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PERIODICO BIMESTRALE - APRILE - MAGGIO 2015 ANNO XVII N.2

MIRKO GATRILO

COPIA GRATUITA


MGEDITORIALE

Francesco Ciccarelli Giornalista, scrittore ed esperto in comunicazione. Direttore responsabile di MG marcheguida.

S

ono giornalista pubblicista dal 2002 e nel corso di tutto questo tempo ho cercato di occuparmi, partendo dallo sport, che è una delle mie più grandi passioni, di molti argomenti, perché con l’esperienza ho imparato che il giornalista non può e non deve occuparsi di un solo argomento, essendo questo mondo del giornalismo molto vasto e

veloce. La continua evoluzione di internet ha cambiato non solo il nostro settore, ma anche la vita dei cittadini, delle industrie, del turismo, e ha inciso parecchio nel mondo dei giovani e in tantissimi altri settori. Marche Guida cerca sicuramente da molto tempo, con l’esperienza accumulata in tanti anni di lavoro, di far conoscere tutto il territorio regionale a trecentosessanta gradi, e fino ad ora ritengo che ci sia riuscita in un modo piuttosto egregio. Questa esperienza di direzione di MG Marche Guida, che l’editore del giornale mi ha affidato, è senza dubbio per me una delle più difficili, ma la considero anche molto stimolante da affrontare. Il nostro territorio regionale è uno dei più apprezzati a livello nazionale ed internazionale, come è stato più volte dimostrato dall’arrivo, sia in alta che in bassa stagione, di turisti da tutto il mondo, che sembra apprezzino molto la nostra cucina, i nostri teatri, lo sport, nonché le strutture ricettive. Il nostro turismo si è cercato di pubblicizzarlo utilizzando mezzi come i social network, dimostrato dai tanti profili di alberghi, di assessorati al turismo ecc. Si sono divulgate le informazioni sul nostro turismo e la nostra cultura all’estero, in modo particolare negli Emirati Arabi e in Asia, come ha dimostrato più volte ad esempio il lavoro svolto dal direttore artistico della stagione lirica dello Sferisterio di Macerata Francesco Micheli, che portò in un paese asiatico il cartellone di una delle tre stagioni liriche che ha diretto. Si è anche cercato spesso di evidenziare attraverso la pubblicazione di libri le potenzialità della nostra cucina, come ha messo in evidenza il giornalista e scrittore Carlo Cambi in tanti suoi libri e manifestazioni. Sono stati pubblicizzati i teatri ristrutturati dei nostri paesi, e queste ricette hanno funzionato. L’informazione ha cercato con ogni mezzo di fare la sua parte, e Marche Guida ha sempre puntato ad esaltare le eccellenze del territorio regionale, partendo soprattutto da quelle culturali ed artistiche. Si spera adesso, e in futuro, in modo particolare da parte di chi scrive, di non deludere le aspettative dei lettori e degli affezionati alla rivista, cercando di continuare a mettere in primo piano, nel modo migliore possibile, i tanti pregi che in Italia e all’estero vorrebbero avere e ci invidiano.


APRILE - MAGGIO 2015

OMMARI

INCONTRI 12

Splendidamente Chiara Massimo Pigliapoco Il Prescelto Massimo Pigliapoco Purificazione Massimo Pigliapoco Eh, si! Massimo Pigliapoco ...e se domani Massimo Pigliapoco Forse...destino Ombretta Buongarzoni Massimo Eleonori Ombretta Buongarzoni Roy il gigolò Emanuel Vecchioli

18 34 50 66 72 76 88

RACCONTI

CULTURA&SCIENZA Plastica Claudio Pettinari Unifestival Francesco Ciccarelli CFU - CIFU Emanuel Vecchioli Confucio la via della Cina Ambrogio Selusi Considerazioni sulla "Vexata Questio"... Giuseppe Asdrubali Eclissi all'equinozio Claudio Bernacchia Alberi, cespugli ed erbe dei prati Francesco Cingolani

Pizzo Tunde Stift Pendant Giovanni Strovegli Le Marche a Londra Luca Luciani Cunauta Camilla Boemio Cucinando con...arte Angela Pesci Eureka Massimo Pigliapoco Dalle stalle...alle stelle Massimo Pigliapoco

62 74 77 79 82 84 92

6 10 25 26 30 39 70

SVILUPPO&SOCIETĂ Indovina chi viene a cena Simone Aspriello Giornata F.A.I. di primavera 2015 Federica Polacco Imprese...in movimento Mirella Battistoni

8 16 47


SALUTE&BENESSERE 22

La Scoliosi Giorgio Caraffa Più gioia e meno acidità nella tua vita Arianna Bitti I capelli nell'antica Roma Emanuel Vecchioli

44

58 60

MG marcheguida

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TEATRO, CINEMA&SPETTACOLO 54

SEGUICI SU FACEBOOK:

Dalla vostra poltrona...il mondo Massimo Pigliapoco Marche Teatro - Le Muse Beatrice Giongo AMAT Barbara Mancia

Direttore Responsabile Francesco Ciccarelli direttore@marcheguida.it Editor Alberto Montebello editor@marcheguida.it Art Director Massimo Pigliapoco artdirector@marcheguida.it Graphic Designers Adriano Brando Alessandrini - Elisa Marvaldi adv@marcheguida.it ___________________________ REDAZIONE redazione@marcheguida.it Via Vanvitelli, 88 62100 Macerata Tel 0733-262602 Fax 0733-267497

ARTE&MUSICA 32

Let me dance Enrico Filippini La donna nello spirituale Ombretta Buongarzoni Malleus "Opera Totale" Ilaria Baleani L'Aurora a San Pietro Laura Barboni ...a perdi fiato Laura Barboni La recherche Saverio Simi De Burgis Libero Arbitrio Nicola Brignoccolo

43 48 52 80 83 85

SPORT 78 87

La cerimonia Mario Mengascini La vera forza Marco Bentivoglio

| C O NTR I B UTI FOTO G RAF I C I Adriano Brando Alessandrini, Sauro Catalini, Claudio Bernacchia, Andrea Del Brutto, Cecilia Del Gatto, Mamo, Angela Pesci, Roberto Postacchini.

PUBBLICITÀ & MARKETING Massimo Pigliapoco marketing@marcheguida.it 340.5973954 EDITORE BERT & ASSOCIATI Via Vanvitelli, 88 62100 Macerata Tel 0733-262602 Fax 0733-267497 info@bertassociati.it www.bertassociati.it AUTORE COPERTINA Mirko Gatrilo Foto di Copertina: Massimo Pigliapoco (Mamo) AUTORI DI QUESTO NUMERO 2 APRILE-MAGGIO 2015 Ambrogio Selusi, Angela Pesci, Arianna Bitti, Barbara Mancia, Beatrice Giongo, Camilla Boemio, Claudio Bernacchia, Claudio Pettinari, Emanuel Vecchioli, Enrico Filippini, Federica Polacco, Francesco Ciccarelli, Francesco Cingolani, Giorgio Caraffa, Giovanni Strovegli, Ilaria Baleani, Laura barboni, Luca Luciani Mamo, Marco Bentivoglio, Mario Mengascini. Mirella Battistoni, Nicola Brignoccolo, Ombretta Buongarzoni, Saverio Simi De Burgis, Simone Aspriello, Tunde Stift STAMPA Bieffe s.r.l. - Recanati (MC) ____________________________ MARCHE GUIDA Reg.Pubblica del 23/04/1998 Aut. del Trib. di Macerata n.418/98


MGCULTURA&SCIENZA

Claudio Pettinari

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Pro-Rettore Vicario UNICAM. Ricercatore universitario e docente di chimica generale ed inorganica.

Mr. McGuire: PLASTICA Benjamin: Credo di non aver capito, signore. Mr. McGuire: Plastica, Ben, il futuro è nella plastica..

uante volte vedendo passare un Duetto sono tornato con la mente alle immagini de “Il laureato”, che ricordo non solo per la prima stupenda interpretazione di Dustin Hoffman, per le fantastiche musiche e canzoni di Simon & Garfunkel, per una regia (Michael Nichols) che definire innovativa è dire poco, ma soprattutto perché evidenziava la difficoltà che noi ragazzini avevamo di colloquiare con i nostri genitori, di esprimere le nostre emozioni, i nostri desideri, le nostre paure. Oggi, da chimico, la scena che ricordo più di sovente è quella tra Mr McGuire (il padre della fidanzata di Benjamin) e Benjamin (il laureato), un colloquio secco quasi all’inizio del film: Mr. McGuire: Voglio dirti solo una parola, ragazzo, solo una parola Benjamin: Sì, signore! Mr. McGuire: Mi ascolti? Benjamin: Sì, signore!

La plastica, materiale che in tanti ancora oggi guardano con sospetto, un materiale che gli italiani spesso associano a degrado ambientale e che talvolta diventa sinonimo di materiale di scarto. Eppure la plastica fa risparmiare risorse ed energia, ha reso e continua a rendere la nostra vita più confortevole, è presente in ogni aspetto della vita quotidiana con un elevato grado di innovazione, con una capacità unica di rispondere alle sfide economiche e sociali in questo terzo millennio. Non molti sanno che in realtà la plastica ha poco più di 100 anni: solo nel 1907 il chimico Leo Baekeland riuscì a realizzare un materiale plastico completamente artificiale, la bachelite, un materiale resistente, isolante, non 6


infiammabile, ma leggero, utilizzato moltissimo nei primi decenni del ‘900 per produrre telefoni, soprammobili, cruscotti, bocce e palle da biliardo.

indumenti anti-incendio e oggi è indossata da tutte le forze armate e le guardie giurate. Il suo successo è dovuto però alla sua leggerezza: immaginate se i nostri soldati italiani durante la prima guerra mondiale avessero potuto indossare divise in Kevlar invece delle corazze Fasina che, impedendo loro qualsiasi movimento, non impedirono la strage di tantissimi battaglioni! La scoperta del Kevlar ad opera della ricercatrice Kwolek, che stava lavorando su polimeri per pneumatici, fu assolutamente casuale.

Se dovessi assegnare un Nobel postumo per le ricerche sulla plastica, forse lo assegnerei a William Carothers, l’uomo del nylon, l’uomo che per primo ebbe l’idea di preparare una fibra sintetica con una struttura simile a quella delle proteine che costituiscono la lana e soprattutto la seta. La scoperta di questa fibra, ottenuta da “carbone, aria e acqua” (in realtà il nylon deriva dalla combinazione di acido adipico e esametilendiammina), fu annunciata all’esposizione universale di New York del 1939 e nel 1940 le donne già facevano code interminabili ai negozi che vendevano calze da donna in nylon. Il 1940, però, era anche l’anno della seconda guerra mondiale e il nylon prodotto venne tutto requisito per produrre le corde e le calotte dei paracadute. Nonostante tutto questo, Carothers, scontento e depresso, si uccise prima di vedere il successo che il nylon avrebbe conseguito.

Dove ci sta portando ora la ricerca? A 5 anni dal premio Nobel di Novoselov e Geim per la scoperta del grafene, oggi in molti credono che questo materiale soppianterà la plastica. Resistente, dotato di capacità elettriche e

Unico Nobel Italiano per la chimica è stato Giulio Natta (lo aveva ricevuto nel 1963, 4 anni prima dell’uscita de “Il Laureato”!). Oggi non sono molti a sapere cosa è il propilene isotattico, ma i cinquantenni sicuramente ricorderanno il MOPLEN, la plastica che ha rivoluzionato la nostra vita, i nostri consumi, le nostre tradizioni: “Ma signora badi ben che sia fatto di Moplen” canticchiava Gino Bramieri. E’ grazie a questa scoperta che l’Italia si colloca all’avanguardia mondiale in una tecnologia innovativa, scoperta che fu seguita da una serie infinita di brevetti, tanto che chiunque sosteneva, come McGuire, che il futuro sarebbe stato nella plastica. La Montecatini (soprattutto nella persona di Piero Giustiniani), la società che lo commercializzò, iniziò a produrre subito quegli “smart materials”, materiali intelligenti che grazie al basso costo e all’alto tempo di sfruttamento iniziarono a sostituire legno, vetro ed acciaio in moltissimi oggetti in uso nelle nostre case.

proprietà termiche, antiossidante, forse anche in grado di produrre energia verde, è oggi in pole-position come materiale del futuro e testimonia che solo la ricerca e l’innovazione potrà salvare l’Italia, in prima fila nelle ricerche su tale materiale. Con tanta speranza nel cuore, la ricerca in UNICAM oggi guarda con tanta attenzione ai Metal-organic Frameworks (MOF), polimeri porosi e innovativi utili per stoccare gas, separare miscele, conferire ai materiali inaspettate proprietà elettriche e magnetiche. Questi nuovi composti potranno un giorno essere utilizzati per catturare la CO2 magari proveniente da grandi impianti di emissione come centrali elettriche e a carbone, o nello sviluppo di nuovi conduttori. Questi ed altri temi sono quelli che HORIZON 2020 ha individuato come assolute priorità mondiali.

Quando parlo di innovazione penso al KEVLAR, una fibra sintetica con proprietà sorprendenti: più dura dell’acciaio, non costosa, molto resistente al taglio e al fuoco. Ha consentito il rimpiazzo dell’amianto in tanti 7


MGSVILUPPO&SOCIETÀ

Simone Aspriello

S

Odontoiatra, Dottore di ricerca in Patologie, coord. T-S Ass. Prodotti Nobili Marchigiani e Italiani

i è tenuta a Montegranaro (FM), ospitati nella splendida cornice del Horizon Hotel dei Sig.ri Luigi Catini e Fabio Toretti, la prima serata di gala dell’Associazione Prodotti Nobili Marchigiani e Italiani, inaugurata dal Presidente Dott. Mario Civerchia per l’anno 2015. Oltre agli amici e soci, hanno preso parte, insieme agli imprenditori marchigiani, numerose Autorità delle Marche e non è mancata a sorpresa, la giornalista di RAI 1 Barbara Capponi e la quarta finalista di Miss Italia 2014 Claudia Filipponi, sensibili sostenitrici dell’Associazione. Nel suo discorso inaugurale, il Presidente, ha ringraziato oltre alle autorità, Il Magnifico Rettore dell’Università di Camerino il Prof. Flavio Corradini, l’esimio prof. Giuseppe Natale Frega, nonché suoi grandi amici, considerati i padri fondatori dell’associazione insieme a tutti gli imprenditori aderenti. Non sono mancati i ringraziamenti anche al Magnifico Rettore dell’Università Politecnica delle Marche Prof. Sauro Longhi, il Prorettore Prof. Gian Luca Gregori, il Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Ancona Dott. Paolo Galassi,

il Direttore dell’ASUR Marche Dott. Gianni Genga, nonché amici fraterni, promotori lo scorso Venerdì 19 Dicembre 2014 insieme alla Associazione, della firma della Carta d’Intenti per la Salute dell’Uomo. Non sono mancati i saluti e ringraziamento al Magnifico Rettore dell’Università di Urbino Prof. Vilberto Stocchi e il Prorettore Vicario Prof. Giorgio Calcagnini per l’adesione e il sostegno alla nostra Associazione. “Tutti Insieme – dice il Presidente - vogliamo far conoscere, promuovere e portare in alto le eccellenze enogastronomiche (agroalimentari) e artigianali frutto dell’esperienza e di una tradizione portata avanti con coraggio, con intraprendenza, con cuore, unendo sapientemente i segreti tramandati dai padri al progresso tecnico e scientifico, nel rispetto dell’ambiente e del territorio, consacrando i nostri imprenditori a veri Custodi del Territorio. Ora, questa serata che ci vede riuniti, vuole rappresentare la definitiva costruzione di una realtà Nuova, Forte e Determinata che vede riunita intorno a sé, oltre al talento imprenditoriale marchigiano e italia8


Grazie al contributo delle aziende come Colle degli Ulivi, Fattorie Subrizi, Az. Agricola Mancini, La Pasta di Aldo, Accademia del Pesce Azzurro, l’Oro della Terra, Tenuta dei Colli di Serrapetrona e Fulvia Tombolini si sono gustate prelibatezze enogastronomiche sapientemente preparate e abbinate per incantare di piacere e autentici sapori il gusto dei presenti, coccolati dalle magie dei musicisti della Banda di Castelplanio.

no, al progresso medico scientifico, all’innovazione tecnologica e informatica, il prezioso contributo di autorità, istituzioni, organizzazioni e professionalità. Il cuore e l’amore che mettiamo in quello che facciamo –continua il Presidente - l’attaccamento ai valori della nostra terra e alla sua bellezza ci rendono punta dell’Eccellenza nel Mondo, armonizzatori di un ecosistema troppo spesso danneggiato e ci consacra a veri ambasciatori presso le Nazioni Unite della Costruzione Ecosostenibile di un Nuovo Mondo di Pace e Benessere per l’Uomo.” “Auguro – conclude il Presidente - che possa presto fiorire la Speranza sulla nostra terra, le Marche, e come i colori dell’arcobaleno tutti noi presenti ci sollevassimo uniti ai più Nobili Ideali verso il Respiro del Cielo, consapevoli che l’iniziativa proposta dalla nostra Associazione avrà un senso e rappresenterà un Nuovo Inizio se ognuno di noi, se ciascuno di voi, si impegnerà personalmente e professionalmente. Solo così, con il giusto spirito, con una unità di intenti e profonda collaborazione nel rispetto e tutela del delicato ecosistema, renderemo la nostra Terra, le Marche, con le Sue eccellenze,

capofila promotrice di questo importante progetto. Con questi auguri brindo al successo della nostra iniziativa, al trionfo dell’intraprendenza e genialità imprenditoriale marchigiana nella Nuova Europa che vogliamo costruire.” E non è mancato, sotto il lume di candela tra i profumi delle Mimose, un omaggio musicale a tutte le incantevoli donne presenti che hanno arricchito l’atmosfera della serata di una particolare piacevolezza.

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MGCULTURA&SCIENZA

L’

Francesco Ciccarelli Giornalista, scrittore ed esperto in comunicazione. Direttore responsabile di MG marcheguida.

e dalla Pro Rettrice Marisa Borracini “L’unità di intenti che ha contraddistinto gli studenti che facevano parte del comitato organizzatore dell’Unifestival nel lavoro svolto per decidere il programma di questa edizione 2015. Alla conferenza stampa in cui è stata presentata la manifestazioni erano presenti anche diversi rappresentanti degli studenti dell’Università di Macerata che lavoreranno fattivamente insieme alle loro associazioni universitarie per la riuscita della manifestazione stessa. Nel corso del suo discorso il Rettore Lacchè ha voluto “Ringraziare tutti i professori e gli studenti delle facoltà che hanno accettato di collaborare all’organizzazione dell’Unifestival, sottolineando la preziosa collaborazione avuta dagli sponsor, da tutti i professori e dalle istituzioni che hanno appoggiato l’evento. Il Rettore ha anche voluto sottolineare e ringraziare in modo particolare il Comune che ha messo a disposizione alcuni locali del centro storico per l’Unifestival e le altre Università con cui l’Ateneo di Macerata collabora”. Sempre nel corso della conferenza stampa è stato sottolineato che “Il programma dell’Unifestival 2015 è stato studiato con attenzione ascoltando le esigenze degli studenti e non solo quelle perché la città deve avere un contatto più costante e continuo con gli studenti. E’ stato anche evidenziato infine che l’Unifestival è anche un momento importante per mostrare il buono stato di salute dell’Ateneo di Macerata che è stato dimostrato anche da diverse iniziative messe in atto recentemente proprio dall’Università a livello locale, nazionale ed internazionale ed è stato anche sottolineato l’ottimo lavoro che sta facendo da tempo l’Istituto Confucio”.

Università di Macerata ha mostrato negli ultimi tempi una certa vitalità nell’organizzazione di iniziative di vario genere utili per gli studenti ma anche per la città. Uno degli ultimi eventi che vedrà l’Ateneo maceratese protagonista ha riguardato la presentazione della quinta edizione dell’Unifestival organizzato da un comitato messo in piedi dall’Ateneo ed in cui ci sono rappresentanti di tutte le facoltà universitarie. L’edizione 2015 si svolgerà dal 13 aprile all’8 maggio 2015 ed ha un calendario formato da quarantacinque eventi che riguarderanno in modo particolare: mostre, dibattiti, convegni e confronti con giornalisti e personalità della giustizia, dell’Università e del teatro locali e nazionali. Gli eventi inizieranno al mattino ed alcuni termineranno a tarda sera e saranno ospitati in diversi locali dell’Ateneo di Macerata, ma anche in altri locali del centro storico messi a disposizione dal Comune di Macerata con cui l’Università spesso collabora. L’evento ha avuto l’appoggio anche di altre istituzioni e di sponsor e vedrà, come detto sopra, gli studenti di tutte le facoltà confrontarsi con personaggi conosciuti a livello nazionale come il direttore di TG Com 24 Alessandro Banfi oppure il Generale Mario Mori, la sorella di Stefano Cucchi Ilaria ed altri ancora. La maggior parte degli eventi dell’Unifestival 2015 si svolgeranno nel centro storico di Macerata e potranno essere visibili anche per i cittadini non solo per gli studenti. Ulteriori informazioni sull’Unifestival 2015 potranno essere consultati sul sito dell’Università di Macerata www.unimc.it e in una apposita pagina dedicata proprio all’Unifestival che si trova proprio dentro al sito dell’Ateneo. Nella conferenza stampa di presentazione dell’evento tenuta presso il Rettorato è stata sottolineata da parte del Rettore dell’Università di Macerata professor Luigi Lacchè 10


MGINCONTRI

N

Massimo Pigliapoco Autore e Art Director della

Il personaggio di questo incon- rivista MG marcheguida. tro è Chiara Bonifazi, la cui velocità sul tartan è pari alla sua grazia. Dando una scorsa al suo curriculum leggo: L’atleta ha gareggiato ininterrottamente dal 1992 al 2013 sempre con i colori bianco-rossi dell’atletica AVIS Macerata e nel corso della sua carriera ha ottenuto i seguenti risultati: Campione d’Italia individuale 60 ostacoli indoor promesse (2001) – 100 ostacoli promesse (2001 e 2002) – Staffetta 4x400 allieve (1997). Sul podio in altri 12 Campionati Italiani di categoria, agli universitari e nelle finali nazionali studentesche, a partire dal 2° posto già tra le cadette nel 1995. Ha vestito la Maglia Azzurra in occasione dell’incontro internazionale Grecia-Svizzera-Italia classificandosi 3^. Record Italiano cadette 4x100 (1995), Record Italiano promesse 4x100 (2001), Record Italiano promesse della svedese 100-200-300400 (2001). Nell’attività regionale ha vinto 20 titoli di

on ricordo se ho mai scritto il motivo per cui, poco più di due anni fa, decisi che forse sarebbe stata cosa buona e giusta pubblicare una rivista come quella che stai sfogliando, caro lettore. Avendo trascorso buona parte della mia esistenza qua e là, quando circa tre anni fa feci ritorno a casa cominciai a riscoprire quello che nel frattempo avevo necessariamente trascurato. Cominciai a guardare tutto ciò che avrebbe dovuto essermi familiare con occhi nuovi, e feci una scoperta. Mi resi conto di essere un perfetto ignorante. Mi ero illuso che conoscere quasi tutte le nazioni europee, la loro gente, e qualche posto di altri continenti, mi avrebbe dato la giusta cognizione di ciò che mi circonda. Sbagliato! Luoghi meravigliosi e personaggi fantastici ce li abbiamo anche qui, nelle Marche, ma, al pari mio, i più lo ignorano. Da qui la volontà di conoscere finalmente la mia terra, e condividere questo nuovo sapere mediante una pubblicazione. 12


“OK, ti racconto. Diciamo che pratico sport da quando avevo tre anni. Essendo alquanto vivace fin da subito, mamma pensò bene di convogliare la mia esuberanza in qualche attività fisica. Iniziai con il nuoto e l’ho praticato per sette anni. Finché si trattava di giocare tutto andò bene. Arrivata in prima media mi proposero di gareggiare, e lì avvenne il blocco. Sentivo che trascorrere ore in acqua a macinare vasche su vasche non mi interessava, quindi proposi a mia madre di provare qualche altro sport. Quel giorno stesso avvenne l’incontro con Franco Lorenzetti, il pilastro dell’Atletica AVIS, preparatore e direttore sportivo, che mi aveva notata ai Giochi della Gioventù, a Treia. Parlò con mamma, spiegandole che secondo lui potevo avere il potenziale per scendere in pista. Fu così che iniziò il mio ingresso nell’atletica, un cammino lunghissimo, durato più di due decenni. Ricordo con tenerezza le mie prime apparizioni al campo sportivo. Mi allenavo con i maschietti, e dato che ero già abbastanza alta per la mia età, li battevo regolarmente tutti. Quell’ambiente mi piaceva, e anche se inizialmente alternavo danza artistica e atletica, dopo qualche tempo optai definitivamente per la seconda.” “Bel caratterino. Volendo giocare con le parole, a 10/11 anni Chiara aveva le idee chiare.”

