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Teenager italiani: un’epidemia di sedentarietà Una generazione seduta: ecco la fotografia che emerge dall’edizione 2011-2012 (la quindicesima) dell’indagine “Le abitudini e gli stili di vita degli adolescenti” della Società Italiana di Pediatria. pagina6

Identificati due nuovi Enterovirus

La scoperta, ad opera del Presidente SITIP Susanna Esposito e del suo team, sottolinea la necessità di un attento monitoraggio degli Enterovirus che, oltre a essere responsabili di gastroenteriti e meningiti, possono avere un ruolo nelle polmoniti. pagina20

www.sip.it

Magazine della Società Italiana di Pediatria

volume 2 | numero 5 | maggio 2012

Mensile - Poste italiane spa - Spedizione in abbonamento postale – D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, Aut. GIPA/C/RM/13/2011 - Un fascicolo e 25

La stagione difficile Che la salute degli adolescenti sia intimamente legata a quella della popolazione adulta è ormai un dato acquisito. Eppure, l’adolescenza continua a occupare gli ultimi posti dell’agenda politica in molte zone del mondo, se possibile ancora più trascurata dell’infanzia, come testimonia il vasto approfondimento che a questo tema ha voluto dedicare l’autorevole testata britannica Lancet. Purtroppo o per fortuna, i rischi maggiori per la salute degli adolescenti derivano dai loro stessi comportamenti: abuso di alcol e sostanze, fumo, rischio di malattie sessualmente trasmissibili, incidenti stradali, alimentazione sbagliata. A questo si aggiunge, come testimonia l’indagine SIP “Le abitudini e gli stili di vita degli adolescenti”, una pericolosa epidemia di sedentarietà in buona parte attribuibile al sommarsi delle ore trascorse tra internet e tv. Ecco perché gli interventi – di natura politica e sociale oltre che sanitaria – dovrebbero prevedere imponenti sforzi sull’educazione in chiave preventiva. Desta ancora più sconcerto quindi che dal Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza (istituito e nominato con un atto bipartisan appena dieci mesi fa dopo una lunghissima gestazione) giunga un grido d’allarme: la struttura è paralizzata per la mancata approvazione del regolamento organizzativo da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Un segnale che non induce all’ottimismo. Come gestire le emergenze nelle malattie rare Dalla SIMGePeD un libro/dvd che sarà distribuito gratuitamente nei Pronto Soccorso per supportare medici e infermieri nella valutazione della sintomatologia di bambini e adulti con malattie rare. pagina18

Teneteli d’occhio! La diagnosi precoce è decisiva per ridurre l’incidenza di temibili patologie oculari: il ruolo dei pediatri è quindi cruciale. Ma in Italia solo 1 bambino su 4 viene sottoposto a visita oculistica prima dei 3 anni di età, denuncia Paolo Capozzi del Bambino Gesù. pagina21


Teenager italiani: un’epidemia di sedentarietà

Identificati due nuovi Enterovirus

La scoperta, ad opera del Presidente SITIP Susanna Esposito e del suo team, sottolinea la necessità di un attento monitoraggio degli Enterovirus che, oltre a essere responsabili di gastroenteriti e meningiti, possono avere un ruolo nelle polmoniti. pagina20

Una generazione seduta: ecco la fotografia che emerge dall’edizione 2011-2012 (la quindicesima) dell’indagine “Le abitudini e gli stili di vita degli adolescenti” della Società Italiana di Pediatria. pagina6

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Magazine della Società Italiana di Pediatria

volume 2 | numero 5 | maggio 2012

Mensile - Poste italiane spa - Spedizione in abbonamento postale – D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, Aut. GIPA/C/RM/13/2011 - Un fascicolo e 25

La stagione difficile Che la salute degli adolescenti sia intimamente legata a quella della popolazione adulta è ormai un dato acquisito. Eppure, l’adolescenza continua a occupare gli ultimi posti dall’agenda politica in molte zone del mondo, se possibile ancora più trascurata dell’infanzia, come testimonia il vasto approfondimento che a questo tema ha voluto dedicare l’autorevole testata britannica Lancet. Purtroppo o per fortuna, i rischi maggiori per la salute degli adolescenti derivano dai loro stessi comportamenti: abuso di alcol e sostanze, fumo, rischio di malattie sessualmente trasmissibili, incidenti stradali, alimentazione sbagliata. A questo si aggiunge, come testimonia l’indagine SIP “Abitudini e stili di vita degli adolescenti”, una pericolosa epidemia di sedentarietà in buona parte attribuibile al sommarsi delle ore trascorse tra internet e tv. Ecco perché gli interventi – di natura politica e sociale oltre che sanitaria – dovrebbero prevedere imponenti sforzi sull’educazione in chiave preventiva. Desta ancora più sconcerto quindi che dal Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza (istituito e nominato con un atto bipartisan appena dieci mesi fa dopo una lunghissima gestazione) giunga un grido d’allarme: la struttura è paralizzata per la mancata approvazione del regolamento organizzativo da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Un segnale che non induce all’ottimismo. Come gestire le emergenze nelle malattie rare Dalla SIMGePeD un libro/dvd che sarà distribuito gratuitamente nei Pronto Soccorso per supportare medici e infermieri nella valutazione della sintomatologia di bambini e adulti con malattie rare. pagina18

In questo numero Primo piano

Le affiliate / SIMGePeD

Teneteli d’occhio! La diagnosi precoce è decisiva per ridurre l’incidenza di temibili patologie oculari: il ruolo dei pediatri è quindi cruciale. Ma in Italia solo 1 bambino su 4 viene sottoposto a visita oculistica prima dei 3 anni di età, denuncia Paolo Capozzi del Bambino Gesù. pagina21

Pediatria anno 2 | numero 5 | maggio 2012

Magazine ufficiale della Società Italiana di Pediatria (SIP) via Gioberti 60 00185 Roma Tel. 06 4454912 www.sip.it redazione@sip.it

Il mondo trascura gli adolescenti

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Teenager italiani: un’epidemia di sedentarietà

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Disturbi adolescenziali: colpa dei geni?

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Direttore Scientifico Alberto E. Tozzi Direttore Cinthia Caruso Redazione Rino Agostiniani Sabrina Buonuomo Francesco De Luca Marina Macchiaiolo Domenico Minasi

Abbonamenti 2012

Intervista a Vincenzo Spadafora

Presidente Alberto G. Ugazio Consiglio Direttivo Antonio Correra (Vicepresidente), Giovanni Corsello (Vicepresidente), Domenico Minasi (Tesoriere), Rino Agostiniani (Segretario), Luca Bernardo, Francesco De Luca, Paolo Colleselli, Marcello Lanari, Alberto Fabio Podestà, Luigi Cataldi, Riccardo Longhi, Maria Grazia Sapia, Gian Paolo Salvioli (Delegato della Conferenza Nazionale), Alessandro Fiocchi (Delegato del Consiglio Nazionale), Giuseppe Di Mauro (Delegato della Consulta Nazionale) Il Pensiero Scientifico Editore Via San Giovanni Valdarno 8 00138 Roma Tel. 06 862 821 Fax 06 862 82 250 www.pensiero.it www.facebook.com/ PensieroScientifico twitter.com/ilpensiero

Il pediatra non è solo il medico dei bambini Intervista a Walter Ricciardi

Identificati due nuovi Enterovirus in un anno

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Intervista a Susanna Esposito

Teneteli d’occhio!

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Intervista a Paolo Capozzi

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Junk food, in attesa di una legge c’è sempre... il lettone di mamma e papà 10

Sabrina Buonuomo

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Quando ambiente e salute vanno a braccetto

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Attualità Il karate in soccorso dei piccoli pazienti oncologici

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Protetti dal sole sì, ma come?

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Pianeta SIP Mamme e pediatri sul web

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Regioni Una rete per il follow-up dei neonati piccoli

News

Marche:

Maria Teresa Gaetti

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Direttore responsabile Giovanni Luca De Fiore Progetto grafico e impaginazione Typo srl, Roma Immagini © 2012 Photos.com Stampa Arti Grafiche Tris, Roma maggio 2012

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Alimentazione

La politica I bambini, cittadini di oggi, non di domani

Individuale E 40,00 Istituti, enti, biblioteche E 80,00 Estero E 120,00

L’emofilia nel percorso di crescita

Stefano Vicari

Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 586/2002

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La clinica

Anoressia: il pediatra può coglierne segni e sintomi precoci

Redazione editoriale David Frati Manuela Moncada Pubblicità e promozione Tiziana Tucci Tel. 06 862 82 323 t.tucci@pensiero.it

Dalla SIMGePeD un libro/dvd per il personale dei Pronto Soccorso

Pediatria numero 5 - maggio 2012

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Alert farmaci A cura di Marina Macchiaiolo

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Pedi@tria Il futuro della salute A cura di Alberto E. Tozzi

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Libri Le avventure di una pediatra ideale Intervista a Alessandro Monestier

News

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oveva essere proprio arrabbiata. E soprattutto stufa di mangiare sempre male a scuola. Forse ha pensato che i genitori non le avrebbero creduto se lo avesse spiegato solo a parole. Martha ha così deciso di avvalersi della tecnologia e, dopo aver convinto i suoi che quello che si mangiava a scuola era una vera schifezza con una serie di foto scattate a mensa, ha aperto un blog e ce le ha pubblicate. In calce un voto da uno a dieci, quanti bocconi servono per mangiare il pasto, e altri dettagli, compreso il numero di capelli trovati nel piatto. La Logchgilphead Primary School in Scozia forse non si aspettava di ritrovarsi sugli schermi dei computer di così tante persone, ma Martha deve essere una persona sistematica. Il blog ha innescato una serie di reazioni fino a diventare il punto di confronto per gli scolari affamati di tutto il mondo. Dal 30 aprile i contatti sono circa un milione e mezzo, le foto arrivano da ogni angolo del pianeta con i commenti del caso. Non

Alberto E. Tozzi

Coordinatore Area di Ricerca malattie multifattoriali e fenotipi complessi, Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Roma

si tratta sempre di pasti miseri e desolanti, qualche volta arrivano anche foto di piatti gustosi. E poi ci sono i consigli da parte di un gran numero di esperti. Di fronte al successo del blog di Martha e al numero di commenti raccolti, la scuola scozzese ha dovuto ritoccare i menu aggiungendo più frutta, verdura e pane. Ma il bello è che la discussione sull’appropriatezza dei menu scolastici ha improvvisamente occupato la scena sui media inglesi e americani. Oltre al fatto che Martha avrà certamente un futuro brillante, meritano attenzione un paio di dettagli. Martha ha 9 anni e non sappiamo come usa Internet oltre all’attività che riguarda la manutenzione del suo blog. È verosimile però che i suoi genitori l’abbiano aiutata e incoraggiata a mettere in atto questa specie di protesta tecnologica. Ma la cosa interessante è che quello di Martha è un fulgido esempio di come affrontare un problema attraverso la condivisione, portando all’attenzione del grande pubblico la propria esperienza. E i risultati sono niente male: la scuola ha migliorato l’offerta alimentare e tutti discutono di come migliorare le mense scolastiche. Ora, quando visitate un bimbo che va alle elementari, oltre ad assicurarvi che non faccia le ore piccole chattando sui social network, chiedetegli se ha un blog e se gli siete simpatici. Potreste improvvisamente trovarvi  oggetto di discussione planetaria.

Editoriali

Viva la pappa col pomodoro!

Quando è l’esordio dell’adolescenza a essere difficile

Bianca Micanzi Ravagli

Didatta e Docente nei Corsi di Specializzazione Quadriennale dell’AIPPI, Associazione Italiana di Psicoterapia Psicoanalitica dell’Infanzia, dell’Adolescenza e della Famiglia

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erché occuparsi dei segnali di disagio all’esordio dell’adolescenza quando le loro manifestazioni più tarde hanno quel carattere eclatante e drammatico che la cronaca mette sotto gli occhi di tutti? Perché gli psicoterapeuti dell’età evolutiva, e – ne sono certa – anche i pediatri, sanno che i protagonisti degli episodi di violenza individuale e di gruppo sono stati ragazzi difficili, spesso con una lunga storia di sofferenza fin dall’infanzia. Sanno che la pubertà, con le sue profonde e rapide trasformazioni fisiche e mentali, comporta una momentanea destabilizzazione che può essere superata solo quando la realtà del corpo sessualmente maturo viene accettata e integrata in un nuovo assetto identitario che affonda le radici nel passato e si proietta nel futuro. Compito impegnativo per tutti e addirittura impossibile per chi abbia una fragilità interna fin dall’infanzia. Tuttavia quanti di noi hanno esperienze di Servizio Pubblico sanno che gli adolescenti delle cronache spesso non erano mai stati segnalati, né dalla scuola né dalla famiglia, e, se pure erano arrivati ad un Servizio, ne erano usciti senza che si fosse attivato per loro un progetto di intervento. È quindi necessario chiedersi se sappiamo riconoscere i segnali di disagio che ragazzi e ragazze esprimono all’esordio

dell’adolescenza. Quelli eclatanti come fobie scolastiche, fughe, esordi anoressici e agiti suicidari è impossibile ignorarli. Nella maggioranza dei casi però il disagio, anche se grave, si esprime in modo meno appariscente, con forme di inibizione, bruschi cali del rendimento scolastico, isolamento e comportamenti regressivi come tornare a dormire nel letto dei genitori. Con disturbi dell’umore e/o con sintomi fisici come cefalee e disturbi del sonno. Sono manifestazioni che a questa età esprimono il blocco e l’arretramento rispetto alla maturazione, ma che spesso non vengono riconosciute nel loro reale significato. Non perché l’ambiente circostante sia cieco e sordo, ma perché i ragazzi stessi si sforzano di mascherare le difficoltà per mantenere una certa coesione interna. Altro elemento che confonde gli adulti è che spesso questi ragazzi sono stati bambini difficili da crescere, a casa e a scuola: a volte iperattivi e confusi, a volte troppo ordinati e controllati. Non va dimenticato poi che si registra un anticipo della pubertà sia nei maschi che nelle femmine e che le sollecitazioni ambientali inducono soggetti sempre più giovani a fughe in avanti che hanno il solo scopo di mascherare la propria immaturità e fragilità. Una integrazione di competenze psicoterapeutiche e pediatriche è sempre di grande  aiuto per molti dei nostri giovani pazienti.

