Mediaterraneo News 16-31 ottobre 2022

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16-31 ottobre 2022 Dacci oggiDacci oggi il mostroil mostro quotidiano quotidiano Anno 12 - N. 100 16-31 ottobre 2022 Distribuzione gratuita MEDI@TERRANEO news - Periodico del Master di Giornalismo di Bari Ordine Giornalisti di Puglia - Università degli Studi ‘Aldo Moro’ di Bari Editore: Apfg - Bari Direttore Responsabile: Lino Patruno Registrazione Tribunale di Bari numero 20/07 del 12/04/2007 Redazione: Palazzo Chiaia-Napolitano via Crisanzio, 42 - Bari email: master@apfg.it Premio Giornalisti del Mediterraneo 2016 Premio Mare Nostrum Awards 2022 Rombo di motori “made in Bari” Pengo a pagg. 8 e 9 Nuzzaco a pagg. 4 e 5 1 Scattarella a pagg. 6 e 7Scattarella a pagg. 6 e 7 Giovani perduti no scuola no lavoro Palumbo a pagg. 2 e 3 Il mondo visto scatto su scatto

Istruzione a picco Il 23% dei giovani né studia né lavora

Cresce il numero dei “Neet”, i ragazzi tra i 15 e 29 anni che non vanno a scuola e sono disoccupati. La situazione è drammatica nel Mezzogiorno

Italia al primo posto nella triste classifica dei giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano né lavorano (Eurostat)

Il recente caso avvenuto all’istituto Majorana di Bari, dove un professore è stato picchiato dai parenti di una studentessa per averle messo una nota, ha portato a galla la questione sulla diseducazione scolastica. In Italia i cosiddetti “Neet”, giovani che né studiano, né lavorano, sono il 23,1%, come riportato in uno studio di Save the Chidren. La percentuale è la più alta tra i Paesi europei, la cui media è del 13,1%.

Le scuole italiane spesso non garantiscono gli elementi essenziali per combattere la dispersione scolastica: il tempo pieno, il servizio mensa e spazi adeguati all’apprendimento e allo sviluppo di singoli studenti. Queste mancanze sono concentrate in territori dal tenore di vita socio-economico più basso, dove, al contrario, ci sarebbe bisogno di un’offerta di servizi scolastici di qualità.

Le cause della debolezza del sistema scolastico sono molteplici. Il livello di spesa pubblica per l’istruzione è ancora insufficiente per ridurre le differenze territoriali esistenti e contrastare il fenomeno della povertà educativa. Inoltre c’è un’incapacità di utilizzare le risorse a disposizione per sperimentare nuovi approcci pedagogici e organizzativi più aperti e partecipativi, non solo per studenti, ma anche per famiglie e comunità. Anche l’offerta educativa extrascolastica è diseguale sul territorio: le attività sportive, culturali e ricreative sono

spesso riservate solo a coloro che sono in grado di pagare e, in alcuni quartieri, del tutto assenti.

L’ultima indagine svolta dall’Invalsi, l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione, fotografa un Paese in ritardo, con sempre meno studenti preparati in maniera adeguata. Nell’ultimo anno c’è stata una lieve inversione di tendenza, rispetto al quadro ancor più drammatico del 2021, ma non rappresenta un risultato significativo. Guardando ad esempio ai risultati nelle prove Invalsi alla fine della scuola secondaria inferiore, la percentuale di studenti che non raggiungono i traguardi del primo ciclo di istruzione in relazione alla lettura e comprensione del testo scritto è passata dal 34% del 2018 al 39% del 2022. In matematica, sempre nello stesso periodo, tale quota è passata dal 39% al 44%.

Se si considerano invece i dati riguardanti la cosiddetta ‘dispersione implicita’, ovvero la percentuale di studenti che, pur non avendo abbandonato la scuola, arrivano al diploma senza aver raggiunto gli obiettivi di apprendimento stabiliti per la fine del ciclo scolastico e non sviluppano quindi le competenze necessarie per entrare nel mondo del lavoro e dell’Università, tale percentuale è cresciuta significativamente tra il 2019 ed il 2021, per effetto della pandemia, passando dal 7,5% al 9,7%.

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Questi risultati sono differenziati a livello territoriale. Nel Sud si registrano percentuali elevatissime di studenti che, alla fine della scuola media, non raggiungono livelli di apprendimento soddisfacenti in italiano: tra il 45% ed il 49% nelle regioni del Sud e delle Isole, rispetto al 34%-35% delle regioni del Nord e del Centro. In matematica, fino al 60% degli alunni nel Mezzogiorno non raggiunge livelli di apprendimento stabiliti per la fine del primo ciclo di istruzione, mentre tale percentuale scende al 36%-40% per le regioni Centro-Settentrionali. Il divario si amplia ancora alla fine della scuola secondaria superiore, momento in cui si registrano oltre 15 punti di distacco tra regioni del Nord e alcune regioni del Sud: in Campania, Calabria e Sicilia, infatti, sono più del 60% gli studenti che non raggiungono il livello base delle competenze in italiano, mentre in matematica risulta raggiungere un livello insufficiente alla fine delle superiori il 70% degli studenti in Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna. Inoltre nelle regioni meridionali, nonostante una riduzione consistente avvenuta nell’ultimo anno in particolare in Puglia (-4,3%) e in Calabria (-3,8%), permangono percentuali di ‘dispersi’ alla fine del percorso di istruzione più elevate rispetto alla media nazionale, con una punta del 19,8% in Campania.

