Mediaterraneo News 16-30 novembre 2022

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16-30 novembre 2022 Verde Verde il colore il colore perduto perduto Anno 12 - N. 102 16-30 novembre 2022 Distribuzione gratuita MEDI@TERRANEO news - Periodico del Master di Giornalismo di Bari Ordine Giornalisti di Puglia - Università degli Studi ‘Aldo Moro’ di Bari Editore: Apfg - Bari Direttore Responsabile: Lino Patruno Registrazione Tribunale di Bari numero 20/07 del 12/04/2007 Redazione: Palazzo Chiaia-Napolitano via Crisanzio, 42 - Bari email: master@apfg.it Premio Giornalisti del Mediterraneo 2016 Premio Mare Nostrum Awards 2022 Scattarella a pagg. 12 e 13 1 Air Jordan come gioielli Le mitiche sneakers Pengo a pagg. 10 e 11 Eppure si gioca ora sul computer Cambia la moda Zampa a pagg. 2 e 3 Allarme bullismo Ragazzi parlate Dopo Monopoli Palumbo a pagg. 6 e 7 Palumbo a pagg. 6 e 7

Social e solitudine Monito ai giovani: “Non chiudetevi!”

La psicologa spiega com’è mutata la fragilità degli adolescenti dopo l’avvento dei social. Serve consapevolezza

Tu sì. Tu no. Chi è dentro, chi è fuori. Con i social network l’emarginazione rischia di pesare a dismisura nella vita dei ragazzi, con conseguenze a volte drammatiche. La fragilità umana sembra essere aumentata nei giovani. Con essa, sono cresciuti anche i disagi legati all’adolescenza, il delicato periodo di transizione, in cui si è troppo grandi per essere definiti bambini, ma si è ancora troppo piccoli per essere considerati adulti. Abbiamo affrontato la questione con Mara Lippolis, psicologa dello sviluppo e psicoterapeuta cognitivo comportamentale.

Dottoressa, cosa accade nell’adolescenza?

“L’adolescenza è una fase problematica e negli ultimi anni sono aumentati i relativi disturbi. Bisogna fare i conti con un corpo e un modo di pensare che cambiano, con la voglia di autonomia, pur avendo sempre bisogno del supporto dei genitori e del gruppo di pari. Questi cambiamenti possono causare momenti di crisi”.

Il fascino dei social media può derivare anche dagli avatar?

“Sì. La rete permette di creare una realtà parallela, in cui essere e fare ciò che si vuole. Quando poi si ritorna alla vita vera nasce un divario che, per un adolescente, può essere difficile da gestire. Da qui può nascere una frustrazione dettata dalla differenza tra ciò che si vuole essere e ciò che si è realmente”.

Monopoli, 20 novembre. Una domenica come le altre nel Comune barese. Almeno fino al pomeriggio, quando si è diffusa la notizia del suicidio di una 13enne. Era sola in casa. A ritrovarla nel bagno è stata la madre. In una mano stringeva il suo smartphone. Da una prima ricostruzione, la ragazza sarebbe stata esclusa da un’uscita di gruppo e da una chat WhatsApp. Un rifiuto che potrebbe averla indotta al gesto estremo. I carabinieri hanno sequestrato il cellulare per ricostruire l’ultima videochiamata con alcune amiche, mentre la Procura di Bari ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio, al momento senza indagati. I compagni più stretti della 13enne saranno sentiti in caserma alla presenza di psicologi. Nella classe della ragazza si organizzeranno incontri con neuropsichiatri infantili per evitare traumi. Il sindaco Angelo Annese ha proclamato il lutto cittadino nei giorni dei funerali. La città è incredula. La ferita brucia ancora. (C.Z.)

Che ruolo rivestono i coetanei in una società fatta di rapporti mediati?

“Per gli adolescenti il gruppo di pari è fondamentale. Le chat, i blog, le community e i social media sono ambienti molto frequentati da giovani: ricevere un “like”, interazioni e far parte di un gruppo sono fattori gratificanti per l’identità di un adolescente, che diventano fonte di riconoscimento da parte degli altri. In una fase di cambiamento questi sono aspetti vitali per i ragazzi”.

Come sono cambiate le dinamiche relazionale dei nativi digitali?

“Per loro è importante la quantità dei rap-

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I problemi dell’adolescenza connessi al web, i campanelli d’allarme e le possibili soluzioni Ne parliamo con Mara Lippolis, psicologa e psicoterapeuta
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Ragazza suicida per un rifiuto?
La vicenda

porti, il numero dei “seguaci” per dimostrare di essere popolari. Anche nel gruppo reale. Per questo le interazioni sui social diventano importanti. Al contrario, chi non ha modo di “relazionarsi” nel mondo digitale viene escluso, perché considerato non popolare”.

Quali sono le conseguenze dell’esclusione? “L’esclusione da una comunità virtuale per il ragazzo escluso comporta un senso di frustrazione, anche momentaneo. Dll’altra parte, al gruppo questa dinamica può apparire come uno scherzo, senza preoccuparsi della sensibilità di chi subisce queste situazioni. Questo però dipende molto dall’inesperienza nel vivere la realtà quotidiana”. Cosa cambia dal bullismo al cyberbullismo?

“Il secondo ha sostituito il primo, perché è facile attuarlo con la tecnologia, grazie all’anonimato garantito dal web. È diventato anche più pressante, perché prima avveniva solo a scuola o quando si usciva; adesso lo si subisce tutto il giorno perché siamo sempre connessi. Prima si aveva la possibilità di distrarsi e dedicarsi ad altro. Ora non è più possibile”.

Perché i giovani preferiscono la vita virtuale a quella reale?

“Perché la rete offre una serie di vantaggi: accessibilità, anonimato e velocità di diffusione. La vita reale comporta invece fatica, confronto, necessità di esporsi in prima persona; tutti elementi che si tende a evitare”. Si potrà tornare indietro e ricominciare a dare la giusta importanza alle tecnologie?

“Tornare indietro sarà impossibile. La tecnologia è progredita e ci ha aiutato molto. È l’uso eccessivo che diventa problematico. Si potrebbe puntare sulla prevenzione dalla scuola primaria o dell’infanzia, puntando sui valori che si sono persi: ascolto, empatia e rispetto”.

