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anno VI numero 02/2019

DOMANI IN MOVIMENTO spazio riservato all’indirizzo

Spedizione in abbonamento postale per l’interno. Stampe periodiche - Aut. N. 1346 del 07.06.2013 - Poste San Marino


TRASPARENZA

IL DOMANI LO PUOI IGNORARE O LO PUOI COSTRUIRE Presentazione del progetto politico

Domani in Movimento

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a prima Svolta non si scorda mai: con questo slogan e un manifesto elettorale dirompente il Movimento RETE si è presentato alle elezioni del 2012 ottenendo il 6,29% dei consensi e accedendo per la prima volta al Consiglio Grande e Generale. Nato dal cuore pulsante della società civile, le associazioni di volontariato, fin dalla propria costituzione il movimento ha messo il cittadino al centro dell'agenda politica e investito le proprie energie nella lotta a quei poteri forti che hanno influenzato e tuttora influenzano pesantemente i punti nevralgici della vita politica e sociale della Repubblica, dal sistema bancario finanziario alla giustizia fino alle telecomunicazioni e al settore sanitario. Una lotta portata avanti senza indugi, nella ferma convinzione che sia necessario e urgente bonificare il terreno su cui far attecchire la buona politica e dare spazio alle persone che vorrebbero mettere la loro esperienza, competenza e il loro tempo a servizio del paese ma che negli anni sono sempre rimaste nell'ombra per non rimanere schiacciate da un sistema che invece del merito continua a premiare la fedeltà a un padrone, che sia un partito, un padrino (o una madrina) politico o qualche finanziatore più o meno occulto. Con l'andare del tempo i membri di RETE hanno studiato e approfondito numerosi argomenti, condividendoli poi con la cittadinanza, e allo stesso tempo hanno avviato collaborazioni sia con chi all'interno della società civile si è dimostrato disponibile a dare una mano al movimento per crescere e formarsi, sia con gli ex Consiglieri indipendenti Luca Lazzari e Federico Pedini Amati, fuoriusciti nel 2015 dai propri partiti d'origine (rispettivamente Sinistra Unita e il Partito Socialista). Una collaborazione sfociata, nella primavera del 2016, nel sostegno congiunto a tre referendum e soprattutto nella sottoscrizione del referendum sul Polo del Lusso, sostenuto solamente da RETE e i dai due Consiglieri indipendenti contrapposti a tutto l’arco politico. All’indomani del referendum Luca Lazzari e Federico Pedini Amati, assieme a

molti di coloro che si erano spesi durante la campagna, hanno deciso di fondare il Movimento Democratico San Marino Insieme, soggetto che assieme al Movimento RETE è confluito nella coalizione Democrazia in Movimento presentatasi alle elezioni politiche di novembre 2016. L’esito di quella è stato oltremodo chiaro: Democrazia in Movimento è stata da subito riconosciuta vincitrice “morale” delle elezioni sebbene arrivata terza e quindi esclusa dal ballottaggio (e depredata di ben 6 seggi sui 15 ottenuti al primo turno). DiM in quella occasione ha raccolto il 23,18% delle preferenze e il Movimento RETE, con il 18,33% dei consensi, è divenuto il secondo gruppo politico nel Paese, sancendo una crescita impensabile solo fino a qualche anno prima e addirittura surclassando il Partito Democratico Cristiano in alcuni seggi. Nei primi due anni della nuova legislatura Democrazia in Movimento, rafforzata nei numeri e rinvigorita dal forte consenso elettorale, ha continuato a portare avanti dentro e fuori dal Consiglio le battaglie all’insegna della trasparenza e della legalità, pagando un prezzo altissimo: sono numerose le denunce intimidatorie ricevute dai suoi esponenti per portare a conoscenza della cittadinanza le nefandezze commesse da gruppi di potere. Per quanto i legami col malaffare che attraversano le Istituzioni siano ingombranti, capillari e sottaciuti, RETE e Movimento Democratico non si sono mai sottratti al dovere di portarli alla luce per combatterli e, al tempo stesso, al dovere di immaginare un paese diverso, una proposta politica diversa in grado di trasformare San Marino in una Repubblica virtuosa e di cui andare orgogliosi. Democrazia in Movimento non ha mai inteso ridursi a mero contenitore politico: fin dalla propria nascita ha considerato se stessa come uno strumento in mano ai sammarinesi per rimpossessarsi della politica, per restituire ad essa centralità e forza di intervento tale metterla in condizione di contrastare efficacemente gli ultimi colpi di coda dei blocchi di potere economici e di altra natura, non di rado potenzialmente animati da percorsi corruttivi. È ed è sempre stato uno strumento in mano ai sammarinesi per restituire loro il proprio potere di autodeterminazione, la propria sovranità, il

proprio storico e innato essere “liberi dall’uno e dall’altro potere”. Si tratta di un progetto in corso d’opera, aperto e permeabile a chi si voglia spogliare di vecchie e logore casacche politiche per mettersi al servizio di un qualcosa di più grande e ambizioso. È questa la ragione per cui, in piena continuità col progetto di ampliamento realizzato nel 2016, RETE e Movimento Democratico hanno deciso di confluire in un'unica lista federata con lo scopo di semplificare il quadro politico sammarinese, rilanciando la stessa DiM e suscitando un vivo interesse nel Paese. L’unione di RETE e MD nella coalizione DIM è stata fin da subito intesa NON come una come un’unione temporanea di sigle legate dall’unico obiettivo di andare al Governo, ma come una collaborazione tra persone che pur divise da impostazioni intellettuali o culturali, sono animate dalla stessa volontà di fare numero 02 2019

