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NOTIZIARIO Curia provinciale - Monastero S. Chiara – Via S. Chiara 49/C 80134 Napoli www.ofmna.org

Anno XIV n. 3

Marzo 2010


NOTIZIARIO

INDICE ______________________________________________________ DALLA SANTA SEDE Papa Benedetto XVI:San Bonaventura

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La Teologia della storia in San Bonaventura Papa Benedetto XVI: San Bonaventura (3

=a

6 parte)

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VITA DELL’ORDINE Fraternitas

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Lettera del Ministro Provinciale del Cile

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DALLA COMPI Notiziario del 25 marzo 2010

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VITA DELLA PROVINCIA Comunicato del Definitorio

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Lettera Ministro Provinciale per gli auguri di Pasqua

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Ordinazione Diaconale di Fra Adriano Pannozzo

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CAPITOLO PROVINCIALE Lettera di Convocazione al XX Capitolo Provinciale

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Testo del Telegramma inviato al Santo Padre in occasione del XX Capitolo Provinciale

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Comunicato ai Vescovi della Campania e di Gaeta in occasione del XX Capitolo Provinciale

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Agenda Provinciale Marzo 2010

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Calendario Aprile 2010

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DALLA SANTA SEDE PAPA BENEDETTO XVI: SAN BONAVENTURA Udienza generale 03.03.2010

Cari fratelli e sorelle, quest’oggi vorrei parlare di san Bonaventura da Bagnoregio. Vi confido che, nel proporvi questo argomento, avverto una certa nostalgia, perché ripenso alle ricerche che, da giovane studioso, ho condotto proprio su questo autore, a me particolarmente caro. La sua conoscenza ha inciso non poco nella mia formazione. Con molta gioia qualche mese fa mi sono recato in pellegrinaggio al suo luogo natio, Bagnoregio, una cittadina italiana, nel Lazio, che ne custodisce con venerazione la memoria. Nato probabilmente nel 1217 e morto nel 1274, egli visse nel XIII secolo, un’epoca in cui la fede cristiana, penetrata profondamente nella cultura e nella società dell’Europa, ispirò imperiture opere nel campo della letteratura, delle arti visive, della filosofia e della teologia. Tra le grandi figure cristiane che contribuirono alla composizione di questa armonia tra fede e cultura si staglia appunto Bonaventura, uomo di azione e di contemplazione, di profonda pietà e di prudenza nel governo. Si chiamava Giovanni da Fidanza. Un episodio che accadde quando era ancora ragazzo segnò profondamente la sua vita, come egli stesso racconta. Era stato colpito da una grave malattia e neppure suo padre, che era medico, sperava ormai di salvarlo dalla morte. Sua madre, allora, ricorse all’intercessione di san Francesco d’Assisi, da poco canonizzato. E Giovanni guarì. La figura del Poverello di Assisi gli divenne ancora più familiare qualche anno dopo, quando si trovava a Parigi, dove si era recato per i suoi studi. Aveva ottenuto il diploma di Maestro d’Arti, che potremmo paragonare a quello di un prestigioso Liceo dei nostri tempi. A quel punto, come tanti giovani del passato e anche di oggi, Giovanni si pose una domanda cruciale: “Che cosa devo fare della mia vita?”. Affascinato dalla testimonianza di fervore e radicalità evangelica dei Frati Minori, che erano giunti a Parigi nel 1219, Giovanni bussò alle porte del Convento francescano di quella città, e chiese di essere accolto nella grande famiglia dei discepoli di san Francesco. Molti anni dopo, egli spiegò le ragioni della sua scelta: in san Francesco e nel movimento da lui iniziato ravvisava l’azione di Cristo. Scriveva così in una lettera indirizzata ad un altro frate: “Confesso davanti a Dio che la

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ragione che mi ha fatto amare di più la vita del beato Francesco è che essa assomiglia agli inizi e alla crescita della Chiesa. La Chiesa cominciò con semplici pescatori, e si arricchì in seguito di dottori molto illustri e sapienti; la religione del beato Francesco non è stata stabilita dalla prudenza degli uomini, ma da Cristo” (Epistula de tribus quaestionibus ad magistrum innominatum, in Opere di San Bonaventura. Introduzione generale, Roma 1990, p. 29). Pertanto, intorno all’anno 1243 Giovanni vestì il saio francescano e assunse il nome di Bonaventura. Venne subito indirizzato agli studi, e frequentò la Facoltà di Teologia dell’Università di Parigi, seguendo un insieme di corsi molto impegnativi. Conseguì i vari titoli richiesti dalla carriera accademica, quelli di “baccelliere biblico” e di “baccelliere sentenziario”. Così Bonaventura studiò a fondo la Sacra Scrittura, le Sentenze di Pietro Lombardo, il manuale di teologia di quel tempo, e i più importanti autori di teologia e, a contatto con i maestri e gli studenti che affluivano a Parigi da tutta l’Europa, maturò una propria riflessione personale e una sensibilità spirituale di grande valore che, nel corso degli anni successivi, seppe trasfondere nelle sue opere e nei suoi sermoni, diventando così uno dei teologi più importanti della storia della Chiesa. È significativo ricordare il titolo della tesi che egli difese per essere abilitato all’insegnamento della teologia, la licentia ubique docendi, come si diceva allora. La sua dissertazione aveva come titolo Questioni sulla conoscenza di Cristo. Questo argomento mostra il ruolo centrale che Cristo ebbe sempre nella vita e nell’insegnamento di Bonaventura. Possiamo dire senz’altro che tutto il suo pensiero fu profondamente cristocentrico. In quegli anni a Parigi, la città di adozione di Bonaventura, divampava una violenta polemica contro i Frati Minori di san Francesco d’Assisi e i Frati Predicatori di san Domenico di Guzman. Si contestava il loro diritto di insegnare nell’Università, e si metteva in dubbio persino l’autenticità della loro vita consacrata. Certamente, i cambiamenti introdotti dagli Ordini Mendicanti nel modo di intendere la vita religiosa, di cui ho parlato nelle catechesi precedenti, erano talmente innovativi che non tutti riuscivano a comprenderli. Si aggiungevano poi, come qualche volta accade anche tra persone sinceramente religiose, motivi di debolezza umana, come l’invidia e la gelosia. Bonaventura, anche se circondato dall’opposizione degli altri maestri universitari, aveva già iniziato a insegnare presso la cattedra di teologia dei Francescani e, per rispondere a chi contestava gli Ordini Mendicanti, compose uno scritto intitolato La perfezione evangelica. In questo scritto dimostra come gli Ordini Mendicanti, in specie i Frati Minori, praticando i voti di povertà, di castità e di obbedienza, seguivano i consigli del Vangelo stesso. Al di là di queste circostanze storiche, l’insegnamento fornito da Bonaventura in questa sua opera e nella sua vita rimane sempre attuale: la Chiesa è resa più luminosa e bella dalla fedeltà alla vocazione di quei suoi figli e di quelle sue figlie che non solo mettono in pratica i precetti evangelici ma, per la grazia di Dio, sono chiamati ad osservarne i consigli e testimoniano così, con il loro stile di vita povero, casto e obbediente, che il Vangelo è sorgente di gioia e di perfezione. Il conflitto fu acquietato, almeno per un certo tempo, e, per intervento personale del Papa Alessandro IV, nel 1257, Bonaventura fu riconosciuto ufficialmente come dottore e maestro dell’Università parigina. Tuttavia egli dovette rinunciare a questo prestigioso incarico, perché in quello stesso anno il Capitolo generale dell’Ordine lo elesse Ministro generale. Svolse questo incarico per diciassette anni con saggezza e dedizione, visitando le province, scrivendo ai fratelli, intervenendo talvolta con una certa severità per eliminare abusi. Quando Bonaventura iniziò questo servizio, l’Ordine dei Frati Minori si era sviluppato in modo prodigioso: erano più di 30.000 i Frati sparsi in tutto l’Occidente con presenze missionarie nell’Africa del Nord, in Medio Oriente, e anche a Pechino. Occorreva consolidare questa espansione e soprattutto conferirle, in piena fedeltà al

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carisma di Francesco, unità di azione e di spirito. Infatti, tra i seguaci del santo di Assisi si registravano diversi modi di interpretarne il messaggio ed esisteva realmente il rischio di una frattura interna. Per evitare questo pericolo, il Capitolo generale dell’Ordine a Narbona, nel 1260, accettò e ratificò un testo proposto da Bonaventura, in cui si raccoglievano e si unificavano le norme che regolavano la vita quotidiana dei Frati minori. Bonaventura intuiva, tuttavia, che le disposizioni legislative, per quanto ispirate a saggezza e moderazione, non erano sufficienti ad assicurare la comunione dello spirito e dei cuori. Bisognava condividere gli stessi ideali e le stesse motivazioni. Per questo motivo, Bonaventura volle presentare l’autentico carisma di Francesco, la sua vita ed il suo insegnamento. Raccolse, perciò, con grande zelo documenti riguardanti il Poverello e ascoltò con attenzione i ricordi di coloro che avevano conosciuto direttamente Francesco. Ne nacque una biografia, storicamente ben fondata, del santo di Assisi, intitolata Legenda Maior, redatta anche in forma più succinta, e chiamata perciò Legenda minor. La parola latina, a differenza di quella italiana, non indica un frutto della fantasia, ma, al contrario, “Legenda” significa un testo autorevole, “da leggersi” ufficialmente. Infatti, il Capitolo generale dei Frati Minori del 1263, riunitosi a Pisa, riconobbe nella biografia di san Bonaventura il ritratto più fedele del Fondatore e questa divenne, così, la biografia ufficiale del Santo. Qual è l’immagine di san Francesco che emerge dal cuore e dalla penna del suo figlio devoto e successore, san Bonaventura? Il punto essenziale: Francesco è un alter Christus, un uomo che ha cercato appassionatamente Cristo. Nell’amore che spinge all’imitazione, egli si è conformato interamente a Lui. Bonaventura additava questo ideale vivo a tutti i seguaci di Francesco. Questo ideale, valido per ogni cristiano, ieri, oggi, sempre, è stato indicato come programma anche per la Chiesa del Terzo Millennio dal mio Predecessore, il Venerabile Giovanni Paolo II. Tale programma, egli scriveva nella Lettera Novo Millennio ineunte, si incentra “in Cristo stesso, da conoscere, amare, imitare, per vivere in lui la vita trinitaria, e trasformare con lui la storia fino al suo compimento nella Gerusalemme celeste” (n. 29). Nel 1273 la vita di san Bonaventura conobbe un altro cambiamento. Il Papa Gregorio X lo volle consacrare Vescovo e nominare Cardinale. Gli chiese anche di preparare un importantissimo evento ecclesiale: il II Concilio Ecumenico di Lione, che aveva come scopo il ristabilimento della comunione tra la Chiesa Latina e quella Greca. Egli si dedicò a questo compito con diligenza, ma non riuscì a vedere la conclusione di quell’assise ecumenica, perché morì durante il suo svolgimento. Un anonimo notaio pontificio compose un elogio di Bonaventura, che ci offre un ritratto conclusivo di questo grande santo ed eccellente teologo: “Uomo buono, affabile, pio e misericordioso, colmo di virtù, amato da Dio e dagli uomini… Dio infatti gli aveva donato una tale grazia, che tutti coloro che lo vedevano erano pervasi da un amore che il cuore non poteva celare” (cfr J.G. Bougerol, Bonaventura, in A. Vauchez (a cura), Storia dei santi e della santità cristiana. Vol. VI. L’epoca del rinnovamento evangelico, Milano 1991, p. 91). Raccogliamo l’eredità di questo santo Dottore della Chiesa, che ci ricorda il senso della nostra vita con le seguenti parole: “Sulla terra… possiamo contemplare l’immensità divina mediante il ragionamento e l’ammirazione; nella patria celeste, invece, mediante la visione, quando saremo fatti simili a Dio, e mediante l’estasi … entreremo nel gaudio di Dio” (La conoscenza di Cristo, q. 6, conclusione, in Opere di San Bonaventura. Opuscoli Teologici /1, Roma 1993, p. 187).

