





La locandina del Concorso Internazionale promosso dalla Rai per la premiazione dei prodotti radiotelevisivi
Il Prix Italia per la sua 74^esima edizione ha fatto tappa a Bari. Il Concorso Internazionale promosso dalla Rai ha scelto il capoluogo pugliese per premiare le migliori produzioni di radio e televisione che hanno affrontato il tema al centro di quest’edizione 2022: la sostenibilità.
“Sustainable Me” è una sfida per le emittenti radiotelevisive che scelgono di adottare sistemi sempre più sostenibili nell’ambito lavorativo e che spingono verso la promozione ambientale.
“Sostenibilità è una parola essenziale: parla del nostro futuro e della nostra capacità di avere un impatto sul mondo”. Sono queste le parole dette ad apertura del Prix Italia da Marinella Soldi, presidente della Rai. La presidente ha poi aggiunto: “In Rai abbiamo deciso di porre la sostenibilità al centro delle nostre strategie, per rispondere al meglio alla missione di servizio pubblico, contribuendo al benessere delle nostre comunità e dei cittadini”. Anche il presidente del Prix Italia e Controller Bbc radio, Graham Ellis, all’inaugurazione nel teatro Petruzzelli di Bari, ha sottolineato l’importanza di essere più “green”. “Per noi della BBC è stata una sfida editoriale e tecnica formidabile fornire la copertura mediale per la morte della Regina, ma è stato un momento di cambiamento che ci ha portato a riflettere anche sull’impatto ambientale, l’anima di questa 74^esima edizione del Prix Italia 2022”. (R.L)
Un tema caro alla presidente della Rai, Marinella Soldi, e al presidente del Prix Italia e Controller, Bbc radio, Graham Ellis, che hanno sottolineato come oggi il tema ambientale deve essere una priorità per tutte le aziende e soprattutto per i “new media” che devono scegliere metodi il più possibile sostenibili.
Sono i due giganti massmediali, quelli della Rai e della Bbc, che superando i confini della distanza e della lingua, hanno lavorato per un fine comune: la tutela e la promozione del pianeta.
Una necessità comune che ha generato un connubio perfetto tra due Pesi, l’Italia e l’Inghilterra e non solo, ha coinvolto anche il mondo del sistema radiotelevisivo, spettatori compresi.
Di qui l’importanza del Prix Italia, inteso come cassa di risonanza e vetrina per dibattiti, workshop, laboratori e incontri per riflettere sul tema della sostenibilità e proporre soluzioni concrete.
L’intera organizzazione e realizzazione degli eventi in programma, suddivisi nelle giornate comprese tra il 4 e l’8 ottobre, ha tenuto conto dell’impatto ambientale e ha adottato soluzioni “green”.
In primo luogo, la registrazione agli eventi, resa possibile grazie ad un apposito link inviato per email con cui ci si poteva registrare e prenotare il posto. Questa opzione ha consentito di evitare spostamenti di massa al
A Bari concluso il Concorso Internazionale Rai che premia le migliori produzioni di radio e televisione. Al centro il tema della sostenibilità ambientale
botteghino per attivare l’accredito fisico e di velocizzare i tempi, senza l’emissione di biglietti fisici.
Ma non solo, il Prix ha pensato anche a chi non ama il digitale e ha predisposto un botteghino fisico per chi avesse bisogno di “aiuto” per la prenotazione. La postazione è stata realizzata con carta riciclata e gli inviti dati ai cittadini sono stati al 100% sostenibili. I biglietti, emessi dal botteghino, meglio noti come “eco-card” sono stati realizzati con uno speciale tipo di carta fatta di semi, che una volta piantata, produrrà margherite
o fiori di campo.
Impatto ambientale pari a zero, anzi, i biglietti fatti di carta piantabile, contribuiranno ad accrescere il verde ambientale. Ma le novità per questa edizione non finiscono qui e sono tutte “green”.
Ad esempio, gli spazi allestiti per gli incontri sono stati realizzati con carta e cartone riciclato.
In più, i gadget dati agli ospiti sono stati bottiglie termiche e riutilizzabili e sacche fatte in cotone.
Rosanna LuiseLa bottiglia ecologica, il budget d’ingresso fatto con carta piantabile e la sacca100% in cotone (foto: Rosanna Luise)
Durante le cinque giornate del Prix Italia Rai 2022, i 12 studenti del Master in giornalismo di Bari hanno partecipato attivamente alle iniziative promosse dall’Ente radiotelevisivo.
Interviste, riprese, scrittura di articoli per il web e per le testate del master sono solo alcune delle attività in cui sono stati coinvolti i giovani praticanti.
Grazie alla “challenge” YLab, inserito dalla Rai all’interno delle giornate dedicate alla promozione della sostenibilità e del settore green e interamente dedicato alla premiazione delle giovani menti, l’evento è stato esteso anche alla partecipazione delle scuole secondarie di primo grado e alle università.
L’obiettivo della sfida tra università e scuole è quella di creare, nell’ambito delle iniziative promosse nei panel del Prix, prodotti multimediali e progetti che sensibilizzino al tema della sostenibilità ambientale e che possano offrire delle soluzioni concrete all’inquinamento ambientale e al rispetto della natura.