Pediatria numero 5 - maggio 2012

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Primo piano / La stagione difficile

Il mondo

trascura gli adolescenti Qual è lo stato di salute degli adolescenti nel mondo? Quali sono i loro problemi più gravi e come potrebbero essere risolti? E soprattutto: cosa può fare la classe medica? Se lo domandano firme prestigiose sul Lancet

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na delle riviste mediche più importanti al mondo, The Lancet, ha dedicato un grande approfondimento al tema dell’adolescenza. La “serie” pubblicata dalla testata britannica si compone di un editoriale, tre commenti e quattro ampi studi che analizzano il ruolo chiave dell’adolescenza per la salute in età adulta, i determinanti sociali della salute in questa fascia di età, le potenzialità a livello globale della prevenzione, e i dati attualmente disponibili su 25 indicatori in tutti i Paesi. La pubblicazione degli interventi è avvenuta in coincidenza con i lavori della 45esima sessione della Commissione delle Nazioni Unite su popolazione e sviluppo (New York, 23-26 aprile 2012) che ha scelto come tema centrale proprio l’adolescenza. Numerosi fattori hanno contribuito alla definizione dell’adolescenza come un periodo distinto della vita: la crescita della scolarizzazione (e con essa della divisione per fasce d’età), l’avvento dei social media, l’urbanizzazione. “Ma l’adolescenza ha anche basi biologiche: molti dei comportamenti che associamo a questa età (per esempio la scarsa percezione del rischio) sono evidenti anche in altre specie animali, e numerosi studi hanno confermato che la nostra maturazione cerebrale si completa attorno ai 25 anni”, spiega Robert W. Blum della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora. Lo studio e la cura della salute dell’adolescente è disciplina relativamente nuova: sebbene l’International Pediatric Association sia stata fondata nel 1910, si è dovuto attendere il 1987 per la nascita dell’International Association of Adolescent Health. Negli Usa la Medicina dell’adolescenza esiste da circa cinquant’anni, ma in molti Paesi del mondo questo approccio si è diffuso da

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1,4 milioni Gli adolescenti che muoiono ogni anno

1 terzo

Le ragazze sposate prima dei 15 anni nei Paesi in via di sviluppo (Cina esclusa)

127 milioni I giovani tra i 15 e i 24 anni analfabeti

pochi anni, con il risultato che non sono pochi gli operatori sanitari che hanno un training insufficiente per una pratica clinica efficiente ed efficace con i pazienti adolescenti. Nei Paesi industrializzati (e sempre più anche nei Paesi in via di sviluppo) i tassi di natalità sono in costante declino, mentre i tassi di sopravvivenza infantile sono in crescita. Questo ha portato alla presenza oggi di quasi 2 miliardi di adolescenti nel mondo, l’86% dei quali nei Paesi in via di sviluppo. La salute degli adolescenti è intimamente legata alla salute della popolazione adulta, e quindi può portare a importanti ‘dividendi’ economici per le nazioni che sanno investire in questo ambito. In linea teorica quindi la situazione globale prefigura l’avvento di una possente forza-lavoro di giovane età e una conseguente crescita economica, eppure le cose non stanno andando esattamente così: perché? Negli ultimi 50 anni la salute infantile mondiale – sebbene permangano situazioni drammatiche – è migliorata decisamente più che quella adolescenziale. La mortalità dei bambini under 5 è calata dell’80% in numerose zone del mondo, mentre i tassi di mortalità negli adolescenti hanno subito modifiche poco rilevanti. Trascuratezza? L’adolescenza è centrale nelle agende sanitarie di molti Paesi in via di sviluppo, “Ma per avere un effetto decisivo ogni intervento dovrebbe impattare positivamente sulla vita quoti-


diana degli adolescenti con le loro famiglie e i loro coetanei, contestualizzando rischi e fattori protettivi a livello sociale”, spiega Russell M. Viner del­ l’Institute of Child Health dell’University College di Londra. “Gli interventi più efficaci sono probabilmente i cambiamenti strutturali che consentono agli adolescenti un accesso più agevole all’educazione e all’impiego e che riducono il rischio di lesioni da incidenti stradali. Un altro aspetto cruciale però è l’addestramento degli operatori e la capacità dei sistemi sanitari di rispondere ai bisogni specifici degli adolescenti”. I rischi maggiori per gli adolescenti derivano dai loro comportamenti: abuso di alcol e di sostanze, rischio elevato di malattie sessualmente trasmissibili. I tassi di mortalità variano molto a seconda delle zone del mondo prese in esame (nei Paesi in via di sviluppo sono quattro volte più elevati che nei Paesi industrializzati), ma le cause di morte principali sono nell’ordine le lesioni (in seguito a incidenti o auto-inflitte, come nel caso dei suicidi), le complicanze perinatali, le patologie infettive come HIV, meningite o tubercolosi, la malnutrizione e le patologie non trasmissibili. Per capire meglio le dimensioni del problema, le lesioni sono responsabili del 40% dei decessi nella fascia d’età 10-24 e meno del 10% nelle altre fasce d’età. Sottolinea Susan M. Sawyer del Murdoch Children’s Research

^^   Blum RW, Bastos FIPM, Kabiru CW, Le LC. Adolescent health in the 21st century. Lancet 2012; 379 doi: 10.1016/ S0140-6736(12)60407-3. ^^   Resnick MD, Catalano RF, Sawyer SM, Viner R, Patton GC. Seizing the opportunities of adolescent health. Lancet 2012; doi: 10.1016/ S0140-6736(12)60472-3. ^^   Sawyer SM, Afifi RA, Bearinger LH, Blakemore SJ et al. Adolescence: a foundation for future health. Lancet 2012; 379:1630-1640. ^^   Viner RM, Ozer EM, Denny S, Marmot M et al. Adolescence and the social determinants of health. Lancet 2012; 379: 1641-1652.

Primo piano / La stagione difficile

Institute di Melbourne: “La gran parte dei decessi di adolescenti in tutto il mondo è prevenibile e questo giustificherebbe una forte azione a livello globale per invertire la tendenza”. Nuovi determinanti della salute adolescenziale stanno emergendo: il marketing dei prodotti dannosi per la salute (tabacco, junk food troppo ricco di zuccheri, grassi e sale, bevande alcoliche, energy drinks) si rivolge sempre più precipuamente e aggressivamente al target dei teenager. Spiega ancora la Sawyer: “Come gli agenti patogeni di un’epidemia, i mass media sono vettori di stili di vita e prodotti commerciali che influenzano profondamente i comportamenti degli adolescenti a livello globale, con una pervasività mai vista prima nella storia”. Come correre ai ripari, oltre che con l’impegno delle organizzazioni sanitarie internazionali e nazionali? Con l’educazione, afferma con forza Sir Michael Marmot dell’University College di Londra: “Nei Paesi in via di sviluppo fino a un terzo degli studenti che dovrebbero frequentare le medie o i primi anni delle superiori non va a scuola, negli Usa o nei Paesi più avanzati della UE la proporzione è 1 su 25. Numerosi studi hanno dimostrato che la frequenza della scuola secondaria, e quindi una maggiore scolarizzazione degli adolescenti, aumenta salute e benessere, fa calare il tasso di gravidanze indesiderate, costruisce un più solido senso di responsabilità per i ragazzi stessi e per la società. E i dati ci dicono anche che gli adolescenti scolarizzati hanno anche figli con tassi di sopravvivenza  nettamente più elevati”. (df)

^^   Catalano RF, Fagan AA, Gavin LE et al. Worldwide application of prevention science in adolescent health. Lancet 2012; 379 DOI:10.1016/ S0140-6736(12)60238-4.

L’UNICEF: “Troppi adolescenti restano indietro” Secondo il rapporto UNICEF “Progress for Children. A Report Card on Adolescents” le necessità di molti, troppi adolescenti vengono trascurate. “Gli svantaggi imputabili alla povertà, all’appartenenza di genere o alla disabilità impediscono a milioni di adolescenti di realizzare il loro pieno diritto ad avere un’istruzione di qualità, a ottenere assistenza sanitaria, protezione e partecipazione”, dichiara il vicedirettore generale dell’UNICEF Geeta Rao Gupta. “Questo studio rafforza la nostra comprensione dei problemi che affliggono gli adolescenti più poveri e svantaggiati. È tempo di soddisfare i loro bisogni, non dobbiamo lasciarli indietro”. Il rapporto individua l’Africa subsahariana come il luogo più pericoloso in cui vivere per un adolescente. Il numero di ragazzi nella regione è ancora in crescita, e si prevede che entro il 2015 l’Africa registrerà il più alto numero di adolescenti al mondo. Però in Africa subsahariana appena metà dei bambini completa il ciclo della scuola primaria, e l’occupazione giovanile rimane bassa. L’UNICEF sottolinea l’urgenza di realizzare programmi e politiche a sostegno dei diritti di tutti gli adolescenti. L’adolescenza è una fase critica della vita in cui il giusto investimento può interrompere il ciclo della povertà e portare vantaggi economici, sociali e politici a adolescenti, comunità e nazioni. Gli adolescenti devono essere riconosciuti come veri agenti del cambiamento nelle loro comunità. Le politiche sociali, oltre a proteggere gli adolescenti e i bambini, dovrebbero anche fare leva sulla loro attitudine alla creatività, all’innovazione e all’energia per la risoluzione dei problemi che li riguardano. Scarica il rapporto “Progress for Children. A Report Card on Adolescents” http://goo.gl/o5hNv

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Primo piano / La stagione difficile

Teenager Oltre il 60% tra le 10 italiani: trascorre e le 11 ore seduto:

un’epidemia di queste, circa 4 a uno di sedentarietà davanti schermo, televisione o computer che sia

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Meglio un viaggio che andare in tv e… viva la Matematica

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Tra le sorprese positive, cresce la convinzione che il razzismo sia qualcosa di inaccettabile (73,7% del campione contro il 65,1% dello scorso anno), mentre fra i desideri dei ragazzi “fare un bel viaggio” supera nettamente “partecipare a una trasmissione televisiva”, che viene surclassato persino da “essere il primo della classe”. Sorpresa anche dalla scuola: la materia preferita risulta essere... la Matematica.

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na generazione seduta: ecco la fotografia che emerge dall’edizione 2011-2012 (la quindicesima) dell’indagine “Le abitudini e gli stili di vita degli adolescenti” della Società Italiana di Pediatria, che ha coinvolto un campione nazionale rappresentativo di 2081 studenti (1042 maschi e 1039 femmine) frequentanti la classe terza media. La causa principale di questa ‘epidemia’ di sedentarietà è il sommarsi del tempo trascorso davanti alla televisione a quello trascorso a navigare su internet, che dal 2008 è diventato un fenomeno di massa per gli adolescenti. Con l’aggravante che quest’anno la tv, dopo 4 anni di declino, sta tornando ad esercitare un certo fascino sugli adolescenti: per la prima volta da 3 anni a questa parte sono infatti di nuovo aumentati coloro che la guardano per più di 3 ore al giorno (dal 15,3 al 17,3%). Ma fiction e partite Gli adolescenti di calcio non si sostituiscono al PC e al web, che che dichiarano di aver fumato continua ad avere un trend in crescita. E così, se almeno una sigaretta alle 4 ore giornaliere trascorse davanti a uno schermo si sommano le 4 ore passate sui banchi di scuola (stima riduttiva), l’ora e mezza destinata a pranzo e cena e l’ora e mezza dedicata ai compiti, si L’età considerata giusta per il primo amore arriva presto alle oltre 10 ore seduti. E se meno di

32%

13 anni


ma preoccupa quello sul web Un dato positivo riguarda il bullismo. A dichiarare di aver assistito (qualche volta o spesso) ad atti di bullismo è il 54% del campione, contro il 61,5% registrato lo scorso anno e il 75% del 2008. C’è però una realtà sommersa costituita dal cyberbullismo, ovvero persecuzioni, offese e molestie perpetrate in Rete, soprattutto attraverso i social network: ne riferisce già il 43% degli adolescenti. “Il bullismo ‘elettronico’ permette un maggiore anonimato del bullismo diretto o di quello indiretto di tipo sociale, anonimato che può far diminu-

ire il senso di responsabilità da parte di chi agisce, permettendo l’azione prevaricante anche da parte di soggetti che nella conflittualità sociale diretta non troverebbero la forza di agire”, commenta Luca Bernardo, Consigliere nazionale SIP ed esperto di disagio giovanile. “Il cyberbullismo inoltre può essere maggiormente nascosto al mondo degli adulti, a causa di una generale maggiore competenza informatica e tecnologica dei ragazzi rispetto ai genitori o agli adulti in genere e alla scarsa possibilità di controllare le comunicazioni inviate tra-

1 adolescente su 5 segue il tradizionale suggerimento dei pediatri di non superare le 2 ore al giorno tra tv e computer, circa il 40% (44% nelle femmine) oltre alle 2 ore (lorde) di Educazione fisica previste dal­l’orario scolastico o non pratica alcuna attività sportiva o pratica sport per meno di 2 ore alla settimana, come risulta da un approfondimento su adolescenti e sport che la SIP ha realizzato in collaborazione con la Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI). “Questi dati ci preoccupano non poco”, afferma il Presidente SIP Alberto G. Ugazio. “La sedentarietà, come è noto, è un determinante importante del­ l’obesità, quindi della sindrome metabolica come fattore predisponente delle principali malattie cardiovascolari degenerative e tumorali dell’adulto e dell’anziano. D’altro canto non bastano certo le 2 ore a settimane di sport per recuperare le tante ore passate seduti. Ulteriore conferma degli stili di vita errati è il fatto che il mezzo utilizzato più frequentemente per andare a scuola è l’auto, utilizzata nel  43,1% dei casi”.

mite internet o tramite cellulare. Il cyberbullismo consente al bullo di diventare un ‘eroe multimediale’ e fa sì che la vittima non rimanga vittima una sola volta, ma diventi la vittima catturata dall’infinito spazio virtuale; e l’immagine (fotografia, film, etc.) che riprende la violenza subita (verbale, fisica) viene immortalata e resa intangibile nello spazio virtuale. Ciò comporta che il disagio della vittima aumenti in modo esponenziale: il silenzio, l’esclusione, il senso di impotenza, la mortificazione, la vergogna, il timore del giudizio degli altri che connotano ogni vittima di bullismo diventano spesso insostenibili quando si è alla mercé di un atto di cyberbullismo”.

“Rinunciaci tu!” Dovendo rinunciare per forza – per un mese – a telefonino, computer o televisione, la maggioranza rinuncerebbe alla tv (47,1%) rispetto al computer (27,7%) e al telefonino (23,9%). “Al di là di come sono distribuite le risposte”, sottolinea il curatore dell’indagine Maurizio Tucci, “mi ha colpito l’alto numero di ragazzi e ragazze che non rispondendo alla domanda (o anche rispondendo) hanno aggiunto sul questionario a penna frasi del tipo: “Non posso rinunciare a niente”, “Non rinuncerei a niente” o più colorite, come “Fossi pazzo” o “Rinunciaci tu!”. Una conferma di quanto sostiene Costantino Gilardi, psicologo domenicano grande conoscitore dell’adolescenza, che indica che una delle maggiori criticità della nostra società – che così ha abituato le nuove generazioni – è rappresentata dall’incapacità alla rinuncia, sulla quale si dovrebbe invece fondare l’essenza dell’uomo”.

Primo piano / La stagione difficile

Cala il bullismo ‘classico’,

Nottambuli anche se c’è scuola Più di metà del campione va a letto ben oltre “Carosello” – tra le 11 e mezzanotte – anche se il giorno dopo si va a scuola. I baby nottambuli le ore notturne le trascorrono davanti alla tv o, molto più spesso, navigando su internet indisturbati, nella propria camera da letto. Il 68%, infatti, ha il PC in camera da letto e il 61% la tv; il 45% li ha entrambi. “Andare a dormire troppo tardi”, spiega Giovanni Corsello, vicepresidente SIP, “altera il ritmo sonnoveglia necessario all’equilibrio metabolico del sistema nervoso centrale con conseguenze negative non solo sulle modalità cognitive ma anche sull’equilibrio psicologico, perché rende più fragili dal punto di vista emotivo, esponendo i ragazzi a fonti di ansia e stress che poi si traducono in maggiore ansia e nervosismo durante il giorno, nei rapporti con gli altri”.

