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PERIODICO BIMESTRALE

OTTOBRE - NOVEMBRE 2014 ANNO XVI N.3


ph. Cecilia Del Gatto

EDITORIALE

Giuliano Rosseti

Q

QUALCUNO HA SPENTO LA LUCE?

ualcuno ha spento la luce e non ce ne siamo nemmeno accorti.

Dopo l’estate il migliore augurio potrebbe essere «Bella giornata di pioggia». Ma attenzione noi siamo capaci di tutto. Siamo pronti a colorare di blu un cielo pieno di nuvole, accendere il sole di ferragosto anche in autunno e guardare la luna come il pastore errante di Giacomo Leopardi per sussurrargli domandi cosmiche e allo stesso tempo comiche. Noi siamo quelle persone che amano passeggiare in spiaggie deserte e sappiamo ammirare un granello di sabbia che ha accettato il passaggio offertogli dal vento, per andare in posti nuovi, magari per trovare le stesse cose che aveva già prima. Ma anche questa volta sarà tutto, come sempre, pericolosamente nuovo. Impariamo a godere del soffio che può scompiglia-

re lo stile perfetto dei nostri capelli e lasciamo che essi si muovano al ritmo del vento. Essere troppo perfetti è come non essere e, a volte, come non vivere. Concediamo alla vita di mettere sottosopra tutti i nostri saggi ragionamenti e consentiamole di confonderci, volesse il cielo che capiti finalmente di trovare la strada di casa? Le stagioni in realtà non esistono, la loro invenzione è un banale strattagemma degli uomini nel vano tentativo di ingabbiare il tempo e il suo scorrere irregolare, avanti e indietro, di qua e di la … Il tempo, come il vento, a volte scappa a velocità indicibile e a volte se ne sta immobile e meditabondo, ciò nonostante è sempre li a soffiarci la vita addosso, all’infinito.


SOMMARIO

OTTOBRE - NOVEMBRE 2014 SEGUICI SU FACEBOOK:

MG marcheguida

LE INTERVISTE DI MAMO

EVENTI

Vittoriano Solazzi: Sfidare Il Cambiamento e Saperlo Gestire Paolo Galassi: La Gestione dell’Efficienza Jarno Calcagni: Resisto...Dunque Sono Giulio Perfetti: Verso l’Infinito e.... Nicola Fabbroni: Note Tra La Gente

Ufficio Stampa: Teatro Delle Muse Paola Giorgi: I Teatri Marchigani: Gioielli Incompresi Ufficio Comunicazione: AMAT Associazione Marchigiana Attività Teatrali Ufficio Comunicazioni: 16° Edizione CARTACANTA Festival Graphicfest 2014

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OTTOBRE - NOVEMBRE 2014 ANNO XVI N.3

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PERIODICO BIMESTRALE

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IN T E RVENTI & RUBRICHE Claudio Pettinari: Chimica in Cucina Emanuel Vecchioli: Trico-Rimedi Post-Estate Paola Olmi: Medici Rock Per Aprire il Cuore alla Solidarietà Mirella Battistoni: Contributi Europei Luca Luciani: Quando la Passerina Torna di Moda Arianna Bitti: La Promozione della Salute e della Vitalità Attraverso il Respiro Roberto Ricca: Gioco Ancora...con i Ricordi Giusy Falleroni: Avrei Francesco Cingolani: Elogio ai Lavoratori della Terra Redazione di MG: I Prodotti Nobili Marchigiani e Italiani Federica Polacco: 3° Edizione di FAI Marathon Claudio Bernacchia: Stelle Uomini e Navigazione Giuseppe Asdrubali: Le Marche

8 12 21 22 25 26 28 33 38 40 45 48

Giulio Marchesini: Prima Regola: Rispetto Nicola Brignoccolo: Gran Galà Nicola Brignoccolo: Vi Presento Max De Giovanni Claudio Scarponi: 12 Castelli Simone Aspriello: Primo Workshop di Bioetica Odontoiatrica Massimiliano Tricca: Impresa Lavoro Giuliano Rossetti: A Nord dell’Impero Romano, e a Sud del Regno dei Vikinghi Marco Bentivoglio e Stefania: Attività Fisica in Gravidanza Giuliano Rossetti: Travel Air Jacket Mauro Giampieri: Guardare Con la Mente Adele Allegrini: Ottavia Ospita World Top Model Giuliano Rossetti: ...Oppure Rock

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CONTRIBUTI FOTOGRAFICI Carolina Campanelli, Cecilia Del Gatto, Agenzia Fotografica EMME, Luca Giri, Alberto Montebello, Fabio Morichetti Giampaolo Pistola (Ass. Astrofili Alphae Gemini di Civitanova Marche), Giuliano Rossetti, Sergio Sasso, Claudio Scarponi, Carlo Vespertino.

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REDAZIONE redazione@marcheguida.it Via Vanvitelli, 88 62100 Macerata Tel 0733-262602 Fax 0733-267497 PUBBLICITÀ & MARKETING Massimo Pigliapoco marketing@marcheguida.it 340.5973954 EDITORE BERT & ASSOCIATI Via Vanvitelli, 88 62100 Macerata Tel 0733-262602 Fax 0733-267497 info@bertassociati.it www.bertassociati.it AUTORE COPERTINA Giulio Perfetti Foto di Copertina: Fabio Morichetti AUTORI DI QUESTO NUMERO 3 OTTOBRE-NOVEMBRE 2014 Claudio Pettinari, Emanuel Vecchioli, Paola Olmi, Roberto Ricca, Giusy Falleroni, Claudio Scarponi, Simone Aspriello, Massimiliano Tricca, Mauro Giampieri, Adele Allegrini, G.Asdrubali,M.Battistoni, M.Bentivoglio e Stefania,C. Bernacchia,A.Bitti,N.Brignoccolo,F. Cingolani,L.Luciani,G.Marchesini,F. Polacco,G.Rossetti. STAMPA Bieffe s.r.l. - Recanati (MC) ____________________________ MARCHE GUIDA Reg.Pubblica del 23/04/1998 Aut. del Trib. di Macerata n.418/98


CHIMICA IN CUCINA Nelle foto Gualtiero Marchesi a Camerino riceve un attestato di benemerenza dopo la sua Lectio Magistrale “Dalla Regionalità alla Nuova Cucina Italiana” e incontra eccellenze locali del settore agroalimentare.

È

oggi praticamente impossibile creare un elenco esaustivo dei prodotti che esistono grazie al lavoro dei chimici e nonostante l’importanza pratica delle scoperte dovute alla ricerca di questi scienziati, la società civile continua ad avere della chimica una percezione negativa, contrapponendola al concetto di naturale e salutare. Anzi l’immagine della chimica è diventata sempre più spesso sinonimo di rischio, veleno, o addirittura innaturale. Nelle campagne pubblicitarie viene ad esempio utilizzato il termine chimico soprattutto quando si parla di prodotti alimentari utilizzando la frase “privo di additivi chimici”, una definizione che sembra garantirci la “vaccinazione” nei confronti di possibili malattie e conferire al prodotto un esclusivo marchio di qualità. Eppure la vita, dalla fotosintesi alla respirazione, dal metabolismo alla vista, è il risultato di una serie complessa di reazioni chimiche; il mondo animale e quello vegetale è formato da una moltitudine di macchine molecolari governate da leggi chimiche; la maggior parte degli oggetti

Claudio Pettinari che utilizziamo è prodotta con materiali inventati dall’uomo e per i quali la chimica ha un ruolo fondamentale; la formazione di un odore e di un sapore e la possibilità di percepirli sono anch’essi processi chimici. Questo un concetto che viene oggi espresso da tutti i grandi cuochi. Afferma Gualtiero Marchesi: “…i cuochi sono i chimici dell’intuizione - è importante conoscere la materia per ottenere buoni risultati. Solo mettendo le mani in pasta si può capire che cos’è la cucina..”. E ha perfettamente ragione: basti pensare a come si formano moltissimi degli aromi durante la cottura degli alimenti: una curiosa reazione scoperta da Maillard circa 100 anni fa, e che avviene tutte le volte che cuociamo alimenti come la carne, coinvolge due delle principali classi di sostanze più diffuse in natura, gli aminoacidi (mattoni essenziali per la costruzione di proteine) e gli zuccheri semplici. Questa reazione produce diverse sostanze quali le melanoidine responsabili ad esempio del colore bruno o dorato dei prodotti da forno, quel colore che se osserviamo nei dolci in vetrina in


I SAGGI una panetteria ci fa scegliere immediatamente quel prodotto rispetto all’altro. La reazione di Maillard avviene in tre fasi durante le quali si producono ad esempio molecole chiamate furfurali dall’odore caratteristico di mandorla, maltoli responsabili dell’odore del caramello, o il bis(2-metil-3-furil)disolfuro che è una molecola associata all’aroma di carne arrostita e usata nell’industria alimentare per creare il gusto di carne. Tempo e temperatura sono i fattori che condizionano maggiormente il prodotto, ma la reazione è anche fortemente influenzata dalla natura e dalla concentrazione delle sostanze presenti negli alimenti e dal pH (cioè il grado di acidità delle soluzioni utilizzate). Ad esempio dobbiamo stare attenti a non superare i 180°C durante la cottura per evitare di bruciacchiare le vivande, mentre l’aggiunta di sostanze basiche come il bicarbonato da cucina, accelera il decorso della reazione. L’importanza delle reazioni di Maillard nella cottura degli alimenti è tale che è stato creata una società scientifica completamente dedicata all’argomento, l’International Maillard Reaction Society (IMARS). E chi davanti ad una birra e ad un piatto di patatine fritte ha resistito alla tentazione di intingere quest’ultime nella maionese. Lo scrittore Marco Malvaldi in “Odo-

re di Chiuso” fa affermare all’Artusi: ….il nostro pesce è condito con della maionese. Essa è una emulsione stabile di olio in una base acquosa, costituita da succo di limone e aceto. In pratica è come se fosse un insieme di minutissime goccioline d’olio disperse in una matrice acquosa: la stabilità di tali gocce è data da un componente del tuorlo d’uovo, detto lecitina. Quest’ultima ha la funzione di ancorare le gocce all’ambiente acquoso, evitando che l’emulsione si rompa, e il tutto si mescoli tornando ad olio che galleggia in acqua… La maionese fu probabilmente scoperta nel 1756 quando i francesi agli ordini del duca di Richelieu erano in guerra con gli inglesi a Port Mahon nelle isole Baleari. Il cuoco dei francesi per evitare di accendere il fuoco durante la notte e rendere così il campo dei francesi un facile bersaglio del nemico, decise di preparare piuttosto una salsa fredda usando tuorlo d’uovo, olio e limone. E cosa dire dei vincisgrassi? Senza

addentrarci in discussioni su dove essi sono stati dapprima inventati, se il cuoco del principe di Windischgraz, verso la fine della prima metà dell’800 non fosse stato nelle Marche e non avesse conosciuto il metodo di preparazione della besciamella, forse avremmo continuato a mangiarli senza besciamella e senza panna, pasticciati con sughi di carne e/o verdure, sicuramente più croccanti, come ancora vengono preparati in tante zone interne. Spesso prepariamo del cibo senza mai domandarci cosa stiamo facendo, uniamo sostanze e cibi o evitiamo di cucinarne alcuni insieme al altri, utilizziamo metodi e temperature di cottura diversi. Se vogliamo dare risposte certe a queste domande non possiamo non conoscere alcune molecole e le trasformazioni chimiche e fisiche che un cibo subisce durante una trasformazione.


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I SAPIENTI

“TRICO-RIMEDI” POST-ESTATE

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a fine dell’estate è arrivata e anche se le temperature sono ancora alte siamo dovuti tornare alla vita di tutti i giorni. Siamo rimasti per giorni sotto il sole in spiaggia , bagni interminabili al mare o in piscina, tutto ciò è stato fantastico. Tornando a casa però ci siamo accorti che qualcosa in noi non è prorio in perfetta forma. Sto parlando dei nostri capelli. Sole, salsedine, calore, sudore e lavaggi piu’ frequenti hanno contribuito a rendere la capigliatura sfibrata e difficile da pettinare, perdendo volume, lucentezza e vigore. I capelli così tendono a spezzarsi più facilmente e inizieranno a formarsi le doppie punte. Ecco allora qualche consiglio da mettere in atto in autunno per recuperare la bellezza dei capelli dopo l’estate: - Quando lavate i capelli è consigliabile utilizzare uno shampoo delicato, che contenga tensioattivi non agressivi. La frequenza ottimale varia da persona a persona. L’ideale è lavarli quando iniziano ad essere pesanti e opachi. - Dopo lo shampoo è fondamentale utilizzare maschere idratanti e nutrienti, da risciacquare con cura dopo alcuni minuti di posa (ripetere questa operazione almeno 1 volta alla settimana per un mese). - Usare il phon con cautela e comunque tenerlo sempre ad una distanza di almeno 10-15 cm dal cuoio capelluto. - E’ preferibile pettinare i capelli da asciutti, poiche’ l’umidita’ li fa spezzare piu’ facilmente.

ph. Ceciclia Del Gatto

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Emanuel Vecchioli

I CONSIGLI DELLA NONNA MASCHERA ALL’UOVO INGREDIENTI: 1 uovo 1 cucchiaio di aceto 2 cucchiai d’olio d’oliva (in caso di capelli lunghi raddoppiare le dosi) Mettere un uovo in una ciotola e sbatterlo, aggiungere poi un cucchiaio d’aceto e 2 d’olio d’oliva, mescolare il tutto e distribuire il preparato sulle lunghezze aiutandosi con un pennello, pettinare i capelli lasciar agire per circa 15-20 minuti. Risciacquare

MASCHERA ALLA FRUTTA INGREDIENTI: 1 mela 1 banana matura 1 cucchiaino di olio di mandorle acqua gassata q.b. Sbucciare una mela e una banana , frullarle e aggiungere 1 cucchiaino d’olio di mandorle, applicare il composto e lasciarlo agire per circa mezz’ora. Risciacquare con acqua gassata fare un leggero shampoo per capelli delicati e risciacquare.


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I SAGGI

SFIDARE IL CAMBIAMENTO E SAPERLO GESTIRE Le Marche e l’Europa, l’Europa e le Marche... la necessaria rivoluzione culturale illustrata da Vittoriano Solazzi, Presidente dell’Assemblea Legislativa delle Marche.

P

rima di raccontarvi il contenuto della conversazione che ho avuto il piacere d’intrattenere con il personaggio di questa storia, sento di dover fare una confessione. Un po’ per il fatto di aver trascorso più di metà della mia vita in giro per il mondo, un po’ per la mia predisposizione a concentrarmi quasi maniacalmente su ciò che di volta in volta faccio, sono tanti, se non infiniti, gli argomenti di cui ho una cognizione a dir poco superficiale. Tra le mie lacune annovero la politica e coloro che la esercitano. Immagino che dopo questa premessa

Massimo Pigliapoco

qualcuno storcerà il naso, ma è mia opinione che se si vuol raggiungere un po’ di sapere in qualcosa, a volte, bisogna trascurare l’informazione, troppe notizie distraggono. Quando tempo fa un amico mi ha passato il numero di cellulare di Vittoriano Solazzi, e mi ha esortato a chiamarlo per fissare un incontro, ho pensato: Beh, se devo imparare anche questa cosa, tanto vale iniziare dal vertice! Nel 2008 il Presidente Spacca lo aveva chiamato a far parte della Giunta Regionale affidandogli le deleghe al Turismo, Beni e Attività Culturali, Fiere e Mercati, Tutela dei Consumatori, Pesca


tuzione Regione e le attività scolastiche, e mi riferisco in particolare alle conferenze tenute dal professor Crepet presso alcuni auditorium della nostra regione. Le parlo di questa esperienza perché ho avuto modo di assistere personalmente a qualche intervento del sociologo torinese, che ho trovato molto interessanti. Non so nulla invece della Scuola di Alta Formazione sull’Europa: me ne vuole parlare?” “L’iniziativa è nata con questa legislatura nel 2011, consapevoli già allora di quanto fosse approssimativo il grado di conoscenza europeo nella concezione generale, amministratori compresi. Decidemmo quindi di proporre un master per iniziare in special modo le giovani leve all’acquisizione dei concetti fondamentali riguardanti il progetto Europa. Quella di quest’anno sarà la quarta edizione e si terrà a Fermo. A differenza degli altri anni, durante i quali accoglievamo esponenti provenienti da tutte le regioni, la prossima “Tre giorni” sarà dedicata esclusivamente ai giovani amministratori marchigiani, quindi assessori, consiglieri, sindaci e quant’altro. I temi principali che tratteremo saranno inerenti alla programmazione dei fondi strutturali europei che dovremo impiegare nel prossimo settennio 2014/2020 e che ammontano a circa un miliardo e duecentomila euro per le Marche.” Marittima e delle Acque Interne. Nel 2010 è stato eletto Presidente dell’Assemblea Legislativa delle Marche e, nello stesso anno, la Conferenza delle Assemblee Legislative delle Regioni e delle Province Autonome Italiane lo hanno nominato responsabile per le Politiche Europee. “Presidente, prima d’incontrarla mi sono informato un po’ su quello che è stato il suo impegno durante questo mandato che si avvia alla fase finale del quinquennio previsto. Ho scoperto che ha dedicato un’attenzione particolare, in questo lungo periodo, nel promuovere l’incontro tra Isti-

“Come vengono assegnati questi fondi, quali sono i criteri di priorità?” “Questi fondi rispondono ad obbiettivi che si da l’Europa; le Regioni presentano i progetti d’utilizzo, un piano operativo sostanzialmente, che poi vengono inviati al Governo. Il Governo a sua volta presenta i vari pacchetti all’Europa che, una volta vagliati ed eventualmente modificati, rilascia l’omologa e da l’inizio ai lavori. Nel caso delle Marche molti fondi andranno destinati al PSR, piano di sviluppo rurale, all’agricoltura in buona sostanza, alcuni per la


dotazione strutturale, altri per la formazione, e così via.” “Ho capito; torniamo alla Scuola di Alta Formazione: di cosa vi occuperete in questa quarta edizione?” “Come le dicevo sarà dedicata alla formazione dei giovani amministratori sull’utilizzo dei fondi Europei e, inoltre, sarà trattato l’argomento inerente la costruzione della Macro Regione Adriatico-Ionica che sarà ufficialmente approvata il prossimo 24 ottobre dal Parlamento Europeo, e che coinvolgerà otto paesi.” “Centoquarant’anni fa è stata fa è stata fatta l’Italia e, forse, non sono ancora stati fatti gli italiani; quanto ci vorrà per formare gli europei?” “Personalmente sono un assertore convinto che la scelta Europa sia una scelta irrinunciabile, anche se in molti paesi, vista la crisi generale, aleggia quello che viene definito “l’euro-scetticismo”. In un mercato globale il fisico minimo che si deve avere per affrontare le sfide, ma anche per cogliere le opportunità, non può più essere quello di una nazione singola, per quanto grande possa essere: fare sistema è l’unico modo per avanzare. Certo, in questi anni le cose non sono state sempre facili, e ritengo che sia dovuto a due motivi principalmente: uno è che il grado di sensibilità e conoscenza delle persone comuni e degli stessi amministratori è stato modesto, fin troppo modesto. L’altro è che forse l’Europa si

è lasciata trascinare da alcuni Paesi che, pur avendo interpretato in modo giusto il cammino da percorrere, non ha sempre tenuto conto della complessità dell’impresa; mi riferisco alla Germania, per esempio. In ogni caso, prima di attribuire delle colpe a qualcuno, dovremmo interrogarci se esistono responsabilità da parte di quelle Nazioni che non hanno capito per tempo che una volta fatta l’unità dell’Euro, era necessario impegnarsi a testa bassa affinché l’integrazione avesse luogo, non da spettatori ma da protagonisti. Noi, inteso come Italia, siamo il secondo Paese manifatturiero d’Europa, dunque abbiamo la forza e la capacità di dire la nostra senza doverci piegare alle scelte altrui. Questo però ci obbliga ad avere atteggiamenti virtuosi, ci obbliga ad abbandonare vecchie situazioni che ci opprimono pesantemente, e mi riferisco all’indebitamento pubblico generato dalla miopia delle vecchie amministrazioni. Se oggi vogliamo risorgere le capacità le abbiamo, me dobbiamo dimenticarci dei sistemi obsoleti e adeguarci intelligentemente alle necessità di un mercato planetario: l’Europa non è una gabbia, è una grande opportunità. I giovani amministratori non possono minimamente pensare di mantenere la mentalità chiusa di chi li ha preceduti, pena l’emarginazione.” “Qualche imprenditore intelligente questa metamorfosi l’ha subito intuita, però spesso delocalizzando le sue attività e impoverendo di conseguenza il territorio di provenienza. Credo che in un

immediato futuro sarebbe auspicabile più sinergia tra pubblico e privato: qual’è la sua opinione?” “Penso che se non si instaura una forte integrazione tra giovani amministratori e moderni imprenditori il futuro non potrà essere molto roseo. E’ fondamentale che le nuove leve adottino nuove concezioni, e non mi riferisco solo al lavoro, ma allo stile di vita stesso. In una società globale, chi tentenna, chi non si aggiorna, chi non si istruisce è destinato a perdersi, in balia del volere altrui. Le Marche sono uno scrigno i cui gioielli devono ancora essere messi in mostra, ma per esporli dobbiamo acquisire una mentalità internazionale.” La mia esperienza m’insegna che non c’è un posto più valido d’un altro per realizzare i propri sogni. Sicuramente viaggiare apre la mente, ma una volta capito come funziona, si può tranquillamente dimostrare a casa propria di aver imparato la lezione, e concretizzare i propri obbiettivi. Chi vorrebbe arrestarsi allo status quo è destinato all’estinzione. A metà dell’800 Charles Darwin scrisse quello che, unitamente al principio della Relatività, può essere considerato uno dei più alti trattai del pensiero moderno. Evidentemente, in 160 anni, in pochi l’hanno letto. Grazie...un abbraccio Presidente.


