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MGEDITORIALE

ph. Cecilia Del Gatto

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isogna sapersi perdere, rotolarsi nello sporco, sguazzare in una pozzanghera e bere il caffè nero che più nero non cè. Bisogna sporcarsi le mani, avere le unghie nere, i cappelli sconvolti dalla vita e dalle intemperie che ne conseguono. Bisogna sputare sangue per vedere il suo vero colore e il suo vero valore. Bisogna fare tante cose che non facciamo perché poi ne va la nostra immagine, bisogna cercare la battaglia nella speranza di perdere, per sentire l’odore vitale della sconfitta irreversibile. Solo così potremmo apprezzare e gustare la vita … il contrario del sogno che si rincorre: la sicurezza Siamo figli del Nulla e parte del Niente. E in fondo rimane il cruccio: “Sicuri che siamo?” Anche ultimamente, qualcuno che ha spinto sull’acceleratore dello sviluppo informatico e quindi dell’intelligenza artificiale, si sta angosciando, o meglio, ritiene che questo estremo passaggio tecnologico potrebbe essere tanto estremo e addirittura l’ultimo estremo movimento per l’umanità. Ma il dubbio è: “siamo sicuri di non essere l’intelligenza artificiale di un’altra intelligenza artificiale, che era già l’intelligenza artificiale di un’altra intelligenza artificiale?” E qui la filastrocca potrebbe continuare all’infinito

Giuliano Rossetti Giornalista esperto in ufficio stampa e comunicazione, viaggiatore slow e curioso delle lingue e culture straniere.

come nella canzone “Alla fiera dell’Est” di Branduardi? Certamente non siamo una rivista che da certezze o che proietta un’immagine ben definita e accattivante per convincervi e convincerci ad essere tutti alla stesso modo. Noi vogliamo che vi lasciate cullare dai vostri dubbi, dalle vostre debolezze per non prendervi troppo sul serio quando vi sembra di essere in alto e per farvi sentire uguali agli altri quando invece vi trovate in fondo ad un pozzo profondo, da dove è difficile vedere la luce. Ma la luce c’è e noi siamo qui per accendervela ogni volta che vi serve.

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500 CULT Un’auto unica, che si distingua. Vero? Beh, questo è esattamente lo stile 500. Dal volante vintage e gli sticker personalizzabili, al tetto in vetro Skydome e le linee uniche che da sempre la contraddistinguono, 500 èun auto in grado di conquistare al primo sguardo generazioni di automobilisti.

500L E’ luminosa, grazie all’ampia vetratura che la circonda riducendo i punti ciechi e al tetto panoramico che lascia entrare grandi quantità di luce. E’ pratica da guidare, grazie al parabrezza poco inclinato e al montante sdoppiato che aumentano spazio e visibilità per i passeggeri, dando a chi guida una sensazione di grande sicurezza.

500C Con la sagoma arrotondata del suo lunotto in cristallo e lo spoiler installato sulla capote, 500C si rivela la cabrio per eccellenza. L'originalità e la simpatia delle sue linee, con la brillantezza di tutte le cromature non sono altro che una conferma.

500X È il corssover che unisce stile e sostanza, con le sue due anime, una metropolitana, e una off-road, risponde a tutte le esigenze.


FEBBRAIO - MARZO 2015

OMMARI

INCONTRI 8

Come stanno le cose Massimo Pigliapoco Vola alto Urbino Simone Aspriello Lui é me Massimo Pigliapoco L'essenza dell'io Ombretta Buongarzoni Le befane arrivano in moto Massimo Pigliapoco Il Provincialotto Uff. Stampa LaGrù Produzioni

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RACCONTI La tradizione Paolo Notari Strategie per nuove sfide Mirella Battistoni Under road Massimo Pigliapoco La loba C. P. Estés Fiori d'arancio Tunde Stift Sibille bikers Ombretta Buongarzoni

CULTURA&SCIENZA Scienza e sport Claudio Pettinari Il numero Zero, evoluzione del concetto Giuseppe Asdrubali Il respiro della Cina Ambrogio Selusi Orione, il gigante del cielo Claudio Bernacchia La dignità degli esseri vegetali Francesco Cingolani

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SVILUPPO&SOCIETÁ Alimentazione sicura e salute dell'uomo La redazione di MG marcheguida Il mio impegno per la sanità di Loreto Moreno Pieroni 4

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SALUTE&BENESSERE 29

Le cure del Nilo Emanuel Vecchioli La domanda assistenziale in aumento Giorgio Caraffa Salute e vitalità attraverso il respiro Arianna Bitti Cellulite azione d'urto Carla Cingolani

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SEGUICI SU FACEBOOK:

56 Direttore Responsabile Giuliano Rossetti direttore@marcheguida.it

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TEATRO, CINEMA&SPETTACOLO

Editor Alberto Montebello editor@marcheguida.it

Multisala o Multicanale? Giuliano Rossetti Teatro delle Muse Beatrice Giongo AMAT Barbara Mancia L'opinione Michele Biancucci&Francesco Ferracuti Coreutico Tolentino Ilaria Baleani

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MG marcheguida

Art Director Massimo Pigliapoco artdirector@marcheguida.it Graphic Designers Adriano Brando Alessandrini - Alessandra D’Ottavio Elisa Marvaldi adv@marcheguida.it ___________________________ REDAZIONE redazione@marcheguida.it Via Vanvitelli, 88 62100 Macerata Tel 0733-262602 Fax 0733-267497 PUBBLICITÀ & MARKETING Massimo Pigliapoco marketing@marcheguida.it 340.5973954

MUSICA Emozioni che resistono al tempo Ilaria Baleani Brillantina Enrico Filippini Shine Orchestra Roberto Compagnucci Mike Coacci Nicola Brignoccolo

EDITORE BERT & ASSOCIATI Via Vanvitelli, 88 62100 Macerata Tel 0733-262602 Fax 0733-267497 info@bertassociati.it www.bertassociati.it

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AUTORE COPERTINA Giuseppe Fortunato Foto di Copertina: Massimo Pigliapoco (Mamo) AUTORI DI QUESTO NUMERO 1 FEBBRAIO-MARZO 2015 Ambrogio Selusi, Arianna Bitti, Barbara Mancia, Beatrice Giongo, Carla Cingolani, Carlo, Migliorelli, Claudio Bernacchia, Claudio Pettinari, C.P.Estès, Emanuel Vecchioli, Enrico Filippini, Francesco Ferracuti, Giorgio Caraffa, Giuliano Rossetti, Giuseppe Asdrubali, Ilaria Baleani, Marco Bentivoglio, Massimo Pigliapoco (Mamo), Michele Biancucci, Mirella Battistoni, Moreno Pieroni, Nicola Brignoccolo, Ombretta Buongarzoni, Paola Consolati, Paolo Notari, Redazione Gran Galà Magazine Web, Simone Aspriello, Tunde Stift, Uff.Stampa LaGrù Produzioni.

SPORT 78 85 86 90

Cinque volte in vetta all'Europa Carlo Migliorelli Vittorie, Sconfitte Marco Bentivoglio Memento Audere Semper Massimo Pigliapoco The Best One Nicola Brignoccolo

STAMPA Bieffe s.r.l. - Recanati (MC) ____________________________ MARCHE GUIDA Reg.Pubblica del 23/04/1998 Aut. del Trib. di Macerata n.418/98

| C O NTR I B UTI FOTO G RAF I C I Adriano Brando Alessandrini, Ombretta Buongarzoni, Andrea Del Brutto, Cecilia Del Gatto, Marilena Imbrescia, Mamo, Roberto Muscolini, Angela Pesci, Giampaolo Pistola, Roberto Polenta, Piero Principi. 5


MGCULTURA&SCIENZA

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Claudio Pettinari Pro-Rettore Vicario UNICAM. uova e brandy. Tuttavia dopo aver Ricercatore universitario e tagliato il traguardo ci vollero ben docente di chimica generale quattro medici per rimetterlo in ed inorganica. piedi. E venendo ad anni recenti chi non ricorda gli aderenti “costumi veloci” dei nuotatori, sviluppati dopo accurati studi di fluidodinamica e di biologia, anche in virtù del principio che riducendo il più possibile lo spessore di un costume il corpo umano offre il minor attrito possibile all’acqua (Fastskin Revolution). Tali costumi consentirono ai Giochi Olimpici di Sydney del 2000 di far salire sul podio quasi esclusivamente gli atleti che li indossavano. Gli stessi atleti stabilirono ben 13 dei 15 record mondiali ottenuti. Quali mezzi possono essere utilizzati e quali vietati, quali tecnologie sono oggi a disposizione dell’uomo e come la scienza può aiutare a migliorare le prestazioni di un atleta senza favorire miglioramenti vietati? Le risposte a queste domande non sono nè semplici nè le regole sembrano essere univocamente stabilite anche perchè ci sono spesso forti interessi nazionalistici e commerciali. La vittoria in una gara importante porta non solo fama e noto-

roviamo a discutere con un amico del legame che esiste tra sport e scienza: vi è una probabilità altissima che la discussione vada a finire sul doping, cioè l’intervento esogeno (ad esempio farmacologico o ematologico) o la manipolazione clinica, in assenza di definite indicazioni terapeutiche, finalizzati a migliorare le prestazioni di un atleta. E’ noto a tutti che fin dai primi antichi Giochi Olimpici gli atleti (ateniesi) cercavano in tutti i modi di prevalere nelle competizioni sportive, utilizzando mezzi e strumenti a disposizione anche non sempre completamente leciti, ma è altrettanto noto che l’allenamento psicofisico e l’utilizzo di specifiche diete alimentari sono stati ammessi (dai vari organi deputati al controllo della regolarità delle prestazioni) fin dai primi anni del XX secolo anche senza una verifica analitica degli effetti che si possono produrre sia sulla salute che sull’equilibrio mentale di un atleta. Ai giochi olimpici di Saint Louis del 1904 l’americano Thomas Hicks vinse la medaglia d’oro nella maratona e sconfisse la stanchezza, il gran caldo e l’alta percentuale di umidità bevendo un cocktail dietetico a base di solfato di stricnina, 6


college e, nonostante i suoi allenatori gli consigliavano di desistere dall’uso della nuova tecnica, lui proseguì convinto dell’estrema naturalezza del suo gesto atletico: la sua si rivelò una rivoluzione sportiva simile a quelle scientifiche del XIX secolo. Il mio cuore è invece sempre con Pietro Mennea: simbolo dell’atletica italiana, con il ditino alzato al termine di ogni gara vinta, Mennea è stato veramente un innovatore e scienziato nell’atletica. Dotato di un motore eccezionale, anche se non stilisticamente perfetto nella corsa, annotava come un ricercatore su un agenda tempi di percorrenza e recupero, misure e distanze percorse e inventò macchinari a iosa per rendere gli allenamenti di uno sprinter più significativi e performanti: in tanti lo ricordano correre dietro ad una struttura di plexigas per valutare l’importanza dell’attrito dell’aria. E che dire di uno dei più grandi scienziati inglesi, Stephen Hawking, che non è solo uno tra i più importanti fisici, matematici e astrofisici del mondo, conosciuto per i suoi studi sui buchi neri e l’origine dell’universo, ma un uomo che ha messo se stesso a disposizione della nazionale inglese di calcio. Dopo aver analizzato i dati di tutte le precedenti spedizioni mondiali e delle partite della nazionale inglese ha sviluppato, in occasione dei mondiali brasiliani, un modello matematico

rietà all’atleta, ma benefici alla nazione e soprattutto profitti economici consistenti derivanti da sponsorizzazioni e sfruttamenti commerciali dell’immagine dell’atleta o del prodotto utilizzato. La tecnologia ha sicuramente aiutato lo sport. Immaginiamo un match di tennis tra Federer e Djokovic con le racchette in uso negli anni 60: non susciterebbe le stesse emozioni. E pensiamo a come l’uso di calzature ad elevata tecnologia oggi protegga legamenti e caviglie dei giocatori di volley. Quando penso a scienza e sport che camminano insieme, la prima a sostegno dell’altro, torno con la mente a Dick Fosbury che il 20 ottobre 1968 vinse la gara di salto in alto alle Olimpiadi di Città del Messico lasciando tutti a bocca aperta, utilizzando una tecnica che sorprese tutti: mentre alcuni atleti superarono l’asticella saltando “a forbice” o piegandosi sul ventre, questo ventunenne dell’Oregon girò le spalle e oltrepassò la sbarra con la schiena. Fosbury aveva studiato quella tecnica di salto già dai tempi del liceo e del

che potesse aiutare la squadra di calcio britannica, valutando le percentuali di vittoria a seconda della temperatura, dell’orario di gioco, dell’altitudine e dell’abbigliamento degli atleti. Tutto questo non ha permesso alla nazionale inglese neanche il passaggio del primo turno: la prestazione atletica può essere influenzata da tanti fattori, ma per raggiungere l’apice nello sport sono fondamentali la genetica, l’alimentazione e soprattutto l’allenamento.

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MGINONTRI

Massimo Pigliapoco Autore e Art Director della rivista Marche Guida.

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uando gli Dei non c’erano più, e Cristo non c’era ancora si ebbe, tra Cicerone e Marco Aurelio, un momento unico in cui c’era solo l’uomo, e l’uomo solo.” Flaubert Più o meno con questa citazione, lo scorso 12 dicembre, al Teatro delle Api di Porto Sant’Elpidio, è iniziata la presentazione dell’ultimo sforzo letterario del professor Piergiorgio Odifreddi, matematico, logico, filosofo e scrittore, vincitore di numerosi premi per i suoi meriti accademici e per le sue notevoli qualità di divulgatore scientifico. Meglio conosciuto come “Il matematico impertinente”, che è tra l’altro il titolo di un suo libro, il professor Odifreddi ha dato l’ennesima dimostrazione (come se ce ne fosse bisogno) di come un intelletto fortemente sviluppato sia capace, con maniere estremamente semplici, di trattare argomenti tra i più raffinati, ed affascinare le platee, anche le più variegate. In una sala quasi al completo erano presenti studenti, insegnanti, studiosi, giornalisti, gente comune di qualsiasi età che non si è potuta esimere dal rispettare un palpabile silenzio,

trascinati dalla maestria della presentazione. Il “Come stanno le Cose” è una rivisitazione in prosa del De Rerum Natura di Lucrezio, opera capolavoro in versi, che ha dovuto attraversare le vicende più misteriose, dato lo scomodo argomento di cui tratta, e mal digerito dai rappresentanti religiosi di tutti i tempi: la VERITA’. Non starò qui a recensire la pubblicazione poiché non ho ne l’autorità, ne la preparazione che mi permetta di svolgere un simile compito e, anche se possedessi le dovute credenziali, non lo farei comunque, dal momento che non riconosco la tanto declamata figura del critico, di ogni genere e grado. Apprezzo coloro che fanno, in qualsiasi maniera, il resto è brodo di giuggiole. Ad ogni modo, il libro va letto e metabolizzato, ed ognuno esprimerà il suo parere. Personalmente l’ho trovato interessantissimo e coinvolgente, immaginando solo lontanamente quanto lavoro abbia richiesto, ricco di quegli ingredienti che ogni trattato dovrebbe contenere per condurre il lettore all’unica meta auspicabile: la riflessione. Ed è proprio con una riflessione che voglio continuare questo mio scritto, mediante una 8


Lettera Aperta “Caro professore, caro Piergiorgio, sappi che è stato un vero piacere conoscerti di persona ed avere avuto l’opportunità di trascorrere dei momenti insieme. Quando, tempo fa, Oriana Salvucci, la nostra amica comune, mi illustrò il calendario della 3° edizione di “Parlare Futuro”, seppi che la serata conclusiva avrebbe previsto il tuo intervento. La pregai immediatamente di considerarmi tra i suoi ospiti, perché non avrei voluto farmi sfuggire l’occasione di scambiare quattro chiacchiere con uno dei pochi autori contemporanei che trovano alloggio sugli scaffali della mia tana, il mio studio. Eh sì, perché fatta eccezione per le pubblicazioni di natura scientifica che necessariamente devo aggiornare mano mano che la ricerca avanza, gli scrittori che affollano la mia modesta biblioteca sono un po’ stagionati. Per esprimermi con il tuo linguaggio matematico, se fissiamo il 2015 come anno zero, le mie letture vanno da -100 a -3000, ed il motivo è presto detto. Quando tanti anni fa feci la scoperta che i saggisti a me contemporanei esprimevano concetti presi in prestito dai pensatori antichi, decisi che valeva la pena dissetarmi direttamente alla fonte, ed ignorare gli imbottigliatori di acque imputridite. Ma veniamo a noi. La tua interpretazione originale del De Rerum Natura a me è piaciuta moltissimo, e so già che sarà uno di quei libri che riprenderò in mano di tanto in tanto perché, come amava ripetere un mio grande maestro, si può dire di aver assimilato un determinato argomento solo quando diviene sottocutaneo. Avevo qualche reminiscenza di Lucrezio poiché l’avevo studiato in 5° Liceo, quando, credo per l’unica volta, uscì latino come materia d’esame per la maturità scientifica, mi sembra fosse il 1977...coincidenza!? Al di là della superba composizione in versi, l’opera aveva catturato la mia attenzione per la straordinaria intuizione di quell’uomo, sarebbe più corretto dire di quel genio. Rimango sempre sbigottito quando leggo gli scritti dei “giganti” vissuti millenni fa, che non avevano di certo tutti gli strumenti di cui noi oggi disponiamo, purtuttavia giungevano a determinate conclusioni che le più moderne osservazioni ci permettono di convalidare. In buona sostanza, il messaggio che Lucrezio ci vuol trasmettere, e che tu da eminente logico-matematico caldeggi senza esitare, è che dobbiamo ignorare, una volta per tutte, religioni e superstizioni se vogliamo “realmente” comprendere Come Stanno le Cose. E fino a qui non nutro nessun dubbio (ma come!?...l’unica cosa certa non era il dubbio?). Che la religione, al pari della superstizione e della mitologia, sia frutto dell’ignoranza non credo si possa smentire. E’ evidente che la comparsa di certi “fenomeni” sia il risultato di una conclamata ammissione della debolezza umana, dell’incapacità dell’uomo di dare spiegazione ai drammi della vita, di trovare una giustificazione ai sentimenti d’impotenza, d’angoscia e di dipendenza difronte alle calamità naturali o sociali. Chi si fa pecora il lupo se lo mangia. Era “naturale” che, agli albori, qualche intellettuale intuisse che una simile pochezza di coscienza, e conoscenza, potesse essere uno strumento “divino” per perpetrare le

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proprie nefandezze e giochi di potere. Quante sozzure sono state commesse in nome delle divinità!Le religioni riuscirono là dove le armate avevano fallito. Poi arrivò la scienza, o meglio, il suo vigore crescente iniziò a contrastare l’ottusa visione fantastica degli eventi, proponendo una giustificazione razionale e riproducibile di Come Stanno le Cose. Le disgrazie che colpivano l’uomo non erano più tanto riconducibili ad una abietta e vendicativa volontà degli Dei, ma diventavano le regolari conseguenze delle leggi che la Natura aveva stabilito per se stessa e per ciò che a Lei appartiene, uomo compreso. Galilei diceva “Le scritture ci dicono come si va in cielo, e non come va il cielo”. Negli ultimi quattro secoli la genialità di alcuni individui di pensiero ha permesso un’evoluzione che mai si era verificata nella storia del genere umano, da quello che ci è dato sapere, e se non si verificheranno catastrofi naturali nel breve e medio termine, o non sarà l’uomo stesso ad annientarsi, chissà dove ci condurrà la ricerca. Eppure, pur riconoscendone la massima validità, non me la sento di affidare tutta la mia vita alla Scienza. Capisco che un’affermazione del genere possa infastidirti come lo farebbe una bestemmia per un credente ma, confidando nella tua benevolenza, vorrei permettermi un ragionamento, breve, anzi brevissimo, e neanche minimamente proporzionato alla vastità dell’argomento. Se andassimo a consultare le numerose pubblicazioni in commercio sulla Storia della Scienza scopriremmo quanti retroscena, a dir poco discutibili, abbiano caratterizzato il suo incedere. Basti pensare che gli uomini di genio, non appena venivano riconosciuti come tali, erano immediatamente assoldati dalle varie lobby di potere per assoggettare le masse: Ubi major.....Non sono in grado di farlo un conteggio ma, a occhio, mi sento di attribuire un punteggio di 2 a 1 in un ipotetico confronto-scontro tra tecnologia (figlia della scienza) e fede. Vogliamo quantificare quante vittime ha mietuto la scienza, e quante la fede? Se non altro la follia delle religioni ha sempre professato una qualche etica e morale, che in qualche modo ha “regolato” il rapporto tra individui. La Scienza, spesso, di certe sottigliezze ne può fare a meno. Senza andare tanto a ritroso, soffermiamoci sulla situazione attuale. Le multinazionali farmaceutiche hanno strumentalizzato l’andamento globale grazie ad una dissennata speculazione sulla salute. Coltivano migliaia di chilometri quadrati di terreno (perché sappiamo che sono loro i proprietari) con fertilizzanti e pesticidi per rendere sempre più produttivi i raccolti, consapevoli che tutta la chimica che introducono sarà motivo di malattie per gli ignoranti consumatori, e contemporaneamente mettono a puntino la molecola del farmaco che, a breve, sarà necessario per lenire i sintomi del malessere, non certo per rimuoverne le cause: doppio guadagno. Le grandi industrie alimentari manipolano talmente i loro prodotti che presto sarà richiesta la laurea in ingegneria genetica per poter lavorare sulle catene di produzione, se non addirittura nei magazzini. Le compagnie petrolifere, grazie all’industria motoristica e alle aziende che utilizzano gli idrocarburi per le loro produzioni, hanno immesso nell’atmosfera e negli oceani tanta di 10


MGINONTRI

quella monnezza che ormai da anni, nonostante gli appelli degli ecologisti e dei premi Nobel, il processo sta diventando irreversibile. A Kyoto i Capi di Stato si riuniscono per banchettare alla grande, poi chi s’è visto s’è visto. E’ stato calcolato che alle Hawaii, le grandi correnti circolari del Pacifico e il grande nastro trasportatore oceanico che attraversa tutto il globo, hanno ammassato una tale quantità di plastica sminuzzata, delle dimensioni del plancton, che se fosse ricompattata potrebbe ricoprire l’estensione di una nazione come la Francia. Quella plastica uccide pesci, piante, e l’uomo. Si va nello spazio: bello! Sembra che il denaro che viene investito ogni volta per una missione sarebbe sufficiente per sfamare qualche centinaio di milioni di persone che giornalmente ci lasciano la pelle, per fame. E’ questo il miglioramento che la scienza ci offre? Internet e la digitalizzazione hanno letteralmente impestato il pianeta creando una massa di tecno-dipendenti, pronti a scatenare la più assurda manifestazione d’astinenza se solo venisse a mancare l’energia elettrica per un solo giorno. Ma non sono queste tutte esplicite manifestazioni di un potere che tende ad assoggettare l’intera umanità per poterla gestire come un burattino, al pari delle religioni che hanno preceduto lo sviluppo della scienza? Potrei farne a decine di questi esempi, ma questa è una rivista, e penso di essermi dilungato fin troppo. Non sono un denigratore della Scienza, anzi, ma se vogliamo vedere Come Stanno le Cose, bisogna che guardiamo le Cose Come Stanno. Ma che davvero vogliamo ridurre a formule chimico-fisiche le emozioni, le intuizioni, l’arte, i sentimenti, la coscienza, la creatività, la tranquillità dell’anima e tutti i suoi contrari?...Io lo so che tu mi capisci. Caro professore, sono un agnostico nel senso socratico, so di non sapere, ma la vita vissuta mi impone di guardare tutto ciò che è prodotto dall’uomo da una certa distanza, anche quando sembra aver raggiunto la soluzione finale. Pur apprezzando e ammirando enormemente lo splendore degli intelletti che sottendono la Scienza, al pari delle Religioni, la disciplina non può soddisfare il senso profondo dell’esistenza. La vita non può essere descritta da un’equazione, per quanto complessa ed elegante. Dobbiamo avere l’umiltà di assegnare dei limiti a quella che Marco Aurelio chiama la “facoltà sovrana”, non dobbiamo cadere nella trappola del “capisco tutto io”, pena lo sconforto dell’ennesima illusione. Sono troppe le cose che non conosciamo, infinite. Come qualsiasi sistema anche la Scienza arriverà al suo massimo sviluppo, e poi dovrà inesorabilmente estinguersi per ricomporsi in nuove strutture. Questa è la Natura, o per lo meno così sembra. Se la virtù sta in mezzo, dovremmo mediare continuamente tra le possibili interpretazioni, e prendere ciò che può rendere l’umanità migliore. Disquisire sugli Dei è come rappresentarsi l’Infinito. Impossibile per lo stato attuale dello sviluppo mentale dell’uomo. Concludo con tre frasi che adesso mi vengono in mente. La prima è di Camilleri, delle altre non ricordo la paternità: “L’uomo ha bisogno di manutenzione”-”Tutto quello che ho visto mi ha insegnato a credere in ciò che non ho visto”-”Quando si conoscono tutte le risposte, la vita cambia tutte le domande”. Mi auguro che avremo occasione d’incontrarci di nuovo e avere il tempo di parlare. Avrei tante domande da farti perché “Altro diletto che l’imparar non ho”. Ciao professore, un grande abbraccio Piergiorgio.”

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MGSVILUPPO&SOCIETÀ

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La Redazione Bimestrale Marchigiano di

he le Marche abbiano molto da offrire lo dimostrano il nostro patrimonio di storia, arte e cultura, la ricchezza dei paesaggi e la bellezza della natura, le bontà della nostra terra, l’ingegno e l’intraprendenza di un popolo che si è dimostrato sempre avanti. E proprio lo scorso 19 dicembre nell’Auditorium “M.Montessori” della Facoltà di Medicina e Chirurgia di Torrette di Ancona, Mario Civerchia, presidente dell’Associazione Prodotti Nobili Marchigiani e Italiani, ha promosso insieme al Magnifico Rettore dell’Università Politecnica delle Marche Sauro Longhi con il Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Ospedali Riuniti di Ancona Paolo Galassi un importante convegno su “Alimentazione Sicura e Salute dell’Uomo”. Uno degli scopi della convention è stato quello di sottoscrive-

re e aderire alla “Carta d’Intenti per divulgazione generalista. la Salute dell’Uomo”, un’importante iniziativa, che definirei storica, tesa ad aggregare in un unico pool aziende produttive e ricercatori scientifici delle varie facoltà universitarie regionali per rendere le Marche capofila di una nuova sfida globale, che potrebbe essere chiamata, come suggerisce Simone Domenico Aspriello coordinatore Tecnico-scientifico dell’Associazione, “Health Nutrition Ecology – Alimentazione salubre ed ecosostenibile per il benessere e la salute dell’uomo” e che proseguirà all’EXPO 2015. Coinvolte nell’ambizioso progetto sono state le Istituzioni competenti del mondo scientifico, sanitario, della nutrizione, economico, tecnologico, ambientale, industriale, informatico 12


e le aziende della filiera agoalimentare marchigiana, con l’obbiettivo di tutelare la salute, intesa come bene collettivo, attraverso la promozione di una alimentazione sicura e di qualità, nel rispetto dell’ambiente, che a testa alta possiamo ben vantare. Il prezioso contributo degli studiosi attraverso la ricerca scientifica servirà a

potenziare la divulgazione delle proprietà benefiche degli alimenti prodotti nel nostro territorio, garantendo, unitamente all’impegno di tutti i soggetti pubblici e privati, un’adeguata informazione che faccia luce su quel marasma nebbioso e malsicuro creato negli ultimi decenni dalle multinazionali del cibo, il cui scopo è fondato unicamente sul profitto, con scarsa, se non nulla, attenzioneal rispetto della natura e sugli effetti prodotti sulla salute dei consumatori. All’ingresso in aula magna, oltre ai promotori, c’erano ad accogliere i partecipanti il Prorettore dell’Università Politecnica delle Marche Gian Luca Gregori, il Direttore Generale ASUR Marche Gianni Genga, il Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia Antonio Benedetti ed il Direttore del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali Bruno Mezzetti presidenti delle rispettive Tavole Rotonde su “Alimentazione: quale ruolo nella cura e prevenzione delle malattie” e “Salubrità Alimentare: qualità, controlli e certificazioni”. Si sono poi succeduti una ventina di eminenti scienziati provenienti dagli Atenei delle Marche che, con argomenti sintetici ma preziosi, hanno messo in evidenza l’importanza di questa iniziativa, e quanto sia fondamentale essere uniti per “pensare insieme la salute”, affinché il tutto si traduca in successo, progresso e prosperità, non solo più di un singolo, ma di una comunità, quella Marchigiana. “La Carta d’Intenti per la Salute dell’Uomo”, così proposta, non poteva non trovare un consenso unanime, tanto da coinvolgere ed essere sottoscritta da tutte le presidenze delle associazioni di settore, dai vertici delle Istituzioni come il Consiglio Regionale con Vittoriano Solazzi, il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali con Stefano Vaccari, l’Istituto Superiore di Sanità con Umberto Agrimi, oltre a Confindustria Marche con Nando Ottavi, l’Union-

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camere Marche con Graziano Di Battista, il Corpo Forestale Regione Marche con Cinzia Gagliardi, dal Comandante N.A.S. Regione Marche con Sandro Sborgia, l’Ufficio Nazionale per la pastorale della salute della CEI con Don Carmine Arice, RAI Marche con Giovanni Iannelli, la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale con Sergio Cascia, e dai più alti rappresentanti accademici e dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Ospedali Riuniti di Ancona con naturalmente le più consolidate aziende del settore agroalimentare. A completamento dell’interessante giornata, dopo la consegna delle prestigiosissime targhe di ringraziamento di Valenti argento (Recanati,MC) ai massimi esponenti delle istituzioni intervenuti, non poteva mancare un ricchissimo buffet offerto dall’Associazione Prodotti Nobili Marchigiani e Italiani, con l’eccellenza della filiera agroalimentare marchigiana debitamente preparati dai professionisti dell’I.S.S. “Einstein-Nebbia” Alberghiero di Loreto. Se è vero che l’unione fa la forza e l’ingegno fa la differenza, questa sinergia tra istituzioni locali, nazionali, scienza, tecnologie, agricoltura, artigianato e piccola industria segna il “Nuovo Rinascimento” delle Marche. Continuiamo a crederci e il piatto delle bontà e prelibatezze marchigiane è servito! - Per far sognare l’Italia e il resto del Mondo -.

