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Maggio 2014

AGRIGENTO A cura degli Animatori e dei Volontari in Servizio Civile Oratorio ANSPI “San Domenico Savio” di Canicattì Oratorio ANSPI “Don Bosco” di Casteltermini Circolo ANSPI “Karol Wojtyla” di Castrofilippo Oratorio ANSPI “Maria SS. Del Carmelo” di Cattolica Eraclea Oratorio ANSPI Centro Giovanile Immacolata di Montallegro Oratorio ANSPI “Don Bosco” di Sambuca di Sicilia

SOMMARIO - Il servizio civile e la sua storia . . . . . . - Attività per paese. . . . . . . . . . - Speciale: Festa della mamma . . . . . . - L’angolo del Poeta . . . . . . . . . - Usi e tradizioni: “la Madonna Pellegrina”. . . - La “Parola” del mese . . . . . . . - Il Santo del mese . . . . . . . . . . - Il gioco di un tempo . . . . . . . . - La ricetta del mese. . . . . . . . . - Auguri a . . . . . . . . . .

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S er v i z io c iv i le na z io n a l e … un p o ’ d i s to r ia Il servizio civile nasce come alternativa alla leva militare: coloro che, per svariati motivi, non potevano o non volevano arruolarsi e prestare questo tipo di servizio, potevano dedicarsi al servizio alternativo alle armi diventando, dunque, obiettori di coscienza.In realtà, i primi casi di obiezione di coscienza risalgono a tempi lontani. Dopo l’Unità d’Italia, l’obbligatorietà della leva militare inizia a suscitare malcontenti e incontra forti resistenze in particolar modo nelle zone rurali e nel sud Italia. Al primo dopoguerra appartengono i primi due obiettori di coscienza, ma il caso che da una forte scossa alla situazione è stato quello di un giovane, Pietro Pinna, che proclamandosi non violento, accende un vero e proprio dibattito al quale prendono parte anche illustri personalità dell’ambito filosofico, politico e sociale del tempo. Nel 1948 Aldo Capitini (filosofo perugino promotore della prima marcia Perugina-Assisi) sollecita la richiesta di una legge che riconosca il diritto di obiettare e la possibilità di svolgere un servizio civile di lavoro accompagnato a quello militare. Il dibattito si amplifica finché, il 15 dicembre 1972, viene approvata la legge n. 772 che riconosce l’obiezione di coscienza, vista inizialmente come un beneficio concesso dallo Stato e non come un diritto soggettivo. L’attuazione della legge viene affidata al Ministero della Difesa, a cui spetta il potere di accogliere o respingere la domanda degli obiettori. La durata del Servizio Civile era maggiore (18 mesi) rispetto a quella del Servizio Militare, con un evidente carattere punitivo e deterrente. Solo nel luglio del 1998 viene approvata la nuova legge n. 230 che riconosce il diritto soggettivo all’Obiezione di Coscienza ed elimina il potere di controllo da parte dello Stato sulla fondatezza delle motivazioni di coscienza. Viene così sottratta la gestione del servizio civile al Ministero della Difesa e istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri l’Ufficio Nazionale per il Servizio Civile. È prevista, inoltre, la possibilità di prestare Servizio Civile all’estero. Il Servizio Civile viene considerato a tutti gli effetti “sostitutivo” o “alternativo” a quello militare con la possibilità di studiare e sperimentare forme di difesa civile non violenta. Nel 1999 inizia la rifor-