Magari con un media educator a scuola... “Si, per educare i ragazzi all’uso della tecnologia, facendo comprendere loro le conseguenze legate all’utilizzo di determinati media e applicazioni. Spesso ci si approccia alla rete per curiosità, senza conoscerne i rischi”.

Cosa consiglia a chi si sente emarginato?

“Consiglierei di parlarne con qualcuno e non necessariamente con un esperto. Che sia un amico, un genitore, un fratello o un parente, l’importante è non chiudersi in se stessi, perché si rischierebbe di amplificare il disagio. Se ne può uscire. Con l’aiuto di un adulto o di un esperto la situazione può migliorare”.

Quali sono i campanelli d’allarme per riconoscere i disagi psicologici legati a una condizione di esclusione o emarginazione?

“Il primo e più comune è il calo del rendimento scolastico accompagnato da svogliatezza e confusione mentale. Altri segnali sono il ritiro sociale, il blocco della comunicazione con la famiglia o, al contrario, un rapporto molto conflittuale con essa. Poi,

Ilcaso

ancora, la chiusura in se stessi, l’isolamento e l’uso eccessivo della tecnologia, senza uscire di casa”.

Ci sono degli accorgimenti che genitori e insegnanti dovrebbero adottare?

“Prestare attenzione a questi campanelli d’allarme. Se si notano dei cambiamenti, anche minimi, vuol dire che qualcosa non va e bisogna prestare attenzione. L’importante è essere presenti, ascoltare e valorizzare le risorse che questi ragazzi hanno”.

SEMPRE CONNESSI

Con il bullismo c’era la possibilità di staccare la spina e distrarsi. Con il cyberbullismo questa tregua non è concessa

L’allarme bullismo è anche “cyber” Il fenomeno

L’Italia è tra i primi Paesi al mondo per casi di bullismo e cyberbullismo. Emerge da uno studio della Ong internazionale “Bullismo senza frontiere”. L’osservazione è stata condotta quest’anno tra gennaio e febbraio. Si tratta della prima analisi planetaria condotta sul tema, che rappresenta una piaga per quasi 20mila giovani italiani. I dati sono chiari: 7 bambini su 10 subiscono ogni giorno discriminazione o denigrazione. I casi totali sono 19.800: il 6% in Puglia. Con l’avvento dei social network, il bullismo ha lasciato spazio alla sua versione “cyber”, prendendo di mira chiunque (e non solo per l’aspetto fisico) con minacce e derisione h24. Perché, ormai, con la tecnologia è impossibile sconnettersi. Anche dai “carnefici”. «Ci sono troll che attaccano solo per il gusto di fare male - ha detto Javier Miglino, direttore della Bsf - Non discriminano tra minori, minacciano e incitano al suicidio i giovani, portando le offese a livelli insostenibili». (C.Z.)

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Trema il Vaticano docuserie «bollente» sul caso Orlandi

La ricostruzione del racconto del rapimento della cittadina vaticana dal 1983 ad oggi

Andrea Purgatori

attuale conduttore di Atlantide (La7) dal 1983 si occupa della scomparsa della ragazza

Dopo 39 anni tornano per le strade di Roma i manifesti con il volto di Emanuela Orlandi, la quindicenne cittadina del Vaticano scomparsa nel nulla il 22 giugno 1983.

Un caso ancora irrisolto che ritorna al centro del dibattito pubblico per l’uscita recente di una docu-serie sulla piattaforma Netflix.

Quattro episodi dal titolo "Vatican girl – La scomparsa di Emanuela Orlandi." Scritta e diretta da Mark Lewis e prodotta dalla società di produzione inglese Raw. Anima narrante il giornalista Andrea Purga-

tori che all’epoca scriveva per il Corriere della sera, da sempre a fianco della famiglia nella ricerca della verità.

Con la sua lucidità investigativa, ricostruisce e spiega tutti i pezzi di uno strano puzzle fatto di colpi di scena, depistaggi ma anche brandelli di verità. Tante piste che conducono ad un solo luogo: il Vaticano. Dove tutto ha avuto inizio.

Nel primo episodio una radio, come una bussola del tempo, riporta lo spettatore in quella calda estate del ‘83.

Il caso Orlandi ha attirato in tutti questi anni l’attenzione di molti giornalisti e non solo di cronaca, ma di tanti altri che hanno sentito l’urgenza di non archiviare. Tra le ultime pubblicazioni la nota giornalista Maria Giovanna Maglie con il libro ‘Addio Emanuela. La vera storia del caso Orlandi. Il sequestro, i depistaggi, la soluzione’ . Una nuova ‘segna luce’ di un mistero troppo oscuro o troppo chiaro celato dalle tante verità. Con chiarezza e lucidità la Maglie ricoscruisce tutto senza tralasciare nulla. Ogni tassello di quella mezza verità esibita al mondo passa sotto i suoi occhi come uno scanner acuto e chiaro. Senza sensazionalismi, come una scienziata osserva e analizza ogni singola particella del caso. Una riflessione arguta dei fatti che delinea soluzioni con curiosità secondarie e che fa emergere profili importanti. Necessari per non perdersi nel buio di un caso così complesso che per i poteri coinvolti potrebbe essere mai rivelato. Eppure: “Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto”. (A. P.)

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nuovi testimoni e occulte verità in verosomiglianti messaggi
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“Addio Emanuela”: Maglie tra depistaggi e soluzioni Il libro - inchiesta

La casa della famiglia Orlandi sembra essersi fermata a quel pomeriggio in cui la ragazza non ha fatto più ritorno dalla scuola di musica Sant’Apollinare, vicino piazza Navona. Eppure tutto è cambiato, basta guardare gli occhi e il viso della madre, del fratello e delle sorelle. Prosciugati dal dolore, ma mai rassegnati.

Una famiglia al servizio della Santa sede da generazioni. Il padre di Emanuela, Ercole Orlandi, non è più in vita, è morto senza conoscere la verita. Sembra che avrebbe detto al figlio: “ Mi ha tradito chi ho servito per tantissimi anni”. Era stato dipendente della prefettura della casa pontificia, dove ha prestato servizio in qualità di messo all’anticamera papale del palazzo apostolico con Papa Giovanni Paolo II.