34,7%

Le adolescenti che hanno seguito almeno una volta una dieta “fai da te”

50%

Gli adolescenti che regolarmente non fanno colazione

67,6%

I ragazzi che preferiscono la pizzeria a McDonald’s

Pediatria numero 5 - maggio 2012

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P

oco conosciuti e sottovalutati dalle famiglie e dai medici, i disturbi psichiatrici dell’età evolutiva – comportamenti violenti e asociali, condotte rischiose, dipendenze da alcool e droghe, disturbi dell’umore – sono in aumento e riguardano il 10-15% degli adolescenti. Eppure basterebbe riconoscere precocemente i segnali d’allarme e intervenire prima possibile per evitare guai importanti. “Il disagio adolescenziale è una fase quasi fisiologica dello sviluppo, una tappa del processo evolutivo che può manifestarsi in vari modi”, spiega Paolo Curatolo, Direttore dell’Unità di Neuropsichiatria infantile al Policlinico Universitario Tor Vergata di Roma. “Ci sono adolescenti che internalizzano i disagi, altri che li esternalizzano: prevedere e riconoscere i segni del disagio permette ai genitori e allo specialista di intervenire limitando il danno”. Facile irritabilità, cambiamenti repentini dell’umore, isolamento, perdita di interessi, scarsa tolleranza alle frustrazioni sono campanelli d’allarme che devono indurre la famiglia a vigilare, a mettersi in ascolto, a ridurre per quanto possibile eventuali fattori ambientali di rischio creando attorno al ragazzo un ambiente protettivo che faciliti il cambiamento evolutivo. Tra i fattori di rischio rientra il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), che negli Stati Uniti e in Europa interessa circa il 3-5% della popolazione pediatrica in età scolare e che in un terzo dei casi tende ad aggravarsi e a complicarsi. “Diversi studi recenti dimostrano che è molto alta la percentuale di soggetti con disturbi psichiatrici che hanno avuto una pregressa ADHD”, sottolinea Curatolo. “Sappiamo che di questi bambini 1/3 migliora, 1/3 mantiene il disturbo e 1/3 peggiora al punto che va incontro a problemi psichiatrici nell’età giovanile tre volte più di chi non soffre di ADHD”. Il contesto sociale, la famiglia, la scuola hanno senz’altro un ruolo, ma da soli non bastano a spiegare l’instaurarsi di disturbi dei quali fino ad oggi è sta-

Le neuroscienze pediatriche superano la tesi del contesto ambientale per dare dei disturbi psichiatrici una lettura genetica e biologica

ta data una lettura unicamente psicosociale. “In anni recenti”, aggiunge Curatolo, “lo sviluppo delle neuroscienze pediatriche ha permesso di capire che queste manifestazioni hanno anche una causa organica. In questi soggetti c’è una predisposizione genetica, per questo anche il contesto famiglia va riletto e studiato in chiave biologica. È presente inoltre, visualizzabile con Risonanza Magnetica Cerebrale, una ritardata maturazione del lobo frontale. Di solito intervenire precocemente aiuta questi ragazzi a recuperare, a superare il disagio e a non cadere vittime di patologie psichiatriche più gravi: il sostegno della famiAllertare i genitori glia è fondamentale, ma Ci sono situazioni e circostanze di criticità nelle quali la famiglia deve ad esso bisogna associaporre particolare attenzione al comportamento dell’adolescente: re il supporto neuropsi„„se ha difficoltà ad ottenere buoni risultati a scuola pur essendo chiatrico, il solo in gradi intelligenza normale oppure ha un brusco calo del rendimento do di attuare e insegnare scolastico agli stessi genitori stra„„quando viene escluso dal gruppo dei coetanei a scuola tegie educative orientate „„in tutti i momenti di cambiamento (scolastico, famigliare, ambientale) al premio, perché un da„„quando tende a frequentare persone disfunzionali alla sua età, to è certo: punire questi ad esempio ragazzi più grandi ragazzi è assolutamente „„quando inizia a fumare o a bere molto e quando si allontana troppo controproducente e ridai comportamenti adeguati alla sua età.  schioso”.

Primo piano / La stagione difficile

Disturbi adolescenziali: colpa dei geni?

^^   Arcos-Burgos M, Vélez JI, Solomon BD, Muenke M. A common genetic network underlies substance use disorders and disruptive or externalizing disorders. Hum Genet 2012; 131(6):917-29. ^^   Håvik B, Degenhardt FA, Johansson S et al. DCLK1 Variants Are Associated across Schizophrenia and Attention Deficit/ Hyperactivity Disorder. PLoS One 2012; 7(4):e35424.

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La politica

A quasi un anno dalla sua istituzione, l’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza è ancora impossibilitata ad agire concretamente: l’ennesima occasione perduta?

Intervista a Vincenzo Spadafora

I bambini,

cittadini di oggi,

non di domani

G

randi speranze e un diffuso senso d’orgoglio nazionale avevano accompagnato nell’estate 2011 l’istituzione bipartisan (e votata praticamente all’unanimità sia da Camera che da Senato) di un’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza con la Legge 112. Plauso generale anche per la nomina di Vincenzo Spadafora, che è stato il più giovane Presidente nella storia dell’UNICEF, sia in Italia sia nel mondo, che si è sempre battuto per i diritti dei bambini (con un occhio di riguardo a coloro che soffrono, ai più vulnerabili) e che ha contribuito in modo importante all’approvazione del Piano Nazionale dell’Infanzia. Ma ancora oggi, a quasi un anno di distanza e a dispetto delle dichiarazioni di facciata, non è stata ancora trovata una sede per l’Autorità e Spadafora ha dovuto finora provvedere con mezzi propri alle esigenze organizzative e lavorative di vario genere.


Visti i problemi, si è mai pentito di aver lasciato la presidenza di UNICEF Italia? La storia dell’UNICEF degli ultimi anni è stata anche la

La politica

L’istituzione di un Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza sin dal primo momento era sembrata il sintomo di una svolta culturale. La situazione di stand-by che la neonata figura sta già attraversando dopo pochi mesi deve farci pensare che in realtà questa svolta non ci sia ancora stata? È vero, non si può negare. L’impossibilità dopo tutti questi mesi di veder ancora approvato il nostro regolamento ci impedisce di lavorare. Molto semplicemente l’accesso ai fondi stanziati ci è ancora precluso. E dispiace soprattutto per le centinaia di richieste che già sono arrivate all’Authority, sia dalle associazioni che direttamente dalle famiglie. Spero vivamente che questa situazione si sblocchi, così da poter mettere il nostro ufficio nelle condizioni di lavorare quanto prima.

mia storia. L’UNICEF ha praticamente sempre fatto parte della mia vita. Ma questa avventura a capo dell’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza è un’occasione talmente importante per i giovani del nostro Paese che non posso e non voglio avere ripensamenti, anche in questi primi momenti di difficoltà. Quale impatto positivo potrebbe invece avere un Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza

Quali sono i poteri dell’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza? Questa nuova autorità amministrativa indipendente, già esistente in altri Paesi europei (Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Norvegia, Portogallo, Spagna e Svezia), è un organo monocratico, con poteri autonomi di organizzazione, indipendenza amministrativa e senza vincoli di subordinazione gerarchica rispetto all’esecutivo. Il titolare è nominato d’intesa dai presidenti della Camera e del Senato, dura in carica quattro anni e il suo mandato è rinnovabile una sola volta. Il Garante esprime pareri sui disegni di legge e sugli atti normativi del Governo in tema di tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, segnala alla procura della Repubblica presso il tribunale per i minorenni situazioni di disagio di minori, e alla procura della Repubblica competente eventuali abusi. Può richiedere alle pubbliche amministrazioni nonché a qualsiasi soggetto pubblico informazioni rilevanti ai fini della tutela dei minori e anche accedere alle strutture pubbliche ove siano presenti minori. Può anche effettuare visite agli istituti di pena per i minorenni. Il Garante segnala al Governo, alle regioni o agli enti locali e territoriali, tutte le iniziative opportune per assicurare la piena promozione e tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, con particolare riferimento al diritto alla famiglia, all’educazione, all’istruzione, alla salute. Consulta la Legge 112/2011: http://goo.gl/3EoTj

(con i mezzi necessari ad agire) nell’Italia di oggi? Un impatto fondamentale. Basti pensare alla presentazione del nostro Rapporto al Parlamento, un’indagine da noi commissionata che ci ha raccontato che gli italiani sanno che esistono leggi a tutela dei diritti dei minori, ma quasi nessuno pensa alle istituzioni come punto di riferimento per la tutela dei più giovani. Vengono prima le associazioni, le parrocchie e le forze dell’ordine. C’è quindi molto da fare in questo senso ed è questa la vera sfida dell’Authority. Come impatta la crisi economica sull’infanzia? La crisi, purtroppo, la stanno pagando anche i più giovani. Se era inevitabile all’inizio, ora però serve che tutti insieme, istituzioni innanzitutto, ci si renda conto che non si può non mettere al centro della ripresa i bambini e gli adolescenti. Ricordandoci, perché sembra essercene sempre bisogno, che prima di essere cittadini di domani le persone di minore età lo sono già oggi, cittadini. Come deve cambiare l’approccio verso i minori stranieri? Una riforma della cittadinanza può aiutare? Il tema della cittadinanza, tanto caro anche al Presidente

Napolitano, va affrontato quanto prima e con un approccio positivo che deve pensare innanzitutto ai diritti di tutti quei bambini che arrivano nel nostro Paese e che, in molti casi, sono meno tutelati dei loro coetanei italiani. Va cambiato l’approccio nei confronti dei minori, perché sono sempre i più piccoli ad insegnare a noi adulti che le differenze le vediamo solamente noi. I pediatri possono rappresentare un interlocutore importante per il Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza? Perché, e per fare cosa? Senza dubbio il ruolo dei pediatri oggi è importante, fondamentale. La vita frenetica delle famiglie italiane, sempre costrette a correre soprattutto quando i figli sono più di uno, può mettere i genitori in condizione di non riuscire ad avere sempre sotto controllo la salute dei propri figli. Senza colpe di sorta, ma a causa della frenesia della vita di oggi. I medici in questo senso, con i loro consigli e le loro cure, aiutano in maniera decisiva le coppie che oggi in Italia hanno sempre più bisogno di non essere lasciate sole. Ecco che anche i pediatri quindi rappresentano per l’Authority un’interlocuzione necessaria. (df) 

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La politica

Intervista a Walter Ricciardi

Il pediatra non è solo il medico dei bambini

N

ell’attuale scenario socio-economico, la sostenibilità sembra essere diventato il concetto-chiave del­ l’assistenza sanitaria. Ce lo conferma Walter Ricciardi, Professore Ordinario di Igiene presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica Sacro Cuore di Roma e fondatore dell’Osservatorio Nazionale per la Salute nelle Regioni Italiane. “Nell’attuale scenario socio-economico la sostenibilità del nostro sistema sanitario rappresenta il principale obiettivo da perseguire da parte dei decisori e degli attori che governano la domanda e l’offerta dei servizi per la tutela della salute dei cittadini. La sostenibilità dei servizi è, giorno dopo giorno, messa a maggior rischio dall’aumento incontrollato della domanda e dei bisogni – dovuto all’invecchiamento della popolazione, all’insorgenza di nuove malattie e alla crescente innovazione tecnologica – nonostante gli sforzi economici volti ad aumentare le risorse a disposizione. Ed è bene dire che questo vale per tutti i sistemi sanitari dei Paesi sviluppati, non solo per il nostro. Rendere l’assistenza sanitaria sostenibile non significa fare tagli trasversali alle varie voci di spesa del budget destinato alla Sanità, bensì andare a ridurre gli sprechi e la gestione inappropriata delle risorse al fine di garantire a tutti, senza eccezioni, un servizio di qualità per tutelare quello che è il bene più prezioso di cui disponiamo, la nostra salute. In molti Paesi tra cui il nostro, difatti, sono documentate situazioni di significative disuguaglianze di salute nei diversi gruppi socioeconomici, a discapito quasi sempre delle fasce più deboli, a causa di modelli di allocazione delle risorse che non riescono più a rispondere alle odierne esigenze di efficacia, efficienza ed equità”.

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La ricerca della sostenibilità mediante la riduzione della spesa è un male necessario o un potenziale stimolo riformatore? Se il sistema, fino ad oggi, avesse garantito alla cittadinanza un’erogazione dei servizi costosa ma appropriata e senza sprechi, si sarebbe potuto parlare di male necessario, nel senso di una razionalizzazione degli

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Oggi che l’assistenza sanitaria deve sempre fare i conti con la sostenibilità, si fa più forte la consapevolezza che investire sulla salute materno-infantile è investire nel futuro del Paese

obiettivi da raggiungere con un minor dispendio di risorse nel contesto della crisi globale. Invece il nostro sistema sanitario ha la peculiarità, universalmente riconosciuta, di raggiungere alti risultati in termini di outcome di salute nonostante vaste zone grigie dove l’inappropriatezza e gli sprechi condizionano il rapporto tra risorse impiegate e risultato. Basti ricordare che ormai più del 70% di un budget regionale è destinato in media alla sanità ed ai servizi socio-assistenziali. Ricercare la sostenibilità del nostro Servizio Sanitario Nazionale, in questo preciso momento storico, può significare veramente puntare sul migliore volano di sviluppo possibile per tutto il sistema Paese. Per questo, mai

come in questo caso, la parola crisi va letta nel suo ambivalente significato di pericolo/opportunità. In questo quadro, perché la salute materno-infantile diventa sempre più strategica? La salute materno-infantile rappresenta un’area prioritaria della salute pubblica non solo perché la gravidanza, il parto ed il puerperio in Italia sono la prima causa di ricovero per le donne, ma anche e soprattutto perché gli indicatori che servono a monitorarne la qualità sono, a livello internazionale, tra i migliori per valutare la qualità e la performance di tutta l’assistenza sanitaria di un Paese. Curare e vegliare sulla vita nascente è una sfida


che richiede grande responsabilità e competenza da parte dei medici e dei professionisti sanitari, anche perché investire nella salute materno-infantile significa investire nel futuro del nostro Paese. Anche per questo è ormai diffusa la consapevolezza che il pediatra, ambulatoriale od ospedaliero, non sia solo il medico dei bambini, ma costituisca un nodo imprescindibile nella rete regionale di valori, culture, persone ed organizzazioni a cui si richiede di essere sempre più competenti sui temi dell’infanzia e dell’adolescenza. Come deve cambiare la professione medica per adeguarsi a questi mutamenti di prospettiva?