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TRASPARENZA

della solidarietà e la promozione della buona politica al servizio del Paese. A seguito di un incontro con alcuni esponenti della lista RETE-MD, l’Associazione Comunità ha espresso l’interesse di una collaborazione con DiM, da realizzarsi attraverso la candidatura di alcuni suoi aderenti qualificati -in accordo con le componenti della coalizione DIMcome indipendenti nella lista RETE-MD. Dal 17 giugno formalmente la coalizione “DIM - Democrazia in Movimento” - si è infine trasformata nella coalizione “DIM Domani in Movimento” - con l’ingresso del partito Domani - Motus Liberi. Domani - Motus Liberi è un partito proveniente – in linea con la nostra storia – dalla società civile, ha condiviso già da diversi mesi con RETE-MD un percorso di affinamento e confronto sui punti programmatici alla base del progetto di Domani In Movimento. D-ML è composto per lo più da giovani professionisti, imprenditori ed esponenti della società civile animati da un forte senso di giustizia, con i quali RETE-MD hanno da subito e sempre maggiormente trovato affinità di vedute, obiettivi e modalità di azione, pur rivolgendosi a elettori di diverse provenienze.

della propria azione politica un momento liberatorio per il paese. Non a caso DiM è la prima coalizione a San Marino che non muore con la legislatura in corso ma rilancia sul futuro, sul domani! Rilanciare significa anche avere il coraggio di rinnovarsi e scommettere sempre nuovamente su sé stessi. Nelle settimane successive alla formalizzazione della lista federata RETE-MD, l’Associazione Comunità ed un gruppo di cittadini, proveniente da esperienze nelle Giunte di Castello e delusi per il tradimento ideale di alcuni movimenti civici, hanno manifestato la volontà di partecipare alla costruzione del progetto della nuova DiM. L’Associazione “Comunità" è una libera Associazione di fatto, apartitica, e persegue l'obiettivo di una crescita morale e culturale del Paese tramite l'ampliamento delle libertà civili, l'avanzamento dell'uguaglianza sociale,

Lungi dall’essere un punto a sfavore, DIM considera la differente provenienza culturale un punto a favore verso il pluralismo, tanto che la coalizione DIM si completa, se così si può dire, potendo rivolgere le sue politiche ad una platea di concittadini assolutamente trasversale. La nuova DIM si completa ma rimane aperta al coinvolgimento di chi vorrà mettersi al servizio del paese, proponendosi nel Paese come quel contenitore di cui c’è bisogno per ridare fiducia alla cittadinanza. La coalizione Domani In Movimento punta a superare la soglia del 50% che le permetterà di governare da sola, e nel caso non riesca in questa titanica impresa punta legittimamente a divenire la prima coalizione del paese, attorno a cui si dovrà creare il prossimo governo: ci poniamo l’obiettivo di essere determinanti, di porre al centro dello scacchiere politico le persone perbene e intellettualmente oneste. Una rivoluzione!

7 PUNTI PER CAMBIARE LA REPUBBLICA Politica estera

Prioritaria la revisione degli accordi bilaterali con l'Italia, preceduta da precise intese politiche, con il fine di trasformarli da accordi di amicizia e buon vicinato ad accordi di collaborazione strategica. L’obiettivo: garantire considerazione e operatività del sistema sammarinese verso l’esterno.

Sistema bancario

Progettare una ristrutturazione integrale del sistema bancario e finanziario, in collaborazione con l'Italia, in modo tale che lo stesso possa operare verso l’esterno, tornando a sostenere l’economia reale per ricostruire un clima di fiducia verso il sistema Paese.

Sanità

Rendere sostenibile il modello sanitario, l’universalità e la gratuità per i cittadini. Obiettivi: tutela della salute e qualità dei servizi, attraverso un rapporto strategico con enti interni ed esterni, preferibilmente pubblici.

Giustizia

Assicurare la credibilità del sistema giudiziario riaffermando lo “stato di diritto”, passando anche per una semplificazione e un riordino delle norme al fine di fornire le necessarie garanzie a cittadini, operatori e investitori.

Lavoro

Confronto immediato e continuo con le parti interessate per il rilancio dei settori economici, sin dalla fase di ideazione dei progetti, con l’obiettivo della piena occupazione. Le soluzioni possono nascere valorizzando l’esperienza di chi vive i problemi quotidianamente.

Istruzione e cultura

Adeguamento del sistema scolastico alle rinnovate esigenze della società, da realizzarsi in collaborazione con gli operatori dell’educazione, per offrire alle nuove generazioni una preparazione idonea, senso civico e professionalità, per contribuire a costruire un sistema di eccellenza.

Istituzioni

Avvio di una nuova fase costituente con il fine specifico di riformare le Istituzioni, affinché tornino ad essere credibili, efficienti e vicine al cittadino. numero 02 2019

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TRASPARENZA

LA RISTRUTTURAZIONE DEL SISTEMA BANCARIO Come ricostruire la fiducia verso il Sistema Paese di Elena Tonnini

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n in un sistema finanziario è fondamentale la fiducia dei correntisti nella tutela dei propri risparmi e la fiducia degli investitori che vogliono essere certi di operare in un tessuto sano caratterizzato da stabilità e regole certe. Occorre che ogni tassello del sistema faccia la propria parte, a partire dalle istituzioni: la politica con normative chiare e stabili che abbiano come unico obiettivo l'interesse pubblico; la vigilanza con la garanzia dei controlli e presidi di trasparenza; la giustizia con la certezza del diritto. È un equilibrio delicato: il legittimo interesse del privato non deve invadere né compromettere l'interesse collettivo e, soprattutto in un momento di crisi, ogni intervento deve necessariamente considerare l'impatto che questo genera su tutto il sistema. Il rapporto di fiducia nella Repubblica di San Marino va ricostruito. I governi si sono dimostrati incapaci di porre un freno agli interessi del gruppo di potere che si muove tra i vertici della banca CIS ed il Lussemburgo, hanno avallato interventi impattanti senza considerarne le conseguenze, irreversibili. Tra il 2017 ed il 2018 il caso Asset Banca ha messo lo Stato nelle condizioni di dover pagare i danni ai soci della banca; il bilancio da oltre mezzo miliardo di perdita di Cassa di Risparmio voluto da un Consiglio di Amministrazione influenzato da ingerenze esterne, ha