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PAPA BENEDETTO XVI: LA TEOLOGIA DELLA STORIA IN SAN BONAVENTURA Udienza generale 10.03.2010 Cari fratelli e sorelle, la scorsa settimana ho parlato della vita e della personalità di san Bonaventura da Bagnoregio. Questa mattina vorrei proseguirne la presentazione, soffermandomi su una parte della sua opera letteraria e della sua dottrina. Come già dicevo, san Bonaventura, tra i vari meriti, ha avuto quello di interpretare autenticamente e fedelmente la figura di san Francesco d’Assisi, da lui venerato e studiato con grande amore. In particolar modo, ai tempi di san Bonaventura una corrente di Frati minori, detti “spirituali”, sosteneva che con san Francesco era stata inaugurata una fase totalmente nuova della storia, sarebbe apparso il “Vangelo eterno”, del quale parla l’Apocalisse, che sostituiva il Nuovo Testamento. Questo gruppo affermava che la Chiesa aveva ormai esaurito il proprio ruolo storico, e al suo posto subentrava una comunità carismatica di uomini liberi guidati interiormente dallo Spirito, cioè i “Francescani spirituali”. Alla base delle idee di tale gruppo vi erano gli scritti di un abate cistercense, Gioacchino da Fiore, morto nel 1202. Nelle sue opere, egli affermava un ritmo trinitario della storia. Considerava l’Antico Testamento come età del Padre, seguita dal tempo del Figlio, il tempo della Chiesa. Vi sarebbe stata ancora da aspettare la terza età, quella dello Spirito Santo. Tutta la storia andava così interpretata come una storia di progresso: dalla severità dell’Antico Testamento alla relativa libertà del tempo del Figlio, nella Chiesa, fino alla piena libertà dei Figli di Dio, nel periodo dello Spirito Santo, che sarebbe stato anche, finalmente, il periodo della pace tra gli uomini, della riconciliazione dei popoli e delle religioni. Gioacchino da Fiore aveva suscitato la speranza che l’inizio del nuovo tempo sarebbe venuto da un nuovo monachesimo. Così è comprensibile che un gruppo di Francescani pensasse di riconoscere in san Francesco d’Assisi l’iniziatore del tempo nuovo e nel suo Ordine la comunità del periodo nuovo – la comunità del tempo dello Spirito Santo, che lasciava dietro di sé la Chiesa gerarchica, per iniziare la nuova Chiesa dello Spirito, non più legata alle vecchie strutture. Vi era dunque il rischio di un gravissimo fraintendimento del messaggio di san Francesco, della sua umile fedeltà al Vangelo e alla Chiesa, e tale equivoco comportava una visione erronea del Cristianesimo nel suo insieme. San Bonaventura, che nel 1257 divenne Ministro Generale dell’Ordine Francescano, si trovò di fronte ad una grave tensione all’interno del suo stesso Ordine a causa appunto di chi sosteneva la menzionata corrente dei “Francescani spirituali”, che si rifaceva a Gioacchino da Fiore. Proprio per rispondere a questo gruppo e ridare unità all’Ordine, san Bonaventura studiò con cura gli scritti autentici di Gioacchino da Fiore e quelli a lui attribuiti e, tenendo conto della necessità di presentare correttamente la figura e il messaggio del suo amato san Francesco, volle esporre una giusta visione della teologia della storia. San Bonaventura affrontò il problema proprio nell’ultima sua opera, una raccolta di conferenze ai monaci dello studio parigino, rimasta incompiuta e giuntaci attraverso le trascrizioni degli uditori, intitolata Hexaëmeron, cioè una spiegazione allegorica dei sei giorni della creazione. I Padri della Chiesa consideravano i sei o sette giorni del racconto sulla creazione come profezia della storia del mondo, dell’umanità. I setti giorni rappresentavano per loro sette periodi della storia, più tardi interpretati anche come sette millenni. Con Cristo saremmo entrati nell’ultimo, cioè il sesto periodo della storia, al quale seguirebbe poi il grande sabato di Dio. San Bonaventura suppone questa interpretazione storica del rapporto dei giorni della creazione, ma in un modo molto libero ed innovativo. Per lui due fenomeni del suo tempo rendono necessaria una nuova

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interpretazione del corso della storia: Il primo: la figura di san Francesco, l’uomo totalmente unito a Cristo fino alla comunione delle stimmate, quasi un alter Christus, e con san Francesco la nuova comunità da lui creata, diversa dal monachesimo finora conosciuto. Questo fenomeno esigeva una nuova interpretazione, come novità di Dio apparsa in quel momento. Il secondo: la posizione di Gioacchino da Fiore, che annunziava un nuovo monachesimo ed un periodo totalmente nuovo della storia, andando oltre la rivelazione del Nuovo Testamento, esigeva una risposta. Da Ministro Generale dell’Ordine dei Francescani, san Bonaventura aveva visto subito che con la concezione spiritualistica, ispirata da Gioacchino da Fiore, l’Ordine non era governabile, ma andava logicamente verso l’anarchia. Due erano per lui le conseguenze: La prima: la necessità pratica di strutture e di inserimento nella realtà della Chiesa gerarchica, della Chiesa reale, aveva bisogno di un fondamento teologico, anche perché gli altri, quelli che seguivano la concezione spiritualista, mostravano un apparente fondamento teologico. La seconda: pur tenendo conto del realismo necessario, non bisognava perdere la novità della figura di san Francesco. Come ha risposto san Bonaventura all’esigenza pratica e teorica? Della sua risposta posso dare qui solo un riassunto molto schematico ed incompleto in alcuni punti: 1. San Bonaventura respinge l’idea del ritmo trinitario della storia. Dio è uno per tutta la storia e non si divide in tre divinità. Di conseguenza, la storia è una, anche se è un cammino e – secondo san Bonaventura – un cammino di progresso. 2. Gesù Cristo è l’ultima parola di Dio – in Lui Dio ha detto tutto, donando e dicendo se stesso. Più che se stesso, Dio non può dire, né dare. Lo Spirito Santo è Spirito del Padre e del Figlio. Cristo stesso dice dello Spirito Santo: “…vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto” (Gv 14, 26), “prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà” (Gv 16, 15). Quindi non c’è un altro Vangelo più alto, non c’è un’altra Chiesa da aspettare. Perciò anche l’Ordine di san Francesco deve inserirsi in questa Chiesa, nella sua fede, nel suo ordinamento gerarchico. 3. Questo non significa che la Chiesa sia immobile, fissa nel passato e non possa esserci novità in essa. “Opera Christi non deficiunt, sed proficiunt“, le opere di Cristo non vanno indietro, non vengono meno, ma progrediscono, dice il Santo nella lettera De tribus quaestionibus. Così san Bonaventura formula esplicitamente l’idea del progresso, e questa è una novità in confronto ai Padri della Chiesa e a gran parte dei suoi contemporanei. Per san Bonaventura Cristo non è più, come era per i Padri della Chiesa, la fine, ma il centro della storia; con Cristo la storia non finisce, ma comincia un nuovo periodo. Un’altra conseguenza è la seguente: fino a quel momento dominava l’idea che i Padri della Chiesa fossero stati il vertice assoluto della teologia, tutte le generazioni seguenti potevano solo essere loro discepole. Anche san Bonaventura riconosce i Padri come maestri per sempre, ma il fenomeno di san Francesco gli dà la certezza che la ricchezza della parola di Cristo è inesauribile e che anche nelle nuove generazioni possono apparire nuove luci. L’unicità di Cristo garantisce anche novità e rinnovamento in tutti i periodi della storia. Certo, l’Ordine Francescano – così sottolinea – appartiene alla Chiesa di Gesù Cristo, alla Chiesa apostolica e non può costruirsi in uno spiritualismo utopico. Ma, allo stesso tempo, è valida la novità di tale Ordine nei confronti del monachesimo classico, e san Bonaventura – come ho detto nella Catechesi precedente – ha difeso questa novità contro gli attacchi del Clero secolare di Parigi: i Francescani non hanno un monastero fisso, possono essere presenti dappertutto per annunziare il Vangelo. Proprio la rottura con la stabilità, caratteristica del monachesimo, a favore di una nuova

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flessibilità, restituì alla Chiesa il dinamismo missionario. A questo punto forse è utile dire che anche oggi esistono visioni secondo le quali tutta la storia della Chiesa nel secondo millennio sarebbe stata un declino permanente; alcuni vedono il declino già subito dopo il Nuovo Testamento. In realtà, “Opera Christi non deficiunt, sed proficiunt“, le opere di Cristo non vanno indietro, ma progrediscono. Che cosa sarebbe la Chiesa senza la nuova spiritualità dei Cistercensi, dei Francescani e Domenicani, della spiritualità di santa Teresa d’Avila e di san Giovanni della Croce, e così via? Anche oggi vale questa affermazione: “Opera Christi non deficiunt, sed proficiunt“, vanno avanti. San Bonaventura ci insegna l’insieme del necessario discernimento, anche severo, del realismo sobrio e dell’apertura a nuovi carismi donati da Cristo, nello Spirito Santo, alla sua Chiesa. E mentre si ripete questa idea del declino, c’è anche l’altra idea, questo “utopismo spiritualistico”, che si ripete. Sappiamo, infatti, come dopo il Concilio Vaticano II alcuni erano convinti che tutto fosse nuovo, che ci fosse un’altra Chiesa, che la Chiesa pre-conciliare fosse finita e ne avremmo avuta un’altra, totalmente “altra”. Un utopismo anarchico! E grazie a Dio i timonieri saggi della barca di Pietro, Papa Paolo VI e Papa Giovanni Paolo II, da una parte hanno difeso la novità del Concilio e dall’altra, nello stesso tempo, hanno difeso l’unicità e la continuità della Chiesa, che è sempre Chiesa di peccatori e sempre luogo di Grazia. 4. In questo senso, san Bonaventura, come Ministro Generale dei Francescani, prese una linea di governo nella quale era ben chiaro che il nuovo Ordine non poteva, come comunità, vivere alla stessa “altezza escatologica” di san Francesco, nel quale egli vede anticipato il mondo futuro, ma – guidato, allo stesso tempo, da sano realismo e dal coraggio spirituale – doveva avvicinarsi il più possibile alla realizzazione massima del Sermone della montagna, che per san Francesco fu la regola, pur tenendo conto dei limiti dell’uomo, segnato dal peccato originale. Vediamo così che per san Bonaventura governare non era semplicemente un fare, ma era soprattutto pensare e pregare. Alla base del suo governo troviamo sempre la preghiera e il pensiero; tutte le sue decisioni risultano dalla riflessione, dal pensiero illuminato dalla preghiera. Il suo contatto intimo con Cristo ha accompagnato sempre il suo lavoro di Ministro Generale e perciò ha composto una serie di scritti teologico-mistici, che esprimono l’animo del suo governo e manifestano l’intenzione di guidare interiormente l’Ordine, di governare, cioè, non solo mediante comandi e strutture, ma guidando e illuminando le anime, orientando a Cristo. Di questi suoi scritti, che sono l’anima del suo governo e che mostrano la strada da percorrere sia al singolo che alla comunità, vorrei menzionarne solo uno, il suo capolavoro, l’Itinerarium mentis in Deum, che è un “manuale” di contemplazione mistica. Questo libro fu concepito in un luogo di profonda spiritualità: il monte della Verna, dove san Francesco aveva ricevuto le stigmate. Nell’introduzione l’autore illustra le circostanze che diedero origine a questo suo scritto: “Mentre meditavo sulle possibilità dell’anima di ascendere a Dio, mi si presentò, tra l’altro, quell’evento mirabile occorso in quel luogo al beato Francesco, cioè la visione del Serafino alato in forma di Crocifisso. E su ciò meditando, subito mi avvidi che tale visione mi offriva l’estasi contemplativa del medesimo padre Francesco e insieme la via che ad esso conduce” (Itinerario della mente in Dio, Prologo, 2, in Opere di San Bonaventura. Opuscoli Teologici /1, Roma 1993, p. 499). Le sei ali del Serafino diventano così il simbolo di sei tappe che conducono progressivamente l’uomo dalla conoscenza di Dio attraverso l’osservazione del mondo e delle creature e attraverso l’esplorazione dell’anima stessa con le sue facoltà, fino all’unione appagante con la Trinità per mezzo di Cristo, a imitazione di san Francesco d’Assisi. Le ultime parole dell’Itinerarium di san Bonaventura, che rispondono alla domanda su come si possa raggiungere questa comunione mistica

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con Dio, andrebbero fatte scendere nel profondo del cuore: “Se ora brami sapere come ciò avvenga, (la comunione mistica con Dio) interroga la grazia, non la dottrina; il desiderio, non l’intelletto; il gemito della preghiera, non lo studio della lettera; lo sposo, non il maestro; Dio, non l’uomo; la caligine, non la chiarezza; non la luce, ma il fuoco che tutto infiamma e trasporta in Dio con le forti unzioni e gli ardentissimi affetti … Entriamo dunque nella caligine, tacitiamo gli affanni, le passioni e i fantasmi; passiamo con Cristo Crocifisso da questo mondo al Padre, affinché, dopo averlo visto, diciamo con Filippo: ciò mi basta” (ibid., VII, 6). Cari amici, accogliamo l’invito rivoltoci da san Bonaventura, il Dottore Serafico, e mettiamoci alla scuola del Maestro divino: ascoltiamo la sua Parola di vita e di verità, che risuona nell’intimo della nostra anima. Purifichiamo i nostri pensieri e le nostre azioni, affinché Egli possa abitare in noi, e noi possiamo intendere la sua Voce divina, che ci attrae verso la vera felicità.