“ E’ un bel tuffo nel passato quello che mi fai fare. Innanzi tutto vorrei ringraziarti per l’opportunità che mi dai per narrare un po’ della mia storia, e...”( a questo punto la interrompo)

“Diciamo che le mie intuizioni hanno avuto sempre un grosso sostegno da parte dei miei genitori, e questo mi ha aiutata molto nel raggiungimento dei miei obbiettivi. Si sono sempre prodigati affinché fossi felice nel fare ciò che mi piaceva. E’ una fortuna che non capita a tutti i bambini. Per farti un esempio, abitavo a Passo di Treia e quasi tutti i giorni, finché non ho preso la patente, mi dovevano accompagnare a Macerata per allenarmi. Non che fosse una distanza enorme, ma hanno dovuto sacrificare infiniti pomeriggi per sostenermi. Il loro conforto è aumentato in maniera proporzionale alla mia crescita. Mano a mano che progredivo, i carichi di lavoro aumentavano, ma anche gli impegni scolastici, e poi quelli universitari. Mamma, essendo un’insegnante, mi ha facilitato molto anche nello studio, rendendomi l’apprendimento meno faticoso, e questo mi ha permesso di conseguire due lauree nonostante gli impegni sportivi, una in Scienza della Formazione, e l’altra in Scienze Pedagogiche. Sai, vivere in un ambiente rilassato, dove non esistono grosse pressioni, è di grosso conforto. I miei mi hanno sempre fatto sentire la loro presenza senza mai forzare la mano. Vivere in questa atmosfera mi ha consentito di esprimere ciò che avevo dentro. Ripeto, non è una cosa scontata, non tutti i figli hanno l’opportunità di avere dei genitori come i miei, e probabilmente questo loro atteggiamento mi ha permesso di chiarirmi le idee, come dicevi tu.”

“Ferma tutto! Oh Chiara, ma che fai, mi stai prendendo per...!? Colui che è onorato è il sottoscritto. Non sono io di certo il campione!”

“Dovendo ripercorrere la tua carriera d’atleta, quali sono i primi ricordi che ti vengono in mente?”

Campionessa Marchigiana nelle varie categorie. Oltre ai primati marchigiani della specialità dei 100 ostacoli e di staffetta. Detiene tutt’ora i primati sociali dell’Atletica AVIS Macerata sulle seguenti distanze: Record Assoluti e Promesse 100 ostacoli e staffetta 4x100 – Record Juniores 100 ostacoli e staffetta 4x100. Stella d’Oro per i 22 anni di attività. “ 22 anni sono una cifra Chiara. Come funziona? Hai imparato prima a correre, poi a camminare?”

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“Innanzitutto un’attività all’aria aperta. Come ti dicevo smisi il nuoto perché mi sentivo costretta. L’attrito con l’acqua, l’ambiente chiuso non facevano per me, per lo meno in quell’epoca. L’atletica mi dava un senso di libertà, che veniva accresciuto nello stare con il gruppo di ragazzi e ragazze con le quali mi allenavo. Un altro bellissimo ricordo sono i primi risultati. Quando hai uno spirito competitivo, primeggiare ti da una grossa carica, e ti sprona a fare sempre meglio. La mia specialità erano i 100 ostacoli, ma correvo anche le staffette. Quando dovevo disputare la 4x400 ( il giro della morte) la settimana prima della gara dimagrivo 2/3 chili...c’avevo un’ansia! Nel 1997, a 17 anni, vincemmo i Campionati Italiani a Formia. Non saprei descriverti l’emozione e la soddisfazione di quel giorno, ma esperienze come quella ti fanno toccare il cielo con un dito. L’atletica, come qualsiasi sport, se tu dai, ti da molto. Sono tanti i ricordi, e paradossalmente anche gli infortuni sono serviti a formarmi.” “Per arrivare a certi livelli ci vuole tanto impegno. Hai dovuto fare dei sacrifici?” “Dipende cosa intendiamo per sacrifici. Certo, quando avevo 18 anni e le mie amiche passavano i pomeriggi a fare le “vasche” per il Corso, io, finito di studiare, andavo all’Helvia Recina e ci rimanevo fino alle 8 di sera. Oppure, quando il sabato andavamo a mangiare una pizza, finito di cenare, anziché andare in discoteca, tornavo a casa perché l’indomani o m’allenavo, o magari avevo una gara. Le mie amiche mi dicevano che ero una “caga”, ma, se fai dello sport la tua vita, a qualcosa devi rinunciare. Però ero pienamente consapevole di ciò che mi faceva stare bene, dunque quelle scelte erano prese in maniera autonoma. Lo sport è autodisciplina, quindi alcune limitazioni pesano fino ad un certo punto. Quando poi t’arriva la convocazione in Nazionale.........” “Torniamo ai ricordi. Dammi una data significativa.” “ Beh, al di là di tutte le soddisfazioni che questo sport mi ha dato, se vuoi una data, direi il 2003. Durante quell’anno si sono verificati degli eventi che hanno segnato una svolta. Pur superando tutti i test per entrare nelle Fiamme Azzurre, rimasi fuori per un niente. Seguirono un paio d’infortuni e, qualche mese dopo,

arrivò la laurea, e conseguente posto di lavoro. Oltre tutto ciò dovetti rinunciare alla guida di Sergio Biagetti, l’allenatore con il quale ero cresciuta, che nel frattempo si era trasferito. Troppe storie tutte insieme. Stetti per un anno lontano dagli stadi, anno durante il quale dovetti riaggiustare il tiro. Iniziai la carriera d’insegnante, ma dato che sono “una bestia da lavoro”, nel 2005 tornai alle gare partecipando a diverse finali nazionali. Le ultime competizioni nel 2011. Direi che nel 2003, quella eterna essenza che si chiama Destino, fece il suo ingresso brutale nella mia vita, resettando il mio cammino. Con i se e con i ma non si va da nessuna parte. Sono tranquilla di come sono andate le cose, e mi rendo conto di essere stata fortunata nel aver vissuto fin ora una vita così piena. Rimane il fatto che “la bestia” che è in me rimane indomabile. Sai una cosa? Sto pensando di prepararmi per il triathlon....gareggerei anche adesso!” Non sappiamo mai quali sono i progetti che il Fato ha in serbo per noi, ma la vita mi ha insegnato ad apprezzare una frase letta tanto tempo fa: “Quella che per il bruco è la fine del mondo, in realtà è una bellissima farfalla.” Chiara mi ha parlato anche di un grosso evento che svolgerà a breve, ma mi sono dimenticato di chiederle se ne posso parlare adesso. Con enorme piacere scriverò qualcosa a tempo debito. Auguroni per tutto Chiara, e un grosso abbraccio....Oh! Sergio permettendo...ahahah.


MGSVILUPPO&SOCIETÀ

Federica Polacco

S

Laureata in lettere moderne (indirizzo storico-artistico).

re l’Italia nel modo migliore, con gli occhi e con il cuore, in un’atmosfera speciale nella quale ci si sente tutti uniti persino in coda come di solito non accade - per visitare luoghi spesso inaccessibili nei quali riconosciamo la nostra identità e che rappresentano una ricchezza comune e fieramente condivisa. Una grande mobilitazione popolare che finora ha coinvolto oltre 7.800.000 italiani che ogni anno si danno appuntamento per vivere l’esperienza di tante storie diverse che raccontano la nostra storia: un’occasione per “convivere e condividere”, per sentirsi parte di questa grande comunità che ama il proprio Paese e difende le proprie ricchezze, per sentirsi attori protagonisti e non spettatori passivi. L’esperienza del nostro gruppo di volontari ci ha portati quest’anno a Polverigi e ci ha dato la possibilità di

icuramente il meteo non è stato nostro alleato, ma come sempre, alla fine, abbiamo passato due splendide giornate alla riscoperta dei luoghi nascosti della nostra Italia. Giornate FAI di Primavera, l’appuntamento annuale che i volontari “temono” e i visitatori hanno ormai tradizionalmente in calendario da ben 23 edizioni! Ma parliamo dei “numeri” che abbiamo avuto nelle nostre Marche; stiamo parlando di ben 55 beni aperti in 23 località, 30 iniziative collaterali, 2000 Apprendisti Ciceroni®, 400 VOLONTARI, 5 delegazioni, 4 gruppi FAI e 4 gruppi FAI Giovani ! È il più grande evento di piazza dedicato ai beni culturali, un appuntamento che da anni dimostra la voglia di partecipazione e l’orgoglio di appartenere a una collettività che ama i luoghi in cui vive. Una “giornata ideale”, il giorno perfetto per abbraccia16


trovare una comunità cittadina attiva e attenta al volontariato culturale, persone che hanno collaborato con noi per la realizzazione e la buona riuscita di queste due giornate di festa. Come a noi a Polverigi è capitato di incontrare persone così, siamo certi che capiti in tutti i 780 luoghi che sono stati aperti quest’anno in Italia per le Giornate FAI di Primavera. Essere un volontario del FAI mi regala questo ogni anno: l’incontro con persone meravigliose e straordinarie che altrimenti non avrei mai conosciuto. Persone che ci emozionano con la loro storia personale, la storia dei posti che amano e spesso aprono le porte di casa loro a centinaia di sconosciuti; ma non per questo, perdono il sorriso o la voglia di raccontare. Come nel caso di Loreta e Ferruccio, i due proprietari di Casa Cappella (Polverigi) che per due giorni, non solo hanno visto entrare in casa loro centinaia di sconosciuti, ma si sono anche presi cura di noi giovani volontari come se fossimo figli loro. Perché le Giornate FAI di Primavera sono anche questo: le persone che le fanno!

(foto a destra) i volontari del FAI Giovani Ancona davanti all’entrata di Casa Cappella a Polverigi. (foto a sinistra) i volontari del FAI Giovani Ancona nella Chiesa del SS. Sacramento a Polverigi con i musicisti Marco Santini, Gabriele Esposto e la Sand Artist Paola Saracini.

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MGINCONTRI

Massimo Pigliapoco

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Autore e Art Director della rivista MG marcheguida.

a storia che mi accingo a raccontarvi non è tratta da una fiaba di Hans Christian Andersen, e neanche da un romanzo di Jonathan Swift. Le vicende che vi esporrò potrebbero indurre il lettore a credere che siano spunti per un’opera letteraria, se non fosse che, come sempre accade, la realtà vada oltre ogni fantasia. Per dare un quadro completo alla narrazione, devo risalire ad una serata di circa un anno fa.

e l’altra ci scambiammo informazioni sulle nostre attività, e i rispettivi biglietti da visita, con la promessa che ci saremmo rivisti per approfondire la nostra conoscenza. Passò qualche giorno quando, un mattino, ci vedemmo recapitare in redazione, da un pony-express, uno scatolone contrassegnato dal marchio Hauraton. Con Alberto aprimmo il voluminoso involucro, nel quale trovammo una serie di gadgets tutti personalizzati con il logo aziendale, e una lettera:

Con Alberto, eravamo stati invitati ad un appuntamento di gala in un noto locale di Portonovo dove, da 25 anni, all’inizio dell’estate, si svolge la premiazione del Marchigiano dell’Anno, una rassegna durante la quale vengono consegnati dei riconoscimenti a personaggi che si sono particolarmente distinti nel campo culturale, imprenditoriale, artistico e sportivo, tutti marchigiani ovviamente. A cena sedemmo in uno dei grandi tavoli rotondi della sala insieme ad una dozzina di ospiti. Alcuni di noi si conoscevano già, altri no, per cui, per rompere il ghiaccio, brindammo all’amicizia. Trovai un immediato feeling con uno dei commensali, un simpatico giovanotto sulla quarantina che stette subito al gioco, e che avevo già notato sul palco dell’auditorium, essendo lui uno dei premiati. Tra una battuta

“Cari Alberto e Massimo, è stato un vero piacere conoscervi, ed ho apprezzato molto il progetto che state realizzando. Mi auguro di rivederci quanto prima per discutere in maniera approfondita, e vagliare le opportunità che una tale iniziativa può cogliere. Per quanto mi riguarda, ogni qual volta mi sarà possibile, contate sulla mia presenza. Con affetto, Toni Principi.” Toni è il Direttore Generale dell’Hauraton Italia, un’azienda tedesca con sede a Rastatt/Oetingheim, leader mondiale nel settore del drenaggio lineare, nonché Vicepresidente dell’AISES (Associazione Italiana Segna18


letica e Sicurezza). Da quel primo incontro ci siamo rivisti diverse volte nel suo ufficio e, un pomeriggio, mentre sorseggiavamo un caffè con la presenza di Linda Asoli, collaboratrice dell’ufficio marketing, mi sono fatto raccontare la sua storia, straordinaria storia. “Ho iniziato a lavorare a 14 anni come idraulico, dopo la terza media, con la Termo5, una società di artigiani nella quale c’era anche mio fratello. Un paio di anni dopo, mi accadde di trascorrere una settimana durante la quale provai una sensazione, come dire, di scombussolamento. Non ero soddisfatto della mia vita, non accettavo l’idea di continuare a fare quel mestiere per il resto dei miei giorni. Quando ero in azienda mi capitava spesso di essere presente durante le visite dei rappresentanti che proponevano i loro prodotti. Vestiti bene, con le loro valigette e i cataloghi, il loro sapersi esprimere con proprietà di linguaggio, tutto ciò mi affascinava, e nelle mie fantasie avrei voluto essere come loro. Si, volevo essere un venditore, un funzionario che girava per le ditte e parlava con la gente. Quell’idea mi frullava in testa notte e giorno, pur sapendo che se mi fosse riuscito di realizzarla, non mi sarei fermato lì: volevo fare qualcosa di più grande. Passò un altro anno, mi chiamarono per il servizio militare, ma fui congedato dopo pochi mesi, dato che soffrivo d’ernia. Nel frattempo quell’idea non mi aveva abbandonato un solo istante. Tornato a casa iniziai a fare domande d’assunzione presso alcune ditte ma, ahimè, mi resi subito conto di una triste realtà: senza titolo di studio, le possibilità di essere preso in considerazione si riducevano praticamente a zero. Non mi demoralizzai. Trovai un impiego in fabbrica dal dott. Roberto Busco, al quale confidai le mie aspirazioni, tanto cosa avevo da perdere? Dopo avermi ascoltato, mi disse: “Attualmente a noi serve un tecnico installatore delle vasche idromas-

saggio che produciamo. Quando avrai acquisito esperienza, non è detto che non ti possa anche impiegare come venditore. Ora inizia così, poi vedremo.” Il rapporto con la Busco durò quasi 5 anni, durante i quali svolsi la qualifica di tecnico in tutta Italia e, pur essendo trattato benissimo sia umanamente che economicamente, di andare a fare il venditore non se ne parlava. Il tempo trascorreva e le porte non si aprivano. Lasciai la Busco e iniziai un rapporto con una ditta che vendeva piastrelle, e con un’altra di materiali edili, intanto studiavo per diventare agente di commercio, dato che non mi spettava d’ufficio, sempre per quel benedetto titolo di studio che non avevo conseguito. Trascorsero altri 2 anni e mezzo finché il titolare di una commerciale mi fece una proposta: “Abbiamo da poco inglobato tra i nostri prodotti quelli di un marchio tedesco che sembra essere forte nella produzione di canalette per lo scolo di acque meteoriche. Se la cosa ti può interessare, ti affiderei il mandato come responsabile del Sud Italia.” Iniziai subito a creare una rete commerciale nel Sud, le spese erano tante e le entrate al di sotto del previsto. Fu un’esperienza che durò per tre anni, ma non avevo ancora trovato l’azienda che mi dava la formazione come cercavo io. Nel ‘99, finalmente, ricevetti da un amico, Marco Biondi, la spinta a contattare un’azienda di caldaie, che stava cercando un collaboratore idoneo per la zona di Verona. La cosa mi interessava molto, telefonai a Rastatt e comunicai il fatto alla area manager export, la quale mi disse: “Principi, mi dispiace che la nostra collaborazione termini qui, ma prendo atto della sua decisione. 19


Lui ti spiegherà quello che c’è da sapere.” Bis bald! Quando li incontrai, dieci giorni dopo, il discorso che mi fecero fu questo: “Signor Principi, come lei già sa, abbiamo intenzione di aprire una nostra filiale in Italia. Abbiamo ricevuto le candidature da diversi manager, ma a noi interessa avere a capo del nostro distaccamento un giovane italiano volenteroso, formato da noi. Lei potrebbe essere il giusto candidato. Deve essere disposto a dedicarci alcuni anni della sua vita. Durante questo lasso di tempo sarà affiancato da alcuni educatori di nostra fiducia, tra cui il sig. Marco Biondi e la sig.ra Sonia Eickert che ci terranno costantemente informati sul suo rendimento. Alla fine di ogni anno verificheremo se ci saranno i presupposti perché lei continui. Qualora tutto procederà secondo i nostri piani, alla fine del 2007 lei potrà dirigere la sua filiale. Se accetta, domattina troverà un aereo che la riporterà in Italia, e potrà iniziare da subito la ricerca di una sede a lei comoda. Faccia finta che l’azienda sia la sua ma, mi raccomando, spenda con parsimonia. L’affiancheremo in ogni momento ed in ogni difficoltà ma dovrà lavorare sodo.” Capii che era miracolosamente arrivata l’occasione che aspettavo da anni, anche Biondi mi confermò che era l’opportunità della mia vita. Ora o mai più, mi dissi. Il 28 febbraio 1999 cominciò l’avventura. Dedicai anima e corpo al lavoro e allo studio, senza risparmiarmi un solo giorno. Frequetai numerosi corsi, tenendomi sempre aggiornato su tutte le materie. Ero talmente concentrato nel raggiungere l’obbiettivo che gli anni trascorsero senza che me ne accorgessi. Nel frattempo i capi, anche se distanti 1000 chilometri, avevano i resoconti del mio andamento quasi quotidianamente. Nel gennaio del 2006, in occasione di una riunione in Germania, il signor Marcus Reuter, figlio di Fabian Reuter e oggi amministratore delegato dell’azienda, mi conferì ufficialmente la dirigenza della filiale.

Buona fortuna.” Mi stavo organizzando per spostarmi in Veneto quando, passato qualche giorno dall’ultimo contatto telefonico, mi richiamò Sonia Eickert, manager dell’Hauraton: “Senta Principi, tra un paio di giorni sarò a Modena. Le dovrei parlare. Pensa di riuscire a raggiungermi?” Andai all’appuntamento e Sonia mi confidò che il signor Fabian Reuter, amministratore delegato dell’Hauraton, aveva intenzione di aprire una filiale in Italia, nelle Marche esattamente, poiché innamorato della nostra regione, con particolare interesse per la città di Fano, poiché la città della fortuna è gemellata con Rastatt, dove si trova la sede principale dell’azienda. Pur essendo onoratissimo del progetto, feci presente che forse non ero ancora abbastanza preparato per avviare direttamente la filiale di un marchio che stava riscuotendo sempre più prestigio a livello mondiale. Inoltre, le mie lacune erano ancor più evidenti nelle lingue. Avrei dovuto confrontarmi con i dirigenti di Rastatt. Il fatto era che non solo non conoscevo il tedesco, ma neanche l’inglese. Come avrei potuto ricoprire un simile incarico? Dopo aver ascoltato le mie ragioni, sarebbe più corretto dire le mie perplessità, Sonia mi disse: “Sappiamo già tutto ma, se accetti, penseremo noi alla tua formazione. Ti prenoto un biglietto aereo per la settimana prossima, destinazione Francoforte. Lì conoscerai il capo, Fabian Reuter. 20


Ogni anno, durante il meeting dei dirigenti dell’HAURATON, il sig. Fabian Reuter mi chiama accanto a lui, e mostrandomi ai presenti dice: “Io e questo uomo siamo stati due incoscienti. Io a fidarmi di lui, e lui a fidarsi di me. Se però non avessimo rischiato, non sarebbe mai nata una grande collaborazione.” Lo scorso 5 e 6 Marzo ho avuto il piacere di essere invitato al XVI° Meeting degli Agenti Hauraton Italia, una due giorni durante la quale si sono radunati circa 60 stretti collaboratori di Toni che, oltre fare il punto della situazione e valutare i nuovi obbiettivi, hanno goduto di una piacevolissima gita a Fano, città interessantissima gemellata con Rastatt, sede dell’Hauraton. Arrivati nella secolare città marchigiana di origine romana, siamo stati accolti dal capo ufficio stampa del comune che ci ha condotti in una visita guidata alle tante bellezze di Fano, accedendo anche in siti che normalmente sono preclusi al pubblico, per via di lavori in corso o di recupero. Il sindaco Massimo Seri ci ha ospitato nelle sale del Municipio e, dopo averci dato il benvenuto e messo in evidenza l’importanza del gemellaggio con la città tedesca, ci ha allietato della sua presenza anche a cena, in un apprezzabile locale di cui, purtroppo, non ricordo il nome. Ciò che invece è rimasto ben fisso nella mia memoria è l’atmosfera di armonia che ho respirato durante tutto l’evento. Sappiamo benissimo che, in un periodo come quello in cui stiamo vivendo adesso, l’armonia scarseggia e la fiducia nelle aziende è bassa. Gli agenti che ho conosciuto questi giorni sono invece consapevoli di lavorare per una azienda leader in campo mondiale, dunque sanno bene che i prodotti da loro distribuiti sono di qualità assoluta. Questo sicuramente da loro la sicurezza di essere ben tutelati. Ma non basta. Essere seguiti, invece, da vicino ed in ogni circostanza da un uomo come Toni Principi e il suo abile staff, è quello che serve per fare la differenza, per trasmettere fiducia e serenità. Toni ha dimostrato di essere un Campione, e seguire i consigli di chi è arrivato sul gradino più alto del podio, nonostante tutto sembrasse remargli contro, non può che portarti alla vittoria. Questo tutti lo sanno. Ammirevole Toni! Sono proprio contento di averti conosciuto. Un sorriso e un abbraccio.


MGSALUTE&BENESSERE

Giorgio Caraffa

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Spec. in neurologia. Spec. in medicina fisica e riabilitativa. Direttore del Dip. di medicina e fisica riabilitativa Area Vasta 3

a schiena si incurva di lato, il profilo di una spalla è più basso, una scapola più sporgente… cosa succede a mio figlio? Si tratta di scoliosi, una deformità tridimensionale della colonna vertebrale, con deviazione laterale e rotazione delle vertebre. Colpisce 2-3 bambini su cento, più frequentemente in adolescenza, ma ci sono casi in cui si manifesta nei più piccoli e tende a progredire fino alla maturità ossea. Nella maggioranza dei casi colpisce le femmine ed è idiopatica (la causa non si può stabilire, ma probabilmente c’è un’impronta genetica), a volte è associata a malattie del sistema muscolo-scheletrico e può progredire anche nell’adulto. Di solito non dà dolore e proprio per questo è ancora più importante controllare periodicamente, soprattutto nelle fasi di crescita rapida, la schiena dei nostri bambini. Se è vero, infatti, che “ogni scoliosi grave è stata, all’inizio, una piccola scoliosi”, è fondamentale riconoscerla precocemente per poter mettere in atto le strategie terapeutiche più adeguate. Le possibilità di gestione della scoliosi vanno dalla semplice osservazione, alla fisioterapia, passando per l’uso di corsetti o gessi, fino alla chirurgia. Uno dei maestri del trattamento della scoliosi, Paolo Sibilla, sottolineava la necessità di eseguire il trattamento a gradini e che, compito del bravo medico è quello di saper partire dal giusto gradino, in modo da evitare un ipertrattamento che avrebbe un pesante impatto sulla qualità di vita, così come un sottotrattamento che potrebbe favorire la progressione della scoliosi. Perché un adulto con una scoliosi grave può soffrire, invece, di importanti mal di schiena. Nella nostra struttura l’equipe prende in carico il bambino o il ragazzo fin dalla diagnosi e lo accompagna, con controlli periodici, fino alla fine della maturità ossea e oltre, se necessario. Facciamo cicli di trattamento riabilitativo e prescriviamo, nei casi più gravi il corsetto da indossare al fine di controllare l’evolutività della curva scoliotica. Proprio per riuscire a vederci più chiaro sull’argomento, a breve, l’8 maggio prossimo, ci sarà a Treia un evento formativo sull’argomento “Il puzzle dalla scoliosi: dall’età evolutiva all’adulto” e un corso, il giorno successivo, “La cifosi. Approccio incruento” a cui parteciperanno i maggiori esperti nazionali in tema di deformità vertebrale come il Prof. Becchetti del Gaslini di Genova, il dr. Rainero della Don Gnocchi di Milano, il dr. Corigliano della Don Gnocchi di Firenze, il dr. Giudici di Milano.