Il caso della Orlandi, infatti, ha sempre attirato l’interesse dell’opinione pubblica, non solo perché irrisolto, ma anche perchè questa vicenda si colloca in quella zona grigia che ha tenuto insieme i più grandi temi degli anni Ottanta.

Il terrorismo, la criminalità, il Banco Ambrosiano e la morte di Calvi, la caduta del muro di Berlino e la figura del pontefice Santo Papa Giovanni Paolo II, bersaglio per aver finanziato il sindacato polacco Solidarnosc. Un altro punto: la pedofilia nascosta dentro le mura vaticane. Da qui tante sono state negli anni le tesi avallate. Rapita per essere scambiata con Ali Agca, l’attentatore turco di

Papa Giovanni Paolo II nel 1981, sequestrata dalla mafia per ricattare il Vaticano, presa in ostaggio per un regolamento di conti tra Ior, Banco Ambrosiano e Banda della Magliana. Fino ad arrivare agli ultimi colpi di scena. Una ipotetica molestia raccontata ad un’amica di Emanuela prima di sparire e il dossier consegnato al giornalista Emiliano Fittipaldi che rivela le spese sostenute per anni dal Vaticano per mantenere in un convitto di Londra la ragazza, poi riportata morta in Italia e sepolta in Vaticano. Documento apocrifo o manomesso, a cui mancano degli allegati fondamentali per la ricerca della verità. E si ritorna sempre a quel gioco iniziale, alla prima telefonata avvenuta la sera stessa della scomparsa in Vaticano dal misterioso Amerikano. Sempre perchè chi decide nel tempo di consegnare brandelli di verità non lo fa perchè vuole veramente fare luce sul caso.

Si assiste solo a verosomiglianze perchè è interesse di chi agisce nell’ombra di lanciare messaggi o intimorire qualcuno.

Una famiglia a cui non è mai stato dato l’opportunità di elaborare il lutto. Giornalisti, magistrati, investigatori che raccontano ciò che sono riusciti a catturare e carpire. Intanto il tempo porta via gli ultimi depositari di questa macabra danza, forse la loro unica via di fuga. Mandanti o complici di un volo spezzato.

Antonietta Pasanisi

LA DOCU- SERIE Narra in quattro episodi visibili sulla piattaforma Netflix della vicenda con filmati d’epoca, esperti e testimonianze

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Loscandalo

Province pugliesi: cercasi verde nell’inferno-cemento

Puglia verde, la speranza ormai si perde. Lo studio condotto dal quotidiano “Italia oggi”, con l’Università “La Sapienza” di Roma ha svelato la qualità della vita delle province pugliesi, sottolineando i temi di ambiente e sostenibilità. Il quadro che ne è scaturito è allarmante, poiché i capoluoghi occupano sei degli ultimi 27 posti della graduatoria. La provincia più alta in graduatoria è Bari, che non va oltre l’ottantesimo posto. Seguono Brindisi, 85esima, Lecce, 88esima, BarlettaAndria-Trani, 90esima, Taranto, 99esima, e Foggia, 101esima. La classifica è stilata in base ai dati raccolti dall’Istat e a quelli provenienti dai comuni. Sulla questione ambientale, l’unica isola felice è Lecce, mentre risultano scarse o insufficienti le altre province. Stessa storia sul tema della sicurezza: la situazione peggiora man mano, fino ad arrivare a Foggia, 103esima in questa classifica, seguita solo da Prato, Rimini, Milano e Bologna

Come ha spiegato il presidente di Legambiente Puglia, Ruggero Ronzulli, le province pugliesi sono così basse in graduatoria a causa dell’altissimo consumo di suolo urbano. Bari, per esempio, ha consumato il 50% del proprio territorio attraverso l’urbanizzazione. L’edificazione esasperata è stata consentita dalle leggi regionali di pianificazione e urbanistica, che hanno permesso ai Comuni di monetizzare. Per legge nazionale, quando un privato chiede di costruire, deve

creare intorno alla struttura dei servizi accessori, come parchi per famiglie. La legge regionale consentiva al costruttore di non occuparsi della realizzazione di aree verdi versando i soldi necessari nelle casse comunali. Così si è costruito in maniera esponenziale, privando i territori del verde.

Addirittura sono nati interi quartieri distaccati, sperduti dai centri urbani, con problemi strutturali per i residenti in tema di servizi e trasporti.

La classifica mostra come la Puglia, e tutto il Sud Italia, sia molto lontano dalle città del Nord sotto il punto di vista del verde. Con i soldi del Pnrr, molte Province hanno ricevuto finanziamenti a progetti. Questo potrebbe essere l’ultimo treno per ridurre il gap, perché sono gli ultimi finanziamenti in arrivo per rendere le città più sostenibili, all’avanguardia e sicure entro il 2026.

I punti più critici per le province pugliesi sono anche, oltre al consumo spropositato di suolo, il controllo e la chiusura del ciclo dei rifiuti. La raccolta differenziata sta migliorando, ma non abbastanza, afferma Ronzulli. I capoluoghi più virtuosi sono Trani e Barletta, che riescono a riciclare il 76 e il 70% dei rifiuti, mentre gli altri non riescono a raggiungere la soglia del 65%. La percentuale a Bari è in continuo calo. Essendo una città popolosa, tanto in centro quanto nelle periferie, avrebbe bisogno di un sistema di raccolta misto. Per i quartieri centrali si può

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Lo studio publicato da “Italia oggi” rivela una situazione raggelante. Tra questioni politiche e i fondi del Pnrr non utilizzati il sistema si è inceppato

Il presidente Ronzulli in prima linea

Legambiente punta sul miglioramento del trasporto pubblico locale, spingendo sullo spostamento in treno. Inoltre propone la realizzazione di foreste all’interno delle città per affrontare il grande caldo e scongiurare alluvioni o allagamenti. Realizzare stazioni di riciclo dei rifiuti può diventare una risorsa importante. Gli impianti per la “Forsu” (frazione organica del rifiuto solido urbano), attraverso i rifiuti organici, possono produrre biometano e biogas. È necessario sensibilizzare ad accogliere questi impianti e quelli per la realizzazione di comunità energetiche per l’energia rinnovabile. Accorgimenti fondamentali per le fasce più povere della popolazione pugliese, visti i costi dell’energia. Servono linee guida politiche chiare e affiancare i territori che combattono per realizzare questi impianti. Essere in prima linea per attuare la transizione energetica. (E.P.)