ma delle forze armate per arrivare l’anno seguente all’approvazione della legge n. 331 “Norme per l’Istituzione del Servizio Militare Professionale” che stabilisce la sospensione della leva a partire dal 2007, poi anticipata al 1 gennaio 2005. Caduto l’obbligo militare, è venuta meno anche la correlata possibilità di obiettare ed il conseguente obbligo di prestare un servizio civile alternativo o sostituivo a quello militare.Il 6 marzo 2001 viene approvata la legge n. 64 che istituisce il nuovo Servizio Civile Nazionale, differenziandolo da quello militare, stabilendo che esso è finalizzato a:  concorrere, in alternativa al servizio militare obbligatorio, alla difesa della Patria con mezzi ed attività non militari;  favorire la realizzazione dei princìpi costituzionali di solidarietà sociale;  promuovere la solidarietà e la cooperazione, a livello nazionale ed internazionale, con particolare riguardo alla tutela dei diritti sociali, ai servizi alla persona ed alla educazione alla pace fra i popoli. Non è difficile intuire, alla luce di quanto riportato sopra, che quello del servizio civile è un mondo complesso; esso ha attraversato periodi lunghi e strade tortuose per arrivare ai diritti e ai doveri stabiliti oggi in un'apposita carta etica. Anche la scelta dei volontari e tutto quanto concorre al corretto funzionamento di un progetto di servizio civile non è per niente facile: i processi che avvengono “dietro le quinte” constano di diverse fasi nelle quali i responsabili si impegnano al massimo cercando, negli stadi selettivi, di fare le scelte più consone; talvolta ci riescono, altre, chissà…Tuttavia, senza sminuire l'importanza delle leggi e dei regolamenti, si può affermare a gran voce che l'esperienza offerta a ciascun volontario è qualcosa di grandioso, non soltanto per la possibilità lavorativa, ma perché si ha l'occasione di allargare i propri orizzonti, conoscere persone nuove e nuove realtà con le quali confrontarsi, il che non fa mai male.


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… I ns ie me pe r la fo r ma z i o ne Nei giorni 11 e 12 aprile 2014 i volontari del Servizio Civile Nazionale dell’ANSPI Sicilia, hanno partecipato al corso di formazione generale, prevista dal regolamento, presso la sede ANSPI di Castrofilippo (AG). In questa prima fase di formazione generale, della durata di 15 ore, alla quale ne seguirà un’altra, sono stati presentati i primi quattro moduli formativi. Attraverso un excursus storico sono state passate in rassegna le varie fasi

dendo più che piacevole la nostra permanenza. I momenti passati insieme ci hanno particolarmente arricchiti, regalandoci attimi davvero speciali: dalla semplice preparazione del pranzo alla visita guidata per le vie del paese, tutto ci ha fatto riflettere sull’importanza della condivisione, del “fare insieme”; hanno rafforzato in noi alcuni princìpi che talvolta diamo per scontati. L’unione, l’amicizia, valori impre-

del servizio civile, dalla sua costituzione ai giorni nostri. Sono, altresì, stati ribaditi i diritti e i doveri dei volontari del servizio civile, senza tralasciare i principi fondamentali della costituzione italiana dai quali, ovviamente non si può prescindere. Per noi volontari della sede ANSPI di Rocca di Capri Leone (ME), i due giorni trascorsi a Castrofilippo (AG), sono stati edificanti, non solo dal punto di vista formativo, ma anche e soprattutto, dal punto di vista relazionale e umano: l’accoglienza, infatti, riservataci sia dai responsabili che dai volontari è andata al di sopra di qualunque aspettativa. Sin da subito i ragazzi si sono contraddistinti per la loro disponibilità e per lo spirito di ospitalità; nonostante non ci fosse un rapporto di conoscenza antecedente, hanno fatto sì che la loro “casa” diventasse anche la nostra, ren-

scindibili di ognuno di noi, vengono troppo spesso sottovalutati, mentre in momenti come questi ci rendiamo conto che sono tra le cose che più contano nella vita. E di questo non possiamo non essere grati a tutti coloro che ci hanno amorevolmente accolti: Filippo Chiarelli in prima persona e tutti ragazzi dell’ANSPI agrigentina. Nonostante alcuni spiacevoli imprevisti accaduti nel viaggio di ritorno (soppressione di alcuni treni a causa dello sciopero), conserviamo un bellissimo ricordo di questa esperienza e rinnoviamo i ringraziamenti augurandoci di trascorrere presto altri momenti insieme. Andrea, Catia, Noemi e Cristina Volontari SCN Anspi


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A t t i v i tà per pa e s e :