Le analisi svolte da Save the Children dimostrano quanto un’offerta adeguata di spazi e

tempi educativi sia importante per ridurre le disuguaglianze. Purtroppo però la distribuzione dell’offerta di servizi e infrastrutture adeguate da parte delle scuole è fortemente ineguale, e penalizza, molto spesso, proprio le province dove si concentrano maggiormente i minori più svantaggiati dal punto di vista socio economico.

Gli anni della pandemia hanno mostrato numeri anche peggiori, che sono migliorati nell’ultimo anno. Il passo fatto è però troppo piccolo rispetto alla reale necessità.

La situazione a Bari

Ilproblema

ISTITUTO MAJORANA

La scuola barese in cui i parenti di una studentessa hanno picchiato un professore che le aveva messo una nota

Parola a una psicologa barese

La psicologa barese Daniela Poggiolini: “Il problema dell’abbandono scolastico ce lo portiamo dietro da un po’ di tempo e la pandemia ha abituato i bambini a stare a casa, a ritmi che li hanno portati ad avere più ore scolastiche. Elementari dalle 8 alle 14, troppe per i bambini. Il problema è soprattutto per i ragazzi di medie e superiori, nei primi due anni l’abbandono è più massiccio. Si può prevenire, andando nelle scuole, parlando con i ragazzi dell’importanza della cultura, farli innamorare della gioia di capire. I professori possono essere bravissimi ma spesso non la sanno comunicare. Motivazione e potenziamento gli restituiscono quella fiamma che li ha mossi verso l’insegnamento. Bisogna coinvolgere sì i bambini, ma anche gli adulti. Nel 2000 a Bruxelles si erano gettate le basi per un nuovo insegnamento: dare vita ai talenti e risorse, essere consapevoli che l’attenzione dopo 30 minuti cala, quindi serve un momento ludico”. (E. P.)

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World Press Photo Croci dal mondo che colpisconoBari

internazionale è

In alto, lo scatto di Fatima Shbair. Bambini palestinesi si radunano durante il conflitto tra Hamas e Israele

La città di Bari, da quasi un decennio ormai, ogni anno apre le porte alla grande fotografia ospitando il World Press Photo. L’esposizione internazionale tra le più prestigiose al mondo, arrivata alla 65esima edizione, è sbarcata nel capoluogo lo scorso 29 settembre, e resterà al Teatro Margherita fino al 13 novembre. Il merito della presenza a Bari della mostra va a Cime, associazione culturale made in Puglia nata nel 2014 con l’obiettivo di investire in diversi progetti culturali che contribuiscano allo sviluppo del

territorio.

Per quest’edizione della World Press Photo Exhibition, sono state esaminate quasi 65mila opere realizzate da più di 4mila fotografi, provenienti da 130 Paesi del mondo, per le maggiori testate giornalistiche internazionali. La selezione dei 134 lavori premiati è avvenuta attraverso una nuova formula. Gli scatti sono stati suddivisi non più in otto categorie tematiche, bensì in aree geografiche: Africa, Asia, Europa, America (Nord e Centro), Sud America, Sud-est Asiatico e Oceania. Per ognuna delle sei aree, inoltre, c’è un’ulteriore suddivisione nelle categorie: Foto singola, Storie, Progetti a lungo termine e Open Format, basata sulle modalità di narrazione adottate dall’autore. Quest’ultima, novità della corrente edizione, raccoglie fotografie realizzate attraverso tecniche miste, quali ad esempio immagini ad esposizione multipla, applicazioni e ricami, collage fotografici e video. Tra le opere in concorso, per ogni area geografica, una giuria di riferimento ha selezionato le vincitrici per ognuna delle quattro categorie. Successivamente, la giuria globale, composta dai presidenti delle sei giurie regionali (tra cui l’italiana Simona Ghizzoni, presidente della giuria regionale per l’Europa) ha decretato i quattro scatti fotografici vincitori a livello internazionale, nonché la World Press Photo of the Year 2022 assegnata alla fotografa canadese Amber Bracken.

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L’esposizione
in città fino al 13 novembre.
Sono state esaminate quasi 65mila fotografie, realizzate da 4mila autori di 130 Paesi
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Lamostra

Ad aggiudicarsi il premio per la World Press Photo Story of the Year è stato, invece, il reporter australiano Matthew Abbott con Salvare le foreste con il fuoco, realizzato per National Geographic/PanosPicture, che racconta il rito degli indigeni Nawarddeken di West Arnhem Land, in Australia, che bruciano la terra attraverso la “combustione a freddo”. Vincitore del premio World Press Photo Long-term Project Award, invece, Distopia amazzonica di Lalo de Almeida, Brasile, per Folha de São Paulo/PanosPictures,

L’immagine realizzata

che racconta la situazione della foresta amazzonica, quotidianamente minacciata dalla deforestazione, dall’estrazione mineraria, dallo sviluppo infrastrutturale e dallo sfruttamento di altre risorse naturali. Il sangue è un seme di Isadora Romero, Ecuador, è la vincitrice del World Press Photo Open Format Award: un video mette in discussione temi come la migrazione forzata e la colonizzazione.