Redazione MG


MGCULTURA&SCIENZA

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l quadro sottostante è una xilografia del 1508 tratta dalla “Margarita philosofica”di Gregor Reisch, raffigura la scienza dei numeri presentata in un tempio come una Dea che tiene in mano due libri uno per la numerazione additiva, l’altro per la numerazione posizionale, nella lunga gonna sono impressi alcuni simboli del suo sapere.

Giuseppe Asdrubali Laureto in Economia e Commercio, specializzazione in Matematica Finanziaria e Attuariale. Dirigene bancario.

Nel cartiglio è scritto: TYPUS ARTMETICAE (immagine dell’aritmetica) BOETHIUS PITAGORA (due insigni cultori della matematica) In primo piano, più in basso a sinistra, un algoritmista ed a destra un abacista con i loro strumenti di calcolo. Nei primordi della civiltà umana non esistevano ovviamente né numeri né sistemi di numerazione, il pur evoluto pastore dell’età neolitica non sapeva contare, ma teneva nota del suo gregge accumulando in una borsa una certa quantità di sassolini, uno per ogni pecora, questo lavoro di primitiva “contabilità” si chiama di corrispondenza biunivoca (tanti sassolini, tanti animali, così non si corre il rischio di perderli,specie se questi sono abbastanza numerosi), come si vede la matematica, scienza astratta per eccellenza, nasce da esigenze estremamente concrete. Un altro indizio significativo sulla natura della scienza dei numeri nell’Età della Pietra fu dissotterrato, verso la fine degli anni trenta del XX secolo, dall’archeologo Karl Obsolon che in un terreno della Moravia (Rep. Ceca) rinvenne un radio di lupo, vecchio di almeno 30.000 anni, recante una serie di tacche incise con accuratezza; vi sono scolpite esattamente 55 profondi segni disposti in gruppi di cinque (forse animali catturati o posseduti, giorni trascorsi da un evento importante, ecc.) Sassolini, tacche, erano i primi tentativi di organizzare gli atti della vita in modo razionale. Come si vede le prime numerazioni erano additive, quella romana è un esempio classico di tale tipo, ma con questa numerazione le operazioni di 14


calcolo (sommare, sottrarre, moltiplicare, dividere) erano difficili, per facilitarle era stato inventato uno strumento meccanico chiamato Abaco, una struttura in legno che impiega sassolini mobili scorrevoli lungo un asse su diverse righe, generalmente nove, quindi con potenzialità di calcolo fino alle centinaia di milioni, per annotare le quantità.

scoperta così significativa: rilevando con soddisfazione che dalla collaborazione tra diverse civiltà-sumerica, indiana, araba, nel corso del tempo è scaturito il più poderoso strumento che sia stato dato alla mente umana per orientarsi nella realtà in cui siamo immersi alla ricerca della “CONOSCENZA”: lo strumento matematico.

Per addizionare i numeri con questo strumento, basta spostare le pietruzze da una posizione all’altra, generalmente “da sinistra a destra”.

Il potere magico dei numeri incominciò a palesarsi quando si scoprì l’inestimabile vantaggio del “valore di posizione” insito nella nuova numerazione .

Un operatore esperto manipolando opportunamente i sassolini può sommare molto velocemente numeri anche molto grandi.

La possibilità con dieci simboli semplicissimi dallo 0 al 9 di formare “qualsiasi” numero e di operare con essi una infinità di rapporti ove il valore di posizione ci da infallibilmente la classe alla quale appartiene un dato numero (unità, decine, centinaia, migliaia, fino ad infinito) è una creazione che non ha l’eguale nella serie strumentale della conoscenza umana.

Completata l’operazione non rimane che esaminare la collocazione finale dei sassolini e trasporla in numero, procedimento che risulta immediato: si tratta di leggere il risultato delle operazioni compiute in verticale a destra, tenendo conto della quantità e posizione dei sassolini nelle varie righe, il cui valore cresce dal basso in alto.

Trascrivo l’incipit del “Liber Abaci” di Leonardo Fibonacci (1170- 1250) con il quale nel 1202 ha fatto conoscere in Oc-

I primi ad utilizzare la numerazione posizionale furono i sumeri, popolazione mesopotamica stanziata tra i fiumi Tigri ed Eufrate. La numerazione mesopotamica era molto progredito perché posizionale sessagesimale (base sessanta). Essa imitava l’Abaco, ma trasferito su tavolette di argilla, con l’Abaco un sassolino nella prima riga (quella delle unità) è facilmente distinguibile da uno nella seconda (quella delle decine), ma nello scritto non è così, tuttavia per ovviare a tale disparità intorno al 200 a.C. i Babilonesi avevano preso ad usare due cunei obliqui per rappresentare uno spazio, corrispondente ad una riga “vuota” dell’Abaco. Le intuizioni del popolo mesopotamico furono sviluppate dai matematici indiani le cui conoscenze matematiche si perdono, è vero, nella notte dei tempi, ma che furono fortemente influenzati dalle cognizioni elleniche, mesopotamiche ed egizie introdotte da Alessandro Magno (356-323) che nelle sue straordinarie, quanto effimere, conquiste si spinse oltre l’Indo, e che tendeva ad assimilare le culture dei popoli che assoggettava.

cidente il nuovo sistema di numerazione che ha contribuito al risveglio scientifico dell’Europa . “Le nove cifre degli indiani sono queste 9,8,7,6,5,4,3,2,1, pertanto con queste nove cifre e con questo simbolo: 0, che in arabo si chiama zephiro si può scrivere qualsiasi numero, come si vedrà più avanti”.

Intorno al V secolo d.C. i matematici indiani modificarono la loro maniera di rappresentare i numeri passando da un sistema simile a quello ellenico (additivo di tipo romano) alla notazione stile babilonese, ma con una importante differenza: la base della numerazione passava da sessagesimale a decimale forse per ragioni antropomorfiche: abbiamo dieci dita , che spesso le usiamo per contare e di semplificazione, la base dieci è meno ingombrante di sessanta che tuttavia è rimasta per la misura del tempo).

I matematici indiani trovarono anche la soluzione per lo spazio vuoto introducendo il simbolo 0 sunga o sunyia (vuoto) da cui deriva l’arabo sifr (nulla) e di qui il latino zephirum e l’italiano cifra. Lo zero, quindi, per quanto utile non era altro che un segnaposto, rappresentava lo spazio vuoto dell’Abaco, serviva a fare in modo che i numeri cadessero al posto esatto, non possedeva un valore numerico proprio. Es. 5 2 è cinquantadue o cinquecentodue o cinquemilaedue? Difficile dirlo senza lo zero a distinguere nonostante lo

L’attuale forma grafica dei numeri che adoperiamo deriva dai simboli che usavano gli indiani e questi a buon diritto dovrebbero chiamarsi numeri indiani e non arabi, ma non è con spirito notarile che dobbiamo ricercare la priorità di una 15


spazio.

segno privo di collocazione propria nella sequenza numerica della serie naturale da uno ad infinito, perché si cominciava a contare da uno

Nella numerazione posizionale i numeri hanno una duplice dimensione: - quella propria (es. 1,2,3, ecc.) - e quella del posto che occupano da destra a sinistra, lo zero assolve la funzione di far cadere i numeri alla posizione esatta (posto delle unità, delle decine ,delle centinaia, delle migliaia, e così di seguito fino ad infinito).

Ancora oggi trattiamo alle volte lo zero come un non numero, nonostante ci sia noto che ad esso è associato uno specifico valore numerico, impiegando la cifra 0 da semplice segnaposto privo di relazione con lo zero inteso come numero. Basta osservare la pulsantiera del telefono o la seconda fila dall’alto nella tastiera del PC: lo zero segue il 9 anziché precedere l’1 come dovrebbe.

Non senza ragione il prof. Giuseppe Peano (1858-1932) insigne logico-matematico, docente di alta analisi all’Università di Torino si domandava: lo zero è un numero?

Ma odiernamente superati i dubbi e le perplessità del passato, lo zero numerico ha una precisa collocazione: è il numero che nella serie naturale separa l’insieme positivo da quello negativo, precede l’unità positiva e viene dopo l’unità negativa, occupa la posizione di un numero pari e ad esso è associato uno specifico valore: nulla.

Il tempo trascorso e mature riflessioni ci consentono di rispondere adeguatamente ed esaustivamente all’illustre docente. Il valore di un numero dipende dal posto che occupa nell’insieme ordinato (numerazione), ovvero dalla sua posizione in relazione agli altri numeri; per esempio il due viene dopo dell’uno e prima del tre, non avrebbe senso collocarlo altrove. Tuttavia il segno zero (0) non possedeva inizialmente un “ubi consistam” (dove io mi colloco) era, appunto, solo un

(-) infinito

… …..

-2, -1, 0, +1,+2, … ….

(+) infinito

Leonardo Fibonacci

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MGCULTURA&SCIENZA

I

Ambrogio Selusi Docente di “storia del pensie-

l qi 氣 è un concetto alla base di buona parte del pensiero cinese, ciò che ne consegue è una vasta moltitudine di accezioni e significati. Noi delineeremo alcuni di questi significati, per vedere come il qi sia un termine concreto e vicino all’esperienza umana. Una semplice analisi del carattere qi 氣 ci permette di vedere che è formato da due caratteri che significano “vapore” ( 气) e “riso” (米), riporta quindi alla comune immagine della cottura di questo cibo, l’alimento imprescindibile di tutta la storia cinese. Altre versioni antiche del carattere sostituiscono il riso col fuoco (火), sottolineando quindi l’aspetto del calore più che quello del nutrimento. La prima forma è quella che si è fissata e quindi qi mantiene questo aspetto di necessassità vitale, di calore e di vapore. Il carattere ha ben presto assunto un’accezione più astratta giungendo a significare all’incirca il greco pneuma (soffio),

ro cinese” presso l’Università rientrando così nello studio del prodi Macerata e collaboratore cesso di creazione del mondo e delle dell’Istituto Confucio. sue origini. Questo “soffio”, nel contesto cinese, non presuppose un’origine divina ma al contrario venne a definirsi come l’energia insita nelle cose, il fluido universale che nella sua indeterminatezza compenetra tutti gli esseri. Durante il periodo degli

“Stati combattenti” (453-221 a.C.) l’elaborazione filosofica legata al qi si sviluppò notevolmente e si pose al centro delle discussioni mediche, scientifiche, mistiche, ecc. 18


Essendo una “energia vitale” non circoscritta all’origine del mondo ma, al contrario, immanente quindi persistente negli esseri, il qi è un principio da coltivare, da attivare e mantenere in equilibrio, dentro l’uomo e tra l’uomo e il suo ambiente. In cinese il qi in equilibrio è detto zheng 正 che vuol dire dritto, retto, equilibrato ed anche corretto o corrispondente, ha quindi un significato fisico ma anche una decisa valenza morale, perché un qi in equilibrio comporta un uomo fisicamente e moralmente sano. All’opposto uno dei termini più comuni per definire lo squilibrio del qi è xie 邪 che al contrario vuol dire squilibrato, malato, scorretto e anche vizioso o immorale. Da questo punto di vista l’espressione latina “mens sana in corpore sano” (mente sana in un corpo

sano) non potrebbe essere più adeguata. È il motivo per cui anche tra i filosofi meno interessati agli aspetti fisici o cosmici, come ad esempio per Mencio – il maggiore allievo di Confucio – il qi ha giocato un ruolo centrale: il saggio ha infatti un “qi che trabocca naturalmente” e che lo rende in equilibrio, quindi perfettamente autentico, in una corrispondenza diretta tra corpo e moralità. Il qi è in armonia quanto più è vicino alla sua naturalezza, motivo per cui è l’uomo a pervertirlo, col suo comportamento contro-natura, col xin 心 – che sta per cuore e mente – quando è travolto dalle passioni, con le

sue parole immorali e inautentiche. Per questo fin dai primi trattati mistici come il Neiye 內業, l’uomo è invitato a cercare il suo punto di equilibrio ponendo il suo respiro in armonia con la natura, svuotando il cuore dalle passioni e par-

lando in modo corrispondente al cuore stesso (zheng 正). Il qi vide nei millenni innumerevoli definizioni e raffinate divisioni in componenti a cui corripondono altrettante tecniche per raggiungere questo equilibrio. Molte sono note anche al lettore

meno interessato alla cultura cinese: le arti marziali, le pratiche fisiche, la medicina cinese, le tecniche amatorie e la cucina. Tutte le arti marziali, anche le più veloci ed energiche, si basano su una ricerca di equilibrio del qi, ma l’esempio più evidente è sicuramente quello della pratica del qigong 氣功 – da notare proprio il carattere qi – che consiste in lenti esercizi in movimento che si basano sull’equilibrio energetico del corpo e sulla concentrazione. Un’attività amatissima dagli anziani cinesi che ancora oggi, circondati da immensi grattacieli, si ritrovano nei parchi per praticarla. Allo stesso modo le tecniche meditative da seduti che puntano all’equilibrio attraverso lo svuotamento della mente, esistono fin dalla più remota antichità, come ad esempio nel pensiero del filosofo daoista Zhuangzi (IV-III sec. a.C.). La medicina cinese stessa è una raffinata eleborazione della corrispondenza tra le componenti del qi e tutti gli elementi del corpo, da cui ne discende che la malattia è un’ostruzione o uno squilibrio del qi. Bisogna comprendere il tipo di squilibrio e somministrare farmaci di natura opposta così da ribilanciare. La medicina cinese è tutto fuorché soppiantata in Cina, dove per svariate patologie ancora si preferisce la fitoterapia naturale, più graduale ma meno violenta. La stessa agopuntura e le tecniche di massaggio si basano su uno studio dei flussi, che vanno riattivati o sbloccati. Il qi è quindi ancora oggi al centro della millenaria cultura cinese.


MGINCONTRI

V ola Alto URBINO

N

el giuoco delle colline che sopportano le strade d’accesso ecco che appare un palazzo fatato che il tempo non ha sfregiato né intaccato. È un salto indietro nel tempo, un tuffo nella purezza e nella libertà dello spirito. Così Carlo Bo si esprimeva a proposito del Palazzo Ducale di Urbino, situato al fianco della cattedrale,voluto dal Duca di Urbino Federico da Montefeltro,costruito nel corso del XV secolo, è uno dei più interessanti esempi architettonici ed artistici dell’intero Rinascimento italiano, sede della Galleria Nazionale delle Marche. Nell’Appartamento del Duca, sono esposti i più grandi capolavori del Quattrocento: la Flagellazione di Cristo e la Madonna di Senigallia di Piero della Francesca, il Ritratto di Federico e del figlio Guidubaldo realizzato da Pedro Berruguete. Dall’ Appartamento del Duca si entra direttamente in quello che era il cuore stesso del palazzo e della vita di Corte, le Sale di Rappresentanza tra cui la Sala degli Angeli che custodisce alcuni capolavori del Rinascimento: la Città Ideale di Leon Battista Alberti e Luciano Laurana, la Comunione degli Apostoli di Giusto di Gand e la Profanazione dell’Ostia di Paolo Uccello. Nell’appartamento della Duchessa si trovano esposte opere capolavori del Cinquecento, tra cui il Ritratto di Gentildonna

Simone Aspriello

(la Muta) di Raffaello, la Resurrezione e l’Ultima Cena di Tiziano. Alla storia dell’omonimo Ducato che, agli inizi del XVI secolo era Vicariato di Santa Romana Chiesa,retto in successione da Guidubaldo I da Montefeltro e da Francesco Maria I Della Rovere è strettamente legata l’origine dell’Università di Urbino. Il decreto di Guidubaldo I che il 26 aprile 1506 riordinava il Collegio dei Dottori di Urbino, con la bolla di Papa Giulio II, Ad Sanctam Beati Petri Sedem Divina Dispositione Sublimati del 18 febbraio 1507, costituiscono i documenti istitutivi più importanti della Magistratura urbinate che aveva anche la facoltà di dottorare. Sempre Carlo Bo inaugurando nel 1947 i suoi futuri 54 anni di rettorato (al quale nel 2003 è stata intitolata l’Università) diceva che la vita moderna porta a correzioni e a mutamenti anche nel campo degli studi e bisogna saper cogliere il momento opportuno per queste innovazioni. Il nuovo Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo Prof. Vilberto Stocchi reincarnando lo spirito dei suoi predecessori inaugura il suo mandato con nuove e promettenti iniziative per portare in alto, alla ribalta della scena internazionale, la prestigiosa e storica università. Tra i primi incontri avuti c’è quello con Roberto Mancini, nomiato Marchigiano dell’Anno nel 2012 e attuale allenatore 20

Odontoiatra, Dottore di ricerca in Patologie, coord. T-S Ass. Prodotti Nobili Marchigiani e Italiani

dell’Inter, e l’Associazione dei Prodotti Nobili Marchigiani e Italiani, uniti insieme dalla Ricerca Scientifica e l’Innovazione Tecnologica, con lo Sport, la Calzatura e l’Alimentazione sicura controllata e certificata per la Salute ed il Benessere dell’Uomo! L’Associazione dei Prodotti Nobili promuove e fa conoscere i prodotti dell’eccellenza marchigiana e italiana sviluppati con cura secondo la tradizione e nel rispetto della natura attraverso eventi e iniziative che coinvolgono le Università Marchigiane e Personaggi Famosi del nostro territorio. Si augurano, il Presidente dell’Associazione Dott. Mario Civerchia con il Consiglio Direttivo, il Comitato di Selezione presieduto dal Prof. Giuseppe Natale Frega, il Comitato Tecnico-Scientifico coordinato dal Dott. Simone Domenico Aspriello ed il Comitato dei Saggi presieduto dal Prof. Giovanni Danieli, “che oltre agli intenti di iniziative in programma tra la nostra associazione, l’Università ed il Comune di Urbino possa nascere a seguito di questo incontro una proficua collaborazione scientifica tra i dipartimenti universitari di Urbino e lo staff tecnico-scientifico dell’Inter!”.


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MGINCONTRI

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LUI ME

Fare per dare un senso: Giuseppe Fortunato Massimo Pigliapoco Autore e Art Director della rivista Marche Guida.

A

parer mio parlare d’arte non ha senso, come non ha senso descrivere una pietanza o un calice di vino. Per come sono fatto , un determinato cibo o una flute di champagne bisogna assaggiarli e decidere se sono di nostro gradimento o meno, senza ricercare funambolici significati che i tanti “esperti” di settore vorrebbero farci digerire, più per giustificare un’improbabile parcella che altro. Alla stessa stregua, l’opera d’arte di qualsiasi natura, va trattata. Lei è lì, davanti a noi, schietta come mamma l’ha fatta. Se ci colpisce, se ci emoziona, se accarezza i nostri sensi, allora per noi quella è una creazione degna di nota, fossimo anche gli unici a dare soddisfazione all’espressione dell’artista. Con questo non voglio dire che manderei a casa tutti coloro che si occupano di arte. Apprezzo particolarmente tutti gli storici dell’arte, della musica, della letteratura, perché grazie ai loro studi possiamo sapere

qual’è il tragitto che ha condotto l’artista alla sua composizione, ma senza valutarla. Quello che invece non capisco è la funzione dei critici...boh! Oggi si scrive di arte più di quello che si sia mai fatto, come se il giudizio di non so chi fosse sufficiente a determinare la validità dell’opera, come se il racconto di qualcuno in merito a qualcun altro bastasse a farci innamorare di quel qualcun altro. Mhmm! Perché ho scritto questa introduzione? Perché penso possa aiutarmi a spiegare come sono andate le cose quando ho scelto il quadro che è in copertina. I primi di dicembre Giuseppe mi aveva invitato a Cingoli, il balcone delle Marche, dove lui risiede, per mostrarmi le sue produzioni e decidere quale delle sue opere avrebbe occupato il frontespizio della nostra rivista. Dopo un piacevolissimo pranzo in un locale rinomato di cui non ricordo il nome, ma 22


prendila pure”. A volte vediamo cose che neanche l’artista considera, e questo per spiegare che gli apprezzamenti sono del tutto soggettivi, dunque la non validità della stima dei “critici”. “Perché la pittura Giuseppe, piuttosto che un’altra forma espressiva?” “Perché non saprei comporre musica, e non saprei scrivere un libro. Disegnare, credo, sia l’espressione più naturale dell’uomo. Basta guardare i bambini. Ed è proprio da bambino che ho cominciato a divertirmi con matita e pastelli, quando disegnavo persone ed oggetti. Penso che le arti figurative siano lo strumento più immediato per chiunque voglia esprimere qualcosa. Man mano che crescevo, la soddisfazione che provavo nel perfezionare la mia abilità cresceva in maniera proporzionale all’abilità stessa, fino a quando, e credo sia esperienza comune a tutti gli artisti, un giorno pensai che potevo fare sul serio. Quel giorno presi coraggio, e non ho più smesso.” “Cosa provi quando dipingi?” “E’ come se mi chiedessi cosa provo quando respiro. Vivo! Per me la pittura è tutto. Non c’è ora del giorno, giorno del mese, mese dell’anno che non abbia voglia di rintanarmi nel mio laboratorio e produrre. Sai, non faccio molta vita di società, e a parte il tempo che devo dedicare all’impresa edile, che per altro sta conducendo quasi esclusivamente mio figlio, non vedo l’ora di isolarmi nel mio stanzone e trasferire le sensazioni del momento sulle tele, o sulle tavole, o... dov’è! C’è stato un periodo, durato sette anni, nel il quale ho

facilmente rintracciabile vista l’originalità del proprietario (non credo ci siano copie di quel personaggio, perché è un personaggio), Giuseppe mi condusse nel suo laboratorio, dove avremmo selezionato il quadro. Rimasi immediatamente colpito dall’insolito ordine che regna in quel salone. Ne ho visitate, forse, più di un centinaio di officine dove i creativi si rifugiano per dare corpo all’anima, ma asettiche come la sua era la prima volta. Più una sala operatoria che il locale di un artista-artigiano. A parte le numerose produzioni appese ai muri, in un angolo, disposte elegantemente su tre cavalletti, facevano la loro porca figura tre tele policrome, “confezionate” ad oc per l’occasione, e verso le quali Giuseppe avrebbe voluto attirare la mia attenzione. Il fatto è che, entrando, avevo d’istinto buttato l’occhio su una tela sdraiata supina sopra un ampio tavolo da lavoro, come se m’avesse fatto un fischio. “A me piace quella, si può fare?” Giuseppe, un po’ perplesso, replicò: “Ma sei sicuro? Quella è una prova, è un bozzetto di un’idea che devo trasformare in bella copia.” “Secondo me è perfetta così”, risposi. “Ah, contento tu! OK, 23


“Dunque sei sulla strada della ricerca, o sbaglio?”

ricoperto la carica di presidente della squadra di calcio del paese. Nonostante sia uno sport che amo molto, ad un certo punto ho dovuto rinunciare all’incarico, perché il giorno della partita dovevo stare in tribuna per essere vicino ai miei giocatori fisicamente, e sostenerli ma, se devo essere sincero, mentalmente ero qui, nel mio studio, con le mie tele. Mi hai chiesto cosa provo quando dipingo. Penso che la risposta più giusta sia: la libertà. Quando sono qui dentro il mondo esterno cessa di esistere. Qualcuno potrebbe pensare che è un modo per scappare dalle realtà del quotidiano ma, se ci pensiamo bene, quali sono le realtà? Quelle che la società vorrebbe, o quelle che sentiamo nel nostro intimo?”

“No, non sbagli affatto. Lo so, forse il mio ragionamento sembra contraddittorio, ma in questo periodo vivo due realtà. Da una parte sono molto soddisfatto di quello che sto realizzando, da un’altra sento che il meglio di me stesso debba ancora esprimersi. Vorrei affinare sempre più la mia tecnica, e produrre una quantità industriale di opere per poter diffondere il mio messaggio a più gente possibile. Non è per una questione di puro denaro, anche se vendere certo non mi dispiace. Mi sto immedesimando nei miei quadri, ed è tramite loro che vorrei dare una rappresentazione di me stesso. Nelle mie fantasie mi piacerebbe che in ogni casa ci fosse una “colata” di Fortunato, a testimonianza che For-

“Questo cosa vuol dire Giuseppe, che dipingi solo per appagamento personale?”

“Un po’ si e un po’ no! Innanzitutto dipingo perché mi fa stare bene, però è anche vero che provo soddisfazione nel condividere ciò che faccio. Parliamoci chiari, l’artista è sempre un esibizionista. Al di là del proprio credo si ha sempre voglia di mostrare e dimostrare, di fare performance, di far vedere di cosa si è capaci e, sotto questo aspetto, il consenso del prossimo è uno stimolo importante. Poi, se vuoi, avrei anche una terza risposta da dare alla tua domanda. Dipingere consente, rispetto ad un’altra arte, di dire, ma non dire tutto. Una tela lascia sempre un alone di mistero nell’immaginario dell’osservatore, e questo mi permette di proteggermi un po’, di preservare una parte di me stesso che non vorrei svelare del tutto, non ancora, o forse che io stesso devo ancora scoprire.”

tunato è esistito. Bisogno di eternità, presunzione, delirio? Strano l’uomo vero?” Aveva ragione Sartre: “Esistere è esserci, semplicemente; gli esistenti si vedono, si lasciano incontrare, ma non si possono mai dedurre.” Noi della rivista una “colata” di Fortunato ce l’abbiamo, con noi il tuo sogno l’hai realizzato. Un grande abbraccio, grazie Peppe!