I X M i n io l i mp ia d e a g r i ge nt i na C a n i ca t t ì Si è svolta mercoledì 9 aprile 2014, presso il campo sportivo “CarlottaBordonaro”, con più di quattrocento piccoli atleti partecipanti, la 9a edizione della Miniolimpiade Agrigentina, promossa dal Comitato Zonale ANSPI di Agrigento, in collaborazione con il 2° Circolo Didattico di Canicattì. Una manifestazione sportiva “non agonistica”di Corsa Campestre, promossa per la scuola primaria, al fine di promuovere i sani principi dello Sport tra le nuove generazioni, favorendo la crescita globale del giovane atleta. Un’esperienza educativa che l’ANSPI di Agrigento ha realizzato anche quest’anno, in sinergia con la scuola, l’agenzia educativa per eccellenza, che mira alla crescita e all’educazione del bambino, per una migliore crescita sociale e culturale dell’atleta coinvolto, partendo proprio dallo Sport, che da sempre è stato il pilastro della gioventù di ogni tempo. La manifestazione si è aperta con l’arrivo in campo

della fiaccola olimpica, con cui è stato acceso il tripode dell’amicizia e con il saluto del Dirigente Scolastico dott. Giuseppe Parisi, che ha rivolto un saluto augurale a tutti gli atleti; emozionante è stato anche cantare tutti insieme l’Inno di Mameli, che unisce tutti gli

italiani sotto l’emblema del tricolore. A fare gli onori di casa, il vicesindaco di Canicattì, prof. Gaetano Rizzo, che ha rivolto a tutti i presenti il saluto a nome della Città. A premiare gli atleti sono stati il Vicesindaco, gli insegnati delle scuole coinvolte, i Volontari del Servizio Civile Nazionale, che svolgono il loro mandato presso l’ANSPI agrigentina e la famiglia, rappresentata da un genitore e da un nonno, coloro i quali rappresentano un perno impre-

scindibile nella vita dei bambini, per mettere in risalto il ruolo primario della famiglia nel compito educativo del bambino. Un’attività comune, dunque, per promuovere quei sani principi che solo lo Sport, vero e leale, riesce a trasmettere e per favorire lo sviluppo integrale della persona. Un’alleanza, quindi, tra ANSPI, scuola e famiglia, in una logica di rigorosa lealtà reciproca per il bene del fanciullo; tutti insieme per una “buona scuola”, una scuola che educa, in rete con le altre agenzie educative presenti sul territorio. Filippo Chiarelli Presidente Comitato Zonale ANSPI di Agrigento


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S o rt e gg i o d i Pa s q ua C a s t ro f i l ip po Il giorno di Pasqua, subito dopo la Messa, davanti la chiesa Madre di Castrofilippo, i volontari del Servizio Civile Nazionale, guidati dal coordinatore Filippo Chiarelli, hanno partecipato all’estrazione di trenta biglietti aventi come premio un uovo di Pasqua. Qui di seguito l’elenco dei biglietti vincenti: Serie M numero 97

Serie K numero 02

Serie W numero 09

Serie C numero 17

Serie N numero 26

Serie Z numero 11

Serie G numero 92

Serie M numero 99

Serie D numero 05

Serie G numero 55

Serie M numero 16

Serie A numero 31

Serie G numero 04

Serie C numero 21

Serie N numero 39

Serie H numero 41

Serie D numero 39

Serie B numero 26

Serie K numero 03

Serie K numero 90

Serie M numero 09

Serie L numero 17

Serie K numero 50

Serie C numero 06

Serie D numero 08

Serie H numero 06

Serie G numero 18

Serie W numero 63

Serie B numero 52

Serie C numero 27

Inoltre, è stato estratto un ulteriore biglietto avente come premio un uovo di Pasqua gigante. Il biglietto fortunato è il numero 93 della Serie C. Teresa Marchica Giusy Vizzini Volontarie SCN Anspi