PAPA BENEDETTO XVI: SAN BONAVENTURA Udienza generale 17.03.2010 Cari fratelli e sorelle, questa mattina, continuando la riflessione di mercoledì scorso, vorrei approfondire con voi altri aspetti della dottrina di san Bonaventura da Bagnoregio. Egli è un eminente teologo, che merita di essere messo accanto ad un altro grandissimo pensatore, suo contemporaneo, san Tommaso d’Aquino. Entrambi hanno scrutato i misteri della Rivelazione, valorizzando le risorse della ragione umana, in quel fecondo dialogo tra fede e ragione che caratterizza il Medioevo cristiano, facendone un’epoca di grande vivacità intellettuale, oltre che di fede e di rinnovamento ecclesiale, spesso non sufficientemente evidenziata. Altre analogie li accomunano: sia Bonaventura, francescano, sia Tommaso, domenicano, appartenevano agli Ordini Mendicanti che, con la loro freschezza spirituale, come ho ricordato in precedenti catechesi, rinnovarono, nel secolo XIII, la Chiesa intera e attirarono tanti seguaci. Tutti e due servirono la Chiesa con diligenza, con passione e con amore, al punto che furono invitati a partecipare al Concilio Ecumenico di Lione nel 1274, lo stesso anno in cui morirono: Tommaso mentre si recava a Lione, Bonaventura durante lo svolgimento del medesimo Concilio. Anche in Piazza San Pietro le statue dei due Santi sono parallele, collocate proprio all’inizio del Colonnato partendo dalla facciata della Basilica Vaticana: una nel Braccio di sinistra e l’altra nel Braccio di destra. Nonostante tutti questi aspetti, possiamo cogliere nei due grandi Santi due diversi approcci alla ricerca filosofica e teologica, che mostrano l’originalità e la profondità di pensiero dell’uno e dell’altro. Vorrei accennare ad alcune di queste differenze.

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Una prima differenza concerne il concetto di teologia. Ambedue i dottori si chiedono se la teologia sia una scienza pratica o una scienza teorica, speculativa. San Tommaso riflette su due possibili risposte contrastanti. La prima dice: la teologia è riflessione sulla fede e scopo della fede è che l’uomo diventi buono, viva secondo la volontà di Dio. Quindi, lo scopo della teologia dovrebbe essere quello di guidare sulla via giusta, buona; di conseguenza essa, in fondo, è una scienza pratica. L’altra posizione dice: la teologia cerca di conoscere Dio. Noi siamo opera di Dio; Dio sta al di sopra del nostro fare. Dio opera in noi l’agire giusto. Quindi si tratta sostanzialmente non del nostro fare, ma del conoscere Dio, non del nostro operare. La conclusione di san Tommaso è: la teologia implica ambedue gli aspetti: è teorica, cerca di conoscere Dio sempre di più, ed è pratica: cerca di orientare la nostra vita al bene. Ma c’è un primato della conoscenza: dobbiamo soprattutto conoscere Dio, poi segue l’agire secondo Dio (Summa Theologiae Ia, q. 1, art. 4). Questo primato della conoscenza in confronto con la prassi è significativo per l’orientamento fondamentale di san Tommaso. La risposta di san Bonaventura è molto simile, ma gli accenti sono diversi. San Bonaventura conosce gli stessi argomenti nell’una e nell’altra direzione, come san Tommaso, ma per rispondere alla domanda se la teologia sia una scienza pratica o teorica, san Bonaventura fa una triplice distinzione – allarga, quindi, l’alternativa tra teorico (primato della conoscenza) e pratico (primato della prassi), aggiungendo un terzo atteggiamento, che chiama “sapienziale” e affermando che la sapienza abbraccia ambedue gli aspetti. E poi continua: la sapienza cerca la contemplazione (come la più alta forma della conoscenza) e ha come intenzione “ut boni fiamus” – che diventiamo buoni, soprattutto questo: divenire buoni (cfr Breviloquium, Prologus, 5). Poi aggiunge: “La fede è nell’intelletto, in modo tale che provoca l’affetto. Ad esempio: conoscere che Cristo è morto “per noi” non rimane conoscenza, ma diventa necessariamente affetto, amore” (Proemium in I Sent., q. 3). Nella stessa linea si muove la sua difesa della teologia, cioè della riflessione razionale e metodica della fede. San Bonaventura elenca alcuni argomenti contro il fare teologia, forse diffusi anche in una parte dei frati francescani e presenti anche nel nostro tempo: la ragione svuoterebbe la fede, sarebbe un atteggiamento violento nei confronti della parola di Dio, dobbiamo ascoltare e non analizzare la parola di Dio (cfr Lettera di san Francesco d’Assisi a sant’Antonio di Padova). A questi argomenti contro la teologia, che dimostrano i pericoli esistenti nella teologia stessa, il Santo risponde: è vero che c’è un modo arrogante di fare teologia, una superbia della ragione, che si pone al di sopra della parola di Dio. Ma la vera teologia, il lavoro razionale della vera e della buona teologia ha un’altra origine, non la superbia della ragione. Chi ama vuol conoscere sempre meglio e sempre più l’amato; la vera teologia non impegna la ragione e la sua ricerca motivata dalla superbia, “sed propter amorem eius cui assentit” – “motivata dall’amore di Colui, al quale ha dato il suo consenso” (Proemium in I Sent., q. 2), e vuol meglio conoscere l’amato: questa è l’intenzione fondamentale della teologia. Per san Bonaventura è quindi determinante alla fine il primato dell’amore. Di conseguenza, san Tommaso e san Bonaventura definiscono in modo diverso la destinazione ultima dell’uomo, la sua piena felicità: per san Tommaso il fine supremo, al quale si dirige il nostro desiderio è: vedere Dio. In questo semplice atto del vedere Dio trovano soluzione tutti i problemi: siamo felici,

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nient’altro è necessario. Per san Bonaventura il destino ultimo dell’uomo è invece: amare Dio, l’incontrarsi ed unirsi del suo e del nostro amore. Questa è per lui la definizione più adeguata della nostra felicità. In tale linea, potremmo anche dire che la categoria più alta per san Tommaso è il vero, mentre per san Bonaventura è il bene. Sarebbe sbagliato vedere in queste due risposte una contraddizione. Per ambedue il vero è anche il bene, ed il bene è anche il vero; vedere Dio è amare ed amare è vedere. Si tratta quindi di accenti diversi di una visione fondamentalmente comune. Ambedue gli accenti hanno formato tradizioni diverse e spiritualità diverse e così hanno mostrato la fecondità della fede, una nella diversità delle sue espressioni. Ritorniamo a san Bonaventura. E’ evidente che l’accento specifico della sua teologia, del quale ho dato solo un esempio, si spiega a partire dal carisma francescano: il Poverello di Assisi, al di là dei dibattiti intellettuali del suo tempo, aveva mostrato con tutta la sua vita il primato dell’amore; era un’icona vivente e innamorata di Cristo e così ha reso presente, nel suo tempo, la figura del Signore – ha convinto i suoi contemporanei non con le parole, ma con la sua vita. In tutte le opere di san Bonaventura, proprio anche le opere scientifiche, di scuola, si vede e si trova questa ispirazione francescana; si nota, cioè, che egli pensa partendo dall’incontro col Poverello d’Assisi. Ma per capire l’elaborazione concreta del tema “primato dell’amore”, dobbiamo tenere presente ancora un’altra fonte: gli scritti del cosiddetto Pseudo-Dionigi, un teologo siriaco del VI secolo, che si è nascosto sotto lo pseudonimo di Dionigi l’Areopagita, accennando, con questo nome, ad una figura degli Atti degli Apostoli (cfr 17,34). Questo teologo aveva creato una teologia liturgica e una teologia mistica, ed aveva ampiamente parlato dei diversi ordini degli angeli. I suoi scritti furono tradotti in latino nel IX secolo; al tempo di san Bonaventura – siamo nel XIII secolo – appariva una nuova tradizione, che provocò l’interesse del Santo e degli altri teologi del suo secolo. Due cose attiravano in modo particolare l’attenzione di san Bonaventura: 1. Lo Pseudo-Dionigi parla di nove ordini degli angeli, i cui nomi aveva trovato nella Scrittura e poi aveva sistemato a suo modo, dagli angeli semplici fino ai serafini. San Bonaventura interpreta questi ordini degli angeli come gradini nell’avvicinamento della creatura a Dio. Così essi possono rappresentare il cammino umano, la salita verso la comunione con Dio. Per san Bonaventura non c’è alcun dubbio: san Francesco d’Assisi apparteneva all’ordine serafico, al supremo ordine, al coro dei serafini, cioè: era puro fuoco di amore. E così avrebbero dovuto essere i francescani. Ma san Bonaventura sapeva bene che questo ultimo grado di avvicinamento a Dio non può essere inserito in un ordinamento giuridico, ma è sempre un dono particolare di Dio. Per questo la struttura dell’Ordine francescano è più modesta, più realista, ma deve, però, aiutare i membri ad avvicinarsi sempre più ad un’esistenza serafica di puro amore. Mercoledì scorso ho parlato su questa sintesi tra realismo sobrio e radicalità evangelica nel pensiero e nell’agire di san Bonaventura. 2. San Bonaventura, però, ha trovato negli scritti dello Preuso-Dionigi un altro elemento, per lui ancora più importante. Mentre per sant’Agostino l’intellectus, il vedere con la ragione ed il cuore, è l’ultima categoria della conoscenza, lo Pseudo-Dionigi fa ancora un altro passo: nella salita verso Dio si può arrivare ad un punto in cui la ragione non vede più. Ma nella notte dell’intelletto l’amore vede ancora – vede quanto rimane inaccessibile per la ragione. L’amore si estende oltre la ragione, vede di più, entra più profondamente nel mistero di Dio. San Bonaventura fu affascinato da questa visione, che s’incontrava con la sua spiritualità francescana. Proprio nella notte oscura della Croce appare tutta la grandezza dell’amore divino; dove la ragione non vede più, vede l’amore. Le parole conclusive del suo “Itinerario della mente in Dio”, ad una lettura superficiale, possono apparire come espressione

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esagerata di una devozione senza contenuto; lette, invece, alla luce della teologia della Croce di san Bonaventura, esse sono un’espressione limpida e realistica della spiritualità francescana: “Se ora brami sapere come ciò avvenga (cioè la salita verso Dio), interroga la grazia, non la dottrina; il desiderio, non l’intelletto; il gemito della preghiera, non lo studio della lettera; … non la luce, ma il fuoco che tutto infiamma e trasporta in Dio” (VII, 6). Tutto questo non è anti-intellettuale e non è anti-razionale: suppone il cammino della ragione, ma lo trascende nell’amore del Cristo crocifisso. Con questa trasformazione della mistica dello Pseudo-Dionigi, san Bonaventura si pone agli inizi di una grande corrente mistica, che ha molto elevato e purificato la mente umana: è un vertice nella storia dello spirito umano. Questa teologia della Croce, nata dall’incontro tra la teologia dello Pseudo-Dionigi e la spiritualità francescana, non ci deve far dimenticare che san Bonaventura condivide con san Francesco d’Assisi anche l’amore per il creato, la gioia per la bellezza della creazione di Dio. Cito su questo punto una frase del primo capitolo dell’”Itinerario”: “Colui… che non vede gli splendori innumerevoli delle creature, è cieco; colui che non si sveglia per le tante voci, è sordo; colui che per tutte queste meraviglie non loda Dio, è muto; colui che da tanti segni non si innalza al primo principio, è stolto” (I, 15). Tutta la creazione parla ad alta voce di Dio, del Dio buono e bello; del suo amore. Tutta la nostra vita è quindi per san Bonaventura un “itinerario”, un pellegrinaggio – una salita verso Dio. Ma con le nostre sole forze non possiamo salire verso l’altezza di Dio. Dio stesso deve aiutarci, deve “tirarci” in alto. Perciò è necessaria la preghiera. La preghiera – così dice il Santo – è la madre e l’origine della elevazione – “sursum actio”, azione che ci porta in alto – dice Bonaventura. Concludo perciò con la preghiera, con la quale comincia il suo “Itinerario”: “Preghiamo dunque e diciamo al Signore Dio nostro: ‘Conducimi, Signore, nella tua via e io camminerò nella tua verità. Si rallegri il mio cuore nel temere il tuo nome’ ” (I, 1).