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I SAPIENTI

MEDICI ROCK PER APRIRE IL CUORE ALLA SOLIDARIETA’

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oor to balloon time è, leggo in una slide di un congresso di cardiologia, il tempo che intercorre dal momento il cui il paziente ha il primo contatto con il personale sanitario di un ospedale e il momento in cui si effettua il primo gonfiaggio del palloncino in corrispondenza dell’occlusione coronarica responsabile dell’infarto”. Doors to Balloon (D2B), invece, è un gruppo musicale composto da 5 cardiologi e un medico del lavoro che suonano da decenni con grande passione a quale sempre cattura il pubblico e spesso artisti professonisti e stars. Il ricavato delle loro performances va a finanziare progetti solidali molto interessanti. E’ formato da Alberto Benassi ( organo Hammond ), Raffaele Sabatini (piano e tastiere ), Fabio Tarantino (chitarra solista e cori ) e Carlo Tumscitz ( basso e cori) e due marchigiani , Andrea Santarelli di San Benedetto del Tronto ( voce solista e chitarra ritmica ) e Paolo Galli di Macerata ( batteria e cori ). A quest’ultimo ,che dopo il liceo scientifico nella città natale si è per laureato in Medicina a Bologna; che attualmente è direttore dell’U.O. di Medicina del Lavoro a Imola; che non ha mai abbandonato l’amore per le percussioni, ho chiesto: come è nato questo gruppo musicale ? “Nel 2008 ho incontrato Fabio Tarantino, cardiologo musicista con gusti affini ai miei il quale insieme ad un altro cardiologo, Andrea Santarelli, stava

Paola Olmi fondando i Doors to Balloon (D”B). Decisi di unirmi all’avventura e da allora ci esibiamo nei convegni medici, a feste di piazza. Spesso suoniamo in posti impensabili per musicisti dilettanti: il Porretta Soul Festival, il Teatro Pavarotti di Modena, il Pala De Andrè di Ravenna, la Sala del Maggior Consiglio del Palazzo Ducale e la tensostruttura di Renzo Piano a Genova. Nel 2010 abbiamo fiondato l’associazione no profit, la Heart & Music for Life (H&M4L), finalizzata alla promozione della cultura musicale e alla realizzazione di progetti umanitari attraverso i proventi provenienti da erogazioni liberali. Nel 2011 attraverso l’Associazione Gocce di Bologna abbiamo donato un’incubatrice all’Unità di neonatologia del Saint Francis Hospital della città di Ifakara, in Tanzania. Nel 2012 abbiamo consegnato due lavagne LIM al Polo Scolastico di Medolla, cittadina gravemente colpita dal terremoto. Attualmente H&M4L e Associazione GOCCE collaboriamo nuovamente per la realizzazione di un sistema di telemedicina a servizio delle popolazioni di alcune regioni africane”. Info : doorstoballoon@gmail.it


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I SAPIENTI

CONTRIBUTI EUROPEI Mirella Battistoni

Sono ai nastri di partenza nuovi bandi finanziati con le risorse della Programmazione UE 2014-2020 e si profilano interessanti opportunità soprattutto per le Piccole e Medie imprese. SEGNALO IN PARTICOLARE:

“DISEGNI +2”

Contributi dell’80% per la valorizzazione di Disegni e Modelli

Bando Nazionale rivolto alle micro, piccole e medie imprese. La dotazione finanziaria prevista è di 5 milioni di euro. I contributi a fondo perduto possono coprire fino all’80% delle spese ammissibili. Obiettivo di “Disegni +2” è sostenere la competitività e la capacità innovativa delle PMI attraverso la valorizzazione e lo sfruttamento economico dei disegni e dei modelli sui mercati nazionale e internazionale. Il bando finanzia l’acquisto di servizi specialistici esterni per: - Messa in produzione di nuovi prodotti correlati ad un disegno/modello registrato ; – Commercializzazione di un disegno/modello registrato. Il contributo massimo è di € 80.000 per ogni domanda e di € 120.000 per azienda (in caso di più domande). Le domande possono essere presentate a partire dal 6 novembre 2014 e fino ad esaurimento dei fondi.


“HORIZON 2020”

Fondo per la crescita sostenibile The EU Framework Programme for Research and Innovation Bando nazionale rivolto alle imprese di ogni dimensione. La dotazione finanziaria è pari a 300 milioni di euro, di cui il 60% riservato alle piccole e medie imprese. Prevede agevolazioni dirette a sostenere la realizzazione di progetti di ricerca industriale e di sviluppo sperimentale, negli ambiti tecnologici individuati dal programma “Horizon 2020” dell’UE, di importo compreso tra 800 mila e 3 milioni di euro. L’agevolazione è nella forma del finanziamento agevolato al tasso dello 0,8% circa. Le domande di agevolazioni possono essere presentate a partire dal 30 settembre 2014.

FONDO CENTRALE DI GARANZIA Sezione speciale per l’imprenditoria femminile.

Dal 14 gennaio 2014 è operativa la Sezione Speciale del FDG per facilitare l’accesso al credito da parte delle imprese femminili. Fondi disponibili 10 milioni di euro di cui il 50% riservato alle start-up. Quali sono le imprese femminili: o società cooperative e società di persone costituite in misura non inferiore al 60% da donne o società di capitali le cui quote di partecipazione spettano in misura non inferiore ai 2/3 a donne e i cui organi di amministrazione siano costituiti per almeno 2/3 da donne o imprese individuali gestite da donne. Condizioni vantaggiose ad essere riservate per la concessione della garanzia: • Garanzie fino all’ 80% sulla maggior parte delle operazioni • possibilità di prenotare direttamente la garanzia • priorità di istruttoria e di delibera • esenzione dal versamento della commissione una tantum al Fondo Si possono presentare domande fino ad esaurimento fondi.

LO SAPEVATE CHE... Per la nuova Programmazione UE 2014-2020 i Fondi destinati all’Italia sono ben 31,8 miliardi di euro, contro i 27 dello scorso Piano Pluriennale 2007-2013 (purtroppo utilizzati solo per il 52%). Le Micro, Piccole e Medie imprese (MPMI) rappresentano 99,9% del tessuto imprenditoriale italiano. Inoltre, la quasi totalità delle PMI (il 95%) ha meno di 10 addetti. Il 4,5% è formato da imprese che impiegano da 10 a 49 addetti, mentre le imprese di taglia più grande (da 50 a 249 addetti) sono appena lo 0,5% del totale. L’occupazione femminile è in Olanda del 70% circa, in Francia e in media nella UE intorno del 60%, quella italiana è solo del 47%. La media dei figli per ogni donna è in Olanda di circa 1,8, ed in Francia pari a 2 , in Italia solo 1,4. Sembra che nei paesi in cui le donne lavorano di più fanno anche più figli (da noi il 58% delle lavoratrici presenta le dimissioni dopo la nascita del primo figlio).


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I SAPIENTI

QUANDO LA PASSERINA T ORNA DI MODA

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rmai conosciuta quasi meglio come Mélo day Passerina, Pésca la Passerina, Red Passerina, Passerina Spritz, la Passerina spumante si proietta come portavoce di una nuova tendenza che suggella una vocazione più modaiola e commerciale ma meno interessante dal punto di vista enologico. La spumantizzazione di questo prodotto è il risultato di una storia che attraversa i secoli e racchiude in se tradizione e cultura provenienti da lontano. Ma che cos’è in realtà la Passerina? Vitigno che si estende fra le province di Ascoli Piceno e Fermo, regolato dal disciplinare “Offida DOCG”, produce uno degli uvaggi italiani più riqualificati negli ultimi anni. Andando indietro nel tempo, sembra che l’uva Passerina venga citata da Virgilio con il nome di “Psithia” e sia sempre stata cara ai nostri avi per la straordinaria resa. Ricondotto a questa caratteristica, la Passerina, è anticamente chiamata anche Campolese, Cacciadebito e Pagadebito. Venendo ai giorni nostri, l’uvaggio è usato da sempre come vino da taglio, fortuna del Falerio dei Colli Ascolani, ha una forte contrazione nella produzione degli anni ’60 a favore del Trebbiano Toscano, vitigno attualmente ancora più produttivo. La sua versatilità permette però poi nel 2001 alla Passerina di entrare nella DOC Offida. La Passerina come la conosciamo oggi è un vino di pronta beva che si caratterizza per un caratteristico bouqhet ma non per la complessità delle sue note, infatti, al naso, floreale e fruttato non va oltre la prima olfazione ma ciò non toglie alla gradevolezza e all’allegria del prodotto. Il colore giallo paglierino con riflessi verdolini racchiudono una spiccata

Luca Luciani acidità e una contenuta componente alcolica. Dopo il 2001 e il conseguente passaggio a DOC molti produttori hanno rivalutato il vitigno ed oggi non esiste cantina del territorio che non elabori la sua versione, chi con buone, chi con meno buone, riuscite. Il risultato è stato il riconoscimento, con il DM del 15 giugno 2011, della Offida Passerina a DOCG insieme all’Offida Pecorino DOCG e all’Offida Rosso DOCG. L’Offida Passerina DOCG viene vinificata all’85% dove possono concorrere al 15% gli altri vitigni marchigiani a bacca bianca non aromatici. I produttori poi hanno regalato agli appassionati di questo vitigno le sue versioni, sempre previste dalla DOCG, il già citato spumante, il passito e il vino santo. La versione spumante, con ottime riuscite, accompagna aperitivi e antipasti di pesce, un succedaneo più gioioso della versione ferma, mentre le esperienze del passito o vino santo ci porta alla meditazione o all’accompagnamento con formaggi piuttosto stagionati e dolci secchi. Un vino che al mercato si presenta con prezzi contenuti è apprezzabile dalla Russia, all’Australia, agli Stati Uniti, con un export che, secondo Coldiretti, nelle Marche si posiziona fra i primi per numero di bottiglie vendute. Tutto questo è la Passerina, non solo quindi base per cocktail da aperitivo, un prodotto che oggi con tanta fatica è stato rivalutato e consegnato al grande pubblico inorgogliendo la nostra regione che si fregia di un nuovo e piacevole elemento identificativo.


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I SAPIENTI

“Il respiro e la mente sono collegati così come il corpo e la mente. Il respiro riequilibra corpo e mente. Questo è il segreto della vita che abbiamo dimenticato” Sri Sri Ravi Shankar – 2004 Per ricevere la certificazione come operatore del Rebirthing-Breathwork è obbligatoria la partecipazione al seminario A-Mors sui sistemi di relazione e necessita superare una prova scritta e una pratica. I candidati al corso di specializzazione in Rebirthing Breathwork dovranno sostenere un colloquio con il responsabile della Formazione per valutare se ci siano i requisiti di ammissibilità al training.

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LA PROMOZIONE DELLA SALUTE E DELLA VITALITÀ ATTRAVERSO IL RESPIRO IL respiro rappresenta per l’essere umano il più prezioso nutrimento, più del cibo e dell’acqua . Prova ne è il fatto che possiamo stare giorni senza mangiare, anche quaranta; quattro, massimo sei giorni senza bere, quarantotto ore senza dormire ma solo sette, otto minuti senza respirare. La nostra vita è scandita dal ritmo del nostro respiro, ogni emozione ha una risonanza sul ritmo del nostro respiro. La prima cosa che facciamo venendo al mondo è

un’inspirazione e l’ultima che facciamo lasciando il corpo è un’espirazione, chiudendo così il nostro ciclo di vita . I nostri pensieri e i nostri sentimenti lasciano un’impronta nel nostro sistema fisiologico, neurologico e nel nostro respiro. Cambiando modalità respiratoria possiamo cambiare la nostra fisiologia e i nostri stati d’animo. Non vi è nulla che ci rappresenti di più del nostro modo di respirare. Il Dott. Andrew Weil afferma che la respirazione


scorretta è la causa più comune che genera uno stato di salute debole. E aggiunge che se dovesse limitare i suoi consigli e racchiuderli in una sola frase , il consiglio più importante per una vita sana sarebbe di “ imparare a respirare in modo corretto “. Non esiste nessun esercizio altrettanto potente e più semplice che possa migliorare la nostra salute e il nostro benessere quanto il semplice fatto di respirare. Attraverso alcune tecniche di respirazione tra cui il Rebirthing - Breathwork , praticate per alcune sessioni (di solito dieci), assistiamo ad una vera metamorfosi delle nostre condizioni fisiche, mentali ed emozionali. Le nostre cellule muoiono per mancanza di ossigeno, consideriamo anche che dobbiamo fornire ossigeno ai miliardi di cellule per mantenere l’organismo a 37° e poter svolgere le innumerevoli funzioni vitali. La nostra ottimale ossigenazione cellulare non può avvenire se il nostro schema respiratorio è bloccato e ristretto. Il novanta per cento delle persone respira al cinquanta per cento delle proprie possibilità, quindi il corpo non si disintossica mai adeguatamente . Molti dei nostri disturbi fisici sono legati ad una “sottorespirazione” (Under breathing), a volte basta un lavoro di rieducazione respiratoria perchè la persona assista ad una scomparsa di vari sintomi. Il dott. Warburg che nel 1931 ricevette il premio Nobel per i suoi studi sulla respirazione cellulare ha affermato che c’è un rapporto diretto tra la salute di una persona e il livello di ossigeno presente nel suo flusso sanguigno. Una buona respirazione aiuta la circolazione e previene il colesterolo, promuove le funzioni dei globuli bianchi e rossi. Quando una persona respira, avviene uno

scambio tra anidride carbonica ed ossigeno. L’ossigeno che noi prendiamo dall’ambiente circostante viene assunto dall’emoglobina presente nel sangue e distribuito a tutti i trilioni di cellule del corpo che lo usano come carburante per il rilascio di energia Ma l’innovazione più grande di questa tecnica è che si è osservato che il processo circolatorio del respiro con la sua fase di attivazione e poi d’integrazione permette la risoluzione di schemi mentali che si sono creati a livello conscio ed inconscio. Come fa il respiro a fare tutto questo ? Un contributo arriva da Joseph Le Doux, uno dei più grandi studiosi di neurobiologia che ci dice che la neurocorteccia aiuta a elaborare ciò che è sotto il sistema limbico, da cui segue il riapprendimento emozionale tramite parole e RESPIRO. Infatti creando maggiori connessioni cerebrali ( neuroassociazioni ) c’è maggiore possibilità di arricchire le reti neurali e quindi di ricevere risposte e di allargare la nostra mappa della realtà . Inoltre, grazie ad un processo chiamato dell’ENTRAINMENT, quando qualcuno respira per un certo periodo regolarmente, innalza la vibrazione del proprio campo elettromagnetico. Questa nuova e più alta vibrazione oltre al campo eletttromagnetico aumenta anche la vibrazione del campo mentale trasformando qualsiasi tipo di repressione o soppressione e integrando la relativa energia nel corpo. ...to be continued

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I SAPIENTI

GIOCO ANCORA... CON I RICORDI

I racconti di un calciatore che non ha mai dimenticato le esperienze vissute con le squadre della nostra regione: Roberto Ricca.