I praticanti del Master in giornalismo, invece, hanno provato l’esperienza indimenticabile di essere relatori per un giorno e di intervistare in diretta televisiva sui canali Rai, Tommaso Ghedini, Capo della Divisione di Strutture, meccanismi e materiali dell’Agenzia Spaziale Europea, in video collegamento. In più hanno realizzato una clip conclusiva per la premiazione dei progetti YLab e proiettata in diretta televisiva. (R.L)
Il contributo dei praticanti del Master in giornalismo di Bari
L'evento "Il futuro è nello spazio" con Ghidini, Capo Divisione Strutture dell’Agenzia spaziale europea
Un incontro spaziale quello con Tommaso Ghidini, a capo della Divisione di Strutture, meccanismi e materiali dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) moderato dagli studenti del Master in giornalismo di Bari. Tante le domande e le curiosità da sapere sul lavoro nello spazio e sul futuro che verrà, proprio perchè Ghidini è a capo di laboratori e centri di calcolo di fama e livello mondiale.
L’incontro è avvenuto nella Sala Murat di Bari, in occasione della 74esima edizione del Prix Italia, dal titolo “Sustainable Me”, la rassegna internazionale promossa dalla Rai che premia il meglio delle produzioni tv, radio e web. In particolare la Divisione garantisce l'integrità strutturale dell'intera gamma di programmi e missioni spaziali dell'ESA.
Il dibattito è iniziato sui limiti delle risorse sul pianeta Terra, sottolineando che è un pianeta per sua natura finito, mentre il modello di produzione prevede lo sviluppo infinito come se anche le risorse lo siano.
Ghidini ha spiegato che la conquista dello spazio, di altri pianeti, e dunque di altre risorse, potrebbe dare l'illusione che il problema è risolto. Ha aggiunto che non si deve avere l’impressione che chi si occupa di attività spaziali lo fa perché questo mondo è spacciato. Non è cosi. La priorità dell’agenzia spaziale europea e delle altre aziende mondiali, rimane la Terra. Preservare la nostra vita sulla Terra, e preservare la vita della Terra.
Ci sono tante missioni che fanno questo, ad esempio controllare i 50 parametri che dominano il climat change, il cambiamento climatico.Segnalano la qualità dell’aria che respiriamo.
Ci dicono dove trovare umidità e dove impiantere culture per risolvere il problema dell’alimentazione. E’ questo uno dei vantaggi di vedere la Terra dallo Spazio. Ci danno la sicurezza di ciò che facciamo sulla Terra, le dighe, o le scuole per i nostri figli. Attraverso questo lavoro si vuole scoprire nuovi mondi come quello solare, che è il più vicino: la Luna e Marte. Ghidini ha specificato che si cerca di capire cosa è successo a Marte, dato che prima era esattamente come la Terra e poi, con un invecchisamento precoce, è diventata deserto. Vanno lì non per dare la terra spacciata ma per capire se può succedere anche qui. Cercano di capire se c’è stata vita su Marte e se può tornarci. In questa ottica, Marte, la Luna e gli asteroidi, offrono molte risorse che sulla Terra sono limitate. Oltre a queste risorse minerali e materiali, offrono opportunità di spazi nuovi, di riciclo e di sviluppo di tecnologiche che possono aiutarci sulla Terra.
Per quanto riguarda la conquista della Luna, Ghidini ha preso come esempio una famosissima foto scattata da tre astronauti dell’Apollo 8, chiamata “earthrise”, la Terra che sorge. Nessuno aveva mai visto prima di questo scatto la Terra da quella prospettiva.
A Bari in collegamento per il Prix Italia, il grande ingegnere ha risposto alle domande degli studenti del Master in giornalismo dell’Università
Si è proprio vista la Terra sorgere, e la foto è anche a colori. Un austronata rimase colpito dal colore della Terra, il blu dot, meravigliosa e delicatissima Terra, rigogliosa nel nero dello spazio e nel grigio della Luna. Questa è stata la cosa più importante della missione. Ci hanno regalato una nuova coscienza di noi, facendoci capire, per la prima volta, quanto la Terra fosse preziosa e quanto lo è la vita su di essa. Questa immagine è stata utilizzata come icona per tante associzioni come ad esempio quelle riguardanti la fame del mondo.
La missione “Apollo” ha portato 135 nuove tecnologie, tra le quali la tac. Un brevetto per cercare difetti delle astronavi, ora serve per la diagnosi sulle persone. Sfide che ci aiutano a migliorare tutte le nostre tecnologie.
Ghidini ha anche spiegato che la differenza tra Spazio e Terra è l’ambiente. Sulla Terra c’è la gravità, qui siamo protetti dalle radiazioni, abbiamo l’atmosfera respirabile. Sullo Spazio non c’è la gravità, ci sono radiazioni e c‘è l’assenza di peso.
C’è una missione da vicino, 40 milioni di km dal Sole, con radiazioni e temperature altissime, e particelle che travolgono le astronavi: sono l’ambiente che l’Esa riproduce sulla Terra per garantire che ciò che volerà nello Spazio, potrà farlo in sicurezza anche per decine di anni.
L’Esa ha preso anche il green come uno dei
suoi pilastri strategici. Ha un programma che si chiama “clean space”, con l’intento di progettare satelliti che non inquinano, come se fossero biodegradabili, riportandoli sull’atmosfera dissolvendoli. Ad esempio un polipo che aggangia i satelliti e li porta su un orbita lontana. Si cerca di dare un esempio: tutti possono fare qualcosa per la Terra e l’ambiente in cui viviamo.