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F es t a d i Sa n t a C ro c e C a s t e lt e rm i n i La festa di Santa Croce, più comunemente conosciuta come “Sagra del Tataratà”, nasce da un avvenimento storico: il ritrovamento di una grande Croce di legno, nel territorio di questo Comune. La leggenda vuole che prima della fondazione di Casteltermini, delle vacche si allontanavano e si inginocchiavano sempre nello stesso punto. Il custode di esse, sorpreso dal fenomeno, cominciò a scavare e con grande meraviglia venne alla luce una Croce lignea, risalente al 70 d.C. Fu subito costruito un Eremo per custodirla. Per solennizzare questo avvenimento, le popolazioni arabe residue, convertite al Cristianesimo, con gli indigeni di quel tempo, abitati nel territorio di “CHIUDDIA” dove sorse poi Casteltermini, parteciparono con i loro pittoreschi costumi ed i loro caratteristici riti e tradizioni che, al ritmo di un grande tamburo, si estrinsecano con originali ed ancora genuine danze coreografiche alle manifestazioni per il ritrovamento della “Croce”. La Sagra, che si svolge la IV^ settimana di Maggio, si articola nel modo seguente: Venerdì iniziano i festeggiamenti con l’ingresso nella cittadina delle quattro bande musicali, una per ogni Ceto e cioè: Maestranza, Celibi, Borgesi e Pecorai che rappresentano le quattro maggiori antiche corporazioni del paese. I ceti, preceduti dalle Bande Musicali, sfilano per le vie del paese con i loro splendidi costumi del 600. La sera hanno luogo le aste pubbliche per aggiudicarsi i posti migliori e più prestigiosi all’interno della Cavalcata. Il giorno successivo, sabato, hanno luogo per le vie del paese le processioni. Il Ceto della Maestranza, con in testa il Capitano di Giustizia, l’Alfiere e il Sergente vestiti con costumi del 600, sfilano a cavallo preceduti dalla propria banda e dal Gruppo Folkloristico del Tataratà , mentre gli altri tre ceti con le loro bande seguono a piedi. Il Gruppo Folkloristico del Tataratà è un gruppo di ragazzi interamente vestiti di bianco alla maniera araba si esibisce in un "duello" a colpi di poderose spade di ferro. I giovani, abilissimi, eseguono una serie di figure spettacolari disponendosi ora a cerchio, ora a coppie ed ingaggiando quella che a tratti sembra una battaglia ed una danza. I frenetici colpi di spada ed i saltelli seguono il ritmo incessante di un tamburo da cui il nome onomatopeico della festa.


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La domenica, giorno conclusivo della festa, hanno luogo le manifestazioni più solenni che si protrarranno fino a notte fonda. La mattina viene celebrata una Santa Messa durante la quale vengono benedetti i Palii dei quattro Ceti. Il pomeriggio, i Ceti: Celibi, Pecorai e Borgesi, sfilano su cavalli riccamente bardati, molti dei quali di razza pregiata, preceduti dai propri Palii e Stendardi accompagnati dalle bande musicali, mentre il Ceto della Maestranza sfila a piedi e non più a cavallo. Chiude il Corteo il gruppo folkloristico del Tataratà che con i suoi costumi arabi, le sue danze caratteristiche eseguite al ritmo scandito da grossi tamburi entusiasma le migliaia di turisti che ogni anno accorrono da ogni parte d’Italia ed anche dall’estero per assistere all’originale Sagra. La processione, così composta, eseguirà per due volte il giro del paese, e si recherà poi in pellegrinaggio all’eremo di Santa Croce, per riportare nella sua abituale dimora, la maestosa Croce lignea ritrovata, come vuole la tradizione, da alcuni contadini che aravano i campi. Alla mezzanotte di domenica, tutti i Ceti, dopo il ritorno dall’eremo, e dopo avere effettuato l’ultimo giro per le vie del paese, si riuniscono in Piazza Duomo dove viene impartita la solenne benedizione con una teca che custodisce una preziosa reliquia proveniente dalla Croce usata per la morte di Gesù. Il giorno seguente si svolge un raduno dei ceti nella Chiesetta di Santa Croce dove verrà celebrata una Santa Messa di ringraziamento al termine della quale i rappresentanti dei Ceti faranno rientro in paese per la consegna dei vessilli ai nuovi Comitati che l’anno successivo organizzeranno la festa. Michela, Angelo e Denise Volontari SCN Anspi


