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VIRGINIA HILU, nata a New York e cresciuta a Pittsburgh, redattrice attenta della prestigiosa casa editrice Harper and Row, con lo stesso spirito d’iniziativa con cui incoraggiava gli autori a dare il meglio di sé, scoprì nella Biblioteca della University of North Carolina l’archivio della famiglia Minis, che include le 325 lettere di Gibran a Mary negli anni 1908-1931 e le quasi 290 di lei a lui, insieme ai 47 diari di Mary. Ne pubblicò con Knopf, lo stesso editore del Profeta, una selezione accurata e sistematica, volta a « ricostruire, attraverso le loro stesse parole, la storia del rapporto tra Mary e Gibran ». Lavorò nel settore editoriale fino alla morte, avvenuta nel 1976.

Per la prima volta in Italia vengono pubblicate in una raccolta e selezione sistematica – insieme al diario di Mary – le lettere che Kahlil Gibran e Mary Haskell, sua mecenate e ispiratrice americana, si scambiarono per più di due decenni. L’importanza di questi scritti va ben al di là di quella relativa a una storia d’amore: essi documentano i dialoghi di Kahlil e Mary sui grandi temi della vita e contengono già le idee fondamentali confluite poi nel Profeta. Si rivelano perciò un testo chiave per comprendere a fondo la più famosa opera di Gibran fin dal suo primo baluginare nella mente dello scrittore libanese.

Lettere d’amore di

K A H L I L eG I B R A N M A RY H A S K E L L

MIO AMATO PROFETA

MARY HASKELL, nata nella Carolina del Sud nel 1873, era titolare e preside di una scuola femminile a Boston. Figlia di un illustre veterano dello storico esercito della Confederazione degli Stati del Sud, dinamica self-made woman, trascorse gli ultimi anni della sua vita, sempre improntata a uno stile sobrio e sportivo, in Georgia, dove morì nell’ottobre 1964.

Mio io amato profeta

06H 82

KAHLIL GIBRAN nacque a Bsherri, in Libano, nel 1883. Emigrato negli Stati Uniti a dodici anni, visse tra Boston e New York, dove morì nel 1931. È autore di opere letterarie in prosa poetica, sia in arabo sia in inglese, e di opere artistiche eseguite con varie tecniche, conservate nei maggiori musei statunitensi e nel Paese d’origine. Nel mondo occidentale è noto soprattutto per Il profeta, luminosa sintesi del suo pensiero sui temi fondamentali della vita.

In copertina: Ritratto di Mary Haskell, eseguito da Kahlil Gibran.

D

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Nel maggio 1904, a Boston, Mary Haskell, titolare di una scuola per ragazze, entra nello studio di un noto fotografo d’arte, dove espone un giovanissimo – e sconosciuto – pittore: Kahlil Gibran. Da un rapporto di collaborazione, basato su una stima appassionata, nasce tra i due un sentimento intenso e duraturo, che oscilla fra una singolare amicizia e un non comune amore. Mary diventa per Kahlil fonte d’ispirazione e sostegno decisivo, sia morale sia materiale: ne segue passo per passo la formazione artistica, rivelandolo come scrittore dotato e sensibilissimo, destinato a un grande successo nelle generazioni future. Con la Haskell, Gibran attraversa anche le fasi della tempesta e della riconciliazione, del dubbio e dell’incomprensione. Ma nel marzo 1922, in occasione di uno dei loro numerosi chiarimenti, le dice: « Ciò che è più intimo in me nei tuoi riguardi non è mai mutato. Quella profondità, quel riconoscersi e conoscere, quel senso di affinità è iniziato la prima volta che ti ho vista, ed è sempre lo stesso, anche adesso... solo, mille volte più profondo e più tenero. Ti amerò fino all’eternità ». Le lettere pubblicate in questo volume, insieme alle pagine del diario di Mary, gettano una luce nuova e rivelatrice sull’attività artistica e letteraria di Gibran e, nello stesso tempo, ci introducono nella sua vita quotidiana, fatta di particolari brillanti ma anche dolenti, sullo sfondo dell’America di inizio Novecento.