Tommaso Ghidini è a capo della Divisione di Strutture, meccanismi e materiali dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Con laboratori e centri di calcolo di fama e livello mondiale, la Divisione garantisce l’integrità strutturale dell’intera gamma di programmi e missioni spaziali dell’ESA.
Collabora anche con il Dipartimento di Meccanica del Politecnico di Milano, dove ha tenuto il primo corso europeo sulla stampa 3D di componenti per lo spazio.
Portavoce ufficiale dell’ESA, è attivissimo nella divulgazione scientifica e tiene speech apprezzati in tutto il mondo. Parallelamente alle sue attività istituzionali, coltiva incessantemente la grande passione per il volo. A settembre esce il suo primo libro, “Homo Caelestis. L’incredibile racconto di come saremo” (Longanesi).
G.M.Schema/esempio della base militare Jupiter di Spinazzola, in caso di attacco gli ordigni sarebbero partiti da qui
Dall’inizio della guerra tra Russia e Ucraina il livello di preoccupazione degli italiani si è moltiplicato. Secondo l’ultimo sondaggio dell’agenzia Ipsos del 13 ottobre, solo un intervistato su dieci non si definisce preoccupato. Un italiano su cinque crede che ci stiamo avvicinando a una guerra mondiale. Ma una paura che sta aumentando è quella della minaccia nucleare. Infatti, l'uso dell'atomica è ritenuto probabile da un intervistato su tre ed è in crescita anche l'incertezza a riguardo.
Prima del conflitto, nel 2018, una presa di posizione netta venne fuori dai risultati dei sondaggi condotti da YouGov e commissionati dalla Campagna internazionale per l'abolizione delle armi nucleari (ICAN) e dai suoi partner europei. Fu evidente uno schiacciante rifiuto delle armi nucleari. Il sondaggio di opinione è stato condotto nei quattro Paesi dell'UE che ospitano armi nucleari statunitensi: Belgio, Paesi Bassi, Germania e Italia.
La maggioranza degli italiani vuole un mondo senza armi nucleari, a partire dal nostro Paese. Ben il 72% dei cittadini si è detto favorevole all’adesione al Trattato ONU di proibizione delle armi nucleari mentre il 65% ritiene che si dovrebbero eliminare dal nostro territorio le testate nucleari statunitensi attualmente presenti nelle basi di Ghedi ed Aviano. Per il 78% alle istituzioni finanziarie italiane dovrebbe essere impedito
di investire in società coinvolte nella produzione delle armi nucleari e per un significativo 59% i cacciabombardieri attualmente in acquisizione (i famosi F-35) non dovrebbero essere dotati della “doppia capacità” anche nucleare.
Il sondaggio non poteva tenere conto che di lì a due anni ci sarebbe stata la pandemia globale da Covid-19, evento che naturalmente può solo aver influito sul grado di fiducia delle persone nei confronti di un futuro meno travagliato da guerre e calamità.
Girando per Bari le opinioni ascoltate riguardo un rischio di guerra nucleare sono state differenti: “Sono molto spaventata, ho una figlia di 8 anni e al solo pensiero che possa vivere in un mondo dove premendo un semplice bottone si possano distruggere intere città o stati non mi fa stare per nulla tranquilla”, ha detto Laura, 40 anni, commerciante. “Il rischio c’è ma non voglio pensare che non abbiamo imparato dai nostri errori, a dire il vero io sono più spaventato per il Covid-19, dopo 3 anni con continue e nuove varianti non so più cosa pensare”, ha dichiarato Giovanni, 68 anni, pensionato.
"Credo che la minaccia del nucleare sia usata in quanto incute profonda paura nella popolazione. Nel 2022 esistono molti mezzi di distruzione, ma pochi toccano così tanto l'opinione pubblica. Penso che la paura sia un’arma più efficace”, Marco, 25 anni, stu-
La crescita delle tensioni nel conflitto tra Russia e Ucraina ha portato a un aumento della preoccupazione riguardo l’impiego di ordigni nucleari
dente lavoratore.
Ma c'è stato un tempo in cui tensioni simili videro protagonista proprio la nostra Puglia. Era la fine degli anni '50, in piena guerra fredda tra gli Stati Uniti e l'allora Unione Sovietica, gli americani, in accordo con il governo italiano in quel periodo guidato da Amintore Fanfani prima e Antonio Segni poi, costruirono sulla Murgia (unico sito di tutta l'Europa occidentale) dieci basi missilistiche "Jupiter". Il loro scopo era rispondere alla superiorità strategica che l’Unione Sovietica aveva acquisito in quel periodo. Le strutture ospitavano, in totale, 30 missili nucleari (tre per ciascuna base) ready to fire, ovvero pronti a partire in direzione Mosca. Ogni missile era alto circa 30 metri e aveva una testata nucleare di 1.45 megatoni, ovvero una potenza distruttiva cento volte superiore a quella delle bombe atomiche lanciate nel 1945 su Hiroshima e Nagasaki. Le basi vennero costruite a partire dal 1959 (e poi smantellate nel 1963) a Spinazzola, Gravina, Altamura, Bitonto, Matera, Irsina (Mt), Acquaviva, Gioia del Colle, Laterza e Mottola. Luoghi considerati isolati e dove la gente faceva poche domande. Adesso sono luoghi abbandonati di cu rimangono solo macerie o le poche torrette di avvistamento ancora in piedi.