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MGINCONTRI

S

Ombretta Buongarzoni Pittrice, Scultrice...ma soprattutto rider, on the road, e nei percorsi dell’anima.

spirituale, con il lato sottile dell’essere umano?”

ono andata a trovare Mauro Malatini nella sua piccola e accogliente bottega, calda, dai toni delicati. Come sottofondo la musica di Loreena McKennit. Ci sediamo in un attimo di calma tra un cliente e l’altro ed iniziamo a parlare.

“L’input olfattivo entra attraverso il naso passando per le narici arrivando alle ciglia recettori olfattive, unici recettori sensoriali che sono rinnovabili, mente gli altri non lo sono, a quel punto sono in stretto contatto con l’ambiente, senza membrane di divisione, sono strettamente collegate al sistema limbico collocato dietro la nuca, la parte più antica del cervello, quindi una reazione che da l’input olfattivo e che va immediatamente a creare una reazione a livello cerebrale. Ti spiego: se senti puzza di bruciato in questa stanza, il tuo sistema limbico grazie ai recettori olfattivi mette in allerta il corpo portandolo ad un’azione di fuga. Se invece in una stanza entra un partner favoloso e sei in età di accoppiamento, l’odore essendo un forte richiamo iologia e anatomia umana) è immediata. E’ normale che ogni odore ha la capacità di legarsi ad un fatto, un vissuto. Sensazione, sentimento, olfatto e input olfattivo creano una grande connessione. Quando faccio il percorso olfattivo cerco di scandagliare la memoria olfattiva della persona tenendo conto del loro giudizio riguardo l’odore e i gusti. “Come fai a creare un profumo personalizzato?”

“Mauro come nasce un profumiere?” “Esistono scuole di profumi in Francia,quando esci da li sei un naso. Molti profumieri hanno un approccio esperienziale e come succedeva nell’800 andavano a bottega da mastro profumai o mastri guantai, in quanto nell’800 principalmente si profumavano i guanti, quindi entravano in bottega e diventavano discepoli, un po’ come succedeva a Botticelli o Michelangelo. Io sono laureato in tecniche erboristiche, dottore in erboristica,ho fatto una tesi proprio sui profumi non toccando però l’aspetto spirituale che c’è dietro la creazione di esso. Ho un approccio fitoterapico particolare, cercando di dare una cura alla persona a livello animico spirituale e non solamente a livello fisico anatomico, un approccio legato alla meta medicina di Claudia Rainville che guarda più l’aspetto psicosomatico della persona.” “Avendo tu un approccio così particolare con il profumo, come esso interagisce con la parte

“La persona viene da me, si siede, io faccio un paio di 26


domande cercando di capire chi è e cosa vuole dal profumo. Dopo aver risposto a queste domande da li parte una prima tranche del percorso olfattivo facendo annusare delle essenze. La persona seduta si trova davanti ad una scelta random senza rendersi conto che da parte mia c’è tutto un percorso mentale di ciò che faccio. Io ho all’incirca un centinaio di essenze, in natura ne esistono quasi 400 in chimica dalle 3000 alle 4000. E’ normale che non si possono sentire tutte le essenze ma proprio attraverso le domande riesco a capire l’indice di gradimento del cliente. Fatta questa prima passeggiata si va poi a lavorare sulla piramide olfattiva che è la struttura, lo scheletro di un profumo che è composto da “testa”, “cuore”, “fondo”. Si chiamano cosi gli oli essenziali in quanto hanno una vita propria, un tempo specifico dal momento in cui entrano in contatto con la pelle, il calore e l’aria. In questa maniera si dividono tutte le essenze avendo cosi un loro carattere. Oltre a questo ogni essenza rappresenta un universo; l’ambra è vista come un’essenza da coccola, molto elegante, di seduzione. Addirittura palline di ambra venivano inserite nella vagina per aumentare gli odori corporei. L’ambra la vedo come uno scialle di cashmere, elegante, morbido, da coccole. La rosa ad esempio è una essenza da regina, fredda, ma regina, Elisabetta prima è una rosa a tutti gli effetti, intoccabile. Ogni essenza ha un suo carattere ed è possibile avvicinarla ad aspetti psicologici della persona. Tutto questo nasce da una passione. Mia nonna era una contadina di Potenza Picena morta a 95 anni che regolarmente rubava il profumo di Yves Saint Laurent a mia madre, celando il fatto. Era un’amante dei profumi, aveva gusti molto raffinati nonostante venisse dalla campagna, e addirittura non riusciva a dormire se in camera sua si insinuava l’odore di cucinato, aveva un naso molto fine.”

In alcuni casi uso una tecnica particolare del maestro di psico-aromaterapia Luca Fortuna, la metaroma test. Sono 8 boccette, la persona ne apre una e comincia ad annusare e a parlare descrivendo le emozioni del momento, e registro scrivendo tutto ciò che dice o fa. Al termine delle 8 boccette elaboro tutto ciò che la persona ha detto, attribuendogli significati psicologici, il concetto del se, il partner, la famiglia, le paure ecc. Non sono uno psicologo, però posso dire che alla fine le persone rimangono soddisfatte delle mie interpretazioni. Addirittura, una volta, una cliente ha rivissuto un trauma infantile durante i test che le sottoponevo, tanto da affidarsi alle cure di una psicologa. Questo è un test cognitivo basato sull’aroma terapia che dimostra che il naso non mente. “C’è molta richiesta?” “Devo dire di si. Sta prendendo molto piede. Credo che l’uomo abbia bisogno di ritrovare la propria dimensione. Indossare il giusto profumo aiuta molto.”

“Secondo te l’olfatto è una dote naturale o lo si può acquisire?” “Credo sicuramente che sia una dote. Potrebbe essere un dono per alcuni, ma quando feci il corso ci dissero che tutti possono diventare un naso, basta fare molto esercizio. Io non mi reputo un naso, io mi reputo, con tutta umiltà, un profumiere artigianale senza l’ambizione di dover gareggiare. L’olfatto è uno dei sensi più importanti, amo definire i profumi una seconda pelle in quanto ci da la possibilità di riconoscerci. Non amo fare profumi con la scia. Credo che il profumo sia un ampliamento dell’animo umano, il proprio io profondo. Indubbiamente ho questa sensibilità, e questa sensibilità mi predispone a provare empatia verso l’altro, ed è per questo che amo fare profumi “dell’anima”.

Come diceva Suskind nel suo libro Il profumo “Colui che domina gli odori, domina il cuore degli uomini.”

“Cosa ti chiedono?”

Grazie Mauro.

“La cosa che chiedono spesso in termini pratici è la scia, questo voler ampliare il proprio ego. Spesso viene richiesto di trovare un profumo che corrisponda a pieno alla specifica personalità e che descriva chi lo indossa. Puoi immaginare le difficoltà che incontro quando faccio la domanda “chi sei?”. Spesso davanti a me trovo il nulla, la difficoltà di definirsi, e a volte addirittura le lacrime. 27


MGSALUTE&BENESSERE

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Emanuel Vecchioli

resso tutti i popoli la capigliatura è stata oggetto di cura più o meno minuziosa fin Consulente Tricologico per la Farmen in Italia; Docente dall’inizio della storia delle civiltà venne Tricologia Istituti IAL; Rettore acconciata artisticamente. Già le prime della John Locke University. civiltà conoscevano le parrucche determinando in parte tipi di bellezze del proprio tempo. Reperti di forcine, pettini, rasoi e specchi nelle tombe del V secolo a. C. testimoniano che già nell’antico Egitto si dava grande importanza alla cura dei capelli. Appartengono a tombe più recenti gomitoli di capelli conservati in astucci di legno che servivano forse a integrare la chioma naturale o venivano messe nelle tombe come tributo sacrificale per i parenti. I capelli degli Egiziani erano per natura bruni, bruno scuri, nero corvini e neri. Una delle poche eccezioni sembra essere stato Ramses II con i suoi capelli rossi e gli occhi blu. L’egiziano tiene molto a conservare naturali i suoi capelli nel colore, nella sostanza e nel volume. Ai medici venivano richiesti preparati contro le canizie o la caduta dei capelli, come pure contro la crescita del pelo sul corpo. D’altra parte il medico non doveva soltanto venire incontro ai bisogni di coloro che chiedevano consigli per avere una bella chioma, egli doveva anche conoscere mezzi per far cadere i capelli alla concubina rivale nell’harem. L’imbiancamento dei capelli a quanto pare si poteva evitare facendo bollire il sangue di un vitellino nero, di un manzo e di un serpente spalmando il tutto con olio sulla cute. Con una pomata si poteva eliminare il pelo nei punti dove esso non stava bene. “Si lasciava cuocere per molto tempo il guscio di una tartaruga, lo si macinava e si aggiungeva il grasso della gamba di un ippopotamo e si spalmava l’impiastro piu’ volte al giorno. Anche le calvizie, sia negli uomini che nelle donne veniva combattuta con mezzi diversi: “ si facevano cuocere in una pentola la zampa di una cagna randagia con noccioli di datteri e l’unghia di un asino”. L’impasto indurito veniva poi spalmato sulle parti calve. Con tali preparati venivano mischiate regolarmente anche sostanze aromatiche, come sempre in Egitto dove esisteva una vera industria dei profumi e delle sostanza odorose. La professione del parrucchiere, in fondo “colui che fa i capelli” appare a partire dalla IV / V dinastia (dopo il 2600 a. C.). Il suo compito consisteva nel trattare e acconciare sia i capelli che le parrucche. I parrucchieri sono stati rappresentati in maniere diverse nell’esercizio della loro professione e la prima scena risale agli anni dopo il 2350 a.C. Sul frammento di un rilievo della fine del III secolo a. C. si riconosce una parrucchiera nella figura di Henut che sta avvolgendo un ricciolo. Con il passar del tempo la parrucca diventa un elemento estremamente importante del costume. Toupèt e Parrucche vengono prodotti in fabbriche speciali già dal 2500 a. C. Come materia prima servono capelli naturali integrati da fibre vegetali, lana di pecora e crine di cavallo. La fabbricazione di una parrucca avveniva secondo un semplice schema: la base era costituita da una retina contenente capelli tirati e avvolti. Le singole ciocche, dopo essere state imbevute in un liquido contenente resina e cera d’api, vengono applicate alla retina, avvolgendone una parte ai capelli di questa. La cera indurendosi funzionava da colla e teneva insieme i capelli.

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MGSALUTE&BENESSERE

Giorgio Caraffa

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Spec. in neurologia. Spec. in medicina fisica e riabilitativa. Direttore del Dip. di medicina e fisica riabilitativa Area Vasta 3

presenti sul territorio, con la conseguente ipertrofia di alcune tipologie di prestazioni (es. ricoveri ospedalieri) e lo scarso sviluppo di forme di assistenza più vicine al cittadino e più adeguate a rispondere ai bisogni (assistenza ambulatoriale e domiciliare). Il Servizio Sanitario Nazionale deve prepararsi a soddisfare una domanda assistenziale in aumento e di natura diversa da quella tradizionale, caratterizzata cioè da nuove modalità di erogazione, basate sui principi della presa in carico e continuità delle cure per periodi di lunga durata e con modalità organizzative che integrino l’ambito sanitario con quello sociale (assistenza continuativa integrata). Le categorie di malati interessate a questo nuovo modello di assistenza sono sempre più numerose: pazienti cronici, anziani non autosufficienti, disabili, malati afflitti da dipendenze gravi, malati terminali (2). In questo contesto il Medico di Medicina Generale (MMG) rappresenta una fonte preziosa di informazioni per la descrizione dei bisogni e l’identificazione dei rischi, in quanto a conoscenza della storia “salute-malattia” dei suoi assistiti e del percorso di ognuno all’interno del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

bisogni sanitari della popolazione italiana si sono radicalmente modificati negli ultimi decenni per una serie di cambiamenti demografici ed epidemiologici:

- l’allungamento della durata della vita media e la diminuzione della natalità hanno portato ad un crescente invecchiamento della popolazione (la quota di ultrasessantaquattrenni è attualmente del 18% in Italia e del 21% nelle Marche); - la riduzione della mortalità per le malattie infettive e i progressi della medicina, con aumento della sopravvivenza per molte patologie, hanno portato all’incremento della prevalenza di malattie cronico-degenerative. L’età avanzata comporta un rischio aumentato di essere colpiti da più malattie (polipatologia) con conseguente perdita dell’autonomia. L’aumento del rischio di polipatologia e di disabilità, la facilità di uno scompenso psico-sociale sono i fenomeni che caratterizzano la “fragilità” dell’anziano che diventa particolarmente evidente dopo i 75 anni. Ciò dà origine ad una domanda socio-assistenziale complessa che richiede una risposta integrata tra ospedale e strutture territoriali e una risposta sociale più forte. La programmazione sanitaria, al contrario, è stata spesso condizionata dal quadro dell’offerta storica dei servizi 30


MGRACCONTI

Paolo Notari

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Giornalista e conduttore televisivo. Lavora per Rai 1 e Mediaset.

un senso di gratitudine verso tutte quelle persone che per passione o per mestiere lavorano nei campi, nelle splendide pianure e colline italiane e mi viene naturale ringraziarli per come, seppur sfruttando anche economicamente la terra siano custodi della loro bellezza e della loro sicurezza. Sono passati tempi in cui gli artefici dello sviluppo industriale hanno avuto a volte la costrizione di cementificare, ma altre hanno abusato nel farlo in luoghi assolutamente improbabili. E allora distese di cemento, capannoni grigi, macchie di asfalto in luoghi impensabili. A loro si contrappongono le distese di vigneti, di olivi, di girasoli. Curati anno dopo anno, semestre dopo semestre, mese dopo mese. Con cura, con capacità, con amore, spesso senza scuola ma con il passare di esperienze e consigli da padri a figli. Gente che toglie ciò che disturba, l’inutile ai campi, sterpaglie e rami secchi, non aggiunge superfluo e bruttezze, terze, quarte case e capannoni per propri interessi economici. Ringrazio e mi inchino avanti ad una generazione giovane di imprenditori e contadini custodi dei territori, dei paesaggi meravigliosi che ci danno energia positiva e benessere, che ci ridanno tramite lo sguardo la forza che ci serve per ricaricare il cuore.

a sempre amo raccontare in Rai, tra Raiuno ( UnoMattina e La Vita in diretta ) e Radiouno ( Baobab e Sabato Sport ) cose belle che la nostra Nazione produce, gioie che esseri umani sanno regalare ad altri esseri umani, convinto che, soprattutto in questo momento storico chi gestisce la comunicazione debba tener presente una sorta di PAR CONDICIO tra cronaca nera e cronaca bianca sensibili a quanto proprio la necessità di positività può ridarci slancio verso un futuro che sarà sempre più bello. Ho raccontato nelle mie incursioni televisive in giro per l’Italia tanti territori, tradizioni ed eccellenze enogastronomiche, prodotti della terra che hanno oltre a proprietà alimentari e salutari, anche quelle di farti rivivere un territorio visitato, di fartelo rivedere o di fartelo immaginare. Expo 2015 non a caso parlerà di alimentare il pianeta. Alimentare il pianeta, rispettare le tradizioni alimentare vuol dire rispettare la storia e le tradizioni degli uomini e dei luoghi. Spesso nei miei lunghi percorsi in auto mi viene da dentro 31


MGINCONTRI

Massimo Pigliapoco Autore e Art Director della rivista Marche Guida.

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Dal 2013 ricopre l’incarico di FIM Safety Officer della Moto GP, cioè il più alto in grado come ufficiale della sicurezza della Federazione Internazionale. Avete presente quella macchina bianca con lampeggianti, fari e lamp-allarm tutti accesi che perlustra il circuito in occasione dei Gran Premi? Dentro quell’auto c’è lui e il Capirex, Loris Capirossi, che da quando ha smesso di correre affianca Franco in questa fondamentale mansione. Dunque, chi meglio di lui per saper le cose come stanno? Stavolta invece le cose sono andate un po’ diversamente. L’ho contattato, oltre che per il piacere di rivederci, per una manifestazione alla quale ha partecipato ad inizio anno. Un giorno, mentre ero collegato a facebook, mi capitò di scorrere delle foto che lo riguardavano, ambientate all’Ospedale Pediatrico Salesi di Ancona. Scoprii che l’evento era stato organizzato da un Moto Club locale, il Moto Club Occhio del Gallo di Camerano,

i dovrebbe pensare più a far bene che a stare bene: e così si finirebbe anche a star meglio.” Alessandro Manzoni

A parte qualche incontro occasionale, telefono all’amico Franco un paio di volte l’anno per vederci e trascorrere qualche ora insieme, ed aggiornarmi sugli ultimi sviluppi di uno sport che seguo praticamente da sempre: il Motomondiale. Per tutti coloro che non sono appassionati di questo sport ricordo che Franco Uncini è stato l’ultimo degli italiani a conquistare il titolo di Campione del Mondo della classe Regina (cl. 500-1982), prima dell’era Valentino Rossi. Quando smise di correre, circa 30 anni fa, fu eletto come rappresentate dei piloti del Mondiale per curare la sicurezza dei circuiti disseminati nei 5 continenti (una volta si correva anche in Sud Africa). 32


e che si trattava di una manifestazione d’umana solidarietà per donare un po’ di conforto a quei bambini costretti in quell’istituto. Dapprima chiamai Roberto Polenta, un esponente del direttivo del Moto Club, per farmi spiegare come era nata questa bellissima iniziativa, quindi telefonai a Franco affinché mi raccontasse le emozioni che tale evento aveva suscitato nel suo intimo. Riporterò un breve sunto del racconto di Roberto, e poi le parole di Franco. “ Sono sei anni che organizziamo questa festa nel giorno dell’Epifania, in collaborazione con l’Associazione Patronesse di Ancona. Come Moto Club Occhio del Gallo ci piaceva organizzare qualcosa per i bambini che sono ricoverati durante le festività natalizie. Quelli che rimangono sono i più gravi, che purtroppo non possono essere dimessi. Immagina lo stato d’animo di questi piccoli costretti a rimanere in ospedale nel periodo più bello per loro, il Natale appunto. All’inizio, quando decidemmo di avviare questa iniziativa, avevamo intenzione di realizzarla proprio il giorno di Natale. Parlando con l’Associazione Patronesse scoprimmo che Vigili del fuoco e Carabinieri erano già presenti durante quel periodo, dunque optammo per il giorno della Befana. Tutti noi del direttivo ci riunimmo in sede e cominciammo a discutere sulle possibili soluzioni. Dopo aver vagliato diverse idee, fummo tutti d’accordo che sarebbe stato carino far arrivare le Befane in sella a delle moto da turismo, scortate da alcune moto da competizione condotte dai piloti del nostro team che disputano il Campionato Italiano Velocità Amatori, e così facemmo. Piazzammo anche due moto da competizione nell’androne dell’ospedale per farci salire i piccoli che

potevano scendere dal letto. Quel giorno fu un’emozione unica! Dovevi vedere i volti di quei bambini, che naturalmente avevamo avvisato del nostro arrivo. Il corteo delle moto guidate dai piloti in tuta da gara e casco, come in pista, fecero il loro roboante ingresso passando per il cortile del pronto soccorso, che amplificò ancor più il rumore degli scarichi delle moto da competizione. Le befane cominciarono a distribuire giocattoli e dolcetti a tutti i bambini presenti, per poi proseguire lungo i reparti, sem-

pre in compagnia dei piloti. Nel frattempo, tutti i ragazzini che erano potuti scendere dal letto, salivano sulle moto che avevamo piazzate all’ingresso per farsi fotografare. Fu una festa indimenticabile! Ci diede la convinzione di aver fatto una cosa bella, che dovevamo necessariamente ripetere. L’anno seguente facemmo le cose più in grande. Parteciparono alla Befana del Salesi anche Matteo Baiocco, Simone Saltarelli e Alex Polita, i tre piloti marchigiani impegnati nel Campionato SBK, e un noto collezionista di Numana ci mise a disposizione tre pezzi unici, le moto di Troy Belys, di Michel Fabrizio e una Bimota DB. E’ stata una crescita progressiva, anno dopo anno, fino alle ultime due edizioni, quando abbiamo coinvolto Franco Uncini e il suo Moto Club. Quest’anno Franco ci ha portato anche la sua Suzuki, con la quale ha vinto il Campionato del Mondo. Per il futuro il nostro sogno sarebbe quello di avere presenti a -La Befana Arriva in MotoFranco Uncini e Valentino Rossi. Speriamo di riuscirci.” “Allora Franco, raccontami di questa tua giornata al Salesi.” “Il giorno più bello delle vacanze


natalizie. Quella di quest’anno è stata la mia seconda partecipazione a “La Befana arriva in moto” e devo dire che, nonostante conoscessi già questa esperienza, l’emozione è stata grandissima. Vivere di persona il sentimento di allegria e di gioia che riusciamo a donare a quei poveri bambini, costretti a rimanere ricoverati al pediatrico durante le feste, beh, è qualcosa di indescrivibile, e anche molto toccante. Non ci si abitua mai all’idea che certe realtà possano accadere. Quando siamo arrivati con la gran parata delle moto, i ragazzi del moto club e le befane, erano in tanti ad aspettarci all’ingresso. Vedere quei sorrisi ancor prima della distribuzione dei doni mi ha riempito l’anima, mi e ci ha fatto sentire utili a qualcuno. Sai com’è, io, tu, un po’ tutti noi viviamo le nostre vite costantemente immersi nelle nostre attività, concentrati nella realizzazione di questo o quel progetto,

gente. Certe situazioni ci riportano in sintonia con la verità, diradando la nebbia delle stupide illusioni. Nella nostra miopia di tutti i giorni diamo importanza a cose senza senso, come se facesse differenza uscire di casa pattinati o spettinati, ignorando completamente i fondamentali della vita. Ho dato la mia piena disponibilità ai ragazzi del Moto Club Occhio del Gallo per essere presente a tutte la Befane future al Salesi. Voglio dare di più, e mi impegnerò con tutto i cuore affinché il sorriso rimanga a lungo sul volto di quei bambini.” “Ogni commento è superfluo....Cerchiamo di alleggerire un po’ la conversazione va, non perché non valga la pena approfondire il concetto, ma perché ad un certo punto è il fare quello che conta, e tu lo stai facendo. Direi di passare alla domanda classica che ti rivolgo ogni anno poco prima che inizi il Campionato Mondiale. Ti faccio 4 nomi: Rossi, Lorenzo, Pedrosa, Marquez. Solitamente i tuoi pronostici vengono rispettati, dunque....chi vince la Moto GP?” “Come si dice in aritmetica, cambiando l’ordine degli addendi la somma non cambia. Loro sono i fantastici 4, ma per il titolo dico....primo Marquez e Rossi secondo. Valentino è concentratissimo e si sta allenando come forse non ha mai fatto nella sua lunga carriera, e ce ne farà vedere delle belle. Per il titolo però Marquez sarà un osso duro. M’hai fatto compromettere un’altra volta con il toto-mondiale... ahahah!”

dando spesso importanza a questioni senza senso, completamente dimentichi di quanto la vita possa essere terribile. Ti racconto questo episodio perché penso possa essere emblematico. Dopo i primi festeggiamenti e le foto dei bambini in sella alle moto che erano state posizionate al pian terreno, io, le befane e i fratelli Fuligni (i giovani piloti pesaresi), accompagnati dalle dottoresse, siamo saliti ai reparti per distribuire i doni ai piccoli che non potevano scendere. Entrando in una stanza ci siamo avvicinati ad un letto dove c’era un bambino che dormiva. Una delle ragazze vestite da befana stava appoggiando un giocattolo sul comodino, quando la mamma ci ha detto: -Portatelo pure a qualche altro piccolo questo dono, lui non ci può giocare-. Ho avvertito come se una morsa m’avesse strizzato lo stomaco. Ancora adesso, ripensandoci, mi fa star male. Nella mia carriera, prima da pilota, poi con l’attività che svolgo, ne ho viste di tutti i colori, quindi dovrei essere un po’ vaccinato al dolore e alla sofferenza, ma con i bambini è tutta un’altra storia. Ogni volta che vivo quell’esperienza torno a casa cambiato, e credo che sarebbe utile per tanta

“Lo so Franco che la logica gioca a tuo favore, ma per una volta mi auguro che il tuo pronostico faccia cilecca Per due motivi. Il primo è che se Valentino vincesse il 10° titolo Mondiale, mi toglierei la puerile ma tanto divertente soddisfazione di distribuire, per una quindicina di giorni, pernacchiotti a quattro ganasce a tutti coloro che l’avevano dato per cotto già ai tempi di Stoner (tanto Marquez c’ha una vita davanti a se per vincere altrettanto). Il secondo è che se così dovesse andare, ci ritroveremmo tutti a Tavullia con gli occhi pieni di commozione, stavolta di gioia, e non di tristezza come quando mi hai raccontato dei poveri piccoli del Salesi. Essere Campioni vuol dire avere anche gli occhi lucidi, quando serve. Un grande abbraccio Franco, grazie.

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La Nostra Ossessione... La QualitĂ e il Bello Accessibile

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MGCULTURA MGTEATRO,CINEMA&SPETTACOLO

I PIÙ IMPORTANTI MUSEI DEL MONDO, LE MOSTRE PIÙ ATTESE DELLA STAGIONE, I DOCUMENTARI, GLI SPETTACOLI TEATRALI E I FILM EVENTO RACCONTATI DAL CINEMA

Giuliano Rossetti Docente e giornalista. Direttore reponsabile della rivista MG MarcheGuida.