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VITA DELL’ORDINE

FRATERNITAS Ita. Vol. XLIII. Nr. 163 - OFM Roma - Email: fraternitas@ofm.org - 01. 03. 2010

Nona Assemblea Generale UFME Il 6 febbraio si è conclusa la IX Assemblea dell’Unione delle Conferenze dell’Europa (UFME) che si è svolta a Bruxelles, con l’approvazione di diversi impegni per il prossimo futuro. Il tema della riunione è stato il “Progetto Europa” secondo i Mandati del Capitolo generale 2009 n. 26 e 27 e, tra quelli più significativi, vi è la continuazione degli incontri dei giovani europei “Euroframe” (2012 in Polonia), la costituzione di una Fraternità internazionale “temporanea” sul cammino di Santiago in Spagna, la costituzione dell’UFME come Associazione ONG di diritto europeo o nazionale, il sostegno alla Fondazione bizantina in Ucraina e l’impegno ad animare e approfondire ulteriormente il “Progetto Europa”, affidato al Consiglio permanente in collaborazione con il Definitorio generale. L’Assemblea - che ha visto la partecipazione di circa 70 Superiori maggiori fra Vicari provinciali, Provinciali e Definitori generali – ha seguito con interesse alcune riflessioni riguardanti le sfide dell’Europa e i Francescani, ha preso contatto con le Istituzioni europee in una giornata di visita guidata al Parlamento e alla Commissione europea, ed ha fatto la conoscenza della Fraternità internazionale “Notre Dame des Nations”, luogo in cui si è svolto l’incontro. L’Assemblea ha anche indirizzato un Messaggio alle Istituzioni dell’Unione Europea per esprimere la gratitudine e nello stesso tempo le preoccupazioni dei Francescani, ed ha inviato un altro Messaggio ai tutti i Frati Minori che sono in Europa per condividere l’esperienza, le riflessioni e gli impegni presi a Bruxelles. Al termine è stato rinnovato il Consiglio permanente dell’UFME che ora risulta così composto: Presidente: Fr. Vitor Melicias (Portogallo); Vice-Presidente: Fr. Ivan Sesar (Bosnia - Erzegovina); Consiglieri: Fr. Gabriele Trivellin (Italia), Fr. Filemon Janka (Polonia), Fr. Bob Van Laer (Belgio), Fr. Anthony McNeill (Scozia).

Un nuovo contributo online all’Ordine Il 4 ottobre 2009 un gruppo di frati francescani della Provincia san Paolo apostolo di Malta ha lanciato un nuovo sito web (www.i-tau.org) che offre tre aree principali di notizie e informazioni francescane: Studi francescani, Commissariato di Terra Santa e Posto di vedetta. L’intento del nuovo sito web è fornire un servizio ai francescani che permette di scaricare gratuitamente saggi francescani, traduzioni di testi francescani e tematiche francescane in lingua inglese. Il sito web è opera di John Abela, Noel Muscat, Raymond Camilleri e Anthony Chircop ed è il risultato del lavoro di sinergia di un gruppo di frati francescani che, sebbene appartenenti alla Provincia maltese, stanno svolgendo il loro servizio all’Ordine, presso la Curia generale e la Custodia di Terra Santa, e che risiedono a Londra e a Malta. La pagina del Commissariato di Terra Santa offre notizie e informazioni dalla Terra Santa oltre che una presentazione del lavoro del Commissariato a Malta. Sarà aggiunta anche la rivista online “Terra della Promessa”.

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La pagina intitolata “Posto di vedetta” è una raccolta di temi e blog francescani e si occupa anche di altre questioni contemporanee relative alla fede e alla cultura cristiane, sia a livello locale maltese, sia a livello internazionale. I-TAU vuole porsi al servizio dell’intera famiglia francescana, specialmente nella diffusione del messaggio francescano e nel fornire materiale gratuito per la formazione iniziale e permanente.

Spagna - Celebrazioni dell’VIII centenario a Madrid Lo scorso sabato 19 dicembre 2009, l’Arcivescovo emerito di Sevilla, S. Em. Card. Carlos Amigo Vallejo OFM, ha presieduto l’Eucaristia solenne di chiusura delle celebrazioni per l’VIII centenario dell’approvazione della forma vitae sanfrancescana (1209-2009) nella parrocchia madrilena di S.Antonio del Retiro. Sempre nella capitale spagnola si è celebrata un’altra data di particolare rilevanza per la sua storia popolare e per la vita cittadina: il 90° anniversario dell’apertura della prima linea metropolitana, inaugurata dal re Alfonso XIII il 17 ottobre 1909, quando Madrid aveva 700.000 abitanti. Questa prima linea contava 8 stazioni ed accessi tra Puerta del Sol e Cuatro Caminos – nei sobborghi della città – e si estendeva su una lunghezza di 3,4 km, percorsi in poco più di 20 minuti. I quattro vagoni di 15 metri per unità trasportarono, durante il primo anno di attività, 14 milioni di viaggiatori. Oggi la rete della Metro di Madrid si snoda su un percorso di 283 km, suddivisi in 12 linee e conta 268 stazioni (oltre a tre linee di metro leggero o di superficie), dati che la rendono la quinta nel mondo e la terza in Europa. Sulla linea 11, aperta nel dicembre 2006 tra le stazioni Plaza Elíptica e La Peseta su un percorso di 5,3 km, si incontra la fermata San Francisco, dedicata al nostro fondatore; è situata nella periferia sud di Madrid, tra le stazioni Pan Bendito e Carabanchel Alto, in una zona depressa e a basso reddito, ancora scarsamente popolata. I quartieri (Colonia, Conde, Aibar e Buenavista) sulla Avenida de los Poblados (Corso dei villaggi) sono abitati soprattutto da immigranti che provengono da diverse culture: subsahariani e magrebini, orientali, sudamericani, rumeni ed esteuropei. La linea continuerà verso il quartiere La Fortuna, nel vicino comune di Leganés, dove si intersecherà con la linea 12. Da sottolineare a mo’ di curiosità: la Metro di Madrid ha 10 stazioni dedicate a santi, tra i quali nessuna donna! Questo potrebbe essere un motivo sufficiente perché in vista del 2012, anno che segna l’VIII centenario della nascita dell’Ordine Clariano, segno di fecondità evangelica in seno alla Chiesa e alla famiglia serafica, una delle nuove stazioni possa essere intitolata a santa Chiara.

Primo Congresso dei centri educativi COTAF Dal 3 al 5 febbraio 2009, il Ministro Generale, accompagnato del Definitore generale di zona (Cotaf), Fr. Roger Marchal, ha partecipato all’Incontro in lingua tedesca delle Scuole francescane (Kongress franziskanischer Schulen) presso il convento di Hofheim (Francoforte) in Germania. Hanno partecipato 10 scuole di tale conferenza e una da Visoki (Bosnia - Erzegovina). Fra l’altro, sono intervenuti Fr. Johannes Baptist Freier, ofm, Rettore Magnifico della PUA, sul tema : “La pedagogia francescana in un mondo che cambia”, Fr. Udo Schmaelzle, ofm, della scuola di Grosskrotzenburg, sul tema : “Il Signore vi mostrerà che cosa dovrete fare”: Convergenza e divergenza di una Pedagogia francescana nello sviluppo della scuola”. Suor Maria Basina Kloos, Superiora Generale delle Suore Francescane di Waldbreitbach BMVA, nella sua relazione ha parlato della “Responsabilità degli insegnanti per portare la dimensione teologica- spirituale…”. Il Ministro Generale, nella sua allocuzione, parlava delle sfide della scuola francescana. Ha sottolineato il bisogno di “un chiaro progetto cattolico e francescano, un'educazione francescana e

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cattolica, assicurando un sano e necessario pluralismo, una collaborazione e una sinergia tra tutti coloro che vi operano, una sintesi tra fede e cultura, allo scopo di lavorare all’unicità della persona con un riferimento esplicito al Vangelo…”. L’incontro si è concluso con la celebrazione eucaristica, presieduta dal Ministro in inglese e tedesco.

La benedizione dei nuovi locali del Commissariato di Terra Santa in Slovenia Sabato 13 febbraio 2010 Fr. Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terra Santa ed il Vescovo S. E. Mons. Jurij Bizjak hanno benedetto i nuovi locali del Commissariato di Terra Santa a Lubiana Vič. Il Commissariato ha cominciato a svolgere il sua lavoro nell'anno 1988 e, fino ad oggi, ha organizzato diverse attività per promuovere nel popolo sloveno la vicinanza alla Terra Santa. In particolare ha guidato pellegrinaggi in Terra Santa, considerata il quinto vangelo, in quanto in essa il piede del pellegrino può toccare proprio la terra calpestata dal nostro Redentore. In occasione del centenario dal primo pellegrinaggio degli sloveni in Terra Santa, effettuato nel 1910, sotto la guida del principe vescovo Anton B. Jeglič, il Commissariato ha deciso di benedire i nuovi locali che si trovano presso il convento di S. Antonio a Lubiana Vič. Per di più: http://www.svetadezela.si/

Erezione della Fondazione B. Egidio Fr. José Rodríguez Carballo, Ministro generale, tenendo presente la richiesta delle Fraternità di Palestrina e Istanbul, dopo aver ottenuto il voto favorevole del Definitorio generale, con decreto del 2 febbraio 2010, ha canonicamente eretto la Fondazione Beato Egidio, formata dalle fraternità di Palestrina e Istanbul. Questa Fondazione non è circoscritta ad un territorio, dipende direttamente dal Ministro generale, e, secondo l’art.168 delle Costituzioni generali approvato nell’ultimo Capitolo generale, potrà ricevere candidati e ascrivere ad essa i frati che lo desiderano, rispettando le norme del Diritto proprio.

Cile - III Incontro Sudamericano della Gioventù francescana Dal 20 al 24 gennaio 2010 nella città di Santiago del Cile si sono radunati circa 200 giovani nel terzo incontro della GiFra del Sudamerica, per condividere insieme la gioia e la bellezza della chiamata francescana, riflettendo sul tema principale dell'incontro: “Io ho scelto la Santa Povertà come mia Signora”. Nell’incontro erano presenti i giovani con i loro Assistenti spirituali dei seguenti paesi: Bolivia, Brasile, Colombia, Ecuador, Paraguay, Perù e Cile. A nome del Coordinamento internazionale della GiFra all’incontro è stato presente Anderson Moura del Brasile e, a nome dell’OFS del Cile, Ingrid Palacios, Ministra nazionale e Consigliera internazionale dell’OFS del Cile. L’incontro è stato ben organizzato con momenti forti di preghiera, formazione e condivisione fraterna. Ogni giorno si è fatta una riflessione su un tema che aiutava i giovani ad approfondire il tema centrale dell’incontro. I relatori principali erano: Suor Paulina Etcheverry, FMIC; Fr. Manuel Alvarado, OFM, Héctor Fernández Cubillos e Fr. Francisco Salgado, OFM. L’incontro si è concluso con una solenne celebrazione eucaristica nella chiesa di S. Francesco di Alameda, presieduta dal Vicario provinciale Fr. Jorge Concha, OFM. Il prossimo IV Incontro Sudamericano della GiFra si terrà nel gennaio 2012 in Colombia. Vedi: http://picasaweb.google.com/jufra.org

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Segnalibro francescano  De zegen van Aäron (La benedizione di Aronne), Gerard Ris, Valkhof Pers, Nijmegen 2009, p. 96. L’autore del libro biblico dei Numeri pone la vecchia benedizione di Aronne (Nm 6,22-27), usata nella liturgia del tempio, proprio all’inizio del viaggio di Israele attraverso il deserto. Con le parole di questa benedizione, Dio assicura il popolo che Egli sarà con loro durante tutti gli anni del loro viaggio verso la terra promessa. Francesco conosceva questa benedizione e la scrisse di proprio pugno per incoraggiare frate Leone. Da allora, nella tradizione francescana, la benedizione di Aronne viene denominata “la benedizione di frate Leone”.  Believing in Jesus (Credere in Gesù), Leonard Foley, St. Anthony Messenger Press, Ohio 2009, p. 324. Ha lo scopo di aiutare chi è cresciuto come cristiano ad arrivare ad una comprensione più profonda delle credenze e delle pratiche che ha mantenuto per tutta la vita e per rendere la fede Cattolica più accessibile per coloro che sono appena entrati nella Chiesa. Come scrive l’autore: “Questo libro può aiutare alcune persone spaventate e ferite e far si che altre si interroghino”. Questa sesta edizione è stata aggiornata per riflettere gli ultimi documenti ed eventi della Chiesa e fa un continuo riferimento al Catechismo della Chiesa Cattolica. Domande di discussione aiutano il lettore a scendere più profondamente nei misteri della fede, e l’estesa sessione delle fonti offre ampie opportunità per ulteriori esplorazioni. Il libro è una guida indispensabile alla fede in cui crediamo.  Saint of the Day (Il santo del giorno), Leonard Foley, Pat McCloskey, St. Anthony Messenger Press, Ohio 2009, p. 408. Combinando brevi biografie e perspicaci riflessioni, questo libro offre un aiuto pratico, pieno di ispirazione quando è il momento di cercare, trovare e ricevere l’amicizia del Signore nella nostra vita di tutti i giorni seguendo l’esempio dei santi. Ogni lemma include una breve biografia di un santo, un commento sull’esempio della sua vita che ha rilevanza sulla vita del lettore e una citazione appropriata dalle Scritture, dagli scritti del santo o da un altro scrittore spirituale. Ci sono 239 lemmi per santi e beati e 16 feste mariane.