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F E S T A DE L LA M AM M A ...Un po’ di storia Ci sono diverse antiche celebrazioni, ma non sono correlate alla celebrazione moderna. Negli Stati Uniti nel maggio 1870, Julia Ward Howe, attivista pacifista e abolizionista, propose di fatto l'istituzione del Mother's Day for Peace ( giornata della madre per la pace), come momento di riflessione contro la guerra, ma non fu fatto con successo. Anna Jarvis ha celebrato la festa moderna Mother's Day (giornata della madre) per la prima volta nel 1908, è stato un memoriale in onore di sua madre, una attivista a favore della pace. La celebrazione di Jarvis è diventata molto popolare e fu ufficializzata nel 1914 dal presidente Woodrow Wilson con la delibera del Congresso di festeggiarla la seconda domenica di maggio, come espressione pubblica di amore e gratitudine per le madri. La festa si è diffusa in molti Paesi del mondo, ma cambiano le date in cui è festeggiata. Con l'andare del tempo questa festività si è evoluta in una festa commerciale. In Italia è stata introdotta negli anni cinquanta da Raul Zaccari, senatore e sindaco di Bordighera (la cui idea maturò insieme a Giacomo Pallanca, presidente dell'Ente Fiera del Fiore e della Pianta Ornamentale di BordigheraVallecrosia), su iniziativa del

quale venne celebrata a Bordighera la seconda domenica di maggio del 1956 (al teatro Zeni e successivamente al Palazzo del Parco), e da don Otello Migliosi in Umbria, a Tordibetto di Assisi, nel 1957. L'idea di Don Migliosi fu quella di celebrare la mamma non già nella sua veste sociale o biologica ma nel suo forte valore religioso, cristiano anzitutto ma anche interconfessionale, come terreno di incontro e di dialogo tra loro le varie culture: il suo tentativo è stato ricordato, in due contributi, anche dal quotidiano vaticano. Da allora, ogni anno, la parrocchia di Tordibetto celebra ufficialmente la festa. Salvatore Taibi Anspi “karol Wojtyla”


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. . . L ’a ngo lo de l p o e ta MAMMA

MAMMA DEVO DIRTI UNA COSA

Amo i tuoi occhi sorridenti

Cara mammina

quando mi saluti a scuola.

sei sempre simpatica e carina.

Amo la tua voce se dolce,

Tu mi vuoi sempre bene

forte o arrabbiata. Ti amo sempre,

e passiamo molto tempo insieme. Tu sei bella

se mi stai parlando

come una stella,

o anche sgridando.

sei profumata

Amo il tuo cuore tanto tenero

per questa sei molto amata.

e pieno d’amore.

Per festeggiarti in armonia,

Amo tanto i tuoi baci

ti dico solo T.V.B. mammina mia! Clelia e Bruna

Che mi addormentano di notte, assieme ai forti abbracci.

Anspi “karol Wojtyla”

Insomma, mamma, ti amo come non mai ti prego, non cambiare mai Salvatore e Salvatore Anspi “Karol Wojtyla”

GIOCARE PER CRESCERE Mamma, per la tua festa avevo preparato un fiore di cartapesta: gambo verde, petali rosa!

FESTA DELLA MAMMA 2014

Ma per la strada il fiore è caduto,

Quando mi sveglio al mattino

o forse sull’ autobus l’ho perduto.

voglio sentirti vicino, voglio sentire la tua mano che mi accarezza piano.

Che pasticcio, mammina mia, avevo imparato la poesia: la poesia non la so più ora che faccio, dimmelo tu.