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National Theatre di Londra, ma se questa possibilità non ci è data, ora, grazie alle multisale di Marcello Perugini, il prestigioso teatro londinese, uno dei luoghi principali per il teatro classico e contemporaneo, palcoscenico di alcune delle più straordinarie performance di tutti i tempi con i più famosi attori e attrici del mondo, viene da noi e potremmo godere dei suoi spettacoli teatrali live, comodamente seduti nel nostro caro cinema. Al Multiplex 2000 di Piediripa (Macerata) e al Multiplex Super 8 di Campiglione di Fermo sono in arrivo gli spettacoli live del National Theatre di Londra. Il programma partito con Skylight (martedì 3 Febbraio) diretto dal premio oscar Stephen Daldry e che vede sul palco gli attori britannici Bill Nighy e Carey Mulligan; continua con Uomini e topi (martedì 3 Marzo) l’opera tratta dal romanzo del premio Nobel per la letteratura John Steinbeck, ambientato in California, Of Mice and Men (pubblicato a New York nel 1937 e tradotto poi in italiano da Cesare Pavese) è un potente ritratto dello spirito americano dopo la Grande Depressione del 1929, portata sul palco dal vincitore del Golden Globe e candidato all’Oscar James

Il cinema non è più quello di una volta. Ora è una multisala ovvero un multicanale. Come il canale televisivo con il digitale terrestre si è moltiplicato, così la vecchia sala cinematografica ora è una multisala che permette di offrire in contemporanea spettacoli ed eventi differenti tra loro e addirittura di assistere a spettacoli che avvengono nell’altra parte del mondo. Capita così che i più importanti musei del mondo, le mostre più attese della stagione, i documentari, gli spettacoli teatrali e i film evento vengano raccontati dalla settima arte. Emozione, qualità e partecipazione. Il tutto al cinema, attraverso dirette di eventi che segnano in qualche modo la nostra storia quotidiana, sia che si tratti di un concerto rock o di un evento sportivo, di un’opera lirica, di un’anteprima teatrale o di un monologo di un comico in diretta. Ora il cinema permette al pubblico di essere protagonista di una vera rivoluzione culturale, passando dall’essere “escluso” al poter godere di contenuti in “esclusiva”, attraverso la frequentazione della sala cinematografica. L’evento viene proposto solo per le sale cinematografiche, affiancando al pubblico presente sul luogo dell’evento quello presente nelle sale. Un cinema che torna ad essere a misura d’uomo, di coppia, di compagnia o di famiglia. Ovvero uno spazio dove emozionarsi insieme davanti all’esibizione di una rockstar, assistere insieme alla magia di un concerto di musica classica, scatenarsi insieme di fronte ai passaggi più trascinanti di un musical, godere insieme della bellezza dell’arte e lasciare che si sveli davanti ai nostri occhi la bellezza di musei e monumenti unici. Scorgere nelle persone che si hanno a fianco degli amici, dei complici con cui condividere gusti, affinità, ed eventi. I PIÙ GRANDI SUCCESSI DEL NATIONAL THEATRE DI LONDRA COMODAMENTE AL CINEMA Skylight - Uomini e topi - Medea - Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte A chi non piacerebbe sedere nelle poltrone del prestigioso 36


Franco (127 Ore, Milk) e il candidato per il Tony Award Chris O’Dowd (Bridesmaids, Girls); poi Medea (martedì 7 aprile), la Medea di Euripide il cui testo è stato rivisto per l’occasione nella nuova e moderna versione di Ben Power, è affidata dalla regista britannica Carrie Cracknell a un’incredibile Helen McCrory; ed infine Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte (martedì 5 maggio) la pièce teatrale è tratta dal libro dello scrittore e poeta britannico Mark Haddon, un best seller da milioni di copie in tutto il mondo, edito in Italia da Einaudi. I PIÙ IMPORTANTI MUSEI DEL MONDO E LE MOSTRE PIÙ ATTESE DELLA STAGIONE RACCONTATI DALLA SETTIMA ARTE Continuano gli appuntamenti con La Grande Arte al Cinema. Gli appuntamenti sull’arte risultano essere un’esperienza emozionante e unica da godere sul grande schermo. Un’inedita serie di eventi cinematografici che, a partire da ottobre e grazie alla tecnologia del cinema digitale, fanno condividere ancora una volta in contemporanea mondiale tutta la ricchezza dell’arte e dei luoghi che ne sono custodi. Dopo la storia affascinante e misteriosa del Museo dell’Hermitage, che quest’anno celebra il suo 250esimo anniversario, i “dipinti con le forbici” di Matisse; gli stupefacenti Musei Vaticani in 3D, il grande ritorno a casa de La ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer; la recente grandiosa retrospettiva su Rembrandt arriva l’attesissimo appuntamento dedicato a Vincent Van Gogh a 125 anni dalla sua morte. Attraversando la National Gallery di Londra, capolavoro del Leone d’Oro alla carriera Frederick Wiseman. Per chiudere trionfalmente con tutta la poesia dell’arte degli Impressionisti. Questi tour cinematografici esclusivi, firmati dalle più importanti produzioni internazionali, guidano la platea delle sale alla scoperta di artisti, dipinti e spazi museali d’eccezione: sarà come essere in quei luoghi e di fronte a quelle opere come ospiti d’eccezione e con guide assolutamente fuori dal comune. Osservare quadri e sculture nel dettaglio, ascoltare il racconto degli organizzatori, entrare nelle segrete stanze e negli spazi in genere inaccessibili che hanno visto la mostra prendere forma: un’occasione unica per tutti gli appassionati d’arte, di viaggi e di cultura alla scoperta di storie che segnano il nostro modo di essere e di vivere. Se vi siete persi alcuni appuntamenti vi ricordiamo che la pro-

grammazione al Multiplex 2000 di Piediripa (Macerata) e al Multiplex Super 8 di Campiglione di Fermo, prevede ancora di scoprire cosa accade quando un regista dallo sguardo curioso e lucido esplora una delle più grandi istituzioni museali al mondo? Ovvero godersi la nascita di un film eccezionale che coltiva il gusto della lentezza e della contemplazione e che riserva sorprese continue, visione dopo visione: è National Gallery, l’ultima opera di Frederick Wiseman, Leone d’Oro alla Carriera all’ultima Mostra Cinematografica di Venezia, in programma per mercoledì 11 marzo. Martedì 15 aprile sarà la volta di scoprire Vincent Van Gogh l’artista più amato di tutto il mondo. Il più studiato, copiato, ammirato. Ed è proprio il Museo Van Gogh di Amsterdam ad aprire per la prima volta le sue porte al cinema e mostrare i suoi tesori in un film evento sorprendente che celebrerà il 125° anniversario della morte dell’artista. Grazie alla stretta collaborazione con gli esperti del Museo, gli spettatori potranno gustarsi su grande schermo i capolavori coloratissimi dell’artista mentre gli ospiti appositamente invitati getteranno nuova luce sulla figura di Vincent Van Gogh. Martedì 26 maggio il grande schermo della famiglia Perugini vi offrirà uno straordinario tour da Parigi, Londra e gli Stati Uniti, alla scoperta dei pionieri di una rivoluzione che ha stravolto il mondo dell’arte raccontata attraverso una nuova sorprendente mostra sul collezionista d’arte parigino Paul Durand-Ruel, primo paladino degli impressionisti sin da quando nel 1886 li espose a New York, facendo conoscere ai ricchi americani la rivoluzionaria pittura francese moderna. Sarà un’immersione nel mondo di Cezanne, Monet, Degas e compagni, gli artisti della rottura che sarebbero diventate 37


icone della cultura moderna.

veremo al cinema a pochi mesi dall’anniversario della caduta del Muro di Berlino: un sincero inno alla vita terrena e alla bellezza della capitale tedesca.

I FILM EVENTO: «IL CIELO SOPRA BERLINO» E «PARIS, TEXAS» DI WIM WENDERS E «CRISTIADA», UNA PAGINA DRAMMATICA DELLA STORIA DELL’AMERICA LATINA, In occasione dell’assegnazione dell’Orso d’Oro alla Carriera e dell’omaggio della Berlinale, al Multiplex 2000 di Piediripa (Macerata) e al Multiplex Super 8 di Campiglione di Fermo è tempo del WIM WENDERS TRIBUTE, nelle due sale cinematografiche potrete godere la versione digitale restaurata di due film simbolo di un regista visionario “Il cielo sopra Berlino”, premio per la Miglior Regia a Cannes nel 1987 che sarà proiettato solo per un giorno, mercoledì 18 febbraio e “Paris, Texas”, Palma d’Oro a Cannes nel 1984 che verrà proposto solo per un giorno, mercoledì 25 febbraio. «La sua opera variegata copre diversi generi e ha plasmato la nostra memoria cinematografica» afferma Dieter Kosslick, Direttore della Berlinale. «In ogni caso non ci si può perdere, alla fine si arriva sempre al Muro» dichiara Marion ne Il cielo sopra Berlino. Negli anni ’60 e ’70 Wim Wenders, assieme a Fassbinder, Herzog e tanti altri, ha fatto parte della giovane generazione di cineasti che ha dato vita al cosiddetto “Nuovo Cinema Tedesco”. Lavorare sullo sfondo della crisi del cinema tedesco in quel tempo ha permesso a Wenders di sviluppare nuove forme estetiche e di avventurarsi nel mondo della produzione e della distribuzione indipendente. Tra gli ultimi successi di Wenders sono da ricordare Pina 3D, tributo alla celebre Pina Bausch, e Il sale della terra, dedicato all’opera di Sebastião Salgado. Dopo Berlino e l’Italia, anche il Museo d’Arte Moderna di New York onorerà il prossimo marzo Wim Wenders con una retrospettiva sui film nati dalla collaborazione con lo scrittore amico Peter Handke presenti nella

Una settmana dopo arriva “Paris, Texas”, mercoledì 25 febbraio sempre alle ore 21.00. Col secondo appuntamento incontreremo anche Travis (Harry Dean Stanton), Jane (Nastassja Kinski), Walt (Dean Stockwell), Anne (Aurore Clemént) e Hunter (Hunter Carson) di Paris, Texas, un film sul ricordo, un road movie scritto con Sam Shepard che (anche grazie alla memorabile colonna sonora di Ry Cooder) avvolge lo spettatore in un viaggio sul passato che ritorna e sulla possibilità di trasformarlo in un presente di speranza.

“Cristiada” è un film storico diretto da Dean Wright, scritto da Michael James Love e basato sulla Guerra Cristera, dal 6 marzo al cinema Multiplex2000 di Piediripa e al Multiplex Super 8 di Campiglione di Fermo. Il Regista Dean Wright contribuisce a questo racconto storico, mai portato sullo schermo prima d’ora, con la forza dei suoi effetti visivi; potere che gli viene da anni di lavoro come guru degli effetti speciali di Hollywood. Tra i suoi lavori ricordiamo film quali TITANIC, la trilogia de IL SIGNORE DEGLI ANELLI e le CRONACHE DI NARNIA . CRISTIADA è scritto da Michael Love e prodotto da Pablo José Barroso. Garcia e la Longoria sono alla testa di un eccezionale cast multinazionale che annovera, tra gli altri, anche il leggendario vincitore del premio Oscar, Peter O’Toole, la star in rapida ascesa Oscar Isaac (DRIVE), la star della canzone e attore Ruben Blades (NESSUNO E’ AL SICURO), Bruce Greenwood (STAR TREK, SUPER 8), Nestor Carbonell (IL RITORNO DEL CAVALIERE OSCURO, “Lost”), Bruce McGill (LINCOLN), Santiago Cabrera (“Heroes,” “CHE- l’Argentino”), la candidata all’Oscar Catalina Sandino Moreno (MARIA FULL OF GRACE) e Eduardo Verástegui (BELLA). Le riprese, realizzate nei luoghi del Messico dove i fatti storici si sono realmente verificati, e tutto il lavoro svoltosi dietro le quinte, sono merito di una squadra composta dal direttore della fotografia Eduardo Martinez Solares (BAD HABITS), dal candidato all’Oscar Richard Francis-Bruce (LE ALI DELLA LIBERTA’, SEVEN, HARRY POTTER E LA PIETRA FILOSOFALE), dallo scenografo Salvador Parra (VOLVER) e dal compositore, premio Oscar, James Horner (AVATAR, TITANIC, BRAVEHEART).

sezione Homage di Berlinale 2015 che sarà poi ripresentata al Film Museum di Düsseldorf. “Il cielo sopra Berlino” in programma per mercoledì 18 febbraio alle ore 21.00, è il momento giusto di tornare a incontrare in sala Marion (Solveig Dommartin), gli angeli Damiel e Cassiel (Bruno Ganz e Otto Sander) e Peter Falk nei panni di se stesso (nonché di un ex angelo), tutti indimenticabili protagonisti de Il cielo sopra Berlino che tro38


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MGTEATRO,CINEMA&SPETTACOLO

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Marche Teatro prosegue la ricca attività di programmazione con i cartelloni che spaziano dal teatro classico al contemporaneo, dalla danza al musical, fino al teatro ragazzi.

Beatrice Giongo Responsabile comunicazione e ufficio stampa.

BIAMO PARLARE scritto da Sergio Rubini che dirige e interpreta lo spettacolo. Accanto a lui un cast d’eccezione: Fabrizio Bentivoglio, Isabella Ragonese, Maria Pia Calzone. Lo spettacolo sostituisce nel cartellone in abbonamento RIII-RiccardoTerzo. La rassegna Scena contemporanea chiude con la compagnia Teatro Sotterraneo il 7 febbraio al Teatro Sperimentale con lo spettacolo BE NORMAL! Daimon Project, concept e regia di Teatro Sotterraneo, in scena Sara Bonaventura, Claudio Cirri e la scrittura Daniele Villa. Lo spettacolo è un’esclusiva regionale. Teatro Sotterraneo non lavora sulla narrazione in senso stretto e non inscena personaggi fissi: il gruppo sviluppa da sempre una scrittura scenica fatta di quadri, visioni che si alternano, cambi repentini, un meccanismo in cui l’interazione diretta col pubblico, ludica quanto “scomoda”, diventa parte integrante dello spettacolo. Dal 19 al 22 febbraio arriva al Teatro delle Muse LA DODICESIMA NOTTE di William Shakespeare, su nuova traduzione, commissionata per lo spettacolo della poetessa Patrizia Cavalli, con e regia di Carlo Cecchi. In scena un’eccellente compagnia tra attori e musicisti; le musiche di scena sono del Premio Oscar Nicola Piovani, la scena è di Sergio Tramonti, i sontuosi costumi sono di Nanà Cecchi, le luci di Paolo Manti. Carlo Cecchi torna a Shakespeare per misurarsi con una commedia corale basata sugli equivoci, sugli scambi di identità e di genere. Il testo permette ancora una volta a Cecchi, regista e anche interprete nelle vesti di Malvolio, di orchestrare un gioco attoriale straordinario, attraverso quella maestria che ha fatto di lui il più moderno tra i grandi interpreti del teatro italiano. La produzione è di Marche Teatro in collaborazione con Estate Teatrale Veronese, dove lo spettacolo ha debuttato l’estate scorsa con grande successo di pubblico e critica. La compagnia sarà per alcuni giorni

l 2015 si è aperto ad Ancona con un sold out di danza per Lo schiaccianoci e con la produzione di teatro contemporaneo Hospice di Glen Caci. L’anno di Marche Teatro prosegue fino a maggio con una ricca programmazione mentre già lo staff è al lavoro su produzioni e programmazione per la prossima stagione. Gli appuntamenti teatrali in abbonamento al Teatro delle Muse proseguono dal 23 al 25 gennaio con L’ISPETTORE GENERALE di Nikolaj Vasil’evic Gogol’, adattamento drammaturgico e regia di Damiano Michieletto, con Alessandro Albertin, Luca Altavilla, Alberto Fasoli, Emanuele Fortunati, Michele Maccagno, Fabrizio Matteini, Eleonora Panizzo, Silvia Paoli, Pietro Pilla, Alessandro Riccio, Stefano Scandaletti. Dalla Russia zarista alla Serbia di oggi. Damiano Michieletto il regista trentottenne osannato e ricercatissimo per i suoi allestimenti lirici, porta inscena con una regia “pulita” questo testo poco frequentato di Gogol’. Non ci sono regole, né leggi per i personaggi di Gogol’. Un’umanità gretta e sporca, compressa nella paura e pronta a esplodere in una catartica liberazione. La produzione è del Teatro Stabile del Veneto e del Teatro Stabile dell’Umbria. Dal 29 gennaio all’1 febbraio, in abbonamento, va in scena al Teatro delle Muse, l’attesissimo PROVANDO…NE DOB-

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lenti attori Peter Stein mette in scena uno dei più crudi testi di Pinter, fulcro della storia è la famiglia, “coacervo di torbidi istinti e incancrenite ossessioni” tra intrecci, sorprese e lampi di umorismo. La produzione è di Teatro Metastasio Stabile della Toscana / Spoleto56 Festival dei 2Mondi. Il cartellone in abbonamento si chiude dal 9 al 12 aprile con lo spettacolo LA SCUOLA di Domenico Starnone, con Vittorio Ciorcalo, Roberto Citran, Marina Massironi, Roberto Nobile, Silvio Orlando, Antonio Petrocelli, Maria Laura Rondanini, la regia è di Daniele Luchetti. Amori, amicizie e scontri generazionali danno vita a personaggi esilaranti e a dialoghi brillanti per uno spettacolo irresistibilmente comico. Era il 1992 quando debuttò Sottobanco, lo spettacolo teatrale interpretato da un gruppo di attori capitanato da Silvio Orlando e diretti da Daniele Luchetti. Lo spettacolo divenne presto un cult e poi nel 1995, un film, dal titolo La scuola. Fu uno dei rari casi in cui il cinema accolse un successo teatrale e non viceversa. Ora Silvio Orlando riporta in scena a distanza di vent’anni quella pièce. La produzione è di Cardellino srl. L’appuntamento di chiusura con la danza sarà sempre alle

di prove ad Ancona e lo spettacolo sarà in scena anche al Teatro Pergolesi di Jesi il 24 e il 25 febbraio alle ore 21.00, prima di partire per una lunga tournée che vedrà impegnata la Compagnia fino a metà maggio 2015. Il 1 marzo alle ore 16.30 al Teatro delle Muse è la volta dello spettacolo “ciclone” PARSONS DANCE che, in prima regionale, porta in palcoscenico un the best of dei pezzi storici del coreografo americano David Parsons (tra cui:Kind of blue e Caught con alcune novità), vera e propria icona della post modern dance statunitense che intrattiene il pubblico di tutto il mondo con una danza piena di energia e positività, acrobatica e comunicativa al tempo stesso. Dal 5 all’8 marzo per la Stagione teatrale in abbonamento la commedia SARTO PER SIGNORA di Georges Feydeau, con Emilio Solfrizzi, regia di Valerio Binasco. Sotterfugi, amori segreti, irresistibili gag dai tempi comici perfetti, il meglio della commedia francese dopo Molière. Valerio Binasco riporta sulla scena la prima pièce di Georges Feydeau, Sarto per signora, divertente vaudeville dalla comicità travolgente. La produzione è di ErreTiTeatro30. Dal 10 al 15 marzo, Marche Teatro porta in esclusiva regionale, fuori abbonamento, il musical dell’anno, LA FAMIGLIA ADDAMS con protagonisti Elio, Geppi Cucciari e una strepitosa compagnia di 20 tra attori e ballerini. Dai testi di Marshall Brickman e Rick Elice con la traduzione di Stefano Benni, la regia di Giorgio Gallione, le musiche di Andrew Lippa, le scene di Guido Fiorato e i costumi di Antonio Marras arriva direttamente da Broadway sul palcoscenico delle Muse l’eccentrica e gotica famiglia americana. Dal 19 al 22 marzo, per la Stagione Teatrale in abbonamento, arriva ad Ancona, IL RITORNO A CASA, di Harold Pinter, traduzione Alessandra Serra, con Paolo Graziosi, Alessandro Averone, Rosario Lisma, Elia Schilton, Andrea Nicolini, Arianna Scommegna, regia di Peter Stein. È il primo testo che il regista tedesco (ormai in Italia da 25 anni) mette in scena del commediografo inglese, premio Nobel per la letteratura nel 2005. Con una Compagnia di eccel-

Muse, in esclusiva regionale, il 20 maggio alle ore 20.45 con la CIE 111, compagnia francese spettacolare estremamente sofisticata e raffinata di grande impatto visivo, che porta in scena alle Muse PLAN B, capolavoro di circo contemporaneo. Plan B è una scenografia vivente come un’installazione e una danza dalla forte vena acrobatica per una visione della drammaturgia aperta all’arte contemporanea. Gli spettacoli saranno arricchiti dalla programmazione del teatro ragazzi curata dal Teatro del Canguro e da incontri che le compagnie della Stagione in abbonamento faranno con il pubblico al musecaffé nei sabati di spettacolo. Per tutte le informazioni biglietteria Teatro delle Muse 071 52525 biglietteria@teatrodellemuse.org, biglietti on-line www.geticket.it www.marcheteatro.it 41


MGTEATRO,CINEMA&SPETTACOLO

ph. Andrea Del Brutto

Barbara Mancia Responsabile Ufficio Stampa AMAT.

DAL 1976 La

Platea Delle Marche

“Il teatro non deve rispondere. Ha solo una funzione: lasciarci nudi di fronte alle domande.” Peter Brook

Prosa, danza e musica attendono il pubblico negli splendidi teatri delle Marche per AAuna stagione di spettacolo dal vivo che saprà commuovere, far riflettere e divertire quanti vorranno gustare i tanti appuntamenti per tutti i gusti. Calendari completi delle stagioni teatrali, realizzati con i Comuni di riferimento e con il contributo di Regione Marche e Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, su www.amatmarche.net (Uff. Comunicazione AMAT) 42


All’AMAT il premio DANZA & DANZA, sorta di oscar della Danza Italiana

C

che riconoscere come migliore interprete/coreografa una donna eccezionale come Cristina Morganti, ideatrice e interprete di Jessica and me, spettacolo che verrà ospitato al Teatro Annibal Caro di Civitanova Marche il 7 marzo. Storica danzatrice del Teatro Wuppertal di Pina Bausch, la Morganti, con questo lavoro, riflette su se stessa e sul rapporto con il proprio corpo e con la danza, sul significato dello stare in scena, su senso dell’altro da sé che implica il fare teatro. Per Danza&Danza migliore produzione italiana è Sopra di me il diluvio della Compagnia Enzo Cosimi, formazione di una delle personalità tra le più autorevoli della coreografia contemporanea italiana presente nella nostra Regione l’anno appena passato con lo spettacolo Calore, e che ritornerà nel

ome ogni anno AMAT seleziona spettacoli e artisti di alto prestigio per non far mai saltare nella Regione degli appuntamenti fondamentali con la danza, con il teatro e con l’arte in generale. Un’attenzione e una scelta accurata i cui risultati si possono vedere e toccare con mano quando vengono assegnati i Premi Danza&Danza, sorta di Oscar della danza italiana. Arrivano sempre con lo scoccare del nuovo anno e vengono attribuiti dalla celebre rivista Danza & Danza ai più significativi spettacoli e agli artisti più interessanti dell’arte coreutica della passata stagione. Come ogni anno, alcuni di questi nomi premiati hanno fatto tappa nei teatri del circuito marchigiano o saranno prossimi a calcarne i palcoscenici: si conferma l’attenzione di AMAT per l’alta qualità di tutto ciò che rientra in questa splendida disciplina dove non sono le parole a parlare ma l’espressione infinita del corpo che con questi Premi viene resa immortale. Istituito nel 1987 il Premio Danza&Danza è un appuntamento molto atteso dagli appassionati del settore. La giuria, composta dalla direttrice della rivista Maria Luisa Buzzi e dai critici Rossella Battisti, Valentina Bonelli, Elisabetta Ceron, Francesca Pedroni, Silvia Poletti, Ermanno Romanelli e Sergio Trombetta, conferisce i Premi alle diverse categorie (migliore produzione classica e contemporanea, interpreti, coreografi, talenti emergenti) riconoscendo con onestà le proposte più meritevoli viste nel corso dell’anno nei teatri italiani. Quest’anno ad andare subito all’occhio è il nome di uno dei due israeliani acclamati come migliori coreografi dell’anno: stiamo parlando di Roy Assaf che con lo spettacolo The hill è arrivato per la prima volta in Italia con un anno di anticipo – rispetto al riconoscimento di Danza&Danza – proprio alla ventesima edizione di Civitanova Danza. Potremmo dire: prima che in Italia, nelle Marche. Una vera e propria rivelazione che il celebre festival marchigiano aveva già riconosciuto bruciando tutti i tempi e che l’Italia intera ha scoperto solo successivamente. Ma andiamo avanti. Perché il prestigioso Premio non poteva

2015 con un’altra produzione molto apprezzata dalla critica, ossia Welcome to my world, al Teatro Rossini di Pesaro il 21 maggio. Anche per quest’anno dunque all’AMAT incetta di Premi: un riconfermato riconoscimento di un lavoro fatto con grande passione e professionalità.

(Uff. Comunicazione AMAT) 43


CALENDARI PESARO

TEATRO ROSSINI

PROSA, DANZA & MUSICA 2015

Comune di Pesaro | AMAT | con il contributo di Regione Marche - Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Per informazioni: biglietteria del Teatro 0721 387621 PROSA

DANZA

MUSICA

13-15/02 Pierfrancesco Favino, gruppo Danny Rose SERVO PER DUE (ONE MAN, TWO GUVNORS) regia Pierfrancesco Favino e Paolo Sassanelli

15/03 David Parsons PARSONS DANCE

07/02 Mauro Pagani CREUZA DE MA 2014

19/04 Compagnia Virgilio Sieni DOLCE VITA

12/03 Brunori Sas [PRIMA NAZIONALE TOUR TEATRALE]

08-10/05 Elio De Capitani MORTE DI UN COMMESSO VIAGGIATORE

MACERATA

TEATRO LAURO ROSSI STAGIONE 2015

4-5/02 Adriana Asti, Giorgio Ferrara, Giovanni Cipria DANZA MACABRA regia Luca Ronconi 10-11/03 Giuseppe Fiorello PENSO CHE UN SOGNO COSÌ… regia Giampiero Solari 24-25/03 LE SORELLE MACALUSO testo e regia Emma Dante con Serena Barone, Elena Borgogni, Sandro Maria Campagna Italia Carroccio, Davide Celona, Marcella Colaianni, Alessandra Fazzino Daniela Macaluso, Leonarda Saffi, Stephanie Taillandier

12/04 Giovanni Allevi PIANO SOLO TOUR 2015

Comune di Macerata | AMAT | con il contributo di Regione Marche Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Biglietteria: piazza Mazzini, 10 Macerata - 0733 230735


2015 FERMO

TEATRO DELL’AQUILA STAGIONE DI PROSA 2015

Comune di Fermo | AMAT | con il contributo della Regione Marche Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Per informazioni: biglietteria del Teatro 0734 284295

06/02 Vittoria Puccini e Vinicio Marchioni LA GATTA SUL TETTO CHE SCOTTA regia Arturo Cirillo 12-13/03 Giuseppe Fiorello PENSO CHE UN SOGNO COSÌ… regia Giampiero Solari 21-22/04 Carlo Cecchi LA DODICESIMA NOTTE regia Carlo Cecchi

INFORMAZIONI AMAT | Tel. 071 2072439 - www.amatmarche.net VENDITA ONLINE | www.amatmarche.net - www.vivaticket.it ASCOLI PICENO

TEATRO VENTIDIO BASSO STAGIONE IN ABBONAMENTO 2015

Comune di Ascoli Piceno | AMAT | con il contributo di Regione Marche Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Per informazioni: biglietteria del teatro tel. 0736 244970

11-12/02 Pierfrancesco Favino, gruppo Danny Rose SERVO PER DUE (ONE MAN, TWO GUVNORS) regia Pierfrancesco Favino e Paolo Sassanelli 28/02 e 01/03 Emilio Solfrizzi SARTO PER SIGNORA regia Valerio Binasco 14-15/03 Rossella Brescia AMARCORD balletto in due atti di Luciano Cannito liberamente ispirato all’omonimo film di Federico Fellini musiche Nino Rota, Marco Schiavoni, Alfred Schnittke, Glenn Miller canzoni popolari degli Anni Trenta 45


L’

MGTEATRO,CINEMA&SPETTACOLO

opinione Michele Biancucci

Fotografo e giornalista pubblicista. Ha potuto godere di un’ educazione molto libera e anticonformista, sostenuta dalla vivacità intellettuale dei suoi genitori e arricchita da lunghi e numerosi viaggi. Aderisce alle giovanili del partito comunista per poi prenderne le distanze; attualmente si astiene dal voto. A 20 anni sfiora il tribunale militare per GRAVE EPISODIO DI INSUBORDINAZIONE ( preceduto e seguito da altri ) durante lo svolgimento del SERVIZIO CIVILE OBBLIGATORIO. Ammesso all’ ISIA di Firenze, abbandona per frequentare i corsi di fotografia, pittura e storia dell’ arte all’ Accademia. Si laurea a Milano col punteggio di 108/110 ( pochissimo per un accademico; raggiunge la commissione d’ esame a Brera con 2 ore di ritardo offrendo una giustificazione non convincente, la procace fidanzata ). La sua tesi vede la pubblicazione ( a sua insaputa ) per le edizioni TEATRO MAGICO Milano col sostegno di NIKON Italia. A 21 anni un suo scatto diventa la cover per la LUCIA DI LAMMERMOOR in programma all’ Arena Sferisterio di Macerata; a 26 firma il suo primo lavoro d’ autore: Carlo Mollino per CASA VOGUE ITALIA. Regular contributor di CASA VOGUE ITALIA da oltre 10 anni, firma foto e testi sulle più blasonate riviste di architettura ed Interni, libri internazionali, cataloghi etc.. ( inutile citarli tutti ). Nel 2008 realizza, come sempre del resto, uno dei suoi sogni: pubblicare su CASA VOGUE ITALIA insieme a Guy Bourdin, il più influente fotografo di moda del XX secolo, suo maestro e autore di immagini immortali. E’ rappresentato a Londra dalla celebre agenzia THE INTERIORARCHIVE, dopo averne liquidate una mezza dozzina per incompatibilità caratteriale. Due sogni nel cassetto: Essere intervistato da Corrado Augias sull’ argomento “CULTURA: OPPORTUNITA’ E RICCHEZZA”. Le Marche patrimonio dell’ UNESCO.