causato un aumento spropositato del debito pubblico; il “caso titoli Demeter” e altre operazioni hanno utilizzato decine di milioni di risorse pubbliche per coprire i debiti di Francesco Confuorti in banca CIS. Il primo obiettivo è il ripristino della fiducia: ogni azione di rilancio del sistema bancario deve muoversi parallelamente ad azioni di rilancio della sua credibilità, altrimenti ogni politica che si metterà in campo sarà destinata a fallire in pochi anni, o mesi. La fiducia passa dalla qualità dei controlli, dalla continuità dei rapporti con il nostro interlocutore principale che è l'Italia, dalla consapevolezza che le istituzioni fanno quadrato sia nel garantire la solidità di sistema sia per chiamare i responsabili a pagare dei propri dissesti. In questo senso ad esempio la recente legge sulle risoluzioni bancarie, votata contestualmente alla commissione di inchiesta su banca CIS, testimonia come si

possa trovare un equilibrio a tutela del paese in caso di crisi. Tutto ciò non per merito del governo ma grazie ad un tavolo di lavoro - con i tecnici di Banca Centrale, le opposizioni, le associazioni di categoria e sindacati - che ha commissariato il Segretario di Stato alle Finanze, il quale in un momento delicato di portata storica per il paese ha preferito abbandonare il tavolo per andarsene all'estero. Grazie a questa legge la Repubblica di San Marino rimane tra i pochi Stati in Europa a garantire i correntisti in caso di crisi ed evitare il bail-in. Un eventuale intervento dello Stato avverrà in maniera più equa, sia perché si recuperano prima i crediti e depositi di soci e amministratori estromettendo le proprietà di chi ha mal gestito la banca, sia perché con l'avvio parallelo della commissione di inchiesta si potrà andare a verificare cosa è successo, affinché chi ha responsabilità paghi. Ma l'aspetto più importante è quello di impedire a chi ha tutto l'interesse a coprire quello che è successo negli ultimi dieci anni in quella banca di proporre quei potenziali falsi investitori che ancora oggi gravitano attorno agli stessi avvoltoi della finanza. Ciò garantisce al nostro paese ancora un po' di tempo, ma non è risolutivo: è nostro compito, come futura coalizione di governo, ricucire i rapporti con l'Italia ed avviare immediate trattative per il Memorandum of Understanding, affinché garantendo la trasparenza sui flussi finanziari si apra alla possibilità di attrarre investitori che portino a San Marino non solo il knowhow ma anche parte della propria raccolta: in questo modo è possibile evitare un indebitamento estero che rappresenterebbe inevitabilmente anche la perdita di parte della nostra sovranità. numero 02 2019

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LAVORO

LAVORO: COME RILANCIARE TUTTI I SETTORI ECONOMICI Urgente un confronto con le categorie sociali

di Enzo Alberto Pasquali

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er troppi anni chi ha governato il nostro paese, ha perso di vista quelli che erano e sono i settori trananti di una economia sana e reale, a favore del soldo facile. Si è preferita una economia off-shore, fatta di banche e finanziarie, dove venivano raccolti milioni di euro frutto di evasione e corruzione, senza farsi troppe domande, perché dare un porto sicuro e riservato garantiva il tenore di vita sopra la norma a tanti cittadini sammarinesi. Fino a pochi anni fa produrre fatture era molto più semplice e redditizio rispetto all’ ingegnarsi per creare un commercio o una produzione reale. Ora, adeguando il sistema bancariofinanziario alle normative internazionali, il paradigma dell’off-shore non è più percorribile, e ci troviamo a rincorrere l’emergenza di far ripartire il nostro paese tramite l’economia reale. È necessario valorizzare al meglio la “San Marino patrimonio dell’Unesco”, predisponendo eventi in stretta sinergia anche con i Comuni della riviera romagnola. Non possiamo più permetterci una tipologia di turismo mordi e fuggi, legato al mero periodo estivo, o veder transitare turisti solo quando “a Rimini piove”. Oltretutto l’offerta commerciale attuale fa sì che il turista sia anche poco incentivato ad acquistare in Repubblica. Le risorse pubbliche destinate al finanziamento della promozione turistica vanno considerate come spesa per investimento, e la “destagionalizzazione degli eventi” deve essere applicata riprendendo possesso delle strutture già esistenti e non adeguatamente sfruttate, anche in ottica di turismo congressuale. È necessario un patto territoriale con i comuni limitrofi per pianificare collaborazioni turistiche anche attraverso il potenziamento della card turistica esistente integrandola nel circuito SMAC, la quale deve ritornare ad essere un incentivo vero, per spendere i

nostri soldi in Repubblica, e non come ora ridotta a un puro strumento di controllo fiscale. Occorre anche potenziare la rete WIFI gratuita presente nel Centro Storico, adeguandola alle moderne applicazioni turistiche, applicazioni che tengano costantemente informati i turisti delle attività presenti a San Marino. Altro aspetto da non trascurare è quello della riscoperta dei nostri sentieri e dei percorsi turistico-naturalistici legati al trekking e al cicloturismo, i quali aggiungerebbero un'offerta diversificata e destagionalizzata. In passato, l'artigianato è sempre stato uno dei pilastri dell'economia reale del nostro paese, ed in moltissimi casi è stato il “marchio di riconoscibilità” di San Marino nel mondo. In un mondo sempre più globalizzato, è necessario salvaguardare e rilanciare il settore artigianale attraverso il potenziamento dei corsi professionali. Ambiente e Territorio vanno rispettati. Abbiamo un territorio di piccole dimensioni che è necessario preservare e salvaguardare, rivedendo soprattutto il modo di costruire adeguandolo a standard moderni per quanto riguarda vivibilità ed efficienza energetica, facendo tesoro degli errori del passato. Tanti giovani stanno riscoprendo l’agricoltura, ma spesso sono ostacolati dalla burocrazia (e non solo) nel portare avanti le proprie idee. È indispensabile rivedere e rimodulare i contributi pubblici, mettendo fine ai contributi dati a pioggia senza progettualità, affinché il comparto agricolo venga incentivato sotto diversi aspetti. Dobbiamo avere l’obiettivo di rendere San Marino il primo Stato al mondo OGM free