Grandi/piccole notizie La Custodia di Guinea-Bissau in crescita: Dall’Ordinazione presbiterale degli ultimi 6 religiosi, avvenuta il giorno 23 gennaio 2010, la Custodia conta oggi: 33 religiosi professi solenni, tra i quali 16 autoctoni, 12 Italiani della Provincia madre di Venezia e 5 Portoghesi. Attualmente ci sono anche 5 professi temporanei e 4 postulanti, tutti Guineani. Fr. Victor Luis Quematcha è il giovane Frate guineano Custode dell’Entità, eletto con il suo Consiglio per un triennio, durante il primo Capitolo della Custodia, celebratosi dall’1 al 7 marzo 2009. La Custodia di Guinea-Bissau è il frutto dell’Evangelizzazione missionaria di Frati provenienti da diversi paesi, soprattutto dall’Italia, dal Portogallo e dal Brasile.  Una Scuola francescana a Parigi: Alla fine del 2009 si è dato il via a Parigi ad una Scuola francescana dipendente dalle Province OFM e OFMCap di Parigi. L’obiettivo di questa Scuola 

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è di offrire un insegnamento francescano in spiritualità e mistica, filosofia e teologia, storia e arte. La Scuola è strutturata in tre anni con una valutazione ogni anno. La Scuola è retta dai Ministri Provinciali OFM e OFMCap, che sono i Cancellieri. A breve sarà nominato un Decano con un Comitato accademico formato da tre professori. Il Comitato preparerà i programmi. La Scuola avrà una Segreteria e un Servizio di comunicazione, diretto dal Responsabile del Comitato amministrativo.  Fonti Francescane in Tedesco: Per la prima volta, a partire dalla fine del 2009, abbiamo, in tedesco, gli Scritti di san Francesco e le Fonti dei primi secoli del francescanesimo in un unico volume. Ogni scritto è preceduto da una presentazione curata da frati OFM, OFMconv, OFMCap. Il volume è stato pubblicato dalla casa editrice Butzon & Berker.  Il lavoro dei nostri frati in Haiti dopo il terremoto: Le tre Fraternità di Port-au-Prince sono luoghi di accoglienza per gli haitiani. Saint Alexandre, nel centro della città, è meta di malati soccorsi da Fr. Victor, cileno, psicologo ed ora in veste di medico. La chiesa si è trasformata in un padiglione ospedaliero con farmaci e tanti pazienti. Raccogliere i bambini della strada è compito di Fr. Omar, salvadoregno, che ha posto nel piccolo convento una gran quantità di tende per dar loro un posto da dormire e, prima ancora, una casa dove mangiare. Fr. Colombano continua i suoi giri nel ‘chiostro’ della povertà, ora divenuta miseria. E’ la zona del mercato, dove molti vendono e vivono nello stesso miserabile luogo, senza acqua e senza luce. Tutti lo chiamano e a ciascuno, col sorriso, dona quel che può. La Fraternità di Crois-les-missions è l’unica colpita delle tre case. La chiesa ha perso la facciata e il convento è notevolmente danneggiato. I frati dormono fuori in tenda, nel piazzaletto tra casa e chiesa. Fr. Jean Louis è infermiere e passa tutto il giorno a curare gli ammalati che affollano i pochi spazi sicuri. Fr. Dempsey, responsabile della Fondazione haitiana e guardiano e parroco corre dall’uno e dall’altro per riorganizzare la vita parrocchiale. Fr. Antonio pure è preso dalle mille necessità logistiche. La terza Fraternità vive in un luogo pianeggiante e il terremoto non l’ha sfiorata. E’ una casa sicura, anche se i frati preferiscono dormire all’aperto, nelle piccole tende rosse. Questa Fraternità accoglie gli undici giovani in formazione iniziale. In questi giorni, insieme al frate haitiano Miguel, si son dati da fare per soccorrere i terremotati. Fr. Walter pensa a trasportare in automobile gli uni e gli altri, come ha fatto con noi visitatori. La gente di Haiti, forte nel soffrire, confida molto nei frati. E i frati vogliono molto bene al popolo haitiano per il quale hanno organizzato carichi di cibo che un camion trasporterà da Santo Domingo fino al convento di Lilavois. Il denaro finora raccolto serve per l’emergenza: cibo e medicinali. Per le ricostruzioni, la Provvidenza ci penserà a suo tempo. Per sapere di più: www.ofm.org  Dal 25 al 27 gennaio 2010 si è riunito in Curia generale il Comitato Esecutivo del Segretariato per la Formazione e gli Studi. Lo scopo dell’incontro è stato di realizzare una conoscenza reciproca, permettendo quindi anche al nuovo Segretariato generale di cogliere la vita dell’Ordine nelle varie aree; successivamente si sono cercate strategie per l’attuazione del programma per la Formazione e gli Studi approvato dal Definitorio generale per il prossimo sessennio. Inoltre si è trattato dell’organizzazione dei Convegni continentali e del Convegno Internazionale. Durante i lavori, il Comitato ha incontrato il Ministro generale per condividere le esperienze formative e offrire maggior collaborazione al Governo dell’Ordine. Erano presenti Fr. Vidal Rodríguez López (Segretario generale), Fr. Sergiusz Baldyga (Vice

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Segretario), Fr. Gregorio Redoblado (Filippine) e Fr. Marco Vianelli (Italia). Era assente, per motivi di salute, Fr. Dominic Monti (USA).  Nei giorni 12-13 febbraio 2010, si è svolto in Malta l’Incontro Internazionale di sostegno alla pace Israelo-Palestinese. Rappresentanti dell’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo e delle Nazioni Unite si sono riuniti per discutere i cinque elementi chiave del Processo di Pace Israelo-Palestinese: confini, colonie, rifugiati, acqua e Gerusalemme. Riconosciuti esperti e personaggi chiave della regione e della comunità internazionale hanno partecipato insieme a membri del Parlamento Israeliano e Palestinese. All’incontro è stato presente anche Fr. Marcello Ghirlando, ofm, della nostra Provincia di Malta, scelto dalla Santa Sede come rappresentante della Chiesa durante l’incontro. È la seconda volta che Fr. Marcello viene nominato dalla Santa Sede a questo tipo di incarico.

Nuovo Ministro provinciale Fr. Claudio Pegoraro è stato eletto Ministro provinciale della Provincia di Nostra Signora in Cina.

Nuovo Visitatore generale Fr. Giampaolo Cavalli, della Provincia Veneta di Sant’Antonio di Padova, è stato eletto Visitatore generale della Fraternità del Collegio Internazionale Sant’Antonio a Roma.

Agenda del Ministro generale 01-05 marzo: Visita alla Custodia Bizantina di Tutti Santi dell’Ordine (Ucrania). 08-18 marzo: Tempo forte del Definitorio in Curia Generale (Roma – Italia). 19 marzo: Onomastico del Ministro generale. 20-25 marzo: Visita alla Provincia dell’Annuciazione (Albania) e ai fratelli di Montenegro e Kosovo. 28-04 marzo: Settimana Santa.

Portatori del dono del Vangelo Un altro cammino di restituzione che il Capitolo ha sottolineato in questi giorni è la cosiddetta missione inter gentes, espressione che indica un modo di renderci presenti là dove il Signore ci invia, come pure un atteggiamento verso il mondo. È un processo di inserimento nella realtà che ci fa condividere la vita dei nostri popoli con tutta la sua complessità. La missione inter gentes suppone questa empatia verso il mondo ed è conseguenza e prolungamento del mistero dell’incarnazione. Per annunciare la buona novella del Regno, il Verbo – il primo minore - si fa carne in un corpo umano e si inserisce anche in un tempo storico, in una società e in una cultura concrete, condividendo così in tutto la condizione umana, eccetto il peccato. Se Cristo è il paradigma di ogni evangelizzazione, l’incarnazione reale ed effettiva dell’evangelizzatore nella realtà socio-culturale di un popolo è una ineludibile esigenza della sua missione. (n. 13). FRATERNITAS - OFM – Roma Redattore: Robert Bahčič Internet: http://www.ofm.org/fraternitas Email: rbahcic@ofm.org

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LETTERA DEL MINISTRO PROVINCIALE DEL CILE Carissimi fratelli, vi ringrazio sinceramente per la vostra compassione per il popolo del Cile e per noi. Conforta veramente il vostro sentire fraterno. è in questo modo che ci sentiamo fratelli! Bene: non devo aggiungere dati alla spaventosa sofferenza di tanti fratelli e sorelle cileni che piangono i loro morti, che hanno perso assolutamente tutto e che ora hanno bisogno di acqua, cibo e un tetto. In alcuni luoghi i vicini si aiutano a vicenda con esemplare solidarietà. Una vergogna per noi è il saccheggio, vergogna che rende un po’ più umile un paese che pensavamo più civilizzato. Tutti i frati, dopo la paura inziale, stanno bene. Alcuni si sono demoralizzati un po’ vedendo i danni alle loro amate chiese e sentono l’angustia e l’impotenza di non saper cosa fare. Le case di Santiago si sono riempite di polvere a causa dell’intonaco caduto dai muri e di crepe lungo gli angoli delle stanze, soprattutto Alameda e Capilla de Ossa; la Casa de Angol è inabitabile, al Totoral il muro esterno della cucina e del refettorio potrebbe cadere verso fuori. Le chiese di Limache, San Antonio (Santiago), Parral, Chillán e Angol sono gravemente danneggiate. Qualcuno pensa addirittura che due dovrebbero essere demolite. La nostra antica chiesa di San Francisco de la Alameda era piena di polvere per i calcinacci e i pezzi di cornice di gesso che si sono staccati, insieme a terra che si era accumulata nel sottotetto e che ora ha trovato una via di fuga; è caduta pure una lapide di marmo. A Concepción la casa è costruita solidamente e la chiesa è un hangar rivestito e sembra non aver subito grossi danni. Domani andrò a visitare tutti i frati colpiti del sud. Curiosamente (succedono sempre cose curiose in queste situazioni) a Valparaiso non è successo nulla di considerevole né al campanile (che era già in pericolo di cadere anche senza il terremoto) né alla casa. Vi ringrazio fratelli per la vostra fraterna preoccupazione. Continuiamo a pregare per quelli che hanno perso qualche familiare e per tutti coloro che stanno soffrendo. Pace e bene. Rogelio Fr. Rogelio Ministro Prov. Cile