INCENDIO A EVIA

Grecia, 8 agosto 2021. Panayiota Kritsiopi si dispera mentre le fiamme si avvicinano alla sua abitazione

È stata la fotografa canadese Amber Bracken a scattare la foto vincitrice del titolo World Press Photo of the Year 2022. Pubblicata sul New York Times, l’immagine mostra il ritrovamento di 215 tombe anonime nella Columbia Britannia, a Kamloops, il 19 giugno 2021. I piccoli abiti rossi appesi alle croci lungo il ciglio di una strada commemorano i bambini deceduti alla Scuola residenziale per nativi di Kamloops, istituto costruito alla fine dell’Ottocento per l’accoglienza dei bambini autoctoni. Lo sfondo che avvolge l’immagine è un cielo scuro, cupo: solo un piccolo arcobaleno squarcia le nuvole grige che sorvolano la scena. Per la prima volta nella storia dell’esposizione, uno scatto vincitore del titolo di World Press Photo of The Year non ritrae soggetti umani.

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dalla Bracken vincitrice della categoria

Dahmer - il Mostro

Quando l’orrore diventa un successo

IL VERO MOSTRO

Una fotografia del vero Jeffrey Dahmer, condannato a 957 anni di reclusione nel carcere di Columbia (USA)

La serie ripercorre la storia del serial killer che ha terrorizzato gli Stati Uniti. Prodotta da Netflix, ha raggiunto il record di 299,84 ore di riproduzione

Sangue, morte, violenza e cannibalismo. Un mix ‘mostruoso’, racchiuso in 10 inquietanti episodi, minuziosamente messi in scena dalla mente del genio dell’horror Ryhan Murphy, che hanno dato vita ad uno dei successi più sorprendenti e controversi di Netflix: ‘Mostro – La storia di Jeffrey Dahmer’. La serie sul ‘Cannibale di Milwaukee’, arrivata sulla più famosa piattaforma di streaming il 21 settembre 2022, ripercorre infatti la storia del serial killer che ha terrorizzato gli Stati Uniti d’America, sconvolgendo le pagine di cronaca nera che fino ad allora non avevano mai avuto a che fare con un caso così torbido e inquietante. Jeffrey Dahmer infatti, tra il 1978 e il 1991 è stato ritenuto il responsabile di almeno 17 omicidi effettuati tramite un minuzioso modus operandi da assassino seriale. Ciò che però lo distingueva dagli altri serial killer era quell’innaturale tendenza nel deturpare i corpi delle sue povere vittime, arrivando (in alcuni casi) anche a cibarsene. Ma come può nascere da una storia così oscura e raccapricciante, un prodotto televisivo capace di generare un’attrazione così forte nei confronti del pubblico? Quel che infatti stupisce del successo di ‘Mostro – La storia di Jeffrey Dahmer’ sono i numeri pazzeschi che ha fatto registrare dal giorno della sua uscita. La serie infatti ha ottenuto il record del binge watching più veloce di tutti i tempi, accumulando ben 299,84 milioni di ore di riproduzione in sole

2 settimane. Il che l’ha resa la seconda serie tv più vista, dietro solamente alla quarta stagione di Stranger Things con le sue oltre 355 milioni di visualizzazioni. Quel che si evince da questi numeri è che il cosiddetto ‘true crime’ sta diventando una vera e propria tendenza. E se è vero che le storie sui serial killer hanno sempre una incredibile presa sul pubblico, la serie ha dimostrato più di ogni altra cosa che il ‘biopic’ non passerà mai di moda, soprattutto se incentrato su storie drammatiche, particolarmente violente, a maggior ragione se incentrate sulla storia di un personaggio atipico e di per sé straniante, che con la giusta interpretazione riesce a catalizzare totalmente l’attenzione del pubblico. Ed è qui che entrano in scena i due uomini chiave del successo di Dahmer: il regista Ryan Murphy e l’attore che interpreta ‘il cannibale di Milwaukee’, Evan Peters. Murphy aveva davanti a se un lavoro davvero complicato: ricreare la storia del serial killer nel modo più fedele e minuzioso possibile rispettando però le vittime e i loro parenti, lasciando solo all’immaginazione dello spettatore le parti più crude dei delitti di Dahmer. Quello architettato dal regista è un vero e proprio viaggio tra le pieghe più dolorose della nascita del ‘mostro’, che iniziano con la fine. La serie infatti parte dalla storia dell’ultimo sopravvissuto al modus operandi del killer, alternando viaggiando poi in avanti e indietro nel tempo, mo-

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strando la progressiva crescita della mente criminale di Jeffrey, iniziata in un’infanzia difficile a causa dei genitori violenti con una madre totalmente assente e depressa e con un padre represso che col tempo può solo rendersi conto della vera natura del figlio. Durante le puntate c’è anche spazio per il un tema importante come quello dell’omosessualità, che negli anni ’70 era ancora un tabù, così come quello del razzismo e dell’incompetenza della polizia, che più volte aveva ignorato le chiamate della povera Glenda, vicina di casa di Dahmer che per mesi ha sopportato le urla, gli odori e rumori di un macellaio fuori controllo. Eppure tutto viene schiacciato e oscurato dall’impressionante interpretazione offerta da Evan Peters nei panni di Dahmer. Proprio lui che, nonostante i suoi precedenti ruoli piuttosto macabri in American Horror Story, ha ammesso che per vestire i panni del cannibale di Milwaukee ha dovuto affrontare un percorso personale estremamente complesso, calandosi nei meandri più bui della psiche del serial killer, approcciandosi alla personalità che avrebbe dovuto interpretare come se si trattasse del suo alter ego. E allora forse è anche questa la chiave del successo di Dahmer: in quel personaggio con un sorriso malizioso ma allo stesso tempo docile quasi distaccato e dissociato dai crimini orribili che lo hanno reso celebre.