Titolo originale dell’opera: Beloved Prophet. The Love Letters of Kahlil Gibran and Mary Haskell and her Private Journal © Alfred A. Knopf, Inc., 1972 - New York Traduzione dall’inglese di Isabella Farinelli

PAOLINE Editoriale Libri © FIGLIE DI SAN PAOLO, 2007 Via Francesco Albani, 21 - 20149 Milano www.paoline.it edlibri.mi@paoline.it Distribuzione: Diffusione San Paolo s.r.l. Corso Regina Margherita, 2 - 10153 Torino

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MIO AMATO PROFETA Lettere d’amore di Kahlil Gibran e Mary Haskell a cura di Virginia Hilu

Introduzione all’edizione italiana di Isabella Farinelli

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1908

 KG  2 ottobre 1908 14 Avenue du Maine, Parigi

Mia cara Mary, ho trascorso una lunga pausa di riposo in campagna con amici siriani, un signore facoltoso con un gran cuore e una donna bella nell’anima e nel volto. Amano entrambi la poesia e i poeti. La città in cui vivono è come un grande giardino, suddiviso in giardini più piccoli da sentieri. In distanza, le case dal tetto rosso sembrano una manciata di coralli disseminati in un lembo di tessuto verde. Sto dipingendo, o imparando a dipingere. Mi ci vorrà molto tempo per arrivare a farlo come dico io, ma è bello sentir crescere la propria visione delle cose. Certe volte lascio il lavoro con la sensazione di un bambino messo a letto troppo presto. Ricordi, cara Mary, quando ti dissi che capto persone e cose attraverso il senso dell’udito, e che è il suono ad arrivare per primo alla mia anima? Ora, cara Mary, sto iniziando a capire cose e persone attraverso gli occhi. È come se la mia memoria serbasse forme e colori di personalità e oggetti. E adesso, nel pieno possesso delle mie facoltà fisiche e mentali, dichiaro che i pochi quadri e disegni di cui attualmente sei in possesso sono tutti tuoi, se io dovessi morire improvvisamente qui a Parigi. Tutti i quadri e i bozzetti presenti al momento della mia morte nel mio studio qui a Parigi sono tuoi. Sei libera di disporne in qualunque modo desideri. 35 www.paoline.it


La dichiarazione di cui sopra, cara Mary, non è ben formulata ma esprime i miei sentimenti e desideri. Spero di vivere a lungo e di poter realizzare qualcosa che valga davvero la pena di donare a te, che mi stai facendo tanti doni. Spero venga il giorno in cui possa dire: « Sono diventato artista grazie a Mary Haskell ». È quasi mezzanotte. La donna dalla voce dolce, nello studio qui di fronte, ha smesso di cantare le sue malinconiche canzoni russe. Il silenzio è profondo. Buonanotte, cara Mary. Mille volte buonanotte da Kahlil

 KG  8 novembre 1908, Parigi

Quando sono triste, cara Mary, leggo le tue lettere. Quando la nebbia sommerge il mio « io », prendo due o tre lettere dalla scatolina e le rileggo. Mi ricordano il mio vero io. Mi fanno superare tutto ciò che nella vita non è alto e bello. Ognuno di noi, cara Mary, deve avere un qualche luogo nel quale trovar quiete. Il luogo dove si adagia la mia anima è un delizioso folto d’alberi nel quale vive la mia conoscenza di te. E adesso sono in lotta con i colori: l’urto è formidabile, uno di noi deve trionfare! Mi sembra quasi di sentirti dire: « E il disegno, Kahlil? » e Kahlil, con la sete nella voce, ecco che risponde: « Lasciami, oh lasciami immergere l’anima nei colori; lasciami ingoiare il tramonto e bere l’arcobaleno ». Mi dicono i professori dell’accademia: « Non rendere la modella più bella di quanto non sia », e la mia anima mi bisbiglia: « Oh, se tu potessi dipingere la modella così bella come realmente è! ». Cosa fare, cara Mary? Compiacere i professori o la mia anima? I buoni vecchietti la sanno lunga, ma l’anima è molto più vicina. 36 www.paoline.it