La Medicina moderna ha fatto nel corso dei secoli e ancor più repentinamente nell’ultimo trentennio progressi straordinari. L’aumento esponenziale delle dinamiche di complessità delle aziende sanitarie richiede una crescita personale e professionale dalla quale un buon professionista della salute non può assolutamente prescindere. Oggigiorno, ogni medico deve essere manager di se stesso, manager del suo tempo e delle sue risorse materiali ed immateriali, manager del proprio gruppo di lavoro e manager del contesto e dell’azienda dove lavora. L’adeguata comprensione della cultura manageriale e della leadership risulta ancora, troppo spesso, lontana dal

percorso formativo di molti medici. Dura a morire è infatti l’errata percezione di molti neolaureati in Medicina e Chirurgia della dicotomia tra l’essere un clinico, focalizzato sul paziente, e l’essere gestore del budget destinato alla copertura dei costi dell’assistenza. Eppure, il solo fatto che il clinico operi in un contesto di risorse definite dovrebbe far capire che egli deve saperle anche amministrare per effettuare scelte non solo efficaci, ma soprattutto efficienti. Di cosa si occupa la Società Italiana Medici Manager? La Società Italiana Medici Manager (SIMM) nasce nel 2006 dalla stretta collaborazione con la British Association of Medical

La politica

Managers (BAMM) e con l’American College of Physician Executives (ACPE) per promuovere, sviluppare e consolidare anche in Italia il ruolo e la funzione manageriale nella professione medica. Nella ‘vision’ della SIMM, il professionista sanitario – in primis, il medico – arricchisce il patrimonio personale di conoscenze cliniche e di esperienze relazionali, accumulato negli anni di studio e di pratica assistenziale, con strumenti di managerialità e gestione delle risorse che lo portano a guidare la parte di rete assistenziale di sua competenza in maniera scientificamente orientata e non discrezionale. Per questo per SIMM è strategicamente importante la partnership con le altre società scientifiche, per creare quel network e quella cultura di sistema che possa inserire le competenze e le conoscenze di ognuno in una rete che punti alla creazione di un valore maggiore e condiviso. In particolare SIMM è lieta di collaborare con la Società Italiana di Pediatria (SIP) proprio per l’estrema concretezza con cui insieme sono stati pensati, costruiti e poi condivisi progetti come il primo Libro Bianco “La salute dei bambini”, un’opera che nasce con lo scopo di analizzare in maniera uniforme ed aggiornata la molteplicità di tematiche che gravitano attorno alla salute ed all’assistenza del bambino e dell’adolescente con dati validi e confrontabili tra le realtà regionali italiane. (df) 

http://twitter.com/#!/ Medici_Manager Il profilo della Società Italiana Medici Manager (SIMM)

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Attualità

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alle arti marziali un aiuto ai bambini pazienti oncologici o affetti da patologie croniche per affrontare e gestire al meglio la quotidianità. L’iniziativa nasce da una partnership tra l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù e “Kids Kicking Cancer”, organizzazione no profit nata nel 1999 negli Stati Uniti che dalla sua fondazione a oggi ha assistito oltre 5mila bambini, collaborando con i principali ospedali degli Usa e del Canada. L’Italia è il primo Paese in Europa in cui l’associazione ha avviato la propria attività, inaugurando una sede nazionale ed avviando un primo progetto pilota. “Quando ad ammalarsi è un bambino piuttosto che un adulto, riuscire a garantirgli una vita il più possibile normale aiutandolo ad accettare la malattia, incoraggiandolo e motivandolo diventa importante come individuare il trattamento migliore cui sottoporlo. Per questo l’Ospedale ha accolto con favore l’iniziativa”, spiegano dal Bambino Gesù. Il progetto coinvolge nella sua fase iniziale 15 bambini e ragazzi del reparto di Onco-ematologia, ma l’iniziativa si allargherà anche ai piccoli affetti da fibrosi cistica e da altre patologie croniche. All’interno di un ambiente sicuro e controllato come quello

Primo progetto europeo del Kids Kicking Cancer all’Ospedale Bambino Gesù di Roma

Il karate

in soccorso dei piccoli pazienti oncologici

dell’Ospedale, supportati dai professionisti del Bambino Gesù, gli istruttori di “Kids Kicking Cancer” affiancano i piccoli pazienti sia nella degenza sia nella riabilitazione extra-ospedaliera, promuovendo lezioni e corsi pratici per allenare il corpo, ma soprattutto la mente, attraverso l’insegnamento di semplici tecniche di arti marziali. In questo modo i piccoli pazienti vengono aiutati a gestire il dolore, affrontare le cure e la terapia, a migliorare l’approccio psicologico ed emotivo nei confronti della malattia. “La filosofia di questo approccio è racchiusa in tre parole: Power, la forza, Peace, la consapevolezza della propria forza, Purpose, la missione finale che consiste nel far sì che i bambini diventino ambasciatori dell’approccio KKC nel mondo insegnando agli altri le tecniche apprese”, racconta Rabbi Elimelech Goldeberg, cintura nera di karate nonché professore di Pediatria alla Wayne State University School of Medicine, che ha fondato “Kids Kicking Cancer” dopo aver perso una bambina all’età di due anni a causa della leucemia. “L’eliminazione del dolore da tutte le procedure assistenziali che coinvolgono i bambini rappresenta uno standard proprio dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù”, sottolinea Massimiliano Raponi, Direttore Sanitario della struttura romana, “e sul fronte dell’accoglienza e del miglioramento della qualità della vita dei nostri piccoli pazienti siamo quotidianamente impegnati a trovare nuove opportunità di miglioramento”. “L’Oncologia pediatrica ha raggiunto risultati straordinari in termini di percentuale di guarigione, riuscendo a eradicare la patologia tumorale ormai in più del 75% dei bambini che si ammalano”, sostiene Franco Locatelli, Direttore del Dipartimento di Onco-ematologia pediatrica del Bambino Gesù. “Curare, tuttavia, vuol dire prendersi cura a 360° del benessere psicofisico dei pazienti e della loro famiglia e iniziative come queste contribuiscono a migliorare la qualità di vita dei piccoli, il loro contatto con le attività ludico-sportive e a canalizzare positivamente le tensioni legate al  percorso di diagnosi e cura”.

http://twitter. com/#!/Breathbrake Il profilo di “Kids Kicking Cancer”

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Attualità

Protetti dal sole sì, ma come?

C

ome ogni anno con l’avvicinarsi della stagione estiva i mass media iniziano a diffondere i consigli per una corretta esposizione alla luce solare di adulti e bambini che da più parti – più o meno correttamente e più o meno autorevolmente – vengono stilati. I pediatri non fanno eccezione, e doverosamente si impegnano a dare buoni consigli alle famiglie per una piacevole e sicura vacanza al mare o in montagna: non dimenticare mai creme solari ad alta protezione, cappellino e occhiali da sole, una pomata per eventuali scottature e un collirio. Del resto è ben noto che una esposizione troppo prolungata ai raggi ultravioletti (UV) può portare a una serie di danni all’epidermide, dalla semplice scottatura ai tumori, e quindi proteggersi e proteggere i bambini con creme e filtri solari è assolutamente essenziale e può rappresentare una forma di prevenzione del cancro altamente costo-efficace. Ma quanti pediatri scendono in particolari quando dispensano questo tipo di consigli ai familiari dei loro piccoli pazienti? Per esempio, cosa suggerire sulle modalità di applicazione delle creme soEsposizione ai raggi lari e sulle quantità? Per la misurazione dei fattori solari concentrata nei di protezione solare (sun protection factors, SPFs) primi 19 anni di vita la quantità standard di crema applicata che viene presa in considerazione dalle autorità di controllo UE è 2 mg/cm². Numerosi studi però hanno dimoGli studi dimostrano strato che le persone tendono ad applicare una che le scottature solari quantità di crema solare molto inferiore a questa durante l’infanzia (in media tra 0,5 e 0,75 mg/cm²), e poiché esiste possono raddoppiare il rischio di tumore una correlazione diretta dimostrata in letteratura cutaneo tra quantità di crema solare applicata e quantità di SPF, la protezione dalla luce solare tende ad essere meno efficace di quanto crediamo. Applicare una quantità congrua di crema, in modo da raggiunDiminuzione gere effettivamente il fattore di protezione solare del rischio di NMSC (Non-Melanoma Skin indicato sulla confezione e quindi avere una effetCancer) con uso tiva protezione dai danni all’epidermide è essenregolare di filtri solari ziale, non solo per i soggetti con fotodermatosi, durante i primi 18 anni di vita fotoallergie, fotosensibilizzazione da farmaci o

>50% x2

-78%

Col ritorno dell’estate è importante consigliare alle famiglie non solo di proteggere la pelle con creme e filtri solari, ma di farlo in modo corretto

immunosoppressione o per i bambini più piccoli, ma per tutti. Studi effettuati mediante la innovativa tecnica di imaging denominata spettroscopia IR a trasformata di Fourier (FT-IR) in vivo hanno permesso di testare le performance di protezione di differenti quantità di crema solare (rispettivamente 0,5, 1 e 2 mg/cm²). È emerso con chiarezza che solo nel caso di un’applicazione di 2 mg/cm² si ha una protezione dell’epidermide pressoché totale. Con 1 mg/cm² si ottiene una protezione decisamente inferiore seppur comunque accettabile, ma ‘a macchia di leopardo’, con aree di epidermide poco o per nulla protette. Con quantità inferiori di crema applicata la protezione è largamente insufficiente o del tutto assente. Se si mette a confronto poi la modalità di applicazione delle creme solari, si scopre che esiste una grande differenza di performance tra un’unica applicazione di crema SPF 50+ e due applicazioni. Quindi l’approccio “applicazioni ripetute di crema” dovrebbe essere quello consigliato ai piccoli pazienti e ai loro familiari, proprio alla luce della tendenza a lesinare i prodotti per la protezione so lare illustrata precedentemente.

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Pianeta SIP

Mamme e pediatri sul web Un nuovo portale web diviso per fasce di età e strutturato a specchio, con sezioni dedicate al bambino e altre rivolte alla mamma, per sottolineare come la crescita sia un percorso da affrontare insieme

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l questionario “Mamma quanti dubbi” su Facebook, che ha coinvolto circa 500 mamme di tutta Italia, ha rivelato che pediatra e internet sono le due fonti a cui le mamme si rivolgono più spesso quando vogliono informarsi sulla salute del proprio figlio. Al pediatra si rivolge circa il 66% delle mamme, mentre la percentuale di coloro che si rivolgono al web è il 60%. Ma il vero picco di preferenze si raggiunge quando queste due fonti di informazione si combinano insieme: una larga maggioranza di mamme, 3 su 4, ritiene infatti la possibilità di interagire con uno specialista via web, forum o chat, lo strumento online migliore per avere informazioni chiare e autorevoli sulla protezione e la cura del proprio bambino. Questi e altri risultati del questionario sono stati il punto di partenza da cui è nato il portale “Crescere Protetti”, sviluppato con la consulenza scientifica della Società Italiana di Pediatria e della SItI (Società Italiana di Igiene). Molteplici sono le tematiche affrontate nel portale, per cercare di coprire tutti gli aspetti che riguardano la cura e la protezione del neonato e il benessere della neo-mamma: il sonno del bebè, l’allattamento, l’igiene, la cura del seno, i servizi e i corsi per la mamma, la riscoperta della vita di coppia e come affrontare il ritorno alla vita lavorativa. Un’informazione online di qualità, sviluppata nel rispetto dello standard HON – Health on the net. Tutti i temi medici sono stati trattati da pediatri della SIP. I pediatri che fanno parte della task force di “Crescere Protetti”, oltre a garantire una risposta tempestiva alle mamme nel giro di 48 ore sulle tematiche generaliste, interverranno anche a rotazione ogni mese durante sessioni di chat live, in cui verranno affrontati gli argomenti più interessanti segnalati dalle mamme stesse. “Il pediatra resta la figura più autorevole a cui rivolgersi per avere i consigli più appropriati sulla crescita e la protezione del proprio bambino”, commenta Alberto G. Ugazio, presidente SIP. “Il web 2.0 è un’ottima opportunità per migliorare ulteriormente il rapporto mammapediatra: offre a quest’ultimo nuovi canali di comunicazione da percorrere e padroneggiare al meglio, per riuscire a essere nello stesso tempo divulgativi, ma senza perdere di vista la correttezza scientifica dei contenuti. La SIP ha sposato pienamente questo progetto perché è un utile strumento per aiuta-

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Ricordo di Dino Gaburro Professore Emerito della Clinica Pediatrica dell’Università di Verona, è stato presidente SIP dal 1982 al 1985

È sempre un compito triste, ma anche un grande onore, commemorare il proprio Maestro. E Dino Gaburro è stato un Maestro speciale perché profondo conoscitore del bambino e delle sue malattie e perché ci ha sempre fatto vedere che le conoscenze scientifiche da sole non ci facevano pediatri. La comunità pediatrica italiana ha chiesto al professore di essere prima Presidente della SIPPS e poi della SIP. Prima a Padova con Giancarlo Bentivoglio, poi a Ferrara e per un lungo periodo a Verona, Dino Gaburro ha fatto crescere moltissimi allievi che si sentono tutti appartenenti alla sua Scuola, indipendentemente dal fatto che siano rimasti nel mondo accademico o che abbiano svolto la loro attività in ambiente ospedaliero o sul territorio. A nome di tutti gli allievi, Luciano Tatò e Attilio Boner

re le mamme nel loro ruolo al tempo stesso bellissimo e impegnativo, nonché una piattaforma di dialogo e confronto tra loro e i pediatri”. Uno tra i temi emersi dal questionario e che sarà affrontato all’interno del portale www.crescereprotetti. it dagli specialisti della SItI è l’igiene del proprio bambino. Per 3 mamme su 4 igiene è sinonimo di salute. “Raggiungere e mantenere un appropriato livello di igiene consente alla mamma e al proprio bambino di affrontare tutti gli aspetti della vita quotidiana senza ansie eccessive”, spiega Carlo Signorelli, membro della SItI. “È bene che una mamma conosca la differenza tra pulire e igienizzare, e venga messa al corrente, senza estremizzazioni, di tutte quelle situazioni in cui è necessaria una più completa protezione da germi e batteri che solo l’igienizzazione è in grado di assicurare”. La campagna “Crescere Protetti” è un progetto educazionale che prevede, oltre al lancio del portale, che sarà costantemente aggiornato e arricchito da nuovi contenuti, anche la distribuzione di materiale informativo all’interno degli studi pediatrici. L’obiettivo ambizioso è quello di divenire il punto di riferimento per tutte le mamme italiane, offrendo loro un costante supporto in tutti gli aspetti che riguardano la cura e la protezione del loro bambino. Il progetto è realizzato grazie al con tributo incondizionato di Napisan-Dettol.