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gni volta che ho qualche giorno libero mi metto in viaggio percorrendo i 550 chilometri che mi separano da Macerata, città che per diverse ragioni porto nel cuore, e, come per incanto, quando il cartello indica che sono entrato nelle Marche, il viaggio si fa più piacevole, mi assalgono i ricordi di un passato sportivo, trascorso in gran parte in questa regione. E’ così che, un giorno discutendo di queste sensazioni con Mamo, ci è venuta l’idea di descrivere questo itinerario, da Pesaro ad Ascoli, andando a “toccare” le società calcistiche marchigiane che, in un modo o nell’altro, hanno segnato il mio percorso sportivo. Partiamo da Pesaro. Sono approdato alla VIS nella stagione 2000/2001; la Società aveva appena vinto il campionato di C2 e dunque passava all’allora serie C1. Io ero reduce da una buona stagione da un’altra compagine bianco-rossa, la mia amata Ma-

cerata, dove mi ero messo in luce segnando 9 reti. A Pesaro, in due mezze stagioni, ho avuto come Mister due personaggi che, in momenti differenti, hanno toccato le vette più alte del calcio nazionale: Daniele Arrigoni che ha allenato in serie A squadre come il Bologna, Cesena e Torino, e Patrizio Sala che, oltre essere stato uno dei protagonisti dell’ultimo scudetto del Torino, ha giocato i Mondiali

Roberto Ricca del ‘78 in Argentina. Purtroppo la mia permanenza a Pesaro non è stata delle più positive; forse non avevo le caratteristiche richieste dai Mister, o forse mi piace pensare che le cause del mio scarso rendimento furono legate al fatto che non riuscii ad impormi come avrei dovuto. Non lo so, ogni tanto ci ripenso e sono sempre pronto a fare dell’autocritica, anche perché è l’unico modo che conosco per crescere. Lo stadio era il “Tonino Benelli”, un impianto all’interno della città il cui campo era circondato da una pista che pareva un velodromo. Ricordo il grande entusiasmo dei tifosi, motivato anche dal fatto che la squadra si confrontava contro autentiche “corazzate” per la serie C1,Palermo, Catania, Messina, Ascoli, giusto per citare alcune compagini che negli anni successivi hanno raggiunto la serie A. Pesaro, città meravigliosa divisa in due: da una parte la zona estiva con i tanti stabilimenti balneari e la Baia Flaminia dove c’era un lo-


cale che faceva le piade più buone che abbia mai mangiato, poi la zona centro, molto signorile ed elegante, con i suoi splendidi caffè e le boutique. Scendendo di poco verso sud ecco Fano. Ho avuto l’onore di giocare nella squadra granata dal gennaio del 2002 fino al termine del 2003, vincendo il campionato di serie D grazie ad una mega stagione la prima, e centrando la salvezza ai playout l’anno successivo. L’allenatore del campionato vittorioso era Luca Gaudenzi, ex giocatore del Milan di Sacchi, grandissimo motivatore, capace di trasmettere entusiasmo e grinta in quantità industriali.Nella stagione della C2 si sono succeduti Giancarlo Favorin e Ubaldo Righetti, grande giocatore della Roma scudettata di Liedolm e protagonista di una storica finale di Coppa Campioni. Di Righetti ho un ottimo ricordo, sia come allenatore competente e preparato, sia come gran signore sotto l’aspetto umano; se non erro anche lui ha deciso di rimanere a Macerata. Lo stadio era il Mancini, un fortino con una curva per i tifosi locali che ricorda gli stadi inglesi. L’entusiasmo dei suoi supporters, i Panthers, era contagioso ed emozionante. Fano è una cittadina che mi piace tanto, uno di quei posti dove vivrei

per tutta la vita. Ricordo il corso, le mura Romane, la bellissima spiaggia e l’entroterra collinare. Mi rimetto in viaggio ed ecco Senigallia e più all’interno Cagli. In quegli anni Vigor e Cagliese erano formazioni ostiche da affrontare: quanti

duelli! Tanti i calciatori di alto livello che hanno militato in queste due formazioni. Tra i tanti ricordo Giovanni Cornacchini, l’attuale Mister dell’Ancona, grande falco delle aree di rigore, che in carriera ha gonfiato centinaia di reti, indossando le maglie di Milan, Piacenza, Perugia, Fano, Vicenza. Ternana, vincendo parecchie volte la classifica cannonieri. Eccoci arrivati ad Ancona, altra bellissima città, tutta da passeggiare, dal porto al Passetto. Mi è giunta voce che in passato ci fosse stato un interessamento nei miei confronti da parte della squadra Dorica; peccato non si sia concretizzato nulla. Ancona ha conosciuto per tanti anni le massime serie, A e B, poi un lento declino l’ha trascinata nell’inferno del calcio dilettantistico, ed ora sta tentando di risalire la china. Scendendo ancora arriviamo a Macerata; diciamo


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I SAPIENTI

subito che insieme a Catania rappresenta la tappa più bella della mia modesta carriera calcistica. Per raccontare quello che mi ha regalato il vestire i colori della ROTA non basterebbe un libro.

dedicata ho sposato Maria Grazia. Tornando sulla costa eccoci arrivati a Civitanova. Cominciamo col dire che è la meta preferita dei miei scorrazzamenti marini; mi piace il carattere e il modo di fare

Ricordo i compagni di squadra, Mister Dino Pagliari, il DS Silvio Barbieri, il Presidente Stefano Monachesi, Danilo Bozzi che gestiva il manto dell’Helvia Recina, i ragazzi della curva; e poi, particolare non trascurabile, ho trovato una splendida moglie...scusate se è poco! Insomma, per farla breve, Macerata la sento come casa mia, molto più di Novara, città dove sono nato e dove ora, per motivi di lavoro, risiedo. Andando verso l’interno troviamo Tolentino. Ho affrontato la squadra cremisi quando militava in serie C2, a metà degli anni ‘90. Cittadina medievale molto caratteristica, è la città di San Nicola, santo cui mia moglie è molto devota, e proprio nella cattedrale a lui

dei civitanovesi. Calcisticamente parlando a Citanò mi sono reso protagonista di un episodio non molto edificante: dopo una partita Civitanovese-Fano, il portiere di riserva dei rossoblu si rivolse ai tifosi del Fano, squadra della quale vestivo i colori, schernendoli e deridendoli con gesti poco amichevoli. Non me ne accorsi personalmente ma mi fu riferito da un compagno di squadra; a quel punto mi trasformai nel “giustiziere della curva”: lo rincorsi e, come si dice, lo presi per le “recchie”! Non me ne vogliano i pesciaroli...era una questione d’onore tra me e lui

che aveva sbeffeggiato i nostri tifosi; giuro che avrei fatto la stessa cosa se avessi indossato la maglia rossoblu. Il calcio allora come oggi è per me sinonimo di sacrificio, umiltà, riconoscenza nei confronti dei sostenitori, grazie ai quali e senza i quali il nostro sport non sarebbe niente. Scendiamo ancora lungo l’adriatica e, una volta arrivati a Porto San Giorgio, percorriamo una ripida salita che ci porta a Fermo. Alla fine degli anni ‘90 la Fermana ha toccato l’apice della sua storia approdando addirittura in B. Ho affrontato i canarini in C, e devo ammettere che il calore del Recchioni mette la carica ai giocatori di casa e desta una certa apprensione negli avversari. Proseguendo verso sud siamo quasi giunti a San Benedetto del Tronto. Nella riviera delle palme dovevo andare a giocare dopo il mio primo anno a Pesaro; mi aveva chiamato mister Giovanni Mei, fanese doc, che avevo avuto come allenatore a Catania e con il quale avevo condiviso gioie e dolori calcistici quasi romanzeschi. Gianni Mei, un grande uomo; anche se non ci sentiamo e vediamo quasi mai è sempre nel mio cuore e rappresenta un punto di riferimento della mia vita sportiva. Per raccontare la grandezza di questo uomo voglio raccontare un aneddoto. Mei qualche stagione fa era allenatore in seconda del Parma, in serie A. Una domenica si giocava Novara-Parma e prima che le squadre si trasferissero allo stadio andai con la famiglia all’albergo che ospitava i ducali; volevo salutarlo ma, in cuor mio, non avevo grandi speranze di riuscirci, talmente era blindato quell’hotel, e


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anche se avessi superato i controlli erano passati 16 anni dall’ultima volta che mi aveva allenato. Qualcuno mi riconobbe così non fu difficile arrivare alla reception; chiesi di lui e, poco dopo, uscì dalla camera correndomi incontro, mi abbracciò e uscimmo di fuori sul piazzale dove erano assiepati un mare di tifosi. Volle conoscere mia moglie, i figli e, sapendo che ero di Novara, quasi si arrabbiò del fatto che non ero andato a trovarlo la sera prima per stare a cena e trascorrere qualche ora insieme. Addirittura ancora si ricordava di una mia Fiat TIPO alla quale i tifosi del Catania avevano appiccicato gli adesivi del loro club. Grande Mister...grande uomo, anche lui marchigiano. Maria Grazia dice che i marchigiani hanno la memoria degli elefanti, che si ti sei comportato bene con loro non lo dimenticano, e così se hai fatto loro qualche sgarbo. Ma torniamo alla Sanbenedettese: per il calore e l’amore che i tifosi provano nei confronti della loro squadra meriterebbe di frequentare i quartieri alti della serie A; purtroppo questo onore non è stato mai contraccambiato da chi è stato al timone della società. Infine Ascoli; per un vecchio come me dire Ascoli è dire Costantino Rozzi, quel grande uomo che

era alla guida della società e che negli anni ‘80 aveva portato la squadra in serie A, facendo indossare la gloriosa casacca bianconera a giocatori fantastici come Giordano, Casagrande e Lorieri. Ad Ascoli ho fatto il CAR e da giocatore ho affrontato diverse volte i bianconeri. Oltre le sfide sportive di questa città ho il ricordo della sua splendida piazza, Piazza del Popolo, e la Quintana: bisogna vederle almeno una volta nella vita. E’ così finito il mio viaggio lungo circa 300 chilometri nelle Marche del pallone, e vorrei fare una considerazione: posti e persone che vale la pena di visitare e conoscere perché, come per magia, ti rimarranno sicuramente nel cuore. Ah...dimenticavo un’ultima cosa: spero che un giorno gli scarpini da calcio tornino ad essere di colore nero, come lo erano le pratiche, mitiche, inimitabili “Pantofole D’Oro”, storica azienda di calzature sportive...guarda caso marchigiana.


ph. Cecilia Del Gatto


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I POETI

GIUSY FALLERONI

Avrei

ph. Cecilia Del Gatto

La mano tremula sulla maniglia inerte posseduta da una brezza incandescente muove verso l’interno: a terra un corpo immobile straniero ai miei occhi un movimento impercettibile nel tiepido petto lo aggiro come un fantasma curioso poi dall’alto sorveglio, una corda eterea cala un nodo alla gola; avrei potuto fare di meglio magari avere di più, ma ho amato senza confini: l’amore è un’arma spietata una gelida lama che libera l’anima...


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I SAGGI

LA GESTIONE DELL’EFFICENZA Paolo Galassi, il direttore generale della più importante struttura sanitaria delle Marche, descrive il suo impegno nella conduzione di una mega azienda: il Torrette di Ancona.

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orse rischio di ripetermi quando faccio certe affermazioni, ma la mia personale opinione in merito alla situazione che il nostro paese sta attraversando è dovuto più ad una carenza psicologica che di risorse. Con questo non voglio dire che non ci siano problemi economicofinanziari che, chi più chi meno, tutti noi dobbiamo affrontare e possibilmente risolvere quotidianamente. Più che altro mi riferisco alla tendenza generalizzata che vuole instaurare il catastrofismo ovunque e comunque, a scapito di realtà che, nonostante i palesi risultati prodotti, sono continuo bersaglio di lamentele ed accuse. Prendiamo la sanità...bell’esempio vero? Ovviamente non conosco l’opinione di chi mi sta leggendo in questo istante, ma se interrogate un po’ in giro troverete un disfattismo prepotente che non mi trova affatto d’accordo. Ad una cena tra amici, in una insolita mite serata dello scorso ago-

Massimo Pigliapoco sto, ho conosciuto Paolo Galassi, Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria ,Ospedali Riuniti “UmbertoI°-G.M. Lancisi-G.Salesi”, quello che meglio conosciamo come il Torrette d’Ancona, la più imponente ed importante struttura sanitaria della nostra regione, con il quale ho avuto modo di conversare intorno a questo “delicato” argomento. “Immagino quanto pelo sullo stomaco ci voglia per ricoprire una tale carica; quale è stato il tuo percorso Paolo?” “Dopo la laurea in giurisprudenza, nel ‘78, ho iniziato a lavorare nel comparto amministrativo dell’ospedale di Civitanova Marche. Dopo un’esperienza maturata in quella struttura per più di un decennio, nel ‘91, il Direttore Generale dell’epoca mi propose di applicarmi sullo studio dei nuovi sistemi di controllo di gestione che allora, per la prima volta, facevano il loro ingresso in

una azienda sanitaria. Intuendo che quello era il futuro accettai la proposta ed iniziai a frequentare dei corsi innovativi per l’epoca, corsi che mi avrebbero permesso di formarmi tecnicamente per affrontare quel nuovo aspetto professionale. Era un po’ come stravolgere tutto quello che avevo sino ad allora acquisito ed, in pratica, tornai a scuola. Numerosi stages alla Bocconi di Milano e presso aziende all’avanguardia del nord, che già avevano


iniziato ad applicare le nuove teorie al fine di rendere sempre più efficiente il complesso meccanismo gestionale; l’imperativo era: miglior servizi al costo minore. Questa nuova concezione mi costrinse ad abbandonare la vecchia tendenza incentrata sulla formulazione di atti amministrativi, quindi prettamente giuridica, e rivolgere la mia attenzione all’obbiettivo budgettario al quale l’apparato pubblico doveva convertirsi, iniziando dalla punta di diamante di qualsiasi società: la sanità appunto.” “Se ho ben capito si chiedeva all’apparato pubblico di diventare un’azienda, quindi finalizzata all’applicazione della legge fondamentale dell’economia: minimo impiego, massimo rendimento. E’ così?” “Proprio così, anche se pubblico e privato hanno ben poco in comune, anzi. Tutti i tentativi fatti inizialmente tesi a trasferire le esperienze manageriali nell’amministrazione della sanità sono naufragati pietosamente, e questo ha un suo perché. Pur essendo pubblico e privato ba-

sati su principi contabili tipici del codice civile, la sanità comunque fondamenta i propri aspetti sul diritto pubblico, ragione per cui un dirigente sanitario non può escludere la necessaria esperienza proveniente da un background di carattere pubblicistico, che permette la conoscenza di aspetti fondamentali che non sono richiesti nelle gestioni di aziende private. Dunque ciò che mi stimolò in quegli anni di conversione dalla vecchia alla nuova concezione di managiament fu la sofisticata ricerca del giusto compromesso che permettesse di ottimizzare i costo-ricavi, avendo però sempre presente l’aspetto mutualistico dell’istituzione: cosa tutt’altro che facile.” “Evidentemente hai trovato la formula. Mi raccontavi che nella tua carriera sei stato direttore del dipartimento amministrativo della più grande ASL della regione, poi nel 2007 hai ricoperto lo stesso incarico a l Torrette e nel 2011 sei diventato il Direttore Generale di questa struttura: se la classe non è acqua!” “Lo spirito che mi ha guidato, da quando oc-


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I SAPIENTI

cupo posizioni nel gestionale, è stato quello di offrire al paziente della sanità marchigiana il massimo conforto dal punto di vista tecnico e professionale. Ti sembrerà strano ma nelle mie priorità quella di far portare il bilancio non occupa le prime posizioni. Certo, in qualche maniera i,conti bisogna farli tornare, sto qui per questo, ma tutto ciò non mi ha impedito di focalizzare l’attenzione su quello che reputo determinante: la realizzazione di una struttura capace di affrontare, e possibilmente risolvere, qualsiasi tipo di patologia che si presenti, scongiurando il fenomeno della migrazione alla quale, alcuni pazienti, erano costretti fino a pochi anni fa. Il duro lavoro ci ha premiati e posso orgogliosamente affermare che il nostro ospedale occupa le posizioni di vertice a livello nazionale.” “Entrando al Torrette si ha l’impressione di una struttura mastodontica; dammi qualche numero.” “In realtà le cifre sono importanti. 1000 posti letto e 3600 dipendenti: 600medici ospedalieri, 110 universitari, perché, come saprai, il nostro ospedale è sede della facoltà di medicina e chirurgia; 1800 infermieri e altri 900 collaboratori impegnati nel tecnico e negli uffici. Il patrimonio delle attrezzature scientifiche supera i 110 milioni di euro, un parco macchine in continuo rinnovamento in sintonia con l’evoluzione scientifica. Vuoi sapere il bilancio? Dal 2008 è costantemente in attivo.”

“Una curiosità Paolo: gioie e dolori del Direttore Generale?” “La gioia più grande è quella di essere tra le prime strutture in Italia, obbiettivo che abbiamo raggiunto grazie all’enorme impegno di tutte le 3600 fantastiche persone che lavorano all’interno del Torrette. Se ti sembro esagerato consulta pure le graduatorie nazionali, vedrai che ciò che ti dico corrisponde al vero. I dolori invece provengono dal fatto che ogni anno dobbiamo fare i conti con nuovi tagli contingenti che provengono dal Sistema Paese. A volte è deprimente, ma non ci abbattiamo.” Non conosco la realtà delle altre persone, però conosco le mie. Sono nato un po’ irrequieto e, nel corso della vita, m’è capitato diverse volte di dover far ricorso alle cure dei pronto soccorsi e degli ospedali. L’ultima l’ho combinata l’anno scorso: un high side con lo scooter e 15 giorni alla maxilofacciale: eccomi qua...meglio di prima! Sono in tanti a lamentarsi della sanità in Italia... boh! Se sono ancora in vita parte del merito va a tutti quegli angeli in camice che, all’occorrenza, si sono presi cura di me. Grazie Paolo, grazie angeli...e un grande abbraccio a tutti voi.

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I SAPIENTI

ELOGIO AI LAVORATORI DELLA TERRA Francesco Cingolani

C’

era una volta, non tanto tempo fa, un uomo di nome Geremia. Viveva insieme alla sua famiglia, nella sua casetta costruita nel cuore di una fertile e soleggiata valle marchigiana. Nella sua carta d’identità, sulla casella impiego, il funzionario comunale aveva scritto: contadino. Geremia ne andava particolarmente fiero e ogni giorno che il Signore gli concedeva, lo utilizzava per lavorare, anzi, curare il suo terreno, senza risparmiare forze e sudore, da cui ricavava il necessario per una vita dignitosa, sua e dei suoi cari. La nostra meravigliosa terra, le Marche, era ed è, un po’ meno oggi, popolata da migliaia di Geremia con la fronte bianca per via del cappello di

paglia in testa e la faccia bruciata dal sole, lo sporco sotto le unghie di mani e piedi e il pungente odore di sudore sul corpo, che con umiltà e saggezza producono capolavori orto-frutticoli, viticoli, olivicoli e zootecnici, lavorando con sacrificio la loro terra. I contadini, scusate, gli agricoltori anzi per essere moderni, gli imprenditori agricoli marchigiani costituiscono una silenziosa e schiva categoria di lavoratori che offrono alla nostra magica regione una notevole quantità di lustro e fama in tutto il mondo. Il settore agricolo, per definizione primario, troppo spesso non gode del giusto rispetto e riconoscimento per tutto quello che offre. Non c’è persona, manager, politico, operaio, imprenditore industriale, uomo d’affari, di spettacolo e sportivo professionista che non mangia o beve i frutti di questo straordinario e fortunato mestiere. Ai giovani nelle scuole o in altri luoghi, si dovrebbe far capire la centralità di questo settore, la

sua importanza per lo sviluppo della società futura, dove chi progetta una nuova tecnologia, governa uno Stato o gioca una finale olimpica, deve pur sempre alimentarsi con prodotti della terra genuini e gustosi, usciti dal sapiente e prezioso lavoro dei contadini, agricoltori o imprenditori agricoli, chiamateli come preferite, se vuol conseguire qualche risultato. Il vecchio Geremia, con i suoi acciacchi ormai, si gode la sua magra pensione, sempre con il cappello di paglia strappato in testa e i sandali di cuoio ai piedi , si siede all’ombra di un possente gelso, da dove osserva fiero il grano che matura, il granturco appena spuntato e poco più là suo figlio Andrea che sta facendo il fieno. A tutti i contadini Geremia passati, presenti e mi auguro futuri un sincero e profondo ringraziamento per il loro santo lavoro.