È piuttosto tardi: vado a letto, con tanti pensieri in cuore. Buonanotte, cara Mary. Dio ti benedica sempre. Kahlil

 KG  Giorno di Natale 1908, Parigi

Dio ti benedica, cara cara Mary. Possa l’Ignoto che ha generato lo spirito di Cristo generare una grande gioia nel tuo cuore. Possa tu vedere questo sacro giorno molte altre volte nella felicità e nella pace. Penso a te oggi, amica mia amatissima, come non penso ad alcun’altra persona al mondo. E nel pensarti, la Vita diventa migliore e più alta e assai più bella. Ti bacio la mano, cara Mary, e nel baciarti la mano benedico me stesso. Kahlil

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1909

 KG  23 giugno 1909, Parigi

Mary cara... ho perso mio padre, Mary amatissima. È morto nella vecchia casa dove era nato sessantacinque anni fa. Le sue due ultime lettere mi fanno piangere amaramente ogni volta che le leggo. Mi ha benedetto, prima che arrivasse la fine: così m’hanno scritto i suoi amici. Ora so, cara Mary, che riposa in seno a Dio; e tuttavia non posso fare a meno di sentire le fitte del dolore e del rimpianto. Non posso fare a meno di percepire la mano pesante della morte sulla mia fronte. Non posso fare a meno di scorgere la vaga, malinconica ombra dei tempi andati, quando lui e mia madre e mio fratello e la mia sorellina vivevano e ridevano dinanzi al volto del sole. Dove sono adesso? Sono da qualche parte in una regione ignota? Stanno insieme? Ricordano il passato come noi? Sono vicini a questo nostro mondo o sono lontano lontano? So, cara Mary, che sono vivi. Vivono una vita più reale, più bella della nostra. Sono vicini a Dio più di noi. Non si frappone più lo schermo a sette veli tra i loro occhi e la Verità. Non giocano più a nascondino con lo Spirito. Io sento tutto questo, Mary amatissima, e tuttavia non posso fare a meno di avvertire le fitte del dolore e del rimpianto. E tu... cara dolce consolazione, tu ora sei alle Hawaii... nelle isole tanto amate dal sole. Sei dall’altra parte di questo 38 www.paoline.it


pianeta. I tuoi giorni, qui a Parigi, sono notti. Appartieni a un altro ordine di tempo. E tuttavia mi sei così vicina! Passeggi con me quando sono da solo; a sera siedi all’altro capo della tavola e ragioni con me mentre lavoro. Ci sono momenti in cui mi sembra quasi che tu non sia qui sulla terra. Sto prendendo appunti sulle varie opere di artisti moderni come Rodin e Carrière e Henry Martin e Simon e Ménard. Ognuno ha qualcosa da dire e lo dice in modo diverso. L’opera di Carrière è la più vicina al mio cuore. Le sue figure, sedute o in piedi attraverso la nebbia, mi dicono più di qualsiasi altra cosa, eccetto l’opera di Leonardo da Vinci. Carrière capiva i volti e le mani più di qualsiasi altro pittore. Conosceva le profondità, l’altezza e la larghezza della figura umana. E la vita di Carrière non è meno bella della sua opera. Ha sofferto molto, ma ha capito il mistero del dolore: sapeva che le lacrime fanno brillare ogni cosa. Salutami le valli e i monti delle Hawaii. Ti bacio la mano, cara Mary; chiudo gli occhi ed ecco, ti vedo, amica amatissima. Kahlil