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ph. Cecilia Del Gatto

Cecilia Del Gatto Photography


grafica ufficio comunicazione unimc


MGCULTURA&SCIENZA

Emanuel Vecchioli

CENTRO INTERNAZIONALE DI FORMAZIONE UNIVERSITARIA CIFU

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Consulente Tricologico per la Farmen in Italia; Docente Tricologia Istituti IAL; Rettore della John Locke University.

di essere guidati alla padronanza di una metodologia didattica dell’apprendimento, strumento indispensabile per una crescita professionale e culturale. Sarà quindi possibile lavorare e studiare contemporaneamente. Molte persone hanno fatto questa scelta attraverso le nostra Università e ciò ha consentito loro di raggiungere i propri traguardi. Una laurea oggi può offrire l’opportunità di un avanzamento di carriera e la valorizzazione della propria immagine.

a F.U.I. Nasce come centro formativo universitario con sede nel cuore di Loreto. Per la prima volta anche in Italia è possibile usufruire di un’assistenza didattica personalizzata per conseguire un dottorato presso importanti università americane. Lo studente potrà ottenere, secondo le normative internazionali vigenti riconoscimenti di crediti fomativi derivanti sia da curriculum studiorum che da esperienze professionali che permetteranno di abbreviare il percorso di studi e raggiungere una prestigiosissima laurea che permette di fregiarsi del titolo di doctor/dr. O dott. Secondo quanto sancito sia dal Ministero di Grazia e Giustizia (del 23-9-04 pos. N. 2/0/Q) che dal Ministero dell’Universita’ (28-5-92 istruniv.Uff. 11 Prot. N. 2017). L’insegnamento a distanza con l’ausilio di tutor specializzati permette di ovviare ad una frequenza obbligatoria, ma nello stesso tempo di acquisire un’approfondita conoscenza di tutte le materie dei programmi di studio e

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MGCULTURA&SCIENZA

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Ambrogio Selusi

u Confucio (孔子) Docente di “storia del pensiesono stati scritti ro cinese” presso l’Università fiumi di inchiostro, di Macerata e collaboratore sia all’interno della dell’Istituto Confucio. letteratura cinese sia attraverso le innumerevoli interpretazioni occidentali che partono dai grandi missionari di stanza in Cina, come il noto maceratese Matteo Ricci. Ma chi era davvero Confucio? La storiografia cinese stabilisce come suo anno di nascita il 551 a.C. e come quello di morte il 479 a.C., alla considerevole età di 72 anni. Queste due date lo collocano in un periodo storico di grandi sconvolgimenti, che vede il decadere del modello feudale degli stati vassalli retti da una monarchia unica ereditaria proprio dei primi millenni della storia cinese. Confucio nasce in questa complessa fase di belligeranza aperta tra stati, in una famiglia di aristocrazia militare che decade per la morte del padre poco dopo la sua nascita. Confucio quindi da un lato beneficia di un ambiente colto che lo spinge a studiare ma, al contempo, non può che svolgere lavori umili per aiutare la madre rimasta vedova. Già in giovane età, l’alto livello raggiunto nello studio gli permette di raccogliere intorno a sé alcuni discepoli con i quali prende a peregrinare di corte in corte alla ricerca di un sovrano che decida di seguirne gli insegnamenti. La formazione del giusto sovrano o principe è infatti lo scopo fondamentale di tutto l’insegnamento di Confucio. Nel 495 sembra riuscirci quando, dopo aver ricoperto incarichi minori, diviene primo ministro nello stato di Lu, ma poco dopo si dimette essendo in disaccordo con la dissolutezza morale e di governo del sovrano. Continua comunque ad insegnare a discepoli e sovrani riprendendo la peregrinazione tra i diversi stati in lotta. Gli insegnamenti orali che egli impartisce vengono poi raccolti dai discepoli e formano il famoso testo noto come Dialoghi (論語), l’unica opera che, sebbene non scritta da Confucio, ce ne restituisce l’insegnamento. La descrizione fatta fino ad ora sembra suggerirci una figura di intellettuale in qualche modo prossima a


quella del pensatore alla ricerca di mecenati tra le corti italiane del tardo medioevo e rinascimento, e il paragone in effetti ha delle basi, essendo questo uno dei periodi di maggior fermento intellettuale di tutta la storia cinese. Basti pensare che ci si riferisce a questa fase culturale di transizione col termine di “Cento scuole”, proprio a significare il gran numero di pensatori con posizioni diverse che all’epoca peregrinano di corte in corte. Tra questi intellettuali alcuni propongono teorie socio-politiche rivoluzionarie, reazionarie, inedite, spregiudicate, spietate, ecc. ma Confucio non è tra questi, dal momento che si pone, al contrario, come restauratore e non come riformatore dell’antica sapienza che vede ormai in decadenza. Per il maestro lo studio di questa antica sapienza è il gradino imprescindibile di ogni sviluppo intellettuale ed essa trova massima espressione nei lǐ (禮), termine che traduciamo con “riti”, ma che in realtà sta a significare un ampio spettro di norme seguite dalle antiche dinastie considerate fondatrici della cultura cinese arcaica. I saggi sovrani dell’antichità avevano creato per gli uomini questo mosaico di tasselli che fossero garanti di armonia naturale e politica tra gli uomini. Nella cultura cinese l’antichità di una norma è un valore di per sé e questa antichità nel confucianesimo la rende portatrice di verità in sé, ancor più di una ragione puramente razionale. Queste norme vanno dalla regolamentazione delle relazioni tra uomini – in una struttura gerarchica che si basa sul rapporto padre-figlio –, alle cerimonie dei defunti o ai sacrifici, fin’anche a norme sull’abbigliamento, sui periodi propizi di coltivazione o sulla buona musica che spinga gli uomini verso l’armonia. Colui che desidera divenire davvero “uomo nobile” (君子) deve studiare (學) i “riti” (禮), metterli in pratica correttamente e coltivare la propria azione morale basandola sul principio del “comportarsi con gli altri come se fossero se stessi” (恕) e sulla virtù dell’equilibrio leale verso superiori e inferiori (忠). In un passo dei dialoghi troviamo una descrizione del proprio cammino di vita da parte di Confucio che indica il processo necessario a divenire “uomo nobile”: «Il Maestro disse: “A quindici anni ero dedito allo studio, a trenta ero saldo [nell’osservanza delle norme rituali], a quaranta non avevo più dubbi, a cinquanta compresi il decreto celeste, a sessanta sapevo ascoltare e a settanta seguivo gli impulsi del mio cuore senza incorrere in trasgressioni”» [II.4, trad. Lippiello]. Confucio da giovane ha studiato i riti, a trenta è divenuto consapevole della loro rilevanza e quindi a quaranta non ha più dubbi su ciò che è giusto o

sbagliato fare. Ma mettere in pratica il complesso dei rituali è ben più difficile che conoscerli, bisogna raggiungere la consapevolezza del posto che si ha nel mondo, del proprio destino, proprio grazie alla pratica completa di ogni sfaccettatura di tali antiche norme. Questo destino è detto “decreto” o “comando” del cielo (天命), essendo il cielo il principio morale e sociale della Cina antica. Solo dopo aver capito il proprio “posto nel mondo”, Confucio dice di aver imparato ad ascoltare, intendendo con questo verbo la capacità di cogliere la naturalezza delle cose naturali ed umane senza imporsi su di esse, senza far violenza. Coltivare questo ascolto porta Confucio, a settant’anni, a seguire il proprio cuore senza opporsi a nulla, perché ormai il suo cuore e la sua mente (心) sono in accordo armonico col mondo. Il desiderio e l’impulso sono acquietati.

Questi sono i fondamenti dell’etica di Confucio che caratterizzano tutta la storia del pensiero cinese, grazie agli sviluppi apportati dai discepoli diretti e poi dalle raffinate successive rielaborazioni. La figura ed il pensiero di Confucio, dopo essere stati rigettati come anti-comunisti e oppressivi durante il maoismo, soprattutto nel periodo della Rivoluzione culturale, vivono dai tardi anni ’80 fino ad oggi un revival straordinario e sono la base della cultura cinese che il governo di Pechino si impegna a comunicare all’estero anche attraverso gli Istituti Confucio.

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MGCULTURA&SCIENZA

N

el linguaggio corrente fare economia significa risparmiare, lavori in economia significa gestire i lavori (di costruzione od altro) in prima persona fornendo materiali, retribuendo le maestranze, dirigendo e sorvegliando lo svolgimento dei lavori al fine di conseguire un risultato con risparmio di spese. Dall’etimologia della parola (gr. oikonomìa governo della casa) e dal linguaggio comune possiamo dedurre il concetto di economia: una scienza che si occupa della razionalizzazione dell’impiego delle risorse disponibili, suscettibili di impieghi alternativi, per raggiungere il fine desiderato. E’ una scienza complessa che ha acquistato odiernamente un’enorme importanza per un triplice ordine di ragioni: - viviamo in una civiltà materialistica in cui il possesso dei beni, anche oltre il limite del necessario, condiziona la vita delle persone, l’aforisma “not to have, not to be”(non avere non essere) riassume bene la situazione. - con la scoperta e l’impiego degli esplosivi atomici (1945) la competizione degli Stati per assicurarsi le risorse del Pianeta si è spostata dal piano militare a quello economico, infatti una eventuale terza guerra mondiale, tenuto conto dell’entità degli arsenali nucleari accumulati dai vari Stati, potrebbe distruggere la vita sulla Terra. Non senza ragione il grande fisico A.Einstein, amareg-

Niccolò Machiavelli

Giuseppe Asdrubali Laureto in Economia e

giato per aver dato il suo Commercio, specializzazione contributo al progetto Manin Matematica Finanziaria e Attuariale. Dirigene bancario. hattan per la realizzazione del primo ordigno atomico, ebbe a dichiarare a questo proposito: “Non conosco le armi della terza guerra mondiale, ma solo quelle della quarta: sassi e bastoni”. - la Germania ed il Giappone che nella seconda guerra mondiale hanno cercato il loro “Lebensraum”(spazio vitale) espressione eufemistica che nasconde un primitivo istinto di sopraffazione con la forza delle armi, sono state duramente punite dalla Comunità internazionale coalizzatasi contro di loro, ma oggi con la” forza” della pace , della loro laboriosità e coesione sociale i governanti dei due Stati sopraindicati sviluppando al meglio la loro attività economica sono riusciti ad assicurare ai loro popoli un benessere senza confronti nella storia dei due Paesi, tali da rappresentare esempi da imitare per altri popoli che stanno attraversando una crisi economica della quale, oggi, non si riesce a intravedere la fine. L’economia è una scienza complessa perché influenzata anche da motivazioni di carattere psicologico. L’emotività della specie umana non è facilmente controllabile, come dimostrano la periodicità delle guerre, fortunatamente divenute a carattere locale per le ragioni sopra esposte, le ricorrenti crisi economiche dovute a sovrapproduzione


accompagnate da inadeguata liquidità, le bolle speculative ora di carattere tecnologico, ora di carattere edilizio. Ma ridotta all’essenziale è facilmente comprensibile anche per i non specializzati. Occorre far comprendere ai cittadini e alle classi dirigenti del nostro Paese che il loro diritto ad un elevato tenore di vita, per loro come per qualunque altro popolo della Terra, è subordinato al dovere, oltre che alla possibilità, di produrre i beni e servizi loro occorrenti per soddisfare le proprie esigenze e che il maggior benessere non si consegue con un rendimento lavorativo (produttività) inferiore a quello degli Stati con i quali noi siamo in competizione sul mercato internazionale anche perché la globalizzazione ha accentuato enormemente la concorrenza fra i produttori. Per fabbricare questi beni occorrono energie e materie prime, risorse di cui l’Italia, paese di limitata estensione e sovrappopolato, non dispone in modo adeguato e che perciò deve importare dall’estero. Se continuiamo ad indebitarci nessuno all’estero vorrà rifornirci prima di averci visto seriamente all’opera ed essersi convinto che con il nostro lavoro ordinato noi potremo produrre un po’ più del necessario e con la nostra frugalità e parsimonia, risparmiare quel tanto per

Enrich Fromm -

Albert Einstein & Robert Oppenheimer -

ridurre gradualmente l’indebitamento a livello tale che lo “spread” fra i titoli di stato decennali italiani e tedeschi sia contenuto entro limiti accettabili. La nostra regione pur avendo caratteristiche particolari di laboriosità dei suoi abitanti, spirito imprenditoriale diffuso, vocazione all’esportazione dei suoi prodotti, bassa densità demografica, non può non risentire della crisi generale in cui versa il Paese a causa di una classe dirigente –salvo limitate eccezioni- arcaica, litigiosa, inadeguata, incapace di rinnovarsi, perché” non sa leggere i segni dei tempi “come invece ha saputo fare lo Stato Città del Vaticano che ha elevato al rango di Pontefice l’umile e sobrio” servo di Dio” Mario Bergoglio che con grande energia sta rinnovando la Chiesa per metterla in grado di affrontare le sfide del XXI secolo. Chiudo queste considerazioni con parole di speranza anche per la nostra bella, ma al momento “povera Italia di dolore ostello” perché come appassionato della scienza dei numeri so che ogni decremento per quanto impressionante è sempre considerato come compensazione di un precedente processo di incremento e in un ciclo continuo il decremento sarà a sua volta integrato da nuove energie e da nuovi sviluppi. Anche la nomina a Presidente della Repubblica di Sergio Mattarella ,sobrio e misurato quanto Papa Francesco, entrambi antesignani del rinnovamento, mi fa sperare che le nostre aspettative non saranno deluse.


MGARTE&MUSICA

Enrico Filippini Dj storico delle notti marchigiane. Collabora con Rai e Mediaset.

E

suono diventa più potente, più elaborato, ma perde un pochino di anima, del tocco dell’uomo. L’Inghilterra comincia farla da padrona nelle produzioni disco ed anche l’Italia ha il suo bel filone dance, devo dire successivamente molto apprezzato anche all’estero. I locali diventano bellissimi, tecnologici, con giochi di luce incredibili ed impianti suono perfetti. Balzano alla ribalta nuovi nomi ma anche alcuni dei vecchi si difendono bene: Lionel Ritchie e Michael Jackson stupiscono il mondo con delle produzioni eccezionali. Spunta anche una giovanissima Madonna e la produzione di musica dance prende il volo. Sono numeri da capogiro! Anche l’abbigliamento cambia radicalmente e dal jeans stretto in vita e largo in fondo, si passa al pantalone ampio con le penches ed a vita alta, giacche con spalline ampie e scaldamuscolo per le ragazze. Capelli ricci per le donne e ciuffo davanti e rasati sul retro per gli uomini. Poi, l’incantesimo comincia a svanire con l’avvento di un virus terribile che pone fine alla sregolatezza sessuale del periodo: l’Aids. Ma di questo ed altro ancora parleremo la prossima puntata, sempre qui su MG. Ci si sente folks!

ccomi di nuovo, cari lettori di MG per la terza puntata della storia delle discoteche. Il fenomeno della disco music diventa planetario. Non c’è sperduto angolo di mondo che non abbia un mixer e due giradischi, una strobo o un faretto. Ovunque si balla disco music! Gli anni tra il 1976 e il 1980 sono un trionfo per le discoteche. Molti artisti cominciano a riarrangiare vecchi brani soul degli anni 60 e li propongono con la classica cassa in quattro quarti indispensabile per far muovere gambe e sedere. Tutto il business discografico si sposta verso quel sound e nascono diverse etichette dedicate. I nuovi eroi si chiamano Trammps, Donna Summer, Bee Gees, KC and Sunshine Band, Chic, Gloria Gaynor e cominciano a girare soldoni su tutto il settore. Un periodo decisamente felice, con solo un obiettivo: divertimento! I locali diventano il luogo dove mettere in mostra la propria personalità, il proprio ego e dove, perché no, tentare sesso occasionale. Molti sicuramente si spinsero all’eccesso, sia in termini di immagine che di contenuti, come lo Studio 54 di NYC. Ma tant’è. I primi anni settanta avevano lasciato l’amaro in bocca a molte persone e il crollo degli ideali per cui combattere portarono al rifiuto totale dei contenuti e all’abbandonarsi al piacere puro. Non si può negare che fin dall’inizio, nelle disco circolasse anche parecchia droga, in particolare eccitanti per poter reggere tutta una notte di ballo e di sesso. Dagli anni 80, il sound comincia a risentire pesantemente dell’avvento dei sintetizzatori. I batteristi vengono sostituiti da macchine che simulano le basi ritmiche. Il 32


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MGINCONTRI

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gnuno di noi ha un alter ego, un lato della nostra personalità che celiamo, che ci piace nascondere. Nasconderci rende la vita più facile. Tu pensa se tutti noi ci comportassimo come veramente siamo. Sarebbe un mondo pieno di matti.” Ho conosciuto Mirko Gatrilo qualche mese fa, tramite un altro amico pittore, Novecento, che gli fece vedere la nostra rivista durante lo svolgimento di una mostra. Gatrilo non è il suo vero cognome. E’ uno pseudonimo che ha scelto anni addietro per distinguersi da un suo zio, che era a sua volta un apprezzato creativo, soprattutto nella ceramica. Quando Mirko mi telefonò per invitarmi a vedere le sue produzioni, sentii nelle sue parole uno slancio particolare, quasi un appello, come un richiamo. Il giorno dopo andai in quella mostra, e ciò che mi colpì immediatamente furono gli occhi dei volti femminili ritratti. Neri! Tutti neri come la pece. “Tutti noi nascondiamo qualcosa, e quel qualcosa è la parte più

Massimo Pigliapoco Autore e Art Director della rivista MG marcheguida.

intima di noi stessi. Spesso non ce ne rendiamo neanche conto, ma che la zona d’ombra esista non ne ho dubbi. Alcuni, i più profondi, dedicano tutta la loro vita a combattere il “nemico” che è in loro e, a volte, riescono anche a sconfiggerlo, ma mai in maniera definitiva. A volte siamo provocati e, nonostante i nostri sforzi, capita di soccombere. Se lungo il tuo cammino incontri un individuo che riesce a tirar fuori il tuo lato peggiore...Consiglio! Allontanalo immediatamente dalla tua vita. Una persona così non deve far parte della tua esistenza, perché è la cosa peggiore che ti possa capitare. Chi lo fa una volta, lo farà ancora, e poi ancora, fino a distruggerti. La gente negativa va tenuta alla larga, ignorata. Quando nei miei quadri dipingo metà faccia, non è perché mi sono stancato o perché ho finito i colori. Mi limito a trascurare il lato spregevole di quel volto. Non mi interessa contemplarlo e non voglio neanche mostralo al prossimo.” “Mi raccontavi che sei originario di Tolentino, ma hai


vissuto gran parte della tua vita all’estero. Sei ancora giovane. Come mai sei tornato nella tua terra?” “Mah, non c’è un motivo particolare, o forse si, i miei nipoti. Ho vissuto per tanti anni come uno zingaro, inteso come spirito libero, ma sempre per lavoro. Dove c’era un’opportunità che mi allettava andavo, sempre mosso dalla curiosità di scoprire volti nuovi in paesi nuovi. Tutto questo ha un costo naturalmente. Ad un certo punto ho sentito l’esigenza della quotidianità familiare, di vivere quelle cose semplici ma forti che soltanto casa ti può dare. Forse il motivo vero è questo perché, per il resto, conduco una vita abbastanza appartata. Sto con le mie tele, le mie ceramiche, le mie composizioni con legno e metallo....Fondamentalmente vorrei recuperare dei rapporti che egoisticamente ho trascurato per tanti anni, e che solo ad un certo punto ho capito quanto fossero importanti.” “Quando giravi per lavoro trovavi anche il tempo per dipingere?” “Sempre! Ovunque mi trasferissi attrezzavo uno studio, anche piccolissimo, e se lavoravo fino a tardi dipingevo di notte. Per me la pittura è una tisana, un farmaco, un calmante. Ho attraversato tanti brutti momenti e, a volte, ho provato a superarli assumendo alcool o altro, con il risultato che poi stavo peggio di prima. Direi che dipingere mi ha salvato. Una volta, dopo l’ennesima sofferenza, ho trascorso ore ed ore ad imbrattare una tela e, giunto il mattino, il dolore era scomparso. E’ stata una rivelazione. Creare un quadro è terapeutico, mi permette di trasferire sulla tela sia gli stati d’animo di angoscia come quelli gioiosi, e, quando è finito, mi sento guarito.”

sul marciapiede. L’istinto fu quello di andare a vedere cose gli fosse successo, ma fui immediatamente bloccato da un amico che mi accompagnava: - Non te ‘mpiccià. Lascialo stare, potrebbe causarti dei guai -. Ho vissuto in tante grandi città, di diversi continenti, ma la mentalità che bisogna adottare per soggiornarvi non fa per me, non più. Ora voglio concentrarmi su quello che faccio, e trasferire tutto ciò che mi ha formato, consapevole che il viaggio non è finito, dunque non so cosa m’aspetta e dove potrò arrivare. Ma una cosa è certa, e te la dico come una volta l’ho letta: “Sono contento di tutte le mie cicatrici, perché mi fanno capire che sono vivo.”

“Ma perché, anche la gioia ti opprime?” “In un certo senso si. La felicità è effimera. Ci illudiamo che duri chissà quanto poi, inesorabilmente, ci abbandona, lasciandoci l’amaro in bocca. Questo l’ho capito, quindi, quando vivo un momento d’estasi, prendo immediatamente in mano i pennelli e trasferisco tutte le mie emozioni su un supporto, di qualsiasi genere. Terminato il lavoro mi sento libero, sollevato, in pace insomma.”

Caro Mirko, se il Cosmo sarà dalla nostra parte, un giorno ci ritroveremo con tanti altri amici, magari davanti ad un caminetto acceso, e racconteremo come ognuno di noi sarà arrivato all’intuizione dell’Alchimista. Un grande abbraccio...

“I sensibili hanno sempre bisogno di una passione da coltivare, di dare sfogo alla propria creatività per recuperare parte dell’equilibrio che necessariamente si perde vivendo in società. A questo punto della tua vita pensi di aver trovato la formula che funziona?” “Per certi versi si. Ad altre cose non riuscirò mai ad abituarmi. Quando vivevo a Londra, un giorno vidi un uomo a terra 37


MGCULTURA&SCIENZA

Claudio Bernacchia

I

Vice-Presidente Associazione astrofili ALPHA GEMINI.

l 20 Marzo scorso il Sole è stato eclissato dalla Luna. Proprio nel giorno dell’eclisse ci trovavamo all‘ Equinozio di Primavera, giorno in cui, le ore di luce e quelle di buio si eguagliano. Questo accade solo agli equinozi l’uno a Marzo e l’altro, l’equinozio di Autunno, a Settembre. Alle nostre latitudini il Sole non è stato oscurato completamente dal disco lunare e l’eclissi è stata soltanto parziale. Per poter ammirare la totalità saremmo dovuti andare molto più a nord fino alle isole Svalbard. Anche se solo parziale, si è trattato di uno spettacolo unico di quelli di cui di dice :” io c’ero”. Tra tutti gli oggetti celesti certamente il sole è quello più importante per la nostra esistenza. San Francesco con lucida e semplice sapienza nella Laudes Creaturarum, il testo poetico più antico della letteratura italiana, scrive:

molto ridotta e tale da non giustificare un processo lentissimo come quello previsto dalla teoria dell’evoluzione. Il grande prestigio di cui lord Kelvin godeva limitò in quegli anni l’affermazione della teoria di Darwin. Salvo poi l’affermazione generale della teoria , quando ci si rese conto che del semplice gas idrogeno poteva, secondo i meccanismi della fusione nucleare, assicurare una vita della nostra stella nell’ordine dei miliardi di anni. All’interno del Sole, nel suo nucleo, si realizzano condizioni eccezionali: temperature nell’ordine dei quindici milioni di gradi centigradi e pressioni inaudite, centinaia di miliardi di volte quella terrestre. In queste condizioni estreme si attivano le reazioni di fusione nucleare che a fronte di una piccola diminuzione di massa permettono nel tempo la produzione di enormi quantità di energia. La nostra è una stella di seconda generazione, questo vuol dire che non si è formata ai primordi dell’universo, è figlia di stelle più antiche che morendo hanno sparso nello spazio il loro contenuto, compresi quegli elementi più pesanti come il carbonio, l’ossigeno e l’azoto indispensabili per la vita. Il Sole è una stella di mezza età, tra circa cinque miliardi di anni evolverà in una serie di fasi che risulteranno catastrofiche per i pianeti che gli stanno più vicini. La Terra se riuscirà a sopravvivere certamente non sarà più in grado di ospitare la vita che, se ancora esistente sul nostro pianeta, dovrà migrare da qualche altra parte allontanandosi dal Sole. Forse allora diventeremo tutti marziani ed andremo ad abitare su Marte il pianeta rosso che tanto ci affascina.