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Comunicato Stampa a cura d MG marcheguida DIRETTIVO

Mario Civerchia

Presidente dell’Accademia “I Prodotti Nobili Marchigiani e Italiani”

Vittoriano Solazzi

Vice-Presidente dell’Accademia “I Prodotti Nobili Marchigiani e Italiani” e Presidente del Consiglio Regionale Marche

Flavio Corradini

Vice-Presidente dell’Accademia “I Prodotti Nobili Marchigiani e Italiani” e Rettore UNICAM Vice-Presidente dell’Accademia “I Prodotti Nobili Marchigiani e Italiani” e Presidente Regionale

Nando Ottavi

Confindustria Marche CONSIGLIERI

Mirella Battistoni

Consulente Aziendale

Federico Biondi

Componente Consiglio Nazionale Notai

Marco Cacciaguerra

Capo Gabinetto Prefettura

Franco Capponi

Sindaco di Treia

Mario Marcello D'Errico

Prof. di Igiene Facoltà di Medicina Politecnico Marche

Graziano Di Battista

Presidente Unione Regionale Camere di Commercio Marche

Luigi Donnari

Imprenditore Alimentare

Marco Filipponi

Direttore Generale Grotte di Frasassi

Giuseppe Natali Frega

Ordinario Dipartimento di Agraria - Scienza e Chimica dell’Alimentazione-Ancona

Cinzia Gagliardi

Comandante Corpo Forestale Regione Marche

Piero Guidi

Stilista

Giovanni Iannelli

Direttore Regionale Rai Marche

Sandro Palombini

Presidente Istituto Bancario

Giovanni Iannelli

Direttore Regionale Rai Marche

Sandro Palombini

Presidente Istituto Bancario

Giorgio Sartini

Presidente Regionale AICS

Antonio Senni

Direttore Generale Ministero dell’Ambiente - Roma

Gabriele Torquati

Presidente Istituti Alberghieri Marche

Orietta Varnelli

Controllo di Gestione e Commercio Estero - Distilleria Varnelli


COMITATO D’ONORE

Sauro Longhi

Rettore Univ. Politecnico Marche

Stefano Pivato

Rettore Univ. di Urbino

Roberto Mancini

Allenatore di Calcio SERIE A

Michele Agostinacchio

Ordinario Facoltà di Ingegneria

Simone D. Aspriello

Medico Odontoiatra

Mirella Battistoni

Consulente Aziendale

Romualdo Belardinelli

Medico Ospedale Lancisi - Ancona

Guido Biscontini

Prof. Ordinario di Diritto Civile UNICAM

Ferdinando Borgani

Manager Telecom

Barbara Capponi

Giornalista Rai 1

Angelo Capulli

Dirigente Bancario

Maria Grazia Capulli

Giornalista Rai 2

Maurizio Ciarnò

Direzione Generale Rai Roma

Federico Ciciani

Imprenditore Agricolo

Tiziano Consoli

Avvocato - Ancona

Francesco De Benedittis

Autore - Scrittore - Discografico

Luigino Di Clemente

Dirigente di Stato

Luigi Di Murro

Magistrato Corte dei Conti

Adele Finco

Docente Ordinario Dipartimento di Agraria - Pro-Rettore Politecnico delle Marche - Ancona

Sabrina Fondato

Preside Istituto Alberghiero Cingoli

Massimo Frascarello

Medico e Direttore Sanitario Istituto Santo Stefano Porto Potenza Piceno

Paolo Galassi

Direttore Generale del Torrette di Ancona

Antonio Gigante

Ordinario Clinica Ortopedica Politecnico delle Marche - Ancona

Velio Gualazzi

Tributarista

Fabrizio Lorenzotti

Ordinario Diritto Amministrativo UNICAM

Tito Baldo Onorati

Generale Arma CC in pensione

Luigi Pianesi

Avvocato - Ricercatore Universitario

Stefano Rosi

Medico Odontoiatra

Silvia Santoni

Avvocato

Alfonso Sgattoni

Preside Istituto Alberghiero San Benedetto del Tronto

Andrea Spaterna

Ordinario di Semeiotica - Facoltà Veterinaria UNICAM

Alberto Stocchi

Preside Facoltà Scienze Motorie (Nuovo Rettore Facoltà di Urbino)

Urbano Urbani

Imprenditore COMITATO TECNICO SCIENTIFICO

Giovanni Lercker

Università Dipartimento Agraria Bologna

Annarita Loschi

UNICAM

Marco Menghini

Consulente Scientifico di “Linea Verde” Rai 1 - Presidente Ordina Agronomi e Forestali

Debora Pacetti

Università Politecnico Marche

Dino Porfiri

Enologo

STRATEGIA PER LO SVILUPPO DEI MERCATI

Ferdinando Borgani

Manager d’Azienda

TESORIERE RESPONSABILE TRIBUTARIO

Umberto Massei

Commercialista


SEGRETERIA COMITATO DIRETTIVO

Segretario Amm. UPR

Umberto Massei

Maria Rosaria Mastrocola Segretario Amm. UPR

UFFICIO STAMPA

Alberto Montebello

Editore BERT&Associati

Alberto Piastrelloni

Giornalista

Cristina Tilio

Giornalista

UFFICIO PROMOZIONE MARKETING

Consulente Aziendale

Mirella Battistoni

SEGRETERIA AMMINISTRATIVA

Maria Rosaria Mastrocola

Segretario Amm. UPR

UFFICIO LEGALE

Enrico Basso

Avvocato Penalista

Massimo Montaroni

Avvocato Civilista

Lucia Rita

Tributarista

COMM. VALUTAZIONE PRODOTTI

Azienda Olivicola Colle Degli Olivi di M.C. Via S.Anna, 6/8 Piagge 60031 Castelplanio (AN) Telefono 388.6990660 - 342.0792144 info@colledegliolivi.net www.colledegliolivi.net

Gianfranco De Felici

Ispettore Centrale Ag. Dogane CAPOPANEL

Indra Galbo

Guida Gambero Rosso

Dino Porfiri

Enologo

Giulio Scatolini

Presidente CAPOPANEL

Mauro Uriassi

Chef

CONTATTI

Segreteria Amministrativa

Maria Rosaria Mastrocola 349.6907921 - 389.1428680 email: prodottinobilimarchigiani@gmail.com rosabiba13@gmail.com


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I SAPIENTI

Federica Polacco

L

TERZA EDIZIONE DI FAIMARATHON

a FAIMARATHON è una passeggiata non competitiva, a tappe, adatta a persone di tutte le età curiose di scoprire quanti sorprendenti tesori si nascondono tra i luoghi della loro vita quotidiana: luoghi di interesse artistico, paesaggistico e sociale che rappresentano l’identità del territorio, la sua storia, le sue tradizioni. Dai palazzi ai negozi storici, dai teatri ai cortili, dalle chiese alle piazze, dalle scuole ai vicoli, dai ponti ai giardini, frammenti di città che fanno parte della nostra vita, spesso troppo frenetica per permetterci di conoscere veramente ciò che ci circonda. Nelle nostre Marche ci attendono 6 itinerari a tema! Ad Ancona faremo una passeggiata accompagnati dai volontari del FAI attraverso la visione che aveva avuto l’architetto Vanvitelli di come doveva essere il profilo della città! I visitatori avranno la possibilità di “riappropriarsi” di un luogo così importante per la città e con esso degli edifici che vi ruotano attorno, laici e non. A Jesi (AN) invece, saranno le “pietre” a raccontarci l’itinerario! Un tour tra le pietre, lapidi e sculture nella Jesi antica. Dall’insediamento militare roma-

no al successivo ampliamento medievale toccando tracce e testimonianze fino al XVIII secolo. A Torre di Palme (FM) è previsto un sentiero tra arte e natura. A Treia (MC) invece, ci aspetta una passeggiata letteraria sulle parole di Dolores Prato, alla scoperta della città! E ancora a Fabriano (AN) e ad Urbino (PU), itinerari dedicati alle città e che esulano dai soliti percorsi turistici.

Delegazione di Ancona

LE ISCRIZIONI ALL’INIZIATIVA SI POTRANNO EFFETTUARE ONLINE SUL SITO WWW.FONDOAMBIENTE.IT OPPURE PRIMA DELLA PARTENZA PRESSO I BANCHI FAI. A tutti i partecipanti verrà distribuito un kit che comprende uno zaino, una pettorina, l’itinerario della maratona, un biglietto d’ingresso omaggio in uno dei beni della Fondazione e un adesivo a sostegno della campagna “Ricordati di salvare l’Italia”.


Santa Lucia frazione Siniscola provincia di Nuoro, Sardegna

ph. Carolina Campanelli


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I SAPIENTI

STELLE UOMINI E NAVIGAZIONE

N

el canto quinto dell’Odissea troviamo Ulisse ospite, nell’isola di Ogigia, della bellissima ninfa Calipso. Il soggiorno è piacevole perché la dea è innamorata del nostro eroe e lo circonda di ogni dolcezza arrivando addirittura a proporgli di abbandonare la sua condizione umana e divenire come lei immortale. Si può immaginare condizione migliore per un uomo? Eppure il nostro eroe si sente, ovunque si trovi, pellegrino cioè straniero. Vorrebbe partire e riprendere il mare verso la lontana ed amata patria. La vicenda mette in evidenza i desideri profondi, a volte a noi stessi sconosciuti, del nostro cuore. C’è qualcosa di più importante del poter godere delle ricchezze e della bellezza addirittura di una dea immortale. Nell’animo umano c’è un bisogno insopprimibile di un viaggio verso una meta lontana. L’isola dove si svolge la vicenda della dea Calipso e di Ulisse è stupen-

da. Hermes, il messaggero inviato da Zeus per intimare alla ninfa di lasciar partire l’amato Ulisse, giunto sul luogo, pur essendo un dio, si stupisce di tanta bellezza e si sofferma qualche attimo, prima di entrare nella grotta della ninfa,

a contemplarne la magnificenza. La dea deve cedere, con ogni lusinga cerca di trattenere l’eroe nella sua isola ma anch’essa deve sottostare ad una volontà, quella di Zeus, superiore alla sua. Questo ci indica che nessuna volontà per quanto potente può distrug-

Claudio Bernacchia gere totalmente e per sempre la libertà umana. Suo malgrado, la dea dai riccioli belli, fornisce ad Ulisse una scure di bronzo ed un’ascia affilata in modo che, lo scaltro eroe, possa costruire una zattera. Il giorno dopo, nelle silenziose foreste dell’isola, s’odono i colpi dell’ascia di Ulisse che prepara i tronchi. Il suo cuore si è aperto alla speranza e i suoi polmoni respirano a fondo l’odore penetrante del mare e della resina dei tronchi che sta lavorando. E’ pronto ad affrontare lo sconosciuto mare. Ognuno di noi nella sua mente assembla continuamente i propri legni per costruire zattere e uscire nel mare aperto della libertà abbandonando le regole e le convenienze in cui viviamo. Spesso, sono solo sogni, a volte anche alienanti. Anche per questo ammiriamo Ulisse e tifiamo per lui. Ecco il gran giorno. La zattera, tra gli spruzzi della schiuma, precipita nel mare violaceo e profondo. La dea Calipso sconsolata dopo un’ultima notte di appassionato


amore, lava l’amato Ulisse, riempie la zattera dei viveri necessari, e gli dona un cortese vento che lo conduca per lo sterminato mare. Come ultimo servizio gli indica come navigare. Diamo la parola al poeta Omero: “Lieto spiegò la vela al vento il divino Ulisse, e sedeva al timone. Con abilità guidava la zattera: e non gli cadeva sulle palpebre il sonno. Guardava le Pleiadi, e Boote che tardi tramonta. E l’Orsa che chiamiamo anche col soprannome di carro: essa gira sempre lì, nello stesso punto, e spia Orione. E’ la sola stella che non prende parte ai bagni nelle acque dell’Oceano. Gli raccomandava Calipso, la divina tra le dee, di navigare tenendola sempre a sinistra.” Ecco nell’ultimo verso un elemento importante per le navigazioni di ogni tipo : avere un orientamento, una direzione, altrimenti non si naviga ma si va alla deriva. Avere sulla sinistra l’orsa maggiore, come ha raccomandato la

ninfa, significa avere in quella posizione il nord e quindi di conseguenza navigare verso est. A quei tempi, diversi millenni fa, i navigatori utilizzavano come riferimento per il nord proprio l’Orsa Maggiore che ,anche in quell’epoca, veniva indicata, nelle sette stelle più luminose che la compongono, come il carro. Il poeta dice che questa costellazione non si tuffa mai nel mare Oceano. Pur ruotando nel cielo non tramonta mai rimanendo sempre visibile. In termini moderni è quella chiamiamo una costellazione circumpolare. Oggi la stella più vicina al nord geografico è la stella Polare che fa parte della costellazione dell’Orsa Minore comunemente indicata come il piccolo carro. Questo modificazione è avvenuta a causa dello spostamento dell’asse di rotazione terrestre. Fenomeno che prende il nome di precessione degli equinozi. La posizione dell’asse di rotazione terrestre si sposta lentamente sullo sfondo delle stelle fisse. E’ un po’ quello che accade alle trottole, con cui giocavano un tempo i bimbi, che quando perdono vigore, oltre a girare su se stesse, mostrano il lento ruotare dell’asse di rotazione. La trottola del mondo si comporta allo stesso modo. La terra compie un giro su se stessa in un sol giorno e il suo asse di rotazione invece compie un giro completo in quasi 26.000 anni. Una bazzecola. Di volta in volta al trascorrere dei millenni, l’asse, punterà verso stelle diverse. La direzione dell’asse di rotazione terrestre rappresenta la direzione del nord geografico. Nella grande foto della pagina seguente ogni cerchio rappresenta la traiettoria

di una stella nel suo lento ruotare nel cielo. Il centro di tutte queste circonferenze concentriche corrisponde alla direzione dell’asse di rotazione terrestre e quindi al nord geografico. La stella nel cielo più vicina a questa posizione è la stella Polare. Vicina ma non coincidente. Se utilizzassimo la posizione della stella Polare per navigare nell’oceano dovremmo tener conto di questa differenza. Normalmente non abbiamo occasione di vedere le traiettorie circolari che le stelle tracciano nel cielo nel loro cammino giornaliero. La particolare tecnica fotografica utilizzata per realizzare la foto, che consiste nel realizzare molte immagini in momenti diversi e poi unirle insieme, permette di evidenziarne il percorso. In realtà, dobbiamo ricordare, che non sono le stelle a ruotare bensì la Terra .Per comodità lasciamo pure che a ruotare siano le stelle e noi fermi e ben comodi sulla Terra alziamo gli occhi al cielo per osservarle, tanto l’effetto non cambia. Un altro strumento per orientarci è la bussola il cui ago punta verso nord ma non al nord geografico bensì a quello magnetico che si trova spostato ad una certa distanza. Anche in questo caso per avere un orientamento preciso dobbiamo introdurre delle correzioni che tengano conto di questa differenza. In conclusione si può dire che navigare è difficile ed è facile uscire di rotta , ma come ci direbbe il prode Ulisse in qualche modo è inevitabile.


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ph. Giampaolo Pistola


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I SAGGI

LE MARCHE A volte dolce come le sue spiaggie, a volte aspra come le sue montagne. Uno sguardo al suo passato, per interpretare il suo futuro.

Giuseppe Asdrubali

C

ome noto la geografia talvolta determina le vicende umane: nel nostro caso la vicinanza al mare del crinale appenninico, le notevoli differenze di altitudine fra l’orlo maritttimo e gli elevati rilievi dell’interno che culminano nel Monte Vettore (m. 2476 s.l.m.) scolpiscono un ambiente estremamente vario e pittoresco in cui è piacevole vivere. Il nostro grande poeta Giacomo Leopardi (17981837) descrive, da par suo, questo irripetibile paesaggio: E che pensieri immensi che dolci sogni/mi ispirò la vista di quel lontano mar,/ quei monti azzurri che di qua scopro.(Ricordanze, 1829, vv.19,20,2. Altra caratteristica particolare della Regione è quella di avere il nome al plurale perché tradizionalmente formate

dalla marca urbinate, anconetana, camerte, fermana ed ascolana, oggi altrettante province, marca in tedesco significa terra di confine, perché anticamente il fiume Esino (Aesis) che sfocia poco a NW di Ancona segnava il confine tra la Gallia Cisalpina e il resto dell’ Italia. Dante (1265-1321) in estrema sintesi definisce le Marche come: Quel Paese che siede tra Romagna e quel di Carlo (Purgatorio, V,68); Da dove il Tronto in mare sgorga (Paradiso VIII,63). I geografi definiscono la nostra Regione come un pettine di valli aperto ad Oriente: dal Foglia a Nord, al Tronto a Sud numerosi fiumi scendono “rapidi e gagliardi” dagli Appennini al Mare Adriatico, assicurando alla Regione, in ogni periodo dell’anno, un soddisfacente approvvigionamento idrico sia per le esigenze umane che per l’agricoltura. L’economia marchigiana si trova da vari decenni in fase di graduale evoluzione dalle tradizionali forme agricolo-pastorali verso una struttura più articolata ed armonica nelle quali l’industria manifatturiera, le attività commerciali e i servizi hanno trovato una collocazione più adeguata alla effettiva importanza delle stesse. Ci sono alcuni problemi per quanto riguarda l’agricoltura a causa delle difficili condizioni ambientali.


ph. Claudio Scarponi - Urbisaglia MC

Il territorio infatti è totalmente montuoso 31,20% e collinare 68,80%, non ci sono pianure percentualmente rilevabili nemmeno in prossimità della costa. Dal basso Medioevo alla fine della seconda guerra mondiale le aziende agrarie delle Marche sono state condotte a mezzadria, una originale forma di collaborazione fra capitale e lavoro che aveva nella divisione a metà dei prodotti e dei profitti la sua ragion d’essere.

umano facendolo partecipare ai risultati delle combinazioni produttive, rendendo così meno conflittuali i rapporti fra capitale e lavoro. I problemi che assillano in questo momento il nostro Paese sono dovuti ad un complesso di fattori, non ultimi la bassa produttività (salvo eccezioni) delle aziende italiane rispetto a quelle con cui competiamo sul mercato internazionale.

Oggi l’Istituto della mezzadria è stato superato perché si è passati da una economia curtense ad una economia di mercato La mezzadria è sorta con lo scopo di aumentare la produttività del lavoro

Una rivisitazione della nostra Tradizione in chiave moderna non sarebbe da trascurare perché lo spirito di collaborazione e la laboriosità sono i fattori vincenti in un mondo sempre più globalizzato.

Se il nostro Paese riuscirà a risollevarsi dalla attuale situazione di crisi strutturale lo dovrà all’opera dei nostri imprenditori non dei politici i quali dovrebbero limitarsi a ridurre il peso dello Stato sulle imprese ed ammodernare le sue strutture amministrative.


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Marche Teatro, come promesso, arricchisce la Stagione 2014/15 dei Teatri di Ancona. Multidiscipinarità, apertura verso il resto del mondo, continua attenzione verso la nuova creazione italiana, sono le peculiarità di Marche Teatro -Teatro Stabile Pubblico, al lavoro per offrire agli spettatori una sempre più ampia varietà di spettacoli. Assieme al cartellone della Stagione Teatrale in abbonamento di 10 titoli e il musical, fuori abbonamento, La famiglia addams, Marche Teatro propone da ottobre a maggio nei Teatri di Ancona anche un cartellone dedicato alla scena contemporanea e uno di danza, 22 appuntamenti per 73 serate di spettacolo. La prima stagione di Marche Teatro si presenta quindi più ricca delle precedenti con una proposta che va dal miglior teatro classico, al teatro contemporaneo e di creazione, alle proposte internazionali e di danza, alle più intriganti esperienze di teatro musicale. Sono quattro le produzioni di Marche Teatro che vengono presentate nel corso della stagione, tra cui spicca La dodicesima notte di Shakespeare diretta ed interpretata da Carlo Cecchi, “un capolavoro”, secondo la definizione della stampa al suo recente debutto estivo, al Teatro Romano di Verona. Alla stagione principale, proposta interamente al Teatro delle Muse, fatta di titoli di grande repertorio ed interpreti

noti al grande pubblico, si affianca per la prima volta una stagione di danza e, al Teatro Sperimentale, un programma di spettacoli più marcatamente contemporanei con nuove creazioni italiane e straniere. L’apertura internazionale è senz’altro una novità per i Teatri di Ancona – dichiara il direttore di Marche Teatro Velia Papa - una scelta inevitabile se non vogliamo pensarci isolati dal resto del mondo già inevitabilmente presente nelle nostre città ed il Teatro, come centro nevralgico della cultura di una comunità, non può derogare dall’aprire le porte alle esperienze culturali ed artistiche di altri Paesi non solo europei -. Un altro segno distintivo è sicuramente la diversificazione delle proposte pensate per rivolgersi ad un pubblico sempre più ampio e a fasce tradizionalmente lontane dalla fruizione teatrale. Inoltre Marche teatro vuole offrire occasioni di approfondimento e di maggiore conoscenza delle opere e delle compagnie. Molti spettacoli sono infatti affiancati a momenti laboratoriali e di scambio con gli artisti fuori dalla scena.