e totalmente biologico, favorendo la commercializzazione di prodotti locali e di qualità, favorendo in tal modo anche la creazione di percorsi enogastronomici di valore internazionale. Da ultimo, ma non meno importante, non possiamo dimenticare il comparto industriale, vero traino dell’economia che va salvaguardato, cercando di creare le condizioni per favorire la piena occupazione interna, garantendo diritti e salari dignitosi per i dipendenti.

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GIUSTIZIA

RINNOVARE LA GIUSTIZIA: UN PERCORSO NECESSARIO Sulla revisione dell'ordinamento

giuridico sammarinese di Alberto Giordano Spagni Reffi

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l motivo per cui, tra le tante facoltà esistenti, io abbia scelto proprio giurisprudenza è uno principalmente: ho sempre ritenuto il diritto l’esoscheletro della società, ciò che la sorregge e la rispecchia. Studiando sistemi legislativi di vari Paesi, difatti, ci si può rendere agilmente conto delle differenze che intercorrono tra essi, forse tanto quanto affrontando studi sociologici, storici o antropologici. Il diritto non è, per sua natura, materia statica, ma dinamica, in continua evoluzione; deve essere in grado di cogliere e recepire gli stimoli che gli vengono dati dall’esterno, dalla società, e ad essi conformarsi.

Ovviamente il diritto, inteso come insieme delle leggi scritte e consuetudinarie, vigenti in un dato sistema giuridico, deve essere supportato e rispettato dai tre poteri tipici di uno Stato: legislativo, esecutivo e giurisdizionale. Il potere legislativo viene esercitato dal Consiglio, che ha il ruolo di creare le leggi e quindi il diritto; quello esecutivo dal governo; quello giurisdizionale dal tribunale, che deve applicare il diritto al caso concreto e, eventualmente, sanzionare comportamenti contrari alla legge. Questi tre poteri, riconosciuti storicamente come base per un Paese democratico, devono essere separati, perché preposti, evidentemente, a funzioni differenti. Appare evidente a chiunque che oggi, a San Marino, siano emerse enormi e numerose problematiche riguardanti il diritto e la giustizia in generale. Abbiamo, purtroppo, Governi che abusano di strumenti quali il decreto, sostituendosi al ruolo di legislatore proprio del Consiglio; un Tribunale in grande affanno, presieduto da un Magistrato Dirigente (il capo del Tribunale) nominato,

tramite un atto normativo ad hoc, dalla politica. Facile sarebbe puntare il dito contro quest’ultima compagine governativa, la verità, tuttavia, è più dolorosa e strutturale: per quanto, infatti, l’attuale Governo non si sia impegnato ad evitare un’ulteriore commistione dei poteri statali - ed anzi abbia peggiorato la situazione preesistente - se si studia una delle molte relazioni redatte in passato da illustri giuristi sia sammarinesi che italiani sul nostro sistema Paese, si troverà sempre almeno una frase che parli della mancata separazione dei poteri in Repubblica. È necessario, oggi più che mai, procedere ad una revisione sostanziale del sistema e dell’ordinamento giuridico sammarinese, sia dal punto di vista di riorganizzazione delle norme, sia per quel che riguarda il riordino del Tribunale. Un sistema normativo chiaro, coerente e ben ordinato è prioritario per riaffermare lo “Stato di Diritto” che deve essere proprio di ogni Paese democratico. Un qualunque operatore giuridico o economico deve ora tentare, a volte con grande difficoltà, di districarsi in una fitta giungla di norme poco chiare ed in contrasto tra loro. Appare assurdo cercare di rendersi accattivanti verso imprenditori o soggetti che potrebbero investire nel nostro territorio, senza nemmeno poter offrire un sistema legislativo, amministrativo e burocratico idoneo. Il Tribunale, che a San Marino è unico, deve essere messo in condizione di poter svolgere il proprio lavoro al meglio, in maniera precisa ed efficace, senza interferenze da parte di soggetti o poteri esterni. Un Tribunale sano garantisce, infatti, a tutti i cittadini la certezza del diritto non solo teoricamente, ma anche e soprattutto in fase applicativa. Il percorso di rinascita che questo Paese deve affrontare passa indubbiamente attraverso un riesame della giustizia, percorso nel quale io credo vivamente. Dobbiamo al più presto rimetterci al passo con i tempi, rinnegando l’immobilismo del recente passato. Il futuro non deve spaventarci, sta a noi costruire il domani. numero 02 2019

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ESTERI

LA POLITICA ESTERA PER RILANCIARE IL PAESE La priorità è

il dialogo con l'Italia di Carlotta Andruccioli

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n un mondo sempre più globalizzato, dove i più piccoli rischiano di rimanere schiacciati sotto il peso dei più grandi, occorre che San Marino rafforzi la propria posizione sullo scacchiere con il forte sostegno di chi ha maggiori possibilità: come si può pensare, vista la posizione geografica della nostra Repubblica, di non avere un continuo e stretto dialogo con l’Italia? Ecco perché è sempre più urgente e prioritaria la revisione degli accordi bilaterali con la Repubblica Italiana, preceduta da precise e chiare intese politiche, in modo che tali accordi non abbiano più soltanto l’obiettivo di “amicizia e buon vicinato”, ma piuttosto si trasformino in accordi di collaborazione strategica. Riteniamo infatti che sia un’analisi sterile e superficiale quella di chi sostiene che occorra allontanarsi dall’Italia, in quanto non è un’opzione percorribile senza che vi siano gravissime conseguenze a livello diplomatico ed economico.