L’Italia non è però immune alla minaccia nucleare russa ribadita nelle ultime settimane dal suo presidente, Vladimir Putin. Il nostro
Paese ad oggi non produce né possiede o è dotato di armi di questo genere. Ma come è noto fa parte dell’Alleanza Atlantica. Non a caso ospitiamo, in almeno due modalità, un’offensiva bellica di questo genere. D’accordo con gli Stati Uniti, storico alleato e oggi partner strategico della politica militare a sostegno dell’Ucraina e in contrasto con la posizione di Putin.
Le due basi militari italiane dove sono collocati ordigni nucleari americani si trovano, come detto, a Ghedi (Bs) e Aviano (Pn). Nella prima si realizza il “Nato nuclear sharing group” dove il Paese ospitante mette a disposizione il vettore di trasporto, mentre gli americani forniscono l’ordigno. In pratica alcuni velivoli della nostra Aeronautica, oggi i Tornado e a breve gli F35, sono dotati di bombe di questo genere. Una prima stima parla di 60 ordigni ma si ritiene possano essere almeno 100. Ad Aviano ci sono invece aerei Usa attrezzati per il trasporto e il lancio di ordigni di questo genere. Con le ultime minacce di Putin è evidente come entrambe le basi siamo ora nello stato di massima allerta. Per quanto la paura aumenti non bisogna lasciarsi soggiogare. Sebbene la diplomazia e la ricerca del colloquio possano sembrare sempre meno efficaci, restano le uniche armi per evitare il peggiore degli scenari possibili e perseguire la pace.
COSA È RIMASTO Torretta d’ avvistamento della base Jupiter di Altamura: in Puglia erano dieci e sparse per tutta la Murgia
Nella Commissioni I e IV del Consiglio regionale pugliese sono passate tre proposte di legge contro gli aumenti energetici
Tempo di rincari energetici, bollette salate e attività sul punto di chiudere. Anche la Regione Puglia, come aveva già fatto la Basilicata qualche mese fa, si doterà di misure di contenimento dei costi energetici. Lo farà attraverso le compensazioni territoriali, dopo l’approvazione all’unanimità, nelle commissioni I e IV, di tre proposte di legge, una a firma Davide Bellomo (Lega) un’altra firmata Fabiano Amati (Pd) e l’ultima da parte dell’assessore allo sviluppo economico Alessandro Delli Noci. L’ultima parola spet-
terà però al Consiglio regionale, che legifererà il prossimo 18 ottobre.
Ai pugliesi spetterebbe una “compensazione” del 3% del valore del gas trasportato per un abbattimento di 50 milioni sulle bollette, al fine di ridurne i costi. Tutto nasce dalla volontà delle aziende Tap e Snam, espressa fin dal loro insediamento sul nostro territorio, di versare un valore corrispondente alle “responsabilità sociali”. Al tempo stesso, oltre al trasporto del gas, la manovra toccherà tutte le altre aziende del
Sul versante della transizione ecologica e delle fonti rinnovabili la Regione Puglia aveva già fatto un passo in avanti con il “reddito energetico”, una misura, proposta lo scorso maggio, grazie al quale i pugliesi hanno la possibilità di acquistare e installare impianti energetici puliti tramite l’erogazione di contributi a fondo perduto.
Ma ci sono anche alcuni spiragli di luce. La raffineria Eni di Taranto, nel frattempo, è tra i beneficiari italiani, con quella di Gela, di un supporto pubblico promosso dalla Commissione Europea.
Il progetto comune, notificato da 13 stati membri, servirà per la produzione di idrogeno verde, prodotto esclusivamente da fonti rinnovabili, tramite la tecnologia PEM. Nelle vicinanze dell’impianto sarà installato un elettrolizzatore da dieci megawatt. Un toccasana per la decarbonizzazione. Intanto, si parla anche di biogas e biometano, settori energetici in cui la Puglia e in particolar modo la provincia di Foggia, può considerarsi tra i capofila.
La Regione, infatti, ha all’attivo almeno 50 impianti che potrebbero accedere agli investimenti del “Piano nazionale di ripresa e resilienza” e varie aziende in grado di coniugare il settore agroalimentare alla produzione di energia. Anche la provincia di Lecce potrebbe essere il terreno per un’altra fonte rinnovabile, l’energia geotermica. Uno studio del Cnr ha infatti accertato il potenziale sul territorio anche se resta l’attesa per finanziare le ricerche. (S.D.)
Per contrastare i rincari e salvare le attività commerciali costrette ad abbassare le saracinesche la Regione ha lanciato tre proposte
La corsa alle energie pulite per salvare l’economia
A tutto “green”
settore energetico pugliese, dai grandi impianti eolici a terra e off shore, alle infrastrutture di connessione elettrica.
Il colmo è che l’ormai famoso gasdotto Tap (Trans-Adriatic-Pipeline) che lambisce le coste di Melendugno, nel Salento, attaccato da ambientalisti e politici, si è scoperto una risorsa fondamentale per la Puglia, in un periodo di chiusura dei rubinetti russi verso l’Italia e l’Unione Europea.
Misure, arrivate troppo tardi, ma resesi necessarie e quasi scontate per contrastare le difficoltà dei cittadini, che si vedono recapitare bollette esorbitanti, dopo anni di crisi economica e sanitaria a cui si sono aggiunti i mesi di guerra in Ucraina.