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DALLA COMPI COMUNICATO COMPI MARZO 2010 Nei giorni 3/5 Marzo 2010 in Assisi, presso “Casa A.Leonori”, nell’ambito della XXXIV Assemblea dell’Unione delle Quattro Famiglie Francescane, si è riunita l’Assemblea ordinaria della COMPI. Significative sono state le due Celebrazioni Eucaristiche mercoledì 3 nella Basilica di Santa Maria degli Angeli presieduta dal Definitore generale fra Vincenzo Brocanelli,ofm e giovedì 4 marzo nella Basilica San Francesco presieduta da fra Marco Tasca, Ministro Generale ofmconv. Entrambi i momenti celebrativi sono stati seguiti dall’agape con la Fraternità locale. Prima di leggere la sua relazione sul lavoro svolto in questi ultimi mesi, il Presidente, saluta e ringrazia fra Donato Sardella per aver accettato di svolgere il servizio di Segretario COMPI e formula gli auguri a fra Marino Porcelli per la sua festa onomastica. 1. Approvato il verbale dell’Assemblea COMPI dello scorso ottobre 2009, i Ministri si sono soffermati a condividere alcune impressioni circa l’Assemblea UFME, svolta in Bruxelles lo scorso febbraio, e hanno passato in rassegna le proposizioni in essa votate. 2. Interessante per i Ministri è stato ascoltare dal Definitore generale fra Vincenzo Brocanelli il lavoro che il nuovo Definitorio Generale sta avviando all’indomani del Capitolo 2009 e quelle che sono le attese che si hanno dalla COMPI. Utile per tutti sarà il sussidio per il Moratorium “Una sosta per discernere”. Impegno della Conferenza sarà garantire la massima diffusione in modo da farlo conoscere a tutti i frati italiani. 3. Particolare attenzione ha meritato la discussione e approvazione del Progetto triennale COMPI 2009/2012. Dopo un primo lavoro di assemblaggio di quanto prodotto dalle commissioni nella scorsa Assemblea COMPI di ottobre 2009, il testo è stato sottoposto alla revisione del Consiglio di Presidenza arrivando così alla bozza presentata in Assemblea. Apportate alcune modifiche migliorative, il Progetto è stato approvato all’unanimità dei presenti. Per una più ampia diffusione del Progetto, l’Assemblea decide anche di procedere alla stampa di un pieghevole da distribuire a tutti i frati delle Province d’Italia e d’Albania. 4. Altro punto fondamentale all’ordine del giorno è stato la presentazione della Relazione economica amministrativa dell’Economo COMPI e l’approvazione del Bilancio 2009. Fra Clemente Moriggi, coadiuvato dal consulente dott. Casarone, ha esposto ai Ministri i diversi punti della sua Relazione soffermandosi in particolare sui lavori di ristrutturazione dell’Hotel Cenacolo ormai quasi ultimati; sui prossimi lavori di adeguamento a norma di alcuni impianti di “Casa A.Leonori”; sull’avvio della

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nuova gestione da parte della ORA HOTELS delle due strutture ricettive; sulla situazione economica della Fondazione Congo; su alcune altre questioni in via di definizione. Messo ai voti, il Bilancio 2009 è approvato all’unanimità dei presenti. 5. Argomento che ha interessato l’Assemblea è stato il prossimo incontro del Definitorio Generale con la COMPI. Si è deciso di svolgerlo ad Assisi presso “Casa A.Leonori” a partire dal pranzo del 7 giugno fino alla cena del 10 giugno. 6. Chiamata ad approvare gli Statuti del Settore Pastorale Parrocchiale, l’Assemblea ha deciso di rinviare qualsiasi decisione in merito. Ci si adopererà in questi mesi nella stesura di

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che

corrisponda

maggiormente ai canoni di sobrietà ed essenzialità voluti dalla COMPI. 7. Un’intera sessione dell’Assemblea ha avuto come tema la situazione della Fondazione Congo: l’acquisto di un terreno; i progetti di costruzione di una struttura d’accoglienza per gli studenti; la gestione economica degli studenti residenti in Italia. Particolare rilievo è stato dato alla richiesta fatta dai frati della Fondazione Notre Dame d’Afrique del Congo di poter essere costituiti in Custodia dipendente dal Ministro Generale pur conservando una relazione privilegiata con la COMPI. La Conferenza ritiene prematura l’erezione a Custodia e ritiene di proporre invece che il CongoBrazzaville diventi Fondazione dipendente dal Ministro generale, secondo i nuovi SSGG. I criteri condivisi sono: la sensibilizzazione dei frati della Conferenza che chiedono d’andare in missione perché si orientino per il Congo; l’impegno delle Province italiane a sostenere economicamente la Fondazione nella forma attuale per i primi tre anni; la disponibilità della COMPI a continuare l’accompagnamento della Fondazione attraverso un proprio Ministro Delegato. Al Presidente COMPI viene chiesto di riportare questa linea nell’incontro con il Definitorio generale. 8. Dopo aver trattato alcune questioni riguardanti la vita dell’Unione e del Mo.Fra. il Presidente, rivolgendosi ai Ministri che ultimano il loro servizio: fra Roberto Ferrari, fra Bruno Miele, fra Manlio Di Franco, fra Virgilio Di Virgilio, li ha ringraziati per il lavoro svolto a servizio delle proprie Province e della Conferenza tutta. fra Donato Sardella, ofm segretario

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NOTIZIE • La XXXIV Assemblea generale dell’Unione Conferenze Ministri Provinciali Famiglie Francescane d’Italia ha rieletto fra Paolo Fiasconaro, ofmconv. Segretario generale dell’Unione per il triennio 2010/2013. • L’Assemblea Mo.Fra. riunita in Assisi il 6 marzo 2010 ha rieletto fra Mariano Steffan, ofmcapp. Segretario generale. • CONGRESSO EUROPEO GPIC – 24/30 APRILE 2010 MONTE S.ANNA IN POLONIA per informazioni e prenotazioni rivolgersi a fra Cesare Azimonti 02.632481 – c.azimonti@ tin.it. • Dal 7 al 10 giugno 2010 presso “Casa A.Leonori” in Assisi Incontro del Definitorio Generale con la COMPI. • Dal 15 al 18 giugno 2010 presso “Casa A.Leonori” in Assisi Incontro Settore Pastorale Parrocchiale

PROGETTO COMPI • Introduzione 1. Dopo la celebrazione del Capitolo generale OFM 2009 (24 maggio-20 giugno) e l’Assemblea COMPI 2009 (12-16 ottobre), desideriamo come Ministri rimetterci in cammino, seguendo la prospettiva suggeritaci dal Capitolo: quella di farci portatori del Vangelo, dono che ci è stato fatto, dono che ci impegniamo a restituire in opere e parole. Facciamo memoria grata della chiamata di Francesco a vivere secondo il santo Vangelo, chiamata che egli fece scrivere con poche e semplici parole e che il signor Papa Innocenzo III approvò (Test FF 116).2. Desideriamo fare nostra la visione presentata dal documento finale del Capitolo generale 2009 (DCG09). Portatori del dono del Vangelo,

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in modo particolare quei passi che ci richiamano all’evangelizzare in fraternità ed al vivere il nostro servizio di animazione come servizio alla comunione: “Nessun progetto di evangelizzazione è iniziativa o patrimonio personale di nessuno; è sempre la Fraternità che evangelizza. La reciproca cura che i fratelli si scambiano a somiglianza della comunione trinitaria ci chiede di coltivare particolare attenzione alla qualità della vita fraterna. Una parte importante del servizio di animazione dei ministri e guardiani è la ricerca dei mezzi per ricreare comunione, mutua comunicazione, calore e verità nelle relazioni reciproche” . (DCG09 n. 27) “La vita segnata dal dinamismo del Vangelo si trasforma in passione incontenibile per il Regno. Bisogna dar forma alla vita per non perdere i frutti di quello che il Signore ha seminato. Manteniamo perciò la nostra convinzione che è necessario che le Fraternità e le Entità entrino in una cultura del progetto fraterno di vita e missione. Ciò che ci spinge a crederlo non è anzitutto una preoccupazione di efficacia operativa, ma piuttosto la necessità di integrare la missione evangelizzatrice nel contesto della nostra vita e di stabilirvi priorità che guidino le nostre decisioni…”. (DCG09 n. 28) 3. Il triennio che vivremo sarà per noi occasione per rispondere come Conferenza alle domande che il Capitolo pone alle nostre Entità quando propone un moratorium: “Nei prossimi tre anni, 2010-2012, tutte le Entità dell’Ordine intraprendano un processo di riflessione e di discernimento. La riflessione e il discernimento si facciano a partire dalle seguenti domande: dove ci troviamo? Verso dove vogliamo andare? Verso dove ci spinge lo Spirito, tenendo presente la nostra realtà (debolezze e potenzialità), i suggerimenti della Chiesa, gli ultimi documenti dell’Ordine e i segni dei tempi?” (DCG09 Mandati n. 10) 4. Sarà anche occasione per vivere la nostra identità di frati minori chiamati “come Francesco e molti fratelli nella nostra storia… ad accogliere il dono del Vangelo e a restituirlo creativamente con la vita, con gesti concreti e mediante l’esercizio dei nostri doni specifici” (DCG09 n. 10), incarnati evangelicamente nel nostro tempo, insieme alle sorelle del II Ordine e ai fratelli e sorelle dell’Ordine francescano secolare. In modo tutto particolare desideriamo camminare in comunione con le Sorelle del II Ordine che pure si stanno preparando a celebrare l’VIII centenario della loro nascita.

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• Le priorità per il triennio 2009-2012 5. Le priorità COMPI per il triennio che ci sta davanti si collocano sull’orizzonte dei passi del Documento finale del Capitolo generale 2009 sopra citati, che illuminano il nostro cammino richiamandoci le coordinate dell’evangelizzazione, della fraternità e del ripensamento delle nostre strutture a partire dall’approfondimento della nostra identità. All’interno del nostro Progetto COMPI emergono pertanto due priorità: • in ordine all’evangelizzazione la priorità sarà quella di far crescere la qualità della vita fraterna e della comunione, nelle nostre Province e tra le Province per poter realizzare nell’oggi progetti di evangelizzazione che siano espressione della fraternità anziché della semplice creatività individuale, pur nella valorizzazione dei doni specifici di ogni fratello e di ogni Entità. • In ordine al ripensamento delle nostre strutture a partire dalla nostra identità la priorità sarà quella di aiutare le Province a fare una lettura pasquale e di fede dell’attuale processo di ridimensionamento e ad aprirsi ad una reciproca collaborazione

interprovinciale

per

riqualificare

e

rivitalizzare la nostra presenza francescana sul territorio della Conferenza. • Obiettivi 6. Per poter tradurre le priorità in linee di animazione delle nostre Province e della Conferenza gli obiettivi identificati sono i seguenti: 6.1 Far crescere la Conferenza come luogo di comunione e collaborazione tra le Province oltre che al livello nazionale a quello della interprovincialità per aree geografiche (nord – centro – sud), sperimentando collaborazioni bi/trilaterali come primo passo verso collaborazioni anche più ampie. 6.2 Coordinare e incentivare l’animazione e il coordinamento dei Segretariati e dei Settori perché assumano e facilitino il percorso di collaborazione interprovinciale nei vari ambiti. 6.3 Rivitalizzare l’evangelizzazione con l’impegno specifico della formazione dei frati all’evangelizzazione e con iniziative specifiche in ordine alla rivitalizzazione delle forme tradizionali, alla missione ad gentes e alle nuove forme “inter gentes”. 6.4 Nella formazione iniziale e permanente mettere in atto percorsi formativi che aiutino a superare il provincialismo e ad assumere una visione aperta della vita francescana.

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6.5 Promuovere progetti formativi e ratio formationis interprovincialis in vista di una futura unica ratio formationis per la conferenza. 6.6 Avviare e sostenere iniziative di collaborazione interprovinciale tra i settori che rientrano nel segretariato per l’evangelizzazione. 6.7 Incrementare il rapporto con la famiglia francescana soprattutto nella formazione. 6.8 Attuare iniziative per un maggior coinvolgimento dei laici in ordine all’evangelizzazione. • Strumenti e proposte 7. Conseguentemente gli strumenti e le proposte identificati sono i seguenti: 7.1

Valorizzare

nel

triennio

2010/2012 i sussidi dell’Ordine per il moratorium “Una sosta per discernere” e le linee guida di animazione per il sessennio dal titolo

“Ripartire

dal

Vangelo”

utilizzandolo: • nelle Province secondo le indicazioni dell’Ordine; • a livello interprovinciale come stimolo a fare scelte sostenibili; • all’interno della Conferenza come occasione di condivisione dei cammini provinciali; 7.2 organizzare momenti specifici di formazione dei Ministri coinvolgendo non solo il Definitore generale ma anche altri uffici della Curia; 7.3 studiare modalità concrete per far funzionare sempre meglio il canale di collaborazione tra la Conferenza e la Curia Generale e per coinvolgere sempre più il Definitore Generale nell’animazione della Conferenza; 7.4 programmare l’incontro DG-COMPI come momento di condivisione del cammino dell’Ordine e come strumento per verificare la qualità della nostra presenza francescana in Italia e Albania con una prospettiva progettuale; 7.5 studiare anticipatamente gli argomenti che saranno affrontati in Assemblea, attraverso i Settori o specifiche commissioni, seguendo la metodologia dell’Ordo Laboris COMPI; 7.6 definire meglio gli aspetti organizzativi e giuridici dei Settori: snellire gli Statuti; definire la questione della conferma degli eletti e le altre questioni a carattere giuridico; 7.7 favorire iniziative e tempi di formazione all’evangelizzazione e alla missione con particolare cura