“Laudato si, mi’ signore, cum tucte le tue creature, specialmente messor lo frate sole, lo quale è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore: de te, altissimo, porta significazione.” Per molto tempo, fino a che non furono compresi e svelati i meccanismi della fusione nucleare rimase nascosta e sconosciuta l’origine dell’enorme quantità di energia che il nostro astro irradia nello spazio intorno a sé. Famosa, nella seconda parte dell’ottocento, la polemica che vide contrapposti da una parte Charles Darwin che per dare fondamento alla sua teoria dell’evoluzione delle specie aveva bisogno di un Sole e di una Terra esistenti da un lunghissimo tempo e, dall’altra lord Kelvin, al secolo William Thomson, eminente fisico inglese secondo i cui calcoli, realizzati credendo che nel Sole avvenissero dei normali processi di combustione, tale durata era 39


ph. Claudio Bernacchia Vice-Presidente dell’Associazione Astrofili ALPHA GEMINI


MGARTE&MUSICA

Due dipinti dal lavoro

“La Donna nello Spirituale”

di

Ombretta Buongarzoni

LE MADDALENE «Felice chi, fuggendo ai richiami della materia e involandosi da questo mondo basso, sale verso Dio volando, rapidamente! Felice l’uomo libero dall’opre e dalle ambasce di questa terra, e che si lancia, su per le vie spirituali, verso gli abissi della Divinità! Un raggio precursore di tutta la luce t’aprirà gli orizzonti dell’intelletto, là ove brilla la divina bellezza: Coraggio, o mio spirito, dissetati alle eterne scaturigini, elèvati con la preghiera, verso il Supremo Creatore; niuno indugio a lasciare la terra! Ecco, fra poco, unito al padre celeste, sarai Dio nel seno stesso d’Iddio?».

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MGSALUTE&BENESSERE

Arianna Bitti Dott.ssa in Giurisprudenza, Coach e Trainer di PNL. Amministratore unico del Centro di formazione Arianna Bitti Scarl. Responsabile Anpep e R.B.I. Italy.

“La cosa migliore del Passato è che è passato. “La cosa migliore del Presente è che è un Dono. “La cosa migliore del Futuro è che deve ancora venire.”

T

utto il bene che possiamo fare e ricevere nella vita si compie grazie al nostro veicolo fisico , se il nostro corpo non è in salute non riusciamo ad esprimere il nostro progetto di vita pienamente , se il nostro corpo soffre anche il nostro stato d’animo cambia , i nostri pensieri sono cupi e le nostre emozioni negative ; in maniera biunivoca possiamo rilevare che anche quando siamo preoccupati , tristi , depressi , impauriti o in collera il nostro corpo ne risente con malesseri passeggeri oppure sviluppando sintomi più seri . Tra il nostro corpo , le nostre emozioni e i nostri pensieri esiste una correlazione e un’influenza reciproca ; la Salute cosi come definita dall’ OMS può definirsi come uno stato di completo benessere psico , fisico , emozionale , relazionale e sociale , non più riducibile all’assenza di sintomi . Qualcuno per definire uno stato di Salute usa il termine Armonia per sottolineare che non possiamo essere in Salute se abbiamo per la maggior parte del tempo preoccupazioni , relazioni insoddisfacenti , un rapporto conflittuale con noi stessi o con la vita , se dormiamo male , se non sviluppiamo i nostri talenti ed inclinazioni. Se ci svegliamo stanchi , se ci avveleniamo con cibo spazzatura , se odiamo la fonte delle nostre entrate o semplicemente se affrontiamo ogni nuova giornata con pesantezza piuttosto che con l’entusiasmo di un nuovo giorno pieno di opportunità. Di solito ci preoccupiamo per la nostra Salute quando la perdiamo ma dovremmo occuparci di essa quando stiamo ancora bene , quando possiamo contare su un buon livello di vitalità , quando ancora abbiamo la serenità

Richard Bandler

per fare buone scelte e non quando siamo intimoriti o annebbiati dalla paura . Di solito i medici , gli operatori sanitari si occupano della nostra malattia ma non della nostra Salute , il focus nella nostra società occidentale è sulla malattia , creando ancora più attenzione a ciò che non funziona piuttosto che attivarsi per creare abitudini funzionali che producano benessere , salute , vitalità e un ottimo livello di energia . Spesso smettiamo di pensare in modo originale e ci conformiamo ad un sistema di pensiero collettivo che delega la sua salute ad altri piuttosto che impegnarsi a conoscere piu’ a fondo la nostra macchina fisica e mentale e adoperare la conoscenza e il buon senso per costruire un sistema di salute personale con nuove abitudini , uno stile di vita adatto alla nostra persona e soprattutto a scegliere la propria filosofia di vita che può essere ispirata da altri ma non clonata e importata , infatti pur nell’obiettività della ricerca medico – scientifica più all’avanguardia dobbiamo riconoscere che siamo individui unici e quindi abbiamo bisogno di sviluppare un sano senso dell’autosservazione e sperimentazione che ci permettano di avere punti di riferimento personali a partire dall’investimento più grande che ci sia il bene Salute che ingloba tutte le istanze interiori ed esteriori presenti nell’ Individuo , dotato per nascita del libero arbitrio , sarebbe un peccato non esercitare un tale DONO !

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COME INIZIARE IL VIAGGIO ? Prima di iniziare qualsiasi processo di cambiamento e incoraggiare uno stile di vita sano dovremmo essere capaci di fare un lavoro di autoanalisi per valutare cosa vogliamo , cosa stiamo mettendo in atto e quindi cosa dobbiamo modificare . La maggior parte delle persone concordano sul fatto che dovrebbero mettersi a dieta , che non dovrebbero fumare , che hanno bisogno di fare esercizio fisico, che si stressano troppo , che ingeriscono troppi grassi , che dovrebbero assumere più vitamine o idratare di più il corpo eppure non lo fanno … Non cambiano. Quindi è necessario , come percorso propedeutico sviluppare una forte determinazione e forza di volontà. Con una forte determinazione noi possiamo trasformarci molto rapidamente ma senza quella , non è possibile cambiare il solco che abitudini di anni hanno formato senza fare uno sforzo o in un minuto. Al fine di sradicare una vecchia abitudine e modificare il corso del proprio destino dobbiamo contrastare al vecchio meccanismo una nuova scelta supportata da una forte volontà , finché la cattiva abitudine si sia logorata. Spesso l’impazienza blocca il cambiamento. 1. Scegliere cosa vogliamo per la nostra Salute e per la nostra Vita 2. Essere onesti e sinceri con noi stessi e identificare cosa dobbiamo cambiare 3. Scegliere e utilizzare tutta la determinazione necessaria finché il nuovo stile di vita sia impresso nelle nostre cellule come nuove abitudini e comportamenti inconsci 4. Seguire il percorso e la strategia più adatti a noi 5. Perseveranza . Quando i risultati iniziano a verificarsi , le sensazioni , il nuovo livello di benessere, i cambiamenti positivi saranno la linfa che darà maggiore motivazione al percorso 6. Continuare nella pratica finché le nuove abitudini saranno consolidate fino a divenire un nuovo modus vivendi , solo allora si potrà perfezionare il percorso e ottimizzarlo sempre di più , quando la Salute sarà perfetta è il momento giusto di investire nella padronanza del corpo e della mente lasciando ce il miglioramento sia costante e spostando il focus sull’incoraggiare altri obiettivi come la forza fisica , la resistenza , la concentrazione , la libertà interiore etc...Tutti obiettivi non percorribili finché il corpo non è in uno stato di salute ottimale . 7.Inizia subito uno stile di vita alcalino: da qualche tempo è sempre più facile sentir parlare di acidosi, di equilibrio acidobase, di alcalinizzazione: l’interesse è in grande crescita, perché la questione riguarda direttamente la salute ed il benessere come pure il contrasto dell’ invecchiamento, il cosiddetto anti-aging. (...la seconda parte del testo verrà pubblicata nel prossimo numero di MG marcheguida). 45


MGSVILUPPO&SOCIETÀ

A

Mirella Battistoni

nche consultando le fonti più autorevoli non è chiaro se e di quanto stia crescendo il PIL ma una cosa è certa: LE IMPRESE SONO IN MOVIMENTO ! Dal Rapporto MET 2015 “Strategia per la crescita – Imprese, Mercati, Stato” presentato a Roma lo scorso 17 marzo è emersa una fotografia del sistema produttivo italiano caratterizzato da imprese in crisi ma anche da eccellenze imprenditoriali in grado di sviluppare strategie utili per la ripresa. Sono state definite tre tipologie di imprese “eccellenti”, “statiche” e “in movimento” in relazione a tre fattori di dinamismo: internazionalizzazione, ricerca & sviluppo, innovazione. Le imprese “eccellenti” sono quelle che sfruttano a pieno i tre parametri di dinamismo, rappresentano il 3% del totale e impiegano il 10% circa degli occupati. Le seconde comprendono più del 50% delle aziende e impiegano il 40% degli occupati. Le imprese “in movimento” rappresentano il 50% dell’occupazione e hanno avuto una forte crescita tra il 2011 e il 2014. Si tratta di imprese che sfruttano in maniera incompleta e discontinua i tre fattori di dinamismo, cercano di scalare nuovi mercati e di investire in ricerca e sviluppo, ma hanno un profilo fragile e per questo possono rappresentare il target della politica industriale dei prossimi anni. Le imprese “in movimento” hanno bisogno anche di un sostegno nei rapporti con il sistema creditizio, infatti le banche non sembrano prestare molta attenzione al dinamismo dell’impresa, che anzi può essere percepito come un fattore di rischio. La ripresa del sistema produttivo italiano è testimoniata anche dalle start-up innovative che sono aumentate del

143% rispetto al 2013 (da Laureata in Economia e Commercio, è titolare dello Studio 2.227 a 3.179 realtà a fine EuroProject specializzato nella 2014). Per queste, oltre agli consulenza alle imprese per la fruizione di contributi europei incentivi fiscali e contributivi a al supporto finanziario degli investitori istituzionali, importante è il ruolo degli investitori non istituzionali (Business Angel, Family Office, Incubatori e Acceleratori) che stanno diventando un riferimento per i giovani start upper. Per sostenere le imprese orientate all’innovazione, la Regione Marche ha ottenuto dalla UE risorse per 337 milioni di euro finalizzate a promuovere la competitività e lo sviluppo sostenibile del territorio. Attraverso i Bandi POR in corso di pubblicazione, saranno finanziati progetti di qualità con il fine di arrivare al 35% di aziende con più di 10 addetti che introducono innovazioni tecnologiche; promuovere 300 nuovi partenariati tra imprese e centri di ricerca; potenziare con 70 milioni di euro gli investimenti privati. E ancora, fare in modo che la banda larga a 100 Megabit sia estesa al 50% della popolazione marchigiana e, infine, favorire la riduzione dei consumi energetici.

Per approfondimenti anche su altri bandi www.euro-project.net

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MGCULTURA MGARTE&MUSICA

Ilaria Baleani

“O

pera Totale”….un esperienza molto particolare, un viaggio musicale e sensoriale nel Tempo e nello Spazio, come il Suono che vibra nell’etere e si fa grande dentro di noi. E’ questo quello che ho provato avendo avuto il privilegio di essere ospite allo spettacolo di Màlleus, spettacolo unico nel suo genere che viene proposto ormai dal 20 settembre 2014 ogni mese presso l’Auditorium di Villa Colloredo a Recanati, facendo registrare puntualmente il tutto esaurito. Le parole qui appaiono come spazi ristretti e convenzionali e certamente poco idonei a veicolare ed esporre ciò che questo evento genera. I quattro elementi prigemi quali Aria , Fuoco, Terra e Acqua si fondono attraverso il Suono con i cinque sensi. Il merito di Màlleus in questo concerto è di aver fuso con incredibile estro questi elementi in un’alchimia tutta particolare in cui il Suono, sovrano, è capace di generare, attraverso l’emozione, un potente stato energetico. Il Maestro con le sue melodie, le sue armonie, con i suoi

Insegnante e concertista internazionale. Diplomata al Conservatorio Rossini di Pesaro con il massimo dei voti.

giochi timbrici, i suoi odori (sostanze olfattive da lui stesso miscelate finemente espanse al pubblico attraverso un macchinario speciale) e i suoi effetti riesce a…elevare la libertà di espressione di ognuno di noi. Come l’aria , incontenibile, incoercibile, si insinua ovunque, padrona degli spazi eterei e delle cose della Terra così il Pensiero può, in questo evento audio – olfattivo, volare su altissime vette, inabissarsi nel profondo, penetrare dovunque uno spiraglio si apra e considerare, discettare, demolire e costruire, ricordare e intuire, seguire i ritmi di poetiche analogie, confondere e poi ricomporre. Fortissima è la capacità evocativa che trasmette l’ascolto del Suono primordiale, quello dell’Universo, purissimo e in altissima definizione (grande privilegio) fornito direttamente dalla NASA ( suono che ci arriva da una Galassia UGC 6697 distante da noi 180 milioni di anni luce!) , il lirismo profondo e la trasparenza timbrica delle Voci che sembrano trascendere il reale, l’uso orchestrale degli ottoni che, con le loro potenti vibrazioni, scuote il nostro corpo. Il nome d’arte, Màlleus, in riferimento ad un


misterioso personaggio medioevale, appartiene a Enrico Ragni, noto a tutti per l’Antica Bottega Amanuense da lui fondata nel 1988 a Recanati, con lo scopo di riprendere lo studio e l’arte, ormai dimenticata, della Calligrafia. Anni di studi, di ricerche e di incontri con i maggiori artisti calligrafici internazionali, uniti ad una grande passione per il mondo antico, hanno permesso all’Antica Bottega Amanuense di affermarsi come il più grande Scriptorium Europeo e come uno dei più grandi a livello internazionale. In un epoca “computerizzata” e proiettata verso l’automazione, lo studio della Calligrafia può sembrare controcorrente e antiquato, ma Màlleus ha da sempre percorso strade all’apparenza difficili, guidato dal gusto per il bello e per l’antico, anche se questo significava impegnarsi in un terreno nuovo. L’Antica Bottega Amanuense si è ora trasferita nella nuova sede presso il “Castello Màlleus”; al suo interno abili amanuensi esercitano l’arte dell’antica scrittura tramandata dallo stesso Maestro, che oltre ad avere una perfetta conoscenza di tutti i caratteri calligrafici, riesce a riprodurre gli stessi antichi caratteri scolpiti su pietra o sassi. Lo scorso 17 Novembre “Sereno Variabile” in onda su RAI 2 ha dedicato una puntata alla città di Recanati soffermandosi in particolare sullo Scriptorium, punto di eccellenza della città. Ma Màlleus ha in realtà anche un trascorso di esperienza con la Musica; molti ricordano infatti il nome “Studi Màlleus”, a Villa Colloredo di Recanati, sua precendente dimora professionale, ovvero studi di registrazione e incisione CD. La Musica è da sempre Linguaggio Universale e Màlleus con la sua esperienza e sensibilità ha amalgamato questa grande Arte con gli elementi naturali per “unire” in una grande riflessione umana: proprio come l’Acqua ha bisogno di un vaso (Terra) per essere cambiata, veicolata e condivisa (Aria) , nonché della volontà e azione (Fuoco) di passarla e riceverla, le parti appartengono e partecipano, ma il tutto è un insieme indissolubile, organicamente completo: nessun risultato può realizzarsi senza i singoli contributi , ma ogni risultato sarà sempre maggiore della loro somma. Analogamente, nessuno di noi da solo può cambiare il mondo, far cessare le guerre o risolvere crisi economiche. Ma ognuno di noi può donare al mondo un ‘idea di pace e di benessere, una matrice di trasformazione, con il proprio comportamento, con il proprio esempio, una preghiera o una visualizzazione creativa che contribuisca ad illuminare la strada dell’energia

verso la direzione giusta. In “Opera Totale” il Suono attraversa, veicola e unisce tutto questo in una trama invisibile che permette un’ esperienza autentica di ciò che vogliamo ….. e ciò che conta è la qualità di coscienza che abbiamo “distillato” da un’esperienza del genere. Grazie Màlleus.

PROSSIMI CONCERTI 26 aprile e 23 maggio 2015 PER INFO E BIGLIETTERIA: www.operatotale.it Tel. 071-757.4393


MGINCONTRI

“N

on si è mai fatto nulla di grande senza entusiasmo.” Ralph W. Emerson

Massimo Pigliapoco Autore e Art Director della rivista MG marcheguida.

Cinque ragazzi, età media poco più di vent’anni, e due cose in testa: una è la musica. Il 4 marzo è uscito il loro EP, Luna 3. EP!?...Ho scoperto essere come un CD, solo che vi sono incisi meno brani. Il loro ne contiene quattro...Sti giovani d’oggi! Li conosco praticamente da quando il loro gruppo si era appena formato ma, vista l’importanza del momento, diciamo che li ho incontrati in maniera ufficiale, per scambiare quattro chiacchiere e scriverci qualcosa sopra. E l’ho anche registrata quella conversazione, come faccio di solito quando incontro qualche personaggio di cui poi riporto sulla rivista le dichiarazioni. Accingendomi a buttare giù sto pezzo, m’ero seduto al tavolo, con il registratore a portata di mano, pronto a riprodurre, parola per parola, le risposte alle domande che avevo fatto loro. Stavo per premere il tasto d’avvio....mi sono bloccato! “Ma che sto facendo?” Conosco bene la loro evoluzione musicale da quando si è formata la rock-band, se non altro perché Brando, uno dei due chitarristi de LASONDA, è anche una colonna portante di MG marcheguida, è lui il grafico. Lo so io come sta messo al mattino quando ci incontriamo per impaginare. Occhiali da sole anche se nevica, e collo bloccato. “Fino a che ora avete provato ieri sera?”....”Fino a quasi le 3!” So’ forti! Giovanissimi, appassionati...e sognatori. Non li ferma nessuno. Mi sono immedesimato in loro, sono tornato indietro nel tempo, alla loro età (un salto quantico!), e ho provato a ricordare le emozioni che si provano, a vent’anni, quando ti riesce di fare una cosa fatta bene. E beh! Musica e testi originali, composti da loro. Qualche mese fa, grazie ad un amico introdotto che li stima e li segue da vicino, Mirko Petrini, hanno preso un volo per Londra e sono atterrati al Battersea Park Studios, dove hanno registrato le loro ispirazioni. Negli stessi studios dei Duran Duran, Peter John Vettese, Jethro Tull e dei Simply Red. Il tecnico seduto al mixer era Juan Luis Ayala, colui che ottimizza le composizioni di Bryan Adams. Hanno fatto amicizia con Roman Roth, il batterista dei Simply Red, che li ha addirittura aiutati a montare la batteria. Immediatamente dopo, sono seguiti i lavori di post-produzione, lavori grafici e mes50


ph. Sauro Catalini

sa in opera. Da un mese la loro creazione, LUNA 3, è in circolazione. Interviste sulle radio private, video riprese da sparare sui canali web, e tante richieste dai locali che fanno musica. Ragazzi e ragazze che li seguono nei loro concerti, in numero sempre crescente e sempre più caloroso. Come ci si può sentire? Ne ho assaggiate tante di quelle emozioni, e capisco cosa stanno provando. Ogni volta che li incontro, adesso, nei loro occhi c’è una luce nuova, e sempre un po’ diversa. Sono esperienze forti, che hanno bisogno di tempo per essere pienamente assimilate. Stanno ancora metabolizzando una over dose di euforia ed entusiasmo di cui non potranno più fare a meno. So che stanno componendo nuovi brani e spero di ascoltarli appena possibile. Me gusta assistere alla nascita di una stella. Vi riporto solo una risposta ad una mia domanda: “In questo periodo state programmando la serie di concerti che terrete in primavera e durante l’estate. Se poteste realizzare l’ennesimo sogno, dove vi piacerebbe esibirvi?” “Dove c’è la patacca!...Quando tra il pubblico ci sono molte ragazze noi suoniamo meglio!” Mi sa che mi unisco al vostro gruppo, magari suono le nacchere, quelle non ce le avete ancora nella vostra band. Un abbraccio grosso piccolacci, e che l’Universo vi possa donare ciò che meritate.

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MGARTE&MUSICA

Laura Barboni

M

Laureata in lettere moderne (indirizzo storico-artistico).

stezza le Sue parole. Un’omelia breve ma estremamente chiara, toccante ed incisiva, quella del Papa, incentrata – nell’ambito della catechesi sulla famiglia – sui bambini e sul ruolo che essi occupano all’interno della società. Sincera commozione e vigorosi applausi ha suscitato l’invito a riscoprire la spontaneità ed il candore dell’infanzia, la capacità di ridere e di piangere che sono proprie dei piccoli, e la tenerezza suscitata dal loro cuore di carne, non di pietra. “Tutti siamo figli”, ha ripetuto più volte il Papa, e “tutti abbiamo bisogno di aiuto, di amore e di perdono”. Rispettoso silenzio e contegno hanno accompagnato anche le traduzioni del discorso del Pontefice, rese necessarie dalla presenza di numerosi pellegrini stranieri. Dopo la benedizione del Papa, i musicisti si sono ulteriormente esibiti nell’esecuzione di brani molto apprezzati dal pubblico, le cui note hanno sottolineato il momento dei saluti alle tante personalità illustri presenti all’Udienza. Al termine della mattinata, la compagine musicale ha lasciato la piazza – ancora gremita – accompagnata dalle ovazioni dei fedeli presenti nelle prime file, entusiasti per il prezioso contributo musicale offerto. Immense la soddisfazione e l’emozione di tutti i mu-

ercoledì 18 marzo il Corpo Bandistico Municipale L’Aurora di Castelplanio e Poggio San Marcello (Ancona) ha avuto l’onore di animare l’Udienza Generale di Sua Santità Francesco svoltasi nella grandiosa cornice di Piazza del Vaticano in Roma. Favoriti da un’inattesa e soleggiata giornata primaverile, i musicisti (circa 50 elementi) hanno fatto il loro ingresso in piazza marciando festosamente, accolti da un pubblico nutrito e caloroso, accorso fin dalle prime ore del mattino. Dopo avere sfilato, hanno preso posto in prima fila, nel settore a loro riservato ai piedi della scalinata della basilica, e dunque direttamente al cospetto del Santo Padre. Annunciati dal rappresentante della Santa Sede, insieme a numerosi altri gruppi ed associazioni provenienti da tutta Italia e non solo, i componenti dell’Aurora, sotto la direzione del maestro Michele Quagliani, sono stati invitati ad allietare l’attesa dell’arrivo del Pontefice con le note dei loro strumenti. Il gruppo ha eseguito e più volte ripetuto brani di Marc Antoine Charpentier, Charles Gounod, Ennio Morricone, Riz Ortolani e Rondò Veneziano, alternando celebri melodie classiche a più recenti composizioni di successo. Successivamente, dopo l’ingresso del Pontefice, hanno ascoltato con grande serietà, concentrazione e compo52


sicisti, orgogliosi e grati per avere vissuto e goduto di un’esperienza semplicemente memorabile. La prestigiosa partecipazione dell’Aurora all’Udienza, promossa dall’Accademia dei Marchigiani dell’anno in Europa e nel Mondo – presieduta dal castelplanese Mario Civerchia – è stata abbracciata e sostenuta con forza anche dall’Anbima Marche, nella figura del Presidente Nicola Fabbroni. Lunga e ricca la delegazione delle autorità marchigiane che hanno seguito i musicisti dell’Aurora nella trasferta in Vaticano, come pure la schiera degli accompagnatori: familiari, parenti e simpatizzanti che non hanno fatto mancare il loro entusiastico sostegno.