Ma come si diventa un serial killer? Ha provato a spiegarcelo la psicologa e criminologa Daniela Poggiolini: Cosa attrae così tanto di una serie tv come Dahmer?

“Il discorso primario che spesso viene sottovalutato è la necessità giornaliera del nostro corpo di una produzione biochimica di adrenalina. Io sono certa che sia questa spinta interiore che da quella piacevolezza nel curiosare e indagare nel macabro. L’adrenalina è come una droga. Più macabro è lo spettacolo, più si ha necessità di vederlo per avere una nuova scarica di adrenalina. Purtroppo è un’attrazione che colpisce anche i più piccoli, ai quali dovrebbe essere vietata la visione. Cercano sempre di vedere qualcosa di più cruento. Più si è piccoli e più si sviluppa questo desiderio. È lo stesso principio di Dahmer che da piccolo con il papà vivisezionava le carcasse degli animali. È così che nasce quel desiderio di riprovare quel qualcosa che ha suscitato in noi la curiosità e anche lo schifo ma che è comunque qualcosa di più grande di noi”. Cosa può comportare nella mente di chi guarda, la visione di uno spettacolo così cruento?

“È possibile che una persona abituata a vedere determinate scene cruente possa pensare che, in un raptus di rabbia o depressione, fare un gesto violento sia una cosa normale. Non è da tutti sapersi fermare un attimo prima, ci vuole una stabilità mentale”. Dahmer ha avuto un’infanzia difficile, basta per creare una mente criminale del serial killer?

Dopo i 14 anni, si entra in una fase di ‘aggiustamenti sociali’. Si entra in contatto con nuove persone ed informazioni. Nella normalità dei casi, le esperienze possono risolvere le devianze provenienti dal passato, perché vengono soppesate con le esperienze altrui. Nel caso specifico di Dahmer, lui era un ragazzo molto solitario, con una madre anaffettiva e depressa che va via quando lui era un 18enne, un padre che aveva dato un imprinting pesante (perché si tende sempre ad emulare ciò che fa il genitore). Non sapeva con chi parlare, aveva un rifiuto nei confronti delle donne derivante da una visione distorta del mondo femminile a causa del rifiuto della madre. Dahmer aveva una vera devastazione nella sua vita”. (L.S.)

Ilfenomeno

L’ESPERTA

Daniela Poggiolini, nata a Forlì ma da anni a Bari Presidente IKOS, psicologa, sessuologa, esperta di criminologia

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“Ecco come si crea la mente di un killer”
Parla la psicologa

“Poliba Corse” il Politecnico e il suo team pronti in pista

LA SQUADRA

Di fianco i ragazzi del ‘Poliba corse’ posano insieme al loro veicolo al Formula Student Germani quest’anno

Dalla passione di quattro giovani studenti di ingegneria del Politecnico di Bari è nato, nel 2006, il team PoliBa Corse.

Il reparto in sedici anni è arrivato a coinvolgere centinaia di studenti appassionati di corse automobilistiche o semplicemente desiderosi di mettere in pratica quello che è stato appreso durante le lezioni nel Campus. Nel corso degli anni la squadra corse ha conosciuto fortune alterne: al primo periodo di successi e popolarità, ne ha fatto seguito uno meno fortunato, causato dai due anni della pandemia, che hanno rallentato l’attività del gruppo.

“Fortunatamente siamo riusciti a risalire la china - commenta Claudia Misceo, team manager della ‘scuderia’ PoliBa Corse – a dimostrarlo, la rinnovata voglia degli studenti a partecipare a questo progetto. A breve arriveranno 50 nuovi membri”. Non è facile dimenticare però quel periodo in cui,durante la pandemia, nel laboratorio era possibile accedere uno alla volta, rallentando la capacità di portare a termine le proprie mansioni. “Molto spesso mi trovavo a fare modifiche che richiedevano lo sforzo di più persone contemporaneamente e ci siamo dovuti arrangiare. Ora è tutto alle spalle per fortuna”.

Non bisogna commettere l’errore di banalizzare tutto ciò come un passatempo per fanatici di motori ma come ci ricorda la stessa Claudia “È un tirocinio vero e proprio, valido

anche per la tesi di laurea. Nel nostro percorso siamo seguiti dal professor Leonardo Soria, nostro coordinatore con il Politecnico e ‘faculty advisor’ del team”. Una sorta di intermediatore tra noi e l’amministrazione del Campus che periodicamente concede dei fondi, utilizzati dall’acquisto di viti e bulloni, passando per la realizzazione dei vari moduli della vettura, fino all’iscrizione ai campionati.

Molto spesso chi fa parte del team Corse si ritrova a dover incastrare i propri tra lezioni academiche e vita privata. “Non è raro vederci in laboratorio fino a sera inoltrata per tenerci al passo delle varie scadenze” ci dice, non nascondendo un ampio sorriso ripensando a tutte quelle sere passate a curare la messa a punto del prototipo.