Molte attività e molti comuni non riescono a reggere il peso degli aumenti. Così come è accaduto alla catena dei “Caroli hotel”, sempre in Salento, in un primo momento costretta a chiudere per una bolletta da 500mila euro e poi ripartita con l’implementazione di pannelli fotovoltaici.
Il presidente dell’Anci, Antonio Decaro, ha lanciato l’allarme per un dialogo con il nuovo Governo al fine di arginare questo oneroso problema. Servirebbero addirittura un miliardo di euro per aiutare famiglie e imprese a superare un inverno che si preannuncia piuttosto freddo.
La Regione Puglia, ad ogni modo, ha provato a correre ai ripari per salvare il salvabile.
Silvio DetomaCosì come la Basilicata, anche la Puglia sta trovando soluzioni per ovviare ai rincari energetici con la richiesta di “compensazioni” alle aziende energetiche presenti sul territorio, tra cui anche la tanto criticata Tap. La transadriatic-pipeline, che tocca le coste di Melendugno, dopo la chiusura dei rubinetti russi da parte dell’Occidente, rimane una delle principali vie del gas verso la Puglia e l’Italia. Cosa ne pensa di questa tendenza?
Per la Tap il caso è diverso rispetto alla Basilicata, è un gasdotto che proviene da giacimenti esterni, quindi dobbiamo confrontarci con un altro Paese per le quali sono previste compensazioni. Una misura che può essere ampliata allargando anche la platea, dando impianti fotovoltaici gratuiti ai cittadini e magari utilizzando questi 50 milioni di euro. Più che spendere soldi per abbattere le bollette, servirebbe spenderli per dare degli impianti di energia rinnovabili ai cittadini e alle famiglie. Una situazione particolarmente difficile che si sta ripercuotendo sulle tasche dei cittadini e sulle attività commerciali che molto spesso non riescono ad andare avanti, aggravate dal peso della crisi economica e della pandemia. In che modo dovrebbero intervenire le istituzioni pugliesi?
Al momento servono delle misure di breve periodo giusto per tamponare gli aumenti, quindi dare dei ristori a compensazioni dell’aumento dei costi. Misure per rendere strutturale il superbonus energetico, ampliandole non solo ai cittadini, ma anche alle piccole e medie imprese e le partite IVA. La Puglia si conferma terra di investimenti in energia rinnovabile, anche se spesso ci si scontra con le amministrazioni comunali. Penso al caso delle pale eoliche off shore in Salento, combattute anche in Consiglio regionale. È ancora possibile investire in energia pulita in Puglia?
Sulla storia del primato della Regione è vero, ma c’è bisogno ancora di installare gli impianti di energia rinnovabile, anche nei centri storici con il fotovoltaico, a patto che non sia visibile l’impianto dall’esterno.
Per la questione dell’eolico è normale che la Puglia abbia dei luoghi di prestigio da proteggere. (S.D.)
Antonio Trevisi, salentino, eletto al Senato per il Movimento Cinque Stelle, energy manager, ex consigliere della Regione Puglia
In alto, da sx, il sindaco di Bari Decaro, il governatore Emiliano e la presidente Rai Soldi. In basso, il “Margherita”
P come Prix Italia, P come Puglia. Per la prima volta, il concorso organizzato dalla Rai, che dal 1948 premia, sotto l’alto patronato del presidente della Repubblica italiana, l’eccellenza nelle produzioni radio, tv e web, sbarca in Puglia, muovendosi negli spazi offerti dal capoluogo. Bari e tutta la regione, così, si confermano meta sempre più ambita anche per l’organizzazione di eventi che si estendono su più giornate.
Ampi meriti sono da riconoscere a chi non solo ha creduto in questa regione, ma soprattutto si è dimenato tra le difficoltà per permetterle di scalare la classifica dell’appetibilità. In primis, il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, salito sul palco del Teatro Petruzzelli di Bari durante il gala di apertura della kermesse internazionale organizzata dalla Rai. «Il Prix Italia è una grande manifestazione della televisione di Stato italiana che la Regione ha voluto qui in Puglia e questo per noi è un onore grandissimo», ha rivendicato con orgoglio il governatore.
Il concorso internazionale Rai, inoltre, totalmente incentrato sulla sostenibilità, oltre a rappresentare una grande vetrina per la Puglia, si immette sulla stessa lunghezza d’onda dell’amministrazione regionale, perché «è un evento culturale che va nella direzione che la Regione ha sempre preso: investire in cultura, in relazioni, in sostenibilità ambientale e valoriale perché per avere
sviluppo sostenibile ci vuole anche giustizia ed eguaglianza», ha ricordato ancora il presidente Emiliano. Tanto c’è ancora da fare, ma, allo stesso tempo, tanto è stato già fatto: «Solo diciotto anni fa sembrava tutto perduto in questa terra – ha aggiunto Emiliano - Quando è bruciato il Petruzzelli, quando non riuscivamo a tenere aperti i luoghi della cultura, quando non riuscivamo a depurare le acque. Oggi invece abbiamo il mare più pulito d’Italia grazie agli investimenti di Acquedotto pugliese, una delle aziende ambientali più grandi d’Europa, siamo lanciatissimi per candidare Taranto a polo dell’idrogeno italiano, per supportare la decarbonizzazione delle fabbriche che a Taranto avvelenano l’aria. E siamo la terra –ha concluso - che ha avuto il coraggio di demolire ecomostri, che ha bonificato le fabbriche d’amianto, siamo impegnati nelle relazioni col mondo per cercare modalità diverse per costruire la pace. In Puglia nessuno è straniero».