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dei frati under ten; 7.8 organizzare tempi di formazione permanente per gli over ten centrati sul tema della nostra vocazione francescana, in vista del servizio che essi svolgono nelle Province; 7.9 far conoscere e condividere a livello interprovinciale e di Conferenza le iniziative già esistenti di formazione francescana già esistenti nelle Province; 7.10 realizzare nelle tre aree, almeno una volta all’anno, un incontro residenziale dei definitòri e del collegio dei ministri per animare, promuovere e accompagnare la interprovincialità nell’area; 7.11 programmare incontri con i responsabili nazionali dei segretariati e il coordinatore dell’ufficio GPIC per stabilire aspetti tematici e modalità dei futuri convegni o incontri di settore; 7.12 la fraternità stabile di Casa Leonori è a servizio della Conferenza e delle sue attività, particolarmente quelle legate al funzionamento della Compi stessa, ai segretariati e ai settori; 7.13 organizzare un incontro dei professi temporanei prevalentemente finalizzato a sensibilizzare sul tema dell’interprovincialità in dialogo con i Ministri provinciali; 7.14 per i 2 segretariati per le Missioni e l’evangelizzazione e per la Formazione e studi organizzare il Convegno dei segretariati e quello dei settori ad anni alterni; 7.15 date le differenze presenti all’interno della Conferenza è anche importante che ogni area geografica organizzi forme di collaborazione e condivisione di iniziative secondo le sue esigenze. approvato in assemblea COMPI 05 marzo 2010

Il Signore mi rivelò che dicessi questo saluto: Il Signore ti dia Pace Anno XIV n. 3

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VITA DELLA PROVINCIA

COMUNICATO DEL DEFINITORIO PROVINCIALE A tutti i frati della Provincia Loro Sedi

Prot. n.° 58/10

Sabato 20 marzo 2010, alle ore 09.00, presso la Sala Definitoriale della Curia Provinciale in Napoli, si è radunato il Definitorio Provinciale. Tutti i PP. Definitori sono presenti. La Sessione Definitoriale ha avuto inizio con la celebrazione dell’Ora Terza. Si è data lettura della lettera inviata dal Ministro Provinciale in occasione della Pasqua a tutte le fraternità della Provincia e alle diverse realtà della famiglia francescana, fra Agostino ha poi formulato gli auguri per la prossima Pasqua ai PP. Definitori ed, attraverso di essi, ad ogni frate della Provincia. Fra Agostino, oltre a ricordare al Definitorio le date dei prossimi incontri in cui è impegnato il Ven.do Definitorio (25 - 27 marzo 2010: incontro dei Definitorii delle Province del Sud Italia a Baronissi), ha ricordato che dal 5 al 10 aprile si celebrerà la prima parte del Capitolo Provinciale con inizio alle ore 12.00. Altra data da ricordare è il 9 maggio c.a., alle ore 19.00, nella Basilica di S. Chiara, fra Michele Di Fronzo emetterà la professione solenne. Si è poi proceduto ad alcuni adempimenti in vista della Celebrazione del XX Capitolo Provinciale. È stato nominato segretario del Capitolo: Fra Salvatore Vilardi. Sono stati nominati i quattro revisori dei documenti nelle persone di Fra Diomede Folliero, Fra Marcello Pronestì, fra Gerardo Ciufo e Fra Luigi Campoli. Si è poi approvato l’Instrumentum Laboris

redatto dalla

Commissione preparatoria e si sono esaminati, per poi sottoporli all’approvazione dei frati capitolari, la bozza del Direttorio, dell’Agenda del Capitolo e la proposta della suddivisione in quattro gruppi di studio dei frati capitolari, suddivisi per aree di competenza: 1) Formazione e Studi e Ridimensionamento; 2) Formazione Permanente e Ridimensionamento; 3) Evangelizzazione e Ridimensionamento; 4) Evangelizzazione – Parrocchie e Ridimensionamento. Fra Agostino ha comunicato al Definitorio che fra Ferdinando Cimmaruta ha presentato una lettera in cui esprime la volontà di rinunciare a partecipare al Capitolo per motivi di salute; il Definitorio ha invitato il Ministro Provinciale ad accettare la rinuncia. Fra Ferdinando sarà sostituito

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dal primo dei non eletti che è fra Giuseppe Sorrentino. Al Ministro Provinciale e al Definitorio è pervenuta la lettera di dimissione di fra Elia Palmieri da P. Guardiano della fraternità interprovinciale del Noviziato di Piedimonte Matese. Tale richiesta verrà presa in esame dal collegio dei Ministri Provinciali che si incontrerà a Baronissi e che provvederà a nominare un nuovo P. Guardiano. Fra Agostino presenta al Definitorio la richiesta inoltrata da Fra Raffaele Patella con cui chiede un periodo di riflessione per discernere sul suo cammino vocazionale e per poter ultimare la tesi di Baccellierato. Il Definitorio accoglie la richiesta di fra Raffaele e il Ministro Provinciale stabilisce che questi sia trasferito presso la fraternità di Portici. Nel contempo fra Graziano Maria Buonadonna è trasferito dalla fraternità di Miano a quella di Marigliano con l’incarico di economo locale. È stato invitato a prendere parte alla sessione del Definitorio il dott. Antonio Esposito, commercialista, che ha relazionato sulla situazione della Società BBM e sulla causa inerente il contenzioso tra la nostra Provincia Religiosa e i Sigg. Marzano e Palazzo di Fondi (LT). Inoltre il commercialista ha aggiornato il Definitorio in merito ad alcuni contratti di fitto e circa il contenzioso per la pratica di lavoro presentata da Fra Domenico Nittolo. Il Ministro Provinciale ha poi riferito al Definitorio che è pervenuto il rescritto di secolarizzazione pura et simpliciter per fra Paolo Di Palo e fra Francisco Rodriguez Aparecido e il rescritto di secolarizzazione ad experimentum per fra Mariano Capuozzo. Alle ore 13.30 con la preghiera di ringraziamento si conclude la sessione definitoriale. Napoli, dalla Curia Provinciale 25 marzo 2010

Fra Salvatore Vilardi Segretario Provinciale

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MESSAGGIO PER LA PASQUA DI RESURREZIONE 2010 DI FRA AGOSTINO ESPOSITO - MINISTRO PROVINCIALE

A tutti i frati della Provincia e della Custodia, alle Sorelle Clarisse, alle Sorelle del MO.RE.FRA., ai fratelli e alle sorelle dell'OFS e della Gi.Fra. Carissimi fratelli, quest’anno celebreremo la Santa Pasqua alla vigilia di un evento fondamentale per la vita della nostra Provincia, il XX Capitolo Provinciale, che ha per tema: “Portatori del dono del Vangelo come fratelli”. Le parole chiave del Capitolo sono due: dono e fratelli. Per noi figli del Serafico Padre Francesco la parola dono richiama due riferimenti del Testamento. Essa indica il dono del Vangelo dato come forma vitae a Francesco; ma anche – come sottolinea lo stesso Santo – il dono dei fratelli, che gli furono “dati”, “donati” dal Signore Dio Altissimo. Come Francesco e molti fratelli della nostra storia anche noi siamo chiamati a “restituire” i doni ricevuti: «e restituiamo al Signore Dio Altissimo e sommo tutti i beni e riconosciamo che tutti i beni sono suoi e di tutti rendiamogli grazie, perché procedono tutti da Lui» (RegNB 17,17); ma in che modo siamo chiamati a restituire? «Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.» (Lc 10,1). Il come è chiaramente indicato in questo brano del Vangelo: compiere la missione evangelizzatrice a due a due, cioè in fraternità! Noi frati minori abbiamo ricevuto, fin dalle origini, questo doppio dono, e così dobbiamo restituirlo; missione e fraternità per noi sono inscindibili, sono un unico atto articolato in sé.

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Non possiamo essere evangelizzatori se non viviamo da fratelli e in minorità. La minorità è il nostro statuto costitutivo, è la condizione permanente di esodo a cui siamo chiamati ogni giorno, per andare verso gli altri espropriandoci di noi stessi, abbandonando le nostre sicurezze, i nostri “chiostri sicuri” e andando, “per fede”, là dove il Signore ci conduce. Ora, la concomitanza tra la Pasqua e il nostro Capitolo Provinciale fa sì che quest’ultimo evento sia peculiarmente un kairòs, un tempo di Grazia, un tempo salvifico, un tempo di comunione profonda con il Risorto. Affinché lo Spirito del Risorto faccia maturare i suoi frutti rendendo feconda la speranza è necessario disporsi opportunamente ad accoglierlo. La novità di vita della Risurrezione, inseparabili dal mistero della Croce, richiede a ciascuno di noi di percorrere con Lui il Calvario del dono di sé, totale ed incondizionato, e di saper morire a noi stessi, di rinunciare al nostro amor proprio, alle nostre proprie logiche, ai nostri progetti, in una parola, ci chiede di “espropriarci”! Solo così può realizzarsi per noi la Pasqua, l’iter salutis. Ma in cosa consiste questo rinnegare sé stessi, questo spogliarsi? «Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto.» (Gv 15, 1s). Per camminare bisogna farsi “potare” da Dio; e la potatura è un evento doloroso, traumatico, che comporta la perdita di pezzi di sé. Eppure, se non ci si libera di queste parti di sé – «i nostri egoismi e le nostre tiepidezze» – non si potrà portare la propria croce e, di conseguenza, non si potrà partecipare della gloria del Risorto. La fede e la speranza della Pasqua ravvivi la nostra piena e fedele adesione al Signore e alla Regola che abbiamo professato per continuare a fidarci di Lui e a seguirLo nelle sue vie, a volte inaudite e paradossali. Disponiamoci, allora, dimentichi del passato e protesi verso il futuro a ricercare con lucidità, in fraternità, nell’incipiente Capitolo Provinciale ciò che il Signore ed il Vangelo ci richiedono nell’ora presente, pronti a recidere ogni legaccio, per ob-audire, per metterci nell’ascolto obbediente di Colui che, per definizione, è Ab-solutus, sciolto da, Libero, Assoluto; cioè, Amore! Lasciamoci guidare dalla forza dello Spirito del Risorto a fare scelte audaci, accogliendo la volontà di Dio con atteggiamento di disponibilità e di collaborazione. Solo così, in comunione con Colui che ci ha chiamati a stare con Lui e che ci invia a due a due, da minori, saremo portatori del dono del Vangelo come fratelli. Affidiamoci alla materna protezione di Maria, Regina dell’Ordine Serafico, che, come dice S. Anselmo, è la Madre delle cose ri-create, affinché la nostra Fraternità nel prossimo Capitolo Provinciale possa autenticamente rinascere dall’alto, e pregustare la gioia dell’alba senza fine della Risurrezione! (cf. Gv 3, 3) Fra Agostino Esposito Ministro Provinciale

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ORDINAZIONE DIACONALE DI FRA ADRIANO PANNOZZO Sabato 13 Marzo 2010 alle ore 18.30, nella chiesa parrocchiale di S. Maria Dell’Arco in Miano di Napoli, Sua Ecc. Mons. Antonio Di Donna ha conferito il Sacro Ordine del Diaconato a Fra Adriano Pannozzo frate minore della nostra Provincia Religiosa. Alla Solenne Concelebrazione, erano presenti il Ministro Provinciale e diversi confratelli venuti dai vari conventi della Provincia. Folta era presenza dei familiari e della rappresentanza dei membri della comunità parrocchiale di S. Francesco in Fondi, comunitù di provenienza dell’Ordinando, guidata dal parroco, Fra Luigi Rossi, e dai confratelli, fra Giovanni Paolo Bianco e fra Salvatore Funaro. A fra Adriano esprimiamo in nostri affettuosi auguri di buon apostolato, con le parole del Vescovo Consacrante auspichiamo che il suo cammino possa essere illuminato costantemente dall’Amore misericordioso del Padre, perché di quest’Amore egli divenga sempre più coraggioso testimone nel mondo.

(Foto dell’Ordinazione Diaconale di Fra Adriano)

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Capitolo Provinciale LETTERA DI CONVOCAZIONE AL XX CAPITOLO PROVINCIALE Prot. n. 36/10

e p.c.