I sei veicoli realizzati dai ragazzi del Politecnico hanno partecipato a diverse competizioni di Formula Sae (Society of Automotive Engineers), competizione internazionale di design ingegneristico alla quale partecipano le principali università mondiali. “Queste competizioni non vanno intese come quelle che, di solito, si vedono in tv. Non dimentichiamoci che siamo comunque studenti e ad essere valutato è il progetto e non la prestazione dei piloti in pista”. Per quanto semplice, decidiamo di abusare della pazienza di Claudia e le chiediamo di spiegare in dettaglio. “Le competizioni di Formula Sae sono nate in America e, in seguito portate Eu-

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I giovani ingegneri del campus barese pronti a sporcarsi le mani di grasso e a mettere a punto il loro prototipo dopo due anni di pandemia
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L’iniziativa

ropa, dove periodicamente vengono realizzati campionati. Per poter partecipare è necessario che tutto il team superi un esame scritto”. Superate le ‘qualifiche’ il veicolo dovrà passare una ispezione, in vista delle quattro prove dinamiche: accelerazione, tenuta in strada, autocross ed endurance. “Infine c’è la presentazione aziendale che mira a illustrare il nostro progetto ad una potenziale ditta acquirente”. Il prototipo che ci hanno mostrato in laboratorio è derivato da un go kart e monta un motore Honda CBR600RR, al quale sono state apportate numerose modifiche in modo da contenerne i cavalli. “Essendo assemblato da mani insperte non vogliono che i veicoli siano troppo performanti e, tra l’altro, anche la sicurezza rientra tra le valutazioni del progetto” ci viene puntualizzato. Cosi come per le competizioni motoristiche, anche nel mondo della Formula Sae ci si sta concentrando sui motori elettrici. Nelle ultime edizioni dei campionati sempre più slot sono stati assegnati a veicoli con propulsione elettrica o ibrida, togliendo spazio alla propulsione a benzina

“Al momento il nostro progetto prevede ancora un motore a combustione interna ma il prossimo sarà sicuramente sviluppato partendo da uno elettrico” ci risponde Claudia. Il team leader ci tiene a precisare che questa decisione non è frutto delle imposizioni delle varie federazioni ma si tratta di una

possibilità di crescita e formazione. La squadra ha raggiunto un ottimo livello di knowhow sui motori a combustione interna ed è giunto il momento di iniziare una nuova sfida per poter iniziare a formare i giovani ingegneri su un nuovo tipo di propulsione. Dovremo ripartire da zero ma il nostro primo scopo è imparare e fornire agli studenti l’esperienza necessaria per potersi affacciare, dopo la laurea, in modo adeguato nel mondo del lavoro”.

I membri della ‘scuderia’ mentre regolano gli ammortizzatori posteriori durante alcune prove in pista

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Fabio Pengo MESSA A PUNTO

Ti mangio il cuore tragedia di sangue in bianco e nero

Film dal libro inchiesta ‘Romanzo d’inchiesta’ di Carlo Bonini e Giuliano Foschini: una storia d’amore

di sangue e di vendetta nel Gargano

Pippo Mezzapesa, nato a Bitonto, è tra i più apprezzati registi italiani della nuova generazione cinematografica

Il regista Pippo Mezzapesa con il suo ultimo film ‘Ti mangio il cuore’ ha riportato sul grande schermo un cinema di denuncia e di riflessione che ha acceso i riflettori su zone ferite della sua terra, la Puglia. Il film scritto dal regista insieme a Davide Serino e Antonella Gaeta è tratto dal libro documentario ‘Romanzo d’inchiesta’ di Carlo Bonini e Giuliano Foschini. Un’accurata raccolta di documentazione giudiziaria sulla mafia garganica. Mezzapesa ha deciso di esprapolare dal romanzo il capitolo sulla

storia di Rosa di Fiore, la prima pentita donna del Gargano. Un bianco e nero che sovrasta, che carica, quasi sublima all’inizio questa storia d’amore, di sangue e di vendetta. Tutto si consuma all’interno di un microcosmo sperduto nel territorio dauno, formato da due famiglie rivali che si contendono la supremazia criminale.

Per tutta la durata del film lo spettatore cerca di trovare quel personaggio su cui può creare un’empatia per salvarsi, ma non c’è.

Si è tanto acclamato l’interpretazione della

Il criminologo

Domenico Mortellaro e le diverse mafie pugliesi

Si commette un errore nel pensare che in Puglia esista una sola mafia, la cosidetta Quarta Mafia, che di solito è identificata con la Sacra corona unita. L’ultima in classifica tra le criminalità organizzate conosciute, quali la Mafia siciliana, la Camorra, la ‘Ndrangheta.

In realtà esistono diversi sistemi criminali in Puglia: la Sacra corona unita, la Camorra barese, le mafie foggiane (Società foggiana e Montanari del Promontorio garganico), e nuove realtà criminali nella provincia di Bat fino a Cerignola. Il primo punto secondo il prof. Domenico Mortellaro per cercare di combattere queste organizzazioni criminali è proprio quello di non raggrupparle in generiche classificazioni, ma studiarle e comprenderle per come realmente si sono articolate oggi. Solo con la conoscenza si potranno sviluppare le strategie più corrette per combatterle con piani di azione mirata. Ad un’attenta analisi giudiziaria va affiancata un’attenta ricostruzione di tutto il tessuto sociale e culturale intorno per capire nel profondo i loro codici per decodificarli. Le stesse mafie foggiane sono completamente diverse tra di loro. I Montanari garganici nei loro riti e comportamenti hanno rispetto alle altre mafie una ferocia e una violenza molto più vicine ai riti del Kanun albanese che ai metodi utilizzati dalla vicina società foggiana. Questo perché sul Gargano, terra Dauna, sopravvive per genetica la componente illirica balcana. La tendenza terroristica sociale che utilizzano ne è un’ ulteriore dimostrazione. (A.P.)