Una rete per il follow-up

dei neonati piccoli

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Maria Teresa Gaetti

Past President SIP Marche

ell’ambito della Sezione Regionale SIP Marche è stato costituito nel 2008 il Gruppo di studio di Endocrinologia Pediatrica, che ha dato vita alla Rete Endocrinologica Pediatrica Marchigiana. Il lavoro del Gruppo è rivolto a promuovere l’interesse tra i colleghi per questa branca della Pediatria, a standardizzare e condividere linee-guida comuni e aggiornate e a definire percorsi clinico-assistenziali integrati tra il territorio e l’ospedale. Il Gruppo ha messo a punto un progetto di Rete Assistenziale per il follow-up auxologico ed endocrinologico del Neonato Piccolo per Età Gestazionale (SGA) e per la classificazione auxologica e il monitoraggio delle complicanze a breve e a lungo termine. Per individuare la prevalenza degli SGA nel territorio marchigiano da inserire nel follow-up, la Rete ha svolto un’indagine conosci-

tiva sui nati nel 2009 e 2010 con l’obiettivo di individuare il numero di nati con peso e/o lunghezza <3° percentile (tabelle di Gagliardi). Il dato emerso è che, nelle Marche, i nati SGA sono stati l’1,9% nel 2009 e l’1,6% nel 2010: una popolazione inferiore a quella riportata in letteratura. Questo è un dato importante perché significa che ogni anno in questa Regione solo un piccolo numero di bambini SGA dovrebbe presentare problemi di catch-up growth. Il follow-up prevede il sistematico controllo dei parametri antropometrici: misura del peso, della lunghezza e della circonferenza cranica ogni 3 mesi nel primo anno di vita (parametri auxologici corretti per età gestazionale) e ogni 6 mesi successivamente, quindi l’identificazione dei bambini che non hanno avuto catch-up growth entro i 2 anni. Se permane scarsa crescita dopo i 2 anni, vanno effettuati gli accertamenti specifici. Ma le attività del Gruppo non si limitano a questo importante progetto. Nel 2011 è iniziato il lavoro dell’Osservatorio delle Tiroiditi Giovanili con l’obiettivo di individuare l’incidenza della patologia tiroidea nella Regione, valutare se si è verificato un anticipo nell’età di esordio, seguire l’evoluzione clinica, individuare eventuali fattori predittivi all’esordio. Nel 2012 si prevede l’avvio del Registro clinico regionale della Sindrome di  Turner.

Regioni

Marche


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sce “Urgenza nelle malattie rare genetico-metaboliche. Un supporto per il personale medico ed infermieristico” (Edizioni Controvento), un volume (e dvd) curato da Generoso Andria, Daniela Melis, Lucia Santoro e Angelo Selicorni con la collaborazione di altri 25 pediatri italiani per conto della Società Italiana di Malattie Genetiche e Disabilità Congenite (SIMGePeD). Grazie al Gruppo Recordati sarà distribuito gratuitamente in modo capillare nelle oltre 770 unità di Pronto Soccorso in tutta Italia. Si stima che oltre il 50% delle malattie rare – circa 8.000 – interessi oggi l’età pediatrica e che almeno l’80% di esse abbia base genetica. Ciò dimostra come sia importante garantire ad adulti e bambini affetti da malattie rare un accesso sicuro al Pronto Soccorso per problematiche urgenti, riducendo il rischio di sopravvalutazione e sottovalutazione del problema. L’intenzione dichiarata degli autori del libro è di aiutare in primo luogo il personale del Pronto Soccorso, ma anche i pediatri di famiglia e i medici di Medicina generale ad affrontare la gestione di un ampio gruppo di malati rari affetti da sindromi malformative complesse o da patologie metaboliche. La documentazione si propone come uno strumento di consultazione rapida, immediata e concreta, che permetta a chi accoglie il paziente di valutare in tempo molto breve se la sintomatologia può essere l’espressione di complicanze o, al contrario, è da riferirsi ad un comune problema pediatrico. Angelo Selicorni, Presidente SIMGePeD, spiega: “La nostra Società scientifica, parte della grande famiglia della Società Italiana di Pediatria, ha molto chiaro che per una buona assistenza a ogni malato raro è indispensabile un contributo adeguato e complementare da parte di ogni snodo della rete sanitaria. Di questa rete fanno certamente parte i colleghi che lavorano presso strutture di Pronto Soccorso o i colleghi della medicina del ter-

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ritorio, che, per tipologia di preparazione, non possono essere a conoscenza della storia naturale di un numero così elevato di condizioni rare e complesse. Il testo/ dvd da noi proposto vuole quindi essere un piccolo ma concreto aiuto per la loro pratica clinica di tutti i giorni che speriamo possa avere ricadute altrettanto significative sull’assistenza quotidiana ai bambini con malattia rara”. “La Società Italiana di Pediatria”, ha sottolineato Giovanni Corsello, Vicepresidente SIP, “ha tra i suoi obiettivi anche quello di potenziare e rafforzare le conoscenze e le competenze dei pediatri italiani sulle malattie rare, croniche e complesse. In questa ottica, questo importante testo cartaceo e dvd si rivela uno strumento utile anche per le famiglie e le associazioni, ormai parte attiva nella gestione della salute dei bambini fragili e con bisogni particolari”. Bruno Dallapiccola, Direttore Scientifico dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, commenta: “È uno strumento di conoscenza e di aiuto concreto tutte le volte in cui, in una situazione d’urgenza o di emergenza, si impatta con un malato raro. Come tale, il volume si affianca ed integra altre iniziative che affrontano, da diversi punti di vista, il complicato problema dell’approccio al malato raro in condizioni di acuzie, come Orphanet urgenze, un programma tuttora in fase di sviluppo, che contiene raccomandazioni per il trattamento in condizioni d’urgenza delle persone affette da una ma lattia rara”.


L’accettazione della malattia, la gestione del quotidiano, l’inserimento nel percorso scolastico e nei rapporti interpersonali sono alcune delle difficoltà che il bambino emofilico affronta

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primi sintomi dell’emofilia emergono intorno ai 6/9 mesi, quando il bambino comincia a stare seduto o a camminare. Nei bambini con emofilia grave, in particolare, possono essere presenti ecchimosi nelle parti del corpo tramite le quali vengono sollevati o sorretti. I primi segnali di un’emorragia sono una tumefazione dolorosa o il rifiuto del bambino a muovere un braccio o una gamba. Il sospetto di un difetto della coagulazione deve insorgere alla presenza di una grave emorragia spontanea e/o di un sanguinamento a livello di muscoli o articolazioni non giustificato da traumi, o sporporzionato ad essi. Le articolazioni più comunemente colpite sono il ginocchio, la caviglia, il gomito, la spalla e l’anca. I bambini sono più soggetti degli adulti agli episodi emorragici e il numero di emorragie è imprevedibile. In assenza di un adeguato trattamento, emartri ripetuti a livello di una stessa articolazione provocano deformità, impotenza funzionale e dolore cronico. Gli ematomi frequenti se non adeguatamente trattati provocano un danno muscolare evolutivo e invalidante. Il primo step diagnostico consiste nell’effettuare le analisi del sangue per misurare il tempo di tromboplastina parziale (PTT). In caso di emofilia risulta sempre più lungo del normale e appare corretto se ripetuto dopo miscela con plasma normale. La conferma e la tipizzazione dell’emofilia (se di tipo A o B, se grave, moderata o lieve) vengono valutate in base al dosaggio delle proteine plasmatiche carenti (fattore VIII o fattore IX). Pazienti affetti da emofilia Spiega Angelo Claudio Molinari, responsabile dele malattie emorragiche la Struttura Semplice di Trombosi ed Emostasi del congenite in Italia Dipartimento di Ematologia ed Oncologia dell’Istituto Giannina Gaslini di Genova: “Il bambino con emofilia deve essere adeguatamente informato sulla sua patologia in modo da poterla gestire, ma non Pazienti di sesso maschile deve essere iper-protetto. Deve poter partecipare

8500 70%

Bambini e ragazzi: i progetti di FedEmo PUER (Progettiamo Un’Esperienza Ripetibile): nasce nel 1999 per

rispondere alla richiesta di sostegno da parte dei genitori di bambini emofilici. Uno strumento per rompere l’isolamento percepito dai genitori di fronte ad una condizione dei loro figli, per condividere una storia con persone che vivono la stessa condizione, per fa crescere il senso di appartenenza a una comunità. DNA (Di Nuovo Assieme): perché ogni paziente (bambino, adulto e adolescente) impari a conoscere l’emofilia, ad accettarla e a convivere con essa attivamente. Obiettivi: formare una rete di figure di riferimento, realizzare attività sul territorio regionale, costituire gruppi di lavoro multidisciplinari per fornire a genitori e bambini sostegno per affrontare insieme le sfide quotidiane e il percorso di crescita.

La FedEmo (www.fedemo.it) è una Onlus che riunisce 33 associazioni locali che tutelano i bisogni sociali e clinici di circa 8.500 persone affette da disturbi congeniti della coagulazione e delle loro famiglie. Gli obiettivi: „„promuovere e coordinare attività per migliorare l’assistenza clinica e sociale degli emofilici e potenziare la ricerca scientifica e la terapia genica nel settore delle malattie della coagulazione; „„stimolare e sostenere i Centri per l’Emofilia e contribuire al sorgere di servizi di emergenza emorragica più vicini ai luoghi di domicilio dei pazienti; „„rappresentare le istanze e i bisogni della comunità degli emofilici davanti alle Istituzioni; „„promuovere attività di counseling e informazione ai pazienti e diffondere la conoscenza della malattia presso l’opinione pubblica.

ad ogni attività didattica e sportiva, così come prendere parte alle attività manuali e partecipare alle gite, condividendo con i genitori eventuali accortezze riguardo la gestione dell’emofilia. Un dialogo efficace con gli educatori e con i coetanei è un passaggio importante per avere intorno persone che possono supportare il bambino o il ragazzo nella gestione dell’emofilia. L’attività fisica è salutare sia per il corpo che per la mente anche per un paziente emofilico. Camminare, nuotare, correre, aiutano ad irrobustire la muscolatura e a stabilizzare le articolazioni. Per l’alto rischio di lesioni che possono provocare emorragie interne sono sconsigliati sport quali rugby, pugilato, judo e karate. È importante che i genitori di pazienti emofilici si informino sempre sui centri emofilia esistenti nei luoghi nei quali si recano con i loro figli. Imparare quanto più possibile sul proprio disordine emorragico e capire che impatto può avere sulla propria vita è il miglior modo per mantenere uno stile di vita sano, ridurre lo stress ed evitare rischi inutili”. Gli attuali trattamenti non solo salvano la vita dei pazienti ma ne migliorano la qualità, riducendo al minimo dolore e immobilità, limitando le difficoltà e favorendo l’inserimento a scuola e nella vita sociale. Non esiste una terapia risolutiva per l’emofilia, ma le complicanze si prevengono con l’iniezione endovenosa di concentrati del fattore carente. Le persone affette da forma grave necessitano di terapia continua (profilassi), mentre nelle forme lievi la terapia sostitutiva si effettua solo in seguito a traumi o in previsione di eventi (operazioni chirurgiche, estrazioni dentarie). La profilassi è lo standard per i bambini affetti da emofilia grave ed è lo strumento per permettere ai bambini e alle loro famiglie di condurre una vita normale. 

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La clinica

L’emofilia nel percorso di crescita

Federazione delle Associazioni Emofilici (FedEmo)

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La clinica

Intervista a Susanna Esposito

Identificati due nuovi Enterovirus in un anno

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gni volta che un gruppo di ricerca identifica un virus con un’identità nucleotidica inferiore al 75% e un’identità aminoacidica inferiore all’88% rispetto agli Enterovirus precedentemente descritti in letteratura, è importante che lo segnali al gruppo di studio internazionale sui Picornavirus perché potrebbe trattarsi di un nuovo tipo virale. È quanto successo al team di Susanna Esposito, Presidente della Società Italiana di Infettivologia Pediatrica (SITIP) e primario del reparto Pediatria 1 Clinica presso la Fondazione IRCCS Ca’ Granda - Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.

Lei e il suo gruppo di lavoro avete di recente individuato in un bambino della Lituania affetto da polmonite un virus mutato. Di cosa si tratta? Si tratta di un Enterovirus che ha nel genoma virale delle sequenze diverse da quelle descritte in precedenza. Nel corso di uno studio multicentrico internazionale da me coordinato sull’eziologia della polmonite di comunità (chiamato CAP-PRI, CommunityAcquired Pneumonia Pediatric Research Initiative) abbiamo rilevato un Enterovirus differente che, dopo approfondite analisi, è stato classificato come Enterovirus 117 ed è stato pubblicato nella banca dati internazionale dei Picornavirus (visibile all’indirizzo http://www. picornastudygroup.com/types/ enterovirus/ev_types.htm).

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Che differenze presenta nelle manifestazioni cliniche rispetto agli altri? Abbiamo identificato un unico caso e, di conseguenza, sono necessari ulteriori dati per conoscere le possibili

La scoperta sottolinea la necessità di un attento monitoraggio del ruolo degli Enterovirus nella patologia infettiva pediatrica modalità di presentazione clinica di questo nuovo tipo virale. Certamente però questa scoperta sottolinea la necessità di un attento monitoraggio del ruolo degli Enterovirus nella patologia infettiva pediatrica.

^^   Linsuwanon P, Puenpa J, Suwannakarn K, Auksornkitti V, Vichiwattana P, Korkong S, Theamboonlers A, Poovorawan Y. Molecular epidemiology and evolution of human enterovirus serotype 68 in Thailand, 2006-2011. PLoS One 2012;7(5):e35190. ^^   Pelkonen T, Roine I, Anjos E, Kaijalainen S, Roivainen M, Peltola H, Pitkäranta A. Picornaviruses in cerebrospinal fluid of children with meningitis in Luanda, Angola. J Med Virol 2012;84(7):1080-3. doi: 10.1002/ jmv.23304.

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Ci sono implicazioni dal punto di vista della diagnosi? Questa scoperta rivela come le metodiche di Biologia molecolare siano sempre più importanti non solo nelle ricerche più complesse ma anche nella gestione routinaria del paziente. Laddove vi siano quadri clinici particolarmente complicati e risultati laboratoristici diversi dall’atteso, è sicuramente importante procedere, dopo una prima valutazione, con tecniche di sequenziamento che possano permetterci di fare nuove rilevazioni, come nel nostro caso. Gli Enterovirus finora sono stati ritenuti responsabili di gastroenteriti e meningiti, mentre ora vediamo che sono responsabili

anche di polmoniti. Cosa cambia? Questa informazione sottolinea l’importanza degli Enterovirus nella patologia infettiva pediatrica e la necessità del loro monitoraggio così da comprenderne meglio le loro caratteristiche di patogenicità. Cosa può dirci dell’ulteriore ceppo di Enterovirus categorizzato come 118 e identificato in Israele e a Padova? In due bambini ricoverati in Israele per polmonite alveolare, abbiamo identificato un Enterovirus che proprio pochi giorni fa ci è stato confermato essere un ulteriore nuovo virus, l’Enterovirus 118. È davvero molto emozionante avere identificato due nuovi Enterovirus in un anno. Di certo, tutto ciò sottolinea l’importanza di monitorare con attenzione in futuro le caratteristiche degli Enterovirus circolanti e il loro impatto sulle patologie pediatriche. 


Intervista a Paolo Capozzi

Teneteli d’occhio!