occorre la fondamentale rassicurazione che la Repubblica di San Marino non venga formalmente vincolata prima di una pubblica presentazione del risultato delle trattative e di un’ampia condivisione politica di quali sarebbero gli effetti, positivi e negativi, per il Paese. Proprio perché riteniamo che sussista un reale pericolo di sbilanciamento verso gli effetti negativi rispetto a quelli positivi, abbiamo più volte evidenziato che esistono altre strade che si possono percorrere al fine, da un lato, di evitare il forte impatto che deriverebbe dall’automatico recepimento di innumerevoli atti legislativi che conseguirebbe all’associazione all’UE (con tutte le conseguenze del caso, ad oggi impossibili da prevedere in quanto mancano informazioni precise riguardo alle trattative in corso) e, dall’altro, di consentire uno sviluppo differente dell’inserimento nel contesto internazionale della Repubblica di San Marino, con il prezioso supporto della Repubblica Italiana. È infatti pericolosissimo andare alla ricerca di accordi con altri Stati, o di adesione totale o meno in organismi in forte crisi come la stessa Unione Europea, nel momento in cui non si è in grado di avere una partnership

collaborativa e costruttiva con chi - di fatto ci ingloba. Occorre poi necessariamente, in via preventiva, una precisa valutazione delle convenzioni internazionali cui la Repubblica ad oggi aderisce, al fine di verificare l’opportunità di procedere ad una revisione, ampliamento e/o rinegoziazione delle medesime nell’interesse del Paese. Occorre poi sicuramente una razionalizzazione delle nomine inerenti il Corpo Diplomatico, sulla base di precise linee strategiche e concentrandosi su quei Paesi con cui la Repubblica ha interesse nell’intensificare e rafforzare i rapporti. Si potrebbe conseguentemente valutare, nell’ambito del sopra citato rapporto di collaborazione strategica con l’Italia, la possibilità di sottoscrivere accordi che consentano di ottenere supporto ai cittadini sammarinesi, in stretta collaborazione con le Ambasciate ed i Consolati italiani nel mondo, laddove le nostre strutture non siano adeguate per garantire la tutela degli interessi dei sammarinesi all’Estero. Questo consentirebbe di garantire un supporto continuo e certo, anche dove strutture sammarinesi non siano presenti, in caso di urgenza o necessità.

La necessità di intensificare tale rapporto è senza dubbio prioritaria rispetto al negoziato per l’associazione con l’Unione Europea che il Governo sta oggi perseguendo in maniera pressoché univoca. Senza il sostegno e supporto dell’Italia, uno degli Stati fondatori dell’Unione, la Repubblica di San Marino ben difficilmente potrebbe ottenere condizioni favorevoli e mirate a risolvere tutte quelle criticità che oggi hanno messo in ginocchio il nostro sistema economico. Tra l’altro, ad oggi ancora non risulta chiaro quali sarebbero le tempistiche stimate per la sottoscrizione di tali accordi e le effettive conseguenze che potrebbero derivarne per la Repubblica: riteniamo sia necessario che la cittadinanza venga informata con precisione di quali saranno i tempi ed i passaggi. Inoltre numero 02 2019

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POLITICA

RIFLESSIONI SULLA DEMOCRAZIA La fine della

questione morale di Giovanni Zonzini

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uestione morale” è un'espressione entrata nel lessico politico il 28 luglio del 1981, quando Enrico Berlinguer la coniò in un'intervista a Repubblica. La questione morale era la denuncia dell'occupazione manu militari della cosa pubblica da parte dei partiti, divenuti - da strumenti di mediazione del consenso fra il popolo e le istituzioni – veri e propri centri di potere paralleli, attraverso i quali passava ogni decisione non solo politica, ma anche amministrativa ed economica. Il degrado morale dei partiti è stato indicato – in Italia prima, a San Marino poi – come causa della crisi della politica. Questo è un ingenuo errore di osservazione: il quadro politico-istituzionale non si modifica motu proprio, poiché esso è determinato dal paradigma economico, ovvero al modo di produzione della ricchezza di una data società in un dato momento storico.

ma la virtù competitiva del singolo ritma il passo delle vicende politiche. Il nuovo paradigma inaugurato alla fine degli anni '70 – e imposto con rinnovato vigore dopo l'89 – vuole una politica che amministri uno stato piegato al diritto privato, e dunque uno stato che agisca non come corpo sociale, ma come soggetto di diritto privato, come un'azienda. L'azienda, in quanto tale, non detta le regole del mercato, ma vi ubbidisce. E se lo Stato è un'azienda, la politica perde il ruolo di trasformazione e ne assume uno meramente amministrativo. La democrazia non è dunque più l'esercizio della sovranità assoluta del “popolo” attraverso i suoi rappresentanti, bensì l'amministrazione dello Stato da parte dei rappresentanti del “popolo” nel rispetto di leggi che assumono dimensione costituzionale: sono le leggi del mercato libero e sovrano, che ci getta in una democrazia procedurale, laddove la democrazia è solo la procedura di elezione, e non l'esercizio del potere popolare. Per questa ragione, la questione morale oggi funge da testa d'ariete per abbattere gli ultimi baluardi di socialità e politica in nome di una mancanza – vera o presunta – di virtù. L'abbattimento della politica in nome della questione morale è l'arma segreta delle forze del mercato, che

stanno piegando la nostra (già deficitaria) democrazia come la conosciamo ai loro appetiti economici, svuotandola di ogni forza. La questione morale deve divenire allora una questione democratica: la politica deve tornare ad essere indipendente dalle forze economiche, deve farsi portatrice degli interessi del corpo sociale dei cittadini. Deve essere capace di imporre la sovranità popolare sulla sovranità aziendale. Altrimenti domani non rimpiangeremo la mancanza di una presunta virtù (mai acquisita), ma la democrazia nel senso originale del termine.