pensare a isole ecologiche intelligenti, dove i cittadini, muniti di tessera personale, conferiscono i rifiuti, che vengono verificati, pesati e controllati, anche nell’ottica di una tariffazione puntuale. Nelle zone periferiche si può invece optare per la raccolta porta a porta, che nella Bat sta dando i suoi frutti. Migliora anche la qualità dell’aria, ma, in riferimento alle ultime direttive dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’Unione europea approverà, entro pochi anni, nuove misure. Le città pugliesi sono distanti anni luce dalle nuove soglie e, ad oggi, sforerebbero di cinque volte i parametri minimi da rispettare. Anche in quest’ottica, sta migliorando la mobilità sostenibile, con il car sharing e i monopattini elettrici. Saranno aggiunte le biciclette elettriche e aumenteranno le piste ciclabili e aree pedonali. A Bari l’avvio del car sharing può essere d’esempio per le altre città. Qualche anno fa era stato provato, ma si rivelò un fallimento, mentre questa volta sarà più controllato; inoltre saranno aggiunti nuovi monopattini, fino ad arrivare a 1800. La Puglia sta spingendo sul trasporto rapido di massa, già finanziato dal Pnrr, che ha bisogno di queste novità per avere successo. Chi arriva in stazione, per esempio, avrà una vasta scelta per raggiungere il posto di lavoro e, quindi, eviterà l’auto.

Questi accorgimenti hanno bisogno del supporto politico, che, fino a oggi, è mancato.

La Regione, dal 2016, vede il proprio Piano Casa impugnato dal Governo, perché incostituzionale. In queste settimane, l’assessorato all’ambiente sta rimodulando la legge per superare le bocciature di ben 14 articoli. Quest’anno, come ha svelato Ronzulli, la situazione è stata paradossale. L’assessorato all’ambiente avrebbe proposto una legge per rivedere l’assetto urbanistico regionale. Era stata studiata e condivisa da associazioni, istituti urbanistici e ordini. Un gruppo di consiglieri del Pd avrebbe, a sua volta, presentato direttamente in Commissione regionale la legge Eco Casa, arrivando allo scontro con l’assessorato. Trovato un punto d’incontro, in Consiglio regionale il gruppo del Pd avrebbe proposto oltre 30 emendamenti, volti a snaturare l’intero accordo, approvati all’unanimità, con parere negativo dell’assessorato all’ambiente. La bocciatura del Governo è stata netta: si sottolinea come la Puglia legiferi contrastando la Costituzione.

Il miglioramento passa dalle intenzioni. Rispetto alla graduatoria del 2021, qualche piccolo passo è stato fatto, ma la crescita è stata minima e non sufficiente ad arginare la precarietà della situazione. Con le nuove proposte, se perseguite, si potranno raggiungere risultati importanti in breve termine, classe politica permettendo.

Ambiente

ZONE VERDI A BARI

Il parco dell’ex caserma Rossani (in alto), rinato nel 2022. Parco 2 giugno, nel quartiere Carrassi (a sinistra)

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Legambiente

Via Manzoni, che fare?

Ecco i nuovi spazi per tornare a vivere

Seguendo il modello adottato per alcune aree della città, anche l’ex via del commercio barese cambierà look con la creazione di zone pedonali

Rendering 3D del risultato finale degli interventi urbanistici della via commerciale di Bari, previsti per il 2023

Il capoluogo pugliese è diventato, negli ultimi anni, una meta ambita per migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo. L’amministrazione, dal canto suo, sta portando avanti idee e progetti che rendano la città sempre più a misura d’uomo, anche per i residenti. Bari è in continua evoluzione, e il modello verso cui si sta andando è quello di una città sempre più smart ed ecologica, a partire dai servizi di sharing che offre: dalle

nuove minicar elettriche ai monopattini. Al contempo, si sta lavorando alla chiusura al traffico di alcune delle aree del centro: l’ultimo caso riguarda via Manzoni, che dovrebbe diventare (in parte) pedonale nel 2023. Sono, infatti, in programma una prima serie di interventi "light" pensati per rilanciare una delle strade storiche della città, da tempo in declino, al confine tra il quartiere Libertà e il Murattiano.

Ormai ex strada del commercio barese, via Manzoni ha diversi problemi di natura logistica: diventata area di transito per i veicoli, a risentirne sono sopratutto i commercianti che hanno attività lungo la via, penalizzati perché sono venute meno le aree di sosta a disposizione di eventuali clienti. Il modello da seguire per il rilancio di via Manzoni sarebbe, dunque, quello di via Roberto da Bari, attualmente chiusa sui due isolati ad inizio e fine strada, o della centrale via Argiro. L’obiettivo del progetto è, tra gli altri, quello di permettere al quartiere di “vivere” anche al di fuori degli orari di apertura dei negozi.

Il tema della pedonalizzazione di via Manzoni è già stato discusso dalla Commissione comunale Lavori Pubblici, richiesta dal consigliere Antonio Ciaula di Forza Italia, e alla quale ha partecipato anche l'assessore ai Lavori Pubblici, Giuseppe Galasso. Gli interventi dovrebbero partire, in forma sperimentale, nei primi mesi del 2023. Il

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tratto interessato dai provvedimenti riguarderà tre isolati a partire da via Putignani, il cui accesso resterà aperto, per terminare all'altezza di via Nicolai.

Negli anni '80, via Manzoni rappresentava una delle principali vie commerciali della città. Nel corso del tempo, però, i negozianti hanno dovuto fare i conti l’aumento del costo degli affitti, con il caro bollette e la crisi economica, arrivando in alcuni casi a dover alzare bandiera bianca e abbassare definitivamente le saracinesche. Per rilanciare l’area, e dargli nuova luce in vista del Natale, alcuni esercenti della zona addobberanno le vetrine e illumineranno l’ex via dello shopping.