Per tutti i programmi, prezzi dei biglietti e iscrizione alla newsletter di Marche Teatro www.marcheteatro.it

STAGIONE TEATRALE 2014 dal 16 al 19 ottobre LA SCENA di Cristina Comencini scritto e diretto da Cristina Comencini

dal 4 al 7 dicembre

ESCLUSIVA REGIONALE

ADDIO ALLE ARMI di Ernest Hemingway scrittura e regia di Andrew Quick and Pete Brooks

dal 6 al 9 novembre dal 18 al al 21 dicembre DON GIOVANNI FALSTAFF di Molière con e regia di Alessandro Preziosi da William Shakespeare regia Andrea De Rosa

Velia Papa


57 TEATRO CONTEMPORANEO 2014 dal 14 al 31 ottobre / salone delle feste THE LAST SUPPER scritto e diretto da Mole Wetherell 31 ottobre ore 20:45 / teatro sperimentale ESCLUSIVA REGIONALE DOTS AND LINES, AND THE CUBE FORMED THE MANY DIFFERENT WORLDS INSIDE. AND LIGHT Mum&Gypsy scritto e diretto da Takahiro Fujita dal 27/ 28 novembre ore 20.45 e 29 novembre ore 16.30 / sala melpomene JOB progetto a cura di 7-8 chili ideazione e regia Davide Calvaresi
 scritto e interpretato da Davide Calvaresi, Giulia Capriotti, Valeria Colonnella

22 novembre / teatro delle muse ESCLUSIVA REGIONALE ORCHIDEE Compagnia Pippo Delbono uno spettacolo di Pippo Delbono il 22 novembre Focus su Pippo Delbono al Ridotto del Teatro delle Muse ore 17.00 proiezione del film SANGUE ore 18.30 incontro con l’artista 26 novembre ore 20:45 / teatro sperimentale ESCLUSIVA REGIONALE CLÔTURE DE L’AMOUR Fine di un amore uno spettacolo di Pascal Rambert

DANZA ALLE MUSE 2014 5 novembre / teatro delle muse ESCLUSIVA REGIONALE per TUTTO IN 1GIORNO DANZA FESTIVAL

DUUM creato e diretto da Alessandro Pietrolini

Il programma di TUTTOIN1GIORNO danza festival prevede dalle ore 10.00 una maratona di incontri, workshop e performance per tutta la giornata nei diversi spazi del Teatro delle Muse. DUUM dei Sonics è lo spettacolo che si terrà, presso la sala grande, alle ore 20.45


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I SAGGI

I TEATRI MARCHIGIANI: GIOIELLI INCOMPRESI Un’ eredita che ha origini lontane, sicuramente di epoca romana, di cui ancora si conservano vitali testimonianze, ma che vede il suo sviluppo forte nel ‘700 e nell’ 800.

Paola Giorgi

“P

arti da ciò che hai” così Giampiero Solari, geniale uomo di teatro indicava a noi, giovani attori alle prese con Shakespeare, la strada per congiungerci ai versi del Bardo ed interpretarli. Insegnamento prezioso. Per raccontare, dal mio punto di vista, “i teatri marchigiani”, parto da ciò che abbiamo, come comunità regionale: un patrimonio unico, anche nel contesto europeo, di 72 teatri storici restaurati ed in attività. Un’eredità che ha origini lontane, sicuramente di epoca romana, di cui ancora si conservano vitali testimonianze, ma che vede il suo sviluppo forte nel ‘700 e nell’ 800 quando, per motivi legati alle evoluzioni dell’architettura scenica, i teatri diventano strutture stabili e costruite in muratura all’interno delle città e dei borghi. Una collocazione urbanistica che riesce ad esprimere appieno il ruolo del Teatro: luogo dal valore culturale e civile, ma anche sociale ed economico. E non è un caso che la diffusione


capillare dei teatri nel territorio coincida con il consolidamento dell’economia marchigiana nei secoli XVIII e XIX. Così come non risulta un caso, bensì la testimonianza della modernità implicita del Teatro e l’esigenza oggi ancor più urgente di un percorso condiviso, lo sviluppo dell’interazione tra pubblico e privato che si manifesta ovunque nelle Marche con la nascita delle Società Condominiali, nell’ambito delle quali, ricchi cittadini permettono l’edificazione dei più importanti Teatri delle Marche. Tra il 1865 e il 1868, il Governo italiano realizza un censimento dei teatri esistenti in tutte le regioni. Nelle Marche vengono segnalati 113 teatri, sicuramente la massima espressione di fioritura di questi spazi. All’inizio del secolo successivo

inizia il declino di questi spazi e del loro ruolo nella società causato anche dall’avvento del cinema e dall’incapacità di far convivere lo sviluppo di entrambe: molti dei preziosi scrigni architettonici subiscono deformanti modifiche e per tanti altri inizia un periodo di lento abbandono. Fortunatamente però c’è chi, nel suo ruolo istituzionale, mantiene un faro acceso sul destino di questa categoria di beni culturali: la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Culturali delle Marche che dà il via ad un percorso che, coinvolgendo successivamente altre Istituzioni, tra cui la Regione Marche che ricoprirà il ruolo da protagonista nel riportare la vitalità che è propria dei nostri Teatri, li condurrà alla realtà di oggi. Ciò che occorreva ai nostri teatri era una “strategia di settore” in cui conoscenza, tutela e valorizza-

zione rappresentavano tre tappe connesse e indispensabili per il loro recupero. Negli anni 80 iniziano le operazioni di catalogazione dei teatri, un’attività che per prima viene svolta propria nella nostra Regione successivamente seguita dall’ Emilia Romagna, la Toscana ed il Veneto. La preziosa opera di catalogazione trova subito un riscontro per una interessante iniziativa del Governo, quella dei fondi FIO fondi per l’investimento e l’occupazione: viene infatti presentato il progetto “I Teatri storici delle Marche”, redatto dalla Soprintendenza per i Beni e Ambientali e Architettonici finanziato con circa 12 miliardi di lire. Una somma sicuramente insufficiente per completare l’opera di conoscenza e tutela dei nostri Teatri storici, ma sicuramente il riconoscimento e l’affermazione di una ricchezza culturale del nostro territorio


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I SAGGI

unica in Italia. Ma è la Regione Marche, attraverso varie iniziative forti e concrete, su tutte la legge Terzo Millen-

nio, che permette il recupero dei 72 teatri storici mettendo in campo risorse importantissime, oltre centro milioni di euro. Se i primi percorsi di conoscenza e tutela sono stati attivati in maniera esemplare appare oggi ancor parzialmente risolto il tema della valorizzazione dei Teatri Storici. Diffusi su tutto il territorio, presenti capillarmente nei nostri Comuni, gioielli ancora troppe volte incompresi hanno ritrovato la loro centralità sociale solo in pochi casi e in alcune fortuite esperienze. I nostri Teatri, anche per la storia che li ha caratterizzati e che qui ho cercato di riassumere nel poco spazio a disposizione, rappresentano il centro sociale, culturale e di conseguenza economico della comunità che li ospita. Principalmente nei piccoli centri. Anche se proprio in quei contesti faticano

a recuperare la loro centralità. Sicuramente il circuito di cui la Regione si è dotata, per la valorizzazione delle strutture, svolge un ruolo significativo, ma non sempre è riuscito

ad esaltarne la personalità. L’ elevata presenza di strutture diffuse sul territorio causa bacini d’utenza limitati ed è per questo che ogni teatro deve esprimersi diversificando la propria proposta culturale in un contesto di rete imprescindibile. Quando mi è stata affidata la direzione del Teatro Gentile di Fabriano, la prima cosa che ho cercato di fare è stata aprirne le porte, far uscire la vitalità che è propria del Teatro, ma senza mai snaturarne l’esistenza. Ho cercato di sottolineare ancora di più la sacralità del luogo, che non significa trasformarlo in museo, ben-


sì, all’opposto, esaltarne la vitalità, il dinamismo, l’essere un luogo vivo, ma tutto questo nel rispetto totale del luogo, dei suoi riti. Che sono l’anima, l’essenza, la magia stessa del teatro. Ed ha funzionato. Grazie ad una proposta artistica completamente diversa dal resto del panorama regionale ed una ritrovata personalità chiara del luogo dove rito e fantasia si mescolano, quel teatro ha assunto una centralità forte non solo nella comunità di appartenenza, ma anche in quella regionale e oltre. In Francia quando uno spettacolo termina, una prova volge alla fine, quando il teatro è vuoto, resta accesa una lampada sul palco: è l’anima del teatro, che è sempre presente. Ecco, questo dobbiamo fare: riaccendere l’anima dei nostri teatri. I nostri Teatri sono proprietà dei Comuni in cui si trovano e per gli Enti Locali la gestione è gravosa: la Regione partecipa oggi anche ai costi di gestione, attraverso specifici contributi al circuito, l’AMAT. Ma forse, per andare a ritrovare e riac-

cendere l’anima dei nostri teatri, tutti, dovremmo concentrarci anche su altro, non solo sulle risorse, seppur importantissime. L’ Assessorato regionale alle Politiche Giovanili, una delega di mia competenza, ha attivato con AMAT un progetto in questa direzione: Nuovi Coordinamenti. Abbiamo aperto un bando per cercare ragazze e ragazzi con l’amore per il teatro, ragazzi “con la luce negli occhi”, la stessa che si accende in noi quando entriamo in un teatro. Hanno risposto in tantissimi, sono stati selezionati, ne abbiamo formati tredici con l’ausilio di professionisti di alto livello provenienti da tutta Italia. Per cinque di loro la Regione attiverà una borsa lavoro per la stagione teatrale in avvio e saranno coloro che apriranno le porte dei nostri teatri nei Comuni più piccoli, per ritrovare il legame tra teatro e comunità. Ritrovare l’anima quindi, ma anche insistere su un percorso di valorizzazione e sviluppo delle attività intrapreso per i nostri teatri attraverso la residenzialità. Quelle che sono le caratteristiche proprie delle Marche, l’accoglienza, l’ospitalità, la discrezione, il buon mangiare, la tranquillità, sono qualità ricercate da artisti che creano, da compagnie teatrali quindi che allestiscono i loro spettacoli. Questo significa attori, staff creativo, maestranze che lavorano, dormono, mangiano, operano in


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I SAGGI

una comunità per settimane creando un indotto economico reale. Diverse sono le esperienze in questa direzioni e sempre più numerose e grazie a chi ha saputo far conoscere questa nostra ricchezza e veicolarla nel mondo del teatro nazionale allestire nelle Marche comincia ad essere di moda… Chiudo con una frase, è incisa sul timpano del Teatro Massimo di Palermo, anonima nell’ autore, ma personale e propria dell’essenza del teatro “ Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire”.


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Platea Delle Marche “Il teatro non deve rispondere.

Ha solo una funzione: lasciarci nudi di fronte alle domande.” Peter Brook Il teatro per sua natura ha bisogno di uno stupore che possa coglierlo. Ad essere partecipi di questo stupore l’AMAT, Associazione Marchigiana Attività Teatrali, e i Comuni della regione Marche invitano il publico. Vi aspettiamo nei teatri di Ascoli Piceno, Camerino, Chiaravalle, Civitanova Marche, Corinaldo, Corridonia, Fabriano, Fano, Fermo, Gradara, Grottammare, Grottazzolina, Jesi, Loreto, Macerata, Macerata Feltria, Maiolati Spontini, Matelica, Mogliano, Mombaroccio, Mondavio, Monte Urano, Montecarotto, Montegranaro, Montemarciano,

Osimo, Pedaso, Pergola, Pesaro, Pievebovigliana, Pollenza, Porto San Giorgio, Porto Sant’Elpidio, Potenza Picena, Recanati, Ripatransone, San Benedetto del Tronto, San Costanzo, San Ginesio, San Lorenzo in Campo, San Severino Marche, Sant’Angelo in Vado, Sant’Elpidio a Mare, Sassocorvaro, Senigallia, Tolentino, Treia, Urbania, Urbino. Calendari completi e informazioni su amatmarche. net. (Uff. Comunicazione AMAT)


CALENDARI PESARO

TEATRO ROSSINI

PROSA & DANZA (2014) Comune di Pesaro | AMATcon il contributo di Regione Marche Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo Per informazioni: biglietteria del Teatro 0721 387621 PROSA 24-26/10 Michele Placido IN RE LEAR

7-9/11 Le Sorelle Marinetti & Gianni Fantoni IN RISATE SOTTO LE BOMBE

21-23/11 Claudio Santamaria IN GOSPODIN Giorgio Barberio Corsetti

MACERATA

TEATRO LAURO ROSSI STAGIONE 2014

Comune di Macerata | AMAT | con il contributo di Regione MarcheMinistero dei beni e delle attività culturali e del turismo Biglietteria: piazza Mazzini, 10 Macerata - 0733 230735 4-5/11

Oblomov Films / Compagnia Enfi Teatro srl

SILVIO ORLANDO in IL MERCANTE DI VENEZIA regia Valerio Binasco 21-22/11

Tiesseteatro

ANNA GALIENA, MARINA MASSIRONI, AMANDA SANDRELLI, SERGIO MUNIZ in TRES regia Chiara Noschese

4-5/12 Compagnia Junior Balletto Di Toscana diretta da Cristina Bozzolini GISELLE

musica Adolphe Adam, drammaturgia, regia e coreografia

Eugenio Scigliano

18-19/12 Fattore K. |Romaeuropa Festival L’UOVO Teatro Stabile di Innovazione CLAUDIO SANTAMARIA in GOSPODIN da Gennant Gospodin di Philipp Löhle, con Marcello Prayer

uno spettacolo di Giorgio Barberio Corsetti

DANZA 12/12 ATERBALLETTO ROSSINI CARDS & DON Q. - DON QUIXOTE


2014 FERMO

TEATRO DELL’AQUILA STAGIONE DI PROSA (2014)

Regione Marche | Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo Per informazioni: biglietteria del Teatro 0734 284295 4-5/11 Khora.teatro – TSA Teatro Stabile d’Abruzzo ALESSANDRO PREZIOSI in DON GIOVANNI regia Alessandro Preziosi 29/11 Compagnie des Petites Heures / Victoria Thierrée Chaplin AURÉLIA THIERRÉE in MURMURES DES MURS ideazione e regia Victoria Thierrée-Chaplin, con Jaime Martinez, Magnus Jakobsson, coreografia Victoria Thierrée-Chaplin e Armando Santin ESCLUSIVA REGIONALE

INFORMAZIONI AMAT | Tel. 071 2072439 - www.amatmarche.net VENDITA ONLINE | www.amatmarche.net - www.vivaticket.it 15 -16/11

Tiesseteatro Srl

ANNA GALIENA, MARINA MASSIRONI, AMANDA SANDRELLI, SERGIO MUNIZ in TRES di Juan Carlos Rubio e regia Chiara Noschese 29-30/ 11

PeepArrow Entertainment

FLAVIO MONTRUCCHIO, ROBERTA LANFRANCHI In SETTE SPOSE PER SETTE FRATELLI con un cast di 20 ballerini-acrobati-cantanti coreografie Roberto Croce, direzione musicale Emanuele Friello, adattamento e regia Massimo Romeo Piparo 20-21/12 Fattore K | L’UOVO Teatro Stabile di Innovazione in collaborazione con Romaeuropa Festival CLAUDIO SANTAMARIA in GOSPODIN da Philipp Löhle e messa in scena di Giorgio Barberio Corsetti

ASCOLI PICENO

TEATRO VENTIDIO BASSO

STAGIONE IN ABBONAMENTO (2014)

Comune di Ascoli Piceno | AMAT | con il contributo di Regione Marche Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo Nuovi abbonamenti dal 28 ottobre Per informazioni: biglietteria del teatro tel. 0736 244970.


16° EDIZIONE CARTACANTA FESTIVAL - GRAPHICFEST 2014

C

artaCanta è giunta alla sedicesima edizione e quest’anno toccherà i luoghi più prestigiosi della Città Alta e di Civitanova porto, perché CartaCanta vuole essere un abraccio comunicativo che avvolge tutto il territorio di Civitanova. CartaCanta e`un festival o meglio un appuntamento che da 16 anni ci informa e ci svela i segreti o meglio la magia che si nasconde nella grafica e in tutta la comunicazione su carta. Dietro a questo evento che animerà la città dal 3 ottobre al 2 novembre, c`è il lavoro di tutto lo staff di Carta Canta e il grande impegno del Comune di Civitanova, della giunta guidata dal sindaco Claudio Tommaso Cor-

vatta con l`assessorato alla Cultura in prima fila con Giulio Silenzi. Tutto a ingresso gratuito. Si potrà approfittare di mostre uniche con anteprime mondiali di grande impatto emozionale. I vari convegni in programma ci permetteranno di leggere tra le righe della comunicazione su carta. Per chi invece ama fare e mettersi all’opera ci sono i laboratori, che sono stati studiati per coinvolgere piccoli e grandi, dedicati alla cartapesta e alla carta filigranata. Fiore all’occhiello della manifestazione saranno i manifesti ( come i manifesti cinematografici di Cuba) che sono stati scovati da ogni angolo della terra e mostre fotografiche (fotogiornalismo e reportage) con scatti firmati

dai mostri sacri della fotografia mondiale (Weegee, Henry Cartier-Bresson, Tim N. Gidal, Robert Capa, Werner Bischof, William Klein e italiani del calibro di Caio Mario Garrubba, Mario De Biasi, Gianni Berengo Gardin e Ferdinando Scianna) accompagnati da workshop di fotografia e mostre d`arte che sapranno emozionarvi. Le novità di CartaCanta si potranno scovare a Civitanova alta (Spazio Multimediale San Francesco, Ex Pretura, Sala Consigliare Delegazione della Città Alta, Pinacoteca Moretti e Chiesa Madonna Bella) e nella Città bassa (Biblioteca Comunale Silvio Zavatti e Cine Teatro E. Cecchetti). Per maggiori informazioni www.cartacanta.it, oppure su facebook.