AUTUTORITÁ PRESENTI dott. Simone Domenico Aspriello, dottore in ricerca e rappresentante dell’Associazione dei Medici Cattolici Italiani; il dott. Marcello Bedeschi, membro del Pontificio Consiglio per i Laici e Presidente della Fondazione Giovanni Paolo II per i giovani; il dott. Sandro Bravi, imprenditore della Valenti Argenti di Recanati; prof. Giorgio Calcagnini, prorettore dell’Università di Urbino; la dott.ssa Barbara Capponi, giornalista di Rai Uno; l’avvocato Tiziano Consoli, sindaco di Poggio San Marcello; ragioner Barbara Romoaldi, sindaco di Castelplanio; il prof. Flavio Corradini, Magnifico Rettore dell’Università di Camerino; Graziano Di Battista, Presidente Regionale dell’Unione delle Camere di Commercio delle Marche; il dott. Luigi Donnari, imprenditore di Porto San Giusto; dott. Nicola Fabbroni, Presidente Regionale dell’Anbima Marche; il dott. Vincenzo Firetto, primario della terapia del dolore dell’ospedale di Torrette; la dott.ssa Cinzia Gagliardi, Comandante Generale del Corpo Forestale delle Marche; il dott. Paolo Galassi, Direttore Generale degli Ospedali Riuniti di Ancona e delle Marche; il dott. Gianni Genga, Direttore Generale Asur Marche; la dott.ssa Paola Giorgi, Assessore Regionale alla Protezione Civile e Pari Opportunità e Politiche Comunitarie; S.E.R. Mons Claudio Giuliodori, Assistente Generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e di Milano; il prof. Oliviero Gorrieri della Federazione Europea dei Medici Cattolici Italiani; il dott. Umberto Massei, componente del Consiglio dei dottori commercialisti delle Marche; il prof. Giuseppe Natali Frega dell’Università Politecnica delle Marche; il dott. Nando Ottavi, Presidente di Confindustria Marche; il dott. Paolo Pistola, imprenditore di oggetti sacri di Loreto; il dott. Giorgio Sartini, Presidente della Pro Loco di Ancona e dell’Associazione Italiana Cultura e Sport; la dott.ssa Luisa Scataglini, della Rai di Ancona; il prof. Antonio Senni, Direttore Generale del Ministero dell’Ambiente; il prof. Gabriele Torquati, Preside degli Istituti Alberghieri marchigiani; la dott.ssa Iulia Virsta, coordinatrice della stampa estera.


MGCULTURA MGTEATRO,CINEMA&SPETTACOLO

I PIÙ IMPORTANTI MUSEI DEL MONDO, LE MOSTRE PIÙ ATTESE DELLA STAGIONE, I DOCUMENTARI, GLI SPETTACOLI TEATRALI E I FILM EVENTO RACCONTATI DAL CINEMA Circa un anno fa ebbi il piacere di scambiare quattro chiacchiere in una piacevole conversazione con Iginio Straffi, patron e ideatore della Rainbow, una delle case di animazione più famose al mondo. In una sua riflessione, mi confidò questo suo pensiero: “Tutti i più grandi artisti del passato, dai musicisti ai pittori, dagli inventori ai poeti, se avessero avuto a disposizione le tecniche che la cinematografia permette, sarebbero stati tutti dei registi.” e avrebbero frequentato le multisala, aggiungo io. Un nuovo modo di intendere la sala cinematografica. Non più come proiezione dei soli films, ma come luogo dal quale assistere a spettacoli dei generi più variegati. Una trasformazione epocale che avrebbe reso increduli i fratelli Lumière.

CATTEDRALI DELLA CULTURA (21/04/2015) Un’esplorazione unica tra le mura di sei edifici chiave della storia umana raccontati da sei acclamati registi Ci sono edifici che hanno un’anima: così grande da poterne regalare un po’ a ogni visitatore. Sono i centri vivi della cultura e dell’esperienza artistica. Cattedrali della Cultura 3D è l’originale progetto in 3D di Wim Wenders che dopo il successo di Pina 3D, il tributo a Pina Bausch, dà ora voce a sei edifici chiave della storia umana, per la prima volta messi in scena nel loro vivere quotidiano. Affrontano la sfida sei acclamati registi, ognuno con il proprio approccio artistico e scegliendo il luogo che più gli è vicino, tra quanti sono diventati manifestazione materiale dell’intelligenza umana e dell’utopia della bellezza. Nasce così da un’idea di Wim Wenders Cattedrali della Cultura 3D che arriva al cinema solo per un giorno martedì 21 aprile distribuito da Nexo Digital e I Wonder Pictures in collaborazione con Unipol Biografilm Collection. Scopriamo così su grande schermo la Filarmonica di Berlino, icona della modernità raccontata da Wim Wenders; la Biblioteca Nazionale Russa, impero silenzioso delle idee visto dagli occhi di Michael Glawogger; il Carcere di Halden, prigione modello che rieduca alla vita e al pensiero narrata da Michael Madsen; il Salk Institute, monastero della scienza in California ed eletto a suo soggetto da Robert Redford; il Palazzo dell’Opera di Oslo, una simbiosi futurista di arte e vita vista dallo sguardo di Margreth Olin; il Centre Pompidou, una macchina della cultura moderna raccontata da Karim Aïnouz. Scrigni della nostra memoria collettiva 54


ma anche polmoni del nostro collettivo respiro raccontati in sei preziosi episodi raccolti in un unico film. Come spiega Wim Wenders, ideatore del progetto e produttore esecutivo “È stata una fortuna scoprire il nuovo linguaggio del cinema in 3D attraverso PINA, un’opera il cui soggetto – la danza – aveva un’enorme affinità con la tecnologia che stavamo usando. Era logico e necessario usare la tridimensionalità (…). Attraverso queste esperienze ho sviluppato l’opinione molto chiara che nel campo del documentario il 3D rappresenti un enorme passo avanti e possa davvero portare il genere a un livello totalmente superiore (…). L’incredibile vantaggio per i documentari è un’immersione amplificata che mette lo spettatore, come mai prima, “dentro a un luogo”, permettendogli di percepire l’architettura, ad esempio, come un’esperienza in uno spazio reale”. GLI IMPRESSIONISTI (26/05/2015) E l’uomo che li ha creati La storia dei grandi rivoluzionari dell’arte - Un accesso esclusivo alla mostra kolossal dal Museo Du Luxemburg e Musée d’Orsay di Parigi, National Gallery di Londra e Philadelphia Museum Of Art Da Parigi, Londra e gli Stati Uniti. Uno straordinario tour alla scoperta dei pionieri di una rivoluzione che ha stravolto il mondo dell’arte raccontata attraverso una nuova sorprendente mostra sul collezionista d’arte parigino Paul Durand-Ruel, primo paladino degli impressionisti sin da quando nel 1886 li espose a New York, facendo conoscere ai ricchi americani la rivoluzionaria pittura francese moderna. Sarà un’immersione nel mondo di Cezanne, Monet, Degas e compagni, gli artisti della rottura che sarebbero diventate icone della cultura moderna.

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LO STRANO CASO DEL CANE UCCISO A MEZZANOTTE (05/05/2015) Basato sul romanzo di Mark HADDON Adattato da Simon STEPHENS Regia: Marianne ELLIOTT Christopher (interpretato da Luke Treadaway) è un quindicenne colpito dal morbo di Asperger, una forma di autismo. Ha quindi una mente straordinariamente portata per la matematica, ma assolutamente non avvezza ai rapporti umani. Per questo odia il giallo, il marrone e l’essere sfiorato; non mangia se cibi diversi vengono a contatto l’uno con l’altro; si arrabbia se i mobili di casa vengono spostati; non riesce a interpretare l’espressione del viso degli altri e non sorride mai. Ama invece gli schemi, gli elenchi, l’astronomia e la deduzione logica. Uno dei suoi pensieri preferiti è immaginare di essere l’ultimo uomo sopravvissuto sulla Terra o l’unico marinaio a bordo di un sottomarino nelle profondità dell’oceano. Non è mai andato più in là del negozio dietro l’angolo, ma, quando un giorno scopre il cane della vicina trafitto da un forcone, capisce di trovarsi di fronte a uno di quei misteri che il suo eroe, Sherlock Holmes, era così bravo a risolvere. Inizia così a indagare, cominciando a far luce su un mistero ben più importante. Com’è morta sua madre? Perché suo padre non vuole che lui faccia troppe domande ai vicini? Per rispondere a queste domande dovrà intraprendere un viaggio iniziatico in treno e in metropolitana, in luoghi e situazioni che prima di allora avrebbe trovato intollerabili, approdando a una sorta di età adulta, orgoglioso di sapersi muovere nel mondo caotico e rumoroso degli altri. La pièce teatrale è tratta dal libro dello scrittore e poeta britannico Mark Haddon, Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, un best seller da milioni di copie in tutto il mondo, edito in Italia da Einaudi. Per mesi nelle classifiche dei libri più venduti, il libro di Haddon è stato tradotto in oltre 20 lingue e lo stesso Brad Pitt ha in programma di produrre un film, dopo il successo del libro e dello spettacolo del National Theatre. Il romanzo, portato in scena dal National Theatre con la regia della regista britannica Marianne Elliott, ha anche vinto numerosi premi letterari: in Inghilterra il premio Whitbread per il miglior libro del 2003 e il McKitterick Prize nel 2004, negli USA il Premio Alex 2004.

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MGTEATRO,CINEMA&SPETTACOLO STAGIONE TEATRALE 2015/16 DI ANCONA

10 SPETTACOLI TRA MUSE E SPERIMENTALE TESTI CURIOSI, ATTORI E REGISTI TRA I PIÚ POPOLARI

tra i protagonisti: CLAUDIO BISIO, ALESSIO BONI, ANGELA FINOCCHIARO, NERI MARCORÉ, PAOLO ROSSI, PIERFRANCESCO FAVINO, FRANCO BRANCIAROLI, LAURA CURINO, LUCA DE FILIPPO, LAURA MARINONI, ARIELLA REGGIO, ENZO VETRANO E STEFANO RANDISI.

Beatrice Giongo Responsabile comunicazione

MARCHE TEATRO dopo il prestigioso riconoscimento del MiBACT di Teatro di e ufficio stampa. Rilevante Interesse Culturale, lancia il programma della Stagione Teatrale 2015/16 di Ancona in abbonamento. Spazio al divertimento, alla musica, all’ironia per una cartellone che non dimentica la contemporaneità, l’impegno, i grandi temi universali, con tanti protagonisti che, partendo dal teatro, hanno poi lavorato molto anche per il cinema e il piccolo schermo, diventando tra i più amati dal pubblico. Da Claudio Bisio ad Alessio Boni da Paolo Rossi a Piefrancesco Favino fino a Neri Marcorè ed Angela Finocchiaro, poi Luca De Filippo, Franco Branciaroli, Ariella Reggio, Laura Curino, Vetrano e Randisi, Lino Musella, Paolo Mazzarelli, Marco Foschi. Dal 5 all’8 novembre al Teatro delle Muse con una commedia tutta al femminile, Calendar Girl di Tim Firth, grande successo al cinema e da anni sold out in teatro in Inghilterra. Sul palco vedremo: Angela Finocchiaro, Laura Curino, Ariella Reggio, regia di Cristina Pezzoli. Dal 12 al 15 novembre al Teatro delle Muse arriva Claudio Bisio in Father and son di Michele Serra, regia di Giorgio Gallione. Divertimento e intelligenza, per un testo di grande forza emotiva, comica ed etica allo stesso tempo. Dal 25 al 29 novembre in prima nazionale al Teatro Sperimentale la produzione Marche Teatro, Le strategie fatali scritto interpretato e diretto da Lino Musella e Paolo Mazzarelli tra i più promettenti talenti italiani, molto apprezzati da pubblico e critica. Sette attori dove per ognuno di loro si intrecciano diversi ruoli per differenti storie. Dal 3 al 6 dicembre al Teatro delle Muse Franco Branciaroli è Enrico IV di Pirandello, il grande attore, per la prima volta alle prese con un testo dello scrittore agrigentino, cura anche la regia dello spettacolo. Dal 7 al 10 gennaio al Teatro delle Muse Pierfrancesco Favino in Servo per due di Richard Bean liberamente tratto da Il servitore di due padroni di Goldoni, regia di Favino e Paolo Sassanelli. L’attore mette in scena sapientemente un personaggio tipico, un servo sciocco, studiato in ogni dettagllio. Dal 28 al 31 gennaio al Teatro delle Muse, Neri Marcorè in Rabbie, ispirato all’opera di Pier Paolo Pasolini con canzoni di Fabrizio De André e la drammaturgia e la regia di Gallione. Un esempio di teatro canzone che, ispirandosi a due giganti del nostro recente passato, cerca di costruire una visione personale dell’oggi. Dal 4 al 7 febbraio al Teatro delle Muse arriva uno dei testi più divertenti di Eduardo De Filippo, Non ti pago portato in scena da Luca De Filippo con la sua Compagnia. Dal 25 al 28 febbraio arriva alle Muse Paolo Rossi con Molière: La recita a Versailles di Stefano Massini, Rossi, Giampiero Solari per la regia di Giampiero Solari. Un viaggio nel teatro, il racconto del dietro le quinte di una compagnia in prova che deve allestire uno spettacolo in tutta fretta. Dal 9 al 13 marzo al Teatro Sperimentale Enzo Vetrano, Stefano Randisi, portano in scena L’Onorevole di Sciascia, un testo che racconta con intrigante ironia come l’ascesa politica di un onesto professore di lettere possa diventare un’ineluttabile, perfino brillante, caduta morale. Dal 14 al 17 aprile al Teatro delle Muse, Alessio Boni è protagonista de I Duellanti di Joseph Conrad, traduzione e adattamento Francesco Niccolini, per la regia di Boni e Roberto Aldorasi. Un romanzo esemplare, scritto da uno dei più grandi autori europei di primo Novecent, un capolavoro dell’assurdo. Dal 18 giugno i NUOVI ABBONAMENTI – è previsto un abbonamento SPECIALE GIOVANI under 30 a 133 euro. INFO 071 52525 - biglietteria@teatrodellemuse.org. www.marcheteatro.it 58


DAL 1976 La

ph. Andrea Del Brutto

MGTEATRO,CINEMA&SPETTACOLO

Platea Delle Marche

“Il teatro non deve rispondere. Ha solo una funzione: lasciarci nudi di fronte alle domande.” Peter Brook

Prosa, danza e musica attendono il pubblico negli splendidi teatri delle Marche per una stagione di spettacolo dal vivo che saprà commuovere, far riflettere e divertire quanti vorranno gustare i tanti appuntamenti per tutti i gusti. Calendari completi delle stagioni teatrali, realizzati con i Comuni di riferimento e con il contributo di Regione Marche e Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, su www.amatmarche.net

Barbara Mancia Responsabile Ufficio Stampa AMAT.

(Uff. Comunicazione AMAT)

CALENDARI2015 FERMO

TEATRO DELL’AQUILA STAGIONE DI PROSA 2015

Comune di Fermo | AMAT | con il contributo della Regione Marche Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Per informazioni: biglietteria del Teatro 0734 284295

21-22/04 LA DODICESIMA NOTTE di William Shakespeare traduzione Patrizia Cavalli con Carlo Cecchi,Tommaso Ragno, Antonia Truppo, Eugenia Costantini Dario Iubatti, Barbara Ronchi, Remo Stella, Loris Fabiani Federico Brugnone, Davide Giordano, Rino Marino, Giuliano Scarpinato regia Carlo Cecchi

MACERATA

TEATRO LAURO ROSSI STAGIONE 2015

Comune di Macerata | AMAT | con il contributo di Regione Marche Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Biglietteria: piazza Mazzini, 10 Macerata - 0733 230735

NON CI RISULTANO SPETTACOLI IN QUESTO PERIODO Per info contattare la biglietteria.


PESARO

TEATRO ROSSINI

PROSA, DANZA & MUSICA 2015

Comune di Pesaro | AMAT | con il contributo di Regione Marche - Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Per informazioni: biglietteria del Teatro 0721 387621

19/04 Teatro C.A.S.T. COMPAGNIA VIRGILIO SIENI DOLCE VITA coreografia Virgilio Sieni 25/04 ASCANIO CELESTINI DISCORSI ALLA NAZIONE

16/05 Teatro Sperimentale CANTIERE APERTO X HYPERION ideazione Muta Imago regia Claudia Sorace direzione tecnica Maria Elena Fusacchia produzione Sagra Musicale Malatestiana, Romaeuropa Festival.

8-9-10/05 Teatro Rossini - Teatro dell’Elfo MORTE DI UN COMMESSO VIAGGIATORE di Arthur Miller Regia Elio De Capitani 30/05 Luoghi vari FROM PESARO WITH LOVE

21/05 Compagnia Enzo Cosimi WELCOME TO MY WORLD regia, coreografia, costumi, make up e disegno sonoro Enzo Cosimi produzione Compagnia Enzo Cosimi, MIBACT in collaborazione con Scuola Civica d’Arte Paolo Grassi di Milano

PIAZZETTA MOSCA | ORE 18.30 I CAMILLAS / THE EMERALD LEAVES TEATRO ROSSINI | ORE 20 MARIA ANTONIETTA / ORANGE LEM TEATRO ROSSINI | ORE 21.30 BE FOREST / THE FACCIONS

Il calendario completo delle rappresentazioni organizzate da AMAT, che si terranno nei restanti teatri delle Marche, è disponibile anche consultando la nostra pagina facebook MG marcheguida.

CENTRO ARTI VISIVE PESCHERIA | ORE 24 SOVIET SOVIET / VERSAILLES

INFORMAZIONI AMAT | Tel. 071 2072439 - www.amatmarche.net VENDITA ONLINE | www.amatmarche.net - www.vivaticket.it 8/05 Teatro C.A.S.T. LA CONTESSA JULIE di August Strindberg con Elisa Maestri, Gabriele Franchi, Rossana Candellori regia Alessandro Marinelli luci e scene Pietro Cardarelli

ASCOLI PICENO

TEATRO VENTIDIO BASSO STAGIONE IN ABBONAMENTO 2015

Comune di Ascoli Piceno | AMAT | con il contributo di Regione Marche Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Per informazioni: biglietteria del teatro tel. 0736 244970 61


MGRACCONTI

C

Tunde Stift Organizzatrice e presentatrice eventi moda e spettacolo. Conduttrice di un suo programma Planet Moda TV.

ph. Maurizio Gnesi

ari lettori di MG marcheguida! In questa uscita vorrei parlarvi di un tessuto che ha reso sempre la donna sensuale e romantica: il pizzo, ovvero una delle mode più affascinanti. Un’invenzione che risale alla fine del ‘700; in quel periodo era molto usato e lo utilizzavano anche gli uomini. Da quel momento in poi non è mai andato fuori moda ed ha conquistato sempre le passerelle dei grandi stilisti. In questa stagione gli abiti di pizzo sono molto di moda; dagli vestiti da sera, shorts da giorno, copri-costumi ed i costumi stessi, il pizzo decora anche borse e scarpe. Nero, rosso, bianco, beige, per ogni gusto e colore, inoltre anche la tendenza retrò non è mai tramontata, con colori vintage e


merletti. Sono ideali per occasioni speciali e contribuiscono a far emergere la femminilità, anche se siete un po’ “maschiacci”. Con l’aiuto di questo tessuto infatti sarete subito molto più donne e vi sentirete più attraenti. Con questa tipologia di abbigliamento sarete più sensuali donando un tocco elegantemente sexy alla vostra femminilità, rendendola oggetto del desiderio di tutti gli uomini. Il vestito di pizzo punta al glamour e alla lavorazione del tessuto, soprattutto per gli abiti da sera. Gli abiti bianchi richiamano lo stile di una giovane Lolita. Simbolo di innocenza e naturalezza, il pizzo dona alla donna quel tocco malizioso e sensuale che la rendono affascinante, caratteristica che si evidenzia ancor più negli abiti da sposa, emblema di romanticismo, sensualità e purezza per eccellenza . Il colore nero diventa protagonista la notte, per le serate mondane, regalando grande stile e femminilità, glamour ed eleganza in versione corto o lungo. Molto sexy ed ideale per le situazioni più frivole è il rosso, ma questo senz’altro non è per tutti. Il massimo dell’eleganza mondana è indossare un vestito asimmetrico di merletto di pizzo color vermiglio, versione vintage, che ricorda storie di principesse e dame di corte. Riassumendo: lunghi, corti, con scollature a barca, a cuore, a schiena scoperta o con un taglio personalizzato, i vostri pizzi saranno la tentazione alla quale nessun galantuomo potrà resistere. Raccomandazioni: Attenzione alle scollature, spacchi e lunghezze per non cadere nella volgarità. Abbinare accessori monocolore per non creare un effetto “albero di natale” (ma potete scegliere anche un colore diverso da quello dell’abito). Scegliete scarpe adatte all’occasione. Trucco elegante e naturale, anche questo adeguato all’occasione. Rossetto rosso SI per le serate mondane. La cosa più importante: indossare l’abito con naturalezza e disinvoltura ma, soprattutto, con grande classe.


MGTEATRO,CINEMA&SPETTACOLO

Nicola Brignoccolo

S

Editore di Gran Galà Magazine Web. Curatore delle rubriche eventi per MG MarcheGuida.

i è svolto lo scorso mese di febbraio presso il ristorante Meragriglia di Porto Recanati la selezione ufficiale di Miss Mondo, facendo registrare già parecchi giorni prima dell’evento il tutto esaurito. Tra le vincitrici sono state nominate Miss Meragriglia la n.8 Cosmina Andries, Miss Vitality’s prima classificata la n.10 Taryn Piccinini che guadagna la finale regionale.


Via Lepanto SNC - 62017 Porto Recanati (MC) - Cel. 347 5559952

I

l Ristorante Meragriglia al mare si distingue per le sue specialità di pesce, che spaziano dai piatti più classici a quelli più sofisticati. La passione per la buona cucina, fatta di ingredienti genuini contraddistingue da sempre lo chef Sergio Moriconi che permette di offrici ogni giorno le migliori ricette della tradizione marchigiana. Per il periodo estivo il ristorante si trasferirà nella struttura situata sul lungomare Lepanto dove oltre alla funzione di ristorante pizzeria verrà inaugurata la gelateria artigianale che darà un valore aggiunto alla location già da anni blasonata.

“L’atmosfera accogliente e familiaredel nostro ristorante rende il locale un luogo ideale dove trascorrere una serata direttamente sul mare. Per chi ama la pizza tradizionale la troverà al piatto e d’asporto.”


MGINCONTRI

Massimo Pigliapoco Autore e Art Director della rivista MG marcheguida.