L

unedi 26 Gennaio 2015 il Rossini di Civitanova ha ospitato NUDA PROPRIETA’, adattamento teatrale del romanzo PIANGI PURE di Lidia Ravera ed. Bompiani, con Lella Costa e Paolo Calabresi, per la regia di Emanuela Giordano. Una storia sull’amore. Una storia sul tempo che passa, sul tempo che non torna, sul valore del presente e della presenza, su quanto questo sia talmente importante da condurre a superare le paure, anzi la paura; la paura di perdere il controllo sulla propria vita, senza rendersi conto che questa stessa vita è diventata pacificatoria ed ordinaria. Due ultrasessantenni, lui e lei, si trovano per una serie di colpi del destino a condividere lo spazio di un’abitazione; spazio che diventa sempre di più luogo delle emozioni e dei sentimenti, per scoprire che non c’è tempo da perdere con le circostanze occasionali, con gli accidenti quotidiani; occorre trovare hic et nunc la dimensione dello scambio dell’uno con l’altra. Lella Costa interpreta Iris, spendacciona, gaudente, piena di forza vitale eppure ossessionata dall’idea del futuro. Paolo Calabresi è nel ruolo di Carlo, affermato psichiatra e analista, colto e raffinatamente sarcastico, dai modi eleganti e posati e dal futuro incerto a causa di una malattia forse incurabile. I due sperimentano il ridursi della distanza, l’accettazione della diversità, il diritto o forse il dovere di cogliere l’occasione di una vita davvero piena nell’amore dell’uno per l’altra. A fare da comprimari, quasi una metafora generazionale, si alternano un giovane business man cinico e arrivista, intenzionato ad acquistare la nuda proprietà dell’appartamento di Iris e la nipote della stessa, bellissima ragazzina disillusa e parassita, che vive il proprio corpo come oggetto di scambio per ottenere un’agiatezza che non possiede. Anch’essi troveranno il modo di varcare una soglia e chiudere le distanze, aprendosi ad una

promessa di relazione occasionale incerta e arida, mercenaria per lei, carnale per lui. Il grande merito degli attori, ottimi tutti, è di riuscire ad inscenare con grande grazia ed ironia un racconto tanto drammatico da rischiare di scadere nel mélo, finendo per costruire una commedia dolceamara niente affatto banale, di grande intensità ed efficacia. L’ambientazione, affidata a Francesco Ghisu, si confina ad una stanza, un tavolo, due sedie e poco altro; la semplicità nell’impiego delle luci dà il giusto valore espressivo ed è tutto esattamente come deve essere. Non serve altro a descrivere due mondi lontani che trovano il significato delle proprie esistenze nella condivisione della transitorietà, scelta e non subita; attiva e non passiva; consapevole e voluta. Lella Costa si spoglia, ma solo in parte, del suo consueto abito teatrale basato sul monologo brillante e sarcastico, giocando sui toni drammatici con una levità misurata ed appropriata. Calabresi si manifesta nella sua abilità interpretativa dopo varie esperienze televisive, tra cui quella come “Iena”, indirizzate al clamore ed al colpo di scena, riuscendo a tratteggiare una personalità del tutto distante dal turbinare degli eventi, rarefatta e profonda. In sintesi, un’ottima serata di teatro, in cui si perde, come il tema richiede, la nozione del tempo.

Testo: Francesco Ferracuti, Michele Biancucci 47


FROST/ NIXON L

Michele Biancucci

nella TV ufficiale, ideato da uno showman celebratissimo in Australia e UK ma controverso in USA, sprovvisto dei crediti e delle competenze giornalistiche per tentare un’impresa di tale portata. Coadiuvato da tre eccellenti giornalisti, Frost superò un Nixon abilissimo ed impenetrabile, riuscendo a ottenere la confessione di colpa, mai ammessa prima, solo nelle battute finali dell’ ultima ripresa televisiva: fu lo SCOOP raggiunto in dirittura d’arrivo, al termine di un inseguimento mozzafiato con Frost sempre arretrato che primeggiò solo in prossimità del traguardo: un vero e proprio match dal ritmo incalzante più che un’inchiesta giornalistica. David Frost aveva compiuto il suo capolavoro: il vero evento televisivo non fu il Presidente colpevole: l’inchiesta condotta 3 anni prima e pubblicata a più riprese da Bob Woodward e Carl Bernstein sul Washington Post aveva già incastrato Nixon dimostrando, con il ritrovamento dei nastri, il suo coinvolgimento nell’affare Watergate. La pubblicazione sul giornale di tutti i retroscena della vicenda cambiò per sempre il volto della politica mondiale, ma non divenne mai un evento mediatico di portata planetaria ( ad eccezione degli addetti ai lavori ) come le interviste di Frost. Al contrario del Washington Post, che aveva informato i

unedi 12 gennaio 2015 il Teatro Alaleona di Montegiorgio ha ospitato un evento eccezionale: FROST/ NIXON di Peter Morgan, traduzione di Lucio De Capitani; una co-produzione Teatro Dell’Elfo Milano e Teatro Stabile Dell’Umbria per la regia di Ferdinando Bruni ed Elio Capitani, rispettivamente David Frost e Richard Nixon sulla scena. L’amministrazione comunale e l’assessore alla cultura Michele Ortenzi, in collaborazione con Leart Teatro, hanno portato nella meravigliosa cornice del palco montegiorgese uno spettacolo superbo. L’evento televisivo Frost/Nixon ha rappresentato il momento di rottura epistemologica dell’informazione mediatica attraverso l’affermarsi della società dello spettacolo nell’era della “CIVILTA’ VIDEOCRISTIANA”, percorsa e attraversata dalle reti dall’elettronica in scatola: addio era dell’informazione, benvenuti nell’era della comunicazione e della distrazione! Nel 1977 il celebre anchorman inglese David Frost passò alla storia investendo tutte le sue fortune e la sua reputazione in una serie di 12 interviste rilasciate, dietro lauto compenso, dall’ex presidente USA Richard Nixon, dimissionario nel 1974 dopo il suo coinvolgimento nello scandalo Watergate. Un progetto coraggioso e apparentemente rischiosissimo, avvenuto al di fuori dei tradizionali network che imperavano 48


lettori sui retroscena, Frost aveva comunicato, quasi obnubilando il suo pubblico: la sacralità della politica e quella del suo ATTORE PROTAGONISTA per eccellenza, il presidente USA, capo del mondo, potentissimo fra i potenti, demiurgo e giudice dell’umanità intera, simbolo di un potere autoindulgente che si mette al di sopra di tutto e tutti e si assolve, convinto della sua autocritica ed inattaccabile impunità, quasi un’entità divina inaccessibile, aveva ceduto all’essere umano che ammetteva le sue colpe e le sue debolezze, svelando una creatura più fragile e vulnerabile, percorsa dagli stessi trasalimenti emotivi dei comuni mortali. Il crollo psicologico dell’ex presidente incalzato dal chirurgico Frost, il bagliore che cedeva al sudore, l’evidente disagio del potere assoluto arresosi al turbamento, immortalati per sempre dalla fissità ipertesa e impassibile della telecamera, implacabile e impietosa, pronta a restituire con spietata lucidità il tracollo di Nixon, trasformarono l’intervista nel primo REALITY SHOW della storia. Il vero evento non fu il fatto in sé e i suoi contenuti ma le modalità di confezionamento e offerta agli spettatori: la TV fu l’assoluta protagonista: le immagini restituite dalla cinepresa, più che le informazioni rilasciate, catalizzarono l’ attenzione degli spettatori, la resa del potere più che la struttura dell’ intrigo risultarono la formula vincente. IL MEDIUM ERA DIVENTATO IL MESSAGGIO. Il primo caso storico di giornalismo spettacolo non registrò sconfitti: politica e media, il potere schierato col potere; lo show - inchiesta raggiunse 45milioni di telespettatori, un auditel “sconfinato” per l’epoca, Frost ottenne ingaggi pubblicitari e guadagni multimiliardari, Nixon una percentuale sugli incassi lordi ( miliardari ) più il compenso fisso pattuito all’ inizio. Sorge allora il sospetto, a riprova della natura di REALITY SHOW dell’evento, che ogni parola, ogni gesto, ogni azione ed immagine dei due attori e competitors fosse stata precedentemente misurata e coordinata in pieno e reciproco accordo, per essere poi riconvertita in appeal e seduzione telegenica dalla scatola elettronica, al fine di raggiungere il massimo grado di consenso televisivo e conseguente monetizzazione, una FICTION! L’adattamento di Bruni e De Capitani restituisce magistralmente la natura e il significato dell’evento: eccelle tutto il cast, in primis i due protagonisti, abilissimi nell’interpretare personaggi dualistici e controversi, irretiti nella finzione e presunzione di un potere autoimmune che non sembra mai chiedere pegno ai due protagonisti; la macchinazione non ammette la compunzione ma offre a sé stessa la remissione indolore. Elio De Capitani è Richard Nixon: altero, tracotante, inflessibile ed impenitente, vincente persino nella sconfitta che gli assicura lauti compensi; corrotto e impostore nel negare prima, abilissimo commediante e calcolatore nell’ ammettere poi; sguardo solenne e furbesco, altezzoso e sprezzante, mento sollevato, busto eretto, quasi marziale, eloquio risoluto e altisonante. Elio De Capitani sostiene superbamente la parte grazie anche ad un sapiente chiaroscuro che ne scolpisce e delinea, rimarcandoli, i lineamenti severi e scultorei. Ferdinando Bruni è David Frost: il mondo è un palcosceni-

co , lui ne è attore e regista: brillante e acuto, temerario e fallace, abile e disinvolto; Ferdinando Bruni porta in scena con abilissima padronanza fisiognomica e recitativa tutta la malizia, il carisma, l’ enfasi misurata e magnetica dell’ uomo - show: inguaribile donnaiolo, sguardo sornione fra il serio e il faceto, l’ oratoria fluida e scorrevole, a tratti mesmerica, scintillante e patinato come il suo spettacolare melieu; è l’avido predatore di audience e consenso mediatico, dentro e fuori la scena; conciliante senza accondiscendere, accomodante senza servire, incarna l’ opportunismo compiacente e la finzione virata in seducente circuizione. Di grande efficacia ed impatto risultano l’allestimento scenico, curato dallo stesso Bruni, e le luci a cura di Nando Frigerio. Una compagnia di otto attori e 6 poltroncine da ufficio su un palco che diventa il grande contenitore dove si avvicendano e si sovrappongono le due declinazioni del potere e della finzione: politica e media. La parete di fondo alterna l’esaltazione chiaroscurale di morfologie antropiche alle immagini brillanti della nuova civiltà elettrica, supportando ed amplificando il pathos della vicenda. La monumentalità ieratica della scrivania di Nixon in apertura, un monolite oscuro, inquietante e impenetrabile deputato all’esercizio della retorica e del comando, cede subito il passo alle nuove cattedrali del potere: una galassia luminescente ed elettrizzante di video installazioni alla Nam June Paik: scatole TV in ordine sparso o sovrapposte a formare obelischi celebrativi della contemporaneità virtuale, elettrizzazioni totemiche autodevozionali e autoreferenziali. Sono protagoniste della scena: catalizzano l’attenzione, proiettano e glorificano l’umanità videotecnologica, raccolgono e accolgono intorno a loro come in un rito messianico i protagonisti sul palco, sacerdoti e officianti della comunicazione ellettro( ICO )nica destinati a rassicurare nell’ eden della finzione più che a disturbare nei drammi dell’ umanità. Le luci, incisive, penetranti, quasi zenitali, in bilico fra inquisizione ed esaltazione, gravide di una densità atmosferica, quasi materica, che si fa maestosità e magniloquenza, centrano, rivelano e scavano le anatomie dei personaggi; cerchiano e catturano nel cono luminoso gli attori dello show televisivo, isolandoli dallo spazio e caricandoli di una solennità monumentale ed autoreferenziale; proprio come in un set cinematografico, viene ridefinito ed amplificato così il ruolo dei soggetti della TV, non più garanti della verità e dell’ informazione ma celebrati come superstar e nuovi messia della mistificazione. SI ACCENDONO LE LUCI DELLA RIBALTA, CHE LO SPETTACOLO ABBIA INIZIO! FROST/NIXON di PETER MORGAN per la regia di FERDINANDO BRUNI ed ELIO DE CAPITANI: un prodotto teatrale di assoluta eccellenza!

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MGTEATRO,CINEMA&SPETTACOLO

I

Michele Biancucci

L MERCANTE DI VENEZIA per la regia di Valerio Binasco, con Silvio Orlando e la Popular Shakespeare Kompany ha aperto la stagione di prosa al teatro Alaleona di Montegiorgio il 1° dicembre 2014: un meritatissimo tutto esaurito per uno spettacolo che ha entusiasmato e convinto, sapientemente allestito nella meravigliosa cornice di questo gioiello architettonico, oggetto di un felice restauro. Premiati lo sforzo e l’impegno dell’amministrazione e dell’assessore alla cultura Michele Ortenzi che, in collaborazione con Leart Teatro, ci offrono un grande evento nella sublime provincia fermana. Il Mercante di Venezia è forse il lavoro più rappresentato e controverso nella prolifica produzione Shakespeariana: immeritatamente oggetto di sterili alterchi, fraintendimenti e approssimazioni ermeneutiche per via di una presunta condotta persecutoria verso gli Ebrei, è sovente valso al grande drammaturgo inglese il sospetto, se non addirittura l’accusa di “INCLINAZIONE ANTISEMITA”. In realtà, come ci ricorda il regista: “ Nella messa in scena si indaga profondamente nelle categorie di “bene” e di “male” fino a rimescolarle: il male è il denaro in sé; le differenze religiose sono tratteggiate in modo fatuo: non è un problema di fede ma di conformismo. L’ essenziale, riguardo a Shylock, non è che è un eretico o un ebreo, ma che è un outsider ”. La storia è conosciuta: siamo a Venezia, è il XVI secolo. Bassanio, giovane gentiluomo veneziano, vorrebbe la mano di Porzia, ricca ereditiera di Belmonte. Per corteggiarla degnamente, chiede al suo carissimo amico Antonio, il mercante di Venezia, tremila ducati in prestito. Antonio non può prestargli il denaro poiché ha investito in traffici marittimi. Garantirà per lui presso Shylock, usuraio ebreo,

che non sopporta lo stesso Antonio, poiché presta denaro gratuitamente, facendo abbassare il tasso d’interesse nella città. Nonostante ciò, Shylock accorda il prestito a Bassanio. L’ebreo però, in caso di mancato pagamento, vuole una libbra della carne di Antonio… richiesta che alla fine gli si rivolgerà contro. L’opera stessa accoglie nel suo intreccio narrativo l’offerta dell’affrancamento morale per il giudeo “reietto”, allontanando la calunnia della “PERSECUZIONE” antisemita: nel celeberrimo monologo Shylock, rivolgendosi al mercante Antonio, riscatta la propria dignità di essere umano fra gli umani, vittima di vessazioni e di umiliazioni, silentemente e tacitamente patite in quanto diverso e minore fra una pletora di uguali “Cristiani”, gli stessi che, esauriti gli sperperi, accorrono meschini e ipocriti al suo “credito”. Nell’allestimento di Valerio Binasco impera l’interpretazione di Silvio Orlando che dipinge con grande padronanza e sofisticatissima intensità psicologica la figura dell’usuraio: l’incedere in scena, misurato, fiero e deciso, i gesti e le movenze, garbati ma topici, una recitazione determinata ma sofferta, puntuale nelle pause introspettive, lapidaria e pungente nelle sentenze, sostenuta da un timbro vocale morbido, pacato, quasi mesto ma al contempo risoluto, l’ espressione tratteggiata da un velo di fiera, dignitosa e mai compassionevole malinconia che annuncia, quasi con orgoglio compiaciuto, dolore e sofferenza; nulla nella creatura psicologica “ Shylock “ è prolisso e superfluo, pletorico e vano, nulla va disperso o dissipato, proprio come i suoi averi. Ottima anche l’interpretazione offerta dal resto della compagnia: la voce di Porzia, garbatamente roca e delicatamente gutturale, rimanda indistintamente (anche nella fisicità dell’interprete, l’attrice Elisabetta Mandalari) alla grande 50


Marigliano – Nerissa sulla scena, voluttuosa nota di piacere, eccellente contraltare comico - grottesco della sua padrona, danza roteando sulle punte e ancheggiando con lussuriosa e compiaciuta fierezza le sue rotondità muliebri. Eccellente l’allestimento scenografico: Carlo De Marino erige una parete – muro tempestato e punteggiato da riverberi dorati indefiniti, assimilabili alle iridescenze marine infrante dal maestoso incedere dei galeoni gravidi d’oro, vanto e gloria della Serenissima che dispensava generosamente il prezioso metallo per ammantare di lustro e onore i suoi meravigliosi palazzi, le sue pale d’altare, i suoi polittici, alimentando così il suo ineffabile mito ad aeternum. Il muro, archetipo per eccellenza ed entità primigenia dell’architettura, elemento di separazione, di segregazione, di divisione, tragico teatro del patibolo, luogo del pianto, del

dolore, della vergogna, ma anche di difesa e di riparo, quasi presenza consolatrice, barriera che sottrae alla vista per poi svelare di là da quella, giudaica entità sacrale in quel di Gerusalemme, ma anche metafora della bile e delle perniciose dispute umane; e ancora il muro come balcone dello spregio, dell’acredine e del dileggio contro Shylock, sfondo e cornice della sentenza che trasforma e capovolge i ruoli: chi la vittima e chi il carnefice? Eros e Thanatos, Amore e Odio, Bene e Male!! Ancora una volta l’immenso Shakespeare ci offre la cartina di tornasole delle vicende umane attraverso uno stuolo di personaggi e tipizzazioni antropiche ad ampio spettro di esplorazione psicologica: CAPOLAVORO!

G

Francesco Ferracuti Laureato in lettere, è un eccellente critico, le sue recensioni sono sempre acute, puntuali e raffinatissime.

iovedi 4 e Venerdi 5 Dicembre 2014 il teatro Lauro Rossi di Macerata, in collaborazione con AMAT Marche, ha ospitato la Compagnia dello Junior Ballet di Toscana, protagonista di un riuscitissimo “Giselle”; Il regista e coreografo Eugenio Scigliano ha rivisitato e aggiornato il capolavoro di Adolphe Charles Adam su libretto di Théopille Gautier. Il sipario si apre su di un gruppo di ragazze e ragazzi in divisa da collegiali di epoca vittoriana, anglosassoni o fors’ anche sabaudi, quasi in posa da ritratto per un dagherrotipo da annuario; accanto, un precettore ed un’istitutrice

in una posa complice che lascia intendere più di un affiatamento meramente professionale. Nulla può far presagire l’inizio di una parabola tragica che si dipana all’incontro del precettore con una giovane allieva, Giselle, la protagonista dell’opera: Il fascino acerbo della fanciulla lo travolge, ma la disparità di ruoli e le convenzioni sociali sono destinati a bruciare le ali di cera delle loro fantasie amorose. I campagni di Giselle, ormai al corrente dell’ amore fra 51


allieva e maestro, isolano e scherniscono la compagna deridendo al contempo l’ istitutrice, che intuisce l’ innamoramento e interviene a censurarlo. L’esito non può che essere drammatico: la giovane si suicida a causa dell’impossibile amore, utilizzando la corda da salto che solo fino a poco prima era simbolo e strumento di gioco e letizia. Tornerà sulla terra come una delle Villi, nella mitologia slava stuolo di entità vendicatrici formato dagli spettri di giovani amanti tradite e morte infelici, incapaci di trovare il riposo eterno; il loro potere si dispiega tra il crepuscolo e l’alba quando cercano i compagni fedifraghi che costringono, con l’aiuto di rametti di vischio apparentemente magici, a danzare con sfinimento fino alla definitiva consunzione del corpo. Alla morte del traditore le Villi si dileguano e con esse svanisce, finalmente placato, il fantasma della fanciulla infelice. L’istitutore non farà eccezione, ma Giselle, mossa a pietà ed in celebrazione del suo amore puro, danzerà insieme a lui tenendolo in vita fino al cessare della potestà delle Villi, salvandolo e trovando la pace eterna per sé. La compagnia Junior del Balletto di Toscana, istituzione che alla formazione didattica coniuga la produzione originale, giustamente intesa come completamento della stessa, fornisce una potente e coinvolgente rilettura del classico romantico: Scigliano riesce nel compito di sdoganare Giselle dal ruolo di mero melodramma romantico - amoroso, caratterizzandone i tratti decadenti verso l’estetica di Tarchetti e della Scapigliatura ed al contempo inserendosi in maniera assai convincente nel filone del recupero e aggiornamento di questi stessi stilemi. La scenografia è del tutto assente, sia per una scelta espressiva sia per il fatto che “di necessità occorre far virtù”, come afferma il Direttore Generale della Compagnia, Riccardo Donnini, alludendo alle ristrettezze finanziarie in cui la

DIGITALE TERRESTRE

scellerata politica nazionale lascia languire strutture culturali di piena eccellenza come questa. L’impianto di affabulazione visiva, oltreché alla danza in sé, è quindi affidato ai costumi, che trascinano con effetto dirompente e grande efficacia lo spettatore nell’ atmosfera di puritanesimo apparente e di celata passione al calor bianco; in particolare, nel secondo atto le Villi indossano abiti da sposa sapientemente adattati allo scopo, accentuando nella contrapposizione cromatica tra il bianco nuziale ed il nero severo dell’istitutore l’utilizzo simbolico delle luci; luci che si fanno spazio architettonico, discrimine e confine, richiamando una diade archetipica tra Eros e Thanatos, talora con la scelta di un “ lume particolare “ che dalla scuola Caravaggesca approda alle suggestioni di Heinrich Füssli nell’esplorazione dei moti dell’inconscio e dell’incubo. L’eccellente regia di Scigliano esalta le doti espressive dei giovanissimi danzatori, che realizzano le sue coreografie con pienezza drammatica, seppur tratteggiate da occasionali imperfezioni tecniche assolutamente dimenticabili in un quadro di assoluta immedesimazione con i personaggi interpretati, fino a rendere la tensione erotico-sensuale materialmente palpabile; l’ entrata in scena della compagine delle Villi sublima questo processo al punto tale da far dimenticare che si sta assistendo alla performance di una compagnia “Junior” di formazione didattica, con buona pace dei molti e discutibilissimi “talent show”. Ogni elemento è perfettamente funzionale, oserei dire contundente nel suo colpire gli occhi e l’ immaginazione; ed è forse il caso di abbracciare la scelta minimale della produzione e sintetizzare la valutazione di questa “Giselle” in una sola parola: “MAGNIFIQUE”.

IMPIANTI DOMOTICI

IMPIANTI ELETTRICI - AUTOMAZIONE - ALLARMI - TVCC E TVSAT - RIPARAZIONI - VIDEOCITOFONIA - ASSISTENZA


MGTEATRO,CINEMA&SPETTACOLO

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Tosca X Francesco Ferracuti

osca X di Monica Casadei con la Compagnia Artemis Danza ha esordito in anteprima nazionale il 19 dicembre al dell’ Aquila di Fermo; ancora una volta un meritatissimo grazie all’ impegno di AMAT Marche, eccellenza e orgoglio della nostra regione, in collaborazione con il Comune di Fermo. La cantante Floria Tosca presta il nome ad intitolare una tra le più famose e celebrate opere liriche di tutti i tempi; nel libretto si dipana la narrazione del suo amore passionale per il pittore Cavaradossi, uomo leale e patriota, che negli anni della Roma papalina fa la scelta di proteggere un fuggiasco dissidente e ne paga pegno con la vita, incalzato e poi incarcerato dall’abietto Scarpia, funzionario di polizia desideroso di possedere con ogni mezzo le grazie di Tosca. Finirà in modo tragico per tutti; Cavaradossi sarà fucilato, Scarpia assassinato da Tosca e quest’ultima, braccata dai gendarmi, si getterà nel vuoto dalla torre di Castel Sant’Angelo. La “X” nel titolo di questa riduzione coreografata vuol forse alludere all’indeterminatezza di tempo, spazio e identità in cui le passioni, sempre identiche nei millenni, trovano la via di agire sulle fragilità umane; forzando un poco la ricerca di significato, possiamo affermare che ci si possa indirizzare verso il simbolo grafico di un sostanziale pareggio: quello tra le intenzioni espressive ricercate ed auspicate ed il risultato concretamente ottenuto. Il tentativo è quello di un distillato di passioni in un duetto tragico tra Scarpia e Floria Tosca, che è ancor più un dialogo di dinamiche di potere e sopraffazione. Per l’uno l’imposizione del suo rango e ruolo, per l’altra l’estroflessione di una naturale quanto potente sensualità. A questo scopo, presumibilmente, è stata pressochè espunta la narrazione operistica dell’intero primo atto, in cui si delineano le caratteristiche dell’amore tra la cantante ed il pittore Cavaradossi e la sua complicità nella difesa e protezione del patriota fuggiasco Angelotti, interamente dispiegate nel quadro della costruzione di un furore di passionalità che assume vigore di antonomasia. La figura di Cavaradossi resta in posizione defilata, tornando protagonista solo per brevi tratti e specie nel finale, a sottolineare l’immortale aria “E lucean le stelle”, come emblema di una passione più metempirica che terrena, sacrificato all’idealità di un percorso superiore; in questo caso riferito alla lealtà amicale ed alla convinzione politica. Nella coreografia, corpi disegnano spigoli, angoli retti, muovendosi per traiettorie lineari con rade concessioni alla circolarità, all’espressione della rotondità, della morbidezza. Tutte le danzatrici sono Tosca e Tosca è in tutte le danzatrici con riferimento ad una frammentazione di aspetti dell’io che caratterizza la natura umana, così come tutti i danzatori

sono l’aguzzino Scarpia e viceversa. I movimenti di gruppo sono ben articolati (a tratti in 24 sul palco!) come eco di questa frammentazione e come titolo della potenza travolgente di un sentimento che può essere distruttivo. Uno in particolare, in cui una ballerina viene sollevata da un nugolo di braccia, personifica al contempo il desiderio di svincolarsi dalle passioni terrene e l’impossibilità di riuscirvi, poiché non concesso e consentito dall’umano retaggio. La scenografia si presenta minimale, con un fondale nero percorso da una banda rossa allusiva al sangue, all’eros, alla passionalità bruciante ed al suo versante tragico che spesso, o per meglio dire sempre, se la passione è vera passione, conduce anche alla dannazione della propria anima. La passione romantica viene talmente scarnificata che ne risulta un allestimento glaciale, freddo e tagliente, ma poco coinvolgente. Un esperimento laboratoriale interessante e promettente quanto asettico. La prestazione tecnico-espressiva dei danzatori risulta peraltro assai convincente.