Il progetto del Comune per il rilancio sociale e urbanistico della zona, nella sua versione “light”, non prevederebbe interventi a livello strutturale, bensì il primo passo riguarderà l’aggiunta di una nuova segnaletica orizzontale per delimitare le zone vietate alle auto. Le pedonalizzazioni potrebbero, dunque, rappresentare un beneficio per il commercio, dando ai commercianti la possibilità di avviare anche attività diverse, così come accaduto in via Argiro e via Roberto da Bari. Guardando l’altra faccia della medaglia, però, esiste il rischio concreto che la parziale chiusura al traffico possa sortire effetti negativi: si potrebbe, involontariamente, contribuire a un’ulteriore desertificazione della zona.

Della pedonalizzazione di via Manzoni, però, si parla già da alcuni anni. Nel 2019, infatti, vi fu una mobilitazione dei commercianti della zona, che raccolsero circa 90 firme per richiedere proprio l'avvio del i lavori. Risale, invece, alla fine del 2021 l’avviso del Comune di Bari che annunciava l’assegnazione alla città di finanziamenti, forniti dal Piano di ripresa e resilienza (Pnrr), pari a 20 milioni di euro. Fondi destinati a progetti di rigenerazione urbana finalizzati alla riduzione di fenomeni di marginalizzazione e degrado sociale, nonché a un miglioramento del decoro urbano e del tessuto sociale e ambientale. Una delle misure in programma riguarda la progettazione per la riqualificazione e pedonalizzazione di alcune strade del Municipio 1, tra cui parte di via Argiro, via Putignani e via Calefati, per un totale di circa 12 mila metri quadrati. Nei primi mesi del 2023, invece, i lavori comprenderanno anche via Manzoni, per una superficie di quasi seimila metri quadrati. «Crediamo davvero che Bari - Ha dichiarato il sindaco della città, Antonio Decaro - attraverso una serie di interventi strategici che si integrano tra loro, possa vivere quella transizione ecologica che significa migliorare la qualità della vita quotidiana dei cittadini. Ci vorrà certamente del tempo ma sappiamo oggi che abbiamo creato una solida base perché Bari possa essere nei prossimi anni una città migliore di come è oggi».

L’esperto

Il professor Amendola «Il problema è reale»

Una progettazione urbanistica, oggi volta a favorire la circolazione delle auto, può avere effetti sulle relazioni interpersonali?

«Certamente quando si cammina a piedi si interagisce di più, ci sono i marciapiedi, le vie commerciali. Tutto sommato dipende anche dalle città. Adesso stanno passando ipotesi come quella della città di 15 minuti avanzata a Parigi (concetto urbano residenziale in cui la maggior parte delle necessità quotidiane dei residenti può essere soddisfatta spostandosi a piedi o in bicicletta direttamente dalle proprie abitazioni). Sicuramente aiutano l’interazione e i processi di socializzazione. Ma non c’è un estremo per cui uno li annulla o meno, da noi non siamo ancora a questo livello».

Nel caso di Bari, cosa pensa del tentativo di risollevare via Manzoni?

«Il problema, che a Bari è inevitabile, della pedonalizzazione, sperimentata su via Sparano e via Argiro, non è secondario. Creare una piazza lineare, con cinque attraversamenti veicolari, è un po’ difficile. Questo è il problema del Murattiano».

Che funzione assumono oggi queste aree pedonali? Potrebbero favorire un incontro tra le persone?

«Un po’ sì. Certamente in via Sparano ci si incontra, in via Argiro ci si siede ai bar sulla strada, eccetera… Il problema di via Manzoni è molto più complesso perché quella è l’arteria storica commerciale del quartiere Libertà, oggi profondamente trasformato. Facendo un giro per via Mazoni si vedono molti negozi chiusi, con le saracinesche abbassate. C’è un problema vero, che riguarda tutta la zona del Libertà, ancora centrata su via Manzoni e che si sviluppa verso ovest, in giù. Non credo, personalmente, che la pedonalizzazione di via Manzoni possa mutare il processo di involuzione e degrado del Libertà».

Riguardo la piazza del Redentore, crede abbia avuto effetti positivi? «Una piazza è sempre positiva. Poi il Redentore è l’angolo estremo del Libertà, costeggia la ferrovia e ha sempre avuto una forte funzione di catalizzazione. La piazza ha un compito importante, è un luogo in cui le diversità si possono incontrare».

L’INTERVISTATO Giandomenico Amendola, professore di Sociologia Urbana nella Facoltà di Architettura del Politecnico di Bari

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Lacittà

Successo e declino delle sale giochi ma no game over

Il divertimento a casa In foto il controller di una delle più famose console in circolazione. La pandemia ha accelerato la loro diffusione

Puzzle Bubble, Metal Slug, Virtua Tennis, Time Crisis, House of the Dead, Mortal Kombat e Sega Rally Championship. Un brivido che corre lungo la schiena, insieme alla puzza di sigaretta, accompagnano il ricordo di quando, poco più che ragazzino, trascorrevo la domenica pomeriggio giocando ai cabinati in sala giochi.

L’avvento di Xbox, Playstation e altre console hanno segnato il loro declino, salvo poi ritornare in una nuova veste con il business che ruota attorno ai tornei di e-sports, i campionati competitivi e internazionali di videogames. Questo ha spinto alcuni ex gestori a reinventarsi per stare al passo coi tempi e rimanere nel settore videoludico con le “esports room”

Negli anni ’90 e i primi anni 2000 erano l’”Arcadia” dei ragazzi che in casa non possedevano una delle prime console casalinghe. Accontentandomi di quello che la paghetta permetteva, mi mettevo in coda davanti a uno dei cabinati e speravo che il mio turno arrivasse prima possibile. A parte quelle delle città più grandi, i cui ambienti erano vivacizzati da graffiti colorati e fantasie anni’80, quelle delle periferie erano poco più di semplici bettole, le cui pareti erano ingiallite dalla coltre di fumo da sigaretta. Finiti i gettoni rimanevo lì ad ammirare i più grandi che potevano permettersi di rimanere più a lungo. Ad oggi sono poco più di venti le sale giochi

in tutta la Puglia ancora attive, se si escludono quelle che ospitano videoslot per il gioco d’azzardo.

“I cabinati riuscivano divertivano perché la competizione era sia virtuale che reale - ha raccontato il gestore di una delle sale giochi del capoluogo pugliesi – Nelle rivalità più accese erano concesse anche le gomitate per far sbagliare i tasti all’avversario”. A segnare il loro destino la diffusione delle nuove generazioni di console e lo sdoganamento dei videogiochi su personal computer che da mercato di nicchia si è trasformato in uno dei più remunerativi del settore. Con la possibilità di poter giocare, potenzialmente senza limiti e pagando solo all’acquisto, i cabinati hanno perso il loro motivo di esistere, diventando nel giro di pochissimi anni pezzi da collezione.