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cantante Elodie, nel suo esordio cinematografico. A suo favore ha il ‘physique du role’ , occhi grandi, volto incisivo, una bellezza moderna, che piace e non disturba perché si percepisce il suo impegno. I suoi primi piani più che ricordare le inquietanti inquadrature di Dreyer sono posati. Non basta indossare un velo per essere una Maddalena. La Magnani e il neorealismo lo hanno dimostrato. Di certo brava, ma si avverte una mancanza.

Nel cast a far sentire il peso della loro presenza due attori: Tommaso Ragno e Michele Placido.

Una faida senza fine tra due famiglie che si contendono il controllo su queste terre daune. Zone immerse nel verde, spesso difficili da raggiungere, arroccate tra santuari longobardi e foreste.

Non sarà certo l’amore di due giovani che cambierà il destino e attenuerà la loro brama di vendetta anzi l’alimenterà in un crescente delirio di uno dei figli del boss assassinato. Un ragazzo che all’inizio è un appassionato ‘Romeo’ che però il contesto lo trasformerà in violento ‘Amleto’. Il sangue crea sangue. Ad aiutarlo nella discesa negli inferi sarà sua madre Teresa, l’attrice Lidia Vitale. Brava, forse il personaggio che più colpisce per la sua crudeltà non di azione ma di essenza. Una moderna Clitemnestra che per vendetta semina e sparge veleno. Nel complesso il film non tradisce il libro e la

realtà. Analizzandolo nei dettagli con il criminologo Domenico Mortellaro, esperto di sistemi criminali organizzati, il rischio su cui non bisogna cadere è quello di cristallizzare la mafia garganica nel retorico clichè di una realtà arcaica, feroce e legata a riti e codici millenari. In realtà questa falsa interpretazione ha permesso alla stessa mafia di radicarsi nell’ombra e svilupparsi in maniera sofisticata, coperta dal fatto che si pensasse fossero solo un gruppo di montanari spietati inclini all’uso della lupara. Le indagini invece hanno dimostrato come siano stati in tutti questi anni i primi a investire e gestire traffici complessi relazionandosi con tutte le mafie internazionali. Sono stati anzi dei pionieri in tanti affari oggi molto in voga, quali il turismo sostenibile e quello religioso. Dietro i gruppi criminali nigeriani che gestiscono la prostituzione e il caporalato ci sono loro.

La loro identità fatta di quei codici arcaici resiste invece tra di loro per comodità, per tradizione. Si parla addirittura di casi di ematofagia, pratiche di cannibalismo attuate tra loro. Episodi cruenti secondo cui ad un padre fu offerto in pasto il figlio. Loro fucilano sul volto non solo per depersonalizzare la vittima, ma anche per non permettere alla famiglia rivale di elaborare un lutto visivo e seminare una sorta di terrorismo sociale.

Antonietta Pasanisi

TI MANGIO IL CUORE

Una scena del film con i due protagonisti: la cantante Elodie e il giovane Francesco Patanè che interpreta un Malatesta

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Cinema

Fiera del Levante è duecentomila la parola magica

Dopo lo stop di un anno a causa dell’emergenza pandemica, si sono spalancati i cancelli del Quartiere Fieristico

“Le belle storie non finiscono mai”, specie se si riparte da quota 200mila: il numero di presenze registrate quest’anno alla Fiera del Levante di Bari. La volontà di ripartire da parte dell’organizzazione della società Nuova Fiera Srl; l’emozione di ricominciare che ha animato espositori; la curiosità di vedere e scoprire dei visitatori. C’era tutto questo nello slogan scelto per l’85esima edizione della campionaria.

Dopo lo stop che l’emergenza pandemica ha imposto, venerdì 14 ottobre sono tornati a spalancarsi i cancelli del Quartiere Fieristico

di proprietà dell'Ente Autonomo Fiera del Levante. Nove giorni di esposizioni, convegni e spettacoli hanno caratterizzato un’edizione ricca di novità. Sono state tre quelle principali. La prima: lo slittamento della campionaria di un mese a causa delle elezioni politiche anticipate. La seconda: l’assenza delle istituzioni – in particolare del presidente del Consiglio dei Ministri – nel giorno della cerimonia inaugurale (quando era in via di formazione il nuovo esecutivo nazionale). La terza: il Salone dell’Innovazione dedicato alle start-up più all’avanguardia, che ha richiamato un gran numero di curiosi di ogni età.

La storia

Bari, città aperta al mondo da 92 anni

Nata nel 1929 come frutto della collaborazione tra Comune di Bari, Amministrazione Provinciale e Camera del Commercio di Bari, la Fiera del Levante vide la sua prima edizione internazionale nel 1930. Da allora si è ripetuto a Bari ogni anno, a settembre, tranne dal 1940 al 1946 per le devastazioni belliche nel Capoluogo. Presto la campionaria divenne la manifestazione principale del quartiere fieristico, promuovendo, grazie alla “Borsa degli affari”, i contatti fra gli espositori attivi nei mercati dell'area mediterranea. Col tempo, l’area si è ampliata fino a occupare l’attuale superficie da 300mila metri quadrati, che ospitano ogni anno una quarantina di eventi. Nel 2017, la Fiera del Levante ha firmato un contratto di concessione con la società Nuova Fiera del Levante Srl. per riqualificare e gestire il quartiere fieristico. La Nuova Fiera del Levante Srl è detenuta per l'85% dalla Camera di Commercio di Bari e per il 15% da Bologna Fiere Spa. (C.Z.)