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MGINCONTRI

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iero Massimo Macchini, artista dai mille volti e sorrisi, in esclusiva si racconta e racconta chi è il “Provincialotto”. E’ un attore, con il carisma comico stampato nel dna, è un fantasista, è un clown che si diverte a giocare oltre che con gli strumenti del mestiere anche con i vizi e le virtù di una terra bella come quella marchigiana. Piero Massimo Macchini, artista nato a Fermo e cresciuto nel mondo, proprio accendendo i riflettori dell’ironia sui pregi e sui difetti di un “tipico” frequentatore del Bar ha dato vita, tra i tanti volti che porta in scena, anche al “Provincialotto”, giovanotto che vive con la pensione della mamma e trascorre ore e ore nel bar vicino casa. Un Peter Pan de noantri che si divide tra partite con la play e conversazione al bancone. Macchini, quale è la carta di identità del Provincialotto? “Il Provincialotto ha 35 anni e li avrà per sempre, lì avrà per tutta la vita, perché 35 anni sono un’ ottima età per abbordare le milf e anche per far capire a quelle più giovani che ha esperienza. Ama giocare alla play station con giochi di guerra, grattare i grattini degli anziani che li hanno già grattati ma soffrono di cataratta e quindi a volte vincono ma non se ne accorgono. Non ha una donna fissa, l’unica fidanzata è la mamma ma c’è speranza per qualcuna, nel futuro, se assomiglia alla mamma. E’ comunque un rubacuori, anche al Bar. Tra le sue battute più popolari al bancone,

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Tre aggettivi per descriverlo…. “Leale, finto tonto e… se mi pisti ti ripisto”. Sogno nel cassetto? “Diventare un supereroe” Macchini, ci racconti, quando è nato questo personaggio? “Il Provincialotto è nato, così come lo si vede oggi, da 3 anni ma ha avuto almeno 15 anni di gestazione! E’ nato a casa e allevato al bar del Triangolo con biberon di varnelli e giochi di carte truccate. L’idea di creare e far crescere questo personaggio è molto profonda. Nasce da quella che tecnicamente si definisce maschera individuale e cioè la mia più grande forza comunicativa: la mia faccia ed il mio fisico. Ricercare la propria maschera individuale è essenzialmente capire cosa comunichi senza aprire bocca e fare gesti, è in un certo senso un dono di Dio ed il dono che è stato fatto a me è quello del Provincialotto”. Ti ha ispirato qualcuno o qualcosa in particolare? “E’ stata essenzialmente una ricerca interiore che ha trovato le definizioni giuste con un grande comico con il quel tutt’ora collaboro che è Domenico Lannutti. Uno delle maggiori eminenze dal punto di vista comico Italiano e non solo. Poi ho preso grande ispirazione da Alberto Sordi e Charlie Chaplin. Il Provincialotto lo si incontra solo al bar del Triangolo? “Questo personaggio piace molto anche fuori dalle Marche e quando sottolineo questo aspetto non manca qualcuno che mi chiede ancora, ma fuori ti capiscono? Roba da matti. Un esperto di teatro una volta mi disse invece che ero riuscito a disegnare un ottima maschera marchigiana da portare nella commedia dell’Arte: il Provincialotto”. E per incontrarlo come si fa? “Si può seguire la pagina Facebook di Marche Tube dove con regolarità vengono caricati i suoi video, lo porto nei miei spettacoli, per essere aggiornati www.pieromassimomacchini.it e www.lagruproduzioni.com ma soprattutto beh, il Provincialotto potrebbe essere il vostro prossimo vicino al bancone quando ordinate il caffè”.

dopo aver visto entrare una splendida fanciulla, poco conta comunque se è fanciulla o se è splendida, “i nostri sguardi si sono incrociati che faccio ti do la precedenza o ti rifaccio la fiancata. Conquista assicurata”. Al Bar Del Triangolo il Provincialotto non è solo. Chi sono Sesto Terribili e Mario Tarquini? “Sesto Terribili è l’amico del cuore del Provincialotto, perché è come lui, l’ultimo di 7 figli ma a lui lo hanno chiamato sesto perché il primo si chiama zero! Il nemico del cuore è invece Mario Tarquini, è intelligente ma incoerente e dice che gli altri sono incoerenti e cafoni. Il tipico frequentatore del bar, che commenta tutte le notizie del giornale dicendo la sua opinione e trattando gli altri come se non capissero, quello che rimprovera il mondo perché corrotto e poi si fa raccomandare pure per non fare la fila dal medico condotto”. Quale è il motto del Provincialotto? “Il Provincialotto crede fermamente nella meritocrazia, nella democrazia, nei principi di uguaglianza, libertà e fratellanza e in un solido sistema socio-economico fondato sulla mamma” E al bar parla di calcio? “Si, certo. Ne parla e guarda le partite della sua squadra del cuore che è quella che vince, perché è più facile così nelle discussioni avere ragione”.

A curadell’Ufficio Stampa LaGrù Produzioni.

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LaGrù è un’’associazione culturale e di promozione sociale, una fucina creativa che ama, valorizza e coltiva l’arte, lo spettacolo e le molteplici forme d’espressione che guizzano nell’aria. Creiamo spettacoli di qualità dalla direzione artistica alla gestione tecnica. Sul sito www.lagruproduzioni. com sono disponibili tutte le informazioni relative agli artisti che collaborano, il calendario degli spettacoli e tutti gli aggiornamenti relativi all’attività svolta.


MGSALUTE&BENESSERE ...continua dal numero precedente

N

ei miti e nell’inconscio del genere umano è il soffio vitale che da origine e s’incarica di perpetuare la creazione. Il respiro è il primo tramite tra il creatore e il creato. In antichi sistemi filosofici (yoga, taoismo, buddismo) si assegna un’importanza fondamentale all’energia del respiro ai fini del mantenimento vitale e della buona salute. Il Pranayama, antico sistema di precetti e tecniche per il controllo dell’energia attraverso il soffio vitale, c’insegna la respirazione più adeguata per ogni circostanza o bisogno. Si conoscono esercizi respiratori per l’induzione di stati di calma mentale, il recupero delle energie, per reggere intensi sforzi fisici, per favorire la meditazione, per la stagione calda o fredda, per le arti marziali, e anche come ausilio nelle tecniche amatorie… Sembra che non ci sia stato psico fisico che non abbia la respirazione che più gli compete. Nella medicina ayurvedica vi sono esercizi respiratori per ogni disturbo, costituzione e periodo dell’anno. Tutte queste tradizioni e pratiche hanno origine negli albori dell’umanità e conservano i tratti della sacralità. Come contropartita abbiamo che la conoscenza di queste pratiche è limitata alla ristretta cerchia degli iniziati, le informazioni sono confuse o volutamente esoteriche, le traduzioni dei testi originali imprecise o approssimative. Inoltre le finalità di stampo dichiaratamente mistico-religioso, non hanno certamente contribuito alla diffusione di queste tecniche respiratorie. Spesso risentono di un approccio semplificato o superficiale, e i praticanti non arrivano quasi mai a rendersi conto che il lavoro con il respiro può operare una trasformazione radicale della loro esistenza e la guarigione di molti mali. Molti concordano che per affrontare seriamente lo studio delle tecniche respiratorie dovremmo avere un’ esperien-

za, approfondita e diretta, della dimensione sia transpersonale e morale sia spirituale. Credo anch’io che la mitologia e le religioni siano Arianna Bitti nel vero quando insegnano che il significato profondo del respiro va Dott.ssa in Giurisprudenza, Coach e Trainer di PNL. Amministratore ben oltre l’espressione fisiologica unico del Centro di formazione che possiamo osservare. Arianna Bitti Scarl. Responsabile Anpep e R.B.I. Italy. Il respiro si comprende nella sua essenza se diventa l’archetipo del principio di vita, la rappresentazione visibile del Sé Superiore che ci anima, il ricordo del nostro primo atto respiratorio, che è così straordinariamente simile a quel soffio divino che ha pervaso il primo essere creato. L’aria che inspiriamo è l’elemento che intimamente condividiamo con gli altri esseri viventi, un ponte tra noi e l’Universo. Oggi la medicina occidentale, soprattutto la “medicina dolce”, ha capito l’utilità di inserire alcune tecniche di respiro tra le pratiche d’uso normale. In riabilitazione motoria, medicina sportiva, applicazioni psicocorporee e psicoprofilassi al parto sempre più vivo è l’interesse per le tecniche respiratorie. Per le donne in gravidanza, i programmi di controllo del respiro sono abbastanza consueti, sia nelle strutture sanitarie sia nei centri specializzati. A volte per ridurre l’ansia connessa alla gravidanza e conferire la fiducia necessaria per affrontare i momenti del parto, sono sufficienti semplici esercizi respiratori. Sappiamo che durante il travaglio, il corpo reagisce al dolore con la contrazione della muscolatura e il blocco del respiro. La sofferenza fisica crea un blocco inibitorio della mobilità toracica e del diaframma, che è il muscolo più direttamente coinvolto nella respirazione. Proprio negli attimi del parto, 56


quando servirebbe il maggiore apporto energetico, la capacità di respirare si spegne, a volte in modo drammatico. Questo fatto spiega la sensazione d’alterazione fisica ed emotiva e il conseguente stato di panico. Il meccanismo dolore - paura - irrigidimento - blocco della respirazione, si stabilizza in un circolo improduttivo, che accentua i sintomi. Per la tendenza a “fissarsi” questo meccanismo può diventare un elemento di condizionamento che entra in azione alla prima situazione di crisi. Il cosiddetto “trauma di parto” è, per la madre, equivalente al “trauma di nascita” per il bambino. In molti casi ho assistito al ommarsi dell’uno e dell’altro, a causa della loro reciprocità ed interdipendenza. Una possibile conseguenza è la diffusissima depressione post parto. In un’altissima percentuale l’ho potuta osservare in conseguenza di parti con crisi respiratoria. Purtroppo, nei casi di danno a livello energetico, il lavoro psicologico classico raramente porta a risultati concreti. La comprensione intellettuale non basta a superare un blocco corporeo e il conseguente squilibrio energetico. Le tecniche psico-corporee considerano prioritario il lavoro sulle resistenze fisiche, in particolare lo scioglimento del blocco respiratorio, per arrivare poi alla fase della catarsi emotiva. I disturbi psicosomatici o le difficoltà personali, in parte causate dalla mancata percezione della realtà interiore, generalmente perdono la loro ragione d’essere non appena si riesce a rivivere i momenti vicini all’origine. Fra le tecniche psicocorporee la più adatta per farci rivivere gli stati di nascita, e risolvere traumi fisici ed emotivi di quell’epoca, utilizza la respirazione circolare. “ Lo scopo del Rebirthing (è il nome della tecnica di respirazione circolare) è ricordare e rivivere il momento della nascita, del primo respiro e del trauma ad esso legato.” L’affermazione è dello scopritore del rebirthing e suo divulgatore, Leonard Orr. In realtà, dice Ludwig Janus in “Come nasce l’Anima”, il rebirthing rappresenta la riscoperta occidentale dell’antichissima pratica orientale dell’ampliamento della coscienza attraverso la respirazione alterata di tipo circolare. La regressione attraverso il rebirthing può fare riemergere – continua Janus – esperienze vissute durante o subito dopo la nascita.” Il rebirthing, o respiro circolare, ha contribuito con l’ampia documentazione raccolta, all’elabo-

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razione e alla migliore conoscenza della teoria del copione, o matrice, di nascita. Ora è parte integrante della psicologia pre e perinatale. Il copione di nascita si manifesta nella complessiva costellazione psicosomatica dell’individuo adulto, nei suoi comportamenti, nella qualità delle relazioni affettive. Si compone della somma d’impressioni emozionali e sensoriali che avvolgono il bambino nel suo “universo amniotico”, dei modelli neuro-fisiologici trasmessi dalla madre, dell’imprinting che il neonato riceve quando si presenta al mondo. Il modello di nascita accompagna la persona per il resto della sua vita, condizionandone la struttura del carattere e la qualità dell’esistenza. I condizionamenti psicofisici d’origine pre e perinatale sono tanto più importanti perché s’imprimono nella struttura più profonda dell’essere. Le impressioni primordiali non sono mediate da una struttura razionale organizzata, e per questo motivo non si possono mentalmente comprendere e accettare per tentare in qualche modo di riparare il danno. Le troviamo fissate nella parte più istintiva e antica della psiche, nella profondità dell’inconscio, dove apparentemente sono irraggiungibili. Comunemente, quando si assicura che una persona è fatta in quel certo modo e non può cambiare, diciamo solo una parte di verità. Più correttamente si dovrebbe affermare che la struttura caratteriale profonda di un individuo non può essere raggiunta attraverso un percorso razionale e logico. Il dolore non è compreso e accettato dalla ragione se appartiene all’area che precede lo stabilirsi di strutture razionali capaci d’elaborazione. Il trauma di nascita, la separazione forzata del neonato dalla madre, e tutte le emozioni precedenti, non si possono realmente elaborare con l’aiuto della sola mente. Il respiro circolare è un potente stimolo per ripercorrere il cammino della nascita e per far rivivere le emozioni della fase prenatale. La probabile spiegazione del grande potere che conserva il respiro di evocare lo stato prenatale, sta nel fatto che il suono e i movimenti respiratori sono il più potente stimolo sensoriale che il bambino percepisce nel ventre materno. Quelle sensazioni lo accompagnano per tutta la permanenza nel grembo e il suo ricordo ne influenza l’intera esistenza. Il bambino apprende già nel grembo ad associare il respiro materno alla qualità delle emozioni. Questo modello accompagna poi l’adulto per tutta la vita. E’

forse la più importante eredità del periodo prenatale. Questa considerazione dovrebbe consigliare alla futura madre di prestare particolare attenzione alla qualità della sua configurazione respiratoria. Ella deve sapere che il suo respiro, oltre che principale mezzo di comunicazione emozionale tra lei e il feto, influenzerà la configurazione respiratoria, e quindi caratteriale, del figlio quando egli sarà adulto. E’ stato notato che elementi del copione di nascita si trascinano nella vita adulta sotto forma d’atti ripetitivi, incapacità a sviluppare le potenzialità, atteggiamenti limitanti o difensivi, tendenza all’autodistruzione, caduta in stati di panico, difficoltà relazionali, ecc. Differenti approcci pratici e teorici caratterizzano oggi le tecniche respiratorie e sono ormai molti coloro che le applicano, con finalità terapeutiche o di semplice sostegno, anche senza appartenere ad una specifica scuola, con ottimi risultati. In ambito psicoanalitico, brevi sessioni respiratorie sono applicate per raggiungere momenti di liberazione catartica e favorire l’emergere di materiale inconscio o di traumi profondi. C’è chi le applica all’interno di pratiche bioenergetiche, nella riabilitazione a seguito di traumi fisici o invalidanti, nella preparazione atletica, nel trattamento di malati terminali, nella formazione personale e didattica. Naturalmente l’approccio respiratorio è diffusissimo in sede di preparazione al parto. Lo studio e la pratica dei processi respiratori aprono quindi un vasto campo di ricerca, con molte possibilità d’intervento per professionisti con la più diversa formazione. Sotto l’impulso dell’energia unificante del respiro si compie il collegamento tra le funzioni vitali e psicologiche, l’esperienza del periodo di nascita, il comportamento attuale, la propria concezione del mondo. L’ampliamento dell’area di coscienza che ne deriva può veramente consentire all’uomo la comprensione dei livelli superiori dell’esistenza, là dove regno transpersonale, prenatale e spirituale si congiungono in una sola unità. L’utilizzo più attuale delle tecniche respiratorie è quello globale od olistico, in cui le reazioni corporee e psichiche, sono viste come differenti aspetti di un’unica realtà psicosomatica. E’ un dato confermato che durante la sessione di respirazione si attivano spesso stati di coscienza correlati al processo di nascita.


MGSVILUPPO&SOCIETÀ

R

Moreno Pieroni Consigliere Segretario Assemblea Legislativa delle Marche

estano due mesi, forse quattro, di attività in questa legislatura ed il mio impegno prioritario sarà rivolto a dare un contributo affinché si pongano le basi per una nuova impostazione del’organizzazione sanitaria regionale. E’ chiaro che tutto questo dovrà trovare poi una concretizzazione all’inizio della prossima legislatura, ma questi mesi saranno davvero importanti, a partire dal programma elettorale della coalizione di governo di cui faccio parte. E’ necessaria a mio avviso una diversa attenzione, per la quale prioritaria non diventi più una logica aziendalista, ma le necessità delle persone e dei territori. Per questo è nato il servizio sanitario nazionale e per quanto lo si debba ammodernare ed aggiornare, questo deve rimanere il suo scopo primario: la cura delle persone. E’ chiaro che all’interno di questo schema, una caratteristica specifica viene ad avere la sanità di Loreto, Osimo e della vallata del Musone. Occorre accelerare al massimo affinché il nuovo ospedale divenga una realtà operativa, ma è chiaro che realisticamente, almeno quattro anni saranno necessari. Un nuovo ospedale che, per la previsione oggi esistente, avrebbe in tutto 250 posti, di cui 160 destinati all’Inrca, e 90 alle funzioni ospedaliere vere e proprie, di fatto sostitutive di quelle degli attuali nosocomi di Loreto ed Osimo che verranno trasformati. Una previsione che è già sulla carta insufficiente a rispondere alle esigenze di un territorio così vasto e soprattutto meta ogni anno di centinaia di migliaia di persone, turisti, pellegrini e visitatori. E allora si pongono due problemi: il primo è quello di cosa dovrà accadere in questi 4 anni, e qui soltanto una concreta sinergia, con il mantenimento e potenziamento delle strutture sanitarie e degli standard attualmente previsti e presenti a Loreto ed Osimo, può continuare a rispondere alle esigenze del territorio. Esemplare in questo senso è la vicenda della riattivazione dell’impianto di risonanza magnetica del nosocomio di Loreto. Non possono essere accettati tempi

tanto lunghi per attivare uno strumento così importante. Il secondo problema è quello paradossalmente forse ancor più complesso, e cioè occorre utilizzare i 90 posti, ma dall’altro lato, accanto alla struttura del nuovo ospedale, prevedere presidi sanitari veri e propri, sia a Loreto che ad Osimo. Questo, chiaramente, per quanto riguarda specificamente Loreto, non può e non deve andare ad impedire la destinazione prevista dell’attuale struttura in ospedale “umanitario e di accoglienza”. Loreto è infatti per eccellenza luogo della solidarietà e dell’accoglienza, in Italia e nel mondo. Va però concepito uno spazio per offrire, laddove il nuovo ospedale non fosse sufficiente, la massima attenzione e cura anche alle famiglie e ai cittadini residenti nel territorio. Solo questa integrazione virtuosa tra i vecchi presidi, per quanto trasformati, l’ospedale umanitario e un mantenimento di presidi per i cittadini residenti, può creare quella attenzione alla persona che deve diventare la priorità del servizio sanitario. L’aziendalismo è sì necessario, ma non può essere né schematico, né senz’anima. Serve un aziendalismo “dal volto umano”, che non sia rigidamente ragionieristico. Questa è l’integrazione possibile nel futuro di Loreto, Osimo e della Val Musone.

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MGSALUTE&BENESSERE

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ellulite

AZIONE D’URTO Carla Cingolani

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Dermatologa.

l conto alla rovescia non lascia più scampo: non puoi più perdere tempo per contrastare buccia d’arancia e contorni non proprio da manuale. Eccoti una piccola guida che ti indirizzi sul percorso da prendere per mettere ko il tuo nemico numero uno, la odiata cellulite. Cos’è la cellulite ? La cellulite è un’alterazione dei tessuti sottocutanei, un’infiammazione che si traduce in un inestetismo visibile anche in superficie: prima si manifesta con un po’ di gonfiore poi con pelle a buccia d’arancia, piccole nodosità che si fanno via via più evidenti. La sua comparsa è legata a molti fattori, primi fra tutti squilibri ormonali cui si aggiungono vita sedentaria, una dieta non equilibrata e una predisposizione familiare. Può essere contrastata e sconfitta ricorrendo a soluzioni diverse che vanno dalle cure da fare a casa fino alle soluzioni proposte da centri medici. Camminare nell’acqua con le gambe immerse fino alle cosce per favorire la circolazione, ginnastica in acqua di mare, fanghi a base di alghe liofilizzate applicati sulle gambe e posati in diversi strati. Come trattamento quotidiano si possono usare spray freschissimi, creme corpose o evanescenti. Fondamentale è una dieta anticuscinetti che riduce l’assunzione di cibi grassi, ricchi di zucchero e di sale e privilegia le proteine (carne,pesce, legumi) che permettono di “bruciare” meglio, e prevede l’introduzione di sali minerali e vitamine, presenti nella frutta e nella verdura, che aiutano l’organismo a depurarsi, evitando i ristagni di liquidi. L’attività fisica è in grado di agire su più fronti per contrastare gli inestetismi della cellulite, stimolando la circolazione, riducendo gli accumuli adiposi, tonificando i tessuti.

Il massaggio manuale è una delle tecniche più efficaci e piacevoli per rimodellare la silhouette: massaggi che contrastano il ristagno di liquidi, come il linfodrenaggio, e quelli che intervengono sui tessuti in profondità, come quello connettivale. Per contrastare la cellulite più in profondità la mesoterapia è la tecnica di medicina estetica più efficace: consiste nell’iniezione sottopelle, mediante l’impiego di piccoli aghi, di sostanze lipolitiche (capaci di sciogliere i grassi), drenanti (eliminano i liquidi che ristagnano) e vaso-protettivi (che proteggono la parete dei capillari). Oggi questa tecnica viene utilizzata dal medico estetico per microinfiltrazioni di una sostanza particolare la fosfatidilcolina, un lipide costituente fondamentale delle membrane cellulari, un potentissimo brucia-grassi: viene iniettato con la tecnica a ventaglio in sedi di accumulo di adipe con una riduzione uniforme e non traumatica del pannicolo adiposo, senza cicatrici e con un modesto fastidio locale e piccole ecchimosi, in ambiente ambulatoriale. La visita preliminare presso un medico estetico è importante e fondamentale per stabilire il tipo di cellulite (fase edematosa,fase fibrosa, fase sclerotica) e quindi di conseguenza stabilire un programma mirato per la paziente e per il suo stile di vita. Infatti non dobbiamo scegliere solo questa o quella tecnica, ma lavorare in sinergismo è fondamentale per avere un successo sicuro contro questa nostra grande nemica, la cellulite.

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MGRACCONTI

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nizia un nuovo anno in compagnia di MarcheGuida e con piacere continuerò ad aggiornarvi sulle agevolazioni per le imprese. Per iniziare bene il 2015 credo sia necessario come prima cosa cancellare dal nostro vocabolario le parole “rassegnazione” e “rinuncia” per lasciare più spazio alle parole “coraggio” e “pianificazione”. I tempi sono difficili ma le opportunità per il futuro delle imprese sono molte, per dirne alcune: orizzonti geografici più ampi, diffusione delle conoscenze e delle tecnologie più semplice e veloce, più facile accesso ai Fondi diretti dell’Unione Europea. Riguardo gli incentivi, di cui mi occupo con passione da oltre 20 anni, credo che la Strategia Comunitaria per preparare l’economia dell’UE ad affrontare le sfide del prossimo decennio, possa essere una buona guida per le scelte imprenditoriali, anche delle piccole e medie imprese. Questa strategia, denominata “EUROPA 2020”, si basa su tre priorità: - crescita intelligente, attraverso lo sviluppo della conoscenza e dell’innovazione; - crescita sostenibile, attraverso l’impiego di sistemi a basse emissioni di carbonio, efficienti e competitivi; - crescita inclusiva, attraverso l’aumento dell’occupazione che favorisca la coesione sociale e territoriale. Le imprese che faranno investimenti orientati al raggiungimento di tali obiettivi, troveranno nel loro percorso di crescita molte opportunità in termini di contributi e finanziamenti agevolati previsti da bandi comunitari, nazionali, regionali. Anche la Legge di Stabilità 2015 ha introdotto numerosi i finanziamenti rivolti in primis alle PMI: si va dal Fondo di Garanzia esteso alle imprese fino a 500 dipendenti, agli incentivi per le aggregazioni di impresa e per l’agricoltura, fino agli sconti IRAP sul costo del lavoro, alle detrazioni per le imprese senza dipendenti, al bonus assunzioni e alle misure per le PMI che devono anticipare il TFR. Per favorire l’occupazione ad esempio, è previsto uno sconto dei contributi INPS per una durata di tre anni, sulle assunzioni a tempo indeterminato effettuata dal 1° gennaio al 31 dicembre 2015. Il bonus sarà fruibile anche per la trasformazione di contratti di lavoro a termine o a progetto in contratti a tempo indeterminato.

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Mirella Battistoni Laureata in Economia e Commercio, è titolare dello Studio EuroProject specializzato nella consulenza alle imprese per la fruizione di contributi europei

Per approfondimenti anche su altri bandi www.euro-project.net


MGRACCONTI

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Massimo Pigliapoco

accorsero anche dai villaggi Autore e Art Director della vicini. Dopo qualche mese rivista Marche Guida. dall’inizio della sfida, circa la metà di coloro che si erano posizionati sotto le mura del castello abbandonarono l’impresa, non potendo sopportare la penuria di acqua e di cibo. Arrivò l’inverno, e con lui la pioggia, il vento e il freddo. Le condizioni climatiche proibitive decimò ulteriormente lo stuolo dei pretendenti. Mano mano che i mesi passavano i papabili si ridussero sempre più, finché non si arrivò all’ultima settimana. Sotto la torre, nella quale la principessa alloggiava, solo un umile giovane figlio di un pastore era rimasto. Il Re, che nel frattempo lo aveva tenuto d’occhio da un finestra per tutto il tempo, pensò bene, a pochi giorni dalla scadenza, di ricompensarlo intanto facendogli portare degli indumenti e delle buone cose da mangiare. L’ultimo giorno accadde qualcosa di strano. Quando ormai mancavano solo poche ore alla scadenza di quel supplizio, il ragazzo si alzò e tornò a casa. Immediatamente i fratelli, le sorelle e i genitori lo tempestarono di domande, chiedendo il perché di quel gesto senza senso, quando ormai poteva essere sicuro del successo. Senza mai perdere la calma, si rivolse al padre dicendo: Certo che ce l’avevo fatta, ma ce l’avevo fatta anche giorni fa, quando ormai ero rimasto solo io. La principessa avrebbe potuto risparmiarmi gli ultimi giorni di sofferenza, ma non se n’è curata affatto. Questo vuol dire una cosa sola: che non mi merita. Ho tenuto duro perché l’amavo, ma lei, me no! Ti ho raccontato questa storia perché vorrei che tutti coloro che fanno arte meritassero un minimo di considerazione, di attenzione, di comprensione. Lo so che è un’utopia, ma senza arte la vita dell’uomo è veramente povera.”

i è da poco conclusa una mostra d’arte del pittorescultore Mirko Gatrilo, che con questo evento ha voluto sottolineare il suo ritorno a casa, dopo tanto girovagare qua e là per il mondo. La rassegna si è tenuta nei saloni sotterranei del palazzo San Gallo di Tolentino (da qui la dicitura Under Road) e, oltre la sua personale, i locali hanno ospitato anche opere di Livio Bellabarba, Carlo Gatti Venturini, Novecento (l’autore della copertina MG marcheguida n°1), Milo, Brandon y Rosa, Premidera e Eleonora Errera, tutti amici artisti di Mirko, da lui stesso invitati per offrire al visitatore le molteplici interpretazioni delle arti visive. In un piovoso pomeriggio di fine gennaio, con Alberto siamo andati a visitare la sua mostra. Degustando un tè caldo che ci ha offerto al nostro ingresso, abbiamo avuto il piacere di essere accompagnati da Mirko lungo il tragitto espositivo, e ovviamente abbiamo parlato del più e del meno. In questa sede non vorrei raccontare più di tanto perché, vista la qualità della sua produzione, gli argomenti che abbiamo toccato potranno essere oggetto di un articolo futuro, dal momento che ci donerà una sua opera per una nostra prossima copertina. Riporto solo un aneddoto che riassume in breve il suo pensiero, e il perché di questa mostra. “Questa rassegna l’ho pensata, oltre che per divulgare ciò che faccio, anche per far conoscere dei ragazzi sconosciuti, alcuni addirittura bambini, ed esporre i loro disegni insieme ad artisti che ormai calcano le scene da decenni. Mi piacerebbe che la gente fosse più sensibile alla bravura di certi personaggi, e non si ripetesse sempre la solita solfa dell’artista riconosciuto quando non c’è più. Ti racconto una storia che può fare da esempio: C’era una volta una principessa che voleva prendere marito ma, vista la sua posizione particolarmente ambita, il Re decise di selezionare gli eventuali pretendenti mediante una prova. Chi fosse riuscito a stazionare davanti al castello per un anno intero, avrebbe potuto chiedere la mano della figlia. Naturalmente si presentarono tutti i giovani del paese, e

E’ anche un’arte capire tutto questo, e andare avanti lo stesso. Noi ci vediamo presto Gatrilo. Un abbraccio e grazie.

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MGRACCONTI

C.P. Estès Scrittrice, poetessa e psicoanalista statunitense, specialista in disturbi post-traumatici.

C’

suo posto e la bella scultura bianca della creatura sta di fronte a lei, allora siede accanto al fuoco e pensa a quale canzone cantare. E quando è sicura si leva sulla creatura, solleva su di lei le braccia e comincia a cantare. Allora le costole e le ossa delle gambe cominciano a coprirsi di carne e le creature si ricoprono di pelo. La Loba canta ancora, e quasi tutte le creature tornano alla vita. Con la coda ispida e forte che si rizza. E ancora la Loba canta e il lupo comincia a respirare. E ancora la Loba canta così profondamente che il fondo del deserto si scuote, e mentre lei canta il lupo apre gli occhi, balza in piedi e corre lontano giù per il canyon. In un momento della corsa, o per la velocità, o perché finisce in un fiume, o perché un raggio di sole o di luna lo colpisce alla schiena, il lupo è di un tratto trasformato in una donna che ride e corre libera verso l’orizzonte. Così si dice che se vagate nel deserto, ed è quasi l’ora del tramonto, e vi siete un po’ perduti, e siete stanchi, allora siete fortunati, perché forse la loba può prendervi in simpatia e mostrarvi qualcosa - qualcosa dell’anima.