I

ncontrare, conversare, e poi scrivere la storia di tanti uomini e donne di successo, è diventata per me una consuetudine, perché credo sia interessante divulgare i percorsi e le vicende che hanno caratterizzato l’itinerario di coloro che ce l’hanno fatta. E sì perché questa nostra rivista vorrebbe essere, tra le tante cose, un testimone affettuoso che sia da stimolo per i tanti giovani che si affacciano alla vita, consapevole dell’importanza degli esempi. Tutti coloro che sono riusciti hanno dovuto affrontare mille ostacoli, ma non per questo hanno mollato, fedeli al motto “Gutta cavat lapidem......”. Ho anche sempre pensato però che sarebbe utile raccontare le storie di chi sta iniziando adesso, innanzitutto per dimostrare che non tutti i ragazzi sono alla deriva nell’oceano dell’apatia digitale, e poi perché, esclusi coloro che possiedono la sfera di cristallo, nessuno di noi sa dove quel giovane potrà arrivare. Vero è che chi ben inizia è a metà dell’opera. Vi riporto la storia di Federico e della sua ragazza Michela, che poco più che ventenni, hanno già le mani in pasta, e non è solo un modo di dire. “Penso che l’idea di fare il pizzaiolo sia sia impossessata di me quando ero poco più che un ragazzino. - mi rac-

conta Federico – Vicino casa c’era un amico di papà che gestiva una pizzeria al taglio. Quasi ogni pomeriggio lo andavo a trovare per la merenda, ed ogni volta rimanevo colpito dalla sua divisa bianca, dai colori sul banco, e dall’odore inconfondibile. Piano piano si insediò in me la convinzione che da grande quello sarebbe stato il mio lavoro. Ricordo con simpatia la risposta che una volta diedi alla mia insegnate di diritto all’I.T.I.S di San Severino quando, trovandomi poco preparato ad una interrogazione, mi chiese il perché: “ Ma tanto, quando sarò diplomato, aprirò una pizzeria...a che mi serve studiare diritto?” Comunque terminai le superiori e, dopo un periodo di giusta vacanza che durò circa un mese e mezzo, ricevetti una proposta di lavoro da un’azienda di installazioni elettriche, vista la mia specializzazione in elettronica. Com’è naturale accettai immediatamente, e collaborai con quella ditta per un anno e mezzo. Nel frattempo giocavo anche a pallone. In una partita di campionato, il portiere fece un’uscita un po’ garibaldina e, rovinando su di me, mi ruppe il naso. In quelle condizioni dovetti sospendere tutte le attività per due settimane, lavoro compreso. 66


Un pomeriggio andai, non ricordo perché, dal tabaccaio vicino casa e, appiccicato con del nastro sul bancone, trovai un annuncio di quelli con i numeri di telefono da staccare: “Cedesi attività di pizzeria, zona centrale, Tolentino.” Presi un numeretto e ne parlai con papà la sera, quando tornò a casa. Fu immediatamente disponibile a considerare la questione e, l’indomani, in compagnia di un mio zio che aveva avuto esperienze nel settore, andammo dare uno sguardo all’attività. Dopo qualche giorno di valutazione, papà mi diede il suo benestare (...e non solo!), e acquistammo l’attività. Iniziò un periodo molto impegnativo durante il quale di giorno ristrutturavo l’attività, la sera, fino a tarda notte, facevo pratica in una pizzeria per acquisire i segreti del mestiere. Nel frattempo cercavo anche un socio, poiché non potevo portare avanti da solo il negozio e il laboratorio. Dapprima un amico si rese disponibile a prendere in considerazione la cosa ma, al momento di stringere, fece un passo indietro. Proposi allora di far parte del progetto alla mia ragazza Michela, che già frequentava l’università. Fortunatamente con lei ebbi successo, ed è così che iniziò l’avventura che il prossimo 13 settembre festeggerà due anni di vita, il giorno prima della festa di San Nicola.”

Ultimamente stiamo andando forte con i “Nutellini”, un involtino di pasta per pizza e Nutella. Inizialmente l’avevamo creato per i ragazzi, per i golosoni, ma questo sfizioso bocconcino sta riscuotendo sempre più successo anche tra i grandi. Non è raro che ci commissionino dei vassoietti di rollini da portare a casa, per consumarli a fine pasto. E comunque, tutti i giorni cerchiamo di inventare qualcosa di nuovo, perché penso sia doveroso da parte nostra far star bene chi ci viene a trovare. Ho tante idee per sviluppare questa attività, e un giorno mi piacerebbe...” Qualche anno fa Diego, uno dei miei figli, approssimandosi a dare la maturità, un giorno mi chiese un consiglio per scegliere un indirizzo universitario dopo il diploma. La mia risposta fu questa: “ Per certe scelte non ascoltare nessuno, né me né tua madre, e tanto meno coloro che ti sono più distanti. Fatti

“Sognavi di aprire una pizzeria e l’hai fatto. Sta andando come pensavi?”

una bella passeggiata in solitario dove ti fa star bene. Poi, quando cominci ad essere stanco, siediti a terra, appoggiato ad un albero se ce ne uno, e pensa a cosa ti piaceva fare da piccolo. Beh!...E’ la stessa cosa che dovrai fare da grande se vorrai essere soddisfatto di te stesso. Il segreto della felicità è compiere la missione per cui siamo nati. Il resto non conta.” Tu Federico hai seguito il tuo istinto, e hai fatto la cosa giusta. Auguro a te e a Michela di realizzare ogni vostro desiderio. Un abbraccio piccolacci.

“Anche se i momenti che viviamo non sono dei più facili, mi posso ritenere più che soddisfatto di questo anno e mezzo di lavoro. All’inizio ho dovuto stringere un po’ i denti perché, come è naturale, dovevo crearmi la clientela, offrendo qualcosa di alternativo rispetto alle attività già consolidate. Punto molto sull’utilizzo di prodotti così detti “a km zero”, perché credo che ciò che troviamo qui da noi abbia ancora qualcosa di genuino. Poi sono fortunato ad essere affiancato sia da Michela, che da altri preziosi collaboratori, che mi aiutano a fare sempre meglio. Le pizze che produciamo sono le classiche, le più richieste, con eventuali variazioni se il cliente lo desidera. 67


MGSALUTE&BENESSERE

Emanuel Vecchioli

N

Consulente Tricologico per la Farmen in Italia; Docente Tricologia Istituti IAL; Rettore della John Locke University.

ei secoli dell’impero romano la moda dei capelli viene stabilita dalla casa regnante. I ritratti e le immagini sulle monete, diffusi in tutto l’impero, rendono note le acconciature di imperatori e imperatrici e gli aristocratici delle province aspirano a far proprie queste creazioni. I motivi per i cambiamenti nella foggia dei capelli sono vari. Si conoscono nove ritratti di Faustina La Giovane (130 circa-176 d. C), ognuno con una pettinatura diversa. Sono molti di più che per qualsiasi altro personaggio dell’antichità: probabilmente con le diverse acconciature festeggiava la nascita dei suoi numerosi bambini. Per l’imperatore Traiano (98 – 117 d. C.) erano i giubilei del suo lungo periodo di governo a ispirare nuove creazioni. Cambiamenti nell’acconciatura corrispondono ad età differenti o all’aumentata importanza di colui che li porta, per esempio alla nomina ad imperatore. Nell’anno 27 a. C. il sistema dello stato romano cambia in maniera decisiva. Ottaviano, il figlio adottivo di Cesare, viene onorato dal senato col titolo di Augusto ed eletto principe. La sua nuova posizione viene festeggiata

con un nuovo ritratto. Ciocche di capelli lungiformi gli cadono sulla fronte apparentemente senza un ordine preciso. Sin dal tempo dei sovrani della grecia antica, i capelli apparentemente arruffati sono frequenti e simboleggiano forza, attività e patos. Presso i sovrani dell’epoca seguente, appartenenti alla famiglia di augusto, questo sistema diventa un motivo predominante, non a caso lo stesso tiberio che scende dal carro sulla gemma augustea viene raffigurato con una pettinatura corta, a frangia, derivata direttamente da quella di Augusto. Con l’inizio del secondo secolo d. C. la foggia di capelli soprattutto nelle donne cambia in maniera decisiva. Secondo la nuova moda le chiome vengono raccolte sulla nuca e, in trecce, girate più volte intorno alla testa, in modo da formare un turbante. Le punte possono terminare nel turbante stesso o essere annodate sulla scriminatura. Questa pettinatura a turbante deve il suo fascino particolare ai riccioli che si alzano sulla fronte come fiamme, al loro intrecciarsi in un relitto del bouquet del 68


passato. Sicuramente vengono usati toupet per formare le singole parti dell’acconciatura, però solo le donne che la portano o le parrucchiere possono dire quale parte è naturale e quale è aggiunta. Con Crispina, la consorte dell’imperatore Comodo (180192 d.C.), le acconciature complicate cedono il posto ad una forma piuù semplice. I capelli della fronte sono tesi sopra e passando sopra gli orecchi arrivano sulla nuca. La chioma chiusa in se e ondulata somiglia ad un elmo, i capelli sulla parte superiore sono disposti in onde che corrono orizzontalmente. Nell’anno 313 il cristianesimo viene liberalizzato e l’imperatore Costantino sposta la sua residenza a Costantinopoli. E’ il primo imperatore che rinunci alla barba, probabilmente perche’ non l’aveva molto folta e i suoi capelli sono pettinati dal cucuzzolo alla fronte, circondandola con una linea arcuata. A questo punto e fino al 672 a.C. subentra un concetto nuovo, quello della colorazione. Sia per gli uomini che per le donne infatti il colore dei capelli preferito è il biondo che risalta in diverse sfumature biondo-oro, biondo-rossastro. Perciò i

ricchi romani si cospargono le chiome di polvere d’oro. Verso la fine dell’XI secolo i bizantini, subiscono gravi sconfitte da parte dei turchi. L’imperatore Alessio si vede costretto a chiedere aiuto al Papa Urbano; risultato è la prima crociata, che finisce nel 1099 con la conquista di Gerusalemme. A questo punto “i capelli giallognoli” non pendevano più lungo la schiena, come gli altri barbari e non condividendo più questo costume ridicolo, si iniziano a vedere chiome tagliate all’altezza degli orecchi e visi ben rasati con “il mento liscio come gesso”. Infine per chi volesse soddisfare la propria curiosità nei musei capitolini di Roma si possono ammirare teste di romani su come si sono evoluti gli stili e le acconciature nei secoli.

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MGCULTURA&SCIENZA

ph. Mamo

Francesco Cingolani

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Appassionato viscerale della cultura della terra e del verde, teso al miglioramento della qualità della vita.

sopra e sotto il livello del terreno, che la nostra evolutissima vista non è in grado di percepire se non attraverso macro-manifestazioni fenologiche come la fioritura o il germogliamento, in precisi momenti del ciclo vitale annuale. Gli essere vegetali, in tutte le loro specie superiori, rappresentano un affascinante paradosso: sono soggetti immobili in costante movimento. La loro natura di individui statici non è di impedimento per esplorare l’ambiente circostante, con sensibilità e coraggio, tenacia e armonia, pur non risparmiandosi crudeli lotte con i vicini, nel rispetto assoluto di regole uguali per tutti. Lo spostamento di una pianta arborea, come se fosse un tavolo o una sedia, è in totale contrasto con la sua natura, anche se con spietata disinvoltura questi spostamenti si fanno e come. L’essere immobili non significa non svolgere attività vivente, nel senso comune del termine che noi esseri umani intendiamo, anzi al contrario, le piante sono in continuo e attivo rapporto con tutto ciò che le circonda, uomo compreso. Per giunta, se gli alberi si spostassero come gli uccelli, come faremmo a godere della loro fresca e generosa ombra nei nostri artificiosi parchi e giardini?

li esseri umani sono propensi a pensare che quello che si muove è vivente, dotato di propria vitalità, non indotta da qualche forza esterna, mentre al contrario ciò che è fermo, statico, non possiede la stessa energia vivente, quindi non vive. Un cane corre e scodinzola, in più è caldo, quindi vive, un masso di pietra sta fermo ed è freddo, perciò non vive, semplice e scontato. Ma come ci poniamo davanti agli esseri vegetali, alberi, cespugli, fino ad arrivare alle piccole pianticelle di un prato? La risposta non è così ovvia. E’ vero anche che, durante il percorso scolastico ai ragazzi viene insegnato che in ogni forma vegetale alberga un’energia vitale, ma nella vita comune e quotidiana, di frequente questo concetto viene sconsiderato se non addirittura dimenticato. Una quercia isolata e maestosa, in mezzo ad un campo della nostra campagna marchigiana, è statica, fissa. Al nostro sguardo non compie nessun movimento che si possa considerare tale, al contrario delle affaccendate formiche in arrampicata sul tronco ed escluso il vento che agita le fronde. Se appoggiamo il palmo della mano sulla scorza che ricopre il legno non percepiamo calore, anzi al contrario è piuttosto freddina. Eppure non è così. Non è come la nostra superficialità ci mostra e induce a pensare. Quell’essere così imponente ha una forza o energia vitale incalcolabile, che gli fa compiere microscopici, continui movimenti di espansione o regressione, 70


MGINCONTRI

A

Ombretta Buongarzoni

lessandra è una ragazza di 22 anni di Osimo in provincia di Ancona, membro anche lei del gruppo motociclistico le “Sibille Bikers”. Quando si dice “niente a caso”. Lei le moto non le amava nemmeno.

Alessandra come è nata la tua passione? Fino a 3/4 anni fa tutto ciò che riguardava le moto, lo “odiavo” , non potevo neanche sentirle nominare. Un giorno però decisi di seguire in pista il mio ragazzo, visto che lui già correva e fu proprio in quel momento che qualcosa cambiò. Quel suono, quel rombo così forte e pieno, uno spettacolo accolse il mio cuore, era il canto di un favoloso motard 4 tempi...fu come una rivelazione. Decisi di comprare la mia prima moto, poi la seconda è in fine la bambolina che mi accompagna oggi nelle mie avventure. Sono quasi 4 anni che questo amore continua. Inizialmente l’avevo presa come un “gioco”. Andavo in pista la domenica con gli amici e il mio ragazzo, ma poi questo incominciò a non

Pittrice, Scultrice...ma soprattutto rider, on the road, e nei percorsi dell’anima.

bastarmi più e decisi di provare a fare qualche garetta. Mi iscrissi al campionato Interregionale dell’Adriatico, sapendo che avrei dovuto gareggiare con tutti uomini, visto che la categoria femminile non c’era. Questo non mi preoccupò per niente, anzi mi diede lo stimolo per impegnarmi ancora di più. Superando ogni aspettativa, cominciai a salire sul podio già dalle prime gare, chiudendo quell’anno il campionato in seconda posizione. Una soddisfazione unica, una rivalsa su tutte quelle persone che mi dicevano che ero una donna e quindi non avrei avuto nessuna chance. Invece tanti di quelli che mi snobbavano, hanno dovuto ammirare il mio fantastico scarico LM. Naturalmente tutto questo è stato possibile grazie al sostegno del mio ragazzo, nonché meccanico ufficiale del Team, della mia famiglia e dei miei fantastici sponsor. Anche quest’ anno ho deciso di riscrivermi al campionato, sperando, questa volta, di chiudere in prima posizione, mirando al gradino più alto del podio. Cos’è per te gareggiare, quali


sensazioni provi prima di una gara?

Curve, staccate secche, curve a gomito, sei lì, le osservi per capire il modo corretto con per affrontarle, e poi vai, apri il gas a manetta e butti giù la moto, con la saponetta del ginocchio appoggiata sull’asfalto fino a che non la senti “scottare”. Quando salgo in moto tutto va bene, tutta la tensione accumulata durante la settimana alla prima curva scompare. Sono solo io e la mia moto, il resto non conta. È una sensazione inspiegabile quello che si prova. A guidarla ci vuole forza, coraggio e determinazione, ma soprattutto una dose di pazzia.

Gareggiare è una botta di adrenalina. Siamo tutti lì con la frizione al limite e il casco in carena. Con la coda dell’occhio guardo il semaforo e, allo spegnimento, spalanco il gas, cercando di prendere più strada possibile rispetto all’avversario. In gara cerco sempre il limite, a volte anche pagandone le conseguenze con brutte scivolate, ma non importa, è una sfida con me stessa e con i miei limiti. E’ una progressione curva dopo curva. Tiro staccate tali da far sollevare il posteriore e il controllo deve essere immediato perché la curva successiva è lì che ti aspetta. Quando passo il traguardo e vedo sventolare la bandiera a scacchi, mi sento come un Dio!!In quel momento so di aver dato tutta me stessa e l’esultazione dei tifosi, mi riempie di gioia, sopratutto se salgo sul podio. Nel mondo delle gare siamo tutti amici. Organizziamo serate tutti insieme come il sabato prima della gara, o la domenica a competizione avvenuta. Siamo una grande famiglia insomma.

Un’ultima cosa, i tuoi sogni? Spero di raggiungere anno dopo anno traguardi nuovi, scalare vette a me ancora sconosciute e chissà, magari un giorno poter gareggiare con quei piloti che per ora guardo con ammirazione sfrecciare in TV. Spero vivamente che sempre più donne si avvicinino a questo bellissimo mondo, perché non è assolutamente vero che è uno sport prettamente maschile…anzi...!

Come descriveresti la tua passione? La moto è amore, è voglia di uscire dagli schemi, dalla quotidianità. Salgo in sella, stringo le ginocchia alle carene e via. Davanti a me si apre un mondo bellissimo. 73


MGRACCONTI

Giovanni Strovegli

P

Somelier ed esperto dell'alimentazione

remetto che sono un cultore del gusto in generale, a tal proposito non mi fermo solo al mondo del vino, ma mi sposto anche in quello dell’olio, formaggio, del cibo ed infine del cioccolato. Proprio su quest’ultimo tipo di prodotto vorrei soffermarmi ad illustrare la mia attività organizzativa di eventi di questo meraviglioso mondo dei cioccolati di qualità. Sono il responsabile della Tavoletta Fermana della Compagnia di Cioccolato, costituitasi nel dicembre 2012, organizzando il primo corso sul cioccolato di qualità. L’anno scorso ho contribuito a costituire la Tavoletta della Provincia di Ascoli Piceno e il 19 aprile 2015 invece partirà la Tavoletta di Macerata, organizzando appunto l’Oscar dei vincitori della Tavoletta d’oro 2015, in cui per la prima volta due aziende marchigiane si sono fregiate del prestigioso premio. Si tratta dell’azienda “Il Bruco “ di Jesi ed il giovane cioccolatiere Andrea Mecozzi di Campofilone (FM), di cui ne sentiremo parlare bene in futuro. Ovviamente occorre chiarire cosa si intendono per “Tavolette”. Non altro che delle sezioni locali costituite da persone fisiche che sono associate alla Compagnia di Cioccolato, che organizzano eventi, corsi, dibattiti e tutto quello che interessa il mondo del cioccolato di qualità. Perché la Compagnia del Cioccolato? La Compagnia del Cioccolato (cui quest’anno ricorre il 20esimo anniversario della sua costituzione) è l’associazione dei consu-

matori di cioccolato, che ne tutela il consumo, verificando la qualità dei cioccolati, così da informare e orientare i propri soci. L’intenzione della Compagnia è quella quindi di creare sempre più strumenti che facilitino la piena coscienza di chi ama ed è attratto dal cioccolato. Ora illustro la serata che ho organizzato come Tavoletta Fermana il 14 febbraio 2014 presso il Ristorante “Il Caminetto” di Porto San Giorgio, poi proseguita con una cena a base di cioccolato presso il Cobà sempre di Porto san Giorgio. Questa serata era stata pensata per immergersi in un viaggio tra i cioccolati, la cui materia prima (il cacao) provenisse da diverse parti del mondo. Si è partiti quindi dall’America centrale (Equador, Venezuela e Bolivia) per arrivare in Africa (Costa d’Avorio in primis) e proseguire il viaggio verso Ceylon, per finirlo nel sud Est-Asiatico e precisamente in Vietnam. La nave era guidata dalla maestria e competenza del sig. Gilberto Mora, Presidente della Compagnia di Cioccolato, con a bordo 40 passeggeri (la capienza prevista era di 30 unità) ,ma purtroppo altre persone sono rimaste appiedate. Il sig. Mora, fresco di un recente viaggio presso alcune piantagioni venezuelane, ha raccontato tutto quello incontrato, durante la sua permanenza di due settimane in quei territori. Come ospite della serata il sig. Andrea Mecozzi di Campofilo74


Sul lungomare di San Benedetto del Tronto un lounge-bar-restaurant portavoce dell’arte. Sul lungomare di San Benedetto del Tronto un lounge-bar-restaurant portavoce dell’arte.

ne, conosciuto personalmente durante una visita al suo paese di residenza, facendomi assaggiare alcuni dei sui prodotti. Andrea è un produttore di cioccolati dove la materia prima (il cacao) la seleziona andandola ad acquistare direttamente dai coltivatori di piantagioni. Nella stessa serata ci ha deliziato di due cioccolati che non hanno avuto nulla da invidiare agli altri messi a confronto. Il pubblico presente ha voluto conoscere i punti vendita dove reperire i suoi meravigliosi prodotti. Grazie a questo evento, il sig. Mecozzi, facendosi conoscere dalla Compagnia, ha avuto strada spianata per la selezione di alcuni suoi prodotti, alla partecipazione al concorso nazionale della Tavoletta d’Oro. Già essere riuscito ad entrare tra i finalisti è stato un successo insperato, ma addirittura salire sul podio più alto nella sua categoria è stato un tripudio, che permetterà al giovane cioccolatiere fermano di affrontare con coraggio, la competizione con le più blasonate etichette nazionali e mondiali. Alla serata era presente Il sig Mancinelli della azienda vinicola Stefano Mancinelli di Morro d’Alba (AN) che ha voluto deliziarci con un suo prodotto fino ad allora tenuto un po’ nascosto al pubblico esperto. Il “Theobroma”, altro non è che un blended di grappa di Lacrima e il mosto d’uva sempre del vitigno Lacrima. Un perfetto abbinamento con i cioccolati presenti in degustazione. La serata è poi proseguita presso il Ristorante Cobà, dove abbiamo assaporato pietanze sapientemente preparate (dall’antipasto al dolce) tutte abbinate a cioccolato di ottima qualità. Un ringraziamento và alla cantina Colli di Serrapetrona che ha offerto i vini in abbinamento alla cena. Scoccata la mezzanotte ci siamo salutati con un tocco di cioccolato 82% di Slitti, abbinato con la vecchia ricetta del Vermouth Amaro di Cocchi.


MGINCONTRI

S

ono andata a trovare Massimo Eleonori nella sua sartoria. Chiamarla tale è un’eufenismo; sembra piuttosto di entrare nel paese dei balocchi. I colori, i tessuti, i ritagli di stoffe appoggiati accuratamente sul banco di lavoro e gli abiti appesi in aria come tante ballerine sospese in un tempo senza età. L’odore di “vecchio” mi porta a sognare luoghi, atmosfere e storie create dalla fantasia dei grandi scrittori teatrali. Si perché quella di Massimo è una sartoria teatrale, dove i broccati cinquecenteschi si mescolano alle sete degli anni 60, e i dipinti sui muri, da lui stesso creati, rappresentano tanti piccoli personaggi di mondi fantastici.

Ombretta Buongarzoni Pittrice, Scultrice...ma soprattutto rider, on the road, e nei percorsi dell’anima.

Giorgio Tani, maestro di sartoria per oltre 40 anni presso la sartoria teatrale “Cerratelli” di Firenze. Sue sono le realizzazioni dei costumi di Giulietta e Romeo di Zeffirelli, regista con cui ha avuto diverse collaborazioni. Così, terminata l’Accademia di Belle Arti, mi iscrissi a quello stage della durata di due anni che mi permise di acquisire le nozioni di taglio storico e le basi di confezione del costume di qualsiasi epoca. Nel 1996, con tanti sacrifici e lavoro, sono riuscito ad aprire quella che ora è la sartoria TUL.MA ,che si occupa principalmente di creare abiti teatrali, ma anche confezioni uomo donna e abiti da sposa. Tanti costumi che vedi nelle rievocazioni storiche sono miei. Guarda quelli di Sant’Elpidio a Mare, Cingoli, San Severino, Corridonia, Tolentino…ma non solo, ho collaborato con varie scuole di danza, centri e compagnie teatrali, sia amatoriali che professionali. Collaboro spesso con la Compagnia della Rancia. I costumi di Grease sono realizzati da me, come quelli di Cenerentola e di Frankestein Junior. Da 8 anni partecipo al carnevale di Venezia, e la grande soddisfazione è vedere che il proprio lavoro ogni anno è in finale per il concorso “la maschera più bella”. Adesso il mio prossimo obiettivo è incentivare ulteriormente la mia attività nell’ambito della sartoria teatrale e, uno degli obbiettivi, è quello di avere la possibilità di tenere corsi di formazione per dare continuità ad un lavoro affascinante, che riserva sempre enormi soddisfazioni.