AI FRATI CAPITOLARI A TUTTI I FRATI DELLA PROVINCIA E DELLA CUSTODIA LORO SEDI

Carissimi Fratelli, il Signore vi dia pace! A distanza di circa un mese dalla Celebrazione del XX Capitolo Provinciale, che ha come tema: “Portatori del dono del Vangelo come fratelli”; e quasi al termine della Visita Canonica (manca la Visita alla Fraternità del Monastero di S. Chiara) mi preme sottolineare la grande importanza, per la vita della Provincia, di questo prossimo evento. «È compito del Capitolo Provinciale di compiere un’indagine sullo stato attuale della vita e delle attività della Provincia; cercare e proporre i mezzi più opportuni per la sua crescita; discutere e decidere, di comune accordo, le iniziative e gli affari di maggiore importanza; procedere alle elezioni ». (cfr. CC.CG. art. 215 §1) In effetti noi già da diversi mesi abbiamo compiuto attraverso le giornate provinciali e zonali di ritiro, durante le quali abbiamo riflettuto sulla dimensione evangelizzatrice e fraterna del nostro carisma, un cammino di preparazione che ha visto la costituzione della Commissione Preparatoria, il coinvolgimento delle Fraternità locali e dei diversi Settori inerenti la Formazione, l’Evangelizzazione e il Ridimensionamento. Ora, dopo il cammino già fatto, è tempo di predisporre la documentazione necessaria ad effettuare un’adeguata verifica e programmazione, come indicato dai nostri Statuti. Ai Frati Capitolari rivolgo l’invito a dedicare questo tempo di preparazione immediata al Capitolo, alla preghiera e al discernimento, per contribuire al bene e alla crescita della nostra Fraternità Provinciale. Accogliendo le indicazioni del Capitolo Generale, celebratosi lo scorso anno ad Assisi, tenendo presente la nostra realtà, i suggerimenti della Chiesa, gli ultimi documenti dell’Ordine e i segni dei tempi, durante il Capitolo saremo chiamati ad intraprendere un processo di riflessione e di discernimento, domandandoci: Dove ci troviamo? Dove vogliamo andare? Dove ci spinge lo Spirito?

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Solo così giungeremo a scelte concrete che ci aiutino ad incarnare il nostro carisma nel territorio dove il Signore ci ha collocati. Pertanto con la presente, in virtù delle nostre Costituzioni Generali e degli Statuti Particolari della nostra Provincia (cfr. SS.PP. 67), convoco ufficialmente il XX CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO della Provincia Napoletana del SS. Cuore di Gesù. Esso si svolgerà presso l’HOTEL SERENO SOGGIORNO SALESIANO, Pacognano Don Bosco, 80066 Seiano di Vico Equense (NA) e si suddividerà in due Sessioni: -

dal 5 aprile 2010, ore 12.00 al 10 aprile 2010, ore 15.00;

-

dal 21 giugno 2010, ore 10.00 al 25 giugno 2010 ore 19.00. I convocati al Capitolo sono:

Esposito Fra Agostino, Presidente

Mauro Fra Pasquale;

Ascione Fra Giorgio;

Ortaglio Fra Luigi;

Berardi Fra Leonardo;

Pagnozzi Fra Tarcisio;

Buonadonna Fra Graziano Maria;

Palmesano Fra Giuseppe;

Campoli Fra Luigi;

Palumbo Fra Vincenzo;

Capasso Fra Domenico;

Pannone Fra Felice;

Cianci Fra Giuseppe;

Parlato Fra Eduardo;

Cimmaruta Fra Ferdinando;

Piccolo Fra Francesco;

Ciufo Fra Gerardo;

Russo Fra Ferdinando;

D’Amodio Fra Carlo;

Russo Fra Gennaro;

Del Grosso Fra Francesco Mauro;

Pronestì Fra Marcello;

Ferraro Fra Alfonso;

Fra Valmir Ramos;

Folliero Fra Diomede;

Rossi Fra Luigi;

Folliero Fra Mario;

Sannino Fra Antonio;

Gildi Fra Nicola;

Santoro Fra Michele;

Malatesta Fra Lorenzo;

Siciliano Fra Antonio;

Fra Carlos Antonio Marchioni;

Scarlato Fra Massimiliano;

Mattera Fra Fedele;

Silvestro Fra Domenico;

Matuozzo Fra Pasquale;

Vilardi Fra Salvatore.

Ricordo a ciascun frate convocato il diritto e il dovere di partecipare a tutte le Sessioni del Capitolo. Se vi fosse qualche grave impedimento, esso deve essere notificato per iscritto al Presidente del Capitolo a cui compete la valutazione e la decisione.

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Ulteriori indicazioni e l’agenda dei lavori saranno consegnate agli interessati all’inizio del Capitolo. Il giorno 5 aprile p.v. in ogni Fraternità si celebri comunitariamente la Messa votiva dello Spirito Santo per il buon esito del Capitolo stesso. Disponiamoci a questo evento di grazia accogliendo quanto lo Spirito ci suggerirà, desiderosi di seguire fedelmente Cristo Gesù, ad imitazione del Serafico Padre nostro S. Francesco, per realizzare il bene della Provincia. L’intercessione di tutti i Santi, in modo particolare del nostro Padre e Fratello San Francesco, e la protezione della Vergine Maria, Regina dell’Ordine, ai quali affido umilmente la buona riuscita del Capitolo, ci siano di aiuto per diventare ciò che l’Altissimo, Onnipotente e bon Signore ci ha chiamati ad essere, e a dimorare costantemente nel misericordioso Cuore di Gesù. Fraternamente, Napoli, Curia Provinciale 5 marzo 2010 (Festa di S. Giovangiuseppe della Croce)

Fr. Agostino Esposito Ministro Provinciale e Presidente del Capitolo

(Ritiro Provinciale a Grumo Nevano- 8 marzo 2010)

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TELEGRAMMA INVIATO AL S. PADRE IN OCCASIONE DELLA CELEBRAZIONE DEL XX CAPITOLO PROVINCIALE dest.

SEGRETERIA DI STATO Palazzo Apostolico Vaticano 00120 Città del Vaticano

I FRATI MINORI PROVINCIA DEL SS. CUORE DI GESÙ SI RIUNIRANNO IN CAPITOLO PRESSO LA CASA SERENO SOGGIORNO SALESIANO, PACOGNANO DON BOSCO, 80066 SEIANO - VICO EQUENSE (NA) DAL 5 AL 10 APRILE E DAL 21 AL 26 GIUGNO 2010 PER RINNOVAMENTO VITA FRATERNA ET RINNOVATO IMPEGNO EVANGELIZZAZIONE AL SERVIZIO DELLA CHIESA IN PIENA FEDELTA’ CARISMA NOSTRO SERAFICO PADRE SAN FRANCESCO ESPRIMONO SUA SANTITA’ FILIALE OBBEDIENZA ET OSSEQUIO DEVOTO ASSICURANDO PREGHIERA PER INSTANCABILE MISSIONE APOSTOLICA ET INVOCANDO SPECIALE BENEDIZIONE. Fra AGOSTINO ESPOSITO MINISTRO PROVINCIALE ET CAPITOLARI

mitt.

CURIA PROVINCIALE OFM Monastero S. Chiara Via S. Chiara, 49/C 80134 Napoli

(Ritiro Provinciale a Grumo Nevano- 8 marzo 2010)

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LETTERA AI VESCOVI DELLA CAMPANIA E DI GAETA IN OCCASIONE DELLA CELEBRAZIONE DEL XX CAPITOLO PROVINCIALE Prot. 59/10 Ecc.za Rev.ma, Le scrivo per informarla che noi Frati Minori della Provincia Napoletana del SS. Cuore di Gesù ci riuniremo per celebrare il XX Capitolo Provinciale Ordinario, che ha per tema: “Portatori del dono del Vangelo come fratelli”. Converremo in Capitolo presso la Casa Sereno Soggiorno Salesiano, in Pacognano don Bosco, Seiano di Vico Equense (NA) dal 5 al 10 aprile e dal 21 al 26 giugno 2010. Il Capitolo Provinciale è un tempo di grazia per valutare il cammino finora compiuto, per discernere la nostra vita e missione e per programmare la nostra missione evangelizzatrice al servizio della Chiesa in piena fedeltà al carisma del nostro Serafico Padre San Francesco. Con questa mia esprimo a nome di tutti i Frati Capitolari filiale obbedienza e devozione e mentre, rinnovo gli auguri di una Santa Pasqua, chiedo la Sua preghiera e invoco sull’Assise Capitolare la Sua Benedizione.

Napoli, Curia Provinciale 25 marzo 2010 Fra Agostino Esposito Ministro Provinciale e Presidente del Capitolo

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AGENDA DEL MINISTRO PROVINCIALE MESE DI MARZO 1 – 3 Incontro UFME ad Assisi; 4 – 5 Incontro UFME e COMPI ad Assisi; 6-

Incontro UFME e COMPI Ore 16.30 Inaugurazione anno sacerdotale dello SFI a Liveri;

8-

Ritiro Provinciale a Grumo Nevano (NA);

9-

Ore 17.00 Incontro in Curia con Dino di Palma Ore 20.00 Incontro in Curia con Don Lello Ponticelli;

13 -

Ore 18.00 Ordinazione di Fra Adriano Pannozzo a Miano di Napoli;

16 -

Visita al Ministro Generale per gli auguri di Pasqua;

20 -

Ore 9.00 Incontro con il Definitorio;

24 -

Partecipa al Consiglio di Amministrazione dell’Albano Francescano di Procida;

25 -

Ore 7.30 Celebrazione della S. Messa dalle Clarisse per l’onomastico della Madre Abadessa; Ore 13.30 Partecipa al pranzo in occasione della festa onomastica di P. Nunzio e P. Diomede;

25 – 27 Partecipa all’Incontro dei sette Definitorii del Sud Italia a Baronissi; 28 - Ore 9.30 Presiede la Celebrazione Eucaristica della Domenica delle Palme presso il Monastero di Pignataro Maggiore; Ore 12.00 A Piedimonte Matese per gli auguri ai frati Novizi e alla Comunità Del Noviziato Interprovinciale; 30 -

Ore 8.00 Incontro in Curia Provinciale con l’Ingegnere Marco Esposito Ore 20.00 Partecipa al Concerto organizzato da Fra Rosario Cantone presso il Convento di S. Francesco al Vomero;

31 -

Ore 8.00 Incontra in Curia Provinciale il giovane Marco Penniello di Forio d’Ischia; Ore 9.15 In Curia Diocesana per gli auguri a Sua Em.za il Sig. Card. Crescenzio Sepe, Arcivescovo Metropolita di Napoli; Ore 11.00 A Mugnano del Cardinale (NA) Incontra i frati professi temporanei delle quattro Province di Campania – Basilicata e Calabria, per gli auguri di Pasqua; Ore 18.30 Nella Chiesa Cattedrale di Napoli partecipa alla S. Messa Crismale.

Anno XIV n. 3

Marzo 2010

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NOTIZIARIO

PROVINCIA DEI FRATI MINORI DI NAPOLI CALENDARIO DI APRILE 2010 Data GIO 1 VEN 2 SAB 3 DOM 4

Impegni

Fra Rosario Cantone

LUN 5 MAR 6

OFM: Capitolo provinciale

MER 7

OFM: Capitolo Provinciale

GIO 8

OFM: Capitolo Provinciale OFM: Capitolo Provinciale

SAB 10

DOM 11

Compleanni

Pasqua Capitolo Provinciale a Pacognano. Hotel Sereno Soggiorno Salesiano

VEN 9

Onomastici

Fra Vincenzo Ponticelli; Fra Vincenzo Cioffo Fra Vincenzo Palumbo; Fra Vincenzo Baldo. Fra Luigi Capursi Fra Rufino Mayika (Somma Vesuviana) Fra Giuliano Polimeno

OFS: Araldinato – Scuola Nazionale Animatori OFM: Capitolo Provinciale OFS: Araldinato – Scuola Nazionale Animatori CFV: accoglienza quindicinale OFS: Araldinato – Scuola Nazionale Animatori CFV: accoglienza quindicinale

LUN 12 MAR 13 MER 14 GIO 15 VEN 16

SAB 17

OFS: Incontro di formazione

DOM 18 LUN 19 MAR 20 MER 21 GIO 22

Fra Renato Basilio

Fra Silvio Di Gioia

VEN 23

Fra Giorgio Ascione

SAB 24

Fra Fedele Mattera GIFRA: Incontro regionale di fine anno

Fra Eduardo Parlato; Fra Enrico Perna

Fra Massimo Giglio

DOM 25 CFV: “Io Francesco” – spiritualità francescana per i giovani LUN 26 MAR 27 MER 28 GIOV 29 VEN 30

Anno XIV n. 3

Marzo 2010

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NOTIZIARIO

Carissimi, vi invitiamo a far pervenire le notizie di particolare rilevanza riguardanti i segretariati e i conventi.

segretarioprov@ofmna.org

Si ringrazia fin d’ora per la collaborazione

Notiziario della Provincia Napoletana del SS. Cuore di Gesù dell’Ordine dei Frati Minori Direttore Responsabile Fra Antonio Esposito - Redattore Fra Salvatore Vilardi

Anno XIV n. 3

Marzo 2010

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Notiziario ofm marzo 2010  
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