I padiglioni più affollati sono stati quelli adibiti alla mostra e alla vendita del food italiano. Tra i cibi più apprezzati non sono mancati i taralli, i salumi e i formaggi. Soddisfatti gli espositori per l’opportunità di aver fatto conoscere i prodotti tipici delle diverse aree del Paese.

Anche la Galleria delle Nazioni ha riscosso successo. Migliaia i curiosi che si sono soffermati davanti alle lampade in vetro soffiato egiziane, ai presepi in terracotta del Perù, alle spezie del Marocco e ai dolci della cultura culinaria mediorientale.

Un cartellone di convegni, momenti di studio e di riflessione ha accompagnato le attività fieristiche: tra i principali quelli dedicati alle relazioni con l’Italia e l’Europa che i settori agroalimentare e ittico pugliesi riescono

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Tante presenze durante i nove giorni dedicati a esposizioni ed eventi. Il presidente Ambrosi: «Dopo la pandemia, più forte di prima questa campionaria»
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a tessere.

Per gli spettacoli, dal pomeriggio alla sera ci sono stati eventi di musica, danza e cabaret. Il presidente di Nuova Fiera del Levante Srl, Alessandro Ambrosi, ha giudicato «straordinario» il dato relativo alle presenze, specie alla luce del «momento di crisi internazionale profonda per le imprese e le famiglie». «La nostra amata Campionaria c'è ed è più forte di prima» ha commentato Ambrosi, che ha aggiunto «la Campionaria merita di tornare il prossimo anno con tutti i suoi spazi per i visitatori ma soprattutto per gli

espositori affinché possano sempre più numerosi farsi conoscere e incrementare i loro fatturati». «Essere qui significa ritrovare un pezzo di storia e di identità comune - aveva dichiarato il sindaco di Bari, Antonio Decaro, durante la cerimonia inaugurale - se è vero che le storie belle non finiscono mai, servono donne e uomini determinati e capaci per scrivere nuovi capitoli di questa storia. E so che questa terra è ricca di donne e uomini capaci di cambiare il proprio il destino e quello delle nostre comunità».

L’evento

IL MONDO IN MOSTRA

Tanti visitatori in giro per il padiglione adibito a Galleria delle Nazioni In basso, gli speaker dell’Esercito in onda

Dalle comunicazioni interne e riservate a quelle pubbliche, con tanto di dediche e richieste musicali. L’Esercito Italiano si apre alla collettività con le trasmissioni in onda su Radio Esercito, la webradio fatta da militari e dedicata inizialmente ai colleghi in mimetica, ma dal 6 luglio del 2020 aperta alla società civile e ascoltabile sul sito www.esercito.difesa.it/radio-esercito. «Abbiamo avuto un buon riscontro dalla popolazione - ha detto a Mediaterraneonews il vice caporedattore di Radio Esercito, il sergente maggiore Benito Tangredi - la programmazione non è incentrata solo su argomenti di carattere militare, ma comprende anche diverse rubriche». Una delegazione di soldati dj ha trasmesso in diretta dalla Fiera del Levante, in alcune fasce orarie dei nove giorni di campionaria. Musiche e trasmissioni offerte dallo stand allestito appositamente nella Fiera del Levante. Così, oltre a esporre i mezzi militari impiegati nelle diverse missioni, i rappresentati dell’Esercito hanno regalato dell’intrattenimento. (C.Z.)

16-31 ottobre 2022 13
On-air
Esercito, militari dj in diretta dalla Fiera

Povera Italia lo fotografa il rapporto della Caritas

Non c’è mai stata una povertà così diffusa in Italia: a confermarlo i dati dell’ultimo rapporto della Caritas su povertà ed esclusione sociale. Il numero dei poveri in Italia nel 2021 è stato di 5,6 milioni, un numero in crescita. Di questi quasi un milione e mezzo sono minori. Crisi finanziaria, pandemia, il rischio di un’inflazione alta e infine il caro bollette sono stati e continuano ad essere i responsabili del fenomeno. L’incremento si è registrato soprattutto al Sud, un’inversione di tendenza rispetto all’anno precedente quando il Nord aveva visto

Rishi Sunak diventerà premier della Gran Bretagna. Ma chi è? Ferocemente britannico e anti-immigrato, è il prossimo inquilino non anglicano di Downing Street. Gradito alla City, Sunak ha vinto la concorrenza dello stesso Johnson che si era chiamato fuori qualche giorno fa, e di Penny Mardaunt, che oggi ha rinunciato alla propria candidatura. Sarà quindi il primo capo di governo con radici familiari indiane nella storia del Regno Unito. Pragmatico Brexiteer con esperienza nel mondo della finanza a Londra e negli Stati Uniti, prende il posto di Liz Truss. Sunak eredita una delle situazioni più difficili del Regno Unito. Da una parte le conseguenze reali della Brexit, dall’altra l’inflazione a livelli altrissimi, la crescita del Paese in stallo, l’aumento di mutui , il caro bollette e il valore della sterlina ai minimi storici rispetto al dollaro.