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Il momento storico dell'origine della questione morale coincise col tramonto della socialdemocrazia e l'alba dell'egemonia neoliberale, che a suon di riforme e manganellate stava imponendosi nel Regno Unito di Tatcher e negli USA di Reagan. Questa rivoluzione dall'alto propugnata dalle élite economiche mondiali ha svuotato la politica delle sue aspirazioni di cambiamento radicale della società: non è un caso che uno dei più celebri motti della lady di ferro fosse “la società non esiste”. E se la società non c'è, c'è solo l'individuo, che concorre nel mercato per guadagnarsi la sua fetta di sopravvivenza. L'uomo nuovo che è andato affermandosi, e che sempre più mostra il suo volto, è un individuo spoliticizzato, la cui socialità si risolve nella competizione economica. La questione morale poggia quindi sull'assenza della politica. Non più le idee, numero 02 2019

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CULTURA

COLTO=PERICOLOSO o COLTO=RISORSA? Un sistema di eccellenza per

l'istruzione a San Marino di Paolo Rondelli

A

volte rifletto su ciò che voglia dire avere una cultura, essere istruito, su cosa l’appartenere a queste due categorie possa comportare in una società sempre più televisiva, rapida nell’inviare post sgrammaticati sui social, con i verbi dimenticati o creati all’occorrenza. A volte rifletto su come avrei potuto portare a compimento tutta una serie di funzioni rappresentative del mio Paese o anche solo legate alla mia gratificazione personale se non avessi avuto accesso a una buona istruzione e se non fossi sempre immerso nella cultura. Ci penso proprio spesso! E spesso penso a che San Marino vorrei per le generazioni future, o per i giovani d’oggi, quelli che sento vociare per il Centro

Storico all’uscita dall’Università oppure che vedo davanti al Palazzo SUMS in attesa degli autobus che li porteranno a casa dopo una giornata di scuola. Penso anche a come potrebbe essere bello che i luoghi della cultura fossero luogo di incontro e ritrovo per tutti, adulti e giovani, studenti di ogni età, pensionati, persone interessate, curiosi, residenti, turisti. E allora rifletto su cosa potrebbe fare la politica con un programma realmente politico, ovvero legato alla gestione della cosa pubblica e non a lotte di supremazia, a muro contro muro con chi quotidianamente fa sì che tutto vada avanti regolarmente, che affronta la giornata magari uscendo dalla doccia alle 7 di mattina per scappare a scuola dove sa che incontrerà, mentre spiega, gli occhi tristi di un bambino che ha problemi a casa, di un'altra che cresce e non sa come sarà il suo futuro, di un altro che “non si applica” dicono gli altri, ma che in realtà è solo un genietto un po’ speciale. Rifletto quindi sull’adeguamento del sistema scolastico alle rinnovate e più moderne esigenze della società, da realizzarsi dopo un attento confronto con gli operatori dell’educazione, come un vero

gestore della cosa pubblica dovrebbe fare. Si può così offrire alle nuove generazioni una preparazione idonea, senso civico e professionalità, per contribuire a costruire un sistema di eccellenza che divenga faro della rinascita sammarinese e possa contribuire a creare una base forte che accompagni al senso di appartenenza a una comunità unica per storia, alla capacità di permeare la modernità, anche aprendosi a mestieri che portino all’esterno di San Marino, magari per realtà socio-economiche che possano avere sede nel nostro Paese. Ci sono Nazioni che stanno sperimentando altri modelli di apprendimento, che portano avanti forme di educazione dei giovani aperte su più fronti, che li portano ad aumentare la conoscenza del mondo, che non è solo apprendimento di una lingua straniera. Forse anche San Marino potrebbe pensare di farlo, anzi, sicuramente potrebbe, col tempo, strutturare nuovi percorsi innovativi. Vedo poi la cultura non intesa solo come sapere, ma come ciò che connota una comunità, la fa più partecipe, la rende migliore, faro agli occhi degli altri. La vedo come capacità di celebrare la nostra sammarinesità, il nostro essere unici nel mondo, ma capaci anche di creare opinione, di ricevere stimoli dall’esterno e fare sì che anche la cultura sia strumento di relazioni e dialogo fra i popoli, di politica estera, di internazionalizzazione. Poi mi guardo in giro, spalanco gli occhi, li strizzo per vedere meglio e mi rattristo, perché ora non è così, ora vedo desolazione, tagli, assenza di grossi stimoli, presenza di insegnanti tristi e in difficoltà nel portare avanti il loro ruolo di educatori… mi fermo, faccio un respiro profondo e poi penso: meno male che il cambiamento è vicino, perché il DOMANI È IN MOVIMENTO, ormai il percorso innovativo è partito, un treno verso la modernità che è appena uscito dalla stazione ma che macinerà molti chilometri su binari ad altissima velocità e con tanti passeggeri a bordo.