“La Pasta di Aldo riassume la tradizione artigianale Marchigana. La sua sfoglia porosa dona al palato un singolare piacevole gusto che esprime l’originalità della nostra terra.” Gabriele Nepi

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Cantina Sant’lsidoro nasce da una passione Situata nelle colline del Maceratese, è stata fondata per l’amore dei proprietari verso il territorio dove la cantina nasce. Una cantina giovane, creata in un contesto di forte impatto enogastronomico e ambientale. I vigneti che si estendono per 13 ettari, tutti situati sulle colline di Colbuccaro di Corridonia, godono di una situazione pedologica caratterizzata da terreni di natura argilloso calcarea particolarmente adatta ad ottenere prodotti di estrema qualità e sanità. L’impegno dell’azienda è cercare di valorizzare i vitigni autoctoni nel tentativo di dare sempre maggior spessore alla territorialità. Perseguire l’eccellenza, esaltare il rapporto vino/territorio e salvaguardare varietà autoctone sono i principali obiettivi. Una selezione rigorosa di uve provenienti esclusivamente da vigneti di proprietà, rese per ettaro molto basse, raccolte manuali dei grappoli al giusto grado di maturazione, tecniche viticole ed enologiche all’avanguardia e collaboratori altamente qualificati sono i componenti essenziali per la produzione dei nostri vini. Passione, dedizione, coerenza e sacrificio sono le nostre scelte “senza compromessi”

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I SAPIENTI

Giulio Marchesini

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PRIMA REGOLA: RISPETTO

ibadisco il concetto, espresso nella precedente riflessione, che il cavallo, come del resto tutti gli esseri viventi, deve essere rispettato, amato e considerato per il contributo che ha dato allo sviluppo dell’umanità, che troppo spesso si è dimostrata ingrata nei suoi confronti. Ho quindi sposato l’idea che l’approccio allo sport equestre dovesse partire da un rapporto paritario: il cavallo per il bambino deve essere un compagno di gioco e quindi trattato come tale. Nel nostro Centro Sportivo Castel Lornano cerchiamo di educare a queste idee ed al rispetto delle “regole”, convinti che amare gli animali e nel caso specifico il cavallo, ci farà avere crescendo, rapporti migliori con i nostri simili. L’approccio con il cavallo inizia circa a quattro anni d’età. Si può pensare che il bambino possa provare timore vista la mole dell’animale. Paradossalmente può capitare che nell’approccio il bambino sia più spaventato dal cane (che ancestralmente evoca il lupo) che dal cavallo. Il contatto con il cavallo è preceduto da una fase preparatoria che viene svolta in palestra. Al bambino vengono proposti esercizi motori di base, individuali e di gruppo, giocoleria, esercizi di abilità e salita sul “cavallo finto” per i primi rudimenti di volteggio. Il cavallo finto (di legno o di metallo) è un attrezzo indispensabile. Quasi tutti gli esercizi che si faranno sul cavallo “vero” possono essere provati sul cavallo finto che di solito è costituito da 2 bidoni saldati tra loro, ricoperti da moquette e gommapiuma. A distanza di circa 50 cm dall’inizio del bidone vengono applicate delle maniglie arrotondate e ricoperte di materiale morbido antiscivolo, per per-

mettere una buona presa con la mano. Successivamente al primo contatto, il bambino comincia ad avvicinarsi al cavallo accarezzandolo prima con la mano e poi con una spazzolina; impara, con l’aiuto dell’istruttore, a pulire gli zoccoli e pettinare coda e criniera. Salirà poi a cavallo per i primi rudimenti di volteggio. La parola volteggio significa ginnastica a cavallo e viene praticata sia al passo che al galoppo. Il volteggio è il frutto della collaborazione tra cavallo, volteggiatore e longeur. È quest’ultimo che guida il cavallo che si muove alla longia in un circolo. Questa pratica sviluppa la coordinazione, l’equilibrio e la mobilità, per il costante adattamento al movimento ed al ritmo del cavallo. Questa attività è propedeutica all’equitazione ed offre intuibili vantaggi a chi l’ha praticata rispetto a quelli che iniziano da “zero”. Il volteggio è principalmente uno sport per i giovani, non esiste però un limite di età. Un ruolo importante gioca anche la statura del cavallo che si ha a disposizione, unitamente alle sue qualità, alla sua età ed al suo addestramento. Infatti il cavallo da volteggio deve essere paziente e buono e deve permettere ai ragazzi di avvicinarlo senza paura e senza reazioni; per gli esercizi necessita di schiena e reni non particolarmente sensibili, accettando anche esercizi sul collo. Gli esercizi possono essere eseguiti singolarmente o insieme ad altri volteggiatori. Il volteggio quindi sviluppa il senso di collaborazione, rispetto e coordinazione tra i vari componenti di squadra.


COME DIVENTARE UN ESPERTO NEL GESTIRE LE RELAZIONI il master breve mira a sviluppare tutti gli elementi fondamentali alla comunicazione, dal PERSONAL BRANDING (chi sei e in che modo ti differenzi dagli altri), all'immagine che dai (che non sempre è quella che credi), al tuo modo di comunicare, attraverso un percorso formativo distribuito in 3 giornate di full immersion dove, anche grazie al contributo degli altri del gruppo, riuscirai ad avere dei feedback preziosi. STRAORDINARIETA' DEL PERCORSO Esperienze sensoriali (aromaterapia e cromoterapia) Libri in omaggio Modalità molti a uno con push botton controller Hostess dedicata con servizio di cellular - sitter PROGRAMMA Venerdì 17 Ottobre 2014 dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00 BRAND IDENTITY: CE L'HAI O TI CONFONDI NEL MUCCHIO? Sai chiaramente quali sono i tuoi valori e i tuoi obiettivi? Qual'è il tuo valore aggiunto? Giornata dedicata a capire quali sono i tuoi modelli comportamentali, a sondare le tue capacità di ascolto, di gestire la tua emotività e di leadership attraverso esercizi pratici. Sabato 18 Ottobre 2014 dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00 TI VENDI O TI SVENDI? Come ti vedono gli altri? Questa parte del corso è dedicata a dare nozioni e stimoli per sviluppare la tua capacità di persuasione e vendita, mira a darti strumenti ad allineare la tua percezione a quella degli altri anche attraverso l'utilizzo del linguaggio del corpo. Domenica 19 Ottobre 2014 dalle 9.00 alle 13.00 DOMINANTE O SOTTOMESSO? Hai gli strumenti per instaurare relazioni positive? Lo step finale del corso verte sulle tecniche pratiche che mirano a suscitare emozioni negli altri attraverso il linguaggio (per esempio come telefonare in modo efficace) e non soccombere all'emotività in situazioni in cui ci si trova a parlare in pubblico, o ancora attraverso la scrittura (per esempio come scrivere un'e-mail in modo efficace)

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Emanuel Vecchioli (Direttore di Gran Galà Magazine Web) e Nicola Brignoccolo (Editore di Gran Galà Magazine Web) con Tunde Stift.

Nicola Brignoccolo

Il Gran Galà magazine nato in contemporanea con la nuova edizione di marche guida, in occasione del Salon International all’ Excel di Londra, orgoglioso di questo appuntamento artistico ,vanterà’ l’aggregazione di Ben 2 emittenti televisive locali (TV Centro Marche e Tvrs, Rispettivamente, con i programmi, Music Show TV e Planet Moda) e lo Ial un istituto professionale superiore che per la prima volta ...ha arricchito,un proprio corso,con uno stage nella capitale Britannica. Sarà veramente interessante poter conoscere,mode e tendenze del 2015, questo ha dichiarato la conduttrice del programma Planet moda Tunde Stift, personalità estr overse e fuori dagli schemi, saranno gli stili protagonisti della kermesse londinese come la cultura nella moda anglosassone. Per concludere lo staff ( Emanuel Vecchioli e Tunde Stift) capitanata da Brignoccolo Nicola (Editore del Gran Gala’ Magazine) ,sara’ costantemente in diretta con Radio Linea N1...tramite il suo inviato David Romano,nonche’ Conduttore del programma Music Show Tv. Nel prossimo numero racconteremo...il tour Britannico.


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I FENOMENI

RESISTO...

DUNQUE SONO Percorsi di montagna lunghi anche 200 Km con 4/5000 metri di dislivello; discese affrontate a 70 Km/h tra alberi e roccia, cambi di clima repentini: questa è la mountain bike e Jarno Calcagni il neo Campione Europeo 2014.

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o scelto questo titolo prendendolo in prestito da un libro scritto da Pietro Trabucchi ed edito da Corbaccio perché credo che alcuni tipi di sport presuppongano una notevole dose di accettazione dello stress e del dolore. Conosco diversi campioni delle specialità aerobiche e, al di la delle precipue discipline, sono tutti d’accordo che ad un certo livello ciò che fa la differenza non sono i muscoli. Nascere con una particolare costituzione fisica e una determinata predisposizione all’atto, quello che chiamiamo talento, sono si importanti, ma non determinanti. Ciò che distinguerà un buon atleta da un campione sarà sempre un bicomponente essenziale: testa e cuore. “Parlando qualche tempo fa con un amico ciclista che ti conosce bene ho scoperto che sei figlio d’arte Jarno, è così?” “Si, direi che ad un certo punto ho preso la bicicletta sul serio grazie a papà, o meglio, diciamo che ho vissuto la mia infanzia con le biciclette intorno. Papà da giovane correva in moto; un giorno ebbe un grave

Massimo Pigliapoco

incidente e il medico che lo curava gli consigliò di praticare il ciclismo come pratica riabilitativa. Aveva 28 anni ed ora ne ha 65: esce ancora quasi tutti i giorni. Dunque il nostro garage è stato sempre ben fornito di biciclette ed io, come tutti i bambini, ho iniziato a scorrazzare prestissimo. Papà vide che avevo una certa predisposizione e a 12 anni m’iscrisse in una squadra con la quale mi allenai per tutto l’inverno, ma non partecipai a nessun tipo di competizione con quei ragazzi; per me era puro divertimento. Dopo un paio d’anni arrivò il motorino che decretò un lungo periodo di “riflessione”. Sai com’è! Gli amici, l’adolescenza, le prime ragazzette, le prime sigarette, sta di fatto che si, ogni tanto uscivo in bici o praticavo qualche altro sport, ma molto all’acqua di rose, diciamo che alle competizioni non ci pensavo per niente. La metamorfosi avvenne a 19 anni. Ricordo che era un I° maggio e stavo disputando una partita di calcetto con gli amici quando, a metà partita, rimasi letteralmente senza fiato. In quell’istante una sola parola attraversò la mente: BASTA! La sera andai a casa e gettai il pacchetto


di sigarette nella spazzatura; il mattino dopo scesi in garage e salii su una delle mountain bike di mio padre, anche se mi andava un po’ stretta come dimensione, e cominciai a pedalare. Uscivo ¾ volte a settimana, sempre da solo, giusto per riacquistare fiato e tono muscolare. Dopo alcuni mesi fui coinvolto da alcuni amici che praticavano il ciclo turismo e mi convinsero ad iscrivermi ad una gara alla quale anche loro avrebbero partecipato, l’ultima di quella stagione: al

traguardo arrivai 3°. Quel risultato mi gasò a tal punto che decisi di preparami atleticamente per la stagione successiva. Iniziò così un periodo durato 6 anni durante i quali partecipai a tantissime gare su strada ottenendo tanti buoni risultati.” “Se andavi così forte, come mai hai deciso di passare dalla strada alla mountain bike?” “Qualche gara di mountain bike la facevo anche all’epoca, dun-

que conoscevo anche quella specialità, ma il motivo principale che determinò la scelta è che mi considero uno spirito libero, che non sopporta le catene e tanto meno i compromessi. Se vuoi gareggiare in una squadra devi seguire delle direttive, sottostare alle decisioni dei tecnici, accettare insomma di essere un po’ manovrato, e questo contrasta con il mio carattere. Indubbiamente quegli anni sono stati un’ottima piattaforma di partenza e di esperienza, ma la mia indole mi


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I FENOMENI

spingeva ad una certa autonomia, di pensiero più che altro, e la mountain bike tutto questo me lo permetteva.” “Questo vuol dire che ancora oggi corri da privato?”

Questo mi ha permesso di conoscere tanti atleti che la pensano come me ed ora abbiamo amici in tutta Italia e all’estero con i quali trascorriamo tanti bei momenti, non solo di carattere sportivo.”

“Un po’ si e un po’ no, nel senso che ci sono delle aziende alle quali sono legato sotto l’aspetto tecnico, importanti aziende

“Lo scorso luglio ti sei laureato Campione Europeo a Bad Goisern, in Austria; che effetto ti ha fatto?”

che mi forniscono bici e tutto ciò che serve ad un atleta, alle quali devo tutta la mia gratitudine, ma la scelta delle gare alle quali partecipare è sempre presa autonomamente, anche perché le varie trasferte me le devo pagare da solo. Comunque questo mio modo di fare non è in contrasto con gli obbiettivi degli sponsor per il semplice fatto che mi iscrivo alle gare più importanti, dove sono presenti gli atleti più forti, dunque se mi piazzo ai primi posti il beneficio è per tutti. La mia è una scelta di vita; mentre per alcuni andare in trasferta è un alibi per allontanarsi dal quotidiano, a me piace partire con la mia famiglia e condividere con loro tante esperienze.

“Ovviamente è una grande soddisfazione, ma la gioia più grande è derivata da come l’ho vinto. Considera che ero reduce da una mononucleosi che mi aveva costretto ad una completa inattività per tre masi e mezzo. Inizialmente ero disperato, ma poi ho capito che forse quella stasi forzata mi ha permesso di prepararmi psicologicamente al meglio, ho cercato il lato positivo anche in quel momento. L’esperienza ormai mi ha convinto che il 60% di qualsiasi vittoria lo si deve alla forza mentale; l’apparato fisico funziona soltanto se la testa è a posto, altrimenti non ci sono muscoli che tengano. A quella gara ovviamente erano iscritti tutti i migliori, ma sapevo che uno in particolare era l’uomo da battere. Abbiamo percorso più di ¾ di gara sempre attaccai quando, ad un certo momento, ha cominciato a tirare come un forsennato, nel tentativo di crea-

re un certo gap tra me e lui. Penso di aver vinto la gara in quel momento; per alcuni chilometri l’ho lasciato andare cercando di non cadere nella trappola, risparmiando le energie necessari per l’ultimo strappo, dove sapevo di poter fare la differenza, e così è stato. Sai cosa insegna 1uesto sport, e lo sport in generale? A conoscere se stessi, e questo è utile anche nella vita di tutti i giorni. Molti sono schiacciati dai problemi, quando invece le situazioni difficili dovrebbero essere lo stimolo per cercare le soluzioni. Se si è mentalmente preparati, le soluzioni si trovano, sempre.” “Insegnano più le sconfitte o le vittorie?” “Decisamente le sconfitte, perchè è solo dalle sconfitte che si impara qualcosa. Comunque, quando termina una gara e mia moglie viene ad abbracciarmi, la domanda che mi fa è: “Come stai?”, se le risponde bene lei è felice perchè sa che sono soddisfatto di me stesso, anche se sono arrivato secondo o terzo. La vittoria è soltanto la ciliegina sulla torta, ma è la consapevolezza di aver dato il meglio di sé che ripaga tutti gli sforzi fatti.” Da ragazzo ho partecipato a una 60 km di sci di fondo a Lienz. Quando mi è arrivato il diploma a casa con i risultati della classifica, sull’attestato, in alto, c’era scritto: “Jeder ein sieger uber sich selbst”...ognuno è vincitore su se stesso. Grazie Jarno...un abbraccio campione.


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VI PRESENTO

MAX DE GIOVANNI

Nonostante,la stagione capricciosa, ci siamo spostati dalle consolle delle discoteche, a quelle degli Chalet della Summer 2014, cercando di mettere in vetrina come di consueto, i protagonisti della movida notturna. Djs,.Musicisti,Cantanti,Pr,Voice e tutti i protagonisti della notte,raccontati in ogni numero su MG Marcheguida e il Gran Gala’ Magazine Web. In questo numero vi presento...Max De Giovanni.

Amo la musica da sempre, ascoltavo continuamente le prime radio private, fino a che nel 1976 convinsi i miei a comprarmi un magnifico impianto compatto. Ini-

ziai a spendere tutti i miei piccoli guadagni in vinili; “Wake up” di Harold Melvin, “Let’ s make a deal” di Gloria Gaynor, “Music” di John Miles... Feci un anno in una piccola radio privata e scelsi come sigla di chiusura “ Brasilian lullabay”, brano che trovai in uno splendido lp di Mike Theodore Orchestra; la mia collezione aumentava e calavano inesorabilmente i miei pochi risparmi. Negli ultimi anni del liceo rimasi folgorato dal movimento afro brasil, quel crogiolo di suoni che univa il soul al jazz, il brasil al funky...frequentavo il Vinavil a Imola, qualche serata al Chicago o alla Mecca in estate. Ricordo il viaggio a Rimini per comprare Jim Pepper alla

Dimar, oppure il viaggio delirante a Bologna sotto una bufera di neve per comprare l’ ultima copia di “mi- yo” della Compagnie Creole. Iniziai le prime serate, una dura gavetta in ogni tipo di festa, in circoli, per potermi poi permettere nuovi acquisti. Nel 1987 i primi locali; ho modulato il mio sound per renderlo più’ appetibile, aprendomi ad altre sonorità, che mi hanno permesso di iniziare la carriera. Tre anni intensi, poi lo stop di un anno a causa del servizio civile. Ho ripreso al Santa Fe’ di Marina di Ravenna, il locale che sarebbe diventato il punto di riferimento delle notti romagnole. Rimasi 15 anni... Nel 1994 la svolta; iniziai l’ avventura del giovedì al Controsenso di Forli dove costruii un progetto musicale personalizzato a base di soul, disco, rare grooves, acid jazz. Iniziai a studiare e ricercare


pezzi che diventarono un marchio di fabbrica; “ Mamma africa” di Chico Cesar, Liberal Geraldine” di Terra Samba, “ Your song” di Billy Paul, vero e proprio anthem in Romagna, “ Demasiado corazon” di Willy Deville prima che diventasse la sigla di Zelig. Ora amo molto i suoni soulful, naturale sviluppo musicale del mio sound. A metà anni 2000 un amico mi porto’ alcuni nastri della Baia degli Angeli e di Bob e Tom; un mondo inesplorato ! Iniziai una nuova ricerca, comprai centinai di vinili meravigliosi ed iniziai un’ indagine storica che mi ha portato a collaborare con riviste e siti web, scrivendo di djing e nightlife ed a pubblicare il mio “Disco selector. Professione dj, la storia”, il libro che racconta la nascita e l ‘ evoluzione della figura del dj. Ho poi scritto la vera storia di Bob Day, il leggendario dj e di Sterling St Jacques, l ‘ uomo dagli occhi blu. Ora la caccia, mai interrotta, a Tom Sison, collega di Bob in Baia, per soddisfare la curiosità mia e dei tanti baiaroli. In tutti questi anni ho assistito allo sviluppo ed al declino delle discoteche; la Romagna e la riviera, per anni punto di riferimento del panorama mondiale, hanno perso il loro appeal. Non esistono più le discoteche, sostituite oda discobar, feste in spiaggia, eventi privati. La cultura del clubbing e’ venuta meno, i locali si contano sulla punta delle dita, non esistono più gli infrasettimanali. Non vi è’ stato ricambio generazionale; calo demografico, interessi diversi, l’ attuale assenza della cultura del ballo, tante sono le cause. Ora assistiamo al ritorno della generazione “ giusta”; i figli sono cresciuti, la coppia spesso e’ scoppiata è così la disco is back e spopolano le feste spesso definite “ over 30”, a base di musica retro’.


Una sosta da fare per chi ama la buona cucina; un como approdo per chi viaggia; un luogo inevitabie per chie è alla ricerca delle bellezze della nostra regione.

ristorante -pizzeria - camere


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GLI ARTISTI

VERSO L’INFINITO E... Tra positività e negatività, tra ordine e caos, Giulio Perfetti e la pietra filosofale.

Massimo Pigliapoco

Giuliano Rossetti

ph. Fabio Morichetti

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uando frequentavo il liceo, tra i nostri insegnanti c’era un uomo straordinario, il professor Orvieto. Era uno di quelli che definiamo ragazzo prodigio, dotato di una cultura enciclopedica, capace di affascinare un’intera classe di pelosoni sfaccendati sognatori quali eravamo noi del 5°C. Si era laureato in fisica con il massimo dei voti alla Normale di Pisa nell’immediato dopoguerra ma, già quando era al liceo, essendo un romano di Roma, anziché scorrazzare con gli amici per i parchi della Capitale, preferiva trascorrere interi pomeriggi nell’istituto dei “ragazzi di via Panisperna”, prima che Enrico Fermi emigrasse negli States. Quando faceva lezione da noi, dopo aver decantato un postulato o un assioma come fosse poesia, invariabilmente si trovava ad arginare una piena composta di “come mai?”. Un giorno, dopo l’ennesimo “perché”, esclamò:


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GLI ARTISTI

Amico mio...la fisica si limita ad indagare come un determinato fenomeno si verifica...purtroppo il perché la natura abbia privilegiato certe leggi e non altre non è dato saperlo, e forse non lo sapremo mai. Non sempre abbiamo una visione così nitida della realtà di cui facciamo parte e delle nostre limitatezze, e a parer mio questo è un bene, altrimenti smetteremmo di cercare, dunque di vivere. A differenza della scienza, come da Galileo in poi la intendiamo, l’arte può concedersi il lusso di ignorare determinati impedimenti, il che le permette una concezione meno rigorosa, ma non per questo meno valida, sui possibili metodi di indagine.