è una vecchia che vive in un luogo nascosto che tutti conoscono ma pochi hanno visto, pare in attesa di chi si è perduto, di vagabondi e cercatori. E’ circospetta, spesso pelosa, sempre grassa e desidera evitare la compagnia. Emette suoni più animaleschi che umani. Dicono che viva tra putride scarpate di granito nel territorio indiano di Tarahumara. Dicono che sia sepolta alla periferia di Phoenix, vicino ad un pozzo. Dicono che è stata vista in viaggio verso il monte Alban su un carro bruciato, con il finestrino posteriore aperto. Sta accanto alla strada poco distante da El Paso, dicono. Cavalca impugnando un fucile da caccia insieme ai coltivatori di Morelia. L’hanno vista avviarsi al mercato di Oaxaca con strane fascine sulle spalle. Ha molti nomi: la Huersera, la donna delle ossa; la Trapera, la raccoglitrice; la Loba, la Lupa. L’unica occupazione della Loba è la raccolta delle ossa. Raccoglie e conserva in particolare quelle che corrono il pericolo di andare perdute per il mondo.La sua caverna è piena delle ossa delle più varie creature del deserto: il cervo, il crotalo, il corvo. Ma si dice che la sua specialità siano i lupi.Striscia e setaccia le montagne e i letti prosciugati dei fiumi, alla ricerca di ossa di lupo, e quando ha riunito un intero scheletro, quando l’ultimo osso è al 65


MGCULTURA&SCIENZA

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Claudio Bernacchia

Vice-Presidente Associazione uando ad est sorge, astrofili ALPHA GEMINI. sull’orizzonte del mare, la costellazione di Orione appare in tutta la sua magnificenza. La linea dell’acqua, nella sua essenzialità, non dissimula le sue gigantesche dimensioni. Senza ombra di dubbio è una delle più belle costellazioni del cielo, se non la più bella. Nelle sere invernali è facile individuarla, basta scorgere le tre stelle allineate che ne costituiscono la cosiddetta cintura. I loro suggestivi nomi sono partendo dal basso a sinistra: Alnitak, Alnilam, e Mintaka. Si tratta di tre stelle di notevole luminosità. In alto, due altre stelle di grande luminosità Betelgeuse e Bellatrix indicano le spalle del nostro gigante. In basso infine altre due stelle Seiph e Rigel indicano la posizione delle gambe. Nei nostri cieli, con le tante luci delle nostre notti, non si può scorgere molto di più. In montagna, in un luogo scuro, è facile individuare le stelle che delimitano la testa e altri dettagli della figura. La mitologia ci racconta che Orione nacque, almeno secondo la versione di Ovidio, in modo alquanto bizzarro. Giove e suo fratello Nettuno insieme con il dio Mercurio erano un giorno in cammino. Giunta l’ora di pranzo si trovarono dinnanzi alla minuscola capanna di un umile agricoltore Irieo. Il nostro contadino, pur non riconoscendoli, offrì loro il poco che aveva. Quando poi udì Nettuno chiamare Giove per nome, resosi conto della loro natura divina, non esitò ad uccidere ed arrostire addirittura il suo unico bue che gli serviva per trainare l’aratro. Tanta generosità non poteva rimanere senza una ricompensa e gli dei chiesero al vecchio cosa volesse per dono. Irieo allora, con il cuore gonfio, manifestò agli dei il suo desiderio segreto. La moglie, l’unica donna che avesse mai amato, era morta ormai da tempo e lui aveva fatto solenne giuramento di non accostarsi a nessuna altra donna. Quel che voleva era qualcosa di straordinario che solo gli dei potevano realizzare: divenire padre di un figlio senza che questi avesse una madre. Gli dei senza scomporsi l’accontenta-


rono. Si ritirarono dietro alla pelle del bue stesa ad essiccare e… Ovidio per decenza e decoro non dice cosa fecero di preciso ma non è difficile indovinarlo perché al bambino, che nacque dalla pelle bagnata, venne dato dal padre il nome di Urione che poi nel tempo si tramutò in Orione. Il giovane crebbe grande e vigoroso e divenne un formidabile cacciatore. La dea Latona lo prese come compagno ed Orione iniziò amorevolmente a proteggerla. Era talmente abile che nessuna bestia selvaggia poteva sfuggire al suo arco. Orione incominciò allora a vantarsi della sua forza e delle sue abilità di cacciatore. Le sue vanterie irritarono gli dei del cielo che inviarono contro la coppia felice lo scorpione. Per evitare che pungesse la compagna Orione si mise innanzi. Lo scorpione lo punse uccidendolo. Sconsolata Latona lo aggiunse alle stelle del cielo. Nella costellazione di Orione si possono individuare diversi oggetti celesti di grande interesse. Il più sensazionale è certamente la grande nebulosa di Orione (M42) collocata un po’ più in basso della cintura. Si tratta di una delle nebulose diffuse più luminose del cielo. In questa zona si stanno formando delle nuove stelle che popoleranno l’universo futuro. I gas, essenzialmente idrogeno ed elio, insieme agli elementi più pesanti prodotti all’interno di vecchie stelle che morendo si sono diffuse nello spazio circostante, vengono compressi dalla inesorabile forza di gravità fino a generare, nel cuore di questo ammasso di gas, le condizioni per attivare le reazioni di fusione nucleare che danno vita ad una stella. Chi desiderasse ammirare, diciamo così, più da vicino la grande nebulosa di Orione ed altre delizie celesti, può recarsi ogni lunedì, tempo permettendo, dalle ore ventidue fino a tarda notte, presso l’osservatorio Elpidiense in località Castellano di Sant’Elpidio a Mare. Alcuni appassionati dell’Associazione Alpha Gemini di Civitanova Marche sono disponibili per offrirvi visioni mozzafiato dell’universo.

M42 Grande Nebulosa di Orione Newton 150 somma 8 pose da 5’ a 800 ISO Canon 40D - Forca Canapine Giampaolo Pistola - Associazione Astrofili ALPHA GEMINI


MGTEATRO,CINEMA&SPETTACOLO

Saggio finale al Teatro Lauro Rossi di Macerata

Un Liceo Statale della Danza da 1° Premio Ilaria Baleani

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Insegnante e concertista internazionale. Diplomata al Conservatorio Rossini di Pesaro con il massimo dei voti.

un percorso privilegiato. Una sede prestigiosa accoglie l’intero istituto: una costruzione del 1300 convertita nel 1600 in monastero debitamente ristrutturato sin dal 2006. Si sa quanto la Danza sia formativa, quanto punti all’armonia della persona del corpo e dello spirito: una disciplina che richiede grande impegno e autodisciplina, ma che ricambia con notevoli soddisfazioni favorendo l’apprendimento di tutto ciò che si studia. Il livello di preparazione del Liceo Coreutico “Filelfo” di Tolentino? Basta dire che il 7 giugno 2014 la classe terza ad indirizzo contemporaneo ha vinto a Roma il 1° Premio (ovvero “Premio Accademia) dell’Accademia Nazionale di Danza riservato alla migliore coreografia nella competizione fra tutti i Licei Coreutici d’Italia. Soddisfazione per la Dirigente Scolastica Dott.ssa Santa Zenobi, onore e lustro alla scuola e a tutto il nostro territorio.

n altri tempi e altre civiltà sarebbe stato naturale e persino ovvio trovare la Danza come disciplina di studio a scuola. Ma nell’Italia di oggi, si conoscono scuole di danza piuttosto che “la danza a scuola”. A Tolentino, come previsto dall’ultima Riforma Ministeriale, vi è l’unico Liceo Statale della Danza (o Coreutico) della nostra regione: nato nel 2011 questo liceo ha avuto come testimonial Liliana Cosi. Il Coreutico “Francesco Filelfo” raccoglie dunque la domanda di formazione da tutte le Marche per quei giovani che vogliono coltivare la disciplina della danza: un particolare percorso formativo volto appunto a cogliere e valorizzare il loro talento sul quale poi possono costruire un percorso professionale ad hoc. Un Liceo a tutti gli effetti in grado di dare una solida preparazione culturale: i docenti sono gli stessi del liceo classico /scientifico dell’istituto e grazie a questa simbiosi si garantisce grande validità didattica. Il piano di studi presenta infatti materie tipiche del liceo classico ad eccezione del latino e greco, c’è un potenziamento della matematica e poi ci sono quelle specifiche di Tecnica della Danza, Teoria della Musica, Storia della Danza e altre discipline di formazione specifica. Alla fine del biennio si può scegliere tra Danza Classica o Danza Contemporanea per approfondire poi nel Triennio l’attitudine maturata. Il liceo è coordinato dall’Accademia Nazionale di Danza di Roma ai cui docenti sono affidati gli esami che i ragazzi devono sostenere attuando una supervisione a livello scientifico e , al termine dei cinque anni, i ragazzi potranno anche iscriversi direttamente ad essa con

SEI INTERESSATO AL LICEO COREUTICO? Danza classica e moderna PRENOTA LA TUA AUDIZIONE ollo 0733.969574 www.iisfilelfotolentino.it 72


ph. Piero Principi

MGMUSICA

Il CD “Op.1” di Marco Santini

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Ilaria Baleani

rondo, una forma di rondò con una ritmica molto moderna. Il violino è il filo conduttore del disco. E’ un violino che pizzica il jazz, la musica irlandese, lo stile orientale, il country passando anche dal valzer viennese di un tipico salotto ottocentesco E’ grazie alla musica e a tutte le persone che ho incrociato nel mio cammino che oggi mi sento una persona più ricca. Questa è la mia Opera Prima.

e il Suono è uno dei parametri più eterei che fa la differenza tra i vari interpreti, quello di un musicista eccezionale proviene sicuramente dalla sua mente. Eppure il Suono Ideale nasce dal cuore, dall’anima e giunge allo strumento mediante il cervello e le mani. E tutto questo è un mistero… Etereo. Nessuno può spiegarlo. Così come resta un mistero affascinante il suono inebriante del violino di Marco Santini. Ciò che regala nei suoi concerti? Doti di tecnica, gusto, intelligente sensibilità e tutti i tratti di un interprete: dolcezza, entusiasmo, sussulti, abbandoni….Una tecnica che si fonde con la sostanza espressiva della Musica. Il 2015 si è aperto per lui in un trionfo: la presentazione – concerto del suo CD “Op.1” nel giorno di Capodanno , tutto esaurito al Teatro La Nuova Fenice di Osimo.

Cosa , secondo Te, rende “magnetica” l’esecuzione musicale ? C’è un attimo prima dell’inizio di un brano, un secondo prima di appoggiare l’arco alle corde…in quell’attimo tutto si ferma, il respiro è trattenuto e provo la sinergia che c’è col pubblico. In quell’attimo percepisco se ogni singolo spettatore è pronto a vibrare con me oppure no.

“OP. 1” è il mio primo lavoro – ci spiega Marco - dove racconto con la musica i miei primi 30 anni di vita. Ci sono 13 brani inediti; in essi c’è tutta l’influenza del percorso classico che ho affrontato prima in Italia e poi in Germania. E ci sono tutte le influenze dei viaggi nel mondo che la musica mi ha permesso di fare. Ogni Paese ha la sua storia, ha le sue leggende, ha la sua musica tradizionale e un popolo da raccontare. E un popolo è fatto di persone, ognuno con la sua storia. Ho cercato in qualche modo di carpire l’essenza delle storie che ho ascoltato e dei luoghi che di più mi hanno affascinato. “Il Cristo delle Marche” è il primo brano che ho composto. Con la musica cerco di descrivere il popolo marchigiano e la dolcezza delle colline che si spingono fino al mare. Casualmente il brano è finito nelle mani di Papa Francesco che ha pensato di scrivermi una lettera. E’ stata un’emozione che ricorderò per tutta la vita. A gennaio scorso sono stato invitato a suonare questo brano al Pantheon di Roma per le più alte cariche dello Stato.

Se il concerto dunque è un emozione che dura una serata, il CD è qualcosa che resiste al tempo. Basta ascoltare un attimo “Op.1” per capire che è davvero così.

ph. Piero Principi

La Musica non deve porsi barriere culturali e limiti stilistici, ma trovare punti di contatto con le altre culture per arricchire la nostra….. Nel disco infatti ci sono brani per violino solo, per trio (violino, pianoforte e violoncello), per orchestra d’archi, per una band moderna e altro ancora. Mi piace spingere il violino fino al massimo delle sue possibilità e anche oltre, toccando generi solitamente molto “lontani”. E’ cosi che nasce Rock n 73


MGRACCONTI

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Tunde Stift Organizzatrice e presentatrice eventi moda e spettacolo. bene per tutti i tipi di cerimonia, Conduttrice di un suo prosia quelle celebrate al mattino che gramma Planet Moda TV. alla sera. Sono sconsigliati i tessuti spigati, mentre in inverno vanno bene tutte le qualità di lana. In estate è consigliabile il fresco lana; invece secondo il galateo è vietato lo smoking perché considerato un abito da gran gala. Sei un invitato? Ecco di cosa devi tenere conto: per le donne è vietato indossare abiti bianchi e sono sconsigliate scollature vertiginose, mentre il capello è consentito solo di giorno e va tenuto anche durante il banchetto. Per gli uomini è consigliato l’abito grigio scuro, pertanto sono sconsigliati gli spezzati, gli abiti marroni, camicie e cravatte vistose, e durante il periodo estivo è assolutamente fuori luogo la polo e la t-shirt; del resto, anche se siamo diventati molto “easy”, una cerimonia merita comunque uno stile decoroso. La tradizione consiglia un pò di scaramanzia; una cosa prestata sta a simboleggiare la vicinanza delle persone care in questo momento, una cosa regalata invece è il ricordo dell’affetto delle persone care, un indumento blu rappresenta la purezza (era il colore degli abiti da sposa nell’antichità), una cosa vecchia è la vita che si lascia alle spalle, mentre una cosa nuova è la vita che inizia. Con queste piccole riflessioni facciamo gli auguri a tutte le nuove spose, alle persone che unendosi nel rito del matrimonio vogliono dare un maggior valore alla propria vita.

iere ed eventi dedicati alla sposa sono diventati, in questo periodo, molteplici, ed è diventata una moda farle in ogni location che si presenti adatta. In vista di questa tendenza non posso astenermi da consigli per orientarsi nelle numerose offerte, che spesso creano confusione. Questi sono dei mie consigli per scegliere il proprio abito da sposa: il vestito a taglio ad impero, con il corpetto che arriva sotto il seno, è indicato per persone alte e con seno piccolo. La punta del corpetto che arriva sopra alla gonna snellisce i fianchi mentre la gonna a vita bassa allunga il busto ma è consigliata per persone con spalle strette e fianchi larghi; tuttavia se avete fianchi abbondanti si consiglia un vestito con tagli in vita e gonna morbida. Per le donne alte si addice invece un corpino stretto aderente ed una gonna dritta o a sirena con strascico. Si raccomanda di esaltare il retro dell’abito arricchendolo con degli strass, decorazioni con pizzi o perle visto che durante la cerimonia è la parte più in vista. Lo scollo è importante per mettere in evidenza il viso, il decolté è consigliato per le spose con spalle importanti, mentre in caso di seno più pronunciato si consiglia uno scollo all’americana, preferibilmente a V. I guanti non sono obbligatori, ma impreziosiscono l’abito. La lunghezza del velo più idonea è di 300 cm con 80 cm di caduto sul volto, me se si è propensi per il velo a strascico meglio non superare i tre metri di lunghezza, altrimenti si rischia di vincolare i movimenti, e una caduta sarebbe davvero imbarazzante. Lo sposo invece deve essere in tono con l’abito della sposa, tight o mezzo tight per una cerimonia molto elegante, in particolar modo quando la sposa è in un veste principesca, il classico di tre pezzi vanno

www.planetmodatv.it 75


MGRACCONTI

Sibille BIKERS Ombretta Buongarzoni

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Pittrice, Scultrice...ma soprattutto rider, on the road, e nei percorsi dell’anima.

oberta, Daniela, Molisella, Silvana, Maila, Francesca, Elisa, Paola, Monica, Simonetta, Ester, Ketty, non sono solo mamme, figlie, casalinghe, imprenditrici, operaie ma sono DONNE che con altre DONNE hanno deciso di condividere una grande passione, LA MOTO. Donne motocicliste che insieme, unite, hanno dato vita ad un gruppo, le “Leonesse Bikers” aperto a tutte coloro che vogliono condividere la strada, le emozioni, le paure, i sogni, i viaggi e tanto altro. Donne dalle mille sfumature,“quelle con il coraggio pieno di mille paure e con le paure affrontate sempre con coraggio”(cit), quelle che ancora sanno inventare il loro destino e che desiderano avere il controllo della propria vita e non si accontentano del semplice esistere. Donne in moto, ognuna con la propria storia, ognuna con la propria voglia di libertà.. Maila aveva quattro anni quando, seduta sul balcone di casa, urlava: ”mamma passa una Ducati” ,attirata dai colori delle moto, dai suoni rombanti, dalle acrobazie nei curvoni veloci, sognando già di essere una biker, crescendo a pane e motoGP. “Sai Ombretta, purtroppo mio padre era completamente contrario alla mia passione, e diceva sempre - se entra la moto esci tu - e per riguardo nei suoi confronti ho aspettato rispettando la sua paura di sapere una figlia su due ruote. Di nascosto però giravo con l’R6 di mio fratello, poi un bel giorno ho portato a casa la mia prima motina. Appena si è accorto mi è corso dietro con il forcone. Per ben due anni ogni volta che mi vedeva uscire in moto si girava dall’altra parte. La prima uscita? Un’impresa. C’ho messo 20 minuti

per uscire dal cancello di casa, tanta l’emozione di poter fare finalmente quello che desideravo. Appena messe le ruote su strada mi sono sentita invincibile, libera, e piano piano è diventata una droga. Le ruote son diventate le mie gambe, le braccia il manubrio, quasi un corpo unico, non avevo più paura di nulla e di nessuno. Per diversi anni sono uscita in completa solitaria sapendo bene che in moto non si è mai soli. In primis si è in compagnia della propria compagna di viaggio, la moto, e di sicuro qualcuno con cui condividere due pieghe lo si trova e di fatti non sono mai tornata a casa senza aver fatto conoscenza di qualche altro motociclista. Le più belle persone le ho conosciute per strada, in giro…meravigliose.”

Simonetta mi descrive così la sua passione: “La mia non è viscerale come quella di Maila ma è cresciuta piano piano e bloccata da alcuni eventi della vita. Sono salita in moto la prima volta a 15 anni da zavorrina; il mio ragazzo aveva una Yamaha 500 rossa fiammante. Per 10 anni ho vissuto motoraduni in tutta Italia. All’eta’ di 18 anni presi la patente ed imparai a guidare la moto, poi per 13 anni e per alcune scelte di vita mi sono messa a fare il doppio lavoro e non avevo il tempo neanche per dormire, tanto che le mie passioni sono passate tutte in secondo piano. Per farla breve e’ solo da qualche anno che ho riscoperto la moto e la sensazione di liberta’ che mi trasmette e’ indescrivibile . Ora per me è cosi : un libro, un casco in mano, accendo il motore e parto per una nuova avventura, la piu’ 76


grande avventura che ho, LA VITA. Silvana è stata la prima persona con cui ho girato in moto e a quanto pare io sono stata la prima donna con cui lei ha girato in tanti anni di strada percorsa sulle due ruote. Donna bellissima ed estremamente raffinata in sella ad una Suzuki 750R, 160 cavalli tutti da domare, che lei non ha nessun problema nel farlo. “Se devo dire quello che per me rappresenta la moto, posso dire che rappresenta il mio carattere. Mi è stato insegnato ad amarla fin da bambina, è una passione che ho ereditato da mio padre. Quando sono in moto riesco a “staccare la spina” completamente e mi sento unita a lei in un unico corpo. La moto è “respirare” è toccare la libertà, è sentirsi senza età.

strada percorsa, ogni spazio condiviso, sarà meraviglioso. Daniela mi dice: Senza dubbio posso affermare che la moto non ha età. Dai più giovani che apprezzano la grinta del motore, ai più maturi che apprezzano la libertà di viaggiare all’aria aperta. Parlo di viaggiare perché ho la moto dal 2007, comperata alla “tenera età” di 56 anni; solo allora ho potuto realizzare il mio sogno! Da 4 anni mi sono dedicata ai viaggi, prima con una stradale, ora con una endurina più comoda e adatta ad ogni terreno. Ho all’attivo circa 60mila km, vissuti tra Europa e Africa. Questo per dire che la moto non è solo per uomini: è per chi l’ama e sa usarla con il buon senso! Buona strada Ascolterei i racconti di Daniela per ore, perchè la luce che emana dai suoi occhi vale più di mille parole. Lei e la moto sono un tuttuno. Con lei alla guida, e io passeggera, ho percorso la Tunisia, i Balcani, il Mar Nero, la Spagna, il Portogallo e sogno il giorno nel quale potrò ripetere l’esperienza con la mia motina. E’ grazie a lei se oggi, nonostante la mia età, ho avuto il coraggio di realizzare il mio più grande sogno. Ogni volta che infilo il casco mi piace pensare che serva a comprimere i pensieri che mi saltellano tra i capelli; non esiste più niente e nessuno, sento l’aria che mi fruscia addosso. Sono il timoniere delle rotte del mondo, a bordo del mio cavallo di fuoco. Sono finalmente libera!

L’allegria e la forza dirompente di Roberta è contagiosa. Da ragazzina i primi motocicli con l’accensione a pedali li guidavo come una matta, così, di tanto in tanto, baciavo la strada!! Crescendo, la voglia di “potenza” mi allettava ed al contempo mi intimoriva, poi lessi l’annuncio di vendita di una Suzuki DR 600, accensione “cattiva” con pedale, a rischio rinculo e, dopo qualche prova incerta, mi lanciai nel traffico di Roma, un bel volo in curva, sul raccordo anulare. Quella moto l’ho poi venduta. Gli anni son trascorsi fino al giorno in cui, un paio di anni fa, ho ritrovato quell’emozione,vedendo “lei” nel garage di un amico che mi disse: “La vuoi? È in vendita” . Ci pensai per un po’, la volevo, ma alla fine rinunciai. Un bel giorno incontrai Maila: “Ma tu guidi la moto?” Il suo volto si illuminò, quello era il segno che aspettavo. Tornai a casa e chiamai quell’amico per sapere se avesse nel suo garage quella moto che mia aveva offerto. Mi disse che l’aveva lasciata presso un concessionario in conto vendita. Corsi immediatamente in quel negozio, sperando di trovarla ancora lì, e, alla fine, tornò mia. Così fui di nuovo in sella. Questa passione ha condotto nella mia vita tutte le donne del nostro meraviglioso gruppo, galeotto il primo incontro con Ombretta, donna con un ardore ed una forza immensa. Ora so che, insieme a loro, ogni

Infine c’è Molisella che vive la moto in maniera quasi intimistica, non ha bisogno di parlare, basta vederla in sella per capire ciò che prova. Chiudo con una frase di Roberta: “Grazie a tutte, amiche, sorelle, centaure, a cavallo di un tempo e di uno spazio che, adesso, davvero ci appartiene.”

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MGSPORT

ph. Angela Pesci

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Carlo Migliorelli Presidente Macerata Softball i colori azzurri alle vittorie contidal 2013. nentali ed a disputare onorevolissimi tornei nei Campionati Mondiali e nelle Olimpiadi. Tuttora la nostra è la società italiana più vincente in Europa, con i suoi 5 titoli continentali in bacheca. Gli ultimi tre anni sono stati caratterizzati da un profondo rinnovamento nell’assetto societario e nelle strategie; rinnovamento che punta alla promozione del softball nelle scuole guardando al futuro basandosi essenzialmente sulla crescita del proprio vivaio.

a società A.S.D. Macerata Softball, fondata nel 1973 da Franco Cippitelli, attualmente Direttore Sportivo, inizia l’attività disputando il campionato nazionale di serie C, l’anno successivo approda nella serie B, un solo anno in questa serie, poi la conquista con merito della serie A2 dove rimane fino al 1989 anno in cui vince questo campionato e raggiunge finalmente la massima serie (allora A1 ed ora ISL). Dopo alcuni anni di assestamento dell’organico e di esperienze nuove inizia la corsa nell’Olimpo del softball inanellando dal 1998 al 2001 la bellezza di 4 titoli Italiani e 3 titoli Europei. Nel 2002 e 2003 affronta un periodo di difficoltà, dovuta al naturale ricambio dell’organico e qualche ristrettezza economica che coinvolge tutti gli sport dilettantistici, ma nel 2004 torna alla grande conquistando il suo 5° titolo Italiano, trampolino di lancio per tornare vincente anche in Europa dove nel 2005 e nel 2006 sale sul gradino più alto della coppa dei Campioni, pareggiando così il numero dei titoli Italiani, cioè 5. Nel 2008 la società decide di ripartire dal proprio ricco vivaio valorizzando le leve locali, disputa 3 dignitosi campionati di ISL cogliendo sempre le finali con le rappresentative giovanili. In 40 anni di attività moltissime sono state le ragazze che hanno vestito la casacca del Macerata Softball, molte di queste hanno avuto la soddisfazione e l’onore di indossare anche la maglia della Nazionale Italiana in tutte le categorie: cadette, juniores, under 21 e seniores contribuendo a portare 78


Ad oggi possiamo contare su un gruppo di 50 ragazze che ci consentono di schierare tutte le categorie: dalle ragazze alla prima squadra, passando per le cadette e per l’Under 21. Questo è un piccolo vanto che porta con se inevitabili problemi organizzativi e sforzi economici importanti. Essere l’unica squadra in regione a poter vantare la copertura di tutte le fasce di età ci obbliga a dover svolgere alcuni campionati giovanili fuori regione, con tutte le conseguenti difficoltà. Nel 2013 dopo alcuni anni di serie B, abbiamo conquistato l’accesso alla serie A2 con un gruppo molto giovane, costituito essenzialmente da ragazze del nostro vivaio. Tra gli obiettivi che ci siamo prefissi all’inizio di questa nuova storia, c’era anche l’organizzazione di un torneo, che potesse essere un avvenimento sportivo di riferimento per il movimento del softball a livello nazionale. Siamo riusciti a mantenere a noi stessi questa promessa: nei giorni 3, 4, 5 aprile 2015 presso il nostro impianto si svolgerà un torneo federale al quale parteciperanno squadre da tutta Italia, tra le quali la nazionale cadette, per la quale questo appuntamento costituirà un banco di prova in vista dell’europeo che si svolgerà nel mese di luglio. Amo definire la nostra una società “partecipata” con le peculiarità e le unicità che questo comporta. La nostra forza ci è data dal coinvolgimento e dalla parteci-

il nostro prezioso staff tecnico: Uliana Vallese la veterana, inizia la sua attività nell’anno della fondazione della società e contribuisce nel lontano 1979 alla promozione in sere A Elisabetta Morresi coach della nazionale ragazze, con alle spalle sette presenze in nazionale e vincitrice di due scudetti. Elisa Grifagno, l’unica ancora in carriera, gioca nella massima categoria con il Forlì e nel 2014 ha vestito la maglia azzurra nei mondiali in Olanda. Marta Gambella, olimpionica con alle spalle cinque scudetti, quattro Coppe dei Campioni e 238 presenze in nazionale della quale è stata capitana per diversi anni. Attualmente è allenatrice della nazionale Juniores. La storia della nostra società sono i ricordi e le immagini del passato e un futuro da costruire assieme.