L’intrattenimento videoludico è entrato, in seguito, nella vita quotidiana di molti ragazzi che hanno poi trasportato quella competizione “gomito a gomito” delle sale giochi a quella virtuale e globale di internet. Il world wide web ha permesso a giocatori di tutto il mondo di potersi confrontare all’interno di un’unica grande “arena”, che, a sua volta, ha subito attirato l’attenzione delle più importanti software house. Sono nati così i tornei competitivi di videogames che si tengono ogni anno, tra Europa, America e Asia, e che invitano giovanissimi a partecipare grazie ai lauti premi in palio.

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Le console casalinghe hanno relegato il ruolo dei cabinati a pezzi da museo. Dopo la condanna, il futuro del gaming ha dato loro una seconda vita
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Società

Soldi apparentemente facili per chi ha la passione dei videogiochi. È nata da qui, dunque, la necessità di doversi “allenare” in vista del “virtual tenzone”.

Per farlo è obbligatorio possedere una console o un personal computer piuttosto performante e, come in un deja vù, non tutti si possono permettersele. Ecco dunque le “esports room” (sale dedicate agli sport elettronici competitivi): vecchie sale giochi che, applicando la massima gattopardiana del “se vuoi che tutto rimanga com’è, tutto deve cambiare”, si sono adattate al nuovo panorama.

Al posto dei cabinati ci sono postazioni con pc di fascia alta, in grado di supportare tutto i titoli più blasonati. Anche l’ambiente ha subito un restyle: le pareti squallide e ingiallite hanno fatto posto a litografie illuminate da luci al neon. Divani ergonomici in pelle delimitano la zona ristoro che non si limita più a espositori di snack a buon mercato, ma ospita un american bar alla moda e aperto fino a notte inoltrata.

Anche la clientela si è evoluta. Niente più ragazzini in cerca di divertimento casual e nerd emarginalizzati, ma pseudo-atleti del “gaming” e giovani adulti che non disdegnano la camicia e il pantalone elegante. “Non è stato facile – ci ha assicurato il proprietario di una delle e-room più in voga a Bari – l’investimento in attrezzatura è stato

una delle principali difficoltà. Posso però ritenermi soddisfatto: c’è sempre movimento e quel brusìo che mette di buon umore. La clientela è diversa rispetto al passato. Giocare ai videogames anche a 30 e 40 anni non è più un fenomeno ostracizzato socialmente ed è anzi un motivo di ritrovo per le uscite, al pari di una partita di pallone. I tempi cambiano e bisogna stare al passo delle esigenze dei clienti se si vuole avere successo”.

Controlli analogici Nella foto in alto, alcuni dei titoli che hanno fatto la storia dei videogames. I cabinati consentivano a due giocatori di sfidarsi

Lezione di storia

La nascita delle prime sale giochi

Mostrate in numerosissimi cult movie americani degli anni’80, le sale giochi o “arcade”, come le chiamano negli Usa, sono sorte sul finire degli anni settanta come luogo di raccolta dei primissimi cabinati realizzati dei primissimi titoli dell’industria videoludica. Lì moltissimi ragazzi della “golden generation” hanno potuto stringere le mani sugli stick di Arkanoid, Q-bert, Space Invaders, Pac-Man e Mario Bros. Giochi che sono poi finiti in numerose produzioni cinematografiche di quegli anni come “E.T. l’extraterrestre”, “Fuori di testa” e “Terminator 2”, senza dimenticare quelle più recenti come “Ready PLayer One” e “Ralph Spaccatutto”. Prima di allora questi locali ospitavano solo qualche flipper e tavoli da biliardo. Pochi sanno però che il primo videogame ad essere realizzato per tale mercato non è stato Pong, frutto della fantasia di Nolan Bushnell e Ted Dabney, nel 1972, ma Computer Space, commercializzato un anno prima.

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‘Air Jordan’ le sneakers del fenomeno sono un caso

Le Nike indossate da MJ in partita nel 1985 sono state battute all’asta per la cifra record di 520 mila euro

Nike vs NBA

Cosa succederebbe se il più grande brand sportivo collaborasse con il più grande giocatore NBA di tutti i tempi?

Non affannatevi. La risposta c’è già. Nello specifico dal 1984, quando dalla collaborazione tra ‘Nike’ e Micheal Jordan sono nate le sneakers più famose e desiderate al mondo: le ‘AIR JORDAN 1’.

Ma cosa ha portato queste semplici scarpe a diventare l’oggetto del desiderio di collezionisti, appassionati e da star di tutto il mondo? Ma soprattutto: cosa spinge le per-

I retroscena della scarpa “proibita”

“Non voglio indossarle, sembrerò un pagliaccio”. MJ non aveva nessuna intenzione di indossare le sneakers colorate. Le cose andarono diversamente, per fortuna di Nike e di Peter Moore, l’uomo che ruppe la barriera del colore nelle calzature. Negli anni ‘80 infatti le scarpe da basket erano solo bianche con sottili linee di colore che richiamavano i colori della squadra. All’NBA non piacque per niente questa idea. Il regolamento della Lega infatti prevedeva che i giocatori indossassero tutti le stesse scarpe corrispondenti all’uniforme della squadra per cui giocavano. Per oltre 20 anni, iniziò una vera e propria guerra tra il brand e l’NBA. La Lega infatti, impose una multa di 5.000$ alla Nike ogni volta che MJ indossava le sneakers bianche e rosse in campo. Come reagì Nike? Pagando le multe e incoraggiando Jordan ad indossare le sneakers in campo e creando spot pubblicitari che censuravano le iconiche sneakers proibite. Scelta vincente. (L.S.)

sone a spendere una fortuna pur di accaparrarsi il proprio paio di ‘Air Jordan’?

Per capirlo bisogna tornare indietro nel tempo, esattamente negli anni ’80. Un periodo storico nel quale tutti si sentivano speciali, il consumismo viveva il suo punto più alto e la concorrenza cresceva giorno dopo giorno. In un periodo così fertile da un punto di vista economico, il brand ‘Nike’ era ancora poco conosciuto e cercava una svolta per irrompere nel mercato.