Papà mi ha sempre incoraggiato a dedicarmi a quello che per me era un semplice gioco, e anche gli apprezzamenti di chi mi conosceva mi davano fiducia sulle mie capacità. Dopo le medie frequentai la Scuola d’Arte e mi diplomai specializzandomi in arredamento. Anche in quel caso fui subito coinvolto dagli stessi maestri che mi avevano istruito, e il passaggio dallo studio

“Giulio, ti ho conosciuto grazie all’amica Ombretta, la quale mi aveva parlato molto bene di te e delle tue opere; quando mi consigliò di andare a visitare il tuo sito per rendermi conto delle tue produzioni, rimasi immediatamente colpito dalla particolare pulizia geometrica della tua fantasia. Raccontami il tuo percorso, o, se preferisci, descrivimi Giulio Perfetti.”

“Quando è nato l’artista e quando il designer?” “Non c’è un distacco netto tra le due entità. L’arte la si percepisce fin da piccoli, quando si fanno i primi disegni o le prime sculture con il pongo o con la creta.

ph. Fabio Morichetti

“Mi piace definirmi un artistadesigner. Mi identifico in questa doppia connotazione perché in me coesistono sia la visione apparentemente distaccata dell’artista, sia la concezione più sostanziale del tecnico.”

al lavoro non fu altro che una morbida transizione. Quegli insegnanti era anche degli stimati artigiani che collaboravano con importanti aziende di settore, e vollero che li affiancassi nelle loro realizzazioni. Fu in quel periodo che presi confidenza con i vari materiali; imparai a lavorare manualmente legno, ferro e pietra. Mi divertivo e guadagnavo il dovuto per essere autosuffi-


ciente, dunque ero soddisfatto di come procedeva la mia vita. Solo qualche anno più tardi iniziai a provare una certa irrequietezza, se così possiamo definirla.” “Di che genere, dovuta a che cosa?” “Sentivo che la mia preparazione non era sufficiente a darmi quelle cognizioni necessarie per progredire nelle ricerche. Dopo il diploma mi ero iscritto all’Accademia, ma il fatto che già lavorassi mi aveva indotto ad abbandonarla dopo

un anno. Più tardi, abbastanza più tardi, mi resi conto che i miei strumenti erano un po’ spuntati; è come quando vorresti descrivere delle sensazioni ma ti mancano le parole, vorresti dare pienezza ai tuoi significati ma non sai come esprimerli. La domanda che mi accompagnava notte e giorno era: che senso ha la vita? Volevo dare graficamente una mia risposta al quesito ma non sapevo da dove cominciare. Mi rimisi sui libri e ricominciai a studiare i classici, sarebbe meglio dire che iniziai a studiarli,


ph. Fabio Morichetti perché, come tu sai, quando si è ragazzi tutto si fa meno che approfondire i concetti. Fortunatamente nelle mie ricerche fui affettuosamente sorretto dalla mia compagna, che aveva sostenuto studi classici ed era già esperta di segni e simboli adottati dall’uomo fin dal neolitico. Studiando la storia iniziai a guardare le cose da diverse angolazioni e, in particolare, il simbolo dell’Infinito assunse un nuovo significato, non era più quell’8 allungato e sdraiato che conoscevo prima.” “Ho visto che hai partecipato a numerosi contests ed esposto anche all’estero: produci molto?”

“Mah, la creatività è ciclica. Ci sono periodi fecondi, altri meno; solitamente la vena si apre quando attraverso momenti non dico di dolore, ma sicuramente intensi. Non saprei darti una spiegazione precisa di quello che provo in quegli istanti, ma so che è così, so che quando tutto va bene la creatività tace, è altrove. La conferma di quello che sto dicendo arriva anche dai tanti colleghi che frequento quasi quotidianamente, dato che sono anche curatore di una galleria d’arte, lo Studio 41. Per me l’arte è un salvagente; quando il lavoro, i pensieri, le preoccupazioni prendono il sopravento mi rifugio nel

mio studio, e lì rinasco, è come riprendere fiato dopo un’immersione in apnea.” In un Universo in perpetuo mutamento, dove catastrofi e ricreazioni si alternano senza fine, cercare una risposta al senso della vita forse non ha molto senso, probabilmente aveva ragione il professor Orvieto. Però è anche vera una frase di Einstein: “La cosa più incomprensibile dell’Universo è che sia comprensibile”....Chissà! Grazie Giulio, un abbraccio.


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I SAGGI

NOTE

TRA LA GENTE Le bande musicali marchigiane risultano tra le migliori nei concorsi nazionali e spesso vengono chiamate per esibizioni all’estero. Nicola Fabbroni, Presidente dell’Associazione Regionale, si e ci racconta.

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enso che la musica sia una parte integrante della vita di ognuno di noi; non credo ci sia espressione umana, presa singolarmente, che possa avvicinarsi all’universalità, all’immediatezza, all’efficacia di un ritmo o di una melodia quando si vuol trasmettere un pensiero o uno stato d’animo. Credo che la musica sia scritta nella doppia elica della specie umana, così come il colore degli occhi, della pelle o dei capelli, per cui se tre semplici parametri combinati nella giusta sequenza danno vita alle specie più disparate figuriamoci la combinazione studiata delle sette note. I generi di questo mondo sconfinato spesso ci accompagnano per tutta la vita, a meno che, durante il percorso, incontriamo qualcuno che ci apre gli occhi, o meglio gli orecchi, e ci introduce in universi paralleli. A quel punto si palesa davanti a

noi una nuova realtà e, se si vuol crescere culturalmente, il fenomeno va preso in considerazione e possibilmente assimilato. Personalmente, con il tempo, ho preso in considerazione diversi stili musicali e le diverse formazioni che potessero eseguire determinati generi, ma quasi mai m’ero accostato con interesse a quel grande movimento rappresentato dalle bande e, come sempre, quando si ignora qualcosa si sbaglia. Chi svolge un’attività come la mia sa bene quanta gente si conosca tramite gli amici e gli amici degli amici. Qualche tempo fa, uno di questi, mia ha presentato un distinto signore che ho scoperto essere il presidente regionale dell’ANBIMA (Associazione Nazionale Bande Italiane Musicali Autonome) e, naturalmente, mi sono fatto spiegare come si svolge la sua attività e il movimento che rappresenta.

“Innanzi tutto Nicola parlami di Nicola, il Nicola presidente dell’ANBIMA.” “Penso di essere arrivato a questo incarico per puro caso. Sono originario di Caldarola, dove ho vissuto fino all’età di 23 anni. Una volta laureato in giurisprudenza all’Università di Camerino, nel ‘60, cominciai a guardarmi un po’ intorno per cercare uno sbocco che mi permettesse di evadere dalla stretta realtà che il paesino dell’entroterra era obbligato ad offrirmi; era la mia terra e la mia casa, ma professionalmente parlando non vedevo molte chance. Un allora deputato del Consiglio dei Ministri mi propose di seguirlo a Roma in qualità di suo segretario particolare e, ovviamente, non mi feci scappare l’occasione. Dopo due anni di permanenza nella capitale decisi di ritornare nelle Marche e, grazie anche all’aiuto


Massimo Pigliapoco

di quel deputato, trovai subito impiego ad Ancona, in una istituzione regionale. Dovevo rimanerci per qualche mese, invece c’ho trascorso tutta la carriera. In 35 anni ho ricoperto le cariche più svariate: consigliere, amministratore, vice presidente, presidente e sono stato anche sindaco del mio paese per 10 anni. Quando nel ‘99 sono andato in pensione pensavo di aver dato tutto quello che era nelle mie potenzialità e mi stavo preparando ad un tranquillo periodo di riposo, durante il quale un uomo tira le somme e prova a dare un senso alle proprie esperienze. Evidentemente il destino aveva altri piani. Fui coinvolto da Diego Terzoni, un amico che conoscevo da sempre, allora presidente dell’ANBIMA ed uno dei fondatori nazionali dell’associazione, in una serie di manifestazioni alle quali lui doveva necessariamente presenziare. All’inizio mi limitavo ad accompagnarlo, scherzosamente mi definivo il suo autista, ma poi, piano piano, la cosa si fece più seria. Nel 2001 il povero Diego fu vittima di una grave patologia e di li a poco venne a mancare; era stato per 40 anni la colonna portante del movimento musicale popolare regionale e nazionale, dunque la sua scomparsa lasciò un grande vuoto. Qualche tempo dopo si riunì il direttivo e, all’unanimità, decise che dovevo essere io il successore. La cosa mi prese un po’ alla sprovvista, ma poi pensai che forse ero l’uomo che conosceva


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I SAPIENTI

meglio il suo modo fare e di portare avanti le sue idee. Così, dopo alcune riflessioni, decisi di accettare l’incarico, anche per dare seguito all’enorme lavoro da lui svolto in tanti anni.” “Cos’è una banda, intendo dire cosa rappresenta per te la banda?”

“La considero un fenomeno sociale; la banda, oltre che una formazione musicale, è un momento d’aggregazione, di condivisione, di integrazione. Le bande sono antichissime e identificano la tradizione culturale di ogni paese. Conferiscono identità ad un luogo e ai suoi abitanti; senza l’accompagnamento della banda le manifestazioni di qualsiasi carattere sarebbero monche. Nelle marche ne abbiamo 128 regolarmente iscritte ed alcune rappresentano il meglio del meglio. Le formazioni variano dai venti ai settanta elementi; purtroppo il fenomeno è più sentito nei piccoli centri che nelle città con un più alto numero d’abitanti, per il semplice fatto che gli amministratori dei grandi agglomerati urbani preferiscono concentrare le risorse su manifestazioni più snob, direi più globalizzate, dimenticando che se non si conservano le proprie origini si rischia di sprofondare nell’anonimato. Questi 12 anni sono stati spesso contrassegnati da lotte, anche muscolari, per mantenere vivo

l’interesse della popolazione e degli amministratori. Ti racconto un episodio: qualche tempo fa la Regione non voleva più stanziare fondi per il rimborso spese dei maestri che tengono in vita le bande musicali; ricordiamoci che sono loro la linfa vitale delle bande. Andai dall’amico Spacca, il nostro Governatore, e gli dissi: Bene, ne prendo atto, visto che non ho altri strumenti per ottenere un minimo di riconoscimento ora vado via, ma sappi che tra qualche giorno tornerò sotto questo edificio con una ventina di bande ed eseguiremo una marcia funebre per decretare la scomparsa delle bande. Non so come mi venne pensato, ovviamente non volevo minacciarlo, era il semplice sfogo di un presidente d’associazione che voleva tutelare un movimento che coinvolge tante belle persone, dai 7 ai 90 anni. Solo qualche giorno dopo mi resi conto che avevo colpito nel segno; fu Spacca stesso a riaprire un capitolo per assegnarci un fondo, modesto, ma sempre meglio che niente. Un ringraziamento lo devo anche ai tanti Comuni che ci mettono a disposizione locali, elettricità e riscaldamento; senza il loro appoggio non ce la faremo sicuramente.” Ti capisco Presidente perché per l’editoria le cose non vanno diversamente; se non ci fossero le aziende private che sostengono certi tipi di iniziative, probabilmente molti di noi dovrebbero rinunciare ai propri sogni. D’ora in poi anche io sarò più attento alla realtà delle bande musicali che, per semplice ignoranza, per tanto tempo ho trascurato. Un buon lavoro Nicola, e un abbraccio.


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I SAGGI

Claudio Scarponi

È

uscita da qualche settimana una pubblicazione riguardante una parte storica del territorio maceratese. Si tratta del libro “12 Castelli” ,un viaggio nello spazio e nel tempo attraverso la scoperta dei 12 castelli che anticamente appartenevano al comune di San Severino Marche. Un racconto di parole scritte da Marcello Muzzi e fotografie di Claudio Scarponi : il primo appassionato di storia locale e il secondo di fotografie del territorio. I 12 castelli descritti sono : Carpignano,Colleluce, Castello di città,Truschia,Pitino,Serralta, Aliforni, Castel San Pietro,Elcito, Isola, Frontale,Ficano. Questi ultimi due ora divenuti uno frazione di Apiro e l’altro comune di Poggio San Vicino. A partire dal XII sec. fino quasi ai giorni nostri, i dodici castelli hanno formato nel loro insieme, il territorio di San Severino. Per lungo tempo, in particolare nell’epoca detta basso medioevo,periodo che va dal 1000 al 1492, questi castelli erano stati uniti in un unico formidabile complesso difensivo.. Essi hanno

ph. Claudio Scarpo- ni

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12 CASTELLI rappresentato in quei secoli il massimo livello di forza militare,politica ed economica di San Severino. Nelle Costituzioni Egidiane del 1537, la città fu inclusa tra le 14 più importanti delle Marche, in virtù del numero di abitanti, dell’economia, e del valore dei castelli posseduti. La pubblicazione vuole essere anche uno stimolo per scoprire questo pezzo di storia marchigiana. La loro presenza nel territorio sanseverinate rende il paesaggio così ricco di fascino da incantare i visitatori sia italiani che stranieri. “Questo libro, dice l’Assessore alla cultura Simona Gregori,accompagna il visitatore curioso sulle tracce delle torri di avvistamento e dei borghi fortificati, si legge con la levità di un romanzo storico la cui protagonista è la civiltà settempedana”. “Un lavoro di ricerca lungo, dice Muzzi, ma alla fine ne è uscito un buon prodotto di 70 pagine ben curato anche graficamente”.


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I SAPIENTI

1° WORKSHOP DI BIOETICA ODONTOIATRICA

Il congresso che cambia verso A tavola con la nobiltà marchigiana!.

I

prodotti nobili marchigiani hanno sposato il 1° Workshop di Bioetica Odontoiatrica offrendo le prelibate delizie al pranzo dei medici chirurghi e odontoiatri partecipanti all’evento formativo

L’ECM è il processo attraverso il quale il sanitario si mantiene aggiornato per prendersi cura dei propri pazienti con competenze aggiornate, senza conflitti di interesse. L’evento, in collaborazione con

Prof. Rubini, Prof. Piemontese, Dott. Aspriello

gratuito accreditato con 7 E.C.M. svolto presso l’Oasi San Giuseppe dell’Istituto Maestre Pie dell’Addolorata (fondato dalla Beata Elisabetta Renzi) Sabato 27 Settembre 2014 a Ginestreto in Pesaro.

Amigos Para Siempre O.N.L.U.S. (C.F. 90049470405; amigosxsimpregatteo@gmail.com), l’Accademia dei Marchigiani dell’Anno in Italia e nel Mondo, l’Associazione Italiana Sindrome “X-Fragile”

Simone Aspriello

O.N.L.U.S. e Intra-Lock® International, è patrocinato dal Consiglio Regionale-Assemblea legislativa delle Marche, Comune di Pesaro, dall’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Pesaro-Urbino, dall’Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti Marche Nord-Comitato Etico e all’Associazione Nazionale Dentisti Italiani di Pesaro-Urbino ed è stato insignito della Medaglia del Presidente della Repubblica. Il tema trattato “Innovazioni nei materiali e nelle procedure. Il paziente è sempre il centro del nostro interesse?” di emergente attualità e interesse, tocca profondamente la coscienza e sensibilità di ciascuno ed entra profondamente in quella che è ogni <<vicenda umana>>. L’etica non è scienza delle regole, ma la risposta ragionevole alla doman-


da su che cosa sia bene per la persona umana, nella fattispecie per la persona malata o sofferente. Come riporta il testo del famoso oncologo Von R. Potter “Bioethics, bridge to the future” pubblicato nel 1971, la presente iniziativa “Il congresso che cambia verso” vuole anch’essa rappresentare un ponte verso il futuro, la prima di una serie di eventi che potrà vedere coinvolti professionisti marchigiani del settore sanitario ed agroalimentare, ponendo così la bioetica, in un contesto di pluralismo etico, disciplina del dialogoconfronto-raccordo, strumento di aiuto per fissare linee guida e delle buone pratiche sanitarie europee unite ad una sana e attenta alimentazione. E non potevano mancare la misticanza aromatica con fiori eduli “Az. Berardi” e le delizie marchigiane come la pasta di aldo, l’olio monovarietale “La Raggia” di Colle degli Olivi, i vini dei colli di Serrapetrona a nobilitare l’evento al più alto grado portando a tavola oltre al trionfo del gusto la vera medicina della vita!

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I SAGGI

A NORD DELL’IMPERO ROMANO E A SUD DEL REGNO DEI VIKINGHI

A

Nord dell’Impero Romano e a Sud del Regno dei Vikinghi c’è una terra di mezzo o meglio un mare di mezzo il Mar Baltico e le sue città-capitali. Il Mar Maltico è un medi-terraneo come il nostro, solo che ha a che fare con i venti potenti e freddi dell’Europa del Nord, che d’inverno lo trasforma in una grande pista di ghiaccio. Siamo partiti dalle Marche alla scoperte di queste terre lontane, a caccia di tempo fresco e di colori diversi. Il Sole di Mezzanotte le famosi notti bianchi del Baltico erano già passate al mio arrivo. Attorno al solstizio d’estate i tre paesi satelliti dell’ex Russia sono inondati dalla suggestiva luce crepuscolare offerta dalle notti bianche sul Baltico, prodotta dal fenomeno astrofisico del sole di mezzanotte. Ma comunque siamo riusciti a godere dei tramonti delle 22.30/23.00. In un mediterraneo nordico pieno di isolette e skyline fantastici. Avremmo voluto attraversare il Baltico a bordo si un drakkar vikingo, ma abbiamo preferito le comodità moderne della Norvegian Line Cruise per attraccare a Copenahgen, Warnemünde, Tallin, San Pietrobur-

Stoccolma

…una terra di mezzo o meglio un mare di mezzo; il Mar Baltico e le sue città-capitali.

Giuliano Rossetti

Warnemünde


go, Helisinki, Stoccolma e di nuovo Copenhagen. In nave abbiamo potuto contare sul direttore del Food&Beverage Fabrizio Cerruti, che si ricordava di Macerata per essere aver fatto il VAM alle casermette, «per aver mangiato bene e goduto di una bella città». Probabilmente la caserma dell’aeronautica è stato il miglior veicolo pubblicitario della città, ma ora non c’è più. Warnemünde è un quartiere della città tedesca di Rostock, ed é una nota stazione turistica balneare, posta sulle rive del Mar Baltico. Una sabbia finissima, un mare profondo come a Senigallia e delle sedie-sdraio molto originali per godere del sole e ripararsi dalle raffiche di vento. E poi è arrivata la città che ho gradito di più: Tallin, la capitale dell’Estonia. La cittadella medievale di Tallin è uno dei centri anseatici meglio preservati al mondo e con una anima non comune. E stato dolce (prafrasando il sommo poeta) naufragare in queste vie d’altri tempi, tanto che non ho preferito neppure affacciarmi nell’indaffarato centro città, con i suoi grattacieli, il centro economico e degli affari, gli hotel modernissimi, i raffinati ristoranti e i centri commerciali. San Pietroburgo è una città molto europea, fondata dallo Zar Pietro il Grande (1682-1725),dopo averla strappata agli svedesi, sul delta della Neva, dove il fiume sfocia nella baia omonima, parte del golfo di Finlandia, fu a lungo capitale dell’Impero russo, sede della Corte degli Zar ed oggi è uno dei principali centri artistici e culturali d’Europa. E’ la città degli Zar, la città della rivoluzione

Stoccolma <<<

russa, e dell’ Hermitage, la Versailles del Baltico come la reggia di Caserta, la Versailles del Mediterraneo. Oltre all’Ermitage nel Palazzo d’Inverno che fu la residenza invernale degli imperatori russi, vi consigliamo di visitare anche le residenze estive degli Zar, come ad esempio il Palazzo di Caterina con i rispettivi parchi, situato nella cittadina russa chiamata oggi Pushkin e che si trova circa 25 chilometri a sud-est di San Pietroburgo. Pietrogrado poi Leningrado (dopo la rivoluzione russa) ed ora di nuovo la città dell’apostolo San Pietro. Una città famosa per le sue prospettive che altro non che grandi vie, ma non per tutti “Non c’è niente di meglio della Prospettiva Nevskij, almeno a Pietroburgo, dove essa è tutto. Di


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I SAGGI

che cosa non brilla questa strada, meraviglia della nostra capitale! So con certezza che non uno dei suoi pallidi e impiegatizi abitanti cambierebbe la Prospettiva Nevskij con tutti i beni della terra. Non solamente chi ha venticinque anni d’età, magnifici baffi e un soprabito dal taglio perfetto, ma anche chi si vede già spuntare sul mento i peli bianchi e ha la testa liscia come un piatto d’argento, va in estasi davanti alla Prospettiva Nevskij. E le signore! Oh, per le signore la Prospettiva Nevskij è qualcosa di ancora più piacevole. E per chi del resto non è piacevole? Non appena imbocchi la Prospettiva Nevskij, non senti altro che odore di passeggio. Anche se hai un affare importante e improrogabile da sbrigare, ecco che, dopo aver messo piede qui, te ne dimentichi subito. Questo è l’unico luogo dove la gente non si fa vedere perchè spinta dal bisogno e dall’interesse che coinvolgono l’intera Pietroburgo.” …parola di Nicolaj Gogol

Tallin

Con mio figlio Giammarco sul ponte di comando.