E, sempre a proposito dell’impegno delle amministrazioni, il sindaco di Bari, Antonio Decaro, come è effettivamente poi avvenuto il giorno successivo, ha annunciato la firma, da parte dei 41 sindaci dell’area metropolitana, del patto per il clima e per l’energia, su proposta della Commissione Europea, «cercando di sfruttare la straordinaria risorsa dei fondi Pnrr, che non sono importi in euro da tabelle Excel, ma si traducono in autobus
Non solo Prix Italia. Il capoluogo si trasformerà con i nuovi polmoni verdi, mentre aziende tecnologiche garantiranno migliaia di assunzioni
elettrici, efficientamento energetico di immobili pubblici e alloggi popolari, impianti per il recupero dei rifiuti, chilometri di piste ciclabili e chilometri quadri di forestazione urbana», ha aggiunto il primo cittadino. E a proposito di Pnrr, il capoluogo pugliese sta vivendo una vera e propria trasformazione: un territorio in continua evoluzione, con cambiamenti radicali che erano iniziati già nell’era da sindaco dell’attuale presidente di Regione, poi continuati con l’amministrazione Decaro e oggi ancor più evidenti e necessari grazie agli straordinari fondi dell’Unione Europea. Con i 770 milioni in arrivo solo per Bari, la città è dunque pronta a cambiare. Una trasformazione che partirà, per esempio, dalla necessità di aumentare parchi e giardini. Così, grazie al Pnrr, nei pressi della stazione centrale, sorgerà il parco “Fuksas”, il nuovo polmone verde della città che prenderà il nome del famosissimo architetto che l’ha progettato e che sarà a disposizione dei cittadini entro il 2026. E sempre con l’obiettivo di aumentare il verde pubblico, le ingenti risorse europee permetteranno anche la realizzazione di “Bari Costa sud, parco costiero della cultura, del turismo, dell’ambiente”, un nuovo spazio verde monumentale che riqualificherà zone degradate e che collegherà il centro cittadino con i quartieri meridionali dell’area metropolitana, migliorando circa sei chilometri di fascia costiera.
Ma non solo verde pubblico, perché Bari sta diventando anche un territorio attrattivo per le imprese, dato che molte aziende tecnologiche, solo per restare agli ultimi mesi, stanno scegliendo il capoluogo pugliese per aprire le proprie sedi, mettendo a disposizione migliaia di posti di lavoro. Come nel caso di Deloitte, azienda di servizi di consulenza e revisione che in questi giorni ha formalizzato le prime cento assunzioni delle 1500 previste entro il 2023 per il nuovo hub. Così come, andando a ritroso, c’è Lutech, azienda impegnata nei servizi e soluzioni IT, che ha investito sulla Puglia e su Bari, prevedendo l’assunzione di 500 tecnici nel prossimo quinquennio, puntando forte sul territorio e rendendo strategiche le collaborazioni con gli atenei pugliesi e con gli istituti tecnici. E, ancora, Fincons Group, leader nel settore della consulenza IT e system integration, che ha inaugurato a Bari il “Future Gateway”, prevedendo l’assunzione di altre cento persone, che si andranno ad aggiungere ai 900 dipendenti attuali.
Ma anche il settore del fast food, con McDonald’s che aprirà nuove sedi a Monopoli e Fasano e offrirà altri cento posti di lavoro, così come Kfc e il nuovo centro a Casamassima, con 32 nuove assunzioni. E, ancora, Pirelli, il cui nuovo polo barese per lo sviluppo di software e di soluzioni digitali garantirà lavoro a 50 persone entro il 2025. O, ancora, Kaeser, multinazionale tedesca che ha aperto il primo centro di compressori d’aria
ad alta efficienza energetica del Sud Italia, assumendo i primi ragazzi e che intende diventare nuovo attrattore di talenti sul territorio. Poi c’è Nexi Digital, factory tutta italiana fondata da Nexi e Reply, aziende leader europee nell’ambito della fintech e dell’Ict, che offrirà 120 ingressi nella sede locale entro il 2025, o, ancora, Ntt Data, colosso giapponese con un nuovo centro a Bari che prevede di raggiungere entro la fine dell’anno l’assunzione di 150 persone.
Lavoro e sviluppo che sono sicuramente sinonimi di buona amministrazione, che si distingue anche per aver reso Bari una città capace di affacciarsi sul panorama nazionale anche dal punto di vista culturale. In questo caso, emblematico è il caso del World Press Photo, la mostra internazionale ospitata dal Teatro Margherita che espone le foto più significative dell’anno e che da tempo fa tappa nel capoluogo pugliese. Come, negli scorsi mesi, sempre il “tempio dell’arte sul mare” ha ospitato Obey Peace Revolution, un viaggio visivo incrociato su quattro punti tematici (donna, ambiente, pace e cultura) e, ancor prima, la mostra di Banksy, artista che era atteso da tempo in città.
Insomma, Bari e la Puglia sono ormai realtà leader in Italia, capaci di essere attrattive in diversi settori e non più solo per il turismo di massa, grazie a un lavoro decennale delle amministrazioni.