un aumento considerevole, dovuto perlopiù alla pandemia. Dal rapporto si legge anche come il reddito di cittadinanza non abbia aiutato. La misura, cavallo di battaglia dei Cinque Stelle, infatti, “raggiunge poco meno della metà dei poveri assoluti”, il 44%. Di questi soltanto il 22,3% si rivolgono alla Caritas. Servirebbero, secondo l’organismo pastorale della Cei (conferenza episcopale italiana), altre politiche di welfare pubblico, più adatte anche ai poveri relativi, chi è a rischio di indigenza ed esclusione sociale. (17 ottobre)

Una zuppa di pomodoro scagliata contro il quadro di Van Gogh alla National Gallery di Londra per denunciare l’inquinamento. È il gesto dimostrativo di due ambientaliste del gruppo “Just Stop Oil” per protestare contro il petrolio. I Girasoli di Van Gogh non sono stati compromessi grazie al vetro protettivo in dotazione. Le ambientaliste, dopo aver gettato la zuppa hanno gridato: “Cosa è più importante, l’arte o la vita? e poi “L’arte è più importante del cibo?”. Dopo l’azione delle giovani, gli addetti alla sicurezza del museo hanno liberato la stanza, portato le attiviste via e ripulito la tela imbrattata. Nelle ultime due settimane il gruppo di ambientalisti ha intensificato la sua azione con sit-in in piazza e blocchi stradali a Londra. In sua difesa ha dichiarato che queste azioni sono l’unico modo per sensibilizzare il pubblico. (16 ottobre)

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Rishi Sunak è il nuovo primo ministro inglese
I Girasoli di Van Gogh imbrattati di salsa il gesto delle ambientaliste a Londra
La protesta

Meglio Bari, ma c’è ancora da fare

È Milano la città più inquinata

Codice rosso per le polveri sottili

Milano, Torino, Bergamo: secondo Legambiente, sono queste le tre città più inquinate d’Italia. Il rapporto sul terzo trimestre del 2022 conferma l’andamento delle 13 città prese in esame nel corso dell’anno, con Bari che registra il valore meno dannoso al Sud.

Ma non basta: nessuna città rispetta, al momento, il limite suggerito dall’OMS relativo alla concentrazione di polveri sottili (PM2.5) e biossido di azoto nell’aria

In molti casi la situazione è già da bollino rosso. A Bari il PM2.5 supera del 150% il valore massimo indicato per la tutela della salute, superato al Mezzogiorno da Catania (+160%) e Palermo (187%).In alcune città del nord, questo valore supera il 300%. Nonostante il periodo primaverile ed estivo appena trascorso siano serviti a mitigare la morsa dello smog nei principali centri urbani, le condizioni di partenza in previsione della stagione più difficile non sono affatto buone.

Il dossier studia anche le misure anti smog adottate dai Comuni:Bari sarebbe ancora indietro per quanto riguarda il trasporto pubblico, in particolare per incidenza di corse e utilizzo di autobus elettrici (solo 3 su più di 1400).

Per l’ultimo trimestre del 2022, dunque, Legambiente si aspetta di registrare un ulteriore peggioramento. (18 ottobre)

Il futuro della Cina

Taiwan, Covid e Honk Kong: la linea Xi al Congresso

Si è chiuso domenica 23 ottobre il XX Congresso del Partito Comunista Cinese. L’evento si tiene per dettare gli obiettivi politici dei prossimi 5 anni e eleggere la leadership del partito composta dai 7 membri del Comitato Centrale. Xi Jinping ha ricevuto il terzo mandato come presidente dopo aver eliminato nel 2018 il limite di due. Tra i punti trattati, Xi ha rivendicato i “suc-

Il re del calcio

È Karim “the Dream” Benzema il re del calcio mondiale nel 2022. Il 34enne attaccante francese di origini algerine del Real Madrid ha conquistato il Pallone d’oro. Ha preceduto Manè del Bayern Monaco, che si è aggiudicato il premio “Socrates”, dedicato ai giocatori più coinvolti in progetti sociali e di beneficenza, e De Bruyne del Manchester City. Ai piedi del podio Lewandowski del Barcellona, che si è consolato con il premio “Gerd Muller”, riservato all’attaccante che ha segnato più gol fra club e Nazionale. A consegnare il riconoscimento a Benzema, la cui carriera è definitivamente sbocciata con l’addio ai blancos di CR7, è stato Zinedine Zidane, ultimo francese vincitore nel 1998 nonché l’allenatore con cui “the Dream” ha vinto tre edizioni consecutive della Champions League. «Sono molto orgoglioso di ricevere questo premio. È il risultato di tanto lavoro, fatica, allenamento ma è soprattutto l’avverarsi di un sogno che avevo fin da bambino», le parole di Benzema. (17 ottobre)

Rosanna Luise

Giancarla Manzari

Carmen Palma

Emanuele Saponieri

Francesco Ventrella

cessi” della linea dura contro il Covid-19 tenuta su Honk Kong , “riportata dall’ordine al caos”. Nonostante le proteste degli scorsi mesi, per Xi è una politica “sostenibile”. Non cambia il tiro anche su Taiwan: “Non rinunceremo all’uso della forza, gli ingranaggi della storia sono in moto verso la riunificazione e il rinascimento del popolo cinese”, ha ribadito Xi. (23 ottobre)

16-31 ottobre 2022 15
PAGINA A CURA DI: Silvio Detoma
15giorni
Karim “the Dream” Benzema, il Pallone d’oro è il sogno di una vita
16-31 ottobre 2022 16

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