(1809-1852), uno dei grandi della letteratura russa. Una Prospettiva che ha anche ispirato e di Franco Battiato quando cantava in Up patriots to Arms «La fantasia dei popoli che è giunta fino a noi / non viene dalle stelle... / alla riscossa stupidi che i fiumi sono in piena/ potete stare a galla. /E non è colpa mia se esistono carnefici / se esiste l’imbecillità / se le panchine sono piene di gente che sta male… /Up patriots to arms, Engagez-Vous le barricate in piazza /le fai per conto della borghesia/ che crea falsi miti di progresso/ Chi vi credete che noi siam, per i capelli che portiam,/ noi siamo delle lucciole che stanno nelle tenebre…» e ancora di più in Prospettiva Nevski «Un

vento a trenta gradi sotto zero/ incontrastato sulle piazze vuote e contro i campanili /A tratti, come raffiche di mitra,/ disintegrava i cumuli di neve …». Helsinki, fondata nel 1550 su ordine del re di Svezia Gustav Vasa, è una modernissima città affacciata sul mar Baltico (dove vive circa un decimo della popolazione del paese) su una penisola principale, varie altre penisole e isole minori definiscono i limiti della città. E’ stata da sempre lo spartitraficco e quindi la terra contesa tra Svezia e Russia. Il clima è boreale umido e, nonostante la latitudine nordica, è mitigato dal mare seppur meno “scaldato” dalla tiepida Corrente del Golfo rispetto alla Norvegia e alla Svezia. Quando la


Hermitage San Pietro Burgo

Norvegian Line Cruise ha lasciato Helsinki Stoccolma, le origini della città sono per lo più sconosciute; le prime notizie dotate di una, sia pur minima, attendibilità provengono da una saga vichinga. Stoccolma, e la Svezia in generale, furono, per la loro posizione e la loro ricchezza, oggetto di numerose battaglie e di ripetuti tentativi di conquista, soprattutto da parte dei danesi: tra le battaglie degne di menzione vi fu quella di Brunkeberg, combattuta nel 1471, dove Sten Sture il Vecchio ottenne una decisiva vittoria contro i danesi, mentre, nel 1520 ebbe luogo

il cosiddetto Bagno di sangue di Stoccolma, ordinato da Cristiano II di Danimarca. La città è situata lungo la costa orientale della Svezia, sviluppandosi su quattordici isole che affiorano lì dove il lago Mälaren incontra il Mar Baltico. Il centro della città è situato potenzialmente nell’acqua, nella baia di Riddarfjärden, ed il centro storico è rappresentato da Gamla Stan. Proprio per queste sue caratteristiche, la città è stata soprannominata la “Venezia del nord”. Il clima di Stoccolma è abbastanza vario da stagione a stagione a causa della sua latitudine setten-

trionale. Nel solstizio d’inverno il giorno dura circa 6 ore e 5 minuti (a elevazioni prossime al livello del mare, nelle zone montane diversi minuti in più) ma il disco solare non si “alza” (secondo osservazioni, calcoli e statistiche medie, impercettibili differenze annuali) nel suo esatto centro, più di 7,25-26 gradi sull’orizzonte (meno di 1/3 dell’elevazione solare del mezzodì che si ha, per esempio, a Firenze il 21 dicembre o 22 dicembre).

Tramonto sul Mar Baltico


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I SAPIENTI

ATTIVITÀ FISICA IN

GRAVIDANZA tudi scientifici dimostrano che la pratica moderata di un’attività sportiva in caso di una gravidanza regolare,fa bene non solo alla mamma ma anche al bambino che porta in grembo. Sono molte le donne che praticano attività fisica e che continuano a farlo anche durante la gravidanza,questo porterà un migliore sviluppo della muscolatura,uno scheletro più robusto e fornirà l’energia necessaria per affrontare tutti i nove mesi. Certo però, che le modificazioni del organismo impongono dei cambiamenti del tipo, nella durata e nel intensità dell’ esercizio. L’apparato respiratorio ad esempio in gravidanza subisce delle modificazioni con conseguente diminuzione della riserva polmonare, sarà fondamentale quindi controllare la frequenza cardiaca mantenendola il 25-30% più bassa. Fare attività in gravidanza mantiene il tono muscolare, favorisce la circolazione sanguigna,aiuta a mantenere il peso sotto controllo e stimola il rilascio degli ormoni che infondono buon umore non solo alla mamma ma anche al feto. Inoltre l’esercizio fisico ha un effetto benefico nel ridurre la percezione dolorosa e lo stress durante il travaglio. Le attività in acqua sono consigliate per via di un ridotto carico meccanico sulle articolazioni e per la stimolazione della circolazione del sangue, è consigliato però svolgere anche esercizi a terra come ad esempio quelli mirati al rafforzamento della bus bollatura lombarde che permettono così un migliore sostegno del bacino e una migliore salute della massa ossea. Vengono consigliati a tal proposito attività aerobiche come il camminare e comunque tutte quelle attività che non implichino rischi di cadute ed eccessivi impatti come correre e saltare. Se avete quindi il via libera del vostro medico praticate con serenità un attività sportiva,gioverà sicuramente alla futura mamma e al suo bambino. Questo articolo è dedicato a Giulia che tra pochi mesi verrà al mondo. Marco, Stefania.

ph. Cecilia Del Gatto

S

Marco Bentivogoglio


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I SAGGI

TRAVEL AIR JACKET Il brand prende il nome da 1,61 una proporzione geometrica scoperta dai pitagorici e usata da Leonardo che è anche chiamata “divina proporzione”. Giuliano Rossetti

C

i sono volute le divine proporzioni pitagoriche, il gusto dello stile italiano, la caparbietà e curiosa tradizione artigiana delle nostre Marche, lo stile urbano proiettato verso il futuro di Marco Broglia e Renzo Pigliapoco, per creare una giacca con tecnologie di altri mondi premiata con il Compasso d’Oro. Il più antico, istituito nel 1954, e soprattutto il più autorevole premio mondiale di design, che è andato ad una azienda di Jesi. La Travel Air Jacket, la giacca da viaggio made in Italy progettata e realizzata da Uno61, è stata premiata con il Compasso d’Oro ADI, nella XXIII edizione della manifestazione, che si è tenuta a Milano all’area ex-Ansaldo. La Travel Air Jacket è

un concetto rivoluzionario, giacca indossabile da Roma a Parigi ad Oslo nello stesso giorno. Grazie all’uso dell’aria, il suo interno gonfiabile svolge una funzione termica che va da -15°c a + 15°c. L’aria è il miglior isolante termico e la temperatura può essere facilmente regolata gonfiando e sgonfiando il suo interno. La Travel Air Jacket per uomo e donna è costruita con materiale due strati con membrana Hi-tech antiacqua, antivento e traspirante. I tessuti sono tutti accoppiati a membrane di ultima generazione che li rendono impermeabili, antivento e particolarmente traspiranti. La Travel Air Jacket, premiata, era stata selezionata ADI DESIGN INDEX nel 2011. Una giacca che è dotata del Lining Inflatable Sy-

stem, ovvero con l’interno gonfiabile, esternamente è composta da due strati di tessuto 100% nylon oxford con membrana Hi-Tech e con chiusura magnetica e zip impermabili. La Travel Air Jacket è il primo capo di abbigliamento a connotazione urbana ad essere premiato con il prestigioso riconoscimento per aver utilizzato tecnologie di altri mondi. E’ una urban jacket per uomo e donna, Made in Italy, che grazie al suo design particolare ed agli accessori impiegati può essere indossata sia come giacca outdoor, sia come giacca elegante e sartoriale a 3 bottoni della migliore tradizione italiana. Il prodotto rappresenta il punto di incontro tra innovativi materiali hi-tech e una naturale eleganza. «Tutta la filosofia di


UNO61 si ispira ad un nuovo modo di vestire per un consumo sostenibile, - dichiarano orgogliosi i titolari Marco Broglia e Renzo Pigliapoco - sviluppato anche con l’utilizzo di materiali riciclati e riciclabili, ma inteso in particolare come abbigliamento non soggetto a mode, funzionale e destinato a durare nel tempo. L’idea nasce dall’esigenza di coniugare moda, design e tecnologia dei nuovi materiali hi-tech, per un “urban wear” funzionale ad un nuovo modo di vestire che interpreta le esigenze della vita quotidiana, da un giro in scooter a una serata a teatro. Scelte premiate dal mercato, tanto che UNO61 ha già realizzato co-branding con marchi come AUDI e NAVADESIGN». Il brand prende il nome da 1,61 una proporzione geometrica scoperta dai pitagorici e usata da Leonardo che è anche chiamata “divina proporzione”. La disposizione dei petali di una rosa, la spirale di alcune conchiglie, le galassie e la perfezione di tanti altri elementi presenti in natura sono ad essa riconducibili. «Il Progetto UNO61 – dichiara Marco Broglia uno dei due co-fondatori di UNO61 - parte da un presupposto innovativo nel concepire un capo di abbigliamento, concettualmente vicino ad un oggetto di design. Questo ci ha portato – prosegue Broglia - a svolgere un’intensa attività di ricerca sui materiali e di sviluppo nel design per creare un abbigliamento che scaturisce da una contaminazione tra moda, design e tecnologia». UNO61 ha sviluppato diversi modelli, ognuno con caratteristiche e funzionalità particolari. Urban Shell Jacket, la giacca base realizzata con tessuti Schoeller softshell, 4WAY stretch, e con l’utilizzo di nanotecnologie che ne rendono permanenti le

caratteristiche funzionali. Urban Recycle Jacket, concepita per chi ama muoversi in bicicletta ed è sensibile alle tematiche ambientali. Tessuti realizzati con materiale 90% riciclato. Urban Bike Jacket interpreta le esigenze del “motociclista urbano”. Costruita con materiale Cordura tre strati, membrana Hi-tech 100% riciclabile, protezioni amovibili d3o™, led luminosi per la visibilità, solar pannel per alimentare una power-box, consentendo di ricaricare in ogni occasione l’Ipod o lo Smartphone. Travel Air Vest, gilet indossabile da solo o abbinato all’interno delle Urban Jackets per renderle ancor più funzionali nelle diverse stagioni. Travel Air Jacket, un’evoluzione della Urban Shell Jacket, fedele alla sua filosofia mantiene inalterato il suo Design adatto alle diverse occasioni della giornata, da un giro in moto a un cocktail party. Così le persone potranno indossare ora un’unica giacca, la Travel Air Jacket, per andare in moto in

ufficio a presiedere una riunione, per volare a Mosca a -15°c per un incontro business, recarsi a Parigi a +15°c o chiudere la serata a teatro con la stessa elegante giacca. «Abbiamo svolto una altrettanto intensa attività di posizionamento del prodotto e di ricerche di mercato – aggiunge Renzo Pigliapoco, l’altro co-fondatore - mirate ad individuare idonee politiche di penetrazione commerciale. A questo punto riteniamo che la strategia più idonea per lo sviluppo del progetto – conclude Pigliapoco - sia quella di attivare collaborazioni commerciali in cobranding con marchi italiani ed esteri, già presenti nella fascia alta del mercato dell’abbigliamento o anche di settori attigui, con prodotti diversi quali, ad esempio, travel & entertainment, indirizzati allo stesso target di consumatore, proprio di UNO61».


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I SAPIENTI

Mauro Giampieri

Q

GUARDARE CON LA MENTE

uasi un anno e’ passato dalla costituzione del Centro d’Arte e Cultura Verum diretto da Mauro Giampieri e Marianna Jurcova, centro senza scopo di lucro intento alla valorizzazione dell’arte in tutte le sue forme.Nonostante giovane il centro ha gia’ all’ attivo molte manifestazioni culturali sia in Regione che fuori, basti pensare alla realizzazione del Premio Internazionale d’Arte Citta’ di Montecosaro gia’ insignito della medaglia del Presidente della Repubblica, della medaglia del Senato e della medaglia della Camera dei Deputati, alla creazione della rassegna Internazionale d’Arte “Premio Ligures” in Liguria nella citta’ di Sarzana, Calici d’Arte un’ incantevole evento organizzato in collaborazione con la Pro loco di Montecosaro, dove un connubio d’ arte musica ed enogastronomia hanno avvolto i partecipanti in un atmosfera d’ altri tempi nell’ incantevole cornice del CAM ex convento agostiniano di Montecosaro ( seconda edizione 29 /30 novembre 2014) e prossimamente proprio in questo mese di ottobre e piu’ precisamente da domenica 5 l’ inaugurazione della Prima Biennale Internazionale d ‘Arte “Sergio Graziosi” in collaborazione con l ‘ associazione culturale Sergio Graziosi. Il Centro ha all’ attivo varie collabo-

razioni con varie associazioni come l associazione lirica Pietro Mascagni di Ancona, l’ associazione la Tavolozza Marche con cui collabora nello splendido scenario di Villa Baruchello di Porto Sant’Elpidio , dove ha organizzato eventi come “Arte in Villa” e “Welcome Arte”, e con molti enti pubblici e privati oltre a critici e storici d’arte di tutta Italia e non solo. Molti progetti sono in cantiere , progetti che verranno realizzati con passione, anima, professionalita’ ed amicizia tutte cose che accomunano questa giovane realta’ marchigiana.Un ringraziamento va a tutti gli artisti, collaboratori, amici, grazie ai quali non sarebbe possibile tutto questo.


106 FABRIANO 28-29 NOVEMBRE in occasione della costituzione della fondazione

OTTAVIA OSPITA

World Top Model Ottavia è una ragazzina comune di 18 anni che con un linguaggio semplice e si fa portatrice del messaggio universale dell’amore. Ottavia ha un look semplice, occhietti vispi, è animata da una straripante curiosità, nonchè da una coinvolgente voglia di imparare e conoscere le meraviglie del mondo. Ottavia, attraverso i suoi viaggi avventurosi, racconta e, si fa interprete, in modo dinamico, innanzitutto delle realtà del nostro Paese, guidando lo spettatore alla conoscenza della storia, del folklore, del paesaggio e delle altre bellezze naturali, dell’artigianato, delle tipicità, dell’enogastronomia, degli attrattattori turistici ed artistici, in una parola, della cultura del territorio.

Ottavia nasce a Fabriano, paese in cui la storia, la creatività e lo spirito industriale sono stati sempre leader nel mondo. Ottavia è uno strumento interattivo in grado di “unire” persone di qualsiasi genere, religione, grado, estrazione sociale e provenienza. LA MISSION È QUELLA DI CREARE UN MESSAGGIO D’AMORE GLOBALE.

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ph. Cecilia Del Gatto

«Quando io pagliaccio non farò più ridere, anche un uomo saggio dovrà chiedersi perché»

Un party, una festa, un brindisi e quattro chiacchiere inutili potrebbero essere l’unica cosa che ci fa essere ancora vivi.

“Q

uando io pagliaccio, non farò più ridere, anche un uomo saggio, dovrà chiedersi perché”, minacciano, con il brano intitolato “Un pagliaccio”, i ragazzi della band LaSonda, e hanno ragione, perché finché c’è qualcuno che riesce a sfilarsi dal solito, gli altri rideranno e penseranno di stare bene, ma appena il pagliaccio smetterà di farli ridere allora dovranno fare i conti con loro stessi e per loro o per noi non sarà facile continuare a ridere. Si dice che i pazzi non capiscano niente … io invece credo che hanno capito tutto! E con quella loro aria distratta proteggono il segreto che hanno scoperto. La nostra rivista non vi svelerà il loro

Giuliano Rossetti

ph. Alberto Montebello


ph. Cecilia Del Gatto

ph.Alberto Montebello

ph. Cecilia Del Gatto ph. Luca Giri

ph. Luca Giri


ph. Cecilia Del Gatto

segreto, ma vi spingerà a cercarlo all’infinito, perché anche noi siamo un po’ pazzi e sappiamo che i segreti svelati svaniscono come neve al sole. Anche un party, una festa, un brindisi e quattro chiacchiere inutili potrebbero essere l’unica cosa che ci fa essere ancora vivi. Con questo spirito curioso, sensibile e malizioso all’infinito la redazione di MG marcheguida ha deciso di riunire gli artisti che inventano le copertine della nostra rivista guardando il mondo con gli occhi di un bambino, con chi ama leggerci, con chi crede in una comunicazione che bussa all’anima e con tutti i curiosi della vita di ogni età. Per farlo, in un fine settimana di settembre piacevolmente estivo o forse più primaverile,

ph. Luca Giri

ph. Cecilia Del Gatto

ph. Cecilia Del Gatto

ph. Alberto Montebello

siamo saliti sulle dolci colline picene, alla Forneria Totò Panorama Caffè, di Sant’Elpidio a Mare, dove lo sguardo può andare lontano, ma anche dove ci si può sentire a tu per tu con se stessi o con chi abbiamo di più caro. Un locale con terrazza, con un splendida vista sulle degradanti colline marchigiane. Al ponte di comando c’erano Paolo Totò e la moglie Cristina Cristina Cassetta. La Forneria Totò nata come panificio ha deciso di guardare avanti malgrado i tempi e il pessimismo cosmico dilagante si è allargata sul territorio fino a conquistare la Rinascente di Milano e i nostri cugini d’oltralpe (ndr: I francesi) e i Russi. Inoltre conoscendo il detto


ph. Luca Giri

ph. Luca Giri

ph. Luca Giri

ph. Alberto Montebello

ph. Cecilia Del Gatto

che non di solo pane vive l’uomo hanno pensato bene di sfornare anche gustose paste e dolci e servire cioccolato (ndr: il cibo degli dei) in una tazza fumante e nelle sue più svariate forme. Un buffet delicato e squisito a base di specialità marchigiane, come la Pasta di Aldo di Monte San Giusto e i gustosi affettati del Salumificio San Giorgio di Montegiorgio, il tutto accompagnato dall’ottimo vino della Cantina Sant’Isidoro di Colbuccaro, sono stati gli ingredienti di un appuntamento dolce e salato allo stesso tempo. A creare un’atmosfera delicata e rilassante, ci ha pensato il gusto soft di Love Design (Rapagnano) che ha reso scenografico il retro palco dove si sono esibiti Andrea Postacchini (voce), Michele Arcangeli (chitarra), Matteo Cipelletti (basso), Adriano Brando Alessandrini (chitarra/ cori) e Luca Cruciani ( batteria/ cori) ovvero i componenti de La Sonda, un gruppo che suona rock alternativo, alla continua ricerca del bello e del particolare.


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IL PERIODICO MARCHIGIANO PER CHI AMA

I NUMERI UNO

14 E 20

ANNO

XVI

N.3

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MG marcheguida.it | UNA TERRA STRAORDINARIA - N°3 del 2014 Ottobre-Novembre - Anno XVI  
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