I

n Italia solo 1 bambino su 4 viene sottoposto a visita oculistica prima dei 3 anni di età e oltre il 30% arriva alla scuola primaria senza aver mai effettuato un controllo. “È un atteggiamento sbagliato che occorre correggere”, spiega Paolo Capozzi, responsabile di Chirurgia ed Attività ambulatoriale dell’UO Oculistica dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Quali sono i principali problemi oculari nell’infanzia? E quando incide la prevenzione? Non c’è dubbio che lo strabismo rappresenti la patologia oculare più frequente nell’età pediatrica: infatti la sua incidenza varia tra il 3 ed il 5% della popolazione, mentre l’incidenza della cataratta congenita è dello 0,4% della popolazione e il glaucoma congenito è presente in 1: 10.000 -1: 20.000 nati. Queste ultime due patologie, però, insieme superano il 30% delle cause di cecità infantile, mentre la diagnosi precoce potrebbe notevolmente ridurne l’incidenza. Lo strabismo, e soprattutto la sua complicanza maggiore che è l’ambliopia od “occhio pigro”, se diagnosticato precocemente potrebbe essere del tutto eliminato tra le cause di riduzione visiva monoculare.

Quando occorre fare la prima visita oculistica? È consigliabile effettuare la prima visita molto precocemente, l’ideale sarebbe alla nascita allo scopo di diagnosticare patologie anche gravi che possono essere già presenti (cataratta congenita, malattie retiniche) e che solo in un secondo tempo provocheranno uno strabismo. Un secondo controllo andrebbe fatto subito dopo il 6° mese, quando si può considerare completata la

^^   Erraguntla V, De la Huerta I, Vohra S, Abdolell M, Levin AV. Parental comprehension following informed consent for pediatric cataract surgery. Can J Ophthalmol 2012;47(2):107-12. ^^   Ou Y, Caprioli J. Surgical management of pediatric glaucoma. Dev Ophthalmol 2012;50:157-72.

La clinica

La diagnosi precoce è decisiva per ridurre l’incidenza di temibili patologie oculari: il ruolo dei pediatri è quindi cruciale

visione binoculare e quindi se un bambino storce l’occhio va trattato senza ulteriori ritardi. Una terza visita, in assenza di patologie riscontrate, andrebbe fatta verso il 3° anno di vita. Ma in genere è molto raro che i pediatri inviino a 6 mesi un piccolo paziente dall’oculista ed è proprio per arrivare a linee-guida comuni che in occasione del 28° Congresso della Società di Oftalmologia Pediatrica da me organizzato nel giugno 2011 si è costituita una commissione SIOP–SIP. A quali segnali deve stare attento il pediatra? Per esempio a qualche atteggiamento anomalo: una posizione viziata del capo può nascondere un difetto refrattivo (miopia, astigmatismo ed ipermetropia) presente in un solo occhio o essere il sintomo di uno strabismo verticale. L’avvicinarsi troppo alla televisione può non essere sempre sintomatico di un difetto di vista, ma è sempre consigliabile escluderlo con un controllo. Altro sintomo la presenza di cefalea, che può avere un’origine visiva; anche sbattere spesso le ciglia o stropicciarsi gli occhi di frequente possono essere sintomi di problemi visivi. Il sintomo che con un esame obiettivo il pediatra deve riscontrare, oltre a quelli già citati, è la presenza di occhi rossi e la fotofobia che possono essere la manifestazione di patologie oculari semplici come la congiuntivite, ma anche nascondere patologie ben più gravi come le cheratiti, le iridocicliti o il glaucoma congenito (in quest’ultimo caso si assocerà anche un aumento del volume degli occhi). 

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La clinica

P

Stefano Vicari

UOC Neuropsichiatria

Infantile Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Roma

resente in ugual misura in tutte le classi sociali, l’anoressia nervosa (aN) coinvolge prevalentemente i Paesi industrializzati e il sesso femminile. Il rapporto uomini-donne secondo alcune ricerche è di 1:10 anche se studi più recenti, evidenziando un aumento delle forme di anoressia maschile, parlano di 1:8. L’età di insorgenza del disturbo è compresa fra i 10 e i 30 anni, con la frequenza maggiore fra 13 e 16 anni. Lo stato di malnutrizione può comportare danni e complicazioni anche gravi a carico di tutti gli organi interni e il tasso di mortalità dell’aN supera l’incidenza

Anoressia:

attesa di morte per tutte le altre cause nelle donne tra i 15 e i 24 anni. L’eziologia della aN è complessa e il modello che meglio la rappresenta è quello bio-psico-sociale: i principali fattori che determinano questa malattia sarebbero le influenze socioculturali, la bassa autostima, il senso di insicurezza e la difficoltà nella risoluzione del conflitto autonomia-dipendenza. Non va trascurata inoltre l’ereditabilità dei sintomi anoressici. Studi su gemelli monozigoti confermano infatti l’importanza genetica nel determinismo della anoressia così come il fatto che l’anoressia si ripete spesso tra gli appartenenti alla stessa famiglia, in particolare tra i parenti di sesso femminile. Di volta in volta, i diversi fattori si intersecano tra loro agendo come cause predisponenti, scatenanti e/o di mantenimento, e giocando quindi un ruolo diverso nel contrassegnare il passaggio dalla vulnerabilità alla franca manifestazione del disturbo. I disturbi del comportamento alimentare sono malattie caratterizzate da una presentazione clinica complessa e variabile che necessita di un’attenta valutazione delle condizioni sia organiche che psichiche. Gli esami ematochimici di base e un elettrocardiogramma costituiscono i primi dati oggettivi sul funzionamento organico. Talvolta può essere utile un approfondimento diagnostico con un’ecografia dell’addome per una diagnosi differenziale con le malattie infiammatorie croniche intestinali e con una risonanza magnetica dell’encefalo per la diagnosi differenziale con patologie neurologiche. Sul piano più strettamente psicopatologico, seppure il colloquio clinico rimanga lo strumento d’eccellenza sia per la valutazione diagnostica che per il successivo monitoraggio delle fasi terapeutiche-riabilitative, questo può essere affiancato dall’ausilio di strumenti psicometrici volti alla valutazione della sintomatologia alimentare (eating attitude Test, eating Disorder examination), dell’immagine del corpo (Body Uneasiness Test) e indici plurimi della psicopatologia dell’età evolutiva (Child Behaviour Checklist, Brief Simptom Inventory). Il pediatra deve essere in grado di individuare precocemente segni e sintomi del bambino affetto da anoressia. In particolare in età preadolescenziale, quando purtroppo i controlli periodici dal pediatra si diradano, è importante valutare con molta attenzione eventuali perdite di peso e parlare con gli interessati direttamente, senza intermediazioni dei genitori, per cercare di cogliere precocemente i segni e sintomi dell’anoressia e dei disturbi alimentari in genere. In caso di sospetto non si deve esitare a inviare il bambino dallo specialista psichiatra dell’età evolutiva al fine di definire al meglio la reale presenza della patologia e la sua gravità. Anche in queste situazioni la precocità della diagnosi e dell’inizio delle terapie è di fondamentale importanza per la prognosi. Pediatra e psichiatra devono poi condividere il percorso assistenziale e divenire un concorde e affidabile riferi mento per il paziente e per la famiglia.

il pediatra può coglierne segni e sintomi precoci Continua la serie di approfondimenti dedicati ai disturbi psichiatrici nell’infanzia e nell’adolescenza Un caso clinico

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Sofia ha 14 anni e frequenta il primo anno del liceo. È alta 1,65 e pesa 35 kg: è ridotta pelle e ossa ma nasconde la sua magrezza sotto vestiti abbondanti. La madre che l’accompagna non fa che tessere la sue lodi mentre si prende cura di lei come se fosse una bambina; le sbottona il cappotto, le toglie la sciarpa. La ragazza lascia fare. Con espressione assente riferisce che prima dell’estate, subito dopo la fine della scuola, ha iniziato a seguire una dieta per perdere solo qualche chilo. Poi non sa cosa è successo. Ha perso rapidamente circa 15 kg ma nel complesso lei si sente bene, ha una vita molto attiva e a scuola riesce a conseguire sempre ottimi risultati. Le mestruazioni sono cessate da diversi mesi. Accetta di eseguire delle analisi mediche per verificare di non avere alcuna malattia, ma di fronte alla richiesta di poter modificare la sua alimentazione si irrigidisce e dichiara esplicitamente di non volere ingrassare.

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Stefano Vicari, Alberto Villani

Psichiatria pratica dell’età evolutiva Il Pensiero Scientifico Editore 2012


in attesa di una legge c’è sempre... il lettone di mamma e papà

Alimentazione

Junk food, Qual è la strategia più efficace contro la diffusione delle cattive abitudini alimentari tra i bambini? Due nuovi studi offrono ricette molto diverse

N

ella terra della dieta mediterranea, della pizza e del pesce azzurro, fa sempre effetto parlare di junk food. “Cibo spazzatura”: già solo a tradurre questa espressione si evocano immagini terrificanti di hot-dog e hamburger intrisi di salse e intrugli, patatine fritte e strafritte in abbondante olio a stelle e strisce. E invece sappiamo che i piccoli italiani non sono molto diversi dai piccoli statunitensi o dai piccoli canadesi. Mangiano male, mangiano troppo, mangiano, mangiano, mangiano. E diventano inesorabilmente sempre più ciccioni. E più sono ciccioni, meno si muovono. Meno si muovono, più stazionano davanti a televisione e videogame. E il circolo (vizioso) si chiude. Numeri alla mano, c’è da preoccuparsi. I dati dell’indagine 2010 “OKkio alla Salute” promossa dal Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle malattie del Ministero della Salute, alla quale hanno partecipato oltre 42mila alunni della terza classe primaria e 44mila genitori, confermano livelli preoccupanti di cattive abitudini alimentari, stili di vita sedentari ed eccesso ponderale: il 22,9% dei bambini è risultato in sovrappeso e l’11,1% in condizioni di obesità. Non pochi. E c’è di peggio, se possibile: dallo studio emerge anche che i genitori quasi mai hanno un quadro corretto dello stato ponderale del proprio figlio. Tra le madri di bambini in sovrappeso o obesi, il 36% non ritiene Sabrina Buonuomo Dipartimento di Medicina che il proprio figlio sia in eccesso ponderale e solo il Pediatrica, Malattie Rare 29% pensa che la quantità di cibo da lui assunta sia Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Roma eccessiva. Cuore di mamma! E allora che si fa? In America hanno cominciato a pensarci già da un po’, e così negli ultimi 10 anni sono partite norme a raffica con^^   Taber DR, Chriqui JF, Powell LM, Chaloupka FJ. tro il cibo spazzatura. Banning all sugar-sweetened beverages in middle schoolsreduction of in-school access and purchasing but Impopolari e avversate not overall consumption. Arch Pediatr Adolesc Med dalle maggiori aziende 2012;166(3):256-262 doi:10.1001/archpediatrics.2011.200 alimentari, oltre che da ^^   Olsen NJ. Entering parents’ bed during night and the risk orde di tondeggianti, of overweight among 2-6 year old children predisposed to overweight: Results from the Sund Start Study. Paper giovani virgulti. Ma i ripresented at: European Congress on Obesity 2012. sultati cominciano a ve-

dersi, a giudicare da quanto si legge su un articolo appena pubblicato su Archives of Pediatrics & Adolescent Medicine da Daniel R. Taber: secondo i primi calcoli un ragazzo che vive in California, dove le norme sulla distribuzione e vendita di cibi e bevande sono rigorose e intransigenti, ogni giorno assume 160 calorie in meno rispetto a un suo coetaneo residente in un altro Stato nel quale non sono in vigore norme specifiche. Mica male. Ci vorrà qualche anno per conteggiare la ricaduta reale in termini di riduzione della percentuale di adolescenti obesi, ma fa ben sperare. E nel nostro Paese? In attesa che la legge ci venga in aiuto, lo spunto per una soluzione all’italiana ce lo offre uno studio danese presentato in questi giorni all’European Congress on Obesity a Lyon, France. Lo studio ha analizzato 645 bambini tra i 2 e i 6 anni che avevano fattori di rischio familiari o ambientali per obesità. Risultato: a parità di altri fattori, i bambini che si intrufolano di notte nel lettone di mamma e papà hanno un rischio 3 volte inferiore di diventare obesi. Più coccole, meno ciccia. Lettone king-size batte divano extra-large? 

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Alimentazione

Quando

ambiente e salute

L’educazione alimentare è un investimento che vale doppio: protegge la salute e preserva l’ambiente

vanno a braccetto

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a “Doppia Piramide per chi cresce” è un semplice modello grafico elaborato dall’Advisory Board del Barilla Center for Food and Nutrition, un interessante strumento di supporto e di motivazione per bambini e ragazzi. Lo testimonia la “doppia opinione” di un ambientalista e di un pediatra. Per il pediatra, mostrare la “Doppia Piramide per chi cresce” al genitore (ma anche al ragazzo stesso), può essere un primo passo per instaurare un nuovo tipo di contatto con la famiglia, incentrato non solo sulla prescrizione di farmaci, ma anche sul consiglio nutrizionale co  me parte integrante della visita medica.

Fonti Alcune delle fonti utilizzate dal BCFN per l’analisi dell’impatto dell’alimentazione sulla salute e dell’Impronta Ecologica: ^^   Best A et al. Rapporto alla Direzione Generale per l’Ambiente dell’Unione Europea. Unione Europea; DG Ambiente 2008. ^^   Centro di Studi e Ricerca sull’Obesità. Studio Spesa. Università di Milano 2003. ^^   ISS, Istituto Superiore di Sanità. Okkio alla Salute. http://www. epicentro.iss.it/okkioallasalute/ default.asp. ^^   Kuczmarski RJ et al. JAMA 1994;272:205. ^^   Mokdad AH et al. JAMA 1999;282:1519. ^^   NIH, National Institute of Health. Obes Res 1998;6(suppl 2):51S. ^^   Nishida C, Uauy R, Kumanyika, S Shetty P. The Joint WHO/FAO Expert Public Health Nutrition 2002;7(1A):245–250. ^^   WHO/FAO, World Health Organization/Food and Agricultural Organization. Obesity: preventing and managing the global epidemic. WHO Technical Report Series 894.2000. ^^   WWF, World Wildlife Foundation. Living Planet Report. WHO Technical Report 2002.

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L’ambiente è il risultato di quello che mangiamo Intervista a Riccardo Valentini del Dipartimento di Scienze dell’Ambiente Forestale e delle sue Risorse dell’Università degli Studi della Tuscia Oltre che per l’organismo, l’alimentazione può essere più o meno sostenibile anche per l’ambiente? Si dice spesso “siamo quello che mangiamo”. Ma possiamo anche dire che “l’ambiente è il risultato di quello che mangiamo”. Ogni anno distruggiamo circa 13 milioni di ettari di foreste (l’Italia ha un patrimonio di circa 10 milioni di ettari) per far fronte alla crescita dei bisogni alimentari di un Pianeta che viaggia oggi verso i 9 miliardi di abitanti entro il 2050. E gran parte di queste trasformazioni è legata al nostro modo di alimentarci. Per produrre carne abbiamo bisogno di mangime e quindi di agricoltura intensiva per

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produrlo. In questo modo si applicano più fertilizzanti. Tutto questo lascia un’impronta, cioè ha un costo in termini di emissioni di gas serra che provocano il riscaldamento globale. Oggi circa il 30% di tutte le emissioni di gas a effetto serra provengono, infatti, dall’agricoltura e dalla deforestazione. A ciò si aggiunge l’incremento nei rifiuti di materiale di scarto degli alimenti, soprattutto packaging. Quali vantaggi possono derivare dal fatto che bambini e ragazzi siano consapevoli di questo nesso inscindibile tra ciò che mangiano e l’ambiente in cui vivono?