Esiste un’altra Pompei in Puglia. E si nasconde a Siponto, frazione di Manfredonia, dove le Università di Bari e Foggia hanno recentemente portato alla luce due siti di epoca medievale e romana. “Ma se continuiamo a scavare a questo ritmo, ci vorranno 150 anni per ritrovare l’antica città”: a dirlo è il professor Giuliano Volpe, ex rettore dell’Università di Foggia e oggi docente di archeologia nell’Ateneo barese, coordinatore dei lavori.
Gli ultimi scavi archeologici dimostrano quanto gli studiosi ipotizzano da sempre, e cioè che nell’area sipontina c’è un patrimonio immenso in attesa di uscire allo scoperto: Sipontum, infatti, era una delle colonie più attive dell’impero grazie alla sua posizione strategica, alle porte del Gargano, con il porto che si affacciava ad Oriente.
altà è molto più grande e si spinge verso est, fino a grotta Scaloria - Occhiopinto, frequentata già attorno alla metà del IV millennio a.C. Parte del tesoro si nasconderebbe anche sotto l’area attraversata dai binari che collegano Manfredonia a Foggia, e quindi non appartenente al Comune. Facendo un paragone, il parco archeologico di Pompei si estende per circa 60 ettari. Se a Siponto si scavasse con continuità e non solamente un mese all’anno, con più risorse e un cantiere vero e proprio, il sito dauno potrebbe raggiungere facilmente la stessa cifra.
Il professor Goffredo durante una visita guidata al magazzino di epoca medievale. Sullo sfondo, la basilica
Negli anni la mancanza dei fondi pubblici e l'appartenenza dei terreni ai privati hanno impedito l'inizio dei lavori, e solo l’intervento dell’Università ha permesso di fare piccoli progressi. Eppure, con poca forza lavoro e pochi strumenti, negli ultimi due anni sono emerse tante novità, sia per la fase medievale che per la fase romana.
Un dato rammaricante, perché tutti sanno cosa si nasconde sotto i 20 ettari di terreno individuati in passato dalla professoressa Marina Mazzei, archeologa scomparsa nel 2004. Un numero che si riferisce solamente alla porzione di area pubblica, ma che in re-
Quest’anno gli archeologi hanno portato alla luce un magazzino di età medievale, utilizzato forse per il stoccaggio dei materiali di un mercato poco distante. Lì, racconta Roberto Goffredo, professore ordinario dell'Università di Foggia, sono stati anche ritrovati materiali e oggetti della vita quotidiana, esposti per la prima volta al pubblico nell'Open Day del 9 ottobre.
Il magazzino a sua volta si erge su dei resti di età romana, probabilmente un'abitazione, come testimoniano le opere di canalizzazione dell'acqua. Un lavoro reso necessario anche dai periodi di siccità che contraddistinguevano il territorio, testimoniati persino da Cicerone in una delle sue orazioni.
La porzione di mura del magazzino sono incredibilmente ben conservate, ed è bastato scavare due metri per scoprire l’abitato che include, inoltre, una cisterna medievale (an-
Grazie agli ultimi scavi, studenti e archeologi hanno riportato alla luce importanti testimonianze dal mondo romano e medievale
ch’essa quasi certamente riultilizzo di una cisterna romana).
L'area di interesse archeologico non si ferma qui. Gli studiosi hanno portato alla luce anche parte di un anfiteatro romano, all'interno del quale si riorganizzò prima uno spazio cimiteriale, come testimonia il ritrovamento di ben sei tombe, poi una parte dell'abitato successivo della città medievale. Le strutture, dunque, venivano riutilizzate, "una vera e propria cannibalizzazione", come l'ha definita il professor Goffredo.
Gli scavi, dopo poco più di un mese dai lavori che ha visto impegnati gli studenti universitari, sono già terminat, e non riprenderanno prima del prossimo anno. I lavori sono stati effettuati in prossimità della basilica medievale in stile romanico pugliese, sorta accanto ai resti di una basilica paleocristiana di cui oggi sopravvivono poche tracce. Su di esse sorge l’installazione artistica di Edoardo Tresoldi, che con semplici fili di ferro ha ricostruito l’antica chiesa in un dialogo tra passato e presente.
L’installazione ha reso il parco archeologico di Siponto la terza meta più visitata in Puglia: quest’estate ha registrato 110 mila visitatori, dietro a Castel Del Monte e il Castello di Bari, registrando un’impennata delle visite rispetto ai dati pre pandemici. Cos’altro serve per rilanciare Siponto?
In alto, l’opera di Tresoldi nel parco archeologico. In basso, un’altra veduta del magazzino e i suoi reperti
È iniziata con qualche turbolenza la nuova legislatura guidata dalla destra. Il primo strappo tra il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, e la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, è andato in scena giovedì 13 a Palazzo Madama, in occasione della prima seduta nei due rami del Parlamento. Alla base c’è stato il rifiuto della presidente del Consiglio in pectore di affidare un ministero alla fedelissima forzista Lucia Ronzulli. Risultato: Berlusconi e Casellati sono stati gli unici esponenti del partito a votare Ignazio La Russa alla presidenza del Senato.
