infant Death Syndrome, Moon RY. SIDS and other sleep-related infant deaths: expansion of recommendations for a safe infant sleeping environment. Pediatrics 2011;128(5):1030-9. ^^   Moon RY, Fu L. Sudden infant death syndrome: an update. Pediatr Rev 2012;33(7):314-20.

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È esperienza comune, ma è stato anche dimostrato scientificamente con studi mirati e ben condotti: il ciuccio è veramente un consolatore, riduce la sensazione di dolore soprattutto nelle procedure poco invasive come i prelievi venosi. L’American Academy of Pediatrics (AAP) raccomanda di utilizzare il ciuccio nei lattanti per il sollievo del dolore da procedure minori. SIDS

Diversi studi hanno mostrato una correlazione protettiva tra uso del ciuccio e rischio di morte improvvisa in culla. Non è chiaro quale sia il meccanismo alla base di questo dato: è stato ipotizzato che la presenza della maniglia del ciuccio aiuterebbe a prevenire le ipossie accidentali evitando il contatto diretto del viso con le lenzuola e prevenendo il soffocamento; sembra che i bambini che usano il ciuccio abbiano una soglia del risveglio più bassa e si sveglino più frequentemente, riducendo il rischio di apnee fatali; durante la suzione il bambino è costretto

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a tenere la lingua in avanti diminuendo il rischio di ostruzione orofaringea; l’uso del ciuccio poi aiuterebbe il bambino a respirare attraverso la bocca se il naso è ostruito. Nelle ultime indicazioni l’AAP suggerisce l’uso del ciuccio per la prevenzione del rischio di SIDS nei lattanti. L’effetto benefico della suzione non nutritiva è stato particolarmente studiato nei bambini pretermine in cui è stato dimostrato in più studi l’incremento della maturità neurologica e la crescita cognitiva.

Allattamento L’uso del ciuccio influisce sull’allattamento? Per rispondere a questa domanda molte indagini sono state condotte, e persino il più importante database di revisioni sistematiche (Cochrane) ci fornisce delle risposte. Mentre le indicazioni dell’OMS sono tassative nello sconsigliare ogni uso di succhiotti e tettarelle durante l’allattamento al seno, secondo le lineeguida AAP non esistono prove che l’uso del ciuccio influisca sulla durata dell’allattamento, ma si consiglia comunque di non usare e non offrire il ciuccio al bambino nel periodo in cui sta imparando ad attaccarsi al seno. Anche l’American Academy of Family Physicians (AAFP) mantiene una posizione cautamente positiva, suggerendo di effettuare un adeguato counseling alle puerpere sulle modalità di utilizzo del ciuccio.

Otite media Ci sono due ipotesi su come l’uso del ciuccio possa aumentare il rischio di otite media: potrebbe crearsi un reflusso di secrezioni naso-faringee nell’orecchio medio per il meccanismo di suzione continuativa, oppure potrebbe crearsi una disfunzione delle tube di Eustachio per una alterazione della meccanica dentale. Le linee guida AAFP/AAP in materia di otite media, tra le altre indicazioni preventive, allertano sull’uso continuativo del ciuccio dopo i 6 mesi di vita perché potrebbe aumentare il rischio di otite media ricorrente.

Malocclusione Diversi studi degli ultimi 3 lustri hanno evidenziato una associazione tra suzione del ciuccio o del dito e insorgenza di problemi ortodontici come malocclusioni, morso aperto o morso incrociato. L’American Academy of Pediatric Dentistry conferma l’allarme sull’uso prolungato del ciuccio nei bambini e il rischio di sviluppare problemi dentali a lungo termine, e conclude sconsigliando l’uso del ciuccio oltre i  4 anni di vita.