Credo che sia oggi fondamentale comunicare il nesso alimentazione-ambiente ai più giovani, perché in molti casi gli alimenti più sani e utili alla nutrizione sono anche quelli meno nocivi per l’ambiente. I bambini e i ragazzi vedono come un sacrificio l’adottare una dieta più sana, ricca di fibre, frutta e verdura, perché non gli è stata fornita una motivazione sufficiente (sia pure estetica o di gusto) a nutrirsi di quei cibi. Al contrario, spiegare che questi alimenti più semplici fanno bene al pianeta e all’ambiente può aiutare i giovani a scoprire un motivo valido in più per modificare i propri stili di vita. A proposito, come possono i genitori promuovere questa consapevolezza nei loro figli? I genitori hanno la responsabilità dell’esempio e quindi loro stessi devono adottare un comportamento basato su una alimentazione a basso impatto ambientale. Le scuole hanno un ruolo altrettanto importante nel sostenere fortemente la famiglia


Intervista a Claudio Maffeis, pediatra e docente presso l’Università di Verona, uno degli esperti che hanno collaborato con il Barilla Center for Food and Nutrition (BCFN) per la stesura del documento di proposta del modello della Doppia Piramide per l’età evolutiva Da dove nasce l’esigenza di una Doppia Piramide specifica per i bambini? Nel modello grafico della Doppia Piramide per chi cresce e nel documento scientifico elaborato dal Barilla Center for Food and Nutrition, la piramide alimentare specifica per i bambini è stata affiancata alla piramide dell’impatto ambientale degli alimenti, mostrando che, tendenzialmente, gli alimenti per i

quali è consigliato un maggior consumo in fase di crescita sono anche quelli con minore impatto ambientale. Il modello “Doppia Piramide per chi cresce” risponde, quindi, alla necessità di schematizzare gli indirizzi nutrizionali per questa importante fase della vita, in una modalità facilmente comprensibile e applicabile nel quotidiano, tanto dai medici quanto dai genitori e perché no, nei programmi educativi all’interno della scuola, ribadendo in questo modo l’alleanza virtuosa di famiglie, scuola e pediatri.

Come può intervenire il Medico nell’educare e responsabilizzare i genitori sul tema della nutrizione dei propri figli?     Nella pratica quotidiana, oltre a favorire una cultura generale della nutrizione, il medico può (anzi dovrebbe) intervenire ogni qual volta riconosca o sospetti un rischio legato all’alimentazione, ad esempio se il bambino è in evidente sovrappeso, se trascorre molto tempo da solo davanti alla TV, se ha un accesso non controllato a dolci, cibi grassi o altri alimenti ad elevata densità calorica, se consuma prevalentemente i propri pasti al di fuori del contesto familiare.  Illustrare e consegnare la “Doppia Piramide per chi cresce” al genitore, ma anche al ragazzo stesso, può essere un primo passo per instaurare un nuovo tipo di contatto con la famiglia, incentrato non solo sulla prescrizione di farmaci, ma anche sul consiglio nutrizionale come parte integrante della visita medica.  

Alimentazione

Indirizzi nutrizionali: quando uno schema aiuta a comunicare

in questo percorso di sostenibilità ambientale dell’alimentazione. Se facciamo un confronto, oggi la raccolta differenziata dei rifiuti, in larga parte è stata stimolata dai giovani delle scuole che hanno riportato in famiglia molti dei concetti del rispetto ambientale. E che cosa può fare il pediatra, dalla sua posizione di counsellor delle famiglie? Il pediatra può svolgere un ruolo fondamentale di cerniera tra le conoscenze scientifiche e la divulgazione di questi temi. Anche in questo caso vedrei molto volentieri pediatri più informati sulle conseguenze sull’ambiente di una dieta sbagliata. Esiste un modello grafico facilmente comprensibile per trasmettere l’importanza dell’associazione tra salute alimentare e tutela dell’ambiente? La Doppia Piramide alimentareambientale è un primo importante contributo per comunicare in modo semplice e

molto efficace il nesso tra nutrizione-salute e ambiente. È uno schema intuitivo che mostra come ciò che fa bene alla salute fa bene anche all’ambiente che ci circonda. Inoltre, la Doppia Piramide mette in una scala di valori nutrizionali e ambientali i vari alimenti. Sicuramente è un ottimo elemento di partenza per allargare i nostri orizzonti culturali e migliorare gli stili di vita, nei confronti dell’ambiente che ci circonda e anche per la nostra salute. 

BCFN - Barilla Center

For Food & Nutrition

La Doppia Piramide è un’elaborazione del BCFN. Allo schema della Doppia Piramide possono essere affiancate anche le indicazioni chiave per una crescita sana, come le macro-linee guida identificate dal BCFN. Il documento è scaricabile presso il sito del BCFN, all’indirizzo: http://www.barillacfn.com/uploads/file/99/it_ PositionPaper-BarillaCFN_DP.pdf Su alimentazione e sostenibilità, il BCFN ha di recente pubblicato il suo primo libro, Eating Planet 2012, realizzato in collaborazione con Worldwatch Institute, edito da Edizioni Ambiente. Il futuro della nutrizione, si legge nel libro, si gioca tra le sfide e i paradossi insostenibili del pianeta. Il volume è stato presentato al Salone Internazionale del Libro di Torino 2012 e sarà al centro del dibattito del prossimo 4° International Forum on Food and Nutrition, che si terrà a Milano il 28-29 novembre prossimi. È reperibile in libreria e in versione digitale scaricabile presso i principali bookstore online.

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News

60%

Italiani che hanno vissuto un’esperienza di malattia, come pazienti o caregiver

Alert farmaci Ogni mese le segnalazioni più importanti per i pediatri tra tutte quelle emesse dagli organismi di controllo italiani e internazionali Ceftriaxone e urolitiasi L’associazione tra uso di ceftriaxone e rischio di pseudo litiasi biliare è ben conosciuta, mentre solo aneddoticamente sono stati riscontrati precipitati urinari di sale di calcio e ceftriaxone. Sulla base di tali osservazioni alcuni autori giapponesi hanno effettuato uno studio caso controllo per valutare il potenziale rischio di associazione. Lo studio, pubblicato il mese scorso su Pediatric Nephrology, è stato condotto su 83 bambini trattati per polmonite batterica con ceftriaxone (gruppo A) o con amoxicillina clavulanato (gruppo B). Nei bambini del gruppo A la clearance del calcio e la frazione di escrezione urinaria erano significativamente più alte sia rispetto ai valori pre-trattamento sia rispetto ai valori del gruppo B. Non è stato evidenziato alcun caso di urolitiasi, tuttavia secondo gli autori lo studio suggerisce un potenziale ruolo del ceftriazone nell’incrementare l’escrezione urinaria del calcio e quindi l’indicazione ad un monitoraggio più attento nei bambini con fattori di rischio che abbiano necessità di tale antibiotico. ^^   Kimata T, Kaneko K, Takahashi M, Hirabayashi M, Shimo T, Kino M. Increased urinary calcium excretion caused by ceftriaxone: possible association with urolithiasis. Pediatr Nephrol 2012; 27(4):605-9.

Rischio abortività e uso di farmaci anti-infiammatori non steroidei (non aspirina)

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Uno studio caso controllo condotto su dati del registro gravidanze del Quebec ha evidenziato un potenziale rischio per aumento di abortività spontanea e uso di farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS), fatta eccezione per l’aspirina. Dall’analisi dei dati su 4705 aborti spontanei è emerso che l’uso di NSAID era significativamente associato al rischio di aborto spontaneo (Odds Ratio 2,43 CI 95% 2,122,79). Ciascuno dei farmaci analizzati (diclo-

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fenac, naprossene, celecoxib, ibuprofene e rofecoxib) ha dimostrato un aumento del rischio di abortività, che non varia se assunto singolarmente o in associazione con altri farmaci e senza un effetto dose-risposta. ^^   Nakhai-Pour HR, Broy P, Sheehy O, Bérard A. Use of non aspirin nonsteroidal anti-inflammatory drugs during pregnancy and the risk of spontaneous abortion. CMAJ 2011; 183(15):1713-20.

150 €

Il costo del diabete per ciascuno dei 600 milioni di cittadini da 0 a 100 anni residenti in Europa

Marina Macchiaiolo U.O. Malattie

Rare e Genetiche, Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Roma

Interazione farmacologica tra Victrelis e inibitori delle proteasi HIV potenziati L’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) ha raccomandato un aggiornamento delle informazioni per la prescrizione di Victrelis (boceprevir) con dati sull’interazione farmacologica tra medicinali per il trattamento dell’epati-


L’incidenza dell’immunodeficienza da difetto di adenosina-deaminasi: fino a oggi si stimava fosse intorno a 1:500.000 nati. Ma dopo uno screening in Toscana organizzato dall’Ospedale Meyer, in un arco di tempo in cui sono nati 200.000 neonati sono stati diagnosticati mediante test precoce per difetto di ADA 4 casi, cioè 1:50.000.

News

10 volte più elevata

International Clinical Trials’ Day Come ogni anno, il 20 maggio si è celebrato l’International Clinical Trials’ Day. La data è stata scelta per ricordare il giorno in cui James Lind iniziò nel 1747 il suo famoso trial (vedi “Pediatria” n° 6 del 2011). Le sfide della ricerca clinica non possono essere ristrette a livello di un singolo Paese e l’obiettivo della giornata è quello di favorire la comunicazione sulla ricerca clinica a livello transnazionale. ^^   European Clinical Research Infrastructures Network - www.ecrin.org

Emergenza farmaci in Grecia

te C e gli inibitori delle proteasi HIV potenziati da ritonavir atazanavir, darunavir e lopinavir. I dati di uno studio effettuato su volontari sani da Merck Sharp and Dome (MSD), la ditta titolare del­l’autorizzazione al commercio di Victrelis, ha evidenziato che i livelli ematici di atazanavir, darunavir e lopinavir (inibitori delle proteasi del virus HIV) potenziati da ritonavir sono nettamente inferiori al previsto se somministrati insieme a Victrelis. Sebbene non ci siano ancora dati sull’efficacia clinica si raccomanda quindi cautela nell’uso contemporaneo di Victrelis con proteasi potenziate da ritonavir poiché l’efficacia potrebbe essere ridotta.

Azitromicina e rischio cardiovascolare L’effetto proaritmico dei macrolidi è noto, tuttavia tra tutti l’azitromicina è ritenuta la molecola a rischio cardiotossico minore. Un recentissimo studio pubblicato sul New England Journal of Medicine ha tuttavia evidenziato un potenziale rischio anche per l’azitromicina. Si tratta di un ampio studio di coorte disegnato al fine di individuare i rischi di morte correlati agli effetti cardiaci a breve termine dei farmaci. Per un trattamento di cinque giorni con azitromicina è stato evidenziato un piccolo ma significativo incremento di decessi per malattia cardiovascolare, ancora più evidente nei pazienti con un rischio car-

diovascolare di base più alto (hazard ratio 2,49; 95% CI 1,38 – 4,50; P=0,002). ^^   Ray WA, Murray KT, Hall K, Arbogast PG, Stein CM. Azithromycin and the Risk of Cardiovascular Death. N Engl J Med 2012; 366: 1881-1890.

Vaccinazione H1N1 in gravidanza Le donne in gravidanza sono a maggior rischio di morbilità da influenza stagionale e vari studi condotti durante ondate pandemiche da influenza hanno evidenziato anche un incremento di mortalità. Per tale motivo le donne in gravidanza sono state incluse nei programmi vaccinali per l’influenza. Per valutare ulteriormente la sicurezza della vaccinazione è stato condotto uno studio di coorte su base nazionale, condotto in Danimarca durante la stagione influenzale 2009. È stato analizzato il rischio di morte fetale nelle donne vaccinate con il vaccino adiuvato A/H1N1 della stagione 2009 (Pandemrix). Lo studio ha analizzato 54.585 gravidanze: 7062 donne sono state vaccinate durante la gravidanza. I dati non hanno evidenziato nessun aumento di rischio di morte fetale associata alla vaccinazione. ^^   Vaccination against pandemic A/H1N1 2009 influenza in pregnancy and risk of fetal death: cohort study in Denmark. BMJ 2012; 344:e279.

Secondo quanto riportato al BMJ da Dimitri Karageorgio, segretario generale della associazione Pan Ellenic Pharmacology, che rappresenta oltre 12.000 farmacie, la Grecia sta soffrendo la carenza di oltre 300 tipi di farmaci a causa delle problematiche economiche e delle misure di austerità. Mancano all’appello anche farmaci salvavita: insulina, farmaci per il diabete, farmaci oncologici e anticoagulanti. ^^   Greeks feel effects of drug shortages caused by austerity measures. BMJ 2012; 344:e3589.

Rischio di leucoencefalopatia multifocale progressiva e natalizumab Il natalizumab (Tysabri) è un farmaco utilizzato per il trattamento della sclerosi multipla recidivante dal 2004 e di alcune forme di morbo di Crohn di grado moderato e grave. Studi post marketing hanno evidenziato un’associazione tra l’uso di natalizumab e l’insorgenza di leucoencefalopatia multifocale progressiva (PML) causata da un particolare tipo di poliomavirus chiamato virus JC. In particolare però sono stati identificati tre fattori che aumentano significativamente il rischio associato al trattamento: 1. positività agli anticorpi anti JCV 2. durata del trattamento superiore a 2 anni 3. precedente uso di farmaci immunosoppressori (azatioprina metotrexate, ciclofosfamide, mitoxantrone o micofenolato). I pazienti con tutti e tre fattori hanno un rischio di sviluppare una PML di 11/su 1000 trattati. ^^   FDA Safety Announcement [01-20-2012]. Bloomgren G et al. Risk of Natalizumab-Associated Progressive Multifocal Leukoencephalopathy. N Engl J Med 2012; 366:1870-1880.

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Pedi@tria

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I ragazzi delle scuole di Milano e provincia che hanno partecipato alla festa LILT per la Giornata Mondiale Senza Tabacco.

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Gli scolari peruviani che si sono lavati le mani simultaneamente durante il Global Handwashing Day 2011 stabilendo il nuovo record mondiale.

a cura di Alberto E. Tozzi

Il futuro della salute Ho la fortuna di essere invitato a TedxMaastricht, che quest’anno si chiama “The Future of Health”. È una conferenza molto diversa da quelle che siamo abituati a vedere. Spettacolare, ricca di effetti speciali e con una vera e propria regia artistica. Tanti relatori ai quali è dedicato uno spazio il più breve possibile, non più di 15 minuti. Tutto questo per parlare di idee, di come si può immaginare un futuro con una assistenza sanitaria migliore. Ci sono circa 1000 partecipanti, il teatro è pieno come un uovo e nessuno andrà via fino alla fine dell’evento. L’evento è trasmesso in 45 sedi nel mondo in streaming, compreso un piccolo villaggio nella giungla.