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1910

 KG  New York, lunedì 31 ottobre 1910

Ed eccomi a New York, cara Mary. Il mio cuore è pieno di desiderio e sono quasi felice. Sarò a Boston domani sera. Scrivimi una parolina al numero 15 di Oliver Place. Devo vedere te, prima di qualsiasi altro volto. Oh, sei così vicina, adesso! Kahlil *** Facciamo conoscenza con Mary attraverso la sua annotazione nel diario il primo novembre 1910. È breve, giusto un rapido appunto, ben diverso dai resoconti che stilerà più tardi. Gibran è solo, come Mary sottolinea, e anche molto attaccato a lei.  MH  [Diario] Boston, martedì 1 novembre 1910

K. a cena. Prima volta dopo il suo rientro da Parigi. Molto solo. Qui nessun amico intimo, presumo, al momento. Squallido bilocale. Cerca una stanza. 40 www.paoline.it


 MH  [Diario] Boston, 7 dicembre 1910

Kahlil è tornato a Boston da Parigi questo ottobre... due anni e quattro mesi dopo esserci andato per imparare a dipingere. Dal suo arrivo, ci siamo visti due o tre sere alla settimana. *** Nel brano che segue, Mary registra nel diario i ricordi d’infanzia di Gibran. Sono interessanti e importanti alla luce del fatto che le sue reminiscenze della fanciullezza e del padre non coincidono con i dati di cui disponiamo. Sappiamo, ad esempio, che la famiglia era povera, il padre era un forte bevitore, la madre sosteneva una lotta disperata e tenace per la sopravvivenza. Gibran poteva effettivamente ricordare che suo padre era stato citato in giudizio, perché, secondo una fonte, sua madre riuscì a fuggire con i figli mentre il padre di Gibran stava scontando una pena in carcere. Gibran ovviamente preferì raccontare a Mary una storia fantastica di leoni addomesticati, frutteti, solido patrimonio familiare, piuttosto che la triste realtà.

 MH  [Diario] Boston, 7 dicembre 1910

Stasera mi ha parlato della sua famiglia. Il nonno materno era vescovo della Chiesa maronita (uno dei rami orientali); si chiamava Estefanos Rahmi, famoso per la sua cultura (greco, latino, francese, italiano e arabo) e il suo carisma personale, e per la voce meravigliosa che dispiegava nel parlare 41 www.paoline.it


e nel cantare. Aveva sette figli, quattro maschi e tre femmine. Kamilah, madre di Kahlil, era la più giovane e la preferita. La chiamava « il mio cuore che mi precede », e amava Kahlil più dei suoi stessi figli e più di tutti i nipoti. Le sue proprietà erano immense: città intere, vigneti, campi. Era figlio unico e pure il fratello di suo padre era morto senza figli, lasciandogli anche i propri beni. Ma alla morte di Rahmi, un anno prima che Gibran lasciasse la Siria, la famiglia si frantumò e dilapidò il patrimonio. Due dei figli vissero di stenti fino alla morte prematura; uno è un bravo medico. Sono tutti vissuti e morti (eccetto Kamilah) a Bsherri, che si trova a circa trentacinque miglia da Tripoli, a due ore di treno a nord di Beirut. Il nonno paterno di Gibran era un uomo agiato – ricco, aristocratico, atletico, brillante – che teneva i leoni come animali domestici. Gibran non è orgoglioso di lui perché non è in sintonia con il suo atteggiamento da aristocratico. Suo figlio, il padre di Kahlil Gibran, era un personaggio singolare. A ventotto anni sposò la madre di Kahlil, allora vedova di ventun anni con un figlio, Peter. Il primo matrimonio di lei era stato molto felice e Kahlil crede che il secondo sia stato un matrimonio d’amore, perché lei era bella e attraente, e Gibran aveva buon gusto e un fascino magnetico. Lui però faceva l’agente del fisco, con il compito di riscuotere le tasse, e s’era fatto un nemico. Kahlil aveva otto anni quando fu accusato di appropriazioni illecite. Tre anni durò il processo. Kahlil ricorda la mattina in cui il padre comparve in giudizio: come la folla si riversava nel cortile del vecchio palazzo e come sua madre sosteneva coraggiosamente la prova, con il sorriso sulle labbra. In capo a tre anni, Gibran fu riconosciuto colpevole, e ogni sua proprietà fu confiscata: case, frutteti, campi, la vecchia dimora di famiglia, le statue, libri, ninnoli, mobili e altri oggetti, che possedeva in quantità e in molti casi da lungo tempo. Così la famiglia divenne ospite dello stato nella propria casa. Gibran fu portato nella capitale in semilibertà – li42 www.paoline.it