Ma come poteva un brand relativamente giovane farsi spazio tra colossi navigati come Adidas e Converse? La ‘lampadina’ si accese nella testa del co-fondatore dell’azienda statunitense: Phil Knight.

Fu il primo a capire che la chiave per il successo del brand era spostarsi nel settore dell’intrattenimento, trovando un ‘testimonial’ che, indossando la loro scarpa, avrebbe dato visibilità e forza al loro marchio.

La scelta cadde su una delle giovani stelle più promettenti dell’NBA: la lega di basket più famosa al mondo. Il prescelto a quei tempi aveva solo 22 anni e si era appena trasferito a Chicago per giocare nei ‘Bulls’. Convincerlo a vestire Nike, non fu facile.

Il suo sogno infatti era quello di firmare con Adidas o Converse, brand molto più conosciuti all’epoca.

Per sbloccare la trattativa ci volle l’intervento della madre del ragazzo, oltre ai 500.000$ che la Nike mise sul piatto

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Indossate per la prima volta da Micheal Jordan sul parquet, hanno dato il via al culto per le scarpe. Adesso sono disponibili solo nei resell a cifre altissime
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(importo senza precedenti per un atleta fino a quel momento). Dopo la firma di quel contratto la storia del brand Nike e del ragazzo cambieranno per sempre.

Quel 22enne infatti era Micheal Jordan e nel giro di pochi anni sarebbe diventato semplicemente il più forte giocatore NBA della storia, vincendo ben 6 ‘anelli’ tra il ’91 e il ’98, diventando un’icona dello sport. Il risultato per Nike? Il successo delle Air Jordan è stato direttamente proporzionale all’incredibile carriera di MJ. La sneaker disegnata da Peter Moore, che prende il nome dalle ‘suole d’aria’ introdotte nelle scarpe da corsa Nike, ha reso celebre lo ‘Swhoos’ (nome del logo della Nike), rendendo le ‘Air Jordan’ un oggetto di culto dello streetwear e di tutti gli amanti del basket e di MJ. Da allora è diventato sempre più difficile trovare queste snkeakers sul mercato e, quando le si trova, le si paga a caro prezzo. La Nike ha infatti sempre trattato queste scarpe come un oggetto di lusso, oggetto del desiderio anche di star internazionali come Billie Eiliesh, Eminem e Drake che hanno riempito i loro armadi di Air Jordan, soprattutto dei modelli nati dalle collaborazioni con marchi dell’alta moda, come Off-White. Dove trovarle? Difficile dirlo. Se si è fortunati nel mercato dei resell. Volete un paio di Air Jordan firmate Travis Scott? Costano solo 3mila euro. Prego, si accomodi. (Luca Sattarella)

Brand e marketing

La chiave del successo è la “scarsità del bene”

Nike e MJ: quanto è importante per un brand avere testimonial famosi nel mondo dello sport?

“Per i brand è diventato fondamentale legarsi commercialmente a figure identificative di uno sport. Questo anche perché gli sport si sono sempre più “personalizzati” nel corso del tempo: proprio il caso di Micheal Jordan fu il primo nell’era del consumismo in cui un atleta era più famoso non solo della squadra in cui giocava, ma dello stesso sport che praticava”.

Nike produce pochi pezzi pur avendo una domanda alle stelle: strategia?

“La strategia della scarsità del bene è molto utilizzata da quasi tutti i brand per promuovere il mercato di prodotti high end: produrre pochi pezzi per insinuare nella mente del consumatore un crescente desiderio di possesso. Ma per le Jordan c’è un altro fattore fondamentale: la personalizzazione. Le scarpe non sono così difficilmente reperibili, ma sono pochissimi i pezzi accumunati da una stessa fantasia. Questo ha reso la sneaker un oggetto unico, che rappresenta la personalità di chi la indossa, e non più considerata come accessorio informale, bensì come oggetto di tendenza”.

Il mercato del resell è un vantaggio o uno svantaggio per Nike? “Penso che il mercato resell non possa che portare benefici per il prodotto Nike: un possessore decide di vendere il proprio paia di scarpe molto spesso non perché non sia più attratto dalla scarpa in sé, ma in quanto non si sente più “rappresentato” da questa. Il beneficio di Nike è avere quindi un possessore in più delle proprie scarpe che, seppur non pagante, aumenta la pervasione del mercato. Il venditore, invece, molto probabilmente utilizzerà i fondi ricevuti per comprarsi un paio di air jordan nuovo”.

Il successo delle Jordan avrà una fine? “Il marchio Air è presente sul mercato da talmente tanto tempo che mi viene difficile pensare ad una perdita di appeal; anzi immagino che fra qualche anno sarà sempre crescente il fascino vintage dei modelli più vecchi. Un rischio però c’è: la nascita di un nuovo MJ così forte commercialmente da far dimenticare ai consumatori il motivo del successo Air Jordan”. (L.S.)

Ilfenomeno

L’ESPERTO Fabio Giannandrea, laureato in ‘Economia degli Intermediari Finanziari’ all’Università degli studi di Bari

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Ai Mondiali in Qatar 2022 chi ha FIFA dei diritti civili?

Forse, tra un tiro in porta e un contropiede, passerà in sordina. I mondiali in Qatar, però, continuano tra le polemiche sui diritti negati. Una semplice fascia arcobaleno con scritto “One Love” è stata proibita, pena un’ammonizione da parte dell’arbitro. Una censura in piena regola contro l’essere sè stessi. Dalla Fifa fin da subito è arrivato il monito: “si parli solo di calcio”. Un paradosso per la federazione, sempre impegnata per il rispetto e per contrastare ogni forma di razzismo, che ha assegnato il Mondiale al Qatar, un Paese in cui manca il rispetto

dei diritti umani e civili, come denunciato già da Amnesty International. La mano sulla bocca in segno di protesta della squadra tedesca è un chiaro segnale per smuovere il tema, anche se non basta. E pensare che il governo qatariota considera l’omosessualità ancora un reato. Ma non basta, il Qatar costringe i lavoratori stranieri a condizioni disumane, tanto che il Parlamento europeo ha condannato la morte di migliaia di lavoratori migranti durante i preparativi per la Coppa del Mondo. Una violazione in mondovisione. (24 novembre)