“Parliamo un po’ di te. Chi sei e come nasce la tua passione per il costume?” “Da ragazzo mi sono diplomato presso l’istituto tecnico per geometri e poi successivamente diplomato in pittura all’Accademia di Belle Arti di Macerata. Fin da piccolo ho sempre avuto la passione per la pittura e l’interesse per la moda, e in particolar modo per la sartoria. Nel 1993 la grande occasione. La Regione Marche insieme alla Compagnia della Rancia organizzarono un corso di sartoria teatrale tenuto dal grande insegnante 76


MGRACCONTI

P

Luca Luciani Someliar

asseggiando per le vie di Londra, a due passi dalla storica piazza di Covent Garden e dal British Museum, si scopre, al termine Monmouth Street, un angolo culinario molto familiare: Rossodisera. Fra una miriade di cucine e culture che si mescolano nella metropoli londinese germoglia questo piccolo ristorantino marchigiano. Era l’Aprile del 2007 quando i titolari, Samuele Ciaralli, Igor Iacopini e Roberto Traini, tutti e tre del fermano, hanno inauguratola propria attività; da allora la capitale d’Europa si degna di ospitare l’idea di una vera e propria ambasciata culinaria marchigiana. Sparse per Londra possiamo incontrare molte realtà che ripropongono la medesima idea di territorialità come le cicchetterie venete o locali che affondano le proprie radici in Sicilia o Sardegna o ancora più generalmente propongono un mix di italianità di cui l’inglese, palato poco educato, si riempie l’anima. Quale sia però la novità di Rossodisera, forse semplice agli occhi del cliente poco attento, rimane complessa e profonda. All’interno dell’elegante taverna, rivestita con mattoni che provengono direttamente da un casolare antico di fine ‘800 originariamente sito in Ponzano di Fermo, arredata con mobili e credenze che riportano ai sapori dei nostri nonni, adornata da quadri di Daniele Ioiò, artista fermano, rappresentanti le dolci colline marchigiane, si muove elegantemente uno staff che, dalla cucina alla sala, è per il 90% marchigiano. Il locale, disposto su due sale molto anguste, ma allo stesso tempo confortevoli, offre nel menù, ideato dal cuoco Leonardo Gualtieri di Belmonte Piceno, dalla pasta “fatta in casa” (usando uova marchigiane) ai salumi e formaggi importati direttamente dall’entroterra fermano, iesino e anconetano come il Ciauscolo o il prosciutto, tagliato rigorosamente a mano, al frecantò di una volta per arrivare al coniglio in porchetta, il quale si mette in competizione con le massaie più intransigenti.

La carta, volutamente scarna, riscopre piatti che appartengono alla tradizione e che incontrano giudizi positivi sia da parte della clientela italiana che da quella inglese, la quale, si sta aprendo sempre più ad una regione che nel mondo fino a ieri è rimasta sconosciuta e anonima ma che ora pian piano sta emergendo con i suoi prodotti e le sue eccellenze. Dulcis in fundo non va tralasciata la carta dei vini (50 etichette e più) che propone vari verdicchi, passerine e pecorini ma sorprendentemente poi si lascia trasportare dalle proprie radici nella Vernaccia di Serrapetrona, ferma spumantizzata e dolce, fino ad arrivare al Vino Cotto e al Vino di Visciole serviti con cantucci o ciambellone. In terra anglosassone non poteva mancare la birra ma anche questa ha il suo “Made in Marche” con le tipologie Pils, Scotch Ale, Strong Ale, e Weiss direttamente prodotte dall’azienda agricola di Alvaro Moretti di Monte Giberto. Per chi volesse qualcosa di analcolico fra le poche bevande internazionali offerte dal locale troviamo l’effervescenza delle bollicine ascolane Paoletti che dal 2012 è registrata come Impresa Storica d’Italia. Dopo un buon caffè all’italiana di fine pasto, nonostante le varie caffetterie italiane, raro a Londra, vengono proposti digestivi targati Varnelli e Meletti. Un locale marchigiano DOC ubicato a Londra sta mantenendo, a dispetto del trend multietnico e modaiolo del fast food e delle cucine orientali, come in uno scrigno, una tradizione che si sta perdendo anche nella quotidianità familiare, in un contesto metropolitano in continua evoluzione dove l’oggi viene considerato già ieri, e dove l’ansia di vivere la fa da padrona: Rossodisera diventa un “non luogo”, fuori dal tempo e dallo spazio, dove non potrebbe mai entrare la coltre grigia londinese a coprire un così delizioso tramonto.

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MGSPORT MGCULTURA

Mario Mengascini

S

Maestro di Judo 5° Dan.

abato 7 marzo, ci sono stati gli esami di passaggio di cintura presso la Palestra Kodokan Recanati Judo. Sono state interessate soltanto le cinture gialle e arancioni, ma allo stesso tempo sono stati presenti grandi e piccoli per allenarsi e ritrovarsi tutti insieme. Terminato l’evento, siamo stati a cena al Ristorante Tonino, nel quale c’è stata la consegna della cintura nera alle due atlete, Francesca Camilletti e Veronica Vivani, che di recente hanno superato brillantemente gli esami organizzati dalla Federazione.

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MGRACCONTI

Camilla Boemio

N

Curatrice d’arte contemporanea e consulente universitaria.

elle nuove generazioni di artisti sempre più emerge il desiderio di confrontarsi con la scienza, cogliendone gli aspetti più vari concettuali o semplicemente rielaborandone le forme estetiche (1) o un’ altra visione del mondo nella quale convergono: la fisica, la metafisica, contenendone tutte le filosofie possibili, la ricerca di Monica Pennazzi con ‘ Cunauta ‘; ovvero la culla del navigante (2). Le installazioni diventano un mantra, nel quale le forme fluttuano irriverenti donando allo spettatore sfaccettature diverse in base alle posizioni. L’ elemento della contemplazione ossessiva nei confronti dell’ infinito, di una immortalità accennata; nella quale si riversa un continuativo esercizio di stile, nel quale le forme delle installazioni inglobano estensioni sonore ed evocative. A livello formale le varie installazioni della Pennazzi trovano analogia nella tensione raggiungendo una raffinata narrazione attraverso pochi e basilari elementi: i fili, l’uso prevalente del colore di base nero con un’apparente monocromia, i nodi dai quali si diramano i vari fili, una struttura dalla quale partono questi ultimi che viene sapientemente ondulata; tutti strumenti antichissimi e allo stesso tempo nuovissimi. Emergono scelte, non solo concettuali, ma evolutive del suo linguaggio e anche strettamente geografiche; le contaminazioni nate dal vivere e lavorare in Brasile in un contesto nel quale forme e materiali liberi da sovrastrutture funzionali articolano impostazioni inedite si sovrappongono alla tecnica delle tessitrici, all’ arte del cucito e del rammendo; ricordando una musica ripetuta fatta di antiche sonorità.

Un’ idea magica che vuole trasformare il banale, l’ovvio e il naturale in una presenza totemica e ingigantita e che, al tempo stesso, prende il senso del sacro e dell’ icona in un punto di vista radicale, evanescente e strettamente legato a soluzioni immaginarie nelle quali le re-invenzioni diventano un gioco della memoria nel quale convergono la funzione del tempo e il simbolo di prossimità dell’oblio. La corrispondenza di questa evoluzione costante è una polifonia dal quale nasce il progetto a Roma. Dopo la mostra Cunauta, da me curata, da Canova22 a Roma, che ha avuto un ottimo successo di audience e di stampa, seguirà ad Ancona nel negozio della Feltrinelli Venerdì 29 Maggio la presentazione del catalogo “Cunauta”, sempre da me edito e pubblicato da Gangemi Editore, pensato come un vera e propria pubblicazione che ripercorre gli ultimi anni di ricerca dell’artista con testi di approfondimento di vari autori. Sarà l’occasione per confrontarsi con l’artista ed apprendere come il viaggio possa diventare terreno fertile per la crescita professionale; negli ultimi anni la Pennazzi ha avuto mostre a Rio de Janeiro e partecipa ad Artigo Rio 2014, fiera d’arte contemporanea, con l’agenzia olandese Manywere di Nuno Ribeiro e una collettiva presso la galleria Helio Rocha, Copacabana dal titolo ‘ convergenze tridimensionali ‘ a Rio de Janeiro.

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MGARTE&MUSICA

C

Laura Barboni Laureata in lettere moderne (indirizzo storico-artistico).

La prima parte del concerto, come di consueto, è stata dedicata alla musica classica (da Gaspare Spontini a Johann Strauss) ed alle colonne sonore dei film (da Ennio Morricone a Nicola Piovani). La seconda, invece, ha visto protagonista la musica contemporanea, con omaggi ad alcuni tra i suoi maggiori interpreti e generi. Il pubblico di giovanissimi si è rivelato particolarmente attento, interessato e perfino entusiasta. Al termine del concerto, infatti, si è profuso in calorosi applausi ed ha reclamato il bis a gran voce. Tra i brani più apprezzati: un medley dedicato agli intramontabili successi dei Queen ed un tributo al chitarrista Carlos Santana. Vere e proprie ovazioni, infine, hanno accompagnato l’esecuzione dei capolavori del cantautore Fabrizio De André: Don Raffaè, La canzone dell’amore perduto e Volta la carta. Grande la soddisfazione di tutti i componenti dell’Aurora, a cominciare dal maestro Quagliani, orgogliosi e lieti di avere regalato alla platea di Urbino una preziosa serata all’insegna della musica d’autore.

ontinua il fortunato momento dell’Aurora, l’orchestra di fiati che, lo scorso 18 marzo, ha avuto il privilegio e l’onore di animare l’Udienza Generale di Sua Santità Francesco, in piazza del Vaticano, a Roma. Poco prima di Pasqua, infatti, la compagine musicale che unisce due castelli della Vallesina - Castelplanio e Poggio San Marcello - ha tenuto un apprezzato concerto ad Urbino, nella prestigiosa cornice del Teatro Raffaello Sanzio. La serata, organizzata dall’Ateneo “Carlo Bo” - nella figura del Magnifico Rettore Vilberto Stocchi - dall’Amministrazione Comunale di Urbino e dall’Accademia dei Marchigiani dell’anno presieduta dal castelplanese Mario Civerchia, si inserisce nell’ambito di una serie di eventi culturali rivolti agli studenti di tutte le facoltà. Introdotta dal dottor Giuseppe Biancalana, responsabile dell’Ufficio Orientamento e Tutorato, L’Aurora, sotto la direzione del Maestro Michele Quagliani, ha inaugurato il concerto con un’anteprima nel corso della quale sono stati proposti due dei brani eseguiti di fronte al Santo Padre: Dolce sentire, di Riz Ortolani, ed il Te Deum di Marc Antoine Charpentier. È seguita la consueta presentazione del gruppo, del suo curriculum e di quello del direttore da parte di Laura Barboni, presentatrice della serata e componente della band. 80


ON THE SEA FRONT

Viale Lepanto | 62017 Porto Recanati - MC | cell 389,9057405


MGRACCONTI

L’

Angela Pesci Cultrice del buono e del bello.

incontro tra Novecento e Roberta non è casuale, lui è un ‘giovane’ e brillante artista, con un buon senso di umorismo e di ironia, e una generosa cucchiaiata di pace nella mente, amante della buona cucina; lei abilissima ed infaticabile cuoca. L’arte in quanto arte è da sempre associata ai sensi, ma anche il cibo, attraverso i sapori, i profumi, le temperature, o le sensazioni visive, chiama in causa i nostri sensi. Arte e cucina sono infatti assimilabili, se si considera il processo creativo nelle sue fasi: ispirazione e creazione attraverso la miscela degli ingredienti. Il connubio tra arte e cucina nasce presso ‘Il Postiglione’di Montecassiano, una sorta di casa aperta agli ospiti che ricorda un po’ lo stile della casa della nonna, meta di coloro che amano il buon pesce fresco, acquistato all’alba da Roberta presso le pescherie di Porto Recanati, e che poi propone secondo ricette tradizionali della gastronomia locale, pur non disdegnando ricette innovative, formulate e create con ingredienti reperiti sul territorio. Novecento, attento e curioso osservatore, dopo aver gratificato le sue papille gustative, ha accettato la sfida di Roberta, convertire le pareti della casa della nonna in una sorta di galleria personale. La sfida principale, e vinta, è stata quella di trasformare oggetti che non nascono come arte in un’opera d’arte, ed è così che vele spiegate al vento e pescioline vezzose prendono vita sulle pareti imbiancate.


MGARTE&MUSICA

L’

eterno femminino nelle sue valenze ancestrali archetipiche non può che Saverio Simi De Burgis simbolicamente inGiornalista, critico e storico nescare semplici e immediati d’Arte. riferimenti a una generale idea di fertilità, fecondità e di conseguente continuità della specie e in questo senso, come ribadisce in più occasioni Culianu nello straordinario Eros e magia nel Rinascimento, ha alimentato l’autentico valore pagano, ma sempre sacro, della valenza creativa legata al fare arte. La ricerca di Viviana Pascucci verte da tempo sull’anatomia del corpo femminile nudo che ancora oggi, nella cosiddetta contemporaneità nella quale siamo quasi costretti a uniformarci e a omologarci con il rischio di cadere negli inevitabili adeguamenti ai conseguenti slogan e luoghi comuni vari, corrisponde, soprattutto in certi settori più trendy, come la moda, alla condivisione di un ruolo trainante, per molti fondamentalmente finalizzato ad alimentare un’idea consumistica di una certa immagine stereotipata della femminilità. Oggi nei settori della moda come anche della medicina, forse si è troppo spinto verso una concezione artefatta debordando in una degenerazione dei principi originari con considerevoli prese di distanza dai normali processi generativi in nome di un fittizio ricorso alla chirurgia estetica per tentare di conservare e magari di migliorare a oltranza un corpo che è comunque soggetto a un inarrestabile processo di deterioramento, stato che invece può essere vissuto nel migliore dei modi solo accettando tale inesorabile condizione magari con il sostegno di un sano supporto spirituale che può agire con effetti benefici pure a livello qualitativo. Su tali lunghezze d’onda e vari tipi di riscontro si possono tentare alcune letture dei ricorrenti riferimenti a certe ripetitive performance della Beecroft o, in presa diretta, della Orlan con interventi sul suo stesso corpo, che sembrano dover implicare nel sociale un necessario ricorso alle più accreditate teorie

psicanalitiche che si rivelano, in ogni caso, terapeuticamente surrogati inefficaci rispetto, per esempio, agli antichi riti pagani o legati ad altre religioni, più in sintonia, anche a livello antropologico, con le semplici e normali decodificazioni delle effettive funzioni dei vari apparati fisici umani. Su tali basi si muove per di più la ricerca sempre più affinata condotta da Viviana Pascucci, ne deriva uno studio su tali forme che alla fine insiste a coniugare una visione formale, asettica ma variabile ed eterna nella sua classicità, a un’adesione più emozionale legata quasi a un recupero di una dimensione sacra, e perciò sentimentalmente romantica che da sempre accompagna l’artista di ogni tempo E’ su tale ambivalenza tra classico e romantico quindi, ancora necessaria alla genesi dell’arte seppur vissuta con un oscillante distacco, che continua a muoversi la produzione sentitamente e volutamente pittorica di Viviana Pascucci che in tal senso rivela tutta la sua naturale fede nei confronti dei basilari valori della vita ma anche soprattutto dell’arte.

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ph. Mamo

MGRACCONTI

Meditazioni di un ateniese allevato a Sparta.

D

Massimo Pigliapoco Autore e Art Director della

urante la mia esperienza su questo pianeta ho dovuto fare delle scelte che non sempre trovavano l’approvazione di chi mi circondava, o che presupponeva di essermi accanto. Quando si è giovani, bisognerebbe avere la forza di non farsi sopraffare dalle pressioni di coloro che si autoproclamano sapienti, quando le loro opinioni contrastano asintoticamente con ciò che l’intuito ci detta. Iniziai abbastanza presto ad affidarmi all’istinto, a quella voce interiore che non era frutto di ragionamenti di alcuna sorta, ma che spontaneamente affiorava quando una biforcazione si presentava lungo il mio cammino. Con i miei genitori fui abbastanza fortunato. Non so se agissero per consapevolezza o affidandosi al fato, ma fui abbastanza libero di commettere i miei errori. Crescendo, non potendo confidare in nessun altro se non in me stesso, per non essere vaporizzato dal magma dei benpensanti, trovai sollievo nella lettura degli scritti dei Giganti, uomini dotati di un pensiero sopraffino, capaci di destreggiarsi nel dedalo delle verità più occulte. Questo mi permise di mantenere la tranquillità necessaria per continuare lungo la mia strada. I brani che di volta in volta vi presenterò potrebbero essevi utili nell’individuare la direzione del vostro itinerario, non tanto intesi come guida, quanto come una panoramica degli Universi possibili. Starà a voi scegliere la meta. Un abbraccio, e buon viaggio!

rivista MG marcheguida. essere un malaccorto sfogo, ma pe’ figlioli divengono una pessima lezione ed un pessimo regalo. Né ignoravano che tutti siamo d’una stoffa nella quale la prima piega non scompare mai più. Essi perciò non m’ammiravano né m’adulavano, onde non rendermi vano e presuntuoso; non mi mettevano attorno tante gale, onde non dar esca alle più sciocche delle pretensioni – per un uomo in ispecie – il pretendere in bellezza. Neppure m’ammollivano o m’intimorivano con troppi: Bada! Sta attento!puoi cadere, puoi farti male! E, se cadevo e davo qualche capata, non si mostravano turbati, né si mettevano in tante compassioni; mi dicevano, non però duramente, ma sorridendo affettuosi: via via, non sarà nulla. Un giorno che mi feci una scalfitura e che piangevo, mi ricordo benissimo, mia madre mi disse: Bada! Se se ne accorgono le budella vorranno scappar di lì! Io, a vedermi burlato, presi il cappello e finì il pianto, vinto dal dispetto. In una parola, lo scopo de’ miei era d’avvezzarmi alla vita quale veramente si presenta poi nel corso degli anni successivi. E questo avvezzarsi consiste tutto nell’acquistare la forza del sacrificio, nell’imparare a soffrire. E, in verità, se le colpe della tenerezza non fossero pur care e simpatiche colpe, si dovrebbe muovere terribili rimproveri a que’ parenti che pensano bensì ad avvezzare i loro figliuoli al caldo, a freddo, all’intemperie, ecc., perché sanno che inevitabilmente dovranno esporsi in appresso a soli ardenti, a nevi, a piogge, ecc.; e poi, non potendo ignorare che i figli saranno esposti ugualmente a delusioni, a sventure, alle inesorabili esigenze dell’onore e del dovere, non pensano ad avvezzarli a soffrire! E si dovrebbe pur riflettere che il diritto naturale esiste anche pei bambini; e che è loro diritto essere né corrotti, né ingannati, né fuorviati.”

“...Ma i miei volevano per prima cosa far di me un uomo, e sapevano che l’educazione deve cominciar con la vota – essere, per così dire, piccina quando siam piccini, e grande quando siamo grandi -; sapevano che i veri germi dell’uomo futuro stanno nelle prime impressioni dell’infanzia; sapevano finalmente che le adulazioni e gli eccitamenti dell’orgoglio, alla vanità, possono pe’ parenti

Massimo d’Azeglio ( I miei ricordi) 84


MGARTE&MUSICA

L I B E R O ARBITRIO

L Dopo vari cambi e avvicendamenti, la formazione attuale è composta da: Tiziano Coccorese: Voce e Chitarra Lorenzo Fusco: Voce e Chitarra Fabio Paoletti: Voce e Chitarra Mattia Coccorese: Basso Andrea Maccaroni: Batteria

Nicola Brignoccolo Editore di Gran Galà Magazine Web. Curatore delle rubriche eventi per MG MarcheGuida.

ibero Arbitrio è una band Umbro-Marchigiana, nata nel 2007 dalla passione per la musica di padre e figlio, rispettivamente Tiziano Coccorese (chitarrista) e Mattia (bassista). Da questa loro passione per la musica, hanno unito l’utile al dilettevole, aprendo un negozio di strumenti musicali (MTS music) a Porto Recanati, (Riviera del Conero) punto nevralgico per il centro Italia, dove non solo la vendita e l’assistenza prevalgono, ma bensì,vengono impartiti,corsi e lezioni musicali ,dando la possibilità di far nascere nuovi talenti nella nostra Regione La band fonde il cantautorato Italiano alla musica Internazionale Pop, Rock, Rock’n’roll e Blues. Si propone in due modi, “Acustico”, dove prevale la musica dei cantautori Italiani, Lucio Battisti, Francesco De Gregori, Rino Gaetano,... con un atmosfera adatta ad accompagnare matrimoni, compleanni e feste. In “Elettrico”, acquisendo una vena più Rock e ballabile, omaggiando i grandi della musica italiana, come Vasco Rossi, Ligabue, ecc, ed internazionale, come Elvis Presley, Otis Redding, Carlos Santana, Bob Dylan, Santo & Johnny, Billy Idol etc. La band ha conseguito dei successi con la prima formazione, come la vittoria della manifestazione “Rock sotto le stelle” in Umbria.


MGSPORT

Q

Marco Bentivoglio Maestro di kick boxing / m.m.a. cintura nera 2 dan viet vo dao. Due medaglie di bronzo conquistate ai mondiali 2007 e 2011 - Vietnam.

ual è la vera forza di un uomo? Questo è un argomento che ho particolarmente a cuore specialmente in questi ultimi anni in cui la società è cambiata , qualcuno dice evoluta,altri peggiorata secondo me in stato di tracollo totale. Manca il rispetto, la compassione, l’amore per il prossimo e tante altre buone cose. Non vedo tutta questa integrazione degli stranieri sbandierata da molti, ma mancanza di rispetto e regole. La parola bullismo oramai fa parte del quotidiano, sembra quasi che prendersi gioco del più debole, delle donne indifese o degli animali innocui sia vetrina di forza,di machismo, invece secondo me è solo lo specchio di persone vili, vigliacche e deboli che se prese singolarmente da chi di dovere diventerebbero così piccole da sparire. Chi pratica sport da combattimento da tempo sa che atleti che potrebbero vivere di ignoranza hanno una sensibilità ,una gentilezza ed una compassione molto più elevata degli altri ,sanno combattere al momento giusto ma sanno anche aiutare il prossimo in maniera istantanea ,come dovrebbero fare tutti. Non vedrete mai persone così in giro a fare casini ,a sottomettere altri o a maltrattare donne ed animali,mentre gli pseudo uomini pur di apparire forti fanno di tutto ,cose spregievoli verso i più deboli ,tanto che questi ultimi vivono momenti difficili,di depressione che a volte sfociano anche in suicidi. Sicuramente le colpe devono essere divise tra famiglia, società e cattivi esempi. Basti pensare alle differenze che ci sono tra le tribune colme di genitori che assistono a due manifestazioni

sportive differenti, una di calcio ed una di arti marziali. Ve lo siete mai chiesto o avete mai assistito? Vi invito a farlo. Nel calcio mentre i ragazzi corrono e si divertono i genitori in tribuna insultato l’arbitro, si insultato e bestemmiano tra di loro, quando non si arriva alle mani, nei palazzetti i genitori si divertono, è vietato dire parolacce, pena la squalifica per atleta e coach, c’è rispetto e ci si sostiene a vicenda. Questo per far capire che l’educazione e gli esempi vengono dall’alto. Una volta ero a passeggio con i miei amati cani ed un signore che aveva appena buttato la carta delle patatine del figlio a terra mi ha detto che i cani sporcano, io ho fatto finta di niente ed ho continuato. Sorridente avevo già girato una scena immaginaria dentro me,cioè allontanato il figlio ed i cani per prenderlo a calci finché potevo per fargli capire che il maleducato era lui è non i miei cani, ma da signore ho proseguito la mia passeggiata. Il motto del viet vo dao è “essere forti per essere utili”. Bisogna diventare forti per mettere a servizio dei più deboli e bisognosi la nostra forza e non usarla in maniera stupida ed inutile. Spero che questo concetto entri nelle coscienze di tutti e spero veramente che chi commette atti vili, un giorno possa incontrare nella sua strada una persona che gli faccia capire in maniera dura cosa si prova a stare dall’altra parte.

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MGINCONTRI

Emanuel Vecchioli

C

Consulente Tricologico per la Farmen in Italia; Docente Tricologia Istituti IAL; Rettore della John Locke University.

iao Roy raccontaci cosa ti ha spinto a diventare gigolò, o meglio “dottore in sessuologia”?

che cerca sesso facile. Un professionista chiede tanto perché fare il gigolo seriamente significa dedicare praticamente tutta la propria vita ad una specie di “missione”. Annullare totalmente il proprio privato, essere sempre pronti a partire per un appuntamento 365 giorni l’anno, mantenere corpo e mente in forma, fare un buon marketing e curare le relazioni con le proprie clienti e fan richiede tempo e dedizione continui. E tutto questo ha un prezzo, il denaro non lo spendo, mi servirà un domani, quando tutto questo sarà finito.

Dottore in sessuologia non è male, formulazione originale della solita domanda di rito. Sono gigolò da sempre credo, solo che ad un certo punto della mia vita ho capito che dovevo fare di questa passione un lavoro. Ho sempre incontrato donne, molte donne, ho un’attrazione fatale per le sconosciute. Mi stanco molto velocemente della stessa donna, e così fin da ragazzo, a parte una breve parentesi di fidanzamento, la mia esistenza è stata costellata da incontri brevi ed intensi. Quando ho capito che questo genere di vita era l’unica che mi dava forti emozioni ho cercato di farne un mestiere. Fin dai miei primi incontri mi sono reso conto che ero particolarmente portato per questo lavoro e negli anni ho affinato tecnica, marketing ed esperienza e man mano ha preso forma un nuovo io, Roy.