pazione che le famiglie delle nostre ragazze mettono costantemente a disposizione, impegno senza il quale difficilmente riusciremmo a portare avanti la nostra attività agonistica. La storia della nostra società è anche la storia delle atlete che vi hanno giocato sin da piccole e che oggi compongono 79


MGMUSICA

B E

rillantina

ccomi di nuovo con voi per continuare la storia dei locali da ballo. Ci eravamo lasciati la scorsa puntata con i club privati, una stanza e un paio di luci a creare atmosfera. Naturalmente esistevano spazi destinati al ballo anche in posti pubblici. Di solito questi posti erano sedi di aziende del tempo o saloni staccati di teatri. Molte volte si affittavano delle sale di hotel per le feste studentesche, ma il comune denominatore, perlomeno fino ai primi anni 70 era che la musica veniva suonata dal vivo. Band locali impostavano scalette di brani da ballare per intrattenere il pubblico intervenuto. Anche band a levatura nazionale ed internazionale venivano assoldate per le serate, e devo dire che comunque l’atmosfera era sempre molto elettrizzante e carica di energia. Gli stessi Beatles o i Pink Floyd hanno mosso i loro primi passi in questi club, prima di avere il loro successo planetario. Poi, con l’avvento del soul e del rhythm and blues, le cose si fecero decisamente molto coinvolgenti. I primi DJ facevano carte false per farsi arrivare dagli Usa o dall’Inghilterra i 45 giri che da noi non esistevano nemmeno e si cominciò ad utilizzare anche il giradischi come supporto al gruppo live. Prima della seconda metà degli anni 70, le cose cominciarono a cambiare decisamente verso il supporto in vinile. I locali cominciarono a farsi sempre più curati e anche impianto luci e suono diventarono sempre più professionali. Ma il vero boom delle discoteche arrivò con l’avvento sul

Enrico Filippini Dj storico delle notti marchigiane. Collabora con Rai e Mediaset.

grande schermo di film come La Febbre del Sabato Sera. Travolta e i Bee Gees aprirono al grande pubblico la strada del divertimento nei week end. Indubbiamente fu una delle più grandi svolte sociali degli ultimi 40 anni. Si aspettava per tutta la settimana il sabato sera e ci si preparava mentalmente e nell’abbigliamento per il grande rito della notte. Locali come lo Studio 54 di New York e la Baia degli Angeli portarono il divertimento verso orizzonti inimmaginabili, comprensivi naturalmente di tutti i conseguenti eccessi, sia sessuali che di droghe. Ogni sera il 54 celebrava questo rito folle in cui nulla era negato, in cui la gente poteva liberarsi di tutti i pregiudizi e tabù che la società aveva imposto fino ad ora. Meta di artisti di ogni tipo, di celebrità, attori, politici e personaggi originalissimi perfettamente sconosciuti: per una sera si diventava tutti uguali, tutti si accettavano per quello che erano al ritmo incalzante della disco music! Il DJ aveva oramai trovato il modo di mixare canzoni una dopo l’altra in un crescendo entusiasmante. Apparvero i primi mixer, le cuffie, i giradischi con regolazione dei giri. E lo spettacolo divenne sempre più coinvolgente. Alla prossima puntata folks!


ph. Elisa Marvaldi

MGCULTURA&SCIENZA

V

la

dignità

degli ESSERI

egetali

Francesco Cingolani

G

Appassionato viscerale della cultura della terra e del verde, teso al miglioramento della qualità della vita.

tati nella loro intima essenza, ci circondano, si presentano davanti ai nostri occhi, magari quando passeggiamo tranquillamente con nostro figlio o nipote nel parco e li accettiamo come se fossero una cosa razionale, fatta da tanti anni e quindi giustificata da motivi che non ci interessano, perché tanto si è fatto sempre così. Tutto ciò accade per la carenza nella maggioranza di noi, della conoscenza, anche elementare, di questi essere vegetali, come funzionano, di cosa necessitano per vivere al meglio specie in contesti fortemente umanizzati, come le metropoli e città, senza creare pericoli per gli altri esseri con cui condividono lo stesso luogo. Come ogni miglioramento sociale che si rispetti e duri nel tempo, è necessario che nei suoi artefici, cioè gli uomini, si formi una cultura fondata sulla conoscenza di cosa sono, come funzionano e quale ruolo fondamentale svolgono gli alberi per una qualità di vita superiore nei contesti metropolitani e cittadini italiani e mondiali. Come sempre è il grado culturale che fa la differenza, ad ogni livello sociale, uomo-uomo, uomo-animale ed infine uomo-vegetale.

li alberi, di tutte le specie e in tutte le latitudini, sono per loro creazione ed evoluzione, dotati di dignità naturale, come tutti gli altri essere viventi di questo povero pianeta terra. La dignità è uno stato dell’essere che implica un profondorispetto per esso, scaturito da una razionale conoscenza di come è fatto, funziona e qual’è il suo ruolo in questo mondo. Alla luce di ciò, l’umanità, in special modo quella occidentale, con numerose imperfezioni e carenze, ha sviluppato nel corso degli ultimi decenni un senso di rispetto per gli uomini, gli animali e perfino le cose inanimate che ha innalzato di molto il livello di civiltà generale. Esistono leggi che proteggono cani e gatti, altre che permettono di difendere oggetti di proprietà privata, come la casa ed l’auto. Gli alberi e gli esseri vegetali in genere, sembrano appartenere ad una categoria diversa, specialmente quando vivono nelle città e nei nostri giardini. Oggi come oggi, a nessuno di noi, salvo presi da un raptus irrazionale, gli verrebbe in mente di prendere a mazzate la propria auto o gettare dalla finestra il televisore, perché siamo coscienti del loro valore, pagato con il sudore della fronte e del ruolo che ricoprono nella nostra vita quotidiana. Per gli alberi piantati in città, parchi e viali, nelle proprietà private, piccole e grandi, la consapevolezza del loro valore e ruolo sociale sembra non appartenere ancora pienamente a noi uomini. Tanti, troppi esempi di piante maltrattate, irrazionalmente moncate e violen82


WWW.RADIOLINEA.IT


ON THE SEA FRONT

Viale Lepanto | 62017 Porto Recanati - MC | cell 389,9057405


MGSPORT

Marco Bentivoglio

G

Maestro di kick boxing / m.m.a. cintura nera 2 dan viet vo dao. Due medaglie di bronzo conquistate ai mondiali 2007 e 2011 - Vietnam.

esperienze e dalla visione che abbiamo di noi e degli altri. Perciò l’importante è fare, provare e riprovare, impegnarsi, circondarsi di persone giuste, compagni di squadra, coach, e alla fine i risultati arriveranno.

ioie, dolori, euforia, tristezza, felicità, amarezza. Quando pratichi uno sport agonistico, vai incontro a più stati d animo, devi gestire più emozioni contemporaneamente e a volte opposte nel giro di pochi momenti. Ci si prepara per mesi ad una competizione, si gestisce l’ansia pre gara, il coach cercherà di fare il proprio lavoro sia fisico che mentale, ma poi ci si dovrà scontrare con la realtà, con la prestazione. Una vittoria/sconfitta può maturare, può deludere, può far crescere, comunque sia il risultato inciderà nel bene o nel male nel suo futuro. In questo caso anche l’allenatore dovrà trasformare queste emozioni in fattori positivi o insegnamenti, deve poter usare i risultati a favore dell’atleta. Nella vita, come nello sport, non esiste solo la vittoria, ma anche le sconfitte, situazioni nelle quali non riusciamo a raggiungere gli obiettivi che ci eravamo prefissati e nelle quali le nostre aspettative vengono deluse. Se osserviamo bene come le persone affrontano questi momenti di vita possiamo dire che siamo tutti in grado di affrontare le emozioni positive legate ad una vittoria, più complicato è accettare le emozioni negative legate alla sconfitta. Alcune persone in seguito ad una sconfitta acquisiscono nuove strategie, nuove motivazioni ed energie per ripartire alla carica. Per altri una sconfitta si trasforma nell’essere perdenti, questo lo porta a demotivarsi, ad adottare un atteggiamento negativo nell’affrontare le esperienze successive. La risposta che diamo ad una sconfitta è dettata dalle nostre 85


MGSPORT

“I

l movimento rugbistico nelle Marche ha radici antiche. Risale al 1928 la Stamura 108° Legione Milizia di Ancona una delle sedici società che chiedendo di essere affiliate contribuirono alla costituzione della FIR stessa ….... Nel 1998, precisamente il 5 settembre, anche nelle Marche nasce la prima società di rugby femminile. Si tratta del Marconi Pesaro, legata in principio al liceo scientifico della città, che dalla s.s. 2000/2001 ha sempre militato nel campionato nazionale di serie A. Nel 2005 l’iscrizione come Cidiesse, nel 2009 come Formiche e dalla stagione 2010 la nascita della nuova società Mustang Pesaro rugby. Non poche le ragazze che in questi anni hanno giocato nella nazionale femminile, ad iniziare da Cecilia Ridolfi, Giulia Bratusch, Lucia Gai e Diletta Nicoletti. La crescita del movimento regionale a partire dagli anni 2002 e 2003, è stata così rapida che per la prima volta nella stagione 2006/2007, le Marche hanno organizzato un proprio campionato di serie C con la partecipazione di 12 squadre solo Marchigiane.” Il Presidente Maurizio Longhi Ho qui sopra riportato parte del comunicato pubblicato sul sito del “Comitato Regionale Marche-Federazione Italiana Rugby a mo’ d’informativa per tutti coloro che, come me, non sono a conoscenza di uno dei tanti movimenti sportivi che stanno guadagnando un posto di rilievo nella nostra Regione: il rugby femminile. Ho incontrato due ragazze componenti la squadra del CUS Ancona, che quest’anno disputa la Coppa Italia, ed abbiamo trascorso un’oretta a parlare un po’. “Arianna (Arianna Moretti), tu sei il capitano della squadra, dunque si presuppone la più tosta della formazione. La prima domanda che mi viene da farti è: come t’è venuta l’idea di praticare

Massimo Pigliapoco Autore e Art Director della rivista Marche Guida.

questo sport, che non definirei tra i più delicati?” “Tutto è nato da una riflessione di qualche anno fa. Il mio ragazzo giocava, e gioca tuttora al rugby. Una domenica, mentre seguivo un incontro, ho pensato: -Se ci fossi io lì in mezzo, cosa combinerei?-. Quella fantasia mi stimolò, e decisi di provare. Il termine provare è quello più azzeccato perché, le prime volte, ti “provano” proprio. All’inizio prendi tante di quelle legnate che a volte, la sera, tornando a casa, dubiti sulla tua integrità mentale. Lavoro in un supermercato al banco macelleria e spesso, il lunedì dopo la partita, mi presento con un ematoma sotto il cappello che segue una progressione cromatica durante la settimana, non trascurando di assecondare la forza di gravità. Il martedì la macchia scende sull’occhio che si tinge di una sfumatura guiallognola. Il mercoldì tende al tabacco con richiami violacei che dal giovedì si rafforzano assumendo una decisa tonalità color prugna. A quel punto, il venerdì, corro in profumeria, avendo ben chiaro il tipo di ombretti d’acquistare, di cui farò


uso fino alla partita successiva. A parte questi particolari squisitamente femminili, per giocare al rugby ci vuole una gran tigna. Direi che è la voglia di dimostrare a te stessa e agli altri che spinge a praticare questo sport. Chiaramente, dopo i primi tentativi, quando si decide che il rugby è parte della nostra vita, bisogna seguire la giusta prassi di preparazione atletica, in campo come in palestra. Il tono muscolare è fondamentale, e l’ho scoperto dopo essermi lacerata un crociato. Dopo il necessario periodo di recupero, sono tornata a giocare, con la consapevolezza dell’importanza della preparazione.”

giorni sono alquanto tranquilla e, probabilmente, lo devo agli insegnamenti del rugby. Sono convinta che la pratica di questo sport, dove azione e contrasti fisici sono di casa, insegni principalmente il controllo di se stessi e delle proprie energie.” “Curi una particolare preparazione psicologica prima di scendere in campo?” “Un po’ si e un po’ no. Ci si carica con tutto il gruppo negli spogliatoi, e questo aiuta, ma la metamorfosi l’avverto quando iniziamo a giocare. E’ come se entrassi in estasi. Sono talmente concentrata che se in quei momenti vuoi attrarre la mia attenzione, mi devi chiamare due o tre volte. Poi c’è tanta adrena-

“Cosa vuol dire essere il capitano di una squadra di assatanate?” “E’ un impegno grosso, una grande responsabilità. Forse questo ruolo mi è stato assegnato anche grazie alle esperienze che ho vissuto per tanti anni negli scout. Pure in quel caso il capo squadra deve essere in grado di stimolare e motivare tutti i componenti del team, consapevole che tutti sono necessari per il raggiungimento dell’obbiettivo. Lo spogliatoio, il clima che si instaura nello spogliatoio, fa la differenza, prima e dopo la partita. L’adrenalina prima di ogni incontro e la giusta serenità anche dopo una sconfitta, sono mansioni che spettano al capitano. In questo compito sono piacevolmente spalleggiata dal nostro allenatore, Emiliano Stazio, molto preparato sia negli aspetti tecnici che psicologici. Direi che il suo maggior pregio è quello di farci divertire, ed è un aspetto importantissimo. Lo dimostra il fatto che, in qualsiasi incontro, anche allo stremo delle forze, nessuno di noi chiede il cambio. Questo sintomo non è facile instaurarlo in una squadra. Hai mai giocato con un boxer? Be’, noi siamo tutti boxer. Finché non stramazziamo continuiamo a giocare.”

lina. Sparisce qualsiasi timore di farsi male e non si avverte alcuno stress fisico. Sai che alle spalle degli avversari c’è la meta e lì devi arrivare. Non c’è posto per altri pensieri.”

“Tu invece Elisa(Elisa Marvaldi) come hai iniziato?”

“E’ così anche per te Arianna?” “Ovviamente si, siamo compattate da una determinazione comune senza la quale non sarebbe possibile creare un team. In più, c’è il fatto che il mio ruolo di capitano non si limita al campo di gioco, ma continuo a svolgerlo anche nel quotidiano. Spesso le ragazze mi chiedono un parere o una parola di conforto per problemi che esulano dal rugby, cosa che mi riempie di orgoglio, ma anche di tanta consapevole responsabilità. Questo sport mi ha insegnato che, a volte, bisogna fare qualche passo indietro e riorganizzare il momento, avendo sempre presente che l’obbiettivo è e rimane lo stesso: la meta!”

“Mi sono accostata al rugby quando avevo 17 anni, a Cogoleto, in provincia di Genova, dove abitavo. Terminate le superiori mi sono trasferita a Macerata dove ho frequentato la facoltà di Scienze delle Comunicazioni, nelle quali mi sto laureando. Il primo anno, dopo il trasferimento, avevo abbandonato la pratica di questo sport,vuoi perché dovevo recuperare un trauma subito alla spalla, e, oltretutto, perché non sapevo dell’esistenza di una squadra nelle vicinanze. Però non vedevo l’ora di riscendere in campo. Un giorno, tramite il benedetto facebook, scoprii che c’era una team ad Ancona, e decisi di contattarlo. Fui subito accolta nel gruppo e da tre anni faccio parte di questo organico. Gioco in prima linea, in tutti i sensi. Diciamo che faccio parte dell’artiglieria pesante, che si occupa della mischia. Uno dei miei ruoli è quello di guadagnare l’ovale e passarlo al mediano di apertura, che poi avanza con la tre-quarti e tenta di andare in meta. Visto che il fisico me lo permette mi occupo anche della protezione delle mie compagne, e questo è un compito che svolgo sempre con gran piacere. Vedere la preoccupazione stampata sul volto delle avversarie verso le quali mi dirigo mi carica molto. Non c’è cattiveria nel nostro gioco, però tanta determinazione. Tu un po’ mi conosci, e sai che nella vita di tutti i

Parlare con queste ragazze mi ha fatto venire in mente una frase letta tempo fa: “La vita è fatta di marmo e di fango.” Sembra sia stata scritta per loro. Grazie Arianna, grazie Elisa. Alla prima occasione verrò a tifare per voi, e disputeremo insieme il terzo tempo. Chi conosce il rugby sa di cosa parlo... ahahah! Un grande abbraccio.

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MGMUSICA

L

a SHINE ORCHESTRA nasce nel 2008 dall’ idea di tre Amici con una passione in comune (la Musica) e si fa distinguere subito in tutte le Piazze per il suo Stile e per le sue esibizioni coinvolgenti e spettacolari. La Band è composta da 8 elementi, un Duo per la sezione Fiati, un Duo di Voci e una sezione Ritmica che rappresenta il Nucleo storico e consolidato del Gruppo. Il Repertorio della SHINE ripercorre il periodo più bello e importante della DISCO MUSIC…i mitici Anni 70!! Brani che fanno ballare e divertire da più di 30 anni e che hanno scritto la storia di questo genere musicale. Chi di voi non si è mai lasciato trascinare in pista, dalle colonne sonore de “La Febbre del Sabato Sera” come Disco Inferno (The Trammps) oppure dai monumentali successi della “KC & The Sunshine Band”?? Chi non ha amato anche solo per un istante, i Ritmi Tribali e Sincopati degli “EARTH WIND & FIRE”?? Brani di Grande spessore dunque, quelli che la Band è in grado di proporre abilmente in SVARIATE SITUAZIONI LIVE…e che raccontano un’ epoca Musicale sempre in Voga e…mai dimenticata!!

Roberto Compagnucci Tecnico musicista. Collaudatore di strumenti musicali. È co-ideatore della Shine Orchestra.

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Gran Gala’ Magazine Web nasce da un’idea di Nicola Brignoccolo (attuale editore). Un nuovissimo e moderno portale a 360 gradi, che tratta argomenti quali...LIFESTYLE, MUSICA, SALUTE & BENESSERE, OSPITALITA’, TASTE & TRAVEL, ARTE & CULTURA, NEWS ED EVENTI, in poche parole, di tutto quello che ci circonda e che suscita interesse. I nostri esperti collaboratori cureranno le varie rubriche e, voi, potrete condividere notizie, eventi e curiosita’... tutto sotto la supervisione del Direttore Dr.Emanuel Vecchioli. Ci piace definire questo portale: un prezioso mosaico in espansione, sempre in cerca di nuovi tasselli, all’infinito e... quei tasselli, siete voi! web : www.grangalamagazineweb.it email : info@grangalamagazineweb.it


MG?????????????????????????????????? MGSPORT

Nicola Brignoccolo

A

Editore di Gran Galà Magazine Web. Curatore delle rubriche eventi per MG MarcheGuida.

lberto Giuliani è nato il 25 dicembre 1964 a San Severino Marche (Mc). L’amore per la pallavolo ha praticamente caratterizzato la sua vita e, nel tempo, i risultati già ottenuti, sono la conferma che il volley e Giuliani sono una cosa sola. Prima di allenare, però, è stato giocatore. Sui terreni di gioco Nazionali la pallavolo lo ha accompagnato giorno dopo giorno da quando, nel 1980, ha iniziato a schiacciare con la ‘sua’ San Severino Marche. Lo fa per un paio d’anni prima di trasferirsi a Tolentino, dove conquista la promozione in serie C. Stagione successiva altro trasferimento: Osimo dove centra tre successi consecutivi (dalla C2 alla B1). All’inizio degli anni novanta e a seguire diventa uno schiacciatore della neonata Lube Macerata (C1) e vince ancora. La voglia di giocare inizia a fare sinergia con quella di allenare con primi interessanti sviluppi sempre con il team di San Severino con il quale si toglie una nuova soddisfazione regalando e regalandosi la B1. E, ormai allenatore a tempo pieno, passa la mano vincendo la 1ª Divisione con l’ Under 16, approdando alle semifinali di Coppa di Lega. Quando inizia il nuovo secolo, Giuliani è sulla panchina di Osimo, in B1 e la stagione successiva diventa decisiva nel suo futuro di allenatore. I dirigenti di Loreto, in A2 e storica società della Regione, gli affidano l’incarico di Responsabile Tecnico del settore giovanile e Giuliani al primo tentativo

vince lo scudetto con la formazione Junior League. Un successo (c’è anche quello tricolore con la Boy League e la Little League sotto la sua direzione tecnica) che gli aprirà gradualmente la porta alla panchina della prima squadra mentre dirige il “Gran Team, Associazione sportiva specializzata nel Beach Volley” e partecipa (coadiuvato dalla coppia Raffaelli-Pimponi che nel 2002 vinceranno il titolo italiano con Giuliani coach), ai campionati italiano, europeo e mondiale. A metà dicembre del 2001 è ufficialmente primo allenatore in A2, ‘rovesciando’ in positivo la stagione della Esseti e lasciando in dote alla società, con soli due anni da allenatore delle giovanili, i massimi risultati storici: tre titoli nazionali. E’ allenatore di A2 a Loreto e lo sarà per cinque stagioni centrando tre volte i playoff e in due occasioni arriverà alle finali di Coppa Italia. Nella Stagione 2006/07 si trasferisce in Calabria: lo ha chiesto Corigliano, e con la formazione in provincia di Cosenza arriva per la prima volta, lui e la società calabrese, in A1. Riceve anche un premio forse inatteso: durante l’estate del dopo promozione, Gian Paolo Montali, allenatore della Nazionale, lo vuole con lui nel ritiro azzurro e, quando torna per un periodo di vacanza a San Severino, altro inatteso regalo, una riconoscenza pubblica con una significativa motivazione: “Per aver portato in alto negli anni il nome della 90


città di San Severino nei vari ambienti sportivi”. E’ premiato dalla Lega come allenatore di A2 giusto qualche settimana prima del suo esordio, con Corigliano, in A1. A fine stagione, prove generali con quella che sarà la sua nuova squadra: Verona. La guida nel play off promozione (dall’A2 all’A1 e si ripeterà nella stagione successiva 2008/2009) diventando primo allenatore del team veneto. La sua escalation professionale con il Verona, dopo un solo campionato, lo conducono alla prima grande opportunità: allenare una delle società più importanti del panorama nazionale. Giuliani approda a Cuneo, in qualità di allenatore, e da subito ottiene un crescendo di successi. Vince la coppa Cev e, capolavoro dei capolavori, regala al Cuneo il primo scudetto della sua storia, vincendo la finalissima contro il Trento a Bologna, il 9 maggio 2010. La soddisfazione è ancora più grande perchè, conquistando il titolo, riscatta la sconfitta rimediata proprio con il Trento, che qualche mese prima, aveva battuto la squadra piemontese a Montecatini nella finale di Coppa Italia. Durante l’estate dello stesso anno Giuliani è, per uno stage di venti giorni, sulla panchina della nazionale Under 23 di Lega. A settembre è votato miglior allenatore di A1 e con Cuneo, nella stagione che verrà, vincerà la Supercoppa (contro Trento) e la Coppa Italia, sempre contro i trentini. Poi, dopo una sfortunatissima parentesi in Champions League, con l’ormai tradizionale avversario, perderà la sfida scudetto 2010/2011. Dopo qualche settimana lascerà anche Cuneo per andare ad allenare a casa madre, o quasi: Macerata. Alla prima occasione, dopo la grande amarezza di Coppa Italia (persa in finale con Trento), vince il suo secondo scudetto 2011/2012 con la Lube (secondo scudetto anche per la Società Volley maceratese), contro l’avversario di turno (sempre Trento) in occasione del V-Day del PalaForum di Assago. Nella stagione 2012/2013 vince la Supercoppa Italiana a Modena. Nell’anno successivo, il 4 maggio 2014, a Perugia, arriva il terzo scudetto personale, (terzo anche per la Volley Lube), conquistato con la formula dei play off e del tre su cinque in finale. Ultimo trofeo aggiunto alla bacheca personale è la Supercoppa Italiana edizione 2014, vinta contro la vincitrice della Coppa Italia Piacenza.

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Chitarrista, cantante, songwriter e session man, divide la sua attività tra l’Italia e gli Stati Uniti.

MIKE COACCI ROCK “MADE IN MARCHE”


MGMUSICA

A

bbiamo incontrato il chitarrista e cantante Michele Coacci, in arte Mike Coacci, reduce dalla recente uscita (dicembre 2014) del suo debutto discografico come solista dal titolo “CHANGE” . Marchigiano di nascita (Ancona). Mike sta esportando già da alcuni anni la sua musica “Made in Marche” all’estero, in special modo negli USA dove ha avuto modo di suonare durante alcune tournèe che lo hanno portato a esibirsi nei locali storici di New York, Los Angeles, Philadelphia e Boston per citarne alcuni. PARTIAMO DALL’INIZIO: COME NASCE MIKE COACCI MUSICISTA? Nasco musicalmente più di 20 anni fa, quando verso gli 11 anni un giorno ho sentito il bisogno impellente di avere una chitarra e ho iniziato a stressare i miei genitori finche non la ottenni. Da quel momento è stato una climax ascendente di studi, progetti e collaborazioni in continuo divenire e lo è tutt’ora. Prima di essere un artista solista hai lavorato con altri artisti in precedenza? Si ho lavorato sia in studio che dal vivo come chitarrista session man con molti artisti nazionali ed internazionali come Vasco Rossi, Kate Nauta, Sagi Rei, Popa Chubby, Richie Cannata, Stef Burns, Danny Losito, Fede Poggipollini, Stefano

Nicola Brignoccolo

Ligi e molti altri. Collaboro tutt’ora con altri artisti per progetti musica inedita, SEI STATO SPESSO A SUONARE NEGLI USA, QUALI SONO SECONDO TE LE DIFFERENZE MAGGIORI TRA L’ITALIA E GLI STATI UNITI? Beh innanzitutto la cultura musicale piu’ radicata e l’accoglienza e l’attenzione che riservano alla musica inedita , non importa da quale parte del mondo tu venga. Personalmente cantando in inglese mi sono sentito subito a casa , il mio background musicale proviene in gran parte dal mondo anglosassone. A QUALI ARTISTI TI ISPIRI?? QUANTA AMERICA C’E’ NELLA TUA MUSICA? Da chitarrista ti direi primo fra tutti l’inarrivabile Jimi Hendrix a cui riservo sempre un omaggio musicale durante i miei concerti. Mi ha influenzato molto anche la musica funk e soul nera come Stevie Wonder, Marvin Gaye, e molti altri. Potrei definire la mia musica un Rock di matrice americana ma mi spingo in territori Blues, Soul e a volte più Pop. PARLIAMO DEL TUO ALBUM, PERCHE’ QUESTO TITOLO “CHANGE” ? Era un po’ che avevo in mente di fare questo passo perchè sentivo la necessita’ di cristallizzare gli spunti creativi (brani, 93

riff, etcc) che Editore di Gran Galà Magazine avevo accumuWeb. Curatore delle rubriche lato negli ultimi eventi per MG MarcheGuida. anni e che mi sembravano interessanti al punto di pensare ad un album. Il titolo “CHANGE” vuole proprio testimoniare questa mia decisione di cambiare direzione e focalizzarmi principalmente sulla mia produzione inedita. DI COSA PARLA IL TUO ALBUM? COSA SCRIVI NEI TUOI TESTI? Sicuramente di vicende amorose, o comunque di rapporti a volte conflittuali a volte passionali con l’altro sesso. C’è sempre qualcosa di autobiografico in ogni testo che scrivo, credo sia una componente essenziale per trasmettere davvero un’emozione a chi ascolta. PROGETTI FUTURI? Sto attualmente promuovendo il mio album esibendomi in molti live con la mia band (Gianmarco Petti e Luca Cetroni) in italia ed Europa. Sto già riorganizzando alcune idee per un prossimo album perchè comunque la vena creativa non si ferma mai.


Vetreria Gorbini mira a soddisfare le richieste dei propri clienti/partner puntando sulla velocità di realizzazione e sulla personalizzazione della propria gamma prodotti in vetro, grazie a collaboratori specializzati nel settore, tecniche e tecnologie dalle più antiche alle più moderne, mischiate a volte per sperimentare cose nuove e completamente uniche per le esigenze sempre più sofisticate e innovative.

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MG marcheguida.it | UNA TERRA STRAORDINARIA - N°1 del 2015 Febbraio-Marzo - Anno XVII  
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