Se tu mi stringi al tuo cuore

Posso offrirti un altro fiore

mi suggerisci delle parole

quello che nasce nel mio cuore.

con la tua voce sicura niente mi fa paura. Cettina Romano

Posso dirti un’altra poesia: TI VOGLIO BENE, mammina mia. Clelia e Bruna Anspi “karol Wojtyla”


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M A G GI O : i l m e se d e l la M a d o n na Maggio è il mese interamente dedicato alla Madonna fin dai tempi passati. Durante questo mese per le strade si vedevano persone raggruppate a recitare il rosario davanti una scatola bianca circondata da rose e con al centro l’immagine della Madonna. Con il passare del tempo questa scatola è stata messa da parte e a girare per le strade e per le case è proprio la statua della Madonna. Alla Sua presenza si recita il Rosario e si intonano dei canti. In onore della Madonna è stato scelto questo mese perché è il mese della fioritura delle rose. La “Madonna Pellegrina” nasce a partire dal XIX secolo grazie al culto mariano. Lo scopo di questo pellegrinaggio è quello di ravvivare la fede ed alimentare l’amore alla preghiera ed in particolare al Santo Rosario. Durante la permanenza della Madonna nei vari paesi vengono recitati e meditati i misteri della vita, della passione e Risurrezione del Signore, con gli occhi e con il cuore di colei che fu sempre vicina a suo figlio. Un primo esempio di pellegrinaggio mariano è costituito da una iniziativa francese detta “il grande ritorno” cioè il ritorno di una statua della madonna da Lourdes a Boulogne su Mer, attraversando tutta la Francia con soste in varie città e paesi. Questo pellegrinaggio è iniziato prima della seconda guerra mondiale, interrotto durante le vicende belliche e ripreso poi fino ad oggi. La Madonna si fa missionaria e va incontro ai suoi figli. Dal 1° maggio al 30 settembre di quest’anno la madonna pellegrina visiterà varie regioni d’Italia, tra cui Lazio, Campania, Umbria, Veneto, Emilia Romagna e Sicilia. Sarà un incontro di preghiera che vedrà uniti molti seguaci della Madonna. Rosa Arcuri

“Se batti alle porte del cielo Con la tua preghiera Subito t’apre la madonna Con la mano leggera. E dice: “ti son mamma anch’io: che cosa vuoi piccino? Ti ascolto, sai, ti voglio bene Come al mio bambino”. Poi reca i tuoi pensieri buoni Ai piedi del Signore, mentre sale l’odore di rose dai giardini in fiore”.


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… a C a s t e lt e r m i n i Il monumento dedicato alla Madonna del Rosario, trovasi nella piazzetta omonima e viene venerato dai fedeli l’8 maggio di ogni anno, a mezzogiorno per la Supplica alla Madonna di Pompei. La costruzione di questo altare, raffigurante la Madonna con il Rosario tra le dita, è ricordata da una sua devota, la signora Luigina Catalano-Genuardi: “Era l’otto maggio 1942 e la signora Lucia Sciarrotta sposata al noto sellaio signor Renda era affacciata al balcone della sua casa, sita nella zona adiacente, recitando commossa la Supplica alla Madonna di Pompei chiedendole la grazia per il marito malato di tubercolosi allo stato finale, riscontrato dai professori di Palermo e Roma. Quando, volgendo lo sguardo verso il Monte Cammarata, e precisamente ai bordi della suddetta strada, dove giacevano cumuli di immondizie, vide una Bella Signora, la Madonna, attorniata da tanti bambini poveri, a cui donava del pane; e nel cuore sentì di aver ottenuto la grazia per la guarigione del marito. Incredula, lo sottopone a visite dagli stessi professori, che ne avevano diagnosticato una morte ormai prossima, e stupore di tutti, il signor Renda era miracolosamente guarito”. Finalmente la signora ottenne ciò che desiderava cioè la costruzione del monumento alla Madonna del Rosario. Nel 1975 si iniziò la costruzione, al termine del quale, si formò un comitato che continua ad operare fino ad oggi. La Madonna del Rosario reca sul capo uno Stellario di 12 stelle così che dodici devoti recitano per Lei una posta di Rosario, ogni giorno. Michela, Angelo e Denise Volontari SCN Anspi


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L a “ Par o la ” de l me se. ..

VANGELO Gv 15, 9-17 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».