bertà nel raggio di un miglio dal palazzo di giustizia – e la signora Gibran iniziò a muovere cielo e terra perché fosse scagionato. Andò di città in città, esercitando tutta la sua influenza personale e familiare, e alla fine si recò a Parigi. Il governo restituì una buona parte della proprietà, ma la causa era stata così costosa che le terre recuperate e la casa dovettero essere ipotecate, e alla famiglia rimase solo quel poco che era della signora Gibran. Con quello, lei e i figli vennero a Boston, dopo essersi spostati per la Francia. Peter aprì un negozio siriano e gli affari andarono bene. Ma non solo guadagnava parecchio: spendeva anche largamente. La figlia maggiore, Sultana, contrasse la tubercolosi e morì; Peter fu vittima dello stesso male; e morì anche la signora Gibran: tutto nel giro di nove mesi. Peter lasciava ingenti debiti. Con l’aiuto di amici siriani, Kahlil chiuse l’attività e rimborsò i creditori. Questo avveniva nel 1902. Nella primavera del 1903 [sic] conobbi Kahlil. Un giorno Lionel Marks mi fa: « Mary, c’è una mostra di pittura allo studio di Day che dovresti vedere. Ti piacerebbe ». La settimana seguente mi chiese se fossi andata. Era il primo anno che dirigevo questa scuola. No, risposi, troppo da fare. La settimana seguente me lo richiese. No. Alcuni giorni dopo mi fa: « Domani è l’ultimo giorno della mostra da Day. Devi andare ». Andai e rimasi profondamente colpita. Mentre indugiavo davanti a un disegno a matita rossa, comparve un giovane bruno, esile, che mi chiese con voce gentile: « Le interessa questo quadro? ». Quando risposi che mi interessava, e molto, si offrì di spiegarmeli tutti, e lo fece. Miss Keyes, insegnante d’arte nella scuola privata, il giorno dopo mi suggerì di provare a portare la mostra a scuola, perché sarebbe stato un bene per le ragazze vedere l’opera di un artista promettente e non ancora affermato. Il signor Gibran aderì prontamente. I suoi quadri rimasero qui appesi diverse settimane e lui veniva spesso, di pomeriggio, a spiegarli. 43 www.paoline.it


Finita l’esposizione, non l’ho mai perso completamente di vista. Una volta o due ogni inverno lo invitavo a cena. Non rifiutava mai, né è mai venuto senza invito. Nei cinque inverni in cui, più o meno spesso, ci siamo visti, non è mai venuto di sorpresa, né ha mai chiesto lui di venire.

 MH  [Diario] Boston, venerdì 9 dicembre 1910

Al museo. Collezione Frick: tre splendidi Rembrandt, molti pregevoli Van Dyck. Visti in una luce nuova grazie alla guida esperta di Kahlil... Kahlil a cena, abbiamo parlato tutto il tempo di pittura.