Molta discussione sull’uso dei dati. Questi ultimi diventeranno come le radiografie per il medico. La rappresentazione grafica integrata dei dati delle malattie permetterà di identificare il livello di attività della malattia stessa e di fornire una assistenza su misura. Si parla moltissimo anche del ruolo dei pazienti, direi il fulcro principale della conferenza. Una curiosa presentazione parla di un sistema che

Accedi a oltre 300 riviste gratuitamente http://sip.it/formazione-aggiornamento/riviste/ riviste-full-text Un servizio per consultare senza costi la letteratura scientifica pediatrica più importante in formato elettronico comodamente da casa, seduti al proprio computer.

Hai letto gli ultimi articoli di Pediatrics di maggio? Hypertonic Saline and Acute Wheezing in Preschool Children Randomized Trial of Sumatriptan and Naproxen Sodium Combination in Adolescent Migraine Low Rates of Influenza Immunization in Young Children Under Ontario’s Universal Influenza Immunization Program Effect of a Single Inhalation of Laninamivir Octanoate in Children With Influenza The Impact of Genomics on Pediatric Research and Medicine

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...e molto altro ancora Pediatria numero 5 - maggio 2012

attraverso nanosensori visualizza i progressi terapeutici dei pazienti oncologici togliendo dall’imbarazzo i suoi interlocutori, che possono leggere i miglioramenti dello stato di salute attraverso il cambiamento di colore di una collana. Ma anche del modo di comunicare con i pazienti con disabilità intellettive. E la storia bellissima di una ex paziente psichiatrica che diventa una dipendente dell’ospedale che l’ha curata con lo scopo di mantenere una relazione solida con i pazienti si prende una standing ovation. La conferenza prefigura un rapporto molto diverso tra pazienti, tecnologia dell’informazione e medici rispetto a quello che siamo abituati a considerare. Qualcosa di rivoluzionario, ma anche con un potenziale luminosissimo. Dal coinvolgimento diretto dei pazienti nei processi assistenziali alla possibilità di perseguire finalmente un modello efficiente e che si basa sulle idee. Anche su quelle che sembrano irrealizzabili.

ww w.s ip.it Le riviste della SIP Area Pediatrica, Prospettive in Pediatria, Italian Journal of Pediatrics, Pediatria, Conoscere per crescere.

La SIP è su Facebook https://www.facebook.com/societaitalianadipediatria La Società Italiana di Pediatria è ora sul più popolare dei social network. Lo scopo è informare in modo ancora più diretto genitori, operatori sanitari e colleghi pediatri e soprattutto interagire con loro. Visita la pagina Facebook della SIP e clicca MI PIACE, ci aiuterai a raggiungere un numero più grande di persone.


Libri

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Le forme ‘fresche’ di Parmigiano Reggiano e Grana Padano cadute a terra per il crollo delle scaffalature di stagionatura (le cosiddette “scalere”) durante il terremoto in Emilia-Romagna del 20 maggio, e quindi ormai inutilizzabili.

Le avventure di una pediatra ideale Intervista a Alessandro Monestier Petra è una pediatra fuori dall’ordinario, che può contare sull’aiuto di uno staff singolare: una gatta sapiente a volte anche un po’ magica, un pappagallo parlante, un professore in pensione, un fornaio poeta, un artista-inventore, una violoncellista e molti amici sparsi per il mondo. Nata dalla collaborazione tra lo scrittore Roberto Piumini e il pediatra Alessandro Monestier, la collana “Petra Pediatra” dell’Editrice La Scuola propone appassionanti racconti in chiave di avventura o giallo per sensibilizzare i ragazzi ai temi della salute e dell’ambiente. Ma lasciamo che sia Monestier in prima persona a spiegarci di più. Com’è nata l’idea di realizzare una collana di libri che avesse come protagonista una pediatra? Ho conosciuto Roberto per felici circostanze parentali tanti anni fa. Conoscendo la mia propensione alla scrittura mi ha suggerito di ideare insieme una serie dedicata a una pediatra impegnata nel­l’educazione alla salute nel senso più ampio del termine. Così sono nati Petra Miliare e i suoi amici, un gruppo variopinto di persone e animali, ciascuno impegnato con sapienza e creatività ad aiutarla nella soluzione di problemi clinici e umani.

Quanto e in che modo il suo lavoro influenza le storie che scrive? E quanto incide la creatività dei bambini? Avendo lavorato diversi anni in ospedale come pediatra e neonatologo e ora in studio, ho vissuto esperienze molto varie. Da questo bagaglio di vicende e situazioni molto differenti per gravità e coinvolgimento, traggo spunti su cui costruire le trame dei racconti. I bambini poi, con la loro straordinaria carica vitale e immaginazione, colorano queste storie arricchendole di aneddoti ed emozioni realmente vissute. Qual è il messaggio che la protagonista dei suoi libri vuole trasmettere ai genitori, ai bambini e alla società circa il ruolo del pediatra? Il “dottore” – quello dei bambini in particolare – deve unire una professionalità rigorosa a una umanità percepibile. Non basta essere bravi medici per risolvere i problemi di un bambino e della sua famiglia. Ci vuole cultura, ma anche una visione d’insieme e una sensibilità sincera. In questa fase storica i genitori sono spesso sprovveduti di fronte alla difficoltà e al dolore dei propri figli e faticano a gestire la malattia e l’avversità. Il pediatra può aiutarli nel rinforzare il loro ruolo attraverso un messaggio di educazione alla salute che vada oltre la disponibilità “fisica” e alla prescrizione di farmaci. Ma per fare questo il medico del bambino deve essere aiutato dai mezzi di comunicazione perché il prezioso lavoro quotidiano negli ambulatori e nei reparti ospedalieri non basta più di fronte alla dirompente invasività dei media come televisione, rete, radio, cinema e carta stampata. Uno spot televisivo di educazione sanitaria ben fatto raggiunge contemporaneamente alcuni milioni di famiglie sostenendo il medico nella sua costruzione quotidiana, profonda ma solitaria. Al contrario un titolo di giornale allarmistico (per non dire terroristico) distrugge in un battito d’ali la faticosa ricerca di equilibrio. Io e Roberto Piumini abbiamo realizzato un tipo di comunicazio-

ne letteraria, “antica” ma affascinante, anche se la prima idea era stata quella di proporre le vicende di “Petra pediatra” in una serie televisiva, sviluppo a cui non abbiamo peraltro affatto rinunciato per il futuro. In una società come la nostra, nella quale i ritmi di vita sono accelerati, gli ospedali e gli studi medici sempre affollati, può esistere ancora una pediatra fuori dall’ordinario come Petra che addirittura va a fare i sopralluoghi nelle case dei suoi pazienti per capire la causa della loro tosse? Attualmente i pediatri ospedalieri sono oberati da prestazioni in pronto soccorso immotivate e turni di guardia pressanti spesso per carenza di personale. Contemporaneamente i pediatri di libera scelta vengono sommersi da visite ambulatoriali e telefonate senza più argine. A monte di questa straripante richiesta di salute che rischia di far affondare tutti i pediatri (razza non a caso a rischio d’estinzione) non esiste una vera emergenza sanitaria. L’Italia, infatti, vanta uno dei migliori sistemi sanitari pediatrici del mondo e una mortalità infantile fra le più basse del pianeta. Petra Miliare rappresenta l’ideale di pediatra; una professionista che possa approfondire i casi meritevoli, coniugando cultura e disponibilità perché liberata da falsi bisogni soffocanti, figli anche di una distorta comunicazione sanitaria.

Dopo “La tosse di Zeno” e “Nello sguardo di Zelda” quali sono le prossime avventure di Petra Miliare che troveremo in libreria? A maggio è uscito “Le fatiche di Ercole”, in cui il piccolo protagonista è un prematuro estremo che “atterra” sul pianeta famiglia sconvolgendo animi e cuori ma non la creativa sapienza di Petra, del suo collega ospedaliero e di tutti i loro amici, prodighi di aiuti e sostegno.

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News

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Bambini italiani con steatosi epatica non alcolica (NAFLD)

Italiani che non si prendono cura in modo adeguato della propria vista

Anafilassi, a scuola se ne sa troppo poco In media 1 bambino su 10.000 ogni anno subisce un attacco anafilattico, ed è dimostrato che l’82% di questi attacchi avviene in età scolare e che la maggior parte delle volte il teatro dell’evento è la scuola. Con quale preparazione il corpo insegnante affronta questo tipo di emergenze? I ricercatori del Department of Pediatric Allergy and Asthma della Yeditepe University di Istanbul hanno sottoposto a 237 insegnanti un questionario sull’argomento. È emerso che il 54% ritiene che l’anafi-

lassi sia causata dal polline, il 47% dal cibo, il 40% dagli acari, il 30% dai farmaci. Tra i cibi, i più pericolosi per i bambini vengono ritenuti le uova (30,4%) e le fragole (25,3%). Cosa fare in caso di crisi anafilattica? Gli insegnanti rispondono che fornirebbero pronto soccorso in prima persona nel 24,3% dei casi, che allerterebbero eventuale personale infermieristico presente nella scuola (39,7%), che chiamerebbero i soccorsi (19,8%). Soltanto il 10% è a conoscenza dell’esistenza di adrenalina (epinefrina) iniettabile, e solo il 4% si dice in grado di somministrarla. Soltanto il 25% del

campione afferma di conoscere correttamente i sintomi dell’anafilassi: il 54% afferma di avere qualche informazione sommaria al riguardo e il 21% nessuna informazione. Spiega l’allergologa Hulya Ercan: “Questo studio dimostra che gli insegnanti della scuola primaria non sono correttamente e sufficientemente informati sull’anafilassi. È quindi necessario informarli e implementare programmi di addestramento e organizzazione di strategie contro le patologie allergiche pediatriche. Più in generale, sarebbe necessario rivalutare il ruolo della scuola nelle politiche sanitarie globali”.

^^   Ercan H, Ozen A, Karatepe H, Berber M, Cengizlier R. Primary school teachers’ knowledge about and attitudes toward anaphylaxis. Pediatr Allergy Immunol 2012 doi: 10. 1111/j.1399-3038.2012.01307.x

Maltrattati da bambini? Amori tormentati da adulti Gli adulti che hanno subito maltrattamenti emozionali infantili (Childhood Emotional Maltreatment, CEM) hanno la tendenza a vivere più spesso del normale relazioni romantiche travagliate e difficili. In due distinti studi, i ri-

Radiologia, meno radiazioni nei reparti solo pediatrici

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I pazienti pediatrici sottoposti a imaging radioattivo in reparti dedicati nei quali non vengono trattati pazienti adulti e assistiti da radiologi pediatrici ricevono una dose significativamente minore di radiazioni, soddisfando maggiormente i protocolli implementati per minimizzare la dose di radiazioni assorbita durante le procedure di imaging. Lo dimostra uno studio pubblicato sul Journal of the American College of Radiology. L’utilizzo crescente della TC come tool diagnostico ha suscitato giustificate preoccupazioni sull’eccessiva esposizione alle radiazioni, soprattutto nei bambini. L’approccio ALARA (As Low As Reasonably Achievable), che mira a ridurre l’esposizione a materiali radioattivi di pazienti e personale sanitario “usando tutti i metodi ragionevolmente possibili” e che è parte integrante di numerosi protocolli regolatori in Radiologia, supporta l’adozione di protocolli specifici per la Pediatria. Ma l’aderenza a tali protocolli può essere difficile, soprattutto nei reparti nei quali vengono sottoposti a imaging radioattivo sia pazienti adulti che pediatrici.

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I ricercatori dello Spectrum Health Helen DeVos Children’s Hospital di Grand Rapids, nel Michigan, hanno effettuato una review retrospettiva sull’esposizione alle radiazioni durante TC addominali e pelviche su 495 pazienti trattati in un dipartimento nel quale si effettuava imaging su pazienti sia adulti che pediatrici e su 244 pazienti di un dipartimento di Radiologia esclusivamente pediatrica. Una dose di radiazioni assorbite significativamente meno elevata è stata rilevata nelle procedure di imaging effettuate nel reparto di Radiologia pediatrica. Questo dato implica non solo che è auspicabile l’utilizzo per l’imaging dei pazienti pediatrici di reparti dedicati, ma anche che una attenzione più stringente va posta nell’aderenza ai protocolli regolatori nei reparti non pediatrici. ^^   Borders HL, Barnes CL, Parks DC, Jacobsen JR, Zhou Y, Hasselquist BE, Betz BW. Use of a Dedicated Pediatric CT Imaging Service Associated With Decreased Patient Radiation Dose. J Am Coll Radiol 2012; 9(5):340-3


News

Children are not small adults, and the smaller the child the less like an adult they are

Norm Fost, pediatra e bioeticista dell’University of Wisconsin

cercatori israeliani della BenGurion University del Negev hanno preso in esame individui con una storia di CEM. È emerso che l’abuso emozionale subito da bambini è direttamente correlato a problemi sentimentali da adulti, causati dalla tendenza a un’eccessiva autocritica che impatta a livello profondo e lede l’autostima degli individui. ^^   Lassri D, Shahar G. SelfCriticism Mediates the Link between Childhood Emotional Maltreatment and Young Adults’ Romantic Relationships. Journal of Social and Clinical Psychology 2012; 31(3):289-311

Acido folico e tumori pediatrici La supplementazione con acido folico in gravidanza non solo previene i difetti del tubo neurale, ma riduce l’incidenza di tumore di Wilms (TW) o nefroblastoma e dei tumori neuroectodermali primitivi (PNET) nella prole. Lo dimostra uno studio su 8.829 bambini da 0 a 4 anni con diagnosi di cancro pubblicato su Pediatrics. I ricercatori hanno preso in esame i dati 1986-2008 del National Cancer Institute’s Surveillance, Epidemiology, and End Results Program ( SEER ). Spiega Kimberly J. Johnson

della Washington University di St. Louis: “Analizzando le diagnosi di tumori pediatrici prima della diffusione della supplementazione con acido folico obbligatoria e dopo, abbiamo scoperto che i tassi di incidenza del tumore di Wilms – che tra 1986 e 1997 erano in costante aumento – da quell’anno (esattamente nel 1997 entrava in vigore negli USA la supplementazione obbligatoria con acido folico) sono in netta decrescita. I tassi di PNET allo stesso modo dal 1986 al 1993 sono cresciuti, per poi scendere drasticamente: il fenomeno si spiega con il fatto che proprio nel 1992 fu diffusa la raccoman-

Sante & Mia

dazione per le donne in gravidanza di assumere 400 μg/die di acido folico”. ^^   Linabery AM, Johnson KJ, Ross JA. Childhood Cancer Incidence Trends in Association With US Folic Acid Fortification (1986–2008). Pediatrics 2012; DOI: 10.1542/ peds.2011-3418 (a cura di David Frati)

Più sano, più sostenibile

illustrazioni Norina Wendy Di Blasio

Mamma siamo arrivati alla festa!

Pedala, pedala che la nostra festa è quell’altra!

Uffa che pizza! Deve averlo letto su quel libro...

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Pediatria magazine vol 2 | num 5 | 05-2012  

Pediatria magazine volume 2 | numero 5 | maggio 2012

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