Il Segretario di Stato per l’Istruzione Marco Podeschi visto da Ranfo numero 02 2019

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SANITÀ

SANITÀ: SOSTENIBILE UNIVERSALE E GRATUITA I punti cardine per la tutela

del sistema sanitario di Elena Malpeli

È

bene che, in un momento cruciale come questo per la nostra Repubblica, non si affrontino le tematiche che coinvolgono la Sanità pensandole solo come un aspetto “scontato”, anzi: la Coalizione considera necessario rendere sostenibile il modello sanitario sammarinese. Gli obiettivi di sostenibilità devono integrare quelli di rafforzamento di tutela della salute e qualità dei servizi, puntando sulla prevenzione; oltremodo importante il diritto del cittadino di potersi avvalere dei servizi per i piani di salute ordinari e per le situazioni di necessità impellenti. Il sistema sanitario ha subìto nel corso degli ultimi anni una gestione poco attenta che ha finito col manifestare diverse problematiche, tra le quali la reperibilità dei medici in territorio. Situazioni come queste necessitano di una rivisitazione dei contratti e dei sistemi di assunzione. Diventano fondamentali delle nuove parametrizzazioni dei contratti di lavoro che dovranno essere assolutamente chiare per i meriti e i criteri valutativi, annullando anche in questo caso la discrezionalità causata dalla politica.

In un’ottica di cambiamento e di ri-partenza del Sistema Paese, è strategicamente qualificante introdurre tra i punti di governo quello della Sanità. Rimangono imprescindibili i principi istitutivi dell’ISS che contraddistinguono la realtà sammarinese nel mondo, attraverso i principi di garanzia, gratuità, universalità a forte spinta pubblica che tutela dal giorno della propria istituzione la fruibilità dei servizi sanitari per tutti i cittadini. Per queste ragioni ci preoccupano le forti riduzioni di servizi, attualmente in capo esclusivo all’ISS, che finiscono per favorire realtà imprenditoriali private a pagamento, nate anche recentemente. Ad oggi, queste hanno portato ad un impoverimento di professionalità e servizi, indirizzando risorse umane e finanziarie dal pubblico al privato. È necessario quindi capire cosa potrà offrire il servizio pubblico e quali i settori da specializzare. Occorre partire da dati certi: conoscere le tipologie e la quantità delle prestazioni erogate dal nostro sistema per organizzare una pianificazione della struttura sanitaria e del personale sanitario che risponda a tutte le esigenze dei cittadini sammarinesi; sostenendosi laddove necessario anche attraverso collaborazioni con strutture preferibilmente pubbliche esterne con cui convenzionarsi, con condizioni di reciprocità. Il principio da perseguire è la gratuità dei servizi pubblici garantiti a tutti. Con questo obiettivo si dovranno realizzare convenzionamenti in grado di aumentare i profitti della struttura pubblica al fine di

garantire la gratuità ai nostri concittadini. Non meno importante è considerare chi gestisce e coordina il Sistema; è necessario che chi amministrerà l’ISS, lo faccia senza che la “lunga mano” della politica possa creare fenomeni distorsivi e di tutelare l’ISS da eventuali attacchi ai suoi principi istitutivi, garantendo pertanto un primo deciso passo verso la depoliticizzazione, colpevole di tante problematiche attuali. Sarà fondamentale che i vertici ISS collaborino per arginare le ingerenze politiche senza assecondarle e diventino di conseguenza veri e propri punti di riferimento per gli operatori sanitari e i cittadini, garantendo in tal modo continuità all'organizzazione. A questo scopo sarà anche prioritaria la lotta vera agli sprechi e ai conflitti di interesse, indispensabile anche per garantire il reperimento di risorse da poter investire per lo sviluppo qualificato e qualificante della struttura e dei servizi erogati. All’interno del sistema socio-sanitario è molto importante la formazione continua dei singoli operatori, questo perché non solo cambiano le politiche sociali ma anche le esigenze e le necessità dei cittadini. Affrontare gli aspetti di prevenzione in un paese rende necessario che tutte le figure professionali siano preparate e formate costantemente. Noi pensiamo che solo la gratuità senza educazione al sistema impoverisca i servizi, consideriamo invece la Sanità come un bene fondamentale e di aiuto alla cittadinanza nel trovare risposte e servizi efficienti, che rispondano pienamente al welfare state sociale e alle linee d’indirizzo dei piani Sanitari.

numero 02 2019

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PARTECIPAZIONE

ISTITUZIONI SOTTO ASSEDIO Discrezionalità portami via

di Andrea Giani

D

a un decennio a questa parte, nei programmi presentati da ogni forza politica, in ogni campagna elettorale si parla della diminuzione del potere concessorio e discrezionale in capo al Congresso di Stato. Peccato però che tali affermazioni vengano sistematicamente disattese.

la Pubblica Ammistrazione ha il dovere di fornirle in tempi brevi. Ma per fornire risposte occorre che la politica fissi le regole entro le quali la stessa PA debba muoversi, senza che quelle regole vengano cambiate attraverso decreti stilati “alla bisogna”. Delle regole uguali per tutti occorrono anche per favorire una sana e auspicabile concorrenza, poiché nessun investitore degno di questo nome è intenzionato a rischiare il proprio capitale sapendo già in partenza che un suo eventuale competitor potrebbe contare su condizioni di favore concesse dal governo di turno. Solo per fare un esempio riguardante l’ultima convenzione stipulata, se si decide che certi tipi di incentivi non possono essere cumulabili tra loro questo deve valere per tutti, senza che questo venga cambiato ogni 3 mesi a seconda delle richieste di questo o quell’investitore.