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R i fles si on e ... Nel brano del Vangelo, Gesù ci invita ad approfondire il rapporto che Egli vuole avere con noi. Per godere dell’amore di Gesù è necessario osservare i comandamenti, poichè Amore e comandamenti sono inscindibilmente legati. L’amore nasce dall’obbedienza e l’obbedienza dall’amore. I cristiani rimangono nell’amore di Gesù se osservano i suoi comandamenti, così come Egli ha osservato quelli del Padre. Il comandamento fondamentale è l’amore che essi devono avere l’uno per l’altro. Il modello dell’amore del cristiano è quello supremo, totale di Gesù sulla croce. Il Padre ama Gesù, Gesù ama i discepoli e questi devono amarsi reciprocamente. Fonte del loro amore reciproco è Dio. Nel contesto di amore si comprende la nuova relazione che si instaura tra Gesù e i suoi discepoli. Essi non sono suoi servi, ma suoi amici. E’ importante sottolineare la motivazione che Gesù adduce al riguardo. Il servo non sa quello che fa il suo padrone. Invece Egli ci considera suoi amici perché ci ha fatto conoscere tutto ciò che ha udito dal Padre. Il rimanere in Gesù non è un fatto emozionale, sentimentale. L’immagine della vite e dei tralci indica che il rimanere in lui comporta unione profonda. Rimanere significa restare inseriti nell’amore che Gesù ha avuto per noi; significa conservare dentro noi la potenza di questo amore e trasmetterlo agli altri. Si tratta di un’apertura, di una disponibilità a ricevere questo amore ed in esso e con esso amare gli altri. Vincenzo Di Stefano


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I l Sa n t o de l m e se . . . . . .Sa nta R ita da Ca sc ia Santa Rita è una delle Sante più amate ed è oggetto di una straordinaria devozione popolare perché è molto amata dal popolo che la sente molto vicina per la "normalità" dell'esistenza quotidiana da Lei vissuta, prima come sposa e madre, poi come vedova e infine come monaca agostiniana. Giovanissima fu data in sposa ad un uomo iroso e brutale col quale ebbe due figli, tuttavia con il suo tenero amore e passione riuscì a trasformare il carattere del marito e a renderlo più docile. Il marito fu assassinato e nel giro di poco tempo anche i figli lo seguirono nella tomba. Entrò in convento e lì visse gli ultimi 40 anni di vita in assidua contemplazione, penitenza e preghiera, completamente dedita al Signore. Santa Rita, 15 anni prima di morire, ricevette la singolare "spina" di quella piaga che le si stampò dolorosa sulla fronte, che incessantemente le procurò i terribili dolori e le sofferenze inaudite della coronazione di spine. S. Rita prima di chiudere gli occhi per sempre, ebbe la visione di Gesù e della Vergine Maria che la invitavano in Paradiso. Una sua consorella vide la sua anima salire al cielo accompagnata dagli Angeli e contemporaneamente le campane della chiesa si misero a suonare da sole, mentre un profumo soavissimo si spanse per tutto il Monastero e dalla sua camera si vide risplendere una luce luminosa come se vi fosse entrato il Sole. Era il 22 Maggio del 1447. S. Rita da Cascia è stata beatificata ben 180 anni dopo il suo decesso e proclamata Santa a 453 anni dalla sua morte. Francesca Cipollina Volontaria SCN Anspi “karol Wojtyla” PAGINA 14


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I l g io co d i un te m po

Tra i giochi di una volta quello della “Casina” è forse uno dei più famosi in assoluto. Ci giocavano soprattutto le bambine e per farlo non occorreva nulla, se non un gessetto che consentisse di tracciare su una superficie disponibile, come ad esempio un marciapiede, lo schema a quadri contenenti i numeri nei quali saltare. Ogni giocatore si procurava un sasso, un tappo o un bottone e il primo ad iniziare, selezionato rigorosamente in base alla conta, cercava di lanciarlo nella casella con il numero uno.

A questo punto il giocatore doveva riuscire a saltare su una gamba sola nelle caselle singole e con due nelle caselle doppie, arrivando fino alla casella numero dieci, rigirandosi e tornando indietro allo stesso modo, recuperando inoltre il sasso lanciato. Se il tutto avveniva senza errori, il giocatore poteva proseguire lanciando il sasso nella casella numero due, poi nella tre e così via. Vin-

ceva chi riusciva a completare per primo tutti i lanci senza commettere errori.