Alla seconda carica dello Stato non sono comunque mancati i voti, grazie al soccorso dell’opposizione. Diciassette preferenze giunte chissà da dove, che hanno sopperito alle sedici mancanti della coalizione. Schede che hanno dato il là allo scaricabarile tra Terzo polo, Pd e M5Stelle. A far discutere è stata anche lo screzio tra Berlusconi e lo stesso La Russa, con il primo che ha mandato a quel paese il secondo. All’indomani, invece, il centrodestra si è riunito attorno al nome di Lorenzo Fontana, eletto presidente della Camera. (15 ottobre)
Il coming out dell’ex portiere del Real Madrid, Iker Casillas (“sono omosessuale”) è durato un’ora, quanto il tweet postato e poi rimosso dallo spagnolo. “San Iker” ha subito cercato di correggere il tiro, dichiarando che qualcuno avrebbe hackerato l’account. A far discutere, però, è stata anche la risposta dell’ex capitano della Spagna, Carles Puyol. Lo scambio di tweet ha scatenato il dibattito nel mondo Lgbtq+. Il segretario del Partito socialista spagnolo, Santi Rivero, ha twittato “Dovresti cancellare il post e scusarti. Il primo calciatore uscito allo scoperto si è suicidato”. Il riferimento è all’attaccante inglese Justin Fashanu, che nel 1990 rivelò alle pagine del Sun la propria omosessualità. In seguito agli insulti subiti dal proprio allenatore, Fashanu si tolse la vita nel 1998. Poteva essere un’iniziativa a favore dei diritti civili in vista di Qatar 2022: ora sembra pù un’uscita a vuoto. (10 ottobre)
Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha cancellato le pene dei condannati per il reato federale di possesso di marijuana. Ad annunciarlo lo stesso Biden su Twitter, ricordando la promessa fatta durante la campagna elettorale. La decisione del presidente annullerà le pene di circa 6.500 persone che, fra il 1992 e il 2021, sono state condannate negli Usa per possesso di marijuana. Biden avrebbe inoltre chiesto al procuratore generale degli Stati Uniti, Merrick Garland, di revisionare la categorizzazione della cannabis all’interno del sistema americano di classificazione legale delle sostanze psicoattive, che ha ripercussioni dirette sulle pene per i reati connessi a tali sostanze. Al momento la marijuana si trova nella tabella 1, di cui fanno anche parte eroina e LSD.
ottobre)Casillas nella bufera per il finto coming out
Il giallo
i vincitori de Nobel 2022
Quest’anno l’Accademia Reale svedese ha premiato la potenza naturale dei ‘geni’ che va oltre la volontà umana e le scelte convenzionali.
Svante Pääbo ha vinto il premio Nobel per la medicina per lo studio del genoma degli ominidi e l’evoluzione umana. La genetica come conferma di verità. Pääbo è figlio naturale del biochimico Sune Karl Bergstrom, premio Nobel 1982 nella stessa categoria. Lo studioso però ha scelto il cognome della madre, la chimica estone Karin Pääbo, perché frutto di una relazione extraconiugale tra i due. Eppure il destino l’ha portato a ricongiungersi con il padre naturale, conquistando 40 anni dopo lo stesso premio.
Il Nobel per la pace è andato ad Ales Bialiatski, attivista bielorusso e a 2 organizzazioni umanitarie, la Russia's Memorial e l'Ukraine's Center for civil Liberties. Premiati per la difesa dei diritti umani contro l’abuso di potere.
L’ambito Nobel per l’economia è andato a tre statunitensi: Ben S. Bernanke, ex presidente della banca Usa Fed (Federal Reserve) insieme a Douglas W. Diamond e Philip H. Dybvig per aver contribuito a salvarci dalle crisi finanziarie di questi anni. La letteratura alla scrittrice francese Annie Ernaux per il coraggio nel raccontarsi in un’acuta memoria.
(10 ottobre)
Emanuele Palumbo
Arne Schoenbohm, capo della Bsi, l’agenzia nazionale tedesca per la sicurezza informatica, è stato fermato dalle autorità tedesche per presunte connessioni con l’intelligence russa. Ad annunciare l’inizio delle indagini è la stessa ministra dell’interno della Germania, Nancy Faeser. Le indagini sono partite da un articolo pubblicato dalla testata Zdf Royale, in cui vengono denunciati i
legami tra Schoenbohm e la società di sicurezza informatica Protelion Gmbh, di proprietà della russa Infotecs. Al momento della sua elezione a capo della Bsi, nel 2016, non mancarono le polemiche per i contatti con colossi internazionali dell’informatica come Ibm e la russa KasperSky, i quali dovrebbero essere proprio controllati dalla Bsi. (11 ottobre)
Max Verstappen si laurea per la seconda volta campione del mondo. La vittoria nel gran premio del Giappone (a Suzuka), unita al terzo posto del ferrarista Leclerc (in seguito ad una penalità di 5 secondi per una manovra pericolosa su Perez), hanno sancito il secondo successo mondiale consecutivo per l’olandese. E se lo scorso anno Max ha dovuto faticare in un estenuante testa a testa con Hamilton, laureandosi campione solo nell’ultimo giro del gran premio di Abu Dhabi, quest’anno il successo del pilota Red Bull è arrivato con ben quattro gare d’anticipo. Neanche i due ritiri, nelle prime tre gare stagionali, sono riusciti a fermare la supremazia dell’olandese, che ha trionfato con 366 punti e con il vantaggio più elevato di tutti i tempi: 113 punti sul compagno di squadra Sergio Perez, secondo nella classifica piloti. Ancora una delusione dunque per la Ferrari a differenza della Red Bull che, proprio come cita il loro spot pubblicitario, sembra aver davvero “messo le ali”. (10 ottobre)
Nuovo ruggito-Max: a Suzuka è ancora il campione del mondo