S

i stima che l’acne vulgaris colpisca l’85% dei teenager. Malgrado solitamente non abbia esiti gravi, questa patologia dermatologica ha un profondo impatto psicologico sui giovani pazienti e può rappresentare una barriera difficile da superare nella loro vita di relazione. È dimostrato in letteratura che l’acne è associata all’insorgenza di sintomi ansiosi e depressivi e persino all’aumento di pensieri e tentativi suicidari. Un team di ricercatori serbi coordinato da Slavenka Jankovic dell’Istituto di Epidemiologia dell’Università di Belgrado ha recentemente misurato la qualità di vita correlata alla salute (health-related quality of life o HRQoL) in 353 studenti 15-18enni (227 maschi, 126 femmine) affetti da acne mediante 2 questionari: il Children’s Dermatology Life Quality Index (CDLQI) e il Cardiff Acne Disability Index (CADI). Lo score CDLQI medio è risultato 4,35, lo score CADI medio 3,57: nonostante si tratti di score non elevati – probabilmente spiegati dalla predo-

La clinica

L’impatto dell’acne

minanza dell’acne moderata nella popolazione giovanile – confermano che l’acne è associata al peggioramento della HRQoL, dato in linea con i precedenti studi sull’argomento. Il 17% dei maschi e il 18% delle femmine percepisce l’acne come un grave problema e si dichiara molto depresso e afflitto a causa dell’acne. Il 16% evita la maggior parte degli sport per paura di mostrarsi e sempre il 16% riferisce di aver subito bullismo o derisione a causa dell’acne. Gli score CDLQI e CADI sono mediamente più elevati nelle femmine, che come è intuibile soffrono maggiormente per le ricadute estetiche della patologia. Se l’evidenza sulla sofferenza psicologica da parte degli adolescenti affetti da acne è forte, meno indagate finora la percezione negativa da parte dei sani e la loro eventuale attitudine discriminatoria verso chi è affetto da acne. Un team di ricercatori britannici guidato da Richard Timms della School of Medicine della Swansea University ha scoperto che anche gli adolescenti affetti da acne moderata sono vittime di stigma. Sottoponendo a 143 studenti inglesi le foto di due volti maschili e femminili in versione ‘pulita’ o con acne simulata mediante Photoshop si è riscontrato che chi non è affetto da acne viene giudicato più maturo, attraente, simpatico e degno di amicizia. Spiega Timms: “Questo dimostra che l’acne vulgaris, anche in forma moderata, può rappresentare una barriera sociale non semplicemente perché induce ansia nei soggetti che ne soffrono, ma anche a causa del pregiudizio che ingenera nei soggetti sani”. Ma come gestiscono l’insorgenza di acne gli adolescenti? Uno studio condotto al Massachusetts General Hospital di Boston su 1214 studenti delle medie e delle superiori rivela che circa il 57% prova cure fai-da-te e solo il 17% si rivolge al pediatra o a uno specialista. Inoltre la stragrande maggioranza degli adolescenti cerca e trova informazioni sulle cause e sul trattamento dell’acne consultando fonti non mediche e non validate: un dato che dovrebbe spingere la comunità scientifica a implementare modalità informative corrette per avviare  i pazienti a un iter terapeutico adeguato.

Questa patologia colpisce gli adolescenti in un periodo di fragilità psicologica, in cui l’estetica ha un peso enorme sulla percezione di sé

^^   Timms RM. Moderate acne as a potential barrier to social relationships: Myth or reality? Psychol Health Med 2012 doi:10.1080/13548506.2012.726363 ^^   Corey KC, Cheng CE, Irwin B, Kimball AB. Self-Reported Help-Seeking Behaviors and Treatment Choices of Adolescents Regarding Acne. Pediatr Dermatol 2012; doi: 10.1111/j.1525-1470.2012.01807.x ^^   Jankovic S, Vukicevic J, Djordjevic S et al. Quality of life among schoolchildren with acne: Results of a cross-sectional study. Indian J Dermatol Venereol Leprol 2012;78(4):454-8.

Pediatria numero 11 - novembre 2012

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Pediatria magazine vol 2 | num 11 | 11-2012  

Pediatria magazine volume 2 | numero 11 | novembre 2012

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