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La r i c e tta d el m e se Torta delle rose Ingredienti per l’impasto Farina : manitoba 500 gr Uova : medie 3 Miele : 1 cucchiaino Sale : 7 gr Latte : 180-200 ml Lievito di birra : 10 gr Arance : la scorza grattugiata di 1 Vaniglia : 1 cucchiaio di estratto o una bustina di vanillina Zucchero : 80 gr Burro : 100 gr


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Preparazione Sbriciolate il lievito dentro ad una ciotolina e aggiungete poco latte tiepido e un cucchiaino di miele, quindi mescolate per disciogliere il tutto. Mettete nella ciotola di una planetaria munita di foglia la farina, aggiungete il composto di lievito, il restante latte e la scorza grattugiata dell'arancia azionando la macchina su di una velocità minima, quindi unite le uova a temperatura ambiente precedentemente sbattute con una forchetta, lo zucchero, l'estratto di vaniglia e in ultimo il sale. Lasciate lavorare per almeno 10-15 minuti,poi unite, un pezzetto alla volta, il burro ammorbidito: non aggiungete un nuovo pezzetto se prima non è stato ben assorbito il precedente (per far assorbire tutto il burro ci vorranno almeno 10 minuti di lavorazione che potete effettuare utilizzando il gancio). Quando l’impasto sarà liscio, elastico e si staccherà dai lati della ciotola (nel caso non dovesse staccarsi infarinate i lati della planetaria e proseguite la lavorazione), rovesciatelo su di una spianatoia, lavoratelo qualche secondo per dargli la forma di una palla e poi riponetelo in una ciotola spennellata con del burro e copritela con della pellicola trasparente. Mettetela a lievitare per almeno 2 ore nel forno spento ma con la luce accesa fino a che non duplichi il volume .Mettete il burro ammorbidito dentro alla ciotola di una planetaria munita di frusta, unite lo zucchero e montate il tutto fino a ottenere un composto bianco e molto spumoso, al quale unirete la farina di mandorle e la panna a temperatura ambiente. Prendete l’impasto lievitato e stendetelo col matterello su di una spianatoia infarinata, ottenendo un rettangolo formato da una sfoglia spessa 2 mm avente un lato di circa 60 cm e l’altro di 40-45 cm. Lavorate la marmellata di arance con un cucchiaio fino a renderla morbida e poi spalmatela sulla sfoglia. Spalmate la crema di burro sulla sfoglia e poi arrotolatela sulla sua parte più lunga. Tagliate il rotolo ottenuto in 12 pezzi dello spessore di 4-5 cm l’uno . Imburrate e infarinate una tortiera del diametro di 28 cm e ponete all’interno di essa, cominciando dal perimetro, le rose di pasta, lasciando qualche cm di spazio tra di esse. Terminate ponendo anche al centro 3-4 rose di pasta e poi mettetele a lievitare per almeno 1 ora nel forno spento ma con la luce accesa. Quando le rose avranno raddoppiato il loro volume e si saranno attaccate, spennellatele con il tuorlo sbattuto assieme alla panna, cospargete con delle lamelle di mandorle e poi infornate in forno statico già caldo a 180° per circa 45-50 minuti (se utilizzate quello ventilato abbassate a 160° la temperatura del forno). Fate la prova stecchino per verificare l’avvenuta cottura. Sfornate la torta delle rose, lasciatela intiepidire e poi sformatela. Volendo potete spolverizzarla di zucchero a velo. Floriana Alaimo Volontaria SCN Anspi “karol Wojtyla”


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AUGURI a‌ I c o m p lea n n i d e l mes e. .. Gulisano Laura

Gentile Caterina

Costanza Emma

Marchetta Nicolò

Grassia Maria Teresa

Lumia Giovanna

Costanza Francesco

Grassia Angela

Sabella Alfonso Andrea

Casella Salvatore

Guagenti Francesco

Giornale mese maggio  
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