Esteri

Tecnologia

Guerra

in

Ucraina, di nuovo il “Generale Inverno”

Ucraina. Dopo 279 giorni, il conflitto che sta dilaniando il Paese è arrivato a nuovi punti di sblocco. Nelle ultime due settimane le truppe russe hanno lasciato Kherson, in precedenza da loro occupata, e si sono ritirati dietro la sponda est del fiume Dnipro. Una manovra militare che può dar l’impressione che l’esercito del Cremlino sia in una situazione scomoda, obbligato ad arretrare, per giunta su un territorio tanto vantato da Putin come obiettivo territoriale raggiunto. Ma l’armata russa è in difficoltà, non in ginocchio, e in guerra arretrare non vuol dire di conseguenza ritirata. Questa sofferta manovra ha un lato positivo: rafforzare la linea di difesa per il Donbas e compromettere il più possibile l’avanzata della controffensiva ucraina. Di risposta sono aumentati i massicci attacchi missilistici russi, con una media di almeno 100 ordigni esplosi al giorno. Obiettivi principali, tutte le infrastrutture primarie. A causa di ciò, con l’inverno alle porte, almeno 6 milioni di ucraini sono al freddo e senza elettricità. La comunità internazionale non resta però a guardare e continuano ad arrivare aiuti militari, soprattutto dagli Stati Uniti, oltre alla proposta della Commissione Eu di costituire un tribunale ad hoc per i crimini di guerra russi. (30 novembre)

finita l’era dei social media

Dopo Twitter e Fb a chi tocca?

I Social stanno perdendo utenti. Un declino che ha colpito Facebook e Twitter, che continuano a crescere in termini di utile, ma non con i ritmi sperati. Una decadenza graduale, iniziata già a partire dal 2017. Nell’ultimo trimestre, gli utenti hanno passato meno tempo su Facebook, con una riduzione stiamata sulle 50 milioni di ore al giorno. Numeri che se sommate alle altre spese, hanno portato ad un crollo dei titoli che hanno registrato una perdita del 20%. Stessa sorte anche per Twitter che, a partire dal 2018, ha subito una riduzione degli utenti attivi calcolata con un meno 1.000.000 rispetto al trimestre precedente. Conseguenze che hanno abbassato i titoli di Wall Street ( 14%).Quali sono le cause? Prima di tutto la perdita di fiducia dei social e poi, la creazione di profili falsi, fake news e la questione della privacy. (16 novembre)

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Le coop del sindacalista sotto accusa

Sul caso Soumahoro

SI si spacca in due

La bufera scoppiatta attorno a Aboubakar Soumahoro, deputato dell’alleanza Sinistra Italiana, ha causato una spaccatura anche all’interno dell’ala d’opposizione. Tutto è iniziato con le denunce presentate dai lavoratori delle coop, che lamentano il mancato pagamento degli stipendi. Da lì, le indagini della Procura di Latina: a Marie Therese Mukamitsindo, suocera di Soumahoro, sono contestati i reati di malversazione, truffa aggravata e frode in pubbliche forniture. Inoltre è emerso che, in 20 anni di attività, i fondi ottenuti hanno raggiunto i 60 milioni di euro.

Soumahoro si è autosospeso dalla sua attività parlamentare, ma nel frattempo i membri di Sinistra Italiana hanno cominciato ad accusare Nicola Fratoianni: secondo una decina di dirigenti di Si, firmatari di una lettera rivolta al leader, i vertici erano “perfettamente a conoscenza, da molto tempo prima della candidatura“ dei fatti controversi che

Pienone a Bari

Gli sconti Black Friday per i regali di Natale

riguardavano Soumahoro. Anche don Andrea Pupilla, responsabile della Caritas di San Severo (Foggia), riferisce di aver allertato Fratoianni durante la campagna elettorale, ma senza successo. La segreteria del partito, però, ha respinto tali accuse. E Fratoianni si dice “non pentito” della scelta di candidare l'ex sindacalista ivoriano.

(17 novembre)

PAGINA A CURA DI:

Silvio Detoma

Rosanna Luise

Giancarla Manzari

Carmen Palma

Emanuele Saponieri

Francesco Ventrella

Il bilancio del black Friday, usanza americana di saldi dell’ultimo venerdì di novembre, a Bari è positivo ma non troppo. Ad avere la meglio le grandi catene che hanno proposto sconti vantaggiosi. Ad esempio da Zara alcuni capi erano al 40% di sconto, mentre da H&M si poteva ottenere un 20% su tutto. Le vie del centro di Bari, comunque, si sono riempite di cittadini in cerca del-

l’occasione degli sconti approfittando anche per poter fare qualche regalo di Natale . «Il commercio sta andando,sottolinea Raffaella Altamura, presidente Confesercenti Bari-Bat - nel senso che, come al solito, la grande distribuzione, grazie anche a piani di comunicazione e marketing, sta lavorando abbastanza bene. Più difficoltà stanno avendo gli esercizi di vicinato».

Sul mercato

Cr7-Red Devils, è addio. Dove finirà ora il fenomeno portoghese?

Come un fulmine a ciel sereno, è scoppiata la notizia del divorzo tra Cristiano Ronaldo e il Manchester United. Ad annunciare la separazione tra il fenomeno portoghese e i “Red Devils”, arrivata tramite rescissione consensuale, lo stesso club inglese. Quale sarà, adesso, il futuro di Cristiano Ronaldo? Sicuramente la sua testa è concentrata sul mondiale in corso in Qatar, ma l’asso lusitano si trova sul mercato. Chiaramente, non sono tante le opzioni sul tavolo per quello che potrebbe essere l’ultimo step della sua favolosa carriera, perché non sono tanti i club che possono permettersi di pagarne l’ingaggio. Tra le ipo tesi più accreditate, all’orizzonte fa capolino l’interesse della proprietà saudita del Newcastle, che potrebbe permettere a Cr7 di proseguire l’avventura in Premier League. Ma nella rosa delle possibilità potrebbe ventilarsi anche un’opzione proveniente dall’Arabia Saudita, dove qualche club sarebbe pronto a tornare alla carica, offrendogli un ricco contratto. (22 novembre)

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