 MH  [Diario] Boston, sabato 10 dicembre 1910

Al museo per i quadri di Frick. C’era Kahlil. Siamo rimasti a osservare i vari Rembrandt, Millet, Corot, Rodin e Turner fino a mezzogiorno. Serata con Kahlil. Mi ama, dice, e mi sposerebbe; ma gli ho risposto che la mia età mette la cosa fuori questione. « Mary, ogni volta che cerco di avvicinarmi a te, di dare al discorso un’impronta personale... ecco che ti alzi in volo verso spazi remoti e diventi inaccessibile ». « Ma ti porto con me », gli ho risposto. E gli ho detto che ho tutta l’intenzione di impegnarmi perché il nostro rapporto duri, ma ho timore di rovinare una bella amicizia per una storia da poco. Questo, dopo che Kahlil mi aveva manifestato le sue intenzioni. 44 www.paoline.it


Il pomeriggio seguente, Kahlil è rimasto qui un poco e gli ho detto di sì.

 MH  [Diario] Boston, mercoledì 21 dicembre 1910

Kahlil in serata. Il rettore Eliot1 si farà fare il ritratto in primo piano. Di R. Cabot2 lo ha eseguito oggi. Molto soddisfatto. R. stava seduto a lavorare mentre Kahlil lo disegnava. Kahlil ha detto che è stato un lavoro semplice, immediato, fine. La mia serie di antieroiche istantanee da campo ha fallito il suo scopo. Avevo radunato tutte le vecchie foto che mi ritraggono – alcune decisamente orribili – per mostrarle a Kahlil e ispirargli disgusto nei miei confronti. Be’, è rimasto assolutamente impassibile.

Charles William Eliot, della Harvard University. Il grande medico Richard Clarke Cabot, responsabile dell’équipe medica al Massachusetts General Hospital. 1 2

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1911

 KG  Boston, gennaio 1911

Sì, Mary amatissima, mi piacerebbe andare alla Symphony sabato sera a sentire Elman1, perché ho un singolare desiderio di musica questi giorni. E sarà bello sedere alla tua ombra, dopo, per qualche minuto. Mary, Mary amatissima, quando sei sola, nel silenzio della notte, mandami un respiro, un piccolo palpito del tuo cuore, e lavorerò meglio. Buonanotte. Kahlil

 MH  [Diario] Boston, 10 gennaio 1911

Dal momento che ha sempre trovato difficile disegnare i miei lineamenti perché « penso sempre a te o a me quando ti ritraggo », stasera ho deciso un tentativo strettamente impersonale. Me ne stavo semiaddormentata in una poltroncina mentre lui, in meno di mezz’ora, tracciava un bel profilo. 1

Il violinista Mischa Elman (1891-1967).

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È rimasto soddisfatto: gli è piaciuta la qualità del tratto. I toni sono fini e delicati.

 MH  [Diario] Boston, 28 gennaio 1911

Kahlil alla Symphony e io con lui fino alla porta della hall. Vento impetuoso – lui stanco al ritorno – lungo silenzio, riposo e basta. Gli ho comunicato la mia idea di Parigi come periodo di prova e gli ho spiegato per quale motivo ho le mani legate per due anni o più. Lui si sente assolutamente sicuro: nessun bisogno di prove.

 MH  [Diario] Boston, 19 febbraio 1911

A casa per l’Esplanade, nel vento tagliente, con lo Swinburne di Kahlil (lo scritto su Blake). Nello studio ho detto a Charlotte che Kahlil e io vogliamo sposarci appena possiamo e lei ha risposto che ci sperava sin da quando lo ha visto a Parigi. *** Di nuovo Mary registra ciò che Gibran le dice a proposito della sua adolescenza e dei suoi primi anni in Libano. Nel complesso, i ricordi qui narrati sono lontani dal vero.

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MARY HASKELL, nata nella Carolina del Sud nel 1873, era titolare e preside di una scuola femminile a Boston. Figlia di un illustre veterano dello storico esercito della Confederazione degli Stati del Sud, dinamica self-made woman, trascorse gli ultimi anni della sua vita, sempre improntata a uno stile sobrio e sportivo, in Georgia, dove morì nell’ottobre 1964.