Ogni Governo infatti, invece di cercare di limitare la discrezione che caratterizza da sempre il nostro Congresso di Stato, la aumenta sempre più. Fino ad arrivare all’assurdo: spesso capita che oggetto di La prossima legislatura dovrà caratterizzarsi discussione in Congresso sia dove posizionare una pensilina, quali strade asfaltare o quali monete/francobolli emettere.

per limitare al massimo la discrezionalità della politica, per favorire una Pubblica Amministrazione snella, veloce ed efficiente al servizio di cittadini e imprese, e per, finalmente, stilare dei Testi Unici che possano rendere fruibili a chiunque leggi, decreti e regolamenti senza più quel guazzabuglio legislativo che spesso risulta di difficile consultazione anche agli addetti ai lavori. Occorre rimettere al centro le Istituzioni dando il giusto ruolo e peso a organismi quali il Consiglio Grande e Generale, le Giunte di Castello o lo stesso Congresso di Stato. Quest’ultimo infatti deve tornare a fare ciò che da sempre gli compete, ovvero occuparsi del potere esecutivo, senza travalicare i poteri delle altre Istituzioni. Una sfida certamente difficile ma non impossibile, una sfida da vincere per far sì che il nostro Paese possa finalmente compiere quei passi per giungere ad una democrazia piena e moderna.

Uno dei punti fondanti del programma di governo di questa maggioranza era appunto il “drastico ridimensionamento del potere concessorio in capo a organismi politici”, poiché “un Paese con regole semplici, facilmente leggibili, sufficientemente stabili nel tempo e certe nella loro applicazione è un Paese più competitivo”. Siamo più che convinti che un paese moderno, in grado di accogliere investitori seri e tutelare l’economia esistente richieda regole certe, valide per tutti, chiare e non interpretabili. Non è più tollerabile che siano poche persone, nella figura dei Segretari di Stato, a decidere chi e come possa investire nel nostro Paese e di quali incentivi o agevolazioni possa disporre. Non è più tollerabile che siano delle convenzioni ad hoc a stabilire le regole per investire nel Paese, regole spesso bypassate tramite deroghe cucite su misura sull’investitore del momento. Già un primo assaggio lo si era avuto con la convenzione riguardante il polo della moda, ma l’apice si è toccato con la convenzione stipulata con l’Alutitan. Sia chiaro: investitori e imprenditori hanno tutto il diritto di avere risposte celeri ai loro bisogni così come numero 02 2019

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Istituzioni: la base

di appartenenza di tutti i cittadini.

della nostra democrazia

Le stesse Giunte di Castello, l’Istituzione più vicina ai cittadini, hanno una legge inefficace che le regolamenta. di Daniela Approvata nel 2014, negli 5 anni ha Giannoni dimostrato tutti i suoi limiti applicativi, e Istituzioni assolutamente migliorabili per dare dignità ai Castelli e a chi li rappresenta. dettano i tempi Senza regole precise, soprattutto e le regole in merito al rapporto con altre dell’applicazione Istituzioni e organismi della Pubblica della Amministrazione, si rischia che le Democrazia Giunte siano messe in secondo in un Paese, piano rispetto al ruolo che hanno quindi un ruolo fondamentale ricoprono, che è essenziale. nella realizzazione degli obiettivi di Spesso sono più apprezzate dai cittadini una società. È necessario che siano che dalle Istituzioni stesse le quali credibili, perché rappresentano tutti - detto a malincuore - tendono ad i cittadini i quali sono l’essenza di uno Stato, dandone senso di appartenenza. ignorarle o metterle in secondo piano. Se non vengono assegnati poteri precisi È importante che siano efficienti, e regole di applicazione e organizzazione devono cioè rispondere nel modo contestualizzate al comparto PA, migliore alle esigenze del Paese, sia ogni azione e decisione è difficoltosa in fatto di tempistiche che di mezzi e non autonoma, ogni vittoria è una utilizzati. concessione di qualcuno o un atto di Il Consiglio Grande e Generale è il luogo forza, invece dovrebbe essere frutto di dove la Democrazia dovrebbe esprimersi semplice volontà e progettualità. e realizzarsi nella sua più alta forma. Questo rallenta inevitabilmente L’approvazione delle leggi dovrebbe la risoluzione di problemi della essere argomentata e infine condivisa quotidianità o della realizzazione e non ridursi a una presa d’atto del di progetti interni ai Castelli, quelli Congresso di Stato. Nel tempo infatti più cari ai Cittadini perché li vivono ogni si è abusato dei Decreti riducendoli giorno. La popolazione si rivolge alle ad espressione autoreferenziale del Giunte del proprio Castello perché si Governo, svilendo così anche il ruolo sente più capita dall’amministrazione del Consiglio. locale, che purtroppo però non Le leggi vanno sviluppate al meglio sempre è in grado di dare risposte in all’interno delle Commissioni, veri autonomia e con un iter semplificato, e propri gruppi di lavoro interni al allungando così i tempi per quelli che Consiglio, dove la Presidenza non possono sembrare semplici problemi, dovrebbe essere necessariamente ma i problemi con la burocrazia sono espressione della maggioranza, ma purtroppo all’ordine del giorno. garanzia di pertinenza e professionalità: Si ha la sensazione che oggi le arrivare ad un'approvazione il più istituzioni siano più distanti dai possibile già condivisa velocizza i cittadini, i quali ne hanno perso stima e tempi consiliari e quindi l’efficienza fiducia. È necessaria una riforma per del sistema normativo. esprimere al meglio la democrazia La Reggenza inoltre deve essere e poter raggiungere in maniera efficace davvero espressione del ruolo più alto e condivisa gli obiettivi di qualsiasi di massima carica dello Stato, quello programma, per far sentire i cittadini cioè di garantire l’equilibrio tra le forze tutelati e rappresentati, per dare ad un democratiche del nostro Paese; è un intero Paese quel senso di appartenenza ruolo difficile, al di sopra di partitismi, e di comunità che lo rende forte rispetto che rappresenta materialmente il senso alle difficoltà e ai sacrifici, se richiesti.

L

Direttrice

Anno V Numero 02/2019 Marianna Bucci

Progetto grafico Andrea Bastianelli Impaginazione Roberto Giardi Jimmi Burgagni Foto copertina Fotomontaggio Collaboratori

quelli di RETE

Indirizzo

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