Offri tanti tipi di servizi come vedo dal sito, dal classico “finto fidanzato”… fino a “donne in rinascita” … che tipo di clientela si rivolge a te ? I miei servizi sono nati in base alle donne che ho incontrato. Quando iniziai a fare il gigolò mi sono limitato a offrire servizi classici, come ad esempio il solito cena e dopocena. Da subito però mi sono reso conto che era sminuente per una donna offrire solo un servizio di sesso. Diciamo che la mia forza è stata avere immediatamente l’intuizione che le donne cercassero altro da un uomo a pagamento. E così mi sono messo nei panni delle mie potenziali clienti e mi sono chiesto che cosa potessero cercare da un accompagnatore. In base alle telefonate che ricevevo scoprivo che le donne si rivolgevano ad un gigolò per le richieste più incredibili e soprattutto

“Bocca di rosa” cantata da De Andrè, lo faceva solo per passione... per te invece quanto conta la passione e quanto il denaro…? Il denaro serve per darti un determinato valore, se costi tanto, ti dai un prezzo elevato, chi ti “acquista” capisce che ha a che fare con un professionista. Questa cosa cerco di farla capire alle donne anche dalle pagine del mio sito, uno che chiede pochi soldi è il solito improvvisato 88


Ma ora una domanda da 100milioni di dollari, che ogni uomo” comune “una volta almeno nella sua vita si è posto …Cosa vogliono le donne?

imprevedibili. Ecco come sono nati i miei servizi, li ho creati con e grazie alle donne, il mio intuito è la mia personale esperienza di vita hanno fatto il resto. Ci tengo a sottolineare questo fatto perché vedi oggi sinceramente quando vedo siti di gigolo che hanno cominciato l’altro ieri, e trovo dei copia incolla dei miei servizi e dei miei testi un po’ mi scappa da ridere. Io sono stato il primo a rendermi conto quante donne hanno difficoltà ad avvicinarsi al sesso, oppure quante si sentono delle imbranate e vogliono migliorare e tanto altro ancora. Ogni donna può avere durante la sua vita un momento in cui desidera uscire con uno come me. E questa cosa può succedere a qualsiasi età. A volte rimane un’esperienza unica, altre invece si esce con un gigolo per un lasso di tempo, come fosse una sorta di terapia.

Guarda io faccio il gigolo...non miracoli... Capire cosa vogliono realmente le donne è un’impresa praticamente impossibile per noi uomini, ma in fondo il vostro fascino sta proprio nel mistero che vi circonda. La donna è un enigma...e io sono un appassionato enigmista e scardinatore di anime. Sto studiando per trovare le risposte, chissà...forse fra vent’anni...quando di donne ne avrò incontrate 5000 ne saprò qualcosa in più. Scherzi a parte io stesso sono molto affascinato dal mistero femminile, tant’è vero che mi sono scelto un lavoro che mi permette di incontrare sempre donne nuove e di scoprire sempre di più sull’universo femminile. Una cosa mi sento di dirtela, le donne vogliono un uomo...uno che decide ed è soggetto e questa categoria di uomini ultimamente sta vivendo una forte crisi di identità, sono schiacciati dall’inarrestabile emancipazione femminile che sta vivendo il nostro tempo. E’ un bel rompicapo.

Qual’ è la richiesta più frequente fra i tuoi servizi che le clienti ti fanno? Le donne che escono con me hanno un comune denominatore, si sentono sole e incomprese. Non solo in famiglia o nella vita di coppia. Sono rinchiuse in un bozzolo e hanno bisogno di liberarsi delle loro catene. Parlare con uno sconosciuto che sa conservare con rispetto e cura i tuoi segreti è per molte di loro liberatorio. Il sesso viene da se, è una conseguenza naturale. Spesso sono io che prendo l’iniziativa, la donna ha bisogno di sentirsi desiderata. La sua femminilità ha bisogno di conferme, una donna con una vita sessuale incompleta è una donna triste e non realizzata.

Malgrado tu sia molto professionale sei umano, e come ogni uomo avrai dei sentimenti, anzi da come ti poni a me sembra ne hai molti …. Ti e mai capitato di “innamorarti”di una cliente, o di incontrare una che proprio ti infastidiva a pelle? Come ti sei comportato negli specifici casi …

A me personalmente tra i servizi che offri, la disponibilità a fare sesso con donne disabili è quello che mi ha colpito di più. E’ particolarmente apprezzabile e delicato quanto scrivi nelle motivazioni di questa scelta, dimostri spiccata sensibilità, molte ragazze con questo problema si rivolgono a te?

E’ chiaro nel mio lavoro come in qualsiasi attività ci sono i clienti che ti piacciono e con i quali ti trovi bene e quelli che manderesti a quel paese dopo 5 minuti. Io ho imparato l’arte della diplomazia per frenare il mio carattere molto impulsivo. Di solito riesco a “reggere” situazioni anche difficili e che non mi stanno proprio a genio. Ho però i miei limiti e quando qualcuna proprio non mi va giù non ne faccio mistero, sono diretto e chiarissimo. Spesso è terapeutico, magari c’è chi si mette a piangere, rimane scioccata per la mia sincerità, ma spesso le donne si interrogano sulle mie reazioni e magari si rendono conto che in fondo nessun uomo aveva mai avuto il coraggio di correggerle quando sono insopportabili. Gli uomini di solito scappano...e ti lasciano li con i tuoi dubbi. Io sono diretto e alla fine la sincerità viene sempre apprezzata. L’amore? Ti prego non me lo chiedere...è la domanda di rito che mi fa chiunque. Ma io sono innamorato, della mia vita, del mio lavoro, di tutte le donne, delle sconosciute. La mia vita è una continua avventura, conosco tantissime persone e storie. Sono curioso per natura e mi annoio facilmente, non avrei potuto desiderare vita più perfetta. Una storia d’amore classica... perdonami, ma per me è un’opzione abbastanza banale. Dovrei trovare una donna disposta a tante rinunce. Non so se esiste.

Anche questo servizio è nato grazie ad un’esperienza realmente vissuta. Ne parlo fra l’altro nel mio primo libro, Un’immagine allo specchio – Storie di un gigolo. Anni fa fui contattato da una ragazza disabile, non camminava, era in sedia a rotelle. Aveva voglia di fare l’amore e di essere coccolata da un uomo. Di passare una serata romantica come se fosse una donna assolutamente normale e senza disabilità. I disabili o chi comunque ha degli handicap fisici importanti, a volte faticano ad avere rapporti con l’altro sesso. All’estero esistono vere e proprie figure professionali ai quali i familiari di queste persone si possono rivolgere. Conosco una donna con un figlio disabile che regolarmente gli paga una escort per permettergli di avere una via sessuale appagante. Ammiro questa madre, è una donna intelligente e pensa solo al bene di suo figlio. Uscire con una disabile e farla stare bene è un compito non sempre facile e richiede molta pazienza e tatto. Quando vedo le mie clienti andare a casa felici sono soddisfatto anch’io. Sento di avere fatto una cosa buona. Il mio lavoro spesso è socialmente utile.

In questo momento di crisi per il paese il lavoro delle escort e dei gigolo sembra uno 89


dei pochi a non subire troppi danni e spesso anche solo per battuta o invece proprio per mancanza di opportunita’, si sente dire mi metto a fare il gigolo’ … ma come abbiamo visto non è un lavoro che fa per tutti anzi… Cosa consiglieresti ad un ragazzo che volesse iniziare, e che qualità deve avere un bravo gigolò?

brale. Non cerca un amplesso di 15 minuti, vuole vivere un sogno, una bella serata. Le donne hanno tempi più lunghi, sono in fondo delle inguaribili sognatrici e delle romantiche. Hanno bisogno delle coccole dopo l’amore, hanno bisogno dei baci per sciogliersi. Noi siamo più basici e istintivi. Diamo uno sguardo al Roy futuro… Come ti vedi fra 10 anni? Qualora ti proponessero anche altre esperienze nel mondo dello spettacolo/televisione/cinema accetteresti , o farai il dottore in sessuologia per sempre?

Mi chiamano in tanti, ma già il fatto di avere bisogno di consigli dimostra che uno non è tagliato per questo mestiere. Fare il gigolo è una cosa che hai dentro. Significa chiudere con il mondo reale e entrare in una dimensione parallela. Io non ho tempo di spendere i soldi che guadagno, sono troppo preso dai miei impegni. Tutta la mia giornata ruota intorno al mio lavoro e alle mie clienti. Ecco, chi è disposto a fare questo, ha intelligenza, sensibilità, intuito e fascino – la bellezza non basta – chi ha queste caratteristiche può farcela. Il livello del proprio successo è molto semplice da misurare: quando chiedi 700-800 per una serata con una donna e lei deve pure pagarsi albergo e ristorante, ecco se trovi donne disposte a pagare questo per stare con te e se alla fine della serata o il giorno dopo queste donne vanno a casa con un sorriso beato, allora significa che sei un gigolo e che puoi diventare un vero professionista.

Non penso mai troppo al mio futuro, mi piace non sapere cosa farò domani. L’incertezza è il mio motore propulsore, sono sempre in attesa di novità. Ragionandoci posso dirti che credo farò il gigolo a lungo, le mie clienti cresceranno con me. Vorrà dire che a 70 anni uscirò con delle fascinose 50-60 enni. Dottore in sessuologia? Perchè no. Già collaboro con sessuologi e psicologi. Sono loro a cercarmi, io arrivo li dove loro possono applicare solo la teoria. Loro osservano le donne dal buco della serratura. Io sto dentro la stanza con le donne, le vivo al 100 per cento e senza censure. Se favorevole o contrario alla legalizzazione del Tuo lavoro?

In una cultura purtroppo troppo maschilista, ancora oggi una donna che va a letto con uomini per soldi è bollata come una “puttana” e considerata un’emarginata della società. Un gigolò invece è invidiato e stimato dagli altri uomini, e le stesse donne ne sono incuriosite. Ma Al di là della reputazione, cosa differenzia te da una tua collega donna?

Assolutamente favorevole, sto affrontando un contenzioso con l’agenzia delle entrate dalla primavera dello scorso anno. I media ne hanno parlato parecchio. Il mio avvocato lavora a stretto contatto con una Onlus che da anni si batte per questa causa. Pia Covre è la presidente di questa Onlus e mi ha offerto il suo aiuto da subito. Non so quante possibilità di successo avremo, come ben sai l’Italia è un paese bigotto. Tutti escono con le escort, ne abbiamo avuto riscontro anche negli ultimi giorni con la squallida storia delle baby squillo romane, ma nessuno ha interesse a legalizzare questo fenomeno. Vedremo, io sono in prima linea, insomma ci proviamo.

La storia della reputazione e di chi considera una donna che paga un uomo una puttana fa ridere. Solo chi ha una mentalità arcaica può pensarla così. Le donne oggi sono in forte ascesa, fra qualche anno parlare di quote rose sarà offensivo perché la donna avrà lo stesso valore sociale dell’uomo. Chi non la pensa così è fuori dal mondo. Se alla guida di paesi come la Germania o il Brasile ci sono donne stimate e potenti un motivo ci sarà. Le cose, il mondo sta cambiando. Io sono un prodotto di questo cambiamento. La donna rispetto all’uomo è più cere90


www.skyline.it


MGRACCONTI

Massimo Pigliapoco

“P

Autore e Art Director della rivista MG marcheguida.

prendere in considerazione solo alcune situazioni nelle quali l’uovo è il soggetto. Riporterò qualche aneddoto e un po’ di storia, procedendo stile random, come nel gioco: “Lo sapevi che?”

iù conosco l’uomo più amo.......”. Certo che l’uomo è veramente un essere strano! A volte ci stupisce per le sue capacità sbalorditive, altre, spesso e purtroppo, adotta comportamenti inconcepibili per un essere che si autoproclama raziocinante. Qualcuno ha detto che i ¾ dei problemi di un un uomo intelligente provengono dalla sua stessa intelligenza....boh! Forse sarà così. Nonostante abbia provato, nel tempo, a dare una giustificazione plausibile a determinati atteggiamenti (compreso il mio, intendiamoci!), temo che anche questa rimarrà una delle mille questioni irrisolte che mi accompagneranno finché la luce non si spegnerà. Ho fatto questa riflessione non certo per addentrarmi in una disquisizione socio-filosofica nella quale mi perderei dopo i primi passi, ma per il semplice fatto che avvicinandoci al periodo pasquale ho spontaneamente pensato alle uova, simbolo per eccellenza di questa festività. E che c’entra l’uovo con tali riflessioni?...Beh! Proviamo a pensarci su. Volendo, intorno all’uovo, si potrebbe scrivere un trattato inesauribile. No credo esista disciplina dello scibile che non l’abbia preso in considerazione. Fisica, astrofisica, chimica, biologia, medicina, botanica, geometria, matematica, architettura, ingegneria, arte, non si sarebbero mai sviluppate senza l’uovo. In tutte queste scienze l’uovo è bene o male stato elemento d’indagine, vuoi per la forma, o per la sua struttura, o per il suo contenuto. Essendo quindi l’argomento vastissimo, mi limiterò a

Quella di regalarle durante la Pasqua è una consuetudine antichissima, che risale ai primi tempi del Cristianesimo. Conoscendo già all’epoca le elevate proprietà nutritizie, si cominciò allora a benedirle come simbolo d’eternità, di trasformazione, di resurrezione appunto. Venivano poi consumate per la prima colazione per rinnovare, ogni mattino, il concetto di rinascenza. Il transito di questa usanza dalla religione alla vita comune fu quasi immediato, ragione per cui è quasi norma, tutt’oggi, trovare uova, preparate in diversi modi, nei buffet dei breakfast continentali degli hotels disseminati nelle varie parti del mondo. Ovviamente, prima o poi, ogni simbolo viene elaborato dalla fantasia umana e accadde che, ad un certo punto, per onorare la ricorrenza pasquale, qualche pasticcere pensò di idearne uno in cioccolato, arricchendolo sempre più. Inizialmente le uova erano piene poiché la qualità del cioccolato non permetteva di ottenere uova cave come oggi le conosciamo. Il procedimento infatti prevede che solo un determinato tipo di cioccolato fuso e colato in uno stampo, una volta raffreddato, mantenga la giusta rigidità e conservi la forma data, senza andare in frantumi al primo contatto. Sembra che dobbiamo alla Cadburg, un’azienda dol92


ciaria inglese ancora esistente, il primo uovo di Pasqua vuoto contenente una sorpresa; era il 1875. Ma, ancor prima che tutto questo accadesse, già le semplici uova bollite venivano impreziosite da decori disegnati o dipinti, e il tutto si poteva fare in casa, senza doversi affidare all’industria. Io stesso, da piccolo, trascorrevo un pajo di pomeriggi antecedenti il giorno di Pasqua, con uova sode e acquarelli. Erano bei pomeriggi! Non so se questa usanza sia più “di moda” qui da noi. Per certo nei paesi dell’est e del nord Europa la tradizione si è conservata, tanto che si può trovare in qualsiasi supermercato almeno uno scaffale contenente colori e prodotti decorativi specifici per tale scopo. A questo punto, prima di continuare la storia, vorrei fare una riflessione, anche per giustificare l’idea con la quale ho iniziato questo trattatello. Poco più di vent’anni fa, quando nascevano i “miei” figli, venni a scoprire che un’azienda leader nel settore del cioccolato, la Kinder, aveva immesso sul mercato un prodottino che faceva la gioia dei piccoli, e anche dei meno piccoli, l’ovetto appunto. Probabilmente la leccornia esisteva già da tempo ma, non essendo un grosso amante dei dolci, non me ne ero mai accorto fino ad allora. Ovunque andassi, bar, tabaccai, alimentari, autogrill, supermercati, in bella mostra, o vicino alle casse o su uno scaffale in piena evidenza che non si poteva evitare, m’imbattevo nel richiamante espositorino contenente i tanto simpatici, e apparentemente innocui ovetti: e che fai? Non fai contente le creature?! Presi la “buona” abitudine di comprarne un pajo al giorno, uno a testa, quando andava bene, e la cosa durò per 5 o 6 anni. Ovviamente non ero l’unica persona “sensibile”in famiglia, dunque anche la loro mamma acquistava loro un pajo d’ovetti al giorno, e così i loro nonni, sia materni

che paterni. “Gli ovetti sono buoni e nutrienti, dunque li fanno crescere (Si...il loro fegato e le carie sui denti!), e in più contengono le sorprese che li fanno tanto divertire.” A parte il discorso sulla salute, che naturalmente è quello fondamentale, facciamo anche i conti della serva! I pargoli hanno consumato mediamente 2 ovetti al giorno, direi tutti i giorni, per 5 anni grosso modo. Cinque anni sono complessivamente 1826 giorni, addizionando anche il giorno in più dell’anno bisestile. Moltiplicando 1826 x 4 (gli ovetti sgranocchiati dai fanciulli giornalmente) fa 7304 che arrotonderemo per difetto a 7000, tanto la cifra è talmente importante che non farebbe nessuna differenza se fossero 1000 o 2000 in più. Considerando il costo di un’ovetto raggiungiamo una somma di tutto rispetto e, se solo un bambino su 10 in Italia avesse consumato (o meglio fosse stato consumato) lo stesso quantitativo, beh...complimenti Kinder! Intendiamoci signori! Lontana da me qualsiasi attribuzione di colpa ai figli, anzi! I piccoli sono state vittime di 2 massimi 93


dimestichezza con il mare. Il navigatore genovese si trattenne dall’esternare il disappunto e, per condurre la situazione a proprio favore, propose un giochino. La prova consisteva nel far mantenere in equilibrio un uovo appoggiato verticalmente sul tavolo. Ci provarono tutti, fallendo naturalmente. Colombo allora ne prese uno e lo ammaccò leggermente battendolo alla base, e a quel punto l’uovo rimase ritto. Immediatamente si sollevarono le contestazioni di “gentiluomini”, asserendo che anche loro avrebbero potuto adottare un simile trucco. L’ammiraglio, che naturalmente non aspettava altro, prontamente rispose: “La differenza signori miei, è che voi l’avreste potuto fare, io l’ho fatto!”

sistemi. Da una parte la machiavellica “sapienza” di coloro che sono chiamati ad imbambolare le masse, i cofautori del consumismo. Dall’altra, l’enorme ignoranza che ha contraddistinto la maggior parte di noi pseudo adulti, che proprio quei piccoli dovevamo proteggere. Per avvalorare quanto appena detto, aggiungerò l’ultimo aspetto della storia, la ciliegina sulla torta. In un certo momento, una quindicina di anni fa, non so come ebbe inizio, si manifestò la tendenza a collezionare le sorprese contenute in quegli ovetti. Erano minuscoli gadget di diverso genere, ma, per lo più, puffi, puffi plasticosi blu che simulavano diversi atteggiamenti. Nei mercatini che tradizionalmente si svolgono durante le domeniche del mese, nelle varie cittadine della nostra regione, comparvero i primi banchetti, che poco dopo si trasformarono in bancarelle vere e proprie, dove si prendeva in considerazione lo scambio e la compravendita di tali puffi. Una domenica mi trovai a passeggiare in uno dei mercatini con i figli e, trascinato da loro, mi accostai ad una di quelle bancarelle. Venni a sapere, non vi dico con quale stupore, che certi puffi, ritenuti quasi introvabili, raggiungevano quotazioni vicine ai 100 euro. Pochi grammi di plastica stampata e colorata come se fosse oro. Probabilmente non capisco certe forme di collezionismo. Ancora rido...ma forse c’è poco da ridere!

Un altro aneddoto riguarda Galieo Galilei. Lo scienziato, come tutti i grandi innovatori, dovette impiegare più energie del suo genio per arginare la stupidità umana, che per dare corpo alle sue intuizioni. Hai capito che storia! Un giorno si trovò a confrontarsi con in suo accanito oppositore, il padre gesuita Orazio Grassi, più conosciuto come il “Sarsi”. Questi sosteneva che a Babilonia erano soliti far cuocere le uova legandole ad uno spago e facendole roteare velocemente sopra la testa, come si fa per il lazo o la fionda. Secondo il Sarsi, questo movimento, mediante l’attrito con l’aria, avrebbe permesso il riscaldamento dell’uovo fino a farlo diventare sodo.

Andiamo avanti. Di uova famose ne esistono tante. Quello di Colombo per esempio. Si racconta che al suo ritorno dalle Indie, nel 1493, fu invitato ad una cena ufficiale dal Cardinal Mendoza, durante la quale si sarebbe dovuto celebrare la sua scoperta. Qualcuno dei commensali però (brutta cosa l’invidia!) non tributò all’ammiraglio il giusto plauso, sostenendo che la sua impresa poteva essere affrontata da chiunque avesse

Galileo, che non era privo di sarcasmo, ribattè: “Se vuole che io creda...ma...a noi non mancano uova, né fionde, né uomini robusti che le girino, e pur non si cuociono, 94


anzi, se fusser calde, si raffreddano più presto,...adunque, l’esser Babiloni è causa dell’indurirsi l’uova, e non l’attrizione dell’aria, ch’è quello ch’io volevo provare.” Di uova ne esiste una varietà infinita. Da quelle degli insetti a quelle dei rettili, degli uccelli e dei pesci. Comunemente associamo l’idea di uovo a quello di gallina, che normalmente troviamo ovunque e che sono anche quelle più a buon mercato. Costosissime, invece, quelle di storione, un grande pesce d’acqua dolce diffuso in varie parti del mondo. Questo gigante acquatico una volta esisteva anche in Italia, sul Pò, ma le tante dighe costruite e l’inquinamento provocato dalle industrie l’hanno fatto estinguere circa 50 anni fa. Le uova di storione più prelibate sono quelle di Beluga, che chiamiamo caviale. Questo mastodonte può raggiungere i 9 metri di lunghezza e 1500 chili di peso, vive nei grandi fiumi dell’ex Unione Sovietica e nel Mar Caspio. Non ho ben capito la valutazione delle su uova, il caviale appunto. M’è capitato, anni fa, di degustarle in Russia, e i prezzi erano decisamente abbordabili, costoso ma non troppo. Quando arrivano in Europa il prezzo sale alle stelle. Non mi sono informato, ma forse quelle uova le trasportano qui da noi una ad una...ed essendo così piccole...boh! Il primato della preziosità, comunque, spetta a quelle di Fabergè. Nel suo laboratorio, l’artista-gioielliere francese, ne produsse 52 (alcune fonti dicono 59), tra il 1885 e il 1917. Il lavoro fu commissionato dallo Zar Alessandro III° per soddisfare i capricci della moglie Maria Fyodorovna. La Zarina apprezzò a tal punto il primo cadeau del 1885 che ne volle uno ad ogni Pasqua, e in seguito uno anche per la nuora, purché fossero tutte diverse e sempre più costose. Attualmente sono conservate qua e la per il mondo, alcune nei musei, altre in collezioni private, e di alcune non si hanno più tracce. Il loro valore è difficilmente stimabile e, ovviamente, l’avidità umana ha fatto si che si verificassero, nel tempo, episodi tra i più discutibili, pur di venirne in possesso. Volendo terminare questa giocosa dissertazione, riporterò la conclusione alla quale sono arrivati gli esperti per risolvere il problema dei problemi, e cioè: è nato prima l’uovo o la gallina?

Sembra che gli studiosi siano alquanto d’accordo nell’asserire che la gallina altro non è che uno stratagemma, ideato da un uovo per produrre in altro uovo. La cosa mi sembra molto interessante. A questo punto mi piacerebbe chiedere ad un etologo, o a qualche esperto di volatili, quale sia la funzione delle oche. Tutte quelle che ho incontrato, m’hanno dato l’impressione che fossero alla continua ricerca di aquile e falchi, ma per lo più, solo gli allocchi e i beccaccioni si sono lasciati ammaliare dalle loro moine. La delicatezza dell’argomento m’impone di non aggiungere altro per non turbare la suscettibilità di qualcuno. Direi che approfondire sarebbe come...camminare sulle uova!


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OTTOBRE - NOVEMBRE 2014 ANNO XVI N.3

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MG marcheguida.it | UNA TERRA STRAORDINARIA - N°2 del 2015 Aprile-Maggio - Anno XVII  
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