Mio io amato profeta

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KAHLIL GIBRAN nacque a Bsherri, in Libano, nel 1883. Emigrato negli Stati Uniti a dodici anni, visse tra Boston e New York, dove morì nel 1931. È autore di opere letterarie in prosa poetica, sia in arabo sia in inglese, e di opere artistiche eseguite con varie tecniche, conservate nei maggiori musei statunitensi e nel Paese d’origine. Nel mondo occidentale è noto soprattutto per Il profeta, luminosa sintesi del suo pensiero sui temi fondamentali della vita.

Per la prima volta in Italia vengono pubblicate in una raccolta e selezione sistematica – insieme al diario di Mary – le lettere che Kahlil Gibran e Mary Haskell, sua mecenate e ispiratrice americana, si scambiarono per più di due decenni. L’importanza di questi scritti va ben al di là di quella relativa a una storia d’amore: essi documentano i dialoghi di Kahlil e Mary sui grandi temi della vita e contengono già le idee fondamentali confluite poi nel Profeta. Si rivelano perciò un testo chiave per comprendere a fondo la più famosa opera di Gibran fin dal suo primo baluginare nella mente dello scrittore libanese.

K A H L I L eG I B R A N M A RY H A S K E L L

MIO AMATO PROFETA

VIRGINIA HILU, nata a New York e cresciuta a Pittsburgh, redattrice attenta della prestigiosa casa editrice Harper and Row, con lo stesso spirito d’iniziativa con cui incoraggiava gli autori a dare il meglio di sé, scoprì nella Biblioteca della University of North Carolina l’archivio della famiglia Minis, che include le 325 lettere di Gibran a Mary negli anni 1908-1931 e le quasi 290 di lei a lui, insieme ai 47 diari di Mary. Ne pubblicò con Knopf, lo stesso editore del Profeta, una selezione accurata e sistematica, volta a « ricostruire, attraverso le loro stesse parole, la storia del rapporto tra Mary e Gibran ». Lavorò nel settore editoriale fino alla morte, avvenuta nel 1976.

Lettere d’amore di

In copertina: Ritratto di Mary Haskell, eseguito da Kahlil Gibran.

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Nel maggio 1904, a Boston, Mary Haskell, titolare di una scuola per ragazze, entra nello studio di un noto fotografo d’arte, dove espone un giovanissimo – e sconosciuto – pittore: Kahlil Gibran. Da un rapporto di collaborazione, basato su una stima appassionata, nasce tra i due un sentimento intenso e duraturo, che oscilla fra una singolare amicizia e un non comune amore. Mary diventa per Kahlil fonte d’ispirazione e sostegno decisivo, sia morale sia materiale: ne segue passo per passo la formazione artistica, rivelandolo come scrittore dotato e sensibilissimo, destinato a un grande successo nelle generazioni future. Con la Haskell, Gibran attraversa anche le fasi della tempesta e della riconciliazione, del dubbio e dell’incomprensione. Ma nel marzo 1922, in occasione di uno dei loro numerosi chiarimenti, le dice: « Ciò che è più intimo in me nei tuoi riguardi non è mai mutato. Quella profondità, quel riconoscersi e conoscere, quel senso di affinità è iniziato la prima volta che ti ho vista, ed è sempre lo stesso, anche adesso... solo, mille volte più profondo e più tenero. Ti amerò fino all’eternità ». Le lettere pubblicate in questo volume, insieme alle pagine del diario di Mary, gettano una luce nuova e rivelatrice sull’attività artistica e letteraria di Gibran e, nello stesso tempo, ci introducono nella sua vita quotidiana, fatta di particolari brillanti ma anche dolenti, sullo sfondo dell’America di inizio Novecento.


Mio amato profeta. Lettere d'amore di K. Gibran... - estratto -Paoline